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		<title>Benvenuto in prima pagina</title>
		<description>MdV, giornale comunista con il dito nel naso</description>
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			<title>Marco Rizzo: Perchè è successo? Dalla fine di questa sinistra una critica alla politica, per una nuova fase di riscossa. Ritornare tra la gente, ripartire dalle lotte. I Comunisti per una Sinistra Popolare</title>
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			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/sinistra_popolare_comunisti3.jpg" border="0" width="299" height="199" /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Dalla relazione di Marco Rizzo tenuta a Roma 24 ottobre 2009&lt;/em&gt; &lt;em&gt;in occasione della Presentazione Nazionale di "Comunisti - Sinistra Popolare"&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; Perchè è successo? Dalla fine di questa sinistra una critica alla politica, per una nuova fase di riscossa. Ritornare tra la gente, ripartire dalle lotte. I Comunisti per una Sinistra Popolare. Queste sono le domande ed i propositi da cui ripartire. Da tempo abbiamo svolto questi punti di riflessione con una critica della politica attuale. Il progetto di Comunisti Sinistra Popolare nasce appunto non come l’ennesimo partitino, ma invece con l’ambizione di rilanciare l’idea comunista in termini moderni e costituenti per tornare ad avere una sinistra riconosciuta da tutto il popolo. Siamo coscienti delle difficoltà, ma proprio questa consapevolezza ci consente, a differenza di altri, di non avere fretta, di non essere “ingabbiati” dalle scadenze elettorali. Nel “toccare il fondo” la polverizzazione dei comunisti e della sinistra ha e avrà bisogno di un punto saldo di analisi e di progetto organizzativo. Comunisti Sinistra Popolare vuole contribuire a costruire la “massa critica” sufficiente per portare a termine questo progetto ambizioso per poi sciogliersi –assieme a tutti gli altri- nella costruzione di un soggetto politico unitario dei comunisti, condizione essenziale per tornare ad avere una vera sinistra al servizio dei lavoratori in questo Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questa è un’epoca di mutamenti complessi e profondi. Forse non c’è stato mai un altro periodo che abbia concentrato in così poco tempo un così alto tasso di mutamenti tecnologici, delle culture, della comunicazione e dello stesso “senso comune” della vita sociale. Il futuro appare meno prevedibile, e questo accade principalmente nei paesi e per i popoli più ricchi, quelli cioè con forti tradizioni e plausibili certezze: in sostanza nell’occidente industrializzato, ma in particolar modo l’Europa e di certo l’Italia. La globalizzazione capitalistica è il frutto di decisioni economiche e politiche internazionali relative alla liberalizzazione dei mercati e agli investimenti transnazionali; in verità esiste da sempre come tentativo di concentrare sempre di più il comando del capitalismo, ma se nel passato più recente i processi produttivi avevano una base sostanzialmente nazionale, oggi la “produzione totale” è stata allocata a livello planetario, costruendo una nuova classe con una unica dimensione, quella internazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Europa  dopo l’89, questo è avvenuto con la delocalizzazione produttiva principalmente verso Est. Di fronte al dispiegarsi delle contraddizioni economiche, sociali ed ambientali che emergono nel mondo, le politiche nazionali hanno evidenziato tutta la loro debolezza. Questi mutamenti hanno modificato profondamente le condizioni di classe, tanto più nell’Occidente, provocando cesure nette non solo nel confronto tra materialità e forma del lavoro, ma anche nella percezione dell’identità e della coscienza di classe stessa. Li vediamo tutti i ragazzi a “partita Iva” con la giacca e la cravatta, a pensar di esser nuovi imprenditori e a non vedere soluzione per il livello di  sfruttamento senza diritti cui sono sottoposti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ proprio dentro questo contesto che in Italia si è concretizzata la fine della sinistra in termini ideali e culturali prima, politici e di rappresentanza poi. Da tempo ormai nel nostro Paese è l’economia che detta le regole e definisce il contesto a tutto e a tutti. In una società in cui trionfano solamente la competitività, la primitiva legge del mercato e l’esaltazione del vincente, non ci si può poi stupire se la destra trionfa. Perchè i lavoratori e gli strati più deboli della popolazione non  solo non votano più a sinistra ma tra loro hanno perso di credibilità le stesse opzioni anicapitaliste e comuniste? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alla fine degli anni ‘60 gli operai arrabbiati nei confronti di una sinistra forte ma ancora “tiepida” verso di loro e nei confronti di un sindacato presente ma non sufficientemente battagliero, obbligarono entrambi a diventare decisamente più combattivi. Arrivò infatti la stagione dell’ “autunno caldo”e del “potere operaio”, che tante conquiste sociali e civili portò. Oggi invece tra la “nostra gente” l’amarezza è tale che interi settori di proletariato si sentono perduti e si aggrappano non a possibili soluzioni del loro profondo disagio, ma a disvalori e stili di vita che li “consolano” artificialmente: identità territoriale, sicurezza, individualismo e demonizzazione del diverso. I ragazzi delle periferie incamerano subito questo concetto: chi perde è perduto, contano i soldi e conta solo farli, non importa in che modo, in alternativa eventualmente conta il sembrare forti e spietati; così si hanno delle nuove generazioni che si dividono tra il “rampantismo” per pochi ed il “bullismo” e la pratica del “branco” per molti. Una violenza fine a sè stessa assume nelle periferie improbabili rituali nazifascisti, ma alla fine, tutti tornano col cellulare ultimo modello nelle loro case fatiscenti ai margini delle città, miseri appartamenti con tre televisori sempre accesi, nessun libro e soprattutto nessuna solidarietà e nessuna socialità. Falsi miti di un “arianesimo straccione” che producono disvalori e arroganze, angosce e miseria. E’ fortemente necessario “strappare”  ai neofascisti le nuove generazioni delle periferie. Se è vero che questi gruppi non hanno leadership particolarmente forti, si potrebbero sempre configurare come “camicie brune” da spazzare via al momento giusto, per farne prendere in eredità i manipoli a qualche potere forte. A nessuno deve essere consentito di consumare una nuova generazione nella vecchia pratica degli “opposti estremismi” invece che nella lotta al capitale!  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ragazzi che fanno la celtica sui muri o salutano col braccio teso hanno spesso le facce dei nuovi proletari, certo si sentono ribelli, altrettanto certamente sbagliano i bersagli. Dovremmo avere un linguaggio nuovo per sottrarli ai loro cattivi maestri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno cominciato a far politica allo stadio, pensano che i politici si occupino solo dei  loro affari, è mai possibile che non possiamo strapparli alle teorie elitarie di Evola o ai superomismi di Nietzsche. Saranno ben in antitesi con i pensatori delle vecchie e nuove aristocrazie? Per questo possiamo e dobbiamo “competere” contro i “fasci” per far sì che i giovani proletari tornino ad approdare alla  “parte giusta”. La lotta per una nuova identità di classe deve porsi anche questi obbiettivi. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;La globalizzazione capitalistica comporta da parte dei poteri forti - finanza, élites economiche e politiche, comunicazione - il totale abbandono dei territori di periferia, di quasi l’intero Mezzogiorno e di tutte le comunità proletarie; e mentre questi limiti e contraddizioni si manifestano, la competizione interimperialistica  si evidenzia nella instabilità internazionale e nella guerra, intesa appunto come  unico “mezzo” per risolvere le controversie politiche. E dentro questi processi, la sinistra dov’era e dov’è? Ora più che stordita non esiste quasi più. Purtroppo inseguiva  il “nuovismo”.  ed  in questo profondo  processo di sradicamento, invece di riconquistare i territori abbandonati a se stessi, invece di ricompattare le comunità distrutte, si è al contrario impegnata ad apparire moderna, liberal e non violenta. Sí! Era contro la globalizzazione, ma guai ad apparire anche un poco critica nei confronti del processo d’integrazione europeo. Sì! Era contro la guerra, ma mai contro fino in fondo alle cosidette ”missioni di pace” dei governi di centrosinistra. Una sinistra che si è in sostanza appiattita sui comodi privilegi istituzionali e sui proclami astratti per i diritti borghesi, piuttosto che impegnarsi rivendicando obiettivi sociali nella vita quotidiana.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le sezioni del partito comunista a Torino e al Nord, durante i fenomeni migratori interni degli anni ‘60 e ‘70, diventarono luoghi di nuova comunità e organizzazione per quei contadini tolti al Mezzogiorno; erano i tempi in cui si urlava: “Nord e Sud uniti nella lotta”.  Così come le sezioni dello stesso partito, durante gli spaventosi  terremoti che colpirono il Friuli e l’Irpinia, misero in moto una straordinaria macchina di aiuto e di solidarietà, così come ancora quella forma della militanza interveniva concretamente in ogni meandro di lotta: dal territorio metropolitano alle aride campagne. L’Abruzzo è stato abbandonato al circo mediatico di Berlusconi  e quel poco che di “generoso” è stato messo in campo dalla nostra parte non è stato neanche valorizzato a sufficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Oggi ci si indigna a parole, e sempre meno, contro il lavoro che non c’è e che uccide, il precariato e la xenofobia, mentre ci sarebbe bisogno di risposte realmente alternative che coinvolgano di nuovo la “nostra gente”, costruiscano forme di solidarietà ed anche reti organizzative. I fascisti e la destra fanno le “ronde”, danno risposte inefficaci e repellenti, ma la sinistra cosa propone? Pensare ai diritti per la costruzione di una moschea va bene, ma non basta! Sarebbe meglio costruire coscienza dei diritti sindacali e di classe degli immigrati, aiutare la loro trasformazione da individui a nuovi soggetti del conflitto. Solo cosi diventerebbero parte di noi e non altro da noi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt; L’accoglienza è una nobile pratica dei cattolici, i comunisti devono in più stabilire un rapporto strategico con gli immigrati sfruttati. Il capitalismo è cambiato e ha cambiato il mondo e l’Italia; purtroppo non ci si accorge di avere ormai un “terzo mondo interno”, così come ci si dimentica della teoria attualissima “dell’esercito industriale di riserva” che oggi, a differenza del passato, ha un altro colore della pelle. Apriamo le nostre ormai rare sezioni, trasformiamole in luoghi di lotta, di solidarietà, di cooperazione sociale perchè è da questi “buchi” nelle periferie che è nata la crisi della rappresentanza democratica della sinistra e dei comunisti. &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ci fosse stata una progettualità simile non si sarebbe persa Roma, e invece hanno ripresentato e, accettato di far ripresentare, il “replicante” Rutelli, dentro un modello di piccoli privilegi del ceto politico della sinistra da una parte ed un modello di comando sulla città, fondato in alleanza con i costruttori edili e la speculazione finanziaria, dall’altra. I recenti fatti della Capitale, con da una parte la criminalizzazione del movimento per l’occupazione delle case e dall’altra con la “scoperta” di finanziamenti dei costruttori ai partiti della cosiddetta sinistra radicale, sono il segno di una  ulteriore degenerazione Le notti bianche e la festa del cinema non hanno dato certo risposte alle periferie, le cui condizioni di vivibilità sono state cancellate in termini di devastazione lavorativa, ambientale, psichica e individuale. Nel dopoguerra il forte limite che veniva contrapposto al capitalismo era la resistenza organizzata da parte del movimento operaio che si manifestava attraverso lotte e conquiste ed anche con un “senso comune” fortemente identitario pure nella vita quotidiana. Il partito comunista, il sindacato ed i movimenti costituivano forme diverse di rappresentanza che avevano il compito di salvaguardare e consolidare la forza dei lavoratori, unica trincea della società contro la violenza del capitale. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;L’evoluzione del capitalismo, unita alla contraddittoria caduta del “campo socialista” e al “tradimento” del ceto politico della sinistra, ha provocato una resa della capacità contrattuale del mondo del lavoro ed ha consentito l’affermarsi di una forma di “dittatura” del capitale: la logica del profitto non deve più rispettare alcuna legge, non vi è nulla che possa contenerla. La precarietà è diventata l’unica forma di lavoro in quanto il capitale non ha più bisogno di contrattare alcunché (vedi la fine del contratto nazionale di lavoro, in effetti non  contrastata dalla maggioranza della Cgil), mentre l’intera scena istituzionale si sta ormai completamente americanizzando con partiti oligarchici e plebiscitari, come vaticinava il boss della P2 Licio Gelli. Questo avviene anche perchè negli ultimi quindici anni, la “sinistra” ha potuto governare più volte (ed era magari anche  giusto  provarci,  tanto quanto è giusto oggi fare una netta autocritica su quelle scelte) ma il risultato è stato che ogni volta che lo ha fatto, ha saputo solo continuare l’azione della destra, diminuendo ogni difesa sociale, per rendersi strumento di sottomissione al profitto. E’ successo due volte nell’Italia di Prodi, così come nella Gran Bretagna di Blair e nella Germania di Schroeder.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dal 1945 in poi, nel nostro Paese,  la società e la politica avevano creato modelli non del tutto sottomessi allo sfruttamento, purtroppo nell’ultimo periodo il ceto politico della sinistra ha svenduto sempre di più queste caratteristiche in cambio di qualche piccolo potere e di qualche grande privilegio individuale. E ancora oggi la gente si chiede perché i litigi siano così accesi tra simili (abbiamo visto le “botte” vere al congressino dei Verdi), la risposta è chiara e triste: semplicemente ci si accapiglia perché si vuole ancora qualche briciola di potere, per qualche “strapuntino” concesso a chi si adegua… “Democrazia vuol dire potere agli operai” recitava uno slogan dei primi anni ‘70, quando i rapporti di forza nella società parevano volgere al meglio per le classi proletarie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era una formula un pò rozza, ma in realtà rendeva bene il senso della richiesta: la democrazia è il luogo in cui i lavoratori possono scontrarsi contro il capitale contando su proprie forze organizzate, e al tempo stesso la società può conservare una relativa autonomia rispetto all’economia predatoria del profitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Per troppo tempo non abbiamo più potuto né scegliere né identificare la destra e la sinistra in rapporto al capitale e al lavoro, e per quale motivo dovremmo ora, parlando della ricostruzione, non attenerci rigorosamente a idee, a contenuti e a forme organizzate che tengano conto di questa durissima lezione? Perché dovremmo rimpiangere questa sinistra, che quando era al governo (pensiamo agli ultimi due anni del governo Prodi con oltre un centinaio di deputati e senatori comunisti e della sinistra radicale) non ha saputo eliminare neppure una delle leggi berlusconiane, né ha saputo impedire il massacro sociale del TFR, del Welfare e delle pensioni? Per non parlare poi della subordinazione atlantica ed europea alle guerre imperialiste! Perchè dovremmo ricostruire una sinistra e ancor di più un nuovo partito comunista se non partendo dall’analisi degli errori del passato? Per questo bisogna non costruire un nuovo ceto politico autorappresentativo, del quale più nessuno avverte il bisogno, ma una nuova struttura di resistenza e attacco al servizio delle nuove classi proletarie.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Oggi il lavoro è in frantumi ed in più i lavoratori sono diventati una merce come le altre. Dove una volta c’era un’azienda con un unico contratto sindacale, oggi c’è ne sono dieci, dal part-time al lavoro interinale. Dove una volta c’erano i settori produttivi, dall’agricoltura al terziario, oggi esiste una “mucillaggine” produttiva. Il lavoro frantumato non è politicamente né visibile né percepibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è invece la visione  ideologica e identitaria tra vecchi e nuovi lavori che bisogna ristabilire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fare una dura critica ai “lavoratori ridotti merce” significa parlar chiaro e cioè ricordare ai legislatori, sia di centrodestra che di centrosinistra, che se un automobile o un frigorifero si possono sostituire o rottamare, così non si può fare con le persone in carne ed ossa. Cosa che purtroppo avviene nelle leggi e nelle relazioni sindacali che informano oggi il mondo del lavoro. La difesa dei lavoratori oggi si è drasticamente ridotta e non è un caso se situazioni di crisi generano forme di lotta “estreme” come il salire su una ciminiera od incatenarsi ai cancelli. Ha un bel dire Cofferati quando segnala la sua contrarietà a queste forme di lotta perché deleggittimano il sindacato; è vero il contrario, queste lotte ci sono perché putroppo il sindacato ha smarrito la sua funzione. Si tratta di costruire un “filo rosso” che colleghi tutte le situazioni di lavoro; alla politica spetta la capacità di offrire un “fuoco” intorno a cui costruire, per unire la ricchezza di esperienze, di rappresentanza sociale e di movimento che le contraddizioni odierne del mondo del lavoro fanno emergere con grandi potenziali di lotta; al sindacalismo spetta la rappresentanza dei lavoratori e del conflitto e quindi diventa fondamentale un impegno decisivo sulla rappresentanza sindacale basato anch’esso sul principio “una testa, un voto”, con buona pace di un certo sindacalismo  confederale teso solo a garantire la propria riproduzione. Dentro questa dinamica si inserisce la nostra proposta di una Iniziativa di legge popolare “contro il lavoro precario, per l’estensione delle garanzie dei lavoratori e per l’istituzione di un fondo straordinario contro la disoccupazione” che presentiamo in questa occasione e che da qui inizia la  distribuzione operativa dei moduli per la raccolta delle firme, con questa presentazione politica:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “La situazione drammatica del lavoro all’interno di una crisi sociale di carattere strutturale, oggi è segnata dalla mancanza praticamente totale di diritti, di assoluta precarietà e da un concerto culturale, politico e legislativo che rende i lavoratori stessi alla stregua di una semplice merce. Risulta evidente che solo una azione complessiva può ridare voce e rappresentanza ad una classe sempre più estesa di sfruttati senza alcun futuro. Riteniamo che uno dei punti di attacco più efficaci possa essere quello dello strumento dell’iniziativa di legge popolare. Consente infatti di attivare iniziativa politica e lotta sul territorio e nei luoghi di lavoro e di studio, mantenendo alto il confronto sul merito della lotta alla precarietà ed alla disoccupazione. Proprio sul merito vogliamo dire apertamente che la precarizzazione odierna di ogni forma di lavoro, anche quelle più professionali ed intellettuali, è ormai inaccettabile e che solamente una profonda rottura -appunto politica, culturale e legislativa- potrà fermare questa deriva. Contro la precarietà diffusa vogliamo rompere quello che appare un dato immutabile dello status-quo precario e flessibile, contrapponendovi l’antica ma efficace idea del “posto fisso”. Questa iniziativa ha certamente un aspetto provocatorio, ma è concretamente realizzabile con rapporti di forza sociali e politici diversi da quelli di oggi. Siamo di fronte “all’uovo di Colombo”, ma da qualche parte bisogna pur ripartire, e la rottura del binomio “compatibilità/senso di responsabilità” crediamo sia il punto su cui forzare. Ad esempio, non è forse abbastanza incompatibile ed irresponsabile una situazione in cui giovani laureati con il massimo dei voti facciano master a 500 euro al mese, per esser poi sfruttati di nuovo con altri inutili stages sempre con “salari da fame”?  Già li sentiamo i “soloni”  dell’esthablisment economico, politico e sindacale pontificare sulla irrealizzabilità della proposta, asserendo che il ritorno al lavoro a tempo indeterminato per tutti e la fine della precarietà produrrebbero ulteriore crisi alle imprese e quindi addirittura maggiore disoccupazione. A tal fine abbiamo voluto rispondere richiamandoci  all’intervento pubblico con una compensazione sugli effetti occupazionali mediante la proposta di un Fondo Straordinario contro la Disoccupazione. Una proposta che certamente richiede il recupero di ingenti risorse pubbliche, non recuperabili attraverso l’aumento della normale tassazione, ma grazie ad un piano di attacco al capitale finanziario speculativo. In sostanza, un provvedimento legislativo di classe che sarebbe un beneficio per  l’intera popolazione italiana che vive del proprio lavoro. Molti, sfibrati dalla sbornia liberista di questi anni, sfiduciati dalla mancata rappresentanza parlamentare dei partiti della sinistra,  sarebbero oggi “disponibili” a battersi, non avendo ormai più nessun argine normativo che li difenda. Si tratta di “osare” dal punto di vista politico e culturale, serve coraggio anche nelle scelte legislative proponibili. L’iniziativa questa volta parte “dal basso”, a maggior ragione dopo il fallimento della partecipazione ai  governi di centro sinistra nella difesa degli strati popolari. Contro l’idea della precarietà e della flessibilità, cara solo ai poteri forti ed ai loro servi sciocchi, rilanciamo l’esigenza del “lavoro fisso come diritto inalienabile”. Su questo terreno di iniziativa auspichiamo una forte tensione unitaria dei singoli e dei soggetti politici e di movimento.”   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in questo modo, concreto e partecipativo, riprendiamo in pugno la grande idea del cambiamento per un nuovo inizio. Finchè si farà politica ,o più semplicemente si andrà a votare ( come diceva Karl Popper), per soddisfare le individualità, vincerà sempre la destra o prevarrà una falsa sinistra, perché il mestiere della destra è “parlare al ventre delle persone e dare voce agli egoismi”.  Quando invece si tornerà a militare per il “bene comune”, per la collettività e  quindi per una idea, la politica di una vera sinistra potrà tornare se non a vincere almeno a combattere e  ad appassionare.  Per questo serve attaccare duramente chi, specie a sinistra, continua con l’elogio del libero mercato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui in Italia chi lo fa non si accorge neanche che così non si selezionano neanche i migliori, anzi è quasi regola il contrario. Basti vedere le elites delle professioni prive di ogni mobilità sociale (se sei figlio di un operaio farai l’operaio, se sei figlio di notaio seguirai la professione paterna). Addirittura nel Mezzogiorno ed in altre parti del Paese esiste una sorta di società  “al contrario” dove sono puniti gli onesti e premiati i delinquenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Insomma vorremmo fare una critica vera alla politica. Alla politica che abbiamo conosciuto e frequentato negli ultimi ventanni. Oggi la politica  sta alla società come un motore che gira “in folle” sta ad un automobile. La politica serve a sé stessa, la politica è diventata un esercizio totalmente scollegato dalle  dinamiche e dagli stessi rapporti di forza che si esercitano nella  quotidianità. La politica è diventata un mestiere, un mestiere come un altro, con le sue competenze e la sua mobilità da un luogo ad un altro. Praticamente non esiste più, neanche a sinistra, neanche nei partiti che si definiscono ancora comunisti, una “coerenza” di rappresentatività rispetto alle classi sociali di riferimento.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I comportamenti non sono più dettati da strategie e tattiche ma solo da limitatissimi orizzonti individuali, questo provoca il disastro del “sono tutti uguali” e neutralizza in larga parte i tentativi di ricostruzione.  In tale contesto è chiaro che a prevalere sono le politiche che puntano a mantenere inalterati i rapporti di forza nella società ( o a sfruttarli ulteriormente a loro favore). Un capitalismo globalizzato che non riesce a vedere i propri limiti  in quanto responsabile del collasso ambientale del pianeta. Una sorta di “comunismo salvatore” si imporrà prima o poi per la sopravvivenza, perché il pianeta ha dei limiti, le sue risorse non sono infinite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa consapevolezza è uno dei motivi innovativi che anima la “rinascita” del continente latino-americano. Seguendo la irriducibile lotta di Cuba e della rivoluzione castrista, le classi dirigenti di larga parte di quelle immense terre hanno scelto il socialismo del XXI secolo, da Chavez a Morales, passando per Correa sino a Lula, sono tutti impegnati in questo coraggioso processo di emancipazione dagli USA e dal  famelico e distruttivo modello di sviluppo yankee, che oggi si confronta con la sfida tutta interna di un Obama che ha una capacità di reale trasformazione inversamente proporzionale alla sua immagine mediatica. Non sarà un caso che il golpe fascista in Honduras, (in Italia completamente oscurato dalla cosidetta “stampa libera”) è stato il primo segnale in America latina  dell’era Obama. Tornando alla nostra storia, alla storia italiana, qualcuno continua a dire che il PCI divenne più grande quando abbandonò il carattere ideologico a favore di quello programmatico. Sarà anche vero in parte, ma erano altri tempi, con altri rapporti di forza  e poi chi ci dice che il disastro di oggi non nasca anche da lì, cioè da quando le anticipazioni della cosiddetta “contaminazione” della Bolognina favorirono la quasi integrale sostituzione dei quadri dirigenti di origine proletaria provenienti dalla Resistenza con personaggi figli della borghesia ? E poi ancora sempre guardando al passato, il progressivo appannarsi della diversità comunista ed il graduale inserimento del PCI nella logica del “sistema dei partiti” aprirono la strada, tra il 1976 ed il 1979, con i governi di “unità nazionale” e con la “linea sindacale dell’Eur”, al consolidarsi della “mutazione genetica” di quel partito. Non sarà un caso che quelle vicende siano state vissute come un “tradimento” da parte di coloro che il 15 giugno 1975 (data della conquista delle grandi città: Torino, Roma e Napoli ebbero per la prima volte un sindaco comunista) si erano accostati per la prima volta al PCI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo storico Giorgio Galli scrisse su quel periodo: ”…in quel periodo, la scelta astensionistica  rispetto al governo da parte del PCI – ambigua e deludente comunque la si voglia considerare – avvenne proprio mentre fervevano spinte innovative nella società italiana, che proprio il voto delle amministrative del 1975 e le politiche del 1976 aveva confermato. Tale vicenda saldò la frustrazione della base PCI a quella dei militanti della nuova sinistra senza peraltro”recuperare” i gruppi conservatori (per i quali il ruolo del PCI non può che essere all’opposizione e mai essere legittimato a governare né a partecipare ad una qualsiasi forma di maggioranza parlamentare)”. Chissà quanto questo avrà pesato nell’adesione giovanile quasi di massa al fenomeno del terrorismo di sinistra. E’ altamente probabile che i margini concessi dal Kejnesismo alle politiche redistributive del PCI  si siano bruscamente ridotti per poi scomparire del tutto con l’arrivo delle nuove tecnologie e, soprattutto, con il neoliberismo che non sopporta più neanche la benché minima politica di riformismo sociale. Non sarà un caso se nel decennio che va dal 1968 al 1977 i forti movimenti cercarono, con un forte scontro sociale, di ritardare quell’ondata di privatizzazioni e di liberismo che, in Italia, giunse almeno con una decina di anni in ritardo rispetto alla totalità degli altri paesi europei. Negli anni a venire venne distrutto, mattone dopo mattone, pezzo dopo pezzo, ogni bastione di idealità e di passione politica. Anche i simboli lasciarono il posto ai nuovi totem del pragmatismo e della governance. Infatti per tornare ai tempi del “nuovismo” nel PCI, periodi  in cui molti hanno lavorato per schiantare ogni barlume di identità proletaria e popolare, da allora ad oggi, la strada in negativo è stata tutta percorsa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se ad un operaio del Nord dici per oltre vent’anni che le ideologie non esistono più; se ogni volta che governa la sinistra fa una riforma delle pensioni che lo frega; se gli porti via il TFR; se gli consegni un sindacato sempre più concertativo e se infine lo fai rappresentare anche plasticamente da dirigenti come Rutelli, D’Alema o Bertinotti non risulta poi così difficile che quell’operaio faccia un semplice ragionamento e dica: “non mi difendete più, non mi rappresentate più, almeno le tasse che pago per uno stato troppo inefficiente, lasciatemele qui” e che dunque voti anche la Lega. L’impopolarità del governo di Prodi è stato anche questo.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In quei due anni di governo infatti quel processo si è moltiplicato indefinitivamente, deteminando poi le premesse del disastro. Mentre i lavoratori, i precari, i pacifisti, i giovani di Genova, le popolazioni della Val di Susa e di Vicenza si sono sentiti traditi ed abbandonati. Eppure di segnali ne erano arrivati! I fischi indirizzati ai sindacalisti alla Fiat Mirafiori erano infatti il sintomo di una classe operaia che non si sentiva più rappresentatala da una sinistra che “tanto diceva e che nulla faceva”. Nel migliore dei casi erano “strilli” sulle agenzie stampa subito sedati dalle  “rassicuranti” interviste in cui si ricordava che “mai si farà cadere il governo”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt; Scriveva argutamente il “riformista” Michele Salvati sulla prima del Corriere della Sera del primo gennaio 2007: “I partiti dell’estrema sinistra hanno combattuto per ottenere significative modifiche al protocollo sul welfare e pensioni nelle direzioni da loro preferite. Alla fine, però, hanno accettato la mediazione diktat del presidente del Consiglio Prodi, che sostanzialmente ribadiva il testo originale , ed è molto improbabile che ricominci il tiramolla in Senato. Ora minacciano che , passata la legge finanziaria, potrebbero sfilarsi dalla maggioranza. Appunto, ‘passata la Finanziaria’, il che assomiglia un poco alle minacce di quei bambini i quali, avendo avuto la peggio in una baruffa in classe, si rivolgono a chi li ha picchiati frignando–ci vediamo fuori-&lt;/strong&gt;“ &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordate quel 9 giugno 2007, quando i quartieri generali della “sinistra radicale”si ritrovarono a Roma in una Piazza del Popolo deserta, soli mentre il loro popolo, in oltre centomila persone,  aveva giustamente scelto di manifestare contro Bush, al di là delle indicazioni di subalternità e compatibilità col “governismo”? E poi ancora l’ultimo grande segnale dato dalla manifestazione del 20 ottobre di due anni fa: un milione in piazza per chiedere ai due partiti comunisti al governo di dimostrare la loro identità, commisurandola alla loro “utilità sociale” nella battaglia contro il pessimo protocollo su pensioni e welfare! Ed anche lì nessuna comprensione di cosa stava accadendo, poi ancora la miopia sull’abolizione della “falce e martello”e di quello che rappresentava ed infine sono arrivati gli tzunami dell’Arcobaleno e della lista comunista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora serve ripartire , ma, per favore, non facciamo più  errori! E quanti sbagli sono stati fatti anche sulla questione dell’Europa unita, che merita una riflessione molto approfondita. Un‘Europa, dove la borghesia, soprattutto dopo l’unificazione tedesca e gli accordi di Maastricht, si è mossa consapevolmente e in modo organizzato per realizzare il suo progetto. E’ intervenuta con forza e determinazione in tutti gli  aspetti essenziali dell’economia e della società. Ha dedicato  grande attenzione alla questione della formazione e dell’educazione, con la «strategia di Lisbona» e con le successive direttive nel campo della formazione. Ha regolamentato la  concorrenza, con tutti i sistemi di authority e di garanti, è intervenuta sui contratti di lavoro, chiedendo piena concorrenza tra i lavoratori e flessibilità. Non ha respinto brutalmente gli immigrati, ma ha richiesto un disciplinamento e una loro integrazione subordinata all’interno della UE.  Culturalmente puritana, questa borghesia preferisce da sempre una certa regolamentazione (in taluni casi fino all’eccesso  della definizione degli standard di alcune produzioni o  delle norme di sicurezza), piuttosto che il capitalismo da  giungla. In questo senso il modello di capitalismo europeo  è piuttosto distante da quello statunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questo modello   fu in fondo ben espresso da Prodi nel suo libro sull’Europa di qualche anno fa, in cui coniava la formula del «liberismo temperato». Il nucleo storico della grande borghesia europea, quello che ha cercato di tessere le fila del progetto di costruzione europea, con la brusca accelerazione dell’ingresso di  dodici nuovi Paesi tra il 2005 e il 2007 (di cui ben dieci appartenenti all’ex blocco socialista), si è mossa e si muove lungo direttrici di prudente e controllato sviluppo capitalistico, teme  i grandi sconvolgimenti, adopera la BCE come strumento  importante di controllo dell’inflazione, vuole bilanci in  pareggio (i parametri di Maastricht).   La borghesia europeista si fonda ancor oggi più sul capitale industriale che non sul capitale della speculazione finanziaria, che però avanza fortemente. Essa mira a fare dell’Europa  un’area stabile (una sorta di Repubblica Federale Tedesca allargata…) esente da  tempeste monetarie e finanziarie. Le borghesie tedesca e  francese – con il Benelux – intendono lasciarsi alle spalle  il secolo dell’instabilità, dell’inflazione selvaggia, della disoccupazione incontrollabile, che potrebbero favorire  ondate demagogiche e la ricomparsa di fenomeni di tipo  populista e anche nazifascista. La politica del capitale europeo è limitatamente aggressiva, con una politica militare moderata ma in crescita. È una borghesia  che vuol dominare serenamente, “pacatamente” seduta sul suo capitale.  La tempesta maggiore che essa ha attraversato è stata  il crollo dei Paesi dell’Est con il disfacimento di Stati e le  guerre jugoslave degli anni Novanta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, pur tra incertezze ed errori, in particolare in Jugoslavia, essa è riuscita, dopo un quindicennio, ad assorbire gli Stati dell’Europa orientale, al punto da imporre a tutte le loro economie una transizione regolamentata secondo i parametri  monetaristi di Maastricht.  Senza particolari colpi di teatro, la borghesia europeista è riuscita ad affrontare la crisi più grave del secondo  dopoguerra, a irreggimentare lo sconquasso delle società  dell’europa orientale, rendendo attraente la prospettiva  dell’ingresso nella UE. A tutti i candidati impone il diritto della UE e le sue regole.  Tra queste regole si è da tempo insinuato un anticomunismo (concreto) che ha recentemente portato alla messa fuorilegge dell’organizzazione giovanile dei  comunisti cechi (il terzo partito in quella nazione), all’incriminazione dei dirigenti del Partito comunista ungherese e alla legge vergogna con cui il corrotto governo polacco obbligava all’autodenuncia i cittadini che avessero avuto incarichi statali nel periodo del socialismo reale. (Il momento più drammatico della crisi europea è stato quello  dell’annessione della Germania Est, che i soci europei  hanno dovuto digerire, accettando di pagarne i costi). Tuttavia questo modello di liberismo temperato potrebbe trovarsi oggi di fronte a scelte drammatiche e a imprevedibili scossoni sociali. La borghesia europeista è finora riuscita a promuovere sviluppo. Paesi come l’Irlanda  e la Spagna hanno conosciuto forti ritmi di crescita grazie  agli investimenti europei. È riuscita a integrare aree diverse. Ha imposto degli standard nella formazione, nei brevetti, nella sicurezza dei prodotti, ha regolamentato il mercato. Insomma la burocrazia di Bruxelles ha svolto benino il suo lavoro… Ma ora diventerà tutto più difficile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul piano della politica internazionale, la borghesia europea è interessata alla penetrazione imperialistica in tutte le aree del pianeta, e le sue pallottole sono i capitali, la  tecnologia e il mercato, e non ancora la  guerra aperta e diretta. Essa partecipa con forze di stabilizzazione delle aree in conflitto, ma non intende sviluppare – perché  non ne ha ancora la struttura  –il militarismo classico.  Piuttosto essa ha bisogno di un esercito di pronto intervento in tutto il mondo – capace di schierarsi nel giro di  ventiquattro ore con 60.000 uomini ben addestrati ed  equipaggiati – per imporre stabilità. Essa è sostanzialmente estranea alle vecchie forme di colonialismo, cioè di  occupazione diretta di un territorio, di cui si assume l’amministrazione. Essa è interessata alla stabilità e al controllo, che intende imporre magari anche con la forza delle armi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Per la sua struttura economica attuale, la UE non  ha nella guerra la soluzione per la crisi economica, preferisce la partecipazione a missioni «di pace» che puntano a  una pressione militare sul tipo della missione in Libano. In ciò essa   diverge dagli USA, ma ne è speculare rispetto alla scelta di comando. La grande borghesia europea ha cercato di costruire il suo potere economico e  politico sviluppando il ceto medio, per averlo come alleato contro l’insorgenza del proletariato. Al capitale europeo preme la stabilità sociale e questa può essere solidamente garantita da un ceto medio piuttosto soddisfatto  della sua condizione, in modo da divenire calamita anche  per la piccola borghesia e il proletariato. Il modello ideale di rapporti sociali della borghesia europea è la naftalina, la decongestione del conflitto, il sindacato corporativo  e consociativo.  L’esplosione sociale va evitata e, se non è  possibile, isolata, chiusa da un cordone sanitario. Non a  caso i modelli vincenti di relazioni sociali e politiche nella  UE sono stati quello democristiano e quello socialdemocratico, spesso complementari. Si tratta di un riformismo  o liberismo temperato, di un gradualismo di una borghesia che aborre l’estremizzazione del conflitto, che è disponibile alla concessione untuosa e fumosa, che preferisce  vincere per governare a lungo piuttosto che stravincere  mettendo totalmente in ginocchio l’avversario di classe.  Che va invece narcotizzato. Da queste ide, da queste progettualità nasce in Italia il Partito democratico. Grazie a questa politica, la borghesia europeista è riuscita a tenere la rotta, a guidare la sua nave anche tra le  grandi tempeste monetarie e i fallimenti di interi Stati, o le  grandi truffe finanziarie tipo quella di Enron. È riuscita a  passare quasi indenne tra il crollo dell’Est, la crisi delle  «tigri asiatiche» e la bancarotta russa tra il 1997 e il 1998,  il fallimento dell’Argentina… &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Borse europee hanno  certo subito i contraccolpi di quelle mondiali, ma il sistema si è rivelato capace di tenere, con accettabili anticorpi. La leadership di questa borghesia è tedesca (ma anche  olandese-belga) in condominio con quella francese, che si  rivela meno capace di stabilità e più permeabile alle insorgenze (perché Parigi e non Berlino o Francoforte ha  avuto la sommossa delle banlieue e i moti antiglobalizzazione?).La borghesia tedesca è stata in grado in dieci-quindici anni di riassorbire la Germania Est, imponendo  agli alleati europei il pagamento degli enormi costi di quell’Anschluss, ma ha avuto meno tensioni sociali e culturali  della Francia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’Europa si muove come se fosse un’isola  relativamente felice. Si  è allargato il suo mercato interno, il suo PIL cresce poco,  ma stabilmente, il conflitto sociale è limitato e regolamentato, nessuno scossone politico è all’orizzonte e la BCE  governa la moneta e fronteggia la moderata inflazione con  un contenuto aumento dei tassi di sconto. L’euro tiene e il  tasso di cambio col dollaro è attorno quota 1,50.  Per la borghesia europeista ritorna la questione di trasformare in un vero e proprio Stato quella che è oggi qualcosa di più di un’unione monetaria e doganale, ma molto  meno di una nazione che possa intervenire sull’arena internazionale con una propria politica e propria politica estera. Il progetto di trattato per una Costituzione europea  è stato respinto dalla Francia e dall’Olanda nelle consultazioni popolari referendarie che si sono svolte. In Irlanda è stato ripetuto il voto fino a quando il Sì ha prevalso (infischiandosi delle cosiddette regole democratiche da loro stessi varate).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Si parla di una scelta pretenziosa e farraginosa, sostanzialmente neoliberista. L’espressione più autentica del volto del capitale europeista,  dei freddi «gnomi» di Bruxelles, custodi della stabilità  monetaria, della regolamentazione del conflitto, del controllo sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Manca a questa Europa una legittimazione  popolare. Nonostante la UE sia fortemente presente nella  economia e nelle regolamentazioni, nonché nella scuola e  sanità, essa è distante anni luce dai cittadini che in essa  non si riconoscono. È uno «strano animale».  La grande borghesia europea – al pari dei moderati nel  Risorgimento italiano – vuole realizzare il mercato nazionale ma senza l’apporto delle masse, ritenute pericolose.  Tutto si svolge nelle segrete stanze della burocrazia europeista, ma così non si costruisce certo un popolo europeo.  Tutti gli Stati moderni sono nati da una guerra o da una  insurrezione nazionale, da una rivoluzione. La UE nasce  fredda, con accordi diplomatici tra capi di Stato. Le manca «l’anima del popolo”! &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come collocarsi di fronte all’Unione  europea? Occorre prendere lucidamente atto che la costruzione europea non è stata il prodotto di una spinta  progressiva delle masse, ma il risultato di accordi di vertice delle diplomazie occidentali, guidate dal grande capitale industriale e finanziario.  Questa UE è l’unione dei capitali, voluta dai capitali,  molto meno o nient’affatto l’unione dei popoli. Sulla base  di ciò, alcuni partiti comunisti ed anticapitalisti sono in parte critici, altri si battono  decisamente contro la UE, altri ancora sono per un recupero dello Stato-nazione, unico a essersi costituito – generalmente – sulla base di un movimento nazionale e popolare.   La UE tuttavia rappresenta oggi una realtà, come nel  XVIII secolo erano una realtà le fabbriche che il capitale  inglese costruiva per sfruttare gli operai.  Il processo di aggregazioni sovranazionali, imposto  dal movimento del capitale, con la sua spinta a sempre  maggiori concentrazioni, è un dato storico, che porta tendenzialmente all’unificazione dell’umanità. In ciò vi è un  margine discreto di potenzialità progressiva. La politica  dei comunisti nei confronti della UE potrebbe essere analoga a quella che essi hanno nei confronti della grande industria: non ne propongono la distruzione luddista, ma il  rovesciamento della sua direzione. All’Europa dei capitali va contrapposta l’Europa dei popoli, che bisogna costruire analizzando però gli attuali rapporti di forza politici nei ventisette Paesi europei, così favorevoli alle destre  e ai riformisti borghesi, quindi bisognerà impegnarsi in questa fase, anche in Italia , ad un lavoro di forte contrasto alle  politiche di unità comunitaria.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;La democrazia partecipata e il conflitto di classe sono  la nostra bandiera e dobbiamo quindi estendere i collegamenti e l’agire di classe in tutto il continente. I punti principali dalla nostra riflessione, oltre all’impianto classico di critica al capitalismo mai così in crisi come oggi, proseguono ricordando quanto mai sia attuale la questione comunista, a partire dalla considerazione di chiusura “dell’anomalia del caso italiano”. Per cui si passa dalla Bolognina  del 1991, quando “un italiano su tre votava ancora comunista” al 2006, solo tre anni fa, dove chi votava i due partiti comunisti era superiore ai 3 milioni di unità, ad oggi con l’apocalisse dell’Arcobaleno e della lista comunista. Perché siamo arrivati a questo punto? Abbiamo già analizzato con particolare attenzione la cosidetta “contaminazione” dei gruppi dirigenti “comunisti” da parte delle forze della borghesia. L’attuazione pratica del “pensiero unico della globalizzazione capitalistica” ha sussunto questi gruppi dirigenti dentro i privilegi della “politica di mestiere”, ha emarginato e messo ai lati i compagni più conseguenti e poco alla volta il “punto di vista proletario” è stato espunto dalle leadership per lasciare spazio al trasformismo e all’opportunismo nel migliore dei casi e nella abiura anticomunista nelle modalità peggiori. Se non cominciamo da questo non riusciremo a spiegare ma nemmeno a raccontare i due anni disastrosi di partecipazione al governo Prodi.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  L’applauso finale (bipartisan, nessuno escluso) a Mastella è stato paradigmatico di questa parabola non solo governista. “Al Ministro della giustizia  va tutta la solidarietà umana e politica per un atto di coerenza,  di alto senso delle istituzioni e dello Stato “ titolava infatti una agenzia Ansa del 16 gennaio alle ore 12.25 a nome di un capogruppo comunista in Parlamento!!!! &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Alfine vorremmo sottolineare i punti che noi riteniamo essenziali e su cui incentrare la nostra analisi ed il nostro impegno:  L’antimperialismo. Contro quello americano , quello dominante,, ma anche quello europeo, nascente. Per intenderci via le truppe dall’Afghanistan ma anche dal Libano. Il mondo dei lavori dovrà essere al centro dell’iniziativa politica come dirimente asse della centralità del conflitto tra capitale e lavoro, senza per questo dimenticare le forme vecchie e nuove di discriminazione di genere e di tendenza sessuale, nonché la battaglia per la laicità dello Stato. La necessaria e totale alternatività al PD, come  conseguenza all’analisi per cui questo partito, nell’americanizzazione della politica, è il più funzionale  ai poteri forti, caratterizzato come è  nella narcotizzazione e conseguente neutralizzazione del conflitto di classe. La formula del che fare a sinistra e tra i comunisti. Tutti un passo indietro per costruire una direzione collettiva protesa ad un vero ricambio sostanziale e generazionale. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, ma non per questo meno importante, serve ricordare che, con la vittoria della destra, le classi dominanti del nostro Paese, nell’affrontare le crisi di sovrapproduzione capitalistica e l’accesa competizione internazionale, stanno lavorando per costruire un sistema in cui ogni spazio residuo di agibilità politica venga annientato in una sorta di ridimensionamento degli ambiti della democrazia formale e di entrata in una nuova “democrazia autoritaria”. Da una parte la formazione del partito democratico, dall’altra l’accettazione definitiva della concertazione da parte dei vertici confederali per costituirsi, in quanto interlocutore sindacale affidabile ed unico, al tavolo con governo e padronato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In questo quadro si evidenziano i problemi relativi ad un controllo sempre più pervasivo  del mondo della comunicazione di massa, asservito non tanto al Berlusconi politico, quanto al modo di essere e pensare “berlusconiano”, che sta diventando il senso comune di larghissime masse , senza più esser contrastato “da un pensiero altro”. Un Berlusconi che può anche subire colpi nella politica, ma che stravince nel senso comune di massa, con disvalori i cui effetti sono sotto gli effetti di tutti.  Gli ultimi eventi (a partire dalla bocciatura del lodo Alfano) ci pongono l’interrogativo sul fatto se l’equilibrio su cui si regge questa maggioranza si stia incrinando o meno. E’ possibile cioè che quel poderoso intreccio di di populismo e liberismo che ha attraversato in profondità la società italiana e che è stata la forza fondamentale del centro destra possa rompersi? E’ possibile che settori sempre più ampi dei poteri forti che hanno appoggiato, o sono rimasti indifferenti, a Berlusconi si uniscano a quella parte rappresentata dal gruppo De benedetti? E’ la borghesia europeista di Padoa Schioppa, liberista di Confindustria e della Fiat, del rigore del governatore Draghi. E’ la borghesia che sta dalla parte dei banchieri negli editoriali di Scalfari e che, volendo una politica estera filoatlantica e al più europeista, vede di malocchio le sortite filo Putin del Cavaliere.  Ora tra Berlusconi e questo blocco i segnali cominciano ad essere di vera ostilità. Bisogna avere la forza di dire che ci rifiutiamo e ci rifiuteremo di scegliere tra uno e l’altro e che pensiamo che il miglior modo di battere questo governo sia quello di aumentare la conflittualità sociale e di massa con obiettivi altrettanto visibili dal punto di vista sociale. Scendiamo in piazza per la libertà di stampa vera e non per scegliere tra la Repubblica ed il Giornale che, guarda caso dimenticano allo stesso modo la significativa mobilitazione di Milano (lo fa persino il Manifesto) per i 5 patrioti cubani incarcerati da anni negli Usa, tanto quanto oscurano il golpe fascista in Honduras.  Ci mobilitiamo con le lotte dei lavoratori e vediamo il ridimensionamento bipartisan mediatico nei confronti di quelle più avanzate, dallo sciopero dei metalmeccanici alle mobilatazioni del sindacalismo di base. Insomma siamo convinti che se cade Berlusconi è un bene, ma che se arriva un Montezemolo con l’appoggio di Casini e di Bersani, strizzando l’occhio a quel che resta della cosidetta sinistra radicale, per i lavoratori non cambia nulla.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ci confrontiamo quotidianamente con una ricorsa tra chi promuove poltiche repressive, dai diritti sociali a quelli individuali,  senza discontinuità significative nel colore politico. Politiche che passano anche inevitabilmente attraverso scelte militari e poliziesche, con cui, nel panorama globale, si accetta il ruolo imposto dall’imperialismo come “fase suprema del capitalismo” e, nel nostro paese, si tende a criminalizzare ogni barlume di opposizione sociale, alimentando le guerre tra  poveri e  sovradimensionando il pericolo della manodopera immigrata, nonché mantenendo inalterata la crisi ed il collasso del Mezzogiorno, ormai definitivamente in mano alle grandi organizzazioni criminali che sono spesso un tutt’uno con la finanza, l’economia e la politica. Stabilità dei governi, politiche repressive della sicurezza e tavolo della concertazione sindacale saranno i punti del paradigma di “normalizzazione” reazionaria del paese. Tutto ciò che sarà al di fuori verrà considerato non compatibile o addirittura messo fuori legge. I primi a farne le spese saranno innanzitutto i movimenti di lotta che, nell’ultimo periodo hanno costituito l’unico punto di riferimento per una opposizione alle politiche antiproletarie sia dei governi di centrodestra che di quelli di centrosinistra. Servirà poi una proposta forte in difesa della democrazia costituzionale.  Rotto l’equilibrio democratico con l’introduzione del “maggioritario”, ogni ulteriore scivolamento istituzionale che si allontani dal patto costituzionale, dovrà esser letto sempre come un attentato alla democrazia repubblicana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maggioritari, doppi turni, sbarramenti, bipartitismi, presidenzialismi ecc. sono ferite insanabili alla democrazia nata dalla Resistenza. Il sistema parlamentare proporzionale con “una testa, un voto” deve essere la nostra barra su cui misurare ogni azione di modifica del quadro istituzionale. Per ripartire serve anche un edificio ideologico all’altezza dei tempi. La parola ideologia potrà disturbare e allora si parli di idee, di progetti, di fini e di simboli. Ma alla fine sempre qua dobbiamo arrivare. Abbiamo bisogno di un progetto di racconto finalizzato per l’Italia, dobbiamo parlare alla maggioranza della popolazione, pur sapendo che saremo minoranza (ma mai minoritari) per un lungo periodo. E questo indipendentemente dagli appuntamenti elettorali, essendo in effetti  necessario un progetto di “lungo-medio periodo”, per ridare dignità alla pratica dell’anticapitalismo e progettualità concreta ad un comunismo inteso come utile socialmente da parte del nuovo proletariato, che è composto ormai dalla maggioranza della popolazione. Saremo diffidenti verso  chi parla delle prossime scadenze elettorali come obbiettivo da cui ripartire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E’ “buona pratica” evitare un elettoralismo tanto miope quanto inefficace. Sia benvenuta dunque la dura lezione dell’Arcobaleno ed anche della cosidetta lista comunista (oggi già di nuovo federazione della sinistra) se si capisce che non è possibile cambiare  semplicemente con un altro schema elettorale, ma che bisogna invece mettere in campo una sfida strategica che vorremmo qui sintetizzare:- Le cose nel nostro Paese peggiorano. Sono sempre più numerose le persone singole e le famiglie che non vedono un futuro davanti a loro. La crisi economica, la precarizzazione del lavoro, le difficoltà ad arrivare alla fine del mese stanno diventando per moltissime persone una “crocifissione” quotidiana da troppo tempo ormai. In tale contesto la politica fa poco e conta ancora meno. Questi processi sono infatti il frutto di un progressivo controllo e comando dei “poteri forti” dell’economia e della finanza nella determinazione di tutti gli aspetti della vita civile e sociale di ognuno di noi. Berlusconi ed il “berlusconismo” imperante ne sono la prova più evidente. Quella che era una volta la sinistra si è ridotta a non fare più opposizione e a preferire ed osannare una volta il Vaticano, un’altra volta Montezemolo pur di coprire la sua mancanza totale di progettualità. I partiti che ancora si definiscono comunisti sono praticamente scomparsi, incagliati nella palude dell’Arcobaleno e pressati dalle bramosie individuali di gruppi dirigenti in cerca di personale collocazione nella giungla dei privilegi della politica. Oggi, e non a torto, la gente normale “diffida” e si tiene lontana dalla politica. Serve una svolta, serve una rinascita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per farlo non ci deve essere fretta, non si possono più commettere errori, bisogna dire chiaramente che la politica non può essere esclusivamente la “ricerca di posti” ad ogni elezione.  Semmai le elezioni dovrannoo essere la verifica del lavoro svolto. Chiediamo a tutti diffidare da coloro che pensano solo al momento elettorale (e quindi alle poltrone) anche se sono di sinistra, anche se si definiscono comunisti. Il problema è tra chi vuole di nuovo fare politica e chi ancora vive della politica. Non è per caso infatti che il progetto di Comunisti Sinistra Popolare si presenta con un simbolo quadrato (la legge italiana prevede per i partiti ed i movimenti che hanno intenzione di presentarsi alle elezioni il “simbolo tondo”)  anche per differenziarsi  visivamente dagli altri. “Ritornare tra la gente, ripartire dalle lotte” non è solo uno slogan di presentazione ma un progetto da rispettare. Purtroppo la sinistra ed anche chi si è definito comunista ha ultimamente  in qualche modo “tradito” le aspettative del nostro popolo raccontando delle cose e poi facendone delle altre. E’ necessario riconquistare di nuovo la fiducia della nostra gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà questione lunga e difficile, ma va fatto. Partiremo chiedendo a quei dirigenti che hanno sbagliato di farsi da parte ed appunto ritrovando il gusto della lotta, della presenza nel territorio.I nostri padri erano sicuri che quando tornavano a casa dopo una giornata di lavoro Togliatti, Secchia, Longo, Pajetta, e Berlinguer pensavano alla risoluzione dei loro problemi. Oggi da troppo tempo non è più così. Bisogna ricominciare da lì! Ci vorrà tempo e fatica. Abbiamo bisogno di tutte e di tutti! Della vostra intelligenza, della vostra forza, del vostro impegno, della vostra creatività, insomma abbiamo bisogno di Voi!!!
