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	<title>Professione Informare : un progetto Armando Curcio Editore</title>
	
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	<description>Il blog piu' interattivo vieni e conversa con i VIP</description>
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		<title>Tecnologia e Cultura insieme per i nuovi ebook</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 11:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Armando Curcio Editore Spa e Sabah srl hanno firmato a Milano una Joint venture per la distribuzione di macchine ereaders con contenuti esclusivi.Il nuovo gioiellino di casa SABAH è un piacere per gli occhi e apre nuove prospettive per chi come noi cerca una alternativa al tradizionale libro che sia però qualcosa di diverso da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1352" class="wp-caption aligncenter" style="width: 538px"><img class="alignnone" src="http://www.slashgear.com/wp-content/uploads/2009/09/iriver_story_2.jpg" alt="" width="528" height="486" /><br />
<p class="wp-caption-text">weerr</p></div>
<p>Armando Curcio Editore Spa e Sabah srl hanno firmato a Milano una Joint venture per la distribuzione di macchine ereaders con contenuti esclusivi.Il nuovo gioiellino di casa SABAH è un piacere per gli occhi e apre nuove prospettive per chi come noi cerca una alternativa al tradizionale libro che sia però qualcosa di diverso da un file pdf che ci tiene schiavi al computer e che non ha nessuno standard di lettura.</p>
<p>L’Armando Curcio Editore e Sabah si presentano sul mercato della Grande Distribuzione e della Grande Distribuzione organizzata con un nuovo e interessante prodotto: un e-reader che avrà la novità assoluta di contenere i preziosi contributi editoriali forniti dalla prestigiosa casa editrice.</p>
<p>La Joint venture, in linea con la realtà attuale delle grandi case editrici, permetterà alle due aziende di immettere sul mercato un prodotto con dei contenuti di altissimo livello su un supporto tecnologico avanzato da proporre ai propri clienti. Strategia vincente nell’ambito dell’e-book che oggi con l’accordo Curcio-Sabah si arricchisce di materiali culturali esclusivi e di grande spessore: come opere enciclopediche create appositamente per questo tipo di apporto tecnologico. Questo e-reader già ricco di testi e di un vasto apparato iconografico sarà costantemente aggiornato con nuovi contenuti  che Il Gruppo Armando Curcio Editore Spa  fornirà, contributi culturali continui e di grande attualità.</p>
<p>Sono inoltre previsti dei buoni per scaricare altri contenuti presso il sito SABAH srl ovvero alla pagina http://www.pilade.it e presso il sito del Gruppo Curcio ovvero alla pagina http://www.curcioeditore.it.</p>
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		<title>Riconoscimento del Presidente della Repubblica al Gruppo Armando Curcio Editore Spa</title>
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		<comments>http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/riconoscimento-del-presidente-della-repubblica-al-gruppo-armando-curcio-editore-spa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente della Repubblica On Giorgio Napolitano ha insignito il gruppo Armando Curcio Editore Spa di una particolare onoreficenza per la attività svolta nell&#8217;ambito del Premio Curcio delle attività creative.
Tale Premio che è ormai una tradizione della casa editrice è uno stimolo e un incentivo per gli studenti che si distaccano per creatività e qualità.
Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente della Repubblica On Giorgio Napolitano ha insignito il gruppo Armando Curcio Editore Spa di una particolare onoreficenza per la attività svolta nell&#8217;ambito del Premio Curcio delle attività creative.</p>
<p>Tale Premio che è ormai una tradizione della casa editrice è uno stimolo e un incentivo per gli studenti che si distaccano per creatività e qualità.</p>
<p>Per tutte le informazioni per il Premio 2010 che è stato prorogato recentemente fino al 15 Marzo c.a potete cliccare <a href="http://curcioeditore.it/pages/eventi/premio-curcio.php">QUI</a></p>
<p>Per vedere il premio e la graditissima motivazione cliccate QUI</p>
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		<item>
		<title>Stress Economy e Suicidio di Elisabetta Ceroni</title>
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		<comments>http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/stress-economy-e-suicidio-di-elisabetta-ceroni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 08:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’azione  suicida non la si può conosce nere nella sua incondizionatezza, ma  solo nelle condizioni e nei motivi che la determinano”
K  JASPERS
Dal  febbraio 2008 all’ottobre 2009 tra gli impiegati di France Telecom  si sono enumerati ventiquattro suicidi.
Le  analisi postume ad opera degli psicologi del lavoro e delle organizzazioni,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><span style="font-family: Comic Sans MS; color: #333399; font-size: small;"><em>“L’azione  suicida non la si può conosce nere nella sua incondizionatezza, ma  solo nelle condizioni e nei motivi che la determinano”</em></span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS; color: #333399; font-size: small;"><em>K  JASPERS</em></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Dal  febbraio 2008 all’ottobre 2009 tra gli impiegati di France Telecom  si sono enumerati ventiquattro suicidi.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Le  analisi postume ad opera degli psicologi del lavoro e delle organizzazioni,  hanno deputato parte delle responsabilità alla organizzazione aziendale  e al suo metodo ritenuto senza scrupoli. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Il   lancio di un “nuovo programma di mobilità”, finalizzato naturalmente  alla drastica riduzione del personale, sembra essere stato il motivo  mortifero e fatale che ha indotto gli atti suicidi.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">L’epidemiologia  del suicidio è sempre stata oggetto di importanti ricerche perché  nei paesi più industrializzati il suicidio è incluso tra le dieci  cause di morte più frequenti.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">I  retroterra della patologia, rinviano a scenari di depressioni endogene  legate al senso di isolamento interumano e alla perdita di significato  esistenziale.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">La <em> rottura delle relazioni</em> anche quelle lavorative, è diventata un  fatto evidente, essa produce un aumento dei sentimenti di rabbia e frustrazione  e un conflitto tra desiderio di essere al centro dell&#8217;attenzione e paura  di quello che può derivarne, conflitto che dà luogo a sua volta a <em> contraddizion</em>i e <em>malintesi</em> nell’interpretazione dell’esistenza  e della natura delle altre compresenti relazione in atto.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">L’era  della globalizzazione e il suo rispettivo modello postindustriale planetario  sono pervasi da una condizione esistenziale di incertezza e insicurezza;.  la paura del futuro risulta essere una condizione comune dell’<em>ideologia  della flessibilità</em> e della <em>mobilità</em>.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Le  persone ammalate di <em>insecurity,</em> manifestano forme di <em>stress</em>,  ansia e depressione correlate a sintomi fisici derivati anche dagli  stati ergonomici e prossemici cui sono soggetti, in particolare negli  ambienti di lavoro caratterizzati da <em>workoholism </em> ovvero la tendenza a considerare un buon produttore solo chi lavora  almeno quindici ore il giorno.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Il  lavoro è oggi la prima causa di <em>stress </em> per il 54% degli abitanti del pianeta, in particolare con la punta più  alta in Giappone, dove 30.000 persone l’anno muoiono di <em>karoshi, </em> cioè decesso per troppo lavoro.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">la  continua mutazione antropologica che vede il <em>know haw</em> lavorativo  cambiare ogni due anni circa, ha insito spesso il fattore del <strong><em> mobbing</em></strong><em>, del </em><strong><em>bullying</em> </strong> e del <strong><em>burn out</em></strong>, come conseguenza delle grandi trasformazioni  produttive. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><strong><em>Bullying,  Mobbing</em>, <em>Bossing</em> </strong>(frequente nella pubblica amministrazione  da parte del diretto superiore, detto in questo caso <strong><em>mobber</em></strong>), <strong><em> Straining </em></strong><em>(</em>stress forzato costante su un aspetto lavorativo  da parte di uno <strong><em>strainer</em></strong><em>),</em> spesso, rappresentano  una concentrazione di fattori che determinano sovraccarico emotivo con  ricadute fisiopatologiche sulla persona.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">La  versione di queste manifestazioni, attualmente analizzata, è lo <strong><em> Stalking </em>occupazionale, </strong>una forma di <strong><em>stalking</em>, </strong> in cui l’effettiva attività persecutoria si esercita sulla vita privata  della vittima, ma la cui motivazione proviene invece dall’ambito lavorativo  da parte di uno <strong>s<em>talker</em>.</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Tutti  i danni provocati dalle <em>interazioni negative</em>, che come si sa,  hanno un effetto sull’umore cinque volte maggiore di quelle positive,  producono un effetto cumulativo sull’equilibrio psicologico.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Ricordiamoci  che tali fattori, inoltre, procurano alterazioni altamente lesive, non  solo alle vittime, ma anche alla <em>performance aziendale</em> nel suo  complesso.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Il  datore di lavoro, che ha l’obbligo giuridico di tutelare secondo la  direttiva quadro 89/391 la salute e la sicurezza sul lavoro, deve essere  in grado di prevenire, eliminare o ridurre anche le problematiche relative  ai fattori psicosociali stress- lavoro correlato.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Per  l’individuazione dei rischi stress- lavoro correlato, esistono delle  misure attuabili da specifici professionisti, che dopo aver sviluppato  la valutazione dei rischi attraverso strumenti della psicologia del  lavoro e delle organizzazioni, come liste di controllo, questionari  ed interviste, possono agire efficacemente sia individualmente (<em>counseling  emozionale</em>) che in gruppi (<em>circle time</em>) o sotto forma di  veri e propri interventi formativi di <em>lifelong learning</em>, sulla  conoscenza e il miglioramento dei processi di comunicazione verso una <em> pedagogia del benessere</em>., in un’ottica che risulti in <em>primis</em> preventiva.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Solo  ora a 102 dipendenti di France Telecom sono arrivati i questionari di  valutazione che avranno quattro settimane di tempo per rispondere a  160 domande!!!</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Dott.ssa Elisabetta Ceroni esperta di comunicazione,linguaggi non verbali e formazione manageriale<br />
</span></p>
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		<title>Mondo  del lavoro e  Network  society  di Elisabetta Ceroni</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla D.ssa Elisabetta Ceroni esperta di Comunicazione e di Formazione Manageriale 
la   tecnologia non è un fenomeno esterno alla società; l’innovazione  tecnologica è frutto di un processo di selezione di vari fattori economici,  politici e morali.
