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		<title>Life sharing directory</title>
		<link>http://www.nexres.org/2009/05/17/life-sharing-directory/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 22:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lavorare a un progetto di ricerca significa selezionare e archiviare una grande quantità di materiale e informazioni provenienti da blog, social network, aggregatori e quant&#8217;altro.
Ho deciso di raccogliere questo materiale, unito ai miei appunti, all&#8217;interno di un mini blog creato ad hoc. Uno spazio più raccolto di questo, semi-privato, in cui condividere alcune tracce ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lavorare a un progetto di ricerca significa selezionare e archiviare una grande quantità di materiale e informazioni provenienti da blog, social network, aggregatori e quant&#8217;altro.</p>
<p>Ho deciso di raccogliere questo materiale, unito ai miei appunti, all&#8217;interno di un mini blog creato ad hoc. Uno spazio più raccolto di questo, semi-privato, in cui condividere alcune tracce ancora grezze del mio lavoro.</p>
<p>Ho scelto <a href="http://posterous.com/">posterous</a> come piattaforma di blogging in alternativa al più famoso Tumblr. Se volete dare un&#8217;occhiata ai miei appunti questo è il <a href="http://nexres.posterous.com/">link</a>. Naturalmente siete i benvenuti.</p>
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		<title>Distribuzione a legge di potenza</title>
		<link>http://www.nexres.org/2009/04/27/distribuzione-a-legge-di-potenza/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 20:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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Strettamente legata al concetto di life sharing su cui sto lavorando vi è anche una riflessione più ampia sul livello di &#8220;prosumerism&#8221; di un determinato sistema sociale. Non può esistere in un social network, piccolo o grande che sia, un livello omogeneo di attività da parte dei membri, indipendentemente dalle diverse azioni svolte. Fin qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-338" title="3406645502_699cf68099" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/04/3406645502_699cf68099.jpg" alt="" width="500" height="280" /></p>
<p>Strettamente legata al concetto di <a href="http://www.nexres.org/2009/04/06/life-sharing/">life sharing</a> su cui sto lavorando vi è anche una riflessione più ampia sul livello di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Prosumer">&#8220;prosumerism&#8221;</a> di un determinato sistema sociale. Non può esistere in un social network, piccolo o grande che sia, un livello omogeneo di attività da parte dei membri, indipendentemente dalle diverse azioni svolte. Fin qui nulla di nuovo, i sistemi complessi sono stati spesso rappresentati e analizzati attraverso la &#8220;legge 80/20&#8243;, più nota come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto">&#8220;principio di Pareto&#8221;</a>: in genere l&#8217;80% dei risultati dipende dal 20% delle cause.</p>
<p>Come applicare questo principio allo studio di un social network? Apparentemente l&#8217;approccio più semplice e logico potrebbe risultare quello di individuare una media tra gli estremi attivo/passivo. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Clay_Shirky">Clay Shirky</a>, che riporto qui di seguito nella traduzione di <a href="http://kurai.eu/">Federico Fasce</a>, propone un&#8217;alternativa al calcolo della media, definita come &#8220;distribuzione a legge di potenza&#8221;:</p>
<blockquote><p>&#8220;Il più attivo partecipante di Wikipedia, colui che mette più etichette alle foto su Flickr e i più convinti membri di una mailing list tendono a essere più attivi del partecipante medio, così attivi, in effetti, che la misura della partecipazione media diventa priva di significato. C&#8217;è una notevole differenza tra i pochi partecipanti attivi e l&#8217;enorme gruppo di partecipanti poco attivi e, sebbene la media sia molto facile da calcolare, ci dice ben poco su ogni singolo partecipante.</p>
<p>Qualsiasi sistema descritto da una legge di potenza, nel quale media, mediana e moda sono così differenti, ha diversi effetti curiosi. Il primo è che, per definizione, la maggior parte dei partecipanti è sotto la media. Questo fatto può suonare strano, dato che siamo abituati a un mondo nel quale medio significa che sta a metà, vale a dire in cui media e mediana corrispondono. Il fenomeno del &#8220;sotto la media&#8221; è ben descritto nell&#8217;aneddoto che racconta di Bill Gates, il quale entra in un bar e improvvisamente tutti gli avventori diventano, in media, milionari. Di conseguenza tutti, nel bar, avranno anche un reddito sotto la media.</p>
<p>Quando i sistemi sociali crescono, anziché diminuire, lo squilibrio tra pochi e molti aumenta. Più aumentano i blog, o le pagine di MySpace, o i video su YouTube, più il divario tra ciò che ottiene più attenzione e ciò che ottiene un&#8217;attenzione media crescerà, così come crescerà il divario tra la media e il valore mediano.<span id="more-335"></span></p>
<p>Non è possibile capire il funzionamento di Wikipedia (o di qualsiasi altro grande sistema sociale) limitandosi a osservare un utente supponendo che sia rappresentativo del gruppo. Gli utenti più attivi, in minoranza, sono responsabili della maggior parte delle modifiche, ma anche questo piccolo gruppo non può essere preso come campione del successo di Wikipedia, perché molti di questi utenti semplicemente correggono refusi o apportano piccoli cambiamenti, mentre altri utenti, che fanno solo una modifica, spesso aggiungono brani di informazione molto più estesi e rilevanti.</p>
<p>La distribuzione a legge di potenza tende a descrivere sistemi di elementi che interagiscono, più che semplici collezioni di elementi variabili. L&#8217;altezza non è un sistema, poiché la mia altezza è indipendente da quella degli altri. Il mio uso di Wikipedia, però, non è indipendente da quello degli altri utenti, dal momento che se faccio un cambiamento questo sarà visibile a tutti, e viceversa. Questa è una delle ragioni per cui è complicato pensare a sistemi con distribuzioni a legge di potenza. Siamo abituati a sapere estrarre medie significative da piccoli campioni, e a ragionare su un sistema intero basandoci su queste medie.</p>
<p>Nel caso di un sistema come Wikipedia, nel quale non esiste un utente rappresentativo, gli schemi mentali comuni sono inutili e dannosi. Per comprendere come funziona la creazione di una voce di Wikipedia non ci si può basare sull&#8217;operato di un utente rappresentativo ma è necessario cambiare punto di vista, concentrarsi non sugli utenti individuali ma sul comportamento del gruppo nel suo insieme&#8221;.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">- Clay Shirky, <a href="http://codiceedizioni.it/catalogo/pubblicazioni/uno-uno-tutti-tutti-0">Uno per tutti, tutti per tutti</a></p>