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Marco Rizzo)</author>
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			<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 11:48:47 +0000</pubDate>
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			<title>Lebanon</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3474:lebanon&amp;catid=177:cineteca-film-in-ordine-h-z&amp;Itemid=454</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/lebanon.jpg" border="0" width="212" height="301" /&gt;&lt;br /&gt;Quanto passato collettivo, quanta storia d’un Paese e crimini del proprio esercito e quanto di personale ci sia nel film dell’israeliano Maoz che ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra Cinematografica di Venezia è presto detto. Inesistente la radice storica, nessuna colpa della nazione e della politica, appena accennate quelle dell’esercito che usa le bombe al fosforo chiamandole fumogeni, restano solo angoscia e straniamento individuali. L’obiettivo è puntato sulla prima invasione di Israele del Libano, nel giugno 1982, che doveva servire per sterminare i combattenti dell’Olp, massacrare i profughi palestinesi dei campi, far fuori un po’ di libanesi solidali con essi (Amal) e proseguire il disegno della  che amplia i suoi territori ai danni dei vicini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il film volutamente non parla di Storia, racconta storie di uomini – quattro soldati di Tsahal – costretti nel proprio carro a entrare nel territorio del sud del Libano e supportare un gruppo di parà che a sua volta fa da supporto alla guerra d’invasione.   Tutto questo il soldato poi regista non lo sapeva prima né vuole elaborarlo dopo. Punta parzialmente a ripercorre la strada del “Valzer con Bashir” di Ari Forman, trasformando la creazione artistica in una personale seduta psicanalitica che cerca di allontanare fantasmi e angosce, pacificando un’esistenza interiormente travagliata. Emozioni, paure, drammi dei ragazzi-soldato sono il fulcro del racconto che mostra ventenni inesperti, per nulla ideologici e piuttosto disinformati non solo su quello che stanno facendo ma nel mondo in cui vivono. Osservano l’esterno - sottoposto a devastanti operazioni militari di cui sottovalutano la gravità - dal sistema di puntamento del loro carro armato. Una realtà resa quasi virtuale dall’angusto, lurido, fetido spazio che condividono dentro uno strumento tutt’altro che inespugnabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei ragazzi temono di diventare bersaglio ma hanno l’obbligo di colpire quel che fuori si muove, fossero pure un vecchio venditore di polli, madri e bambini, fedayn e qualunque cosa capiti a tiro, perché quando giunge l’ordine di fare fuoco bisogna eseguire e basta.   Invece più d’uno di loro pensa. Piccole cose, certo: la licenza, i genitori, evitare di morire. Qui l’intimismo del regista umanizza quegli uomini che i generali dell’Idf e i ministri della difesa alla Sharon vogliono disumani come loro sanno essere. Ma nella seduta analitica proposta al pubblico attraverso il film, che se non è propaganda divulga comunque idee, l’ex soldato Maoz scarica le responsabilità di chi in quei carri c’è comunque entrato e involontariamente o incoscientemente ha ucciso. Per lui colpevole è solo l’ordine che giunge via etere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il male è esclusivamente rappresentato dal falangista sanguinario e torturatore (che in quella realtà storica era sostenuto e foraggiato da Israele) e parzialmente dall’ufficiale privo, nella sua integerrima professionalità, di qualsiasi moto dell’animo. I giovani militari appaiono schiacciati nella claustrofobia del carro, metafora del proprio Stato guerrafondaio, ma sono  paralizzati dagli eventi, plagiati da un sistema che li usa e che essi accettano passivamente. Se avesse voluto esplicitamente denunciare questo - come i veri pacifisti israeliani fanno da decenni - Maoz avrebbe dovuto aggiungere altro, perché il suo angoscioso realismo diventa una testimonianza che sa di assoluzione per sé e per l’infinità dei ragazzi-soldato di Tsahal, criminali inconsapevoli. E può diventare un alibi per quello che nei decenni seguenti altri ragazzi-soldato hanno continuato a fare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora in Libano nel 2006, a Gaza un anno fa.        &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Campofreda, 24 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVDkEBGl3dXgOYKHkiq6B38Wk4o/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVDkEBGl3dXgOYKHkiq6B38Wk4o/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVDkEBGl3dXgOYKHkiq6B38Wk4o/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVDkEBGl3dXgOYKHkiq6B38Wk4o/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>aldo.romaro@tiscali.it (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 11:40:06 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Maurizio Costanzo Show: quando Totò Cuffarò aggredì Giovanni Falcone</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3473:maurizio-costanzo-show-quando-toto-cuffaro-aggredi-giovanni-falcone&amp;catid=227:mercantiamassoni&amp;Itemid=385</link>
			<description>&lt;div&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="302" height="200"&gt;&lt;param name="width" value="302" /&gt;&lt;param name="height" value="200" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/F5MZmJLMQ9Y&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="302" height="200" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" src="http://www.youtube.com/v/F5MZmJLMQ9Y&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AaYI2_9JPudI8gV_kBU0QrspNKA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AaYI2_9JPudI8gV_kBU0QrspNKA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AaYI2_9JPudI8gV_kBU0QrspNKA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AaYI2_9JPudI8gV_kBU0QrspNKA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (youtube.com)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 01:02:08 +0000</pubDate>
		</item>
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			<title>Un anno di PdCI-TV</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3472:un-anno-di-pdci-tv&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="262" height="202"&gt;&lt;param name="width" value="262" /&gt;&lt;param name="height" value="202" /&gt;&lt;param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.pdcitv.it/nvlab/player/nvplayer.swf?config=http://www.pdcitv.it/nvlab/econfig.php?key=cb16c14537e5bc2f2d37" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="262" height="202" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" src="http://www.pdcitv.it/nvlab/player/nvplayer.swf?config=http://www.pdcitv.it/nvlab/econfig.php?key=cb16c14537e5bc2f2d37"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;                &lt;br /&gt;Ad un anno dalla nascita di PdCITv, un bilancio del direttore Jacopo Venier: Oltre 2100 Video uplodati 1323 Utenti iscritti 1 milione di visualizzazioni totali. PdCITv in questo suo primo anno di vita è cresciuta ed è maturata fino a diventare una tra le webtv più seguite in Italia. &lt;br /&gt;Grazie a tuta la Redazione, ma soprattutto grazie a voi tutt* compagne e compagni, amiche ed amici che ci avete seguito con tutto questo affetto. §&lt;br /&gt;Restate conness* &lt;br /&gt;PdCITv
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wiQGUvcgUnB0_d_Ww6X4nYvt0mA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wiQGUvcgUnB0_d_Ww6X4nYvt0mA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wiQGUvcgUnB0_d_Ww6X4nYvt0mA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wiQGUvcgUnB0_d_Ww6X4nYvt0mA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (PdCI-TV)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 10:45:22 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Massimiliano Smeriglio a "Il Sole 24 Ore": Trasparenti sugli sponsor</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3471:massimiliano-smeriglio-a-qil-sole-24-oreq-trasparenti-sugli-sponsor&amp;catid=43:si-salvi-chi-pu&amp;Itemid=398</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/smeriglio.gif" border="0" width="243" height="199" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;strong&gt;MdV: dalle dichiarazioni di Smeriglio pare che la famosa denuncia di Carroccia (ultimo segretario in ordine di tempo, dimmessosi, della Federazione PRC Roma), fatta a seguito della scoperta dei fondi leciti sulle sponsorizzazioni dei padroni al Partito, non sia stata indirizzata a Smeriglio o, forse - più semplicemente - non è mai esistita. O, ancora, è stata ritirata: chi può dirlo. Siamo solo umili militonti&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;. &lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;strong&gt;Una cosa però Smeriglio la dice, e  ci sembra rimarchevole: chi votò il piano regolatore di Roma per conto dei padroni è ancora in Rifondazione Comunista&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Spett.le Redazione, in merito all'articolo pubblicato il 14 ottobre “Guerra interna per Rifondazione”, mi preme rettificare una dichiarazione attribuitami e specificare alcune questioni. Nella frase virgolettata vi sono due errori: contrariamente a quanto scritto le donazioni non furono molte, e non vi furono due Feste, ma una sola, realizzata in collaborazione fra Direzione Nazionale e Federazione romana del partito. Nell'articolo la giornalista sostiene di avere preso visione della denuncia di Giuseppe Carroccia, denuncia che paradossalmente noi ad oggi conosciamo solo attraverso i giornali. Mi pare chiaro che siamo di fronte ad un attacco che ha sapore politico. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Quella della raccolta di pubblicità e degli sponsor per finanziare feste nazionali (e non cittadine, come affermato nell'articolo) di Liberazione, è prassi consolidata, conosciuta e condivisa. Strano parlarne oggi, a distanza di due anni. I nomi degli sponsor, infatti, sono sempre stati ben visibili su tutti i volantini delle feste di Liberazione. Se qualcuno avesse avuto problemi in merito, avrebbe potuto allora sottoporre questioni di opportunità. Ma nessuno lo ha mai fatto. In relazione poi al passaggio “spericolato” che insinua un rapporto fra sponsor e Piano Regolatore – passaggio che peraltro sarà oggetto delle nostre valutazioni legali – vorrei solo ricordare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  1- Dare a Roma dopo 100 anni un P.R.G. Non era obiettivo dei costruttori, ma di una Giunta di centrosinistra che tentava di governare lo sviluppo urbanistico della città;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2- I tre consiglieri comunali del P.R.C. hanno giustamente difeso e votato il Piano per opporsi alla deregulation ed al “pianificar facendo” (nonostante i limiti del P.R.G. Medesimo) e lo hanno fatto in autonomia e coscienza. In ogni caso nessuno dei tre ha aderito a Sinistra e Libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per il resto, continuerò a tutelare la mia immagine ed onorabilità contro operazioni di mera specuazione politica.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cordiali saluti &lt;br /&gt;Massimiliano Smeriglio  &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;--------------&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Risposta de "Il Sole 24 Ore"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Confermo quanto scritto. La vicinanza di date tra l'approvazione del piano regolatore e l'arrivo dei legittimi finanziamenti è un dato di fatto, non è un'insinuazione. Sull'opportunità politica della scelta, le valutazioni spetteranno ai vostri elettori. &lt;br /&gt; Sa. M. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FuCQE-0WTqJByGXz8k195qxYaBE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FuCQE-0WTqJByGXz8k195qxYaBE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FuCQE-0WTqJByGXz8k195qxYaBE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FuCQE-0WTqJByGXz8k195qxYaBE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Massimiliano Smeriglio )</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 20:17:59 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>L’Iran fra attentati e nucleare</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3470:liran-fra-attentati-e-nucleare&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/pasdaran%20protestano.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Quanto inciderà l’apertura mostrata ieri, ed esaltata dal direttore dell’AIEA El Baradei,  della bozza d’accordo consegnata a tre (Usa, Russia, Francia) delle sei potenze mondiali che dibattono sui piani nucleari dell’Iran, lo vedremo non nelle prossime settimane ma nei mesi a venire. La futura riunione fra le parti è prevista a fine novembre, tutti sembrano prender tempo e a Vienna sono prevalse solo dichiarazioni di principio. El Baradei: “Con questi colloqui cerchiamo di guardare al futuro per sanare ferite esistenti da anni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Asghar Soltanieh, rappresentante iraniano al tavolo del nucleare, sottolinea d’essere “arrivato a quest’incontro con spirito di cooperazione e flessibilità”. Il Segretario di Stato americano Clinton, pur ricordando che il possibile avvicinamento sul nucleare può costituire l’anticamera per sciogliere altri nodi fra Washington e Teheran, ha sentenziato che “La porta è aperta a un futuro migliore per l’Iran ma non siamo disposti a parlare solo per il gusto di parlare”.   Che attorno alla vicenda dell’uso del nucleare si possano riscontrare quelle contrapposizioni che dividono diverse componenti e fazioni politiche iraniane è assolutamente plausibile, seppure lo scenario non ha visto nessun potere forte (partito dei militari, clero fondamentalista controllato dalla Guida Suprema Khamenei, quello modernista dei Sorush e Shabestari e neppure i politici riformatori della protesta verde) sposare tesi occidentali e rinunciare al proprio piano d’arricchimento dell’uranio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda del carico da 1.200 kg di materia arricchita fino al 20% solo per scopi civili operato da Francia e Russia non porta Teheran a rinnegare velleità d’un “fai da te” per percentuali decisamente più consistenti. Bisognerà vedere se di fronte a un sempre possibile aut aut qualcuno si smarcherà dalla linea della fermezza e della minaccia di nuove sanzioni offrendo appigli o alleanze alla ferma autodeterminazione iraniana. Finora Russia e Cina s’erano smarcate dai proclami e dalle minacce dell’Occidente, ma proprio a Vienna  il rappresentante russo è parso offrire un puntello all’amministrazione Obama.   Questo metterebbe fuori gioco la sottile ipotesi con cui, a meno d’un clamoroso bluff,  della leadership iraniana faceva intendere di potersene infischiare di nuove sanzioni occidentali perché al di là delle riunioni ufficiali coi due giganti mondiali esistono canali e trattative che uscivano dai controlli politici della Casa Bianca. Anche l’altra attuale debolezza iraniana rappresentata dai recenti attentati se ha senz’altro un motore nell’estremismo sunnita collegato ad Al Qaeda può trovare nel lavoro sporco dei Servizi internazionali ulteriore linfa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mottaki ha denunciato che i miliziani di Jundollah (li chiama naturalmente terroristi) seguono il medesimo percorso che s’era già verificato in Iraq a Bassora “L’Intelligence britannica – afferma il ministro – era in contatto con alcuni gruppi locali e aveva provveduto alla loro preparazione in alcuni campi d’addestramento. Quando abbiamo presentato le prove le forze britanniche sono state costrette a tagliare i legami coi terroristi del sud iracheno e hanno abbandonato la zona”.   L’invito del responsabile degli esteri iraniano alla Gran Bretagna è quello di non ripetere quelle ingerenze trasferendole nella parte sud orientale del proprio Paese, regione povera e abitata da una minoranza sunnita permeabile ai richiami ribelli del gruppo di Malek Rigi. In quella zona i fedelissimi di Ahmadinejad avevano già subìto lo smacco del voto contrario al presidente uscente e nelle lotte politiche interne può infiltrasi a meraviglia l’arma del terrore diffuso a colpi di attentati. Un alibi meraviglioso per eventuali interventi militari dall’esterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Enrico Campofreda, 21 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3Lz9qezNzA0o75bFHZoO4Uli0Pk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3Lz9qezNzA0o75bFHZoO4Uli0Pk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3Lz9qezNzA0o75bFHZoO4Uli0Pk/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3Lz9qezNzA0o75bFHZoO4Uli0Pk/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 19:17:49 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Report della riunione nazionale del Forum Palestina</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3469:report-della-riunione-nazionale-del-forum-palestina&amp;catid=220:asia&amp;Itemid=389</link>
			<description>Sabato 17 ottobre si è tenuta la riunione nazionale del Forum Palestina caratterizzata da una numerosa e incoraggiante partecipazione da molte città italiane.  La discussione si è sviluppata a lungo sulle tre proposte di lavoro per i prossimi mesi: battaglia politica e culturale contro il sionismo; partecipazione italiana alla Marcia Internazionale  Freedom Gaza di fine dicembre; campagna italiana di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni verso Israele.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Sul primo punto, dopo una articolata discussione, si è deciso di procedere con l’apertura di una campagna di informazione, denuncia e dibattito sul sionismo in coerenza con le decisioni prese all’assemblea nazionale di febbraio e per mantenere l’impegno di una iniziativa a suo tempo in preparazione ma stroncata dalla morte improvvisa del compagno Stefano Chiarini.  E’ stata importante la decisione condivisa di gestire la battaglia contro il sionismo non come evento episodico ma come una vera e propria campagna da articolare nelle varie città e con particolare attenzione al mondo universitario. La proposta di aprire questa campagna sulla base di “Dieci domande sul sionismo”, assunte le proposte di modifica avanzate, è stata condivisa da tutti i partecipanti alla riunione. (le dieci domande sono in allegato: &lt;a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Ottobre09/10Domande.pdf"&gt;clicca qui&lt;/a&gt;).  Con questo spirito si è deciso di articolare questa campagna da novembre a maggio con una serie di iniziative:  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)&lt;strong&gt;      Un primo incontro nazionale sul sionismo il 28-29 novembre a Roma&lt;/strong&gt; (i compagni di Pisa hanno segnalato difficoltà organizzative per mantenere la originaria localizzazione dell’evento nella loro città). La data non è casuale essendo il 29 novembre la Giornata internazionale per la Palestina decretata dalle Nazioni Unite.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)      Gestione del dopo-seminario in tutte le città con &lt;strong&gt;incontri e dibattiti sul sionismo tra gennaio ed aprile che capillarizzino nei vari territori i documenti e le indicazioni emerse dall’incontro nazionale del 28-29 novembre &lt;/strong&gt;(inclusa una pubblicazione ad hoc con gli atti dell’incontro)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  3)      Un &lt;strong&gt;secondo incontro nazionale ed internazionale sul sionismo per il maggio 2010&lt;/strong&gt; (anniversario della Nakba) con una interlocuzione ampia e non solo italiana. Le caratteristiche di questo secondo incontro saranno più quelle di un convegno storico-scientifico che richiederanno perciò maggiori risorse economiche e inviti internazionali adeguati.  La decisione di articolare su più momenti e con caratteristiche diverse le iniziative sul sionismo, derivano anche dalla consapevolezza della funzione, dalle sensibilità e dalle capacità diverse delle varie strutture coordinate in rete nel Forum Palestina. Questa articolazione permetterà di raggiungere settori diversi e più ampi rispetto a quelli storicamente raggiungibili dall’attività prettamente “politica” del forum Palestina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        &lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt;      Il secondo punto in discussione è stata l’organizzazione della partecipazione alla&lt;strong&gt; Marcia Internazionale Freedom Gaza dal 27 dicembre al 2 gennaio a Gaza.&lt;/strong&gt; Il Forum Palestina si sta adoperando organizzativamente per facilitare la partecipazione dall’Italia (su questo vedere &lt;a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Ottobre09/19-10-09InformazioniMarciaInternazionale.htm"&gt;qui&lt;/a&gt; ). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella discussione sugli obiettivi politici della marcia a Gaza, il  Forum Palestina intende ribadire due questioni essenziali: quella del prossimo dicembre – a differenza di missioni precedenti – non sarà una delegazione solo del Forum Palestina ma sarà la delegazione italiana di cui è parte integrante anche il Forum Palestina; il Forum Palestina condivide gran parte degli obiettivi della Marcia Internazionale ma – pur rispettandone pienamente il lavoro svolto e quello in cantiere - non condivide totalmente alcuni obiettivi e alcuni punti della Carta di Intenti stilata dalla organizzazione statunitense Code Pink che è promotrice della Marcia. Pertanto il Forum Palestina parteciperà unitariamente a tutti gli eventi collettivi previsti dal programma ma non parteciperà alla proposta di uscire da Gaza dal valico israeliano di Eretz scegliendo di uscire dalla Striscia dal valico di entrata cioè Rafah. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, utilizzeremo la missione a Gaza anche per consegnare una prima tranche dei soldi raccolti in questi mesi per la Tac all’ospedale Al Awda. Raccolta che prosegue e che invitiamo a rafforzare in tutte le realtà anche grazie ai blocchetti di sottoscrizione già disponibili (se non ne avete si possono richiedere direttamente a Gustavo che sta curando la campagna: pasquali@anmil.it )&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;     3.&lt;/strong&gt;      Il terzo punto in discussione – &lt;strong&gt;la campagna BDS in Italia – ha visto confermare la validità della decisione di procedere alla campagna di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni verso Israele, una campagna che il Forum Palestina ritiene essere uno strumento di sostegno internazionale alla resistenza del popolo palestinese contro l’occupazione e l’apartheid israeliani. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo punto di vista c’è stata discussione sulla partecipazione al convegno BDS di Pisa del 4-5 ottobre in quanto alcuni interventi segnalavano la presenza in quella sede di organizzazioni che per anni hanno “boicottato il boicottaggio” e l’appello palestinese al boicottaggio del 2005. Altri interventi hanno segnalato come – pur consapevoli dell’esistenza di presupposti e di analisi politiche diverse tra il Forum Palestina e altre reti (es: Action for peace), è bene che la campagna di boicottaggio si estenda il più possibile, coinvolga altre soggettività e tenga conto che ogni esperienza condurrà il proprio pezzo di campagna BDS secondo la propria storia, visione e sensibilità politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è comunque deciso di aderire come Forum Palestina alla Coalizione Against Agrexco (il maggior gruppo agro-industriale israeliano) che tra l’altro sta aprendo un terminal anche in Italia, a Vado Ligure.   Si è discusso anche degli obiettivi più efficaci per la campagna BDS in Italia. Alcuni interventi hanno ricordato come lo stato di Israele stia producendo enormi sforzi sul piano dell’immagine per contrastare la campagna internazionale BDS (che sta producendo risultati concreti). In questo senso è stato sottolineato l’obiettivo del boicottaggio della promozione del turismo giovanile (vedi CTS) verso Israele e del boicottaggio accademico nelle università italiane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine è stato segnalato l’ennesimo accordo di cooperazione scientifica tra Italia e Israele che vede coinvolte due entità pubbliche della ricerca come ENEA e CNR.  In questo senso le iniziative BDS previste per i prossimi 4 e 5 dicembre andrebbero tarate tenendo conto di queste osservazioni e di questi obiettivi.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riunione si è conclusa in tempo utile per consentire a tutti la doverosa partecipazione alla manifestazione nazionale antirazzista in cui abbiamo sfilato intorno al bandierone palestinese che – come al solito – ha riscontrato simpatia, solidarietà e condivisione tra moltissimi manifestanti. Insieme alla numerosa partecipazione alla riunione è la conferma che la Palestina e la resistenza del suo popolo sono nel cuore di moltissime persone, italiani o immigrati che siano, senza alcuna differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Buon lavoro     &lt;br /&gt;Il Forum Palestina
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/N-LY0HJ4qzcJscZW0pO4e55ZMpc/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/N-LY0HJ4qzcJscZW0pO4e55ZMpc/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/N-LY0HJ4qzcJscZW0pO4e55ZMpc/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/N-LY0HJ4qzcJscZW0pO4e55ZMpc/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Forum Palestina)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 19:50:56 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Iran, la mossa della guerra di religione</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3468:iran-la-mossa-della-guerra-di-religione&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/shushtari.jpg" border="0" width="302" height="201" /&gt;&lt;br /&gt;All’attentato che domenica mattina a Pisheen, nel Beluchestan provincia del sud-est iraniano confinante con Pakistan e Afghanistan, ha provocato la morte di ventinove persone fra cui sei generali e due alti capi delle Guardie della Rivoluzione (i generali Shoushtari e Mohammadzadeh) ha risposto direttamente il presidente del Parlamento Ali Larijani che ha accusato i Servizi internazionali di fomentare l’instabilità nel Paese: “Obama sostiene di averci teso la mano ma con quest’azione se l’è bruciata”. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ancora più tranciante il commento della tivù di Teheran che ha puntato il dito sull’Intelligence britannica come struttura di supporto agli attentati e sugli Usa finanziatori di Malek Rigi, capo del gruppo sunnita Jundallah (Soldati di Dio). Sua la rivendicazione  dell’attacco suicida con l’uso di kamikaze come già accaduto, a ridosso delle elezioni poi contestate, con l’azione alla Moschea di Zahedan che aveva causato venticinque vittime civili. Per esso tre persone erano state pubblicamente impiccate perché ritenute responsabili d’aver fornito l’esplosivo al commando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Larijani naturalmente segue sue logiche ma l’ipotesi che le Intelligence riprendano come un tempo a usare il territorio iraniano per intrighi internazionali non è peregrina. Gli States, impantanati nel conflitto afgano dal quale vorrebbero sganciarsi senza dipingerlo come una disfatta vietnamita, hanno nel governo degli ayatollah un nemico ormai pluridecennale verso il quale l’amministrazione Obama ha compiuto un’apertura per poi entrare in polemica sulla gestione del programma nucleare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Eppure la diatriba sull’uso civile o militare dell’arricchimento dell’uranio, che starebbe avvenendo in alcuni nuovi impianti fra cui Qom, si sta mostrando un boomerang per l’Occidente che riscontra come anche le opposizioni al contestato Ahmadinejad non sarebbero disposte ad ammettere ingerenze in materia. Insomma Partito dei militari a sostegno dell’attuale presidente, clero attorno alla Guida Suprema Khamenei (di cui s’è vociferata nei giorni scorsi la presunta morte o un coma irreversibile) o altri ayatollah che contano quali l’inossidabile Rafsanjani, verdi di Moussavi, vecchi riformisti alla Khatami o suoi epigoni, nessun esponente dell’establishmen iraniano vuol rinunciare al piano egemonico nella regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Un piano che, evitando conflitti aperti cui solo la guerrafondaia Israele sarebbe interessata, passa naturalmente per accordi internazionali da affrontare però in condizioni di forza sostenute appunto dal supporto nucleare. L’Iran continua a essere il secondo produttore mondiale di petrolio e potrà superare la subordinazione cui l’embargo occidentale l’ha relegato per trent’anni dopo la Rivoluzione Islamica col possibile appoggio di Cina e Russia, che vanno acquisendo nuovo peso egemonico sullo scacchiere mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La prima quale potenza del neocapitalismo globale  accentrato nello statalismo “comunista” e forte della sua immensa massa lavoratrice, la seconda in base a quel potere energetico indispensabile per la supremazia di chiunque. Insinuare in una nazione che ha fatto del confessionalismo la base della propria rivoluzione, che è stata anche sociale ma che vede attraverso il velayat-e-faqih il clero e la religione al centro della vita politica, lo scontro religioso col fanatismo sunnita potrebbe essere l’attuale mossa americana per mettere in difficoltà l’attuale leadership iraniana. Non sarebbe una novità. Prima di diventare il grande nemico dell’Occidente, Obama Ben Laden veniva foraggiato dal Pentagono e tutt’ora per sostenere missioni e l’industria bellica i Paesi Nato paiono disposti a pagare tangenti a coloro che vengono dipinti come i “Satana del terrore”. Il ministro La Russa nega, ma le carte del Times dicono altro.       &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Campofreda, 18 ottobre 2009&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/fAxDvKGR6-5h824efj15Rl5qk1I/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/fAxDvKGR6-5h824efj15Rl5qk1I/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 18:36:45 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Comunisti Sinistra Popolare: presentazione Nazionale. Ritornare tra la gente, ripartire dalle lotte</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3467:comunisti-sinistra-popolare-presentazione-nazionale-ritornare-tra-la-gente-ripartire-dalle-lotte&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/prova_manifesto_grande.jpg" border="0" width="198" height="278" /&gt;&lt;br /&gt;Le cose nel nostro Paese peggiorano. Sono sempre più numerose le persone singole e le famiglie che non vedono un futuro davanti a loro. La crisi economica, la precarizzazione del lavoro, le difficoltà ad arrivare alla fine del mese stanno diventando per moltissime persone una “crocifissione” quotidiana da troppo tempo ormai.  In tale contesto la politica fa poco e conta ancora meno. Questi processi sono infatti il frutto di un progressivo controllo e comando dei “poteri forti” dell’economia e della finanza nella determinazione di tutti gli aspetti della vita civile e sociale di ognuno di noi. Berlusconi ed il “berlusconismo” imperante ne sono la prova più evidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quella che era una volta la sinistra si è ridotta a non fare più opposizione e a preferire ed osannare una volta il Vaticano, un’altra volta Montezemolo pur di coprire la sua mancanza totale di progettualità. I partiti che ancora si definiscono comunisti sono praticamente scomparsi, incagliati nella palude dell’Arcobaleno e pressati dalle bramosie individuali di gruppi dirigenti in cerca di personale collocazione nella giungla dei privilegi della politica. Oggi, e non a torto, la gente normale “diffida” e si tiene lontana dalla politica.  Serve una svolta, serve una rinascita. Per farlo non ci deve essere fretta, non si possono più commettere errori, bisogna dire chiaramente che la politica non può essere esclusivamente la “ricerca di posti” ad ogni elezione.  Semmai le elezioni dovrannoo essere la verifica del lavoro svolto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo a tutti diffidare da coloro che pensano solo al momento elettorale (e quindi alle poltrone) anche se sono di sinistra, anche se si definiscono comunisti. Non è per caso infatti che il progetto che vi presentiamo Comunisti Sinistra Popolare si presenta con un simbolo quadrato (la legge italiana prevede per i partiti ed i movimenti che hanno intenzione di presentarsi alle elezioni il “simbolo tondo”)  anche per differenziarsi  visivamente dagli altri. “Ritornare tra la gente, ripartire dalle lotte” non è solo uno slogan di presentazione ma un progetto da rispettare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo la sinistra ed anche chi si è definito comunista ha ultimamente  in qualche modo “tradito” le aspettative del nostro popolo raccontando delle cose e poi facendone delle altre. E’ necessario riconquistare di nuovo la fiducia della nostra gente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà questione lunga e difficile, ma va fatto. Partiremo chiedendo a quei dirigenti che hanno sbagliato di farsi da parte ed appunto ritrovando il gusto della lotta, della presenza nel territorio.  I nostri padri erano sicuri che quando tornavano a casa dopo una giornata di lavoro Togliatti, Secchia, Longo, Pajetta, e Berlinguer pensavano alla risoluzione dei loro problemi. Oggi da troppo tempo non è più così. Bisogna ricominciare da lì!        &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SABATO 24 OTTOBRE ORE 15&lt;br /&gt;CENTRO VIA FRENTANI 4 ROMA&lt;br /&gt; Intervengono: Benvenuti, Cicconi, D’Angeli, Mosaico, Pastorin, Mastrantonio.&lt;br /&gt; Conclude: MARCO RIZZO
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6dT8QkvUNjS50Dw8vHTFYxvTs5w/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6dT8QkvUNjS50Dw8vHTFYxvTs5w/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comunisti Sinistra Popolare)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 18:26:53 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Fiume e l’arditismo. Parliamone</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3466:fiume-e-larditismo-parliamone&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/fiume.gif" border="0" width="230" height="271" /&gt;&lt;br /&gt;Si è svolta ai Magazzini Popolari di Casalbertone l’iniziativa promossa da Patria Socialista sull’impresa di Fiume (molto partecipata e con un’ampia presenza giovanile). L’annuncio dell’iniziativa ha dato adito a polemiche, soprattutto su Indymedia. Si è rimproverato ai compagni di Patria Socialista di essere dei “criptofacisti” di volere cioè legittimare un evento bollato generalmente con l’etichetta di “fascista”, di recuperare una simbologia e degli slogan che apparterrebbero alla cultura dell’arditismo fascista. Io sono stato all’assemblea e vi comunico le mie impressioni e rifessioni, fatte da una posizione di assoluta indipendenza (sto in CSI -cane sciolto indipendente- non sto né in Patria Socialista né in nessun partito o organizzazione). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non posso citare fonti e articoli, perché il mio vuole essere non un saggio di storia ma solo  un tentativo di riflessione,  un invito a documentarsi su un avvenimento storico che va giustamente considerato e capito, come tutti gli avvenimenti storici. All’inizio ero perplesso sull’iniziativa, non volevo nemmeno andarci, l’avevo considerata quasi con sufficienza; ma bisogna sempre vedere e ascoltare prima di dare dei giudizi affrettati.  In sostanza, afferma Patria socialista, l’impresa di Fiume, nonostante come movimento sia stata implicata nelle vicende che poi portarono alla nascita dello squadrismo fascista,  non può essere bollata superficialmente come “fascista” perché al suo interno erano presenti  anche suggestioni e aspirazione di stampo  socialista, anarchico e “antiborghese”. La reggenza del Carnaro ebbe, per certi versi, quasi le caratteristiche di una comune libertaria (su quest’aspetto si è incentrato l’intervento dello scrittore Pierpaolo di Mino, che ha scritto un romanzo su Fiume).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Molti legionari e arditi che parteciparono all’impresa erano anche dei sindacalisti rivoluzionari e numerosi erano gli artisti avanguardisti (non dimentichiamo che il futurismo fu anche di sinistra, come in Russia). Gramsci stesso a quanto pare fu molto attento e senza pregiudizi nel seguire le vicende dell’irredentismo fiumano. L’avvenimento in sostanza prende corpo da quel fenomeno complesso che fu l’arditismo, che darà luogo anche al movimento degli Arditi del Popolo, i quali rappresentarono probabilmente l’unico tentativo, da parte di tanti giovani reduci proletari, di creare uno sbarramento armato, con carattere di milizia popolare, allo squadrismo fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  E’ da ricordare che all’epoca Gramsci (d’accordo con la posizione di Lenin) capì l’importanza che avrebbe potuto rappresentare per i comunisti l’apertura nei confronti di questo movimento. Proprio la riscoperta culturale e storica dell’arditismo di sinistra può essere l’occasione per fare nostri alcuni valori dell’antifascismo delle origini, quello che non separava le parole d’ordine rivoluzionarie e anticapitaliste dalla lotta al fascismo; quello pure disposto a ricorrere, se necessario, anche un’organizzazione di autodifesa armata contro la violenza squadristica (e la violenza squadristica non è più un fenomeno del passato come ognuno può notare oggi).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt; La negligenza più vistosa di Patria è stata quella di mettere nel manifesto una citazione (a loro avviso “bella” perché parla del “rosso” nella bandiera italiana) di un ardito futurista che partecipò all’impresa fiumana e che poi aderì organicamente al fascismo. Da qui poi l’inevitabilità delle polemiche. Si poteva evitare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Inoltre  Patria Socialista accentua un po’ troppo il carattere “di sinistra” o rivoluzionario che ebbe l’impresa fiumana. Sicuramente poi si può essere critici con loro sulla considerazione di alcuni valori patriottici dei quali come affermano i compagni di Patria,  dovremmo riappropriarci. In proposito essi parlano di una rivalutazione anche del Risorgimento e di figure come Garibaldi, e qui si aprirebbe una voragine di considerazioni, fortemente critiche ovviamente su ciò che è stato il Risorgimento per le masse proletarie (soprattutto del sud!!!). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Patria inoltre invita a recuperare il simbolo del tricolore. E su questo non mi sento di dargli torto. La bandiera italiana non appartiene solo al fascismo ma anche ai partigiani che lottarono per un’Italia liberata dal nazifascismo. E tanti popoli usano le proprie bandiere nelle battaglie rivoluzionarie che conducono contro l’imperialismo, basta pensare alla Palestina, a Cuba o al Venezuela di Chavez. La bandiera USA  che tanta gente ha l’abitudine di bruciare nelle piazze è stata sventolata nelle piazze degli Stati Uniti  anche dai movimenti dei pellerossa o dagli immigrati in lotta per i loro diritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Si può essere d’accordo o in disaccordo con ciò che dice Patria Socialista. Ma se un’iniziativa come questa ci dà l’occasione di riflettere, di avere comunque lo stimolo, l’input, di discorrere su un avvenimento importante per capire i fermenti politici e sociali che si succedettero alla Grande Guerra, (e quindi per capire anche l’origine del fascismo) be’, che ben venga. Se può essere uno stimolo alla riappropriazione dell’impianto simbolico dell’arditismo antifascista, be’che si faccia! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli che hanno criticato l’iniziativa definendo troppo frettolosamente i compagni di Patria come “fascisti” dovrebbero riflettere sulla carenza che c’è a sinistra di iniziativa culturale militante.  Senza analisi, senza studio degli avvenimenti storici, senza un riferimento anche alle dinamiche sociali e politiche che hanno interessato la storia del movimento operaio , si finisce per essere schiavi dei luoghi comuni e della superficialità che tanto hanno caratterizzato la sinistra radicale attuale. Lungi da me voler sostenere una qualche forma di revisionismo; dico solo che gli avvenimenti vanno capiti e considerati in tutte le loro sfaccettature. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali  sono stati i risultati di quei radicalschik che hanno guardato con ironia a chi sosteneva la necessità di prendere in considerazione il patrimonio storico del movimento operaio?  Quante persone che si sono dichiarate di sinistra hanno inorridito di fronte alle parole “rivoluzione d’ottobre”, “Lenin”, “socialismo” “milizia operaia”?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quanti sono stati quelli che hanno predicato la non-violenza,  il pacifismo inconcludente, la liberazione di spazi sociali fine a se stessa, il superamento della centralità del mondo del lavoro sostituito da indefinite moltitudini? Io ne ho conosciuti tanti di questi “innovatori” che hanno spianato la strada alla recrudescenza del neofascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E dico che, se devo proprio scegliere preferisco di più, seppure con le dovute riserve critiche, chi ci invita a riflettere su quel movimento torbido e contraddittorio che fu rappresentato dall’arditismo…
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/t3bI4UvInOU3Uhf5NiBAq4aiErg/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/t3bI4UvInOU3Uhf5NiBAq4aiErg/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Saverio De Marco)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:54:21 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Marco Veruggio, Controcorrente PRC: la Federazione PRC-PdCI non è la giusta risposta </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3465:marco-veruggio-controcorrente-prc-la-federazione-prc-pdci-non-e-la-giusta-risposta&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>&lt;em&gt;   Intervento alla direzione nazionale del prc dell’area controcorrente-sinistra PRC&lt;/em&gt;   &lt;br /&gt;La prima osservazione che mi viene da fare è che noi stiamo facendo una discussione sulla forma quando manca la sostanza. Infatti nelle relazioni di Ferrero, Grassi e Rinaldi ho sentito parlare del progetto di costruzione di una struttura, ma non ho sentito parlare - come del resto in tutte le precedenti occasioni - di un progetto politico, né del rapporto tra la creazione di questa nuova struttura e la situazione sociale.   Perché fare un elenco di temi o di cosiddetti valori di riferimento - come ha fatto la compagna Rinaldi - non significa formulare un progetto politico. Ne deduco che si tratta di una semplice coalizione elettorale che si vuole coagulare in un soggetto politico organizzato.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle conclusioni del CPN e anche oggi Ferrero ci ha detto che il nostro problema è che abbiamo un gruppo dirigente (e non solo aggiungerei io) che non è convinto delle cose che diciamo. Forse la ragione sta proprio nella mancanza di un progetto politico.   Ma Paolo, invece di interrogarsi sulle ragioni di questa mancanza di convinzione semplicemente ci ha invitato a tirare avanti. Nel concreto ciò si traduce in un richiamo alla fede ed è evidente che quando il gruppo dirigente di un partito non ha altre cartucce da sparare che la fede significa che il malato è grave.   Ripercorriamo un po’ le tappe. Noi siamo passati da una lista elettorale per le Europee a una Federazione e ciò è avvenuto - come ha riconosciuto lo stesso Ferrero - in seguito a una forzatura da parte sua, cioè senza una discussione nel Partito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, 7 ottobre, ci viene detto che è necessario attivare assemblee della Federazione nei territori per fare sì che il processo parta "dal basso", ma allo stesso tempo si ammette che finora l’unica esperienza positiva in questo senso è stata fatta a Orbassano (che, con il dovuto rispetto, non è un epicentro della lotta di classe in Italia) e si fa capire che queste assemblee non verranno fatte.   Ma in ogni caso si fissa già l’iniziativa di lancio nazionale a novembre. E ci si mette con le spalle al muro dicendo che se i territori non attivano queste iniziative allora inevitabilmente la federazione equivarrà a un accordo di vertice.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, poiché sappiamo già che la costruzione dal basso non ci sarà, diamo per scontato che il processo sarà verticistico e che la colpa è dei circoli e delle federazioni. Ferrero inoltre ci chiede se secondo noi questo processo, in cui per la prima volta si parla di "cessione di sovranità", può essere deciso da una semplice riunione del CPN ovvero se è necessario un congresso.   A me la risposta sembra abbastanza evidente. E’ chiaro che per avviare un iter che ridurrà le competenze di Rifondazione "al dibattito teorico e a fare ciò che la Federazione non vorrà fare" (così ha detto Ferrero) serve un congresso. E non lo dico solo perché all’ultimo CPN ho detto no alla Federazione e formulato una proposta alternativa e perché intendo avere una sede democratica dove discuterne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Lo dico anche perché credo che sarebbe interesse della segreteria nazionale avere un’occasione per convincere gli iscritti di Rifondazione che la Federazione è la scelta giusta. Lo scorso 20 luglio Ferrero è venuto a Genova a tenere un attivo regionale degli iscritti e ricorderà che tra tutti gli interventi ce n’è stato uno solo a favore della Federazione. Dunque credo che dovrebbe essere interesse di questa segreteria convocare un congresso, perché se la Federazione non la promuovono quei militanti che erano lì, non si capisce chi possa farlo.   Infine a giudicare dalle relazioni che ho ascoltato pensavo che ieri Il Manifesto fosse uscito soltanto nelle edicole di Genova. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché né nella relazione né negli interventi successivi ho sentito parlare della lettera di Grassi e Steri a Nichi Vendola pubblicata dal Manifesto. Me ne stupisco perché è chiaro che quella presa di posizione - pur legittima - ha delle ricadute sulla discussione che stiamo facendo, visto che rilancia sul "dialogo" con Sinistra e Libertà.   Per concludere ho la netta sensazione che questo partito ormai sia come un’auto lanciata a tutta velocità verso un precipizio e in cui chi guida si volta indietro per non vedere. Devo dire che questo non ispira ottimismo per le sorti di Rifondazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Veruggio
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/THTsPwH6nWTwwTnGzznkklYbQY4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/THTsPwH6nWTwwTnGzznkklYbQY4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/THTsPwH6nWTwwTnGzznkklYbQY4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/THTsPwH6nWTwwTnGzznkklYbQY4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Marco Veruggio)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:41:31 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Dossier Goldstone, il crimine di resistere  </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3464:dossier-goldstone-il-crimine-di-resistere-&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/goldstone.jpg" border="0" width="301" height="201" /&gt;&lt;br /&gt;Aperta condanna del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per Israele e Hamas entrambi accusati di crimini di guerra dalla relazione del giudice sudafricano Richard Goldstone, capo delle indagini Onu che s’era occupato anche delle stragi in Rwanda e nella ex Jugoslavia. A Ginevra venticinque nazioni hanno votato a favore del suo dossier di quasi seicento pagine, undici paesi si sono astenuti e sei, fra cui Stati Uniti e Italia, si sono dichiarati contrari. Goldstone pone sotto accusa l’operazione “Piombo fuso” dell’Idf sulla Striscia di Gaza e il lancio dei razzi su alcune località del sud di Israele da parte dei militanti della fazione islamica, che hanno rispettivamente prodotto 1.415 vittime gazesi (oltre la metà civili e più d’un terzo bambini) e 13 morti, di cui tre civili, fra gli israeliani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le cifre spesso non sono prova assoluta delle atrocità ma, come in altri casi, nel conflitto israelo-palestinese a pagare con la vita è solo un popolo. Nonostante il rapporto metta quasi sullo stesso piano la potenza di fuoco con cui l’aviazione di Tel Aviv distruggeva col fosforo bianco scuole dell’Unrwa o interi palazzi abitati per far fuori Nizar Rayan o Siad Syam e i razzi katyusha dei resistenti, Hamas ha valutato favorevolmente la risoluzione. Nel ringraziare i paesi che l’hanno sostenuta un suo portavoce a Gaza, Taher al-Nanu, ha manifestato la speranza che si possa giungere a processi individuali contro i colpevoli di occupazione e stragi.  Netanyahu ha definito il rapporto un premio al terrorismo e un insormontabile ostacolo al processo di pace. Quale esso sia allo stato attuale è difficile comprendere visto il pericoloso stallo, pieno di tutte le emergenze post massacro, in cui versa la vita del milione e mezzo di abitanti della Striscia. Mentre Abu Mazen, voltando per l’ennesima volta le spalle alla sua gente e quasi in sintonia col premier israeliano, aveva nelle scorse settimane puntato a far slittare la presentazione del dossier e per questo ricevuto un’infinità di critiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Solo alla fine aveva giocoforza mutato opinione. In base all’invito dell’Onu sia Israele sia i palestinesi dovrebbero avviare proprie commissioni d’inchiesta per verificare se quanto denunciato risponde a verità. Probabilmente nessuno farà nulla, allora potrebbe essere la Corte Internazionale dell’Aja ad agire di sua sponte con un’indagine ufficiale. Naturalmente in base a quanto scritto la posizione più grave è quella delle Forze armate israeliane accusate d’aver causato “omicidi intenzionali e procurato grandi sofferenze a persone protette”, cui s’aggiunge la “violazione del diritto alla vita” per l’arbitraria e reiterata uccisione di civili palestinesi. Sproporzionato è giudicato l’uso della forza dell’esercito israeliano nell’uccisione di civili e nella distruzione di proprietà e infrastrutture, comprese quelle religiose. C’è il noto caso dell’abbattimento d’una moschea con quindici religiosi all’interno.  Ricordiamo come già in altri periodi s’è cercato di dare nome e volto a stragisti di Tsahal, nella fattispecie ad Ariel Sharon, ministro della difesa all’epoca dei massacri di Sabra e Shatila che furono molto più che coperture offerte ai macellai falangisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma i tentativi processuali caddero nel vuoto. Nonostante l’istituzione della commissione Kahan, che valutava le responsabilità israeliane sul crimine del massacro perpetrato a freddo per due giorni consecutivi che superò le tremila vittime, e sugli 88 giorni di bombardamenti che ridussero Beirut in una città fantasma, Sharon la passò liscia. Se ne andò per un lustro a vivere nel deserto e venne ripescato e sdoganato da Shamir per le nuove offensive che lo videro propugnatore della politica dell’entrismo degli insediamenti coloniali nei territori palestinesi e fautore del Muro dell’apartheid. Dopo aver provocato la Seconda Intifada col famigerato passeggio sulla spianata delle Moschee Sharon venne definito da Bush jr politico di pace (sic). Insomma i tentativi d’ottenere giustizia dai Tribunali hanno trascorsi tutt’altro che confortanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Resta in tutta la sua drammaticità l’emergenza quotidiana a Gaza, dove una delegazione italiana compie in queste ore un sopralluogo. Non solo dopo dieci mesi dai massacri nessun ospedale, scuola, casa distrutti sono stati ricostruiti perché l’Idf tiene cemento e acciaio fuori dai varchi, ma tonnellate di macerie sono lì a rendere difficilissima la vita dei gazesi. Scarseggiano sempre medicinali e viveri, e prosegue il ‘conflitto degli stipendi’ gestiti dall’Anp per il 40% della popolazione locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Enrico Campofreda, 16 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/c97lzwwaq86GXTOLUJ8pcogRRWo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/c97lzwwaq86GXTOLUJ8pcogRRWo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:30:53 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>PCL: NO AL RAZZISMO! NO ALLE DIVISIONI TRA I LAVORATORI! VIA IL GOVERNO DEL SULTANO! </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3463:pcl-no-al-razzismo-no-alle-divisioni-tra-i-lavoratori-via-il-governo-del-sultano&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>Oggi da questo corteo deve partire una rivendicazione unitaria dal movimento dei lavoratori migranti ed indigeni e dalle associazioni democratiche: &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;VIA IL GOVERNO DELLE LEGGI RAZZISTE! &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il governo del sultano Berlusconi sempre più in crisi, si appoggia fortemente sulla Lega che agita strumentalmente l’arma della sicurezza e del razzismo. &lt;br /&gt;E’ il vecchio metodo di procacciarsi i consensi facendo appello ai bassi istinti della gente, all’ignoranza, alla paura per il proprio futuro, cercando di distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica, dai suoi colpevoli e da una classe politica ricoperta di scandali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pacchetto sicurezza, che introduce il reato di clandestinità rappresenta, l’esito legislativo di questa sporca operazione. &lt;br /&gt;I respingimenti, a causa di un’autentica ecatombe  nel mare di Sicilia, ne rappresentano l’aspetto più cinico e criminale. &lt;br /&gt;Gli attacchi a sfondo razzistico dell’estrema destra, sempre più frequenti, ne rappresentano il risultato sociale e culturale. &lt;br /&gt;La persecuzione del più debole è il metodo per arrivare ad attaccare la libertà e i diritti di tutti. &lt;br /&gt;I lavoratori, immigrati e no, sono le vittime predestinate di questa politica.  &lt;br /&gt;Oggi più che mai, quando il padronato ha tutto l’interesse a dividere i lavoratori e a impedire che una rivolta popolare generalizzata gli chieda conto del dissesto economico, della disoccupazione, delle nuove povertà, e, ancora, della diffusa corruzione, dell’evasione fiscale e della speculazione che ha distrutto il territorio italiano (case che crollano, disseto territoriale, navi dei veleni), è necessaria l’unità di tutta la classe lavoratrice, a prescindere dalla nazionalità d’origine, mettendo al bando ogni razzismo e ogni discriminazione. &lt;br /&gt;Il Partito Comunista dei Lavoratori, impegnato da sempre a rifondare l’Internazionale rivoluzionaria, è naturalmente avverso al razzismo come ad ogni altro inganno dei governi reazionari e filopadronali. &lt;br /&gt;Per questo rivendica con forza: &lt;br /&gt;- L’abolizione di tutte le leggi discriminatorie a partire dalla Turco-Napolitano (purtroppo al tempo votata anche dal PRC), passando per la Bossi-Fini fino al più recente Pacchetto sicurezza; &lt;br /&gt;- La chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) (anch’essi purtroppo al tempo votati dal PRC nel governo Prodi), vere e proprie carceri speciali per migranti; &lt;br /&gt;- Il doveroso soccorso ed il diritto di asilo per le popolazioni che prendono il mare per fuggire a miseria, dittature e guerre; &lt;br /&gt;- L’apertura delle frontiere, la libertà di migrazione e il permesso di soggiorno per tutti i migranti; &lt;br /&gt;- Il blocco dei licenziamenti che stanno colpendo innanzitutto e in massa proprio i lavoratori migranti costretti alla clandestinità e alla precarietà lavorativa; &lt;br /&gt;- La promozione una grande vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, attorno ad una piattaforma di lotta unificante. &lt;br /&gt;Contro le destre e il loro razzismo, contro i governi antioperai, anche quelli di centro-sinistra, è necessario aprire la via all’unica alternativa vera: quella di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, di ogni origine e nazionalità, che liberi l’ Italia dalla dittatura degli industriali, dei banchieri, di tutti i loro partiti. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Q8PHuhCeRFai-7qtfv3DGKLFYpk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Q8PHuhCeRFai-7qtfv3DGKLFYpk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (pclavoratori.it)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 10:08:25 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Falce&amp;Marello: Ferrero seppellisce la svolta di Chianciano </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3462:falceamarello-ferrero-seppellisce-la-svolta-di-chianciano&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>&lt;p align="justify"&gt; Il Comitato politico nazionale del 12-13 settembre scorsi ha chiuso una pagina nella storia di Rifondazione comunista. La regressione si misura a occhio nudo. La “proposta politica”, se così la si può chiamare, avanzata da Ferrero è quella della “legislatura di salvaguardia costituzionale”, ossia un accordo elettorale da farsi col Pd, l’Udc e chiunque ci stia, nel caso Berlusconi cadesse (quando? Come? Perché?) per fare una legislatura “brevissima” che voti una legge elettorale proporzionale e una sul conflitto d’interessi. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Non è il caso di spendere troppe parole per criticare una proposta che con ogni evidenza unisce il velleitarismo all’opportunismo, la funzione che svolge non è certo quella dichiarata dal segretario (non prestare il fianco all’accusa di settarismo o di essere indifferenti alla lotta contro Berlusconi), bensì quello di legittimare il ritorno in grande stile delle spinte istituzionaliste e “alleanziste”, il poter dire che in qualche modo se si ricostruirà un nuovo carrozzone in stile Unione, il Prc non si considera estraneo all’impresa. Non a caso su questa posizione di Ferrero sono saltati con entusiasmo diversi esponenti di Rifondazione per la sinistra (ex area Vendola), spiegando che certo, va bene la salvaguardia democratica, ma se si fa un’alleanza tanto vale discutere anche di altri punti politici di programma. E in effetti un governo che faccia solo la legge elettorale e poi si dimetta non si è ancora visto e possiamo dire con tranquillità non si vedrà mai. &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt; Mentre il Cpn si dilungava a discutere una proposta inesistente, un silenzio di tomba (chiesto esplicitamente dal segretario e dalla maggioranza della segreteria), avvolgeva invece il punto delle elezioni regionali previste per marzo. Il dibattito è previsto per i prossimi giorni, ma sui territori i segnali di apertura al Pd si moltiplicano. Si ripete la litania che si faranno accordi solo su “programmi qualificati” e mai “a prescindere”, che l’autonomia strategica rispetto al Pd è garantita e ribadita… fiumi di parole. Azzardiamo una previsione: gli accordi col centrosinistra coinvolgeranno la maggioranza delle 13 regioni  che vanno al voto e anche la discriminante che esclude accordi con l’Udc potrebbe non tenere. Del resto il problema non si chiama Udc, si chiama Partito democratico, il problema sono privatizzazioni, le politiche securitarie, l’aggressione al territorio e all’ambiente,  il malaffare… &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;Lo stesso silenzio di tomba ha avvolto la questione sindacale e nello specifico il congresso della Cgil, ormai alle porte. Un tema sul quale torneremo nel prossimo futuro, che imbarazza non poco il segretario e la responsabile del dipartimento lavoro e welfare, che hanno uno storico legame con la componente di Lavoro e società, la quale con ogni probabilità si troverà nel dibattito della Cgil collocata a fianco di Guglielmo Epifani. &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;Si arretra insomma su tutto il fronte e le suggestioni di un nuovo “arcobalenismo” si fanno sempre più forti; nella nuova maggioranza che si è formata al Cpn, di cui dopo diremo meglio, è scattata una corsa a chi prima e meglio saprà riaprire il dialogo con i compagni di Sinistra e Libertà; se fino alle europee questo tema era il marchio di fabbrica dei compagni della ex mozione 2, allora all’opposizione nel partito, ora alla corsa si sono aggiunti anche i massimi dirigenti di maggioranza compreso lo stesso segretario. &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt; Vincitori però della prima tappa di questa gara sono i compagni di Essere comunisti, i quali per bocca di Grassi e Steri (nuovo coordinatore nazionale della corrente) hanno scritto una lettera aperta pubblicata sul Manifesto del 7 ottobre dall’eloquente titolo “caro Nichi, è l’ora della politica”. Sintesi della lettera, “dobbiamo allearci”, “sederci attorno a un tavolo” e “trovare quattro o cinque punti”. Quali, non si dice. Per fare cosa, nemmeno. Unità, unità, unità… evidentemente la memoria è davvero corta. La retorica dell’unità è il peggior nemico dell’autentica unità, militante, nel conflitto, nella lotta! &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt;L’unico vero collante di questa pretesa unità di vertice, che sta alla base della proposta di Federazione della sinistra di alternativa è la paura e la sfiducia: paura di non riuscire mai più a superare gli sbarramenti elettorali; sfiducia nella militanza, nei lavoratori, nel partito. Al riguardo riportiamo un passaggio del documento che abbiamo presentato nel corso del Cpn: &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt; “&lt;em&gt;Il Pd riconferma anche nel suo dibattito congressuale la sua strutturale estraneità a qualsiasi istanza di classe e di sinistra. L’abbandono della “vocazione maggioritaria” e il ritorno a una politica di alleanze, in primo luogo con l’Udc, non è altro che la presa d’atto della doppia sconfitta elettorale del 2008 e del 2009. L’impianto programmatico, la radice di classe delle scelte del Pd, rimangono incrollabilmente ancorate alla logica di un’alternanza borghese. Lavoriamo quindi fin da ora a preparare le condizioni programmatiche e l’intervento sociale per la costruzione di coalizioni di sinistra alternative ai due poli in vista delle elezioni regionali di primavera, ribaltando la deteriore tradizione che pone al primo punto del dibattito l’ottenimento della rappresentanza istituzionale, al secondo il suo legame con il mantenimento del nostro apparato e buona ultima l’eventuale coerenza o meno della nostra proposta elettorale con le battaglie sociali delle quali dichiariamo di farci portatori.&lt;/em&gt; &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt; &lt;em&gt;Questo percorso serva anche a garantire al partito la piena sovranità sulle proprie scelte, di fatto già violata in alcuni passaggi della costruzione della proposta di Federazione della sinistra. Solo nella trasparenza delle scelte è infatti possibile lavorare a un’unità d’azione, anche sul terreno elettorale, che possa essere base per processi di riaggregazione a sinistra senza che questi cadano nella logica dell’autoconservazione dei gruppi dirigenti e del moderatismo politico.&lt;/em&gt; &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt; &lt;em&gt;Nella sua forma attuale e in assenza di una radicale correzione, la Federazione non può che portare a una paralisi derivante dai veti incrociati fra le componenti interne del Prc in una relazione deteriore con le componenti delle altre forze della federazione stessa, generando fatalmente un profilo politico indistinto, una gestione antidemocratica e una conflittualità latente che ad un certo punto ne minerà le stesse basi. Nel medio termine lo stesso obiettivo dell’unità che viene posto alla base della costruzione della federazione ne risulterebbe negato.&lt;/em&gt;” &lt;/p&gt; &lt;p align="justify"&gt; L’arretramento politico è stato confermato dall’ingresso in maggioranza della mozione 2 (che ha scontato però al suo interno il dissenso di un gruppo di compagni, Zuccherini ed altri, che ritenevano insufficienti le aperture di Ferrero), con l’entrata in segreteria nazionale di Augusto Rocchi e Rosa Rinaldi. Avevamo fin da giugno annunciato che avremmo considerato tale scelta non come un semplice “allargamento” o “gestione unitaria”, ma come un cambio di linea: il Cpn ha confermato in tutto e per tutto questa nostra ipotesi, e conformemente a quanto avevamo annunciato abbiamo deciso di dimetterci dalla stessa segreteria nazionale, pur mantenendo le responsabilità di lavoro che la Direzione ci aveva affidato. A differenza di tanti che parlano tutti i giorni di unità e di lotta al correntismo, i nostri dissensi, anche i più netti, non ci hanno mai impedito di collaborare lealmente al lavoro di costruzione quotidiana del partito. Viceversa non abbiamo dubbi che la cosiddetta “gestione unitaria” sarà il teatro dei più feroci scontri di corrente fra le sue componenti. &lt;/p&gt; Non basta tuttavia limitarsi a descrivere o a criticare questa controsvolta che seppellisce le speranze accese al congresso di Chianciano. Intendiamo la nostra rottura politica con la nuova maggioranza creatasi nel partito non come una semplice protesta, ma come una misura necessaria per lavorare alla costruzione di un’altra linea politica e di un altro gruppo dirigente, che sappia raccogliere quanto di vivo, di combattivo, di rivoluzionario continua a vivere e a lottare nel Prc. Abbiamo la massima fiducia nella possibilità di incontrare su questa strada migliaia di compagni e compagne che percepiscono sempre più chiaramente come dalla crisi profonda che viviamo non si possa uscire con proposte di piccolo cabotaggio volte a salvaguardare nicchie burocratiche sempre più ridotte, ma si esca solo gettandoci a viso aperto nel conflitto di classe. A quei dirigenti, a partire da Ferrero, che seminano demoralizzazione con la litania secondo la quale il Prc sarebbe “insufficiente”, rispondiamo che insufficienti sono loro: la loro linea politica, i loro metodi, il loro coraggio e la loro determinazione.
