<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>Revolution</title><description>News nel settore: Ecologia, Ambiente, riciclo, riciclaggio, simboli riciclo, mutui, tremonti</description><managingEditor>noreply@blogger.com (Rafael)</managingEditor><pubDate>Wed, 11 Sep 2024 23:13:44 -0700</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">249</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>http://newsdeejay.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:summary>La salute del nostro ambiente è un riflesso delle scelte che facciamo. La scienza è il capitano, e la pratica sono i soldati. Leonardo da Vinci.</itunes:summary><itunes:subtitle>La salute del nostro ambiente è un riflesso delle scelte che facciamo. La scienza è il capitano, e la pratica sono i soldati. Leonardo da Vinci.</itunes:subtitle><itunes:category text="Technology"><itunes:category text="Tech News"/></itunes:category><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Red Bull Racing eToro Rosso al simulatore</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/03/red-bull-racing-etoro-rosso-al.html</link><category>Red Bull Racing</category><category>Toro Rosso</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Sat, 27 Mar 2010 02:59:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-4455221561028132233</guid><description>&lt;object width="620" height="348"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"/&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"/&gt;&lt;embed src="http://www.redbull.com/cs/RedBull/flash/RBPlayer.swf?data_url=http://www.redbull.com/cs/Satellite?c%3DRB_Video%26cid%3D1242814655883%26locale%3D1237398958898%26p%3D1242807156063%26pagename%3DRedBull%2FRB_Video%2FVideoPlayerDataXML" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="620" height="348"/&gt;&lt;/object&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Redbull F1 al simulatore Melbourne</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/03/redbull.html</link><category>f1</category><category>Fast-lap</category><category>Melbourne</category><category>racing</category><category>red bull f1 engine</category><category>red bull f1 shop</category><category>Red Bull Racing</category><category>red bull renault f1</category><category>Redbull F1</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Sat, 27 Mar 2010 02:51:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-3794282953617955952</guid><description>&lt;object width="620" height="348"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"/&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"/&gt;&lt;embed src="http://www.redbull.com/cs/RedBull/flash/RBPlayer.swf?data_url=http://www.redbull.com/cs/Satellite?c%3DRB_Video%26cid%3D1242827467496%26locale%3D1237398958898%26p%3D1242807156063%26pagename%3DRedBull%2FRB_Video%2FVideoPlayerDataXML" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="620" height="348"/&gt;&lt;/object&gt;
&lt;br /&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La Befana non porta carbon tax</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/la-befana-non-porta-carbon-tax.html</link><category>carbon tax</category><category>Clima</category><category>CO2</category><category>consumi</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Tue, 5 Jan 2010 02:59:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-3151189908750176587</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nicolas Sarkozy non intende arrendersi. La Corte costituzionale francese ha bocciato ieri il disegno di legge voluto dall’Eliseo per introdurre nel paese a partire dal primo gennaio &lt;a href="http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/2009/09/10/carbon-tax-si-vous-plait/"&gt;la &lt;strong&gt;carbon tax&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, un’imposta su tutti i consumi energetici che producono emissioni di anidride carbonica. Il presidente in questi giorni è in vacanza in Marocco, ma il segretario di Stato all’Ambiente Chantal Jouanno ha chiarito che Sarkozy è “determinato” a imporre la carbon tax, che rappresenta “uno dei suoi impegni” più importanti. “Rispetterà sicuramente il suo impegno, per lui l’ambiente è una priorità, anche se è difficile e anche se siamo a tre mesi da una scadenza elettorale”, ha sottolineato la Jouanno ricordando che il governo presenterà un nuovo progetto in tal senso il 20 gennaio. Nella sentenza si spiega che la carbon tax “rappresenta una violazione del principio di uguaglianza”, proprio come sostenevano i partiti di opposizione, socialisti in testa, che si erano rivolti alla Corte. &lt;br /&gt;La nuova imposta prevedeva un esborso di 17 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa, incidendo sui prezzi dei carburanti per 4 centesimi di euro al litro per la benzina e per 4,5 per il gasolio. Contrari al provvedimento erano anche i Verdi, secondo i quali i giudici hanno confermato che la “carbon tax versione Sarkozy” era “fumo negli occhi”. Il dispositivo del ‘Conseil constitutionnel’ spiega infatti che la norma permette “troppe esenzioni” in contrasto con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.&lt;br /&gt;La Corte aggiunge inoltre che la carbon tax avrebbe lasciato fuori alcuni dei maggiori inquinatori, come le raffinerie, e che “il 93 per cento delle emissioni d&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;i Co2 &lt;/span&gt;di origine industriale” sarebbero state in pratica non soggette al prelievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Bici da invasione</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/bici-da-invasione.html</link><category>biciclette</category><category>bike sharing</category><category>traffico</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Tue, 5 Jan 2010 02:57:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-799271466839117983</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi tempi si parla molto di&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; bike sharing,&lt;/span&gt; anche se la rivoluzione della bicicletta condivisa è più annunciata che praticata. Ma è poi veramente questa la mossa giusta? L’esperimento è stato tentato più volte e finora non è mai decollato. Una proposta alternativa è stata lanciata da Pedro Kanof, esperto di informatica e consulente della Banca Mondiale, che invita a fare un salto passando dall’uso &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;omeopatica delle bic&lt;/span&gt;i a un’invasione di massa dei centri in modo da imporre con la presenza fisica delle due ruote un ritmo diverso alla circolazione. Kanov, che ha anche brevettato sistemi anti furto e anti pioggia per estendere l’uso delle due ruote, fa un calcolo molto semplice. Si è parlato molto dell’esperimento di Parigi che ha messo in pista 20 mila bici condivise, ma in molti paesi industrializzati la quantità di bici esistente è una per ogni tre abitanti e in Italia ancora di più: ci sono 30 milioni di&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; biciclette&lt;/span&gt;. Il problema non è farne spuntare fuori altre ma permettere a quelli esistenti di venire utilizzate creando spazi di circolazione e parcheggi più sicuri. E’ una buona base di discussione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;cianciullo.blogautore.repubblica.it/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Quanto ci costa un mondo pulito diminuire le emissioni è low cost</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/quanto-ci-costa-un-mondo-pulito.html</link><category>carbone</category><category>CO2</category><category>energia pulita</category><category>gas</category><category>nucleare</category><category>petrolio</category><category>sole</category><category>vento</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Tue, 5 Jan 2010 02:54:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-2248831648946859955</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;Il numero, nell'intesa uscita da Copenaghen, non c'è, ma prima o poi, mettersi al lavoro per dimezzare, entro il 2050, le emissioni di anidride carbonica, rispetto al 1990, sarà inevitabile, se non si vuole che l'impatto dell'effetto serra (siccità, inondazioni, secondo gli scienziati) ci travolga, aumentando la temperatura media del pianeta di più di 2 gradi. È un taglio da guardare con timore, una medicina necessaria, ma amarissima? I passi da compiere li conosciamo: abbattere i consumi di combustibili fossili, come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;petrolio, carbone, gas,&lt;/span&gt; espandere massicciamente le centrali ad &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;energia pulita&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;sole, vento, nucleare&lt;/span&gt;). Si tratta di investimenti enormi. In più, tutte le industrie che emettono CO2 dovranno pagare per i diritti alle emissioni e scaricheranno i maggiori costi sui prezzi.&lt;br /&gt;                                         &lt;br /&gt;Una valanga che travolgerà il nostro stile di vita, costringendoci a rinunce e penitenze? La risposta è no. Dimezzare le emissioni non significa che saremo costretti ad andare in giro in sandali e lana grezza. Al contrario, gli effetti sulla vita quotidiana sono straordinariamente limitati.&lt;br /&gt;                                         &lt;br /&gt;I modelli econometrici hanno un valore di predizione necessariamente limitato, tanto più quando si tratta di prevedere il comportamento dei prezzi, da qui a quarant'anni. Se prestiamo fede ai più recenti esercizi degli economisti, tuttavia, meno emissioni non significano disastro in vista. Secondo uno studio della scorsa estate della Northwestern University, tagliare le emissioni del 50 per cento comporterebbe, negli Stati Uniti, un aumento generale del prezzi al consumo non superiore, in media, al 5 per cento. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È vero, però, che, per arrivare ad un taglio globale del 50 per cento delle emissioni, i paesi industrializzati dovrebbero ridurre le loro (come ha già annunciato di voler fare Obama), dell'80 per cento. Ma anche questo taglio non avrebbe effetti drammatici, secondo il Pew Center on Global Climate Change:&lt;/span&gt; "Anche tagliare le emissioni dell'80 per cento nell'arco di quattro decenni avrebbe, nella gran parte dei casi, un effetto molto limitato sui consumatori".&lt;br /&gt;                                                                                &lt;!