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	<title>Marco Mazzei</title>
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	<description>Giornalista, Milano. Progetti di comunicazione e del territorio.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Oct 2025 08:08:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marco Mazzei</title>
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	<item>
		<title>Imparare a stare meglio, che fatica</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2025/10/10/imparare-a-stare-meglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 07:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi multipla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La montagna è la cura, il racconto è la cura. Raccontare come stai per imparare a stare meglio. OK, riparto da qui. Come stai? Male. I mesi di questi mesi di questo anno molto male. Pensavo di aver imparato a essere malato &#8211; su dai forza sono già passati 3 anni dalla diagnosi, hai detto,&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2025/10/10/imparare-a-stare-meglio/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Imparare a stare meglio, che fatica</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2025/10/10/imparare-a-stare-meglio/">Imparare a stare meglio, che fatica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h5 class="wp-block-heading">La montagna è la cura, il racconto è la cura. Raccontare come stai per imparare a stare meglio. OK, riparto da qui.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Come stai? Male. I mesi di questi mesi di questo anno molto male.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pensavo di aver imparato a essere malato </strong>&#8211; su dai forza sono già passati 3 anni dalla diagnosi, hai detto, fatto, ridetto. Ti stai curando. Stai abbastanza bene, le risonanze sono stabili, non ci sono nuove lesioni. Hai anche recuperato la tua leggerezza di sempre.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8211; potresti andare a Zelig</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">così mi hanno detto dopo un brevissimo intervento a un convegno sulla sclerosi multipla. Mi ha fatto ripensare a una frase che mi sono sentito dire tante volte, quando ero giovane: &#8220;<em>mi piaci perché mi fai ridere</em>&#8220;. Non mi è mai sembrato un gran complimento, lo ammetto. Ma forse lo era.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei andare a Zelig, eppure anche quel giorno stavo male, proprio male. Non nel senso di un braccio, della stanchezza, dei crampi o delle scosse, ma nel senso di imparare a vivere con una malattia così, fare il bravo paziente seguendo le indicazioni dei medici, curarsi. Lo stavo facendo bene, benino, almeno credo, però poi è successo qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una malattia c’è questo tema, curioso, del curarsi, della biologia &#8211; o come si chiama, delle pillole e delle risonanza, ma c’è anche, a volte soprattutto, l’<strong>imparare a essere malato</strong>. Le questioni pratiche (come si prenota una visita, come si incastrano le prenotazioni tra consulti, esami di laboratorio, diagnostica, altri consulti &#8211; il tutto dentro un sistema sanitario, sempre sia lodato, che “apre le agende” &#8211; e quando aprono? chissà!, che ti dà appuntamento tra un anno, ma le ricette durano 6 mesi, <em>eh ma basta prenotare subito</em>, però non ci sono le agende, eccetera eccetera) e le questioni psicologiche, vogliamo chiamarle così? Così ti muovi tra un incrocio di telefonate, email, form, <em>page-not-found</em>, “le consigliamo Dalmine per la risonanza” (via Dalmine, ah no proprio Dalmine vicino a Bergamo, ah ecco), e quel macigno dell’incertezza, <em>come starò domani, e tra 2 anni</em>, ma anche <em>mi reggerà la gamba al prossimo passo</em>? Per mesi l’ho pensato a ogni passo. <strong>Assorto nei miei pensieri, se si possono chiamare così</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio mi piacerebbe provare a correre di nuovo. Non è che sia mai stato né un patito né un fenomeno, però mi è sempre piaciuto tanto, la maratona è stata una delle esperienze più belle della mia vita, ancora mi vengono i brividi se ci penso, e la prima cosa che ho fatto dopo il <em>lockdown </em>del 2020 è stata proprio una corsa; sveglia alle 5 del mattino e via a riconquistare Milano, <em><strong>c&#8217;è solo la strada</strong></em> dice una canzone che ha sempre significato tanto per me. Vorrei provare a correre, ma ho paura di inciampare. Ci proverò, prima o poi, anche questa è una cosa che si impara, a superare alcune paure &#8211; e poi magari cadrò, ma amen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque, insomma: <strong>pensavo che tutto sommato stavo imparando</strong>. A essere malato, con tutto quello che significa. E che significa di più quando la malattia è imprevedibile e si può manifestare in tanti modi e luoghi, luoghi di te, diversi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-09-at-15.54.45.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="933" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-09-at-15.54.45-700x933.jpeg" alt="" class="wp-image-7588" style="width:562px;height:auto" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-09-at-15.54.45-700x933.jpeg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-09-at-15.54.45-225x300.jpeg 225w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-09-at-15.54.45-768x1024.jpeg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-09-at-15.54.45.jpeg 960w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><em>Di giorni perduti a rincorrere il vento. Val di Rosole, ai piedi del Cevedale, agosto 2025.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Poi un giorno è arrivata un&#8217;email: &#8220;Caro Marco, ho bisogno di morire&#8221;</strong>. La mandava Laura Santi, giornalista, segretaria dell&#8217;associazione Luca Coscioni e malata di sclerosi multipla. Raccontava dei suoi peggioramenti, del suo dolore e della sua stanchezza, dei ricorsi per avere il diritto di accedere al suicidio assistito, dell&#8217;opzione Svizzera già prenotata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo quell&#8217;email ho cercato di conoscere meglio Laura e ho trovato <a href="https://youtu.be/laCYQyr_hZc?si=-e8mx88UvhyRlG-w">un servizio andato in onda su La7</a>: l&#8217;aveva realizzato la sua amica Francesca Mannocchi, giornalista, malata di sclerosi multipla. Quel servizio mi ha messo KO già al primo minuto, &#8220;che bella la neve&#8221;, e quando sono arrivato in fondo i tre anni di lavoro sulla mia testolina erano spariti in un attimo, <em>puff</em>. Cominciamo tutto da zero, tutto dal momento del primo referto, tutto da quel &#8220;il reperto più rilevante è costituito da due zone di alterato segnale&#8221; eccetera. <strong>La medicina è splendida, sa dare nomi alle cose che sembrano nulla. Alterato segnale, che vuoi che sia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre pensato che il suicidio assistito fosse un diritto delle persone, mi chiedo ancora perché ne dobbiamo parlare, mi chiedo, come sempre, che diritto toglie agli altri e quindi perché altri sono contrari. (Nelle grandi battaglie contro i diritti delle persone c&#8217;è sempre la Chiesa in prima linea, e anche le battaglie che abbiamo vinto, come l&#8217;aborto, le abbiamo poi perse &#8211; vedi numero di medici obiettori e come rendiamo difficile la vita alle donne che fanno una scelta. Contro il divorzio, contro i matrimoni per le persone omosessuali, contro <em>qualsiasicosa</em> per le persone transessuali, eccetera. Contro il suicidio assistito, anche, e c&#8217;è lo zampino della Chiesa nella pessima, pessima, pessima proposta di Legge che sarà discussa alla Camera).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiusa questa parentesi, dicevo, sono sempre stato a favore dei diritti e quindi anche del suicidio assistito; poi un giorno ho realizzato che tante persone che sceglievano di andare a morire in Svizzera avevano la mia stessa malattia, e allora: &#8220;oh cavolo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone che ricorrevano, o volevano ricorrere, al suicidio assistito nel mio immaginario soffrivano solo di patologie rarissime, di una combinazione di patologie rarissime, oppure di tumori al 12° stadio &#8211; cose che non mi possono riguardare, figurati. Ovviamente non è così. E non lo è soprattutto per tante malattie neurodegenerative, come la mia, che ti tolgono ogni giorno qualcosa e poi alla fine non resta quasi nulla di te, se non dolore, fisico e psicologico, e una totale dipendenza dagli altri. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi &#8220;oh cavolo&#8221;, la cosa mi riguarda proprio da vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quel servizio, splendido, di Francesca Mannocchi, Laura Santi ci spiega, con la sua vita &#8211; quella di ieri e quella di oggi, il perché. <strong>Basta guardarlo, poi si capisce tutto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si capisce anche, ed è quello che mi ha steso &#8211; e ho dovuto camminare decine di chilometri di pietraie e parecchi tremila metri per superarlo, chissà se l&#8217;ho superato, che la sua stanchezza e il suo dolore sono intrecciati, legati in modo indissolubile alle relazioni della sua vita, a suo marito soprattutto. E qui non capisci quanto, in fondo in fondo, <em>la scelta di morire</em> non sia anche la scelta di libertà, lasciare libera la persona che ami così tanto. Quella persona che si prende cura di te, ma in salute e in malattia è solo una formula, quando la malattia ti porta laggiù, in fondo, prendersi cura chissà che cosa diventa. Io li vedo gli abbracci tra Laura e Stefano e lo vedo che sono solo in parte amore, sono molto più spesso assistenza. E Laura lo dice quando parla della stanchezza di avere continuamente <em>le mani delle persone addosso</em>, anche quelle di suo marito che poi forse in qualche momento non è nemmeno più suo marito, è un assistente sanitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà quanto di quel dolore, di quella voglia di farla finita non è anche la voglia di rendere liberi tutti quelli che adesso costringi in una prigionia, <em>in carcere insieme a te</em>. Ma poi non voglio dire di Laura, della quale so così poco: dico di me, di quello che ho pensato nell&#8217;ascoltare la sua storia. Penso alla voglia di rimanere sempre attaccato alla vita (che bella la neve, appunto) e <strong>alla consapevolezza che a un certo punto quella non è più vita, per te e per gli altri</strong>. È diventata un&#8217;altra cosa e devi capire quando, da quando, non ce la fai più. Una decisione devastante, impossibile, così mi sembra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In aggiunta: il senso di colpa. <strong>Sono stato così male anche perché mi sentivo in colpa di stare così bene</strong>, almeno in confronto a Laura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura oggi non c&#8217;è più, ha ottenuto, dopo aver lottato tanto, l&#8217;abbiamo costretta anche a lottare per questo, di accedere al suicidio assistito qui in Italia, nella sua casa. Almeno non è dovuta andare in Svizzera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io mi dico che c’è la malattia e c’è l’essere malati. A volte la malattia va bene, o benino, ma l’essere malati è una catastrofe. Questi mesi sono stati così. Poi sono arrivate quelle giornate piene di sole in montagna dove hai solo voglia di salire, salire e salire ancora, il caldo e l’aria fresca addosso, nessuno in giro, Quell’Altro là davanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine dell’estate siamo andati in <strong>una piccola valle dove non eravamo mai stati</strong>, di quelle che piacciono a noi: ben sopra i 2000 metri, pietraie e ghiacciai attorno, piccole pianticelle basse e resistenti al vento, molto vento, tutto molto apro e poco bucolico. Ecco, quel giorno ho iniziato a stare meglio. Forse perché ho capito che questi sono stati mesi dolorosi, ma necessari. Grazie Laura. </p>
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		<title>C&#8217;era un falco azzurro</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2023/03/21/cera-un-falco-azzurro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 20:09:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi multipla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Val Viola è sempre stata nel nostro destino di novelli camminatori della montagna, fin da quella volta che abbiamo pensato di essere in Val Viola &#8211; oh, ma che bella, ah ma che selvaggia &#8211; e in realtà eravamo in una, graziosa, valletta laterale che non c&#8217;entrava assolutamente nulla. Quel pomeriggio sul tardi ci&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2023/03/21/cera-un-falco-azzurro/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">C&#8217;era un falco azzurro</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Val Viola</strong> è sempre stata nel nostro destino di novelli camminatori della montagna, fin da quella volta che abbiamo pensato di essere in Val Viola &#8211; <em>oh, ma che bella, ah ma che selvaggia</em> &#8211; e in realtà eravamo in una, graziosa, valletta laterale che non c&#8217;entrava assolutamente nulla. Quel pomeriggio sul tardi ci siamo andati lo stesso, nella Val-Viola-Vera, e ci siamo trovati davanti a un fiume di gente, passeggini, biciclette, zaini, altri passeggini, forse anche trolley, come se stessimo andando in direzione stadio al termine di una partita di calcio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo per dire che, sì, la Val Viola è stupenda ma troppo affollata per i nostri gusti. Ci siamo tornati altre volte, in bicicletta, e abbiamo raggiunto il passo Val Viola dove c&#8217;è il confine con la Svizzera. Passerei ore in questi luoghi, ce ne sono ovviamente tantissimi su tutte le Alpi, dove puoi stare con il culo in Italia e le gambe in Svizzera, <em>ciao ciao</em>, perché <strong>ti serve per dare un senso ai confini, ti conferma che non hanno un senso in realtà</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benvenuto in Svizzera, dice Vodafone mentre stai salendo verso il passo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anno scorso ci è capitata l&#8217;occasione di andare in Val Viola a maggio. Una giornata fresca e luminosa, i parcheggi deserti, anche il primo, quello più vicino all&#8217;imbocco del sentieri. C&#8217;erano un camper e un&#8217;automobile, basta. Quel giorno, finalmente, abbiamo visto la Val Viola: che bella, che spazi, che silenzi. Il rifugio Viola laggiù, un parallelepipedo rosa – ma sul colore si potrebbe discutere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <em>Andiamo fino al passo?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Indossavo la mia nuova bandana da montagna azzurra con le stelle alpine bianche e gialle, dovevo inaugurarla come si deve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo saliti fino al passo. Il sentiero non è particolarmente difficile o lungo, ma è scomodissimo: la traccia è dissestata, è pieno di gradoni o di sassi, si fa fatica a camminare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta in cima abbiamo fatto un giretto in Svizzera e ci siamo detti, come ogni volta, che prima o poi saremmo dovuti scendere dall&#8217;altra parte dove ci sono un paio di itinerari bellissimi. Italia, Svizzera, Italia.</p>


<div class="wp-block-image is-style-default">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-scaled.jpg"><img decoding="async" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-700x933.jpg" alt="" class="wp-image-7500" height="500" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-700x933.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-225x300.jpg 225w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-768x1024.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-1152x1536.jpg 1152w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-1536x2048.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/2022-05-21-15.37.23-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Il passo Val Viola.</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">È stato in quel momento che <strong>è arrivato il falco</strong>. Gli artigli sul braccio, una morsa rapidissima, ma potente. Ho fatto appena in tempo a girarmi e l&#8217;ho visto solo con la coda dell&#8217;occhio, <strong>ho visto la sua ala azzurra e poi in un attimo non c&#8217;era più</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <em>Che cos&#8217;hai?</em><br />&#8211; Eh, non l&#8217;hai visto?<br />&#8211; <em>Visto che cosa?</em><br />&#8211; C&#8217;era un uccello, il braccio<br />&#8211; <em>Dai, è la tua suggestione, è che adesso vedi gipeti ovunque</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gipeto è un avvoltoio tipico di quella zona ed effettivamente mi <em>piacerebbe</em> vederne uno da vicino. Ma quello non era un gipeto. Era un falco. Azzurro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il braccio era indolenzito ma non mi faceva male. In maggio fa buio abbastanza presto, <em>torniamo dai</em>. Peccato non averlo visto bene, quel falco, <strong>chissà se aveva il becco giallo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche mese prima di quel giorno, all&#8217;inizio della malattia e prima ancora di sapere che fosse una malattia e quale malattia fosse, mi capitava di sentire spesso delle scosse alla gamba sinistra. Proprio come se ci passasse della corrente, improvvisamente. Belle forti, finivano subito e restava solo un senso di indolenzimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre scendevano dal passo e guardavamo la Val Viola da un&#8217;altra prospettiva con il vento alle spalle, mi è passato davanti al naso un lembo della mia bandana, azzurro. Come le ali di quel falco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la storia di una scossa al braccio e di come la mia mente l&#8217;ha trasformata nell&#8217;incontro con un rapace azzurro. La montagna è la cura, il luogo dove il dolore diventa un momento di magia, intimo e irripetibile.</p>
