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	<title>PGVFRA - Pastorale Giovanile Vocazionale dei Frati Minori Cappuccini d'Italia» PGVFRA – Pastorale Giovanile Vocazionale dei Frati Minori Cappuccini d’Italia</title>
	
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	<description>Pastorale Giovanile Vocazionale dei Frati Minori Cappuccini d'Italia</description>
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		<title>MESSAGGIO DEL SANTO PADRE</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 09:31:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PER LA  XLVIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI.
15 MAGGIO 2011 -  IV DOMENICA DI PASQUA
Tema: “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”
Cari fratelli e sorelle!
La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011, quarta Domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: “Proporre le vocazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">PER LA  XLVIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI.</p>
<p style="text-align: left;">15 MAGGIO 2011 -  IV DOMENICA DI PASQUA</p>
<p><strong>Tema: </strong><em>“Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”</em></p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011, quarta Domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”. Settant’anni fa, il Venerabile Pio XII istituì la Pontifìcia Opera per le Vocazioni Sacerdotali. In seguito, opere simili sono state fondate dai Vescovi in molte diocesi, animate da sacerdoti e da laici, in risposta all&#8217;invito del Buon Pastore, il quale, “vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”, e disse: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate, dunque, il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9,36-38).<span id="more-231"></span></p>
<p>L’arte di promuovere e di curare le vocazioni trova un luminoso punto di riferimento nelle pagine del Vangelo in cui Gesù chiama i suoi discepoli a seguirlo e li educa con amore e premura. Oggetto particolare della nostra attenzione è il modo in cui Gesù ha chiamato i suoi più stretti collaboratori ad annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10,9). Innanzitutto, appare chiaro che il primo atto è stata la preghiera per loro: prima di chiamarli, Gesù passò la notte da solo, in orazione ed in ascolto della volontà del Padre (cfr Lc 6,12), in un’ascesa inferiore al di sopra delle cose di tutti i giorni. La vocazione dei discepoli nasce proprio nel colloquio intimo di Gesù con il Padre. Le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata sono primariamente frutto di un costante contatto con il Dio vivente e di un&#8217;insistente preghiera che si eleva al “Padrone della messe” sia nelle comunità parrocchiali, sia nelle famiglie cristiane, sia nei cenacoli vocazionali.</p>
<p>Il  Signore, all’inizio della sua vita pubblica, ha chiamato alcuni pescatori, intenti a lavorare sulle rive del lago di Galilea: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini” (Mt 4,19). Ha mostrato loro la sua missione messianica con numerosi “segni” che indicavano il suo amore per gli uomini e il dono della misericordia del Padre; li ha educati con la parola e con la vita affinché fossero pronti ad essere continuatori della sua opera di salvezza; infine, “sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre” (Gv 13,1), ha affidato loro il memoriale della sua morte e risurrezione, e prima di essere elevato al Cielo li ha inviati in tutto il mondo con il comando: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19).</p>
<p>È una proposta, impegnativa ed esaltante, quella che Gesù fa a coloro a cui dice “Seguimi!”: li invita ad entrare nella sua amicizia, ad ascoltare da vicino la sua Parola e a vivere con Lui; insegna loro la dedizione totale a Dio e alla diffusione del suo Regno secondo la legge del Vangelo: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24); li invita ad uscire dalla loro volontà chiusa, dalla loro idea di autorealizzazione, per immergersi in un’altra volontà, quella di Dio e lasciarsi guidare da essa; fa vivere loro una fraternità, che nasce da questa disponibilità totale a Dio (cfr Mt 12,49-50), e che diventa il tratto distintivo della comunità di Gesù: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).</p>
<p>Anche oggi, la sequela di Cristo è impegnativa; vuol dire imparare a tenere lo sguardo su Gesù, a conoscerlo intimamente, ad ascoltarlo nella Parola e a incontrarlo nei Sacramenti; vuol dire imparare a conformare la propria volontà alla Sua. Si tratta di una vera e propria scuola di formazione per quanti si preparano al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, sotto la guida delle competenti autorità ecclesiali. Il Signore non manca di chiamare, in tutte le stagioni della vita, a condividere la sua missione e a servire la Chiesa nel ministero ordinato e nella vita consacrata, e la Chiesa “è chiamata a custodire questo dono, a stimarlo e ad amarlo: essa è responsabile della nascita e della maturazione delle vocazioni sacerdotali” (Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis, 41). Specialmente in questo nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da “altre voci” e la proposta di seguirlo donando la propria vita può apparire troppo difficile, ogni comunità cristiana, ogni fedele, dovrebbe assumere con consapevolezza  l’impegno di promuovere le vocazioni. È importante incoraggiare e sostenere coloro che mostrano chiari segni della chiamata alla vita sacerdotale e alla consacrazione religiosa, perché sentano il calore dell’intera comunità nel dire il loro “sì” a Dio e alla Chiesa. Io stesso li incoraggio come ho fatto con coloro che si sono decisi ad entrare in Seminario e ai quali ho scritto: “Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità” (Lettera ai Seminaristi, 18 ottobre 2010).</p>
<p>Occorre che ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale, educando ai vari livelli, familiare, parrocchiale, associativo, soprattutto i ragazzi, le ragazze e i giovani &#8211; come Gesù fece con i discepoli – a maturare una genuina e affettuosa amicizia con il Signore, coltivata nella preghiera personale e liturgica; ad imparare l’ascolto attento e fruttuoso della Parola di Dio, mediante una crescente familiarità con le Sacre Scritture; a comprendere che entrare nella volontà di Dio non annienta e non distrugge la persona, ma permette di scoprire e seguire la verità più profonda su se stessi; a vivere la gratuità e la fraternità nei rapporti con gli altri, perché è solo aprendosi all’amore di Dio che si trova la vera gioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni. “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”, significa avere il coraggio di indicare, attraverso una pastorale vocazionale attenta e adeguata, questa via impegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di senso, è capace di coinvolgere tutta la vita.</p>