Spesso  la tendenza di chi si occupa di comunicazione, è quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla D.ssa Elisabetta Ceroni esperta di Comunicazione e di Formazione Manageriale </strong></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">la   tecnologia non è un fenomeno esterno alla società; l’innovazione  tecnologica è frutto di un processo di selezione di vari fattori economici,  politici e morali.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Spesso  la tendenza di chi si occupa di comunicazione, è quella di voler semplificare  il fenomeno tecnologico e la sua complessità, ma forse il vero strumento  di analisi, è innanzi tutto quello che vuole capire la <em>continuità</em> e la <em>discontinuità </em>del mondo tecnologico.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Nello   scenario della società dell’informazione tecnologica, affiora  chiaramente il processo di mutamento che assumono le relazioni tra innovazione  tecnologica e innovazione culturale; la network society è caratterizzata  da coesione e forte senso di convivenza.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Il   paradigma generale della società delle reti consiste proprio nel suo  essere una infinita <em>cyber</em> sfera comunicativa fondata sulla produzione  simbolica.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Sia  i rapporti gerarchizzati che quelli più <em>free</em> si sviluppano  tenendo conto delle politiche di partecipazione; se apparentemente tutto  lo spazio della network society sembra enfatizzarsi sulla creatività  emergente e sui processi di innovazione, all’interno sottende però  un’antica struttura quotidiana, basata sulle fatiche del lavoro e  sulle piccole sicurezze che da sempre reggono le economie locali e globali. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">L’importante  è non dimenticarsi di tutte e due le angolazioni analitiche e riflettere  invece sull’i<em>mmagine </em>che questa società dell’informazione  ci restituisce del mondo del lavoro.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">La  società dell’informazione è capitalistica, a <em>welfare </em> minimo; il quadro del lavoro è assolutamente presente in tutte le forme  della sua distribuzione, ma è proprio nella <em>network society</em> che si rendono  chiaramente visibili gli innumerevoli fenomeni  opportunistici che da sempre  popolano il mondo del lavoro e dell’economia.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">La  manifestazione del fenomeno definito <em>cassazione del carattere</em> è sempre più presente nell’imprenditoria; continuamente viene richiesto  al lavoratore di cambiare personalità, luogo fisico o sede lavorativa,  mansione o ruolo, insomma il <em>know haw</em> indispensabile è  sempre più “giovanile” e altamente stressante.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Del  resto è questo che richiede la filosofia del <em>New people management</em>;  la visione neo- liberalista dello stato sociale ha insito l’obiettivo  dell’<em>impresa snella</em>, ovvero della  massima efficienza  sul piano economico.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">E’proprio  nel settore economico pubblico e nel suo <em>e-government</em>, che questa  filosofia si sposa con  nuove tecnologie.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">E  allora non dimentichiamo però l’altra faccia dell’individualismo  in rete: l’inefficienza dell’organizzazione, qualunque essa sia,  diviene anche l’inefficienza del singolo!!!</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;">Dott Elisabetta Ceroni<br />
</span></p>
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		<title>Gioielli di famiglia: la passione delle auto d’epoca</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 12:18:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Biffani
Automobili d&#8217;epoca:  l&#8217; Alfa Romeo ss 1750



Slanciata,  elegante, aggressiva, potente, quella auto sportiva, attirava l’attenzione  di tutti i visitatori nel Museo Storico della Motorizzazione Militare  della Cecchignola di Roma, quel 24 aprile del 2008.
Fra le vecchie  glorie del museo la 6C 1750 Alfa Romeo SS risaltava come un gioiello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">di <strong>Marco Biffani</strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1325" title="COPERTINA DEFINITIVA ARTICOLO 1750 A R" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/COPERTINA-DEFINITIVA-ARTICOLO-1750-A-R.jpg" alt="COPERTINA DEFINITIVA ARTICOLO 1750 A R" width="528" height="379" /></p>
<p align="justify"><strong>Automobili d&#8217;epoca:  l&#8217; Alfa Romeo ss 1750<br />
</strong>
</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Slanciata,  elegante, aggressiva, potente, quella auto sportiva, attirava l’attenzione  di tutti i visitatori nel Museo Storico della Motorizzazione Militare  della Cecchignola di Roma, quel 24 aprile del 2008.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le vecchie  glorie del museo la 6C 1750 Alfa Romeo SS risaltava come un gioiello,  facendo sembrare ancora più antichi e sbiaditi gli storici esemplari  di autovetture militari e civili che le facevano compagnia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il Museo, sorto  nel 1955 per iniziativa del Capo del Corpo Automobilistico in carica,  costituisce l’unica mostra esistente in Italia dei veicoli che hanno  caratterizzato un secolo di motorizzazione militare. Nel complesso sono  presenti più di 300 unità tra automobili ed autocarri civili e militari  d’epoca, sessanta tra mezzi cingolati, blindati e corazzati e sessanta  moto d’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cannoni, missili,  e cimeli di ogni genere, taluni rari e prestigiosi, testimoniano le  tappe di quella evoluzione tecnologica del mezzo meccanico che ha promosso  la crescita della nostra società.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sole che  filtrava dall’ingresso del Padiglione 1314, dedicato alla Medaglia  d’oro Tenente Colonnello Arturo Mercanti, esaltava il rosso lucido  e fiammante  della carrozzeria che contrastava nettamente col nero della  capote e dei copertoni. Sembrava una macchina appena uscita dall’impianto  di lavaggio!  FOTO 1</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sulle   ruote a raggi di generoso diametro, si stagliavano i mozzi lucidi, da  vettura sportiva.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Addossata al  cofano rigido, enormemente lungo, interrotto dalle fessure di raffreddamento,  sporgeva la grossa ruota di scorta a raggi – sostenuta dal copriruote  a volute, aperto sul davanti &#8211; che suscitava ricordi di viaggi, più  che di corse. FOTO 2</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sovradimensionato  poggiapiedi alla base dello sportello, esaltato dalla cromatura degli  appoggi, interrompeva la sinuosa voluta del copriruota che marcava le  notevoli misure del passo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Restaurata  di recente dai tecnici del Museo quella vettura del 1929 è targata  EI 003.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il frontale,  dominato dall’ampio e squadrato radiatore, con la mitica firma sghemba  dell’Alfa Romeo, era  parzialmente coperto da 3 grandi fari rotondi  e protetti, mostrava la sua aggressività nella essenzialità delle  parti meccaniche a vista, fra le quali dominavano i grossi tamburi dei  freni delle ruote anteriori, i semiassi e i leveraggi dello sterzo.  FOTO 3</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In alto, sul  radiatore, lo scudetto Alfa Romeo risultava ben visibile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tondo, suddiviso  verticalmente in due parti, lo stemma Alfa Romeo presenta da sempre  sulla mezzeria sinistra la croce rossa in campo bianco simbolo della  città di Milano e sulla mezzeria destra lo storico “biscione” incoronato,  il serpente simbolo della casata dei Visconti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dal 1918 oltre  alla scritta Alfa Romeo che contornava in alto lo stemma, era riportata,  in basso, la scritta “Milano” (poi scomparsa nel 1971) e dal 1925  esso presentava una modanatura a mo di corona d’alloro, in ricordo  della vittoria, nel primo Campionato del Mondo, di una P2 Alfa Romeo  condotta da Gastone Brilli. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le estremità  anteriori sporgenti delle due balestre, erano collegati da una lamiera  che favoriva il profilo aerodinamico della vettura. Più indietro, le  due parti in cui era diviso il parabrezza, apparivano, basse e curiose,  al di sopra del cofano motore, come due finestrelle bordate di metallo;  al limite dell’efficienza. Imperniate orizzontalmente, potevano infatti  essere abbattute!