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	<title>Su Nuraghe</title>
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	<description>Circolo Culturale Sardo ~ Biella</description>
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		<title>Il cuore oltre le difficoltà: “Su Nuraghe Calcio Biella” conquista tre punti pesanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:21:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su nuraghe calcio biella]]></category>
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					<description><![CDATA[Prestazione di squadra e spirito combattivo per superare un ostacolo insidioso Lunedì 23 marzo, sotto i riflettori del Centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, si è consumata una sfida intensa e ricca di emozioni tra “Su Nuraghe Calcio Biella” e “Portula F.C.”, valida per il campionato provinciale promosso da Ricreativo Calcio Biella in collaborazione con...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0458.jpg" alt="descrizione" /><em><strong>Prestazione di squadra e spirito combattivo per superare un ostacolo insidioso</strong></em></p>
<p>Lunedì 23 marzo, sotto i riflettori del Centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, si è consumata una sfida intensa e ricca di emozioni tra “Su Nuraghe Calcio Biella” e “Portula F.C.”, valida per il campionato provinciale promosso da Ricreativo Calcio Biella in collaborazione con A.S.C. – Attività Sportive Confederate, ente riconosciuto dal CONI e presieduto da Pino Lopez.</p>
<p><span id="more-10547"></span></p>
<p>A imporsi al termine di una gara combattuta è stata la formazione biellese che fa capo al Circolo Culturale Sardo, capace di prevalere per 5-3 su un avversario mai domo, protagonista di una prestazione generosa e determinata. Il match ha offerto continui capovolgimenti di fronte, con ritmi elevati e numerose occasioni da rete, a testimonianza dell’equilibrio in campo.</p>
<p>Per “Su Nuraghe Calcio Biella” sono andati a segno Daniel Chiarello, Riccardo Mancin, Franco Marangon, Tommaso Veimaro e il capitano Manuel Pizzo, autentico punto di riferimento della squadra. Sul versante opposto, il “Portula F.C.”, guidato in panchina da Edoardo Ogliaro, con la direzione tecnica di Fabio Civra Dano e il supporto del dirigente accompagnatore Lorenzo Giannini, ha risposto con le marcature di Gianluca Crappa, Marco Fontana e Luca Piaia, mantenendo aperta la contesa fino agli ultimi minuti.</p>
<p>Al termine dell’incontro, dallo spogliatoio è arrivata la soddisfazione del capitano Pizzo, che ha voluto sottolineare il valore del gruppo: <em>«Complimenti a tutti, dal primo all’ultimo, per l’atteggiamento, l’unione e la grinta dimostrati. Era da tempo che non offrivamo una prestazione di questo livello. Ora concentriamoci sulla prossima sfida. Forza Su Nuraghe!».</em></p>
<p>Sulla stessa linea il tecnico Andrea Savoi, che ha evidenziato la reazione della squadra dopo un periodo complesso: <em>«Arrivavamo da settimane difficili, ma la risposta data sul campo è stata quella che volevamo. Bravissimi»</em>. Parole che assumono ancora più valore alla luce dell’ultimo turno, nel quale la capolista “Real Maggese” ha consolidato il proprio primato in classifica.</p>
<p>Nel calcio, come nella vita, non sempre il cammino è lineare: tra ostacoli e momenti di difficoltà, conta la capacità di rialzarsi e ripartire con rinnovato slancio, proprio come la primavera che segue l’inverno.</p>
<p>Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì 30 aprile alle ore 21, ancora sul terreno di gioco di Vigliano Biellese, dove “Su Nuraghe Calcio Biella”, diretta da Gaspare Carmona e allenata da Andrea Savoi, affronterà “Pizza Flash” con l’obiettivo di conquistare punti preziosi in vista delle fasi finali del campionato.</p>
<p><em>Nell’immagine, le due squadre ritratte prima del calcio d’inizio</em>.</p>
<p><em>Battista Saiu</em></p>
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		<title>Biella, la tradizione sarda prende forma negli intrecci di palma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 07:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[domenica delle palme]]></category>
		<category><![CDATA[palme intrecciate]]></category>
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					<description><![CDATA[Un sapere antico che diventa arte, preghiera e identità condivisa Altre immagini Nelle pagine dei repertori simbolici, la palma emerge come una delle immagini più dense e luminose della tradizione occidentale: segno solare per eccellenza, emblema di esultanza, rettitudine e gloria. La sua crescita verticale, tesa verso il cielo, ne ha fatto nei secoli allegoria...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0457.png" alt="descrizione" /></p>
<p><em><strong>Un sapere antico che diventa arte, preghiera e identità condivisa</strong></em></p>
<p><a href="https://subandu.voxmail.it/nl/pvk42d/hfjnet/yvifsl/uf/1/aHR0cHM6Ly93d3cuZmxpY2tyLmNvbS9waG90b3Mvc3VudXJhZ2hlYmllbGxhL2FsYnVtcy83MjE3NzcyMDMzMjc5ODMzNC8?_d=B2S&amp;_c=73568886"><em><strong>Altre immagini</strong></em></a></p>
<p>Nelle pagine dei repertori simbolici, la palma emerge come una delle immagini più dense e luminose della tradizione occidentale: segno solare per eccellenza, emblema di esultanza, rettitudine e gloria. La sua crescita verticale, tesa verso il cielo, ne ha fatto nei secoli allegoria di fermezza morale e di successo duraturo. Già Plutarco osservava come la palma, sempre verde e mai spoglia, fosse ritenuta immagine perfetta della vittoria, capace di resistere al tempo senza perdere vigore.</p>
<p><span id="more-10548"></span></p>
<p>Albero della vita e simbolo di rigenerazione, la palma racchiude in sé una duplice natura: nella sua forma slanciata richiama l’energia vitale e la fecondità, mentre i suoi frutti – i datteri – evocano una dimensione generativa e accogliente. Non a caso, nel Cantico dei Cantici, la bellezza femminile viene paragonata alla palma, capace di donare frutti anche nella maturità, diventando immagine di longevità e pienezza.</p>