<p>Mi rivolgo particolarmente a voi, cari Confratelli nell’Episcopato. Per dare continuità e diffusione alla vostra missione di salvezza in Cristo, è importante “incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie” (Decr. Christus Dominus, 15). Il Signore ha bisogno della vostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i cuori di chi ha scelto. Abbiate cura nella scelta degli operatori per il Centro Diocesano Vocazioni, strumento prezioso di promozione e organizzazione della pastorale vocazionale e della preghiera che la sostiene e ne garantisce l’efficacia. Vorrei anche ricordarvi, cari Confratelli Vescovi, la sollecitudine della Chiesa universale per un’equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo. La vostra disponibilità verso diocesi con scarsità di vocazioni, diventa una benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotale che si apre generosamente alle necessità dell’intera Chiesa.</p>
<p>Il Concilio Vaticano II ha ricordato esplicitamente che “il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana” (Decr. Optatam totius, 2). Desidero indirizzare quindi un fraterno e speciale saluto ed incoraggiamento a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i sacerdoti. In particolare, mi rivolgo a coloro che possono offrire il proprio contributo alla pastorale delle vocazioni: i sacerdoti, le famiglie, i catechisti, gli animatori. Ai sacerdoti raccomando di essere capaci di dare una testimonianza di comunione con il Vescovo e con gli altri confratelli, per garantire l’humus vitale ai nuovi germogli di vocazioni sacerdotali. Le famiglie siano “animate da spirito di fede, di carità e di pietà” (ibid.), capaci di aiutare i figli e le fìglie ad accogliere con generosità la chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata. I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, convinti della loro missione educativa, cerchino “di coltivare gli adolescenti a loro affidati in maniera di essere in grado di scoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado” (ibid.).</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista pienezza di senso e di efficacia pastorale quando si realizza nell’unità della Chiesa ed è indirizzato al servizio della comunione. È per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale &#8211; la catechesi, gli incontri di formazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari &#8211; è una preziosa opportunità per suscitare nel Popolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di appartenenza alla Chiesa e la responsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, compiuta con libera e consapevole scelta.</p>
<p>La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo con fiducia ed insistenza l’aiuto della Vergine Maria, perché, con l’esempio della sua accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all’interno di ogni comunità la disponibilità a dire “sì” al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe. Con questo auspicio, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.</p>
<p>Dal Vaticano, 15 novembre 2010</p>
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</a></p>
<p><a href="http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/4577/canzoneQUANTO%20PANE%20MIX%2003112010.mp3" target="_self">Apri e ascolta l&#8217;inno della GMPV 2011 QUANTO PANE TROVERETE</a>! (di G.Borgo e M.Barbieri)<em> mp3</em></p>
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		<title>“Quanti pani avete? Andate a vedere…” (Mc 6,38)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 09:39:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[48° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2011
Nella 4a domenica di Pasqua,(15 Maggio 2011) “domenica del buon Pastore”, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni che ebbe inizio, con profetica intuizione, con papa Paolo VI° nel 1964. Il tema che il S.Padre, Benedetto XVI, propone alla riflessione e alla preghiera delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><strong>48° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2011</strong></span></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-236" style="margin: 3px;" title="quantipani" src="http://www.giovanifrancescani.it/wp-content/uploads/2011/04/quantipani-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" />Nella 4a domenica di Pasqua,(15 Maggio 2011) “domenica del buon Pastore”, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni che ebbe inizio, con profetica intuizione, con papa Paolo VI° nel 1964. Il tema che il S.Padre, Benedetto XVI, propone alla riflessione e alla preghiera delle comunità cristiane è:  “L’annuncio -proposta vocazionale nella chiesa locale”.<span id="more-235"></span></p>
<p>Ciò significa riscoprire la comunità cristiana come un fuoco che arde e dona luce e calore, esprimendo con gioia la propria interiore vitalità e coerenza di vita.</p>
<p>Lo slogan scelto dal Centro Nazionale Vocazioni-CEI, prende lo spunto dal Vangelo di Marco 6, 33-44, in cui si racconta il miracolo della “moltiplicazione dei pani e dei pesci”.</p>
<p>“Quanti pani avete? Andate a vedere…” (Mc 6,38)</p>
<p>E’ un invito rivolto a ciascuno e a tutta la comunità per verificare i pani (cioè i doni ricevuti!), di cui ognuno è portatore, in un cammino di discernimento e di condivisione umile, disponibile e feconda.</p>
<p>Il vero problema del nostro mondo non è solo la povertà del pane (che comunque drammaticamente esiste!), ma è soprattutto la povertà di quel lievito che possa essere fermento di Dio capace di sollevare ogni vita. Per questo invochiamo oggi il Signore, affinché doni il pane a chi ha fame, ma susciti anche la fame di Lui che possa esprimersi in scelte di vita coraggiose, totali e radicali  per vivere la pienezza dell’Amore e del Dono.</p>
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		<title>Riflessione di apertura dei lavori sul convegno annuale</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 09:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[don Nico Dal Molin, direttore del CNV &#8211; CEI