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Lo spirito  marcatamente sportivo della macchina si sposava con  l’eleganza  della più prestigiosa vettura degli anni 30 che – soprattutto nelle  forme &#8211; è stata l’antesignana della maggior parte delle auto sportive  che sono venute dopo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Avevo saputo  da mio cugino, appassionato del restauro di auto antiche, della presenza  di quell’esemplare all’interno del Museo e dato che quel giorno  c’era anche un raduno di vetture Jaguar,  mi ero deciso a venire in  visita con mia moglie, mio genero ed i miei nipotini.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">All’ingresso  del Museo erano parcheggiati alcuni splendidi esemplari di Jaguar soprattutto  sportive, fra le quali spiccavano tre tipiche, quanto famose, Modello“E”  . FOTO 4 </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’incontro  con quella Alfa Romeo fu per me una sorta di dejavu. Come un flash-back  mi ritornarono in mente sbiaditi brani di vita vissuta, ma in età infantile.  Una età nella quale le cose che stupiscono sono altre. Ma quel rosso  Alfa ne faceva parte.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Di quel  modello  di Alfa Romeo sportiva, mio padre e i suoi fratelli ne possedevano un  esemplare, che hanno mantenuto a lungo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nella  mia  primissima infanzia ho avuto molti contatti con quella macchina, ma  ero troppo piccolo per apprezzarla al suo giusto valore. FOTO 5 &#8211; La  storia di quel modello mi aveva sempre incuriosito. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La targa, di  Roma, cominciava con il 6 perchè, avendola i miei comprata usata, la  vettura era stata ritargata. Probabilmente la targa precedente doveva  iniziare con il 4.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ricordo che  ad un party in casa di un amico incontrai molti anni dopo (erano gli  anni 90) uno dei più importanti concessionari di Roma dell’Alfa Romeo,  al quale domandai quanto poteva essere valutato allora quel modello  e lui &#8211; dopo averlo inquadrato con una serie di precise domande &#8211; affermò  che, secondo lui, doveva valere circa 1 miliardo (di vecchie lire).  Erano stati pochi gli esemplari prodotti dall’Alfa, e grande era stato  il loro successo nelle corse e nel turismo dell’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’Ingegner  Giano dell’Alfa Romeo, aveva portato il suo precedente motore da 1.500  di cilindrata a 1752 centimetri cubi ripartiti su 6 cilindri in linea,  con monoblocco e testa in ghisa;  lo aveva dotato di una distribuzione  con valvole a V in testa azionate da 2 assi a camme e doppio albero  a camme in testa, ruotante su 5 supporti con boccole di bronzo. Lo nutriva  un carburatore orizzontale a doppio corpo Memini (nella Gran Sport del  1930) che venne successivamente affiancato da un compressore a lobi  che ne incrementava la potenza e faceva guadagnare alla vettura parecchi  chilometri l’ora di velocità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un motore talmente  versatile che, in quegli anni di autarchia, fu alimentato in corsa anche  con “gasogeno”(da carbonella)  e addirittura ad alcool!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il raffreddamento  del motore era ad acqua con circolazione forzata, come forzata era anche  la lubrificazione, dotata di un serbatoio da 10 litri d’olio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Era munita  di due serbatoi che avevano una capacità complessiva di circa 97 litri  di carburante. Il principale era posteriore, quello di scorta, anteriore. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come ho potuto  in seguito appurare su Internet, la 6C 1750 Alfa Romeo, entrata in produzione  nel 1929 vi è rimasta fino al 1933 e &#8211; in quei 4 anni &#8211; è stata costruita  in 6 serie: la Super Sport dal 1929 al 1930, la Sport dal 29 al 33,  la Turismo dal 29 al 33, la Gran Turismo dal 30 al 33, la Gran Sport  dal 30 al 33, la Gran Turismo C dal 31 al 32. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fin dagli esordi  quella vettura sportiva aveva dominato i circuiti di tutto il mondo  guidata da piloti italiani come Tazio Nuvolari, Achille Varzi, Giuseppe  Campari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini, Guidotti, ed altri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Lo stesso Enzo  Ferrari partecipava alle competizioni con le Alfa Romeo ed aveva creato,  all’interno dell’Alfa, la Scuderia Ferrari che ne curava il reparto  corse – poi staccatasi e divenuta autonoma.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le vittorie  nei circuiti mondiali come alla 24 ore di SPA, con Marinoni, al Tourist  Trophy con Nuvolari e nelle Mille Miglia del 28, 29 e 30, ne sancirono  la superiore potenza, accelerazione, velocità ed affidabilità, facendone  la vettura da corsa più famosa e ricercata del mondo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molti furono  anche i piloti stranieri che la acquistarono per partecipare alla Mille  Miglia, alle competizioni internazionali dell’epoca ed  alle numerose  corse in salita ed in circuito. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Giravo intorno  a quello splendido esemplare di vettura sportiva scattando fotografie  ed illustrandone le caratteristiche ai nipoti, ancora troppo piccoli  per apprezzarla.  Avvertivo una attrazione istintiva. Mi suscitava  ricordi molto vaghi e piacevoli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quella posseduta  da mio padre e dai suoi fratelli, acquistata usata da mio nonno per  motivi di lavoro (avevano una grande officina a Via del Castro Laurenziano  in Roma) mi raccontarono che l’avevano sotterrata all’interno dell’officina  durante la Guerra, per sottrarla alla requisizione da parte dell’esercito  tedesco.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Essa venne  venduta successivamente al maggior Concessionario dell’Alfa Romeo  di Roma (credo Dalla Vecchia). Mio padre me la mostrò più volte sulle  riviste patinate di moda, quando vi appariva come testimonial, in servizi  di grandi stilisti. Splendida, attorniata da fascinose modelle!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Vestita dai  più famosi carrozzieri come Zagato, Pinin Farina, James Young ed altri,  che ne esaltavano la sportività nei modelli Torpedo, Berlina Corta,  Berlina Lunga,  Spider e Turismo, la 6C 1750 Alfa Romeo era diventata  non solo la macchina vincente nelle corse, ma anche la più elegante  ed ambita. Era divenuta un Cult. Una Moda. Farsi vedere alla guida di  quella autovettura significava essere “arrivati”.(Come adesso con  una Ferrari o una Lamborghini!).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molte delle  Gran Turismo contemporanee e che vennero dopo, ne seguirono le linee,  lo spirito e l’impostazione ad un tempo sportiva, essenziale ed elegante.  FOTO 6 / 7 </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non era solo  la sua linea ad attirare, ma soprattutto il mix di potenza, accelerazione,  agilità e guidabilità che la connotavano come la vettura  sportiva per eccellenza che, vincendo le corse, diventava l’auto più  richiesta dai piloti professionisti. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Molti gli episodi  che resero celebri i piloti alla sua guida. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il più  mitico fu, in una Mille Miglia del 1930, l’inseguimento che fece Tazio  Nuvolari a Varzi, suo avversario di sempre, guidando pericolosamente  per un tratto, di notte, a luci spente, per non essere avvertito dall’antagonista  che lo precedeva, per poi sorprenderlo, superarlo e vincere la gara.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E fu Nuvolari  che, sempre in quella corsa di 1600 chilometri, con quell’autovettura,  riuscì, per primo, a mantenere una media, allora irraggiungibile, di  100 chilometri l’ora!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La sua trazione  era posteriore attivata da un cardano in asse-vettura; aveva la frizione  pluridisco a secco, il cambio meccanico a 4 marce con retro-marcia,  l’acceleratore con il pedale in posizione centrale fra quello della  frizione a sinistra e del freno a destra; gli abbaglianti erano azionati  da un pulsante sul fondo, alla sinistra del pedale della frizione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I corridori  con quella vettura facevano cose eccezionali!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I suoi 840  chilogrammi di peso a secco ed il telaio a longheroni e traverse in  lamiera di acciaio stampato la rendevano una vettura leggera, rigida  e maneggevole che richiedeva comunque molta professionalità, soprattutto  a causa dei freni!.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mio zio Raffaele  mi raccontava che andava sulla Roma Ostia per lanciarla, ma non era  mai riuscito a raggiungere la sua velocità limite (per allora  eccezionale) perché le vibrazioni sul volante “stroncavano”  braccia non allenate, ma soprattutto perché, in frenata, i suoi 4 freni  a tamburo, azionati meccanicamente, pur essendo potenti e molto efficaci,  non agivano sempre in contemporanea e questo portava spesso a sbandare  pericolosamente! </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Rallentare  scalando le marce con la doppietta “debraiata” era una necessità.  