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		<title>Il mio primo anno con la sclerosi multipla</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2023/02/23/il-mio-primo-anno-con-la-sclerosi-multipla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 15:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi multipla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ricordo, qualche giorno fa, sono stato bene. Sono uscito dall&#8217;ufficio per fare due passi, e appena fuori dal portone ho pensato: oh, mi sento bene. È durato poco, quel momento, ma non è stato l&#8217;unico momento: non sto bene e non sto nemmeno male. Non saprei nemmeno dire esattamente come sto. È passato quasi&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2023/02/23/il-mio-primo-anno-con-la-sclerosi-multipla/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Il mio primo anno con la sclerosi multipla</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi ricordo, qualche giorno fa, sono stato bene. Sono uscito dall&#8217;ufficio per fare due passi, e appena fuori dal portone ho pensato: oh, mi sento bene. È durato poco, quel momento, ma non è stato l&#8217;unico momento: non sto bene e non sto nemmeno male. Non saprei nemmeno dire esattamente come sto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È passato quasi un anno dalla&nbsp;<strong>diagnosi di sclerosi multipla</strong>&nbsp;e spesso mi chiedi &#8220;come stai?&#8221;. Se ti rispondo in modo vago è perché in realtà avrei bisogno di un paio d&#8217;ore per raccontarti bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la prima scoperta della malattia, in aprile, alla quale è poi seguita la conferma di sclerosi multipla, ho passato una fase iniziale quasi di euforia: <a href="https://www.mazzei.milano.it/2022/04/19/inizia-una-fase-nuova-della-mia-vita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ne ho scritto</a>, ne ho parlato tanto, ho risposto a tante domande. Tutto apparentemente facile, e poi certo: sono forte, ho lo spirito giusto, andrà tutto bene. Bè, forse no. Forse non sono così forte, forse lo spirito andrà ricostruito e chissà come andrà.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Maggio</h4>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio di maggio ho avuto l&#8217;infelice idea di farmi operare alla prostata, pensando di risolvere un fastidio e di poter poi affrontare il resto con più leggerezza. In realtà è stato un altro ricovero in ospedale, altri buchi, siringhe, controlli, un decorso operatorio molto migliorabile &#8211; tra cateteri che non funzionavano e il ritorno a casa troppo frettoloso. Insomma, non bene. Quando si dice <strong>pretendere troppo da se stessi</strong>: ecco, quella è stata un&#8217;operazione da manuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ho iniziato la cura proposta dal centro specializzato in sclerosi multipla al quale mi ero affidato. Una pastiglia al giorno, facile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi giorni tutto OK, poi è arrivata una leggera nausea, che è diventata sempre più forte per trasformarsi infine in questa routine: tutta la mattina restavo a casa a vomitare, il pomeriggio cercavo di rimettermi in piedi per uscire o anche&nbsp;<em>solo</em>&nbsp;per lavorare. Maggio dello scorso anno è stato proprio un mese brutto perché a questi effetti collaterali si è aggiunta una fatica totale e un lento, ma nemmeno troppo, scivolare dentro un pozzo buio, fatto di tanti incubi durante i dormiveglia, che poi restavamo anche al risveglio e di giorno, con la luce. Un pozzo pieno di ogni paura, di avere qualche malattia perfino più grave, di avere poco tempo o addirittura di non averne più.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il futuro è sempre stato il mio rifugio preferito</strong>. Quando mi è capitato di non stare bene, di essere triste, di avere preoccupazioni, sono sempre scappato lì, nel futuro: in quello che succederà, domani andrà meglio, un viaggio che faremo, domani passerà. Nel passato ci sono tanti ricordi scintillanti, che mi fanno felice quando va tutto bene, ma nel futuro ci sono tutte le cure. Ecco, quel mio rifugio semplicemente non c&#8217;era più. A maggio non riuscivo più a pensare a domani o a dopodomani, era tutto nero, solo nero.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">New York, New York</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Appena ricevuta la diagnosi avevamo deciso di fare un viaggio, di tornare&nbsp;<em>finalmente</em>&nbsp;a New York dopo la pandemia. Biglietti per il 1° giugno. Il sabato precedente eravamo in montagna, io non mi sentivo bene e abbiamo deciso di fare solo una passeggiata in paese, senza escursioni. A metà di quella camminata ci siamo dovuti fermare perché non ce la facevo più ad andare avanti: una parte di me si voleva arrendere all&#8217;idea che sarebbe stato meglio rimandare il viaggio, un&#8217;altra continuava a pensare che in futuro &#8211; eh!, poi magari sarei stato anche peggio. Seduti su quella panchina, forse il momento più brutto di questi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi invece siamo partiti e a New York è andato tutto bene, siamo riusciti a fare quello che volevamo, stando solo attenti a stancarci un pochino meno del solito –&nbsp;un Uber in più e 150&nbsp;<em>strade</em>&nbsp;a piedi in meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La città mi ha fatto stare meglio, <strong>forse un&#8217;iniezione di adrenalina senza fare un&#8217;iniezione</strong>, gli incubi si sono diradati, ho messo la testa fuori dal pozzo. Ho anche deciso di sospendere la cura che avevo iniziato e di affidarmi a un altro centro specializzato in sclerosi multipla, al Policlinico di Milano. Mi sono trovato molto bene, anche dal punto di vista umano.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Luglio e l&#8217;Alta Valtellina</h4>



<p class="wp-block-paragraph">In luglio ho fatto qualche giorno di&nbsp;<em>day hospital</em>&nbsp;al mattino presto per una serie di infusioni di cortisone: nei corridoi di questo vecchio padiglione ospedaliero tante stanzette e&nbsp;<strong>tante persone già alle 7, tutte attaccate alle flebo e impegnate tra computer e tablet, molto milanese</strong>. Mi ha fatto sorridere e sentire meno solo, anche se non ho parlato con nessuno. Sia mai diventare socievoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima, durante e dopo: tanta montagna. Tante escursioni, tanti scorci che sono stati davvero un sollievo, <strong>Quell&#8217;Altro sempre qualche passo avanti</strong>, tanto che non ho nemmeno una foto di un panorama nella quale non ci sia anche lui. E questo vorrà pur dire qualcosa, e anche più di qualcosa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/12/photo_2022-08-11_19-06-41.jpg"><img decoding="async" width="700" height="933" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/12/photo_2022-08-11_19-06-41-700x933.jpg" alt="" class="wp-image-7467" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/12/photo_2022-08-11_19-06-41-700x933.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/12/photo_2022-08-11_19-06-41-225x300.jpg 225w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/12/photo_2022-08-11_19-06-41-768x1024.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/12/photo_2022-08-11_19-06-41.jpg 960w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ho iniziato una nuova cura, sempre in pastiglie, e questa, per il momento, non mi sta dando fastidio: siamo ormai al settimo mese e incrocio le dita, poi se mi sta anche facendo bene o se servirà davvero lo scopriremo nei prossimi anni.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Autunno e le bici</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;estate, l&#8217;autunno è andato così così. La sensazione costante di non stare bene, i sintomi che mi sembravano peggiorare, la fatica, l&#8217;impossibilità di pensare ai mesi successivi. In più di un giorno si è proprio spenta la luce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sera, andavo non so dove in bicicletta, sono arrivato in cima alla&nbsp;<em>salita</em>&nbsp;dei bastioni di Porta Venezia come se avessi scalato il Mortirolo: stanchissimo per quei pochi metri, male alle gambe, una gran voglia di piangere. Lo segno come un momento di svolta: certe cose non saranno più come prima e, adesso che è passata qualche settimana, credo dovrò fare i conti con questa questione della bici. Ho in casa e sempre sotto gli occhi biciclette che non userò mai più, che non sto usando da tempo: <strong>le ho sempre guardate pensando al prossimo giro che prima o poi avrei fatto, adesso le guardo pensando al prossimo giro che non potrò più fare</strong>. Le darò via. La mia scatto fisso è stata la bici che mi ha regalato la consapevolezza di poter cambiare il mondo pedalando proprio da lì e la mia bici da corsa azzurra è stata la compagna insostituibile della scoperta del mondo, e in particolare delle montagne. Guardiamo avanti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">«Non la trovo male»</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Alla visita di controllo in dicembre la dottoressa non mi ha trovato male, o comunque non peggio, e la risonanza era uguale alla precedente. <em>Quadro neuroradiologico stabile</em> è improvvisamente la strofa della mia canzone preferita. «Dobbiamo imparare a conoscerla per capire bene come vanno le cose», mi ha detto. Ha ragione, <strong>anch&#8217;io devo imparare a conoscere questa persona nuova</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso che siamo a febbraio, sto imparando a convivere con tutti i miei sintomi: la perdita di sensibilità alle dita, la debolezza, il fastidio a una gamba che ogni tanto quasi zoppico, tremori, scosse, la fatica. Non tutti insieme, a gruppi di due o tre, non tutto il giorno e tutti i giorni, ma spesso e volentieri. Sempre <strong>senza preavviso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fatica non la posso raccontare, non ne sono capace. Nulla che si possa comprendere, credo, se non la si è provata. Parlandone con altre persone malate ne ho avuto conferma: la capiamo solo noi, è come un codice segreto, un linguaggio per una piccola comunità. La fatica e la stanchezza peggiorano esponenzialmente con il caldo. Sappiamo che estate è stata quella del 2022, immaginiamo che estati saranno le prossime. Devo pensare che per stare meglio non potrò subire quel caldo costante sempre.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un nuovo rifugio in montagna</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo a febbraio e <strong>sto ricostruendo quel rifugio del futuro</strong>. Non è ancora il posto sicuro dove andavo, è come una baita di ristrutturare: ci sono i sassi, che sono solidi, ma manca il tetto e le travi di legno sono da cambiare. Ogni tanto provo a entrarci, vedere che effetto mi fa. Meglio di maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sto convincendo che la montagna è una risposta, forse anche una cura. Tra poco è primavera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Milano Città 30</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2023/01/20/milano-citta-30/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 09:43:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consiglio comunale 2021-26]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[30 km/h]]></category>
		<category><![CDATA[biciclette]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Città 30]]></category>
		<category><![CDATA[Zone30]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia della proposta dei 30 km/h in città che ha fatto parlare tutta Italia di Milano e della sua voglia di cambiare Milano Città 30: l&#8217;ordine del giorno Ecco il testo dell&#8217;ordine del giorno approvato in Consiglio comunale lunedì 9 gennaio 2023: https://docs.google.com/document/d/1grh_Q2A412XxtrTNNSXWGM55WnQcfxhZjzCjEHUa6L4/edit?usp=sharing Questo, invece, è il video nel quale c&#8217;è l&#8217;illustrazione dell&#8217;ordine del&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2023/01/20/milano-citta-30/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Milano Città 30</span></a></p>
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<h2 class="wp-block-heading">La storia della proposta dei 30 km/h in città che ha fatto parlare tutta Italia di Milano e della sua voglia di cambiare</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading">Milano Città 30: l&#8217;ordine del giorno</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco il testo dell&#8217;ordine del giorno approvato in Consiglio comunale lunedì 9 gennaio 2023:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://docs.google.com/document/d/1grh_Q2A412XxtrTNNSXWGM55WnQcfxhZjzCjEHUa6L4/edit?usp=sharing">https://docs.google.com/document/d/1grh_Q2A412XxtrTNNSXWGM55WnQcfxhZjzCjEHUa6L4/edit?usp=sharing</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo, invece, è il video nel quale c&#8217;è l&#8217;illustrazione dell&#8217;ordine del giorno in Consiglio (potevo fare meglio) e la discussione che ne è seguita con alcuni interventi di maggioranza e opposizione:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="nv-iframe-embed"><iframe title="Consiglio Comunale in diretta - 09/01/2023" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/NVJSSQf69K0?start=5055&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption class="wp-element-caption">https://www.youtube.com/watch?v=NVJSSQf69K0&amp;t=5055s</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Milano Città 30: la rassegna stampa</h4>



<p class="wp-block-paragraph">(sezione in allestimento)</p>
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		<title>Inizia una fase nuova della mia vita</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2022/04/19/inizia-una-fase-nuova-della-mia-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 14:21:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[malattie]]></category>
		<category><![CDATA[risonanza magnetica]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi multipla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E così l&#8217;esito degli esami è arrivato e non è buono: il test sul liquor spinale è positivo e quindi siamo nell&#8217;ambito della sclerosi multipla. Non è una notizia che mi ha preso del tutto alla sprovvista: il referto della risonanza dello scorso giugno che parlava di &#8220;aree focali di alterato segnale, iperintense in T2&#8221;&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2022/04/19/inizia-una-fase-nuova-della-mia-vita/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Inizia una fase nuova della mia vita</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">E così l&#8217;esito degli esami è arrivato e non è buono: il test sul liquor spinale è positivo e quindi siamo nell&#8217;ambito della <strong>sclerosi multipla</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una notizia che mi ha preso del tutto alla sprovvista: il referto della risonanza dello scorso giugno che parlava di &#8220;aree focali di alterato segnale, iperintense in T2&#8221; portava, Google alla mano, esattamente in quella direzione, però mi ero abbastanza illuso che <em>bah</em>, magari erano lì da chissà quando e tutti gli altri sintomi avevano altre spiegazioni. Ho convissuto in questi mesi con questo e quell&#8217;altro disturbo, la perdita di sensibilità ad alcune dita, il calo di forza a una gamba, il male al collo e alla schiena – e <strong>soprattutto la stanchezza</strong>, a volte del tutto immotivata, pensando che magari tutto avesse un&#8217;altra spiegazione, e invece pare non sia così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dico <em>pare</em> perché una diagnosi definitiva-definitiva non c&#8217;è ancora: inizio tra poco una terapia immunosoppressiva, poi farò altri test, poi un&#8217;altra risonanza, poi una visita di controllo eccetera eccetera. Nel frattempo: vedremo come sto. E qui c&#8217;è un tema non indifferente di percezione, soprattutto per uno facilmente suggestionabile come me: distinguere tra i veri sintomi e le mie impressioni, in un mondo però dove le impressioni spesso sono anche dei sintomi. Mi sembra di essere più stanco del normale, mi sembra che sia una stanchezza <em>strana</em>: è un&#8217;impressione o un sintomo? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso si tratta soprattutto di accettare questa situazione che sto cercando di immaginare come una nuova fase della mia vita, <strong>e non solo della mia</strong>. Guardavo le immagini della risonanza, quasi affascinato dalla possibilità di poter osservare come sono fatto <em>dentro</em>, e pensavo che tutto sommato sono sempre io. Cioè <strong>quelle lesioni adesso sono io esattamente come lo sono tutto quello che le circonda</strong>. Non spariranno e le continuerò a vedere in tutte le prossime risonanze che farò, esattamente come vedrò il profilo di una vertebra o la forma di un legamento: un pezzo di me, come tanti altri pezzi. Un pezzo che forse si è rotto o ammaccato, ma tant&#8217;è: capita che le cose con il tempo si deteriorino. È un&#8217;idea che mi sta tenendo <em>diciamo</em> di umore discreto in queste ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in fondo <strong>più che preoccupato sono spaventato</strong> perché ho capito che quel che accadrà nei prossimi mesi e anni è davvero imprevedibile, come lo sviluppo di queste malattie e i loro sintomi: non sai se e quando e come e con che intensità si manifesteranno. Potrò scoprire meglio esattamente qual è la mia tipologia, avere la diagnosi precisa precisa, ma poi chissà. Ovviamente è questa imprevedibilità che mi spaventa, come immagino spaventi milioni di persone nel mondo alle prese con sindromi neurologiche o in attesa di qualche referto o con la speranza di non aver sviluppato recidive o di non essere all&#8217;inizio di una ricaduta. Me lo ripeto con la consapevolezza che non mi sta capitando nulla di straordinario o di esclusivo: è lo stato nel quale ti mettono tante malattie, <strong>sta poi a te imparare a gestirlo</strong>. Un percorso di apprendimento che passa anche attraverso le grandissime seccature della burocrazia sanitaria, con i siti di prenotazione dove non riesci mai a prenotare una mazza, con le attese al telefono ad ascoltare ore e ore di policy sulla privacy, con le linee che cadono, le email alle quali non risponde nessuno, la comodità di un appuntamento a Dalmine (!) per fare una risonanza e varie altre che scoprirò con il tempo.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, la sfida delle prossime settimane sarà proprio quella di imparare a gestire questa novità, immagino con alti e bassi di umore – sì, anch&#8217;io fatico a immaginare come potrò essere più scontroso e antipatico di come sono sempre stato, ma credo sarà effettivamente possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo: grazie alle persone che si sono interessate in questi giorni. Come sempre faccio fatica a dimostrarlo, ma <strong>apprezzo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">PS/ come ciliegina sulla torta <strong>a inizio maggio mi regalo </strong>(nel senso letterale del termine, visto che, dopo un anno di attesa con il servizio sanitario e la prospettiva di attenderne altri due o tre, alla fine lo farò privatamente) <strong>un piccolo intervento chirurgico</strong>, un classico dell&#8217;età giovanile: prostata; ho pensato che non metterci più 40 minuti a fare la pipì come mi succede adesso potrà migliorare l&#8217;umore o perlomeno consentirmi di uscire più velocemente di casa quando serve. </p>
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		<title></title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2022/02/08/7425/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 02:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>
 How to write a simple Paper<br />
</h1>
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 I&#8217;m going to teach you how to write my essay cheaply. Being an undergraduate student is among the most rewarding moments in your life. Learning to write a good paper will be invaluable. If you feel it&#8217;s time to get some help, here are some suggestions on how I write my essay. Papers are used mostly to complete school assignments. The more involved you are, the more you will benefit.
