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	<title>impresacity.it</title>
	
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	<description>Notizie da impresacity.it</description>
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		<title>Big Data e consumismo tecnologico</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 16:12:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/approfondimenti/2013/06/19/2090.jpg" alt=" "/>Lasciate da parte il termine Big. Scoprirete che quello di cui avete bisogno non è l'infrastruttura rivoluzionaria, ma tutto cio che aderisce a una logica di valorizzazione del dato</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dicono che per dare valore all’IT si debba innanzitutto avere la capacità di contestualizzare l’offerta rispetto all’ambiente in cui si dovrebbero introdurre tecnologie e soluzioni. Guardando al mercato italiano, e riconoscendo che esso è in gran parte costituito da piccole e medie imprese, come si dovrebbe declinare il fenomeno Big Data? Lasciate da parte il termine Big e ragionate sul termine Data. Scoprirete che quello di cui avere bisogno non è tanto vedere applicata e funzionante una logica Big Data, quanto piuttosto aderire a una logica Small Data. Avere la capacità, perseguibile innanzitutto attraverso un processo di conoscenza e analisi dell’esistente, del proprio ambiente di lavoro, del mercato di riferimento con l’obiettivo di trarre vantaggio dai dati che già oggi sono presenti nel contesto operativo. Avere la consapevolezza del valore dei dati in riferimento all’attività svolta è la prima e più importante azione da compiere. Che siate una piccola azienda o una grande azienda ha scarsa importanza: i dati sono una delle risorse più importanti e al contempo più sottovalutate e sottostimate  all’interno di una qualsiasi organizzazione, micro o macro che sia. <br />Per avere una visibilità del contesto in cui operate, avere informazioni, valori che rappresentino nella forma più semplice e semplificata possibile la vostra operatività e ipotesi di sviluppo non occorre ragionare in termini di Big Investement, come la retorica del Big Data potrebbe indurre a pensare. Investimenti in nuove infrastrutture, data base machine dedicate, appliances etc.? Non fate l’errore di sponsorizzare una tecnologia senza avere esattamente il senso di ciò che essa può realmente rappresentare in termini di vantaggi concreti, di razionalizzazione di costi e prospettive di adeguamento futuro. <br />Considerate che i vendor, in occasione di una nuova ondata tecnologica, hanno spesso pontificato sulla precarietà della condizione tecnologica riversando sugli utenti la responsabilità del danno… “le imprese hanno investito in tecnologia andando a stratificare mattoni su mattoni di stack tecnologico senza creare la possibilità di mettere a punto infrastrutture flessibili…. hanno creato l’informatica a silos.. “.  Scusate, ma chi ha contribuito a far sì che prendesse corpo un’IT di questo tipo? Vero che è responsabilità degli architetti nell’edificare una casa  tecnologica che possa essere gestita nel migliore dei modi. Siamo presenza di una corresponsabilità negli eventuali errori che si sono andati a commettere nella realizzazione ed evoluzione dei sistemi informativi.<br />Adesso si parla di cloud e di come finalmente esso potrebbe risolvere l’ennesima incongruenza tecnologica pregressa. E di come il Big Data potrebbe definitivamente aprire la porta a opportunità di valorizzazione e monetizzazione dei dati…. Tranquilli, tra qualche anno ci diranno che la prima fase del cloud ha contribuito soltanto a rendere più complessa la macchina amministrativa dell’IT, generando una mancanza di controllo e monitoraggio, un’assenza di governance. E si aprirà un nuovo fronte tecnologico destinato a risolvere le criticità del precedente. Il processo di modernizzazione dell’IT avverrà, quindi, cloud o non cloud, nelle stesse modalità in cui è avvenuto in passato. Tra errori, insuccessi e folgoranti progressi. <br />Big Data? Ragionate in termini di qualità e valore del dato. Non scoraggiatevi se il volume dei dati da trattare è di gran lunga inferiore a quello trattato da Google e dalle internet companies. Siete in buona compagnia. Sappiate che oggi esistono strumenti di business intelligence che senza andare a impattare in modo pesante sull’infrastruttura esistente possono garantirvi risultati del tutto all’altezza delle aspettative. La semplificazione e la capacità di presentare dati in modalità visuale, la capacità di fare del data discovery, facendo emergere verità nascoste, offrono opportunità di valorizzazione dei dati senza dover sconvolgere quanto sinora acquisito.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/nP8PY0A2KmI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Viterbo: arriva Sirni, progetto per aspiranti imprenditori</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 15:40:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/12/2041.jpg" alt=" "/>Tra i partecipanti ammessi è prevista anche la possibilità di accedere a forme di microcredito promosse dalla Camera di Commercio di Viterbo.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Promuovere e mettere a disposizione un’offerta integrata di servizi per nuovi e aspiranti imprenditori. È quanto si propone la <em>Camera di Commercio di Viterbo</em> con il <strong>Progetto Sirni</strong>, che prevede<strong> interventi di formazione e supporto imprenditoriale</strong> oltre ad azioni dirette ad attivare microcredito nelle forme di fondi di garanzia e contributi in conto interessi per finanziamenti.  <br />Il percorso tratterà argomenti come assessment dell'idea, ambiente e posizionamento, ascolto del mercato, business plan, strumenti di finanziamento, strumenti telematici innovativi per la gestione amministrativa, web marketing, social media marketing, e-commerce ed approvvigionamento on line, oltre a prevedere l’assistenza alla <strong>predisposizione dei business plan delle singole iniziative imprenditoriali</strong> e il supporto continuativo a distanza per il relativo completamento attraverso webinar e strumenti interattivi per tutta la durata del progetto.<br />Gli interventi sono rivolti ad un numero massimo di <strong>25 destinatari</strong>, prevedendo 15 posti destinati a quanti intendano avviare un’attività di impresa e 10 posti alle imprese costituite da non più di sei mesi dalla data di pubblicazione del presente bando, iscritte alla Camera di Commercio di Viterbo e in attività. <br />Tra i partecipanti ammessi è prevista anche la possibilità di accedere a<strong> forme di microcredito</strong> promosse dall’Ente camerale destinate ai primi 10 candidati che intendono avviare un’attività di impresa e ai primi 5 candidati neoimprenditori.<br />Gli interessati possono presentare domanda di adesione alla Camera  di  Commercio  di Viterbo <strong> entro  e  non  oltre  le  ore 12.00 di lunedì 17 giugno</strong>.</span></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/8IZacAI2SN0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Unimpresa: da aumento Iva solo danni per imprese e per gettito fiscale</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/GpgzJ0wtEOg/unimpresa-da-aumento-iva-solo-danni-per-imprese-e-per-gettito-fiscale.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 14:45:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/19/2083.jpg" alt=" "/>Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi: "L’aumento è inaccettabile e il rischio è di produrre solo danni”.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Ancora una volta annunci a ripetizione e tuttavia senza seguito. Il Governo di Enrico Letta si era impegnato, sin dal primo giorno di lavoro, a evitare il secondo aumento Iva. Dopo quasi due mesi di promesse a vuoto, ci prepariamo all’ennesimo inasprimento fiscale: l’imposta sui consumi, da luglio, salirà dal 21 al 22 per cento. Ma è il modo migliore per stroncare qualsiasi speranza di ripresa: l’aumento è inaccettabile e il rischio di produrre solo danni”.<br /> Così il presidente di <strong>Unimpresa, Paolo Longobardi</strong>, torna sulla questione Iva dopo le dichiarazioni de ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato. “L’innalzamento della tassa sui consumi – continua Longobardi – ci spaventa anche perché potrebbe innescare un nuovo colpo psicologico sui contribuenti. Che sarebbero indotti a ridurre ancora di più i consumi cagionando un effetto boomerang sul gettito erariale: altro che 4 miliardi di euro in più l’anno, il fisco potrebbe fare i conti con un buco che potrebbe superare i 10 miliardi già nel 2013″.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/GpgzJ0wtEOg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le Pmi di successo si differenziano con la tecnologia</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/-M1wdr3HU8g/le-pmi-di-successo-si-differenziano-con-la-tecnologia.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 14:40:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2079.jpg" alt=" "/>C’è un forte contrasto fra gli investimenti fatti dalle aziende top e quelle che stanno in fondo alle classifiche per industria. Ma non vuol dire che stiano spendendo di più.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’83% delle piccole e medie imprese più dinamiche e positive ritiene che l’informatica sia un punto di differenziazione strategica, mentre per le aziende messe peggio nelle classifiche per industria il dato scende al 44%. A dirlo è l’edizione 2013 del <strong>Global Smb It Confidence Index</strong>, pubblicato da Symantec. <br />La ricerca, materialmente realizzata da ReRez Research, ha coinvolto 2.452 Pmi con personale compreso fra i 10 e i 250 dipendenti in 20 paesi. <strong>Le aziende top-tier hanno dunque maggior fiducia nell’It</strong> come fattore di successo e mostrano maggior fiducia negli investimenti in quest’ambito. <br />Questo però non significa che spendono una maggior quantità di denaro, anzi. Lo studio ha rilevato che <strong>le Pmi più dinamiche investono il 7% in meno delle aziende posizionate sul livello più basso</strong>. La maggior fiducia, insomma, si traduce in una visione collegata agli sviluppi futuri e a un impegno importante profuso fin dall’inizio, evitando maggiormente sprechi e dispersioni. <br />Fra gli altri elementi rilevanti che emergono dall’indagine, segnaliamo che le Pmi top-tier registrano perdite collegate ai cyber attacchi del 50% più basse rispetto alle altre. Inoltre, esse tendono a giudicare più facile lo storage management e tre quarti di esse credono che la tecnologia mobile sia importante per guidare l’innovazione del business.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/-M1wdr3HU8g" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>C’è l’It al centro dell’espansione globale di Brembo</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/T__Rrgaqc6Y/c-e-l-it-al-centro-dell-espansione-globale-di-brembo.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 14:30:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/approfondimenti/2013/06/19/2089.jpg" alt=" "/>Azienda italiana con una presenza multinazionale su tre continenti, l’azienda leader nei sistemi frenanti per veicoli ha omogeneizzato la piattaforma gestionale.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da oltre cinquant’anni, <strong>Brembo</strong> rappresenta un marchio di eccellenza del made in Italy ed è oggi una multinazionale che opera in tre continenti (Europa e le due Americhe) e dispone di siti produttivi in dodici nazioni. Il processo di crescita, fatto anche di importanti acquisizioni, ha portato a un ripensamento dell’infrastruttura It, con l’intento di <strong>omogeneizzare le diverse architetture applicative presenti</strong>, integrarle in un’unica piattaforma distribuita e creare così le premesse per supportare il processo di espansione della società. <br /><img style="float: left;" title="brembo-crovetti.jpg" src="http://www.impresacity.it/immagini/approfondimenti/2013/06/19/2089/brembo-crovetti.jpg" alt="brembo-crovetti.jpg" />Il progetto ha coinvolto la quasi totalità del parco applicativo di Brembo, dalla produzione alla gestione finanziaria, dal budgeting alla componente amministrativa, dalla logistica alla pianificazione. L’obiettivo di partenza era la realizzazione di un’architettura applicativa capace di distribuire su scala globale dati e servizi Erp utili per l’operatività delle sedi locali, ma funzionali alle esigenze di ottimizzazione e omogeneizzazione della sede centrale. “<em>In precedenza</em> – spiega <strong>Paolo Crovetti</strong>, Cio di Brembo Group <em>– l’azienda lavorava con sistemi gestionali sviluppati localmente e che raggiungevano una sintesi nel bilancio consolidato. Le interconnessioni fra le varie realtà del gruppo sono abdate via via crescendo e questo ha portato alla necessità di sviluppare un sistema unico centrale, che standardizzasse il modo di lavorare, pur nel rispetto delle esigenze di ogni sito produttivo o ufficio commerciale locale</em>”.   <br /><br /><strong>La gestione dell’internazionalizzazione</strong> <br />Il cambiamento ha coinvolto soprattutto i processi legati alla gestione della supply chain, che in precedenza facevano sempre capo alla sede centrale in Italia e invece sono stati trasformati in un modello interoperante, utile per far comunicare fra loro nella stessa lingua anche le singole realtà locali. In affiancamento alla direzione Ict, che ha gestito completamente il progetto globale, hanno lavorato Nht e Capgemini. La prima si è occupata della definizione dell’architettura e dell’implementazione della soluzione, mentre la seconda ha creato il modello di business unico per le aree funzionali (finance e supply chain, soprattutto) e ha svolto il ruolo di project manager: “<em>Brembo è un’azienda cresciuta in modo considerevole negli ultimi anni</em> – commenta <strong>Giorgio Rossi</strong>, principal in <strong>Capgemini Italia</strong> – <em>e occorreva pensare a una soluzione in grado di gestire il presente, ma anche il futuro della società. Noi abbiamo seguito questo processo fin dagli inizi, sviluppando competenze significative. Oggi Brembo è il nostro principale cliente italiano</em>”. <br />La scelta dell’Erp di riferimento è caduta su <strong>Microsoft Dynamics Ax</strong>: “<em>Per prendere la decisione, abbiamo valutato soprattutto gli aspetti legati all’internazionalizzazione del prodotto, la sua flessibilità e la facilità d’uso</em> – spiega Crovetti -. <em>Al processo decisionale hanno partecipato anche l’amministratore delegato e i direttori delle business unit e in fase operativa sono state coinvolte tutte le ventuno persone che appartengono all’area It in Brembo</em>”.   <br /><br /><strong>Un costante processo di crescita</strong> <br />Partito nel 2006, il progetto è stato adattato nel corso del tempo ai repentini cambiamenti di assetto del gruppo Brembo, soprattutto in relazione alla <strong>rapida crescita</strong> che ne ha connotato l’evoluzione degli ultimi anni, tanto da considerarsi concluso solo all’inizio del 2013, con il roll out dello stabilimento in Polonia: “<em>Proprio la gestione del cambiamento e il rafforzamento della cultura di processo sono stati gli elementi di maggior criticità che abbiamo dovuto affrontare</em> – commenta Crovetti -. In <em>fondo, sono le normali difficoltà tipicamente connesse ai progetti It di ampio respiro</em>”. <br />Ottenuto l’obiettivo di coordinare il processo di crescita in Brembo dal punto di vista di tutti i processi gestionali, il prossimo passo evolutivo sarà in direzione dell’automazione di fabbrica: “<em>Intendiamo spingerci fino al punto di raccogliere i dati in fase di produzione, dall’intelligenza delle macchine</em> – conferma Crovetti – <em>e portarli all’interno del sistema basato su Dynamics Ax per poterli rielaborare in funzione delle necessità dell’azienda nel suo complesso, Inoltre, procederemo con una maggiore integrazione con la direzione tecnica, per creare un contatto più stretto con la fabbricam utilizzando strumenti di Plm</em>”.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/T__Rrgaqc6Y" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Nokia Siemens Networks verso la vendita?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/hiNEngRgiok/nokia-siemens-networks-verso-la-vendita-.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 14:17:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/19/2088.jpg" alt=" "/>La componente tedesca dell’alleanza avrebbe avviato discussioni con alcuni investitori per cedere la propria quota o acquisire tutta l’azienda.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C’è la possibilità che Nokia Siemens Networks (Nsn) possa in futuro diventare autonoma dai propri attuali proprietari. Secondo il Wall Street Journal, <strong>sarebbe Siemens, in particolare,</strong> ad aver avviato discussioni con alcuni investitori, in una direzione al momento ancora non chiara. È possibile, infatti, che l’azienda tedesca voglia cedere la propria quota del 50% del capitale a questi investitori o alla stessa Nokia, ma esiste anche l’eventualità che sia Siemens a rilevare la totalità del capitale, sempre secondo il quotidiano finanziario. <br />Nokia Siemens Networks sarebbe oggi valutata intorno ai 7 miliardi di euro, secondo gli analisti. Creata nel 2007, <strong>la joint venture ha intrapreso, già alla fine del 2011, un piano di ristrutturazione</strong>, cambiando anche la propria strategia per concentrarsi sulle soluzioni mobili per i carrier. Il focus sono le reti 4G, dove l’azienda detiene una quota di mercato stimata intorno al 20%, con 80 contratti commerciali siglati. <br />Questo ridisegno sembra aver pagato sin qui, visto che <strong>nel primo trimestre 2013 Nsn ha ottenuto un risultato operativo in crescita del 7%</strong>, mentre un anno prima si era registrato un calo del 5%. Per il sesto trimestre consecutivo, inoltre, è stato possibile incamerare della liquidità. Questi argomenti potrebbero interessare eventuali investitori.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/hiNEngRgiok" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il cloud? Un importante fattore di sviluppo per le imprese italiane</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/SOQ219brJcg/il-cloud-un-importante-fattore-di-sviluppo-per-le-imprese-italiane.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 14:16:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/approfondimenti/2013/06/19/2087.jpg" alt=" "/>Ridurre il TCO infrastrutturale, immaginare un IT in grado di dare un reale supporto al business.Lo scenario evidenziato al Cloud Computing Summit</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il Cloud? Un’opzione che inizia a essere al centro di attente valutazioni e investimenti da parte delle aziende italiane. E’ questo quanto emerge dal <strong>Computing Summit</strong>, evento coordinato e promosso da <a href="http://www.iir-italy.it/"><strong>IIR</strong></a> che ha visto la partecipazione di numerosi operatori del settore, sia vendor che service provider. <br />Per molti <strong>CIO</strong> è evidente che il cloud possa rappresentare un'opportunità, sia per razionalizzare dal punto di vista di Total Cost of Ownership tutta una serie di risorse applicative e il sottostante stack tecnologico, sia per immaginare un IT in grado di dare un reale supporto in termini di business. Quest’ultimo punto riguarda soprattutto aziende che hanno una presenza globale. Ne sono un esempio <a href="http://www.stevanatogroup.com/it">Stevanato Group</a>, azienda veneta che produce packaging e macchinari per il settore farmaceutico, e <a href="http://www.fracarro.it/index.php?option=com_content amp;task=view amp;id=14 amp;Itemid=125">Fracarro</a>,  società leader nei sistemi audio-video-dati che opera in tutti e 5 i continenti attraverso le sue consociate commerciali e produttive. <br />Uno scenario, quello emerso nel corso del Summit, che lascia intravedere una crescita del mercato cloud nel suo complesso con prospettive di una più ampia affermazione nel medio e lungo periodo. La logica che presiede l’investimento del cloud è innanzitutto data dalla flessibilità che il cloud può garantire in termini di <strong>time to market</strong>, esigenza che vede soprattutto in prima linea aziende che si muovono su mercati globali e sono attente alle opportunità di epansione. <br />Non da meno è la capacità di associare al cloud una logica di servizio ribaltando la prassi tradizionale che ha sostenuto la gestione dei sistemi informativi sino ai nostri giorni: avere la capacità di esternalizzare i costi legati ad attività di mera amministrazione e gestione dell’esistente liberando risorse per potere essere utilizzate in attività a valore. Come ricordato da <strong>Claudio Umana, Information Systems Director di Fracarro</strong> “non ha senso dover ancora allocare tempo e risorse al monitoraggio e aggiornamento dei contratti di licensing di applicazioni e servizi”. <br />Il modello del cloud, fatte salve la capacità di deliverare servizi in base a <strong>SLA</strong> coerenti con le singole e specifiche esigenze di business ed elevati livelli di sicurezza, contiene un grande motore di semplificazione infrastrutturale. Denominatore comune nell’investimento risulta essere la business continuity: assicurare la sostenibilità di un’impresa always-on realizzando <strong>data recovery center</strong> in una dimensione cloud. <br />E’ un percorso, quello evidenziato da utenti e vendor al Summit, che interessa trasversalmente il mercato delle <strong>medie imprese</strong> italiane. Un percorso che appare come una sorta di work in progress in quanto, al di là di investimenti infrastrutturali - così come possono essere configurati quelli dedicati alla realizzazione di risorse di backup in termini di disaster recovery - le aziende hanno la possibilità di approcciare il cloud in termini incrementali. Iniziare a sperimentare lo sviluppo o la migrazione di parte delle risorse applicative limitatamente ad alcuni singoli embrionali progetti, verficarne la fattibilità ed efficienza, valutarne pro e contro, entità dei costi per poi eventualmente procedere a investimenti più consistenti estesi a una più ampia parte degli stack architetturali e di processo.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/SOQ219brJcg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
		<feedburner:origLink>http://www.impresacity.it/cloud-computing/2087/il-cloud-un-importante-fattore-di-sviluppo-per-le-imprese-italiane.html</feedburner:origLink></item>
		 
		<item>
		<title>Acer, i volumi di vendite non decollano  </title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/GCfrp88W7xI/acer-i-volumi-di-vendite-di-pc-non-decollano.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 12:02:00 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.impresacity.it/enterprise-management/2084/acer-i-volumi-di-vendite-di-pc-non-decollano.html</guid>
		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/19/2084.jpg" alt=" "/>Il quarto produttore al mondo di personal computer prevede un trimestre in linea con quanto registrato all'inzio dell'anno. Nel giro di un anno il valore azionario del gruppo è crollato del 30%</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mercato in stallo per i produttori di personal computer. La taiwanese <strong>Acer</strong>, il quarto più grande produttore di computer al mondo, ha rivisto al ribasso le proiezioni per il secondo trimestre dell’anno. Se lo scorso aprile sembrava potere prendere forma un seppur minimo segnale rialzista, valutato in mezzo punto percentuale, oggi l’azienda è più cauta e afferma che l’ipotesi più probabile è che  vengano mantenuti gli stessi volumi del <a href="http://quotes.wsj.com/TW/2353/financials/quarter/income-statement">trimestre</a> precedente, ovvero 91 milioni di dollari taiwanesi. Complessivamente, nei primi cinque mesi dell’anno, le vendite di Acer hanno subito una contrazione del 19% rispetto all’anno precedente.<br /><br /><img class="all-centro" title="acer-revenue.jpg" src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/19/2084/acer-revenue.jpg" alt="acer-revenue.jpg" /><br />L’azienda ha affermato che nel 2014 l’80% dei prodotti saranno forniti di interfaccia touch, un salto tecnologico che si spera possa rivitalizzare le performance del gruppo che nel corso degli ultimi 3 anni ha visto il proprio fatturato passare dai 629  milioni di dollari taiwanesi del 2008 ai 429 milioni del 2012. <br />Nel giro di un anno il valore azionario di Acer è passato da 33 dollari agli attuali 22 dollari. Dal punto di vista di performance finanziarie dei tre più grandi gruppi a livello globale che operano nel comparto PC, vedi grafico, i risultati più consistenti sono stati riportati da HP. Stabile Lenovo che sconta però l’effetto complessivo del deprezzamento della borsa asiatica di questi ultimi mesi. Critica, invece, la performance di Acer che riduce il capitale azionario del 30%<br /><br /><img class="all-centro" title="acer-taiwan.jpg" src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/19/2084/acer-taiwan.jpg" alt="acer-taiwan.jpg" /><br /><br /></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/GCfrp88W7xI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Agevolazioni per le Reti d’impresa: il risparmio di imposta per il 2012 è pari all’83%</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/tgh2u8lm9lo/agevolazioni-per-le-reti-d-impresa-il-risparmio-di-imposta-per-il-2012-e-pari-all-83-.html</link>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:25:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2077.jpg" alt=" "/>A stabilirlo è l’Agenzia delle Entrate che ha determinato anche per quest’anno l’entità dell’agevolazione spettante alle imprese che aderiscono a un contratto di rete. 
