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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie)</title>
	
	<link>http://www.giannimarconato.it</link>
	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 11:23:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il cliente ha sempre ragione?</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/09/il-cliente-ha-sempre-ragione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 09:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[scuola bocciata]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ovvero, 2 studenti su 3 bocciano la scuola. E lo fanno toccando i nervi da sempre scoperrti della scuola, non solo quella italiana.
Lo studio, di cui dà notizia stamattina l&#8217;ANSA, promosso da una associazione no profit è stato condotto su 1.600 studenti (scuola media e  superiore) usandso blog, forum,  community sulla scuola e  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/09/15_kek-lok-si-temple-penang-malaysia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1624" title="15_kek-lok-si-temple-penang-malaysia" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/09/15_kek-lok-si-temple-penang-malaysia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ovvero, 2 studenti su 3 bocciano la scuola. E lo fanno toccando i nervi da sempre scoperrti della scuola, non solo quella italiana.</p>
<p><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/09/05/visualizza_new.html_1786335200.html" target="_blank">Lo studio</a>, di cui dà notizia stamattina l&#8217;ANSA, promosso da una associazione no profit è stato condotto su 1.600 studenti (scuola media e  superiore) usandso blog, forum,  community sulla scuola e  social  network.</p>
<p>Liquidiamo questa bocciatura dicendo che sono le solite lamentazioni di studenti che non hanno voglia di fare fatica?</p>
<p>Lo ho sempre detto e lo ripeto anche ora che chiunque (studenti compresi) ha ragione a non volere fare fatica per ragioni che non capisce.</p>
<p>La scuola non può chiedere sempre e solo atti di fede ed ubbidienza in virtù del voto che brandisce come un&#8217;arma di &#8230;.. motivazione.</p>
<p>Gli studenti hanno ragione a <strong><span style="color: #ff0000;">rivendicare il diritto ad un senso </span></strong>per quello che fanno. E fanno bene a rifiutarsi di studiare (o a farlo controvoglia, con scarsa efficacia, con fastidio, con spirito di ribellione &#8230;)&#8230;  tanto perchè bisogna, &#8230; per il voto, &#8230; per il diploma, &#8230; per far felice mamma e papà.</p>
<p>Comprensibile, umano, logico vedere, in queste condizioni, la scuola come un luogo di tortura.</p>
<div>Altrettanto logici e &#8220;dovuti&#8221; i loro tentativi di ridurre il danno attivando tutte le strategie possibili per fare meno fatica: le &#8220;ricerche&#8221; copia-e-incolla in internet,  l&#8217;uso spasmodico e acritico, a-riflessivo di wikipedia, il passarsi i compiti per casa suddividendosene il carico (grande traffico in questi giorni di &#8220;compiti per le vacanze&#8221;), l&#8217;uso del telefonino durante i compiti in classe.</div>
<div>Pure strategie di sopravvivenza di fronte all&#8217;<strong><span style="color: #ff0000;">assenza di significato delle attività didattiche</span></strong>.</div>
<div>Ecco, io leggo lo studio citato come un <strong><span style="color: #ff0000;">un urlo degli studenti per una scuola miglior</span><span style="color: #ff0000;">e</span></strong>, per una scuola che serva a qualcosa, per una scuola che li aiuti, fin da subito, a dare un senso alla fatica che stanno facendo.</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong><span style="color: #ff0000;">Gli studenti non vogliono più ubbidire ma vogliono capire. Possiamo negare loro questo diritto?</span></strong></div>
<div>PS: il suggerimento che gli studenti danno per riuscire, almeno, a digerire le materie obsolete, noiose, prive di significato, cioè l&#8217;uso delle tecnologie in quanto capaci di &#8220;interessare&#8221; e &#8220;divertire&#8221;, più che una ipotesi sensata mi pare un segnale di sconfitta: dato che non riuscite ad intressarci, fateci almeno divertire! Peggio di così &#8230;..</div>
<div>Brevemente lo studio. Questi studenti come vedono la scuola?</div>
<blockquote>
<ul>
<li>il 73%  non si sente a proprio agio tra i banchi di scuola</li>
<li>il 49% considera i <strong><span style="color: #ff0000;">metodi di insegnamento noiosi</span></strong></li>
<li><span style="color: #000000;">il 21%  considera</span><strong><span style="color: #ff0000;"> la scuola  un luogo di tortura</span></strong></li>
<li>il 63% vorrebbe un insegnante carismatico (stile il professore impersonato da Robin  Williams nel film &#8220;L&#8217;attimo fuggente&#8221;</li>
<li>per il 56%  i<strong><span style="color: #ff0000;"> programmi troppo &#8220;antichi&#8221;</span></strong></li>
</ul>
</blockquote>
<p>Cosa viene criticato maggiormente?</p>
<blockquote>
<ul>
<li> <strong><span style="color: #ff0000;">Al primo   posto i professor</span><span style="color: #ff0000;">i</span></strong>: da chi si lamenta perché<strong><span style="color: #ff0000;"> hanno l&#8217;età dei   loro nonni</span></strong> (39%) a chi li considera <strong><span style="color: #ff0000;">poco preparati </span></strong>(27%) e li accusa di   stare in classe solo per torturarli, senza cercare mai di istaurare un   rapporto alunno-insegnante (19%).</li>
<li>Criticata è, anche, l&#8217;organizzazione scolastica:  i ragazzi criticano i metodi   di apprendimento che sono costretti ad utilizzare. Da chi brucerebbe   subito quei &#8220;mattoni&#8221; che spaccano la schiena (51%) a chi non sopporta   più i soliti compiti in classe e interrogazioni (55%) <strong><span style="color: #ff0000;">e si sente   ridicolo ad imparare le cose a memoria </span></strong>(33%), per finire con chi ha già   la nausea a pensare di dover ricominciare a leggere, sottolineare e   ripetere per tutto l&#8217;anno (47%)</li>
<li>gli studenti, inoltre, puntano il dito verso i programmi delle materie,  che a loro dire sono noiosi e poco interessanti (69%). Non capiscono  infatti perché devono essere costretti a studiare il pensiero di uno che  è morto 500 anni fà (65%) o delle <span style="color: #ff0000;"><strong>formule matematiche incomprensibili e  che non servono a nulla</strong></span> (52%). Per altri è assurdo utilizzare programmi  che sono rimasti uguali a quelli di 500 anni fa (41%).</li>
<li>forti critiche anche alla struttura degli edifici. Classi  fatiscenti (61%), pareti sporche e con colori deprimente (43%), sedie  scomode e banchi in stato pietoso (71%).</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Suggerimenti per migliorare la situazione? Ecco cosa viene proposto</p>
<ul>
<blockquote>
<li>in primis <strong><span style="color: #ff0000;">migliorare il rapporto tra  compagni di classe e con l&#8217;insegnante</span></strong> (61%).</li>
<li>murales fatti per colorare le pareti (31%)</li>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>professori più giovani</strong></span> (35%),</li>
<li>utilizzare smartphone, iPad e videogiochi in classe (67%)</li>
<li>studiare le le materie (considerate obsolete)  con i new media le  renderebbe almeno digeribili (75%)</li>
</blockquote>
</ul>
<p>immagine www.mariedargent.com</p>
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		<item>
		<title>Libri di testo tra rassegnazione e speranze</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/08/libri-di-testo-tra-rassegnazione-e-speranze/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 06:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[e-schol]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[ebookfest]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[libri di testo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[
In preparazione all&#8216;ebookfest di  Fosdinovo, il network &#8220;la scuola che funziona&#8221; ha intrapreso un percorso di ricerca e di riflessione sulla tematica dell&#8217;utilizzo del libro di testo (LdT) e sulla sua rinnovabilità con le tecnologie digitali e di rete.
