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	<title>Su Nuraghe</title>
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	<description>Circolo Culturale Sardo ~ Biella</description>
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		<title>“Su Nuraghe Calcio Biella”, vittoria di carattere: 5-3 ai “Giullari di Corte” e corsa playoff aperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 12:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su nuraghe calcio biella]]></category>
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					<description><![CDATA[Tripletta di Chiarello e grande prova collettiva sul campo di Vigliano Biellese. Savoi: “Due finali da affrontare con questo spirito” Lunedì 27 aprile 2026, sul sintetico del centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, il “Su Nuraghe Calcio Biella” ha firmato una vittoria pesante e di grande sostanza, superando 5-3 i “Giullari di Corte” al termine...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0473.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Tripletta di Chiarello e grande prova collettiva sul campo di Vigliano Biellese. Savoi: “Due finali da affrontare con questo spirito”</strong></p>
<p>Lunedì 27 aprile 2026, sul sintetico del centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, il “Su Nuraghe Calcio Biella” ha firmato una vittoria pesante e di grande sostanza, superando 5-3 i “Giullari di Corte” al termine di una sfida intensa, giocata a ritmi elevati e rimasta in equilibrio fino alle battute conclusive.</p>
<p><span id="more-10568"></span></p>
<p>La formazione biellese, espressione sportiva del Circolo Culturale Sardo &#8220;Su Nuraghe&#8221; presieduto da Battista Saiu, conferma la propria solidità anche fuori dal rettangolo di gioco grazie a una struttura organizzativa ben definita. Gaspare Carmona ricopre il ruolo di direttore sportivo, mentre la guida tecnica è affidata ad Andrea Savoi, affiancato da uno staff che garantisce continuità e ordine nella gestione quotidiana: il massaggiatore Filippo Gugliotta, il responsabile logistico Gaetano Pitarresi e il guardarobiere Alessandro Biasini, presenze costanti e fondamentali nell’equilibrio del gruppo.</p>
<p>Il campionato provinciale, sempre più partecipato e seguito sul territorio, è promosso da Ricreativo Calcio Biella in collaborazione con A.S.C. – Attività Sportive Confederate, ente riconosciuto dal CONI e presieduto da Pino Lopez. Un sistema che contribuisce a valorizzare il calcio dilettantistico, coniugando competitività e spirito aggregativo.</p>
<p>La gara contro i “Giullari di Corte”, una delle formazioni più attrezzate del torneo e stabilmente ai vertici della classifica provvisoria, si è sviluppata su un piano agonistico elevato. La squadra guidata da Pietro Ciocchetti, con Ferdinando Ciocchetti in panchina e la gestione arbitrale affidata al dirigente Alessandro Bernardi, ha confermato qualità e organizzazione, rendendo il confronto aperto e spettacolare.</p>
<p>Ne è scaturita una partita ricca di ribaltamenti e accelerazioni continue, nella quale “Su Nuraghe” ha saputo reagire nei momenti chiave, mostrando compattezza, spirito di sacrificio e una crescente consapevolezza nei propri mezzi.</p>
<p>Decisivo l’apporto offensivo di Daniel Chiarello, autore di una tripletta, ben supportato dalle reti di Tommaso Veimaro e del capitano Manuel Pizzo. Per gli avversari, tre le marcature firmate da Marco Brernardo, che hanno mantenuto la sfida in bilico fino alle fasi finali.</p>
<p>A fine gara, proprio il capitano Pizzo ha sottolineato il valore del gruppo: <em>“Serate come queste fanno uscire lo spirito &#8220;Su Nuraghe&#8221;. Siamo stati grandi, tutti, dal primo all’ultimo. Siete compagni stupendi, grandi, grandi, grandi”.</em></p>
<p>Soddisfazione anche nelle parole dell’allenatore Andrea Savoi: <em>“Complimenti ragazzi, avete messo in campo tutto quello che serviva per fare una grande partita. Ora avanti così, ci aspettano altre due finali”.</em></p>
<p>Con questo successo, il &#8220;Su Nuraghe Calcio Biella&#8221; rilancia le proprie ambizioni in classifica e guarda con fiducia al prossimo impegno: lunedì 4 maggio alle ore 20:00, sul campo dello Sportec Center di Gaglianico, la squadra affronterà “Le Riserve” con l’obiettivo di dare continuità ai risultati e proseguire la rincorsa alla zona playoff.</p>
<p><strong>Efisangelo Calaresu</strong></p>
<p><strong>In chiusura, lo scatto di rito che ritrae le due formazioni insieme prima del fischio d’inizio, a testimonianza di una serata vissuta nel segno della correttezza sportiva e del rispetto reciproco.</strong></p>
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		<title>“Ma nois la festamus donzi die”: la Sardegna che vive ogni giorno oltre il mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 12:34:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Loi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Biella all’Isola, fino all’Argentina, i versi di Nicola Loi uniscono i Sardi nel mondo e celebrano un’identità, spesso dimenticata In occasione di Sa Die de sa Sardigna, la festa che ogni anno rinnova il senso più profondo dell’identità isolana, giunge puntuale al Circolo Su Nuraghe di Biella la voce poetica di Nicola Loi. È...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0472.jpg" alt="descrizione" />Da Biella all’Isola, fino all’Argentina, i versi di Nicola Loi uniscono i Sardi nel mondo e celebrano un’identità, spesso dimenticata </strong></p>
<p>In occasione di <em>Sa Die de sa Sardigna</em>, la festa che ogni anno rinnova il senso più profondo dell’identità isolana, giunge puntuale al Circolo <em>Su Nuraghe</em> di Biella la voce poetica di Nicola Loi. È un appuntamento atteso, quasi rituale, che unisce simbolicamente i Sardi della diaspora – i <em>disterrados</em>, gli emigrati, coloro che vivono lontano dalla propria terra – in una celebrazione che travalica i confini geografici per farsi appartenenza viva, quotidiana.</p>
<p>A Biella, nell’area monumentale di <em>Nuraghe Chervu</em>, la bandiera sarda si alza accanto al Tricolore italiano e al vessillo europeo, segnando visivamente un intreccio di identità e di storie. Nello stesso tempo, nell’Isola, dal 24 al 28 aprile 2026, Sassari e Cagliari diventano il cuore pulsante di un calendario fitto di appuntamenti: incontri storici, commemorazioni, attività pubbliche, musica e camminate urbane. che riportano al centro la cosiddetta Rivoluzione sarda.</p>
<p><span id="more-10567"></span></p>
<p>È in questo contesto che si inseriscono i versi di Loi, capaci di restituire con immediatezza e profondità il sentimento di appartenenza</p>
<p align="center"><em>Oe est sa festa de mama Sardigna, / Ma nois la festamus donzi die.<br />
Oggi è la festa di mamma Sardegna, ma noi la festeggiamo ogni giorno.</em></p>
<p>Parole semplici e solenni, che raccontano una verità diffusa tra i Sardi nel mondo: la Sardegna non è soltanto un luogo, ma una presenza costante, una radice che continua a nutrire anche a distanza.</p>
<p>La poesia si sviluppa in dieci quartine che attraversano la storia dell’Isola con sguardo partecipe e orgoglioso. Tra le figure evocate, emerge Eleonora d’Arborea, giudicessa illuminata che, nel XIV secolo, promulgò la <em>Carta de Logu</em>, uno dei codici giuridici più avanzati dell’epoca, rimasto in vigore fino al 1827. Nella rappresentazione poetica, Eleonora è posta “<em>in mesu a ballu tundu</em>”, al centro del ballo tondo, simbolo di comunità e continuità: una figura che ancora oggi incarna un’idea moderna di giustizia e rispetto, capace di abbracciare uomini, donne e persino gli animali, con uno sguardo sorprendentemente avanti sui tempi.</p>
