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	<title>Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</title>
	
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	<description>laboratorio di finzioni</description>
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		<title>L’infanzia delle cose di Alessio Arena</title>
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		<comments>http://www.cabaretbisanzio.com/2009/11/06/l%e2%80%99infanzia-delle-cose-di-alessio-arena/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 15:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Mazzucato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[4/5]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Arena]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[ L’infanzia delle cose di Alessio Arena ( Manni, 2009) è un romanzo di stupori. E’ una storia vagabonda, anarchica, smembrata, pornografica, impazzita, politica e favolistica, folle e slabbrata, adatta a chi sa mettersi a sentire il brusio delle cose, la&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Linfanzia delle cose" src="http://farm4.static.flickr.com/3562/3797894002_6d26e9170c_m.jpg" alt="" width="169" height="240" /> <em>L’infanzia delle cose </em>di Alessio Arena ( Manni, 2009) è un romanzo di stupori. E’ una storia vagabonda, anarchica, smembrata, pornografica, impazzita, politica e favolistica, folle e slabbrata, adatta a chi sa mettersi a sentire il brusio delle cose, la loro voce, un’eco diseguale: chi lo sa fare arriva a captare la loro infanzia, la loro dimensione di innocenza. Che si perde presto. E poi si ritrova. In un visionario e immaginifico stratificarsi di luoghi fisici ed emotivi, Il quartiere di Madrid di Lavapiés, il Rione Sanità di Napoli, piccoli e grandi malavitosi, ristoratori collusi, figure di donne stupende, che ti rimangono anche se non le capisci del tutto perché sono fatte della materia del sogno, del prisma, del gioco di luci: Erika , Amparo, la madre del protagonista, la madre di Amparo che le cose le raccoglie.</p>
<p><em>“…Non vuole fare morire le cose<br />
-Le cose? Quali cose?<br />
-Tutte quelle che ci stanno, tutte quelle che trova, lei se le porta dove sta lei, perché non devono morire, non si devono buttare.<br />
Mi è venuto da dire maronna mia però non ho detto niente. L’ho guardata soltanto e all’improvviso ho avuto come la sensazione che da quel momento potevo contare su Amparo per qualsiasi cosa..” </em></p>
<p>Cose che si ammucchiano, che cambiano perché cambiano i modi per definirle e così si trasformano, nomi che sono tronchi, inventati, irriverenti, impastati di napoletano che diventa spagnolo che diventa italiano bislacco, dove ci si fa gioco della sintassi perché il background è solidissimo e lo permette. Una partita a carte con tutte le convenzioni, i contesti facili della parola scritta. Non sarà tutto semplice in ogni pagina,  a volte sarà un percorso tortuoso, vi avverto, ma ne vale la pena. Fare fatica per leggere è vitale. Non si può rinunciare prima, è la resa definitiva, e il nostro paese se si arrende sui libri, sulle letture, se sceglie definitivamente il lamento televsivo, gli aggiornamenti calcistici, le ” convention” plaudenti alle storie,  se preferisce  per sempre tutto il ciarpame del nulla alla carta, alla vita dei personaggi da far proseguire nella testa e nel cuore rischia il ripiegamento definiivo,  la perdita della dignità. Difendersi è vitale.</p>
<p>Ecco, Arena ha scritto un romanzo popolato di personaggi folli, increduli e devastati, ma pieni di una loro magnificenza. Di dignità antica. Una storia così contemporanea e così densa.</p>
<p><em>“Ci ho pensato e mi è venuto da pensare che io mi metto paura di una cosa che sta in tutte le cose e che pure se non la vedi sai che ci potrebbe stare” </em></p>
