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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie)</title>
	
	<link>http://www.giannimarconato.it</link>
	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Mar 2010 13:54:22 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vade retro, Satana …con il tuo laptop</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non posso esimermi dal prendere posizione contro l&#8217;ennesimo frutto del pensiero approssimativo. Di quel pensiero tanto banale, tanto superficiale, tanto semplicistico da portare a dire tutto e il contario di tutto, così, per la semplice ragione che una persona è in grado di articolare due parole o con la voce o con uno scritto.
Lo spunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/03/MDA-8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1327" title="MDA-8" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/03/MDA-8-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Non posso esimermi dal prendere posizione contro l&#8217;ennesimo frutto del pensiero approssimativo. Di quel pensiero tanto banale, tanto superficiale, tanto semplicistico da portare a dire tutto e il contario di tutto, così, per la semplice ragione che una persona è in grado di articolare due parole o con la voce o con uno scritto.</p>
<p>Lo spunto è, ovviamente, l&#8217;articolone di<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/03/10/news/stop_computer_classe-2574499/" target="_blank"> Repubblica di ieri </a>in cui si enfatizza il potere malefico della presenza del pc e di internet in aula. Succede, secondo l&#8217;articolista, sempre più spesso negli States che singoli insegnanti e intere scuole e università proibiscano ai loro studenti l&#8217;uso del pc (collegato a internet) in aula in quanto il danno che questa abbinata produce è decisamente superiore al beneficio che apporta.</p>
<p>Il pc ed il suo collegamento a internet è motivo di distrazione: gli studenti invece di <strong>prendere appunti</strong>, invece di stare ad <strong>ascoltare il professore che parla</strong>, preferiscono scaricare la posta, leggere il giornale, chattare, gironzolare su Facebook &#8230; Il pc venne definito &#8220;una scocciatura attraente&#8221; da tale David Cole, professore di Legge alla Georgetown University che diede via all&#8217;esperimento proibizionista nel lontano 2007 seguito presto da altri colleghi. Ecco cosa dicono &#8230;.</p>
<blockquote><p>Una decisione radicale motivata dal &#8220;<strong>Web delle distrazioni</strong>&#8220;, come racconta il Washington Post. &#8230;.  ma sono sempre di più quei docenti che non lo vogliono in classe perché lo accusano di scoraggiare le discussioni e di aver reso gli studenti degli &#8220;<strong>stenografi incoscienti</strong>&#8221; o di distrarre non soltanto chi lo usa per navigare e non per prendere appunti ma anche i compagni di banco.</p></blockquote>
<p>E ancora</p>
<blockquote><p>Il professor Cole vanta a suo favore un sondaggio condotto in forma anonima dopo sei settimane dalla messa al bando del pc: quasi la totalità degli studenti ammetteva di essere stato più coinvolto nelle discussioni in classe, il 95% di &#8220;aver usato in passato il computer per scopi diversi dal prendere appunti&#8221;. E se all&#8217;inizio questa misura ha incontrato l&#8217;ostilità degli studenti (nel 2006, ad esempio, quelli della University of Menphis si rivolsero all&#8217;American Bar Association), ora anche loro fanno meno resistenze.</p></blockquote>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript">OAS_RICH(&#8216;Middle&#8217;);</script--> <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"></script><script src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/scuolauniversita/interna/1071467860@Middle"></script></div>
<p>A questo punto vorrei fare alcune considerazioni:</p>
<ol>
<li>Quanto successo era facilmente prevedibile. Io l&#8217;ho sempre detto: buttare le tecnologie in un&#8217;aula scolastica senza un pensiero didattico dietro a governare questo evento rivoluzionario non sarebbe servito a niente. Anzi .. un pessimo  servizio fatto alle tecnologie stesse</li>
<li>Non ho mai capito perchè le tecnologie avrebbero dovuto migliorare l&#8217;apprendimento per il solo fatto di essere qualcosa di &#8220;nuovo&#8221;, di &#8220;innovativo&#8221;. Sono altre le cose a migliorare l&#8217;apprendimento creandone le condizioni più propizie. Ma fa sempre comodo attribuire poteri magici a qualcosa o a qualcuno salvo poi attribuirci, con la stessa supeficialità,  poteri diabolici</li>
<li>Usare il pc per prendere appunti che, pare, fosse la ragione principale per cui era stato introdotto (non   caso quegli studenti sono stati definiti &#8220;stenografi incoscenti&#8221;) , mi pare semplicemente demenziale. Questo è certamente un uso legittimo e utile, ma estremamente &#8220;povero&#8221;. Sono ben altre le attività di apprendimento che potrebbero e dovrebbero essere svolte per far esprimere al pc collegato a internet un elevato valore aggiunto lungo tutto il &#8220;ciclo di produzione&#8221; dell&#8217;apprendimento.</li>
<li>Se, poi, gli studenti preferiscono fare altro che stare a prendere appunti o ad ascoltare il professore di turno che parla, la colpa non è &#8211; ovviamente &#8211; del computer ma della scuola  e di chi insegna. Chi di noi proverebbe piacere nel fare cose prive di significato? Solo qualche masochista &#8230;</li>
<li>Il computer, come qualsiasi altro strumento può essere potenziale sorgente di distrazione. Per questo motivo anche per l&#8217;uso del pc a scuola va fatta una adeguata &#8220;formazione&#8221;; vanno definite o, meglio, negoziate, regole d&#8217;uso e queste regole vanno rispettate e fatte rispettare. Come tutte le regole. Ci sono momenti in cui il pc serve per lo svolgimento di attività ed in quei momenti il pc si tiene aperto; ci sono momenti in cui non serve perchè si sta svolgendo un&#8217;attività che non necessita ne del pc ne del collegamento a internet, e il pc si chiude. Il coperchio deve essere abbassato .</li>
</ol>
<p>Quello che mi sono sempre augurato è che l&#8217;introduzione delle tecnologie  a scuola sia un processo consapevole, motivato, riflettuto, preparato e gestito.</p>
<p>Per me l&#8217;introduzione delle tecnologie a scuola è un evento di straordinaria importanza per la scuola; un&#8217;autentica rivoluzione.</p>
<p>Approcci selvaggi, come l&#8217;innondazione di LIM, non solo non portano ad alcun risultato (sarebbe già una buona cose che potesse valere il detto calcistico &#8220;primo, non prenderle&#8221;), ma creano danni irreparabili tanto all&#8217;immagine delle tecnologie in ambito scolastico che alla speranza di miglioramento della scuola.</p>
<p>Ovvio che approcci selvaggi, fatti da sprovveduti, motivati da una visione ingenua dei processi di cambiamento, sostenuti da una visione acritica delle tecnologie non possono che portare agli effetti che vediamo.</p>
<p>Vedi l&#8217;articolo di Repubblica, vedi <a href="http://www.nytimes.com/2007/05/04/education/04laptop.html?_r=3&amp;pagewanted=1&amp;hp&amp;oref=slogin" target="_blank">altro articolo</a> segnalato da Antonio Fini <a href="http://www.fininformatica.it/wp/estremismi/" target="_blank">nel suo blog</a> e datato 2007,  vedi la <a href="http://www.giannimarconato.it/2010/02/sprechi-il-lim-itati-ovvero-perche-odio-le-lim/" target="_blank">ribellione di un insegnante alle LIM </a>&#8230;.</p>
<p>E, di articoli come questi,  speriamo di non doverne vedere tanti altri ancora</p>
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		<item>
		<title>Grembiulini &amp; cateteri</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/03/grembiulini-cateteri/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 09:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[

Mi sa proprio che la prossima circolare della gelmini prescriverà il catetere agli studenti prima dell&#8217;ingresso a scuola.
