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	<title>Mors Tua Vita Pea</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Meneghin e Recalcati seduti allo stesso tavolo senza rivolgersi mai la parola&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:43:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare</strong> <strong>etere e punti incrociati sulla pelle</strong>, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il <strong>San Paolo a Milano</strong>, se trovi una squadra come quella di <strong>Franco Disperati</strong>, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d&#8217;essere in buone mani e<strong> il</strong> <strong>chirurgo meriterebbe un premio</strong>, ma, per adesso, deve tenersi le maledizioni di chi ogni mattina si alza e vede nero, di chi risponde con la voce che arriva da molto lontano, dai giardini della disperazione anziana, da chi magari sembra più scortese del solito con i pochi amici che lo hanno chiamato dopo essersi allarmati per le notizie non buonissime dal fronte della chirurgia dove l’uomo diventa cicatrice. <strong>Scusa Santi, scusa Sandro, scusa Toto, anche se la digressione sul golf ci</strong> <strong>ha fatto venire i brividi. </strong>Sono giorni di abbracci rotti nel basket che non ha una <strong>Penelope Cruz</strong> da stringere fra le braccia, ma soltanto gente che ha voglia di litigare senza averne la forza intellettuale per reggere l’urto. <strong>Carlo Recalcati</strong> conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con <strong>Meneghin e La Guardia</strong>, ormai il vicepresidente vicario, bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale, come dicono nel generone romano che riabbraccia <strong>Gino Natali</strong>,<strong> tornato a casa Toti</strong> da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. <strong>Milano respira</strong>. Recalcati, invece, non conferma le cifre sopra gli <strong>800 mila euro</strong> dell’ultimo contratto perché, come sanno bene<strong> all’ufficio imposte di Cantù</strong> dove lui è il quinto contribuente, non va oltre i <strong>512 mila lordi</strong>, quindi restando sotto quello che invece incassa al netto qualche suo collega. <strong>Abbracci rotti fra Pesaro e una proprietà che non ha mai voluto credere al valore delle</strong> <strong>tradizioni,</strong> ma questo sembra un malessere che prende tanti per la gola. Spezzatino d&#8217;affetti anche a Milano dove i maligni avevano persino visto <strong>David Blatt</strong> <strong>gironzolare</strong> intorno alla piscina vuota del <strong>Palalido,</strong> dove qualcuno pensava che una sconfitta con la Virtus avrebbe aperto i cancelli all’ex cittì della nazionale, <strong>Recalcati Carlo di via Giusti</strong>. <strong>Piero Bucchi</strong> <strong>resiste</strong> anche al dopo partita non proprio allegro della Futur Station dove i perfidi spiegano che proprio quella vittoria dimostra quali sono i grandi equivoci di una squadra costruita senza sapere se il cemento armato per proteggere l’ingegnere era di quello buono. Certo se ci si chiude pensando che gli altri siano soltanto gelosi allora capita di dove mandare via i <strong>Vitali</strong>, i generi manager ingaggiati prima di scoprire che il ruolo non era utile, succede che i giocatori facciano una cura zen tutta loro per fingere di non capire che chi urla troppo si sente fragile e ha poco da trasmettere a chi sembra ricominciare sempre una vita nuova. Ci vuole pazienza dice la gente, ma intanto aspettiamo la settimana della verità milanese con il <strong>Khimki e Cantù</strong> per leggere la mano della solita addormentata d’inizio stagione: sembra che l’estate porti sempre e soltanto guai fisici, mentali, sembra che le colpe siano sempre degli altri e, ovviamente, dal bayon. La stessa cosa che succede a Pesaro, che sta per accadere a<strong> Montegranaro</strong>, che forse <strong>accadrà a</strong> <strong>Roma se Nando Gentile andrà a sbattere sulle stesse rocce</strong> dove l’anno scorso naufragò<strong> la barca di Repesa</strong>, dove <strong>Jennings </strong>sembrava un naufrago nel rimpianto di chi, adesso, lo vede giocare bene nella Nba, che sarà anche il più bel campionato del mondo, ma se è vero quello che dicono certe cifre, certe giocate, allora siamo anche davanti al grande inganno e prima di ululare <strong>inneggiando a Bargnani</strong> valutiamo bene tutto, prima di scoprire che anche<strong> a</strong> <strong>Toronto Belinelli</strong> potrebbe avere qualche problema, prima di <strong>benedire i giorni del Gallo nella Grande Mela</strong> facciamo la tara su tutto. Certo meno sul valore di <strong>Mike D’Antoni</strong>, anche se adesso lo prendono in giro per il disastro coi <strong>Knicks</strong>, anche se chi temeva che fosse lui l’allenatore della nazionale già mette il pepe sul cacio e si fa grandi risate. Ci sarebbe da piangere per tutti gli abbracci rotti in una Federazione che non ha ancora un piano per il settore tecnico, che lascia andare tutto alla deriva perché gli stessi che vollero la testa di <strong>Maifredi </strong>ora urlano che è meglio il diluvio se loro non potranno contare come un tempo. <strong>Abbracci rotti con quelli che non capiscono il messaggio di Avellino</strong>: quando i giocatori erano gelosi e golosi tutto quello che aveva costruito Boniciolli era andato in vacca, quando il proprietario ha voluto gente che amava persino i lupi dell’Irpinia allora ecco risorgere un tipo di sole. <strong>Abbracci spezzati per chi non voleva più Bechi</strong> a Biella e adesso ha scoperto che se esiste una possibilità di far cadere Siena in campionato quella è proprio nella prossima domenica piemontese. Tenetevi la gente come Smith e fate attenzione al resto.</p>
<p><strong>Pagelle dalla fattoria virtuale</strong> dove si confonde ancora Bush con Obama, dove Lebron James, Bryant, i Boston, sono una cosa mentre tutto il resto è pollaio per i tipi alla Iverson già scaricato da Memphis:</p>
<p><strong>10 a Cesare PANCOTTO</strong> perché si meritava una soddisfazione del genere, perché se la sua Avellino è stata costruita con gli stessi criteri delle altre sue squadre, dei diesel che alla fine mandavano fuori strada finte Ferrari, allora spettiamoci di scoprire qualcosa di speciale anche da questo campionato che sembra animarsi soltanto quando dimentichi che Siena vive su un altro pianeta. Certo a casa Snaidero piangeranno un po’. Ma sono abituati dai tempi del san Matteo che li fece promuovere.</p>
<p><strong>9 a Romani SATO</strong> principe nel regno Mens Sana e dell’euriobasket che fa capire quanta distanza può esserci fra i giocatori veri e quelli che dovrebbero sostituirli come direbbero a Bologna dopo aver visto Moss andare per funghi sulla collina di San Luca dove Lardo è andato ad espiare per aver parlato bene troppo in fretta della Virtus, un peccato che nel tempo costa sempre caro. Possibile che nessuno impari certe lezioni?</p>
<p><strong>8 a Mason ROCCA</strong> e, per conoscenza, a chi considera Mordente soltanto un gregario fra previtoccioli con la coda, perché prima di trattare male certi giocatori, prima di avere dei dubbi è meglio tenerseli anche se non si sono allenati tanto. Lui serve anche da rotto, ma certo se chi costruisce la casa sa di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>7 a Frank VITUCCI</strong> se davvero ha convinto Neal a diventare un giocatore per tutte le stagioni di un campionato, per tutte le tempeste di una partita. Non eravamo sicuri che potesse riuscirci, ma per ora le cose vanno bene e nessuno si accorge di Kus, ma piuttosto si alza in piedi per applaudire il giovane Gentile.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> che ha spiegato bene a quelli di Pesaro perché prima di mandare via gli allenatori bisogna fare esami di coscienza dove tutti si prendono le giuste responsabilità.</p>
<p><strong>5 ai tipi come Mike HALL</strong> che tornano umili soltanto quando scoprono che potrebbero perdere il lavoro. Succede troppo spesso e su questo le società dovrebbero ragionarci bene, invece di mettersi a cantare per il ritorno a casa del figliol prodigo.</p>
<p><strong>4 a CROSARIOL, SORAGNA, ARADORI, MORDENTE</strong> che ci stanno illudendo sul futuro di Azzurra: se vanno sempre così non è vero che siamo all’anno zero.</p>
<p><strong>3 a chi sottovaluta l’acquisto di MARCONATO </strong>che rappresenta per Siena una garanzia che purtroppo non trovi in altri giocatori italiani. Attenti a lasciare fuori dal gioco Chiacig e Fucka, va a finire che chi li recupera fa tredici, certo un tredici costoso, ma l’usato sicuro serve come direbbero al Cus Bari dopo aver ingaggiato il quarantunenne Stefano Rusconi.</p>
<p><strong>2 a MENEGHIN, LA GUARDIA e RECALCATI</strong> che anche seduti allo stesso tavolo non si sono rivolti la parola. Questo è il vero disastro.</p>
<p><strong>1 a TERAMO</strong>, intesa come società, se lascerà spazio a chi non comprende il momento difficile nei rapporti interni di un gruppo dove qualche galletto meriterebbe la pentola invece delle carezze.</p>
<p><strong>0 all’INFLUENZA</strong> che ci ha portato nel villaggio delle scelte ridicole sospendendo Cremona- Napoli. Giusto far recuperare con i tesserati al 7 novembre, giusto non farsi prendere in giro sempre dalla stessa gente.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=7" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le pagelle di Oscar e un basket criminale che lascia ai margini Caja e Boniciolli&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 00:44:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketground.it/public/images/pagine/8963/Caja2003001153813763255.jpg" alt="" width="141" height="225" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene</strong> <strong>l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato</strong> che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati <strong>colpiti, ma, per ora, non ancora affondati</strong> anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. <strong>Pagelle e pensieri rapidi</strong> perché, anche stando seduti<strong>,</strong> le cicatrici urlano<strong>: </strong></span><strong>10 a Simone PIANIGIANI</strong> per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla <strong>Hawkins</strong> ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. <strong>Roma non credeva a Repesa</strong> quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul <strong>Jaaber </strong>delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. <strong>Milano doveva ripartire</strong> <strong>da questa idea</strong>, altro che cambiare progetto e personale. <strong>9 a Lino LARDO</strong> per come è arrivato al cuore della partita che<strong> ha</strong> <strong>vinto a Teramo con una Virtus</strong> che, se avesse <strong>Collins</strong>, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente<span id="more-1322"></span>, lasciando spazio a tutti quelli che vedono in questa squadra qualcosa d’interessante. Chissà perché ci diverte di più <strong>una Virtus</strong> da combattimento, bella, divertente, piuttosto che tutto il contorno.</p>
