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	<title>Il Dente del Giudizio » Informatica</title>
	
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	<description>Il blog di Alessandro Di Nicola</description>
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		<title>Amazon MP3 e i muri artificiali di diversa natura</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/10/30/amazon-mp3-e-i-muri-artificiali-di-diversa-natura/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un rapido riepilogo. Nel giugno scorso Amazon MP3 ha aperto la propria filiale francese, che si è aggiunta al negozio online americano, a quello inglese ed allo store tedesco. Questo proliferare di store musicali online geograficamente differenziati non nasce dalla volontà di fornire prodotti diversi per acquirenti specifici ma dalla necessità di sottostare a vincoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un rapido riepilogo. Nel giugno scorso Amazon MP3 ha aperto la propria filiale <a href="http://www.amazon.fr">francese</a>, che si è aggiunta al negozio online americano, a quello inglese ed allo store tedesco. Questo proliferare di store musicali online geograficamente differenziati non nasce dalla volontà di fornire prodotti diversi per acquirenti specifici ma dalla necessità di sottostare a vincoli per la distribuzione della musica digitale.</p>
<p>Infatti, io posso acquistare liberamente tutti i volumi cartacei che desidero dagli store Amazon di tutto il mondo ma per comprare un file musicale devo entrare nello store online disponibile per la mia nazione (se disponibile): così, i beni che più risentirebbero dei vincoli geografici, i beni hardware come libri, CD e DVD, viaggiano indisturbati tra uno stato e l&#8217;altro mentre i beni fluidi come i file MP3 sono stretti e imbavagliati da anacronistici vincoli territoriali. Dei muri artificiali. Il risultato: io, in suolo italico, non posso fare acquisti su Amazon MP3, qualsiasi sia lo store in cui furtivamente decida di entrare.</p>
<p>Tutto ciò è noto (oltreché interpretabile fornendo cause altrettanto note) ed ha creato una assuefazione, si spera, momentanea. Ora. Facciamo finta che gli store Amazon MP3 siano liberamente fruibili, senza alcun vincolo territoriale. In questa finzione, ci troveremmo di fronte ad un parco musicale digitale di grandi dimensioni, con un&#8217;ampia escursione di prezzi e molte offerte vantaggiose anche per l&#8217;acquirente più smaliziato.</p>
<p>Eppure. Di muri artificiali ne troveremo, comunque, altri. È il vincolo del Compact Disc come paradigma di formato e quello dell&#8217;hardware come paradigma del software. A causa del primo vincolo, la qualità audio si confronta con quella di un CD e, nella migliore delle ipotesi (formato <em>lossless</em>, comunque non distribuito da Amazon), coincide con quella di un CD. Ma le case discografiche dispongono dei master come riferimento, sono solo i fruitori quelli che hanno quale termine di paragone qualitativo il supporto CD.</p>
<p>È chiaro, poi, che un file musicale con qualità audio pari o superiore a quella di un comune dischetto argentato richiederà più tempo per il download. Ma siamo sicuri che questo sia necessariamente un male per i distributori di musica online? È possibile, invece, che tempi superiori di download costituiscano un&#8217;efficace arma contro la pirateria musicale: infatti, il punto debole dei sistemi di condivisione <em>P2P</em> è proprio la scarsa banda disponibile e gli store online dovrebbero affrettarsi a sfruttare una simile deficienza. Da una parte ci sarebbe uno store online che fornisce contenuti audio di altissima qualità consentendo scaricamenti molto rapidi (con costi accettati dal fruitore, chiaramente), dall&#8217;altra un sistema <em>P2P</em> che per gli stessi contenuti richiederebbe giorni e giorni di attesa. Penso che molti acquirenti, in un caso del genere, non avrebbero dubbi su quale sistema di approvvigionamento adottare.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;hardware percepito come paradigma del software, invece, il punto è che il formato di codifica audio MP3 va visto come uno strumento provvisorio. Io come fruitore, infatti, sono interessato alla musica e quello che desidero è un medium di fruizione adatto alle mie modalità di ascolto: che si tratti di un MP3 o di un file FLAC oppure OGG non è importante. Quello che conta è che il centro del mio acquisto diventi il bene musicale in sé, declinabile poi secondo i termini della qualità dell&#8217;audio e della quantità di informazioni che prelevo o di cui, comunque, fruisco.</p>
