<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" xmlns:yt="http://gdata.youtube.com/schemas/2007" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
   <channel>
      <title>StoriediApple.it</title>
      <description>Articoli e novità dal sito web più le Microstorie di Apple (da Twitter).</description>
      <link>http://pipes.yahoo.com/pipes/pipe.info?_id=b3dded986f33bea7b67d9d54e726af90</link>
      <atom:link rel="next" href="http://pipes.yahoo.com/pipes/pipe.run?_id=b3dded986f33bea7b67d9d54e726af90&amp;_render=rss&amp;page=2"/>
      <pubDate>Thu, 01 Oct 2015 23:12:07 +0000</pubDate>
      <generator>http://pipes.yahoo.com/pipes/</generator>
      <item>
         <title>I primi font del Macintosh</title>
         <link>http://www.storiediapple.it/i-primi-font-del-macintosh.html</link>
         <description>Nell&amp;#8217;agosto del 1983, dopo aver passato più di sei mesi a sfornare simboli e icone per i file e menù del Macintosh, l&amp;#8217;attenzione della designer Susan Kare si concentrò su un aspetto che le stava molto a cuore, quello dei caratteri tipografici. All&amp;#8217;epoca, sulla stragrande maggioranza dei personal computer, ogni lettera occupava uno spazio identico [&amp;#8230;]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://www.storiediapple.it/?p=4010</guid>
         <pubDate>Wed, 02 Sep 2015 07:25:12 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;agosto del 1983, dopo aver passato più di sei mesi a sfornare simboli e icone per i file e menù del Macintosh, l&#8217;attenzione della designer <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.kare.com"><strong>Susan Kare</strong></a> si concentrò su un aspetto che le stava molto a cuore, quello dei <strong>caratteri tipografici</strong>. </p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiesofapple.net/wp-content/uploads/2015/02/Apple-Macintosh-Commercial-Susan-Kare.jpg"><img src="http://www.storiesofapple.net/wp-content/uploads/2015/02/Apple-Macintosh-Commercial-Susan-Kare.jpg" alt="Apple Macintosh Commercial - Susan Kare" width="405" height="239" class="alignnone size-full wp-image-1161"/></a></p>
<p>All&#8217;epoca, sulla stragrande maggioranza dei personal computer, ogni lettera occupava uno spazio identico a prescindere dalla forma. Grazie al suo schermo bitmap ad alta risoluzione (e all&#8217;ossessione di Steve Jobs per la calligrafia) <strong>il Macintosh era in grado di mostrare font proporzionali</strong>, &#8220;lasciandosi alle spalle la tirannia degli alfabeti monospaziati con le loro &#8216;m&#8217; strette e le &#8216;i&#8217; larghe&#8221; come ricorda la Kare. </p>
<p>L&#8217;infaticabile progettista <strong>Bill Atkinson aveva già dotato il Macintosh di due font, uno calligrafico e uno di fortuna</strong>, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.folklore.org/StoryView.py?project=Macintosh&#038;story=Busy_Being_Born,_Part_2.txt">convertito dai sistemi Smalltalk della Xerox</a>, a cui Apple si era ispirata. </p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//xeroxfonts-byte081981pag120.jpg"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//xeroxfonts-byte081981pag120.jpg" alt="xeroxfonts-byte081981pag120" width="405" height="261" class="alignnone size-full wp-image-4024"/></a></p>
<p>Libera dalla necessità di realizzare versioni digitali di font preesistenti, scalabili o di versioni per la stampa, la designer puntò a <strong>ottimizzare al massimo la leggibilità dei caratteri a schermo</strong> creando nuovi font bitmap in grandezze specifiche, operando come suo solito un controllo pressoché totale su ogni pixel. <span id="more-4010"></span></p>
<p>Molti degli sforzi iniziali della Kare si concentrarono sul realizzare <strong>un carattere di sistema</strong> da usare <strong>nei titoli e nelle voci di menù</strong> del Mac, anche in quelle &#8220;ingrigite&#8221;, nonché <strong>nelle finestre di avviso e di dialogo</strong>.<br />
Il risultato fu <strong>un carattere stilizzato, moderno, pulito e leggibile</strong>, talmente riuscito da venire utilizzato come default da Apple per oltre tredici anni sul Mac (sino al Mac OS 7.6), e in seguito adottato anche per l&#8217;interfaccia dell&#8217;iPod. <strong>La Kare lo chiamò scherzosamente Elefont</strong>, gioco di parole tra elefante e carattere, <strong>ma è diventato celebre con il suo nome ufficiale: <a rel="nofollow">Chicago</a></strong>. </p>
