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	<title>Mors Tua Vita Pea</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Perchè dovrei ancora abbonarmi a Sky?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 18:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                       di CLAUDIO PEA  
Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">  di CLAUDIO PEA  </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della prima tappa, un’impegnativa cronosquadre di 16 chilometri e 800 metri. A duecento all’ora in autostrada, almeno trentasette autovelox centrati in pieno</span></strong>, l’inevitabile ritiro della mia patente ma anche di quella dei miei figli gemelli, manco una sosta all’autogrill per la pipì o il caffè corretto con latte freddo. Scordandomi che dovevo andare a prendere mia moglie dalla suocera. Ebbene, non ci crederete, ma sarei anche arrivato in tempo per vedermi almeno <strong>la premiazione dei Magnifici Sette vincitori di tappa</strong> se non avessi beccato una colonna di macchine sulla strada che dal casello di Sarzana porta al litorale di Marina di Carrara che sarà stata lunga<strong> io dico dagli otto ai dieci chilometri</strong>. Tutti che volevano vedere Ivan Basso, il campionissimo che nel 2006 ha vinto il Giro d’Italia e poi è stato squalificato due anni per doping. Capita. <strong>Coi bambini in auto che piangevano</strong> e le mamme che li allattavano, i papà che sacramentavano e gli amici che almeno se la bevevano, ubriachi fradici e <strong>incazzati neri</strong> per aver anche loro sottovalutato l’evento ciclistico che ha scaricato sulle rive del Mar Ligure milioni e milioni d’appassionati arrivati da tutto il mondo, anche <strong>da Malta a nuoto e dalla Tunisia in gommone</strong>. Altro che il basket. <span id="more-2154"></span>E adesso per favore non chiedetemi chi ha vinto la crono a squadre perché potrei saltarvi al collo come ha fatto la (mia) Tigre quando stamattina sono rincasato che era già stata al parco col nipotino. Ma dove sei andato tutta la notte? <strong>A puttane con il Cavaliere? </strong>E io a cercarle di spiegare invano che si chiamano caso mai escort e che avevo fatto un’altra chilometrica coda, stavolta davanti all’edicola, per comprare un quotidiano qualsiasi.<strong> Massì mi dia anche il Giornale o Libero</strong>. Va bene lo stesso. Basta che ci sia scritto qualcosa della Tirreno-Adriatico. “Ho esaurito anche il Secolo d’Italia e l’Avvenire”, mi ha confessato, esausto e spossato, il mio edicolante. “E persino lo Svegliarino di Forlimpopoli”, dove<strong> Gianni Brera raccontava</strong> che avesse scritto Marino Bartoletti prima di passare al Giorno. “Una cosa del genere non l’avevo mai vista. Neanche quando l’Italia ha vinto il Mondiale a Berlino”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Eh già. Perché oltre alla grande suspance per il memorabile duello tra la Rabobank di Robert Gesink e la Liquigas di Ivan Basso, ieri la Gazzetta ha avuto la pessima idea di dare alle stampe anche la tanto attesa intervista esclusiva da LakersLondra di Massimo Oriani a Deron Williams nella quale il playmaker dei New Jersey Nets</span></strong> ha non solo giurato che prima o poi vincerà il titolo con la squadra di Prokhorov, ma si è pure sbilanciato nell’affermare che i Lakers a Ovest sono ancora il team da battere, mentre a Est “sarà una bella lotta, però penso che alla fine la spunteranno i Boston Celtics”. Ma va? <strong>Bella a sapersi</strong>. O no? E così oggi ci si attendeva una tavola rotonda in via Solferino con gli autorevoli interventi sul tema di Phil Jackson e Spoelstra o almeno <strong>un faccia a faccia tra Deron Williams e LeBron James</strong> che, a quanto pare, dopo aver letto sulla Gazzetta le impertinenti e provocatorie dichiarazioni della nuova stella dei Nets, ha giurato che <strong>gliela farà pagare</strong> molto ma molto a caro prezzo. E invece è stato dato spazio ad una notizia di quindici righe, che in verità non avrebbe meritato manco un pallino, nella quale si racconta che <strong>Sky non ha presentato alcuna offerta</strong> per il rinnovo dei diritti televisivi della serie A per i due campionati 2011-2012 e 2012-2013 <strong>sganciandosi </strong>in questo modo<strong> dal basket italiano</strong> come ha già fatto nel 2009 dall’EuroLega. Insomma la tivù di Murdoch seguirà dal prossimo autunno solo le partite della Nba per la gioia di Flavio Tranquillo e di Federico Buffa e dei loro commoventi <strong>sottopancia</strong>, sempre equilibrati e arguti,<strong> mai scontati e fastidiosi</strong>. Mentre a Mario Boni, che raramente dice quel che pensa, neanche sotto tortura, ben sta: dovrà trovarsi un’altra televisione. <strong>Magari La7</strong> che ha la stessa competenza per le cose della palla nel cestino che ha Mitraglietta Mentana per le palle <strong>(a forma di coglioni)</strong> che gli fa venire, come a me del resto, il football americano. Evviva!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il bello di tutta la</strong> <strong>faccenda è però che al 99 pe di tutta r cento negli States ci sarà minimo minimo sino a Natale il tanto minacciato lockou</strong>t <strong>della Nba. Vale a</strong> <strong>dire che su Sky non vedremo più il basket neanche con il binocolo</strong></span> e allora sapete cosa vi invito a fare prima che torni a parlare del mio grande amore che è il ciclismo con i suoi insospettabili campioni? Seriamente <strong>v’invito a disdire l’abbonamento a Sky</strong> come farò io. Che ne ho due e pago 76,49 euro al mese. Quasi come un canone annuale alla Rai. Se invece <strong>morite ancora dalla voglia di sapere chi ha vinto la crono a squadre</strong> di ieri adesso ve lo posso finalmente dire: la Rabobank del favorito olandese Gesink che ha inflitto al nostro povero Basso un pesante ritardo di 22 secondi che, come scrive Luca Gialanella sul giornale in rosa,<strong> “ha agitato i pensieri” di Ivan il Terribile e pure i miei</strong>. Difatti non so se stanotte riuscirò a prendere sonno. Però intanto ringrazio l’amico che si è alzato all’alba e si è sparato sei ore di coda davanti all’edicola per comprare l’ultima Gazzetta della Sport. <strong>Facendo a gomitate e a pugni con il mondo intero</strong>. Ma ne è valsa sinceramente la pena perché, mi ha confessato, ti sei perso anche un’intervista a tutta pagina a Alessandro Petacchi, da tutti chiamato<strong> il Velocista gentiluomo</strong>, indagato per il coinvolgimento in un’inchiesta sull’utilizzo di<strong> sostanze stupefacenti</strong> e, non bastasse, pure in un’altra per<strong> frode fiscale</strong>. Massì, nero su nero nascosto all’estero per due milioni e mezzo di euro.<strong> Poca roba. Bruscolini</strong>. “Piuttosto dimmi: sei davvero andato a Marina di Carrara?” Te lo giuro sui miei figli. “Sì, come Berlusconi?”. Pensala un po’ come vuoi…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il calcio idealmente amputato delle mani</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 17:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sarti poeti e navigatori]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                         di FRANCESCO SARTI      
