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	<title>Letteratura &#8211; Il Dente del Giudizio</title>
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	<description>Il blog di Alessandro Di Nicola</description>
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		<title>Carlo Vallini, l&#8217;ebook su iTunes</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 18:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non riuscite ad andare a dormire senza leggere almeno una manciata di versi da Un giorno di Carlo Vallini? Aspettate con impazienza di leggere le raccolte di poeti crepuscolari minori ma interessanti come Nino Oxilia o Tito Marrone? Sullo store online Apple iTunes è da poco disponibile il mio ebook Carlo Vallini, Poesie: la pubblicazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non riuscite ad andare a dormire senza leggere almeno una manciata di versi da <em>Un giorno</em> di Carlo Vallini? Aspettate con impazienza di leggere le raccolte di poeti crepuscolari minori ma interessanti come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Oxilia">Nino Oxilia</a> o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tito_Marrone">Tito Marrone?</a> Sullo store online Apple iTunes è da poco disponibile il mio ebook <a href="http://itunes.apple.com/it/book/isbn9788883850066">Carlo Vallini, Poesie</a>: la pubblicazione è a cura della casa editrice <a href="http://www.in-su-la.com/">Insula</a> e il volume contiene le due raccolte <em>La rinunzia</em> e <em>Un giorno</em>, insieme a una mia introduzione sull&#8217;opera del poeta.</p>
<p>Insomma, se non conoscete Vallini questo ebook può essere una buona occasione per scoprirne i versi, se lo conoscete la buona occasione è invece quella di finanziare, con vostra grande lungimiranza e sapienza, futuri miei libri: in cantiere ci sono, appunto, scritti su Oxilia e Marrone.</p>
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		<title>Era ora: Vallini ritorna in libreria</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 16:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente è possibile ritrovare in libreria i poemetti Un giorno e La rinunzia di Carlo Vallini. Il volume che li raccoglie entrambi, pubblicato dalle Edizioni San Marco dei Giustiniani nel 2010, presenta una prefazione di Mirko Bevilacqua. Si tratta di una pubblicazione da me attesa e auspicata da tempo. Sono contento: Vallini, poeta senz&#8217;altro di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente è possibile ritrovare in libreria i poemetti <em>Un giorno</em> e <em>La rinunzia</em> di Carlo Vallini.</p>
<p>Il <a href="http://www.sanmarcodeigiustiniani.it/catalogo2.asp?id=3&amp;collana=La%20Biblioteca%20ritrovata&amp;idlibro=310">volume</a> che li raccoglie entrambi, pubblicato dalle Edizioni San Marco dei Giustiniani nel 2010, presenta una prefazione di Mirko Bevilacqua.</p>
<p>Si tratta di una pubblicazione da me attesa e auspicata da tempo. Sono contento: Vallini, poeta senz&#8217;altro di minor peso rispetto ai suoi compagni crepuscolari più noti ma i cui versi possono riservare più di una piacevole sorpresa al lettore curioso, se lo merita.</p>
<p>È possibile leggere i due poemetti anche in un ebook curato da me: lo trovate tra gli <a href="http://www.alessandrodinicola.it/scritti-di-letteratura/">Scritti di Letteratura</a>, in questo stesso blog.</p>
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		<title>Come lastre (esperimento di scrittura su Twitter)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 11:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le riflessioni sulla scrittura poetica negli spazi di Twitter del post precedente, in queste settimane, hanno cominciato a fermentare, diventando altro. Inizialmente lo stimolo è venuto da due aspetti distinti dell&#8217;apparire dei segni in Twitter. Da una parte, mi chiedevo quale potere di direzione e di organizzazione formale potesse avere la rigorosa scansione quantitativa dei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le riflessioni sulla scrittura poetica negli spazi di Twitter del post precedente, in queste settimane, hanno cominciato a fermentare, diventando altro. Inizialmente lo stimolo è venuto da due aspetti distinti dell&#8217;apparire dei segni in Twitter.<br />
Da una parte, mi chiedevo quale potere di direzione e di organizzazione formale potesse avere la rigorosa scansione quantitativa dei tweet: cosa diventano, dunque, i 140 caratteri dei singoli tweet quando questi vengono letti come parti di un tutto, le singole vertebre che formano la lunga e dritta colonna di una scrittura continua. Mi affascinava e mi affascina l&#8217;idea di questi ferrei blocchi di caratteri, variamente manipolabili (per diminuzione: perché è vero che un tweet è costretto in una lunghezza massima consentita ma è altrettanto vero che la scelta di lunghezze ridotte o minime può essere significativa, può far parte cioè della costruzione di senso di un tweet e di una collana di tweet), la successione dei quali può assumere il carattere di opera e non solo di flusso, con una compiutezza precipua e forse audace.<br />