Prese i pani, rese grazie, li distribuì e ce ne furono quel giorno in abbondanza…, e mentre il pane veniva distribuito e passava di mano in mano, restava abbondante in ogni mano.
Forse sarebbe più giusto chiamare questo miracolo di Gesù, che è l’icona biblica del Convegno e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address>don Nico Dal Molin, direttore del CNV &#8211; CEI</address>
<p>Prese i pani, rese grazie, li distribuì e ce ne furono quel giorno in abbondanza…, e mentre il pane veniva distribuito e passava di mano in mano, restava abbondante in ogni mano.<br />
Forse sarebbe più giusto chiamare questo miracolo di Gesù, che è l’icona biblica del Convegno e che ispira lo slogan dell’ anno vocazionale e della 48° GMPV (domenica 15 maggio 2011), non tanto il miracolo della moltiplicazione, ma il miracolo della distribuzione e della condivisione.<br />
P. Davide M. Turoldo affermava che “c&#8217;è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti”, ma ahimè non c’è la capacità di avere un cuore grande per condividerlo… costretti nei nostri piccoli, miseri egoismi.<span id="more-240"></span><br />
E il grande poeta spagnolo Miguel de Unamuno diceva: «Al mondo, il cristiano non fornisce pane, fornisce lievito» .<br />
Questo appuntamento annuale, si rivela oggi ancora più straordinario per la qualità e la quantità delle vostre presenze: siamo chiamati ad essere lievito, fermento, un po’ di provocazione e di profezia per le nostre comunità assopite.<br />
Il tema che il S. Padre Benedetto XVI° propone alla riflessione e preghiera delle comunità cristiane il prossimo 15 maggio 2011, è quanto mai stimolante e incisivo: “L’annuncio-proposta vocazionale nella chiesa locale”.<br />
Ciò significa riscoprire la comunità cristiana come “foyer”, in cui la fiamma arde e dona luce e calore e non come un focolare ricoperto solo di vecchia cenere.<br />
Vogliamo pensare a delle comunità cristiane che siano realmente “scintille di fuoco” che arde, dà luce e calore, o piuttosto ad esperienze di chiesa assopita, priva di vitalità e coerenza di vita, di fatto sepolta sotto una “pioggia di cenere”?<br />
<strong>“Quanti pani avete? Andate a vedere!”</strong><br />
I discepoli volevano sbrigarla in fretta questa pratica e inviare tutta quella gente nei villaggi vicini, per arrangiarsi a trovare qualcosa da mettere sotto i denti.<br />
Poveretti… dopo una giornata di ascolto di Gesù, di entusiasmi e di aperture del cuore, una volta ancora subentra la ghigliottina della “delega”: arrangiati, tocca a te…”<strong><br />
“Quanti pani avete?”</strong><br />
E’ la domanda che dovrebbe interpellare ciascuno di noi, scrutando in profondità il nostro cuore, le nostre energie, le nostre risorse, per poterla poi far rimbalzare nelle nostre comunità cristiane ed aiutarle a prendere coscienza delle ricchezze che in esse<br />
ci sono… e delle possibilità di dono, di condivisione che una cultura vocazionale può sprigionare.<strong><br />
“Andate a vedere!”</strong><br />
Vorremmo tornare a casa, dopo questi tre giorni, cercando di rendere più acuti e vigilanti gli occhi del cuore, per cogliere quello che può essere fatto maturare e crescere, come il lievito fa crescere la pasta e il pane.<br />
L’icona del Convegno è, quindi, la generosità che mosse quel ragazzo (c’é qui un ragazzo che…), che aveva cinque pani d&#8217;orzo e due pesciolini, e li mostra ad Andrea e Andrea lo dice a Gesù, e Gesù li prende e rende grazie: a Dio, origine di ogni dono, ma dice grazie anche a quel ragazzino, capace di fornire il lievito della moltiplicazione, capace lui del primo miracolo: dare tutto ciò che aveva, fidarsi completamente e rischiare la propria fame.<br />
Il nostro modello oggi è un ragazzo senza nome e senza volto, che dona ciò che ha per vivere e mette in moto la spirale prodigiosa della condivisione.<br />
Il vero problema anche della pastorale vocazionale (ma forse lo è della pastorale in genere e della vita delle persone, oggi…) é la povertà di quel lievito che ci chiama a fare di tutto ciò che abbiamo un momento di condivisione, di “partager”, come avrebbe detto con insistenza frére Roger Schutz di Taizé.<br />
Perché il dono della vita è come il respiro: non lo puoi trattenere per te, lo devi emettere fuori di te.<br />
Per questo siamo chiamati, in questi giorni, a vivere lungo tre traiettorie di infinito:<br />
<strong>ricevere</strong>,<br />
<strong>dire grazie</strong>,<br />
<strong>donare</strong>.<br />
In questi giorni, in questo anno vocazionale, chiedo con voi al Signore che doni il pane a chi ha fame, ma che accenda nei cuori una profonda fame di Lui, che è desiderio di cose grandi, in coloro che sono troppo sazi di solo pane.<br />
Buon Convegno, e che il Signore faccia risplendere il Suo volto su ciascuno di Voi e vi doni il suo Sorriso. Amen</p>
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		<title>Sardegna</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 15:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi siamo !?
 
Domanda  legittima !
Specie al giorno d’oggi dove le risposte non sono  sempre poi così chiare e sicure. Vedere degli uomini che vestono un  sacco e sono cinti da una corda al cui fianco pende una specie di  pallottoliere, specie nel mondo della globalizzazione,potrebbe far  nascere diversi interrogativi.
Noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Chi siamo !?</h3>
<p><a title="La Fraternit�: Vivere assieme in uno stile  gioioso e fraterno" rel="lightbox[5]" href="http://www.fraticappuccinisardegna.it/img/testi/8_3_%5BRisoluzione_del_desktop%5D.jpg"> <img style="margin: 0pt 0pt 5px 5px;" src="http://www.fraticappuccinisardegna.it/img/testi/thumbnail.php?gd=2&amp;src=8_3_[Risoluzione_del_desktop].jpg&amp;w=180&amp;h=128" border="0" alt="" align="right" /></a></p>
<p>Domanda  legittima !</p>
<p>Specie al giorno d’oggi dove le risposte non sono  sempre poi così chiare e sicure. Vedere degli uomini che vestono un  sacco e sono cinti da una corda al cui fianco pende una specie di  pallottoliere, specie nel mondo della globalizzazione,potrebbe far  nascere diversi interrogativi.</p>
<p>Noi ci chiamiamo frati, parola che  concretizza sostanzialmente l’idea di vivere assieme in uno stile  fraterno e gioioso.</p>
