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	<title>Wirgilio</title>
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	<description>Apri la tua mente! Ma attento a non far cadere il cervello...</description>
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		<title>Vita di uno studente italiano a Bristol, Inghilterra</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 19:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver trascorso tre mesi a Bristol per studio, posso finalmente trarre un resoconto da questa incredibile esperienza. Scrivo questo articolo sia come un resoconto per me stesso, sia come una guida per coloro che vogliono intraprendere un&#8217;esperienza simile, vuoi per studio, vuoi per lavoro. Tecnicamente non sono qui in Erasmus, ma sono un Visiting Student [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><script async src="//pagead2.googlesyndication.com/pagead/js/adsbygoogle.js"></script>
<!-- Wirgilio 2013 -->
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</script></p><p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4121" alt="bristol" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol-300x268.jpg" width="300" height="268" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol-300x268.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol.jpg 502w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dopo aver trascorso tre mesi a Bristol per studio, posso finalmente trarre un resoconto da questa incredibile esperienza. Scrivo questo articolo sia come un resoconto per me stesso, sia come una guida per coloro che vogliono intraprendere un&#8217;esperienza simile, vuoi per studio, vuoi per lavoro.</p>
<p>Tecnicamente non sono qui in Erasmus, ma sono un <em>Visiting Student</em> arrivato da Napoli grazie ad un accordo tra il mio Relatore di Tesi e un professore della <em>University of Brisol </em>(UoB), per svolgere il tirocinio della Tesi Magistrale in Ingegneria Aerospaziale. Nella pratica, l&#8217;unica differenza tra me e gli studenti Erasmus, è che io non ho seguito nessun corso e ho avuto la massima libertà nel gestirmi il lavoro da svolgere.</p>
<h3>Perché un tirocinio all&#8217;estero?</h3>
<p>Non sono mai stato molto favorevole all&#8217;Erasmus <span style="text-decoration: underline;">per quanto riguarda la mia facoltà</span>, perché so bene quanto sia difficile già di per sé, e aggiungere altre difficoltà come la lingua straniera, gli esami diversi, vivere da soli e tutto il resto, avrebbe sicuramente inficiato sulla preparazione generale. Ma del resto ho sempre saputo che un&#8217;esperienza all&#8217;estero sarebbe stata fondamentale e l&#8217;unica strada che mi sembrava ragionevole era quella dell&#8217;Erasmus Placement, ossia un Erasmus dedicato esclusivamente al tirocinio. Purtroppo però, l&#8217;unico tirocinio disponibile per la mia facoltà riguardava argomenti che non mi interessano particolarmente.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/balloon.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4122" alt="balloon" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/balloon-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/balloon-300x200.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/balloon-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Qualche mese fa, durante uno dei corsi del secondo anno, (<em>Complementi di Gasdinamica</em>) il professore ci parlò di un&#8217;opportunità di tirocinio all&#8217;estero in diversi paesi del <em>mondo</em>. L&#8217;unico problema era l&#8217;assenza di finanziamenti.<br />Dato che il mio scopo principale era quello di migliorare il mio inglese, la scelta più sensata mi sembrò l&#8217;Inghilterra, ed è così che mi sono ritrovato qui a Bristol.</p>
<p>Non so come funzioni con l&#8217;Erasmus, ma nel mio caso ho dovuto provvedere personalmente ad ogni cosa: la durata della permanenza, le date di arrivo e partenza, i problemi burocratici, la ricerca della casa e del volo, l&#8217;oggetto del tirocinio&#8230; Non è stato facile, ma è stato estremamente formativo.</p>
<h3>Casa e volo</h3>
<p>La casa e il volo non sono stati affatto facili da prenotare.<br />Avendo finito l&#8217;ultimo esame a Novembre ho deciso di partire a Gennaio e di rimanere a Bristol per tre mesi. Non coincidendo il mio tirocinio con un canonico semestre, è stato piuttosto difficile trovare una casa per soli tre mesi, da Gennaio ad Aprile. Inoltre, i proprietari di case (<em>landlord</em>) richiedono sempre un acconto per prenotare una stanza e su internet è molto facile imbattersi nelle truffe.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/cesso.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4123" alt="cesso" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/cesso-300x232.jpg" width="300" height="232" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/cesso-300x232.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/cesso.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Alcuni ragazzi spagnoli che ho conosciuto si sono imbattuti in una situazione da film dell&#8217;orrore. Tra le varie case gli è capitato di finire nel quartiere «peggiore» di Bristol, accompagnati da un uomo che sembrava il buttafuori di un club. Giunti all&#8217;ingresso della stanza l&#8217;uomo ha finto di aver perso le chiavi e, con una promessa futura di cambiare la serratura è entrato sfondando la porta con un calcio. La situazione che si sono trovati davanti non è facile da descrivere, ma chi ha visto <em>Trainspotting </em>può immaginarsi qualcosa di molto simile (vedi figura).</p>
<p>Spaventato dalla possibilità di essere truffato mi sono limitato a cercare case tramite l&#8217;<em>Accommodation Office</em> dell&#8217;UoB (<a href="http://www.bristol.ac.uk/accommodation/privately-rented/finding-privately-rented-accommodation/property-search.html">link</a>). La garanzia offerta da questo sito è l&#8217;accesso consentito ai soli studenti, dunque è necessario contattare l&#8217;<em>Accommodation Office</em> per ottenere nome utente e password necessari per accedere.<br />Sfortunatamente, l&#8217;offerta di stanze su questo sito non è molto vasta, e l&#8217;unica che sono riuscito a trovare è stata nel quartiere di Henbury, a ~10km dal centro.<br />Se avessi dovuto cercare una casa oggi, probabilmente l&#8217;avrei fatto su una delle decine di agenzie online che offrono alloggi per gli studenti. Un&#8217;altra valida alternativa è invece il sito <em><a href="http://www.gumtree.com/bristol">gumtree</a></em>, una sorta di <em>subito.it</em> inglese; molte persone riescono a trovare alloggio persino su <em>Facebook</em>, in uno nei gruppi dedicati all&#8217;Erasmus.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/volo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4124" alt="volo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/volo-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/volo-300x225.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/volo.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Una soluzione economica è quella di condividere una casa con altre persone. Tramite <a href="http://www.easyroommate.com/"><em>EasyRommate</em></a> è possibile cercare le persone più adatte con cui condividere una stanza, un appartamento o un posto in una casa.<br />È molto importante la distinzione tra <em>students</em> e <em>professionals</em>. La differenza sta nel fatto che gli studenti sono esenti dal pagamento della <em><a href="http://www.bristol.gov.uk/nav/council-tax">Council Tax</a></em>, una sorta di tassa sull&#8217;immobile, decisamente costosa, che tutti i proprietari di case sono costretti a pagare. L&#8217;esenzione dalla tassa avviene solo in certe condizioni, e condividere una casa con dei <em>professionals</em>, potrebbe significare accollarsi parte del pagamento di questa.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bus.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4125" alt="bus" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bus-300x221.jpg" width="300" height="221" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bus-300x221.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bus.jpg 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Per quanto riguarda il volo, Bristol ha un aeroporto internazionale collegato molto bene al centro città con un pullman. Esiste un volo diretto <em>Napoli-Brisol </em>operato da EasyJet, ma è attivo soltanto nella stagione estiva (Maggio-Ottobre) e la ragione risiede nel fatto che agli Inglesi piace trascorrere le vacanze in Costiera&#8230; L&#8217;alternativa invernale più semplice ed economica è <em>Roma-Bristol</em>, sempre di EasyJet.<br />Questi sono i modi più diretti per arrivare a Bristol, ma combinando un autobus e un volo da Londra si può risparmiare ancora di più. Qui in Inghilterra opera una compagnia di autobus lowcost, <em><a href="http://uk.megabus.com/">Megabus</a></em>, che garantisce il viaggio da Brisol a Londra <em>a partire</em> da sole 4£ a tratta! Con altre 10£ circa si possono raggiungere tutti gli aeroporti di Londra direttamente da <em>Victoria Coach Station</em>, dove ferma Megabus. I voli da Londra a Napoli sono operati sicuramente da <em>EasyJet</em>, <em>Meridiana</em>,<em> Monarch</em> e <em>British Airways</em>, ma per conoscere il più economico conviene utilizzare <a href="http://www.skyscanner.it">SkyScanner</a>.</p>
<h3>Le prime impressioni</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol_fiori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4126" alt="bristol_fiori" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol_fiori-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol_fiori-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bristol_fiori.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Una delle ragioni per cui ho scelto proprio Bristol, è che c&#8217;ero già stato due anni prima con la mia ragazza, in viaggio d&#8217;estate. Avendovi trascorso un solo giorno non la conoscevo certo bene, ma almeno il primo impatto è stato un <em>collage</em> di nuove sensazioni e ricordi.<br />La città d&#8217;estate è completamente diversa, sommersa dai fiori, mentre d&#8217;inverno domina il verde dell&#8217;onnipresente prato inglese. Arrivare a casa dall&#8217;aeroporto non è stato difficile: appena si esce dal terminal c&#8217;è un bus che collega l&#8217;aeroporto con il centro della città, e qui i taxi (per niente economici) abbondano.<br />La prima bella notizia è stata scoprire che la casa dove avrei abitato per i successivi tre mesi, per fortuna, esisteva realmente e non era una truffa! La proprietaria mi ha accolto molto affettuosamente e mi ha mostrato la mia meravigliosa camera, appena rimessa a nuovo, piccola, ma calda e confortevole.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/park.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4127" alt="park" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/park-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/park-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/park.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La caratteristica principale di Bristol è quella di essere una città a misura d&#8217;uomo. Anzi, di studente. È sufficientemente piccola per conoscerla bene a fondo ed è sufficientemente grande da permettere tutti i servizi più importanti. Artisticamente non è una città molto ricca, e forse per questo non è una grande meta turistica, ma per viverci è l&#8217;ideale. Le principali attrazioni sono i murales del celebre <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banksy">Banksy</a></em> (e in generale tutti i murales di <em>St. Paul&#8217;s</em>), il <a href="http://www.bristol.gov.uk/page/leisure-and-culture/museums-and-galleries"><em>Bristol Museum and Art Gallery</em></a>, il <em><a href="http://www.cliftonbridge.org.uk/">Clifton Suspension Bridge</a> </em>e i numerosissimi parchi.<br />Se siete amanti della natura vi farà senz&#8217;altro piacere trascorrere i pomeriggi nell&#8217;immenso parco verde di <em>The Downs</em>, dar da mangiare agli scoiattoli nel parco di <em>Brandon Hill</em>, avventurarvi nel bosco di <em>Ashton Court Estate</em>, o fare delle escursioni nella natura selvaggia di <em>Blaise Castle Estate</em>.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/banksy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4128" alt="banksy" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/banksy-199x300.jpg" width="199" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/banksy-199x300.jpg 199w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/banksy.jpg 366w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a>L&#8217;impatto peggiore con la città credo sia stato quello con i mezzi pubblici. Ho sempre sentito parlare bene dei mezzi pubblici in Inghilterra: metropolitane superfrequenti, autobus precisissimi&#8230; Forse avrò fatto confusione con la Svizzera, ma sta di fatto che sono capitato nella città con il peggior trasporto pubblico di tutta l&#8217;Inghilterra!<br />Gli autobus sono riscaldati e hanno il wifi gratuito a bordo, ma sono progettati male: l&#8217;unico modo per fare il biglietto è acquistarlo direttamente dall&#8217;autista, quando si sale a bordo. Questa è senza dubbio una comodità per i passeggeri, ma rende impossibile arrivare puntuali ad ogni fermata! Ci sono fermate dove a volte salgono decine di persone e fermate dove a volte non sale nessuno, dunque non è possibile fare previsioni sui tempi di percorrenza. Persino le <em>timetable</em> digitali non sono attendibili: ci sono autobus che dovrebbero passare in cinque minuti e che aspetti per mezz&#8217;ora, e autobus che dovrebbero passare in mezz&#8217;ora e passano dopo cinque minuti. In tutto ciò, sono anche molto cari. Il prezzo intero di un biglietto dal centro della città a casa mia (che, per quanto lontana, è ancora nella <em>inner zone</em>) cosa 2.50£ e un settimanale costa 17£. Per fortuna è possibile ottenere degli sconti da studenti (30%) mediante una carta dal costo di 10£.</p>
<p>È importante sapere che a Bristol operano due compagnie diverse di autobus, la <em>First</em> e la <i>Wessex</i>, e i biglietti non sono intercambiabili. Ricordo ancora quando per sbaglio ho provato a salire su un bus della <em>Wessex </em> con l&#8217;abbonamento della <em>First</em>:<br />&#8211;<em> Salve (mostro il biglietto First)<br />&#8211; Questo è un autobus della Wessex<br />&#8211; Sì, ma io ho l&#8217;abbonamento<br />&#8211; Ma questo è un autobus della Wessex<br />&#8211; Sì, ma questo è un abbonamento!<br />&#8211; Questa è la Wessex, è un&#8217;altra compagnia, non è la First<br />&#8211; Ops&#8230;</em></p>
<h3>Le persone</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/british.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-4129" alt="british" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/british-300x184.jpeg" width="300" height="184" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/british-300x184.jpeg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/british.jpeg 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le prime due settimane trascorse qui sono state abbastanza dure, specialmente perché non conoscevo nessuno. Qui in Inghilterra il mese di Gennaio è dedicato interamente agli esami e il secondo semestre inizia solo alla fine del mese. Essendo io arrivato il 10, felice e spensierato, mi sono trovato in un clima di assoluto silenzio, pochissime persone in giro per l&#8217;università e facce stravolte dallo studio! In questo periodo tutte le attività studentesche vanno in <em>standby</em>, per cui non è stato facile iniziare a socializzare e le prime due settimane le ho trascorse da solo tra casa e biblioteca! Solo verso la fine del mese ho finalmente iniziato a conoscere altri ragazzi stranieri, ma il luogo chiave che aperto la porta di un intero mondo di nuove persone è stato il <a href="http://www.bisc.org.uk/"><em>BISC</em></a> (<em>Bristol International Student Center</em>).</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bisc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4130" alt="bisc" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bisc.jpg" width="295" height="173" /></a>Il BISC è un&#8217;associazione di volontariato che organizza eventi per studenti internazionali, ed offre un pranzo completo ad un prezzo economico tre volte a settimana (2.50£). La peculiarità di questi eventi è quella di rendere impossibile non conoscere persone nuove. Anche la persona più timida, partecipando a questi eventi, potrà conoscere persone provenienti da tutto il mondo: Spagna, Germania, Austria, Svezia, Georgia, Cina, Korea, Canada, America, Messico, Brasile sono solo alcune delle nazionalità degli studenti che frequentano il BISC. Se volete venire qui a Bristol per studiare, vi consiglio calorosamente di passare per il BISC!</p>
<p>La prima cosa che ho realizzato quando sono arrivato qui a Bristol, è stata l&#8217;appartenenza all&#8217;Europa. Bristol è una città fortemente multiculturale, è possibile confrontarsi con persone di tutto il mondo, ed è così che mi sono reso conto di quanto sia forte il legame che esiste tra noi Italiani e tutti gli altri studenti d&#8217;Europa. Non è un concetto facile da spiegare, ma per quanto si possano avere lingue e culture diverse, abbiamo vissuto tutti la stessa storia e viviamo tutti nella stessa Comunità.</p>
<p>I legami che si formano durante l&#8217;Erasmus sono diversi, più forti. Non si tratta di semplici conoscenze provvisorie, ma di amicizie nate in un contesto completamente diverso dal solito, che le rende molto più forti: gli scambi culinari (le tortillas spagnole, gli hamburger americani, la nostra pasta fatta in casa, la pizza), i tandem linguistici, i pub crawling, le serate a giocare a poker e a bere birra, le passeggiate nei boschi&#8230;</p>
<h3>L&#8217;università</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/wills.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4131" alt="wills" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/wills-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/wills-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/wills.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Per quanto riguarda l&#8217;università (UoB), non posso dare un giudizio molto attendibile, per il semplice motivo che non ho frequentato corsi né dato esami. È sicuramente un&#8217;università molto quotata nelle classifiche nazionali e mondiali, ma non ho idea di come sia la didattica. So per certo che l&#8217;approccio della UoB, come del resto quello di tutte le università inglesi, è molto più pratico e molto meno teorico del nostro. Questo può essere tanto un punto a favore, tanto a sfavore, a seconda di ciò che si intenderà fare nella vita dopo l&#8217;università.</p>
<p>La struttura è molto ben organizzata, ogni facoltà ha una sua biblioteca, che può essere aperta dalle 10, alle 14, alle 24 ore al giorno. Da notare l&#8217;assenza di una mensa, che è però sopperita da numerosi bar/cafè, ristoranti e fastfood a pochi minuti dall&#8217;università.</p>
<p>La connessione ad internet è senz&#8217;altro la più veloce che mi sia mai capitata tra le mani, e questo test lo dimostra:</p>
<p><a href="http://www.speedtest.net/my-result/3248018235"><img alt="" src="http://www.speedtest.net/result/3248018235.png" /></a></p>
<p>Lo staff universitario è estremamente disponibile e cordiale, segreteria inclusa. In particolare, il mio tutor di tirocinio è stato di una gentilezza e disponibilità che non avrei mai potuto immaginare!</p>
<h3>Il costo della vita</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/aldi.jpg"><img class="alignleft  wp-image-4132" alt="aldi" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/aldi-252x300.jpg" width="151" height="180" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/aldi-252x300.jpg 252w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/aldi-861x1024.jpg 861w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/aldi.jpg 1502w" sizes="(max-width: 151px) 100vw, 151px" /></a>Uno dei più grandi errori che si commettono nel valutare il costo della vita in Inghilterra riguarda il costo del cibo. Le catene di supermercati in giro per l&#8217;Inghilterra sono quasi sempre le stesse: <em>Tesco</em>, <em>Sainsbury&#8217;s</em>, <em>Morrisons</em>. Se ci si limitasse a confrontare i prezzi di queste catene con quelli dell&#8217;Italia, la conclusione sarebbe che la vita qui è carissima! In realtà, la peculiarità di questi negozi è che sono presenti quasi sempre nel centro della città e che sono aperti <em>quasi</em> a tutte le ore del giorno! E questo è un servizio che si fanno pagare a caro prezzo&#8230;</p>
<p>Al di là di queste catene più conosciute, ce ne sono molte altre che, risparmiando sulle inutilità, permettono di garantire cibo di ottima qualità ad un prezzo stracciato. Sto parlando, in particolare, di <em>Aldi</em>,<em> Lidl</em> e <em>Asda</em>. Mentre Lidl è presente anche in Italia, Aldi e Asda non le avevo mai sentite prima. Parlare di quanto sia conveniente fare la spesa da Aldi non avrebbe molto senso, quindi vi elencherò direttamente i prezzi di alcuni degli alimenti che compro più spesso:</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID2145831400'), this, 'Show &#9660;', 'Clicca per mostrare la lista &#9650;');">Show &#9660;</a></p>
<div id='SID2145831400' style='display:none;'>
<ul>
<li>Latte parzialmente scremato, 2 pinte (~1 litro) &#8211; 89p (1.07€)</li>
<li>Pane affettato, 800g &#8211; 60p (0.72€)</li>
<li>Farina, 1.5kg &#8211; 1£ (1.20€)</li>
<li>Cereali al miele, 300g &#8211; 1£ (1.20€)</li>
<li>Petto di pollo, 1kg &#8211; 6.69£ (8€)</li>
<li>Medaglioni di maiale, 1kg &#8211; 5.73£ (6.90€)</li>
<li>Acqua frizzante, 2l &#8211; 18p (0.22€)</li>
<li>Banane, 1gk &#8211; 59p (0.70€)</li>
</ul>
</div>
</p>
<p>Per ulteriori informazioni sui prezzi, <a href="https://www.aldi.co.uk/en/product-range/fresh-bakery/">Aldi</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda i prodotti Italiani, i prezzi sono ovviamente più cari. La pasta e l&#8217;olio d&#8217;oliva si riescono a trovare facilmente in tutti i supermercati. Il caffè macinato è un po&#8217; meno frequente, ma alcune marche più conosciute come <em>Illy</em> e <em>Lavazza</em> sono reperibili con facilità a prezzi modici. Al di là dei supermercati, ci sono negozi specializzati nella vendita di alimentari d&#8217;importazione dove è possibile acquistare anche formati di pasta speciali, salumi e formaggi italiani.<br />Con un fornello e qualche pentola a disposizione è possibile continuare a mangiare quasi come in Italia.</p>
<p>Per quanto riguarda i vestiti, credo che ormai sia risaputo che qui in Inghilterra gli abiti costano pochissimo. I saldi arrivano fino all&#8217;80% e in negozi come <em>Primark</em> e <em>Sports Direct</em> ci si può rifare un intero guardaroba spendendo pochissimo.</p>
<p>Ciò che invece costa molto più, rispetto all&#8217;Italia, è il materiale tecnologico: computer, smartphone e tablet, possono costare più del doppio rispetto a noi!</p>
<h3>Il clima</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/rain.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4133" alt="rain" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/rain-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/rain-300x200.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/rain.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Durante il viaggio in aereo ho conosciuto una persona che diceva di conoscere bene Bristol, e la prima cosa che mi ha detto è stata: &#8220;<em>Se vieni a Bristol, dimenticati del cielo blu</em>&#8220;. La prima cosa che ho visto, l&#8217;indomani, è stato un cielo di un blu profondo e meraviglioso che mi ha conquistato!<br />Il clima qui a Bristol è, come nel resto dell&#8217;Inghilterra, molto particolare. La particolarità risiede nell&#8217;elevatissima variabilità. Una bellissima giornata può rovinarsi nel giro di mezz&#8217;ora e un temporale può essere rimpiazzato da un sole estivo nello stesso tempo. Le previsioni sono dunque alla stregua del gioco d&#8217;azzardo&#8230;<br />Il vantaggio è che se non ti piace il tempo attuale, basta aspettare mezz&#8217;ora e cambierà di certo&#8230;</p>
<p>Un falso mito è che qui piove sempre. Almeno nei mesi che sono stato qui (che tra l&#8217;altro sono i più piovosi) ha piovuto mediamente quanto ha piovuto a Napoli. La caratteristica che però differenzia completamente il tempo qui, è il tipo di pioggia. Quando da noi piove, se cammini sotto la pioggia ti bagni. Qui, quando piove, l&#8217;acqua sembra provenire da un vaporizzatore e le gocce d&#8217;acqua sono molto piccole e molto rade. Con questo non intendo dire che qui non ci siano acquazzoni, ma solo che la pioggia media è di dimensioni ridotte rispetto a quella a cui siamo abituati.<br />E questo è il motivo per cui gli Inglesi non usano l&#8217;ombrello.<br />Inizialmente pensavo quasi che fossero idrorepellenti, quando li vedevo camminare tranquilli sotto la pioggia, ma poi mi sono reso conto che effettivamente non è una vera e propria pioggia, ma soltanto un po&#8217; di&#8230; <em>vapore</em>!</p>
<p>L&#8217;altro aspetto della medaglia è che grazie alla pioggia (credo), il cielo è sempre molto pulito. Quando splende il sole, il cielo è di un blu intenso meraviglioso e di notte si possono facilmente osservare tutte le costellazioni.</p>
<h3>La lingua</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/english.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4134" alt="english" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/english-300x220.jpg" width="300" height="220" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/english-300x220.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/english-1024x752.jpg 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/english.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L&#8217;inglese parlato qui a Bristol è un po&#8217; diverso da quello a cui siamo abituati. Avendo conosciuto pochi nativi Bristolesi non sono ancora riuscito a farmi un&#8217;idea di cosa, nello specifico, renda più difficile la comprensione del loro dialetto, ma a <a href="http://www.thedialectdictionary.com/view/letter/Bristol/">questo indirizzo</a> potete farvi un&#8217;idea di come parlino.</p>
<p>I primi giorni ero convinto che il mio inglese fosse pessimo, non riuscendo a capire quasi nulla di quello che mi dicessero gli autisti dei bus, le cassiere e la gente per strada. Mi sono rasserenato quando anche il mio <em>supervisor</em>, che è Belga, mi ha raccontato di aver avuto gli stessi problemi nei suoi primi mesi a Bristol. La conferma finale l&#8217;ho avuta quando persino un ragazzo americano, mi ha confermato di non riuscire a capire nulla di quello che dicono i Bristolesi!</p>
<p>Attualmente, dopo due mesi e mezzo, il problema si è molto alleviato, e anche quando parlo con Bristolesi DOC riesco a capire perlomeno l&#8217;80% di quello che dicono, e ciò è sufficiente per avere una discussione fluente. È divertente il fatto che quando si parla tra ragazzi Erasmus, ci si capisce al 100% senza problemi, indipendentemente dalla nazionalità, ma quando si parla con un Inglese la comprensione crolla!</p>
<p>Ho sempre pensato che noi Italiani fossimo il popolo più indietro d&#8217;Europa, per quanto riguarda la conoscenza dell&#8217;Inglese. Mi sono dovuto ricredere. Il popolo meno anglofono d&#8217;Europa è quello dei Francesi. Non solo parlano malissimo, ma molti di loro non lo parlano affatto!</p>
<h3>Bristol facts</h3>
<p>Ecco un elenco di cose che potrebbero interessarvi se avete intenzione di andare a Bristol:</p>
<ul>
<li>In Inghilterra si guida sul lato sinistro della strada. Fate attenzione quando attraversate perché dovete guardare prima a destra (sembra banale ma non lo è affatto)</li>
<li>La presa della corrente elettrica è diversa dalla nostra. Vi consiglio di comprare un adattatore in un <em>99p store </em>o da <em>Poundland</em>, dove potrete acquistarlo <span style="text-decoration: underline;">per una sola sterlina</span></li>
<li>Se non avete un adattatore è possibile comunque inserire una spina piccola (quella dei caricabatterie dei cellulari) nella presa inglese, inserendo un oggetto di plastica (a presa spenta!) nel foro della massa</li>
<li>Se dovete cambiare dei soldi, il modo più conveniente è caricarli su un conto corrente italiano e prelevarli direttamente dal bancomat. Fate attenzione ad alcuni bancomat che vi danno la possibilità addebitare sul vostro conto gli euro invece delle sterline, ma questa opzione è molto più costosa che addebitare direttamente le sterline</li>
<li>Per prendere l&#8217;autobus è necessario sollevare un braccio per segnalarsi all&#8217;autista</li>
<li>La maggior parte dei lavandini ha il doppio rubinetto acqua gelida-acqua bollente, e nessuno sa il perché. Scordatevi l&#8217;acqua tiepida&#8230;</li>
<li>Per telefonare in Italia vi conviene acquistare una sim inglese della compagnia <em>Lebara</em>. Costa solo 2£, la vendono al supermercato, non richiede registrazione ed è la più conveniente per le chiamate in Italia</li>
<li>Se avete uno smartphone vi conviene utilizzare Skype, Whatsapp, Viber e simili da una delle centinaia di reti wifi gratuite in giro per la città</li>
<li>All&#8217;università è possibile collegarsi alla rete wifi (<em>Eduroam</em>) utilizzando i vostri dati universitari italiani (sono internazionali!)</li>
<li>Non acquistate vestiti in Italia prima di partire per Bristol. È molto più economico acquistarli qui a Bristol da Primark</li>
<li>Il latte, nel tè, fa davvero la differenza (provate!)</li>
<li>Il cibo inglese non è il massimo, ma vi consiglio di provare <em>fish and chips</em>, la <em>jacket potato</em> e la <em>full english breakfast</em></li>
<li>C&#8217;è un pub a Bristol che propone cibo di ottima qualità ad un prezzo misero, si chiama <em>The Berkeley</em> (della catena <em>Wetherspoon</em>). Un panino con hamburger, insalata e pomodoro, una porzione di patatine ed una birra a 4 sterline e mezzo. <a href="http://goo.gl/maps/vckRn">È qui</a></li>
<li>Dar da mangiare agli scoiattoli è davvero divertente. Comprate un pacco di noccioline da <em>Sainsbury&#8217;s</em> e andate in <em>Brandon Hill</em></li>
<li>In Inghilterra ci si saluta baciandosi prima la guancia destra e poi quella sinistra (il contrario rispetto a noi)</li>
<li>Se volete fare shopping, vi consiglio di visitare la zona commerciale di <em><a href="http://www.bristolshoppingquarter.co.uk/shopping/broadmead">Broadmead</a></em> e il caratteristico <a href="http://www.stnicholasmarketbristol.co.uk/"><em>St Nicholas Market</em></a></li>
<li>Il modo più economico per muovervi da/verso l&#8217;aeroporto è l&#8217;autobus <em>Flyer</em> (A1) che passa ogni 10 minuti dalla Coach Station. <a href="http://flyer.bristolairport.co.uk/">Link</a></li>
<li>Le biciclette sono molto utilizzate, ma Bristol è una città tutt&#8217;altro che piatta. Una bicicletta usata su <em>gumtree</em> può costare anche sole 20 sterline, ma preparatevi a pedalare in salita</li>
<li>A volte vi potrà sembrare che gli Inglesi fingano di non capire il nostro inglese, perché alle nostre orecchie ci sembra di pronunciare delle parole esattamente come loro. Fidatevi, non lo fanno apposta, non capiscono davvero <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f642.png" alt="&#x1f642;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></li>
</ul>
<h3>Conclusioni</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/scoiattolo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4138" alt="scoiattolo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/scoiattolo-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/scoiattolo-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/scoiattolo.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Uno degli aspetti più formativi di un&#8217;esperienza Erasmus, forse, è l&#8217;indipendenza. Noi Italiani non siamo abituati a vivere da soli; come gli Spagnoli, se ne abbiamo la possibilità, rimaniamo a casa e in famiglia finché non riusciamo a trovare un lavoro per diventare indipendenti. Vivere da soli, anche per pochi mesi, fa crescere.</p>
<p>Se dovesse capitarvi la possibilità di passare un periodo di studio all&#8217;estero, anche breve, non pensateci due volte. Neanche una. Fatelo.<br />Anche se dovete finanziarvi autonomamente, un&#8217;esperienza del genere è un investimento non solo per il vostro curriculum, ma per la vostra persona.</p>
<p> Qualche scatto da Bristol:</p>

