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		<title>Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 20:54:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sul comodino]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanto sono distanti le isole Faroe e il Giappone? Qualche giorno fa, sul comodino delle letture, si sono avvicinati.Leggere questo]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Quanto sono distanti le isole Faroe e il Giappone? Qualche giorno fa, sul comodino delle letture, si sono avvicinati.<br />Leggere questo romanzo di Johan Harstad mi ha riportato a quando ho letto per la prima volta &#8220;Norwegian Wood&#8221;, e curiosamente solo ora mi accorgo che in entrambi entra a buon titolo, la Norvegia.<br />Mattias è un ragazzo piantato per terra. Non a caso fa il giardiniere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lo consci &#8211; nelle prime pagine del libro &#8211; può ricordare Toru Watanabe. Centrato, sicuro di quello che si sente di essere. Sicuramente periferico, senza malattia di protagonismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi qualcosa cambia.<br />Continuano però le somiglianze.<br />Il tema della salute mentale, dell&#8217;essere confinati in un luogo di cura, dove persone come te ti danno attenzione, tengono al tuo equilibrio. Al tuo restare intero e non a pezzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Morte,  poi c&#8217;è la morte. ma c&#8217;è una speranza, quella di poter andare avanti lo stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di restare comunque legati a chi non c&#8217;è più, con gesti più o meno simbolici, più esteriori i intimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema dell&#8217;essere secondi. Così come Buzz Aldrin è passato alla storia come colui che è stato serenamente secondo, sceso dopo Neil Armstrong sulla superficie della Luna.<br />Ma che poi. Tanto serenamente?<br />Il tema del canto, della Musica. Il canto come talento privato, come una dimensione intima dell&#8217;essere, tanto intima da voler essere esposta solo in condizioni eccezionali. Sempre in stati alterati dall&#8217;alcool. Che toglie le barriere delle inibizioni, e rende labile il confine tra corpo e anima, tra io profondo, istintivo e io pubblico, sociale. Il canto &#8211; dionisiaco, ma spogliato della sua dimensione carnale, reso pura essenza spirituale, distilla la purezza dell&#8217;essere, e lascia che l&#8217;io emerga in tutta la sua dirompente energia. Pressione sulle pareti, energia potenziale attuata e in rilascio improvviso, reazione esplosiva immediata. <br /><br />Sullo sfondo &#8211; uno sfondo che si fa protagonista &#8211; il verde delle isole Faroe: scritte, sentite, raccontate così bene da fartele sentire addosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Romanzo storico? Entra la guerra dei Balcani. Non con lo svolgersi delle sue azioni: piuttosto con l&#8217;opera pietosa di chi ha cercato di dare un nome e dignità a chi era solo un corpo in una fossa comune. Esperienze che segnano gli uomini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uomini che si incontrano, vite che si intrecciano e restano in bilico, due squilibri che si compensano e che si aiutano.<br />Havstein come Reiko, il più anziano che sembra centrato, ma che centrato non è, o non è stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un limite di questo libro, questa somiglianza, questa evocazione. No</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi, per me è solo un racconto diverso dello stesso mito.</p>
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		<title>«Le potenze medie devono agire insieme perché, se non sei al tavolo, sei nel menù»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 07:33:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;È un piacere – e un dovere – essere con voi in questo momento di svolta per il Canada e]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>È un piacere – e un dovere – essere con voi in questo momento di svolta per il Canada e per il mondo. Oggi parlerò della rottura dell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta ad alcun vincolo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma vi propongo anche un’altra tesi: che altri Paesi, in particolare le potenze di medio livello come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che incarni i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il potere dei meno potenti comincia dall’onestà.