Probabilmente Nuvolari quando vi era costretto, frenava (quando lo faceva!)  a colpetti, correggendo continuamente la sbandata che spesso ne seguiva,  ma per un normale guidatore lanciato in rettilineo, usare quei freni  per rallentare era veramente pericoloso!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Con il suo  sterzo a vite e ruota e l’ampio volante in guida destra, molto vicino  al petto (come si usava allora nella guida sportiva), Nuvolari si esaltava  in corsa con le sue derapate controllate su circuiti spesso in terra  battuta, nei quali cercava di posizionare in curva le ruote il più  possibile parallele e di tenere il motore sempre su di giri, per rispondere  prontamente alle sue accelerate!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le sospensioni,  sia anteriori che posteriori della 6C 1750 Alfa Romeo, ad assale rigido  ed a balestre longitudinali semiellittiche, frenate in ritorno da vistosi  ammortizzatori a frizione, consentivano di non far perdere alle ruote  la loro aderenza al terreno anche nei circuiti meno preparati e sconnessi,  permettendo di scaricare a terra e di utilizzare appieno i suoi ben  102 cavalli di potenza (!) e mantenere una eccezionale guidabilità  a velocità prossime ai 170 chilometri l’ora (nel modello Gran Sport  del 1930 con compressore). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Zio Raffaele,  che ne curava personalmente la manutenzione mi aveva raccontato che  un giorno, d’accordo con i suoi due fratelli, decise di cambiare la  posizione della ruota di scorta che era sul cofano posteriore, a vista.  Non ricorda il motivo per cui lo fecero, ma se ne occupò lui e, per  sistemarla sul fianco del lungo cofano, ebbe dei problemi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quel punto  del cofano era presente la batteria che dovette estrarre e sistemare  sotto uno dei due sedili. Ma nel modesto spazio del sottosedile, i due  poli della batteria facevano contatto con i tubi di acciaio del sedile  stesso e, per evitare pericolosi cortocircuiti, vi interpose una lamina  di legno compensato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Osservando  quell’esemplare del 1929 splendidamente restaurato dai tecnici del  Museo della Motorizzazione Militare della Cecchignola diretto dal Tenente  Colonnello Giacomo Matteace, mi sembrava che quella posizione della  ruota di scorta adiacente al cofano fosse in qualche modo un unicum. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Esaminando  su Internet le foto di molte 6C 1750 Alfa Romeo sia nei modelli Sportivi  che Turismo, le ruote di scorta, in numero di una o due, mi apparvero  quasi sempre posizionate sul cofano posteriore della vettura.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Anche la splendida  6C 1750 Alfa Romeo Gran Sport Zagato del 1931  presentava due ruote  di scorta nella consueta collocazione posteriore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo modello  l’aver congiunto con una lamiera, le estremità delle due balestre  ellissoidali alle due volute anteriori aperte dei copriruota, ha creato  una continuità estetica originale che ha reso questa vettura una fra  le più eleganti fra le 6C 1750 Alfa Romeo. (</span><a href="http://www.spideralfaromeo.it/schede/1932.htm" target="_blank"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">www.spideralfaromeo.it/schede/1932.htm</span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nei modelli  marcatamente sportivi le balestre anteriori erano lasciate a vista.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Anche nei modelli  di Pinin Farina, della Touring, di Castagna ed altri, le ruote di scorta  sono in quella posizione di coda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non sono un  esperto del settore, ma quella caratteristica mi sembrava quasi una  firma. Quella di mio zio! Allora mi cominciò a ronzare in testa una  idea. Che quella vettura in qualche modo fosse appartenuta a mio padre  ed ai suoi fratelli! Ma difficile sarebbe stato trovarne le prove! </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le cose  che mi aveva raccontato zio c’era quella che, ad un certo momento,  i due lobi del compressore (probabilmente un Rootes inglese) cedettero  per usura e, non essendo riuscito a trovare le parti di ricambio originali  per sostituirli,  li aveva esclusi;  ma non aveva potuto eliminare  la scatola che li conteneva perché essa costituiva l’appoggio anteriore  dell’intero motore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’esemplare  restaurato dal Museo, per la sua eccellenza, compare ora nel prestigioso  Registro Italiano Alfa Romeo. Una targa fa bella mostra di se sotto  il parabrezza della vettura e riporta il numero di omologazione 20.  FOTO 8</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Curioso di  conoscere le caratteristiche definitive di quella vettura interpellai  successivamente il R.I.A.R. ma rifiutarono di fornirmi delucidazioni  in merito, essendo queste, riservate alla Motorizzazione dell’Esercito.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sullo sportello  sinistro di quella vettura compare ora una piccola targa con  i nomi  dei due driver che guidano e gestiscono solitamente quell’esemplare  nelle gare di regolarità e in quei raduni di prestigio ai quali interviene  il Museo della Cecchignola.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Fra le  attività  del Museo Storico della Motorizzazione Militare, oltre alla promozione  di attività culturali &#8211; in una attrezzata sala multifunzione &#8211; a mostre  tematiche, conferenze, seminari e convegni c’è anche una biblioteca-archivio  ricca di materiale storico d’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">A queste molteplici  funzioni relazionali svolte alla Cecchignola di Roma si aggiunge quella  di essere presente in molte occasioni motoristiche, e di impiegare in  gare di regolarità, alcuni degli esemplari più prestigiosi che ha  in carico. Questo al fine di  sottolineare la capacità di recupero  dei suoi Tecnici e anche di dimostrare che gli esemplari storici militari  e civili che ha in mostra statica nel Museo, sono funzionanti, manutenuti  perfettamente ed in grado di partecipare persino a delle gare di regolarità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quel periodo  erano impegnati ad organizzare la partecipazione di quella 1750 (restaurata  in tempo utile per partecipare alla Milano San Remo) alla Mille Miglia  del 2008, con alla guida il Primo Maresciallo Mirko Farina ed il Caporal  Maggiore Capo Massimo Capozio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Alla stessa  corsa avrebbe partecipato con una Fiat Balilla Spider del 1932, lo stesso  Direttore del Museo unitamente al Colonnello Domenico Abbenante. (<a href="http://www.esercito.difesa.it/root/News/PI_no_0805.asp" target="_blank">www.esercito.difesa.it/root/News/PI_no_0805.asp</a>)</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In quella giornata  particolare riuscii a catturare l’attenzione del Maresciallo che stava  intrattenendo i convegnisti della Jaguar, per chiedere se ancora conservavano  e dove fossero le targhe originali delle autovetture presenti ed egli  cortesemente mi indicò una vetrina.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mi accennò  inoltre che avevano posseduto due esemplari di 6C 1750 Alfa Romeo. Una  con il motore ancora in buono stato, l’altro con la carrozzeria ancora  valida e i Tecnici del Museo ne avevano ricavato quell’esemplare unico,  fondendo sapientemente le parti originali!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non è  un caso che il motto del Museo sia: “Con fede custodisco!”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mi precipitai  verso quella vetrina e, sorpresa!! La targa Roma 60265 faceva bella  mostra di se in primo piano dentro quella vetrina insieme a numerose  altre. – FOTO 9 &#8211; Finalmente la prova provata che uno di quei due  esemplari era appartenuto a mio padre ed ai suoi due fratelli quasi  70 anni or sono! </span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E, usciti dal  Museo, portai i miei nipoti a festeggiare l’insolita occasione da  Mc Donald’s!</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1329" title="FOTO 4" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/FOTO-4.JPG" alt="FOTO 4" width="528" height="379" /><br />
</span></span></p>
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		<title>Haiti : l’isola dimenticata da Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Colombo, Cristoforo non il tenente, arrivo&#8217; ad Hispaniola , l&#8217;antica isola Dominica,  si trovò di fronte ad un paradiso lussureggiante di acque e vegetazione dove la terra dava frutti e il mare era di 3 tonalità di azzurro.
