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	<title>Roberto</title>
	
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		<title>Avatar:  i nuovi fantastici orizzonti della giustizia onirica</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 12:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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di Roberto Quaglia – Roberto.info
Vi è un giudizio pressoché unanime sul fatto che Avatar rappresenti una pietra miliare nella storia del cinema. La mia opinione è che la novità vada al di là della storia del cinema.
In ballo, ci sono i nostri cervelli, ovvero i modelli mentali nei quali consiste il nostro rapporto con la [...]]]></description>
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</script></div><p>di <a href="http://www.roberto.info/">Roberto Quaglia</a> – Roberto.info<a href="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2010/02/Avatar_Berlusconi_WWW.ROBERTO.INFO_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-137" title="Avatar_Berlusconi_WWW.ROBERTO.INFO" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2010/02/Avatar_Berlusconi_WWW.ROBERTO.INFO_.jpg" alt="" width="296" height="330" /></a></p>
<p>Vi è un giudizio pressoché unanime sul fatto che <a href="http://www.avatarmovie.com/" target="_blank">Avatar</a> rappresenti una pietra miliare nella storia del cinema. La mia opinione è che la novità vada al di là della storia del cinema.</p>
<p>In ballo, ci sono i nostri cervelli, ovvero i modelli mentali nei quali consiste il nostro rapporto con la realtà del mondo. Ed è qui che Avatar indubbiamente rappresenta un punto di svolta assai più importante di quello pur segnato nella storia del cinema.</p>
<p>Insomma, in buona parte è un cartone animato animato (quanta differenza fa il fatto che siano stati attori umani a compiere i movimenti dei personaggi e ad abbozzarne le espressioni?), ma noi stiamo qui a parlarne come se fosse un film vero. Siamo poi sicuri di avere tutte le rotelle a posto?</p>
<p>La novità sta proprio qui: il nostro cervello è sempre meno in grado di distinguere la realtà dalla finzione. E questo è solo l’inizio.</p>
<p>Dobbiamo infatti renderci conto che il miracolo tecnico di Avatar è un miracolo <em>oggi</em>. Nel 2010. E’ solo questione di tempo prima che ulteriori progressi renderanno queste tecniche uno standard diffuso che qualsiasi regista potrà utilizzare a piacimento. E prima o poi ci ritroveremo noi stessi a poter manipolare a tal modo la realtà visiva col nostro computer di casa – o con l’accesso all’immenso potere di calcolo degli sciami di computer in rete.</p>
<p>Si prospetta, insomma, un futuro alquanto allucinatorio per noi e soprattutto per le generazioni che verranno.</p>
<p>La mente umana è molto più elastica di quanto comunemente si creda, e la visione del mondo può variare in misura incredibile a seconda dei luoghi e delle epoche della nostra specie.</p>
<p>Basti pensare al celebre episodio agli albori del cinema: i fratelli Lumiere proiettarono il primo film della storia circa cento anni fa. Consisteva nell’immagine di una locomotiva a vapore che si dirige verso la cinepresa (quindi verso di te, spettatore, che guardi lo schermo). Si narra che il pubblico fuggì in preda al panico, credendo che la locomotiva fosse reale.</p>
<p>La mente umana di allora era uguale a quella di oggi?</p>
<p>Sembrerebbe di no.</p>
<p>Di fronte al segno visivo della locomotiva che si dirigeva verso di loro, l’unica interpretazione che la mente di quelle persone riuscì a darne fu evidentemente quella di una locomotiva reale che rischiava di investirli. E questo nonostante essi sapessero di essere in un locale chiuso e che dietro allo schermo ci fosse un muro e nessun binario. Può anche darsi che l’episodio sia stato esagerato e poi trasformato in leggenda, ma anche in questo caso, è segno del fatto che qualche ansia quel treno immaginario in arrivo deve pure averla suscitata.</p>
<p>In seguito, la mente umana ha imparato a godersi i film con il cosiddetto processo della “sospensione dell’incredulità”. In altre parole, noi sappiamo che ciò che vediamo è fittizio, e siamo quindi sostanzialmente increduli, tuttavia sospendiamo ad arte questa incredulità per la durata del film fingendo tra noi e noi che la vicenda osservata sia reale. E’ solo così che riusciamo a goderci un film, entrare nella vicenda, soffrire e gioire assieme ai personaggi. Quando un film è brutto, il piccolo miracolo della sospensione dell’incredulità non si compie. La vicenda non ci cattura e ci sembra di perdere soltanto il nostro tempo.</p>
<p>La sospensione dell’incredulità ci permette anche di lasciarci dettare gli umori dalle musiche che accompagnano i film, e senza le quali buona parte delle emozioni non ci sarebbero. La prima volta che fecero vedere dei film a certe popolazioni africane dove la modernità non è ancora arrivata, la domanda che tutti fecero è se nel nostro mondo c’è sempre la musica di sottofondo. Se ci pensate, è completamente assurdo che un film che pretende di apparire reale abbia musiche di sottofondo. Ma non ci pensate. Non ci pensiamo. Non ci si pensa. Condividiamo una follia comune ove la presenza di musica in una rappresentazione alla quale assistiamo la rende paradossalmente più reale, anziché irreale come sarebbe più logico. Perché il mondo reale effettivamente <em>non </em>ha proprio nessuna musica di sottofondo. Ci vuole la candida innocenza di un uomo fermo all’età del bronzo per consentirci di accorgercene fuggevolmente.</p>
<p>Per quasi cent’anni, questa sospensione dell’incredulità avveniva nei confronti di film che ad ogni modo mostravano cose reali. Persone vere. Luoghi esistenti. C’erano anche i cartoni animati, che indubbiamente potevano venire apprezzati per ragioni artistiche, ma l’unico pubblico in grado di sospendere la propria incredulità dei confronti di essi era quello dei bambini. Un adulto non dimenticava neppure per un istante che stava guardando un cartone animato.</p>
<p>Tutto ciò ha iniziato a cambiare con l’avvento degli effetti speciali.</p>
<p>Cose che non esistono hanno iniziato ad apparire davanti ai nostri occhi nei cinema, e la nostra mente ha esteso i confini della sospensione dell’incredulità possibile. Tuttavia, a guardare con attenzione critica, l’effetto speciale è spesso riconoscibile in quanto tale. Giochiamo a far finta di credere che un film pieno di effetti speciali sia reale, ma quando vogliamo sappiamo ancora per lo meno distinguere le parti interamente fittizie da quelle solo parzialmente tali.</p>
<p>Con Avatar il problema si complica.</p>
<p>Razionalmente sappiamo che quasi nulla di ciò che vediamo è vero (come nei cartoni animati), ma altre zone assai più profonde ed importanti del nostro cervello (quelle che ci per inciso ci tengono in vita facendoci rapidamente reagire all’ambiente) non vanno tanto per il sottile e <em>credono </em>a ciò che vedono. E’ per questo che guardando Avatar (soprattutto in 3D) abbiamo l’intensa sensazione che tutto sia reale. Lo stato dell’arte della cinematografia ha raggiunto un livello in grado di ingannare parti profonde ed importanti del nostro cervello.</p>
<p>La domanda allora è: Come verrà utilizzato tale <a href="http://www.cartomanti.info/">magico</a> potere dagli architetti dei nostri sogni futuri ad occhi aperti?</p>
<p>La trama stessa di Avatar ci fornisce qualche indizio a riguardo.</p>
<p>Lo schema della storia è banale e prevedibile in ogni aspetto. C’è chi si è mostrato infastidito da ciò, ma la mia opinione è che se vuoi una bella storia è meglio leggere un buon <a href="http://www.librionline.info/">libro</a> anziché andare a vedere il film con i migliori effetti speciali mai realizzati. In effetti, volendo esagerare potremmo dire che una buona storia rischierebbe di distrarti dagli effetti speciali. In Avatar la storia è “trasparente” &#8211; nel senso di quasi invisibile – e tutta l’attenzione si può concentrare sulle atmosfere del film. Una storia che qualche pignolo avrebbe definito “migliore” sarebbe in realtà comunque consistita in un altro stereotipo. Quindi, a che pro?</p>
<p>Il leitmotiv della storia è che terrestri (d’ora in avanti chiamati “i cattivi”) per impadronirsi delle risorse di un pianeta sterminano senza tanti problemi gli indigeni (d’ora in avanti chiamati “i buoni”). Ovviamente alla fine “i buoni” vincono, con l’aiuto dell’umano illuminato di turno e della biosfera amica, con tanta punizione e bua per “i cattivi” (mi scuso con chi non avendo visto il film adesso ritenesse che gli abbia rovinato la sorpresa del finale).</p>
<p>E’ ovviamente una metafora, per nulla velata, di quanto la società di cui noi stessi siamo parte ha fatto in passato (con gli indiani d’America) e continua a fare tutt’ora (con gli iracheni, gli afgani e prossimamente gli iraniani).</p>
<p>Ovviamente il 100% del pubblico si identifica con le povere vittime.</p>
<p>Ovviamente?</p>
<p>Un momento, perché mai questo dovrebbe essere così ovvio?</p>
<p>La società occidentale è fatta di democrazie – così si narra -  ed in una democrazia che sia tale si sa che i governi fanno ciò per cui gli elettori hanno dato loro i voti. Ma al di fuori di Avatar, nella nostra realtà reale, noi occidentali abbiamo recentemente invaso militarmente alcune nazioni, bombardandole ed uccidendo collateralmente persone nell’ordine dei milioni (1.300.000 solo che in Iraq, secondo alcune stime).</p>
<p>Questi morti hanno il difetto (o il pregio, a seconda dei punti di vista) di non essere visibili, nell’istante del loro decesso spettacolare, sullo schermo in 3D come gli indigeni di Avatar. Ma il fatto che siano poco visibili non li rende meno morti, anzi! (il famoso detto “chi non muore si rivede” suggerisce che prima dell’invenzione di cinema e televisione la morte in effetti abbassasse alquanto la visibilità di una persona)</p>
<p>I politici che hanno ordinato (o semplicemente avallato, in alcuni paesi d’Europa) questa carneficina sono quelli votati da noi. Dai cittadini occidentali. Cioè la gran maggioranza del pubblico che va a vedere Avatar. E che guardando il film curiosamente non si identifica con i personaggi che fanno ciò che nel mondo reale compiono anche loro – tramite la delega democratica alla propria classe politica. Uccidere persone in paesi lontani. No. Si identificano con le vittime.</p>
<p>Qualcosa apparentemente stona in questo quadretto.</p>
<p>Vi è una palese dissonanza cognitiva.</p>
<p>Ci si identifica con i “buoni” quando si guarda il film, mentre si fa parte del gruppo dei “cattivi” nel mondo reale, sebbene questo ruolo sia interpretato soprappensiero. D’altra parte anche in Avatar alcuni dei “cattivi” procedevano nel loro genocidio soprappensiero. Non sembravano accorgersi bene di ciò che stessero facendo.</p>
<p>Molte persone, leggendo queste righe, opineranno che essi <em>non</em> fanno parte del gruppo dei “cattivi”. Poiché esse sono <em>contrarie</em> alle guerre in Iraq ed Afghanistan. Sono <em>contrarie </em>allo sfruttamento lavorativo di bambini nelle fabbriche delle multinazionali nel terzo mondo (praticamente una riduzione in schiavitù). Sono contrarie a tutte queste brutte cose.</p>
<p>Ma… sono contrarie <em>in che senso</em>?</p>
<p>Forse nel senso che si smette <em>sul serio </em>di votare per i politici che fanno od avallano queste cose deprecabili, e si da la caccia coi forconi, i barili di pece e piume (antiche rustiche tecniche di linciaggio) ai politici che tradiscono le proprie pacifiste promesse elettorali in tal senso?</p>
<p>E soprattutto si è contrari nel senso che si rinuncia <em>effettivamente</em> a godere di <em>tutti </em>i benefici che derivano dal fatto di fare parte dei “cattivi”? Il benessere materiale occidentale sussiste unicamente poiché noi sottraiamo al resto del mondo immense quantità di materie prime beneficiando inoltre del lavoro sottopagato di miliardi di persone. E’ questo furto di risorse unito al moderno “schiavismo dislocato” che paga il nostro benessere.</p>
<p>Mi guardo intorno e non vedo molte persone effettivamente rinunciare a questi vantaggi.</p>
<p>In effetti, non ne ho mai vista neppure una.</p>
<p>Alcuni eventualmente scelgono uno o due vantaggi minori a cui rinunciare, così da potersi raccontare la menzogna di essere più virtuosi degli altri.</p>
<p>Alcuni rinunciano a mangiare da McDonald.</p>
<p>Altri a bere Coca Cola.</p>
<p>Bravi.</p>
<p>Accipicchia, <em>voi sì che siete “buoni”!</em></p>
<p>Stronzate.</p>
<p>Nessuno, nessuno, nessuno è disposto a rinunciare ai benefici che derivano dal fare parte dei “cattivi”, ma tutti vogliono ugualmente credere in cuor loro di fare parte dei “buoni”.</p>
<p>E’ facile e comodo rinunciare a mangiare cheesburger che comunque non piacciono. Mica scemi! Nessuno rinuncia a ciò che davvero desidera. L’importante è convincersi di far parte dei “buoni” con il minimo dei costi.</p>
<p>Fare parte dei “buoni” è infatti un bene di conforto particolarmente raffinato.</p>
<p>Un gadget mica da poco!</p>
<p>Ci vuole dopotutto un bel po’ di stomaco (oppure palle, scegliete voi) per godersi il benessere sapendosi un “cattivo”. Normalmente, sentire di fare parte dei “cattivi” rovinerebbe buona parte del piacere che deriva dall’essere nati fra la minoranza benestante del mondo. Chi confida in una vita dopo la morte ha anche il problema che a far parte dei “cattivi” poi tipicamente ci si cucca la dannazione eterna anziché una più gradevole beatitudine imperitura in <a href="http://www.dio.biz/">Paradiso</a>.</p>
<p>Questo spiega come mai nella opulenta società occidentale siano necessarie speciali liturgie pagane atte a sgravare le nostre coscienze dal sospetto di non essere poi così “buoni” come ci piace credere di essere.</p>
<p>La gamma di queste liturgie è ampia e ce n’è per tutti i gusti.</p>
<p>C’è chi si prende a cuore il destino degli animali da pelliccia e per sentirsi buono va davanti al <a href="http://www.teatri.info/">teatro</a> dell’opera ad insultare le vecchiette col visone. Anche le comuni giacche di pelle sono fatte con pelle di animali d’allevamento uccisi (rammentiamo che i visoni sono mammiferi d’allevamento esattamente come i buoi che morendo ci fanno omaggio delle giacche di pelle, borsette, portafogli, cinture e scarpe di vero cuoio). Ma <a href="http://www.barzellette.info/">chissà perché</a> questi virtuosi vanno sempre ad insultare le vecchiette e mai invece le bande di motociclisti che oltre alla giacca di pelle, hanno di pelle animale anche i pantaloni, e quindi secondo tal logica meriterebbero di venire insultati doppiamente.</p>
<p>Si potrebbero fare decine di esempi, ma questo ci porterebbe fuori tema.</p>
<p>Il fulcro della liturgia consiste in un rituale ove la persona che vuole convincersi di fare parte dei “buoni” soffra per uno o più mali del mondo. Si può scegliere di soffrire per le vittime di una guerra, per i bambini che muoiono di fame, per gli affetti da una malattia di propria scelta, per un animale minacciato di estinzione o per un popolo affetto da genocidio.</p>
<p>Ma la domanda indiscreta è: <em>quanto </em>soffre in verità questa gente così virtuosa?</p>
<p>Credo fossero Fruttero &amp; Lucentini ad avere in passato cercato di quantificare la sofferenza di chi si dia pena per i mali del mondo.</p>
<p>Innanzitutto, per i mali del mondo non si soffre molto mentre si dorme. L’<a href="http://www.psicoanalisi.info/">inconscio</a> non ci pensa neppure a soffrire, preferisce sognare. Poi, quando sei sul <a href="http://www.lavoro.info/">lavoro</a> è difficile che uno abbia tempo di soffrire per i mali del mondo. Se davvero uno sta lavorando, è facile che abbia altre preoccupazioni. Poi, tre volte al giorno si mangia. Difficile soffrire a pranzo o a cena. Pensare a chi muore di fame a tavola potrebbe fare passare l’appetito. Ecco un altro paio di ore in cui non si soffre. Poi c’è la televisione. Bisogna guardarla almeno qualche ora al giorno, non fosse altro che per poterla disapprovare. Qui al massimo si soffre per la scarsa qualità dei programmi, ed anche la qualità della propria sofferenza ne risente. Ogni tanto poi nella vita si parlerà anche con qualcuno, no? Familiari, amici, ecc. Difficile concentrarsi sui mali del mondo mentre discuti di altre cose. Infine, anche quando uno concentra la propria attenzione su una tragedia che merita tutta la nostra sofferenza, non è che si riesca sempre a soffrire. Al <a href="http://www.sentimenti.com/">cuore</a> non si comanda. Alcune volte ti ritrovi a fronteggiare sconsolato la tua stessa arida insensibilità. Altre volte riesci finalmente a soffrire un po’, ma poi la mente si adatta, subentra un normale fenomeno di tolleranza al dolore, e tanti saluti alla sofferenza. Arresti il cronometro e scopri che hai sofferto per 3 minuti.</p>
<p>Insomma, alla resa dei conti viene fuori che una persona virtuosa, prontissima a soffrire per uno o più <a href="http://www.orrore.com/">orrori</a> che avvengono nel mondo, per essi in realtà non soffre <em>effettivamente </em>per più di un paio di giorni pieni all’anno. E’ un po’ pochino per millantare una superiore statura morale rispetto alle persone “indifferenti”, “egoiste” e “senza cuore”.</p>
<p>La sofferenza per i mali del mondo è quindi intrinsecamente un’esperienza virtuale, che esiste più in quanto rappresentazione che come realtà.</p>
<p>Per sentirsi schizofrenicamente “buoni” quando in realtà inconsciamente sospettiamo di fare parte dei “cattivi”, dobbiamo sottoporci a rituali di sofferenza virtuale.</p>
<p>Il che ci riporta al tema che qui ci interessa.</p>
<p>La moderna cinematografia, della quale Avatar è l’esempio paradigmatico, assolve a questa moderna esigenza liturgica in modo perfetto e scientifico.</p>
<p>Quando guardiamo Avatar siamo “liberi” di identificarci con le vittime dei massacri che nel mondo reale si compiono a nostro vantaggio. Soffriamo (virtualmente) quando i simpatici alieni blu vengono massacrati. Virtualmente lottiamo assieme ad essi contro i “cattivi” (che poi in effetti saremmo noi) ed infine trionfalmente gioiamo per la vittoria dei “buoni” con i quali ci siamo identificati (che nel mondo reale sono le nostre vittime).</p>
<p>Questa liturgia catartica ci inferisce una potente esperienza illusoria che giustizia sia stata fatta. Si tratta di un’esperienza onirica. Ma la nostra mente funziona in modo onirico quasi per un terzo della nostra vita! Dormire e sognare sono attività indispensabili alla nostre mente per elaborare i nostri modelli della realtà. Quando guardiamo Avatar, ci sottoponiamo ad un’esperienza onirica programmata dal regista e condivisa da tutti gli altri spettatori. Un sogno ad occhi aperti, pur tuttavia un sogno. Un’esperienza onirica di cui abbiamo bisogno per compensare la nostra consapevolezza di partecipare ad un mondo ingiusto. In questo sogno ad occhi aperti programmato, noi siamo le nostre vittime ed in quanto tali lottiamo ed infine perveniamo alla meritata rivincita. Una rivincita delle nostre vittime che beninteso esiste solo nei nostri cervelli. Ma che è sufficiente a farci sentire più <a href="http://www.sballo.info/">buoni</a>.</p>
<p>E’ la nuova tendenza del cinema di Hollywood. Fateci caso. Sono sempre di più i film ove si rappresentino gli orrori della società in cui viviamo, puntualmente risolti con un riscatto finale che nella realtà dei fatti non ci sarà mai.</p>
<p>Matrix, V for Vendetta, the Bourne Trilogy, the Shooter, Children of Men, i film di Michael Moore, tutti questi <a href="http://www.horrormovies.info/">film</a> e moltissimi altri ci fanno vivere l’esperienza onirica di una ribellione o rivoluzione contro un sistema ingiusto che riconosciamo in quanto tale, e che a parole ci piace eventualmente condannare, per sentirci virtuosi. Qualche ingenuo argomenterà che tali film sono nobili poiché “denunciano le brutture del nostro sistema ” e “risvegliano le coscienze” e tante altre belle parole.</p>
<p>Sarà.</p>
<p>Io di coscienze risvegliate in giro non ne vedo poi molte.</p>
<p>E soprattutto non vedo alcuna differenza nei comportamenti <em>concreti </em>di tutte queste persone con la coscienza “risvegliata”.</p>
<p>Come mai i milioni di spettatori entusiasti di Avatar, all’uscita del cinema non si riversano rabbiosi in massa nelle piazze davanti agli edifici dei governi che essi hanno eletto e che nel mondo reale sono o i diretti responsabili o gli indiretti sostenitori di stermini analoghi in Iraq ed Afghanistan ed altrove?</p>
<p>La risposta è semplice. Perché questi moderni film “di denuncia” e “politically correct” forse risveglieranno anche le coscienze, ma il loro effetto principale è quello di fornire l’esperienza onirica di un atto di giustizia che nella realtà manca. Un’esperienza catartica molto soddisfacente. Rispetto al passato, un indubbio progresso. Nei tempi andati l’unica via per sedare il malcontento popolare era il famigerato processo ai capri espiatori. L’essere umano dopotutto si accontenta di poco, gli basta <em>l’illusione </em>che giustizia sia fatta. Occasionalmente, capita che si debba ricorrere ancor oggi a questa antica pratica. Ma spesso, il processo della catarsi cinematografica è più che sufficiente. Il capro espiatorio è interamente virtuale. E’ il “cattivo” del film. Per assicurarsi che nessuno si identifichi con lui, in Avatar il capo dei “cattivi” è un personaggio al limite del <a href="http://www.umorismo.info/">grottesco</a>, scolpito con l’accetta, che chiamare fumettistico è dir poco. Non è il frutto di un cattivo sceneggiatore. E’ una scelta voluta ed <a href="http://www.intelligenza.info/">intelligente</a>.</p>