<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/tesco/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/tesco-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Tesco" /></a>
<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/blue/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/blue-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Downs" /></a>
<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/bridge/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/bridge-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Lucky Bridge" /></a>
<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/golf/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/golf-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Green" /></a>
<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/corvo/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/corvo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Crow" /></a>
<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/parco/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/parco-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Golf" /></a>
<a href='https://www.wirgilio.it/blog/2014/04/16/vita-di-uno-studente-italiano-a-bristol-inghilterra/scoiattolo/'><img width="150" height="150" src="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/scoiattolo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Squirrel" /></a>

]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Cosa succede quando scrivi un documento&#8230;</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2014/03/20/cosa-succede-quando-scrivi-un-documento/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2014 11:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Humor]]></category>

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		<description><![CDATA[Nome del file: tesi.pdftesi_2.pdftesi_3.pdftesi_definitiva.pdftesi_definitiva_2.pdftesi_ultima.pdftesi_ultima_finale.pdftesi_da_consegnare.pdftesi_da_consegnare_2.pdftesi_da_consegnare_definitiva.pdftesi_da_consegnare_definitiva_corretta.pdftesi_da_consegnare_definitiva_corretta_revisionata.pdftesi_da_consegnare_definitiva_corretta_revisionata_2.pdf&#8230;tesi_che_avrei_dovuto_consegnare.pdf]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/03/document.png"><img class="alignright size-full wp-image-3563" alt="document" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/03/document.png" width="256" height="256" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/03/document.png 256w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2014/03/document-150x150.png 150w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" /></a>Nome del file:<br /><em><em></em></em></p>
<p><em>tesi.pdf</em><br /><em>tesi_2.pdf</em><br /><em>tesi_3.pdf</em><br /><em>tesi_definitiva.pdf</em><br /><em>tesi_definitiva_2.pdf</em><br /><em>tesi_ultima.pdf</em><br /><em>tesi_ultima_finale.pdf</em><br /><em>tesi_da_consegnare.pdf</em><br /><em>tesi_da_consegnare_2.pdf</em><br /><em>tesi_da_consegnare_definitiva.pdf</em><br /><em>tesi_da_consegnare_definitiva_corretta.pdf</em><br /><em>tesi_da_consegnare_definitiva_corretta_revisionata.pdf</em><br /><em>tesi_da_consegnare_definitiva_corretta_revisionata_2.pdf</em><br /><em>&#8230;</em><br /><em>tesi_che_avrei_dovuto_consegnare.pdf</em></p>
<p><em></p>
<p></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Introduzione alla fotografia attraverso l&#8217;ottica</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/11/13/introduzione-alla-fotografia-attraverso-lottica/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2013/11/13/introduzione-alla-fotografia-attraverso-lottica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2013 18:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[diaframma]]></category>
		<category><![CDATA[esposizione]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[iso]]></category>
		<category><![CDATA[ottica]]></category>
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		<category><![CDATA[reflex]]></category>

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		<description><![CDATA[Per inaugurare la nuova categoria Fotografia di Wirgilio, ho pensato di condividere la mia esperienza nello studio di questa affascinante disciplina. Questo articolo non ha la pretesa di essere una vera e propria guida, dato che non sarei assolutamente in grado di scriverne una, ma vuole essere un&#8217;introduzione per coloro che vogliono avvicinarsi a questa disciplina. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/lens.png"><img class="alignright  wp-image-2107" alt="lens" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/lens-300x300.png" width="180" height="180" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/lens-300x300.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/lens-150x150.png 150w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/lens.png 394w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Per inaugurare la nuova categoria <em>Fotografia</em> di Wirgilio, ho pensato di condividere la mia esperienza nello studio di questa affascinante disciplina. Questo articolo non ha la pretesa di essere una vera e propria guida, dato che non sarei assolutamente in grado di scriverne una, ma vuole essere un&#8217;introduzione per coloro che vogliono avvicinarsi a questa disciplina.</p>
<p>Spesso si pretende dalla propria macchina fotografica ciò che essa <em>fisicamente</em> non ci può dare e il motivo è che non si conosce bene la fisica che si nasconde, prima ancora che nella fotografia, dietro alla visione ad occhio nudo stessa.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/occhio_camera.gif"><img alt="occhio_camera" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/occhio_camera.gif" width="387" height="281" /></a></p>
<p>Tutto ciò che vediamo non è altro che la rappresentazione del nostro cervello di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radiazione_elettromagnetica">radiazione elettromagnetica </a>che percepiamo con i nostri occhi: <em>la luce</em>. È importante sapere che di tutte le radiazioni (innocue!) che ci investono, noi siamo in grado di percepirne con i nostri occhi solo una piccolissima gamma, che chiamiamo appunto <em>luce visibile.</em> Tutte le altre non possono essere viste dai nostri occhi, ma sono comunque presenti:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spettro.png"><img class="alignnone size-full wp-image-2061" alt="spettro" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spettro.png" width="690" height="201" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spettro.png 690w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spettro-300x87.png 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignright  wp-image-2062" alt="Snapshot_20131110_1" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/Snapshot_20131110_1-300x225.jpg" width="210" height="158" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/Snapshot_20131110_1-300x225.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/Snapshot_20131110_1.jpg 640w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></p>
<p><strong>Test! </strong>Un esperimento che mi piace fare per svelare alcune delle radiazioni nascoste è questo: prendiamo un qualsiasi telecomando ad infrarossi, puntiamolo verso l&#8217;obiettivo di una macchina fotografica (anche un webcam) e scattiamo una foto premendo un tasto del telecomando. Il risultato sarà una debole luce proveniente dal led del telecomando, una prova che esso emette delle radiazioni che <em>noi</em> non possiamo percepire, ma che il sensore della macchina fotografica percepisce e trasforma in luce visibile.</p>
<p>Non bisogna farsi ingannare dal fatto che la luce del telecomando risulti bianca, nonostante il nome <em>infrarosso</em>. La luce emessa è infatti di un colore che <em>non esiste</em>, ed è la macchina fotografica a trasformarlo in un colore violaceo.</p>
<p>Tornando al discorso iniziale, in presenza di una fonte luminosa (una lampadina in una stanza buia), la luce <em>rimbalza</em> sugli oggetti circostanti e si diffonde in tutte le direzioni, fino ad arrivare ai nostri occhi. Qui, mediante una combinazione di lenti (cornea e cristallino) la luce viene concentrata su una piccola areola che è la retina, dove viene convertita in un impulso elettrico che viaggia fino al cervello.</p>
<p>Per vedere correttamente sono necessarie due condizioni:</p>
<ol>
<li>La luce deve essere focalizzata esattamente sulla retina</li>
<li>La luce deve avere la giusta intensità</li>
</ol>
<p>Mediante una serie di muscoli siamo in grado di modificare la curvatura dell&#8217;occhio per mettere a fuoco gli oggetti: se i raggi di luce non convergono esattamente sulla retina, l&#8217;immagine che osserviamo risulta sfocata.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/focus.png"><img alt="focus" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/focus-300x99.png" width="300" height="99" /></a></p>
<p>L&#8217;inclinazione dei raggi rispetto al nostro occhio dipende da quanto questi sono distanti da noi. I raggi provenienti da oggetti molto lontani ci arriveranno pressoché paralleli, mentre quelli provenienti da oggetti vicini risulteranno divergenti.</p>
<p><strong>Test! </strong>Un semplice esempio consente di capire questo concetto: tappiamoci un occhio e poniamo il nostro dito indice a 10 cm di distanza dall&#8217;altro occhio; osservando attentamente il dito, notiamo che tutto ciò che è sullo sfondo diventa molto sfocato. Se invece osserviamo con attenzione un oggetto posto a 3-4 metri da noi, tutto ciò che è sul suo sfondo risulta essere molto più chiaro.</p>
<p>Quindi, se il sistema di lenti dell&#8217;occhio è configurato in modo da osservare oggetti molto vicini (e quindi raggi divergenti) tutto ciò che è lontano (raggi paralleli) risulterà sfocato, e viceversa.</p>
<p>L&#8217;altra condizione di cui parlavo è l&#8217;intensità della luce. L&#8217;organo che regola la quantità di luce che perviene ai nostri occhi è la <em>pupilla</em>, che può aprirsi e chiudersi grazie a degli appositi muscoli.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/pupil.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2064" alt="pupil" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/pupil-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/pupil-300x225.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/pupil.jpg 384w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>Test! </strong>Vediamo un semplice test che possiamo fare per evidenziare gli effetti della dilatazione della pupilla. Entriamo in una stanza <em>quasi</em> buia e chiudiamo gli occhi per qualche minuto. Riaprendoli, noteremo come la dilatazione delle pupille ci consenta di vedere abbastanza bene anche in quasi assenza di luce. Osservando per qualche secondo una forte fonte luminosa, come il display di un cellulare, l&#8217;immediato restringimento delle pupille ci riporterà alla cecità iniziale.</p>
<p>Un altro effetto legato alla dilatazione della pupilla, forse un po&#8217; meno evidente, è la diminuzione dei dettagli percepiti.<br />Osserviamo la seguente immagine:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof.png"><img class="alignnone  wp-image-2066" alt="dof" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof.png" width="533" height="396" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof.png 762w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof-300x222.png 300w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></a></p>
<p>I numeri <strong>1</strong>, <strong>2</strong> e <strong>3</strong> costituiscono dei punti luminosi. Nell&#8217;immagine sono rappresentati solo tre raggi luminosi, ma potete immaginare i punti come sorgenti di <em>infiniti</em> raggi luminosi, in tutte le direzioni. Il <strong>5</strong> è la retina, ossia ciò che noi vediamo, nel rettangolo a destra.<br />Il punto <strong>2</strong> è l&#8217;unico messo a fuoco correttamente, infatti i raggi riflessi dalla lente convergono in un solo punto.</p>
<p>Nel primo caso, in cui i raggi luminosi attraversano <em>tutta</em> la lente, si può notare come i raggi che passano per i bordi sono molto più deviati rispetto a quelli che passano per il centro, per via della geometria stessa della lente.</p>
<p>Nel secondo caso i punti luminosi sono gli stessi, ma viene posto un ostacolo (<strong>4</strong>) davanti alla lente che impedisce ai raggi passanti per i bordi di finire sulla retina. In questo modo l&#8217;immagine sarà meno luminosa, perché meno raggi impattano sulla retina, ma sarà molto più dettagliata, dato che i raggi passanti per il centro della lente risultano meno deviati.</p>
<p>Questo fenomeno non è molto visibile ad occhio nudo, dato che la pupilla si dilata solamente al buio, quando i dettagli sono già attenuati dall&#8217;assenza di luce. In fotografia, dove è possibile gestire questo parametro liberamente, si parla di variazione della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Profondit%C3%A0_di_campo">profondità di campo</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>La fotocamera</h1>
<p>Ora che abbiamo capito come funziona l&#8217;occhio umano, cerchiamo di capire quali sono le differenze con la fotocamera.<br />Per prima cosa, vediamo quali sono gli elementi essenziali di una fotocamera.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/camera_basic.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-2068" alt="camera_basic" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/camera_basic.gif" width="549" height="228" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo:</p>
<ul>
<li>Obiettivo: costituito da una lente, un otturatore e il diaframma, è l&#8217;equivalente del sistema cornea-cristallino nell&#8217;occhio</li>
<li>Diaframma: posto all&#8217;interno dell&#8217;obiettivo, funge da pupilla</li>
<li>Film: è una pellicola, o un sensore elettronico nelle macchine digitali, su cui viene impressa l&#8217;immagine (equivalente della retina)</li>
</ul>
<p>Quando viene scattata una foto l&#8217;otturatore si apre, la luce proveniente dal soggetto entra nell&#8217;obiettivo, passa attraverso il diaframma e impatta sulla pellicola, dove viene impressa. Questo tipo di macchina fotografica è molto essenziale e ha un grosso problema: non è possibile osservare direttamente l&#8217;immagine che finirà sulla pellicola. La luce che passa per l&#8217;obiettivo finisce infatti direttamente sulla pellicola e per scattare è presente un mirino che non usa l&#8217;immagine dell&#8217;obiettivo ma che ha caratteristiche simili a questo.</p>
<p>Un tipo di macchina fotografica che supera questo limite è la  <strong>single-lens reflex </strong>(SLR), detta così perché utilizza un singolo obiettivo sia per prendere la mira che per scattare la fotografia.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/camera1.png"><img class="alignnone  wp-image-2135" alt="camera" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/camera1.png" width="501" height="373" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/camera1.png 716w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/camera1-300x223.png 300w" sizes="(max-width: 501px) 100vw, 501px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nell&#8217;immagine si nota come la luce proveniente dall&#8217;obiettivo non finisca direttamente sulla pellicola, ma passi per uno specchio che la reindirizza al mirino. Quando viene scattata la fotografia, lo specchio si solleva permettendo alla luce di impressionare la pellicola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1>Regolazioni</h1>
<p>Le macchine fotografiche odierne hanno centinaia di funzioni, più o meno utili, più o meno complesse, ma le regolazioni basilari, molto simili a quelle dell&#8217;occhio, sono e resteranno sempre:</p>
<ul>
<li><strong>Tempo di esposizione </strong>(<em>s</em>)</li>
<li><strong>Apertura del diaframma <em></em></strong>(<em>1/f</em>)</li>
<li><strong>Sensibilità </strong>(<em>ISO</em>)</li>
<li><strong>Fuoco</strong> (<em>mm</em>)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Tempo di esposizione</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/espo.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2083" alt="espo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/espo.gif" width="250" height="167" /></a>Il tempo di esposizione è il tempo durante cui viene fatta entrare la luce all&#8217;interno della macchina. Mentre l&#8217;occhio elabora di continuo tutta la luce che penetra al suo interno, la macchina fotografica ha un otturatore che viene aperto per un certo intervallo di tempo <em>solo</em> quando si scatta una fotografia.</p>
<p>Dato che la pellicola (così come il sensore) è sensibile a quanta luce impatta <em>nel tempo</em>, maggiore è il tempo di esposizione e maggiore sarà la luminosità della foto. Dato che questi tempi sono in genere molto brevi, si esprimono come frazioni di secondo:<br />1/2 s, 1/30 s, 1/500 s, ecc&#8230;</p>
<p>Tempi lunghi consentono foto luminose anche in condizioni di scarsa luminosità, ma richiedono che il soggetto (e il fotografo!) siano immobili durante tutto il tempo di esposizione.<br />Se il soggetto si muove durante lo scatto, andrà ad impressionare più punti della pellicola risultando nel classico effetto <em>mosso</em>.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/mosso.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2069" alt="mosso" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/mosso-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/mosso-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/mosso.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In genere si cerca di evitare questo effetto, dato che provoca una perdita del dettaglio, ma può essere utilizzato volutamente per ottenere degli effetti artistici o per creare dinamicità nella foto.</p>
<p><strong>Panning.</strong> Il <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Panning">panning</a> </em>è una tecnica fotografica in cui si sfrutta il contrasto tra il moto del soggetto e lo sfondo. Un esempio si può riprodurre utilizzando tempi di posa <em>non troppo brevi</em> e seguendo con la fotocamera il movimento del soggetto durante tutto il tempo di posa. In questo modo il soggetto risulterà &#8220;fermo&#8221; rispetto alla macchina fotografica, mentre tutto il resto verrà mosso.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/panning.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2070" alt="panning" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/panning-300x200.png" width="300" height="200" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/panning-300x200.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/panning.png 673w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>  <a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/polping.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-2071" alt="polping" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/polping-300x199.png" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/polping-300x199.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/polping.png 661w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fireworks.</strong> Un altro caso in cui l&#8217;effetto mosso è voluto, è quello dei fuochi d&#8217;artificio. Un tempo di posa breve mostrerebbe soltanto un puntino luminoso in cielo, mentre un tempo di posa lungo permette non solo di immortalare l&#8217;intero moto dei fuochi, ma anche di sovrapporre più scie.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2072" alt="fireworks" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks-285x300.jpg" width="285" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks-285x300.jpg 285w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks.jpg 424w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /></a>  <a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2073" alt="fireworks2" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks2-195x300.jpg" width="195" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks2-195x300.jpg 195w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fireworks2.jpg 269w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Apertura del diaframma</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/apertura_small.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2079" alt="apertura_small" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/apertura_small.gif" width="220" height="154" /></a>L&#8217;apertura del diaframma è l&#8217;analogo dell&#8217;apertura della pupilla. Il diaframma è un ostacolo regolabile posto davanti all&#8217;obiettivo per limitare la quantità di luce entrante. Aperture molto elevate aumentano la luminosità della foto, aperture più piccole la riducono.</p>
<p>Il valore numerico con cui si indica l&#8217;apertura è detto <em>numero di stop</em>, ed è indicato con <em>f/numero</em>:<br />f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32</p>
<p><strong>Maggiore</strong> è il numero di <em>f</em>, <strong>minore</strong> è l&#8217;apertura del diaframma.</p>
<p>L&#8217;apertura del diaframma, a differenza del tempo di posa, non influisce soltanto sulla luminosità della foto. Come abbiamo visto prima, essa influisce sulla quantità di dettagli presenti in un&#8217;immagine, specialmente se il soggetto è poco distante dall&#8217;obiettivo.</p>
<p>Rivediamolo per chiarezza:</p>
<ul>
<li>Soggetti molto vicini all&#8217;obiettivo impattano sulla lente con dei raggi molto divergenti tra loro</li>
<li>Soggetti lontani impattano con raggi quasi paralleli</li>
<li>I raggi di luce che incidono sui bordi della lente sono molto più deviati rispetto a quelli che passano per il centro</li>
</ul>
<p>Per cui, se l&#8217;obiettivo è configurato per mettere a fuoco un soggetto vicino (raggi divergenti), i raggi dello sfondo (paralleli) che passano per i bordi della lente risulteranno molto sfocati. Chiudendo il diaframma eliminiamo tutti i raggi più esterni, aumentando il dettaglio dello sfondo.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2074" alt="dof1" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof1-300x197.jpg" width="300" height="197" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof1-300x197.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof1.jpg 680w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> <a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2075" alt="dof2" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof2-300x197.jpg" width="300" height="197" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof2-300x197.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/dof2.jpg 680w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Le due foto sono state ottenute con diverse aperture, la prima con apertura maggiore, la seconda minore. Dato che la chiusura del diaframma riduce la quantità di luce che colpisce la pellicola, per avere la stessa luminosità è necessario aumentare il tempo di esposizione.</p>
<p><strong>Bokeh.</strong> La ridotta profondità di campo può essere utilizzata come effetto artistico, il <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bokeh">bokeh</a></em>. Un particolare utilizzo di questa tecnica è detto <em>shaped bokeh</em> e consiste nel porre davanti all&#8217;obiettivo un opportuno diaframma di forma personalizzata, il cui effetto è quello di rendere tutte le luci sullo sfondo di quella stessa forma.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2081" alt="bokeh3" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh3-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh3-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh3.jpg 583w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>  <a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2080" alt="bokeh2" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh2-300x202.jpg" width="300" height="202" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh2-300x202.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/bokeh2.jpg 395w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sensibilità</h3>
<p>La sensibilità, misurata in <em>numeri ISO</em>, è la velocità con cui la pellicola (o il sensore) reagisce alla luce. Nella fotografia analogica, essa è una caratteristica della pellicola stessa e non può essere quindi modificata tra due scatti dello stesso rullino. Nella fotografia digitale è invece un&#8217;impostazione del sensore e può essere modificata con facilità.<br />Valori tipici sono:<br />80, 100, 200, 600&#8230;</p>
<p>A parità di altri parametri, un numero di ISO più elevato comporta una luminosità maggiore della foto. Ciò permette di utilizzare tempi di posa più brevi ed evitare l&#8217;effetto mosso nel caso ad esempio di fotografia sportiva in condizioni di scarsa luminosità.</p>
<p>Utilizzare numeri di ISO troppo elevati comporta però uno svantaggio, che è la formazione di <em>rumore</em> nella foto, ossia un disturbo granulare che abbassa la qualità dell&#8217;immagine. Generalmente, maggiore è il numero di ISO e maggiore è l&#8217;intensità del rumore, per cui, a meno che non sia necessario, è sempre preferibile utilizzare numeri di ISO bassi .</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/iso.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2086" alt="iso" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/iso.jpg" width="597" height="398" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/iso.jpg 597w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/iso-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></a></p>
<h3> </h3>
<h3><strong>Il triangolo dell&#8217;esposizione</strong></h3>
<p>Le prime tre regolazioni di cui abbiamo parlato, tempo di esposizione, apertura del diaframma e sensibilità, costituiscono insieme il cosiddetto <em>triangolo dell&#8217;esposizione</em>. Per ogni condizione di luce esistono infatti più combinazioni di questi parametri che consentono una corretta esposizione. Rivediamole nella seguente tabella:</p>
<table border="1" frame="border">
<tbody>
<tr>
<td> </td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Valori elevati</strong></td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Valori bassi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td style="text-align: center;"><em>Pro</em></td>
<td style="text-align: center;"><em>Contro</em></td>
<td style="text-align: center;"><em>Pro</em></td>
<td style="text-align: center;"><em>Contro</em></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Tempo di posa</strong></td>
<td>&#8211; Maggiore luminosità</td>
<td>&#8211; Effetto <em>mosso</em></td>
<td>&#8211; Foto <em>ferme</em></td>
<td>&#8211; Scarsa luminosità</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Apertura diaframma</strong></td>
<td>&#8211; Maggiore luminosità</td>
<td>&#8211; Perdita dettagli</td>
<td>&#8211; Maggiori dettagli</td>
<td>&#8211; Scarsa luminosità</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Sensibilità</strong></td>
<td>&#8211; Maggiore luminosità</td>
<td>&#8211; Minore qualità</td>
<td>&#8211; Maggiore qualità</td>
<td>&#8211; Scarsa luminosità</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ovviamente i <em>pro</em> possono essere dei <em>contro</em> e viceversa a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. Come fare dunque per scegliere la giusta combinazione dei tre parametri? La risposta dipende dal tipo di fotografia che vogliamo realizzare, ma vediamo alcuni esempi:</p>
<ul>
<li><strong>Soggetto in movimento</strong> (fotografia sportiva): richiede tempi di posa brevi (tipicamente inferiori a 1/200 s) che comportano scarsa luminosità, per cui si cerca di aprire quanto più è possibile il diaframma e se non è sufficiente si alza il numero di ISO (sensibilità)<br /><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/uovo.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2090" alt="uovo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/uovo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></li>
<li><strong>Ritratto</strong>: generalmente nei ritratti si cerca si ridurre la quantità di dettagli sullo sfondo, in modo da esaltare l&#8217;immagine del soggetto e per questo motivo si utilizzano diaframmi molto aperti. Il tempo di posa deve essere sufficiente a garantire l&#8217;assenza dell&#8217;effetto mosso, mentre il numero di ISO è da mantenere al minimo possibile per garantire la qualità della foto<br /><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/roby.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2105" alt="roby" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/roby-300x200.jpg" width="240" height="160" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/roby-300x200.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/roby.jpg 1018w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>  <a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/ritratto.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2091" alt="ritratto" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/ritratto-300x198.jpg" width="240" height="158" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/ritratto-300x198.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/ritratto-1024x677.jpg 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/ritratto.jpg 1190w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></li>
<li><strong>Panorami notturni:</strong> questo tipo di fotografia richiede tempi di posa molto lunghi (generalmente oltre i 5 s) e un&#8217;attrezzatura che consenta di tenere la macchina fotografica ferma a terra. Valori di apertura intermedi e numeri di ISO bassi servono a mantenere alti i dettagli e basso il rumore<br /><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/napoli.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2092" alt="napoli" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/napoli-300x173.jpg" width="300" height="173" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/napoli-300x173.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/napoli.jpg 1014w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>P-A-S-M</h3>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/pasm.jpg"><img class="alignright  wp-image-2093" alt="pasm" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/pasm.jpg" width="153" height="143" /></a>Per semplificare la regolazione dell&#8217;esposizione, ogni macchina fotografica (seria) ha quattro modalità predefinite identificate da una lettera: P, A, S, M. Ognuna di queste modalità modifica automaticamente il <em>tempo di posa</em> e l&#8217;<em>apertura del diaframma</em>, in modo da consentire sempre una corretta esposizione:</p>
<ul>
<li><strong>P</strong> (Program mode): in questa modalità è tutto automatico. Il diaframma è impostato su un valore intermedio (generalmente quello che garantisce un maggiore dettaglio) e il tempo di posa è tale da garantire una corretta esposizione. <em>Esempi di utilizzo</em>: la maggior parte dei casi.</li>
<li><strong>A</strong> (priorità Aperture): è possibile scegliere liberamente l&#8217;apertura del diaframma, il tempo di posa verrà valutato di conseguenza. <em>Esempi di utilizzo</em>: ritratti, bokeh.</li>
<li><strong>S</strong> (priorità Shutter): è possibile scegliere un tempo di posa, l&#8217;apertura verrà valutata di conseguenza. <em>Esempi di utilizzo</em>: fotografia sportiva, panning.</li>
<li><strong>M</strong> (Manual): sia tempo di posa che apertura possono essere scelti liberamente. <em>Esempi di utilizzo</em>: condizioni di luce particolari, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Posa_Bulb">posa bulb</a> (tempo di posa personalizzato).</li>
</ul>
<p>Generalmente il numero di ISO non viene cambiato da queste modalità, ma alcune macchine fotografiche permettono di variarlo automaticamente in base al tempo di scatto massimo che si vuole utilizzare. Se uno scatto rischia di risultare mosso, il numero di ISO viene aumentato per ridurre il tempo di posa.</p>
<p>A queste modalità si aggiunge quella totalmente automatica (<em>AUTO</em>), che oltre a regolare l&#8217;esposizione cerca di scegliere valori ottimali anche per il flash, la modalità di messa a fuoco, la sensibilità ISO e altre impostazioni varie. Spesso chi non sa utilizzare la macchina fotografica scatta sempre in modalità automatica, ma i risultati ottenuti con una delle tre modalità semiautomatiche (P, A, S) possono risultare di gran lunga migliori!</p>
<h3> </h3>
<h3>Fuoco</h3>
<p>Quest&#8217;ultima regolazione, a differenza delle precedenti, non influisce sulla luminosità dell&#8217;immagine ma sulla sua <em>sfocatura</em>. Abbiamo già visto che per ottenere un&#8217;immagine nitida di un oggetto, i raggi provenienti da esso devono convergere in un punto sullo schermo. In caso contrario (vedi immagine seguente) l&#8217;immagine risulterà sfocata:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fuoco.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2095" alt="fuoco" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fuoco.jpg" width="413" height="135" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fuoco.jpg 413w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/fuoco-300x98.jpg 300w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></a></p>
<p>Per far convergere i raggi in un solo punto è possibile cambiare due parametri: la <em>distanza</em> della lente dallo schermo e la sua <em>curvatura</em>. Dato che cambiare la curvatura di una lente (di vetro) è complicato, si agisce sulle distanze. Modificando la messa a fuoco si sposta infatti una lente all&#8217;interno dell&#8217;obiettivo.</p>
<p>Il parametro con cui si identifica la messa a fuoco è la distanza del <em>piano focale</em>, ossia la distanza dei punti che risultano essere correttamente a fuoco. È importante notare che soltanto un <em>piano di punti</em> sarà correttamente a fuoco in una fotografia, dato che punti a diverse distanze dall&#8217;obiettivo verranno deviati diversamente dalla lente.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/sfuoco.png"><img class="alignnone  wp-image-2100" alt="sfuoco" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/sfuoco.png" width="184" height="160" /></a></p>
<p>Questo fenomeno è tanto più accentuato quanto più il soggetto è vicino alla lente: se il soggetto si trova a cento o quattromila metri dall&#8217;obiettivo, i raggi provenienti da esso che incidono sull&#8217;obiettivo saranno praticamente gli stessi. Se un soggetto dista cinque o dieci centrimetri la differenza è molto più marcata!</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/distanze.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2098" alt="distanze" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/distanze.jpg" width="542" height="182" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/distanze.jpg 904w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/distanze-300x100.jpg 300w" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" /></a></p>
<p>Le modalità di messa a fuoco delle macchine fotografiche moderne sono tantissime e sfruttano le tecniche  più svariate. Tra esse, quella che io preferisco è quella automatica per <em>hotspot</em>. In questa modalità è possibile scegliere un singolo punto del mirino su cui mettere a fuoco automaticamente. Così si può essere sicuri che la macchina fotografia stia mettendo a fuoco esattamente il soggetto che abbiamo scelto.</p>
<p>Ci sarebbero ancora molti argomenti da trattare, ma per il momento mi fermo qui, in attesa del prossimo articolo in cui entreremo più nel dettaglio della materia.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Semplificarsi la vita con MATLAB</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/11/04/semplificarsi-la-vita-con-matlab/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2013/11/04/semplificarsi-la-vita-con-matlab/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 21:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo questo breve articolo per suggerirvi qualche trucchetto che può semplificarvi la vita lavorando con MATLAB. Cerca su Google da command window Molto spesso mi capita di dover cercare rapidamente qualcosa su Google, mentre lavoro nella console di MATLAB. Specialmente quando lavoro sul netbook, dove ho davvero poca RAM disponibile, aprire Chrome per una rapida ricerca è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spy.jpg"><img class="alignright  wp-image-2018" alt="spy" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spy.jpg" width="150" height="225" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spy.jpg 313w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/spy-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>Scrivo questo breve articolo per suggerirvi qualche <em>trucchetto</em> che può semplificarvi la vita lavorando con MATLAB.</p>
<h2>Cerca su Google da <em>command window</em></h2>
<p>Molto spesso mi capita di dover cercare rapidamente qualcosa su Google, mentre lavoro nella console di MATLAB. Specialmente quando lavoro sul netbook, dove ho davvero poca RAM disponibile, aprire Chrome per una rapida ricerca è davvero un supplizio.<br />
Allora ho pensato: perché non utilizzare il browser integrato in MATLAB?<br />
Detto fatto.</p>
<p>Ecco una semplice funzione che richiama il browser integrato per effettuare ricerche immediate:<br />
<strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/google.zip">Download google.zip<br />
</a></strong><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID550014896'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID550014896' style='display:none;'>
<pre><pre>function google(search, varargin)
     % Cerca qualcosa su google nel browser di matlab
     % google('wirgilio')
     % La lingua predefinita è l'inglese, è possibile scegliere una lingua
     % diversa inserendola come secondo argomento
     % google('wirgilio','it')
     if nargin == 1
         lang = 'en';
     else
         lang = varargin{1};
     end
     web(sprintf('http://www.google.com/search?hl=%s&amp;q=%s', ...
     lang, urlencode(search)))
 end
 </pre>
</div>
<p>In questo modo basterà digitare <em>google(&#8216;oggetto da cercare&#8217;)</em> per aprire il browser di MATLAB.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/google.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1983" alt="No, I do mean Wirgilio!" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/google.jpg" width="594" height="473" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/google.jpg 594w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/google-300x238.jpg 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
<p>.</p>
<h2>Avvia il <em>debug</em> durante l&#8217;esecuzione</h2>
<p>Durante l&#8217;esecuzione di script molto lunghi è fondamentale essere sicuri che il codice stia funzionando correttamente. MATLAB mette a disposizione un comando molto utile che permette di investigare durante l&#8217;esecuzione del codice: <a href="http://www.mathworks.it/it/help/matlab/ref/keyboard.html"><em>keyboard</em></a>.</p>
<p>Il comando è molto semplice è intuitivo, ma il problema è: come faccio ad attivarlo <em>quando decido io</em>? Ad esempio, sto osservando i risultati di uno script ogni <em>tot</em> iterazioni attraverso una figura, quando mi accorgo che qualcosa sta andando storto e voglio avviare il debug. Come fare?<br />
L&#8217;idea è quella di utilizzare una variabile presente all&#8217;interno delle <em>figure</em>, ossia <em>CurrentCharacter</em>. Quando si preme un tasto della tastiera attraverso una <em>figure</em>, la variable <em>CurrentCharacter</em> assume il valore pari al tasto premuto.</p>
<p>Con una semplice riga si può quindi avviare il debug premendo un tasto della tastiera, in questo caso la lettera <strong>k</strong>.<strong></strong></p>
<pre>if get(gcf,'CurrentCharacter') == 'k', keyboard, end</pre>
<p>Per continuare l&#8217;esecuzione sarà sufficiente chiudere la figura e premere <em>F5</em>.</p>
<p>Esempio di utilizzo:<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1455289906'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID1455289906' style='display:none;'>
<pre><pre>
 for i = 1:100
    % ... Calcoli complicati ...
     plot(sin((0:.1:2*pi )+ i))
     title('Premi k per il debug!')
     % Riga di debug
     if get(gcf,'CurrentCharacter') == 'k', keyboard, end
     % % %
    pause(0.1)
 end</pre>
</div>
<p>.</p>
<h2>Focus delle <em>figure</em></h2>
<p>Quando una <em>figure</em> di MATLAB viene selezionata, questa acquisice il <em>focus</em> e viene mostrata davanti a tutte le altre finestre. Se si sta lavorando al codice durante l&#8217;esecuzione, può succedere che il continuo apparire delle figure ci impedisca di fare qualsiasi altra cosa.</p>
<p>Una possibile soluzione è quella di utilizzare la funzione <em>set</em> per cambiare la figura attiva, invece del classico <em>figure()</em>.</p>
<p>Esempio di utilizzo:<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID157210701'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID157210701' style='display:none;'>
<pre><pre> f1 = figure(1);
 f2 = figure(2);
 for i = 1:100
     % ... Calcoli complicati ...
     set(0, 'CurrentFigure', f1)
     plot(sin((0:.1:2*pi )+i), 'r')
     title('Figura 1')

