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	<title>Luca Baiguini</title>
	
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Rimbalzare</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 13:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una digressione sui ricordi e sulla mania (senile) di attribuire significati]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia una cosa che ha a che vedere con l&#8217;invecchiare: mi trovo che delle cose minime fanno, a tradimento, esplodere dei ricordi della mia infanzia.<br />
Piccoli, anche i ricordi.<br />
Petardi, non granate, insomma.<br />
E in questo non c&#8217;è niente che valga la pena scriverci.<br />
Il fatto è che a queste visioni rapsodiche del passato sento la necessità dare un significato, quasi che il fatto di essere riaffiorate alla memoria dia loro il diritto a qualcosa di più di una descrizione.<br />
È successo, l&#8217;ultima volta, leggendo una cosa circa un rimbalzo su un tavolo di marmo.<br />
Il petardo ero io, al tavolo di casa, dopo una partita di biglie.<br />
Contavo i superstiti.<br />
Sì, perché le biglie sono una battaglia: c&#8217;è la buca della trincea, gli spari al bersaglio, e poi, dopo, la rassegna dei superstiti e dei prigionieri.<br />
Roba da maschi, per lo più.<br />
Al tavolo di casa, dunque, a contare i superstiti (non ero granché, già allora, nelle cose dove c&#8217;è una competizione, e le perdite erano quasi sempre di gran lunga più numerose dei prigionieri).<br />
Poi, una biglia, senza che me ne accorgessi, è rotolata giù dal tavolo. Ha cominciato a rimbalzare sul marmo del salotto.<br />
Io cercavo di intuire dove fosse ascoltando i colpi e l&#8217;accelerare del ritmo. Credo proprio di averla trovata, poi, la biglia.<br />
Mi sembra di ricordarmelo bene, però, quel ritmo crescente di rimbalzi; all&#8217;inizio troppo distanti l&#8217;uno dall&#8217;altro, con un&#8217;attesa, messa in mezzo a riempire il vuoto, poi sempre più vicini e frettolosi e allora sembrava che di vuoto ce ne fosse fin troppo poco.<br />
Un petardo. Piccolo.<br />
Sarà che questo è esploso di mattino presto, ma mi è venuto da pensare che in quel rimbalzo c&#8217;è una bella metafora dei tempi della vita. All&#8217;inizio, spazio da riempire tra i colpi. Pure troppo: lentezza.<br />
Poi, se ti va di lusso, un momento in cui il ritmo sembra essere quello giusto. Il TUO. Non so se mi spiego. Un attimo.<br />
Giusto il tempo per godertela e i rimbalzi stanno già diventando troppo frequenti: le figlie che crescono e tu non te ne sei neanche accorto, le estati che sembrano cominciate ieri e già bisogna rispolverare i maglioni di lana. Cose così.<br />
Poi il rumore finisce, e qualcuno pensa che quella è la fine dei rimbalzi, qualcun altro che sono diventati talmente frequenti da essere impercettibili all&#8217;orecchio: una biglia che rimbalza fuori dallo spettro della percezione.<br />
Io sono dei secondi.<br />
Ma questa è un&#8217;altra cosa, che era un petardo, appunto, mica una granata.</p>
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</div>
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		<item>
		<title>I marziani e la piazza</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 10:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione sull'incompatibilità tra il linguaggio della politica e il linguaggio della piazza]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Post retorico e anche un po' presuntuoso]</em></p>
<p>Una premessa: sono anch&#8217;io convinto (non ci vuole molto) che la politica non sia capace di parlare il linguaggio della gente.<br />
L&#8217;effetto che mi hanno fatto le ultime apparizioni di Rosy Bindi nei talk show della scorsa settimana è che ho cominciato a credere ai marziani.<br />
Il diverso livello logico e di pensiero tra i problemi che venivano posti e le risposte che venivano date era talmente evidente da essere irritante.<br />
Detto questo, mi faccio due domande.</p>
<p>La prima, a cui non so che cosa rispondere è: <em>ma la politica è mai stata, davvero, capace di parlare il linguaggio della gente?</em><br />
<em>E quand&#8217;anche lo avesse fatto, quali sono stati gli effetti?<br />
E siamo poi così sicuri che lo debba fare?<br />
</em>(Lo so, sono tre, le domande. Ma collegate).</p>
<p>La seconda (e su questo qualche idea me la sono fatta): <em>siamo sicuri che non è altrettanto vero anche il contrario?</em><br />
<em>Che, cioè </em>(e qui potrebbe stare la vera novità)<em>, la gente non è più capace di parlare il linguaggio della politica?</em><br />