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		<title>Milano 2021: mi candido per il Consiglio comunale</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2021/07/21/milano-2021-mi-candido-per-il-consiglio-comunale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 14:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In autunno si vota a Milano per l&#8217;elezione del sindaco, del Consiglio comunale e dei Consigli di municipio. Io mi presento nella lista civica Beppe Sala Sindaco. Mi candido Mi candido per il Consiglio comunale di Milano nella lista del sindaco Beppe Sala. È una decisione che arriva alla fine di un viaggio lungo, iniziato&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/07/21/milano-2021-mi-candido-per-il-consiglio-comunale/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Milano 2021: mi candido per il Consiglio comunale</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">In autunno si vota a Milano per l&#8217;elezione del sindaco, del Consiglio comunale e dei Consigli di municipio. Io mi presento nella lista civica Beppe Sala Sindaco.</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Mi candido</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi candido per il <strong>Consiglio comunale di Milano nella lista del sindaco Beppe Sala</strong>. È una decisione che arriva alla fine di un viaggio lungo, iniziato per la verità già nel 2016, e della quale sono molto felice: essere nella lista del sindaco per me vuol dire davvero tanto, mi sembra in qualche modo il coronamento di un percorso, e accettare un&#8217;altra sfida del voto in questo momento della città ancora di più. È una lista CIVICA con tutte le lettere maiuscole, è una lista che fa della diversità un valore – basta scorrere i nomi per accorgersene. In un contesto elettorale essere insieme a persone di valore vuol dire naturalmente essere costretti a dare il massimo, e forse anche di più. Io accetto questa sfida perché credo di poter rappresentare nella lista del sindaco <strong>un&#8217;icona che sarà l&#8217;icona del futuro delle città e di Milano: la bicicletta</strong>.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="467" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-700x467.jpg" alt="" class="wp-image-7280" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-700x467.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-300x200.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-768x512.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-1536x1024.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-2048x1365.jpg 2048w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoDolfo-IMG_4790-930x620.jpg 930w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption><em>Alla partenza di un giro su AbbracciaMI in occasione di Milano Bike City nel 2019. </em></figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">La bicicletta</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Perché naturalmente il tema è tutto lì: non avrei potuto non esserci quando la bicicletta, l&#8217;icona della bici con tutto quello che rappresenta (lavoro, sostenibilità, benessere, inclusione, svago, sport, intermodalità, logistica, felicità), è al centro del dibattito, e non avrei potuto non esserci quando Milano ha bisogno di guardare a un nuovo futuro. Io credo nelle città come luoghi dove essere felici e vivere bene in comunità eterogenee e credo tantissimo nel futuro di Milano come laboratorio proprio di un nuovo modello di città. Abbiamo le dimensioni giuste, le capacità giuste, una diversità perfetta per riuscirci. Ci sono stati gli anni di New York e di Barcelona, poi di Londra e di Berlino, sono pronto a scommettere che saranno gli anni di Milano. Che potrà imparare anche dagli errori fatti altrove, perché naturalmente a nessuno – e comunque: non a me – interessa una città bella, ma impossibile, inavvicinabile o inaccessibile per molti. Milano diventerà una città più accessibile da ogni punto di vista e che si muoverà ai ritmi umani di una bici.</p>



<div class="wp-block-jetpack-slideshow aligncenter" data-effect="slide"><div class="wp-block-jetpack-slideshow_container swiper-container"><ul class="wp-block-jetpack-slideshow_swiper-wrapper swiper-wrapper"><li class="wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1707" alt="" class="wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-7290" data-id="7290" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-scaled.jpeg" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-scaled.jpeg 2560w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-300x200.jpeg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-700x467.jpeg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-768x512.jpeg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/mazzei-sala-930x620.jpeg 930w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption class="wp-block-jetpack-slideshow_caption gallery-caption">Con il sindaco Beppe Sala nel corso della campagna elettorale del 2016.</figcaption></figure></li><li class="wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="1600" alt="" class="wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-7292" data-id="7292" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/32207766_10155154356731394_4665692350251532288_n-1.jpeg" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/32207766_10155154356731394_4665692350251532288_n-1.jpeg 900w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/32207766_10155154356731394_4665692350251532288_n-1-169x300.jpeg 169w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/32207766_10155154356731394_4665692350251532288_n-1-700x1244.jpeg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/32207766_10155154356731394_4665692350251532288_n-1-768x1365.jpeg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/32207766_10155154356731394_4665692350251532288_n-1-864x1536.jpeg 864w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-block-jetpack-slideshow_caption gallery-caption">Con Mikael Colville-Andersen dopo una massa marmocchi nel 2018.</figcaption></figure></li></ul><a class="wp-block-jetpack-slideshow_button-prev swiper-button-prev swiper-button-white" role="button"></a><a class="wp-block-jetpack-slideshow_button-next swiper-button-next swiper-button-white" role="button"></a><a aria-label="Pause Slideshow" class="wp-block-jetpack-slideshow_button-pause" role="button"></a><div class="wp-block-jetpack-slideshow_pagination swiper-pagination swiper-pagination-white"></div></div></div>



<h3 class="wp-block-heading">Milano Prossima</h3>



<p class="wp-block-paragraph">È una candidatura che nasce anche dall’esperienza di questi mesi in <strong>Milano Prossima</strong>, un progetto collettivo e tutto da scrivere sulla città che verrà. Un progetto che guarda lontano perché il futuro è per definizione incerto (oggi più che mai) ma che rivolge lo sguardo ad altezza di persone. Un punto di vista da portare nella campagna elettorale per Beppe Sala di nuovo sindaco. <strong>Serva discontinuità per continuare a essere una città che innova quando include e viceversa</strong>. Del resto l’innovazione non può che arrivare dall’incontro con l’alterità, la differenza, le disuguaglianze.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="933" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33-700x933.jpeg" alt="" class="wp-image-7294" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33-700x933.jpeg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33-225x300.jpeg 225w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33-768x1024.jpeg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/FrancescoCarra-2019-09-15-at-20.27.33.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Pedalando nel Parco Agricolo Sud sull&#8217;itinerario di AbbracciaMI.</figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Perché mi candido</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi candido perché voglio portare avanti i temi e i progetti che abbiamo sognato nel 2016 e sui quali ho lavorato in questi anni, e poi perché:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>voglio che la bicicletta sia il <strong>nuovo simbolo della mobilità urbana</strong>, a rappresentare tutte le forme di micromobilità attiva e un modello di città dove ci sia più equilibrio nella distribuzione dello spazio pubblico e degli spazi;</li><li>voglio fare in modo che i tanti ciclismi diventino <strong>un ecosistema capace di creare valore</strong>, benessere e lavoro per le persone;</li><li>voglio mettere Milano al centro di <strong>una rete cicloturistica</strong>, fare in modo che la città diventi l&#8217;hub di riferimento per chi si muove in bici nel sud Europa;&nbsp;</li><li>voglio che l&#8217;<strong>accessibilità (per tutte le persone)</strong> sia la precondizione di qualsiasi intervento, autorizzazione, evento, iniziativa;</li><li>voglio lavorare per una città che sia perfetta per chi ha 5 anni e per chi ne ha 50 oppure 80 e creare lo condizioni affinché queste <strong>generazioni possano interagire</strong> e prendere ognuna il meglio dalle altre;</li><li>voglio una città che sia laboratorio di <strong>un&#8217;organizzazione non binaria del lavoro, dei tempi e degli spazi</strong>;</li><li>voglio soprattutto realizzare <strong>progetti che abbiano un impatto</strong>, che abbiano la forza di migliorare le vita di piccole e grandi comunità;</li><li>e voglio tante altre cose che vi racconterò nelle prossime settimane, molte delle quali vorrei deciderle <strong>insieme</strong>.</li></ul>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/86368446_2420238958306677_4854980153215811584_n.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="465" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/86368446_2420238958306677_4854980153215811584_n-700x465.jpeg" alt="" class="wp-image-7286" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/86368446_2420238958306677_4854980153215811584_n-700x465.jpeg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/86368446_2420238958306677_4854980153215811584_n-300x199.jpeg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/86368446_2420238958306677_4854980153215811584_n-768x510.jpeg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/86368446_2420238958306677_4854980153215811584_n.jpeg 960w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Nella ciclofficina di Made in Corvetto, al Mercato comunale di piazzale Ferrara.</figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Meno cuore più ragione?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">È una candidatura molto diversa dal 2016, il mondo è un altro mondo e anch&#8217;io sono un&#8217;altra persona. Mi rendo conto e so che ci sarà meno emozione e forse anche meno tenerezza e forse anche un leggero disincanto, però ci saranno <strong>più determinazione, più ambizione, più obiettivi e certamente un maggiore entusiasmo</strong>. Perché nel 2016 è stata la candidatura (e i risultati, poi) della sorpresa, nel 2021 vorrei fosse quella della riuscita. Non è più solo la voglia di mettere certi temi nel dibattito pubblico, è il bisogno di farli diventare poi amministrazione quotidiana. Mi candido perché voglio essere eletto e voglio essere eletto con tantissimi voti per poter ambire a un ruolo, per essere poi in grado di far succedere le cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È una candidatura per avere impatto e per portare radicalità nei temi, nei tempi e nei modi.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=tWWIrQEnaGk" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="509" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/Schermata-2021-07-21-alle-13.15.04-700x509.png" alt="" class="wp-image-7284" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/Schermata-2021-07-21-alle-13.15.04-700x509.png 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/Schermata-2021-07-21-alle-13.15.04-300x218.png 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/Schermata-2021-07-21-alle-13.15.04-768x558.png 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/Schermata-2021-07-21-alle-13.15.04-1536x1116.png 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/Schermata-2021-07-21-alle-13.15.04-2048x1488.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Ho portato i tempi giusti della bicicletta nel video &#8220;Un nuovo inizio, un passo alla volta&#8221; realizzato da Milano quando è terminato il primo lockdown nel maggio del 2020.</figcaption></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Partiamo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa succede adesso? Partiamo! Mi piacerebbe mettere insieme un gruppo di persone che abbia voglia di fare questa cosa insieme a me e quando dico insieme <strong>intendo proprio insieme</strong>, senza commettere alcuni errori del 2016 che hanno fatto percepire magari una certa distanza tra chi era <em>dentro</em> e chi era <em>fuori</em>, mi piacerebbe che tutte le persone che si riconoscono in uno o in tutti i temi si sentissero <em>dentro</em> e avessero voglia di esserci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo bisogno di molto: di idee, di mani, di soldi, di appuntamenti, di incontri, di confronti e anche di scontri. Di persone nei quartieri di Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Useremo Slack per lavorare insieme e ci daremo tanti microappuntamenti in giro per la città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se hai voglia di accompagnarmi in questa nuova avventura, in questa sfida che sarà dura, io sono super felice: scrivimi un&#8217;email a <a href="mailto:marcomazzeixmilano@gmail.com">marcomazzeixmilano@gmail.com</a>.</p>



<p class="wp-block-coblocks-highlight"><mark class="wp-block-coblocks-highlight__content"><strong>Vuoi fare parte del comitato elettorale o darmi una mano in un altro modo? <a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeQWPSFAsi5YQzK4leyJdcKXj7mKlsHTdUJiOoijpzKE2PUnQ/viewform" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui c&#8217;è scritto come puoi</a>.</strong></mark></p>



<p class="wp-block-paragraph">Userò molto la newsletter per comunicare, quindi se hai solo voglia di sapere quello che succede e perché puoi <a href="https://newsletter.mazzei.milano.it/felicita-urbana-milano" target="_blank" rel="noreferrer noopener">iscriverti qui</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-700x525.jpg" alt="" class="wp-image-7288" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-1536x1152.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2019-06-16-14.03.05-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Non sembra nemmeno di essere a Milano, e invece.</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/07/21/milano-2021-mi-candido-per-il-consiglio-comunale/">Milano 2021: mi candido per il Consiglio comunale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
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		<title>La settimana più brutta della mia vita</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2021/07/08/la-settimana-piu-brutta-della-mia-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 12:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[Alpe di Siusi]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[risonanza magnetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ricordo di tante brutte giornate e di tanti brutti momenti. Ore, giorni, lunghi pomeriggi neri. Non mi ricordo, invece, di aver mai passato una settimana come questa, un tunnel nel quale mi sono infilato e dal quale non sono mai riuscito a uscire. Otto giorni senza trovare un angolo di pace, pochi minuti per&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/07/08/la-settimana-piu-brutta-della-mia-vita/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La settimana più brutta della mia vita</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/07/08/la-settimana-piu-brutta-della-mia-vita/">La settimana più brutta della mia vita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi ricordo di tante brutte giornate e di tanti brutti momenti. Ore, giorni, lunghi pomeriggi neri. Non mi ricordo, invece, di aver mai passato una settimana come <em>questa</em>, un tunnel nel quale mi sono infilato e dal quale non sono mai riuscito a uscire. Otto giorni senza trovare un angolo di pace, pochi minuti per prendere aria, una piccola luce che si accende anche solo per poco. Una settimana durante la quale <strong>il mio, il nostro, mondo si è fermato</strong>, non esisteva più – o chissà dov&#8217;era. Abbiamo continuato a vivere e a lavorare, a parlare con le persone, a rispondere a email, a fare <em>call</em>, ma nonostante queste attività, tutto era fermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di più: come era possibile che le vite degli altri andassero avanti? Che ci fossero le partite di calcio in TV? Che i supermercati vendessero le albicocche e che la variante delta fosse al 5%? La settimana più brutta della mia vita è stata quella dove non potevo capire come la vita stesse andando avanti più o meno come sempre, mentre io facevo quasi fatica a respirare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è incominciato verso la metà di maggio, non mi sentivo benissimo e iniziavo a mettere a fuoco l&#8217;idea che un anno di pandemia stesse presentando il conto, che il <em>burning out</em> non fosse più solo un fenomeno del quale leggevo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Marco, sei un po&#8217; esaurito, ammettilo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi un giorno sono caduto dalle scale come un pirla e ho battuto la testa. Un pirla che poi decide di non andare in un pronto soccorso e nei giorni successivi si tiene un mal di testa assurdo e inizia ad accumulare una serie di altri fastidi, dolori sul lato destro del capo, alle spalle, al braccio, alle mani. Fino alla perdita di sensibilità a due dita della mano destra, il pollice e l&#8217;indice. Tra l&#8217;altro: usare una tastiera senza sentire quelle due dita è uno spasso, per non dire del&nbsp;<em>trackpad</em>&nbsp;e dello&nbsp;<em>smartphone</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tu non senti le tue dita, i tuoi dispositivi tecnologici non sentono te.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vado a farmi vedere: cervicobrachialgia. Inizio a curarmi. Dopo qualche giorno passa il mal di testa e una serie di sintomi sparsi, ma non tornano le dita. Anzi, ogni tanto spariscono anche quelle della mano sinistra. Torno a farmi vedere: una settimana di cortisone e una risonanza magnetica alla colonna cervicale. Il <strong>cortisone ovviamente è una meraviglia</strong>, mentre la risonanza apre il grande capitolo della mia claustrofobia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni ho sempre evitato quell&#8217;esame quando mi è capitato che me lo prescrivessero perché era fuori dalla mia portata, e quando ci ho provato non è andata bene perché dentro quel <em>tubo</em> per me è impossibile stare. Quindi pretendo che mi prescrivano una risonanza magnetica <em>aperta</em>, che vuol dire realizzata su macchine che non hanno la forma del tubo e che però non garantiscono la stessa qualità nei risultati rispetto a quelle <em>chiuse</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così un martedì vado a fare questa risonanza magnetica alla colonna cervicale. La sera mi collego al fascicolo sanitario e c&#8217;è già il referto: discopatia, artrosi eccetera poi non capisco bene. Leggo e rileggo: <em>il reperto più rilevante, alterato segnale, lesioni</em>. <strong>Presenza nel midollo di due lesioni</strong>. C1-C2. C3-C4. Non ho avuto la lucidità di fermarmi e ho incollato quelle frasi su Google: mi si è materializzato davanti uno scenario nel quale <strong>la migliore delle ipotesi era tragica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Si ritiene indispensabile completamento della RM cervicale con mezzo di contrasto ed esecuzione di RM cerebrale con mezzo di contrasto, possibilmente da eseguirsi con apparecchio ad alto campo di 1.5 o 3 Tesla.