     set(0, 'CurrentFigure', f2)
     plot(sin((0:.1:2*pi )-i), 'b')
     title('Figura 2')

     pause(0.1)
 end</pre>
</div>
<p>.</p>
<h2>Figure a schermo intero</h2>
<p>Un altro comando che utilizzo molto spesso è quello che permette di aprire una <em>figure</em> a schermo intero. Il trucco è definire le unità <em>normalizzate</em> quando si crea la figura:</p>
<pre>figure('Units','normalized','Position',[0 0 1 1])</pre>
<p>L&#8217;attributo <em>Position</em> richiede un array di quattro valori: [<em>Posizione_x, Posizione_y, Larghezza, Altezza</em>]. Utilizzando le unità normalizzate sarà sufficiente inserire valori unitari per larghezza e altezza.<br />
Questo tipo di unità permette anche una più agevole disposizione delle figure sullo schermo, indipendentemente dalle sue dimensioni.</p>
<p>Esempio di utilizzo:<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1865394153'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID1865394153' style='display:none;'>
<pre><pre>f1 = figure('Units','normalized','Position',[0 0 .5 .5]); imagesc(magic(10))
 f2 = figure('Units','normalized','Position',[.5 0 .5 .5]); spy;
 f3 = figure('Units','normalized','Position',[0 .5 .5 .5]); contourf(gallery(3))
 f4 = figure('Units','normalized','Position',[.5 .5 .5 .5]); plot(rand(1,10))
 pause
 close all</pre>
</div>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/finestre.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1984" alt="finestre" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/finestre.png" width="692" height="376" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/finestre.png 692w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/finestre-300x163.png 300w" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>.</p>
<h2>Barra di caricamento</h2>
<p>Una delle funzioni che adoro di MATLAB è senza dubbio la <em>waitbar.<br />
</em>Ideale quando un codice richiede più di <em>qualche istante</em> per essere eseguito!</p>
<p>L&#8217;utilizzo è estremamente semplice, riporto direttamente l&#8217;esempio dall&#8217;help di MATLAB:</p>
<pre>h = waitbar(0,'Please wait...');
for i=1:1000,
% computation here %
waitbar(i/1000,h)
end</pre>
<p>Se le iterazioni sono molto rapide, come nel codice dell&#8217;esempio, la chiamata a <em>waitbar</em> può essere più lenta del calcolo che viene effettuato durante l&#8217;iterazione stessa e può rallentare drasticamente l&#8217;esecuzione del codice! Per evitare ciò, vi consiglio di utilizzare sempre una condizione che aggiorni la <em>waitbar</em> un numero <i>sensato </i>di volte:</p>
<pre><pre>h = waitbar(0,'Please wait...');
 for i=1:1000,
     % computation here %
     if mod(i, 100) == 0
        % Questo codice viene eseguito solo ogni 100 iterazioni
        waitbar(i/1000,h)
     end
 end</pre>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/wait.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1985" alt="wait" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/wait.jpg" width="450" height="174" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/wait.jpg 450w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/wait-300x116.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Perché gli aerei volano</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/10/01/perche-gli-aerei-volano/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2013/10/01/perche-gli-aerei-volano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 12:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[aereo]]></category>
		<category><![CDATA[aeronautica]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[portanza]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>
		<category><![CDATA[volo]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio riproporre qui su Wirgilio un articolo che ho scritto la settimana scorsa per Leganerd, sistemandolo in base ai commenti che mi sono stati fatti. La storia del motivo per cui gli aerei volino sembra abbastanza semplice quando ci viene raccontata, tant&#8217;è vero che fin da piccolo sono sempre stato convinto di capire cosa mi veniva [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/aereo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1926" alt="aereo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/aereo.jpg" width="276" height="183" /></a>Voglio riproporre qui su <em>Wirgilio</em> un articolo che ho scritto la settimana scorsa per <em><a href="http://leganerd.com/2013/09/09/perche-gli-aerei-volano-2/">Leganerd</a></em>, sistemandolo in base ai commenti che mi sono stati fatti.</p>
<p>La storia del motivo per cui gli aerei volino sembra abbastanza semplice quando ci viene raccontata, tant&#8217;è vero che fin da piccolo sono sempre stato convinto di capire cosa mi veniva spiegato. Enciclopedia, siti web, programmi televisivi&#8230; tutti cercano di spiegare il fenomeno del volo utilizzando sempre le stesse storie e gli stessi esempi. Col passare del tempo e l&#8217;avanzare degli studi scolastici, ogni volta che tornavo sull&#8217;argomento mi rendevo conto che prima di allora non avevo capito <em>proprio nulla</em>, e oggi che sto per terminare i miei studi di Ingegneria Aerospaziale, voglio provare a raccontarvi, con molti esempi e poche formule, la storia e la teoria del volo.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>Questione di equilibrio</h2>
<p>Per prima cosa, osserviamo l&#8217;immagine seguente che ci mostra quali sono le forze in gioco su un aereo che vola in condizioni di crociera.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/equilibrio.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-1899" alt="equilibrio" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/equilibrio.gif" width="367" height="180" /></a></p>
<p>In questa fase del volo l&#8217;aereo ha una velocità costante, per cui non devono essere presenti forze non equilibrate su di esso (stiamo tralasciando le perturbazioni atmosferiche).</p>
<p>L&#8217;aereo è soggetto a <strong>quattro forze</strong>, due verticali e due orizzontali che si compensano a vicenda:</p>
<ul>
<li>Orizzontalmente la <strong>spinta</strong> dei motori bilancia la <strong>resistenza aerodinamica</strong> (per intenderci, quella che si manifesta mettendo una mano fuori dal finestrino);</li>
<li>Verticalmente la <strong>portanza</strong> generata dalle ali bilancia la <strong>forza peso</strong>, permettendo all&#8217;aereo di volare.</li>
</ul>
<p>Lo scopo di questo articolo è investigare appunto sulla genesi della portanza.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>Historia magistra vitae</h2>
<p>I primi ad accorgersi che dall&#8217;interazione con l&#8217;aria fosse possibile generare una forza verticale furono i Cinesi, che più di duemila anni fa realizzarono i primi aquiloni di carta. Certo non si può dire che i Cinesi sapessero esattamente cosa stessero facendo, ma un buon osservatore sarebbe potuto arrivare all&#8217;idea di un aquilone già notando il moto delle foglie sollevate dal vento.</p>
<p><em>Uno</em> a cui piaceva davvero molto osservare la natura fu un certo&#8230; <strong>Leonardo da Vinci</strong>, che tra le sue svariate passioni aveva anche quella del volo.<br />
Leonardo aveva un sogno, che è stato il sogno di molte persone per centinaia di anni: <em>volare</em>.<br />
Ma Leonardo non era un semplice sognatore, se fosse vivo oggi lo definiremmo un vero e proprio <em>I</em>ngegnere, e come dimostrano i suoi progetti spese molte delle sue forze nel tentare di costruire una macchina che permettesse all&#8217;uomo di volare.<a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/leonardo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1904" alt="leonardo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/leonardo-300x220.jpg" width="300" height="220" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/leonardo-300x220.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/leonardo.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Nel suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_sul_volo_degli_uccelli"><em>Codice sul volo degli uccelli</em></a> egli fece impressionanti scoperte a partire da semplici osservazioni degli uccelli, e siamo appena nel 1505.</p>
<p>Le conclusioni di Leonardo furono però tristi per il suo sogno, dato che secondo i suoi calcoli una macchina alimentata anche contemporaneamente da braccia e gambe, non avrebbe comunque avuto potenza sufficiente per alzarsi in volo. Non so dire se i suoi calcoli fossero sbagliati, ma di certo lo era la direzione in cui si sviluppava la sua idea di una macchina volante, che cercava di emulare l&#8217;unico essere volante che poteva osservare a suo tempo, l&#8217;uccello.</p>
<p>Oggi, come dimostra il <em>MIT Daedalus</em>, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Human-powered_aircraft">volo alimentato dal corpo umano</a> è possibile, ma è necessario che il velivolo abbia caratteristiche ben diverse da quelle di un uccello.</p>
<p>A peggiorare le cose ci fu il <em>Grande e Potente</em> <strong>Newton</strong>, che «dimostrò» l&#8217;impossibilità del volo calcolando la portanza generata da una lastra piana inclinata rispetto a un flusso d&#8217;aria.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/lastra.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1903" alt="lastra" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/lastra-300x217.jpg" width="300" height="217" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/lastra-300x217.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/lastra.jpg 559w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>L&#8217;idea non era male: se il peso di un uomo che fa surf può essere sorretto da una tavola che naviga inclinata sopra un flusso d&#8217;acqua, qualcosa del genere doveva accadere anche nell&#8217;aria.<br />
Partendo da quest&#8217;idea Newton generò la prima teoria matematica che descriveva portanza e resistenza.</p>
<p>La sua grande intuizione fu quella di capire che la portanza dipendeva direttamente dalla <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Densit%C3%A0">densità del flusso</a></strong> e dal <strong>quadrato della velocità</strong>: il problema è che la densità dell&#8217;acqua è <em>mille</em> volte superiore a quella dell&#8217;aria e la formula di Newton mostrava come fosse necessaria una velocità di 1000 km/h per sostenere in volo un essere umano, rendendolo di fatto impossibile.</p>
<p>Apparentemente gli uccelli non sembravano essere d&#8217;accordo con la teoria di Newton, riuscendo a percorrere lunghe distanze in planata senza mai sbattere le ali.<br />
Ma del resto si sà, <a href="http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=101780"><em>il calabrone vola senza sapere di non poter volare&#8230;</em></a></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1918 alignright" alt="flap" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/flap-300x240.png" width="300" height="240" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/flap-300x240.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/flap.png 615w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Tutto ciò non fece altro che ritardare la nascita del primo aereo. Nessuno avrebbe contestato la teoria di Newton, eppure i suoi calcoli erano errati, dato che la formula da lui trovata <em>sottostimava</em> (e di brutto) la forza di portanza.</p>
<p>Non che la sua formula fosse sbagliata, ma era sbagliato pensare di realizzare un aereo con delle ali costituite da semplici lastre piane. Come vedremo più avanti, un elemento chiave nella generazione della forza di portanza è infatti la <strong>curvatura</strong>.</p>
<p>Tutti sanno che l&#8217;aereo è stato inventato dai Fratelli Wright, ma non tutti sanno che prima di loro altre persone erano riuscite ad effettuare dei brevi e primitivi voli.<br />
Al giorno d&#8217;oggi chi cerca nuove emozioni fa <em>Bungee jumping</em>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Otto_Lilienthal"><strong>Otto Lilienthal</strong></a> si dilettava invece lanciandosi da una collinetta artificiale con degli alianti fatti in casa! I suoi numerosissimi voli gettarono le basi per la costruzione del primo velivolo motorizzato, dando vita a una grande vastità di dati e diagrammi descriventi il volo che gli costarono purtroppo la vita.</p>
<p>Egli morì infatti cadendo da uno dei suoi alianti, a causa di uno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stallo_aerodinamico">stallo</a>, durante uno dei suoi voli.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>North of <em>Big Kill Devil Hill</em>, North Carolina</h2>
<p>Era una fredda mattinata del 17 dicembre 1903.<br />
Wilbur e Orville, dopo dieci anni passati a progettare e riparare biciclette nella loro officina, stavano per segnare la storia con una delle invenzioni che avrebbero rivoluzionato il mondo.</p>
<p>Avevano studiato molto il materiale di aeronautica a disposizione all&#8217;epoca, materiale che era stato prodotto da persone come Otto Lilienthal. A differenza dei loro predecessori i due fratelli credettero che la chiave del successo di un velivolo non fosse il sistema di propulsione, bensì il suo <strong>sistema di controllo</strong>.<br />
Così, costruirono una primordiale galleria del vento e misero a punto un aliante che fosse in grado di inclinarsi lateralmente proprio come faceva un uccello (o una bicicletta). Non esistevano ancora gli alettoni e l&#8217;idea fu quella di <em>svergolare</em> l&#8217;ala deformandola con cavi e tiranti.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/fly.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1901" alt="fly" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/fly.jpg" width="455" height="238" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/fly.jpg 759w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/fly-300x156.jpg 300w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /></a></p>
<p>Il risultato dei loro studi in galleria fu un aliante con le ali dal profilo curvo, che generavano molta più portanza delle equivalenti ali piane e che poteva essere governato mediante un complicato sistema di cavi e tiranti.</p>
<p>Il pilota non era comodamente seduto in una cabina con un paio di cuffie in testa, ma era sdraiato verso terra e con braccia e gambe doveva governare il sistema di cavi.</p>
<p>Sono le 10 e 35, e sono passati tre giorni dal precedente tentativo di far volare il <em>Flyer</em>, nome <em>di fantasia</em> scelto dai due fratelli per il proprio velivolo. La sorte ha voluto che fosse Orville il primo a volare, esprimendo la propria preferenza con il lancio di una moneta.</p>
<p>Il motore da 12 cavalli progettato dai due fratelli e montato sul Flyer era in moto. È in questo momento che Orville, dopo una breve fase di rullaggio, si solleva in volo per 12 secondi, percorrendo una distanza di 36 metri ed entrando nella storia come il <strong>primo volo controllato a motore</strong>.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>Come fece a volare?</h2>
<p>L’aereo dei fratelli Wright, così come tutti gli alianti costruiti dai loro predecessori, sono stati costruiti sulla base dell’esperienza.</p>
<p>Otto Lilienthal sperimentò con la sua stessa pelle, Wilbur e Orville costruirono invece una galleria del vento. Nessuno però, prima del 1920, era in grado di spiegare quale fosse la fenomenologia fisica che permettesse agli aerei di mantenersi in volo.</p>
<p>Può sembrare paradossale pensare di costruire e perfezionare qualcosa senza sapere come essa realmente funzioni, ma in realtà sono molti gli ambiti di sviluppo in cui è l’esperienza a farla da padrona, e il settore aeronautico è proprio tra questi.</p>
<p>Per cercare di spiegare il fenomeno del volo seguiremo un <strong>percorso ben preciso</strong>. Prima cercheremo di capire cosa accade da due punti di vista differenti, che sono la <em>Teoria Globale</em> e il <em>Teorema di Bernoulli</em>, successivamente vedremo come queste due teorie si fondono nella <em>Teoria del filetto portante</em> di Prandtl.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>La Teoria Globale del Volo</h2>
<p>La teoria dell&#8217;aerodinamica può essere compresa a più livelli, che cercheremo di affrontare partendo dal più semplice: la cosiddetta <strong>Teoria Globale</strong>.</p>
<p>Questa teoria può essere facilmente espressa mediante il principio sacrificale:</p>
<blockquote><p>Se non vuoi cadere giù, butta giù qualcos&#8217;altro</p></blockquote>
<p>Comprendere questo principio è molto semplice se si pensa al nuoto.<br />
Quando nuotiamo, per tenerci a galla, muoviamo braccia e gambe in modo da spingere acqua verso il basso.</p>
<p>Per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principi_della_dinamica#Terzo_principio_detto_di_azione_e_reazione"><em>Principio di Azione e Reazione</em></a> spingendo l&#8217;acqua verso il basso riceviamo una spinta uguale e contraria che ci permette di contrastare la forza peso (che in acqua risulta già ridotta dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Archimede">Spinta Archimedea</a>).</p>
<p>Gli aerei (e ancora di più gli uccelli) fanno qualcosa di molto simile.<br />
È possibile immaginare l&#8217;intero aereo come un grande tubo orizzontale con la bocca rivolta verso la corrente d&#8217;aria.<br />
La parte posteriore del tubo va immaginata come se fosse piegata leggermente verso il basso.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/globale.png"><img class="alignnone  wp-image-1902" alt="globale" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/globale.png" width="447" height="216" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/globale.png 559w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/globale-300x144.png 300w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" /></a></p>
<p>Nel moto di avanzamento del tubo, l&#8217;aria che entra viene deviata e spinta verso il basso. Come reazione contraria il tubo riceve una spinta verso l&#8217;<em>alto</em> proporzionale a quanta aria ha spinto verso il <em>basso</em>.</p>
<p>Tornando all&#8217;analogia col nuoto, è facile convincersi che per tenersi a galla è necessario spendere dell&#8217;energia. Muovendoci spingiamo acqua verso il basso: l&#8217;energia contenuta nei nostri muscoli diventa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_cinetica">energia cinetica</a> dell&#8217;acqua, che passa da una condizione di quiete ad uno stato di moto (prima era ferma, ora si muove verso il basso).</p>
<p>La stessa cosa accade all&#8217;aereo-tubo: l&#8217;energia associata a l&#8217;aria che viene <em>sacrificata</em> (spinta verso il basso) è sostanzialmente energia sprecata e si manifesta come una forza di <strong>resistenza aerodinamica</strong>, quella forza che deve essere bilanciata dai propulsori.</p>
<p>Per convincerci di ciò basta pensare ai due casi limite del tubo: quando è piegato a 0° non produce portanza e non ha neanche resistenza, mentre quando è piegato a 90° genera molta portanza e moltissima resistenza.</p>
<p>Sorge a questo punto un dubbio: l&#8217;ala non è un tubo, come fa <em>fisicamente</em> a deviare aria verso il basso? La risposta è mediante due contributi: l&#8217;<strong>angolo d&#8217;attacco</strong> e la <strong>curvatura</strong>.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/aoa.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-1913" alt="aoa" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/aoa-300x148.gif" width="300" height="148" /></a></p>
<p>L&#8217;angolo d&#8217;attacco è l&#8217;angolo che l&#8217;ala forma con la corrente, e può essere modificato per aumentare o diminuire la forza di portanza.</p>
<p>Quando lanciamo un aereo di carta lo puntiamo col muso <em>verso l&#8217;alto</em>, per dargli un certo angolo d&#8217;attacco. Maggiore è l&#8217;angolo d&#8217;attacco, maggiore sarà la portanza e quindi la quota raggiunta dall&#8217;aereoplanino (nei limiti dello stallo).</p>
<p>La curvatura è invece una caratteristica geometrica dell&#8217;ala ed è più difficile da modificare (può essere fatto ad esempio mediante i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipersostentatore">flap</a>).</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/camber.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1914" alt="camber" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/camber.png" width="480" height="123" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/camber.png 480w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/camber-300x76.png 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></p>
<p>Questa teoria è molto semplicistica e porta a dei risultati numerici sbagliati, ma ci consente di capire alcuni dei fenomeni legati al volo degli aerei.</p>
<p><strong>Riassumiamo</strong> quanto detto finora:</p>
<blockquote><p>Per generare portanza un aereo deve deviare l&#8217;aria verso il basso, mediante l&#8217;angolo d&#8217;attacco e la curvatura. Come conseguenza di ciò nasce una resistenza, che è nota come resistenza aerodinamica.</p></blockquote>
<p>&#8230;</p>
<h2>Questione di pressione</h2>
<p>Facciamo un altro passo avanti.<br />
La storia che più spesso viene raccontata per descrivere il funzionamento di un&#8217;ala è quella del <strong>Teorema di Bernoulli</strong>, ma nel descriverla spesso si commette un errore.<br />
Rivediamola brevemente.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/bern.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1896" alt="bern" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/bern.jpg" width="400" height="185" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/bern.jpg 400w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/bern-300x138.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equazione_di_Bernoulli">Teorema di Bernoulli</a> afferma che la velocità di un fluido è legata inversamente alla sua pressione, ovvero:</p>
<blockquote><p>Se un fluido aumenta la sua velocità, si riduce la sua pressione</p></blockquote>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1907" alt="profilo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilo.jpg" width="611" height="229" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilo.jpg 611w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilo-300x112.jpg 300w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></a></p>
<p>L&#8217;ala, vista in sezione, è un profilo che in genere ha la parte superiore (<em>dorso</em>) curva e quella inferiore (<em>ventre</em>) piatta.</p>
<p>Le particelle d&#8217;aria che investono questa sezione dell&#8217;ala, da sinistra verso destra, si dividono per passare in parte sopra e in parte sotto l&#8217;ala. Le particelle che percorrono la parte superiore devono seguire un percorso più lungo rispetto a quelle che passano sotto l&#8217;ala.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Dato che le particelle devono ricongiungersi nello stesso istante</span>, le particelle superiori sono più veloci di quelle inferiori (vedi coppie di pallini blu/rosso nella figura).</p>
<p>Essendo le particelle sopra più veloci di quelle sotto, la pressione <strong>sopra</strong> è più <strong>bassa</strong> della pressione sotto.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-1909" alt="ventosa" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/ventosa.gif" width="204" height="204" /></p>
<p>Come una ventosa rimane attaccata ad una superficie liscia generando una forza dovuta alla depressione che nasce al suo interno, così l&#8217;ala viene trattenuta in volo dalla depressione che si genera sul suo dorso.</p>
<p>Questa storia sembra molto convincente, ma purtroppo è vera fino a un certo punto.</p>
<p><strong>Per prima cosa</strong>, essa spiega solo la portanza generata da un&#8217;ala <em>curva</em> e come abbiamo detto prima, la portanza dipende <em>sia</em> dalla curvatura, <em>sia</em> dall&#8217;angolo d&#8217;attacco.<br />
Come prova di ciò basti pensare agli aerei di carta: hanno un profilo <em>sottile</em>, che <em>non è curvo</em> e certamente <em>non ha il dorso più lungo del ventre</em>, eppure volano!<br />
Se ciò non bastasse, pensiamo allora ad un aereo acrobatico che è in grado di volare sottosopra. Secondo questa teoria un aereo non dovrebbe essere in grado di volare sottosopra!</p>
<p><strong>Seconda cosa</strong>, non è vero che due particelle d&#8217;aria che siano vicine tra loro all&#8217;inizio del percorso debbano reincontrarsi dopo aver attraversato l&#8217;ala.</p>
<p>Nella realtà, le particelle d&#8217;aria che passano sopra il dorso dell&#8217;ala sono <strong><em>realmente</em> più veloci</strong>, ma sono talmente veloci che arrivano alla fine del profilo <em>molto prima</em> delle particelle che passano sotto l&#8217;ala!</p>
<p>Il percorso reale che percorrono le particelle d&#8217;aria è <strong>molto complicato</strong> da valutare. Per chi volesse approfondire la questione può leggere l&#8217;<em>Approfondimento #1</em> alla fine dell&#8217;articolo, per il momento basti sapere che per comprendere appieno la questione sarebbe necessario entrare nel merito delle equazioni che governano la fluidodinamica, le cosiddette <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equazioni_di_Navier-Stokes">Navier-Stokes</a>.</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1271186510'), this, 'Show &#9660;', 'Hide &#9650;');">Show &#9660;</a></p>
<div id='SID1271186510' style='display:none;'>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/naviers.jpg"><img class=" wp-image-1905 alignnone" alt="naviers" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/naviers.jpg" width="457" height="174" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/naviers.jpg 816w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/naviers-300x114.jpg 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>
</div>
<p>Queste equazioni sono talmente complicate che non è possibile risolverle analiticamente, e se anche si cercasse di risolverle numericamente si incorrerebbe in problemi tali da richiedere potenze di calcolo inimmaginabili.</p>
<p>Una simulazione numerica <em>semplificata</em> delle Navier-Stokes mostra cosa accade più verosimilmente alle particelle d&#8217;aria:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/particelle.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-1933" alt="particelle" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/particelle.gif" width="360" height="180" /></a></p>
<p><strong>Riassumiamo</strong> quanto detto in questo paragrafo:<strong></strong></p>
<blockquote><p>Le particelle d&#8217;aria che scorrono sopra l&#8217;ala sono più veloci di quelle che scorrono sotto. A causa di ciò, per il <em>Teorema di Bernoulli</em>, nasce una differenza di pressione che permette all&#8217;aereo di rimanere in volo.</p></blockquote>
<p>&#8230;</p>
<h2>L&#8217;ala finita</h2>
<p>Abbiamo visto quindi cosa succede globalmente ad un aereo che investe una corrente, e cosa succede nel dettaglio di una singola sezione dell&#8217;ala.</p>
<p>Apparentemente le due storie sembrano non essere correlate, ma grazie al genio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Prandtl"><strong>Ludwing Prandtl</strong></a>, e alla sua <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lifting-line_theory"><em>teoria del Filetto Portante</em></a> anticipata in parte da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Frederick_W._Lanchester">Lanchester</a>, oggi sappiamo cosa accade attorno ad un&#8217;ala.</p>
<blockquote><p>Vogliamo capire come la storia della depressione sul dorso dell&#8217;ala si raccordi con quella del flusso d&#8217;aria deviato verso il basso (il <em>tubo-ala</em>).</p></blockquote>
<p>Consideriamo un&#8217;ala nelle sue dimensioni reali:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/estremita.jpg"><img class="wp-image-1900 alignnone" alt="estremita" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/estremita.jpg" width="420" height="404" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/estremita.jpg 600w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/estremita-300x288.jpg 300w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p>Sopra l&#8217;ala c&#8217;è una bassa pressione, sotto l&#8217;ala c&#8217;è alta pressione.<br />
In mezzo c&#8217;è l&#8217;ala.<br />
Dato che l&#8217;ala è <em>impermeabile</em>, l&#8217;aria che sta sopra rimane sopra, l&#8217;aria che sta sotto rimane sotto.<br />
Ma cosa succede alle estremità?</p>
<p>Alle estremità l&#8217;ala <em>finisce</em> e l&#8217;aria ha la possibilità di fluire dalla zona di alta pressione alla zona di bassa pressione. Come un palloncino (alta pressione) si svuota nell&#8217;ambiente, così una confezione sottovuoto (bassa pressione) «risucchia aria» dall&#8217;ambiente.</p>
<p>Questo moto dell&#8217;aria, che fluisce dalla parte inferiore alla parte superiore dell&#8217;ala, combinato con il moto di avanzamento, genera i cosiddetti <strong>vortici d&#8217;estremità</strong>.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1859" alt="vortici_ala" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala.jpg" width="439" height="330" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala.jpg 627w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 439px) 100vw, 439px" /></a></p>
<p>Questi vortici tendono a far ruotare l&#8217;aria attorno alle estremità dell&#8217;ala, spingendola verso il basso lungo tutta l&#8217;apertura alare.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/down.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1898" alt="down" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/down.jpg" width="338" height="271" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/down.jpg 564w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/down-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /></a></p>
<p>Dunque:</p>
<blockquote><p>A causa della <strong>differenza di pressione</strong> tra dorso e ventre dell&#8217;ala si generano dei vortici alle estremità alari che <strong>spingono l&#8217;aria verso il basso</strong>.</p></blockquote>
<p>Dato che questi vortici sono legati alla differenza di pressione e sono i responsabili della deviazione di aria verso il basso (e quindi della portanza), si potrebbe pensare che siano un&#8217;entità favorevole.<br />
<em>Non è così</em>.<br />
Per approfondire la questione vi rimando all&#8217;<i>Approfondimento #2</i> al termine dell&#8217;articolo.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>Il cerchio si chiude?</h2>
<p>Ecco finalmente che le due storie tornano a congiungersi!</p>
<p>Siamo partiti da un tubo che devia l&#8217;aria verso il basso, siamo passati per la dinamica del profilo alare e abbiamo visto come nasce la portanza.<br />
La storia sembrerebbe definitivamente chiusa, ma purtroppo non è così! <em>Io</em> la chiudo qui perché proseguire oltre sarebbe troppo complicato sia per me che per chi legge, ma l&#8217;aerodinamica è una materia molto, <em>molto</em>, <strong><em>molto</em></strong>, <strong>MOLTO</strong> complicata, oggetto di forti studi e ricerche. <em>E forse anche per questo è così affascinante</em>.</p>
<p>La teoria di cui abbiamo parlato fin&#8217;ora è una teoria che porta a risultati numerici in accordo con i dati sperimentali (come si dice qui a ingegneria!), ma soltanto se ci si riferisce a condizioni &#8220;convenzionali&#8221;, quale è la condizione di crociera di cui abbiamo parlato prima.<br />
In condizioni complicate come lo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stallo_aerodinamico">stallo</a> <em>tutt&#8217;ora</em> non esiste alcuna teoria corretta in grado di descrivere l&#8217;aerodinamica.</p>
<p>Come ho detto prima, nel settore dell&#8217;aeronautica (almeno dal punto di vista industriale) ciò che regna è l&#8217;esperienza.</p>
<p>Spero di non avervi annoiato con questo articolo, e di aver chiarito a qualcuno almeno una parte della magia che si nasconde dietro quei bisonti che volano in cielo sopra le nostre teste, e che tanto avrebbe voluto vedere Leonardo.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/magic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1915" alt="magic" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/magic-300x203.jpg" width="300" height="203" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/magic-300x203.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/magic.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&#8230;</p>
<h2>Approfondimento #1</h2>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/coanda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1897" alt="coanda" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/coanda-183x300.jpg" width="183" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/coanda-183x300.jpg 183w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/coanda.jpg 559w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></a>Come abbiamo già detto, l&#8217;aumento di velocità sul dorso dell&#8217;ala, che porta ad una riduzione di pressione e quindi alla genesi della portanza, non è legato alla differenza delle lunghezze di percorso come molti erroneamente credono.</p>
<p>La mia spiegazione è stata che questo fenomeno si osserva studiando le Navier-Stokes, ma esiste un ragionamento euristico che possiamo seguire per comprendere cosa accade fisicamente?<br />
Più o meno sì.<br />
E tutto parte dal cosiddetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Coand%C4%83">Effetto Coanda</a>.</p>
<blockquote><p>L&#8217;Effetto Coanda mostra la tendenza di un fluido a seguire la curvatura delle superfici su cui scorre.</p></blockquote>
<p>Per convincersi di ciò è sufficiente avvicinare un cucchiaio al getto d&#8217;acqua del rubinetto, come mostra l&#8217;immagine di lato.</p>
<p>Dunque, una corrente che fluisce sul bordo d&#8217;attacco di un profilo tenderà a seguirlo (entro certi limiti, vedi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stallo_aerodinamico">stallo</a>) lungo tutta la curvatura.</p>
<p>Le particelle d&#8217;aria che fluiscono lungo questa curva seguiranno quindi una traiettoria <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Moto_circolare"><strong>curvilinea</strong></a>, e come ogni oggetto che si muove lungo una traiettoria curvilinea, sarà soggetto ad una <em>forza centrifuga</em> bilanciata da una <em>forza centripeta</em>.<br />
Senza una forza centripeta la particella non potrebbe seguire la traiettoria curva.<br />
Da dove proviene questa forza?<br />
Qui entra in gioco la differenza di pressione! Affinché una particella fluida possa seguire una traiettoria curvilinea, <em>deve esistere</em> una differenza di pressione (o meglio, un <em>gradiente</em> di pressione) perpendicolare alla traiettoria della particella.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilosym.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1908" alt="profilosym" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilosym-300x164.jpg" width="300" height="164" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilosym-300x164.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/09/profilosym.jpg 559w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Nell&#8217;immagine è possibile osservare un profilo <strong>simmetrico</strong> ad angolo d&#8217;attacco.</p>
<p>Osserviamo la linea di corrente centrale, quella tra <em>upper </em>e <em>lower.</em></p>
<p><em>Anche se il profilo è simmetrico</em>, quando è inclinato di un certo angolo rispetto alla corrente, le particelle d&#8217;aria dovranno seguire una certa curvatura del profilo che sarà maggiore sul dorso che sul ventre. Il loro percorso partirà infatti da un punto leggermente in basso al profilo.<br />
