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	<title>Su Nuraghe</title>
	
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	<description>Circolo Culturale Sardo ~ Biella</description>
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		<title>Dal Regno Sardo all’Italia Unita, «Biellesi Tessitori di Unità»</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 20 luglio, nelle sale della Prefettura di Biella, Ufficio Territoriale del Governo, sono stati presentati i logo ufficiali delle manifestazioni per il 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia che verranno utilizzati dagli oltre trenta Enti aderenti al progetto Biellesi Tessitori di Unità, coordinati dal Comitato provinciale di Biella per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="presentazione logo" src="/files/img/2/1075.jpg" /><p class="wp-caption-text">Il Prefetto di Biella, dott. Pasquale Manzo presenta con la dott. Mariella Biollino e il dott. Andrea Del Mastro Delle Vedove, Assessori alla Cultura della Provincia e della Città di Biella, i logo per le Celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia</p></div>
<p>Martedì 20 luglio, nelle sale della Prefettura di Biella, Ufficio Territoriale del Governo, sono stati presentati i logo ufficiali delle manifestazioni per il 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia che verranno utilizzati dagli oltre trenta Enti aderenti al progetto <em>Biellesi Tessitori di Unità</em>, coordinati dal <em>Comitato provinciale di Biella per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto dell&#8217;unità europea</em>, che vede la Provincia e il Comune di Biella tra i soggetti capofila.<br />
In vista delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, grazie alla sensibilità istituzionale del Prefetto dott. Pasquale Manzo, sono state raccolto le proposte e coordinati i programmi dei diversi soggetti del Territorio al fine di dare veste unitaria al vasto programma che si sta ancor più arricchendo di nuove proposte.<br />
Le celebrazioni biellesi idealmente si dipanano secondo tre ampie tematiche di riferimento, nel cui ambito rientrano le specifiche singole progettualità degli Enti aderenti, contraddistinte, rispettivamente, con i fili del Tricolore: un filo rosso, uno bianco ed uno verde.<br />
<em>Il filo rosso</em> è il percorso che parte dalle camicie garibaldine fabbricate con stoffa acquistata nelle Valli biellesi e dai tessuti di panno forniti dalle industrie locali all&#8217;Armata Sarda, divenuta il 4 maggio 1861 Esercito Italiano, sino ai tessuti altamente tecnologici di oggi utilizzati nell&#8217;industria aerospaziale e dalle truppe destinate in aree di conflitto internazionale.<span id="more-1075"></span><br />
<em>Il 4 maggio 1861, con Decreto del Ministro della Guerra Manfredo Fanti, l&#8217;Armata Sarda, che aveva incorporato molti eserciti pre-unitari, prendeva la denominazione di Esercito Italiano. Da questa data origina &#8220;La Festa dell&#8217;Esercito&#8221;, istituita nel 1998 dall&#8217;allora Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito Tenente Generale Francesco Cervoni</em>.</p>
<p>Giovanni Usai</p>
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		<title>4 generali La Marmora, Alberto amante e studioso dell’Isola</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il filo bianco è il percorso dei Biellesi costruttori di Unità nella politica e nella cultura: si vuole indagare come a partire dai moti del 1821 sino al 1848 e poi dal 1861 sino al 1920, diverse decine di Biellesi hanno dato il loro contributo per la definizione della Nazione e, soprattutto, come la loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="monumento La Marmora" src="/files/img/2/1070.jpg" /><p class="wp-caption-text">Monumento ad Alberto Ferrero della Marmora, custodito nella Basilica di San Sebastiano di Biella</p></div>
<p><em>Il filo bianco</em> è il percorso dei Biellesi costruttori di Unità nella politica e nella cultura: si vuole indagare come a partire dai <em>moti del 1821</em> sino al 1848 e poi dal 1861 sino al 1920, diverse decine di Biellesi hanno dato il loro contributo per la definizione della Nazione e, soprattutto, come la loro partecipazione sia stata ampia pur con provenienze sociali e culturali diverse e variegate.<br />
Biella ha dato al Risorgimento italiano i quattro fratelli generali dell&#8217;antica famiglia La Marmora: Carlo Emanuele, fondatore delle <em>Guardie del Re di Sardegna</em>, divenute poi i <em>Corazzieri della Repubblica Italiana</em>; Alfonso, ideatore delle <em>Batterie a cavallo</em>, conosciute con l&#8217;affettuoso appellativo dialettale piemontese di «<em>Voloire</em>», cioè volanti; Alessandro, fondatore dei <em>Bersaglieri</em> e Alberto, <em>Granatiere di Sardegna</em>, grande amico e studioso dell&#8217;Isola sulla quale è vissuto dal 1821, abitandovi con regolarità, fino agli ultimi anni della sua vita, studiandola con metodo, amandola al pari della terra natale e pubblicando, quasi sempre a sue spese, oltre cinquanta lavori di elevato valore scientifico.<br />
Nella Basilica di San Sebastiano, Tempio civico della Città di Biella, sono custodite le spoglie mortali dei quattro generali, tappa obbligata di continuo pellegrinaggio di devozione civica, luogo della memoria dei Sardi di Biella, da diversi lustri cuore delle celebrazioni della Festa Sarda &#8220;Sa Die de sa Sardigna&#8221;.<span id="more-1070"></span></p>
<p>Giovanni Usai</p>
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		<title>Da Biella a Gattinara la mostra «Garibaldi dopo Garibaldi»</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il filo verde è il percorso dei Biellesi costruttori di unità dal punto di vista economico, finanziario e sociale: da Pietro Sella sino a Quintino, dalle maestranze locali sino alla grande Rivoluzione industriale del territorio che dal 1870 in poi trasforma il Biellese fornendo quell&#8217;immagine che giunge sino ai nostri giorni: storie di imprenditori, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="apertura mostra" src="/files/img/2/1064.jpg" /><p class="wp-caption-text">Il Vescovo Mana e il Sindaco Gentile con gli Assessori alla Cultura Biollino e Del Mastro della Provincia e della Città di Biella. Festa Sarda 2010, inaugurazione Ambulatorio Infermieristico Sardo e apertura mostra Garibaldi dopo Garibaldi</p></div>
<p><em>Il filo verde</em> è il percorso dei Biellesi costruttori di unità dal punto di vista economico, finanziario e sociale: da Pietro Sella sino a Quintino, dalle maestranze locali sino alla grande Rivoluzione industriale del territorio che dal 1870 in poi trasforma il Biellese fornendo quell&#8217;immagine che giunge sino ai nostri giorni: storie di imprenditori, di grandi siti produttivi, oggi divenuti ammirati esempi di archeologia industriale dopo le più recenti ristrutturazioni aziendali.<br />
