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	<title>Personal Report</title>
	
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		<title>Cosa vuol dire fare un regalo oggi, nel 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
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		<category><![CDATA[progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Frank Chimero alle Do Lectures a proposito di lavorare in "modo lungo, stupido e difficile", essenza del dono e regali digitali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-27096" title="Frank Chimero alle DO Lectures" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Frank_Chimero_DO_Lectures.jpg" alt="" width="180" height="120" />Frank Chimero è uno dei miei preferiti di tutto l’internet. È un designer, un illustratore e, da quando ha raccolto 100.000 dollari su Kickstarter, sta anche scrivendo un libro. Va anche molto in giro a parlare. L’anno scorso è stato alle Do Lectures, i cugini hippy dei TED Talk, a raccontare di <a href="http://dolectures.com/lectures/do-things-the-long-hard-stupid-way/" target="_blank">come funzionano i doni e regali</a>. Il suo <em>speech</em> dura venti minuti, è in inglese e non ha i sottotitoli. So che non c’è modo di convincere nessuno a vederlo, così ho deciso di riassumerlo. Continua ad essere lungo, d’accordo, ma meno. Credo dica un po&#8217; di cose importanti.<span id="more-27075"></span></p>
<p><strong>Fare le cose <em>the long, hard, stupid way</em></strong><br />
Il punto di partenza è una citazione di David Chang (chef fenomenale, ricorderete la sua rivista <a href="http://www.personalreport.it/2011/06/lucky-peach-la-nuova-rivista-di-mcsweeneys/" target="_blank">Lucky Peach</a>). In un cammeo nella serie <em>Treme</em> dice che al suo ristorante «cercano di fare le cose nel modo giusto, che di solito vuol dire farle <em>the long, hard, stupid way</em>». (È il terzo video di <a href="http://eater.com/archives/2011/06/13/treme-watch-david-chang-gets-a-cameo.php" target="_blank">questa pagina</a>, se volete vederlo.)</p>
<p>Dalla prospettiva di qualcuno che fa, dice Frank, lavorare nel <em>modo lungo, stupido e difficile</em> vuol dire partire da zero ogni volta, lavorare tanto, stare alzati fino a tardi e svegliarsi presto, buttare via le idee buone per trovarne di migliori. Tutto perché si tiene al proprio lavoro.</p>
<p>In un lavoro fatto in <em><em>modo lungo, stupido e difficile</em></em> c&#8217;è qualcosa di più rispetto a un lavoro semplicemente ben fatto, c’è l’essenza del donare. È un piatto cucinato con cura, un paragrafo scritto perfettamente, una storia raccontata bene in un romanzo.</p>
<p>C’è un racconto giapponese del XV secolo che spiega perfettamente che cos&#8217;è quest&#8217;<em>essenza del don</em>o. Il protagonista è studente molto molto povero che può permettersi solo di mangiare riso bianco. Una sera gli viene l’idea di mangiare il suo riso alla finestra, da cui sale il profumo del pesce cotto dalla padrona di casa al piano di sotto. Mangia, e il solo profumo del pesce migliora di gran lunga il sapore della sua cena.</p>
<p>Amo quest’idea, dice Frank, perché succede la stessa cosa quando godiamo del lavoro degli altri. Stanno cuocendo il loro pesce, ma la fatica che fanno e l&#8217;impegno che ci mettono migliorano l’ambiente attorno al loro lavoro.</p>
<p>La storia dello studente però continua. La padrona di casa lo accusa di rubare il profumo del suo pesce. E lo trascina da un giudice. Lo studente ha soldi appena per pagare il suo riso e ha paura.<br />
Il giudice ascolta il caso e dice allo studente: «tira fuori i soldi che hai e mettili nella tua mano destra». Lui, intimorito, obbedisce. La padrona di casa osserva. «Ora fai cadere i soldi nella tua mano sinistra». Lo studente esegue, i soldi tintinnano. «Bene, la questione è risolta» dice il giudice. <!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/71OVh6ut3_GMcgHSgaypn8D_Gwo/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/71OVh6ut3_GMcgHSgaypn8D_Gwo/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/71OVh6ut3_GMcgHSgaypn8D_Gwo/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/71OVh6ut3_GMcgHSgaypn8D_Gwo/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/5CCMt0vp7R0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Charley Harper, l’illustratore che pensava piatto</title>
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		<comments>http://www.personalreport.it/2012/02/charley-harper-lillustratore-che-pensava-piatto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>