<p>Nel Cristianesimo, il valore simbolico si arricchisce ulteriormente: <em>“</em><em>il giusto fiorirà come la palma</em><em>”,</em> recita il salmo, consegnando a questa pianta il significato di immortalità e benedizione divina. Accostata talvolta alla Fenice, diventa segno di rinascita e di vita oltre la morte. I suoi rami accompagnano l’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme e, da allora, incarnano la vittoria sulla morte, la gloria dei martiri e la promessa del Paradiso. Non è un caso che, nelle prime comunità cristiane di Roma, la palma fosse anche un diffuso emblema funerario e il segno distintivo dei pellegrini di ritorno dalla Terrasanta.</p>
<p>È dentro questa trama di significati che si colloca la celebrazione della Domenica delle Palme, memoria viva dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. A Biella, il Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em> rinnova ogni anno questo rito dando forma a un patrimonio che travalica i confini geografici. Nella terra di accoglienza piemontese, il gesto antico dell’intreccio delle palme diventa ponte tra Sardegna e Continente, nel solco di Sant’Eusebio di Cagliari, primo vescovo di Vercelli nel IV secolo, inviato da Papa Giulio I in un Piemonte ancora pagano.</p>
<p><em>«La processione per la consegna delle palme è un modo unico e splendido per annunciare la Pasqua»</em>, ha sottolineato mons. Roberto Farinella, <a href="https://subandu.voxmail.it/nl/pvk42d/hfjnet/yvifsl/uf/2/aHR0cHM6Ly9kaW9jZXNpLmJpZWxsYS5pdC8yMDI2LzAzLzI4L2lsLWNpcmNvbG8tY3VsdHVyYWxlLXNhcmRvLXN1LW51cmFnaGUtZG9uYS1sZS1wYWxtZS1maWxhZGFzLWFsLXZlc2Nvdm8tZS1hZC1hbGN1bmktcGFycm9jaS8?_d=B2S&amp;_c=8333f284">accogliendo la delegazione sarda in episcopio</a>. Parole che richiamano il valore profondo di questi gesti: in una società frammentata, la riscoperta delle tradizioni non suscita soltanto curiosità, ma riattiva un patrimonio di valori radicati, quasi inscritti nella coscienza di ciascuno.</p>
<p>Le palme, recise con rispetto, custodiscono già nei loro filamenti la promessa pasquale. Le foglie più giovani, rese chiare e duttili dall’assenza di luce e da un’attenta umidificazione, vengono raccolte nei giorni che precedono la festa, portando con sé un linguaggio fatto di attesa, speranza e rinascita. Nelle mani esperte degli artigiani, queste fibre si trasformano in architetture leggere: trame sottili, arabeschi vegetali, ricami effimeri, quasi sospesi tra terra e cielo.</p>
<p>Ogni palma è un’opera unica, fragile e preziosa, in cui l’estetica si intreccia con la spiritualità. Non è soltanto una decorazione, ma una preghiera visibile, affidata alla sapienza dei gesti. Il lavoro prende avvio da modelli tramandati nel tempo, custoditi spesso in ambito familiare, dove l’arte dell’intreccio si muta in continuità quotidiana.</p>
<p>Anche quest’anno, la realizzazione è stata affidata alla dedizione della famiglia Scannella-Lantero, che ha coinvolto i più piccoli nella creazione delle croci da appuntare sul petto: un passaggio simbolico che unisce generazioni e rinnova il senso di appartenenza. Un rito domestico e silenzioso, che si apre alla comunità trasformandosi in agire di tutti.</p>
<p>Particolarmente significativa, per il 2026, la palma arricchita con <em>“su siddu”</em>, la sfera posta al vertice dell’intreccio. Dono della comunità sarda al vescovo, questo elemento racchiude un simbolismo universale: richiama l’idea di compiutezza e autorità, ma anche l’archetipo dell’uovo cosmico, origine della vita e immagine primordiale della creazione.</p>
<p>Le palme, autentiche espressioni di arte effimera, sono state consegnate ufficialmente il 28 marzo presso il Vescovado di Biella. La cerimonia è stata accompagnata dalle <em>“Voci di Su Nuraghe”</em> e dal suono ancestrale delle <em>launeddas</em>, strumenti che evocano un tempo arcaico e profondo. Una breve processione ha attraversato le vie cittadine, portando con sé colori, suoni e simboli della tradizione sarda.</p>
<p>Ne è scaturito un momento di intensa partecipazione emotiva, in cui musica, fede e memoria si sono fuse in un’unica narrazione. Non semplice rievocazione, ma presenza viva di una religiosità popolare capace di trasmettere il senso della comunità.</p>
<p>In un tempo segnato da fratture e dispersioni, la palma intrecciata continua a parlare con voce antica e attuale: fragile e luminosa, resta segno tangibile di una fede che si fa gesto, memoria che si rinnova, speranza che, come il suo verde perenne, non conosce stagione.</p>
<p>Battista Saiu</p>
<p><em>Nell’immagine, un momento della consegna delle Palme in vescovado a Biella.</em></p>
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		<title>La comunità sarda di Biella rinnova il dono delle palme alla Diocesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:29:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[domenica delle palme]]></category>
		<category><![CDATA[palme intrecciate]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra memoria antica e devozione condivisa, gesto simbolico che unisce arte, spiritualità e identità Nel silenzio vibrante che precede la Domenica Laetare, quest’anno celebrata il 15 marzo 2026, prende forma uno dei riti più suggestivi della tradizione cristiana: la preparazione delle palme intrecciate. Un tempo sospeso, in cui il gesto sapiente dell’uomo si intreccia con...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0456.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Tra memoria antica e devozione condivisa, gesto simbolico che unisce arte, spiritualità e identità</strong></p>
<p>Nel silenzio vibrante che precede la Domenica <em>Laetare</em>, quest’anno celebrata il 15 marzo 2026, prende forma uno dei riti più suggestivi della tradizione cristiana: la preparazione delle palme intrecciate. Un tempo sospeso, in cui il gesto sapiente dell’uomo si intreccia con il ritmo della natura e con la dimensione più intima della fede.</p>
<p><span id="more-10545"></span></p>
<p>Le palme, recise con cura e rispetto, custodiscono già nei loro filamenti la promessa della Pasqua, culmine del calendario liturgico. Le giovani foglie, rese chiare e docili dall’assenza di luce e dall’umidità controllata, vengono raccolte nei giorni che precedono la “domenica della gioia”, segno di sollievo nel cammino quaresimale. In esse si legge un linguaggio antico, fatto di attesa, speranza e rinascita.</p>