Il secondo aspetto che ha agito da stimolo è stata la presenza aliena degli hashtag. Mi sono subito chiesto se fosse possibile usare questi dando ad essi un valore pienamente semantico: si tratta, in fin dei conti, di veri e propri tagli sulla tela del flusso dei tweet, di spaccature vistose e mobili sulla crosta del racconto di sé che avviene su Twitter. Gli hashtag aprono una finestra sul mondo e da lì si vede agitare un pulviscolo denso in colpi di vento casuali. L&#8217;hashtag ribalta la scrittura su se stessa e può essere paragonato all&#8217;adozione, diffusa a partire dalla seconda metà del secolo passato, dei procedimenti di alea controllata nella scrittura musicale: anche lì l&#8217;atto di composizione si apre alla tumultuosa estemporaneità del mondo, raccogliendola in una mano e serrandola con forza.<br />
Unendo i due stimoli e giustapponendo i due aspetti, ho iniziato a percepire i singoli tweet come delle lastre: in tutto simili a quelle lastre, abbandonate nei cantieri, sul cupo metallo delle quali passa ogni tanto un cerchio di luce. Da questa duplice suggestione è nato un piccolo esperimento, che non sa dirsi poesia e che non vuole farsi prosa. Potete trovarlo qui: <a href="http://twitter.com/marmomanna">http://twitter.com/marmomanna</a>.</p>
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		<title>Tra la balbuzie e il poemetto. Riflessioni sulle riflessioni del WriteCamp</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 22:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;da questa bava di vicende&#8221; (Andrea Zanzotto) Ho seguito, come si dice, &#8220;con interesse&#8221; le discussioni nate in seno al WriteCamp e come virtuosa propagazione di esso. Mi pare che l&#8217;attenzione teorica sia stata rivolta prevalentemente alla scrittura in prosa e che le stesse riflessioni sulla scrittura nativa digitale siano state, essenzialmente, riflessioni sulla permeabilità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: right;"><em>&#8220;da questa bava di vicende&#8221; (Andrea Zanzotto)</em></div>
<p>Ho seguito, come si dice, &#8220;con interesse&#8221; le discussioni nate in seno al <a href="http://barcamp.org/WriteCamp@blogfest">WriteCamp</a> e come virtuosa propagazione di esso. Mi pare che l&#8217;attenzione teorica sia stata rivolta prevalentemente alla scrittura in prosa e che le stesse riflessioni sulla scrittura nativa digitale siano state, essenzialmente, riflessioni sulla permeabilità della prosa ai mutamenti dei paradigmi conoscitivi e relazionali della contemporaneità. Con al centro di questa permeabilità, tutta da verificare e toccare e decifrare, lo statuto dell&#8217;autore quale portatore di senso all&#8217;interno della scrittura ma anche, storicamente, recinto e argine.</p>
<p>La scrittura poetica, a partire dalla seconda metà XIX secolo e poi con sempre maggiore vigoria nel corso del secolo successivo, si declina &#8211; si sa &#8211; come scrittura in cui l&#8217;Io poetico è visto vacillante, voluttuosamente assorbito dal mondo o agonisticamente assorbente la realtà, corroso o incongruo, ripartito in numerose voci o fittamente monologante; un Io poetico, dunque, disseminato e pulviscolare anche quando viene osservato ripiegare in se stesso come una monade.</p>
<p>Ovviamente, un soggetto fittizio della scrittura così diafano implica un allentamento della centralità del soggetto storico e dell&#8217;autore come unità del dire, oltre ad una marmorea capacità di reggere il precario accorrere delle voci nel campo della scrittura: l&#8217;Io poetico è talmente aduso alle interferenze, anche alle autointerferenze, che la molteplicità dei soggetti nella scrittura può diventare una questione interna, da risolvere <em>fra verso e verso</em>. L&#8217;oltranza della lingua replicata nell&#8217;eccedenza del recinto ritmico: la poesia edifica spontaneamente i propri recinti (conduce sempre a sé: nel creare energici confini è seduttiva), quindi <em>non ha paura</em> del recinto del soggetto-autore, della sua assenza o della sua ombra.</p>
<p>Del resto, sono nate in Rete forme di espressione che non è difficile scoprire affini alla versificazione: penso a Twitter, con il vincolo dei 140 caratteri per ciascun messaggio. E il susseguirsi magnetico degli hashtag non ricorda la catena amorosa delle rime? Scrivere su Twitter è scrivere per recinti e aperture improvvise, proprio come scrivere versi. Il flusso dei tweet di un account, amplificato da hashtag interni e intrecciato con altri account dal ribattere di queste rime: una sorta di punto d&#8217;incontro tra la balbuzie e il poemetto.</p>