<p><strong>8 al meraviglioso ERCOLINO di Avellino</strong> che ha ridato il sorriso ad uno come <strong>Pancotto</strong> che sembrava bastonato dalle ultime stagioni professionali, che alla fine della partita <strong>vinta con la Benetton</strong> pensava al pareggio come giudizio più giusto. Le sue lasagne faranno altri miracoli.</p>
<p><strong>7 al TRINCHIERI</strong> che ha sfidato i fantasmi del passato canturino mettendo nei guai una<strong> Pesaro</strong> dove la gente ha smesso di essere paziente. Grande lui, ma <strong>grandissimo Mian</strong> che agli insulti di chi non lo ha mai amato rispondeva senza mai sbagliare un colpo.</p>
<p><strong>6 a Manero VACIRCA</strong> che nel giorno del tracollo contro<strong> l’ex</strong> <strong>Pillastrini,</strong> osannato dalla gente, è finalmente esploso con la stessa furia di <strong>Cassano</strong>: insieme avevano resistito abbastanza, ora fanno sapere di essere comunque pronti ad andarsene. Non lo facciano. Stanno bene dove sono e daranno felicità anche a chi li disturba.</p>
<p><strong>5 a  Piero BUCCHI</strong> che considera prevenuto chi critica <strong>Finley </strong>come regista. Una permalosità che non ha senso perché se è vero che non esistono tanti costruttori di gioco, se è vero che si può anche costruire qualcosa <strong>senza fosforo in regia</strong>, non si può reagire sempre alla stessa maniera, pensando di essere infallibili dietro alle porte chiuse. <strong>La critica esiste per far migliorare</strong>. Quando <strong>Milano</strong> vinceva anche <strong>McAdoo, Meneghin e D’Antoni</strong> passavano sotto i ponti della <strong>Ghisolfa </strong>per sentirsi dire che non tutto andava bene e <strong>Dan Peterson</strong> non si nascondeva mai dietro a progressi inesistenti. La partita contro <strong>Siena </strong>ha dimostrato che si doveva costruire su quello che era costato tanto nell’ultima stagione.</p>
<p><strong>4 al MONTEPASCHI imbattibile</strong> che non capisce quando è il momento di lasciare spazio anche alle illusioni degli altri. Perdere a Milano avrebbe fatto del bene alla causa, certo è difficile convincere gente che non vuole lasciarti neppure un raggio nella <strong>briscola chiamata</strong> a pensare anche per gli altri. Però l’occasione era buona e dobbiamo anche riconoscere che più regali di quelli fatti <strong>al Forum</strong> non ci si poteva aspettare, anche se poi chi le ha prese ha capito tutto il contrario.</p>
<p><strong>3 alla tempesta</strong> <strong>che sta facendo vacillare</strong> <strong>le torri di Pesaro.</strong> Come accade a Milano chi si stacca troppo da una storia che ha dato felicità prova qualche problema. Vero anche che senza certi aiuti poi si arriva alla chiusura che è bene peggio della crisi. Gli appassionati veri sopportino, pur vigilando, sapendo che <strong>del domani non esiste certezza</strong>.</p>
<p><strong>2 a Attilio CAJA</strong> che comincia a piacerci troppo come opinionista televisivo facendoci dimenticare che è davvero <strong>criminale un basket</strong> che lascia ai margini gente come lui o <strong>Boniciolli,</strong> che era pronto a bruciare sul primo falò uno come <strong>Pancotto.</strong></p>
<p><strong>1 a SPORTITALIA</strong> che, dopo averci ridato il piacere della poesia alla Peterson, ci costringe a meditare sul domani, sul pensiero debole che senza chiamate pugno e canestri che sputano non si possa più vivere. <strong>Questo Bogarelli</strong> che si prepara al chiaro di luna semigratuito entro il 2012 è una bella mina vagante contro la quale andranno a sbattere in troppi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> per quello che viene concesso a <strong>Napoli,</strong> per lo spettacolo del <strong>derby campano contro Caserta</strong>, per quella partita che appariva godibile soltanto alla zia di Biancaneve. Ora Papalia, o chi per lui, annuncia altri arrivi, altre novità, ma intanto ci sono quattro giornate di campionato non regolari. <strong>Renzi </strong>pensa a questo, non a <strong>Sabatini.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=*" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Coraggio, qualcosa di buono bolle anche nella nostra pentola: Di Bella per esempio</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 00:34:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/francesco_graficante/3099440455/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3282/3099440455_c831988086.jpg" alt="" width="150" height="239" /></strong></em></a> <strong>di FRANCESCO SARTI</strong> </span></p>
<p><strong>Vorremmo vedere più spesso Daniel Hackett stoppare da fermo Casey</strong> <strong>Shaw.</strong> <strong>O celebrare un canestro con urla belluine</strong>, per poi tornare in difesa battendo le mani sul parquet, a sfidare l’avversario diretto. Anche se<strong> l’imprendibile Marques Green</strong> lo incenerisce da tre punti. Anche se pure il suo cambio, il coraggioso <strong>Daniele Tomassini</strong>, classe 1988, non ha paura di tirargli da lontano. Perché <strong>Hackett</strong>, col piglio e i tatuaggi da rockstar, <strong>è un’ottima copertina</strong> per una giornata, la terza, che <strong>ha proposto qualche italiano</strong> <strong>protagonista.</strong> Certo, non sarà stato il migliore in campo della matinee <strong>Benetton-Scavolini,</strong> perché per il titolo bisogna rivolgersi ancora a <strong>Gary Neal</strong>, <strong>22 punti</strong> con tanto di allungo decisivo (nonostante una sua scriteriata scelta offensiva abbia dato al team di <strong>Dalmonte </strong>il pallone per vincere), ma almeno ci ha ricordato che <strong>nel nostro campionato non esistono solo stranieri</strong>. Poi, il dovere di cronaca impone di parlare della <strong>doppia doppia di Wallace</strong>, dei bombardieri <strong>Sakota e Van Rossom</strong>, di un buon <strong>Simone Flamini</strong>, <strong>di Hicks</strong> che ha sbagliato un po’ troppo per acciuffare la partita. E di questa<strong> Pesaro</strong> che non merita di stare a zero, come pure questa <strong>Treviso </strong>di definirsi giovane, se <strong>l’unico del vivaio</strong> ad essere davvero <strong>utilizzato da Vitucci è stato De Nicolao</strong>, una manciata di minuti mozzafiato a inseguire Green. Comunque. Per restare in tema anticipi, <strong>Siena ha</strong>, come previsto, <strong>macinato Teramo</strong>, nonostante il lavoro sottocanestro di <strong>Thomas e i punti di Poeta</strong> (che luccicherà meno dei compaesani Nba, ma resta terribilmente concreto). Ci chiediamo solo che<strong> incantesimo</strong> usi <strong>Pianigiani</strong> per integrare con simile facilità i nuovi arrivi: <strong>Zisis e Hawkins</strong> <strong>si stanno già divertendo</strong>, senza che <strong>i leader McIntyre e Sato<span id="more-1307"></span></strong> battano ciglio. Dall’altra parte, peraltro, attendiamo fiduciosi <strong>il recupero di Amoroso</strong>, che per il momento ha spedito in quintetto base la sua controfigura. Sempre in chiave cinematografica, si registra inoltre il successo di <strong>Cantù su</strong> <strong>Montegranaro, per la gioia di coach Trinchieri</strong>, finalmente lieto delle statistiche dopo la pornografia offensiva (<strong>ipse dixit</strong>) dell’esordio. Sulla ribalta, oltre all’usuale, <strong>mortifero </strong><strong>Mazzarino</strong>, anche il redivivo <strong>Markoishvili</strong>. Noi, però, con chiara partigianeria, spezziamo una lancia per lo sconfitto <strong>Greg Brunner</strong>, che non sarà l’estetica del basket, ma produce 15 punti e quasi 8 rimbalzi a gara, sbattendosi come un matto. Forse è <strong>sottovalutato.</strong> Chi invece ha fatto sapere di esistere, dopo l’inizio impalpabile, è <strong>Pietro Aradori</strong>, che insieme al veterano Nba<strong> Fred Jones</strong> ha trascinato <strong>Biella</strong> alla <strong>vittoria esterna su</strong> <strong>Varese </strong>a suon di tiri da fuori. Se non altro, in assenza di <strong>Slay</strong>, con la schiena bloccata, <strong>alla Cimberio si sono esaltati i ventenni nostrani</strong> <strong>Martinoni (</strong>18 e 8 in 29’) e <strong>Antonelli</strong> (10 e 3 in 17’). La speranza, l’ennesima, è <strong>che non sia un fuoco di paglia</strong>. A proposito di polveri, <strong>Damon Jones,</strong> sedicente miglior tiratore al mondo, ha fatto il suo <strong>esordio a</strong> <strong>Napoli, sconfitto in trasferta da Bologna</strong>. Che non fosse <strong>San Gennaro</strong> lo si sapeva, benché abbia sciorinato un po’di repertorio, di certo anche i santi perderebbero la pazienza con una dirigenza che esonera Marcelletti (dopo due giornate) nello stesso momento in cui presenta il nuovo straniero. Non sappiamo se dovremo consultare Facebook per intendere<strong> le strategie di Papalia</strong>, per il momento nella <strong>Martos</strong> vanno a referto in sei e ovviamente non bastano contro una Virtus più solida dentro e fuori dall’area (vedasi <strong>Fajardo e Moss</strong>, per le rispettive competenze). Peraltro, se vi piace quel social network, non fatene l’uso sconsiderato di <strong>Mike Hall</strong>, che per restare fuori squadra <strong>ha ben pensato di lamentarsi pubblicamente</strong> <strong>della panchina e dello stipendio che riceve</strong> <strong>all’Armani Jeans</strong>. Al suo posto, <strong>Bucchi </strong>è stato costretto a inserire <strong>Mancinelli</strong>, che in una disfida degna di tempi antichi a Caserta ha anche avuto tra le mani la bomba del successo, mancandola. Alla fine, il tabellino dice <strong>due tempi supplementari</strong>, molteplici momenti caldi (compresi<strong> i due liberi di Michelori</strong> che hanno tenuto in vita la Pepsi), e una gara memorabile di <strong>Ere, Bowers</strong> e del nostro <strong>Fabio Di Bella</strong> (22, anche con 7 rimbalzi). <strong>Con Sacripanti</strong> alla guida della nazionale non crediamo sarebbe difficile trovargli posto, benché quello delle guardie sia l’unico reparto dove soffriamo problemi di abbondanza. <strong>Quanto a Milano</strong>, <strong>menzione per Finley</strong>, <strong>che continua a segnare e a perdere</strong>, e <strong>Petravicius</strong>, solido sotto i tabelloni. Le cronache riportano poi che <strong>a Roma, dove Avellino</strong> <strong>ha espugnato il Palalottomatica</strong> mantenendo la testa della classifica, il <strong>presidente irpino Ercolino</strong> sia stato colpito a fine gara da una moneta nell’occhio. Nella Capitale, quasi vent’anni fa, accadde lo stesso a <strong>Toni Kukoc</strong>: non risulta però che, poco prima, <strong>avesse mimato</strong> <strong>l’ombrello all’indirizzo del pubblico di casa</strong>. Il quale, prima di delirare, aveva visto una partita serrata, in cui alle scorribande di <strong>Jaaber (</strong>meno mostruoso delle ultime uscite ma sempre produttivo) aveva fatto eco una grande prova delle guardie ospiti, <strong>Brown e Nelson</strong>, micidiali da fuori, e <strong>la freddezza di Porta nei momenti decisivi</strong>. D’obbligo l’avviso ai naviganti:<strong> l’Air di Pancotto</strong> <strong>sembra avere tanti, tanti interpreti</strong>. E forse farà anche primavera, polacca, americana o argentina che sia. In chiusura, <strong>complimenti a Cremona</strong> che ha battuto a domicilio <strong>Ferrara</strong>. Nonostante il solito <strong>Grundy,</strong> e la prova-monstre di <strong>Jamison </strong>(21 in 24’, mentre Luke Jackson non è stato irresistibile), <strong>la squadra di Cioppi </strong>è salita <strong>in cattedra</strong> nella ripresa, col bilanciato contributo di <strong>Forbes, Bell,</strong> <strong>Rowland, Brown e Sklavos</strong>. E pazienza se con questi nomi ci sembra di commentare una partita di <strong>D-League.</strong></p>
