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    <title>Rotta a Sud Ovest</title>
    
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        <title>Sette tori scappano dal set di Knight &amp; Day, a Cadice</title>
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    <content type="html">"Non era il più grande, non sembrava il più fiero. Ma ha dato testate, ha caricato e ha abbattuto la barriera, per dare la libertà a sei suoi compagni, con i quali avrebbe tracciato un percorso in una città colta di sorpresa e di paura. Non sappiamo il suo nome. Potrebbe ben chiamarsi Spartaco. Nome di schiavo liberatore e, curiosamente, di torero" Così, epicamente, il Diario de Cadiz racconta il pomeriggio di ieri, che i gaditani racconteranno ai loro nipotini: quella volta che sette tori sono scappati dal set di un film che Tom Cruise e Cameron Diaz stavano girando in città. Sì, siamo di nuovo alle prese con Knight &amp; Day, che dopo aver causato qualche mugugno tra gli abitanti di Siviglia a causa delle strade del centro chiuse per le riprese, è approdato a Cadice. Qui, durante le prove generali, ancora assenti Tom Cruise e Cameron Diaz, sette tori sono riusciti a scappare, seminando panico e sorpresa ("dovevano essere Tom e Cameron a scappare dai tori, secondo il copione, e invece sono scappati i tori", il commento più ricorrente). I sette in fuga hanno percorso le strade del centro storico di Cadice, vie centralissime, come la calle Rosa e, addirittura, la plaza del Mercado de Flores, una delle mete tradizionali del turismo e dei gaditani. Gli animali erano inseguiti dagli addetti alla sicurezza e dai pastori, mentre un servizio d'ordine improvvisato dagli uomini della produzione di Knight &amp; Day e dalle guardie gaditane cercava i avvertire i passanti e di chiudere mano mano le strade, in modo da evitare incidenti tra pedoni e tori. "Io li ho visti passare e non ci potevo credere!" ha raccontato l'avventore di un bar ancora sorpreso. "Io sono rimasto qui, tranquillo e immobile" ha aggiunto un altro. Non è andata bene a una signora gaditana, che ha avuto un encontronazo con i sette in fuga, ma fortunatamente se l'è cavata con ferite superficiali, e per un'altra signora che, assistendo allo "spettacolo", si è sentita male. Per i programmi in diretta televisiva del pomeriggio, una vera pacchia. Per i gaditani, a pericolo passato, pure. Prima, un po' meno. Nella loro folle corsa verso la libertà i sette tori sono finiti sulla spiaggia de La Caleta, una delle più belle di Cadice, davanti all'Oceano; qui, davanti a una folla incuriosita, armata i telecamere e cellulari per video finiti poi anche su youtube, sono stati catturati e riportati nel loro recinto. Da ieri a Cadice infuriano le polemiche: le riprese del film stanno causando mugugni tra i commercianti per le vie bloccate, anche se sono state promesse loro adeguate indennizzazioni; la fuga dei tori ha inasprito i malumori e i permessi alla produzione di Knight &amp; Day sono stati sospesi fino a quando non saranno chiarite le circostanze della fuga dei tori. Intanto, il Diario de Cadiz, ha aperto un filone: pubblica una propria galleria fotografica, da cui sono tratte le immagini seguenti, e invita i gaditani a inviare le proprie foto al set del film di Tom&amp;Cameron. Hai visto mai dovesse succedere qualcos'altro... Dopo le immagini, da youtube uno dei migliori filmati finiti in Rete, con i tori ormai a un passo dalla cattura, davanti all'Oceano, per un ultimo sogno di libertà. da youtube
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        <title>Le campagne contro Zapatero: ci rovina</title>
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        <published>2009-11-23T15:46:29+01:00</published>