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Falce&amp;Martello (area interna al PRC))</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 10:02:14 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Roma, 17 Ottobre: Appello e Manifestazione Nazionale Antirazzista </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3457:roma-17-ottobre-appello-e-manifestazione-nazionale-antirazzista&amp;catid=226:antifascismo&amp;Itemid=462</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/manifesto%20no%20fascione.jpg" border="0" width="228" height="326" /&gt;&lt;br /&gt;Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo. A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt; Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità. Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste. E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo. Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• No al razzismo&lt;br /&gt;• Regolarizzazione generalizzata per tutti&lt;br /&gt; • Abrogazione del pacchetto sicurezza &lt;br /&gt;• Accoglienza e diritti per tutti&lt;br /&gt; • No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono &lt;br /&gt;• Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro&lt;br /&gt; • Diritto di asilo per rifugiati e profughi&lt;br /&gt; • Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)&lt;br /&gt; • No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti&lt;br /&gt; • Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti&lt;br /&gt; • Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro • Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.&lt;br /&gt; • A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Comitato 17 ottobre&lt;br /&gt;  Per adesioni: comitatoroma17ottobre@gmail.com&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;PERCORSO CORTEO:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt; &lt;strong&gt;CONCENTRAMENTO ore 14:00 Piazza della Repubblica&lt;br /&gt; proseguirà per: Via Einaudi - Piazza dei Cinquecento - Via Cavour - Piazza Esquilino - Via Liberiana - Piazza Santa Maria Maggiore - Via Merulana - Via dello Statuto - Piazza Vittorio Emanuele - Via Emanuele Filiberto - Viale Manzoni - Via Labicana - Piazza del Colosseo - Via Fori Imperiali - Piazza Venezia - Via del Teatro Marcello - Via Petroselli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; CONCLUSIONE Piazza Bocca della Verità&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;em&gt;fonte: http://www.17ottobreantirazzista.org/&lt;/em&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hx-yulgrtdxkvyfyO1dzlKu9z3k/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hx-yulgrtdxkvyfyO1dzlKu9z3k/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hx-yulgrtdxkvyfyO1dzlKu9z3k/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hx-yulgrtdxkvyfyO1dzlKu9z3k/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comitato 17 Ottobre)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 09:08:50 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Nuovo scontro Hamas-Anp, Meshaal ad Abu Mazen: «Presidente illegale»</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3455:nuovo-scontro-hamas-anp-meshaal-ad-abu-mazen-lpresidente-illegaler&amp;catid=220:asia&amp;Itemid=389</link>
			<description>Nel giorno in cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu risponde alle accuse su Piombo Fuso rivendicando il diritto all'autodifesa di Israele, i palestinesi appaiono sempre più divisi. Hamas ha lanciato un durissimo attacco contro il Presidente palestinese Abbas e i vertici dell'Anp. Lo ha fatto dallo scranno più alto. Quello del capo dell'ufficio politico del movimento esiliato a Damasco, Khaled Meshaal, per il quale l'attuale leadership dell'Anp andrebbe «perseguita» e l'Olp totalmente ricostruita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meshaal ha parlato domenica, dopo il discorso tenuto da Abbas a Ramallah. Un messaggio alla nazione, quello del Presidente, che aveva lo scopo di giustificare la scelta di chiedere il rinvio del voto alle Nazioni Unite sul rapporto Goldstone, salvo poi fare marcia indietro di fronte alla sollevazione e lo sdegno popolare. Anche se la risoluzione aveva trovato consenso tra differenti parti al Consiglio per i diritti umani, è stata la giustificazione offerta ai palestinesi da Abbas, volevamo essere certi di «garantire un maggior numero di voti per una futura risoluzione». Per Hamas le parole del Raìs sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Così dalla Siria aperto i microfoni anche Meshaal, ma per sferrare colpi contro Abbas, definito un «Presidente illegale» il cui mandato è scaduto a gennaio 2009».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Invece che un leader, ha proseguito Meshaal, Abbas è colui che sta «portando i palestinesi alla rovina». Lo scandalo del rinvio del voto sul rapporto Goldstone all'Onu da parte dell'Anp rappresenta «un'imbarazzo» per la nazione palestinese, proveniente da un «gruppo che non si è preoccupato di smentire le parole del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, quando ha detto che l'Autorità Palestinese chiese di proseguire la guerra a Gaza». Parole di fuoco, quelle di Meshaal, che non hanno risparmiato l'Amministrazione Obama, sia per i rapporti con l'Anp e più in generale per la delusione suscitata dalla politica mediorientale degli americani, infarcita di promesse che non sembrano in grado di mantenere. Meshaal ha denunciato la collaborazione dell'Anp con gli Usa per reprimere «la resistenza» Hamas in Cisgiordania, facendo un favore agli israeliani. Il leader di Hamas ha citato la collaborazione con dell'Anp con il generale Usa Dayton contro Hamas «in cambio di benefici economici per la West Bank e mazzette». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Amministrazione Usa ha influenzato Abbas nella scellerata decisione di rimandare il voto sul rapporto Goldstone all'Onu, ha ricordato Meshaal, caustico anche sul premio Nobel per la pace al Presidente Obama: «Se Obama ha vinto il Nobel con le promesse vuol dire che molti nel mondo possono aspirare all'onorificenza». Gli Stati Uniti stanno sostenendo Israele e voltando le spalle alla costruzione di nuovi insediamenti, ha detto ancora Meshaal, che ha concluso il suo discorso con un'affondo contro quello che considera un inesistente processo di pace. «Dopo che gli arabi hanno offerto tutte le iniziative possibili respinte da Usa e Israele», ha concluso il leader di Hamas, non ci resta che dire: «Liberare la Palestina dal mare al fiume, dall'ovest all'est occupato». Sebbene a Gaza le politiche restrittive della laicità dei palestinesi stiano creando un diffuso scontento contro il governo "de facto" di Hamas, questo tipo di narrativa fa breccia tra i palestinesi, che del resto nel 2006 avevano votato Hamas proprio per esprimere un voto di protesta contro la corruzione e le inconcludenti politiche dell'Anp nel processo di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; È chiaro che in queste condizioni il dialogo tra Hamas e Fatah resta congelato. Ma dissidi interni interessano anche il partito del Presidente, come'era già ampiamente emerso al Congresso di Fatah tenutosi, dopo vent'anni dal precedente, l'estate scorsa. L'ultimo, emblematico, esempio delle frizioni nel partito ha avuto per protagonista l'ex Ambasciatore in Egitto Nabil Amr, a cui l'Anp ha tagliato all'improvviso la scorta armata. Amr vive a Ramallah, è un esponente di Fatah ed è anche ex ministro dell'Informazione. In passato ha subito un attentato. Amr, che è stato uno stretto collaoratore di Abbas, ha in passato denunciato apertamente di corruzione il gruppo di potere che ruotava intorno ad Arafat. Ora dice che se gli accadrà qualcosa la colpa ricade sul presidente, che, dice Amr, lo accusa di essere dietro le proteste di piazza a Ramallah contro l'Anp per lo scandalo sul rapporto Goldstone.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/WTIQBTSGsJ_RbBu-sEY6BW5qwRs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/WTIQBTSGsJ_RbBu-sEY6BW5qwRs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Francesca Marretta, "Liberazione")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 08:00:46 +0000</pubDate>
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			<title>Come abbattere un partito comunista in 10 semplici mosse</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3454:come-abbattere-un-partito-comunista-in-10-semplici-mosse&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;p&gt;Da un documento ritrovato in un cassonetto per il riciclaggio del vetro al numero 235 West della 23° Strada a New York [indirizzo del Partito Comunista USA, ndr], nel 2010: Ti è capitato di assistere ad una riunione politica di sinistra e constatare che le tue convinzioni vengono attaccate e sconfitte dai comunisti? Se permetti a costoro di fare i comunisti, essi prenderanno il sopravvento perché le loro idee piacciono! Se sei un imprenditore ti accorgerai che gli attivisti sindacali che hanno la meglio sono tutti comunisti o loro alleati.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;I comunisti sono in grado di contrastare i lavoratori "malleabili", quelli che ti sono complici nel sottoscrivere accordi per favorire pochi a scapito di molti. Questi comunisti conoscono le teorie di Marx e Lenin. Marx e Lenin oltre 100 anni fa si batterono contro le tue idee insensate (e tutte le altre ideologie borghesi) e dimostrarono che le persone unite in organizzazioni rivoluzionarie possono sconfiggerci. Per esempio, queste idee hanno funzionato quando gli operai, i contadini e le minoranze in Russia se ne sono serviti per unirsi e rovesciare lo Zar. È un’ideologia assai pericolosa quella che i poveri possono utilizzare per sconfiggere i ricchi! Ma non temere, esiste un modo per fare fuori questi fastidiosi comunisti e fare andare di nuovo tutto come vuoi. Basta seguire queste 10 semplici mosse, simultaneamente: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. "Socialismo a patto che permanga il capitalismo". Il modo migliore per far accettare il capitalismo ai comunisti è dire loro che questo è socialismo. Come si può fare? È semplice. Basta dire che il socialismo, l'abolizione della proprietà privata capitalista che costituisce la radice del problema, è troppo difficile da raggiungere. Quindi, dobbiamo andare verso il socialismo, ma non in un modo che consenta effettivamente di raggiungerlo. Dobbiamo dire: "Non possiamo prevedere quando arriveremo al socialismo. Dobbiamo proseguire nelle riforme finché un giorno arriveremo al traguardo". Possiamo definire socialismo un sistema che contenga elementi di pianificazione centrale e/o alcune proprietà pubbliche, lasciando però nell’insieme intatta la proprietà privata capitalista. Cerca attentamente nelle opere di Marx e Lenin i passaggi in cui hanno parlato della transizione al socialismo; poi racconta solo una parte, lasciando intendere che loro abbiano scritto: "È impossibile dire come portare a compimento questo processo e come sbarazzarsi della proprietà privata". Non importa che le loro idee mostrino scientificamente come arrivare al socialismo; tu sostieni che occorre diffidare di tutto ciò che va oltre il riformismo e scoraggia le previsioni: "Non si può predire il futuro, perché è come il tempo meteorologico" (prima che la meteorologia fosse oggetto di studio scientifico, s’intende). Ti sarà di aiuto se usi come esempio l'Unione Sovietica e prosegui inventando storie sulla ragione della sua fine, del tipo: "i sovietici hanno veramente cercato di arrivare al socialismo (e ci sono arrivati) invece di prendere la strada graduale delle riforme". Puoi definire l'obiettivo da raggiungere come "socialismo di mercato" o "economia socialista di mercato" o "socialismo con caratteristiche americane" (scegli l’aggettivo che più è conveniente). Ci siamo capiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. "Attenzione alle coalizioni!" Quello che rende pericolosi questi comunisti è che riescono a costruire alleanze ampie attorno a loro, capaci di contrastare qualunque operazione capitalista. Fanno questo rendendo pubbliche le loro linee politiche, che sono più avanzate di quelle di chiunque altro; la gente si unisce a loro perché ne comprende la lotta, capisce che risponde concretamente ai suoi bisogni. L’unica opzione che resta ai riformisti è di allearsi ai comunisti, per non rimanere isolati. Il modo migliore per uccidere il ruolo indipendente e di primo piano del Partito Comunista è dire che esso "combatte da solo"; bisogna sostenere che le sue idee non sono diffusamente sentite e accettate dalla maggioranza. Non importa che i comunisti abbiano sempre lavorato in coalizioni, basterà dire che "linee politiche indipendenti comportano la marginalità" e che "una coalizione vera è quella in cui non si possano distinguere i comunisti dai riformisti". Bisogna dire ai comunisti: "I riformisti avranno paura se dite qualcosa di troppo ardito". In questo modo i comunisti non potranno più rivolgersi al gran numero di persone che non vogliono mezze misure, e si dimenticheranno che l’unica opzione dei riformisti sarebbe di unirsi a loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. "La guerra è pace; l'imperialismo può essere progressivo". Il modo migliore per ottenere l’appoggio dei comunisti a una guerra è di cominciare fingendo di essere a favore di idee come "Ritiro immediato delle truppe", ma poi sottolineare come siano pericolose le vittime dell'imperialismo. È utile riciclare la propaganda di guerra sul nemico islamico come una minaccia alla civiltà, e dire "Abbiamo bisogno di proteggere il mondo da queste bestie". È utile chiamare i membri della resistenza "islamo-fascisti", anche se è l'imperialismo ad invadere ed occupare un paese dopo l'altro. È possibile presentare l'imperialismo sotto mentite spoglie piuttosto facilmente dicendo: "Questa volta è diverso perché ci sarà la cooperazione internazionale degli imperialisti con tutti gli altri, per il progresso dell'umanità". Questo è ciò che Browder fece nel 1944, dicendo che sarebbe stato nell'interesse degli imperialisti governare il mondo insieme senza litigare per avere un vantaggio l’uno sull’altro. Non importa che la proprietà privata li porti ad entrare in conflitto con chi domina, bisogna dire ai membri del Partito Comunista che "Il nuovo Presidente o il candidato del Partito Democratico farà in modo che questa volta tutto sarà diverso", perché deve essere così. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. "Non lasciare che un comunista sviluppi una sua base". I comunisti che vogliono veramente organizzare ed educare possono essere pericolosi in posizioni di leadership. È meglio assumerli, così è possibile controllarli meglio. Poi, più tardi, si potrà licenziarli o espellerli. Ci saranno sempre dei dipendenti delatori che accetteranno qualsiasi cosa pur di mantenere il loro stipendio e il loro prestigio. Queste persone forse non hanno effettivamente mai fatto qualcosa. Forse non hanno delle idee proprie. Ma così va anche meglio, perché saranno condizionati da te. Coloro che ti lusingano maggiormente sono i più utili. Più ossequiosi sono, più in alto dovresti promuoverli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. "Praticare l’egocentrismo non-democratico". L'idea comunista del centralismo democratico è pericolosa perché ti costringe prima a discutere tutto in modo libero (democratico), quindi ad attenerti alle decisioni prese a maggioranza (centralismo). Puoi liquidare la parte democratica decidendo tutto prima della riunione, uccidendo o prevenendo in tal modo ogni dibattito vero. Minaccia e spaventa tutti coloro che dissentono. Assicura una massiccia presenza dei tuoi sostenitori alle riunioni (in particolare persone pagate da te). Impedisci alle persone con cui non sei d'accordo di essere anche solo presenti alle riunioni. Uccidere il centralismo è altrettanto facile. Non seguire o non attuare le decisioni che non ti piacciono. Si può farla franca se non c’è nessuno a cui devi rendere conto del tuo operato. Invece di avere una leadership centrale, sii tu il centro, prendi tutte le decisioni, quindi ottieni l'accordo di tutti senza cercare di ascoltarli perché, dopo tutto, sei tu il leader. È utile formare una fazione con quelli che accettano le tue proposte (vedi il punto 4 " Coloro che ti lusingano maggiormente sono i più utili") in modo che sia troppo tardi quando finalmente vi sarà un accordo. Espelli chiunque non accetti le tue proposte, anche se non lo fai in modo costituzionale, dicendo (e qui che sta l'ironia deliziosa) che queste persone "hanno violato il centralismo democratico," o sono "anti-partito" oppure sono "settari". Ricorda che una volta che gli iscritti avranno capito quello che stai facendo, opporranno resistenza. Così, devi essere ogni volta ancora più antidemocratico ed egocentrico per rimanere davanti a loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. "De-organizzare chi è organizzato!" Il modo migliore per de-organizzare un Partito Comunista consiste nel non organizzare. Ostacola chiunque stia organizzando delle iniziative. Quando si comincia a capire quello che stai facendo, organizza delle azioni di pura facciata fatte di mini-progetti inefficaci od opuscoli elettorali/informativi che non vedranno mai la luce. Non organizzare la distribuzione del giornale e nemmeno di scuole comuniste che spieghino il vero marxismo. Cerca di evitare di indire riunioni o di organizzare i tuoi contatti per eventi e campagne di iniziativa comunista per raccogliere fondi. Se qualcuno tenta di farlo, digli che sta distruggendo l'unità del gruppo ed espellilo se devi (vedi punto 5 "Praticare l’egocentrismo non-democratico"). Alla fine, alcune delle persone che desiderano organizzare andranno via o si frustreranno. È utile se non sei capace ad organizzare e non hai mai organizzato una campagna. Questo costituisce il modo migliore per aggiungere un "de" davanti al tuo titolo di “organizzatore” (ancora una volta, vedi il punto 4 " Coloro che ti lusingano maggiormente sono i più utili") &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Comunismo “cold case” cioè a traccia debole. Le prime 24 ore dopo la scomparsa di una persona sono quelle decisive nel determinare la possibilità di ritrovarla viva. Si possono adoperare tecniche simili per assicurarsi che le istituzioni di un partito comunista scompaiano e muoiano una dopo l’altra: gli archivi, le librerie, gli edifici (utilizzati per il lavoro comunista), le pubblicazioni cartacee come riviste o giornali. Basta eliminarli rapidamente, senza porre la questione con chiarezza di fronte a tutti ed evitando una aperta discussione. Quando gli altri scopriranno cos’è successo, sarà ormai troppo tardi. Puoi dire che "È necessario effettuare dei tagli per ragioni economiche, o perché non avete usato queste risorse, o perché sono diventate superate." Non importa che l'utilizzo collettivo di queste istituzioni per il lavoro di organizzazione sia ciò che rende diverso un partito comunista e ne consente l’avanzamento. Devi solo dire che "Lo stesso lavoro continuerà, ma senza queste risorse o in un altro modo", anche se in ogni caso non utilizzerete queste risorse (vedi punto 6 "De-organizzare chi è organizzato"). Se sei preoccupato che non la bevano, puoi ricorrere ad un uomo di paglia, dicendo "L'opposizione sta cercando di far credere che non è possibile utilizzare queste risorse e fare le cose in modo nuovo", anche se sei tu quello che sta tagliando le risorse vitali del partito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. "C'è uno stalinista sotto il mio letto!" Qualora un membro del partito inizi a sostenere con argomenti convincenti il socialismo o la rivoluzione, oppure dica qualcosa di positivo a proposito dell’Unione Sovietica, o cita Marx o Lenin per esprimere le proprie idee in modo più articolato, dovresti etichettarlo come "stalinista" o "dogmatico". Definisci queste persone come un gruppo "piccolo e settario", o qualsiasi altra cosa sia utile per isolarli dagli altri. È meglio utilizzare spesso l'uomo di paglia che metta in bocca parole mai pronunciate. Nell’ordine degli interventi, fai in modo che qualcuno capace di sferrare un attacco malevolo contro di loro prenda la parola subito dopo di te, in modo da stroncare il dibattito. È anche utile continuare a ripetere, come se fosse vera, qualsiasi calunnia pronunciata contro l’Unione Sovietica, Stalin ed il movimento comunista mondiale durante la guerra fredda. Utilizza solo citazioni anticomuniste. Non importa che gli storici accademici ora ammettano che molta propaganda della guerra fredda non era vera, o che da decenni i partiti comunisti hanno smascherato queste menzogne. Devi soltanto continuare ad insistere dicendo che tutto questo è ovvio, o che tutti sanno che è vero. Un po’ come quelle armi di distruzione di massa in Iraq. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Marx e Lenin dissero: “Non date retta a Marx e Lenin”. Sai che i membri del partito scopriranno il tuo giochino quando cominceranno a leggere Marx e Lenin e troveranno il vero contesto delle tue citazioni nelle loro opere, oppure quando studieranno la storia del loro partito e si accorgeranno che stai usando un vecchio e fetido programma politico chiamandolo "fresco" e "creativo". È per questo che è fondamentale creare più confusione possibile su Marx e Lenin. Dimostra come hanno cambiato le loro idee su problemi marginale per dare l’idea che andavano avanti e indietro, quando in realtà ciò che li rende diversi dagli altri filosofi e politici è di essere stati capaci di continuare ad avanzare sulla stessa strada che avevano intrapreso proprio perché avevano ragione. Se i membri del partito comprendono ciò, si renderanno conto che devono continuare a percorrere questa stessa strada di comprovata efficacia invece di credere che non vi sia alcun percorso affidabile e finire così in una palude. Sostieni che non è lecito citare Marx e Lenin per sostenere qualsiasi cosa che loro hanno veramente detto e afferma invece "Devono essere citati soltanto per dimostrare che si può cambiare idea". Meglio ancora se riesci spezzettare le citazioni e a prendere un frammento per far apparire che non dovremmo ascoltarli. Ad esempio, si potrebbe ribadire che Marx disse: "Io non sono un marxista" quando ciò che egli realmente ha detto è "Se questo è il marxismo, allora io non sono un marxista", riferendosi ad un contemporaneo dell’ultra-sinistra e non negando di aver sviluppato un’ideologia. Più riesci a far sembrare che Marx e Lenin in realtà non intendevano che si dovesse studiare quello che hanno detto, oppure che non hanno detto niente, meglio è. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. "Better dead than read!/Meglio morti che informati!" [allusione allo slogan della guerra fredda, “Better dead than red”, N.d.T] Marx e Lenin si opponevano alla cristallizzazione e alla trasformazione delle loro idee in rituali morti, come se bastasse pronunciare alcune parole magiche per far avvenire la rivoluzione. Marx e Lenin invece hanno detto che ognuno deve applicare i loro insegnamenti alla propria situazione e aggiungere al marxismo ciò che di nuovo viene appreso proseguendo la lotta, continuando così l'opera che Marx aveva iniziato. Tuttavia, è possibile rovesciare questo concetto e dichiarare che "Marx e Lenin dissero che le loro idee possono essere cambiate" (anziché sviluppate) e che "I loro insegnamenti di base potrebbero essere sbagliati" (non solo alcune idee e fatti secondari e che non sono parte essenziale della loro scienza), e che "Sarebbe ancora marxismo pur togliendo quello che non piace". Puoi sostenere che "I tempi sono cambiati". Certo che i tempi cambiano, ma non in un modo per cui il capitalismo e l'imperialismo si trasformino in qualcosa di completamente diverso, quanto piuttosto che si sviluppino ulteriormente seguendo il percorso analizzato da Marx e Lenin nella loro epoca. Dovrai fare qualche capovolgimento ingegnoso per trasformare il materialismo dialettico, che spiega la natura e le cause del cambiamento della società, della natura e del pensiero, nel relativismo, ovvero che le cose cambiano in qualsiasi direzione torni comoda ai tuoi programmi. Ma ci si può riuscire facendo appello contro il "dogmatismo" e aggiungendo che "Tutto è relativo" e quindi è giusto togliere dal marxismo tutto quello che è rivoluzionario perché non è più valido, perché lo hai detto tu. Naturalmente, le idee riformiste che introduci nel marxismo con la scusa che "tutto cambia" sono in realtà i ferri vecchi già a suo tempo sconfitti da Marx e Lenin. La tua unica speranza è che gli iscritti non leggano i dibattiti avvenuti allora (vedi punto 9 “Marx e Lenin dissero: ‘Non date retta a Marx e Lenin’"), altrimenti si renderanno conto che sei tu quello veramente dogmatico, quello che sta resuscitando dalla tomba delle idee morte nel disperato tentativo di seppellire ciò che è ancora vivo e vegeto nella classe operaia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attenzione però, perché una volta che avrai liquidato il Partito Comunista, ci si tornerà continuamente, dato che questo movimento è parte inevitabile (anche se non meccanica) della storia. La classe operaia resisterà. La gente continuerà a riscoprire le idee di Marx e di Lenin. Quindi è molto importante continuare a ripetere questi passi mille volte. Potrebbe anche succedere che gli iscritti ti sorprendano nel bel mezzo del tentativo di demolire il loro partito. Potrebbero unirsi ed espellerti. Questo è ciò che è successo a Browder nel 1946. Ma non ti preoccupare, è comunque possibile avviare il processo da capo, basta che i militanti non apprendano gli insegnamenti del marxismo-leninismo, perchè altrimenti capiscono cosa stai facendo. Ricordati che finché c'è il capitalismo ci saranno i comunisti, ma ci saranno anche i revisionisti come noi per ricondurre i comunisti al capitalismo. È una gara: liquidare il partito prima che i suoi membri pongano fine a noi. Devi muoverti rapidamente prima che essi ti contestino ogni punto, votino secondo i loro principi e ti ritengano responsabile del tuo operato, neutralizzandoti in modo che tu non possa causare altri danni. &lt;div&gt;&lt;font size="3"&gt;da MLToday - &lt;a href="http://mltoday.com/en/how-to-take-down-a-communist-party-in-10-easy-steps-653.html"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;http://mltoday.com/en/how-to-take-down-a-communist-party-in-10-easy-steps-653.html&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;font size="3"&gt;Traduzione dall'inglese per &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.resistenze.org/"&gt;&lt;font size="3" color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;www.resistenze.org&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size="3"&gt; a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OsinC8DHLPx8f470ClDNJwNyCig/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OsinC8DHLPx8f470ClDNJwNyCig/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Simon Capehart)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 15:21:38 +0000</pubDate>
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			<title>Casa Pound, il Che, Rino Gaetano e Jack Kerouac: schizofrenia o strategia?</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3453:casa-pound-il-che-rino-gaetano-e-jack-kerouac-schizofrenia-o-strategia&amp;catid=226:antifascismo&amp;Itemid=462</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/kerouac_casapound.jpg" border="0" width="191" height="267" /&gt;&lt;br /&gt;Da un po’ le mura della capitale sono coperte da strani manifesti con il volto di Che Guevara, icona storica del movimento comunista e terzomondista mondiale. Dov’è la stranezza? Che l’iniziativa sull’anniversario dei quaranta anni dalla morte del grande rivoluzionario argentino è promossa nientemeno che da Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra tristemente nota per le aggressioni che hanno insanguinato negli ultimi anni le strade della capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; All’inizio un’iniziativa del genere potrebbe apparire schizofrenica, ma in realtà chi conosce il mondo dell’estrema destra potrà riflettere sul fatto che è parte di una strategia complessiva che la destra neofascista  ha iniziato a elaborare negli ultimi anni. Il tentativo del neofascismo è quello cioè di darsi una maschera “ribelle” e “alternativa”, quello di elaborare una propria subcultura capace di avere un impatto sull’emotività di tanti giovani, magari sottoproletari delle periferie, che nel neofascismo potrebbero intravedere un’ area aggregativa capace di venire incontro alla loro volontà di riscatto. &lt;strong&gt;Se vuoi attirare le simpatie giovanili è ovvio che devi presentarti come il ribelle anticonformista, ed è ovvio quindi attigere anche l’acqua al mulino dello storico ribellismo di sinistra. Ecco così che a Casalbertone si sono organizzate iniziative sul cantante Rino Gaetano ed ecco che spunta la commemorazione di Che Guevara e addirittura di Jack Kerouac, quest’ultimo icona del movimento hippie, di quel “frikkettonismo”  che i fascisti hanno sempre mostrato di detestare a suon di bastonate. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo la testa dei fascisti è parecchio confusa e a volta la scelta dei loro riferimenti culturali rasenta il ridicolo. Appena entrate a Casa pound su un murales  vedrete a caratteri cubitali disegnati i nomi dei loro “eroi”. Si va da Capitan Nemo a Dante Alighieri, da Julius Evola a l’Uomo Tigre (sì, quello che combatteva contro Mister X), da Nietzche a Cesare dell’età dei romani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Ma è solo confusione, è solo schizofrenia? In realtà tutto fa brodo nel tentativo (abbastanza grottesco) di creare la subcultura fascista del terzo millennio.  E per rendere questa subcultura più alternativa è utile anche scomodare la subcultura di sinistra. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma oltre all’iniziativa culturale c’è anche quella politica. L’intervento nel movimento studentesco con l’organizzazione Blocco Studentesco rientra anch’essa in questo disegno ideologico estrategico.  Un esempio recente: &lt;strong&gt;Casa Pound voleva partecipare ufficiamente anche alla fiaccolata contro l’intolleranza promossa dal movimento gay.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La sua presenza è stata rifiutata da Alemanno e Iannone, il capo, si è tanto offeso perché tacciato di intolleranza (ma comunque alla manifestazione i fascisti c’erano lo stesso, perché il camerata Castellino, ex Casa Puond, ora del Pdl, era al corteo assieme ai suoi camerati).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Una richiesta che rientra evidentemente nella strategia dei fascisti di darsi la maschera dei bravi ragazzi che lavorano nel sociale; è da ricordare pure l’iniziativa promossa a Casalbertone dal Circolo Futurista (appendice di Casa Pound a Casalbertone, diretta da Antonini, un imprenditore edile “futurista”) per la donazione del sangue (e quest’ultima suona un po’ macabra perché i camerati ne hanno versato parecchio di sangue in questi ultimi anni!)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questo falso ribellismo che si concretizza negli slogan demagogici che siamo ormai abituati a leggere sui manifesti e gli striscioni neofascisti  di Casa Pound ( “la banca è usura”, “mutuo sociale”, “caltagirone usuraio” ecc.) viene poi smascherato dagli &lt;strong&gt;accordi taciti che i futuristi in realtà hanno preso con la giunta Alemanno e col governo. Come si può notare molte loro iniziative (ad esempio quella sul terremoto in Abruzzo, il “pulmann rosso”) sono patrocinate dal comune di Roma... &lt;/strong&gt;ciò non è altro che  una copertura e un aiuto istituzionale ad un’organizzazione squadristica che ha vissuto ai margini dell’illegalità, che si è resa protagonista di violenze ed aggressioni di una ferocità inaudita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fascisti però si smascherano, prima o poi, com’è accaduto un anno fa nel movimento contro la Gelmini, quando essi dimostrarono qual è in realtà il loro scopo primario: provocare, destabilizzare, infiltrarsi nel movimento, cavalcare la demagogia e all’occorrenza trasformarsi negli sgherri, nei cani da guardia del potere costituito, in coloro che vengono assoldati per colpire il movimento operaio e studentesco (strategia rivelata se ricordate dall’ex presidente golpista della Repubblica Cossiga, che parlava proprio di provocatori da infiltrare nelle fila dei movimenti). I neofascisti non hanno disdegnato mai di diventare all’occasione  il “servizio d’ordine” del berlusconismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  E’ questa la loro funzione politica, difendere il potere costituito, cercando nel contempo di rafforzare la propria autonomia politica. &lt;strong&gt;Sono stati e sono tuttora la mano armata del sistema.&lt;/strong&gt; Ed è per questo che oggi più che mai bisogna combatterli…
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Saverio De Marco)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 09:54:05 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>NO alla Centrale Enel nel Parco del Pollino:  Mercure, Soddisfazione per il pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3452:no-alla-centrale-enel-nel-parco-del-pollino-mercure-soddisfazione-per-il-pronunciamento-dellavvocatura-dello-stato&amp;catid=225:ambienteaterritori&amp;Itemid=386</link>
			<description>Il Forum delle Associazioni e Comitati contro la riapertura della Centrale ENEL della Valle del Mercure ha accolto con viva soddisfazione il pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato di Potenza avverso il parere, favorevole all’ENEL, in un primo tempo espresso e quindi sospeso dall’Ente Parco del Pollino. La decisione dell’Avvocatura avalla, nella sostanza, le tesi del Forum medesimo, degli Amministratori locali e delle popolazioni della Valle così clamorosamente testimoniate nella manifestazione del 5 settembre scorso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tocca ora all’Ente Parco, ancorché con grave ritardo, ritornare a svolgere le proprie istituzionali funzioni di tutela territoriale, del Parco e delle ZPS in esso comprese, deliberando finalmente e coerentemente al parere dell’Avvocatura, sollecitato proprio dallo stesso Ente, il definitivo diniego al predatorio e inaccettabile progetto dell’ENEL. Il pronunciamento dell’Avvocatura di Stato è stato, tra l’altro, annunciato nell’affollatissimo Convegno di Castrovillari, sulla Centrale del Mercure, cui ha partecipato l’europarlamentare Luigi de Magistris, il quale ha ribadito la propria assoluta contrarietà ad un progetto che prevede addirittura una megacentrale in un Parco Nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’onorevole De Magistris ha preso impegno di supportare tecnicamente la vertenza anche in sede di Comunità Europea, direttamente interessata alla vicenda per il coinvolgimento di Zone di Protezione Speciale e altri siti di interesse comunitario. Seppur con inaudita lentezza, dunque, – la vertenza del Mercure dura ormai da sette anni- le verità stanno venendo inesorabilmente a galla e a cambiare il corso degli eventi non basteranno certo le isteriche e minacciose “uscite” dell’ENEL, né i suoi riferimenti a vicende vecchie di venti anni e completamente superate dai fatti ma ancor più dalle leggi e dalla volontà popolare e delle istituzioni locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E’ invece il Forum a riservarsi ogni azione, anche in sede amministrativa e penale, nei confronti di Enti e persone che, forse non sempre in buona fede, hanno tenuto comportamenti e prodotto atti contrari alla verità, ai diritti e ai legittimi interessi delle popolazioni calabresi e lucane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Castrovillari 12 ottobre 2009&lt;br /&gt;  Il Forum delle Associazioni e Comitati contro la riapertura della Centrale Enel della Valle del Mercure
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/k-gujc371KUoDoOPvBb7WnSelys/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/k-gujc371KUoDoOPvBb7WnSelys/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Forum delle Associazioni e Comitati contro la riapertura della Centrale Enel della Valle del Mercur)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:56:07 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Quando una vetrina spaccata di una multinazionale vale più di una vita umana</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3451:quando-una-vetrina-spaccata-di-una-multinazionale-vale-piu-di-una-vita-umana&amp;catid=234:repressione-borghesi&amp;Itemid=441</link>
			<description>&lt;table border="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt; &lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/liberitutti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; La Corte di Appello di Genova ha emesso, il giorno dopo aver assolto l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, la sentenza d'appello del processo a 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 del 2001. I giudici di secondo grado, pur riducendo da 24 a 10 il numero dei condannati hanno aumentato sensibilmente le pene. Una sentenza, pericolosa sotto il profilo delle garanzie democratiche, perché il reato di devastazione e saccheggio, condanna inflitta a 10 imputati, ora che è stato applicato a manifestazioni politiche, diventa uno strumento adatto a logiche autoritarie di appianamento del dissenso e del conflitto sociale.  Oltretutto e' una figura di reato sfuggente e assai opinabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Chi può infatti fissare con certezza il confine fra il “semplice” danneggiamento, punito con pene ragionevoli, e la devastazione e saccheggio? Si tratta di una norma civetta, celata nell'ordinamento democratico, ma può essere impugnata secondo una logica che democratica non è. Che ne siano consapevoli o meno, la Corte di Appello di Genova ha avallato una concezione autoritaria della pena. I 10 imputati e condannati per il reato di devastazione e saccheggio sono stati individuati a molti mesi di distanza, tramite foto e filmati, e si è loro contestato un reato che nessuno ricordava più nelle aule di giustizia, visto che negli ultimi decenni è stato utilizzato solo in rari casi riguardanti azioni teppistiche di gruppi di tifosi e mai per manifestazioni di piazza. E' stata una pietanza servita a freddo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si arriva alla “vendetta preventiva”. In questi lunghi otto anni abbiamo detto di chiamare le cose con il loro nome e allora diciamo senz'altro che i processi genovesi sono processi politici. Lo sono perché il G8 del 2001 è stato un punto di svolta nella storia recente d'Italia e perché chiamano in causa i massimi vertici delle forze dell'ordine e il potere politico per palesi e reiterate violazioni dell'ordinamento costituzionale. Tutto quello che è avvenuto in questi anni nelle aule del tribunale di Genova e, sul piano politico, intorno ai fatti del G8, è un palese tradimento della lettera e dello spirito della Costituzione.  A Genova per più giorni furono soppresse le garanzie costituzionali, fu abiurato lo stato di diritto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la Costituzione fosse cosa viva, animatrice giorno per giorno della nostra vita pubblica, il dopo Genova sarebbe stato un cataclisma giudiziario e politico. Avremmo visto ministri e presidenti del consiglio chiedere scusa alla cittadinanza e alle vittime di tutte le violazioni compiute dalle forze dell'ordine. Tutti gli operatori coinvolti nelle operazioni sarebbero stati sospesi, i massimi dirigenti allontanati. Qualcuno sarebbe stato anche licenziato. Il parlamento avrebbe avviato un'inchiesta e progettato leggi di riforma delle forze dell'ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il tema delle libertà civili e del diritto al dissenso sarebbe stato percepito come un'autentica emergenza democratica. Come ben sappiamo, niente di tutto questo e' avvenuto La verità , temo. è che la nostra Costituzione è come morta. Non anima più la vita istituzionale, non è il il faro che illumina il parlamento, i tribunali, la vita di tutti i giorni. C'è ancora tempo per rimediare? Tutti noi lo speriamo, ma dobbiamo davvero chiamare le cose con il loro nome ed essere tutti consapevoli di qual è la posta in gioco: il futuro, se non il presente, delle garanzie costituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Italo Di Sabato, responsabile osservatorio sulla repressione PRC
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wOCMlG-VHSg-78sI_w4ZiXrUm10/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wOCMlG-VHSg-78sI_w4ZiXrUm10/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Italo Di Sabato, responsabile osservatorio sulla repressione PRC)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 08:40:34 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Roma, 17 ottobre: riunione nazionale del Forum Palestina</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3450:roma-17-ottobre-riunione-nazionale-del-forum-palestina&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>A quasi un anno dall’attacco israeliano contro la Striscia di Gaza, continuano l’assedio e il lento genocidio della popolazione palestinese. La ricostruzione non è mai iniziata perché, nonostante le roboanti promesse dei governi (compreso quello italiano), l’assedio imposto da Israele si è fatto sempre più feroce, rendendo la situazione umanitaria ancora più drammatica e ancora più pesante la responsabilità della “comunità internazionale” che con l’ultimo rapporto dell’ONU, il rapporto Goldstone, ripropone la consueta ipocrisia dell’equidistanza tra il popolo oppresso e il suo oppressore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Parallelamente allo strangolamento di Gaza, lo Stato sionista ha portato avanti la pulizia etnica in Cisgiordania, sempre più spesso affidata alle squadracce paramilitari delle colonie in via di ampliamento, mentre le città e i villaggi palestinesi sono ormai ridotti a gabbie completamente circondate dal Muro dell’Apartheid.  Nonostante l’evidente complicità del governo e di quasi tutte le forze politiche italiane con lo Stato sionista, in questi mesi il movimento di solidarietà con la resistenza palestinese è riuscito ad intraprendere numerose iniziative, sia sul terreno del sostegno alla società civile palestinese che su quello del boicottaggio di Israele, nel quadro della campagna internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, la campagna BDS nel mondo sta ottenendo risultati straordinari, ultimo dei quali la decisione del congresso dei sindacati inglesi – il Trade Union Council – di boicottare le merci israeliane e di rivedere le relazioni con il sindacato corporativo israeliano Histadrut, a sua volta complice delle politiche criminali dei governi israeliani.  Nei prossimi mesi, sono previste appuntamenti e mobilitazioni importanti, a partire dalla Gaza Freedom March, che alla fine di dicembre porterà migliaia di persone da tutto il mondo a tentare di spezzare l’assedio di Gaza e il convegno nazionale sul sionismo che si terrà il 28 e 29 novembre nella città di Pisa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Per organizzare insieme la mobilitazione nel nostro Paese, proponiamo a tutto il movimento di solidarietà con la resistenza palestinese un’assemblea nazionale in coincidenza con la manifestazione nazionale contro il razzismo e le politiche securitarie, &lt;strong&gt;sabato 17 ottobre a Roma, alle 10.30, nella sede di Via Giolitti n. 231 (a fianco della stazione Termini).&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il Forum Palestina
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZaBG1ACS5piyX1mIwLq7x30CiI8/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZaBG1ACS5piyX1mIwLq7x30CiI8/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZaBG1ACS5piyX1mIwLq7x30CiI8/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ZaBG1ACS5piyX1mIwLq7x30CiI8/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Forum Palestina)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 08:33:16 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>La donna ai tempi del Berlusca</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3448:la-donna-ai-tempi-del-berlusca&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/berlusca-donne2.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Per gli “apprezzamenti” sul gentil sesso del premier Berlusconi, per nulla nuovi e neppure solo personali, insomma per il maschilismo che naturalmente non è solo della destra ma dal quale il macho camerata si sente ingagliardito e rassicurato, è sorto un blog su Facebook riempito di numerosissime e repentine adesioni di donne indignate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presenza sul web è segno dei tempi ma tempi e tempistica imporrebbero ben altre rumorose proteste di donne e uomini non asserviti. Eppure un bel pezzo d’Italia oggi è assuefatta e complice, oppure in genere minimizza perché questo politicamente fa bon ton. La questione è che la berlusconizzazione del Belpaese, di cui sociologi e psicanalisti discutono ormai in luogo di politici incapaci d’offrire un’alternativa minimamente  efficace, fa da anni proseliti nel quotidiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I comportamenti machisti avranno pure radici millenarie ma la diffusione, ora digitale e prima catodica, riceve da decenni supporti di maestri televisivi alla Antonio Ricci. Sì, il creatore dei “Drive in”  culi e tette delle ragazzette pon pon esposti per rilassare e far obliare lo spettatore ben prima che diventasse elettore.   Programmi nient’affatto originali, stereotipìe televisive statunitensi eppur difesi da certa sinistra che li definiva intelligenti e disinibiti (sic), come se chi all’epoca li criticava rivolesse le rubriche di “Padre Mariano” o solo film di Ejzenštejn.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Certo l’involuzione della specie con le veline e i pacchi degli anni a venire ha reso gli show ormai trentennali del signor Ricci innocenti evasioni se confrontati con le case di bambola (gonfiabile) presentate dai reality che si succedono nel tempo. Su di essi calano implacabili satire e Blob ma lo stato delle cose non cambia e la trivialità dell’italiano medio cresce esponenzialmente, oltre che per le carenze di società-famiglia-scuola-politica, anche per l’impatto divulgativo e imitativo dei programmi del grande seduttore tivù. Poco importa se sia stato Berlusconi ad aver creato il Riccipensiero (definiamolo così seppure siano tanti gli allievi che ormai superano il maestro) o se lo scambio d’amorosi sensi ideologici sia frutto di d’empatìa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’effetto è egualmente devastante attraverso lo sdoganamento d’un’idea di donniciuola che va ben oltre il pecoreccio del filmetti alla Buzzanca-Banfi-Vitali trasmessi per anni dalle tivù Mediaset.   E se quest’ultimi passavano per scadentissima “satira” al becerume dell’italiano medio, la figuretta della ragazzetta valletta rivalutato dagli autori berlusconiani puntava a offrire un messaggetto subliminale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Che poi il capo, una volta al potere nei Palazzi del Potere portasse il varietà ovunque con sé, dalle conferenze stampa alle assisi internazionali, al cospetto degli amiconi pur capi di Stato ai festini privati in ville e dimore, ha creato gradualmente sempre minore offesa al pubblico sentire. La sua tivù, le sue performances ci hanno vaccinato alla volgarità reazionaria fatta costume. Dove la destra appare festante con politici dediti al prassenetismo e le proprie donne-immagine orgogliose di sentirsi cortigiane e una sinistra indignata a parole e  impotente a pensare-dire-fare qualunque cosa di diverso. Imbrigliata fra la paura di lanciare un’etica quale categoria smarrita e ormai incompresa, timorosa d’apparire  insulsamente imbranata e bigotta, incapace di spiegare che liberazione e  libertinaggio hanno ben diverse valenze, che i corpi belli e nudi possono essere artistici e in sintonìa col kalòs ellenistico oppure offerti al voyeurismo mercenario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Così il vecchio concetto delle donne sante o puttane, e sempre serve, si preserva.   Migliore garanzia del proprio status quo, ben sorretto dal supporto degli ideologi televisivi, il re-padrone-pappone la riceve non solo dalla diffusa solidarietà dei tanti maschi desiderosi d’imitazione (ciascuno ha un cortiletto dove esercitare uno straccio di potere personale), la riceve dall’esercito di suffragettes anziane come la buon’anima di mamma Rosa o come le figliole la cui benevola sopportazione è acquistata a suon di azioni e cariche aziendali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dalle favorite che siedono in Parlamento, che presiedono dicasteri, che sperano in un posto di showgirl o elemosinano un angolo nel gran lettone. Insomma un unico amato popolo di venduti sempre acquistabili in un mercimonio che addirittura spoetizza ogni rapporto di capitalistico di compra-vendita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Enrico Campofreda, 9 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HMosunYGKc2BgyPkt-OKZiBNGCs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HMosunYGKc2BgyPkt-OKZiBNGCs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HMosunYGKc2BgyPkt-OKZiBNGCs/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HMosunYGKc2BgyPkt-OKZiBNGCs/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 08:25:30 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>L'uso politico dello stupratore</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3447:luso-politico-dello-stupratore&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/caffarella.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il caso Caffarella ha radici nel patriarcato e conseguenze attuali, penali e morali. E chi le denuncia viene querelato&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Un coro di polemiche ha accolto la sentenza emessa lunedì scorso dal giudice per l'udienza preliminare, Luigi Fiasconaro, nei confronti dei due autori dello stupro commesso nel parco romano della Caffarella (quelli veri, non i due arrestati inizialmente, Alexandru Isztoika Isztoika e Karol Racz, contro i quali questura e procura si accanirono per settimane nonostante il test del dna li avesse scagionati). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La condanna di Oltean Gravila e Jounut Jean Alexandru, rispettivamente a 11 anni e 4 mesi e 6 anni, è stata considerata da diversi esponenti politici e dallo stesso sindaco di Roma Alemanno «troppo mite», «blanda», un «premio» per gli stupratori. Il 14 febbraio di quest'anno un'adolescente di 14 anni era stata sorpresa insieme al suo fidanzatino in un anfratto del parco e sottoposta a brutale violenza. Il ventiseienne Oltean Gravila, che all'esito delle indagini è risultato essere un sex offender seriale, doveva rispondere anche di un'altra violenza contro una donna portata a termine nel luglio precedente a Villa Gordiani. Per il gioco del cumulo delle pene e della riduzione automatica di un terzo prevista dal rito abbreviato, formula procedurale che facilita la speditezza del processo, i due hanno ottenuto sanzioni più basse rispetto alla pena edittale di 12 anni stabilita per questo tipo di reato. Gravila si è visto somministrare 7 anni per lo stupro di san Valentino, saliti a 11 e 4 per l'altro episodio. Il giudice ha invece riconosciuto al diciottenne Jounut le attenuanti generiche per la giovane età e l'assenza di precedenti penali.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Patriarcato penale &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Come al solito l'entità delle condanne inferte non ha soddisfatto un'opinione pubblica sobillata dal mito purificatore della punizione che traversa la società. Tra i politici che hanno commentato la sentenza, c'è addirittura chi ha strumentalmente chiesto l'ergastolo, come se il giudice potesse somministrare a suo piacimento una condanna che per questo delitto non è contemplata dal codice. Nella loro coazione a domandare punizioni sempre più feroci ed esemplari, queste polemiche sorvolano il fatto che all'interno di un codice penale che prevede condanne molto severe, i cui tetti massimi sono tra i più alti d'Occidente, il reato di violenza sessuale è paradossalmente punito con una pena inferiore ad altri episodi delittuosi che suscitano nel senso comune minore esecrazione. La richiesta di condanne inesorabili esula dunque il problema di fondo, ovvero il pregiudizio patriarcale che ha sempre relegato lo stupro, la violenza carnale, a delitto minore.Il codice Rocco, cioè il nostro codice penale ereditato dal fascismo, ha considerato per oltre sessanta anni la violenza sessuale e l'incesto tra i delitti "contro la moralità pubblica e il buon costume" (divisi in "delitti contro la libertà sessuale" e "offese al pudore e all'onore sessuale") e "contro la morale familiare". Addirittura l'articolo 544 c.p. ammetteva il "matrimonio riparatore" come circostanza che poteva estinguere il reato. È solo negli anni 70, grazie all'azione del movimento femminista e della grande ondata di lotte sociali, che la società prende coscienza del problema e si fa strada l'idea della violenza sessuale come reato contro la persona. Tuttavia soltanto nel 1981 viene abrogata la clausola del matrimonio riparatore. Ci vollero ancora 15 anni prima che si affermasse, con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996, il principio per cui lo stupro è un crimine contro la persona coartata nella sua libertà sessuale. Chi polemizza oggi farebbe bene a chiedersi su quale fronte era all'epoca.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'uso politico dello stupro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Pochi decenni fa si pensava che la violenza sessuale andava combattuta dentro la società, modificando rapporti sociali e modelli culturali e educativi che relegavano la donna a ruoli subalterni. Oggi molto è cambiato nella stessa condizione della donna spesso proiettata in ruoli di primo piano. La violenza sessuale tuttavia permane e nelle reazioni attuali prevalgono le figure del male insieme a una riprovazione etica portatrice di un sottofondo morale spietato. Non per questo però la lettura dei fatti sociali è migliorata, la capacità di previsione cresciuta, la risposta fornita ai delitti più efficace. Lo spettacolo della cronaca nera annichilisce, inchioda alle poltrone, spinge a barricarsi in casa, votare chi chiede "legge e ordine". Negli ultimi anni il tema degli stupri, delle aggressioni sessuali legate strumentalmente alla figura dello straniero, dell'immigrato clandestino, sono diventati argomenti centrali del marketing politico e dell'immaginario sociale. L'ossessione dello sperma straniero che s'insinua nella comunità corrompendone la purezza è da sempre uno degli archetipi prediletti dal razzismo e dalla xenofobia, l'incubo che agita i sonni malati della destra e delle attuali tendenze neoidentitarie che si diffondono nelle periferie. Anche ai migranti italiani, che traversarono gli oceani o valicarono le Alpi, toccò d'essere considerati potenziali stupratori, truffatori, accoltellatori, terroristi e crumiri che rubavano il lavoro altrui. Tutto già visto e velocemente dimenticato. Le donne sono da sempre le figure cerniera dei processi d'integrazione. Sul corpo delle donne si gioca una battaglia decisiva. È attraverso la loro capacità procreatrice che si costruiscono nuove società, si fondono culture. La donna può essere un veicolo di mescolanza. Non è un caso dunque se il corpo della donna sia utilizzato per erigere politiche xenofobe. La brutale violenza della Caffarella, dopo una campagna che faceva leva anche su altri episodi, è servita al governo per varare l'ennesimo pacchetto sicurezza e introdurre le ronde.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Inchiesta poco esemplare &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La sentenza emessa lunedì chiude una vicenda che oltre aver impressionato l'opinione pubblica per la brutalità della violenza perpetrata contro un'adolescente, chiamata ora a trovare dentro di sé la forza che le consenta nei prossimi anni di sormontare un trauma così profondo, ha suscitato molte polemiche per il modo in cui furono condotte le indagini. «La politica ha messo fretta», dichiarò in un'intervista il prefetto Serra. Isztoika e Racs, i primi due accusati ingiustamente, erano stati fotosegnalati dalla polizia dopo un altro stupro, avvenuto il 21 gennaio precedente, in un luogo poco distante dal loro accampamento di fortuna. L'adolescente aggredita non impiegò molto tempo a indicare il viso del biondino. Seguendo una classica tecnica a imbuto gli erano state mostrate un numero limitato di foto. Nonostante ciò aveva designato un'altra persona. Solo in seconda battuta "riconosce" Isztoika. La polizia lo trova subito. Erano le 18 circa del 17 febbraio. 8 ore dopo (alle 2 di notte) confessa davanti al pm: «L'abbiamo violentata per sfregio…». Chiama in causa anche l'amico Racs.Pochi giorni dopo ritratta, spiegando di aver subito percosse. Nessuno lo ascolta. Senza attendere le conferme tecniche, in questura si tengono trionfali conferenze stampa. I giornali dipingono ritratti agiografici degli inquirenti. Il questore non sta nella pelle: «Un lavoro di pura investigazione, d'intuito e senza l'aiuto di supporti tecnici. Da veri poliziotti». Ma a rovinare la festa arrivano i test del dna. Le tracce dello stupro non appartengono ai due. A san Vitale fanno muro: «bastava quello che ci aveva riferito Isztoika per sbatterlo in galera», risponde il questore. Ma il punto è proprio questo, Isztoika aveva riferito solo dettagli ripresi dalla prima versione dei fatti fornita dai ragazzi. Una ricostruzione inesatta che i giovani modificarono pochi giorni dopo. Insomma il biondino era stato "indottrinato" visto che sul posto non c'era. Da chi? Resta il grande mistero dell'inchiesta. Un mistero che nessuno vuole chiarire. Rientrati in Romania, Isztoika e Racz raccontano a un quotidiano romeno ( Adevarul , 18 giugno) le percosse e le pressioni subite insieme a altri dettagli che smentiscono la versione ufficiale.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un clima d'intimidazione &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;I due vengono messi in condizione di abbandonare l'Italia, persone non gradite perché "mostri" mancati e soprattutto involontari responsabili di un gigantesco danno d'immagine per la squadra mobile. A Racz, dopo una trasmissione televisiva, fanno balenare la promessa di un lavoro che non arriverà mai. Per tutta risposta, Isztoika resta sotto inchiesta per «calunnia», avendo dichiarato il falso (surreale), mentre contro Racs la procura mantiene in piedi l'accusa per lo stupro di Primavalle, nonostante una sentenza contraria del tribunale del riesame e le ripetute contraddizioni in cui è caduta la vittima. Nel frattempo Liberazione , che ha cercato di raccontare questa vicenda, è stata citata in giudizio di fronte al tribunale civile dal capo della squadra mobile romana, Vittorio Rizzi, protagonista delle indagini. Palese tentativo di mettere il bavaglio a un'informazione libera. Il dottor Rizzi sembra quasi voler attribuire a Liberazione , i clamorosi errori incorsi nell'indagine accusandola di volergli rovinare la carriera… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni in cui i più importanti quotidiani nazionali e il più grande quotidiano della capitale dedicavano (non senza critiche) pagine e pagine all'inchiesta, il capo della mobile era un nostro fedele lettore. Lo ringraziamo per questo. Per giustificare la sua azione legale ha addirittura chiamato in causa la vicenda del commissario Calabresi, proponendo un parallelo tra le cronache che questo giornale ha dedicato alle indagini sullo stupro della Caffarella con la campagna condotta a suo tempo da Lotta continua contro il commissario ucciso nel 1972. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di ciò, chiosa a conclusione della querela il suo legale, è di tutta evidenza che rivolgergli delle critiche «in un quotidiano tra i cui lettori è verosimile che vi siano militanti della sinistra più estrema[…] significa esporlo ad un ingiustificato rischio per la propria incolumità personale». Dire che tutto ciò è totalmente destituito di fondamento è un'ovvietà. Registriamo invece la pesante insinuazione. Che il capo della polizia se la prenda con un giornale d'opposizione la dice lunga sul clima politico che stiamo vivendo. Arrivederci in tribunale.