<p style="text-align: left;">[image: <a href="http://www.flickr.com/photos/ecpica/3406645502/">The Usual Suspects</a>]</p>
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		<title>LIFE sharing</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 11:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; vero, sto trascurando il blog! Gli impegni sono tanti, ma questa non è mai una buona giustificazione per chi tiene un blog. Meglio ricominciare a postare dunque. Ho provato a sintetizzare in questo post la presentazione che ho discusso giovedì scorso all&#8217;interno di un convegno in Bicocca sulla &#8220;socialità dopo il web 2.0&#8220;. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero, sto trascurando il blog! Gli impegni sono tanti, ma questa non è mai una buona giustificazione per chi tiene un blog. Meglio ricominciare a postare dunque. Ho provato a sintetizzare in questo post la presentazione che ho discusso giovedì scorso all&#8217;interno di un convegno in Bicocca sulla <strong>&#8220;<a href="http://siti-server01.siti.disco.unimib.it/itislab/la-socialita-dopo-il-web-20">socialità dopo il web 2.0</a>&#8220;</strong>. Mi scuso per la lunghezza del post, ma ho preferito conservare per intero la trattazione originale.</p>
<div id="__ss_1245805" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" title="Life Sharing" href="http://www.slideshare.net/Stefano.Mizzella/life-sharing?type=presentation">Life Sharing</a><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=lifesharing-090403150432-phpapp01&amp;stripped_title=life-sharing" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=lifesharing-090403150432-phpapp01&amp;stripped_title=life-sharing" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/Stefano.Mizzella">Stefano Mizzella</a>.</div>
</div>
<p>Il concetto di <strong>LIFE sharing</strong>, pensato come gioco di parole, come anagramma del più tradizionale &#8220;file sharing&#8221;, restituisce un aspetto fondamentale del modo in cui sempre più persone vivono il web: all&#8217;interno dei cosiddetti &#8220;social media&#8221; non si condividono banalmente file o informazioni, bensì tracce del proprio vissuto, delle proprie storie, della propria vita. Quando ci registriamo su Facebook piuttosto che su un altro social network, entriamo con nome e cognome, non certo con un nick del tipo &#8220;peppino84&#8243;, come invece si usava fare all&#8217;interno di chat e forum vecchio stile.</p>
<p>Il concetto di LIFE sharing non va inteso tuttavia come la banale risposta alla domanda &#8220;What are you doing?&#8221; intorno a cui si è sviluppato il successo di Twitter o dello status update di Facebook. Ragionare in modo scientifico sul concetto di LIFE sharing significa invece formalizzare il legame sempre più stretto e pervasivo tra web e vita quotidiana.</p>
<p>Questa presentazione si basa sulla mia personale esperienza di ricerca all&#8217;interno dei social media. L&#8217;obiettivo principale della mia ricerca è comprendere il modo in cui due target diversi &#8211; studenti universitari e professionisti del web &#8211; utilizzano i social media all&#8217;interno della propria vita quotidiana. Per far questo utilizzo un approccio alla ricerca e alla raccolta dei dati che definisco &#8220;immersivo&#8221;.</p>
<p>Iniziamo col prendere in esame il contesto di riferimento. Uno dei più famosi antropologi contemporanei, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arjun_Appadurai">Arjun Appadurai</a>, definiva la &#8220;modernità diffusa&#8221; (<a href="http://www.appadurai.com/publications_modernity.htm">modernity at large</a>) attraverso l&#8217;analisi di una serie di &#8220;scape&#8221; (panorami) con cui le persone costruiscono la propria identità, personale e sociale. Nello specifico, Appadurai parlava di <em>ethnoscapes</em> (migrazioni e &#8220;diaspore&#8221; umane), <em>mediascapes</em> (flusso dei simboli), <em>technoscapes</em> (movimento delle tecnologie), <em>finanscapes</em> (movimento del denaro) ed <em>ideoscapes</em> (flussi di idee).</p>
<p>Ragionando in particolare sui mediascapes, Appadurai faceva riferimento a un preciso contesto mediatico composto dai mezzi di comunicazione di massa, generalisti e prevalentemente analogici. Credo sia arrivato il momento di ragionare su di un panorama più evoluto, definibile come <strong>&#8220;Social Media Scape&#8221;</strong>: un nuovo e diverso panorama costituito dalla commistione di micro-blogging, blog &#8220;tradizionali&#8221;, social network e dispositivi mobile. In particolare, il futuro del social computing sembra destinato a svilupparsi sempre più proprio in ottica mobile: pensiamo al successo di Twitter negli States o in UK, dove piani tariffari migliori e una più efficiente infrastruttura permettono a un numero crescente di utenti di poter utilizzare il micro-blogging anche in mobilità.<span id="more-316"></span></p>
<p>Provando ad evitare considerazioni legate esclusivamente a un ambito tecnologico, il Social Media Scape nasce dall&#8217;interazione non tanto di strumenti, quanto di nuove forme del comunicare che questi strumenti permettono e anzi favoriscono. Sono le forme del comunicare che necessitano di essere analizzate per comprendere l&#8217;evoluzione del concetto di socialità legata a strumenti come Twitter o Facebook.</p>
<p>Se in tal modo possiamo delineare il contesto di riferimento, proviamo a vedere chi sono le persone (meglio parlare di persone e non di utenti) che popolano tale scenario. Sempre più spesso i sociologi o gli psicologi interessati allo studio del web parlano di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_native">&#8220;nativi digitali&#8221;</a> per definire l&#8217;elevata alfabetizzazione informatica delle generazioni più giovani. Personalmente credo poco alla valenza scientifica del termine, per il semplice motivo che non può essere la sola variabile anagrafica a decretare il livello di alfabetizzazione digitale di una persona: conosco 40enni molto più &#8220;digitalizzati&#8221; di 16enni e viceversa. Preferisco utilizzare il termine di nativo digitale come convenzione o al massimo per indicare un trend, evitando dunque di conferirgli una spiccata valenza interpretativa.</p>