A questo scopo è stato lanciato un sondaggio tra gli insegannti italiani; il sondaggio è compilabile on-line [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/Logo_LSCF+eBF1.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1620" title="Logo_LSCF+eBF" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/Logo_LSCF+eBF1-300x179.gif" alt="" width="300" height="179" /></a></p>
<p>In preparazione all<strong>&#8216;<a href="http://www.ebookfest.it/" target="_blank">ebookfest di  Fosdinovo</a></strong>, il network &#8220;<a href="http://www.lascuolachefunziona.it" target="_blank"><strong>la scuola che funziona&#8221;</strong></a> ha intrapreso un percorso di ricerca e di riflessione sulla tematica dell&#8217;utilizzo del libro di testo (LdT) e sulla sua rinnovabilità con le tecnologie digitali e di rete.</p>
<p>A questo scopo è stato lanciato un sondaggio tra gli insegannti italiani; il sondaggio è compilabile on-line a questo indirizzo: <a href="http://www.kwiksurveys.com/online-survey.php?surveyID=KCENNI_7c3aeaef">http://www.kwiksurveys.com/online-survey.php?surveyID=KCENNI_7c3aeaef</a></p>
<p>In parallelo, il network sta compiendo una riflessione più di tipo qualitativo in questa discussione qui http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/serve-ancora-il-libro-di-testo?</p>
<p>Di seguito una sintesi della questione dopo i primi interventi:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Risulta chiaro che il libro di testo ancora si usa, più come male minore che come prima opzione.</strong></span></p>
<p>Si usa a favore degli alunni e come strumento di uguaglianza (Nicoletta)</p>
<p>Per la trattazione dei contenuti, lessico e strutture (Carla)</p>
<p>Un punto di partenza da integrare (Elena)</p>
<p>Ma è uno strumento rigido, mal fatto (Elisa)</p>
<p>Che non mette gli alunni in contato con la realtà (Elisa)</p>
<p>Il LdT è certamente più utile quando viene costruito con gli alunni (Elisa)</p>
<p>L’aspetto più critico pare essere identificato nel suo rappresentare una “guida” rassicurante per l’insegnante e per le famiglie (Lucia, Giovanna)</p>
<p>Spesso il LdT è l’indicatore della paura dell’insegnante di muoversi in autonomia (Lucia)</p>
<p>Viene sottolineato come le nuove didattiche provochino disorientamento negli studenti e nelle famiglie (Lucia)</p>
<p>Si crea un clima favorevole all’innovazione  quando si ha un gruppo di insegnanti coeso (Lucia, Giovanna) e si può contare sul supporto delle famiglie (Giovanna)</p>
<p>Emerge un messaggio di speranza e incoraggiamento: strade fuori dalla “norma” sono possibili (Lucia, Giovanna)</p>
<p><strong>Libro di testo digitale</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Un dato chiaro: la valutazione degli e-book noti non è per niente positiva, non c’è innovazione</span></strong> (Nicoletta, Cristina, Carla)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Ci si preoccupa di un utilizzo dei LdT digitali che sia consapevole e appropriato e che non sia un fallimento a causa di un approccio superficiale</span></strong>.</p>
<p>La scuola non è ancor pronta per il LdT digitale: mancano i supporti tecnologici (Nicoletta), la scuola non è ancora digitale (Cristina, Carla, Elena), le competenze digitali di insegnanti e studenti sono carenti (Lucia)</p>
<p>Gli ambienti digitali sono certamente più ricchi di stimoli di quelli a stampa (Carla)</p>
<p>Si intravvedono buone prospettive sfruttando le potenzialità della rete (Cristina), per un primo approccio “strutturato” all’avventura in  rete (Cristina); per la didattica interdisciplinare e aperta al territorio (Cristina)</p>
<p>Ottimo strumento per innovare i luoghi e la forma della didattica (Cristina),</p>
<p>Siamo in presenza del rischio reale di banalizzazione e di perdita di un’importante occasione per la scuola(Cristina)</p>
<p>Libro di testo digitale non può che essere “in rete” (Carla)</p>
<p>Viene portato un esempio di e-book digitale di matematica scritto collaborativamente (Nicola)</p>
<p>Il LdT digitale apre concretamente la possibilità di pensare a supporti didattici a produzione condivisa e a distribuzione in Creative Commons (Enrico)</p>
<p>Per rilanciare il nostro discorso dobbiamo partire da due dati di fatto:</p>
<p>1)      il LdT si continua ad usare;</p>
<p>2)      Le tecnologie digitali e di rete offrono possibilità impensate alla scuola</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Ci potremo domandare: quanto l’uso del LdT è dovuto all’inerzia, all’abitudine e quanto alla non esistenza di valide alternative?</span></strong></p>
<p>Per ragionare sulle “valide alternative”, le questione potrebbero essere:</p>
<ul>
<li>di quale strumentazione di supporto avrebbe bisogno un valido insegnante per far bene il proprio lavoro?</li>
<li>di quali strumenti di supporto avrebbe bisogno uno studente diligente e consapevole per portare avanti adeguatamente il proprio percorso di apprendimento?</li>
</ul>
<p>Forse un ruolo non residuale del LdT, magari rinnovato e innovato dalle tecnologie digitali e di rete, potrebbe scaturire proprio da queste risposte.</p>
<p>Chiudo con due citazioni prese dal dibattito, una che legge con lucidità la situazione della scuola italiana, una che offre una prospettiva.</p>
<blockquote><p>L&#8217;insegnamento senza il supporto di un libro di testo manda più d&#8217;uno  nel panico: spesso vogliono sentirsi ben &#8220;guidati&#8221; e sospetto che la  loro esperienza scolastica pregressa abbia instillato un certo timore  della curiosità spontanea e autonoma.</p></blockquote>
<p>e sul libro di testo digitale</p>
<blockquote><p><em>&#8230; non un oggetto</em>, più o meno utile, ma unico, univoco (LdT), ma <em>un luogo</em>, percorribile, vivibile, modificabile</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Perversioni di ferragosto: riflessioni sul Connettivismo</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/CHo0Z6KGDtw/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/08/perversioni-di-ferragostoriflessioni-sul-connettivismo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 17:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Giovannella. Eleonora Guglielman]]></category>
		<category><![CDATA[Connettivismo]]></category>
		<category><![CDATA[George Siemens. Stephen Downes]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ognuno ha le perversioni che si può permettere; la mia di oggi  riguarda il Connettivismo (Siemens, Downes).
Sto ripassando i grandi padri di questo nostro mestiere e dò una sbriciatina anche ai figli.