La Terra biellese ha accolto nella seconda metà del secolo appena trascorso decine di migliaia di cittadini provenienti da diverse regioni d&#8217;Italia. Il lavoro delle fabbriche ha richiamato nuova &#8220;forza lavoro&#8221; e intelligenze. I dati dei censimenti del 2009 ci informano che meno della metà dei cittadini adulti residenti nel capoluogo sono nati Biella. Un territorio in continua evoluzione che ulteriormente si arricchisce.<br />
Il Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em> di Biella partecipa al progetto <em>Biellesi Tessitori di Unità</em> con diverse iniziative che hanno preso il &#8220;Via!&#8221; nell&#8217;autunno scorso. Il conto alla rovescia è già iniziato. Dopo la conferenza su Giorgio Asproni a ottobre 2009, tenuta dal Prof. Tito Orrù dell&#8217;Università di Cagliari, Presidente dell&#8217;Istituto per la Storia del Risorgimento, Comitato di Cagliari e l&#8217;inaugurazione della Festa Sarda di giugno u.s., i prossimi mesi saranno trappuntati da diverse mostre e conferenze.<span id="more-1064"></span><br />
Prossimo appuntamento a Gattinara, prima tappa dopo Biella, organizzato in collaborazione con il Circolo Sardo &#8220;Cuncordu&#8221;: in concomitanza con Festa dell&#8217;Uva, verrà allestita a Gattinara la <em>Mostra storica documentaria &#8220;Garibaldi dopo Garibaldi&#8221;</em> della Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato del Lavoro. La rassegna verrà arricchita di nuovi pannelli &#8220;di storia locale&#8221; via via che si traferirà nelle diverse sedi espositive. In calendario esposizioni successive ad Alessandria, Torino, Nichelino, Domodossola, Circoli della F.A.S.I., la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia.</p>
<p>Giovanni Usai</p>
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		<title>Sardegna e Terra biellese, un’amicizia antica che continua</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 09:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 16 e sabato 17 luglio, la Comunità dei Sardi di Biella ha accolto l&#8217;invito del Sindaco di Sordevolo, Riccardo Lunardon e del Presidente del Teatro Popolare di Sordevolo, Carlo Pedrazzo a partecipare alle manifestazioni di saluto ed accoglienza per l&#8217;arrivo del Cardinale Tarcisio Bertone, SDB, Segretario di Stato di Sua Santità, in Visita Ufficiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="bertone e mana" src="/files/img/2/1055_a.jpg" /><p class="wp-caption-text">Il Cardinale Tarcisio Bertone e il Vescovo Gabriele Mana ritratti con i Fucilieri di Su Nuraghe a fianco dello stendardo processionale di Sant'Eusebio e N.S. di Oropa</p></div>
<p>Venerdì 16 e sabato 17 luglio, la Comunità dei Sardi di Biella ha accolto l&#8217;invito del Sindaco di Sordevolo, Riccardo Lunardon e del Presidente del Teatro Popolare di Sordevolo, Carlo Pedrazzo a partecipare alle manifestazioni di saluto ed accoglienza per l&#8217;arrivo del Cardinale Tarcisio Bertone, SDB, Segretario di Stato di Sua Santità, in Visita Ufficiale nel Territorio biellese.<br />
Venerdì 16, una nutrita delegazione guidata dal Presidente di <em>Su Nuraghe</em>, ha partecipato all&#8217;opera teatrale &#8220;La Passione 2010&#8243;. La Sacra rappresentazione, che con cadenza quinquennale coinvolge gli abitanti del dinamico Comune alpino (oltre quattrocento gli attori non professionisti partecipanti), si è svolta nell&#8217;anfiteatro intitolato a Giovanni Paolo II.<br />
Il pomeriggio del giorno successivo, sulla scena della rappresentazione della &#8220;Passione di Cristo&#8221;, è stato allestito lo spazio sacro per la celebrazione liturgica presieduta dal Cardinal Bertone, officiata dai massimi Presbiteri della Diocesi, primo fra tutti il Vescovo Mons. Gabriele Mana e il suo predecessore Mons. Massimo Giustetti.<span id="more-1055"></span><br />
Le donne del <em>Gruppo di preghiera</em> di Su Nuraghe che periodicamente intonano <em>&#8220;Su Rosariu cantadu&#8221;,</em> guidate dal Cappellano Don Ferdinando Gallu, hanno partecipato al culto divino con il capo velato di bianco quale segno di devozione e di rispetto.<br />
Tra pubblico ed altare, a fianco delle bandiere religiose dell&#8217;antica <em>Confraternita della Santissima Trinità di Biella Centro</em>, i <em>Fucilieri di Su Nuraghe</em> hanno inalberato lo stendardo processionale raffigurante <em>&#8220;Sant&#8217;Eusebio da Cagliari che presenta N.S. di Oropa con ai piedi due angeli che sorreggono lo scudo dei Quattro Mori di Sardgnai&#8221;,</em> opera di Irene Rossi, vessillo benedetto da Bertone dieci anni fa.<br />
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="manifesto" src="/files/img/2/1055_b.jpg" /><p class="wp-caption-text">Manifesto che annuncia la vistita ufficiale del Cardinale Tarcisio Bertone e l'edizione 2010 della Sacra rappresentazzione di Sordevolo.</p></div></p>
<p>Il 30 aprile 2000, in occasione dell&#8217;Anno giubilare, l&#8217;attuale segretario di Stato vaticano venne invitato dalla Comunità sarda di Biella nella suggestiva cornice di <em>Candelo in Fiore</em> per presentare gli atti del Convegno nazionale &#8220;Eusebio da Cagliari, alle sorgenti di Oropa&#8221;, giornate di studio organizzate ad Oropa dal Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em> nel settembre 1996 in occasione dell&#8217;<em>Anno eusebiano </em>(1650° anniversario della nomina del sardo Eusebio sulla cattedra di Vercelli); le celebrazioni eusebiane vennero indette dall&#8217;allora Arcivescovo di Vercelli Mons. Tarcisio Bertone.<br />
L&#8217;importante assise (e la successiva la presentazione degli Atti), venne organizzata in collaborazione con le Università di Cagliari e di Sassari, di Torino, di Vercelli e di Urbino, la Facoltà Teologica della Sardegna e l&#8217;Università Pontificia Salesiana di Roma.<br />
Un&#8217;amicizia antica tra la Terra biellese e la Sardegna che continua, alimentata da oltre un millennio, rinsaldata e rinvigorita nel tempo presente attraverso la continuazione del percorso di fede e di cultura, sulle orme dell&#8217;antesignano Sant&#8217;Eusebio da Cagliari Patrono del Piemonte.</p>
<p>Giovanni Usai</p>
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		<title>Animali mitici del letargo, sacra rappresentazione e identità</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 09:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel calendario rituale contadino, gli animali del letargo presidiano i giorni della rinascita della nuova stagione e indicano all&#8217;uomo della tradizione il tempo in cui intraprendere le attività della nuova annata agraria scandita dalle diverse fasi siderali.