A cosa servono le mani, cantava Umberto Tozzi. Risposta facile, almeno nel lessico calcistico degli ultimi anni: a rovinare il gioco, a spezzare l’incantesimo. Qualunque purista della disciplina, oggi, non avrebbe alcun dubbio nel sostenere che le mani sono le reali colpevoli di ogni frammentazione, rallentamento o più genericamente fastidio di una partita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong>      </p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>A cosa servono le mani, cantava Umberto Tozzi. Risposta facile, almeno nel lessico calcistico degli ultimi anni: a rovinare il gioco, a spezzare l’incantesimo. Qualunque purista della disciplina, oggi, non avrebbe alcun dubbio nel sostenere che le mani sono le reali</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">colpevoli di ogni</span> <span style="text-decoration: underline;">frammentazione</span></strong>, rallentamento o più genericamente fastidio di una partita. Ergo, non basta più accontentarsi di vietarle, vanno letteralmente abolite, e i loro proprietari (cioè i giocatori) <strong>idealmente amputati</strong> di quell’appendice inessenziale. <strong>Si è cominciato dai portieri</strong>, i soli per regolamento a poterle usare (anche se non tutti se ne fidavano: Higuita, per esempio, preferiva mettersi pericolosamente in verticale e respingere coi polpacci, nella celebre<strong> mossa dello scorpione</strong>), ai quali è stato impedito di avvalersene per afferrare il pallone sul passaggio all’indietro di un compagno,<strong> onde evitare</strong> le stucchevoli meline. Il risultato è che tuttora, su qualche disimpegno difensivo, si assiste a precipitosi e salvifici calcioni dell’estremo difensore per allontanare lo scomodo ospite rotondo. Salvo che &#8211; puro sadismo della regola &#8211; gli sia <strong>appoggiato di testa o di petto</strong>, purchè di prima: dunque, via ai contorsionismi del centrale di turno, costretto ad arrangiare il bello stile nonostante invincibili rozzezze costitutive. Ma <strong>l’integralismo del piede si è spinto</strong> molto più in là. Oramai, ogni volta che un attaccante scende sulla fascia laterale, il relativo marcatore, anziché dimenarsi per andare a contrastarlo, se ne sta a rispettosa distanza, <strong>gambe piegate e mani dietro la schiena</strong>, per evitare che il cross, malauguratamente, possa colpirgli un braccio. In pratica,<strong> una posizione da condannato a morte</strong>.</p>
<p><strong>La regola, ovviamente, ha dato luogo a situazioni drammatiche. Restando alla cronaca recente</strong>, a Pepe è capitato di causare un rigore perché, saltando in area su una punizione della Roma, si è protetto col braccio, <strong>evitando colpevolmente di metterci il naso</strong>, ancora lecito per stoppare. Aronica invece, in una sorta di simbolica protesta a favore dell’arto discriminato, <strong>ha inscenato un vero capolavoro</strong> plastico nella partita contro il Milan, intervenendo a due metri dalla propria linea di porta <strong>con un tuffo a metà</strong> strada tra un salvataggio nella pallavolo e il salto dal quinto piano di un<strong> suicida</strong>. Ma il vero trionfo del <strong>nuovo capro espiatorio</strong> è senz’altro la vergognosa prassi, invalsa da qualche tempo tra i giocatori, di ricattare moralmente l’arbitro quando pensano (o vogliono far credere) di aver subito un fallo. <strong>Basta un accenno di sgambetto</strong> dell’avversario diretto ed ecco che la vittima, perso l’equilibrio, non trova di meglio che gettarsi a capofitto sul pallone per abbrancarlo con le mani,<strong> neanche dovesse andare in meta</strong> contro gli All Blacks. Sono anzi persino grottesche certe correzioni in volo della caduta, con consapevoli rischi per la già <strong>minata incolumità</strong>, soltanto per mettere il direttore di gara di fronte al terribile dilemma: accordare, sacrosantamente, la punizione, o fischiare, <strong>cinico e baro</strong>, il male assoluto, ossia appunto il fallo di mano? Perché sì, è passato un quarto di secolo dalla mano di Dio di Maradona ma, come prova<strong> la smorzata a cinque dita di Henry</strong> che ha spedito la Francia ai Mondiali in Sudafrica, le mani vanno sempre di moda. Per questo oggi si è capaci di discettare delle buone mezz’ore sulla volontarietà o meno del<strong> tocco</strong>, sul braccio allineato o meno al corpo, sulla naturalezza o meno del movimento che ha provocato<strong> l’inghippo</strong>. E giù coi ralenti, e giù con gli ingrandimenti. Tanto che appare davvero ingiusto che <strong>nella pallavolo</strong>, dove si usano quasi solo le mani, si sia bizzarramente permesso di <strong>colpire la palla anche con i piedi</strong>. Come se ne avessero bisogno.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=e" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
		<link>http://venicegolfexperience.net/claudiopea/2011/03/11/false-le-stelle-del-forum-e-falsa-la-magia-di-peterson-il-falso-e-tutto-come-cantava-gaber/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Taurino non dovrebbe più arbitrare come minimo per i prossimi due o tre lustri&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                  di CLAUDIO PEA
I giornali me li porta a letto mia moglie. Assieme al caffellatte con due effe, due elle e due ti. Alle otto e un quarto. Facciamo anche alle otto e mezza. E qualche volta pure alle nove. Generalmente la mia prima scelta è Repubblica, poi la Gazzetta, infine il Gazzettino di Venezia che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                 <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">I giornali me li porta a letto mia moglie. Assieme al caffellatte con due effe, due elle e due ti. Alle otto e un quarto. Facciamo anche alle otto e mezza. E qualche volta pure alle nove. Generalmente la mia prima scelta è Repubblica, poi la Gazzetta, infine il Gazzettino di Venezia che, come diceva il grande avvocato Porelli in merito al Carlino, non si legge: al massimo si sfoglia e si finisce di sfogliare in ascensore ancor prima di raggiungere il diciottesimo piano degli uffici della Lega a Bologna</span></strong>. Tranne il mercoledì. Perché al mercoledì non ci piove: a meno che non nevichi, o sia crollato il ponte sul Po, allungo subito le mani su SuperBasket e non lo mollo più. Cominciando dall’editoriale di Claudio Limardi, le cui idee spesso condivido all’80 per cento, che sono (per i miei folli gusti) una percentuale davvero pazzesca: evidentemente sto invecchiando. <strong>Sino ai risultati delle serie minori</strong>. No, la pallacanestro femminile ve la lascio molto ma molto volentieri. Curioso piuttosto di scoprire cosa ha fatto il Kenfoster Monza del magnifico Mario Boni che domenica ha vinto a Cecina. E la Fortitudo? Ha spianato il Gattamelata Padova, ultimo nella B dilettanti. Dio mio, che brutta fine hanno fatto l’aquila con la scudo, ma anche<strong> il Petrarca dei gesuiti e dei tempi di Aza Nikolic</strong>. E chissà quale sorte toccherà a Treviso ora che Gilberto Benetton l’ha sfasciata con il piccone per colpa dell’imbroglio Lorbek, è vero &#8211; anche in questo sono d’accordo con il direttore di SuperB -, ma pure per via d’evidenti contrasti tra fratelli dai quali <strong>il giovane Andrea Benetton</strong>, figlio di Carlo e nipote di Gilberto e Luciano<span id="more-2134"></span>, non meritava di uscirne con un’immagine perdente che non è della famiglia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Saghe a parte, chissà se Yury Korablin, l’ex sindaco di Khimki che ha in questi giorni acquistato il Venezia Calcio promettendo in