<p>Questi film di denuncia, “politically correct”, risvegliano sì le coscienze, ma lo fanno sedandole nel contempo a suon di catarsi gratificanti ottenute con lieti fine immaginari. E risvegliare le coscienze a tal modo – progressivo e con sedazione contestuale &#8211; è molto utile, perché l’effetto è il disinnesco del potenziale dirompente che hanno le coscienze non ancora risvegliate. Le rivoluzioni tipicamente scoppiano quando una massa critica di coscienze ingenue si svegliano tutte insieme. Facendo bruciare lentamente la polvere da sparo di una bomba, l’ordigno non scoppia. Sfrigola finché non termina il combustibile. Alla fine ti ritrovi con milioni di persone svegliate, eppur tranquille. Meglio di così non si può. Una volte sveglie, non c’è più il rischio che si risveglino.</p>
<p>Probabilmente chi scrive e produce questi film a queste cose non ci pensa neppure. E’ pensabile che il sistema si sia auto-organizzato così. Il pubblico <em>ha bisogno</em> di esperienze oniriche ove il suo senso di giustizia, a disagio in questo mondo non certo ideale, venga appagato, così che non rompa le palle nella vita di tutti i giorni. Ed è quindi prontissimo a pagare per questi sogni. E Hollywood non se lo fa certo ripetere due volte.</p>
<p>In altre produzioni hollywoodiane la manipolazione è invece chiaramente progettuale ed intenzionale. E’ un tema ben differente, del quale parlo estensivamente nel mio libro “<a href="http://www.mito11settembre.it/">Il Mito dell’11 settembre</a>”, il quale esamina anche le menzogne e le raffinate tecniche con le quali ad esempio si è costruito il mito dell’attacco terroristico dell’<a href="http://www.mito11settembre.it/">11 settembre</a> ad opera degli fondamentalisti islamici.</p>
<p>Avatar quindi marca una nuova tappa verso l’affermazione di un sistema giudiziario onirico esemplare. Affinché la giustizia onirica consegua al meglio le proprie funzioni catartiche, è essenziale che la sospensione dell’incredulità funzioni alla perfezione durante la visione del film. La perfezione tecnica ed artistica di Avatar assolvono perfettamente a questa funzione.</p>
<p>Ovviamente, come sempre avviene, questo è solo l’inizio del futuro.</p>
<p>Non solo la giustizia sarà in futuro amministrata in modalità sempre più onirica, ma anche importanti problemi come i diritti umani possono venire risolti così.</p>
<p>Soprattutto il diritto umano di ognuno di noi di essere un eroe.</p>
<p>Se si guardano i film di Hollywood, è evidente che questo importante diritto umano non è stato rispettato abbastanza. Il problema è che per sentirci vagamente eroici ci tocca identificarci con le maschere di Sylvester Stallone, Schwarzenegger o, se ci va meglio, Bruce Willis o Johnny Depp. Per certi versi è umiliante. Perché dobbiamo fare finta di essere loro? Siamo a tal punto delle <a href="http://www.merda.info/">merde</a> da non potere essere eroi in quanto noi stessi?</p>
<p>Poiché la soddisfazione di vedere questi film è interamente onirica, tanto vale fare le cose come si deve. Ed il futuro, con i suoi progressi, indubbiamente ce lo renderà possibile.</p>
<p>Ancora una volta, Avatar ci mostra la strada.</p>
<p>E’ importante sottolineare che per realizzare Avatar si è approntata una tecnologia in grado di “avatarizzare” gli attori in tempo reale, mediante computer, così che il regista potesse controllare la riuscita delle scene senza dovere attendere che in seguito qualcuno realizzasse gli effetti speciali.</p>
<p>E’ ovvio che questa sarà la tecnica prevalente del futuro.</p>
<p>Con qualche indispensabile miglioramento.</p>
<p>Cui nella mia veste di umile scrittore di <a href="http://www.science-fiction.biz/">fantascienza</a>, non posso evitare di dare qualche fugace accenno.</p>
<p>Il più importante dei miglioramenti, sarà la facoltà da parte degli spettatori stessi di poter “avatarizzare” a piacimento i personaggi di un film, dando ad essi il volto della persona desiderata. Ovviamente in tempo reale, mentre si guarda il film. Ciò sarà abbastanza facile da realizzare per i film visionati a casa, molto più complesso per quelli visti al cinema (dove i propri desideri sono in conflitto con quelli degli altri spettatori). Tuttavia è solo questione di tempo prima che anche al cinema ciò divenga tecnicamente possibile. Per poterci distinguere dai terroristi in futuro avremo infatti tutti un cip dentro di noi che certificherà la nostra identità, e che in questo caso potrà essere utile a determinare quale flusso di immagini sia destinato esclusivamente a noi.</p>
<p>“Avatarizzare” i personaggi di un film significa ad esempio il poter dare il proprio volto all’eroe del film, oppure alla vittima – dipende dalle inclinazioni di ognuno. Si potrà anche decidere di dare agli altri personaggi i volti delle persone desiderate – così da integrare a piacere parenti, amici e nemici nel film che si vuole guardare. Perché deve essere Bruce Willis ad uccidere un cattivo che a te personalmente non ha fatto nulla, quando nello stesso film potresti essere invece tu a dare al tuo acerrimo nemico ciò che si merita?</p>
<p>Qualcuno si chiederà come farà il tuo televisore (o computer, o parete a cristalli liquidi, o cos’altro si userà in futuro per vedere un film) a sapere che faccia hai tu ed i tuoi amici, così da integrarli nel film?</p>
<p>Sarà elementare. Le tendenza odierna da parte delle nazioni di accumulare dati biometrici sui cittadini per cosiddette ragioni di sicurezza giungerà certamente al punto in cui le autorità provvederanno a scannerizzare tridimensionalmente i corpi e i volti di tutti i cittadini (si può agevolmente fare alla consegna e/o rinnovo di un documento di identità). Dopotutto se uno dovesse mai ammalarsi di terrorismo (in futuro forse si scoprirà che esiste un virus in grado di trasformare qualsiasi cittadino modello in terrorista), alle autorità può fare comodo avere in archivio un <a href="http://www.fotomodelli.com/">modello</a> tridimensionale del soggetto. Può anche venire bene per migliorare la qualità degli eventuali video dove si vede il poveretto compiere gli atti terroristici causati dal virus. I <a href="http://www.telegiornale.com/">telegiornali</a> hanno sempre bisogno di cose del genere.</p>
<p>Per la legge sulla privacy, naturalmente sarà facoltà del singolo cittadino di scegliere se dare consenso al trattamento del proprio avatar digitale per scopi di intrattenimento. Ma quasi tutti accetteranno. Perché ovviamente, per utilizzare l’avatar digitale di altre persone nel film che si guarda, si dovrà pagare una piccola tassa, parte della quale andrà al soggetto dal quale l’avatar è tratto. Essere antipatico a molte persone sarà quindi fonte di reddito, poiché saranno in parecchi a pagare una piccola tassa pur di potere uccidere tra mille supplizi quella data persona nei film che riempiranno le loro serate. Ma anche essere amati pagherà.</p>
<p>L’avatarizzazione di massa segnerà anche l’inizio di un’era di grande democrazia cinematografica, nel senso che chiunque potrà diventare una star del cinema. Non sarà necessario saper recitare, poiché i movimenti e le espressioni saranno ricavate dagli <a href="http://www.attrici.biz/">attori</a> professionisti che hanno prestato i loro corpi per realizzare il film originale.</p>
<p>Credete che io sia andato troppo in là con le fantasticazioni?</p>
<p>Siete in errore.</p>
<p>Sto stringendo le redini della <a href="http://www.fantasia.info/">fantasia</a> per evitare di sconvolgervi più del necessario.</p>
<p>In realtà il cinema 2.0 è già online, oggi, nel 2010, in forma embrionale, in uno spot commissionato dal governo svedese per convincere i cittadini a pagare il canone televisivo. Chiunque può inserire la propria immagine nel ruolo del nuovo eroe.</p>
<p>L’ho fatto anch’io, e potete ammirare il risultato sulla seguente pagina web:</p>
<p><a href="http://en.tackfilm.se/?id=1265894904671RA65">http://en.tackfilm.se/?id=1265894904671RA65</a></p>
<p>Ha avuto un successo strepitoso.</p>
<p>E’ poca cosa in confronto con quello che verrà, serve tuttavia a convincersi che la direzione è quella.</p>
<p>Il cinema 2.0 sarà quindi soprattutto un’era in cui ognuno potrà davvero essere l’eroe dei propri sogni, ed imparare a vivere in letizia con le piccole imperfezioni del mondo reale mediante la purificazione quotidiana a mezzo della grande cinematografia giustizialista onirica che verrà. Attori e spettatori finiranno per mescoleranno in modo inestricabile. La mente umana considererà tutto ciò normale. E la gente farà fatica a credere che un tempo un <a href="http://www.sciencefictionmovies.info/">film</a> potesse non essere dinamico, interattivo e plasmabile secondo i più intimi bisogni di ciascuno.</p>
<p>In un mondo dalla psicologia collettiva trasfigurata da questi nuovi modi di interpretare il reale, anche gli orizzonti della politica si espanderanno in direzioni che oggi ci apparirebbero grottesche. I politici presto scopriranno che gli elettori saranno più inclini a votare per dei loro Avatar idealizzati, anziché per essi come effettivamente sono, e tutti i politici si faranno avatarizzare dagli stilisti di maggior gusto. Fino al giorno in cui qualcuno scoprirà che in effetti non c’è alcuno bisogno di un politico in carne ed ossa, dietro al suo avatar che la gente vota… e che anzi un individuo vero comporta in effetti solo problemi accessori dei quali si può benissimo fare a meno. Sarà l’alba di un nuovo modo di intendere la politica.</p>
<p>Ma l’apogeo di questa evoluzione della politica si avrà quando ad ogni cittadino verrà dato il supporto sensoriale che gli permetta di riconoscere, sia nel candidato che egli vota, che nel vincitore delle elezioni, il proprio stesso Avatar. Sarà il Mondo Nuovo della Democrazia Finale, nel quale ognuno sarà intimamente e schizofrenicamente convinto di governare il mondo, e ciascuno darà eventualmente a se stesso tutta la colpa della propria eventuale oppressione e persecuzione. Un mondo perfetto in cui l’unica possibile rivoluzione sarà… il suicidio del rivoluzionario (o più precisamente: l’auto-assassinio).</p>
<p>Avatar dimostra che oggi più che ieri &#8211; e domani più che oggi &#8211; è sempre più vero ciò che sentenziò già vari decenni fa McLuhan, il teorico del “Villaggio Globale”.</p>
<p>Il Mezzo <em>è </em>il Messaggio.</p>
<p>E lo sarà sempre di più.</p>
<p>Di più</p>
<p>Di più.</p>
<p>Di più.</p>
<p><a href="http://www.robertoquaglia.com/">Roberto Quaglia</a></p>
<p>PS. Ora c&#8217;è anche un gruppo facebook dedicato alla avatarizzazione dei politici italiani:</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=342355539800&amp;ref=mf">http://www.facebook.com/group.php?gid=342355539800&amp;ref=mf</a></p>
<p>Originariamente pubblicato su <a href="http://www.Roberto.info">www.</a><a href="http://www.roberto.info/">Roberto</a>.info</p>
<p><em><strong>Roberto Quaglia è il primo italiano nella storia <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/13362/i-finalisti-della-bsfa-2009-c-e-anche-roberto-qua/">ad avere</a> vinto, con un racconto di fantascienza, al più prestigioso premio britannico del genere, il BSFA Award.</strong></em></p>
<p><em>articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva di immagini e link in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale</em></p>
<p> <object id="avatarPlayer" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="810" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="data" value="http://www.avatarmovie.com/player/player.swf?t=us&amp;dl=0&amp;ap=0" /><param name="allowNetworking" value="all" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><param name="bgColor" value="0x000000" /><param name="src" value="http://www.avatarmovie.com/player/player.swf?t=us&amp;dl=0&amp;ap=0" /><param name="name" value="avatarPlayer" /><param name="bgcolor" value="0x000000" /><embed id="avatarPlayer" type="application/x-shockwave-flash" width="810" height="340" src="http://www.avatarmovie.com/player/player.swf?t=us&amp;dl=0&amp;ap=0" bgcolor="0x000000" allowscriptaccess="always" allownetworking="all" allowfullscreen="true" quality="high" data="http://www.avatarmovie.com/player/player.swf?t=us&amp;dl=0&amp;ap=0" name="avatarPlayer"></embed></object><br />
<a href="http://www.avatarmovie.com">Official Avatar Movie</a></p>
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		<title>I Ragazzi del Grande Fratello in missione ad Haiti</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 21:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roberto In Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Signorini]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Fratello]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[Reality Show]]></category>
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		<description><![CDATA[di Roberto Quaglia – Roberto.info
Credete si tratti di uno scherzo? No, no, questa è una proposta serissima!
Mandiamo “i ragazzi del Grande Fratello” in missione ad Haiti.
Per essere sicuro che nessuno fraintenda, sottolineo che questa non è una trovata polemica. E’ piuttosto un’anticipazione dell’esito inevitabile delle cose per come è strutturata la società occidentale oggi. Quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Roberto Quaglia – Roberto.info<img class="alignright size-full wp-image-130" title="Grande_fratello_Haiti" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2010/01/Grande_fratello_Haiti.jpg" alt="" width="300" height="282" /></p>
<p>Credete si tratti di uno scherzo? No, no, questa è una proposta serissima!</p>
<p>Mandiamo “i ragazzi del <a href="http://www.grandefratello.mediaset.it/">Grande Fratello</a>” in missione ad Haiti.</p>
<p>Per essere sicuro che nessuno fraintenda, sottolineo che questa non è una trovata polemica. E’ piuttosto un’anticipazione dell’esito inevitabile delle cose per come è strutturata la società occidentale oggi. Quindi tanto vale farlo subito, prima che il Grande Fratello di qualche altra nazione ci preceda. Se una vetta è destinata ad essere scalata, tanto vale che a farlo sia uno di noi.</p>
<p>Mandare i Ragazzi del Grande Fratello per qualche giorno in missione ad Haiti, a spalare detriti e salvare almeno un bambino (cercando un po’ credo se ne trovino ancora a sufficienza a sotto le macerie), sarebbe ovviamente un piccolo passo per un Ragazzo del Grande Fratello, ma un grande passo per la Televisione del ventunesimo secolo. E, per la televisione italiana, finalmente il riscatto dalla brutta tragedia di Vermicino (tragedia brutta soprattutto in stretto senso televisivo, come qualcuno ricorderà<a href="http://roberto.info/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=125#_ftn1">[1]</a>).</p>
<p>Ovviamente, per gli haitiani terremotati, non cambierebbe nulla. Ma di questo non ci deve importare. Dopotutto, già non ci importa niente che per loro nulla cambierà in virtù degli SMS solidali che in questi giorni le zelanti trasmissioni televisive ci sollecitano ad inviare. Già, la carità pelosa moderna oggi si fa inviando un SMS.</p>
<p>Nessuno vuole <em>in realtà</em> aiutare gli haitiani (a parte quelli pagati per farlo). Ci si vuole però <em>illudere </em>di averli aiutati. Si vuole solo sedare a basso prezzo il fastidio di rendersi conto che di quella tragedia in definitiva non ci importa nulla. Ci accorgiamo fuggevolmente della nostra insensibilità e per illuderci di non essere insensibili mandiamo un SMS Premium.</p>
<p>Tale insensibilità ha invece una naturalissima ragione d’essere: la tragedia è accaduta in un altro mondo. Distante. Non ci tocca. Se ci si commuove non è per la tragedia, ma per la rappresentazione televisiva di essa che il cavallo di troia della televisione ci porta in salotto, facendoci percepire la tragedia come se fosse nostra. Come fosse nostra <em>per finta</em>.</p>
<p>Ma <em>non è</em> nostra.</p>
<p>Neppure <em>per finta</em>.</p>
<p>Perché in realtà, il pianeta Terra con i suoi oltre 6 miliardi di anime è semplicemente troppo vasto per non produrre innumerevoli tragedie tutti i giorni.<a href="http://roberto.info/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=125#_ftn2">[2]</a> Tutti, tutti, tutti, ma proprio <em>tutti</em> i giorni qualche centinaio di migliaia di persone muore (fra cui qualche <a href="http://www.globalissues.org/article/26/poverty-facts-and-stats">decina di migliaia di bambini per fame</a>, <em>en passant</em>), cioè più di tutti quelli morti nel terremoto di Haiti. <em>Tutti i giorni.</em> Ma poiché in genere non muoiono in modo spettacolare ed esotico nessuno ce lo mostra in tivù e noi non ci commuoviamo e non inviamo SMS caritatevoli. Eppure ogni morte è una tragedia – se non ci credete provate un po’ a morire e poi mi saprete dire.</p>
<p>Ma la morte fa anche parte dell’ordine naturale delle cose. Nella società occidentale moderna, produttrice ad oltranza di “diritti” dell’individuo sempre più irrealistici ed immaginari, sembra quasi che tra i “diritti acquisiti” ci sia anche quello di non morire. Quindi ci si dimentica della normalità della morte, e quando essa si manifesta si reagisce con stupore ed incredulità, spesso ornati di sterile indignazione. Quale distacco dalla realtà e pochezza di pensiero!</p>
<p>I telegiornali ci spiegano di come sia difficile far pervenire ad Haiti gli aiuti alimentari alle popolazioni per via di strade interrotte ed infrastrutture distrutte. Forse confondono le telecamere necessarie a filmare i disgraziati che fanno la coda per il cibo con il cibo stesso. Mi rendo conto che è problematico far giungere telecamere a sufficienza in così tante aree disastrate piene di gente che soffre e che meriterebbe di essere filmata, ma per il cibo è diverso. Non ci vorrebbe poi molto a sfamare gli haitiani in tutto il paese. Basterebbe paracadutare tonnellate e tonnellate di cibo da centinaia di aerei B52. Lo si fa con le bombe, non vedo perché non lo si possa fare con il cibo, che dopotutto costa anche di meno ed è più politicamente corretto e gastricamente digeribile. Va be’ che con le bombe però si vincono i Nobel per la Pace, mentre col cibo non è chiaro cosa ci si guadagni, ma se si vuole far finta di essere buoni, perché non farlo con un po’ più di convinzione?</p>
<p>Stabilito che degli haitiani in verità importa pochino a chiunque non sia di casa ad Haiti, riesaminiamo l’opportunità di inviare sul luogo in missione i Ragazzi del Grande Fratello.</p>
<p>Ad Haiti, i Ragazzi del Grande Fratello farebbero molte cose perfettamente inutili. Il pregio in ciò sta proprio nella sublime <em>perfezione </em>di tale inutilità, emblematica della irreale società televisiva italiana nella quale crediamo di vivere.</p>
<p>Quando ci fu il terremoto in Abruzzo, furono parecchi i casi documentati di giornalisti che ostacolarono i soccorsi pur di documentarli (in realtà, <em>fingere </em>di documentarli; vedi i video in calce all’articolo). Anche sforzandosi, peggio di così i Ragazzi del Grande Fratello non possono logicamente fare. Essendo perfettamente inutili, le loro azioni saranno meno dannose di quelle dei giornalisti italiani suddetti. Già questa mi sembra cosa buona e giusta. Ai limiti della nobiltà. Se siamo inutili come siamo, vediamo di non essere più dannosi del necessario. E celebriamo la nostra inutilità per quello che realmente è. Senza raccontarci quella marea di balle che ci rendono una società sempre più psicopatica.</p>
<p>Una volta sul luogo, vagando tra le macerie, i Ragazzi del Grande Fratello diranno anche molte, moltissime cazzate perfettamente inutili. E’ la loro specialità. Ottimo. Anche in questo caso, il valore sta nella perfezione, e nella limpida trasparenza di tale inutilità. L’inutilità genuina <em>ha </em>un valore. E’ molto peggio quando stronzate completamente inutili ci tocca sorbircele da un servizio giornalistico televisivo che ha la pretesa (per non parlare del dovere) di informarci di qualcosa. Fate caso a qualsiasi telegiornale odierno: negli ultimi dieci minuti vengono ormai date solo notizie del cazzo, di livello così basso che più infimo non si può. E questa è a volte paradossalmente la parte migliore del telegiornale. Spesso infatti le grandi testate giornalistiche non si limitano nemmeno a darci informazioni inutili, bensì ci ingannano contandoci vere e proprie balle (spero non si offendano gli <em>aficionados</em> della telenovela di <a href="http://www.mito11settembre.it/">Osama Bin Laden</a>). Meglio allora ascoltare cosa hanno da dirci i Ragazzi del Grande Fratello in missione sul luogo del disastro umanitario. Se in tivù dobbiamo proprio assistere ad orge di lacrime perché fanno ascolto, molto meglio allora le fatue (e a volte divertenti, nella loro futilità) lacrime dei Ragazzi del Grande Fratello rispetto alla pornografica e criminale esposizione del tragico dolore dei parenti delle vittime che è ormai l’onnipresente piatto forte dei rispettati telegiornali necrofili.</p>
<p>Ha ormai preso piede l’abitudine di estradare di tanto in tanto i reclusi nella Casa del Grande Fratello verso un’altra Casa del Grande Fratello di un’altra nazione. Una sorta di <em>Erasmus del Reality</em>. Un’insensatezza meravigliosa. Quello che si chiede è di compiere un passo in più. Capire che le tragedie, una volta azzannate ed ingerite dai media, si trasformano in reality shows. E da reality shows vanno quindi trattate. Fino in fondo. Per una ragione di coerenza nei confronti dell’ineluttabilità delle cose.</p>
