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	<title>Il Dente del Giudizio » Giornalismo</title>
	
	<link>http://www.alessandrodinicola.it</link>
	<description>Il blog di Alessandro Di Nicola</description>
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		<title>Sfogliare i quotidiani con un lettore di ebook? Perché no</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/11/21/sfogliare-i-quotidiani-con-un-lettore-di-ebook-perche-no/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 08:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un post del blog Mediablog, Marco Pratellesi manifesta perplessità sull&#8217;adozione degli ebook reader come Amazon Kindle per la lettura dei quotidiani. Sono due gli ambiti argomentativi presenti nell&#8217;articolo di Pratellesi: piacere e opportunità. Piacere in relazione alla carta (argomento generico), opportunità in relazione ai quotidiani (argomento specifico).
Leggere pubblicazioni cartacee è piacevole. Il piacere nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://mediablog.corriere.it/2009/11/perche_kindle_non_funziona_per.html">post</a> del blog <em>Mediablog</em>, Marco Pratellesi manifesta perplessità sull&#8217;adozione degli <em>ebook reader</em> come <em>Amazon Kindle</em> per la lettura dei quotidiani. Sono due gli ambiti argomentativi presenti nell&#8217;articolo di Pratellesi: piacere e opportunità. Piacere in relazione alla carta (argomento generico), opportunità in relazione ai quotidiani (argomento specifico).</p>
<p><em>Leggere pubblicazioni cartacee è piacevole</em>. Il piacere nella fruizione, però, non solo è generato e rinsaldato dall&#8217;abitudine ma non può che attestare l&#8217;esistente. È possibile enumerare i motivi per cui è piacevole leggere un volume o un quotidiano su carta perché si tratta di oggetti a cui siamo avvezzi da tempo; più difficile è <em>raccontare</em> quanto e come sia piacevole usare un lettore di ebook. Del resto, ribadire che la lettura su carta sia piacevole può facilmente diventare una scorciatoia retorica: se leggere un libro cartaceo è piacevole per le ragioni <em>X</em>, <em>Y</em> e <em>Z</em> ciò comporta che leggere un ebook non sia piacevole? No. Significa solo che, forse, non si legge un ebook per le ragioni <em>X</em>, <em>Y</em> e <em>Z</em> ma per altri motivi o, meglio, in risposta ad altri stimoli, altre necessità e altri piaceri.</p>
<p><em>Leggere i quotidiani su carta non è utile</em>. Si tratta di un ambito argomentativo dell&#8217;opportunità: i quotidiani vengono stampati, appunto, secondo una scansione temporale quotidiana e secondo Pratellesi questa non è adatta alla fruizione tramite <em>e-reader</em>. Questo argomento è attaccabile da due distinte obiezioni. La prima: non è detto che un quotidiano in formato elettronico debba essere statico, nei contenuti e nelle forme, come un quotidiano cartaceo. L&#8217;argomento di Pratellesi, dunque, è debole perché esprime inizialmente valutazioni su di un medium generico (il quotidiano) ma finisce poi per considerare come vincolante solo un aspetto specifico e momentaneo del medium (il quotidiano come forma esistente). Del resto, gli stessi quotidiani cartacei attuali incorporano timidi elementi dinamici, come l&#8217;adattamento delle pagine di cronaca locale al luogo di vendita del singolo giornale.</p>
<p>La seconda obiezione: che il contenuto di un quotidiano attuale venga aggiornato solo una volta al giorno non inficia l&#8217;utilità di fruire dello stesso attraverso un lettore di <em>ebook</em>. Così come è comodo e pratico avere centinaia di voluminosi romanzi nello spazio di pochi centimetri (e un romanzo, addirittura, non viene mai aggiornato!), può risultare pratico e comodo abbonarsi a più giornali e sfogliarli comodamente su un piccolo e maneggevole dispositivo elettronico.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=9a50d6ce-0e9e-858e-9231-491e332d8275" alt="" /></div>
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		<title>noiseFromBrunetta</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 07:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[I due recenti articoli presenti sul blog noiseFromAmerika dedicati ai risultati della campagna contro l&#8217;assenteismo attuata dal ministro Brunetta, per molti aspetti, valgono più di una pila di saggi ponderosi nel ritrarre lo stato delle cose della riflessione pubblica, del giornalismo e della comunicazione politica in Italia.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I due <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1564">recenti</a> <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1561">articoli</a> presenti sul blog <em>noiseFromAmerika</em> dedicati ai risultati della campagna contro l&#8217;assenteismo attuata dal ministro Brunetta, per molti aspetti, valgono più di una pila di saggi ponderosi nel ritrarre lo stato delle cose della riflessione pubblica, del giornalismo e della comunicazione politica in Italia.</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=e21fa184-3863-863e-aa09-63c6e753555d" alt="" /></div>
