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	<title>Liblog</title>
	
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	<description>Libri grandi e piccoli letti da chi li ama</description>
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		<title>Arrivederci, amici</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 08:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da editor(e)]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrete notato che ormai gli aggiornamenti sono sporadici. È un periodo un po&#8217; così, pieno di trasformazioni, cambiamenti grandi e piccoli, e non riesco più a seguire tutto; da oggi pertanto Liblog è in vacanza perpetua. Ogni volta che potrò leggerò qualcosa, ma lo posterò su un sito più personale, e se avrete piacere di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Avrete notato che ormai gli aggiornamenti sono sporadici. È un periodo un po&#8217; così, pieno di trasformazioni, cambiamenti grandi e piccoli, e non riesco più a seguire tutto; da oggi pertanto Liblog è in vacanza perpetua. Ogni volta che potrò leggerò qualcosa, ma lo posterò su un sito più personale, e se avrete piacere di leggermi ancora lo potrete raggiungere <a href="http://liblog.mrsbubba.com" target="_blank">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Vi dico di cuore grazie, per essere stati compagni di lettura in questi anni. Spero di avervi fatto trovare i libri giusti per voi&#8230; arrivederci a tutti!</p>
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		<title>Imzadi, David</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 06:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Alle volte ci imbatte in libri che incrociano generi che sembrano poco conciliabili. Quello di cui vi parlo oggi non solo mette insieme fantascienza e romanzi rosa, ma li avvolge nella sfavillante confezione di uno dei serial più famosi di tutti i tempi! Se avete guardato il titolo e siete, come me, appassionati di Star [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/03/Imzadi.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/03/Imzadi.jpg" alt="" width="200" height="314" /></a>Alle volte ci imbatte in libri che incrociano generi che sembrano poco conciliabili. Quello di cui vi parlo oggi non solo mette insieme fantascienza e romanzi rosa, ma li avvolge nella sfavillante confezione di uno dei serial più famosi di tutti i tempi! Se avete guardato il titolo e siete, come me, appassionati di <em>Star Trek</em> avrete probabilmente capito, gli altri sappiano che <em>Imzadi</em> è il termine <em>betazoide</em> per indicare il primo amore. Ovvio (per gli appassionati) che i protagonisti dell’opera sono il comandante William Riker e il consigliere Deanna Troi dell’astronave Enterprise.</p>
<p style="text-align: justify">Nella prima parte del romanzo un vecchio e stanco ammiraglio Riker ripercorre la sua tumultuosa love-story con la formosa betazoide, dal loro primo (imbarazzante) incontro, passando per la prima avventura, fino alla misteriosa morte Deanna, avvenuta pochi anni dopo sull’Enterprise. Vi sembra che ci sia qualcosa di strano? Magari, nella seconda parte, il <em>guardiano del tempo </em>avrà da ridire…</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12201"></span>Se il nome <em>Peter David</em> non vi dice nulla sappiate che, oltre che di romanzi di Star Trek, è un famoso autore di fumetti come Hulk e Spiderman. La mescolanza di generi è il suo forte come dimostra ampiamente nell’opera che ho per le mani.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro è ben scritto e gli ingredienti principali fantascienza, romanticismo e Star Trek sono ben miscelati. Vi parrà strano ma la storia d’amore tra un comandante d’astronave e una psicologa empatica è credibile e ricalca problemi di coppia di molti: ho trovato divertenti i tentativi di Deanna di portare la sua relazione col suo testosteronico innamorato <em>su un piano più alto</em> dell’istinto, anche se al posto di Riker avrei <em>faserato</em> quell’insopportabile sotuttoio almeno una mezza dozzina di volte (sarà per questo che sono solo?).</p>
<p style="text-align: justify">Altro tema centrale del romanzo è quello classico dei viaggi nel tempo e degli interrogativi morali a esso collegati, ma qui c’è uno spunto interessante: è più facile sconvolgere il corso degli eventi per salvare una persona amata o ucciderla per ripristinare la linea temporale?</p>
<p style="text-align: justify">Ricapitolando <em>Imzadi</em> di Peter David miscela romanticismo, fantascienza, avventura e paradossi spazio temporali in un’ambientazione che più nota non si può. Ovviamente lo consiglio soprattutto agli appassionati del telefilm che voglio vedere i loro beniamini sotto una luce… miscelata.</p>
<p style="text-align: justify">Buona lettura a tutti!</p>
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		<title>Mercurio, Nothòmb</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento Mercurio, una fiaba dark dai risvolti drammatici che, [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788886586962/nothomb-amelie/mercurio.html?shop=4558"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/mercurio-nothomb.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento <strong>Mercurio</strong>, una <a href="http://www.ibs.it/code/9788886586962/nothomb-amelie/mercurio.html?shop=4558" target="_blank">fiaba dark dai risvolti drammatic</a>i che, per un paio d’ore (il tempo che si impiega a leggerla), mi ha catapultata in un’atmosfera onirica e del tutto spiazzante.</p>
<p style="text-align: justify">Questa la trama: in un’isola sperduta, c’è una casa priva di specchi e di qualsiasi superficie riflettente (perfino il lavabo è costruito in modo che l’acqua non vi possa ristagnare). Qui vive Hazel, una fanciulla che è stata sfigurata da un’esplosione durante la Prima Guerra Mondiale. Di lei si prende cura il vecchio capitano Loncours, che ha instaurato con lei una relazione amorosa che si regge sulla gratitudine e sul bisogno della fanciulla. L’equilibrio va in frantumi quando il capitano assume Françoise, un’infermiera graziosa e volitiva, affinché si occupi della ragazza.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12420"></span>Françoise si accorge subito che qualcosa non va come dovrebbe. Il rapporto di Hazel con il capitano è morboso ed oscuro, le trame che lo reggono sono intricate; non si sa bene se il vecchio sia vittima o carnefice e il fascino oscuro di Hazel porta l’infermiera addirittura a diventare parte di un triangolo amoroso.  Il finale doppio non è che una riflessione sull’amore in tutte le sue forme, compresa quella che nessuno di noi è disposto a sostenere.</p>
<p style="text-align: justify">Tra i libri della Nothòmb letti finora, questo è quello con l’atmosfera più cupa: potrebbe essere materiale per un film di Tim Burton e, secondo me, sarebbe un successo. L’ambientazione è volutamente sfumata pur senza essere improbabile né indefinita ed anche la collocazione temporale ci riporta ad un periodo in cui le bombe erano pane quotidiano, contribuendo ad aumentare il senso di inquietudine durante la lettura.</p>
<p style="text-align: justify">I tre personaggi principali sono pennellati con cura e stile. Françoise, dal cui punto di vista osserviamo la vicenda, è una donna determinata e moderna; il suo piglio è quasi mascolino e infatti è lei ad entrare in conflitto con il capitano, che in principio appare come un vecchio libidinoso e manipolatore. Hazel, la vittima, la fanciulla che non vuole più vedere il suo viso e vive da reclusa è in qualche modo il fulcro attorno a cui tutto ruota.</p>
<p style="text-align: justify">Ci si chiede anche che cosa sia la bellezza, a che cosa serva, se veramente sia l’aspetto piacente che attira tutto a sé. Ci si chiede che cosa si è disposti a fare per possedere la bellezza, per averne anche solo una minima parte. E, soprattutto, può la sola bellezza determinare l’amore e la dedizione assoluta?</p>
<p style="text-align: justify">Il clima di mistero si infittisce pagina dopo pagina: perché nella casa non ci sono specchi? Perché Hazel obbedisce ciecamente al capitano? È davvero mossa solamente dalla gratitudine?<br />
La Nothomb è bravissima a confondere le acque e magistrale nell’utilizzo del lessico: ogni frase è cesellata con minuziosità e a tratti si ha l’impressione che ogni parola sia stata scelta con uno scopo preciso. Questa attenzione al vocabolario non ha però l’effetto di appesantire il testo, bensì di arricchirlo invogliando il lettore alla ricerca dei significati nascosti tra le righe.</p>
<p style="text-align: justify">Ancora una volta, dunque, la brava scrittrice belga è stata in grado di stupirmi e tenermi incollata alla pagina. E il mio libraio di fiducia, guardando lo scaffale della Voland edizioni che lentamente si svuota per trasferirsi direttamente sul mio comodino, si frega le mani sogghignando.</p>
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		<title>Lo sconto sui libri</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 07:38:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si discute in questi giorni dello sconto sul prezzo di copertina dei libri, vi consiglio di approfondire con questa lettura dal Post: non c&#8217;è da essere molto allegri&#8230; ﻿﻿Mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’unanimità – unici astenuti i senatori radicali – un disegno di legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri” promosso da Riccardo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Si discute in questi giorni dello sconto sul prezzo di copertina dei libri, vi consiglio di approfondire con questa <a href="http://www.ilpost.it/2011/03/04/legge-levi-sconti-libri/" target="_blank">lettura dal Post</a>: non c&#8217;è da essere molto allegri&#8230;</p>
<blockquote><p>﻿﻿Mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’unanimità – unici astenuti i senatori radicali – un <a href="http://nuovo.camera.it/view/doc_viewer_full?url=http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0008770&amp;back_to=http://nuovo.camera.it/126%3FPDL%3D1257%26leg%3D16%26tab%3D2%26stralcio%3D%26navette%3D">disegno di legge</a> sulla <em>“Nuova disciplina del prezzo dei libri”</em> promosso da Riccardo Levi, senatore del PD. La legge stabilisce che non si possano applicare ai libri sconti superiori al 15 per cento del loro prezzo. Soltanto in occasioni di speciali “campagne promozionali”, da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese e comunque mai a dicembre, gli sconti possono arrivare al 20 per cento: ma in quelle occasioni, se vogliono, i librai possono sottrarsi all’applicazione degli sconti. I libri venduti “per corrispondenza”, cioè su Internet, non possono essere scontati per più del 20 per cento. La legge arriverà alla Camera nelle prossime settimane, dove anche quest’ultimo tetto dovrebbe essere portato al 15 per cento.</p></blockquote>
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		<title>Le orecchie al libro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 13:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare le orecchie ai libri può diventare anche un modo per creare arte, o almeno così pare a guardare i lavori di Isaac Salazar&#8230; (via Boing Boing)]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Fare le orecchie ai libri può diventare anche un modo per creare arte, o almeno così pare a guardare i lavori di Isaac Salazar&#8230; (via <a href="http://www.boingboing.net/2011/02/12/3d-typography-made-b.html" target="_blank">Boing Boing</a>)</p>
<p><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/02/Artfolding.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12442" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/02/Artfolding.jpg" alt="" width="600" height="634" /></a></p>