Ad una luna precoce (coincidente con il 2 febbraio) quindi una Pasqua alta che cade il 22 di marzo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="orso e salamandra" src="/files/img/2/1045_a.jpg" /><p class="wp-caption-text">Passione di Sordevolo (2005): orso e salamandra, sfilata di attori e comparse per le vie del paese prima della rappresentazione</p></div>
<p>Nel calendario rituale contadino, gli animali del letargo presidiano i giorni della rinascita della nuova stagione e indicano all&#8217;uomo della tradizione il tempo in cui intraprendere le attività della nuova annata agraria scandita dalle diverse fasi siderali.<br />
Ad una luna precoce (coincidente con il 2 febbraio) quindi una Pasqua alta che cade il 22 di marzo, corrisponde l&#8217;inizio dell&#8217;annata agraria anticipata: i lavori dei campi cominciano per tempo promettendo un raccolto abbondante, poiché i prodotti della terra hanno modo di giungere a completa maturazione.<br />
Quando la luna di febbraio si compie tardivamente, il plenilunio pasquale coincide con il 25 aprile (Pasqua bassa) e i lavori dei campi iniziano in ritardo e possono compromettere il raccolto e la stessa sopravvivenza dell&#8217;uomo.<br />
L&#8217;orso mitico, posto a presidio del 2 febbraio, è ampiamente attestato nell&#8217;Europa della tradizione. Meno analizzata è la figura della salamandra che sembra essere posta a guardia della Pasqua bassa, quella che ricorre il 25 aprile. Oggi è difficile ritrovare ancora attiva o nella memoria la presenza di questi due animali che vigilano le due date estreme del tempo della rinascita. Eccezionalmente appaiono nella sacra rappresentazione della <em>Passione di Nostro Signore Gesù Cristo </em>a Sordevolo, presenti ancora nelle edizioni del 1924 e del 1934, testimoni del perdurare di cultualità depotenziate ma ancora molto forti tra le genti delle Alpi biellesi. Scopo di questo lavoro è di analizzare questi due animali presenti nella memoria rituale di Sordevolo anche alla luce dell&#8217;area storico-geografica che comprende.<span id="more-1045"></span></p>
<p><strong>L&#8217;orso</strong><br />
Il 24 aprile 1313, Uberto, vescovo di Vercelli, nell&#8217;investitura data ai signori Bruco di Sordevolo, contemplava &#8220;<em>i diritti del vescovo sulla pesca e la caccia della selvaggina nobile, ivi compreso l&#8217;orso, nei territori di Graglia e Muzzano</em>&#8221;. In quegli stessi anni, il diritto consuetudinario che obbligava a consegnare parte dell&#8217;orso cacciato ai signori del luogo, ci informa dell&#8217;importanza simbolica dell&#8217;orso. In tutto il territorio biellese sono rimaste tracce della presenza del plantigrado nei nomi di certe piante e si riscontra anche in alcuni toponimi della Valle di Oropa.<br />
In Valle d&#8217;Aosta, ad Antagnod, frazione del Comune di Ayas, un villaggio alle pendici del Monte Rosa, nella valle del torrente Evançon, a oltre 1700 metri di quota, si conserva ancora una zampa d&#8217;orso, inchiodata su un modiglione di una casa, a ricordo dell&#8217;uccisione di un orso, avvenuta nel 1782 per mano di un certo Brunod, chiamato &#8220;lo rèy&#8221;, nativo di Antagnod. La lotta è raffigurata anche in una pittura murale nella cappella della frazione Pollen.<br />
Il collegamento del Biellese con la Valle d&#8217;Aosta doveva essere intenso, facilitato già nel Tredicesimo secolo dal vescovo Ajmone di Challant costruttore della cosiddetta &#8220;Via Challant&#8221;, strada che passa per Sordevolo e Muzzano, in frazione Bagneri. Il paese di Sordevolo era conosciuto in Valle d&#8217;Aosta certamente per gli scambi dovuti ai pastori transumanti, tanto da essere citato in proverbi valligiani.<br />
In epoca recente, la memoria dell&#8217;orso è ancora presente in quest&#8217;area. Lo testimoniano, per esempio, le incisioni rupestri al Lago della Vecchia, in Valle Cervo &#8211; conosciute anche come &#8220;La Vecchia dell&#8217;Orso&#8221; che portano la data &#8220;1876&#8243; &#8211; o le coeve sculture di orse realizzate in occasione dell&#8217;erezione del monumento a Garibaldi nella città di Biella. Anche la nuova Provincia di Biella innalza nelle sue insegne un orso.<br />
Nell&#8217;araldica civica, utilizzato come simbolo &#8220;parlante&#8221;, l&#8217;orso indica da sempre la Città di Biella e ricorre anche negli stemmi dei Comuni di Andorno, Callabiana, Campiglia Cervo, Piedicavallo, Quittengo, Rosazza, Sagliano Micca, San Giuseppe di Casto, San Paolo Cervo, Selve Marcone e Tavigliano, mentre nelle armi nobiliari biellesi lo si riscontra solamente sul cimiero dei Dal Pozzo.</p>
<p><strong>Salamandra, sauri e angui</strong><br />
Nella passione di Sordevolo, alla figura dell&#8217;orso si affianca, nel filmato del 1924, un altro personaggio dai forti tratti folclorici: la salamandra. Veste un costume a strisce orizzontali che, in base ai toni di grigio delle immagini dell&#8217;epoca ed alle testimonianze raccolte, è bicolore: probabilmente giallo e nero. Dai fianchi scendono dei triangoli di stoffa, come fiamme con le &#8220;lingue&#8221; rivolte verso il basso, particolare che avvicinerebbe la salamandra di Sordevolo all&#8217;animale fantastico conosciuto come drago.<br />
Nel mondo cristiano, la salamandra &#8220;rappresenta la fede e l&#8217;uomo giusto che non può essere distrutto dal fuoco della tentazione&#8221;. Al pari dell&#8217;orso, la salamandra è un animale del letargo e, come il plantigrado potrebbe fornire indicazioni predittive della nuova annata agraria all&#8217;uomo. Rappresenta la ciclicità del tempo, poiché in inverno scompare alla vista dell&#8217;uomo, ripresentandosi puntualmente con l&#8217;arrivo della nuova stagione.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="Bertone" src="/files/img/2/1045_b.jpg" /><p class="wp-caption-text">Il Cardinale Tarcisio Bertone saluta attori e figuranti alla fine della Passione.</p></div>