<p>Affidate a mani esperte, queste fibre vegetali si trasformano in delicate architetture: intrecci che evocano merletti, arabeschi, trame leggere e complesse. Ogni palma diventa così un’opera unica, fragile e preziosa, capace di raccontare la bellezza effimera della devozione popolare. Un’arte che non si limita all’estetica, ma si fa preghiera visibile, testimonianza concreta di una fede tramandata attraverso i gesti.</p>
<p>Come vuole la consuetudine, il lavoro prende avvio con la realizzazione di esemplari campione, modelli che custodiscono e rinnovano motivi ornamentali ereditati dal passato. È un sapere che si trasmette nel tempo, spesso in ambito familiare, attraverso l’osservazione, la pazienza e la pratica condivisa.</p>
<p>Anche quest’anno, in collaborazione con il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, sarà la famiglia di Giovanni Scannella e Laura Lantero a dedicarsi all’intreccio delle palme destinate alla Diocesi. Un impegno che si svolge nella discrezione domestica, ma che assume il valore di una liturgia silenziosa: un rito che unisce dimensione privata e significato comunitario, cultura e spiritualità.</p>
<p>Particolarmente significativa, per il 2026, è la realizzazione della palma con <em>“su siddu”</em>, la sfera posta al vertice dell’intreccio. Dono della Comunità dei Sardi di Biella al vescovo mons. Roberto Farinella, questo elemento racchiude un simbolismo profondo: richiama l’idea di autorità e pienezza, ma anche l’archetipo universale dell’uovo cosmico, origine della vita e immagine della creazione. Un segno che attraversa epoche e civiltà, giungendo fino a noi come testimonianza della continuità tra sacro e umano.</p>
<p>Le palme, autentiche espressioni di arte effimera, saranno consegnate ufficialmente sabato 28 marzo alle ore 9:30 presso il Vescovado di Biella. A precedere l’incontro, una breve ma intensa processione attraverserà le vie cittadine: dalla sede di “Su Nuraghe”, in via Galileo Galilei, un gruppo di soci in abito tradizionale sardo accompagnerà il dono, scandito dalle sonorità arcaiche e solenni delle launeddas di Nicola Diana, Maurizio Caria e Elena Toniato.</p>
<p>Sarà un momento di forte impatto emotivo e simbolico, in cui musica, tradizione e fede si fonderanno in un’unica narrazione collettiva. Un gesto che non è soltanto rievocazione, ma presenza viva di una religiosità popolare capace di trasmettere valori, identità e senso di appartenenza.</p>
<p>In un tempo spesso segnato dalla frammentazione, queste pratiche antiche continuano a custodire e rinnovare il legame tra le generazioni. La palma intrecciata, fragile e luminosa, diventa così segno tangibile di una fede che si fa comunità, memoria condivisa e speranza che si rinnova.</p>
<p>Per chi lo desidera, sarà possibile richiedere una piccola palma “filada”, realizzata secondo l’antica arte dell’intreccio, fino a esaurimento disponibilità.</p>
<p><strong>Informazioni e richieste:</strong> Anna – 347.125.7464</p>
<p><em>Battista Saiu</em><br />
Nell’immagine d&#8217;archivio, un momento prima della partenza dalla sede di Su Nuraghe</p>
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		<title>Dal cuore della Sardegna, un abbraccio ad ANFFAS di Gaglianico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:27:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ANFFAS di Gaglianico]]></category>
		<category><![CDATA[pranzo sardo]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[Da oltre trent’anni “Su Nuraghe” rinnova il pranzo solidale: giornata che mette al centro la dignità di ogni persona Una pioggia sottile, quasi invernale, aveva accolto le prime ore del mattino, come a voler mettere alla prova la volontà di incontrarsi. Ma la primavera, fedele alla sua promessa, ha lentamente aperto varchi di luce tra...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0455.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Da oltre trent’anni “Su Nuraghe” rinnova il pranzo solidale: giornata che mette al centro la dignità di ogni persona</strong></p>
<p>Una pioggia sottile, quasi invernale, aveva accolto le prime ore del mattino, come a voler mettere alla prova la volontà di incontrarsi. Ma la primavera, fedele alla sua promessa, ha lentamente aperto varchi di luce tra le nuvole, fino a distendere un cielo più mite sopra Gaglianico. Così, domenica 22 marzo 2026, si è compiuta la XXXIII edizione del pranzo benefico sardo presso il Centro ANFFAS: una giornata che, ancora una volta, ha saputo trasformare l’incertezza del tempo in certezza di umanità condivisa.</p>
<p><span id="more-10544"></span></p>
<p>Non è soltanto un appuntamento, ma un rito che si rinnova da oltre trent’anni, custodito con dedizione dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”. Un gesto che affonda le radici nella cultura dell’accoglienza propria della Sardegna, dove il pane si spezza insieme e la tavola diventa luogo di incontro, di dignità e di comunità. Qui, tra i volti degli ospiti del centro diurno e dei volontari, si rinnova ogni anno un legame profondo: quello della solidarietà che si fa presenza concreta, capace di accorciare le distanze e di restituire valore a ogni persona, soprattutto a chi vive condizioni di maggiore fragilità.</p>
<p>Il profumo del maialino allo spiedo, preparato secondo antiche tradizioni, ha avvolto gli spazi del centro come un abbraccio caldo. Fin dalle prime ore, i volontari e i cuochi di “Su Nuraghe” hanno lavorato con passione, trasformando ingredienti semplici in un racconto di identità e appartenenza. Sulla tavola si sono susseguiti sapori autentici: antipasti generosi, salamelle alla brace, gnocchetti sardi al sugo, il porcetto cotto lentamente a fuoco indiretto, tenero e fragrante, accompagnato da verdure fresche e croccanti. E, poi, i dolci della tradizione, il caffè, il mirto: piccoli gesti che parlano di casa e di memoria.</p>
<p>Ma più del cibo, a <em>nutrire</em> la giornata è stata la partecipazione. Una partecipazione viva, corale, capace di coinvolgere istituzioni, associazioni e singole persone in un unico respiro comunitario. Le parole della presidente ANFFAS, Alexandra Tiboldo Mura e del direttore della Cooperativa Sociale Integrazione Biellese, Ivo Manavella hanno richiamato il senso profondo dell’incontro: costruire insieme una società che riconosca e rispetti ogni diversità, partendo proprio da chi è più esposto e vulnerabile. Parole che non restano sospese, ma trovano concretezza nei gesti, nelle mani che servono, nei sorrisi che accolgono.</p>