Tucani variopinti e scimmie in festa accolsero i marinai, stremati da mesi di navigazione senza vedere la terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Colombo, Cristoforo non il tenente, arrivo&#8217; ad Hispaniola , l&#8217;antica isola Dominica,  si trovò di fronte ad un paradiso lussureggiante di acque e vegetazione dove la terra dava frutti e il mare era di 3 tonalità di azzurro.</p>
<p>Tucani variopinti e scimmie in festa accolsero i marinai, stremati da mesi di navigazione senza vedere la terra ferma, che si sdraiavano sulla spiaggia come increduli di avere ancora un suolo sotto i piedi.</p>
<p>Poi arrivarono i negrieri con i loro carichi di schiavitu&#8217; e l&#8217;uomo &#8220;civilizzo&#8221;Hispaniola che divenne Haiti. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti come si usa dire per dare l&#8217;idea del tempo che passa, ma Haiti ha solo vissuto tragedie una dietro l&#8217;altra. Dalle torture ed esecuzioni sommarie degli squadroni di Papa Doc,alla tremenda povertà  degli isolani vessati dalle ruberie, Haiti inizio un perido buio dal quale non è mai uscita. La piu&#8217; povera delle isole del Caribe vanta solo primati disgraziati persino rispetto alla limitrofa Repubblica Dominicana dove l&#8217;attraversamento di una semplice ed immaginaria linea di confine è come passare dal giorno alla notte per condizioni di vita e per miseria e arretratezza. Haiti è la patria del primo caso di AIDS e anche la piu colpita tra le nazioni del mondo da questa ennesima piaga che in un mondo cosi sottosviluppato e povero uccide a decine bambini e donne sopratutto.Ma se non bastasse adesso anche quest&#8217;immane terremoto che ha distrutto completamente l&#8217;isola.In un paese cosi un terremoto come questo non è la stessa cosa della stessa seppur tragedia che avvenga in un paese diverso piu&#8217; ricco piu&#8217; moderno.No qui è una tragedia di proporzioni bibliche e quello che si sta vivendo ad Haiti in questi momenti è l&#8217;orrore dell&#8217;abbandono.Ci sono decine di migliaia di seppelliti vivi, tantissimi bambini che stanno morendo sotterrati vivi.Ci sono decine, centinaia di cadaveri abbandonati sulle strade e presto inizieranno le violenze ed i saccheggi, le epidemie.Dio se ne è andato da Haiti forse definitivamente offeso dalle pratiche Voodoo sanguinarie e maleauguranti, la patria della magia nera si è vista rivoltarsi contro il peggior inferno qualcosa che noi non riusciamo neanche ad immaginare.Dalla terra sono veramente venuti i diavoli a seppellire tutto a portare via con se quella parvenza di vita che c&#8217;era e che non sarà mai piu la stessa. Che orrore,che orrore che chi può faccia qualcosa per aiutare questa povera gente, migliaia di innocenti in balia di se stessi,al freddo, alla fame alla sete.Se prima valeva poco la vita umana ad Haiti adesso che vale?Meno di un bicchiere d&#8217;acqua da bere, letteralmente.Dio ha dimenticato Haiti,aiutiamoli!!!</p>
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		<title>Marco  Biffani “Necrologio di un pino”</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di M.Biffani &#8220;Necrologio di un Pino&#8221;
NECROLOGIO DI UN PINO 
Capodogli che spiaggiano, delfini che perdono l’orientamento e si arenano su litorali deserti. L’agitarsi sempre più debole delle pinne e delle code che affiorano a tratti sulla battigia, sotto la leggera coltre delle onde che si ripetono senza sosta, è uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di M.Biffani &#8220;Necrologio di un Pino&#8221;</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">NECROLOGIO DI UN PINO</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Capodogli che spiaggiano, delfini che perdono l’orientamento e si arenano su litorali deserti. L’agitarsi sempre più debole delle pinne e delle code che affiorano a tratti sulla battigia, sotto la leggera coltre delle onde che si ripetono senza sosta, è uno spettacolo triste. Animali che muoiono senza che ancora si sappia il perché. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Gigantesche balene arpionate da inesorabili cannoncini che sparano dalla prua delle moderne baleniere giapponesi, tirate a bordo e affettate con enormi coltelli in un mare di sangue, per soddisfare insani appetiti e uno spettacolo che mi ripugna profondamente. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Il sapere che elefanti vecchi di anni vengono uccisi solo per strappare loro le zanne, farci degli sgabelli con le zampe e scacciamosche con le code, mi ha sempre fatto una immensa tristezza.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Cuccioli di foca, bianchi, innocenti, inoffensivi, inseguiti inesorabilmente sul ghiaccio da feroci cacciatori che li uccidono a sprangate sotto lo sguardo atterrito di chi li ha messi al mondo, per ricavarne la pelle allo scopo di soddisfare l’ignobile eleganza di chi fa finta di non conoscerne l’origine, mi ha fatto sempre rabbia. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Vedere la vita di cui sono eccezionali esempi &#8211; per di più in via di estinzione &#8211; persa senza ragioni ancora conosciute o per fini ben noti, risibili e mercantili, frutto di mode gastronomiche o estetiche, non sono spettacoli edificanti.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Vita distrutta, contro cui solo pochi si ribellano e combattono; il saperla ridotta a disumana merce di scambio, con una illogica, insana, effimera e ignobile giustificazione, è stato sempre per me motivo di amarezza.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Ma anche le piante sono esseri viventi e se si può, si dovrebbe cercar di salvarle.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Vedere distruggere una pianta nel pieno della sua maturità, mi ha fatto male, sapendo poi, che il suo abbattimento era motivato solo dalla paura e che probabilmente ne ero stato, in parte, anche la causa.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Prima di abbattere un pino di trent’anni che rischia di cadere, fare danni e costituire anche una vera minaccia per dei bambini, ho cercato di impedirlo in qualche modo.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Che una pianta sia un essere vivente nessuno lo mette in dubbio. La linfa che la nutre e che sale dal terreno fino cento metri d’altezza in una sequoia, è solamente diversa chimicamente dal sangue che scorre nel corpo umano, ma non negli obiettivi e nelle finalità. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Dallo studio degli alberi, Leonardo da Vinci ne aveva dedotto che la sezioni del tronco è sempre uguale alla somma delle sezioni dei rami che ne derivano, e questo ad ogni biforcazione, e ciò valeva e vale anche per il ramificarsi dei fiumi, ma ancor di più per le vene e le arterie di ogni essere umano.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Se stormisce ed i suoi rami ondeggiano al vento, mi piace pensare che sia simile ad un animale che agita le zampe o ad un uomo che dimena le braccia. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Respira come l’uomo e gli è oltremodo utile. Lo aiuta a sopravvivere nel vero senso della parola.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Con la terra, l’acqua e il sole, inalando il suo respiro velenoso, lo tramuta in radici, rami, foglie e legno, materiali che da sempre hanno dato all’uomo di che vivere, riscaldarsi e l’energia per il fare. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Il prodotto del loro metabolismo produce infine – la cosa più importante &#8211; quell’ossigeno che è assolutamente indispensabile agli esseri viventi. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Ormai, da anni, la ricerca scientifica ha attribuito alle piante persino una particolare reazione all’ascolto della musica, e dal come vengono curate o maltrattate discende un loro comportamento sano o sofferente. Come se avessero una loro sensibilità e le foglie, i rami, quasi fossero delle antenne simili ai nostri sensi.