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	<title>Su Nuraghe</title>
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	<description>Circolo Culturale Sardo ~ Biella</description>
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		<title>Da Assemini a Biella: il ricordo di Bruna Dessì, &#8220;Donna del grano&#8221; nelle cerimonie di &#8220;Nuraghe Chervu&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 12:29:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lutto]]></category>
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					<description><![CDATA[La comunità dei Sardi di Biella si unisce nel cordoglio per la scomparsa di Bruna Dessì, originaria di Assemini, mancata il 9 marzo 2026 a sessant’anni appena compiuti. Lascia nel dolore il marito Maurizio, i figli Valeria e Fabrizio, i familiari e quanti le hanno voluto bene. Giunta a Biella nel 1998 con la famiglia,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0446.jpg" alt="descrizione" />La comunità dei Sardi di Biella si unisce nel cordoglio per la scomparsa di Bruna Dessì, originaria di Assemini, mancata il 9 marzo 2026 a sessant’anni appena compiuti. Lascia nel dolore il marito Maurizio, i figli Valeria e Fabrizio, i familiari e quanti le hanno voluto bene.</p>
<p>Giunta a Biella nel 1998 con la famiglia, Bruna ha partecipato con discreta e costante presenza alla vita del Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em>, condividendo lo spirito di amicizia e di appartenenza che anima la comunità dei Sardi lontani dall’Isola.</p>
<p>In diverse occasioni ha preso parte alle cerimonie commemorative presso l’area monumentale del <em>Nuraghe Chervu</em>, dedicata alla memoria dei Caduti della Prima guerra mondiale, indossando con orgoglio gli abiti tradizionali della Sardegna. Nel ruolo di <em>Donna del grano</em> compiva il gesto antico della benedizione con i chicchi di frumento, segno di vita e di speranza, mantenendo viva una tradizione profondamente legata alla cultura dell’Isola.</p>
<p><span id="more-10536"></span></p>
<p>I funerali saranno celebrati giovedì 12 marzo alle ore 10.00 nella chiesa parrocchiale di Mongrando Curanuova, dove i figli Valeria e Fabrizio hanno ricevuto i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Nella stessa chiesa, mercoledì 11 maggio alle ore 19.00, verrà recitato il Santo Rosario.</p>
<p>Nelle sue mani fiori gialli, il colore da lei prediletto, accompagnati da rami di mirto e di cisto: un ultimo, profumato omaggio alla Sardegna, terra che Bruna ha sempre custodito nel cuore.</p>
<p>Battista Saiu</p>
<p>Ritratto di Bruna Dessì</p>
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		<title>Apicoltura a Biella: strategie d&#8217;avanguardia contro la Varroa e il ruolo pilota dell’Oasi delle Api di Nuraghe Chervu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 12:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[apicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[oasi delle api]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0445.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>BIELLA</strong> – Prosegue con successo il ciclo di incontri dedicato al mondo delle api, un percorso formativo che sta catalizzando l’attenzione di esperti e neofiti del settore. Dopo il terzo appuntamento di venerdì 6 marzo — durante il quale il dr. Paolo Detoma ha guidato i presenti alla scoperta della strumentazione tecnica indispensabile per il governo dell&#8217;alveare — il focus si sposta ora sulla sfida più complessa per l’apicoltura moderna.</p>
<p><strong><span id="more-10535"></span></p>
<p>L&#8217;emergenza Varroa: quarant’anni di resilienza</strong></p>
<p>Il prossimo incontro, in calendario a Biella per venerdì 13 marzo nelle sale di via Galileo Galilei, 11, affronterà il tema cruciale della <em>Varroa destructor</em>. Nonostante siano trascorsi oltre quattro decenni dall’arrivo di questo acaro parassita sul suolo nazionale, l’apicoltura continua a registrare perdite imponenti e un indebolimento strutturale delle colonie, segnali inequivocabili che le strategie di contenimento adottate finora non sono state pienamente risolutive.</p>
<p><strong>Nuove prospettive dal mondo della ricerca</strong></p>
<p>La serata si preannuncia di fondamentale importanza grazie alla condivisione delle risultanze emerse nel recente simposio svoltosi lo scorso 24 febbraio presso l’Istituto Agrario &#8220;Giuseppe Bonfantini&#8221; di Novara. In tale occasione, il dr. Marco Pietropaoli, figura di spicco del Laboratorio di Apicoltura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, ha illustrato i più recenti protocolli di gestione integrata. Saranno presentati dati inediti sull&#8217;efficacia dei presidi sanitari attualmente autorizzati, con l&#8217;obiettivo di fornire agli apicoltori strumenti pratici per massimizzare gli effetti dei trattamenti e salvaguardare la salute delle api.</p>
<p><strong>L’Oasi di <em>Nuraghe Chervu</em>: oltre l&#8217;aula didattica</strong></p>
<p>In questo contesto di alta formazione, si inserisce il progetto dei <em>&#8220;casiddos de Nuraghe Chervu&#8221;</em>, cuore pulsante dell’Oasi delle Api. L’area, promossa dal Circolo culturale sardo &#8220;Su Nuraghe&#8221;, non rappresenta soltanto uno spazio educativo rivolto alle scolaresche e alla cittadinanza per sensibilizzare sull&#8217;importanza della biodiversità. Essa si sta infatti consolidando come un autentico laboratorio naturalistico sperimentale.</p>
<p>L’Oasi funge da modello pilota per gli apicoltori professionisti, un terreno di confronto dove la tradizione millenaria (richiamata dagli antichi contenitori in sughero, i <em>casiddos</em>) incontra la ricerca scientifica più rigorosa. La cooperazione tra istituzioni, associazioni e operatori del territorio trasforma questo sito in uno strumento concreto di tutela ambientale e di sviluppo rurale per l&#8217;intero Biellese.</p>