<p>A loro ha fatto eco il presidente di “Su Nuraghe”, Battista Saiu, che ha voluto rivolgere un pensiero riconoscente agli oltre trenta soci impegnati tra cucina, sala e accoglienza. Un lavoro silenzioso e prezioso, svolto in sinergia con il personale della Sodexo e con i volontari ANFFAS: una rete di collaborazione che testimonia come la solidarietà, quando è autentica, sappia unire energie diverse in un unico progetto di bene.</p>
<p>Intorno ai tavoli, accanto agli ospiti del centro, sedevano rappresentanti delle istituzioni, del volontariato e della comunità locale: il parroco don Paolo Loro Milan, il presidente del Consorzio IRIS, Paolo Robazza, l’assessore alle Politiche Sociali della Città di Biella, Isabella Scaramuzzi, insieme a soci e amici, tra cui il presidente della Pro Loco di Ponderano, Alberto Marasco, anch’egli coinvolto attivamente in cucina. Presenze diverse, unite da uno stesso spirito: quello di una solidarietà che non si limita a dichiararsi, ma si vive, si condivide, si celebra.</p>
<p>E proprio qui sta il cuore più autentico della giornata: la solidarietà che diventa festa. Non assistenza calata dall’alto, ma partecipazione vera, dove ciascuno – con le proprie possibilità – è protagonista. Una festa in cui le differenze non sono nascoste, ma accolte, riconosciute, rese parte viva di una comunità che sa prendersi cura. In questo intreccio di relazioni, il pranzo benefico diventa molto più di un evento: è un segno concreto di civiltà, un gesto di amore collettivo, che si rinnova nel tempo.</p>
<p>Quando, nel pomeriggio, la lotteria ha portato sorrisi e leggerezza, il cielo ormai sereno sembrava riflettere ciò che era accaduto tra quelle mura: una giornata capace di trasformare la pioggia in luce, la distanza in vicinanza, la diversità in occasione di incontro.</p>
<p>E così, tra immagini, volti e memorie, resta il senso più profondo di questa esperienza: che la solidarietà, quando è vissuta insieme, non è solo un dovere, ma una gioia vissuta tra fratelli. Una festa per tutti. Soprattutto per chi, troppo spesso, resta ai margini — e che qui, invece, trova posto al centro della tavola e della comunità.</p>
<p><strong>Simmaco Cabiddu </strong></p>
<p><strong>In allegato, mosaico di immagini</strong></p>
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		<title>“Su Nuraghe” in Vescovado</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana santa]]></category>
		<category><![CDATA[vescovo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella, con il patrocinio della Diocesi di Biella e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, promuove una mostra fotografica in vista della Settimana Santa. Sabato 28 marzo, alle ore 9.30, il cortile del Vescovado aprirà le porte al pubblico. In questa occasione, una delegazione del...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0454.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p>Il Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella, con il patrocinio della Diocesi di Biella e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, promuove una mostra fotografica in vista della Settimana Santa.</p>
<p><span id="more-10543"></span></p>
<p>Sabato 28 marzo, alle ore 9.30, il cortile del Vescovado aprirà le porte al pubblico. In questa occasione, una delegazione del Circolo, in abiti tradizionali sardi, consegnerà al vescovo e ai parroci biellesi le caratteristiche palme intrecciate, le “filadas”, realizzate secondo antichi schemi artigianali, che riceveranno la benedizione episcopale.</p>
<p>Nel medesimo contesto sarà inaugurata l’esposizione del fotogiornalista biellese Lorenzo Iorfino: sei pannelli che raccolgono scatti dei riti della Settimana Santa in diocesi, realizzati lo scorso anno. Le immagini documentano la dimensione collegiale del presbiterio e dell’assemblea dei fedeli, elementi centrali del ministero vescovile, con particolare attenzione alla Messa del Crisma, espressione di comunione e unità del clero. Non manca il richiamo alla forte simbologia della luce nelle liturgie, particolarmente significativa nella Veglia Pasquale – “la notte splenderà come il giorno”, come recita il Preconio.</p>
<p>L’iniziativa intende coniugare la tradizione sarda con la liturgia locale, offrendo un momento di riflessione e partecipazione nel tempo pasquale.</p>
<p>Salvatorica Oppes</p>
<p>Nella foto: il Vescovo di Biella con la palma intrecciata “filada” (foto Lorenzo Iorfino).</p>
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		<title>“Si su fatu fit a fagher’, su fatu no si faghiat”/“Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:26:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[proverbi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dìcios e Peràula de Deus / Proverbi e Parola di Dio &#8211; immagini e nomi sardi di fiori &#8211; Laboratorio linguistico transoceanico &#8211; appuntamento mensile tra il Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella e il Circulo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina). Il proverbio: “Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe” esprime un sincero pentimento per errori...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0453.jpg" alt="descrizione" /><strong><em>Dìcios e Peràula de Deus</em></strong><strong> / Proverbi e Parola di Dio &#8211; immagini e nomi sardi di fiori &#8211; Laboratorio linguistico transoceanico &#8211; appuntamento mensile tra il Circolo culturale sardo <em>“Su Nuraghe” </em>di Biella e il <em>Circulo</em> sardo <em>“Antonio Segni”</em> di La Plata (Argentina).</strong></p>
<p>Il proverbio: <em>“Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe” </em>esprime un sincero pentimento per errori irrimediabili. Un fatto eclatante, di questo genere, è il rinnegamento di Gesù da parte di Pietro, che non può far altro se non piangere amaramente.</p>
<p><strong>Presentada de su dìciu:</strong></p>
<p>Su dìciu: “Si su fatu fit a fagher’, su fatu no si faghiat” esprimet unu sintzeru pentimentu pro isbaglios chi no si podent rimediare. Unu fatu giaru giaru, de custa calidade, est su rinnegamentu de Gesus dae parte de Pedru, chi no podet fagher àteru che piangher’ dae coro.</p>