<p>Accanto a lei, altre due grandi coscienze sarde: Antonio Gramsci ed Emilio Lussu.<br />
“<em>E sas mentes chi nos ant fatu onore… Gramsci, cun Lussu nos ant fatu onore, / Mai sa Sardigna l’ant lassada sola</em>”<em>.</em><br />
Sono le menti che hanno dato lustro all’Isola, lasciando un’eredità intellettuale e morale che ancora oggi guida e interroga. Figure diverse, ma unite da un legame profondo con la propria terra, mai abbandonata nemmeno nei momenti più difficili.</p>
<p>La poesia di Loi si fa canto corale, attraversato da riflessione e orgoglio: l’orgoglio di un popolo che, pur spesso ai margini delle narrazioni ufficiali, ha contribuito in modo significativo alla storia, alla cultura e alla società. Un contributo talvolta disconosciuto, ma non per questo meno reale o meno incisivo.</p>
<p>Il testo, tradotto in italiano da Antonio Ledda e rivisto linguisticamente da Roberto Perinu, entrerà a far parte dell’antologia del progetto “<em>Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant</em>”<em>.</em> Un laboratorio che non è soltanto didattico, ma profondamente culturale: uno spazio in cui la lingua sarda viene coltivata come patrimonio vivo, strumento di identità e ponte tra generazioni.</p>
<p>Nello stesso spirito, si inseriscono anche gli incontri mensili transoceanici che collegano il Circolo <em>Su Nuraghe</em> di Biella con il Circolo Sardo <em>Antonio Segni</em> di La Plata, in Argentina. Attraverso la tecnologia, il dialogo tra comunità lontane si rinnova, mantenendo vive memorie condivise e rafforzando legami che il tempo e la distanza non hanno spezzato. In questi appuntamenti, i versi di Nicola Loi risuonano spesso come esercizio linguistico e momento di partecipazione collettiva, trasformandosi in voce comune.</p>
<p>Tra Biella e l’Argentina, si disegna una geografia affettiva che attraversa mari e continenti. È il riflesso della Sardegna stessa: terra <em>isolata</em> nel mare, ma capace, più di ogni altra cosa, di unire mondi diversi nel segno della cultura, della lingua e di una memoria che continua a generare futuro.</p>
<p><strong>Salvatorica Oppes</strong></p>
<p><strong><em>Nell’immagine, Quattro Mori di Sardegna accanto al Tricolore italiano e alla bandiera europea</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sa Die de sa Sardigna </strong></p>
<p>Oe est sa festa de mama Sardigna,</p>
<p>Ma nois la festamus donzi die.</p>
<p>Pro chie tenet alta cussa insigna,</p>
<p>Pro fagher’ festa no mirat cun chie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In coro totucantos la tenimus,</p>
<p>Chie est inogh&#8217;e chie vivet fora.</p>
<p>In mesu a ballu tundu la jughimus,</p>
<p>Comente esserat bia Eleonora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sa terra nostra est che calamida,</p>
<p>Chi totus nos istringhet a su sinu.</p>
<p>Oe sos fizos, chi at dadu vida,</p>
<p>Cantant e basant su santu terrinu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terra de babbos nostros e de jajos,</p>
<p>Chi ant trabagliadu inoghe e fatu gherra.</p>
<p>E nd&#8217;ant seddadu de murros e bajos,</p>
<p>E giuntu juos in tota sa terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sos pastores chi seculos ant curtu,</p>
<p>Da-e Gennargentu fin&#8217;a Campidanu.</p>
<p>In tramudada, fatu casu e murtu,</p>
<p>Cun canes fatu e anzones in manu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cun sas massajas nostras filonzanas,</p>
<p>De linu e de furesi tessidoras.</p>
<p>Tra sos laores in dies metzanas,</p>
<p>Mai istracas, sas bonas-messadoras.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E sas mentes chi nos ant fatu onore,</p>
<p>Chi ant lassadu sinnos pro iscola.</p>
<p>Gramsci, cun Lussu nos ant fatu onore,</p>
<p>Mai sa Sardigna l&#8217;ant lassada sola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>O&#8217;est sa die de totu s&#8217;istoria,</p>
<p>Siant in sos sentidos sos ammentos.</p>
<p>De totu sos eroes sa memoria,</p>
<p>Sos Bator Moros in sos bator bentos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A totucantos, bona-festa sarda,</p>
<p>A chie totu la pensat che a nois.</p>
<p>Pro cumbater’ no est mai ora tarda,</p>
<p>Tra oras bonas e ais e ois.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A sos Sardos chi che vivent a tesu,</p>
<p>Dulche che mele unu pensamentu.</p>
<p>Chi cun sos coros vivides in mesu,</p>
<p>Pensende a sa Sardigna &#8216;onzi momentu.</p>
<p><em>Nigolau Loi, 28 de Abrile 2026</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il Giorno della Sardegna </strong></p>
<p>Oggi è la festa di mamma Sardegna,</p>
<p>Ma noi la festeggiamo ogni giorno.</p>
<p>Per chi tiene alta quell&#8217;insegna,</p>
<p>per far festa non guarda con chi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel cuore tutti quanti l&#8217;abbiamo,</p>
<p>Chi è qua e chi vive fuori.</p>
<p>In mezzo a ballo tondo la portiamo,</p>
<p>Come fosse viva Eleonora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La terra nostra è come calamita,</p>
<p>Che tutti ci stringe al seno.</p>
<p>Oggi i figli, chi ha dato vita,</p>
<p>Cantano e baciano il santo terreno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terra di nostri padri e di nonni,</p>
<p>Che hanno lavorato qui e fatto guerra.</p>
<p>E hanno sellato cavalli scuri e grigi,</p>
<p>E portato gioghi in tutta la terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I pastori che (per) secoli hanno anno corso,</p>
<p>Da Gennargentu fino a Campidano.</p>
<p>In transumanza, fatto formaggio e munto,</p>
<p>Con cani appresso ed agnelli in mano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con le massaie nostre filatrici,</p>
<p>Di lino e di orbace tessitrici.</p>
<p>Tra i raccolti in giornate avverse,</p>
<p>Mai stanche, le buone mietitrici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E le menti che ci hanno fatto onore,</p>
<p>Che hanno lasciato i segni per scuola.</p>
<p>Gramsci, con Lussu ci hanno fatto onore,</p>
<p>Mai la Sardegna hanno lasciato sola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi è la giornata di tutta la storia,</p>
<p>Siano nei sentimenti i ricordi.</p>
<p>Di tutti gli eroi la memoria,</p>
<p>I Quattro Mori ai quattro venti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A tutti quanti, buona festa sarda,</p>
<p>A tutti quelli che la pensano come noi.</p>
<p>Per combattere non è mai ora tarda,</p>
<p>Tra momenti buoni e “ais e ois” [lamenti].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ai Sardi che vivono lontano,</p>
<p>Dolce come il miele un pensiero.</p>
<p>Che con i cuori vivete in mezzo,</p>
<p>Pensando alla Sardegna ogni momento.</p>
<p><em>Nicola Loi, 28 Aprile 2026</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sardegna e Piemonte in preghiera a Pettinengo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:25:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo di preghiera]]></category>
		<category><![CDATA[gurgo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Rosario serale nell’oratorio di canton Gurgo tra devozione, lingue e identità condivise Un ritorno atteso nella quiete del borgo Con l’arrivo di maggio, mese tradizionalmente consacrato alla devozione mariana, Pettinengo ritrova il ritmo raccolto delle sere di preghiera. Alle ore 20:15, tra le case silenziose di canton Gurgo, torna a levarsi la voce corale...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0471.jpg" alt="descrizione" /><em>Il Rosario serale nell’oratorio di canton Gurgo tra devozione, lingue e identità condivise</em></p>