<p><strong>Un invito esteso a tutto il territorio</strong></p>
<p>Data la rilevanza del tema trattato, il quarto incontro del corso non è riservato ai soli iscritti, ma è aperto a tutti gli apicoltori della provincia. Professionisti e hobbisti sono invitati a partecipare a quello che si configura come un momento di crescita collettiva, indispensabile per affrontare con armi nuove le criticità del settore e promuovere una gestione apistica valida ed efficace.</p>
<p><strong><em>Eulalia Galanu</em></strong></p>
<p><strong><em>Nella foto:</em></strong><em> Un momento dell’affollata terza serata del corso di apicoltura, segnata da un vivo interesse per le innovazioni tecniche del comparto</em></p>
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		<item>
		<title>Pellegrinaggio dei Sardi di Biella al sacello di San Giuseppe di Riva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[san giuseppe di riva]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 14 marzo 2026, alle ore 16:00, la comunità sarda di Biella rinnoverà il tradizionale pellegrinaggio al sacello di San Giuseppe di Riva, appuntamento annuale che unisce devozione, memoria e identità culturale. L’iniziativa, promossa dal Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe presieduto da Battista Saiu, si inserisce nel calendario della novena dedicata al santo ed è...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0444.jpg" alt="descrizione" />Sabato 14 marzo 2026, alle ore 16:00, la comunità sarda di Biella rinnoverà il tradizionale pellegrinaggio al sacello di San Giuseppe di Riva, appuntamento annuale che unisce devozione, memoria e identità culturale. L’iniziativa, promossa dal Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em> presieduto da Battista Saiu, si inserisce nel calendario della novena dedicata al santo ed è divenuta nel tempo un significativo momento di partecipazione comunitaria.</p>
<p><span id="more-10534"></span></p>
<p>Il pellegrinaggio, che ogni anno conduce simbolicamente i fedeli verso la chiesetta dedicata a San Giuseppe morente, prenderà avvio alle ore 16:00 con la partenza della processione. Ad aprire il corteo saranno i suonatori di <em>launeddas</em> Nicola Diana, Maurizio Caria ed Elena Toniato, custodi di uno degli strumenti più rappresentativi della tradizione musicale sarda. Le sonorità delle canne accompagneranno i partecipanti lungo il percorso, creando un suggestivo ponte culturale tra la Sardegna e il territorio biellese.</p>
<p>Indossando gli abiti tradizionali delle festività, i Sardi di Biella saranno affiancati da mons. Salvatore Pompedda, originario di Pattada e sacerdote collegiale del Santuario di Oropa. Durante il cammino, incontreranno anche i confratelli della <em>“Pia Unio a Transitu Pro Morientibus Adiuvandis”</em>, associazione biellese dedita alla preghiera e all’assistenza spirituale per i morenti, fondata oltre un secolo fa da Luigi Guanella.</p>
<p>Il punto di ritrovo è fissato presso lo storico oratorio di San Rocco, edificio seicentesco situato alle antiche porte orientali della città. Il luogo venne eretto nei primi anni del XVII secolo come ex voto per la liberazione dalla devastante epidemia di peste. Nello stesso periodo storico si colloca anche la prima incoronazione, avvenuta nel 1620, della statua mariana venerata al Santuario di Oropa. Pochi decenni più tardi, nel 1644, venne costruito il sacello barocco di San Giuseppe di Riva, che divenne la prima tappa per i pellegrini diretti a Oropa lungo il percorso che attraversava il rione di Biella Riva. Questo antico itinerario devozionale è oggi rievocato dal pellegrinaggio della comunità sarda, che rinnova simbolicamente il legame tra fede, storia locale e tradizioni popolari.</p>
<p>La celebrazione culminerà con la Santa Messa festiva, la tradizionale <em>“Missa majore”,</em> arricchita dai canti in lingua sarda eseguiti dal coro “Voci di Su Nuraghe”, diretto da Roberto Perinu. Le melodie e i testi in <em>limba</em> conferiranno alla liturgia una particolare intensità, sottolineando l’identità culturale dei partecipanti e il forte senso di appartenenza che unisce i Sardi residenti nel Biellese.</p>
<p><strong>Simmaco Cabiddu</strong></p>
<p><em>Nell’immagine: la comunità sarda di Biella durante una precedente edizione del pellegrinaggio a San Giuseppe di Riva (foto d’archivio).</em></p>
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		<item>
		<title>“Bentos de gherra – Venti di guerra”, la poesia di Nicola Loi contro l’assurdità dei conflitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 11:46:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Loi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal cuore della Sardegna al Circolo “Su Nuraghe” di Biella, versi di denuncia e di fede tradotti in italiano da Antonio Ledda “Bentos de gherra / Venti di guerra” è il titolo della poesia che Nicola Loi, poeta di Ortueri, ha fatto pervenire al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella. Ultima in ordine di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0443.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Dal cuore della Sardegna al Circolo “Su Nuraghe” di Biella, versi di denuncia e di fede tradotti in italiano da Antonio Ledda</strong></p>
<p><em>“</em><strong>Bentos de gherra / Venti di guerra</strong><em>”</em> è il titolo della poesia che <strong>Ni</strong><strong>c</strong><strong>ola Loi</strong>, poeta di <strong>Ortueri</strong>, ha fatto pervenire al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella. Ultima in ordine di tempo tra le composizioni giunte al sodalizio biellese, l’opera si inserisce nel filone di versi che denunciano l’assurdità della guerra e ne smascherano la brutalità, restituendo alla parola poetica la forza di un monito civile e morale.</p>