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Anita Cenci, "Liberazione")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 08:48:44 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Comunisti Uniti: Con le/i lavoratrici/lavoratori in lotta contro la crisi</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3444:comunisti-uniti-con-lei-lavoratricilavoratori-in-lotta-contro-la-crisi&amp;catid=229:lottearesistenze&amp;Itemid=388</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/comunisti-uniti2.jpg" border="0" width="250" height="148" /&gt;&lt;br /&gt;In una fase di profondissima crisi strutturale economica, le numerose lotte che in questi mesi hanno visto le/i lavoratrici/lavoratori protagonisti contro le chiusure di molte fabbriche e la precarietà dilagante nei servizi e nel pubblico impiego, avvalorano la tesi della centralità del conflitto tra capitale e lavoro salariato nell’agenda politica dei comunisti e delle comuniste seriamente impegnati/e nel processo di costruzione di una casa comune per tutti i comunisti ovunque collocati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostenere queste mobilitazioni, in molte delle quali siamo interni, e collegarle sia a livello nazionale che territoriale, favorisce la socializzazione degli insegnamenti di queste, costituisce gran parte del lavoro politico finalizzato al radicamento di una prospettiva comunista di uscita dalla crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Fondamentale sarà la capacità dei comunisti di sostenere e improntare le lotte portando anche i contenuti politici avanzati che li vedono impegnati per il superamento dello stato di cose presenti. Ristabilire una connessione diretta con le aspirazione ed i bisogni delle/dei lavoratrici/lavoratori salariate/i passa oggi attraverso la costruzione di un programma minimo che leghi le lotte sparpagliate della moderna classe lavoratrice, innanzitutto, contro le politiche reazionarie del governo Berlusconi ma anche contro tutte quelle liberiste e filo-padronali qualsiasi governo le sostenga (PD compreso). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo scopo sosteniamo in ogni parte del paese le lotte delle/degli operaie/operai come quella della INNSE, della Manuli, della Lasme, della Metalli Preziosi o dei precari della scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il capitalismo e la sua crisi sono la causa comune, non la mala gestione o un singolo padrone cattivo. Per questi motivi sarà per noi imperativa la partecipazione ed il sostegno alle prossime mobilitazioni generali in agenda, in primis lo sciopero dei metalmeccanici (9 ottobre) convocato dalla FIOM, poi la manifestazione nazionale a fianco dei lavoratori immigrati del 17 ottobre e, infine, lo sciopero generale del sindacalismo di base (23 ottobre), nella prospettiva di favorire piattaforme di lotta che mettano in collegamento i settori più avanzati nell’ottica della costruzione di un blocco sociale anticapitalista di opposizione alle politiche del capitalismo nostrano, qualsiasi governo le sostenga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Comunisti Uniti
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/INVBJMvwIP_J1taixx_Q7WIpb3A/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/INVBJMvwIP_J1taixx_Q7WIpb3A/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comunisti Uniti )</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:27:51 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Il presidio si smonta, la lotta rimonta! Comunicato Stampa del Coordinamento Precari Scuola di Roma</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3443:il-presidio-si-smonta-la-lotta-rimonta-comunicato-stampa-del-coordinamento-precari-scuola-di-roma&amp;catid=229:lottearesistenze&amp;Itemid=388</link>
			<description>Ieri, lunedì 5 ottobre, abbiamo tolto le tende ed i camper davanti al  Ministero della Pubblica Istruzione in viale di Trastevere, dopo la grande  manifestazione di sabato tre ottobre che ha visto circa trentamila  lavoratori precari della scuola sfilare a Roma da piazza della Repubblica al  Ministero, passando per piazza del Popolo.  Facciamo un bilancio positivo di questo mese di lotta a Roma, dal quattro  settembre, con l’occupazione del provveditorato, al corteo del sette  settembre che ci ha portati al Ministero dove ci siamo stabiliti in presidio  per un mese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mese in cui abbiamo ricevuto la solidarietà di tanti  colleghi, studenti, genitori, organizzazioni sindacali e politiche di  opposizione, di cittadini che venivano ad informarsi dei problemi della  scuola pubblica italiana martoriata dai tagli di Tremonti e Gelmini e  minacciata di una sostanziale privatizzazione dal disegno di legge “Aprea”.  La lotta dei precari di Roma non finisce con il presidio davanti al  Ministero. Sabato tre ottobre, dopo la manifestazione nazionale, si è tenuta  una assemblea dei coordinamenti precari giunti da tutta Italia (ad oggi ci  sono coordinamenti di precari della scuola in circa 50 province italiane)  che ha stabilito le prossime tappe della lotta contro i tagli, a livello  locale e nazionale; il un prossimo appuntamento del Coordinamento Precari  Scuola Nazionale è stato fissato al prossimo 23 ottobre, in occasione dello  sciopero generale dei sindacati di base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Il Coordinamento Precari Scuola di Roma sarà presente alla manifestazione  dei metalmeccanici a Roma, il 9 ottobre prossimo, per dire che la lotta  contro le politiche di crisi accomuna tutti i lavoratori e che la qualità e  il carattere pubblico della scuola hanno a che fare con i diritti  fondamentali di tutti i lavoratori italiani. Promuoveremo le prossime  scadenze di mobilitazione cittadina coordinandoci con gli studenti medi ed  universitari, come già abbiamo cominciato a fare con l’assemblea che si è  tenuta presso la facoltà di fisica lo scorso primo ottobre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Saremo nelle  scuole ad informare i colleghi, gli studenti e le famiglie di quello che sta  accadendo ed a protestare contro i tagli ed i licenziamenti nella scuola.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiediamo alle organizzazioni sindacali che venga convocato uno sciopero  generale della scuola sulla piattaforma elaborata dai precari nel corso  delle lotte dell’ultimo mese:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  • ritiro dei tagli previsti dalla legge 133 del 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; • assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari della  scuola (docenti e ATA)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; • ritiro del ddl Aprea&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; • ritiro del decreto spazza precari, che ci rende dei tappabuchi sottopagati  con i cd. “contratti di disponibilità” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• dimissioni immediate del ministro Gelmini!  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 05/10/2009 &lt;br /&gt;Coordinamento Precari Scuola di Roma  &lt;br /&gt;movimentoinsegnantiprecari@gmail.com
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hylSAGsSdC-b7o3o9aG9i1jh0iE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hylSAGsSdC-b7o3o9aG9i1jh0iE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hylSAGsSdC-b7o3o9aG9i1jh0iE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hylSAGsSdC-b7o3o9aG9i1jh0iE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Coordinamento Precari Scuola di Roma)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:18:03 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>I compagni di Walter Rossi rimuovono la corona deposta da Alemanno: "non siamo tutti uguli davanti alla Storia"</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3446:i-compagni-di-walter-rossi-rimuovono-la-corona-deposta-da-alemanno-qnon-siamo-tutti-uguli-davanti-alla-storiaq&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/walter%20rossi.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo aver ricordato insieme ad alcune centinaia di militanti ed ex il sacrificio di Walter Rossi, la cui vita fu stroncata il 30 settembre 1977 da alcuni colpi di pistola sparati dagli attivisti del Msi Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi fuorusciti dalle sede di via delle Medaglie d’oro e protetti dai blindati della Polizia, alcuni amici e i compagni di Walter della zona sono tornati sul luogo dove c’è una stele che lo ricorda. Lì il sindaco Alemanno aveva deposto una corona sostenendo come fosse la prima volta che poteva commemorare un ragazzo di sinistra ucciso negli anni di piombo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per l’occasione aveva preso accordi con l’anziano padre di Walter che, contro il volere di altri familiari, si era reso disponibile all’iniziativa. Agli amici e al fratello Gianluca Rossi questo passo non era piaciuto e sono tornati sul posto della memoria rimuovendo la corona e sostituendola con lo striscione &lt;em&gt;“Alemanno non siamo tutti uguali davanti alla storia”&lt;/em&gt;. In un comunicato hanno poi ribadito che l’azione aveva un valore simbolico e politico, si distingueva dal dolore paterno e della famiglia, e puntava a smascherare l’ipocrisia dell’attuale primo cittadino di Roma che con quella corona cerca passaporti democratici personali speculando sul dolore e su un generico riferimento alla violenza degli “anni di piombo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non ha smarrito la memoria l’attivista missino Alemanno dovrebbe ricordare quanto piombo i suoi camerati hanno sparso all’epoca per le strade d’Italia crivellando i corpi di militanti comunisti come Walter. E certa politika sia avvezza ai giri di walzer chi li compie non può pretendere d’imporli impunemente alla parte offesa.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al sindaco giriamo le dieci domande che i compagni di Rossi pongono.       &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Signor sindaco, ricorda dove era la sera del 30 settembre del 1977?  &lt;br /&gt; 2) Conosceva o frequentava all'epoca Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi, indicati da più fonti come gli assassini di Walter Rossi, pur se mai condannati per l'omicidio? &lt;br /&gt; 3) Come militante attivo del Fronte della gioventù ha avuto modo di frequentare i locali della sezione dell'MSI della Balduina, a Roma, dalla quale sono partiti e in cui si sono rifugiati indisturbati gli esecutori dell'omicidio? E conosceva o frequentava all'epoca qualcuno degli attivisti presenti quella sera nella sezione?&lt;br /&gt;  4) Era al corrente della riunione tenutasi nel mese di settembre del 1977 nel quartiere di Monteverde nella quale si organizzò a Roma la strategia di attacco ai militanti della sinistra e furono pianificate le aggressioni?&lt;br /&gt;  5)Risponde al vero la sua  richiesta di coinvolgere in questa operazione di "pacificazione" il padre di Walter Rossi? &lt;br /&gt; 6)Non trova strumentale e di facile approdo rendere partecipe soltanto un anziano genitore, in dissenso con altri componenti della famiglia e con i compagni e gli amici di Walter?  &lt;br /&gt;7) Ritiene che i conti con la storia o una sua rilettura possano essere effettuati con un mero avallo "genetico", prescindendo dall'analisi dei fatti e dal riconoscimento dei protagonisti di quegli anni? &lt;br /&gt;  8) Ricordando anche come l'assassinio di Walter Rossi rappresentò un salto di qualità nella recrudescenza fascista, ricordando l'emozione e indignazione che attraversò l'Italia intera, le lacrime di Sandro Pertini e dei centomila che seguirono Walter il giorno dei funerali, non crede sia il caso di una lettura più attenta dei contenuti di quella stagione politica?          &lt;br /&gt;9) Ritiene giusto che Cristiano Fioravanti, che ha dichiarato di essere stato presente la sera dell'omicidio e individuato grazie al lavoro dei compagni e degli amici di Walter e alla mobilitazione della stampa democratica come uno dei due esecutori materiali dell'omicidio, viva  da tempo in libertà sotto protezione del Ministero degli Interni?  &lt;br /&gt;10) I compagni di Walter, che espressero il loro dissenso a Violante sulla riabilitazione dei giovani di Salò, affermano, oggi come allora, che vi è una sostanziale differenza fra vittime e carnefici. Non crede che, senza una chiarezza in tal senso, sia assai fuorviante e strumentale parlare di "pacificazione"?    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Campofreda, 6 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_pf4d06cp3qSj6tWHXjFLZ7XkOw/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_pf4d06cp3qSj6tWHXjFLZ7XkOw/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_pf4d06cp3qSj6tWHXjFLZ7XkOw/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_pf4d06cp3qSj6tWHXjFLZ7XkOw/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:39:07 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Comunisti Uniti: Resoconto della seconda riunione nazionale </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3442:comunisti-uniti-resoconto-della-seconda-riunione-nazionale&amp;catid=197:comunisti-uniti&amp;Itemid=392</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/comunisti-uniti2.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Alla riunione hanno partecipato molti promotori e firmatari dell’Appello per i “Comunisti Uniti” nonché rappresentanti di comitati locali (Abruzzo, Lazio, Campania, Basilicata, Sardegna, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Marche), molti compagni del PRC di differenti aree (in larga maggioranza dell’Ernesto, ma anche di Controcorrente), di Comunisti - Sinistra Popolare e del PdCI, diversi quadri sindacali ed operai di differenti sigle (FIOM-CGIL, Flmu-CUB, RdB, Cobas) e rappresentanti di movimenti di lavoratori cassaintegrati, precari e dei call centers (Alitalia, Scuola, Atesia, Comdata). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’incontro si sono susseguiti quasi trenta interventi in 5 ore. E’ stato un dibattito intenso e proficuo, che ha avanzato molte proposte e si è svolto con uno spirito unitario costruttivo nella maggioranza degli intervenuti, anche se permangono, ovviamente, punti di vista differenti su alcune questioni anche importanti. Tutti hanno però convenuto che anche questi punti necessitano approfondimento e lavoro comune più che forzature unilaterali. Si è largamente riconosciuto come l’intuizione dell’appello sia stata corretta ed efficace, perché ha rappresentato un’importante presa di coscienza di tanti errori e derive (in primis la volontà di liquidare l’idea stessa di Partito Comunista e la conseguente proposta dell’Arcobaleno) e di una linea politica sbagliata (cancellazione della centralità del conflitto di classe, istituzionalismo, governismo e subalternità al centro-sinistra, compatibilità e concertazione). Aveva suscitato un notevole interesse, inoltre, il riconoscimento nel testo dell’appello della non autosufficienza di PRC e PdCI, con l’auspicio in esso contenuto di un’unità di prospettiva strategica con i comunisti della cosiddetta diaspora oggi collocati in differenti organizzazioni o, in larga parte, rimasti senza appartenenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa prospettiva si è riflessa, ed ha inizialmente pesato, nei dibattiti congressuali dei due partiti ed ha suscitato un forte dibattito all’esterno di essi. Stentando però, è doveroso riconoscerlo, a creare momenti di collegamento reali tra i differenti pezzi del mosaico comunista nel nostro paese, se non grazie all’ostinazione di alcuni comitati locali e di diversi promotori di Comunisti Uniti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la ripresa difficoltosa di un dialogo nazionale, culminata con la prima riunione unitaria del febbraio scorso, sembrava essere stata tracciata una strada percorribile per fare dell’appello, come chiesto da molte parti, una proposta di costruzione dei “Comunisti Uniti” come luogo di dibattito, analisi e iniziativa in una “casa comune” per i compagni e le compagne ovunque collocati, strutturata in comitati locali coordinati tra loro sul piano nazionale. Tuttavia, il peso delle contingenze elettorali ha di nuovo paralizzato questo salto di qualità “dalle dichiarazioni d’intenti all’iniziativa politica”, oggi diventato imprescindibile. Ciò sia per motivi di contesto obiettivo in cui si operava, sia per alcune divisioni tutte interne ai partiti e ai gruppi politici pre-esistenti i Comunisti Uniti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo più permetterci ora di ripercorrere la strada che ha fatto pesare queste divisioni sull’ipotesi di lavoro “Comunisti Uniti”. Né possiamo permetterci di subordinare la necessità dell’avvio di una grande iniziativa nazionale unitaria alle tattiche e alle decisioni contingenti delle diverse aree politiche, pur riconoscendole legittime e in particolar modo quando non sono in contraddizione con l’ipotesi di lavoro unitario che sosteniamo con convinzione. In questo senso la maggioranza dei compagni non vede in contraddizione l’iniziativa di creazione di una associazione per la ricostruzione del Partito Comunisti da parte dell’Ernesto, così come di qualsiasi altra componente comunista, se questa contribuisce ad allargare un lavoro unitario e costituente e non si configura come una proposta antagonista ai Comunisti Uniti. L’esito negativo delle ultime elezioni, d’altronde, sembra aver determinato una battuta d’arresto pesante all’ipotesi, che da taluni settori comunisti era sostenuta con forza, di una unità comunista composta dalla sola fusione tra PRC e PdCI pilotata unicamente dai vertici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sconfitta di questa ipotesi, e il ritorno di ipotesi che investono su una più generica “unità della sinistra”, rischia di fare arretrare il dibattito e di derubricare la questione comunista nel paese ad un’appendice opzionale e meramente culturale. E’ reale oggi il rischio di una marginalizzazione strutturale dei comunisti che ci porti ad un ruolo testimoniale nei prossimi anni, di fronte ad una forte egemonia reazionaria nella crisi ed alla mancanza di una credibile alternativa di sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo è un problema che va al di là delle differenti sfumature con cui è stata valutata la proposta di una “federazione della sinistra alternativa”: la maggior parte degli interventi l’ha inquadrata come una sorta di nuovo arcobaleno mascherato, foriero di neo-moderatismo e subalternità al PD; gli altri la vedono comunque come una proposta debole e confusa, destinata a scomparire a breve. Sta di fatto che l’obiettivo comune dell’unità e dell’autonomia dei comunisti e la prospettiva della costruzione, in tempi non biblici, di un Partito per tutti i comunisti all’altezza dello scontro di classe oggi, con una visione antimperialista ed anticapitalista, in questo momento non sembra avere più un riconoscimento politico condiviso nel dibattito interno alla federazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segnale dato nel PRC dalla marginalizzazione delle forze e delle minoranze critiche che sostengono la prospettiva dell’unità comunista, così come il ritorno dei bertinottiani nella “gestione unitaria” del partito, va letto anche in questo senso. I messaggi di interesse verso il documento di rilancio di Comunisti Uniti e la disponibilità manifestata a partecipare a eventuali iniziative regionali da parte di numerosi collettivi e circoli locali (in particolare del PRC), rimasti “orfani” del dibattito sulla centralità della ricostruzione di un Partito per tutti i comunisti, dimostrano ulteriormente questi limiti strutturali del dibattito sulla Federazione. All’interno del PRC il dibattito sull’unità dei comunisti è stato sostituito dunque da progetti moderati, che reagiscono alla batosta di giugno aspettando illusoriamente gli esiti del congresso del PD, mentre il PdCI non sembra avere alcuna forza per imporre alla federazione il tema dell’unità comunista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’esterno di PRC e PdCI, d’altro canto, rischiano di prevalere proposte minoritarie e settarie. A nostro avviso entrambe queste strade, la federazione e il settarismo, sono sbagliate: sono impostazioni errate che eludono entrambe la centralità della “questione comunista” in Italia e che eludono anche il problema della costruzione a sinistra di un blocco sociale che si opponga alle derive autoritarie del governo Berlusconi. Del resto, di fronte alla scarsa capacità attuale dei comunisti di incidere nello scontro di classe, è miope la paura di discutere con i compagni che sono alla sinistra di PRC-PdCI così come è miope la chiusura di quei gruppi che rifiutano ogni confronto con i compagni di questi partiti o con le loro aree interne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Federazione, poi, gli schemi che sembrano annunciarsi sono quelli, già noti e fallimentari, non solo di subalternità al PD ma persino, in alcuni casi, di disponibilità ad alleanze locali con l’UdC, con il recupero di soggetti politici ipermoderati e satelliti del centro-sinistra (Sinistra e Libertà, ecc…). Non si guarda invece alla propria sinistra e alle altre forze comuniste ed anticapitaliste. Resta inteso che se tali alleanze di sinistra fossero mirate a creare un blocco di difesa democratica e non elettorale, con un ruolo centrale dei comunisti, non potremmo certo essere pregiudizialmente contrari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, sin dai suoi primi passaggi, la Federazione si presenta invece come un contenitore che serve a taluni dirigenti per costruire un soggetto politico non comunista, elettoralmente alleato col PD e in concorrenza/competizione col progetto di Sinistra e Libertà. La ripetizione autistica di questi errori di fondo (subalternità e opportunismo nei due partiti, settarismo e minoritarismo all’esterno) rischia, come dicevamo, di alimentare l’emarginazione politica e culturale dei comunisti nel paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serve quindi la ripresa forte di un’iniziativa unitaria che sappia riattivare il dibattito e l’azione politica con una piattaforma trasversale all’esistente. Una piattaforma che sappia riannodare i fili del dibattito dentro e fuori PRC e PdCI nell’ottica non di favorire questo o quel processo elettorale ma di ricostruire l’indipendenza politica e culturale dei comunisti (la questione del partito) e una prospettiva di alternativa di sistema, e non di governo, alla crisi strutturale del capitalismo (la questione del socialismo nel XXI secolo). Un’impostazione strategica, quindi, e non di corto respiro. Per far questo bisogna legare la questione della centralità dell’unità dei comunisti a quella dell’autonomia dalle compatibilità governiste e dalla concertazione, con la ricostruzione di un insediamento sociale reale nella classe e di una sua avanguardia organizzata dei moderni lavoratori salariati (operai, precari, immigrati, ecc..:).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tale scopo è necessaria una visione internazionale della crisi, dello scontro interimperialista ed antimperialista, con una linea sindacale comune ed un programma minimo di classe che favorisca la costruzione di un blocco sociale anticapitalista che sappia opporsi stabilmente alle politiche filo-padronali dei diversi governi. Vi è un forte vuoto di rappresentanza politica nel mondo del lavoro. La soluzione non è né una federazione riformista e moderata né il partito sociale, bensì un partito politico comunista che sia interno alle rivendicazioni e alle lotte sociali e sindacali: un soggetto politico che sia indipendente dalle sirene del Vaticano e dei banchieri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per recuperare parte della credibilità perduta, oltre ad affermare la centralità del conflitto sociale rispetto al mero elettoralismo, occorre dare un forte segnale di discontinuità anche partendo dalle prossime tornate elettorali, non accettando alleanze con un PD che si è dimostrato (al di là di chi vinca il suo prossimo congresso) una forza moderata, liberista e spesso collusa col malaffare. Una forza inoltre che, in accordo con il PDL, sostiene attivamente la limitazione degli spazi di agibilità politica dei comunisti (vedi gli sbarramenti elettorali). Allo stesso scopo serve, inoltre, uno scatto sulla cosiddetta “questione morale” rifiutando prassi anomale per il movimento comunista le cui linee strategiche e tattiche non possono essere influenzate dalla mancanza di indipendenza politica ed economica dagli istituti di dominio del capitalismo (istituzioni, associazioni padronali, ecc…). Questo è possibile solo ripristinando una dialettica democratica reale all’interno dei partiti e delle organizzazioni comuniste che oggi sono, nella maggioranza dei casi, ostaggio delle decisioni di ristrette élite di dirigenti o di funzionari privilegiati dalle proprie carriere istituzionali e senza nessun controllo da parte dei propri militanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel far questo non bisogna ovviamente trascurare le necessità immediate e urgenti dell’opposizione alle politiche reazionarie del governo Berlusconi e, soprattutto, al sovversivismo delle classi dirigenti, che va al di là del berlusconismo stesso come sua forma peculiare. In questa crisi pesantissima, i cui effetti devastanti per la classe lavoratrice sono solo all’inizio, la deriva totalitaria e la vera e propria vandea padronale in atto portano, non solo allo schiacciamento dei salari e alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma anche al rischio di cancellazione di elementari diritti democratici precedentemente tollerati dalla borghesia italiana. Antifascismo e difesa degli spazi democratici devono essere posti all’ordine del giorno. T&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;uttavia, soprattutto per la mancanza di sbocchi di questa profonda crisi di sovrapproduzione, serve un’opposizione di classe e anticapitalista che non può più essere rovesciata, nell’ottica del “meno peggio”, in un’opposizione compatibile e alleata del liberismo del PD e della sua evidente collocazione di classe. A questi scopi si condivide l’esigenza di rilanciare il processo nazionale e locale di Comunisti Uniti. I quadri che dobbiamo intercettare sono, in primis, i compagni presenti nelle lotte, i quadri attivi. Comunisti Uniti deve puntare a questi soggetti interni ai movimenti ed alle lotte, ai lavoratori comunisti e agli intellettuali disponibili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo proporremo, sotto forma di Lettera aperta, un aggiornamento dell’appello a tutti i compagni e le compagne che vorranno aderire. Comunisti Uniti deve rivolgersi a tutti i comunisti ovunque collocati senza escludere nessuno, evitando di diventare l’ennesimo gruppetto autoreferenziale. Le uniche discriminanti saranno il sostegno a questa sorta di piattaforma trasversale (unità e autonomia per la costituente dei comunisti) e la costruzione e la partecipazione ai gruppi locali, in maniera complementare e non in alternativa alle iniziative delle diverse aree politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La battaglia per l’unità e l’autonomia dei comunisti è infatti un impegno nel quale devono essere coinvolte tutte le forze disponibili. Nel farlo, non ripartiremo da una sorta di “intergruppi” tra correnti e aree ma dalla costruzione di luoghi di dibattito e iniziativa comune a livello locale: i coordinamenti di Comunisti Uniti in ogni provincia e regione in cui riusciremo ad arrivare. Per far questo, dando mandato ai due garanti nazionali, cercheremo di riattivare tutti i promotori e firmatari disponibili, invitandoli a promuovere iniziative locali di presentazione e a costruire i gruppi locali che, una volta attivati, formeranno a loro volta un coordinamento nazionale. La riunione nazionale fa propria anche la proposta di aprire sedi locali o condividere quelle esistenti, dando una fisionomia anche fisica alla proposta delle “case comuni”. Un’ulteriore proposta condivisa da questa riunione nazionale è quella di passare alla fase organizzativa della “conferenza nazionale dei lavoratori comunisti”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale conferenza dovrà affrontare i temi di una linea sindacale comune per i comunisti, connettendola ai temi della crisi, della democrazia sindacale, della rappresentanza del mondo del lavoro e della composizione di classe oggi. Ovviamente, saranno al centro del nostro dibattito momenti importanti come il congresso della Cgil e la riorganizzazione al suo interno di una sinistra sindacale anticoncertativa, così come le lotte ed i processi di unificazione del sindacalismo di base. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma indipendentemente da questioni contingenti, esiste una questione sindacale di fondo che deve essere affrontata perché, troppo spesso, ci accorgiamo della diminuzione dei salari operai di contro all’aumento dei profitti (così come delle morti sul lavoro) solo quando i lavoratori salgono sui tetti e si conquistano una ribalta mediatica. Questa conferenza (data da decidere, orientativamente in primavera) dovrà essere preceduta da una serie di iniziative regionali sullo stesso tema che presentino o lancino il gruppo locale di Comunisti Uniti e allarghino la sua partecipazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conferenza, infatti, sarà aperta al contributo di tutte le componenti politiche comuniste e sindacali, con le quali va cercata la massima unità di azione anche a prescindere dalla piattaforma trasversale “Comunisti Uniti”. Inoltre, la conferenza dovrà essere seguita dalla pubblicazione e divulgazione degli atti, collegando la riflessione teorica alle esigenze concrete della lotta immediata. Infatti, ogni tema che oggi abbiamo affrontato cela una questione teorica fondamentale che non può essere sottovalutata e che va affrontata con tempi e strumenti adeguati anche alla formazione di nuovi quadri e dei giovani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ dunque dall’attualizzazione dell’Appello, dalla necessità di un’iniziativa di massa per la difesa dei salari, dal dibattito sulla questione del sindacato di classe e dal percorso di un’iniziative comuni sulle questioni della cultura e dell’elaborazione teorico-politica marxista che dovranno ripartire i gruppi di Comunisti Uniti locali e animare le case comuni. Dobbiamo avere il coraggio di mettere in gioco tutte le nostre energie, anche sacrificando ognuno qualcosa, per l’obiettivo comune della ricostruzione di un grande Partito Comunista di quadri con un forte radicamento di massa, con una visione antimperialista ed anticapitalista all’altezza dell’odierno scontro di classe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunisti Uniti, Roma 27 settembre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/jTNoeRxryx5C9KCLPyiXZigizy0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/jTNoeRxryx5C9KCLPyiXZigizy0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/jTNoeRxryx5C9KCLPyiXZigizy0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/jTNoeRxryx5C9KCLPyiXZigizy0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comunisti Uniti )</author>
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			<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 13:55:42 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>C'era una volta il MONDO NUOVO: la metafora sovietica nello sviluppo emiliano</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3440:cera-una-volta-il-mondo-nuovo-la-metafora-sovietica-nello-sviluppo-emiliano&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/manifesto_emilia.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/manifesto_emilia_min.jpg" border="0" width="162" height="235" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In una ricerca condotta attraverso fonti orali a partire dai mesi in cui si estingueva l’Unione Sovietica, decine di comunisti e socialisti della provincia reggiana hanno raccontato le proprie esperienze del periodo che va dal primo al secondo dopoguerra, reinterpretando le onnipresenti simbologie sovietiche che contrassegnavano quotidianità, miti ed immaginario della loro militanza. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Il paese della Rivoluzione d’Ottobre veniva trattato come uno specchio in cui una generazione di lavoratori aveva a lungo guardato se stessa, traendone stimoli per realizzare una democratizzazione radicale del loro contesto sociale e produttivo locale. Dietro alla Russia guardata come paese idealizzato ed assunto a modello di progresso ed eguaglianza sociale, emerge anche il pragmatismo, l’operosità e l’originalità di una generazione impegnata a riorganizzare localmente nuovi spazi civili influenzati – più o meno fedelmente – dal modello sovietico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso che il modello cooperativo e l’esempio collettivista assunsero nelle terre reggiane una centralità unica in tutto l’occidente: a partire dal primo ventennio del secolo scorso, la provincia reggiana divenne la provincia italiana a più alta concentrazione di aziende cooperative, che giunsero a controllare oltre due terzi dell’economia locale. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt; MARCO FINCARDI&lt;/strong&gt; insegna Storia dell’Europa contemporanea all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia ed ha condotto numerose ricerche storico-antropologiche su comportamenti collettivi e sulle culture generazionali. Tra le sue altre pubblicazioni ricordiamo Campagne Emiliane in transizione (2008); La Repubblica sulla riva del Po. Guastalla dalla Liberazione al 1948. (2009) &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; RIFONDAZIONE COMUNISTA&lt;br /&gt;CIRCOLI GUALTIERI E NOVELLARA&lt;br /&gt;  INFO: 339/6484857&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/nL52HJZT2Cx5fpBhBvo5cBkBcAs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/nL52HJZT2Cx5fpBhBvo5cBkBcAs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/nL52HJZT2Cx5fpBhBvo5cBkBcAs/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/nL52HJZT2Cx5fpBhBvo5cBkBcAs/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (PRC Circoli di Gualtieri e Novellara)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 08:23:48 +0000</pubDate>
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			<title>Milano 3 Ottobre: Convegno Nazionale sui call center promosso da FLMUniti-CUB e Rete Call Center </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3439:milano-3-ottobre-convegno-nazionale-sui-call-center-promosso-da-flmuniti-cub-e-rete-call-center-&amp;catid=232:video&amp;Itemid=439</link>
			<description>&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="300" height="200"&gt;&lt;param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;param name="height" value="200" /&gt;&lt;param name="width" value="300" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=03ec77bee9efce43ea25" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" height="200" width="300" src="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=03ec77bee9efce43ea25"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (PDCI TV)</author>
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			<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:27:51 +0000</pubDate>
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			<title>Grecia, vince il Pasok ma quanto si cambia ?</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3437:grecia-vince-il-pasok-ma-quanto-si-cambia-&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/pasok%20fan.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;L’urna stavolta brucia politicamente Karamanlis che dopo la sonora sconfitta di ieri deve cedere il governo a Papandreu e la direzione del partito (si fa il nome di Dora Bakoyannis). Se ne avvantaggia il Pasok capace di ridare fiato al fronte socialista in un’Europa ampiamente rivolta a destra. Circa dieci punti di percentuale separano il Pasok (43,9%) e Nuova Democrazia (34%) che cede oltre un quinto dell’elettorato agli avversari e una sessantina di deputati in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La mossa di Karamanlis, dimissionario nelle scorse settimane come nel 2007 dopo l’ennnesima estate d’incendi dolosi che avevamo rimesso in ginocchio parecchie strutture dell’industria turistica ellenica, non è servita all’ex premier a incantare i concittadini. Avvelenati dalla crisi che si ripercuote sulle due maggiori imprese nazionali, turismo e trasporti navali, questi hanno ribadito col voto il dissenso già portato rumorosamente in piazza un anno fa dai giovani con una totale, prolungata rivolta.   Erano stati loro, i kukulofori anarchici, assieme ai liceali e agli universitari senza futuro ad animare le notti delle strade di Atene, Patrasso, Salonicco con cortei sia violenti sia pacifici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti comunque rivolti a chiedere un cambiamento della politica del Paese. Ce l’avevano con gli agenti delle Mat, le squadre antisommossa che avevano assassinato il quindicenne Grigolopoulos, agenti che come lo sparatore Korkoneas erano ex squadristi fascisti reclutati dalle forze dell’ordine. Ce l’avevano con la precarietà estrema che una società drogata da clientelismo e corruzione politici riservava a schiere sempre più consistenti di non garantiti. Si parlò di generazione dei “seicento euro”, il loro salario mensile oggi forse ulteriormente ridotto, che a 35 anni e più non  consente di avere un’effettiva autonomia se non nell’abbrutimento d’una povertà di ritorno come quella del secondo dopoguerra. Karamanlis e le altre famiglie dell’affarismo statale o privato (cui appartiene lo stesso Papandreu oggi vincitore) non fornivano risposte.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le quali, se da una parte sono difficili perché la recessione picchia duro a est come a ovest del vecchio continente, diventano di contro necessarie per stabilire sul mercato percorsi virtuosi e non solo speculativi. La Grecia fermamente agganciata all’Unione Europea negli ultimi anni ha tratto da quest’ultima minori benefici perché l’ampliamento del numero dei membri ha portato contributi economici nelle casse dei nuovi adepti. Ora Gorge Papandreu forte della rivincita personale sull’avversario che l’aveva sconfitto per due elezioni consecutive è atteso al difficilissimo compito di cambiare percorso rispetto al suo stesso passato, che vorrebbe dire anche trasformare la natura alla politica, finora consociativa, del Pasok. Il successo è frutto dell’impennata di proteste anti karamanlis che i greci, compresi molti elettori delusi di Nuova Democrazia, hanno lanciato come monito esasperato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è un’investitura quasi disperata per mancanza di alternative, più che i leader dovrebbero mutare programmi e prospettive.  La marea giovanile aspetta al varco il premier socialista e ne teme la conosciuta propensione per l’affarismo. Il segnale con cui Papandreu, dopo aver chiesto di “lavorare insieme per il cambiamento”, non potrà ridursi solo ai quattro nuovi ministeri da istituire (fra cui uno dell’ambiente e uno dell’energia per accontentare la componente ‘verde’ che l’ha sostenuto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se i festeggiamenti per un’effettiva mutazione di rotta non resteranno uno slogan-bluff gli elettori del Pasok e i greci tutti lo vedranno a breve. Altrimenti potrebbe tornare il tempo di altri fuochi, nuovamente urbani, che avvalorerebbero il timore di come il giogo delle famiglie affariste della politica ellenica continua a soffocare il Paese ben oltre la forza dell’urna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Enrico Campofreda, 5 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-y-4UOlzrUQu5EW3g7QIMKp2IRE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-y-4UOlzrUQu5EW3g7QIMKp2IRE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-y-4UOlzrUQu5EW3g7QIMKp2IRE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-y-4UOlzrUQu5EW3g7QIMKp2IRE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
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			<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 19:17:47 +0000</pubDate>
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			<title>Comunisti Uniti: Per il ritiro delle truppe italiane in Afghanistan</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3436:comunisti-uniti-per-il-ritiro-delle-truppe-italiane-in-afghanistan&amp;catid=197:comunisti-uniti&amp;Itemid=392</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/comunisti-uniti2.jpg" border="0" width="276" height="163" /&gt;&lt;br /&gt;Come Comunisti Uniti siamo per il ritiro immediato delle truppe italiane d’occupazione militare in Afghanistan, così come da qualsiasi altro scenario di occupazione e di espansionismo imperialista in ogni parte del mondo.&lt;br /&gt; Consideriamo vergognoso il fine per il quale, in misura sempre maggiore miliardi di euro sono stati trasferiti dai salari e dalla spese sociali alle spese militari (basi, truppe, armamenti, impianto militare-industriale): al continuo e perdurante impoverimento delle classi produttive del paese ha fatto da contraltare l’aumento dei margini di profitto delle industrie belliche e dei suoi indotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sotto questo aspetto, tutto interno al modello di sfruttamento capitalistico, la classe dominante continua imperterrita nelle sue politiche internazionali di ingerenza economica e politica, producendo scenari di guerra in cui fa strage di innocenti, con centinaia di migliaia di morti nella ex-Jugoslavia come in Iraq, in Afghanistan come in Palestina. Tutto funzionale ad acquisire posizioni di dominio e controllo di risorse ai danni dei popoli del mondo ed in concorrenza con altri paesi imperialiste e/o potenze economiche nascenti.&lt;br /&gt; Reagiamo con sdegno alla mistificazione della realtà che chiama cinicamente “effetti collaterali” le stragi dei civili, vittime di precise scelte politiche ed economiche che hanno padrini ben precisi, così come reputiamo direttamente responsabili i governi dei paesi invasori e della NATO (Italia compresa) per le morti dei militari sacrificati in nome di una menzognera esportazione di democrazia (chiamata impropriamente “guerra al terrorismo”), foriera piuttosto di una utilità interna al capitalismo in cui vengano strumentalizzate le reali motivazioni della guerra. Per questo non possiamo che salutare ed abbracciare tutte le forze di resistenza dei popoli oppressi dai cannoni imperialisti e sionisti.&lt;br /&gt; Come comunisti sappiamo bene che il terrorismo viene alimentato proprio dalle diverse politiche imperialiste, da qualunque parti esse provengano. Infatti nessuna utilità sociale vi può essere nell’inviare truppe militari (ancorché “professionali” e non di leva) di occupazione che sono corresponsabili – alla pari delle altre – di crimini contro l’umanità. Nessuna utilità sociale si può riscontrare nel fiancheggiare le politiche criminali dello Stato sionista d’Israele che persevera nell’occupazione della Palestina e nella sua pratica genocida.&lt;br /&gt; Infine, va rimarcato come in una fase storica in cui la cosiddetta “stampa” sugli scenari di guerra è presente soltanto se accetta di essere incapsulata (“embedded”) negli eserciti di occupazione, da un versante di classe ci sentiamo in diritto/dovere di contestare la scelta della Federazione Nazionale della Stampa Italiana di rinunciare a scendere in piazza il 19 settembre per ossequio ai 6 militari italiani caduti, non già “eroicamente”, ma nell’esercizio delle loro funzioni di soldati di un esercito di occupazione.&lt;br /&gt; Facciamo appello a tutti i movimenti contro la guerra e alle forze antimperialiste, e a tutte/i le/i comuniste/i ovunque collocati, per favorire un coordinamento stabile nei movimenti o nei coordinamenti locali, affinché ci si opponga alle pratiche antimperialiste e ci si organizzi quindi ad un livello qualitativamente superiore. Tutte le risorse teoriche e pratiche, ad oggi presenti ma sconnesse tra loro, devono essere messe in campo per ricomporre lo scenario antagonista allo stato di cose presenti.&lt;br /&gt; Siamo disponibili da subito a contribuire alla costruzione di qualunque tipo di iniziativa unitaria che vada nella direzione sopra auspicata.&lt;br /&gt; In questa direzione diamo adesione parteciperemo agli incontri e alle iniziative, a partire dall’assemblea NOWAR del 7 ottobre prossimo, fino alla giornata di mobilitazione nazionale del 4 novembre per il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra proclamata dalla rete Disarmiamoli.&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Comunisti Uniti&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eusZDjRowy6U84i8Wsh5LB6TOp8/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eusZDjRowy6U84i8Wsh5LB6TOp8/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eusZDjRowy6U84i8Wsh5LB6TOp8/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eusZDjRowy6U84i8Wsh5LB6TOp8/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comunisti Uniti)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 18:38:20 +0000</pubDate>
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			<title>Questione call center Atesia: situazione aggiornata e prospettive di lotta</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3435:questione-call-center-atesia-situazione-aggiornata-e-prospettive-di-lotta&amp;catid=192:editoriali-mdv&amp;Itemid=421</link>
			<description>&lt;em&gt;Trascrizione, con integrazioni, dell'intervento al Convegno Nazionale dei Call Center, svoltosi a Milano il 3 Ottobre 2009, organizzato dalla FLMUniti-CUB e della Rete Call Center&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Dando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;per acquisita tutta la storia relativa alla lotta per la stabilizzazione, si aggiunga pure che in Atesia si è passati da una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;precarietà formale e sostanziale&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; ad una&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="text-decoration: none"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;precarietà &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;sostanziale con corredo di diritti formali: &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;se è vero, come è vero – e lo hanno ribadito anche Danilo Conte e Andrea Fumagalli negli interventi della mattina -  che in questo paese è stata perfino scomodata la Corte Costituzionale a ribadire come la normalità contrattuale sia quella a tempo indeterminato ed a tempo pieno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; si capisce bene che il part-time diffuso e forzoso – che coinvolge oltre il 90% degli addetti di Atesia – debba a tutti gli effetti essere considerato l'ennesima trovata padronale per incrementare i margini di profitto (pagare gli straordinari - anche frequentissimi - costa meno che tenere le stesse persone impiegate per il doppio in maniera ordinaria)&lt;em&gt;.&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;D'altronde, salari mensili che si aggirano intorno ai 590 euro netti, corrisposti al terzo livello di un contratto tra i più fragili ed in una città costosa come Roma, sono davvero la misura più significativa della difficilissima condizione di sussistenza socio-economica che tutte/i le/i lavoratrici/lavoratori impiegate/i si trovano a dover affrontare. Eppure, il contesto romano dei call center è talmente disastrato ed illegale - apriamo una parentesi per far notare come scarseggino perfino i dati statistici a disposizione, oscurati dall'Associazione dei padroni del settore anche quando sono le stesse autorità preposte al controllo a farne diretta ed esplicita richiesta – che un discorso del genere, fatto a donne e uomini impiegati nello stesso settore, con le stesse mansioni, con lo stesso contratto ma al secondo livello ( e, si badi, non si considerano qui i cosiddetti &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;atipici&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;), pare quasi un discorso da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;“aristocrazia operaia”. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Finora si è detto citando il call center in cui lavoro con il suo nome di sempre, Atesia: in realtà dovremmo dire Almaviva Contact, il suo nome nuovo, scelto dal padrone qualche mese fa per la necessità di operare - pare -  un irrimandabile ed irrinunciabile riassetto interno. E' evidente, invece, che si tratta di un'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;operazione di repulisti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;: l'intento contiene in sé innegabili proprietà di “rimozione” del vissuto e/o di sbiancamento del “brand”, reso opaco per via della lotta del Collettivo PrecariAtesia assurta con forza e fatica a simbolo della lotta nazionale di un intero settore produttivo (si rende infatti lampante, proprio con Atesia, la dimensione di sfruttamento di quelli che vengono definiti “ i nuovi schiavi”). Rimozione e pulizia che terminerà entro l'anno prossimo quando – ma già ne avevamo parlato due anni fa – sarà completato  il trasferimento – peraltro già in atto - nella nuova sede di proprietà dall'altra parte della città, nella zona denominata Casal Boccone. Per il momento si tratta di un “segreto di Pulcinella” -  e del resto nessuna azienda informa per tempo i propri dipendenti circa un eventuale trasferimento, e l'omertà aziendale è facilmente spiegabile con il semplice fatto che,  pur non trattandosi né di una chiusura né di una delocalizzazione di ramo produttivo, la notizia provocherebbe inevitabilmente turbamento e disorientamento tra le/i lavoratrici/lavoratori, abbassandone la soglia di produttività. La considerevole distanza della nuova sede da quella attuale metterebbe molte/i di noi nella spiacevole condizione di dare le dimissioni (c'è tutto un bacino di lavoratrici/lavoratori pendolari provenienti dal sud-pontino e dal frusinate) e/o costringerebbe quelli che hanno un secondo lavoro (ad integrazione delle venti ore del primo) ad optare per l'uno o per l'altro. Ciò detto, noi continueremo a chiamare Atesia il call center del padrone cui siamo stati costretti a vendere per contratto, ed in regime di concorrenza tra padroni, la nostra forza-lavoro, e non Almaviva Contact. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;     &lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;L'evidente clima di dismissione della sede si può notare anche facendo una passeggiata fra le postazioni: computer che sono ormai diventati ferri vecchi, sedie sfondate e puzzolenti, polvere un po' dappertutto. Ovviamente, per quest'ultimo aspetto, il padrone non sente di avere alcuna responsabilità in quanto, non disponendo di un servizio di pulitori dipendenti, l'onere del decoro e della salubrità degli spazi lavorativi condivisi starebbe tutto in capo alla ditta esterna che, nel bel pieno della crisi, guarda caso sta tagliando personale. Per il resto molte finestre (di quelle grandi e pesanti) sono sigillate mentre altre si aprono improvvisamente con il vento. Qualche tempo fa se n'è aperta una che, ad altissima velocità, stava  proprio per colpire la nuca di una lavoratrice: soltanto lo spigolo sporgente della sua postazione ne ha evitato l'urto. Gli ascensori spesso si bloccano e qualcuno vi rimane chiuso dentro in attesa dei soccorsi. Tutto questo per dire cosa? Che se è vero che non siamo alla Thyssen-Krupp e non rischiamo che qualche tubo ci esploda in faccia, per il padrone si tratta pur sempre di un incremento dei margini di profitto (l'equivalente marxista del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;taglio dei costi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; più politicamente corretto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure Atesia piange sempre miseria. Da quando il Governo Prodi, nel 2007, ha tirato fuori dal cilindro il condono padronale ( volgarmente detto “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;stabilizzazione”, i&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;n realtà si obbligarono i lavoratori a firmare la loro rinuncia a fare vertenza al padrone ed a chiedere un congruo risarcimento danni in cambio di un posto stabile), prima  s'è tacciata la concorrenza di slealtà  - le famose “aziende poco virtuose” che tanto preoccupavano l'ex condonante Ministro Cesare Damiano poiché esperte in dumping ( non stabilizzando praticavano prezzi più basi nelle gare d'appalto) -  poi la colpa è stata tutta della crisi. E' del tutto evidente che una responsabilità diretta della crisi su una parte delle commesse (in primis, TIM 119) non può non esserci: e non ci sfuggono, da questo punto di vista, i problemi legati alla ristrutturazione Telecom ed alle sue ipotesi di delocalizzazione di pezzi importanti del servizio di assistenza clienti in Romania. Ma se questo è vero, è altrettanto vero che si sta verificando un'infiltrazione massiccia di commesse pubbliche a favore di Atesia fino al punto che possiamo considerare questo metodo come una&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; forma di intervento statale anti-ciclico a favore degli amici privati. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Certo - non è più &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Atesia gallina dalle uova d'oro&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; come ai bei tempi del co.co.co./co.co.pro. - ma la situazione per il padrone permane comuque florida:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;prova ne sia la pressante richiesta alle/ai lavoratrici/lavoratori di prestazioni supplementari e straordinarie (mentre, invece, sono fermi molti passaggi dalle 4 alle 5-6 ore, pure a gran voce rivendicati per averne maturato il diritto). Richieste che ovviamente vengono accolte, vista la necessità di integrare il salario base a qualunque costo: sotto questo aspetto si pagano tanto le scellerate scelte sindacali della Cgil dei primi anni novanta che sganciarono l'adeguamento dei minimi salariali dall'inflazione reale (abolizione della scala mobile) quanto l'impressione diffusa (del tutto errata e derivante dall'egemonia dominante che ci vuole &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;“tutti nella stessa barca” &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;ma a patto che i padroni ci possano scaricare senza pietà ai primi segnali di buriana) che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;“l'azienda ti sta facendo un favore”. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;Ma si badi, una cosa è uno scarso grado di coscienza di sé e per sé in quanto classe (elementi riscontrabili in Atesia - così come in qualunque altro contesto produttivo nella fase storica attuale - che poi si concretizzano nell' aprioristico &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;“effetto delega”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal"&gt;), altra cosa è non averne affatto. Su questo punto, possiamo sicuramente affermare che i dipendenti Atesia, ogni qualvolta sono stati messi nelle condizioni di poter giudicare, hanno giudicato bene. Citiamo due esempi: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Assemblee e Referendum di Febbraio 2009: bocciatura dell'Accordo separato di Gennaio tra CISL-UIL-UGL, Governo e Confindustria e sostegno alla battaglia della Cgil; &lt;br /&gt;- Assemblee e Referendum di Luglio 2009: bocciatura dell'Accordo per il Controllo a Distanza, sottoscritto tra RSU Cgil-Cisl-Uil e Azienda. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quele può essere l'insegnamento che da queste vicende referendarie si può trarre? E' ovvio che ci troviamo di fronte ad una platea, che non è - come invece spesso qualcuno pensa - disinteressata o sciocca, benché sicuramente sia non militante e non polarizzata su predefinite posizioni sindacali. E ciò va visto, ammesso che si abbiano occhi per vedere e non si sia accecati dal sacro furore del sindacalismo di parrocchia, come un vantaggio per il lavoro generale vertenziale di classe, in quanto permette – trasversalmente alle appartenenze sindacali di ciascuno – un intervento coordinato e duplice: da un lato spiegando con chiarezza ed UNITARIAMENTE l'intento del padronato, per esempio, sul  rinnovo del CCNL (riduzione da 11 ad 8 ore di riposo tra una prestazione e l'altra; introduzione del tempo effettivo di lavoro di modo da recuperare le ore di malattie prima di entrare in regime di straordinario; secondo livello junior come livello minimo d'ingresso; orario notturno che passa dalle 22 alle 24 ed arriva fino alle 7 di mattina; clausole da introdurre nel CCNL per garantire il controllo a distanza con conseguente depauperamento dell'art.3 dello Statuto dei lavoratori che vieta di scavalcare il rapporto con le OO.SS. rappresentate in azienda); dall'altra moltiplicando i momenti di confronto costruttivo tra tutte/i - lavoratrici/lavoratori rappresentanti del sindacalismo di base e quelle/i della Cgil - nella consapevolezza che le piattaforme unitarie non sono avanzate in quanto definite tali da chi le propone, ma lo diventano se sono il prodotto di un confronto serio tra tutte/i quelle/i lavoratrici/lavoratori che si adoperano congiuntamente per il bene della classe, non certo per spirito di autoreferenzialità. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Gf_Cm1zM54G-MnRTPzkGBuo2Wbo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Gf_Cm1zM54G-MnRTPzkGBuo2Wbo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Gf_Cm1zM54G-MnRTPzkGBuo2Wbo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Gf_Cm1zM54G-MnRTPzkGBuo2Wbo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Francesco Fumarola)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 10:34:07 +0000</pubDate>
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			<title>Shalit, quali e quanti resistenti per lo scambio ?</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3438:shalit-quali-e-quanti-resistenti-per-lo-scambio-&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/shalit.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;Dei novemila palestinesi rinchiusi da anni nelle carceri d’Israele venti donne potrebbero venir liberate in questi giorni come preludio a un possibile scambio col soldato Shalit catturato da Hamas quaranta mesi or sono. Un video fornito all’emittente Al Jazeera mostra Shalit vivo, vegeto e nella possibilità d’essere restituito come contropartita per un certo numero di esponenti di Hamas e Fatah. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente nulla è scontatato, visto che la trattativa sulla vicenda ha avuto negli ultimi due anni alti e bassi e quando pareva volgere a buon fine s’è più volte interrotta. In occasione degli attacchi di ‘Piombo fuso’ a Gaza i genitori del soldato arrivarono a temere il peggio per la sorte del figlio, possibile vittima delle bombe “amiche”. La rinnovata trattativa scaturisce dal recente rilancio del presidente statunitense dell’ennesimo tentativo (in verità assai sotto tono) di ripresa d’un dialogo fra Netanyahu e Abu Mazen. Azione che ha però mostrato l’attuale impossibilità a procedere per il mancato rispetto israeliano del presupposto che lo stesso Obama indica come indispensabile per un futuro di pace: il congelamento degli insediamenti dei coloni nella West Bank.  Netanyahu e l’alleato Barak, sin dal connubio politico del dopo elezioni, difendono esplicitamente l’occupazione civile di quella terra facendo marciare speditamente il piano di costruzione di nuovi alloggi (per ora 455) per ulteriori insediamenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi in Cisgiordania hanno introdotto quasi mezzo milione di presenze e sono diventati l’ostacolo primario per un’esistenza pacifica dei palestinesi sul proprio territorio. Sia perché a difesa dei coloni Tel Aviv schiera migliaia di militari come Shalit che esaltano ancor più l’oggettiva condizione d’occupazione dei Territori, sia perché le infrastrutture che seguono l’incremento degli insediamenti (oltre 300 km fra autostrade e strade di grande scorrimento più acquedotti) sono create a uso esclusivo degli intrusi e riducono lo spazio vitale ai due milioni di palestinesi stanziali, ostacolandone ulteriormente la libertà di movimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò assieme al Muro, ai 600 check point dove gli arabi trascorrono ore della propria giornata, all’assenza di diritti e autoderminazione ribadiscono l’inesistenza di fatto d’uno Stato palestinese autonomo.   Se si aggiunge la pericolosità d’un numero crescente di coloni che come a Kyriat Arba sono organizzati militarmente da partiti addirittura più faziosi e fascistoidi di Israel Beiteinu e dello Shas (parliamo del Kack o della Jerwish Defence League) e girano armati facendo fuoco sulla gente palestinese si può comprendere come la situazione nei Territori Occupati sia molto più che degenerata. Una condizione che in qualsiasi momento può imboccare la deriva violenta, come mostrano le vittime delle sparatorie fra le parti che in genere sono palestinesi (diverse decine e al solito bambini da marzo a oggi), anche perché Tsahal non si lascia sfuggire occasione per dar fondo al proprio zelo repressivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal mese di febbraio Hamas, che coi massacri di ‘Piombo fuso’ e il blocco occidentale all’opera di ricostruzione ha consolidato il già ampio consenso fra i gazesi, appare disposta a mosse politiche e diplomatiche. Sia nell’attesa di future elezioni presidenziali e parlamentari nelle quali potrà ricavare ulteriori accrediti e rappresentatività, sia dal menzionato scambio di prigionieri con Israele.  Certo sarà difficile che il fronte palestinese riceva da questo scambio la restituzione di personalità di spicco detenute come Adnan Asfur di Hamas o Marwan Barghouti di Fatah, ma non è detta l’ultima parola. Per far tornare in patria Shalit e ricevere quel plauso dell’opinione pubblica mancato al predecessore Olmert, Netanyahu dovrà essere disposto a cedere, piaccia o no, alcuni prigionieri eccellenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Enrico Campofreda, 1 ottobre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/gg1sui3n8koua8T3QX0UYY4xg-c/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/gg1sui3n8koua8T3QX0UYY4xg-c/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/gg1sui3n8koua8T3QX0UYY4xg-c/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/gg1sui3n8koua8T3QX0UYY4xg-c/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:29:54 +0000</pubDate>
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			<title>Comunisti Uniti: Mozione a sostengo dei precari della scuola </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3434:comunisti-uniti-mozione-a-sostengo-dei-precari-della-scuol&amp;catid=197:comunisti-uniti&amp;Itemid=392</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/comunisti-uniti2.jpg" border="0" width="244" height="169" /&gt;&lt;br /&gt;L'Assemblea nazionale dei Comunisti Uniti esprime la propria solidarietà ed il proprio sostegno alla lotta del Coordinamento dei precari della scuola. &lt;br /&gt;Nel corso degli ultimi mesi il Coordinamento ha svolto un ruolo decisivo di avanguardia della lotta per la difesa di quanto resta della scuola pubblica, di massa, tendenzialmente gratuita, laica e di qualità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tipo di Istruzione che avevamo conquistato negli anni, pur non perfetta, non è un dato naturale, ma il prodotto di un ciclo di lotte storiche del movimento operaio che in Italia ha avuto i suoi momenti più alti durante la Resistenza e le lotte degli anni '60-'70. &lt;br /&gt;Di contro al tentativo della classe dominante, nel quadro di una controriforma europea, a partire dalla contro-riforma Ruberti del 1990, passando poi per De Mauro, la Berlinguer sino alla Moratti-Gelmini, di affermare anche in Italia il modello liberale anglosassone (secondo il modello del Progetto di legge Aprea), i precari della scuola sono riusciti a dare continuità al movimento di lotta che l'anno precedente aveva portato in piazza decine di migliaia di studenti e lavoratori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lotta dei precari ha avuto sino ad ora il grande merito di essere un movimento autorganizzato, nato dal basso, che ha rifiutato costantemente ogni strumentalizzazione da parte di “parrocchie” e “parrochiette” politico-sindacali difendendo l’autonomia di classe dei lavoratori del settore. Ciò ha permesso, sino ad ora, di ricomporre nella lotta le divergenze sul tema di questo conflitto tra organizzazioni politiche alla sinistra del Pd e tra la Cgil con i sindacati di base. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale mobilitazione, che ha portato all'occupazione dei diversi provveditorati in tutta Italia, a manifestazioni di migliaia di lavoratori, avrà il suo culmine nel corteo del 3 ottobre. Sarà un corteo non di soli precari, ma dell'intero movimento per la difesa dell'istruzione pubblica, un corteo che partirà da Piazza della Repubblica, farà una sosta a Piazza del Popolo, dove interverrà dal palco, per poi dirigersi verso il Ministero della pubblica Istruzione, dove il Coordinamento dei precari da circa un mese tiene in piedi un presidio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò Comunisti Uniti, che è già una parte integrante con i suoi militanti del movimento dei precari della scuola, si impegna a dare il massimo sostegno al corteo del 3 ottobre, e ad ogni successiva mobilitazione dei precari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invitiamo a fare altrettanto tutti gli altri compagni e le compagne, le organizzazioni sindacali e di lotta ed i partiti della sinistra comunista ed anticapitalista dando il massimo sostegno a questa importante battaglia con la partecipazione e la pubblicizzazione dell’appuntamento di piazza esedra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunisti Uniti &lt;br /&gt;Roma, 27 settembre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-3BN3OTiIp3O1L4t2_YAZAVeUSI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-3BN3OTiIp3O1L4t2_YAZAVeUSI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-3BN3OTiIp3O1L4t2_YAZAVeUSI/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-3BN3OTiIp3O1L4t2_YAZAVeUSI/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comunisti Uniti )</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 20:15:10 +0000</pubDate>