<p>Non l’ho letto per forza, non è stato un colpo di fulmine, ma un lento avvicinamento circolare. Quando leggo “realismo magico” sulla quarta di copertina di un libro sono sempre sospettosa, penso  che non mi riguardi, che  il contenuto non possa che fare il verso al realismo poetico francese, quello dei film che amo tanto, o che sia una frase fatta per definire ”una cosa a metà strada fra la fantasia e l’improbabile, un pasticcio” : ero un po’ sospettosa quando ho iniziato quindi, procedevo adagio coi piedi di piombo, poi qualcosa mi ha tirato i capelli, infilato nelle pagine e non ne sono più uscita.</p>
<p>Non è tutto perfetto  questo libro di Alessio Arena.  Proprio per niente. A volte si arranca leggendo, a volte la storia si incaglia, si perde il filo. Accade. Ma si deve leggere sapendo che è  uno di quei libri dei quali non si devono macinare righe e parole nell’attesa di arrivare alla fine. La fine c’è già, viene ribaltata, cambiata, rotolata, è all’inizio, poi ci sono intermezzi e divagazioni. Occorre soffermarsi sulle singole pagine, respirarne  i colori, il vociare, gli odori e le evocazioni musicali della lingua che lo scrittore inventa. Perfettamente adatta a cogliere quel magico bisbiglio. Quello delle cose innocenti nonostante la camorra, la morte, l’esilio, la paura, gli incendi. Le persone muoiono- anche se non del tutto- le cose restano innocenti ed eloquenti, e Arena ce le fa sapere  decodificandole e, facendolo,  regala momenti di commozione, attimi luminosissimi quando la storia perfora il cuore e pensi”caspita”, e resti inebetito e vai avanti e poi ritorni qualche pagina indietro e intanto il napo-latino si è esibito in altre pirotecnie. Veri fuochi d’artificio. Li puoi vedere. Se il montaggio non è perfettamente calibrato si può perdonare e capire.</p>
<p>In questo suo primo romanzo Alessio Arena ricrea il mondo. Un mondo caleidoscopico, dove ci sono De Sica, Almodovar, Pasolini tutti insieme. Un mondo-mondo, mai asfittico ma che si apre come la corolla di un fiore di carnevale. Non addomestica la sua urgenza narrativa, l’autore. E la lettura è bella e strana, un’esperienza differente da tante  letture anemiche, precise, puntuali, adatte ma banali. Alla fine de <em>L’infanzia delle cose</em> l’ imperfezione diventa parte dell’incanto.</p>
<p><strong>Giudizio: 4/5</strong></p>
<hr />
<p><small>&copy; fmazzucato for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>AL VOTO!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 11:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edo Grandinetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le vignette di CB]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[il Giornale]]></category>

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		<description><![CDATA[<a class="lightbox" href="http://www.cabaretbisanzio.com/wp-content/uploads/2009/11/giornale-obama.jpg"></a>

&#169; Edo Grandinetti for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. &#124;
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<hr />
<p><small>&copy; Edo Grandinetti for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Saper perdere tempo: “Saper perdere” di David Trueba</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 04:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Baranelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[2/5]]></category>
		<category><![CDATA[Trueba]]></category>

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		<description><![CDATA[La narrativa è un tapis roulant. Per Trueba s’intende. E’ incredibile quanto riesca a scrivere l’autore rimanendo pressoché fermo nel medesimo punto. In un Universo in continuo mutamento, David Trueba costruisce una storia che si fa leggere, soprattutto nelle prime&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3011" title="trueba" src="http://www.cabaretbisanzio.com/wp-content/uploads/2009/10/trueba-150x150.jpg" alt="trueba" width="150" height="150" />La narrativa è un tapis roulant. Per Trueba s’intende. E’ incredibile quanto riesca a scrivere l’autore rimanendo pressoché fermo nel medesimo punto. In un Universo in continuo mutamento, David Trueba costruisce una storia che si fa leggere, soprattutto nelle prime pagine, per poi ripiegarsi su se stessa. Una storia intimista si direbbe, ma Sylvia e il suo primo amore, Lorenzo, da poco divorziato, che guarda la sua vita andare alla deriva, il nonno Leandro invaghito di una prostituta nigeriana, mentre sua moglie lentamente deperisce: appaiono tutte come fotografie sbiadite.</p>