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La settimana più brutta della mia vita inizia un martedì sera, inizia con la paura di non avere più tempo, di non avere più <em>tempo buono</em>, di dover affrontare non uno ma tanti mondi ignoti e chissà come. Con la mia consueta capacità di auto-suggestionarmi mi sento improvvisamente davvero malato, capisco che forse tante sensazioni delle settimane precedenti non erano un esaurimento nervoso e che forse la stanchezza non era solo stanchezza e mi guardo allo specchio e mi vedo proprio male. La settimana più brutta della nostra vita insieme è una settimana di grandi silenzi e tanti sguardi, abbracci, <strong>un fiume di parole non dette</strong> che porteremo con noi per chissà quanto tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho paura di essere malato e mi sento anche in colpa perché penso alle persone malate, alle mie amiche e ai miei amici che hanno affrontato prove durissime, e io davanti a un referto già vado in tilt. La settimana più brutta della mia vita è quella durante la quale <em>non so</em>. E quindi non posso reagire. Non sai che cos&#8217;hai. Sei completamente privo di forze e di risorse. Quando cerchi rassicurazioni, poi, non le trovi e, anzi, le parole che ascolti non fanno che aumentare il tuo terrore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede anche una cosa incredibile – e meravigliosa: <strong>svanisce la paura della risonanza chiusa</strong>, svanisce la paura del tubo. <strong>È come se la mia mente mi avesse dato le risorse per gestire quel passaggio</strong>, mi avesse messo nelle condizioni di affrontarlo. Non mi spiego altrimenti il fatto che tra quel martedì sera del referto e il venerdì delle nuove risonanze io non abbia pensato a quella macchina come a un oggetto dal quale fuggire, ma al contrario come al passaggio indispensabile per <em>sapere</em>. E <em>sapere</em> era naturalmente anche la chiave per aprire la porta e tornare nel mondo. La settimana più brutta della nostra vita è quella nella quale non sappiamo, non abbiamo strumenti, non abbiamo difese, nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriva finalmente venerdì, vado a fare l&#8217;esame. Mi prendo qualche <em>goccina</em> di sicurezza ma non ce ne sarebbe bisogno, davvero non ho più paura di quel tubo, e non mi torna nemmeno quando l&#8217;infermiera che mi prepara per il liquido di contrasto, informata della mia claustrofobia, apre la porta della sala e afferma trionfante: «Ecco la nostra macchina infernale». Bene, dai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio l&#8217;esame, che dura tantissimo, quasi un&#8217;ora. Quando mi tirano fuori e smontano tutti gli aggeggi che mi hanno messo addosso per un momento penso sia tutto finito. Vedo Quell&#8217;Altro che mi aspetta in corridoio e per un momento <strong>mi illudo che la settimana più brutta della nostra vita sia finita</strong>. Non lo è perché per gli esiti bisogna aspettare fino al mercoledì successivo. Quasi 5 giorni. 120 ore. Cerchiamo di fare la nostra vita, sabato andiamo al Pride, cerchiamo di stare dentro al mondo. Non credo che ci riusciamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le volte che mi è capitato di passare davanti alla scritta &#8220;consegna referti&#8221; in un ospedale o in un poliambulatorio ho provato una sensazione di disagio. Ho sempre pensato che questa cosa dell&#8217;attesa dei risultati fosse tremenda da gestire, e anche proprio il momento del ritiro, l&#8217;atto di consegna di quella busta, boh &#8211; come se ti consegnassero una sentenza. Da questo punto di vista internet ha cambiato tante cose in meglio, come quasi sempre, perché se non altro puoi aprire quella busta elettronica in un contesto amichevole e non in un qualche corridoio o chissà dove. L&#8217;attesa prima e la consegna dei referti poi mi hanno sempre fatto pensare al fatto che dentro lì ci può essere scritta una condanna a morte, e chissà se le buste sono tutte uguali, magari su quelle con referti brutti mettono un bollino o chissà magari ti chiamano prima, spero di sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quei 5 giorni sono passati ripensando a tutti i momenti nei quali osservavo le persone ritirare un referto, cercavo di immedesimarmi nelle loro sensazioni, attendevo un segnale di reazione che parlasse di sollievo. Tanto mi sono sentito in colpa nei giorni precedenti per non essere in grado di gestire un passaggio della vita, altrettanto mi sono sentito vicino a tutte le persone che nella loro vita aspettano continuamente gli esiti di un qualche esame e con gli esiti <strong>la forma che avrà il loro futuro</strong>. Forse i risultati dovrebbero sempre essere dati subito dopo l&#8217;esame, forse bisognerebbe fare qualcosa per queste attese.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="933" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-700x933.jpg" alt="" class="wp-image-7267" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-700x933.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-225x300.jpg 225w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-768x1024.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-1152x1536.jpg 1152w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-1536x2048.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-06-30-18.53.18-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì l&#8217;attesa è finita. In questo caso il referto non può essere ritirato on line perché viaggia insieme a un cd con tutte le immagini e quindi alle 15:25 ci presentiamo allo sportello. Iniziano a cercare la mia busta, non la trovano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Qual è il nominativo che non hanno ancora refertato? Mazzei?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La settimana più brutta della nostra vita non termina alle 15:30, e anzi diventa ancora più brutta. Perché manca proprio la mia busta? In quel momento sono sicuro che avrei visto arrivare una dottoressa con una grande busta e un bollino rosso, l&#8217;incubo che si materializza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece no, dopo una quindicina di minuti che passiamo seduti nella sala ritiro referti e che sembrano durare secoli, arrivano altre buste e c&#8217;è anche la mia. Non ci sono bollini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio aprirla lì in quel corridoio, non voglio stare in mezzo alla gente. Usciamo, cerchiamo una panchina, la leggiamo insieme. La settimana più brutta della mia vita è anche quella nella quale <em>insieme</em> ha preso significati e intensità che nemmeno quelle più belle della nostra vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine il referto non è da tragedia, ma da attenzione. Queste lesioni al midollo ci sono, ma non sembrano attive, quindi non è tutto OK ma <strong>il mondo non finisce oggi e il tempo prende subito un&#8217;altra forma</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La settimana più brutta della nostra vita finisce un mercoledì pomeriggio d&#8217;estate, finisce con una lunga visita neurologica e un lunghissimo elenco di esami da fare, finisce con un piano di tante risonanze prima ravvicinate poi a mano a mano speriamo più diluite da affrontare nei prossimi mesi. Nel frattempo le dita della mano destra non sono tornate, ma mi sto abituando a scrivere anche senza sentirle sulla tastiera. Capisco meglio il senso di investire tanto sulle tecnologie vocali. <em>Ehi Mac, apri iA Writer e scrivi questo post.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo partiamo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-700x525.jpg" alt="" class="wp-image-7269" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-1536x1152.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/2021-07-01-16.49.53-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Alpe di Siusi, 1° luglio 2021.</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono ancora un po&#8217; scombussolato, però la montagna è stata preziosa anche questa volta. Scusatemi se in questo periodo sono stato più antipatico del solito e <em>boh</em> se mi avete chiesto qualcosa e non vi ho risposto per favore chiedetemela di nuovo.</p>
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		<title>Una siringa per viaggiare nel tempo</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2021/06/12/una-siringa-per-viaggiare-nel-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2021 15:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[cortisone]]></category>
		<category><![CDATA[iniezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Kojak]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando stai per farti un&#8217;iniezione e ti tornano in mente tuo papà e il tuo cane L&#8217;altra sera mentre preparavo tutto per farmi un&#8217;iniezione mi sono ritrovato improvvisamente alla fine degli anni Ottanta. Papà stava male, per molto tempo non avevo saputo che cosa avesse, poi frugando tra carte e biglietti scoprii che aveva&#160;qualcosa alla&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/06/12/una-siringa-per-viaggiare-nel-tempo/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Una siringa per viaggiare nel tempo</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Quando stai per farti un&#8217;iniezione e ti tornano in mente tuo papà e il tuo cane</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altra sera mentre preparavo tutto per farmi un&#8217;iniezione mi sono ritrovato improvvisamente <strong>alla fine degli anni Ottanta</strong>. Papà stava male, per molto tempo non avevo saputo che cosa avesse, poi frugando tra carte e biglietti scoprii che aveva&nbsp;<em>qualcosa alla prostata</em>, che orgoglioso com&#8217;era –&nbsp;e senza i tanti anni di cultura medica che abbiamo vissuto da allora –&nbsp;teneva nascosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Probabilmente l&#8217;ha tenuta nascosta per chissà quanto tempo, fatto sta che mi chiamava spesso per fargli un&#8217;iniezione; la prima volta: «Papà, ma io non sono capace, non puoi chiamare un&#8217;infermiera?». A volte si faceva aiutare dalla portinaia (come si usava), ma quando non c&#8217;era toccava a me. Non ero capace, ma ho imparato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pochi giorni dopo quelle prima volte papà è morto, tra l&#8217;altro nel modo abbastanza spettacolare con il quale aveva vissuto: io che citofono, lui che non risponde, si sente il cane che abbaia e ulula dal 7° piano, nessuno per strada, nessuno che risponde nemmeno ad altri citofoni (Milano faceva schifo, altro che oggi), la corsa a cercare una cabina del telefono, la fortuna di trovarne una funzionante, poi le ambulanze e poi i pompieri, <strong>la piccola via era azzurra quella notte</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche ora dopo mi ritrovai per strada con Bruno, che nel frattempo mi aveva raggiunto, lo choc di quei momenti e un cane, il cane di papà: <strong>un cucciolo di pastore tedesco che avrebbe poi vissuto con me per i 13 anni successivi</strong>. Anzi, più che con me, con noi &#8211; e mia mamma fu molto felice della novità, lei che girava per casa sempre con uno straccio della polvere per togliere <em>quel piccolo alone</em> da qualsiasi cosa. In realtà poi anche lei si innamorò di Kojak e <strong>vivemmo felici e contenti in nuvole di peli e allergie</strong> –&nbsp;ah già perché io ovviamente ero allergico al pelo di cane.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><span class="has-inline-color has-neve-link-hover-color-color">Rompo la prima fiala, aspiro il liquido, poi rompo la seconda, aspiro il liquido anche da quella (sì, doppia dose, la mia cervicale fa i capricci e quindi siamo passati all&#8217;attacco), metto il cappuccio alla siringa, cambio l&#8217;ago, appoggio tutto sulla mensola. Non sono finiti i ricordi.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">Kojak a un certo punto della sua vita ha preso una malattia ed è diventato cieco. Mentre cercavamo di capire che cosa avesse il veterinario scelse medicine iniettabili: «Sa fare un&#8217;iniezione al cane, vero?».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oh, ma evidentemente ho proprio la faccia di uno che sa fare le iniezioni!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, no dottore, non possiamo usare il solito metodo della pastiglia?». Fu irremovibile, mi fece vedere tutto: «è facilissimo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo quindi toccò a me, e la prima cosa complicata fu trovare il cane che nel frattempo aveva già capito. Poco male prima preparo tutto, poi cerco il cane; lo trovo, lo metto disteso: osso, palline, peluche, mele, carote (tutte le sue cose preferite), un litro di disinfettante, il cane scappa, ricominciamo tutto daccapo, tranne che per mele e carote che nel frattempo, nonostante la paura, si era mangiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto pronto: sollevo un bel lembo di pelle da un fianco tenendolo con pollice e indice, come da istruzioni, con l&#8217;altra mano mi preparo con la siringa, e zac! L&#8217;ago passa da un lato all&#8217;altro e termina nel mio dito indice. Mezza dose di cortisone per me, un dolore lancinante, il cane prima come se nulla fosse, poi forse anche lui annichilito dalla scena, sangue (il mio). Negli anni ho dovuto fargli tante iniezioni: ho imparato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><span class="has-inline-color has-neve-link-hover-color-color">«Ha qualcuno che le faccia qualche iniezione?» Stavolta sono io che rispondo orgoglioso: «faccio da solo, dottore».</span></p>



<hr class="wp-block-coblocks-dynamic-separator" style="height:77px"/>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/normandia-kojak-shaula-in-posa-copy.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/normandia-kojak-shaula-in-posa-copy-700x473.png" alt="" class="wp-image-7249" width="814" height="550" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/normandia-kojak-shaula-in-posa-copy-700x473.png 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/normandia-kojak-shaula-in-posa-copy-300x203.png 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/normandia-kojak-shaula-in-posa-copy-768x519.png 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/normandia-kojak-shaula-in-posa-copy.png 1181w" sizes="auto, (max-width: 814px) 100vw, 814px" /></a><figcaption>Kojak è quello a destra, mentre a sinistra c&#8217;è Shaula. Fu veramente semplice scattare questa fotografia, Bruno e io ci mettemmo tipo un paio di giorni. Stai seduto, giù a terra, dopo pappa, guarda la pallina, no tu a terra, mentre tu seduto. Non tutti e due seduti. No, alzati da terra. Passa un gabbiano, addio. Si riparte dall&#8217;inizio.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2021/02/02/io-vorrei-non-vorrei-ma-se-vuoi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 23:13:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[Milano2021]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marco, ti candidi? Ma tu ti candidi? È stata una domanda ricorrente in questi mesi ogni volta che si parlava anche lontanamente di politica. Una domanda che non capivo mai se posta con entusiasmo o preoccupazione. Chissà. Mi candido? Davvero non lo so. Però la domanda mi ha fatto riflettere sulle prossime elezioni e su&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/02/02/io-vorrei-non-vorrei-ma-se-vuoi/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Marco, ti candidi?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma tu ti candidi? È stata una domanda ricorrente in questi mesi ogni volta che si parlava anche lontanamente di politica. Una domanda che non capivo mai se posta con <strong>entusiasmo o preoccupazione</strong>. Chissà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi candido? <strong>Davvero non lo so</strong>. Però la domanda mi ha fatto riflettere sulle prossime elezioni e su quelle passate, ho provato a mettere in fila una serie di cose che sono successe e a mettere a fuoco temi che ai tempi mi erano sfuggiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio ripercorrere i giorni e le ragioni della mia candidatura del 2016, Alessio ha già raccontato tutto benissimo in un post (<a href="http://www.socialmilano.org/2016/07/dalla-promessa-al-prototipo-la-campagna-marco-mazzei-x-milano-1000-voti-x-la-felicita-urbana/">Dalla promessa al prototipo. La campagna Marco Mazzei X Milano. 1000 voti x la felicità urbana</a>) e quindi se a qualcuno dovesse interessare sapere che cos&#8217;è successo e perché trova tutto lì, ma voglio al contrario raccontare perché&nbsp;<em>per me</em>&nbsp;è stato un momento straordinario e di conseguenza perché credo sia difficile si possa ripetere.</p>