<p>Questa idea nasce dall’ispirazione di un  giovane, Francesco d’Assisi, che nella sua vita ha compreso una cosa  molto grande pur nella sua semplicità e immediatezza. Francesco ha  capito come la vita è dono che non può essere sprecato, ma vissuto  dentro la prospettiva di grandi ideali che toccano la vita quotidiana  che ciascuno di noi vive giorno dopo giorno.</p>
<p><strong>Una  curiosità: per via del cappuccio che portiamo nel nostro abito, la gente  affettuosamente ci chiama i Cappuccini.</strong></p>
<p><strong>Il suo  ideale ? </strong></p>
<p>Semplice, quello che viene dal messaggio del  Vangelo e che vede in Gesù l’inizio di tutto.</p>
<p>Francesco ha capito,  amato e attualizzato il messaggio evangelico, vivendolo nella sua vita  quotidiana nella cittadina medioevale di Assisi, coinvolgendo in questa  idea altri giovani che “pazzi” come lui avevano in cuore il desiderio di  fare della propria vita un qualche cosa di grande e meraviglioso.</p>
<p>Da  questa ispirazione di un cuore che ama, nasce l’ordine dei frati minori  che vive il suo stile di vita nell’esempio di S. Francesco che riassume  tutto il suo progetto di vita in queste parole:« <em>La Regola</em><em> e  vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del  Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di  proprio e in castità</em>.»</p>
<p>Questo dunque è quello che è un frate, è  quello che viviamo, è quello che giorno per giorno vogliamo diventare  sempre più: uomini felici, realizzati, con un cuore in cielo ma i piedi  ben piantati sulla terra per seguire Gesù Cristo nell’esempio di San  Francesco.</p>
<h3>Cosa facciamo !?</h3>
<p><a title="&quot;Francesco va´ e ripara la mia  casa&quot;" rel="lightbox[5]" href="http://www.fraticappuccinisardegna.it/img/testi/9_Bastia_05_%28113%29_%5BRisoluzione_del_desktop%5D.jpg"> <img style="margin: 0pt 0pt 5px 5px;" src="http://www.fraticappuccinisardegna.it/img/testi/thumbnail.php?gd=2&amp;src=9_Bastia_05_%28113%29_[Risoluzione_del_desktop].jpg&amp;w=180&amp;h=135" border="0" alt="" align="right" /></a></p>
<p>Tante  cose, per la verità ! sarebbe molto più semplice vederlo con i proprio  occhi visitando i luoghi dove abitiamo che noi chiamiamo conventi.</p>
<p>La  vita in convento inizia la mattina con la preghiera celebrata in  comune.</p>
<p>Tutti i frati hanno un compito in convento e un&#8217;attivita&#8217;  fuori tra la gente. Ognuno di noi mettendo a disposizione il proprio  talento permette alla vita comune di funzionare. Dal più piccolo al più  grande.</p>
<p>C’è chi suona, chi cura la liturgia, chi accoglie le  persone che bussano al convento, chi cucina, chi usa il computer, chi  cura la manutenzione, chi gira per la Sardegna a chiedere la questua. Un  compito questo che ha permesso a due nostri confratelli di raggiungere –  oggi si direbbe il top della vita cristiana – la santità. Uno si  chiamava fra Ignazio da Laconi, l’altro fra Nicola da Gesturi.  Ovviamente santi !</p>
<p>Tutti, ma proprio tutti ascoltano la gente e  insieme condividono con loro le gioie e le fatiche del vivere. Anche qui  un nostro confratello ha svolto con passione questo incarico tanto che  per molta gente è già considerato santo. Si chiamava fra Nazzareno da  Pula.</p>
<p>Ci sono poi alcuni frati che studiano nelle facoltà di  teologia per formarsi alla vita di apostolato come sacerdoti del domani.</p>
<p>Altri  sono incaricati di compiti particolari, il parroco di una parrocchia,  il responsabile di gruppi giovanili, l’infermiere, il cappellano delle  carceri, o degli ospedali.</p>
<p>A metà del giorno ci ritroviamo tutti  insieme per condividere il pranzo. Successivamente nel pomeriggio e  nella sera si proseguono grossomodo le attività del mattino fino all’ora  in cui ci ritroviamo per la preghiera.</p>
<p>Alla sera, andiamo a cena e  dopo si condivide la giornata trascorsa tra di noi.</p>
<p>Come vedi i  nostri lavori sono proprio tanti e vari. In tutti questi modi di vivere  però, ci piace testimoniare e dire un&#8217;unica grande cosa: essere uomini e  cristiani è possibile e rende felici. Vivere tutto quello che facciamo  significa in fondo credere che la vita vissuta nello stile di Francesco  d’Assisi ancora oggi nel 2009 ha un significato per i giovani, perché in  loro si cela la stessa voglia di fraternità e di stare insieme che  conquistò S. Francesco. Voglia di stare assieme che rimanda a una  persona, Gesù Cristo il Figlio di Dio che nella sua vita ha dimostrato  come Dio non si allontana dagli uomini ma è presente nella loro vita e  continuamente li cerca.</p>
<h3>Se Vuoi cercare la Vita</h3>
<div id="page_creator_txt"><a title="se vuoi..." rel="lightbox[5]" href="http://www.fraticappuccinisardegna.it/img/testi/13_241_%5BRisoluzione_del_desktop%5D.jpg"> <img style="margin: 0pt 0pt 5px 5px;" src="http://www.fraticappuccinisardegna.it/img/testi/thumbnail.php?gd=2&amp;src=13_241_[Risoluzione_del_desktop].jpg&amp;w=135&amp;h=180" border="0" alt="" align="right" /></a>Non  posso accontentarmi di bugie o di mezze verità, di se o di ma, senza  verità non si può vivere.</p>
<p>So che non sono io la verità</p>
<p>anche  se a volte vorrei che fosse cosi.</p>
<p>Io voglio la verità.</p>
<p><strong>Se  vuoi&#8230;</strong></p>
<p>A volte ci attacchiamo a cosa che non durano…</p>
<p>Ci  appoggiamo a monti che crollano, a rocce friabili.</p>
<p>È difficile  capire dove possiamo piantare il picchetto per la scalata.</p>
<p><strong>Se  vuoi&#8230;</strong></p>
<p>Ho bisogno di essere importante,</p>
<p>ma quando mi  trovo da solo con me stesso</p>
<p>so di essere piccola cosa</p>
<p>da  solo non mi basto,</p>
<p>sono aperto a Te, da Te attratto  misteriosamente.</p>
<p>Dio, dove Sei nella mia vita?</p>
<p>Io, voglio  vivere.</p>
<p><strong>Se vuoi&#8230;</strong></p>
<p>Se vuoi, puoi cercare.</p>
<p>Se  vuoi, puoi trovare.</p>
<p>Se vuoi&#8230;</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Se vuoi sapere di più</strong>&#8230;</span> <a href="http://www.fraticappuccinisardegna.it/it/index.php" target="_self">SEGUICI</a></div>
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		<title>Il discernimento Vocazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 16:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[di don Enzo Cuffaro &#8211; tratto dal sito web: http://www.cristomaestro.it/index.html
Un aspetto particolarmente delicato del discernimento si ha in prossimità di scelte fondamentali che condizionano tutto il resto della propria esistenza; ci riferiamo alle due grandi scelte vocazionali del battezzato: il matrimonio e la vita consacrata.