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		<title>Fabio Pasquarella, Haisan sotto gli alberi</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 18:00:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Seguendo un suggerimento di Roberto R. Corsi apparso su Facebook, ho letto l&#8217;ebook Haisan sotto gli alberi di Fabio Pasquarella. Interessante. Dopo una manciata di riletture, mi pare che se l&#8217;influenza della poesia di Penna risulta fin invasiva al primo contatto con i versi, nelle letture successive emerge altro: una non disprezzabile compattezza delle composizioni, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo un suggerimento di <a href="http://www.robertocorsi.com/">Roberto R. Corsi </a>apparso su Facebook, ho letto l&#8217;ebook <a href="http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=56">Haisan sotto gli alberi</a> di Fabio Pasquarella. Interessante. Dopo una manciata di riletture, mi pare che se l&#8217;influenza della poesia di Penna risulta fin invasiva al primo contatto con i versi, nelle letture successive emerge altro: una non disprezzabile compattezza delle composizioni, soprattutto di quelle in cui il dato figurativo non viene riassorbito dall&#8217;io poetico ma lasciato vagolare, quasi a mezz&#8217;aria. La disattenzione, programmatica (che forse è il dato di maggiore interesse) e ad occhi semichiusi, come attenzione verso l&#8217;abbandono.</p>
<p style="text-align: center;"><em>La chiusa dell’Estate</em></p>
<p style="text-align: center;">Naufraga<br />
una visione<br />
per disattenzione<br />
la nave pirata<br />
della bimba<br />
insabbiata</p>
<p style="text-align: center;">&#8212;</p>
<p style="text-align: center;">Vederti oggi<br />
m’ha sollevato dal cupo di un pozzo<br />
un secchio di rose</p>
<p style="text-align: center;">&#8212;</p>
<p style="text-align: center;">Si dice occorra essere vigili &#8211;<br />
ma la pace di posarsi disattenti<br />
guardando come un Colombo<br />
nuovi i continenti [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Autoreverse</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 18:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;altra. Un&#8217;altra recensione in cui un disco, un film, un romanzo è sì importante, storico, valido ma irrecuperabilmente &#8220;invecchiato male&#8221;. Basta. È vero, ci sono opere che affermano tutto il proprio potenziale tra i contemporanei, poi perdono di senso: fino a diventare, più che irriconoscibili, inconoscibili. E, per questo, combuste nel giro di un paio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra. Un&#8217;altra recensione in cui un disco, un film, un romanzo è sì importante, storico, valido ma irrecuperabilmente &#8220;invecchiato male&#8221;. Basta. È vero, ci sono opere che affermano tutto il proprio potenziale tra i contemporanei, poi perdono di senso: fino a diventare, più che irriconoscibili, inconoscibili. E, per questo, combuste nel giro di un paio di generazioni. In molti altri casi, però, l&#8217;accusa di invecchiamento precoce non è che un alibi per poco commendevoli forme di pigrizia nel fruitore; ridicolo per ridicolo, la stessa Commedia dantesca può venire considerata ampiamente incanutita: chi è che scriverebbe, adesso, interminabili rosari di endecasillabi in rima? Ovvio, non è la Commedia ad essere invecchiata, è il lettore che per leggerla deve ringiovanire. È così per molte altre creazioni: chiedono tanto, danno tanto. Soprattutto, chiedono di perdere di vista se stessi e i propri contemporanei. Non è che per il fatto di essere universale, qualsiasi cosa significhi, un&#8217;opera debba poi assomigliare a <em>noi</em>.</p>
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		<title>Carlo Vallini, Poesie. Aggiornamenti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 10:07:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho aggiornato l&#8217;ebook Carlo Vallini, Poesie. Ora le note biografiche sono decisamente più complete e l&#8217;elenco delle opere più nutrito. Potete scaricare l&#8217;ebook nei consueti formati PDF, EPUB e MOBI.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho aggiornato l&#8217;ebook <em>Carlo Vallini, Poesie</em>. Ora le note biografiche sono decisamente più complete e l&#8217;elenco delle opere più nutrito. Potete scaricare l&#8217;ebook nei consueti formati <a href="http://alessandrodinicola.it/files/vallinipoesie.pdf">PDF</a>, <a href="http://alessandrodinicola.it/files/vallinipoesie.epub">EPUB</a> e <a href="http://alessandrodinicola.it/files/vallinipoesie.mobi">MOBI</a>.</p>
