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	<title>Su Nuraghe</title>
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	<description>Circolo Culturale Sardo ~ Biella</description>
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		<title>Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Giugno 2026, «I» come «Invern / inver»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 20:01:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Una parola piemontese]]></category>
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					<description><![CDATA[Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Invern / inver è parola che accompagna il sesto mese dell’anno 2026 come la si ritrova nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi Invern / inver s.m. ▪ [cron.] inverno &#124;&#124; la...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0490.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. </strong><strong><em>Invern / inver</em></strong> <strong>è parola che accompagna il sesto mese dell’anno 2026 come la si ritrova</strong><strong> nella ricca produzione letteraria di <em>“Tavo Burat”,</em> Gustavo Buratti Zanchi</strong></p>
<p><strong><span id="more-10586"></span></p>
<p>Invern / inver </strong><em>s.m.</em> <strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/25aa.png" alt="▪" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </strong>[<strong><em>cron</em></strong>.] inverno || <strong><em>la lus as anandia da Santa Lussìa, ël sol a Natal a eclata e Re con ij Re a s’ancoron-a për marié la tèra bela andurmìa dal mascheugn ëd l’invern, a Pasca chiel a la basa e a la dësvija, a svërliss dru con ël Maj e </em></strong><strong><em>’d</em></strong><strong><em> garlande a l’anzoliva</em></strong> <sup>[Tavo]</sup> = <em>la luce si diffonde da Santa Lucia, il sole trionfa fanciullo a Natale e Re con i Magi s’incorona per sposare la terra bella addormentata nel sortilegio dell’inverno, a Pasqua egli la bacia e la risveglia, svetta fecondo con il Maggio e di ghirlande l’adorna</em> || <strong><em>e l’erbo d’invern, che parèj ëd n’òs a ven fòra dal gran còrp agravà dla tera </em></strong><sup>[Tavo] </sup>= <em>e l’albero d’inverno, sporgente come un osso dal gran corpo offeso della terra</em></p>
<p><strong>Sergi Girardin</strong> (Sergio Maria Gilardino)</p>
<p><strong>Nell’immagine: capolettera “I”, Sacramentarium Episcopi Warmundi (Sacramentario del Vescovo Warmondo di Ivrea): fine secolo X, Ivrea, Biblioteca Capitolare, Ms 31 LXXXVI). Priuli Verlucca,1990, copia posseduta a Biella dal Comm. Mario Coda.</strong></p>
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		<title>Le lingue del cuore che salgono al cielo: a Pettinengo il Rosario unisce Sardegna e Piemonte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 13:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Oratorio di san Grato]]></category>
		<category><![CDATA[pettinengo]]></category>
		<category><![CDATA[rosario in sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[A Pettinengo continua a risuonare la eco gentile delle preghiere innalzate in lingua materna sarda e piemontese tra le mura dell’antico oratorio dedicato a San Grato d’Aosta e Sant’Eusebio da Cagliari. Il mese mariano appena concluso ha rinnovato una consuetudine che va ben oltre il semplice rito religioso, trasformandosi in un’esperienza di comunità, memoria e...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0489.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p>A Pettinengo continua a risuonare la eco gentile delle preghiere innalzate in lingua materna sarda e piemontese tra le mura dell’antico oratorio dedicato a San Grato d’Aosta e Sant’Eusebio da Cagliari. Il mese mariano appena concluso ha rinnovato una consuetudine che va ben oltre il semplice rito religioso, trasformandosi in un’esperienza di comunità, memoria e condivisione.</p>
<p><span id="more-10585"></span></p>
<p>Ogni sera, nel raccoglimento di canton Gurgo, si è dato compimento alle parole del Vangelo di Matteo: <em>«Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»</em>. Un messaggio che trova concreta espressione in questo luogo dell’anima, dove la fede si intreccia con le radici culturali e linguistiche delle persone che vi si ritrovano.</p>
<p>L’antico edificio seicentesco, piccola gemma del Barocco piemontese, è tornato a vivere grazie al restauro promosso dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, in collaborazione con associazioni del territorio, enti locali e soci benemeriti. Oggi l’oratorio rappresenta un ponte ideale tra Sardegna e Piemonte, un luogo aperto alla comunità e ai visitatori, dove la spiritualità si manifesta attraverso il valore universale della lingua materna.</p>
<p>Un’eredità preziosa, più volte richiamata da Papa Francesco, che invitava a custodire la preghiera imparata in famiglia, nella lingua ascoltata fin dall’infanzia. È infatti nelle parole delle madri e dei padri che la fede affonda le sue radici più profonde, conservando intatto il legame tra memoria, identità e spiritualità.</p>
<p>A Pettinengo questo insegnamento prende forma concreta. La lingua sarda e il piemontese locale non sono soltanto strumenti di comunicazione, ma diventano veicoli di emozioni, custodi di sfumature e sensibilità che difficilmente trovano uguale espressione altrove. Ogni variante linguistica porta con sé immagini, sonorità e significati che arricchiscono la preghiera, donandole colori diversi e rendendola più intensa e partecipata. Le stesse invocazioni alla Vergine, pronunciate in lingue differenti, sembrano moltiplicare le sfaccettature della devozione, rivelando la straordinaria ricchezza spirituale racchiusa nelle parole del cuore.</p>