Di conseguenza, l&#8217;intensità dell&#8217;Effetto Coanda sarà maggiore sopra che sotto, provocando una forte depressione sopra e una leggera sovrapressione sotto, da cui il resto del discorso visto prima.</p>
<p>Purtroppo anche questo discorso ha dei buchi, ma non si può scendere così a fondo nei particolari senza mettere in gioco strumenti matematici.</p>
<p>&#8230;</p>
<h2>Approfondimento #2</h2>
<p>Da come ho scritto la conclusione del paragrafo sull’ala finita, i vortici sembrerebbero un’entità favorevole, essendo questi responsabili della portanza. Come ho però sottolineato nel paragrafo sulla Teoria Globale, associata ad una portanza <em>c’è sempre</em> una resistenza aerodinamica. Approfondiamo questo discorso.</p>
<p>Una stessa portanza può essere generata <strong>deviando molto</strong> una <em>piccola quantità d’aria</em>, oppure <strong>deviando poco</strong> una <em>grande quantità d’aria</em>. Si può dimostrare facilmente che in termini energetici, la seconda strada è molto più vantaggiosa della prima. (Basti pensare che lo spreco di energia è legato <em>linearmente</em> alla massa d’aria deviata e <em>con una potenza quadrata</em> alla velocità).</p>
<p>La deviazione del flusso è data dai vortici, mentre la quantità d’aria deviata è data dalle dimensioni dell’ala, o meglio dal suo <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Allungamento_alare">allungamento</a></em>.<br />
Dunque, un’ala molto lunga (un aliante), che devia di <em>poco</em> una <em>grande</em> quantità d’aria, sarà molto più <strong>efficiente</strong> di un’ala corta (caccia militare) che devia di <em>molto</em> una <em>piccola</em> quantità d’aria.</p>
<p>Essendo i vortici legati alla deviazione dell’aria, più piccoli sono i vortici, meno resistenza subirà l’ala. Questo ovviamente a parità di portanza necessaria per il volo.</p>
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		<item>
		<title>Flood &#8211; Un gioco realizzato in MATLAB</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/06/25/flood-un-gioco-realizzato-in-matlab/</link>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 13:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1872</guid>
		<description><![CDATA[Programmare è un&#8217;attività davvero molto stimolante. È un po&#8217; come risolvere i cruciverba o i giochi di logica della Settimana Enigmistica, solo che hai molta più libertà e hai a disposizione strumenti talmente potenti da avere solo la fantasia come unica limitazione. Non si può dire di saper  usare un computer, se non si conosce [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1881" alt="secchio" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/secchio-300x300.png" width="300" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/secchio-300x300.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/secchio-150x150.png 150w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/secchio.png 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Programmare è un&#8217;attività davvero molto stimolante. È un po&#8217; come risolvere i cruciverba o i giochi di logica della S<em>ettimana Enigmistica</em>, solo che hai molta più libertà e hai a disposizione strumenti talmente potenti da avere solo la fantasia come unica limitazione.</p>
<p>Non si può dire di saper  usare un computer, se non si conosce un linguaggio di programmazione!</p>
<p>È proprio da questi presupposti (<em>abbinati all&#8217;esaurimento-esami</em>) che nasce questo semplice giochino, realizzato con MATLAB, <em>Flood</em>.<br />
L&#8217;idea non è mia, ma non credo si possa parlare di un vero e proprio ideatore di questo gioco&#8230; È un po&#8217;  come giocare con il <em>Paint</em>!</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/paint.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1875" alt="paint" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/paint-300x188.jpg" width="300" height="188" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/paint-300x188.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/paint.jpg 653w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Il gioco è molto semplice: bisogna riempire l&#8217;intera finestra di gioco con uno stesso simbolo, nel minor numero di mosse possibile, partendo dall&#8217;angolo in alto a sinistra. I simboli simili si <em>contagiano</em> orizzontalmente e verticalmente. È possibile modificare i simboli presenti nel gioco e il livello di difficoltà.<br />
Una matrice generata casualmente, <em>color</em>, contiene i numeri a cui sono associati i simboli, e un vettore di nome <em>path </em>contiene tutti gli elementi che sono stati &#8220;riempiti&#8221;.</p>
<p>Il gioco non ha un&#8217;interfaccia grafica, per il semplice motivo che l&#8217;ho realizzato sul tablet con Octave, che ha un po&#8217; di problemi con gli oggetti <em>figure</em>. Sarebbe carino realizzarne una versione grafica utilizzando una matrice di colori, ma è un gioco talmente stupido che non credo ne valga la pena! Ad ogni modo sarebbe sufficiente utilizzare la funzione <em>imagesc</em> applicata alla matrice <em>color</em>, con un&#8217;opportuna <em>colormap</em>.<br />
<em>Probabilmente è stato più divertente realizzarlo che giocarci successivamente <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f642.png" alt="&#x1f642;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></em></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/flood.zip"><strong>Download</strong> &#8211; flood.zip (<em>pochi</em> kB)</a></p>
<p><em id="__mceDel"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/flood.zip"><img class="alignnone size-medium wp-image-1877" alt="flood" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/flood-239x300.jpg" width="239" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/flood-239x300.jpg 239w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/flood.jpg 335w" sizes="(max-width: 239px) 100vw, 239px" /></a></em></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/flood.zip"><strong>Download</strong> &#8211; flood.zip (<em>pochi</em> kB)</a></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Campo magnetico (e velocità indotta da un vortice) lungo una curva generica con MATLAB</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/06/19/campo-magnetico-e-velocita-indotta-da-un-vortice-lungo-una-curva-generica-con-matlab/</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 12:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Matematica]]></category>
		<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aerodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa: la lettura di questo articolo potrebbe risultare molto confusa. È talmente specifico che, molto probabilmente, servirà a una persona su un milione. In realtà servirà molto più a me per fissare certe cose che a qualcun altro&#8230; L&#8217;induzione magnetica (e la velocità indotta da un vortice, in aerodinamica) è descritta dalla legge di Biot-Savart: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa:</strong> la lettura di questo articolo potrebbe risultare molto confusa. È talmente specifico che, molto probabilmente, servirà a una persona su un milione. <em>In realtà servirà molto più a me per fissare certe cose che a qualcun altro&#8230;</em></p>
<p>L&#8217;induzione magnetica (e la velocità indotta da un vortice, in aerodinamica) è descritta dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Biot-Savart">legge di Biot-Savart</a>:</p>
<pre><center><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5CGamma%20%3D%5Cfrac%7Bk%7D%7B4%5Cpi%7D%5Coint_%7BC%7D%20%5Cfrac%7BdL%5Ctimes%20R%7D%7B%7CR%5E3%7C%7D&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\Gamma =\frac{k}{4\pi}\oint_{C} \frac{dL\times R}{|R^3|}' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\Gamma =\frac{k}{4\pi}\oint_{C} \frac{dL\times R}{|R^3|}' /></center></pre>
<p>Dove <em>k</em> è una costante moltiplicativa proporzionale all&#8217;intensità (della corrente o del vortice). Per questa legge esistono diverse soluzioni analitiche, per i casi più semplici e anche più frequenti: filo rettilineo di lunghezza infinita, solenoide, &#8230;</p>
<p>Potrebbe essere interessante osservare il campo magnetico anche per un filo di una forma più strana, come una spirale a passo non costante, o una forma geometrica complessa. Soluzioni analitiche per forme geometriche complesse non ne esistono ed è necessario integrare numericamente la legge di Biot-Savart.<br />
Concettualmente è molto semplice: divido il filo in piccoli intervalli finiti di lunghezza <img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5CDelta%20L&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\Delta L' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\Delta L' />, per ognuno dei quali calcolo l&#8217;induzione <img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5CDelta%20%5CGamma&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\Delta \Gamma' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\Delta \Gamma' /> e infine ne faccio una sommatoria:</p>
<pre><center><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5CDelta%5CGamma%3D%5Cfrac%7Bk%7D%7B4%5Cpi%7D%5Cfrac%7B%5CDelta%20L%5Ctimes%20R%7D%7B%7CR%5E3%7C%7D&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\Delta\Gamma=\frac{k}{4\pi}\frac{\Delta L\times R}{|R^3|}' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\Delta\Gamma=\frac{k}{4\pi}\frac{\Delta L\times R}{|R^3|}' /></center>
<center><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5CGamma%20%3D%20%5Csum_i%20%5CDelta%5CGamma_i&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\Gamma = \sum_i \Delta\Gamma_i' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\Gamma = \sum_i \Delta\Gamma_i' /></center></pre>
<p>Ecco cosa fa il codice che ho scritto: si assegna un dominio di calcolo (non troppo grande, altrimenti ci impiega un&#8217;eternità!) e si fa un ciclo per ogni punto del dominio (tre cicli <em>for</em> su <em>i</em>, <em>j</em>, <em>k</em>). Per ognuno di questi punti, si discretizza la curva in intervalli di ampiezza <em>ds</em> e si calcola l&#8217;induzione di ogni elementino sul punto del dominio in questione, sommando i vari contributi (componenti <em>U</em>, <em>V</em>, <em>W</em>).</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/campo.png"><img class="size-medium wp-image-1849 alignright" alt="campo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/campo-250x300.png" width="250" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/campo-250x300.png 250w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/campo.png 770w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a></p>
<p>Non è il massimo dal punto di vista dalle performance, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente e non ho neanche pensato se fosse la migliore. Funziona e basta <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="&#x1f600;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Un unico appunto lo vorrei fare sull&#8217;utilizzo delle <em>meshgrid</em> e del prodotto vettoriale. Il campo magnetico (campo di moto) è descritto da una serie di vettori tridimensionali. Questi vettori dipendono dal punto di applicazione, o meglio, ogni punto del campo ha un suo vettore di induzione, che ne descrive direzione, intensità e verso. In MATLAB, ogni cosa è una matrice e non fanno eccezione i campi vettoriali. Il problema è questo: ogni vettore ha tre componenti, ognuna delle quali è contenuta in una matrice <em>N</em>x<em>N</em>x<em>N</em>. Ho bisogno di tre matrici <em>N</em>x<em>N</em>x<em>N</em> per descrivere il campo vettoriale. Come faccio però a capire in quali punti sono applicati questi vettori?<br />
Qui interviene la funzione <em>meshgrid</em>, che genera una matrice contenente le coordinate dei punti in cui voglio che siano applicati i vettori. Quindi avrò: tre matrici <em>U</em>, <em>V</em> e <em>W</em> contenenti le componenti lungo gli assi <em>x</em>, <em>y</em> e <em>z</em> dell&#8217;induzione e tre matrici <em>X</em>, <em>Y</em> e <em>Z</em> contenenti i punti di applicazione dei vettori. Quando si fa il calcolo del <img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5CDelta%5CGamma&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\Delta\Gamma' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\Delta\Gamma' /> di Biot-Savart bisogna tenere presente quanto detto: per il calcolo del vettore <em>R</em> dovrò considerare le matrici <em>X</em>, <em>Y</em> e <em>Z</em>, dato che mi interessa <em>il punto di applicazione</em> del vettore.</p>
<p>Forse era una precisazione banale. Forse no.</p>
<h3>Considerazioni aerodinamiche</h3>
<p>Il codice permette di integrare la legge di Biot-Savart, che è nota nella fisica per l&#8217;induzione di un campo magnetico. In aerodinamica viene invece utilizzata per calcolare la velocità indotta da un vortice. È interessante andare a calcolare il campo di moto nella scia di un&#8217;ala utilizzando questo codice.</p>
<p>La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lifting-line_theory"><em>Teoria del Filetto Portante di Prandtl</em></a> ci spiega come sia possibile modellare il campo di moto attorno ad un&#8217;ala mediante un sistema di vortici. La schematizzazione più semplice di questo sistema di vortici è il cosiddetto <i>vortice a staffa</i>, di cui rubo senza pietà un&#8217;immagine da Google:</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1838" alt="vortice_staffa" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortice_staffa.jpg" width="365" height="150" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortice_staffa.jpg 365w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortice_staffa-300x123.jpg 300w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /></p>
<p>Inserendo nel codice i punti di un vortice a staffa:</p>
<pre>L = [-1 6 0;
     -1 0 0;
      1 0 0;
      1 6 0];</pre>
<p>Si ottiene un campo di moto di questo tipo:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/linee_campo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1845" alt="linee_campo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/linee_campo-300x256.jpg" width="300" height="256" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/linee_campo-300x256.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/linee_campo.jpg 682w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Non è molto preciso perché è stato calcolato su un dominio di 20 punti, ma rende comunque l&#8217;idea.<br />
Se a questo campo di moto sommiamo una corrente uniforme, otteniamo il campo di moto attorno a un&#8217;ala:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1847" alt="vortici1" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici1-300x185.jpg" width="300" height="185" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici1-300x185.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici1.jpg 668w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/trittico.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1848" alt="trittico" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/trittico-300x187.png" width="300" height="187" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/trittico-300x187.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/trittico-1024x640.png 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/trittico.png 1209w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Il confronto con un&#8217;immagine ottenuta per via sperimentale (linee di fumo) mostra la validità di questa teoria:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1859" alt="vortici_ala" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala-300x225.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/vortici_ala.jpg 627w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/animazione3D.avi"><strong>Download</strong> dell&#8217;animazione in 3D (<em>.avi</em>, 4.9 MB)</a></p>
<p>Un&#8217;altra figura interessante che è possibile ottenere è quella relativa al <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Downwash">downwash</a></em>:<em><br />
</em></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/downwash.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1858" alt="downwash" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/downwash-300x214.jpg" width="300" height="214" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/downwash-300x214.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/downwash.jpg 876w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>L&#8217;immagine è stata ottenuta utilizzando la funzione <em>surf</em> alla componente verticale della velocità.</p>
<p>Da questa figura si possono notare due cose: la prima è che il vortice parallelo all&#8217;ala (vortice aderente) produce un <em>upwash</em> sulla corrente incidente, la seconda è che il <em>downwash</em> è dovuto essenzialmente all&#8217;effetto dei vortici laterali (vortici liberi).</p>
<p>Tutte le figure delle linee di corrente sono state ottenute utilizzando la funzione <em>streamtube</em>, che prende in input le mesh, il campo di moto e tre vettori/matrici contenenti i punti da cui devono partire le linee di corrente.</p>
<p>Potete scaricare il codice dal seguente link, o dal <em>file exchange</em> di MATLAB.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/biot_savart.zip"><strong>Download</strong> biot_savart.zip</a><br />
<a href="http://www.mathworks.com/matlabcentral/fileexchange/42237-biot-savart-direct-integration-on-a-generic-curve" target="_blank"><strong>Download</strong> da MATLAB <em>file exchange</em></a></p>
]]></content:encoded>
	<enclosure url="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/animazione3D.avi" length="5099708" type="video/avi" />
		</item>
		<item>
		<title>Creare un video time-lapse con MATLAB</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/06/02/creare-un-video-time-lapse-con-matlab/</link>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 15:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>
		<category><![CDATA[time lapse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1822</guid>
		<description><![CDATA[Stavo facendo una simulazione in CFD e volevo ottenere un video a partire da un migliaio di immagini. In giro ci sono decine di software per farlo, ma a prima vista non ho trovato nulla di estremamente rapido, gratuito e che non richiedesse installazione. Allora ho pensato: &#8220;Io ho MATLAB!&#8220;. Bene, perché non usarlo per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo facendo una simulazione in CFD e volevo ottenere un video a partire da un migliaio di immagini. In giro ci sono decine di software per farlo, ma a prima vista non ho trovato nulla di estremamente rapido, gratuito e che non richiedesse installazione. Allora ho pensato: &#8220;<em>Io ho MATLAB!</em>&#8220;. Bene, perché non usarlo per questo scopo? Detto fatto. Dopo un&#8217;oretta di codice per capire come utilizzare la classe <em>VideoWriter</em> mi è uscito questo simpatico codice che permette di:</p>
<ol>
<li><span style="line-height: 13px;">Selezionare le immagini (in qualsiasi formato)</span></li>
<li>Selezionare un file di output <em>.avi</em></li>
<li>Impostare il framerate, la qualità (<em>JPEG</em>) e un fattore di scala per ridimensionare le immagini</li>
<li>Esportare il video</li>
</ol>
<p>Il tutto con una simpatica interfaccia grafica <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="&#x1f600;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/time-lapse.zip">*** Download time-lapse.zip ***</a></strong></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/time-lapse.zip"><img class="alignnone size-full wp-image-1823" alt="screenshot" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/screenshot.jpg" width="522" height="312" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/screenshot.jpg 522w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/screenshot-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 522px) 100vw, 522px" /></a></p>
<p>Ho scritto il codice in inglese per poterlo caricare sul <a href="http://www.mathworks.com/matlabcentral/fileexchange/42061"><em>file exchange</em> di MATLAB</a>.</p>
<p><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/06/time-lapse.zip">*** Download time-lapse.zip ***</a></strong></p>
<p>Giusto per curiosità, ecco il video che ho ottenuto con lo script: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xYUQxIDwDOQ">http://www.youtube.com/watch?v=xYUQxIDwDOQ</a></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Perché i razzi volano, se non hanno le ali?</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/04/27/perche-i-razzi-volano-se-non-hanno-le-ali/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2013/04/27/perche-i-razzi-volano-se-non-hanno-le-ali/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 16:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[aereo]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[motore]]></category>
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		<description><![CDATA[Razzi e aerei sono entrambi oggetti in grado di volare ma, mentre gli aerei hanno delle ali di grosse dimensioni, i razzi hanno soltanto delle minuscole alette posizionate alla base. Come fanno allora a volare? Differenza tra razzi e aerei Per capire bene la differenza tra un razzo e un aereo, bisogna intendersi innanzitutto su [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 13px;">Razzi e aerei sono entrambi oggetti in grado di volare ma, mentre gli aerei hanno delle ali di grosse dimensioni, i razzi hanno soltanto delle minuscole alette posizionate alla base. </span><strong style="font-size: 13px;">Come fanno allora a volare?</strong></p>
<h3>Differenza tra razzi e aerei</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1788" alt="mano_finestrino" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/mano_finestrino.jpg" width="342" height="228" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/mano_finestrino.jpg 342w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/mano_finestrino-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></p>
<p>Per capire bene la differenza tra un razzo e un aereo, bisogna intendersi innanzitutto su cosa significhi <em>volare</em>. Se lancio una pietra, questa si muove nell&#8217;aria per un certo periodo e poi ricade a terra. Se lancio un aereo di carta, questo seguirà una traiettoria un po&#8217; diversa ma alla fine subirà la stessa sorte. Che differenza c&#8217;è?<br />
La differenza sostanziale è che l&#8217;aereo di carta interagisce con l&#8217;aria dando vita ad una <em>forza</em> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portanza" target="_blank"><strong>portanza</strong></a>) che si oppone alla gravità, mentre la pietra interagisce con l&#8217;aria semplicemente con una resistenza (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_fluidodinamica" target="_blank"><strong>resistenza aerodinamica</strong></a>). I due comportamenti si possono riscontrare anche mettendo una mano fuori dal finestrino di un&#8217;auto in corsa: tenendo la mano in orizzontale, sperimentiamo una forza verso l&#8217;alto o verso il basso a seconda di come la incliniamo, mentre tenendola in verticale sperimentiamo una forza all&#8217;indietro.</p>
<p>Per quanto riguarda il razzo, questo è molto più simile ad una pietra che ad un aereo!<br />
Sia il razzo che l&#8217;aereo hanno un motore, ma la loro funzione è molto diversa. L&#8217;aereo si oppone alla gravità grazie alla portanza generata dalle ali, e il motore serve a farlo avanzare orizzontalmente (come le ruote di un&#8217;auto). Il razzo è dotato invece di un motore disposto verticalmente e genera una <em>forza</em> (<strong>spinta</strong>) che si oppone direttamente alla forza di gravità (<strong>peso</strong>).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/aereo_forze.png"><img class="aligncenter  wp-image-1794" alt="aereo_forze" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/aereo_forze.png" width="595" height="283" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/aereo_forze.png 850w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/aereo_forze-300x142.png 300w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Per cui, sia l&#8217;aereo che il razzo sono in grado di sollevarsi autonomamente da terra, solo che lo fanno seguendo traiettorie molto diverse: se un razzo venisse lanciato orizzontalmente, la spinta del motore lo farebbe avanzare in orizzontale, ma non sarebbe in grado di sostenerlo verticalmente (dato che la spinta è diretta in orizzontale e non ci sono ali!), per cui ricadrebbe a terra più o meno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Balistica" target="_blank">come un proiettile</a>. Per questo motivo gli aerei si utilizzano per lunghi spostamenti orizzontali mentre i razzi per spostamenti verticali.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;">Le piccole alette che si trovano alla base di ogni razzo servono a controllarne la direzione. Muovendole a coppie è infatti possibile modificare la direzione del razzo sfruttando l&#8217;interazione con l&#8217;aria, proprio come fanno gli alettoni di un aereo.</p>
<p>Non tutti i razzi però funzionano in questo modo. C&#8217;è infatti una categoria di missili, detti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Missile_da_crociera" target="_blank"><strong>missili da crociera</strong></a>, che sono provvisti di piccole ali che gli consentono di raggiungere grosse distanze sfruttando il fenomeno della portanza come gli aerei.</p>
<h3>Differenze tra i motori</h3>
<p>Un&#8217;altra differenza fondamentale tra aerei e razzi è il motore. Ad essere precisi, con il termine <em>razzo</em> ci si riferisce propriamente al motore di un velivolo (tipicamente il <em>missile</em>), ma nel linguaggio comune (e anche in questo articolo) si confonde impropriamente il termine <em>razzo</em> con <em>missile</em><em>.</em></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/razzo-estintore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1801" alt="razzo-estintore" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/razzo-estintore-300x161.jpg" width="300" height="161" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/razzo-estintore-300x161.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/razzo-estintore.jpg 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Entrambi i motori funzionano sfruttando il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principi_della_dinamica#Terzo_principio_detto_di_azione_e_reazione" target="_blank">Terzo Principio della Dinamica</a></strong>: se salgo sui pattini e lancio un grosso masso in avanti, per il principio di azione e reazione riceverò una spinta all&#8217;indietro che mi farà muovere nella direzione opposta alla pietra. Se invece di lanciare pietre aziono un estintore, l&#8217;effetto è lo stesso: il gas va da una parte, io vengo spinto dall&#8217;altra. La stessa cosa succede con i motori di razzi e aerei.<em><br />
</em>I motori degli aerei funzionano sfruttando l&#8217;aria che li circonda, e si dicono infatti <strong>respiranti</strong> (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Airbreathing_jet_engine" target="_blank"><em>air-breathing engine</em></a>). Catturano l&#8217;aria dalla parte anteriore del motore, la riscaldano bruciando un combustibile e la accelerano verso la parte posteriore del motore.<br />
I motori a razzo non hanno bisogno di aria, ma generano i gas propulsivi mediante una reazione chimica. Per questo i motori degli aerei non possono superare una quota massima, mentre quelli dei razzi possono funzionare anche nello spazio.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/motori.png"><img class="aligncenter  wp-image-1798" alt="motori" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/motori.png" width="525" height="556" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/motori.png 750w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/motori-283x300.png 283w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Ed è per questo motivo, che <strong>Iron Man</strong> è in grado di volare! Con la spinta generata dalle mani contrasta la gravità, mentre con i piedi avanza orizzontalmente <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="&#x1f600;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/ironman.jpg"><img class="wp-image-1811 alignnone" alt="IRON MAN" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/ironman-1024x576.jpg" width="614" height="346" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/ironman-1024x576.jpg 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/04/ironman-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 614px) 100vw, 614px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Simulatore di Giroscopi in MATLAB</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2013/03/26/simulatore-di-giroscopi-in-matlab/</link>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 15:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Matematica]]></category>
		<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8211; Download del codice &#8211; eulero.zip Ultimamente ho passato un po&#8217; di tempo a giocare con la funzione ode45 di MATLAB e, dopo aver speso una decina di minuti necessari a capire come impostare i vari parametri di funzionamento, ho iniziato ad integrare tutte le equazioni differenziali che ho incontrato nel corso degli studi. Tra i vari [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1768" alt="retrogrado" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/retrogrado-300x279.png" width="300" height="279" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/retrogrado-300x279.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/retrogrado.png 511w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/eulero.zip">&#8211; Download del codice &#8211; eulero.zip</a></strong></p>
<p>Ultimamente ho passato un po&#8217; di tempo a giocare con la funzione <em>ode45</em> di MATLAB e, dopo aver speso una decina di minuti necessari a capire come impostare i vari parametri di funzionamento, ho iniziato ad integrare tutte le equazioni differenziali che ho incontrato nel corso degli studi.</p>
<p>Tra i vari problemi in cui mi sono cimentato ultimamente, c&#8217;è quello delle Equazioni di Eulero, ossia le equazioni che descrivono le rotazioni di un oggetto di forma arbitraria soggetto a dei momenti forzanti. In questo articolo voglio proporre un codice scritto da me che permette la risoluzione di queste equazioni e ne mostra i risultati sottoforma di animazione.</p>
<h3>Impostazione del problema</h3>
<p>Per prima cosa, impostiamo il problema. Abbiamo un corpo di forma arbitraria nell&#8217;ipotesi semplificativa, grazie a opportune simmetrie, di prodotti d&#8217;inerzia nulli; chiameremo i momenti principali d&#8217;inerzia <em>A</em>, <em>B</em> e C. Questo corpo ha un orientamento nello spazio che è descritto da una terna di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angoli_di_Eulero">angoli di Eulero</a>; in particolare, è stata scelta una sequenza del tipo <em>XYZ</em> e gli angoli sono stati rinominati<img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Cpsi%2C%20%5Ctheta%2C%20%5Cphi&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\psi, \theta, \phi' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\psi, \theta, \phi' />. Il corpo è soggetto ad un momento le cui componenti attorno agli assi <em>x</em>, <em>y</em>, <i>z</i>, sono state rinominate <i>L(t)</i>, <em>M(t)</em>, <em>N(t)</em>. Le equazioni da risolvere, in questi termini, sono:</p>
<pre><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Cleft%5C%7B%5Cbegin%7Bmatrix%7D%20A%5Cddot%5Cpsi%3DL%20%2B%20%5Cdot%5Ctheta%5C%20%5Cdot%5Cphi%5C%20%5Cleft%28B-C%5Cright%29%5C%5C%20B%5Cddot%5Ctheta%3DM%20%2B%20%5Cdot%5Cpsi%5C%20%5Cdot%5Cphi%5C%20%5Cleft%28C-A%5Cright%29%20%5C%5C%20C%5Cddot%5Cphi%3DN%20%2B%20%5Cdot%5Cpsi%5C%20%5Cdot%5Ctheta%5C%20%5Cleft%28A-B%5Cright%29%5C%5C%20%5Cend%7Bmatrix%7D%5Cright.&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\left\{\begin{matrix} A\ddot\psi=L + \dot\theta\ \dot\phi\ \left(B-C\right)\\ B\ddot\theta=M + \dot\psi\ \dot\phi\ \left(C-A\right) \\ C\ddot\phi=N + \dot\psi\ \dot\theta\ \left(A-B\right)\\ \end{matrix}\right.' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\left\{\begin{matrix} A\ddot\psi=L + \dot\theta\ \dot\phi\ \left(B-C\right)\\ B\ddot\theta=M + \dot\psi\ \dot\phi\ \left(C-A\right) \\ C\ddot\phi=N + \dot\psi\ \dot\theta\ \left(A-B\right)\\ \end{matrix}\right.' /></pre>
<p>La funzione che utilizziamo per integrare le equazioni è, come preannunciato, <em>ode45</em>. Questa funzione accetta in input una <em>function(t,y)</em>, il cui valore è il secondo membro di un&#8217;equazione differenziale del primo ordine. Il nostro sistema è del secondo ordine, ma è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equazione_differenziale_ordinaria#Riduzione_a_sistema_di_equazioni_di_ordine_1">facilmente trasformabile</a> in un sistema del primo ordine utilizzando altre tre equazioni. Chiamando:</p>
<pre><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Cdot%5Cpsi%3D%5Comega_x%5C%20%5C%20%5C%20%5C%20%5Cdot%5Ctheta%3D%5Comega_y%5C%20%5C%20%5C%20%5C%20%5Cdot%5Cphi%3D%5Comega_z&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\dot\psi=\omega_x\ \ \ \ \dot\theta=\omega_y\ \ \ \ \dot\phi=\omega_z' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\dot\psi=\omega_x\ \ \ \ \dot\theta=\omega_y\ \ \ \ \dot\phi=\omega_z' /></pre>
<p>Il sistema diventa:</p>
<pre><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Cleft%5C%7B%5Cbegin%7Bmatrix%7DA%5C%20%5Cdot%5Comega_x%3DL%20%2B%20%5Comega_y%20%5Comega_z%5C%20%5Cleft%28B-C%5Cright%29%5C%5CB%5C%20%5Cdot%5Comega_y%3DM%20%2B%20%5Comega_x%5C%20%5Comega_z%5C%20%5Cleft%28C-A%5Cright%29%20%5C%5CC%5C%20%5Cdot%5Comega_z%3DN%20%2B%20%5Comega_x%5C%20%5Comega_y%5C%20%5Cleft%28A-B%5Cright%29%5C%5C%5Cdot%5Cpsi%3D%5Comega_x%5C%5C%20%5Cdot%5Ctheta%3D%5Comega_y%5C%5C%20%5Cdot%5Cphi%3D%5Comega_z%5Cend%7Bmatrix%7D%5Cright.&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\left\{\begin{matrix}A\ \dot\omega_x=L + \omega_y \omega_z\ \left(B-C\right)\\B\ \dot\omega_y=M + \omega_x\ \omega_z\ \left(C-A\right) \\C\ \dot\omega_z=N + \omega_x\ \omega_y\ \left(A-B\right)\\\dot\psi=\omega_x\\ \dot\theta=\omega_y\\ \dot\phi=\omega_z\end{matrix}\right.' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\left\{\begin{matrix}A\ \dot\omega_x=L + \omega_y \omega_z\ \left(B-C\right)\\B\ \dot\omega_y=M + \omega_x\ \omega_z\ \left(C-A\right) \\C\ \dot\omega_z=N + \omega_x\ \omega_y\ \left(A-B\right)\\\dot\psi=\omega_x\\ \dot\theta=\omega_y\\ \dot\phi=\omega_z\end{matrix}\right.' /></pre>
<h3>Il codice</h3>
<p><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/eulero.zip">&#8211; Download del codice &#8211; eulero.zip</a><br />
</strong></p>
<p>Per quanto riguarda il codice, questo è diviso in tre file:</p>
<ul>
<li><span style="line-height: 13px;"><em>main.m</em> &#8211; contenente il codice principale del programma<br />
</span></li>
<li><em>eulero.m </em>&#8211; contenente il sistema di equazioni da integrare</li>
<li><em>ang2dcm.m</em> &#8211; funzione che restituisce la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rotation_formalisms_in_three_dimensions#Rotation_matrix_.E2.86.94_Euler_angles">matrice dei coseni direttori</a> utilizzata per le rappresentazioni grafiche</li>
</ul>
<p>Iniziamo dal <em>main.m</em>.</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1806366550'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID1806366550' style='display:none;'>
<pre>