<p>L&#8217;offerta tipografica del primo Macintosh fu completata con la creazione di <strong>diversi altri caratteri</strong>, in stili diversi e per gli utilizzi più disparati:  graziati, bastone, ma anche gotici, monospaziati, con simboli e persino uno che ricordava le lettere ritagliate dai giornali e usate per comporre richieste anonime di riscatto. </p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//venicelondonysf810.png"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//venicelondonysf810.png" alt="venicelondonysf810" width="405" height="236" class="alignnone size-full wp-image-4019"/></a></p>
<p>Per <strong>i nomi dei font</strong> la Kare chiese consiglio allo sviluppatore ed ex compagno alle superiori Andy Hertzfeld. I due decisero di ispirarsi alle <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Philadelphia_Main_Line">località nella periferia di Filadelfia</a> in cui si fermava il treno che ogni giorno li portava a scuola: Ardmore, Overbrook, Merion&#8230; Come mai questi nomi non ci sono familiari? Perché <strong>Steve Jobs</strong> disapprovò la scelta, e sentenziò che se i caratteri dovevano avere i <strong>nomi di città</strong>, allora <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.folklore.org/StoryView.py?project=Macintosh&#038;story=World_Class_Cities.txt">doveva trattarsi di metropoli e non di posti sconosciuti</a>. Fu così che Elefont e gli altri divennero <strong>Chicago, New York, Geneva, London, San Francisco, Toronto, Athens, ecc.</strong> e anche il font calligrafico di Bill Atkinson venne rinominato in Venice.</p>
<p><em>Nota: l&#8217;immagine di Susan Kare è tratta da una delle <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.youtube.com/watch?v=AY1-UYnaBm8">pubblicità di Apple per il Macintosh</a>, la schermata con i font dei sistemi Smalltalk di Xerox è tratta da un articolo su BYTE di Larry Tesler, a pagina 120 del numero 8/1981 della rivista. La terza schermata, con quattro font con nomi di città è tratta dall&#8217;archivio di Storie di Apple.</em></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Il computer nello schermo</title>
         <link>http://www.storiediapple.it/il-computer-nello-schermo.html</link>
         <description>Alla fine dell’agosto 2004, Apple presentò il nuovo iMac G5. Philip Schiller, Vicepresidente del Worldwide Product Marketing dell&amp;#8217;azienda, disse che tanta gente si sarebbe chiesta “Dov’è andato a finire il computer?”. Il nuovo iMac era un capolavoro di miniaturizzazione tecnologica. L’intero sistema, schermo compreso, era spesso solo 5 cm, e non solo nascondeva l’unità centrale [&amp;#8230;]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://www.storiediapple.it/?p=3957</guid>
         <pubDate>Tue, 25 Aug 2015 06:48:15 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine dell’agosto 2004, <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.apple.com/it/pr/library/2004/08/31Apple-Unveils-the-New-iMac-G5.html">Apple presentò il <strong>nuovo iMac G5</strong></a>. Philip Schiller, Vicepresidente del Worldwide Product Marketing dell&#8217;azienda, disse che tanta gente si sarebbe chiesta <strong><em>“Dov’è andato a finire il computer?”</em></strong>.</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//dovefinitoilcomputer.jpg"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//dovefinitoilcomputer.jpg" alt="dovefinitoilcomputer" width="405" height="193" class="alignnone size-full wp-image-3970"/></a></p>
<p>Il nuovo iMac era <strong>un capolavoro di miniaturizzazione tecnologica</strong>. L’intero sistema, schermo compreso, era <strong>spesso solo 5 cm</strong>, e non solo nascondeva l’unità centrale dalla vista dell’utente, ma nel pochissimo spazio a disposizione concentrava <strong>più potenza</strong> della precedente generazione di iMac.<span id="more-3957"></span></p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//imacg5_inside.jpg"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//imacg5_inside-1024x632.jpg" alt="iMac G5 inside" width="410" height="253" class="alignnone size-large wp-image-3972"/></a></p>