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ogni giorno ci viene ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze. Che l’ordine internazionale basato sulle regole si sta dissolvendo. Che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile – la logica naturale delle relazioni internazionali che si riafferma. E di fronte a questa logica esiste una forte tendenza, da parte dei Paesi, ad adeguarsi per sopravvivere. Ad accomodarsi. A evitare problemi. A sperare che la conformità garantisca sicurezza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non lo farà.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quali sono dunque le nostre opzioni?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel 1978 il dissidente ceco&nbsp;<strong>Václav Havel</strong>&nbsp;scrisse un saggio intitolato Il potere dei senza potere. In esso poneva una domanda semplice:&nbsp;<strong>come si manteneva il sistema comunista?</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La sua risposta cominciava con un fruttivendolo. Ogni mattina questo negoziante esponeva in vetrina un cartello: «Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!». Non ci credeva. Nessuno ci credeva. Ma lo esponeva comunque – per evitare guai, per segnalare conformità, per tirare avanti. E poiché ogni negoziante, in ogni strada, faceva lo stesso, il sistema persisteva.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non solo attraverso la violenza, ma attraverso la partecipazione delle persone comuni a rituali che in privato sapevano essere falsi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Havel definì questo atteggiamento «vivere nella menzogna». Il potere del sistema non derivava dalla sua verità, ma dalla disponibilità di tutti a comportarsi come se fosse vero. E la sua fragilità proveniva dalla stessa fonte: quando anche una sola persona smette di recitare – quando il fruttivendolo toglie il cartello – l’illusione comincia a incrinarsi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È tempo che le imprese e i Paesi tolgano i loro cartelli.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Per decenni Paesi come il Canada hanno prosperato all’interno di quello che chiamavamo l’ordine internazionale basato sulle regole. Abbiamo aderito alle sue istituzioni, lodato i suoi principi e beneficiato della sua prevedibilità. Potevamo perseguire politiche estere fondate sui valori sotto la sua protezione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era in parte falsa. Che i più forti si sarebbero auto-esentati quando conveniente. Che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico. E che il diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questa finzione era utile e, in particolare, l’egemonia americana ha contribuito a fornire beni pubblici: rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e sostegno a quadri per la risoluzione delle controversie.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Così abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai rituali. E per lo più abbiamo evitato di denunciare le discrepanze tra retorica e realtà.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo patto non funziona più.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Permettetemi di essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Negli ultimi due decenni una serie di crisi – finanziarie, sanitarie, energetiche e geopolitiche – ha messo a nudo i rischi di un’integrazione globale estrema.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Più recentemente, le grandi potenze hanno iniziato a usare l’integrazione economica come un’arma. I dazi come leva. Le infrastrutture finanziarie come strumenti di coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non si può «vivere nella menzogna» del beneficio reciproco attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della propria subordinazione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le istituzioni multilaterali su cui facevano affidamento le potenze medie – l’OMC, l’ONU, le COP, l’architettura della risoluzione collettiva dei problemi – sono fortemente indebolite.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Di conseguenza, molti Paesi stanno giungendo alle stesse conclusioni. Devono sviluppare una maggiore autonomia strategica: nell’energia, nel cibo, nei minerali critici, nella finanza e nelle catene di approvvigionamento.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo impulso è comprensibile. Un Paese che non è in grado di nutrirsi, di rifornirsi di energia o di difendersi ha poche opzioni. Quando le regole non ti proteggono più, devi proteggerti da solo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma guardiamo con lucidità a dove questo conduce. Un mondo di fortezze sarà più povero, più fragile e meno sostenibile.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E c’è un’altra verità: se le grandi potenze abbandonano persino la pretesa di regole e valori per perseguire senza ostacoli il proprio potere e i propri interessi, i benefici del “transazionalismo” diventano più difficili da replicare. Le potenze egemoni non possono monetizzare indefinitamente le loro relazioni.