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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie)</title>
	
	<link>http://www.giannimarconato.it</link>
	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 May 2013 06:42:22 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il digitale a scuola peggiora l’apprendimento?</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/05/il-digitale-a-scuola-peggiora-lapprendimento/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 06:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare sia proprio così. Lo sostiene Roberto Casati sul Sole 24 Ore di ieri, domenica 12 maggio, citando uno studio di Marco Gui che ha analizzato (nel 2013) i dati PISA 2008. Datazione a parte (elemento che a mio dire non è del tutto irrilevante, considerato come le cose evolvano, non necessariamente in meglio, in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/05/colonialismo1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2571" alt="colonialismo" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/05/colonialismo1-300x227.png" width="300" height="227" /></a></div>
<div>Pare sia proprio così.</div>
<div>
Lo sostiene Roberto Casati sul Sole 24 Ore di ieri, domenica 12 maggio, citando uno studio di Marco Gui che ha analizzato (nel 2013) i dati PISA 2008. Datazione a parte (elemento che a mio dire non è del tutto irrilevante, considerato come le cose evolvano, non necessariamente in meglio, in questo campo).</p>
<div></div>
<p>Prendo in seria considerazione il concetto che lui usa di &#8220;colonialismo digitale&#8221; basato sull&#8217;assunto: &#8220;considerato che il digitale esiste, lo si deve usare. Ovunque e comunque&#8221;. Chi si oppone al colonialismo digitale è accusato di difendere il passato.</p>
<div></div>
<p>Il succo del discorso sta nelle conclusioni della ricerca fatta da Gui: l&#8217;uso, non moderato, del digitale a scuola è associato a risultati di apprendimento inferiori di chi non le usa in matematica, scienze e lettura. Il Nostro sottolinea che ciò che la ricerca mette in evidenza è una associazione tra uso della tecnologia e apprendimento e non di un rapporto direttamente causale.</p>
<div></div>
<p>La riflessione sui dati merita, comunque, di essere fatta. Io lo faccio a partire dalle mie esperienze dirette ed indirette con insegnanti che usano le tecnologie. Cose già dette ma che vale la pena ribadire.</p>
<div></div>
<p>Non ha senso fare di ogni erba un fascio: la situazione è articolata; accanto a tanti insegnanti che usano le tecnologie per il semplice fatto che esistono, per un malinteso senso di &#8220;innovazione&#8221;, per non sentirsi vecchi, con lo spirito della pecore (e talvolta del pecoraio), cioè senza alcuna consapevolezza ed armati solo di un po&#8217; di competenza digitale, ce ne sono alcuni che sanno dare una ragione al loro, anche forsennato, uso delle tecnologie. Le usano in modo appropriato, all&#8217;interno di un consapevole quadro didattico, in modo laico (lontani, quindi, dalla religione della lim e del tablet).</p>
<p>La questione mi pare sia:</p></div>
<ul>
<li>Le tecnologie a scuola da sole non fanno alcuna differenza,</li>
<li>Spesso sono usate per arricchire l&#8217;insegnamento,</li>
<li>Non è mai chiaro quando, quanto e come migliorino l&#8217;apprendimento,</li>
<li>Gli usi, empiricamente, più ricchi si hanno quando è già presente una buona competenza didattica.</li>
</ul>
<div>
Concludendo, mi pare che la questione non sia &#8220;tecnologie si, tecnologie no&#8221;, ma &#8220;tecnologie come&#8221; e soprattutto &#8220;tecnologie perché&#8221;.</p>
<div></div>
<p>In questa prospettiva è un dovere resistere al colonialismo digitale.</p></div>
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		<item>
		<title>Chi è un bravo insegnante?</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/05/chi-e-un-bravo-insegnante/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 May 2013 12:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[LIM]]></category>
		<category><![CDATA[Tablet]]></category>
		<category><![CDATA[didattica innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Tema spinoso ma che torna di continuo. Difficile a dirsi, anche se se qualsiasi collega, studente o genitore non avrebbe difficoltà ad identificarlo. Pare che, oggi, il bravo insegnante abbia a che fare con la questione dell&#8217;uso delle tecnologie. Io la mia l&#8217;ho già detta qui: nessuna correlazione tra uso delle tecnologie (soprattutto se si parla [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/05/Agati.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2565" alt="Agati" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/05/Agati-300x171.jpg" width="300" height="171" /></a></div>