<span id="more-7066"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da come sono io: mi piace essere <strong>indipendente</strong>, quindi non dipendere dagli altri, non ho mai avuto paura della <strong>solitudine</strong>, anzi spesso la cerco, alterno e combino spesso e volentieri <strong>timidezza e riservatezza</strong>, chiedo raramente <strong>aiuto</strong> (fosse anche solo un&#8217;indicazione stradale, e infatti: mi perdo), mi dà fastidio disturbare le persone. Inoltre, qualcuno (ciao Luciano) tempo fa mi disse che ero il classico <em>stundaio</em> (secondo la definizione di Eugenio Montale):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Atteggiamento tipico di orgoglio e timidezza, misto a diffidenza. La pratica quotidiana del mugugno, un certo complesso di inferiorità nei confronti dell’altro, bilanciato dal senso di superiorità morale.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, provate a prendere queste caratteristiche e a metterle dentro una campagna elettorale dove bisogna continuamente raccontarsi, esporsi, stare in mezzo alle persone, <strong>chiedere un gesto pazzesco</strong> come quel segno su una scheda elettorale. Sul momento, nonostante tutto, non è stato così complicato – a parte l&#8217;impaccio di alcuni discorsi pubblici e la totale incapacità di stare davanti a una telecamera – forse l&#8217;adrenalina di un contesto del tutto nuovo, forse l&#8217;emozione di fare qualcosa per la propria città, forse <strong>l&#8217;incoscienza della prima volta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo, però, è arrivato il conto. Nel senso che ho impiegato molto tempo a riprendermi da quello sforzo e molto per cercare <strong>come poter ringraziare tutte le persone che mi avevano accompagnato</strong> e sostenuto e anche coccolato e poi votato: non l&#8217;ho trovato, almeno non fino a quando ho pensato a qualcosa che assomigliasse a un semplice grazie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una lampadina si è accesa in modo casuale qualche tempo dopo. Stazione di Tirano, treno per Milano, domenica sera, dopo una giornata in bicicletta nei sogni dell&#8217;Alta Valtellina. A un certo punto si aprono le porte e sale un ragazzo, un giovane ciclista tutto preciso con una bella bici e una bella faccia. <strong>Mi guarda, e poi dice: &#8220;Io ti ho votato&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul momento quel solito misto di imbarazzo ed emozione, poi chiacchiere di politica e di bici fino all&#8217;arrivo in città. Baci, abbracci, mi ha fatto piacere conoscerti, ciao.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stefano, questo il nome del ragazzo con la bici, è stato uno dei miei elettori-tipo: un <strong>giovane</strong> professionista, la <strong>bici</strong> come gesto non ideologico ma <strong>radicale</strong> nella sua essenzialità, la voglia di dare un <strong>contributo</strong> di sostanza alla propria <strong>comunità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così con il passare del tempo mi sono fatto una fotografia di Stefano e delle altre e degli altri, arrivando a scoprire una città meravigliosa. <strong>Una comunità speciale dentro questa città</strong>. Quando me li sono fatti passare tutti davanti, Stefano e le sue sorelle, ho anche capito che cosa avrei potuto, e soprattutto dovuto, fare per ringraziarli della fiducia: portare avanti i temi –&nbsp;non le chiamo battaglie, per i quali mi ero impegnato, sui quali avevo chiesto il loro sostegno e il loro voto. <strong>Non ero stato eletto, ma avrei dovuto farlo comunque. Almeno provarci.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel momento di consapevolezza è iniziata una fase nuova fatta di molti tentativi per trovare le strade e i modi giusti. Devo dire che forse mi sarei aspettato qualcosa in più dalla&nbsp;<em>politica</em>&nbsp;milanese: quando un portatore di interessi che si presenta alle elezioni viene votato da così tante persone dovrebbe essere chiamato a dare un contributo e non essere costretto a inventarsi da solo un modo per portarlo. Lo dico più che altro come appunto per il futuro: se vogliamo che in tante e in tanti si mettano in gioco, come secondo me sarebbe bellissimo succedesse, poi dobbiamo sostenerli anche nella vita reale, quella dopo la campagna elettorale. Non so come si possa realizzare nella pratica, segnalo però che non tutti incontrano poi Stefano in treno a Tirano e quindi magari poi ce li perdiamo, perdiamo loro e le loro idee e le loro comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo per dire che <strong>fino a oggi ho fatto tutto quello che potevo</strong> per portare avanti i temi del 2016: proposte, interventi, progetti, e-mail, telefonate (anche telefonate sì!), ho alzato la voce, organizzato pedalate, diffuso informazioni, condiviso idee. Ho risposto a centinaia di sollecitazioni, richieste, inviti –&nbsp;a molti non sono riuscito a rispondere e mi dispiace. <strong>Ho cercato di esserci sempre per le esigenze delle comunità che mi avevano scelto</strong>. Poi che questo impegno sia servito a qualcosa non lo devo dire io, posso però dire che tante cose intuite nel 2016 e identificate come&nbsp;<em>elementi di felicità urbana</em>&nbsp;sono poi successe per davvero. La pandemia ha accelerato certi processi, ma quelle tendenze erano già in corso. La bicicletta, naturalmente, ma in generale il tema degli spazi e questa idea dei&nbsp;<em>prototipi</em>: che cos&#8217;è l&#8217;<em>urbanismo tattico</em>, che abbiamo visto crescere e incidere sugli spazi, se non un prototipo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi avevano fatto <strong>un sogno davanti a Pavé</strong>, togliendo per qualche ora le automobili e mettendoci le persone (era il 2016, eh!)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="467" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-700x467.jpg" alt="" class="wp-image-7068" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-700x467.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-300x200.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-768x512.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-1536x1024.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-640x427.jpg 640w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o-100x67.jpg 100w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235655_997714036976786_6124196348263987602_o.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">poi quel sogno è diventato realtà davanti a tante attività commerciali &#8211; e davanti a Pavé oggi c&#8217;è una rastrelliera per le biciclette</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/localirep/img/rep-milano/2018/09/26/115007490-413c76ce-8410-498d-816c-d061ee39820a.jpg?webp" alt="" width="704" height="470"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>grazie alle scelte coraggiose dei ragazzi che hanno fondato la pasticceria</strong> e anche&nbsp;<a href="https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/09/26/foto/milano_in_bici_installata_la_prima_rastrelliera_pubblica_pagata_da_un_privato-207396928/1/">grazie a un po&#8217; del mio impegno</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma le visioni e i sogni di quella comunità erano anche altri, per esempio via Lecco:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="371" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-700x371.jpg" alt="" class="wp-image-7069" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-700x371.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-300x159.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-768x407.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-1536x815.jpg 1536w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-640x339.jpg 640w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1-100x53.jpg 100w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13323684_1001834333231423_2279996283762175400_o1.jpg 1844w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">andate a vedere com&#8217;è oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure corso Buenos Aires:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="435" src="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1-700x435.jpg" alt="" class="wp-image-7070" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1-700x435.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1-300x187.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1-768x477.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1-640x398.jpg 640w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1-100x62.jpg 100w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/13235600_993697410711782_7102398777016300384_o1.jpg 1023w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">OK, non è proprio così, ma insomma ci siamo capiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi la questione della velocità e delle reti: <strong>far andare più lente le automobili e più veloci le connessioni digitali</strong>, i quartieri come centro della città, uno scambio continuo di esperienze tra generazioni. Abbiamo lanciato temi dei quali non si parlava, adesso se ne parla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://bici.milano.it/abbracciami" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AbbracciaMI</a> è arrivato dopo, un progetto nato per caso, che è cresciuto e cambiato e ha preso altre forme ma che oggi inizia a essere concreto e visibile: <strong>ci sono i primi cartelli dedicati alle bici in città</strong> (ripeto: i primo cartelli dedicati alle bici) e c&#8217;è <strong>un sacco di gente che pedala su AbbracciaMI</strong>. Persone di ogni genere, come piace a noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Insomma: alcune cose sono successe, io ci ho provato sempre. Poi giudicheranno Stefano e le altre.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E ora? Ora sono passati <strong>cinque anni</strong>, ci sono stati momenti nella mia sfera personale (no, Quell&#8217;Altro non c&#8217;entra, anzi) che hanno lasciato <strong>qualche ferita</strong> profonda – e ancora sto capendo se si è davvero rimarginata, c&#8217;è stato <strong>il 2020</strong> e abbiamo un mondo da costruire. Io non sono cambiato molto, anzi semmai peggiorato: sono diventato ancora più orso e a tratti <strong>addirittura più scontroso. Possibile? Possibile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi la domanda è: ce la farei, avrei ancora l&#8217;energia che serve?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Milano ferita di questi giorni mi fanno venire proprio voglia di fare tutto quanto possibile per guarirla e questo anno così pesante richiede una grande dose di leggerezza, e quanto mi piacerebbe vederla ripartire così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. [&#8230;]</p><p>La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso.&nbsp;</p><cite>Italo Calvino &#8211; <em><strong>Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio</strong></em></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte avrei anche già in mente <strong>un nome per la campagna elettorale</strong>, grandi <strong>temi da lanciare</strong>, un paio di <strong>proposte forti, radicali e orientate al futuro</strong>. Cose che erano qui tra un quaderno e una scheda di Trello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è più o meno il punto dove sono arrivato io, però quando sarò riuscito a rispondere ad alcune delle domande che mi sto facendo mancherà la risposta a quella più importante: <strong>voi che dite?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piacerebbe davvero <strong>sapere che cosa ne pensate, non tanto se mi votereste</strong>, che non è importante, ma se la mia candidatura potrebbe servire alla città, in particolare a un&nbsp;<em>certo</em>&nbsp;modello di città. Se avete voglia di commentare qui o sui social o di scrivermi (<a href="mailto:marcomazzeixmilano@gmail.com">marcomazzeixmilano@gmail.com</a>)  lo apprezzo.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2021/02/02/io-vorrei-non-vorrei-ma-se-vuoi/">Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Milano: un nuovo inizio, un passo alla volta</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2020/05/04/milano-un-nuovo-inizio-un-passo-alla-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 17:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[ghali]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel maggio del 2020, con la città che si apprestava a uscire dal lockdown duro imposto dalla pandemia da coronavirus, ho avuto l&#8217;onore di partecipare a un video che avrebbe accompagnato tutti noi milanesi a un lento recupero delle nostre normalità. Io sono quello che esce in bicicletta. La voce di Ghali è davvero speciale.&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2020/05/04/milano-un-nuovo-inizio-un-passo-alla-volta/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Milano: un nuovo inizio, un passo alla volta</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel maggio del 2020, con la città che si apprestava a uscire dal lockdown duro imposto dalla pandemia da coronavirus, ho avuto l&#8217;onore di partecipare a un video che avrebbe accompagnato tutti noi milanesi a un lento recupero delle nostre normalità. Io sono quello che esce in bicicletta. La voce di Ghali è davvero speciale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="nv-iframe-embed"><iframe loading="lazy" title="Un nuovo inizio. Un passo alla volta." width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/tWWIrQEnaGk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">“Un nuovo inizio. Un passo alla volta.” è un invito ad affrontare con prudenza, consapevolezza e serenità l’uscita dal lockdown. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Un nuovo inzio. Un passo alla volta.” è un progetto di Milano&amp;Partners, l’agenzia di promozione della città di Milano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune di Milano e la Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza, Lodi, soci fondatori di Milano&amp;Partners, promuovono la campagna in occasione della graduale riapertura della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringraziamo Davide Gentile, Ghali, Gruppo TBWA\Italia, TapelessFilm per aver regalato questo progetto alla città di Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Regia: Davide Gentile con: Ghali, Ida Marinelli, Thora Keita, Giada Lanzotti, Marco Mazzei</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ideazione di Gruppo TBWA\Italia Chief Creative Officer: Nicola Lampugnani Creative Director e Copywriter: Sara Ermoli + Ghali Art Director: Tommaso Espinosa Copywriter: Manuel Bonardi Una Produzione TapelessFilm Produttore: Daniele Gentili Produttore Esecutivo: Luca Legnani Direttore della Fotografia: Alessandro Ubaldi Montatore: Matteo Motzo Costumi: Sara Costantini Make Up: Silvia Murciano Musica di A.Carnevali, F.M. Ruffert, M.Pozzi, N.Barozzi con la collaborazione speciale di SÄMEN</p>
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		<title>Biglietti di notte</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2018/05/11/biglietti-di-notte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 19:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[ceneri]]></category>
		<category><![CDATA[cremazione]]></category>
		<category><![CDATA[hawaii]]></category>
		<category><![CDATA[ipocondria]]></category>
		<category><![CDATA[valvola mitralica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mia età di normale ipocondria l&#8217;ho avuta, e superata brillantemente, alcuni anni fa. Come tutti i maschi circa quarantenni mi agitavo per ogni minimo dolore intercostale, il mal di pancia era sempre anticamera di una colica, il mal di testa non ne parliamo nemmeno. Soffro d&#8217;asma, soffoco. Ho fatto sicuramente un sacco di esami&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2018/05/11/biglietti-di-notte/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Biglietti di notte</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mia età di normale ipocondria l&#8217;ho avuta, e superata brillantemente, alcuni anni fa. Come tutti i maschi circa quarantenni mi agitavo per ogni minimo dolore intercostale, il mal di pancia era sempre anticamera di una colica, il mal di testa non ne parliamo nemmeno. Soffro d&#8217;asma, soffoco. Ho fatto sicuramente un sacco di esami inutili, prenotato visite specialistiche &#8220;lei sta benissimo&#8221;, comprato medicine che tanto male non faranno. Poi i quarantanni sono passati, ho imparato a invecchiare senza pensare ogni giorno al dramma, e come tutti – o come tanti – <strong>sono uscito da quella fase di ossessiva prevenzione per entrare in quella della serena rassegnazione</strong>.</p>
<p><figure id="attachment_6973" aria-describedby="caption-attachment-6973" style="width: 2048px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6973" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846.jpg 2048w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846-800x600.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01846-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6973" class="wp-caption-text">Al North Rim un lodge letteralmente sul bordo del Gran Canyon: fuori da quei finestroni, l&#8217;infinito.</figcaption></figure></p>
<p>Per questa ragione quando l&#8217;anno scorso il mio amico Bruno mi ha diagnosticato questo prolasso della mitrale l&#8217;ho presa bene, quasi mi è venuto da ridere pensando a come invece avrebbe reagito il Marco di 15 anni fa di fronte a una valvola del cuore che &#8220;<em>vedi, non si chiude più perfettamente</em>&#8220;.</p>
<p>Ah, ecco, sì: si vede proprio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-6969"></span></p>
<p>Quella valvola però evidentemente non mi è mai uscita dalla testa, nonostante ci abbia pedalato parecchio sopra e nonostante ci abbia corso una maratona, cioè <a href="http://www.mazzei.milano.it/2018/04/16/una-felpa-blu-e-come-sentirsi-improvvisamente-a-casa/">la maratona</a>. Perché la bici e la corsa son cose del giorno, poi arriva la notte. <strong>E in questi mesi tante notti sono stato lì, a pensare alla mia valvola</strong>.</p>
<p>Ci pensavo e sentivo qualche dolorino, un leggero senso di oppressione; mezzanotte, l&#8217;una, l&#8217;una e mezza: mi muovo, e se mi muovo e peggiora? E se mi muovo e sento una fitta? <strong>Non mi muovo, sto qui immobile</strong>.</p>
<p>Ci pensavo, sentivo quel leggero senso di oppressione e allora: <strong>non credo mi piacerebbe morire nel sonno</strong>. Cioè, sì, da un lato, certo: non ti accorgi di nulla, che cosa vuoi di più? Dall&#8217;altro, che cosa orrenda, nemmeno un abbraccio, un saluto, niente. <strong>Non sono pronto per morire di notte, meno che meno per morire <em>questa</em> notte</strong>.</p>
<p>E così prendevo il coraggio a quattro mani per muovermi – no, nessuna fitta, prendevo una penna e un fogliettino e <strong>scrivevo un saluto per Quell&#8217;Altro</strong>. E questa cosa mi faceva sentire bene. Meglio, diciamo.</p>
<p>Non una notte, tante notti. Un paio, dieci, una ventina direi così a occhio. E all&#8217;inizio su quel fogliettino c&#8217;era solo un saluto, <em>grazie per questa vita meravigliosa che abbiamo passato insieme</em>. Poi anche una richiesta: <em>portami da qualche parte</em>.</p>
<p>Una notte ho scritto a Quell&#8217;Altro di <strong>portarmi al Grand Canyon</strong>, ma non quello dove vanno tutti, di portarmi al North Rim (<em>The North Rim Is harder to get to, and is more wild and secluded</em>), uno di quei posti al mondo dove pensi che <strong>forse un dio può esistere e se esiste deve essere passato di lì</strong>.</p>
<p>Che cosa posso scrivere in un biglietto così piccolo che faccia stare bene me adesso e te per sempre? Andiamo in uno dei nostri posti preferiti, sulle rive del fiume a Bangkok oppure sulla cima del Rockfeller Center a New York; però, no, forse non te le fanno buttare le mie ceneri dalla cima di un grattacielo americano.</p>
<p>Alcune notti <strong>non avevo carta per scrivere e allora scrivevo sulle mani</strong>, e chissà forse stavo già sognando perché a volte mi ritrovavo il palmo della mano tutto pasticciato, senza niente di davvero comprensibile.</p>
<p>Chissà che cosa avrei voluto dirti.</p>
<p>Mi è capitato anche in questi giorni. La notizia dell&#8217;eruzione alle Hawaii mi è rimasta così tanto impressa che, certo, ti ho scritto: <em>grazie per questi anni incredibili e tutta la pazienza che hai avuto con me, e mi piacerebbe proprio tornare alle Hawaii, mi porti</em>?</p>
<p><figure id="attachment_6974" aria-describedby="caption-attachment-6974" style="width: 2592px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6974 size-full" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406.jpg" alt="" width="2592" height="1944" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406.jpg 2592w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406-800x600.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01406-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 2592px) 100vw, 2592px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6974" class="wp-caption-text">Le Hawaii sono quel posto del mondo dove ti puoi svegliare la mattina sulla cima di un vulcano attivo.</figcaption></figure></p>