<p><span id="more-10533"></span></p>
<p>Nei versi di Loi il cielo non è più luogo di quiete, ma spazio attraversato da presagi di morte. Gli aerei che solcano l’aria diventano simboli inquietanti, rapaci che precipitano dall’alto. Così l’immagine dell’astore si fa metafora della distruzione:</p>
<p><em>“S’astore s’est betadu dae chelu,</em><em><br />
poninde sas columbas suta terra.<br />
No iscurtat Coranu ne Vangelu,<br />
passende subra sos bentos de gherra.”</em></p>
<p>L’uccello predatore si lancia dal cielo e mette le colombe sottoterra, annientando il simbolo stesso della pace. Non ascolta né il Corano né il Vangelo: nessuna fede riesce a fermare il fragore della violenza che attraversa i venti della guerra.</p>
<p>Nella poesia emerge anche la profonda religiosità della cultura sarda, che si manifesta in un ammonimento intriso di sapienza popolare:</p>
<p><em>“Ammentade chi Deus b’est pro totu,</em><em><br />
chi no los pagat a coa de chida.”</em></p>
<p><em>Ricordatevi che Dio c’è per tutti e che non paga a fine settimana. </em></p>
<p>Un’immagine semplice ma incisiva, che richiama l’idea di una giustizia divina non legata ai tempi dell’uomo: ogni azione, buona o cattiva, riceverà la sua ricompensa, ma a tempo debito.</p>
<p>I versi assumono quindi il tono disincantato della denuncia, individuando nella falsità del linguaggio una delle cause della violenza, spesso giustificata come aggressione “preventiva”. Il poeta ricorre a riferimenti storici che i Sardi ben conoscono e ricordano:</p>
<p><em>“Su chi faghiant antigos Romanos,</em><em><br />
e sa derruta de Napoleone.<br />
Cherent su regnu de sos Persìanos,<br />
ca su petroliu tenet a muntone.”</em></p>
<p>Come accadeva ai tempi degli antichi Romani o nelle ambizioni imperiali di Napoleone, la guerra nasce spesso dal desiderio di dominio e di ricchezza. Il riferimento al petrolio richiama con amara chiarezza le ragioni economiche che ancora oggi alimentano i conflitti.</p>
<p>La scena evocata ricorda la favola del lupo e dell’agnello: entrambi bevono allo stesso ruscello, ma il lupo, che si trova a monte, accusa l’agnello di intorbidire l’acqua. Un pretesto qualsiasi diventa motivo di aggressione. Con linguaggio contemporaneo diremmo “azione preventiva”, ma la logica rimane quella antica della sopraffazione.</p>
<p>Ad accompagnare la poesia compare uno dei murales di <strong>Orgosolo</strong> contro la guerra, con la scritta: <em>“Felice il popolo che non ha bisogno di eroi”. </em>Accanto, la dichiarazione di <strong>Gino Strada</strong>: <em>«La guerra significa massacrare migliaia di civili e mettere al governo chi garantisce il potere economico». </em>Una sentenza quanto mai attuale, che descrive senza veli la realtà dei conflitti.</p>
<p>La traduzione italiana dei versi è stata curata da <strong>Antonio Ledda di Villanova Monteleone</strong>, che con sensibilità linguistica ha saputo restituire al lettore la forza evocativa e il ritmo del testo originale.</p>
<p>La composizione poetica, nella rivisitazione curata da <strong>Roberto Perinu</strong>, confluirà nell’antologia del laboratorio linguistico<em> <strong>“Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”</strong>, </em>progetto didattico e culturale che promuove l’apprendimento della lettura e della scrittura nella lingua sarda contemporanea, rafforzando il valore dell’idioma materno come veicolo di identità, memoria e dialogo tra generazioni.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce nel più ampio laboratorio linguistico transoceanico che unisce idealmente il Circolo “Su Nuraghe” di Biella con il Circolo Sardo “Antonio Segni” di <strong>La Plata</strong>, in Argentina, attraverso incontri periodici sulla piattaforma digitale. Un ponte simbolico tra comunità lontane, ma profondamente unite dalla lingua, dalla poesia e da quella fiamma identitaria che continua ad accompagnare il cammino dei Sardi nel mondo.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p><em>Nell’immagine: Orgosolo, murales contro la guerra.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bentos de gherra</strong></p>
<p>S&#8217;astore s&#8217;est betadu da-e chelu,</p>
<p>Poninde sas columbas suta terra.</p>
<p>No iscurtat Coranu ne Vangelu,</p>
<p>Passende subra sos bentos de gherra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In sa chijina, puzones minores,</p>
<p>Cun corvos chentenarios pilicanos.</p>
<p>No b&#8217;at giustitzia pro custos errores,</p>
<p>No b&#8217;at pius istados soberanos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poberos rutos in sa mala-sorte,</p>
<p>Su chi pagat est semper su minore.</p>
<p>Sunt duos macos semenende morte,</p>
<p>Ant a cherrer’ su Nobel pro onore?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pero s&#8217;istoria medas nd&#8217;at pagadu,</p>
<p>A chie pariat mere de su mundu.</p>
<p>Ca sos cherveddos si ch&#8217;ant mandigadu,</p>
<p>Ca armamentos nde tenent a bundu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ammentade chi Deus b&#8217;est pro totu,</p>
<p>Chi no los pagat a coa de chida.</p>
<p>A cussos puru arribat s&#8217;abbolotu,</p>
<p>E cun sa furca dant sa dispedida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>S&#8217;istoria l&#8217;ant vivid&#8217;e istudiada,</p>
<p>Cando curriat su sambene a rios,</p>
<p>Seguramente l&#8217;ant ismentigada,</p>
<p>Ma ja s&#8217;abbizant de sos disafìos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chie sa gherra no at bidu in domo,</p>
<p>No nde intendet dolores anzenos.</p>
<p>At a pagare: chi no pagat como,</p>
<p>Sos mares de astores sunt pienos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su chi faghiant antigos Romanos,</p>
<p>E sa derruta de Napoleone.</p>
<p>Cherent su regnu de sos Persìanos,</p>