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			<title>CPF del PRC di Roma e questione morale</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3433:cpf-del-prc-di-roma-e-questione-morale&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>Il giorno 29 settembre 2009 si è tenuto il Comitato Politico Federale del PRC di Roma. Il segretario dimissionario, Giuseppe Carroccia, nella sua relazione, ha di nuovo attaccato sia il tesoriere Stefano Zolea (dimissionario dal 28 settembre) che Daniela Cortese, responsabile del Dipartimento Lavoro, una compagna che si è caratterizzata – a detta di tutti – per il gran lavoro politico svolto e per la sua battaglia per la trasparenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostanzialmente, con un accordo con il 2° documento, cioè gli ex “vendoliani”, si è arrivati ad una normalizzazione del Partito romano ed all’annuncio di una nuova maggioranza per “la gestione unitaria e plurale”. Di fatto si è tornati indietro dallo spirito e dalla linea politica di Chianciano; si è ristabilito lo stesso “senso politico” della segreteria Smeriglio, “una minestra riscaldata” inutile al rilancio del Partito, ma utile a dare continuità nel metodo e nel merito ad una gestione moderata e – come si è constatato nel tempo – inefficace. La nomina di Ursella a nuovo tesoriere è stata annunciata come quella che consentirà di riaprire i flussi economici, oggi sigillati e congelati, a partire dagli utili della festa di “Liberazione” di quest’anno, ancora bloccati in uno specifico conto corrente bancario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nel frattempo, per totale mancanza di fondi, sono state licenziate le due lavoratrici dalla Federazione di Roma, essendo ormai arrivati allo stato di crisi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi esprimiamo, al contrario, apprezzamento per il buon lavoro del tesoriere Zolea, che ha fatto emergere il problema dei finanziamenti dei costruttori ed altro che andava ancora indagato. Il CPF ha invece deciso, davanti ad una assemblea rassegnata al peggio, di mettere “la polvere sotto il tappeto”, facendo la cosa peggiore: affossare il tutto e riconcertare il Governo di quello che rimane del PRC romano come e anche peggio dei tempi di bertinottiana memoria. Noi ci siamo dichiarati contrari ad una gestione “blanda” della tesoreria e abbiamo chiesto che nessuno di coloro che faceva parte della segreteria Smeriglio (insieme agli istituzionali che nello stesso periodo erano in carica al Comune, Regione e Provincia, compresi quelli che non hanno versato – in tutto o in parte – i contributi al Partito) dovesse essere proposto nella nuova Segreteria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In alternativa abbiamo chiesto un cambio generazionale, con la proposta di una Segreteria di giovani e con il rilancio della formazione dei quadri. In caso di assenza di questo percorso innovativo, continuiamo a chiedere il commissariamento della Federazione di Roma. Questo Comitato Politico si è posto fuori – dal nostro punto di vista – dallo Statuto e da qualsiasi regolamento interno (in virtù di un odg modificato la sera prima, quindi evidentemente illegittimo). La presenza e le conclusioni di Claudio Grassi (Resp. Organizzazione della Segr.Naz.le), come pensavamo, sono servite a benedire, sostenere, suggellare e coprire questo percorso, attaccando il tesoriere Zolea e il suo operato cristallino, non rispondendo alle nostre richieste di trasparenza e ignorando tutti coloro che hanno espresso dubbi e perplessità. Per questi motivi abbiamo ritenuto di non partecipare alle votazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per noi resta prioritario ripristinare la legalità, la trasparenza e la democrazia dentro il nostro Partito e, a questo scopo, faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità. Intanto, pubblicamente, facciamo quello che ad oggi non hanno voluto fare i nostri Dirigenti, e cioè chiediamo scusa, pur essendo totalmente incolpevoli personalmente, a tutte le comunità locali, a tutti i lavoratori e le lavoratrici, ai cittadini e alle cittadine, per i danni creati da una linea politica del PRC romano condizionata dai finanziamenti dei costruttori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Roma, 1 ottobre 2009&lt;br /&gt;  Firmato: Gualtiero Alunni, Walter Ceccotti, Daniela Cortese, Marcello Luca, Maria Vittoria Molinari &lt;br /&gt;del Comitato Politico Federale PRC di Roma
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3tCIKpSYJvRJux5uyS9Kxjx5BCs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3tCIKpSYJvRJux5uyS9Kxjx5BCs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Documento a più firme)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 20:11:45 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Iran nucleare, un braccio di ferro che può far male a Obama</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3431:iran-nucleare-un-braccio-di-ferro-che-puo-far-male-a-obama&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/manifestazaione%20ayatollah.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Nel braccio di ferro sul nucleare iraniano fra l’iniziale mano tesa di Obama, l’apertura di Ahmadinejad condizionata però a non rinnegare i propri programmi, i pericoli della minaccia militare e un reale uso indiscriminato delle armi su ampia scala in Medio Oriente, quello che può preoccupare è l’indirizzo di chi persegue, e non da oggi, una netta politica guerrafondaia nella regione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un soggetto che ha il volto giovanile dei propri soldati, quello cinico dei suoi leader, mire nient’affatto celate di espandersi occupando militarmente territori di altre nazioni (Libano, Siria) o sottraendo coi coloni ulteriore terra alla Cisgiordania. Si tratta d’Israele. Gli Stati Uniti da decenni glielo permettono proteggendolo politicamente e armandolo al punto di trasformarlo in una temutissima potenza militare dotata di arsenale atomico. Le strutture come l’Aipc,  cuore pulsante della lobby ebraica, tengono da decenni sotto scacco presidente e parlamento statunitensi e tutto questo ha orientato verso un’instabilità aggressiva l’irrisolta causa palestinese e la contrapposizione con tutto il mondo arabo, anche quello più filo occidentale. Inoltre la cosiddetta guerra al terrorismo mondiale lanciata dall’amministrazione Bush, da cinque anni colpisce in un’area ad altissima instabilità prevalentemente i civili di Iraq e Afghanistan incrementando la resistenza di queste popolazioni cui l’Occidente vuole imporre, secondo il rituale mai morto dell’imperialismo, il proprio controllo militare e una leadership a lei gradita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Tutto ciò non fa che aumentare la linea del tanto peggio radicata nella regione.   Anche la gestione Obama, che apriva mesi or sono spiragli di novità e ripensamenti sul recente passato, si ritrova spesso a promettere passi cui non seguono fatti concreti come l’armai risibile stop agli insediamenti di coloni da parte d’Israele che invece li incrementa. Il dito puntato sull’Iran e sulla sua possibile proliferazione nucleare a scopi militari rappresenta l’ultimo atto che ha visto per tutto il XX secolo gli Stati Uniti incarnare il ruolo del gendarme del mondo. Contrapposto com’era al blocco sovietico e poi cinese per poi subirne comunque l’escalation atomica, per fortuna sempre e solo usata come deterrente. Ancora negli anni Settanta, quando i Paesi Nato lanciavano l’allarme contro le bombe del comunismo mondiale essi stessi proseguivano esperimenti atomici nelle basi del Pacifico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La classica ipocrisia di chi grida al pericolo distruzione distruggendo. Non è un segreto che tutti gli alleati negli angoli strategici del mondo abbiano visto ciascun presidente degli Stati Uniti armare i suoi fedeli servitori anche quando si chiamavano Saddam Hussein. L’Iran negli anni Cinquanta,  reso suddito col colpo di stato ordito dalla Cia per riportare sul trono un epigono della dinastia Palhavi, tristemente nota per essere sanguinaria attraverso la polizia politica Savak e affamatrice del popolo, è da trent’anni una nazione che s’è scrollata di dosso il giogo economico e militare dell’imperialismo Usa. Come molta parte dell’Oriente l’ha fatto percorrendo la strada della ribellione attraverso quegli strumenti politici che il credo religioso islamico s’è dato.   L’ha fatto attraverso una durissima e contraddittoria lotta che ha visto posizioni laiche e marxiste venire sconfitte e perseguitate ma essere anche riprese da certo fondamentalismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica sociale di Khomeini, ad esempio, si rifaceva all’ampia fascia di teorie di Shariati la cui morte nel 1977 non gli consentì di assistere al processo di rivoluzione islamica. La società iraniana, come già le fasi dei governi riformisti di Khatami e la recente ondata verde dei giovani riformisti anti-Ahmadinejad hanno mostrato, vive da tempo tensioni e contraddizioni ma fra spinte innovatrici e tradizionaliste rivela l’intento di  preservare l’orgoglio nazionale evitando di tornare a prostrarsi a un volere occidentale che parla il solo linguaggio dello sfruttamento capitalistico. Così nell’ipocrita polemica sul nucleare, che prevede ovviamente un uso civile e potenzialmente militare proprio come fanno da decenni americani e loro alleati, è facile constatare che fra l’orgoglio combattente di Ahmadinejad e Hassan Qashqavi e le pur moderate idee dell’oppositore elettorale Moussavi ci sia una comunione d’intenti per difendere il futuro economico-politico iraniano che non vuol tornare a servire Washington come ai tempi dello sciah. Nell’Iran d’un domani, magari prossimo, al quale pensano gli stessi ayatollah con l’ingresso d’un più malleabile Qalibaf (anch’egli sconfitto ai seggi) al posto del presidente pasdaran, chiunque vestirà quella carica punterà a difendere gli interessi nazionali e la volontà di supremazia nella regione. E s’opporrà al cappio delle sanzioni, palese ricatto d’un ordine mondiale a senso unico incentrato su una falsa democrazia.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ il nuovo volto dell’assetto internazionale con cui i vecchi dominatori statunitensi ed europei devono fare i conti, in tempi che s’accorciano sempre più, nonostante i singulti delle guerre di conquista che come in Iraq e Afghanistan se non saranno le ultime potrebbero diventarlo. Giovedì a Ginevra il gruppo dei 5 più 1 (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Cina) che vaglierà la situazione del secondo sito di arricchimento d’uranio iraniano “scoperto” nei pressi della città santa di Qom, costituisce un fronte tutt’altro che unito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra gli europei la Germania si sta smarcando da acquiescenza e obbedienza totali ai voleri d’oltreoceano mostrate finora. La Russia è scettica sulla proposta delle sanzioni e la Cina, che ha molti affari in ballo con l’Iran, non è da meno. Perciò Obama rischia di mettere in atto minacce assolutamente impotenti e per non perdere la faccia necessita di soluzioni diverse che non siano le follie degli scenari di guerra percorsi dal suo predecessore. Dovrebbe anche cominciare a meditare su un panorama che sta cambiando e a seguito dello spostamento nel lontano Oriente del fulcro produttivo e del potere economico in tempi non lunghissimi porterà in quei luoghi anche il centro degli assetti strategico-militari del mondo che verrà. Con buona pace del vecchio e obsoleto Occidente.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Campofreda, 29 settembre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/r6ICnfir7tF4kkMLC-Pl7LM75ws/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/r6ICnfir7tF4kkMLC-Pl7LM75ws/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
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			<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:56:16 +0000</pubDate>
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			<title>Sul discorso di Ahmadinejad all'Assemblea ONU: un esempio di correttezza giornalistica borghese da parte di Sergio Romano</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3430:sul-discorso-di-ahmadinejad-allassemblea-onu-un-esempio-di-correttezza-giornalistica-borghese-da-parte-di-sergio-romano&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;strong&gt;MdV: riportiamo la risposta di Sergio Romano, "Il Corriere della Sera", alla lettera di un lettore che critica l'atteggiamento critico nei confronti di quelli che non approvano gli interventi di "certi personaggi" che "calunniano" altri paesi. Scegliamo di inserire questo post nella sezione "Formazione" affichè, semmai qualche borghese si dovesse mai imbattere nella sua lettura, ne venga colpito fino al punto da non girarsi più dall'altra parte quando glielo ordina il Sultano o il Ras di quartiere&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lettera di un lettore a Sergio Romano:&lt;/strong&gt; Riguardo all’intervento di Ahmadinejad e Gheddafi all’Onu, un lettore scrive che certi personaggi non dovrebbero essere autorizzati a servirsi del proprio seggio per minacciare e calunniare un altro Paese o per attaccare l’Onu stessa ( Corriere , 25 settembre).&lt;/em&gt;&lt;em&gt; Io penso invece che per raggiungere la pace qualche volta bisogna dar voce anche al più atroce «nemico». &lt;/em&gt;&lt;em&gt;D’altro canto il muro contro muro non ha mai risolto nessun problema. In ogni caso non dobbiamo dimenticare che per combattere certi soprusi abbiamo un’arma potentissima, che consiste nell’abbandonare la piazza quando questi prendono la parola. Come hanno fatto i delegati del nostro Paese nell’ultima riunione nel Palazzo di Vetro con il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvano Stoppa, | silvano.stoppa@poste.it&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Caro Stoppa,&lt;br /&gt;Ogni discussione sulle parole di Ahmadinejad all’Onu dovrebbe co­minciare dal testo del discor­so. L’ho letto nella versione in­glese e cerco di riassumerne, molto sommariamente, i pun­ti essenziali.&lt;br /&gt;Ahmadinejad ha esordito con alcune riflessioni sul mo­noteismo, sul ruolo storico dei grandi profeti (Noè, Abra­mo, Mosè, Gesù e Maometto) per la redenzione dell’umani­tà, sull’importanza delle fede e della spiritualità nelle rela­zioni internazionali. Gli accen­ti ecumenici del discorso sa­rebbero piaciuti a Giovanni XXIII, il duro giudizio sul­l’agnosticismo (una forma di relativismo) dovrebbe essere piaciuto a Benedetto XVI.&lt;br /&gt;Ha detto che i maggiori pe­ricoli, per l’umanità sono le ar­mi di distruzione di massa e il terrorismo, fra cui in partico­lare il terrorismo di Stato.&lt;br /&gt;Ha ricordato che Saddam, durante la guerra contro l’Iran, fu armato dall’Occiden­te e impiegò armi chimiche.&lt;br /&gt;Ha affermato che Al Qaeda nacque dal sostegno degli Usa ad alcuni gruppi della resi­stenza antisovietica e che l’ar­senale nucleare israeliano ha beneficiato della complicità americana.&lt;br /&gt;Ha duramente descritto le vessazioni subite dai palesti­nesi nella loro terra. Ha sostenuto che alcuni Pa­esi cercano d’impedire ad al­tri il libero accesso alle tecno­logie del progresso.&lt;br /&gt;Ha rivendicato il carattere democratico dell’Iran: un Pae­se in cui, dopo la rivoluzione, «si è votato 27 volte».&lt;br /&gt;Ha auspicato un maggiore impegno dell’Onu per il disar­mo e ha chiesto all’Aiea (Agen­zia Internazionale per l’Ener­gia atomica) di promuovere l’applicazione dell’art. IV del Trattato di non proliferazione sul libero accesso dei Paesi fir­matari alle tecnologie nuclea­ri.&lt;br /&gt;Ha ripetuto che l’Iran non vuole armi nucleari, ma che potrebbe, se vi fosse costretto dalle circostanze, riconsidera­re la sua politica.&lt;br /&gt;Ha denunciato il «regime sionista di occupazione», ma non ha auspicato la distruzio­ne di Israele e non ha negato la realtà del genocidio ebrai­co.&lt;br /&gt;Ha dichiarato di essere pronto e negoziare.&lt;br /&gt;Alcune delle affermazioni di Ahmadinejad sono conte­stabili o grossolanamente esa­gerate. Ma altre sono vere (la benevolenza degli Usa per l’Iraq durante le guerra con­tro l’Iran) o, come quelle sui palestinesi, riflettono i senti­menti e le convinzioni della grande maggioranza del mon­do musulmano. Le otto dele­gazioni che hanno abbando­nato la sala (tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna, Ita­lia, Paesi Bassi, Stati Uniti) avrebbero fatto meglio ad ascoltarlo fino in fondo. Certe forme di diplomazia spettaco­lo (come l’interminabile di­scorso di Gheddafi all’Onu) sono infantili, demagogiche e, in ultima analisi, inutili.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/7FkOt0g5JHIZ5vyUtLmq9FFiPXA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/7FkOt0g5JHIZ5vyUtLmq9FFiPXA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Sergio Romano, "Corriere della Sera")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:47:02 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>PRC Basilicata: Lettera aperta a Napolitano</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3428:prc-basilicata-lettera-aperta-a-napolitano&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>Signor Presidente, viviamo un momento particolare della nostra vita politica, economica, sociale ed istituzionale. La crisi che abbiamo di fronte – frutto delle scellerate politiche neoliberiste affermatesi nel mondo, in Europa e in Italia nell'ultimo trentennio, dopo aver prodotto una macelleria sociale su scala globale senza precedenti, oggi presenta il suo conto... ed ancora una volta il conto viene presentato alle migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori, migranti, donne, giovani che in realtà hanno già visto negli anni notevolmente peggiorata la propria condizione materiale di vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo di fronte al tentativo di utilizzare come cura le stesse cause della crisi, usando quest'ultima come strumento di restaurazione e ristrutturazione: in questo tentativo si passa – dopo gli anni della privatizzazione di beni e profitti – alla fase della socializzazione delle perdite. È di questo che ci parlano le centinaia di posti di lavoro che anche qui, in questa regione, si continuano a perdere dietro i processi di dismissione e delocalizzazione industriale. Nel frattempo aumentano però le spese militari, quelle che servono a finanziare le cosiddette 'missioni di pace' che però di pace non hanno nulla, viste le morti che continuano a produrre. La Pace si fa con la pace, e non con aerei militari, con mitra, con carri armati e con tank.... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor Presidente, qualcuno alcuni secoli fa ha scritto: fanno il deserto e lo chiamano pace. Noi crediamo che è quello che si sta consumando lì dove abbiamo la pretesa di esportare la democrazia: quella democrazia sempre più legata alla logica del Pil e dei profitti di multinazionali che non si arrestano davanti a nulla pur di veder crescere a dismisura i propri guadagni; quella democrazia che ogni giorno si alimenta di donne e uomini che muoiono sul proprio posto di lavoro; quella democrazia che proprio in questi giorni, ancora una volta si fa beffa della uguaglianza costituzionale per permettere a capitali, illecitamente guadagnati ed illecitamente esportati nei paradisi fiscali, di far rientro nel nostro paese; quella democrazia che abbiamo visto in questi giorni all'opera contro decine di fratelli e sorelle migranti, rei e ree non già di qualche illecito, bensì della propria condizione di esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Signor Presidente, Lei è per la prima volta in Basilicata nella sua veste di massimo garante della Costituzione Repubblicana ed Antifascista, nata con il sacrificio della meglio gioventù di questo paese: quella gioventù che qui porta il nome di chi, dopo aver lottato contro il fascismo, lottò per l'affermazione della dignità e dei diritti di migliaia di contadini diseredati, e approfittiamo di questa Sua visita per rammentarLe che oggi è posto davanti ad una scelta: quella di far rispettare quella Costituzione oggi sotto il fuoco incrociato di chi vorrebbe archiviarla; o quella di soccombere a quegli attacchi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, Signor Presidente,&lt;strong&gt; &lt;br /&gt;Le chiediamo di optare per la prima scelta, chiedendoLe di far rispettare l'art. 11 di quella Costituzione e che recita il ripudio della guerra;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Le chiediamo di far rispettare i principi di uguaglianza di tutti i cittadini, chiedendoLe di non firmare la legge dello Scudo Fiscale;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le chiediamo di far rispettare la dignità del lavoro, oggi sottoposta ai bilanci delle imprese;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Le chiediamo di far rispettare la dignità dell'uomo, oggi conpromessa dagli attacchi razzisti e zenofobi del governo in carica e dei suoi decreti.&lt;/strong&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italo DI SABATO segretario regionale Prc Basilicata &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Francesco CIRIGLIANO segretario provinciale Prc Potenza  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottavio FRAMMARTINO segretario provinciale Prc Matera
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hb1YP3Dc624qeMKBhvMzeTidAXk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hb1YP3Dc624qeMKBhvMzeTidAXk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hb1YP3Dc624qeMKBhvMzeTidAXk/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/hb1YP3Dc624qeMKBhvMzeTidAXk/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (PRC Basilicata)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 18:57:21 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Lettera aperta dell’ex tesoriere del PRC di ROMA</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3427:lettera-aperta-dellex-tesoriere-del-prc-di-roma&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;strong&gt;MdV: nella giornata di ieri, 29 Settembre 2009, il CPF di Roma - guest Star Claudio Grassi -  ha proceduto alla votazione sulle dimissioni di Zolea da Tesoriere Federale.  Le dimissioni sono state accettate(!). Nella stessa giornata la segreteria ha rimesso il mandato ma molto probabilmente, fra qualche settimana, sarà sempre Carroccia a guidare la Federazione. Scongiurata perciò, anche grazie all'intervento cardinalizio di Grassi, l'ipotesi Commissariamento: unica  opzione vapida a riportare un pò di ordine tra le macerie di una Segreteria Federale a dir poco opaca. Assente - per la verità poco giustificabile - Paolo Ferrero! Su quest'assenza ieri veniva da dire: "Se non ora, quando!"&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le mie dimissioni da Tesoriere romano della Federazione del Partito della Rifondazione Comunista sono un gesto che deriva da una lunga, e, negli ultimi tempi, quotidiana, teoria di azioni e dichiarazioni contro la mia persona e contro lo Statuto e l’interesse patrimoniale del PRC che rigorosamente sono stato chiamato a difendere, anche quale legale responsabile. Partiamo con ordine.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;  Da marzo a giugno 2009 sono stato pregato, viste le mie caratteristiche curriculari, di prendere visione ed analizzare le inadempienze e le incongruenze contabili della Federazione, quale consulente economico e finanziario della Federazione. Allora, e per mesi, nessuno notò che fossi “questurino”, consigliere d’amministrazione in 7 o 9 società contemporaneamente, detentore di redditi iperuranei, sciupatore di soldi dello Stato.  Ancora ricordo, però, le ironie e i sorrisini di sufficienza, soprattutto da esponenti che avevano avuto ruoli istituzionali, quando rovistavo tra cumuli di documenti polverosi, ricostruivo documenti contabili carenti o stracciati o passavo ore al telefono con miriadi di fornitori che chiedevano di essere pagati. La loro esclamazione ricorrente era la seguente: “Tanto non capirai nulla di quello che è successo!” Lentamente e faticosamente la verità è invece emersa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le Feste di Liberazione, a fronte di presunti andamenti in pari o di rodomontici vantati attivi, sono state sempre in perdita: non si pagava l’AMA e non si pagava una parte dei fornitori della Festa, che, poi, a babbo morto, molto tempo dopo, reclamavano i loro consistenti crediti. Nessun dirigente dell’allora PRC romano si avvide mai di nulla. I fornitori di alcuni servizi, per es. Zona Rossa per l’attacchinaggio e la tipografia Ammendola per la stampa di manifesti, venivano pagati solo in parte; comunque una porzione consistente dei loro vantati crediti erano senza committenza ed alcuni non accompagnati, nelle loro istanze di pagamento del credito, da fatture fiscalmente in regola. Nessun dirigente dell’allora PRC romano si avvide mai di nulla.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel periodo della Segreteria Smeriglio c’era una notevole, diciamo, generosità di spesa ed un onere di personale di segreteria, tra collaboratori e dipendenti di oltre 6 persone, cose tipiche di un Partito romano con un’incidenza elettorale ben superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nessun dirigente dell’allora PRC romano si avvide mai di nulla.  Nel 2007 e nel 2008 l’onere delle spese della Federazione è stato sempre importante (cosa di cui mi sono accorto richiedendo con fatica alla Banca di Roma gli estratti conto dettagliati, in quanto in Federazione gli estratti conto riscontrabili erano lacunosi e senza dettaglio) ed ingombrante, quasi insostenibile. Pertanto il Segretario Smeriglio decise nel 2007 di chiedere sponsorizzazioni, o per dir meglio finanziamenti, alle imprese, specie di costruttori, in occasione delle Festa di Liberazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora non ci sarebbe alcunché da ridire se i finanziamenti delle imprese edili fossero richieste da un partito moderato di destra o di sinistra, ma chiedere ed ottenere un finanziamento da imprenditori, apparenti avversari acerrimi di un partito di sinistra comunista, è qualcosa di non linearmente comprensibile: o no? Nessun dirigente comunque dell’allora PRC romano si avvide mai di nulla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi nel 2008, senza neanche l’occasione di una festa di Liberazione, nei primi 6 mesi dell’anno gli imprenditori edili finanziarono il PRC romano con svariate decine di migliaia di euro. Nessun dirigente dell’allora PRC romano si avvide mai di nulla. Bisogna notare poi che stranamente Autostrade spa risultava “malefica” come finanziatore ai tempi di Giordano, quando a seguito di un articolo su l’Espresso di Di Nicola, uscì che anche il PRC era tra i numerosi partiti finanziati da Autostrade spa. Si ricorda che, con un forte intervento di De Cesaris, il finanziamento di questa società fu restituito al mittente. Improvvisamente, almeno in occasione di recenti Feste di Liberazione, Autostrade spa non è più malefica ma ben accetta per il PRC, romano: che dire? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da consulente finanziario informai Carroccia e la Segreteria di alcune apparenti irregolarità di determinati finanziamenti dei costruttori per il 2007 sui passaggi bancari per cui dopo alcuni mesi dall’informazione Carroccia stesso si decise di denunciare Smeriglio alla Procura della Repubblica. Da consulente finanziario mi feci parte diligente per informare Carroccia e la Segreteria della debolezza delle prove del credito della scarl zona Rossa; perciò il segretario impugnò davanti al Tribunale il decreto ingiuntivo di Zona Rossa di 70000€. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Zona Rossa intentò varie azioni diffamatorie contro il PRC, Carroccia fece una denuncia “pesante” alla Procura della Repubblica per diffamazione e diffusione di stampa clandestina (vorrei a questo punto sapere chi sia il giustizialista estremo; per rispondere ad alcune accuse un po’ sciamannate di alcuni compagni: io rilevo che ad oggi non ho firmato nessuna querela o impugnazione giudiziaria da Tesoriere/legale responsabile). Arrivando a metà giugno, come è noto, sono stato eletto Tesoriere dal CPF con un voto bulgaro: 1 astenuto, 1 voto contrario, più di 50 voti a favore. Difficilmente una votazione è stata così pressoché unanime nella Federazione di Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Devo dire che durante il ringraziamento per la mia nomina a Tesoriere, ho notato in molti il disappunto per il fatto che io avessi enfatizzato di non essere il Tesoriere di nessuna corrente e di volere rispettare solo lo Statuto e la Legge in una condizione in cui si palesava una partita debitoria di più di 200000€ per la Federazione a fronte di entrate scarse o nulle. La mia nomina a Tesoriere si è caratterizzata per la continuità metodologica e logica con il mandato di consulente finanziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ho pertanto continuato a sostenere che in assenza o in carenza di prove del credito certe i debiti non dovevano essere onorati; così mi sono comportato nei confronti del credito, di più di 100000€ vantato da Ammendola, cosa che è tanto più valida in una situazione disastrosa come quella della Federazione di Roma. Ma forse qualcuno pensa che, tranne Zona Rossa, si debba dare tutto a tutti, anche se le risorse sono limitate, o, come nel caso della Federazione, quasi inesistenti; forse quello stesso qualcuno sa che parlare a vanvera genera simpatia…purtroppo non genera però flussi di cassa.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho proceduto a registrare su un libro delle entrate e delle uscite, “prima nota”, tutte, ma tutte le spese effettuate: un’attività defatigante ma trasparente, qualcuno dirà da “matto” e “fissato”. Soprattutto ho cercato di capire e di esercitare il mio controllo sul flusso di entrate plausibili: ciò per qualcuno è stato peggio dei 7 vizi capitali con tanto di psicodrammi di brechtiana memoria in relazione alla Festa di Liberazione del 2009. Nell’organizzazione della festa 2009 quale consulente finanziario ero stato tenuto all’oscuro della sua organizzazione e strutturazione da parte del legale responsabile e dell’organizzatore della Festa. La mia nomina a Tesoriere avvenne, come è noto, dopo l’inizio della Festa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la Festa venni a scoprire di accordi, tra non si sa chi, per cui gli utili della Festa sarebbero stati divisi a metà tra circoli e Federazione; inoltre, si cercò, il mio consenso negato con tracce scritte ancora conservate, per pagare direttamente come organizzazione della Festa, con gli utili, alcuni creditori storici delle Feste di Liberazione e di altre attività pregresse del PRC. Insomma bisognava accettare le condizioni, a scatola chiusa Arrigoni, senza neanche accertare le prove del credito; inoltre in questa maniera gli incassi derivanti dalla Festa 2009 si sarebbero certo assottigliati. Ovviamente da Tesoriere ho posto l’inibitoria: con la conseguenza inattesa da me di sconcerto e psicodrammi per lesa maestà. Come se potessero esistere Tesorieri a metà… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre sulla Festa 2009, a fronte della continuità della linea di suddividere a metà gli utili tra Federazione e circoli, adottata contro il parere contrario scritto dei membri della segreteria Cortese e Spera e contro la presa di posizione scritta del Tesoriere, sono emersi aspetti non lineari nei finanziamenti imprenditoriali alla Festa stessa. Riporto una frase già indirizzata qualche giorno fa ai componenti del CPF e della Segreteria: “Quanto a ciò che derivava dalle cosiddette sponsorizzazioni, comunque a mio avviso veri e propri finanziamenti a partiti, esso doveva essere devoluto dagli sponsor, alias finanziatori, all’unico ente esponenziale collettivo del partito romano che è da Codice Civile e da Statuto la Federazione di Roma.” Tralascio gli incontri con la Segreteria nazionale e la coda di polemiche.  Penso di aver fatto allora l’unica cosa plausibile da Statuto con una Federazione in cui i conti erano diventati drammatici: rivolgermi al Collegio di Garanzia con un esposto riservato ed urgente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in questo caso sembra si siano mosse le corde di uno psicodramma collettivo. Comunque ancora oggi a tre mesi dall’invio del mio esposto il Collegio di Garanzia non riesce a deliberare nulla in merito.  In realtà fino ad agosto sono stato confidente in una presa di posizione del Collegio di Garanzia, tale da avere almeno una parte consistente degli utili della Festa 2009. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il mese di luglio oltre a pagare le quattordicesime alle due dipendenti, ho provveduto ad alcuni pagamenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Ho costituito un fondo assicurativo per l’accantonamento TFR dei lavoratori, che nessun altro mio predecessore aveva effettuato, ignorando la Legge e i diritti più elementari dei lavoratori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Ho provveduto al pagamento di meno della metà degli onorari degli avvocati, utilizzati mesi prima da Carroccia per le sue querele ed istanze giudiziarie (altrimenti sarebbe ben difficile prossimamente godere dei loro buoni uffici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3) Ho provveduto, cosa che si è prolungata fino a metà settembre, a fare visure e a pagare i bolli arretrati in merito all’autoveicolo fantasma in dotazione alla Federazione e “sparita” dal 2006, di cui guarda caso nessuno sapeva darmi particolari. In effetti, ho saputo di questa pendenza, degna dei “sola di Mumbay”, solo per l’ingiunzione ricevuta dall’ACI. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) Ho pagato il pregresso del 2008 al consulente del lavoro Casiglia Ronzoni, un fatto che mi sembra scontato. A luglio si tenne un CPF drammatico dove la fuoriuscita di numerosi membri determinò la mancanza del numero legale; tra i fuoriusciti si poteva contare anche la presenza di due membri della segreteria, Spera e Cortese, che di lì a qualche giorno chiesero per iscritto il commissariamento d’urgenza della Federazione. A fine Agosto, al mio ritorno dalle ferie la situazione non era purtroppo cambiata. L’organizzatore della Festa continuava a non versare nulla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, un “comitato” eterogeneo composto da membri della Segreteria e alcuni militanti cercava di organizzare un concerto della Banda Bassotti, con un rischio imprenditoriale che le casse della Federazione non potevano sostenere. Questa volta le posizioni contrarie di Spera, di Cortese e del Tesoriere e di altri militanti riuscivano a respingere la cervellotica proposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non solo, a fine Agosto comincia a circolare tra decine e decine di militanti romani e dirigenti nazionali i testi del mio esposto al Collegio di garanzia e della risposta piena di insulti contro di me, inviati con generosita’ dall’organizzatore della Festa: evidentemente costui ha pensato di fare una cosa intelligente con questa esternazione/sciorinazione. Anzi addirittura circolano voci insistenti che io non abbia mai pagato la tessera, che non abbia mai pagato contributi al Partito, che sia presente in 7-9 consigli d’amministrazione con stipendi da favola; si giunge pure a mormorare che io sia un “questurino” e un giustizialista”. Ma che strane coincidenze queste frasi calunniose coerenti! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il responsabile organizzazione della Segreteria, Ursella, ci mette del suo e al mio ritorno dalle vacanze sono così costretto a rispondere il 27 agosto:  Care compagne e compagni,  sono tornato da tre giorni dalle ferie e leggo finalmente, dopo due giorni di lavoro fuori Roma, le mail compiutamente: mi trovo purtroppo costretto a rispondere come tesoriere di alcune note pervenutemi. Al di là della presa di posizione con la mia comunicazione urgente di ieri sul concerto della Banda Bassotti, cercherò pertanto di osservare un criterio di risposta cronologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi trovo nell’esigenza come Tesoriere di rispondere in maniera rigorosa e dovuta ad alcune affermazioni contenute in una nota di Ursella della prima metà di agosto. Non sono certo a rispondere su delle impostazioni politiche, presenti nella nota, con le quali sono in disaccordo con Ursella stesso: al Tesoriere spetta solo di rispondere per le entrate, per le uscite e per la legale rappresentanza. In particolare, le seguenti affermazioni necessitano di una mia presa di posizione: “In merito poi ai sedicenti conti paralleli su cui sarebbero transitati 4.000 euro della società autostrade, informo i compagni che la vicenda, discussa in segreteria insieme al compagno tesoriere, riguarda semplicemente il pagamento della pubblicità che come d’uso proponiamo a diversi soggetti economici in occasione della nostra festa. Nel caso specifico, la Festa del 2008, non fu utilizzato il conto corrente della Federazione, per la semplice ragione, che il Comitato Politico Federale dell’epoca, rifiutò in modo netto di assumere alcuna iniziativa in merito all’organizzazione della Festa; la Festa del 2008 fu di fatto l’iniziativa autorganizzata di alcuni circoli territoriali del Partito, che gestirono autonomamente dalla Federazione ogni aspetto tecnico, politico e ovviamente economica della vicenda, compreso quindi l’utilizzo di un altro conto corrente, intestato a “PRC Roma Festa”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile ricordare a chi c’era, che a settembre del 2008 la Federazione non aveva  ne segretario ne gruppo dirigente.” In primo luogo, nel 2008 non ho esercitato alcun ruolo diretto o indiretto in materia di entrate e uscite del PRC di Roma. So soltanto che, non essendo stati presentati da alcuno e/o approvati i bilanci del 2007 e del 2008, la responsabilità della comprensione delle entrate del 2008 rientra nelle mie competenze se non nei miei doveri. Orbene, ancora devo comprendere la natura della sponsorizzazione del 2008 di 4000€ da Autostrade spa (tra l’altro un’impresa non in odore di apparenti cordiali rapporti con il PRC!), versati su un conto corrente di Unipol Banca di Porta Tiburtina, diverso dal conto corrente della Federazione, e corredati da una fattura intestata invece alla Federazione di Roma. Del conto corrente non so niente, né quando è stato acceso, quando e se è stato mai spento, chi lo ha aperto, ecc. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me non è stato spiegato nulla di documentale e definito al riguardo nel corso di nessuna segreteria; tra l’altro ero e rimango dell’impostazione che per le norme sul finanziamento dei partiti i finanziamenti di sponsorizzazione di iniziative importanti, non a cura di un mero Circolo, debbano essere devoluti sul conto corrente della Federazione, di cui ha il controllo il Tesoriere, o, in mancanza di esso ultimo, chi esercita staturiamente la funzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo ascoltato ufficiosamente qualche “chiacchera” su basi diverse ma mai l’impostazione, per la semplice ragione, che il Comitato Politico Federale dell’epoca, rifiutò in modo netto di assumere alcuna iniziativa in merito all’organizzazione della Festa; la Festa del 2008 fu di fatto l’iniziativa autorganizzata di alcuni circoli territoriali del Partito, che gestirono autonomamente dalla Federazione ogni aspetto tecnico, politico e ovviamente economica della vicenda, compreso quindi l’utilizzo di un altro conto corrente, intestato a “PRC Roma Festa”, di cui vengo a conoscenza solo ora. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In effetti, avendo non compreso la linearità per non dire l’asperità di quanto accaduto avevo inviato uno specifico urgente esposto (esposto e non denuncia come qualche sciocchino ama travisare, ignorando che un’istanza al Collegio di Garanzia non è una denuncia penale!) al Collegio di Garanzia. Quindi sulla sponsorizzazione “anomala” di Autostrade spa non c’è a tutt’oggi nessuna chiarezza e di semplici ragioni non c’è nessuna traccia, semmai complicati, e speriamo regolari/regolarizzabili, iter. Saluti  Il resto è cosa delle ultime settimane. La continuazione delle infamie contro la mia persona. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è stato il mio accorato appello lanciato tramite la Federazione per avere dei fondi straordinari dai circoli per pagare gli stipendi. Ho ottenuto una risposta solo da tre circoli: Che Guevara, Circolo TLC, Prati. Dall’organizzatore della Festa non arriva neppure un euro. Tutto ciò si consuma con la tragica ed immancabile conseguenza del licenziamento delle due lavoratrici. E’ facile ed animabellistico essere contro i licenziamenti e non portare però gli euro per pagare gli stipendi. Ma con le parole vacue, ammantate di slogan, non si riempiono le casse. Tutto ciò considerato il passo delle mie dimissioni mi è sembrato inevitabile. Non solo. Per ragioni evidenti dal testo di questa mia lettera aperta, ritengo di avere diritto ad un periodo di calma e di distanza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi autosospendo pertanto dal Partito; la mia tessera, né falsa né trafugata, è la numero 40833 rilasciata dal circolo romano di Via Dancalia. Buona fortuna, Roma 29 settembre 2009                                                                 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Zolea &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; PS Sarebbe buona creanza di stile non procedere alla votazione nel CPF di oggi sulle mie dimissioni. Ho letto questa novità stanotte con l’odg cambiato inopinatamente il giorno prima del CPF. La volontà di un uomo nell’esercizio di un diritto (quale è la dimissione da Tesoriere, carica non retribuita, in una associazione senza fini di lucro) non è coercibile da nessun sodalizio dalla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino, in poi. Ma forse qualcuno non sa cosa avvenne alla Bastiglia qualche secolo fa. Se la maggioranza vota a favore, le mie dimissioni valgono forse di più? Se la maggioranza vota contro o non c’è il numero legale, la mia volontà resterebbe soffocata? Mi piacerebbe che siano evitati i toni della farsa. &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/62iN7hnd-IMjqdmIWebJx51slWg/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/62iN7hnd-IMjqdmIWebJx51slWg/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Stefano Zolea, ex tesoriere Federazione PRC Roma)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:19:09 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Appello a tutti i militanti: Il conflitto, l'organizzazione, la rifondazione comunista: proposte per i Giovani Comunisti</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3426:appello-a-tutti-i-militanti-il-conflitto-lorganizzazione-la-rifondazione-comunista-proposte-per-i-giovani-comunist&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Questo documento, che parte da alcuni compagni nei territori ed è rivolto a tutti i militanti dell'organizzazione, vuole essere un contributo alla discussione sul futuro dei Giovani Comunisti. Siamo fermamente convinti che la ragion d'essere della nostra giovanile sia quella di diventare avanguardia ideale e fulcro della ricostruzione del Partito della Rifondazione Comunista; per fare questo, è necessario da un lato che essa ritorni a prendere forma a partire dai conflitti reali, che con essi si confronti e che in essi si immerga. &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;br /&gt;Dall'altro, che essa incentivi e rivitalizzi il dibattito e la prassi intorno alla rifondazione del comunismo nel nostro paese. Necessità di una militanza attiva e conflittuale, riattivazione della nostra giovanile come struttura organizzata, lotta per la rifondazione comunista: sono questi i punti cui speriamo di aver dato voce in queste pagine. Negli ultimi mesi abbiamo assistito alla costruzione di positive esperienze come le Brigate di Solidarietà attiva in Abruzzo, le iniziative dei Gruppi di Acquisto Popolare e dei comitati anticrisi, che hanno contribuito al recupero delle forme di mutualismo; è però necessario per Rifondazione Comunista e per i Giovani Comunisti andare oltre, porsi come soggetto di conflitto, immerso nelle vertenze sociali ed in costante relazione con esse. Crediamo che un obiettivo per il nostro Partito ci sia, e che sia quello di dare voce e forza ai conflitti, da quelli sul lavoro a quelli del mondo dell'istruzione e dell'antirazzismo, e che questo possa essere fatto solo a partire dalla riscoperta della militanza e del valore del progetto della rifondazione comunista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: Verdana,sans-serif; line-height: 150%; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;I Giovani Comunisti come soggetto democratico e unitario&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;L'attuale condizione dei G.C., organizzazione decimata nei numeri e che non riesce a sviluppare attività politica, risente di un vuoto di direzione, di organizzazione e soprattutto di proposta politica che ha le sue radici non solo nella scissione dell'Esecutivo vendoliano, ma ben oltre e ben prima. Esso trova origine cioè in una concezione del fare politica, comune alla scorsa dirigenza ma tutt'ora presente in certo ceto politico, basata su logiche di sopraffazione di una parte su un'altra ed esclusione delle voci di dissenso, sulla vocazione al comando a colpi di maggioranza, su “quote” e “conte interne” che mal si conciliano con la prospettiva dialettica ed unitaria che dovrebbe guidare una giovanile comunista.&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000"&gt; T&lt;span style="color: black"&gt;uttora, in numerose realtà locali le decisioni degli organismi dirigenti del Partito vengono assunte senza alcuna consultazione collegiale e all’insaputa della base militante. Così le istanze di trasparenza e di informazione, che dovrebbero essere i pilastri su cui si erge la democrazia interna, sono invece eluse per secondi fini da parte del ceto “dirigente”. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;span style="color: black"&gt;Per coloro ai quali sta a cuore la salvaguardia dell'autonomia e dell'esistenza stessa dei G.C., la questione della democrazia del processo decisionale diviene cruciale. Per sopravvivere, e farlo come soggetto autonomo e comunista, i G.C. non possono continuare a privarsi di una strutturale dimensione pluralista che veda un confronto permanente al proprio interno, da condizioni di agibilità piena per i militanti e dalla pratica sostanziale della democrazia ad ogni livello, a partire dai territori. Il cambio di marcia che ci aspettiamo in questa direzione deve realizzarsi a partire dalla conduzione dei lavori della prossima Conferenza giovanile e dalla formazione dei gruppi dirigenti: abbiamo il dovere ed il diritto, per il bene dell'organizzazione e della nostra militanza, di richiedere che si vada a conferenza seguendo un percorso unitario, che conduca ad un documento unico a tesi aperte; qualora invece si dovesse andare a documenti contrapposti, il dibattito verrebbe ideologizzato e logorerebbe ulteriormente la nostra organizzazione in una logica di contrapposizione. Soprattutto, abbiamo il diritto ed il dovere di richiedere e di proporre che gli organismi dirigenti che si formeranno, sia in sede centrale che sui territori, adottino una rappresentanza democratica e plurale, che ricerchi sempre una linea politica di sintesi ed unitaria. L’articolazione in tendenze, quando arricchisce di proposta e di elaborazione, è un'opportunità per un Partito; non lo è lo scontro di componenti blindate che antepongono il proprio interesse a quello del Partito e che contribuiscono così ad alimentare lo svaso di militanti. Proprio per questo dobbiamo lavorare alla formazione di una linea politica ed una gestione unitaria, poiché è l'unitarietà l'unico modo per assorbire tutte quelle energie valide e disponibili al di là dei ragionamenti di fazione. Fin troppo spesso per i posti di responsabilità, ad ogni livello della nostra organizzazione, vengono calati dall’alto nomi di compagni “fedelissimi” alla linea delle maggioranze, spesso e volentieri senza tenere in considerazione le loro reali capacità o attitudini. Riteniamo invece che nessuna esclusione dalla vita politica possa essere applicata in modo arbitrario, e che nessuno possa essere interdetto dalla militanza e dalla partecipazione a qualsiasi spazio organizzativo nel Partito – ivi compresi gli organismi dirigenti - sulla sola scorta delle proprie posizioni o dell'appartenenza a questa o quella componente. Unici criteri di valutazione ammissibili sono, a nostro parere, l’impegno militante, le attitudini, il senso di responsabilità nell'applicazione della linea politica democraticamente stabilita, la lealtà verso il Partito tutto, la reale rappresentanza sul territorio e nei luoghi di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; line-height: 150%; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black"&gt;I Giovani Comunisti come soggetto autonomo e conflittuale&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;span style="color: black"&gt;I lavori della Conferenza ci coinvolgeranno proprio durante un autunno “caldissimo”. La nostra organizzazione non dovrà perciò dimenticare nel frattempo i molteplici conflitti che esploderanno, dalla vertenza dei precari della scuola alle lotte operaie e lavorative in generale, al movimento studentesco, al quadro di progressiva segregazione dello straniero; riteniamo che, per ricostruire i G.C. e rilanciare il progetto originario della rifondazione comunista, l'elemento cruciale della militanza vada curato come che quello della gestione interna. I G.C. devono ricostruirsi non attraverso dibattiti astratti dai processi reali, ma calandosi nella realtà del conflitto come soggetto autonomo e fautore di proposta politica ed organizzativa tra i movimenti. Riteniamo di dover ri&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black"&gt;fiutare qualsiasi deriva liquidatoria che “disciolga” i G.C. nei movimenti, senza identità né fine di azione all'interno di essi, se non quello di seguire strumentalmente il naturale flusso dell'attenzione mediatica rivolta ad essi. Fa parte del nostro dovere di comunisti mantenere la vitalità dei movimenti; d'altro canto, per garantirne autonomia e pluralismo, vanno condannati quegli atteggiamenti di chi agisce sul piano istituzionale senza un collegamento con le lotte alla base della società. E’ bene tornare a ribadire che i movimenti non vanno intercettati o utilizzati come fatto di potere contrattuale. Essi rappresentano una critica al verticismo ed alle tendenze bipartitiche, che blindano la rappresentantività del nostro sistema istituzionale. Se si allontanano anche dai referenti politici “naturali” come il P.R.C., ciò si deve in primo luogo ad una strumentalizzazione nei loro confronti, cosa che si è vista sul campo anche da parte della precedente gestione dei G.C., un'organizzazione che parlava del conflitto ma che a tutti gli effetti, con le mani legate dagli impegni governativi, si dimostrava tutt'altro agli occhi della gente comune. Il nostro ruolo da G.C. è di farci strumento di autorganizzazione e motore dei movimenti di lotta, fornendo quel salto di qualità che serve loro a radicalizzarsi e quindi a condividere il nostro progetto politico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: Verdana,sans-serif; line-height: 150%; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Il marxismo come strumento d'analisi della realtà&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;L'errore decisivo del vecchio gruppo dirigente, che ha diretto la nostra organizzazione riducendola ad un colabrodo, è stato quello di voler liquidare il comunismo descrivendolo come una montagna di errori ed orrori. Pur avendo svolto un ruolo positivo nella partecipazione ai movimenti anticapitalisti (Genova 2001 e Firenze 2002), il gruppo dirigente non ha elaborato un vero ruolo politico per i G.C.. La nostra organizzazione è stata proiettata in una spirale ideologica che, da un lato, tentava sponde organiche con le frange dei Disobbedienti, dall'altro appoggiava la partecipazione al governo Prodi, riducendo tutto ad un problema di “governance” e non di linea politica, e ciò all'unico scopo di produrre consenso verso la figura del “capo carismatico” Bertinotti. Di fatto, i G.C. sono stati ridotti alla stregua di una formazione &lt;em&gt;liberal&lt;/em&gt;, che sosteneva soltanto battaglie per i diritti civili, senza impugnare con forza i temi del lavoro, del diritto allo studio e dell'integrazione, col risultato di emarginarci dai conflitti sociali fino a condurre alla nostra estromissione. Ne è esempio il movimento dell'Onda, dove la nostra organizzazione, colpevole di una mancanza di radicamento nei luoghi di studio (ad esclusione di isolate realtà locali), è stata sostanzialmente assente dal conflitto e criticata da più parti. &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;La nostra è invece l'unica organizzazione politica giovanile di sinistra presente sul territorio nazionale che potrebbe contrastare le politiche del governo Berlusconi ed il senso comune che la destra ha prodotto fra i giovani. I G.C., che hanno una storia ed una tradizione fortemente radicata nel conflitto, devono ripartire dall'esigenza di costruire un argine alla deriva reazionaria, impegnandosi nella difesa del diritto allo studio e partecipando nelle lotte contro il razzismo, il precariato e lo sfruttamento. Per ottenere ciò, però, riteniamo centrale che i G.C. assumano come riferimento ideologico il marxismo ed il leninismo, intesi non come una mera rivendicazione identitaria e dogmatica, ma come degli strumenti che ci aiutino a interpretare i processi del capitalismo. Per i G.C. il marxismo dev'essere uno strumento di analisi concreta della realtà, tramite il quale leggere le contraddizioni del sistema capitalista, sviluppare un forte radicamento tra le giovani generazioni, comprendendone l'alienazione politica e sociale e contrastando attivamente, tanto sul piano politico quanto su quello culturale, lo sfondamento della destra reazionaria e neo-fascista. Ragionare in termini marxiani e marxisti non significa del resto assimilare nozioni dogmatiche e superate; significa, anzi, rafforzare la propria consapevolezza e la propria coscienza per una critica, un’elaborazione rivoluzionaria e una proposta efficace nella lotta per l’emancipazione degli oppressi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Vogliamo un Partito che sia un “intellettuale collettivo”&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Conoscere la storia del movimento comunista internazionale è fondamentale, analizzarne gli errori e le degenerazioni è giusto ed opportuno, ma ciò va fatto stando attendi a non cadere in facili revisionismi facendo semplicemente il gioco di chi ha come unico obiettivo quello di rendere inoffensivi i comunisti e le loro battaglie. Ritornare a leggere la storia secondo i criteri del materialismo storico, abbandonando un certo finto idealismo che purtroppo in questi anni ha permeato anche la nostra organizzazione, è dunque imprescindibile; solo così potremo comprendere determinati processi e tentare di anticipare alcune dinamiche, elaborando di conseguenza una linea politica efficace, realistica e di prospettiva. Proprio per questo sentiamo l'impellente necessità di chiedere, sia al Partito che alla nostra giovanile, la creazione di percorsi di formazione politico-teorica: la nostra organizzazione ha infatti necessità di formare quadri dirigenti capaci di comprendere le dinamiche storiche e sociali, nonché di offrire a tutti i militanti quegli strumenti di analisi utili per leggere la realtà. Abbiamo cioè bisogno di un partito che si faccia di nuovo “intellettuale collettivo”, secondo la concezione di Gramsci per cui tutti i soggetti della produzione materiale ed intellettuale, dall'operaio al docente universitario, divisi e contrapposti dal capitalismo, possano comporre una lettura critica dell'intera società borghese ed elaborarne il superamento. Allo stesso tempo, la nostra organizzazione non può concentrare le proprie energie soltanto sul dibattito ideologico, divenendo una formazione sterile ed ultra-identitaria, ma deve proporre il proprio intervento in tutti i contesti di conflitto giovanile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Le istituzioni e la rappresentanza di classe&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Altro aspetto che coinvolge i G.C. concerne il rapporto che questi devono avere con le istituzioni, dopo l’appiattimento istituzionale che ha portato Rifondazione Comunista lontano da un contatto reale con la società e il conflitto. Crediamo che la considerazione che un partito comunista e la sua componente giovanile debbano avere delle istituzioni sia quello di mezzo per la rappresentanza degli interessi e delle istanze di classe, senza che questo possa esaurirne l’attività politica. E' indispensabile per noi chiarire tale elemento, poiché legato a ciò sta il fatto che i G.C. per troppo tempo sono stati preda di fenomeni di arrivismo, carrierismo e autoreferenzialità dei gruppi dirigenti. Purtroppo, nonostante la scissione, simili derive sono ancora presenti e mettono in discussione il senso stesso dell’esistenza di una componente giovanile nel P.R.C. . Esistono due opzioni ugualmente aberranti: una fortemente identitaria, che però nasconde forti spinte burocratiche e moderate volte esclusivamente ad afferrare posti di potere in una struttura in stato comatoso; un’altra prettamente liquidatoria, erede della linea tenuta dal fuoriuscito Esecutivo Nazionale che, dietro un movimentismo praticato solo a parole, celava l’intento di liquidare la nostra struttura ed il suo patrimonio ideale in omaggio alla costruzione di un indefinito contenitore della sinistra unita buono solo come stampella sinistra del P.D. . La deriva istituzionale ha portato Rifondazione Comunista ad abbandonare i luoghi del conflitto ad altri soggetti come il sindacato ed i movimenti, ed i G.C. a diventare una struttura sconosciuta ai più e adatta soltanto a trampolino di lancio per ottenere cariche di partito. Tutto ciò non è più tollerabile, ed è indispensabile lavorare perché i G.C. riscoprano il compito cardine di ogni comunista, quello della militanza attiva. Questo, peraltro, ci porta a considerare i rapporti da tenere con le altre forze politiche d'opposizione. Riteniamo urgente per la nostra stessa sopravvivenza come Partito affermare una linea di forte autonomia dal P.D. e dal centrosinistra, poiché questo esprime delle posizioni subalterne ed accondiscendenti rispetto a quelle delle destre, e che in ultima istanza riflettono gli interessi del padronato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Politicizzare il conflitto capitale-lavoro&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;In un quadro economico disastroso, che in Italia si complica per la presenza del governo più reazionario dal Dopoguerra ad oggi, e che ci consegna un livello estremamente alto di tensione sociale, emerge decisamente la necessità di una forza comunista capace di offrire un'alternativa di società e di sviluppo radicalmente diverse. In questo senso l’unico modo per garantire la sopravvivenza del P.R.C. e dell’idea comunista in Italia è tornare alla centralità del lavoro, rilanciare il radicamento sociale del Partito e la sua presenza nei luoghi del conflitto. Di fronte alla enorme massa di licenziamenti causati dalla crisi, la sempre maggiore precarizzazione del lavoro, la piaga endemica del lavoro nero, le continue morti sul lavoro, è tempo che il Partito ed i G.C. in testa tornino al loro ruolo di motori del conflitto capitale-lavoro. Milioni di giovani sono ormai costantemente posti in una condizione di ricattabilità rispetto al capitale tramite lo strumento del lavoro precario che, promosso da svariate riforme, ha frammentato la capacità contrattuale e rivendicativa dei lavoratori. La sinistra ed il sindacato finora non hanno saputo rispondere a questa condizione, che attiene ad una complessiva ristrutturazione del mondo del lavoro nel nostro Paese ed nel resto del mondo. Per i G.C. ed il Partito la lotta contro il precariato ed il lavoro nero, elementi specifici del più complessivo conflitto tra capitale e lavoro, dev'essere quindi una battaglia da far vivere in stretta connessione con le vertenze salariali degli altri lavoratori. Soltanto unendo tutte le lotte, dei precari, dei nativi e degli immigrati, è possibile perciò ricostruire un nuovo movimento degli operai e dei lavoratori che sia antagonista al capitale.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;L'esperienza felice della INNSE e l'effetto domino che ha seguito, assieme con le lotte dei precari della scuola, segnalano un alto livello di tensione del conflitto, pronto ad accentuarsi in questo autunno. Ciò è necessario ma non sufficiente. Come Partito comunista è indispensabile infatti che interpretiamo la tensione che cresce fra i lavoratori, che si esprime essenzialmente su un piano di rivendicazione economica, lavorando per elevarne la coscienza politica. Se vogliamo raggiungere questo risultato, i G.C. dovranno impegnarsi su due fronti: da un lato, mettendo al centro del processo politico e decisionale i lavoratori; dall'altro, creando delle forme di coordinamento tra i compagni presenti in luoghi di lavoro con vertenze simili, al fine di condividere ed improntare strategie non solo efficaci sul momento, ma che diano una prospettiva di lungo periodo. Questo percorso dovrà porre le basi per la costruzione di una rete dei lavoratori comunisti in seno alle organizzazioni di massa, a cominciare dal sindacato. Socializzare le lotte per ricreare una coscienza di classe nell'attuale deserto sociale: questo l'obiettivo che riteniamo di doverci porre perché la nostra risulti un'organizzazione che può ancora offrire un valido contributo al conflitto.