<p>Accanto al gruppo delle “pie donne” locali e il gruppo di preghiera di &#8220;Su Nuraghe&#8221;, il diacono Elio Ceresa ha guidato la recita serale del Rosario. Grazie ai fogli distribuiti tra i fedeli, contenenti i testi di <em>su rosariu cantadu</em> in limba sarda e nella variante linguistica piemontese di Pettinengo, tutti hanno potuto partecipare coralmente alla preghiera, seguendo le diverse cadenze linguistiche che si alternavano con naturale armonia.</p>
<p>Particolarmente suggestivi i momenti dedicati agli inni mariani e alle invocazioni cantate secondo le antiche melodie di Atzara e di Belvì. Canti che custodiscono il respiro profondo della tradizione isolana e che, diffondendosi tra le antiche pareti dell’oratorio, hanno creato un’atmosfera di intensa spiritualità. Le note e le parole hanno attraversato il tempo e lo spazio, unendo idealmente il Biellese e la Sardegna sotto il manto della stessa devozione mariana.</p>
<p>Nel silenzio raccolto di canton Gurgo, le voci dei presenti hanno dato vita a un unico coro di fede e di memoria. Ciascuno ha pregato nella propria lingua d’origine e, allo stesso tempo, nella lingua dell’altro. Un gesto semplice e profondo che testimonia come la diversità non separi, ma arricchisca; come le differenti parole possano diventare occasione di incontro; come le lingue del cuore, pur nella loro varietà, sappiano elevarsi insieme verso il cielo.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p><em>Nell’immagine: Pettinengo, recita del Santo Rosario nell’oratorio di canton Gurgo.</em></p>
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		<title>“Su Nuraghe” e scuola: fili che uniscono mondi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[costumi tradizionali]]></category>
		<category><![CDATA[Museo delle Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[Studenti del “Quintino Sella” di Biella consegnano al Museo delle Migrazioni di Pettinengo un mosaico di culture, lingue e tradizioni familiari &#8211; Attraverso i costumi tradizionali la scoperta del valore dell&#8217;ascolto e dell&#8217;incontro – Ogni identità è una ricchezza Mercoledì 28 maggio, nell’aula 210 dell’Istituto Tecnico Industriale “Quintino Sella” di Biella, si è svolto un...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0488.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><strong>Studenti del “Quintino Sella” di Biella consegnano al Museo delle Migrazioni di Pettinengo un mosaico di culture, lingue e tradizioni familiari &#8211; Attraverso i costumi tradizionali la scoperta del valore dell&#8217;ascolto e dell&#8217;incontro – Ogni identità è una ricchezza</strong></p>
<p>Mercoledì 28 maggio, nell’aula 210 dell’Istituto Tecnico Industriale “Quintino Sella” di Biella, si è svolto un significativo momento di approfondimento culturale dedicato agli studenti della classe seconda dell’indirizzo Tessile, Abbigliamento e Moda. Relatore dell’incontro, intitolato <em>“Il vestito come rappresentazione”</em>, è stato Battista Saiu, antropologo responsabile del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, realtà culturale nata per custodire e raccontare le vicende delle migrazioni, degli incontri tra popoli e delle identità che si trasformano nel tempo.</p>
<p><span id="more-10584"></span></p>
<p>L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso formativo avviato durante l’anno scolastico e rappresenta la naturale prosecuzione della visita d’istruzione effettuata nel mese di febbraio presso lo stabilimento della “Vitale Barberis Canonico” di Valdilana. L’uscita, coordinata dalla docente di Scienze e Tecnologie Filomena Cozzolino nell’ambito del PMI Day, aveva consentito agli studenti di conoscere da vicino una delle più prestigiose eccellenze manifatturiere del Biellese, avvicinandoli al mondo della produzione tessile e alla cultura del lavoro.</p>
<p>A preparare il terreno all’incontro conclusivo è stato un articolato percorso interdisciplinare sviluppato sotto la guida del docente di lingua inglese Matteo Rebuffa, con la supervisione della professoressa Piera Saladino. Partendo dal tema della rappresentazione dell’abito tradizionale, gli studenti sono stati invitati a intraprendere un viaggio di ricerca nelle proprie origini familiari e culturali.</p>
<p>La classe, caratterizzata da provenienze geografiche differenti e da storie familiari eterogenee, ha trasformato questa pluralità in una straordinaria occasione di conoscenza reciproca. Attraverso attività di <em>brainstorming</em>, confronto e ricerca documentale, ogni studente — individualmente o in coppia, quando accomunato dalla stessa provenienza — ha realizzato un elaborato artistico e tecnico dedicato al costume tradizionale della regione italiana o della nazione d’origine della propria famiglia.</p>
<p>Disegni, schede descrittive e approfondimenti sono stati arricchiti da glossari contenenti i nomi delle diverse parti dell’abito nelle lingue d’origine, nei dialetti regionali italiani o negli idiomi parlati in famiglia. La successiva lettura condivisa dei lavori ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’esperienza: parole sconosciute, sonorità differenti e tradizioni lontane sono diventate strumenti di dialogo e di scoperta. Gli studenti hanno imparato ad ascoltare l’altro, comprendendo che dietro ogni diversità si celano percorsi umani, valori e aspirazioni spesso sorprendentemente simili.</p>