cinque anni il ritorno dalla D degli (arancio)neroverdi in serie A</span></strong>, campa cavallo che l’erba cresce, può essere interessato a succedere ai Benetton nel basket? Una risposta me la darà a breve Sergio Scariolo da Marbella, dove sta da papa e ha già dimenticato la gelida Russia e la periferia di Mosca. Ma intanto, lo confesso, ho fatto un salto sul letto stamattina <strong>quando ho visto la copertina del nuovo SuperBasket</strong>. O kappa, sabato e domenica si giocheranno a Novara le finali a quattro di Coppa Italia nelle quali <strong>la Reyer parte favorita</strong> nei confronti di Veroli, Casale Monferrato e Imola, però, viva Dio, l’immagine in prima pagina, e a tutta pagina, di Key Clark in palleggio mi hanno fatto venire in mente le precedenti (inquietanti) copertine e mi sono subito toccato. E di brutto. Se infatti ben ricordate, vi avevo già di recente segnalato quanta fortuna abbia portato a McCalebb e Finley <strong>la loro foto nelle copertine</strong> numero 48 e 49 di SuperBasket dello scorso dicembre: si sono poi entrambi infortunati e devono ancora rimettere piede sul parquet.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Lo so, nessuno dovrebbe dar retta a tutte queste scemenze, altrimenti ne esce pazzo e non è più finita, però, prendendola sempre sul ridere, scusate se insisto, ma non può essere solo una fatalità che nel supplemento-guida di SB dell’attuale campionato siano finiti in prima pagina Alessandro Gentile, Brunner e Bulleri sopra al titolo: “Treviso pronta per un anno da grande”.</span></strong> Come no! Magari il prossimo, che sarà anche l’ultimo dell’era benettoniana. E ancora Dan Peterson a metà gennaio prima delle tre incredibili sconfitte d’inizio febbraio. Persino con Biella in casa. O Cespuglio Stonerook sul numero 6 che si scaviglia prima di Caserta-Siena e il Montepaschi perde la prima partita del 2011 dopo tutto un girone di <strong>quindici partite di fila senza sconfitte</strong> più le tre vittorie delle Final Eight. Insomma, tutto mi lascia pensare che la mia Venezia, strapazzata – manco a farlo apposta – domenica da Jesi come non le era mai capitato quest’anno, non vincerà la Coppa Italia di Novara. Strafelice di sbagliarmi, ma intanto <strong>mi ritocco come fanno i gatti neri di Bologna</strong> quando passano davanti all’edicola di piazza Azzarita che espone le locandine dell’ultima edizione del settimanale di basket più letto nel BelPaese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora sono sicuro che Claudio Limardi non s’arrabbierà delle mie innocenti provocazioni visto che è un bravo collega che, seduto a tavola, non parla soltanto di pick and roll e amenità varie, ma si fa delle risate grasse anche quando gli racconto le storie della Banda Osiris che va attaccata</span></strong> però con ironia, e non con livore, perché in fondo non è un’associazione di stampo mafioso, ma solo un gruppo di fricchettoni che volevano cambiare il basket e non ci sono per fortuna riusciti. E poi ci si può sempre anche sbagliare. Come è successo a Stefano Valenti, probabilmente molto più permaloso del suo direttore e del sottoscritto messi insieme, che nella rubrica (anche satirica) MyTube ha fatto giocare il Montepaschi con l’Efes Pilsen stasera e non domani alle 20.45. <strong>Evviva!</strong> Stasera poche storie: vado a cena con mia moglie che per un giorno non posso chiamare Tigre e gusterò il coniglio con la peverada al lume di candela. Oggi difatti è <strong>il nostro anniversario di matrimonio</strong>. E, se vi dico che l’ho sposata quand’ero ancora minorenne, vi prego di non accostarmi in alcun modo al Cavaliere o a Ruby. Allora la maggiore età per gli uomini erano i ventun’anni. E io, incosciente, ne avevo uno in meno, tifavo per la Duco Mestre di Renatone Villalta e Augusto Giomo, <strong>suonavo il tamburo e studiavo medicina</strong> sognando un giorno di poter invece fare questo fantastico mestiere. Nel quale, se dico che il rubicondo <strong>Zancanella non dovrebbe più far arbitrare Taur</strong>ino per altri due o tre lustri come minimo, nessuno mi può sbattere in galera. Perché quel (quinto!) fallo a rimbalzo di Tourè su Rocca assolutamente non c’era. E il povero Dan avrebbe perso di nuovo.</p>
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		<title>Quella noia che si vedeva sul cachemirino dei giovani eredi della famiglia Benetton</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 14:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente</span></strong> che sapeva di visciola, melograno, chinotto, curry, rosa, chiodi di garofano e cannella. Non eravamo pronti neppure al viaggio della nostalgia che ha fatto Arturo Kenney per onorare il ricordo di Cesare Rubini a Trieste e di Pino Brumatti a Lucinico dove la moglie dell’ultimo eroe ancora conserva l’anello dell’università che il Rosso regalò al suo compagno sfortunato nei giorni in cui questa coppia era il vero emblema del modo di vivere Olimpia. <strong>Con lui c’era Andolfo Basilio</strong>, un altro degli anni d’oro, l’ironia al potere, l’intelligenza al servizio del gruppo e anche di Rubini che ne aaveva spesso bisigno, un uomo dal tocco gentile che è impegnato, come tanti del vero gruppo scarpette rosse, per dare un aiuto concreto a chi è rimasto, perché la vita continua per chi resta. Siamo scappati lontano puntando su agnello, tartufo e baccalà cotto nell’olio con crema di ceci, di Zagarolo dove almeno <strong>avremmo trovato Enzo Rossi</strong>, ex commissario tecnico dell’atletica, sindaco del borgo antico, uno che ti faceva ridere anche sotto zero, uno che lo spaghetto Verrigno con ragù bianco d’oca e limone te lo fa digerire quasi come le partitacce dell’Armani di Peterson che <strong>a Brindisi ha avuto le visioni come succede a chi supera una certa età. </strong>Lo hanno intervistato per Donna, inserto di Repubblica, e <strong>il Nano ci ha sbalordito</strong> quasi quanto il dopo partita brindisino<span id="more-2126"></span> perché è stato l’unico che, nella immeritata vittoria al supplementare con gli ultimi in classifica, <strong>ha visto sputare sangue</strong> quando invece erano rospi con il contorno di bile che tocca ai paurosi infagottati in vestiti che non meritano d’indossare. Dunque il Peterson pensiero in questo momento dove sembra non capire che la linea grigia dove cammina la sua squadra è senza contatto con la realtà: <strong>voleva fare il calciatore professionista molto prima che Berlusconi gli offrisse il Milan,</strong> vorrebbe la moglie (?) come regista del film sulla sua vita,<strong> furbo al cubo</strong> quando dice che più dell’amore conta la distribuzione dello stesso, ateo senza paradiso è pronto ad essere rambo per distruggere il negativo della terra,<strong>  lui che lasciò il Cile mentre accoppavano Allende</strong>, nemico dell’egoismo e della stupidità sapendo che una dichiarazione come questa lascia perplessi almeno sul fatto dell’egoismo per chi lo conosce a fondo. Sappiamo che gode della pace mentale ed è un buon segno per l’Armani che già conosce i posti dove potrebbe scappare se il futuro sarà come contro Treviso.</p>
