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	<title>Il Dente del Giudizio » Informatica</title>
	
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	<description>Il blog di Alessandro Di Nicola</description>
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		<title>L’iPad è anche un lettore di ebook? None!</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 11:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Questo post è rivolto ai lettori tecnologicamente meno smaliziati, persi tra termini come e-ink, lettori di ebook e tablet. Tutti gli altri possono saltare avanti senza particolari rimpianti.]
«Nessuno ha mai detto che l&#8217;iPad sia un lettore di ebook. È anche un lettore di ebook!». Ma per carità. Reputare che l&#8217;Apple iPad fornisca, tra le altre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Questo post è rivolto ai lettori tecnologicamente meno smaliziati, persi tra termini come e-ink, lettori di ebook e tablet. Tutti gli altri possono saltare avanti senza particolari rimpianti.</em>]</p>
<p>«Nessuno ha mai detto che l&#8217;iPad sia un lettore di ebook. È <em>anche</em> un lettore di ebook!». Ma per carità. Reputare che l&#8217;Apple iPad fornisca, tra le altre, le funzionalità di un e-reader (lettore di ebook) è frutto di un&#8217;ambiguità, che Apple sfrutta con la consueta efficacia: un lettore di ebook non è semplicemente uno dispositivo che consenta di leggere libri elettronici (ebook) ma, più correttamente, uno strumento che permetta di leggere degli ebook per un tempo idoneo alla lunghezza dei testi; questa idoneità si realizza adottando tecniche o dispositivi che riducano al minimo l&#8217;affaticamento degli occhi e permettendo tempi di fruizione molto lunghi grazie a una durata estesa delle batterie. Perché tutto ciò? Perché un libro elettronico non è un documento non altrimenti caratterizzato: è, infatti, caratterizzato dalla lunghezza (ovviamente, non è detto che un ebook contenga il corrispettivo di centinaia e centinaia di pagine cartacee ma le aspettative di fruizione presuppongono lunghezze sostenute).</p>
<p>Un e-reader come l&#8217;Amazon Kindle o il Cybook Opus presenta un display di tipo <em>e-ink</em>: questa tecnologia permette di avere uno schermo non retroilluminato espressamente progettato per non affaticare gli occhi e consente, inoltre, una durata altissima per ciascuna ricarica della batteria, dato che il display viene spento immediatamente dopo la visualizzazione di una singola pagina. L&#8217;Apple iPad, invece, presenta un display retroilluminato. Risultato: la lettura prolungata, indispensabile per la fruizione di libri, è faticosa e stancante. La durata della batteria del tablet Apple, pur alta se messa a confronto con dispositivi similari, non può poi reggere il confronto con quella raggiungibile sugli e-reader. Il mio Cybook Opus, ad esempio, con una singola carica di batteria permette di &#8220;sfogliare&#8221; 8000 pagine virtuali: anche se le pagine sul display di un e-reader non corrispondono, per ampiezza, alle comuni pagine cartacee, un numero simile di pagine consente di leggere moltissimi romanzi prima di dover pensare a rimettere in carica il dispositivo.</p>
<p>In poche parole, con un e-reader <em>vero</em> abbiamo a nostra disposizione uno strumento che sparisce durante la fruizione dei libri: i nostri occhi non lo avvertono come un ostacolo alla lettura (un monitor comune, sì) e la ricarica è un&#8217;eventualità lontana nel tempo, inavvertita non solo durante la lettura di singoli testi ma anche nei passaggi da un libro al successivo. Per concludere, considerare l&#8217;iPad <em>anche</em> un e-reader sarebbe come chiamare <em>anche </em>macchina fotografica un dispositivo che presenti una fotocamera priva di messa a fuoco: le foto le scattiamo comunque, eh, ma queste sono inutilizzabili. Quindi, se siete lettori forti e desiderate acquistare un dispositivo allo scopo di leggere in tutta tranquillità e piacevolezza i vostri libri elettronici preferiti, lasciate perdere il nuovo nato in casa Apple. Ci potrete fare tante altre bellissime cose ma non leggere ebook. Io vi ho avvertiti.</p>
