<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-8741564</atom:id><lastBuildDate>Wed, 09 Oct 2024 01:26:46 +0000</lastBuildDate><title>Coffee &amp; Cigarettes</title><description>Un caffè e una sigaretta consumati mentre sotto la tastiera si compongono i capitoli: la vita domestica, le storie da ristorante, considerazioni su quello che vedo e sento, che cucino e mangio, sulle persone che incontro e con cui intreccio attimi di esistenza. &#13;
Istantanee di vita ed il bisogno di esserci, ad ogni costo.</description><link>http://alesssia.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (alesssia)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>369</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-2553831460980897869</guid><pubDate>Fri, 26 Dec 2014 11:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-12-26T12:17:00.348+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosettantunesimo. Flat hunting, part 2</title><description>Ho iniziato la mia ricerca di casa 26 ore prima e dopo un primo giorno orribile ho quasi paura a continuare con il secondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Danny è il primo della lista, appuntamento a mezzogiorno. Arrivo alle 12 in punto e busso. Nessuno, aspetto. 12.10: busso di nuovo, nessuno. 12:20, ribusso. Telefono: I'm on my way.&lt;br /&gt;
Finalmente il uno dei miei possibili coinquilini si materializza davanti alla porta.&lt;br /&gt;
- Sorry, but I thought &amp;nbsp;the she was at home.&lt;br /&gt;
She? Entriamo.&lt;br /&gt;
- Mum! Mum!&lt;br /&gt;
Mum? Si rivolge finalmente a me.&lt;br /&gt;
- No idea where she is. You know, my mum is so fat that she cannot climb the stairs. The room we are renting is hers. She is now sleeping on the sofa.&lt;br /&gt;
Indica il divano nel salotto.&lt;br /&gt;
- You know, I'm travelling and I don't want to leave her alone. She needs help.&lt;br /&gt;
Scappo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda della lista è Rowan. La casa ospita solo ragazze e la cosa non mi piace per niente. Entro, mi siedo al tavolo della cucina. Le ragazze sono due, una si sta smaltando le unghie. Mi lancia solo un'occhiata schifata e prima di smettere di prestarmi attenzione. La terza scende dalla scale, alta, magra, giunonica: una modella. &amp;nbsp;Inizia il colloquio.&lt;br /&gt;
- Where do you work?&lt;br /&gt;
- At the H. hospital.&lt;br /&gt;
- Are you a physician?&lt;br /&gt;
- No&lt;br /&gt;
- Are you a nurse?, la voce si fa schifata.&lt;br /&gt;
- No, I'm a computer scientist, I'm a researcher.&lt;br /&gt;
La mia risposta distrae finalmente miss Smalto dalla sua opera.&lt;br /&gt;
- So you're &lt;i&gt;that&lt;/i&gt; kind of person! I don't think we'll have much to talk.&lt;br /&gt;
Scopro che lei è una fashion assistant e che la modella è veramente una modella.&lt;br /&gt;
Le domande si susseguono veloci. Il mio stipendio, la durata del contratto, la mia vita sentimentale. Mi chiedo dove stiamo andando a parare e inizio ad innervosirmi.&lt;br /&gt;
- Do you have any question for us?&lt;br /&gt;
Finalmente è il mio turno: chiedo se posso avere ospiti. La Giunonica prende la parola:&lt;br /&gt;
- We host only female. The entrance is strictly forbidden to guys. I'm a naturist and I won't feel comfortable if I know that a guy entered in the house. In general, I mean.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Getto la spugna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2014/12/capitolo-trecentosettantunesimo-flat.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-544180202188891323</guid><pubDate>Mon, 22 Dec 2014 11:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-12-22T12:08:57.225+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosettantesimo. Flat hunting, part 1</title><description>Londra: una megalopoli da 8,5 milioni di abitanti. 32 boroughs, innumerevoli quartieri e un solo obiettivo: mettersi un tetto sopra la testa. Ci sarebbero decine di possibilità per trovare una stanza, ma la più economica è un sito web: spareroom. Su spareroom ci si iscrive e si inizia a cercare una sistemazione: zona, budget, preferenze per i coinquilini. Poi ci si scambia numero di telefono e si fissa un appuntamento per vedere l'appartamento. E poi si piange.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono a Londra poco più di 12 ore e ho il primo appuntamento. Zona Ovest, 160£ a settimana. Il proprietario mi mostra la casa. Una gabbia per conigli: 9 persone, un bagno, cucina praticamente nell'ingresso. Una delle ragazze mi dice che di meglio non può trovare, a quel prezzo.&lt;br /&gt;