<p><strong>Siamo sbalorditi dalla Benetton, come squadra, perché questi giovani peccatori si mangiano le mani quando non serve e i canestri quando sarebbero utilissimi prenddendo come scusa il limbo societario che esiste da quando hanno chiesto a Buzzavo di stare ai margini, ma restiamo senza parole davanti alla reazione della città dopo l’annuncio di Gilberto Benetton che è stanco dello sport come lo si vive adesso nel basket e nella pallavolo. Tutti indignati</strong>. Non era il tempo giusto. Non doveva farlo. Ci ripensi. Siamo amareggiati tutti, ma lo avevamo già capito nel momento in cui erano gli eredi più giovani a dover gestire una parte del patrimonio sportivo. Le loro facce imberbi, già ai tempi, quegli sbadigli, <strong>quella noia che si vedeva sul cachemirino</strong>, erano un messaggio criptato. Bastava aspettare ed ecco che tutto è accaduto come si temeva. Perché Gilberto ha dovuto battersi sempre contro l’ala splendida splendente di Luciano per sostenere notti speciali come quelle che si chiamavano <strong>“ Io c’ero”.</strong> C’era molta differenza nell’impegno, da una parte sudore, lacrime, scudetti, coppe, ma niente se ascoltavi chi respirava meglio con Oliviero Toscani e <strong>fra gli scarichi di benzina ai tempi del primo</strong> <strong>Briatore e di Schumi. </strong>Restava il rugby a metà strada. Amato da tutti perché era speciale, era più storia rispetto agli altri. Ora <strong>la Treviso che non ha mai trovato un canale televisivo per parlare di tre squadre campioni d’Italia</strong>, volevano soldi per trasmettere, per dare informazioni, costringendo la Verde sport a cercare studi persino a Mestre, adesso che tutto cade, <strong>gli stessi che non andavano più al palazzo</strong>, la Benetton è ultima come presenze di pubblico nel basket, <strong>fanno gli</strong> <strong>offesi. </strong>Siamo davvero messi male e lo si capisce nei momenti di meditazione, della disperazione che ti fa persino stringere l’immagine sulle partite, togliendo rigorosamente l’audio, ma questo lo abbiamo fatto spesso, per ricollegarti al momento del risultato. Perché? <strong>Siamo stanchi dei musini da mondo corrotto</strong>. Gli allenatori sono tutti attori, alcuni restano guitti, altri hanno imparato la parte. Insomma contro Siena, le grandi, le facce sono sempre da teatro dei disgraziati: se il fischio è a sfavore i capi delle grandi dicono con gli occhi &#8220;statti accuorto perché poi ti ricuso&#8221;; se invece è per chi comanda e sempre comanderà allora vedi i sottomessi urlare senza avere voce, girandosi alla tribuna e allargando le braccia: e quando li batti questi… C’è da stare male e il rubicondo Zancanella che vuole il sorriso dovrebbe stare<strong> un po’ più attento alla digestione di certi arbitri</strong> che mandano in confusione giocatori già confusi.</p>
<p><strong>Siamo confusi dopo aver scoperto che l’Espresso, un settimanale che leggiamo da quando eravamo ragazzi, dai tempi del benedetto lenzuolo, si occupa di basket. Un piacere raro. Lo fa per denunciare sprechi, come in tanti altri settori. Il bersaglio sembra Meneghin</strong>. Lui replica, loro tacciono e pubblicano un altro attacco che arriva dalla Liguria, ma ce n’è uno anche più velenoso che nasce nel Veneto. Insomma chi sega la panca in vista del 2012 sembra già in movimento. Ora tutti sappiamo che <strong>Meneghin è monumento per noi</strong>, ma lui ha sempre odiato di stare in mezzo alle piazze con i piccioni che lasciano le loro deiezioni sul naso o sulle braccia. <strong>Accettò la presidenza perché la barca era alla deriva per colpa di un manipolo di schiene fintamente dritte che ora smaniano per rientrare</strong> da qualsiasi finestra aperta sul cortile, anche da quella dei servizi comuni nelle case di ballatoio. Sapevamo che poteva essere presidente se avesse avuto un aiuto leale dai consiglieri, dai comitati regionali. Non è accaduto. Gli arbitri sono stati i primi a metterlo in difficoltà e continuano. Poi si sono mossi tutti quelli che <strong>sanno benissimo di sparare sul pianista</strong> sbagliato perché le falle federali, dei comiati, esistono da sempre perché a guidarle, anche mimetizzandosi fra i pennini e le gomme, sono quasi sempre gli stessi.<strong> Non proteggere il soldato</strong> <strong>Meneghin è da schifosi</strong>, ma per fortuna Petrucci lo ha capito e ora cercherà di seguirlo più da vicino avvertendolo subito quando entra nel campo minato. Coome è accaduto nei giorni della Coppa a Torino dove lo convocò d’urgenza. <strong>Pagelle prima di rimettersi alla tavola dei desideri:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a Romeo SACCHETTI</span></strong> perché se la suda davvero la vita come allenatore, esattamente come quando giocava. Di lui ci accorgeremo tardi, ma quando succederà sarà apoteosi.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a Arturo KENNEY</span></strong> per il suo pellegrinaggio del dolore. Viene da New York, ha cambiato azienda, ma non cuore. Per chi non capisce le storie antiche vada dal Rosso che per una settimana starà a Milano. Facendolo potrà anche imparare l’italiano da uno che è meticoloso nella ricerca delle parole.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span></strong> che emoziona persino Lupo Portaluppi con questa Cremona che sembra più vicina al mondo dei play off che a quello della salvezza.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ai fotografi imperiali CIAMILLO e CASTORIA</span></strong> per il clinic torinese ai giovani professionisti che si arrampicano ovunque per un vero scatto. Sono dei maghi e sanno anche dedicare del tempo a chi potrebbe diventarlo. Lo faranno anche i santi allenatori?</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a SACRIPANTI</span></strong> che non vedeva l’ora di battere Siena e il Pianiagiani che lo ha spinto lontano dalla Nazionale maggiore, ma che ha dovuto ammettere che qualche vantaggio lo aveva avuto da carte assenze, dalla fatica che Siena dovrà fare nel viaggio europeo, anche se è vero che pure lui cerca la gloria contro i turchi a breve giro di lancette.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a ROMA</span></strong> che scavalca Bologna nell’accensione dei roghi dove bruciano giocatori e allenatori che poi, da altre parti, fanno cose importanti. Sarà l’acqua.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">allo STRISCIONE</span></strong>  trevigiano che parla di Benetton deludenti. Lo striscione andava esposto in città, alla città. Tutti deludenti e tutti colpevoli.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">ai NOTTAMBULI</span></strong> che si sono ingozzati con la pizza della partita fra le stelle NBA dove, guarda caso, Bryant ha vinto il titolo di mvp e non soltanto perché era a Los Angeles visto che è il terzo successo nella partita dei grandi egoismi spettacolari. Se davvero merita tre giorni di pagine quasi intere un avvenimento del genere allora è tempo di salire dal Lama che non sputa.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a Blake GRIFFIN</span></strong> astro nascente del basket NBA, uno che ci aveva acceso, uno che, come Kevin Durant, stava per farci appassionare davvero a certe storie. Poi ha deciso di vincere la gara delle schiacciate saltando un automobile. Peccato che sia atterrato sui nostri maroni estinti.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> intesi come casta, come gruppo, come famiglia perché non ci convincono nei momenti in cui dovrebbero decidere. A Torino accusammo di protagonismo chi aveva dato il tecnico a Pesaro contro Siena. Uno di quelli che comandano ci ha spiegato: “ erano insulti dal primo minuto”. Abbiamo risposto come farebbero tutti: “ Perché non è stato dato il tecnico al primo minuto?”</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">all’ARMANI</span></strong> che invece di prendere Greer doveva girarlo, insieme a Melli, alla meravigliosa Sassari, chiedendo di avere per qualche mese Diener, unico vero regista che nel campionato italiano fa scuola anche se si allena due volte la settimana.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=N" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se sei juventino e ti piace il buon vino, non puoi appartenere alla Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                    di CLAUDIO PEA
Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta per la sua-mia-nostra Juve. Che poi il bel ragazzo che viene dal Cagliari sia fidanzato con Federica Nargi</span></strong>, la ventunenne velina mora di Striscia, dopo essere stato con Costanza Caracciolo, l’altra velina, quella bionda, come lui stesso mi ha confessato sorridendo, non me ne può importare di meno. Anzi. Beato lui e meglio per lui se s’infrattasse anche con una terza velina, magari dai capelli rossi, come quelli della storica fidanzata di Luca Toni,<strong> la modella Marta Cecchetto</strong>. In fondo Matri non è il nostro presidente del Consiglio, ma il goleador che mancava alla Juve da un sacco di tempo.<strong> Ettore Messina è invece del Milan</strong> e Sergio Scariolo è tifosissimo di quella squadra della quale il mio computer corregge sempre il nome con un altro pure di tre sillabe e due vocali. E’ tuttavia assai curioso che gli unici tre allenatori italiani di basket che corrono i Gran Premi d’Europa abbiano nel cuore tre squadre di calcio diverse. Così come non può essere solo un caso che i grandi capi della Banda Osiris siano tutti rossoneri o che pure Andrea Trinchieri stia <strong>dalla stessa parte di Tranquillo, Chiabotti e Buffa</strong>. Cioè del Diavolo. Sì, proprio dove lui mi ha mandato quando gli ho ingenuamente chiesto: “Scommettiamo che sei del Milan?”. Non avevo dubbi. Ho per questo<strong> respinto la domanda regolarmente presentatemi da Gianmaria Vacirca</strong> al pranzo offerto dalla Fabi all’Eataly di Torino, dove avrei volentieri bruciato la mia carta di credito, per poter ufficialmente entrare a far parte della famosa banda del basket che un giorno<strong> la Wandissima</strong> mi spinse ad inventare. Nonostante il direttore generale di Montegranaro abbia cercato invano di corrompermi <strong>prendendomi per la gola con una deliziosa crema</strong> di legumi della quale ho chiesto il bis estasiato prima dal delizioso profumo e poi dallo straordinario sapore. Ma Vacirca ha poco o nulla in comune con le abitudini e i costumi della Banda Osiris, con cui magari divide le esagerazioni e le manie di grandezza cestistiche: in primis la faccia, che non è proprio quella del pollastrello lesso cresciuto in batteria, ma vissuta <strong>di chi piace alle donne e non si nega il bicchiere</strong> (in più) di vino rosso. Rinnegando gli hot dog e la Coca Cola degli amici di merende. Ma soprattutto da piccolo Gianmaria non si perdeva un allenamento della Juventus. <strong>E per Alessandro Matri e i fratelli bianconeri</strong> va ancora letteralmente fuori di crapa<span id="more-2120"></span>. Come me. Tanto più che la Banda Osiris sta battendo in testa e puzza dalla testa, ha abbandonato il ritrovo sul Lambro e ora va <strong>a cena in zona Ticinese</strong>, s’è imborghesita e s’abbandona in piccanti love story di cui vi racconterò a breve su questi schermi se Dan Peterson me ne darà il consenso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora c’è dell’altro e, purtroppo, dopo il dolce ecco l’amaro. Dalla barchessa di Villa Minelli, poco fuori le porte di Treviso, dove tante volte in passato Gilberto Benetton mi aveva confessato i suoi amori e i suoi crucci per un mondo dei canestri al quale si era molto affezionato e dal quale pensava di aver ricevuto però poco in cambio</span></strong>, ecco l’annuncio che ha lasciato di pietra e sasso, e molti in braghe di tela: la famiglia Benetton abbandona il basket. E pure la pallavolo. <strong>Piove sul bagnato e tutto si fa grigio</strong>, più del cielo di Ponzano, come lo sguardo che incrocia quello di Gilberto Benetton che spiega: “E’ diventata una passione troppo costosa e infruttuosa”. Ma non è tanto e solo questo. “Mi sono disamorato del basket”, ora riconosce e svela. Mentre tutti abbassano la testa sentendosi colpevoli di chissà mai quali peccati di fede. Nessuno per la verità, ma la fine di ogni impero fa più male al volgo che ai suoi signori, padroni e sceriffi. <strong>Parole pesanti come macigni. Che forse erano anche nell’aria: da tempo infatti Gilberto e Lalla, la sua signora, non si vedevano più alle partite. Il caso Lorbek sicuramente l’aveva amareggiato e scosso. Il fedele e ruvido Giorgio Buzzavo si era da un po’ defilato e non ne voleva più sapere</strong>. La gente contestava e il Palaverde era spesso mezzo vuoto. Però nessuno l’avrebbe mai immaginato. Perché Treviso a breve organizzerà le finali di EuroCup. Perché Andrea Benetton e Claudio Coldebella avevano puntato su una squadra giovane che guardava fiduciosa al futuro. Perché Repesa era un investimento serio. Perché<strong> la Benetton dei cinque</strong> <strong>scudetti, di Kukoc e Del Negro, del Pero Skansi e del D’Antoni traditore, di Messina e Blatt, di Bargnani e Zisis, non poteva morire in questo modo</strong>.<strong> Ai piedi del Monte dei Paschi</strong> che negli ultimi tempi si è sostituito proprio alla Benetton come modello di società forte, sana, perfetta, invidiata e vincente. Meditate, uomini di poca fede. <strong>Meditate, ipocriti e farisei</strong>. Meditate voi che ancora andate cercando il Profeta quando lo avete sotto gli occhi e non lo amate come dovreste. Si chiama, vi piaccia o no, Simone Pianigiani. Voi che <strong>magari preferite invece idolatrare Andrea Trinchieri</strong>. Che è indubbiamente bravo, forse anche bravissimo, ma sempre appartenente ad un&#8217;altra categoria, inferiore (per ora) a quella di un allenatore che ha straordinariamente perso (e per sbaglio) <strong>una sola delle ultime trentasei partite</strong> giocate in Italia. <strong>Contro Varese</strong>. E contro un tal Taurino che ancora, dell’impresa, si vanta in giro per tutto il BelPaese.</p>
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		<title>Una domanda: ma se mollano i Benetton, perchè dovremmo restare proprio noi?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                           di OSCAR ELENI   
Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI</span></em></strong>   </p>