Quando, per dirne alcune, qualsiasi ipotesi di accordo diventa inciucio, compromesso diventa una parola impronunciabile, le due sole alternative che raccolgono un qualche consenso oscillano tra cesarismo e democrazia diretta (molto sui generis, l&#8217;uno e l&#8217;altra, peraltro), mi domando se non sia lo spazio della politica ad essere come minimo molto ridotto, e magari pure un poco guastato.<br />
Non so ben dire che cosa caratterizzi in sé un&#8217;istanza politica.<br />
Quello che mi pare di capire, però, è che le istanze (quasi tutte sacrosante, peraltro) che arrivavano da alcune piazze avevano molto poco di politico e di traducibile in soluzioni politiche.</p>
<p>Pensavo a questo, durante il weekend.</p>
<p>Poi mi è capitato di leggere una citazione di Georges Friedman:</p>
<blockquote><p>Numerosi sono quelli che si immergono interamente nella politica militante, nella preparazione della rivoluzione sociale. Rari, rarissimi quelli che, per preparare la rivoluzione, se ne vogliono rendere degni.</p></blockquote>
<p>E mi sono chiesto se non stia per caso in questo, la differenza.</p>
<p><em>[Retorico e presuntuoso, vi avevo avvertiti]. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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</div>
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		<item>
		<title>Le fragole, per dire</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 19:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[La poesia dei linguaggi settoriali e specialistici]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, un po&#8217; di giardinaggio.<br />
La mia prima volta con le fragole.<br />
E siccome non sono un improvvisatore (con tutte le complicazioni che questa cosa porta con sé), mi sono letto almeno qualcosa, prima di procedere con l&#8217;operazione.<br />
Ho incontrato un&#8217;espressione: &#8220;<em>mettere a dimora</em>&#8220;.<br />
Io pensavo di &#8220;piantarle&#8221;.<br />
Le stavo &#8220;mettendo a dimora&#8221;.<br />
Mi sono detto che c&#8217;è qualcosa di bello, in quest&#8217;idea (<em>mettere a dimora una pianta</em>, collocarla nel terreno perché vi rimanga definitivamente - dal dizionario Garzanti).<br />
Che ci sono una serie di cose che ognuno di noi fa, e che hanno a che vedere con il &#8220;mettere a dimora&#8221;.<br />
Cose anche importanti.<br />
E che non necessariamente hanno a che vedere con il giardinaggio.</p>
<p>Per dire, a volte, i linguaggi settoriali, specialistici&#8230;</p>
<p>Pacciamatura, invece, mi piace molto meno.</p>
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		<title>Cercasi Proust, astenersi perditempo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 12:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Di come la tecnologia cambia il rapporto con il tempo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, durante la pausa di una lezione, si parlava di figli adolescenti. Uno degli allievi criticava l&#8217;uso dei social network da parte dei ragazzi di quell&#8217;età con un argomento che mi è parso più interessante di altri: il diritto degli adolescenti che le loro stupidaggini vengano dimenticate. In sintesi, diceva che tutti abbiamo fatto qualche cosa stupida a quell&#8217;età, cose che oggi non ci passerebbero nemmeno per la testa. Quelle cose sono state, per lo più, dimenticate.<br />
Lo stesso non accade per quanto avviene sui social network, dove tutto viene registrato ed è, potenzialmente, disponibile anche a distanza di molti anni.</p>
<p>Non so se essere d&#8217;accordo, che questo rappresenti concretamente un problema.<br />
Di una cosa, però, sono abbastanza sicuro: la tecnologia sta cambiando il nostro rapporto con la memoria e, per estensione, con il tempo.<br />
Fino a poche generazioni or sono, almeno fino all&#8217;invenzione della fotografia, quasi nessuno aveva la possibilità di &#8220;registrare&#8221; in qualche modo l&#8217;evoluzione, per esempio, del proprio aspetto fisico e di quello dei propri cari. Senza fotografie, probabilmente avrei dimenticato completamente l&#8217;aspetto delle mie figlie quando avevano due o tre anni.<br />
Questa forma di oblio è stata valida (con poche eccezioni) anche per molti anni dopo l&#8217;invenzione della fotografia.<br />
Almeno fino a quando quest&#8217;ultima è diventata un fenomeno di massa.</p>
<p>Il primo sospetto, non serve dirlo, è che siamo soltanto all&#8217;inizio di questa evoluzione.<br />