<p><strong>Un ritorno atteso nella quiete del borgo</strong><br />
Con l’arrivo di maggio, mese tradizionalmente consacrato alla devozione mariana, Pettinengo ritrova il ritmo raccolto delle sere di preghiera. Alle ore 20:15, tra le case silenziose di canton Gurgo, torna a levarsi la voce corale del Rosario, in un appuntamento che unisce fede, memoria e identità.</p>
<p><strong>L’oratorio ritrovato, cuore della comunità</strong><br />
Da quando il Circolo Culturale Sardo di Biella, insieme alle associazioni del territorio, agli enti locali e al sostegno di soci benemeriti, ha restituito alla comunità il seicentesco oratorio di canton Gurgo, questo scrigno del Barocco piemontese è tornato a vivere come luogo di incontro e spiritualità. Le sue porte si aprono ogni sera di maggio, accogliendo fedeli e visitatori in un clima di intima partecipazione, in sintonia con il parroco don Ferdinando Gallu.</p>
<p><strong><em><span id="more-10562"></span></em></strong></p>
<p>“Dove due o tre sono riuniti”<br />
La preghiera si svolge nel segno delle parole evangeliche tratte da Matteo (18,20): «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Un messaggio che qui si fa esperienza concreta, nella semplicità di un ritrovarsi insieme, condividendo silenzi e invocazioni.</p>
<p><strong>Lingue che pregano, culture che si incontrano</strong><br />
L’oratorio, liturgicamente dedicato ai Santi Grato d’Aosta ed Eusebio da Cagliari, diventa così crocevia di culture e tradizioni: un luogo in cui la lingua sarda e quella piemontese si intrecciano naturalmente nella preghiera. Un segno tangibile di quella attenzione alla lingua materna più volte incoraggiata da papa Francesco, che invita a riscoprire il valore autentico dell’espressione spirituale nelle parole più intime e familiari.</p>
<p><strong>Voci e melodie tra Sardegna e Piemonte</strong><br />
Accanto al gruppo locale delle “pie donne”, sarà il diacono Elio Ceresa a sostenere e accompagnare i momenti della preghiera mariana. I partecipanti potranno seguire la recita grazie ai fogli di navata, che riportano i testi del <em>“Rosariu cantadu”</em> sia in <em>limba</em> sarda sia nella variante piemontese propria di canton Gurgo. In alcune serate, gli inni mariani risuoneranno nelle melodie tradizionali di Atzara e di Belvì, creando un dialogo armonioso tra le due culture.</p>
<p><strong>Un’unica fede, molte voci</strong><br />
Le voci si alterneranno, offrendo a ciascuno la possibilità di pregare nella propria lingua e, al tempo stesso, di accogliere quella dell’altro. È in questa fusione di suoni, parole e devozione che l’oratorio ritrova la sua anima più profonda: non solo luogo di culto, ma spazio condiviso dove le radici si incontrano e si riconoscono, nel segno di una fede che unisce e supera ogni distanza.</p>
<p><strong>Salvatorica Oppes</strong></p>
<p>Nell’immagine, facciata dell’oratorio di Gurgo</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Biella celebra “su Populu sardu”: memoria, identità e futuro condiviso</title>
		<link>https://www.sunuraghe.it/2026/biella-celebra-su-populu-sardu-memoria-identita-e-futuro-condiviso-2</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 12:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[festa sardi]]></category>
		<category><![CDATA[Nuraghe Chervu]]></category>
		<category><![CDATA[su populu sardu]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla rivolta dei Vespri sardi all’impegno delle comunità emigrate: il contributo di un popolo che continua a costruire l’Italia Martedì 28 aprile 2026, a Biella, la memoria si fa presenza e rito condiviso. La festa di “su Populu sardu”, istituita dal Consiglio Regionale della Sardegna con la legge n. 44 del 14 settembre 1993, torna...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0470.jpg" alt="descrizione" /><em data-start="77" data-end="207"><strong>Dalla rivolta dei Vespri sardi all’impegno delle comunità emigrate: il contributo di un popolo che continua a costruire l’Italia</strong></em></p>
<p data-start="209" data-end="645">Martedì 28 aprile 2026, a Biella, la memoria si fa presenza e rito condiviso. La festa di <strong data-start="330" data-end="351"><em>“su Populu sardu”</em></strong><em>,</em> istituita dal Consiglio Regionale della Sardegna con la legge n. 44 del 14 settembre 1993, torna a vivere lontano dall’Isola, in una terra che da tempo accoglie e custodisce la storia dell’emigrazione sarda. È un filo teso tra Nord e Mediterraneo, tra passato e presente, tra radici e futuro.</p>
<p><span id="more-10563"></span></p>
<p>Nell’area monumentale del <em>“Nuraghe Chervu”,</em> in via Lago Maggiore, l’alzabandiera – curato dal Nucleo biellese dell’Associazione Nazionale Brigata “Sassari”, intitolato a Emilio Lussu – assume il valore di un gesto corale, in ideale sintonia con le celebrazioni che, nello stesso momento, si svolgono in Sardegna. È il simbolo di una comunità che, pur lontana geograficamente, resta unita nella coscienza e nella storia.</p>
<p data-start="905" data-end="1439">La ricorrenza affonda le sue radici nel triennio rivoluzionario del 1793-1795, quando la Sardegna visse una stagione di rivendicazione e dignità, ricordata come i “Vespri sardi”. Al centro di quegli eventi, la cacciata da Cagliari del viceré Vincenzo Balbiano, espressione di un potere distante e incapace di ascolto. A guidare le istanze degli Stamenti – l’antico Parlamento del Regno – fu la delegazione capeggiata da Giovanni Maria Angioy, interprete di richieste lucide e profondamente moderne.</p>
<p data-start="1441" data-end="1878">Si chiedeva che i Sardi potessero accedere alle cariche civili e militari della propria terra, che le Corti fossero convocate con regolarità, che venissero rispettate le leggi e le consuetudini del Regno, il <em>“su Connottu”.</em> Si auspicava un Consiglio di Stato a Cagliari e un ministero dedicato agli affari sardi a Torino. Non era soltanto protesta: era la ricerca di equilibrio tra autonomia e appartenenza, tra identità e partecipazione.</p>
<p data-start="1880" data-end="2531">A rafforzare quella coscienza fu anche il recente ricordo dell’eroica difesa dell’isola. Nel febbraio 1793, nelle acque della Maddalena, Domenico Millelire respinse il tentativo di invasione francese, costringendo alla ritirata un giovane Napoleone Bonaparte. Con intuizione e coraggio, trasformò una situazione critica in una vittoria destinata a entrare nella storia, guadagnando la prima medaglia d’oro al valor militare del Regno di Sardegna divenuta la prima dell’attuale Marina Militare Italiana. Anche a Cagliari, sotto il fuoco delle navi francesi, il popolo seppe resistere, alimentando il sentimento di un diritto negato: quello di contare nel proprio destino.</p>
<p data-start="2533" data-end="3056">Da quella stagione nasce un orgoglio che non si esaurisce nei confini dell’Isola, ma si diffonde lungo le rotte dell’emigrazione. I Sardi che hanno lasciato la loro terra, come quelli che a Biella hanno costruito comunità operose e solidali, hanno portato con sé lingua, cultura e valori, contribuendo in modo concreto allo sviluppo dell’Italia contemporanea. Accanto a loro, i Sardi rimasti nell’Isola hanno custodito e rinnovato tradizioni, economie e saperi, mantenendo vivo il legame con una identità antica e dinamica.</p>