clc; clear; close all
%% Equazioni di Eulero
tfin = 5; % Tempo di simulazione
prec = 1e-4; % Precisione integrazione

deg2rad = 180/pi;

% Scegli il moto
user = menu('Scegli un caso:','Piccolo disturbo','Moto retrogrado','Not a Disk','Spirale');
switch user
 case 1
 A = 1; B = 1; C = 30; % I_x, Y_y, I_z
 L = @(t) interp1([0 0.2 0.3 0.4 tfin], ...
 [0 0 5e3 0 0 ], t, 'linear');
 M = @(t) 0;
 N = @(t) 0;
 INIT = [0; 0; 50; 0; 0; 0]; % omega_x, omega_y, omega_z, psi, theta, phi
 case 2
 A = 1; B = 1; C = 10;
 L = @(t) interp1([0 0.2 0.3 0.4 tfin], ...
 [0 0 7e2 0 0 ], t, 'linear');
 M = @(t) 0;
 N = @(t) 0;
 INIT = [0; 0; 5; 0; 0; 0];
 case 3
 A = 1; B = 5; C = 10;
 L = @(t) interp1([0 0.2 0.3 0.4 tfin], ...
 [0 0 3e2 0 0 ], t, 'linear');
 M = @(t) 0;
 N = @(t) 0;
 INIT = [0; 0; 10; 0; 0; 0];
 case 4
 A = 1; B = 1; C = 10;
 L = @(t) 500*t;
 M = @(t) 0;
 N = @(t) 0;
 INIT = [0; 0; 50; 0; 0; 0];
end

</pre>
</div>
<p>Questa prima parte del codice è molto semplice. Si limita a pulire la memoria, definire due variabili del problema e mostrare un menù di scelta che presenta alcuni casi di problemi preimpostati. L&#8217;intero gruppo <em>switch</em> può essere ovviamente rimpiazzato da uno solo dei casi.<br />
Notare che le leggi temporali delle componenti del momento <em>L,</em> <em>M</em> ed <em>N</em>, sono state definite utilizzando le <a href="http://www.mathworks.it/it/help/matlab/matlab_prog/anonymous-functions.html"><em>anonymous function</em></a>, che consistono nell&#8217;unico caso in cui è possibile definire una <em>function</em> all&#8217;interno di uno <em>script</em> in MATLAB. Queste funzioni sono state definite utilizzando un&#8217;altra comodissima <em>routine</em>, che è <em>interp1:</em> questa funzione prende in input (nel nostro caso) due vettori (uno di tempi e uno dei valori del momento) ed uno scalare. Utilizzando una semplice interpolazione lineare permette di restituire un valore della funzione al tempo <em>t,</em> interpolando i valori di <em>M</em> che sono stati forniti a determinati istanti di tempo. In pratica, tu gli dici quanto vale <em>M</em> al tempo 0, 1 e 5, lui ti dice quanto vale <em>M</em> in un qualsiasi istante compreso nell&#8217;intervallo [1,5], interpolando linearmente. Le funzionalità di <em>interp1</em> sono molto più vaste, ma nel nostro caso la utilizziamo semplicemente per questo.</p>
<p>Vediamo ora come impostare il calcolo vero e proprio.</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID990753108'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID990753108' style='display:none;'>
<pre>

% Integrazione
opt = odeset('RelTol', prec, 'AbsTol', prec*ones(1,6));
hW = waitbar(0, 'Integrazione in corso...');
Par = {L M N A B C tfin hW};
[T, Y] = ode45(@eulero, [0 tfin], INIT, opt, Par);
delete(hW)

psi = Y(:,4);
theta = Y(:,5);
phi = Y(:,6);

</pre>
</div>
<p>La funzione <em>odeset</em> permette di impostare i parametri relativi all&#8217;algoritmo di integrazione. Senza addentrarci troppo nel suo funzionamento, ci limitiamo a settare i parametri di precisione, il cui valore influenza pesantemente il tempo di integrazione.</p>
<p>La funzione <em>waitbar</em>, come dice il nome, permette di creare una barra di caricamento a partire da un valore compreso tra 0 e 1, che nel nostro caso sarà l&#8217;intervallo di tempo di integrazione normalizzato. È una funzione comodissima, da quando l&#8217;ho scoperta la piazzo praticamente ovunque <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="&#x1f600;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>La funzione <em>ode45</em> è quella che effettua l&#8217;integrazione. Per il funzionamento nel dettaglio si rimanda all&#8217;<a href="http://www.mathworks.it/it/help/matlab/ref/ode45.html">help di MATLAB</a>, ma per quanto riguarda il nostro problema è sufficiente sapere che accetta in input una funzione (nel nostro caso <em>eulero.m</em>) che restituisce un vettore di <em>sei</em> righe, il cui valore è quello del secondo membro del sistema di equazioni differenziali (opportunamente modificato in modo da avere a primo membro le sole derivate prime delle variabili).</p>
<pre><img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Cleft%5C%7B%5Cbegin%7Bmatrix%7D%5Cdot%7By%7D%281%29%3Df_1%28y%2C%5C%20%5Cldots%29%5C%5C%20%5Cdot%7By%7D%282%29%3Df_2%28y%2C%5C%20%5Cldots%29%20%5C%5C%20%5Cldots%5Cend%7Bmatrix%7D%5Cright.&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\left\{\begin{matrix}\dot{y}(1)=f_1(y,\ \ldots)\\ \dot{y}(2)=f_2(y,\ \ldots) \\ \ldots\end{matrix}\right.' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\left\{\begin{matrix}\dot{y}(1)=f_1(y,\ \ldots)\\ \dot{y}(2)=f_2(y,\ \ldots) \\ \ldots\end{matrix}\right.' /></pre>
<p>La funzione che andiamo ad integrare dipende dal tempo <em>t</em>, dal vettore di stato <em>y</em> e da una serie di parametri aggiuntivi <em>Par</em>:</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID559979492'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID559979492' style='display:none;'>
<pre>

function M = eulero(t, y, Par)
[L M N A B C tfin hW] = Par{:};

M = [(L(t) + y(2)*y(3)*(B-C))/A;
 (M(t) + y(1)*y(3)*(C-A))/B;
 (N(t) + y(1)*y(2)*(A-B))/C;
 y(1);
 y(2);
 y(3)];
 waitbar(t/tfin, hW)

</pre>
</div>
<p>Questa funzione viene richiamata ad ogni step di integrazione. Il suo compito è valutare le derivate prime del vettore di stato <em>y</em>. Oltre a fare ciò, questa funzione aggiorna anche la barra di caricamento ad ogni step. In questo modo potremo sapere graficamente a che punto dell&#8217;integrazione siamo arrivati.</p>
<p>La terza parte del codice, la più <em>divertente</em>, è quella che mostra graficamente i risultati dell&#8217;integrazione.</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1109667350'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID1109667350' style='display:none;'>
<pre>

%% Grafica
% Diagramma angoli di Eulero
scrsz = get(0,'ScreenSize');
figure('position', [0 0 scrsz(3)/2 scrsz(4)])

subplot(3,1,[1 2])
plot(T, psi*deg2rad, ...
 T, mod(theta*deg2rad, 360) - 180, ...
 T, mod(phi*deg2rad, 360))
legend('\psi','\theta','\phi')
title('Angoli di Eulero')

subplot(3,1,3)
plot(T, L(T),'r-', T, M(T),'b--',T, N(T),'k-.')
legend('M_x','M_y','M_z')
title('Legge forzante')

% Animazione del moto
fH = figure('position', [scrsz(3)/2 0 scrsz(3)/2 scrsz(4)]);
% Mov = getframe;
Track = zeros(length(T), 3);

% Linearizzo il tempo
NtL = 300*tfin;
tL = linspace(0, tfin, NtL);
psi_L = interp1(T, psi, tL);
theta_L = interp1(T, theta, tL);
phi_L = interp1(T, phi, tL);

% Animazione
for i = 1:NtL
 figure(fH)
 clf, hold on, view(3), grid, camproj('perspective')
 title(sprintf('Tempo %.3g di %g', tL(i), tfin))
 % Matrice dei coseni direttori xyz
 dcm = ang2dcm(psi_L(i), theta_L(i), phi_L(i));
 % Asse
 Vdown = dcm * [0; 0; -4]; Vup = dcm * [0; 0; 4];
 plot3([Vup(1) Vdown(1)], [Vup(2) Vdown(2)], [Vup(3) Vdown(3)], ...
 'r', 'linewidth', 2)
 % Cilindro
 [Xcy, Ycy, Zcy] = cylinder(2, 30);
 CylD = dcm * [Xcy(1,:); Ycy(1,:); Zcy(1,:)];
 CylU = dcm * [Xcy(2,:); Ycy(2,:); Zcy(2,:)];
 surf([CylD(1,:); CylU(1,:)], ...
 [CylD(2,:); CylU(2,:)], ...
 [CylD(3,:); CylU(3,:)]);
 % Percorso dell'asse
 Track(i, :) = Vup(:);
 if i &amp;lt;= 150, st = 1; else st = i-150; end
 plot3(Track(st:i,1), Track(st:i,2), Track(st:i,3), 'b')
 axis([-4 4 -4 4 -4 4])
 xlabel('x'), ylabel('y'), zlabel('z')
 drawnow;
 % Mov(i) = getframe(fH);
end

plot3(Track(:,1), Track(:,2), Track(:,3), 'b')

% movie2avi(Mov,'vudei.avi','fps',30)
% movie(Mov,30)

</pre>
</div>
<p>Vengono create due finestre: nella prima viene mostrato l&#8217;andamento degli angoli di Eulero, nella seconda l&#8217;animazione di un corpo che si muove secondo gli angoli di Eulero trovati.</p>
<p>La prima figura è molto semplice. L&#8217;unica particolarità è che gli angoli<img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Ctheta&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\theta' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\theta' /> e<img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Cphi&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='\phi' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='\phi' /> vengono limitati agli intervalli [-180, 180] e [0, 360].</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1775" alt="angoli" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/angoli-300x199.png" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/angoli-300x199.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/angoli.png 593w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Prima di procedere con l&#8217;animazione è necessario conoscere un comportamento peculiare di <em>ode45</em>: insieme al vettore <em>Y</em> contenente le variabili di stato integrate, viene restituito anche un vettore temporale <em>T</em> cui corrispondono gli istanti di tempo relativi ad <em>Y</em>. Questo vettore è, generalmente, non lineare. <em>ode45</em> ha infatti la capacità di modificare il passo di integrazione rendendolo più o meno fitto a seconda della variazione del vettore di stato. Se utilizzassimo questo vettore senza modificarlo, il risultato sarebbe un video che va piano quando ci sono variazioni irregolari di <em>Y</em> e veloce quando <em>Y</em> è più regolare.<br />
Per ottenere un&#8217;animazione fisicamente realistica dobbiamo quindi linearizzare il tempo.</p>
<p>In questo caso, ho deciso di prendere 300 <em>time-step </em>per ogni secondo di simulazione (dovreste metterlo più grande se il vostro computer è performante, più piccolo nel caso contrario). La funzione <em>linspace</em> genera un vettore equidistanziato tra 0 e <em>tfin</em>. La funzione <em>interp1</em> permette di valutare il vettore di stato in questi nuovi istanti di tempo, interpolando il vettore risultato di <em>ode45</em>.</p>
<p>Gli oggetti che vengono rappresentati graficamente sono tre: un cilindro, l&#8217;asse del disco e la sua traccia. Il cilindro ha sempre le stesse dimensioni, indipendentemente dai valori dei momenti di inerzia impostati. Ciò può essere fuorviante nel caso in cui A e B siano diversi tra loro (es. <em>case 3</em>), ma non importa.</p>
<p>Sia per la rappresentazione del cilindro che per l&#8217;asse, è necessario utilizzare la <em>matrice dei coseni</em> <em>direttori. </em>Questa matrice consente di rappresentare un generico vettore<img src='http://l.wordpress.com/latex.php?latex=%5Bx_0%2C%5C%20y_0%2C%5C%20z_0%5D&#038;bg=FFFFFF&#038;fg=000000&#038;s=0' title='[x_0,\ y_0,\ z_0]' style='vertical-align:1%' class='tex' alt='[x_0,\ y_0,\ z_0]' /> utilizzando gli angoli di Eulero. Per chi avesse installato l&#8217;<em>Aerospace Toolbox</em> di MATLAB, esiste una funzione <em>angle2dcm</em> che consente di scrivere una matrice di rotazione per una qualsiasi sequenza di rotazioni.<br />
Dato che non tutti hanno questo strumento, ho aggiunto al codice la funzione <em>ang2dcm</em>, la quale non è altro che una versione semplificata di <em>angle2dcm</em> limitata alla sola sequenza <em>XYZ</em>, che è quella che ho utilizzato.</p>
<p>La traccia dell&#8217;asse viene mostrata soltanto per gli ultimi 150 timestep, in modo da non appesantire la rappresentazione grafica.</p>
<p>Nel codice sono presenti una serie di istruzioni commentate riferenti la variabile <em>Mov</em> e la funzione<em> getframe</em>. Questa funzione permette di acquisire l&#8217;immagine della <em>figure</em> per poterne creare successivamente un video. Se la utilizzate, tenete presente che richiede molta RAM e rallenta notevolmente il codice.</p>
<h3>Assi giunti</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1761" alt="giroscopio" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/giroscopio.gif" width="300" height="300" />Spesso i giroscopi si studiano utilizzando un sistema di riferimento diverso da quello utilizzato da me. Si considera il giroscopio montato su uno snodo cardanico (vedi figura) e si scrivono angoli e momenti rispetto agli assi degli snodi.</p>
<p>Questa formulazione è molto più conveniente da un punto di vista pratico, ma porta ad una formulazione delle equazioni più articolata. Senza addentrarci troppo nel discorso, la differenza sostanziale nell&#8217;utilizzo di <em>ode45</em> per questo tipo di sistema è che una delle equazioni presenta <em>due</em> termini del secondo ordine. Per questo motivo è necessario impostare mediante <em>odeset</em> una matrice di massa (funzione come al solito di <em>y</em> e <em>t</em>) previa scrittura del sistema in questa forma:</p>
<pre><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/equazione.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-1762" alt="equazione" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/equazione.gif" width="285" height="74" /></a></pre>
<p>La matrice di massa funziona esattamente come la funzione <em>eulero.m</em>. Notare che nel nostro caso la matrice di massa non è stata impostata, anche se questa corrisponderebbe alla matrice identità.</p>
<h3><span style="font-size: 1.17em;">Video</span></h3>
<p>Ecco infine i video dei 4 <em>case</em> proposti:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=qimumzHWpyU"><img class="alignnone size-medium wp-image-1768" alt="retrogrado" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/retrogrado-300x279.png" width="300" height="279" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/retrogrado-300x279.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/retrogrado.png 511w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HQEVMYHhEPg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1769" alt="spirale" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/spirale-300x282.png" width="300" height="282" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/spirale-300x282.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/spirale.png 503w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xk3PvN1yhCg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1770" alt="notadisk" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/notadisk-300x280.png" width="300" height="280" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/notadisk-300x280.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/notadisk.png 504w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LMUIHlKdM2U"><img class="alignnone size-medium wp-image-1771" alt="piccolo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/piccolo-300x277.png" width="300" height="277" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/piccolo-300x277.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/piccolo.png 509w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2013/03/eulero.zip">&#8211; Download del codice &#8211; eulero.zip</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Come utilizzare il software xFoil da MATLAB</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2012/12/03/come-utilizzare-il-software-xfoil-da-matlab/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2012/12/03/come-utilizzare-il-software-xfoil-da-matlab/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 22:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>
		<category><![CDATA[xfoil]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1634</guid>
		<description><![CDATA[Il software xFoil è un potentissimo strumento che viene utilizzato in campo aeronautico per la progettazione dei profili alari subsonici. MATLAB è uno dei software più utilizzati nel campo dell&#8217;ingegneria. In questo articolo spiegherò come fare ad interfacciare i due software utilizzando la modalità di lavoro batch di xFoil. Come appena detto, xFoil dà la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/airfoil.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1662" title="airfoil" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/airfoil-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/airfoil-300x200.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/airfoil.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il software xFoil è un potentissimo strumento che viene utilizzato in campo aeronautico per la progettazione dei profili alari subsonici. MATLAB è uno dei software più utilizzati nel campo dell&#8217;ingegneria. In questo articolo spiegherò come fare ad interfacciare i due software utilizzando la modalità di lavoro batch di xFoil.</p>
<p>Come appena detto, xFoil dà la possibilità di essere eseguito in modalità batch: un semplice file di testo contenente tutti i comandi in colonna può essere utilizzato come input del programma, che eseguirà il tutto in sequenza.<br />
Il collegamento con MATLAB consiste nel creare il file di testo contenente i comandi, esportare i risultati di xFoil in dei file di testo e infine importare questi file all&#8217;interno di MATLAB.</p>
<p>I comandi principali che utilizzeremo per fare ciò sono:</p>
<ul>
<li><em>fopen</em> e <em>fprintf</em> per creare un file di testo</li>
<li><em>!xfoil &lt; batch.dat</em> per eseguire xFoil</li>
<li><em>importdata</em> per importare i risultati</li>
</ul>
<div>L&#8217;esempio pratico che andremo a considerare prevede l&#8217;importazione del coefficiente di pressione su un profilo NACA 4412 calcolato tra alfa=-10° e alfa=15°, in modalità viscosa con numero di Reynolds pari a 10^6.</div>
<div></div>
<h2>Il codice</h2>
<p>Scaricabile da questo link: <strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/matlab-xfoil.zip">Download script MATLAB-xfoil.zip</a></strong><br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID174145220'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID174145220' style='display:none;'>
<pre>

% Generazione e importazione di dati con il software xFoil
% Script elaborato da Alessandro Masullo, 03/12/2012
% Web: http://www.wirgilio.it
%
% Questo script crea un file di comandi per xFoil, lo esegue e importa i
% risultati nel workspace.
% Una cartella &quot;dati&quot; viene creata per includere i risultati di xFoil
% Un file di testo &quot;comandi.dat&quot; contiene i comandi che vengono fatti
% eseguire ad xFoil. In particolare viene esportato il diagramma del
% coefficiente di pressione di un NACA 4412 tra alfa -10 e alfa 15 con
% passo 0.5 a Reynolds 10^6
clc; clear;
%% Scrittura dei dati
% Crea una cartella per contenere i risultati di xFoil
if not(isdir('./dati')), mkdir('./dati'); end

% Comandi di xFoil
alfa = -10:0.5:15;
N = length(alfa);

comandi = {
 'NACA 4412'
 'OPER'
 'RE 1e6'
 'VISC ON'
 sprintf(['ALFA %.3f\n' ...
 'CPWR ./dati/cp(%d).dat\n'], [alfa; 1:N])
 'QUIT'
};

% Scrive i comandi nel file
id = fopen('comandi.dat', 'w+');
fprintf(id, '%s\n', comandi{:});
fclose(id);

% Esegue xfoil
!xfoil.exe &lt; comandi.dat

%% Legge i risultati
% Apre in sequenza tutti i file generati da xfoil e li mette in un cell
% array
dati = cell(1, N);
for i = 1:N
 % La variabile foo è di appoggio e serve a importare il solo contenuto
 % numerico dei file generati da xfoil
 foo = importdata(sprintf('./dati/cp(%d).dat', i), ' ', 1);
 dati{i} = foo.data(:, : );
end

%% Post-processing
figure(1)
for i = 1:N
 plot(dati{i}(:, 1), dati{i}(:, 2), '-k')
 % Asse negativo verso il basso
 set(gca, 'ydir', 'reverse')
 % Calcola il cl da mettere nel titolo
 cl = trapz(dati{i}(:, 1), dati{i}(:, 2));
 title(sprintf('Diagramma del cp a cl = %.3f', cl))
 axis([0 1 -5 1])
 pause(0.5)
end