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt; &lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;Lotta antifascista e difesa dell'istruzione pubblica&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 14pt 0cm; font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Bussola imprescindibile di tutta l’azione politica dei G.C. dev'essere l’antifascismo, sia come riferimento politico-culturale sia come pratica sociale, che si riconnette alla natura anticapitalista dell’organizzazione giovanile comunista. La condivisione dei valori antifascisti è, oggi più che mai, doverosa e necessaria. In primo luogo per contrastare chi, con una continua opera di revisionismo, tende a svilire di significato quel patrimonio di idee che ereditiamo dalle lotte di emancipazione delle classi subalterne. In secondo luogo perché la necessità di una nuova militanza in questo senso è dimostrata dagli ultimi, e sempre più frequenti, episodi di neo-fascismo, che si declinano nel vecchio cancro xenofobo, razzista, classista ed omofobo. Il valore fondante dell’antifascismo non deve perciò essere trasformato in semplice momento cerimoniale, ma diventare caposaldo dell’azione politica. I G.C. devono tornare a porsi come la principale forza di opposizione alle ondate reazionarie e neofasciste in tutte le varie forme di lotta, partendo, ad esempio, dal farsi promotori di coordinamenti antifascisti. Non va poi dimenticata la necessità di un sempre più forte sostegno – e conseguentemente una capillare campagna d’iscrizione – alle varie sezioni ANPI, per dare nuovo protagonismo ai giovani all’interno dell’associazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ambito d’iniziativa contingente dev'essere la scuola, dove i G.C., tramite l’antifascismo e vigilando contro le spinte anti-politiche, devono essere capaci di unire e al contempo caratterizzare fortemente i movimenti studenteschi che avranno vita nei prossimi mesi. La scuola rappresenta per ogni Partito Comunista un ambiente naturale, secondo solo alla fabbrica, in cui rintracciare tensioni al rinnovamento, come testimonia seppur contraddittoriamente il fatto che l'ultimo grande movimento di massa in Italia sia stato appunto quello studentesco dello scorso autunno. Nel sistema scuola troppe sono le contraddizioni che le esigenze del capitalismo esasperano: la situazione insostenibile dei docenti precari, edifici spesso fatiscenti, dispersione scolastica, libri, strumenti e servizi costosi a carico degli studenti, limitazioni al diritto di sciopero o di espressione, disincentivazione della ricerca, discriminazioni e baronie. I Giovani Comunisti purtroppo hanno smarrito da tempo una posizione di visibilità e riferimento all’interno del conflitto: essi invece devono contribuire alla ricostruzione del conflitto accompagnando le contestazioni che si accendono ed evolvono in modo spontaneo a partire dalle realtà di movimento. Queste, tuttavia, non possono autonomamente assicurare un livello di conflittualità costante ed elevata, essendo soggette per loro stessa natura ad andamenti ondivaghi. Con le mobilitazioni di questo autunno i G.C. si troveranno di fronte un’occasione importantissima per dispiegare forze non solo fisiche, ma anche logistiche e soprattutto intellettuali. È fondamentale che la nostra giovanile si riorganizzi e radichi nelle realtà non solo universitarie ma anche medie superiori, supporti i movimenti offrendo spunti di conflitto e di lotta sociale, contribuisca attivamente alla costruzione, o ri-costruzione, di collettivi antifascisti in difesa dell’istruzione pubblica che assumano un ruolo di coordinamento e continuità del movimento. È infine di vitale importanza che i Giovani Comunisti agiscano nelle provincie e nelle metropoli con unità di intenti e in relazione tra loro, che trovino interlocutori con cui costruire un nuovo modello di movimento non più soggetto agli alti e bassi dell’attenzione mediatica. Soltanto immergendoci nei conflitti possiamo conquistarci la fiducia di coloro che sono disposti a diventare i nostri compagni nella lotta, della quale spetta a noi ricordare quale sia la direzione. Diviene quindi di fondamentale importanza porre le basi per un nuovo radicamento della nostra organizzazione politica fra gli studenti medi ed universitari, tentando di costruire delle forme di coordinamento più ampie con tutte le realtà che si battono in difesa del diritto allo studio e della scuola pubblica, a partire dai docenti precari, che sono in lotta per la difesa del posto di lavoro e per la qualità dell'istruzione. Ancora più importante sarà il ruolo dei G.C. e del Partito nel saper legare tutte le lotte dei lavoratori a quelle degli studenti, per costruire un fronte comune contro il Governo Berlusconi. Per una scuola democratica, pubblica, laica, anticlassista, inclusiva e multiculturale, in una parola sola antifascista.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;L'unità si costruisce a partire dalle lotte&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;div style="font-family: Verdana,sans-serif; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;La conflittualità dei prossimi mesi sarà anche un banco di prova più ampio, per tutti i comunisti e la sinistra anticapitalista, che dovranno offrire un proprio contributo nel conflitto di classe e dare una risposta adeguata all’attacco governativo e confindustriale. L'argomento è dunque collegato al tema dell'“Unità dei comunisti”, che occupa e coinvolge nel dibattito anche la nostra organizzazione giovanile. Riteniamo che l'argomento sia importante e la discussione necessaria, ma che esso non vada affrontato con mere operazioni politiciste, bensì partendo dalla costruzione congiunta del conflitto di classe e dalla convergenza sui contenuti. Ad oggi l’unificazione tra i soggetti del P.R.C. e del P.d.C.I. non è sufficiente per ricostruire un partito comunista o tantomeno un’organizzazione giovanile di partito che sia degna di questo nome; questo approccio organizzativista scavalca completamente la necessaria ridefinizione di un progetto che richiede una base teorica oltre che pratica. In numerose realtà locali infatti il rapporto tra queste due forze è estremamente delicato sia per le differenti posizioni assunte sulle varie vertenze locali, sia per la collocazione del P.d.C.I. che si fin troppo spesso non si dimostra né autonomo né tantomeno alternativo alle scelte di governo spesso scellerate del P.D.; il P.d.C.I. ha inoltre sempre espresso un atteggiamento piuttosto diffidente nei confronti dei movimenti dal basso sui territori. E’ essenziale, quindi, che queste differenze di metodo e di merito vadano chiarite intorno al progetto per la Rifondazione comunista in Italia e che ci sia unità a partire dalle lotte della base dei partiti nei territori.&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;La convergenza sui contenuti va fatta a partire dalla creazione innanzitutto di un fronte unitario delle forze comuniste e della sinistra anticapitalista su obiettivi comuni: tenuta democratica contro un attacco frontale, che punta alla fascistizzazione di tutta la società; rivendicazioni politiche e sociali dei lavoratori, che rischiano di pagare due volte la crisi (la prima da licenziati e la seconda con un’ulteriore compressione dei diritti sociali e civili); lotta antimperialista; autonomia dal P.D. e dal centrosinistra. In passato sono stati commessi errori dando vita a formule organizzative con chiaro intento elettoralista e poco lungimiranti nella strategia. In tal senso, fermo restando che la costruzione di un polo della sinistra d'alternativa costituisce un'esigenza obiettiva alla luce delle attuali dinamiche di conflitto e degli effettivi rapporti di forza esistenti, crediamo che a proposito della proposta della Federazione della Sinistra d'Alternativa si debbano chiarire diversi aspetti su principi ed obiettivi. Evitando in tutti i modi che, da un lato, essa precipiti nella costruzione di un soggetto unico di ascendenza arcobalenista e che, dall'altro, costituisca una fuga organizzativista a problemi che, invece, attengono in primo luogo alla capacità di iniziativa politica e di radicamento sociale. Riteniamo che il P.R.C. debba essere protagonista di tale percorso, facendo sì che la federazione dia vita ad un tavolo per costruire una piattaforma di resistenza contro la crisi e Confindustria, nonché di lotta contro le politiche del Governo Berlusconi. Una tale piattaforma, oltretutto, per essere credibile dovrà essere stabilmente alternativa al bipolarismo che oppone il modello neo-liberista del P.D. a quello reazionario del P.D.L. .&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;span style="color: black"&gt;Guardando in prospettiva ad un'azione comune dei comunisti, crediamo che questa possa realizzarsi in maniera duratura e valida solo se i vari soggetti coinvolti definiranno che cosa significhi portare avanti le lotte e gli ideali dei comunisti nel XXI secolo, solo cioè avviando un processo di confronto a lungo-medio termine che sia onesto, sincero e meticoloso, alla ricerca di una sintesi unitaria tra le sensibilità dei diversi compagni, mentre le basi dei partiti in questione lottano assieme per la tenuta democratica in Italia; solo così potrà esistere in futuro un vero partito comunista rifondato, con una dirigenza ed una base all'altezza dei compiti e delle lotte da portare avanti negli anni a venire. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; line-height: 150%; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Il recupero del progetto originario della rifondazione comunista&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: justify"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Gli obiettivi che abbiamo fin qui descritto, di cui Rifondazione Comunista e i G.C. hanno il dovere di farsi carico, rendono quindi ancora più imprescindibile l'esigenza del recupero del progetto della rifondazione comunista, &lt;span style="color: black"&gt;sia sul piano politico - nella ricerca di una nostra linea strategica e tattica - sia nella coscienza e nel sentire della gran parte dei militanti e sia, infine, per la complessità delle domande che emergono dall'attuale realtà sociale e per la difficoltà delle risposte da formulare. Per attuare il progetto della rifondazione comunista è necessario aprire un tavolo di confronto tra i compagni di base del nostro partito, discutendo a partire dalla linea politica e tendendo ad una graduale sintesi delle posizioni interne; solo dopo aver stabilito una linea ed un progetto unitario attorno alla rifondazione comunista sarà infatti possibile aprire il dibattito con le diverse formazioni comuniste. Bisogna dare finalmente testa e gambe alla “svolta a sinistra”, per la quale serve il rafforzamento e la riorganizzazione del nostro Partito in funzione dei territori, che riparta dai Circoli e quindi dalla nostra base, riattivando per quanto riguarda la nostra giovanile i coordinamenti territoriali, provinciali e regionali perché il dibattito e la decisione siano finalmente democratici. Abbiamo la piena consapevolezza che questo non è un progetto semplice, richiede un deciso salto di qualità nella nostra elaborazione politica e quindi nella definizione delle nostre prospettive future. A maggior ragione pensiamo che i G.C. debbano essere rilanciati come il fulcro del Partito e porsi come il cuore dell’opposizione studentesca, ricollegando anche le lotte fatte dai giovani a quelle fatte dai compagni già inseriti nel mondo del lavoro, ricomponendo l’alleanza storica tra gli studenti e la classe dei lavoratori, nelle sue articolazioni tra “antico” lavoro stabile e “nuovo” precariato. &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Verdana,sans-serif; text-align: center"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;span style="color: black"&gt;Per info e adesioni: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.mercantedivenezia.org/mailto:giovani.comunisti.appello@gmail.com"&gt;giovani.comunisti.appello@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;font color="#808080"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;&lt;span style="color: black; font-size: 12pt"&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/goog_1252492201832"&gt;http:&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://giovanicomunistiappello@gmail.com/"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt"&gt;http://giovanicomunistiappello@gmail.com&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;span style="font-size: 12pt"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Assunto dal Coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti di La Spezia &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;  &lt;div style="text-align: left"&gt;&lt;font color="#808080"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt"&gt;&lt;strong&gt;Altri firmatari:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/llEzOTFiOfDWRXR-9hNveAjwFAY/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/llEzOTFiOfDWRXR-9hNveAjwFAY/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Giovani Comunisti)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 21:16:42 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Visto che Ferrero non risponde...CINQUE DOMANDE A GIUSEPPE CARROCCIA (Segretario Federazione PRC Roma)</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3425:visto-che-ferrero-non-rispondecinque-domande-a-giuseppe-carroccia-segretario-federazione-prc-roma&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>&lt;span class="postbody"&gt;Visto che da più di due mesi il segretario nazionale del PRC non risponde alle 10 domande che ormai tutti conoscono sui finanziamenti ricevuti dalla federazione romana del partito dai palazzinari, quando il segretario era Ma$$imiliano $meriglio, si può provare ad ottenere qualche risposta dall’attuale segretario romano, Giuseppe Carroccia. Anche perché stanno emergendo altri aspetti della questione. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Le domande sono solo 5, per facilitare le risposte, ed anche la traduzione in altra lingua è concepita per renderle più comprensibili. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;1 – E’ vero che intendete rimuovere dal suo incarico Stefano Zolea, il tesoriere della federazione romana del PRC che ha trovato e denunciato i finanziamenti dei palazzinari al tuo partito, quando era guidato da Ma$$imiliano $meriglio? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;2 – E’ vero che intendi ritirare la denuncia presentata contro $meriglio, in cambio dell’ingresso nella segreteria romana del PRC dei bertinottiani che non sono passati con Vendola e lo stesso $meriglio? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;3 – E’ vero che sui conti “paralleli” del PRC romano sono depositati decine di migliaia di euro, ma che i dipendenti della federazione non percepiscono lo stipendio da mesi e che alcuni di loro saranno licenziati? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;4 – E’ vero che hai dichiarato che, se il partito non torna credibile e viene finanziato dai proletari, i soldi dei palazzinari sono necessari? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;5 – Che fine hanno fatto le migliaia di euro versate dagli iscritti al PRC romano dal novembre 2008 al giugno 2009, quando esercitavi la funzione di tesoriere? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; ROMAN VERSION &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;1 – E’ vero che volete levavve da le palle quel rompicojoni de Zolea, che ha sgamato li magheggi co li palazzinari de quer paraculo de $merijo? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;2 – E’ vero che voi ritirà a denuncia contro er paraculo de $merijo, così l’amichi sua drento er partito tuo te danno ‘na mano a rifa’ l’alleanza co lui e cor Piddì pe le reggionali? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;3 – E’ vero che ciavete ‘n sacco de sordi su ‘nantro conto corente ma nun li volete usà pe pagà li dipendenti e che mo’ li licenziate pure? &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;4 – Ma che dichi? Si er partito nun pija li sordi dai palazzinari, je tocca lavorà pe pijalli dai proletari? Aò, ma nun è mica a stessa cosa! &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; 5 – A Peppe, ma ‘ndo cazzo stanno li sordi che ve so’ arivati quanno er tesoriere lo facevi te? &lt;/span&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (comedonchisciotte.org)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 18:30:06 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Comunisti Sinistra Popolare: dichiarazione di Marco Rizzo</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3424:comunisti-sinistra-popolare-dichiarazione-di-marco-rizzo&amp;catid=212:bollettino-a-sinistra</link>
			<description>Conversando con un giornalista questa mattima dinnanzi ad un presidio di lavoratori precari della scuola nei pressi di Palazzi Chigi, Marco Rizzo rispondeva ad alcune indiscrezioni relative ad una attenzione a Sinistra e Libertà in provicia di Taranto: &lt;em&gt;"..mi risultano perlomeno travisate alcune informazioni secondo cui Comunisti Sinistra Popolare a Taranto come altrove vogliano stabilire un rapporto con chi strategicamente ha scelto il rapporto col PD. La nostra posizione al riguardo è netta. &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Siamo e saremo alternativi al PD perchè pensiamo che quel progetto non sappia e non possa nè fare l'opposizione a Berlusconi nè abbia la volontà di cambiare questa società. Crediamo che, pur in forme diverse, sia Sinistra e Libertà sia la Federazione di sinistra (RC/Pdci) alla fine faranno l'accordo  alle elezioni regionali assieme al PD, salvo  laddove saranno "messi fuori " proprio dal PD. Noi non saremo presenti col nostro simbolo alle prossime elezioni regionali, ma lavoreremo invece per un processo di Costituente Comunista da fare con tutti i gruppi (didsponibili ad uno scioglimento collettivo) ed i singoli che vogliano ricostruire un Partito Comunista in Italia che sia il perno di una nuova sinistra anticapitalista, antimperialista e popolare. Il nodo su cui lavorare è il radicamento nelle lotte sociali e nel territorio. Questo è quello che facciamo e che presenteremo nell'incontro nazionale che si terrà a Roma sabato 24 ottobre a Roma dalle ore 15 alle ore 19 presso il centro Congressi Frentani , in via Frentani 4". &lt;/em&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XmipsuMu74PrlMgVkF-dBuE5Oes/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XmipsuMu74PrlMgVkF-dBuE5Oes/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comunisti Sinistra Popolare)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 18:24:32 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Anche a Palagiano, Taranto, nasce "Sinistra Popolare". Popolare a fare che? Secondo Borracino (SP) “l’accordo con l’UDC, nonostante le differenze, in questo momento è vincente..."</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3423:anche-a-palagiano-nasce-qsinistra-popolareq-secondo-borracino-sp-laccordo-con-ludc-nonostante-le-differenze-in-questo-momento-e-vincenteq&amp;catid=43:si-salvi-chi-pu&amp;Itemid=398</link>
			<description>&lt;font color="#ff0000"&gt;* MdV: piccola modifica al titolo da parte nostra. Quello di palagiano.net era "Anche a Palagiano nasce 'Sinistra Popolare' "  &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font color="#333333"&gt;&lt;em&gt;Ne discutiamo con Bove e Borraccino: obiettivi del movimento, i contatti con l’UDC, i rapporti con Ressa&lt;/em&gt;&lt;/font&gt; &lt;br /&gt; Lo scisma nei Comunisti Italiani arriva anche a Palagiano. A comunicarlo, Nunzio Bove, responsabile locale, e Cosimo Borraccino, coordinatore regionale del neonato movimento, “Sinistra popolare”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Già da due anni, interviene subito Borraccino, la parte più consistente dei militanti del PdCI si rivedevano nelle posizioni di Marco Rizzo, e a livello locale ne formiamo il 75%. Sono rimasti fuori solo Montemesola, Manduria e Martina Franca. Molte sono le figure istituzionali che ne fanno parte. Oltre al sottoscritto, l’assessore provinciale Giovanni Longo, l’ex assessore Annamaria Barbieri, che è anche coordinatrice provinciale del movimento, l’assessore comunale di Grottaglie Annicchiarico, e tanti altri. Con la nostra formazione ci siamo posti l’obiettivo di riunire il centro sinistra. Il nostro simbolo non è rotondo, come quello che si presenta per le elezioni, ma è un progetto federativo che vedrà nei primi di ottobre l’assemblea regionale a Bari, con la partecipazione di Rizzo e Vendola, con l’obiettivo di lavorare in un rapporto federativo con ‘Sinistra e Libertà’. Sui contatti con il Partito di Casini precisa che &lt;strong&gt;“l’accordo con l’UDC, nonostante le differenze, in questo momento è vincente, perché è necessaria una alleanza delle forze democratiche contro un centro destra eversivo, e si rende necessario anche per le prossime regionali. Vendola ha governato bene, ed è difficile pensare ad un cambio”. &lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo notare che durante la presentazione della mozione Bersani, a Palagiano, Francesco Boccia ha dichiarato che “chi quando perde un Congresso va da un’altra parte, vuol dire che non ha mai creduto in quel Partito”, chiaro riferimento al governatore pugliese. Lapidaria la risposta. “Boccia deve ancora elaborare il lutto della sconfitta alle primarie di cinque anni fa”. E’ la volta di Bove, che ci tiene subito a precisare come la sua adesione risalga sin dalla nascita del movimento, al 24 luglio. Si toglie poi un sassolino dalla scarpa, senza tanti preamboli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Chiedo le dimissioni del Sindaco Rocco Ressa, perché non ha più i numeri per governare, ed è sotto scacco di alcuni consiglieri. Alle amministrative del 2007, a Palagiano, ci fu una alleanza di centro sinistra, e non si può cambiare la volontà dei cittadini facendo una alleanza con l’UDC, perché si verificherebbe una perdita di immagine e di credibilità politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Il riferimento è a quanto trapelato in questi giorni sulla stampa, circa l’eventuale ingresso dell’UDC in maggioranza. Sembra che si stiano attuando due pesi e due misure, circa i rapporti con l’UDC: perché quello che va bene a Taranto e a Bari, non andrebbe bene a Palagiano? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Intanto, risponde Borrraccino, a Bari l’accordo si sta ancora tentando di farlo, e lo valuteranno poi i cittadini, mentre a livello provinciale lo hanno già valutato positivamente. Qui a Palagiano non si può fare l’accordo, perché lo si realizzerebbe sulla testa della gente, che sarà chiamata a giudicarlo nel 2012″. Le accuse che Ressa muove sono però pesanti: “I Comunisti Italiani nel ballottaggio hanno votato a destra, a Palagiano”. “Tutto falso, sbotta Bove. Se allora il Sindaco ci tiene ai nostri voti, perché nonostante il nostro 4,5% del 2007 ci ha escluso dalla Giunta? Faccio inoltre notare che su alcuni aspetti programmatici importanti, questa amministrazione tra tradendo il patto fatto con gli elettori. Caro Rocco Ressa, ti prego di scrivere proprio così, il sottoscritto è sempre stato uomo di sinistra, e tale sarà sempre, e tu lo sai bene, perché conosci le battaglie che ho fatto. Siamo un Partito che anche qui non fa solo rivendicazioni di poltrone, ma fa politica attiva in mezzo alla gente. Ai primi di ottobre organizzeremo la Festa Popolare, con momenti di dibattito. Tra le altre cose, inviteremo anche il Sindaco Ressa, per confrontarci sullo stato dell’arte dell’amministrazione comunale. Ci sarà anche Borraccino, nostro responsabile regionale, e in quella occasione avanzeremo proposte concrete per far capire ai cittadini che questa è una amministrazione di centro sinistra, perché da un po’ di tempo la gente ha smarrito questa appartenenza. Nei prossimi giorni organizzeremo un banchetto con raccolta di firme per il comparto a gricolo, con una piattaforma che presenteremo al ministro Luca Zaia”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di default l’ultima domanda: “Come mai a livello regionale e provinciale siete alleati con il Partito Democratico, come succede anche in molti Comuni della provinca jonica, e qui c’è invece questa conflittualità tra voi e il PD?”. Risponde Borraccino.&lt;strong&gt; “Semplicemente perché nei posti dove c’è collaborazione tra noi e il PD, vi è pieno riconoscimento della funzione amministrativa del nostro Partito. Qui invece, per scelta unilaterale del Sindaco, vi è stata una chiusura preconcetta nei nostri confronti. Sinistra Popolare non vuole chiudere i rapporti qui a Palagiano con il centro sinistra, ma nello stesso tempo, se qualcuno si aspetta di vederci con il cappello in mano, non conosce la storia di questo Partito e movimento. Tocca al Sindaco riannodare i fili di un rapporto lacerato, non per nostra scelta. Siamo dunque disponibili ad una discussione franca ed aperta, alla luce del sole e, come garanti, scegliamo i cittadini di Palagiano: il dibattito alla Festa del Partito sarà l’occasione propizia per discutere di tutto ciò”&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Separati in casa, è proprio il caso di dirlo, ma il muro che separa i due letti, come nel film di Pazzaglia, è ancora da costruire.&lt;br /&gt; Cosa risponderà Ressa? Aderirà all’invito ad essere presente alla Festa del Partito?  ma soprattutto…  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Favale &lt;br /&gt;fonte: http://www.palagiano.net/press/?p=1638
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ieJiySh852YLdtg0hdVvv67IVSs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ieJiySh852YLdtg0hdVvv67IVSs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ieJiySh852YLdtg0hdVvv67IVSs/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ieJiySh852YLdtg0hdVvv67IVSs/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Giuseppe Favale, palagiano.net)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 18:43:37 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>I caduti di Kabul e il cuoco di Cesare</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3422:i-caduti-di-kabul-e-il-cuoco-di-cesare&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>Se lo domandava molto tempo fa il vecchio Bertolt Brecht: Giulio Cesare ha conquistato tutta la Gallia, ma non aveva nemmeno un cuoco? Gli fece eco, anni più tardi, il nostro Lucio Dalla in Itaca: &lt;em&gt;«Capitano, che hai negli occhi/ il tuo splendido destino / pensi mai al marinaio / a cui mancan pane e vino? / Capitano, che hai trovato / principesse in ogni porto, / pensi mai al rematore / che sua moglie crede morto?»&lt;/em&gt;. È una bella canzone, questa di Dalla: un po' vecchia ormai, ma adatta a chi corre l'avventura in paesi lontani. Chissà se la conoscono, i nostri parà in Afghanistan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Fra l'altro, farebbe molto al caso loro, e al nostro. Lo dico perché anch'io ho seguito, il 20 settembre, il rientro dei nostri ragazzi caduti. Sono un vecchio ex ufficiale d'aeronautica, i parà li conosco e li amo. Quelli, poi, avrebbero potuto per età essere miei figli. E avrei potuto essere nonno di Simone Valente, il bambino di due anni figlio del sergente maggiore Roberto: uno dei sei tornati a casa forse proprio secondo la descrizione di un altro nostro poeta e musicista, Fabrizio de André, le salme avvolte nelle bandiere&lt;em&gt; «legate strette perché sembrassero intere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/em&gt;Si sono chiamati «vittime», «eroi», «martiri». Non ne offendiamo la memoria con sciocchezze retoriche. Un soldato che cade durante un combattimento o un incidente di guerra è, appunto, un caduto. Non è una «vittima», perché tale appellativo si usa per gli inermi, per gli indifesi. Non è né un «martire», né un «eroe» perché tali epiteti spettano a chi in qualche modo ha compiuto qualcosa di straordinario e di esemplare. &lt;strong&gt;Né essi, strettamente parlando, sono caduti nell'adempimento del loro dovere: erano in Afghanistan per libera e volontaria scelta, non per obbligo. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sono caduti facendo il loro lavoro: in una circostanza tragica, ma che faceva parte purtroppo della loro condizione professionale. E ciascuno di loro lo sapeva benissimo. Poiché erano membri delle nostre forze armate, li onoriamo. Ma non infanghiamone la memoria contaminandola con la strumentalizzazione politica. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per un soldato la morte - lo diceva benissimo José Antonio Primo de Rivera, che lo provò con i fatti - &lt;em&gt;«è un atto di servizio».&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ecco perché è grottesco che il ministro La Russa dichiari che quei parà sono morti «per la Patria». In Italia, se si vuol restare fedeli alla Costituzione, le armi s'imbracciano soltanto per difendersi; e &lt;strong&gt;il teorema della «difesa preventiva», secondo il quale l'occupazione dell'Afghanistan servirebbe a tutelare le nostre città e le nostre case dalla possibilità di attacchi terroristici, prima di essere infame, è ridicolo.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra al terrorismo si fa con l'intelligence, con l'infiltrazione e soprattutto con l'eliminazione delle ragioni sociali e politiche suscettibili di far guadagnare simpatie ai terroristi: non con i bombardamenti aerei e con i carri armati. L'occupazione dell'Afghanistan ha avuto, tra le sue conseguenze, quella di diffondere a macchia d'olio il terrorismo e la simpatia per esso. &lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorsignori hanno mandato i nostri soldati a morire per far piacere alla superpotenza statunitense e nel nome di un demenziale teorema geopolitico; ed essi hanno accettato il rischio magari anche spinti da altre considerazioni, ma anzitutto perché ciò faceva parte della loro condizione professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che non vuol affatto dire che i nostri ragazzi siano morti invano: al contrario. Quando a troppi italiani sarà caduto dagli occhi il velo della propaganda, apparirà chiaro che quelle vite sacrificate sono state altrettanti passi sulla via della pace e della giustizia, la quale passa per forza attraverso il riconoscimento che l'avventura in Afghanistan è assurda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt; E non è meno grottesco Umberto Bossi quando, ammettendo di aver votato per mandare in Afghanistan i nostri soldati, precisa che non aveva alcuna intenzione di «mandarli a morire». Non so se Ella abbia fatto il soldato e ignoro quanto Ella sappia di storia, Signor Ministro: ma lasci che Le confidi in un orecchio un piccolo segreto. &lt;strong&gt;In guerra ci si muore.&lt;/strong&gt; D'altronde, la gaffe di Bossi è comprensibile. Ma proprio questo la rende più repellente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le guerre in Iraq e in Afghanistan, come troppi conflitti che oggi insanguinano il mondo dalla Palestina all'Africa, vedono confrontarsi forze armate «regolari» e super armate contro avversari in condizione militarmente inferiore, a parte le vittime civili e i caduti sotto «fuoco amico» e a causa di «danni collaterali», che in genere si degnano appena di una distratta menzione. È sottinteso che molti pensano che, in una guerra del genere, i «nostri» data la loro superiorità militare siano invulnerabili e che il morire tocchi solo agli altri. E che ciò sia bene, perché i nostri stanno dalla parte giusta. Ora, dei nostri sei parà, anche se a pochi giorni dal loro sacrificio essi stanno già purtroppo entrando nell'oblio (sono queste le regole della società spettacolo), finché facevano notizia ci hanno detto tutto: ne abbiamo visti i volti, ne abbiamo letti i profili biografici, ne conosciamo i nomi e quelli delle loro mogli, delle loro fidanzate, dei loro figli. Qualcuno di loro avrebbe forse preferito un po' più di riserbo, di silenzio: di pudicizia. Ma in fondo è forse giusto che sia stato così: erano soldati del nostro esercito, gente nostra. &lt;strong&gt;Ma non sarebbe né giusto né cristiano continuare a mantenere nell'ombra e nel silenzio quelli «dell'altra parte» (se è un'altra parte: e non lo è, perché con loro non siamo in guerra, e comunque perché condividiamo con loro la condizione umana, la vera patria comune): come le decine di poveri afghani, fra cui donne vecchi e bambini, trucidati non troppi giorni fa da un barbaro disumano e inutile attacco aereo mentre cercavano di alleviare la loro miseria drenando un po' di benzina da un camion sventrato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Era «complicità col terrorismo», quel povero gesto? Era un «atto di guerra», d'una guerra non dichiarata, quella strage barbarica, che teneva dietro a un numero ormai spaventosamente alto di analoghe stragi tutte impunite? &lt;strong&gt;È degno della «nostra civiltà occidentale» continuar a trattare come dei semplici numeri tutti i poveri morti che giornalmente affollano le cronache distratte di quelle guerre lontane o tacerli del tutto? No. Umanità e giustizia vogliono che anch'essi facciano al contrario notizia; che cessino di essere aridi e anonimi numeri su un bollettino o su una statistica.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi chiedo: esiste chi possa raccogliere queste righe e farle proprie? Che abbia il coraggio di dedicare alle vittime afgane innocenti ogni giorno sei brevi necrologie, tante quante erano i nostri parà caduti? Sarebbe necessario e doveroso specchiarsi in quei volti, imparar a fare i conti con chi è morto anche per colpa del nostro silenzio e della nostra acquiescenza; con quelli che non hanno nessuno che li difenda o che almeno ne rivendichi la memoria e il rispetto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovremmo meditare sulle loro vite spezzate, noialtri che non siamo riusciti a opporci abbastanza efficacemente ai mascalzoni secondo i quali invadere un paese altrui e bombardare degli inermi da duemila metri è un normalissimo - e perfino «eroico» - atto di guerra, mentre difendere la propria terra con le armi di cui dispone un popolo che non ha né aerei, né elicotteri, né missili aria terra, né mezzi corazzati, è un atto «infame» e «vile».
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KMlxcnRqawIA1ZzdJhtmntK5728/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KMlxcnRqawIA1ZzdJhtmntK5728/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KMlxcnRqawIA1ZzdJhtmntK5728/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/KMlxcnRqawIA1ZzdJhtmntK5728/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Franco Cardini, "Il Manifesto")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 18:30:00 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Roma, 6 Ottobre: Incontro con la delegazione del "Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila" di ritorno dal Libano </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3421:roma-6-ottobre-incontro-con-la-delegazione-del-qcomitato-per-non-dimenticare-sabra-e-chatilaq-di-ritorno-dal-libano&amp;catid=229:lottearesistenze&amp;Itemid=388</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/libano.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;Anche quest’anno, la delegazione del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila ha rinnovato la sua presenza in Libano con la partecipazione di 54 tra attivisti politici e della solidarietà, giornalisti, psicologi e intellettuali provenienti da diverse città italiane.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt; La folta delegazione, giunta in Libano domenica 13 settembre, ha visitato i campi profughi palestinesi e preso parte ad una serie di incontri con i Comitati Popolari dei campi, con tutte le organizzazioni politiche palestinesi, con i rappresentanti dell’OLP in Libano, e con rappresentanti delle forze della sinistra e della resistenza libanese, il Partito Comunista Libanese e Hezbollah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ribadendo l’attenzione alle difficili condizioni in cui versano i profughi palestinesi in Libano, cui è precluso l’accesso ai diritti essenziali, lavoro, sanità, istruzione, e riconfermando con forza il sostegno politico al diritto al ritorno come nodo imprescindibile nella lotta di liberazione del popolo palestinese, il Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila ha dato anche quest’anno un importante contributo di solidarietà internazionalista e di sostegno politico attivo per l’autodeterminazione dei popoli contro il colonialismo e l’imperialismo, che come ieri hanno prodotto il massacro di Sabra e Chatila, oggi continuano a produrre stragi e oppressione dei popoli.&lt;p&gt;&lt;strong&gt;ROMA – Martedì 6 OTTOBRE ALLE 17,30&lt;br /&gt; Casa della Pace via di monte testaccio 22&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/i2yA5IJjPxUCtZDxK1mksaTNdII/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/i2yA5IJjPxUCtZDxK1mksaTNdII/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/i2yA5IJjPxUCtZDxK1mksaTNdII/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/i2yA5IJjPxUCtZDxK1mksaTNdII/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 18:18:20 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Ecco come Repubblica, il giornale che "difende" la Libertà di Stampa, tratta la notizia di Ahmadinejad che, all'Onu ed al minimo sindacale, accusa Sion di "politiche inumane contro i Palestinesi"</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3420:ahmadinejad-allonu-attacca-israele-proteste-in-aula-via-le-delegazioni&amp;catid=238:se-questa-e-linformazione&amp;Itemid=490</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/onuvuota.jpg" border="0" width="302" height="200" /&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;MdV: &lt;/strong&gt;non condividiamo quasi nulla delle politiche di Ahmadinejad, figuriamoci poi quando nega l'Olocausto. Ma che i diplomatici di molti paesi si alzano e se ne vanno quando il Presidente iraniano parla - al minimo sindacale - delle politiche genocide del regime Sionista la dice lunga sullla subalternità dell'Occidente ad Israele. Il pezzo è interessante per il fatto che viene pubblicato senza alcuna critica dal quotidiano che più di tutti  sponsorizza la Manifestazione per la Libertà di Stampa del prossimo 3 Ottobre (la quale, evidentemente, è anche sinonimo di Libertà di fiancheggiamento dellle pratiche criminali di Sion volte ad annientare l'esistenza del popolo palestinese). Un motivo in più per essersi autoconvocati Sabato scorso a Piazza Navona come sinistra Libera, indipendente, alla faccia di chi aveva annullato &lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;l'evento del 19 Settembre per rispetto ai militari morti in Afghanistan:&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt; e meno male che tanti giornalisti - sui fronti di guerra - sono "embedded", incapsulati, negli eserciti di occupazione!&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il leader iraniano parla di politiche inumane dello stato ebraico e di una minoranza che domina la politica e l'economia mondiali. I rappresentanti di molti paesi, tra cui Usa e Italia, si alzano e se ne vanno&lt;br /&gt; &lt;/em&gt;Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha attaccato duramente Israele all'Onu provocando una clamorosa protesta di numerose delegazioni occidentali: diplomatici di numerosi paesi - tra questi gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, l'Italia e il Canada - hanno lasciato l'aula quando ha accusato lo Stato ebraico di &lt;em&gt;"politiche inumane contro i palestinesi" &lt;/em&gt;e ha paralto di una minoranza che domina la politica e l'economia mondiali.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La delegazione israeliana aveva deciso di boicottare in partenza il discorso del leader iraniano, ma altri diplomatici hanno voluto manifestare in modo ancora più tangibile il loro dissenso contro quelal che hanno definito la "odiosa e offensiva retorica antisemita" del leader di Teheran.  Ahmadinejad ha parlato così in un'aula semivuota che via via diventava sempre più vuota.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E' stato prodigo di critiche a tutto campo all'Occidente, affermando che non è possibile che&lt;em&gt; "una piccola minoranza"&lt;/em&gt; domini la politica, l'economia e la cultura mondiale, e ha difeso il controverso voto dello scorso giugno che lo ha riportato al potere: le elezioni in Iran sono state "gloriose e pienamente democratiche" e hanno aperto "un nuovo capitolo" per il suo Paese.  Giacca scura, senza cravatta, Ahmadinejad aveva cominciato a parlare dopo le 19 ora di New York (l'1 di oggi in Italia), in grave ritardo rispetto al programma della prima giornata di lavoro dell'Assemblea Generale per via della lunga filippica del leader libico Muammar Gheddafi, che in inizio di mattinata aveva monopolizzato il podio dell'Onu per un'ora e mezzo al posto dei 15 minuti canonici.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il presidente iraniano ha parlato a ruota libera. Ha detto che forze straniere spargono &lt;em&gt;"guerra, sangue, aggressione, terrore e intimidazione in Iraq e Afghanistan".&lt;/em&gt; Ma nel discorso all'Assemblea Generale, mentre era da poco terminata una riunione ministeriale del gruppo Cinque più Uno per le trattative sulle ambizioni atomiche del suo paese, non ha fatto menzione del dossier nucleare per cui Teheran è a rischio imminente di nuove sanzioni.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MlU43nMxj_hbjzk5N3zDx7Rt7cI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MlU43nMxj_hbjzk5N3zDx7Rt7cI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (repubblica.it)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 07:18:15 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Inno a Sua Maestà Silvio Berlusconi: L'Abruzzo si risveglia incredulo, la neve e il sole che si incontrano e la tua mano è qua [sul culo? ndr]</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3419:inno-a-berlusconi-labruzzo-si-risveglia-incredulo-la-neve-e-il-sole-che-si-incontrano-e-la-tua-mano-qua&amp;catid=43:si-salvi-chi-pu&amp;Itemid=398</link>
			<description>&lt;div&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="301" height="200"&gt;&lt;param name="width" value="301" /&gt;&lt;param name="height" value="200" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-o0ndd-jaOc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="301" height="200" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" src="http://www.youtube.com/v/-o0ndd-jaOc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' nato il Comitato per il Nobel 2010 per la Pace a Silvio. Questo l'Inno.  &lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yQV56S6WJyDR6FTqJPaM3SXSCTs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yQV56S6WJyDR6FTqJPaM3SXSCTs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yQV56S6WJyDR6FTqJPaM3SXSCTs/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yQV56S6WJyDR6FTqJPaM3SXSCTs/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Comitato per il Nobel 2010 per la Pace a Sua Maestà Silvio Berlusconi)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 22:23:34 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Sì, dai, randelliamoci! PRC Lombardia, disponibili a discutere alleanze con il PD</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3418:milano-22-set-adnkronos-qil-segretario-del-pd-martina-ha-opportunamente-affermato-che-e-tempo-di-affrontare-il-nodo-delle-prossime-regionali-con-chi-si-oppone-a-formigoni-ed-alla-giunta-di-destra-rifondazione-comunista-e-disponibile-a-verificare-s&amp;catid=43:si-salvi-chi-pu&amp;Itemid=398</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;&lt;strong&gt;Risposta di MdV a Boghetta:&lt;/strong&gt; Boghetta dice che non è cosa negativa avviare un confronto col PD parallelamente alla discussione nel Partito. Se non è negativo avviare un confronto col PD senza sapere cosa ha deciso la Segreteria, figuriamoci come sarebbe positivo astenersi dal farlo&lt;/font&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;"Il segretario del Pd Martina ha opportunamente affermato che e' tempo di affrontare il nodo delle prossime regionali con chi si oppone a Formigoni ed alla giunta di destra. Rifondazione Comunista e' disponibile a verificare se ci sono le condizioni per una coalizione. Che questo avvenga parallelamente alle discussioni interne ai singoli partiti non e' affatto una cosa negativa".&lt;/em&gt; Lo afferma &lt;strong&gt;Ugo Boghetta&lt;/strong&gt;, segretario regionale di Rifondazione Comunista in Lombardia, in vista delle elezioni regionali lombarde previste per il prossimo marzo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;"E' del tutto evidente che il confronto parte anche da posizioni distanti, a partire da come si e' fatta o non si e' fatta opposizione. Ma la fase ha caratteri anche nuovi. La crisi economica, quella ambientale e quella democratica chiedono un salto di qualita' nella proposta politica e nei comportamenti concreti. Gli stessi scricchiolii' che in questa fase si avvertono attorno a Berlusconi, possono avere effetti anche in Lombardia. I temi sono dunque due: come si risponde alla crisi in maniera strutturale e come si puo' tentare di mettere in crisi Formigoni",&lt;/em&gt; conclude Boghetta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fonte: &lt;em&gt;http://www.libero-news.it/adnkronos/view/189064&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lGZ8qdyoRYs_q-6bGr4tmGrMMw4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lGZ8qdyoRYs_q-6bGr4tmGrMMw4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lGZ8qdyoRYs_q-6bGr4tmGrMMw4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lGZ8qdyoRYs_q-6bGr4tmGrMMw4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Libero)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 17:22:25 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Deportazioni in Libia all'epoca del Sultano Berlusconi: il nuovo rapporto di Human Rights Watch</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3417:deportazioni-in-libia-allepoca-del-sultanato-berlusconi-il-nuovo-rapporto-di-human-rights-watch&amp;catid=236:migranti&amp;Itemid=443</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/pushedback.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.mercantedivenezia.org/variepdf/respingimenti.pdf"&gt;Clicca qui&lt;/a&gt; &lt;font color="#ff0000"&gt;per scaricare il rapporto in formato PDF&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L'Italia intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi, manca di valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, e li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi. È quanto afferma Human Rights Watch in un rapporto uscito oggi. Il rapporto di 92 pagine, "&lt;strong&gt;Scacciati e schiacciati: l'Italia e il respingimento di migranti e richiedenti asilo, la Libia e il maltrattamento di migranti e richiedenti asilo"&lt;/strong&gt;, esamina il trattamento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia attraverso gli occhi di coloro che sono riusciti ad andarsene e si trovano ora in Italia o a Malta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il rapporto documenta anche la pratica dell'Italia di intercettare barconi pieni di migranti in alto mare e respingerli in Libia senza le verifiche dovute.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"La realtà è che l'Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi,"&lt;/em&gt; ha detto Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati ad Human Rights Watch, e autore del rapporto. &lt;em&gt;"I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt; Le motovedette italiane rimorchiano barconi di migranti in acque internazionali senza stabilire se alcuni di essi potrebbero essere rifugiati, malati o feriti, donne incinte, minori non accompagnati, vittime di traffico o di altre forme di violenza contro le donne. Gli italiani usano la forza nel trasferire i migranti dai barconi su imbarcazioni libiche o li riportano direttamente in Libia, dove le autorità li imprigionano immediatamente. &lt;strong&gt;Alcune delle operazioni sono coordinate da Frontex, l'agenzia dell'Ue per il controllo delle frontiere esterne.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  La politica dell'Italia costituisce un'aperta violazione dell'obbligo di non commettere refoulement - il rinvio di individui con la forza verso luoghi dove la loro vita o libertà è minacciata o dove rischierebbero la tortura o un trattamento inumano o degradante.  "Scacciati e schiacciati" si basa su 91 interviste con migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia e a Malta, condotte principalmente nel maggio 2009, ed un'intervista telefonica con un migrante detenuto in Libia. Human Rights Watch ha visitato la Libia in aprile ed ha incontrato funzionari governativi, ma le autorità libiche non hanno permesso all'organizzazione di intervistare i migranti in condizioni di riservatezza.&lt;strong&gt; Le autorità, inoltre, non hanno permesso ad Human Rights Watch, nonostante le ripetute richieste, di visitare alcun centro di detenzione per migranti in Libia. &lt;/strong&gt; &lt;em&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia vìola i propri doveri legali con il rinvio sommario di migranti in Libia"&lt;/em&gt; ha detto Frelick. &lt;em&gt;"L'Ue dovrebbe esigere che l'Italia rispetti i propri doveri ponendo termine a tali rinvii verso la Libia. Altri stati membri dell'Ue dovrebbero rifiutare di prendere parte ad operazioni di Frontex che sfociano in rinvii di migranti ed abusi." &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt; "Daniel"&lt;/em&gt;, un Eritreo di 26 anni intervistato in Sicilia, ha riferito ad Human Rights Watch cosa è accaduto dopo che le autorità maltesi hanno intercettato la barca su cui viaggiava e l'hanno trainata verso un'imbarcazione libica, la quale ha riportato il suo gruppo in Libia (per leggere il racconto complete di Daniel, si prega di visitare: http://www.hrw.org/en/node/85530 ): &lt;em&gt; "Eravamo veramente stanchi e disidratati quando arrivammo in Libia. Io pensai: "Se mi picchiano, non sentirò niente." Quando arrivammo non c'erano dottori, nessun aiuto, solo polizia militare. Iniziarono a prenderci a pugni. Ci dicevano, "Credevate di andare in Italia, eh?". Ci prendevano in giro. Eravamo assetati e loro ci picchiavano con bastoni e ci tiravano calci. Per circa un'ora picchiarono tutti quelli che erano sulla barca." &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Furono portati alla prigione di Misratah in un camion affollato e privo d'aria, e malmenati nuovamente al loro arrivo: &lt;em&gt; "Ci trattarono male a Misurata. C'erano Eritrei, Etiopi, Sudanesi, ed alcuni Somali. Le stanze non erano pulite. Ci concedevano solo mezz'ora d'aria al giorno e l'unico motivo per cui ci facevano uscire era per contarci. Ci sedevamo al sole. Chiunque parlasse veniva colpito. Mi colpivano con un tubo di plastica nero"&lt;/em&gt;.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati adesso può entrare a Misurata, e alcune organizzazioni libiche vi prestano servizi umanitari. Manca tuttavia un accordo formale, e con esso una garanzia di accesso. Inoltre, la Libia non ha leggi o procedure d'asilo. Le autorità non fanno distinzioni tra rifugiati, richiedenti asilo ed altri migranti.  &lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non ci sono rifugiati in Libia,"&lt;/em&gt; ha dichiarato ad Human Rights Watch il generale di brigata Mohamed Bashir Al Shabbani, direttore dell'ufficio immigrazione al Comitato Generale del Popolo per la Pubblica Sicurezza. &lt;em&gt;"Ci sono individui che si intrufolano clandestinamente nel Paese e non possono essere descritti come rifugiati". &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha poi aggiunto che chiunque entri nel Paese senza documenti e permessi formali viene arrestato.  Nonostante tali pratiche, l'Ue, come l'Italia, vede la Libia sempre più come un partner prezioso nel controllo della migrazione. La Commissione europea, attualmente, sta negoziando un accordo di riammissione con la Libia che creerebbe un meccanismo formale di rinvio, così come un accordo cornice generale per più intensi legami. Il vicepresidente della Commissione europea, Jacques Barrot, ha espresso il desiderio di visitare Tripoli per effettuare colloqui per maggiore cooperazione in materia d'asilo e migrazione.&lt;em&gt;  "Scacciati e schiacciati"&lt;/em&gt; esorta il governo libico a migliorare le deplorevoli condizioni di detenzione in Libia e ad istituire procedure d'asilo adeguate agli standard internazionali sui rifugiati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sollecita anche il governo italiano, l'Unione europea, e Frontex, ad assicurare accesso all'asilo, anche per quanti vengono intercettati in alto mare, e di astenersi dal rinviare in Libia cittadini non libici fintantoché il trattamento di tale Paese nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, non sia pienamente conforme agli standard internazionali.  &lt;em&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La clausola sui diritti umani nel prossimo accordo quadro tra Ue e Libia, così come qualunque altro accordo da esso derivante, dovrebbe includere un riferimento esplicito ai diritti dei richiedenti asilo e dei migranti come prerequisito per qualsiasi cooperazione nei piani di controllo sulla migrazione"&lt;/em&gt;, ha detto Frelick.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti tra i peggiori abusi denunciati ad Human Rights Watch si sono verificati in seguito a tentativi non riusciti di partire dalla Libia. Uno dei migranti, &lt;em&gt;"Pastor Paul" &lt;/em&gt;(tutti i nomi sono stati modificati), un Nigeriano di 32 anni, ha raccontato ad Human Rights Watch di come le autorità libiche lo trattarono brutalmente dopo aver bloccato il suo barcone poco dopo essere partito dalla Libia il 20 ottobre 2008: &lt;em&gt; "Eravamo in una barca di legno e dei libici in uno Zodiac [gommone a motore] iniziarono a spararci. Ci dissero di tornare a riva. Continuarono a spararci finché presero il nostro motore. Una persona fu colpita a morte. Non so chi ci sparò, ma erano civili, non in uniforme. In seguito arrivò una nave della Marina libica, ci raggiunsero e iniziarono a picchiarci. Si presero i nostri soldi e telefoni cellulari. Credo che quelli del gommone Zodiac lavorassero insieme alla Marina libica. La Marina libica ci riportò indietro con la loro grande nave e ci spedirono al campo di deportazione di Bin Gashir. Quando arrivammo lì iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare."  &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Human Rights Watch non ha prove tali per fare una stima di quanti migranti che si trovano in Libia, o che cercano di entrare nell'Unione Europea attraverso l'Italia o Malta, possano riconoscersi come rifugiati. Ma il tasso di accoglimento delle domande di asilo nel 2008 è stato, per tutte le nazionalità, del 49 percento in Italia e del 52,5 percento a Malta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trapani, che ha competenza anche per Lampedusa (il punto d'entrata per la maggior parte degli arrivi di barconi dalla Libia), ha accolto, dal gennaio all'agosto del 2008, il 78 percento delle domande d'asilo. Tuttavia l'Italia, con il rinvio in Libia di chiunque intercetti in mare, senza neanche cercare di determinare se si tratti di rifugiati, sta di fatto rinviando individui a rischio di persecuzione.  &lt;em&gt;"Molti dei migranti provengono, in effetti, da Paesi con scarso rispetto per i diritti umani e, in alcuni casi, con alti livelli di violenza generalizzata", &lt;/em&gt;ha detto Frelick. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Ma al di là di coloro che hanno bisogno di protezione, tutti i migranti godono di diritti umani e dovrebbero essere trattati con dignità".&lt;/em&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Avt5fTDvz8UCbe3LIuyKfCGJsJA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Avt5fTDvz8UCbe3LIuyKfCGJsJA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Avt5fTDvz8UCbe3LIuyKfCGJsJA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/Avt5fTDvz8UCbe3LIuyKfCGJsJA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (dal web)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 17:48:19 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Il Medio Oriente e i balletti diplomatici di Obama  </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3415:il-medio-oriente-e-i-balletti-diplomatici-di-obama-&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/beirut%20-%20madri%20shatila%202.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;Il Libano avvinghiato in una crisi di governo che supera gli ottanta giorni e vede Saad Hariri al secondo tentativo di formare un esecutivo, il dialogo sulla questione palestinese bloccato dai tempi del criminale massacro di Gaza da parte di Tsahal, la situazione nel piccolo Medio Oriente vive una calma non certo foriera di buoni auspici. La diplomazia americana nella regione prosegue il cammino sul doppio binario di differenti pesi e misure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A Israele s’elargiscono inviti, ma solo a parole, a fermare l’ennesimo espansionismo delle colonie a Gerusalemme Est (e non solo nella famigerata Ma’ale Adummim) ma poi non scatta alcuna sanzione verso la strafottenza della coppia Netanyahu-Barak assolutamente sodale nel reiterare la sciagurata politica degli insediamenti. Nell’orientamento politico libanese - dove l’unica possibilità d’offrire futuro alla nazione è applicare la formula condivisa da tutti i soggetti che si sono misurati nelle elezioni di giugno: un governo d’unità nazionale con 15 ministri alla maggioranza, 10 all’opposizione, 5 a candidati prescelti dal presidente della repubblica - i veti posti dal premier incaricato su alcuni ministeri che dovevano andare all’alleato di Hezbollah (il CPL del generale Aoun) sembrano suggeriti da oltreoceano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   L’incontro odierno fra Obama, il primo ministro israeliano e un vacuo Abu Mazen, cui solo una votazione pilotata nel congresso di Fatah del luglio scorso, conferisce un ruolo di rappresentanza, non ha alcuna scaletta su cui discutere e servirà appena a immortalare i tre per una foto ricordo. I vertici di Hamas hanno preventivamente disconosciuto qualsiasi presa di posizione di Abu Mazen a nome dei palestinesi, il mandato del presidente dell’Anp è infatti scaduto nello scorso gennaio quando i gazesi morivano sotto le bombe d’Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’assise di Fatah aveva espresso volontà di rinnovamento della leadership e di perseguire entro l’anno gli irrinunciabili obiettivi dell’elezione del presidente e del rinnovo del Parlamento più il desiderio di rilanciare l’Olp o un’organizzazione simile che fosse unitariamente rappresentativa del popolo palestinese, diviso fra i territori di Cisgiordania, Gaza più Libano, Siria e Giordania dov’è ammassata la maggioranza dei profughi. Accanto alle solite esecuzioni mirate di militanti palestinesi da parte di esercito e servizi israeliani (è di qualche giorno fa l’uccisione di due resistenti) niente si muove attorno alle promesse scarcerazioni di prigionieri politici, mentre la ricostruzione di Gaza va a rilento coi finanziamenti internazionali congelati come tanti progetti da attuare.  Difficile anche le condizioni dei  numerosissimi profughi, gente abbandonata di un popolo da sessant’anni senza patria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli del Libano che sono quattrocentomila e rappresentano il 10% degli abitanti del Paese dei cedri vivono la contraddizione di non potersi aspettare il sacrosanto diritto al ritorno che nessuna agenda politica internazionale vuol prendere in esame. Né in verità essi mirano ad acquisire cittadinanza locale proprio per tenere in cuore quell’obiettivo che è politico, etnico, storico ed emotivamente personale e collettivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivono gettati in decine di campi, alcuni, come la tragicamente famosa Shatila che è sommersa dai palazzoni di Beirut, somigliano a certi nostri borghetti degli anni Sessanta: fango, sporcizia, sovraffollamento, povertà. Si vive arrangiando le giornate divisi certamente in categorie, chi fa l’artigiano, chi il mercante di banane o abiti anche alla moda ma taroccati. C’è naturalmente anche chi vive d’espedienti, la miseria è l’anticamera dell’illegalità. Si vive col sostegno delle Ong e di benefattori arabi ma i servizi, la cosa comune non li elargiscono né il governo centrale né le amministrazioni locali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un fai da te assistenziale sostenuto da un associazionismo laico come quello di Beit Aftal Assumoud che s’occupa di asili, consultori e prima assistenza medica, visto che in vari casi anche le sigle politiche palestinesi e i loro rappresentanti che fungono da direzione di ciascun campo molto discutono e poco fanno. Ma ne riparleremo.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Campofreda, 22 settembre 2009
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HPuWsxu0w7gcnFqhx6kH4bdjz2c/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HPuWsxu0w7gcnFqhx6kH4bdjz2c/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HPuWsxu0w7gcnFqhx6kH4bdjz2c/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/HPuWsxu0w7gcnFqhx6kH4bdjz2c/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 17:33:34 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Rifondazione: tra “incongruenze” e continuismi si costruiscono solo sconfitte</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3414:rifondazione-tra-incongruenze-e-continuismi-si-costruiscono-solo-sconfitte&amp;catid=192:editoriali-mdv&amp;Itemid=421</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/burlando.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;Secondo quanto riferisce igv.it (www.igv.it) Claudio Burlando, candidato PD alla Presidenza della Regione Liguria, ha incontrato una delegazione del PRC e si dice sicuro che &lt;em&gt;“l’accordo sia con Rifondazione Comunista che con l’Udc è possibile e stiamo lavorando alla costruzione di una coalizione più ampia possibile per vincere le elezioni. Ho iniziato gli incontri con le forze politiche del centro sinistra in vista delle prossime elezioni . Con Rifondazione è stato un colloquio molto positivo. Siamo d’accordo sulla necessità di aumentare le misure di protezione sociale per fronteggiare una crisi economica che colpisce soprattutto le fasce più deboli. Per Rifondazione non ci sono pregiudiziali con nessuna forza politica, Udc compresa. L’importante è mettere in chiaro il programma. In questa legislatura regionale abbiamo dimostrato di poter governare senza problemi con una coalizione ampia”&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;L’incontro è stato confermato dal Segretario Regionale del PRC Liguria - Sergio Olivieri – che in una nota parla della &lt;em&gt;“necessità che sia ulteriormente rafforzato l’impegno della Regione per le politiche occupazionali e sociali a tutela delle fasce più deboli della popolazione la cui condizione è aggravata dalla persistente crisi economica e dalle politiche del governo Berlusconi e di Confindustria. Questa esigenza, condivisa dallo stesso presidente della Regione , è la vera priorità. La centralità delle politiche sociali nel programma elettorale sarà determinante per la scelta della nostra collocazione nelle prossime elezioni regionali”&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza entrare nel merito di queste potenziali alleanze, verso le quali nutriamo una certa motivata avversione, ci sono due conti che non tornano:  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1- come coniugare tali probabili intese con le recenti dichiarazioni del Segretario del PRC, Paolo Ferrero, che a RedTv ha dichiarato - affermazioni riportate  e non smentite  pure da “Il Manifesto” dell’11 Settembre - di non voler governare con il partito di Totò Cuffaro [vicesegretario nazionale UDC, ndr]? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2- da chi ha avuto mandato il Segretario del PRC Liguria ad incontrare Burlando?   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro possiamo escludere che si tratti di una libera iniziativa della Segreteria Regionale Ligure (visto che si tratta accordi di natura strategica, vitali per un qualsiasi Partito, tali decisioni vengono sempre prese a livello centrale): tra l’altro, se ciò fosse, bisognerebbe adeguare lo Statuto e mettere al corrente i tesserati di Rifondazione che non di Partito trattasi bensì di Confederazione di Segreterie, le quali godono della più ampia autonomia nel solco di un perimetro che andrebbe definito non già nell’opposizione al Capitalismo bensì al Partito delle Libertà.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E del resto, il CPN (il Parlamentino di Rifondazione) ancora non si è espresso sulla necessità di accordi di tale genere, tantomeno ha ragionato ed approvato sulla base delle proposte fatte dalla maggioranza che sostiene Ferrero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dunque, ancora una volta, da dove deriva la legittimità di questo attivismo ligure? C’è forse qualche manovratore innominato che tira i fili e che tenta di scavalcare CPN, Direzione e Segreteria? Se sì, il Segretario non farebbe bene ad intervenire riportando tutto nell’ambito più appropriato, quello di una decisione ancora tutta da prendere? &lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il momento, aspettando lumi che come al solito non ci saranno dati, non ci rimane che trovare un senso a tutto questo cercando di tradurrlo in termini - per così dire - più terra-terra. &lt;br /&gt;Qualche giorno fa il CPN di Rifondazione ha approvato l’ingresso in Segreteria della mozione “ex-vendoliana” a Chianciano, in nome della “gestione unitaria”. L’effetto di questa mossa è stato negativo, in quanto non soltanto la gestione unitaria non è stata raggiunta (Falce&amp;Martello s’è chiamata fuori) ma la stessa rotta di Rifondazione si è spostata più a destra: mentre chi esce intendeva puntellare Chianciano, ricominciare dal basso e dalle lotte, opporsi al PD ad ogni livello, chi entra è per non considerare Chianciano un “feticcio” (il “feticcio” sarebbe la linea congressuale che, invece di essere “stella polare”, diventa una specie di plastichina da modellare a seconda del vento che soffia) e per aprire con la Federazione della Sinistra Comunista ed Anticapitalista non una stagione di blocco sociale e politico antagonista, quanto un “processo costituente” per un improbabile “partito della sinistra” (l’ennesimo mostro partorito dalle raffinatissime menti riformiste).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A ciò si aggiunga la tendenza storica di una parte di una componente significativa di Rifondazione a non mollare le cariche istituzionali (quelle amministrative sono tra le più pregiate in quanto aprono la strada a scenari di gestione e co-gestione di Consorzi, Autorità di Controllo locali, ASL, ecc..) ed il quadro è chiaro: ad un prendere tempo su giornali ed in assemblee (via dei Frentani a Luglio, ad esempio, con strombazzamenti battaglieri vari) non fa affatto il paio il riserbo militante. Anzi, a contrario, c’è un andirivieni di contatti ai più alti livelli regionali (chissà se anche a livello centrale sta succedendo la stessa cosa!), almeno nel caso della Liguria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente la lezione della base e delle bastonate elettorali non è troppo chiara: qui qualcuno sta cercando un’altra mazzata ed il compagno Ferrero dovrebbe ravvedersene prima che sia troppo tardi!