<p>Ovviamente, tutto ciò si scontra con le politiche di vendita delle case discografiche che, in passato, hanno lucrato sull&#8217;aggiornamento del parco musicale degli acquirenti nel passaggio da registrazione analogica (LP) a registrazione digitale (CD). Con i file musicali digitali fluidamente manipolabili nei formati e nella qualità audio sarà molto più difficile, se non impossibile, guadagnare sugli update dei fruitori. E questo è uno dei motivi per cui si fa finta che formati audio evanescenti come l&#8217;MP3 abbiano la solidità e i vincoli dei mezzi di riproduzione hardware come i CD e i relativi lettori.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=5cf35aa4-2536-8a6a-9a20-88667a581593" alt="" /></div>
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		<title>La porosità funzionale di Twitter</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/10/21/la-porosita-funzionale-di-twitter/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Attenzione! In questo post si fa riferimento a link e contenuti online con più di una settimana di vita sulle spalle. Passati, trapassati e stantii, insomma. Ciò può nuocere gravemente alla salute: c&#8217;è il rischio di leggere argomentazioni articolate e concetti meno evanescenti di un gelato al sole in pieno agosto. Io vi ho avvertiti.)

Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Attenzione! In questo post si fa riferimento a link e contenuti online con più di una settimana di vita sulle spalle. Passati, trapassati e stantii, insomma. Ciò può nuocere gravemente alla salute: c&#8217;è il rischio di leggere argomentazioni articolate e concetti meno evanescenti di un gelato al sole in pieno agosto. Io vi ho avvertiti.)<br />
</em><br />
Il 40% dei messaggi scambiati su Twitter è costituito da informazioni superflue (<a href="http://www.breitbart.com/article.php?id=CNG.80c182849ca932a32a5eda49e4fe1b02.3b1&amp;show_article=1">Agosto 2009</a>). L&#8217;80% dei tweet, poi, ha come contenuto la comunicazione dello status dell&#8217;autore stesso dei tweet (<a href="http://mashable.com/2009/09/29/meformers/">Settembre 2009</a>). Che si tratti di banalità belle e buone è anche banale ribadirlo. Più interessante è il fatto che, nato Twitter nel 2006, a tre anni di distanza ancora ci si interroghi sull&#8217;entità dei messaggi scambiati all&#8217;interno di questo servizio di micro-blogging; l&#8217;ovvietà delle interrogazioni e la vacuità delle risposte sono quindi, anch&#8217;esse, delle informazioni sull&#8217;anatomia del servizio e sulla percezione comune di questo.</p>
<p>A mio parere, non ci si è ancora arresi al fatto che Twitter funzioni come un variabile e fluido commutatore di funzioni linguistiche (la ripartizione qui usata segue quella classica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roman_Jakobson">Jakobson</a>) : se a prevalere nei brevi messaggi scambiati, infatti, è la <em>funzione emotiva</em> (centralità dell&#8217;emittente) è perché questa oscilla continuamente e declina verso la <em>funzione fàtica</em> (centralità del canale comunicativo); su Twitter, infatti, l&#8217;urgenza di esprimere il proprio status è tutt&#8217;uno con l&#8217;urgenza di ribadire continuamente la propria presenza sul social network, confermando così un&#8217;attenzione implicita e costante verso il canale di comunicazione.</p>