Il secondo è che l&#8217;attrezzarci da un punto di vista tecnologico sia la faccenda meno complicata.</p>
<p>Se, infatti, aggiungiamo (notizia sentita in una trasmissione radio qualche mese fa) che le proiezioni dicono che circa la metà dei nati dopo il 2000 arriverà ad essere centenario, pare che sia proprio il nostro rapporto con il tempo e con la memoria a dover cambiare.<br />
Ci serve, insomma, un nuovo Proust.<br />
Perché (e di questo sono ogni giorno più convinto) cose come queste non possiamo affrontarle senza il contributo dell&#8217;arte.</p>
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		<item>
		<title>Storch – Una digressione</title>
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		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2013/03/storch-una-digressione.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 08:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una digressione personale]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Storch è una parola tedesca, significa Cicogna. È anche il nome di un battello che collega (o, almeno, così era fino a qualche anno fa) una riva del Reno a quell&#8217;altra, vicino al ponte degli Hohenzollern, a Colonia.<br />
Ci sono salito parecchie volte.<br />
A Colonia ci andavo una volta l&#8217;anno, per lavoro. Al mattino e alla sera il battello era una buona alternativa al percorrere il ponte a piedi, specie nelle giornate di soffio gelido che a marzo sono tutt&#8217;altro che rare, lassù.<br />
Si saliva più o meno in una cinquantina, sullo Storch, e il timoniere (sempre quello: anni con una mano sul timone e l&#8217;altra sulle due leve dei motori. Anni.) puntava la prua della barca un po&#8217; verso la sorgente, e dava di motore per pareggiare la spinta del fiume. Il suo gioco era attraversare a perpendicolo. Ogni tanto si doveva lasciare il passaggio a uno di quei grandi battelli fluviali per il trasporto merci (container colorati e carbone, per lo più). Se il battello navigava in favore di corrente, era questione di pochi secondi. Se era controcorrente, si poteva starsene fermi anche un paio di minuti. E lì era tutto un gioco di equilibri tra la corrente, il timoniere e il rumore sordo dei motori. Poi ci si muoveva, la prua rivolta al solito punto immaginario, fino all&#8217;attracco.</p>
<p>Me lo sono ricordato in questi giorni, lo Storch. Perché ho pensato che in questo periodo la mi vita somiglia bene alla sua. Non sto navigando in favore di corrente, ma nemmeno contro. Quella che sto facendo, da un po&#8217; di tempo a questa parte, mi fa pensare più ad una traversata. Muso verso la sorgente, gioco di equilibri, procedere di sguincio, ogni tanto qualche battello da far passare. Puntando all&#8217;altra riva.</p>
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</div>
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		<item>
		<title>Il privilegio dell’artista</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lucabaiguini/AEDR/~3/Rkorr-b5pRQ/privilegio-artista.html</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 12:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>
		<category><![CDATA[Tabucchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione sul privilegio degli artisti di tenerci compagnia, anche se lontani nello spazio e nel tempo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni mi ha tenuto compagnia la lettura e la rilettura di alcuni autori che non ci sono più. Mi è venuto da pensare a quale e che bello sia, il privilegio degli artisti (per me, in particolare, degli scrittori, che questa è l&#8217;arte a cui mi accosto più spesso): poter tenere compagnia ai propri simili lontani non solo nello spazio, anche nel tempo.</p>
<p>Poi ho letto, tra lunedì e oggi, <a href="https://www.amazon.it/dp/8807019434/ref=as_li_ss_til?tag=lucabaig-21&amp;camp=3458&amp;creative=23838&amp;linkCode=as4&amp;creativeASIN=8807019434&amp;adid=1ZGB6F251M8YTY9W4ND8&amp;" target="_blank"><strong>Mi riconosci</strong></a>, di Andrea Bajani.<br />
Bajani vive, ma il libro parla dell&#8217;amicizia con un autore scomparso quasi un anno fa, e che, l&#8217;ho già <a href="http://www.lucabaiguini.com/2012/03/tabucchi.html" target="_blank">scritto</a>, amo molto: Antonio Tabucchi.<br />
È un libro commovente, a tratti bellissimo.<br />
C&#8217;è una cosa, che mi porto dietro, più delle altre: Bajani racconta di aver visitato Tabucchi e la sua famiglia, negli ultimi giorni di vita dello scrittore, e che, due notti prima di morire, Tabucchi ha dettato al figlio che lo vegliava il suo ultimo racconto.<br />