<p>All’<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://support.apple.com/kb/SP69">interno del (presunto) “computer desktop più sottile del mondo”</a> c’era infatti <strong>un processore PowerPC 970 G5 da 1,6 o 1,8 GHz con un bus da 533/600 MHz</strong>, accompagnato da un processore grafico ad alte prestazioni NVIDIA GeForce FX 5200 Ultra con 64 MB di memoria video. Una bella accelerazione, se confrontato con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://support.apple.com/kb/sp94">le caratteristiche dell’iMac G4</a>, equipaggiato di un processore G4 da “soli” 1,0/1,25 GHz, un bus da 167 MHz Bus Speed e con 32 MB of VRAM. </p>
<p>E laddove l’hardware del modello precedente era contenuto in una base semi sferica del diametro di 27 cm, l’iMac G5 era composto da <strong>un unico involucro appollaiato su di un piede di alluminio</strong>, un design nuovo ma che ricordava quello degli schermi Cinema Display.</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//imacg5_fam.jpg"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//imacg5_fam-1024x552.jpg" alt="iMac G5 family" width="410" height="221" class="alignnone size-large wp-image-3974"/></a></p>
<p>Realizzato <strong>in policarbonato bianco</strong>, come gli altri prodotti Apple della linea consumer a quei tempi, il case rettangolare dell’iMac G5 era l’ultimo passo in un cammino iniziato nel 1984, e che sarebbe proseguito negli anni seguenti. Dotato di ventole ma silenzioso come un mormorio (meno di 25 dB), con un <strong>profilo sottile ed elegante, pochissimi cavi* e nessun trasformatore esterno</strong>, l’iMac G5 condivideva la stessa filosofia non solo del primo iMac (pensate allo <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=fTVEE5hwqwE">spot “Un-PC”</a>) ma anche del Macintosh originale: un personal computer facile da usare che occupasse <strong>meno spazio possibile sulla scrivania dell’utente</strong>.</p>
<p>Secondo Jonathan Ive, Vicepresidente dell&#8217;Industrial Design, <strong>il nuovo iMac era ispirato dall’iPod</strong>, e il materiale promozionale sottolineava le similitudini tra i due prodotti. Apple mostrava l’iMac vicino al walkman digitale, usava slogan come <em>“Dai creatori dell’iPod”</em> e descrizioni come la seguente: </p>
<blockquote><p>“Vi piacerebbe racchiudere tutta la vostra vita — musica, foto, filmati, e-mail — in un computer divertente e utile quanto un iPod? Da oggi potete.”</p></blockquote>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//daicreatoridiipod.png"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//daicreatoridiipod-1024x624.png" alt="Dai creatori di iPod" width="410" height="250" class="alignnone size-large wp-image-3969"/></a></p>
<p>La strategia funzionò, e <strong>l’iMac G5 fu tra i primi Macintosh a godere del cosiddetto “effetto alone” dell’iPod</strong>, per cui l’entusiasmo per il lettore di musica giovava agli altri prodotti dell’azienda. Come da risultati trimestrali, <strong>nei mesi successivi Apple crebbe costantemente nel mercato PC, sia in termini di introiti che di percentuali di mercato</strong>, rubando utenti a Windows con nuovi iMac, a cui nel 2005 venne affiancato un Macintosh per “switcher”, il Mac mini. Ma questa è un’altra storia&#8230;</p>
<p><em>*scegliendo il modulo interno Bluetooth la tastiera e il mouse Apple Wireless, i cavi si riducevano a uno: quello di alimentazione.</em></p>
<p><em>Note: le immagini a corredo dell&#8217;articolo sono &#8220;courtesy of Apple&#8221; e tratte dal sito web e dal materiale promozionale dell&#8217;epoca.<br />
Si ringrazia <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.serenadivirgilio.net">Serena Di Virgilio</a> per la traduzione dell&#8217;articolo dall&#8217;inglese e per la correzione della bozza.</em></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Un anno di Storie di Apple su Tumblr</title>
         <link>http://www.storiediapple.it/un-anno-di-storie-di-apple-su-tumblr.html</link>
         <description>Nel luglio 2014 ho annunciato ai lettori anglofoni la nascita di una nuova risorsa online con &amp;#8220;citazioni, immagini e altro materiale memorabile dalla Storia di Apple&amp;#8221;: Stories of Apple su Tumblr. Un anno più tardi noto con un certo orgoglio che l&amp;#8217;iniziativa ha raccolto quasi 7200 follower e più di 600 post in archivio da [&amp;#8230;]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://www.storiediapple.it/?p=4627</guid>