Tra i più nobili, certamente George Siemens e Stephen Dawnes cui si deve la fortunata concettualizzazione di &#8220;connettivismo&#8221; da loro ritenuta una una teoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/MDA14.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1617" title="MDA14" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/MDA14-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ognuno ha le perversioni che si può permettere; la mia di oggi  riguarda il Connettivismo (Siemens, Downes).</p>
<p>Sto ripassando i grandi padri di questo nostro mestiere e dò una sbriciatina anche ai figli.</p>
<p>Tra i più nobili, certamente George Siemens e Stephen Dawnes cui si deve la fortunata concettualizzazione di &#8220;<span style="color: #ff0000;"><strong>connettivismo</strong></span>&#8221; da loro ritenuta una una<span style="color: #ff0000;"><strong> teoria dell&#8217;apprendimento per l&#8217;era digitale</strong></span>.</p>
<p>Non me ne vogliano gli stimatissimi &#8220;colleghi&#8221; (tra virgolette a segnalare la presunzione di questa auto attribuzione), ma il Connettivismo non è una teoria dell&#8217; apprendimento. Ne per l&#8217;era digitale, ne per altre ere precedenti e future.</p>
<p>Vedrò di argomentare questa mia affermazione.</p>
<p>Principi del connettivismo sono (http://www.elearnspace.org/Articles/connectivism.htm):</p>
<ul>
<blockquote>
<li>Apprendimento e conoscenza stanno nella diversità delle opinioni</li>
<li>L’apprendimento è il processo di connettere nodi o sorgenti di informazione specializzati</li>
<li>L’apprendimento può risiedere anche in apparecchiature non umane</li>
<li>La capacità di imparare cose nuove è più importante di ciò che è già conosciuto</li>
<li>Per facilitare l’apprendimento continuo è necessario alimentare e mantenere connessioni</li>
<li>L’abilità fondamentale è quella di vedere connessioni tra campi, idee e concetti</li>
<li>Lo scopo delle attività di apprendimento connettiviste è di mantenere aggiornata la conoscenza</li>
<li>La presa di decisione è essa stessa un processo. Scegliere cosa  imparare e il significato delle informazioni in entrata va visto  attraverso le lenti di una realtà in movimento. Una risposta corretta  oggi può essere errata domani per i cambiamenti delle informazioni che  influenzano la decisione</li>
</blockquote>
</ul>
<p>Qualche altra idea sul Connettivismo presa, spero in modo corretto, dai lavori degli autori:</p>
<blockquote><p>Il connettivismo è una teoria  dell’apprendimento per l’era del digitale ed è basata sulle loro analisi  dei limiti delle teorie sull’apprendimento maggiormente accreditate  come il comportamentismo, il cognitivismo e il costruttivismo nello  spiegare gli effetti delle tecnologie su comportamenti umani come il  modo di comunicare e di imparare. D. G. Perrin afferma che la teoria  mette assieme degli elementi di numerose teorie dell’apprendimento,  elementi delle strutture sociali e usi delle tecnologie  per generare un  adeguato costrutto teorico per l’apprendimento nell’era del digitale.</p>
<p>L’apprendimento è il processo di creare connessioni e costruire reti.</p>
<p>Il Connettivismo è, anche, l’integrazione di principi esplorati dalle  teorie del caos, del networking, della complessità e  dell’auto-organizzazione.</p>
<p>I classici “know-how” e “know-what” (conoscere come e cosa) vanno  integrati con il “know where”, la comprensione di dove trovare la  conoscenza quando serve e l’imparare ad imparare è più importante  dell’apprendimento in quanto tale.</p></blockquote>
<p>Questi “principi” sono tutt&#8217;altro che nuovi: vi ritrovo tutte le concettualizzazioni del costruttivismo sociale, della <em>distribuite cognition</em> di Perkins, della comunità di pratiche di Lave e Wenger, della <em>conceptual knowledge</em>, della  <em>cognitive flexibility </em>(Spiro) , oltre che l’intero approccio del Life Long  Learning. L&#8217;imparare a imparare è un concetto che sento fin dai primi giorni del mio lavoro. Dewy, ben prima che Internet e il World Wide Web esistessero, parlava di Learning Webs. Bereiter e Scardamalia hanno concettualizzato e utilizzato i Learning Circles fin dai primi giorni di internet &#8230;.</p>
<p>Insomma &#8230;. nulla di nuovo sotto il sole.</p>
<p>Ecco perchè il Connettivismo, più che una vera e propria teoria dell’apprendimento  può essere considerato un quadro concettuale organico che mette assieme   differenti teorie dell’apprendimento “pre-tecnologiche”  per descrivere  il contesto sociale, cognitivo e tecnico in cui avviene l’apprendimento  nell’era del digitale. Pløn Verhagen parla del Connettivismo come di  “visione pedagogica” più che di una teoria dell’apprendimento mentre per  Bill Kerr le teorie dell’apprendimento esistenti sono in grado di  spiegare adeguatamente l’apprendimento nell’era digitale. Concordo pienamente con questi pareri.</p>
<p>Buona l&#8217;idea di trovare un nome (un &#8220;catch-all name&#8221; come dicono gli anglofoni), un&#8217;idea che metta assieme in modo organico, sistematizzato, logico, opportuno tanti concetti e tante pratiche nate in momenti storici e culturali tanto diversi. Ottimo come &#8220;concetto ombrella&#8221; sotto cui mettere tutto questo e per definirlo con una parola sola. Ma non una &#8220;teoria dell&#8217;apprendimento&#8221;.</p>
<p>Ma, allora, se proprio vogliamo trovare dei &#8220;concetti-ombrella&#8221; , possiamo ricorrere anche al DULP di Carlo Giovannella che mi pare abbia dietro un pensiero più originale e ricco (anche se, come già ebbi modo di dire, il DULP più che un paradigma è il <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/05/dulp-ed-il-sol-dellavvenir/" target="_blank">sol dell&#8217;avvenir</a>) o al Complex learning tanto caro all&#8217;amica-pirata Eleonora Guglielman.</p>
<p>Connettivismo o non connettivismo, mi pare che le pratiche culturali, sociali, di accesso alla conoscenza che si sono imposte in modo non guidato con lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali e di internet (es. il social networking nelle sue differenti forme e finalità) possono essere ritenute una conferma empirica delle conoscenze sviluppate in questi due ultimi decenni su come le persone apprendono, cioè in una dimensione sociale, nell’interazione, nella condivisione, in modo situato.</p>
<p>L’esplosione del social networking, certamente favorito dalle tecnologie di rete, dal loro basso costo, dalle loro performance, dalla loro diffusione, sta a testimoniare l’esistenza di una tendenza che potremo definire “spontanea” dell’agire umano che porta a fare uso della rete e delle tecnologie ad essa associate per stabilire relazioni, e anche per apprendere, in modo del tutto nuovo rispetto  quanto esistente nelle epoche pre-digitali. E, non a caso, questi comportamenti provano, se ancora ce ne fosse il bisogno, la plausibilità delle “scoperte” fatte da antropologi, etnologi, psicologi cognitivisti su come le persone apprendono in situazioni reali.</p>
<p>Dire che le persone apprendono, oggi, in modo diverso che nel passato (grazie alle tecnologie) non sta a significare che i meccanismi dell&#8217;apprendere siano, oggi, diversi da ieri; vuol semplicemente dire che:</p>
<ul>
<li>con le tecnologie &#8220;apprendere in rete&#8221; (di persone) è più agevole che nel passato perchè alla rete materiale si è affiancata la rete virtuale;</li>
<li>in questo modo la &#8220;rete di apprendimento&#8221; è più ampia e ricca e può includere persone che vanno oltre la rete geografica accessibile alle normali persone;</li>
<li>le &#8220;conoscenze&#8221; cui si può accedere sono maggiori e diversificate;</li>
<li>l&#8217; &#8220;esplorazione&#8221; di risorse è facilitata e che le risorse stesse sono maggiori;</li>
<li>le forme di apprendimento utilizzzabili sono sempre più spesso informali,  &#8220;naturali&#8221;, cognitivamente ergonomiche;</li>
<li>tutto questo mette in azione un apprendimento nel contesto dell&#8217;esecuzione delle pratiche sociali e professionali generando un &#8220;apprendimento utile&#8221;;</li>
<li>questo &#8220;apprendimento dinamico&#8221; è funzionale alla realtà contemporanea.</li>
</ul>
<p>In breve, <span style="color: #ff0000;"><strong>le tecnologie digitali e di internet rendono l&#8217;apprendimento più agevole e più utile</strong></span>.</p>
