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      <title>StoriediApple.it</title>
      <description>Articoli e novità dal sito web più le Microstorie di Apple (da Twitter).</description>
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      <pubDate>Sat, 25 May 2013 13:46:25 +0000</pubDate>
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         <title>Unitron: quando il Brasile copiava Apple</title>
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         <description>Il Brasile pare essere un elemento chiave per la crescita commerciale di Apple nei prossimi anni. L&amp;#8217;azienda californiana ha da poco aperto il suo iTunes Store anche ai consumatori brasiliani e soprattutto la Foxconn, produttore cinese di elettronica, ha costruito nel paese fabbriche per sfornare tanti iPhone e iPad, con il benestare del governo che [...]</description>
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         <pubDate>Mon, 06 May 2013 05:55:24 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Brasile</strong> pare essere un elemento chiave per la crescita commerciale di Apple nei prossimi anni. L&#8217;azienda californiana ha da poco aperto il suo iTunes Store anche ai consumatori brasiliani e soprattutto la Foxconn, produttore cinese di elettronica, ha costruito nel paese fabbriche per sfornare tanti iPhone e iPad, con il benestare del governo che ha varato leggi e incentivi. Ma trent&#8217;anni fa la situazione era molto diversa e il paese sudamericano era un <strong>mercato sostanzialmente precluso ad Apple </strong>in cui venivano progettati e venduti <strong>cloni</strong> dei computer con la mela mordicchiata.</p>
<p>Dalla fine degli anni Settanta sino ai primi anni Novanta, il settore tecnologico brasiliano fu regolato da una <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://web.archive.org/web/20080307144907/http://www.lsi.usp.br/~jecel/reserve.html">politica governativa protezionista</a> molto severa. Questa permetteva solo ad aziende brasiliane di costruire e mettere in commercio micro e personal computer. Il risultato fu la produzione di cloni di varie marche: Tandy, Sinclair e ovviamente anche Apple. Il che ci porta alla <strong>Unitron Electr&otilde;nica</strong>, un&#8217;azienda di S&atilde;o Paulo specializzata in copie dei computer di Infinite Loop che nel 1982 produsse due cloni dell&#8217;Apple II, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.museo8bits.com/unitronap.htm#E/S">Unitron APII</a> e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.museo8bits.com/unitrona2200.htm#E/S">Unitron U-2200</a>, e nel 1985 presentò un clone del &#8220;Fat Mac&#8221;, chiamato <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://chester.blog.br/mac512.html"><strong>Mac512</strong></a>. </p>
<p align="center"><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img/unitronlogo.gif" alt="logo Unitron"/></p>
<p>Il piano originario prevedeva di ottenere una licenza da Apple attraverso una joint-venture, ma l&#8217;accordo sfumò perché Apple voleva quote di maggioranza, opzione vietata dalle politiche locali. La Unitron quindi proseguì da sola e realizzò un computer <strong><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://lowendmac.com/clones/unitron.html">sostanzialmente identico al Macintosh 512k</a></strong>, sia come aspetto (case e tastiera erano identici, fatta eccezione per i tasti scuri) che nel funzionamento, con la stessa componentistica e una ROM di sistema <strong>apparentemente frutto di ingegnerizzazione inversa</strong> di quella originale. <span id="more-253"></span>Si trattava di uno sforzo tecnologico notevole per una piccola ditta di meno di cento persone, ma non improbabile se si considera che qualche anno dopo, nel 1990, la statunitense ARDI avrebbe rilasciato Executor, un emulatore software Macintosh che non conteneva nemmeno una riga di codice copiato.</p>
<p>Il Mac512 della Unitron finì però <strong>nel mirino di Apple</strong>, che era venuta in possesso di alcuni prototipi hardware iniziali, pare utilizzati per test di compatibilità, in cui faceva bella mostra di sé la <strong>ROM originale</strong> del Macintosh. L&#8217;azienda californiana <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://web.archive.org/web/20080309094538/http://www.lsi.usp.br/~jecel/mac512.html">esercitò notevoli pressioni</a> attraverso canali governativi statunitensi che a loro volta <strong>minacciarono di boicottare le importazioni</strong> di succo di frutta e scarpe dal paese sudamericano. Il risultato fu che l&#8217;organo brasiliano preposto all&#8217;informatica annullò il finanziamento che la Unitron aveva chiesto alla banca nazionale, mettendola finanziariamente in ginocchio e costringendola ad <strong>arrestare la produzione</strong> del Mac512, di cui erano stati già realizzati oltre cinquecento esemplari.</p>
<p><em>Nota: il logo della Unitron qui pubblicato è una ricostruzione di quello sul retro dei primi modelli di Mac512.</em></p><div class="feedflare">
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      <item>