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		<title>I professionisti ed il tramonto di ciò che permane</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/06/08/i-professionisti-ed-il-tramonto-di-cio-che-permane/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 11:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quotidiano l&#8217;Unità ha recentemente pubblicato la traduzione di una conferenza dello sceneggiatore e regista John August. Interessante, merita di essere letta tutta. Mi lascia perplesso, però, parte della chiusura:
Quello che vi chiedo, quello che vi supplico di fare, se potete leggere tra le righe, è di affrontare questi nuovi strumenti da professionisti, non da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il quotidiano l&#8217;Unità ha recentemente pubblicato la <a href="http://www.unita.it/news/85092/essere_professionisti_e_lalba_dei_dilettanti">traduzione</a> di una conferenza dello sceneggiatore e regista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_August">John August</a>. Interessante, merita di essere letta tutta. Mi lascia perplesso, però, parte della chiusura:</p>
<blockquote><p>Quello che vi chiedo, quello che vi supplico di fare, se potete leggere tra le righe, è di affrontare questi nuovi strumenti da professionisti, non da dilettanti. Al contrario di quell’orribile notiziario, che è stato riciclato, il vostro blog sarà disponibile per sempre. Per sempre. Gli storici lo leggeranno e si chiederanno, “Cristo. Ma non avevano il correttore automatico?”</p></blockquote>
<p>Ho l&#8217;impressione che, come molti altri, August faccia l&#8217;errore di confondere la permanenza delle informazioni nella Rete con la permanenza come la si è conosciuta nei media pre-Internet. La permanenza in Rete è un frutto della tecnologia, fuori della Rete è invece indirizzata dalla cura nel tempo delle informazioni: la cura è riservata ai capolavori, che vengono tramandati e conservati di generazione in generazione. Il &#8220;per sempre&#8221; dei capolavori, nell&#8217;evidenza fisica della trasmissione del sapere, è tutto qui.</p>
<p>Non credo che la permanenza tecnica possa trapassare nell&#8217;eternità informativa, a meno di non passare per gli stessi filtri qualitativi da cui emergono, con nobile lentezza, i capolavori. Non c&#8217;è nessuna evidenza, insomma, che la <a href="http://www.alessandrodinicola.it/tag/teologia-del-digitale/">teologia del digitale</a> trasformi l&#8217;acqua in vino quando attraversa Internet.</p>
<p>Per questo penso che August si sbagli quando afferma che bisogna essere professionali poiché ciò che pubblichiamo online sarà disponibile per sempre; al contrario, la professionalità potrà aiutare la permanenza di ciò che rendiamo pubblico, fino a farla avvicinare alla piccola eternità del capolavoro, al lavorìo del tramandare.</p>
<p>È proprio qui che l&#8217;argomento di August si dimostra più debole. È possibile che il blog con la storia del gatto citato nell&#8217;articolo sia leggibile nei prossimi decenni o secoli; ciò non significa, però, che tale blog verrà letto come opera giudicabile secondo i canoni della professionalità personale: sarà ancora in Rete ma, forse, non verrà ricercato ed individuato come opera di un singolo, costituendo un mero dato di testimonianza informativa. E ad un dato tronco del soggetto nessuno chiederà rigore, ricerca della verità o consistenza, così come nessuno si chiede se siano vere le informazioni sul mondo contenute in un geroglifico.</p>
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		<title>Un paese punk</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/06/05/un-paese-punk/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 11:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gramellini su Fogna su fogna &#8211; LASTAMPA.it
Cosa spinge sessanta albergatori di un’isola incantata a svuotare le fogne direttamente in mare, davanti a una delle spiagge più belle, ammorbando la natura che dà loro lavoro e benessere?
