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	<title>Luca De Biase</title>
	
	<link>http://blog.debiase.com</link>
	<description>Perspective. Innovation that matters. Science of consequences. Subjects: knowledge economy and happiness, social media and information ecology, value and vision.</description>
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		<title>Vega vende immobili e finanzia startup</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 16:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[michele vianello]]></category>

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		<description><![CDATA[Immagina un incubatore per nuove imprese. Puoi pensare a Lund, dove l&#8217;organizzazione collabora alla selezione delle idee, prosegue nel mentoring dei nuovi imprenditori, trova finanziamenti, accelera la crescita e la relazione con il mercato, magari si occupa di far crescere culturalmente la squadra e finisce per l&#8217;aiutarla anche nella relazione con le grandi aziende che&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immagina un incubatore per nuove imprese. Puoi pensare a Lund, dove l&#8217;organizzazione collabora alla selezione delle idee, prosegue nel mentoring dei nuovi imprenditori, trova finanziamenti, accelera la crescita e la relazione con il mercato, magari si occupa di far crescere culturalmente la squadra e finisce per l&#8217;aiutarla anche nella relazione con le grandi aziende che potrebbero finire per voler acquistare l&#8217;azienda che ha compiuto con successo i suoi primi, per esempio, tre anni, portandosi in casa l&#8217;innovazione che ha compiuto. Oppure a uno dei molti strani luoghi, spesso italiani, nei quali i gestori pensano fondamentalmente ad affittare gli spazi dimenticando la loro missione di acceleratori di startup.</p>
<p>Il Vega dimostra di avere capito, eccome, da che parte è meglio andare: venderà immobili per finanziare startup e ospitarle negli spazi rimanenti, accompagnarle nella crescita, aiutarle ad andare sul mercato.</p>
<p><a href="http://www.michelecamp.it/">Michele Vianello</a> ha presentato oggi a Gorizia una visione sul futuro del lavoro: crowdsourcing, nomadismo, collaborazione. La presentazione e&#8217; qui sotto.</p>
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		<title>Progetto magazìn</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 13:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una città divisa dal passato e unita dal futuro. Gorizia cerca di darsi servizi internazionali per costruire una piattaforma territoriale rinnovata. Magazìn è una piattaforma digitale, sociale e locale che deve dimostrare la possibilità di inventare una collaborazione tra chi vive in un territorio come quello di Gorizia, che un muro ha diviso in passato&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una città divisa dal passato e unita dal futuro. Gorizia cerca di darsi servizi internazionali per costruire una piattaforma territoriale rinnovata. <div class="hang-1-column" style="width:170px;"><a href="http://blog.debiase.com/wp-content/uploads/2012/05/20120524-151453.jpg"><img width="170px" src="http://blog.debiase.com/wp-content/uploads/2012/05/20120524-151453.jpg" alt="20120524-151453.jpg" class="" /></a></div> </p>
<p><a href="http://news.gomagazin.eu">Magazìn</a> è una piattaforma digitale, sociale e locale che deve dimostrare la possibilità di inventare una collaborazione tra chi vive in un territorio come quello di Gorizia, che un muro ha diviso in passato e che oggi è diviso solo da un muro mentale e culturale.</p>
<p>&#8220;La terra, la geografia, le grandi esigenze del territorio, prendono alla lunga il sopravvento sulle divisioni politiche.</p>
<p>Riconoscere i confini dello spazio significa anche imparare a superarli nel tempo.</p>
<p>La globalizzazione è la competizione tra i territori. Vincono quelli che si danno un progetto unico, in armonia con la propria storia, e che si connettono alle storie degli altri.</p>
<p>La sfida dell’economia è riconquistare una relazione armonica con la società, il territorio, l’innovazione.</p>
<p>La sfida della società è recuperare il valore delle relazioni tra le persone.</p>
<p>La sfida della cultura è ripensare le identità per connetterle e non per distinguerle.</p>
<p>La sfida dell’ambiente è trovare un equilibrio tra la limitatezza delle risorse e le esigenze dell’economia, della società e della cultura.</p>