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		<title>Bret Easton Ellis, Salinger, i classici</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti dei migliori tweet (i brevi messaggi che appaiono nel social network Twitter) sono fieramente concisi, altri allargano a dismisura il cerchio scuro dell&#8217;incertezza interpretativa. Alcuni post su Twitter, poi, coniugano con vittoriosa efficacia entrambi questi elementi. È il caso di un subito famoso tweet di Bret Easton Ellis, l&#8217;autore dei romanzi American Psycho e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti dei migliori tweet (i brevi messaggi che appaiono nel social network Twitter) sono fieramente concisi, altri allargano a dismisura il cerchio scuro dell&#8217;incertezza interpretativa. Alcuni post su Twitter, poi, coniugano con vittoriosa efficacia entrambi questi elementi. È il caso di un subito famoso <a href="http://twitter.com/eastonellis/status/8335981746">tweet</a> di Bret Easton Ellis, l&#8217;autore dei romanzi <em>American Psycho</em> e <em>Le regole dell&#8217;attrazione (The Rules of Attraction)</em>. Questo messaggio è stato scritto il 28 gennaio ed è facile identificarne il contesto: la morte dello scrittore Jerome David Salinger, avvenuta nel medesimo giorno. Ecco il tweet:</p>
<blockquote><p><span class="status-body"><span class="entry-content">Yeah!! Thank God he&#8217;s finally dead. I&#8217;ve been waiting for this day for-fucking-ever. Party tonight!!!</span></span></p></blockquote>
<p>Tradotto in italiano suonerebbe, più o meno, così: «Evviva! Grazie a Dio è morto, finalmente. È una vita che aspetto questo giorno, che cazzo. Stasera bisogna festeggiare!!!». Se il contesto del breve messaggio è facilmente scioglibile, più difficile è l&#8217;interpretazione del messaggio stesso. Bret Easton Ellis è contento della morte di Salinger perché non ama l&#8217;autore o il romanzo più noto di questo, <em>Il giovane Holden</em> (<em>The Catcher in the Rye</em>)? Lo scrittore di <em>American Psycho</em> vuole ribaltare la retorica meccanica che porta ad esaltare l&#8217;appena-morto o desidera manifestare il fastidio per il peso opprimente dell&#8217;opera di Salinger? Oppure, ancora, il tweet fornisce una sapida autoparodia del mondo narrativo di Ellis?</p>
<p>Butto qui un&#8217;interpretazione alternativa: io credo che Bret Easton Ellis sia, in realtà, un fervido ammiratore di <span class="searchbold">Salinger</span>, autore che per una vita intera ha cercato di essere un classico (sparendo, letteralmente) ed ora classico lo è diventato sul serio. Perché si diventa dei classici solo morendo, per mille ragioni note e meno note (una delle quali è che si preferisce, comunemente, parlare con i morti piuttosto che stimare i vivi). In realtà, questo denso tweet di Ellis l&#8217;avrebbe potuto scrivere <span class="searchbold">Salinger</span> stesso.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=62df119b-51d9-8f3a-8d26-9a85926d0abc" alt="" /></div>
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		<title>L’economia dell’attenzione, crocevia di miti</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 12:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quale sotterranea mitologia nascondono l&#8217;idea di economia dell&#8217;attenzione e quella, relativa, di un universo dell&#8217;informazione caratterizzato da una sovrabbondanza stordente di dati da elaborare? Scrive Stowe Boyd nel suo blog, tra numerosi altri spunti di interesse, che l&#8217;economia dell&#8217;attenzione può venire letta come una rievocazione del mito dell&#8217;età dell&#8217;oro: in questo caso, l&#8217;età mitica in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quale sotterranea mitologia nascondono l&#8217;idea di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Attention_economy">economia dell&#8217;attenzione</a> e quella, relativa, di un universo dell&#8217;informazione caratterizzato da una sovrabbondanza stordente di dati da elaborare? <a href="http://www.stoweboyd.com/message/2010/01/the-false-question-of-attention-economics.html">Scrive</a> Stowe Boyd nel suo blog, tra numerosi altri spunti di interesse, che l&#8217;economia dell&#8217;attenzione può venire letta come una rievocazione del mito dell&#8217;età dell&#8217;oro: in questo caso, l&#8217;età mitica in cui tempo disponibile e conoscenze acquisibili erano in perfetta armonia con lo sviluppo dell&#8217;essere umano.</p>
<p>Stowe Boyd risponde a questo mito con un altro mito, quello moderno per eccellenza delle facoltà cognitive umane progressivamente estendibili, all&#8217;interno di società via via sempre più complesse e articolate. È, insomma, la pacifica specularità tra uomo e società lanciati in un processo infinito di ampliamento e arricchimento: il mito moderno per eccellenza, se ne esiste uno. Il contrario di un luogo comune, dunque, è esso stesso un ulteriore luogo comune, se ci spostiamo dall&#8217;ambito di perlustrazione di miti e trasformiamo questi ultimi nelle parole incancrenite e sterili che sono l&#8217;orma di miti che girano a vuoto.</p>