<p>E laggiù, tanti posti dove rimanere per sempre. Quella casetta vicina al fiume a Waimea o le pozze di acqua bollente in riva al mare gelato dove ti eri trovato così bene. Ma in effetti, io meno, era pieno di granchietti. Quindi no, Big Island non va bene e allora a Maui, portami su <strong>quella panchina di legno in riva all&#8217;Oceano</strong>, te la ricordi? Portami lì, c&#8217;erano quei pini altissimi e la spiaggia dei surfisti a un passo. Oppure <strong>in cima all&#8217;Haleakala, da dove si vedevano il Pacifico e i vulcani</strong>.</p>
<p><figure id="attachment_6972" aria-describedby="caption-attachment-6972" style="width: 2048px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6972" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856.jpg 2048w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856-800x600.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/DSC01856-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6972" class="wp-caption-text">La nostra panchina a Maui.</figcaption></figure></p>
<p>Insomma, non lo so, <strong>portami dove vuoi</strong>, anche nel piccolo cimitero di Williams, Arizona, con quelle lapidi bianche e le panchine, niente recinzioni o staccionate, si può stare qui, si sta bene qui. Oppure in quella chiesetta col campanile rosso sulla scogliera a Vik, in Islanda. Portami <strong>in un posto dove ci sia tanta aria</strong>, dove si possa respirare.</p>
<p>Non ce la faccio quasi mai a scriverle per esteso tutte queste cose su quel piccolo foglietto, e così <strong>spero che basti qualche mezza frase, tanto lo sai</strong>, tanto lo sappiamo in fondo. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di scriverlo.</p>
<p>Non una notte, tante notti. E tante mattine che mi sveglio con questo foglietto accartocciato nella mano. Mi sveglio, mi ricordo e sorrido.</p>
<p>L&#8217;altra mattina c&#8217;era scritta anche la password di Gmail: <strong>portami al North Rim, e non ti dimenticare i miei account</strong>.</p>
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		<title>Una felpa blu e come sentirsi improvvisamente a casa</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2018/04/16/una-felpa-blu-e-come-sentirsi-improvvisamente-a-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 13:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[felpa]]></category>
		<category><![CDATA[Fruit of the loom]]></category>
		<category><![CDATA[International Shop]]></category>
		<category><![CDATA[maratona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho scritto un sacco di post sulla maratona di New York (l&#8217;arrivo, e sei cartoline: 1 2 3 4 5 6) ma non ho parlato da nessuna parte della mia felpa blu. Era più o meno la fine degli anni Ottanta, via Venini era ancora una via bruttina della grigia periferia milanese, forse aveva appena aperto l&#8217;osteria&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2018/04/16/una-felpa-blu-e-come-sentirsi-improvvisamente-a-casa/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Una felpa blu e come sentirsi improvvisamente a casa</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_6935" aria-describedby="caption-attachment-6935" style="width: 700px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6935 size-large" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/2018-03-30-19.13.05-e1523884567931-700x658.jpg" alt="" width="700" height="658" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/2018-03-30-19.13.05-e1523884567931-700x658.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/2018-03-30-19.13.05-e1523884567931-300x282.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/2018-03-30-19.13.05-e1523884567931-768x722.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/2018-03-30-19.13.05-e1523884567931-800x752.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/2018-03-30-19.13.05-e1523884567931.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6935" class="wp-caption-text">La mia felpa blu della Fruit of the loom, una lunga storia insieme</figcaption></figure></p>
<p>Ho scritto un sacco di post sulla maratona di New York (l&#8217;<a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154742327951394">arrivo</a>, e sei cartoline: <a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154743240001394">1</a> <a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154743415716394">2</a> <a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154743600376394">3</a> <a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154745800781394">4</a> <a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154746915946394">5</a> <a href="https://www.facebook.com/marco.mazzei/posts/10154747999656394">6</a>) ma non ho parlato da nessuna parte della mia felpa blu.</p>
<p>Era più o meno la fine degli anni Ottanta, <strong>via Venini era ancora una via bruttina</strong> della grigia periferia milanese, forse aveva appena aperto l&#8217;<strong>osteria pugliese</strong> – che io considero in qualche modo l&#8217;avanguardia dell&#8217;offerta internazionale e multiregionale di cucina della città di Milano come la conosciamo oggi. In via Venini c&#8217;era un negozio, <strong>International Shop, che era il punto di riferimento per chi cercava jeans e t-shirt</strong>. So che fa ridere pensarlo oggi che tra e-commerce e diffusione globale dei brand tutto si trova ovunque, ma appunto 30 anni fa un certo tipo di abbigliamento, certe marche, erano fuori dai circuiti di massa.</p>
<p>International Shop era forse negli anni Ottanta quello che oggi è <a href="https://www.urbanoutfitters.com">Urban Outfitters</a>, a grandi linee.</p>
<p><span id="more-6934"></span></p>
<p>Io lo frequentavo spesso perché <strong>mi piacevano i jeans, i giubbotti di jeans, le t-shirt senza troppe scritte e le felpe</strong>. Mi piaceva Fruit of the loom, in un modo simile a quanto per un certo periodo mi è piaciuto poi Gap o a quanto mi piace oggi Uniqlo.</p>
<p><a href="https://www.internationalshop.it">International Shop</a> esiste ancora oggi, quel tratto di via Venini è al centro di <strong>Nolo</strong>, a Milano ci sono migliaia di ristoranti etnici e regionali, e <strong>io ho ancora la mia felpa blu di Fruit of the loom, che ho comprato proprio lì</strong>.</p>
<p>Quella felpa me la sono messa migliaia di volte, l&#8217;ho lavata altrettante, è stata nella scatola &#8220;<em>maglioni di lana e di cotone</em>&#8221; di <a href="http://www.mazzei.milano.it/2014/11/25/le-mie-prime-12-case-e-quelle-cose-che-mi-ricordo-e-aspetto-la-tredicesima/">tutti i miei traslochi</a>, la ricordo e la vedo da sempre in tutti i miei armadi.</p>
<p>Poi a un certo punto <strong>non mi è più piaciuto il blu</strong>, solo nero, tutto nero, sempre nero, poi a un certo punto non mi sono più piaciute quelle forme e quelle consistenze, solo maglioni di lana, stretti, lana, merino, solo lana. Si cambia, soprattutto: si invecchia.</p>
<p>E quindi <strong>è diventata una felpa da casa</strong>, da quando fa freddo d&#8217;inverno, delle giornate sul divano a leggere.</p>
<p>E quindi altre scatole &#8220;<em>pigiami e mutande</em>&#8221; e quindi <strong>altri cassetti dentro gli armadi</strong>.</p>
<p>Poi è arrivata la maratona, bisognava portarsi qualcosa da indossare al gelo dell&#8217;alba di New York e da buttare poi prima della partenza. Così <strong>la mia felpa blu col cappuccio</strong> è partita con me in quello che doveva essere il suo ultimo trasloco. La mattina della maratona sono uscito alle 5:30, un misto di pessimo umore e massima eccitazione, sono stato <strong>almeno due ore chiuso lì dentro, dietro una zip e sotto quel cappuccio</strong>. Poi a un certo punto si trattava di consegnare la sacca con gli oggetti personali che si volevano poi ritrovare all&#8217;arrivo e non avevo più tanto freddo, quindi mi sono tolto la felpa e l&#8217;ho messa nella sacca invece di buttarla prima della partenza.</p>
<p>Ho corso, ho vissuto una giornata incredibile per me e <strong>sono arrivato a Central Park</strong>. Dopo l&#8217;arrivo ho girato per quei vialetti pieni di gente euforica, di gente che stava male, un misto di mele e medaglie, lettighe e abbracci. Ho camminato 20 minuti per arrivare a riprendere la sacca con le mie cose, non vedevo l&#8217;ora di tornare in albergo per abbracciare Quell&#8217;Altro, c&#8217;erano così tanti presagi su quella corsa e <strong>così tanti significati dentro i significati</strong> che avevo solo voglia di mettere la parola fine a tutto.</p>
<p>Ho aperto la sacca, mi sono seduto per terra, i primi brividi per il freddo, nel Parco l&#8217;umidità era altissima, pioveva, iniziava a fare buio. Ho aperto la sacca e <strong>ho visto la felpa blu di Fruit of the loom</strong>, della quale mi ero dimenticato. Ho aperto la sacca e mi sono ritrovato a casa.</p>
<p>Mi ci sono chiuso dentro e sono andato barcollando a cercare la metropolitana.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il 2017: un anno in salita, e non è ancora finita</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2017/12/28/il-2017-un-anno-in-salita-e-non-e-ancora-finita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 17:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mylife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono gli anni bisestili e quelli che passano via in un lampo. Quelli con Saturno contro e quelli quando cambia qualcosa. Ci sono anni di traslochi e di promesse. Di una bicicletta nuova e di altre elezioni. E poi c&#8217;è il 2017: questo è stato un pezzo del mio. È stato un anno strano,&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2017/12/28/il-2017-un-anno-in-salita-e-non-e-ancora-finita/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Il 2017: un anno in salita, e non è ancora finita</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Ci sono gli anni bisestili e quelli che passano via in un lampo. Quelli con Saturno contro e quelli quando cambia qualcosa. Ci sono anni di traslochi e di promesse. Di una bicicletta nuova e di altre elezioni. E poi c&#8217;è il 2017: questo è stato un pezzo del mio.</h2>
<p>È stato un anno strano, per me. Di quelli che alla domanda di circostanza <em>come stai?</em> avresti quasi sempre voglia di rispondere <em>abbastanza male</em> ma poi non lo fai. Perché in fondo non lo sai nemmeno tu perché. Non lo sai perché non ti senti mai davvero bene, e più cerchi di capirlo più non ti senti proprio bene.</p>
<p>Io sono sempre stato una persona inquieta. Un senso di perenne <strong>ricerca di qualcosa</strong> che nei momenti positivi è curiosità, progetti, propensione al cambiamento, in quelli negativi è una via di mezzo tra l’ansia e la depressione, un’irrequietudine (o irrequietezza? chissà, comunque, ecco nel 2017 se esistono le ho passate entrambe): ecco, mi sento così, con poca curiosità e molta ansia, e non lo so come mai. E cercando appunto il perché ho capito che cosa mi faceva stare meglio e che per tante ore mi ha regalato una pausa di tranquillità tra un momento e l’altro: andare in bici in montagna.</p>
<p>Lo so che l’ho già detto, e lo so che lo si era già capito, ma <strong>nel 2017 non sono stati solo la bici e la montagna</strong>. Nel 2017 mi hanno fatto stare bene le giornate che iniziavano staccando i dati dal cellulare, preparando una borsa dove a mano a mano ho imparato a mettere solo le cose davvero indispensabili, prendendo un treno, respirando all’improvviso un’altra aria e un’altra storia, iniziando a pedalare con la sorpresa di vedere un pezzo di mondo nuovo, <strong>con Quell’Altro là davanti a tenermi attaccato a quello del mio mondo che mi piace</strong>. Nel 2017 è stata l’idea che poi in cima c’è sempre un rifugio, godersi il piacere leggero di una fatica intensa, c’è una fetta di torta e prepararsi poi per la notte che è quasi sempre fresca.</p>
<p>Nel 2017 <strong>ho fatto tante salite nuove</strong> per me, che bisogna sempre esplorare e cercare di andare più in alto e più lontano, tante che se le elenco mi sembrano ancora di più: la Conca di Crezzo, il Colle Zambla, il Passo Selvino, il Monte Penice, Pian dei Resinelli, il Cornizzolo, il passo del Bernina da Tirano, il Monte Lesima, il Balcone d’Italia, il Passo Agueglio, il Passo San Marco e poi Giau, Falzarego, Tre Cime di Lavaredo, Tre Croci, Valparola, Gardena, Sella, Pordoi, Campolongo, San Bernardino, Torri di Fraele, Gottardo, Furka, Novena, Julier, Albula, Crocedomini.</p>
<p><figure id="attachment_6884" aria-describedby="caption-attachment-6884" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-6884" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-17-16.48.12-700x525.jpg" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-17-16.48.12-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-17-16.48.12-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-17-16.48.12-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-17-16.48.12.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-17-16.48.12-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6884" class="wp-caption-text">Quell’Altro là davanti a tenermi attaccato a quello del mio mondo che mi piace.</figcaption></figure></p>
<p>Nel 2017 ho pedalato <strong>tante volte sull’amatissimo Stelvio</strong>, ho toccato con mano <strong>la meraviglia del Nivolet</strong>, mi sono coccolato con <strong>i tornanti dello Spluga e del Maloja</strong>, e alla fine ho messo il bollino anche sul Mortirolo, ma questo &#8211; devo dirlo &#8211; quasi più per dovere che per piacere. E sono anche stato tante volte a <strong>Morterone, il paese più piccolo d’Italia in cima a una delle mie salite preferite</strong>: aspra, isolata, silenziosa.</p>
<p><span id="more-6880"></span></p>
<p>E poi sono tornato da mille altre parti che conoscevo già e in tutto questo pedalare ho capito tanto di me, di quello che mi piace fare in bici e di come mi piace farlo, ho guardato e respirato tanto mondo là fuori e là in cima. Ho anche capito che forse quest’anno ho esagerato, che dovrò dosare meglio le forze e le energie, ascoltare di più i messaggi del mio corpo. Ma nel 2017 l’urgenza era un’altra e quindi bene così.</p>
<p><figure id="attachment_6882" aria-describedby="caption-attachment-6882" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-6882" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-07-16-15.01.57-700x525.jpg" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-07-16-15.01.57-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-07-16-15.01.57-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-07-16-15.01.57-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-07-16-15.01.57.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-07-16-15.01.57-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6882" class="wp-caption-text">Colle del Nivolet: la grande meraviglia.</figcaption></figure></p>
<p>Il 2017 è stato un anno complicato per me che quell’andare in bici in montagna ha <strong>reso più sopportabile</strong>; poi viene sempre il momento nel quale devi riattaccare i dati e le notifiche e poco tempo o voglia di scrivere, troppo tempo buttato a leggere, velocemente e male, cose inutili. No, non è che sto dando la colpa all’internet per questo 2017 di malessere, figuriamoci, però so che devo <strong>imparare a gestire questa nuova internet</strong>, così tanto diversa da quella con la quale sono cresciuto. Perché prima mi portava dentro le cose, soprattutto dentro quelle nuove, era conoscenza e approfondimento, adesso rischia di tenermi sulla superficie di tutto, senza mai entrare nel merito di nulla.</p>
<p>E quel malessere strano me lo sono portato anche in vacanza quest’estate. Un viaggio in quella parte di mondo – il Perù, la Bolivia, il Cile – che immaginavamo e preparavamo da tanto, <strong>sembrava il coronamento ideale di una primavera passata su e giù dalle Alpi</strong>. Di fronte al Bernina, che mi piace tanto, o al Nivolet, che mi ha tolto il fiato, ho pensato che presto avrei avuto davanti un mondo che <strong>moltiplicava per 10, per 100 quella bellezza lì</strong>. Che la chiamo così, bellezza, perché quei posti nemmeno la più incredibile delle fotografie te li può raccontare, figuriamoci le parole.</p>
<p>E invece ho rovinato tutto.</p>
<p>Perché là in Sud America quell’irrequietudine si è mescolata con quel martello nella testa, e io non sono stato capace di uscirne. <strong>In quelle notti a 4.000 metri non ho avuto la forza di reagire</strong>, e avevo solo voglia di scendere. Ma sì, è il mal di montagna. È una cosa che capita come l’influenza o il morbillo, non è che ci si può fare molto. Però io sono sicuro che in un altro momento l’avrei gestito, <strong>se non fosse stato il 2017 mi sarei fatto più forza e ci sarei passato sopra</strong>. Così in questo 2017 tutto in salita ho conosciuto anche questa cosa nuova del senso di sconfitta. Non che abbia sempre vinto in tutte le cose che ho fatto; però ho sempre lottato, ci ho messo il centopercento e spesso anche di più: <strong>le sconfitte non erano mai veramente una sconfitta, ma un passaggio</strong>, una prova in qualche modo comunque superata. Invece quel volo di rientro anticipato dal Sud America mi appariva come una sconfitta definitiva, totale.</p>
<p>In un altro post che sto scrivendo da mesi (“Che cosa si prova a compiere 50 anni”, che di questo passo tra poco aggiornerò in “60”) cerco di raccontare come invecchiare per me sia legato a una serie di momenti che poco hanno a che fare con gli anni o le scadenze del tempo; ho compiuto 50 anni <strong>una sera giocando a calcetto</strong>, li ho compiuti durante <strong>un lungo viaggio sulla Route 66</strong>, e certamente li ho compiuti <strong>quella notte a La Paz, Bolivia</strong>, quando abbiamo deciso di tornare in Italia.</p>
<p><figure id="attachment_6883" aria-describedby="caption-attachment-6883" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6883 size-full" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-14-18.30.58-e1514480342503.jpg" alt="" width="600" height="466" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-14-18.30.58-e1514480342503.jpg 600w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/2017-08-14-18.30.58-e1514480342503-300x233.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-6883" class="wp-caption-text">Una giornata piena di luce e tante ombre e paure salendo al Passo dello Stelvio da Prato.</figcaption></figure></p>
<p>Una sconfitta tanto dolorosa che poi è servito a poco anche andare a cercare conforto in montagna, di nuovo sullo Stelvio o a rivedere il Gavia: appena arrivati sono stato a letto tutto il giorno e per un giorno intero, formalmente colpito dalla dissenteria, ma certo non è stato quello che avevo mangiato ad aver mandato in tilt tutto il sistema. Il giorno dopo siamo saliti sullo Stelvio da Prato allo Stelvio e <strong>Quell’Altro mi ha letteralmente trascinato</strong> per quegli <em>ultimi 500 tornanti</em>, perché io a un certo punto mi sarei fermato, avrei preso un altro volo di rientro dal Sud America.</p>
<p><em>Ciao Marco, come va?</em><br />
<em>Adesso veramente di merda, grazie.</em></p>