<p>Anche la disposizione dell’aula, organizzata in forma semicircolare, ha favorito la partecipazione e la circolazione delle idee, creando un ambiente accogliente nel quale il confronto si è trasformato in occasione di crescita collettiva. È emerso con chiarezza come la diversità non costituisca una barriera, ma una risorsa preziosa capace di ampliare gli orizzonti culturali, arricchire le relazioni e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità aperta e inclusiva.</p>
<p>Nel corso della lezione conclusiva, Battista Saiu ha dialogato con gli studenti partendo proprio dagli elaborati realizzati. L’attenzione si è quindi soffermata sulla possibilità di ricostruire la propria storia familiare attraverso l’albero genealogico, strumento prezioso per comprendere il cammino delle generazioni e custodire la memoria delle proprie radici.</p>
<p>Successivamente la riflessione si è allargata al significato sociale dell’abbigliamento. Ogni abito costituisce infatti un linguaggio capace di raccontare identità, appartenenze, ruoli e trasformazioni storiche. In una società sempre più veloce e globalizzata, spesso incline a trascurare il significato simbolico dei gesti quotidiani, comprendere l’origine e la funzione degli indumenti significa recuperare la memoria delle comunità che li hanno prodotti, indossati e tramandati nel corso del tempo.</p>
<p>La seconda parte dell’incontro si è sviluppata attraverso una visita virtuale alle collezioni del Museo delle Migrazioni di Pettinengo. Gli studenti hanno potuto osservare alcuni significativi esempi di abbigliamento tradizionale custoditi nel patrimonio museale: il costume quotidiano di Desulo e quello festivo di Oliena, espressioni della ricca tradizione identitaria della Sardegna; gli abiti da lavoro delle mondine che operavano nelle risaie tra Biellese e Vercellese; i costumi quotidiani e festivi della Valle Cervo, testimonianza della cultura alpina locale.</p>
<p>Particolarmente significativo è stato il momento conclusivo con la consegna ufficiale degli elaborati realizzati dagli studenti, destinati a entrare a far parte dell’archivio documentario del museo. Un gesto non solo simbolico che trasforma il lavoro scolastico in patrimonio collettivo e riconosce ai giovani il ruolo di protagonisti nella costruzione della memoria culturale contemporanea.</p>
<p>L’invito finale rivolto agli studenti e ai docenti è stato quello di visitare durante il periodo estivo il “loro” Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, struttura inserita nella Rete Museale Biellese, progetto coordinato dall’Ecomuseo Valle Elvo e Serra in collaborazione con l’Ecomuseo del Biellese, nato per valorizzare il patrimonio storico, culturale e antropologico del territorio.</p>
<p>A partire da domenica 28 giugno, il museo sarà visitabile gratuitamente tutte le domeniche, dalle ore 15 alle 19. Un’occasione per scoprire storie di partenze e ritorni, di incontri e contaminazioni culturali, attraverso percorsi espositivi che raccontano come le migrazioni abbiano contribuito a costruire le identità delle comunità contemporanee.</p>
<p>Studenti e insegnanti sono stati inoltre invitati a partecipare alla festa inaugurale in programma domenica 5 luglio dalle ore 16, nel cortile del museo in via Fiume ,12. Sarà un momento di condivisione aperto alla cittadinanza, dedicato all’incontro tra generazioni e culture, nel segno dell’accoglienza e della partecipazione.</p>
<p>Come ogni esperienza che lascia un segno profondo, anche questa si è conclusa all’insegna della convivialità. Secondo l’antica tradizione mediterranea del <em>“su cumbidu”</em>, il convivio che suggella amicizia e ospitalità, i partecipanti hanno condiviso un momento di festa grazie all’alunna Hiba Sabbar che, con il prezioso supporto della propria famiglia di origine marocchina, ha preparato gli squisiti <em>halawiat</em> (حلويات), dolci tipici della tradizione nordafricana.</p>
<p>Un gesto semplice ma eloquente, capace di sintetizzare il significato più autentico dell’intera iniziativa: culture diverse che si incontrano, si raccontano e si riconoscono reciprocamente, trasformando le diversità in opportunità di conoscenza e la pluralità delle origini in una ricchezza comune da custodire e tramandare.</p>
<p>Per informazioni e prenotazioni: <strong>Idillio – 334 345 2685</strong>.</p>
<p><strong>Salvatorica Oppes</strong></p>
<p><em>Nell’immagine, un momento della consegna degli elaborati che entreranno a far parte dell’archivio documentario del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo.</em></p>
<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0488-a.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0488-b.jpg" alt="descrizione" /></p>
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		<title>Addio a Salvatore Canneddu: dal silenzio dei pascoli di Mamoiada alle corsie dell’Ospedale di Biella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 17:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Lutto]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra i fondatori del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, seppe custodire lontano dall’Isola i valori della Sardegna più autentica: lavoro, accoglienza, fede e memoria. All’età di 91 anni si è spento a Biella Salvatore Canneddu, originario di Mamoiada, uomo schivo e laborioso, appartenente a quella generazione di emigrati sardi che lasciò l’Isola portando con sé...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0487.jpg" alt="descrizione" /></p>
<p class="isselectedend"><strong>Tra i fondatori del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, seppe custodire lontano dall’Isola i valori della Sardegna più autentica: lavoro, accoglienza, fede e memoria.</strong></p>