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Gli alleati diversificheranno per coprirsi dall’incertezza. Compreranno assicurazioni. Aumenteranno le opzioni. Questo ricostruisce la sovranità – una sovranità che un tempo era fondata sulle regole, ma che sarà sempre più ancorata alla capacità di resistere alle pressioni.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Come ho detto, una gestione del rischio di questo tipo ha un costo, ma il costo dell’autonomia strategica, della sovranità, può anche essere condiviso. Gli investimenti collettivi nella resilienza sono meno onerosi che costruire ciascuno la propria fortezza. Standard condivisi riducono la frammentazione. Le complementarità generano benefici a somma positiva.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La domanda per le potenze medie, come il Canada, non è se adattarsi a questa nuova realtà. Dobbiamo farlo. La domanda è se ci adattiamo semplicemente costruendo muri più alti, oppure se possiamo fare qualcosa di più ambizioso.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il Canada è stato tra i primi a cogliere il segnale di allarme, avviando un cambiamento profondo della propria postura strategica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I canadesi sanno che la vecchia e comoda convinzione secondo cui la nostra geografia e le nostre alleanze garantivano automaticamente prosperità e sicurezza non è più valida.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il nostro nuovo approccio si fonda su ciò che Alexander Stubb ha definito “realismo basato sui valori” – oppure, in altre parole, sull’essere al tempo stesso guidati da principi e pragmatici.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Guidati da principi nel nostro impegno verso valori fondamentali: sovranità e integrità territoriale, il divieto dell’uso della forza salvo nei casi conformi alla Carta delle Nazioni Unite, il rispetto dei diritti umani.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pragmatici nel riconoscere che il progresso è spesso incrementale, che gli interessi divergono, che non tutti i partner condividono i nostri valori. Ci impegniamo in modo ampio e strategico, a occhi aperti. Affrontiamo attivamente il mondo per quello che è, non aspettiamo un mondo che vorremmo fosse.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il Canada sta calibrando le proprie relazioni affinché la loro profondità rifletta i nostri valori. Stiamo privilegiando un coinvolgimento ampio per massimizzare la nostra influenza, data la fluidità dell’ordine mondiale, i rischi che essa comporta e le poste in gioco per ciò che verrà.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non facciamo più affidamento solo sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Stiamo costruendo questa forza in patria.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Da quando il mio governo è entrato in carica, abbiamo ridotto le tasse su redditi, plusvalenze e investimenti delle imprese, abbiamo eliminato tutte le barriere federali al commercio interprovinciale e stiamo accelerando mille miliardi di dollari di investimenti in energia, intelligenza artificiale, minerali critici, nuovi corridoi commerciali e altro ancora.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Raddoppieremo la spesa per la difesa entro il 2030, facendolo in modo da rafforzare le nostre industrie nazionali.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ci stiamo rapidamente diversificando all’estero. Abbiamo concordato un partenariato strategico globale con l’Unione europea, inclusa l’adesione a SAFE, il sistema europeo di appalti per la difesa.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Negli ultimi sei mesi abbiamo firmato altri dodici accordi commerciali e di sicurezza in quattro continenti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Negli ultimi giorni abbiamo concluso nuovi partenariati strategici con Cina e Qatar.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Stiamo negoziando accordi di libero scambio con India, ASEAN, Thailandia, Filippine e Mercosur.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Per contribuire alla soluzione dei problemi globali perseguiamo una geometria variabile: coalizioni diverse per questioni diverse, basate su valori e interessi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sull’Ucraina siamo membri centrali della Coalizione dei Volenterosi e tra i maggiori contributori pro capite alla sua difesa e sicurezza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Sulla sovranità artica stiamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto unico a determinare il futuro della Groenlandia. Il nostro impegno verso l’Articolo 5 è incrollabile.