Alla domanda se un(a) giovane è chiamato(a) al matrimonio oppure alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di don Enzo Cuffaro &#8211; tratto dal sito web: <a href="http://www.cristomaestro.it/index.html" target="_self">http://www.cristomaestro.it/index.html</a></p>
<p>Un aspetto particolarmente delicato del discernimento si ha in prossimità di scelte fondamentali che condizionano tutto il resto della propria esistenza; ci riferiamo alle due grandi scelte vocazionali del battezzato: il matrimonio e la vita consacrata.<br />
Alla domanda se un(a) giovane è chiamato(a) al matrimonio oppure alla vita consacrata si può rispondere solo dopo un processo di ricerca che, nella tradizione cristiana, prende il nome di “discernimento vocazionale”. Anche qui si hanno dei criteri che è opportuno conoscere bene per non correre il rischio di scambiare le proverbiali lucciole per lanterne. <span id="more-220"></span><br />
<em>Il primo fondamentale criterio </em>per la ricerca vocazionale – criterio che vale tanto per il matrimonio quanto per la vita consacrata – consiste nella osservazione delle<strong> inclinazioni profonde della persona</strong>. Qui Satana pone una prima, micidiale trappola, che ha provocato in tanti battezzati dei dolori non necessari. La trappola consiste nel far pensare al giovane che la propria vocazione, richiedendo una rinuncia a se stesso, come il Vangelo insegna, porti necessariamente a un conflitto con la propria natura. Il giovane è perciò spinto a perseverare in un cammino (sia di coppia sia di noviziato) che lo tormenta nell’intimo. Satana lo convince che questo tormento deriva dal fatto che Dio chiama tutti i suoi figli a portare la croce e il giovane va avanti facendo a pugni con se stesso, convincendosi forzatamente ogni giorno di essere nella volontà di Dio. La menzogna satanica consiste in questo: è vero che Dio chiama tutti alla croce e che il Vangelo richiede una rinuncia a se stessi, ma <strong>non è vero che ciò vada contro le inclinazioni migliori e più profonde della persona;</strong> LA CROCE EVANGELICA NON DISTRUGGE LA PERSONA IN QUELLE CHE DEVONO ESSERE LE SUE ESPERIENZE MIGLIORI E PIÙ BENEDETTE; LA CROCE EVANGELICA DISTRUGGE CIÒ CHE NELL’UOMO È PECCAMINOSO E RIBELLE A DIO, NON LO DISTRUGGE NELLA SUA ADESIONE AL VOLERE DEL PADRE: NELL’INSEGNAMENTO DI GESÙ “MORIRE A SE STESSI” NON SIGNIFICA UCCIDERE LE PROPRIE ASPIRAZIONI PIÙ NOBILI, MA SIGNIFICA CHE VANNO ELIMINATI TUTTI QUEGLI ATTACCAMENTI PERSONALI CHE FANNO DA OSTACOLO ALLA VOLONTÀ DI DIO E CHE CI RENDONO MENO LIBERI DI SERVIRLO.<br />
E’ bene chiarirlo una volta per tutte: a Satana non importa impedire il compimento di scelte in favore del Vangelo; <strong>gli basta che quella scelta che io faccio in favore del Vangelo non sia quella che Dio mi chiede.</strong> Così facendo io sarei infatti già fuori della volontà di Dio, con l’aggravante di essere falsamente convinto di averla compiuta. Solo l’ubbidienza al direttore spirituale e alle indicazioni della Chiesa può salvare la persona da inganni così potenti.<br />
<em>Un secondo criterio</em> che deve essere applicato nella ricerca vocazionale consiste nella <strong>pace interiore.</strong> Quando un battezzato si trova al posto in cui Dio lo vuole, il “segno” della approvazione divina consiste in una profonda pace interiore. Questa pace è inalterabile e non può essere scalfita nemmeno dai problemi o dalle difficoltà della vita quotidiana (cfr. At 5,41).<br />
<em>Un terzo criterio</em> consiste <strong>nella stabilità e persistenza del volere. </strong>Quando un determinato progetto viene da Dio ed è sua volontà, allora esso si presenta alla nostra mente con insistenza e costanza. Ciò significa che, nella ricerca vocazionale, se un(a) giovane oscilla dinanzi alle grandi scelte (mi sposo… non mi sposo… prendo i voti… non li prendo…), allora è già un segno negativo, e non bisogna insistere o pressare perché il (la) giovane prenda una decisione. Se uno non raggiunge una fermezza di volontà su una determinata decisione di ordine vocazionale (matrimonio o vita consacrata), può essere segno che Dio <strong>non</strong> glielo sta chiedendo.<br />
Questi tre criteri che abbiamo enunciato sono comuni a ogni ricerca vocazionale; all’interno poi delle due possibili scelte vanno individuati altri punti di riferimento. Lo vedremo al prossimo incontro.</p>
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		<title>Toscana</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 16:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao, siamo  frati cappuccini che si occupano dei giovani nella Provincia Toscana. In modo particolare offriamo il nostro servizio a ragazzi e ragazze, che vogliono prendere sul serio la propria vita, e desiderano cercare Dio sui passi di san Francesco. Quello che tu cerchi è già dentro di te! noi cerchiamo di aiutarti a vederlo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, siamo  frati cappuccini che si occupano dei giovani nella Provincia Toscana. In modo particolare offriamo il nostro servizio a ragazzi e ragazze, che vogliono prendere sul serio la propria vita, e desiderano cercare Dio sui passi di san Francesco. Quello che tu cerchi è già dentro di te! noi cerchiamo di aiutarti a vederlo, comprenderlo, e viverlo, affinché tu possa realizzare la tua vita.</p>
<p>Visita il nostro sito web: <a title="Contatti" href="http://www.giovanicappuccini.it/contatti/" target="_blank"><span id="sample-permalink">http://www.giovanicappuccini.it</span><span id="sample-permalink"><span id="editable-post-name" title="Fare click per modificare questa parte del permalink"> </span></span></a></p>
<p>Per contatti scrivi a <a href="mailto:toscana.cpgv@fraticappuccini.it">toscana.cpgv@fraticappuccini.it</a></p>
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		<title>IL MISTERO DI UNA SCELTA: SCOMMETTERE PER CRISTO</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 23:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[N.Summo, accogliente Prov di Puglia
Scelta d’amore. “La vocazione alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d’amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per l’intera umanità” . Con questo messaggio augurale di Papa Benedetto XVI, mi accingo a vivere il mistero di una scelta: quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><em>N.Summo, accogliente Prov di Puglia</em></h6>
<p><strong>Scelta d’amore. </strong>“<em>La vocazione alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d’amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per l’intera umanità”</em> . Con questo messaggio augurale di Papa Benedetto XVI, mi accingo a vivere il mistero di una scelta: quella di scommettere attraverso la consacrazione religiosa la mia vita per Cristo, con Cristo e in Cristo, come ci ricorda la Dossologia al termine di ogni Canone nella liturgia. Sì, scommettere la vita per Cristo è il vero campionato di ogni buon chiamato, è la vera palestra dove sono chiamato in prima persona ad allenarmi per essere un buon atleta nella fraternità. La vita di chiamato è come <em>“una pianta dai molti rami che affonda le sue radici nel Vangelo e produce frutti copiosi in ogni stagione della Chiesa” . </em><span id="more-198"></span><br />