<div>Tema spinoso ma che torna di continuo. Difficile a dirsi, anche se se qualsiasi collega, studente o genitore non avrebbe difficoltà ad identificarlo.</div>
<div></div>
<div>Pare che, oggi, il bravo insegnante abbia a che fare con la questione dell&#8217;uso delle tecnologie.</div>
<div></div>
<div>Io la mia l&#8217;ho già detta <a title="Lim " href="http://www.giannimarconato.it/2012/12/un-insegnante-che-usa-la-lim-insegna-meglio-di-uno-che-non-la-usa/" target="_blank">qui</a>: nessuna correlazione tra uso delle tecnologie (soprattutto se si parla di hardware, tipo lim e tablet) ed efficacia didattica.</div>
<div></div>
<div>Sulla questione ritorna Mario Agati, un insegnante di liceo che gode della mia stima professionale e personale, che parla di &#8220;<a title="Agati" href="http://tecnologieeducative.wordpress.com/2013/04/07/non-abbiamo-bisogno-di-apprendisti-stregon" target="_blank">apprendisti stregon</a>i&#8221; a proposito dei colleghi che si fanno vanto dell&#8217;uso delle tecnologie e per questo si sentono migliori di quelle che no le usano.  Mario afferma che:</div>
<div></div>
<div>
<blockquote><p>Il problema della scuola non è la mancanza di tablet e LIM, è la mancanza di neuroni condivisi, di insegnanti bravi (tolte le solite minoranze), di strategie didattiche serie, di visioni pedagogiche… In queste condizioni, la disseminazione di LIM è inutile e spesso dannosa: quante volte abbiamo visto che sono proprio gli insegnanti mediocri ad appassionarsi ai nuovi gadget elettronici e a mascherare con gli effetti speciali dei bit la loro insipienza didattica e culturale?</p></blockquote>
<div> Ribadisco la questione :</div>
<blockquote>
<div>&#8230; quante volte abbiamo visto che sono proprio gli insegnanti mediocri ad appassionarsi ai nuovi gadget elettronici e a mascherare con gli effetti speciali dei bit la loro insipienza didattica e culturale?</div>
</blockquote>
<div>Mario parla esplicitamente di mascheramento della mediocrità didattica con l&#8217;uso delle tecnologie. Una provocazione?  Non lo so, ma di certo una prospettiva da prendere in considerazione; ogni tanto capita anche a me di imbattermi in simili &#8230; profili.</div>
<div></div>
<div>Per tentare una risposta alla domanda (modello Marzullo), io credo che il bravo insegnante sia, prima di tutto, quello che è consapevole del proprio ruolo e di come lo sta agendo. Giorni fa un&#8217;insegnante, non alle prime armi, dice: &#8220;Ho sempre più la sensazione di essere irrilevante nel promuovere la crescita dei miei studenti: quelli che entrano già bravi, escono ancor più bravi; quelli deboli continuano ad essere deboli&#8221;. Un outing che mi ha, positivamente, sorpreso, soprattutto perché fatto in presenza di una ventina di colleghe della stessa scuola. Sono certo che quella è una brava, una bravissima, insegnante.</div>
<div></div>
<div>Altro criterio per avere la medaglia del bravo insegnante è, secondo me, la sua disponibilità a condividere con i colleghi: condividere quello che fa, i suoi successi ed insuccessi, i prodotti che ha sviluppato, come li ha usati, quali risultati ha ottenuto&#8230;. condividere,anche, la progettazione e le attività didattiche. Vedo ancora insegnanti che non condividono quello che fanno per timore di non aver fatto cose buone, per il timore di ricevere critiche dai colleghi. Si preoccupano delle critiche dei colleghi e non di quelle degli studenti&#8230;&#8230;</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://tecnologieeducative.wordpress.com/2013/04/07/non-abbiamo-bisogno-di-apprendisti-stregoni/">http://tecnologieeducative.wordpress.com/2013/04/07/non-abbiamo-bisogno-di-apprendisti-stregoni/</a></div>
</div>
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		<item>
		<title>L’istruzione via web è democrazia dell’apprendimento?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/OiJ4Mt-59PY/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/04/listruzione-via-web-e-democrazia-dellapprendimento/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 07:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[MOOC]]></category>

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		<description><![CDATA[A scanso di equivoci, dico di NO. Eppure l&#8217;apertura di tanti corsi, soprattutto universitari, on-line, non ultima la moda dei MOOCs, i Massive Open Online Courses tipo Cursera, Audacity con le loro migliaia di utenti a partecipazione gratuita, ha fatto e fa gridare a tanti (sprovveduti o in odore di conflitto di interessi) alla realizzazione del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/04/Cattura-24-aprile.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2559" alt="Cattura 24 aprile" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/04/Cattura-24-aprile-300x190.png" width="300" height="190" /></a></p>
<p>A scanso di equivoci, dico di NO.</p>