--inserto--&gt;&lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/ambiente/interna/1810310537@Middle"&gt;&lt;/script&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                          &lt;br /&gt;Lo stesso vale per l'Europa. La rivista New Scientist ha commissionato a Cambridge Econometrics - una società di consulenza che fornisce regolarmente, sul cambiamento climatico, modelli econometrici al governo britannico, ma a scadenza più ravvicinata - una previsione dell'impatto sui prezzi, per i consumatori inglesi, di un taglio delle emissioni, al 2050, dell'80 per cento, rispetto al 1990. I ricercatori ci sono arrivati, prendendo come riferimento l'esperienza storica. Cioè quanto, in passato, i mutamenti del costo dell'energia hanno influenzato i prezzi di 40 diversi prodotti di consumo. Risultato? L'impatto, sui prezzi di gran parte dei prodotti di consumo è modesto: l'1-2 per cento. Il prezzo del cibo aumenterebbe, in media, dell'1 per cento, come quello dei vestiti e delle automobili. Una pinta di birra costerebbe il 2 per cento in più, un pc portatile da 1.000 euro ne costerebbe 1.020. Anche una lavatrice o un frigorifero costerebbero solo il 2 per cento in più.&lt;br /&gt;                                         &lt;br /&gt;Questo avviene perché l'energia necessaria a produrre questi beni rappresenta, appunto, l'1-2 per cento del prezzo finale. I beni e i prodotti in cui l'energia pesa di più subirebbero una spinta assai più forte, ma sono relativamente pochi. La bolletta dell'elettricità, ad esempio, rincarerebbe del 15 per cento. E ancora di più i viaggi aerei, dove l'energia rappresenta oltre il 7 per cento del prezzo finale. Dato che le compagnie aeree, al momento, non hanno un'alternativa a basso contenuto di anidride carbonica come combustibile, pagarsi i diritti alle emissioni sarebbe un costo pesante. Cambridge Econometrics prevede un aumento del 140 per cento del prezzo dei biglietti aerei.&lt;br /&gt;                                         &lt;br /&gt;In effetti, i calcoli del modello presuppongono due ipotesi. La prima è che il governo fornisca incentivi ai cittadini perché, invece del gas, usino l'elettricità per la cucina e, soprattutto, il riscaldamento. La seconda è che il governo stesso investa massicciamente nelle infrastrutture necessarie per le auto elettriche. Da qui a 40 anni, non sono, però, ipotesi remote. E, comunque, dice un altro studio, realizzato da un gigante mondiale della consulenza, come McKinsey, hanno un peso relativo: "Quattro quinti delle riduzioni nelle emissioni - sostengono gli analisti della McKinsey - possono essere realizzati sfruttando tecnologie che già oggi esistono su scala commerciale". Basterebbe, dicono, un prezzo dei diritti alle emissioni di 50 dollari per tonnellata di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CO2&lt;/span&gt;. "E il 40 per cento delle riduzioni - aggiungono - di fatto consentono di risparmiare soldi".&lt;br /&gt;                                         &lt;br /&gt;                                                            &lt;!-- do nothing --&gt; Ma allora, le previsioni catastrofiche, come quelle di un luminare di Yale, William Nordhaus, secondo il quale stabilizzare clima e temperature costerebbe, solo agli Usa, 20 mila miliardi di dollari? Si tratta di intendersi. Stephen Schneider, di Stanford, ha rifatto i conti di Nordhaus. I 20 mila miliardi di dollari, infatti, non sono il costo immediato, ma al 2100. Se si assume che, da qui ad allora, l'economia americana crescerà in media del 2 per cento l'anno, un ritmo abbastanza ordinario per il gigante Usa, il prezzo da pagare per salvare il pianeta non sembra un granché: "Vuol dire solo - secondo Schneider - che gli americani dovranno aspettare il 2101 per essere ricchi, quanto, senza toccare le emissioni, sarebbero stati nel 2100".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>ECO-ENERGIA: SOSTEGNO ALLE BIOMASSE, NUOVE REGOLE</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/eco-energia-sostegno-alle-biomasse.html</link><category>biomasse solide</category><category>energetiche rinnovabili</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:38:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-5821289673593382777</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;Un decreto da' attuazione ad alcune  delle misure per l'incentivazione della produzione di energia  elettrica da fonti rinnovabili. In particolare il provvedimento  reca le disposizioni in materia di incentivazione dell'energia  elettrica prodotta da impianti alimentati da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;biomasse solide&lt;/span&gt;,  oggetto di rifacimento parziale, mentre viene rinviata a un  successivo decreto la determinazione degli elementi per la  valutazione dell'energia elettrica incentivata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggetto delle  misure di sostegno e la produzione di energia elettrica mediante  impianti alimentati da fonti &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;energetiche rinnovabili,&lt;/span&gt; entrati in  esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007, a seguito di  nuova costruzione, rifacimento o potenziamento.    In particolare viene regolata la materia relativa alla  produzione di energia elettrica da biomassa, proprio poiche'  presenta proprie specificita' rispetto alla produzione di  elettricita' da altre fonti rinnovabili, soprattutto in ragione  dei sui costi di approvvigionamento e del fatto che la fonte  include una varieta' di prodotti estremamente diversificata.    Il decreto quindi si preoccupa di salvaguardare  prioritariamente la produzione di energia elettrica da biomassa  solida, in particolare in impianti di potenza superiore a 1 MW,  mediante misure economiche di sostegno a interventi di  rifacimento ritenuti adeguatamente idonei, considerato che i  costi di investimento, esercizio, manutenzione  e  approvvigionamento della biomassa dipendono dalla tipologia di  biomassa, e risultano usualmente piu' elevati se solida. Tiene  inoltre conto che in ragione del costo di approvvigionamento   della biomassa solida, per gli impianti esistenti che cessano   dal diritto alle tariffe di cui al provvedimento Cip 6/92,  ovvero dal diritto ai certificati verdi, non sussisterebbero in  assenza di appropriati interventi di sostegno, le condizioni   per il mantenimento in esercizio degli impianti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>FOTOVOLTAICO; GIU' PREZZI, BUONE PREVISIONI UE</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/fotovoltaico-giu-prezzi-buone.html</link><category>fotovoltaico</category><category>megawatt</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:37:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-8838333355768852328</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;I costi del&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; fotovoltaico&lt;/span&gt; scenderanno  in media dell'8% l'anno: la previsione e' dell'Epia, l'  Associazione europea dell'industria fotovoltaica, che annuncia  che il numero di impianti fotovoltaici in Italia e' quasi  raddoppiato in meno di un anno, passando dai 31.800 impianti  installati a fine 2008 agli oltre 53.600 rilevati dal Gestore  servizi energetici.      Complessivamente, nel nostro Paese la potenza degli impianti  fotovoltaici installati e' pari a 668,6 megawatt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo lo  studio, entro il 2020 con questa fonte energetica si potrebbe   soddisfare addirittura il 12% della domanda di elettricita'  dell'Unione europea, a confronto con la situazione attuale di  poco inferiore all'1%. Il nostro Paese, se venisse confermata  questa tendenza, sarebbe uno di quelli che potrebbe contribuire  in misura maggiore al conseguimento degli obiettivi europei di  lotta al cambiamento climatico. Ma, secondo l'Epia, si tratta di  un traguardo realizzabile soltanto a patto che in Europa si  verifichino due condizioni in particolare: una maggiore  flessibilita' del sistema di generazione elettrica e sistemi di  sostegno al mercato stabili e sostenibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>BANCA MONDIALE;5,5 MLD PER SOLARE IN NORD AFRICA</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/banca-mondiale55-mld-per-solare-in-nord.html</link><category>anidride carbonica</category><category>cambiamenti climatici</category><category>Clean Technology Fund</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:35:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-4437320855095221693</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e  Tunisia: sono questi i territori scelti dalla Banca Mondiale     per realizzare entro il 2020 nuovi progetti di solare  termodinamico, per una potenza di quasi un GW.      Si tratta di progetti gia' avviati in parte dalle autorita'  locali che ora vengono rafforzati dall'aiuto della World Bank,   nell'ambito dei contributi dedicati alla lotta dei&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; cambiamenti  climatici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le risorse, che ammontano a 5,5 miliardi di dollari,  saranno investite in programmi per lo sviluppo del solare  termodinamico in Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia  attraverso il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Clean Technology Fund&lt;/span&gt;.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'iter di finanziamento e gia' stato avviato con l'erogazione  della prima tranche di 750 milioni di dollari a carico del Fondo  e presto saranno avviate le procedure per la mobilitazione degli  ulteriori 4,85 miliardi. Il programma finanziario permettera'    ai cinque paesi selezionati di contribuire alle misure di lotta  al cambiamento climatico mediante lo sviluppo di una potenza di  termodinamico di circa 1 GW entro il 2020 e attraverso la  creazione di infrastrutture energetiche di supporto sia per  l'approvvigionamento interno che per le esportazioni, nel quadro  di potenziamento della rete mediterranea.     Le azioni gia' programmate faranno risparmiare al settore  energetico dei cinque stati circa 1,7 milioni di tonnellate di  emissioni di&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; anidride carbonica&lt;/span&gt; all'anno, tanto che se il  programma produrra' buoni risultati sara' trasferito e replicato  in altri paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Che 2010 sarà per l'economia ecologica?