<p><strong>Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro la babilonia dei dialetti e delle lingue madri di altri paesi alla Fiera di Milano</strong>. Ci sentivamo confusi come tanti che in questi giorni si domandano se <strong>l’addio della famiglia Benetton</strong>, alla radice di tutto c’è la separazione in casa fra vecchia e nuova generazione, fra chi vedeva lo sport come passione, possibilità di socializzare, rilancio della città e delle risorse del territorio, e chi guarda allo sport soltanto come perdita di denaro, come fastidio, se questo abbandono non provocherà una crisi generale nel sistema senza entrate, senza visibilità, in un mondo nelle mani di pochi, ma non buoni.La realtà è questa, ma nessuno ci fa caso e <strong>al Bit sembrava di essere sul Titanic</strong> perché ci pare impossibile che la gente non si accorga del possibile effetto domino. I Benetton accettarono la sfida da 20 miliardi per Stefano Rusconi, un pivottone portato da Varese a Treviso dando ai Bulgheroni i quattrini per realizzare, finalmente, il Campus che resta un gioiello al di là di certe <strong>ottuse gelosie</strong>, perché nella mischia c’erano Berlusconi, Gardini, insomma era una battaglia fra gente ricca, o perlomerno fra gente che aveva soldi. Erano i giorni del vino e delle rose e del super contratto televisivo. <strong>Quando la bolla scoppiò,</strong> rimasero soltanto i Benetton e <strong>il grande Scavolini</strong>. Ora con questo annuncio è probabile che altri dicano: ma se mollano loro perché dovremmo restare proprio noi?</p>
<p><strong>La Lega ci avrà pensato? Non ne siamo sicuri. Ma dicevamo del disagio generale girando fra i pupazzi della politica sportiva. Sembra ormai evidente che gli attacchi a Dino Meneghin arrivano da troppe parti per non capire che anche lui, prima o poi, dovrà ribellarsi come faceva sul campo, anche se ha fatto bene a correre subito a Torino per tamponare la prima denuncia</strong> <strong>dell’Espresso</strong>. Qui il fuoco amico fa strage e Petrucci è stato bravo a guidarlo fra le rocce, anche se lui voleva rimandare, voleva attaccare in altra maniera. Forse anche gli amici gli nascondono cose che portano a denunce gravi come quella del magistrato ligure Macchiavello che accusa gli arbitri di inventare insulti da mettere a referto per lucrare sulle multe, come quella del dirigente veneto <strong>Gianbattista Ferrari</strong> che parla di un milione in euro <span id="more-2114"></span>che non è al posto giusto per le valutazioni errate sui parametri dei giovani in viaggio. Arbitri, soldi, mondi esterni ad una presidenza, ma sono mondi federali. <strong>Aria di tempesta che non sembra sfiorare chi governa</strong>, per la verità siamo in una bolla tipo quel pianeta tenuto lontano dall’ossigeno della verità, non soltanto nello sport. Insomma abbiamo problemi a capire e capirci.<strong> Per</strong> <strong>fortuna ogni tanto giocano</strong>, per fortuna qualcosa succede, mentre Peterson fa sapere di conoscere per nome e cognome chi ha fatto accendere <strong>il barbecue sotto la sua panchina</strong>. Lo diceva anche Bucchi. Siamo nel paese di chi conta e di chi non conta un cazzo, come direbbe il presidente federale dei tempi buoni, <strong>quel Marchese del Grillo</strong> che conosceva i peccati della gente perché aveva tutti i difetti dei peggiori con il “vantaggio” di essere anche molto ricco.</p>
<p><strong>Non sappiamo se tornerà la pace, se chi fa dell’ironia sulle troppe sedie e poltrone non abbia già pronta la daga per lasciare Cesare a terra, ma ci viene mal di stomaco anche perché Boscia Tanjevic, da Roma, ci scopre troppo morbidi, poco orsi</strong>, incapace di andare al cuore dei problemi. Se lo dice Boscia sarà sicuramente vero. Vecchiaia? Forse. Certo non riusciremmo più a reggere una battaglia come quella che stanno combattendo da altre parti con colleghi che, questo è vero, se anche sono seduti a mangiare con te si alzano di scatto e raggiungono l’antro del<strong> re di Cappadocia</strong> per paura di venire confusi con un gruppuscolo dissidente che tiene compagnia magari ad altri telecornisti, altri mondi. Siamo in una bella mischia e Tanjevic ha capito che non abbiamo più il fisico, e anche il tempo, per metterci al centro della battaglia <strong>come diceva</strong> <strong>Abatantuono in Mediterraneo</strong> mentre il fido Conti gli domandava se non si poteva stare anche ai margini. Che senso avrebbe rimettersi a duellare con gente che ha più mezzi e pochi controlli? Una volta nelle redazioni era tutto diverso. Già. C’era una volta e qui si sbuffa. Si fanno schiamazzi per coprire con il peperoncino dell’ironia tutto il resto. <strong>Gente che trema davanti al bosco</strong>, gente che fischietta fra le fronde, poi si spaccia per eroico difensore del nuovo mondo come il sindaco di Firenze che gioca davvero fra bosco e riviera e ci vorrebbe obbligare a credere che ha ragione.</p>
<p><strong>Il Boscia in combattimento era anche entusiasta della settimana di allenamento della Lottomatica che ha progetti interessanti anche per il domani. Non gli abbiamo creduto</strong>, anche perché sappiamo che su quel domani intereverranno tutti gli appartenenti alla setta del “ fate largo che pasamo noi”, su quel domani giocheranno in tanti per prendersi vantaggi se va male, gloria se va bene. Però<strong> era Boscia</strong> e allora abbiamo guardato la Rometta che doveva affrontare il terribile Barcellona. Per la prima volta non ci siamo staccati dal video, almeno fino a quando è entrato a cavallo Roberto Benigni, ma era <strong>già finito l’incantesimo</strong> perché se ai blaugrana regali quando sono dormienti affaticati, poi paghi quando diventano i campioni d’Europa. Comunque sia <strong>abbiamo visto almeno una squadra</strong>, una difesa, un ritorno dei corsari alla zona grigia del campo. <strong>Il Barca come Siena</strong> era reduce dal trionfo nella Coppa nazionale, era stanco e, rispetto ai nostri campioni, non aveva neppure la necessità di considerare vitale la vittoria. Per il Montepaschi vita durissima, con spesa di energie fisiche e mentali che, probabilmente, lasceranno poco nella prossima partita di campionato visto che tutto ora<strong> si concentra nella sfida conto Istanbul</strong> della prossima settimana. State accorti gente, se volete amare, fatelo più spesso con quelli che vivono nel vostro stesso ambiente e, se potete, andate all’attacco per aiutare il basket circondato.</p>
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		<title>ADDIO PRINCIPE DEI DUE MONDI, LUCE ACCECANTE COME GLI AMORI INFINITI</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 16:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                       di OSCAR ELENI 
Le persone che si amano o che hai amato non ci sono per nessuno. Sono altrove, lontano più della notte della vita misera che stai vivendo aspettando il gong. Più in alto del giorno. Luce accecante come sono gli amori infiniti, i primi e gli ultimi. Ecco come ci sentiamo adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                       <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Le persone che si amano o che hai amato non ci sono per nessuno. Sono altrove, lontano più della notte della vita misera che stai vivendo aspettando il gong. Più in alto del giorno. Luce accecante come sono gli amori infiniti, i primi e gli ultimi</span></strong>. Ecco come ci sentiamo adesso che<strong> se ne è andato Cesare Rubini</strong>, campione della vita e dello sport,uomo che è nella casa della gloria per il <strong>basket</strong>, che ha fatto diventare popolare in un paese che pensava soltanto agli Harlem, ma anche per la<strong> pallanuoto</strong> di cui era un maestro cantore, un difensore senza ostacoli etici. Della sua gloria sportiva saprete tutto, scudetti, oro olimpico, ne sapreste ancora di più se la Libreria dello Sport avesse sugli scaffali <strong>il libro che scrivemmo con Aldo Pacor</strong>, lui per amicizia e condivisione di vita grama e poi meravigliosa, noi per un caso, per una scelta nel giorno in cui decidemmo di abiurare con il calcio per seguire una palla a spicchi. Sul resto