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		<title>Complicità sororali, Abbiamo sempre vissuto nel castello, Jackson</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 06:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/abbiamo-sempre-vssuto-nel-castello.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/abbiamo-sempre-vssuto-nel-castello.jpg" alt="" width="200" height="315" /></a>Avrebbe potuto sì intitolarsi <em>Sorelle</em> questo  <strong>Abbiamo sempre vissuto nel castello</strong> (1962), bell&#8217;esempio di moderno gotico narrativo dell&#8217;americana Shirley Jackson (1916-1965). dove la parola “horror” è fuori luogo e, più consona a <a href="http://www.ibs.it/code/9788845923661/jackson-shirley/abbiamo-sempre-vissuto.html?shop=4558" target="_blank">descrivere il materiale narrativo</a> di cui l&#8217;autrice tratta, sarebbe “terror”. Un terrore che è causato da una condizione interiore malvagia che si concretizza in atti delittuosi, commessi e coperti da un affetto morboso.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12379"></span>Gli attori della vicenda raccontata sono sostanzialmente cinque: due sorelle Constance sui trenta, sua sorella minore Mary Katherine, diciottenne e narratrice in prima persona, l&#8217;invalido zio Julian, successivamente, il cugino Charles e tutto un paese, salvo qualche benevola eccezione, “contro” i primi tre personaggi per i quali dire che conducono nella loro bella e grande casa attorniata da molta terra, sita poco fuori dall&#8217;abitato, un&#8217;esistenza “appartata” è un eufemismo quanto mai riduttivo, specialmente nella seconda parte del romanzo.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure vivono sereni e “felici” là dentro, e l&#8217;autrice è magistrale nel far intendere, nel far affiorare a poco a poco e quasi casualmente, cosa nasconda quell&#8217;evidente felicità scandita da ripetitivi, raffinati, quanto rassicuranti gesti domestici. Felicità che, più si  procede nella lettura, più ci si rende conto essere malata al punto da essersi fermata sia nel  tempo che nello spazio in un momento particolare, efferato e doloroso, della vita dei protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify">Una felicità che in alcun modo dev&#8217;essere turbata. E della quale il cugino Charles, al suo arrivo, pur col suo fare burbero, sbrigativo e autoritario, cercherà di mostrare l&#8217;inusitata anomalia, tentando al contempo, di riportare una normalità, certamente più umana, se si vuole, ma assai meno controllabile da parte degli inquilini della casa, tanto da temerla ed evitarla. Ad ogni costo. Rischierà grosso, il cugino Charles.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda parte della storia ricorda molto da vicino il romanzo di Pupi Avati <em>Il nascondiglio</em>, anche se qui, in questo della Jackson cambia la prospettiva: in Avati è un&#8217;inconsapevole intrusa che si accorge delle presenze anomale; nella Jackson è l&#8217;esatto contrario: sono le nascoste, le recluse che raccontano la propria vicenda da “dentro”.</p>
<p style="text-align: justify">Volendo, si può vedere questo  <em>Abbiamo sempre vissuto nel castello</em> come una metafora dell&#8217;interiorità individuale dove convivono il Bene ma anche il Male, quand&#8217;anche quest&#8217;ultimo alberghi nell&#8217;apparente quanto ostentata innocenza infantile, facendo capire quanto questa, spesso decantata e indicata ad esempio, non significhi assenza del Male bensì incapacità di riconoscerlo. Non di commetterlo.</p>
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		<title>Notte buia niente stelle, S.King</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 07:29:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella postilla di Notte buia niente stelle lo stesso Stephen King avverte: “le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere.” Ho aspettato con la solita trepidazione l&#8217;uscita del nuovo titolo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/notte-buia.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/notte-buia.jpg" alt="" width="170" height="259" /></a>Nella postilla di <strong>Notte buia niente stelle</strong> lo stesso Stephen King avverte: “le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere.” Ho aspettato con la solita trepidazione l&#8217;uscita del <a href="http://www.ibs.it/code/9788820049621/king-stephen/notte-buia-niente-stelle.html?shop=4558" target="_blank">nuovo titolo del mio autore preferito</a> e ho divorato le quattro lunghe novelle qui raccolte in un lampo.</p>
<p style="text-align: justify">Chiuso il libro ho pensato due cose: la prima è che erano anni che non leggevo dei suoi racconti così belli. La seconda è che la postfazione dell&#8217;autore è dannatamente vera. Le storie qui raccontate, con il loro orrore per la maggior parte privo di ogni elemento soprannaturale, fanno davvero paura: lo anno in modo completamente diverso da come terrorizzava un mostro con l&#8217;aspetto da clown rintanato nelle fogne di Derry, eppure non sono meno efficaci.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12411"></span>Tutte partono forse da una domanda ovvia come inizio di una storia: “Cosa accadrebbe se&#8230;”. La risposta non è però mai scontata e spesso il finale è ingiusto e sleale, come capita anche nel mondo reale. Così abbiamo Wilfred Leland, un contadino nel Nebraska che nel 1922 assassina la moglie per motivi futili e ne nasconde il cadavere in un vecchio pozzo. Complice più o meno consapevole del delitto il figlio, che finirà per pagare lo scotto per entrambi.</p>
<p style="text-align: justify">Una scrittrice di gialli viene violentata in una stazione di servizio deserta in cui incappa prendendo una strada secondaria di ritorno da un convegno. Tess è una donna di quarant&#8217;anni con una vita tranquilla e riservata: lo stupro cambierà tutto quanto mettendo in luce un io inaspettato.</p>
<p style="text-align: justify">Un mediocre uomo di mezz&#8217;età, da sempre invidioso del suo migliore amico a cui la vita ha regalato tutto, fa un patto con un misterioso venditore ambulante dal profetico nome di Elvid: lui farà sparire il cancro che sta rodendo a morte Dave Streeter in cambio di&#8230; niente di così banale come un&#8217;anima. La signora Anderson incappa in uno scatolone nel suo garage e il mondo le crolla addosso: cosa fare quando ci si accorge dopo decenni di matrimonio e due figli di non conoscere affatto l&#8217;uomo che si è sposato?</p>
<p style="text-align: justify">Uno Stephen King in grande forma dunque, che si presenta nel nostro paese con un nuovo look: la traduzione stavolta non è del solito Tullio Dobner, che tranne brevi parentesi è stata la voce italiana del nostro per anni, ma di Wu Ming I, che ha fatto a mio parere un ottimo lavoro non facendo rimpiangere, almeno alla sottoscritta, chi l&#8217;ha preceduto.</p>
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		<title>Saint Seiya, Kurumada</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 10:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri d'arte e fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
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		<description><![CDATA[C’è un mondo dentro di noi. Un piccolo universo che brucia, si espande e fa ardere i nostri cuori. Quasi tutti hanno perso l’opportunità di entrarvi in contatto, ma alcuni privilegiati, mediante allenamenti disumani, riescono a tornare come gli dei ci hanno creati e a sentire il Cosmo. Nel 1986 arrivava in Italia un cartone [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/02/saint_seiya0.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12426" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/02/saint_seiya0.jpg" alt="" width="200" height="303" /></a>C’è un mondo dentro di noi. Un piccolo universo che brucia, si espande e fa ardere i nostri cuori. Quasi tutti hanno perso l’opportunità di entrarvi in contatto, ma alcuni privilegiati, mediante allenamenti disumani, riescono a tornare come gli dei ci hanno creati e a sentire il Cosmo.</em></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1986 arrivava in Italia un cartone animato che sembrava creato per l’unico scopo di far vendere alla Giochi Preziosi il maggior numero possibile di pupazzetti in scintillante armatura: <strong>I cavalieri dello zodiaco</strong>. Quello che nessuno si aspettava, però, era che il doppiaggio (diretto dal mai troppo compianto Enrico Carabelli) lo portasse ad un successo stratosferico. Fatico a parlare di quest’opera in termini meno che entusiastici, perché per quanto un anime possa avere influenza sull’immaginario di una bambina, questo per me ha rappresentato una pietra miliare della mia concezione sul fantastico.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12400"></span>Eppure, osservando il manga, edito per la prima volta in Italia da Granata Press, ci troviamo tra le mani quarantadue volumetti disegnati con tratto mediocre: Masami Kurumada è noto per la staticità a volte imbarazzante dei suoi personaggi. La storia presenta tratti ripetitivi, le tre saghe in cui è divisa prevedono uno schema identico, ovvero: fanciulla in pericolo ed eroi che devono salvarla in un lasso di tempo limitato.</p>
<p style="text-align: justify">I dialoghi non sono propriamente brillanti, non hanno nemmeno la traccia dell’impronta epica conferita dall’adattamento televisivo. Anche io mi sono chiesta cos’abbia di speciale “Saint Seiya” per tenere me e molti altri della mia generazione ancora incatenati alle sue pagine, dopo più di vent’anni. Sono arrivata alla conclusione che si tratti di un impianto narrativo formidabile.</p>
<p style="text-align: justify">Il titolo originale vede il nome del protagonista – Seiya – accostato al termine “Saint”, da noi impropriamente tradotto come “cavaliere”. In realtà gli eroi del manga sono i cosiddetti “santi” devoti alla dea Atena, ovvero ragazzi giovanissimi che a rischio della vita sono riusciti a sviluppare la capacità di entrare in contatto col proprio microcosmo e svilupparlo fino a poter combattere attraverso di esso, protetti da armature di metallo stellare.</p>
<p style="text-align: justify">Ognuno dei personaggi è legato ad una divinità e ad una costellazione e qui entra in gioco il sorprendente mondo della mitologia greca a fare da sfondo ad un universo segreto quanto violento e difficile in cui l’unico barlume di speranza è l’incarnazione della dea Atena che giunge sulla terra ogni 243 anni per condurre la sua eterna lotta contro le forze oscure.<br />
Nella nostra epoca Atena è Saori, una ragazzina di origini europee allevata da un ricco magnate giapponese.</p>
<p style="text-align: justify">Cinque ragazzi diventano quasi loro malgrado i suoi strenui difensori: Seiya di Pegaso, Shiryu del Dragone, Hyoga del Cigno, Shun di Andromeda e Ikki di Phoenix.  Sostenuti da una fede incrollabile, dall’amicizia reciproca e dal potere delle stelle, questi eroi affrontano avversari sempre più potenti per far sì che la dea possa seguire il proprio destino e portare la pace e la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify">La vasta gamma di personaggi (solo i cavalieri di Atena sono 88, a cui vanno a sommarsi i sette generali devoti a Nettuno e i 108 spettri che servono Hades) non rappresenta un limite per l’approfondimento psicologico che è di certo uno dei punti di forza della storia. Ogni cavaliere ha una sua identità ben definita, caratteristiche che lo rendono unico ed inimitabile e per questo, credo, il fumetto ha fatto presa su così tante persone: è quasi impossibile non trovare un personaggio con cui identificarsi in qualche modo.</p>
<p style="text-align: justify">Aggiungete i valori di amicizia e lealtà sempre cari alla fumettistica giapponese e una quantità strabiliante di armature e magici poteri ed avrete la ricetta giusta per un fumetto capace di tenere incollati i lettori alle proprie pagine per poi farli diventare collezionisti di immagini, modellini, dvd… e chi più ne ha più ne metta.<br />
E pensate che c’è anche qualche pazza che – spinta da un certo cartone animato – ha deciso di studiare giapponese all’università…</p>
<div class="shr-publisher-12400"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Il Libro dei Teschi, Silverberg</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 07:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[9788881125463]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ah, l&#8217;immortalità! Una chimera che l&#8217;uomo ha sempre ricercato, attraverso magia, misticismo e scienza, in tutti i modi possibili. Vivere per sempre, immutabili, cavalcando i secoli sempre in forma, senza invecchiamento, senza decadimento fisico. Su questa ricerca è imperniato Il Libro dei Teschi, romanzo di Silverberg non molto conosciuto. Quattro giovani americani, ognuno appartenente a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/libro-dei-teschi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/libro-dei-teschi.jpg" alt="Il libro dei teschi - Robert Silverberg" width="150" height="222" /></a>Ah, l&#8217;immortalità! Una chimera che l&#8217;uomo ha sempre ricercato, attraverso magia, misticismo e scienza, in tutti i modi possibili. Vivere per sempre, immutabili, cavalcando i secoli sempre in forma, senza invecchiamento, senza decadimento fisico. Su questa ricerca è imperniato <strong>Il Libro dei Teschi</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788881125463/silverberg-robert/libro-dei-teschi.html?shop=4558" target="_blank">romanzo di Silverberg</a> non molto conosciuto.</p>