<p>Inviare i Ragazzi più invidiati d’Italia ad Haiti si può. E poiché si può, intrinsecamente si deve.</p>
<p>Non perché ciò sia utile, ma poiché questo è più sinceramente inutile delle altre cose che si fanno. Perché ciò incarnerebbe lo spirito dei tempi in cui viviamo meglio di qualsiasi altro gesto. E non ci si può esimere dal compiere un gesto così paradigmatico!</p>
<p>Un fatto del genere farebbe inevitabilmente tendenza. Ogni paese civilizzato del mondo si affretterebbe quindi a mandare un proprio contingente di Ragazzi del Grande Fratello ad Haiti, a vagare costernati nella desolazione del dramma.</p>
<p>In tragedie future, i vari <em>team </em>nazionali di Ragazzi del Grande Fratello potranno regolarmente convergere sul luogo del fatto per ingaggiare una competizione futile dalle regole che variano ogni volta, in modo da meglio calzare alla tragedia di turno. Una sorta di Giochi senza Frontiere del Grande Fratello Transnazionale, trasmessi in mondovisione. In grado, nel mondo occidentale, di battere gli indici d’ascolto delle olimpiadi stesse.</p>
<p>Questo è il futuro inevitabile della nostra società – ammesso e non concesso che la nostra società abbia un futuro. Quindi, perché attendere? Iniziamo a raccogliere firme! Inviamo questo pubblico appello a tutti quelli che conosciamo! Condividiamo questa battaglia inutile su Facebook! Hai almeno 5 amici con cui condividere subito questa inutilissima battaglia?<a href="http://roberto.info/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=125#_ftn3">[3]</a></p>
<p>Se proprio non si ha il coraggio di mandare i Ragazzi del Grande Fratello in missione ad Haiti, per lo meno ospitiamo una famiglia di haitiani terremotati nella casa del Grande Fratello, facendoli convivere col salumiere, il casto, la checca, l’innamorata, l’isterica, il pitbull ed il marchese a tre palle. E sottoponendo al televoto del pubblico l’opportunità di fare loro trascorrere anche qualche giorno nel tugurio, che per l’occasione gli scenografi addobberanno così da ricreare un’atmosfera post-terremoto, in onore di una tragedia da non dimenticare mai.</p>
<p>Una settimana è sufficiente per dare un segno importante al mondo. Il segno che la Televisione ha marcato una nuova tappa nel proprio fatale divenire. Gli ascolti andrebbero alle stelle. Gli sponsor sarebbero entusiasti. Alfonso Signorini verrebbe candidato al Nobel per la Pace. Ed alla fine della settimana i terremotati potrebbero sempre tirare su dei bei soldini vagando nel ruolo di ospiti con nulla da dire nelle varie trasmissioni televisive e discoteche alla moda.</p>
<p><a href="http://www.robertoquaglia.com/">Roberto Quaglia</a></p>
<p>Originariamente pubblicato su www.<a href="http://www.roberto.info/">Roberto</a>.info</p>
<p><em>articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva di firma, immagini, link e note in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale</em></p>
<hr size="1" /><a href="http://roberto.info/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=125#_ftnref1">[1]</a> Nel giugno del 1981 un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Rampi">cadde in un pozzo artesiano a Vernicino</a>, vicino a Roma. Il pozzo era largo 28 centimetri e profondo 80 metri. Intrappolato nel pozzo, il bambino piangeva e chiamava aiuto. I soccorsi provarono in tutti i modi a salvarlo ed il fatto si trasformò in un evento mediatico senza precedenti. La RAI dedicò all’operazione di salvataggio 18 ore di diretta televisiva A RETI UNIFICATE. Il Presidente della Repubblica Pertini si recò sul luogo della disgrazia. Avrebbe tutto dovuto finire in <a href="http://www.bellezza.info/">bellezza</a>. C’era l’intento di mostrare il successo dello Stato nel salvare un bambino. Ma l’impresa fallì poiché il poveretto non poté venire salvato e purtroppo morì. Lo spettacolo del glorioso salvataggio si trasformò quindi in una tragica e dolorosa figura di merda. Nota bene: tutti gli anni sono parecchi i bambini che sfortunatamente cadono in qualche pozzo artesiano, e molti di essi ci lasciano la pelle. Il caso del piccolo Alfredino divenne tuttavia una tragedia nazionale di cui si parla ancor oggi solo per il fatto di essere entrato (e rimasto per 18 ore)  in tutti i salotti, dove in realtà c’entrava come i cavoli a merenda.</p>
<p><a href="http://roberto.info/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=125#_ftnref2">[2]</a> E l’<a href="http://www.universo.info/">universo</a> è anche più grande della Terra, e di parecchio. Ci sono cento miliardi di stelle nella nostra galassia, e poi ci sono altri cento miliardi di galassie, ognuna con i suoi bravi cento miliardi di stelle o giù di lì. Molte di queste stelle hanno i loro sistemi solari, e non fosse altro che per una ragione di statistica è alquanto probabile che quindi l’universo brulichi di altre forme di vita, una parte delle quali anche intelligenti. Nei miliardi di anni, chissà quante di esse si sono estinte tragicamente, chissà quanto <a href="http://www.orrore.com/">orrore</a> si è consumato nel cosmo, al quale noi siano abbiettamente insensibili… Con il progresso della civiltà, per sgravarsi la coscienza da questi drammi alieni troppo a lungo trascurati, sarà presto possibile mandare una nuova serie di SMS Premium, oppure aderire allo scudo morale che garantisce la remissione di ogni peccato di insensibilità detenuto all’estero extraterrestre (ovvero nei confronti di tragedie extraterresti di qualsivoglia natura) a chiunque acquisti tutte le settimane una schedina di <a href="http://www.totocalcio.biz/">totocalcio</a> e <a href="http://www.superenalotto.biz/">superenalotto</a>.</p>
<p><a href="http://roberto.info/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=125#_ftnref3">[3]</a>  Se non hai almeno 5 amici con cui condividere questa inutile battaglia, puoi anche suicidarti. Il signor Remo Buonaventura decise di condividere con 5 amici un’inutile battaglia su Facebook. Sei mesi dopo gli arrivò per posta un assegno di un milione. La signora Belina Parodi si rifiutò invece di condividere con 5 amici un’inutile battaglia su Facebook. Sei mesi dopo le venne il colpo della strega mentre faceva zapping, le si ruppe il telecomando mentre per sbaglio c’era Porta a Porta e fu quindi costretta a guardarsi Bruno Vespa tutta la sera, e poi anche il giorno dopo.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/iIwTcOXsYEw&amp;hl=de_DE&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/iIwTcOXsYEw&amp;hl=de_DE&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Ecco un giornalista del TG1 mostrare <a href="http://www.barzellette.info/">tutta la propria esiziale utilità</a> durante le operazioni di soccorso per il terremoto in Abruzzo. Un pompiere giustamente <a href="http://www.affanculo.org/">lo manda a quel paese</a>, ma lui non sembra avere il buon gusto di andarci. Il <a href="http://www.telegiornale.com/">Telegiornale</a> poi si scusa, ma senza molta convinzione.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mqSfte7KXCc&amp;hl=de_DE&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/mqSfte7KXCc&amp;hl=de_DE&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>In questa deplorevole serie di telegiornali pornografici (pornografia senza sesso, la peggiore che c’è) possiamo nuovamente ammirare una serie di molestie di <a href="http://www.umorismo.info/">raro pregio</a>, ad opera di autentici <a href="http://www.campioni.info/">campioni</a> di imbecillità. Giornaliste che con grande tatto si intrufolano nelle auto dove trascorrono le loro <a href="http://www.vacanze.info/">vacanze</a> notturne i senzatetto terremotati, nessuno dei quali purtroppo ha nel dormiveglia la lucidità di mandare gli intrusi a fare in culo. <a href="http://www.giornalisti.info/">Giornalisti</a> che fanno la ramanzina al pompiere che non riesce a sincronizzare il <a href="http://www.lavoro.info/">lavoro</a> dei soccorsi con la pubblicità. Sublime poi la domanda rivolta alla vecchietta appena salvata dai pompieri, da parte di un giornalista che sfoggia un’<a href="http://www.intelligenza.info/">intelligenza</a> del calibro dei più blasonati <a href="http://www.cartomanti.info/">cartomanti</a> – qui siamo a livello del <a href="http://www.genio.info/">genio</a> del Mago Gabriel.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/f8Fbi3ftEEA&amp;hl=de_DE&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/f8Fbi3ftEEA&amp;hl=de_DE&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>La tragedia di Vermicino reloaded. Fu il primo reality show della televisione italiana. Non andò come da copione, a dimostrazione del fatto che un buon reality show non si improvvisa.</p>
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		<title>Il mondo oggi si divide in due: i Fiduciosi e gli Sfiduciati. E chi si definisce “complottista” danneggia anche te – digli di smettere!</title>
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		<comments>http://www.roberto.info/2009/12/30/i-fiduciosi-e-gli-sfiduciati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 19:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Complotti]]></category>
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		<description><![CDATA[(qualcuno non la capisce e insiste a darti del complottista? mandalo a questo paese! – cioè sulla pagina di questo articolo)
di Roberto Quaglia – Roberto.info
Da qualche anno mi capita di venire sistematicamente molestato da chi, soffrendo evidentemente di allucinazioni, mi da (più o meno esplicitamente) del complottista. Chiariamolo una volta per tutte: nonostante questo vocabolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>(qualcuno non la capisce e insiste a darti del complottista? mandalo a questo paese! – cioè sulla pagina di questo articolo)</strong></em></p>
<p>di <a href="http://www.roberto.info/">Roberto Quaglia</a> – Roberto.info</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-113" title="paranoici1" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2009/12/paranoici1.jpg" alt="paranoici1" width="300" height="270" />Da qualche anno mi capita di venire sistematicamente molestato da chi, soffrendo evidentemente di allucinazioni, mi da (più o meno esplicitamente) del <em>complottista</em>. Chiariamolo una volta per tutte: nonostante questo vocabolo apparentemente esista, esso non ha legami significativi con la nostra realtà. Dico “apparentemente esista”, poiché sul dizionario Zingarelli questa parola non c’è. E neppure sul Gabrielli. Il correttore ortografico del mio programma di scrittura me lo sottolinea in rosso – anche per lui la parola non esiste. Per migliaia di anni non è mai esistito un complottista – tanto è vero che mancava la parola. Poi c’è stato l’<a href="http://www.mito11settembre.it/">11 settembre</a> e – come ci viene ripetuto in tutte le salse – da quel giorno nulla è come prima. Anche linguisticamente.</p>
<p>Quindi adesso la parola “complottista” esiste, neologismo del 21esimo secolo. E nella mente di chi la usa significa “chi vede complotti ovunque”. Insomma, per certi versi un paranoico, anzi, meglio, un paranoico da operetta, un figuro visionario da deridere così da potersi gongolare in un tronfio senso di goffa superiorità.</p>
<p>In effetti una parola già c’era, a rappresentare questo significato, ed è “<em>complottardo</em>”. Il fatto che nessuno la conosca la dice lunga sull’influenza storica dei complottardi nei nostri confronti. Inoltre, l’accezione principale di complottardo è “<em>chi ordisce complotti, congiure, intrighi</em>”, insomma, c’è sempre stata una certa confusione sul tema.</p>
<p>Il problema vero è alla radice. E’ il vocabolo “complotto” che mal si addice alle discussioni sull’11 settembre, sull’origine antropogenica dei nuovi virus che riempiono i telegiornali, sulla veridicità o meno dello sbarco sulla luna e sui molti altri fatti sui quali cresce il livello di controversia.</p>
<p>Cito dal dizionario Gabrielli:</p>
<p>“<strong>Complotto</strong>: Congiura, cospirazione, trama, maneggio, macchinazione, intrigo, intesa segreta per fini non buoni. <em>Un complotto contro lo stato, un complotto di ammutinamento | </em>Anche in senso non grave. <em>Un complotto tra studenti per beffare un compagno.</em>”</p>
<p>Il senso che emerge è quello di un intrigo fra pochi individui – cioè qualcosa lontano anni luce dalle complesse strategie delle grandi nazioni e dei cosiddetti poteri forti. Una nazione pianifica e agisce, non complotta. Il complotto si fa dal basso verso l’alto delle gerarchie, non dall’alto verso il basso. L’altro elemento che c’entra come i cavoli a merenda è il giudizio negativo implicito nella parola <em>complotto</em>. I complotti sono intrinsecamente malvagi. Mi rendo conto che molti non riescono a pensare se non in termini di  Bene e di Male, ma quando si esaminano i moventi delle azioni delle grandi nazioni e/o dei grandi poteri le categorie del Bene e del Male c’entrano ben poco – per non dire nulla. A quel livello le cose vengono fatte in quanto necessarie o opportune, e comunque <em>possibili</em>. A quel livello il Bene e il Male sono solo ottimi e collaudati strumenti di marketing ad uso e consumo del grande pubblico, aventi però scarsissima relazione con la realtà delle motivazioni. L’individuo che ruba una mela può finire in carcere, ma la grande nazione che attacca militarmente una piccola nazione violando leggi internazionali che essa stessa ha contribuito a scrivere non viene punita, anzi, il suo leader viene eventualmente insignito del premio Nobel per la Pace, al discorso di accettazione del quale potrà esibirsi in un’elegante apologia della guerra, riscotendo meritati applausi. Il Bene e il Male qui si confondono in modo surreale proprio perché al di là delle convenzioni sociali utili alla convivenza civile delle persone, in realtà non esistono. Ma le convenzioni sociali, utili alla convivenza fra individui, mal si applicano alle grandi forze che fanno la storia.</p>
<p>Gli Stati Uniti bombarderanno l’Afghanistan finché vorranno e potranno, e questa è semplicemente storia del mondo – non è un complotto, né è la conseguenza di un complotto.</p>
<p>Perché l’11 settembre, che viene invocato a pretesto della guerra in Afghanistan, non è stato un “complotto”. E’ stata un’operazione militare di notevole complessità inquadrata in una strategia più vasta e lungimirante che l’emergere di milioni di “complottisti” non ha minimamente scalfito. E giudicarlo in termini di “Bene” e di “Male” (come tipicamente si fa con i complotti) è utile a farci eventualmente sentire buoni e pii e degni di improbabili ricompense celesti, ma ha un scarso (per non dire nullo) impatto sulla realtà degli eventi. Gli americani non fanno la guerra in Afghanistan perché sono <em>cattivi</em>. Lo fanno perché <em>possono</em> e ritengono che ad essi convenga. Può darsi che si sbaglino (Hitler e Mussolini a loro tempo sbagliarono i calcoli, ed indubbiamente la guerra non portò loro i risultati sperati), può darsi di no, solo il futuro ce lo dirà.</p>
<p>Dobbiamo chiarire tutto ciò per liberarci una volta per tutte del mito dei “complotti”, alla base degli orribili e fuorvianti neologismi “complottismo” e “complottista”.</p>
<p>Al livello delle azioni delle grandi nazioni e dei grandi poteri, non ci sono complotti. Ci sono invece elaborate strategie, e complesse e sofisticate operazioni militari e di psyop &#8211; operazioni di guerra psicologica.</p>
<p>Il segretissimo Progetto Manhattan, con il quale gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale svilupparono e costruirono la prima bomba atomica, non era un complotto.</p>
<p>Gli attentati terroristici <em>false flag</em> (=compiuti sotto mentite spoglie, per incolpare un nemico e giustificare la propria “reazione”) così di moda oggi, l’ipotesi che i nuovi virus influenzali siano creati in laboratorio, il controllo ormai pressoché totale dei grandi media non hanno nulla a che fare con il concetto di “complotto”. Quando i nazisti e i fascisti controllavano completamente la stampa di Germania e Italia, questo non era il frutto di “un complotto”. Essi la controllavano, e basta! Quindi togliamoci questa parola dalla testa! E’ stata ficcata ad arte nelle nostre teste per confonderci le idee, mandiamola una volta per tutte a <a href="http://www.affanculo.org/">quel paese</a>!</p>
<p>Paradossalmente, il più clamoroso complotto degno di tal nome è proprio quello teorizzato nella versione ufficiale del governo statunitense sugli eventi dell’11 settembre. Ditemi se non è questo un complotto esemplare: Un piccolo gruppo di individui molto malvagi (i 19 dirottatori), istruiti dentro a una caverna afgana dal capo di turno della Spectre… ehm, volevo dire di <a href="http://www.umorismo.info/">Al Qaeda</a> (scusate il lapsus, ero abituato al fatto che ad avere le basi segrete nelle grotte di paesi esotici fossero solo i nemici di James Bond, utili soprattutto ad esplodere con gran spreco di fuochi d’artificio per fare capire allo spettatore che il film sta finendo), <em>complotta</em> per attaccare di sorpresa il paese più potente del mondo, l’11 settembre 2001, allo scopo di dargli una sonora lezione. Ecco, questo sì che si può chiamare complotto, secondo la definizione che della parola ne danno i dizionari della lingua italiana. Volendo quindi a tutti i costi usare l’orribile parola <em>complottista</em>, dovremmo concludere che gli unici complottisti in giro sono in realtà i sostenitori della versione ufficiale del governo americano sui fatti dell’11 settembre. Ricordiamo che complottista sarebbe “<em>chi vede complotti ovunque</em>”, e mi sembra che l’incessante reiterazione per anni ed anni di allarmi su “cellule dormienti di Al Qaeda” che sarebbero pronte ad entrare in azione ed attaccarci anche se poi questo non succede quasi mai (e quando invece avviene una minima analisi porta subito a sospettare il solito <em>false flag</em>), risponda al requisito “vedere complotti ovunque.” Anche perquisire a fondo per anni ed anni tutti i viaggiatori che negli aeroporti prendono innocentemente un aereo per le <a href="http://www.vacanze.info/">vacanze</a> senza mai incappare in uno – dico uno – che stesse cercando di salire su un aereo per dirottarlo, mi pare che sia un ottimo sintomo del “vedere complotti ovunque.” Se in tutti questi anni milioni e milioni di sistematiche perquisizioni in tutti gli aeroporti non hanno trovato e bloccato un singolo terrorista che intendesse far casino sull’aeroplano, quando nel contempo e stato dimostrato che con un minimo di ingegno si riesce ugualmente a contrabbandare armi di ceramica a bordo (un giornalista di Repubblica <a href="http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/cronaca/aereo-coltello/aereo-coltello/aereo-coltello.html">lo ha fatto</a>), una persona normale dotata di logica giungerebbe alla ovvia conclusione che semplicemente <em>non esiste </em>nessuno al mondo che in realtà voglia fare casino sugli aeroplani. Solo qualcuno che insiste a “<em>vedere complotti ovunque</em>” continuerebbe a perquisire ulteriori milioni di passeggeri, molestandoli con gli insensati sequestri di dentifrici, profumi e creme per la pelle con i quali si vaneggia che si potrebbero confezionare bombe nel cesso dell’aeroplano. Se qualche “complottista” esiste, è indiscutibilmente quindi proprio chi proietta su altri questa etichetta del cazzo. [Nota: Appena scritto questo articolo, è salito alla ribalta della cronaca l’idiota imbarcatosi su un aereo diretto negli Stati Uniti con un pacco di esplosivo malfunzionante nascosto tra i genitali. Chi  si lascia impressionare da messe in scena del genere, ovviamente finalizzate a bombardare lo Yemen, si vada a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=eLrCc3P6Kmg">sentire</a> o a <a href="http://tarpley.net/2009/12/28/tarpley-on-rt-nigerian-patsy-helps-us-meddling-in-yemen-civil-war/">leggere</a> l’opinione di Webster Tarpley a riguardo.]</p>
<p>Non mi dilungo ulteriormente sul tema anche perché c’è già in rete chi lo ha fatto con sufficiente eleganza e ricchezza di argomentazioni, e gli interessati possono approfondire <a href="http://bufalattivissimo.splinder.com/post/21185049/">cliccando qui</a> e poi <a href="http://bufalattivissimo.splinder.com/post/21184923/">qui</a> (ma anche <a href="http://bufalattivissimo.splinder.com/post/21185311/">qui</a> non guasta).</p>
<p>Rottamato finalmente l’orribile vocabolo “complottista”, cosa rimane?</p>
<p>Rimane una grande, grandissima divisione fra le persone che formano la società occidentale. Un tempo, le divisioni in seno alla civiltà occidentale si chiamavano “lotta di classe”, e la divisione veniva rappresentata con una metafora spaziale, la divisione del quadro politico in <em>destra</em> e <em>sinistra</em>. Questo mondo non esiste più, anche se molti ancora lo allucinano. In tutto il mondo occidentale non c’è più una destra o una sinistra politica, al di là di una simulazione <a href="http://www.teatri.info/">teatrale</a> peraltro sempre meno credibile, ed una oggettiva differenza antropologica fra chi “si sente” di destra e chi di sinistra. No. L’enorme divisione che si sta formando in seno alla società occidentale è tra coloro che hanno smesso di credere più o meno ciecamente alle informazioni smerciate sul circuito ortodosso dei media, e coloro che invece continuano a crederci. E’ un scisma importante, poiché conduce a due mondi mentali straordinariamente diversi, distanti anni luce uno dall’altro. Quindi è un fenomeno profondamente ideologico. E nessuno lo ha ancora riconosciuto e descritto come tale. Sulla piazza <a href="http://www.intellettuali.com/">intellettuale</a> si ripete giustamente che le ideologie sono morte. Quelle vecchie. Di quelle nuove non se ne accorge nessuno. Tutti tacciono di questo nuovo, recente, profondo e irrevocabile scisma nel criterio con cui le persone formano i propri modelli di realtà.</p>