È il monologo di una donna che parla a se stessa, riflessa nello specchio di un salone di bellezza parigino.<br />
Il finale:</p>
<blockquote><p>Io adesso socchiudo la porta, scivolo fuori del salon, spengo le luci  e la lascio qui dentro, dentro quello specchio, a riflettere sulla conclusione. Non spetta a me cercare conclusioni, questa storia si è fatta da sola, senza che io contribuissi in niente, e se ho contribuito non me ne sono proprio accorta.</p></blockquote>
<p>Ecco.<br />
Per dire la dedizione, la lucidità, la forza che chiede uno sguardo sul mondo che sia degno del privilegio del tenerci compagnia, a noi, lontani nello spazio e nel tempo.</p>
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</div>
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		<item>
		<title>Bamboccionismi</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lucabaiguini/AEDR/~3/uIWEUeSvx50/bamboccionismi.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2013/02/bamboccionismi.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 07:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=2804</guid>
		<description><![CDATA[Un paio di considerazioni sulla parte finale della campagna elettorale]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di considerazioni sulla parte finale di questa campagna elettorale:</p>
<div class="shortcode-orderedlist decimal"></p>
<ol>
<li>Ancora una volta, come ho già sottolineato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2013/01/nemici-di-chi.html" target="_blank">qui</a>, la ricerca del consenso è avvenuta molto più facendo leva sulla paura del nemico che su un progetto per il Paese. Lo ha messo in evidenza <a href="http://www.wittgenstein.it/2013/02/23/come-si-cambia-2/" target="_blank">Luca Sofri</a>. Sono d&#8217;accordo con la sua analisi:<br />
<em>Questa retorica è stata non solo fallimentare, ma addirittura complice dell’inesistenza di progetti nuovi, alternativi, convincenti, adeguati ai tempi</em>.<br />
Non sottoscrivo, invece, la conclusione.<br />
Al contrario.</li>
<li>Il risultato più temuto è l&#8217;ingovernabilità: che, cioè, dalle urne non esca una maggioranza chiara, tale da consentire a chi ha vinto le elezioni di dare attuazione ai propri programmi.</li>
</ol>
<p></div>

<p>La somma di queste due cose la dice lunga su come stiamo messi: male.</p>
<p>Ciò detto, però, in qualsiasi altro sistema organizzato questi sarebbero chiari (e allarmanti) segnali di, chiamiamola così, immaturità.</p>
<p>Ecco.</p>
<p>Solo per dire che non dobbiamo farci illusioni: vale anche per un Paese e per la sua politica.</p>
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</div>
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		<item>
		<title>Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/lucabaiguini/AEDR/~3/32kF23c6N1c/cio-che-non-siamo.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2013/01/cio-che-non-siamo.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 09:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mio lavoro...]]></category>
		<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>
		<category><![CDATA[Lacan]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=2794</guid>
		<description><![CDATA[Una riflessione sul ruolo del formatore, stimolata da una critica]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un commento critico al mio <a href="http://www.lucabaiguini.com/2013/01/nemici-di-chi.html" target="_blank">ultimo post</a> mi ha suscitato alcune riflessioni. Roberto se la prende con chi fa il mestiere di formatore e di coach, e con me in particolare.<br />
Un paio di premesse (non difese, ma precisazioni):</p>
<ul>
<li>Roberto sostiene che si specula per vendere consulenza, corsi e libri. Nel mio caso, quanto scrivo qui non ha l&#8217;obiettivo di vendere consulenza, perché io non ne faccio se non molto occasionalmente: mi occupo di formazione. Inoltre, svolgo la stragrande maggioranza del mio lavoro all&#8217;interno di due consorzi partecipati dal Politecnico di Milano: <a href="http://www.mip.polimi.it/" target="_blank">MIP</a> e <a href="http://www.cefriel.it/" target="_blank">Cefriel</a>. Non &#8220;vendo&#8221;, quindi, direttamente. Al limite si può dire che il mio obiettivo sia quello di guadagnare e mantenere la fiducia di questi due &#8220;committenti&#8221;, ma mi pare cosa molto diversa da quanto ipotizza Roberto. Direi che &#8220;docente&#8221;, nel mio caso, è una definizione più aderente di quella di &#8220;formatore&#8221;.</li>