<p>Ca su petroliu tenet a muntone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pero cando allues s&#8217;ischentidda,</p>
<p>Tando mal&#8217;a istudar&#8217;est donzi fogu.</p>
<p>Distruent sa tzitade cun sa &#8216;idda,</p>
<p>Est unu campusantu in donzi logu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sos tempos malos de sa carestia,</p>
<p>Amus a bider’ pro annos intreos.</p>
<p>Sos guvernantes sunt che retilìa,</p>
<p>Deviant negare a custos giudeos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comente nadu ant sos Ispagnolos:</p>
<p>&#8220;Nois no intramus in gherras anzenas&#8221;.</p>
<p>Nois a un&#8217;ala abbarramus solos,</p>
<p>No damus naves, de armas pienas.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sos ateros guvernos che teracos,</p>
<p>Mandant a morrer’ sos soldados puru.</p>
<p>Pero poninde fatu a duos macos,</p>
<p>Ant a bincher’ sa gherra de seguru.</p>
<p><em>Nigola Loi, su noe de martu 2026</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Venti di guerra</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;àstore si è lanciato dal cielo,</p>
<p>Mettendo le colombe sotto terra.</p>
<p>Non ascolta né il Corano né il Vangelo,</p>
<p>Sorvolando i venti di guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella cenere, piccoli uccelli,</p>
<p>Con vecchi corvi centenari.</p>
<p>Non c&#8217;è giustizia per questi errori,</p>
<p>Non ci sono più stati sovrani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poveri caduti in mala-sorte,</p>
<p>Quello che paga è sempre il più piccolo.</p>
<p>Stanno due matti seminando morte,</p>
<p>Vorranno il Nobel per onore?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Però la storia molti ne ha ripagati,</p>
<p>A chi sembrava padrone del mondo.</p>
<p>Perché il cervello si son mangiato,</p>
<p>Perché armamenti ne hanno in abbondanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricordatevi che Dio c&#8217;è per tutti,</p>
<p>Che non li paga a fine settimana.</p>
<p>Anche per quelli arriva la fine,</p>
<p>E con la forca s’accommiatano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia l’hanno vissuta studiata,</p>
<p>Quando scorreva il sangue a fiumi,</p>
<p>Sicuramente l&#8217;hanno dimenticata,</p>
<p>Ma già s’accorgono delle male sfide.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi la guerra non ha vista in casa,</p>
<p>Non percepisce i dolori altrui.</p>
<p>Pagherà: chi non paga adesso,</p>
<p>I mari sono pieni di àstori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che facevano antichi Romani,</p>
<p>E la rovina di Napoleone.</p>
<p>Vogliono il regno dei Persiani,</p>
<p>Perché il petrolio ha in abbondanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Però quando accendi la scintilla,</p>
<p>Allora è difficile spegnere ogni fuoco.</p>
<p>Distruggono la città col paese,</p>
<p>È un cimitero in ogni posto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I tempi brutti della carestia,</p>
<p>Vedremo per interi anni.</p>
<p>I governanti sono come sottomessi,</p>
<p>Dovevano dire di no a questi Israeliani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come hanno detto gli spagnoli:</p>
<p>&#8220;Noi non entriamo in guerre d&#8217;altri&#8221;.</p>
<p>Noi restiamo da una parte soli,</p>
<p>Non diamo navi, di armi piene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli altri governi come servi,</p>
<p>Mandano a morire pure i soldati.</p>
<p>Però andando appresso a due matti,</p>
<p>Vinceranno la guerra di sicuro.</p>
<p><em>Nicola Loi, nove marzo 2026</em></p>
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		<title>Biodiversità nel Biellese: un dono dei Sardi alla terra di adozione: Marzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 21:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[su calendariu]]></category>
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					<description><![CDATA[Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso fotografie e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice. Arrivano le industrie &#8211; L&#8217;industrializzazione dell&#8217;Ottocento e del Novecento spostò la manodopera nelle fabbriche. Le campagne sui rilievi, poco produttive,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0442.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso fotografie e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice.</strong></p>
<p><strong>Arrivano le industrie &#8211; </strong>L&#8217;industrializzazione dell&#8217;Ottocento e del Novecento spostò la manodopera nelle fabbriche. Le campagne sui rilievi, poco produttive, furono abbandonate. In pochi decenni il bosco riconquistò i terreni coltivati, riportando il paesaggio alla sua configurazione originaria. Tornarono ad avanzare le specie forestali, mentre diminuirono quelle degli ambienti aperti. Il processo è tuttora in corso.</p>
<p><span id="more-10532"></span></p>
<p>Per preservare la biodiversità agreste occorre mantenere attive le coltivazioni ed evitare che il bosco inglobi le aree aperte residue. Non aiuta certo l&#8217;agricoltura moderna, che tende ad eliminare siepi, stagni, fasce erbose, e ad usare pesticidi nocivi alla fauna. Diventa necessario coltivare rispettando l&#8217;ambiente: è in quest&#8217;ottica che assume rilevanza l&#8217;agricoltura hobbistica condotta da privati.</p>