<p style="text-align: justify">Quattro giovani americani, ognuno appartenente a una nicchia sociale ben distinta, si ritrovano a condividere gli anni del college e una scoperta che li porterà a compiere il viaggio &#8220;della vita&#8221;. Un inizio un po&#8217; banale, se vogliamo, già visto e sentito, ma con sviluppi decisamente inaspettati.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12416"></span>Si tratta infatti della ricerca dell&#8217;immortalità seguendo le indicazioni di un libro trovato da Eli, quello che, tra loro, possiamo identificare come <em>l&#8217;intellettuale</em>, stereotipicamente ebreo, solitario, smilzo. Il <em>Libro dei Teschi</em> infatti racconta loro del percorso e dei Misteri da percorrere per diventare immortali, recandosi in un monastero sperduto nel deserto americano. Sembrano esserci tutti gli elementi per un romanzo d&#8217;avventura, mentre invece è l&#8217;introspezione la chiave di tutto: ognuno di loro durante il viaggio esplorerà se stesso e le sue motivazioni, con un percorso di formazione dagli esiti niente affatto scontati.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre al nostro ebreo non potevano mancare gli altri stereotipi americani: Oliver, il ragazzone del Kansas, campagnolo e belloccio, ossessionato dalla perfezione e dalla rimozione di quegli aspetti di sé poco meno che virili; Timothy, aristocratico americano con i suoi atteggiamenti di noia ostentata e una vita già scritta per lui fatta di feste e country club; infine  Ned, poeta e omosessuale, con un disastro familiare alle spalle e mille segreti nella mente.</p>
<p style="text-align: justify">Da subito però colpisce una condizione &#8220;speciale&#8221; in questo percorso: secondo il nono mistero due di loro diventeranno immortali e due dovranno morire, uno suicida e l&#8217;altro ucciso dai sopravvissuti. Su questa tensione si gioca la partita mentale tra i quattro. E dopo l&#8217;arrivo al monastero i loro rapporti reciproci muteranno tanto velocemente da portare  a una conclusione rapida e inaspettata.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autore apre uno squarcio sulla vita delle sette, rappresentando anche cosa sia un vero e proprio lavaggio del cervello, a cui i ragazzi si sottopongono volontariamente tramite fatica fisica, meditazioni guidate, alimentazione. Non importa che il lettore abbia o meno sospeso l&#8217;incredulità sulla possibilità di non morire, il punto focale della narrazione è ciò che si è disposti a credere e fare per determinati obiettivi.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;abilità di Silverberg è tutta lì, nel farci seguire coralmente i pensieri dei ragazzi, portandoci a costruire un quadro stabile ma falsato, lasciando intuire pezzi di trama che poi non andranno al loro posto. E nel lasciare sempre nebulosi i punti chiave: ce la faranno davvero? I Teschi sono realmente immortali?</p>
<p style="text-align: justify">Unico vero difetto è la prolissità di alcune parti, elucubrazioni a volte tanto involute da risultare pesanti da seguire. Per il resto, superato qualcuno di questi scogli il romanzo scorre fluido, in un ritmo sempre più serrato man mano che ci si avvicina al finale.</p>
<p style="text-align: justify">Un libro più estivo che invernale, quasi un thriller da leggere sotto l&#8217;ombrellone.</p>
<div class="shr-publisher-12416"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Parola di Perotti</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 13:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne. Bjorn Larsson rispose un giorno a una domanda su cosa fosse per lui la libertà. [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify">Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne. Bjorn Larsson rispose un giorno a una domanda su cosa fosse per lui la libertà. «La libertà è una barca già pagata, nessuno che ti saluta quando parti, nessuno che attenda il tuo arrivo dove stai andando».  Sono persone che non hanno radici molto profonde, per mille ragioni, e potrebbero spostarsi, cambiare la propria vita, molto rapidamente, soffrendo quanto basta (ogni cambiamento è  comuque una lacerazione), ma trovando la cosa anche affascinante, divertente, avventurosa. Probabilmente quelli così hanno radici interne, cioè non sono radicate tanto nel mondo fuori di loro, quanto piuttosto direttamente a se stesse. La zolla che consente loro di vivere se la portano dietro.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Simone Perotti, <a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/adesso-basta-perotti/" target="_blank">Adesso basta </a></p>
<div class="shr-publisher-12402"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Ritorno a casa, Pilcher</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 08:36:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è ben chiaro neanche a me come sia incappata in questa autrice, visto che il genere romantico non rientra tra le mie preferenze di lettura e i libri del genere tra i miei scaffali si possono contare sulle dita di una mano. Eppure capita a tutti i lettori onnivori di essere spinti dalla semplice [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/pilcher.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/pilcher.jpg" alt="" width="170" height="270" /></a>Non è ben chiaro neanche a me come sia incappata in questa autrice, visto che il genere romantico non rientra tra le mie preferenze di lettura e i libri del genere tra i miei scaffali si possono contare sulle dita di una mano. Eppure capita a tutti i lettori onnivori di essere spinti dalla semplice curiosità a deragliare dai binari consueti prima o poi e a volte si fanno scoperte interessanti.</p>
<p style="text-align: justify">E quindi eccomi qua a parlarvi&#8230; anzi no, ad elogiarvi <strong>Ritorno a casa</strong>: un libro bellissimo, che per me è stato un <a href="http://www.ibs.it/code/9788804448600/pilcher-rosamunde/ritorno-a-casa.html?shop=4558" target="_blank">acquisto casuale</a> molto fortunato. Per molti dei fans di Rosamunde Pilcher, autrice anglosassone famosa per le sue storie romantiche dal sapore delicato e un po&#8217; antico, ambientate tra le magiche atmosfere della Cornovaglia e della Scozia, è il libro migliore che ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12360"></span>Di sicuro è un libro troppo complesso per essere etichettato come semplice storia romantica. Anche se l&#8217;avvio lascia presagire nient&#8217;altro che quello, anche al semplice lettore casuale come la sottoscritta. Negli anni trenta del secolo scorso l&#8217;adolescente Judith Dunbar viene affidata dalla madre, in procinto di raggiungere il marito in una delle colonie dell&#8217;Impero, alla zia Louise.</p>
<p style="text-align: justify">Judith, secondo le disposizioni lasciate dai genitori, frequenta il collegio di St Ursula ed è qui che stringe un&#8217;amicizia che le cambierà la vita, quella con l&#8217;eccentrica Loveday.</p>
<p style="text-align: justify">La ragazzina la introduce nel mondo dorato della sua ricca famiglia, che vive in una bella casa della Cornovaglia dove all&#8217;apparenza nulla turba l&#8217;atmosfera ovattata delle loro esistenze perfette. I Carey-Lewis sembrano, al lettore avvezzo a leggere un po&#8217; di tutto, stereotipati nelle sue caratterizzazioni: c&#8217;è la moglie bella e gentile, idolatrata dal marito e dai figli. C&#8217;è Loveday, amata e coccolata. Edward,suo fratello, bello e un po&#8217; scapestrato, ma in fondo gentile. Tutto il nucleo familiare adotta affettivamente Judith che, lontana dai genitori, comincia a sentirsi più a casa qui che altrove.</p>
<p style="text-align: justify">Ma stavamo parlando di stereotipi, quindi è facile prevedere cosa accade alla giovane quando comincia a frequentare la casa della sua migliore amica e soprattutto il fratello, che risponde ai cliché di ogni storia romantica. Judith si innamora ovviamente di Edward, con tutto il trasporto del primo amore adolescenziale.</p>
<p style="text-align: justify">Ma gli anni trenta sono al capolinea. E quando essi hanno bruscamente fine, con la seconda guerra mondiale crolla il dorato mondo dei Carey-Lewis e il romanzo prende pieghe inaspettate. La trama perde ogni sviluppo certo, non ci sono più cliché: rimane la storia e i suoi protagonisti che sono, loro malgrado, costretti a crescere. Il conflitto porta dolore, sradica le radici di molti: Judith, Loveday e Edward sono costretti a fare delle scelte, difficili e dolorose. A volte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo un avvio incerto, <em>Ritorno a casa</em> diventa appassionante e trascinante, come ogni storia ben scritta. La corposità non diventa mai tedio anzi, è spesso puro diletto, e la bellezza di certi personaggi rimane nella testa molto dopo che il libro è stato chiuso. Primo tra tutti Loveday, che con la sua originalità è probabilmente il personaggio migliore di tutto il libro.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere se vi piace il romanticismo senza romanticume.</p>
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		<title>La metafisica dei tubi, Nothomb</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 07:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Amélie Nothomb]]></category>
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		<description><![CDATA[I libri di Amélie sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Perciò, come promesso, eccomi qui a consigliarvene un altro. Il titolo può sembrare senza senso: La metafisica dei tubi fa pensare ad un manuale per ingegneri mistici, ma in realtà – terminata la lettura – sembra assai meno singolare che ad una prima occhiata. [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/metafisica-tubi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/metafisica-tubi.jpg" alt="La metafisica dei tubi, Nothomb" width="180" height="255" /></a>I libri di Amélie sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Perciò, come promesso, eccomi qui a consigliarvene un altro. Il titolo può sembrare senza senso: <strong>La metafisica dei tubi</strong> fa pensare ad un manuale per ingegneri mistici, ma in realtà – terminata la lettura – sembra assai meno singolare che ad una prima occhiata. Questo perché tutto <a href="http://www.ibs.it/code/9788886586856/nothomb-amelie/metafisica-dei-tubi.html'shop=4558" target="_blank">il libro è “strano”</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Tanto per cominciare si parla di una autobiografia: l’autrice richiama i suoi primissimi anni di vita, quando il padre era console del Belgio in Giappone. Sfido chiunque a rendere interessante l’autocelebrazione di una bambina di tre anni. Per di più, di una che fino al compimento del secondo anno di vita non si è mossa granché, non ha parlato, non ha registrato alcun ricordo: niente di diverso da un tubo, insomma.<br />
Eppure, la Nothomb ci riesce con il consueto  stile e l’acuto umorismo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12292"></span>A schiuderle le porte della realtà sensibile e dei ricordi è un pezzetto di cioccolato belga, dono della nonna: la delizia è la chiave che porta Amélie dal mondo dei tubi a quello umano. E, da quel momento, la bambina si dimostra assai più intelligente dei coetanei, dandoci la possibilità di osservare attraverso i suoi occhi uno spaccato di vita familiare, ma anche usi e costumi di un paese lontano ed estremamente diverso dal nostro.</p>
<p style="text-align: justify">La brevità del testo non è un limite per questa brava autrice, perché la cura e l’acume espressivo non hanno bisogno di enciclopedie. La scelta delle parole fa pensare ad un continuo lavoro di modellamento, come se il libro fosse una piccola scultura. Questo è un grandissimo pregio, purtroppo non condiviso da tutti: alcuni pensano che sia una forma di “saccenza” che trasuda dalle righe, io penso sia solo un grande rispetto per il lettore.</p>