<p>Queste sfide si vincono solo dandosi una prospettiva che sintetizzi il rapporto tra quell’equilibrio e la nuova definizione di progresso che ne emerge: fatto di qualità più che di quantità.</p>
<p>Una città è una piattaforma di connessioni, conoscenze condivise, sensori e regole semplici che diano ai generatori di idee e valore aggiunto lo spazio per svilupparsi.</p>
<p>Una città divisa dalla storia ma unita dal suo territorio svela al mondo la sua ridefinizione del senso di comunità quando svela a sé stessa il suo comune destino, incarnato dalla sua comune piattaforma organizzativa.</p>
<p>Una città così può riscrivere la definizione di benessere&#8221;.</p>
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		<title>Emozione razionale per Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 09:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[perplessità]]></category>
		<category><![CDATA[Bolla]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[speculazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio di McKinsey fa notare che le emozioni guidano il comportamento sul mercato finanziario in poche occasioni e per poco tempo, ma in generale la razionalità dei fattori economici fondamentali prevale. È esattamente così? Lo studio era stato pubblicato prima della quotazione in borsa di Facebook. Ma oggi dovrebbe far riflettere. Del resto, moltissimi&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio di <a href="http://www.mckinseyquarterly.com/Corporate_Finance/Valuation/Do_fundamentals_or_emotions_drive_the_stock_market_1593">McKinsey</a> fa notare che le emozioni guidano il comportamento sul mercato finanziario in poche occasioni e per poco tempo, ma in generale la razionalità dei fattori economici fondamentali prevale. È esattamente così? </p>
<p>Lo studio era stato pubblicato prima della quotazione in borsa di Facebook. Ma oggi dovrebbe far riflettere. Del resto, moltissimi osservatori, <a href="http://blog.debiase.com/2012/04/un-futuro-con-meno-google-e-fa/">compreso</a> questo <a href="http://blog.debiase.com/2012/05/per-un-pugno-di-miliardi-di-dollari-facebook-grafo-sociale-google-grafo-della-conoscenza/">blog</a>, avevano avvertito nella valutazione di Facebook qualcosa di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-18/quanti-rischi-compra-pubblicita-225236.shtml?uuid=Ab09DleF&#038;fromSearch">esagerato</a>. Le valutazioni assurde di Instagram, <a href="http://blog.debiase.com/2012/04/evernote-unaltra-capitalizzazi/">Evernote</a>, <a href="http://blog.debiase.com/2012/05/tagged-la-moltiplicazione-dei/">Pinterest</a>, sembravano fatte posta per tirare la volata alla quotazione di Facebook. La scarsità iniziale di titoli in vendita, sembrava pensata per far salire le quotazioni e tenerle alte quando in prossimità del collocamento si sarebbe deciso di aumentare il numero di azioni immesse sul mercato.</p>
<p>E dunque, razionalità o emozione governano il mercato? La razionalità ha prevalso per Goldman Sachs e Morgan Stanley. L&#8217;emotività ha prevalso per i risparmiatori. Questo non è una stranezza di breve termine, sembra piuttosto un vizio di lungo termine. </p>
<p>Dopo la tosatura, probabilmente potremo ripensare a come evolverà il business di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-18/quanti-rischi-compra-pubblicita-225236.shtml?uuid=Ab09DleF&#038;fromSearch">Facebook</a>.</p>
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		<title>Macao senza patria</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[perplessità]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[La ricostruzione delle vicende del Macao fatta da Global Voices e l&#8217;aggregazione di notizie realizzata da Micheket hanno mostrato l&#8217;importanza e l&#8217;ampiezza dell&#8217;interesse suscitato dalla manifestazione degli artisti per la creazione di uno spazio fisico e mentale destinato alla generazione di cultura in un momento storico in cui i confini del privato e del pubblico&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ricostruzione delle vicende del Macao fatta da <a href="http://it.globalvoicesonline.org/2012/05/italia-macao-e-il-riscatto-della-cultura-autogestita/">Global Voices</a> e l&#8217;aggregazione di notizie realizzata da <a href="http://micheket.wordpress.com/">Micheket</a> hanno mostrato l&#8217;importanza e l&#8217;ampiezza dell&#8217;interesse suscitato dalla manifestazione degli artisti per la creazione di uno spazio fisico e mentale destinato alla generazione di cultura in un momento storico in cui i confini del privato e del pubblico si confondono, se non a livello legale almeno dal punto di vista funzionale.</p>