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		<title>Sulla soglia, nell&#8217;incertezza</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 07:29:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[Un Aprecipizio scritto per Mario Pischedda, nel battesimo dei 200.000 visitatori per il suo blog] But I can&#8217;t understand the different you / In the morning when it&#8217;s time to play / at being human for a while. La chiamano strada. Ma è più una stradicciola ritorta e sghemba, come due dita di vecchio parallele [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Un Aprecipizio scritto per <a href="http://mariopischeddainmovement.blog.tiscali.it/2010/04/02/distanze-2/">Mario Pischedda</a>, nel battesimo dei 200.000 visitatori per il suo blog]</p>
<p><em>But I can&#8217;t understand the different you / In the morning when it&#8217;s time to play / at being human for a while</em>. La chiamano strada. Ma è più una stradicciola ritorta e sghemba, come due dita di vecchio parallele e legnose. Ciuffi d&#8217;erba radi e acquosi frutti sugli alberi: aureole di mele quando passi, per lo più. Dal mare solo incertezze nelle pause e dolcezze musicali aderenti e lontane (piombano giù): non arrivano non arrivano più qui di quanto arriviamo noi ritti sulla soglia, nell&#8217;incertezza. Fermarsi in tempo. Da canestri d&#8217;occhi guardare un vaso di zucchero che si rompe. Così.</p>
<p>(<em>Robert Wyatt, Sea Song</em>: <a class="moz-txt-link-freetext" href="http://www.youtube.com/watch?v=7gcLuJC1TeE">http://www.youtube.com/watch?v=7gcLuJC1TeE</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aprecipizio</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 16:41:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(non so se si sia trattato dell&#8217;inizio di una serie o dell&#8217;attestato di cesura e fine che comporta ogni razionalizzazione; il post precedente, comunque, è stato un esperimento: per meglio dire, la continuazione di un esperimento iniziato altrove: adottare una citazione come incipit, precipitare poi da questo capzioso riporto arrestandone il senso e smarrendolo; un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(non so se si sia trattato dell&#8217;inizio di una serie o dell&#8217;attestato di cesura e fine che comporta ogni razionalizzazione; il post precedente, comunque, è stato un esperimento: per meglio dire, la continuazione di un esperimento iniziato <a href="http://www.alessandrodinicola.it/2009/09/30/con-locchio-che-non-rimane/">altrove</a>: adottare una citazione come incipit, precipitare poi da questo capzioso riporto arrestandone il senso e smarrendolo; un precipizio che apre.)</p>
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		<title>Come in una fotografia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Aprecipizio]]></category>
		<category><![CDATA[Bobi Bazlen]]></category>
		<category><![CDATA[Dora Markus]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Le Occasioni]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[E qui dove un&#8217;antica vita / si screzia in una dolce / ansietà d&#8217;Oriente, / le tue parole iridavano come le scaglie / della triglia moribonda. La mai conosciuta Dora Markus, sorta come Venere di Milo al contrario dalle gambe viste in una fotografia speditagli da Bobi Bazlen («Gerti e Carlo: bene. A Trieste, loro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>E qui dove un&#8217;antica vita / si screzia in una dolce / ansietà d&#8217;Oriente, / le tue parole iridavano come le scaglie / della triglia moribonda</em>. La mai conosciuta Dora Markus, sorta come Venere di Milo al contrario dalle gambe viste in una fotografia speditagli da Bobi Bazlen («Gerti e Carlo: bene. A Trieste, loro ospite, un&#8217;amica di Gerti, con delle gambe meravigliose. Falle una poesia. Si chiama Dora Markus»). Montale e un corpo frammentato-fotografato e la triglia moribonda. Ma moribonda è la fotografia, se non irida non irida sul corpo del ritratto e non accende d&#8217;azione visi e gesti (l&#8217;azione della grande pittura e grande fotografia, la grande mimesi): non riuscire a guardar foto se in queste non c&#8217;è l&#8217;azione e non c&#8217;è quasi mai, azioni tutte esteriori (sogguardare l&#8217;obiettivo, bere, parlare, rispondere, assentire, consentire col sorriso o in uno sguardo deciso) che non danno lucore. Non riuscire a guardare le proprie, dove più s&#8217;annida e incista il rapido scatto <em>lapidario</em>. Proprie fotografie e quelle di persone vicine, dove più il sentire ravvicinato dovrebbe farsi azione coagulata e non fa non fa, con quei corpi disarticolati come scaglie.</p>
<p>(Eugenio Montale, <em>Dora Markus</em> <em>I</em> da <em>Le Occasioni</em>)</p>
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