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Per questo, quando due dei tre pini del giardino del comprensorio, nel quale giganteggiava il pino in questione, a seguito di un vento molto forte sono caduti, per fortuna senza gravi conseguenze per le persone, ma solo per le recinzioni, si è deciso di tenere sotto osservazione Pino. Così l’avevo silenziosamente soprannominato.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Era situato nel giardino di mia figlia, che ve l’aveva trovato quando si era trasferita in quella casa, e la valorizzava con il suo pennacchio verde brillante, (anche se faceva “ombra” ad alcuni condomini del suo palazzo perché toglieva loro visibilità). Alto quasi venti metri si presentava già fortemente inclinato verso l’interno del giardino stesso e fino al momento della caduta degli altri pini del comprensorio, distanti pochi metri da lui, non ci aveva dato da pensare che potesse divenire un pericolo.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Sapevo che mentre la radice principale degli eucalipti si sviluppa prevalentemente in verticale, creando dei profondi fittoni che assorbono tutta l’acqua e le sostanze del terreno circostante, molte delle radici dei pini si sviluppano prevalentemente in orizzontale e, di frequente, i marciapiedi delle città ne mostrano le disastrose conseguenze, con le numerose propaggini che ne demoliscono, con la loro lenta e costante crescita, anche le strutture più tenaci. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Per di più, quando avevo piantato in quel terreno, una pianticella di fico di quattro anni, il giorno del suo ingresso in quella casa, avevo scoperto che, sotto una coltre di umus di una quarantina di centimetri, c’è uno strato compatto e molto duro di argilla. Ergo era probabile che le radici di quel pino fossero state ancor più facilitate a diffondersi orizzontalmente e questo poteva anche essere la causa del perchè quegli altri due pini del comprensorio erano caduti ed il terzo era stato abbattuto.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Ad ogni buon conto – per tenerlo sotto osservazione &#8211; suggerii di mettere un chiodino sulla sua corteccia, ad un paio di metri di altezza da terra, e di misurarne periodicamente l’inclinazione con un filo a piombo. Non che questo fosse una garanzia, in quanto non sapevo quanto le sue radici avrebbero resistito ad un forte colpo di vento, ma comunque abbatterlo subito sarebbe stato un vero peccato.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Né io, né mia moglie, né mio genero, né mia figlia, eravamo tranquilli. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Avevo suggerito di estendere la validità della assicurazione sulla casa, contro la caduta accidentale delle piante di alto fusto, ma non eravamo lo stesso tranquilli. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">La accentuata pendenza del Pino era verso l’interno del loro giardino e, se fosse caduto, essendo molto alto, oltre a rappresentare un pericolo costante per i miei tre nipotini che vi giocavano sotto e dei loro compagni che ospitavano spesso, avrebbe potuto colpire anche chi, in quel momento, fosse passato per l’ingresso della palazzina.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">E’ veramente un peccato abbattere un albero che per trent’anni ha rappresentato una presenza gradita, profumata, ombreggiante e bella a vedersi, ma quel pino rappresentava un pericolo incombente. Disporre dei pali di sostegno per bloccarne l’inclinazione non era un percorso realizzabile per diverse ragioni, quindi si sarebbe dovuto abbattere.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Per spostarne il baricentro, con una potatura si era cercato di bilanciarne l’inclinazione, ma inutilmente. Il problema ed il pericolo rimaneva; in più, il professionista incaricato, aveva detto che la pianta si stava ammalando. Alcuni rami secchi in sommità lo dimostravano. Questo lo avrebbe reso forse, anche più debole e meno resistente nel tempo. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Davanti al palazzo dove abito, non molto distante dalla casa di mia figlia, c’è un terreno molto ampio, nel quale hanno scoperto una antica cisterna, che ha reso quel terreno, di circa un paio di ettari, inedificabile.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Per salvare Pino scrissi al Servizio Giardini del nostro Municipio e proposi di cavarlo dal terreno con molte delle sue radici e, adottando le opportune cautele, caricarlo su un apposito camion fornito di gru e rimetterlo a dimora, verticalmente, in un sito distante poche centinaia di metri. Indicai appunto quel terreno, che avrebbe dovuto essere scavato preventivamente per ospitarlo e sul quale, a spese degli gli abitanti del quartiere – me compreso – stiamo piantando da tempo degli alberelli per dargli una parvenza di bosco.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Feci presente all’Amministrazione, fra le altre cose, che questa delocalizzazione, oltre a salvare una pianta, avrebbe potuto anche essere pubblicizzata, facendone partecipi gli abitanti, ma soprattutto gli alunni delle scuole del quartiere, perché avrebbe potuto rappresentare un esempio di lodevole operazione ecologico-propedeutica del tipo: “Salvate un Pino, contribuirete a salvare il Pianeta”. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Il Responsabile, di cui non ricordo il nome, mi telefonò gentilmente e mi comunicò che – tecnicamente – un pino adulto non può attecchire se viene estratto dal suo terreno e messo a dimora altrove. Per cui l’operazione sarebbe stata inutile in quanto la pianta non sarebbe sopravvissuta.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Ed ora osservo profondamente dispiaciuto quattro potatori che distruggono Pino con fredda professionalità, usando potenti seghe a catena che inquinano l’aria con il loro rumore aggressivo e puzzolente. L’uomo, appena visibile tra il verde, ha appena iniziato il suo devastante lavoro. Cadono a terra i primi rami che vengono immediatamente caricati su un camion. Pino perde rapidamente la folta chioma, ma il tronco si erge ancora alto, vigorosamente integro e maschio, come a dire; ancora vi resisto, io sono tosto. Ma viene anche il suo turno, un intaglio a “v” alla sua base lo prepara al definitivo collasso. Vive ancora per poco, orgoglioso e impotente, poi crolla a terra con un tonfo soffocato. E’ morto.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Vedere poi quelle feroci lame affondare nel suo corpo abbattuto e inerte e spargere in aria miriadi di schegge rosate, come sangue che scorga, mi fa male. Osservo con un profondo senso di colpa, quello scempio, quel farlo a fette, quello scoprire decine di volte la sua anima rosa con trenta cerchi, frutto delle 120 stagioni della sua breve vita, messe ripetutamente a nudo. </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Una operazione necessaria ma un vero peccato! </span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Ogni atto – anche il più giustificabile &#8211; è sempre frutto di egoismo, e se anche non ne ero stato materialmente l’artefice, me ne sentivo un complice consenziente.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Il tecnico – forse vedendo la mia faccia sconsolata &#8211; mi indica l’elemento che dimostra che l’albero era profondamente malato e che sarebbe comunque morto, ma questo non mi consola.</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">Voltandomi vedo la mia piccola, dolce, tenera nipotina, Margherita, di sei anni che, immobile dietro di me, impietrita, piange in modo inconsolabile e, guardando Pino a terra, ad occhi spalancati ripete silenziosamente: “ perché, perché, perché….”</span> </p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Georgia;">marco biffani</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small;">n.d.r Ci rendiamo conto che forse pensando alla tragedia di Haiti (verso la quale va commosso il nostro pensiero)questo è un piccolo dolore ma è pur sempre qualcosa che si perde e che non tornerà&#8230;&#8230;</span></p>