<p data-start="3058" data-end="3404">Le associazioni dei Sardi nel mondo – come testimonia anche l’esperienza di <em>Su Nuraghe</em> – sono molto più che luoghi di ritrovo: rappresentano presìdi culturali, laboratori di memoria e integrazione, dove l’appartenenza si trasforma in dialogo e crescita condivisa. In queste realtà, la Sardegna continua a parlare, a raccontarsi, a generare futuro.</p>
<p data-start="3406" data-end="3743">Così, a Biella, la celebrazione di <em>“su Populu sardu” </em>si fa riconoscimento e consapevolezza. Non solo ricordo di un passato spesso trascurato, ma affermazione di un contributo vivo, concreto, quotidiano. Un popolo che ha saputo attraversare il tempo e lo spazio senza smarrire se stesso, diventando parte integrante della storia italiana.</p>
<p data-start="3745" data-end="3947" data-is-last-node="" data-is-only-node="">E nel gesto solenne della bandiera che si innalza, si riflette un messaggio semplice e profondo: l’identità non divide, ma unisce. È una radice che si espande, capace di nutrire ogni terra che incontra.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p>Nell’immagine, gigantografia di migranti esposta sui muri demaniali di Pettinengo e papaveri coltivati dai richiedenti asilo dell’Associazione Pacefuturo, distribuiti da <em>Piccola Fata</em> in occasione del 25 aprile 2026 (foto M. Rebuffa).</p>
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		<title>Biella celebra “su Populu sardu”: memoria, identità e futuro condiviso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:19:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla rivolta dei Vespri sardi all’impegno delle comunità emigrate: il contributo di un popolo che continua a costruire l’Italia Martedì 28 aprile 2026, a Biella, la memoria si fa presenza e rito condiviso. La festa di “su Populu sardu”, istituita dal Consiglio Regionale della Sardegna con la legge n. 44 del 14 settembre 1993, torna...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0469.jpg" alt="descrizione" /><em data-start="77" data-end="207"><strong>Dalla rivolta dei Vespri sardi all’impegno delle comunità emigrate: il contributo di un popolo che continua a costruire l’Italia</strong></em></p>
<p data-start="209" data-end="645">Martedì 28 aprile 2026, a Biella, la memoria si fa presenza e rito condiviso. La festa di <strong data-start="330" data-end="351"><em>“su Populu sardu”</em></strong><em>,</em> istituita dal Consiglio Regionale della Sardegna con la legge n. 44 del 14 settembre 1993, torna a vivere lontano dall’Isola, in una terra che da tempo accoglie e custodisce la storia dell’emigrazione sarda. È un filo teso tra Nord e Mediterraneo, tra passato e presente, tra radici e futuro.</p>
<p>Nell’area monumentale del <em>“Nuraghe Chervu”,</em> in via Lago Maggiore, l’alzabandiera – curato dal Nucleo biellese dell’Associazione Nazionale Brigata “Sassari”, intitolato a Emilio Lussu – assume il valore di un gesto corale, in ideale sintonia con le celebrazioni che, nello stesso momento, si svolgono in Sardegna. È il simbolo di una comunità che, pur lontana geograficamente, resta unita nella coscienza e nella storia.</p>
<p data-start="905" data-end="1439"><span id="more-10560"></span></p>
<p>La ricorrenza affonda le sue radici nel triennio rivoluzionario del 1793-1795, quando la Sardegna visse una stagione di rivendicazione e dignità, ricordata come i “Vespri sardi”. Al centro di quegli eventi, la cacciata da Cagliari del viceré Vincenzo Balbiano, espressione di un potere distante e incapace di ascolto. A guidare le istanze degli Stamenti – l’antico Parlamento del Regno – fu la delegazione capeggiata da Giovanni Maria Angioy, interprete di richieste lucide e profondamente moderne.</p>
<p data-start="1441" data-end="1878">Si chiedeva che i Sardi potessero accedere alle cariche civili e militari della propria terra, che le Corti fossero convocate con regolarità, che venissero rispettate le leggi e le consuetudini del Regno, il <em>“su Connottu”.</em> Si auspicava un Consiglio di Stato a Cagliari e un ministero dedicato agli affari sardi a Torino. Non era soltanto protesta: era la ricerca di equilibrio tra autonomia e appartenenza, tra identità e partecipazione.</p>
<p data-start="1880" data-end="2531">A rafforzare quella coscienza fu anche il recente ricordo dell’eroica difesa dell’isola. Nel febbraio 1793, nelle acque della Maddalena, Domenico Millelire respinse il tentativo di invasione francese, costringendo alla ritirata un giovane Napoleone Bonaparte. Con intuizione e coraggio, trasformò una situazione critica in una vittoria destinata a entrare nella storia, guadagnando la prima medaglia d’oro al valor militare del Regno di Sardegna divenuta la prima dell’attuale Marina Militare Italiana. Anche a Cagliari, sotto il fuoco delle navi francesi, il popolo seppe resistere, alimentando il sentimento di un diritto negato: quello di contare nel proprio destino.</p>
<p data-start="2533" data-end="3056">Da quella stagione nasce un orgoglio che non si esaurisce nei confini dell’Isola, ma si diffonde lungo le rotte dell’emigrazione. I Sardi che hanno lasciato la loro terra, come quelli che a Biella hanno costruito comunità operose e solidali, hanno portato con sé lingua, cultura e valori, contribuendo in modo concreto allo sviluppo dell’Italia contemporanea. Accanto a loro, i Sardi rimasti nell’Isola hanno custodito e rinnovato tradizioni, economie e saperi, mantenendo vivo il legame con una identità antica e dinamica.</p>
<p data-start="3058" data-end="3404">Le associazioni dei Sardi nel mondo – come testimonia anche l’esperienza di <em>Su Nuraghe</em> – sono molto più che luoghi di ritrovo: rappresentano presìdi culturali, laboratori di memoria e integrazione, dove l’appartenenza si trasforma in dialogo e crescita condivisa. In queste realtà, la Sardegna continua a parlare, a raccontarsi, a generare futuro.</p>
<p data-start="3406" data-end="3743">Così, a Biella, la celebrazione di <em>“su Populu sardu” </em>si fa riconoscimento e consapevolezza. Non solo ricordo di un passato spesso trascurato, ma affermazione di un contributo vivo, concreto, quotidiano. Un popolo che ha saputo attraversare il tempo e lo spazio senza smarrire se stesso, diventando parte integrante della storia italiana.</p>
<p data-start="3745" data-end="3947" data-is-last-node="" data-is-only-node="">E nel gesto solenne della bandiera che si innalza, si riflette un messaggio semplice e profondo: l’identità non divide, ma unisce. È una radice che si espande, capace di nutrire ogni terra che incontra.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p>Nell’immagine, gigantografia di migranti esposta sui muri demaniali di Pettinengo e papaveri coltivati dai richiedenti asilo dell’Associazione Pacefuturo, distribuiti da <em>Piccola Fata</em> in occasione del 25 aprile 2026 (foto M. Rebuffa).</p>
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		<title>Sardi a Biella tra motori e memoria: il viaggio identitario di Manuel Concas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 06:22:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[kart]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Concas]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla formazione tecnica alla competizione: la passione che diventa percorso di vita C’è un filo sottile ma tenace che lega le storie individuali alle radici collettive, ed è il filo della conoscenza: sapere da dove si viene per comprendere dove si sta andando. È su questo tracciato, fatto di memoria e di futuro, che si...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0468.jpg" alt="descrizione" /><strong>Dalla formazione tecnica alla competizione: la passione che diventa percorso di vita</strong></p>