&#8230;
Il terzo fattore, a mio avviso il più grave, è la morte del futuro. Ne parlo spesso, forse per esorcizzarla. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=637&amp;ID_sezione=56&amp;sezione=">Gramellini su Fogna su fogna &#8211; LASTAMPA.it</a></p>
<blockquote><p>Cosa spinge sessanta albergatori di un’isola incantata a svuotare le fogne direttamente in mare, davanti a una delle spiagge più belle, ammorbando la natura che dà loro lavoro e benessere?<br />
&#8230;<br />
Il terzo fattore, a mio avviso il più grave, è la morte del futuro. Ne parlo spesso, forse per esorcizzarla. Ma in quei sessanta albergatori che per risparmiare il costo di uno smaltimento corretto dei rifiuti accettano il rischio di inquinare i luoghi nei quali vivono e sulla cui bellezza campano, vedo la mentalità diffusa di chi considera domattina l’ultimo orizzonte immaginabile della propria vita. E pur di far quadrare i conti della settimana è disposto a pregiudicare quelli dei figli e dei nipoti.</p></blockquote>
<p>Qualcuno si chiede come mai in Italia il movimento punk non abbia mai attecchito realmente. Il motivo, forse, è che il nostro paese dell&#8217;estetica punk non ha mai avuto realmente bisogno: cibo vizzo buttato sopra imbandigioni secolari. Abbiamo fatto passare avanti ed assimilato replicandolo, con inesausta lentezza e parsimonia nei tempi ma liberalità nelle energie spese, il succo di criniere e spilli ed agri metalli. <em>No future</em>. Nessun futuro davanti.</p>
<p>Negli Stati Uniti ed in Inghilterra, però, l&#8217;aspra guerriglia senza futuro si è esaurita in una manciata di anni. Nasceva da una catena di isolati atti di negazione, per questo è stato un frutto spolpato dall&#8217;interno ed esaurito nella storia. Da noi il <em>no future</em> è un caldo proposito di affermazione, espansione e conferma: difficilmente affamati e volenterosi del cambiamento se ne potranno liberare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il fotoritocco, tra eccessi e connotazioni di status</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/06/03/il-fotoritocco-tra-eccessi-e-connotazioni-di-status/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 10:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli eccessi del fotoritocco. Da un articolo di Maria Luisa Agnese apparso oggi sul Corriere online:
La Francia lancia il bollino antiritocchi sulle immagini delle star &#8211; Corriere della Sera
Peccato invece che da quando Mert and Marcus, i due fotografi che per primi ave­vano dato dignità e cornice artistica al­l’uso della manipolazione estetica nella fo­to, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli eccessi del fotoritocco. Da un articolo di Maria Luisa Agnese apparso oggi sul Corriere online:<br />
<a href="http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_03/photoshop_ritocchi_bollino_maria_luisa_agnese_43a91b5c-5007-11de-84e5-00144f02aabc.shtml">La Francia lancia il bollino antiritocchi sulle immagini delle star &#8211; Corriere della Sera</a></p>
<blockquote><p>Peccato invece che da quando Mert and Marcus, i due fotografi che per primi ave­vano dato dignità e cornice artistica al­l’uso della manipolazione estetica nella fo­to, la rincorsa all’abuso del mezzo sia stata sfrenata e spesso senza limiti. Il sistema dei media patinato è tuttora restio a farsi imbrigliare: in una recente intervista a 60 minutes, il direttore di Vogue Anna Win­tour ha difeso il diritto ad avvalersi del Photoshop: «Non vedo perché non debba usarlo se ho una foto di Hillary Clinton», ha detto con perfidia poco solidale. Ma ha anche alzato inni a una foto di Irving Penn che raffigurava con luce naturale e cruda una donna grassa e nuda, apparsa sul suo giornale per illustrare un articolo sui peri­coli dell’obesità: «È la classica foto che ob­bliga il lettore a fermarsi» ha riconosciuto Wintour. È il segno che il retro pensiero sulla prevalenza della foto-verità avanza.</p></blockquote>