<p>Eppure l&#8217;apertura di tanti corsi, soprattutto universitari, on-line, non ultima la moda dei MOOCs, i Massive Open Online Courses tipo Cursera, Audacity con le loro migliaia di utenti a partecipazione gratuita, ha fatto e fa gridare a tanti (sprovveduti o in odore di conflitto di interessi) alla realizzazione del sogno di una scuola di qualità per tutti ed a costo praticamente nullo.</p>
<p>Apparentemente le cose stanno così: le migliori università del mondo ed i loro migliori docenti offrono gratuitamente sul web i loro corsi ed a questi possono partecipare, e partecipano, migliaia di studenti.</p>
<p>La questione è: quale è la qualità di questa offerta formativa? E soprattutto, si tratta di una offerta &#8220;formativa&#8221;?</p>
<p>Se guardiamo agli standard didattici accademici che vedono il prevalere di una didattica <a title="ex" href="http://www.giannimarconato.it/2012/02/giu-dalla-cattedra/" target="_blank">ex-cathedra</a> con tutti i limiti, conclamati e criticati, via web abbiamo la ripetizione di quell&#8217;approccio, solo che invece di avere un insegnante in carne ed ossa che parla, ne abbiamo uno che lo fa attraverso una videoregistrazione e qualche dispensa. Nessuna interazione con gli studenti (come avviene, comunque, nelle aule con decine se non centinaia di studenti), interazione che è l&#8217;essenza della &#8220;relazione&#8221; didattica. A salvare un po&#8217; la baracca ci pensano gli studenti che interagiscono tra di loro dandosi reciproco feedback, sostenendosi nella comprensione &#8230;.</p>
<p>Al di là di questa assente innovazione didattica, la questione è un&#8217;altra ed è ben preoccupante: le supposte (!) innovazioni  possibili grazie al digitale, in assenza di un cambiamento di paradigma del loro &#8220;contenuto&#8221; sono delle modalità per tagliare sui costi dell&#8217;istruzione offrendo un servizio di qualità inferiore. O un modo per farsi pubblicità.</p>
<p>Come ben testimoniano alcuni casi eclatanti, e non limite, il risultato è che chi utilizza queste opportunità lo fa perché non gli è possibile cogliere un&#8217;opportunità maggiormente qualificata: le tecnologie creano<a title="abusi" href="http://www.giannimarconato.it/2011/12/abusi-delle-tecnologie-didattiche/" target="_blank"> nuova esclusione</a>, altro che democrazia!</p>
<p>Conclusione: credere che con il semplice uso delle tecnologie e la correlata apertura/facilitazione dell&#8217;accesso ad opportunità formative si faccia democrazia dell&#8217;istruzione, è una mistificazione colossale della problematica, una semplificazione eccessiva che solo chi non conosce la questione può avanzare simili suggestioni.</p>
<p>Più che alla democratizzazione dell&#8217;istruzione, assistiamo all&#8217;industrializzazione, alla meccanizzazione dell&#8217;istruzione.</p>
<p>Lo dimostra anche un <a title="Repubblica" href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/04/22/news/universit_online_usa_contestate-57269429/?fb_action_ids=10151409678463513&amp;fb_action_types=og.recommends&amp;fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&amp;fb_source=aggregation&amp;fb_aggregation_id=288381481237582" target="_blank">articolo di Repubblica del 23 aprile 2013</a> dal titolo eloquente: Usa, guerra sulle università online: &#8221;Democratiche? No, solo un bluff&#8221;"</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/04/22/news/universit_online_usa_contestate-57269429/?fb_action_ids=10151409678463513&amp;fb_action_types=og.recommends&amp;fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&amp;fb_source=aggregation&amp;fb_aggregation_id=288381481237582">http://www.repubblica.it/scuola/2013/04/22/news/universit_online_usa_contestate-57269429/?fb_action_ids=10151409678463513&amp;fb_action_types=og.recommends&amp;fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&amp;fb_source=aggregation&amp;fb_aggregation_id=288381481237582</a></p>
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		<item>
		<title>Perché dovremo fare i preliminari cognitivi?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/F8Z58ohWiDc/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/04/perche-dovremo-fare-i-preliminari-cognitivi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 07:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Attivazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivazione cognitiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì scorso stavo lavorando con un gruppo di insegnanti e formatori. Quotidiane esplorazioni del mestiere di insegnare. Una partecipante ci racconta una storia di didattica: una lezione da lei tenuta poche ore prima, su di un tema trattato più volte in precedenza, solo che questa volta (?)  non era riuscita ad agganciare il gruppo (giovani [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/04/Cattura-preliminari.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2548" alt="Cattura preliminari" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/04/Cattura-preliminari-300x172.png" width="300" height="172" /></a></p>