<p class="isselectedend">All’età di 91 anni si è spento a Biella Salvatore Canneddu, originario di Mamoiada, uomo schivo e laborioso, appartenente a quella generazione di emigrati sardi che lasciò l’Isola portando con sé dignità, sacrificio e memoria delle proprie radici.</p>
<p class="isselectedend">Era giunto nel Biellese nel settembre del 1963, quando la necessità di garantire un futuro alla famiglia lo aveva costretto ad abbandonare la sua terra e le greggi allevate tra i silenzi della Barbagia. Da pastore divenne operaio nelle lavanderie dell’allora Ospedale degli Infermi di Biella, affrontando con umiltà e determinazione un mestiere duro e invisibile, ma essenziale. Negli anni in cui la lavanderia del nosocomio utilizzava ancora l’acqua della roggia che scorre sotto l’antico ospedale cittadino, Salvatore seppe distinguersi per precisione, serietà e instancabile dedizione, fino a diventarne responsabile.</p>
<p><span id="more-10583"></span></p>
<p class="isselectedend">Dal pascolo alle corsie ospedaliere, la sua è stata una vita segnata dal lavoro e dalla cura verso gli altri. <em>“Una vita trascorsa all’insegna della grande disponibilità”,</em> così lo ricorda don Roberto Lunardi, cappellano dell’Ospedale di Biella, sottolineandone la particolare sensibilità verso chi soffriva, verso gli ammalati e le persone in difficoltà. Un’umanità autentica, maturata nella durezza della vita pastorale e trasformata in attenzione concreta verso il prossimo.</p>
<p class="isselectedend">Quella stessa sensibilità trovò terreno fertile nel Circolo Culturale Sardo <em>“Su Nuraghe”</em> di Biella, del quale Salvatore Canneddu fu tra i Padri fondatori. Nel sodalizio barbaricino-biellese era conosciuto e stimato per la bontà d’animo, il sorriso discreto e la raffinata cucina agro-pastorale di cui era profondo conoscitore. Custode fedele delle antiche tradizioni culinarie isolane, sapeva trasformare i sapori della Sardegna in memoria condivisa, facendo rivivere attraverso i piatti i profumi delle feste paesane, dei fuochi accesi nei cortili e delle lunghe veglie comunitarie.</p>
<p class="isselectedend">Profondamente credente, uomo di fede semplice e sincera, Salvatore ha attraversato la vita con passo mite, senza mai dimenticare Mamoiada, i monti della Barbagia e quella Sardegna custodita nel cuore anche dopo oltre sessant’anni trascorsi lontano dall’Isola.</p>
<p class="isselectedend">Il funerale sarà officiato lunedì 1° giugno, alle ore 15, nella Cattedrale di Biella da don Roberto Lunardi insieme al parroco del Duomo don Paolo Boffa Sandalina. Sempre in Cattedrale, il Santo Rosario sarà recitato domenica 31 maggio alle ore 17:15. Al termine delle esequie, Salvatore riposerà nel cimitero di Chiavazza.</p>
<p class="isselectedend">Lascia nel dolore la moglie Tonina, il figlio Giampiero con la moglie Luisa e l’adorata Vanessa; la nipote Franca con il marito Giovanni, Loreta con Alessio e i piccoli Samuele e Filippo; il fratello Agostino, le cognate Angela e Alberto, insieme ai nipoti, agli amici e ai parenti tutti.</p>
<p>Nelle sue mani sarà deposto un rametto di mirto in fiore, ultimo delicato omaggio ai profumi della sua Isola: segno silenzioso di una Sardegna mai dimenticata, rimasta viva nel cuore fino all’ultimo respiro.</p>
<p><strong>Battista Saiu</strong></p>
<p>Nell’Immagine, ritratto di Salvatore Canneddu; Salvatore in Sardegna nel suo ovile prima della partenza per Biella</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" src="/files/img/11/0487-a.jpg" alt="descrizione" /></p>
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		<title>“Isculta, abbaida e caglia” / Ascolta, guarda e taci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 15:52:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[proverbi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dìcios e Peràula de Deus / Proverbi e Parola di Dio &#8211; immagini e nomi sardi di fiori &#8211; Laboratorio linguistico transoceanico &#8211; appuntamento mensile tra il Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella e il Circulo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina). Il proverbio: “Ascolta, guarda e taci” consiglia di essere attenti e prudenti, per prevenire situazioni difficili, specie in certi...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0486.jpg" alt="descrizione" /><strong><em>Dìcios e Peràula de Deus</em></strong><strong> / Proverbi e Parola di Dio &#8211; immagini e nomi sardi di fiori &#8211; Laboratorio linguistico transoceanico &#8211; appuntamento mensile tra il Circolo culturale sardo <em>“Su Nuraghe” </em>di Biella e il <em>Circulo</em> sardo <em>“Antonio Segni”</em> di La Plata (Argentina).</strong></p>
<p>Il proverbio: “Ascolta, guarda e taci” consiglia di essere attenti e prudenti, per prevenire situazioni difficili, specie in certi ambienti. La Parola di Dio conferma i primi due verbi e sostituisce l’ultimo con il comando di Gesù: “predicatelo sui tetti”.</p>
<p><strong><span id="more-10582"></span></strong></p>
<p>Presentada de su dìciu: su dìciu: <em>“Isculta, abbaida e caglia”</em> cussizat de esser’ atentos e prudentes, pro prevenner’ situasciones difitziles, massimu in tzertos ambientes. Sa Peràula de Deus confrimmat sos primos duos verbos e cambiat s’ultimu cun su cumandhu de Gesus: <em>“preigadelu subra sas coberturas”.</em></p>
<p><em>“Isculta, abbaida e caglia”</em> cussizat su dìciu antigu, nadu, pius de totu, dae sos mannos a sos pitzinnos pro lis imparare a si fagher’ sos fatos issoro e a si difendher’ in sas dificultades de sa vida. Difatis, giughindhe orijas e ojos abbertos si bident sos perigulos e tenindhe sa buca bene serrada no siche mesciant in brigas anzenas.</p>