</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Lavoriamo con i nostri alleati NATO – compresi quelli nordici e baltici – per rafforzare ulteriormente i fianchi settentrionale e occidentale dell’Alleanza, anche attraverso investimenti senza precedenti del Canada in radar oltre l’orizzonte, sottomarini, velivoli e presenza sul terreno. Il Canada si oppone con forza ai dazi legati alla Groenlandia e chiede colloqui mirati per raggiungere obiettivi condivisi di sicurezza e prosperità nell’Artico.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sul commercio plurilaterale sosteniamo la creazione di un ponte tra il Partenariato Trans-Pacifico e l’Unione europea, dando vita a un nuovo blocco commerciale di 1,5 miliardi di persone.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sui minerali critici stiamo formando “club di acquirenti” ancorati al G7, per consentire al mondo di ridurre la dipendenza da forniture concentrate.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sull’intelligenza artificiale cooperiamo con democrazie affini per evitare di essere costretti, in ultima analisi, a scegliere tra egemoni e hyperscaler.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo non è multilateralismo ingenuo. Né è affidarsi a istituzioni indebolite. È costruire coalizioni che funzionano, tema per tema, con partner che condividono un terreno comune sufficiente per agire insieme. In alcuni casi, si tratterà della grande maggioranza delle nazioni.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ed è creare una fitta rete di connessioni tra commercio, investimenti e cultura, su cui potremo fare affidamento per le sfide e le opportunità future.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le potenze medie devono agire insieme perché, se non sei al tavolo, sei nel menù.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le grandi potenze possono permettersi di andare da sole. Hanno la dimensione del mercato, la capacità militare e la leva per dettare le condizioni. Le potenze medie no. Ma quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che viene offerto. Competiamo tra noi per essere i più accomodanti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questa non è sovranità. È la rappresentazione della sovranità mentre si accetta la subordinazione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i Paesi intermedi hanno una scelta: competere tra loro per ottenere favori oppure unirsi per creare una terza via con un impatto reale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non dovremmo permettere che l’ascesa della forza bruta ci accechi rispetto al fatto che il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole rimarrà forte – se scegliamo di esercitarlo insieme.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E questo mi riporta a Havel.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Che cosa significherebbe, per le potenze medie, “vivere nella verità”?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Significa dare un nome alla realtà. Smettere di invocare l’“ordine internazionale basato sulle regole” come se funzionasse ancora come promesso. Chiamare il sistema per ciò che è: un periodo di intensificazione della rivalità tra grandi potenze, in cui i più forti perseguono i propri interessi usando l’integrazione economica come strumento di coercizione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Significa agire in modo coerente. Applicare gli stessi standard ad alleati e rivali. Quando le potenze medie criticano l’intimidazione economica proveniente da una direzione ma tacciono quando proviene da un’altra, stanno lasciando il cartello in vetrina.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Significa costruire ciò in cui affermiamo di credere. Invece di aspettare il ritorno del vecchio ordine, creare istituzioni e accordi che funzionino davvero come descritto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E significa ridurre le leve che consentono la coercizione. Costruire un’economia domestica forte dovrebbe essere sempre la priorità di ogni governo. La diversificazione internazionale non è solo prudenza economica; è il fondamento materiale di una politica estera onesta. I Paesi si guadagnano il diritto a posizioni di principio riducendo la propria vulnerabilità alle ritorsioni.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il Canada possiede ciò che il mondo desidera. Siamo una superpotenza energetica. Deteniamo vaste riserve di minerali critici. Abbiamo la popolazione più istruita al mondo. I nostri fondi pensione sono tra i maggiori e più sofisticati investitori globali. Abbiamo capitale, talento e un governo con un’enorme capacità fiscale per agire con decisione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E abbiamo i valori a cui molti altri aspirano.