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		<description><![CDATA[«Non conto le piume nelle ali, conto solo le ali»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vagando nell’immenso archivio del solito <a href="http://www.flickr.com/photos/49566873@N00">professor Michael Stoll</a> mi sono imbattuto nelle foto di un vecchio libro di scienze pieno di illustrazioni. S’intitola <a href="http://www.flickr.com/photos/mstoll/sets/72157622519523065/">The Giant Book of Biology</a>, è del 1961 e i disegni sono opera di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charley_Harper">Charley Harper</a>: sono pochi i bambini americani che negli anni Sessanta non hanno sfogliato un libro illustrato da lui ma, misteriosamente, all’estero è poco conosciuto.</p>
<p dir="ltr"><img class="alignnone size-full wp-image-27216" title="Serengeti Spaghetti" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/39978t.jpg" alt="" width="440" height="317" /><span id="more-27069"></span>Il primo grande lavoro a cui si dedicò all’inizio della carriera fu un corredo di illustrazioni per un libro di cucina, Betty Crocker’s Dinner for Two Cook Book. Ben presto capì che disegnare casalinghe felici lo frustrava e da lì in avanti si occupò perlopiù di soggetti naturali, meglio se animali, meglio se pennuti. Cominciò anche a sperimentare e ad affinare uno stile personale che lui stesso definì «realismo minimale», e basta <a href="https://www.google.com/search?hl=en&amp;sugexp=lttmo,n%3D60&amp;tok=MZLADp3HBjX3tfgiktOxtA&amp;cp=10&amp;gs_id=1n&amp;xhr=t&amp;q=charley+harper&amp;gs_upl=&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;biw=1366&amp;bih=648&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;tbm=isch&amp;source=og&amp;sa=N&amp;tab=wi&amp;authuser=0&amp;ei=CzsyT8uyLIbh4QStwYCqBQ">googlarlo</a> per farsi un’idea di cosa significhi.</p>
<blockquote><p>Le leggi della prospettiva e le ombreggiature mi legavano le mani, lo sforzo costante di creare l&#8217;illusione delle tre dimensioni mi limitava come artista. [...] La rappresentazione della natura è da sempre dominata dal realismo, io ho scelto di fare in modo diverso perchè penso piatto, spigoloso e semplice. [...] Non conto le piume nelle ali, conto solo le ali.</p></blockquote>
<p>Nei disegni di Harper la terza dimensione si appiattisce sostituita da sovrapposizioni di colori e ombre, le pellicce e i piumaggi diventano texture e motivi ornamentali geometrici, le forme si specchiano in composizioni simmetriche, i colori si saturano e i tratti si fanno spigolosi o perfettamente sinuosi. Col tempo riuscì a spingere la sua idea all’estremo portando alla ribalta il purissimo segno grafico, preservando sempre la riconoscibilità dei soggetti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27134" title="Everglade Kite" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Everglade-Kite.jpg" alt="" width="440" height="308" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27135" title="Twowls" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Twowls.jpg" alt="" width="440" height="427" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27138" title="Upside Downside" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Upside-Downside.jpg" alt="" width="440" height="493" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27137" title="Pelican in a Downpour" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Pelican-in-a-Downpour.jpg" alt="" width="440" height="307" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27136" title="Cool Carnivore" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Cool-Carnivore.jpg" alt="" width="440" height="442" />Il nuovo stile comparve per la prima volta sul numero di dicembre del 1948 di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ford_Times">Ford Times</a>, la rivista di lifestyle riservata ai clienti della casa automobilistica. Arthur Lougee, l’art director, rimase talmente impressionato che prolungò la collaborazione assegnando ad Harper anche la progettazione di diverse copertine. La collaborazione con Ford Times continuò per altri trent’anni.</p>
<p>Oltre a The Giant Book of Biology, Harper deve la sua fama a <a href="http://www.amazon.com/Animal-Kingdom-Introduction-Groups-Animals/dp/B0006BVUB6" target="_blank">The Animal Kingdom</a>, un libro del 1968 destinato ai ragazzini delle medie. Qui in particolare si nota come la semplificazione dei tratti non si traduca mai in un edulcoramento della realtà: gli animali non assumono un aspetto antropomorfo, come invece succedeva in molti altri libri per ragazzi e, come già Audubon più di un secolo prima &#8212; ne avevamo parlato <a href="http://www.personalreport.it/2011/11/scansioni-hi-res-birds-america-audubon/" target="_blank">qui</a> &#8212; ritrae anche la faccia cattiva della natura. Ci sono tarantole che mangiano passerotti e mucche divorate dai piraña.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27132" title="A School of Piranhas Attack a Cow Crossing a Stream and Reduce Her to a Skeleton in Seconds" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/A-School-of-Piranhas-Attack-a-Cow-Crossing-a-Stream-and-Reduce-Her-to-a-Skeleton-in-Seconds.jpg" alt="" width="440" height="629" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27170" title="Skull" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/skull.jpg" alt="" width="440" height="623" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27133" title="Defensive Devices of the Lizards" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Defensive-devices-of-the-Lizards.jpg" alt="" width="440" height="326" /></p>