vi diciamo subito che abbiamo passato la notte di veglia <strong>seguendo la strada di Jacques Prevert</strong>, poeta che come lui non aveva mai voluto finire gli studi, che fingeva di non saper scrivere anche se <strong>riusciva a leggere l’anima di tutti</strong> noi alla perfezione, perché ci sono poesie che si adattano perfettamente al <strong>Principe leone che aveva paura veramente soltanto dei gatti</strong> e dell’ottusità di un burocrate, anche se perdeva poco tempo fra i collezionisti di gomme e pennini e puntava diritto al cuore: &#8220;Mi dica- il tono era del <strong>baritono</strong> da <strong>golfo mistico triestino</strong> impegnato nel ramo pirotecnico- chi comanda”. Si infilava ovunque. Alle Olimpiadi, da atleta, dirigente, riusciva sempre a sedersi nel palco delle autorità durante la cerimonia d’apertura. Aveva <strong>la faccia giusta</strong> per mandare in bambola chi osava fissarlo troppo a lungo, a parte i gatti appunto. Se voleva entrare in un museo chiuso al pubblico diventava <strong>ambasciatore</strong>, se voleva qualcosa non badava all’ora in cui telefonava, anche perché il suo vero grande maestro negli affari della vita e dello sport era <strong>l’Adolfo Bogoncelli</strong> <strong>che chiamava sempre all’alba</strong>. Sono Rubini. Rispondeva sempre così al telefono, si presentava sempre così alla gente. Bastava ed avanzava diceva il suo amico Pedro Ferrandiz, guru<span id="more-2109"></span> del grande Real Madrid di baloncesto,<strong> nemico ed amico</strong>. Lo sapevano tutti i suoi giocatori e tutti oggi sono uniti nello stesso abbraccio dei<strong> tempi in cui</strong> <strong>l’Olimpia Milano batteva ogni tipo di record</strong>, vinceva la Coppa dei campioni, prima squadra italiana.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Squilla il telefono e non sai bene se chiamano da qui o dall’aldilà. Certo il</span> <span style="text-decoration: underline;">senatore Bradley, certo Peppone Sforza e i fratelli Stefanini o</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>magari il testimone di nozze e di vita il Mimis Stefanidis</strong></span> che era anche gloria sul campo, di sicuro tutti i suoi fratelli del Settebello d’oro ai Giochi di Londra, <strong>farà baruffa per avere la linea libera</strong> <strong>Brumatti rubandola a Vittorio Tracuzzi o anche a Pentassuglia</strong> che lo imitava così bene. Sandro Gamba pregherà per tutti loro, Gianfranco Pieri e la Pierisa, come avveniva <strong>nella prima età dell’oro</strong> milanese, organizzeranno per chi si è perduto, per chi ha perduto la memoria proprio come al Principe che non doveva chiedere mai e alla fine della corsa <strong>invece delle Termopili</strong> che gli sarebbero piaciute ha scoperto<strong> il signor Alzhaimer. </strong>Volete sapere come poteva essere giocare per Rubini? Leggetevi L’organo di Barberia del poeta francese nato a Neully, sull’acqua come il Principe nato dal <strong>cuore dalmata</strong> e montenegrino e fiorito nella triestinità mai tradita, un canto che noi adattiamo al più affascinante dei pirati. Spogliatoio. Interno giorno prima, dopo o durante una stagione bella, brutta, fortunata, orribile:</p>
<p><strong>Io suono il piano diceva uno</strong></p>
<p><strong>Io il violino diceva l’altro</strong></p>
<p><strong>Io l’arpa o il banjo, il violoncello</strong>,<strong> il flauto, la cornamusa o persino la</strong> <strong>raganella</strong></p>
<p>Quanti giocatori la pensavano e la pensano così parlando soltanto di quello che suonavano loro. Parlavano ma nessuno più suonava le note giuste. Tutti i musicisti, all’improvviso, si girarono e videro nel golfo mistico un signore alto, bello, forte,che stava zitto. <strong>E voi che tacete, gli chiesero, che strumento suonate?</strong></p>
<p>Lui, <strong>Rubini</strong>, rispondeva a tutti nella stessa maniera: <strong>&#8220;Io suono l’organo di Bagheria e me la cavo anche con il coltello”.</strong></p>
<p><strong>Era così, ma non li ammazzava proprio tutti,</strong> anzi, li faceva suonare nella maniera giusta e Riminucci non era solo la tromba degli angeli biondi, era parte di una squadra, come tutti, come i migliori, come i più bravi, ma anche come chi aveva soltanto una piccola parte in commedia e doveva dire agli avversari che <strong>il pranzo partita era stato servito</strong>. Amava ed odiava con grande intensità e oggi, come domani, come sempre cammineremo con questo uomo che è stato il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest del nostro mondo.<strong> Si rideva, si litigava, ma lui era sempre il signor Rubini</strong>, amava la vita come una donna, anche se non era sempre la stessa donna, <strong>lui e Ottavio Missoni</strong> per ricordarci che si può bere un bicchiere giusto ad ogni angolo di via, brindando alla salute di un mondo che si stava disperdendo. Piramide di vetro, di vigne e di sabbia, di ricordi leggeri, di rancori dimenticati. Tante volte sotto il tavolo di <strong>Sergio al Torchietto,</strong> oggi chiuso per fallimento dei sentimenti, della Badia, del Diana, nel regno di Gianluigi Porelli che lui avrà il privilegio di trovare già pronto a<strong> nuove</strong> <strong>battaglie fra odio ed amore.</strong> Non si cercavano sempre ragioni nel vino, soprattutto per colpa dei medici che in effetti gli facevano un po’ paura, molto spesso bastava l’acqua che sapeva di uva.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Alla sua salute caro Rubini, carissimo Principe, e non importa se ci</strong> <strong>diranno che se ne è andato per sempre</strong></span>. Non si muore mai nel cuore della gente. Lui c’è e ci sarà, per sempre nel ricordo e nell’idea che ci siamo fatti pensando al pirata che serviva<strong> la regina Elisabetta</strong> bruciando le navi della cosiddetta invincibile Armada.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; lutto nazionale ogni volta che i tre italiani vanno a letto senza cena&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 12:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena</span></strong> che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. <strong>Grande Michelori</strong>, ma non dica che è stato il riposo dell’estate a farlo volare. <strong>Deprimente la Rometta</strong> che tiene fino al 30-30 e poi svacca, come sempre. Filipovski dice che per competere a certi livelli non puoi avere cali di rendimento così evidenti nella stessa partita. Lo sapevamo già, lo sanno tutti cosa tiene in tasca la Lottomatica. Te li saluto gli italiani Crosariol e Datome. Da incorniciare <strong>il Washington che svacca</strong> quando sembrava bello carico. Male anche i giovani slavi. Da incubo. Leggiamo, noi Atavar, che San Antonio impallina a 2 decimi di secondo i Bryant Lakers, davanti ad oltre 19000 persone. Anche a Belgrado erano oltre 19000 persone. <strong>Ci volevano palle e acciaio</strong>. Leggiamo che Bologna guida nell’affluenza del pubblico e per incassi. Sabatini è un genio e fa bene a servire <strong>polpette avvelenate</strong> all’agente dell’indifendibile Kemp. Leggiamo anche di società avvilite perché hanno tanti spettatori, ma sono indietro negli incassi, vedi Pesaro, ma si scopre pure che Varese è indietro nelle presenze del pubblico, ma molto avanti con gli incassi. Pericolose variazioni anche se <strong>diminuire gli omaggi non è mai stato un errore</strong>, ammesso che ci siano strade per riempire i palazzi davvero. Ad esempio: Milano contro Biella dovrà vivere<strong> sulla sua luna di Assago</strong> non servita da una metropolitana, servita soltanto da autobus di servizio sconsigliati a chi soffre la ressa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Peterson e la sua legge: Siena non è qualitativamente più forte dell’Armani, ma ha meccanismi perfetti e per questo sembra irrangiungibile. Non sembra, è.