</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il risparmio d’imposta destinato alle imprese che hanno aderito a una delle “reti” riconosciute<strong> è dell’83,0423%</strong>, per l’anno 2012. <br /><br /><strong>Come si calcola il bonus –</strong> In pratica, in relazione al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, alle imprese aderenti a una delle reti d’impresa, tra quelle riconosciute dall’articolo 42 del Dl 78/2010, il beneficio fiscale spetterà in misura non superiore all’83,0423% del risparmio d’imposta richiesto con la presentazione del modello RETI. Inoltre, come spiega il Provvedimento, la misura del bonus è calcolata in funzione del rapporto tra il totale delle risorse stanziate, pari a 14 milioni di euro per il 2013, e l’importo del risparmio d’imposta complessivamente richiesto al Fisco con il modello RETI che, al 23 maggio 2013, ha oltrepassato la quota di 16 milioni di euro. <br /><br /><strong>Se la domanda incontra l’offerta</strong> – Anche quest’anno, la somma originariamente stanziata ha risposto alle richieste delle imprese. L’importo del risparmio totale richiesto, infatti, pari a 16.858.862 euro, rapportato ai 14 milioni di euro stanziati dà esattamente la percentuale dell’83,0423% indicata nel Provvedimento. Ciò significa che le risorse pubbliche assegnate si sono mostrate capaci di soddisfare quasi per intero le richieste dei beneficiari.<br /><br /><strong>In cosa consiste il beneficio fiscale</strong> – In pratica, l’agevolazione, introdotta dall’articolo 42 del DL 2010/78, stabilisce, fino al periodo d’imposta 2012, la sospensione d’imposta della quota degli utili di esercizio destinata dalle imprese che aderiscono o sottoscrivono un contratto di rete al fondo patrimoniale per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete. La quota degli utili che non concorre alla formazione del reddito d’impresa non può comunque superare il limite di 1 milione di euro. <br /><br /><strong>Spazio al Network. “Insieme si vince”</strong> – L’obiettivo dei contratti di rete è di sostenere le attività imprenditoriali incentivando forme specifiche di collaborazione tra imprese in vista della realizzazione di progetti comuni. Per questa ragione, l’agevolazione prevede la sospensione, ad hoc, dell’imposta sulla quota degli utili dell’esercizio che le imprese che aderiscono a un contratto di rete scelgono di destinare a un’apposita riserva, destinandoli al fondo patrimoniale comune o del patrimonio destinato all’affare.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/tgh2u8lm9lo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Red Hat rende più flessibile l’offerta di virtualizzazione</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/vC_ullVMaFI/red-hat-rende-piu-flessibile-l-offerta-di-virtualizzazione.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 17:08:00 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.impresacity.it/enterprise-management/2081/red-hat-rende-piu-flessibile-l-offerta-di-virtualizzazione.html</guid>
		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2081.jpg" alt=" "/>Rhev 3.2 è ora estensibile via plug-in e propone una funzionalità di migrazione a caldo delle immagini delle macchine virtuali.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le varie novità del recente Red Hat Summit troviamo anche una nuova versione dell’offerta di virtualizzazione <strong>Rhev 3.2 (Red Hat Enterprise Virtualization 3.2)</strong>. Essa comprende innovazioni come <strong>la funzione Storage Live</strong> Migration, che permette di spostare le immagini delle macchine virtuali di un sistema su un altro senza alcun blocco del servizio. <br />A ciò si aggiunge l’apparizione di un framework che permette di creare dei plug-in per Rhev 3.2. I produttori di software li possono utilizzare per aggiungere funzioni all’offerta Red Hat, facendo sì che queste siano accessibili direttamente dall’interfaccia utente. <br />Rhev 3.2 si arricchisce così di nuove opzioni per la gestione di un data center virtualizzato, <strong>con carichi di lavoro Red Hat Enterprise Linux o Windows</strong>. Il prodotto supporta anche i processori x86 dell’ultima generazione, che si tratti di Intel Haswell o And Opteron G5.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/vC_ullVMaFI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il Byod tende a calare in  Europa</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/by4G2qipcAE/il-byod-tende-a-calare-in-europa.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 16:57:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2080.jpg" alt=" "/>Secondo Strategy Analytics, mentre in America e Asia si può parlare di boom, sul Vecchio Continente suona una musica diversa.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se nel recente passato si era portati a pensare che il Byod fosse già un successo nelle Americhe e in Asia, mentre in Europa Occidentale il ritmo di adozione fosse presente, anche se meno sostenuto, ora lo studio di <strong>Strategy Analytics</strong> sembra gettare un’ombra più scura sulla nostra porzione di continente. <br />L’istituto, infatti, sottolinea come un terzo degli acquisti di smartphone dall’inizio dell’anno sia stato destinato al mercato professionale, principalmente per esigenze connesse al Byod. <strong>L’Asia-Pacifico è l’area che spinge di più</strong>, con una crescita del Byod del 77%, contro il 18% del Nordamerica, dove però il 44% degli smartphone venduti sono stati utilizzati per motivi lavorativi. A queste buone cifre si contrappone <strong>l’Europa Occidentale, dove nel primo trimestre del 2013 si è addirittura registrata una flessione</strong>. In rapporto all’inizio del 2012, infatti, si è registrato un calo del 15 nelle vendite di smartphone per il Byod. Al contrario, si è registrata una crescita del 43% per i dispositivi acquistati direttamente per le aziende. <br />In pratica, il nostro Continente è una specie di Ufo rispetto al resto del mondo, dove i device acquistati dalle aziende tendono a calare. Secondo Strategy Analytics, le imprese europee trovano ancora che i vantaggi del Byod siano inferiori ai limiti, collegati soprattutto <strong>alla sicurezza e alla gestione dei dispositivi</strong>. Se a questo aggiungiamo degli operatori mobili incapaci di fornire i servizi richiesti dalle imprese (soprattutto in materia di dati), ecco che si ottiene l’arretramento registrato. <br />Dunque, l’Europa Occidentale è già in ritardo rispetto al resto del mondo e continua a fare resistenza. Ma pensare che questi dati siano solo il frutto della mancanza di coraggio non sarà un po’ troppo semplicistico? Dopotutto, i decisori d’acquisto europei dovrebbero fare ciò che sembra loro più giusto. La valutazione è che il Byod non sia ancora affidabile per questione tecniche e di sicurezza, ma anche che i possibili risparmi non valgano la candela. Senza parlare delle <strong>difficoltà legali</strong> per un dipendente che voglia utilizzare il proprio dispositivo per scopi professionali. Le notizie sulle fughe di dati o gli studi che puntano il dito sulla sicurezza non aiutano a modificare la percezione sulle opportunità connesse al Byod. <br />Il futuro, con un’evoluzione prevedibile delle abitudini, dei servizi e delle normative, dovrebbe essere più propizio a un consolidamento del fenomeno. Ma nell’attesa, la separazione fra dispositivi privati e pubblici dovrebbe ancora perdurare sul Vecchio Continente.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/by4G2qipcAE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Dimension Data esporta il cloud in Giappone</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/KMnbwTFDb2w/dimension-data-esporta-il-cloud-il-giappone.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 13:50:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2078.jpg" alt=" "/>La nuova piattaforma offre accesso a latenza ridotta a servizi di cloud pubblico, privato e hosted di classe enterprise per la regione Asia Pacifico</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext;"><strong><strong><strong><strong>Dimension</strong></strong></strong> Data </strong>estende i propri servizi di<strong> </strong></span><strong><span style="font-size: 10pt;">Public Managed Cloud Platform (MCP) </span></strong><span style="font-size: 10pt;">anche a Tokyo</span><strong><span style="font-size: 10pt;">.</span></strong><span style="font-size: 10pt;"> Il Gruppo dispone di sette MCP pubbliche a livello mondiale, di cui tre situate in Asia Pacifico e Australia: Hong Kong, Sydney, e Tokyo. Le MCP sono disponibili per fornire servizi di public cloud Infrastructure-as-a-Service (IaaS) e di Hosting gestito. <br /><br /><img title="architecture-mcp.png" src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2078/architecture-mcp.png" alt="architecture-mcp.png" /><br /><br />La nuova <strong>piattaforma cloud</strong> di Tokyo offre un accesso a latenza ridotta a servizi sicuri di cloud pubblico, privato e hosted di classe enterprise per la regione Asia Pacifico. </span></span><span style="font-size: 10pt;"><span style="font-family: Arial;">Bill Padfield, Chief Executive Officer, di Dimension Data Asia Pacifico ha dichiarato, "Con le nostre MCP, ora disponibili in Giappone, Hong Kong e Australia, le organizzazioni di tutto il mondo possono accedere a livello locale e globale a servizi cloud di classe enterprise, altamente performanti, flessibili e semplici da utilizzare. Inoltre, possiamo avvalerci della consulenza di partner di servizi cloud in Indonesia, India e a Hong Kong per estendere ulteriormente la nostra presenza.”</span></span>   <br /><span style="font-size: 10pt;"><span style="font-family: Arial;">Oltre alle sedi in Asia Pacifico, Dimension Data ha implementato le Public MCPs ad Ashburn, Virginia e Santa Clara, California negli Stati Uniti; Johannesburg, Sud Africa; e Amsterdam, Paesi Bassi.</span></span><span style="font-size: 10pt;"><span id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"> Nel 2012, Gartner ha posizionato Dimension Data nel quadrante dei Leader del proprio Magic Quadrant for Cloud Infrastructure-as-a-Service per il 2012.</span></span></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/KMnbwTFDb2w" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’Agenda Digitale in mano a Francesco Caio</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/rhw77J2tXYw/l-agenda-digitale-in-mano-a-francesco-caio.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 09:58:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2074.jpg" alt=" "/>L’esperto dirigente è stato nominato nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, il quale ha dichiarato di voler dare il massimo impulso al progetto.