<p>Cosa hanno in comune il mito dell&#8217;età dell&#8217;oro e quello della progressività delle conoscenze e delle società? Sono entrambi miti dell&#8217;abbandono. Il secondo è l&#8217;immagine di un abbandono fiducioso al processo inteso come moderna teleologia mentre il primo mostra uno sfiduciato e inerte abbandono al presente irrecuperabile, data la perdita <em>aurea</em> iniziale. Sono dunque due miti di passività e questo, forse, spiega come mai sia possibile passare liquidamente dall&#8217;uno all&#8217;altro quando, come in questo caso, la riflessione sulla conoscenza deve fare i conti con le inesauste fucine dell&#8217;informazione contemporanea. Del resto, la stessa economia dell&#8217;attenzione può essere letta come una teoria di adattamento e assestamento cognitivo, proprio come desiderato da Stowe Boyd: i due miti risultano, negli esiti, coincidenti.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=815aecda-3593-871c-956c-a09e93b4bb7d" alt="" /></div>
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		<title>Quanto vale un classico in ebook?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 17:52:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(per continuare il discorso iniziato in un post precedente)
Quale sarà l&#8217;elemento principale che determinerà il costo degli ebook di testi classici, come il Decameron, quando il libro elettronico otterrà una maggiore penetrazione nel mercato? Se in tali casi il testo, in quanto tale, è liberamente e gratuitamente disponibile per il lettore, gli elementi su cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(per continuare il discorso iniziato in un post <a href="http://www.alessandrodinicola.it/2010/01/06/ebook-gratuiti-e-il-paratesto-azzerato/">precedente</a>)</em></p>
<p>Quale sarà l&#8217;elemento principale che determinerà il costo degli ebook di testi classici, come il Decameron, quando il libro elettronico otterrà una maggiore penetrazione nel mercato? Se in tali casi il testo, in quanto tale, è liberamente e gratuitamente disponibile per il lettore, gli elementi su cui è possibile far leva per la determinazione del prezzo sono la qualità tipografica del testo, la correttezza di questo e infine la ricchezza del paratesto. Ma la qualità tipografica (derivante ora da quell&#8217;universo di tecniche e conoscenze chiamato <em>mestiere</em>) sarà probabilmente un bene surrogabile, anche se non pienamente, via via che il software per la creazione e conversione degli ebook diventerà maturo. La correttezza testuale, quindi, se è una chimera per testi immessi illegalmente nei circuiti di condivisione (perché l&#8217;immissione in questi circuiti tende a isolare i singoli fruitori, almeno dal punto di vista della trasformabilità collettiva dei testi), diventa invece un elemento progressivamente acquisibile quando i testi risultano liberamente fruibili e, dunque, possono venire manipolati alla luce del sole da successive generazioni di fruitori.</p>
<p>Non rimane, quale elemento saldamente traducibile in costo, che la ricchezza paratestuale. In questo caso, si assisterebbe ad un mutamento che reputo interessante: se nel volume cartaceo di un classico il testo traina economicamente il paratesto (si acquista un volume con stampato il Decameron mentre il paratesto è, per lo più, un indirizzamento accessorio nella scelta di un determinato volume), nel corrispettivo ebook è il paratesto a guidare nell&#8217;acquisto di un testo. A quale costo, quindi, avrà mercato un ebook del Decameron? Probabilmente, a quello determinabile dal valore accreditato alle note e prefazioni allegate al testo stesso.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=ff84f5be-f19b-8c55-9729-dccd36949ad3" alt="" /></div>
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		<title>Ebook gratuiti e il paratesto azzerato</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 10:07:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gran parte degli ebook più venduti nello store di Amazon Kindle sono gratuiti. Gran parte delle case editrici italiane non pubblicano affatto ebook, quindi i libri elettronici disponibili in piena legalità sono, sostanzialmente, opere non più protette dal diritto d&#8217;autore oppure opere delle quali gli autori hanno consentito la libera fruizione. Dunque, l&#8217;offerta commerciale attualmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mediabistro.com/galleycat/ebooks/64_of_the_100_top_kindle_store_bestsellers_are_free_147150.asp">Gran parte</a> degli ebook più venduti nello store di Amazon Kindle sono gratuiti. Gran parte delle case editrici italiane non pubblicano affatto ebook, quindi i libri elettronici disponibili in piena legalità sono, sostanzialmente, opere non più protette dal diritto d&#8217;autore oppure opere delle quali gli autori hanno consentito la libera fruizione. Dunque, l&#8217;offerta commerciale attualmente più efficiente e uno dei mercati meno vivaci condividono la stessa evidente realtà: l&#8217;ebook è per lo più un libro gratuito.</p>