<p>In realtà nel romanzo ci sono molte altre cose, ad esempio la carriera internazionale dell’amico d’infanzia di Leandro contrapposta al proprio lavoro di lezioni private e mero esercizio accademico: l’amico è un genio, lui no, e lo sa, e va a puttane (in senso figurato e letterale). Qui può tornare in mente “<em>Il soccombente</em>” di Thomas Bernhard, ma solo in lontananza, Bernhard è un classico della Letteratura, Trueba, se questi sono i suoi migliori risultati, non lo sarà mai (per fortuna).</p>
<p>David Trueba, &#8220;<em><strong>Saper perdere</strong></em>&#8221; (ed. or. 2008), pp. 468. 19,50 euro, Feltrinelli, 2009.</p>
<p><strong>Giudizio: 2/5</strong></p>
<hr />
<p><small>&copy; enzob for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Tanatoparty di Laura Liberale</title>
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		<comments>http://www.cabaretbisanzio.com/2009/11/02/tanatoparty-di-laura-liberale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 04:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Mazzucato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[4/5]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Meridiano Zero]]></category>

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		<description><![CDATA[Laura Liberale ha scritto un grande romanzo contemporaneo sui corpi.  E&#8217; breve, si legge in un paio d&#8217;ore e poi non si dimentica. Non solo, se si ha voglia di approfondire, diventa un compagno di viaggio per esplorare territori difficili&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="tanatoparty" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788882372026" alt="" width="200" height="301" />Laura Liberale ha scritto un grande romanzo contemporaneo sui corpi.  E&#8217; breve, si legge in un paio d&#8217;ore e poi non si dimentica. Non solo, se si ha voglia di approfondire, diventa un compagno di viaggio per esplorare territori difficili ma necessari.</p>
<p>E&#8217; un romanzo  molto coraggioso, dove la parola “morte” esce dall&#8217;angolino nel quale l&#8217;ha relegata la nostra società del “sempre giovani, sempre belli, lisci e levigati”, con la morte e il morire occultati all&#8217;interno degli hospice o in qualche corsia di ospedale;  la parola, le parole della fine e della cessazione escono da quel ghetto fatto di non detti e allusioni, di rimozioni e di abissi che non si vogliono guardare, ghetto che – e non ce ne rendiamo conto per assenza di consapevolezza, è un danno terribile e innaturale che ci infliggiamo come comunità umana.</p>
<p>La morte  diventa elemento essenziale di una narrazione perfettamente impastata, priva di slabbrature, che attraversa i corpi puntando proprio lì l&#8217;obiettivo, quando si muore.  Dove si muore, cosa si fa con il corpo, come si espone, come si decide che fine fare, come si avvertono i parenti, come si può persino “spettacolarizzare”.</p>
<p>E nessuno di noi ha fatto proprio il profondo messaggio di ElisabethKubler Ross, sul fatto della morte intesa come compimento. Nessuno, nel contemporaneo la vede così.<br />
Viviamo il tempo innaturale in cui la morte è un affronto. Indagare in questi meandri è una scelta specifica. Importante. Desidero sottolinearlo di nuovo.</p>
<p>Procedendo. Il linguaggio della scrittrice è un linguaggio sincopato, colto, con un suo precisissimo tempo e ritmo, che mi ha portato, a tratti, a leggere dei brani ad alta voce. Non una sbavatura. Qualcosa di musicale fra le righe, negli spazi, nei periodi. Una musica forte, non indolore.</p>