</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/che-2010-sara-per-leconomia-ecologica.html</link><category>auto elettrica</category><category>Barack Obama.</category><category>cambiamenti climatici</category><category>emissioni</category><category>fallimento di Copenhagen</category><category>Renault</category><category>riciclo</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:31:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-8248949999227831034</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt;/**  * Per Modificare il titolo della pagina   * nel dettaglio della notizia  */ document.title = "Che 2010 sarà per l'economia ecologica?";  &lt;/script&gt;    &lt;div id="main_photo"&gt; &lt;a href="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2009_12_30_17_50_44.jpg"&gt; &lt;img src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/nrm/2009_12_30_17_50_44.jpg" class="foto_dx" alt="2010" /&gt; &lt;/a&gt; &lt;/div&gt; Che 2010 sarà per l'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;economia ecologica&lt;/span&gt;? Difficilissimo dirlo. Non siamo né maghi, né economisti, tuttavia laicamente si può osservare quanto è accaduto finora e spingere idealmente verso quella che a noi pare (oramai da troppo tempo però...) l'unica strada realisticamente praticabile in questi anni &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2000 che sanno più di Medioevo che di Rinascimento.&lt;/span&gt;&lt;p&gt;Certo se fosse davvero un nuovo Medioevo vorrebbe dire che l'uomo ci sarà ancora tra 2000 anni e questa banalità è almeno consolatoria. Altrimenti saranno solo degli anni buttati via, come lo è stato in larga parte quello appena trascorso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2008 credevamo fosse stato pessimo sia ecologicamente sia politicamente&lt;/span&gt;, tanto che lo avevamo considerato l'anno zero, ma il 2009 non è stato meglio. Tra venti di nuove possibili guerre;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; fallimento di Copenhagen&lt;/span&gt;; economia finanziaria senza regole e freni: quella reale incapace di prendere una direzione sostenibile ambientalmente e socialmente; "bolle" in agguato pronte a scoppiare; assenza di qualsivoglia forma di governance globale; sinistra che suona a morto; la lista rischia di essere un lungo elenco di obiettivi falliti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tra i quali è doveroso mettere anche i primi mesi del nuovo corso della Casa Bianca, che stanno mettendo a dura prova (anche fisicamente) l'uomo della speranza&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Barack Obama.&lt;/span&gt; Nel riconoscere questo non ci aggiungiamo certo alle voci del coro di chi non vedeva l'ora che l'uomo venuto dalle Hawaii perdesse le sue sicurezze e il suo sorriso per dire che tanto sono tutti uguali e che nulla cambierà. Perché forse non si è capito che se questa presidenza sarà un fallimento, questo non avrà conseguenze solo per gli Usa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sconfortano poi le varie analisi che in questi primi giorni del 2010 tutti i principali quotidiani italiani fanno - ospitando anche articoli di importanti economisti mondiali - delle prospettive economiche e anche in parte ecologiche a livello globale, europeo e nazionale. Per non parlare poi della presa di coscenza (Turani su Repubblica) che &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;i consumi saranno sempre più attenti agli sprechi e all'impatto ambientale, proprio mentre si fa il possibile per farli ripartire come e peggio di prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tutto insomma come un anno fa, con le stesse richieste e le stesse analisi e un dato comune che è il più deprimente: si è perso un anno perché la politica è quella più indietro di tutti. Più indietro del mercato, più indietro della cosiddetta "gente", più indietro persino della Chiesa e dell'attuale Papa che in generale sembra un restauratore da competizione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo si capisce da tanti motivi (si potrebbe parlare ad esempio del film campione d'incassi Avatar che è una favola ecologista), ma stavolta vogliamo soffermarci sulla pubblicità. Che ha molti lati negativi, ma almeno uno positivo: dà il segno dei tempi. Ebbene non c'è un giornale che sfogliandolo non ospiti reclame che punti sulla sostenibilità dei prodotti. C&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;he siano riciclati, che siano ecocompatibili, che siano a basso consumo energetico, che sfruttino le energie alternative, che durino più a lungo tutto è costruito sulla sostenibilità ambientale a anche su quella sociale. E tra le tante ne spicca una che merita la citazione&lt;/span&gt;. Si tratta dello spot &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Renault&lt;/span&gt; che sta passando a nastro sulle tv nazionali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;«C'è mai stata - dice la voce fuoricampo - un'invenzione più bella dell'automobile? Da quando esiste ha reso la nostra vita più piacevole e ha contribuito alle grandi rivoluzioni della società. Ma oggi è ancora in sintonia con la società? Perché qualcuno può viaggiare mentre altri possono a mala pena spostarsi? Perché il piacere di alcuni può pesare sul destino di altri? Noi di Renault crediamo che sia ora di cambiare le cose». E poi si parla di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;auto elettrica, riciclo, emissioni, cambiamenti climatici&lt;/span&gt; e tutto con un taglio ambientalmente molto spinto. Certo, non siamo così ingenui da credere che Renault non faccia questo per vendere più auto. Ma non è un evento storico che una casa automobilistica di siffatta tradizione (oltre un secolo) vincitrice di svariati campionati di Formula 1, si spinga a dire che l'auto non è più in sintonia con la società? Se solo questa domanda se la ponesse la politica invece di rincorrere soltanto i consensi di tutti staremmo già un pezzo avanti...&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Greenpeace aggiorna la classifica delle marche ecologiche</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/greenpeace-aggiorna-la-classifica-delle.html</link><category>Dell</category><category>Greenpeace</category><category>LG</category><category>marche ecologiche</category><category>Motorola</category><category>Philips</category><category>Toshiba</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:28:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-5376305762138727782</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 255, 0);"&gt;Greenpeace&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; ha pubblicato la sua personalissima classifica sulle marche più ecologiche. Ma visti i disastrosi risultati, non è bello trovarsi nei panni delle maggiori aziende hi-tech..&lt;p&gt;E pensare che i miglioramenti sono stati notevoli per qualche marca, come ad esempio la &lt;strong&gt;Apple&lt;/strong&gt; che è salita dall’11esimo al nono posto grazie alla sua politica aperta sulla produzione di gas nocivi pubblicati dettagliatamente sul sito ufficiale. Una mossa che è piaciuta a Greenpeace che in questi anni ha attacato più volte Cupertino tanto da far esclamare a Steve Jobs “Ci odiano”. Il voto rimane tuttavia sotto i 5/10 così come per &lt;strong&gt;Panasonic&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sotto i cinque precipitano anche &lt;strong&gt;LG&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Dell&lt;/strong&gt; che prima erano alla soglia della sufficienza. Dell per scarsa trasparenza e LG per la volontà di eliminare il piano anti-PVC e BFR entro la fine 2010. Prima era quarto. Cinque e mezzo per &lt;strong&gt;Motorola&lt;/strong&gt;, poco più per &lt;strong&gt;Toshiba&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Philips&lt;/strong&gt; (grazie alla nuova politica sul riciclo) sfiora la sufficienza. Chi va oltre il sei? &lt;strong&gt;Sony Ericsson&lt;/strong&gt; 6.5, &lt;strong&gt;Samsung&lt;/strong&gt; quasi 7 e &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;strong&gt;Nokia veleggia sola a 7.5&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I cattivi? Quelli che non hanno ancora una politica adeguata in termini ecologici oppure le marche che si chiudono a riccio. Si va dal 4.5 di HP e Acer al 3- di Microsoft e Fujitsu al 2.5 di Lenovo fino all’1.5 di Nintendo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Fonte: tecnocino.it&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Lo shopping si fa verde con la borsa ecologica</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/lo-shopping-si-fa-verde-con-la-borsa.html</link><category>borsa ecologica</category><category>produzione di rifiuti</category><category>shopping</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:26:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-5933771279052144516</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Natale è un momento speciale anche per l’ambiente”. Lo ha detto l’assessore all’Ambiente Paolo Massari che era presente oggi in piazza Mercanti alla distribuzione gratuita delle borse ecologiche ai frequentatori del mercatino natalizio. In piazza, assieme a Massari, il presidente di Amsa Sergio Galimberti e il presidente di Apeca Giacomo Errico. Presenti anche i rappresentanti delle associazioni aderenti all’Unione del Commercio, che promuoveranno la distribuzione, in via sperimentale, di 50 mila shopper di carta presso i propri associati: oltre ad Apeca (commercio su aree pubbliche), Assofood (dettaglianti alimentari), le associazioni di macellai e panificatori e il Sindacato dettaglianti ortofrutticoli.   &lt;p&gt;Le buste distribuite, realizzate in carta molto resistente e “personalizzate” con l’immagine del Duomo, sono amiche dell’ambiente perché biodegradabili, in quanto il loro smaltimento avviene tramite compostaggio; dunque sono perfettamente in linea con la direttiva europea che impone, a partire dal 1° gennaio 2011, il divieto di commercializzare buste in plastica non biodegradabili. &lt;/p&gt;   &lt;p&gt;“Dobbiamo cominciare da subito a incidere sui nostri comportamenti e a sviluppare la nostra sensibilità ambientale – ha spiegato l’assessore –. Natale è un momento di gioia familiare, di raccoglimento e dunque di pausa da quella frenesia che ci impedisce di riflettere su temi solo apparentemente lontani dai nostri bisogni quotidiani. La borsa che regaliamo è senz’altro un utile omaggio per chi la riceve, un gesto di attenzione per l’ambiente e un souvenir di Milano; ma soprattutto vuole essere uno spunto di riflessione per iniziare a ripensare alle nostre abitudini”.