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    <content type="html">Non è un gran momento per José Luis Rodriguez Zapatero: nonostante la simpatia per il leader socialista, non possiamo nasconderci la verità. Negli ultimi sondaggi, nonostante continui ad essere considerato l'uomo politico più affidabile del Paese, è in caduta libera: qualche giorno Antena 3 dava il PSOE sei punti più giù del PP nelle intenzioni di voti. Gli ultimi ad abbandonare il Presidente del Governo sono stati gli agricoltori e gli allevatori spagnoli, nella più grande manifestazione del settore che la democracia ricordi (e, considerando che prima della democrazia, non si poteva protestare contro Francisco Franco, non è difficile immaginarsi che quella di sabato sia stata la più grande manifestazione mai organizzata a Madrid dal settore). 500mila agricoltori e allevatori hanno chiesto al Governo misure urgenti per salvare le campagne spagnole. Come molti colleghi europei, i contadini e gli allevatori spagnoli lamentano i prezzi bassissimi pagati loro dai distributori e gli aumenti dei costi di produzione, che li stanno mettendo in ginocchio. Traducendo in cifre il fenomeno: negli ultimi 5 anni i costi di produzione sono aumentati del 34% e i prezzi pagati dai distributori sono rimasti stabili, per cui gli operatori del settore hanno perso il 26% del loro reddito, il che significa, anche, la distruzione di 124mila posti di lavoro. Davanti a queste cifre, l'allarme lanciato dalle campagne è comprensibile. Durante la manifestazione i contadini e gli allevatori, indignati, hanno sottolineato come, in questa crisi economica che ha cambiato il volto della Spagna dinamica e ottimista, il Governo abbia aiutato settori chiave dell'economia, come le banche o la produzione automobilistica. Ma si è dimenticato del campo, della campagna. Che, anche se contribuisce solo al 5% del PIL spagnolo, è pur sempre essenziale per il modello socio-economico di molti pueblecitos dell'Andalusia, dell'Estremadura, delle Asturie e di molte Comunidades Autónomas. E infatti dalle Asturie e dall'Andalusia sono arrivate delegazioni di contadini infuriati. Solo da Jaén, capitale della produzione dell'olio d'oliva della Spagna e si potrebbe dire dell'Europa (buona parte della produzione jienense viene inviata in Italia, dove viene imbottigliata come olio italiano), sono arrivati 150 autobus, con 10mila contadini. "Prezzo giusto per la produzione dell'olio d'oliva" chiedeva lo striscione che apriva la loro presenza. Numerosi anche gli asturiani. "Guarda quante bandiere di Alonso!" racconta La Nueva España che si dicevano i partecipanti alla manifestazione al vedere la folta presenza asturiana. "Nel Principato rimangono appena 12mila allevatori, 2800 dedicati alla produzione del latte" denuncia il quotidiano ovedense. Anche loro chiedono un prezzo giusto per i loro prodotti che, nel passaggio dalla campagna ai supermercati quintuplicano il loro valore, "lasciando a noi le briciole e mandandoci in rovina". Oltre a chiedere le dimissioni del Ministro dell'Agricoltura Elena Espinosa (Espinosa tramposa, dedicate a otra cosa, Espinosa ingannatrice, dedicati ad altra cosa, è stato uno degli slogan di maggior successo) e dello stesso presidente Zapatero, gli agricoltori e gli allevatori hanno chiesto misure urgenti di sostegno al settore. Il Ministero ha fatto sapere che "effettivamente esiste un problema di prezzi a cui stiamo lavorando". Ma oltre al problema dei prezzi c'è l'irrazionalità del PAC, la Politica Agraria Comune dell'Unione Europea, che, con sussidi e aiuti, non permette una formazione dei prezzi nel libero mercato né garantisce produttività e competitività (ci sono settori che lamentano eccedenze, con conseguente abbattimento dei prezzi, come, ad esempio, nella produzione del latte). Attualmente il settore agricolo spagnolo riceve dall'Unione Europea 7 miliardi di euro, che il Governo non ha intenzione di perdere, pena la sopravvivenza di migliaia di piccoli produttori (uno dei grandi problemi del campo sono anche le piccole dimensioni delle aziende, che non sono in grado di sopravvivere senza i sussidi). E' vero che il settore ha bisogno di una riforma seria, che razionalizzi le risorse (non è accettabile, per esempio, che i grandi latifondisti come la Duchessa d'Alba ricevano aiuti e sovvenzioni dall'Unione Europea e poi assumano, come stagionali, emigranti illegali, che costano meno, lasciando a casa i lavoratori locali o in regola con il permesso di soggiorno, così come più volte denunciato dai sindacati di settore). E' anche vero che questa riforma non può essere fatta senza guardare a Bruxelles. E dal 1° gennaio 2010 Zapatero sarà per sei mesi presidente dell'Unione Europea, in inedita coabitazione con il presidente permanente Herman Van Rompuy...