<p>Del resto, il vincolo dei 140 caratteri riservati ad ogni atto comunicativo determina una costrizione che fa slittare l&#8217;atto, non infrequentemente, verso le arditezze formali e la ricchezza semantica della funzione poetica; questo vincolo, in aggiunta, non può non ricordare il vincolo della versificazione in poesia.</p>
<p>Dato che, poi, i tweet di carattere personale tendono, nei messaggi trasmessi, a separare il Mondo dal perimetro linguistico espresso nell&#8217;atto comunicativo (su Twitter parlo di me quando non parlo di Twitter stesso o dei miei <em>follower</em>) è inevitabile che molti tweet autoreferenziali rimandino fortemente ad un contesto (<em>funzione referenziale</em>). Infine, il borbottio continuo sugli strumenti comunicativi forniti da Twitter (dei tweet sulla funzionalità di <em>retweet</em>, ad esempio) non è altro che una manifestazione della <em>funzione metalinguistica</em>.</p>
<p>Il dato interessante non è certo che all&#8217;interno di Twitter, banalmente, ci si possa esprimere potendo contare su un ampio raggio di funzioni linguistiche manipolabili. L&#8217;elemento di spicco di questo medium è la porosità funzionale, la facilità cioè con cui un messaggio di carattere emotivo può diventare anche fàtico, poetico e referenziale. I confini funzionali vengono costantemente disarcionati. Credo che il motivo di ciò vada rinvenuto nell&#8217;unione fra il limite imposto nella lunghezza dei messaggi scambiati e l&#8217;attitudine alla socialità moltiplicata dei tweet (la presenza contemporanea di più follower); questa adesione tra limite quantitativo nel testo e molteplicità dei destinatari innesca una reazione che porta all&#8217;abbattimento delle fragili barriere tra le funzioni linguistiche.</p>
<p>Sulla funzione fàtica in Twitter vedi anche <em>Apogeonline</em>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/05/03/23/200705032301">Gli haiku sociali di Twitter</a> di Pietro Izzo.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=18c3fd7e-48da-8f05-b4f3-879a04a80c2b" alt="" /></div>
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		<title>Monomedia, necessità o virtù</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 07:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I monomedia, cioè dispositivi di riproduzione e comunicazione dedicati ad un&#8217;unica funzione di riproduzione o ad un unico ambito di comunicazione, costituiscono una necessità dettata dalla limitata maturità della tecnologia che si utilizza o nascono da un bisogno del fruitore? Una possibile risposta:
Arriva Kindle in Europa. Basta che si metta in fila… &#124; Tevac
Dopo questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <em>monomedia</em>, cioè dispositivi di riproduzione e comunicazione dedicati ad un&#8217;unica funzione di riproduzione o ad un unico ambito di comunicazione, costituiscono una necessità dettata dalla limitata maturità della tecnologia che si utilizza o nascono da un bisogno del fruitore? Una possibile risposta:</p>
<p><a href="http://www.tevac.com/arriva-kindle-in-europa-basta-che-si-metta-in-fila">Arriva Kindle in Europa. Basta che si metta in fila… | Tevac</a></p>
<blockquote><p>Dopo questa sbornia di iperpotenza forse torneremo a volerci relazionare con gli oggetti in maniera più identitaria, a voler una cosa che faccia una cosa, in modo da poter stabilire con essa una relazione chiara e rassicurante.<br />
Forse i lettori di ebook, nel loro essere così monofunzione, ci rassicurano nel momento che li accendiamo che stiamo per fare qualcosa di chiaro: ci stiamo per mettere a leggere.</p></blockquote>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=5aca8288-6f80-88bf-8ff5-b299e7117e36" alt="" /></div>
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		<title>Apologo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 15:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al mercato sotto casa, sentito con i miei orecchi.
A: In tre mesi ho scaricato da Internet 65 film. Ormai sono arrivato a quota 500.
B: Però! E hai visto molta di questa roba?
A: Ma che scherzi? Devo scaricare da Internet, mica ho tempo.
(You&#8217;re next! You&#8217;re next!)