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9BYKiWrLCRLl_ohdCdbdmuIM7sc/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9BYKiWrLCRLl_ohdCdbdmuIM7sc/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9BYKiWrLCRLl_ohdCdbdmuIM7sc/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9BYKiWrLCRLl_ohdCdbdmuIM7sc/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Francesco Fumarola)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 16:46:05 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Lebanon: una vittoria immeritata per un film in cui la realtà sparisce </title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3413:lebanon-una-vittoria-immeritata-per-un-film-in-cui-la-realta-sparisce-&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/lebanonmaoz.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;È di questa settimana la notizia che verrà presentato un rapporto dell’Onu alla commissione per i Diritti umani delle Nazioni Unite per fare il punto sull’operazione “Piombo Fuso” che lo scorso anno tra dicembre e gennaio ha distrutto a Gaza ciò che rimaneva da distruggere. Il rapporto dell’Onu in pratica accusa l’esercito israeliano di aver “commesso azioni che possono essere considerate crimini di guerra e forse crimini contro l’umanità” ma al contempo condanna anche il lancio di razzi Kassam sul territorio israeliano da parte dei palestinesi, innescando un meccanismo di pericolosa equiparazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Né Israele né Hamas hanno accettato le conclusioni del rapporto. I palestinesi però hanno collaborato con i funzionari dell'Onu al contrario del governo di Tel Aviv.Le organizzazioni umanitarie che hanno contribuito alla stesura dell’indagine forniscono anche un bilancio definitivo delle vittime: 1400 palestinesi (in maggioranza donne e bambini), 3 civili israeliani uccisi e 10 soldati. Il rapporto condanna come "violazioni del diritto umanitario internazionale" i proiettili di mortaio al fosforo bianco sparati contro le installazione dell’agenzia dell'Onu incaricata dei rifugiati palestinesi e gli attacchi con armi al fosforo su due ospedali di Gaza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sproporzione numerica e il resoconto dell’operazione “Piombo fuso” come di una punizione collettiva contro la popolazione civile  biecamente pianificata parla da sé (la prova, se ci fosse ancora bisogno di prove sta nel blocco di Gaza durante e dopo il conflitto). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israele  ha naturalmente respinto con estrema durezza i rilievi delle Nazioni Unite. "Oggi è stato scritto un capitolo vergognoso nella storia del diritto internazionale e del diritto dei popoli all'autodifesa", si legge in una nota del ministero degli Esteri israeliano. Secondo il governo israeliano, che si è rifiutato di collaborare con l'indagine, "il verdetto era stato già scritto in anticipo a Ginevra" e la commissione delle Nazioni Unite "si è limitata a raccogliere testimonianze false o unilaterali contro Israele" nella sua recente missione nella regione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israele in questi giorni è però agli onori delle cronache anche per motivi apparentemente meno seri: il regista israeliano Samuel Maoz ha infatti vinto il Leone d’Oro durante l’ultimo Festival di Venezia con il suo film Lebanon, ricostruzione dei suoi ricordi di giovane soldato durante la guerra in Libano del 1982. Lebanon è nei giudici di tutti i critici un film ‘claustrofobico’ perché descrive la guerra in Libano dal ventre di un carro armato. La volontà del regista e sceneggiatore Maoz era documentare, attraverso le storie di quattro ventenni - Shmulik l’artigliere, Assi il capocarro, Hertzel il servente e Ygal il pilota - l’assoluta impreparazione dei giovani agli scenari di guerra. Il punto è che il risultato, esattamente come fu lo scorso anno per Valzer con Bashir, è una visione assolutoria nei confronti dell’esercito israeliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In breve la storia è questa: quattro ragazzi vengono spediti in un carro armato (carico di fosforo, ma il comandante Jamil con cinico umorismo yiddish si affretta a ribattezzarlo ‘fuoco ardente’) ad avanzare in un villaggio già bombardato dall’aviazione israeliana con il mandato di distruggere quello che resta e uccidere civili sospetti. I quattro ragazzi vengono però descritti come un comandante che non ha mai comandato, un artigliere che non ha mai colpito, un servente che non sa caricare bombe e un pilota che non conosce i quadranti del carro armato né la sua direzione. Impressionabili e inesperti. A guardare negli occhi il compito di uccidere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’invasione del Libano evocata dal titolo, in realtà, nel film scompare, o meglio si annusa attraverso qualche furbo e pretestuoso particolare.&lt;br /&gt;Dopo l’arrivo nel villaggio distrutto il tiratore scelto ma incapace di sparare Smhulik deve colpire un palazzo con un uomo, una donna e la loro bambina di pochi anni. Shmulik spara e attraverso il mirino del carro vede la disperazione della donna araba, ormai vedova e senza la figlia. La donna lo guarda (ma in realtà guarda il pubblico) ma viene raccolta e accudita da un altro soldato, israeliano, che la copre con un telo. Eccolo il messaggio dopo poche scene: i giovani soldati israeliani mandati in Libano non volevano la guerra, non ne conoscevano le ragioni, non avevano nemici da condannare. &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"&gt;Erano, in una parola, inconsapevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il film procede su questa falsariga: scopriamo il comandante Jamil trasformarsi da cinico e spietato a protettivo e solidale con i soldati inesperti. Assistiamo a un attacco al carro armato da parte di un siriano che viene catturato e trattato con cura. Assistiamo al giovane autista Ygal che chiede al suo comandante chi siano i loschi falangisti che hanno il compito di guidarli fuori dall’area pericolosa dopo che il mezzo è reso inutilizzabile dal colpo siriano.&lt;/p&gt;Ed ecco il secondo messaggio (esattamente come in Valter con Bashir): erano i falangisti gli esecutori crudeli delle azioni efferate compiute in Libano. Gli israeliani dovevano solo colpirli o fare  strada. Per di più i due falangisti ritratti in Lebanon sono costruiti come macchiette. Sporchi, biechi, spietati. E lo sembrano ancor di più se messi in relazione con una disperazione che il regista sceneggiatore contribuisce ad estremizzare nei quattro giovani che per terrore di uccidere urlano invocazioni alla mamma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista stilistico il film è un pugno nello stomaco. Il rumore dello spostamento del mirino, nevrotico sguardo sull’esterno dei quattro soldati, crea un effetto sonoro di rara potenza spostando l’attenzione sempre di più dall’esterno che lo spettatore si aspetta entrando in sala, alla profondità nella quale è costretto minuto dopo minuto, mano a mano che i volti arabi dei primi minuti scompaiono dietro inutili atti di pietismo, per lasciare spazio a un risvolto psicologico a senso unico che niente aggiunge ad una analisi storica necessaria di quei giorni del lontano (ma non troppo) 1982.Ed è per questo che uscendo dal cinema si ha l’impressione di solidarizzare con i quattro soldati mandati a morire in un carro armato pieno di fosforo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è per questo che il film è fuorviante. Perché il suo titolo è fuorviante. E perché è una ulteriore riprova di come si voglia tentare di confondere i ruoli delle vittime e dei carnefici. Di umanizzare chi aveva tanks contro mitra solo perché era il soldato dalla parte giusta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il produttore David SIlber in occasione della premiazione ha affermato che “ in Israele non ci sono problemi di censura  perché Israele è una democrazia” aggiungendo però che “non abbiamo ancora deciso se tradurre in israeliano ovvero sottotitolare il discorso in arabo tra un prigioniero siriano preso in custodia nel carro e un aguzzino falangista per trasmettere solo quello che potevano intendere i carristi”.&lt;br /&gt;Una delle prime scene di Lebanon inquadra una scritta in ebraico sul carro armato che significa “L’uomo è d’acciaio il carro armato è solo ferraglia” ed è la perfetta sintesi dell’opera prima di un soldato diventato regista che spaccia come film contro la guerra un film destinato a compatire i massacratori. &lt;span&gt; &lt;/span&gt;   			 		 				  		&lt;span class="article_seperator"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;fonte: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2111&amp;Itemid=9&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MJPe2lHt3ijvwpSIG9r2KAe0JKM/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MJPe2lHt3ijvwpSIG9r2KAe0JKM/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MJPe2lHt3ijvwpSIG9r2KAe0JKM/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/MJPe2lHt3ijvwpSIG9r2KAe0JKM/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Francesca Mannocchi, "radiocittaperta.it")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 09:46:36 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Guarda l'ultimo video di Lilian Blaser sul Golpe Micheletti in Honduras</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3411:guarda-lultimo-video-di-lilian-blaser-sul-golpe-micheletti-in-honduras&amp;catid=232:video&amp;Itemid=439</link>
			<description>&lt;div&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="300" height="200"&gt;&lt;param name="width" value="300" /&gt;&lt;param name="height" value="200" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/g8dsXM750pA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="200" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" src="http://www.youtube.com/v/g8dsXM750pA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Da pochi minuti la Televisione del Venezuela ha presentato un video della cineasta e documentarista Lilian Blaser, del Collettivo COTRAIN. &lt;br /&gt;Il video si basa sulla lotta di resistenza del popolo eroico dell'Honduras, sceso in stada e mobilitatosi contro il governo de facto del dittatore Micheletti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yTszsZSubxJMxYmnVVf09jkJmmo/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yTszsZSubxJMxYmnVVf09jkJmmo/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yTszsZSubxJMxYmnVVf09jkJmmo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yTszsZSubxJMxYmnVVf09jkJmmo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (aporrea.org)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 19:51:04 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>I sindacati inglesi si impegnano per un boicottaggio di massa dei prodotti israeliani. E quelli italiani?</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3406:i-sindacati-inglesi-si-impegnano-per-un-boicottaggio-di-massa-dei-prodotti-israeliani-e-quelli-italiani&amp;catid=220:asia&amp;Itemid=389</link>
			<description>17 settembre – Con una decisione storica, i sindacati britannici hanno votato l’impegno a costruire un movimento di massa per il boicottaggio, il disinvestimento e sanzioni verso Israele e per una soluzione negoziata basata sulla giustizia per i Palestinesi.     La mozione è passata al Congresso Annuale 2009 del TUC (Trade Unions Council) a Liverpool oggi 17 settembre, che riunisce i sindacati rappresentanti di 6 milioni e mezzo di lavoratori del Regno Unito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hugh Lanning, presidente della Palestine Solidarity Campaign, ha detto: ‘Questa mozione è il culmine di un’ondata di mozioni passate nelle conferenze sindacali quest’anno, a seguito dell’indignazione per la brutale guerra di Israele contro Gaza, e riflette la massiccia crescita del sostegno ai diritti palestinesi. Lavoreremo con i sindacati per sviluppare una campagna di massa per il boicottaggio dei prodotti israeliani, specialmente i prodotti agricoli provenienti dalle colonie illegali israeliane nella West Bank palestinese’.   La mozione invita inoltre il TUC General Council a premere sul governo inglese per la fine di ogni commercio di armi con Israele e per sostenere le iniziative per la sospensione dell’accordo commerciale fra Israele e l’Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I sindacati sono anche incoraggiati a disinvestire dalle aziende che traggono profitto dalla quarantennale occupazione illegale israeliana di Gaza e della West Bank.   La mozione è stata presentata dal sindacato dei Vigili del Fuoco. I più grandi sindacati di categoria inglesi, compresi Unite(pubblico impiego) e UNISON (sanità), hanno votato a favore della mozione. La mozione approvata condanna anche le dichiarazioni del sindacato israeliano Histadrut a sostegno della guerra di Israele contro Gaza, che ha ucciso 1.450 Palestinesi in tre settimane, e invita a riconsiderare le relazioni del TUC con l’Histadrut.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sindacati inglesi hanno raggiunto quelli del Sud Africa e dell’Irlanda nell’impegno per una campagna di boicottaggio di massa per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale e per fare pressione sullo Stato ebraico affinchè adempia alle Risoluzioni dell’ONU sul diritto alla giustizia ed all’uguaglianza per il popolo palestinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     info: www.boicottaisraele.it
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1QRvuNfW5b2uFZW_EeOGDMZsT1k/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1QRvuNfW5b2uFZW_EeOGDMZsT1k/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1QRvuNfW5b2uFZW_EeOGDMZsT1k/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/1QRvuNfW5b2uFZW_EeOGDMZsT1k/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (boicottaisraele.it)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 09:34:09 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Collegamento dal Libano: Sabra e Chatila 27 anni dopo</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3412:collegamento-dal-libano-sabra-e-chatila-27-anni-dopo&amp;catid=232:video&amp;Itemid=439</link>
			<description>&lt;p&gt;Cari amici della Palestina,   come ogni anno, una delegazione di attivisti organizzata dal comitato "Per non dimenticare Sabra e Chatila" si trova in Libano in visita  ai campi profughi palestinesi; la delegazione ha partecipato all'annuale commemorazione del terribile massacro avvenuto nel 1982.   Dopo una prima intervista a Maurizio Musolino, stavolta il collegamento  è con Stefania Limiti, presidente del comitato "Per non dimenticare Sabra e Chatila"&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="450" height="360"&gt;&lt;param name="width" value="450" /&gt;&lt;param name="height" value="360" /&gt;&lt;param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=3be3f2189c843a6af3fb" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="360" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" src="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=3be3f2189c843a6af3fb"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="450" height="360"&gt;&lt;param name="width" value="450" /&gt;&lt;param name="height" value="360" /&gt;&lt;param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=19a6e4b9a248c1daca18" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="360" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" src="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=19a6e4b9a248c1daca18"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eO8MgaLgieWaSnNUagyKXJnaWEs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eO8MgaLgieWaSnNUagyKXJnaWEs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eO8MgaLgieWaSnNUagyKXJnaWEs/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eO8MgaLgieWaSnNUagyKXJnaWEs/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (PDCI-TV)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 09:28:54 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Teatro: "Ritorno ad Haifa", di Ghassan Kanafani. A Roma, Giovedì 24 Settembre e Venerdì 25 Settembre</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3404:teatro-qritorno-ad-haifaq-di-ghassan-kanafani-a-roma-giovedi-24-settembre-e-venerdi-25-settembre&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/ritornoadhaifa.jpg" border="0" width="221" height="256" /&gt;&lt;br /&gt;A Roma, all’interno della XVI edizione de “Le vie dei Festival” - l’iniziativa ideata e organizzata dall’Associazione Culturale Cadmo, con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma Giovedì 24 alle ore 21 e Venerdì 25 settembre alle ore 22 presso il Teatro India (sala B) Narramondo, presenta lo spettacolo &lt;strong&gt;Ritorno a Haifa&lt;/strong&gt; di Ghassan Kanafani, con Carlo Orlando (anche regista) e Eva Cambiale, gli elementi scenici dell’artista Balthasar Brennenstuhl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo spettacolo, tratto dall’omonimo romanzo di Ghassan Kananfani, riconosciuto tra i più grandi intellettuali arabi del nostro secolo, racconta del dramma di una coppia di coniugi che dopo vent’anni tornano nella loro casa di Haifa, abbandonata nel ‘48 durante i bombardamenti Anglo-Israeliani per cercare il figlio, abbandonato durante la repentina e tragica fuga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La compagnia è nata a Genova nel luglio 2001 per volontà di un gruppo di attori diplomati al Teatro Stabile di quella città che hanno partecipato alle manifestazioni di quei giorni. Da allora narramondo ha seguito percorsi di ricerca in varie direzioni con il fine di portare al pubblico, - in teatro e altrove - la voce “irricevibile” di popoli oppressi, sotto occupazione, di gente “fuori margine”: portare in scena le ferite del tempo presente, indagare il senso tragico nel mondo contemporaneo.  La scelta di questo testo parte dalla volontà, come spiega il regista Carlo Orlando “di ristabilire una verità politica e umana: schierarsi al fianco di Kanafani, alle legittime rivendicazioni del suo popolo, al diritto dei profughi palestinesi a ritornare nella loro terra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stile è quello di una narrazione, semplice e diretta, mai compiaciuta, che si abbandona al flusso poetico della prosa dell’autore e che, con il procedere della storia, si trasforma, e trasforma lo spettacolo, in “teatro di situazione” senza quarta parete in cui gli attori sono chiamati non a interpretare naturalisticamente la scena, ma a sostenerla con una recitazione “epica”.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli artisti Narramondo coinvolti hanno testimoniato la loro solidarietà alla causa palestinese, anche attraverso viaggi in Palestina e nei territori occupati, visitando e portando aiuto in diversi campi profughi.        Info: www.narramondo.it (anche programma dell’intera iniziativa) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Foto e locandina ad alta risoluzione: http://www.narramondo.it/materiali/ritorno_a_haifa/    &lt;br /&gt;Organizzazione Narramondo: Lisa Raffaghello  fax 0143/468014  cell 333 6132594&lt;br /&gt;  e.mail: lisaraffaghello@gmail.com &lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;    Ritorno a Haifa , di Ghassan Kanafani&lt;br /&gt; Traduzione Isabella Camera d’Afflitto, con Eva Cambiale e Carlo Orlando&lt;br /&gt;  Regia Carlo Orlando &lt;br /&gt;Assistente alla regia Luigi Albert  &lt;br /&gt;Consulenza registica per messa in scena e training attori Andrea Lanza&lt;br /&gt;  Elementi scenici Balthasar Brennenstuhl  &lt;br /&gt;Organizzazione Lisa Raffaghello  &lt;br /&gt;Produzione Narramondo Teatro        &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA STORIA  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per la prima volta nella letteratura araba uno scrittore palestinese ci parla di due diaspore: quella palestinese e quella ebraica, accomunate da un unico tragico destino.  Said, palestinese di Haifa, torna con la moglie, dopo vent'anni di esilio, nella sua città natale per rivedere fugacemente i luoghi amati e la sua casa, ora abitata da una famiglia di ebrei polacchi scampati ad Auschwitz, e per cercare il figlio, abbandonato durante la repentina e tragica fuga. Con grande umanità e forza emotiva, Ghassan Kanafani ci accompagna in questo viaggio nel presente e nel passato, dove riaffiorano da entrambe le parti il disagio e la tristezza della situazione, in un groviglio di sentimenti e passioni umane.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;NOTE DI REGIA&lt;/strong&gt;  &lt;br /&gt;Ghassan Kanafani è considerato uno dei più grandi esponenti della letteratura araba contemporanea. Assassinato dai servizi segreti israeliani insieme alla nipote nel 1972 a Beirut, ha sempre affiancato la sua attività artistica e letteraria alla militanza politica. Fu il primo a parlare di “letteratura della resistenza” e il suo nome è quello che più di tutti viene associato alla causa palestinese ed è diventato un simbolo per le successive generazioni di Arabi.  Portare in scena “Ritorno a Haifa” significa per noi molte cose. Indubbiamente, significa testimoniare la nostra solidarietà alla causa palestinese, allestito nell’anno in cui ricorre il triste anniversario della Nakba, e la politica e la cultura “ufficiale”, così impegnati a celebrare incodizionatamente la nascita dello stato di Israele, sembrano essersi dimenticati non solo la sofferenza del popolo Palestinese, ma persino la sua stessa esistenza. Ristabilire quindi una verità politica e umana: schierarsi al fianco di Kanafani, alle legittime rivendicazioni del suo popolo, al diritto dei profughi palestinesi a ritornare nella loro terra.  Ancora una volta lo stile è quello della narrazione, una narrazione semplice e diretta, mai compiaciuta, che si abbandona al flusso poetico della prosa di Kanafani e che, con il procedere della storia, si trasforma, e trasforma lo spettacolo, in “teatro di situazione” senza quarta parete in cui gli attori sono chiamati non a interpretare naturalisticamente la scena, ma a sostenerla con una recitazione “epica”.           &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        &lt;strong&gt;L’AUTORE  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ghassan Kanafani è considerato uno dei grandi esponenti della letteratura araba. Ha sempre affiancato la sua attività di romanziere e saggista alla militanza politica. È stato assassinato, insieme alla nipote, in un attentato terroristico attribuito ai servizi segreti israeliani nel 1972, a Beirut. Ancora oggi, sui muri delle città palestinesi, capeggiano manifesti che lo ricordano .  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;GLI ATTORI &lt;/strong&gt;    &lt;br /&gt;Eva Cambiale, nata a Roma il 04/09/1978, si è diplomata alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova nel 2003 e ha frequentato diversi seminari a Marsiglia. Ha lavorato per Il Teatro Stabile di Genova con Massimo Mesciulam, Anna Laura Messeri, Andrea Battistini, Marco Sciaccaluga (viene nominata nominata come migliore attrice emergente per il premio ETI Gli Olimpici del Teatro 2003). Nel 2004 con Alberto Giusta, e Riccardo Bellandi e inizia la sua collaborazione con il Gloriabbabbi Teatro in Zenit e Il riscatto scritti e diretti da Giampiero Rappa e Riccardo III di W. Shakespeare diretto da Filippo Dini. Ha lavorato inoltre con  Valerio Binasco, Nightingale &amp; Chase di Zinnie Harris. Con Narramondo è protagonista in Cry baby di G.Salierno regia di Carlo Orlando segnalato alla seconda edizione del premio tuttoteatro.com Dante Cappelletti. Nel 2007 è in Genova 01 scritto e diretto da Fausto Paravidino (produzione Fandango- Fondazione Teatro Due). Nel 2008 e 2009 interpreta Vittoria nelle Trilogia della villeggiatura di C. Goldoni regia Toni Servillo prodotta da Teatri Uniti e Piccolo Teatro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Carlo Orlando, nato a Novi Ligure (AL) il 17/11/1978, è tra i soci fondatori e ora direttore artistico narramondo. Frequenta la scuola di recitazione dello Stabile di Genova. Lavora con diversi teatri: Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile di Bolzano, e con diversi registi tra cui Valerio Binasco (Il Gabbiano, 2002), Fausto Paravidino (Natura morta in un fosso, 2003), Giampiero Rappa (Gabriele, dal 2002), Filippo Dini (Take me away e Riccardo III attore e assistente alla regia). Per La radio Messaggi di Fausto Paravidino. Per il cinema con Cristina Comencini in Carlo Giuliani Ragazzo, ha scritto e interpretato, insieme a Fausto Paravidino e Iris Fusetti Texas, regia di F. Paravidino Fandango 2005, presentato nella sez. Orizzonti alla 62° ed. della mostra del cinema di Venezia. Come autore teatrale debutta allo stabile di Genova con Di eroi, di spie e altri fantasmi (stagione 05/06). Con Narramondo è anche Quattro ore a Chatila di J. Genet e alla sua prima regia in Cry baby di Giulio Salierno con Eva Cambiale segnalato al premio tuttoteatro.com D. Cappelletti 05, nel 2007 cura la regia, la traduzione ed è interprete in Antigone di Sofocle ed è direttore artistico della II edizione della Rassegna di Teatro Epico 07 di Rocca Grimalda (AL) curata da narramondo.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;LA COMPAGNIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  	  Narramondo e la Palestina  Altri spettacoli:  La tana della iena, dall’omonimo romanzo di  Hassan Itab (dal 2001) con Carlo Orlando  Ingannati con Nicola Pannelli (dal 2006, nuova versione 2007, al 2008)  Sabra e Chatila da Quattro ore a Chatila di J. Genet e da Inchiesta su un massacro di A. Kapeliouk con Nicola Pannelli e Carlo Orlando voce off Eva Cambiale (2002-2003)  Ritorno a Haifa da G.  Kanafani con Francesco Feola (2001-2002)      Checkpoint di Kalandia e muro 2005 (foto di Eva Cambiale)     L’Associazione Narramondo, nata a Genova nel luglio del 2001, nasce dall’esigenza e dall’urgenza di portare in scena le ferite del tempo presente. Ferite che fanno male, ma che vengono rimosse, ignorate o che si ha paura di affrontare. Lo facciamo prima con lo studio e la ricerca attraverso laboratori e seminari con attori professionisti, poi con gli spettacoli. Diamo testimonianza di persone e di popoli che non riescono a farsi sentire: è un percorso umano e storico il nostro ed anche artistico. Raccontiamo il presente nelle sue manifestazioni tragiche. Ed è proprio nel recupero del tragico che ritroviamo lo spazio teatrale più fertile artisticamente e più utile socialmente: l'essenzialità e la bellezza, l'oppressione e la rivolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     &lt;strong&gt;DICIAMO DI NOI&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt; Estratto dal programma della rassegna in cui è stato presentato lo spettacolo in Anteprima (Rassegna Teatro epico Rocca Grimalda AL - luglio ‘08)     Raccontare a teatro significa anche superare dei limiti, non solo stilistici, ma culturarli e politici oltreché necessariamente geografici, significa approdare in terre piu’ o meno volutamente oscuarate sulle mappe dei nostri riferimenti abituali – televisione, giornali e tribune - più o meno intenzionalmente emarginate dai nostri brevi orizzonti visivi.     Così eccoci qua. La scelta di Ghassan Kanafani risponde ad una passione di lungo periodo. Le sue storie, il suo stile, nonché la sua militanza politica, rappresentano una testimonianza profonda e inconfutabile di una cultura, quella palestinese, che ha radici profonde, richezza e originalità indiscutibili.  “Uomini sotto il sole” e “Ritorno ad Haifa” non sono soltanto capolavori riconosciuti della letteratura araba, sono anche le chiavi d’accesso a luoghi di asperità e di dolcezza,  dove vive la propria e attualissima tragedia un popolo intero.  Per chi vuole entrare in una materia viva, fatta di strappi violenti e lacerazioni insanabili, per chi vuole conoscere quell ’umanità che ha subito quegli strappi e che respira e si muove e che continua a lottare con quelle lacerazioni,  c’è lui, Kanafani.  Chi vuole centrare il cuore pulsante, poetico e tragico, della questione palestinese deve mirare a Ghassan Kanafani. Non è un caso che lo stesso sia stato fatto in modo tutt’ altro che metaforico dai servizi segreti israeliani quando lo hanno voluto togliere di mezzo – insieme con la nipotina – in un attentato.     “Ingannati”, tratto da “Uomini sotto il sole”, ha già fatto un po’ di strada e arriva a Teatro Epico dopo aver ricevuto un ottimo riconoscimento di critica e pubblico, “Ritorno ad Haifa” debutta invece in anteprima nazionale anche se è da tempo che ci stava mandando richiami.     Nei suoi sette anni di "invecchiamento", Narramondo ha scelto la narrazione come casa e veicolo. Ha voluto portare in scena le ferite del tempo presente e lo ha fatto con nuova drammaturgia, con letteratura contemporanea, ha parlato e parla di  guerra, di occupazioni militari, di libertà e resistenza. Ha poi voluto riscoprire con la messa in scena di Antigone le radici della tragedia e riscoprendola parlare del mondo contemporaneo. Ci sono sempre piaciuti i ribelli, coloro che lottano e resistono. Ci piacciono ancora e per questo continuiamo la nostra battaglia usando parole come pugnali. Senza perdere la tenerezza. Nè l’ironia.     Direttore Artistico Nicola Pannelli &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   &lt;strong&gt;DICONO DI NOI&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;estratto da HYSTRIO n. 4.2006 Trimestrale di teatro e spettacolo “La Storia scomoda di Narramondo”     Luglio 2001, Genova. I fatti di quei giorni hanno sconvolto le coscienze di una moltitudine di persone (….) Come reazione a quanto stava accadendo, alcuni giovani attori sentono la necessità di unirsi in gruppo per lavorare sulla memoria di un passato ancora troppo recente per essere scritto sui libri di storia o semplicemente troppo scomodo per trovarvi posto. Dal sangue che scorre a Genova nasce Narramondo Teatro, una risposta pacifica e durissima alle incursioni alla scuola Diaz e agli illeciti commessi nella caserma di Bolzaneto, abusi che hanno gettato ombre inquietanti su una categoria di lavoratori al servizio dello Stato. Seppure non tutti genovesi di nascita, gli artisti, che danno vita a Narramondo, a Genova hanno legato le proprie esistenze (alcuni di loro sono appena usciti dalla scuola di recitazione dello Stabile, mentre altri si diplomeranno negli anni a venire) (…..) Un avvio quello di Narramondo, che delinea un piano di lavoro preciso, coerente e originale, tanto da farsi nucleo di aggregazione dalla cangiante morfologia. In cinque anni la compagnia prende la forma di un organismo complesso, capace di generare al suo interno compagini attoriali che operano autonomamente mantenendo sempre alte – e rinnovandole – le istanze originarie. Un teatro di grosso impegno civile e politico, che scava con i suoi attuali quindici componenti all’interno di tematiche sociali scomode, spesso oggetto di rimozioni collettive o presenti nel nostro quotidiano in maniera invasiva perché ancora irrisolte. (….) di Mariateresa Surianello  (pag 60) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Altri estratti stampa al sito www.narramondo.it     &lt;br /&gt;CONTATTI     ASSOCIAZIONE CULTURALE NARRAMONDO  PRODUZIONI TEATRALI  Viale dei Mille, 127 - 50131 Firenze  &lt;br /&gt;Codice Fiscale: 90019890483 / P.I. 05364460484 &lt;br /&gt;http://www.narramondo.it &lt;br /&gt;e-mail: info@narramondo.it  &lt;br /&gt;Organizzazione: Lisa Raffaghello  &lt;br /&gt;Cell 333 6132594 - Fax 0143 468014  e-mail: lisaraffaghello@gmail.com
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (narramondo.it)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:54:14 +0000</pubDate>
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			<title>Per il rilancio di Comunisti Uniti: seconda riunione nazionale</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3403:per-il-rilancio-di-comunisti-uniti-seconda-riunione-nazionale&amp;catid=197:comunisti-uniti&amp;Itemid=392</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/comunisti-uniti2.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;L’esito negativo della lista unitaria alle ultime elezioni europee è stato accompagnato da un esito disastroso alle amministrative. Pur evitando le generalizzazioni, tuttavia, va rilevato come i pessimi risultati alle amministrative siano ancor più drammatici laddove PRC e PdCI si sono presentati in alleanza con il PD.  Confermando la strada della subalternità al Centrosinistra, PRC e PdCI hanno rinunciato a fornire alle classi lavoratrici un’alternativa netta e credibile. &lt;br /&gt;Hanno rinunciato cioè ad opporsi con coerenza a quelle politiche neo-moderate e liberiste di governo locale (esternalizzazioni, privatizzazioni dei servizi pubblici locali, costituzioni di SPA con conseguenti aumenti tariffari…), spesso colluse col malaffare, che sono oggi condivise da entrambi i poli dello spettro politico nazionale e il cui fiancheggiamento è incompatibile con la pretesa di rappresentare il conflitto politico-sociale. Come era prevedibile, questa scelta ha reso indistinguibile la voce dei comunisti, già di per sé oggetto di una sistematica cancellazione da parte del circuito industriale dei media, ed è stata punita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Riteniamo che in questo contesto politico, che non è di facile analisi perché è legato ad una crisi profonda e di lunga durata sia dei due partiti comunisti che più in generale del movimento comunista nel nostro Paese, trovi conferma la necessità di rilanciare in tempi ragionevoli il percorso nazionale dei Comunisti Uniti. La necessità, cioè, di costruire una piattaforma trasversale che possa essere condivisa da chi milita nel PRC o nel PdCI come da chi è oggi fuori da appartenenze di partito. Una piattaforma che non si presenta come l’ennesima organizzazione separata, né pretende di prefigurare qualcosa che non c’è, ma che, a partire dalla ricostruzione di un minimo di cultura politica condivisa e da alcuni punti fermi di linea politica e di intervento sindacale, tenga ferma l’esigenza dell’unità e dell’autonomia dei comunisti. Il percorso dell’unità dei comunisti, in questa fase, è stato perseguito in maniera non sempre coerente e lineare dai diversi attori in gioco. Inoltre, esso aveva assunto in corso d’opera, dopo la grande spinta iniziale dell’appello del 17 aprile 2008, forme di per sé limitate e parziali: si era rivolto &lt;em&gt;de facto&lt;/em&gt; solo ai due partiti maggiori, marginalizzando molti compagni fuori dai partiti, e non era riuscito a trovare il giusto equilibrio tra l’inevitabile direzione dall’alto e quella spinta dal basso che sembrava poter coinvolgere e rimotivare molti militanti. Se la “Federazione della sinistra di alternativa” fosse sostanzialmente un tavolo per l’unità di azione, aperto a tutti i soggetti politici e sociali, per costruire una piattaforma anticapitalistica di resistenza contro la crisi e contro Confindustria, nonché di lotta contro le politiche del governo Berlusconi di attacco ai diritti delle classi subalterne, è evidente che i comunisti non potrebbero essere pregiudizialmente contrari. I segnali in tal senso non sono però incoraggianti e l’ingresso degli ex-vendoliani segreteria nazionale del PRC, con il rovesciamento della maggioranza che da Chianciano ad oggi aveva sorretto Ferrero, allude ad una direzione ben diversa. Per essere credibile, una piattaforma anticapitalistica coerente dovrebbe innanzitutto essere stabilmente alternativa e antagonista sia al modello neoliberista temperato del PD che a quello reazionario e “di comando” del PdL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;strong&gt;Se l’unità comunista non è di per sé garanzia di autonomia, la rinuncia all’unità comunista in nome di un fronte generico di sinistra unita, a sua volta propenso a costruire un più vasto “fronte di liberazione nazionale” contro il berlusconismo, è tuttavia certezza di subalternità. Un ritorno all’unità senza contenuti – l’unico schema di gioco reiterato a sinistra negli ultimi 20 anni - è infatti una tentazione ed una scorciatoia pericolosa, foriera di una stabilizzazione della crisi in chiave moderata e neo-governista e di un suo contenimento sul piano del conflitto sociale.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Il fatto è che, come se non fossero sufficienti le difficoltà oggettive dovute alla sconfitta di sistema e ai nuovi rapporti di forza, la “connessione sentimentale” dei comunisti con il proprio referente di classe è stata gravemente compromessa e da lì bisogna dunque ricominciare. Qualsiasi altra strada, dettata dalla debolezza o dalla volontà di mera sopravvivenza, porterebbe al suo contrario: la marginalità perpetua o l’estinzione di quelle stesse organizzazioni politiche che tentano oggi disperatamente e in maniera scomposta di tenersi a galla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il PCI-PDS-DS e la CGIL si sono trovati a gestire lo smantellamento del &lt;em&gt;Welfare&lt;/em&gt;, in un’ottica di riduzione del danno prima e di sempre maggior condivisione poi, proprio nel momento in cui avveniva la sconfitta storica delle loro classi sociali di riferimento. E’ un fatto, però, che per queste formazioni politiche di centro-sinistra - per le quali oggi anche il nome di socialdemocrazia è inadeguato - un ruolo centrale dentro questo sistema è ancora possibile solo nella dimensione di un loro ulteriore spostamento “a destra”. E’ una cosa che il PD nel nostro paese ha già compreso e iniziato a perseguire da tempo, attraverso una fusione strategica che attorno al nocciolo degli ex-DS (che oltretutto tendono a “tenere a briglia” anche la CGIL, nella riproposizione infinita della &lt;em&gt;concertazione a perdere&lt;/em&gt; come altra faccia del &lt;em&gt;governismo&lt;/em&gt;) ha raccolto dai cattolici moderati ai liberaldemocratici fino agli ultras-teodem. In questo senso, l’esito dell’imminente congresso del PD ha una rilevanza soltanto parziale. Bersani si prepara pertanto a riproporre lo schema dell’Unione di Prodi, portando i comunisti su un terreno politico che nel frattempo si è spostato ancora più a destra e nel quale l’UDC dovrebbe svolgere il ruolo dell’ex Margherita.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si capisce che in questo momento di esplosione delle paure della crisi e in assenza di ogni alternativa credibile il clima favorevole al berlusconismo si diffonda in profondità negli stessi strati popolari. Ma non è solo l’elemento plebiscitario e personalistico del sovversivismo delle classi dirigenti a rafforzarsi, favorito dal controllo monopolistico del sistema industriale dei media: è in atto una reazione montante che va molto al di là del berlusconismo stesso e dell’Italia (basta leggere i dati in tutta la UE). Una reazione che ha a che fare con la crisi dei sistemi di &lt;em&gt;Welfare&lt;/em&gt; e con fenomeni strutturali epocali come le grandi migrazioni di forza-lavoro (strettamente connesse, a loro volta, con il rilancio del neocolonialismo economico e militare) e che nel nostro paese è stata favorita proprio dalle fallimentari politiche dei governi Prodi-D’Alema-Prodi. PRC e PdCI sono stati riconosciuti dalle masse come &lt;em&gt;collusi&lt;/em&gt; e, paradossalmente, quasi come i principali &lt;em&gt;responsabili&lt;/em&gt; del disagio sociale. E lo sono stati probabilmente proprio perché, al fine di ricavarsi un ruolo in coalizioni necessariamente antipopolari e il cui compito era quello di ammorbidire “da sinistra” lo smantellamento del &lt;em&gt;Welfare&lt;/em&gt;, si sono dovuti presentare come la “clausola di salvaguardia” per i lavoratori ed i giovani precari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;strong&gt;E’ anche per questi motivi, al di là del contesto generale legato ai rapporti di forza e alle trasformazioni strutturali, che ci troviamo in un contesto di estrema debolezza e di scarsissima credibilità elettorale ma soprattutto sociale dei comunisti (e non ci riferiamo ai soli due partiti maggiori). E questo accade proprio nel momento in cui la maggiore forza della crisi conferma molte delle analisi sugli esiti della flessibilizzazione del lavoro e sul venir meno dell’intervento statale condotte negli anni precedenti e stimola le condizioni per lotte e mobilitazioni resistenziali sparse un po’ ovunque.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi favorisce oggi proprio l’egemonia reazionaria e alimenta una vera e propria “vandea” padronale su temi come i licenziamenti, le ristrutturazioni aziendali, l’attacco al salario, allo sciopero, ai diritti, ecc. Con una crisi produttiva che sta diventando sempre più aggressiva e che moltiplica tensioni sociali prive di sbocchi costruttivi, con i comunisti ridotti a un ruolo testimoniale e impantanati nel loro moderatismo e nella loro subalternità (e ci sarebbe qui molto da discutere su come la crisi della democrazia moderna si sia riversata dentro gli stessi partiti, alterando profondamente i processi di controllo, selezione e ricambio dei gruppi dirigenti), il rischio è che, per parafrasare Gramsci, ci troveremo presto di fronte a una situazione in cui &lt;em&gt;il vecchio mondo è scomparso ma del nuovo... nemmeno l’ombra! &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per non ripetere gli errori del passato bisognerebbe invece approfittare della difficoltosa e contraddittoria ripresa di un minimo di opposizione e di lotta sociale contro le politiche reazionarie di Berlusconi e di Confindustria per provare a costruire una piattaforma anticapitalista che sappia rappresentare in maniera sufficientemente stabile, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi lavoratrici, riconnettendo il ruolo di “utilità” dei comunisti alla difesa di quegli stessi interessi. Organizzando gli spezzoni disponibili attorno a questa idea, sarebbe più facile attraversare tutte le confuse e altalenanti proposte ricompositive oggi in campo senza essere subalterni a nessuna di esse. Le occasioni ci sono già state nell’autunno scorso e si stanno già ripresentando ora, visto che gli effetti della crisi previsti, lungi dal rientrare come vorrebbe la retorica di regime, sono devastanti in termini di licenziamenti di massa, precarietà e cassa integrazione. Attorno alla difesa questi interessi di classe, più che a nuovi poli elettorali di sinistra, bisognerebbe promuovere un &lt;em&gt;vasto movimento anticapitalista&lt;/em&gt;, aprendo anche alla propria sinistra (diaspora comunista, movimenti, sindacalismo conflittuale e di classe) l’unità d’azione nelle battaglie politiche e sociali.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Non è certo riproponendo una “santa alleanza contro gli sbarramenti” alla propria destra, con fuoriusciti da PRC e da PdCI, verdi, socialisti e i vari satelliti del PD che si esce da questo pantano. Questo è semmai esattamente il punto da cui ci siamo entrati.&lt;/strong&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al centro del nostro dibattito deve tornare la questione sindacale, questione che negli ultimi anni i comunisti hanno affrontato in maniera parziale, perdendo ogni insediamento sociale ed ogni prospettiva di radicamento reale nella classe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema del coordinamento e dell’azione dei comunisti nei diversi sindacati, dell’analisi della composizione di classe, della battaglia contro la concertazione sindacale, sono temi che non possono passare in secondo piano e che devono essere affrontati sia da un punto di vista teorico che organizzativo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La riunificazione dei comunisti e la riconquista della loro internità nella classe – di una classe, ovviamente, che è oggi molto più complessa e articolata che in passato -, o è collegata alla ripresa del conflitto sociale o non è. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; O si basa su un programma minimo di classe, su un’indipendenza ideologico-culturale e su una soggettività comunista che riconnetta, anche a livello di sentimento di massa, le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo, oppure verrà spazzata via dalla ripetizione autistica degli errori di un passato in cui il ruolo subalterno dei comunisti è stato fin troppo palese (nel loro governiamo, che li ha portati persino ad appoggiare le “guerre umanitarie”, ma già prima – pensiamo al bertinottismo - nell’autolesionistica liquidazione del patrimonio storico del movimento comunista).     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono questi i problemi che ci spingono a cercare un rilancio, in piena autonomia, del progetto unitario dei COMUNISTI UNITI. Vogliamo stimolare una discussione pubblica e dar vita ad un’azione che si svolga “dentro e fuori” le attuali aree e partiti esistenti, senza andare contro nessuno ma anche senza settarismi ed opportunismi, per riaffermare il percorso dell’unità comunista e per riportare nel cuore di questo percorso il tema della centralità del conflitto rispetto alla sua mera (e in questo momento persino presunta) rappresentazione istituzionale. Abbiamo bisogno della condivisione di un documento di fase aggiornato e di strutturare un dibattito politico e teorico che riconosca il contributo delle diverse aree politiche, ma che si mantenga in autonomia dalle loro strategie più immediate, per dare più forza e motivazione a quei compagni e a quelle compagne che, pur volendo mantenere le loro differenti collocazioni di area o di partito, si riconoscono in questa necessità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Proponiamo pertanto una ripresa del dibattito dai punti di convergenza raggiunti nella riunione nazionale di febbraio e accantonati nel periodo elettorale su poche ma chiare basi: unità dei comunisti ovunque collocati, alternatività al PD (dalemiano o meno), centralità dell’analisi e dell’azione nel conflitto di classe e nei movimenti, ruolo di strutture territoriali unitarie e non di “stock options” di questo o quel gruppo dirigente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     I primi immediati obiettivi di questa riunione nazionale potrebbero essere: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    1.         Un aggiornamento dell’appello del 17 aprile 2008, con un breve testo condiviso sulla fase attuale alla luce delle questioni oggi sul piatto: crisi e attacco padronale, egemonia reazionaria e berlusconismo, autonomia dei comunisti e rottura con il governismo (sia nazionale che locale), proposte politiche in campo (federazione della sinistra e unità dei comunisti), ruolo di CU e dei comitati locali come “case comuni” dentro questo contesto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2.         Preparazione della “conferenza nazionale dei lavoratori comunisti” approvata alla riunione nazionale di CU del febbraio scorso, con l’obiettivo di sviluppare un ragionamento su: composizione di classe e questione sindacale oggi, mappatura presenza dei comunisti in settori produttivi e componenti sindacali, forme di coordinamento e iniziativa sindacale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  3.         Proposte di costruzione di una rete di collaborazioni editoriali e iniziative di pubblicazione comuni, al fine anche di fornire strumenti di divulgazione efficaci e elementi per la formazione dei quadri attuali e futuri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     La convocazione per la riunione nazionale è:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;strong&gt;DOMENICA 27 SETTEMBRE ALLE ORE 9.30  PRESSO IL DOPO LAVORO FERROVIARIO “A. PETTINELLI”   &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sottovia Cappellini della Stazione Termini di Roma  (scendere la scala in fondo al binario 23)    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Azzarà e Andrea Fioretti, garanti coord. naz. Comunisti Uniti
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/T5TaAhn7iPMwe2lSb13C3OisdhE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/T5TaAhn7iPMwe2lSb13C3OisdhE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org ( Stefano Azzarà e Andrea Fioretti, garanti coord. naz. Comunisti Uniti)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 17:32:46 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Lega Nord: cosa è e come combatterla</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3402:lega-nord-cosa-e-e-come-combatterla&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>La capacità della Lega Nord di catturare il voto operaio, fin dentro le roccaforti della sinistra, è in crescita. Se vogliamo riconquistare posizioni al Nord, dobbiamo capire che cosa è la Lega. Quello di Bossi è un partito di stampo fascista, ma con molti aspetti nuovi e diversi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come il fascismo, la Lega mira alla sovversione dell'ordinamento costituzionale, mediante la mobilitazione reazionaria di massa inserita entro un blocco interclassista dominato dall'impresa. Come il fascismo degli inizi, è rappresentante della piccolissima, piccola e media impresa, ma fa il gioco anche del grande capitale finanziario. Tuttavia, mentre il fascismo propugnava il nazionalismo ed il centralismo la Lega poggia, oltre che sulla xenofobia, su regionalismo e localismo. La Lega è figlia delle peculiarità e degli squilibri storici della struttura socio-economica italiana, che presenta una quota maggiore che negli altri Paesi avanzati di piccole e piccolissime aziende. Questo settore, alimentato dalle ristrutturazioni e dalle esternalizzazioni della grande impresa, ha potuto prosperare soltanto grazie al lavoro nero (specie immigrato), ai bassi salari e soprattutto all'evasione fiscale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, però, la piccola impresa è incapace di reggere alla nuova concorrenza internazionale perché ha poche risorse per innovare, mentre la grande impresa gli scarica addosso la crisi, e le grandi banche gli riducono il credito. In questo quadro e dinanzi alla mancanza di soluzioni collettive, la classe operaia delle piccole e medie imprese (ma sempre più anche delle grandi) sviluppa una "spontanea" solidarietà con la propria azienda, rifugiandosi nell'unico ambito che apparentemente rimane, il territorio locale, dove è cooptata nel "blocco sociale dei produttori" leghista. Collanti del blocco leghista sono xenofobia e tasse, che, però, se osservati con attenzione, sono deboli e contraddittori. Gli immigrati, ricattabili e a prezzi stracciati, fanno troppo comodo alla piccola e media impresa per respingerli veramente, ed infatti Maroni ha assicurato che da un eventuale blocco biennale dell'immigrazione (richiesto da parlamentari della Lega) sono da escludere gli stagionali necessari al turismo e all'agricoltura. Ma il principale collante usato dalla Lega è quello delle tasse, che si combina con l'attacco al grande nemico, lo Stato centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui la Lega coglie un nodo importante, l'insostenibile pressione fiscale che si esercita sui lavoratori dipendenti e sulla gran parte delle partite iva, spesso lavoratori dipendenti mascherati e precari. Tuttavia, anche qui l'ipocrisia della Lega è evidente. La compresenza di una eccessiva pressione fiscale e di un alto debito pubblico è dovuta a due ragioni: l'evasione fiscale delle imprese, che ammonta al 7% del Pil nazionale (recuperata annullerebbe il deficit statale e ne avanzerebbe per migliorare il welfare) e i finanziamenti all'impresa grande e piccola, comprese le "socializzazioni delle perdite". La Lega, invece, attribuisce alla gestione centrale statale della fiscalità e della spesa la responsabilità e su questo assunto ha fatto approvare il federalismo fiscale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La capacità regionale di imporre tasse avrà, invece, effetti esattamente opposti a quelli sperati da molti. In primo luogo, come già dimostrato dalla regionalizzazione della sanità, la spesa tenderà ad aumentare, sospinta dalle richieste assistenzialiste delle imprese e dalla proliferazione del ceto politico locale, con la conseguenza che la pressione fiscale, certo a carico non degli evasori ma sempre dei lavoratori dipendenti, aumenterà. In secondo luogo, non solo si andrà incontro all'approfondimento degli squilibri e della divisione tra Nord e Sud, ma si cadrà nell'errore di affrontare la crisi e lo sviluppo su un piano solo locale e quindi troppo ristretto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lega è una forza disgregatrice e, al tempo stesso, conservatrice e regressiva, inadeguata alla fase storica di mondializzazione e crisi. Essa mira a mantenere una struttura delle imprese inefficiente e l'anarchia del mercato capitalistico nella sua forma più pura in un periodo storico in cui appare evidente la necessità di un rinnovato ruolo dello stato e soprattutto di politiche industriali nazionali. Far saltare i collanti del blocco leghista, dunque, vuol dire svelarne la contraddittorietà e la dannosità e rovesciarne in senso classista le tematiche, collegando la riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti (compresi quelli mascherati da partite iva) all'aumento del salario e la lotta contro l'evasione fiscale ed il lavoro nero alla lotta contro la xenofobia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è sulla lotta contro il localismo e per politiche economiche che coordinino tutto il Paese che si deve incentrare la proposta e l'agitazione dei comunisti (proposta e agitazione da portare direttamente nelle piazze e nei territori ad egemonia leghista, anche attraverso i gazebo rossi). E' anche in questo modo che, di fronte al fallimento della borghesia come classe nazionale, possiamo porre le basi di un nuovo blocco sociale del lavoro subalterno e di un più forte (e, come proponiamo, unico) partito comunista: radicato e "nazionale" in senso progressivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*direzione nazionale &lt;br /&gt;**economista, comitato centrale Pdci
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/8snj5oz4iCyaC6zJmf25u9Vi5VI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/8snj5oz4iCyaC6zJmf25u9Vi5VI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Fosco Giannini*, Domenico Moro**)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 07:30:51 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>L'Asino n.1 /Beta Version</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3397:lasino-n1-&amp;catid=43:si-salvi-chi-pu&amp;Itemid=398</link>
			<description>&lt;a href="http://www.mercantedivenezia.org/variepdf/asino1.pdf"&gt;clicca qui &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;Ecco la prima puntata de "L'Asino, pagina di satira politica ed altre sconcerie". &lt;br /&gt;Prima intervista del direttore Fosco Frescone a Fausto Bertinotti, all'indomani dell'ingresso della seconda mozione al Congresso di Chianciano in Segreteria
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dEUyFCA8Schdj1SNEay0ILe3enk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/dEUyFCA8Schdj1SNEay0ILe3enk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (L'Asino)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 19:54:14 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Alemanno non venga alla festa della Cgil di Roma: siamo tutte e tutti antifascisti, sempre!</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3396:alemanno-non-venga-alla-festa-della-cgil-di-roma-siamo-tutte-e-tutti-antifascisti-sempre&amp;catid=226:antifascismo&amp;Itemid=462</link>