Ho altri quattro appuntamenti quel giorno: non posso uccidere la speranza alle 10am del giorno 1.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre zona Ovest, sempre 160£ a settimana. Il precedente inquilino mi mostra la sua stanza, con vista binari della metropolitana. Moquette pregna di una polvere vecchia almeno una guerra. Si sente la metro quando passa? No, assolutamente. Poi una vibrazione della finestra e uno sferragliare di rotaie rivelano la verità. No, è che dopo un po' ci si abitua. Ah.&lt;br /&gt;
Se vuoi c'è un'altra stanza dall'altro lato. La ragazza ci apre una fessura della porta. Di più non si può: c'è il letto. Mi racconta che dietro al muro c'è un armadio e se proprio voglio esce lei, così posso entrare io. Rinuncio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto ha anche iniziato a piovere. Mi sposto a sud-ovest, 150£ a settimana. Citofono sino allo sfinimento, quando una vecchia Mama decide che una ragazza non può stare sotto quella pioggia e mia apre il portoncino del palazzo. Da sotto la porta vedo che la luce nell'appartamento è accesa, busso alla porta.&lt;br /&gt;
- Who are you?&lt;br /&gt;
Mi volto: la polizia. Lei magra, bionda, arcigna. Lui altro, grosso, spaventoso.&lt;br /&gt;
- I'm here to look for a flat.&lt;br /&gt;
- Do you know the person in?&lt;br /&gt;
- No, I've found the ad and I've an appointment.&lt;br /&gt;
- Do you know the person in?&lt;br /&gt;
- No, we exchange some messages via the website and made this appointment.&lt;br /&gt;
- What website? Can you prove it?&lt;br /&gt;
In che pasticcio sono finita? Estraggo il cellulare, prego nella connessione dati. Mostro loro la conversazione con Mike, il padrone di casa. Sono ormai sicura che mi ammanetteranno e che mi porteranno via con loro. Invece si rilassano.&lt;br /&gt;
- A really dangerous person lives here. You were lucky that we arrived before him. He is not called Mike, he has mental problems. Serious one.&lt;br /&gt;
In che pasticcio potevo finire? Sono salva. Ringrazio, saluto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ormai diluvia senza sosta, mi sposto di nuovo a Ovest. Qualsiasi cosa possa venire fuori nel mio ultimo appuntamento non potrà mai essere peggiore di questo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2014/12/capitolo-trecentosettantesimo-flat.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-5127353381932334964</guid><pubDate>Wed, 17 Dec 2014 20:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-12-17T21:13:01.606+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantanovesimo. London called.</title><description>A dir proprio tutta la verità, London called ormai quasi un anno fa. E quando London calls, alesssia risponde -anche perché l'unica altra cosa che le resterebbe da fare sarebbe la muffa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi London called, alesssia rispose e poi?&lt;br /&gt;
Poi c'è stata la ricerca della prima casa (e che casa!) e poi è arrivato Il Greco (e che arrivo) e poi c'è stato il trasloco nella seconda casa (e che gente!) e poi c'è questo post.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ok, forse è tempo di raccontare di nuovo qualche storia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2014/12/capitolo-trecentosessantanovesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-2141142269668245209</guid><pubDate>Sun, 01 Jul 2012 16:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-07-01T18:13:34.007+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantottoesimo. Hair-style</title><description>&lt;div&gt;&lt;p&gt;- Stai bene con i capelli corti, sembri pi&amp;#249; giovane: dimostri trent'anni.&lt;br&gt;
- Pa, ne devo compiere ventinove.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2012/07/capitolo-trecentosessantotto-hair-style.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-1275488185058449916</guid><pubDate>Sun, 17 Jun 2012 18:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-17T20:28:28.682+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantasettesimo. dio!</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
Solita notte da torinesi in Gran Madre: cambiano solo le zeppe -che di solito non porto, e la marca della birra -Poretti venduta sottocosto dopo la crisi del mercato immobiliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Traffico bloccato all'altezza del ponte, ci si chiede cosa si aspetti a fare di via Po una zona pedonale notturna per poi rispondersi, immediatamente, che si perderebbe il piacere di vedere la auto posteggiate sequestrate dai carriattrezzi: molto meglio così, con le polveri sottili al massimo storico a compensare il mio stop alle sigarette.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Gran Madre è la vetrina migliore per la meglio umanità: bimbiminchia minchiaoh, famiglie, uomini scalzi che hanno perso la cintura dei pantaloni, coppie con il gelato, odore e voglia di minchia -l'unico mercato in cui la domanda non riesce mai a sposare l'offerta,&amp;nbsp;e quello lì: camicia azzurra con manica a tre quarti, pantalone capri, mocassino senza calze, più inscopabile della Merkel con le ballerine, che passi il culone, ma la calzatura, dio!, la calzatura!&lt;br /&gt;