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        <title>Carmen von Thyssen difende la sua collezione d'arte</title>
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    <content type="html">Probabilmente la baronessa Carmen von Thyssen non si aspettava che, firmato il Patto di Basilea con i figli del barone Heini per spartirsi l'eredità (a loro le industrie di famiglia, a lei la collezione d'arte con nessuna possibilità di impugnare gli accordi perché chi ci prova viene automaticamente escluso), i problemi ereditari sarebbero arrivati dal suo unico figlio naturale, il 29enne Borja, adottato dal barone poco dopo il loro matrimonio. Da qualche tempo madre e figlio si parlano attraverso la copertina di Hola. Nell'ultima dedicata alla loro storia, Borja ha accusato al madre di nascondergli parte dell'eredità lasciatagli dal barone e di sentirsi molto deluso; da parte sua Carmen, che non si aspettava il colpo basso, ha denunciato il figlio, l'invisa nuora Blanca Cuesta e il loro avvocato per la sottrazione di alcuni documenti che custodiva nella sua casa madrilena de La Moraleja. "Sono molto tranquilla, è l'unico modo che ho di proteggermi e di proteggere quello che amo. Non posso dire di più perché è tutto sotto segreto istruttorio". Probabilmente più dei problemi ereditari creati da Borja e da Blanca (secondo la baronessa è quest'ultima che ha manipolato il figlio fino a trasformarlo fisicamente, muscoloso e tatuato, e caratterialmente, meno docile e meno propenso al lavoro), Carmen preferirebbe parlare del Museo Thyssen Bornemisza, di cui è l'anima e che in questa stagione, grazie alla mostra Lágrimas de Eros è uno dei più frequentati di Madrid. Nel 2011 termina il prestito gratuito che ha concesso alla Spagna per esporre la sua collezione personale al Museo Thyssen, insieme a quella ceduta dal barone Heini negli anni 80. "Stiamo negoziando con il Ministero della Cultura il futuro dell'accordo, come sempre si avanza lentamente, con progressi e stop; il prestito gratuito finirà il 22 febbraio 2011 e bisogna arrivare a un nuovo accordo, se non succede niente, che non vedo perché debba succedere qualcosa" diceva qualche giorno fa la baronessa al quotidiano La razón. Per la sua collezione Carmen non contempla la vendita: "Ho eredi e sono loro che decideranno più avanti. La cosa importante è che la mia collezione è legata al Museo Thyssen non solo per il legame di affetto con mio marito, che è la persona da cui ho imparato tutto quello che so di arte, ma anche perché sono unite quadro per quadro, dalla pittura del XIX secolo all'impressionismo e l'espressionismo. Se si separasse da quella che ha creato Heini, il Museo Thyssen soffrirebbe molto, per cui non concepisco altra soluzione che rimangano unite. I negoziati vanno bene e la formula del prestito è la più appropriata. Di fatto è quella utilizzata il primo anno del Museo Thyssen, quando si è comprata la collezione di mio marito. Bisogna capire una cosa che è fondamentale: devo pensare alla mia vita e non posso prestarla gratis per sempre". Il pensiero corre ai suoi eredi, il figlio Borja, con il nipotino Sacha, e le due gemelline adottate un paio di anni fa. "Il mio dovere come madre è controllare che sia tutto in ordine e ben chiaro. Sto operando con un occhio al futuro, che è come bisogna fare quando parliamo di cose di così grande valore, e lo faccio per i miei figli; non continuerò con il prestito gratuito, è una cosa finita ed è comprensibile che voglia fare un passo ulteriore". Ed è a questo punto che i litigi con Borja, che denuncia dalla copertina di Hola di essere stato escluso da parte dell'eredità del barone e chiede gli sia consegnata la proprietà di due quadri, entrano in gioco. Non offrono quella che si suole definire una "buona immagine" e possono rappresentare un ostacolo nei negoziati con il Ministero della Cultura. La baronessa ne è consapevole e chiarisce subito eventuali dubbi circa la proprietà dei quadri della sua collezione: "Conviene chiarire alcune cose perché alcune persone ne traggano le conseguenze. Il quadro di Goya Una mujer y dos niños junto a una fuente non apparterrà a nessuno finché sono viva. Né a mio figlio né a nessuno ed è tutto chiarito dagli avvocati. Le mie cose si governano sotto le leggi inglesi, perché così si sono rette quelle del barone e in questo stesso modo la sua collezione è stata portata a Madrid, secondo le leggi inglesi. Cosa vuol dire? che per la legislazione inglese non esiste la figura dell'eredità legittima. Così se qualche mio erede aspira a qualche opera della mia collezione deve aspettare che io non ci sia più e spero di esserci per ancora molto tempo". Insomma, se Borja chiede prima del tempo due quadri della collezione materna è perché "è mal consigliato. Forse questo gli servirà di lezione nella vita, meglio adesso che più tardi, perché la collezione Thyssen è troppo importante per giocarci". Carmen continua a confidare nella "grande preparazione culturale" del figlio, che conosce perfettamente la collezione "è stato varie volte nel Museo" e "saprà essere all'altezza del suo cognome" nel futuro, quando non sarà più Carmen a vegliare su una delle più importanti collezioni d'arte private del mondo. Per ora a vigilare sul suo futuro c'è ancora lei, fiera come una leonessa al difendere gli interessi familiari e il legato del marito. Verrebbe quasi da dire, grazie al Cielo.