<p><strong>I sauri nel Biellese</strong><br />
Nelle schede <em>Graglia 209</em> e <em>210</em> del DAPB di Alfonso Sella è riprodotta, in una fotografia, una campana per le mucche in cui, su un lato, si vede la riproduzione in bronzo della Madonna di Loreto venerata nell&#8217;omonimo santuario alpino biellese e, sull&#8217;altro, un orso proteso verso una salamandra.<br />
Ad Occhieppo Superiore, nel cortile della ex Casa Bullio, proprietà della mensa vescovile, è conservata una vasca in pietra sorretta da due salamandre. Inoltre, in ambiente sacro biellese, troviamo salamandre (a volte indistintamente rappresentate come semplici lucertole), nel mobile da sagrestia della chiesa parrocchiale di santa Maria Assunta di Bioglio o negli splendidi medaglioni in rame dorato e smaltato posti sugli stalli del coro di san Sebastiano di Biella.<br />
Si tratta di diciotto medaglioni in rame sbalzato, opera di orafi di Limoges, forse provenienti da uno dei tre <em>scrinei</em> e dei due <em>cophini</em> citati nel testamento del 1227 dal Cardinale Guala Bicchieri, originariamente custoditi nella basilica di Sant&#8217;Andrea di Vercelli e donati a Biella nei primi anni del Cinquecento per decorare il coro ligneo della basilica si san Sebastiano, voluta e costruita da Sebastiano Ferrero.<br />
I sauri sono presenti in diciassette dei diciotto medaglioni: in due di essi due salamandre si mordono reciprocamente il corpo e la coda; in altri due un sauro lotta contro un centauro. In due appare una coppia di salamandre che si addentano rispettivamente sul collo. Due salamandre, disposte perpendicolarmente tra loro, affondano le proprie fauci sui rispettivi corpi. In uno sono presenti un ibrido sauro bipede alato sovrastato da un leone. Due medaglioni presentano un grande sauro alato bipede. In altri due, ancora due sauri affrontati e con i corpi elegantemente incrociati. In altri due medaglioni sono presenti figure dal corpo di uccello, testa umana con elmo e coda di sauro. Nei rimanenti medaglioni si riscontrano figure ibride, sauro-umane, maschili e femminili, a volte alate, armate di spada e di scudo. L&#8217;unico medaglione senza sauri, raffigura un uomo in groppa ad un leone a cui apre con forza le fauci.<br />
Ancora nella simbologia alchemica del XVI secolo è l&#8217;orso a simboleggiare la terra e il drago l&#8217;acqua. Le illustrazioni della terra-orso e dell&#8217;acqua-drago permangono, in ambienti diversi, fino alla scoperta dell&#8217;ossigeno e alla conseguente nascita della chimica moderna, poiché &#8220;ha avuto dignità scientifica fino all&#8217;inizio del secolo scorso &#8220;l&#8217;idea che la natura in tutte le sue manifestazioni sia spiegabile attraverso una particolare mescolanza dei quattro irriducibili elementi di base&#8221;: aria, fuoco, terra ed acqua. Ancora nel Cinquecento si riteneva che &#8220;Dio crea il mondo attraverso la combinazione dei quattro elementi&#8221;.<br />
Pertanto, nel teatro popolare di Sordevolo, la presenza di questi due animali mitici, tramanda tratti identitari originali conservati dalla cultura alpina. &#8220;Il sistema mitico-rituale dell&#8217;orso, in epoche precristiane era come una vera e propria religione. La Chiesa, nel suo vasto processo di esclusione, recupero, sincretizzazione e risemantizzazione dei segni folclorici ha intrapreso un lungo e profondo confronto anche con la figura dell&#8217;orso&#8221;.<br />
Ora, orsi e sauri affiancati, nelle pratiche del teatro popolare di Sordevolo, indicano i giorni di marca importanti del calendario rituale contadino: il 2 Febbraio e il 25 aprile: positivo il primo, poiché indice di una Pasqua alta (22 marzo) e negativo il secondo. Entrambi gli animali presidiano le soglie estreme del tempo della rinascita, sincreticamente inseriti nei riti della resurrezione cristiana.<br />
Per cercare di spiegare la rinascita e il risorgere, per conciliare il sapere tragico della morte e del tempo finito, il mondo contadino attingeva all&#8217;esperienza della natura a lui più prossima.<br />
Nella sacra rappresentazione, la redenzione di Cristo, la sua vittoria sulla morte del peccato e la sua resurrezione dal mondo dei morti veniva, pertanto, spiegata con la presenza delle figure mitiche degli animali dell&#8217;eterno ritorno.</p>
<p>Battista Saiu</p>
<p><em>I paragrafi sono tratti dal saggio <em>Animali mitici del letargo nella Sacra Rappresentazione di Sordevolo</em>, lavoro commissionato dall&#8217;<em>Associazione Teatro Popolare di Sordevolo</em> all&#8217;antropologo Battista Saiu in occasione dell&#8217;edizione 2005 della &#8220;Passione&#8221;. Aa.Vv., <em>Dall&#8217;Oratorio del Gonfalone all&#8217;anfiteatro della &#8220;Passione&#8221; di Sordevolo</em>, Musumeci S.p.A, Quart (Valle d&#8217;Aosta) 2005, pp. 41-65.</em><br />
<strong>Volume disponibile presso l&#8217;<em>Associazione Teatro Popolare di Sordevolo</em></strong>.</p>
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		<title>Costruire Unità, dopo la Sardegna, Calabria protagonista</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 20:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occhieppo Superiore &#8211; Sabato 17 Luglio, inizio ore 20, cena tipica calabrese &#8211; molti i Calabresi residenti nella Frazione &#8220;Galfione&#8221; &#8211; provenienti perlopiù dal Comune di Antonimina &#8211; Prenotazione per la cena: 329 804 60 69