<p style="text-align: justify">La parte della storia raccontata è accattivante, perché innaffiata di humor. Non mancano gli spunti di riflessione, offertici soprattutto dalle reazioni che la bimba ha di fronte all’atteggiamento di alcuni personaggi secondari sapientemente descritti: oltre ai genitori ci sono le due tate Nishio-san, tenera e affettuosa, e Kashima-san (pervasa invece da un odio scriteriato per la razza bianca, che vede come nemica), il fratellino e la sorellina di Amélie,ed Hugo, un bambino in affido.</p>
<p style="text-align: justify">Il punto di vista non è quello della bambina, ma di una Amélie già adulta che si rivolge al passato; per questo il libro ha anche un’aura di tenera malinconia. So che c’è un ideale seguito nella produzione della Nothomb: <em>Né di Eva né di Adamo</em>. Ho già chiamato il mio libraio di fiducia affinché possa tenermelo da parte.</p>
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		<title>Adesso basta, Perotti</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 08:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggi e manuali]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente bilanci, riflessioni, desiderio di cambiamento. Talvolta pensiamo di mollare tutto per una attraente spiaggia brasiliana, o per un&#8217;isola tropicale sperduta in cui vivere il nostro paradiso personale. Insoddisfazione personale, sociale e lavorativa condiscono le giornate di tante, troppe persone. E a loro si rivolge Simone Perotti col suo [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/adesso-basta.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/adesso-basta.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>L&#8217;inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente bilanci, riflessioni, desiderio di cambiamento. Talvolta pensiamo di mollare tutto per una attraente spiaggia brasiliana, o per un&#8217;isola tropicale sperduta in cui vivere il nostro paradiso personale. Insoddisfazione personale, sociale e lavorativa condiscono le giornate di tante, troppe persone. E a loro si rivolge Simone Perotti col suo <strong>Adesso basta</strong>, a metà tra un saggio e un racconto personale sul <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Downshifting" target="_blank">downshifting</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900851/perotti-simone/adesso-basta-lasciare.html?shop=4558" target="_blank">Edito da Chiarelettere</a>, il libro si basa sull&#8217;esperienza personale dell&#8217;autore e sulla decisione ragionata di cambiare vita e sottrarsi alle pressioni obbligatorie della nostra esistenza, quelle che ci spingono a studiare, laurearci, lavorare spesso ben oltre ogni orario per poter &#8220;avere quello che vogliamo&#8221;, o sovente &#8220;quello che si è deciso che dobbiamo volere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12390"></span>Un meccanismo semplice ma difficile da individuare, quello che ci costringe a lavorare di più per comprare una macchina più potente magari per fare la sola strada che ci porta in ufficio, e per arrivare distrutti al fine settimana, con il solo desiderio di dormire e nulla più. O ancora per comprare oggetti che ci regalino l&#8217;illusione di una felicità transitoria, che ci spinge a volere sempre la cosa più nuova, appena uscita, che gli altri non hanno.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autore ci racconta di tutto questo, ma anche della ridefinizione dei propri obiettivi e della capacità di ritrovare l&#8217;ozio come creatività e non come indolenza, come momento personale e riflessivo, come serenità. Perché &#8220;il lavoro nobilita l&#8217;uomo&#8221; non è del tutto vero quando torni a casa tanto spossato da abbrutirti davanti alla tv. Solo che il cambiamento desiderato non va solo voluto: va programmato e organizzato, per non trovarsi poi depressi e avviliti.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta deve essere consapevole, una decisione ragionata che dipende non dalla frustrazione del nostro quotidiano ma dalla comprensione del fatto che stiamo vivendo una vita che non ci piace, sotto dettami non scelti da noi, e che abbiamo altri obiettivi, altri sogni, altre idee. Solo a quel punto possiamo essere pronti a una semplificazione della nostra esistenza coerente e duratura.</p>
<p style="text-align: justify">Il volume è interessante e leggibile, anche se in molti punti è piuttosto prolisso, rimandando di continuo per un tot di capitoli a quello che &#8220;si dirà&#8221; nel libro senza entrare nel vivo degli argomenti. Le  idee esposte sono comunque validissime, e andrebbero diffuse: essere sicuri di quel che si vuole, porsi obiettivi realizzabili e fare ciò che serve per raggiungerli, eliminando il superfluo. Sembra semplice, ma vi accorgerete che non è esattamente così.</p>
<p style="text-align: justify">Una lettura che vorrei facessero tutti i &#8220;carrieristi&#8221;, e che ho già passato a mio marito&#8230;</p>
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		<title>Astarte, Pazienza</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 06:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri d'arte e fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[annibale]]></category>
		<category><![CDATA[cane]]></category>
		<category><![CDATA[guerra punica]]></category>
		<category><![CDATA[molosso]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il liblogger appassionato di Paz qui non sono io, ma per una volta mi sono lasciata incuriosire da un titolo che ha fatto leva sulla mia passione cinofila e su quella per la storia antica. È così che ho comprato Astarte, l&#8217;incompiuta di Andrea Pazienza edita ora per Fandango Libri. È la storia onirica di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/12/astarte.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/12/astarte.jpg" alt="" width="370" height="250" /></a>Il liblogger <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pazienza" target="_blank">appassionato di Paz</a> qui non sono io, ma per una volta mi sono lasciata incuriosire da un titolo che ha fatto leva sulla mia passione cinofila e su quella per la storia antica. È così che ho comprato <strong>Astarte</strong>, l&#8217;incompiuta di Andrea Pazienza <a href="http://www.ibs.it/code/9788860441348/pazienza-andrea-zzz99-ferrara/astarte.html?shop=4558" target="_blank">edita ora</a> per Fandango Libri.</p>
<p style="text-align: justify">È la storia onirica di un cane speciale, il cane da guerra di Annibale, dalla nascita fino alla prima battaglia; nel progetto originale doveva arrivare fino alla disfatta di Zama e alla morte di Astarte stesso, ma fu un&#8217;altra morte a interrompere i disegni, quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pazienza" target="_blank">Andrea Pazienza</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12368"></span>Non è un compito facile rendere viva una storia di circa duemila anni fa, lontana da noi e tramandata scolasticamente; del resto la Seconda Guerra punica non è uno dei momenti più affascinanti della storia antica (almeno per me). Ma con l&#8217;escamotage del cane, e della prospettiva &#8220;altra&#8221; rispetto a quella classica e storica cui siamo abituati, Paz illumina attraverso il molosso nero la vita dell&#8217;esercito cartaginese e l&#8217;indole del suo condottiero.</p>
<p style="text-align: justify">È un misto di affetto e durezza, di vizi principeschi e selezione spietata che avvolge Astarte fin dalla sua nascita: scelto, insieme a suo fratello Baal, per essere il mastino da guerra personale di Annibale, addestrato a combattere sin da cucciolo, e a uccidere nel modo più rapido possibile. La sua crescita coincide col viaggio di Annibale, coi suoi elefanti entrati ormai nell&#8217;immaginario collettivo, con gli accampamenti, le marce e le battaglie.</p>
<p style="text-align: justify">Le tavole sono state scorporate in modo da dare rilievo a ogni singolo dettaglio, e l&#8217;edizione, in un formato non troppo canonico, è molto ben curata. Il tratto è quello distintivo di Andrea Pazienza, che passa dal grottesco al drammatico in una stessa immagine, ancor più quando deve rendere il contrasto tra la giovinezza del cane e la sua efferatezza. La prefazione di Saviano è un po&#8217; debole, ma in compenso a fine volume sono raccolte pregevoli traduzioni da <em>Storie </em>di Polibio, <em>Storia di Roma</em> di Tito Livio e <em>Vite Parallele</em> di Plutarco.</p>
<p style="text-align: justify">Per appassionati: di storia, di cani, di Paz.</p>
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		<title>C’è un refuso…, via Internazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 13:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[correzione]]></category>
		<category><![CDATA[grammarnazi]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[ortografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vero correttore di bozze è quello che soffre fisicamente per i refusi: la sua è una malattia psicosomatica. Può leggere centinaia di pagine su genocidi, stupri etnici, catastrofi naturali, assassini seriali, streghe che divorano neonati, il tutto senza batter ciglio. Ma se vede un doppio spazio, un apice nel verso sbagliato, un errore di ortografia, [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify">Il vero correttore di bozze è quello che soffre <em>fisicamente</em> per i refusi: la sua è una malattia psicosomatica. Può leggere centinaia di pagine su genocidi, stupri etnici, catastrofi naturali, assassini seriali, streghe che divorano neonati, il tutto senza batter ciglio. Ma se vede un doppio spazio, un apice nel verso sbagliato, un errore di ortografia, una virgola troppo staccata dalla parola che la precede – ecco che lo percorre quel brivido profondo di disagio, quel prurito, quella smania di far giustizia, di drizzare i torti, di ristabilire l’ordine messo a soqquadro. Quando si tratta di refusi, il più mite correttore di bozze, con tanto di bandierina della pace esposta sul davanzale, si trasforma in un interventista umanitario, perfino in un <strong>guerrafondaio</strong>: guai a lasciare degli errori di battitura a piede libero in un libro sul Rwanda.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">da <a href="http://www.internazionale.it/?p=22596#" target="_blank">“Cameriere, c’è un refuso nel mio piatto!”</a>, Internazionale</p>
<div class="shr-publisher-12348"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Come un bacio può cambiarti la vita: Quella sera dorata, Cameron</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 06:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<category><![CDATA[volontà]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella sera dorata (The City of Your Final Destination, 2002) è quello che si dice il capolavoro di Peter Cameron dei cui altri pregevoli e raffinati scritti si è già parlato. Nel 2009 James Ivory ne ha tratto un film che, mi pare, sua stato da poco doppiato in Italiano. Il pretesto è il tentativo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/Quella-sera-dorata.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/Quella-sera-dorata.jpg" alt="Quella sera dorata" width="200" height="314" /></a>Quella sera dorata</strong> (<em>The City of Your Final Destination</em>, 2002) è quello che si dice <a href="http://www.ibs.it/code/9788845923739/cameron-peter/quella-sera-dorata.html?shop=4558" target="_blank">il capolavoro di Peter Cameron</a> dei cui altri pregevoli e raffinati scritti si è già parlato. Nel 2009 James Ivory ne ha tratto un film che, mi pare, sua stato da poco doppiato in Italiano.</p>
<p style="text-align: justify">Il pretesto è il tentativo da parte di Omar Razaghi di ottenere dagli eredi dello scrittore uruguaiano suicida Jules Gund – autore dell&#8217;unico romanzo <em>La gondola</em> – l&#8217;autorizzazione  a scriverne la biografia. Ne va della sua borsa di studio  e del suo Dottorato di Ricerca; la vicenda è tutt&#8217;altra! Quel che accade di imprevedibile e di inaspettato che porta a riflettere sul fatto se  ciò che ci capita sia frutto della nostra volontà oppure di un destino a noi ignoto. Leggendo il romanzo si può propendere per la prima  ipotesi o pervenire, alla fine, a un fifty-fifty di probabilità.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12279"></span>Ciò che costantemente colpisce è l&#8217;estrema finezza dei dialoghi di cui tutto il romanzo è costituito al 90%; sciolti, più veri del vero, che fan pensare ai famosi dialoghi di Hemingway ma questi di Cameron son più filmici o teatrali: mi piacerebbe vedere Cameron cimentarsi in un testo teatrale. Perché essi fan risaltare l&#8217;aspetto pragmatico della lingua, quando questa “fa accadere” le cose, nemmeno le narra. Diretta conseguenza di quest&#8217;uso del dialogo è la più completa assenza dell&#8217;autore.</p>