<p><span id="more-10542"></span></p>
<p>“Si su fatu fit a fagher’, su fatu no si faghiat” paret unu giogu de peràulas, ma est una manifestatzione profundha de impudu pro un’errantzia fata, pro una cosa chi no si podet iscontzare.</p>
<p>A cadiunu, de seguru, est capitadu e capitat de isbagliare, in peràulas e in operas. A bortas podimos rimediare, pedindhe iscusa a chie amos ofesu, àteras bortas pianghimos a s’acua e detzidimos fintzas de cambiare vida. Si su pentimentu est sintzeru si chircat de ponner’ remediu, nessi a peràulas, si no si podet fagher’ àteru.</p>
<p>S’Iscritura Sacra ammentant òmines e fèminas chi ant isbagliadu e ant cambiadu vida. Penso luego a Zacheu, cabu de sos pubricanos e riccu, chi detzidit de dare su mesu de sos benes suos a sos poberos e de torrare a bator bortas a chie aiat leadu in pius de su chi aiat devidu (Cfr. Lc 19,1.8).</p>
<p>Ma, pius de totu, custu dìciu mi faghet pensare a Pedru. Isse no tenet furas de torrare, ca no at furadu nudha a niunu, ma at rinnegadu su Mastru sou pro tres bortas. Cosa chi no si podet iscontzare!</p>
<p>Sa mirada de Gesus e su cantare de su pudhu l’abberint sa mente. Pedru cumprendet s’isbagliu e si crebat in piantu. Piantu ranchidu e isconsoladu su sou! (Cfr. Lc 22, 56-62).</p>
<p>S’evangelista Luca no narat su chi siat passadu in mente e in coro a Pedru, in cussos mamentos, ma deo no apo duda chi si siat impudadu deabberu de aer’ rennegadu a Gesus e, duncas: Si su fatu fit a fagher’, Pedru, de seguru, no lu tiat fagher’.</p>
<p><strong>TESTO ITALIANO</strong></p>
<p>Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe” sembra un gioco di parole, ma è una profonda manifestazione di pentimento per un errore commesso, per una cosa che non si può disfare.</p>
<p>A chiunque, di sicuro, è capitato e capita di sbagliare, in parole e in opere. A volte possiamo rimediare, chiedendo scusa a chi abbiamo offeso, altre volte piangiamo di nascosto e decidiamo persino di cambiare vita. Se il pentimento è sincero si cerca di porre rimedio, almeno a parole, se non si può fare altro.</p>
<p>La Sacra Scrittura ricorda uomini e donne che hanno sbagliato e hanno cambiato vita. Penso subito a Zaccheo, capo dei pubblicani, che decide di dare metà dei suoi beni ai poveri e di restituire quattro volte tanto a chi avesse preso più del dovuto (Cfr. Lc 19,1.8).</p>
<p>Ma, soprattutto, questo proverbio mi fa pensare a Pietro. Egli non ha ruberie da restituire, perché non ha rubato nulla a nessuno, ma ha rinnegato il suo Maestro per tre volte. Cosa che non si può disfare!</p>
<p>Lo sguardo di Gesù ed il canto del gallo gli aprono la mente. Pietro comprende l’errore e scoppia in pianto. Pianto amaro e sconsolato il suo! (Cfr. Lc 22, 56-62).</p>
<p>L’evangelista Luca non dice quello che sia passato in mente e in cuore a Pietro, in quei momenti, ma io non dubito che si sia pentito veramente di aver rinnegato Gesù e, dunque: Se il fatto fosse da fare, Pietro, di sicuro, non lo farebbe.</p>
<p><strong>Mariantonia Fara</strong></p>
<p>Nell’immagine di <em>Buddleja davidii</em> (foto di Agostina Becchia), impreziosita dalla presenza del Podalirio, si coglie appieno il senso del nome con cui questa pianta è comunemente conosciuta: “albero delle farfalle”. Le sue infiorescenze allungate, ricche di piccoli fiori profumati e nettariferi, rappresentano infatti una vera calamita per numerosi insetti impollinatori, tra cui farfalle, api e imenotteri.</p>
<p>Il Podalirio, elegante lepidottero dalle ali chiare attraversate da bande nere e prolungate in sottili code, è una delle specie più affascinanti che si possono osservare su questa pianta. Il suo volo leggero e sinuoso, unito alla predilezione per fiori ricchi di nettare, lo rende un visitatore ideale della Buddleja, contribuendo a creare un’immagine di grande armonia naturale. In molte aree mediterranee, compresa la Sardegna, la presenza del Podalirio è indice di ambienti ancora relativamente integri, dove la biodiversità trova condizioni favorevoli.</p>
<p>La <em>Buddleja davidii</em>, originaria dell’Asia (in particolare della Cina), è stata introdotta in Europa come pianta ornamentale e si è rapidamente diffusa grazie alla sua rusticità e alla lunga fioritura estiva. In Sardegna, come nel resto d’Italia, non possiede un nome tradizionale specifico nella lingua sarda, proprio perché si tratta di una specie alloctona relativamente recente. Viene quindi identificata per lo più attraverso descrizioni legate alle sue caratteristiche, in particolare la straordinaria capacità di attirare farfalle.</p>
<p>Questa funzione ecologica le ha valso, anche in altre lingue, denominazioni analoghe: in spagnolo è infatti nota come <em>arbusto de las mariposas</em> o <em>árbol de las mariposas</em>, espressioni che richiamano immediatamente il rapporto privilegiato tra la pianta e il mondo dei lepidotteri.</p>
<p>L’immagine della Buddleja con il Podalirio non è dunque soltanto un accostamento estetico, ma rappresenta un piccolo ecosistema in equilibrio, dove una specie vegetale introdotta si integra con la fauna locale, offrendo nutrimento e contribuendo alla conservazione di insetti di grande valore naturalistico.</p>
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		<title>Api, cultura e territorio: Sardi e apicoltori biellesi in prima linea per la biodiversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 10:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[apicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[oasi delle api]]></category>
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					<description><![CDATA[Sala gremita e attenzione vivace per la quarta serata del corso di apicoltura, tenutasi venerdì 13 marzo presso il Circolo &#8220;Su Nuraghe&#8221; di Biella. Un appuntamento che ha saputo fondere rigore scientifico e sensibilità ambientale, ponendo al centro del dibattito la salvaguardia delle api e degli insetti impollinatori, presidi indispensabili per l&#8217;equilibrio degli ecosistemi e...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0452.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p class="font-claude-response-body">Sala gremita e attenzione vivace per la quarta serata del corso di apicoltura, tenutasi venerdì 13 marzo presso il Circolo &#8220;Su Nuraghe&#8221; di Biella. Un appuntamento che ha saputo fondere rigore scientifico e sensibilità ambientale, ponendo al centro del dibattito la salvaguardia delle api e degli insetti impollinatori, presidi indispensabili per l&#8217;equilibrio degli ecosistemi e per la stessa sopravvivenza umana.</p>