         <pubDate>Fri, 10 Jul 2015 10:31:40 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Nel luglio 2014 ho annunciato ai lettori anglofoni <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiesofapple.net/stories-of-apple-is-on-tumblr.html">la nascita di una nuova risorsa online</a> con <em>&#8220;citazioni, immagini e altro materiale memorabile dalla Storia di Apple&#8221;</em>: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/">Stories of Apple su Tumblr</a>.</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/"><img src="http://www.storiesofapple.net/wp-content/uploads/2015/07/Stories-of-Apple-on-Tumblr-header-1024x321.png" alt="Stories of Apple on Tumblr - header" width="410" height="129" class="alignnone size-large wp-image-1232"/></a></p>
<p>Un anno più tardi noto con un certo orgoglio che l&#8217;iniziativa ha raccolto <strong>quasi 7200 <em>follower</em></strong> e <strong>più di 600 post</strong> <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/archive">in archivio</a> da leggere, apprezzare con un <em>like</em> e magari ripubblicare con un <em>retumblr</em> sul vostro account. </p>
<p>A tutti i post sono stati accuratamente apposti <strong>numerosi tag</strong> così che sia possibile recuperare tutti i <strong>contenuti su argomenti specifici</strong>, come il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/lisa">Lisa</a>, Sir <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/jonathanive">Jonathan Ive</a> o i vari <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/prototype">prototipi</a> di Apple. Non solo: si possono anche fare ricerche per anno, ad esempio selezionando prodotti o avvenimenti del <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/1983">1983</a>, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/1997">1997</a>, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/2001">2001</a> o del <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://storiesofapple.tumblr.com/tagged/2007">2007</a> (sono sicuro che riconoscerete queste queste date come importanti). </p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiesofapple.net/wp-content/uploads/2015/07/Stories-of-Apple-on-Tumblr-July-2015.png"><img src="http://www.storiesofapple.net/wp-content/uploads/2015/07/Stories-of-Apple-on-Tumblr-July-2015-1024x609.png" alt="Stories of Apple on Tumblr - July 2015" width="410" height="244" class="alignnone size-large wp-image-1222"/></a></p>
<p>Ho da parte una gran quantità di <strong>citazioni, immagini, grafici, video, registrazioni audio</strong>, e nei prossimi mesi (se non anni) continuerò a pubblicare tutto su Tumblr. Lavorerò inoltre <strong>di accumulo</strong> e utilizzerò alcuni dei trend e argomenti che affiorano su Tumblr per realizzare <strong>approfondimenti</strong> sotto forma di post più canonici qui, sul sito web di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/">Storie di Apple</a> (nonché su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiesofapple.net/">Stories of Apple</a>).</p>
<p>Nel frattempo <strong>vi ringrazio</strong> di continuare a <strong>leggere, ricondividere, commentare, suggerire e segnalare errori</strong>. E se non lo state già facendo <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://www.tumblr.com/follow/storiesofapple"><strong>seguite Stories of Apple su Tumblr</strong></a>!</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>E allora fammi causa!</title>
         <link>http://www.storiediapple.it/e-allora-fammi-causa.html</link>
         <description>Durante lo sviluppo del nuovo sistema operativo del Macintosh, il System 7, la Apple Computers era alle prese con i legali della Apple Corps dei Beatles. Le due aziende avevano già un patto risalente al 1981 che proibiva alla Apple Computers di operare nel settore musicale, ma nel 1989 si ritrovarono di nuovo in tribunale [&amp;#8230;]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://www.storiediapple.it/?p=75</guid>