</pre>
</div>
<h2>La spiegazione del codice</h2>
<p>Per prima cosa, creiamo una variabile (cell array) contenente tutti i comandi da eseguire all&#8217;interno di xFoil. La variabile <em>comandi</em> è molto intuitiva e potrebbe essere utilizzata inserendo tutti i singoli comandi uno ad uno, ma la comodità di utilizzare MATLAB sta proprio nel non dover inserire manualmente i comandi ripetitivi, come ad esempio una sequenza di:</p>
<pre>alfa 0
cpwr alfa(0).dat
alfa 0.1
cpwr alfa(1).dat
... e così via</pre>
<p>Per cui, inseriamo manualmente i comandi principali, come la scelta del profilo e i parametri di viscosità, e utilizziamo la funzione <em>sprintf </em>per scrivere una sequenza di angoli di attacco.</p>
<pre>
comandi = {
 'NACA 4412'
 'OPER'
 'RE 1e6'
 'VISC ON'
};
</pre>
<p>La funzione <em>sprintf</em>, originaria del C, crea una stringa a partire da un modello contenente delle variabili. La sintassi è:</p>
<pre>sprintf('stringa modello', var1, var2, ..., varN')</pre>
<p>La struttura della stringa modello contiene una serie di &#8220;segnaposto&#8221;, identificati dal simbolo <em>%</em> (percento), all&#8217;interno del quale vengono inserite le variabili passate alla funzione come argomento. Es.:</p>
<pre>sprintf('Il mio nome è %s, ho %d anni e sono alto %.2f m', 'Ale', 8, 1.753)
Il mio nome è Ale, ho 8 anni e sono alto 1.75 m</pre>
<p>Il segnaposto <em>%s</em> sta per stringa, <em>%d</em> sta per numero intero, <em>%.2f</em> sta per numero decimale con 2 cifre dopo la virgola.</p>
<p>Nel nostro caso la stringa che vogliamo generare è:<br />
<em></em></p>
<pre>alfa -10
cpwr cp(1).dat
alfa -9.5
cpwr cp(2).dat
...</pre>
<p><em></em>Abbiamo quindi bisogno di un vettore contenente gli angoli di attacco (da -10 a 15 con passo 0.5)</p>
<pre>alfa = -10:0.5:15 </pre>
<p>E un vettore di indice (da 1&#8230; a quanti sono gli alfa)</p>
<pre>N = length(alfa)
indice = 1:N </pre>
<p>Per praticità, utilizzeremo una caratteristica del modo di funzionare di <em>sprintf</em> su MATLAB. Se <em>sprintf</em> riceve come argomento una matrice, i valori che metterà nei segnaposto saranno gli elementi della matrice, presi in ordine procedendo lungo le colonne.<br />
Dato che la nostra stringa vede in sequenza l&#8217;angolo d&#8217;attacco e il suo indice, potremo utilizzare una matrice di questo tipo:</p>
<pre>[alfa(1), alfa(2), ..., alfa(n);
1, 2, ..., n]
Sarà interpretato come:
alfa(1), 1, alfa(2), 2, ... alfa(n), n</pre>
<p>Per generare la sequenza di angoli d&#8217;attacco sarà quindi sufficiente utilizzare il comando:</p>
<pre> sprintf('ALFA %.3f\nCPWR ./dati/cp(%d).dat\n', [alfa; 1:N])</pre>
<p>Dove il simbolo <em>\n</em> sta per &#8220;a capo&#8221;.</p>
<p>Da cui l&#8217;espressione completa dei comandi:</p>
<pre>
alfa = -10:0.5:15;
N = length(alfa);
comandi = {
 'NACA 4412'
 'OPER'
 'RE 1e6'
 'VISC ON'
 sprintf(['ALFA %.3f\n' ...
 'CPWR ./dati/cp(%d).dat\n'], [alfa; 1:N])
 'QUIT'
};
</pre>
<p>Questi comandi vanno inseriti in un file di testo, per cui creiamo un nuovo file e inseriamovi il contenuto della variabile <em>comandi</em>:</p>
<pre>
id = fopen('comandi.dat', 'w+');
fprintf(id, '%s\n', comandi{:});
fclose(id);
</pre>
<p>Infine, eseguiamo xFoil con questo comando:</p>
<pre>!xfoil.exe &lt; comandi.dat</pre>
<p><strong>Attenzione!</strong> Affiché questo comando venga eseguito correttamente, il file eseguibile <em>xfoil.exe</em> deve essere collocato nella vostra cartella di lavoro. Per conoscere la vostra cartella di lavoro digitate <em>pwd</em> nella command window.</p>
<p>Se è andato tutto a buon fine, nella cartella di lavoro dovreste trovarvi una nuova cartella, <em>dati</em>, contenente un bel po&#8217; di file <em>cp(x).dat</em>. Sono ovviamente i file generati da xFoil.</p>
<p>A questo punto non ci resta che importare i risultati. Per fare ciò utilizzeremo la funzione <em>importdata</em>, la cui sintassi è:</p>
<pre>importdata('nome del file', 'delimitatore', righe di intestazione)</pre>
<p>Nel nostro caso il nome del file è una stringa del tipo <em>cp(%d).dat</em>, dove <em>%d</em> è un numero che va da 1 a quanti sono gli alfa.<br />
Per importare tutti i file sarà sufficiente un ciclo <em>for</em> che, da 1 ad N, importa tutti i risultati di xFoil e li carica in un cell array di nome <em>dati</em>:</p>
<pre>

dati = cell(1, N);
for i = 1:N
 % La variabile foo è di appoggio e serve a importare il solo contenuto
 % numerico dei file generati da xfoil
 foo = importdata(sprintf('./dati/cp(%d).dat', i), ' ', 1);
 dati{i} = foo.data(:, : );
end

</pre>
<p>Come esplicitato nel commento, <em>importdata</em> cercherà di importare anche la prima riga di testo di ogni file, la quale ci ricorda che la prima colonna contiene le ascisse e la seconda i valori del Cp. Per evitare di importare tra i dati anche questa stringa di testo inseriamo il solo valore <em>data</em> all&#8217;interno dell&#8217;array di dati.</p>
<p>L&#8217;ultima parte del codice si limita a fare una serie di diagrammi in sequenza dei vari Cp calcolati da xFoil.</p>
<p>È possibile scaricare un archivio contenente questo script funzionante e la versione eseguibile di xFoil per Windows al seguente link:</p>
<p><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/matlab-xfoil.zip">Download script MATLAB-xfoil.zip</a></strong></p>
<h2>Variazione del numero di Reynolds</h2>
<p>Ho ricevuto un&#8217;e-mail in cui mi si chiedeva una modifica del codice che permettesse la variazione del numero di Reynolds. Ho pensato che potesse essere utile anche a qualcun altro, e così l&#8217;ho pubblicata qui.<br />
Non sarà certo il modo più elegante di farlo, ma le modifiche al codice sono minimizzate! La matrice <em>matp</em>, che viene letta da <em>fprintf</em> lungo le colonne, ha questa struttura:</p>
<pre>
Re(1)   Re(1)   Re(1)
alfa(1) alfa(2) alfa(3)
1       4       7
Re(2)   Re(2)   Re(2)
alfa(1) alfa(2) alfa(3)
2       5       8
Re(3)   Re(3)   Re(3)
alfa(1) alfa(2) alfa(3)
3       6       9
</pre>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1576494804'), this, 'Mostra codice &#9660;', 'Nascondi codice &#9650;');">Mostra codice &#9660;</a></p>
<div id='SID1576494804' style='display:none;'>
<pre>

clc; clear;
%% Scrittura dei dati
% Crea una cartella per contenere i risultati di xFoil
if not(isdir('./dati')), mkdir('./dati'); end

% Comandi di xFoil
alfa = 0:15;
Re = [1e5 5e5 1e6 5e6 1e7 5e7 1e8 1e9];
Na = length(alfa);
NRe = length(Re);
N = NRe*Na;

matp = zeros(NRe*3, Na);
matp(1:3:end-2, : ) = repmat(Re', 1, Na);
matp(2:3:end-1, : ) = repmat(alfa, NRe, 1);
matp(3:3:end, : ) = reshape(1:N, NRe, Na);

comandi = {
 'NACA 4412'
 'OPER'
 'ITER 200'
 'VISC'
 '1e6'
 sprintf(['RE %g\n' ...
 'ALFA %.3f\n' ...
 'CPWR ./dati/cp(%d).dat\n' ...
 'INIT\n'], matp)
 'QUIT'
};

% Scrive i comandi nel file
id = fopen('comandi.dat', 'w+');
fprintf(id, '%s\n', comandi{:});
fclose(id);

% Esegue xfoil
!xfoil &lt; comandi.dat

%% Legge i risultati
% Apre in sequenza tutti i file generati da xfoil e li mette in un cell
% array
dati = cell(1, N);
for i = 1:N
 % La variabile matp è di appoggio e serve a importare il solo contenuto
 % numerico dei file generati da xfoil
 foo = importdata(sprintf('./dati/cp(%d).dat', i), ' ', 1);
 dati{i} = foo.data(:, : );
end

%% Post-processing
figure(1)
for i = 1:N
 plot(dati{i}(:, 1), dati{i}(:, 2), '-k')
 % Asse negativo verso il basso
 set(gca, 'ydir', 'reverse')
 title(sprintf('Diagramma del cp ad alfa = %.1f, Re = %g,', matp(3*i-1), matp(3*i-2)))
 axis([0 1 -5 1])
 pause(0.5)
end

</pre>
</div>
<h2>Suggerimenti</h2>
<p>Ai fini delle prestazioni, xFoil risulta <em>estremamente</em> più veloce se sopprimete l&#8217;output grafico, che vi sarà probabilmente inutile se avete intenzione di lavorare con MATLAB sui risultati.<br />
Per fare ciò, potete inserire questi tre elementi ai primi comandi della variabile <em>comandi</em>:</p>
<pre>
comandi = {
'plop'
'g'
''
% tutto il resto