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        <title>Inés Sastre presenta Jean-Luc in Spagna</title>
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    <content type="html">Per la presentazione in Francia ha parlato lui, addirittura dalla copertina della rivista Gala, per cui lei si è fatta fotografare sorridente, tacendo sorprendentemente; la presentazione in Spagna è toccata a lei, che ha scelto il 36° compleanno per farsi vedere trionfalmente in patria al braccio del nuovo compagno. Inés Sastre sabato sera, avvolta il un vestito blu, è apparsa al braccio di Jean-Luc Delarue, per confermare che sì, il colpo di fulmine c'è stato davvero ed è felice accanto al presentatore francese. Insieme hanno trascorso il fine-settimana a Madrid, hanno passeggiato nelle frequentatissime vie del centro, hanno cenato da Casa Lucio, uno dei più prestigiosi ristoranti della capitale, hanno visitato il Museo Thyssen Bornemisza (che in questi giorni ospita una mostra sull'erotismo nella storia dell'arte) e hanno sorriso ai paparazzi senza immutarsi. Per il compleanno di Inés, cena in un ristorante peruviano con gli amici spagnoli della modella e attrice: la conduttrice televisiva José Toledo e il marito Cristóbal Martínez Bordiú, il meno chiacchierato dei nipoti Francisco Franco, il milionario Kike Sarasola con il marito Carlos Morrero, la giovane Paloma Segrelles, padrona di uno dei salotti liberal-conservatori più importanti di Madrid e, ovviamente, Candela, la sorella disegnatrice di Inés, che ha detto: "Il compleanno è stato festeggiato nell'intimità e Inés sta benissimo". Che stia bene lo si vede dalle foto e persino dall'atteggiamento con i media. Forse è la prima volta che non nega un nuovo amore: "Vengo accompagnata da Jean-Luc e ho voluto farlo a Madrid perché era da molto tempo che non celebravo il compleanno in Spagna. La nostra storia è iniziata un mese e mezzo fa, per mezzo della rvista Gala. Abbiamo preferito fare un annuncio pubblico perché siamo entrambi conosciuti. Mi è sembrato meglio e più normale". Chi ha taciuto, stavolta, è stato Jean-Luc Delarue, che si è limitato ad accompagnare la sua bella sorridente a tutti gli appuntamenti del loro week-end madrileno. Le foto, da hola.com
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        <title>48 cartoline da Buenos Aires</title>
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        <published>2009-11-22T19:21:06+01:00</published>
        <updated>2009-11-22T19:23:52+01:00</updated>
        
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    <content type="html">48 artisti, uno per ogni quartiere di Buenos Aires. Artisti argentini e stranieri che hanno raccontato attraverso i loro dipinti San Telmo e La Boca, Recoleta e Palermo, i barrios, i quartieri, storici e moderni della capitale argentina. Ne è uscita fuori una mostra, voluta dal Governo della Città di Buenos Aires, che offre spunti e sguardi inediti, occasioni di riflessione su come residenti e stranieri vedono la città. Per esempio per il quartiere di Almagro Carolina Spielmann ha voluto sottolineare "questa mescola di contemporaneo e di antico, fuori del tempo e con un eclettismo ricco di molteplici immigrazioni e nazionalità"; mentre invece Alejandro Ros ha descritto La Boca partendo dalla grande tradizione calcistica del quartiere, regno del Boca Juniors, per cui la sua opera è un inno all'azzurro e al giallo, i colori della leggendaria squadra porteña; Franco Ferrari ha raccontato l'anima gaucha argentina perché "il Barrio de Matadero rappresenta essenzialmente una delle tradizioni più popolari che abbiamo noi argentini, quella del gaucho e, insieme a lui, tutto quello che è legato alla campagna, la vita tra la campagna e la città, dato che questo era il punto di incontro tra le due zone"; Florencia Perez Portillo racconta che, passeggiando per Nueva Pompeia, quartiere del tango, si è sentita intrappolata da "Homero Manzi e il su "Sur", il ponte Alsina, la sua gente, il treno della periferia... i suoni e le immagini di un quartiere simbolo della nostra Buenos Aires"; nel suo disegno di case, strade, uccelli, biancheria, Valeria Pesqueira racconta la sua Palermo, un quartiere che per lei è "alberi, cani, aria, piatti saporiti, calore, odori intesi, casette