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		<title>Amarcord di basket nella città delle bici</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[               di FRANCESCO SARTI

Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare cappellacci di zucca. Non mi sorprende, perché a Ferrara ho trascorso sei anni di università e mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/ginozar/3320022700/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3636/3320022700_c0deac1dbe.jpg" alt="" width="214" height="163" /></strong></em></a>               <strong><em>di FRANCESCO SARTI<br />
</em></strong></span></p>
<p><strong>Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava</strong> che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare <strong>cappellacci di zucca.</strong> Non mi sorprende, perché <strong>a Ferrara</strong> ho trascorso sei anni di università e mi ricordo – aspetti gastronomici a parte – del senso misto di ammirazione e angoscia che mi colse la prima volta che mi trovai a tu per tu con la stazione dei treni, sul cui piazzale, come una marea informe, si estendeva<strong> un numero impressionante di bici.</strong> Già, perché <strong>Ferrara</strong>, lo dice anche un cartello all’ingresso, <strong>è “la città delle</strong> <strong>biciclette”,</strong> e chiunque abbia la ventura di viverci deve fare i conti con questo dato. A pedali vanno le studentesse, gli impiegati, i professionisti. E naturalmente i pensionati, che grazie all’esperienza accumulata sanno sfrecciare sugli stradoni anche in inverno, incuranti del gelo, che respingono a suon di <strong>tabarri e cuffie di lana.</strong> Non è solo un fatto di necessità (il centro storico, tutto ciottoli e viuzze, è indigesto alle auto), ma anche di simbiosi: a Ferrara <strong>chi si muove a</strong> <strong>piedi è come un cavaliere disarcionato</strong>, inviso al pubblico, che per cercare la redenzione deve salire <strong>sulle Mura<span id="more-1300"></span></strong> che abbracciano la città vecchia. Là sopra tutti corrono, o al più si fermano su qualche panchina a leggere (o a fare di meglio, se in opportuna compagnia), lanciando sguardi languidi alla pianura in lontananza. Anch’io ho pedalato, e corso, e forse per questo non ho mai associato a Ferrara altri sport. Certo, <strong>sapevo </strong>del calcio, cioè <strong>della Spal</strong>, che là chiamano <strong>Speal,</strong> improvvisando un creativo dittongo (“maieal”, “beasta”, ecc.), ma al massimo ne avevo visto lo stadio. E <strong>venni pure a conoscenza del</strong> <strong>Palio</strong>, meno noto di quello di Siena ma ugualmente sentito. <strong>Il basket</strong>, invece, l’avevo sempre colpevolmente ignorato, per incultura e pregiudizi: <strong>da gretto forestiero</strong>, non sono mai riuscito ad accettare l’idea che Ferrara potesse avere un palazzetto dello sport moderno e luccicante. Piuttosto, me lo sarei immaginato cupo, col mattone a vista (una vera religione della zona periferica, insieme ai colori stinti delle case) e ovviamente pervaso di nebbia, anche all’interno. Forse però ero solo fuorviato da una strana costruzione che si ergeva, come un interrogativo, di fronte a casa mia: <strong>una sorta d&#8217;impianto sportivo</strong> <strong>fantasma,</strong> sempre spento, segnalato da un enorme cartello stradale, identico a quello in uso per i Comuni, che recitava: “Palazzo delle palestre” (chissà, magari si trattava davvero di una località: non abitavo a Ferrara, ma a <strong>Palazzo delle Palestre</strong>). Suggestioni a parte, il basket finii per frequentarlo pure lì: per movimentare le giornate da leguleio in fieri, decisi infatti di iscrivermi alla squadra di pallacanestro del Cus. Il roster aveva prestiti un po’ovunque (ingegneria, medicina, giurisprudenza), e <strong>il giocatore di maggior potenziale era un iraniano</strong> <strong>muscolare ma grezzo che sgomitava sottocanestro</strong>. Peraltro, agli allenamenti venivamo costantemente <strong>presi in giro da</strong> <strong>un’immarcabile ragazza spagnola</strong> (una specie di <strong>Garbajosa</strong> al femminile), che ogni tanto, con la tipica spensieratezza <strong>Erasmus,</strong> presenziava alle sedute. Un giorno, facemmo pure <strong>una partita con</strong> l’omologo team di <strong>Bologna</strong>. Un osso duro, tanto che una specie di dirigente, poco prima della palla a due, ci incoraggiò sentenziando: “Siamo bravi se ne prendiamo meno di sessanta”. Inteso come punti di scarto. Per la cronaca, non fummo bravi, anche perché, per dare l’idea, mi trovai a marcare un’incazzosa ala-pivot alta più di due metri, di cui riuscivo, sì e no, a tagliare fuori i pantaloncini. <strong>Non ho mai chiesto il</strong> <strong>risultato finale</strong>, <strong>più per disinteresse che per vergogna.</strong> D’altro canto, non ho mai nemmeno domandato <strong>il punteggio dell’esame orale</strong> <strong>di avvocatura</strong>, che andò senz’altro meglio di quella partita. In ogni caso, fu l’ultima occasione in cui indossai una divisa di gara. Alcuni mesi dopo mi laureai e tornai a giocare a basket occasionalmente in qualche campetto. Tra le cose che avrei conservato di Ferrara, c’era anche la cena di fine stagione coi miei casuali compagni di squadra. Che <strong>oggi, immagino, saranno ingegneri, medici</strong>, avvocati. E nessuno giocatore di basket. Ma a quello, in definitiva, penserà <strong>Luke Jackson</strong>, almeno finché andrà in bicicletta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Americani vecchi e nuovi, anche troppi nei canestri della seconda domenica di A</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32591938@N06/3153709178/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/3153709178_2bea6c5415.jpg" alt="" width="145" height="214" /></strong></em></a>                                       <strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></span></p>
<p><strong>Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari</strong> <strong>è in crisi)</strong> pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, <strong>Biella si è affidata al veterano Fred</strong> <strong>Jones,</strong> una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal <strong>team di Bechi</strong>. Ripagandolo, nell’esordio casalingo <strong>contro la Virtus</strong>, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro,<strong> Scoonie Penn</strong>, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, <strong>ci sarebbe Ferrara</strong>, che ha tentato di redimere <strong>Luke Jackson</strong>, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, <strong>lasciando il palco al collega Grundy</strong>: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o <strong>il play che fa il boia e</strong> <strong>l’impiccato</strong>. Certo, visto <strong>il Bulleri trevigiano</strong> dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto<span id="more-1277"></span>, <strong>con Mordente cambio dei piccoli</strong>. Ma sono preferenze, come per <strong>Mancinelli</strong>, che non ci pare uno specialista da panchina ma un titolare da accendere subito. Invece, tornando al tema nostalgia, non si può dimenticare <strong>lo strano caso di Napoli</strong>, che una volta si chiamava <strong>Rieti</strong> ma non aveva così tanti amici su Facebook, come testimonia la relativa pagina di Gaetano Papalia. Non essendo iscritti alla lista delle sue figurine, non abbiamo letto in diretta <strong>dell’arrivo di</strong> <strong>Damon Jones</strong>, già salutato nuovo salvatore della patria, nella speranza che sia ancora quello degli Heat, <strong>e non faccia la figura del Ciuchino</strong>, come lo chiamava <strong>Shaquille </strong>ispirandosi a <strong>Shrek</strong>. Difficile dire se lui e <strong>Gabini </strong>risolleveranno la baracca, ma nel caso, spiacenti per <strong>Marcelletti,</strong> ci vorrà non poco tempo, visti gli agghiaccianti risultati iniziali: <strong>prima il trentello</strong> (abbondante) <strong>a Siena, poi il ventello</strong> (abbondante) in casa <strong>con Avellino</strong>. Dove <strong>Akyol,</strong> di cui al debutto già si scrivevano meraviglie, ha preferito il basso profilo, ed emerge un’inconsueta, ma efficace, front line polacca. Chi invece ama la <strong>mitragliatrice</strong> si rilegga i report da Treviso, in cui <strong>Neal e Jaaber</strong> si sono sfidati a fionda, con non poco compiacimento reciproco. Intriganti interrogativi: se il primo saprà essere leader, al cospetto di tanti compagni nuovi e giovani, e se il secondo non nasconda, con le sue prime performance, dei problemi offensivi altrove. Nel dubbio, <strong>Gentile ha preferito farsi espellere dopo otto minuti, così da perdersi la prima vincente del figlio contro di lui</strong>. In panchina è rimasto invece <strong>Capobianco</strong>, che nell’altro anticipo del sabato <strong>ha sgonfiato gli entusiasmi varesini,</strong> orfani della prestazione-monstre di <strong>Ron Slay</strong> contro Milano, e dotati, come temuto, di sua <strong>stanca controfigura.</strong> <strong>Idem Childress</strong>, ma non stiamo a speculare. Piuttosto, siamo lieti che nella mischia, <strong>sponda Teramo</strong>, sia finito il <strong>giovane Polonara</strong>, classe 1991, e che a <strong>Biella,</strong> per rimanere in tema, abbia messo due liberi <strong>Chessa</strong>, classe 1988. Poi, ci sarebbe da parlare di <strong>Montegranaro,</strong> che ha scoperto la verve realizzatrice di <strong>Robert Hite,</strong> uno che pure è stato respinto dall’Nba, a dispetto di una<strong> Caserta</strong> tosta, <strong>Sacripanti-style</strong>, in cui anche <strong>Di Bella</strong> recita da protagonista. E magari potremmo accennare al supplementare lombardo, dove <strong>Cantù ha espugnato l’entusiasta Cremona</strong> mettendo le chiavi dell’attacco nelle mani dell’atteso <strong>Jeffers </strong>(pessimo contro Treviso) e del solido <strong>Mazzarino. </strong>E&#8217; buona solo per i titoli di coda, infine, la <strong>vittoria (quasi) sul velluto di Siena</strong>, che <strong>a Pesaro</strong> ha ritrovato <strong>McIntyre,</strong> e ci ha lasciato nel dubbio se sia più inconcepibile, almeno per i trend italici, che dalla panchina si alzi <strong>Zisis o Lavrinovic</strong>. In ogni caso, i risultati non cambiano, e la noia neppure. Anche se <strong>Minucci,</strong> gli americani<strong>, è solito pescarli al di qua dell’Oceano</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Marcello Lippi in delirio berlusconiano o il nuovo Pube de oro: a voi l&#8217;ardua sentenza</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 11:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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                            di FRANCESCO SARTI  
 