<p>Ma non solo cose così in questo 2017, perché il fatto di non stare bene mi ha fatto mettere a fuoco altro, conoscere elementi di puro benessere. La bici, non lo ripeterò. Quell’Altro, che non lo dico mai e meno che meno lo dico a lui, però in questo fluttuare del mio umore, in questa ricerca perenne di qualcosa che non trovo e che probabilmente non esiste, <strong>è un punto fermo senza il quale chissà</strong>. Qualche amico che vedo sempre troppo poco e anche quelli che non vedo mai, che forse nemmeno lo sanno che siamo amici. Eppure capita di trovare una foto su Instagram (ecco, è questa cosa qui internet) e sentire che <strong>chi l’ha scattata eri in fondo tu</strong>, come se fossi tu. Ha fissato, fermato un posto e un momento che anche tu, proprio uguale. Tanti amici di bici, tante foto di montagne, tante strade (<em>promemoria: cercare di spiegarlo perché la strada fuori e dentro le città è un luogo così speciale per me</em>). Mi ha fatto stare meglio guardare <strong>i percorsi dei miei amici inconsapevoli su Strava</strong> più che leggere post pieni di inutile aggressività su Facebook.</p>
<p>Sapere che <strong>ci sono persone come te</strong>, è una cosa che ti fa stare bene, chissà perché.</p>
<p>Poi è arrivato settembre. Uno dei miei mesi preferiti (coming out: sono cresciuto con <em>September morning / Still can make me feel that way</em>) che ultimamente era diventato un incubo perché qui si concentrano tutte le sostanze alle quali sono più allergico, e quindi <em>etcium</em> tutta la notte e mal di testa furibondo durante il giorno. Invece il 2017 tra un malessere e l’altro mi ha <strong>portato in regalo un nuovo allergologo</strong> e un nuovo trattamento e un settembre senza sintomi.</p>
<p>È arrivato settembre e ho capito che <strong>mi serviva qualcosa per uscire da quel tunnel</strong>, per cambiare il senso di un anno così. Adesso, mentre scrivo, penso che forse sarebbe stato più saggio andare da uno psicologo o da uno psichiatra o da entrambi e di corsa, ma per fortuna io saggio non lo sono mai stato: <strong>mi sono iscritto alla maratona di New York, di corsa</strong>.</p>
<p>Che cosa c’entra? Nulla. Apparentemente almeno. In realtà <a href="http://www.mazzei.milano.it/tag/new-york/">New York vuol dire parecchie cose per Quell’Altro, per me</a>, per noi due insieme, per noi due separati. Questo 2017 di montagna è stato anche <strong>l’anno di Paolo Cognetti delle sue otto montagne, lui che ha saputo cogliere tanto di quella New York</strong> che è così speciale per noi. New York, le montagne. Tutto torna, <em>vedi</em>?</p>
<p>Non c’entra nulla, però per me ha significato davvero tanto. Prepararla, <strong>correre e correre e ancora correre</strong>. E poi correrla. Devo dire la verità: sono passati quasi due mesi da quel 5 novembre e ancora ne sto pagando le conseguenze a livello fisico perché almeno metà di quei 42 km li ho corsi con la testa, dato che le gambe e le caviglie e le ginocchia non mi avrebbero portato nemmeno a uscire da Brooklyn. E però proprio averla finita nonostante il male e la fatica fuori dalla mia portata fisica, <strong>averla finita mi ha fatto uscire da quel tunnel dove mi ero infilato</strong>, e chissà come mai.</p>
<p><em>Ehi Marco, come stai?</em><br />
<em>Meglio, sai?</em></p>
<p>Il senso di sconfitta definitiva che mi era piombato addosso quella notte a La Paz, Bolivia, e quello di una vittoria strapreziosa <strong>tra il Bronx e Central Park</strong>: ho compiuto 20 anni quel giorno di due mesi fa, e il mondo improvvisamente <em>è tutto ancora intero, è tutto chi lo sa</em>.</p>
<p>Quello che non potevo immaginare il 5 novembre era che il 2017 non finiva affatto con il traguardo della maratona e una medaglia luccicante, e che ci sarebbero state tante altre salite per me. Ma questa è <strong>tutta un’altra storia</strong> e aspetterò il 2018 per raccontarla.</p>
<p><figure id="attachment_6886" aria-describedby="caption-attachment-6886" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-6886" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/velowier2017-700x700.png" alt="" width="700" height="700" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/velowier2017-700x700.png 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/velowier2017-150x150.png 150w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/velowier2017-300x300.png 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/velowier2017-768x768.png 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/velowier2017-800x800.png 800w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6886" class="wp-caption-text">Il mio 2017 di bicicletta e di tante salite, alcune durissime.</figcaption></figure></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2017/12/28/il-2017-un-anno-in-salita-e-non-e-ancora-finita/">Il 2017: un anno in salita, e non è ancora finita</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
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		<title>La campagna elettorale, un viaggio e il grande niente</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2016/10/31/la-campagna-elettorale-un-viaggio-grande-niente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 09:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono settimane che cerco di scrivere qualcosa di decente sulla campagna elettorale, su come l’ho alla fine vissuta, sulle mie impressioni e su come sono stato dopo e su come sto ora e sul “e adesso?”. Sono settimane che inizio un post e poi lo lascio lì, che appeno lo rileggo mi chiedo non mi&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/10/31/la-campagna-elettorale-un-viaggio-grande-niente/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La campagna elettorale, un viaggio e il grande niente</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/10/31/la-campagna-elettorale-un-viaggio-grande-niente/">La campagna elettorale, un viaggio e il grande niente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_6828" aria-describedby="caption-attachment-6828" style="width: 700px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6828 size-large" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-07-17-12.56.51-700x525.jpg" alt="2016-07-17-12-56-51" width="700" height="525" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-07-17-12.56.51-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-07-17-12.56.51-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-07-17-12.56.51-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-07-17-12.56.51-800x600.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-07-17-12.56.51-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6828" class="wp-caption-text">Dopo tanti giorni pieni di parole, le pedalate a 2000 metri piene di silenzi.</figcaption></figure></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono settimane che cerco di scrivere qualcosa di decente sulla campagna elettorale, su come l’ho alla fine vissuta, sulle mie impressioni e su come sono stato dopo e su come sto ora e sul “e adesso?”. Sono settimane che inizio un post e poi lo lascio lì, che appeno lo rileggo mi chiedo non mi capacito di quanto sia brutto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono settimane e le settimane passano e forse ha sempre meno senso raccontare che cosa ho pensato, però quel “<b>quindi adesso?</b>” invece merita ancora una risposta. E chissà che questa sia la volta buona, il post buono. Se non proprio bello, almeno buono.</span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">La campagna per filo e per segno è già stata raccontata e riassunta perfettamente da Alessio, non aggiungo altro:</span></p>
<p class="p1"><span class="s2"><a href="http://www.socialmilano.org/2016/07/dalla-promessa-al-prototipo-la-campagna-marco-mazzei-x-milano-1000-voti-x-la-felicita-urbana/">DALLA PROMESSA AL PROTOTIPO. LA CAMPAGNA MARCO MAZZEI X MILANO. 1000 VOTI X LA FELICITÀ URBANA.</a></span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Dunque, come sto? Io sto bene. Quei due mesi (<i>la decisione, pronti via, le elezioni</i>) sono stati così pieni che mi ci è voluto poi un sacco di tempo per diluire i pensieri e le sensazioni e ripensare a tante cose che sono successe e cercare di capirle meglio. Io sto bene e sono molto contento di aver deciso di candidarmi, sono molto contento di aver fatto <i>quella</i> campagna elettorale, sono strafelice e molto grato per le persone che sono state con me e forse anche di più, sono orgoglio di aver accettato una sfida e di averla vinta – perché quando ci metti la faccia in quel modo, senza rete e senza protezioni, puoi rischiare una gran brutta figura.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono contento anche perché ho capito che <b>la politica è ancora molto migliore dell’antipolitica</b>: la politica è quella cosa che consente a un cittadino qualsiasi di scrivere un progetto per la comunità dove vive, di raccontarlo, di raccogliere consenso e sostegno. La politica è quella cosa che può portare quel cittadino lì a fare il consigliere comunale o l’assessore: senza <i>amicizie</i> – ma con tanti <b>amici veri</b>, senza appoggi, senza protezioni, senza sponsor. L’antipolitica invece è quella cosa che per dimostrare che i politici sono tutti uguali continua a far eleggere sempre gli stessi, almeno poi può dire che <i>fanno schifo</i>. Una delle ragioni per le quali io oggi non sono assessore o consigliere – oltre naturalmente a quella principale: non sono stato così bravo da raccogliere abbastanza voti – è che molti di quelli che avrebbero potuto votarmi alla fine hanno preferito l’antipolitica alla politica. E con quell’antipolitica lì succede, per esempio, che oggi nessuno si interessi davvero di bici nei Palazzi del <i>potere milanese</i>. Quindi insomma: <b>viva la politica</b>, speriamo ci siano sempre più spesso persone qualsiasi con un bel progetto che decidono di provarci; io ho imparato la lezione e le sosterrò con entusiasmo.</span></p>
<p><span id="more-6827"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Due mesi pieni zeppi di cose, mai un momento per fermarsi a pensare, e il lavoro e quella telefonata e 2000 email da leggere. Poi si vota, poi è tutto finito però c’è ancora l’adrenalina, sei ancora dentro un meccanismo che ti fa sentire eletto anche se non lo sei, ci manca solo che ti presenti al primo Consiglio Comunale, però è un po’ come se. È tutto finito ma ti senti ancora in corsa e <strong>ci vuole qualche giorno, passano uno o due settimane, per iniziare a rallentare</strong>. Ci vogliono alcune giornate in bici, pedalare tra le nuvole, le montagne. Ci vuole il Bernina e sentire i tuoi battiti e tutto inizia ad allontanarsi. Dopo settimane strapiene di parole quelle pedalate a 2000 metri sono piene di silenzi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sono felice di non vedere più la mia faccia dappertutto però vedo e sento ancora alcune ombre: persone che a causa mia, della campagna, hanno litigato o si sono allontanate. Poi forse le ragioni sono più complesse e le colpe in questi casi non sono mai appunto colpe, ma incomprensioni e cose che succedono. Però durante quelle pedalate estive di silenzio e pochi o nessun pensiero, ecco io ci ho pensato. È una di quelle cose che non mi sarei aspettato, e che invece ora so bisogna mettere in conto: quando ti candidi le persone ti vedono in modo diverso e <strong>attorno a te si creano inevitabilmente schieramenti</strong>, correnti, discussioni. Tu devi essere così bravo da fare in modo che non si creino barriere o si scavino fossati, ma magari te ne rendi conto molte settimane dopo, quando ormai è troppo tardi, quando attorno a te ci sono solo le alpi lombarde. E ti dispiace un sacco.</span></p>
<p><figure id="attachment_6830" aria-describedby="caption-attachment-6830" style="width: 700px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6830 size-large" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-10-17.40.32-700x525.jpg" alt="2016-08-10-17-40-32" width="700" height="525" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-10-17.40.32-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-10-17.40.32-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-10-17.40.32-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-10-17.40.32-800x600.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-10-17.40.32-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6830" class="wp-caption-text">White Sands National Monument, New Mexico.</figcaption></figure></p>
<p class="p1"><span class="s1">Giugno, e poi luglio. I giri in bici e le prime domande: “e adesso?”. Che fare? Come dare a quei 1.000 voti il valore che meritano? Come farli pesare nelle decisioni che contano stando fuori dalle stanze dove si prendono le decisioni?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non ho trovato risposte prima di partire e <b>poi sono partito</b>. Il sud ovest degli Stati Uniti è quel posto del mondo dove penso che <i>un dio forse ci deve essere</i> e probabilmente quel dio si chiama Gaia ed è questo pianeta che è vivo e cambia, cresce. È quel posto dove gli oceani sono andati e tornati più volte nel corso degli anni, di milioni di anni. Dove il tempo e lo spazio prendono significati che nel quotidiano di molti di noi sono sconosciuti. Sono stati giorni pieni di niente. Tanti chilometri, tante ore in mezzo al niente – che era così profondo e largo e lungo, <b>un niente così totalizzante che si è preso qualsiasi cosa</b>, ogni pensiero. Un viaggio che mi ha portato via come poche altre volte mi era capitato. Dai canyon dell’Arizona e dello Utah ai deserti bianchissimi di gesso del New Mexico fino alle palme della California: la primavera del 2016 non solo era lontana, quasi non era mai esistita.</span></p>
<p class="p1">E da quando sono rientrato da quel viaggio ancora non ci ho capito molto. Non sono ancora riuscito a trovare un equilibrio tra la, solita, voglia di fare cose, organizzare, sperimentare e quella di riempire quel grande niente con altro. Leggere, scrivere, stare per i fatti miei, guardare. Studiare, forse. Imparare cose nuove. Che magari vuole dire <strong>starci dentro, a quel grande niente</strong>.</p>
<p><figure id="attachment_6831" aria-describedby="caption-attachment-6831" style="width: 700px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6831 size-large" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-17-11.34.05-700x525.jpg" alt="2016-08-17-11-34-05" width="700" height="525" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-17-11.34.05-700x525.jpg 700w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-17-11.34.05-300x225.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-17-11.34.05-768x576.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-17-11.34.05-800x600.jpg 800w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/2016-08-17-11.34.05-80x60.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6831" class="wp-caption-text">Huntington Beach, California.</figcaption></figure></p>
<p class="p1"><span class="s1">Poi mi capita di incontrare sconosciuti che mi salutano con affetto e <b>mi dicono che mi hanno votato</b>, ascoltare il racconto di chi ha spostato la propria residenza a Milano solo per potermi votare, ricevere email con questo o quel tema da affrontare. E rimetto in fila quei mille voti e tutte le persone che hanno contribuito a raccoglierli: oggi ho sfogliato l’album fotografico della campagna e ho ripensato all’energia e all’allegria di allora.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sto provando a riempire quel grande niente con le nostre facce di quei giorni, questa è la risposta alla domanda “e quindi?”. Perché a dire proprio tutta la verità io non so esattamente che cosa fare per dare continuità e valore alle nostre idee della scorsa primavera: non sono il tipo che batte i pugni sul tavolo – o a qualche porta, e non sono nemmeno capace di lavorare settimane o mesi su una cosa se non vedo che, almeno un po&#8217;, si muove.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">E quindi la sfida: <strong>fare politica senza impantanarsi da qualche parte</strong>, senza perdere tempo.</span></p>
<p class="p1">
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		<title>Mille voti per il futuro di Milano, iniziamo subito a costruirlo</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2016/06/06/mille-voti-per-il-futuro-di-milano-iniziamo-subito-a-costruirlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 07:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[mylife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credevo di prendere 500 voti, alla fine saranno più di 900. Quasi 1.000 voti al debutto, senza appoggi politici, senza appoggi nei media, senza amichette o amichetti. Quasi 1.000 voti tutti nostri, delle persone che hanno creduto nel progetto. Non dico solo grazie, ma aggiungo: possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto tutti insieme.&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/06/06/mille-voti-per-il-futuro-di-milano-iniziamo-subito-a-costruirlo/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Mille voti per il futuro di Milano, iniziamo subito a costruirlo</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Credevo di prendere 500 voti, alla fine saranno più di 900. Quasi <strong>1.000 voti al debutto</strong>, senza appoggi politici, senza appoggi nei media, senza amichette o amichetti. Quasi 1.000 voti tutti nostri, delle persone che hanno creduto nel progetto. Non dico solo grazie, ma aggiungo: possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto tutti insieme.</p>
<p>Io mi fido molto delle mie sensazioni e credo che questi quasi 1.000 voti siano soprattutto per il futuro. Cioè credo che oltre alla bellezza oggettiva della campagna e l&#8217;entusiasmo e le bici e tutto il resto ci sia il fatto che <strong>in tanti abbiamo in mente una certa città</strong> e abbiamo voglia di costruirla rapidamente. Abbiamo <strong>fretta di quella Milano del futuro</strong> e le idee chiarissime su come realizzarla.</p>
<p>Detto questo: sono quasi 1.000 voti che non basteranno per entrare in Consiglio perché la lista Sinistra X Milano non è andata bene, così come in generale non è andata bene la coalizione di centrosinistra; sarà un ballottaggio difficile e alcuni municipi (le vecchie zone) sono già persi, quindi <strong>anche nella migliore delle ipotesi avremo una città difficile da governare</strong>. Insomma, ecco – quei momenti nei quali ti senti proprio in balìa di tristezza e felicità, entusiasmo e grande preoccupazione.</p>
<p>Adesso ci prendiamo qualche ora per tirare il fiato, poi cercheremo di fare in modo che quei quasi 1.000 voti possano germogliare e crescere, servire davvero per iniziare a costruire la Milano che vogliamo. Come dimostrato dalla storia della mia candidatura: ce la possiamo fare. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/06/06/mille-voti-per-il-futuro-di-milano-iniziamo-subito-a-costruirlo/">Mille voti per il futuro di Milano, iniziamo subito a costruirlo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