Dopo la brillante idea del grembiulino che fa tanto ordine, conviene signora mia?, che rende chiari i ruoli in classe &#8211; chi comanda e chi ubbidisce &#8211;  una nuova geniale trovata per mettere ordine in classe.
Basta mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="file:///C:/DOCUME%7E1/Gianni/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot.png" alt="" /></p>
<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/03/MDA-31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1334" title="MDA-3" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/03/MDA-31.jpg" alt="" width="150" height="200" /></a></p>
<p>Mi sa proprio che la prossima circolare della gelmini prescriverà il catetere agli studenti prima dell&#8217;ingresso a scuola.</p>
<p>Dopo la brillante idea del grembiulino che fa tanto ordine, conviene signora mia?, che rende chiari i ruoli in classe &#8211; chi comanda e chi ubbidisce &#8211;  una nuova geniale trovata per mettere ordine in classe.</p>
<p>Basta mai alzate, basta suppliche &#8220;maestra mi scappa&#8221;, basta processioni continue aula- WC &#8230;.</p>
<p>Basta scuse per trovare un momentano sollievo allo stress causato dallo sproloquio continuo dell&#8217;insegnante &#8230;</p>
<p>Basta con l&#8217;alternativa all&#8217;abbiocco da didattica &#8230;</p>
<p>Un bel catetere prima di partire da casa e il problema del disordine, del disturbo, dell&#8217;indisciplina è bello e risorto.</p>
<p>Con poca spesa, senza ostacoli sindacali, in un battibaleno ritorna la scuola di qualità, la scuola dell&#8217;eccellenza, la scuola che premia il merito (mica la frenesia  mingitoria).</p>
<p>La &#8220;nuova&#8221; scuola è tutta un catetere, dal 5 in condotta alle LIM. La scuola dei panicelli caldi è servita. Conviene, signora mia?</p>
<p>La scuola dell&#8217;allevamento dei cervelli in batteria (grazie Cristina) è una realtà.</p>
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		<item>
		<title>Contenuti digitali, ma sempre contenuti sono ….</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/Na955aAuHHY/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/contenuti-digitali-ma-sempre-contenuti-sono/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 15:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti didattici]]></category>

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		<description><![CDATA[www.mariedargent.com
Ovvero
non si impara dai contenuti ma con i contenuti
Ogni discorso sul rinnovamento della scuola (forse, sarebbe meglio chiamarlo cambiamento con tutta la carica dirompente che questo termine porta con sè) passa inevitabilmente dai contenuti per il semplice fatto che la scuola tradizionale è la scuola dei contenuti.
Editori a parte che del commercio di contenuti fanno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-4jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1277" title="MDA-4jpg" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-4jpg.jpg" alt="" width="238" height="158" /></a>www.mariedargent.com</p>
<p>Ovvero</p>
<p style="text-align: center;"><strong>non si impara <span style="color: #ff0000;">dai</span> contenuti ma <span style="color: #ff0000;">c</span><span style="color: #ff0000;">on</span> i contenuti</strong></p>
<p>Ogni discorso sul <strong><span style="color: #ff0000;">rinnovamento</span></strong> della scuola (forse, sarebbe meglio chiamarlo <strong><span style="color: #ff0000;">cambiamento</span></strong> con tutta la carica dirompente che questo termine porta con sè) passa inevitabilmente dai contenuti per il semplice fatto che la scuola tradizionale è<strong> <span style="color: #ff0000;">la scuola dei contenuti<span style="color: #000000;">.</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Editori a parte</span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> che del commercio di contenuti fanno, giustamente, la loro ragion d&#8217;essere e per i quali, ma solo per loro &#8220;content is the king, , da ogni altro dove si leva alta l&#8217;invocazione di andare oltre i contenuti. Con il corollario del de-centrarsi dall&#8217;insegnamento a favore del processo di apprendimento. Il cambiamento invocato riguarda l&#8217;abbandono della centralità dell&#8217;insegnante portando al centro la persona che apprende. Tutte cose sentite e ri-sentite.<br />
</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Contrariamente a quanto fanno credere coloro che difendono a spada tratta i &#8220;contenuti&#8221;, quanto io e tantissimi altri predicano, non è l&#8217;<span style="color: #ff0000;">abbandono</span> dei contenuti ma una loro <span style="color: #ff0000;">diversa concettualizzazion</span><span style="color: #ff0000;">e</span> nel processo insegnamento-apprendimento.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">I miei convincimenti in materia nascono dalla reciproca interazione tra la mia esperienza diretta e la letteratura internazionale. La letteratura, con le sue concettualizzazioni, mi aiuta a comprendere e a spiegare i fatti che ho sotto gli occhi; i fatti cui partecipo e vedo mi consentono di validare alcune delle concettualizzazioni presenti in letteratura offrendomi un criterio di affidabilità per quelle concettualizzazioni di cui non faccio esperienza diretta ma che, in virtù della loro affiidabilità (empiricamente costruita con il metodo enunciato) mi sento di assumere come linee guida per la mia pratica.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Estratti questo &#8220;metodo&#8221; personale, i caposaldi del mio pensiero e della mia pratica professionale riferita, anche, alla tematica &#8220;contenuti&#8221; sono i seguenti:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la questione &#8220;contenuti&#8221; va vista per la sua rilevanza con le problematiche dell&#8217;apprendimento </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">per me &#8220;apprendere&#8221; vuol dire &#8220;comprendere&#8221;</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la comprensione (che genera applicazione) segue strade diverse da quelle della memorizzazione (che genera ripetizione)</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la comprensione richiede la conseiderazione di prospettive multiple<br />
</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti presentati al di fuori di un contesto d&#8217;uso vengono, nella migliore delle ipotesi, memorizzati e generano conoscenza inerte (</span></span>Brown, Collins, Duguid)<span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la semplificazione didattica dei concetti e dei fatti e la loro presentazione tramite contenuti &#8220;didattici&#8221; non consente la comprensione di quei fatti, di quei concetti e, quindi, il loro utilizzo</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l&#8217;informazione non è conoscenza</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la (mia) conoscenza che comunico, che racconto (non che  &#8220;trasmetto&#8221; o che  &#8220;trasferisco&#8221;), per chi la &#8220;riceve&#8221; è informazione<br />
</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> l&#8217;informazione si trasmette, la conoscenza si costruisce</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l&#8217;informazione si trasforma in conoscenza nel processo di apprendimento</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la persona apprende solo ciò che è significativo per sè<br />