<p>Il rovescio della medaglia è che le persone che possono avere accesso a questo &#8220;paradiso digitale dell&#8217;apprendimento&#8221;  sono ancora  poche. Sono quelle che abitano la rete (Giorgio, ti senti fischiare le orecchie?), sono quelle che hanno atteggiamenti e competenze adeguate, che hanno accesso in condizioni &#8220;normali&#8221; alle tecnologie. Sono, insomma,  i privilegiati. Altro che democraticità della rete &#8230;</p>
<p>Concludendo positivamente, dei Nostri ricordo la loro prossima fatica didattica in rete, il corso <a href="https://tekri.athabascau.ca/content/personal-learning-environments-networks-and-knowledge" target="_blank"><strong>Personal Learning Environments, Networks, and Knowledge</strong></a>.</p>
<p>Di Stephen Downes ricordo il suo recentissimo apprezzamento del lavoro del &#8220;la scuola che funziona&#8221;<a href="http://www.downes.ca/post/52895"><strong> Manifesto degli insegnanti</strong></a> nonchè (narcisisticamente) l&#8217;<a href="http://www.downes.ca/post/3066" target="_blank">avermi citat</a>o una decina di anni fa &#8230;..</p>
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		<title>La sagra del PDF</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/08/la-sagra-del-pdf/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 05:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[ebookfest]]></category>
		<category><![CDATA[school book camp]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non me ne voglia l&#8217;amica Noa attivissima ed instancabile promotrice dell&#8217;ebook fest per questo esordio, per questo titolo che potrebbe sembrare irriverente per l&#8217;evento da lei promosso. So bene che a Fosdinovo non si vedrà nessun pdf. Ma la preoccupazione che la questione &#8220;libri di testo digitali&#8221; si areni definitivamente sul pidieffare i libri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/Logo_LSCF+eBF.gif"><img class="size-medium wp-image-1608  aligncenter" title="Logo_LSCF+eBF" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/Logo_LSCF+eBF-300x179.gif" alt="" width="300" height="179" /></a></p>
<p>Non me ne voglia l&#8217;amica Noa attivissima ed instancabile promotrice dell&#8217;ebook fest per questo esordio, per questo titolo che potrebbe sembrare irriverente per l&#8217;evento da lei promosso. So bene che a Fosdinovo non si vedrà nessun pdf. Ma la preoccupazione che la questione &#8220;libri di testo digitali&#8221; si areni definitivamente sul pidieffare i libri di testo &#8220;normali&#8221; c&#8217;è tutta.</p>
<p>E io vorrei contribuire ad evitare questa fine, che sarà certamente ingloriosa,  per il semplice motivo che l&#8217;occasione del digitale e di internet è troppo ghiotta per la scuola per bruciarla con approcci sconsiderati, con approcci che si limitano a digitalizzare l&#8217;esistente come se il digitale altro non fosse che un diverso supporto su cui posizionare i contenuti.</p>
<p>In questa situazione mi viene in mente quando poco meno di 10 anni fa ero stato chiamato a &#8220;collaudare&#8221; i corsi on-line (che all&#8217;epoca venivano chiamati &#8220;courseware&#8221;) di un importante (per via dei tantissmi soldi pubblici investiti) iniziativa formativa a distanza e regolarmente mi trovavo davanti a mirabili (dal punto di vista tecnico) prodotti sviluppati da egregi personaggi il cui lavoro precedente era stato quello di sviluppare cataloghi digitali di mostre d&#8217;arte, cd di presentazione di un prodotto o di una zona turistica; insomma trattare e presentare informazioni, persone che con quell&#8217;approccio, con quella consapevolezza, con quella competenza hanno trattato i &#8220;contenuti&#8221; didattici ottenendo prodotti che tutto erano tranne che didattici. Non vorrei che la storia si ripetesse e si buttassero tante opportunità.</p>
<p>La sagra del PDF non è, quindi, quella che si terrà a Fosdinovo dal 10 al 12 settembre, ma quella che vediamo tenersi tutti i giorni nelle pratiche degli editori scolastici in affanno per acappararsi i posti migliori nel banchetto del mercato del libro di testo che vale 700 milioni di euro (si, 700.000.000).</p>
<p>L&#8217;accelerazione del passaggio al digitale per il libro di testo dato più di un anno fa dalla Gelmini e che prevede per l&#8217;anno scolastico 2011 &#8211; 2012 l&#8217;obbligatorietà del libro di testo digitale (anche in forma mista), ha obbligato tutti alla soluzione meno dispendiosa, più veloce, meno disturbante per tutti: l&#8217;approccio-fotocopia, il passaggio pari pari della forma e del contenuto su un diverso supporto.</p>
<p>Approccio comprensibile se visto dal punto di vista di chi si guadagna da vivere vendendo libri. Meno comprensibile e inaccettabile (perchè inadeguato) per chi quei libri li deve usare.</p>
<p>La questione del libro di testo digitale è partita, ancora un anno fa, col piede sbagliato perchè si è posta, almeno così pareva dalle dichiarazioni di politici ed editori,  come soluzione ai problemi del costo per le famiglie del supporto didattico e del suo &#8220;peso&#8221; per le spalle degli studenti. Ottime argomentazioni di marketing, ma povere, poverissime sul piano didattico.</p>
<p>Per me, la questione va vista su due piani:</p>
<p>1) il senso, oggi, del libro di testo: il suo uso reale,  la sua funzione nella didattica attuale, la sua reale necessità come supporto per gli insegnanti (che ne sono i primi utilizzatori) e per gli studenti (ai quali serve molto di meno);</p>
<p>2) i contributi che possono dare il digitale (come forma, come supporto) e la rete (nel senso di internet) al rinnovamento del &#8220;libro di testo&#8221;  e della didattica. Metto LdT  non a caso tra virgolette dato che nella sua funzione tradizionale potrebbe anche non esistere già più. Quali sono le peculiarità della rete e del digitale che possono impattare sulle forme di supporti didattici che soggetti commerciali terzi potrebbero mettere a disposizione dei processi di apprendimento?</p>
<p>A corollario dovremo anche distingure la questione dei libri di testo (digitali o meno) nei sui due grandi corni: l&#8217;aspetto commerciale (cioè il grande business che ci sta dietro, intorno, davanti, sopra &#8230; e il ruolo in questo nuovo scenario degli editori) e quello didattica (l&#8217;attualità del LdT, i suoi spazi appropriati, ..).</p>
<p>Potremo porci questa ambiziosa domanda &#8220;come può trasformarsi il libro di testo cartraceo ai tempi del digitale e di internet?&#8221;.</p>
<p>Ne stiamo parlano in &#8220;la scuola che funziona&#8221;, stiamo facendo un sondaggio e ci stiamo preparando per il seminario a Fosdinovo<span style="color: #ff0000;"><strong> &#8220;Serve ancora il libro di testo? Se si, quale la funzione, la forma, l’utilizzo nell’era del digitale e di internet?&#8221;.</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Per rispondere al sondaggio online andate qui</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> </span></span>http://www.kwiksurveys.com/online-survey.php?surveyID=KCENNI_7c3aeaef<span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">&#8230;e pdieffatori di tutto il mondo, unitevi! Ma non a Fosdinovo!</span><br />
</span></p>
<p id="take-survey" style="display: none;"><a href="http://kwiksurveys.com/free-online-surveys">kwiksurveys.com</a></p>
<p id="take-survey" style="display: none;"><a href="http://www.KwikSurveys.com/">kwik surveys</a></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/SqMG/~4/mJ2D0IhtPHQ" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Mistificare qualità e merito</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/07/mistificare-qualita-e-merito/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[didattica innovativa]]></category>
		<category><![CDATA[Piano qualità e Merito]]></category>
		<category><![CDATA[PQM]]></category>
		<category><![CDATA[Problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[riforme scolastiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non passa giorno che si debba assistere a nuovi episodi di mistificazione dei problemi della scuola (e non solo), che si usinio slogan, che si faccia propaganda invece di affrontare seriamente, con rigore, con coerenza, con onestà ,la realtà che, inutile nasconderla, è problematica.