vecchie basse, un circuito, fiocchi, biciclette, allegria, tranquillità e pace"; per Ricardo Crespo Parque Avellaneda è il suo trenino antico, "che percorre il parco ed è la delizia di grandi e piccini. Per questo ho scelto un treno giocattolo per rappresentare il quartiere, non solo come oggetto di riferimento, ma anche per indicare la relazione ludica con i suoi abitanti". "Ci siamo concentrati sui quartieri porteños, che sono 48 e non 100, come dice il mito e abbiamo sviluppato con 48 artisti l'iconografia di ognuno, rappresentata secondo la libera interpretazione degli artisti invitati" ha spiegato Ezequiel Fernández Langán, direttore dell'Unidad de Coordinación de Políticas de Juventud de Buenos Aires "E' una città molto ricca culturalmente e volevamo che questa intensità si riflettesse nello sguardo e nelle storie dei suoi personaggi" Il risultato sono 48 cartoline da Buenos Aires, che parlano non solo di tango, ma anche di molto calcio, molti cieli, molti monumenti, molte colombe (è forse l'animale più citato nelle opere) e, per chi non conosce la città dal di dentro, di molto verde. Le opere dei 48 artisti sono state raccolte in un catalogo, che si può vedere in formato .pdf anche su Internet, cliccando qui. Dal catalogo, alcune immagini di questo progetto della Città di Buenos Aires, presentato ai porteños durante il Festival Ciudad Emergente, a luglio, e che sarà proposto di nuovo a febbraio, nell'ambito delle celebrazioni per il Bicentenario dell'Indipendenza. Almagro di Carolina Spielmann Palermo di Valeria Pesqueira HTML clipboardNúñez di Adriano Giulitti Montserrat di Marcelo Albinati
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        <title>William debutta a teatro e pensa al cinema</title>
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        <published>2009-11-22T16:30:34+01:00</published>
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    <content type="html">Aveva detto che si sarebbe preso una pausa dalle telenovelas di Televisa per cercare nuove strade e provare che oltre a possedere uno dei fisici più spettacolari della tv ispanica, è un attore di talento. Così, terminate le riprese di Sortilegio, adesso in onda negli Stati Uniti e in buona parte dei Paesi latinoamericani, William Levy si è dedicato al teatro. Non solo come attore, ma anche produttore. Il 16 novembre ha debuttato a Morelia con Un amante a la medida, una commedia di Ray Cooney su equivoci e problemi di coppia in chiave ironica e comica. Nel cast ci sono l'ex Miss Universo venezuelana Alicia Machado e vari volti noti della televisione ispanica: il venezuelano Fernando Carrillo (Marilena, La dama de rosa, Primavera, anche in Italia) e i messicani Alexis Ayala e Gabriela Goldsmith. Critiche positive per il bel cubano che vuole provare tutti i generi dello spettacolo e che dopo il teatro pensa anche al cinema, non necessariamente messicano (si dice, ma lui non vuole confermare, di negoziati in corso per un film statunitense indipendente nella primavera 2010). Per l'edizione ispanica di Cosmopolitan è l'uomo più desiderato del 2009, lui gioca con il sex-appeal, facendo finta di non riuscire proprio a capire perché affascina le donne, ma prende sul serio la sua carriera nello spettacolo. Si intuisce che quando il sipario inevitabilmente calerà sulla sua carriera, potrebbe rimanere dietro le quinte come produttore. Il debutto nella produzione teatrale non sembra sufficiente e nella memoria ci sono sempre quell'infanzia e quell'adolescenza difficili nell'amatissima Cuba: "Mi piacerebbe produrre una storia di qualcuno che come me ha lasciato Cuba. Qualcosa tipo La misma luna (La stessa luna in Italia), ma in questo caso qualcuno che paga un'imbarcazione per arrivare in Messico e poi un passaggio fino alla frontiera messicana con gli USA. E' il problema del contrabbando di persone". Nell'attesa che il ragazzo che ha lasciato Cuba a 15 anni, perché "non è giusto che un ingegnere che lavora tutto il giorno guadagni come chi non fa niente e ci deve essere la libertà di ottenere quello che si vuole a base di impegno e impegno", realizzi i suoi obiettivi cinematografici, eccolo in alcune fotografie dalla galleria che quien.com ha dedicato al debutto di Un amante a la medida a Città del Messico, la notte scorsa.