<p><strong>Nell’immagine, <em>Pararge</em> &#8211; </strong>immagine di Lucio Bordignon</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>“Nenneres” e “Abbondanza”: il ritorno dell’antico grano biellese tra rito e biodiversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 21:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[nenneres]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; Sacro rito quaresimale e recupero agricolo locale si incontrano nell’iniziativa del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” Dal prossimo venerdì 6 marzo 2026, a partire dalle ore 21.00, presso il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, in via Galileo Galilei 11 a Biella, saranno distribuiti i tradizionali sacchetti di frumento destinati alla preparazione di “sos...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0441.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sacro rito quaresimale e recupero agricolo locale si incontrano nell’iniziativa del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”</strong></p>
<p>Dal prossimo <strong>venerdì 6 marzo 2026</strong>, a partire dalle ore 21.00, presso il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, in via Galileo Galilei 11 a Biella, saranno distribuiti i tradizionali sacchetti di frumento destinati alla preparazione di <em>“sos nenneres”</em>, i germogli di grano che, secondo l’antica consuetudine sarda, vengono coltivati al buio e portati in chiesa il <strong>Giovedì Santo</strong> per adornare l’altare del Santissimo Sacramento.</p>
<p><span id="more-10531"></span></p>
<p>L’iniziativa si inserisce nel solco delle attività di salvaguardia e di trasmissione del patrimonio immateriale promosse dalla comunità dei Sardi residenti nel Biellese, impegnata da anni nel mantenere vive pratiche rituali che uniscono spiritualità cristiana e memoria agricola mediterranea. La tradizione frumentaria, diffusa sin dall’antichità in numerose culture europee e successivamente accolta nella simbologia della fede cristiana, trova così rinnovata espressione anche presso la comunità sarda del Biellese, dove è stata reinterpretata e radicata nel tessuto locale.</p>
<p>Per la <strong>Pasqua 2026</strong>, sarà distribuito grano della varietà storica biellese <em>“Abbondanza”</em>, recuperata e reintrodotta grazie alle coltivazioni avviate nei pressi dell’area monumentale del Nuraghe “<em>Chervu</em>”, luogo simbolo per i sardi in territorio piemontese.</p>
<p>I semi provengono dall’Azienda Agricola “La Torre” di Biella, condotta dai fratelli Roberto e Grazia Mercandino, coltivatori diretti impegnati nella valorizzazione delle produzioni locali e nella gestione del territorio rurale. Alla stessa azienda sono stati affidati interventi agronomici &#8211; aratura, erpicatura, fresatura e semina di essenze mellifere — nell’adiacente <em>Oasi delle Api &#8211; casiddos di Nuraghe Chervu</em>, inserita nel progetto nazionale <strong>“+ Api. Oasi fiorite per la biodiversità”</strong>, promosso da Filiera Futura con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e la collaborazione tecnico-scientifica della Fondazione Agrion.</p>
<p>La riproposizione della sacralità del grano assume dunque anche il valore di intervento pilota che coniuga tradizione religiosa, tutela ambientale e innovazione agricola, in linea con le strategie nazionali volte alla sostenibilità del comparto agroalimentare.</p>
<p>«<em>In un tempo come il nostro, spesso segnato da solitudine e smarrimento</em> &#8211; osserva il presidente Battista Saiu &#8211; <em>i gesti domestici legati alla preparazione di </em>sos nenneres<em> richiamano l’eredità morale dei nostri antenati, </em>sos mannos<em>, capaci di affrontare guerre, carestie ed epidemie affidandosi alla forza della comunità e alla speranza</em>».</p>
<p>Il rito del grano germinato diventa così segno concreto della Pasqua di Risurrezione: simbolo di rinascita che si manifesta nel ciclo naturale della germinazione e nel rifiorire della primavera.</p>
<p>Il cammino quaresimale, caratterizzato dal colore violaceo dei paramenti liturgici, conosce una pausa luminosa con la IV Domenica di Quaresima, la Domenica <em>Laetare</em>, che nel 2026 ricorrerà il 15 marzo: momento di sollievo e di gioia che annuncia l’avvicinarsi della principale solennità cristiana e invita i fedeli alla preparazione spirituale anche attraverso segni concreti della tradizione popolare.</p>
<p><strong>Come preparare “<em>sos nenneres</em>”</strong></p>
<p>Le modalità di coltivazione restano semplici e fedeli alla consuetudine:</p>
<ul>
<li>mondare i chicchi e disporli in un piatto piano;</li>
<li>coprire i semi con acqua e lasciarli in ammollo;</li>
<li>il giorno successivo scolare l’acqua mantenendo il grano costantemente umido;</li>
<li>distribuire uniformemente i chicchi e conservarli completamente al buio, coprendo il piatto con una scatola o con un recipiente più grande;</li>
<li>nebulizzare quotidianamente per favorire la germinazione.</li>
</ul>
<p>Nel pomeriggio del <strong>Giovedì Santo</strong>, i germogli, tradizionalmente ornati con fiori — come la violacciocca — e con un nastro colorato, preferibilmente rosso, vengono portati nelle rispettive parrocchie per decorare la cappella del Santissimo Sacramento. Dalla sera del <strong>Sabato Santo</strong>, i <em>nenneres</em> vengono poi riportati a casa e interrati in giardino o in vaso, completando simbolicamente il ciclo vitale.</p>
<p>I sacchetti di grano sono disponibili presso <em>Su Nuraghe</em>; per prenotazioni è possibile inviare un messaggio WhatsApp al numero <strong>347 1257464</strong>.</p>
<p class="Standard"><strong><em>Simmaco Cabiddu</em></strong></p>
<p class="Standard"><em>Nell’immagine, sacchetti di grano per fare “sos nenneres”</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Marzo 2026, una parola sarda al mese: “P” come “PALLA”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[una parola sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella PALLA in campidanese significa &#8216;paglia&#8217;; in logudorese si dice pàzza, in gallurese paḍḍa, in latino pălea. I nomi sardi sono enormemente più antichi di quello latino ed appartengono...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0440.jpg" alt="descrizione" /><strong>Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche).</strong><strong> Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella</strong></p>