<p>Mi pare che questa evidenza comporti un altro fatto rilevante. Dato che i classici più o meno recenti di cui sono disponibili ebook gratuiti (per l&#8217;Italia, da Dante a Fogazzaro) sono costituiti, ovviamente, dal nudo testo senza elementi aggiuntivi, si assiste ad una riemersione del testo rispetto al paratesto (note, prefazioni, postfazioni e così via). Il paratesto viene così azzerato e va ricercato in elementi esterni al testo stesso: la biografia di un autore, ad esempio, la si integra cercando su Wikipedia.</p>
<p>Ciò ha ovvie ricadute anche sulla percezione del testo classico distribuito in formato cartaceo, che rispetto al testo elettronico liberamente fruibile appare come una sovrapposizione di strati testuali e paratestuali, in uno slittamento continuo di epoche (l&#8217;epoca in cui è avvenuto l&#8217;atto di scrittura che ha portato all&#8217;opera, l&#8217;epoca di pubblicazione nel caso sia vistosamente differente dalla prima e le epoche dei diversi elementi paratestuali). Negli ebook, invece, il paratesto azzerato ha eliminato questi scarti temporali, offrendoci una sorta di grado zero dell&#8217;universo testuale generato da un&#8217;opera.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=c7af38f2-a350-8d76-a7cb-ace868749fb3" alt="" /></div>
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		<title>La letteratura al tempo del futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 19:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di David L. Ulin After a decade of fear, we&#8217;re connected to writing in new ways apparso sul Los Angeles Times e citato da Giuseppe Granieri è uno di quei pezzi riepilogativi che, come tutto ciò che abbraccia in una forte intenzione di sintesi il presente che collassa nel recente passato, tenta di dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo di David L. Ulin <a href="http://www.latimes.com/entertainment/news/arts/la-ca-decade-books20-2009dec20,0,6874483.story">After a decade of fear, we&#8217;re connected to writing in new ways</a> apparso sul <em>Los Angeles Times</em> e citato da <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1127">Giuseppe Granieri</a> è uno di quei pezzi riepilogativi che, come tutto ciò che abbraccia in una forte intenzione di sintesi il presente che collassa nel recente passato, tenta di dire il futuro. Almeno il futuro delle domande da farci.</p>
<p>Nell&#8217;articolo si discute anche del futuro della critica letteraria. In realtà, <span class="cbody">già ora la critica letteraria non è più la <em>critica letteraria</em>, cioè un potere d&#8217;analisi della produzione di testi che sia anche una possibilità di costruzione di senso: nei casi migliori finisce per essere evocazione di mitologie (nel bene e nel male, penso ad Harold Bloom) oppure riesumazione di ben pasciuti cadaveri culturali. Tutti approcci alla produzione letteraria che si pongono dietro agli occhi del lettore, non davanti (come voleva la nozione di critica militante, con tutti i difetti ma anche la vivacità di sguardo del caso).</span></p>
<p><span class="cbody">In questo, il reticolo pubblico-privato dei social network, dei blog o comunque del Web si è trovato tra le mani, prima di poterla eventualmente manipolare, una creatura già esanime ma senza la dignità cerimoniale dei morti: </span>perché ai morti, almeno, qualcuno porta talune volte fiori. Insomma, l&#8217;impressione è che l&#8217;articolo di Ulin per rappresentare con icasticità la spinta rinnovante del futuro sopravvaluti la qualità di piena stasi del presente, che fornisce agli occhi frane, smottamenti e assenze significative ben prima che epocali evoluzioni tecniche ed espressive possano avere corso.</p>
<p>Nell&#8217;ultima parte dell&#8217;articolo, infine, si pone all&#8217;attenzione del lettore la possibilità di usufruire di un ambiente interattivo nella stesura e fruzione di un testo, ambiente in cui testualità, link ed elementi multimediali risultano intrecciati e a portata di mano. Un&#8217;estensione, moltiplicazione e intelaiatura esplodente che cambia la connotazione del libro: tecnologia che rinnova la letteratura, perché gli strumenti di partecipazione evolvono e la scrittura è partecipazione in seno al mondo.</p>
<p>Il libro del futuro. Argomento certo interessante. Noto però che quella discussa nell&#8217;articolo non è che un&#8217;idea di letteratura come attraversamento di campi immobili e già polarizzati (il testo, l&#8217;audio, il video): è il difetto, per portare un esempio noto, della poesia futurista che soffiava la modernità all&#8217;interno di una concezione incancrenita e sterile della letteratura stessa; la modernità futurista è passata, la letteratura momentaneamente galvanizzata si è poi scoperta inerte.</p>