<p>Potremmo per il momento chiamare queste due fazioni “i Fiduciosi” e “gli Sfiduciati”.</p>
<p>Fino a pochi anni fa eravamo quasi tutti più o meno Fiduciosi che ciò che il <a href="http://www.telegiornale.com/">telegiornale</a> ed i <a href="http://www.giornali.info/">giornali</a> ci raccontavano in buona sostanza non si discostasse troppo dalla realtà. Eravamo consci che le notizie potessero essere in parte manipolate o censurate, ma c’era una certa fede nel fatto che il grosso delle informazioni che ci raggiungevano avesse una “massa critica” di realtà, e che quindi, tra le inevitabili bugie, ci comunicasse qualcosa di utile e importante sui fatti del mondo.</p>
<p>Questo sistema è letteralmente andato a pezzi nei primi dieci anni di Internet, e proprio a causa di Internet stesso.</p>
<p>Sebbene il rumore di fondo su Internet sia cresciuto sino a livelli tali da rendere problematico trovare ciò che effettivamente ci possa interessare, la Rete ha nondimeno permesso a tutti gli individui che scovano nel rumore del Villaggio Globale una notizia misconosciuta, ma importante, oppure giungano a ragionamenti brillanti su temi critici, di condividerli con chiunque nel mondo sia ad essi interessato. Storicamente, le epoche “magiche” della cultura umana in cui l’intelletto umano è sbocciato in infiorescenze di genio indimenticabili – la cultura greca, quella latina, il Rinascimento, l’Illuminismo ecc. – non sono state il frutto dell’azione di singoli individui brillanti, bensì il risultato di un fenomeno di <em>risonanza creativa</em>, in cui il <a href="http://www.genio.info/">genio</a> e la creatività di uno catalizzava il genio e la creatività di un altro, e così via in un mirabile processo di retroazione positivo che amplificava il progresso intellettuale di tutti. Necessario era tuttavia che i soggetti implicati nel processo condividessero uno spazio fisico non troppo esteso, altrimenti come avrebbero potuto incontrarsi e proficuamente interagire?</p>
<p>Internet oggi ha esteso le possibilità di questo processo di risonanza creativa, superando il problema delle distanze fisiche fra i soggetti coinvolti, che pur trovandosi fisicamente agli antipodi uno rispetto all’altro possono ugualmente condividere una sorta di stesso spazio mentale, rendendo possibile l’emergere di vere e proprie tribù delocalizzate, che si scambiano regolarmente informazioni e sviluppano modelli di realtà condivisi.</p>
<p>E’ questo processo di risonanza creativa verificatosi su Internet che ha generato una nuova corrente scismatica di esseri umani: gli Sfiduciati.</p>
<p>Mentre i Fiduciosi continuano imperterriti a brucare innocentemente l’essenza del loro sapere del mondo dall’affezionato tubo catodico ed eventualmente dalle testate giornalistiche che da decenni tengono loro compagnia tutte le mattine a colazione, gli Sfiduciati sentono di essere stati sbattuti fuori a calci nel culo dall’Eden dell’informazione <em>mainstream </em>delle verità rivelate, alle quali non riescono più a credere.</p>
<p>Per il Fiducioso la vita rimane piuttosto semplice: il processo di comprensione e di filtraggio delle informazioni su quanto succeda nel mondo è ancora delegato ai propri telegiornali e giornali preferiti, il che libera l’animo dalla fatica, la perdita di tempo e lo stress di discernere le informazioni significative dalle bufale e dalle <a href="htto://www.edicola.biz/">notizie</a> irrilevanti.</p>
<p>Per lo Sfiduciato invece le cose si complicano. Sebbene Internet contenga oggi informazioni infinitamente più significative rispetto ai vecchi media, la Rete non contiene <em>soltanto</em> queste. Oltre che informazioni importanti ed analisi illuminanti, in Rete si trova anche una immensa quantità di immani cazzate. A volte, le informazioni utili sono addirittura mescolate alle cazzate, e ci vuole una certa abilità per riuscire ad estrarle dal contesto fuorviante per farne un utile uso.</p>
<p>Poiché il cervello umano ha una forte tendenza alle generalizzazioni, molte persone passate alla categoria degli Sfiduciati diventano semplicemente dei Fiduciosi indiscriminati di tutto ciò che di strambo trovano su Internet. Questo spiega perché molti Sfiduciati, dopo aver smesso di credere ai media tradizionali finiscano poi tristemente per prendere per oro colato i furbi vaneggiamenti di gente come <a href="http://www.davidicke.com/">David Icke</a> (secondo il quale siano tutti governati da ibridi alieni rettiliani che hanno mescolato il loro DNA a quello dei potenti della Terra più di <a href="http://www.1000.info/">1000</a> anni fa). In effetti, i personaggi alla Icke non sono affatto casuali, esistono proprio per attrarre i novelli Sfiduciati e trasformarli in una nuova categoria di inoffensivi Fiduciosi. Il vecchio sistema si difende anche così. Icke è soltanto un esempio eclatante, ma la lista dei falsi profeti è lunga assai. Ogni Sfiduciato che si rispetti dovrebbe stilare la propria lista nera di falsi profeti le cui rivelazioni non vanno prese troppo sul serio. (Assieme alle panzane, i falsi profeti mescolano anche informazioni vere, altrimenti chi mai si lascerebbe sedurre da loro?) Non è un caso che gli Sfiduciati opportunamente convertiti in Nuovi Fiduciosi Del Falso Profeta Di Turno siano spesso orgogliosi di riconoscersi in quell’etichetta di “complottista” che persone con maggior senno riconoscono come nettamente insultante. Cornuti e mazziati e contenti, insomma.</p>
<p>Senza arrivare a questi estremi, è tipica in ognuno che abbia perso ogni fiducia nell’informazione <em>mainstream</em> una fase in cui si tenda a credere <em>il contrario </em>di ciò che l’autorità traditrice comunica. <em>Credere il contrario</em> non è la stessa cosa che <em>non credere più</em>, e può condurre a svarioni anche notevoli. Un caso emblematico lo vediamo in occasione del fatto di cronaca dello psicolabile che ha lanciato un Duomo di pietra contro il volto di Berlusconi. Su Internet, si è notata nei forum di discussione una marea di Sfiduciati convinti che l’intero episodio, che pure si è visto bene in televisione, fosse una montatura.</p>
<p>Il sangue? Pomodoro. Il Duomo di pietra? Lo avrebbe appena sfiorato. Qualcuno ha addirittura azzardato che tutta la scena fosse stata manipolata digitalmente. Inoltre, si argomenta, chi è che ha tratto vantaggio politico dall’evento? Berlusconi. Quindi, come l’11 settembre “insegna”, vuol automaticamente dire che si è fatto anche lui l’autoattentato. Ecco, qui vediamo un caso esemplare di Sfiduciati che, anziché limitarsi a chiedere a loro stessi scetticamente se ciò che ci viene mostrato corrisponde al vero (ed in questo caso a rispondersi di sì, perché semplicemente è così) cadono nella trappola di credere <em>per forza</em> al contrario della versione ufficiale, prendendo così una cantonata madornale. Perché ogni tanto – ahimè &#8211; qualcosa accade per davvero così come ci viene mostrata. Ma nel suo percorso di emancipazione, lo Sfiduciato è come un bambino che attraversi la sua fase del “no”, ed il suo rifiuto per tutto ciò che giunge dall’autorità è assoluto e indiscriminato. E’ umano che questo fenomeno avvenga, tuttavia – come il bambino infine supera la sua fase del “no” – anche l’adulto Sfiduciato deve liberarsi di questa nuova schiavitù. Perché se prima era uno schiavo asservito a credere a tutto ciò che gli veniva detto, adesso è uno schiavo asservito a credere il contrario di tutto ciò che gli viene detto. Sempre schiavo rimane. Schiavo dell’irrealtà. Per non essere uno schiavo, l’adulto Sfiduciato deve giungere a saper scegliere la visione della realtà più plausibile e probabile, ogni volta, in modo critico e ponderato. E le opinioni preconcette non aiutano in questo processo.</p>
<p>Se il cammino degli Sfiduciati verso una migliore comprensione del mondo è irto di trappole, quello dei Fiduciosi verso una peggiore comprensione del mondo si riempie di vaghi fastidi.</p>
<p>I Fiduciosi non si pongono la domanda del perché in giro ci siano sempre più Sfiduciati. Si chiedono eventualmente invece come mai ci siano sempre più <em>complottisti</em>, ma la curiosità, solo in apparenza intellettuale, è in verità affine a quella che si prova quando ci si chiede perché d’un tratto ci siano così tante mosche che ci ronzano attorno disturbandoci. L’obiettivo non è capire la complessa ecologia delle mosche, bensì come liberarsene.</p>
<p>La <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/conspiracy_files/6160775.stm">BBC</a> ed il <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1531304,00.html">Time</a> hanno cercato di spiegare ai propri Fiduciosi lettori perché il mondo intorno a loro si popoli di cotanti <em>complottisti</em>. <em>Par condicio </em>impone che ci si ponga anche la domanda inversa.</p>
<p>L’interrogativo che ogni Sfiduciato fatalmente si rivolge infatti è: come fa così tanta gente a rimanere Fiduciosa? Non c’è una risposta unica. Coloro che assorbono tutte le loro informazioni dalla televisione ed eventualmente dalla lettura di giornali sportivi o di gossip, vivono in un mondo illusorio a perfetta tenuta stagna, un Truman Show di massa a prova di bomba, il <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1765&amp;c=XSMT7X3N4PQTP">Mondo Nuovo</a> profetizzato da Huxley più di mezzo secolo fa. Anche coloro che si spingono un passo più in là e leggono le pagine non sportive dei giornali sono confinati in una versione edulcorata della realtà. Essi sono convinti che i giornali (almeno quelli che leggono loro) siano <em>più o meno</em> liberi di scrivere ciò che vogliono, poiché viviamo in una democrazia anziché una dittatura. E fin qui non si sbagliano. Il loro madornale errore è sulla esatta stima di quel “più o meno”. Ciò che i giornali nascondono loro è di tale portata, che la loro percezione della realtà ne viene catastroficamente distorta (la mistificazione omertosa sui fatti dell’11 settembre ne è un emblematico esempio). Questa fascia di Fiduciosi è solitamente più radicata nelle proprie erronee credenze della fascia più sempliciotta che non legge affatto. La convinzione di essere bene informati agisce con forza contro l’opportunità di scoprire che tale certezza è infondata e c’è una resistenza fortissima ad ammettere che si sono sprecati anni ed anni della propria vita a farsi abbindolare su temi cruciali dai mezzi di informazione in cui si era riposta la propria fiducia. E’ inoltre insopportabilmente umiliante, per chi si pensa intelligente, scoprire di essere invece stato fatto fesso ad oltranza. Chi non ha la forza di inghiottire il rospo, rimane Fiducioso incallito.</p>
<p>La risonanza creativa fra le persone che su Internet collaborano nel tentativo di capire cosa succede al mondo meglio di quanto consentito dai media tradizionali è un fenomeno straordinario, che trova il paio solo con le grandi rivoluzioni culturali del passato. I giornali tradizionali osteggiano questo processo, ma continuando a mentire sui fatti essenziali del mondo perdono costantemente autorevolezza e sempre più lettori Sfiduciati li abbandonano. Le tirature dei giornali <a href="http://www.nytimes.com/2009/04/28/business/media/28paper.html">sono in forte declino</a> costante in tutto il mondo occidentale. Una parte dei lettori perduti continua a sbirciare le versioni online dei giornali tradizionali. Ma quando è ad essi consentito esprimersi a commento degli articoli, se un giornale fa cadere dall’alto le proprie evidenti fregnacce (soprattutto sul tema della <em>fiction </em>“<a href="http://www.barzellette.info/">guerra al terrore</a>”) <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/14/september11.usa">poi si ritrova</a> l’area dei commenti zeppa delle informazioni che esso ha censurato o distorto. Si giunge così al grottesco sublime: al di là delle apparenze, si inverte il flusso delle informazioni, i lettori comunicano all’articolista cosa si è dimenticato di scrivere. Mai nella storia si era visto qualcosa del genere.</p>
<p>Il mondo di internet ha insomma cambiato in modo radicale il paradigma di circolazione delle informazioni. Molti Fiduciosi stentano ad adattarsi al nuovo paradigma.</p>
<p>Prima di Internet era più facile. C’era poco da pensare. Le informazioni giungevano dalle fonti autorevoli di televisione e carta stampata, e pur essendoci divergenza nelle opinioni espresse, c’era una certa coerenza rispetto ai fatti riportarti. Se c’era una guerra, si diceva che c’era una guerra. O al limite una Missione di Pace, il sinonimo ipocrita che va per la maggiore da quando l’Occidente ha adottato la neolingua di Orwell<a href="http://roberto.info/wp-admin/#_ftn1">[1]</a>. Per essere informati, bastava tutto sommato credere a ciò che si sentiva e leggeva.</p>
<p>Da quanto Internet ha però moltiplicato a iosa le fonti, si è scoperto che i fatti sono spesso drammaticamente diversi rispetto a quelli riportati sui media tradizionali. Ma su Internet, non tutte le fonti sono affidabili. Ce ne sono semplicemente troppe, perché possano essere tutte attendibili. Credere a ciò che si vede e si legge non basta più. Tocca pensare. Discernere. Discriminare. A parte il cervello, questo richiede tempo e attenzione. Impegnata nelle <a href="http://www.grandefratello.mediaset.it/">faccende della propria vita</a>, molta gente non ne ha abbastanza. E per evitare di sconvolgere le proprie certezze ed abitudini, rimane Fiduciosa nel vecchio sistema. Nel breve termine, è indubbiamente più pratico.</p>
<p>La tendenza a credere alle fonti che si reputano “autorevoli” è un processo vecchio come la natura umana. L’origine di questa nostra caratteristica è complessa, e ci vorrebbe un libro intero per tentare di spiegarla. Ma forse possiamo coglierne l’essenza, esemplificandola. Lo scrittore <a href="http://www.giuliocesaregiacobbe.it/">Giulio Cesare Giacobbe</a> ha riscosso un grande successo di vendita con una serie di <a href="http://www.librionline.info/giacobbe.html">libri</a> <a href="http://www.psicoanalisi.info/">psicologici</a> di divulgazione. Il problema essenziale della maggior parte delle persone &#8211; esemplifica efficacemente Giacobbe &#8211; è l’incapacità di svilupparsi in un individuo psicologicamente adulto. Dentro molti di noi sopravvive sotto sotto il bambino (o la bambina) rompicoglioni che pretende che ci sia sempre a disposizione il genitore pronto a risolvere i suoi problemi. Il bambino è irresponsabile per natura (e non per niente lo è anche per legge). Parte di questa irresponsabilità si trascina per tutta la vita, e provoca disastri a non finire. Il disastro che ci interessa in questa sede è quello nella fiducia che ci si ostina a riporre nell’autorità che ha già ripetutamente dimostrato di mentirci. Per quante balle il genitore ci racconti, se siamo bambini la nostra fiducia nei suoi confronti non cala (fino a quando eventualmente essa non crolla, dopodiché interviene una fase di odio nella quale si crede <em>il contrario </em>di quanto il traditore, genitore o telegiornale, ci comunica – il crollo della fiducia quindi serve a poco se si rimane psicologicamente bambini).</p>
<p>Molti Fiduciosi hanno avuto accesso, saltuariamente, alle informazioni alternative disponibili su Internet. Hanno potuto verificare con i loro occhi che gli Autorevoli Giornali e Telegiornali in certe importanti occasioni hanno loro mentito. Ma di norma la loro fiducia non viene meno. Un caso esemplare è la grave crisi economica in atto. Annunciata già da anni dalle cassandre “complottiste” su Internet, ha colto milioni e milioni di persone di sorpresa quando a settembre 2008 è deflagrata in uno dei peggiori crolli dei <a href="http://www.mercati.info/">mercati</a> a memoria d’uomo. Ancora nel mese di luglio 2008 gli “autorevoli” giornali da cui i Fiduciosi brucano le loro razioni di realtà quotidiana suggerivano che a settembre si sarebbe potuta vedere una ripresa dei mercati. Nello stesso momento, su Internet si davano già le date del probabile crollo. Settembre.</p>
<p>Due mesi dopo, puntualmente, i risparmi di milioni e milioni di persone scomparivano nel nulla, per lo stupore dei Fiduciosi. Adesso, poco più di un anno dopo, gli stessi giornali che mentirono allora, ci promettono che “la ripresa si vedrà nel 2010 o 2011”. E cosa fanno i Fiduciosi, già traditi (quindi cornuti) dai loro autorevoli giornali nel 2008? Ci credono, ovviamente. Cornuti e prossimamente di nuovo mazziati. Per quante balle ci racconti un genitore, se si vuole rimanere bambini bisogna continuare a credere alle sue parole. (Paradossalmente, gli si crede anche quando la fiducia tradita si commuta in odio, dato si crede all’esatto contrario di ciò che dice)</p>
<p>Infatti il vero problema, alla resa dei conti, non è il superare la fiducia cieca nelle autorità viste come genitore, bensì diventare psicologicamente adulti così da non avere bisogno di questo surrogato istituzionale dei propri genitori. Mi spiego meglio: come forse saprete, esiste un notevole <a href="http://www.911truth.org/">movimento popolare</a>, negli Stati Uniti, ma anche in altre nazioni occidentali, che chiede a viva voce una nuova investigazione sui fatti dell’11 settembre. Ma <em>a chi </em>si chiede di effettuare questa investigazione? Beh, agli stessi che l’11 settembre lo avrebbero organizzato, naturalmente (non esattamente gli stessi individui, ma il senso è quello). Ma come? Dici che l’11 settembre è stato organizzato dal governo e poi chiedi al governo di investigare? E’ come un bambino che essendo giunto alla conclusione che suo papà gli ha rubato i soldi dal salvadanaio chiede al papà di aprire una commissione d’inchiesta sul furto, per indagare se stesso. Cosa si aspetta di ottenere il bambino? Qualsiasi siano le sue nobili aspettative, la cosa più concreta che riuscirà a ricavarne è un sonoro ceffone. Il potere non investiga se stesso. E se lo fa, lo fa per finta. Chiedergli di farlo è infantile come l’esempio del bambino che rompe le palle al papà ladro. In questo caso vediamo come molti Fiduciosi, divenuti Sfiduciati, rimangano tuttavia psicologicamente bambini (e quindi intrinsecamente Fiduciosi) che chiedono all’autorità cattiva e traditrice di tornare ad essere l’autorità buona ed onesta che essi credevano che fosse – ovvero in altre parole chiedono all’autorità di imparare a mentire <em>meglio</em>, a fingere <em>meglio</em> di essere un’autorità <em>buona</em> (i famigerati processi ai capri espiatori servono ben a questo), così che essi possano tornare in quella innocenza condizione di Fiduciosi dalla quale sono stati estromessi a calci nel culo e della quale hanno una dannata nostalgia. Tutto ciò è piuttosto risibile e patetico. Quando capisci che le cose non stanno come vorresti tu, i casi sono due: o ti dai da fare per esercitare tu il potere che secondo te altri stanno esercitando in modo sbagliato (approccio rivoluzionario), oppure sei pienamente appagato  dal solo fatto di capire (approccio filosofico). Mugugnare è infantile, e se anagraficamente non sei più un bambino, ciò è anche patetico.</p>
<p>Come detto, i motivi per cui molte persone rimangono così a lungo Fiduciose sono parecchi. I nostri modelli di realtà si riducono fondamentalmente a narrazioni che noi abbiamo elaborato per noi stessi, e che ci ripetiamo di tanto in tanto secondo necessità. Più tempo ed energie abbiamo investito nella costruzione di una narrazione interiore, meno siamo disposti a buttare via l’investimento a favore di una narrazione alternativa, non importa quanto migliore. E’ anche per questo che più si invecchia, meno si cambiano le proprie idee. L’investimento negli anni nelle proprie narrazioni è semplicemente troppo elevato per poterci rinunciare. Ci si affeziona alle proprie idee come ai propri figli (d’altra parte sono entrambi dei replicatori, i figli replicano i geni, le idee replicano i memi – si legga in proposito <em>Il Gene Egoista</em> di Dawkins).</p>
<p>Molti Fiduciosi camminano in bilico sull’orlo della perdita di fiducia. Ho incontrato parecchi Fiduciosi che, di fronte ad argomenti forti vacillavano, si incupivano, sembravano essersi convinti e si lasciavano sfuggire che se ciò che sostenevo fosse vero essi non avrebbero più potuto (o voluto) vivere in un mondo così disgustoso. Il giorno dopo la loro mente era di nuovo sgombra da dubbi ed essi erano di nuovo confortabilmente arroccati nella placida sicumera dei Fiduciosi.</p>