			<description>La Rete28Aprile nella Cgil di Roma e del Lazio esprime totale disaccordo sulla scelta della Cgil regionale di invitare Gianni Alemanno il 17 settembre a partecipare a un dibattito dal titolo &lt;strong&gt;“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Autunno 2009: Roma-Lazio-Italia” &lt;/strong&gt;, nel corso della festa Piazza-Bella-Piazza.  Non condividiamo, francamente, l’impostazione generale di tutta la festa, molto istituzionale e burocratica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In 5 giorni di incontri, non c’è traccia di movimenti né tanto meno - e ci pare assurdo - di tutte quelle realtà del mondo del lavoro in lotta e in mobilitazione in questi mesi nella nostra città. La festa rischia di essere una mera passerella di sindacalisti, politici e rappresentanti delle istituzioni. Ma che poi, a un dibattito sul lavoro e sulla crisi, sia chiamato a intervenire Alemanno è per noi intollerabile.  Non ignoriamo evidentemente che Alemanno è l’attuale sindaco di Roma, ma allo stesso tempo non dimentichiamo chi è e da dove viene lui e chi siamo e da dove veniamo noi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante i tentativi di darsi una parvenza di rispettabilità politica e culturale, il passato di Alemanno - peraltro non proprio lontanissimo - gli ripiomba incessantemente addosso.  &lt;strong&gt;Prova ne è la decisione recentissima di nominare ai vertici dell’AMA Stefano Andrini, condannato a quattro anni e mezzo per tentato omicidio contro due compagni nel 1989 e segnalato dalla Digos fino almeno al 2007 per la sua appartenenza a gruppi neo-fascisti. &lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante l’indignazione del Sindaco - peraltro più che ovvia - è evidente che il crescendo di violenza razzista, omofoba e sessista che stiamo vivendo da mesi nella nostra città va attribuito a un&lt;strong&gt; intollerabile rigurgito fascista&lt;/strong&gt; che - a Roma più che altrove - proprio l’elezione di Alemanno ha sdoganato. Abbiamo ancora in mente, le immagini della festa sotto il Campidoglio la notte della sua elezione a sindaco di Roma, con braccia alzate e cori fascisti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lo ribadiamo e lo ribadiremo ogni volta che servirà: le compagne e i compagni della Cgil sono antifascisti. Alemanno alla festa della Cgil non lo vogliamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;E, riprendendo il titolo del dibattito, ricordiamo che l’Italia non è soltanto una repubblica fondata sul lavoro. L’Italia è una repubblica democratica e antifascista fondata sul lavoro.  Così, vogliamo parlare del lavoro e della crisi nella festa della Cgil.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 settembre 2009&lt;br /&gt;  Rete28Aprile di Roma e del Lazio
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e5HD4oLlwIPq507avSCwcLsvSTI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e5HD4oLlwIPq507avSCwcLsvSTI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e5HD4oLlwIPq507avSCwcLsvSTI/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e5HD4oLlwIPq507avSCwcLsvSTI/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Rete28Aprile di Roma e Lazio)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:37:32 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>W i cinque eroi cubani: Cuba bonifica Roma</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3395:w-i-cinque-eroi-cubani-cuba-bonifica-roma&amp;catid=219:america-latina&amp;Itemid=391</link>
			<description>&lt;table border="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/icinque.jpg" border="0" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Sabato 12 settembre, Roma ha fatto un'esperienza davvero rivoluzionaria. Il Circolo della Tuscia dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba ha partecipato, insieme a tutti i circoli del Lazio, a un'iniziativa clamorosa, di quelle che lasciano il segno, un buon segno. Da un a splendida idea del Circolo di Roma è scaturita la proposta di percorrere il centro di Roma, passando davanti a siti politicamente significativi come l'Ambasciata USA, o storici, come il Colosseo, i Fori Imperiali, il Circo Massimo e la Piramide, tutti segnati dal caratteristico affollamento del sabato pomeriggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un camion-vela, interamente coperto da un gigantesco telone con le immagini dei Cinque cubani, da dieci anni prigionieri politici negli Usa per aver denunciato le trame terroristiche che si ordivano in quel paese tra la mafia cubana, da bandiere cubane o rosse con l'effigie del Che Guevara, da vessilli dell'Associazione, da slogan per la liberazione dei Cinque e in solidarietà con la rivoluzione cubana, a partire da Piazza della Repubblica guidava un  lungo corteo di macchine attraverso la città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Una dozzina di vetture, tutte imbandierate come il capofila, sono passate strombazzando davanti all'ambasciata Usa, dove dietro le finestre si potevano scorgere le espressioni marmoree e certamente imbarazzate dei funzionari di un governo che, compreso il "cambiatore", "l'innovatore" guerrafondaio Barack Obama, nel frattempo impegnato in perfetta continuità a strangolare la libera Cuba e ad allestire massacri in giro per il mondo, compresi quelli sociali nel proprio paese. Quattro volte gli yankees hanno dovuto sopportare il nostro passaggio abbagliante di bandiere e tonante di slogan, quattro volte i cittadini e turisti di questo lungo percorso hanno assistito e numerose volte applaudito la stupefacente carovana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Carovana che, dopo due ore di cammino, non s'è lasciata neppue intimidire dai rovesci di un Giove Pluvio, forse convocato per la bisogna. Il sole della nostra passione internazionalista ne ha avuto ragione.   Un ottimo viatico, sia per la manifestazione nazionale a Milano, il 10 ottobre, alla quale sono invitati a partecipare tutti i nostri iscritti e simpatizzanti e di cui daremo presto i dettagli logistici. Un incoraggiante prolegomeno alla festa del Circolo della Tuscia che verrà organizzata a Bracciano a novembre per celebrare il 50° anniversario della più bella rivoluzione degli ultimi cinquant'anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Sandra Paganini (Segretaria del Circolo della Tuscia)&lt;br /&gt; Fulvio Grimaldi (Addetto alla comunicazione)
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/c2ebF9pUxL_bzZ-KwQlsleVG0oQ/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/c2ebF9pUxL_bzZ-KwQlsleVG0oQ/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/c2ebF9pUxL_bzZ-KwQlsleVG0oQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/c2ebF9pUxL_bzZ-KwQlsleVG0oQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Circolo della Tuscia)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 07:43:35 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Nebbie della memoria: il campo di sterminio fascista di Kampor sull'isola di Rab</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3394:nebbie-della-memoria-il-campo-di-sterminio-fascista-di-kampor-sullisola-di-rab&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;table border="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt; &lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/kampor.jpg" border="0" width="300" height="201" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mausoleo di Kampor&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Isola di Arbe (Rab) Croazia. Valentin aveva un anno, Franciska aveva due anni, Cvetko cinque e si può continuare perché sulla lunga lastra d’acciaio i nomi di uomini, donne, vecchi, madri e bambini sono quasi 15.000. Non so se quindicimila fa più effetto scritto in numeri o in lettere, oppure se nulla cambia sul fatto che nessun essere umano può o deve essere parte di sterminio e di “bonifica etnica”, come la chiamò nel 1943 il generale Roatta, che prendeva ordini direttamente da Mussolini e comandò il campo di sterminio fascista di Kampor sull’isola di Arbe o Rab, nell’attuale Croazia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un inferno in paradiso perso nelle nebbie della memoria. Tutto italiano.  C’è un odore intenso di pini sull’isola di Rab, ti accompagna ovunque: lungo le vie strette della cittadina che porta lo stesso nome, salgono dal porto alla basilica cinquecentesca, lastricate di pietra d'Istria, la stessa di Venezia. Turisti ovunque, affollano caffè ricavati dalle antiche dimore, spiagge ghiaiose e vestigia romane, d’altra parte è difficile ambire all’atmosfera di antico villaggio di pescatori se ci vieni in piena estate.  In piena estate arrivarono anche loro, gli internati del campo di concentramento di Kampor, era il luglio del 1942  e gli eserciti nazi-fascisti erano ancora convinti che avrebbero dominato il mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rastrellamenti a casaccio lungo le strade e i villaggi della Slovenia e della Croazia ammassarono in poco tempo migliaia di civili, intere famiglie, in un campo inadeguato e condizioni disumane, nato alla rinfusa, tanto che ben presto dovettero montare tende o ripari di fortuna, sotto il sole rovente, con scarsità cronica di acqua e cibo.  La strada asfaltata fuori dalla cittadina di Rab che corre verso nord si fa stretta e angusta, sale e scende come un otto volante seguendo i capricci del terreno, ombrata da pini e da case vacanziere affittate da ex pescatori e cresciute come funghi negli ultimi anni con una bislacca architettura “fai da te”. All’ombra di un grande pino vicino al vecchio monastero francescano un’anziana signora, gonna lunga nera, grembiule e foulard in testa, vende canestri di piccoli fichi e olio di oliva travasato in bottiglie riciclate. Era una ragazza a quei tempi, quando la violenza della guerra e della razza non risparmiò neppure il paradiso di sole e mare dell’arcipelago del Quarnario.  Vorrei fermarmi e farmi raccontare, ma dovrei almeno conoscere la sua lingua e poi rivangherei solo dolori, meglio continui a offrire ai turisti canestri di piccoli fichi per arrotondarsi la pensione prima dell’arrivo dell’inverno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  L’inverno arrivò anche nel '42, duro, estremo per gli stremati del campo di Kampor, provati dalla fame e dalla sete.  L’indicazione per il mausoleo è coperta dalla vegetazione, una stradina fra le case scende al bordo di una palude salmastra, c’è un parcheggio occupato da due automobili con targa slovena. C’è pace qui, l’aria e carica del profumo dei pini e del richiamo delle cicale, è passato mezzo secolo e la vegetazione a coperto il pianto e i dolori umani. A ricordo dello sterminio sono rimaste quindicimila lapidi ovali di rame, alcune senza nome, un piccolo mausoleo, cinque fotografie e una lunga lastra d’acciaio con i nomi; protetti da un muro a secco come quelli che per migliaia di chilometri corrono sugli anfratti rocciosi dal mare ai Balcani.  Un cartello all’ingresso racconta in diverse lingue e poche parole un orrore a cui si stenta credere:&lt;em&gt;“Campo di concentramento di Kampor sull’isola di Arbe. Durante la seconda guerra mondiale dal 27 luglio del 1942 al 11 settembre del 1943 sull’isola di Arbe operò un campo di sterminio italiano fascista in cui penavano circa 15.000 internati. La maggioranza erano sloveni, seguiti dai croati e dagli ebrei. A causa delle condizioni di vita insopportabili, denutrizione, malattie e violenza gli internati morirono in massa. Molti poi moriranno per le conseguenze di tutto questo poco dopo il trasferimento in altri campi o dopo il ritorno in patria. In memoria delle vittime.”  &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dimenticati erano morti per sete e fame o per malattie e violenza. Una delle automobili dalla targa slovena è di una famiglia: papà, mamma e due figlioli, hanno acceso un cero e messo dei fiori dinnanzi ad una delle quindicimila lapidi, fermi in silenzio. Loro non hanno dimenticato.   Nessuno dopo la guerra venne mai processato o condannato per quei delitti assurdi, Kampor si perse nelle nebbie della memoria, il generale Roatta se ne andò in vacanza in Spagna dal suo caro amico Francisco Franco e rientrò in Italia molti anni dopo amnistia.  Valentin aveva un anno, tra luglio del 1942 e settembre del 1943. E' nato e morto nel campo di sterminio fascista. Dimenticato.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;fonte: http://www.popolis.it/SezioneEspansa.aspx?EPID=1!0!0!500!52451  &lt;/em&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/8-3Oed_5OXMMnfoJMnvUq8tNcv0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/8-3Oed_5OXMMnfoJMnvUq8tNcv0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/8-3Oed_5OXMMnfoJMnvUq8tNcv0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/8-3Oed_5OXMMnfoJMnvUq8tNcv0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Valerio Gardoni, "popolis.it")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 11:25:20 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Il mondo tace, S.O.S GAZA insiste</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3393:il-mondo-tace-sos-gaza-insiste&amp;catid=220:asia&amp;Itemid=389</link>
			<description>Rilanciamo la campagna di solidarietà con l’ospedale Al Awda e l’Unione dei Comitati della Sanità.  Nel silenzio e nell’indifferenza della cosiddetta comunità internazionale, &lt;strong&gt;continua il lento genocidio dei Palestinesi della Striscia di Gaza.&lt;/strong&gt; Nonostante gli impegni assunti dalla conferenza di Sharm el Sheik del marzo scorso, dove i capi di governo avevano promesso aiuti per la ricostruzione, Gaza è sempre sotto assedio e quegli aiuti non sono mai arrivati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continua, con implacabile ferocia, la &lt;strong&gt;chiusura dei confini terrestri e il blocco navale imposto illegalmente da Israele&lt;/strong&gt;, così come continuano le incursioni militari, le uccisioni di contadini e pescatori e la distruzione di case.  Dopo una pausa estiva in cui, comunque, non sono mancate iniziative di solidarietà (come quella tenutasi alla fine di luglio ad Alcamo, in Sicilia), &lt;strong&gt;rilanciamo la campagna “S.O.S. GAZA” per sostenere l’acquisto di una macchina per la T.A.C. per l’ospedale Al Awda&lt;/strong&gt;, come ci siamo impegnati a fare dopo la nostra prima missione contro l’embargo a marzo, consegnando i primi 21.300 euro raccolti da decine di comitati, associazioni e singole persone in tutta Italia, senza un solo centesimo proveniente da istituzioni o finanziamenti pubblici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Alcune iniziative sono già in programma in diverse città, ma è importante che vengano sviluppate e comunicate al sito del Forum Palestina, in modo che costituiscano anche una fonte di ispirazione per ulteriori iniziative. Questa circolazione è importante, perché le caratteristiche dell’iniziativa non sono cambiate: &lt;strong&gt;continuiamo a fare affidamento esclusivamente sulla sottoscrizione popolare, quindi è necessario responsabilizzare e coinvolgere associazioni, comitati, sindacati, così come è importante che ognuno si impegni nel proprio posto di lavoro, nella propria scuola, nel proprio quartiere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;Buon lavoro a tutte e tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Il Forum Palestina
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NgQf1bwe5IwjWJzEeGJSz7YBGh0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NgQf1bwe5IwjWJzEeGJSz7YBGh0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NgQf1bwe5IwjWJzEeGJSz7YBGh0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NgQf1bwe5IwjWJzEeGJSz7YBGh0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Forum Palestina)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 10:53:58 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Nella bassa modenese, seduti sopra una bolla di gas</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3392:nella-bassa-modenese-seduti-sopra-una-bolla-di-gas&amp;catid=225:ambienteaterritori&amp;Itemid=386</link>
			<description>&lt;table border="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/bombole.jpg" border="0" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Immaginate la pianura padana e un fazzoletto di terra in provincia di Modena, chiamato comunemente bassa modenese, che frequentemente scuote 50mila abitanti e le campagne con terremoti che ricordano a tutti come la faglia che si trova in corrispondenza della dorsale ferrarese sia ancora molto attiva. Immaginate ora un'area di questo sottosuolo estesa per 117 km quadrati riempita con di 3,7 miliardi di metri cubi di gas metano ad una profondità variabile da 2,5 a 3 km.&lt;br /&gt;In sintesi questo è ciò che la Erg Rivara Storage, nata dal matrimonio fra il colosso petrolifero Erg e l'Indipendent Gas Management, società inglese che ha elaborato il progetto, vuole realizzare a Rivara di San Felice sul Panaro in provincia di Modena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'obiettivo è costruire il &lt;strong&gt;primo (e sperimentale!) deposito di gas in acquifero profondo d'Italia&lt;/strong&gt;, ovvero un maxideposito gas sotterraneo realizzato spingendo via l'acqua che si trova nelle profondità e sostituendola attraverso l'iniezione di gas metano nel sottosuolo. Il gas sarà iniettato durante il periodo estivo e sarà poi estratto nell'inverno per rivenderlo al miglior offerente. Quindi nessun progetto strategico per garantire l'approvvigionamento di gas ma solo un'operazione finanziaria e speculativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivara è una frazione di San Felice, un paese della bassa modenese ormai da tre anni al centro di una ferma opposizione da parte di comitati, cittadini e istituzioni che hanno messo in campo una mobilitazione senza precedenti contro questo progetto. Il primo progetto fu presentato nel'ottobre 2006 e nel luglio 2007 subì un primo importante stop a seguito del parere interlocutorio negativo emesso dalla commissione nazionale di valutazione di impatto ambientale. Oggi i proponenti ci riprovano, presentando un nuovo progetto che, affermano, risponde alle osservazioni e alle critiche avanzate dai tecnici della commissione di via, dai cittadini e dalle istituzioni modenesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le principali preoccupazioni sono legate al rischio sismico e alla conformità del terreno, densamente popolato, e alle eventuali conseguenze disastrose che un incidente o un terremoto potrebbero provocare. Non secondari i timori legati alle emissioni in atmosfera che la struttura emette nel processo di iniezione ed estrazione del gas che si estende per gran parte dell'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre anni fa le istituzioni e molti partiti sono colti di sorpresa dal sorgere spontaneo di comitati che chiedono ai sindaci impegni precisi, ma ben presto i Comuni, la Provincia di Modena e la Regione Emilia Romagna affermano la non disponibilità ad ospitare un simile impianto e la partecipazione si fa concreta: un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei comitati e delle istituzioni ha presentato le osservazioni al progetto contribuendo a rallentare l'iter progettuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nel frattempo qualcuno ha cambiato idea. Si tratta dell'onorevole modenese del Pdl Carlo Giovanardi che, dai banchi dell'opposizione parlamentare tuonava contro il progetto, cambiando idea una volta diventato sottosegretario di governo con delega alla famiglia. Si tratta di una componente importante del Pdl, che oggi guarda con favore all'idea progettuale, che ha ricevuto anche l'importante sostegno di Confindustria e di Assopiastrelle, che vedono nel progetto la possibile forniture di gas a minor costo per le imprese ceramiche. Lo stesso ministro Prestigiacomo non ha mancato di sottolineare l'importanza del deposito di Rivara per la strategia energetica dell'Italia, peccato lo abbia detto una settimana dopo le recenti elezioni. Le loro principali argomentazioni? «Se non si fa il deposito l'Italia rimarrà al freddo», «i comitati fanno terrorismo mediatico», e via di questo passo per convincere i cittadini della bontà del progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi non ha cambiato idea è Rifondazione Comunista che, fin dall'inizio, è dalla parte dei cittadini e dei comitati, lavorando nelle istituzioni e partecipando a tutte le mobilitazioni promosse e anche oggi sosterrà tutte le iniziative che assieme ai comitati si metteranno in campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I prossimi mesi saranno fondamentali per il futuro della bassa modenese e per il diritto a vivere in un ambiente sano e sicuro di tanti cittadini che vivono in un territorio che ha già pagato troppo in termini ambientali. Nel raggio di pochi km sono infatti previsti una discarica, una centrale elettrica, un impianto di compostaggio di rifiuti e il passaggio della futura autostrada Cispadana. Il tutto nella pianura padana, una delle aree più inquinate al mondo.&lt;br /&gt;Ci auguriamo che tutte le forze del centrosinistra modenese continuino a condividere l'opposizione al progetto e non si facciano affascinare dalle sirene di Confindustria o dai richiami ai presunti interessi nazionali. I cittadini ci hanno dimostrano che hanno ancora voglia di lottare, non deludiamoli.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;fonte: "Liberazione" dell'11 Settembre 2009&lt;/em&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eCrLHQY4VUwLmiTYjmAas3lfAPE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eCrLHQY4VUwLmiTYjmAas3lfAPE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eCrLHQY4VUwLmiTYjmAas3lfAPE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eCrLHQY4VUwLmiTYjmAas3lfAPE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Stefano Lugli, Segretario PRC Modena)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 09:47:38 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Presidio al Ministero della Pubblica Istruzione</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3391:-presidio-al-ministero-della-pubblica-istruzione&amp;catid=232:video&amp;Itemid=439</link>
			<description>&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="302" height="200"&gt;&lt;param name="width" value="302" /&gt;&lt;param name="height" value="200" /&gt;&lt;param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=9edca4785c39f55221fe" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="302" height="200" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="transparent" src="http://www.pdcitv.it/nvembed.swf?config=http://www.pdcitv.it/nuevo/econfig.php?key=9edca4785c39f55221fe"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli insegnanti precari campeggiano nei pressi del Ministero della Pubblica Istruzione. Il presidio permanente acquista carattere nazionale.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EdV-XB-H9FpIncDiX4-cuuE6Lus/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EdV-XB-H9FpIncDiX4-cuuE6Lus/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EdV-XB-H9FpIncDiX4-cuuE6Lus/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EdV-XB-H9FpIncDiX4-cuuE6Lus/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (PDCI-TV)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 11:01:14 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Qualche domanda "non conforme" a Berlusconi da parte della stampa...estera</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3390:qualche-domanda-qnon-conformeq-a-berlusconi-da-parte-della-stampaestera&amp;catid=232:video&amp;Itemid=439</link>
			<description>&lt;div&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" width="300" height="200"&gt;&lt;param name="width" value="300" /&gt;&lt;param name="height" value="200" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zFxbQH6wIv0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /&gt;&lt;embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="200" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" src="http://www.youtube.com/v/zFxbQH6wIv0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4HuwAOSd-BTHrD7gzc8SXd1Xq_c/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4HuwAOSd-BTHrD7gzc8SXd1Xq_c/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4HuwAOSd-BTHrD7gzc8SXd1Xq_c/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4HuwAOSd-BTHrD7gzc8SXd1Xq_c/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (youtube.com)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 22:48:07 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>La crisi come opportunità di costruire un solo sindacato ed un solo partito di classe</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3389:la-crisi-come-opportunita-di-costruire-un-solo-sindacato-ed-un-solo-partito-di-classe&amp;catid=192:editoriali-mdv&amp;Itemid=421</link>
			<description>Siamo in piena crisi da sovrapproduzione, "ripresa" un corno. Centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori  sono stati licenziati su due piedi. Alcuni hanno iniziato una dura lotta a difesa del posto di lavoro, spesso condotta - per la gran parte del tempo -  in solitudine sindacale, politica e mass-mediatica (INNSE). Altri (Lasme, Manuli, Alcatel, ecc..), dall’esempio, hanno iniziato a prendere coscienza che l’unico modo per non essere sbranati dal capitalismo è lottare contro i padroni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lotta complicata perché impari. I Padroni si stringono intorno a Confindustria, comprano pezzi di sindacalismo moderato (Cisl e Uil) a suon di denari e partecipazioni nell’azionariato diffuso e nei fondi pensione, hanno referenti politici tanto al governo (PdL, Lega) quanto all’opposizione borghese (PD, IdV, UDC); i lavoratori, invece, non sanno a quale santo votarsi: essi non dispongono di un forte ed unitario sindacato di classe né di un unico e grande partito comunista di massa e di quadri che, dall’Opposizione dei governi della borghesia di destra e sinistra, sia capace di orientare il conflitto in senso rivoluzionario. Le idee dei padroni sono chiare: si chiude laddove si deve, si tiene e si espande laddove si può (la stella polare è sempre il saggio di profitto). Non si disdegnano più le tecniche di intervento pubblico a “sostegno della domanda” e sono lontani i tempi in cui lo Stato doveva essere semplice “spettatore” fuori dal mercato. Che il Governo intervenga pure, siamo in crisi! Le idee di sindacalisti e comunisti extra-parlamentari, invece, sono un po’ meno chiare: c’è chi da sindacalista suggerisce la nazionalizzazione; chi da comunista auspica di trovare un nuovo acquirente; c’è il sindacalista-politico che suggerisce in prima battuta di risolvere la vertenza sindacale e, se non si riesce, di assediare la fabbrica; c’è il comunista-sindacalista che vuole moltiplicare le conquiste dei tetti per arrivare alla rivoluzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ evidente che così non si va da nessuna parte. Si colgano allora i limiti strutturali del confronto con il nemico di classe per ripensarsi, sia a livello sindacale che politico. Se non è immaginabile la sola lotta sindacale senza quella politica in senso stretto, è vero pure il contrario: non è concepibile la politica dei comunisti senza un unico e grande sindacato di classe. Una parte del discorso passa anche per il prossimo Congresso della Cgil. Esiste una zona vitale della Cgil che è fortunatamente sorda ai richiami della cogestione padronale e che può riuscire nell’impresa di sganciare il sindacato dalle sirene del PD. Sosteniamone il tentativo: dal suo successo si potranno aprire nuove interlocuzioni con i pezzi non tossici del (si fa per dire) “sindacalismo di base”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma se la Cgil si sganciasse dal PD, dove conficcare la sua presa? Questo è un compito che non spetta (o che non spetta solo) alla Cgil, ma al variegato arcipelago comunista, che deve avere la forza e la capacità di ricomporsi ad un livello qualitativo più alto. L’opzione Comunisti Uniti, casa comune delle/dei comuniste/i ovunque collocati (che è altra cosa dalla fusione di ceto di PdCI e PRC), è l’unica che ci pare praticabile e che - nel tempo - può produrre risultati di un certo rilievo. Aspettando che la Cgil si smarchi da Franceschini e/o Bersani e che i comunisti decidano di smetterla con il gioco delle tre macchiette, ancora ci pare di un qualche interesse l’idea della Federazione della Sinistra Comunista ed Anticapitalista, declinata nel senso che abbiamo sempre detto: luogo comune delle lotte e non dell’inciucio di cartello. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure dalla convocazione di Luglio a Roma - con battezzo imperiale di Diliberto, Ferrero e Salvi -  già si sono perso le tracce di questa ennesima creatura partorita dal cilindro dirigista. Che sia un altro pacco? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si pensi di scongelare la Federazione a ridosso delle elezioni regionali di Giugno 2010 per catapultare i soliti noti in cadrega - magari in alleanza con il PD - perché interverremmo con i lanciafiamme. Ed allora, a proposito della Federazione, ci si chiede: “se non ora, quando?”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 19 Settembre, a Roma, la Federazione della Stampa organizza la manifestazione nazionale a difesa della libertà d’espressione (borghese) dagli attacchi dell’egoarca Berlusconi: sarebbe un buon modo per portare la Federazione della Sinistra Comunista ed Anticapitalista in piazza. E se sarà cartello che almeno si salvino le apparenze, Cardinale Grassi!
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rIedW4oYKssfkFCdwXuwUEeYAqw/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rIedW4oYKssfkFCdwXuwUEeYAqw/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rIedW4oYKssfkFCdwXuwUEeYAqw/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rIedW4oYKssfkFCdwXuwUEeYAqw/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Francesco Fumarola)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 20:06:04 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Il congresso Cgil di fronte ad un bivio, subire o lottare</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3388:il-congresso-cgil-di-fronte-ad-un-bivio-subire-o-lottare&amp;catid=218:riflessioni&amp;Itemid=438</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/cremaschi2.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;E ' cominciata nella Cgil la discussione sul congresso. Un congresso sul quale si appuntano attenzioni diverse, alcune amichevoli, altre malevole, comunque tutte profondamente interessate a cosa succederà nel principale sindacato italiano. &lt;strong&gt;Il nodo del congresso può essere così riassunto: dopo l'accordo separato sul sistema contrattuale e nel pieno della più grave crisi economica degli ultimi decenni quali sono il programma, l'iniziativa di un sindacato che non si rassegna ad accomodarsi all'esistente?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con l'accordo separato Cisl, Uil, governo e Confindustria stanno tentando di stabilire un nuovo regime di collaborazione sindacale che dà per scontato che l'eguaglianza dei diritti dei salari e delle garanzie sociali debba essere progressivamente abbandonata in nome di una competitività attenuata dall'assistenza e dalla sussidiarietà.&lt;/strong&gt; L'aggravarsi degli effetti sociali della crisi, invece che spingere verso una riforma profonda delle politiche economiche, sta portando a una riaffermazione brutale degli stessi meccanismi che l'hanno generata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si mandano messaggi tranquillizzanti sulla ripresa perché si vuole ricominciare, come prima, peggio di prima, a speculare sul lavoro e sui diritti. Così il nuovo slogan vincente - legare ancor di più il salario alla produttività - propone in realtà &lt;strong&gt;una brutale selezione sociale&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;nel mondo del lavoro.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Si daranno soldi e diritti solo a quella parte del mondo del lavoro che si salverà nella guerra della competizione, mentre per tutti gli altri ci sarà sempre meno. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La frantumazione sociale e la precarietà, la guerra tra i poveri, le gabbie salariali, l'aziendalismo, sono tutte conseguenze e aspetti della stessa scelta di fondo: mantenere in piedi l'economia liberista anche quando questa non è più in grado di mantenere la promessa di alti ritmi di sviluppo. &lt;strong&gt;Cisl e Uil, al di là della propaganda, sono rassegnate al fatto che il sindacato non possa più modificare rapporti di forza e scelte di fondo, e quindi possa solo adattarsi ad amministrare la frantumazione sociale. Da qui la rinuncia a difendere il contratto nazionale e la scelta non tanto a favore della contrattazione aziendale, ma del salario di merito e aziendalistico. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il progetto del governo, sulla distribuzione delle azioni al posto dei salari, suggella questo disegno. Esso non c'entra nulla con la partecipazione e la democrazia industriale. Da quando in qua i piccoli azionisti hanno contato qualcosa nelle grandi imprese? Il progetto in realtà attiene ad un'altra scelta, quella di &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;addossare ancor di più ai lavoratori i rischi del mercato dell'impresa. Si chiede ai lavoratori prima di rinunciare al salario del contratto nazionale in nome del salario di produttività, poi di sostituire quest'ultimo con le azioni. Si chiede ai lavoratori, semplicemente, di rinunciare al salario certo e di essere ancor di più disponibili a rischiare la propria condizione sociale per la competitività nell'impresa. Mentre l'intervento pubblico ha salvato la grande finanza, mentre per i ricchi ci sono stati interventi di stampo socialista, per i lavoratori e per i poveri c'è, ancor più di prima, il rischio di mercato. Si taglia il salario, si chiudono le fabbriche, si licenziano i precari pubblici e privati, si prepara una nuova aggressione alle pensioni, alla sanità, a tutto ciò che resta di pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cgil con il suo no alla controriforma del sistema contrattuale ha dimostrato di non voler accettare tutto questo. Ma ora si trova di fronte a un bivio. Da un lato le blandizie e le minacce della Confindustria, dell'opposizione moderata, degli altri sindacati e naturalmente del governo, che le chiedono di rientrare. Dall'altro c'è la via, che può essere anche dura e solitaria, di ricostruzione dei rapporti di forza, per imporre una svolta reale sul piano delle politiche economico-sociali. Ogni passaggio della vita sindacale di queste settimane presenta questo bivio. Dall'azienda che licenzia, al contratto di categoria, alla scuola. &lt;strong&gt;Ovunque si è di fronte alla stessa alternativa: subire l'esistente contrattando al meglio le indennità, o lottare a fondo per cambiare le cose. &lt;/strong&gt;Le lotte nelle fabbriche, il successo dell'Innse tra queste, la rivolta dei precari nella scuola, mostrano che c'è una disponibilità diffusa nel mondo del lavoro a non rassegnarsi. Ma ci sono anche, all'opposto, un'ideologia e una pratica che invece incoraggiano alla rassegnazione del "si salvi chi può". Il congresso della Cgil sta qua dentro, nelle lotte, nei conflitti sui contratti, nella rottura dell'unità sindacale, nella crisi economica che dura e che continua a far danni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La reazione automatica del gruppo dirigente, di fronte a questa situazione, è quella di proporre un congresso senza alternative, unitario si dice nel linguaggio sindacale. La proposta è sostenuta da argomentazioni di apparente buon senso: di fronte a tanti conflitti, non dividiamoci tra noi. Il fatto è che però questo bivio tra accettazione e rassegnazione esiste comunque e, anche se si tenta di aggirarlo con giochi dialettici, si presenta davanti alle scelte quotidiane del sindacato. Per questo il congresso della Cgil non può saltare un confronto vero sulle scelte da compiere. &lt;strong&gt;Dopo 15 anni di concertazione, con i salari più bassi d'Europa e la prospettiva che scendano ancora, la Cgil deve scegliere se accettare il meccanismo che ha di fronte oppure provare intelligentemente e radicalmente a rovesciarlo. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda ipotesi significa rinnovare profondamente il sindacato e la sua piattaforma, ricostruire partecipazione e democrazia, fare del conflitto non l'estrema ratio, ma la cultura e la pratica fondamentale dell'organizzazione. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, il no della Cgil alla controriforma del sistema contrattuale non deve essere vissuto come una parentesi o un incidente, ma come la scelta costituente di un nuovo modello di sindacato confederale. Se su questo ci sono opinioni diverse, è un fatto di democrazia che esse non siano sequestrate in confuse mediazioni interne ai gruppi dirigenti, ma vengano presentate con rigore e chiarezza agli iscritti e ai lavoratori. &lt;/strong&gt;Un congresso della Cgil su posizioni diverse non solo non fa scandalo, ma è un contributo alla democrazia e alla partecipazione. Delle quali c'è infinito bisogno nell'Italia di oggi.&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vtggLqUhJTIc1LQbyj7K53rIZJc/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vtggLqUhJTIc1LQbyj7K53rIZJc/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vtggLqUhJTIc1LQbyj7K53rIZJc/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vtggLqUhJTIc1LQbyj7K53rIZJc/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Giorgio Cremaschi, "Liberazione")</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 23:00:43 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Uribe conosceva ed approvava i rapporti fra DAS e paramilitari</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3387:uribe-conosceva-ed-approvava-i-rapporti-fra-das-e-paramilitari&amp;catid=219:america-latina&amp;Itemid=391</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/uribe_bush.jpg" border="0" width="301" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;Rafael García, ex capo del settore informatico del DAS, la polizia politica colombiana direttamente alle dipendenze del presidente della Repubblica, condannato per infiltrazioni paramilitari, ha recentemente dichiarato dagli Stati Uniti che in collaborazione con Jorge Noguera Cote, anch'egli ex direttore della stessa agenzia ed ex console a Milano, ha trafficato cocaina con gli USA ed altri paesi. Ha inoltre aggiunto che &lt;strong&gt;Uribe conosceva ed approvava le relazioni con i gruppi paramilitari.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Rafael García ha chiarito che &lt;strong&gt;proprio all'interno del DAS si è formata una rete di narcotraffico e riciclaggio di denaro sporco con la partecipazione dei paramilitari del Blocco Nord e del Fronte Contro-insorgente Wayuu, consolidatasi a partire dal 2003 e battezzata "il cartello delle 3 lettere", per via della sigla del DAS.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;"Jorge Noguera andò in Messico con l'incarico di direttore del DAS; in realtà il viaggio (che era ufficiale e pagato dallo stato colombiano) aveva come reale proposito quello di stabilire alleanze con le organizzazioni narcotrafficanti dei fratelli Beltrán Leiva, cosa che effettivamente si è concretizzata, ottenendo che le rapide lance per il trasporto della droga fossero ricevute in Messico da questa organizzazione, che si incaricava di portarla fino alla costa orientale degli Stati Uniti"&lt;/em&gt;, ha affermato García, spiegando che il denaro era inviato dagli USA per mezzo di corrieri, ricevuti all'aereoporto El Dorado di Bogotá da funzionari del DAS che si occupavano di fargli passare i controlli doganali senza problemi.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;García ha sottolineato che Alvaro Uribe sapeva perfettamente delle riunioni coi paramilitari e delle loro esigenze a livello regionale; inoltre "conosceva e approvava l'esistenza di questa rete illegale e le attività criminali a cui ci dedicavamo (a vantaggio dei paramilitari)". &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha inoltre rivelato di aver partecipato personalmente ad una riunione col narco-presidente, il quale "ci ha confermato l'ordine di consegnare le informazioni alle AUC (i paramilitari colombiani)". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Rafael García ha inoltre confermato l'esistenza di una cospirazione contro il Venezuela. &lt;/strong&gt;"Nel 2003", afferma, &lt;em&gt;"Noguera ha creato un gruppo speciale, clandestino, che aveva il compito d´infiltrarsi in Venezuela"&lt;/em&gt; e posizionare paramilitari nel paese. Alla riunione con Uribe è stato deciso di inviare truppe delle AUC nei dipartimenti alla frontiera col Venezuela, con lo scopo di combattere la guerriglia ed entrare in questo paese quando necessario; l'obiettivo era anche quello di utilizzare il territorio venezuelano per il trasporto di droga con l'aiuto dei paras.  &lt;strong&gt;La polizia politica, è ormai acclarato, è un importante strumento con il quale il governo colombiano (e l´oligarchia reazionaria di cui é fedele espressione) ha potuto svolgere le sue attività criminali legate ai paramilitari ed al narcotraffico; i suoi massimi dirigenti, nominati dal narco-presidente Uribe, sono oggi sotto inchiesta per aver spiato rappresentati dell'opposizione politica e sociale nel paese, per associazione a delinquere, legami con le AUC, omicidio e corruzione, per aver utilizzato denaro pubblico a scopo criminale e per aver versato denaro pubblico nelle casse dei paramilitari.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I più fedeli servitori di Uribe all'interno del DAS, premiati nel tempo con incarichi politici e diplomatici, oggi sono in galera; &lt;strong&gt;ma se gli esecutori materiali forse pagheranno per i loro crimini, quanto dovremo aspettare per vedere i mandanti, e cioè la classe politica al governo del paese, Uribe in testa, in galera?  &lt;/strong&gt;Notizie dell´ultima ora confermano quanto temevamo: Jorge Noguera, sotto processo, sta ricevendo un "trattamento di favore" (leggasi porta spalancata verso l´impunità) da parte della Corte Suprema di Giustizia, che ha annullato tre capi d´imputazione (tra cui “omicidio aggravato”) su quattro. È evidente che il suo padrino, Alvaro Uribe, sta giocando le sue carte per evitare una forte condanna a quello che aveva definito in tempi non sospetti "un bravo ragazzo". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, garantire una relativa o totale impunità a personaggi tenebrosi come Noguera ha lo scopo di sdoganare le scelte del narco-presidente e `bonificarne´ le responsabilità oggettive e soggettive.  Di fronte agli scempi infiniti della "giustizia" dello Stato colombiano, è del tutto evidente che solo un´autentica giustizia popolare potrà castigare in modo esemplare la torbida schiera di terroristi di Stato dal colletto bianco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A partire da Jorge Noguera, ed ovviamente dal suo mentore: Alvaro Uribe Vélez. Solo così le vittime dei crimini del terrorismo di Stato ed i loro familiari non verranno umiliati e calpestati eternamente.
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/r7lv8uvIzUIFylclgBRa1H_gAc4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/r7lv8uvIzUIFylclgBRa1H_gAc4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/r7lv8uvIzUIFylclgBRa1H_gAc4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/r7lv8uvIzUIFylclgBRa1H_gAc4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (nuovacolombia.net)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 17:09:32 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Libano, Hariri lascia e forse riprende</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3386:libano-hariri-lascia-e-forse-riprende&amp;catid=179:qdirezione-ostinata-e-contrariaq-&amp;Itemid=403</link>
			<description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/al%20hariri%20e%20suleiman.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;br /&gt;Era dal 27 giugno che Saad Hariri aveva ricevuto l’incarico di formare il nuovo esecutivo libanese. Il successo elettorale del suo “Movimento per il Futuro”, che ha frenato le velleità di sorpasso di Hezbollah, gli conferiva il prestigioso e scottante incarico. Ma 75 giorni non sono bastati e oggi ha annunciato di rimettere l’incarico nella mani del Presidente della Repubblica Suliman.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt; “Il mio impegno a formare un governo – ha affermato – si è scontrato con difficoltà note e annuncio a tutti d’aver informato il Presidente della Repubblica di rinunciare alla formazione d’un governo. Spero che questa decisione sia nell’interesse del Libano e permetta la ripresa d’un dialogo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inizio dell’avventura aveva lasciato ben sperare perché il Partito di Dio, sconfitto pur di misura, accettava il verdetto dell’urna e registrava compiaciuto le dichiarazioni del presidente incaricato di seguire l’univa via praticabile: la formazione d’un governo d’unità nazionale rappresentativo di forze politiche, etnìe, religioni della piccola nazione segnata da una guerra civile lunga decenni e da tentativi esterni di smembrarne il territorio.   Hariri lanciava l’idea d’un gabinetto di ministri contrassegnato dalla formula aritmetica del “15+5+10” volta a consegnare quindici ministeri alla maggioranza, dieci all’opposizione, cinque alle scelte super partes del presidente Suleiman. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al consenso generale s’aggiungeva il regalo all’opposizione di esercitare il diritto di veto per soluzioni politiche non gradite. Veto che qualche giorno fa è calato pesantemente sulla testa di Hariri. E’ accaduto che sull’assegnazione dei ministeri di maggior peso e prestigio ci sia stata tensione col partito cristiano del generale Aoun, alleato di Hezbollah. Il deputato cristiano Bassil che avrebbe dovuto presiedere il dicastero delle telecomunicazioni (anche per la rinuncia a suo favore operata dal Partito Socialista Progressista di Jumblatt) ha fortemente criticato la mossa del premier incaricato di presentare a Suleiman la lista dei ministri senza consultare l’opposizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Operazione che dopo le snervanti settimane d’attesa e bilanciate misurazioni politiche è stata letta, principalmente dal CPL di Aoun contro cui volano gli strali dei sunniti filo occidentali, come un aperto sgarbo.   Commenti interni affermano come sia stato direttamente il presidente Suliman a compiere l’azione incriminata mancando al ruolo d’intermediario fra opposizione e primo ministro quando questi avanzava l’ultima lista di governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure c’è chi valuta l’annuncio di Hariri come un’escamotage per uscire da una situazione diventata sconveniente anche da un punto di vista personale e giura che a stretto giro di consultazioni sarà ancora lui l’incaricato per formare l’unico governo che non ridia spazio a pericolose contrapposizioni magari armate: appunto un governo condiviso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Negli incontri internazionali avuti da Hariri in questi mesi si era pienamente inserito il rapporto pacificatore con le due “esse”: Siria e dell’Arabia Saudita, due Paesi direttamente interessati al Medio Oriente soprattutto in una zona calda come il Libano reduce dalla guerra dell’estate 2006 con Israele. L’assise diplomatica fra l’esponente del “Movimento per il Futuro” e i rappresentanti dei due stati arabi serviva ad allentare la tensione su quella presenza siriana nel territorio libanese che, seppure dall’aprile 2005 non è più esplicita e militare, rimane incarnata dall’intelligence dei Servizi.   Ma su questo punto Beirut e dintorni continuano a essere un crocevia d’inquietanti presenze di agenti e interessi di vari Paesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò complica il futuro. Anche perché i problemi sono aggravati dall’irrisolta situazione israelo-palestinese, dalla cospicua presenza di profughi e da possibili nuove aggressioni di Tsahal ventilate, un po’ fra la propaganda a favore delle sue milizie, un po’ per real politik dal leader di Hezbollah Nasrallah in un oceanico raduno di metà agosto. Però anche il più moderato Jumblatt in una recente intervista ha messo in guardia contro possibili destabilizzazioni del Paese e dell’area da iniziative militari israeliane contro l’Iran accusato dal governo Netanyahu di rappresentare un pericolo costante per Israele.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Campofreda, 10 settembre 2009&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/TXekdSpF_L0Ii0CPfU1IduH_JBA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/TXekdSpF_L0Ii0CPfU1IduH_JBA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/TXekdSpF_L0Ii0CPfU1IduH_JBA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/TXekdSpF_L0Ii0CPfU1IduH_JBA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
			<author>newsletter@mercantedivenezia.org (Enrico Campofreda)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 17:03:35 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Parco del Pollino: la centrale e l'ecobusiness</title>
			<link>http://www.mercantedivenezia.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3385:la-centrale-e-lecobusiness&amp;catid=225:ambienteaterritori&amp;Itemid=386</link>
			<description>&lt;img src="http://www.mercantedivenezia.org/images/stories/protesta-mercure_2.jpg" border="0" width="300" height="200" /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Ricadute delle emissioni sul territorio e disboscamento: i danni per il Mercure. "Assicurazioni politiche" per il progetto di riavvio dell'impianto Enel nel cuore del Parco del Pollino&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ad appena tre chilometri dalla sede della presidenza del Parco del Pollino, sul confine calabro-lucano, c’è una bella centrale per produrre energia. Attiva per decenni, almeno per ora, sembra essersi assopita tra i boschi. All'inizio andava a lignite, doveva sfruttare una risorsa territoriale, poi sono arrivati gli oli combustibili e infine, l'idea delle biomasse, con una autorizzazione della Regione Calabria avallata, dopo un lunga trattativa, dalla regione Basilicata, nella logica di nuovi affari ecologici e dei piani ambientali sottomessi al sistema dell’energy management.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; «Costo - ci dice Nedo Biancani, consulente per la &lt;strong&gt;Biomasse Italia&lt;/strong&gt;, una delle società che gestisce due delle tre centrali calabresi, l’altra è in mano al gruppo Marcegallia - 50 milioni di euro. È ferma da 4 anni. Ha perso 12 milioni di euro l’anno. Praticamente sono andati parecchio oltre aver già bruciato il valore d'investimento». E sì, in fumo altri 48 milioni di euro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una centrale contestata da comitati di cittadini e associazioni per i danni provocati in passato e per quelli futuri. Per la ricaduta sul territorio delle emissioni da combustione a lignite prima e oli poi alcuni lavoratori e non solo, hanno sviluppato il cancro ai testicoli. &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il nesso causale non è accertato, e &lt;em&gt;«non è mai stata effettuata da parte degli organi competenti nessuna indagine epidemiologica»&lt;/em&gt; ricorda Biancani, come spesso accade quando gli interessi economici in gioco sono più elevati dei costi in salute. Oggi Calabria e Basilicata stanno cercando di riaprirla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Biancani racconta come in Calabria, inizialmente, per le materie prime le società si siano servite di &lt;strong&gt;cippato di legno&lt;/strong&gt;, ma ben presto, per mancanza di risorse sul territorio ci si sia approvvigionati all'estero. «Nord e Sud America, Indonesia - continua - dove ovviamente si deforesta. Impianti che sopravvivono solo se hanno contributi dallo Stato, prova ne è che sono nati con il &lt;strong&gt;Cipe 6&lt;/strong&gt; (Comitato interministeriale per la programmazione economica ndr) che ha acconsentito l’ammortamento dei costi. Dal punto di vista ambientale è singolare che si disboschi per alimentare una centrale, inoltre c'è da tener conto delle emissioni di polveri sottili, con problematiche diverse a seconda quello che si brucia. Pensare poi a una centrale da 40 Mw nel mezzo del parco del Pollino è assurdo, ma fa parte di una precisa logica». Quale? &lt;strong&gt;«Prima di tutto la Calabria ha già tre centrali, con un altra di tale portata avrebbe bisogno di 500 mila tonnellate l’anno di biomasse (Enel dichiara nel 2002 di poter reperire 853.900 t/anno solo per il Mercure), a meno che non si vadano a reperire risorse in Australia oppure si usi legname verniciato preso tra i resti di qualche uragano. Se facciamo i conti il parco di suo produce 100 mila tonnellate l'anno, diciamo per 10 Mw, girando per la regione ne recuperiamo altri 10, per arrivare a quella potenza bisogna andare fuori e si deve pensare alla logistica, il Pollino non è proprio dietro casa». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Una logica in cui rientra un affare ghiotto. Infrastrutture di comunicazione per il trasporto, intermediari di rifiuti, colture di piante utilizzabili per la centrale, «impossibili tra l'altro - prosegue - in una zona con un clima inadeguato». &lt;strong&gt;Secondo i comitati ci sarebbe un via vai di tir con una media esorbitante.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Ottanta al giorno sulle principali strade di collegamento necessarie ai cittadini di Laino Borgo, Castello, Castelluccio, Rotonda, Viggianello e Mormanno che interverrebbero drasticamente sulla mobilità verso luoghi di lavoro, ospedali, scuole, uffici, negozi, aziende, e un notevole impatto sul parco e sull'ecosistema fluviale Mercure-Lao, tutelato come Riserva integrale.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Poi la preoccupazione per i Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti ndr), visto che rientra nel concetto di biomassa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per le associazioni sono proprio i rifiuti a rendere a Enel economicamente vantaggiosa l'operazione.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Oltre ai guadagni sull'energia prodotta, riceverebbe infatti l'utile per lo smaltimento. La centrale, fanno sapere, diventerebbe per dimensioni un enorme inceneritore in grado di soddisfare le richieste di buona parte del Mezzogiorno.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un “funerale” per la valle del Mercure e probabilmente per il parco. E quale altro