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il Canada è una società pluralista che funziona. Il nostro spazio pubblico è rumoroso, diverso e libero. I canadesi restano impegnati nella sostenibilità.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Siamo un partner stabile e affidabile – in un mondo che non lo è affatto – un partner che costruisce e valorizza relazioni di lungo periodo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il Canada ha anche qualcos’altro: la consapevolezza di ciò che sta accadendo e la determinazione ad agire di conseguenza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sappiamo che questa rottura richiede più di un adattamento. Richiede onestà sul mondo per quello che è.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Stiamo togliendo il cartello dalla vetrina.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il vecchio ordine non tornerà. Non dovremmo rimpiangerlo. La nostalgia non è una strategia.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma dalla frattura possiamo costruire qualcosa di migliore, più forte e più giusto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo è il compito delle potenze medie, che hanno più da perdere in un mondo di fortezze e più da guadagnare in un mondo di cooperazione autentica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di nominare la realtà, di costruire forza in patria e di agire insieme.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questa è la strada del Canada. La scegliamo apertamente e con fiducia.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ed è una strada aperta a qualsiasi Paese disposto a percorrerla con noi.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>l discorso del primo ministro canadese Mark Carney al World Economic Forum di Davos.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Unbearable melancholy</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 19:29:24 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">«[&#8230;] And for its intense, unbearable melancholy, the final end-title sequence has to be watched through to the very end, until the screen goes dark»<br /><a href="https://www.theguardian.com/film/2013/sep/05/le-grande-bellezza-great-beauty-review">Peter Breadshaw, The Guardian</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Storie da ricordare, da raccontare ai figli</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 19:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A cena, si parla. E così si comincia a parlare delle Olimpiadi, quelle del 1968. Lew Alcindor, giovane cestista, decide]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A cena, si parla. E così si comincia a parlare delle Olimpiadi, quelle del 1968. Lew Alcindor, giovane cestista, decide di boicottarle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in quell&#8217;Olimpiade, c&#8217;è un&#8217;altra storia da raccontare, quella che si è impressa in una foto iconica<br />Due velocisti, primo e terzo al traguardo, sul podio, alzano il pugno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia da rileggere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ilpost.it/2018/10/16/tommy-smith-john-carlos-protesta-citta-del-messico">https://www.ilpost.it/2018/10/16/tommy-smith-john-carlos-protesta-citta-del-messico</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La scelta del consumatore</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 10:49:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci resta questa possibilità: quella di scegliere, come consumatori, di non consumare ciò che proviene da determinati soggetti. Fare una]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci resta questa possibilità: quella di scegliere, come consumatori, di non consumare ciò che proviene da determinati soggetti. Fare una scelta politica, consapevole, volontaria. Piccola presa come singola azione, ma potenzialmente dirompente se scalata sui grandi numeri. Non comprare. Non ordinare dalle piattaforme di delivery. Scegliendo qualcos&#8217;altro, che abbia più senso che pretendere che qualcuno pedali per pochi centesimi per portarti il pollo fritto. Falliranno le piattaforme, magari. Non vuole essere un gesto ostile verso i driver, ma verso i loro caporali, le piattaforme che sfruttano il loro lavoro.</p>