<p>Stando ai dati mostrati da una <a href="http://www.pewinternet.org/Reports/2009/Twitter-and-status-updating.aspx">recente ricerca</a> di <a href="http://www.pewinternet.org/">Pew Internet</a>, è possibile inquadrare nel seguente modo l&#8217;età media degli utenti americani per ciò che riguarda l&#8217;utilizzo di alcune tra le più popolari applicazioni 2.0: eccezion fatta per LinkedIn, dove l&#8217;età media si aggira attorno ai 40 anni, Twitter occupa una posizione border line con 31 anni di media mentre, come era lecito aspettarsi, i due principali social network generalisti &#8211; MySpace e Facebook &#8211; raccolgono gli utenti con le età più basse. L&#8217;hype di Facebook ha fatto addirittura abbassare di 1 punto l&#8217;età media degli utenti americani rispetto a MySpace (tuttavia è opportuno ricordare che negli States, a differenza di quanto avviene in Italia, MySpace conserva ancora rispetto a Facebook una posizione dominante come social network &#8220;mainstream&#8221;).</p>
<p>Una volta delineato lo scenario e individuate le tipologie di utenti che abitano tale scenario, il ricercatore si trova a dover affrontare 3 problematiche principali, legate sostanzialmente alle 3 dinamiche riscontrate da <a href="http://www.danah.org/">Danah Boyd</a> nello studio dei <a href="http://networkedpublics.org/">&#8220;networked publics&#8221;</a>. Prendendo spunto dalla formulazione originale di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joshua_Meyrowitz">Joshua Meyrowitz</a>, la Boyd parla di &#8220;invisible audiences&#8221;, &#8220;collapsed contexts&#8221; e &#8220;blurring of public and private&#8221;.</p>
<p>Partendo dal primo problema, pensiamo a quando realizziamo un nuvo post, un video per YouTube o un update su Twitter: quando pubblichiamo qualcosa sul web, non possiamo avere piena consapevolezza o percezione delle persone a cui si rivolgerà il nostro contenuto. Oltre all&#8217;asincronicità di alcune azioni online, risulta molto difficile analizzare in modo standardizzato i vari modi in cui gli utenti utilizzeranno i nostri contenuti: non possiamo mettere sullo stesso livello di astrazione un utente che prende un nostro video e ne fa un mash-up e un utente che si limita a guardare quel video in maniera passiva. Insomma, se ha senso parlare di prosumer, di certo esistono livelli diversi di &#8220;prosumerism&#8221; e ogni livello dovrebbe essere studiato come tale.</p>
<p>Il problema del &#8220;collasso&#8221; dei contesti è ben esemplificato dal modo in cui la CNN ha recentemente trasmesso la cerimonia di insediamento di Obama, permettendo agli utenti di poter commentare l&#8217;evento attareverso i profili di Facebook. Un simile esempio testimonia la perdita di confini &#8220;mediatici&#8221; all&#8217;interno del Social Media Scape, facendo sì che le persone possano spostarsi tra diversi contesti, passando senza soluzione di continuità da un network televisivo a un social network vero e proprio. Altro esempio ancor più paradigmatico è legato a una piattaforma come Friendfeed: su Friendfeed è possibile commentare i feed Rss provenienti da diverse applicazioni, con la conseguenza di dare nuovo valore  ai contenuti condivisi in modo autonomo rispetto alla piattaforma originale su cui quei contenuti sono stati pubblicati. Capita sempre più spesso di vedere solo pochi commenti nel post di un blog, e poi trovare decine e decine di commenti al feed di quel post all&#8217;interno di una meta-piattaforma come Friendfeed.</p>
<p>Il terzo e ultimo punto, in parte legato al precedente, riguarda un&#8217;evidente perdita di barriere tra pubblico e privato. Ciò significa prendere atto del fatto che su Facebook, per esempio, diventa sempre più difficile tenere separate &#8220;scena&#8221; e &#8220;retroscena&#8221;, per dirla alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erving_Goffman">Goffman</a>. Naturalmente questo processo di permeabilità tra pubblico e privato non nasce certo con l&#8217;avvento dei media sociali, e non è un caso che la Boyd abbia preso spunto per la definizione di questa dinamica proprio da Meyrowitz, il quale in <a href="http://www.amazon.com/No-Sense-Place-Electronic-Behavior/dp/019504231X">&#8220;Oltre il senso del luogo&#8221;</a> attribuiva tale processo al mezzo televisivo e prima ancora alla carta stampata. In realtà, dallo studio della Boyd sembra emergere una consapevolezza maggiore di quanto ci si aspetti nel modo in cui le generazioni più giovani sanno gestire i confini tra pubblico e privato. Ciò che cambia è sicuramente il loro concetto di &#8220;privacy&#8221;, più estesa o semplicemente diversa rispetto a concezioni tradizionali. Tuttavia, risulterebbe troppo semplicistico affermare che gli adolescenti non abbiano la minima consapevolezza dei rischi legati alla pubblicazione online delle proprie informazioni personali.</p>
<p>Stando a questi 3 problemi principali, quale può essere considerato lo strumento migliore per fare ricerca su simili tematiche? Si parla sempre più spesso tra gli addetti ai lavori di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Data_mining">data mining</a>, inteso come insieme di strumenti e tecniche d&#8217;indagine quantitativa finalizzate alla produzione di conoscenza partendo dall&#8217;analisi di una mole molto vasta di dati. L&#8217;utilizzo di strumenti come <a href="http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/">ManyEyes</a>, frutto di un progetto di ricerca di IBM, permette di associare al data ming una serie di dinamiche &#8220;social&#8221;, facendo sì che un grafico possa essere fruito alla stregua di quanto accade con un video di YouTube. Prendiamo il grafico relativo alla <a href="http://manyeyes.alphaworks.ibm.com/manyeyes/visualizations/19ab4cce04f011de809e000255111976/comments/19c4002004f011de809e000255111976">&#8220;percentuale della popolazione italiana su Facebook&#8221;</a> tratto dal blog di <a href="http://www.vincos.it/">Vincenzo Cosenza</a> (curatore di un <a href="http://www.vincos.it/osservatorio-facebook/">Osservatorio sull&#8217;utilizzo di Facebook in Italia</a>): non solo è possibile interagire con il grafico (click to interact), analizzando nel dettaglio i vari dati che compongono le barre di un diagramma o le fette di un grafico a torta, ma è anche possibile commentare il grafico e soprattutto embeddarlo nel nostro blog piuttosto che nel nostro profilo, proprio come avviene con un video prelevato da YouTube.</p>
<p>Per certi versi, è come se un certo tipo di analisi finalizzata allo studio dei social media dovesse diventare &#8220;social&#8221; essa stessa per ciò che concerne le possibilità di fruizione dei dati offerte agli utenti. Tale approccio è ben testimoniato dalla scelta compiuta dal <a href="http://www.nytimes.com/">New York Times</a> di aprire il <a href="http://vizlab.nytimes.com/">Visualization Lab</a> all&#8217;interno del sito della testata: in questo spazio non solo è possibile visionare grafici costruiti con ManyEyes e realizzati dalla redazione del giornale, ma è anche possibile trovare una serie di grafici realizzati e condivisi direttamente dagli utenti. Il Visualization Lab del N.Y. Times rappresenta in tal senso un ottimo esempio di elaborazione e visualizzazione di dati in ottica sia di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/User-generated_content">user-generated content</a> che di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Citizen_journalism">citizen journalism</a>.</p>