Sabato 17 luglio, alle ore 20, gli Occhieppesi di origine calabra presenteranno i piatti tipici della cucina della loro terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Occhieppo Superiore &#8211; Sabato 17 Luglio, inizio ore 20, cena tipica calabrese &#8211; molti i Calabresi residenti nella Frazione &#8220;Galfione&#8221; &#8211; provenienti perlopiù dal Comune di Antonimina &#8211; Prenotazione per la cena: 329 804 60 69</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="cena sarda" src="/files/img/2/1037_a.jpg" /><p class="wp-caption-text">Cena tipica sarda a Villa Mossa di Occhieppo Superiore: maialini allo spedo e gruppo di cucinieri</p></div>
<p>Sabato 17 luglio, alle ore 20, gli Occhieppesi di origine calabra presenteranno i piatti tipici della cucina della loro terra di origine.<br />
Proseguono le cene tipiche regionali per Occhieppo Estate 2010 a &#8220;Villa Mossa&#8221;; dopo il successo della &#8220;cena tipica sarda&#8221; appuntamento con la &#8220;cucina calabrese&#8221;.<br />
La ricchezza di un Territorio è data dagli uomini e dalle donne che lo abitano, dalla loro vita, dai loro saperi. Fin dai primordi, il Biellese è stato cerniera, luogo di incontro di genti diverse. Sappiamo che, in un lontano passato, sulle due rive del torrente Elvo risiedevano, incontrandosi e fronteggiandosi, Victimuli e Salassi, Liguri e Celti, interessati entrambi all&#8217;estrazione dell&#8217;oro della Bessa. Col tempo si sono succeduti i Romani e, durante il loro dominio, popolazioni tratte in schiavitù, costrette ad estrarre il metallo prezioso per le casse l&#8217;Impero. Poi, nel succedersi dei secoli, diverse sono state le infiltrazioni dal Nord, perlopiù di Alemanni, divenute nei secoli successivi, subito dopo l&#8217;anno Mille, una vera e propria colonizzazione di popolamento. Dalle regioni del Vallese, arrivarono nuclei consistenti per abitare la montagna; i rapporti con la Diocesi di Sion si intensificarono e normarono grazie agli Challant di Aosta e i Vescovi di Vercelli successori di Sant&#8217;Eusebio da Cagliari, primo vescovo di Vercelli, Patrono del Piemonte, inviato nel IV secolo ad evangelizzare le popolazioni alpine.<span id="more-1037"></span><br />
Recentemente, le cosiddette &#8220;Genti del Rosa&#8221; si son date appuntamento sui monti del Biellese per un importante raduno. Tra la popolazione biellese, risultante di stratificazioni diverse, bisogna ascrivere anche i discendenti dei soldati di ventura giunti al seguito di vescovi di Vercelli, quelli di soldati Spagnoli non rientrati dopo le invasioni e i Giudei della millenaria diaspora. Alcuni nuclei hanno mantenuto legami e tratti identitari propri, particolarmente i Walser e gli Ebrei. I discendenti di antiche migrazioni alpine parrebbero essere coloro che ancora praticano la pastorizia transumante, individuabili da alcuni tratti somatici, sistemi vestimentari, posture, barbe e acconciature, tipologie abitative e culinarie.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="cena sarda" src="/files/img/2/1037_b.jpg" /><p class="wp-caption-text">Cena tipica sarda a Villa Mossa di Occhieppo Superiore: maialini allo spedo e gruppo di cucinieri</p></div>
<p>Per molti, l&#8217;antica origine si può individuare in alcuni toponimi e diversi patronimi; relativamente agli Ebrei, &#8220;ghetto&#8221; e sinagoga testimoniano il loro radicamento, allocati da secoli nel Borgo storico del Piazzo.<br />
Penultimo arrivo, in ordine di tempo, è l&#8217;emigrazione interna nell&#8217;Italia pre e postunitaria.<br />
Da ogni regione, <em>in primis</em> dalla Sardegna (alla quale il Piemonte era legato da vincoli statuali, essendo la Regione subalpina <em>&#8220;Possedimento di Terraferma di S.M. il Re di Sardegna&#8221;</em>) e in forza di attività produttive sono arrivate genti dal Veneto e, dopo la catastrofica alluvione, dal Polesine, dal Centro, dal Sud e dalle Isole; genti nuove che con la loro vita, lavoro, fatica e sudore hanno prodotto nuova ricchezza<br />
Attualmente, su una popolazione di 38.524 adulti residenti a Biella, meno della metà, 18.927 sono i nati nel Capoluogo.<br />
A titolo di esempio, i Biellesi che provengono da Rovigo sono 950; 395 da Padova; 274 da Salerno; 390 da Napoli; 353 da Novara; 290 da Venezia; 287 da Vicenza; 679 da Bari; 106 da Bergamo; 422 da Cagliari; 1.540 da Reggio Calabria.<br />
Nel territorio provinciale è possibile individuare alcuni territorio in cui maggiore è la concentrazione di immigrati di antica o nuova emigrazione: gli Alemanni abitano in Valle Cervo, i Veneti a Vigliano Biellese o i Polesani a Valdengo. Da anni, i Polesani di Valdengo hanno trapiantato un pezzo della loro cultura innalzando un grande falò la vigilia dell&#8217;Epifania e distribuendo quintali di &#8220;pinza&#8221;, loro dolce tipico del periodo invernale.</p>
<p>Giovanni Usai</p>
<p><strong>Menù calabrese</strong><br />
Antipasti con i salumi tipici Calabresi friselle e olive<br />
Maccheroni al sugo<br />
Costine e polpette al sugo<br />
Contorno<br />
Pane calabrese<br />
Gelato<br />
Caffè<br />
Vino a volontà</p>
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		<title>I Sardi di Biella salutano gli artisti Fresu, Gurtu e Sosa</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 06:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caratteristica del jazz contemporaneo è il suono unico della tromba di Paolo Fresu &#8211; tre &#8220;artisti del mondo&#8221; a Biella  &#8211; incontro fecondo di diversità attraverso il linguaggio universale della musica.
Martedì 13 luglio, alle 21.30, nello spazio polivalente di Andorno Micca (Biella), tre grandi della musica  contemporanea parteciperanno alla rassegna LIBRA&#8230; la musica nell&#8217;aria.