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		<title>l&#8217;arte trasmetta la verità senza spiegarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 19:11:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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		<title>&#8220;Manifesto per un serena Reisistenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 14:22:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho ricevuto una newsletter. Ne ricevo tante, il più delle quali neppure apro, meno che meno leggo. Sono kipple, direbbe]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho ricevuto una newsletter. Ne ricevo tante, il più delle quali neppure apro, meno che meno leggo. Sono kipple, direbbe Dick, che si accumula apparentemente senza peso nella memoria di un device.<br />Ma.<br />Oggi mi è caduto l&#8217;occhio &#8211; perché pur sempre un occhio al cesto delle newsletter lo do, un giorno si e uno no- su un messaggio di una di quelle persone che, un po&#8217; di tempo fa, ho deciso consapevolmente di seguire. <br />La prosa tranquilla e lucida di Alessandra Farabegoli mi raggiunge, dando forma e sostanza a pensieri che già da qualche mese mi girano per la testa. <br />Il <a href="https://open.substack.com/pub/alebegoli/p/manifesto-per-una-serena-resistenza?r=219reb&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">manifesto per una serena resistenza</a> è un punto di partenza per affrontare i tempi che vengono.</p>
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		<title>Patria &#8211; Fernando Aramburu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 10:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[Il lockdown ha risvegliato il mio io lettore, in questo 2020 ho letto ad un ritmo superiore a quello degli]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il lockdown ha risvegliato il mio <em>io</em> lettore, in questo 2020 ho letto ad un ritmo superiore a quello degli ultimi anni (una vergogna)<br />Una delle più belle sorprese è <em>Patria.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un romanzo radicato nella storia della Spagna, ma che molto facilmente riesce ad conquistare un valore universale. Una scrittura scorrevole, ironica, profonda.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>just a song</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 19:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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		<title>Sean Chuang &#8211; I miei anni ’80 a Taiwan &#124; add editore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 21:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[È sempre il caso a farmi fare le scoperte migliori. Spesso squaderna i suoi effetti in più atti. In questo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È sempre il caso a farmi fare le scoperte migliori. Spesso squaderna i suoi effetti in più atti. In questo caso, sono tre</p>



<h2 class="wp-block-heading">Atto primo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Metà dell&#8217;anno scorso: una newsletter alla quale non sapevo neppure di essere iscritto, letta per caso tra mille altri messaggi di solito non letti, mi annuncia l&#8217;uscita di questo volume a fumetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non leggo fumetti, ma qualcosa mi spinge a leggere il testo della mail. Sarà il titolo? Saranno gli anno &#8217;80?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mail presenta il volume in modo completo, con diversi disegni tratti dal volume. E mi si fissa nella mente. Ammetto una certa debolezza, una sensibilità un po&#8217; sospetta riguardo al tema nostalgico, degli anni della propria infanzia. Più precisamente degli anni &#8217;80: quelli della mia infanzia, la prima infanzia. Anni che per quanto fossi piccolo ricordo più che per gli episodi, per la sensazione di semplicità di immediatezza, di ben accetta provvisorietà ed improvvisazione. Di serenità e spensieratezza. Avevo pochi anni, le elementari, poi le medie. Anche se ho vissuto in una serena reclusione quegli anni, ricordo il mondo esterno vibrare di una assolata positività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono immagini, sono scorci di una via, con il traffico delle macchine che oggi più non si ricordano: le Ascona, le Taunus, le 128, lo sciamare dei motorini senza casco.<br /></p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagini che ho sempre portato dentro, con la sofferenza di faticare a fissarle in qualche modo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E di colpo, inciampo in Sean Chuang, che dall&#8217;altra parte del mondo ha vissuto un&#8217;infanzia non simile, ma che gli ha lasciato forse le stesse impressioni. Lui più grande e consapevole, più selvaggia la sua vita, segnata dalla storia del suo paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Atto Secondo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un pomeriggio, al lavoro, Twitter mi fa scoprire che alla <a href="http://www.libreriamarcopolo.