<p>Quella a The Animal Kingdom fu l’ultima grande commissione che accettò. Fino al 2007, anno della sua morte, lavorò perlopiù a serigrafie in serie limitata.</p>
<p>Se vi interessa approfondire l’argomento le risorse sono infinite. C’è un librone grande come un tavolino da salotto redatto da Todd Oldham che s’intitola Charley Harper: An Illustrated Life, ora disponibile anche in <a href="http://www.ammobooks.com/books/harper_popular/">versione mini</a>. Poi c&#8217;è la retrospettiva in cinque parti che Codex99 ha dedicato ad Harper in cui si raccontano nel dettaglio tutte le collaborazioni a cui ha lavorato durante gli anni Cinquanta e Sessanta (<a href="http://codex99.com/illustration/35.html">parte 1</a>, <a href="http://codex99.com/illustration/36.html">2</a>, <a href="http://codex99.com/illustration/38.html">3</a>, <a href="http://codex99.com/illustration/40.html">4</a>, <a href="http://www.codex99.com/illustration/79.html">5</a>).</p>
<p>Un giochino per concludere. L’illustrazione che vedete qui sotto &#8212; per vederla più grande cliccatela &#8212; s&#8217;intitola Mystery of the Missing Migrants: quanti uccelli riuscite a riconoscere? <a href="http://archive.audubonmagazine.org/features0801/mysteryMigrantsKey.html">Qui</a> c’è la soluzione.</p>
<p><a href="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Mystery-of-the-Missing-Migrants-biggerr.jpg" rel="lightbox[27069]" title="Mystery of the Missing Migrants"><img class="alignnone size-full wp-image-27140" title="Mystery of the Missing Migrants" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Mystery-of-the-Missing-Migrants-bigger.jpg" alt="" width="440" height="285" /></a><!-- PHP 5.x --></p>

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		<title>Monday Tunes: dalla Svezia arriva la musica per sonnambuli</title>
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		<comments>http://www.personalreport.it/2012/02/monday-tunes-innocent-vigilant-ordinary-luke/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[monday tunes]]></category>

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		<description><![CDATA[Le undici ninnenanne pop degli Innocent Vigilant Ordinary]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JAaaMX_oefQ" frameborder="0" width="440" height="328"></iframe></p>
<p><em>Innocent Vigilant Ordinary</em>, un duo formato da un italiano (Andrea) e uno svedese (Dick), ci porta dritti dritti nel mondo del &#8220;pop da camera&#8221; che tanto piace da qualche anno a questa parte. Hanno solo 24 fan su Facebook ma il loro disco di debutto, <em>Luke</em>, si lascia ascoltare con piacere. L&#8217;opera, composta di 11 tracce-ninnananna, si riassume bene nel singolo <em>I Used To Be A Sparrow</em> che evoca una dimensione onirica fatta di arpeggi celestiali e un rincorrersi di voci eteree. Se anche voi eravate un passerotto non potrete non apprezzare.<!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JfvH4pq4Oz31ZyISlZTTnieHRC4/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JfvH4pq4Oz31ZyISlZTTnieHRC4/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JfvH4pq4Oz31ZyISlZTTnieHRC4/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JfvH4pq4Oz31ZyISlZTTnieHRC4/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/GetnVPAy-sk" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>I 40.000 stereogrammi animati della New York Public Library</title>
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		<comments>http://www.personalreport.it/2012/02/stereogranimator-stereogramma/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[progetto web]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono 40.000 stereogrammi della New York Public Library da trasformare in mini animazioni 3D, che stai aspettando?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-27013" title="Stereogramma ©NYPL" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/stereogram.png" alt="" width="440" height="231" />Le due fotografie sopra sembrano identiche ma sono state scattate a dieci centimetri una dall&#8217;altra, circa la distanza che c&#8217;è tra i nostri occhi. Si tratta di uno <em>stereogramma</em> e per usarlo avreste bisogno di uno <em>stereoscopio</em>, <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6c/Tru-Vue_bakelite_viewer.jpg" target="_blank">una specie di binocolo</a> che impone all&#8217;occhio destro di vedere solo l&#8217;immagine di destra e all&#8217;occhio sinistro quella di sinistra. Così facendo trarreste il vostro cervello in inganno e avreste l&#8217;illusione di percepire la profondità. È una cosa più vecchia della fotografia ma ha già quasi tutto quello che serve per il cinema 3D di oggi.</p>