&lt;br /&gt;Mercoledì scorso il Sindaco ha distribuito alle signore, all’ingresso della mostra di Leonardo, le shopper in stoffa. Oggi, invece, sono state distribuite quelle di carta, un po’ più grandi per contenere la spesa.&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;La consistenza della busta di carta “griffata” Milano è simile a quella dei sacchi utilizzati per la commercializzazione del cemento. La borsa resiste anche all’umido e all’acqua, ha una tenuta tra i 10 e i 15 kg ed è riutilizzabile più volte. Il colore (il verde) e l’immagine (il Duomo) richiamano nello stesso tempo il colore dell’ambiente per antonomasia, quello del logo di Amsa e il simbolo della Città di Milano, il Duomo, “posterizzato” dal designer Ennio Capasa.&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;“La tutela e il rispetto per l’ambiente passano anche attraverso una riduzione dell’inquinamento e della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;produzione di rifiuti&lt;/span&gt; all’origine, adottando comportamenti responsabili nelle scelte della vita quotidiana – ha aggiunto il Presidente di Amsa, Sergio Galimberti – e da questa consapevolezza nasce la proposta di Amsa di usare una shopper ecocompatibile, riutilizzabile, biodegradabile e che non inquina”. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il fotovoltaico si fa 'micro' come i glitter</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/il-fotovoltaico-si-fa-micro-come-i.html</link><category>micro-fotovoltaico</category><category>microscopio</category><category>silicio</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:24:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-8854906530256394078</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A guardarli al microscopio, per di questo si ha bisogno per poterli osservare bene, hanno tutto l’aspetto di quelle pailettes di cui la moda non riesce a fare a meno: piccoli e luminosi brillantini di soli pochi micrometri di spessore. E invece si tratta dell’ultimo progetto intrapreso dagli scienziati del Sandia National Laboratories e con cui si è segnato un importante traguardo nel campo del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;micro-fotovoltaico&lt;/span&gt;, tale da poter rivoluzionare il modo in cui l’energia solare viene raccolta e utilizzata. Gli scienziati statunitensi hanno, infatti, sviluppato delle celle solari esagonali in silicio cristallino delle stesse dimensioni di un glitter, 0,25-1 millimetro di larghezza e 14-20 micrometri di spessore (contro i 70 micrometri di un capello umano) e con un’efficienza di conversione pari al 14,9%.&lt;br /&gt;Ogni micro-unità viene formata su wafer di silicio, quindi incisa e rilasciata in forme esagonali, con contatti elettrici già prefabbricati su ogni pezzo grazie all’impiego di tecniche prese in prestito dalla tecnologia dei circuiti integrati e del &lt;span class="caps"&gt;MEMS&lt;/span&gt; (Micro Electro-Mechanical Systems); le celle così ottenute sono, dunque, 10 volte più sottili delle convenzionali 15×15 cm, ma possiedono la stessa efficienza.&lt;br /&gt;In altre parole, con un impiego di&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; silicio&lt;/span&gt; 100 volte inferiore ai dispositivi in commercio si genera la stessa quantità di energia elettrica. Un vantaggio enorme e non unico perché le ‘celle glitter’, a detta degli scienziati del Sandia, possono vantare una ventina di ‘pro’, incluse nuove applicazioni, migliori prestazioni e un potenziale di riduzione dei costi. A partire da una funzionalità maggiore, come spiega Murat Okandan del team di lavoro: &lt;img src="http://www.rinnovabili.it/images/2487.jpg" alt="Il fotovoltaico si fa microscopico e ‘glitterato’" title="Il fotovoltaico si fa microscopico e ‘glitterato’" class="destra" width="290" height="185" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dal momento che sono molto più piccole e hanno meno deformazioni meccaniche per un dato ambiente rispetto alle celle convenzionali, possono anche essere più affidabili e durare più a lungo”.&lt;br /&gt;Minor uso di silicio equivale ad un minor costo produttivo, possono essere fabbricate da wafer commerciale di qualsiasi taglia ed inoltre dimostrano una tolleranza all’ombra migliore rispetto ai tradizionali moduli. “Le unità potrebbero essere prodotte in serie e avvolte intorno a forme insolite per la costruzione di tende solari integrate, e magari anche di abbigliamento”, spiegano i ricercatori aggiungendo che con robot manipolatori, i cosiddetti macchinari pick-and-place, se ne potrebbero assemblare fino a 130 mila pezzi l’ora ad un costo di un decimo di centesimo per modulo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Il fotovoltaico frenato dalla burocrazia</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/il-fotovoltaico-frenato-dalla.html</link><category>aziende fotovoltaico</category><category>kWp</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:22:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-55697364466695988</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;Il fotovoltaico italiano sta registrando negli ultimi tempi un consistente sviluppo – &lt;strong&gt;450 MW &lt;/strong&gt;di potenza installata e circa &lt;strong&gt;37 mila impianti&lt;/strong&gt; entrati in esercizio al 30 aprile 2009, secondo i dati del Gse – che potrebbe essere ancora maggiore se fossero alleggerite le procedure burocratiche che ancora ostacolano e rallentano la crescita del settore. Per questo in un comunicato il &lt;strong&gt;Gifi&lt;/strong&gt; (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane) – &lt;strong&gt;Anie&lt;/strong&gt; (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche) chiede che vengano al più presto emanate le Linee Guida per la semplificazione dell'iter autorizzativo richiesto per la costruzione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;strong&gt;Il Dlgs 387/03&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il D.Lgs 387 del 29/12/03 sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili, che ha introdotto il principio del finanziamento in Conto Energia degli impianti fotovoltaici, aveva previsto &lt;strong&gt;un iter autorizzativo semplificato&lt;/strong&gt; per facilitare lo sviluppo di questo mercato, demandando ad una &lt;strong&gt;Conferenza dei Servizi&lt;/strong&gt; l’autorizzazione per la costruzione e l'esercizio degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Questa Conferenza dei Servizi doveva essere convocata dalla Regione entro 30 giorni dal ricevimento della domanda d’autorizzazione, e concludere il procedimento autorizzativo entro 180 giorni dalla richiesta.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Inoltre veniva recepito il principio che per gli impianti non programmabili (quindi anche per quelli fotovoltaici) &lt;strong&gt;nessuna autorizzazione doveva essere richiesta se il sito su cui si sarebbe installato l’impianto era esente da vincoli &lt;/strong&gt;di qualsiasi natura in materia di tutela dell’ambiente, tutela del paesaggio e patrimonio storico-artistico.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;strong&gt;Mancano le Linee Guida&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La Conferenza Unificata, su proposta del Ministero delle attività produttive, di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del Ministero per i beni e le attività culturali, avrebbe dovuto approvare le &lt;strong&gt;Linee Guida per lo svolgimento del procedimento autorizzativo&lt;/strong&gt;. Ma a distanza di 5 anni dalla pubblicazione del Dlgs 387/03 non sono state ancora emanate, comportando ritardi e difficoltà nello sviluppo degli impianti fv.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong&gt;Gli ostacoli&lt;/strong&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Nell'attesa le Regioni hanno giocato d'anticipo definendo indirizzi e procedure affinché l’esercizio delle competenze delle Regioni avvenisse in maniera coordinata. Purtroppo – sottolinea lo studio dell'Anie - molte delle procedure approvate hanno creato degli impedimenti reali allo sviluppo della tecnologia fotovoltaica, determinando &lt;strong&gt;diversità di comportamenti fra le varie regioni&lt;/strong&gt; e in qualche caso fra le varie province della singola regione.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La casistica oscilla fra i comportamenti delle Regioni &lt;strong&gt;Lombardia&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Puglia&lt;/strong&gt;, che hanno seguito in modo corretto le raccomandazioni del DLgs 387/2003 a quelli delle Regioni &lt;strong&gt;Sicilia&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Basilicata&lt;/strong&gt;, che secondo l'Anie sono da considerarsi fra le più limitanti per lo sviluppo del fotovoltaico.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La situazione si è riflessa nel numero di impianti fv installati, che a fine 2008 vedeva il 25% di questi concentrarsi per l’appunto in Lombardia (con 49 MW di potenza installata) e Puglia (51,6 MW) mentre Sicilia (17 MW) e Basilicata (4,5 MW) si trovano nelle ultime posizioni della classifica per regioni della potenza installata.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;strong&gt;Le istanze di Gifi-Anie&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Per questi motivi, il Gifi-Anie da anni sta sollecitando i Ministeri interessati (Sviluppo Economico, Ambiente e Beni Culturali) e la Conferenza Unificata affinché vengano rispettate le direttive del DLgs 387/2003 e vengano emanate le Linee Guida, auspicando che, una volta emanate, siano recepite dalle singole regioni &lt;strong&gt;senza ulteriori modifiche&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Inoltre, il Gifi-Anie chiede che &lt;strong&gt;gli impianti con potenza inferiore a 20 kWp&lt;/strong&gt; vengano esclusi in ogni caso dall'autorizzazione unica – anche in presenza di vincoli -, così come &lt;span style="font-weight: normal;"&gt;gli impianti&lt;/span&gt;&lt;strong&gt; con potenza superiore a 20 kWp &lt;/strong&gt;(in linea con le direttive dell'art. 12 del Dlgs 387), sempre che non sia richiesto dall’autorità locale (comune, provincia, regione, parco, etc.) il rilascio di specifiche autorizzazioni, previste dalle normative vigenti, in materia di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Infine, la valutazione di impatto ambientale o lo screening ambientale dovrebbero essere richiesti solo in presenza di vincoli ambientali, e in questo caso si dovrebbe applicare il normale procedimento dell’Autorizzazione Unica.