<p>È un esempio di quanto il nostro paese sia stretto tra obiettivi ineludibili e apparentemente contrastanti. Non ci possiamo permettere di tollerare altra illegalità. Ma non possiamo rilanciare lo sviluppo soffocando l&#8217;energia che deriva dalla cultura. </p>
<p>La società lo sente, le persone più sensibili lo testimoniano. In mancanza di spazi e risorse, non può stupire che la dinamica culturale si manifesti anche in forme antagoniste. Specialmente dopo un trentennio centrato proprio su una forma particolare di politica culturale, interpretata come distruzione dello sviluppo culturale &#8220;organico&#8221; e invasione dell&#8217;inquinamento culturale della <a href="http://blog.debiase.com/paper/ecologia-dellattenzione/">strategia della disattenzione</a>.</p>
<p>La strada preferita dell&#8217;insieme della società non è certo quella della distruzione creativa. L&#8217;insieme della società ha bisogno di rassicurazione. Ma, dopo il risveglio drammatico alla realtà che caratterizza questo periodo storico, la società non accetta più rassicurazioni finte. Cerca una legalità non formale, ma basata sulla sua funzione civica. Cerca cultura nuova ma autentica. Cerca una prospettiva, fatta di visione e di azione possibile: le persone sono disposte ad affrontare difficoltà enormi &#8211; come hanno dimostrato nei primi mesi di questa nuova fase politica &#8211; ma vogliono che tutto questo abbia uno scopo pratico e un senso profondo. Chi vuole prendersi cura di questa società, a qualunque livello di responsabilità, deve saperlo. Non siamo spettatori, consumatori, target, profili&#8230; Siamo persone vere.</p>
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		<title>Agcom rimandata</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 17:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[perplessità]]></category>

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		<description><![CDATA[Per adesso non si decide nulla sull&#8217;Agcom. I partiti, forse, non riescono a uscire dalla loro abitudine di fare trattative segrete. O forse hanno deciso di uscirne cercando più trasparenza come dice Guido Scorza. E come dimostra un pezzo di Massimo Mucchetti, scritto con le migliori intenzioni, il problema è oggettivamente complesso. Se si può&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per adesso non si decide nulla sull&#8217;Agcom. I partiti, forse, non riescono a uscire dalla loro abitudine di fare trattative segrete. O forse hanno deciso di uscirne cercando più trasparenza come dice <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/nomine-agcom-parlamento-ascolta-rete/238450/">Guido Scorza</a>. E come dimostra un <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/maggio/20/sfide_del_Web_per_nuova_co_9_120520137.shtml">pezzo</a> di Massimo Mucchetti, scritto con le migliori intenzioni, il problema è oggettivamente complesso. Se si può confondere il monopolio della rete fisica di un operatore telefonico ex pubblico con il &#8220;lock-in&#8221; degli over-the-top come Google, Apple, Facebook, sugli utenti delle loro piattaforme significa che chi è chiamato a gestire l&#8217;Agcom deve davvero portare cultura e competenza. Per non parlare degli intrecci delle tv, del copyright, la pubblicità&#8230;</p>
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		<title>Qualche primato in effetti conta: secondo Neowin, Chrome supera Explorer</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 17:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[media]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo Neowin il browser di Google, Chrome, ha superato Explorer, il browser di Microsoft, in termini di quota di mercato globale. (Neowin e Saggiamente) Nel 1995, fino alla quotazione della Netscape, Bill Gates dava del &#8220;comunista&#8221; a chi gli suggeriva che su internet si doveva regalare il software per tenere le quote di mercato. Alla&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo Neowin il browser di Google, Chrome, ha superato Explorer, il browser di Microsoft, in termini di quota di mercato globale. (<a href="http://www.neowin.net/news/chrome-overtakes-internet-explorer-in-market-share">Neowin</a> e <a href="http://www.saggiamente.com/2012/05/21/crolla-il-dominio-di-internet-explorer-dopo-oltre-un-decennio-chrome-e-il-nuovo-re/">Saggiamente</a>)</p>