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pur tra i continuo ondeggiamenti della propria compagine di Governo, <strong>il Presidente del Consiglio Enrico Letta</strong> ha trovato il tempo di occuparsi anche dell’Agenda Digitale, nominando alla guida del progetto Francesco Caio. L’annuncio è arrivato via twitter, dall’account dello stesso Letta. <br />Caio è considerato uno dei più esperti dirigenti del mondo delle telecomunicazioni, avendo occupato di posti di altissimo livello in diverse società del settore. In particolare, <strong>è stato amministratore delegato dell’allora Omnitel</strong>, poi diventata Vodafone Italia e in seguito ha occupato lo stesso ruolo in Cable  amp; Wireless. Inoltre, Caio è stato anche <strong>consulente dei governi di Italia e Gran Bretagna</strong> per la definizione delle strategie legate allo sviluppo delle reti e della banda larga. <br />Al di là delle numerose cariche ricoperte, il neo-responsabile dell’Agenda Digitale è noto soprattutto per il suo <strong>rapporto sulla banda larga e il digital divide in Italia</strong>, consegnato al Governo nel marzo del 2009 e poi reso pubblico in seguito, causando non poche polemiche per i toni critici contenuti. Il documento puntava il dito sui ritardi accumulati dall’Italia e sull’arretratezza dell’infrastruttura, ancora perlopiù costruita sul rame. <br />La nomina di Caio da parte di Letta può essere vista come il riconoscimento dell’importanza che l’Agenda Digitale riveste nelle più complessive strategie di innovazione del Paese e del ruolo che le infrastrutture di comunicazione possono avere nel processo di auspicata ripresa economica.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/rhw77J2tXYw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Iomega cambia nome e diventa LenovoEmc</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/onxRZ6zTm28/iomega-cambia-nome-e-diventa-lenovoemc.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 09:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2073.jpg" alt=" "/>L’evoluzione arriva a cinque anni dall’acquisizione da parte di Emc e sancisce un’alleanza ormai strategica.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque anni dopo aver acquisito Iomega, Emc ha ufficializzato il cambio di denominazione della propria filiale, ormai ribattezzata <strong>LenovoEmc</strong>. Il brand sottolinea l’importanza dell’alleanza costituita fra l’azienda americana e quella cinese, partita nell’estate del 2012. <br />I prodotti Nas per le aziende (StorCenter ix e px) e gli apparecchi multimediali saranno commercializzati con il nuovo marchio, mentre <strong>i prodotti strettamente storage per il mondo consumer porteranno il brand LenovoIomega</strong>. <br />Separatamente dall’annuncio del cambio di denominazione, l’alleanza Lenovo-Emc ha siglato <strong>una partnership con Acronis</strong> per l’integrazione di True Image 2013 Lite in tutta la gamma di prodotti professionali venduta con il nuovo marchio, aggiungendo così in modo standard le caratteristiche di backup automatico dei dati.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/onxRZ6zTm28" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La nuova stagione router di Cisco</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/muBcfapWjs0/la-nuova-stagione-router-di-cisco.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 08:32:00 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.impresacity.it/enterprise-management/2072/la-nuova-stagione-router-di-cisco.html</guid>
		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/18/2072.jpg" alt=" "/>L’annuncio di una nuova famiglia di router per il segmento carrier testimonia della volontà di Cisco di mantenere la leadership del settore</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di un anno l’azione di <strong>Cisco</strong> si è rivalutata del 44%. Una progressione che ha continuato a evidenziarsi nel corso della prima metà dell’anno riscontrando un consenso del mercato che ha contribuito ad apprezzare il titolo del 25,8%. Definitivamente archiviata la fase di incertezza che ha caratterizzato gli ultimi anni del gigante del networking? I segnali di una positiva inversione di tendenza appaiono più che consistenti. La riorganizzazione avviata da <strong>John Chambers</strong> che ha portato l’azienda a rifocalizzarsi sul core business compiendo tagli mirati su aree tecnologiche secondarie ha dato i suoi frutti. Il fatturato dal 2009 a oggi è passato da 36 miliardi di dollari a 46 miliardi e gli ultimi due trimestri fiscali hanno presentato crescite superiori al miliardo di dollari.<br /><a href="http://newsroom.cisco.com/release/1208192/Cisco-Adds-Carrier-Routing-System-X-CRS-X-Core-Router-to-Industry-Leading-CRS-Family?utm_medium=rss">L’annuncio</a> di una nuova famiglia di <strong>router</strong> per il segmento <strong>carrier</strong>, denominata <strong>CRS-X</strong>, testimonia della volontà di Cisco di investire in innovazione nelle aree più strategiche del gruppo e mantenere la propria leadership nel settore (la share di Cisco nel mercato router globale è del 54%). I nuovi sistemi supportano traffico dell’ordine di 400 Gigabit al secondo per singolo slot, espandibile a 1 petabit per secondo nella configurazione massima. <br />La capacità fornita dai nuovi sistemi è 10 volte superiore al modello originale introdotto nel 2004. In base a quanto affermato dagli analisti l’annuncio dovrebbe permettere a Cisco di incrementare il proprio fatturato del 2% (<a href="http://viodi.com/2013/06/16/analyst-opinions-on-ciscos-crs-x-core-router-its-impact-on-competitors/">vedi commenti analisti</a>). La sfida alla complessità e l’esigenza di apparati di rete convergenti da parte degli operatori del settore rappresenta una opportunità cui Cisco non si vuole sottrarre. La società di ricerca <strong>Infonetics</strong> prevede che il comparto possa registrare una crescita medio annua del 7% da qui al 2017 e la nuova offerta di Cisco è allineata per rispondere alla creazione di infrastrutture NGN. Significa, come affermato da Stephen Liu, Cisco’s director of service provider marketing, che la classe di prodotto CRS potrà presto generare ricavi per 10 miliardi di dollari rispetto agli 8 generati nell’ultimo anno. Nel terzo trimestre fiscale la divisione routing ha contribuito per il 17,5% al fatturato globale della società. Una cifra consistente e in netto miglioramento rispetto agli anni passati. <br />La tecnologia alla base dei nuovi annunci pone le premesse per dare modo agli operatori di monetizzare al meglio la propria attività. La società afferma che i nuovi prodotti hanno un TCO del 50% inferiore rispetto a prodotti concorrenti di Alcatel-Lucent, HP, Huawei e Juniper. Tuttavia sia Alcatel-Lucent sia Huawei sono state le prime ad arrivare sul mercato con tecnologia router a 400Gbps. <br />Nel video la presentazione della nuova famiglia di router  <br /><br /><iframe src="http://www.youtube.com/embed/_AoxBdfK38I" width="560" height="315" frameborder="0"></iframe></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/muBcfapWjs0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Software Ag rileva la tecnologia Apama</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/xxEHg-nBt0c/software-ag-rileva-la-tecnologia-apama.html</link>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 06:10:00 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.impresacity.it/enterprise-management/2071/software-ag-rileva-la-tecnologia-apama.html</guid>
		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2071.jpg" alt=" "/>In risposta all'acquisizione di StreamBase da parte di Tibco, arriva l’intesa che il vendor tedesco ha siglato con Progress Software.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue con frenesia l’espansione per acquisizioni di <strong>Software Ag</strong>. L’ultimo arrivo è la tecnologia <strong>Apama</strong>, rilevata da <strong>Progress Software</strong> e che permette al vendor tedesco di aggiungere al proprio portafoglio una soluzione per l’elaborazione di eventi complessi (<strong>Cep, ovvero Complex Event Processing</strong>). Si tratta della seconda operazione di similare natura annunciata nell’ultima settimana, dopo quella che <strong>ha portato StreamBase nell’orbita di Tibco</strong>. I termini dell’accordo non sono stati resi noti. <br />I prodotti Cep come Apama acquisiscono e analizzano flussi di dati per identificare degli insiemi e cercare le correlazioni. Questi prodotti sono utilizzati soprattutto nel trading finanziario e nella rilevazione delle frodi. Software Ag disponeva già di un prodotto Cep, denominato <strong>WebMethods Business Events</strong>, ma per ora sembra che Apama sarà venduto ancora con il proprio brand originale, per approfittare della notorietà acquisita fin qui. <br />L’acquisizione dimostra come la tecnologia Cep, ancorché legata a un mercato di nicchia, prometta buoni sviluppi, tanto che i vendor si stanno attrezzando per offrire un vantaglio più ampio di tecnologie di analisi. Oltre alla citata espansione recente di Tibco, anche Sap e Oracle dispongono di tecnologie Cep. Secondo Forrester, Apama è fra quelle meglio piazzate sul mercato e viene da chiedersi perché Progress Software abbia voluto disfarsene, se non per ragioni puramente economiche.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/xxEHg-nBt0c" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
		<feedburner:origLink>http://www.impresacity.it/enterprise-management/2071/software-ag-rileva-la-tecnologia-apama.html</feedburner:origLink></item>
		 
		<item>
		<title>Gli sviluppi Html5 si fondono in Java Ee7</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/QquSBMSs2ow/gli-sviluppi-html5-si-fondono-in-java-ee7.html</link>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 18:56:00 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.impresacity.it/enterprise-management/2070/gli-sviluppi-html5-si-fondono-in-java-ee7.html</guid>