</span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">&#8220;Se sono gli insegnanti a stabilire cosa sia importante conoscere, come farlo e come imparare, gli studenti non potranno esercitare l&#8217;intenzionalità e la costruzione per il semplice fatto che non è loro permesso&#8221; (Jonassen)<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">solo a scuola le idee, i fatti del mondo .. sono spezzettati in discipline; la realtà è interdisciplinare</span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">nella vita siamo chiamati a svolgere attività, a risolvere problemi, non a ripetere informazioni. Perchè la scuola insegna a ripetere informazioni? (Jonassen)<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti sono strumenti per risolvere problemi, per realizzare attività</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti vanno presentati nel contesto di attività da svolgere</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">è lo scopo che guida la scelta dei contenuti, non la disciplina</span></span></li>
</ul>
<p>E potrei continuare ancora per parecchie altre righe  e mi avvio alla conclusione propositiva evidenziando come, da questa disamina,  risulti chiaro che nessuno predica la scomparsa dei &#8220;contenuti&#8221;. Quindi, ogni discorso deve partire da questa ovvietà.</p>
<p>In coerenza con quanto sopra affermato:</p>
<ol>
<li>va riconsiderato il ruolo dei contenuti nell&#8217;apprendimento e, di conseguenza, nella didattica</li>
<li>il &#8220;contenuto&#8221; necessario in ogni situazione didattica è specifico per quella situazione</li>
<li>la &#8220;qualità&#8221; del contenuto non è data ne dalla sua &#8220;correttezza&#8221; ne dalla sua qualità editoriale</li>
<li>la &#8220;qualità&#8221; del contenuto è data dalla sua adeguatezza allo scopo</li>
<li>l&#8217; &#8220;adeguatezza allo scopo&#8221;  la può stabilire solo l&#8217;insegnante</li>
<li>è il &#8220;bravo&#8221; insegnante che costruisce con sapiente mashup, di volta in volta, il &#8220;contenuto&#8221; che gli serve</li>
<li>l&#8217;accesso aperto, libero, agevole ad una grande massa di &#8220;contenuti&#8221; via internet non rende neccessaria una strutturazione dei contenuti in libri di testo o in quelli che vengono chiamati learning object</li>
<li>ogni &#8220;bravo&#8221; insegnante ha il &#8220;suo&#8221; libro di testo</li>
<li>solo il &#8220;cattivo&#8221; (da questo punto di vista) insegnante  ha bisogno di contenuti strutturati e di percorsi altrettanto strutturati per farsi guidare nel somministrarli agli studenti.</li>
</ol>
<p>Rimane, comunque, aperta la questione di come possano essere fatti i libri di testo del futuro per il semplice fatto che non credo sia prossima a venire la fine degli stessi e nell&#8217;attesa di questo evento qualche cambiamento credo sia possibile considerata la presenza della rete e del digitale. La riflessione e le sperimentazioni sono in campo da tempo, oltre la <em>pidieffazione</em> dei libri di testo analogici. Seguo con intresse i lavori di <a href="http://noa.bibienne.net/" target="_blank">Noa Carpignano </a>, editrice indipendente e d<a href="http://mgfiore.bibienne.net/" target="_blank">i Maria Grazia Fior</a>e, insegnante; ma parecchie altre persone stanno ragionando sul tema, anche con approccio visionario. Qualche tentativo l&#8217;avevo fatto <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica" target="_blank">anch&#8217;io</a>.</p>
<p>Quando parlo di<strong><span style="color: #ff0000;"> contenuti co-costruiti dagli studenti</span></strong>, di contenuti che esauriscono la loro funzione non appena &#8220;costruiti&#8221;,  mi riferisco alla tematica della rappresentazione della conoscenza costruita dalla persona che ha appreso. L&#8217;apprendimento è nel processo, non nel contenuto. Per apprendere bisogna &#8220;costruire&#8221; (*) usando i contenuti come strumenti. Quando l&#8217;artefatto è stato costruito, il processo di apprendimento si è sviluppato ed il suo prodotto altro non è che la rappresentazione, la visualizzazione di ciò che la persona ha imparato e sa. Ed il suo valore sta proprio nel rappresentare l&#8217;apprendimento. In questa prospettiva, un contenuto costruito da un insegnante o da un terzo qualsiasi, è privo di valore.</p>
<p>Ecco perchè</p>
<p style="text-align: center;"><strong>non si impara <span style="color: #ff0000;">dai </span>contenuti ma <span style="color: #ff0000;">con</span> i contenuti</strong></p>
<p>(*) Ciò che, più di ogni altra cosa, guida l’apprendimento è la comprensione e lo sforzo fatto nel completare un compito o una attività (Jonassen)</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Ogni tanto qualcuno mi chiede perchè &#8220;perda&#8221; tanto tempo a scrivere di queste cose nel blog. La risposta è molto semplice: perchè scrivere mi porta a riflettere e riflettendo migliora (o almeno lo spero) il mio pensiero (Schon lo chiama &#8220;reflection-on-action&#8221;). Lo faccio, cioè, per tornaconto personale.</p>
<p><a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this),  &quot;b30102376f5ead6e6499430f272de19c&quot;, event)" rel="nofollow" href="../2009/02/scorm-no-grazie/" target="_blank"></a></p>
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		<title>Abito nuovo</title>
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		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/abito-nuovo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 12:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogmania]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[template wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mi sono deciso e ho cambiato vestito. Ho scelto la bella template sviluppata da IMEvolution.it
TularMag
Semplice, sobria, minimalista.
Ho il problema dell&#8217;inserimento del titolo del blog, come se la template non lo prevedesse. Compare una piccola scritta solo dopo che ho trovato il file del logo della template e lo ho cancellato.
Altra annotazione che farei agli sviluppatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/angelfly.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1306" title="angelfly" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/angelfly.gif" alt="" width="150" height="163" /></a></p>
<p>Mi sono deciso e ho cambiato vestito. Ho scelto la bella template sviluppata da IMEvolution.it</p>
<h2 style="text-align: center;"><a title="Permanent Link to TularMag" href="http://www.temi-wordpress.com/738/tularmag/">TularMag</a></h2>
<p>Semplice, sobria, minimalista.</p>
<p>Ho il problema dell&#8217;inserimento del titolo del blog, come se la template non lo prevedesse. Compare una piccola scritta solo dopo che ho trovato il file del logo della template e lo ho cancellato.</p>
<p>Altra annotazione che farei agli sviluppatori (italiani) è l&#8217;eccessiva evidenza che assumono i titoli delle &#8220;pagine&#8221;. Per il resto, un&#8217;ottima scelta, compreso lo sdoppiamento dell&#8217;unica barra laterale nella sua parte inferiore. Questo consente un bel gioco di widget. Peccato,però, che non si possano togliere &#8220;Archives&#8221; e &#8220;Meta&#8221; che compaiono in automatico nella sotto-barra di sinistra.</p>
<p>Problemi solo miei che non sono capace di modificare il foglio di stile e il CSS della template</p>
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		<item>
		<title>Licenziare gli insegnanti che non sanno insegnare (si fa per dire)</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/o0F1KV5PndQ/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/licenziare-gli-insegnanti-che-non-sanno-insegnare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 16:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non è una battuta con cui voglio concorrere al nobel della cazzata. E&#8217; una affermazione di cui sono convinto. Almeno in linea di principio.