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al mercato sotto casa, sentito con i miei orecchi.</p>
<p><strong>A</strong>: In tre mesi ho scaricato da Internet 65 film. Ormai sono arrivato a quota 500.</p>
<p><strong>B</strong>: Però! E hai visto molta di questa <strong>roba</strong>?</p>
<p><strong>A</strong>: Ma che scherzi? Devo scaricare da Internet, mica ho tempo.</p>
<p>(<em>You&#8217;re next! You&#8217;re next!</em>)</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=3607a3f3-6438-8bf4-af63-f32cc41e5f90" alt="" /></div>
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		<title>Che belli i social network. Sì ma che brutti.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 14:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno qualsiasi, ore 15. Che belli i social network, signora mia! Vuoi mettere con i vecchi e goffi blog. Facebook, FriendFeed: sai già chi ti leggerà. Nessuna borborigmica pausa meditativa tra la pagina bianca, la scrittura incerta e la lettura ipotetica. Ah, non c&#8217;è più bisogno di far finta di voler scrivere qualcosa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un giorno qualsiasi, ore 15.</strong> Che belli i social network, signora mia! Vuoi mettere con i vecchi e goffi blog. Facebook, FriendFeed: sai già chi ti leggerà. Nessuna borborigmica pausa meditativa tra la pagina bianca, la scrittura incerta e la lettura ipotetica. Ah, non c&#8217;è più bisogno di far finta di voler scrivere qualcosa di sensato. Scrivi in tempo reale, leggi in tempo reale, ricerchi in tempo reale. Sai cosa ti dico? Quasi quasi chiudo il blog.</p>
<p><strong>Cinque giorni dopo, ore 21.</strong> Signora mia, che delusione Facebook e FriendFeed. Sai già chi ti leggerà (mica come nei cari vecchi blog, eh) e finisci subito nel ferale girone di chi rimastica sempre gli stessi tic verbali. Nei social network scrivi mentre leggi, commenti senza leggere e, quando hai preso la mano, più che saltare contrito la lettura, ignori questa voluttuosamente. Sai che ti dico? Mi manca quella silenziosa pagina bianca, il muro tra me e me che anticipava la scrittura. Mi manca persino il lettore casuale, che mi rendeva più vario. Quasi quasi riapro il blog.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=ed3dda60-9e41-87b1-8da1-773e65f4fefc" alt="" /></div>
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		<title>Il lucchetto no, non l’avevo considerato</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 07:48:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A scadenze più o meno regolari, all&#8217;interno del social network FriendFeed fioriscono accese discussioni sull&#8217;opportunità o meno di proteggere da sguardi indiscreti (in gergo, lucchettare) il proprio account ed il relativo flusso di informazioni. E, chiaramente, il punto di vista iniziale di chi innesca la miccia nelle discussioni è di manifesta ostilità nei confronti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A scadenze più o meno regolari, all&#8217;interno del social network <em>FriendFeed</em> fioriscono accese discussioni sull&#8217;opportunità o meno di proteggere da sguardi indiscreti (in gergo, <em>lucchettare</em>) il proprio account ed il relativo flusso di informazioni. E, chiaramente, il punto di vista iniziale di chi innesca la miccia nelle discussioni è di manifesta ostilità nei confronti dei lucchetti. Devo ammettere che trovo molto più interessante l&#8217;insorgere ripetuto di questi thread oppositivi, spesso fluviali, dei possibili argomenti che è possibile portare per avvalorare l&#8217;una o l&#8217;altra tesi.</p>