L&#8217;ultima occasione ci è data dalla presentazione del Piano nazionale Qualità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/MDA-12.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1600" title="MDA-12" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/MDA-12-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Non passa giorno che si debba assistere a nuovi episodi di mistificazione dei problemi della scuola (e non solo), che si usinio slogan, che si faccia propaganda invece di affrontare seriamente, con rigore, con coerenza, con onestà ,la realtà che, inutile nasconderla, è problematica.</p>
<p>L&#8217;ultima occasione ci è data dalla presentazione del <strong><span style="color: #ff0000;">Piano nazionale Qualità e Merito (PQM)</span></strong> messo a punto, suppongo, da Roger Abravanel per conto dalle Gelimini. http://www.istruzione.it/web/ministero/cs150710. L&#8217;ennesima montagna che ha partorito il topolino.</p>
<p>Questo piano, pomposamente presentato, infiocchettato da paroloni altisonanti, da concetti che evocano paradisi di eguaglianza  e giustizia per i meno fortunati, altro non è che l&#8217;estensione, in prima battuta alle scuole secondarie superiori, dell&#8217;esperienza dei test standard INVALSI.</p>
<p>Dove sta la mistificazione di questa operazione? In che senso è stato partorito il topolino?</p>
<p>Presto detto:</p>
<ul>
<li>la situazione della scuola italiana, escluse alcune enclave di qualità, è drammatica</li>
<li>la drammaticità sta tanto nell&#8217;assetto istituzionale della scuola che nella qualità della didattica</li>
<li>la diagnosi di drammaticità e ben presente nelle elaborazioni ministeriali e nei dati di contorno (si vedano le slide di Abravanel)</li>
<li>per affrontare il problema si evocano e si propongono modelli concettuali di spessore (qualità, merito)</li>
<li>incoerenza tra gli obiettivi di apprendimento che la scuola moderna dovrebbe perseguire e le soluzioni proposte, la valutazione, in primis</li>
<li>quando si propongono gli interventi che dovrebbero affrontare il problema si escogitano soluzioni deboli, di bassissimo profilo, semplicistiche, meccanicistiche,  deterministiche che non tengono in minima considerazione la complessità del problema.</li>
<li>in sintesi:<strong><span style="color: #ff0000;"> la soluzione proposta non è una soluzione, è una mistificazione </span></strong>tanto del problema tanto della soluzione. Una &#8220;soluzione&#8221; che creerà più problemi di quelli che non risolve.</li>
</ul>
<p>Vediamo nel dettaglio la ragioni di queste affermazioni.</p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>Merito e meritocrazia</strong></span>. Questi concetti sono entrati nel lessico ministeriale attraverso Roger Abravanel, autore del fortunato (e datato) libro <em>Meritocrazia.</em> <em>Quattro  proposte concrete per valorizzare il  talento e rendere il nostro paese più  ricco e più giusto. </em>Lo stesso Abravanel afferma che in Italia, rispetto agli altri Paesi OCSE, esiste un&#8217;elevata diseguaglianza sociale ed economica (il più alto divario tra chi sta bene  e chi sta male) associata alla minor mobilità sociale ed economica (chi sta già bene continuerà a star bene, chi sta male ha poche possibilità di migliorare la propria posizione tramite gli studi e le normali dinamiche sociali e professionali). Questo a causa dell&#8217;andazzo che tutti conosciamo (corruzione, clientelismo, ecc.). La conclusione (mia, ma credo anche di altri) è che non è realistico attendersi gli effetti della merito nel breve-medio periodo. Farsi portabandiera del merito è mera agitazione delle corde vocali. E&#8217; prospettare un obiettivo irralistico. Estraneo &#8211; purtoppo &#8211; alla nostra realtà.</li>
<li><strong><strong><span style="color: #ff0000;">Merito  e meritocrazia bis</span></strong>.</strong> Il merito, nella pratica di questo governo, è visto come il perpetuare le diseguaglianze.In questo contesto proporre e perseguire il merito significa solo congelare le diseguaglianze esistenti. Chi, in virtù della propria storia familiare, vive in un contesto che offre opportunità potrà coglierle e sfruttarle pienamente; chi è svantaggiato in partenza, tale rimane. Il concetto di merito promosso attraverso queste operazioni comporta ulteriori discriminazioni e perpetua le diseguaglianze invece che limitarle, se non eliminarle.<strong><br />
</strong></li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;">Obiettivi cognitivi avanzati</span></strong>.  Quando si dipingono gli obiettivi di apprendimento che la scuola moderna  dovrebbe perseguire si cita (vedi Abravanel) il passaggio dalla  conoscenza alla competenza, l&#8217;abilità di pensiero critico e di  comprensione oltre la memorizzazione, la capacità di risolvere problemi,  di lavorare in gruppo, di confrontarsi &#8230; ma le soluzioni che si  propongono (vedi il delirare didattco di Isral, altro ascoltato  consulente della Gelmini) vannno in direzione opposta.  Valutazione standardizzata cui deve corrispondere una didattica altrettanto standardizzata. Come è possibile conciliare questi obiettivi le soluzioni proposte da Israel? Basta didattica (che nel suo rozzo linguaggio significa ritorno alla priorità delle discipline), al bando ai pedagogisti che tanto danno hanno fatto, didattica trasmissiva, studiare-studiare-studiare, ordine e disciplina &#8230; Un&#8217;autentica schizzofrenia!</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;">Valutazione standardizzata</span></strong>. Nel PQM tutto ruota attorno alla pratica della valutazione attraverso prove standardizzate. Sappiamo tutti quanto poco &#8220;oggettive&#8221; siano questa valutazioni, quanto limitate siano le informazioni che così si raccolgono. La valutazione autentica non è un&#8217;operazione spot, ma un processo, un&#8217;attività ricorsiva, iterativa. Un&#8217;attività che prende in considerazione le condizioni in cui si sviluppano le attività didattiche, le caratteristiche dello studente. in breve, sono molte la variabili che concorrono alla prestazione scolastica. I risultati delle prove standardizzate sono risultati che delineano un quadro minimo, povero, inesatto, inattendibile delle qualità, delle potenzialità dello studente. Senza dimenticare che attraverso la tipologia delle prove somministrate si determinano le dimensioni che si vogliono valorizzare, dimensioni che possono essere culturalmente (e politicamente) orientate.</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;">Valutazione degli apprendimenti degli studenti come valutazione dell&#8217;insegnamento</span></strong>. Con il PQM si introduce il criterio del finanziamento delle scuole sulla base delle performance degli studenti. Ciò che si intende valutare è la qualità dell&#8217;insegnamento. A prescindere dal pericolo (non tanto remoto) di arrivare al controllo della didattica tanto nei contenuti che nei metodi e di dare un ulteriore strumento di comando e controllo da parte del dirigente scolastico, è impensabile creare una relazione causale tra insegnamento e  apprendimento. E&#8217; certo che un bravo insegnante aiuta meglio di uno non bravo i suoi studenti ad apprendere, ma creare una relazione deterministica, meccanica, lineare tra insegnamento e apprendimento, significa non aver capito nulla dei processi di apprendimento, di averli banalizzati, di concepirli come processi semplici, meccanici.</li>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>Valorizzazione dell&#8217;autonomia scolastica</strong></span>. Come principale impatto del PQM, il Ministero la valorizzazione dell&#8217;autonomia scolastica poichè &#8220;.<em>..  