<p>Mi pare che la conclusione qui riportata sia più un modo per chiudere formalmente il pezzo che una chiusa sufficientemente meditata. Anna Wintour, infatti, dimostra di apprezzare il realismo fotografico quando questo è al servizio di una rappresentazione volutamente sporca e degradata del reale (oltretutto con una punta di moralismo): l&#8217;esatto contrario della rappresentazione pittorica insita nel fotoritocco, che testimonia uno status di eccellenza.</p>
<p>Da una parte il reale più che reale, dall&#8217;altra un altrove di ricchezza, splendore e bellezza geometrizzata. Insomma, il giudizio di Wintour più che manifestare una rivincita della foto-verità conferma, al contrario, la necessità ed il fascino distanziante del fotoritocco per chi ne fa uso.</p>
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		<title>Io dal giornalaio</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/02/26/io-dal-giornalaio/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 11:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei pochi periodici che acquisto dal giornalaio è Internazionale. Sono ormai mesi e mesi, infatti, che non compro più quotidiani, se non in casi eccezionali. Dei vari La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa e via dicendo finivo per leggere una manciata di articoli scritti da uno sparuto numero di giornalisti: il resto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei pochi periodici che acquisto dal giornalaio è Internazionale. Sono ormai mesi e mesi, infatti, che non compro più quotidiani, se non in casi eccezionali. Dei vari La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa e via dicendo finivo per leggere una manciata di articoli scritti da uno sparuto numero di giornalisti: il resto del quotidiano non mi interessava e non mi interessa tutt&#8217;ora.</p>
<p>Ho cercato di spiegarmi la ragione complessiva dietro a questa causa specifica di disaffezione. La mia impressione è che, almeno in Italia, il sistema editoriale che ruota intorno al mondo dei quotidiani, prima di essere afflitto dalla pervasiva crisi dell&#8217;informazione generalista, è afflitto dalla crisi dell&#8217;informazione generica.</p>
<p>Per troppo tempo, infatti, i nostri quotidiani si sono retti sul potere di essere quotidiani: cioè delle fonti informative sintetiche pubblicate secondo una scansione temporale ravvicinata (la sintesi che producono, al livello più basso ed elementare, deriva proprio dalla necessità di filtro che comporta tale scansione temporale). È evidente come la forza di sintesi dei quotidiani sia l&#8217;impalcatura si cui è stata eretta l&#8217;autorità e l&#8217;autorevolezza degli stessi; la stessa televisione, infatti, non ha potuto erodere tale autorevolezza perché il flusso multimediale che fornisce non produce sintesi ma singole particelle informative, come tutti sanno.</p>
<p>L&#8217;autorevolezza dei quotidiani, dunque, è stata basata su questo duplice pilastro: l&#8217;intervento costante nel presente ed il potere di creare sintesi del mondo. L&#8217;autorevolezza di un singolo quotidiano, poi, è stata data storicamente da linee editoriali forti (o vistosamente e programmaticamente deboli, che è lo stesso) e qualità dei giornalisti. Credo che nello specifico del nostro paese, dunque, per troppo tempo si è attribuito un eccessivo valore alla prima autorevolezza, a discapito della seconda: quando si ottempera a questa sorta di grado zero dell&#8217;informazione, però, quello che si ottiene è un sistema fragile.</p>
<p>I principali quotidiani italiani, a forza di dar peso al principio di autoconservazione dell&#8217;essere pubblicazioni meramente e robustamente quotidiane, sono divenuti degli animali pigri e mostruosi: autori di palese mediocrità intellettuale assisi in prima pagina, terze pagine spoglie e strutturate secondo il principio dell&#8217;hit parade culturale e così via. Si ha a che fare con contenuti sempre più generici via via che ci si allontana dal martellante incedere delle 24 ore: l&#8217;opera lirica è affidata a penne che hanno l&#8217;unico merito di ribattere sulla distanza (media) tra lettore (medio) ed una sedicente Cultura Alta, le recensioni cinematografiche sono per lo più borborigmi di una pochezza argomentativa imbarazzante. Francamente, se ho voglia di sbirciare un&#8217;opinione su una pellicola in visione non apro certo un quotidiano (ma, ad esempio, un blog come <a href="http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/">&#8230; ma sono vivo e non ho più paura</a>).</p>