<p>Un dato iniziale che assume l&#8217;aspetto del paradosso: nel caso di <em>Facebook</em> l&#8217;attenzione per la privacy è vista da tutti i partecipanti come sana e virtuosa. Nel caso di <em>FriendFeed</em>, invece, la ricerca della privacy spesso non è considerata un valore. È possibile che ciò derivi dal diverso peso che hanno, nei due social network, le differenti forme del flusso di informazioni: su <em>Facebook</em> l&#8217;attenzione per la privacy nasce dal prevalere della condivisione di immagini, mentre su <em>Friendfeed</em> la diffidenza nei confronti di forme di protezione deriva dal prevalere dei messaggi testuali? Le immagini sono private e presuppongono una condivisione tra conoscenti, il testo è un flusso pubblico e quindi deve essere condiviso con tutti. Ovviamente, si tratta di una percezione parziale e distorta: esistono immagini eminentemente pubbliche e messaggi necessariamente privati. Del resto, anche il telefono non è altro che lo strumento terminale di un social network e, in tal caso, nessuno si stupisce del fatto che le telefonate siano private.</p>
<p>In più <em>FriendFeed</em> può essere visto, più o meno arbitrariamente, come uno strumento di <em>ascesa sociale</em> <em>2.0</em> (può, infatti, creare ipotetici contatti con &#8220;blogstar&#8221;, giornalisti, imprenditori e così via). Ed è chiaro come la tutela della privacy possa cozzare contro questa visione di <em>FriendFeed</em> quale <em>eden relazionale</em>.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=c8233527-efd1-83ba-af7d-e4930375ef83" alt="" /></div>
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		<title>Manifesto dell’Editore, via l’Autore!</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 08:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immagino che molti dei frequentatori di questo blog abbiano letto il saggio Il Manifesto dell&#8217;Editore del XXI secolo di Sara Lloyd, editore della Pan Macmillan. Bene. Se non l&#8217;avete letto leggetelo, perché traccia con vivace intelligenza le possibili e probabili coordinate dei progetti editoriali nell&#8217;immediato futuro.
Se il libro ha perso le forme del volume cartaceo,
se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immagino che molti dei frequentatori di questo blog abbiano letto il saggio <a href="http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2008/06/un-regalo-a-scrittori-lettori-e-soprattutto-editori.html">Il Manifesto dell&#8217;Editore del XXI secolo</a> di <em>Sara Lloyd</em>, editore della Pan Macmillan. Bene. Se non l&#8217;avete letto leggetelo, perché traccia con vivace intelligenza le possibili e probabili coordinate dei progetti editoriali nell&#8217;immediato futuro.</p>
<p>Se il libro ha perso le forme del volume cartaceo,<br />
se un libro è intimamente interconnesso con gli altri libri,<br />
se il testo è solo una delle componenti che costituiscono un libro,<br />
cosa rimane del concetto di Autore?</p>
<p>Nel saggio, il concetto di Autore viene prima sciolto nell&#8217;acido e poi riportato in vita: nel testo sono infatti citate ed assimilate le teoria presenti in <em>La morte dell&#8217;Autore</em> di <em>Roland Barthes</em> eppure, nelle pagine successive, lo spirito di dissoluzione del testo barthesiano viene accontonato per un ritorno pacificante dell&#8217;Autore come entità non ambigua. Eppure, mi pare evidente come la centralità dell&#8217;<em>upload</em> nella fruizione attiva dei contenuti e l&#8217;interconnessione dei libri ridefiniscano, con indubbia forza, non solo la figura dell&#8217;Editore ma anche quella dell&#8217;Autore.</p>
<p>Una soluzione, pur abborracciata, per superare questa impasse concettuale può essere quella di considerare il libro come una <em>progettualità compiuta</em>: spostando l&#8217;attenzione, cioè, sull&#8217;atto e non più sull&#8217;agente. <em>Una progettualità compiuta ordinata secondo scrittura</em>. In questo modo, si riuscirebbe anche a dare il giusto peso alla centralità non più esclusiva del testo: il libro, dunque, segue l&#8217;organizzazione della scrittura ma non si esaurisce nel testo. Infatti, un insieme di contenuti multimediali eterogenei difficilmente può essere pensato come libro se non mediante l&#8217;ordito, la tela di segni intessuta dal testo. Magari, semplicemente, la tela diafana di un indice o di una bibliografia.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=2df970b0-5eeb-8a51-bd24-6a8f2bad4c26" alt="" /></div>