<p>Ma si può anche decidere <em>intenzionalmente </em>di rimanere Fiduciosi, se si è saggi abbastanza. Negli ultimi anni della sua vita, il grande scrittore americano <a href="http://www.sheckley.com/">Robert Sheckley</a> è stato un mio stretto amico. Assieme, abbiamo <a href="http://www.robertoquaglia.com/foto/sheckleyphotos_it.html">ripetutamente girato mezza Europa</a>, e discusso di molte cose. A settembre del 2004, mentre stavo scrivendo il mio libro <em><a href="http://www.mito11settembre.it/">Il Mito dell’11 Settembre</a></em>, andammo insieme ad un convegno letterario a San Pietroburgo, ed io non resistetti alla tentazione saggiare la sua opinione sui fatti dell’<em>11 settembre</em>. Per ovvi motivi, all’epoca avevo spesso questo tema per la testa. L’opinione di Sheckley a riguardo si rivelò molto convenzionale, il che mi stupì poiché Sheckley disponeva indubbiamente una mente ben poco convenzionale. Dissi solo un paio di frasi nella direzione che ben immaginerete, e poi tutto successe molto rapidamente. Mi guardò con occhi furbi e sorriso sospettoso e divertito. Io azzardai altre due frasi e poi lui mutò espressione e mi interruppe, dicendo: <em>“Non voglio sapere altro. Conosco già questa storia. E’ la solita storia degli uomini e del mondo. E’ sempre la stessa storia. Non importa chi sia stato a fare cosa stavolta, chi abbia ucciso chi e perché. E’ in ogni caso esattamente sempre la stessa storia schifosa, e non mi interessa. Perché se inizio a sapere dei dettagli poi ne voglio conoscere altri e poi va a finire che mi arrabbio, e se mi arrabbio poi mi tocca perdere il mio tempo a pensare a queste porcherie invece che a ciò a cui io voglio pensare, a ciò che mi interessa davvero.”</em></p>
<p>Non aggiunsi parola. E’ un punto di vista saggio e pienamente rispettabile. Sheckley aveva interesse per altri misteri dell’esistenza ed era sua piena libertà usare la sua mente per pensare a ciò che era per lui interessante pensare. Intuì evidentemente che poche frasi ancora da parte mia e la sua <a href="http://www.intelligenza.info/">intelligenza</a> gli avrebbe impedito di continuare a non capire di quale illusione fosse vittima. Decise intenzionalmente di rimanere Fiducioso su questo tema, per l’inutilità generale e dannosità personale dell’essere Sfiduciato. Per inciso, Sheckley non ha mai avuto timore di guardare a fondo negli abissi della Realtà e dell’animo umano; per chi non conosce la sua opera (<em>male!</em>) basti dire che negli anni cinquanta, all’alba della televisione, già preconizzò nei suoi racconti l’avvento di <em>reality shows</em> dove i concorrenti sarebbero potuti venire ammazzati o salvati dai telespettatori – si vedano i film tratti dalle sue opere, fra cui <em><a href="http://www.ibs.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=1765&amp;e=8017229465451">La decima Vittima</a></em> e <em>Le prix du Danger</em>) Un’anno dopo l’episodio citato, all’età di 77 anni, Sheckley morì, ma dopo aver trascorso l’ultimo anno della sua vita a pensare a ciò che voleva lui. Aveva indubbiamente fatto la cosa più saggia.</p>
<p>Una nota speciale la meritano i Fiduciosi che popolano il mondo della letteratura di <a href="http://www.fanzines.info/">fantascienza</a>, ed in particolare gli amanti dello scrittore <a href="http://www.ibs.it/libri/dick+philip+k./libri.html?shop=1765">Philip K. Dick</a>. Il concetto di una visione illusoria della realtà che si sfalda e va infine in frantumi, rivelando una realtà retrostante totalmente diversa, è un tema comune nella buona letteratura di <a href="http://www.science-fiction.biz/">fantascienza</a>. Verrebbe da pensare che gente avvezza a questi scenari possa essere più sensibile di altri a riconoscere per tali le quinte della mistificazione quando ne fosse vittima. La mia impressione (frequentando spesso questo ambiente) è che non sia tuttavia così. La quantità dei Fiduciosi non mi pare inferiore a quella in altri segmenti di popolazione. Avere dimestichezza con scenari fantastici di società folli ove vigano regimi di mistificazione totale e sistemica, non basta a riconoscerli quando si verificano per davvero. E’ proprio vero che la <a href="http://www.merda.info/">mente umana</a> è fatta a strati, spesso divisi come compartimenti stagni. Un’anima <a href="http://www.cyberpunk.biz/">cyberpunk</a> cinica e disincantata può convivere nel cervello di una persona avvezza a cartomanti ed altre cialtronerie.</p>
<p>Ora che abbiamo passato in rassegna alcune delle ragioni per cui molti Fiduciosi rimangono fiduciosi, spendiamo due parole anche sul metodo principale che il cervello usa, per conservare le proprie utili illusioni.</p>
<p>Il metodo è un errore sistematico che il cervello umano tende a compiere di fronte ad informazioni destabilizzanti. Si chiama <em>bias di conferma</em>. Il nostro cervello in genere accetta di buon grado tutte le informazioni che confermano le nostre credenze, rigettando invece quelle che le contrastano. Le informazioni sconvenienti entrano letteralmente da un orecchio per uscire dall’altro. Tutti noi ci siamo misurati con questo problema. Quante volte si dice “E’ come parlare a un muro”? Questo spiega perché persone altrimenti intelligenti, poste di fronte ad informazioni inequivocabili su fatti controversi come l’<a href="http://www.mito11settembre.it/">11 settembre</a>, eventi in grado di minare completamente la nostra fiducia nel sistema che ci dispensa le informazioni sul mondo, sono visibilmente incapaci di prenderne atto. Se vogliamo capire il mondo e la realtà, il <em>bias di conferma </em>è il nostro più acerrimo nemico. Sapere che c’è non basta ad eliminarne gli effetti. La nostra mente rifiuta di comprendere ciò che non le piace. E’ per questo che di fronte ad un lutto che ci tocca da vicino rimaniamo a lungo increduli. Ed è per questo che i bambini chiudono gli occhi quando si spaventano, nella credenza che non vedere il pericolo basti ad annullarlo.</p>
<p>Uno dei metodi logici classici per distinguere una spiegazione corretta delle cose da una sbagliata, è usare il cosiddetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam">Rasoio di Occam</a>, coniato da William of Ockham già nel 14esimo secolo. <em>&#8220;A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta&#8221;</em>.</p>
<p>Il Rasoio di Occam è alla base del pensiero scientifico moderno, eppure viene violato sempre più spesso nelle spiegazioni che ci vengono date dalle autorità su alcuni problemi topici di portata globale.</p>
<p>Sui fatti dell’11 settembre, ad esempio, la versione ufficiale impone di credere che una quantità straordinaria di cose improbabilissime siano tutte accadute in sequenza, in spregio a ogni legge delle probabilità. Potremmo elencarle tutte e riempire pagine e pagine su questo tema, e per inciso io l’ho fatto nelle oltre 500 pagine del mio libro <em><a href="http://www.mito11settembre.it/">Il Mito dell’11 Settembre</a></em>, ma in questa sede ci limiteremo ad un esempio singolo, che illustrerò dopo una breve premessa.</p>
<p>La natura di solito non ama le eccezioni ed è per questo che la scienza ha scoperto le leggi di causa ed effetto. Generalmente la natura ha un comportamento regolare, ed effetti simili implicano di solito cause simili. Per questo gli scienziati non amano fare ricorso a cause senza precedenti per spiegare fenomeni comuni. Sino all&#8217;11 Settembre 2001, il crollo rapido, simmetrico e totale di grattacieli con scheletro di acciaio è stato un fenomeno abbastanza comune in America. E tutte le volte che ciò accadeva, senza eccezione alcuna, la causa era una demolizione controllata a mezzo di cariche esplosive sincronizzate. Da una prospettiva scientifica, quindi, ligia al principio del Rasoio di Occam, la prima e più semplice spiegazione ovvia per spiegare i crolli rapidi, simmetrici e totali delle tre torri del World Trade Center l’11 settembre 2001, è quella di ipotizzare una demolizione controllata. E’ la spiegazione più semplice, quindi in sintonia con la logica del rasoio di Occam. Quindi la prima ipotesi da verificare. Ufficialmente, non è mai neppure stata presa in considerazione. Per spiegare i motivi del crollo delle due torri si è invece redatto uno studio di migliaia e migliaia di pagine, che tentano di spiegare in modo evidentemente complicatissimo ciò che la tesi della demolizione controllata spiega in modo elementare, e per di più nella relazione finale <em>si rinuncia completamente</em> a dare una spiegazione alla dinamica del crollo (che, <em>quod erat demonstrandum,</em> non è spiegabile altro che con tesi della demolizione controllata), bollandola laconicamente (e grottescamente) come “inevitabile”<a href="http://roberto.info/wp-admin/#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p>Insomma: da tutte le parti la guardi, sembra una demolizione controllata. Ha la dinamica di una demolizione controllata, ha la tempistica di una demolizione controllata, ha l’apparenza estetica di una demolizione controllata. Domandina: Sarà mica una demolizione controllata? No, no, giurano gli “scienziati” governativi, le apparenze ingannano, ma non sappiamo dirvi bene perché, anzi, no, le apparenze ingannano ma non c’è un perché, e quindi per questo non ve lo spieghiamo, perché il perché non c’è proprio, la dinamica del crollo è stata quella che è stata perché l’evento era <em>inevitabile</em>. Inevitabile per verità rivelata.</p>
<p>Sì, sì, anzi, no, no, si uniscono al coro giaculatorio i Fiduciosi a schiera, impettiti nella loro trance ipnotica tribale, <em>la realtà è fuor di dubbio quello che ci rivelano che sia, qualsiasi cosa ci venga rivelato</em>.</p>
<p>Il vecchio trucco della <em>verità rivelata</em> funziona sempre. Chi osa azzardare che la religione sia in crisi?</p>
<p>Nota bene: ho discusso con Fiduciosi che, conoscendo il principio del Rasoio di Occam, sono riusciti a deformarne lo spirito pur di farlo collimare con le loro convinzioni. Ma non è stato inutile. Da tutto ciò ho capito qualcosa di importante <em>io</em>. Discuterne, non serve a nulla. Chi può e vuole, capisce, chi non può o non vuole sarà sempre cieco e sordo ad ogni logica che violi le sue convinzioni (tranne poi un bel giorno cambiare di colpo idea, e venirti ancora a dire: <em>l’avevo capito subito, io</em> – è l’errore del giudizio retrospettivo, in gergo tecnico <em>hindsight bias</em>, l’erronea convinzione di avere sempre saputo ciò che in realtà si è appena capito)</p>
<p>La logica del Rasoio di Occam si presta bene a capire come sono andate le cose sia nel grande attentato dell’11 settembre, che nel piccolo attentato a Berlusconi.</p>
<p>Riguardo al mega attentato dell’11 settembre 2001, l’ipotesi del complotto di Al Qaeda sostenuta dal governo americano, per essere vera richiede che quel giorno si sia verificata una mostruosa sequenza di eventi mai accaduti prima, ognuno talmente improbabile da essere virtualmente impossibile. In pratica, è come vincere al superenalotto varie volte di fila. Le complicazioni probabilistiche sono insormontabili (chi ha dei dubbi <a href="http://www.mito11settembre.it/">si legga il mio libro a riguardo</a>). Per contro, l’ipotesi che l’attentato sia stato orchestrato da una parte “canaglia” dell’apparato di potere americano, per quanto indubbiamente complessa, è infinitamente più semplice e priva di autentiche impossibilità. Ed è avallata inoltre da molti precedenti storici – la storia del mondo ci insegna che per giustificare l’inizio di nuove guerre non c’è nulla di meglio che fingere di essere stati attaccati (per non menzionare il fatto che chi non conosce la storia è condannato a ripeterla). Quindi è l’opzione più logica, secondo il Rasoio di Occam.</p>
<p><em>&#8220;A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta&#8221;</em>.</p>
<p>Riguardo al mini attentato a Berlusconi il 13 dicembre 2009, è invece l’ipotesi che sia tutta una montatura a richiedere le spiegazioni più complicate. Non c’è un vero indizio a riguardo (quelli menzionati in rete sono davvero risibili). Per contro, la tesi che sia stato il gesto di un cretino, andata a buon fine a causa di una disattenzione del servizio d’ordine, è semplice e ovvia. Inutile arrampicarsi su inesistenti specchi.</p>
<p><em>&#8220;A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta&#8221;</em>.</p>
<p>Tenete ben sempre presente il Rasoio di Occam e limiterete gli abbagli in questa strana epoca in cui ci ritroviamo a vivere, che pare in effetti uscita dalla paranoica penna di Philip K. Dick.</p>
<p>Infine, c’è ancora una categoria di persone di cui non abbiamo parlato. Coloro che sono Fiduciosi, ma in cattiva fede. Questa categoria comprende molti politici, giornalisti e persone con ruoli critici all’interno del sistema. I politici che segretamente sono cinici e Sfiduciati, sono costretti dalle circostanza a presentarsi Fiduciosi. Con una crisi economica e sistemica alle porte, di portata quale non si è mai vista, nessun politico (per lo meno dalle nostre parti) ha la bacchetta magica per fare scomparire il problema. Mentire, sfoggiando ottimismo, per procrastinare la catastrofe, è per certi versi la scelta migliore. E’ vero che così facendo si finisce spesso per gonfiare ulteriormente bolle che poi deflagreranno in catastrofi ancora peggiori, ma per lo meno questo succederà <em>più tardi</em>, e per il momento intanto si sopravvive. E’ facile dire che i politici potrebbero risolvere il problema arrestando tutti i banchieri e rifondando da zero il sistema monetario su basi più realistiche.</p>
<p>E’ proprio facile <em>dirlo</em>. Ma provate a <em>farlo</em>! E come la mettiamo con la inevitabile contemporanea scomparsa di tutti i <a href="http://www.bancheonline.info/">risparmi</a> di tutte le persone? Che conseguenze pratiche avrebbe un evento del genere? Parlare è facile, ma agire è tutt’altra cosa. Un conto sono le fantasie, un conto è la realtà.</p>
<p>I politici in effetti <em>devono </em>mentire ogni volta che lo reputano necessario, in ultima analisi non è colpa loro, ma di chi <em>vuole</em> credere alle loro menzogne. Per quanto possa essere sgradevole farlo notare, le bugie vengono imposte da chi preferisce venire illuso, rispetto a dover fronteggiare una verità non gradita. I cittadini-bambini, mai cresciuti sino allo stadio adulto di chi è in grado di guardare nell’angosciante baratro della complessa realtà delle cose senza svenire o cagarsi sotto, hanno bisogno di venire illusi costantemente circa la natura del mondo in cui vivono. La prova è che sono i cittadini a selezionare i propri politici, eleggendoli, ed è quindi esclusivamente loro responsabilità il fatto di optare per individui che sistematicamente li ingannano. Prima li votano perché vogliono credere alle loro palesi menzogne, poi li accusano di avere fatto ciò per cui li hanno scelti: mentire. E poi li ri-votano ri-credendo alle loro sempre più palesi menzogne. Come bambini che fanno i capricci coi genitori, dei quali però, essendo bambini, non possono fare a meno. Dimentichi del fatto che i politici (come gran parte degli esseri umani, del resto) mentono per lo meno da alcune migliaia di anni, e che è quindi fanciullesco credere che debbano smettere proprio adesso, per fare un piacere a noi. In ogni nazione  i politici mentono nella misura tollerata/richiesta dal loro popolo. I politici bugiardi sono in prima istanza il sintomo dell’immaturità di un popolo, non la causa delle sue disgrazie (Il nord Europa funziona meglio dei paesi mediterranei perché i politici sono mediamente meno bugiardi e disonesti, ma questo avviene perché i popoli che li eleggono sono molto meno indulgenti verso le bugie e le malefatte dei governanti – ciò finisce per selezionare una classe di politici più onesti, o per lo meno disonesti e in modo più invisibile – ogni tanto però, come l’Islanda insegna, le cose vanno a puttane anche lassù).</p>
<p>L’altra grande categoria nella quale troviamo molti Fiduciosi in cattiva fede sono i giornalisti. Parlo di quelli dei grandi media, con elevati stipendi e privilegi. Questi giornalisti spesso mentono a causa del loro personale conflitto di interesse: per deontologia professionale dovrebbero raccontare la verità, ma il loro interesse personale è conservare posto di <a href="http://www.lavoro.info/">lavoro</a>, stipendio e privilegi, e quindi eviteranno accuratamente di scrivere qualsiasi cosa che possa fare loro perderli. Non sono quindi credibili per una questione di principio. Per diventarlo essi dovrebbero decidere di lavorare senza stipendio. Vi sono tuttavia anche molti giornalisti autenticamente Fiduciosi, che veramente credono alle balle che raccontano. Anche i <a href="http://www.giornalisti.info/">giornalisti</a> sono umani, ed il <em>bias di conferma</em> funziona anche per loro. Come disse il saggio:</p>
<p><strong>«E&#8217; difficile far capire qualcosa ad una persona, quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla.»</strong></p>
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<p>Inoltre, se questo articolo vi ha fatto capire qualcosa, ditelo ai vostri amici. Che lo leggano anche loro. Così la prossima volta che discutete con loro sui bei fatti del mondo, eviterete i soliti litigi. Il che eventualmente condurrà a litigi <em>insoliti</em>, ma non si può avere tutto a questo mondo. Soprattutto, se non siete un iperbanchiere.</p>
<p><a href="http://www.robertoquaglia.com/">Roberto Quaglia</a></p>
<p>Originariamente pubblicato su www.<a href="http://www.roberto.info/">Roberto</a>.info<br />
Notizie inconsuete le trovi su <a href="http://www.edicola.biz">www.</a><a href="http://www.edicola.biz/">edicola</a>.biz</p>
<p><em>articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva di immagini, link e note in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale</em></p>
<hr size="1" /><a href="http://roberto.info/wp-admin/#_ftnref1">[1]</a> La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neolingua">neolingua</a> fu un’intuizione geniale di Orwell nel suo famoso libro <em><a href="http://www.sfbooks.info/">1984</a></em>. Essa consiste nel surreale atto di assegnare ad una parola anche il proprio significato opposto, secondo il motto che chi controlla il significato delle parole, controlla la realtà. La distopia orwelliana doveva illustrare la società orribile in cui sarebbe sfociato il comunismo. Ma il comunismo non è durato abbastanza, e così l’incubo orwelliano, passo dopo passo, sta invece convolando a nozze con la società “democratica”. La cerimonia (che qualcuno ipotizza esserci già stata con la ratifica del <a href="http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139">trattato di Lisbona</a>) prelude ad un unione di gruppo fra nazioni in cui il divorzio pare non sia esattamente consentito; i maligni insinuano che l’ammucchiata politica condurrà inevitabilmente ad orge sistemiche, nelle quali tuttavia non sarà concessa ai liberi partecipanti coatti la scelta del ruolo da interpretare.</p>
<p><a href="http://roberto.info/wp-admin/#_ftnref2">[2]</a> NIST final report (2005). NCSTAR 1, p. xxxvii</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MixXmVw3cRM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/MixXmVw3cRM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Questo brano estratto dal documentario della BBC &#8220;the power of nightmares&#8221;  è un raro caso di una fonte autorevole che vi spiega che Babbo Natale&#8230; ehm, Al Qaeda non esiste. Ogni tanto anche i grandi media dicono il vero.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XCoaBN6iOu0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/XCoaBN6iOu0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Il cartone animato della giraffa che deve prendere coscienza di avere un grave problema (deve morire) illustra bene come la nostra mente reagisca di fronte alle realtà sgradite.</p>
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		<title>Berlusconi: Davide o Golia? Scopri chi sei dopo questo test.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 02:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roberto In Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Tartaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Roberto Quaglia - www.Roberto.info
Molti giornali lo hanno dipinto come fosse un Golia in procinto di cadere dopo i colpi di fionda di Davide, anzi, una lunga sequenza di Davide (o Davidi? Esiste un plurale di Davide?) Berlusconi, ovvero l’odiato Golia delle Televisioni contro il quale da mesi e mesi indomiti Davidi (con fervore davidiano?) scagliano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di </em><a href="http://www.roberto.info/" target="_self"><em>Roberto Quaglia</em></a><em> - www.Roberto.info</em></p>
<p>Molti <a href="http://www.giornali.info/">giornali</a> lo hanno dipinto come fosse un Golia in procinto di cadere dopo i colpi di fionda di Davide, anzi, una lunga sequenza di Davide (o Davidi? Esiste un plurale di Davide?) Berlusconi, ovvero l’odiato Golia delle Televisioni contro il quale da mesi e mesi indomiti Davidi (con fervore <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/02/28/la-strage-di-waco-il-verdetto-accusa.html">davidiano</a>?) scagliano ognuno il proprio sasso,  nel congiunto sforzo teso all’abbattimento del tiranno. Puttane impenitenti, <a href="http://www.facebook.com/MafiaWarsFans">assassini mafiosi pentiti</a>, rispettati magistrati italiani e prestigiosa <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article6544035.ece">stampa internazionale</a>, tutti a scagliare la loro prima (seconda, terza, ecc.) pietra, sassolino o macigno (a secondo delle proprie possibilità) per abbattere “la più grave minaccia alla democrazia nel libero mondo occidentale”. Questa è la scena sotto gli occhi di tutti. Indubbiamente si possono vedere le cose così, e la dimostrazione è che milioni di persone lo fanno. Siamo però così sicuri che questa sia l’unica chiave di lettura di ciò che vediamo? Perché non proviamo – per gioco, per esercizio della nostra elasticità mentale, per saggiare l’efficienza dei nostri neuroni &#8211; a ribaltare l’interpretazione della scena davanti ai nostri occhi? Immaginare che il Davide con la fionda sia in realtà Berlusconi? Lo so che per i più si tratta di un esercizio difficilissimo (quando non impossibile), quindi vediamo di procedere per gradi, così da evitare di slogarci il cervello.</p>