La considerazione nasce dalla notizia che negli US il comitato di gestione di una scuola ha licenziato tutti i suoi insegnanti (74 insegnanti e 19 membri dello staff, direttore compreso)  per incapacità: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-3.jpg"><img class="size-full wp-image-1268  aligncenter" title="MDA-3" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-3.jpg" alt="" width="150" height="200" /></a></p>
<p>Non è una battuta con cui voglio concorrere al nobel della cazzata. E&#8217; una affermazione di cui sono convinto. Almeno in linea di principio.</p>
<p>La considerazione nasce dalla <a href="http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_25/rhode-island-scuola-alunni-bocciati-insegnanti-licenziati-burchia_647097de-21df-11df-8195-00144f02aabe.shtml" target="_blank">notizia </a>che negli US il comitato di gestione di una scuola ha licenziato tutti i suoi insegnanti (74 insegnanti e 19 membri dello staff, direttore compreso)  per incapacità: numerosi studenti avevano appreso davvero poco.</p>
<p>Trovo normale che un professionista che non sa fare il proprio mestiere venga cacciato e messo nelle condizioni non nuocere ulteriormente.</p>
<p>Per quanto riguarda il mestiere dell&#8217;insegnante è un po&#8217; complicato determinare se quel professionista dell&#8217;apprendimento ha fatto o meno il proprio dovere.</p>
<p>Innanzitutto perchè andrebbe definito quale sia il mestiere dell&#8217;insegnante. Insegnare?  Si, ma non basta. La finalità della scuola, per perseguire la quale gli insegnanti sono assunti e pagati, non è far insegnare agli insegnanti, ma far apprendere agli studenti !!!!</p>
<p>Scontata, qualcuno potrebbe dire, questa affermazione. Ma non lo è affatto. Per parecchi motivi.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>1.</strong></span></p>
<p>Sembra abbastanza diffusa la convinzione che all&#8217;insegnamento consegua sempre, necessariamente, automaticamente, l&#8217;apprendimento. Quindi, all&#8217;affermazione &#8220;ho insegnato&#8221; corrisponde la convinzione &#8220;gli studenti hanno imparato&#8221; . L&#8217;insegnante si proccupa di insegnare (&#8220;cosa dico oggi a scuola? quale esercizio faccio fare?&#8230;), tanto l&#8217;apprendimento si verificherà. Se qualche studente non avrà imparato, la colpa è loro che &#8230; non mi hanno seguito con attenzione&#8230;</p>
<p>Basterebbe che tutti gli insegnati fossero consapevoli di questa, banalissima e scontata, verità per portarli a rifocalizzare la propria attività</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">2.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;">Cosa vuol dire apprendere? Vuol dire memorizzare? Vuol dire ripetere? Vuol dire prendere bei voti nelle interrogazioni e nelle verifiche? Vuol dire &#8220;capire&#8221;? Si, secondo me, apprendere vuol dire proprio &#8220;capire&#8221;. La comprensione è la condizione cognitiva necessaria perchè lo studente faccia proprie le nuove conoscenze, dia loro un significato e le usi per fare qualcosa.</p>
<p style="text-align: left;">Ci sono insegnanti che sanno dare spiegazioni confuse di cosa significhi per loro &#8220;apprendere&#8221;. Per molti l&#8217;apprendimento non è un problema: l&#8217;apprendimento è l&#8217;apprendimento; cos&#8217;altro dovrebbe essere? quanti apprendimenti ci sono? Jonassen mi diceva che dalla sua esperienza con tanti insegnanti si è costruito il convincimento che la causa principale delle loro basse performance (= scarsa efficacia della loro didattica) era l&#8217;idea vaga, semplicistica, superficiale di cosa fosse l&#8217;apprendimento che gli insegnanti avevano. Evidentemente il problema è universale.</p>
<p style="text-align: left;">Anche le idee su cosa sia l&#8217;apprendimento sono tante come sono tante anche le idee che si possono avere su quale sia lo scopo della scuola. Ok, la scuola deve insegnare &#8230; ma per quale scopo? Deve sfornare persone con la testa ben piena di informazioni? Deve sfornare persone che sappiano usare quelle informazioni? Devono essere persone che sappiano usare la propria testa o persone che non si domandino tanto il perchè delle cose?</p>
<p style="text-align: left;">Tanti i punti di vista anche qui.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Chiari i due punti precedenti sappiamo rispetto a cosa misuare la competenza, l&#8217;efficacia degli insegnanti.</p>
<p style="text-align: left;">Eccoci, quindi, pronti per un altro punto critico.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>3.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Come valutare gli insegnanti? Chi valuta gli insegnanti? Secondo quali parametri? Cosa facciamo una volta valutati gli insegnanti con quei risultati?</p>
<p style="text-align: left;">Sappiamo dell&#8217;atavica ritrosia degli insegannti a farsi valutare. Come se il loro operato fosse al di sopra di ogni necessità di rendicontare cosa hanno fatto. Come se il loro lavoro fosse giustificato per il solo motivo di essere stati in un&#8217;aula per un certo numero di ore. Sappiamo la reazione al mitico/famigerato &#8220;concorsone&#8221; di Berlinguer. Saltato il concorsone e saltato anche Berliguer (e adesso ci troviamo il giano-ministro Tremonti-Gelmini).</p>
<p style="text-align: left;">Sappiamo anche dei sindacati della scuola storicamente poco propensi all&#8217;innovazione temendo, forse non a torto, il prezzo da pagare in termini di diminuzione del numero dei propri protetti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">4</span></strong></p>
<p style="text-align: left;">A prescindere da questo particolare di non secondaria importanza, ciò che taglia la testa al toro e rende, a mio avviso, praticamente impossibile attivare qui da noi un sistema di valutazione degli insegnanti e del loro insegnamento che sia serio, credibile, autorevole è il contesto, chiamiamolo &#8220;culturale&#8221; (nel senso che questo concetto assume nell&#8217;antropologia culturale) che caratterizza ogni forma di azione istituzionale nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: left;">Avete presente il grado di corruzione presente in ogni affare pubblico? E il livello di etica presente nell&#8217;azione dei nostri politici e nella burocrazia che conta? E il grado di clientelismo e familismo che caratterizza l&#8217;accesso e la progressione di carriera nella scala gerarchica pubblica?  E i criteri di valutazione e di valorizzazione della competenza? E avete presente cosa davvero significa &#8220;competenza&#8221; in questo contesto? E come venga mistificato e piegato a disegni &#8220;superiore&#8221; persino il concetto di &#8220;meritocrazia&#8221;?</p>
<p style="text-align: left;">Quale affidabilità avrebbe un dispositivo di valutazione concepito e agito in questo contesto? Quali garanzie abbiamo che le valutazioni valutino davvero la competenza ad insegnare? <strong><span style="color: #ff0000;">NESSUNA</span></strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Ecco perchè in apertura mi sono detto favorevole a licenziare gli insegnanti incapaci, percisando di esserlo solo in linea di principio.</p>
<p style="text-align: left;">Facciamo, quindi, meri esercizi di stile plaudendo all&#8217;iniziativa americana e augurandoci di veder applicate quelle regole anche qui da noi.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; meschino opportunismo evidenziare come anche il ministro dell&#8217;istruzione di Obama abbia apprezzato l&#8217;opera di quel consiglio di gestione di quella scuola</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>P. S.</strong></span></p>
<p>Non vorrei dare l&#8217;impressione di leggere il fatto in modo semplicistico attribuendo gli scarsi risultati di apprendimento degli studenti all&#8217;incompetenza didattica degli insegnati (sarebbe meglio dire &#8220;di parecchi insegnanti&#8221; perchè di bravi insegnanti  ce ne sono numerosi anche da noi).</p>
<p>Non trascuro l&#8217;importanza del contesto che caratterizza la società contemporanea; i valori che vengono promossi tramite i mass media, valori che assegnano poca o nulla importanza alla scuola e al faticoso percorso che è necessario compiere per avere successo nella vita.</p>
<p>Non trascuro neppure l&#8217;indecifrabilità del presente e la sua proiezione nel futuro, indecifrabilità che non facilita l&#8217;identificazione dello scenario per il quale lavorare . Figurarsi l&#8217;identificazione dei modo e dei mezzi per farlo.</p>
<p>Non trascuro, ovviamente, i segnali di disistima che emergono dalla società verso la scuola, complice una campaga politoco-mediatica tendente a screditare la scuola e le persone che vi lavorano.</p>
<p>Non trascuro, infine, il disegno politico in atto tendente a riportare la scuola &#8220;libera&#8221; e la libertà di insegnamento sotto il controllo culturale di chi comanda.</p>
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		<title>Imparare sempre …. ma non a scuola</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/vaEd911sGuo/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/imparare-sempre-ma-non-a-scuola/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 06:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento informale]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[competenza]]></category>
		<category><![CDATA[life long learning]]></category>
		<category><![CDATA[skills]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un dato, pare frutto di una ricerca &#8220;seria&#8221; condotta un paio di anni fa negli US, ci dice che un adulto in attività professionale ha sviluppato almeno il 90% delle conoscenze che possiede al di fuori  della  scuola. Che invece del 90 sia l&#8217;85 o il 95, poco importa.