<p>Il problema, come abbiamo visto, è che su schermo gli stereogrammi sono solo due fotografie identiche affiancate, un peccato per l&#8217;archivio di oltre 40.000 stereogrammi collezionati e digitalizzati dalla New York City Library. Proprio qui entra in scena <a href="http://stereo.nypl.org/about" target="_blank">Joshua Heineman</a> contribuendo all&#8217;invenzione di <a href="http://stereo.nypl.org/" target="_blank">un sito</a> che permette di scegliere uno stereogramma dall&#8217;archivio e trasformarlo in <a href="http://stereo.nypl.org/assets/sample-gif-6cb96c2604322778488f28d68ab93d4f.gif" target="_blank">una mini animazione</a> che recupera la sensazione di profondità. <span id="more-27012"></span>L&#8217;operazione è facile e abbastanza divertente quindi <a href="http://stereo.nypl.org/" target="_blank">provateci</a>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27023" title="Stereogramma" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/stereogramma.png" alt="" width="440" height="230" />Come sempre se vi va di rallentare il caricamento di questa pagina riempendo i commenti di gif animate prodotte con <a href="http://stereo.nypl.org/" target="_blank">Stereogranimator</a> siete i benvenuti. Ah, secondo Wikipedia quelle mini animazioni hanno un nome: <em>wiggle-gram.</em><!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ju33lxf2FkuAG5A36b8NLG83GFw/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ju33lxf2FkuAG5A36b8NLG83GFw/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ju33lxf2FkuAG5A36b8NLG83GFw/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ju33lxf2FkuAG5A36b8NLG83GFw/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/uJI_JvFJP5o" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La migliore mappa degli Stati Uniti di sempre?</title>
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		<comments>http://www.personalreport.it/2012/02/david-imus-essential-geography-united-states-cagis/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Daily Infographics]]></category>
		<category><![CDATA[cartografia]]></category>
		<category><![CDATA[geografia]]></category>
		<category><![CDATA[infografiche]]></category>
		<category><![CDATA[mappe]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ha fatta David Imus tutto da solo lavorandoci 6.000 ore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno la <a href="http://www.cartogis.org/">Cartography and Geographic Information Society</a> organizza un concorso per premiare la migliore mappa pubblicata nel Nord America durante l’anno precedente. Il Best of Show è la massima onoreficenza a cui un cartografo possa ambire.</p>
<p>Di solito ad aggiudicarsi il premio sono i giganti del settore, come National Geographic o Rand McNally, ma l’ultima volta ha vinto un artigiano delle mappe. Si chiama David Imus, vive e lavora in una fattoria a Eugene, Oregon, e ha portato al concorso <a href="http://imusgeographics.com/">The Essential Geography of the United States of America</a>, una mappa degli Stati Uniti di 120 per 90 centimetri, come quelle che si appendono ai muri delle aule scolastiche. Recentemente Seth Stevenson ha scritto un <a href="http://www.slate.com/articles/arts/culturebox/2012/01/the_best_american_wall_map_david_imus_the_essential_geography_of_the_united_states_of_america_.single.html" target="_blank">articolo</a> per Slate definendola «The Greatest Paper Map of the United States You’ll Ever See».</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-27007" title="The Essential Geography of the United States of America" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Imus-Copia.jpg" alt="" width="440" height="310" />Ciò che differenzia la mappa di Imus da quelle in circolazione è innanzitutto l&#8217;intervento umano: Imus ha impiegato 6.000 ore &#8212; circa due anni &#8212; per completarla senza l&#8217;aiuto di nessuno. L’unico apporto esterno è stato quello di <a href="http://pdcarto.com/">Pat Dunlavey</a>, un amico cartografo che gli ha fornito una mappa muta degli Stati Uniti su cui, con tanta pazienza, Imus ha posizionato tutti gli elementi ragionando ogni scelta.</p>
<p>Imus spiega che le mappe prodotte in modo industriale sono poco accurate, inevitabilmente: com’è ovvio, le nomenclature, i confini e gli elementi del paesaggio sono posizionati automaticamente grazie a un algoritmo pescando da enormi database. A volte i nomi di alcuni paesi vengono cancellati per far posto al tracciato di un’autostrada. Vince il più forte. Gli errori, perlopiù refusi e sovrapposizioni selvagge, vengono corretti in India da lavoratori sottopagati, ma manca la sensibilità e la passione del cartografo.</p>