<p>Venerdì scorso stavo lavorando con un gruppo di insegnanti e formatori. Quotidiane esplorazioni del mestiere di insegnare.</p>
<p>Una partecipante ci racconta una storia di didattica: una lezione da lei tenuta poche ore prima, su di un tema trattato più volte in precedenza, solo che questa volta (?)  non era riuscita ad agganciare il gruppo (giovani apprendisti).</p>
<p>Analizziamo il suo racconto, che sollecito essere molto dettagliato, soprattutto relativamente ai primi minuti di lezione (si trattava del primo incontro con quel gruppo).</p>
<blockquote><p>Dopo la rituale presentazione, la collega inizia a presentare il contenuto del suo intervento, ed alle prime domande rileva subito la totale assenza del gruppo, assenza che continua per tutto l&#8217;intervento, salvo poche, stanche, estraniate interazioni. L&#8217;intervento si chiude, ovviamente, senza neppure la frase canonica: &#8220;è stato bello, peccato sia durato poco&#8221;.</p></blockquote>
<p>Riesaminiamo il caso e ad un certo punto mi &#8220;scappa&#8221; l&#8217;analogia: sono forse mancati i preliminari &#8230; cognitivi? Enfatizzando, per chi non lo avesse capito (e c&#8217;era chi non lo aveva) la questione dei preliminari &#8230; e, attivato il pensiero analogico, la discussione parte &#8230; Ben focalizzata, perché è chiaro di cosa si stia parlando.</p>
<p>E si &#8220;scopre&#8221; che senza adeguati &#8220;preliminari&#8221;, questa volta cognitivi, è difficile avere una buona e convinta partecipazione dei partner. E se i partner (nell&#8217;apprendimento) non partecipano, la relazione (educativa) sarà insoddisfacente. Per tutti.</p>
<p>Troppo spesso le nostre lezioni assomigliano ad un saltare addosso ai nostri studenti, sommergendoli di contenuti a loro estranei, senza aver fatto, preliminarmente, alcun tentativo di portarli dentro a quello che noi intendiamo fare con loro: offriamo (o imponiamo?) il nostro sapere che resterà sempre a loro estraneo. Alcuni lo rifiuteranno platealmente e respingeranno il nostro focoso assalto (messaggeranno, leggeranno &#8211; on-line &#8211; la gazzetta sportiva &#8230;); altri, educatamente, fingeranno partecipazione con qualche segno  di presenza (un cenno del capo, un si, qualche assente risposta ad una domanda &#8230;) ma ascolteranno passivamente e tutto sarà come non fosse successo.</p>
<p>Sarà stata un po&#8217; irrituale la mia analogia, ma pare abbia funzionato. Abbiamo, infatti, lungamente parlato sull&#8217;attivazione, come primo passo di una nuova sessione didattica. Non puoi &#8220;avere&#8221; i tuoi studenti se prima non li &#8230;scaldi &#8230;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/SqMG/~4/F8Z58ohWiDc" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Stereotipi resistenti, mode conformiste, lamenti antichi. Innovare la didattica? Napoli, 12 aprile</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/ptwNuR1aAm4/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/04/stereotipi-resistenti-mode-conformiste-lamenti-antichi-innovare-la-didattica-napoli-12-aprile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 19:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Moreno]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri di Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Landri]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Pirrozzi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Un&#8217;occasione di confronto  tra colleghi su importanti questioni con cui ci misuriamo tutti i giorni nel nostro mestiere ma che non riusciamo mai ad affrontare adeguatamente  perché presi dall&#8217;urgenza della quotidianità. Una zona franca, un momento di presa di distanza dal quotidiano per guardare alla nostra professione e riflettere collettivamente e per riesaminare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/04/Innovare-la-didattica-def.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2542" alt="Innovare la didattica def" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/04/Innovare-la-didattica-def-268x300.png" width="268" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;occasione di confronto  tra colleghi su importanti questioni con cui ci misuriamo tutti i giorni nel nostro mestiere ma che non riusciamo mai ad affrontare adeguatamente  perché presi dall&#8217;urgenza della quotidianità.</p>
<p>Una zona franca, un momento di presa di distanza dal quotidiano per guardare alla nostra professione e riflettere collettivamente e per riesaminare le nostre pratiche per fondarle concettualmente ed arricchirle.</p>
<p>I lavori si svilupperanno a partire da alcune domande-stimolo organizzate in schede attivatrici (che saranno consegnate agli iscritti prima dell&#8217;incontro) e saranno centrati sul confronto-reazione tra i presenti</p>