<p>Nel 1995, fino alla quotazione della Netscape, Bill Gates dava del &#8220;comunista&#8221; a chi gli suggeriva che su internet si doveva regalare il software per tenere le quote di mercato. Alla fine dell&#8217;anno, con il 95% dei browser in mano alla neoquotata Netscape, Gates decise che la Microsoft doveva recuperare. In pochi anni di durissima battaglia senza esclusione di colpi, che finì per interessare anche l&#8217;Antitrust, la Microsoft riuscì a distruggere Netscape.</p>
<p>La paura di Gates era che il browser, con java, potesse diventare una sorta di sistema operativo di internet, spiazzando il potere del suo Windows. La storia si è incaricata di spiazzare Windows ugualmente. E ora spiazza anche Explorer. </p>
<p>Ma ora, Chrome diventerà una sorta di sistema operativo? Lo è sull&#8217;iperportatile un po&#8217; sperimentale di Google. Lo è per il mondo in crescita &#8211; lenta &#8211; delle webapps. Non lo è per la maggior parte delle persone. E poi: quanti consultano e consulteranno il web usando i browser contenuti in Twitter e Facebook?</p>
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		<title>Medicina come business ed economia dell’infelicità</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 09:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La medicina cura le malattie o migliora le prestazioni e le condizioni di vita delle persone? L&#8217;esplorazione dei confini tra queste due possibilità genera ambiguità che la società ha bisogno di sciogliere e sulle quali deve compiere un processo di riflessione. Anche perché il progresso tecnologico porrà la società di fronte a scelte sempre più&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La medicina cura le malattie o migliora le prestazioni e le condizioni di vita delle persone? L&#8217;esplorazione dei confini tra queste due possibilità genera ambiguità che la società ha bisogno di sciogliere e sulle quali deve compiere un processo di riflessione. Anche perché il progresso tecnologico porrà la società di fronte a scelte sempre più difficili.</p>
<p>Da Sigmund Freud in poi abbiamo assorbito nella nostra cultura la gravità dei pericoli connessi alla cocaina: questo significa che tutti li conoscono e chi ne fa uso è fondamentalmente resposabile delle proprie azioni. Da decenni sappiamo che il doping sportivo fa male all&#8217;autenticità delle esperienze fisiche e spesso alla salute: non c&#8217;è ancora probabilmente una consapevolezza piena delle conseguenze della scelta di doparsi, a fronte dei benefici economici per gli sportivi professionisti e delle soddisfazioni narcisistiche per i dilettanti, insieme alle pressioni delle squadre. Solo da qualche anno la chiurgia plastica a fini meramente estetici è in discussione: le donne e gli uomini che vi fanno ricorso sono diversamente consapevoli; si va dalle persone mature e nel pieno delle loro facoltà di scelta a persone più insicure che semplicemente aspirano a un&#8217;immagine stereotipata per combattere debolezze di vario genere. Realtà molto diverse, ovviamente. Ma che sembrano avere qualche cosa in comune.</p>
<p>Se la medicina è condotta dalla logica del business e se il business è condotto dalla logica del consumismo, che genera bisogni per poi soddisfarli, i rischi sono crescenti: dalla dispersione di risorse culturali, alla perdita di autenticità delle relazioni, dai rischi per la salute all&#8217;eccesso di spesa che può condurre anche a un forte indebitamento e a una ricerca spasmodica di ulteriori entrate economiche. La soddisfazione offerta dal consumo, come attestano le ricerche sull&#8217;economia della felicità, dura poco: per mantenerla a un livello stabile occorre consumare ancora e ancora, in una dinamica che appare abbastanza simile a quella di una dipendenza. Ma nello stesso tempo questa dinamica disperde valore non monetario: identità culturale, qualità relazionale.</p>
<p>I trent&#8217;anni appena finiti, centrati su un&#8217;economia del consumismo, del debito, della pubblicità televisiva, con forme di informazione che sconfinavano costantemente nella comunicazione e sistemi di generazione di bisogni sempre più sofisticati, lasciano ferite sociali, culturali e ambientali profondissime. </p>
<p>Il passaggio a una nuova epoca di maggiore consapevolezza è in atto. I valori del civismo e dell&#8217;autenticità stanno riprendendo un&#8217;importanza che negli anni scorsi sembrava perduta. L&#8217;economia della felicità non è assolutamente una questione da confondere con la decrescita, ma con una ridefinizione delle priorità. Che comincia con la fine della sbornia dell&#8217;eccesso di consumi e dell&#8217;eccesso di televisione commerciale, le cui conseguenze economiche e politiche sono ormai emerse in tutta la loro pericolosità.</p>