		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2070.jpg" alt=" "/>Oracle ha presentato la nuova versione della piattaforma Enterprise Edition, che sconta qualche compromesso per evitare un’uscita in ritardo.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel presentare <strong>Java Enterprise Edition 7</strong>, Oracle ha sottolineato come “<em>sarà più facile costruire applicazioni in Html5, grazie in particolare a funzionalità come lo scambio di dati a bassa latenza, la comunicazione bidirezionale con i WebSocket via Json e la capacità di gestire più utenti simultaneament</em>e". <br />Java Ee7 porta con sé altre migliorie in materia di performance ed evolutività. Per esempio, i lavori per lotti possono essere suddivisi in unità frammentate più facili da gestire, offrendo così alle <strong>applicazioni Oltp</strong> prestazioni più uniformi. <br />Continua a non apparire troppo semplice per Oracle gestire l’evoluzione di Java, dopo l’acquisizione di Sun. Rispetto alle preoccupazioni iniziali espresse dalla comunità degli sviluppatori, la situazione è certamente migliorata, al prezzo di impegni che ora il vendor sta cercando di rispettare. La nuova versione ricade sotto l’ombrello dell’Ide (ambiente di sviluppo integrato) <strong>NetBeans 7.3.1</strong> ed è stato già definito un programma di formazione per gli sviluppatori. Ma occorrerà attendere<strong> la prossima versione 8</strong> per vedere l’attesa funzionalità di caching e lo stesso accadrà per diverse funzionalità  per il cloud e il PaaS, in particolare. L’integrazione di questi elementi avrebbe, secondo Oracle, ritardato l’uscita di Java Ee 7. <br />Resta comunque il fatto che la novità appena introdotta rappresenta una delle versione più deffinite del framework e l’integrazione di Html5 rappresenta un passaggio essenziale per dare agli sviluppatori l’opportunità di accedere a un codice di alta qualità.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/QquSBMSs2ow" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Dieci funzioni di iOs 7 adatte alle imprese</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/RSy3ybkJQnw/dieci-funzioni-di-ios-7-adatte-alle-imprese.html</link>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 18:48:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2069.jpg" alt=" "/>Gli sviluppatori hanno iniziato ad analizzare il nuovo ambiente mobile annunciato da Apple, rilevando come contenga diverse funzione pensate per il business.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sviluppatori e analisti hanno iniziato ad analizzare a fondo le caratteristiche di iOs7, che Apple ha presentato in anteprima al recente Wwdc. Delle oltre 1.500 Api integrate, diverse sono state pensate per un utilizzo in ambito enterprise. Ecco una lista di quelle più interessanti.   <br /><br /><strong class="header1">Il single sign-on</strong> <br />I dipendenti potranno identificarsi una sola volta ed essere autenticati per tutte le applicazioni e servizi predefiniti dalle imprese. Oggi, invece, è necessario identificarsi per ogni singola applicazione. Grande comodità, ma anche qualche rischio, perché il furto di un solo set di credenziali consente di accedere a tutte le applicazioni e relativi dati.   <br /><br /><strong class="header1">Activation Unlock</strong> <br />Con questa funzionalità, un iPhone perso o rubato non può essere riattivato senza identificazione e password iCloud del proprietario.   <br /><br /><strong class="header1">Vpn per App</strong> <br />Un utente può ora aprire una connessione micro-Vpn sicura all’interno di qualunque applicazione, senza più dover andare al settaggio dell’iPhone per configurare una sessione Vpn.   <br /><br /><strong class="header1">AirDrop per la condivisione delle applicazioni</strong> <br />Gli sviluppatori di applicazioni potranno aggiungere un altro modo di condividere i documenti a altri contenuti. Questa funzionalità utilizza il Wi-Fi e Bluetooth, consentendo la condivisione a una distanza maggiore rispetto all’Nfc di Android Beam.   <br /><br /><strong class="header1">Api multitask</strong> <br />Gli sviluppatori potranno scrivere applicazioni il cui contenuto è aggiornato anche mentre il programma è in corso d’esecuzione.   <br /><br /><strong class="header1">Visionare le note Pdf</strong> <br />Questa innovazione permette a un utente di visualizzare le note all’interno di un file Pdf senza ricorrere a un terzo lettore.   <br /><br /><strong class="header1">Control Center</strong> <br />iOs si è qui ispirato ad Android, che dispone da tempo di qualcosa di simile. Ora è permesso l’accesso quasi istantaneo ai comandi più frequentemente usati e alla modalità aereo.   <br /><br /><strong class="header1">I-Beacons</strong> <br />Il prossimo Os mobile di Apple supporterà differenti tipi di segnalatori, per far sì che iPad e iPhone possano raccogliere dati di localizzazione. Il sistema funziona con Bluetooth e può essere usato per aprire porte o accendere luci attraversando una certa zona.   <br /><br /><strong class="header1">Un Mdm esteso</strong> <br />Si sa che sarà più facile integrare soluzioni Mdm in iOs7, ma ancora non è chiaro se Apple intende supportare qualcosa di già esistente o fornirà qualcosa di proprio (o entrambe le cose).   <br /><br /><strong class="header1">Chiamate audio FaceTime</strong> <br />La funzionalità di chat vocale via FaceTime potrebbe essere il primo passo per arrivare un giorno a rivaleggiare con Skype e altri prodotti di voce su Ip con chiamate gratuite in Wi-Fi.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/RSy3ybkJQnw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>HP, piattaforme integrate e servizi per il Big Data</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/TGS4l6iDDq4/hp-piattaforme-integrate-e-servizi-per-il-big-data.html</link>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 16:51:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2068.jpg" alt=" "/>HAVEn, è una piattaforma integrata che unifica attorno al framework Hadoop tecnologie quali HP Autonomy, HP Vertica, HP Arsight e HP Operations Management</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per supportare le aziende nel conseguimento dei vantaggi offerti dai Big Data, HP ha annunciato il rilascio di HAVEn, una piattaforma specifica per processi di business analytics che fa leva sul software di analisi, sull’hardware e sui servizi di HP per creare soluzioni e applicazioni analitiche predisposte per gli ambienti Big Data. <br />HAVEn, è una piattaforma integrata, che unifica tecnologie quali il framework <strong>H</strong>adoop, HP <strong>A</strong>utonomy, HP <strong>V</strong>ertica, HP<strong> A</strong>rsight e HP Operations Management. Nel video che segue HP spiega il valore della nuova piattaforma di Analytics. <br id="tinymce" class="mceContentBody " /><iframe src="http://www.youtube.com/embed/hcVzNVlw0Iw?feature=player_embedded" width="640" height="360" frameborder="0"></iframe><br /><br />Accanto alla piattaforma infrastrutturale HP propone HP Operations Analytics, soluzione che offre informazioni approfondite su ogni aspetto delle operazioni IT, consentendo alle aziende di garantire i livelli di servizio di qualità: gestire e analizzare in maniera efficiente enormi flussi di dati sulle operazioni IT provenienti da una varietà di prodotti HP, compresi <a href="http://www8.hp.com/us/en/software-solutions/software.html?compURI=1314386#.UYtF6aKze8A">HP ArcSight Logger</a> e il portafoglio <a href="http://www8.hp.com/us/en/software-solutions/software.html?compURI=1170773#.UZI1tKKze8A">HP Business Service Management</a>, nonché da sorgenti di produttori terze parti. Per supportare le aziende nel migliorare il coinvolgimento dei clienti e nel velocizzare la loro capacità di risposta alle opportunità di mercato, HP Enterprise Services ha infine presentato <a href="http://www.hp.com/go/businessanalytics">HP Actionable Analytics</a> Services che prevede. Soluzioni che permettono ai clienti di implementare soluzioni di analytics e di ricavare utili insight che si celano all’interno dei Big Data, nonché di razionalizzare processi organizzativi chiave, quali le offerte ai clienti, gli acquisti, la supply chain e le operazioni di inventario</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/TGS4l6iDDq4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Prima rata IMU: previsti quasi 10 miliardi di gettito</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/5CeAl5OIWKs/prima-rata-imu-previsti-quasi-10-miliardi-di-gettito.html</link>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 16:30:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2066.jpg" alt=" "/>Bortolussi: “Ho il timore, vista la difficoltà in cui si trovano, che molti proprietari di immobili produttivi non ce la faranno a rispettare questa scadenza“.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se la tassa sulla prima casa e sui terreni e i fabbricati agricoli é stata sospesa, per tutti gli altri immobili la <strong>prima rata dell’IMU</strong> deve essere pagata entro oggi (17 giugno 2013): per le casse dello Stato e dei Comuni è previsto un <strong>gettito di quasi 10 miliardi di euro</strong> (precisamente 9,7 miliardi). <br />A dirlo è l’Ufficio studi della <strong>CGIA di Mestre</strong> che dapprima ha censito le tre principali categorie di immobili chiamate al pagamento della prima rata (case di pregio, abitazioni locate/seconde case ed attività produttive) e successivamente ne ha calcolato il gettito tenendo conto che il legislatore ha deciso che l’ammontare della prima rata dell’Imu 2013 deve essere pari al 50% del totale pagato nel 2012: sempre che l’immobile sottoposto al pagamento non abbia subito un passaggio di proprietà o un cambio di destinazione d’uso. <br />Per il calcolo della prima rata, infatti, si deve fare riferimento alle aliquote deliberate per il 2012. Ebbene, a fronte di un pagamento complessivo atteso di 9,7 miliardi di euro, <strong>4,9 miliardi (pari al 51,4% del totale)</strong> verrà dall’applicazione dell’imposta sulle <strong>abitazioni locate e le cosiddette seconde o terze case</strong> che sono pari a poco più di 13.785.000 immobili. <br />A questo stock vanno aggiunte le relative pertinenze che sono 9.595.000. Altri <strong>4,7 miliardi di euro (pari al 48,6% del totale)</strong> sarà in capo agli<strong> immobili ad uso produttivo (negozi, laboratori, capannoni, alberghi, etc.)</strong> che corrispondono a poco più di 4.225.000 immobili, mentre 66 milioni di euro (0,7% del totale) sono da addebitare a 73.680 prime case di pregio o di lusso che non sono state esonerate dal pagamento della prima rata. <br />“<em>Quasi la metà del gettito complessivo previsto</em> – sottolinea<strong> Giuseppe Bortolussi</strong>,<strong> segretario della CGIA di Mestre</strong> – <em>dovrebbe venire dall’applicazione dell’Imu sugli immobili a destinazione produttiva. Ho il timore, vista la difficoltà in cui si trovano le attività economiche, che molti imprenditori non ce la faranno a rispettare questa scadenza. Non mi riferisco solo a quelli che attualmente continuano ad esercitare la propria attività, ma a moltissimi proprietari di capannoni o negozi che a seguito della crisi hanno chiuso i battenti in questi ultimi mesi e ora sono alla ricerca di un nuovo lavoro. E’ molto probabile che queste persone, che una volta chiusa la propria attività non godono di nessuna misura di sostegno al reddito, non abbiano la liquidità necessaria per onorare questa scadenza</em>“.