<p>Paolo Landri, Gianni Marconato, Cesare Moreno e Salvatore Pirrozzi<i> </i>costituiranno delle risorse  per il gruppo per articolare ed approfondire interattivamente i fondamenti della professione.</p>
<p>Queste alcune delle domande-stimolo:</p>
<ul>
<li>Perché l’insegnante da solo non migliora il proprio insegnamento?</li>
<li>Bisogna davvero innovare la didattica?</li>
<li>Dove inizia il cambiamento?</li>
<li>Come posso innovare la mia didattica?</li>
<li>Cosa succede se rovesciamo la scuola?</li>
<li>Il libro di testo digitale manca di appeal?</li>
<li>Perché con i corsi sulle tecnologie non si innova la didattica?</li>
<li>I libri di testo servono?</li>
<li>Insegnare stanca?</li>
<li>Cosa si dovrebbe insegnare a scuola?</li>
<li>Insegnare, una professione estrema?</li>
<li>Trasmettere conoscenza?</li>
<li>Interrogare è uno (stanco) rito?</li>
<li>L’ iPad rende stupidi?</li>
<li>L’insegnante è un impiegato della conoscenza?</li>
<li>Si può imparare da un insegnante?</li>
<li>Gli insegnanti dettano informazioni e gli studenti scrivono, memorizzano, imparano?</li>
<li>Cosa vuol dire passare dall’insegnamento all’apprendimento?</li>
<li>La tecnologia crea danni o cambiamenti?</li>
<li>Lo scopo dell’istruzione è l’insegnamento o l’apprendimento?</li>
<li>Come si usano le tecnologie a scuola?</li>
<li>Il digitale a scuola migliora l’apprendimento?</li>
<li>Un insegnante che usa la LIM insegna meglio di uno che non la usa?</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Perché l’insegnante da solo non migliora il proprio insegnamento?</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/03/perche-linsegnante-da-solo-non-migliora-il-proprio-insegnamento/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 17:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pratiche di insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Laurillard]]></category>
		<category><![CDATA[pratiche didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavorando con gli insegnanti, mi trovo spesso ad ascoltare le loro lamentazioni (che non sono lagnose lamentele)  sulla (non) collaborazione che assai spesso non riescono a stabilire con i colleghi, e se ne lamentano perché questa non collaborazione produce inefficienza ed inefficacia tanto nel loro agire come singolo operatore, tanto nell&#8217;agire della scuola nel suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/Laurillard-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2533" alt="Laurillard 1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/Laurillard-1-300x188.jpg" width="300" height="188" /></a></div>
<div></div>
<div>Lavorando con gli insegnanti, mi trovo spesso ad ascoltare le loro lamentazioni (che non sono lagnose lamentele)  sulla (non) collaborazione che assai spesso non riescono a stabilire con i colleghi, e se ne lamentano perché questa non collaborazione produce inefficienza ed inefficacia tanto nel loro agire come singolo operatore, tanto nell&#8217;agire della scuola nel suo insieme.</p>
<div></div>
<p>Ho già <a title="post" href="http://www.giannimarconato.it/2013/03/come-posso-innovare-la-mia-didattica/" target="_blank">detto</a> che una modalità &#8220;innovativa&#8221; di attività scolastica alla portata di tutti senza stare ad aspettare epocali riforme scolastiche, è proprio la collaborazione tra colleghi.</p>
<div></div>
<p>Credo che sulla questione non vi sia alcun dubbio da parte degli insegnanti avveduti.</p>
<div></div>
<p>Quindi, anche senza bisogno di autorevoli conferme, cito con piacere una rigorosa concettualizzazione della questione presente in un recente libro di Diana Laurillard, Teaching as a Design Science: Building Pedagogical Patterns for Learning and Technology &#8211; 2012</p>
<div></div>
<p>In questo pregevole lavoro (su cui ritornerò per altre riflessioni), l&#8217;autrice vede proprio dell&#8217;interazione tra pari la chiave del miglioramento dell&#8217;insegnamento. Perché?</p>
<div></div>
<p>L&#8217;idea centrale di questo libro è che l&#8217;insegnamento non sia una scienza teorica, che, cioè, l&#8217;insegnamento non sia concettualizzabile secondo teorie e spiegazioni e, soprattutto non derivi direttamente le proprie pratiche  dalle teorie dell&#8217;apprendimento.</p>
</div>
<div></div>
<div>
<div>Per insegnare &#8220;allo stato dell&#8217;arte&#8221; non serve a nulla &#8220;applicare&#8221; meccanicamente quelle teorie per il semplice fatto che non può esistere un&#8217;applicazione, azione che è per sua natura contestualizzata, di una teoria che, per sua natura, è un&#8217;astrazione.</div>
</div>
<div>
<div></div>
<p>Ogni contesto di insegnamento, ogni soggetto che apprende, è un caso specifico.</p>
<div></div>
<div>