<p>È l&#8217;idea che la letteratura evolva superando argini e inglobando elementi esterni: mi pare di riascoltare vecchie teorie fruste già nei decenni passati. Così come mi pare dettata da semplice entusiasmo la constatazione che si sia passati recentemente dal testo come fissità al testo come fluidità incessante; abbiamo attraversato guerreggianti avanguardie ed accademiche neoavanguardie, ritorni al passato e frantumazioni dell&#8217;Autore e la fissità del testo mi appare più come un sogno di premodernità che una realtà dell&#8217;espressione letteraria contemporanea.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=78558330-8851-8806-b94f-439632828a5a" alt="" /></div>
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		<title>Aggiungere sottotitoli ai filmati su Linux</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 12:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio lettore DVD/DivX da tavolo, in teoria, gestisce senza batter ciglio i file separati con i sottotitoli per i filmati. In pratica, li ignora voluttuosamente, in modo simile a come posso io ignorare un passante molesto per strada. La soluzione, in questi casi, è inserire i sottotitoli nei filmati stessi. Su Linux esistono varie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio lettore DVD/DivX da tavolo, in teoria, gestisce senza batter ciglio i file separati con i sottotitoli per i filmati. In pratica, li ignora voluttuosamente, in modo simile a come posso io ignorare un passante molesto per strada. La soluzione, in questi casi, è inserire i sottotitoli nei filmati stessi. Su Linux esistono varie soluzioni per raggiungere lo scopo; purtroppo, nessuna di quelle <em>punta &amp; clicca</em> è risultata soddisfacente.</p>
<p>L&#8217;ottimo <em>Avidemux</em>, infatti, si rifiuta categoricamente di riconoscere i tag HTML nei sottotitoli in formato <em>SubRip</em> (<em>SRT</em>): una scelta legittima, per carità, dato che simili tag non sono standard, ma che rende il programma poco utile, almeno ai miei occhi e per questi specifici scopi. La gestione dei sottotitoli in <em>DeVeDe</em>, invece, è primitiva e produce risultati francamente bruttini. Non resta quindi che far uso di <em>mencoder</em>, un vero e proprio coltellino svizzero per la codifica video da avviare in una console di terminale. Dopo qualche prova, dunque, ecco lo script definitivo che uso per aggiungere i sottotitoli ai file video in formato DivX:<br />
<code><br />
#!/bin/sh<br />
mencoder -ovc xvid -xvidencopts fixed_quant=3 -oac copy -sub $1 -subfont-text-scale 3 -o $2 $3<br />
</code><br />
Per creare lo script lanciamo un editor, ad esempio <em>Gedit</em> (menu <strong>Applicazioni</strong>, <strong>Accessori</strong>, <strong>Editor di testo gedit</strong> su <em>Ubuntu</em>), e inseriamo queste due righe. Poi salviamo il file (<strong>Ctrl +S</strong>) e salviamo lo script, che chiameremo <strong>sub</strong>, in una directory del PATH (ad esempio <strong>/usr/local/bin</strong>). Usciamo dall&#8217;editor (<strong>Ctrl + Q</strong>) e rendiamo eseguibile lo script: per fare questo, in una console di terminale lanciamo il comando <strong>sudo chmod +x /usr/local/bin/sub</strong>. Per eseguire correttamente lo script, forniamo come primo argomento di questo il file con i sottotitoli, come secondo argomento il file video finale (quello, cioè, che conterrà il filmato con inseriti i sottotitoli) e infine come terzo argomento il file video a cui vogliamo aggiungere i sottotitoli. Ecco un esempio: <strong>sub casablanca.ita.srt casablanca_sub.avi casablanca.avi</strong>. Lanciando questo comando in un terminale, quindi, i sottotitoli presenti nel file <strong>casablanca.ita.srt</strong> saranno aggiunti al filmato <strong>casablanca.avi</strong> e il risultato dell&#8217;operazione sarà memorizzato in <strong>casablanca_sub.avi</strong>. Chiaramente, prima di lanciare il comando assicuriamoci di avere installato <em>mencoder</em> eseguendo <strong>sudo apt-get install mencoder</strong>.</p>
<p>Qualche nota sulle opzioni di <em>mencoder</em> usate nello script. Se vogliamo cambiare le dimensioni dei sottotitoli inseriamo un valore diverso da 3 per l&#8217;opzione <strong>-subfont-text-scale</strong>: più il valore è alto (indica, infatti, le dimensioni dei sottotitoli in percentuale rispetto alle dimensioni dello schermo) e più saranno grandi i caratteri dei sottotitoli. Con l&#8217;opzione <strong>fixed_quant</strong>, invece, stabiliamo la qualità del filmato: più il valore è basso e più la qualità sarà elevata.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=fe225275-02a1-88b4-8935-5813fd294c79" alt="" /></div>
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		<title>Quando i prezzi li crea l’abitudine</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/12/10/quando-i-prezzi-li-crea-labitudine/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 18:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[lossy]]></category>