<p class="font-claude-response-body"><span id="more-10541"></span></p>
<p>Il percorso formativo, promosso dalla comunità sarda, nasce dalla collaborazione con l&#8217;Associazione Biellese Apicoltori e si sviluppa in sinergia con gli obiettivi dell&#8217;Agenzia Forestale Regionale Fo.Re.S.T.A.S., struttura tecnico-operativa della Regione Autonoma della Sardegna dedita alla gestione sostenibile del patrimonio boschivo e naturalistico. Proprio grazie a questo sodalizio, il progetto acquisisce una dimensione paesaggistica e culturale di rilievo, attraverso la valorizzazione delle essenze botaniche tipiche del giardino mediterraneo che circonda l&#8217;Oasi delle Api — nota come “<em>casiddos de Nuraghe Chervu”</em> — spazio simbolico dove natura, memoria e identità si intrecciano in un&#8217;esperienza condivisa tra tradizione sarda e contesto biellese.</p>
<p class="font-claude-response-body">Le specie vegetali fornite dall&#8217;agenzia forestale contribuiscono a creare un habitat favorevole agli impollinatori, garantendo risorse nettarifere e pollinifere lungo l&#8217;intero arco stagionale. L&#8217;iniziativa si inserisce inoltre nel quadro del programma nazionale <em>+API. Oasi Fiorite per la Biodiversità</em>, promosso da Filiera Futura con il supporto scientifico della Fondazione <em>Agrion</em> e sostenuto nel Biellese dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.</p>
<p class="font-claude-response-body">Protagonista della serata è stato il più insidioso tra i nemici dell&#8217;alveare: l&#8217;acaro varroa. Diffusosi a livello globale negli ultimi decenni, questo parassita ha rivoluzionato le pratiche apistiche, imponendo nuove strategie di gestione. Originario del Sud-Est asiatico, convive in relativo equilibrio con l&#8217;<em>Apis cerana</em>, che ha sviluppato nel tempo efficaci difese naturali; ben più vulnerabile si rivela invece l&#8217;<em>Apis mellifera</em>, con conseguenze spesso devastanti per la sopravvivenza delle famiglie.</p>
<p class="font-claude-response-body">A illustrare le più recenti acquisizioni della ricerca è stato il dottor Paolo Detoma, presidente dell&#8217;Associazione Biellese Apicoltori, con aggiornamenti tratti dagli studi condotti presso l&#8217;Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, in particolare dalle attività del dottor Marco Pietropoli, responsabile del Laboratorio di Apicoltura. Biologia del parassita e tecniche di contenimento hanno animato un confronto vivace, dal quale è emerso come un intervento tempestivo, abbinato a una corretta applicazione dei trattamenti disponibili, permetta di ridurre sensibilmente l&#8217;impatto della varroa sulle colonie.</p>
<p class="font-claude-response-body">La serata ha ribadito un principio ormai ineludibile: la difesa delle api non è affare esclusivo degli apicoltori, ma responsabilità collettiva. Gli impollinatori svolgono un ruolo decisivo nei cicli naturali e nella produzione agricola; proteggerli significa preservare biodiversità, sicurezza alimentare ed equilibrio ambientale.</p>
<p class="font-claude-response-body">Il ciclo di incontri proseguirà venerdì 20 marzo alle ore 21, con un approfondimento sulle altre patologie e avversità che minacciano il mondo delle api.</p>
<p class="font-claude-response-body">A completare l&#8217;offerta formativa, il Circolo “Su Nuraghe” e l&#8217;Associazione Biellese Apicoltori propongono alle scuole e ai cittadini visite guidate gratuite all&#8217;Oasi delle Api, con osservazioni in sicurezza presso la &#8220;gabbia di volo&#8221; — dove tre alveari ospitano studenti e curiosi in un contatto diretto con la vita della colonia. Informazioni e prenotazioni: 334 345 2685 (Idillio).</p>
<p class="font-claude-response-body">Eulalia Galanu</p>
<p><strong>Nella foto:</strong> un momento della partecipata quarta serata del corso di apicoltura, caratterizzata da grande attenzione verso le strategie di contrasto all’acaro varroa.</p>
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		<title>Dalla Sardegna all’Italia: a Biella il Tricolore racconta una storia di continuità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 10:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[150 anni Italia unita]]></category>
		<category><![CDATA[Brigata Sassari]]></category>
		<category><![CDATA[Nuraghe Chervu]]></category>
		<category><![CDATA[tricolore]]></category>
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					<description><![CDATA[A “Nuraghe Chervu” la memoria dell’Unità nazionale unisce il lascito del Regno di Sardegna al contributo vivo dei Sardi, tra emigrazione e impegno nella Brigata “Sassari” in Libano Nel silenzio solenne di una mattina di marzo, a Biella, il Tricolore ha ripreso a parlare al cuore della comunità. Nell’area monumentale del “Nuraghe Chervu”, tra pietre...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0451.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>A “Nuraghe Chervu” la memoria dell’Unità nazionale unisce il lascito del Regno di Sardegna al contributo vivo dei Sardi, tra emigrazione e impegno nella Brigata “Sassari” in Libano</strong></p>
<p>Nel silenzio solenne di una mattina di marzo, a Biella, il Tricolore ha ripreso a parlare al cuore della comunità. Nell’area monumentale del “Nuraghe Chervu”, tra pietre giunte da centinaia di comuni italiani, il 17 marzo 2026 si è celebrato il 165° anniversario dell’Unità d’Italia: una ricorrenza che non è soltanto calendario civile, ma coscienza viva di una storia condivisa.</p>
<p><span id="more-10540"></span></p>
<p>Fiori di gardenia e fronde d’alloro sono stati deposti sulle lapidi che custodiscono il ricordo dei Caduti della Prima Guerra Mondiale, quella “Quarta guerra d’indipendenza” che completò idealmente il lungo cammino risorgimentale. Un gesto semplice e insieme potente, capace di unire il passato al presente, la memoria al dovere.</p>