<p dir="ltr">L’altro fattore che rende unica la mappa di Imus è una scelta di fondo, come ha spiegato in un&#8217;<a id="internal-source-marker_0.41256442029107976" href="http://www.oregonlive.com/environment/index.ssf/2011/06/oregon_native_david_imus_puts.html">intervista </a>all&#8217;Oregonian.</p>
<blockquote><p>Le mappe degli Stati Uniti in circolazione [...] non provano a mostrarci le basi, quella che io chiamo geografia essenziale. Su quelle mappe non si può trovare il Gateway Arch o la Anheuser-Busch Brewery, non puoi vedere come i sobborghi si fondano in un’unica area urbana. Sono ottime per memorizzare dove si posizionano gli stati ma non affrontano la geografia in modo profondo. Ho fatto una mappa in cui, guardando un posto, si può vedere una combinazione unica di elementi che lo distinguono da qualsiasi altro luogo del mondo. Questa è la geografia.</p></blockquote>
<p dir="ltr"><img class="alignnone size-full wp-image-26992" title="Cincinnati" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/Cincinnati.jpg" alt="" width="440" height="269" />Le scelte di Imus puntano alla chiarezza: come si può vedere nel dettaglio qui sopra &#8212; a sinistra la mappa di Imus, a destra una di National Geographic &#8212; i contorni spessi e colorati, che solitamente distinguono uno stato dall&#8217;altro, sono sostituiti da linee verdi meno appariscenti ma che non coprono gli elementi naturali che possono fare da confine, come i fiumi e le catene montuose. Le città si trasformano da punti ad aree urbane, spariscono alcune cittadine minori ma compaiono le aree boscose, i fusi orari, le altitudini e un migliaio di elementi d’interesse culturale e naturalistico.</p>
<blockquote><p>Ci sono due tipologie principali di mappe. Gli americani ne conoscono bene uno, ed è la mappa come mezzo per orientarsi. Le McNally, le AAA, Google Maps sono ottimi strumenti per muoversi da A a B. Ma c’è un altro tipo di mappa meno familiare, è la mappa che fa conoscere i dintorni. La mia mappa mostra qual è il fiume dalla maggior portata più vicino, le città più grandi, l’altezza, e così via. Il mondo è come una grande arazzo fatto di fiumi e strade, punti di riferimento, valli e deserti, ma non ci si fa più molta attenzione.</p></blockquote>
<p dir="ltr">Il punto di riferimento di Imus è <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eduard_Imhof">Eduard Imhof</a>, uno dei più grandi cartografi svizzeri di sempre. Emholf ha dimostrato che chiarezza e bellezza sono due concetti in stretta relazione e Imus sembra aver seguito alla lettera la lezione.</p>
<blockquote><p>Penso che la mia mappa sia bella ma non ho fatto nulla perchè lo fosse, ho solo provato a renderla chiara.</p></blockquote>
<p>E qual è il migliore cartografo di oggi? Secondo Imus è <a href="http://www.allancartography.com/">Stuart Allan</a>, e c’è da credergli, date un’occhiata al suo <a href="http://www.allancartography.com/portfolio.html" target="_blank">portfolio</a>. Mi è venuta voglia di comprare un atlante.<!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/bBIdqamZoJuyQlayrrxwTXFqdlc/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/bBIdqamZoJuyQlayrrxwTXFqdlc/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/bBIdqamZoJuyQlayrrxwTXFqdlc/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/bBIdqamZoJuyQlayrrxwTXFqdlc/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/YszH2d8NV0E" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Inšallah Madona, inšallah / Bosnia</title>
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		<comments>http://www.personalreport.it/2012/02/insallah-madona/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che il diavolo ti porti]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Hai presente quei luoghi comuni che arrivano dai Balcani?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/andrej-krementschouk-1.jpg" alt="" title="andrej-krementschouk-1" width="440" height="293" class="alignnone size-full wp-image-26990" /><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miljenko_Jergovi%C4%87" target="_blank">Miljenko Jergović</a>, classe 1966, è nato a Sarajevo. Dunque è Bosniaco. Ha studiato filosofia e sociologia e a 22 anni ha pubblicato una raccolta di poesie.</p>
<p>Ha scritto romanzi, raccolte di poesie e racconti. <em>Inšallah Madona, inšallah</em>, è del 2004. <em>Inšallah Madona, inšallah</em> non è una raccolta di racconti, non è un romanzo, non è un saggio, non è un’antologia e nemmeno una raccolta di poesie.</p>
<p>E quindi? E quindi è una sorta di poema che ha origine intorno alla tradizione popolare bosniaca delle <em>sevdalinke</em>. Le sevdalinke sono canzoni popolari cantate dai <em>klape</em>, che sono antichi gruppi canori dalmati.</p>