darà agli istituti la possibilità di valutare i  propri risultati  e avviare un processo di miglioramento della qualità  dell&#8217;insegnamento</em>&#8220;. Tutto qua con l&#8217;autonomia? Migliorare l&#8217;insegnamento? A questo punto pare chiaro che il vero obiettivo del PQM è l&#8217;insegnante; più precisamente, il controllo dell&#8217;insegnante. Una scuola vuole soldi? Faccia in modo che i suoi studenti performino come ministero comanda. Come far si che gli studenti performino a norma? Che gli insegnanti si adeguino alle direttive che, di certo, saranno ben presto emanate.</li>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>Sistema nazionale di valutazione</strong></span>. Nel PQM si afferma che il sistema nazionale di valutazione sarà completato, dopo questa direttiva quadro, con la costituzione del corpo degli ispettori. Da sempre sostengo la necessità delal valutazione degli insegnanti ed ho sempre stigmatizzato la ritrosia (eufemismo) dell&#8217;insegannte ad essere valutato. Ho, anche, rilevato i rischi di strumentalizzazione insiti nella valutazione affermando che è realistico attendersi che la valutazione diventi un ulteriore strumento di controllo. Affermare che il sistema nazionale di valutazione è fatto di test standardizzati ed ispettori alimenta tutti i peggiori sospetti.</li>
</ul>
<p>Mi domando come in questo contesto sia possibile conseguire l&#8217;obiettivo messo in capo al PQM</p>
<blockquote>
<h3><span style="color: #ff0000;">Un cambiamento radicale all’insegna di qualità e merito per risolvere l’emergenza educativa italiana</span></h3>
</blockquote>
<p>anche perchè , pare, l&#8217;importante non sia fare ma dire di aver fatto. Non a caso nei documenti ufficiali troneggia ben in vista questa affermazione</p>
<blockquote>
<h3><span style="color: #ff0000;">E’ necessario un gigantesco sforzo di comunicazione per educare i milioni di italiani che non si rendono conto dell’emergenza e non partecipano ad affrontarla</span></h3>
</blockquote>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Comunicare per educare, un linguaggio nostalgico. La vocazione all&#8217; &#8220;educazione&#8221; delle masse non viene mai meno! </span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Un&#8217;ulteriore campagna pubblicitaria della Gelmini, simile  a quella delle LIM,  dove il problema non viene minimamente aggredito; dove i problemi rimangono quelli di semper con l&#8217;aggravante della coscienza politica messa a tacere con interventi vuoti, inconsistenti, contradditori.<br />
</span></span></p>
<p>Sul tema un invito a leggere il gustoso e mordace commento di Cristina Galizia su Facebook &#8221; <span style="color: #ff0000;"><strong>4 ragionamenti in padella&#8221;</strong></span> http://www.facebook.com/?ref=logo#!/notes/cristina-galizia/4-ragionamenti-in-padella/424873142472</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> </span><br />
</span></p>
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		<title>Stireria robotizzata</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[insegnamento robot didattici]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Appena il tempo di commentare l&#8217;ultima performance di Antonio (ho dimenticato di dire che a Veenzia hanno lanciato il MIDBS, &#8220;movimento internazionale per la difesa sei bambini stirati&#8221; http://liberidallaforma.blogspot.com/2010/07/e-nato-il-midbs-movimento.html) e di adempiere ad alcune delle opere di misericordia (almeno la 5 e la 13), che sfogliando La Repubblica di oggi, vengo a sapere di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/Ferro-da-stiro-12jpg.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1597" title="Ferro da stiro 12jpg" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/Ferro-da-stiro-12jpg-300x285.jpg" alt="" width="300" height="285" /></a></p>
<p>Appena il tempo di commentare l&#8217;ultima performance di Antonio (ho dimenticato di dire che a Veenzia hanno lanciato il MIDBS, &#8220;movimento internazionale per la difesa sei bambini stirati&#8221; http://liberidallaforma.blogspot.com/2010/07/e-nato-il-midbs-movimento.html) e di adempiere ad alcune delle opere di misericordia (almeno la 5 e la 13), che sfogliando La Repubblica di oggi, vengo a sapere di un temibile e terribile concorrente dello stiratore analogico di bambini, lo stiratore digitale, anzi, robotizzato.</p>
<p>La notizia, a prima vista,  ha dell&#8217;inquietante:  dalla Corea agli USA si diffonde l&#8217;uso di robout come insegnanti.</p>
<p>Non è una battuta di spirito o l&#8217;ennesima vision di qualche novello Asimov alla ricerca di un minuto di notorietà mediatca, ma l&#8217;impatto operativo di due nuove discipline: la &#8220;socio-robotica&#8221; e l&#8217; &#8220;affective computing&#8221;. Autori, il Laboratorio di ricerca della Honda a Mountain Valley e il neuroscianziato Terrence Sejnowski.</p>
<p>Pare che con gli &#8216;androidi Engkey(English &#8211; Jockey) e Asimo i ragazzi coreani e staunitensi imparino meglio l&#8217;inglese e tanti altri compiti.</p>
<p>Il robot, dicono loro, è molto più paziente di un insegnante biologico, costa meno e insegna meglio (avendo presenti certi insegnanti, non ho dubbi nel crederlo).</p>
<p>I primi test fatti all&#8217;University of California San Diego dicono che l&#8217;apprendimento delle lingue con gli androidi anche nei bambini piccoli fa grandi progressi. Non metto di dubbio questi dati. Ogni ricerca porta a trovare quello che si cerca.</p>
<p>Non metto, neppure, in dubbio l&#8217;utilità anche di questa tecnologia e non stento a credere che, come tante altre, si diffonderà ben oltre la moda e gli usi ..impropri.</p>
<p>La questione, a mio avviso, non è se i robot (e tante altre diavolerie tecnologiche che invadono le nostre aule) servano oppure no. Se sia meglio la diattica &#8220;diretta&#8221; o quella &#8220;attiva&#8221;; la didattica no-tecnologica o quella  high-tech. Tutte hanno una loro ragion d&#8217;essere.</p>
<p>La questione è cosa vogliamo ottenere attraverso la scuola e l&#8217;insegnamento. La questione va posta con riferimento agli obiettivi di apprendimento che vogliamo perseguire e con riferimento, anche, a cosa intendiamo per &#8220;apprendimento&#8221;, per &#8220;insegnamento&#8221; eccc&#8230;..</p>
<p>Tutto ciò premesso, credo che, come si dice nell&#8217;articolo citato, gli androidi vadano bene per &#8220;compiti speciali&#8221;, come le terapie ripetitive nei bambini autistici e, aggiungo io, per sosteneer l&#8217;apprendimento di  qualche altro compito cognitivamente semplice.</p>
<p>Ma la gamma dei processi cognitivi su cui si può intervenire a scuola ( e che dà un senso alla scuola)  è ben più ampio  di questi compiti ripetitivi; gli obiettivi di apprendimento che una scuola degna di questo nome deve assumere vanno ben oltre l&#8217;apprendimento meccanico, la memorizzazione. La scuola si deve occcupare anche, ad esempio,  del transfer dell&#8217;apprendimento, dell&#8217;apprendimento significativo, della comprensione, del problem solving &#8230;.</p>
<p>Ecco che con una visione meno semplicistica (e maccanica) dell&#8217;apprendimento gli androidi e tutte le altre tecnologie  scivolano in secondo piano e l&#8217;insegnante biologico assume un ruolo centrale e ricco.</p>
<p>Sempre che si tratti di un bravo insegnante. In certi contesti un androide, almeno, potrebbe far meno danni!</p>
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		<title>Chi stira chi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>

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		<description><![CDATA[
Antonio Saccoccio e i suoi net-futuristi lanciano il loro ennesimo attacco alla scuola e lo fanno a Venezia nel corso del LSCFcamp con una performance accuratamente perparata e degna dei migliori futuristi dei tempi d&#8217;oro di Marinetti &#38; Co.