Lui con la camicia azzurra manica tre quarti, capri, mocassino, la Mercedes Classe A anno 2000, nemmeno avesse la Porche 911 anno 2011, che passi la macchina, ma tirarsela, dio!, la Classe A!&lt;br /&gt;
Lui, camicia azzurra, Classe A, capello lungo che voglio fare il milanese, cellulare in mano che voglio fare il milanese, urlando al cellulare che voglio fare quello che ha qualcuno con cui parlare.&lt;br /&gt;
Lui, dio!, parcheggia davanti alla Gran Madre e poi al telefono:&lt;br /&gt;
- Ci vediamo ai Muri. Come non trovi parcheggio? Io ci ho messo meno di un secondo.&lt;br /&gt;
Lui, &amp;nbsp;dio!, possa tu stanotte spostare stanotte i carriattrezzi a ripulire questa vetrina della meglio umanità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2012/06/capitolo-trecentosessantasettesimo-dio.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-7086508555352140742</guid><pubDate>Sat, 31 Mar 2012 19:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-03-31T21:47:08.118+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentossessantaseiesimo. Perché non scrivo più</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
Mi è stato fatto notare che è dal 5 febbraio che non scrivo più nulla. Pensare che ho anche chiuso l'account Facebook, per non perdere tempo -meglio la internet quella vera, quella piena di gattini.&lt;br /&gt;
Non che prima del 5 febbraio scrivessi molto di più. Post centellinati nella frequenza e nei caratteri, così corti che più che post sembravano Tweet -e pensare che l'account Twitter ce l'ho, ma non lo uso mai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho più nulla da dire: dall'urgenza dell'adolescenza di urlare, sono passata a quella adulta dell'ascoltare. No, non è vero, non del tutto almeno: sono passata all'esigenza del fare e il fare richiede tempo e dedizione.&lt;br /&gt;
Fare piani per il futuro richiede tempo. Tempo per capire dove voglio arrivare e cosa voglio sacrificare.&lt;br /&gt;
Fare pulizia nella mia vita richiede tempo. Tempo per capire quali oggetti buttare e quali persone evitare.&lt;br /&gt;
Fare attenzione a me stessa richiede tempo. Tempo per capire chi sono, cosa mi piace, goderne -prima che sia troppo tardi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrivere una tesi di dottorato richiede tempo e tante, tante parole. Troppe parole.&lt;br /&gt;
Ho la nausea delle parole: il problema è quello.

&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2012/03/capitolo-trecentossessantaseiesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-5607440092300265016</guid><pubDate>Sun, 05 Feb 2012 21:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-05T22:04:03.503+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantacinquesimo. Questione di principio</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
Se sul tabacco è scritto &lt;i&gt;'Provoca il cancro'&lt;/i&gt; pretendo che sullo zucchero venga scritto &lt;i&gt;'Provoca il diabete'&lt;/i&gt;.

&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2012/02/capitolo-trecentosessantacinquesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-1320210055543721028</guid><pubDate>Sun, 29 Jan 2012 13:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-29T14:19:43.364+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantaquattresimo. I was me</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
&lt;br /&gt;
Scoprire che Google ti &lt;a href="https://www.google.com/settings/ads/onweb/?hl=it" target="_blank"&gt;profila&lt;/a&gt; come un maschio 25-34enne, interessato a fumetti, casa e giardino, ti fa capire che almeno un obiettivo nella vita sei riuscito a raggiungerlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2012/01/capitolo-trecentosessantaquattresimo-i.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-8006873784088780408</guid><pubDate>Tue, 13 Dec 2011 21:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-13T22:26:22.286+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosettantatreesimo. Queste sí che sono soddisfazioni</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
La cosa che mi rende più orgogliosa dei miei sei mesi danesi e della mia folle visita delle capitali scandinave è l'essere tornata a casa con tutti i calzini.