<p style="text-align: justify">E se il pretesto , come dicevo più sopra, è il tentativo del protagonista di ottenere il permesso per scrivere la biografia di Gund, la vicenda è invece semplice. Un amore, quanto mai imprevisto, nato da un bacio scambiato quasi casualmente &#8211; e non si sa bene come possa esser successo – tra Razaghi e una degli eredi dello scrittore: la giovane amante di questi, per la precisione, la quale coabita – benché nella grande casa ci si possa non incontrare di frequente – con la vedova; in una sorta di torre poco distante vive l&#8217;anziano fratello di Gund col suo giovane compagno Pete. E questo amore farà davvero e inaspettatamente cambiare i piani della sua esistenza e quelli della sua fidanzata Deidre.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo lontani dal tipico ambiente “americano” che caratterizza i racconti di Cameron  e il suo romanzo <em>Questo dolore un giorno ti sarà utile</em> che ha come sfondo New York. Anche qui c&#8217;è New York ma compare soltanto nei capitoli finali. La maggior parte della storia si svolge  a Ochos Rios Uruguay. E quest&#8217;ambientazione  così lontana dai consueti luoghi statunitensi  cui ci aveva abituato l&#8217;autore, ci porta ad uno straniamento, ad un&#8217;inconsueta percezione della realtà e degli eventi, in fondo, banali, che in essa han luogo.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;atmosfera quasi “esotica” del posto induce  a pensare che  quegli aventi non avrebbero potuto accadere se non lì e allora. Prova ne sia il ritorno alla “normalità” newyorchese delle ultime pagine, dove tutti i tasselli – leggi: le vite dei personaggi – pervengono a un nuovo equilibrio a una nuova finale stabilità. Anche il lento fatale cambiamento è analizzato con fine semplicità, con i colori delicati che han fatto e fanno apprezzare questo scrittore che ha scritto altri romanzi ancora non tradotti come <em>The Weekend</em>, <em>Andorra</em> e <em>Leap Year</em>.</p>
<div class="shr-publisher-12279"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Risparmiare e leggere… si può?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 13:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Quand&#8217;ero più giovincella e squattrinata le biblioteche erano una seconda casa. Ma segnavo di lato i libri che avrei voluto possedere materialmente, leggendoli fino a sbriciolarne le pagine, in attesa di tempi migliori. Da allora ne è passato di tempo, e il budget dedicato all&#8217;acquisto libri è decisamente cresciuto, ma&#8230; non basta mai! Per fortuna [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/rilibri.png"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/rilibri.png" alt="" width="208" height="180" /></a>Quand&#8217;ero più giovincella e squattrinata le biblioteche erano una seconda casa. Ma segnavo di lato i libri che avrei voluto possedere materialmente, leggendoli fino a sbriciolarne le pagine, in attesa di tempi migliori.</p>
<p style="text-align: justify">Da allora ne è passato di tempo, e il budget dedicato all&#8217;acquisto libri è decisamente cresciuto, ma&#8230; non basta mai! Per fortuna ci sono tante offerte diverse online, tanti siti da cui ordinare risparmiando. Certo, la consultazione non è sempre facile, e per fare i confronti ci vuole tempo. O meglio, ci voleva: mi segnalano infatti <a href="http://www.rilibri.it/" target="_blank">RiLibri</a>, un portale che fa l&#8217;operazione di ricerca e confronto in modo automatico!</p>
<p style="text-align: justify">Dal sito:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">RiLIBRI è anche un progetto per mettere insieme le tante persone che credono nell&#8217;importanza di un libro economico, soprattutto nello studio e per creare un luogo comune per risparmiare.<br />
Il sito nasce nel maggio 2010, in omaggio al <a href="http://www.salonelibro.it/" target="_blank">Salone Internazionale del Libro</a> di Torino (la nostra città); al momento è online in modalità BETA come strumento innovativo per la compravendita nel mondo dei libri.</p>
<p>Ci interessa la tua opinione, che tu sia uno studente che deve comprare un libro senza avere uno stipendio oppure un amante della lettura che lo stipendio lo spenderebbe volentieri in pagine e pagine da divorare.<br />
Quello che sentiamo è che questo è un progetto comune, che prenderà forza solo grazie all&#8217;aiuto di tutti voi. Aiutaci scrivendo impressioni, suggerimenti, errori da segnalare.<br />
Quello che sogniamo da quando abbiamo iniziato questo cammino, è creare un luogo in internet dove in modo semplice, gratuito e immediato le persone possano trovare tutti i libri che stano cercando, risparmiando nell&#8217;acquisto.</p></blockquote>
<div class="shr-publisher-12343"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Il diario perduto di Jane Austen, Syrie</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 06:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Only</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche anno fa durante i lavori di rifacimento di Manor House, un cottage dove Jane Austen trascorse alcuni anni della sua vita, venne ritrovato un antico manoscritto. Non è difficile immaginare l&#8217;emozione che serpeggiò nel mondo letterario quando ci si avvide che esso non era altro che uno scritto di pugno proprio della famosa autrice [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/diario-jane-austen.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/diario-jane-austen.jpg" alt="" width="200" height="302" /></a>Qualche anno fa durante i lavori di rifacimento di Manor House, un cottage dove <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Austen" target="_blank">Jane Austen</a> trascorse alcuni anni della sua vita, venne ritrovato un antico manoscritto. Non è difficile immaginare l&#8217;emozione che serpeggiò nel mondo letterario quando ci si avvide che esso non era altro che uno scritto di pugno proprio della famosa autrice di Orgoglio e Pregiudizio, delle memorie che raccontavano due anni preziosi della sua vita, dalla morte del padre fino al 1817.</p>
<p style="text-align: justify">Di quel periodo, l&#8217;autrice ci svela dei retroscena curiosi: la genesi definitiva di due dei suoi migliori romanzi ma soprattutto delle vicende personali, fino a quel momento sconosciute, legate all&#8217;amore per un uomo, l&#8217;unico vero legame del genere mai contratto dalla sfortunata autrice destinata a morire giovane. Ovviamente, nulla di quanto sopra ho scritto corrisponde a verità. Vi ho semplicemente raccontato l&#8217;artefatto letterario che si nasconde dietro <strong>Il diario perduto di Jane Austen</strong>, primo romanzo dell&#8217;autrice americana Syrie James che ne ha decretato il successo mondiale.</p>
<p><span id="more-12324"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788856612578/james-syrie/diario-perduto-di-jane.html'shop=4558" target="_blank">Il libro</a> l&#8217;ho letto – anzi divorato – in due giorni, quindi non posso proprio dire che non mi sia piaciuto. Ne ho apprezzata la freschezza, lo stile scorrevole e mai tedioso e la sensazione di trovarsi catapultati dentro un romanzo di Jane Austen. E quest&#8217;ultimo punto è forse anche la cosa più negativa del libro, anche se dirlo può sembrare un apparente controsenso: ho trovato la protagonista molto, troppo somigliante, a Elizabeth Bennet e mi sono imbattuta in un rapporto tra sorelle, quello tra la famosa autrice e Cassandra, che ricorda da vicino quello tra Lizzie e sua sorella Jane.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, la scelta di Syrie James di “farci credere”, all&#8217;interno della sua finzione letteraria, che molte delle vicende raccontate da Jane Austen nei suoi libri più famosi avessero risvolti personali ha fatto sì che questo “Diario perduto” assomigli troppo a una fan fiction per meritarsi il vero applauso da tributare a un romanzo originale. Ma tant&#8217;è, alla fine dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano tutto ciò è davvero molto apprezzato, se si guarda con attenzione le classifiche dei più venduti quindi chi sono io per dire che non va bene?</p>
<p style="text-align: justify">Del resto, anche se secondo me il libro rimane un&#8217;operazione commerciale di un editore molto furbo, è comunque una furberia piacevole e grazie al cielo fatta scrivere da qualcuno che sa farlo. Quindi perché non approfittarne per prendersi un piacevole svago di un paio d&#8217;ore?</p>
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		<title>Un nuovo lettore, Alex!</title>
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		<comments>http://liblog.blogdo.net/eventi-e-concorsi/un-nuovo-lettore-alex/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 13:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi Liblog è in festa! È nato un piccolo lettore alla nostra Only, e noi festeggiamo con lei. Auguri neomamma!]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/fiocco_nascitaCH.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/fiocco_nascitaCH.jpg" alt="" width="305" height="303" /></a>Oggi Liblog è in festa! È nato un piccolo lettore alla nostra Only, e noi festeggiamo con lei. Auguri neomamma!</p>
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		<title>Notti Eterne, Gaiman &amp; Autori vari</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 06:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri d'arte e fumetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Vado di nuovo a pescare nella vasta produzione del mio idolo, perché mi hanno appena prestato una raccolta che mi mancava: l’ultima incursione di Gaiman nel mondo che l’ha reso famoso, quello di Sandman. Notti Eterne è stato pubblicato da Magic Press ed è un insieme di racconti illustrati. Qui, autori molto famosi sulla scena [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sandman-notti-eterne.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sandman-notti-eterne.jpg" alt="" width="200" height="309" /></a>Vado di nuovo a pescare nella vasta produzione del mio idolo, perché mi hanno appena prestato <a href="http://www.ibs.it/code/9788877590046/gaiman-neil/sandman-notti-eterne.html?shop=4558" target="_blank">una raccolta che mi mancava</a>: l’ultima incursione di Gaiman nel mondo che l’ha reso famoso, quello di Sandman.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Notti Eterne</strong> è stato pubblicato da Magic Press ed  è un insieme di racconti illustrati. Qui, autori molto famosi sulla scena internazionale che si confrontano con gli Eterni. Chi non ha familiarità con l’universo di Neil dovrà forse sapere che gli Eterni sono le entità attorno a cui tutto ruota: sono sette fratelli, sette esseri superiori agli dei ed i loro nomi sono Morte, Delirio, Disperazione, Distruzione, Desiderio, Destino e – infine – Sogno.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12332"></span>Gli Eterni si nutrono di tutto ciò che accomuna non solo gli esseri umani, ma tutti i viventi, in tutte le dimensioni ed i pianeti. Per questo sono superiori alle divinità, che cessano di avere potere quando gli umani li dimenticano.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ognuno di essi Gaiman dedica un racconto in cui, coadiuvato da un diverso disegnatore, riprende le atmosfere del suo capolavoro per crearne di nuove. Le differenti tecniche utilizzate si sposano a perfezione con i temi trattati. Ad esempio, il racconto di Desiderio è “interpretato” magnificamente dai disegni del nostro Milo Manara: la storia parla di una donna che – attraverso l’incontro con l’Eterno – riesce a sposare l’uomo dei suoi sogni ma dovrà imparare a sue spese che ottenere ciò che si desidera non sempre coincide con l’essere felice. Nelle sinuose figure di Manara, sempre sull’orlo del raffinato erotismo, riconosciamo ciò che davvero il Desiderio significa: una mancanza che non può essere colmata.</p>