La scuola, in questo caso, viene presentata attraverso un&#8217;analogia di grande effetto: un&#8217;immnesa stireria sociale e culturale; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/ferrobimbo2-lit.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1594" title="ferrobimbo2-lit" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/ferrobimbo2-lit-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Antonio Saccoccio e i suoi net-futuristi lanciano il loro ennesimo attacco alla scuola e lo fanno a Venezia nel corso del LSCFcamp con una performance accuratamente perparata e degna dei migliori futuristi dei tempi d&#8217;oro di Marinetti &amp; Co.</p>
<p>La scuola, in questo caso, viene presentata attraverso un&#8217;analogia di grande effetto: un&#8217;immnesa stireria sociale e culturale; una stireria che tutto raddrizza e appiattisce: le menti, le coscienze, il presente e il futuro&#8230;.</p>
<p>Come non essere d&#8217;accordo con l&#8217;analisi di Antonio?</p>
<blockquote><p>E&#8217; inutile nasconderci e far finta di nulla: siamo  tutti stirati. Chi più, chi meno. Lavoriamo per sfamarci. Sgobbiamo per  sopravvivere. E terminiamo i nostri giorni senza aver assaporato il  gusto della vita.</p>
<div>Ci stirano e ci facciamo  stirare per bene dal primo all&#8217;ultimo giorno della nostra esistenza. Si  inizia da bambini all&#8217;asilo, e si continua sino a quando siamo vecchi  all&#8217;ospizio.</div>
<div><strong>Siamo un&#8217;umanità stirata,  stiratissima.</strong></div>
<div></div>
</blockquote>
<p>La scuola, e non solo quella italiana, è da sempre un&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>istituzione totale</strong></span>, come il carcere, il manicomio &#8230; (Basaglia, Focault, tanto per citare alcuni nomi). Un&#8217;istituzione totale si caratterizza per l&#8217;allontanamento e l&#8217;esclusione dal resto della società dei soggetti  istituzionalizzati, per l&#8221;organizzazione formale e centralmente amministrata del luogo e  delle sue dinamiche interne, per il controllo operato dall&#8217;alto sui soggetti-membri. Un&#8217;istituzione dalla quale si può venire, si viene, triturati, piallati, omologati .</p>
<p>Giusto, e condivisibile, l&#8217;ennesimo grido d&#8217;allarme, l&#8217;ennesima denuncia dello stato della scuola, scuola che, come ben ribadito a Venezia anche da Antonio, sta morendo (se non è già morta) per l&#8217;insipienza di tanti governanti con la complicità di tante componenti della scuola stessa. Tutti presi in un gioco collusivo, tutti a ricavarci delle proprie nicchie di interesse. Incuranti del destino dei &#8220;clienti&#8221; della scuola: gli studenti. Tutti a giocare sulla pelle delle nuove generazioni.</p>
<p>Una scuola che,a  ben guardare,  sta morendo da anni e che, in realtà, non muore mai per la sua starordinria capacità di rigenerarsi nonostante le &#8220;terapie&#8221; che di tanto in tanto si tentano. Un&#8217;infezione che resiste agli antibiotici, un tumore che resiste alla chemioterapia. Una scuola che, nel male, ha sempre attivi meccanismi omeostatici che ne assicurano la continuità.</p>
<p>Una cattiva scuola che non è, però, incontrastabile. E lo sanno bene tanti insegnanti che tra le mille difficoltà del quotidiano cercano di limitarne i danni mettendosi sulle spalle il futuro di tanti ragazzi &#8220;stirati&#8221;.</p>
<p>Domando, quindi, ad Antonio cosa gli insegnanti net-futuristi (la cui opera ammiro) intendano fare per limitare l&#8217;effetto stiratura. Chiedo, cioè, se oltre la denuncia e nell&#8217;attesa che la scuola crolli (non crollerà, purtroppo; ve lo assicuro), si può, si vuole fare qualcosa  &#8230; magari staccare la spina del ferro da stiro &#8230;.</p>
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		<title>Contro l’allevamento in batteria dei nostri studenti</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/07/contro-lallevamento-in-batteria-dei-nostri-studenti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 04:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto degli insegnanti]]></category>

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		<description><![CDATA[
E&#8217; questa la scuola che vogliamo?

No, non è questa &#8230;. è questa:

Trovi altri video come questi su La scuola che funziona

www.manifestoinsegnanti.it
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/logoM-ok_taglio2.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1591" title="logoM-ok_taglio" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/logoM-ok_taglio2-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>E&#8217; questa la scuola che vogliamo?</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="309" height="188" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/M_bvT-DGcWw&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="309" height="188" src="http://www.youtube.com/v/M_bvT-DGcWw&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>No, non è questa &#8230;. è questa:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="353" height="265" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="flashvars" value="config=http%3A%2F%2Fwww.lascuolachefunziona.it%2Fvideo%2Fvideo%2FshowPlayerConfig%3Fid%3D2034217%253AVideo%253A21301%26ck%3D-&amp;video_smoothing=on&amp;autoplay=off&amp;hideShareLink=1&amp;isEmbedCode=1" /><param name="src" value="http://static.ning.com/socialnetworkmain/widgets/video/flvplayer/flvplayer.swf?v=201007011252" /><param name="wmode" value="opaque" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="353" height="265" src="http://static.ning.com/socialnetworkmain/widgets/video/flvplayer/flvplayer.swf?v=201007011252" allowfullscreen="true" wmode="opaque" flashvars="config=http%3A%2F%2Fwww.lascuolachefunziona.it%2Fvideo%2Fvideo%2FshowPlayerConfig%3Fid%3D2034217%253AVideo%253A21301%26ck%3D-&amp;video_smoothing=on&amp;autoplay=off&amp;hideShareLink=1&amp;isEmbedCode=1" bgcolor="#FFFFFF"></embed></object><br />
<small><a href="http://www.lascuolachefunziona.it/video/video">Trovi altri video come questi su <em>La scuola che funziona</em></a></small></p>
<p><strong><br />
<span style="color: #ff6600;">www.manifestoinsegnanti.it</span></strong></p>
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		<item>
		<title>Il mio LSCFcamp</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/8KcYAk2zgbY/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/07/il-mio-lscfcamp/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 16:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=1585</guid>
		<description><![CDATA[
Recuperate le forze distrutte più dal caldo e dall’afa che dal lavoro richiesto, tento una (mia) prima ricostruzione di cosa è  stato il camp.