<p>Altra modalità di ricerca e di visualizzazione dei dati molto in voga è la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_di_reti_sociali">Social Network Analysis</a> (SNA): molto brevemente, la Social Network Analysis permette di costruire una serie di visualizzazioni sociometriche basate prevalentemente sulla vicinanza matematico/statistica dei membri di un social network. Strumenti come <a href="http://nexus.ludios.net/">Nexus</a>, per esempio, permettono di costruire in modo molto dettagliato la &#8220;friendwheel&#8221; di un profilo su Facebook. Per quanto utile, uno dei principali problemi legati alla SNA e, più in generale, alle cosiddette <em>Social Media Metrics</em>, riguarda la mancanza di una corrispondenza diretta tra un&#8217;informazione e le modalità di utilizzo sociale di quell&#8217;informazione: diversi utenti possono utilizzare in maniera diversa o attraverso piattaforme diverse la stessa informazione.</p>
<p>Proviamo a ragionare su uno dei presupposti teorici principali alla base della SNA, ovvero la celebre teoria dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione">&#8220;6 gradi di separazione&#8221;</a>: per fare un esempio molto banale, su LinkedIn il mio profilo è distante da quello di Obama soltanto per 2 gradi di separazione, per il semplice motivo che alcuni miei contatti su LinkedIn fanno parte  del network personale del neo presidente degli Stati Uniti. Questo dato, se da un lato può farmi sorridere, dall&#8217;altro mi dice ben poco rispetto alla &#8220;qualità&#8221; del mio network professionale: la semplice prossimità statistica non riesce infatti a restituire il valore dei singoli legami presenti in un social network (cosa viene condiviso e perché, a quale scopo, secondo quali esigenze).</p>
<p>Questa differenza tra un approccio quantitativo e uno qualitativo è anche alla base di ragionamenti diversi riferibili alle community tradizionali rispetto ai più evoluti social network. Community e social network sono infatti due concetti ben distinti, anche se molto spesso vengono erroneamente accomunati. Community e social network non possono coincidere non soltanto per motivi diacronici (le community online nascono e si sviluppano molto prima rispetto ai social network) ma anche per una ragione più intrinseca: al di là di qualsiasi considerazione prettamente tecnologica, se il valore di una community tradizionale era stabilito in base alla quantità dei suoi membri (anche una mailing list per certi versi può essere considerata una community), il valore di un social network è stabilito in base alla qualità delle relazioni che intercorrono tra i membri che ne fanno parte.</p>
<p>Anche qualche azienda più illuminata di altre si è accorta di questa semplice ma decisiva differenza, chiedendosi come mai il proprio gruppo su Facebook, pur avendo più di 1.000 iscritti, presenta un&#8217;attività quasi nulla con un paio di persone che si ostinano a scrivere e postare qualcosa mentre l&#8217;attività degli altri iscritti è pari a zero. Una community, reale o immaginata che sia (cfr. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Benedict_Anderson">Benedict Anderson</a>), esiste infatti anche al di là di un social network online. La community degli appassionati di moto Ducati esiste in maniera autonoma rispetto al corporate blog di Ducati o al relativo gruppo su Facebook del brand. L&#8217;innovazione prodotta dal social network è relativa invece alla qualità delle relazioni online che il social network rende possibile partendo da un preciso <a href="http://www.gapingvoid.com/Moveable_Type/archives/004390.html">&#8220;social object&#8221;</a> (le moto da corsa in questo particolare caso).</p>
<p>La Social Network Analysis risulta dunque estremamente utile per ottenere una serie &#8211; anche molto vasta &#8211; di dati strutturali, ma tali dati necessitano di essere interpretati al fine di colmare le lacune di un&#8217;analisi basata esclusivamente sulla prossimità statistica degli utenti. In linea di massima un&#8217;analisi interpretativa dovrebbe configurarsi come naturale evoluzione di una prima fase di indagine prevalentemente strutturale. Tuttavia, in molte delle ricerche in circolazione sembra quasi che le due fasi di indagine siano addirittura dicotomiche, come se si trattasse, per usare una metafora, della celebre scelta compiuta da Neo in Matrix tra la pillola rossa e la pillola blu: cosa scegliere&#8230;struttura o interpretazione? Il problema riguarda infatti proprio questa presentua scelta, laddove invece le due fasi dovrebbero essere considerate parti integranti e complementari di un&#8217;adeguata indagine su simili tematiche.</p>
<p>E&#8217; per tale motivo che una prima fase di indagine più strutturale dovrebbe essere accompagnata e approfondita da un&#8217;altrettanto importante indagine di tipo &#8220;immersivo&#8221;. Per ricerca immersiva intendo un&#8217;indagine etnografica prolungata che ponga il ricercatore all&#8217;interno del contesto studiato. Danah Boyd, precedentemente citata, ha condotto un&#8217;osservazione partecipante della durata di 2 anni e mezzo all&#8217;interno dei principali social network prima di concludere la sua tesi di dottorato. Un simile coinvolgimento da parte di chi fa ricerca si può osservare anche in <a href="http://henryjenkins.org/">Henry Jenkins</a>, il quale si autodefinisce Aca-fan, un utente appassionato prima ancora che docente (sono famose le attività di ricerca realizzate da Jenkins all&#8217;interno di Second Life).</p>
<p>La stessa <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sherry_Turkle">Sherry Turkle</a>, nei primi anni &#8216;90, aveva messo a punto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Life_on_the_Screen:_Identity_in_the_Age_of_the_Internet">un&#8217;indagine prettamente immersiva</a> al fine di studiare i giocatori di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Multi-User_Dungeon">MUD</a>. Addirittura la Turkle si spingeva ad osservare e intervistare i giocatori nei luoghi pubblici o privati in cui questi si radunavano per le sessioni di gioco. Senza arrivare a un simile estremo, l&#8217;osservazione partecipante del ricercatore nei contesti online presi in esame risulta assolutamente fondamentale per un&#8217;indagine interpretativa del modo in cui le persone utilizzano determinati strumenti e piattaforme. In tal senso risultano particolarmente utili le tecniche di ricerca messe a punto da <a href="http://ksuanth.weebly.com/wesch.html">Michael Wesch</a>, docente di antropologia culturale presso la Kansas University e divenuto celebre in rete per aver ideato e realizzato il famoso video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6gmP4nk0EOE">&#8220;The machine is us/ing us&#8221;</a>.</p>