<strong>Perché scommettere.</strong> Il nostro Dio, come Gesù sulle strade della Galilea, non cessa di passare nella vita degli uomini e delle donne, di guardarli con occhi d’amore e invitarli a intraprendere il loro pellegrinaggio alla sua sequela. Sì perché la chiamata è personale e per chi nel proprio cuore sente di aver trovato l’approdo di senso della propria vita e di realizzazione piena in Cristo, rivolge la domanda all’Amato come Francesco di Assisi:<em> “Maestro cosa vuoi che io faccia?”</em> (2 Cel II, FF 587) o come Giacomo e Andrea: <em>&lt;&lt;Maestro dove abiti?&gt;&gt;.</em> Ed è per tutti la stessa la risposta: <em>“Ripara la mia casa”</em> (2 Cel 10, FF 593) oppure <em>&lt;&lt;Vieni e vedi&gt;&gt;</em> (Cf Gv 1,38-39).<br />
<strong>Cammino luminoso.</strong> C’è una parola che ritorna spesso nei “week end vocazionali”, e che può essere la nostra parola guida, la “password” in questa ricerca di chiamati alla vita consacrata: <em>“purificazione della memoria, illuminazione del cuore, abbandono e unione con Dio”</em>. Il cammino luminoso del chiamato alla vita consacrata è un sentiero da percorrere con umiltà e con coraggio, ma anche con profondo senso di fiducia e di accoglienza per un dono che ci viene gratuitamente consegnato. E se… <em>&lt;&lt;gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date&gt;&gt;</em> (Mt 10,8).<br />
<strong>Fidarsi del Crocifisso Risorto.</strong> Nella lettera agli Ebrei, in un versetto viene menzionato che quel Cristo crocifisso risorto <em>&lt;&lt;è lo stesso ieri, oggi e sempre&gt;&gt;</em> (Eb 13,8). Il riferimento a Gesù è più che mai chiaro: <em>&lt;&lt;Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua&gt;&gt;</em> (Lc 9,23). Queste parole esprimono tutta la radicalità della scelta: hanno colpito gli stessi discepoli, il centurione,  Francesco di Assisi, e molte volte, in passato e ancor oggi, trattengono i chiamati a seguire Gesù. Il Crocifisso Risorto è diventato l’incarnazione di tutti quei giovani che vogliono seguire lui, povero, casto e obbediente. Egli si è donato per noi come seme gettato nella terra della nostra vita  e aspettava di diventare un albero rigoglioso con frutti copiosi di grazie. A questo, credo, servì la grazia trasformante nella contemplazione del Crocifisso Risorto di San Damiano, un Cristo di luce con gli occhi aperti che vede la miseria, la fragilità e le debolezze dei suoi figli. Il messaggio che essa ci dona è chiaro: “Ricorda: la croce non rattrista la vita, ma dona la grazia di ritrovare nel Cristo della croce colui che illumina e rincuora ogni vita spenta e delusa”.<br />
<strong>Cuori fecondi. </strong>La vocazione o chiamata alla vita consacrata è una via coraggiosa, da scegliere con il cuore, fatta per dei <em>“cuori ardenti”</em>, come direbbe Teilhard de Chardin, proponendo un sentiero suggestivo verso la felicità, fatta per i cuori fecondi da contagiare e da amare. Le lampade d’amore si accendono nei nostri cuori ogni volta che il nostro sì diventa totale, fecondo, sequela, abbandono e obbedienza. Certo, la nostra condizione umana di fragilità assume alcune volte o sempre oscurità, ma siamo certi che come l’Apostolo delle genti anche noi potremmo anzi ci dobbiamo rialzare e a camminare sulla via dello spirito. La nostra è una realtà ricca di chiaroscuri, di momenti di intensa sofferenza ma anche di grandi possibilità di gustare la vita. È quanto mai attuale, oggi, l’affermazione dello scrittore inglese C.S. Lewis: <em>“La sofferenza di oggi prepara la gioia di domani” </em>. Inoltre, diceva il grande romanziere francese F. Mauriac: <em>“Quando paurosa è la notte della vita, non squarciata da bagliore di una lampada! È necessario avere con sé una riserva d’olio perché le nostre lampade risplendono. È necessario avere dentro di sé molto amore, per riscaldare le nostre notti fredde”</em>. La cosa bella della chiamata alla vita consacrata è che il Signore ci vuole uniti a lui con il cuore riscaldato d’amore.<br />
<strong>Svelamento nell’intimità.</strong> La chiamata alla vita consacrata non è un dono par-time della propria esistenza, non è legata ad una scelta di entusiasmo o emotività che potrebbe essere facilmente disdetta, ma è <em>full-time</em>, cioè coinvolgimento pieno e radicale, che porta a vivere quel senso di <em>svelamento nella intimità</em> essenziali per essere profondamente se stessi, ma altrettanto capaci di farsi carico con il cuore e con la vita delle storie, degli accadimenti anche con i fratelli che il Signore del tempo e della storia dispone accanto al chiamato.<br />
<strong>Fraternità relazionale.</strong> All’uomo Adamo, signore di ogni cosa creata, manca un “tu” con cui intrecciare una relazione d’amore. Ogni chiamato alla vita consacrata, proprio nella misura in cui vive la sua umanità, ha bisogno di relazioni vere e intense. Molte volte la relazione ha le sue asprezze e le sue conflittualità rugose, ma anche queste contribuiscono a una crescita comune. In una relazione è importante far emergere il bene che c’è, imparare a uscire da quei residui di narcisismo infantile che sono presenti nel nostro cuore e che ci porterebbero a collocare sempre noi stessi sul piedistallo, in un atteggiamento che non valorizza l’altro, ma purtroppo lo sfrutta cinicamente. La parola relazione deriva dal verbo latino “refero” che ha tre significati fondamentali: <em>“ri-portare, rendere, raccontare”.</em><br />
<strong>Fiducia di un futuro.</strong> Il futuro è il tempo dell’attesa, contro la frenesia agitata e nevrotica della vita dei nostri giorni. Il futuro è la via della pace del cuore che attraversa gli eventi preziosi della quotidianità, incontra la via del perdono e dell’amore. Afferma Sr. M.A. Quagliani: <em>“Il futuro è il ‘luogo’ dove ognuno dirige i propri passi per trascorrere la vita che viene avanti; è novità, è impegno, è ricerca continua per chi crede di essere chiamato a dare il proprio contributo per favorire un salto qualitativo nel modo di vivere, di rapportarsi, di credere, di sperare e di amare. Non possiamo continuare a vivere paghi di ciò che abbiamo sempre fatto. Dobbiamo domandarci che cosa possiamo fare oggi, per prepararci e preparare i destinatari della nostra missione a pensare al futuro come ad una terra promessa e quindi con speranza, incominciando ogni giorno a costruirlo con fiducia, perché al di là degli errori che pure potranno esserci, sappiamo che Dio precede i nostri passi e ci conduce con amore di Padre” .</em><br />
<strong>Discernimento e guarigione.</strong> È importante, in un cammino spirituale o di accompagnamento di un chiamato alla vita consacrata, che prima di affrontare le resistenze che possono dar luogo ad aridità e blocco, partiamo da un dato significativo: il discernimento e guarigione o il cuore umano è ricco di discernimento e guarigione. Il discernimento è una relazione corretta con Dio che stabilisce una comunione di vita tra Lui e noi. In Gesù, mediante lo Spirito, Egli agisce in noi, ci conduce su una via di conversione e di santità, che si manifestano con i frutti buoni dello Spirito. Ecco perché è interessante che discernimento sia preghiera di guarigione. La preghiera di guarigione è una preghiera di integrazione dove è presente la ragione, l’emozione, la volontà, i desideri, senza che nessuno prenda l’esclusiva, ma tutti insieme lavorano in una sinfonia meravigliosa: la musica della guarigione di Dio. Gesù propose la preghiera come mezzo di guarigione per i casi più difficili (cf Mc 9,29). L’invito finale è quindi quello di credere nella preghiera sempre, quando è di supplica, di lode, di ringraziamento, di discernimento, ma credervi anche quando si chiede la guarigione. Non crederci significa fare del male a noi e al nostro rapporto con Cristo come scrive S. Agostino: <em>“Ci è venuto incontro un medico tanto buono e valente (Cristo) da liberarci da tutti i nostri mali. Se vogliamo di nuovo ricadere nella malattia, non solo recheremo danno a noi stessi, ma ci dimostreremo anche ingrati verso il nostro medico” .</em><br />