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		<item>
		<title>Il mondo del Fantasy: la trilogia di Lothar Basler</title>
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		<comments>http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/il-mondo-del-fantasy-la-trilogia-di-lothar-basler/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 14:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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E&#8217; in tutte le librerie la trilogia di Marco Davide, dedicata alle avventure di Lothar Basler, un trittico di romanzi fantasy che sta avendo un grande successo presso i giovani lettori, ma anche presso tutti gli appassionati del genere, che a ben guardare non hanno età nel senso che appartengono veramente a tutte le fasce. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1310" title="TRILOGIA_lothar" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2010/01/TRILOGIA_lothar.jpg" alt="TRILOGIA_lothar" width="349" height="522" /></p>
<p>E&#8217; in tutte le librerie la trilogia di Marco Davide, dedicata alle avventure di Lothar Basler, un trittico di romanzi fantasy che sta avendo un grande successo presso i giovani lettori, ma anche presso tutti gli appassionati del genere, che a ben guardare non hanno età nel senso che appartengono veramente a tutte le fasce. Forse perchè il Fantasy va bene per tutti, per chi ha ancora il gusto delle fiabe e per chi cerca un evasione in un mondo con degli ideali ben definiti e nei quali è facile immedesimarsi.</p>
<p>La lotta tra il Bene e  il Male, i personaggi con storie eroiche alle spalle e con caratteri schivi ma pronti alla generosità, sono tutti leit motiv di questo tipo di letteratura che ha annoverato veri e propri capolavori nelle sue fila. Citiamo il &#8220;Signore degli Anelli&#8221; o la &#8220;Storia Infinita&#8221; giusto per fare qualche titolo. Proponiamo oggi una intervista a Marco Davide l&#8217;autore della Trilogia di Lothar Basler edito da Armando Curcio Editore che sta riscuotendo un giusto successo, nelle migliori librerie italiane, in questi giorni. <span>Lothar</span><strong> <span>Basler</span></strong> è un eroe, ma prima di tutto un uomo. Accanto a sé ha solo pochi, fidati amici. Nel suo passato, una ferita indelebile che ancora sanguina. Nel suo futuro, un pericoloso intreccio di Potere e Destino. La sua vicenda si delinea in un mondo cupo, uno scenario di tenebra che impone agli uomini di farsi eroi. Una trilogia fantasy dal sapore gotico, dove il fantastico serpeggia sotto la superficie della realtà.</p>
<p>Per leggere l&#8217;Intervista all&#8217;Autore  <a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/le-interviste/intervista-a-marco-davide/">CLICCA QUI</a></p>
<p>Per acquistare la Trilogia di Lothar Basler con il 40% di sconto  <a href="http://curcioeditore.it/pages/bakery/trilogia-di-lothar-basler-201.php?searchresult=1&amp;sstring=lothar+basler#wb_4">CLICCA QUI</a></p>
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		<title>Il punto di fine anno: il web a che punto è?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 11:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet ma è vera crescita?
Il web cresce? Mi piacerebbe poterlo dire ma vedo una crescita di pochi e una involuzione o stagnazione di molti, ossia Internet ancora non è un fenomeno che è entrato nella vita quotidiana, che ricordo a chi non sarà d&#8217;accordo con questa affermazione, non è il nostro microcosmo di &#8220;avanguardia intellettuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Internet ma è vera crescita</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Il web cresce? Mi piacerebbe poterlo dire ma vedo una crescita di pochi e una involuzione o stagnazione di molti, ossia Internet ancora non è un fenomeno che è entrato nella vita quotidiana, che ricordo a chi non sarà d&#8217;accordo con questa affermazione, non è il nostro microcosmo di &#8220;avanguardia intellettuale o scientifica&#8221;, fatto di abitudini e di usi che non sono quelli della massa silenziosa,ma è quel tessuto che fa diventare quotidiano qualche cosa, che la fa uscire dall&#8217;improvvisato o dal casuale per farla entrare nel uso comune. Internet in Italia non è ancora niente di tutto questo anche se ci sono milioni di iscritti a Facebook o se l&#8217;ecommerce sembra aumentare. Non perdiamo di vista il fatto che siamo ancora nell&#8217;età della Pietra o per meglio dire da li partiamo quindi il nostro sviluppo dovrebbe essere esponenzialmente piu&#8217; rapido e sopratutto consistente cosa che non è affatto. Duri a rimuovere certi luoghi comuni sono ancora li a fare da tappo alla rivoluzione culturale e di costume oltrechè scientifica e commerciale che la rete rappresenta in altri paesi.Le stesse balorde insufficienze burocratico-infrastrutturali (ma vi pare che ancora navighiamo con le ADSL quando in mezza Europa vanno a 100MB !)sono li a bloccare la rete come hanno fatto con tutti i fenomeni innovativi e di ricerca nel nostro paese che alla fine sono stati per forza di cose metabolizzati dal sistema ma mal digeriti e mai completamente assorbiti nel suo intimo, nella struttura della sua massa.E&#8217; cosi che i fenomeni rimangono poi incompiuti e si trascinano fino a diventare parte di una società perdendo per strada però la forza della loro spinta e la verve iniziale. La recente bocciatura del Governo dei finanziamenti destinati a cablare il paese con la fibra ottica ci ha fatto capire quanto non sia prioritario lo sviluppo della rete in questo paese. Del resto siamo governati da gente che non sa usare internet o che lo usa attraverso i suoi sottoposti non certamente di persona quindi come possiamo pensare che l&#8217;importanza storica di questo fenomeno venga recepita nella drammatica urgenza che ha raggiunto nel nostro arretrato Paese?Perso anche questo treno rimmarremo a guardare le meraviglie che i nostri cugini d&#8217;oltremare o senza andare cosi lontano i nostri partners Europei metteranno in campo crescendo e sviluppandosi in modo armonico e dal basso.Siamo di fronte ad una occasione da perdere che ci farà rimanere veramente a livelli da Terzo Mondo e le cui conseguenze non credo che siano correttamente valutate dai signori delle Stanze dei Bottoni.Perchè Internet è stato l&#8217;unico vero fenomeno rivoluzionario dei nostri anni e noi lo stiamo svalutando a mero divertimento sui Social Network o per pagare i conti online.Tutte le applicazioni complesse le reti private,il nuovo modo di lavorare che l&#8217;utilizzo di questo magnifico strumento permetterebbe sono tralasciate o ostacolate da mancanza di investimenti e dalla secondarietà che alla rete è stata assegnata.Discutevo con un paio di amici sul fatto che il mondo del lavoro potrebbe trasformarsi in una serie di staff virtuali che si riuniscono solo al momento di fornire un servizio che potrebbe essere realmente a 360 °,che un domani potremmo pensare a smobilitare gran parte delle attività degli uffici, che potrebbero essere eseguite da casa dagli impiegati ,senza traffico, senza costi di gestione ,senza gran parte dello stress che oggi ci rovina la vita.Ma spesso gli uomini non usano la tecnologia per vivere meglio ma magari per sopraffarsi l&#8217;un l&#8217;altro si.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a tutti!</p>
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		<item>
		<title>E’ online il nuovo sito del Gruppo Armando Curcio Editore</title>
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		<comments>http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
Ciao a tutti,
Dopo molto lavoro è online il nuovo sito del Gruppo Armando Curcio Editore con diverse novità interessanti.