         <pubDate>Thu, 02 Jul 2015 06:42:23 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Durante lo sviluppo del nuovo sistema operativo del Macintosh, il <strong>System 7</strong>, la Apple Computers era alle prese con i legali della <strong>Apple Corps</strong> dei Beatles. Le due aziende avevano già un patto risalente al 1981 che proibiva alla Apple Computers di operare nel settore musicale, ma nel 1989 si ritrovarono <strong>di nuovo in tribunale</strong> a causa dell&#8217;<strong>introduzione del MIDI</strong> e della <strong>registrazione audio sui computer Apple</strong>.</p>
<p><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img/jimreekes.jpg" align="right" border="0" hspace="6" vspace="4" alt="Jim Reekes"/>Una delle caratteristiche del System 7 era un <strong>nuovo Sound Manager</strong> che sostituiva le vecchie API e, tra le altre cose, permetteva una riproduzione sonora di qualità molto più elevata. Vista la delicatezza della situazione, ogni novità nel settore audio veniva passata al vaglio dall&#8217;ufficio legale. </p>
<p><strong><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.reekes.net/">Jim Reekes</a></strong>, l&#8217;ingegnere che ha gestito lo sviluppo dell&#8217;audio dei Mac dal 1990 al 1999 e che, tra le altre cose*, ha prodotto l&#8217;accordo che accompagna l&#8217;avvio del computer, si sentì dire che <strong>uno dei nuovi suoni di avvertimento</strong> creati** per il System 7 era problematico. Secondo i legali di Infinite Loop <strong>era &#8220;troppo musicale&#8221;</strong> a causa del suo nome, &#8220;xylophone&#8221;, ed era quindi necessario ribattezzarlo.<span id="more-75"></span></p>
<p>A Reekes la cosa parve assurda, e scherzando rispose che avrebbe chiamato il suono &#8220;Let it bleep&#8221;, parafrasi di un noto brano dei Beatles e frecciata agli avvocati di entrambe le aziende. Quando fu detto all&#8217;ingegnere che la battuta non sarebbe stata apprezzata, <strong>il programmatore sbottò dicendo &#8220;So sue me&#8221; (E allora fammi causa)</strong>. Dopo averci pensato un po&#8217; presentò la controproposta all&#8217;ufficio legale con l&#8217;aiuto di Sheila Brady, la collega responsabile dei supporti del System 7: <strong>il nuovo nome sarebbe stato &#8220;sosumi&#8221;</strong>, che letto in inglese suona appunto come &#8220;so sue me&#8221;. </p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//system7sosumi.gif"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//system7sosumi.gif" alt="System 7 - sosumi" width="405" height="285" class="alignnone size-full wp-image-3926"/></a></p>
<p>I due inviarono la proposta solo per iscritto, guardandosi bene dal pronunciare la parola, e inventarono anche la storia che fosse un termine giapponese e significasse &#8220;assenza di musicalità&#8221;. La scelta, incredibilmente, fu approvata e il (non) suono <strong>fu incluso</strong> in tutte le versioni successive del System, di Mac OS e perfino Mac OS X. Non solo; la sua storia è diventata <strong>parte integrante del folklore Apple</strong>, al punto che le note legali dei prodotti sul sito web www.apple.com hanno &#8220;sosumi&#8221; come nome della classe CSS.</p>
<p>Nel 2007 le due Apple hanno messo definitivamente fine alle <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.storiediapple.it/apple-corps-contro-apple.html">dispute musicali e non</a>, siglando <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.apple.com/pr/library/2007/02/05Apple-Inc-and-The-Beatles-Apple-Corps-Ltd-Enter-into-New-Agreement.html">un accordo</a> secondo il quale &#8220;Apple Inc. possiede tutti i marchi relativi ad &#8216;Apple&#8217; e concede in licenza l&#8217;uso di alcuni di questi marchi alla Apple Corps.&#8221;</p>
<p>* Reekes è anche l&#8217;autore del <strong>&#8220;clic&#8221; della fotocamera e dello screenshot del Mac e dell&#8217;iPhone</strong>, suono che è basato sulla registrazione dello scatto di una vecchia Canon AE-1 della fine degli anni Settanta.</p>
<p>** Stando ad alcune fonti, xylophone/sosumi fun in realtà &#8220;prelevato&#8221; da un gioco per Mac di terze parti chiamato Crystal Quest.</p>
<p><em>La foto di Jim Reekes è <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://boingboing.net/2005/03/24/early-apple-sound-de.html">tratta dal sito BoingBoing</a>.</em></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>L’Apple I</title>