Ha ragione Marcello Lippi: non ce ne frega niente della nazionale di calcio. Non ce ne frega niente perché, Mondiali o Europei a parte, la troviamo terribilmente noiosa. Non è, e non sarà mai, una squadra, bensì una selezione con gli innesti del momento, lunatica come i periodi di forma, uguale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/elenatorre/2889583051/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3210/2889583051_667cd8eff5.jpg" alt="" width="145" height="214" /></strong></em></a></span></div>
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<div><strong>Ha ragione Marcello Lippi:</strong> <strong>non ce ne frega niente della nazionale di</strong> <strong>calcio.</strong> Non ce ne frega niente perché, Mondiali o Europei a parte, la troviamo terribilmente noiosa. Non è, e non sarà mai, una squadra, bensì una selezione con gli innesti del momento, <strong>lunatica </strong>come i periodi di forma, uguale al suo gioco tattico, scorbutico, monotono. Non ce ne frega niente anche se il suo allenatore tenta di mettere insieme <strong>un Gruppo</strong>, insistendo su chi ha più corsa e abnegazione, e permettendosi esperimenti solo nei limiti in cui. D’altra parte, come sovente ci ricorda, lui ha un vinto un campionato del mondo, per cui ha <strong>diritto di vita e morte sul team</strong>, compresi copione e regia. Ecco, ecco un altro motivo per cui non ce ne frega niente dell’Italia. Sentire il suo ct che a fine gara, <strong>in puro delirio</strong> <strong>berlusconiano,</strong> non fa che inveire all’intero universo senza distinguere tra giornalisti e pubblico. Ci attendiamo anzi che, da un momento all’altro, dichiari d’essere <strong>il miglior coach degli ultimi 150</strong> <strong>anni,</strong> da prima che il calcio diventasse il principe dei ludi italici. Eppure, con buona pace di Lippi, non c’è <strong>niente di strano </strong>nel fischiare una nazionale che sta perdendo in casa <strong>con Cipro</strong>, due gol a zero, suggerendo ai suoi interpreti impieghi lavorativi più consoni di quello sportivo. Né c’è nulla di strano <strong>nell’invocare,</strong> non certo solo nell’ultima partita, <strong>il nome di Cassano</strong>, un altro dei fantasmi del Nostro, che più viene ignorato e più diventa una sorta di <strong>impertinente Godot</strong>, di maschera da presepe napoletano, buona per i carri carnevalizi. Lui e <strong>Amauri</strong>, l’altro strano assente, ormai <strong>perso in un</strong> <strong>ghirigoro kafkiano</strong>, in cui non sa più se aspettare il passaporto o il gol. <span id="more-1270"></span>Ultimamente, ma più per sadismo voodoo, hanno anche proposto al Commissario il nome di <strong>Totti </strong>(“<strong>Pure Ilary sarebbe</strong> <strong>contenta</strong>”) per arricchire il roster con un altro personaggio scomodo, tuttavia più gradito. Ma allora <strong>rimettiamoci Nesta</strong>, finalmente con la schiena dritta, <strong>e magari Del Piero</strong>, che è sempre <strong>buono come la frutta di stagione</strong>, purché stia in piedi. Dopotutto, ci piace il casting, è anzi l’unico nostro divertimento, mancando sensazioni dal campo. Sono solo palliativi, tuttavia, perché continua a non fregarci nulla nemmeno del teatrino allestito dalla tv di Stato, col <strong>mite Carlo Paris</strong> che, a fine partita, non è ancora riuscito a svestire gli abiti del <strong>frate benedettino</strong>, e si fa regolarmente maltrattare dal frettoloso trainer, prima di consolarsi con <strong>Abete,</strong> sempre a proprio agio nell’appeasement. D’altro canto, è il segno dei tempi: sulle panchine istituzionali più note, <strong>Capello a parte</strong>, va di moda la paranoia. Perché, tanto per dire, il nostro allenatore non raggiungerà mai <strong>l’epica maradoniana</strong>: ci provi, Lippi, a mettere insieme la tempesta su <strong>Buenos Aires</strong>, il gol nel pantano del<strong> Perù,</strong> il tempo scaduto. Ci provi a immaginare il corner, la carambola impazzita, lo sguardo del Barba posato su <strong>Martin Palermo</strong>. E se ne è in grado, condisca l’epica con ripetuti inviti alla stampa, a missione compiuta, a succhiare le sue parti più nascoste, <strong>novello Pube de oro</strong>, per chi non disprezza le variazioni maccheroniche. Ci provi, se ha il coraggio, e tuttavia non si stupisca se nemmeno questa trovata ci risveglierebbe dal torpore. <strong>Perché non ce ne fregherà comunque nulla della nazionale</strong>, comprese le diatribe su chi canta e chi non canta <strong>l’inno </strong>ufficiale, lo stesso che <strong>Schumacher sbeffeggiava</strong> sul podio, mimandolo come una lieve marcetta da circo, o che qualche improvvisato cultore di lirica vorrebbe sostituire con Va, pensiero, purché munito di verde pochette. Nulla di strano, in fondo nemmeno <strong>Humphrey Bogart,</strong> quand’anche la Storia fosse stata diversa, l’avrebbe utilizzato al posto della <strong>Marsigliese</strong> per travolgere i nazisti di <strong>Casablanca</strong>. Ha la sua impronta, che qui conoscono per scelta, e non per educazione, solo <strong>Ciampi e Buffon</strong>. E non chiedete, per cortesia, a <strong>Camoranesi </strong>di declinarlo: quando parte la musica, con le voci stonate dei compagni sullo sfondo, sembra l’innocente che rumina rabbia di fronte a un’ingiusta accusa di omicidio. <strong>L’Italia</strong> non è mai stata davvero nazionale, né regionale, ma solo e soltanto municipale, come ha scritto una volta <strong>Sergio Romano</strong>: cioè, piccina come i cortili dell’oratorio, alta alta come i campanili di domenica. E non certo più unita in una casacca azzurra, con o senza <strong>gli aloni di sudore finti di Dolce e Gabbana</strong>, l’unico vero made in Italy del caso. Peraltro, a dispetto di quest’indifferenza, del pigro e stucchevole tran-tran delle qualificazioni, basterà che in <strong>Sudafrica </strong>tocchino il primo pallone perché, come <strong>in un sortilegio da pifferai,</strong> <strong>tutto il Paese accenda</strong> <strong>il televisore</strong>, e si goda <strong>le sempiterne</strong> <strong>risate di Bagni</strong>. Tutto perché si trionfi al Mondiale, magari ancora ai rigori, ancora soffrendo, ancora brutti e cattivi. Prima che la ridda di opinioni ci sommerga, spiegandoci che si è vinto o perso perché mancava Cassano, perché Lippi ha ragione o torto, perché è anche e sempre una questione di gruppo. <strong>O di culo</strong>, come comprova la traversa su <strong>rigore di Trezeguet</strong>, lo stesso che ci condannò agli <strong>Europei del 2000</strong>. Conta solo l’evento, il destino, il giudizio. E poiché, di fronte all’ignoto, <strong>uniti si ha meno paura</strong>, all’occorrenza indosseremo tutti la stessa maglia. E parleremo, per 90 minuti, la stessa lingua. Il resto è pura formalità.</div>
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		<title>Promossi e bocciati: buona la prima&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 11:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/limecrush/1266267282/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm2.static.flickr.com/1250/1266267282_16b6fcd710.jpg" alt="" width="230" height="164" /></strong></em></a><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>da Puerto Ayora, isole Galapagos, dove gli uccelli</strong> <strong>fischiatori dai piedi blu</strong> mi convincono più degli arbitri con le maglie colorate, quelli che fischiano tutto e di più, quelli che non fischiano quasi mai, fortunatamente, quelli che ogni tanto si ricordano che all’ultima lezione hanno spiegato che l’infrazione di tre secondi è grave e va sanzionata. Per fortuna in mezzo alla <strong>bufera di parole dei</strong> <strong>ragazzi Sky</strong>, a dir la verità tutto è andato abbastanza bene quasi fino alla fine, quasi, abbiamo ascoltato anche il <strong>Mario Boni</strong> che da vero ex giocatore, ma <strong>Pittis e Pessin</strong>a non sono stati grandi giocatori?, <strong>ha cercato di separare i fischi inutili da quelli importanti</strong>, ha provato a far capire che ci vuole testa per decidere in un attimo, ma non si può mai andare contro lo spirito del gioco di contatto e allora <strong>fanculo ai vostri falli intenzionali</strong>, alla malora l’infrazione di palla accompagnata, <strong>al diavolo il piede perno che non s’inchioda</strong>. Certo tutte infrazioncine, ma se le fischi una volta e poi lasci passare diventa facile sentirsi perseguitati. Voi dite che con una testa del genere invece di andare alle Galapagos, o magari di <strong>fare scopa con</strong> <strong>Werterone Pedrazzi</strong> sul tavolo operatorio, devono tagliarci e cucirci nella stessa settimana, sarebbe stato meglio presentarsi a<strong> Barcellona</strong> per l’ultima corrida catalana perché da domenica non ci saranno più tauromachia nella regione autonoma, ultima sfida con il resto della Spagna. <strong>Si poteva applaudire il grande Josè Tomas</strong>, così come avreste dovuto fare voi mentre l’anestesista toglieva di mezzo due voci libere lasciando spazio al resto del mondo caimano, del giornalismo che spreca diarie per gente incapace di capire <strong>cosa vale un mazzo di</strong> <strong>fiori sulla sedia che era dell’avvocato Porelli</strong>, per cronisti d’assalto che ascoltano le urla in un minuto di sospensione e non aiutano il sistema vanesio andando a cercare la gente anche in tribuna, ma per fortuna, nella sfortuna finale, è arrivato <strong>il presidente Ercolino</strong> con il suo sorriso sornione, con <strong>le lasagne di mamma Gina</strong> pronte per la nuova <strong>Air</strong> che adesso corre, si diverte, piace quasi a tutti, anche se poi bisogna aspettare il rigurgito di quelli che in Irpinia il basket pensano di averlo inventato davvero. Comunque sia abbiamo <strong>rivisto il Pancotto con occhi da tigre</strong>, anche se non abbiamo davvero capito il battibecco finale con <strong>elettrico Dal Monte</strong> che certo aveva le sue angosce perché <strong>questa Scavo</strong> che muove bene la palla, che gioca un basket piacevole, ha il male della pietra e <strong>troppi che tirano</strong> <strong>sassate </strong>cominciando da quel <strong>Cinciarini </strong>che ad <strong>Avellino</strong> deve aver lasciato poco e niente se lo hanno fischiato e <strong>preso in giro ogni</strong> <strong>volta che provava un tiro da tre</strong>, cioè tutte e cinque le volte in cui lo ha fallito oltre ai due tiri più facili, in una partita dove certo il più sordo non era <strong>Allred.</strong></span></p>