Prima alcuni dati: una sessantina di persone presenti in sala in modo intermittente, una trentina i contatti in streaming.
Gente venuta dalla Sardegna, dalla Puglia, dal Lazio, dal Piemonte, dalla Lombardia, dall’Emilia-Romagna e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/BC_011.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1586" title="BC_01" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/BC_011.png" alt="" width="174" height="187" /></a></p>
<p>Recuperate le forze distrutte più dal caldo e dall’afa che dal lavoro richiesto, tento una (mia) prima ricostruzione di cosa è  stato il camp.</p>
<p>Prima alcuni dati: una sessantina di persone presenti in sala in modo intermittente, una trentina i contatti in streaming.</p>
<p>Gente venuta dalla Sardegna, dalla Puglia, dal Lazio, dal Piemonte, dalla Lombardia, dall’Emilia-Romagna e, in misura non preponderante, dal Veneto.</p>
<p>Per una iniziativa in presenza di un social network che ha avviato i suoi lavori 10 mesi fa, numeri di tutto rispetto.</p>
<p>La maggior parte dei presenti erano membri del network segno, questo, che molti dei membri del network “sentono” di appartenere al network, vivono il network come un’entità significativa (ovvio che questo non vale solo per coloro che erano presenti, tante altre persone “sentono” il network, pur non essendo state presenti). Un dato forte per il network stesso, un dato che fa ben sperare e che assegna, anche, delle grosse responsabilità al network.</p>
<p>LSCFcamp, un punto di svolta del network?</p>
<p>Più che di svolta parlerei di consapevolezza.</p>
<p>Consapevolezza di un significato che il network ha per gli insegnanti italiani, consapevolezza che il network – anche per effetto del manifesto degli insegnanti – può rappresentare un punto di riferimento per l’insegnante.  Parlare di essere già un punto di riferimento non sarebbe vero e sarebbe pura presunzione ma assumere l’obiettivo di diventare col tempo, col duro e intelligente lavoro, uno dei punti di riferimento culturale e professionale della classe insegnante italiana, il network lo può legittimamente assumere.</p>
<p>Lo può legittimamente assumere per la qualità e la quantità del lavoro fino ad ora svolto, per la capacità di lavoro dimostrata, per la forza di attrazione che ha, per la pluralità di punti di vista che esprime nel conseguire la sua mission, per il senso di appartenenza che i suoi membri hanno costruito.</p>
<p>Come procedere?</p>
<p>Credo che vada, innanzi tutto, difeso lo stile che fino a ora ci ha caratterizzato: la più assoluta libertà per tutti i membri di proporre piste di lavoro: nessuna “linea” editoriale, nessuna censura. Solo il network, con il seguito che spontaneamente dà alle diverse proposte, “legittima” i temi sui quali lavorare. Se un tema non è di interesse del network, sarà spontaneamente abbandonato.</p>
<p>Secondo, assumere a valore la pluralità delle prospettive dalle quali si lavora per l’ “obiettivo comune”: chiunque dovrebbe sentirsi libero di proporre la propria prospettiva e di farlo con i contenuti e nei modi che crede (unico vincolo, il rispetto dei punti di vista altrui).</p>
<p>Su quale sia/possa essere l’obiettivo comune, sulle possibili piste di lavoro, sui modo che a me sembrano adeguati alla realtà del network e su alcune tematiche, per me critiche per lì operatività del network, dirò la mia in <a href="http://www.lascuolachefunziona.it" target="_blank"><strong><span style="color: #993300;">la scuola che funziona</span></strong></a></p>
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		<item>
		<title>Manifesto dgli insegnanti</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/P8xyGs_G-8w/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/07/manifesto-dgli-insegnanti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 05:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto degli insegnanti]]></category>

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		<description><![CDATA[
www.manifestoinsegnanti.it

Dopo 3 mesi di lavoro, 100 membri intervenuti, 1000 post &#8230; il  
Manifesto degli insegnanti
è realtà.
Il Manifesto degli insegnanti è  il più importante dei progetti del network ed è stato presentato per la prima volta il 2 luglio al LSCFCamp.
il Manifesto degli insegnanti, 13 punti in cui viene delineato l’impegno dell’insegnante per favorire lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/logoM-ok.png"></a><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/logoM-ok_taglio1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1579" title="logoM-ok_taglio" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/logoM-ok_taglio1-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>www.manifestoinsegnanti.it</strong></h2>
<p style="text-align: center;">
<p>Dopo 3 mesi di lavoro, 100 membri intervenuti, 1000 post &#8230; il <span style="color: #ff0000;"><strong> </strong></span></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Manifesto degli insegnanti</strong></span></h2>
<p>è realtà.</p>
<p>Il <span style="color: #ff0000;"><strong>Manifesto degli insegnanti</strong></span> è  il più importante dei progetti del network ed è stato presentato per la prima volta il 2 luglio al LSCFCamp.</p>
<p>il<strong><span style="color: #ff0000;"> Manifesto degli insegnanti</span></strong>, 13 punti in cui viene delineato l’impegno dell’insegnante per favorire lo sviluppo personale, sociale e cognitivo degli studenti, per fare della scuola un’autentica occasione di preparazione dei giovani al proprio futuro e di promozione sociale. Un “manifesto” che tocca anche il ruolo dell’insegnante stesso: la passione per il proprio lavoro, la tensione e l’impegno per il costante miglioramento, il volere fondare il proprio ruolo sull’autorevolezza e non sull’autorità.</p>
<p>Un poderoso lavoro di sintesi con l’obiettivo di fornire alla classe insegnante un modello di scuola e di docente adeguato alle sfide dei tempi, un modello impegnativo da perseguire, tante sfide da cogliere abbandonando le certezze del passato. Per non far morire la scuola e per non morire anche come insegnanti.</p>
<blockquote><p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/IntestazioneManifesto-taglio.jpg"><img class="size-medium wp-image-1577 alignnone" title="IntestazioneManifesto taglio" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/IntestazioneManifesto-taglio-300x90.jpg" alt="" width="300" height="90" /></a></p>
<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/07/IntestazioneManifesto-taglio.jpg"></a>1.Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.</p>
<p>2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.</p>
<p>3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l&#8217;esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.</p>
<p>4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.</p>
<p>5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.</p>
<p>6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.</p>
<p>7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.</p>
<p>8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.</p>
<p>9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.</p>
<p>10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.</p>
<p>11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.</p>
<p>12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com&#8217;è, ma non a subirlo lasciandolo così com&#8217;è.</p>
<p>13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.</p></blockquote>
<p>Sottoscrivete e scaricate una copia del <strong><span style="color: #ff0000;">Manifesto degli insegnanti</span></strong> in</p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>www.manifestoinsegnanti.it </strong></h2>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/SqMG/~4/P8xyGs_G-8w" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giannimarconato.it/2010/07/manifesto-dgli-insegnanti/feed/</wfw:commentRss>
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	</channel>
</rss>