&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/12/capitolo-trecentosettantatreesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-286325410361860759</guid><pubDate>Wed, 05 Oct 2011 14:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-05T16:21:04.534+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantaduesimo. Generazione Santa Maradona</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
Stiamo diventanto vecchi, non abbiamo un lavoro, non ci siamo sposati e non abbiamo fatto figli.
E ho come il sospetto che le cose siano correlate

&lt;/div&gt;
</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/10/capitolo-trecentosessantaduesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-8340744374294358685</guid><pubDate>Tue, 06 Sep 2011 10:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-06T12:51:53.387+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosessantunesimo. Greetings from Denmark</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
La Danimarca è un paese così preciso che anche quando pensi di aver perso definitivamente i calzini, questi finiscono sempre con il farsi ritrovare.

&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/09/capitolo-trecentosessantunesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-3990674304760739715</guid><pubDate>Sun, 21 Aug 2011 18:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-21T20:47:52.344+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentosesantesimo. Tedeschianità</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Check-list per la cittadinanza onoraria tedesca:&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;Lavarsi nel bagno all'autogril: fatto.
&lt;br /&gt;Camminare scalzi per strada: fatto.
&lt;br /&gt;Camminare scalzi nel bagno dell'autogrill: serve solo un po' di tempo.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/08/capitolo-trecentosesantesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-1613140032142051935</guid><pubDate>Fri, 19 Aug 2011 18:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-19T20:14:36.209+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantranovesimo. Nostalgie</title><description>&lt;div align="justify"&gt;
&lt;br /&gt;Stare due mesi lontano da casa, sola, e accorgersi che quello che ti manca sono le montagne.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;No, così, per dire.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/08/capitolo-trecentocinquantranovesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-592261333617710927</guid><pubDate>Sat, 04 Jun 2011 15:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-04T17:27:09.238+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantottesimo. Disposizioni dall'alto</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;&lt;img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2TppNrCVHo57GFR-QRkYAGtb-Enzd1m-y_VU9UKoPrYPqRw8zvGDgK1_aa7mNYXe1B2Szzw_ugvJ56s41W2gM3iTlHt4Dsyp4_p-McYwuWg0pumuhR6UEnHiuPe0ZkZGBggeL/" hspace="20px" hspace="20px" width="200px" border="0"&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/06/capitolo-trecentocinquantottesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2TppNrCVHo57GFR-QRkYAGtb-Enzd1m-y_VU9UKoPrYPqRw8zvGDgK1_aa7mNYXe1B2Szzw_ugvJ56s41W2gM3iTlHt4Dsyp4_p-McYwuWg0pumuhR6UEnHiuPe0ZkZGBggeL/s72-c" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-7590220618996064816</guid><pubDate>Sun, 17 Apr 2011 16:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-17T18:15:15.908+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantasettesimo. Tutto il mondo è paese</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Una ragazza italiana e un ragazzo polacco fumano appoggiati alla ringhiera di un balcone.&lt;br /&gt;Nella strada sottostante passa una vecchia suora.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Sai, in Polonia, vedere una suora porta sfortuna. Per scacciare la sfortuna devi vedere una donna con gli occhiali.&lt;br /&gt;- Sul serio?&lt;br /&gt;- Sì, per fortuna eccone una laggiù!&lt;br /&gt;- Anche in Italia vedere una suora porta sfortuna.&lt;br /&gt;- Sul serio?&lt;br /&gt;- Per scacciarla devi toccare un'altra persona e dire "Sfiga di suora senza ritorno"...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La ragazza italiana tocca il braccio del ragazzo polacco con un dito&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- ...se non dici "senza ritorno" l'altra persona può rimandarti la sfortuna indietro.&lt;br /&gt;- Quindi ora la sfortuna è su di me?&lt;br /&gt;- No, tu hai visto una donna con gli occhiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/04/capitolo-trecentocinquantasettesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-8925504612189707059</guid><pubDate>Wed, 16 Feb 2011 23:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-17T00:04:34.583+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantaseisimo. La risposta è dentro di te</title><description>&lt;div align= "justify"&gt;&lt;br /&gt;Nella mia inbox, il 14 febbraio:&lt;br /&gt;"Alesssia, ma perché sei ancora single?