}

</pre>
<p>Accertatevi inoltre, specialmente se disabilitate l&#8217;output grafico, che nei casi estremi che andate a studiare xFoil giunga a convergenza, altrimenti importerete dei risultati che potrebbero essere sballati!<br />
Scegliete quindi un numero di iterazioni opportunamente elevato per assicurarvi di ciò.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>MATLAB Cheatsheet &#8211; Riassunto comandi</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2012/11/19/cheatsheet-matlab-riassunto-comandi/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2012/11/19/cheatsheet-matlab-riassunto-comandi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 19:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[matlab]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1623</guid>
		<description><![CDATA[Troppo spesso mi è capitato di imparare ad utilizzare MATLAB e poi di dimenticare tutto a causa di lunghi periodi di inutilizzo. &#8220;Come si chiamava quella funzione?&#8221; &#8220;Com&#8217;è che si faceva a fare&#8230; ?&#8221; &#8220;Che sintassi usavo per fare quel coso&#8230; ?&#8221; Ma stavolta ho detto basta! E così mi sono deciso a scrivere un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/logo.gif"><img class="alignright  wp-image-1625" title="logo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/logo-300x225.gif" alt="" width="240" height="180" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/logo-300x225.gif 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/logo.gif 560w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>Troppo spesso mi è capitato di imparare ad utilizzare MATLAB e poi di dimenticare tutto a causa di lunghi periodi di inutilizzo.</p>
<p>&#8220;Come si chiamava quella funzione?&#8221;<br />
&#8220;Com&#8217;è che si faceva a fare&#8230; ?&#8221;<br />
&#8220;Che sintassi usavo per fare quel coso&#8230; ?&#8221;</p>
<p>Ma stavolta ho detto basta! E così mi sono deciso a scrivere un file in cui ho riassunto tutte le funzioni, i costrutti e le cose (<em>imho</em>) più utili da ricordare di MATLAB. Il risultato è questo pratico <em>cheatsheet</em>  che ho deciso di condividere con tutti.</p>
<p>Se avete consigli o suggerimenti per migliorarlo, scrivetelo nei commenti.</p>
<p><strong><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/matlab.pdf">Download MATLAB cheatsheet (.PDF) &#8211; 92 kB</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il lupo e l&#8217;agnello. La versione di Eulero</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2012/11/16/il-lupo-e-lagnello-la-versione-di-eulero/</link>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 22:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Humor]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1614</guid>
		<description><![CDATA[&#8211; Lupo: «Perché osi intorbidarmi l&#8217;acqua?» &#8211; Agnello: «Come posso fare questo se l&#8217;acqua scorre da te a me?» &#8211; Lupo: «Le equazioni che governano questo ruscello sono ellittiche, per cui ogni punto perturba tutti i punti del campo di moto, e tu stai perturbando la mia acqua.» Morale della favola: se hai studiato ingegneria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8211; Lupo: «Perché osi intorbidarmi l&#8217;acqua?»<br />
&#8211; Agnello: «Come posso fare questo se l&#8217;acqua scorre da te a me?»<br />
&#8211; Lupo: «Le equazioni che governano questo ruscello sono ellittiche, per cui ogni punto perturba tutti i punti del campo di moto, e tu stai perturbando la mia acqua.»</p>
<p>Morale della favola: se hai studiato ingegneria riesci sempre a trovare una motivazione.</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/potenziale.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1616" title="potenziale" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/potenziale.png" alt="" width="600" height="260" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/potenziale.png 600w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/potenziale-300x130.png 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Metodo di studio per ingegneria e facoltà scientifiche</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2012/02/22/metodo-di-studio-per-ingegneria-e-facolta-scientifiche/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2012/02/22/metodo-di-studio-per-ingegneria-e-facolta-scientifiche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 17:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>
		<category><![CDATA[Unina]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1574</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la conclusione di tre lunghi anni di studio in ingegneria aerospaziale, mi sono reso conto di quanto sia fondamentale avere un buon metodo di studio per poter proseguire i propri studi efficientemente. L&#8217;efficienza dello studio non consiste solo nella media dei voti, ma anche nel tempo richiesto per avere quella media. L&#8217;efficienza massima si [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/Metodo_per_rendere_la_Geometria_indipendente_dal_principio_della_sovrapposizioneFig4_pg138.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1597" title="Metodo_per_rendere_la_Geometria_indipendente_dal_principio_della_sovrapposizioneFig4_pg138" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/Metodo_per_rendere_la_Geometria_indipendente_dal_principio_della_sovrapposizioneFig4_pg138-300x230.png" alt="" width="300" height="230" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/Metodo_per_rendere_la_Geometria_indipendente_dal_principio_della_sovrapposizioneFig4_pg138-300x230.png 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/Metodo_per_rendere_la_Geometria_indipendente_dal_principio_della_sovrapposizioneFig4_pg138-1024x787.png 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/Metodo_per_rendere_la_Geometria_indipendente_dal_principio_della_sovrapposizioneFig4_pg138.png 1196w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dopo la conclusione di tre lunghi anni di studio in ingegneria aerospaziale, mi sono reso conto di quanto sia <em>fondamentale</em> avere un buon metodo di studio per poter proseguire i propri studi efficientemente. L&#8217;efficienza dello studio non consiste solo nella media dei voti, ma anche nel <em>tempo</em> richiesto per avere quella media. L&#8217;efficienza massima si ha nel raggiungere la <em>più alta</em> media possibile nel <em>minor</em> tempo possibile.<br />
In questo articolo cercherò di dare qualche suggerimento per riuscire ad aumentare l&#8217;efficienza del proprio studio, ma è importante tenere presente che il metodo di studio è puramente soggettivo e ciò che scrivo in questo articolo può esservi d&#8217;aiuto, ma non deve necessariamente sostituire il vostro attuale modo di studiare.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Sottolineare</h3>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che credo bisogni imparare quando si studiano materie scientifiche, è sottolineare. Il modo di sottolineare testi scientifici è <em>completamente diverso</em> dai testi letterari. Molto spesso mi è infatti capitato di vedere libri, appunti e slides completamente sottolineati! La sottolineatura, sembra inutile dirlo, ma serve ad evidenziare particolari paragrafi di un testo, ma nel momento in cui si sottolinea&#8230;<em> tutto</em>, perde completamente di utilità!<br />
La scusa che solitamente sento dalle persone che sottolineano tutto, è che &#8220;<em>tutto è importante!</em>&#8221; e quindi sottolineano tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">I consigli che voglio darvi nel sottolineare un testo sono due: il primo è <strong>non sottolineare alla prima lettura</strong>, è infatti impossibile sapere quali sono le cose più importanti di un testo se non si ha la visione globale del capitolo. Il secondo è <strong>non sottolineare le cose più importanti, ma quelle più difficili da ricordare</strong>, magari qualche dettaglio o una formula che ci si dimentica spesso quando si ripete quel paragrafo, e non le affermazioni più importanti, perché sono quelle che più probabilmente riusciamo a imparare e ricordare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un aspetto importante della sottolineatura è anche quello di dare un aspetto più «personale» alle pagine di un libro, caratteristica che aiuta molto la memoria, e utilizzare evidenziatori di colori differenti aiuta molto sotto questo aspetto.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Come ripetere</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/sottolineare2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1599" title="sottolineare2" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/sottolineare2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/sottolineare2-300x300.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/sottolineare2-150x150.jpg 150w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/sottolineare2.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>I testi tecnici e scientifici sono generalmente strutturati in modo da esprimere alcuni concetti elementari e definizioni all&#8217;inizio del testo, per poi utilizzarli e rielaborarli in modo più complesso nel seguito. Può capitare di non avere una visione molto chiara di un concetto base quando lo si legge la prima volta e di non riuscire a capirlo neanche dopo più letture. È importante in questi casi <strong>non fermarsi nella lettura del testo</strong> e proseguire anche se non tutto è chiaro. Lo studio infatti non si deve limitare ad una sola perfetta lettura del testo, ma deve essere <em>progressivo</em> e basato su tre, quattro o anche più letture del materiale: la prima lettura deve servirci ad avere una <em>visione globale</em> della materia che stiamo studiando e a prendere confidenza con i termini, le notazioni e i concetti base. Ad una seconda lettura risulterà tutto molto più chiaro e si riusciranno a capire tutti quei concetti che prima ci erano oscuri. Soltanto all&#8217;ultima lettura possiamo concentrarci sull&#8217;aspetto «mnemonico» dello studio, perché è molto più semplice (e soprattutto <em>utile</em>) ricordare concetti che si ha ben chiari, piuttosto che formule e ragionamenti senza senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, molti concetti con cui non abbiamo alcuna confidenza, richiedono un po&#8217; di tempo per essere <em>maturati</em>. Smettere di studiare o cambiare argomento aiuterà la nostra mente ad abituarcisi e a prendervi confidenza.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Materiale didattico</h3>
<p style="text-align: justify;">Il materiale per lo studio non deve assolutamente essere troppo vasto. Per quanto possa essere bella e interessante una materia, lo studio finalizzato ad un esame deve limitarsi alla giusta quantità di materiale didattico.<br />
Nel caso in cui si abbia seguito il corso, appunti personali o di un collega associati ad un libro di testo possono essere sufficienti. Gli appunti presi a lezione sono estremamente utili perché esprimono i concetti esattamente come il professore vorrebbe risentirsi dire all&#8217;esame, ma possono contenere errori che lo stesso professore può commettere durante la lezione. I libri di testo sono molto più affidabili ed è quasi sempre indipensabile utilizzarli per la preparazione dell&#8217;esame.<br />
Se avete un libro di testo completo, evitate di utilizzarne altri, perché gli stessi concetti espressi diversamente possono compromettere di brutto la memoria!<br />
Le registrazioni audio delle lezioni possono essere utili, ma non bisogna abusarne. Risentirsi tutte le lezioni per avere degli appunti perfetti è una grandissima perdita di tempo, perché i professori possono commettere errori durante le lezioni ed è molto meglio acquistare direttamente un libro di testo. L&#8217;utilità principale delle registrazioni audio è quella di <em>correggere</em> e <em>verificare</em> passaggi degli appunti che non siamo riusciti a scrivere correttamente. Ma se siete rapidi a scrivere, sono pressoché inutili.</p>
<h3 style="text-align: justify;">I corsi e il ricevimento</h3>
<p style="text-align: justify;">Seguire i corsi ad una facoltà scientifica è <strong>importantissimo</strong>! Non mi sento di dire che sia addirittura <em>fondamentale</em>, ma è comunque importante. Molti concetti tecnici sono talmente complicati che a studiarli da soli ci si perde più del doppio del tempo che a capirli spiegati da un professore. Ovviamente è fondamentale che il professore sia in grado di spiegarli e di farsi capire, perché capitano spesso professori estremamente competenti nel loro campo, ma che non sono assolutamente in grado di tenere una lezione che sia comprensibile ad uno studente.<br />
Quando il professore è in grado di tenere alta la soglia di attenzione ed è anche simpatico, seguire il corso diventa una goduria <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f642.png" alt="&#x1f642;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso il ricevimento dei professori viene molto sottovalutato. Capita di incontrare professori sgarbati e non molto disposti ad aiutarci, ma la maggior parte di loro è molto affabile e disponibile nel darci spiegazioni.<br />
Il modo migliore di sfruttare questa opportunità di chiarimento è scriversi da parte tutte le cose che non si riesce a capire e andare a ricevimento solo <strong>alla fine dello studio</strong> della materia, in modo da essere sicuri sia di non riuscire a capire con le proprie forze, sia di comprendere una eventualmente complessa risposta da parte del professore.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Quante cose sapere</h3>
<p style="text-align: justify;">È importante rendersi conto che <span style="text-decoration: underline;">andare ad un esame con la conoscenza totale di una materia è impossibile</span>. Le materie scientifico-tecniche sono talmente vaste e in aggiornamento che non è possibile sapere tutto (a<em> meno che non si voglia scambiare la propria anima col diavolo in cambio dell&#8217;assoluta conoscenza&#8230;</em> :D). Spesso addirittura alcune cose devono ancora essere scoperte!<br />
Non sapere tutto di una materia non significa però non essere perfettamente preparati per un esame. Generalmente non viene chiesto più di quanto non sia stato spiegato durante il corso (o sia scritto sul libro di testo).</p>
<h3 style="text-align: justify;">Bella e brutta</h3>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda gli esami scritti, ricopiare gli esercizi in bella <strong>è assolutamente inutile</strong>. È importante essere ordinati e far capire cosa abbiamo scritto, ma farsi problemi per una cancellatura non ha alcun senso.<br />
I professori guardano al contenuto e un giudizio sull&#8217;estetica del compito è assolutamente contestabile!<br />
Ha molto più senso perdere gli ultimi 10 minuti di tempo a disposizione per ricontrollare ciò che abbiamo fatto, che ricopiare il compito in bella e rischiare di commettere degli errori nella copia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Luoghi e abitudini</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/biblioteca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1598" title="biblioteca" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/biblioteca-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/biblioteca-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/biblioteca.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Quando si prepara un esame è importante dare un ritmo alle proprie abitudini. Svegliarsi ogni mattina alla stessa ora, studiare sempre nello stesso luogo, andare a dormire sempre presto&#8230;<br />
Trovare le giuste abitudini è molto difficile se si studia a casa. Il mio consiglio è quello di trovarsi un luogo di studio: le aule studio sono ideali se si vuole studiare in gruppo perché si può parlare, le biblioteche sono perfette per concentrarsi e studiare da soli in silenzio.<br />
Anche se si ha un buon posto per studiare a casa, questa è comunque piena di fonti di distrazione: il computer, il telefono che squilla, bussano alla porta, la signora delle pulizie&#8230; Nello studio è importantissima la <strong>continuità</strong>, elemento che non sempre è possibile raggiungere quando si studia a casa.<br />
Un altro punto a favore nello studiare fuori casa è che bisogna rispettare determinati orari, ed è quindi più facile svegliarsi presto la mattina per poter studiare più tempo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Giornata lavorativa</h3>
<p>Se si cerca di studiare per troppe ore al giorno (10-12 ore!) è inevitabile che ad un certo punto il cervello collassi e diventi difficilissimo mantenere la concentrazione, abbassando tantissimo l&#8217;efficienza dello studio.<br />
Un paragone che può aiutare molto a evitare perdite di tempo è quello della giornata di studio con una giornata lavorativa: invece di cercare di battere tutti i record di tempo senza dormire, si può stabilire un certo orario per studiare, da rispettare tassativamente (come se fosse un lavoro!), con le pause pranzo/caffè ben definite.</p>
<p>9:00 &#8211; 13:00 studio<br />
13:00 &#8211; 14:00 pausa pranzo<br />
14:00 &#8211; 18:00 studio</p>
<p>Stabilendo degli orari precisi diventa molto più facile concentrarsi nello studio e rilassarsi quando è dovuto.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Bevande energetiche</h3>
<p style="text-align: justify;">Le bevande energetiche a base di taurina, fiori di guaranà e ginseng sono molto pericolose. Sono perfette per riuscire a rimanere svegli per un certo periodo, ma provocano estrema sonnolenza quando svanisce l&#8217;effetto.<br />
È vero inoltre che aiutano a concentrarsi, ma non aiutano assolutamente a trovare la voglia di studiare. Se state perdendo tempo e prendete una Redbull, continuerete a perdere tempo. Solo che in maniera molto più nervosa!<br />
Un caffè è l&#8217;ideale per combattere la sonnolenza dopo pranzo e aiuta a riprendere la concentrazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Studiare in compagnia</h3>
<p style="text-align: justify;">Preparare un esame scritto in gruppo è più facile e rasserenante che prepararlo da soli, ma per gli esami orali non si può studiare in più di due persone.<br />
Preparare un orale con un&#8217;altra persona può essere estremamente utile, sia che l&#8217;altra persona sia più, che meno competente di noi. Nel primo caso ci sarà preziosa per capire cose che non avremmo capito da soli, nel secondo caso ci permetterà di capire ancora meglio le cose che pensavamo ci fossero chiare.<br />
&#8220;<em>Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarla a tua nonna</em>&#8221; (Cit.)<br />
Studiare in compagnia è più stimolante e ci permette di far sorgere e chiarire dubbi che sarebbero altrimenti rimasti nascosti.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il computer</h3>
<p style="text-align: justify;">Avere un computer nella preparazione di un qualsiasi esame può sempre fare comodo. Fate attenzione ai forum, che possono essere utili per chiedere chiarimenti e farsi un&#8217;idea di un esame, ma non è detto che sia l&#8217;idea giusta e che non sia fondata solo su dicerie!<br />
Strumenti come Wikipedia e Wolframalpha possono semplificarci moltissimo la vita, ma bisogna saperli usare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sottovalutate inoltre la possibilità di trovare simulatori e codici già fatti riguardante l&#8217;esame che state preparando: provare con mano un simulatore di fisica, di ottica o di elettronica può schiarirvi le idee più di qualsiasi spiegazione, ma se dovete perderci un mese solo per imparare ad usarlo, probabilmente non ne è il caso&#8230; <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f609.png" alt="&#x1f609;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Buono studio!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ripresa in time lapse della ISS</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2011/11/13/ripresa-in-time-lapse-della-iss/</link>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1571</guid>
		<description><![CDATA[Aurora boreale, temporali, fulmini, luci notture, in una serie di scatti consequenziali ripresi dalla Stazione Spaziale Internazionale. Earth &#124; Time Lapse View from Space &#124; Fly Over &#124; Nasa, ISS from Michael König on Vimeo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Aurora boreale, temporali, fulmini, luci notture, in una serie di scatti consequenziali ripresi dalla Stazione Spaziale Internazionale.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/32001208?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="400" height="225"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/32001208">Earth | Time Lapse View from Space | Fly Over | Nasa, ISS</a> from <a href="http://vimeo.com/michaelkoenig">Michael König</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Sui problemi con la connessione Wifi Unina e soluzione con Proxy</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2011/09/27/sui-problemi-con-la-connessione-wifi-unina-e-soluzione-con-proxy/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2011/09/27/sui-problemi-con-la-connessione-wifi-unina-e-soluzione-con-proxy/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 17:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Firefox]]></category>
		<category><![CDATA[Unina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1551</guid>
		<description><![CDATA[I problemi con la connessione WiFi della Federico II di Napoli non finiscono mai! Tutto è iniziato al ritorno dalle vacanze, quando ho provato a collegarmi senza successo sia da cellulare che da computer. Dopo tre giorni di insuccessi ho contattato il CSI per sapere se ci fossero problemi o cambiamenti nella configurazione della connessione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/telefono.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-1557" title="telefono" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/telefono-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/telefono-300x225.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/telefono.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>I problemi con la connessione WiFi della Federico II di Napoli non finiscono mai!</p>
<p>Tutto è iniziato al ritorno dalle vacanze, quando ho provato a collegarmi senza successo sia da cellulare che da computer. Dopo tre giorni di insuccessi ho contattato il <a href="http://www.csi.unina.it">CSI</a> per sapere se ci fossero problemi o cambiamenti nella configurazione della connessione e loro, molto professionalmente, non mi hanno neanche lontanamente cagato.<br />
Fortunatamente un collega mi ha suggerito di rieffettuare l&#8217;attivazione del wifi dalla mia pagina personale Unina, e dopo poco tempo sono finalmente riuscito a collegarmi.<br />
Chi ha quindi questo tipo di problema e <strong>non riesce a collegarsi alla rete wifi</strong>, deve rifare l&#8217;attivazione del wifi da <a href="https://webmail.studenti.unina.it/horde/login.php">questa pagina</a>, cliccando su &#8220;<em>Attiva Wifi</em>&#8221; (sì, come quando vi siete connessi la prima volta).</p>
<p>Da un paio di giorni, invece, il  problema è diverso. Chi ha provato a collegarsi da Agnano (e chissà da quali altre sedi) avrà senz&#8217;altro notato che è possibile collegarsi alla rete, ma <strong>non è possibile accedere ad internet</strong>. Facendo un po&#8217; di prove mi sono reso conto che è in realtà possibile accedere soltanto al sito Unina.it e ai suoi sottodomini.<br />
A questo punto mi è venuta un&#8217;idea!<br />