<p>Le sevdalinke di <em>Inšallah Madona, inšallah</em> sono 19. Qui, in questi 19 poemi, troverai eventi storici come la battaglia di Lepanto, matrimoni zingari dei primi del ‘900, il turismo di guerra dopo i vari genocidi balcanici, le tradizioni famigliari slave, la musica, il cinema, la poesia e parecchie risate.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;" align="center">Portarono una ragazza piccola, minuta e misera, le si vedeva ogni costola. I suoi capelli erano più sottili della cacarella quando ti ingozzi di anguria e l’annaffi con l’acqua fredda, ma i suoi occhi erano vivi, brillavano saltando da una meraviglia all’altra.</p>
</blockquote>
<p>Le sevdalinke.</p>
<p>Jergović ascoltava le svedalinke in macchina tra Zagabria (dove si è trasferito nel 1994) e Spalato, traendone un gran senso di smarrimento, dice.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26970" title="2" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/2.jpg" alt="" width="440" height="293" /><br />
Hai presente quei luoghi comuni, quelle immagini e quei personaggi un po’ logori che arrivano dai Balcani? Le zingare veggenti, i violini, i criminali dal cuore d’oro e i ballerini da bettola? Ok, <em>Inšallah Madona, inšallah </em>contiene tutto questo ma, inaspettatamente, per la sapienza di chi lo ha scritto, tutto questo non appare logoro né scontato. Al contrario. E’ tutto assolutamente necessario. In ogni sua parte.</p>
<p>E poi c’è quella vita, quella musulmana, che in ex Yugoslavia è forte come un sasso che ti arriva sul naso.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;" align="center">Io ti ho accolto nella moschea, ho il turbante in testa, la barba lunga e il volto cadaverico. Uno pensa, questo qui sa tutto in anticipo. Anche le vecchie leggono così il futuro. Non appena entra in contatto con loro, la gente comincia a credere che sappiano tutto. […] Mentre il buon Allah ti punisce perché hai creduto in quello a cui non dovevi credere.</p>
</blockquote>
<p>I 19 poemi sono veri poemi. Ma non sono ispirati alle sevdalinke. Non sono portatori dello stesso messaggio. Non citano nemmeno l’origine del canto. Allora che c’entrano ‘ste sevdalinke?</p>
<p>Jergović ha ricordato gli eventi narrati dai cantori dalmati e li ha campionati, come fossero dei pezzi musicali.</p>
<p><em>Sampl</em>, li chiama.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;" align="center">Il mio nome è Mustafa. Sono uno di quelli che è meglio non guardare. E se ce ne fosse uno anche più brutto, quello sarei io. Quando a Teŝanj una donna resta incinta, le proibiscono di passare sotto casa mia. Se mi guardasse, dicono, il bambino nascerebbe brutto come nessun’altro.<em><br />
</em></p>
</blockquote>
<p>Ah, dimenticavo, se volessi leggere <em>Inšallah Madona, inšallah </em>in lingua originale sarebbe complicato, perché Miljenko lo ha scritto usando una quantità di termini arcaici derivanti dal turco che lo rendono di difficile comprensione a chiunque non sia nato in una locanda bosniaca e abbia bevuto litri di <em>rakija.</em></p>
<p><script id="cloudshopper_ext_settings" type="text/javascript">// <![CDATA[
    window.CS = window.CS||{}; CS.Extension=CS.Extension||{}; CS.Extension._settings = "firefox-9.0.1:1.0.53:8d371d232baa93cb20f93a3ac15cc89:1323654243:1327196458";
// ]]&gt;</script></p>
<div id="cloudshopper_root">
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26972" title="3" src="http://www.personalreport.it/wp-content/uploads/2012/02/3.jpg" alt="" width="440" height="291" /><em></em><br />
<em>Inšallah Madona, inšallah</em>, di Miljenko Jergović, è edito da Scheiwiller (2006). Ha 439 p. e costa 20 carte.</p>
<div style="border-top: 1px dotted #999999; padding: 0; height: 10px;"></div>
<p>Fotografie di <a href="http://www.krementschouk.com/" target="_blank">Andrej Krementschouk</a> dal volume <a href="http://www.krementschouk.com/ndh/source/1.html" target="_blank"><em>No Direction Home</em></a></p>
</div>
<p><!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/iFOPMQC8siwbEEdn5ZhlgaUOHtY/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/iFOPMQC8siwbEEdn5ZhlgaUOHtY/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/iFOPMQC8siwbEEdn5ZhlgaUOHtY/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/iFOPMQC8siwbEEdn5ZhlgaUOHtY/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/bojTopzJ0rg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Trenta scrittori famosi (e atei) parlano di Dio</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/PersonalReport/~3/bIZCMFxpchw/</link>