<p>Unendo un approcio iniziale di tipo strutturale a un altrettanto importante approccio interpetativo, il ricercatore sembra così assomigliare all&#8217;artigiano splendidamente descritto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Sennett">Richard Sennet</a> nel suo <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2008/feb/02/featuresreviews.guardianreview14">testo più recente</a>: che si tratti di un orafo o di un programmatore Linux, può definirsi bravo artigiano colui che riesce a raggiungere un equilibrio, un percorso armonico tra le pratiche del lavoro e il pensiero astratto. Il bravo artigiano, perennemente ossessionato dalla qualità, conosce la materia che ha di fronte sin nei più piccoli dettagli, ed è proprio questa conoscenza minuziosa e particolareggiata che gli permette di decidere volta per volta gli strumenti migliori per lavorare quella materia e non altre, evitando di affidarsi a procedura standard. In tal senso, al di là di qualsiasi retorica, il bravo ricercatore può e deve assomigliare al bravo artigiano.</p>
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		<title>Social Media Trendz (beta)</title>
		<link>http://www.nexres.org/2009/03/05/social-media-trendz-beta/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 23:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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In che modo le tecnologie digitali si integreranno in maniera sempre più pervasiva con la vita quotidiana?  Nell&#8217;era dei social network come prefigurare il futuro dell&#8217;identità digitale e delle relazioni online? Quali saranno i nuovi strumenti e le nuove killer app capaci di rivoluzionare la vita e il business online? Cosa aspettarsi, poi, dalle sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-308" title="bandwagon" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/03/bandwagon.jpg" alt="" width="480" height="401" /></p>
<p>In che modo le tecnologie digitali si integreranno in maniera sempre più pervasiva con la vita quotidiana?  Nell&#8217;era dei social network come prefigurare il futuro dell&#8217;identità digitale e delle relazioni online? Quali saranno i nuovi strumenti e le nuove killer app capaci di rivoluzionare la vita e il business online? Cosa aspettarsi, poi, dalle sempre più numerose integrazioni tra web e mobile?</p>
<p>Simili domande perseguitano quotidianamente analisti, ricercatori e guru della comunicazione digitale. Il futuro del web e più in generale della comunicazione online è cosa assai difficile da prevedere, a causa soprattutto dei repentini cataclismi che ne riconfigurano incessantemente forma e sostanza. Tuttavia, molti di coloro che passano gran parte delle proprie giornate sul web &#8211; per studio, lavoro, divertimento o per tutto questo messo insieme &#8211; amano azzardare previsioni sul nuovo servizio o applicazione che a breve rivoluzionerà il modo di vivere la rete.</p>
<p>Se risulta difficile prevedere il futuro a breve termine del web su scala mondiale, figuriamoci quanto arduo nonché ardito possa sembrare il tentativo di fare ipotesi sensate su ciò che accadrà nel nostro paese, così restio nel valorizzare l&#8217;innovazione tecnologica e soprattutto le persone che lavorano ad essa.</p>
<p><a href="http://blog.nicolamattina.it/"><strong>Nicola Mattina</strong></a> è stato artefice di questo azzardo quando, tra la fine del 2008 e l&#8217;inizio del 2009, ha lanciato due thread di discussione nel gruppo del <a href="http://www.linkedin.com/groups?about=&amp;gid=944177&amp;trk=anet_ug_grppro"><strong>Club dei media sociali</strong></a> di Linkedin e su Friendfeed relativi proprio alla volontà di sondare i trend legati allo sviluppo dei social media nel nostro paese. Niente focus group aziendali, quindi, né interviste a guru o analisti internazionali. Semplicemente, la volontà di raccogliere idee e opinioni provenienti da un commento, da un link o da una slide.</p>
<p>Il risultato di questa ricerca collaborativa si sta concretizzando in una sorta di mini <a href="http://blog.nicolamattina.it/pics/Trendz%20-%204%20marzo.pdf"><strong>ebook</strong></a> che non ha ancora raggiunto una forma definitiva. Al di là dell&#8217;idea iniziale, leggendo la bozza di questo volumetto ho notato con piacere i contributi di grande qualità proposti in larga parte da ragazzi con cui condivido tanto l&#8217;età quanto la passione per il web e le nuove tecnologie. Certo tra gli autori non mancano professori affermati, ma il &#8220;grosso&#8221; è dato da ragazzi che, tra le mille difficoltà del contesto italiano, stanno provando a trasformare la loro passione in una professione che come tale vorrebbe essere riconosciuta, e non parlo certo solo di soldi&#8230;</p>
<p>Personalmente, ho proposto a Nicola alcune idee riguardanti possibili sviluppi dell&#8217;iniziativa:</p>
<ul>
<li>è ipotizzabile l&#8217;utilizzo della stessa procedura di ricerca collaborativa anche per tematiche più ristrette come, per esempio, il futuro del micro-blogging, l&#8217;evoluzione del self-casting, piuttosto che il rapporto tra nativi e immigranti digitali;</li>
<li>sarebbe utile pensare a dei parametri per omogeneizzare i vari interventi, evitando quindi sproporzioni troppo marcate tra commenti lunghissimi e commenti brevissimi. Questo potrebbe risolversi indicando ai contributors un numero minimo e un numero massimo di caratteri;</li>
<li>un&#8217;iniziativa del genere potrebbe anche essere trasformata in una sezione a scadenza mensile di una testata specializzata (una rubrica su <a href="http://www.wired.it/?gclid=CIK1lb-3ipkCFQulQwod4RZvmw">Wired</a>?)</li>
</ul>
<p>Le possibilità certo non mancano&#8230;</p>
<p>[image: <a href="http://blog.kyanmedia.com/archives/2008/10/15/get_on_the_social_media/">Kyan blog</a>]</p>
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		<title>Design, Arte, Ingegneria e Scienza</title>
		<link>http://www.nexres.org/2009/02/02/design-arte-ingegneria-scienza/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 13:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
&#8220;Ogni professione ha il suo &#8220;altro&#8221; &#8211; altre professioni o altri gruppi a cui è profondamente legata. Una delle  differenze maggiori tra arte/scienza e design/ingegneria sta nei loro rispettivi altri.