         <title>“Pencil Test: lo schermo del Mac si anima” su Applicando 324</title>
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         <description>Sul numero 324 di Applicando, di maggio 2013, c&amp;#8217;è un nuovo articolo per la rubrica di Storie di Apple. Si intitola &amp;#8220;Pencil Test: lo schermo del Mac si anima&amp;#8221; e parla di un buffo filmato d&amp;#8217;animazione in computer grafica creato per promuovere le capacità del suo nuovo Macintosh II. Il filmato venne prodotto dall&amp;#8217;Advanced Technology [...]</description>
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         <pubDate>Thu, 02 May 2013 06:10:15 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img/ap324cop.jpg" align="right" hspace="14" vspace="8" alt="Copertina di Applicando 324"/>Sul <strong>numero 324 di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.applicando.com/">Applicando</a></strong>, di maggio 2013, c&#8217;è un nuovo articolo per la rubrica di Storie di Apple. </p>
<p>Si intitola <strong>&#8220;Pencil Test: lo schermo del Mac si anima&#8221;</strong> e parla di un buffo <strong>filmato d&#8217;animazione</strong> in computer grafica creato per promuovere le capacità del suo nuovo Macintosh II. </p>
<p>Il filmato venne prodotto dall&#8217;<strong>Advanced Technology Group</strong>, il laboratorio di ricerca di Apple, con un <strong>notevole dispendio di hardware, software e tempo</strong> e la collaborazione di <strong>alcuni nomi, all&#8217;epoca poco noti,</strong> ma che negli anni &#8217;90 sarebbero diventati figure molto celebrate nell&#8217;ambito del cinema d&#8217;animazione.</p>
<p>Buona lettura. :)</p><div class="feedflare">
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      <item>
         <title>Un sito un po’ più sociale</title>
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         <description>Da qualche giorno Storie di Apple si è aperto un po&amp;#8217; di più ai servizi di social networking. In passato, vicino al titolo di ogni articolo, era presente il pulsante di Google Plus, così come era segnalata la pagina ufficiale. Questo pulsante è stato spostato in fondo al testo, per non distrarre dalla lettura, ed [...]</description>
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         <pubDate>Tue, 09 Apr 2013 09:12:02 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno Storie di Apple si è aperto un po&#8217; di più ai <strong>servizi di social networking</strong>.</p>
<p>In passato, vicino al titolo di ogni articolo, era presente il pulsante di Google Plus, così come era segnalata <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://plus.google.com/111338720793697196261/">la pagina ufficiale</a>. Questo pulsante è stato spostato in fondo al testo, per <strong>non distrarre</strong> dalla lettura, ed è stato affiancato da altri tre: <strong>Twitter, Facebook e anche LinkedIn</strong>.</p>
<p>I quattro pulsanti vi permettono di <strong>segnalare</strong> più facilmente un articolo che vi è piaciuta particolarmente ai <strong>vostri contatti</strong> su uno o più servizi, a seconda di quello o quelli che amate, usate e frequentate. In questo modo aiuterete <strong>Storie di Apple</strong> a essere un po&#8217; più conosciuto e apprezzato dagli appassionati italiani della mela morsicata di Cupertino.</p>
<p>Aggiungo che ho anche modificato e integrato un po&#8217; delle voci nella colonna di destra e reso meno tecnico il modo in cui si elencano le <strong>categorie tematiche</strong> e i <strong>tag/argomenti</strong> in calce, che vi ricordo essere un ottimo modo per scoprire e leggere altre storie di Apple già pubblicate in questi anni.</p>
<p>Buona lettura!</p><div class="feedflare">
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         <category>Novità</category>
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      <item>
         <title>Arriva l’eMac</title>
         <link>http://feedproxy.google.com/~r/storiediapple/~3/23LUu5tltvo/arriva-lemac.html</link>
         <description>Nell&amp;#8217;aprile del 2002 Apple tornò a rivolgersi alle scuole con un nuovo, esclusivo modello di Macintosh. Prendendo spunto dal notevole successo dell&amp;#8217;iMac, gli ingegneri e i designer di Infinite Loop crearono l&amp;#8217;eMac (contrazione di &amp;#8220;educational Macintosh&amp;#8221;), un nuovo computer compatto con monitor a tubo catodico piatto da 17 pollici e processore PowerPC G4, il tutto [...]</description>
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         <pubDate>Mon, 08 Apr 2013 05:53:17 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;aprile del 2002 Apple tornò a rivolgersi alle scuole con un nuovo, esclusivo modello di Macintosh.<br />
<img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img/emac.jpg" alt="eMac" border="0" vspace="6" hspace="16" align="left"/>Prendendo spunto dal notevole successo dell&#8217;iMac, gli ingegneri e i designer di Infinite Loop crearono l&#8217;<strong>eMac</strong> (contrazione di &#8220;educational Macintosh&#8221;), <strong>un nuovo computer compatto</strong> con monitor a tubo catodico piatto da 17 pollici e processore PowerPC G4, il tutto alloggiato <strong>in un guscio bianco e curvilineo</strong>.</p>