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/5CeAl5OIWKs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’Ungheria firma il contratto di partecipazione a Expo Milano 2015</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/G0V_TJCFd_E/l-ungheria-firma-il-contratto-di-partecipazione-a-expo-milano-2015.html</link>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 16:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2065.jpg" alt=" "/>Con la firma ungherese salgono a 53 i contratti già sottoscritti dalla società organizzatrice dell’evento del 2015 con i Partecipanti Ufficiali.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Acqua. Cibo sano. E ricerca in agricoltura. Dagli elementi più efficaci a garantire un buono e corretto stile di vita per le generazioni di domani prende le mosse l’interpretazione che l’<strong>Ungheria</strong> darà al tema di <strong>Expo Milano 2015</strong> “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. “From the purest sources” (Dalle fonti più pure) è infatti il theme statement con cui il Paese si presenterà all’Esposizione Universale di Milano.<br /><br /><img class="all-centro" title="masterplan-200x220.jpg" src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2065/masterplan-200x220.jpg?=1371458103" alt="masterplan-200x220.jpg" border="0" /><br />Il padiglione ungherese combinerà e integrerà in maniera originale l’attenzione a un’alimentazione sana e ai metodi di coltivazione tradizionali alla promozione di metodi scientifici e tecnologie innovative p<strong>er un’agricoltura sostenibile, biologica e senza OGM</strong>.<br />Realizzato con materiali naturali e riciclabili, lo spazio espositivo ungherese rifletterà anche nell’architettura e nelle aree dedicate a eventi e spettacoli le tradizioni e la cultura del Paese. Ad esempio, l’acqua – naturale e termale -, essenziale per la produzione agricola e l’allevamento ed elemento per cui l’Ungheria è nota nel mondo, giocherà un ruolo fondamentale all'interno del padiglione. Tra le idee, quella di permettere ai visitatori di selezionare da<strong> un display interattivo</strong> quale acqua naturale far sgorgare dalle differenti fontane per poterne bere.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/G0V_TJCFd_E" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Telecom Italia entra nella Global M2M Association</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/TnVlSe_-TNI/telecom-italia-entra-nella-global-m2m-association.html</link>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 10:02:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/17/2063.jpg" alt=" "/>Si crea una forza paneuropea nel campo delle applicazioni machine-to-machine.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si rafforza con l’ingresso di Telecom Italia la <strong>Global M2M Association</strong> (Gma), raggruppamento di operatori impegnati a sviluppare l’interconnessione di reti mobili per implementare <strong>applicazioni machine-to-machine</strong>. <br />Il carrier italiano raggiunge un gruppo del quale fanno parte anche <strong>Orange</strong> (nuovo nome di France Telecom), gli svedesi di <strong>TeliaSonera</strong> e i tedeschi di <strong>Deutsche Telekom</strong>. L’alleanza fra questi quattro operatori storici si concentrerà sull’implementazione e la gestione di soluzioni proprie dell’Internet delle Cose su scala mondiale. A cominciare da una copertura quasi completa in Europa, che riguarda 28 paesi e tocca il 94% di tutta la popolazione, secondo quanto comunicato dai diretti interessati. <br />Le offerte M2M proposte dall’alleanza ruotano attorno a <strong>servizi tradizionali di telemisurazione, soluzioni di e-health, servizi destinati all’industria automobilistica</strong> o di tipo innovativo, come quelli per la connessione di dispositivi elettronici di largo consumo. <br />Oltre ad accordi di roaming sulle rispettive reti per sviluppare offerte prive di vincoli su scala globale, i clienti dei membri della Gma potranno beneficiare di una spinta interoperabilità dei terminali, grazie a un programma di certificazione dei moduli M2M. <br />Infine, i quattro operatori intendono sviluppare ulteriori partnership per costruire un ecosistema M2M dinamico con alleati di primi livello su tutta la catena del valore. Per il momento, però, non sono stati fatti nomi precisi. Il primo soggetto che viene in mente è quello di <strong>Telefonica</strong>, per la quale l’M2M costituisce un mercato strategico ed è già legata a Telecom Italia.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/TnVlSe_-TNI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>General Motors e l'auto-mobile</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/GOEa6k0Rf_U/gm-e-l-auto-mobile.html</link>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 15:04:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/14/2062.jpg" alt=" "/>Creare un ambiente wireless ad alto contenuto tecnologico è l’ingrediente attraverso il quale conquistare nuovi clienti, afferma il Ceo Dan Ekerson</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato dell’auto rappresenta una grande opportunità per le tecnologie delle comunicazioni. Nuove soluzioni cambieranno definitivamente il rapport uomo-macchina. E’ quanto affermato dal chief executive di General Motors, Dan Ekerson. Creare un ambiente ad alto contenuto tecnologico è l’ingrediente attraverso il quale si possono conquistare nuovi clienti, soprattutto nella fascia più giovane. <br />Creare un ambiente di mobilità al quadrato sia per la mobilità concessa dalla macchina, sia la mobilità concessa dalla comunicazione wireless. Insomma l’auto, oggetto mobile per definizione, acquista una nuova dimensione mobile. <br />La connettività diventa il prerequisito per far sì che si possano acquisire nuovi servizi. Il prossimo anno il numero uno dei produttori degli Stati Uniti, in partnership con AT amp;T, inizierà a commercializzare veicoli dotati di connessione wireless 4G LTE, garantendo banda sufficiente per fruire di servizi in streaming, video, film e altro. Ancor più che in Europa, l’auto in USA rappresenta da sempre la seconda casa. Una casa che diventerà un ambiente da cui poter disporre di tutti i servizi normalmente presenti in casa o in ufficio. <br />Considerato il numero di ore che un americano medio trascorre in auto e del tempo medio dedicato all’utilizzo di smartphone e tablet, garantire all’autombilista una ricca opzione di servizi wireless diventa il vantaggio competitivo per il comparto automotive. <br />Potere effettuare chiamate, navigare in rete, ricevere allerte per eventuali malfunzionamenti. Pensate per esempio  a quanto potrebbe essere utile ricevere un avvertimento nel momento in cui la batteria si sta per esaurire e poter ricorrere alla sua sostituzione prima che l’auto ci lasci a piedi. <br />Una delle aree su cui sta lavorando GM è quella della sicurezza: la creazione di un sistema che possa evitare distrazioni nella guida, fare in modo che non si compiano azioni manuali per utilizzare un qualsiasi oggetto tecnologico che si vuole utilizzare quando si è in macchina.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/GOEa6k0Rf_U" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La digital economy di Huawei</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/P04Ggl_lWA4/la-digital-economy-di-huawei.html</link>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 14:25:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/14/2061.jpg" alt=" "/>L'aumento della concorrenza in rete mette le aziende nella necessità di cambiare il proprio modello di business, ha affermato il CEO di Huawei</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Ken Hu, Presidente e CEO di Huawei</strong>, in occasione del <strong>Nikkei Global ICT Summit 2013</strong>, ha confermato che i prossimi 20 anni saranno caratterizzati da nuove opportunità e soluzioni per la società digitale. Le aziende dovranno dunque modificare la mentalità e l’approccio, e trasformare proattivamente le infrastrutture ICT per supportare al meglio l’evoluzione del business. <br />Durante il discorso <strong>"The next wave of digital society"</strong>, Ken Hu ha condiviso con i leader e imprenditori del settore le proprie idee su quattro nuove tendenze della società digitale: internet diventerà un elemento fondamentale della nostra mentalità aziendale e le pratiche di lavoro saranno più flessibili e fruibili da <strong>mobile</strong>. Inoltre, attraverso l'uso efficace di <strong>internet</strong>, del <strong>cloud computing</strong> e dei <strong>Big Data</strong>, si potrà sfruttare il contributo di risorse umane e tecnologiche in tutto il mondo, rendendo possibile la condivisione di know-how a livello globale. Infine, vista la crescente popolarità di Internet e dei social media, i comportamenti e le preferenze dei consumatori stanno convergendo e le analisi di mercato possono essere sempre più utili per migliorare il business aziendale. <br />“Internet diventerà un nuovo tipo di infrastruttura, così come l'elettricità e le strade lo sono state in passato”, ha commentato Ken Hu. “Il web non è più solo uno strumento per migliorare l'efficienza poiché oggi le reti sono diventate il cardine per la costruzione dei futuri modelli di produzione. Internet dovrà essere il punto di partenza del nostro processo di evoluzione. In tal modo saremo sicuramente in grado di valutare nuove opportunità per rivoluzionare le industrie tradizionali”. <br />“In questa nuova era, la più grande sfida per le imprese tradizionali è data dall'aumento esponenziale della concorrenza in rete", ha aggiunto Ken Hu. "Per affrontare questa sfida, le aziende tradizionali devono cambiare il loro modo di concepire il business. Grazie a questa nuova vision, le imprese coglieranno nuove opportunità concentrandosi sulle sfide future. La trasformazione del business garantirà obiettivi strategici mentre la trasformazione delle infrastrutture ICT fornirà la base strutturale, vera e propria forza trainante della crescita”. In conclusione Ken Hu ha affermato di prevedere che "<strong>la tecnologia 5G raggiungerà una velocità 100 volte superiore a quella della larghezza di banda wireless più veloce disponibile ogg</strong>i”.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/P04Ggl_lWA4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Unimpresa: aumento Iva sarebbe colpo di grazia per ripresa</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/1Gn4CivMRdM/unimpresa-aumento-iva-sarebbe-colpo-di-grazia-per-ripresa.html</link>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 10:30:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/14/2058.jpg" alt=" "/>Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi: "Riteniamo indispensabile che il Governo si impegni a bloccare l’innalzamento dell’aliquota della tassa sui consumi dal 21 al 22%".</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Un nuovo inasprimento dell’Iv tassa sui consumi potrebbe essere il colpo di grazia letale per l’economia italiana e per le flebili speranze di ripresa che ancora esistono e alle quali le imprese, oltre che le famiglie, si appigliano. Riteniamo quindi indispensabile che il Governo non solo si impegni a bloccare l’innalzamento dell’aliquota della tassa sui consumi dal 21 al 22%, ma annunci subito l’intenzione di andare in questa direzione senza tentennamenti di sorta”. <br />Così il presidente di<strong> Unimpresa, Paolo Longobardi</strong>, commenta le dichiarazioni del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomani, a meno di un mese dal previsto innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto. <br />“Il ministro Saccomanni ha detto, di fatto, che non ci sono margini per bloccare l’ennesima stangata sui contribuenti. Una stangata che peraltro avrebbe non solo l’effetti di far salire il prelievo fiscale, ancorché con probabili effetti negativi sul gettito tributario già in calo per colpa della crisi e della recessione, ma cagionerebbe pure una sorta di blocco psicologico per chi fa acquisti e investimenti. Si supererebbe una sorta di soglia che porterebbe i cittadini e le aziende a non spendere per far fronte a eventuali, futuri inasprimenti fiscali” <strong>aggiunge Longobardi</strong>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/1Gn4CivMRdM" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