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label=" (opens in a new tab)">Libreria Marco Polo di Venezia</a> &#8211; che già di per sé è una storia da raccontare, quella di <a rel="noreferrer noopener" aria-label="Flavio (opens in a new tab)" href="https://www.corriere.it/cronache/17_marzo_19/impresa-economica-flavio-libraio-qui-zero-best-seller-6fa9435e-0ceb-11e7-a6d7-4912d17b7d3e.shtml" target="_blank">Flavio </a> e dei suoi amici librai &#8211; c&#8217;è Sean Chuang, che presenta il libro e firma le copie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro colpo di fulmine, è il segno che aspettavo per convincermi a prendere quel volume. Lo prenoto, ne prenoto una copia firmata rispondendo ad un tweet della <a href="https://twitter.com/booksmarcopolo">Marco Polo</a>.<br /><br /></p>



<h2 class="wp-block-heading">Atto Terzo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"> Copia che poi resta lì da loro, per settimane, scavalla il passaggio da un anno a quello nuovo. Fino ad ina pausa pranzo che dovrei passare al Tronchetto, nell&#8217;attesa di un incontro di lavoro. Scendo della macchina e mi avvio, <em>pedibus calcantibus.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Entro e li trovo così, nel bel mezzo del loro desinare, tra i libri e un sottile profumo di frittura fresca.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://pbs.twimg.com/media/DzxM4dHWkAAHqLF.jpg:large" alt=""/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Accolto come un amico  &#8211; Flavio non c&#8217;è, me lo saluteranno loro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi porto a casa il mio volume, lo leggo d&#8217;un fiato a letto. e ritrovo quello che mi aspettavo. Non sono i miei anni &#8217;80, ma hanno lo stesso profumo, quello di armadio chiuso da troppo tempo, ma che quando apri, ti pare di avere appena chiuso, di avergli appena lasciato dentro qualcosa e poi voltato le spalle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impagabile.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="555" src="https://think.turns.it/wp-images/Chang_add_1.jpg" alt="" class="wp-image-1950" srcset="https://think.turns.it/wp-images/Chang_add_1.jpg 800w, https://think.turns.it/wp-images/Chang_add_1-480x333.jpg 480w, https://think.turns.it/wp-images/Chang_add_1-768x533.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>I miei anni ’80 a Taiwan&nbsp;è una nostalgica storia di formazione che racconta con sguardo cinematografico gli anni Ottanta, i suoi culti e manie come Bruce Lee, Mazinga e i robottoni giapponesi, la breakdance, senza tralasciare i forti condizionamenti della politica e delle restrizioni alla libertà imposte dalla legge marziale.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Sorgente: <em><a href="https://www.addeditore.it/catalogo/sean-chuang-%e5%b0%8f%e8%8e%8a-i-miei-anni-80-a-taiwan/">Sean Chuang ?? &#8211; I miei anni ’80 a Taiwan | add editore</a></em></p>
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		<title>Imparare i social dalla più giovane deputata degli Stati Uniti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 21:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[Come usa (benissimo)&#160;i social&#160;network Alexandria&#160;Ocasio-Cortez&#160;e perché &#38; Sorgente: Imparare i&#160;social&#160;dalla&#160;più giovane deputata degli Stati Uniti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Come usa (benissimo)&nbsp;i social&nbsp;network Alexandria&nbsp;Ocasio-Cortez&nbsp;e perché &amp;</p></blockquote>
<p>Sorgente: <em><a href="https://www.agi.it/blog-italia/digitale/ocasio_cortez_social_successo-4989061/post/2019-02-12/?fbclid=IwAR0b01flk0DsCgkZJsS6feiBCEfMvzTSDK89AjhuDDcuILxFQmfZD6jdz9E">Imparare i&nbsp;social&nbsp;dalla&nbsp;più giovane deputata degli Stati Uniti</a></em></p>
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		<title>It’s Time to Say Goodbye to Our Beloved Mars Rover – Space Time – Medium</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 20:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[After losing contact for months, NASA is expected to soon end the Mars mission of the Opportunity Rover?—?formally known as]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="https://medium.com/s/space-time/its-time-to-say-goodbye-to-our-beloved-mars-rover-421540f742f1"><img decoding="async" class="alignnone size-full" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/2000/1*D4DEvyIBXbVH7lLoNjLdnQ.jpeg" alt=""/></a>After losing contact for months, NASA is expected to soon end the Mars mission of the Opportunity Rover?—?formally known as Mars Exploration Rover B.</p></blockquote>