<p><strong>PALLA</strong> in campidanese significa &#8216;paglia&#8217;; in logudorese si dice <em>pàzza</em>, in gallurese <em>paḍḍa</em>, in latino <em>pălea</em>. I nomi sardi sono enormemente più antichi di quello latino ed appartengono quantomeno al Neolitico. La base è sumerica, da <strong>pad</strong> &#8216;rompere, spezzare; to break&#8217; + <strong>la</strong> &#8216;spulare (i cereali); to winnow (grain)&#8217;: <strong>pal</strong>&#8211;<strong>la</strong>&#8216;pezzetti spulati&#8217;. Tuttavia è assai più congruo considerare il camp. <em>palla</em> quale relitto del Paleolitico, e la prova di ciò l’abbiamo dall’agglutinazione sumerica <strong>pag</strong> ‘to enclose, cage; includere, intrappolare’ + <strong>lag</strong> ‘zolla (di terra), grumo’: il composto <strong>pag-lag</strong> significò ‘grumo di materia inclusa’.</p>
<p><span id="more-10530"></span></p>
<p>Impossibile precisare quanti millenni noi oggi siamo lontani da questa formula primitiva.</p>
<p>Dico qualcosa in più, che questo secondo etimo risalente al Paleolitico consente di capire un fenomeno sinora mai indagato, relativo alla formazione delle caratteristiche “palle” naturali ad opera della Posidonia, le cui alghe tendono a sminuzzarsi, coalescere e infeltrirsi al momento di spiaggiarsi.</p>
<p>Sembra ovvio che le prime “palle da gioco” dell’Homo Sapiens furono proprio queste alghe di Posidonia, dette in Sardegna <em>palla</em>, da cui riceve il nome anche la spiaggia di <em>Su Pallosu</em>. In tal senso, fallisce l’ipotesi fatta dal <em>DELI</em>, che l’it. <em>palla</em> ‘oggetto o corpo sferico’ sia variante di <em>balla</em> ‘quantità di merci messe insieme e avvolte per essere trasportate’; questo termine a sua volta è fatto discendere dal francese antico <em>balle</em> e francone <em>balla</em>, aventi medesimo significato. Ciò è da respingere perché non è affatto vero, ed a maggior ragione respingo l’approfondimento del <em>DELI</em>, che attribuisce le italiche <em>palla</em> e <em>balla</em>al longobardo, e ancor prima al tedesco, senza prendersi la briga di dimostrare in quale dizionario abbia trovato i termini.</p>
<p>Il fenomeno dell’infeltrimento naturale della Posidonia indusse le popolazioni primitive ad imitare quel processo inventando la follatura nelle gualchiere e producendo così l’infeltrimento della lana al fine di renderla impermeabile.</p>
<p>Questa discussione sull’infeltrimento naturale delle palle di Posidonia, da cui originò il gioco della <em>palla</em>, riporta in qualche modo anche a <em>Su Carru e Pàggia</em>, o <em>Pazza</em>, o <em>Palla</em> (secondo le subregioni sarde). Tale definizione nomina tradizionalmente <em>la Via Lattea</em>. Letteralmente dovremmo tradurre come <em>Il Carro della paglia</em> immaginando la <em>Via Lattea</em> come una scia di paglia (quale residuo della trebbiatura dei cereali) perduta da un carro. Su questa interpretazione s’adagiò anche Wagner, e nessuno s’accorse d’essere in patente paronomasia.</p>
<p>Invero, è proprio dal prototipo log. <em>pazza</em> che possiamo dedurre il vero etimo, il quale è l’accadico <strong>pāṭum</strong> (ug. <strong>paṭṭu</strong>) – da leggere <em>pazzu</em> &#8211; ‘margine, limite, frontiera; distretto, regione’, ‘the four borders od the world, i quattro angoli del mondo’, ‘cosmic borders, confini cosmici’.</p>
<p><strong>Salvatore Dedola, </strong>glottologo-semitista</p>
<p><strong>Nell’immagine: l’incipit, “P”, in Giampaolo Mele (a cura di), <em>Die ac Nocte</em>. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009</strong></p>
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		<title>Api, biodiversità e comunità: al “Su Nuraghe” il terzo incontro del corso di apicoltura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[apicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[oasi delle api]]></category>
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					<description><![CDATA[Biodiversità, ricerca e tradizioni apistiche in dialogo tra Isola e continente Venerdì 6 marzo alle ore 21 nuovo appuntamento al Circolo Culturale Sardo di Biella. L’esperienza del recupero dell’ape nera sicula diventa modello di collaborazione tra istituzioni, enti scientifici e apicoltori per tutelare le razze autoctone e rafforzare la resilienza ambientale dei territori, dalla Sardegna...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0439.jpg" alt="descrizione" /><strong><em>Biodiversità, ricerca e tradizioni apistiche in dialogo tra Isola e continente</em></strong></p>
<p><strong>Venerdì 6 marzo alle ore 21 nuovo appuntamento al Circolo Culturale Sardo di Biella.</strong> <strong>L’esperienza del recupero dell’ape nera sicula diventa modello di collaborazione tra istituzioni, enti scientifici e apicoltori per tutelare le razze autoctone e rafforzare la resilienza ambientale dei territori, dalla Sardegna al Piemonte.</strong></p>
<p><span id="more-10529"></span></p>
<p>Prosegue con crescente partecipazione il corso di apicoltura promosso dall’Associazione Biellese Apicoltori presso il Circolo Culturale Sardo <em>“Su Nuraghe” </em>di Biella, spazio di confronto tra cultura, ambiente e comunità. Il terzo appuntamento in programma venerdì 6 marzo alle ore 21 sarà dedicato alle attrezzature apistiche e all’organizzazione dell’apiario, tema centrale per una gestione moderna degli alveari.</p>
<p>Relatore della serata il biologo dott. Paolo Detoma, presidente dell’Associazione Biellese Apicoltori, che illustrerà strumenti, tecniche operative e criteri organizzativi utili a garantire efficienza produttiva e benessere delle colonie.</p>