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		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti store online di musica presentano prezzi differenti a seconda della qualità audio dei file che si prelevano. Si comportano così, ad esempio, Mindawn e Passionato: se un brano musicale è in formato lossy (MP3 o OGG) questo ha un costo minore del corrispondente brano in formato lossless (FLAC). Questa politica dei prezzi è esclusivamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti store online di musica presentano prezzi differenti a seconda della qualità audio dei file che si prelevano. Si comportano così, ad esempio, <a href="http://www.mindawn.com/">Mindawn</a> e <a href="http://www.passionato.com">Passionato</a>: se un brano musicale è in formato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lossy">lossy</a> (<em>MP3</em> o <em>OGG</em>) questo ha un costo minore del corrispondente brano in formato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lossless">lossless</a> (<em>FLAC</em>). Questa politica dei prezzi è esclusivamente basata sulle abitudini di acquisto e di percezione. Infatti:</p>
<ul>
<li>Nell&#8217;acquisto di riproduzioni musicali analogiche esisteva una corrispondenza, una <em>analogia </em>appunto, tra il bene riprodotto acquistato e l&#8217;oggetto musicale originario. Più il bene riprodotto era simile all&#8217;oggetto originario, più l&#8217;analogia si avvicinava alla corrispondenza diretta e più, quindi, il bene acquistato aveva valore. In questa oscillazione qualitativa tra riproduzione e corrispondenza permaneva certo un&#8217;ombra, seppur fugace, di quella mistica dell&#8217;<em>aura</em> di cui scrive <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Benjamin">Walter Benjamin</a> ne <em>L&#8217;opera d&#8217;arte nell&#8217;epoca della sua riproducibilità tecnica</em>.</li>
<li>Un aumento della vicinanza tra riproduzione analogica e oggetto musicale originario poteva giustificare, per un bene, un aumento di prezzo. Questo perché il progressivo e infinito avvicinamento fra originale e copia richiedeva, di miglioria in miglioria, la valutazione di costi nell&#8217;aggiornamento tecnologico. Il salto da riproduzione analogica a riproduzione digitale ha eliminato l&#8217;analogia <em>sonante</em> tra riproduzione e oggetto originario ma ha fatto permanere, estremizzandola, la valutazione dei costi di aggiornamento.</li>
<li>Nel flusso dei beni musicali digitali, i formati lossless costituiscono un miglioramento qualitativo rispetto ai formati lossy per i fruitori ma non per i distributori; vale a dire, tale passaggio qualitativo non comporta per i secondi alcun salto tecnologico (traducibile in costi aggiuntivi). Per i distributori, dunque, MP3 e FLAC sono formati paratattici, così come sono sullo stesso piano produttivo un file audio a 128kbps e un altro a 320kbps.</li>
<li>Se si prescinde dalle abitudini di acquisto e percezione (ben sfruttate da produttori e distributori, ovviamente), nei flussi musicali digitali il costo dovrebbe essere legato da una parte al bene originario come volontà di fruizione ideale, dall&#8217;altra alle caratteristiche variamente declinabili della fruizione stessa. In un mercato pienamente moderno, quindi, si dovrebbe pagare la volontà di ascolto, ad esempio, di una determinata sinfonia eseguita da uno specifico direttore con una singola orchestra, indipendentemente dal formato e dalla codifica del file prelevato; inoltre, fruire di un bene musicale può voler dire l&#8217;acquisto di questo, l&#8217;ascolto per un mese o una settimana, l&#8217;evanescente ascolto in streaming e così via. Le caratteristiche delle fruizione, dunque, non riguarderebbero più la qualità tecnica dell&#8217;ascolto ma la <em>permanenza</em> del bene ideale nel tempo personale di fruizione dell&#8217;ascoltatore.</li>
</ul>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=efc0ccf4-8627-8065-a25a-ae8bca5cb5fc" alt="" /></div>
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		<item>
		<title>Sfogliare i quotidiani con un lettore di ebook? Perché no</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 08:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Pratellesi]]></category>
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		<description><![CDATA[In un post del blog Mediablog, Marco Pratellesi manifesta perplessità sull&#8217;adozione degli ebook reader come Amazon Kindle per la lettura dei quotidiani. Sono due gli ambiti argomentativi presenti nell&#8217;articolo di Pratellesi: piacere e opportunità. Piacere in relazione alla carta (argomento generico), opportunità in relazione ai quotidiani (argomento specifico).