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		<title>Il DRM negli ebook non è il male, è solo un’idiozia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 14:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono molto ben disposto verso l&#8217;acquisto di libri in formato elettronico. Ma non comprerò nulla che sia protetto tramite DRM. Non è un&#8217;antipatia personale, né una presa di posizione volontariamente ideologica. Semplicemente:

Premessa: l&#8217;adozione di sistemi DRM sui file musicali è stata un fallimento e tali tecnologie di controllo vengono via via abbandonate da molti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto ben disposto verso l&#8217;acquisto di libri in formato elettronico. Ma non comprerò nulla che sia protetto tramite <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_rights_management">DRM</a>. Non è un&#8217;antipatia personale, né una presa di posizione volontariamente ideologica. Semplicemente:</p>
<ul>
<li>Premessa: l&#8217;adozione di sistemi DRM sui file musicali è stata un fallimento e tali tecnologie di controllo vengono via via abbandonate da molti dei più fervidi sostenitori di queste.</li>
<li><em>Un libro presuppone una biblioteca. Un brano musicale non presuppone necessariamente una discoteca.</em> Ogni famiglia possiede un più o meno nutrito numero di libri considerati classici (Divina Commedia, il teatro di Shakespeare e così via) che orientano non solo gli spazi nella libreria ma l&#8217;orizzonte d&#8217;attesa stesso degli acquisti futuri, anche quando si tratta di comprare un best seller usa e getta. Poche famiglie posseggono invece una discoteca con, ad esempio, l&#8217;integrale delle sinfonie di Mozart o le principali composizioni per organo di J.S.Bach.</li>
<li>Per ragioni culturali l&#8217;acquisto di musica sopporta il peso dell&#8217;effimero molto più che l&#8217;acquisto di libri: compriamo un disco o un singolo brano musicale da uno store online indipendentemente dalla volontà di costruire una discoteca. L&#8217;acquisto musicale, dunque, è meno legato al permanere dei contenuti musicali nel tempo rispetto all&#8217;acquisto di contenuti testuali.</li>
<li>Il DRM funziona meglio quando il contenuto da proteggere ha un carattere effimero. Se io penso di voler accedere ad un contenuto in un tempo futuro, infatti, il DRM costituisce un ostacolo insormontabile perché mi priva di un controllo personale e pervasivo sul contenuto stesso (oggi posso leggere sul mio PC o e-reader un file protetto con DRM ma domani?). Se il DRM non ha funzionato per la musica, è altamente improbabile che possa avere efficacia per un medium in cui la volontà di conservazione è così spiccata come il libro elettronico.</li>
<li>Non solo, infatti, si desidera conservare un testo acquistato dopo un&#8217;immediata fruizione iniziale ma possono sussistere esperienze di fruizione del testo molto distanti temporalmente dall&#8217;acquisto. Il DRM presuppone, invece, che il contenuto protetto venga letteralmente bruciato dall&#8217;acquirente nel presente: solo in questa vera e propria combustione i vantaggi del DRM per il fruitore possono oscurarne momentaneamente gli evidenti svantaggi.</li>
<li>Il DRM non protegge dal rischio di copie abusive degli ebook sulla Rete. Nei circuiti P2P, infatti, si trovano con facilità ebook di testi non ufficialmente digitalizzati: gli ebook (illegali) esistono prima degli ebook e prima, quindi, che un lettore possa aver voglia di condividere con il resto del pianeta il libro elettronico appena acquistato.</li>
<li>Del resto, l&#8217;attenzione esclusiva di molte case editrici verso ipotetiche orde di lettori presi da <em>incontinenza condivisoria</em> rivela un&#8217;incompresione di fondo delle dinamiche di propagazione delle informazioni in Internet: non è più realistico (se lo è mai stato) tentare di impedire la stampa di fotocopie fermando, tendenzialmente, ogni singola persona che si rechi furtivamente in un centro fotocopie  con un libro in mano; nella Rete la propagazione infinita non richiede infiniti atti di duplicazione: come sanno tutti, è sufficiente che un file entri in Internet da un solo indirizzo IP per dare avvio alla feroce macchina della propagazione.</li>