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Rinnovabili, al via nuovo bando per la ricerca</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2010/01/rinnovabili-al-via-nuovo-bando-per-la.html</link><category>finanziamento</category><category>fotovoltaico</category><category>Gazzetta Ufficiale</category><category>Rinnovabili</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 4 Jan 2010 08:19:00 -0800</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-1245898522226459351</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie V, n. 150 del 21 dicembre 2009 - è stato pubblicato l’avviso di un bando nazionale per il finanziamento di studi e progetti di ricerca nell'ambito dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si tratta del “&lt;a href="http://www.minambiente.it/opencms/export/sites/default/archivio/bandi/BANDO_RICERCA_-_finanziamento_fonti_rinnovabili.pdf"&gt;Bando per il finanziamento di progetti di ricerca finalizzati ad interventi di efficienza energetica e all'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in aree urbane&lt;/a&gt;”, emanato dalla ex Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;strong&gt;Due tipologie di interventi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il bando, aperto a partire dal 21 dicembre 2009, è rivolto a studi e progetti di ricerca riguardanti due tipologie di interventi: incremento dell’efficienza energetica negli usi finali, con particolare riguardo agli interventi mirati alla riduzione delle emissioni inquinanti in aree urbane; produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;strong&gt;Beneficiari dei finanziamenti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Possono presentare domanda di contributo le imprese associate, anche in forma temporanea, che comprendano però enti pubblici di ricerca. In via facoltativa, l’associazione potrà comprendere anche associazioni di categoria, agenzie energetiche, ESCO, agenzie, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale, enti pubblici.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Inoltre, sono ammessi al bando anche i progetti di ricerca giudicati ammissibili, per cui era già stata presentata domanda per lo stesso bando dell'anno precedente, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 299 del 23 dicembre 2008.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;strong&gt;Le risorse&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Sono messe a disposizione risorse pari complessivamente a&lt;strong&gt; 16,9 milioni di euro&lt;/strong&gt;; a ciascun progetto potrà essere assegnato un contributo pari al 50% dei costi ammissibili, e comunque non superiore a 500.000 euro.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;strong&gt;Durata del progetto&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La durata del progetto di ricerca dovrà essere &lt;strong&gt;non inferiore ai 12 mesi e non superiore ai 24 mesi&lt;/strong&gt;. Nei casi in cui la ricerca preveda la realizzazione di prototipi, la sperimentazione relativa alle prestazioni degli stessi e la validazione dei risultati, la durata massima del progetto potrà essere di 36 mesi.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;strong&gt;Domande entro il 21 marzo 2010&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Sono ammesse ad istruttoria le domande che risultano spedite a partire dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - 21 dicembre 2009 - e non oltre tre mesi dal primo giorno utile alla ricezione (21 marzo 2010).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>ECO-ENERGIA:GOOGLE FINANZIA ENERGIA PULITA DA ALGHE OFFSHORE</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/eco-energiagoogle-finanzia-energia.html</link><category>alghe</category><category>biocombustibile</category><category>Google</category><category>liquami</category><category>metalli pesanti</category><category>NASA</category><category>residui di idrocarburi</category><category>riciclaggio</category><category>sacchi di plastica</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:43:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-3632641923517208608</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;La &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nasa&lt;/span&gt; si prepara a progettare   sistemi per la raccolta di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;alghe&lt;/span&gt; cresciute in appositi sacchetti   di plastica in mare per produrre biocarburanti senza consumare   acqua e sottrarre terra all'agricoltura e depurando, al tempo   stesso, le acque reflue e i liquami che non saranno piu'   scaricati in mare.    &lt;br /&gt;Un sistema vincente da un lato per la produzione di&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;   biocombustibile&lt;/span&gt; e dall'altro per la capacita' del sistema di   fare da filtro alle acque sporche.    &lt;br /&gt;L'idea e' venuta allo scienziato Jonathan Trent e arriva   direttamente dallo studio di tecniche per migliorare la qualita'   della vita degli astronauti nello spazio, che possono disporre   di risorse limitate come l'acqua. Tra i finanziatori troviamo   anche i fondatori di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Google,&lt;/span&gt; Larry Page e Sergey Brin che   affermano di aver investito $ 250.000 nel progetto di Trent e   nel continuo impegno di sviluppare un biocarburante dalle alghe   utilizzando soprattutto una tecnologia low-tech: le acque   reflue.     &lt;br /&gt;Si utilizzerebbero &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;sacchi di plastica&lt;/span&gt; o involucri (gli   stessi che vengono utilizzati ora dalla NASA per studiare il&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;   riciclaggio&lt;/span&gt; delle acque sporche nelle missioni spaziali) con   membrane semi-permeabili, che utilizzano una particolare   applicazione dell'osmosi, da posizionare nell'oceano per   consentire al flusso di acqua di scorrervi attraverso per farvi   crescere delle alghe.     ''Il motivo per cui le alghe sono cosi' interessanti e'   dovuto all'elevata capacita' produttiva di alcune specie'', ha   affermato Jonathan Trent, a capo del team di ricerca al centro   Nasa di Moffett Field, California.&lt;br /&gt;Semplicemente confrontandola   con le altre materie prime impiegate ci si accorge come, a   fronte di una produzione annuale di circa 50 litri di olio per   ettaro dalla soia, di 160 l dalla colza e di quasi 600 l dalla   palma, con alcuni tipi di alghe si potrebbe arrivare a produrre   fino a 2.000 litri di olio''.&lt;br /&gt;   La competizione con le colture alimentari, la sottrazione di   spazio utile e le richieste idriche dei processi di sintesi sono   i punti deboli di una tecnologia che continua a suscitare   polemiche.&lt;br /&gt;Un'opzione ad alta sostenibilita', in tal senso, e'   quindi rappresentata dalle alghe, al cui vantaggio di assicurare   una produzione energetica per ettaro piu' elevata rispetto a   qualsiasi altra fonte bioenergetica, si somma la capacita' di   riutilizzare &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;metalli pesanti e residui di idrocarburi.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Il progetto Nasa mira a prendere di petto il problema relegando   il processo in mare ed affidando alla natura stessa lo   svolgimento di alcune fasi.&lt;br /&gt;''L'ispirazione che avevo era di   utilizzare dei sacchetti costituiti da membrana per farvi   crescere offshore le alghe'', continua Trent.     Un concetto semplice ed elegante secondo il suo ideatore che   prevede, dunque, il riempimento di buste di plastica in membrana   semi permeabile con acque reflue e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;liquami,&lt;/span&gt; ottimo terreno di   crescita per questi organismi.&lt;br /&gt;Questa sorta di isole artificiali   riceverebbero direttamente la luce del sole e attraverso   l'osmosi assorbirebbe la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CO2&lt;/span&gt; atmosferica rilasciando ossigeno e   acqua dolce; alla capacita' termica del mare il compito di   controllare la temperatura mentre le onde manterrebbero il   sistema in movimento e dunque attivo.&lt;br /&gt;Inoltre i sacchetti dopo   due anni di utilizzo verrebbero riciclati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ansa.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>ECO-ENERGIA: RINNOVABILI,SERVONO NUOVE REGOLE DISPACCIAMENTO</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/eco-energia-rinnovabiliservono-nuove.html</link><category>energia elettrica</category><category>fonti rinnovabili</category><category>fotovoltaici</category><category>impianti eolici</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:40:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-2835978014193179993</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;L'Autorita' per l'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;energia elettrica &lt;/span&gt;e   il gas ha pubblicato un Documento di consultazione con gli   Orientamenti per il dispacciamento dell'energia elettrica   prodotta da fonti rinnovabili non programmabili, che prospettano   una revisione della nuova disciplina del dispacciamento.   L'intento e' quello di superare le criticita' riscontrate   nell'attuale assetto del mercato e nel quadro regolatorio.     &lt;br /&gt;Negli ultimi anni infatti si sarebbe registrato in Italia un   aumento progressivo delle installazioni di impianti da fonti   rinnovabili, soprattutto eolici e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;fotovoltaici&lt;/span&gt; che per loro   natura sono fonti di natura intermittente, quindi con una   produzione non programmabile.