Un appuntamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Caratteristica del jazz contemporaneo è il suono unico della tromba di Paolo Fresu &#8211; tre &#8220;artisti del mondo&#8221; a Biella  &#8211; incontro fecondo di diversità attraverso il linguaggio universale della musica.</strong></p>
<p><img src="/files/img/2/1030_a.jpg" alt="locandina" class="alignright" />Martedì 13 luglio, alle 21.30, nello spazio polivalente di Andorno Micca (Biella), tre grandi della musica  contemporanea parteciperanno alla rassegna <em>LIBRA&#8230; la musica nell&#8217;aria</em>.<br />
Un appuntamento importante con tre maestri della musica del presente.<br />
Saliranno sul palco il trombettista sardo Paolo Fresu, il pianista afro-cubano Omar Sosa ed il percussionista  indiano Trilok Gurtu: tre voci musicali provenienti da diversi angoli del mondo &#8211; uniche e diverse ad un tempo &#8211; che combinano elementi musicali tradizionali e moderni scandagliando le culture altre; incontro fecondo di diversità in una sorta di allegoria attraverso lo scambio artistico che si avvale del linguaggio universale della musica.<br />
La comunità sarda di Biella dà il benvenuto agli artisti Fresu, Gurtu e Sosa.<br />
<strong>Paolo Fresu</strong>, jazzista di fama internazionale, vive tra Bologna, Parigi e la sua Sardegna.<br />
Dal 1988 è ideatore e organizzatore del festival Time In Jazz, che si svolge ad agosto nel Comune in cui è nato: Berchidda.<br />
<strong>Trilok Gurtu</strong>, percussionista di livello internazionale, è nato a Bombay da una famiglia di musicisti, ha iniziato a suonare all’età di 6 anni. Il suo stile, profondamente radicato nella tradizione indiana combinata con elementi jazz e rock, ne hanno fatto un maestro affermato della World Music.<br />
<strong>Omar Sosa</strong>, compositore e pianista afro-cubano, ha vissuto in una comunità di discendenti africani in Ecuador. La sua carriera incarna lo sguardo estroverso di un artista che lavora incessantemente per  progettare e creare un&#8217;unica voce cosmopolita.<span id="more-1030"></span></p>
<p>Battista Saiu</p>
<hr />
<p><img src="/files/img/2/1030_b.jpg" alt="locandina" /></p>
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		<title>Su foghiteddu po sa Limba sarda, acciungendi fattu fattu arrogusu de linna</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 06:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mannigos de memoria a su Circulu sardu de Biella &#8211; S&#8217;italianu furiara obbligatoriu in iscola &#8211; si s&#8217;intendenta fueddendi in sardu si ponenta dusu in italianu.
Fairi prasceri a si torrai agattai in paricisi po fueddai (faeddare, po cuntentare tottu sos limbazzos), in Limba sarda campidanesa e logudoresa amustuarasa po dasa imparare tottu ei duasa.
Eusu piagau [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mannigos de memoria a su Circulu sardu de Biella &#8211; S&#8217;italianu furiara obbligatoriu in iscola &#8211; si s&#8217;intendenta fueddendi in sardu si ponenta dusu in italianu.</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="bestimentas sardas" src="/files/img/2/1024.jpg" /><p class="wp-caption-text">Bestimentas sardas, immagine di Ivana Mancosu, Pro Loco di Siliqua</p></div>
<p>Fairi prasceri a si torrai agattai in paricisi po fueddai (faeddare, po cuntentare tottu sos limbazzos), in Limba sarda campidanesa e logudoresa amustuarasa po dasa imparare tottu ei duasa.<br />
Eusu piagau sa prommissa de ciccai de tenni allutu su foghiteddu po su sardu, acciungendi fattu fattu arrogusu de linna; si chistionara de su chi si boliri comenti atrèssara, e si poriri sartai de unu argumentu a s&#8217;atru, su chi contara esti a fueddai in sardu, e immoi chistionausu.<br />
<strong>Zelinu Pusceddu</strong> de Biddanoa Forru&#8230; &#8220;candu fudia pippiu pitiu, teniat unu cincu o sesi annus, nonnu mi ingoliara a su sartu e candu furiara ora de mi torrai a mandai a domu, zerriara a Paulina, su cani, da cumandara: &#8220;bai, accumpangianci su pippiu a domu&#8221;. Partestusu, Paulina ainantis e deu infattu finzasa a domu; bessiara nonna a mi arrigoli e narara a su cani de torrai anche su meri, e torraiara a furriai&#8221;.<br />
Pigara sa paraula <strong>Cesare De Sotgiu</strong> &#8230; s&#8217;ammentara ca in sa scola elementari tenianta dusu maistus, unu fera sa traduzioni de su sardu a s&#8217;italianu (ai cussus tempus, meras s&#8217;italianu no du cumprendestusu), po du fai intrai in conca mellusu e impressi a &#8220;memorizzare&#8221;, nanta in italianu, fadianta esempiusu: «Sa &#8220;o&#8221; in italianu este cun s&#8217;&#8221;h&#8221; candu boliri nai: &#8220;uggere&#8221; (sorreggere), &#8220;tènnere&#8221; (tenère), &#8220;hada&#8221; (avere)».<span id="more-1024"></span><br />
E <strong>Battista Saju</strong>, su Presidenti nostru de su Circulu, acciungidi nendi chi issu puru hari imparadu beni s&#8217;Italianu dae su sardu. No si esti mai iscaresciu de sa &#8220;raccomandazione&#8221; de su maistu suu chi ddari imparau custa regula semplice e pretziosa po evitai de cunfundi sa &#8220;e&#8221; congiuntzione de sa &#8220;è&#8221; de su verbu (essere): «candu in sardu este &#8220;est&#8221; in italianu esti sempri accentadu».<br />
Paridi chi appara funzionau in totus is dusu, si dopu prus de cinquanta e sessanta annus s&#8217;arregoranta ancora.<br />
Deu, su traduttori in iscola non dapu conottu poita is elementaris da s&#8217;apu fattasa a Carbonia; in cittari s&#8217;italianu du fueddastus; toccara a tennere a sa mente ca in Carbonia in is annos chimbanta di furara una immigratzione manna de su Meridione de sa Penisola Italiana ma puru de su Nord; arribanta po trabballai in is minas.<br />
S&#8217;Italianu fura obbligatoriu; in iscola si s&#8217;intendenta fueddendi in sardu si ponenta dusu in italianu.<br />
Is insegnantis su imprusu funta continentalis, custu po nai ca si su sardu si chistionara pagu calincuna arrexioni ci aressi de siguru.<br />
Dopu unu giru de papassinos e de binu sardu, <strong>Gavinu Pecorini</strong> narara ca ari imparau a fai su mulciu a picioccheddu pitiu a intrecciai sa folla de sa prama e de cussa fenta corrias, funisi e odriangus po is cuaddus e is boisi.<br />
S&#8217;atara borta <strong>Biagiu Picciau</strong> de Pauli, bibliotecariu e maistu de su gruppu de cantu de pregadorias in sardu de su Circulu de Biella, si hari fueddau de comenti si traballàra sa bingia una borta, oi sighiri chistionendi de &#8220;sa binnenna&#8221;.<br />
Si cunsilu de du liggi poita esti nu praxeri e cun Biagiu s&#8217;imparara puru.<br />
Deu si saluru imou cun praxeri e bosatrus sighei a liggi.</p>
<p>Pieru Pinna</p>
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		<title>Sa binnenna… si preniant is crobis cun s’axina</title>
		<link>http://www.sunuraghe.it/2010/sa-binnenna-si-preniant-is-crobis-cun-saxina</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 05:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Atobiu de maju a Su Nuraghe de Biella, s&#8217;urtima borta eus chistionau de is traballus de sa bingia finzas a s&#8217;hora de sa binnenna.