<p>Come scrivevo giorni fa su FriendFeed, se devo saltare da una pagina all&#8217;altra non compro un quotidiano. I miei salti li faccio su Internet.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il patto fluido. Né etica né deontologia.</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2009/01/22/il-patto-fluido-ne-etica-ne-deontologia/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 12:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sviluppo qui alcuni (micro)pensieri presenti in una manciata di miei commenti su FriendFeed nati in risposta ad un post sul blog di Suzukimaruti.
Nel giornalismo classico una regola aurea è quella di separare la notizia dal commento. Una regola simile ha valore in quanto il fatto in sé di scrivere per una testata giornalistica rende decifrabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sviluppo qui alcuni (micro)pensieri presenti in una manciata di miei commenti su FriendFeed nati in risposta ad un <a href="http://www.suzukimaruti.it/2009/01/19/dai-succhi-di-frutta-alletica/">post</a> sul blog di Suzukimaruti.</p>
<p>Nel giornalismo classico una regola aurea è quella di separare la notizia dal commento. Una regola simile ha valore in quanto il fatto in sé di scrivere per una testata giornalistica rende decifrabile e collocabile un articolo o una serie di articoli di un giornalista: una testata offre un orientamento ideologico, deontologico e metodologico che dona direzione e forza ai singoli scritti (questo, ovviamente, in termini ideali ma presenti nella percezione comune dell&#8217;autorevolezza giornalistica). È attivo, insomma, prima della messa in discussione di un articolo o della scrittura dello stesso un filtro che facilita quella semplificazione che porta a poter dire che sia possibile, sempre idealmente, separare realtà e commento. Un articolo, perciò, prima di esser scritto è già appartenente alla testata: ciò che resta per informare il lettore è la realtà ed il commento (non tragga in inganno la professione di libertà manifestata da talune testata: anche una simile professione è un atto ideologico, che orienta e vincola la lettura).</p>
<p>Nei blog, nello stato attuale delle cose e nella gran parte dei casi, non sussiste l&#8217;orientamento dato dalle testate. Non esistono testate. L&#8217;atto di scrittura avviene per un passaggio repentino e fluido dalla comunicazione privata a quella pubblica. Un post in un blog, dunque, non viene stimolato e fatto esistere da un patto esterno tra lettore e giornale (la vicinanza fiduciosa tra lettore e testata giornalistica): appare improvvisamente in un caotico palcoscenico pubblico, tra schiamazzi, silenzi e flussi di informazioni incontrollate.</p>
<p>Il patto che predecentemente permetteva al lettore di &#8220;sedersi sull&#8217;idea&#8221; che esistesse una realtà separata da un&#8217;opinione non sussiste più: non ci sono più testate orientative e, del resto, non è detto che un post nasca per esprimere un&#8217;opinione (al di là dell&#8217;opinione implicita di ritagliare, da un flusso ribollente, quel frammento informativo e solo quello che si reputa degno di un post). Non è neanche detto che possa esistere una deontologia, che presuppone una professione: molti blog, come quello che state leggendo, non costituiscono infatti una forma di lavoro per chi li gestisce.</p>