<p>A parrer’ meu, cussos tres verbos sunt a fundhamentu de s’“omertade”, chi no est cosa istranza in sa cultura nostra.</p>
<p>Sa Peràula de Deus, cun su profeta Geremia (13,15) cuncordat nendhe: «Iscultade e parade s’orija». Pero, sa Peràula de Deus no cussizat de istare mudos e cun Gesus dat una cunsigna: <em>«Su chi bos naro in s’iscuru naradelu in sa lughe, e su chi iscultades a s’iscuja preigadelu subra sas coberturas»</em> (Mt10,27).</p>
<p>Custa cunsigna, dada dae Gesus, si ponet in pratiga in su totu annuntziendhe sa Peràula de Deus cun sos medios de comunicatzione, chi s’òmine modernu at inventadu e pro sos cales, sa Cheja, dae chimbanta bator annos in goi, una die a s’annu, pregat in modu particulare. Die posta in sa die de s’Ascensione, guasi pro ammentare chi, pigadu Gesus a su chelu, sos discipulos suos devent annuntziare sa Peràula de Deus e la devent preigare finamentas subra sas coberturas, pro la fagher’ lomper’ a totu su mundhu. Paba Frantziscu, in s’annu 2022, pro cussa die, at dadu s’inditu de iscurtare cun su coro.</p>
<p>TESTO ITALIANO</p>
<p>“Ascolta, guarda e taci” consiglia un antico proverbio, detto, soprattutto, dagli adulti ai ragazzi per insegnare loro a farsi i fatti propri e per difendersi nelle difficoltà della vita. Infatti, tenendo orecchie ed occhi aperti si vedono i pericoli e tenendo la bocca ben chiusa non si immischiano in beghe altrui. A mio avviso, quei tre verbi sono a fondamento dell’”omertà”, che non è cosa estranea alla nostra cultura.</p>
<p>La Parola di Dio, col profeta Geremia (13,15) concorda dicendo:<em> «Ascoltate e tendete l’orecchio».</em> Però, la Parola di Dio non consiglia di stare zitti e con Gesù dà una consegna:<em>«Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti»</em> (Mt 10,27).</p>
<p>Questa consegna, data da Gesù, si mette totalmente in pratica annunziando la Parola di Dio con i mezzi di comunicazione, che l’uomo moderno ha inventato e per i quali, la Chiesa, da cinquantaquattro anni in qua, un giorno all’anno, prega in modo particolare. Giornata posta nel giorno dell’Ascensione, quasi per ricordare che, asceso Gesù al cielo, i suoi discepoli devono annunciare la Parola di Dio e la devono predicare perfino sui tetti, per farla giungere a tutto il mondo. Papa Francesco, nell’anno 2022, per quella giornata, ha invitato ad ascoltare col cuore.</p>
<p><strong>Mariantonia Fara</strong></p>
<p>Nell’immagine, <em>Campanula portenschlagiana</em><em>.</em> Nome italiano: campanula dei muri, campanula dalmata. Nome sardo: <em>campanedda, fiore a campanedda</em>. Nome spagnolo: <em>campanilla de Dalmacia</em> (immagine A. Pusceddu)</p>
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		<title>Il canto silenzioso delle api tra i “Casiddos” di “Nuraghe Chervu”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:29:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[oasi delle api]]></category>
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					<description><![CDATA[Educazione ambientale, biodiversità e memoria identitaria in un laboratorio naturale aperto a scuole e cittadini Tra il verde che accompagna le porte orientali di Biella, dove la città incontra la campagna e il vento porta ancora il profumo delle stagioni, sorge un luogo speciale dedicato alla vita, alla biodiversità e alla memoria delle antiche armonie...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0485.jpg" alt="descrizione" /><strong><em>Educazione ambientale, biodiversità e memoria identitaria in un laboratorio naturale aperto a scuole e cittadini</em></strong></p>
<p>Tra il verde che accompagna le porte orientali di Biella, dove la città incontra la campagna e il vento porta ancora il profumo delle stagioni, sorge un luogo speciale dedicato alla vita, alla biodiversità e alla memoria delle antiche armonie tra uomo e natura. È l’Oasi delle Api “Casiddos de Nuraghe Chervu”, inaugurata il 20 maggio 2021 in occasione della Giornata Mondiale delle Api, nata dall’impegno condiviso del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, dell’Associazione Biellese Apicoltori e del Soroptimist Club Biella.</p>
<p><span id="more-10581"></span></p>
<p>Collocata nell’area verde adiacente alla tangenziale e a corso Lago Maggiore, accanto al “Nuraghe Chervu”, l’oasi rappresenta oggi uno dei più significativi esempi di educazione ambientale e tutela degli insetti impollinatori nel territorio biellese. Il nome “Casiddos”, che richiama le antiche arnie della Sardegna rurale, custodisce un ponte ideale tra l’Isola e il Piemonte, tra cultura identitaria e sensibilità ecologica, in un dialogo continuo tra pietra, terra, fiori e api.</p>
<p>L’area ospita una gabbia di volo con arnie didattiche e speciali contenitori destinati al monitoraggio ambientale, strumenti preziosi per comprendere la qualità dell’ecosistema e l’importanza della presenza delle api come “sentinelle” della salute del pianeta. Sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, il progetto è stato concepito non soltanto come rifugio per gli insetti impollinatori, ma come autentico laboratorio a cielo aperto destinato a scuole, famiglie e cittadini.</p>