<strong>Freschezza d’amore.</strong> C’è un tempo, nella vita, che potremmo qualificare come il tempo dell’adulto maturo: è la stagione della fecondità e dell’interiorizzazione. La persona adulta ha acquisito esperienza, competenza e consapevolezza delle proprie forze. Vivere con trasparenza è un valore straordinario, che ben si declina con chi persegue la via dell’ascolto. Trasparenza vuol dire freschezza d’amore di tutto ciò che è verità, sguardo di comprensione e di accettazione della globalità del chiamato alla vita consacrata.<br />
<strong>Pronti … si parte. </strong>Proprio per renderla più preziosa la partenza di un chiamato alla vita consacrata penso ad una vocazione d’amore totale e feconda, che mette al centro quotidianamente la freschezza e la novità del primo amore e il fascino del volto di Cristo impresso nei fratelli che egli stesso ti dona.</p>
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		<title>Ravviviamo la fiamma del nostro carisma</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 09:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il XII corso di formazione per animatori della PGV si terrà a Frascati dal 9-13 novembre 2009. L&#8217;obbiettivo del corso è coinvolgere i responsabili della PGV attraverso un confronto fraterno sulla reviosione del Progetto formativo dei Cappuccini Italiani. Esso è rivolto ai responsabili provinciali della PGV, i responsabili delle case di accoglienza e postulato. L&#8217;accompagnamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il XII corso di formazione per animatori della PGV si terrà a Frascati dal 9-13 novembre 2009. L&#8217;obbiettivo del corso è coinvolgere i responsabili della PGV attraverso un confronto fraterno sulla reviosione del Progetto formativo dei Cappuccini Italiani. Esso è rivolto ai responsabili provinciali della PGV, i responsabili delle case di accoglienza e postulato. L&#8217;accompagnamento del corso è affidato a fra Angelo Borghino, maestro dei postnovizi di Cremona.<span id="more-195"></span>&#8220;Sappiamo quanto oggi sia difficile questo annuncio e quanto sia facile la tentazione dello scoraggiamento quando la fatica sembra inutile. « La pastorale vocazionale costituisce il ministero più difficile e più delicato ».  Ma vorremmo anche ricordare che non c&#8217;è nulla di più esaltante d&#8217;una testimonianza così appassionata della propria vocazione da saperla rendere contagiosa. Nulla è più logico e coerente d&#8217;una vocazione che genera altre vocazioni e vi rende a pieno titolo « padri » e « madri ». In particolare vorremmo con questo scritto rivolgerci non solo a chi ha un incarico esplicito nella promozione vocazionale, ma anche a chi di voi non è impegnato direttamente in essa, o a chi ritiene di non aver alcun obbligo in tale direzione.</p>
<p>Vorremmo ricordare a costoro che solo una testimonianza corale rende efficace l&#8217;animazione vocazionale, e che la cosiddetta crisi vocazionale è prima di tutto legata alla latitanza di qualche testimone che rende debole il messaggio. In una Chiesa tutta vocazionale, tutti sono animatori vocazionali. Beati voi, allora, se saprete dire con la vostra vita che servire Dio è bello e appagante, e svelare che in Lui, il Vivente, è nascosta l&#8217;identità d&#8217;ogni vivente&#8221;  (cfr. Col 3, 3; NVNE).</p>
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		<title>La mia fiducia in Te</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 21:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[assisi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;LA MIA FIDUCIA IN TE&#8221; è il titolo dell&#8217;inno del  XXIV convegno nazionale  dei giovani italiani in ricerca vocazionale seguiti dai Frati Cappuccini.  L&#8217;appuntamento e fissato come di consueto dal 1 al 4 settembre nella città che ha dato i natali non solo a Francesco e Chiara d&#8217;Assisi, ma sopratutto al &#8220;continente&#8221; francescano diffuso in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>&#8220;LA MIA FIDUCIA IN TE&#8221;</strong></em> è il titolo dell&#8217;inno del  <em>XXIV convegno nazionale  dei giovani italiani in ricerca vocazionale</em> seguiti dai Frati Cappuccini.  L&#8217;appuntamento e fissato come di consueto dal 1 al 4 settembre nella città che ha dato i natali non solo a Francesco e Chiara d&#8217;Assisi, ma sopratutto al <em>&#8220;continente&#8221;</em> francescano diffuso in ogni parte del mondo. Il convegno nazionale è un evento attesissimo dai giovani che sono alla ricerca del Progetto di Dio per il loro futuro. L&#8217;inno vuole raccontare il presente  vissuto dai giovani di oggi e così lanciare uno sguardo concreto su una possibilità che ci si può dare, quella di fondare l&#8217;oggi del uomo  basato su una persona quella di <em>Gesù Cristo e del suo Vangelo</em>. L&#8217;inno è stato pensato dai Giovani frati della provincia di Puglia che si occuperà al convegno di tutta l&#8217;animazione musicale. A breve la base sarà disponibille sul canale di you tube.<span id="more-185"></span></p>
<p><object width="271" height="224" data="http://www.youtube.com/v/_6Kl5RjUP6U" type="application/x-shockwave-flash"><param name="salign" value="tl" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/_6Kl5RjUP6U" /><param name="align" value="left" /></object></p>
<p>XXIV convegno nazionale dei giovani in ricerca vocazionale<br />
<strong>La mia fiducia in Te</strong></p>
<p>Sogni e progetti mi porto nel cuor<br />
eppure mi chiedo se<br />
è ciò che fa per me</p>
<p>Poi ti ho incontrato un giorno Gesù<br />
e ti ho seguito perché<br />
sei tu il Salvator!</p>
<p><strong>Ho posto mio Signore<br />
la mia fiducia in te,<br />
perché ho scelto di stare<br />
sempre al tuo fianco, mio Signor.</strong><br />
Dimmi ciò che vuoi che io faccia Gesù<br />
dimmi ciò che è buono per me<br />
la vita mia è tua.</p>
<p>Fai di me<br />
quel che vuoi<br />
solo tu sei il mio Re,<br />
io ti seguirò mio Gesù</p>
<p><strong>Ho posto mio Signore<br />
la mia fiducia in te,<br />
perché ho scelto di stare<br />
sempre al tuo fianco, mio Signor. (2v)</strong></p>
<p>Dimmi ciò che vuoi che io faccia Gesù<br />
dimmi ciò che è buono per me<br />
la vita mia è tua.</p>
<p>Fai di me<br />
quel che vuoi<br />
solo tu sei il mio Re,<br />
io ti seguirò mio Gesù</p>
<p><strong>Ho posto mio Signore<br />
la mia fiducia in te,<br />
perché ho scelto di stare<br />
sempre al tuo fianco, mio Signor. (2v)</strong></p>
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		<title>10 passi vocazionali</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 16:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>frarufus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[MAESTRO, DOVE ABITI?  (Gv 1,38)
&#8230;l&#8217;incontro che fa nuova la vita!