<p>C’è un filo sottile ma tenace che lega le storie individuali alle radici collettive, ed è il filo della conoscenza: sapere da dove si viene per comprendere dove si sta andando. È su questo tracciato, fatto di memoria e di futuro, che si muove la storia di Manuel Concas, trent’anni, nato a Biella, con lo sguardo rivolto lontano, verso quell’isola che vive dentro di lui come una bussola silenziosa: la Sardegna.</p>
<p>La sua è una passione che corre veloce, alimentata dal rombo dei motori e da un desiderio mai sopito di mettersi alla prova. Manuel è un agonista di go-kart, disciplina che riunisce atleti di ogni età, dagli otto ai sessant’anni, in un confronto continuo tra tecnica, istinto e determinazione. Una passione nata da bambino e cresciuta con lui, nutrita anche da un percorso formativo concreto: gli studi al Centro di Formazione Professionale dei Salesiani di Don Bosco a Vigliano Biellese, dove ha conseguito la qualifica di operatore meccanico costruttore. Non solo teoria, ma mani sporche di grasso e occhi attenti ai dettagli, fino alla scelta di acquistare un go-kart usato e riportarlo a nuova vita con pazienza e competenza.</p>
<p><span id="more-10559"></span></p>
<p>Da due anni gareggia nel campionato Motorsport sulla pista di Ottobiano (PV), dopo aver attraversato esperienze sportive diverse, dalle arti marziali – con la pratica della <em>Muay Thai</em> e anche ruoli organizzativi – fino alle competizioni su pista. <em>“Mi piacciono le sfide, devo continuamente reinventarmi. Lo sport per me è una bolla di serenità”</em>, racconta, senza nascondere la severità con cui giudica se stesso quando i risultati non arrivano. E mentre sorride, mostra la mano destra segnata da un grave incidente stradale, avvenuto quando era poco più che maggiorenne, per strada mentre correva a Cossato con il suo scooter: un evento che ha inciso profondamente sulle sue scelte di vita, senza però spegnere la sua voglia di andare avanti.</p>
<p>La quotidianità è fatta anche di lavoro, quello in fonderia, duro e concreto, dal quale Manuel ritaglia spazi di libertà per coltivare le sue passioni. Ma è nel cuore che custodisce il suo vero approdo: la Sardegna. Lo racconta senza bisogno di parole, mostrando con orgoglio il tatuaggio sul braccio sinistro, i Quattro Mori racchiusi nel profilo dell’isola. Un segno indelebile, come l’identità che porta con sé.</p>
<p>Figlio di una storia migrante, Manuel affonda le sue radici in un percorso familiare che attraversa il Novecento. Il nonno Luigi, emigrato negli anni Settanta con la moglie Mariolina Murgia e il figlio Vittorio di appena 5 anni, da subito operaio alla Lancia di Torino, ha costruito nel Biellese una nuova vita. Dopo il trasferimento a Cossato, oggi papà è stimato fuochista in una tintoria di Quaregna. Le origini affondano tra Samassi e Serramanna, dove il bisnonno omonimo di babbo portava avanti una fabbrica di piastrelle: frammenti di una Sardegna operosa, capace di reinventarsi anche lontano dalla propria terra.</p>
<p>E proprio questa appartenenza “dell’altrove” si traduce in un bisogno costante di ritorno. Manuel, ogni volta che può, vola verso Cagliari, spesso con viaggi brevi e intensi, alla ricerca di quell’energia che solo la sua isola sa restituire. Sono viaggi rapidi, dettati anche dai costi e dai tempi, ma profondi come immersioni nella memoria e nella contemporaneità giovanile sarda. Poi, il ritorno in continente, con una consapevolezza rinnovata.</p>
<p>Da anni vive in autonomia, seguendo il proprio percorso con determinazione. È motivo di orgoglio per la sua famiglia: per i genitori, per la zia Donatella, attiva nel commercio a Cossato, e per la sorella Federica, più giovane di sette anni, studentessa di chimica all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e lavoratrice instancabile, esempio di una generazione che studia e si costruisce il futuro con sacrificio.</p>
<p>In questo intreccio di esperienze, sport, lavoro e identità, trova spazio anche la dimensione comunitaria. Socio del Circolo Culturale Sardo <em>“Su Nuraghe”,</em> Manuel è stato invitato a raccontarsi, a condividere il proprio percorso con la comunità. Non un semplice racconto personale, ma un passaggio di testimone: perché è proprio attraverso la conoscenza, la narrazione e l’ascolto che si costruiscono i ponti tra le generazioni.</p>
<p>Nel cuore di questa “casa dell’anima”, Manuel non è solo un atleta o un lavoratore, ma un tassello di una storia più grande, quella di una comunità che continua a riconoscersi e a rinnovarsi. E in quel racconto, fatto di motori, radici e sogni, si ritrova il senso più profondo dell’appartenenza: sapere chi si è, per poter diventare ciò che si vuole essere.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p>Nell’immagine, ritratto di Manuel Concas al Circolo sardo e sul duo go-kard, indicando in entrambi i casi la sua Sardegna.</p>
<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0468-a.jpg" alt="descrizione" /></p>
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		<title>“Disterradu”, una voce sarda per tutti i migranti di ieri e di oggi nella poesia di Nicola Loi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Loi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi parte non recide le radici: le conserva, le tramanda e le trasforma in memoria viva. Al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella approda “Disterradu”, parola che, già nel suono, evoca la eco lontana dello sradicamento, il respiro trattenuto di chi ha lasciato la propria terra portandola, tuttavia, intatta dentro di sé. I “disterrados”,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0467.jpg" alt="descrizione" /><strong>Chi parte non recide le radici: le conserva, le tramanda e le trasforma in memoria viva.</strong></p>
<p>Al Circolo Culturale Sardo <em>“Su Nuraghe”</em> di Biella approda <em>“Disterradu”</em>, parola che, già nel suono, evoca la eco lontana dello sradicamento, il respiro trattenuto di chi ha lasciato la propria terra portandola, tuttavia, intatta dentro di sé.</p>
<p>I <em>“disterrados”</em>, gli sradicati, non sono soltanto i figli di un’isola antica costretti a partire: sono uomini e donne di ogni tempo, sospesi tra partenze necessarie e ritorni sognati, tra il peso della memoria e l’urgenza del futuro.</p>
<p>Nel dettato poetico di Loi, la lingua sarda non rappresenta un limite, ma una forza espressiva che affonda nelle profondità dell’esperienza umana. È una lingua che custodisce il suono della casa, il ritmo delle stagioni, l’intimità degli affetti. E proprio per questo riesce a parlare a tutti: perché ciò che racconta — la nostalgia, lo spaesamento, il desiderio di riscatto — appartiene a ogni migrante, indipendentemente dalla latitudine o dall’epoca. Un canto che attraversa confini geografici e interiori, restituendo dignità e profondità all’esperienza dell’emigrazione.</p>
<p><span id="more-10558"></span></p>
<p>In questi versi si condensa una verità che attraversa i secoli: l’emigrazione come ferita quotidiana, come nodo che stringe e non si scioglie. È il sentimento che accomuna i contadini e i minatori sardi partiti verso il continente, gli operai diretti alle fabbriche del Nord nel secondo dopoguerra, ma anche i migranti contemporanei che attraversano deserti e mari alla ricerca di una possibilità di vita dignitosa.</p>