<p>Nel 2026, grazie al bando “+Api. Oasi fiorite per la biodiversità”, promosso localmente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e sostenuto anche da Filiera Futura, il sito è stato ulteriormente valorizzato entrando a far parte di una rete attiva di tutela ambientale e salvaguardia degli insetti impollinatori. Nei terreni adiacenti, messi generosamente a disposizione da Roberto e Grazia Mercandino, è iniziata la realizzazione di una nuova oasi permanente con la piantumazione delle prime sessanta piante di corbezzolo provenienti dai vivai dell’Agenzia <em>Forestas</em> della Regione Autonoma della Sardegna. Una scelta tutt’altro che casuale: il corbezzolo, infatti, fiorisce tra ottobre e dicembre, offrendo alle api polline e nettare proprio nei mesi in cui le fioriture spontanee della campagna biellese diventano più rare.</p>
<p>Con il progressivo cambiamento climatico e l’aumento delle temperature anche durante l’inverno, le api continuano sempre più spesso a uscire dagli alveari nelle giornate miti, trovando nei corbezzoli una preziosa fonte di nutrimento capace di sostenere la bottinatura nei periodi più difficili. Un gesto concreto di cura verso un equilibrio naturale sempre più fragile.</p>
<p>L’Oasi delle Api è oggi meta di visite guidate e percorsi didattici gratuiti dedicati agli studenti e alla cittadinanza. Accompagnati dal dottor Paolo Detoma, i visitatori possono osservare dal vivo, in piena sicurezza, l’instancabile lavoro delle api, scoprendo l’organizzazione sociale dell’alveare, le sorprendenti capacità di apprendimento degli insetti impollinatori e le proprietà del miele e degli altri prodotti dell’alveare.</p>
<p>Durante gli incontri emergono dati capaci di suscitare stupore e riflessione: per produrre un solo chilogrammo di miele, le api percorrono migliaia di chilometri. Piccole creature che, silenziosamente, sostengono la vita del pianeta.</p>
<p>Il tema assume oggi una portata globale. Le api, infatti, sono in declino in molte aree del mondo, e ciò rappresenta una delle grandi emergenze ambientali contemporanee. Secondo le stime della FAO, il lavoro degli insetti impollinatori garantisce l’impollinazione di 71 delle circa 100 colture che assicurano il 90 per cento dell’alimentazione mondiale. Proteggere le api significa dunque custodire il futuro dell’uomo, dell’agricoltura e della biodiversità.</p>
<p>Per questo il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” e l’Associazione Biellese Apicoltori continuano a promuovere attività educative rivolte soprattutto alle giovani generazioni, affinché cresca una nuova consapevolezza ambientale capace di trasformarsi in responsabilità quotidiana.</p>
<p>Le visite didattiche si svolgono nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno.<br />
Prenotazioni e informazioni: <a href="mailto:info@sunuraghe.it">info@sunuraghe.it</a><br />
Contatti visite guidate: Idillio Zapellone – 334 345 2685.</p>
<p><strong>Eulalia Galanu</strong></p>
<p><strong>Nell’immagine: Biella, Oasi delle Api “Casiddos de Nuraghe Chervu”, semina di piante mellifere.</strong></p>
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		<title>“Su Nuraghe Calcio Biella” continua la corsa verso il titolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 14:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su nuraghe calcio biella]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2-2 nel derby di Gaglianico contro “Le Riserve” conferma la solidità della squadra dei “Quattro Mori” e apre le porte alla fase decisiva del torneo Nel posticipo di lunedì 4 maggio 2026, disputato sul terreno sintetico dello Sportec Center di Gaglianico, “Su Nuraghe Calcio Biella” ha conquistato un prezioso pareggio per 2-2 contro “Le...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0484.jpg" alt="descrizione" /><strong>Il 2-2 nel <em>derby</em> di Gaglianico contro <em>“Le Riserve” </em>conferma la solidità della squadra dei “Quattro Mori” e apre le porte alla fase decisiva del torneo</strong></p>
<p>Nel posticipo di lunedì 4 maggio 2026, disputato sul terreno sintetico dello Sportec Center di Gaglianico, <em>“Su Nuraghe Calcio Biella”</em> ha conquistato un prezioso pareggio per 2-2 contro <em>“Le Riserve”,</em> risultato che certifica l’accesso della formazione con i “Quattro Mori” sul petto alla fase finale del campionato provinciale organizzato da Ricreativo Calcio Biella in collaborazione con A.S.C. – Attività Sportive Confederate, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI e presieduto da Pino Lopez.</p>
<p><span id="more-10580"></span></p>
<p>La gara, intensa e combattuta sul piano atletico e tattico, ha visto le due squadre affrontarsi a viso aperto con ritmi elevati e continui ribaltamenti di fronte<em>. “Su Nuraghe Calcio Biella”,</em> guidata in campo dal capitano Manuel Pizzo, ha confermato solidità organizzativa, capacità di gestione dei momenti chiave del match e una consolidata identità di gruppo, elementi che hanno accompagnato la squadra per tutta la stagione.</p>
<p>Espressione sportiva del Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em>, presieduto da Battista Saiu, la formazione biellese continua a distinguersi per continuità di rendimento e compattezza dello spogliatoio. Determinante il lavoro del direttore sportivo Gaspare Carmona e l’impronta tecnico-tattica dell’allenatore Andrea Savoi, supportato da uno staff affiatato che garantisce equilibrio e funzionalità nella gestione quotidiana della squadra: il massaggiatore Filippo Gugliotta, il responsabile logistico Gaetano Pitarresi e il guardarobiere Alessandro Biasini, figure preziose nel mantenere coesione e ordine all’interno del gruppo.</p>
<p>Sul fronte agonistico, <em>“Su Nuraghe Calcio Biella”</em> ha trovato la via della rete con Daniel Chiarello e Simone Locuratolo, autori delle marcature che hanno consentito ai biellesi di mantenere l’imbattibilità nella fase decisiva della stagione. Per <em>“Le Riserve”,</em> formazione capitanata da Davide Terrani e allenata da Giovanni Grano, sono andati a segno Giulio Isabelli e Alessandro Motta.</p>