		<comments>http://www.personalreport.it/2012/01/trenta-scrittori-famosi-e-atei-parlano-di-dio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 17:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.personalreport.it/?p=26946</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono Asimov, Saramago, McEwan, Roth, Adams, Roth, e tanti altri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="440" height="328" src="http://www.youtube.com/embed/tpxoD9KFpHI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il video che vedete qui sopra è un montaggio delle opinioni di trenta scrittori famosi (tra i tanti Isaac Asimov, José Saramago, Arthur Miller, Douglas Adams, Ken Follett, Ian McEwan, Philip Roth e Harold Pinter, trovate l&#8217;elenco completo dopo il continua a leggere), atei o agnostici, che esprimono il loro pensiero sull&#8217;idea di Dio. Il video è stato creato da <a dir="ltr" href="http://www.youtube.com/user/JPararajasingham" rel="author">Jonathan Pararajasingham</a>, che qualche mese fa aveva svolto un lavoro simile raccogliendo le opinioni sulla religione di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=s47ArcQL-XQ" target="_blank">cento</a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6Gt4WSK_NlQ" target="_blank">scienziati</a>.<span id="more-26946"></span></p>
<blockquote><p>1. Sir Arthur C. Clarke, Science Fiction Writer<br />
2. Nadine Gordimer, Nobel Laureate in Literature<br />
3. Professor Isaac Asimov, Author and Biochemist<br />
4. Arthur Miller, Pulitzer Prize-Winning Playwright<br />
5. Wole Soyinka, Nobel Laureate in Literature<br />
6. Gore Vidal, Award-Winning Novelist and Political Activist<br />
7. Douglas Adams, Best-Selling Science Fiction Writer<br />
8. Professor Germaine Greer, Writer and Feminist<br />
9. Iain Banks, Best-Selling Fiction Writer<br />
10. José Saramago, Nobel Laureate in Literature<br />
11. Sir Terry Pratchett, NYT Best-Selling Novelist<br />
12. Ken Follett, NYT Best-Selling Author<br />
13. Ian McEwan, Man Booker Prize-Winning Novelist<br />
14. Andrew Motion, Poet Laureate (1999-2009)<br />
15. Professor Martin Amis, Award-Winning Novelist<br />
16. Michel Houellebecq, Goncourt Prize-Winning French Novelist<br />
17. Philip Roth, Man Booker Prize-Winning Novelist<br />
18. Margaret Atwood, Booker Prize-Winning Author and Poet<br />
19. Sir Salman Rushdie, Booker Prize-Winning Novelist<br />
20. Norman MacCaig, Renowned Scottish Poet<br />
21. Phillip Pullman, Best-Selling British Author<br />
22. Dr Matt Ridley, Award-Winning Science Writer<br />
23. Harold Pinter, Nobel Laureate in Literature<br />
24. Howard Brenton, Award-Winning English Playwright<br />
25. Tariq Ali, Award-Winning Writer and Filmmaker<br />
26. Theodore Dalrymple, English Writer and Psychiatrist<br />
27. Roddy Doyle, Booker Prize-Winning Novelist<br />
28. Redmond O&#8217;Hanlon FRSL, British Writer and Scholar<br />
29. Diana Athill, Award-Winning Author and Literary Editor<br />
30. Christopher Hitchens, Best-Selling Author, Award-Winning Columnist</p></blockquote>
<p>— <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/30-scrittori-dio/" target="_blank">Via</a> e <a href="http://www.openculture.com/2012/01/30_renowned_writers_speaking_about_god_reason.html" target="_blank">Via</a></p>
<p><script id="cloudshopper_ext_settings" type="text/javascript">// <![CDATA[
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// ]]&gt;</script></p>
<div id="cloudshopper_root"></div>
<p><!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OKztaYfePCItcVbDuzSsjFrQ5pc/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OKztaYfePCItcVbDuzSsjFrQ5pc/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OKztaYfePCItcVbDuzSsjFrQ5pc/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OKztaYfePCItcVbDuzSsjFrQ5pc/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/bIZCMFxpchw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Suonare un piatto, oppure tutta la cucina</title>
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		<comments>http://www.personalreport.it/2012/01/diego-stocco-suona-un-piatto-stephen-anderson-suona-la-cucina/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[campionato]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.personalreport.it/?p=26897</guid>
		<description><![CDATA[Diego Stocco e Stephen J. Anderson, con microfoni e synth e campionatori, suonano le cose in cui di solito mangiamo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le padelle sono i primi strumenti di qualsiasi musicista. Alcuni, poi, abbandonano la carriera. Altri si fanno seri e vanno in conservatorio. Solo i più talentuosi continuano. E fanno cose più complicate.<span id="more-26897"></span><br />
Diego Stocco, il genio che ha trovato il modo di <a href="http://www.personalreport.it/2010/03/diego-stocco-music-from-a-tree/" target="_blank">suonare un albero</a>, ad esempio. Sta per mangiarsi una fetta di torta (al cioccolato) e si accorge che il piattino di ceramica fa un rumore curioso. Molla la torta, corre a prendere microfoni e computer. E poi improvvisa.</p>
<p>    <iframe src="http://player.vimeo.com/video/35846048" width="440" height="248" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p>Ma, stavolta, il signor Stocco non è l&#8217;eroe della giornata. C&#8217;è chi ha fatto di meglio. Stephen J. Anderson, <a href="http://www.stephenjanderson.com/" target="_blank">compositore di colonne sonore</a>, trasforma la sua cucina in un sintetizzatore. Con l&#8217;aiuto di qualche amico la suona anche.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/v/tCeYMpu3oXg&amp;start=80s" frameborder="0" width="440" height="328"></iframe></p>