<p>Iniziamo con un esercizio facile facile. Guardate attentamente l’immagine della ballerina. Avrete notato che essa sta roteando. E ovviamente sta girando in un solo senso. Come potrebbe infatti girare in entrambi i sensi nello stesso momento?<img class="alignright size-full wp-image-99" title="ballerina" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2009/12/ballerina.gif" alt="ballerina" width="300" height="400" /></p>
<p>Ebbene, cosa pensereste di me se io adesso vi dicessi che in realtà vi sbagliate, che la ballerina non gira nel senso in cui credere voi, bensì nel senso contrario? Direste che io sono matto. E’ semplicemente <em>evidente</em> che la ballerina gira nel senso in cui la vedete girare voi. Ecco, allora farete bene ad iniziare a darmi del matto. Perché la ballerina gira infatti <em>anche</em> nel senso opposto a quello che pare a voi. Se non ci credete, fatela vedere a parecchi vostri amici, e vedrete che qualcuno giurerà che essa gira in senso inverso. Ciò che il nostro cervello vede non è sempre <em>tutto</em> quello che potrebbe vedere. Quando riuscirete a vedere la ballerina girare nel senso opposto a quello che vi pareva inizialmente, siete pronti per il grande esperimento: immaginare che nel ruolo di Davide con la fionda ci sia in realtà Berlusconi. E pazienza se mi beccherò l’ennesima accusa di follia.</p>
<p>A giugno 2009 scrissi <a href="http://www.roberto.info/2009/06/25/la-demolizione-controllata-di-berlusconi-nella-era-del-pedofically-correct/">un lungo articolo sulla demolizione controllata di Berlusconi</a>. Spiegai come i motivi dietro all’attacco incentrato sulle escort fossero in realtà soprattutto legati alla politica sull’energia sviluppata da Berlusconi assieme alla Russia, e che la decisione di demolirlo fosse stata presa all’estero, in circoli di poteri ai quali i contratti di Berlusconi con Putin non sono proprio andati giù. E suggerivo che se Berlusconi non fosse caduto sullo scandalo sessuale, ne avremmo in seguito viste delle belle. In effetti, in questi mesi (non a caso?) se ne sono viste proprio di tutti i colori. Pentiti di mafia lo accusano di avere organizzato attentati dinamitardi, con la sentenza per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Mondadori">Lodo Mondatori</a> gli si è spiegato che deve dare addio a 750 milioni del proprio patrimonio, hanno ripreso a processarlo su altre questioni e se prova a difendersi a suon di leggi gliele annullano come anticostituzionali, il <em>franchising</em> delle rivoluzioni colorate ha aperto bottega anche in Italia e a Berlusconi è stato dedicato il colore viola, tanto che quando al presidente bielorusso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Luka%C5%A1enko">Aleksandr Lukashenko</a> la stampa italiana ha chiesto se non teme una rivoluzione colorata, egli ha risposto: <em>“Abbiamo le stesse probabilità dell’Italia”</em> (e sappiamo benissimo chi è il <em>franchiser</em> internazionale delle rivoluzioni colorate).</p>
<p>Entrare nel merito di tutte queste disavventure di Berlusconi qui non ci interessa, visto che l&#8217;obiettivo adesso è tentare vedere il quadro nel suo insieme, e soprattutto capire se la ballerina ruota in un senso oppure nell’altro. Quindi limitiamoci a sottolineare un notevole ed in precedenza inconsueto affollamento di forti iniziative in chiave anti-Berlusconi, e lasciamo la discussione sul fatto se esse siano o non siano fondate nel merito ai battibecchi telegiornalistici dove in effetti non si fa altro.</p>
<p>Risultato di tutte queste iniziative degli ultimi mesi: L’odio per Berlusconi il Golia non è mai stato così alto come oggi, in Italia. Ma nel contempo il Cavaliere apparentemente gode fra gli italiani di uno dei più elevati consensi fra i leader europei nei rispettivi paesi. Quindi la partita politica è ancora aperta.</p>
<p>Ma Berlusconi è davvero il Golia che tutti coloro che per indole sono portati a simpatizzare per Davide vorrebbero vedere abbattuto?</p>
<p>Un articolo apparso su <em>Il Giornale</em> l’11 dicembre 2009, da corpo e sostanza ad un’interpretazione ben diversa.</p>
<p>L’articolo si intitola: <a href="http://www.ilgiornale.it/economia/provocazione_quella_sovranita_moneta_mani_private/11-12-2009/articolo-id=406009-page=0-comments=1">Provocazione &#8211; Quella sovranità della moneta in mani private</a>. Per la prima volta un grande giornale nazionale affronta una questione spinosissima (lo avrete capito già dal titolo) che sino ad allora era stata confinata ai giornalisti indipendenti dei circuiti dell’informazione alternativa di Internet. E’ un attacco al <em>gotha</em> di quei cosiddetti poteri forti ai quali i giornalisti delle grandi testate occasionalmente alludono di sfuggita, senza mai però osare nominarli davvero. Per la prima volta un grande giornale mette nero su bianco dei nomi (alcuni dei quali mai sentiti nominare da noi profani di queste cose), e si tratta del giornale di Berlusconi. Neppure Beppe Grillo era mai giunto a tanto. Grillo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso">approcciò</a> &#8211; è vero &#8211; in passato l’argomento affrontato da <em>Il Giornale</em>, ma in seguito reputò evidentemente più prudente tenersene alla larga. E d&#8217;un tratto, ecco <em>Il Giornale</em>  berlusconiano scoprirsi più <em>grillesco </em>di Grillo stesso.</p>
<p>Perché <em>Il Giornale </em>sferra questo attacco, contro l’Innominabile (manzonianamente parlando) dei giorni nostri?</p>
<p>La risposta più logica è che Berlusconi è in guerra con quei poteri, e questo implica che quei poteri sono in guerra con Berlusconi. <em>Quod erat demonstrandum. </em>Tutto il resto sono piani di lettura superficiali e fuorvianti o, se preferite, allegorie poetiche di quel retroscena. E il motivo della guerra è la politica energetica di Berlusconi, reo di avere stretto importanti accordi in merito con la Russia in violazione degli interessi della grande finanza angloamericana. Contratti che portano alla costruzione di gasdotti in grado di assicurare all’Italia e l’Europa l’energia che serve a riscaldare le nostre case nei decenni a venire, senza fare transitare il gas attraverso nazioni cadute sotto l’influenza di Washington. Contratti quindi per la fornitura diretta del gas, dal produttore al consumatore (vedi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/South_Stream/">progetto Southstream</a>; gli americani spingono invece per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nabucco_(gasdotto)/">progetto Nabucco</a>, che costringerebbe il gas russo a passare dalla Georgia, sotto il loro controllo, e permetterebbe ad essi di dire la loro anche sul gas del Caspio).</p>
<p>Sono peccati che si possono pagare cari, come l&#8217;esempio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Mattei">Enrico Mattei</a> insegna.</p>
<p>Questo spiega anche il curioso giallo di qualche tempo fa, quando “per motivi di sicurezza” Berlusconi venne fatto dormire per qualche notte a Palazzo Chigi. Girarono voci di minacce di Al Qaeda, che lui in seguito <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/berlusconi_rivela_minacce_al_qaida_ce_piano_farmi_saltare_aria/15-11-2009/articolo-id=399117-page=0-comments=11">confermò</a>.</p>
<p>Magari qualche lettore crede ancora a Babbo Natale, e non vorrei metterlo a disagio, ma che Al Qaeda esista davvero e che sia quel network del terrorismo che ci raccontano, si è arrivato a dubitarlo addirittura in un documentario della BBC (<a href="http://www.archive.org/details/ThePowerOfNightmares">The power of nightmares</a>, di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Adam_Curtis/">Adam Curtis</a>). Se ci fate caso, “Al Qaeda” minaccia preferenzialmente chi cerca di sganciarsi dall&#8217;asse bellico angloamericano. E&#8217; per questo che “Al Qaeda” anni fa minacciò addirittura il Vaticano, quando per voce di Woityla si macchiò della colpa di tuonare contro l&#8217;invasione americana dell&#8217;Iraq. Se volete farvi due amare risate, andate a leggervi il capitolo “<a href="http://books.google.com/books?id=dRyE6XYmuDoC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=11+settembre&amp;lr=&amp;hl=it&amp;cd=14#v=onepage&amp;q=la%20vittoria%20finale%20dei">La vittoria finale dei cartoni animati</a>” nel mio libro sull&#8217;<a href="http://www.mito11settembre.it/">undici settembre</a>, fruibile gratuitamente su Google Books (a partire da pag. 360).</p>
<p>La minaccia a Berlusconi da parte di <a href="http://www.barzellette.info/">Al Qaeda</a> ha quindi tutto il sapore di un avvertimento degli stessi burattinai che muovono i fili degli attacchi a cui è da tempo sottoposto. Poi magari salta fuori che è tutt&#8217;altro, ma il sapore è proprio quello. Anche l’<a href="http://www.merda.info/">odore</a>.</p>
<p>Osservando le cose in quest&#8217;ottica, l&#8217;impressione è proprio che la ballerina giri nel senso opposto a quello delle nostre prime impressioni. Se Berlusconi si è messo contro i poteri forti che <em>Il Giornale</em> attacca, è evidentemente lui ad essere il Davide che sfida Golia con una fionda. Piaccia o non piaccia ai milioni di inconsapevoli tifosi di Golia, in cuor loro convinti di tifare e di avere sempre tifato invece per Davide. L&#8217;articolo de <em>Il Giornale</em> rappresenta tuttavia per il momento più una punzecchiatura, che un autentico attacco. Un messaggio a chi deve capire. Altrimenti non si sarebbe usata la fionda (l&#8217;articolo su <em>Il Giornale</em>), ma l&#8217;artiglieria pesante (servizi giornalistici sulle televisioni).</p>
<p>E&#8217; possibile che Berlusconi eviti l&#8217;escalation dello scontro, a causa del suo conflitto di interessi. No, non sto parlando di quello che pensate voi, intendo il conflitto tra il suo interesse a non venire ammazzato e quello della perseveranza nella sua politica. Disturbare il manovratore può nuocere alla salute, come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_caso_Mattei/">Mattei</a> dovette scoprire. Il Cavaliere potrebbe tuttavia insistere ad oltranza nel suo scontro con Golia. Ma se nel mito Davide sconfisse Golia, nella realtà moderna questi miracoli sono più improbabili. Perché a suo tempo Golia, per quanto gigantesco, era pur sempre un uomo. Mentre oggi Golia ha molte teste e ancor più braccia, e non c’è fionda che gli faccia più che solletico. Mentre Davide, lui sì, è solo un uomo, ed è fatto di vulnerabilissima carne.</p>
<p>Due giorni dopo l’articolo de <em>Il Giornale</em>, uno squilibrato, tal Massimo Tartaglia, entrando fisicamente nel ruolo di Davide contro Golia, ha lanciato un sasso a forma di Duomo contro Berlusconi, ferendolo al volto. <em>[Nota dell’autore: ci crediate o meno, questo è accaduto esattamente mentre stavo scrivendo questo articolo, solo poche righe fa – sono rimasto stupefatto dalla coincidenza, la mia metafora si è tradotta in realtà in tempo reale – davvero bizzarro] </em>Vago per Internet a cerca di dettagli. Su Facebook centinaia di persone si dichiarano immediatamente <em>fans</em> del <a href="http://www.facebook.com/pages/Duomo-di-Milano/36328794180">Duomo di Milano</a>, e di altri gruppi di pubblico giubilo per l’accaduto e di ammirazione per lo psicolabile (già si sa cosa succede a chi va con lo zoppo; e a chi ammira lo psicolabile invece?). Per tutti essi è ovviamente Berlusconi il Golia, e lo dimostra il fatto che un Davide lo abbia centrato con un sasso. La ballerina gira solo in un senso. Altrove su Internet, in mezzo ad una sconsolante marea di cazzate inenarrabili, si scova qualcuno che si pone qualche domanda in più. C’è chi ipotizza addirittura l’opzione fantascientifica di un’operazione tipo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Project_MKULTRA">MK Ultra</a>. Idea curiosa, ma al momento non sostenuta da nessuna evidenza.</p>
<p>Ora che sapete che la ballerina può girare anche nel senso opposto a quello che pensavate, fate uno sforzo e non arrendetevi finché non riuscirete a vederla. Quando ci sarete riusciti, godrete della libertà di poter scegliere in quale verso vi piace guardala ruotare. Sino ad allora, non avrete alcuna libertà, rimanendo schiavi dei limiti di interpretazione del vostro cervello. Per la cronaca, questo della ballerina è un noto test psicologico. Se vedete la ballerina ruotare in senso orario significa che state elaborando l’immagine con l’emisfero destro del vostro cervello, se la vedete in senso antiorario è il vostro emisfero sinistro a elaborare l’immagine. Con un po’ di concentrazione potete riuscire a vederla girare nel senso opposto a quello che vi viene spontaneo.</p>
<p>Conclusione:</p>
<p>Tutti i discorsi su Berlusconi che ormai da mesi si sentono in tivù e si leggono su tutti i giornali, e che la gente per ragioni di mera ecolalia echeggia per strada e nei bar, evocano la penosa immagine di un mucchio di persone intente a bisticciare con fervore di questioni minime ad una riunione di condominio mentre fuori casa infuria, invisibile ai loro sensi, una guerra nucleare. E dire che per accorgersene basterebbe concentrare lo sguardo con sufficiente attenzione sulla ballerina rotante, e concedersi qualche dubbio su ciò che salta agli occhi di primo acchito.</p>
<p><a href="http://www.robertoquaglia.com/">Roberto Quaglia</a></p>
<p>Originariamente pubblicato su www.<a href="http://www.roberto.info/">Roberto</a>.info<br />
Notizie inconsuete le trovi su www.<a href="http://www.edicola.biz/">edicola</a>.biz</p>
<p>PS. Se qualche lettore fosse giunto sino a qui continuandosi a chiedere chi cacchio siano <a href="http://www.grandefratello.mediaset.it/gf10/davide-vallicelli.shtml">Davide</a> e <a href="http://www.grandefratello.mediaset.it/gf10/massimo-scattarella.shtml">Golia</a>, ecco una risposta calibrata per voi: No, non si tratta, come forse avete pensato, dei partecipanti del <a href="http://www.grandefratello.mediaset.it/">Grande Fratello</a>, sono invece due noti personaggi della <a href="http://www.dio.biz/">Bibbia</a>, un libro di cui magari avete sentito parlare.</p>
<p><em>articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva di immagini e link in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale</em></p>
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		<item>
		<title>Il Libro “Il Mito dell’11 Settembre” adesso è leggibile gratis su Google Books</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 20:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roberto In Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicato stampa:
In occasione dell’ottavo anniversario dei fatti dell’11 settembre 2001, il libro di Roberto Quaglia “Il Mito dell’11 Settembre e l’Opzione Dottor Stranamore” per qualche giorno sarà a disposizione gratuita di tutti gli italiani, leggibile per intero su Internet. Il libro è infatti appena stato reso disponibile su Google Books, la rivoluzionaria piattaforma di Google [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comunicato stampa:</p>
<p>In occasione dell’ottavo anniversario dei fatti dell’11 settembre 2001, il libro di Roberto Quaglia “<a href="http://www.mito11settembre.it">Il Mito dell’11 Settembre e l’Opzione Dottor Stranamore</a>” per qualche giorno sarà a disposizione gratuita di tutti gli italiani, leggibile per intero su Internet. Il libro è infatti appena stato reso disponibile su Google Books, la rivoluzionaria piattaforma di Google che nel tempo si propone di offrire online tutti i libri del mondo digitalizzati. <a href="http://www.mito11settembre.it"><img class="alignright size-full wp-image-90" title="Mito-11-settembre-IIedizione-1-150px" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2009/09/Mito-11-settembre-IIedizione-1-150px.jpg" alt="Mito-11-settembre-IIedizione-1-150px" width="150" height="227" /></a><br />
Pubblicato nel 2006 da Ponsinmor con una prefazione di Valerio Evangelisti, e ripubblicato in seconda edizione nel 2007, il libro ricevette scarsa attenzione da parte dai media, ma ottime recensioni da parte di molti ricercatori sul tema. Nel 2009 il libro è stato tradotto in rumeno e pubblicato anche in Romania (<a href="http://www.11septembriemitul.com">www.11septembriemitul.com</a>)<br />
Ad otto anni dai fatti l’argomento rimane scottante. La versione ufficiale degli eventi, riassunta nel 9/11 Commission Report, frutto della commissione d’inchiesta istituita dal governo americano, desta a dir poco pesanti dubbi in una percentuale rapidamente crescente della popolazione mondiale. Molti membri della commissione stessa <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2007/sep/12/911thebigcoverup" target="_blank">hanno preso le distanze</a> dal loro stesso lavoro . Ci sono stati film underground di grande successo di pubblico, come Loose Change, che hanno raccontato una versione molto differente dei fatti a quei cinquanta e più milioni di persone che lo hanno visionato su Internet ed al milione di persone che ne hanno comprato il DVD. Tali film “eretici” sono tuttavia ancora tabù per il mondo dei grandi media. E fortemente boicottati, e spesso mal distribuiti e difficili da trovare, sono anche i libri che hanno smontato la versione ufficiale, ipotizzando narrazioni alternative.<br />
Internet e Google Books permettono tuttavia di aggirare la disattenzione dei grandi media.<br />
Nelle oltre 500 pagine de “Il Mito dell’11 Settembre” tutti i cittadini interessati al tema hanno quindi finalmente la possibilità di accedere – in italiano! &#8211; ad una miriade di dettagli documentati e soprattutto ad una approfondita analisi che ovviamente non possono trovare spazio in un film di un paio di ore o in ancor più brevi dibattiti televisivi. E’ il primo libro sul tema reso interamente pubblico in lingua italiana.<br />
Solitamente, solo una certa percentuale di un libro in commercio viene resa leggibile su Google Books (tipicamente il 20%). Ma a partire dalla mezzanotte dell’11 settembre 2009 e per un periodo limitato, “Il Mito dell’11 Settembre” sarà leggibile per intero da chiunque, ovunque si trovi.<br />
E’ un piccolo contributo alla libera circolazione delle informazioni di grande interesse pubblico ed allo sviluppo della ricerca storica sui controversi fatti dell’11 settembre 2001.<br />
Roberto Quaglia è noto anche per le sue opere di fantascienza ed un suo libro scritto a quattro mani con lo scrittore britannico Ian Watson è stato recentemente pubblicato in Inghilterra.</p>
<p>L’indirizzo diretto di Google Books dove si può leggere “Il Mito dell’11 Settembre” è:<br />
<a href="http://books.google.it/books?id=dRyE6XYmuDoC">http://books.google.it/books?id=dRyE6XYmuDoC</a></p>
<p>Informazioni più dettagliate e la possibilità di acquistare la versione cartacea sul libro si trovano sulla <a href="http://www.mito11settembre.it">homepage del libro</a>:<br />
<a href="http://www.mito11settembre.it">http://www.mito11settembre.it</a></p>
<p>Informazioni su Roberto Quaglia si trovano <a href="http://www.robertoquaglia.com">sulla sua homepage</a>:<br />
<a href="http://www.robertoquaglia.com">http://www.robertoquaglia.com</a></p>
<p>per ordinare il libro direttamente all’editore scrivere a: <a href="mailto:pon-sin-mor@libero.it">pon-sin-mor@libero.it</a></p>
<p>Condividete questa notizia in piena libertà</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/roberto/vUWW/~4/HHJIp_tcn4g" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>La demolizione controllata di Berlusconi nell’era del pedofically correct</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/roberto/vUWW/~3/UvDW8kA3tkA/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 22:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roberto In Italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[di Roberto Quaglia

I giornali hanno con la vita all&#8217;incirca lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica&#8221; (Karl Kraus)

Nessuno si è mai chiesto come saranno le discussioni politiche da bar il giorno in cui l’era di Berlusconi sarà terminata? Non è un problema da poco. La politica in Italia ormai consiste solo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>di <a href="http://www.roberto.info">Roberto Quaglia</a></em></p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">I giornali hanno con la vita all&#8217;incirca lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica&#8221; (Karl Kraus)</p>