Est arribada s&#8217;istadi e incumentzat a coi sa primu axina: sa lulliena e fait prexeri andai, a mengianu chitzi, a su sartu po segai unu scarteddu di axina frisca e saboria. Is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Atobiu de maju a Su Nuraghe de Biella, s&#8217;urtima borta eus chistionau de is traballus de sa bingia finzas a s&#8217;hora de sa binnenna.</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="binnenna" src="/files/img/2/1018.jpg" /><p class="wp-caption-text">Binnenna campidanesa, Associazione L.A.A.N. - Gruppo Folk Sant'Elia, Nuxis</p></div>
<p>Est arribada s&#8217;istadi e incumentzat a coi sa primu axina: sa lulliena e fait prexeri andai, a mengianu chitzi, a su sartu po segai unu scarteddu di axina frisca e saboria. Is fundus de axina de papai funti intreveraus cun is atrus. Is innestadoris, candu innestanta po axina de binu custumanta a innestai, de tret&#8217; in tretu fundus de axina grussa de papai: corronniola, calopu, apraxoxa e lulliena, poita coiant prima e abarrant cuaus in mesu a totu sa bingia, arreparaus po is furonis. Po cussu candu cumentzada a essiri agresti si andada a fai sa dennuntzia de sa prutzioni a su barracellau. S&#8217;atuario scrieda su catellu e si pagada segundu sa cantidadi de is fundus. Is barricellus cuncordanta sa barraca de su castiu, casi sempri in logu artu in manera chi podessint biri totu in giru, e chi bienta genti intrendi in bingia andanta subitu a controllai si fessit su meri o no. Si ci fiat stetiu dannu, su Major&#8217; de pardu stabiliat sa cantidadi e si no si fiat aciapau s&#8217;arresponsabili fiat su Capitanu chi depiat pagai.<br />
Intantis si fiant is traballus de magasinu po essiri prontus a s&#8217;ora de binnennai. S&#8217;oberiant is potellus de is cuponis, si intrada aintru po dd&#8217;us picai de sa tellecuba chi poi si bendiat a is lambicus. Si sciacuanta beni, cun sa palia de linna e sa musa: acua callenti posta a buddiri cun croxu de arangiu allogau e postu a sicai in totu s&#8217;ierru. Su strexu piticu: carradas e carradeddas, si limpianta sempri cun sa musa e un&#8217;arrogu de cadena, arrumbulendiddas po unu bellu pagu. Totu su strexu, candu si fiat sciutau si mirat beni e si ci fiat netzessidadi si tzerriada su butaiu chi tipiat de folla de istoia is cumessuras obertas po tropu sciutori de is dogas e poi arrecracada is circus. Si torrada a ponni is potellus a is cuponis ungendiddus beni a oll&#8217; &#8216;e seu chi non mancat mai in magasinu, infrissiu in d&#8217;unu cambu de spina &#8216;e Christu.<span id="more-1018"></span></p>
<p>Dogna tanti s&#8217;andada a sa bingia, si strecada unu gurdoni e cun su mustimetru si controllada su gradu zucherinu. Candu fiat arribau a su puntu giustu, chi podiat cambiai a segundu de sa calidadi de sa terra o de s&#8217;axina, fiat lompia s&#8217;ora de binnennai.</p>
<p>Po nosu piciocheddus fiada una festa. Intantis iant incumentzau a calai a bidda is istrangius in circa de binnenna e chini teniat abisongiu cuntratàda cun calencunu de cussus, is giornadas chi ddi serbiant, e poi si circada su carru, chi podiat essiri a bois o a cuaddu.</p>
<p>Sa dì stabilia, si carricada, aintru de sa cubidina tutu su chi serbiat: is dogas po aguantai sa tenda chi premitiada de carrigai casi su dopiu de sa cantidadi sa cubidina, is pannitzus de sterri in terra, is crobis de binnennai, de strex&#8217; &#8216;e fenu, chi fiant prus obetas de is crobis normalis e is bannieras de ferru chi, cun su tempus funti diventadas de plastica, is fangotus cun su smurzu, su furriotu de s&#8217;acua e sa crocoriga de su binu.<br />
Si partiat ancora cun is isteddus, s&#8217;arribada a bingia obresci e no obresci e si cumentzada subitu a traballai: si preniant is crobis cun s&#8217;axina chi is binnennadoris iant postu in is pannizus sterrius, de tretu in tretu in sa praza e si sbudianta in sa cubidina. Candu amancada unu pramu e mesu po arribai a s&#8217;oru, si poniant is dogas e su tendoni e si sighiat a preni.</p>
<p>Seghendi s&#8217;axina, candu s&#8217;agatada unu bellu gurdoni pagu tipiu, si poniat a pati e si preniat una o duas crobis de cuss&#8217;axina, po dd&#8217;apicau o po dda fai a pabassa.</p>
<p>In su mentris, in magasinu, si fiat aprontada una cuba (s&#8217;unprusu fiat unu cuponeddu sena de unu fundu) cun sa mola posta in pizzus e sa scalita po c&#8217;arribai.</p>
<p>Arribau su carru si scarrigada s&#8217;axina prenendi is crobis cun su trabuzzu e ghetendinceddas a sa mola. Candu totu s&#8217;axina fiat scarrigada s&#8217;arregolliat su mustu e su pibioni abarrau in sa cubidina cun sa sassula e unu barrili. Chini teniat pagu axina e no teniat sa mola, dda poniat in d&#8217;una cubidina e da cracada cun is peis.<br />
Sa primu axina chi si segada fiat s&#8217;axina niedda: &#8220;bovali mannu&#8221;, &#8220;bovaleddu&#8221;, &#8220;monica&#8221; e &#8220;barbera&#8221;. Poi s&#8217;axina bianca, s&#8217;unprusu &#8220;nuragus&#8221;. Calincunu teniat bingias de &#8220;muscadeddu&#8221;, &#8220;malavaxia&#8221;, &#8220;crannacia&#8221; e &#8220;semidanu&#8221; chi si binnennanta a parti.</p>
<p>Is femina si onanta de fai cun s&#8217;axina de apicai fendi is apasilis: dus gurdonis acapiaus cun d&#8217;una soga de ispagu chi beniant apicaus a is puncias cravadas in is listronis de is lollas. Po sa pabassa si fiant su propriu is apasilis chi s&#8217;aciuvanta in su craddaxu de lessia buddendi, s&#8217;apicanta in prazza po isciutai e poi, cussus puru, in is puncias de is listronis.</p>