<p>Senza testate, senza l&#8217;obbligo di testimoniare un&#8217;opinione, senza deontologia. Dato che un blog la maggior parte delle volte ha carattere personale, si può tentare l&#8217;azzardo di parlare di etica. Il problema è che una parola del genere rimanda ad un universo morale, non ad un insieme di pratiche di comunicazione. Dove non può esserci né etica in senso stretto né deontologia può trovarsi un patto fluido tra blogger e lettore: è la decifrabilità della causa che ha fatto passare l&#8217;autore dall&#8217;ambito privato a quello pubblico della comunicazione ed ha fatto nascere un post. La decifrabilità tenta di rispondere alla domanda: perché il blogger non se ne è stato zitto?</p>
<p>In questo senso, la trasparenza della causa corrisponde alla trasparenza delle opinioni rispetto agli eventi della realtà nella scrittura giornalistica canonica. Basta, a mio parere, l&#8217;infrazione di questa trasparenza per creare un solido spartiacque tra pratiche di comunicazione corrette e pratiche di comunicazione scorrette nei blog. L&#8217;utilizzo di AdSense (ed il relativo interesse teoricamente &#8220;opaco&#8221; di un autore per l&#8217;incremento utilitaristico dei lettori), la presenza di elementi di autopubblicità nel blog (come nel mio caso) o forme similari di monetizzazione della scrittura sono pratiche a mio parere limpide perché sono autoevidente, non nascondono la propria origine e la causa della propria presenza in una pagina web.</p>
<p>In questo senso, una pratica di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PayPerPost">PayPerPost</a> può risultare corretta o scorretta a seconda che si renda evidente o meno come tale: se il PayPerPost assume un carattere di emersione pubblicitaria è probabile che possa esser reso dichiarabile senza che ne si vanifichi lo scopo (il blog X parla del prodotto Y e rende pubblico il legame con l&#8217;azienda che produce Y), se il carattere più che pubblicitario è di selezione qualitativa (il blog X parla del prodotto Y in termini positivi, simulando quindi una selezione tra i prodotti similari) è evidente come qualsiasi dichiarazione pubblica del PayPerPost vanifichi, a causa della simulazione indicata, lo scopo del PayPerPost stesso.</p>
<p>Che nel PayPerPost sia presente tale duplice carattere, pubblico e simulatorio, è con tutta evidenza una banalità. Tale ovvietà, però, attesta come sia possibile semplificare in modo utile le possibili discussioni sull&#8217;etica nei blog utilizzando come elemento di discrimine la causa dei post, invece di concetti come libertà ed indipendenza di un autore.</p>
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		<title>L’opposizione manifesta</title>
		<link>http://www.alessandrodinicola.it/2008/10/27/lopposizione-manifesta/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 10:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[25 ottobre]]></category>
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		<description><![CDATA[Qui e qui trovate un reportage fotografico sulla manifestazione del PD del 25 ottobre a Roma. Le foto sono di Violetta Rossi, con la mia accorta supervisione (&#8220;prendi quello lì, guarda come è icastico!&#8221;, &#8220;qui sfioriamo la metafora&#8221; ecc&#8230;). A breve anche su Flickr.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=2007781&amp;id=1379510546">Qui</a> e <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=2007782&amp;id=1379510546">qui</a> trovate un reportage fotografico sulla manifestazione del PD del 25 ottobre a Roma. Le foto sono di Violetta Rossi, con la mia accorta supervisione (&#8220;prendi quello lì, guarda come è icastico!&#8221;, &#8220;qui sfioriamo la metafora&#8221; ecc&#8230;). A breve anche su <a href="http://www.flickr.com/photos/31794760@N02/sets/72157608408001436/">Flickr</a>.</p>
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		<title>Segnalazioni ecumeniche postelettorali</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 11:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Interessante l&#8217;editoriale La comunità e il mercato di Dario Di Vico sul Corrierone. Da leggere anche il bel post di [falso idillio].