<p>Nel solco di una tradizione letteraria ampia e stratificata — che dalla narrativa verista fino alla lirica contemporanea ha spesso interrogato il tema della partenza — la poesia si conferma come il linguaggio privilegiato per cogliere le sfumature più sottili del distacco. Non solo cronaca di un viaggio, ma racconto dell’anima: perché partire non è mai soltanto un gesto fisico, bensì una frattura esistenziale, un continuo oscillare tra perdita e possibilità.</p>
<p>È proprio su questa soglia che si colloca la riflessione poetica di Loi. Nei suoi versi, l’emigrato non è mai un semplice viaggiatore: diventa custode silenzioso della propria origine, archivio vivente di memorie, tradizioni e parole. La terra natia, pur lontana, continua a pulsare come un richiamo incessante, un luogo interiore che resiste al tempo e alla distanza. La nostalgia non è soltanto malinconia, ma forza generatrice di identità.</p>
<p align="center"><em>“In amargura dogni die passas,<br />
S’annuzu ti nde mandigat s’intragna”.</em></p>
<p>Versi che, nella loro essenzialità, racchiudono una verità difficile da tradurre pienamente: l’amarezza quotidiana, il nodo che stringe le viscere, il ricordo che non concede tregua. È una lingua che non si limita a dire, ma incide; che non descrive soltanto, ma fa sentire.</p>
<p>Eppure, ciò che emerge con maggiore forza è il ruolo dell’emigrato come custode. Chi parte non perde la propria origine: la porta con sé, la protegge, la tramanda. Nei gesti quotidiani, nella lingua parlata in famiglia, nei canti, nelle feste, nei ricordi narrati ai figli. L’identità diventa allora un ponte, non un confine.</p>
<p>Sei ottave di endecasillabi che scorrono come un nastro riavvolto, dove il passato si ripresenta con forza ogni volta che si torna ai luoghi dell’infanzia. Ed è proprio nel ritorno che affiora la domanda più inquieta, quella che non trova risposta:</p>
<p align="center"><em>“Ma fit menzus inoghe s’esistentzia?<br />
Tando est chi nde falas dae sa nue,<br />
Ca no ti das risposta mancu tue”.</em></p>
<p>Il dubbio resta sospeso, irrisolto, come spesso accade nella vita di chi ha attraversato il mare della separazione. Perché l’emigrazione è anche questo: una domanda aperta, una ricerca che continua nel tempo, senza approdi definitivi.</p>
<p>La composizione di Loi, nella traduzione italiana di Antonio Ledda e nella rilettura curata da Roberto Perinu, confluirà nell’antologia del laboratorio linguistico <em>“Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”</em>. Un progetto che si inserisce nel percorso culturale promosso dal Circolo <em>“Su Nuraghe”</em> di Biella (<u><a href="https://subandu.voxmail.it/nl/pvk42d/wsnue0/yvifsl/uf/1/aHR0cDovL3d3dy5zdW51cmFnaGUuaXQv?_d=B3G&amp;_c=e97ef1c6" target="_new">www.sunuraghe.it</a></u>), da anni impegnato nella tutela e nella valorizzazione della lingua e dell’identità sarda, anche attraverso la trasmissione intergenerazionale del patrimonio immateriale.</p>
<p>L’iniziativa si lega al più ampio laboratorio linguistico transoceanico, che unisce idealmente Biella al Circolo Sardo <em>“Antonio Segni”</em> di La Plata, in Argentina. Un dialogo a distanza che supera oceani e latitudini, costruendo un ponte fatto di parole, di memoria e di appartenenza. In questo spazio condiviso, la lingua sarda si fa strumento vivo, capace di connettere comunità disperse e di alimentare quella “coscienza dell’origine” che ogni emigrato porta con sé.</p>
<p>Così, tra poesia e impegno culturale, <em>“Disterradu”</em> diventa molto più di un titolo: è una condizione, una testimonianza, ma anche una promessa. Perché chi parte non recide mai del tutto il legame con la propria terra — lo trasforma, lo custodisce, lo rinnova. E in quel legame, fragile e tenace insieme, continua a vivere l’anima di un popolo in cammino.</p>
<p><em>“Disterradu”</em> diventa allora una parola-mondo: contiene la storia dei Sardi, ma anche quella di milioni di persone che, in ogni angolo del pianeta, continuano a partire. E nella voce poetica che nasce da un piccolo centro come Ortueri si riconosce una eco più ampia, quasi corale: quella dell’umanità in cammino, che non smette di cercare casa, pur sapendo che una parte di essa resterà sempre altrove.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p><strong>Nell’immagine, ingresso del “Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli” di Pettinengo</strong></p>
<p><strong>Disterradu</strong></p>
<p>Andadu ti che ses a sos vint&#8217;annos,</p>
<p>Pro no torrare mai a custu logu.</p>
<p>Saludadu as sa terra, cun sos mannos,</p>
<p>Totu pariat unu disaogu.</p>
<p>Creias abberu de mudare pannos,</p>
<p>Tando fit totu a brulla e a giogu.</p>
<p>Cun s&#8217;atrivida de sa bella eddade,</p>
<p>At connotu cussa realidade.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Atera limba e atera zente,</p>
<p>Cun tempus feu, ne sol&#8217;e ne luna.</p>
<p>As cherfidu mudare continente,</p>
<p>Sena connoscher’ de moda peruna.</p>
<p>Cando as bidu su tempus presente,</p>
<p>Cussa fit disaura o fit fortuna?</p>
<p>As giuradu de lassare su foghile,</p>
<p>Oe disizas s&#8217;antigu cuile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cun cara fea si mustrat su mere,</p>
<p>Est fritu che su nie su trabagliu.</p>
<p>No pius libertade ne podere,</p>
<p>Ses un&#8217;istranzu, postu a su bersagliu.</p>
<p>Finas bene pagadu est su dovere,</p>
<p>Pero dudas de aer’ fatu isbagliu.</p>
<p>Disizas sas campuras de arare,</p>
<p>Ue as giuradu de no bi torrare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In amargura dogni die passas,</p>
<p>S&#8217;annuzu ti nde mandigat s&#8217;intragna.</p>
<p>Cuddos ammentos a banda no lassas,</p>
<p>Dies de pitzinnia in sa campagna.</p>
<p>Ma mai as perdìdu cuddas trassas,</p>
<p>De su matzone areste in sa muntagna.</p>
<p>Pero frastimas sa sorte maligna,</p>
<p>Chi t&#8217;at fatu lassare sa Sardigna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>S&#8217;idea mudas in-d-unu momentu,</p>
<p>Cheres torrare a bolu che puzone.</p>
<p>Tando isparghes velas a su &#8216;entu,</p>
<p>Comente narat s&#8217;antiga cantone.</p>
<p>Cando torras a inoghe ses cuntentu,</p>
<p>Ma oe, ses un&#8217;atera persone.</p>
<p>Sa &#8216;idda tua est annada in crèschida,</p>
<p>A tie paret un&#8217;atera arvèschida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cun allegria a totu saludas,</p>
<p>De sos giovanos faghes connoschentzia.</p>
<p>Cun cussu ispantu a solu t&#8217;amudas,</p>
<p>Pensas a su passadu, a sa partentzia.</p>
<p>Tando de fronte ses a tantas dudas,</p>
<p>Ma fit menzus inoghe s&#8217;esistentzia?</p>
<p>Tando est chi nde falas dae sa nue,</p>
<p>Ca no ti das risposta mancu tue.</p>
<p><em>Nigolau Loi, su 17 de abrile 2026</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Emigrato</strong></p>
<p>Te ne sei andato a vent&#8217;anni,</p>
<p>Per non tornare mai a questo luogo.</p>
<p>Hai salutato la terra, con i grandi,</p>
<p>Tutto sembrava uno svago.</p>
<p>Credevi davvero di mutare i panni (cambiare vita),</p>
<p>Tanto era tutto scherzo e gioco.</p>
<p>Con l&#8217;audacia della bella età,</p>
<p>Hai conosciuto quella realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altra lingua e altra gente,</p>
<p>Con tempo brutto, senza sole né luna.</p>
<p>Hai voluto cambiare continente,</p>
<p>Senza conoscere nessuna moda.</p>
<p>Quando hai visto il tempo presente,</p>
<p>Quella era sfortuna o era fortuna?</p>