<p>Archiviata la fase eliminatoria, l’attenzione è ora rivolta ai <em>playoff</em>. La sfida decisiva è in programma martedì 19 maggio, alle ore 20:00, presso il centro sportivo Openkinetik, dove <em>“Su Nuraghe Calcio Biella” </em>affronterà <em>“Inazuma Seven”</em> in una gara ad alta intensità emotiva e tecnica, valida per il passaggio alle fasi conclusive del campionato.</p>
<p><strong>Nell’immagine, lo scatto ufficiale che ritrae le due formazioni schierate insieme prima del fischio d’inizio, simbolo di sportività, rispetto reciproco e amicizia sportiva oltre il risultato finale.</strong></p>
<p><strong><em>Efisangelo Calaresu</em></strong></p>
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		<title>Biodiversità nel Biellese: un dono dei Sardi alla terra di adozione: Maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 06:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[su calendariu]]></category>
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					<description><![CDATA[Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso immagini e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice. Siepi spontanee e coltivate. Per dare rifugio agli animali selvatici occorre creare macchie arbustive. Particolarmente efficaci sono quelle di rovo,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0483.jpg" alt="descrizione" /><strong>Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso immagini e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice.</strong></p>
<p>Siepi spontanee e coltivate.</p>
<p><span id="more-10579"></span></p>
<p>Per dare rifugio agli animali selvatici occorre creare macchie arbustive. Particolarmente efficaci sono quelle di rovo, che colonizzano spontaneamente ogni area. Non è necessario piantarle ma solo contenerne l&#8217;espansione: servono tagli mensili da giugno a settembre, mantenendo macchie di almeno venticinque metri quadrati. La potatura si esegue con cesoie, eliminando i getti che allargano il cespuglio, conservando le parti fiorite che produrranno le more, gradite a uccelli, mammiferi, insetti e farfalle. Anche i fiori attraggono impollinatori. A volte possono rivelarsi utili delle siepi aggiuntive: si preferiscono specie spinose come biancospino, prugnolo e rosa canina, che, grazie alle spine, proteggono meglio nidi e adulti dai predatori.</p>
<p><strong>Lucio e Alice Bordignon</strong></p>
<p><strong>Nell’immagine,</strong> <strong>Picchio nero &#8211; </strong>immagine di Lucio Bordignon</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Tra Bürsch e Sardegna, la memoria che unisce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 06:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[santuario San Giovanni Battista d'Andorno]]></category>
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					<description><![CDATA[Al Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno, la Comunità sarda del Biellese rinnova il legame secolare tra montagna e Isola nel segno del Vangelo: «Non vi lascerò orfani». Altre immagini Domenica 10 maggio 2026, il Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno è tornato a essere casa della memoria e dello spirito per i Sardi del...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0482.jpg" alt="descrizione" /><strong>Al Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno, la Comunità sarda del Biellese rinnova il legame secolare tra montagna e Isola nel segno del Vangelo: <em>«Non vi lascerò orfani».</em></strong></p>
<p><a href="https://subandu.voxmail.it/nl/pvk42d/kkpjh5/yvifsl/uf/1/aHR0cHM6Ly93d3cuZmxpY2tyLmNvbS9waG90b3Mvc3VudXJhZ2hlYmllbGxhL2FsYnVtcy8?_d=B4D&amp;_c=2d3af439"><strong><em>Altre immagini</em></strong></a></p>
<p>Domenica 10 maggio 2026, il Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno è tornato a essere casa della memoria e dello spirito per i Sardi del Biellese che, indossando gli abiti tradizionali della festa, hanno riportato nell’antico edificio il respiro dell’Isola e il senso profondo di una storia condivisa. In quel luogo sospeso tra montagna e cielo, dove il silenzio custodisce il passaggio di generazioni di pellegrini, si sono nuovamente incontrati i destini della <em>Bürsch</em> e della Sardegna, popoli lontani geograficamente, ma uniti da vicende umane sorprendentemente affini.</p>
<p><span id="more-10578"></span></p>
<p>Le pietre secolari del Santuario e le <em>tabulae gratulatoriae</em> esposte alle pareti – memoria tangibile di oltre sessanta impresari della Valle del Cervo protagonisti di più di mille opere realizzate in Sardegna – raccontano ancora oggi il lungo dialogo tra le Alpi biellesi e l’Isola. Un intreccio di partenze e ritorni, di traversate compiute per lavoro e necessità, di affetti lasciati oltre il mare e ritrovati nel tempo. Esperienze comuni che hanno fatto riconoscere, nei Valligiani e nei Sardi, la medesima tenacia e lo stesso senso di appartenenza.</p>
<p>Dal 1720, con l’avvento della dinastia sabauda sul Regno di Sardegna, questo legame si è ulteriormente consolidato, trasformandosi nei secoli in una relazione viva fatta di opere, incontri, solidarietà e reciproca accoglienza. Non soltanto una pagina di storia, ma una memoria collettiva ancora capace di generare identità e comunità.</p>
<p>La celebrazione si è aperta con l’esecuzione dell’<em>“Hymnu Sardu Nationale”,</em> quasi un ponte ideale tra devozione popolare e coscienza storica. Un canto che, risuonando sotto le volte del Santuario, ha restituito dignità e voce alle vicende di quanti hanno attraversato il mare portando con sé il peso della nostalgia e la speranza di un futuro migliore. <em>«Presenza viva</em> – ha sottolineato il presidente del Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em><em>, </em>Battista Saiu <em>– capace di orientarci e di dare senso al nostro cammino».</em></p>