</span></strong> Armani e la sua strana storia al centro: arriva Eze. Alleluia. Si fa male quasi subito. Sfortuna o…  Torna all’improvviso Petravicius nella Milano da imbottigliare dopo Treviso. Parlano di miracolo. Noi siamo perplessi, <span id="more-2102"></span>non vorremmo che l’agente del lituano avesse parlato con l’agente di Scotti appena ustionato dalla Virtus su certe presenze assenze. <strong>Lutto nazionale ogni volta che i tre italiani Nba</strong> <strong>vanno a letto senza cena</strong>. Provincialismo baggiano. Fanno quello che possono in squadre che danno quello che possono. Gallinari è un super e non deve mai leggere la stampa degli orgasmi che lo stuzzica dicendo di chiedere più palloni. Quelli sorridono ai D’Antoni e ai Peterson per poi ballare a Chreronea sulle loro sconfitte. Belinelli è in flessione fisica e mentale. Non siamo sorpresi. <strong>Bargnani è Bargnani</strong>. Non siamo sorpresi. Né ci stupisce che non siano alla partita delle stelle se ci vanno davvero le stelle. <strong>Inferno Nba</strong>: cari agenti, cari amici dei presunti talenti, segnalate ai vostri associati che Pekovic e Splitter, due che in Europa facevano strage, giocano poco, e che il russo dei Knicks è stato tirato fuori quando ormai si pensava che fosse nel gulag della Grande mela. <strong>Premio speciale ai dirigenti dell’Iraklis Salonicco</strong> che dopo aver perso il derby con l’Aris hanno chiesto ai giocatori le maglie per buttarle a terra al centro del campo : non erano degni di indossarle. Da noi quando?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=6" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Per favore qualcuno ci speghi cos&#8217;è o dove sia mai finito il fair play finanziario</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 20:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                           di FRANCESCO SARTI
Adriano Galliani è impagabile. Dopo aver ostentato la miseria più nera per un mercato intero (prima non c’erano soldi per Luis Fabiano, poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho), ha saccheggiato la finestra di gennaio ingaggiando in serie Cassano, Emanuelson, Van Bommel, Didac Vilà e Legrottaglie. Infine, non contento, è pure riuscito a lamentarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong></p>
<p><strong>Adriano Galliani è impagabile. Dopo aver ostentato la miseria più nera per un mercato intero (prima non c’erano soldi per Luis Fabiano, poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho), ha saccheggiato la finestra di gennaio ingaggiando in serie Cassano,</strong> <strong>Emanuelson, Van Bommel, Didac Vilà e Legrottaglie</strong>. Infine, non contento, è pure riuscito a lamentarsi del fatto che il Chelsea, dal canto suo, ha appena messo sotto contratto Torres. <strong>“Dov’è il fair play finanziario?”,</strong> si chiede. Probabilmente allo stesso posto in cui era quando il suo Presidente scendeva in campo, negli ormai lontani anni ’80, comprando giocatori per due squadre pur possedendone una sola: bisognava pur sempre toglierli agli avversari. Così, grazie ai provvidi regolamenti federali, <strong>ecco la nuova corsa all’oro</strong>, il cosiddetto “mercato di riparazione”, dove i magnati penitenti si iscrivono all’ultima giostra e rimescolano le carte, e i valori, del campionato. <strong>L’Inter, onesta per</strong> <strong>antonomasia,</strong> ha messo a segno un colpo esemplare con Pazzini, che ha subito ripagato la fiducia (e i milioni) di Moratti insaccando due gol e mezzo nella sfida col Palermo. <strong>La Juve, abituata ormai ai fichi secchi, ha invece</strong> <strong>ripiegato su Toni</strong>, finchè, subito rotto anche lui, si è consolata con Matri, che solo domenica ha segnato una doppietta, ma con la maglia del Cagliari. Il tutto, <strong>senza considerare l’abortito arrivo di Floro Flores</strong>, talmente amato dai potenziali nuovi tifosi bianconeri da vedersi il sito invaso dalle loro ingiurie, alla vigilia della chiusura dell’affare. Follie, ma quel che accade in questi giorni è deliberatamente all’insegna dello squilibrio e della falsificazione. <strong>La Sampdoria, tanto per fare un nome, ha iniziato la stagione con la coppia-gol Cassano-Pazzini</strong>, e adesso si ritrova con <strong>Macheda e Maccarone</strong>, non proprio la stessa cosa, nonostante i noti trascorsi in Premier.</p>
<p><strong>Cosa implichi questo turbillon di scambi è facilmente intuibile: risultati a sorpresa, gap tra le squadre ricche e le altre ulteriormente dilatato, rapporti di forza al vertice improvvisamente scompaginati</strong>. Col rischio di premiare, alla fine, chi ha comprato di più e più in fretta, con la stessa logica del pit-stop decisivo cara alla Formula uno degli ultimi anni. Varrebbe anzi la pena di consigliare ai preparatori atletici delle pretendenti al titolo di studiare una tabella apposita, per far sfogare i campioni di turno nei primi mesi del campionato. Tanto, poi, arrivano i sostituti.<span id="more-2093"></span> Del resto non è una situazione inedita: nel basket Nba<strong> i Detroit Pistons vinsero il titolo 2004</strong> grazie all’innesto in corsa di Rasheed Wallace, e i Lakers hanno costruito gli ultimi successi sulla trade invernale che portò a Los Angeles, via Memphis, Pau Gasol (anche se conquistarono l’Anello solo l’anno dopo). Oggi, ci si accontenta dei rumors sulle distrazioni di <strong>Carmelo Anthony</strong>, invaghito dalla prospettiva di passare, con Billups e Hamilton, ai New Jersey Nets, per tacere delle voci che, a intervalli regolari, vorrebbero il suddetto <strong>scambiato con Gallinari</strong> e qualcun altro, per farlo approdare a New York. A conti fatti, questo muoversi impazzito di pedine fa tornare lo sport ai fondamentali odierni, ossia le dinamiche affaristiche. Il campo ridiventa sovrastruttura, le trade un azzardo degno di <strong>Gordon Gekko</strong>, la chimica di squadra qualcosa di simile a un incantesimo (vince chi sa inserire meglio e più velocemente il nuovo acquisto). Personalmente, già annoiati dal continuo <strong>andirivieni di mercenari</strong> da ogni dove, soprattutto nel basket nostrano, ci chiediamo se, più che di stagione, sia più appropriato parlare di stazione regolare, data l’impressionante frequenza di arrivi e partenze più o meno eccellenti. Soltanto, giunti a tal punto, gradiremmo, <strong>per puro spirito ludico</strong>, che si portasse il meccanismo alle estreme conseguenze: mandiamo, con l’amata formula del prestito con diritto di riscatto, <strong>Messi al</strong> <strong>Real e Cristiano Ronaldo al Barcellona</strong>, poi Kakà alla Juve e Buffon al Milan. E magari <strong>Pato all’Inter</strong> in cambio di Pazzini, che darà vita a una scintillante coppia con Ibrahimovic. Come dite? È scaduto il tempo? Beh, allora lavoriamo per l’estate. E per il prossimo gennaio. <strong>Il resto sono</strong> <strong>classifiche.</strong></p>
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