<p><strong>Prima del ricovero coatto, della prigionia forzata, delle pratiche invasive inventate dal chirurgo, una domenica quasi</strong> <strong>celestiale nel nome del basket giocato</strong>: Sky ha lavorato bene, lo ha sempre fatto, peccato che non sia anche sull’<strong>Eurolega </strong>prossima ventura, ma per questo ci penserà<strong> Sport Italia</strong> che ha scelto l’Europa e la serie A dilettanti per servirci di barba<span id="more-1259"></span>, quando senti certa gente che non affoga mai nel suo brodo primordiale, di capelli, di lozioni speciali, quando al microfono arriva <strong>il vero Peterson</strong>, uno che domenica avrebbe fatto meglio di almeno cinque suoi colleghi nell’esordio del campionato. <strong>Gloria al Bruno Bogarelli</strong> che ha sentito di nuovo il richiamo del basket, ma chiediamo a lui e al demiurgo di Sky<strong> un favore personale</strong> che nasce da esigenze non solo dettate dall’età: la grafica, cara gente. Perché farvi mandare al diavolo quando i numeri sono così piccoli che li confondi e voi avete speso così tanto per produrli? Perché mandare tutti a quel paese quando le cifre su un giocatore, le informazioni preziose arrivano sul teleschermo e spariscono in un attimo lasciandoti come quando, direbbe <strong>il Pedro</strong> <strong>bandolero stanco</strong>, ti mettono un palloncino al posto della prostata? Sappiamo che ci sono problemi tecnici ignoti a noi umani, a noi anziani che non conosciamo il mezzo, certo negli Stati Uniti devono avere un altro tipo di problema se sui loro teleschermi leggi tutto e segui le cose con il ritmo che ti piace. Pagelle o giudizi un tanto al metro? Visto che potrebbe anche essere l’ultimo incontro, non si sa mai quando vai di là e poi devi tornare di qua, facciamo tutte e due. Prima le impressioni sulle cose viste. <strong>Bella mossa quella di Minucci che</strong> <strong>sul tetto del</strong> <strong>Pala Sclavo</strong> <strong>ha issato la maglia numero 13 di Kaukenas</strong>. Non è il primo che rende omaggio ad uno dei suoi grandi <strong>direbbero a Cantù,</strong> <strong>Pesaro o Bologna</strong>, ma sappiamo che ci sono dirigenti che manderebbero in fonderia persino le coppe pur di non doversi voltare indietro a guardare quello che altri facevano certo meglio di loro. Gente ariosa, <strong>dice Dario Fo</strong> presentando i suoi santi peccatori e bevitori, ma pure permalosa. <strong>Triste vedere Napoli in quelle condizioni</strong>. Alzi la mano chi ha capito cosa vuol fare <strong>il Papalia</strong> dopo aver lasciato<strong> Rieti</strong> che gli aveva almeno dato affetto se non quattrini.</p>
<p><strong>Brutta scena gli occhi tristi di De la Fuente</strong> <strong>all’Eur di Roma:</strong> se gente come lui, giocatori che sul campo danno sempre tutto, viene trattata così, allora ci si domanda chi sono questi riformatori del mondo basket. Ma come, dite voi, lo spagnolo chiede troppo e la società vuole dare spazio al prodotto italiano. Benissimo, però arriviamo all’accordo cordiale, subito. <strong>Bellissimo l’abbraccio fra</strong> <strong>l’allenatore Valli e il presidente Mascellani</strong> sul campo di <strong>Ferrara </strong>mentre<strong> Crovetti</strong> pensava a tutto il resto. Non averli lasciati entrare nella <strong>Bologna fortitudina</strong> ci sembra ancora un bel crimine come potrebbe dire <strong>Pungetti che ora ritroviamo</strong> <strong>felice </strong>come voce del torneo di A2, anche se bisogna riconoscere che dove stanno adesso si vive molto meglio e non s’incontra ogni giorno il fantasma di qualche genio incompreso che sotto gli Asinelli detta legge. <strong>Grande Capobianco</strong> <strong>che ci mostra il Palonara classe 1991,</strong> grandissimo nel sopportare un inizio senza fortuna, stupendo nell’uso del ghiaccio secco per il <strong>Poeta esagerato</strong>, meraviglioso nel messaggio mandato al resto dei colleghi quando ha accettato di essere anche il responsabile del settore giovanile mentre altri storcono il naso, chiudono fuori dalla palestra i bambini del minibasket, chiamano <strong>Dracula </strong>alla raccolta del sangue. <strong>Pillastrini e i suoi splendidi demoni</strong>. Bell’esordio, grande vittoria per e <strong>nel nome di Varese</strong> <strong>ritrovata</strong>, e poi <strong>quello Slay</strong> <strong>mattocchio che ha fatto andare alla neuro i dieci (piccoli?) indiani</strong> <strong>dieci dell’Armani</strong>. Soltanto lui poteva ridare fiducia ad un giocatore che, magari, domenica prossima a Teramo gli farà tutto alla rovescio. <strong>Pagelle e non se ne parli più:</strong></p>
<p><strong>10 a Carlo RECALCATI</strong> voce tecnica per la partita di Roma, quella dove c’erano più reduci dell’estate con Azzurra tenebra. Ci vuole una bella resistenza per volerli rivedere così da vicino. Sentirlo parlare di Crosariol e Causin, pilastri della futura Nazionale che forse non sarà più sua, sentirlo così tranquillo fa pensare che non ci saranno transazioni sul contratto anche se tutti ormai sono convinti che il divorzio è necessario per le due parti. Certo lui è davvero il micione che non lascia nessun calorifero.</p>
<p><strong>9 a CHILDRESS</strong> perché anche a 37 anni ci ha dimostrato che saper guidare sul campo una squadra vale più di ogni altra cosa. Non saper scegliere il vero assistente è l’inizio delle squadre sbagliate. Pillastrini ha resistito alla tentazione di chi lo implorava di cambiare fantino perché il vecchio non avrebbe retto la dura mischia in A1. Intanto vedremo, poi dipende da chi sono i duri davanti, visto che a molti presunti registi piegare le gambe non piace troppo,visto che agli altri pensano soltanto se in spogliatoio qualcuno borbotta.</p>
<p><strong>8 al JACKSON di Ferrara</strong>, un leone che sa fare tutto, uno con un grande senso dell’ironia perché davanti allo stupore degli altri ha cercato di spiegare che non tutti i bianchi sono di pietra.</p>
<p><strong>7 per Ibrahim JAABER</strong> che toglie a Gentile l’angoscia dell’esordio con una neo promossa, che lascia a tutti l’illusione che Roma sarà davvero protagonista dopo una prova del genere, che mantiene fede alle promesse: “ Seguitemi- ha detto ai compagni- vi porterò in alto”.</p>
<p><strong>6 a Marques GREEN</strong> per come ha giocato ad Avellino, per come è stato accolto dal suo ex pubblico, per non aver raccontato la verità sul fallimento ad Istanbul perché Tanjevic, salutandolo, gli aveva detto di dare soltanto la colpa a lui e qualche pesciolone c’è cascato.</p>
<p><strong>5 al gruppo ARADORI</strong>, cioè i giocatori italiani da cui ti aspetti di più e che , invece, vedo così dimessi e tristi nelle loro esibizioni.</p>
<p><strong>4 ai finti registi come FINLEY</strong> che mandano in confusione chi continua a confondere la menta col risotto.</p>
<p><strong>3 alla LEGA</strong> se non decide subito la sede per le finali di coppa Italia, se non cambia formula, se non si sveglia un po’ e prende decisioni invece di stare sempre a guardare.</p>
<p><strong>2 ai PESSIMISTI</strong> che ci danno il basket come sport in declino e poi non si pentono se si scopre che invece tutto, a parte le entrate per la TV, migliora. Dire che soffre uno sport che a Bologna, nella stessa giornata, porta 10000 persone al palazzo, 4 per la Fortitudo in A dilettanti, 6 per la Virtus, è pura malafede.</p>
<p><strong>1 all’arbitro FACCHINI</strong> se non fa diventare regola generale la sua decisione di fermare il gioco e ripartire da capo con l’azione appena lo stupido in tribuna si mette a trillare. Succede da tante parti. Lui ha deciso per stoppare ad Avellino, ma bisogna farlo sempre, in ogni posto, su campi dove sembra impossibile che ci siano ancora tanti imbecilli. Comunque Facchini numero uno, per sempre.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA</strong> se non riuscirà a spiegarci cosa vuol dire questo tormentone di Napoli, cosa significa ricorrere contro penalizzazioni sacrosante, cosa rappresenta un campionato che parte con un’anatra zoppa e dai piedi blu. Lo chiediamo a lui e a chi avrebbe dovuto pensarci subito che sul campo non avremmo avuto una squadra prima di qualche mese.</p>