Nell&#8217;arte e nella scienza gli altri sono il Benefattore e il Collega. Nel mondo scientifico, il collega è una parte intrinseca e manifestamente espressa di quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/nickwheeleroz/2220008689/"><img class="alignnone size-full wp-image-289" title="2220008689_a42c946175" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/02/2220008689_a42c946175.jpg" alt="" width="500" height="419" /></a></p>
<p>&#8220;Ogni professione ha il suo &#8220;<strong>altro</strong>&#8221; &#8211; altre professioni o altri gruppi a cui è profondamente legata. Una delle  differenze maggiori tra arte/scienza e design/ingegneria sta nei loro rispettivi <em>altri</em>.</p>
<p>Nell&#8217;<strong>arte</strong> e nella <strong>scienza</strong> gli altri sono il <strong>Benefattore</strong> e il <strong>Collega</strong>. Nel mondo scientifico, il collega è una parte intrinseca e manifestamente espressa di quel processo chiamato <em>consulenza</em>. Una verità scientifica diventa vera soltanto quando i colleghi (e non i vicini di casa, il Congresso o un&#8217;azienda) concordano nel dire che è vera. Per l&#8217;artista, il gruppo dei colleghi è fatto di altri artisti e dalla professione attinente del critico. Il benefattore è il mezzo con cui artisti e scienziati ottengono finanziamenti.</p>
<p>Nel mondo d&#8217;oggi questi finanziamenti provengono di solito dai governi, dalle aziende, oppure dai ricchi. Anche le università fanno la loro parte, come una volta la Chiesa. In genere i benefattori si interessano più all&#8217;artista o all scienziato che alla specifica arte o scienza che questi svolgono. Ciò attiene alla visione dell&#8217;artista e dello scienziato. La cosa particolarmente strana è che, mentre i benefattori sono le istituzioni più potenti del pianeta, artisti e scienziati spesso si considerano degli ousider. <strong>C&#8217;è qualcosa di quasi patologico negli artisti antiestablishment che cercano di far in modo che le loro opere siano presentate nei musei grazie al finanziamento dei benefattori</strong>.</p>
<p>Per il <strong>design</strong> e l&#8217;<strong>ingegneria</strong> gli altri sono l&#8217;<strong>Utente</strong> e il <strong>Cliente</strong>. Il cliente si presenta al designer o all&#8217;ingegnere con un problema e sborsa una parcella per vederlo risolto; il cliente fa la spunta e dice se il lavoro è stato fatto, se la richiesta è stata soddisfatta. L&#8217;utente è la persona che infine ha a che fare direttamente con l&#8217;artefatto concepito dal designer o dall&#8217;ingegnere. Per esempio, nelle arti grafiche il cliente è la persona che ordina di ideare un manifesto, che dice se va bene o se il carattere deve essere più grande, o robe del genere, e che sborsa il denaro quando il lavoro è finito. L&#8217;utente è la persona che vede il manifesto sul muro e che si spera reagisca andando al concerto. C&#8217;è molta polemica in questi ambiti tra cliente-centrismo e utente-centrismo del design/ingegneria, ma le interazioni tra utente e cliente sono importanti in entrambi i casi e possono produrre idee davvero magnifiche e deliziose.</p>
<p>Design senza arte, o ingegneria senza scienza, entrambi tenderebbero presto asintoticamente a diventare merce, e nel mondo globalizzato, <strong>se stai semplicemente producendo merce, sei morto</strong>. Imparare a <strong>scavalcare il muro</strong> e a portare pace tra colleghi, benefattori, utenti e clienti sono le due lezioni più importanti che io conosca per un&#8217;azienda.</p>
<p>Per molti anni ho partecipato a un programma allo <strong>Xerox PARC</strong>, un centro di ricerca scientifica, che aveva condotto alcuni artisti a lavorare insieme a degli scienziati. Il programma si chiamava <strong>PAIR</strong> (PARC Artist in Residence) e fu un discreto successo, forse perché artisti e scienziati sono molto simili. In seguito ho fatto lavorare insieme designer e scienziati. E questo ha avuto molto meno successo.</p>
<p>Credo sia stato perché gli scienziati sono convinti che i designer siano molto vicini al marketing e <strong>marketing vuol dire mentire, mentre la scienza è verità</strong>. Non potrebbe esserci differenza più profonda. E così, mentre sì, ognuno di noi copre tutt&#8217;e quattro le caselle della matrice, esse non sono uguali. Raramente vi capiterà di scambiare una conferenza d&#8217;arte con una d&#8217;ingegneria. Di rado lo studio di un designer viene scambiato con il laboratorio di uno scienziato.</p>
<p>Però <strong>sono proprio queste confusioni, secondo me, le cose più interessanti</strong>. E poi sono la storia della mia vita&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">- <a href="http://richgoldmemorial.onomy.com/" target="_self"><strong>Rich Gold</strong></a>, <a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=2697" target="_self"><strong>Le leggi della Pienezza</strong></a></p>
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		<title>Studiare i siti di social network in Italia</title>
		<link>http://www.nexres.org/2009/01/13/studiare-siti-social-network-italia/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 17:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[University2.0]]></category>
		<category><![CDATA[research]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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		<description><![CDATA[
Qualche settimana fa Fabio Giglietto mi ha parlato di un nuovo progetto di ricerca a cui avrebbe lavorato il LaRiCA in vista del bando PRIN 2008. Una ricerca, strutturata in piena logica wiki, finalizzata allo studio dei social network in Italia.