<div>Ecco, allora, Laurillard che concettualizza l&#8217;insegnamento come un&#8217;attività di &#8220;design&#8221; che si sviluppa sulla base di &#8220;principi&#8221; ed euristiche, scoperte personali, un&#8217;azione contestualizzata che sviluppa le proprie pratiche efficaci attraverso  processi iterativi di prove e valutazione dell&#8217;impatto. L&#8217;insegnamento non è una scienza sperimentale basata su studi di laboratorio.</div>
<div></div>
<div>L &#8216;identificazione di queste pratiche efficaci può avvenire solo se ogni insegnante può costruire il proprio agire didattico sull&#8217;esperienza degli altri insegnanti. La qualità dell&#8217;insegnamento è, quindi, frutto dell&#8217;effetto cumulativo delle pratiche di un comunità.</div>
<div></div>
<div>Ogni insegnante scopre attraverso la propria pratica ciò che è efficace, ma troppo spesso questa conoscenza non viene articolata e condivisa. Lo sviluppo dell&#8217;insieme della conoscenza di una disciplina avviene costruendo sul lavoro di altri.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;insegnamento, nell&#8217;approccio di Laurillard, diventa, quindi, una &#8220;principled reflective practice&#8221;, una pratica basata su solide concettualizzazioni e sulla riflessione sulla pratica stessa.</div>
</div>
</div>
<div>
<div></div>
<p>Banale, quindi, concludere che al di fuori della collaborazione autentica tra insegnanti, non si ha sviluppo del sapere (pratico) dell&#8217;insegnante, non si consegue &#8220;qualità&#8221; didattica, non si riesce ad innovare la didattica traendo beneficio dai risultati delle scienze dell&#8217;apprendimento.</p>
</div>
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		<item>
		<title>Bisogna davvero innovare la didattica?</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/03/bisogna-davvero-innovare-la-didattica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 16:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; A conti fatti, forse no. O, meglio, potrebbe essere opportuno non assumere questo obiettivo. Innovare in modo autentico, non è facile, tanto dal punto di vista psicologico che operativo. Innovare crea spavento, resistenze, razionalizzazioni. Credo siano davvero pochi gli insegnanti, che per un lavoro di riflessione personale che hanno da tempo intrapreso anche in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/cambiamento.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2527" alt="cambiamento" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/cambiamento-300x183.jpg" width="300" height="183" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A conti fatti, forse no. O, meglio, potrebbe essere opportuno non assumere questo obiettivo.</p>
<p>Innovare in modo autentico, non è facile, tanto dal punto di vista psicologico che operativo.</p>
<p>Innovare crea spavento, resistenze, razionalizzazioni.</p>
<p>Credo siano davvero pochi gli insegnanti, che per un lavoro di riflessione personale che hanno da tempo intrapreso anche in modo informale, siano pronti per intraprendere la strada dell&#8217;innovazione (attenzione: insegnanti &#8220;innovativi&#8221; che ne sono già tanti; più di quanto dall&#8217;esterno si possa pensare ma meno di quanti pensano di esserlo).</p>
<p>Innovare la didattica implica un cambiamento concettuale non da poco: cambiare i presupposti teorici (concettuali) su cui si fonda la pratica.</p>
<p>Con questo non voglio dire che non abbia senso innovare la (didattica), voglio dire che se alle intenzioni vogliamo far seguire le azioni, sarebbe già un obiettivo con significativo impatto pratico l&#8217;arricchimento, il miglioramento delle pratiche correnti.<br />
Non sono necessari costosi e dolorosi cambiamenti: diamo valore e costruiamo su quello che già c&#8217;è e piccoli cambiamenti si possono fare.</p>
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		<item>
		<title>Dove inizia il cambiamento?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/9s3h7I8Dlsk/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/03/dove-inizia-il-cambiamento/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 07:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco fa mi stavo preparando la colazione; un occhio alla caffettiera ed uno al tablet, dove stavo leggendo un articolo citato su FB da Laura Antichi, grande cacciatrice di succose notizie in rete (grande, non solo per questo),  e la domanda mi si è piantata in mente. Questo breve post è un tentativo di risposta. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/domanda.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2520" alt="domanda" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/domanda-300x184.png" width="300" height="184" /></a></div>