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		<title>&#8220;Si può perdere anche giocando bene&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 17:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI ossessionato da quella canzone dove una grande cantante si chiede cosa pensano gli arbitri quando fischiano, i dirigenti quando straparlano, i giocatori quando vogliono essere protetti, i giornalisti quando sperano di essere ascoltati. Per meditare meglio abbiamo scelto la chiesa di Santa Croce a Varsavia dove ci sono i resti di Fryderyka Chopina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/34619641@N02/3468350798/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3620/3468350798_bf6d236d5f.jpg" alt="" width="180" height="240" /></strong></em></a><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>ossessionato da quella canzone dove una grande</strong> <strong>cantante si chiede cosa pensano gli arbitri quando fischiano, i</strong> <strong>dirigenti quando straparlano</strong>, i giocatori quando vogliono essere protetti, i giornalisti quando sperano di essere ascoltati. Per meditare meglio abbiamo scelto <strong>la chiesa di Santa Croce a</strong> <strong>Varsavia </strong>dove ci sono i resti di <strong>Fryderyka Chopina</strong>, dove ci sono anche<strong> i resti della Lega</strong> come la pensava <strong>l’avvocato Porelli</strong> e dispiace che sulla Gazza degli orgasmi abbiano liquidato la presentazione del campionato con il titolaccio: <strong>&#8220;Il solito bla bla&#8221;,</strong> quando c’erano da registrare due o tre cose interessanti. Intanto <strong>il ricordo di Gianluigi</strong> <strong>Porelli</strong> che in qualche angolo della galassia cerca canocchie da infilare dove sono più fastidiose a questi che neppure guardano il monumento che ha lasciato, proprio <strong>come i</strong> <strong>polacchi con Chopin</strong>. <strong>Nel suo nome</strong> <strong>si è rivisto al Campidoglio</strong> <strong>Gianni de Michelis</strong>, nel Campidoglio dove non si è neppure presentato il sor sindaco, pensando alla grandezza dei padri fondatori gli altri hanno fatto la figura dei tapini, anche se <strong>Veltroni</strong> non lo è e potrebbe davvero offrire il suo entusiasmo in maniera più convincente senza raccontarci la storiella che <strong>Gianni Petrucci, presidente del Coni,</strong> ha venduto nelle scorse settimane per bacchettare<strong> il suo &#8220;amico&#8221; Minucci e i campioni di Siena che al momento hanno l’allenatore migliore e</strong> quindi quello che dovrebbe servire per far rialzare <strong>la nazionale senza il viagra</strong> delle finte rivoluzioni. Non era soltanto un bla bla quello di Roma. Volendo si poteva affondare la corazzata Potemkin delle banalità andando all’assalto, senza imbesuirsi davanti agli occhi della solita Circe, senza sbavare perché gli arbitri cambiano colore delle magliette, dopo aver urlato basta con il grigio, ma non la testa se, ogni tanto, ma quasi sempre quando fa più male a chi insegue, ti danno un tre secondi in area, una palla accompagnata. Certo sarà entusiasmante trovare dopo ogni diretta un arbitro che vuole chiarirsi certi dubbi su certi fischi a supercazzola prematurata, nel pregiudizio che <strong>il ricco vince e il povero incarta il dolore</strong> e se lo porta fino ai piedi del presidente infelice. Comunque sia, cara gente, siamo nella settimana che porta all’inizio del campionato, ma, anche, al ricovero, per cui tenete stretti gli ultimi pensieri. </span><strong>Dicevamo della Lega che almeno si è inchinata davanti a Paola Porelli,<span id="more-1249"></span></strong> ma che non ha trovato lo spazio nelle sue strane riunioni per guardare più avanti di una Supercoppa che ha lasciato <strong>mezze vuote persino le tribune del PalaSclavo senese</strong>. Gli spagnoli hanno superato l’ostacolo portando <strong>tutti a Tenerife</strong>, mettendo in piedi uno spettacolo che ha colpito persino quelli che a <strong>Sky</strong> hanno scritto sul murales da casa alta che <strong>il miglior basket lo si</strong> <strong>vedrà sui loro canali</strong>. Come diceva quel furbone che voleva adularti presentandoti all’amico ignaro: questo è il miglior giornalista d’Europa e fra i migliori in Italia. Ecco non sprechiamo il seme per cose già viste, per formule che <strong>continuano a premiare</strong>, quelle sì, <strong>il bla</strong> <strong>bla</strong>, invece di farci capire cosa c’è dietro certe facce, certe debolezze, certe crisi, certi peccati che da veniali diventano mortali sul campo di gioco, unico teatro per accogliere veri protagonisti lasciando ai margini le comparse, cioè tutti quelli che provano a raccontarlo. Non si può dire che sia stata una brutta partita quella <strong>fra Siena e la Virtus</strong>. E’ andata come pensavamo, ma non c’è stata mattanza ed era importante. Qualcosa abbiamo scoperto sulla nuova Siena che potrebbe mettere <strong>almeno un po’ di verde regimental</strong> sulle cravatte che non rallegrano il bel vestito grigio. Vedete un po’.  <strong>Agli arbitri non piace</strong> <strong>più,</strong> ma le aziende che vestono campioni ed allenatori ci credono ancora, peccato che poi si sbagli con l’accessorio. Prima di spedirvi nel <strong>basket day</strong> che domenica prossima festeggerà <strong>l’inizio della serie A</strong> e, purtroppo, anche il viaggio di qualcuno verso l’ignoto, andiamo alla ricerca degli appunti che cominciano con il canestro del ragazzo Gentile, <strong>al servizio del diavolo Esposito per il basket di Trento, nel finale di gara contro Castelletto: supplementari</strong> <strong>poi vinti</strong>. Tanti bei ricordi, una fusione che farà piangere <strong>Boscia Tanjevic</strong> anche più delle notarelle degli invidiosi di frontiera, dei soliti noti, quelli che <strong>ad Antalya</strong> gli fecero la festa, quelli che oggi tremano al pensiero che possa essere lui a scrivere il programma per la resurrezione tecnica del sistema basket a livello nazionale. <strong>Pagine coraggiose che non possono piacere ai pavidi e agli astemi</strong>. Restando sulla C o sulla A nazionale, fate voi, diciamo che <strong>Sport Italia</strong> la serve bene, forse con più calore tutto prenderebbe colori diversi, ma lo sforzo è già importante e vedere <strong>il palazzo di Trieste</strong> pieno per la sfida con la Fortitudo ci ha raccontato altre storie importanti, quelle che non interessano alla Gazzenda.</p>
<p>Restando in zona rimpianti eccoci al meraviglioso affresco di <strong>Emilio Marrese sulla Repubblica</strong>, purtroppo solo edizione Bologna, per l’esordio <strong>Fortitudo</strong>. Una cosa da tenersi sul comodino quando verranno i giorni per essere tagliuzzati, una chicca dorata che ci ha salvato <strong>Nino Pellicani nel suo sito Odio il brodo</strong>, un messaggio anche come garante dei tifosi che, dovrebbe essere chiaro, sono aquile che poi s’ incazzano se vengono prese troppo in giro e menate per l’aia di parchi inesistenti. A Pellicani dobbiamo tante belle risate, cose intelligenti del basket pensato davvero come sport, come aggregazione, gli dobbiamo pure l’unico momento di serenità al funerale dell’avvocatone perché in lui c’era rispetto, affetto, ma non poteva mancare <strong>quello che a Porelli piaceva: la voglia di essere intelligenti e duellare anche con le parole</strong>. Visti i programmi Sky per le dirette dell’anno, vista la squadra. Tutto bene, si fa per dire, ma la meraviglia è non avere più la partita delle ore ventuno. Uno sforzo, un regalo. Speriamo di potercelo godere e meritare. Sul basket day bisogna dire che <strong>Ferrara-Teramo e Virtus- Montegranaro</strong> avrebbero tenuto viva la giornata più della probabile mattanza di Siena, ma certo i campioni devono andare comunque e poi <strong>senza Eurolega Sky </strong>non si può più raccontare la favola del troppo stroppia, anche se sappiamo bene come vanno le cose con l’immaginifico delle vu nere. Comunque sia ci daranno almeno <strong>131 partite</strong>. Avanti chi offre di più e di meglio. Non esiste. Ma cosa pensavano quelli che volevano rinunciare a Sky? Da Roma arriva per la decodificazione una fotografia del raduno azzurro in vista delle <strong>Olimpiadi del 1960</strong>: da sinistra <strong>Gamba, Calebotta con pizzo, Sardagna, Pieri, Canna e Alesini</strong>. Cosa pensa la gente che paragona questi uomini ai ragazzi di oggi? Nostalgia puttana? Forse. Il solito voltarsi indietro. Anche. E allora? <strong>Brutto segnale da Pesaro</strong> dove gli abbonati, 3500, sembrano pochi. Aria moscia. Atmosfera da ionizzare giocando bene. Certo in tanti altri posti 3500 abbonati sarebbero felicità. <strong>Finale della Supercoppa spagnola fra Barcellona e Real Madrid. Un partitone. Pazienza se ha</strong> <strong>perduto Messina</strong>. E’ ancora presto per dare la vera caccia ai blaugrana come direbbero quelli del calcio dopo aver sbattuto sullo splendore Siviglia. Non abbiamo trovato <strong>Massimo Carboni</strong> in linea, però siamo felici che la Rai abbia di nuovo i diritti radiofonici per le dirette del campionato, certo se richiamassero anche il pensionato di Ancona farebbero un canestro da tre. <strong>Rivisto Drazen Dalipagic al Taliercio</strong>. Qualcuno ha pensato che <strong>la vecchia Reyer</strong> era qualcosa di speciale e avrà almeno rivolto un pensiero a <strong>Carrain, Zorzi, Lelli, De</strong> Respinis, Ligabue, anche se oggi questa società nuova ci sembra costruita bene.</p>
<p><strong>Messaggio del presidente Obama dopo l’assegnazione delle</strong> <strong>Olimpiadi a Rio de Janeiro</strong>, dopo l’esclusione al primo ballottaggio di Chicago sponsorizzata dal presidente statunitense: &#8220;Si può perdere anche giocando bene&#8221;. <strong>Un consiglio a Renzi</strong>, alla Lega, a tutti: scriviamolo sui muri di ogni sede, oltre che di ogni palazzetto. La Nba approva l’instant replay. Festa nel mondo meno che <strong>a casa Platini</strong>. Leggiamo che <strong>la foresteria Armani</strong> non è ancora pronta e per questo il talento <strong>Mirko Dona</strong>, romano che gioca a Chiavenna, resterà ancora un anno nella società dove è cresciuto. Sono due notizie che ci confortano e ci preoccupano. Presentazia campionato senza dare retta a quelli che urlano dalle pagine dei giornali:  <strong>&#8220;Ci penso io&#8221; .</strong> Meglio pensare tutti insieme. Cosa pensi quando dici che Siena è favorita? Che sono banale. Cosa pensi quando <strong>guardi Roma</strong>? Che forse si sono illusi anche questa volta d&#8217;aver trovato le soluzioni che nascono soltanto da società forti, da idee non vestite da paracarri. Ti sembra più forte questa Armani di quella che è andata in finale? Come si può dirlo prima di vedere almeno un mese di partite serie? L’unica stranezza è <strong>la faccia</strong> <strong>smorta di molti tifosi Olimpia</strong>, quelli da Fiero il guerriero: sono contenti, ma gli dispiace. Cosa gli dispiace? Ah saperlo. Insomma manca elettricità fra chi è fuori e chi dovrebbe stare dentro, gente importante che arriva da altri pianeti. Resta il terrore del mordi e fuggi incomomptente. <strong>Siete d’accordo che la Benetton ha cominciato a</strong> <strong>costruire qualcosa d’importante</strong>, o anche a ricostruire? Siamo d’accordo anche se il tipo <strong>Kus</strong>, il tipo <strong>Neal </strong>ci ha sempre mandato alla neuro, felici che <strong>Hackett </strong>abbia fatto sapere subito di non poter essere considerato il salvatore della patria verde. Non diteci che <strong>la Virtus</strong> ha imbroccato anche questa volta la rivoluzione per disperazione? Forse sì perché<strong> Lino Lardo</strong> è un tipo davvero speciale, soprattutto quando i giocatori sembrano spaventati da questa finta America.</p>