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        <title>Le maestre si spogliano per i bambini peruviani</title>
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        <published>2009-11-22T14:23:28+01:00</published>
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    <content type="html">Si avvicina il nuovo anno ed è ovviamente tempo di calendari. Tutti si spogliano e lo fanno esclusivamente per cause benefiche. Le prime sono un gruppo di maestre della Cantabria, nella Spagna settentrionale, che hanno posato con pochi vestiti per l'obiettivo di Javier Rosendo. Lo hanno fatto per un loro progetto benefico, Machu Picchu, nato poco più di un anno fa per permettere l'accesso all'università ai giovani indigenas del Perù. Oltre ai tradizionali mezzi per la raccolta fondi, feste, mercatini, lavori artistici, quest'estate le maestre hanno pensato a un calendario di nudi. Niente di scandaloso e niente di più di "quello che si può vedere in qualunque spiaggia". Nel loro calendario ogni mese raccoglie un diritto dell'infanzia, per cui oltre alle foto delle maestre ci sono anche immagini dei bambini peruviani; c'è anche una foto di una delle maestre incinta, che illustra con maggior tenerezza i diritti dei bambini. Il calendario ha una tiratura di 1500 copie in piccolo formato e 500 in grande. "Speriamo che la nostra scelta si capisca e che si interpreti come un passo in favore di una causa giusta, perché è questo. Le nostre famiglie ci hanno appoggiato e c'è molta gente che si è impegnata con noi in questo progetto". L'operazione Machu Picchu ha già ottenuto un primo risultato: 4 giovani indigenas sono entrati quest'anno nell'università di Cusco. Con i calendari il prossimo anno potrebbero essere di più.
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        <title>Il XX secolo è finito nel 2008</title>
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        <published>2009-11-21T20:11:54+01:00</published>
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    <content type="html">Ricardo Lagos è stato uno dei presidenti più amati del Cile democratico ed è oggi una delle voci socialdemocratiche più ascoltate del Sudamerica che ha scommesso su mercato e stato sociale per lo sviluppo economico. Il Cile di questa formula è, con il Brasile e l'Uruguay (mantenute le distanze delle dimensioni geografiche e del PIL), il Paese più sviluppato del continente. In questo 2009, che celebra il ventennale della caduta del Muro di Berlino, il Cile saluterà Michelle Bachelet, un'altra presidente popolarissima, e, il 13 dicembre, sceglierà il suo successore. Un'occasione per il quotidiano Clarin, della vicina Argentina, per parlare con Ricardo Lagos di socialismo, giustizia sociale, Berlino, Pinochet e di Marco Enriquez-Ominami, il giovane candidato diventato un fenomeno in grado di mettere in difficoltà la Concertación, la formazione di centro-sinistra che da vent'anni guida il Paese. Ecco l'intervista in italiano. Per leggere la versione originale, in spagnolo, cliccate qui - Come spiega che anche la presidente Michelle Bachelet, come già lei, lascerà il potere con una popolarità maggiore di quando è arrivata? Forse è così perché non c'è rielezione. Il problema, quando c'è la rielezione è che misureranno il successo del tuo governo se riesci ad essere rieletto, per questo si diventa candidati sin dal giuramento. Anche a noi, alla Concertación, accusano di perpetuarci. Ma l'alternanza la definisce il popolo, un'altra cosa sono le regole, con le quali si stabilisce una Costituzione. E se a me hanno eletto con delle regole, se le discutiamo è perché vengano messe in atto per il prossimo presidente, non per me. Io dico che c'è vita dopo la presidenza, ma alcuni non lo sanno e vi si afferrano. - Cosa significa essere socialisti, 20 anni dopo la caduta del Muro? Qualcuno diceva che Hobsbawm avrebbe dovuto riscrivere la storia del secolo breve, iniziato nel 1914 e finito nel 1989, perché il XX secolo è finito nel 2008, con la caduta di Lehman Brothers. Sono stati due i muri che sono caduti, quello dei fondamentalisti dello Stato e quello dei fondamentalisti del mercato, a cui è arrivato il proprio Muro con questa crisi internazionale. Nel fondamentalismo del mercato la società si fa a immagine e somiglianza del mercato, con le disuguaglianze di portafoglio di ognuno. La gente progressista o socialista pensa che la società debba farsi a immagine e somiglianza di quello che vogliono i cittadini, che devono determinare quando deve intervenire lo Stato perché il mercato funzioni - E dove si trova il concetto di giustizia sociale, allora? Guardi, in tutte le società i cittadini vogliono essere uguali in qualcosa, è quello che Norberto Bobbio chiamava il minimo di uguaglianza. Quante più risorse ci