<p>Il 17 marzo 1861 segna una svolta irreversibile: con la proclamazione del Regno d’Italia da parte di Vittorio Emanuele II, lo Stato nato sotto le insegne del Regno di Sardegna mutò nome senza spezzare il proprio perdurare. Non una nascita improvvisa, ma una trasformazione coerente, che mantenne leggi, istituzioni e simboli, a partire dallo Statuto Albertino concesso da Carlo Alberto nel 1848. Fu, di fatto, l’estensione di un ordinamento già esistente a una nuova dimensione nazionale.</p>
<p>Anche il Tricolore, oggi simbolo indiscusso della Repubblica, affonda le proprie radici in quelle vicende: adottato dall’Armata Sarda durante le campagne risorgimentali, accompagnò i soldati che attraversavano il Ticino sospinti dalla eco delle Cinque Giornate di Milano, divenendo vessillo di un’idea destinata a superare i confini regionali.</p>
<p>Eppure, nella narrazione collettiva, il ruolo originario del Regno di Sardegna è stato talvolta attenuato, se non offuscato. Studi come quelli di Francesco Cesare Casula e le riflessioni contenute nell’opera di Franco Caterini invitano a rileggere quella stagione senza semplificazioni, restituendo alla Sardegna il posto che le compete nella genesi dello Stato italiano. Non una periferia, ma un centro propulsore, custode di una storia che affonda le radici nei secoli.</p>
<p>In questa trama si inserisce anche la figura di Goffredo Mameli, giovane patriota di ascendenza sarda, la cui voce poetica, intrecciata alle note di Michele Novaro, continua a dare forma all’identità nazionale ogni volta che l’Inno risuona.</p>
<p>A Biella, il ricordo non è rimasto confinato alla storia. Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno richiamato il senso profondo della ricorrenza: l’Unità come conquista civile, rinsaldata nella Resistenza e proiettata nella costruzione dell’Italia contemporanea.</p>
<p>Ma la memoria, per essere autentica, deve riconoscere anche il contributo quotidiano e silenzioso che continua a giungere dalla Sardegna. Lo ha ricordato Battista Saiu, presidente del Circolo culturale sardo “Su Nuraghe”, insieme a Francesco Fosci dell’Associazione Nazionale Brigata “Sassari”: un contributo fatto di lavoro, di sacrificio, di presenza viva nelle pieghe della società italiana.</p>
<p>Sono le mani degli emigrati, che nel tempo hanno costruito ponti tra l’Isola e la Penisola, portando competenze, cultura e capacità di sacrificio. Ma sono anche, oggi, i volti dei giovani militari della Brigata “Sassari”, impegnati nelle missioni internazionali sotto l’egida delle Nazioni Unite. In Libano, nella base UNIFIL, questi soldati continuano a onorare una tradizione di dedizione che non conosce tregua, mettendo a rischio la propria vita in scenari segnati da tensioni e conflitti. Proprio in queste ore, la cronaca restituisce la notizia di un militare sardo ferito: segno concreto di un impegno che non è retorica, ma realtà vissuta.</p>
<p>Così, tra le pietre del “Nuraghe Chervu”, il passato dialoga con il presente. Le rimembranze della Grande Guerra si intrecciano con le responsabilità di oggi, ricordando che l’Unità non è un traguardo immobile, ma un processo ininterrotto, alimentato da generazioni diverse.</p>
<p>In quell’infiorata discreta, nel Tricolore che si alza nel cielo di marzo, si riflette il senso più profondo della ricorrenza: un’Italia che vive nel ricordo dei suoi Caduti, nel lavoro dei suoi figli lontani e nel coraggio di chi, ancora oggi, ne difende i valori anche oltre i confini nazionali.</p>
<p><em>Salvatorica Oppes</em></p>
<p><em>Al Nuraghe Chervu di Bella il Tricolore tra fiori e memoria unisce Sardegna e Italia, dal sacrificio dei Caduti all’impegno della Brigata “Sassari”.</em></p>
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		<title>Primavera di solidarietà: torna il pranzo benefico sardo per ANFFAS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 12:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ANFFAS di Gaglianico]]></category>
		<category><![CDATA[pranzo sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[A Gaglianico la XXXIII edizione dell’iniziativa promossa dal Circolo “Su Nuraghe”: convivialità, cucina isolana e sostegno alle persone con disabilità. Con l’arrivo della primavera, ritorna uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità biellese: il tradizionale pranzo benefico sardo a favore di ANFFAS di Gaglianico, occasione in cui il piacere della tavola si unisce al valore...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0450.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>A Gaglianico la XXXIII edizione dell’iniziativa promossa dal Circolo “Su Nuraghe”: convivialità, cucina isolana e sostegno alle persone con disabilità.</strong></p>
<p>Con l’arrivo della primavera, ritorna uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità biellese: il tradizionale pranzo benefico sardo a favore di ANFFAS di Gaglianico, occasione in cui il piacere della tavola si unisce al valore profondo della solidarietà. Un’iniziativa che negli anni ha saputo trasformarsi in momento di condivisione, ricordando come il gesto del donare rappresenti una delle espressioni più alte della vita comunitaria.</p>
<p><span id="more-10539"></span></p>
<p>Domenica 22 marzo 2025, alle ore 13.00, nei locali del Centro diurno ANFFAS di Gaglianico, in <em>via</em> Cavour n.104, si svolgerà la XXXIII edizione dell’incontro conviviale promosso dalla comunità che fa capo all’Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella. Un appuntamento ormai radicato nella tradizione locale, che, da oltre trent’anni, rinnova un legame concreto di vicinanza e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie.</p>
<p>L’invito è rivolto ad associati, amici e cittadini sensibili ai valori della solidarietà. Sedersi attorno alla stessa tavola è un gesto semplice ma carico di significato: occasione di incontro, dialogo e amicizia, e possibilità di conoscere più da vicino la realtà quotidiana degli ospiti e dei familiari, che frequentano i centri diurni di Gaglianico e di Salussola. La convivialità diventa quindi strumento di relazione autentica e di partecipazione civile.</p>