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso luogo, il 15 febbraio: &lt;br /&gt;"Scopri il nuovo Silk-épil 7 Epilatore a doppia azione!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2011/02/capitolo-trecentocinquantaseisimo-la.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-5227817031255064423</guid><pubDate>Fri, 31 Dec 2010 11:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-31T12:38:09.574+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantacinquesimo. Buon anno</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non ci saranno anni diversi&lt;br /&gt;finché si rimane uguali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/12/capitolo-trecentocinquantacinquesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-7018809952464960570</guid><pubDate>Wed, 01 Dec 2010 22:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-01T23:27:00.185+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantaquattresimo. Così fu quell'amore dal mancato finale</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Credo fosse il 2002 o giù di lì. C'era già stata Genova e Carlo Giuliani era già passato al mondo dei più, ma se ne parlava ancora, segno che di anni non ne erano passati molti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la mia ristretta cerchia di amici, F ed L., si era partiti per le vacanze. &lt;br /&gt;Noi allora le chiamavamo vacanze, ma con il senno di poi -e con la visione di &lt;i&gt;"Amici Miei"&lt;/i&gt;, avremmo imparato a definirle &lt;i&gt;zingarate&lt;/i&gt;, come il buon Monicelli, buon'anima anche lui, ci avrebbe insegnato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell'anno, che abbiamo detto era il 2002 o giù di lì, si finì sul levante ligure, in un campeggio abusivo dove si trovava di tutto, dai reduci del G8 ai figli della luna, dagli eroinomani ai ragazzi in vena di &lt;i&gt;zingarate&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Inutile descrivervi l'aria che attraversava il campo: libertà e sudore i sapori più forti, ma c'erano anche mille altre sfumature che non fanno parte di questo racconto e forse non ne faranno di alcun altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi legammo subito con uno dei due gruppi più numerosi -e più organizzati, e nelle settimane che passammo tra la sabbia e gli ulivi diverse persone si aggiunsero e diverse ne partirono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con una queste fugaci comparse iniziò una storia. &lt;!-- Ricordo ancora il suo nome, finto come quello della maggior parte dei miei uomini, ed ancora mi sfugge il perché di quell'odio viscerale per il loro nome vero.--&gt;&lt;br /&gt;Fu la questione di un attimo: mi prese per mano e mi portò via. Poi mi chiese scusa ed io sorrisi, credo. &lt;!-- In quel frangente credo che feci la cosa che faccio ogni volta davanti ad ogni uomo, davanti ad ogni debolezza: Sorrisi, credo. , e lui mi raccontò la sua vita. --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormimmo ogni notte sulla spiaggia, arrotolati nello stesso sacco a pelo e riparati a fatica da una grossa pietra.&lt;br /&gt;È assurdo il numero di piccoli particolari che si possano ricordare: la forma della sua collana, la tristezza della sua storia, la forza delle sue braccia. &lt;!--Apprezzavo la sua dolcezza, la sua forza da uomo. Perché lui era un uomo, ed io ancora una ragazza. Ed ora che ho circa la sua età capisco cosa apprezzasse lui: la mia freschezza, la mia dolcezza, la leggerezza che con gli anni si perde. Gli ero giunta in regalo come una sorta di balsamo, dell'animo e del fisico. --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'era amore e non ci sarebbe mai stato in quei giorni che potevano finire in ogni momento. Non importava: non ci saremmo mai più rivisti, ma era la vita. Ne eravamo e ne saremmo stati per sempre consapevoli. &lt;!--: lo sapevamo e l'avremmo saputo per sempre. --&gt;&lt;br /&gt;Era solo una storia dolce di cui ignoravamo le date ed in cui ci scambiavamo il massimo possibile. &lt;!--, in cui lui chiedeva scusa ed io sorridevo.--&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto la vita del campo scorreva con le sue genti e le sue attività. &lt;br /&gt;Ogni sera qualcuno del gruppo saliva al paese per procurare qualcosa, cibo soprattutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paese era arroccato su aspro promontorio ad un centinaio di metri sul mare. Per raggiungerlo bisognava percorrere uno stretto sentiero, a tratti a strapiombo, dove l'agave la faceva da padrone e da dove si catturavano scorci che toglievano il fiato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, figli di due montagne diverse, eravamo i più veloci ed i più allenati. Inutile dire che salì quei giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una di quelle occasioni comprammo un pandolce. Era solo per me, lo volevo, ma fu comprato con i soldi di tutti. Chiesi scusa io e lui sorrise.