La prima è che abbiamo la possibilità di fare acquisti online nel nuovo ecommerce e che avremo quindi la comodita&#8217; di poter ricevere i nostri libri direttamente a casa con la tranquillità di un acquisto garantito da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<a href='http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/trilogia_lothar/' title='TRILOGIA_lothar'><img width="140" height="150" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/12/TRILOGIA_lothar.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="TRILOGIA_lothar" /></a>
<a href='http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/trilogia_estasia/' title='TRILOGIA_estasia'><img width="140" height="150" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/12/TRILOGIA_estasia.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="TRILOGIA_estasia" /></a>
<a href='http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/the_sixth_family_40/' title='the_sixth_family_40'><img width="140" height="150" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/12/the_sixth_family_40.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="the_sixth_family_40" /></a>
<a href='http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/manuela_villa_la_sposa_e_il_diavolo/' title='Manuela_villa_la_sposa_e_il_diavolo'><img width="88" height="125" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/12/Manuela_villa_la_sposa_e_il_diavolo.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Manuela_villa_la_sposa_e_il_diavolo" /></a>
<a href='http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/obbligo_del_silenzio/' title='obbligo_del_silenzio'><img width="83" height="125" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/12/obbligo_del_silenzio.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="obbligo_del_silenzio" /></a>
<a href='http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/e-online-il-nuovo-sito-del-gruppo-armando-curcio-editore/carmen_russo-3/' title='CARMEN_RUSSO'><img width="88" height="125" src="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/wp-content/uploads/2009/12/CARMEN_RUSSO2.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="CARMEN_RUSSO" /></a>
<br />
 </p>
<p> </p>
<p>Ciao a tutti,</p>
<p>Dopo molto lavoro è online il nuovo sito del Gruppo Armando Curcio Editore con diverse novità interessanti.</p>
<p>La prima è che abbiamo la possibilità di fare acquisti online nel nuovo <strong><a href="http://www.curcioeditore.it">ecommerce</a></strong> e che avremo quindi la comodita&#8217; di poter ricevere i nostri libri direttamente a casa con la tranquillità di un acquisto garantito da un marchio prestigioso.</p>
<p>La seconda è che per Natale ci sono delle interessantissime<strong> promozioni </strong>prima tra tutte uno sconto generale del 30% su tutto il catalogo Curcio per l&#8217;anno 2009/2010.</p>
<p>Vediamo alcune delle promozioni nello specifico:</p>
<p>1)Per la collana Fantasy abbiamo un offerta per le due trilogie<strong> &#8220;Estasia&#8221;</strong> e <strong>&#8220;Le avventure di Lothar Basler&#8221;</strong> che ci permette di acquistare i 3 libri delle saghe al prezzo di due. Un bel regalo di Natale per appassionati del genere</p>
<p>a)&#8221;<strong><em>Estasia&#8221;</em></strong> è un viaggio straordinario in un mondo fantastico. Ma anche un viaggio all’interno di noi stessi, al cuore dei desideri più profondi. Le avventure di Danny Martine e dei suoi amici Coran e Bolak ci porteranno in un mondo popolato da personaggi curiosi e terribili mostri. Un’avventura senza precedenti, dal finale imprevedibile, dove protagonisti sono i Valori che non tramontano mai, dove il Sogno è un paesaggio interiore e la Speranza non esce mai di scena…</p>
<p>b)<strong>Lothar Basler</strong> è un eroe, ma prima di tutto un uomo. Accanto a sé ha solo pochi, fidati amici. Nel suo passato, una ferita indelebile che ancora sanguina. Nel suo futuro, un pericoloso intreccio di Potere e Destino. La sua vicenda si delinea in un mondo cupo, uno scenario di tenebra che impone agli uomini di farsi eroi. Una trilogia fantasy dal sapore gotico, dove il fantastico serpeggia sotto la superficie della realtà.</p>
<p>2)Il 40 % di sconto sul prezzo di copertina del libro <strong>&#8220;The sixth Family&#8221;</strong> la storia della mafia italo americana negli U.S.A ma sopratutto in Canada con l&#8217;ascesa e la caduta di un padrino che ha saputo manternersi nell&#8217;ombra tanto che le famiglie mafiose di oltremare sono sempre state considerate ; la piu potente la sesta è semisconosciuta ai piu ma proprio per questo dominante.Un libro veramente interessante e avvincente.</p>
<p>3)Il 30% sul prezzo di copertina della<strong> biografia di Carmen Russo</strong>, donna di spettacolo e di rara tempra con una ferrea disciplina interiore e un enorme rispetto per il pubblico.Un libro a cui mi sono accostato scettico e che invece è interessante e da leggere in pochi giorni!</p>
<p>È stata la prima bomba sexy della televisione, modella di «Playboy» e «Playmen», interprete di sigle e canzoni che hanno fatto epoca, attrice teatrale e cinematografica al fianco di attori di culto come Walter Chiari e Paolo Villaggio in opere brillanti di compagnie storiche come il Bagaglino e commedie sexy all’italiana. <span style="font-weight: bold">Carmen Russo</span>, ballerina e acrobata, volto e corpo simbolo della tv commerciale, ha ricoperto il ruolo di prima donna e presentatrice nelle trasmissioni storiche che hanno rivoluzionato il modo di fare spettacolo nel nostro Paese e all&#8217;estero (<span style="font-style: italic">Drive In</span>, <span style="font-style: italic">Grand Hotel</span>, <span style="font-style: italic">Risatissima</span>, <span style="font-style: italic">Domenica In</span>, <span style="font-style: italic">Vip Noche</span>,<span style="font-style: italic"> La Batalla de las estrellas</span> per ricordarne solo alcune).</p>
<div><span style="font-weight: bold"> </span></div>
<p>4)Il 30% sull&#8217;ultimo lavoro di<strong> Manuela Villa </strong>la figlia del reuccio della canzone italiana che dopo una autobiografia che è stata un ottimo successo di vendite tuttora in ristampa si cimenta con risultati molto interessanti con un romanzo <strong>&#8220;La Sposa e il Diavolo&#8221;</strong>.La storia di una donna che sogna una famiglia stabile ed un vita felice in compagnia dell&#8217;uomo che ama.<br />
È un incubo, invece, quello che la aspetta, un inferno di violenze, sopraffazioni, di segreti inconfessabili e realtà impossibili da tollerare. Sara subisce in silenzio, china il capo davanti a un marito da cui non riceve altro che dolore e umiliazioni continue, senza passione, senza rispetto. Ma per quanto tempo si può negare l’evidenza e calpestare la propria dignità? Si può restare comunque a occhi chiusi, quando l’orrore minaccia anche un figlio?Della stessa autrice quindi &#8220;L&#8217;obbligo del silenzio&#8221;</p>
<p>
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	<item><title>Links for 2009-09-02 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/professioneuomo/blog/~3/MlDP62iFBlo/pa321</link><pubDate>Thu, 03 Sep 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/pa321#2009-09-02</guid><description>&lt;ul&gt;
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&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/pa321#2009-08-22</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-07-19 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/professioneuomo/blog/~3/8nknNu7wEQQ/pa321</link><pubDate>Mon, 20 Jul 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/pa321#2009-07-19</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://paoloorlando.info/3/my-way-to-the-internet-money/"&gt;My way to the internet money&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/pa321#2009-07-19</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-07-05 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/professioneuomo/blog/~3/Qhv0qzx35gs/pa321</link><pubDate>Mon, 06 Jul 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/pa321#2009-07-05</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.giveawayjubilee.com/members.php?id=1"&gt;Giveaway Jubilee&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/pa321#2009-07-05</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-06-23 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/professioneuomo/blog/~3/3yQveLbfqcQ/pa321</link><pubDate>Wed, 24 Jun 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/pa321#2009-06-23</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://blog.professioneuomo.it/curcioblog/index.php/coaching-trasformazionale-p-n-l-e-ostacoli-da-rimuovere/"&gt;Coaching trasformazionale: P.N.L e ostacoli da rimuovere&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/pa321#2009-06-23</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-06-18 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/professioneuomo/blog/~3/zuh1m6Y3ZQA/pa321</link><pubDate>Fri, 19 Jun 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/pa321#2009-06-18</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.audreykerwoodblog.com/copywritingfears"&gt;eCommerce Catalyst Course Part 3&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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