		<feedburner:origLink>http://www.impresacity.it/economia/2058/unimpresa-aumento-iva-sarebbe-colpo-di-grazia-per-ripresa.html</feedburner:origLink></item>
		 
		<item>
		<title>Come sfruttare al meglio i data center </title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/TiA9CR9zf-A/come-sfruttare-al-meglio-i-data-center.html</link>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 10:00:00 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.impresacity.it/enterprise-management/2051/come-sfruttare-al-meglio-i-data-center.html</guid>
		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/approfondimenti/2013/06/12/2051.jpg" alt=" "/>Per elaborare i dati digitale, che continuano ad aumentare, occorre capire a cosa affidarsi e come amministrare e rendere sicuri l’hardware e l’infrastruttura.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Inizialmente progettati per l’allocazione dei dati delle grandi imprese, i data center offrono ormai una serie variegata di funzionalità, anche per le Pmi. Ma la loro sfida principale resta la qualità delle infrastrutture e il livello di sicurezza. <br />Nella sua versione moderna, <strong>il data center deve essere costruito con un’architettura modulare ed evolutiva</strong>. In pratica, bisogna sempre essere in grado di aggiungere un modulo o uno switch senza dover fare investimenti in una rete sovradimensionata. <br />Una buona idea potrebbe essere quella di semplificare le evoluzioni attraverso meccanismi di configurazione automatica (auto-configurazione degli switch per creare una <strong>Ethernet Fabric</strong> o delle porte server Vnp). In questo modo, non si hanno mai interruzioni del servizio e l’infrastruttura ha una logica evolutiva, dove l’utente paga solo le prestazioni utilizzate. <br />Inoltre, le infrastrutture devono necessariamente consentire <strong>performance elevate con bassa latenza</strong> per la comunicazione server-to-server. In effetti, la latenza gioca un ruolo essenziale nella percezione delle applicazioni in tempo reale, come la voce, il video, i giochi in rete o il Web. Se la latenza è troppo forte, la percezione si degrada e lo strumento non viene utilizzato. Per esempio, lo storage di tipo San (FcoE o iScsi) utilizza la rete come bus di dati. per questo motivo, una latenza forte e non gestita, accanto a prestazioni di rete mediocri, indeboliscono i processi di lettura/scrittura. Anche i tempi applicativi di risposta saranno toccati oppure si potranno perdere dei dati. Occorre, dunque, studiare bene l’infrastruttura di rete per lo storage convergente, allo scopo di fornire buone performance con minima latenza.   <br /><br /><strong class="header1">Assicurare il supporto per la mobilità e la sicurezza</strong> <br />Oggigiorno, la mobilità e la sicurezza delle macchine virtuali (VmWare, Citrix, Hyper-Vo o Kvm) devono essere supportare e integrate nativamente ai tool di gestione (Virtual Machine Manager). Se l’infrastruttura è il supporto della mobilità, essa deve poter efficientemente distribuire la comunicazione nel data center. <br />Una volta che le macchine virtuali (Vm) sono allocate, esse devono conservare le loro proprietà di rete, fondamentali per accedere all’architettura e conservare tutte le qualità della connettività.  Le Vm hanno innanzitutto bisogno di essere identificate dalla Fabric Ethernet per recuperare il loro tunnel di servizio, la configurazione QoS e la sicurezza. La virtualizzazione permette la razionalizzazione delle infrastrutture e la mobilità, indispensabili per l’efficacia e la disponibilità. L’utilizzo di meccanismi di mobilità consente una continuità del servizio e un isolamento dei flussi fra le Vm. Quest’architettura si adatta perfettamente ai data center multitenant. <br />D’altro canto, il data center può essere dotato di un tool che gli darà la visibilità sulle applicazioni che comunicano sull’infrastruttura, allo scopo di differenziarle e assegnare il corretto profilo. Le applicazioni vengono così nativamente riconosciute e si può fornire all’utente la possibilità di crearsi le proprie firme applicative per il riconoscimento delle applicazioni principali (comprese quelle Web). <strong>Un buon data center, oggi, deve garantire un servizio end-to-end</strong>, allo scopo di consentire una perfetta interoperabilità fra i dispositivi dei carrier, le necessità “cross” o il cloud ibrido. Il servizio viene così garantito all’interno del data center con meccanismi di Fabric Ethernet, poi trasportato sulla rete Wan attraverso i router, che prolungano la fabric e le sue proprietà (QoS, sicurezza). <br />La moltiplicazione dei data center nel mondo dimostra bene la crescente necessità di infrastrutture affidabili, flessibili e sicure, per far transitare e memorizzare i dati. Allo scopo di offrire un servizio sempre più performante e affidabile, non occorre trascurare le considerazioni tecnologiche indispensabili per offrire un servizio di qualità.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/TiA9CR9zf-A" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Red Hat OpenStack, la via al cloud Open Source</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/impresacity-news/~3/ZKfpnfpJSqM/red-hat-openstack-la-via-al-cloud-open-source.html</link>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 09:15:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/14/2057.jpg" alt=" "/>Un percorso verso l’evoluzione cloud ibrida attraverso servizi PaaS, basati su Red Hat Enterprise Linux, e servizi IaaS RedHat OpenStack</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’interoperabilità tra i differenti servizi accessibili on demand</strong> si va prospettando come uno dei maggiori problemi dell’IT as a service considerato che nel medio e lungo periodo, come affermato più volte dagli analisti, si va verso uno scenario dove il sourcing dell'IT delle imprese sarà sempre più frammentato tra cloud eterogenei. <br /> La possibilità, quindi, di avere <strong>un ambiente architetturale consistente tra le diverse cloud, pubbliche e private,</strong> assume una primaria importanza. E in questo contesto, come spesso ormai accade nel mondo del software, l<strong>a trasversalità di un comune stack tecnologico, viene ricercata nel mondo open source.  </strong>In questo scenario <strong>OpenStack viene riconosciuto come il sistema operativo per il cloud</strong> su cui il maggior numero di operatori e provider sta convergendo. Per le imprese la <strong>convergenza verso uno standard aperto </strong>significa poter procedere a investimenti con più tranquillità, senza correre il rischio della sindrome da vendor lock-in. <br />E’ in questa prospettiva che si inserisce l’estensione e consolidamento del proprio impegno verso <strong>architetture data center open source</strong> annunciato nei giorni scorsi da Ret Hat che prevede l’integrazione del software Enterprise Linux nella piattaforma OpenStack e una più ricca articolazione di offerta di servizi e prodotti per quanto riguarda la componente infrastrutturale declinata nella logica private cloud. Per Paul Cormier, president of Products and Technolgies di RedHat, significa <strong>creare per le aziende un percorso verso l’evoluzione cloud ibrida dei propri sistemi informativi fornendo sia servizi PaaS, basati su Red Hat Enterprise Linux, sia servizi IaaS, attraverso RedHat OpenStack</strong>. In definitiva con questi annunci Red Hat fornisce agli utenti i building blocks per creare un ambiente cloud open source.Red Hat Enterprise Linux OpenStack Platform è un’offerta a sottoscrizione unica, che comprende:
<ul>
<li><strong>Red Hat Enterprise Linux Server</strong>, che offre una base sicura e certificata per eseguire workload server (nodi computazionali, nodi storage e nodi di controllo) OpenStack oltre ad un sistema operativo Linux ad alte prestazioni per le macchine virtuali guest;</li>
<li><strong>Red Hat OpenStack</strong>, che<strong> </strong>offre una piattaforma altamente scalabile e fault tolerant ottimizzata ed integrata con Red Hat Enterprise Linux per lo sviluppo di un cloud gestito, privato o pubblico, per carichi di lavoro cloud-enabled.</li>
</ul>