<p>Hai giurato di lasciare il focolare,</p>
<p>Oggi desideri il vecchio ovile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con faccia brutta si mostra il padrone,</p>
<p>È freddo come la neve il lavoro.</p>
<p>Non più libertà né potere,</p>
<p>Sei uno straniero, messo a bersaglio.</p>
<p>Anche ben pagato è il dovere,</p>
<p>Però dubiti di aver sbagliato.</p>
<p>Desideri le pianure da arare,</p>
<p>Dove hai giurato di non ritornare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In amarezza tutti i giorni trascorri,</p>
<p>Il nodo ti mangia le viscere.</p>
<p>Quei ricordi non ti lasciano da parte,</p>
<p>Giorni di giovinezza in campagna.</p>
<p>Ma mai hai perso quelle astuzie,</p>
<p>Della volpe selvatica in montagna.</p>
<p>Però maledici la maligna sorte,</p>
<p>Che ti ha fatto lasciare la Sardegna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;idea cambia in un momento,</p>
<p>Vuoi tornare al volo come l&#8217;uccello.</p>
<p>Allora spargi vele al vento,</p>
<p>Come dice l&#8217;antica canzone.</p>
<p>Quando torni qui sei contento,</p>
<p>Ma oggi, sei un&#8217;altra persona.</p>
<p>Il tuo paese è cresciuto,</p>
<p>A te sembra un&#8217;altra alba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con allegria tutti saluti,</p>
<p>Dei i giovani fai conoscenza.</p>
<p>Con quella meraviglia da solo zittisci,</p>
<p>Pensi al passato, alla partenza.</p>
<p>Allora di fronte a tanti dubbi,</p>
<p>Ma era meglio qui l’esistenza?</p>
<p>Allora è che cadi dalle nuvole,</p>
<p>Perché non ti dai risposte neanche tu.</p>
<p><em>Nicola Loi, 17 aprile 2026</em></p>
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		<title>Biodiversità nel Biellese: un dono dei Sardi alla terra di adozione: Aprile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 06:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su calendariu]]></category>
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					<description><![CDATA[Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso immagini e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice. L&#8217;esempio di Soprana Negli appezzamenti da noi coltivati e in quelli contermini abbiamo applicato strategie per conservare la biodiversità, ottenendo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0466.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso immagini e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;esempio di Soprana</strong></p>
<p>Negli appezzamenti da noi coltivati e in quelli contermini abbiamo applicato strategie per conservare la biodiversità, ottenendo risultati apprezzabili. Le aree di sperimentazione sono due, poste a trecento metri l’una dall’altra, situate nel Mortigliengo (Biellese orientale), nel comune di Valdilana, località Soprana, frazione Vioglio, a circa cinquecento metri di quota: l&#8217;estensione totale è di circa tre ettari, ripartiti equamente tra zona Est e Ovest.</p>
<p><span id="more-10556"></span></p>
<p>Il contesto è caratterizzato da piccoli nuclei abitati, con decine di residenti, circondati da modeste superfici agricole vicine alle case. La pendenza impedisce l&#8217;uso di trattori: lo sfalcio avviene con decespugliatori, la preparazione del suolo con motozappe o attrezzi manuali.  La destinazione è per l&#8217;ottantacinque percento prato-frutteto; il restante quindici percento è a orto.</p>
<p><strong>Lucio e Alice Bordignon</strong></p>
<p><strong>Nell’immagine, Podalirio &#8211; </strong><em>immagine di Lucio Bordignon</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>“Su Nuraghe Calcio Biella” vince in rimonta: 3-2 a “Pizza Flash”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:47:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su nuraghe calcio biella]]></category>
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					<description><![CDATA[Successo sofferto a Vigliano Biellese in un torneo promosso da Ricreativo Calcio Biella e A.S.C., tra espulsioni, polemiche e una classifica sempre più combattuta. Lunedì 30 aprile, sul sintetico del centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, “Su Nuraghe Calcio Biella” ha conquistato una vittoria di grande peso, superando 3-2 “Pizza Flash” al termine di una...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0465.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Successo sofferto a Vigliano Biellese in un torneo promosso da Ricreativo Calcio Biella e A.S.C., tra espulsioni, polemiche e una classifica sempre più combattuta.</strong></p>
<p>Lunedì 30 aprile, sul sintetico del centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, “Su Nuraghe Calcio Biella” ha conquistato una vittoria di grande peso, superando 3-2 “Pizza Flash” al termine di una sfida intensa e combattuta fino all’ultimo.</p>
<p><span id="more-10555"></span></p>
<p>La formazione biellese, espressione sportiva del Circolo Culturale Sardo &#8220;Su Nuraghe&#8221;, presieduto da Battista Saiu, è scesa in campo con una struttura societaria ben definita: Gaspare Carmona nel ruolo di direttore sportivo e Andrea Savoi alla guida tecnica. Un’organizzazione solida, sostenuta anche dalla presenza costante a bordo campo del massaggiatore Filippo Gugliotta, del responsabile logistico Gaetano Pitarresi e del guardarobiere Alessandro Biasini, figure fondamentali per la gestione della squadra.</p>
<p>Il campionato provinciale, sempre più seguito sul territorio, è promosso da Ricreativo Calcio Biella in collaborazione con A.S.C. – Attività Sportive Confederate, organismo riconosciuto dal CONI e presieduto da Pino Lopez. Una sinergia che contribuisce a valorizzare lo sport dilettantistico, offrendo un contesto competitivo ma al tempo stesso aggregativo.</p>
<p>Sul campo, il confronto con “Pizza Flash”, capitanata da Jacopo Verrastro e guidata da Simone Osiliero con Damiano Platini in panchina, si è sviluppato su ritmi elevati. Continui capovolgimenti di fronte e grande intensità agonistica hanno caratterizzato una gara resa ancora più incandescente dalle decisioni arbitrali di Nadir Vargiolu. Il direttore di gara ha infatti estratto un cartellino rosso per parte, costringendo entrambe le squadre a proseguire in inferiorità numerica. Provvedimenti che hanno generato proteste dagli spalti e qualche malumore nelle panchine, ritenuti da molti eccessivamente severi.</p>
<p>Sul piano realizzativo, “Pizza Flash” è andata a segno con Marco Gozzi e Mattia La Vecchia. Per “Su Nuraghe Calcio Biella”, riconoscibile per l’emblema dei Quattro Mori sul petto, è stato Daniel Chiarello ad aprire le marcature, mentre il capitano Manuel Pizzo ha firmato la doppietta decisiva, confermandosi uomo chiave della squadra.</p>
<p>Grazie a questo successo, la compagine biellese consolida la propria posizione nelle zone alte della classifica, alle spalle della capolista “Real Maggese”, con “Giullari di Corte” e “Nottingham Forest” pronte a sfruttare ogni passo falso.</p>
<p>Archiviata la pausa pasquale, il prossimo impegno è fissato per lunedì 13 maggio alle ore 21:00, ancora sul terreno di Vigliano Biellese, dove “Su Nuraghe Calcio Biella” affronterà “Inazuma Seven” in un match che potrebbe rivelarsi determinante per il prosieguo della stagione.</p>
<p>Efisangelo Calaresu</p>