sono, tanto più questo minimo aumenta. La democrazia è un processo in cui si va definendo questa soglia: adesso possiamo aspirare a questo. - La coalizione sorta come alternativa alla destra pinochetista è al potere da vent'anni e, come si dice volgarmente, devono essere stati tanti i rospi da ingoiare. Pinochet è morto da tre anni, c'è ancora vita per la Concertación? Chiaro che sì. In una coalizione bisogna misurare se sono di più le cose che ci uniscono o ci separano dagli altri, perché se i rospi sono indigeribili, non ha senso. Noi abbiamo iniziato una transizione da una dittatura a una democrazia e poi abbiamo visto che ce n'era una molto più complessa, di lungo termine, che andava dal Paese in ritardo al Paese moderno, da un Paese che escludeva a un Paese che vuole includere. Per questa transizione la cosa migliore è stata mantenere la coalizione, altrimenti i cambi non sarebbero stati possibili. Oggi c'è un Cile diverso; il Cile con il 40% di poveri non è quello del 13% di poveri, anche il Cile capace di affrontare le violazioni dei diritti umani è un Cile diverso. - In queste elezioni succede che Ominami, candidato sorto dal suo partito, ne è uscito e forse lei connette più con lui che con Eduardo Frei... Le dirò qualcosa che a lui non piacerà: nel fondo Ominami è stato nella Concertación tutto questo tempo. C'è stata una cattiva gestione politica dei dirigenti. Se lo avessero lasciato partecipare alle primarie, ci saremmo dimenticati del problema. In quel momento nessuno pensò che avrebbe potuto raccogliere il malcontento per come si generava la scelta di un candidato. - Cosa pensa di quelli che dicono ancora che il miracolo economico cileno iniziò con Pinochet? Che non è vero, il miracolo consiste nel crescere sapendo ripartire e questo è iniziato con noi. - Quando dice "noi" parla della Concertación o del socialismo? Della Concertación. Nel mio governo ho fatto una riforma della salute molto importante, però l'ho potuta fare perché prima Aylwin e Frei avevano aumentato il bilancio della salute e avevano costruito ospedali e consultori che non esistevano. La presidente Bachelet, a sua volta, ha migliorato la rete di protezione sociale del mio governo. - Perché ha detto che quelli che circondano Piñera sono eredi di Pinochet? E' che è un fatto, ma credo anche che l'opzione "Pinochet sì, Pinochet no" stia rimanendo nel passato, è qualcosa della storia del Cile. L'importante adesso è che c'è sempre una linea divisoria tra quelli che pensano al mercato e quelli che pensano al cittadino e questo è molto chiaro nel Cile: tutto il mondo sa dove sta Sebastián Piñera e dov'è il mondo degli altri tre candidati.
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        <title>Un giorno a Rabat per Felipe e Letizia</title>
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        <published>2009-11-21T17:54:36+01:00</published>
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    <content type="html">Nei giorni scorsi i Principi Felipe e Letizia sono stati a Rabat, in Marocco, per inaugurare un nuovo centro dell'Instituto Cervantes, l'istituto per la diffusione della cultura spagnola nel mondo. E' l'ennesimo viaggio all'estero degli eredi al trono, sebbene stavolta sia durato una sola giornata (in un mese i Principi sono stati negli USA, in India e adesso in Marocco); un'ulteriore testimonianza dell'impegno della Casa Reale per far guadagnare loro protagonismo nella vita pubblica: raccontano le cronache che re Juan Carlos abbia proprio chiesto una chiara divisione dei ruoli, lasciando a lui e alla regina Sofia quelli più istituzionali e lasciando ai Principi inaugurazioni, viaggi ed eventi. Una politica che serve a far conoscere meglio agli spagnoli i futuri sovrani, adesso che anche Letizia sembra più a suo agio nel nuovo ruolo e ha familiarizzato con il protocollo e la Zarzuela, e che risponde anche a precise richieste della società: la Principessa non è la nuora che il re e la regina sognavano, ma sembra aver conquistato molte istituzioni e molti cuori, dato che lei e Felipe sono i membri della Famiglia Reale più richiesti per inaugurazioni e appuntamenti vari. Da tempo i Principi delle Asturie non solo rappresentano re Juan Carlos nelle cerimonie di insediamento dei Capi di Stato latinoamericani (un compito che Felipe aveva sin da prima del matrimonio), ma viaggiano per il mondo per inaugurare i Centri dell'Instituto Cervantes. All'ultima inaugurazione, un paio di giorni fa, sono arrivati disinvolti e sorridenti; Letizia appare sempre più tendente al biondo, ma la cosa che ha veramente entusiasmato i media, è che alla tradizionale cerimonia di ospitalità, con the e datteri, ha assaggiato di tutto, senza tirarsi indietro. Cinque anni dopo il matrimonio, c'è ancora chi è convinto sia anoressica.