<li>Per quanto riguarda il coaching, non lo pratico: non ne ho le competenze e, al momento, non mi interessa svilupparle.</li>
</ul>
<p>Detto questo, però, il commento mi provoca, perché mette in evidenza rischi reali del mio mestiere. E mi sa che a volte dentro a questi rischi ci sono cascato.<br />
Così in questi giorni ci ho pensato su un po&#8217;.<br />
Non ho conclusioni da portare, soltanto due pensieri che mi hanno guidato nella riflessione.<br />
Il primo è di <a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;ved=0CEIQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FJacques_Lacan&amp;ei=FDEKUdqNK43MswbH4YD4BA&amp;usg=AFQjCNG3zK81pQeMFWbn7jJLD605Tjlk3A&amp;sig2=nrjvrSqxnrdP_kiLb4lpjA&amp;bvm=bv.41642243,d.Yms" target="_blank">Jacques Lacan</a>, che un giorno ha detto:</p>
<blockquote><p>Un pazzo che si crede un re è pazzo, ma un re che si crede un re è ancora più pazzo.</p></blockquote>
<p>Non so se interpreto correttamente questo pensiero, ma mi pare ci dica che, in fondo, il delirio è sempre delirio dell&#8217;io, a qualsiasi livello si manifesti. Quindi, il formatore che si crede formatore è pazzo di quel delirio che fa credere di possedere soluzioni e di esserne portatore. L&#8217;essenza del mio mestiere dovrebbe essere, invece (così almeno io credo), l&#8217;offerta di opportunità per allargare le opzioni e le possibilità da un lato, e dall&#8217;altro la condivisione di criteri di scelta tra queste possibilità. <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/09/varieta-e-appropriatezza.html" target="_blank">Altrove</a> ho chiamato questi due movimenti logica della varietà e logica dell&#8217;appropriatezza. Senza, appunto, un io al centro.</p>
<p>Il secondo sono i famosi ultimi versi di una poesia di <a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;sqi=2&amp;ved=0CDEQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikiquote.org%2Fwiki%2FEugenio_Montale&amp;ei=jTEKUYXgE8X-4QSEqIGQBA&amp;usg=AFQjCNHS6Vi2utidi52VsUOBCbFe-UKOig&amp;sig2=W3SdMtvyPi79rHIiFiA3ew&amp;bvm=bv.41642243,d.Yms" target="_blank">Eugenio Montale</a>:</p>
<blockquote><p>Non domandarci la formula che mondi possa aprirti<br />
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.<br />
Codesto solo oggi possiamo dirti,<br />
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.</p></blockquote>
<p>Non vorrei scomodare il poeta per una quisquilia, ma in questi giorni mi sono detto che se avessi pensato di più a ciò che non sono e ciò che non voglio essere (e meno a quello che credo di essere e che credo di volere), qualche stupidaggine l&#8217;avrei evitata. E non sto parlando solo del mio lavoro.</p>
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<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>
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		<title>Nemici. Di chi?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2013 17:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un commento alla puntata di Servizio Pubblico con Silvio Berlusconi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non sono tra i nove milioni di italiani che hanno passato la serata di giovedì ad assistere alle schermaglie tra Santoro, Travaglio e Berlusconi. Ho recuperato alcune parti salienti il giorno dopo, e ho letto e sentito un bel po&#8217; di commenti.<br />
Ne ho tratto un&#8217;idea: quella della sfida con vincitori e sconfitti, qualunque sia la valutazione su chi stia da una parte o dall&#8217;altra, è solo la superficie. Tutti i contendenti avevano già vinto nel momento in cui sono riusciti a mettere insieme questo set, e a conquistare il centro dell&#8217;attenzione dei media e degli elettori. Perché a essere davvero messa in discussione, in questi ultimi mesi, è stata la struttura dell&#8217;offerta politica italiana, la sua <a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/03/comunicazione-identita.html">logica di fondo</a>: ogni elezione è stata, negli ultimi vent&#8217;anni, un referendum pro o contro Berlusconi.<br />
Questa volta le cose sarebbero potute essere diverse.<br />
E invece, la puntata di Servizio Pubblico ha messo in scena il copione e lo ha reso, di nuovo, credibile. Fatto questo, l&#8217;obiettivo era già raggiunto.<br />