Forse non tutti sanno che l&#8217;università mette a disposizione un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proxy">proxy</a>, ossia uno strumento per collegarsi da casa ad internet tramite la connessione dell&#8217;università, per poter accedere a dei servizi che richiedono un indirizzo ip della Federico II. Perché allora non provare ad usare questo proxy stesso dall&#8217;università, dato che il problema è proprio l&#8217;accesso ad internet?<br />
Ho settato il cellulare con le impostazioni di questo proxy ed ero nuovamente online <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="&#x1f600;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Per poter navigare dal vostro dispositivo, i dati del proxy sono:<br />
<strong>Indirizzo:</strong><em> http://proxy.unina.it</em><br />
<strong> Porta:</strong> <em>3128</em><br />
<strong> Nome utente:</strong> <em>la vostra e-mail istituzionale</em><br />
<strong> Password:</strong> <em>la password dell&#8217;e-mail</em></p>
<p><em></em>Questi dati vanno inseriti nel browser del dispositivo da cui vi collegate. Ad esempio per:<br />
<strong>Firefox da computer:</strong><br />
<em>Modifica -&gt; Preferenze -&gt; Avanzate (scheda) -&gt; Rete (tab) -&gt; Impostazioni (Connessione) -&gt; Configurazione manuale dei proxy.</em><br />
<a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/proxy.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-1553" title="proxy" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/proxy.jpeg" alt="" width="694" height="329" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/proxy.jpeg 1142w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/proxy-300x142.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/proxy-1024x485.jpg 1024w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /></a></p>
<p><strong>Per cellulari Symbian:</strong><br />
<em>Impostazioni -&gt; Connessione -&gt; Punti di accesso -&gt; Wifi Unina -&gt; Impostaz. di prot. WLAN -&gt; Opzioni -&gt; Impostazioni avanzate.</em> Impostate quindi come indirizzo del proxy <span style="text-decoration: underline;"><em>http://proxy.unina.it</em></span> e <span style="text-decoration: underline;">non quello dell&#8217;immagine!</span>)<br />
<a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1554" title="symbian1" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian1.jpg" alt="" width="240" height="320" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian1.jpg 240w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian1-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a> <a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1555" title="symbian2" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian2.jpg" alt="" width="240" height="320" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian2.jpg 240w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/symbian2-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a><strong></strong></p>
<p><strong>Per N900 (Maemo):</strong><br />
<em>Impostazioni  -&gt; Impostazioni di rete -&gt; Connessioni -&gt; Modifica -&gt; Avanti &#8230; -&gt; Avanzate<br />
<a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/maemo.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-1556" title="maemo" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/maemo.jpeg" alt="" width="477" height="286" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/maemo.jpeg 800w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/maemo-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" /></a><br />
</em></p>
<p>Purtroppo la navigazione con proxy ha alcuni svantaggi, infatti il proxy non supporta tutti i protocolli, quindi la semplice visione di pagine web e il download di file sono assicurati, ma l&#8217;utilizzo di programmi come Messenger, Skype e Torrent potrebbe non avere successo.</p>
<p>Per ulteriori informazioni sul proxy Unina, vi rimando al link ufficiale: <a href="http://www.sirelib.unina.it/proxy.html">http://www.sirelib.unina.it/proxy.html</a><br />
Buona navigazione <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f609.png" alt="&#x1f609;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<h1>Aggiornamento 16/10/2011</h1>
<p>È disponibile un sito web interno al dominio <em>unina.it</em> (e quindi accessibile anche in caso di guasto alla rete) che monitora il funzionamento della rete WiFi Unina. Ecco l&#8217;indirizzo:<br />
<a href="http://wifed.scope.unina.it/"><strong>http://wifed.scope.unina.it/</strong></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La Gelmini sull&#8217;esperimento al Cern</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2011/09/24/la-gelmini-sullesperimento-al-cern/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2011/09/24/la-gelmini-sullesperimento-al-cern/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 12:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[einstein]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>
		<category><![CDATA[relatività]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1543</guid>
		<description><![CDATA[Come avrete senz&#8217;altro sentito dire, al CERN è stato effettuato un esperimento in cui è stato sparato un fascio di neutrini tra il laboratorio del Gran Sasso e il CERN di Ginevra. L&#8217;esperimento (OPERA) doveva studiare il fenomeno dell&#8217;oscillazione dei neutrini e consisteva nello sparare un fascio di neutrini all&#8217;interno della roccia, tra i due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1545" title="gelmini" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini-300x220.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come avrete senz&#8217;altro sentito dire, al CERN è stato effettuato un esperimento in cui è stato sparato un fascio di neutrini tra il laboratorio del Gran Sasso e il CERN di Ginevra.<br />
L&#8217;esperimento (<a href="http://operaweb.lngs.infn.it/?lang=en">OPERA</a>) doveva studiare il fenomeno dell&#8217;oscillazione dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neutrino">neutrini</a> e consisteva nello sparare un fascio di neutrini all&#8217;interno della roccia, tra i due laboratori distanti 730 km.<br />
L&#8217;interazione dei neutrini con la materia è talmente bassa, che è come se viaggiassero nel vuoto. Ciò che è accaduto, è che i neutrini sono arrivati da un laboratorio all&#8217;altro prima del previsto, hanno infatti impiegato 60 nanosecondi (6·10<sup>-9</sup> secondi ) in meno rispetto alla luce. Affermare comunque che <em>è stata superata la velocità della luce</em> è un&#8217;affermazione troppo grossa, dato che comunque stiamo parlando di valori che si discostano di poco dalle previsioni. Basta che la distanza tra i due laboratori differisca di soli 18 metri (su 730 km sono lo 0.0025%) che i conti ritornano. Ovviamente le misurazioni fatte sono state ripetute più e più volte, e si basano su calcoli statistici, ma nulla vieta la possibilità di un errore sistematico che abbia sballato tutto.</p>
<p>Alla luce di tutto ciò,  oggi ho letto questo <em>fantastico</em> articolo del nostro Ministro dell&#8217;<strong>I-S-T-R-U-Z-I-O-N-E</strong>, Mariastella Gelmini.</p>
<blockquote>
<div>
<p><strong>Ufficio Stampa</strong></p>
</div>
<div>
<p>Roma, 23 settembre 2011</p>
<p><strong> Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini<br />
&#8220;La scoperta del Cern di Ginevra e dell&#8217;Istituto Nazionale di  Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale  importanza.&#8221;</strong></p>
<div>
<p>Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori  di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i  ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà  il volto della fisica moderna.<br />
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso,  attraverso il quale si è svolto l&#8217;esperimento, l&#8217;Italia ha contribuito  con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. </span></p>
<p>Inoltre, oggi l&#8217;Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un  contributo di oltre 80 milioni di euro l&#8217;anno e gli eventi che stiamo  vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e  lungimirante&#8221;.</p>
</div>
</div>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Chi glielo spiega che non c&#8217;è nessun tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso?<br />
Non sa neanche come vengono investiti i <em>nostri</em> soldi. Il Ministro dell&#8217;Istruzione.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/sasso.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1544" title="sasso" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/sasso-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/sasso-300x226.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/sasso.jpeg 706w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il link al comunicato: <a href="http://www.istruzione.it/web/ministero/cs230911">http://www.istruzione.it/web/ministero/cs230911</a> [<a href="http://www.freezepage.com/1316865142KFAFQMRDGE">FreezePage</a>]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La soluzione della cascata impossibile</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2011/04/28/la-soluzione-della-cascata-impossibile/</link>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 19:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Escher]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1536</guid>
		<description><![CDATA[Qualche settimana fa circolava per il web un simpaticissimo video di un&#8217;illusione ottica, la cascata di Escher, realizzata in legno e perfettamente funzionante. Ecco il video: Come si può vedere, sembra proprio che il mulino giri in moto perpetuo! In realtà il trucco c&#8217;è, e lo si può notare dallo strano movimento che assume l&#8217;acqua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa circolava per il web un simpaticissimo video di un&#8217;illusione ottica, la <em>cascata di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurits_Cornelis_Escher">Escher</a></em>, realizzata in legno e perfettamente funzionante.<br />
Ecco il video:<br />
<object width="560" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0v2xnl6LwJE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/0v2xnl6LwJE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Come si può vedere, sembra proprio che il mulino giri in moto perpetuo! In realtà il trucco c&#8217;è, e lo si può notare dallo strano movimento che assume l&#8217;acqua quando circola per le curve del percorso (consiglio la visione in HD del filmato).<br />
Una soluzione viene spiegata in questa immagine, che ci permette di capire come la struttura sia frutto di un semplice effetto della prospettiva:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/escher.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1538" title="escher" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/escher-300x280.jpg" alt="" width="300" height="280" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/escher-300x280.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/escher-1024x957.jpg 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/escher.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Finalmente però, un utente del sito <a href="http://www.instructables.com"><strong>Instructables</strong></a> ha pubblicato un&#8217;intera guida su come ricostruire tutta la struttura della cascata, con tanto di pompa per azionare il mulino.<br />
Eccone il video (segue il link della guida):</p>
<p><object width="560" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wbi8-L-TJkA?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/wbi8-L-TJkA?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>La guida: <strong><a href="http://www.instructables.com/id/Perpetual-Motion-Machine-The-real-life-version-of/">http://www.instructables.com/id/Perpetual-Motion-Machine-The-real-life-version-of/</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Cena a domicilio. Nello spazio.</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2011/02/18/cena-a-domicilio-nello-spazio/</link>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Stazione Spaziale Internazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1530</guid>
		<description><![CDATA[Due giorni fa, il 16 Febbraio 2011, è stato effettuato un lancio dell&#8217;Ariane 5, contenente un veicolo di trasferimento automatico dal peso di venti tonnellate, e le provviste alimentari per la Stazione Spaziale Internazionale. Paolo Nespoli, astronauta italiano a bordo della stazione, è riuscito a fotografare il razzo dallo spazio!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa, il 16 Febbraio 2011, è stato effettuato un lancio dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ariane_5" target="_blank">Ariane 5</a>, contenente un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Automated_Transfer_Vehicle">veicolo di trasferimento automatico</a> dal peso di <em>venti tonnellate</em>, e le provviste alimentari per la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stazione_Spaziale_Internazionale" target="_blank">Stazione Spaziale Internazionale</a>.<br />
Paolo Nespoli, astronauta italiano a bordo della stazione, è riuscito a <a href="http://www.flickr.com/photos/magisstra/5452332407/in/photostream/" target="_blank">fotografare</a> il razzo dallo spazio!</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ArianeV.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-1531" title="ArianeV" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ArianeV-1024x679.jpg" alt="" width="791" height="524" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ArianeV-1024x679.jpg 1024w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ArianeV-300x199.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ArianeV.jpg 1600w" sizes="(max-width: 791px) 100vw, 791px" /></a></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Powertrekk, ricarica i dispositivi USB con le bugie!</title>
		<link>https://www.wirgilio.it/blog/2011/02/14/powertrekk-ricarica-i-dispositivi-usb-con-le-bugie/</link>
		<comments>https://www.wirgilio.it/blog/2011/02/14/powertrekk-ricarica-i-dispositivi-usb-con-le-bugie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 17:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ale152]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[bufala]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wirgilio.it/blog/?p=1518</guid>
		<description><![CDATA[Ho appena letto un articolo (FP) su Tom&#8217;s Hardware davvero molto divertente. Cito direttamente: MyFC, un&#8217;azienda svedese specializzata nelle celle combustibili, ha realizzato PowerTrekk, un sistema portatile basato sull&#8217;idrogeno in grado di ricaricare i dispositivi USB. Usando una tecnologia simile a quella applicata alle auto, sfrutta processi chimici per ottenere energia elettrica dall&#8217;acqua. Fin qui, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/atomo_idrogeno.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1522" title="atomo_idrogeno" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/atomo_idrogeno-300x300.jpg" alt="" width="247" height="247" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/atomo_idrogeno-300x300.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/atomo_idrogeno-150x150.jpg 150w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/atomo_idrogeno.jpg 400w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>Ho appena letto un <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/powertrekk-ricarica-i-dispositivi-usb-con-l-acqua/29718/1.html" target="_blank">articolo</a> (<a href="http://www.freezepage.com/1297700009LIYKNOTMBY" target="_blank">FP</a>) su <em>Tom&#8217;s Hardware</em><strong> </strong> davvero molto divertente.<br />
Cito direttamente:</p>
<blockquote><p><em>MyFC, un&#8217;azienda svedese specializzata nelle celle combustibili, ha realizzato PowerTrekk, un sistema portatile basato sull&#8217;idrogeno in grado di ricaricare i dispositivi USB. Usando una tecnologia simile a quella applicata alle auto, sfrutta processi chimici per ottenere energia elettrica dall&#8217;acqua.</em></p></blockquote>
<p>Fin qui, nulla di particolarmente strano. Le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pila_a_combustibile" target="_blank">celle a combustibile</a> sono dei dispositivi che permettono di ottenere energia elettrica da dei reagenti (generalmente idrogeno e ossigeno) evitando la reazione di ossido-riduzione, e quindi senza la trasformazione dell&#8217;energia in calore, che è meno efficiente. Queste celle a combustibile vengono effetivamente utilizzate sulle auto a idrogeno e permettono di ottenere energia elettrica da questo gas, per alimentare dei motori elettrici. Dire però che si ottiene energia elettrica dall&#8217;acqua è un errore, perché è vero che dall&#8217;acqua si ottiene l&#8217;idrogeno, ma lo si ottiene per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elettrolisi" target="_blank">elettrolisi</a>, un processo che <strong>richiede energia elettrica</strong> per avvenire.</p>
<p>Ma andiamo avanti:</p>
<blockquote><p><em>MyFC ha realizzato PowerTrekk, la prima soluzione portatile per fornire energia elettrica ai dispositivi USB tramite l&#8217;idrogeno. Basato su una tecnologia simile a quella usata nei prototipi per auto, questo dispositivo usa l&#8217;acqua per ottenere l&#8217;idrogeno, convertito successivamente in elettricità. Tutto quello che devono fare gli utenti è inserire una specie di serbatoio (PowerPukk) all&#8217;interno del PowerTrekk e aggiungere acqua.<br />
</em></p></blockquote>
<p>Ecco qui la prima grossa cavolata. Come ho detto prima, l&#8217;idrogeno si ottiene dall&#8217;acqua tramite elettrolisi, e per avere l&#8217;elettrolisi <strong>bisogna utilizzare energia elettrica</strong>. Se anche ci fosse una batteria, che permette di effettuare l&#8217;elettrolisi, che procura l&#8217;idrogeno per ottenere elettricità, l&#8217;elettricità che si otterrebbe sarebbe inferiore a quella della batteria di partenza!<br />
Questo per il semplice motivo che, durante una trasformazione dell&#8217;energia, una parte di questa viene sempre dissipata.<br />
Un esempio simile: con una batteria alimento un motore, che alimenta una dinamo che ricarica la batteria. In linea di principio, il motore dovrebbe girare all&#8217;infinito! Purtroppo non è così, la dinamo infatti non riesce a recuperare tutta l&#8217;energia che viene trasmessa dal motore, che viene quindi dissipata sottoforma di calore. È cioè energia <strong>persa</strong>. (Vedi: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Secondo_principio_della_termodinamica" target="_blank">Secondo principio della termodinamica</a>)</p>
<blockquote><p><em>La ricarica dei dispositivi, come smartphone, fotocamere e navigatori satellitari, avviene tramite connessione USB, e non è influenzata da fattori ambientali, come nel caso dei pannelli solari. I processi chimici che avvengono all&#8217;interno del dispositivo sono strettamente controllati, e <span style="text-decoration: underline;">come reazione producono una quantità minima di vapore acqueo</span>.<br />
Nello specifico, si scopre che l&#8217;energia elettrica è creata da un sistema di membrane in grado di convertire l&#8217;idrogeno presente nell&#8217;acqua. I realizzatori informano che PowerTrekk è un sistema completamente passivo, che ha bisogno soltanto di acqua e di operare all&#8217;aria aperta.</em></p></blockquote>
<p>Se il risultato di questa <strong>magia</strong> è una quantità minima di vapore acqueo, perché non lo si fa condensare e lo si rimette nel serbatoio, in modo da ottenere energia infinita? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="&#x1f600;" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br />
Per quanto riguarda le membrane, probabilmente si riferiranno agli elettrodi che vengono utilizzati nell&#8217;elettrolisi per la produzione di idrogeno, che hanno la forma di piastre per aumentare la superficie di contatto con l&#8217;acqua e migliorarne la produzione:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/celle_idrogeno.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1519" title="celle_idrogeno" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/celle_idrogeno-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/celle_idrogeno-225x300.jpg 225w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/celle_idrogeno-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><br />
<em><br />
</em></p>
<blockquote><p><em>Il &#8220;serbatoio&#8221; in grado di compiere la magia è considerato un rifiuto elettronico, e farà parte di un programma per essere successivamente riciclato.</em></p></blockquote>
<p>Almeno hanno ammesso che è una magia!</p>
<p>Ma andiamo a vedere cosa c&#8217;è scritto sul <a href="http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www_de.cgi/http://www.powertrekk.com/" target="_blank">sito del produttore</a>. Sotto la voce &#8220;How it works&#8221;, si limitano a dire che basta riempirlo d&#8217;acqua e questo produce corrente elettrica.<br />
Sotto la voce &#8220;Technical Description&#8221; forniscono addirittura dei dati su quanta corrente verrebbe prodotta da questo miracoloso prodotto:</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/dettagli_tecnici.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1520" title="dettagli_tecnici" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/dettagli_tecnici-300x291.jpg" alt="" width="300" height="291" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/dettagli_tecnici-300x291.jpg 300w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/dettagli_tecnici.jpg 778w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>A quanto sembra, pare che il dispositivo abbia una batteria interna da 1600 mAh che funge da «buffer». È improbabile che questa venga utilizzata per l&#8217;elettrolisi e poi per produrre corrente con l&#8217;idrogeno, perché come ho già detto sarebbe una trasformazione <strong>a perdere</strong>, e quindi inutile. È possibile che serva semplicemente ad illudere gli acquirenti che il prodotto funzioni davvero, caricando i dispositivi collegati tramite la batteria interna. Ma una volta esaurita quella, niente più corrente!</p>
<p>Sfortunatamente, non vi è alcuna indicazione su come fare per procurarsi questo miracoloso gadget che vìola le leggi della fisica. C&#8217;è però un indirizzo email per i distributori interessati a vendere questo prodotto.</p>
<p>A questo punto, non posso che augurarmi che sia tutto uno scherzo, una pubblicità virale di qualche compagnia elettrica che cerca di farsi pubblicità puntando sull&#8217;ingenuità di chi condivide le informazioni su questo prodotto. L&#8217;alternativa possibile è invece quella della truffa, che potrebbe essere effettuata a scapito dei «distributori» che acquisterebbero a caro prezzo questo prodotto, per poi ritrovarsi con delle borracce colorate.</p>
<p>In ogni caso, il mio consiglio è quello di diffidare (sempre) da chi propone prodotti così innovativi senza fornire adeguate spiegazioni sul loro funzionamento. E ovviamente usare sempre la testa!</p>
<p><a href="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/usb_charger.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1521" title="usb_charger" src="http://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/usb_charger.jpg" alt="" width="530" height="350" srcset="https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/usb_charger.jpg 530w, https://www.wirgilio.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/usb_charger-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 530px) 100vw, 530px" /></a></p>
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