<p>In questo contesto, la battaglia per un&#8217;informazione più completa sulla chirurgia estetica, condotta come critica delle logiche mediatiche per esempio da <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=94">Lorella Zanardo</a> e avviata in chiave d&#8217;inchiesta sul business collegato da <a href="http://27esimaora.corriere.it/pagina/dottore-cosa-mi-rifarebbe/">Cristina Tagliabue</a>, è una battaglia che va ben oltre la crescita della consapevolezza femminile e riguarda tutti. Si tratta di un&#8217;informazione che ci aiuta a liberarci dall&#8217;ambiguità dell&#8217;inautentico e dalla dipendenza dai bisogni immaturi e dispersivi.</p>
<p>E&#8217; solo l&#8217;inizio, probabilmente. Sherry Turkle, in <a href="http://www.nytimes.com/2011/02/22/books/22book.html">Alone Together</a>, si interroga appunto sull&#8217;autenticità delle relazioni affettive in un&#8217;epoca nella quale si provano sentimenti per un computer e si arriva ad immaginare l&#8217;amore per un robot. Intanto, temi più vicini all&#8217;esperienza di molti, si fanno strada, come l&#8217;analisi delle &#8220;amicizie su Facebook&#8221; che resta un territorio di riflessione da approfondire, anche se la società sta certamente cominciando a maturare una consapevolezza in materia. La diffusione di servizi online per trovare l&#8217;anima gemella in base ad algoritmi talvolta piuttosto scontati e prevedibili non cessa di avanzare in una società di persone solitarie. Certo, la proiezione dei propri fantasmi nelle relazioni con gli altri non è questione di oggi: ma la mediazione nelle relazioni tra le persone operata attraverso piattaforme automatiche che usano l&#8217;&#8221;affettività&#8221; o l&#8217;&#8221;amicizia&#8221; come metafora è una novità che la cultura è destinata ad affrontare.</p>
<p>ps. (disclosure): le relazioni private restano tali in questo blog; ma va detto che una parte di queste considerazioni sono ispirate anche dalla relazione personale di chi scrive con l&#8217;autrice dell&#8217;inchiesta sulla chirurgia plastica.</p>
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		<title>Kurt Vonnegut: otto suggerimenti per scrivere una grande storia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 18:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Kurt Vonnegut ha regalato qualche giorno fa ai lettori dell&#8217;Atlantic otto suggerimenti per scrivere una grande storia. I primi, non sorprendenti, dimostrano probabilmente che il percorso di una storia allude a qualcosa di archetipico, o almeno profondamente radicato nella nostra cultura. Quelli conclusivi invece appaiono forse più inconsueti e soggettivi: 1. Use the time of&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Kurt Vonnegut ha regalato qualche giorno fa ai lettori dell&#8217;<a href="http://www.theatlantic.com/entertainment/archive/2012/04/kurt-vonneguts-8-tips-on-how-to-write-a-great-story/255401/">Atlantic</a> otto suggerimenti per scrivere una grande storia. I primi, non sorprendenti, dimostrano probabilmente che il percorso di una storia allude a qualcosa di archetipico, o almeno profondamente radicato nella nostra cultura. Quelli conclusivi invece appaiono forse più inconsueti e soggettivi:</p>
<blockquote><p>1. Use the time of a total stranger in such a way that he or she will not feel the time was wasted.<br />
2. Give the reader at least one character he or she can root for.<br />
3. Every character should want something, even if it is only a glass of water.<br />
4. Every sentence must do one of two things—reveal character or advance the action.<br />
5. Start as close to the end as possible.<br />
6. Be a Sadist. No matter how sweet and innocent your leading characters, make awful things happen to them—in order that the reader may see what they are made of.<br />
7. Write to please just one person. If you open a window and make love to the world, so to speak, your story will get pneumonia.<br />