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andammo a mangiarlo sulla terrazza panoramica. Non che patissimo la fame, ma poter mangiare quel dolce fu un piacere senza fine. Lo sento ancora oggi, dopo tutti questi anni: la vista del tramonto, lui, il sapore dei canditi e dell'uvetta -soprattutto dell'uvetta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel tardo pomeriggio sulla terrazza eravamo in tre: noi due ed una signora inglese, anziana. Ci disse che eravamo &lt;i&gt;"belli"&lt;/i&gt;, ci parlò di gioventù, di amore, di vite intere passate insieme. Ci scattò una foto, a noi che eravamo &lt;i&gt;"così innamorati"&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedemmo scusa entrambi ed entrambi sorridemmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- &lt;div align= "right"&gt;&lt;i&gt;così splendido e vero da potervi ingannare&lt;/i&gt;&lt;/div&gt; --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/12/capitolo-trecentocinquantaquattresimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-9010910100158671335</guid><pubDate>Fri, 05 Nov 2010 23:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-06T00:48:24.108+01:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantatreesimo. Idiomi per idioti</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il sabato sera a Torino finisci quasi sempre da Giancarlo. Non perché Giancarlo sia un posto fico, ma perché è un posto passabile e trovare un posto passabile in questa città è già una grande vittoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così anche lo scorso sabato si finisce da Giancarlo. Lo scopo, almeno per gli amici che mi accompagnano, è chiaro: fottere. Non che di solito io mi elevi alla ricerca del grande amore, non nella bolgia di Giancarlo!, ma di certo quel sabato il mio obiettivo era diverso: volevo riprendermi da una ciucca colossale. Ballavo desiderando che l'enorme quantità di vodka che avevo ingurgitato evaporasse nel forno sudato che rappresenta la pista stretta, asfissiante ed appiccicosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ero in  quello stato un po' lo dovevo ai numerosi digestivi inghiottiti nell'inutile speranza di corrodere una lasagna cucinata direttamente con la calce, un po' al cocktail a cui accennavo poco sopra: un mix composto da 3/4 vodka bianca ed 1/4 lemon soda da discount. Anche se, per essere del tutto sincera, un po' di colpa l'aveva anche l'amico D., che a bere quel veleno mi aveva portato ai Cappuccini. Sapeva che se un uomo mi avesse portato in collina mi sarei innamorata e lui mi aveva portato lo stesso, anche senza l'amore, perché tra noi vale anche questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così mi ero trovata nella cornice dei Cappuccini, sotto una pioggia a dirotto e con due bestie in macchina. Io ero leggermente commossa per la situazione e gli amici decisamente arrapati per la serata. Tra una chiacchiera ed un'altra il liquido scendeva, la sbornia saliva e il tempo passava. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si era quindi finiti da Giancarlo dove io ballavo nella vana speranza che l'alcol scendesse e i miei amici ballavano nella vana speranza che una fica si materializzasse davanti a loro. Insomma: ballavamo senza uno scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi l'amico D. incontra un tipo che conosce, me lo presenta. Dall'introduzione capisco solo che è peruviano. Il colpo d'occhio conferma questa affermazione, evidenziando anche un'ubriachezza circa pari alla mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'amico peruviano inizia a parlare spagnolo. Ovvio: è peruviano!&lt;br /&gt;Rispolvero quel poco di spagnolo che conoscevo, per accorgermi che il catalano in certe situazioni non serve a niente. Passo all'inglese, bestemmiando tra me e me. Non capisco perché nell'ultimo periodo ogni volta che conosco qualcuno devo parlare nella lingua d'Albione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andiamo avanti in inglese per un tempo indefinito, stimabile tra i dieci ed i sessanta minuti, poi la fatidica domanda:&lt;br /&gt;- Since are you in Italy?&lt;br /&gt;- Since I was 4 years old.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma va a fa 'n culo, va!&lt;br /&gt;(Che quindi anche questo lo capisci!