<p>Intantis s&#8217;axina mollia incumenzada a buddiri. Una de is cosas chi fillus nostrus non connoscint e no ant&#8217;a connosci mai est su fragu di axina buddendi chi preniat totu sa bidda.</p>
<p>Candu s&#8217;axina iat acabau de buddiri s&#8217;incumentzada a bogai su mustu. Si stichiat in s&#8217;axina sa coffa de amustai e su mustu chi filtrada aintru arregortu cun su baddidoni si preniat unu barrili, e unu barrili avatu de s&#8217;atru si preniant is istrexus, contendiddus ponendi unu sinnu in su fundu de su strexu che perou no si preniat de totu po no isciai e si lassat su maffulu obertu poita unu pagu sorigat a buddiri.</p>
<p>Candu in sa coffa no filtrat prus mustu fiat ora de prentzai. Casi in totus is magasinus ci fiat sa prentza a bangu, in calencunu, comenti in domu de aiaiu mio, sa prentza fiat a arrodas po si podi movi, a burricu, in giru, po is magasinus chi dda circànta. Si prentzada dì e noti fintzas a acabai. De sa binatza si ndi preniat una cubidina, s&#8217;arrusciada cu acua de funtana, torrada a buddiri e si fiat su priciolu. S&#8217;arrestu de sa binatza, si bendiat, cussa puru, a is lambicus.</p>
<p>Apustis Totussantus si fiat sa primu sigurera; si sbudianta is istrexus in sa cubidina, si fiat pagu, o in d&#8217;unu cuponi limpiu giai prontu e allochitau. Su binu fiat fatu!</p>
<p>Su binu chi non serbiat po sa famillia si bendiat. Su mediadori beniat a pigai su campioni, chi s&#8217;indi bogada de su strexu oberendi sa sceta, ddu portada a su cummertzianti po ddu graduai e istabiliri su pretziu; si s&#8217;arribada a un&#8217;acordiu beniant is carrus cun is carradas a ndi ddu pigai.</p>
<p>In Pauli is feminas chi andanta a binnennai, andende andendi cantànt a mutetus: si &#8216;ndi cantu unu chi m&#8217;arregordu:</p>
<p>Sterrina:</p>
<p>A Munserrau is binus<br />
Funti medas e no pagus<br />
Cambiant s&#8217;annuju in gosu</p>
<p>A Munserrau is binus<br />
Currit su Nuragus<br />
Stupend&#8217; is magasinus</p>
<p>Funti medas e no pagus<br />
Che arriu impetuosu<br />
Currit su Nuragus</p>
<p>Cambiant s&#8217;annuju in gosu<br />
Currit su Nuragus<br />
Che arriu impetuosu</p>
<p>Brai Picciau</p>
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		<title>150° di Unità, a tavola con la cucina sarda, calabrese e piemontese</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 07:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Su Nuraghe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Occhieppo Superiore]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhieppo Estate 2010, incontro con la cucina sarda, la cucina calabrese e quella piemontese &#8211; nuove occasioni per momenti sereni &#8211; gusto e sapori diversi attraverso la cucina tipica delle regioni italiane presenti nel Territorio biellese.
Sabato 3 luglio, nella cornice della settecentesca &#8220;Villa Mossa&#8221;, prende il via! Occhieppo Superiore Estate 2010.
L&#8217;iniziativa, programmata dall&#8217;Amministrazione del Comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Occhieppo Estate 2010, incontro con la cucina sarda, la cucina calabrese e quella piemontese &#8211; nuove occasioni per momenti sereni &#8211; gusto e sapori diversi attraverso la cucina tipica delle regioni italiane presenti nel Territorio biellese</strong>.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img alt="Locandina" src="/files/img/2/1013.jpg" /><p class="wp-caption-text">Locandina dell'estate Occhieppo 2010</p></div>
<p><strong>Sabato 3 luglio</strong>, nella cornice della settecentesca &#8220;Villa Mossa&#8221;, prende il via! <em>Occhieppo Superiore Estate 2010</em>.<br />
L&#8217;iniziativa, programmata dall&#8217;Amministrazione del Comune di Occhieppo Superiore, si inserisce nella vasta offerta del territorio biellese all&#8217;insegna della condivisione. Un calendario ricco di eventi, con protagonisti di tutte le età: adulti, giovani e bambini.<br />
Grande e varia è l&#8217;offerta gastronomica: primo appuntamento, in ordine di tempo, l&#8217;incontro con la cucina tipica sarda.<br />
Sabato 3 luglio, l&#8217;apertura con cena sarda; piatto forte: i deliziosi maialinini arrosto, cucinati &#8220;a vista&#8221; dagli abili cuochi del Circolo Culturale Sardo <em>Su Nuraghe</em> di Biella. I migliori &#8220;spiedi&#8221; di <em>Su Nuraghe</em> daranno prova di sé preparando il menù della festa: <em>mallureddos alla campidanese</em> e i deliziosi maialini cucinati a fuoco indiretto, irrorati da gocce di lardo fuso, serviti con verdure crude.<br />
Seguiranno altri importanti incontri con il cibo regionale:<br />
<strong>sabato 17 luglio</strong>, cucina calabrese;<br />
<strong>sabato 24 luglio</strong>, cucina piemontese.<br />
E poi pizza, grigliate e grigliatone&#8230;<br />
Un mix che vede lo sposalizio di musica, sport e sapori con l&#8217;intento di favorire l&#8217;incontro di giovani e meno giovani all&#8217;interno della prestigiosa cornice di Villa Mossa, residenza settecentesca aperta alla cittadinanza, un gioiello che spalanca le porte a nuovi raffinati turisti.<span id="more-1013"></span></p>
<p>Prenotazione per le cene: 329 804 60 69.</p>
<p>Battista Saiu</p>
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