C&#8217;è un&#8217;intera classe dirigente che ha sempre prosperato su questo copione, e che non vuole (probabilmente non sa) recitarne un altro. E un&#8217;intera frotta di giornalisti. Sono loro i vincitori. Gli sconfitti sono quelli che credono che la politica possa essere uno scontro duro ma leale tra modi diversi di vedere le cose, tra programmi fatti di soluzioni e non di proclami. Almeno un po&#8217;.</p>
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<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2013/01/grasso-che-cola.html' rel='bookmark' title='Grasso che cola'>Grasso che cola</a></li>
</ol></p>
</div>
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		<title>Grasso che cola</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 09:32:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[un po' del resto]]></category>
		<category><![CDATA[Ballarò]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Grasso]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Pietro Grasso a Ballarò, e i problemi del posizionamento]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì sera mi sono sciroppato Berlusconi a Ottoemezzo e, di seguito, Ballarò (non tutto, però, conservo un po&#8217; di rispetto per il mio tempo). Una riflessione sulla performance di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Grasso" target="_blank">Pietro Grasso</a> da Floris (per quanto ho visto io, per nulla convincente).<br />
Parlando di economia ha inanellato una serie di luoghi comuni da Bar Sport, il cui culmine è stato (a memoria) che gli italiani dovrebbero comprare Made in Italy per frenare la delocalizzazione. Peraltro, quest&#8217;ultimo parere non era neppure richiesto, visto che la domanda verteva su tutt&#8217;altro, ed è stato lo stesso Grasso a voler ritornare a dire la sua su un punto precedente e superato. Il tutto ha scatenato una serie di commenti critici su twitter.</p>
<p>Domanda: ma voi vi aspettate che Grasso abbia da dire qualcosa di profondo, originale, documentato, risolutivo in tema di macro (o micro) economia?<br />
Io, francamente, no.<br />
Per la sua esperienza e la sua storia, io mi aspetto che abbia qualcosa da dire in tema di giustizia, di carceri, di lotta alla criminalità&#8230; al limite di pubblica amministrazione.<br />
E allora, chiedo di nuovo, perché prendere posizione su temi su cui, a giudicare da quanto ho visto martedì sera, non ha competenze e su cui, per di più, nessuno gli chiede di averne?</p>
<p>Ci ho pensato un po&#8217;, questa mattina, e l&#8217;idea che me ne sono fatto è questa: i &#8220;tecnici&#8221; come Pietro Grasso, quando scendono (o salgono, fate un po&#8217; voi) nell&#8217;agone politico e affrontano una campagna elettorale tentano spesso, in maniera più o meno consapevole, di spostare il proprio posizionamento da un ambito verticale (<em>grande esperto di un singolo tema</em>) ad un posizionamento generalista e orizzontale (<em>per governare devo avere un&#8217;opinione su una grande varietà di temi</em>).<br />
Ora, se questo può essere utile (non ne sono certo, ma potrebbe) per chi si candida alla premiership (vedi Ingroia, per fare un esempio), è potenzialmente assai dannoso per tutti gli altri. Partito che li candida compreso.<br />
Farei, quindi, molta attenzione a intraprendere un percorso di questo tipo, e, se facessi uno spin doctor, darei poche, semplici, istruzioni a questi candidati &#8220;verticali&#8221;:</p>
<ul>
<li>parla, per quanto possibile, solo degli argomenti che stanno nel tuo profilo di posizionamento</li>
<li>se ti si chiede un&#8217;opinione rispetto a temi &#8220;altri&#8221;, attieniti alle posizioni del partito, oppure cerca di ricondurre la domanda ad un tema che sta nel tuo profilo</li>
<li><em>Su questo tema non ho un&#8217;opinione, visto che, se verrò eletto, sarò chiamato ad occuparmi d&#8217;altro </em>è una risposta migliore rispetto ad esprimere un&#8217;opinione banale, non documentata, da Bar Sport, appunto</li>
</ul>
<p>Insomma, di questi tempi e visti i precedenti, essere davvero competenti e poter offrire un apporto positivo anche in un solo campo, per un aspirante politico è già grasso che cola&#8230; (sorry&#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P.S. L&#8217;argomento per cui gli italiani dovrebbero comprare Made in Italy per frentare la delocalizzazione, detto per inciso, è una bella rappresentazione di un modo di vedere la politica che, personalmente, mi fa rabbrividire. Ma questa è un&#8217;altra storia e, forse, un altro post.</p>
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<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>
</div>
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