<div>Poco fa mi stavo preparando la colazione; un occhio alla caffettiera ed uno al tablet, dove stavo leggendo un articolo citato su FB da Laura Antichi, grande cacciatrice di succose notizie in rete (grande, non solo per questo),  e la domanda mi si è piantata in mente. Questo breve post è un tentativo di risposta.</div>
<div></div>
<blockquote>
<div><strong><span style="color: #ff6600;">Innovazione è cambiamento</span></strong></div>
</blockquote>
<div></div>
<div>La questione centrale mi pare sia come attivare il processo di cambiamento?, cosa ci fa cambiare?</div>
<div></div>
<div>Banalmente, una persona cambia se avverte l&#8217;esigenza di cambiare, mica perché uno arriva e gli dice : &#8220;devi cambiare il tuo modo di insegnare&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Il cambiamento, l&#8217;innovazione della didattica, inizia con una riflessione.</div>
<div></div>
<div>Una buona domanda attivatrice potrebbe essere: cosa vuol dire per me imparare?</div>
<div></div>
<div>Ed a cascata, tante altre domande che potrebbero portare  a  decidere  che  qualcosa nelle nostre pratiche didattiche non quadra e che potrebbe essere il caso di cambiare qualcosa (dico  potrebbero; mica è certo che scatti il click).</div>
<div></div>
<div>Forse, a quel punto, e solo a quel punto, potremo domandarci se ci può essere utile, che so, buttarci, sul flipping o se usare qualche tecnologia.</div>
<div></div>
<div><strong><span style="color: #ff6600;">Il cambiamento inizia con una domanda, non con una risposta</span></strong></div>
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		<item>
		<title>Come posso innovare la mia didattica?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/VRRpMYebh3E/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/03/come-posso-innovare-la-mia-didattica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 08:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[classi 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la domanda che spesso mi sento fare. La mia idea di &#8220;innovazione&#8221; è chiara: fare cose nuove in modo nuovo (nulla da eccepire se per qualcuno innovare significa fare le solite cose con strumenti nuovi; questo è adeguamento). Assistiamo ad un feroce contrabbando di innovazione (vedi quella che Lidia chiama &#8220;tecnologicizzazione forzata&#8221; presente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/Cattura-collaborazione.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2513" alt="Cattura collaborazione" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/03/Cattura-collaborazione-300x186.png" width="300" height="186" /></a></p>
<p>Questa è la domanda che spesso mi sento fare.</p>
<p>La mia idea di &#8220;innovazione&#8221; è chiara: fare cose nuove in modo nuovo (nulla da eccepire se per qualcuno innovare significa fare le solite cose con strumenti nuovi; questo è adeguamento).</p>
<p>Assistiamo ad un feroce contrabbando di innovazione (vedi quella che <a title="LP" href="https://www.facebook.com/lidia.pantaleo?fref=ts" target="_blank">Lidia</a> chiama &#8220;tecnologicizzazione forzata&#8221; presente nel recente bando ministeriale), a mode tecnologiche cui si aderisce acriticamente e senza consapevolezza.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Ci si accoda al nuovo per non sentirsi vecchi (*)</strong></span></p>
</blockquote>
<p>Lo sbocco di tutto questo è già segnato: tanta fatica, nessun risultato, delusione, ripiego sul consueto. In attesa della nuova onda salvifica, della nuova ricetta miracolosa.</p>
<p>E&#8217; innegabile che cambiare profondamente la didattica (la vera innovazione) non sia facile. Basti solo pensare alle condizioni &#8220;operative&#8221; dell&#8217;innovazione: superamento delle discipline, riorganizzazione del tempo e degli spazi della didattica, riformulazione dei regolamenti di servizio degli insegnanti &#8230;</p>
<p>Per non parlare dell&#8217;avverso clima culturale che avvolge la scuola e gli insegnanti che fiacca la motivazione anche del più coriaceo, idealista, ottimista insegnante. forse, anche, dello stesso don Milani.</p>
<p>Per non parlare, infine, delle competenze didattiche e dei loro presupposti.</p>
<p>Impossibile, quindi, innovare nella realtà che viviamo?</p>
<p>Io credo che se cerchiamo alibi (o valide ragioni), ne abbiamo in abbondanza. Ma, se vogliamo vivere fino in fondo ogni spazio di autonomia, di &#8220;potere&#8221; (nel senso di &#8220;opportunità&#8221; non di &#8220;comando&#8221;)  che come insegnanti abbiamo, gli spazi ci sono per andare oltre la ripetizione del consueto: <strong><span style="color: #ff6600;">collaborare tra colleghi</span></strong>.</p>
<p>La vita di una classe, di un gruppo di studenti, rappresenta, o dovrebbe rappresentare, una vera e propria comunità di pratica: un gruppo di persone che lavorano condividendo le pratiche (strumenti, metodi, valori &#8230;) per ottenere un risultato comune (celebre l&#8217;esempio del condurre la nave in porto).</p>