<p style="text-align: justify">Il capitolo dedicato a Morte ci riporta invece in una Venezia del Settecento, dove un alchimista è riuscito a trovare una formula per ripetere sempre lo stesso giorno e sfuggire, così, alla simpatica ragazzina dark che Neil Gaiman è riuscito a farci amare. Ma nulla sfugge a Death, mai.<br />
Disperazione ha per sé quindici ritratti: quindici pagine che colpiscono al cuore e allo stomaco.</p>
<p style="text-align: justify">Fare un riassunto di tutti i capitoli, tuttavia, sarebbe inutile: il bello di questa raccolta sta nella sorpresa. Preferisco perciò sottolineare come in ogni racconto ci sia una dose di poesia e malinconia che non abbandona il lettore nemmeno dopo aver  chiuso il volume. Il punto di forza sta nella caratterizzazione dei personaggi. In particolare c’è una delicatezza commovente nel modo in cui vengono tratteggiati i protagonisti dell’avventura di Sogno, mentre le storie di Distruzione e Delirio hanno un aspetto più “classico”, almeno per quanto riguarda la sfera della realizzazione fumettistica e sono entrambe coinvolgenti e divertenti.</p>
<p style="text-align: justify">Resta Destino, a chiudere il tutto: lui, l’Eterno tra gli Eterni, a cui tutti siamo sottomessi.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi intendo particolarmente di fumetti e, solitamente, la mia preferenza va alla produzione giapponese, tuttavia ritengo che questa sia una raccolta da avere assolutamente nella propria collezione. Questo è anche un messaggio indiretto per il gentile amico che ha voluto prestarmelo: OPS, credo che mi scorderò di restituirtelo! (dai, dai, scherzo, che fai chiami la polizia?)</p>
<div class="shr-publisher-12332"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Sulla scena del mistero, Bagnasco, Ferrero e Mautino</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 06:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[***Disclaimer: nonostante riguardi un saggio questa recensione oscillerà tra il serio e il faceto, nello spirito degli indagatori di mysteri*** Se &#8220;antiche civiltà scomparse&#8221; e &#8220;misteri&#8221; nella stessa frase vi fanno pensare a Vulvia, la pregevole parodia di Guzzanti, più che ai vari Giacobbo e Ruggeri, forse di questo libro non avete bisogno (anche se [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: center"><strong>***Disclaimer: nonostante riguardi un saggio questa recensione oscillerà tra il serio e il faceto, nello spirito degli indagatori di mysteri***</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sulla-scena-del-mistero.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sulla-scena-del-mistero.jpg" alt="sulla scena del mistero" width="200" height="280" /></a>Se &#8220;antiche civiltà scomparse&#8221; e &#8220;misteri&#8221; nella stessa frase vi fanno pensare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TaXaHy_cm08" target="_blank">a Vulvia</a>, la pregevole parodia di Guzzanti, più che ai vari Giacobbo e Ruggeri, forse di questo libro non avete <em>bisogno </em>(anche se probabilmente avrete <em>voglia</em> di leggerlo). <strong>Sulla scena del mistero</strong> infatti non è certo una puntata di Voyager, ma <a href="http://www.ibs.it/code/9788851801342/bagnasco-stefano-ferrero-andrea/sulla-scena-del-mistero.html?shop=4558" target="_blank">un saggio sul metodo scientifico</a>, come illustra benissimo il sottotitolo &#8220;Guida scientifica all&#8217;indagine dei fenomeni inspiegabili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Scritto da tre membri del <a href="http://www.cicap.org/new/index.php" target="_blank">CICAP</a>, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il saggio prende spunto dai <em>mysteri </em>(ovvero i fenomeni inspiegabili di natura non scientifica) che ormai più o meno tutte le trasmissioni propalano insieme a teorie tanto strampalate quanto per noi potrebbe essere la spiegazione del fulmine data da un antico greco.</p>
<p style="text-align: justify">Chi di voi, cambiando canale – spero –, non è mai incappato in un teschio di cristallo, o in un geroglifico raffigurante un alieno? Prima o poi tutti abbiamo visto qualche spezzone di queste trasmissioni, alcuni di noi armati di sano scetticismo o anche ironia, altri invece accettando acriticamente le varie ipotesi. Questo manuale fornisce gli strumenti per indagare questo tipo di mysteri, per fornire una spiegazione logica e razionale, alla quale in gran parte saremmo anche potuti arrivare da soli.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12328"></span>È questo infatti il succo della demistificazione, verificare le varie ipotesi e formularne di nuove, scientifiche, a partire da strumenti logici semplici e con tecniche replicabili: oltre al famosissimo <em>rasoio di Ockham</em> occorre ricordare anche il meno conosciuto <em>Imperativo Categorico di Hyman</em>. In alcuni casi si tratta anche di tentare di replicare il fenomeno a partire da componenti semplici, come per il sangue duplicato di San Gennaro o per i cerchi nel grano, e suppongo che questa sia la parte più divertente in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify">Sia chiaro, il saggio non pretende di affermare che non esistano extraterrestri, che non sia possibile la presenza di fenomeni attualmente inspiegabili o inspiegati e così via, cosa che sarebbe peraltro poco scientifica: per essere un bravo uomo di scienza bisogna mantenere una apertura relativa alle novità. Semplicemente cerca di far comprendere il semplice criterio che, prima di gridare &#8220;al mistero!&#8221;, bisogna verificare le alternative razionali. Per citarne uno che mi ha colpito: il <em>Meccanismo di Anticitera</em>, che per un lungo periodo fu un mystero, indagato con tecniche via via più moderne e specialistiche ha condotto a un progresso nella nostra conoscenza della tecnologia antica.</p>
<p style="text-align: justify">Gli scienziati veri, insomma, amano i mysteri: è attraverso le domande improbabili e la sfida di dar loro una risposta che si progredisce nel percorso della conoscenza. Se volete iniziare anche voi a indagare i fenomeni inspiegabili sulla vostra strada non avete che da leggere questo libro, che tra l&#8217;altro è una lettura piacevole e scorrevole, senza la pedanteria e la pesantezza di taluni trattati, ma anzi con una forma di arguzia e talvolta sottile ironia – e autoironia – che lo rendono ancora più accattivante.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, probabilmente questo libro, il Cicap e io stessa siamo parte di un complotto di alieni infiltrati in civiltà precolombiane per confondervi le idee e governare il mondo. Ah, un ultimo consiglio: se vi interessano i mysteri dovreste seguire quest&#8217;altro complottista qui, <a href="http://attivissimo.blogspot.com/" target="_blank">Paolo Attivissimo</a>.</p>
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		<title>A Qwerty story</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 13:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie agli amici di FF scopro un blog interessante e un po&#8217; pazzo, A Qwerty Story, in cui ci si diverte a scrivere ingegnosi microracconti secondo l&#8217;ordine della tastiera più diffusa, la QWERTY che utilizzo proprio in questo momento. Ecco un po&#8217; di regole, se voleste cimentarvi anche voi: UNA TASTIERA. 26 LETTERE. INFINITE STORIE. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Grazie agli amici di FF scopro un blog interessante e un po&#8217; pazzo, <a href="http://aqwertystory.blogspot.com/" target="_blank">A Qwerty Story</a>, in cui ci si diverte a scrivere ingegnosi microracconti secondo l&#8217;ordine della tastiera più diffusa, la QWERTY che utilizzo proprio in questo momento. Ecco un po&#8217; di regole, se voleste cimentarvi anche voi:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">UNA TASTIERA. 26 LETTERE. INFINITE STORIE.</p>
<p style="text-align: justify">Scrivere una storia, con un suo senso, un suo inizio e una sua fine, già non è poi così semplice. A complicare il tutto, o meglio, a rendere questo progetto una vera sfida letteraria, un paio di piccole regole.</p>
<p style="text-align: justify">1) La storia deve essere fatta di 26 parole, tante quante sono le lettere della tastiera del computer.</p>
<p style="text-align: justify">2) Ogni parola deve iniziare infatti con una lettera della tastiera.</p>
<p style="text-align: justify">3) Le lettere devono essere usate una sola volta e nell&#8217;ordine in cui compaiono sulla tastiera. Ossia: qwertyuiopasdfghjklzxcvbnm.</p>
<p style="text-align: justify">4) Nessuna regola per la punteggiatura o per la lingua utilizzata.</p>
</blockquote>
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		<title>Il fantasma di un amore, Lettera di una sconosciuta, Zweig</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 09:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che trattiamo di Stefan Zweig (1881-1942), lo facemmo col libriccino Mendel dei libri nel settembre 2008. In Lettera di una sconosciuta (Brief einer Unbekannten) del 1922 e da cui, nel 1948 fu tratto anche un film, la situazione è completamente diversa. Un bel giorno, un noto scrittore austriaco (lo stesso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/lettere-sconosciuta.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/lettere-sconosciuta.jpg" alt="" width="200" height="339" /></a>Non è la prima  volta che trattiamo di Stefan Zweig (1881-1942), lo facemmo col libriccino <a href="../narrativa/come-eravamo-mendel-dei-libri-zweig/"><em>Mendel dei libri</em></a> nel settembre 2008.</p>
<p style="text-align: justify">In <strong>Lettera di una sconosciuta</strong> (<em>Brief einer Unbekannten</em>) <a href="http://www.ibs.it/code/9788845924460/zweig-stefan/lettera-di-una-sconosciuta.html?shop=4558" target="_blank">del 1922</a> e da cui, nel 1948 fu tratto anche un film, la situazione è completamente diversa. Un bel giorno, un noto scrittore austriaco (lo stesso Zweig? Nella finzione è probabile), con la posta riceve una lettera di una giovane donna che gli dice che sarà morta nel momento in cui lui si accingerà a leggere questa sua lunga missiva, nella quale lei gli confessa e racconta il suo fortissimo, assoluto sentimento  d&#8217;amore e devozione che lei ha provato per lui sin dall&#8217;infanzia e per tutta la vita. E anche dopo, s&#8217;intuirà in un finale molto poetico.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12002"></span>Il fortunato destinatario di questo amore è, si è detto, un famoso scrittore, scapolo impenitente, pieno di amici e, soprattutto, di “amiche”, fra cui, in tempi diversi, anche questa sconosciuta donna innamorata di cui, però, con grande dispiacere di lei, mai si è accorto e, quindi, ha riconosciuto essere la bambina che abitava nell&#8217;appartamento dirimpetto al suo, e, successivamente, la giovane ragazza con cui aveva passato la notte dieci anni prima e, <em>en passant</em>, aveva fatto anche un figlio ora purtroppo morto e del quale non gli aveva mai resa nota la nascita.</p>
<p style="text-align: justify">Per lui, lei era una delle tante, come si suol dire, con cui avere un&#8217;avventura e di cui non era stato nemmeno necessario conoscere il nome. Non sarà neanche stato necessario ma molto improbabile direi! E se lei non voleva rivelarsi e farsi riconoscere (ma per tutto il lungo racconto non sembra desiderar altro che l&#8217;esatto contrario!), avrebbe potuto dare almeno un nome fasullo!</p>
<p style="text-align: justify">Ma è inutile discutere e argomentare: gli scrittori, non son tenuti a scrivere come vorremmo noi! Ciò non toglie che certi comportamenti dei due i protagonisti non sembrino del tutto giustificati e realistici, il che, significa incongruenti sul piano narrativo. A parte questo possibile appunto, il testo è ben scritto (avrebbe potuto essere altrimenti, trattandosi di Zweig?) e la storia è commovente al punto giusto, ossia senza essere strappalacrime a comando.</p>
<p style="text-align: justify">È anche originale nel suo genere se si pensa che le storie d&#8217;amore –  al pari dei polizieschi e un po&#8217; meno nella fantascienza – non consentono grandi fantasie combinatorie: un lui e una lei devono esserci e devono, per di più, incontrarsi in qualche modo.  Qui l&#8217;originalità sta nel fatto che quando viene rivelato, il sentimento c&#8217;è già stato, è finito. Ma non esaurito come si può intuire nell&#8217;ultima pagina allorché lo scrittore termina la lettura della lettera: “fu come se, all&#8217;improvviso, una mano invisibile avesse aperto una porta e una corrente fredda fosse penetrata da un altro mondo nella quiete della sua stanza.” Che altro può essere questa “creatura invisibile” se non il fantasma di un grande amore?</p>