Poi dicono che snobbo i quotidiani&#8230;
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante l&#8217;editoriale <a href="http://www.corriere.it/editoriali/08_aprile_18/divico_9a5d291a-0d06-11dd-9f4c-00144f486ba6.shtml">La comunità e il mercato</a> di Dario Di Vico sul Corrierone. Da leggere anche il bel <a href="http://falsoidillio.splinder.com/post/16749909/falci%2C+martelli+e+facce+schifa">post</a> di [falso idillio].</p>
<p>Poi dicono che snobbo i quotidiani&#8230;</p>
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		<title>Quando l’informazione è schierata</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 21:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Quotidiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma se l&#8217;informazione moderata, in Italia, ha spesso la sterilità della fotografia automatica (vedi post precedente), ben peggiori sono i difetti dell&#8217;informazioni che si schiera: in realtà, quasi mai si schiera onestamente per un punto di vista, cercando di esaurirlo, per lo più si schiera per la Verità. Ciò produce immagini statiche quanto l&#8217;informazione moderata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma se l&#8217;informazione moderata, in Italia, ha spesso la sterilità della fotografia automatica (vedi post precedente), ben peggiori sono i difetti dell&#8217;informazioni che si schiera: in realtà, quasi mai si schiera onestamente per un punto di vista, cercando di esaurirlo, per lo più si schiera per la Verità. Ciò produce immagini statiche quanto l&#8217;informazione moderata, con l&#8217;aggravante di considerare spesso la realtà delle cose come un preambolo e non come l&#8217;oggetto del racconto (il reale, infatti, è sempre l&#8217;anticipazione della Verità; ottenuto questa, l&#8217;analisi del reale è reputata inutile e, anzi, dannosa). Nella distillazione delle notizie e delle interpretazioni, quindi, il mondo si assottiglia e s&#8217;infittisce la rete degli assiomi, delle invarianti di pensiero, dei paralogismi.</p>
<p>Ma informazione moderata ed informazione schierata (non che io creda che esista realmente un&#8217;informazione equilibrata ed una di parte, chiaramente: a crederci, indicando una direzione univoca del dire, è l&#8217;informazione stessa), nel nostro paese, hanno essenzialmente differenziazioni quantitative più che qualitative. Un&#8217;informazione schierata si riconosce soprattutto dal fatto che evita di nascondere procedimenti argomentativi come i seguenti (ed evita di nasconderli proprio perché sa di essere ascoltata e letta &#8220;in nome della verità delle cose&#8221;):</p>
<p>. Della fazione propria vengono presentate sempre le cause di un&#8217;azione (cause nobili, ovviamente), della fazione avversa sempre l&#8217;azione come dato irrelato (azione nefasta, in modo altrettanto ovvio). Per azione si intende un evento pubblico che diventa notizia: altrettanto chiaramente, il presentare le cause per la fazione propria ha anche lo scopo di far dimenticare la notizia mentre il presentare l&#8217;azione &#8220;in purezza&#8221; per la fazione avversa serve anche a prolungare in un eterno presente la notizia, che non cessa di essere attuale (perché se non spieghi le cause di un&#8217;azione anche gli effetti diventano misteriosi, imprevedibili, sempre ricadenti sul reale).</p>
<p>. Non è possibile attaccare direttamente A. Allora si scova un flebile legame tra A e B e si attacca B. Qui il trucco è rendere mostruoso B, tanto da riuscire a nascondere che il legame tra B ed A deve essere ancora dimostrato (e non sarà mai dimostrato).</p>
<p>. Un argomento della fazione avversa è solido e sensato. Per parlarne bisogna renderlo ridicolo, eccessivo, senza controllo. Il lettore si accorgerà che non si sta discutendo di quell&#8217;argomento ma dell&#8217;elefantiasi incancrenita dello stesso? Per niente, perché tanto dal giornale non accoglie informazioni sparse (e da completare autonomamente, in una solitudine della conoscenza che è il contrario della verità) ma la verità delle cose.</p>
<p>Ecco, il contrario di un&#8217;informazione pigramente schierata è un&#8217;informazione attivamente frammentata.</p>
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