<p>Troppo spesso sento insegnanti soffrire per la solitudine in cui sono costretti a lavorare a scuola: nessuna condivisione dei problemi, ma neppure la più banale condivisione di strumenti. Figuriamoci la condivisione di un progetto didattico o la co-costruzione di strumenti.</p>
<p>L&#8217;innovazione possibile parte dalla collaborazione tra colleghi. Non servono leggi, finanziamenti, tecnologie, interventi ministeriali.</p>
<p>Dove questa collaborazione è attiva, i risultati si vedono. Con poca spesa.</p>
<p>Qualcuno dirà (già lo sento): &#8220;perché dovrei, io, ultima ruota del carro, porre rimedio a decenni di smantellamento della scuola? Perché dovrei fare volontariato per supplire alle cattive politiche per la scuola? Perché dovrei essere io la foglia di fico delle vergogne del nostro sistema scolastico?&#8221;. Io non sono un insegnante e non posso dire &#8220;armiamoci e partite&#8221;, ma da esterno che viene spesso chiamato per aiutare gruppi di insegnanti ad &#8220;innovare&#8221;, dopo tanti corsi inutili, inutili perché in prospettiva storica posso dire che  hanno rappresentato solo una fiammata di entusiasmo, la sola strategia che mi sento di suggerire è quella della collaborazione all&#8217;interno del gruppo di insegnanti. E&#8217; la sola leva capace di dare solidità e continuità ad ogni azione. Su questa premessa si può costruire innovazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(*) letta di recente da Michele Serra</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/SqMG/~4/VRRpMYebh3E" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Per fare soldi bisogna essere conservatori?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/SA-kxCYkxAA/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2013/02/per-fare-soldi-bisogna-essere-conservatori/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 18:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[iPad]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono posto questa domanda mentre leggevo un libro sull&#8217;uso del iPad nella didattica. Per la verità, più un &#8220;libretto di istruzioni&#8221; di quelli che abitualmente si trovano nelle scatole dei prodotti che un manuale/ricettario di didattica. L&#8217;oggetto in questione è uno strumento innovativo (l&#8217;iPad non può essere definito diversamente, sia chiaro), ma l&#8217;utilizzo che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/02/Ipad.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2504" alt="Ipad" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2013/02/Ipad-300x177.jpg" width="300" height="177" /></a></div>
<div></div>
<div>Mi sono posto questa domanda mentre leggevo un libro sull&#8217;uso del iPad nella didattica. Per la verità, più un &#8220;libretto di istruzioni&#8221; di quelli che abitualmente si trovano nelle scatole dei prodotti che un manuale/ricettario di didattica.</p>
<div></div>
<p>L&#8217;oggetto in questione è uno strumento innovativo (l&#8217;iPad non può essere definito diversamente, sia chiaro), ma l&#8217;utilizzo che ne viene proposto è quanto di più tradizionale, dal punto di vista della, didattica, si possa immaginare.</p>
<p>Le attività didattiche che vengono proposte sono focalizzate sulla memorizzazione di  contenuti e sul totale controllo del processo da parte dell&#8217;insegnante.  Il ruolo dello studente è solo apparentemente attivo (si prospetta un ruolo meccanicamente, non cognitivamente attivo) e le manipolazioni dei contenuti proposti attraverso quel tipo di attività sono finalizzate alla memorizzazione (in questa prospettiva, forse,quelle tecniche manifestano una loro efficienza), non di certo alla comprensione ed alla costruzione di senso.</p>
<p>Tentando, quindi, una risposta alla domanda iniziale.</p>
<p>Una regola del marketing è che il business si fa su prodotti maturi. Qui il prodotto maturo è il modello didattico per il quale lo strumento tecnico è pensato. Se l&#8217;industria proponesse strumento a supporto di modelli didattici innovativi, non venderebbe tanto quanto farebbe posizionandosi  su modelli consolidati.</p>
<p>In questo modo le esigenze del business contribuiscono a cementare modelli tradizionali di didattica e producono spaccio abusivo ed illusione di innovazione come conseguenza dall&#8217;uso di strumenti innovativi.</p>
<p>In apertura ho definito &#8220;libretto di istruzioni&#8221; quel libro. Ho usato questa metafora in quanto  il punto di partenza di ogni attività proposta non è mai un obiettivo o un problema di apprendimento, ma una o più delle funzionalità dello strumento. Quindi, dato lo strumento, ti dico cosa puoi fare.</p>
</div>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/SqMG/~4/SA-kxCYkxAA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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