</ul>
<p>Invece di tentare di sconfiggere la pirateria impedendo le azioni di propagazione, le case editrici che pubblicano ebook o sono intenzionate (obbligate, direi) a farlo nel futuro prossimo devono tentare di sedurre il lettore: alle sedizione degli illeciti nella fruizione si risponde con la seduzione di edizioni elettroniche accurate, prezzi corretti, praticità negli acquisti e mobilità dei dati non osteggiata.</p>
<p>Io, ad esempio, sarei un cliente affezionatissimo di una casa editrice che proponesse i propri ebook al 50% del costo del titolo cartaceo, in un efficiente negozio online e senza DRM d&#8217;intralcio. Cara <em>Lungimirante Edizioni</em>, con una politica di vendita del genere la mia luccicante carta di credito è tutta tua.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=64b674a9-1a4f-874a-9cbe-8c2efe6a7061" alt="" /></div>
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		<title>Esperienza d’uso di un lettore di ebook</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 16:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Cybook Opus]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono passati alcuni giorni da quando ho acceso per la prima volta il lettore di ebook Cybook Opus. Con l&#8217;utilizzo quotidiano di un dispositivo di fruizione è naturale che nascano riflessioni, pur embrionali e di superficie, sul dispositivo stesso e sull&#8217;arco di esperienze nuove che genera e di esperienze precedenti che manipola.
Superata una soglia critica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati alcuni giorni da quando ho acceso per la prima volta il lettore di ebook <em>Cybook Opus</em>. Con l&#8217;utilizzo quotidiano di un dispositivo di fruizione è naturale che nascano riflessioni, pur embrionali e di superficie, sul dispositivo stesso e sull&#8217;arco di esperienze nuove che genera e di esperienze precedenti che manipola.</p>
<p>Superata una soglia critica di giorni-esperienza, del resto molto ridotta, non è certo paradossale che l&#8217;argomento delle proprie riflessioni sia l&#8217;oggetto libro più che l&#8217;e-reader stesso. Un lettore di ebook, infatti, si inserisce in un ampio spettro di dispositivi di fruizione similari che ci accompagnano giorno per giorno, che si tratti di un lettore MP3 o di un riproduttore di DVD: è avendo in mano un e-reader che ci si accorge dell&#8217;estraneità tecnologica del libro.</p>
<p>In fin dei conti, un libro testimonia la propria estraneità ancor prima della contrapposizione tra contenuti digitali e memorizzazione analogica delle informazioni; si tratta di un&#8217;estraneità originaria, quella tra dispositivi che differenziano il dispositivo di fruizione dai contenuti che veicola ed i dispositivi sintetici che non attuano una tale differenziazione. Il libro è davvero un inquilino strambo dei nostri spazi e delle nostre attività: ogni contenuto ripete incessantemente il proprio riproduttore. Se un lettore DVD funzionasse nello stesso modo di un libro, ciascun film nella nostra videoteca sarebbe composto dal film stesso, dal lettore che consente di decifrarlo e dallo schermo TV che permette di vederlo. Una ridondanza di strumenti davvero estrema e dispendiosa.</p>
<p>Si tratta, chiaramente, di notazioni banali. Che diventano, però, presenti fisicamente al fruitore appena l&#8217;oggetto e-reader fa la sua comparsa (un&#8217;apparizione che afferma un uso inedito e, al tempo stesso, distanzia un uso precedente dei testi).</p>