Ma, attenti a non leggere questo dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1286" title="MDA-5" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-5-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Un dato, pare frutto di una ricerca &#8220;seria&#8221; condotta un paio di anni fa negli US, ci dice che un adulto in attività professionale ha sviluppato almeno il 90% delle conoscenze che possiede al di fuori  della  scuola. Che invece del 90 sia l&#8217;85 o il 95, poco importa.</p>
<p>Ma, attenti a non leggere questo dato come ulteriore prova che la scuola serve poco o niente. La questione è ben altra e su cui la scuola dovrebbe riflettere bene.</p>
<p>Questo dato ci dice che la scuola ha l&#8217;enorme responsabilità di aiutare lo studente, dal primo all&#8217;ultimo giorno che la frequenta, a sviluppare le attitudini, le abilità, le conoscenze, in sintesi le <span style="color: #ff0000;"><strong>competenze</strong></span>,  che lo aiuteranno a far fronte al gravoso compito di continuare a costruire sempre nuove conoscenze; la scuola dovrebbe insegnare allo studente a <strong><span style="color: #ff0000;">imparare sempre</span></strong>. Compito non facile.</p>
<p>Su cosa, allora, la scuola si dovrebbe focalizzare? Questa domanda ha guidato il mio intervento di ieri a Bari alla e-Skills Week.</p>
<p>Come si vedrà dalle slide che riepilogano i punti salienti del discorso, sono in gioco dimensioni che nulla hanno a che vedere con &#8220;contenuti&#8221; ma con metodi di insegnamento e di apprendimento.</p>
<p>Come si usa dire, buona visione &#8230;.</p>
<div id="__ss_3264162" style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Imparare sempre nell’era della rete" href="http://www.slideshare.net/gmarconato/imparare-sempre-nellera-della-rete-3264162">Imparare sempre nell’era della rete</a></strong><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=slidebari1parteprima-100224064926-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=imparare-sempre-nellera-della-rete-3264162" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=slidebari1parteprima-100224064926-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=imparare-sempre-nellera-della-rete-3264162" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato">Gianni Marconato</a>.</div>
</div>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/SqMG/~4/vaEd911sGuo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Chiamiamoli Instructional Object … se proprio vogliamo oggetti</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/6iqwGqIiwLI/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/chiamiamoli-instructional-object-se-proprio-vogliamo-oggetti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 06:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[conceptual change]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=1248</guid>
		<description><![CDATA[
L&#8217;annosa questione  (vedi link in calce) dei così detti Learning Object  è, almeno per me,  ritorna alla ribalta per la richiesta del Ministero dell&#8217;Istruzione per il progetto Innovascuola di produrre  &#8220;contenuti digitali&#8221;. Ogni tanto qualche scuola mi chiede di discutere della questione.
La mia posizione, esplicitata nelle slide qui embedded, è riconducile alle seguenti affermazioni:

Learning Object [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1288" title="MDA-6" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-6-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>L&#8217;annosa questione  (vedi link in calce) dei così detti Learning Object  è, almeno per me,  ritorna alla ribalta per la richiesta del Ministero dell&#8217;Istruzione per il progetto Innovascuola di produrre  &#8220;contenuti digitali&#8221;. Ogni tanto qualche scuola mi chiede di discutere della questione.</p>
<p>La mia posizione, esplicitata nelle slide qui embedded, è riconducile alle seguenti affermazioni:</p>
<ol>
<li>Learning Object è un costrutto malformultao e, tutto sommato, inutile</li>
<li>Se proprio vogliamo che si parli di Object, chiamiamoli  Instructional Object</li>
<li>Se proprio  dobbiamo sviluppare &#8220;contenuti digitali&#8221; adottiamo la prospettiva della co-costruzione (insegnati &#8211; allievi) degli stessi usando semplici applicativi quali quelli per  mappe, slide, wiki, blog, ipertesti &#8220;normali&#8221; e per la Flessibilità Cognitiva, fogli di calcolo, video</li>
</ol>
<p>Mi rendo ben conto per un  uso &#8220;banale&#8221; come quello indicato sia necessario compiere quello che Limon &amp; Mason, 2002, Schnotz, Vosnaidou &amp; Carreter, 1999, Sinatra &amp; Pintrich, 2003 chiamano Conceptual Change. Per questo chiudo la sequenza delle slide con alcune domande &#8211; più facile da fare  che non da rispondere &#8211; che potrebbero attivare una riflessione per quel cambiamento.</p>
<div id="__ss_3250292" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; display: block; margin: 12px 0 3px 0; text-decoration: underline;" title="Conversazione Sui Learning Object" href="http://www.slideshare.net/gmarconato/conversazione-sui-learning-object">Conversazione Sui Learning Object</a><object style="margin: 0px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=conversazionesuilearningobject-100222160824-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=conversazione-sui-learning-object" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="margin: 0px;" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=conversazionesuilearningobject-100222160824-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=conversazione-sui-learning-object" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.slideshare.net/gmarconato">Gianni Marconato</a>.</div>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">&#8212;&#8212;&#8211;</div>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">Tracce di riflessioni precedenti sul tema</div>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">
<p><a href="../2009/02/scorm-no-grazie/">http://www.giannimarconato.it/2009/02/scorm-no-grazie/</a></p>
<p><a href="../2009/02/no-lo-meglio-attivita-di-apprendimento/">http://www.giannimarconato.it/2009/02/no-lo-meglio-attivita-di-apprendimento/</a></p>
<p><a href="../2009/03/tracciare-apprendere/">http://www.giannimarconato.it/2009/03/tracciare-apprendere/</a></p>
<p><a href="../2009/03/stravaganze/">http://www.giannimarconato.it/2009/03/stravaganze/</a></p>
<p><a href="../2008/01/risorse-didattiche-ma-per-farne-cosa/">http://www.giannimarconato.it/2008/01/risorse-didattiche-ma-per-farne-cosa/</a></p>
<p><a href="http://oltreelearning.blogspot.com/2008/01/learning-object-chi-li-vuole-e-chi-no.html">http://oltreelearning.blogspot.com/2008/01/learning-object-chi-li-vuole-e-chi-no.html</a></p>
<p><a href="../2008/02/risorse-didattiche-come-costruirle-e-come-usarle/">http://www.giannimarconato.it/2008/02/risorse-didattiche-come-costruirle-e-come-usarle/</a></p>
<p><a href="http://orientamentiedisorientamenti.ning.com/forum/topic/show?id=1193143%3ATopic%3A4721">http://orientamentiedisorientamenti.ning.com/forum/topic/show?id=1193143%3ATopic%3A4721</a></p>
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		<title>Il dolore al tempo dei social network</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 10:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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Una cara amica in rete, Lorenza, ha recentemente avuto un lutto tremendo, la perdita del marito. Un evento tanto repentino negli accadimenti quanto devastante. Due striminzite settimane dalla diganosi alla fine di tutto.