<p>Durante l’omelia, padre Fabio De Lorenzo ha affidato alla presenza della Comunità sarda una riflessione intensa sul Vangelo di Giovanni, soffermandosi sul versetto: <em>«Non vi lascerò orfani».</em> Parole che hanno assunto il valore di una carezza rivolta a tutte le migrazioni, antiche e contemporanee, e a quanti hanno conosciuto la solitudine del distacco. In quella promessa evangelica si è rivelato il significato più autentico dell’incontro tra Sardegna e Biellese: nessuno resta davvero solo quando la memoria diventa comunità e la fede si fa casa condivisa.</p>
<p>Ad accompagnare la Santa Liturgia le <em>“Voci di Su Nuraghe”</em>, dirette da Roberto Perinu, con canti in <em>limba</em> sarda di intensa suggestione spirituale. Le melodie antiche, intrecciandosi alla preghiera, hanno trasformato la celebrazione in racconto corale, evocando il dolore delle partenze e la gioia dei ritorni, la fatica del lavoro e la consolazione della fraternità.</p>
<p>Al termine della funzione, il rettore del Santuario, don Paolo Santacaterina, ha accolto i fedeli nella sagrestia per il tradizionale rinfresco con prodotti tipici della Valle Cervo. Un gesto di ospitalità semplice e autentico, quasi a fare il paio con il <em>pane carasau</em> e il Cannonau presentati all’offertorio: sapori di montagna e sapori d’Isola uniti nella stessa mensa, simbolo concreto di un’amicizia antica che continua a rinnovarsi nel segno della fede, della memoria e dell’umana fratellanza.</p>
<p><strong>Eulalia Galanu</strong></p>
<p><strong>Nell’immagine. Sardi e Valligiani al Santuario di San Giovanni Battista di Andorno.</strong></p>
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		<title>A Pettinengo il Rosario in lingua sarda e piemontese unisce due comunità nel segno di Maria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Su Nuraghe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[rosario in sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[Con il mese mariano, a Pettinengo sono tornati gli appuntamenti serali dedicati alla recita del santo Rosario. Ogni sera di maggio, alle ore 20.15, l’antico oratorio di canton Gurgo riapre le sue porte alla preghiera comunitaria, riportando luce e voce in uno dei luoghi più suggestivi della devozione popolare del Biellese. lLunedì 18 maggio alle...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="/files/img/11/0481.jpg" alt="descrizione" />Con il mese mariano, a Pettinengo sono tornati gli appuntamenti serali dedicati alla recita del santo Rosario. Ogni sera di maggio, alle ore 20.15, l’antico oratorio di canton Gurgo riapre le sue porte alla preghiera comunitaria, riportando luce e voce in uno dei luoghi più suggestivi della devozione popolare del Biellese.</p>
<p><strong>l</strong>Lunedì 18 maggio alle ore 20:15, nella chiesa liturgicamente intitolata ai Santi Grato d’Aosta ed Eusebio da Cagliari, le invocazioni mariane risuoneranno in lingua sarda e in piemontese, intrecciando tradizioni, spiritualità e memoria collettiva. Un incontro che trova il suo significato più profondo nelle parole del Vangelo di Matteo: <em>“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.</em></p>
<p>L’antico edificio seicentesco, piccola perla preziosa del Barocco piemontese, è tornato a vivere grazie al restauro promosso dal Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em> insieme alle associazioni del territorio, agli enti locali e ai soci benemeriti. Da allora, canton Gurgo è divenuto un luogo dell’anima, spazio di raccoglimento e ponte ideale tra Sardegna e Piemonte, dove la fede si esprime attraverso il valore universale della lingua materna.</p>
<p>Un’eredità spirituale più volte richiamata da Papa Francesco, che invitava a custodire la preghiera nella lingua imparata in famiglia, perché è nella parlata delle madri e dei padri che la fede trova le sue radici più autentiche. A Pettinengo, questo insegnamento prende forma concreta: la lingua sarda e il piemontese locale diventano strumenti di comunione, capaci di accogliere storie, generazioni e appartenenze diverse in un’unica esperienza di fraternità.</p>
<p>Accanto al gruppo delle “pie donne”, il diacono Elio Ceresa guiderà la recita del Rosario. Ai fedeli saranno distribuiti i fogli di navata con i testi di <em>“su rosariu cantadu” </em>in <em>limba</em> sarda e nella variante linguistica piemontese di Pettinengo, consentendo a tutti di partecipare coralmente alla preghiera.</p>
<p>Durante l’incontro, gli inni mariani e le invocazioni verranno intonati secondo le antiche melodie di Atzara e di Belvì, canti che conservano il respiro profondo della tradizione isolana. Le note, diffuse tra le antiche pareti dell’oratorio, accompagneranno un momento di intensa spiritualità, nel quale il Biellese e la Sardegna si ritroveranno uniti dalla stessa devozione mariana.</p>
<p>Nel silenzio raccolto di canton Gurgo, le voci dei presenti formeranno un unico coro di fede e di memoria, dove ciascuno potrà pregare nella propria lingua d’origine e, insieme, nella lingua dell’altro: segno vivo di una comunità che riconosce nella diversità delle parole la bellezza dell’incontro e della condivisione.</p>
<p><strong>Salvatorica Oppes</strong></p>
<p>Nell’immagine di repertorio, partecipanti alla recita del santo Rosario a canton Gurgo di Pettinengo</p>
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