<p><strong>Avanti in ordine sparso. Napoli </strong>ce la farà a vivere, sopravvivere? Speriamo per il professor <strong>Martelletti,</strong> ma siamo tutti giustamente preoccupati. <strong>Soresina</strong> è l’avamposto di un nuovo mondo basket? Non lo sappiamo, certo <strong>Cremona</strong> ha sempre avuto una bella tradizione e poi c’è <strong>Arione Costa. </strong>Questa volta <strong>Manero Vacirca</strong> sembra aver fatto <strong>una bella Montegranaro</strong>? Ne siamo convinti e poi <strong>il Frates al</strong> <strong>veleno</strong> può diventare tossico per gli avversari. <strong>Cantù sorprenderà</strong> <strong>di nuovo</strong> gli invidiosi? Lo farà, lo deve fare perché, come sempre, chi non sa fare di conto è in fondo al viale e aspetta la caduta per dirci: ve lo avevamo detto. Sbagliano da un po’di anni. <strong>Ferrara non</strong> è più <strong>una</strong> <strong>debuttante</strong> al ballo, potrebbe davvero mettere nei guai chi non crede che le società si costruiscono giorno dopo giorno con la passione, con <strong>gli uomini alla Crovetti</strong>? Certo che lo farà, basta che non si facciano prendere dalla gola. Con <strong>Teramo </strong>che ha tenuto i ragazzi del coro avremo le stesse giornate meravigliose dell’anno scorso? Anche di più. Altra società con dentro qualcosa di speciale che al capo allenatore dà anche la responsabilità del vivaio. Una volta era così. Su <strong>Avellino </strong>come ci dobbiamo regolare? Come vorrebbe<strong> Pancotto</strong>: aspettare prima di sparare. Perché <strong>a Pesaro hanno la pressione</strong> così <strong>bassa</strong> avendo nel motore l’ elettrico <strong>Dal Monte</strong>? Per vecchie nostalgie, ma le cose cambieranno se la squadra dimostrerà di avere dentro la vita nel rispetto della vera <strong>storia Scavolini</strong>. A proposito il monumento a Valter quando lo facciamo? <strong>Caserta </strong>sembra bella carica? Ecco il segreto. Essere convinti di poter spaccare tutto. Convincendo anche chi passa per caso. <strong>Biella </strong>e la sua eleganza da non mostrare in precampionato. Faranno come l’anno scorso un torneo di rincorsa? Lo faranno buono perché <strong>questo campionato non dovrebbe avere</strong> <strong>materassi </strong>e non si può rimontare da troppo lontano. <strong>Che meraviglia</strong> <strong>Varese</strong> con un numero di abbonati come nelle grandi stagioni. Basterà la passione? Basterà lavorare sopra una squadra che può crescere giorno dopo giorno. Buonanotte e buona fortuna direbbero nella televisione che non ho mai visto e non vedrò mai.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Strategie &#8220;gattopardesche&#8221; per cambiare tutto senza cambiare assolutamente nulla</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 18:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal cantone svizzero dove vive l’australiano Cadel  Guerriero Evans, nuovo campione mondiale di ciclismo, dal borgo dove Fabian Cancellara, fenomeno bernese figlio d&#8217;immigrati lucani prende a pugni i suoi muscoli, li castiga, perché non hanno ubbidito al cervello così come li aveva educati lui, dal villaggio dove l’arbitro di calcio svizzero Busacca mostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/maxsargenti/3963971508/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm3.static.flickr.com/2462/3963971508_97503bc6a8.jpg" alt="" width="211" height="164" /></strong></em></a><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal cantone svizzero dove vive l’australiano </strong><strong>Cadel  Guerriero Evans</strong>, <strong>nuovo campione mondiale di ciclismo</strong>, dal borgo dove <strong>Fabian Cancellara</strong>, fenomeno bernese figlio d&#8217;immigrati lucani prende a pugni i suoi muscoli, li castiga, perché non hanno ubbidito al cervello così come li aveva educati lui, dal villaggio dove <strong>l’arbitro di</strong> <strong>calcio svizzero Busacca</strong> mostra il medio senza virtù ai soliti manigoldi da tribuna che stanchi d&#8217;essere vessati dalla vita, dalla moglie, dal lavoro, si sfogano su chi ha sacrificato tutto per far rispettare le regole, mentre gli altri si divertono. <strong>Ciclismo e provette, direte voi, perché non hai niente da</strong> <strong>dire sul basket italiano</strong>, stordito come tanti dal politichese dell’ultimo consiglio federale dove Recalcati è stato confermato, ma con la certezza che non guiderà lui l’Italia nella prossima cavalcata, magari si trottasse, invece si andrà ancora al passo, verso <strong>l’Europeo del 2011</strong> che dovremo meritarci sul campo perché non ci sarà la scorciatoia costosissima del <strong>Mondiale turco</strong> conquistato con un assegno da 500 mila euro. Per curiosità la stessa cifra che ti tiene in serie A anche se da penultimo meriteresti la B secondo vecchi regolamenti. Non diteci che è poco. Dignità protetta, insieme al bilancio, tanto per far capire che chi vuole gloria, sponsorizzazioni, quattrini, deve guadagnarseli dentro l’arena. Prendersela con il politichese sembra da vili. <strong>Cosa doveva fare</strong> <strong>Meneghin davanti al burrone?</strong> Non certo dare l’ultima spinta, ma neppure farsi prendere in giro, né far crescere il partito dei sospettosi, convinti che tutto si possa risolvere tuto usando lenti bifocali e passeggiando in montagna dove, non si sa bene su quale pista, è stato scambiato Petrucci magari per il bravissimo Silvestri, dove s’inventano strategie gattopardesche per cambiare tutto senza cambiare nulla.<span id="more-1207"></span></span></p>
<p>Il presidente sta imparando a conoscere il serpente corallo, un po’ come il padre disperato del calciatore sampdoriano Palombo, ma forse è già stato morsicato. Vedremo nel prossimo consiglio a dicembre, ammesso che i chirurghi non mi spediscano altrove perché negli ospedali di mamma Italia si entra da uomini verticali e si può uscire in altro modo. Vai con il liscio e libera la mente, lasciando perdere la nazionale dove, comicamente, il Mancinelli passato alla corte armanica non più fiera del suo simbolo guerriero, come del resto di tante altre cose conquistate in anni di splendore splendente e quasi inavvicinabile anche con i miliardi, è stato sospeso per due partite, immaginiamo quelle di montagna, ammesso che il prossimo allenatore abbia davvero voglia di avere dentro l’area Mancio numero uno, o almeno quello che era il numero uno: se lo sarà pure a Milano lo capiremo quando smetterà il saio dell’umiltà difensiva, della vita vicino al canestro, per cercare gloria con il suo pessimo tiro da lontano. Avanti con il tango dell’autunno, urlando in faccia agli scettici che non ci sono state frane nel sistema, dopo il flop di Azzurra, se molte società hanno già fatto il record degli abbonati, se all’esordio in serie Bicì, eh sì, anche vestita da A non so cosa è pur sempre terza serie, la Fortitudo trova 4500 persone sulle tribune, gente che crede nella Effe da sempre, che non ha voglia di rinfacciare a Sacrati prezzi, errori e roba del genere, gente alla Michele Forino che con la sua fede ci inonda di comunicati come nei tempi d’oro: dobbiamo essergli grati e da lui dovrebbero imparare in tanti, anche quelli che adesso curano gli uffici stampa della nuova serie A, tutta gente che sembra perfetta per reprimere, nascondere, per giustificare allenatori a porte chiuse, allenatori pavidi. Ragazzi nati per complicare la vita in una paese che disprezza gli anziani, non soltanto i vecchi dentro. Nessuna crisi se tutti non vedono l’ora che comincia la rumba dei canestri. A proposito: perché così tardi, ultimo campionato a mettersi in moto? Non diteci per colpa dell’Europeo non fatto. Obiezione, eccezione. Così intervengono gli avvocati tosti. Panico fra le risaie dopo aver sentito il ragazzo in nero, quello dell’apocalisse che piace a Bibì e Bibò, sulla possibile resa italiana in Eurolega a livello televisivo. Noi speriamo sempre che Sky ci ripensi, ma se hanno dato un dolore così forte al reggiano Dallari per la sua pallavolo figurarsi col povero basket che già costava troppo quando, in pratica, non costava nulla. Speriamo anche che Bruno Bogarelli , da Sport Italia, abbia voglia di farsi accendere altri ceri dal basket, che pure gli deve le prime trasmissioni televisive, andando con Peterson, soltanto con Peterson, sia chiaro, sull’Eurolega.</p>
<p>A proposito del Nano ghiacciato bisogna dire che abbiamo pensato a lui quando ci è arrivato il foglio per eleggere i nuovi membri della hall of fame italiana. Sara eleggibile? Pensiamo di sì. Certo se con il foglio per eleggere fossero indicate certe regole, se ci fossero i nomi dei già eletti, forse si risparmierebbero faticosi viaggi nella memoria. Per la gioia di chi poi non sa se uscirà dalla porta davanti l’11 ottobre diventa la data della felicità: Basket day su Sky. Sopporteremo tutto. Strana reazione di Bonamico sulla promozione-retrocessione da saldare in banca. Doveva pur averne parlato con il suo ex compagno di squadra Meneghin, deve averlo fatto e se c’era da litigare meglio in privato che passando la palla ai consiglieri penniculis tactis. Già, ma lui è stipendiato dalla serie A due. Lo sappiamo, ma fra cerchio e botte qualcuno doveva prendere un colpo. Toccava a lui. Visto Fucka sulle tribune del PalaDozza per l’esordio Fortitudo. Sarà anche vecchio, ma secondo noi sul campo ci starebbe ancora benissimo, considerando che il protezionismo Giba dovrebbe pur favorire un campione d’Europa e d’Italia, uno che ha l’eta della giapponese Daute tornata vincere a 39 anni. Costa troppo? Non sappiamo.</p>
<p>Bella la storia di Lebron James che vedremo presto al cinema. Certo se il magnate russo dell’alluminio che prenderà i Nets, ammesso che in America nascondano certe cose, dovesse soffiare il fenomeno ai Knicks, allora siamo sicuri che Mike D’Antoni potrebbe davvero ritrovare il senso per applicare una teoria pratica ad ogni cosa, ascoltando l’ululato dal Madison, magari occupandosi pure della nostra nazionale se il nodo senese non verrà tagliato con lo spadone. Festa nel borgo dell’associazione allenatori perché in serie A, uno e due, ci saranno trentadue allenatori di casa nostra, ho scritto casa non cosa. Vedremo in seguito se avranno ragione loro: l’unica certezza è che i migliori due della scuola italiana lavorano all’estero, inutile dirvi che si chiamano Messina e Scariolo. Aspettando che l’Uleb dedichi qualcosa d’importanate all’avvocatone Porelli, sospettando che in Lega italiana si faccia finta di aspettare le mosse altrui, siamo contenti che Treviso abbia ricordato Bortoletto, uno che ha costruito il basket nella Marca facendo innamorare tanta gente, Gilberto Benetton per primo, tanti giocatori, allenatori, e che Caserta abbia fatto una vera festa per celebrare il cavalier Maggiò, la Juventus dei tempi d’oro, delle sfide impossibili, delle sfide straordinarie, dello scudetto. L’amore cannibale che ci tiene legati a questo mondo dice che è ora di chiudere. Verranno tempi per parlare di nuovo come diceva la regina al suo poeta, senza mettersi una maschera, senza veli, o trasferimenti.</p>