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		<title>Il commissario Pepe, Facco De La Garda</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 07:20:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il commissario Pepe di Ugo Facco de Lagarda, si colloca in maniera un po&#8217; atipica rispetto al giallo italiano (ma forse potremmo dire rispetto al giallo in generale): uscito nel 1964 per la Neri Pozza, presenta alla scena italiana il commissario Gennaro Pepe che, al contrario di quanto il nome possa far pensare, si muove [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/commissario-pepe.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/commissario-pepe.jpg" alt="" width="200" height="306" /></a>Il commissario Pepe</strong> di Ugo Facco de Lagarda, si colloca in maniera un po&#8217; atipica rispetto al giallo italiano (ma forse potremmo dire rispetto al giallo in generale): uscito nel 1964 <a href="http://www.ibs.it/code/9788862510660/facco-de-lagarda-ugo/commissario-pepe.html?shop=4558" target="_blank">per la Neri Pozza</a>, presenta alla scena italiana il commissario Gennaro Pepe che, al contrario di quanto il nome possa far pensare, si muove in una non meglio identificata cittadina settentrionale.</p>
<p style="text-align: justify">Uomo tormentato e problematico come saranno altri poliziotti dopo di lui (convive con il lutto per la scomparsa della moglie e dell&#8217;unico figlio maschio) conduce il suo non difficile lavoro di commissario in un piccolo borgo dove, per sua stessa ammissione, non succede mai nulla.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12290"></span>Ma il 20 aprile 1964 due voluminose quanto spinose pratiche vengono depositate sulla sua scrivania: “Villa Norma” e “piazza Cavour 113” sono fastidi e guai di cui chiunque vorrebbe dimenticarsi e sono state gettate con fastidio sul tavolo di Pepe. Dietro un velo di ipocrisia che nessuno vuole davvero sollevare, Villa Norma si staglia nel tranquillo e ricco borgo settentrionale come una casa d&#8217;appuntamenti per le personalità bene del luogo, dove a concedere i loro favori sessuali, per noia e spirito di trasgressione più che per denaro, sono anche minorenni a loro volta appartenenti alla stessa buona società.</p>
<p style="text-align: justify">Parlavo di giallo atipico, o almeno così l&#8217;ho percepito io, per almeno alcuni motivi. Anzitutto rimane una creazione isolata nel panorama letterario di Lagarda: non ci saranno (purtroppo, lasciatemele dire) altre indagini del commissario Pepe. Inoltre, a fare da<em> leit motiv </em>all&#8217;intera vicenda non è un fatto di sangue: nessuno viene ucciso. C&#8217;è uno scandalo che forse, negli anni seguenti il secondo dopoguerra di un&#8217;Italia che stava premendo sull&#8217;acceleratore della propria rinascita economica, era peggio di un assassinio.</p>
<p style="text-align: justify">Ne esce un giallo forse sul filo della trasgressione, sicuramente particolare, di certo scritto con vera maestria. Pubblicato per la prima volta ormai quaranta e passi anni fa, è stato ripreso l&#8217;anno scorso dalla stessa casa editrice e pubblicato nella collana Giano, per la serie “A volte ritornano”, per parafrasare un celebre racconto di King. Per fortuna, mi viene da dire.</p>
<p style="text-align: justify">Un libro che piacerà sicuramente a chi nella sua libreria non si fa mancare nessuna delle pietre miliari del giallo nostrano.</p>
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		<title>American Gods, Gaiman</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 07:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordo ancora il giorno in cui ho preso in mano per la prima volta American Gods. Era un pomeriggio piovoso e il libro mi era stato consigliato dal mio “fumettaro” di fiducia (a cui ancora non ho offerto alcun gelato di ringraziamento). Conoscevo Neil Gaiman grazie a The Sandman, ma non avrei mai pensato che [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/american-gods.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/american-gods.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>Ricordo ancora il giorno in cui ho preso in mano per la prima volta <strong>American Gods</strong>.  Era un pomeriggio piovoso e il libro mi era stato consigliato dal mio “fumettaro”  di fiducia (a cui ancora non ho offerto alcun gelato di ringraziamento). Conoscevo Neil Gaiman grazie a <em>The Sandman</em>, ma non avrei mai pensato che le sue doti narrative si spingessero così lontano.</p>
<p style="text-align: justify">Per me, la lettura di <em>American Gods</em> è stata <a href="http://www.ibs.it/code/9788804520832/gaiman-neil/american-gods.html?shop=4558" target="_blank">l’equivalente di un colpo di fulmine</a>. Mi sono innamorata di Neil Gaiman per il modo in cui il suo immaginario riesce ad agitare le acqua tranquille della mia realtà.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12287"></span>In questo romanzo il protagonista si chiama Shadow ed è il tipico personaggio principale della produzione Gaimaniana, cioè quello che io chiamo “stray sheep”, la pecorella sperduta. Certo, Shadow non ha molto del mansueto animale: è un ex galeotto il cui unico desiderio in cella è stato quello di tornare dalla moglie Laura e trovare un lavoro normale. Ma il giorno in cui viene rilasciato lo colpisce la notizia che la donna è morta in un incidente, in cui è rimasto coinvolto anche il suo possibile datore di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Ed ecco lo straniamento: Shadow non ha più una famiglia, né un rifugio. L’identità a cui si è aggrappato durante i tre anni di reclusione è andata in fumo in meno di un minuto. Forse è per questo che il vagabondo Wednesday riesce ad avvicinarlo con tanta facilità e ad assumerlo come guardia del corpo.</p>
<p style="text-align: justify">Wednesday ha l’aspetto di un vecchio, eppure tutte le donne  cadono ai suoi piedi. Vive di espedienti, ma non si fa mancare nulla. La vita come suo guardaspalle non si rivelerà affatto facile, soprattutto per via dei suoi “conoscenti”, una serie di personaggi che quando va bene sono ubriaconi molesti più simili a leprecauni che a esseri umani. Shadow inizia con Wednesday un viaggio attraverso gli Stati Uniti. Il vecchio cerca alleati per uno scontro imminente: sembra infatti che ci sia una gang di ricchissimi giovinastri decisa –non si sa come né perché – ad annientarlo. A guidare la fazione nemica è il misterioso signor World, che sembra avere forti motivi di astio nei confronti del vagabondo.</p>
<p style="text-align: justify">Tra risse, strani doni, morti che tornano in vita, leggende che diventano realtà, Shadow capisce di essersi messo al servizio nientepopodimeno che di Odino, il dio dei vichinghi, giunto in America (come tutti gli altri dei) trasportato dalla fede degli immigranti. Così, anche quella ridda di strani e loschi figuri assume una dimensione: le antiche divinità sono ridotte a grottesche raffigurazioni della potenza di un tempo poiché vivono di onori e sacrifici sempre più scarseggianti; per di più sono minacciate dai nuovi dei: Denaro, Televisione, Internet che, istigati da World, rischiano di distruggerle per sempre.</p>
<p style="text-align: justify">Ma attenzione: non è tutto oro ciò che luccica e Neil Gaiman non è certo un autore prevedibile. Quindi, se decidete di accompagnare Shadow in questa avventura, preparatevi alle sorprese, perché niente è come sembra.</p>
<p style="text-align: justify">I punti di forza di questo libro sono moltissimi, ma tra essi ciò che balza all’occhio è la formidabile caratterizzazione dei personaggi, a partire dal protagonista fino al meno importante degli dei. Gaiman porta in scena le più importanti divinità dei pantheon mondiali conferendo ad ognuna una personalità incisiva, pennellata con fantasia, mescolando il grottesco con la sensualità in alcuni casi, la violenza e la comicità in altri.</p>
<p style="text-align: justify">American Gods è come un quadro coloratissimo, che ad ogni capitolo cambia la prospettiva. La scrittura è agile quanto basta per non perdere le sfumature di epicità che la vicenda richiede. Il tutto condito con i lampi di genialità a cui Gaiman ha abituato i suoi lettori e che erano ben nitidi fin dai tempi di <em>The Sandman</em>.<br />
L’avventura si svolge “on the road” attraverso paesini sperduti degli Stati Uniti: dall’Illinois al Texas, dal Kansas alla Virginia, Gaiman tiene a sottolineare che la sua è un’America che ha solo alcuni spunti reali e per il resto è totalmente frutto della sua fantasia.</p>
<p style="text-align: justify">Il motivo del viaggio, nonché le  tematiche trattate sono andati poi a riflettersi nella mia serie tv preferita, di cui ho parlato recentemente: Supernatural.  Chiaramente, la sfera immaginaria coincide: un magico privo di brillantini, avvenimenti spiazzanti  e fantasia a briglia sciolta. Non è un caso se Erik Kripke, il creatore del telefilm, è stato chiamato a sceneggiare <em>The Sandman</em> per la televisione. In attesa di questa accoppiata da sogno, <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/american-gods-gaiman/" target="_blank">consiglio a tutti</a> <em>American Gods</em>. È semplicemente  il libro che regalo a quelli a cui voglio bene.<br />
Basta per rendere l’idea?</p>
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		<title>Libro Ikea</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 13:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Navigando ho scovato, su Made in Kitchen, la notizia della pubblicazione di un libro di cucina svedese da parte di Ikea. Fedele al concetto di fai da te il titolo è IKEA – Homemade is Best e raccoglie ricette tipiche molto distanti dal nostro gusto. Confesso che nonostante non abbia nessuna velleità di assaggiare cibo [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/ikea.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12299" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/ikea.jpg" alt="" width="400" height="265" /></a>Navigando ho scovato, su <a href="http://www.madeinkitchen.tv/blog/ricette/finger/il-libro-di-cucina-di-ikea/" target="_blank">Made in Kitchen</a>, la notizia della pubblicazione di un libro di cucina svedese da parte di Ikea. Fedele al concetto di fai da te il titolo è <strong>IKEA – Homemade is Best</strong> e raccoglie ricette tipiche molto distanti dal nostro gusto.</p>
<p style="text-align: justify">Confesso che nonostante non abbia nessuna velleità di assaggiare cibo svedese il libro mi attira moltissimo: le immagini e la loro costruzione, opera di <a href="http://www.carlkleiner.com/" target="_blank">Carl Kleiner</a>, sono dei piccoli capolavori di equilibrio, misura e buongusto.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217;unica perplessità: lo venderanno in pratico kit di montaggio?</p>
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		<title>Il pazzesco mago Wiz, Parker e Hart</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 07:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto a ripescare dai vecchi bauli, dagli angoli dimenticati delle librerie, si scoprono libri attuali, che potrebbero essere stati scritti non più tardi di ieri ma invece appartengono a qualche decade fa. È la sensazione che ho avuto leggendo Il pazzesco mago Wiz, edito per Mondadori nel 1974 e da allora piuttosto – ingiustamente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/mago-wiz.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/mago-wiz.jpg" alt="" width="120" height="167" /></a>Ogni tanto a ripescare dai vecchi bauli, dagli angoli dimenticati delle librerie, si scoprono libri attuali, che potrebbero essere stati scritti non più tardi di ieri ma invece appartengono a qualche decade fa. È la sensazione che ho avuto leggendo <strong>Il pazzesco mago Wiz</strong>, edito per Mondadori nel 1974 e da allora piuttosto – ingiustamente – obliato.</p>