Credo di aver atteso meno di un secondo prima di dichiarare a Fabio il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/laughingsquid/986548379/"><img class="alignnone size-full wp-image-278" title="986548379_2a0d99d1ae" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/01/986548379_2a0d99d1ae.jpg" alt="" width="500" height="328" /></a></p>
<p>Qualche settimana fa <a href="http://www.nextmediaandsociety.org/" target="_self"><strong>Fabio Giglietto</strong></a> mi ha parlato di un nuovo progetto di ricerca a cui avrebbe lavorato il <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/" target="_self"><strong>LaRiCA</strong></a> in vista del bando <a href="http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7441Bando__cf3.htm" target="_self"><strong>PRIN 2008</strong></a>. Una ricerca, strutturata in piena <strong>logica wiki</strong>, finalizzata allo <strong>studio dei social network in Italia</strong>.</p>
<p>Credo di aver atteso meno di un secondo prima di dichiarare a Fabio il mio interesse nel partecipare a un&#8217;iniziativa di quel tipo, e ora mi ritrovo a dare un contributo alla realizzazione del progetto.</p>
<p>Lo studio dei social network e, più in generale, dell&#8217;evoluzione del <strong>web 2.0</strong> e dei <strong>social media</strong> ha occupato quasi a tempo pieno i miei interessi da 3 anni a questa parte. Un progetto del genere non può dunque che aiutarmi ad arricchire conoscenze e riflessioni su tali argomenti, anche in vista dell&#8217;ormai prossima tesi di dottorato.</p>
<p>In particolare, mi ha colpito l&#8217;approccio particolarmente <strong>aperto e collaborativo</strong> della ricerca, ben testimoniato dal <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/socialnetworkitalia/" target="_self"><strong>blog</strong></a> di riferimento: come si legge nella <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/socialnetworkitalia/2009/01/il-progetto/" target="_self"><strong>presentazione del progetto</strong></a>, &#8220;l&#8217;iniziativa intende raccogliere tutti i docenti, i ricercatori (universitari e non), i dottorandi e le aziende interessate a comprendere l’impatto dei siti di social network sulla società italiana con l’obiettivo di promuovere una collaborazione su larga scala fondata sull’uso efficente dei media digitali&#8221;.</p>
<p>Per rendere ciò davvero possibile, ogni singolo elemento della ricerca è stato reso pubblico prima della presentazione uffciale, in modo tale che tutti i partecipanti possano sin da subito offrire il proprio contributo nel proporre nuove idee o modificare e migliorare i contenuti già esistenti. Questo vale tanto per il <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/socialnetworkitalia/2009/01/topic-1-titolo-del-progetto/" target="_self"><strong>titolo</strong></a> quanto per l&#8217;<a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/socialnetworkitalia/2009/01/topic-2-quali-snss-includere-nella-ricerca/" target="_self"><strong>oggetto d&#8217;analisi</strong></a> piuttosto che per la <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/socialnetworkitalia/2009/01/bibliografia/" target="_self"><strong>bibliografia</strong></a> di riferimento.</p>
<p>Al di là dell&#8217;approccio, è il tema generale della ricerca a risultare a mio parere quanto mai interessante, nonché problematico: <strong>studiare i siti di social network in Italia</strong>. Ciò significa provare ad analizzare da vicino un fenomeno quanto mai complesso e diversificato, sfruttando il supporto di strumenti d&#8217;analisi quantitativi e qualitativi. Al momento, fatta eccezione per qualche sporadico tentativo, non esiste ancora uno studio sistematico capace di fotografare il fenomeno su scala nazionale. La lacuna è ancor più grande sul versante dell&#8217;analisi qualitativa, troppo spesso messa ai margini dal tipo di ricerca che si è soliti fare in Italia &#8211; in ambito sia accademico che privato &#8211; su simili tematiche.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>toc toc marketing</title>
		<link>http://www.nexres.org/2009/01/10/permission-marketing-seth-godin/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 21:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quotes]]></category>
		<category><![CDATA[advertising]]></category>
		<category><![CDATA["permission marketing"]]></category>
		<category><![CDATA["Seth Godin"]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Chi ha utilizzato il sistema dello spam di posta elettronica ha reso al consumatore un grande servizio: gli ha insegnato che può tranquillamente cliccare sull&#8217;opzione Delete. Proprio come il videoregistratore aveva insegnato a saltare gli spot pubblicitari senza doverli subire dall&#8217;inizio alla fine, così gli spammer hanno insegnato che si possono tranquillamente saltare gli annunci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/amandavivan/852920856/"><img class="alignnone size-full wp-image-273" title="852920856_473aa636d7_o" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/01/852920856_473aa636d7_o.jpg" alt="" width="500" height="335" /></a></p>
<p>&#8220;Chi ha utilizzato il sistema dello spam di posta elettronica ha reso al consumatore un grande servizio: gli ha insegnato che può tranquillamente <strong>cliccare sull&#8217;opzione Delete</strong>. Proprio come il videoregistratore aveva insegnato a saltare gli spot pubblicitari senza doverli subire dall&#8217;inizio alla fine, così gli spammer hanno insegnato che si possono tranquillamente saltare gli annunci e i messaggi.</p>
<p>E quindi, com&#8217;è ovvio, <strong>i consumatori intelligenti oggi saltano gli annunci</strong>.</p>
<p>Nonostante questo, il marketing si ostina a spendere denaro in strumenti di interruzione perché rappresentano il mezzo tradizionale, sicuro e facile, ciò che il capo vuole e che i clienti si aspettano; ma assai raramente lo fanno perché tali strumenti garantiscono risultati positivi.</p>
<p>E mentre molte organizzazioni sprecano miliardi di dollari per interrompere gli estranei, alcune si danno da fare per <strong>costruire una base di permesso</strong>: il privilegio di fornire <strong>annunci attesi</strong>, <strong>personalizzati</strong> e <strong>significativi</strong> alle persone che desiderano riceverli.</p>
<p>Oggi il marketing impone che si usi <strong>rispetto nei confronti dei destinatari dei suoi messaggi</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>-</strong> <strong><a href="http://www.sethgodin.com/sg/" target="_self">Seth Godin</a>, <a href="http://www.amazon.com/Meatball-Sundae-Your-Marketing-Sync/dp/1591841747/ref=sr_11_1?ie=UTF8&amp;qid=1231451838&amp;sr=11-1" target="_self">Meatball Sundae</a> (<a href="http://www.ibs.it/code/9788820045890/godin-seth/che-pasticcio-marketing.html" target="_self">Che pasticcio di marketing!</a>)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elettricità e Computing</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 10:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[future]]></category>
		<category><![CDATA["cloud computing"]]></category>
		<category><![CDATA["Nicholas Carr"]]></category>

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&#8220;L&#8217;elettricità e il computing hanno una caratteristica in comune che li rende unici, anche all&#8217;interno di un gruppo relativamente ristretto come quello delle GPT (General Purpose Technology): entrambi possono essere erogati efficientemente a grande distanza attraverso una rete. Dato che non devono essere prodotti in loco, possono conseguire le economie di scala permesse dalla fornitura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/lovechocolate/109221859/"><img class="alignnone size-full wp-image-269" title="109221859_36b57aaa3d_o" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/01/109221859_36b57aaa3d_o.jpg" alt="" width="500" height="389" /></a></p>
<p>&#8220;L&#8217;<strong>elettricità</strong> e il <strong>computing</strong> hanno una caratteristica in comune che li rende unici, anche all&#8217;interno di un gruppo relativamente ristretto come quello delle GPT (<em>General Purpose Technology</em>): entrambi possono essere <strong>erogati efficientemente a grande distanza attraverso una rete</strong>. Dato che non devono essere prodotti <em>in loco</em>, possono conseguire le economie di scala permesse dalla fornitura centrale.</p>
<p>Negli anni a venire un numero sempre maggiore delle attività di elaborazione dati che svolgiamo, a casa e in ufficio, verrà <strong>gestito da grandi centri dati situati su Internet</strong>. La natura del computing e le dinamiche economiche associate cambieranno altrettanto radicalmente di quanto avvenne per la natura dell&#8217;energia meccanica e le dinamiche a essa associate nei primi anni del secolo scorso.</p>
<p>La conseguenza che questo avrà sulla società &#8211; sul modo in cui <strong>viviamo</strong>, <strong>lavoriamo</strong>, <strong>apprendiamo</strong>, <strong>comunichiamo</strong>, ci <strong>divertiamo</strong> e addirittura quello in cui <strong>pensiamo</strong> &#8211; promettono di essere altrettanto sostanziali. Se la dinamo elettrica fu la macchina che diede forma alla società del XX secolo &#8211; quella che ci rese le persone che siamo &#8211; <strong>la dinamo informatica è la macchina che darà forma alla nuova società del XXI secolo</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>- <a href="http://www.nicholasgcarr.com/" target="_self">Nicholas Carr</a>, <a href="http://www.nicholasgcarr.com/bigswitch/" target="_self">The Big Switch</a> (<a href="http://etaslab.corriere.it/dynuni/dyn/Catalogo/14971_Carr_Lato-oscuro-della-rete.jhtml" target="_self">Il lato oscuro della rete</a>)</strong></p>
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		<title>Polpette di carne con gelato</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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&#8220;Una contraddizione, un&#8217;idea disgustosa e inefficace. Il piatto rivoltante che si ottiene abbinando due ingredienti ottimi ma che semplicemente non stanno bene insieme.