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		<title>Gloria all&#8217;avvocato Scariolo che sarebbe stato l&#8217;uomo giusto anche per Azzurra&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 18:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI all’inseguimento di Vish Puri, maestro indiano che dirige la Investigatori privatissimi di Nuova Delhi utilizzando come collaboratori Luce al Neon e Crema da Viso, uno che trova energia mangiando tazze di riso cotto con le lenticchie e speziato con il cumino dopo aver aggiunto sale e coriandolo, trascurando il curry acido, la pasta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/wili/365885065/"><em><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm1.static.flickr.com/125/365885065_ba7ac9305c.jpg" alt="" width="211" height="164" /></em></a><strong><em>OSCAR ELENI</em> all’inseguimento di</strong> <strong>Vish Puri, maestro indiano che</strong> <strong>dirige la Investigatori privatissimi di Nuova Delhi utilizzando come collaboratori Luce</strong> <strong>al Neon e Crema da Viso</strong>, uno che trova energia mangiando tazze di riso cotto con le lenticchie e speziato con il cumino dopo aver aggiunto sale e coriandolo, trascurando il curry acido, la pasta di ceci, almeno fino a quando <strong>sua moglie “Rumpi”</strong> non è uscita dalla stanza e l’amico medico finge di non sapere che il suo colesterolo è al limite di guardia. Bel passaggio in India, ma a noi del basket cosa interessa? Siete i soliti. Non vi sembra che girare intorno a Vish Puri sia un po’ come andare <strong>da Meneghin e La Guardia</strong> <strong>passando da Treviglio?</strong> Non capite. Ecco il problema, qui non si fa attenzione al mondo che pulsa ventimila metri sotto il mare della Lega, ci si perde come sui <strong>Rai Sat Sport</strong> quando, in spregio a qualsiasi regola sulla pubblicità occulta, ci frantumano con il beach volley, ci fanno vedere i tuffi dalle rocce, ci portano nel regno del surf, ma, per carità, mai nell’Europeo polacco, salvo qualche pomeriggio con dei vuoti nel palinsesto. <strong>Capiamo il dolore di Franco Lauro</strong> che però non può fare il depresso soltanto per il brutto gioco visto in Polacchia perché ricordiamo bene la bava al cioccolato per certe giocate <strong>di Poeta e</strong> <strong>Crosariol,</strong> riusciamo a capire la nausea di chi soffre sempre per le stesse cose, ma è così. Comunque nel poco Eurobasket che ci hanno servito è stato piacevole <strong>ascoltare Bucci</strong>, con la sua filosofia della vita che serve soprattutto a cambiare la testa dei giocatori, <strong>il viperino Caja</strong> che non dice proprio tutto quello che pensa, ma se lo ascolti bene ti dice certe verità. <strong>Le verità che non piacciono a Petrucci</strong> <strong>arroccato sulla</strong> <strong>montagna sacra del Coni e mai così feroce con chi ha reso tanto difficile la vita federale del Dino</strong> Meneghin che per puro spirito di servizio pensava di aiutare lo sport che è stato, è, e, speriamo, sarà, la sua vita. Certo Dino non era pronto per i borosauri federali, come direbbe <strong>Kafka</strong>, non era preparato a reggere sulle spalle forti il peso di tanta incompetenza, di tanta malafede, dagli arbitri ai consiglieri federali che davanti a lui dicono &#8220;sei bravissimo, avanti così&#8221; e dietro le spalle sghignazzano convinti di aver trovato nel villaggio uno che li coprirà anche quando è diventato evidente che sono incapaci.</span></p>
<p><strong>Morti cani direbbero a casa Pea, ma perché c’è questa difesa ossessiva di</strong> <strong>Carlo Recalcati</strong> che non sembra avere più energia per suonare il piffero, per far diventare giocatori veri quelli che sono stati spacciati per tali su <strong>Sky e dintorni</strong>, sulle reti private e nei conventi di frontiera, per dare testicoli dove ci sono lacrime di cera, per far capire ai ragazzi Nba che il basket si onora alla <strong>Pau Gasol, alla Nowitzki<span id="more-1200"></span></strong>, quasi quasi alla Parker e non alla Diaw, alla Fernandez, che furia questo qui, non certo sparando da lontano sulla croce rossa. Abbiamo visto tutti che la nazionale non aveva dentro niente: ogni inizio partita una legnata, poi le cose si aggiustavano quasi per caso, ma non per farci andare fino in Polonia. Ma come, Recalcati bollito e Ivkovic eroe della Serbia ad oltre 65 anni? Certo perché il vecchio santone ha avuto il coraggio di sbattere fuori chi menava il torrone e non sapeva come amministrare il pallone ( passa palla, tira la palle, prendi la palla). Recalcati non può buttare fuori nessuno: ha i giocatori contati o raccomandati. Non siamo d’accordo. Ha giocatori non eccezionali, ma non contati, forse soltanto raccomandati. Comunque sia, per il bene di un allenatore che ha vinto tanto, gli consigliamo di non chiedere un titolo da lord protettore del basket così come lo intende il suo guru di montagna. Meglio stare a guardare, meglio sedersi fuori dal campo e non implorare neppure la wild card per andare al Mondiale in Turchia. Perché? Siamo sfiniti dai piazzamenti nel terzo stato, dalle scuse banali, dalle solite analisi poco logiche. Ma al Mondiale forse ci sarà il Gallo. Forse. Dicono sia guarito, ma non tutti a New York dicono la stessa cosa. Poi lasciatevi servire: se giocherà una stagione dura, allora alla fine sarà svuotato. Doveva fare come Rubio, stare dove poteva crescere senza esagerare, senza mettere peso dove la sua struttura da Gallo cedrone non lo permetteva come avrebbe dovuto suggerire il padre Vittorio. In questa guerra per bande ci stupisce che Petrucci spari così diritto sulla faccia di Minucci e di Siena. Forse lo hanno informato male, ma certo non si può sempre sperare che qualcuno randelli a tuo nome e questo lo diciamo a Sun Tzu Ferdinando che si è trovato allo scoperto proprio nella stagione più delicata perché ormai tutti vogliono da Siena le finali europee più che la Super Coppa. Non chiediamo un chiarimento, ma una pace armata e logica fra gente che prima di accusare dovrebbe chiedere a Stonerook perché non è andato in nazionale. Qualcuno a Roma dovrebbe far sapere cose che nel basket sanno anche i custodi delle palestre. Certo la trappola era sopraffina, soprattutto se all’antidoping avessero trovato un furbacchione che, valutando alla lettera i regolamenti, avrebbe potuto cercare in America i renitenti alla leva di Recalcati con lo stesso zelo degli annusatori delle urine di Lance Armstrong. Comunque sia, cara Rai, cara gente, vi abbiamo fregato trovando sul satellite (572) la rete serba: basket servito alla grande, senza tanti sbrodolamenti, soltanto con qualche concessione alla passione nel finale di gara contro la Slovenia. Partita e premiazioni. Festa grande. Festa vera, anche centellinando la pubblicità: la Fiat era sempre sugli schermi, mentre nel nostro basket non mette neppure le ruote usate. In Lega, invece di fare i sapientoni sulle televisioni ( guardare per credere il passaggio del volley da Sky alla Rai), perché non vanno a cercare risorse concrete e si fanno pagare soltanto quando hanno portato a casa qualcosa di concreto come diceva l’avvocatone Porelli ai tempi del passerotto Bassani?  Perché costa fatica e poi mostra quanto si è deboli.</p>
<p>Viva la kosciarska ( la scrivo come la sento pronunciare, chiedere a Djodjevic e Bodiroga se può bastare) dei serbi, dei plavi: vi dice niente che fra le prime otto ci sono tre della vecchia scuola, che il grande Boscia, dopo essersi fatto tirare nella trappola di chi ha il bacio mortale come direbbe l’allenatore del Genoa Gasperini dopo una prima pagina al neon, ha comunque illuminato anche questa rassegna presentando ragazzi che sono cresciuti nel campionato turco, certo non un torneo più qualificante del nostro. Guai parlare bene di Tanjevic che prima di cadere nel supplementare con i greci aveva già spiegato tutto e, proprio lui, che aveva battuto la Spagna si era reso conto di quanto fosse lontana quella Ferrari e che se c’era un gruppo da invidiare era quello serbo. Siamo felici che Erazem Lorbek sia entrato nel quintetto ideale dell’europeo e, più di noi, sarà felice Repesa che pure ha dovuto pagare i conti con il miglior Erasmo quando la Croazia ha bussato alle porte delle semifinali. Gloria all’avvocato Scariolo, uno che ha davvero la schiena dritta perché quando ha capito cosa avrebbe dovuto ingoiare per stare in Italia è andato a cercare il pane dove lo stavano appena cuocendo: ha fatto una carriera stupenda. Le grandi rivali di Siena doveva rivolgersi prima di tutto a lui se volevano sfidare i campioni, ma non lo hanno voluto fare perché temevano una personalità troppo forte da dominare e a Roma, Milano e, nella stessa Bologna, le personalità forti non piacciono come vi racconterebbero gli storici di Messina parlando della triste epoca Madrigali. Sarebbe stato l’uomo giusto anche per la nazionale, ma noi abbiamo perso tempo. Ehi non dirci che con l’Italia avrebbe fatto grandi cose, i nostri giocatori sono fotocopie sbiadite di quelli che produce il basket spagnolo, un movimento dove tutto sembra luce, anche se l’invidia rovinerà pure il loro giardino, anche se i nazionalismi spegneranno il motore come è avvenuto all’inizio dell’Europeo. Gloria anche a Jure Zdvoc, uno giusto, uno che in Italia conosciamo bene. Cosa avremmo tirato fuori noi per giustificarci se nelle partite decisive avessimo dovuto rinunciare a Smodis? Qui si piange su Gallinari senza ancora avere scoperto come avrebbe fatto a far lievitare il gioco di una squadra speruduta. Scariolo è partito da una bella e sostanziosa difesa, pur avendo nel gruppo gente, tipo Navarro, che abbassa le chiappe soltanto se gli dicono che è l’unica minestra mangiabile nella Selecion. Noi dovevamo partire da questo, ma difendere costa tanto, così come costa tanto smetterla di raccontare balle tipo &#8220;ragazzi in delirio&#8221; per quello scontroso anti basket di Iverson, risposta a tutti i quesiti per chi non vuol confondere il tennis, l’atletica, con uno sport di squadra, anche se gli uomini del pick and roll hanno mistificato tutto questo. Difesa gente. E niente delirio, anche se i bambini, come i fotografi vanno in delirio per qualsiasi passeraceo comune, basta che ci sia da far confusione: anche per Naomi e la D’Addario abbiamo avuto il deliro alla Mostra cinematografica di Venezia. Eppure queste signore non avevano altro da mostrare che il loro tattoo.</p>
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