<p>E ricordiamo che, un po&#8217; di tempo fa, abbiamo intervistato un altro convinto che tra pentole e chitarre ci siano più affinità che divergenze: <a href="http://www.personalreport.it/2011/12/intervista-a-fabio-bonelli-musica-da-cucina/" target="_blank">Musica da Cucina</a>.<!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9GnFn1DRUOHtuliz3qjX85WZ57E/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9GnFn1DRUOHtuliz3qjX85WZ57E/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9GnFn1DRUOHtuliz3qjX85WZ57E/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9GnFn1DRUOHtuliz3qjX85WZ57E/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/1_euTEb4MtE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Monday Tunes: hip hop electropunk da teenager</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/PersonalReport/~3/upfBLXqdiCA/</link>
		<comments>http://www.personalreport.it/2012/01/monday-tunes-one-bloody-pony/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[monday tunes]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.personalreport.it/?p=26815</guid>
		<description><![CDATA[Un'esibizione casalinga dei «One Bloody Pony», quattro strambi ragazzini del North Carolina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non che abbiano inventato qualcosa di nuovo, ma questi scapestrati ragazzini del North Carolina a metà strada tra punk, elettronica e hip hop hanno certamente qualcosa da dire. Sorvolando il fatto che fanno pipì nel lavandino per paura che le loro menti vengano controllate da parassiti cibernetici e che sono in guerra contro i gruppi anti-carne di cavallo che dominano il mondo, nelle orecchie ci rimane solo il sound confuso e distorto e la voce ossessiva di un pezzo che finisce prima di averci stancato.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/iB_fRkGe99I" frameborder="0" width="440" height="328"></iframe><!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/s0V0lOLrJzW_iQH08VFs7MjIB7k/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/s0V0lOLrJzW_iQH08VFs7MjIB7k/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/s0V0lOLrJzW_iQH08VFs7MjIB7k/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/s0V0lOLrJzW_iQH08VFs7MjIB7k/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/upfBLXqdiCA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.personalreport.it/2012/01/monday-tunes-one-bloody-pony/feed/</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>L’unica volta che John Coltrane suonò A Love Supreme davanti a un pubblico</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/PersonalReport/~3/s6LKFXbYriQ/</link>
		<comments>http://www.personalreport.it/2012/01/lunica-volta-che-john-coltrane-suono-a-love-supreme-davanti-a-un-pubblico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[Antibes, 26 luglio 1965. Il pubblico non gradisce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 26 luglio del 1965 quando <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Coltrane" target="_blank">John Coltrane</a> e i tre musicisti al suo seguito parteciparono all&#8217;Antibes Jazz Festival. Restarono sul palco per 47 minuti suonando solo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/A_Love_Supreme" target="_blank">A Love Supreme</a>, l&#8217;opera più influente del jazzista americano. Su <a href="http://books.google.it/books?id=rigEAAAAMBAJ&amp;lpg=PA24&amp;ots=p7Jmzoxyso&amp;dq=billboard+coltrane+antibes&amp;pg=PA24&amp;redir_esc=y#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">Billboard </a>si legge che l&#8217;esibizione non venne apprezzata: troppo impegnativa per il pubblico francese che rispose chiacchierando a voce alta per tutto il tempo e, alla fine, con qualche buu.</p>
<p>A seguire Resolution e, dopo il salto, Acknowledgement.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/5oJ7Pi1aF1o?rel=0" frameborder="0" width="440" height="328"></iframe></p>
<p><span id="more-26862"></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/carlCAIKrzA?rel=0" frameborder="0" width="440" height="328"></iframe></p>
<p><em>&#8211; <a href="http://www.openculture.com/2011/12/coltrane_only_live_performance_a_love_supreme.html" target="_blank">Via</a></em><!-- PHP 5.x --></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I5sfookAJS6_Bw1beoBnQl_yhG0/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I5sfookAJS6_Bw1beoBnQl_yhG0/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I5sfookAJS6_Bw1beoBnQl_yhG0/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I5sfookAJS6_Bw1beoBnQl_yhG0/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/PersonalReport/~4/s6LKFXbYriQ" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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