Nella nostra metafora, le polpette sono il prodotto base di grande consumo, ciò di cui tutti hanno bisogno, ciò che in passato si pubblicizzava con straordinaria efficacia attraverso gli spot televisivi e altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/puppethead/2847660032/"><img class="alignnone size-full wp-image-265" title="2847660032_2bfa54e35b" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2009/01/2847660032_2bfa54e35b.jpg" alt="" width="500" height="400" /></a></p>
<p>&#8220;Una contraddizione, un&#8217;idea disgustosa e inefficace. Il piatto rivoltante che si ottiene abbinando due ingredienti ottimi ma che semplicemente non stanno bene insieme.</p>
<p>Nella nostra metafora, <strong>le polpette sono il prodotto base di grande consumo</strong>, ciò di cui tutti hanno bisogno, ciò che in passato si pubblicizzava con straordinaria efficacia attraverso gli spot televisivi e altre tecniche proprie del<strong> mercato di massa</strong>.</p>
<p><strong>Il gelato, magari con qualche nuvola di panna e qualche ciliegina sciroppata, è il nuovo marketing</strong>. <a href="www.myspace.com" target="_self">MySpace</a>, i siti web, <a href="http://it.youtube.com " target="_self">YouTube</a>, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Permission_marketing" target="_self">permission marketing</a> e le tecniche virali fanno parte di questa magica guarnizione.</p>
<p>Non è certo un caso se quasi tutti i marchi, i prodotti e le carriere che hanno avuto successo grazie al nuovo marketing sono novità fresche e accattivanti. <strong>Il nuovo marketing non sa cosa farsene delle poplette di carne, vuole che l&#8217;intera organizzazione si reinventi insieme ai suoi prodotti</strong>. Oggi il marketing non si occupa più soltanto di jingle, ma del pacchetto intero: <strong>ciò che diciamo ma anche il modo in cui lo diciamo</strong>. Il nuovo marketing è il nostro futuro. E, purtroppo, con le polpette non funziona tanto bene.&#8221;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>-</strong> <strong><a href="http://www.sethgodin.com/sg/" target="_self">Seth Godin</a>, <a href="http://www.amazon.com/Meatball-Sundae-Your-Marketing-Sync/dp/1591841747/ref=sr_11_1?ie=UTF8&amp;qid=1231451838&amp;sr=11-1" target="_self">Meatball Sundae</a> (<a href="http://www.ibs.it/code/9788820045890/godin-seth/che-pasticcio-marketing.html" target="_self">Che pasticcio di marketing!</a>)</strong></p>
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		<title>Semplicità: perché è importante</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/12/28/semplicita-perche-e-importante/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 22:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quotes]]></category>
		<category><![CDATA[user experience]]></category>
		<category><![CDATA["presentation zen"]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[simplicity]]></category>

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Quote from Presentazion Zen &#8211; 2:
Le nostre vite si perdono nel dettaglio. Semplificate, semplificate.
- Henry David Thoreau
(Garr Reynolds) Esiste un equivoco di fondo su cosa sia la semplicità e cosa significhi oggi essere semplici. Molti, per esempio, confondono il semplice con il semplicistico o con ciò che viene semplificato al punto da diventare ambiguo o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/11016633@N07/1166491146/"><img class="alignnone size-full wp-image-260" title="1166491146_deb1fd04f2_o" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/1166491146_deb1fd04f2_o.jpg" alt="" width="500" height="344" /></a></p>
<p>Quote from <a href="http://www.presentationzen.com/" target="_self"><strong>Presentazion Zen</strong></a> &#8211; 2:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><span style="color: #999999;">Le nostre vite si perdono nel dettaglio. Semplificate, semplificate.</span></em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: right;"><em><span style="color: #999999;">- Henry David Thoreau</span></em></p>
<p style="text-align: left;">(<strong>Garr Reynolds</strong>) Esiste un equivoco di fondo su cosa sia la semplicità e cosa significhi oggi essere semplici. Molti, per esempio, confondono il semplice con il semplicistico o con ciò che viene semplificato al punto da diventare ambiguo o fuorviante.</p>
<p style="text-align: left;">Ad alcuni la parola &#8220;semplice&#8221; fa pensare sempre a un processo di ipersemplificazione, che trascura le complessità di un problema e genera confusione ed evidenti falsità. Gli uomini politici sono avezzi a questo tipo di operazione.</p>
<p style="text-align: left;">Ma non è di questa semplicità che parlo. Quella a cui mi riferisco non nasce da una situazione di pigrizia o ignoranza, quanto piuttosto da un intelligente desiderio di chiarezza che giunge all&#8217;essenza del problema. Non è un obiettivo facilmente raggiungibile. La semplicità non è per nulla facile (p. 103).</p>
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