<p>Accanto allo spirito solidale, protagonista della giornata sarà anche la tradizione gastronomica della Sardegna. I volontari e i cuochi dell’associazione saranno impegnati nella preparazione delle specialità più rappresentative della cucina isolana. I migliori spiedi di “Su Nuraghe” cureranno la lenta cottura dei maialini arrosto, preparati secondo il metodo tradizionale a fuoco indiretto, che richiede esperienza, attenzione e tempi lunghi per ottenere carni morbide e profumate.</p>
<p>Il menù sarà arricchito da antipasti, contorni di verdure e dai profumati <em>mallureddus</em>, realizzati secondo la ricetta campidanese tramandata da generazioni. Sapori autentici che raccontano la cultura della Sardegna e testimoniano il legame della comunità sarda con il territorio biellese.</p>
<p>Nel corso degli anni questo appuntamento ha riunito centinaia di partecipanti, diventando un momento di festa in cui tradizioni diverse si incontrano nel segno della generosità. Volontari, soci e sostenitori contribuiscono con impegno alla riuscita dell’iniziativa, dimostrando come anche un semplice pranzo possa trasformarsi in un gesto concreto di vicinanza verso chi vive situazioni di fragilità.</p>
<p>La partecipazione è aperta a tutti, previa prenotazione.<br />
Per informazioni e adesioni: Anna – 347 23 22 175.</p>
<p><em>Battista Saiu</em></p>
<p><em>Nell’immagine: pranzo ANFFAS, spiedata di maialini (Archivio</em><em>).</em></p>
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		<title>Gol ed emozioni a Vigliano: “Prafil Lads” e “Su Nuraghe Calcio Biella”: gara combattuta e giocata con grande correttezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 17:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su nuraghe calcio biella]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 13 marzo, a Vigliano Biellese, sul campo del Centro sportivo Openkinetik di corso Avilianum, si è disputato un incontro ricco di intensità e spettacolo tra “Su Nuraghe Calcio Biella” e “Prafil Lads”, valido per il campionato provinciale di Serie A Open di calcio a 7. Al termine di una gara combattuta ma sempre improntata...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0449.jpg" alt="descrizione" /> Venerdì 13 marzo, a Vigliano Biellese, sul campo del Centro sportivo Openkinetik di corso Avilianum, si è disputato un incontro ricco di intensità e spettacolo tra “Su Nuraghe Calcio Biella” e “Prafil Lads”, valido per il campionato provinciale di Serie A Open di calcio a 7. Al termine di una gara combattuta ma sempre improntata alla massima correttezza sportiva, il risultato finale ha premiato i padroni di casa con il punteggio di 6-4.</p>
<p><span id="more-10538"></span></p>
<p>La formazione dei Prafil Lads, guidata dal capitano Matteo Chiocchetti con vicecapitano Riccardo Gannio, composta da atleti giovanissimi – tutti nati dopo il 2003 – e diretta da Alessandro Acquaviva, con Luca Dodaro alla guida tecnica e Nicolò Lavecchia nel ruolo di assistente arbitrale, ha conquistato i tre punti al termine di un confronto acceso ma leale. Una vittoria che consente alla squadra di restare in scia degli avversari nella classifica provvisoria del torneo organizzato da Ricreativo Calcio Biella in collaborazione con A.S.C. – Attività Sportive Confederate, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI e presieduto da Pino Lopez.</p>
<p>In campo si sono affrontate due squadre determinate, capaci di dare vita a una partita avvincente, giocata con ritmo e rispetto reciproco. A fare la differenza, per la compagine di casa, sono state le reti di Eric Finotti (classe 2006) e soprattutto di Alessandro Sigurtà, autore di ben cinque gol. Il nuovo acquisto dei Prafil Lads, arrivato da poco nel gruppo dopo l’esperienza nel campionato di Eccellenza con la Chiavazzese fino al gennaio 2026, si sta già ritagliando un ruolo da protagonista anche tra gli amatori. Nell’ambiente calcistico biellese è ricordato per la sua straordinaria vena realizzativa – 24 gol segnati in appena cinque partite – e continua a scalare la graduatoria dei marcatori, dove conta già otto reti.</p>
<p>Sul fronte opposto, la squadra con le insegne dei Quattro Mori sul petto, espressione del Circolo Culturale Sardo di Biella presieduto da Battista Saiu, non ha mai smesso di lottare. La formazione diretta da Gaspare Carmona e allenata da Andrea Savoi ha risposto colpo su colpo, trovando la via del gol con Daniel Chiarello, Tommaso Veimaro, Gabriele Giusio e con il capitano Manuel Pizzo, tornato in campo dopo un lungo periodo di convalescenza.</p>
<p>Al termine della partita non sono mancati i messaggi di incoraggiamento nello spogliatoio virtuale dei social. Il vicecapitano e capocannoniere Tommaso Veimaro, stabilmente ai vertici della classifica marcatori, ha voluto sottolineare il valore della prestazione:<br />
«Bravi per stasera ragazzi, la prestazione c’è stata eccome!». Un commento che va oltre il risultato e che fotografa lo spirito della squadra: «Siamo sulla strada giusta: abbiamo disputato una buona partita e non abbiamo mai smesso di lottare».</p>
<p>Sulla stessa linea il mister Andrea Savoi, che ha ribadito il valore formativo delle difficoltà: «È proprio nei momenti più duri che si cresce e si diventa più forti». Parole che confermano l’identità di un gruppo unito da forti legami umani prima ancora che sportivi.</p>
<p>A sostenere la squadra non è mancato, come sempre, il lavoro silenzioso ma fondamentale dello staff: il dirigente Gaspare Carmona, il massaggiatore Filippo Gugliotta, il responsabile logistico Gaetano Pitarresi e il guardarobiere Alessandro Biasini, presenza costante a bordo campo.</p>
<p>La gara, diretta con grande professionalità dall’arbitro Marco Peis, si è svolta in un clima di lealtà e rispetto reciproco, confermando come il campionato biellese di calcio a 7 sappia coniugare agonismo e gioco leale, valori fondamentali dello sport.</p>
<p>Il torneo prosegue senza soste. Il prossimo appuntamento per Su Nuraghe Calcio Biella è fissato per lunedì 16 marzo alle ore 21, sempre a Vigliano Biellese, quando la squadra affronterà la capolista Real Maggese, in un confronto che si preannuncia tra i più impegnativi della stagione.</p>
<p><em>Efisangelo Calaresu</em></p>
<p><em>Nell’immagine: le formazioni di “Su Nuraghe Calcio Biella” e “Prafil Lads” ritratte insieme prima della partita.</em></p>
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