Un ulteriore tassello alla creazione di una piattaforma integrata e consolidata è inoltre costituito dall’integrazione tra <strong>Red Hat Storage e Red Hat OpenStack</strong>,  annuncio che, come affermato dall’azienda, ha l’obiettivo di fornire ai clienti una collaudata soluzione storage e di elaborazione, con il vantaggio di poter contare su ingegnerizzazione e supporto coordinati da parte di una stessa azienda. Utilizzare Red Hat Storage e Red Hat OpenStack – ha detto Ranga Rangachari, vice president and general manager Storage di Red Hat, - rende più semplice implementare e gestire enterprise e public cloud con i suoi servizi di storage unificato per OpenStack, che supportano Block Storage (Cinder), Image Service (Glance) e Object Storage (Swift) dallo stesso pool di risorse storage".<br />Per consentire agli utenti di migrare la propria base applicativa verso ambienti open source Red Hat ha infine messo a punto un nuovo <strong>JBoss Migration Center</strong> che prevede una serie di strumenti di assessment per la migrazione verso l’open source, oltre a guide e documentazione di supporto per accelerare il processo e ridurre il rischio legato alla migrazione di applicazioni su Red Hat JBoss Middleware.  <br />“Le aziende iniziano a guardare verso l’open hybrid cloud - spiega Craig Muzilla, vice president and general manager, Middleware, Red Hat -  ma spesso si trovano impossibilitate a procedere facilmente come vorrebbero con soluzioni middleware proprietarie, a causa di funzioni e metodologie poco compatibili con il cloud, tra cui architetture rigide, modelli di licenza poco flessibili ed assenza di portabilità. Gli strumenti nel JBoss Migration Center - conclude Muzilla - sono pensati per aiutare queste organizzazioni ad uscire dall’impasse cui sono costrette dai loro sistemi proprietari, fornendo un percorso di migrazione verso le più note soluzioni enterprise open source.”</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/ZKfpnfpJSqM" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Roaming: da Telecom Italia arriva un’offerta per la clientela business</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 08:57:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/13/2052.jpg" alt=" "/>La nuova proposta di Impresa Semplice comprende tariffe scontate fino al 60% per chiamate e sms all’estero e al 50% per le chiamate internazionali dall’Italia oltre a un pacchetto dati roaming da 150 MB.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Telecom Italia</strong> ha lancia<strong> “Roaming Tutto Incluso” di Impresa Semplice</strong>, la prima offerta “usa e getta”, attiva per 30 giorni, rivolta alla clientela Business, che prevede tariffe scontate fino al 60% per le chiamate eper gli SMS all’estero, oltre a <strong>150MB di dati in roaming in tutto il mondo</strong> e a uno sconto del 50% sullechiamate internazionali effettuate dall’Italia.<br />In particolare, l’opzione “Roaming Tutto Incluso” comprende in un’unica offerta, a fronte di <strong>un contributo di 30 Euro per i 30 giorni in cui rimane attiva</strong>, uno sconto del 60% sulle tariffe base applicate alle chiamate (originate e ricevute) e agli SMS nella zona UE, uno sconto del 50% sulle tariffe base applicate alle chiamate (originate e ricevute) e agli SMS nei paesi Extra UE, un bundle di 150MB di dati roaming valido in tutti i paesi e uno sconto del 50% sulle tariffe base per le chiamate internazionali (effettuate dall’Italia) verso tutti i paesi del mondo.<br />L’offerta in logica “usa e getta” consente di essere attivata all’occorrenza in occasione del viaggio e rimane attiva <strong>solo per 30 giorni dalla data di attivazione</strong>. <br />Per ulteriori informazioni, <em>www.impresasemplice.it</em> oppure chiamare il 191.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/Iz5HPJspdy8" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La gestione dei log con VMware vCenter Log Insight</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 16:46:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/13/2056.jpg" alt=" "/>Analisi di data log non strutturati da molti componenti della infrastruttura IT compresi applicazioni, firewall, network, sistemi operativi e storage</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>VMware ha annunciato <a href="http://www.vmware.com/products/datacenter-virtualization/vcenter-log-insight/overview.html" target="_blank">VMware vCenter Log Insight</a>, un nuovo prodotto per la gestione automatizzata dei log e degli analitycs nell’era del cloud. Estendendo le analisi ai log, VMware consente alle organizzazioni IT di ottenere analisi in tempo reale dalle grandi quantità di dati di log generati dalle applicazioni, dall’hardware fisico e dall’infrastruttura virtualizzata, minimizzando i tempi legati alla risoluzione dei problemi, migliorando l’efficienza operativa e riducendo i costi IT.  <br />“Gli ambienti virtuali e il cloud generano una vasta quantità di dati strutturati e non che richiedono analisi per fare intelligence in tempo reale e per avere una visibilità dell’infrastruttura IT e delle applicazioni,” ha dichiarato Ramin Sayar, Vice President e General Manager Cloud Management di VMware. <strong><br id="tinymce" class="mceContentBody " /></strong>Costruito per l’analisi dei log, VMware vCenter Log Insight offre la gestione attraverso aggregazione, analytics e ricerca per il monitoraggio del sistema, l’analisi e la risoluzione dell’origine dei problemi. Il prodotto attinge ai data log non strutturati da molti componenti della infrastruttura IT compresi applicazioni, firewall, network, sistemi operativi, storage, macchine virtuali, host e altro per fornire una visibilità di classe enterprise. <br />Le organizzazioni che chiedono una soluzione di analisi dei log ottimizzata per ambienti VMware possono utilizzare VMware vCenter Log Insight, che include caratteristiche e supporto nativo per <a href="http://www.vmware.com/products/datacenter-virtualization/vsphere/overview.html" target="_blank">VMware vSphere</a>, comprese dashboard e report basati sulle best practice elaborate dal supporto globale VMware. L’integrazione fra VMware vCenter Log Insight e <a href="http://www.vmware.com/products/datacenter-virtualization/vcenter-operations-management/overview.html" target="_blank">VMware vCenter Operations</a> consente alle organizzazioni di mettere insieme e analizzare dati strutturati e non per la gestione delle operazioni end-to-end. <br />Gli amministratori possono lanciare VMware vCenter Log Insight direttamente da VMware vCenter Operations, o lanciare un alert per identificare l’origine di qualsiasi problema dell’infrastruttura IT.  VMware vCenter Log Insight converte inoltre i dati di log in KPIs che vengono direttamente inviate a VMware vCenter Operations perché gli amministratori possano vedere i dettagli dei log e degli alert in una unica dashboard.  <br />VMware vCenter Log Insights è venduto per singola istanza del sistema operativo, come server fisico, macchina virtuale o host virtualizzato, piuttosto che per il volume dei dati di log. Questo offre ai clienti un modello di pricing semplice e prevedibile. Per saperne di più su <a href="http://www.vmware.com/products/datacenter-virtualization/vcenter-log-insight/overview" target="_blank">VMware vCenter Log Insight</a>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/-hl6nZQKImc" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
		<feedburner:origLink>http://www.impresacity.it/big-data-analytics/2056/la-gestione-dei-log-con-vmware-vcenter-log-insight.html</feedburner:origLink></item>
		 
		<item>
		<title>Sangalli: "Se chiudono le imprese chiude l'Italia"</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 16:35:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.impresacity.it/immagini/news/2013/06/13/2053.jpg" alt=" "/>Nel suo intervento all'Assemblea Generale il presidente di Confcommercio ha toccato molti temi: dal fisco al lavoro, dalle riforme al turismo fino al costo della burocrazia e ai ritardi della Pubblica Amministrazione.</p>  ]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente di Confcommercio<strong>, Carlo Sangalli</strong>, nel corso dei lavori dell'Assemblea Generale che si è svolta a Roma presso l'auditorium Conciliazione, ha dichiarato: "Stando così le cose la missione fondamentale del "Governo al servizio dell'Italia e dell' Europa" - come lo ha definito il Presidente del Consiglio - sembra a noi chiarissima<strong>: </strong>agire con tempestività e agire in profondità". <br />"Agire con tempestività: per dare risposte alle tante emergenze di un'Italia dove l'area del disagio occupazionale riguarda ormai 9 milioni di persone, dove i consumi sono tornati ai livelli del 2000 e gli investimenti pubblici a quelli del 2003 e dove - già solo nel primo trimestre di quest'anno - hanno chiuso i battenti più di 40mila imprese. Ma agire anche in profondità: in Europa e in Italia, serve davvero un Patto di stabilità più "intelligente". <br />"Con grandi sacrifici fatti dalle famiglie, dai lavoratori e dalle imprese - ha ricordato il presidente - siamo riusciti a chiudere la procedura di infrazione in sede europea. Bisogna ora procedere con una contrattazione serrata, a livello europeo, per ottenere più margine di manovra a favore degli investimenti pubblici qualificati e per il rilancio degli investimenti privati.  Quanto al nostro Patto di stabilità interno, è tempo di una sua compiuta revisione: per mobilitare anche gli investimenti degli enti locali e per procedere nell'azione di sblocco del pagamento dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. L'obiettivo del pagamento di questi crediti per quaranta miliardi, tra il 2013 e il 2014, va assolutamente conseguito e va confermato l'impegno all'avvio di una seconda fase. Una seconda fase che consenta di procedere al compiuto pagamento - e si tratta ancora di decine di miliardi - dell'intero stock storico di questi crediti, anche attraverso il concorso della Cassa Depositi e Prestiti". <br />Quindi il presidente di Confcommercio ha affrontato<strong> l'annosa questione delle riforme:</strong> il tempo del Governo "di servizio" sia allora l'occasione per far avanzare le riforme e dell'agenda delle cose da fare. "E' un'agenda che parla di fisco: della necessità cioè di ridurre la pressione fiscale che in questi anni, come tutti sappiamo, ha raggiunto livelli record. E si può ridurre la pressione fiscale solo bonificando la spesa pubblica, rivedendo il perimetro stesso della funzione pubblica, adottando la metodologia dei costi e dei fabbisogni standard e avanzando nell'azione di contrasto e recupero di evasione ed elusione, mettendone a frutto i risultati a vantaggio dei contribuenti in regola. Insieme, servono dismissioni decise di patrimonio immobiliare pubblico: per abbattere il debito e per liberare risorse preziose per la crescita". <br />"E scelte coraggiose servono, allora - <strong>ha concluso Sangalli</strong> - per ridurre il costo del credito e il prelievo fiscale, a partire da quello sul lavoro, il costo della bolletta energetica e le tasse occulte della burocrazia e della corruzione, i costi della logistica e quelli derivanti dai ritardati pagamenti, dai ritardi della giustizia civile e dai ritardi di una Pubblica Amministrazione che invece può e deve essere riformata. Costi che vanno abbattuti, affinchè fare impresa in Italia, ce lo hanno ricordato le testimonianze degli amici di Asti, Milano, Bologna, Napoli e Palermo, non significhi farlo nonostante tutto. Senza impresa non c'è nè crescita nè occupazione e se chiudono le imprese chiude l'Italia".<strong> </strong></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/impresacity-news/~4/qgVTLv1QH8A" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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