<p>Altra noticilla. I contenuti di un e-reader sono organizzati adottando il concetto di &#8220;libreria&#8221;. Ma come percepisce la libreria di un e-reader il possessore di questo? La libreria elettronica si costituisce certo come un continuum di testi, dove gli spazi vuoti tra un autore e l&#8217;altro e tra un testo e l&#8217;altro contano molto meno della fluidità, mentale prima che fisica, con cui si passa da un testo all&#8217;altro. La libreria elettronica è un luogo di passaggio. La libreria fisica, nella contrapposizione con il suo gemello elettronico, accentua una propria disposizione alla frattura, nella quale un testo-libro si manifesta al fruitore allontanando dagli occhi i testi vicini.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=dce5ba72-8ca9-8d26-9192-168fc85491f5" alt="" /></div>
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		<title>Problemi di dialogo tra Cybook Opus e Ubuntu 9.04</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 17:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
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		<category><![CDATA[disco corrotto]]></category>
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		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare ci sia qualche problema di dialogo tra il nuovo Cybook Opus, Calibre ed Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope. Da novello possessore dell&#8217;ottimo lettore di ebook Bookeen Cybook Opus, non appena la batteria del dispositivo è risultata pienamente carica ho iniziato a trasferire degli ebook sull&#8217;Opus. La copia è stata effettuata mediante il software per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare ci sia qualche problema di dialogo tra il nuovo <em>Cybook Opus</em>, <em>Calibre</em> ed <em>Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope</em>. Da novello possessore dell&#8217;ottimo lettore di ebook <em>Bookeen Cybook Opus</em>, non appena la batteria del dispositivo è risultata pienamente carica ho iniziato a trasferire degli ebook sull&#8217;Opus. La copia è stata effettuata mediante il software per la gestione degli ebook <em>Calibre 0.6.11</em>: durante l&#8217;operazione, però, il programma ha mostrato su schermo una serie di errori ed ha terminato la copia dei file prima del dovuto.</p>
<p>Ho quindi correttamente smontato e scollegato l&#8217;Opus dal PC. Al successivo collegamento dell&#8217;e-reader, il device corrispondente al disco interno dell&#8217;Opus risultava corrotto, almeno secondo l&#8217;output del fido <strong>dmesg</strong>. Aprendo con un file manager il contenuto del device, quindi, risultava presente ed accessibile solo una parte delle directory memorizzate sul supporto. Perplesso ed incuriosito dall&#8217;accaduto, ho scollegato e ricollegato più volte l&#8217;e-reader: niente da fare, il disco dell&#8217;Opus continuava a presentare degli errori ed a mostrare solo parte del contenuto. A mancare era proprio la directory contenente gli ebook trasferiti con Calibre.</p>
<p>Bene. Cioè, male. Prima di seguire l&#8217;infausto e bellicoso istinto di riformattazione dell&#8217;Opus, ho avviato un secondo PC con installato una precedente release di Ubuntu, la 8.10. Collegato l&#8217;e-reader su questo computer, non solo sono spariti gli errori sul disco ma è anche comparsa nuovamente ed a miracol mostrare la directory con gli ebook copiati da me. That&#8217;s Incredible! Sul PC con Ubuntu 8.10, quindi, ho trovato che molte cartelle dell&#8217;Opus contenevano file <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Epub">epub</a> di 0 bytes: le ho cancellate senza tanti rimorsi. Collegato l&#8217;Opus al PC principale, infine, il contenuto del disco interno risultava perfettamente integro e gli ebook sopravvissuti alla sanguinaria falcidiata vivi e vegeti.</p>
<p>Riassunto e morale finale: se il disco del Cybook Opus su Ubuntu 9.04 sembra corrotto, legatevi le mani e non formattate nulla. Basterà appoggiarsi ad un altro PC per risolvere il problema.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=d556154a-d626-84cf-8905-df034c329b2d" alt="" /></div>
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