<p>Sorgente: <em><a href="https://medium.com/s/space-time/its-time-to-say-goodbye-to-our-beloved-mars-rover-421540f742f1">It’s Time to Say Goodbye to Our Beloved Mars Rover – Space Time – Medium</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Love Is Walking Hand In Hand: The Peanuts Gang Defines Love, 1965</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 20:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[‘Love is being happy knowing that she’s happy… but that isn’t so easy.’ Sorgente: Love Is Walking Hand In Hand:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="https://www.brainpickings.org/2012/03/30/love-is-walking-hand-in-hand-schulz-peanuts/"><img decoding="async" class="alignnone size-full" src="https://think.turns.it/wp-images/loveiswalkinghandinhand_11.jpg" alt=""/></a>‘Love is being happy knowing that she’s happy… but that isn’t so easy.’</p></blockquote>
<p>Sorgente: <em><a href="https://www.brainpickings.org/2012/03/30/love-is-walking-hand-in-hand-schulz-peanuts/">Love Is Walking Hand In Hand: The Peanuts Gang Defines Love, 1965</a></em></p>
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		<title>Chirotteri dalla faccia a fiore &#8211; Ludovica Lugli</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 20:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[E gli altri animali del futuro immaginati di &#8220;After Man&#8221;, libro illustrato capostipite della biologia speculativa da (ri)scoprire per i]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="https://www.ilpost.it/ludovicalugli/2019/02/12/chirotteri-dalla-faccia-a-fiore-e-gli-altri-animali-del-futuro-di-dougal-dixon/"><img decoding="async" class="alignnone size-full" src="https://think.turns.it/wp-images/pipistrellidi.jpg" alt=""/></a></p>
<p>E gli altri animali del futuro immaginati di &#8220;After Man&#8221;, libro illustrato capostipite della biologia speculativa da (ri)scoprire per i 210 anni di Darwin</p></blockquote>
<p>Sorgente: <em><a href="https://www.ilpost.it/?blog_post=chirotteri-dalla-faccia-a-fiore-e-gli-altri-animali-del-futuro-di-dougal-dixon">Chirotteri dalla faccia a fiore &#8211; Ludovica Lugli</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Mi sembra di sentire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[turns]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 22:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Think]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi sembra di sentire nell&#8217;aria un&#8217;aria nuova, ma familiare. Nuova forse solo nel senso che era un po&#8217; che non]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi sembra di sentire nell&#8217;aria un&#8217;aria nuova, ma familiare. Nuova forse solo nel senso che era un po&#8217; che non la si sentiva, e per questo se ne era perso il ricordo. Ma appena riapparsa ecco riapparire anche la consapevolezza che no, non di nuova aria si tratta, ma di qualcosa che torna, in forma diversa magari. O la forma è la sessa, ma cambia comunque qualcosa, ma non tutto. Trasformazione, metamorfosi, evoluzione, crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivano i capelli bianchi, mi annuncia mia moglie. Spuntano dietro le tempie, vicino alle orecchie, dove la barba si confonde. Nel torpore di anni riaffiora quest&#8217;aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella di scrivere ancora, ma stavolta con un progetto (&#8220;&#8230;senza un progetto dimmi come ci si sente&#8230;&#8221;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho letto che il 2019 sarà l&#8217;anno di ritorno dei blog. Sarà una coincidenza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito riprendono queste fiammate, pubblico qualcosa ripreso da un altro sito, forse una notizia, forse un video, ogni tanto una canzone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Più difficile riprendere l&#8217;ardire di battere sui tasti, far incontrare dita e lettere, in un faccia a faccia pugilistico, quasi, un alternarsi di colpi gentiluomini, che tornando a rito a riaffrontare le lettere, le stesse lettere a distanza di poche battute, di pochi jab.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché prima di metterci di nuovo l&#8217;anima dentro, devi ritrovare il ritmo, il groove, il mood della scrittura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ne ho parlato? uno dei sostantivi che più ritorna in questi post, in quelli che tentano di diventare i primi di una serie, auspicabilmente lunga, più realisticamente fuoco di paglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari poi è solo il gusto di un gioco di parole in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://unsplash.com/@oladimeg?utm_medium=referral&amp;utm_campaign=photographer-credit&amp;utm_content=creditBadge" target="_blank" rel="noreferrer noopener">unsplash-logoOladimeji Odunsi</a></p>
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