Leggere pubblicazioni cartacee è piacevole. Il piacere nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://mediablog.corriere.it/2009/11/perche_kindle_non_funziona_per.html">post</a> del blog <em>Mediablog</em>, Marco Pratellesi manifesta perplessità sull&#8217;adozione degli <em>ebook reader</em> come <em>Amazon Kindle</em> per la lettura dei quotidiani. Sono due gli ambiti argomentativi presenti nell&#8217;articolo di Pratellesi: piacere e opportunità. Piacere in relazione alla carta (argomento generico), opportunità in relazione ai quotidiani (argomento specifico).</p>
<p><em>Leggere pubblicazioni cartacee è piacevole</em>. Il piacere nella fruizione, però, non solo è generato e rinsaldato dall&#8217;abitudine ma non può che attestare l&#8217;esistente. È possibile enumerare i motivi per cui è piacevole leggere un volume o un quotidiano su carta perché si tratta di oggetti a cui siamo avvezzi da tempo; più difficile è <em>raccontare</em> quanto e come sia piacevole usare un lettore di ebook. Del resto, ribadire che la lettura su carta sia piacevole può facilmente diventare una scorciatoia retorica: se leggere un libro cartaceo è piacevole per le ragioni <em>X</em>, <em>Y</em> e <em>Z</em> ciò comporta che leggere un ebook non sia piacevole? No. Significa solo che, forse, non si legge un ebook per le ragioni <em>X</em>, <em>Y</em> e <em>Z</em> ma per altri motivi o, meglio, in risposta ad altri stimoli, altre necessità e altri piaceri.</p>
<p><em>Leggere i quotidiani su carta non è utile</em>. Si tratta di un ambito argomentativo dell&#8217;opportunità: i quotidiani vengono stampati, appunto, secondo una scansione temporale quotidiana e secondo Pratellesi questa non è adatta alla fruizione tramite <em>e-reader</em>. Questo argomento è attaccabile da due distinte obiezioni. La prima: non è detto che un quotidiano in formato elettronico debba essere statico, nei contenuti e nelle forme, come un quotidiano cartaceo. L&#8217;argomento di Pratellesi, dunque, è debole perché esprime inizialmente valutazioni su di un medium generico (il quotidiano) ma finisce poi per considerare come vincolante solo un aspetto specifico e momentaneo del medium (il quotidiano come forma esistente). Del resto, gli stessi quotidiani cartacei attuali incorporano timidi elementi dinamici, come l&#8217;adattamento delle pagine di cronaca locale al luogo di vendita del singolo giornale.</p>
<p>La seconda obiezione: che il contenuto di un quotidiano attuale venga aggiornato solo una volta al giorno non inficia l&#8217;utilità di fruire dello stesso attraverso un lettore di <em>ebook</em>. Così come è comodo e pratico avere centinaia di voluminosi romanzi nello spazio di pochi centimetri (e un romanzo, addirittura, non viene mai aggiornato!), può risultare pratico e comodo abbonarsi a più giornali e sfogliarli comodamente su un piccolo e maneggevole dispositivo elettronico.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=9a50d6ce-0e9e-858e-9231-491e332d8275" alt="" /></div>
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		<title>Amazon MP3 e i muri artificiali di diversa natura</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Un rapido riepilogo. Nel giugno scorso Amazon MP3 ha aperto la propria filiale francese, che si è aggiunta al negozio online americano, a quello inglese ed allo store tedesco. Questo proliferare di store musicali online geograficamente differenziati non nasce dalla volontà di fornire prodotti diversi per acquirenti specifici ma dalla necessità di sottostare a vincoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un rapido riepilogo. Nel giugno scorso Amazon MP3 ha aperto la propria filiale <a href="http://www.amazon.fr">francese</a>, che si è aggiunta al negozio online americano, a quello inglese ed allo store tedesco. Questo proliferare di store musicali online geograficamente differenziati non nasce dalla volontà di fornire prodotti diversi per acquirenti specifici ma dalla necessità di sottostare a vincoli per la distribuzione della musica digitale.</p>