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<p>Nessuno si è mai chiesto come saranno le discussioni politiche da bar il giorno in cui l’era di Berlusconi sarà terminata? Non è un problema da poco. La politica in Italia ormai consiste solo in un litigio permanente fra chi insulta Berlusconi con la stressa passione e costanza con cui le nostre bisnonne ripetevano fino allo sfinimento i loro rosari, e chi invece, non insultando Belusconi, insulta a tempo pieno quelli che insultano Berlusconi. Quando Berlusconi non ci sarà più, come occuperanno il tempo tutti costoro? Azzardo un’ipotesi: continueranno a litigare a proposito di Berlusconi per i decenni a venire, nello stesso spirito in cui ancora adesso si litiga a proposito di Mussolini. Italiani brava gente, siamo d’accordo, ma per favore almeno smettiamola di tirarcela da intellettuali che non è più proprio il caso. Le discussioni di politica nel Bel Paese sono ormai indistinguibili nei contenuti dai battibecchi del tifo calcistico. Ragione per cui anziché con il solito testa e croce delle elezioni (non vi siete accorti che le elezioni un po’ le vincono gli uni e un po’ le vincono gli altri, proprio come se se la giocassero a testa e croce? Questo non vi da da pensare? O vi siete lasciati confondere dal fatto che la chiamano “alternanza”, che forse suona bene, ma a sembra che anche alla roulette il rosso e il nero si alternino con discreto successo…) sarebbe paradossalmente più coerente che i nostri politici si giocassero il governo in un regolare incontro di calcio (o per lo meno a calcetto), almeno così saremmo sicuri che davvero vince il migliore. E in caso di parità, sempre meglio la lotteria dei rigori che il testa e croce elettorale.</p>
<p>Amen.</p>
<p>Ecco, in questo articolo io vorrei evitare di scendere a questi livelli, quindi per favore i tifosi in ascolto si astengano dal cercare di stabilire se intendo qui difendere Berlusconi o se invece mi sto trattenendo a stento dall’unirmi al linciaggio. Nulla di tutto ciò. Azzardo solo una piccola e modesta analisi di quanto sta oggi accadendo, poiché non riesco a trovare in giro ragionamenti che non siano viziati da una pesante faziosità di chi scrive, da una parte come dall’altra, sin dai grandi giornali fino ai più piccoli blog.</p>
<p>Uno dei motivi per cui non si ragiona più, è che in effetti è rimasto ben poco su cui ragionare. La Politica con la P maiuscola dalle nostre parti è finita, così come ci dobbiamo scordare la Democrazia con la D maiuscola. Ci aspetta a breve la ratificazione del Trattato di Lisbona, che nessuno sa bene cosa sia (qualcuno se/me lo sa spiegare?), ma alcuni sostengono che comporterà sostanziali cessioni di sovranità da parte delle varie nazioni al governo europeo. I nostri politici avranno quindi sempre meno possibilità di scelta, dovendo obbedire per i temi importanti alle “direttive europee”, che nessuno bene capisce come si formino. In pratica saranno declassati ad un rango di poco superiore a quello di amministratori di condominio. Visto il livello medio della nostra classe politica c’è chi dice che questo sia in fin dei conti un bene, mentre per altri è molto male dato che non è chiaro quanto il nuovo sistema possa ancora essere davvero democratico. A voler approfondire c’è allora chi si interroga sulla possibilità che una democrazia parziale possa in effetti funzionare meglio rispetto una democrazia completa, ma noi non ci lasciamo attirare in queste discussioni accademiche.</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">“Come cominciano le guerre? I diplomatici raccontano bugie ai giornalisti, poi credono a quello che leggono.” (Karl Kraus)</p>
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<p>Ciò che ci interessa oggi è esaminare il procedimento di demolizione controllata di Berlusconi che si sta attuando in questi giorni. In gergo tecnico si chiama <em>character assassination</em> (assassinio del personaggio), in parole povere si diffama ad arte il bersaglio fino al punto di rendere la sua immagine impresentabile. E’ una tecnica usata innumerevoli volte ovunque nel mondo e nella storia, ed ogni popolo ha i suoi modi e stili preferiti. Lo scandalo sessuale, di cui oggi Berlusconi è vittima, è un modo inedito nel nostro paese. E’ invece come si sa il trattamento preferito nei paesi anglosassoni. Bill Clinton fu quasi interdetto dalla sua carica di Presidente degli Stati Uniti in seguito allo scandalo montato intorno alla <em>fellatio</em> di Monica Lewinski, un atto di sesso orale con opportuna <em>eiaculatio ante cassafortem</em>, (la Lewinksi conservò a lungo la propria blusa sporca di sperma presidenziale in cassaforte – non farebbe così qualsiasi fanciulla di buona famiglia?).</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">&#8220;Ovunque la gente scambia quello che legge nei giornali per notizie&#8221; (A. J. Liebling).</p>
</blockquote>
<p>Vediamo quindi innanzitutto in dettaglio un piccolo esempio di questa demolizione del personaggio Berlusconi, dopo di che ne analizzeremo i possibili retroscena. Il quotidiano <em>La Repubblica</em> è l’ariete principale in questa operazione, quindi scegliamo un giorno a caso e commentiamone la prima pagina. L’immagine sottostante mostra la homepage dell’edizione online de La Repubblica del 22 Giugno 2009.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-65" title="Berlusconi su repubblica" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2009/06/repubblica-berlusconi_c.gif" alt="Berlusconi su repubblica" width="400" height="591" /></p>
<p>Repubblica titola: <strong>Berlusconi, indagini su 5 feste, si allarga il filone della cocaina</strong><br />
A fianco del titolo un’immagine di Berlusconi che si muove frettolosamente su un prato, con ansia, quasi scappando. L’insieme dei segni evoca l’idea che Berlusconi organizzi feste a base di cocaina e che ora che è stato scoperto si stia dando alla fuga. Subito dopo la frase “In almeno 4 occasioni Tarantini POTREBBE avere reclutato donne per il Cavaliere&#8221; si commenta da sola. L’uso del condizionale è una vecchia tecnica per insinuare impunemente colpe che non sono provate. Subito sotto, gratuita e fuori luogo, la parola &#8220;transessuale&#8221;. Ancora sotto, titolo grosso: &#8220;<strong>Slave vestite da Babbo Natale</strong>&#8221; &#8211; si noti l&#8217;uso chiaramente dispregiativo, classista e razzista in questo contesto della parola &#8220;slave&#8221; (in un certo immaginario nostrano di bassissima lega sinonimo implicito di troie). Si poteva scrivere “donne”,”ragazze”, invece si è scritto “slave” per rendere l’espressione molto più morbosa, soprattutto in accostamento a Babbo Natale. “Ragazze vestite da Babbo Natale” suonerebbe molto più innocente. E poi: &#8220;C&#8217;erano rumene, sembravano di casa..:&#8221; e anche qui la parola rumene è intesa in senso razzista, classista e dispregiativo, di nuovo accomunate al ruolo di puttane, e l’elemento diffamatore per Berlusconi è che sembrassero di casa. Lo dimostra il fatto che se invece si fosse scritto “C’erano ragazze, sembravano di casa”, l’effetto non si sarebbe ottenuto. Le rumene peraltro NON sono slave, ma chi se ne frega, l’obiettivo è raddoppiare l&#8217;insulto. Il milione e rotti di rumeni che vivono e lavorano in Italia prendano nota del rispetto loro tributato da Repubblica, e così facciano gli slavi. Con quale autorità morale Repubblica potrà in futuro criticare casi di discriminazione razzista dopo titoli di questa risma?<br />
Glissando sui dettagli puramente trash (Barbara mostra i regali di &#8220;Papi&#8221;, la “trans” Manila, “così andai a cena da lui”) facciamo il bilancio tecnico di questa notizia: nello spazio di pochissime righe – i titoli e sottotitoli &#8211; Berlusconi viene associato alle seguenti parole chiave 1. Indagini (NB: lui non è al momento indagato in questa vicenda) 2. Cocaina, 3. Transessuali, 4. Droga, 5. Slave (sottintese come zoccole), 6. Rumene (sottintese come zoccole)<br />
Gli psicologi ben sanno che il cervello umano crea associazioni automatiche fra elementi che vede fisicamente attigui, anche se privi di collegamenti logici. Quando perseguono una character assassination, i giornalisti (di ogni parte politica, Repubblica è solo un caso, anche se eclatante) ricorrono sistematicamente a questa tecnica.</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">&#8220;L&#8217;editore è una persona impiegata in un giornale, il cui lavoro è separare la crema dal fango e far stampare il fango&#8221; (Bob Phillips)</p>
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<p>Se avete dei dubbi sul fatto che questa pratica funzioni, potete sempre fare un esperimento facile facile, della serie try-it-at-home: prendete una fotografia che vi ritrae ed incollatela su un foglio bianco. Poi prendete la foto di un bel pezzo di merda ed appiccicatecela a fianco. Quindi incorniciate il tutto e regalatela al/alla vostra/o fidanzata/o (se ne siete privi provate con la mamma), pregandola/o di tenerla sempre sul comodino. E se il partner butta via o nasconde la foto dove non la può vedere, voi regalategliene una al giorno, ad oltranza. Quindi osservate nelle settimane seguenti se qualcosa cambia nel comportamento del partner nei vostri confronti…</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">Ogni giornale, dalla prima all&#8217;ultima riga, non è che un tessuto di orrori. [...] Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto. (Charles Baudelaire)</p>
</blockquote>
<p>Scherzi a parte, sia quindi chiaro che Repubblica non è peggio delle altre testate giornalistiche, solo più efficiente nei risultati, eventualmente. Quando conviene, i giornali (o i telegiornali) fanno tutti così, questo è il giornalismo, e non da ieri, complice la dabbenaggine di chi leggiucchia privo del senso critico necessario per distinguere le informazioni significative dalle vacue ciance e le balle. Qualcuno si ricorda dell’emblematico caso di Enzo Tortora? A smemorati e ignavi consiglio <a href="http://www.ibs.it/code/9788820044749/pezzuto-vittorio/applausi-e-sputi-le.html?shop=1765" target="_blank">l’ottimo libro in merito di Vittorio Pezzuto</a>, che andrebbe reso obbligatorio nelle nostre scuole.</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">&#8220;La pubblicità è la parte più veritiera di un giornale&#8221; (Thomas Jefferson)</p>
</blockquote>
<p>Adesso che abbiamo verificato il fenomeno, possiamo investigarne l’eziologia. Fosse un fenomeno interamente italiano, l’opera non sarebbe molto interessante. Invece è ormai uno scandalo di visibilità internazionale che riempie le pagine anche all’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni. <em>The Times</em> da al nostro Presidente del Consiglio del pagliaccio al quale è caduta la maschera, il <em>Financial Times</em> lo attacca pesantemente (e non per la prima volta), nello staff di Berlusconi qualcuno accusa la sinistra italiana di essere in grado influenzare questi grandi giornali inglesi, che come si sa sono un tutt’uno con i potenti centri finanziari anglosassoni. Che sciocchezza! In realtà il semplice buon senso suggerisce che ad essere vero è probabilmente l’esatto contrario. Molti elementi suggeriscono che la demolizione controllata di Berlusconi sia un prodotto d’importazione, e venga da lontano.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-82" title="berlusconi_harem" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2009/06/berlusconi_harem.jpg" alt="berlusconi_harem" width="456" height="480" /><br />
Il presidente emerito Cossiga si è espresso almeno due volte in merito: nella prima intervista non esclude un ruolo dell’America, la seconda volta propende per un complotto nazionale, ma tra le righe rimane l’idea dell’intrigo internazionale. L’opinione di Cossiga è sempre molto interessante, poiché è uno dei pochi politici in giro che si conceda il lusso di divertirsi a dire ciò che pensa, e di sicuro non gli fanno difetto intelligenza, esperienza e fonti. Pochi lo sanno, ma nel 2007 Cossiga <a href="http://www.corriere.it/politica/07_novembre_30/osama_berlusconi_cossiga_27f4ccee-9f55-11dc-8807-0003ba99c53b.shtml" target="_blank">dichiarò al Corriere della Sera </a>che negli attentati dell’11 settembre Al Qaeda non c’entrava, che si era trattata di un’operazione essenzialmente <em>made in USA</em>. Non lo sanno in molti poiché curiosamente nessun altro giornale riprese la notizia. Neppure Repubblica, oggi così pervicace in questa manifestazione di giornalismo esemplare che ci fa scoprire di tutto e di più sui genitali assortiti dell’orbita presidenziale. Uno scoop di tale magnitudo – accipicchia, un ex-Presidente della Repubblica Italiana che dichiara che gli americani di sono fatti l’11 settembre da soli – è passato sotto un silenzio che avrebbe fatto invidia alla censura dell’Unione Sovietica di Stalin. Niente male, eh, per la trasparente e democratica stampa occidentale? D’altra parte anche sul mio libro di 500 pagine sui retroscena dell’<a href="http://www.mito11settembre.it">11 settembre</a> il silenzio della stampa è stato perfetto e la disinformazione tale che anche chi ne ha sentito parlare non ha provato il bisogno di leggerlo credendo di sapere già tutto nel merito (vedi <a href="http://www.mito11settembre.it">www.mito11settembre.it</a>).</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">Il giornalismo è un inferno, un abisso d&#8217;iniquità, di menzogne, di tradimenti, che non si può traversare e dal quale non si può uscire puri a meno di essere protetti, come Dante, dal divino alloro di Virgilio.(Honoré de Balzac)</p>
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<p>A questo punto sorge la domanda : cosa avrebbe fatto Berlusconi per meritarsi tanta sgradevole attenzione da parte di questi poteri esteri? C’è solo l’imbarazzo della scelta.<br />
Ad inizio novembre 2008 Berlusconi va in Russia e si incontra col Presidente Medvedev e pubblicamente dichiara qualcosa di inaudito. Vediamo se qualcuno si ricorda. Vi dice qualcosa la battuta di Berlusconi su Obama, <em>bello, giovane ed abbronzato</em>?<br />
Esatto, Berlusconi pronunziò queste parole in occasione di quell’incontro con Medvedev, ed i nostri giornali amanti della verità non persero l’occasione di ricamarci sopra un tormentone che durò a lungo. Ma io non mi riferivo a questo, quando ho usato la parola inaudito. Nella stessa occasione Berlusconi <a href="http://www.russiatoday.com/medvedev/news/32926" target="_blank">ha infatti anche dichiarato</a>, testualmente:<br />
<em>“Ringrazio il presidente Medvedev per avere apprezzato la posizione italiana in merito al conflitto con l’Ossezia. Questa posizione era basata sulla conoscenza dei fatti. E io penso che questi fatti dovrebbero aiutare la comunità internazionale a comprendere che cosa sia accaduto in realtà e superare la disinformazione che spostò l’opinione pubblica lontana dalla realtà.”<br />
</em>Accipicchia, ecco qualcosa di veramente inaudito, il presidente di una nazione della NATO che pubblicamente riconosce che la versione dei fatti fornita dall’America e ripetuta su tutti i giornali è una totale menzogna, e che la versione dei fatti autentica è quella della Russia. Ma voi questo probabilmente non lo sapevate, dato che i giornali nei quali riponete la vostra fiducia vi parlavano invece tutto il tempo della battuta sull’Obama <em>bello, giovane ed abbronzato</em>. Chi l’avrebbe mai detto che il famoso invito di Nanni Moretti a Massimo d’Alema, <em>“Dì qualcosa di sinistra”</em>, sarebbe stato piuttosto raccolto da Berlusconi?<br />
Di bene in meglio (o di male in peggio – dipende dai gusti), qualche giorno dopo Berlusconi alza ulteriormente il tiro, dichiarando che le progettate installazioni dei radar e missili americani in Polonia e Repubblica Ceca, ufficialmente destinate ad intercettare missili dall’Iran (!), sono in realtà una provocazione contro la Russia, così come lo è il riconoscimento del Kossovo, provocazioni che potrebbero condurre ad una nuova guerra fredda. Tutto vero, ma sempre più <em>inaudito</em>, da parte del leader di una nazione della NATO! L’unico commento noto a riguardo è quello di Giulio Andreotti, <a href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_13/andreotti_berlusconi_scudo_spaziale_usa_russia_06b369b8-b15c-11dd-a7b7-00144f02aabc.shtml" target="_blank">che consiglia discretamente </a>a Berlusconi di tenersi lontano da certi argomenti. La notizia scomparirà immediatamente dal proscenio giornalistico, e per immediatamente intendo poche ore. Io ebbi la ventura di leggere la notizia sulla <a href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_12/belusconi_scudo_spaziale_provocazione_usa_federazione_russa_b96c2160-b0f0-11dd-939a-00144f02aabc.shtml" target="_blank">versione online del Corriere della Sera</a>, e quando poche ore la volli rileggere scoprii che era scomparso qualsiasi riferimento ad essa dalle prime pagine del quotidiano. Riuscii a ritrovarla solo ricercando nella cronologia della navigazione.</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">Giornalisti. Chi si salverà da questi cuochi della realtà? (Ennio Flaiano)</p>
</blockquote>
<p>Così, mentre gli strateghi angloamericani investono energie e risorse per isolare la Russia cercando in mille modi di rovinarne l’immagine internazionale, Berlusconi esce dal coro dicendo la scomoda verità (mi rendo conto che per alcuni può essere un duro colpo dal quale non ci riprende più sorprendere Berlusconi nel flagrante atto di non mentire) e, non pago, dichiara poi addirittura di volere che la Russia entri nell’Unione Europea.<br />
Già questo basta ed avanza a decretare la necessità della sua fine politica. Tuttavia, dalle parole Berlusconi passa anche ai fatti, concludendo con la Russia accordi importanti in campo energetico fra l’italiana Eni e la russa Gazprom. Se è vero che verba volant, energīa manent, insomma, chi si ricorda del caso Mattei saprà che a giocare sul serio col fuoco (o con ciò che serve a produrre il fuoco) ci si scotta, magari con qualche aiutino da parte del famigerato club atlantico dei fuochisti invidiosi. Anche l’invito in Italia a Gheddafi, del quale gli americani bombardarono l’abitazione uccidendone una figlia, non deve avergli guadagnato molte simpatie oltreoceano. E l’operazione Alitalia di sicuro gli ha esacerbato altre importanti inimicizie.</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">C&#8217;è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette. (Napoleone I)</p>
</blockquote>
<p>L’attacco con armi sessual-scandalistiche a Berlusconi iniziò con le famose foto della diciottenne Noemi, alla cui festa di compleanno il Presidente del Consiglio si recò. Ben poca cosa, in confronto a ciò che sarebbe seguito, ma all’epoca sembrava già abbastanza per intaccare il consenso popolare del Cavaliere. Ricordo Berlusconi, in televisione per la campagna elettorale, sottolineare fuori da ogni contesto l’importanza della imminente ratificazione del Trattato di Lisbona, un argomento curioso da usarsi in campagna elettorale dato che non mi risulta che in Italia ci siano partiti che osino esprimersi contro (a parte qualche voce isolata all’interno della Lega e all’estrema sinistra, se ricordo bene). Quindi il destinatario di tali dichiarazioni non era probabilmente qualcuno nel nostro paese. Berlusconi ha forse cercato di mandare deboli messaggi a chi aveva iniziato a mettere in opera la sua <em>character assasination</em>, che tuttavia non sono bastati a richiamare i sicari. Ma Noemi non bastò a disarcionare il Cavaliere, l’elettorato non lo ha abbandonato, e quindi per questo lo scandalo è dovuto salire di livello. Eppure Berlusconi per il momento resiste. L’aspetto grottesco di questo processo è che proprio il suo controllo sulle reti televisive (oggettivamente poco democratico) a proteggerlo dal complotto (oggettivamente altrettanto poco democratico).</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">Politica: Conflitto di interessi mascherato da lotta fra opposte fazioni. Conduzione di affari pubblici per interessi privati. (Ambrose Bierce)</p>
</blockquote>
<p>Il paradosso affascinante di questa questione è rappresentato dalla notevole (quasi sadica, psicanaliticamente parlando) passione e soddisfazione catartica che trapela fra i detrattori di Berlusconi mentre lo scandalo si sviluppa. E’ un paradosso, dato che generalmente i detrattori di Berlusconi sono tali poiché gli imputano comportamenti illegali, conflitti di interesse e soprattutto velleità antidemocratiche. E si tratta di tre elementi chiaramente presenti anche nella costruzione di questo scandalo: è difficile sostenere che fotografare col telescopio da chilometri di distanza qualcuno nudo a casa sua, non violi la sua privacy (e quindi la legge rispettiva) oltre ovviamente al buon gusto, è ingenuo pensare che non vi siano precisi e potenti interessi in questa “crociata morale” che con la morale nulla abbiano a che fare, ed infine, per quel poco che capisco di democrazia, mi sembra che l’unica cosa che dovrebbe legittimare o delegittimare un governante in democrazia sia il voto dei cittadini, e non so quanto democratica sia una eventuale delegittimazione mediante scandalo sessuale. Non sto cercando qui di difendere Berlusconi (già si odono tra un bit e l’altro gli ululati dei ciberlupi), bensì formulando un ragionamento logico che vuol solo essere tecnico e mettere in evidenza alcune contraddizioni palesi. E’ interessante a questo proposito il consiglio che Cossiga ha dato a Berlusconi in una lettera aperta: fare una dichiarazione personale in parlamento su questa vicenda, porre la fiducia su di essa, farsi intenzionalmente votare contro dalla maggioranza suicidando così la legislatura e andare subito ad elezioni anticipate. Chi vincerebbe le elezioni? Ognuno deve cercare la risposta in cuor suo. Ma chiunque vincesse, l’argomento sarebbe chiuso una volta per tutte.<br />