         <link>http://www.storiediapple.it/1975-apple-i-wozniak.html</link>
         <description>Il 29 luglio 1975 vide la luce il primo computer vero e proprio realizzato da Steve Wozniak. Agli inizi del marzo 1975 nella città californiana di Menlo Park, l&amp;#8217;ingegnere informatico Gordon French organizzò nel suo garage la prima riunione dell’Homebrew Computer Club, in cui venne presentato l&amp;#8217;Altair. L&amp;#8217;incontro fu di notevole stimolo per Wozniak, che [&amp;#8230;]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://www.storiediapple.it/?p=4608</guid>
         <pubDate>Mon, 29 Jun 2015 20:30:55 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 luglio 1975 vide la luce il primo computer vero e proprio realizzato da Steve Wozniak.</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://instagram.com/p/1Y3nPKwvgp/"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img//Woz_in__asciiart_sull_Apple_1__retrocomputing__musif____miai_a__Lecce_...adesso_allo_spazio_Arci_Zei___by_verdebinario-420x420.jpg" alt="Woz_in__asciiart_sull_Apple_1__retrocomputing__musif____miai_a__Lecce_...adesso_allo_spazio_Arci_Zei___by_verdebinario" width="410" height="410" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4621"/></a></p>
<p>Agli inizi del marzo 1975 nella città californiana di Menlo Park, l&#8217;ingegnere informatico Gordon French organizzò nel suo garage la <strong>prima riunione dell’<em><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Homebrew_Computer_Club">Homebrew Computer Club</a></em></strong>, in cui venne presentato l&#8217;<a rel="nofollow" target="_blank" href="https://it.wikipedia.org/wiki/MITS_Altair_8800">Altair</a>. </p>
<p>L&#8217;incontro fu di notevole <strong>stimolo per Wozniak</strong>, che vi partecipò con l&#8217;amico Allen Baum, e gli fece capire l&#8217;enorme <strong>potenziale dei microprocessori</strong> come l&#8217;Intel 8080 usato nell&#8217;Altair.<span id="more-4608"></span></p>
<p>Come si legge in <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewBook?id=88206C88A2C65BFFF7E8779F8D3DD4E3"><em>“Steve Jobs”</em></a> di Walter Isaacson: </p>
<blockquote><p>&#8220;[Wozniak] da tempo stava progettando un terminale, con una tastiera e un monitor, capace di collegarsi a distanza con un minicomputer. Usando un microprocessore, pensò, si sarebbe potuta riversare parte della capacità del minicomputer nel terminale stesso e farlo diventare un piccolo computer indipendente da tenere sulla scrivania.&#8221;</p></blockquote>
<p>L’idea si radicò nella mente di Wozniak e la notte stessa dopo la riunione del Homebrew Computer Club <strong>iniziò a progettare (su carta) quello che in seguito sarebbe diventato l’Apple I</strong>.</p>
<p><strong>Per mesi</strong> ogni notte il cofondatore di Apple tornava all’HP (dove all&#8217;epoca era impiegato) per <strong>lavorare al suo computer</strong>, capire come usare i componenti (e quali) e scrivere il software di sistema. Sino a che, la sera del 29 giugno 1975, come racconta lo stesso Wozniak,</p>
<blockquote><p>&#8220;Premetti alcuni tasti sulla tastiera e rimasi di stucco. Le lettere comparivano sullo schermo!&#8221;</p></blockquote>
<p>Tra le prime persone a cui Wozniak mostrò il computer ci fu <strong>l&#8217;amico Steve Jobs</strong>, che lo tempestò di domande e lo aiutò a reperire i componenti necessari per proseguire il lavoro. </p>
<p>Nove mesi dopo, il 1º aprile 1976, Wozniak e Jobs erano nell’appartamento di Ron Wayne, altro impiegato di HP, insieme a cui stilarono l’accordo che sanciva la <strong>nascita di una nuova società: Apple</strong>.</p>
<p><em>Nota: l&#8217;<a rel="nofollow" target="_blank" href="https://instagram.com/p/1Y3nPKwvgp/">immagine di Wozniak in ASCII ART</a> è tratta dall&#8217;<a rel="nofollow" target="_blank" href="https://instagram.com/verdebinario/">account Instagram</a> del Museo Interattivo di Archeologia Informatica di Cosenza <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.verdebinario.org/">Verde Binario</a></em></p>]]></content:encoded>
      </item>
   </channel>
</rss>
<!-- fe4.yql.bf1.yahoo.com compressed/chunked Thu Oct  1 23:12:05 UTC 2015 -->