Ho conosciuto Lorenza nel gioco degli intrecci tra blog; lei Floria con Fuori di classe, io con Oltre l&#8217;elearning. Oggi lei scrive in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/venice.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1243" title="venice" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/venice-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Una cara amica in rete, Lorenza, ha recentemente avuto un lutto tremendo, la perdita del marito. Un evento tanto repentino negli accadimenti quanto devastante. Due striminzite settimane dalla diganosi alla fine di tutto.</p>
<p>Ho conosciuto Lorenza nel gioco degli intrecci tra blog; lei Floria con <a href="http://fuoridiclasse.splinder.com/" target="_blank">Fuori di classe</a>, io con Oltre l&#8217;elearning. Oggi lei scrive in<a href="http://contaminazioni.splinder.com/" target="_blank"> Contaminazioni</a> e interagisce, come tanti di noi Facebook.</p>
<p>Ed è proprio via Facebook che Lorenza ci fa sapere che qualcosa non va e, da abitante della rete, dice qualcosa anche a noi mille e più &#8220;amici&#8221;</p>
<blockquote><p>Ho 1336 amici qui sul social network, alcuni  veri, molti solo virtuali. Non mi pare carino sparire senza dire nulla,  visto che ho scelto di rendere la mia vita (parzialmente) pubblica, per  quello che vale, ma la mia famiglia ha bisogno di me e io ho bisogno di  loro per superare un momento difficilissimo e quindi &#8230; ci vediamo fra  un po&#8217;.</p></blockquote>
<p>Era il 27 di gennaio.</p>
<p>In un&#8217;alba gelida dell&#8217;otto febbraio, Lorenza condivide la crescente angoscia in rete e trova l&#8217;energia emotiva di riflettere sul senso dello stare in rete in quei momenti in cui tutto pare sospeso in attesa di &#8230; Per intero quel grande e disperato messaggio:</p>
<blockquote><p>Scrivere con la punta delle dita, inviando messaggi in tempo reale a  chissachi&#8217; da un&#8217;anonima stanza d&#8217;ospedale, alle cinque del mattino. E&#8217;  una cosa che fa sentire meno soli? Chissà<br />
La&#8217; fuori la vita continua, imperterrita e imbarazzante, mentre noialtri  siamo stati inghiottiti dal buco nero dei ritmi ospedalieri e,  soprattutto, dei capricci crudeli della malattia.<br />
La tecnologia mi connette anche di qui al flusso implacabile di  informazioni, richieste, notifiche, condivisioni e messaggi che anima la  piazza virtuale di facebook. Ma, allo stesso tempo, la brutalità della  nostra reale situazione me ne distacca quasi del tutto.<br />
In rete sono presente come un avatar sbiadito al quale, chissà perché,  nonostante il lungo silenzio e la quasi completa evaporazione, perfetti  (o quasi) sconosciuti continuano ad inviare  mail o inviti bizzarri o  domande di amicizia, come se niente fosse accaduto , come se l&#8217;ultimo  status pubblicato non dichiarasse esplicitamente che non e&#8217; più tempo di  cazzeggio.<br />
Nella realtà ci  sono io, con tutto il peso di un dolore che non trova  sollievo, con l&#8217; ansia per un futuro incerto e quasi sicuramente cupo,  con il mio attonito stupore davanti alle macerie della nostra  quotidianità violata.<br />
E&#8217; questa contraddizione che mi fa avvertire con chiarezza quanto sia  illusorio il mito dell&#8217; iperconnessione. Di qualunque cosa abbia bisogno  in questo momento, e&#8217; assai difficile che la trovi qui. Eppure, in  condizioni normali, prendiamo assai sul serio le bazzecole che ci  raccontiamo sulle interazioni emotive e cognitive che animano la Rete.  Ma la realtà e&#8217; parecchio diversa e, se ne avessi voglia, mi scapperebbe  persino da ridere davanti alla palese assurdità delle nostre  adolescenze in ritardo.</p></blockquote>
<p>Per Lorenza è illusorio il mito dell&#8217;iperconnessione, sa di non potere trovare in rete quello di cui ha bisogno ma usa la rete per dirlo  &#8230;. anche in quei tremendi momenti la rete, la presenza virtuale, discreta, non saputa di mille e più amici è, comunque, di qualche aiuto. Una più che motivata fuga dalle angosce del momento?   Un irrazionale tentativo di dire &#8220;aiutatemi&#8221;? Un urlo per decomprimere l&#8217;anima schiacciata dal presentimento di un futuro altro?</p>
<p>Ogni suo segnale in rete è seguito da decine di altri segnali di &#8220;ci siamo, Lorenza&#8221;.</p>
<p>Poche ora più tardi una interminabile sequenza di messaggi di amici nella sua bacheca seganalal che il peggio è avvenuto.</p>
<p>E&#8217; Lorenza stessa, l&#8217;11 di febbraio a raccontare il proprio strazio</p>
<blockquote><p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Ci eravamo preparati  ad una guerra di mesi o di anni, ci siamo ritrovati sconfitti nel  peggiore dei modi nel giro di due settimane. Questi ultimi tre giorni sono stati tremendi. Quelli che verranno  saranno peggiori, già lo so. &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Non siamo i primi, non siamo gli unici. Mi aggrappo a quello che ho  letto e studiato, tanto per vedere se serve a qualcosa, con il dubbio  che quanto ti pare così intelligente e sensato in astratto, nella  pratica si riveli un guscio vuoto di parole insignificanti. Vedremo.<br />
In ogni caso sono stata ingiusta, l&#8217;altra notte. Alla fine, le parole di  tanti che, come possono, cercano di starci vicini, con un telegramma,  con un post sulla bacheca di Facebook, con un messaggio privato, con una  mail, con un semplice sms, con una telefonata, servono. La compassione,  se davvero significa &#8220;soffrire insieme&#8221;, non è poco dignitosa. Ti pare  di essere un po&#8217; meno sola, se gli amici ti danno una mano. Grazie a  tutti, davvero.</p></blockquote>
<p>Ti pare di essere meno sola, se gli amici ti danno una mano, chiosa Lorenza.</p>
<p>Si, Lorenza, non potremo mai toglierti il dolore che ti porti addosso. E&#8217; tuo. E&#8217; tutto tuo. E non può essere diversamente.</p>
<p>Ma, ne sono certo, con questa nostra vicinanza, con questo nostro sincero dolore,  una briciola di questo tuo dolore ce la mettiamo sulle nostre spalle e speriamo che, briciola su briciola, pesi un infinitesimo di meno sulle tue.</p>
<p>Il dolore al tempo dei social network</p>
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		<title>… e daje co st’innovazione</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[cl@ssi 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[
http://www.mariedargent.com


Un tema che mi sta parecchio a cuore e che spesso scatena le mie ire concettuali è l&#8217;abuso che si fa del termine &#8220;innovazione&#8221; nella didattica.