<p>Il nuovo incontro segue la partecipata serata del 27 febbraio, durante la quale il professor Giorgio Bello Parcianello ha approfondito la biologia delle api collegandola alle pratiche quotidiane dell’apicoltore, soffermandosi sugli effetti del cambiamento climatico, oggi tra le principali criticità per gli impollinatori e per l’intero equilibrio degli ecosistemi.</p>
<p>A conclusione della serata, è stato proiettato il documentario del regista cagliaritano Davide Mocci, trasmesso per la prima volta sulle reti RAI nel programma <em>Geo&amp;Geo</em>, dedicato al recupero dell’ape nera sicula. Il film racconta il progetto di salvaguardia sviluppato tra le isole Eolie e il Parco dei Nebrodi, esempio virtuoso di collaborazione tra apicoltori, studiosi ed enti pubblici per salvare una sottospecie un tempo ritenuta estinta.</p>
<p>L’<em>Apis mellifera sicula</em>, unica nel panorama europeo per caratteristiche genetiche e adattative, è resistente alla varroa e alle virosi correlate, frugale nei consumi e capace di operare anche in condizioni climatiche difficili. Il suo recupero rappresenta oggi un modello di tutela della biodiversità fondato sulla valorizzazione delle razze locali.</p>
<p>Proprio l’esperienza siciliana ha stimolato una riflessione sul patrimonio apistico del Biellese. Come sottolinea il dottor Detoma: <em>«L’ape originaria locale è riconducibile all’ecotipo derivato da </em>Apis mellifera ligustica<em>, diffusa storicamente tra Liguria e Piemonte occidentale. Presenta addome castano con bande dorate, corpo affusolato e peli corti; è apprezzata per docilità, operosità e prolificità delle regine, con limitata tendenza alla sciamatura, pur mostrando una certa predisposizione al saccheggio e alla deriva. Pur non essendo formalmente riconosciuta come razza autonoma, la cosiddetta “ape biellese” rappresenta un patrimonio genetico costruito nei secoli dall’adattamento al clima locale. L’obiettivo degli apicoltori è oggi quello di preservarne le caratteristiche evitando ibridazioni incontrollate dovute all’importazione di regine esterne».</em></p>
<p>La salvaguardia delle popolazioni locali diventa parte di una strategia più ampia che unisce territorio, ricerca scientifica e associazionismo. In questo contesto il Circolo <em>“Su Nuraghe” </em>continua a svolgere un ruolo di ponte tra Sardegna, comunità sarde dell’emigrazione e realtà piemontesi impegnate nella difesa dell’ambiente e della biodiversità.</p>
<p>Il percorso formativo promosso dalla comunità sarda si inserisce inoltre nelle linee guida dell’iniziativa nazionale <em>“+ API. Oasi Fiorite per la Biodiversità”</em>, promossa da <strong>Filiera Futura</strong> con il supporto scientifico della <strong>Fondazione Agrion</strong>. Nel Biellese, il progetto è sostenuto dalla <strong>Fondazione Cassa di Risparmio di Biella</strong>, impegnata a favorire la creazione di oasi fiorite e <em>habitat</em> ricchi di essenze mellifere, coinvolgendo comunità locali, enti e associazioni nella tutela degli impollinatori.</p>
<p>Le api domestiche e selvatiche garantiscono circa il 70% dell’impollinazione delle specie vegetali e oltre un terzo della produzione alimentare mondiale, confermandosi elemento chiave per l’equilibrio ambientale e per l’economia agricola.</p>
<p>Il terzo incontro del corso di apicoltura si configura quindi come un ulteriore momento di crescita, nel quale il dialogo tra Sardegna, Piemonte e realtà mediterranee dimostra come la cooperazione tra istituzioni, associazioni e apicoltori possa trasformarsi in uno strumento concreto di tutela della biodiversità e di sviluppo dei territori.</p>
<p><strong><em>Eulalia Galanu</em></strong></p>
<p><em>Nella foto: un momento della partecipata seconda serata del corso di apicoltura.</em></p>
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		<title>Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Marzo 2026, «E» come «ERBO»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 11:28:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Una parola piemontese]]></category>
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					<description><![CDATA[Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Erbo è parola che accompagna il terzo mese dell’anno 2026 come la si ritrova in Gianrenzo Clivio, in “Barba Tòni”, Barbo Toni Boudrìe e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi. Erbo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0438.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. E</strong><strong>rbo </strong><strong><em>è</em></strong><strong> parola che accompagna il terzo mese dell’anno 2026 come la si ritrova</strong><strong> in Gianrenzo Clivio</strong><strong>, </strong><strong>in <em>“Barba Tòni”,</em> Barbo Toni Boudrìe </strong><strong>e </strong><strong>nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.</strong></p>
<p><strong><span id="more-10527"></span></p>
<p>Erbo</strong><em> s.m.</em> <strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/25aa.png" alt="▪" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </strong>[<strong><em>bot.</em></strong>] albero || <strong><em>sol e beus, da sò erbo gabus a braja ël diav ëd montagna </em></strong><sup>[</sup><sup>Clivio</sup><sup>]</sup> = <em>solo e afflitto dal suo albero cavo strilla l’allocco</em> || <strong><em>e la sapiensa a l’era ‘l frut d’un erbo </em></strong><sup>[</sup><sup>Clivio</sup><sup>]</sup> = <em>e la sapienza era il frutto d’un albero</em> || <strong><em>galucio d’òr brilio sle gese ma erbo e pra e tut ël pì bel mangià daj rat, andàit a rabel </em></strong><sup>[Tavo]</sup> = <em>galletti d’oro brillano sulle chiese, ma alberi e prati, e tutto il più bello divorato dai topi, andato alla malora</em> || <strong><em>a </em></strong><strong><em>l’é</em></strong><strong><em> për mi che dosman j’erbo a cioson-o tra ‘d lor un secret </em></strong><sup>[Tavo]</sup> = <em>è per me che pian piano gli alberi bisbigliano tra loro un segreto</em> || <strong><em>e l’erbo d’invern, che parèj ëd n’òs a ven fòra dal gran còrp agravà dla tera </em></strong><sup>[Tavo] </sup>= <em>e l’albero d’inverno, sporgente come un osso dal gran corpo offeso della terra</em> || <strong><em>e tòto e tòte, còtie ‘d pel e ‘d còte, a van sota ij tò erbo dla cocagna </em></strong><sup>[</sup><sup>Barba Tòni</sup><sup>] </sup>= <em>e giovani e giovinette vanno sotto i tuoi alberi della cuccagna.</em></p>