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/11/capitolo-trecentocinquantatreesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-5773954400060255542</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2010 22:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-20T00:15:25.269+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantaduesimo. L'amore quando arriva arriva</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Trovando faticoso anche l'addobbarmi per uscire la sera, non è concepibile che io mi sistemi di tutto punto per andare a lavoro, ad una conferenza, a fare la pulizia dentale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, però, incontro l'uomo della mia vita in una delle suddette situazioni. Che fare con gli occhi stanchi, i pantaloni troppo larghi, la camicia stropicciata? Per non parlare dei capelli (indecenti), le sopracciglia (inammissibili), lo stato totale di depilazione (beh, almeno quello non si vede)...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi mi rassicuro con il &lt;i&gt;paradosso dell'uomo della propria vita&lt;/i&gt;: se fosse l'uomo della mia vita non si curerà certo di queste cose, altrimenti come potrebbe essere l'uomo della mia vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi mi accorgo che è un'enorme stronzata e mi consolo con il fatto che non lo rivedrò mai più. A meno di non spendere 85 euro la settimana per una pulizia dentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/10/capitolo-trecentocinquantaduesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-3764576492625104430</guid><pubDate>Fri, 24 Sep 2010 15:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-09-24T17:42:04.090+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentoquarantacinquesimo. Sfatiamo i luogi comuni</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Si dice che gli uomini preferiscano le bionde, ma sposino le more.&lt;br /&gt;Peccato che aggiungere le meche dorate su una base castana non raddoppi le possibilità, ma le annichilisca entrambe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/09/capitolo-trecentoquarantacinquesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-3000527970609015238</guid><pubDate>Wed, 21 Jul 2010 11:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-09T21:19:54.545+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentocinquantesimo. Zingarata</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mangiare quello che capita dove capita e lavarsi all'autogrill e prendere il sole e fare il bagno e dormire in macchina e viaggiare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;i&gt;Piccolo variegato gruppo di zingari che siamo: &lt;br /&gt;la nonna, il tardo, il bambino di un metro e novanta e gesù cristo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/07/capitolo-trecentocinquantesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-1039815005607905188</guid><pubDate>Sun, 11 Jul 2010 17:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-11T19:54:27.886+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentoquarantanovesimo. Favole</title><description>&lt;div align="justify"&gt; &lt;br /&gt;La volpe non conobbe mai il vero sapore dell'uva, ma seppe addomesticare il Principe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/07/capitolo-trecentoquarantanovesimo.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-3000739541324034859</guid><pubDate>Sat, 26 Jun 2010 15:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-26T17:47:43.899+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentoquarantottesimo. La favola del Principe Azzurro</title><description>&lt;div align=justify&gt;&lt;br /&gt;Inizialmente, una donna cerca un uomo che sia bello, interessante, divertente, dolce, brillante, sicuro di sè, sensibile, pronto ad intraprendere una relazione seria...&lt;br /&gt;Poi, una donna si rende conto che la lista dei requisiti che sta stilando è un po' troppo restrittiva e sa di essere costretta a rinunciare a qualcosa.&lt;br /&gt;Alla fine, una donna potrebbe accontentarsi anche di un semplice &lt;i&gt;scopamico&lt;/i&gt;: l'importante è che sia bello, interessante, divertente, dolce, brillante, sicuro di sè, sensibile...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/06/capitolo-trecentoquarantottesimo-la.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8741564.post-2638322762406474422</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-15T20:45:11.140+02:00</atom:updated><title>Capitolo Trecentoquarantasettesimo. L'eleganza del rinoceronte</title><description>&lt;div align="justify"&gt; &lt;br /&gt;C'è chi del riccio possiede l'eleganza: Madame Michel. Protetta da aculei, fuori, semplice e raffinata, dentro. Indolente, solitaria, elegante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c'è chi del riccio possiede solo la corazza: il rinoceronte. Protetto da pieghe fuori, semplice e mite, dentro. Indolente, solitario, impassibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c'è chi del riccio possiede solo la fregola, ma questa è un'altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://alesssia.blogspot.com/2010/06/blog-post.html</link><author>noreply@blogger.com (alesssia)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>