Tutto che è nuovo, perchè non esisteva prima, è innovativo e, in virtù di questo attributo,gli si attribuisce il potere di cambiare in meglio la scuola italiana. Sic et simpliciter.
Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA_2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1226" title="MDA_2" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA_2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<pre style="text-align: right;">http://www.mariedargent.com</pre>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un tema che mi sta parecchio a cuore e che spesso scatena le mie ire concettuali è l&#8217;abuso che si fa del termine &#8220;innovazione&#8221; nella didattica.<br />
Tutto che è nuovo, perchè non esisteva prima, è innovativo e, in virtù di questo attributo,gli si attribuisce il potere di cambiare in meglio la scuola italiana. Sic et simpliciter.<br />
Sono troppi i luoghi in questo blog in cui ho trattato la questione per linkarli qui tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte sono così feroce contro gli &#8220;innovatori&#8221; e le &#8220;innovazioni&#8221; che passo per essere un conservatore. Ma non mi va che si faccia contrabbando d&#8217;innovazione, che si depotenzi un concetto tanto importante. Chi si seminino illusioni di diventare &#8220;insegnanti migliori&#8221; solo perchè si usano le tecnologie, le LIM, i contenuti digitali &#8230;<br />
Mi inferocisco soprattutto perchè si illudono gli insegnanti, i più sprovveduti, quelli che vivono con angoscia la loro inadeguatezza al ruolo, quelli che hanno la percezione di far danni con la propria incompetenza e li si illude facendo credere che solo usando una LIM, il Pc e qualche altra diavoleria diventarenno improvvisamente competenti e il loro sentimento di inadeguatezza scomparirà e finiranno di far danni.</p>
<p style="text-align: justify;">Li si illude che non serva impegnarsi a fondo e a lungo per crescere professionalmente e si offrono loro comode scorciatoie non per spirito umanitario, consolatorio, terapeutico ma per far crscere il fatturato della propria azienda. Non ho, quasi, nulla contro chi fa business con la scuola se solo lo facesse senza eccessiva enfasi sul potere miracolistico delle proprie soluzioni ma, chi fa business me lo insegna, non si può vendere qualcosa se si è &#8220;tiepidi&#8221; con il messaggio commerciale, se si fanno sottili distinzioni, se si mettono tanti se e tanti ma &#8230; Per vendere bisogna trasmettere messggi forti, chiari, ottimistici, essere determinati sull&#8217;impatto &#8211; ovviamente più che positivo &#8211; delle proprie proposte. E promettere miracoli, prometttere l&#8217;innovazione a basso costo, l&#8217;innovazione a bassa fatica, l&#8217;innovazione sicura, l&#8217;innovazione indipendentemente dalla competenza. E, così, si vendono PC, si vendono applicazioni, si vendono LIM, si vendono Learnig Object, si vendono e-book  .. si vende la felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come i venditori di lozioni per la crescita istantanea dei capelli che decenni fa, mi raccontavano, frequentassero i mercati paesani dove, proprio per la lontananza di questi luoghi dalla città, le persone erano più propense a dar credito agli imbonitori assicurando loro floridi affari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo nuovo, e non certamente ultimo, attacco di ferocia concettuale mi è stato provocato dalla lettura di una, tutto sommato moderata e pacata &#8220;lettera aperta&#8221; ai referenti ministeriali del progetto Cl@ssi 2.0 da parte di un noto editore scolastico indipendente che si lamenta perchè in quel progetto, pare, non si possano spendere i fondi assegnati per l&#8217;acquisto di contenuti digitali da case editrici (il tutto su Facebook)</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Spero che questo mio intervento non scateni ancora una volta l&#8217;accusa in più occasioni mossami da A. di essere un anti innovazione e spero, anche, che con quanto dirò non mi accusi di voler impedire il libero esercizio di attività imprenditoriale.<br />
Io sono pro-innovazione (ma di quella vera, non di quella contrabbandata come tale) e sono,anche, per il libero e corretto esercizio dell&#8217;attività imprenditoriale e riconosco a G, per mia esperienza diretta e per &#8220;sentito dire&#8221;, l&#8217;esercizio di una corretta etica imprenditoriale e di una apprezzata offerta commerciale.<br />
Questa lunga premessa mi è necessaria considerati malintesi precedenti e considerato che quanto dirò credo non farà piacere ad A. autore della &#8220;lettera aperta&#8221;.<br />
La mia è una riflessione squisitamente metodologica è totalmente indipendente tanto dal progetto Classi 2.0 che dall&#8217;offerta economica di G. e riguarda il ruolo dei &#8220;contenuti&#8221; nella didattica.<br />
Non è questo il luogo di dibattere in tutta la sua estensione sul ruolo dei contenuti nella didattica, per cui mi limito a toccare solo le questioni presenti nella citata lettera aperta.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Non corrisponde al vero</span></strong> l&#8217;affermazione di AQ che &#8220;&#8230; quando in tutta la letteratura specialistica e nei principali convegni internazionali l&#8217;espressione &#8220;Content is king&#8221; e&#8217; quasi diventata uno slogan condiviso e universalmente riconosciuto.&#8221;<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>E</strong><strong>&#8216; vero l&#8217;esatto opposto</strong></span>: la gran parte della letteratura cognitiva, pedagogica e didattica di questi ultimi decenni nonchè il messaggio che in gran parte dei convegni internazionali si lancia sono nel segno del superamento di una didattica ancorata ai contenuti.<br />
Certo, una scuola senza contenuti non è una scuola, ma è altrettanto vero che la scuola non è fatta solo di contenuti.</p>
<p>Una scuola di contenuti è la scuola che vorrebbero la Gelmini, il suo ideologo Israel ed il gregge di <span style="color: #000000;">mansuete pecorelle che si accodano.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non è vero</strong></span> che se non si acquistano contenuti digitali (CD) o da G. o da altro editore, il progetto citato sia vuoto e si limiti a mero hardware. I CD possono essere recuperati da repository &#8220;liberi&#8221; di cui il mondo della scuola è ben dotato o, MEGLIO ANCORA, se i CD sono sviluppati dagli studenti con il supporto degli insegnanti. Questo processo di costruzione è la vera innovazione didattica, non il riuso di contenuti liberi (male minore), ne tantomeno il loro acquisto sul libero mercato.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Non è vero</span></strong> che senza CD l&#8217;innovazione introdotta dalle tecnologie (progetto Classi 2.0 e Innovascuola) sia monca. L&#8217; &#8220;innovazione&#8221; molto probabilmente sarà monca ma lo sarà ne per colpa della mancanza di CD, ne per essere focaizzata solo sulle macchine, ma lo sarà perchè si sono elevati a feticcio tanto le macchine che i contenuti (digiltali o non digitali, liberi o proprietari) dimenticando ancora una volta che il vero problema da affrontare è la competenza didattica degli insegnanti, la loro concettualizzazione di apprendimento e di didattica, le loro pratiche didattiche con e senza le tecnologie.</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Pensare di innovare la scuola italiana con massiccie iniezioni di tecnologie è o una mistificazione del problema o prova dell&#8217;ignoranza di chi decide le strategie dell&#8217;innovazione.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Pensare di innovare la scuola a partire dai contenuti e pensare che il massimo dell&#8217;innovazione stia nella digitalizzazione dei contenuti, è un approccio che &#8211; per decenza e con eufemismo &#8211; definisco ancor peggiore.</span></em></p>