<p><strong>Sergi Girardin</strong> (Sergio Maria Gilardino)</p>
<h2>Nell’immagine: pagina con incipit “E”, Sacramentarium Episcopi Warmundi (Sacramentario del Vescovo Warmondo di Ivrea): fine secolo X, Ivrea, Biblioteca Capitolare, Ms 31 LXXXVI). Priuli Verlucca,1990, copia posseduta a Biella dal Comm. Mario Coda</h2>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Torta e mimose, parole e sorrisi: la Festa della Donna nel cuore di &#8220;Su Nuraghe&#8221;</title>
		<link>https://www.sunuraghe.it/2026/torta-e-mimose-parole-e-sorrisi-la-festa-della-donna-nel-cuore-di-su-nuraghe</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 11:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[festa della donna]]></category>
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					<description><![CDATA[Appuntamento di comunità che unisce tradizione e sensibilità contemporanea: racconto collettivo di rispetto, collaborazione e reciproca cura Sabato 7 marzo 2026, alle ore 21.00, la sede del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, in via Galileo Galilei 11 a Biella, aprirà le sue porte a una serata speciale dedicata alle Feminas, nel segno della Festa della...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0437.jpg" alt="descrizione" /><strong>Appuntamento di comunità che unisce tradizione e sensibilità contemporanea: racconto collettivo di rispetto, collaborazione e reciproca cura</strong></p>
<p>Sabato 7 marzo 2026, alle ore 21.00, la sede del Circolo Culturale Sardo “<em>Su Nuraghe</em>”, in via Galileo Galilei 11 a Biella, aprirà le sue porte a una serata speciale dedicata alle <em>Feminas</em>, nel segno della Festa della Donna. Un appuntamento atteso, ormai parte viva della memoria collettiva del sodalizio sardo-biellese, dove tradizione e sentimento comunitario si intrecciano con naturale armonia.</p>
<p>Non una semplice ricorrenza, ma un momento, pensato come spazio d’incontro tra sensibilità diverse e complementari: donne e uomini insieme, le due metà del cielo che si riconoscono reciprocamente nel valore dell’ascolto, della collaborazione e del rispetto.</p>
<p><span id="more-10528"></span></p>
<p>Come da tradizione, ogni donna presente riceverà il simbolico omaggio floreale della mimosa, gesto semplice e luminoso che, anno dopo anno, rinnova un messaggio universale di riconoscimento e gratitudine. Accanto ai fiori, elemento identitario della festa fin dalla fondazione del Circolo, non mancherà la grande torta conviviale dedicata alle “<em>Feminas</em>”: per l’edizione 2026 sarà firmata da Giuseppe Nevolo e realizzata dalla pasticceria “Vida Loca” di Mongrando, pensata per trasformare la serata in un momento di dolce condivisione, dove una fetta di torta diventa occasione di dialogo, sorrisi e amicizia.</p>
<p>A <em>Su Nuraghe,</em> la Festa della Donna non è mai soltanto celebrazione, ma racconto corale. È il tempo lento delle mani che preparano, delle voci che si intrecciano, degli sguardi che costruiscono comunità. La mimosa, ormai simbolo universale della ricorrenza laica, porta con sé una storia che attraversa continenti e generazioni: giunta in Europa dall’Oceania nella seconda metà dell’Ottocento, è entrata nel patrimonio simbolico internazionale soprattutto dal 1975, quando le Nazioni Unite proclamarono l’Anno Internazionale della Donna, promuovendo l’uguaglianza dei diritti, la piena partecipazione femminile allo sviluppo sociale ed economico e il contributo delle donne alla costruzione della pace.</p>
<p>In Italia, la scelta della mimosa come emblema dell’8 marzo si deve alla sensibilità e alla visione di donne protagoniste della storia repubblicana: Teresa Mattei, la più giovane eletta all’Assemblea Costituente nel 1946, insieme a Teresa Noce e alla dirigente dell’Unione Donne Italiane Rita Montagna. Scelsero un “fiore povero”, accessibile a tutte, capace di fiorire anche nei paesaggi più semplici, simbolo di forza gentile e resilienza.</p>
<p>Non è un caso che anche sulle colline biellesi, grazie agli inverni miti, la mimosa sbocci precoce annunciando la primavera. I mazzetti distribuiti durante la serata del 7 marzo provengono infatti da giardini di Vigliano Biellese e saranno confezionati a Vallanzengo da mani attente e generose di donne e uomini di <em>Su Nuraghe</em>: gesti pazienti che diventano linguaggio silenzioso di cura, solidarietà e appartenenza.</p>
<p>Tra profumi, colori e sapori, la serata si trasformerà così in una piccola sinfonia comunitaria, dove ogni presenza contribuisce all’armonia generale. Perché la Festa della Donna, vissuta nello spirito di <em>Su Nuraghe</em>, non separa ma unisce: invita a camminare insieme, donne e uomini, riconoscendo differenze e somiglianze come ricchezza comune.</p>
<p>È in questi momenti, fatti di semplicità e autenticità, che nasce il senso più profondo della festa: costruire relazioni, custodire la memoria e guardare al futuro con passo condiviso, nella consapevolezza che l’uguaglianza non è una conquista solitaria, ma un percorso da percorrere fianco a fianco.</p>
<p><em><strong>Salvatorica Oppes</strong></em></p>
<p>Nell’immagine d’archivio: composizione di pizzi e mimose preparata dalle <em>“feminas”</em> di <em>“Su Nuraghe” </em>per la Festa della Donna.</p>
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