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		<title>Di quando hai imparato che dire grazie non è poi così male</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 16:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[mylife]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[ringraziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[sostenitori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per me è sempre molto difficile chiedere aiuto a qualcuno o, per usare un’espressione meno drammatica, chiedere una mano a qualcuno. Di conseguenza è sempre molto difficile anche dire grazie. Credo non sia per caso. Se tendo a voler fare tutto da solo è perché sono sempre stato abituato così. Se la solitudine non mi&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/06/04/di-quando-hai-imparato-che-dire-grazie-non-e-poi-cosi-male/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Di quando hai imparato che dire grazie non è poi così male</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_6796" aria-describedby="caption-attachment-6796" style="width: 700px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6796 size-large" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/2016-06-04-15.21.56-e1465058419287-1024x687.jpg" alt="Grazie" width="700" height="470" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/2016-06-04-15.21.56-e1465058419287-1024x687.jpg 1024w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/2016-06-04-15.21.56-e1465058419287-300x201.jpg 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/2016-06-04-15.21.56-e1465058419287-768x516.jpg 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/2016-06-04-15.21.56-e1465058419287-800x537.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-6796" class="wp-caption-text">Grazie</figcaption></figure></p>
<p>Per me è sempre molto difficile chiedere aiuto a qualcuno o, per usare un’espressione meno drammatica, chiedere una mano a qualcuno. Di conseguenza <strong>è sempre molto difficile anche dire grazie</strong>.</p>
<p>Credo non sia per caso. Se tendo a voler fare tutto da solo è perché sono sempre stato abituato così. Se la solitudine non mi spaventa, anzi spesso la cerco, è perché è sempre stata una buona compagna di viaggio. Che poi, lo so, detta così sembra una cosa triste, ma per me non lo è.</p>
<p>Sono abituato così perché sono cresciuto così. Mia mamma lavorava sempre tanto e fino a tardi, mio papà era sempre in viaggio: da quando me ne ricordo io tornavo a casa da scuola, mi preparavo da mangiare, facevo i compiti, uscivo a giocare sempre più o meno da solo. A casa non c’era nessuno che mi aspettava, meno che meno qualcuno che mi accompagnava poi da qualche parte. Tipo che <strong>a 10 anni ero già un grande esperto di uova al tegamino</strong>.</p>
<p>Durante l’adolescenza, figuriamoci, questa modalità è diventata una forma perfetta di ribellione sociale: parlavo pochissimo e grugnivo moltissimo.</p>
<p><span id="more-6795"></span></p>
<p>Poi appena maggiorenne varie vicissitudini familiari mi hanno costretto a cercarmi subito un lavoro (anche due o tre): sono stati anni piuttosto duri e posso dire che se <strong>ho imparato a cavarmela</strong> lo devo molto a tutte quelle uova cucinate da solo. Poi è chiaro: più ti abitui a fare da solo più ti piace l’idea di avercela fatta da solo (o quasi solo perché poi qualcuno da ringraziare c’è sempre).</p>
<p>Fino a quando non decidi di candidarti per il Consiglio comunale della tua città e di fare una campagna elettorale, perché da quel momento in poi cambia tutto. Da quel giorno <strong>attorno a te iniziano a esserci un sacco di persone</strong> che fanno questo e fanno quello. Un sacco di persone che <strong>si mettono a sognare insieme a te</strong> il progetto di una città più grande e più bella. Un sogno che però forse queste persone, come te, hanno già iniziato a realizzare. Un sacco di persone che ti <strong>portano</strong> le loro esperienze, ti <strong>scattano</strong> fotografie, <strong>scrivono</strong> per te, <strong>disegnano</strong> volantini con il tuo nome, distribuiscono volantini con il tuo nome, <strong>si prendono molti vaffanculo</strong> per i volantini con il tuo nome. Un sacco di persone che <strong>organizzano</strong> eventi per farti conoscere e workshop per farti raccontare le tue idee e ti <strong>ospitano</strong> in questo e quell’altro spazio. Un sacco di persone che <strong>si prendono cura</strong> della tua agenda e <strong>gonfiano</strong> i palloncini con la tua faccia. E <strong>telefonano</strong> e fanno altre fotografie e condividono post e <strong>si svegliano prima</strong> del solito o vanno a letto molto più tardi. Montano e <strong>smontano</strong> rastrelliere. Riempiono fogli, <strong>proiettano</strong> diapositive, fanno altri disegni che sono dei racconti. Un sacco di persone che te ne presentano altre e poi ti <strong>fanno dei video</strong> e non ti dicono che fai proprio pena ma che forse si potrebbe girare un’altra scena, che va già bene ma si potrebbe fare di meglio. E se alla fine si riesce a fare di meglio è soprattutto per merito loro. Persone che prendono i loro contatti e gli scrivono per parlare di te e fanno gruppi su Whatsapp per raccontare chi sei. Ti invitano a pranzo e ti prestano le loro biciclette. Un sacco di persone che <strong>cercano di indicarti la strada giusta</strong>, ma tu sei un testone e quindi prendi spesso quella sbagliata, ma nonostante questo non ti mandano al diavolo e ricominciano a distribuire i volantini con la tua faccia, a scrivere post e a cercare idee ed elettori. Alla fine <strong>ne viene fuori una campagna elettorale bellissima</strong> e un racconto di una città da favola nella quale sempre più persone si riconoscono. E tu che sei al centro di questa cosa ti devi arrendere all’idea che no, questa volta non hai fatto tutto da solo e che sì, è senz’altro per questo che è stato tutto così speciale. <strong>E così per una volta anche dire GRAZIE non è male e anzi ti fa sentire bene</strong>.</p>
<p>Quindi insomma: grazie per questo mese speciale e per avermi insegnato che quando qualcuno fa qualcosa per te non necessariamente tu ne esci più debole o vulnerabile, ma anzi sei più forte e consapevole.</p>
<blockquote><p>Grazie AleAnnaMartinoCostantinoDavideMariElisaEvitaGabrieleGiovanniCanioJonathanKatiMassimoLucaMafeChiaraMaraMarinaMassimoPinaMatteoMaurizioPaolaLucaTeoYulyaDarioCarloIvanGianlucaMarcoLucaPaoloChristianGianlucaLudovicoSimoneMonicaRobertoMemiTommasoFilippoMariMatteoCamillaDanieleGianlucaNoemiSara.</p></blockquote>
<p>E poi grazie ad Alessio <strong>perché lo sappiamo tutti perché</strong> ma lo so soprattutto io perché (e sono già due ore che non ricevo un messaggio e inizio a preoccuparmi) e a Quell’Altro che mi ha accudito, <strong>ha steso (male, malissimo, va detto) i miei calzini a righe</strong>, lavato le mie magliette e soprattutto mi ha sopportato.</p>
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		<title>La bicicletta è politica? Sì, lo è. Andiamo a votare</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2016/06/02/la-bicicletta-politica-si-lo-votare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jun 2016 18:21:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La bicicletta è politica? Sì, lo è. Aveva ragione Paolo quando lo sosteneva nel 2012 e ha ragione quando ce lo ricorda ancora oggi. È politica perché è il mezzo migliore per cambiare le città, per restituire le strade alle persone, per uscire definitivamente dal secolo dell’occupazione degli spazi urbani da parte dell’automobile, per vivere&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/06/02/la-bicicletta-politica-si-lo-votare/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La bicicletta è politica? Sì, lo è. Andiamo a votare</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/06/02/la-bicicletta-politica-si-lo-votare/">La bicicletta è politica? Sì, lo è. Andiamo a votare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-6786" title="Andiamo a votare, pedaleremo insieme" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/06/1932317_1482107352003782_1359390081_n.jpg" alt="Andiamo a votare, pedaleremo insieme" width="500" height="480" /></p>
<p>La bicicletta è politica? Sì, lo è. Aveva ragione <a href="https://twitter.com/ilpinz">Paolo</a> quando lo sosteneva nel 2012 e ha ragione quando <a href="http://www.bikeitalia.it/2016/05/25/alle-amministrative-2016-labicicletta-scende-in-politica/">ce lo ricorda ancora oggi</a>. È politica perché è il mezzo migliore per <strong>cambiare</strong> le città, per restituire le strade alle <strong>persone</strong>, per uscire definitivamente dal secolo dell’occupazione degli spazi urbani da parte dell’automobile, per vivere <strong>meglio</strong>.</p>
<p><span id="more-6784"></span></p>
<p>Ci sono alcune centinaia di candidati per il prossimo Consiglio comunale di Milano, per cui si vota questa domenica. Molti nei loro programmi citano le piste ciclabili, sono favorevoli al bike sharing, hanno a cuore l’ambiente. Ma poi? La bici, davvero, non la conoscono, e quante volte ce lo hanno dimostrato. Io, invece, <strong>la conosco bene</strong>. E non solo per i <em>trofei</em> che prendo su <a href="https://www.strava.com/athletes/2906404">Strava</a>, che dicono solo che in bici ci vado sul serio, oppure perché non possiedo più un’auto da tempo ma, soprattutto, perché <strong>a me la bicicletta interessa davvero</strong>. E mi interessano i mondi simili a quello della bici, pattini e skate in primis, perché <strong>vedo il progetto di città che attorno a questi mezzi di trasporto e svago si può costruire</strong>, vedo il futuro (che è il presente, in tante metropoli).</p>
<p>C’è una distanza siderale tra il mondo che gira attorno alla bici e l’interesse per la bicicletta da parte delle istituzioni e questo spiega perché siamo così avanti sul fronte delle attività e delle iniziative (di singoli, di associazioni, di gruppi, di attività commerciali) e così indietro su quello della reale diffusione del mezzo: perché a nessuno importa davvero, perché nessuno la capisce davvero. E se vale per la bici, figuriamoci per i pattini e gli skateboard che quasi tutti pensano adatti <em>solo per i parchi</em>.</p>
<p>È la stessa storia che ha lasciato Milano, regina del ciclismo urbano in Italia e in Europa, praticamente al palo nello sviluppo della mobilità ciclabile. Qui si svolgono eventi di rilevanza mondiale (penso al Bicycle Film Festival e alla Red Hook) e ci sono mille iniziative di ogni genere tutte le settimane (dalle pedalate per le famiglie nei parchi alle gare clandestine di notte, passando per tutto quello che c’è in mezzo) e tante, tantissime persone lavorano e vivono con la bicicletta, eppure gli spostamenti in bici in città sono ancora il misero 7% del totale.</p>
<p>Ecco, adesso tra centinaia di candidati al Consiglio comunale che continuerebbero a parlare della bicicletta poco e male, e a fare ancora meno, continuando quindi a costruire una città poco pedalabile, avete la possibilità di sceglierne uno a cui invece della bicicletta importa veramente.</p>
<p>Chiedo il sostegno vostro e dei vostri amici per il voto di domenica 5 giugno. <strong>Scheda azzurra, barrate il simbolo arancione di SinistraxMilano e scrivete “Marco Mazzei”</strong>. Pedaleremo insieme.</p>
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		<title>In bici a Milano: pedaleremo insieme</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2016/05/16/in-bici-a-milano-pedaleremo-insieme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2016 07:22:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[pedalare]]></category>
		<category><![CDATA[#Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[biciclette]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[pedaleremo insieme]]></category>
		<category><![CDATA[temi della campagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pedaleremo insieme! Migliorare la vita di chi già va in bicicletta, far venire ad altri la voglia di usare la bici. Riempire le strade di ciclisti felici. Lo sviluppo della ciclabilità a Milano passa per una serie di azioni, grandi e piccole, tutte importanti. Sicurezza prima di tutto Le automobili devono andare (molto più) piano,&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/05/16/in-bici-a-milano-pedaleremo-insieme/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">In bici a Milano: pedaleremo insieme</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6713 alignnone" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/esec.flyer10x15_ciclisti-201x300.png" alt="Pedaleremo insieme" width="246" height="367" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/esec.flyer10x15_ciclisti-201x300.png 201w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/esec.flyer10x15_ciclisti.png 602w" sizes="auto, (max-width: 246px) 100vw, 246px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6714 alignnone" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/esec.flyer10x15_ciclisti_2-201x300.png" alt="Pedaleremo insieme" width="245" height="366" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/esec.flyer10x15_ciclisti_2-201x300.png 201w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/esec.flyer10x15_ciclisti_2.png 602w" sizes="auto, (max-width: 245px) 100vw, 245px" /></p>
<p>Pedaleremo insieme! Migliorare la vita di chi già va in bicicletta, far venire ad altri la voglia di usare la bici. <strong>Riempire le strade di ciclisti felici</strong>. Lo sviluppo della ciclabilità a Milano passa per una serie di azioni, grandi e piccole, tutte importanti.</p>
<p><span id="more-6711"></span></p>
<ul>
<li><strong>Sicurezza prima di tutto</strong><br />
Le automobili devono <strong>andare (molto più) piano</strong>, tutta la città deve essere a 30 km/h, tolleranza zero verso la sosta in doppia fila</li>
<li><strong>Contrasto al furto</strong><br />
Presidio dei <em>mercatini</em>, marchiatura, denunce semplificate, campagne di sensibilizzazione: <em>non comprate bici rubate!</em></li>
<li><strong>Mobilità scolastica sostenibile</strong><br />
Per marmocchi subito indipendenti<strong> le scuole devono essere il centro</strong>, il cuore di nuovi quartieri dove ci si muove a piedi o in bici in sicurezza durante tutta la giornata</li>
<li><strong>Incentivi al bike to work</strong><br />
Per genitori sempre in forma: stimolare le <strong>aziende</strong> a fare di più per la mobilità sostenibile dei dipendenti. E se ci fosse la <strong>bici aziendale</strong> al posto dell&#8217;auto aziendale?</li>
<li>Favorire l’<strong>intermodalità</strong> all’interno della città metropolitana: far parlare Atm con Trenord, la metro con il passante, unificare e semplificare i regolamenti per il trasporto delle bici.</li>
<li>Sviluppo di una semplice infrastruttura ciclabile portante: prendere la mappa di Milano (e della grande Milano), definire<strong> i grandi assi ciclabili</strong>, confrontarsi con i ciclisti e poi realizzare la struttura base. Una volta fatta: dimenticarsi i ragionamenti tutti basati sul numero di chilometri di piste ciclabili.</li>
<li><strong>Segnaletica sperimentale</strong> per indicare i migliori itinerari ciclabili in città: a volte basta poco per far vedere come ci si può muovere in città usando la bicicletta.</li>
<li><strong>Velostazioni</strong> in tutti gli spazi disponibili, partendo da stazioni, mezzanini della metropolitana e del passante.</li>
<li>Un <strong>sito</strong> e un&#8217;<strong>app</strong> dedicati alla ciclabilità con sistemi per raccogliere le segnalazioni dei ciclisti sui punti della città più ostili.</li>
<li>Un <strong>bike manager</strong> con reali poteri che possa agire sui diversi assessorati coinvolti nella ciclabilità.</li>
<li><strong>Parcheggi per le bici in tutte le fiere, gli eventi, i concerti, i grandi e piccoli momenti</strong><br />
<strong> di aggregazione</strong>.</li>
<li>Rispetto per i <strong>pedoni</strong>: sempre.</li>
</ul>
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		<title>Raccolta fondi per essere felici</title>
		<link>https://www.mazzei.milano.it/2016/05/12/raccolta-fondi-felici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mazzei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2016 10:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano2016]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Eppela]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si possono raccogliere fondi per essere felici? Io penso di sì. E si possono raccogliere fondi per una campagna elettorale che alla fine vorrebbe lasciare un segno, non solo volantini stropicciati in giro per la città. Mi piacerebbe che di questa campagna rimanessero le idee, ma soprattutto i prototipi: quelle piccole e grandi cose che&#8230;&#160;<a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/05/12/raccolta-fondi-felici/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Raccolta fondi per essere felici</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mazzei.milano.it/2016/05/12/raccolta-fondi-felici/">Raccolta fondi per essere felici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.mazzei.milano.it">Marco Mazzei</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_6702" aria-describedby="caption-attachment-6702" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.eppela.com/it/projects/8530-prototipi-x-milano"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6702 size-large" src="http://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Screenshot-2016-05-12-12.26.45-1024x628.png" alt="Eppela raccolta fondi" width="700" height="429" srcset="https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Screenshot-2016-05-12-12.26.45-1024x628.png 1024w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Screenshot-2016-05-12-12.26.45-300x184.png 300w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Screenshot-2016-05-12-12.26.45-768x471.png 768w, https://www.mazzei.milano.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/05/Screenshot-2016-05-12-12.26.45-800x491.png 800w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6702" class="wp-caption-text">La mia campagna su Eppela.</figcaption></figure></p>
<p>Si possono raccogliere fondi per <strong>essere felici</strong>? Io penso di sì. E si possono raccogliere fondi per una <strong>campagna elettorale</strong> che alla fine vorrebbe lasciare un segno, non solo volantini stropicciati in giro per la città. Mi piacerebbe che di questa campagna rimanessero le idee, ma soprattutto i <strong>prototipi</strong>: quelle piccole e grandi cose che si possono fare, che ognuno di noi può fare, per cambiare davvero la città.</p>
<p>Grazie a questa <strong>raccolta fondi</strong>:</p>
<ul>
<li>Daremo il buongiorno a chi va in bici con una colazione lungo le piste ciclabili, “la Ciclobrioche”. <strong>Per una Milano che si prende cura dei suoi ciclisti.</strong></li>
<li>Trasformeremo per una giornata i parcheggi di fronte a un negozio in qualcosa di bello per tutti. <strong>Per una Milano che fa spazio alle persone al posto delle auto, per </strong><strong>vivere e produrre meglio.</strong></li>
<li>Porteremo internet a tutti: faremo una lezione speciale in un cortile della città. <strong>Per </strong><strong>una Milano che avvicina tutti, anche i più vecchi, alla cultura digitale.</strong></li>
<li>Daremo ai bambini che accompagniamo a scuola da tre anni con massa marmocchi degli strumenti per rendersi più visibili. <strong>Per una Milano che sia </strong><strong>all’altezza dei più piccoli.</strong></li>
</ul>
<p><span id="more-6700"></span></p>
<p>Per fare questo mi serve il tuo aiuto. <strong>Grazie alla raccolta fondi potremo cominciare a </strong><strong>sperimentare come cambiano le strade e i cortili avendo in testa l’idea della felicità urbana:</strong> una città che si muove in maniera sostenibile e a 30 km/h, che usa la rete per migliorare la socialità e il benessere di tutti, che pensa ai bambini e ai bisogni loro e delle loro famiglie, che usa i suoi spazi per favorire l’incontro, l’economia, la crescita.</p>
<p>Partecipa anche tu: <a href="https://www.eppela.com/it/projects/8530-prototipi-x-milano">https://www.eppela.com/it/projects/8530-prototipi-x-milano</a>.</p>
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