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        <title>L'italiana più promettente di Spagna</title>
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        <published>2009-11-21T13:19:40+01:00</published>
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    <content type="html">In Spagna si parla molto di questa giovanissima attrice italiana, ovviamente sconosciuta in Italia, come capita a molti famosi italiani in terra iberica (e come capita a vari spagnoli famosi in Italia e sconosciuti in patria, Vanessa Incontrada e Sergio Múñiz in testa). Miriam Giovanelli è nata a Roma da madre spagnola e padre italiano, ha vent'anni e ha passato metà della vita a Madrid, anche se si considera italiana. In una recente intervista a Diez Minutos ha detto: "La mia famiglia si è preoccupata di conservare le radici italiane e mi ha fatto studiare nella scuola italiana. Io mi sento molto italiana, ma sono felice in Spagna. Di fatto non mi vedo a vivere in Italia perché c'è una situazione politica molto complicata e mi dispererei". Olè, sistemata la patria. E' una delle giovanissime attrici del momento ed è costantemente inserita, con Ana de Armas, Amaia Salamanca, Mario Casas, Hugo Silva, nella lista della nuova generazione di attori spagnoli. C'è una recente campagna pubblicitaria di Armand Basi, che per lanciare la linea By Basi, diretta ai giovanissimi, usa l'immagine di cinque promesse del cinema iberico; vari media l'hanno proposta come una sorta di manifesto dei volti che muovono il futuro del cinema spagnolo: tra loro c'è anche quello di Miriam Giovanelli. Ha iniziato la carriera come modella, da adolescente. Poi è stata Consuelo, una suora non troppo convinta della sua vocazione nella commedia Miguel y William, che ipotizza un incontro spagnolo tra Miguel de Cervantes e William Shakespeare. Quindi sono arrivati Limoncello, il cortometraggio che l'ha lanciata nel giro dei Festival e in cui recita in italiano (sono tre storie, la prima è in inglese, la seconda, quella in cui c'è Miriam è in un italiano parlato da spagnoli, lei è l'unica senza pesante accento, la terza in spagnolo; potete vederlo qui), e la televisione. E' stata la televisione a trasformarla in una delle attrici più osservate, cosa che sembra non piacerle molto: "Non mi considero l'attrice del momento, il fatto è che il mio nome inizia a sentirsi molto perché si sono uniti un progetto dietro l'altro. Ma io non voglio esserlo. Voglio solo essere un'attrice, lavorare in questo ambiente e basta. Sì, mi sento fortunata perché da quando ho voluto lavorare l'ho fatto". E in effetti non si lamenta, anzi, si sente "muy ilusionada". Ha del resto ragione. E' stata nel cast di una delle serie cult del momento, Fisica y quimica, ambientata in una scuola in cui i rapporti tra professori e allievi sono quantomeno peculiari; una partecipazione che le ha permesso di tornare al cinema con un altro cult per gli adolescenti, Mentiras y gorda, in cui, come hanno detto le critiche non entusiasmanti "si possono vedere i divi della tv fare l'amore sul grande schermo"; un tv-movie, El castigo, in cui è ingrassata otto kg, ma non si pente perché "sin dal principio ho indirizzato la mia carriera lasciando al lato il cliché di bella e bionda. Ho rifiutato i personaggi di bellona, è vero che è un ruolo meraviglioso essere bella, ma la bellezza sfuma e poi può sempre arrivare una più bella di te", e quindi un altro balzo in un'altra serie cult, Sin tetas no hay paraiso, orfana di quel Duque che ha garantito lo straordinario successo degli anni passati. Di questo passaggio a una delle serie più popolari di Spagna (ma l'assenza del Duque ha passato fattura: non ci sarà una quarta stagione), Miriam dice: "E' una straordinaria occasione per farmi conoscere dal pubblico. Le attrici del cast mi hanno accolto benissimo, alcune, come Amaia Salamanca, le conoscevo già, le altre sono state meravigliose, ognuna ha un profilo diverso nella serie, per cui non c'è competizione". Lei interpreta Sandra Barrios, una modella che si lascia tentare dalla prostituzione i lusso: "Non faccio mai cose affini al mio modo di essere" ride. La certezza della consacrazione è arrivata con l'interesse delle riviste maschili. Giovanelli è stata copertina dell'edizione spagnola di FHM a settembre. Nell'intervista dichiara di non essere innamorata e che un aspirante fidanzato deve farla ridere e avere buone maniere; da parte sua non ama particolarmente uscire per parties, non beve alcol e "non ne sente il bisogno per pasarmelo bien", ma se c'è da fare il pagliaccio per divertirsi con gli amici non si tira indietro. FHM pubblica anche il making of del servizio fotografico e lo definisce il migliore di tutti i tempi, "il Via con il vento dei making of per durata e categoria. Potrebbe durare dieci ore e non ci stancheremmo di vederlo" commenta. Per verificarlo, pagina web della rivista, e, ovviamente, youtube.
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