<p style="text-align: justify">Sono strisce realizzate dagli stessi Parker e Hart famosi per essere i creatori di <em>B.C.</em>, di maggior successo, e che portano lo stesso accento satirico e successo con sé. Questa volta il soggetto è molto diverso, e molto attuale: protagonista un regno con le sue storie, i suoi personaggi tipici.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12295"></span>I protagonisti sono tanto semplici da risultare iconici: un regnante-dittatore molto basso e molto vanesio, un mago di corte svampito, il nostro Wiz appunto, guardie dalla lingua lunga, un buffone ubriacone e un popolo povero, ironico e sempre nei guai. Attorno a questi caratteri si sviluppano una serie di vignette satiriche che potrebbero essere pensate dai vignettisti moderni.</p>
<p style="text-align: justify">Ognuno di loro infatti è una caricatura, come si può intuire anche dal tipo di tratto utilizzato, deformante e divertente già di per sé; e i testi caustici seppur brevi fanno sorridere ancora, senza dover ricorrere ad artifici o all&#8217;uso sempre più diffuso del turpiloquio come forma di intrattenimento. Straniante anche il fatto che il regno sia attualizzato, con forti anacronie che fanno risaltare ancora di più i tratti moderni.</p>
<p style="text-align: justify">Non so dire chi stessero parodiando allora i due autori, so però che due o tre riferimenti attualissimi mi vengono in mente, senza dovermi sforzare più di tanto. Se volete farvi una risata distesa e ritrovare un sapore antico di battute caustiche e ironia, questo è sicuramente il fumetto giusto.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>La principessa indesiderata, de Camp</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 06:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra gli autori del fantasy classico più famosi un posto particolare spetta a L. Sprague de Camp. In primo luogo per la sua fantasia nel creare universi tanto fantasiosi da sfiorare l’assurdo, in secondo per la sua acuta vena ironica e umoristica. Un buon esempio della sua produzione è il libro di cui vi parlo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Tra gli autori del <em>fantasy classico</em> più famosi un posto particolare spetta a L. Sprague de Camp. In primo luogo per la sua fantasia nel creare universi tanto fantasiosi da sfiorare l’assurdo, in secondo per la sua acuta vena ironica e umoristica. Un buon esempio della sua produzione è il libro di cui vi parlo oggi: <strong>La principessa indesiderata</strong><em>.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em>Il protagonista del romanzo Rolling Hobart, ingegnere di una società americana, è trascinato nel mondo dove “tutte le cose sono o non sono qualcosa” per salvare la bellissima principessa. Riesce nell’impresa ma, contravvenendo alla tradizione favolistica, si rifiuta di sposarla! Cominciano allora i suoi esilaranti tentativi per fuggire che, manco a dirlo, peggiorano soltanto la situazione invischiandolo sempre più in intrighi e guerre, regolate da leggi addir poco bizzarre.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12241"></span>Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo dominato dalla pura logica Aristotelica? De Camp l’ha fatto e il risultato è spassoso: le montagne sarebbero perfettamente coniche, esisterebbero solo i colori primi, niente crepuscolo (perché o è giorno o è notte), le persone avrebbero personalità <em>assolute…</em> insomma niente sfumature. Da questo spunto arguto ed originale l’autore trae dialoghi a limite dell’assurdo e situazioni surreali, fino a portare alle estreme conseguenze la logica Aristotelica nel sorprendente finale.</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto raccontato con stile gradevole, essenziale e pieno di sottile umorismo. Nel complesso questa piccola perla del fantastico è una lettura adatta a tutte le età. Si presta a essere letta tutta d’un fiato in due o tre giornate piovose. Buona lettura.</p>
<div class="shr-publisher-12241"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Lungo viaggio di un’idea, I mestieri del libro, Ponte di Pino</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 06:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggi e manuali]]></category>
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		<description><![CDATA[A.S. : dei Mestieri del libro, se ricordo bene, ne ha già parlato Livia tempo fa, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del &#8220;mestiere&#8221;, ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/mestieri-del-libro.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/mestieri-del-libro.jpg" alt="" width="200" height="321" /></a>A.S. : dei <strong>Mestieri del libro</strong>, se ricordo bene, ne ha già<a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/monumento-alleditor-ignoto-i-mestieri-del-libro-ponte-di-pino-2/" target="_blank"> parlato Livia tempo fa</a>, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del &#8220;mestiere&#8221;, ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice.</p>
<p style="text-align: justify">È raro che il lettore si domandi quali e quanti passaggi siano stati necessari e quante persone (a quale titolo e con quale specifica competenza e professionalità) siano state coinvolte per arrivare al risultato che ha tra  tra le mani: il libro appena acquistato.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12217"></span>È per questo lungo viaggio – dal testo dell&#8217;autore al lettore  – che ci accompagna passo passo Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti, facendoci virtualmente entrare e spiegandocene la funzione in quegli uffici di una Casa Editrice che, c&#8217;è da scommetterci, nemmeno lo scrittore, specie se esordiente, sa esistano: redazione, ufficio tecnico,, ufficio grafico, ufficio stampa, uffici commerciali: tutto e tutti contribuiscono alla confezione del “prodotto” libro.</p>
<p style="text-align: justify">E non è finita qui: si è solo a circa metà del viaggio. Una volta che il libro è fisicamente pronto, “fatto”, bisogna lanciarlo sul mercato, farlo conoscere ai librai e al pubblico, distribuirlo, reclamizzarlo e non è affatto una cosa semplice!</p>
<p style="text-align: justify">Grazie <a href="http://www.ibs.it/code/9788850215898/ponte-di-pino-oliviero/mestieri-del-libro-dall-autore.html?shop=4558" target="_blank">a questo saggio</a> ci si rende anche conto del modo assai differente in cui il libro può essere ed è visto. Per noi lettori è qualcosa che ci interessa più che altro per il contenuto, per ciò che l&#8217;autore vuole dirci; tutto il resto (colori, copertina, risvolti ecc.) ha per noi un&#8217;importanza relativa o, comunque secondaria. Per l&#8217;editore, per chi “fabbrica” il libro invece no: tutto deve tendere alla comunicazione, alla vendibilità dell&#8217;oggetto: va da sé che il contenuto dello stesso assuma un&#8217;importanza non relativa ma considerata da un punto di vista differente  &#8211; e può suonare un paradosso &#8211;  da quello del destinatario ultimo del prodotto. Di qui le soventi e ben note incomprensioni tra Autori e Editori ma, anche, a ben guardare, il difficile equilibrio tra testi validi e, appunto, mercato che gli editori devono  costantemente cercare e obbligatoriamente trovare. Per l&#8217;Autore il proprio scritto può essere un&#8217;espressione più o meno artistica, per l&#8217;Editore può eventualmente diventare un progetto, in ogni caso un investimento.</p>
<p style="text-align: justify">A meno che non sia collettiva, la scrittura è sempre un&#8217;attività solitaria, molto solitaria (scrittori  come Hemingway e filosofi come il rumeno Emil Cioran l&#8217;han testimoniato). Ma dal momento che il solitario frutto di quella scrittura è destinato alla pubblicazione, attorno a esso si affolla un&#8217;incredibile moltitudine di persone. E verrà pure il giorno in cui anche lo scrittore dovrà uscire dalla sua stanza silenziosa e venir a parlare del proprio libro a un potenziale pubblico di acquirenti.</p>
<p style="text-align: justify">A parte la pubblicazione, Oliviero Ponte di Pino, parla anche di altre vie che un libro può prendere: i diritti di traduzione, i premi letterari, i diritti per una trasposizione cinematografica. Se si è arrivati a questo punto, quel fascio di fogli o quel file di testo da cui tutto era nato molto tempo prima, di strada ne ha fatta davvero tanta.</p>
<p style="text-align: justify">E i <em>best seller</em> si possono costruire, prevedere? Fino ad un certo punto: certi libri sono poi, come i terremoti: il loro grande e inaspettato successo è imprevedibile: il caso ci mette sempre lo zampino. Quel che è e rimarrà sempre certo è che: «quando in biblioteca o in libreria prendiamo un libro a caso, lo apriamo e iniziamo a leggere, cominciando a intessere un dialogo muto con l&#8217;autore, viviamo un momento di straordinaria libertà». E si sa quale incommensurabile bene la libertà sia.</p>
<div class="shr-publisher-12217"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Il porto degli spiriti, Lindqvist</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 06:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Only</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Lindqvist è un autore che sta abituando il suo pubblico a un punto di vista inusuale su tematiche non solo usuali, ma quasi “usurate” dalla letteratura di genere horror: lo ha fatto con il tema dei vampiri in Lasciami entrare e con quello degli zombies nell&#8217;Estate dei morti viventi, dei quali si è già parlato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/porto-spiriti.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/porto-spiriti.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Lindqvist è un autore che sta abituando il suo pubblico a un punto di vista inusuale su tematiche non solo usuali, ma quasi “usurate” dalla letteratura di genere horror: lo ha fatto con il tema dei vampiri in <em>Lasciami entrare </em>e con quello degli zombies nell&#8217;<em>Estate dei morti viventi, </em>dei quali si è già <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/lestate-dei-morti-viventi-lindqvist/" target="_blank">parlato qua su Liblog</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Ora ci ha riprovato con il <a href="http://www.ibs.it/code/9788831705684/lindqvist-john-a/porto-degli-spiriti.html?shop=4558" target="_blank">suo terzo romanzo</a>, <strong>Il Porto degli Spiriti</strong><em>, </em>dove già il titolo suggerisce quale è stata stavolta la tematica scelta da Lindqvist per la sua rivisitazione. Ho usato non a caso la definizione “rivisitare” perché è quello che questo brillante autore svedese fa con le tematiche più classiche: le prende e le fa sue, plasmandole a proprio piacimento e  trasformandole in qualcosa di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12257"></span>Con questo nuovo romanzo, edito sempre per la Marsilio, centra in pieno l&#8217;obiettivo per l&#8217;ennesima volta: ho divorato le cinquecento pagine del romanzo lasciandomi trascinare dal genio creativo di un autore che riesce a spiazzare il suo lettore sorprendendolo a più riprese. Anche quando come qui si racconta, tra le altre cose, di fantasmi: la sottoscritta  pensava che la letteratura ne parlasse da così tanti secoli che nessuno potesse più dirci niente di nuovo. Ebbene, sono stata totalmente smentita.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto ha inizio in una gelida giornata d&#8217;inverno a Domaro, piccola isola al largo delle coste svedesi. La piccola Maja è in gita al faro di Gavasten con i genitori quando improvvisamente scompare nel nulla. La neve e il ghiaccio non recano tracce delle sue impronte: è come se la bambina fosse semplicemente volata via.</p>
<p style="text-align: justify">Anni dopo Anders, il padre, torna sull&#8217;isola che sembra aver inghiottito sua figlia in una sorta di buco nero: scopre che quello che pensava fosse solo l&#8217;inizio è stato, invece, il proseguimento di qualcosa. Qualcosa iniziato molto tempo prima la scomparsa di Maja, qualcosa che di tanto in tanto si fa vivo, a Domaro, chiedendo il suo tributo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Dell&#8217;autore, vi ho già detto molto. Del libro, vi ho forse già detto troppo. Vi lascio con un solo vero consiglio: se amate il romanzo horror non potete farvi sfuggire Lindqvist perché è probabilmente il più brillante autore che il genere sforni ultimamente. Lo chiamano lo Stephen King della Svezia, e per una volta il paragone non mi pare azzardato: con il re americano condivide il grande pregio di saper raccontare una storia da  un&#8217;angolazione particolare e trasmettere la visione così peculiare che ne esce al lettore in modo convincente e con un linguaggio incisivo.</p>
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