<p>Tecnologie, contenuti &#8211; perchè no, digitali &#8211; sono belle cose ma il problema della didattica (e non dico della scuola italiana, circoscrivo) è ben altro.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A precisazione della mia posizione, che su FB è stata commentata attribuendomi il ruolo di difensore della politica ministeriale,  aggiungevo, sempre su FB</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8230;.. nessun problema a stare dalla parte dei ministeriali se loro la pensassero come me. Dubito che si tratti di una &#8220;convergenza&#8221; della mia posizione e quella loro. Secondo il mio orientamento metodologico il processo di costruzione coincide con il processo di apprendimento. Usare cose fatte da altri ha lo stesso significato sia che si tratti di cose regalate da chiunque sia che queste cose siano aquistate.<br />
Credo che il no acquisti ministeriale significhi un invito a ri-usare i materaili presenti nei diversi repositiry allo scopo, credo, di valorizzare i costi già sostenuti.<br />
Quindi 2 no (semplificando, pechè la questione dei contenuti nella didattica è molto complessa e non riconducibile ad un no secco)  di segno molto diverso, opposto direi. La coincidenza è solo casuale.<br />
Approfondirò quanto prima la questione &#8220;contenuti&#8221; (se digitali non fa alcune differenza) nella didattica, il nodo del mio intervento auspicando che quanto detto e dirò non venga letto in chiave anti Garamond o anti altri editori.<br />
Per ragioni (metodologiche)  che dirò, i &#8220;libri di testo&#8221; (strutturati o in piccoli oggetti) dovrebbero esssre co-costruiti da insegnanti ed allievi esaurendo buona parte del proprio &#8220;valore&#8221; didattico e nella &#8220;filiera&#8221; dell&#8217;apprendimento con la sua produzione. Una volta &#8220;prodotto&#8221;,  il contenuto si può anche buttare.<br />
Fin qui una disquisizione meramente teoretica. <span style="color: #ff0000;"><strong>P</strong><strong>ragmaticamente credo, purtroppo, che il contenuto didattico preconfezionato avrà ancora vita lunga ed il sacrosanto business editoriale non lo vedo, purtroppo -per  una seconda volta &#8211; minacciato. </strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Avevo iniziato questo post con l&#8217;intento di dire la mia sul ruolo dei contenuti nella didattica, ma vedo che mi sono dilungato troppo in premesse e chiudo qui con l&#8217;impegno di completare il discorso anche perchè l&#8217;esplicitazione della posizione mi serve in preparazione di una conversazione che avrò a breve con un gruppo di temerari insegnanti<strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></span><span style="color: #000000;">che mi hanno chiamato a discutere con loro ..indovinate di cosa &#8230; di contenuti digitali e di Learning Object &#8230; Ne vedremo di belle </span><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Postilla </strong><span style="color: #000000;">(la conversazione su FB continua e così replico)</span><strong><br />
</strong></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8230;&#8230; un commento all&#8217;affermazione che solo un prodotto editoriale può essere di qualità.<br />
Io questo non lo credo per la semplice ragione che io considero &#8220;di <span style="color: #ff0000;">qualità</span>&#8221; un qualsiasi prodotto, servizio, atteggiamento, comportamento &#8230;.. <span style="color: #ff0000;">quando è funzionale all&#8217;obiettivo</span> per cui è stato agito.<br />
Non considero la qualità una caratteristica definibile sempre a priori. E&#8217; il contesto a fare la qualità. Non esiste la soluzione &#8220;migliore&#8221; ma quella &#8220;adeguata&#8221;. La qualità è un fatto contingente, non assoluto. Secondo questa visione non capisco perchè un editore possa essere nella posizione migliore per offrire il prodotto &#8220;migliore&#8221;.<br />
Una seconda considerazione: il &#8220;contenuto&#8221; di qualità può ben essere anche un testo digitale e poi stampato o qualcosa di assemblato creativamente e con competenza dal docente a seconda delle sue necessità. Un esempio concreto?</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2010/02/arringo-cristina-galizia-per-raccontare-la-didattica/</p>
<p>E&#8217; il lavoro di un insegnante volenterosa che costruisce i suoi &#8220;contenuti&#8221; con sapiente mashup pescando dall&#8217;immenso repository di risorse didattiche o che si possono far diventare didattiche, che è il web. Cristina, la persona in questione, documenta la propria didattica in modo molto analitico nel blog Arringo http://arringo.blogspot.com/.<br />
La vera questione è che di insegnati come Cristina Galizia ce ne sono pochi e, spazio per gli editori, ce n&#8217;è ancora molto</p>
</blockquote>
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		<title>Apprendere per la competenza</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SqMG/~3/6MW8R1EPnew/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/apprendere-per-la-competenza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[AIF]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza inerte]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[cognitoivismo]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[costruttivismo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Conoscenza &#38; Competenza
Qualche concetto per ancorare l’innovazione a scuola
Slide del mio contributo al Convegno Nazionale AIF Scuola 
LA SCUOLA ITALIANA:
PATRIMONIO NAZIONALE DEL FUTURO
NELLO SCENARIO EUROPEO ED EUROMEDITERRANEO
Tradizione e Innovazione per la Qualità
“Dal patrimonio della didattica tradizionale a nuove forma di didattica per formare competenze certificate”
Introduce e coordina Renato Di Nubila, docente di Metodologia della formazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1291" title="MDA-7" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-7-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Conoscenza &amp; Competenza<br />
Qualche concetto per ancorare l’innovazione a scuola</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Slide del mio contributo al Convegno Nazionale AIF Scuola </strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;"><strong>LA SCUOLA ITALIANA:<br />
PATRIMONIO NAZIONALE DEL FUTURO<br />
NELLO SCENARIO EUROPEO ED EUROMEDITERRANEO<br />
Tradizione e Innovazione per la Qualità</strong></span></p>
<p style="text-align: left;">“<span style="color: #ff0000;"><strong>Dal patrimonio della didattica tradizionale a nuove forma di didattica per formare competenze certificate”</strong></span><br />
Introduce e coordina Renato Di Nubila, docente di Metodologia della formazione presso la Facoltà di  scienze della Formazione dell’Università di Padova<br />
Tavola rotonda con:<br />
• <span style="color: #000080;"><strong>Renato Di Gregorio</strong></span>, presidente Istituto di Ricerca sulla Formazione-Intervento<br />
• <strong><span style="color: #000080;">Giuseppe Favret</span></strong>to, direttore Centro docimologico, Università degli Studi di Verona<br />
•<span style="color: #000080;"><strong> Gianni Marconato</strong></span>, psicologo e consulente di formazione<br />
•<strong><span style="color: #000080;"> Gianna Miola</span></strong>, dirigente Ufficio Formazione, USR per il Veneto<br />
• <span style="color: #000080;"><strong>Arduino Salatin,</strong></span> direttore IPRASE Trento<br />
• <span style="color: #000080;">Alberto Vergani,</span> presidente Associazione Italiana di Valutazione</p>
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