Fin qui abbiamo gustato solo l’antipasto del paradosso. Il piatto forte del paradosso è che i detrattori di Berlusconi sono di solito parimenti ostili anche al potere imperialista americano, al sistema dei banchieri internazionali e compagnia bella. Dato che pare siano proprio costoro ad avere decretato la demolizione controllata di Berlusconi, scopriamo che l’esultazione degli antiberlusconiani per l’attacco a Berlusconi è quanto meno bizzarra. Per quanto essi – a ragione o a torto, non sta a me qui giudicare, schierarsi non giova mai all’analisi – detestino Berlusconi, è un dato di fatto che il Cavaliere ha ripetutamente pestato i piedi agli americani in un modo che nessun altro leader occidentale ha osato fare in tempi recenti (a parte forse Schroeder in Germania qualche anno fa, con il suo accordo coi russi per un oleodotto marino – e la sua carriera politica è finita 10 minuti dopo). Non si tenta quindi oggi di demolire Berlusconi per le colpe che storicamente gli vengono ascritte, bensì per azioni che a rigore di logica dovrebbero riscuotere l’approvazione di chi lo ha sempre avuto in antipatia.<br />
In pochi per ora si sono resi conto di questa “alternativa del diavolo”, che colpisce chiunque viva la politica in termini di bianco e nero, di buoni e cattivi, e ad un tratto si trova di fronte alla necessità di fare un bilancio fra differenti mali e decidere qual è il meno peggiore.<br />
Qualcuno però si sta svegliando, in quella parte di blogosfera dove Berlusconi è sempre stato visto come IL nemico da abbattere, e a denti stretti deve ammettere di dover considerare l’eventualità di ritrovarsi un giorno a rimpiangere l’odiatissimo Cavaliere, perché ciò che verrà dopo sarà probabilmente assai peggio.</p>
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<p style="padding-right: 6px; padding-left: 6px; padding-bottom: 4px; color: #555555; padding-top: 2px; background-color: #eeeeee; text-align: right; border: #dddddd 2px solid;">&#8220;La differenza tra la letteratura e il giornalismo? Il giornalismo è illeggibile e la letteratura non è letta. (Oscar Wilde)</p>
</blockquote>
<p>Non ho idea di quanto i burattinai di questa demolizione controllata di un Presidente del Consiglio siano in grado di alzare il tiro, né di quante forze – politiche e psicologiche &#8211; l’ormai ultrasettantenne Silvio Berlusconi possa disporre per resistere all’assedio. Dato per finito innumerevoli volte, come niente fosse il Cavaliere si è finora sempre rialzato e ogni volta più baldanzoso di prima. La demolizione di Berlusconi è ormai già anche uno show nelle televisioni americane (come potete vedere nel videoclip in calce a quest’articolo). Quale sarà la prossima puntata del melodramma? E quale ne sarà l’epilogo? Berlusconi può resistere e vincere, oppure resistere e cadere. Oppure può arrendersi sottobanco e mettersi in riga a prendere ordini dall’alto come ogni politico “che si rispetti”. Se non cederà, forse l’escalation andrà avanti, e ne vedremo di tutti i colori. In una recente (e criticata) battuta Berlusconi ha detto: <em>“Ci manca solo che mi dicano che sono gay”</em>. No, caro presidente, sia più immaginativo, se l’ipotesi di complotto internazionale è fondata, c’è probabilmente il fior fiore dei creativi a lavorare sul Suo caso. Da alcuni anni viviamo in un mondo pedofically correct (lo so che in inglese si dovrebbe scrivere <em>pedophically correct</em>, ma il mio neologismo è in italiano), ovvero è stata approntata questa formidabile arma di scomunica moderna istantanea, l’accusa di pedofilia, dalla quale non c’è ritorno, anche quando si viene assolti, l’arma definitiva di demolizione di qualsiasi personaggio. Non è mai stata usata sinora contro un capo di governo. Ma come Hiroshima insegna, per tutto c’è sempre una prima volta.</p>
<p><strong>Roberto Quaglia</strong></p>
<p><em>originalmente pubblicato su</em>: <a href="http://www.roberto.info">www.Roberto.info</a></p>
<blockquote><p><em>per approfondimenti:<br />
</em><a href="http://www.Robertoquaglia.com">www.Robertoquaglia.com</a><br />
<a href="http://www.mito11settembre.it">www.mito11settembre.it</a><br />
<a href="http://www.edicola.biz">www.edicola.biz</a></p></blockquote>
<p><em>articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva dei link in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale</em></p>
<p style="text-align: center;"><object id="ce_90203339" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="226" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://current.com/e/90203339/en_US" /><embed id="ce_90203339" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="226" src="http://current.com/e/90203339/en_US" wmode="transparent" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Ecco un video in cui Berlusconi viene preso in giro su una TV americana</p>
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		<title>Il crepuscolo di Internet e l’alba di Oligonet</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 09:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che io ero uno di quelli che ci capivano qualcosa di Internet. Mi ero sprofondato in internet appena il World Wide Web fece capolino in Italia nel 1995, con VideoOnLine. Non c&#8217;era quasi nulla, su Internet, e i motori di ricerca facevano schifo, eppure si trovava tutto. Quindici anni dopo il paradigma si è invertito: su Internet c&#8217;è tutto, e i motori di ricerca sono intelligentissimi, ma non si trova più nulla. Quindici anni fa i motori di ricerca erano decisamente stupidi, si limitavano ad indicizzare le pagine web e l&#8217;unico criterio di ricerca che usavano era contare quante volte una parola chiave compariva all&#8217;interno di una certa pagina. Dato che io producevo pagine web e non ero altrettanto stupido, compresi quindi che bastava ripetere centinaia di volte una parola chiave all&#8217;interno di una pagina per finire in testa ai motori di ricerca, il più importante dei quali era Altavista. Iniziai quindi a fare proprio così usando praticamente tutte le parole chiave che mi venivano in mente, colorando le migliaia di parole chiave dello stesso colore dello sfondo, così che non si vedessero. Adesso questo suona oggi banale, ma all&#8217;epoca era un&#8217;idea brillante. Tanto brillante che tutti me la copiarono (forse anch&#8217;io copiai qualcosa da altri, ma in Italia fui uno dei primi e, di sicuro, per almeno un paio di anni il più efficiente) e ben presto il web italiano divenne in parte un immondezzaio. Qualcuno criticò il mio operato (il responsabile motori di ricerca di Virgilio quasi mi tirò la tazzina di caffé che stava bevendo quando, dopo avermi incontraro, apprese da me chi ero), ma l&#8217;aspetto positivo di quelli come me è che costrinse i motori di ricerca a farsi più intelligenti. In seguito utilizzai le mie competenze per mandare affanculo qualche milione di italiani che probabilmente se lo meritavano (i nostalgici possono ancora andarci su <a href="http://www.affanculo.org" target="_blank">Affanculo.org</a>) e per un po&#8217; di altre cosucce, che qui non ci interessano. Questo preambolo non serviva a vantarmi, ma a premettere che di Internet non sono proprio a digiuno. Ebbene, oggi, nel 2009, su Internet non riesco neppure più a trovare quello che cerco. Forse è capitato anche a voi, ma eventualmente non ve ne siete accorti. Tutto dipende da cosa cercate. Se per esempio volete semplicemente trovare il profilo Facebook di un vostro amico, nessun problema. Eccolo lì, in testa ai risultati di ricerca. Se siete alla caccia di un albergo in una località turistica, ne trovate a volontà. Ma se cercate semplici informazioni a proposito di un luogo, è quasi impossibile sfuggire alla fitta giungla di siti alberghieri che vogliono attirarvi nelle loro stanze. Alla fine, siete costretti a ripiegare su Wikipedia, che non manca mai in testa ai risultati di ricerca. Ma bisogna proprio essere schiavi di Wikipedia se si vuole qualche informazione non commerciale? (E tra l&#8217;altro <a href="http://www.sueddeutsche.de/wirtschaft/849/470399/text/" target="_blank">si è scoperto</a> che è ormai pratica comune fra le grosse aziende il rivolgersi ad aziende di marketing che a pagamento provvedono a manipolare Wikipedia a beneficio dei clienti &#8211; quindi la tanto decantata obiettività di Wikipedia è solo un mito). Ci sono cose che si trovano sempre, su Google. Talmente sempre esse si trovano, che è diventato quasi impossibile trovare altro. Ci sono virtualmente milioni di pagine su Internet, ma gira che ti rigira ti ritrovi sempre a finire sulla manciata dei soliti siti. Io ho una homepage personale che esiste ormai da quasi 15 anni, eppure la gente del mio passato mi trova su Facebook, come se il resto di internet non ci fosse. E la mia pagina ha un buon ranking e si trova con facilità su google, ma per sempre più gente Internet si è ormai ristretta a Facebook e pochi altri &#8220;luoghi&#8221;. Buon per loro (tranne quando poi si ritrovano eventualmente buttati fuori da Facebook senza sapere il perché, come ad alcuni accade). Io invece rimango attratto dall&#8217;internet più &#8220;underground&#8221;, che però è sempre meno facile da trovare. E&#8217; ormai quasi del tutto invisibile, come se non esistesse. Il sistema del ranking inventato da Google, certamente geniale e per molto tempo decisamente efficiente, ha tuttavia nel tempo finito per privilegiare (e formare) i grandi centri di gravità attorno a cui ormai ruota tutto. Nulla di innaturale, dopotutto, anche l&#8217;universo stesso è diventato ciò che è in modo non dissimile. Se le galassie si sono formate è a causa di quel misterioso principio di gravità che ora sembra essere efficace pure nel mondo virtuale di Internet, anche se a livello cosmico è per ora da escludersi che ci abbia messo lo zampino Google. C&#8217;è chi chiama questa nuova forma di Internet il Web 2.0, come se fosse una novità. Tecnicamente si tratterrà pure di una novità, ma concettualmente il Web 2.0 assomiglia sempre di più al vecchio mondo rispetto al quale il Web 1.0 costituiva una novità effettiva, un mondo essenzialmente oligarchico dove sono in pochi &#8211; i veramente grossi e potenti &#8211; ad avere audience e voce in capitolo su ciò che importi. Se ciò avviene, significa che probabilmente è inevitabile e non andrebbe giudicato in termini di bene o di male, che sono sempre categorie soggettive. A me personalmente disturba, ma questo è eventualmente solo un mio problema. Il mondo è raramente come a noi farebbe comodo che fosse. A questo processo &#8211; per così dire &#8211; &#8220;naturale&#8221;, si aggiunge però adesso anche quello più artificiale dei legislatori, che probabilmente agli ordini di occulti burattinai sembrano indirizzati a formalizzare sul piano legislativo e quindi consolidare questa trasformazione. La Francia è su questo all&#8217;avanguardia. Una legge che costringe gli IPS, i fornitori di accesso, a bloccare l&#8217;accesso ad Internet a chi si scambi files peer-to-peer, costituisce l&#8217;antipasto. Ma è allo studio una legge ben più aggressiva, la quale prevede la creazione di &#8220;white lists&#8221; di siti web consentiti, e per essere inclusi nella white list bisognerà pagare una tassa. Questo significherebbe il definitivo affossamento della parte non commerciale di Internet. In America si discute anche di una tassa sull&#8217;invio di ogni email. Ma in America Pentagono o dintorni hanno già definito Internet come la più grande minaccia esistente per gli Stati Uniti. Probabilmente non li rende troppo felici il fatto che tramite Internet i loro stessi cittadini si scambino informazioni non approvate dal governo, tipo quelle che sui fatti dell&#8217;11 settembre raccontano una storia diversa (<a href="http://www.mito11settembre,it" target="_blank">e io sul tema ne so qualcosa</a>). Immagino che per quello che riguardi la &#8220;minaccia&#8221; si riferissero al Web 1.0, perché qualcosa mi dice che il Web 2.0, nella sua forma consolidata, non genererà gli stessi &#8220;problemi&#8221;. Ho provato a cercare su Facebook l&#8217;esistenza di gruppi per la verità sull&#8217;11 settembre (dei quali il web 1.0 è traboccante), ma non ne ho trovati, se non di dimensioni risibili. Questo vorrà pur dire qualcosa.<br />
Il nome Internet nacque quando vennero connesse la rete Arpanet e la rete Usenet. Il nome suggerisce un ambiente che connetta reti. La direzione in cui ci muoviamo adesso è per certi versi contraria, si va verso una disconnessione (reale o virtuale) dei &#8220;piccoli&#8221; dal mondo dei &#8220;grandi&#8221;. Ragione per cui il Web 2.0 (o il 3.0, scegliete voi in quale release&#8230;) si chiamerà Internet in modo filosoficamente improprio. Sarebbe molto più appropriato chiamarlo Oligonet. E forse &#8211; chissà &#8211; sarà proprio così che gli esclusi lo chiameranno. Ma nessuno lo verrà mai a sapere.</p>
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		<title>Viviamo in tempi interessanti</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 10:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Roberto Quaglia
Orwell, dopotutto, era un dilettante. Ha scritto un libro da cui è stato tratto un reality show i cui partecipanti non sanno neppure che lui è esistito. Tanto lavoro per nulla. Ha messo insieme un bel libro ma si è dimenticato di brevettare il &#8220;format&#8221;. E quindi è oggi lecito plagiarlo. In televisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Roberto Quaglia</p>
<p>Orwell, dopotutto, era un dilettante. Ha scritto un libro da cui è stato tratto un reality show i cui partecipanti non sanno neppure che lui è esistito. Tanto lavoro per nulla. Ha messo insieme un bel libro ma si è dimenticato di brevettare il &#8220;format&#8221;. E quindi è oggi lecito plagiarlo. In televisione come sulla scena politica. Ben gli sta. E&#8217; il destino dei dilettanti.<br />
Orwell era un dilettante per difetto di fantasia. Non è riuscito ad immaginare a quali livelli di assurdità una società umana possa spingersi, e quanto ciò possa risultare paradossalmente spassoso. Noi, che viviamo nel ventunesimo secolo, siamo più fortunati.<br />
Siamo più fortunati perché viviamo nell&#8217;era di Internet, così che i pedofili possano adescarci. Non fate caso al fatto che nessun pedofilo abbia mai adescato voi o i vostri figli su internet, i telegiornali ci spiegano e rispiegano che la pedofilia è in agguato su Internet. E i telegiornali hanno sempre ragione, altrimenti perché la gente li guarderebbe? Un giornalista indipendente tedesco con grande esperienza di ricerche in rete [<a href="http://info.kopp-verlag.de/news/auf-porno-safari-im-www.html" target="_blank">Gerhard Wisnewski</a>] si è calato nei panni di un pedofilo online ma per quanto abbia cercato bambini nudi non ha trovato nulla. Tranne i siti civetta di qualche curioso dipartimento polizia, che ti adescano in un sito pedofilo per arrestarti. E ti avvertono pure: riporta Wisnewski ad esempio che il sito Youngporn2008.com ci tiene ad avvisarti che &#8220;<em>La pagina che stai per aprire probabilmente contiene pornografia infantile illegale. Se volete aprirne i contenuti, cliccate qui.</em>&#8221; Se intendete conquistarvi le prime pagine della Grande Stampa dei Paesi Liberi come il Capro di Turno &#038; Mostro Sbattuto in Prima Pagina accomodatevi e cliccate. Si sente la mancanza di un Premio Darwin per chi naviga su Internet.<br />
Per fortuna Internet è entrato in fase di smantellamento, anche se per ovvie ragioni l&#8217;impressione diffusa sarà opposta, come al solito. Capire la realtà spicciola è semplice, dopotutto, spesso basta credere all&#8217;opposto di ciò che ci viene presentato per vero.<br />
La Francia ha appena <a href="http://punto-informatico.it/2622670/PI/Commenti/dove-sbaglia-sarkozy.aspx" target="_blank">reso illegale</a> lo scambio di files su Internet, quando internet, in sostanza, consiste esattamente in un meccanismo di scambio di files (quando navigate per il web il vostro browser incessantemente scambia files con i siti che visitate). Se scambiate per tre volte peer-to-peer-files di vostra proprietà, per esempio il video della vostra festa di compleanno, con un amico, vi tagliano l&#8217;accesso e perdete il diritto di usare internet, pur conservando il vostro obbligo di pagarlo. Mi sembra giusto. Doversi sorbire i video delle feste di compleanno degli altri è una tortura vietata dalla Convenzione di Ginevra.<br />
E finalmente è stato trovato il rimedio anche all&#8217;annoso problema degli hacker, che da sempre entrano nei nostri computer per farsi i fatti loro (un po&#8217; come fa Microsoft, ma con minor mezzi a disposizione). Adesso li si potrà bombardare con bombe nucleari. Vedo già il vostro sorrisino perplesso. Non credete che sia una soluzione ragionevole? E&#8217; per questo che non vi fanno entrare nella stanza dei bottoni. Siete in difetto di pensiero laterale. Perché nella stanza dei bottoni (bottoni nucleari, ovviamente, non certo merce da sartoria) si è esattamente deciso così. Gli hacker potranno d&#8217;ora in poi venire attaccati con bombe nucleari. Una strategia coraggiosa, ma evidentemente lungimirante, anche se di primo acchito ci può lasciare confusi. Per fortuna c&#8217;è chi ha le idee chiare e si tratta del Capo del Comando Strategico degli Stati Uniti d&#8217;America, autore a Maggio 2009 di <a href="http://www.prisonplanet.com/pentagon-preparing-for-war-with-the-enemy-russia.html" target="_blank">questa dichiarazione</a>. Gli Stati Uniti sono pronti a rispondere con armi nucleari a ciberattacchi. Era ora! Quante volte l&#8217;antivirus fallisce e ci ritroviamo con un troiano nel PC?<br />
Bombardiamo finalmente come si deve questi cazzo di hacker!<br />
Ci penserà, l&#8217;America. Il paese più libero del mondo. In quanto tale, l&#8217;America detiene infatti il 25% di tutti i detenuti del mondo. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Prisons_in_the_United_States" target="_blank">Secondo Wikipedia</a> 7,2 milioni di americani sono già in galera o dintorni. Qualcuno argomenterà che c&#8217;è ancora molto da fare su questo fronte. Ma l&#8217;importante è che bombardino gli hacker. E magari anche Internet, per dare una lezione ai pedofili.<br />
Attendiamo l&#8217;inevitabile convergenza finale dei miti moderni. Sapremo che il tempo è venuto quando la Grande Libera Stampa dei Paesi Democratici finalmente titolerà: <em>&#8220;Ennesima retata dei pedofili di Al Qaeda, decine di migliaia di arresti in tutto il mondo. I terroristi pianificavano di scambiarsi miliardi di foto di pornografia infantile realizzate con i nostri figli a nostra insaputa, utilizzando i famigerati circuiti di Pirate Bay ed Emule. Orrore in tutte le famiglie. Eccovi nella loro crudezza le immagini che non avremmo mai voluto mostrarvi.&#8221;</em><br />
Ripeto: Orwell era un dilettante.</p>
<p>Roberto Quaglia<br />
<a href="http://www.roberto.info">www.Roberto.info</a><br />
Maggio 2009</p>
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		<title>Music of Atlantykron 2008</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 23:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Made by me in August 2008 on a little island n the Danube where the summer camp Atlantykron usualy happens
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="470" height="386"  data="http://www.youtube.com/v/630dm9NbIfY&amp;hl=it&amp;&#038;ap=%2526fmt%3D22"fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/630dm9NbIfY&amp;hl=it&amp;&#038;ap=%2526fmt%3D22"fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;">Made by me in August 2008 on a little island n the Danube where the summer camp Atlantykron usualy happens</p>
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		<title>Eccomi qua</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 19:12:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ebbene sì, ho ceduto. Erano anni che vari amici cercavano di convincermi a creare un mio blog, ma ho stoicamente resistito. Fino ad oggi. Innanzitutto mi faceva schifo la parola. Blog. Che cazzo di nome. Non è una parola italiana e se è per questo non sembra neppure una parola, ma un rumore. In secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, ho ceduto. Erano anni che vari amici cercavano di convincermi a creare un mio blog, ma ho stoicamente resistito. Fino ad oggi. Innanzitutto mi faceva schifo la parola. Blog. Che cazzo di nome. Non è una parola italiana e se è per questo non sembra neppure una parola, ma un rumore. In secondo luogo aborrisco le schiavitù, e le più insidiose sono quelle autoindotte. Mi vedevo a rischio di una nuova schiavitù, ore ed ore evaporate tutti i giorni sulla tastiera per aggrumare pensieri che nessuno leggerà mai. Ma oggi, imperscrutabilmente, mi ha colto un&#8217;illuminazione: ci penserà la mia egregia pigrizia a proteggermi. La frequenza dei miei post sarà con tutta probabilità scarsissima assai, e allora perché non dovrei farlo? D&#8217;altra parte uno si chiederà anche: perche&#8217; farlo? Il fatto è oggi che mi prudevano le punta delle dita per una cosuccia che ho letto, troppo poco per un articolo serio, troppo per un sms. Due divagazioni esattamente a misura di blog. E&#8217; per questo che il mio blog è nato, per l&#8217;articoletto che scriverò tra poco, e basta. E pazienze se in seguito la persistenza del blog mi costringesse scrivere dell&#8217;altro.</p>
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