8. Give your readers as much information as possible as soon as possible. To hell with suspense. Readers should have such complete understanding of what is going on, where and why, that they could finish the story themselves, should cockroaches eat the last few pages.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Premio Marzotto domani a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 18:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani un convegno organizzato alla Bocconi intorno al grande tema della cultura d&#8217;impresa, delle startup e dell&#8217;innovazione. Con il premio Marzotto. Non è certo un caso che si parli tanto e in modo sempre più approfondito di questo argomento. La letteratura economica sembra ormai convinta che la crescita e l&#8217;occupazione si fanno oggi essenzialmente con&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani un convegno organizzato alla <a href="http://www.alumnibocconi.it/">Bocconi</a> intorno al grande tema della cultura d&#8217;impresa, delle startup e dell&#8217;innovazione. Con il premio Marzotto. Non è certo un caso che si parli tanto e in modo sempre più approfondito di questo argomento. La letteratura economica sembra ormai convinta che la crescita e l&#8217;occupazione si fanno oggi essenzialmente con l&#8217;innovazione tecnologica e le piccole imprese innovative.</p>
<div class="hang-1-column" style="width:530px;"><a href="http://blog.debiase.com/wp-content/uploads/2012/05/premio_marzotto_12.jpg"><img src="http://blog.debiase.com/wp-content/uploads/2012/05/premio_marzotto_12.jpg" alt="" title="premio_marzotto_12" width="530" height="1150" class="" /></a></div>
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		<title>Rai: i numeri di Numeri</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 17:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Che la televisione sia un medium ancora forte non occorre dirlo, specialmente in Italia. Ma è anche vero che, almeno in certe fasce di età e in certe parti della società, sta subendo la concorrenza di altre forme di spettacolo e informazione, compresa la rete. Una delle conseguenze possibili è una certa avversione al rischio&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che la televisione sia un medium ancora forte non occorre dirlo, specialmente in Italia. Ma è anche vero che, almeno in certe fasce di età e in certe parti della società, sta subendo la concorrenza di altre forme di spettacolo e informazione, compresa la rete. Una delle conseguenze possibili è una certa avversione al rischio che si traduce in programmi ripetitivi e orientati più a difendere l&#8217;audience acquisita che a trovarne o riconquistarne altra. Non è certo una regola generale, s&#8217;intende: i professionisti della televisione sanno esattamente quello che stanno facendo e non cessano di provare qualche cosa di nuovo, ma non si può negare che la gran parte della programmazione è piuttosto conservatrice. Anche perché la sperimentazione è percepita come una perdita molto probabile di spettatori abitudinari a fronte della generazione molto meno probabile di nuovi spettatori. </p>
<p>Sicché non può che stupire il fatto che la Rai abbia consentito di mandare in onda un programma come <a href="http://www.numeri.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-43cf2fdc-9ae4-4f88-9656-a5a57aa8d172.html?homepage">Numeri</a>. Marco Cobianchi ha contribuito a pensare e realizzare la trasmissione, che è prodotta dalla Toro tv (Gruppo Sony) e i cui autori sono Giovanni Filippetto Cristina Cecilia, Pasquale Romano oltre a Cobianchi stesso.</p>
<p>La trasmissione si occupa di statistiche (Istat, Banca d&#8217;Italia, Eurostat). Il che è certamente innovativo e coraggioso. Inoltre le mostra con un linguaggio grafico che a sua volta è piuttosto innovativo (non poteva essere altrimenti). Il bello è che i numeri di Numeri sono piuttosto buoni: gli share delle prime quattro puntate sono stati nell&#8217;ordine: 4,6; 3,2; 6,5; 4,8; il tutto ottenuto senza traino, ricorda Cobianchi, osservando che «l&#8217;approfondimento del Tg2 ci lascia all&#8217;1,6 quindi noi, nella peggiore delle serate, come minimo raddoppiamo e quando finiamo si ritorna all&#8217;1,6%».</p>
<p>Le statistiche, grazie alle innovazioni appassionanti e pionieristiche di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Rosling">Hans Rosling</a> e al movimento del data journalism, si stanno conquistando uno spazio narrativo sempre più importante. L&#8217;<a href="http://www.istat.it/it/">Istat</a>, insieme ad <a href="http://www.ahref.eu/it">Ahref</a>, organizza questa settimana un <a href="http://wavu.ahref.eu/post/2012/02/22/data-journalism-school-di-fondazione-ahref/">corso</a> di data journalism le cui prenotazioni sono andate esaurite in 24 ore (in preparazione altre edizioni).</p>
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