<p>Questa mossa seguiva la decisione di Apple di <strong>cambiare radicalmente l&#8217;aspetto dell&#8217;iMac</strong>, che nel gennaio 2002 aveva non solo abbandonato il processore G3 ma anche le sue celebri forme traslucide. Il monitor CRT era stato sostituito da uno schermo LCD montato su di un braccio metallico che fuoriusciva da una cupoletta bianca opaca, finendo col sembrare una lampada (o un girasole, secondo il designer in capo di Apple, Jonathan Ive).<span id="more-3063"></span></p>
<p>Sebbene l&#8217;eMac fosse più potente e voluminoso, a causa dello schermo più grande, fu a tutti gli effetti l&#8217;<strong>erede dell&#8217;iMac originale del 1998</strong>, di cui ereditò anche il ruolo di Mac entry-level grazie a un prezzo accessibile che, oltreoceano, partiva da 999 dollari. Inizialmente però l&#8217;eMac rimase un&#8217;esclusiva riservata al <strong>mercato della formazione</strong>: non poteva essere acquistato da chiunque ma solo da studenti e istituzioni scolastiche. Fu proprio per questo motivo che l&#8217;iMac originale, che usciva ufficialmente di produzione in quel periodo, fu mantenuto a catalogo in alcune versioni dalle performance ridotte, che vennero vendute sino al marzo del 2003. </p>
<p>Ma Apple cambiò presto idea: l&#8217;interesse per l&#8217;eMac fu talmente grande che solo due mesi dopo <strong>la distribuzione fu allargata al grande pubblico</strong>, e il computer venne proposto come &#8220;il più accessibile hub digitale&#8221; dell&#8217;azienda di Cupertino.</p>
<p>L&#8217;eMac fu <strong>prodotto e venduto per tre anni e mezzo</strong>, durante i quali venne aggiornato con CPU e GPU più veloci, dotato di modem (che originariamente non aveva), di porte USB 2.0 (all&#8217;origine aveva solo quelle 1.1) e perfino di un modulo Bluetooth interno opzionale. La strategia di mercato e soprattutto il design (inclusa la scelta di un solo colore, il bianco opaco) rimasero sempre gli stessi. </p>
<p>L&#8217;<strong>ultimo modello</strong> di eMac, con processore G4 da 1,42 GHz, uscì <strong>nel maggio 2005</strong> e fu ritirato a ottobre. A gennaio dello stesso anno <strong>il più versatile ed essenziale Mac mini</strong> lo aveva già sostituito come Macintosh più economico in assoluto, rivolgendosi agli &#8220;switcher&#8221;. Il mercato scolastico venne invece reindirizzato verso un altro &#8220;all-in-one&#8221;, l&#8217;iMac G5 in policarbonato bianco, offerto in una versione base con schermo LCD da 17 pollici.</p><div class="feedflare">
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      <feedburner:origLink>http://www.storiediapple.it/arriva-lemac.html</feedburner:origLink></item>
      <item>
         <title>“Dieci anni di iTunes (Music) Store” su Applicando 323</title>
         <link>http://feedproxy.google.com/~r/storiediapple/~3/ONLZW6kMgi0/dieci-anni-di-itunes-music-store-su-applicando-323.html</link>
         <description>Sul numero 323 di Applicando, dell&amp;#8217;aprile 2013, c&amp;#8217;è un nuovo articolo &amp;#8211; il quarantaduesimo &amp;#8211; della rubrica di Storie di Apple. In &amp;#8220;Dieci anni di iTunes (Music) Store&amp;#8221; si esamina il mix di tecnologia e strategia commerciale con cui Apple si è ritagliata uno spazio sempre più grande e importante nella distribuzione legale di contenuti [...]</description>
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         <pubDate>Tue, 02 Apr 2013 14:28:07 +0000</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.storiediapple.it/wp-content/img/ap323cop.jpg" align="right" hspace="14" vspace="8" height="244" width="187" alt="Copertina di Applicando 323"/>Sul numero <strong><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.applicando.com/articoli/0,1254,36_ART_152948,00.html">323 di Applicando</a></strong>, dell&#8217;aprile 2013, c&#8217;è un nuovo articolo &#8211; il quarantaduesimo &#8211; della <strong>rubrica di Storie di Apple</strong>. </p>
<p>In <em><strong>&#8220;Dieci anni di iTunes (Music) Store&#8221;</strong></em> si esamina il <strong>mix di tecnologia e strategia commerciale</strong> con cui Apple si è ritagliata uno spazio sempre più grande e importante nella <strong>distribuzione legale di contenuti digitali</strong> su Internet. </p>
<p>Partendo con la <strong>musica</strong> e espandendo il catalogo ai <strong>video</strong>, ai <strong>film</strong>, agli <strong>ebook</strong> e infine alle <em><strong>app</strong></em>, lo &#8220;Store&#8221; legato a iTunes si è lasciato alle spalle il ruolo originario di supporto all&#8217;iPod, divenendo la <strong>spina dorsale</strong> di tutti (o quasi) i <em>device</em> di Apple e mostrando alla concorrenza cosa si poteva (e forse doveva) fare.</p>
<p>Come al solito vi auguro una buona lettura! :)</p><div class="feedflare">
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