<p>Infatti, io posso acquistare liberamente tutti i volumi cartacei che desidero dagli store Amazon di tutto il mondo ma per comprare un file musicale devo entrare nello store online disponibile per la mia nazione (se disponibile): così, i beni che più risentirebbero dei vincoli geografici, i beni hardware come libri, CD e DVD, viaggiano indisturbati tra uno stato e l&#8217;altro mentre i beni fluidi come i file MP3 sono stretti e imbavagliati da anacronistici vincoli territoriali. Dei muri artificiali. Il risultato: io, in suolo italico, non posso fare acquisti su Amazon MP3, qualsiasi sia lo store in cui furtivamente decida di entrare.</p>
<p>Tutto ciò è noto (oltreché interpretabile fornendo cause altrettanto note) ed ha creato una assuefazione, si spera, momentanea. Ora. Facciamo finta che gli store Amazon MP3 siano liberamente fruibili, senza alcun vincolo territoriale. In questa finzione, ci troveremmo di fronte ad un parco musicale digitale di grandi dimensioni, con un&#8217;ampia escursione di prezzi e molte offerte vantaggiose anche per l&#8217;acquirente più smaliziato.</p>
<p>Eppure. Di muri artificiali ne troveremo, comunque, altri. È il vincolo del Compact Disc come paradigma di formato e quello dell&#8217;hardware come paradigma del software. A causa del primo vincolo, la qualità audio si confronta con quella di un CD e, nella migliore delle ipotesi (formato <em>lossless</em>, comunque non distribuito da Amazon), coincide con quella di un CD. Ma le case discografiche dispongono dei master come riferimento, sono solo i fruitori quelli che hanno quale termine di paragone qualitativo il supporto CD.</p>
<p>È chiaro, poi, che un file musicale con qualità audio pari o superiore a quella di un comune dischetto argentato richiederà più tempo per il download. Ma siamo sicuri che questo sia necessariamente un male per i distributori di musica online? È possibile, invece, che tempi superiori di download costituiscano un&#8217;efficace arma contro la pirateria musicale: infatti, il punto debole dei sistemi di condivisione <em>P2P</em> è proprio la scarsa banda disponibile e gli store online dovrebbero affrettarsi a sfruttare una simile deficienza. Da una parte ci sarebbe uno store online che fornisce contenuti audio di altissima qualità consentendo scaricamenti molto rapidi (con costi accettati dal fruitore, chiaramente), dall&#8217;altra un sistema <em>P2P</em> che per gli stessi contenuti richiederebbe giorni e giorni di attesa. Penso che molti acquirenti, in un caso del genere, non avrebbero dubbi su quale sistema di approvvigionamento adottare.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;hardware percepito come paradigma del software, invece, il punto è che il formato di codifica audio MP3 va visto come uno strumento provvisorio. Io come fruitore, infatti, sono interessato alla musica e quello che desidero è un medium di fruizione adatto alle mie modalità di ascolto: che si tratti di un MP3 o di un file FLAC oppure OGG non è importante. Quello che conta è che il centro del mio acquisto diventi il bene musicale in sé, declinabile poi secondo i termini della qualità dell&#8217;audio e della quantità di informazioni che prelevo o di cui, comunque, fruisco.</p>
<p>Ovviamente, tutto ciò si scontra con le politiche di vendita delle case discografiche che, in passato, hanno lucrato sull&#8217;aggiornamento del parco musicale degli acquirenti nel passaggio da registrazione analogica (LP) a registrazione digitale (CD). Con i file musicali digitali fluidamente manipolabili nei formati e nella qualità audio sarà molto più difficile, se non impossibile, guadagnare sugli update dei fruitori. E questo è uno dei motivi per cui si fa finta che formati audio evanescenti come l&#8217;MP3 abbiano la solidità e i vincoli dei mezzi di riproduzione hardware come i CD e i relativi lettori.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=5cf35aa4-2536-8a6a-9a20-88667a581593" alt="" /></div>
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