<p><em>Nell’immagine: le formazioni di “Pizza Flash” e “Su Nuraghe Calcio Biella” prima del fischio d’inizio.</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Poesia di Nicola Loi: voce sarda tra Sardegna e Biella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 06:51:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Loi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Oralità antica e memoria viva nella comunità dei Sardi emigrati C’è un tempo remoto che continua a pulsare sotto la pelle del presente. Un tempo in cui le parole non si fissavano sulla carta, ma si affidavano al respiro, al ritmo, alla memoria viva dei corpi. È il tempo dell’oralità, profondamente radicato nella terra di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0464.jpg" alt="descrizione" /><em><strong>Oralità antica e memoria viva nella comunità dei Sardi emigrati</strong></em></p>
<p>C’è un tempo remoto che continua a pulsare sotto la pelle del presente. Un tempo in cui le parole non si fissavano sulla carta, ma si affidavano al respiro, al ritmo, alla memoria viva dei corpi. È il tempo dell’oralità, profondamente radicato nella terra di Sardegna, dove ancora oggi gli avvenimenti prendono forma in versi e in versi cantati, perpetuando una tradizione che resiste al passare dei secoli.</p>
<p>Anche lontano dall’isola, nella Penisola, nella “<em>Terra manna</em>”, che accoglie i Sardi <em>disterrados</em>, questo filo non si è spezzato. Continua a intrecciarsi nelle vite di chi ha portato con sé lingua, gesti e suoni, trasformando ogni evento significativo in racconto universale. Così è stato il 2 aprile 2026, Giovedì Santo, quando nella comunità si è accesa una nuova luce con la nascita dei gemelli Aurelio e Raimondo, figli di Yassmina e di Nicola Diana, giovane e apprezzato suonatore di <em>launeddas</em>, presenza viva nelle iniziative del Circolo sardo di Biella.</p>
<p><span id="more-10557"></span></p>
<p>A dare voce a questo momento, secondo una consuetudine che affonda le radici nel mondo antico, è Nicola Loi di Ortueri, che si fa cantore e interprete di una memoria collettiva. La sua <em>“Ninna nanna pro Aureliu e Remundu</em>” non è soltanto un componimento poetico, ma un gesto carico di significato: una carezza sonora che accompagna il riposo dei neonati e, al tempo stesso, li introduce nella comunità attraverso il linguaggio più arcaico e universale, quello del canto.</p>
<p>Il ritmo degli endecasillabi in rime baciate si dispiega con naturalezza, sostenuto dalla <em>torrada</em>, la ripresa circolare delle parole che ritornano e si rinnovano nella stessa sestina. È un andamento cadenzato che richiama forme antiche, simili all’esametro e ai canti religiosi ed elegiaci, dove la reiterazione non è mera ripetizione, ma strumento di memoria e di trasmissione. <em>“A chent’annos Aureliu e Remundu, / Salude fitiana siat a tundu. / Semper cun amistade soberana”</em>: l’augurio si distende e si ricompone, muta ordine senza perdere forza, imprimendosi come un sigillo nella coscienza di chi ascolta.</p>
<p>In questo modo, la nascita diventa racconto, il racconto si fa patrimonio, e il patrimonio si trasmette. Prima della scrittura, era il ritmo a custodire il ricordo: la parola cantata si faceva ponte tra l’evento e la sua durata nel tempo, sottraendolo all’oblio.</p>
<p>La poesia, tradotta da Antonio Ledda di Villanova Monteleone e rivisitata da Roberto Perinu, confluirà nell’antologia del laboratorio linguistico <em>“Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”</em>, un progetto che promuove la conoscenza e l’uso consapevole della lingua materna, rafforzandone il valore come strumento di identità e dialogo tra generazioni. L’iniziativa si inserisce inoltre nel più ampio percorso che collega idealmente il Circolo di Biella al Circolo Sardo <em>“Antonio Segni” </em>di La Plata, in Argentina, dando vita a un ponte culturale che attraversa oceani e continenti.</p>
<p>È in questa prospettiva che si comprende pienamente il significato del gesto poetico, come sottolinea Battista Saiu: <em>«Un ancestrale modo di memorizzare gli avvenimenti importanti all’interno della comunità, che abbiamo conosciuto e che oggi ritroviamo vivo nell’opera di Nicola Loi, esempio concreto di continuità nel presente; pratica che consente di declinare l’azione di “Su Nuraghe” attualizzandola secondo schemi sedimentati nel corso dei millenni».</em></p>
<p><strong>Salvatorica Oppes</strong></p>
<p>Nell’immagine: <em>Convolvulus althaeoides</em>. Nome italiano, <em>convolvo</em>. Nome sardo, <em>aligadorza</em>. Nome spagnolo, <em>correhuela rosa.</em> (foto di Davide Marras, Alghero).</p>
<p><strong>Ninnia pro Aureliu e Remundu</strong></p>
<p>A chent&#8217;annos Aureliu e Remundu,</p>
<p>Salude fitiana siat a tundu.</p>
<p>Semper cun amistade soberana,</p>
<p>A tundu sa salude fitiana.</p>
<p>Umpare azis a fagher’ bolos mannos,</p>
<p>Remundu e Aureliu a chent&#8217;annos.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oe a Nigola e Yassmina Diana,</p>
<p>Pro bois est sa lughe soliana.</p>
<p>Faghet piaghere mannu fin&#8217;a nois,</p>
<p>Sa lughe soliana est pro bois.</p>
<p>Che rundine in beranu &#8216;ola-&#8216;ola,</p>
<p>Oe a Diana Yassmina cun Nigola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siat in bona-sorte cust&#8217;istrina,</p>
<p>Fizos de cudd&#8217;antiga raighina.</p>
<p>Chi connoschedas un&#8217;era amiga,</p>
<p>Fizos de custa raighina antiga.</p>
<p>Che rocas de granitu unidos forte,</p>
<p>Chi siat cust&#8217;istrina in bona-sorte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pro balladores sonedas a cheddas,</p>
<p>Bellu cuncordu de sas launeddas.</p>
<p>Siat de armonia bonu-acordu,</p>
<p>De launeddas su bellu cuncordu.</p>
<p>De s&#8217;arte sarda su veru valore,</p>
<p>Cheddas sonedas a sos balladores.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Custa Ninnia bos cantent in coa,</p>
<p>Siat a s&#8217;antiga o a moda noa.</p>
<p>Semper a ballu tundu che sa roda,</p>
<p>Siat a s&#8217;antiga o a noa moda.</p>
<p>Siat sa vida che una galanìa,</p>
<p>Chi bos cantent in coa sa ninnia.</p>
<p><em>Nigolau Loi, Joja Santa 2026</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ninna nanna per Aurelio e Raimondo</strong></p>
<p>A cent&#8217;anni Aurelio e Raimondo,</p>
<p>Salute costante sia intorno a voi.</p>
<p>Sempre con amicizia sovrana,</p>
<p>Intorno a voi la salute costante.</p>
<p>Insieme farete grandi voli,</p>
<p>Raimondo e Aurelio a cent&#8217;anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi a Nicola e Yassmina Diana,</p>
<p>Per voi è la luce solare.</p>
<p>Fa piacere grande anche a noi,</p>
<p>La luce solare è per voi.</p>
<p>Come rondine in primavera vola-vola,</p>
<p>Oggi a Diana Yassmina con Nicola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sia di buona sorte questa strenna,</p>
<p>Figli di quell&#8217;antica radice.</p>
<p>Che conosciate un&#8217;epoca amica,</p>
<p>Figli di questa radice antica.</p>
<p>Come rocce di granito uniti forte,</p>
<p>Che sia questa strenna di buona sorte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per ballerini suonate forte,</p>
<p>Bella armonia delle launeddas.</p>
<p>Sia di armonia buon accordo,</p>
<p>Di launeddas una bella armonia.</p>
<p>Dell&#8217;arte sarda il vero valore,</p>
<p>Forte suonate per i ballerini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa ninna nanna (vi) cantino sulle ginocchia,</p>
<p>Sia all&#8217;antica o alla moda nuova.</p>
<p>Sempre a ballo tondo come la ruota,</p>
<p>Sia all&#8217;antica o alla nuova moda.</p>
<p>Sia la vita come una bellezza,</p>
<p>Che vi cantino sulle ginocchia la ninna nanna.</p>
<p><em>Nicola Loi, Giovedì Santo 2026</em></p>
]]></content:encoded>
					
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