1. Mettiti di fronte al brano di Gv 1,35-51 con l&#8217;atteggiamento di chi vuole scoprire qualcosa di importante per la sua vita. Sottolinea quali parole, verbi, espressioni usate da Giovanni ti provocano maggiormente, e cerca di capirne il perché. Prova a riflettere con quali dei personaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MAESTRO, DOVE ABITI?  (Gv 1,38)</p>
<p>&#8230;l&#8217;incontro che fa nuova la vita!</p>
<p>1. Mettiti di fronte al brano di Gv 1,35-51 con l&#8217;atteggiamento di chi vuole scoprire qualcosa di importante per la sua vita. Sottolinea quali parole, verbi, espressioni usate da Giovanni ti provocano maggiormente, e cerca di capirne il perché. Prova a riflettere con quali dei personaggi che in questo brano vengono presentati ti identifichi di più.<br />
<span id="more-183"></span></p>
<p>2. Gesù ai due discepoli di Giovanni Battista che lo seguono pone una domanda fondamentale: &#8220;Che cercate?&#8221; (Gv 1,38). Gesù è interessato, attento a chi è alla ricerca della vita.</p>
<p>Anche tu come i discepoli ti poni in un atteggiamento di ricerca: quali domande forti senti che Gesù fa alla tua vita?</p>
<p>3. I discepoli hanno risposto a Gesù con una domanda. Prova a mettere in luce quale domanda fondamentale è presente nella tua vita.</p>
<p>4. Gesù accoglie ogni persona nella situazione di vita in cui si trova, non si ferma di fronte all&#8217;incredulità o allo scetticismo, ma sa cogliere il positivo che c&#8217;è in ognuno, come ha fatto con Natanaele (cf. Gv 1,43-51).</p>
<p>Pensa come il rapporto con Gesù ti fa conoscere ciò che sei, come Lui ti sa accogliere con la tua realtà, i tuoi doni e i tuoi limiti. Rivolgi anche tu a Gesù la domanda di Natanaele: &#8220;Come mi conosci?&#8221; (Gv 1,48).</p>
<p>5. Gesù invita i discepoli ad andare nella casa, ad entrare in intimità con Lui, a fare esperienza di Lui.</p>
<p>Prova a raccontarti quale fatto della tua vita è per te esperienza d&#8217;incontro con Gesù, dello &#8220;stare nella sua casa&#8221;.</p>
<p>6. Rimanere con Gesù (cf. Gv 1,39) significa accettare l&#8217;invito che Lui fa di entrare nel suo progetto, di abitare nella sua tenda, di vivere nell&#8217;intimità con Lui per conoscerlo sempre più profondamente.</p>
<p>Leggi per questo l&#8217;inizio del Vangelo di Giovanni: Gv 1,1-18.</p>
<p>* Gesù è la Parola-Progetto che conosce il Padre ed è intimamente conosciuto dal Padre.</p>
<p>* Gesù manifesta nello Spirito l&#8217;amore del Padre che continuamente genera vita nuova, per questo Egli è il fine della creazione nuova che si compie nel progetto del Regno.</p>
<p>Scegli alcuni brani biblici che ti possono aiutare ad entrare nella contemplazione di Gesù, per scoprire chi è Lui per te.</p>
<p>7. Gesù chiama i discepoli a seguirlo perché si realizzi il progetto del Regno attraverso il loro impegno, il loro progetto personale, la loro partecipazione responsabile.</p>
<p>Oggi chiama te per essere un discepolo che insieme con Lui porta avanti il progetto del Regno. Verifica se c&#8217;è e quale è il progetto personale che stai costruendo, come ciò che sei è al servizio del Regno che Gesù è venuto ad annunciare.</p>
<p>8. Gesù scommette sulle nostre possibilità e per questo ci chiama a seguirlo. È necessario che cresciamo alla luce della Parola, che troviamo spazi nella nostra giornata per entrare in dialogo con Lui, che viviamo come un dono suo i Sacramenti dell&#8217;Eucaristia e della Riconciliazione, per riuscire a conoscerci come Gesù ci conosce e poter donare quanto scopriamo di noi.</p>
<p>Prova a ripensare alla tua vita, nella luce di Gesù che ti conosce, attraverso gli appuntamenti che Lui ti dà.</p>
<p>9. Conoscere Gesù e conoscersi in Gesù significa far convergere tutta la nostra vita attorno ad alcuni valori che la Parola ci fa scoprire. Pensa a quali sono questi valori centrali della tua vita, perché hai capito che sono proprio &#8220;quei valori&#8221; su cui vale la pena di &#8220;giocare&#8221; tutta la vita, e come cerchi di farlo.</p>
<p>10. Il nostro incontro con Gesù deve tradursi in annuncio e testimonianza per altri.</p>
<p>È l&#8217;esperienza di Andrea che porta Pietro da Gesù (cf. Gv 1,40-42), è la novità nella vita di Filippo che si fa testimonianza per Natanaele vincendo la sua incredulità (cf. Gv 1,44-45).</p>
<p>Alla luce dell&#8217;esperienza di questi testimoni dell&#8217;&#8221;incontro che fa nuova la vita&#8221;, scopri, verifica, progetta, l&#8217;annuncio che sai dare di Gesù novità della tua vita.</p>
<p>articolo preso da <a href="http://www.apostoline.it/orientarsi/giovanni/passo2.htm" target="_blank">www.apostoline.it</a></p>
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