&lt;br /&gt;Tali impianti, specie quelli   eolici, sono concentrati soprattutto nell'Italia meridionale e   insulare, gia' interessata da inefficienze in termini di   regolazione e controllo della rete. La non programmabilita' di   questi impianti, unita allo scarso fabbisogno elettrico che   caratterizza le aree in cui sorgono e ad alcune rigidita' del   parco termoelettrico presente in queste aree, ha reso ancor piu'   critico l'esercizio in condizioni di sicurezza delle reti.  &lt;br /&gt;Proprio questo ha persuaso l'Autorita' a effettuare una   riflessione e a aprire una consultazione sull'attuale disciplina   del dispacciamento e sull'attuazione della priorita' di   dispacciamento, prevista dalla normativa vigente, in situazioni   in cui la sicurezza del sistema potrebbe non essere garantita.    &lt;br /&gt;Il sempre crescente incremento delle installazioni eoliche,   pero', unite a una permanente difficolta' di sviluppo della rete   di trasmissione esistente, hanno portato nel 2008 e nei primi   mesi del 2009 a un costante ricorso alle modulazioni (in   riduzione) programmate e in tempo reale della produzione da   rinnovabili non programmabili e, in particolare, degli&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; impianti   eolici, &lt;/span&gt;rendendo di fatto necessario, da parte dell'Autorita',   un intervento regolatorio che disegni una nuova disciplina del   dispacciamento della produzione da&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; fonti rinnovabili&lt;/span&gt; non   programmabili favorendone una maggiore integrazione nel mercato.     &lt;br /&gt;I soggetti interessati sono invitati a far pervenire   all'Autorita', per iscritto, le loro osservazioni e le loro   proposte entro il 15 settembre 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ansa.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>DALL'AFRICA ARRIVA IL CELLULARE SOLARE</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/dallafrica-arriva-il-cellulare-solare.html</link><category>batteria al litio</category><category>CELLULARE</category><category>CELLULARE SOLARE</category><category>materiali riciclati</category><category>pannello solare</category><category>SOLARE</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:37:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-6110606371371897960</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;Arriva dal Kenia un nuovo cellulare dedicato   soprattutto ai Paesi in via di sviluppo alimentato a energia   solare.     Si chiama Simu ya Solar ('telefono solare' in lingua swahili)   e viene prodotto dall'azienda di telecomunicazioni Safaricom in   collaborazione con la societa' cinese Zte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene realizzato   interamente con &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;materiali riciclati, &lt;/span&gt;e' dotato di un pratico   pannellino solare e permette alle popolazioni africane di   ricaricarne la batteria ovunque essi si trovino alle persone che   abitano in zone rurali o comunque in villaggi dove manca   l'energia elettrica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie ad un piccolo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;pannello solare&lt;/span&gt;   montato sul dispositivo che rifornisce di energia la&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; batteria al   litio &lt;/span&gt;la ricarica e' garantita. Il suo costo e' di solo 28 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.ansa.it/ecoenergia/notizie/fdg/200909091639355688/200909091639355688.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>AMBIENTE: FARE AMBIENTE, VIETARE I SACCHETTI PLASTICA</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/ambiente-fare-ambiente-vietare-i.html</link><category>CO2</category><category>Kyoto</category><category>rifiuti</category><category>SACCHETTI PLASTICA</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:34:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-7100159841264205906</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;span class="testopiccolo"&gt; L'associazione ambientalista &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fare   Ambiente&lt;/span&gt; da mesi si sta attivando con campagne affinche' la   sensibilita' ambientale abbia un'accelerazione portando alla   diffusione nell'intero territorio italiano degli shoppers   biodegradabili.    &lt;br /&gt;''L'Italia - denuncia Fare Ambiente - sembra ancora una volta   in ritardo rispetto al raggiungimento degli obiettivi fissati   dal protocollo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Kyoto,&lt;/span&gt; pertanto la nostra azione a tal   riguardo e' finalizzata a non attendere la normativa comunitaria   (la EN13432) che dapprima sarebbe dovuta andare in vigore in   Italia il 1 gennaio del 2010, ma che poi con il cosiddetto   ''decreto milleproroghe'' andra' in vigore nel 2011''.    &lt;br /&gt;Fare Ambiente esprime ''massima soddisfazione rispetto ogni   iniziativa rivolta a questa specifica tematica, anche da parte   di Organizzazioni estere come il Marine Conservation Society   (MCS), societa' inglese no-profit dedicata alla conservazione   dell'ecosistema marino che ha proposto per il 12 settembre la   prima giornata internazionale 'contro' le buste della spesa'',        Piergiorgio Benvenuti, responsabile delle relazioni   istituzionali e coordinatore per il Lazio del Movimento   Ecologista Europeo - Fare Ambiente ricorda che ''nel nostro   Paese si producono 300 mila tonnellate di buste di plastica   all'anno, l'equivalente di 430 mila tonnellate di petrolio e di   circa 200 mila tonnellate di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CO2&lt;/span&gt; emesse in atmosfera.&lt;br /&gt;In Italia   due milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno tra i&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;   rifiuti&lt;/span&gt; e sono consumati non meno di 4 miliardi di sacchetti.   Uno spreco di risorse non rinnovabili, per produrre un oggetto   che ha un tempo di vita brevissimo, ma che determina un   inquinamento ingente''.(ANSA)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>ENERGIA: GERMANIA; VW SFIDA I COLOSSI CON LE MINI-CENTRALI</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/energia-germania-vw-sfida-i-colossi-con.html</link><category>energia</category><category>Golf a metano</category><category>mini-centrali termoelettriche</category><category>motori a metano</category><category>Volkswagen</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:31:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-3390091881621927484</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;span class="testopiccolo"&gt;L'idea e' semplice quanto   ambiziosa: installare centinaia di migliaia di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;mini-centrali   termoelettriche&lt;/span&gt; a gas non solo per riscaldare le case di milioni   di tedeschi, ma per creare un vero e proprio network capace di   operare anche come un tradizionale mega impianto, sia pur   virtuale.    &lt;br /&gt;Il progetto e' della Lichtblick, una societa' di Amburgo   specializzata nella fornitura di energia 'verde', che per   realizzarlo si e' alleata non con un colosso dell'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;energia,&lt;/span&gt; ma   dell'auto: la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Volkswagen,&lt;/span&gt; che fornira' i propri sofisticati&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;   motori a metano&lt;/span&gt; per la realizzazione degli impianti.     L'accordo e' stato firmato oggi: la Lichtblick si occupera'   dell'installazione delle centrali in miniatura e se l'iniziativa   avra' successo, potrebbe rendere la vita difficile a colossi del   settore come la Eon e la Rwe.    &lt;br /&gt;L'obiettivo di lungo periodo, infatti, e' produrre   l'equivalente dell'energia erogata da due centrali nucleari di   una capacita' complessiva da 2mila megawatt.     La Lichtblick, che oggi ha circa mezzo milione di clienti,   punta a installare le mini-centrali in centinaia di migliaia di   palazzi e singole case, in modo che gli utenti avranno le loro   'centrali private', che saranno comunque collegate tra loro in   rete. In questo modo, le unita' potranno comunicare in tempo   reale come un grande impianto e conservare l'energia in eccesso   per i momenti di maggiore necessita' oppure immetterla nella   rete.    &lt;br /&gt;Queste ''piccole unita' formano una grande comunita' che   genera una grande quantita' di elettricita'', ha commentato il   numero uno della societa' di Amburgo, Christian Frieg. Da anni,   gli ingegneri della Volkswagen pensavano a come realizzare una   centrale termica altamente efficiente, forti del know-how del   gruppo in questo settore. ''Gran parte di cio' che serve per   costruire una mini-centrale'' e' gia' racchiuso nei motori delle   vetture ultra-moderne, ha commentato al settimanale tedesco Der   Spiegel un manager della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Volkswagen,&lt;/span&gt; Rudolf Krebs.     Il 'cuore' delle centrali miniaturizzate consiste in una   versione modificata del sofisticato motore della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Golf a metano&lt;/span&gt;   che la Vw assembla a Saltzgitter, che da' ai nuovi impianti   un'efficienza del 94%, rispetto al 30-40% delle centrali   nucleari e al 40-60% di quelle a carbone, scrive il settimanale.    &lt;br /&gt;La Lichtblick punta a installare 100mila centrali in Germania   a partire dalla prossima primavera. Il generatore, e il relativo   impianto di riscaldamento, costeranno 5mila euro, ma le bollette   dovrebbero scendere rispetto alla concorrenza e la societa'   paghera' un 'affitto' ai privati per le mini-centrali, oltre a   un premio calcolato sulla base del reddito generato dall'energia   in eccesso prodotta durante l'anno e immessa nella rete. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>CLIMA: UE, SI PREANNUNCIA SCONTRO SU FONDO PER PAESI POVERI</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/clima-ue-si-preannuncia-scontro-su.html</link><category>Borsa europea</category><category>CO2</category><category>Commissione Ue</category><category>emissioni di CO2</category><category>Kyoto</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:29:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-936453701643083554</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="testopiccolo"&gt;Sulla ripartizione degli oneri   previsti per il fondo internazionale destinato ad aiutare i   paesi poveri a cooperare alla lotta mondiale contro il   riscaldamento del pianeta, si preannunciano divisioni tra gli   Stati membri della Ue, in particolare tra il gruppo dei 'vecchi'   e il blocco dei nuovi 12 entrati.    &lt;br /&gt;Per avvicinare le posizioni, la presidenza svedese di turno   della Ue ha deciso di convocare per venerdi' prossimo una   riunione straordinaria del Coreper, il Comitato tra i   rappresentanti dei 27 a Bruxelles.&lt;br /&gt;Il confronto si svolgera' il   giorno dopo la presentazione della proposta della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Commissione   Ue,&lt;/span&gt; prevista per domani.     Le divisioni - spiegano fonti europee - riguardano i criteri   con i quali calcolare il contributo di ciascun stato membro. La   Commissione propone un mix tra le emissioni di C02 pro capite   (la responsabilita' nell'inquinare) e il Pil pro capite (la   capacita' di pagare). Ma la Polonia e gli altri paesi dell'est   chiedono di usare il solo criterio del Pil.     Se questa richiesta passasse, l'Italia vedrebbe quasi   triplicare la propria bolletta.&lt;br /&gt;Nel documento che il commissario   Ue all'ambiente Stavros Dimas illustrera' domani, la forchetta   prevista per il contributo italiano e' compresa tra un minimo di   110-120 milioni di euro e un massimo di 400 milioni di euro, per   la prima tranche del 2010, a seconda che prevalga l'uno o   l'altro dei due criteri. Bruxelles propone che si tengano in   considerazione entrambi, in modo equilibrato: cio' porterebbe lo   sforzo italiano attorno ai 200 milioni di euro.     A livello europeo, la tranche del 2010 potrebbe ammontare tra   l'1,2 miliardi di euro e i 3,4 miliardi di euro. Mentre a   livello internazionale lo sforzo, che dovra' essere negoziato   alla conferenza sul clima di Copenaghen di dicembre, e' di dieci   miliardi di euro entro il 2013, l'anno dopo della scadenza del   protocollo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Kyoto&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Dal 2013 al 2020, anno in cui le emissioni   mondiali di C02 dovrebbero essere calate del 30% rispetto ai   livelli del 1990, il totale dei fondi previsti per aiutare il   processo virtuoso dei paesi poveri, senza comprometterne la   crescita economica, ammonta a 100 miliardi di euro.     Non tutti questi soldi dovranno uscire dalle casse degli   Stati: il meccanismo finanziario prevede infatti che i paesi   possano usare parte degli introiti della vendita all'asta di   quote di emissioni di C02. Ma anche su questo elemento c'e'   malumore, in quanto la nuova &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Borsa europea&lt;/span&gt; per scambiare azioni   verdi sara' pronta sola nel 2013, mentre i primi versamenti   andranno fatti gia' dal prossimo anno.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.ansa.it/ambiente/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>12 settembre: giornata senza buste di plastica</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/09/12-settembre-giornata-senza-buste-di.html</link><category>buste plastica</category><category>Marine Conservation Society</category><category>sacchetti raccolta differenziata</category><category>shopper</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Wed, 9 Sep 2009 10:17:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-8376111281064661063</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;p&gt;Il mondo ci chiede di &lt;strong&gt;non inquinare&lt;/strong&gt;; tra le altre cose, l’&lt;strong&gt;Unione Europea&lt;/strong&gt; ordina ai suoi Stati membri di &lt;strong&gt;bandire le buste di plastica&lt;/strong&gt;, l’&lt;strong&gt;Italia &lt;/strong&gt;rinvia e tentenna. Noi restiamo a guardare? Certo che no. Per questo un movimento proveniente dall’Inghilterra sbarcherà presto anche nel nostro Paese, il &lt;strong&gt;Plasticbag Free Cities&lt;/strong&gt;, le città senza buste di plastica, che dalle nostre parti sarà tradotto come “&lt;strong&gt;Porta la Sporta&lt;/strong&gt;“. &lt;/p&gt;In Italia è stata introdotta dall’&lt;strong&gt;associazione dei Comuni virtuosi&lt;/strong&gt;, che sull’esempio della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marine Conservation Society&lt;/span&gt; (MCS) ha deciso di far partire questo movimento di eliminazione delle sporte inquinanti dal basso. Se la comunità europea ha posto il limite al 2010 nella produzione delle plastic bags, e l’Italia ha spostato questa scadenza 12 mesi dopo, non è detto che noi dobbiamo rimanere ad aspettare, ma possiamo già cominciare a fare qualcosa, nel nostro piccolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il 12 settembre andiamo a far la spesa senza prendere le buste di plastica! Tutti con la vecchia borsina in tela!&lt;br /&gt;il 12 settembre sarà la giornata internazionale senza buste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerchiamo di aiutare l'ambiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e poi le borsine in tela son comode, non si rompono e si possono riempire tanto di più di quelle in plastica!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi son già rifornita da tempo con tutta la serie che la coop ha ideato!&lt;br /&gt;Il problema più grande per me è ricordarmi di riprendere la busta da casa e di rimetterla in auto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.ecologiae.com/12-settembre-giornata-senza-buste-di-plastica/8816/"&gt;http://www.ecologiae.com/12-settembre-giornata-senza-buste-di-plastica/8816/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://forum.alfemminile.com/forum/matern2/__f340005_matern2-Il-12-settembre-giornata-senza-buste.html"&gt;http://forum.alfemminile.com/forum/matern2/__f340005_matern2-Il-12-settembre-giornata-senza-buste.html&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/ambiente/giornata-senza-shopper/giornata-senza-shopper/giornata-senza-shopper.html?ref=hpspr1"&gt;http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/ambiente/giornata-senza-shopper/giornata-senza-shopper/giornata-senza-shopper.html?ref=hpspr1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Incendio all’inceneritore di Piacenza: i media tacciono</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/07/incendio-allinceneritore-di-piacenza-i.html</link><category>ambiente</category><category>inceneritore</category><category>materiali riciclabili</category><category>riciclabile</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Fri, 3 Jul 2009 06:53:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-5527474840143234796</guid><description>Tenete chiuse le finestre, non muovetevi da casa”, questo l’ordine lanciato da Vittorino Francani dell’Arpa (Agenzia regionale per ambiente e prevenzione), fra i primi ad accorrere sul luogo dell’incendio. Alle 18:40 di giovedì 11 giugno un capannone con una superficie di mezzo chilometro quadrato ha preso fuoco. Era il deposito rifiuti dell’inceneritore di Piacenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al suo interno si trovavano tonnellate di plastica, metallo, carta e legno. Benché questi imballaggi e scarti industriali fossero destinati alla combustione, non erano ancora stati né separati né puliti. Del resto gli effetti di un simile incendio non sono in alcun modo paragonabili a quelli di una combustione all’interno di un inceneritore munito di filtri. (Nemmeno questi però rendono il processo sicuro e pulito, poiché non catturano le polveri sottili che, oltre a creare gravi danni alla salute, restano nell’atmosfera per sempre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I gas emessi durante l’incendio hanno formato una nube nera che ha continuato ad alzarsi anche dopo lo spegnimento del rogo, avvenuto dopo oltre due ore. La nube, trasportata dal vento, ha viaggiato per chilometri verso nord-est, coprendo così di nero il cielo dell’hinterland di Piacenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che ha dato il colore alla nube è stata la diossina, che si sprigiona ogni volta che bruciano plastica o cartone sporco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tali gas possono causare problemi immediati (blocchi respiratori, tosse e fastidi agli occhi), ma anche danni ai polmoni protratti nel tempo, spiega Pietro Bottrighi, primario del reparto di pneumologia all’ospedale di Piacenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante questi rischi, nessun paziente si è recato al Pronto soccorso con sintomatologie respiratorie acute, dichiara l’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Piacenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a rimanere in casa però, i tecnici del dipartimento di Sanità pubblica hanno consigliato di lavare bene la frutta e la verdura proveniente dagli orti della zona. L’Arpa ha proseguito gli accertamenti presso il centro Enìa (società che gestisce impianti ambientali di pubblica utilità), effettuando campionamenti dei terreni e dei vegetali nell’area interessata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha inoltre prelevato i filtri della centralina di monitoraggio ambientale di Gerbido, per effettuare rilievi sull’emissione di diossina e di IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Il tutto è stato inviato nella sede di Ravenna per gli esami necessari. “Al momento abbiamo rilevato un aumento dei livelli di monossido di carbonio e degli idrocarburi”, ha dichiarato Sandro Fabbri, direttore di Arpa Piacenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pubblicazione delle quantità di diossine e idrocarburi aromatici presenti nel terreno e nell’atmosfera però, non è ancora avvenuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre ai danni ambientali vi sono quelli economici, che comunque risultano “tutto sommato modesti, viste anche le dimensioni dell’incendio”, si legge nel giornale locale Libertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie all’intervento dei dipendenti di Enìa si tratta ‘solo’ di qualche decina di migliaia di euro: “Abbiamo salvato il trituratore, la macchina che trita i rifiuti e che è molto costosa, poi con gli estintori abbiamo tentato di fermare le fiamme, ma erano troppo forti e ci sono voluti i vigili del fuoco” racconta Anselmo Baistrocchi, responsabile degli impianti Enìa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giornali locali (gli unici a parlarne) hanno attribuito l’incendio a un’autocombustione favorita dal calore. Ammesso che questa spiegazione venga confermata, si tratterebbe comunque di un problema grave. L’apparente spontaneità dell’autocombustione, però, non attenua la responsabilità di chi ha trascurato le misure di sicurezza che avrebbero dovuto evitarla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.terranauta.it</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Cosa facciamo: Lavado Verde.</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/06/cosa-facciamo-lavado-verde.html</link><category>biodegradabili al 100%</category><category>cornici</category><category>eco-compatibili</category><category>ecologici</category><category>infissi</category><category>lampade</category><category>mobili</category><category>servizi di pulizia</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 22 Jun 2009 10:42:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-6891447442451517100</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;div id="post-58" class="post-58 page hentry category-uncategorized"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="main"&gt;   &lt;div class="snap_preview"&gt;&lt;p&gt;Offriamo un servizio dettagliato, siamo gli unici. Utilizziamo prodotti &lt;strong&gt;eco-compatibili,  ecologici, e biodegradabili al 100%.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I nostri &lt;strong&gt;servizi di pulizia,&lt;/strong&gt; sono sia per il mercato aziendale  che residenziale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Forniamo tutte le attrezzature e prodotti per la pulizia, ogni camera è pulita, dal pavimento al soffitto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;La Pulizia comprende: &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;TUTTE LE CAMERE &lt;/strong&gt;:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pulizia e lavaggio dei cuscini,  se richiesto. Cambiare  i fori in tutte le camere, con relativa pulizia dei vasi.  Trattamento due volte l’anno per i Divani sia in pelle che tessuti . Pulizia tappeti, tappeti e scale,  compresi i bordi, pulizia area sotto tappeti. Pulizia ventilatori a soffitto, persiane, davanzali, lampade, infissi, mobili, cornici, e mensole.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I pavimenti in legno vengono puliti a secco.  Svuotare, pulire / lavare posacenere,  sostituire i sacchetti di immondizia. Smaltire tutti i rifiuti. Pulire le superfici di vetro (specchi ), con sistema antiappannamento.  Portare lenzuola in lavanderia- o lavaggio biancheria da letto,. Pulizia Porte scorrevoli in vetro .  Togliere le impronte da pareti, ed interruttori .&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;CUCINA &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Pulizia elettrodomestici, contatori, armadi, tavolo e sedie.  Pulizia, smacchiare ed igenizzare lavandini e rubinetti. Pulizia sotto fornelli, frigorifero pulito sia internamente che esternamente. Pulizia del forno  a microonde dentro e fuori.  Pulizia della stufa, griglie bruciatore, e le manopole di controllo.  Igenizzazione armadio, tavoli e sedie. Pulizia interna del tostapane.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;BAGNI &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Pulizia con igenizzazione: docce, vasche da bagno e lavandini. Rimozione  del calcare dalla doccia. Pulizia ed igenizzazione quotidiana per i servizi igienici. Pulizia specchi, con sistema antiappannamento.  Pulizia superfici cromate. Pulizia pavimenti e piastrelle dei muri.  Pulizia di tutte le mensole, arredi, ed oggetti vari. Ove necessario sostituzione lampadine.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;ULTERIORI SERVIZI DI PULIZIA per la CASA, sono disponibili:&lt;br /&gt;Svuotare la lavastoviglie e mettere piatti nel ripiano cucina.  Pulizia materassi, con igenizzazione.  Pulizia della ventola di scarico / cappa cucina, (può essere inclusa nel pacchetto standard di pulizia). Pulizia forno, frigorifero – compreso il congelatore, spazzare il portico, e spazzare il garage. Lavaggio delle Finestre sia esterno che interno,  compreso la pulizia degli infissi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Rimuovere  libri da librerie e scaffali per la pulizia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per &lt;strong&gt;uffici, aziende, &lt;/strong&gt;seguiamo la stessa cura ed attenzione come per la vostra casa.&lt;br /&gt;Contattateci oggi, e progettiamo un piano personalizzato in base delle vostre &lt;strong&gt;esigenze di pulizia.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;a href="http://lavadoverde.wordpress.com"&gt;http://lavadoverde.wordpress.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Pulire piscine senza detergenti chimici.</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/06/pulire-piscine-senza-detergenti-chimici.html</link><category>cloro</category><category>giardino</category><category>insetti</category><category>jacuzzi</category><category>ozonizzazione</category><category>parking</category><category>piante</category><category>Piscine</category><category>piscine naturali</category><category>pulire la piscina senza cloro</category><category>ristoranti</category><category>sauna</category><category>senza additivi chimici</category><category>solarium</category><category>sole</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 22 Jun 2009 08:48:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-4730944183048196711</guid><description>&lt;!-- google_ad_section_start --&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Con le alte temperature noi esseri umani si corre all’acqua, sia essa di doccia casalinga, di baia o di oceano, o di piscina comunale. Nell’ultimo caso, nel momento in cui ci tuffiamo, siamo consapevoli di fare il &lt;a href="http://www.ecoblog.it/post/6810/il-cloro-delle-piscine-aumenta-il-rischio-dasma" mce_href="http://www.ecoblog.it/post/6810/il-cloro-delle-piscine-aumenta-il-rischio-dasma"&gt;bagno nel cloro&lt;/a&gt; e in altri detergenti chimici, necessari per l’igiene, soprattutto se la piscina è pubblica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tuttavia, esiste un modo per pulire le piscine senza l’uso di agenti chimici, in maniera del tutto naturale, attraverso &lt;a href="http://www.ecoblog.it/post/1949/piscine-ecologiche" mce_href="http://www.ecoblog.it/post/1949/piscine-ecologiche"&gt;l’uso di piante acquatiche&lt;/a&gt; che puliscono le piscine abbastanza bene da rispettare gli elevati standard della Comunità Europea.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La zona dove si piantano le piscine è chiamata “di rigenerazione” ed è divisa dalla piscina vera e propria tramite un muro appena più basso della superficie dell’acqua. Il sole riscalda l’acqua della zona di rigenerazione, che poi passa nella piscina vera e propria, portando con sé i microrganismi spazzini. Ci vogliono circa 60 giorni dal momento in cui si piantano le piante, affinché la piscina naturale sia pronta. Dopo la creazione della zona di rigenerazione le rane la invaderanno e le libellule ci faranno la loro dimora, ma vi terranno liberi da moscerini e insetti, nutrendosene.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se si possiede una piscina comune, convertirla in una piscina naturale al 100% potrebbe essere troppo dispendioso, ma ci sono delle vie intermedie per passare da una piscina tradizionale ad una naturale, evitando la ricostruzione: l&lt;a href="http://greenupgrader.com/7957/swimming-au-naturale-ways-to-green-your-pool/" mce_href="http://greenupgrader.com/7957/swimming-au-naturale-ways-to-green-your-pool/"&gt;‘ozonizzazione, la luce ultravioletta e la depurazione naturale&lt;/a&gt; con i sistemi &lt;a href="http://www.biotop-natural-pool.com/the_natural_pool.html" mce_href="http://www.biotop-natural-pool.com/the_natural_pool.html"&gt;Biotop&lt;/a&gt;, un’azienda austriaca specializzata nella realizzazione di piscine naturali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.ecoblog.it/" mce_href="http://www.ecoblog.it" target="_blank"&gt;http://www.ecoblog.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;a href="http://www.hybrid-synergy.eu/" mce_href="http://www.hybrid-synergy.eu" target="_blank"&gt;http://www.hybrid-synergy.eu&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lavadoverde.wordpress.com"&gt;http://lavadoverde.wordpress.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>EUROSUOLE: LE SUOLE IN GOMMA AMICHE DELL'AMBIENTE.</title><link>http://newsdeejay.blogspot.com/2009/06/eurosuole-le-suole-in-gomma-amiche.html</link><category>acidi</category><category>adesivi</category><category>antiossidanti</category><category>coloranti</category><category>emulsioni</category><category>epossidi</category><category>eteri</category><category>eu12'</category><category>gomma</category><category>kitsune</category><category>pigmenti</category><category>polimeri e resine</category><category>resine</category><category>solventi gas</category><author>noreply@blogger.com (Rafael)</author><pubDate>Mon, 15 Jun 2009 09:54:00 -0700</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4592025959061096566.post-7422738073014376133</guid><description>I suoi prodotti raggiungono tutto il mercato calzaturiero europeo spaziando dal settore fashion e lusso all’articolo tecnico delle suole per il tracking e l’antinfortunistica. È partner dei migliori e più conosciuti marchi della calzatura Made in Italy.Certo ci vuole coraggio ad affrontare tutti i giorni un mercato globalizzato invaso da prodotti provenienti dai paesi a basso costo di manodopera, ma il coraggio non è mai mancato a Germano Ercoli, socio fondatore ed amministratore della società fin dalla nascita, oltre 30 anni fa. L’Eurosuole ha deciso di puntare su una produzione di nicchia con l'intento di presidiare l'alta qualità dei suoi prodotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le suole sono prodotte nello stabilimento di Civitanova, grazie a un indotto importante ma sempre radicato nel territorio. L’azienda è attenta all'ambiente ed alla salute degli uomini che lo vivono, per una scelta precisa, è stato abolito l'uso di ogni sostanza classificata come cancerogena, mutagena, teratogena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal luglio 2004 Eurosuole ha ottenuto la certificazione ambientale internazionale ISO 14001:2004 e dal 2005 pubblica il rapporto ambientale.</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item></channel></rss>