<p>Mentre si abbassa la guaina elastica davanti alla tazza, Mina riconosce subito la vecchia sensazione, l&#8217;antico malessere che risale dalle grotte degli anni. Proprio ora, maledice, nel cesso di un treno. Ma c&#8217;è davvero da stupirsi? Ha percorso più di 400 chilometri per tornare da Lucilla. Ci sta per arrivare, pochi minuti ancora, in piedi, a gambe larghe sopra il water, ginocchia leggermente flesse, una mano attaccata al lavandino per non perdere l&#8217;equilibrio, l&#8217;altra che tiene scostate le mutande per evitare di schizzarle. Sguardo al pavimento. Naso al tanfo del pavimento. Mina l&#8217;insulsa. Occhi a terra. Mina la torba che rotola verso Lucilla- stella. E il malessere le si attacca in gola, gonfiandogliela. Gliela gonfia nevroticamente. Fra poco le parrà di non poter più ingoiare, così cercherà di salivare, strizzerà dalla bocca tutto il liquido che può, per avere qualcosa da mandare giù e provare a se stessa che può farcela, che ci riesce malgrado il bolo isterico. Solo dovrà sopportare quei due o tre tentativi a vuoto in cui la deglutizione si incepperà a mezza via e dal petto al paura si irradierà fino alla testa.</p>
<p>Così  Mina piscia in fretta, strappa la carta e si sfrega mentre ancora esce l&#8217;ultimo rivolo..</p>
<p>Questo pezzo lo troviamo proprio all&#8217;esordio, un pezzo quasi disturbante e nello stesso tempo lirico: per un attimo provate a sentire le parole, la loro ritmica perfezione.</p>
<p>Se si parlerà di morte, occorre esordire osservando e narrando il corpo nei momenti in cui nessuno vorrebbe mostrarsi o mostrarlo. Andare al bagno in un treno, la difficoltà a deglutire, qualche ricordo umiliante che emerge come un rigurgito acido, stimolato dall&#8217;angusta e disgustosa toilette.</p>
<p>Ci siamo tutti, in queste righe. Nessuno riuscirà ad ammetterlo facilmente, ma ci siamo tutti.</p>
<p>Il romanzo della Liberale, parlando di corpi e di morte riesce ad essere universale.</p>
<p>E&#8217; questa è la sua incredibile potenza. Incredibile perché, a vederlo, a vedere la copertina che colpisce, quasi lisergica, si potrebbe anche pensare che si tratti di un romanzo d&#8217;intrattenimento, leggera chick- lit da avvicinare alla Kinsella negli scaffali appositi.</p>
<p>Perché a sfogliarlo, si potrebbe pensare a un romanzo- esperimento, viste le frasi riportate che fanno quasi da mezza cornice alle pagine. Non è niente di tutto questo.</p>
<p>Sulle frasi occorre dire qualcosa. Cosa sono?</p>
<p>Citazioni( scelte con cura estrema, io conosco il testo, le sue molte versioni, la sua incredibile difficoltà) tratte da Il libro tibetano dei morti.</p>
<p>Leggerle- insieme o da sole, dopo, durante o prima, non può fare che bene</p>
<p>Insieme a stralci di una società a brandelli dove solo ciò che si esibisce, che si fa notare, che fa scandalo colpisce, ci sono riportate tracce di uno dei testi fondamentali in assoluto della storia dell&#8217;uomo</p>
<p>“Tutte le cose sono irreali, false e mendaci, non sono eterne e non durano. Che vale avere attaccamento per esse, che vale temerle”</p>
<p>Citazioni, quasi glosse inserite, come dicevo, ad angolo, non fate l&#8217;errore di tralasciarle, serbatele, sottolineatele, fanno molto bene, aiutano a relativizzare, aiutano a capire, sono una bussola preziosa per affrontare questo grande rimosso che è la cessazione.</p>
<p>Senza questo fondamentale punto di vista che arriva dalle filosofie orientali, sarebbe davvero molto difficile, non resterebbe che una disperazione amorfa, distaccata, molle e inerte di fronte a quella  colossale messa in scena, quelle burle costituite dalla vita dai suoi vari   affanni. Ma il Libro tibetano dei morti è una bussola e una chance, forse la sola che abbiamo.</p>
<p>Il romanzo prosegue proponendoci personaggi a tratti grotteschi, a tratti tremendi, e quella che si attende, quella che aspettiamo pagina dopo pagina, sarà l&#8217;esibizione finale di Lucilla Pezzi,  artista d&#8217;avanguardia, una Madame Orlane di oggi, del suo corpo già morto ma modificato,  che non rinuncerà a una sorta di colossale trionfo finale.</p>
<p>Due precisazioni importanti. Nella quarta di copertina leggete:</p>
<p>” I più moderni ritrovati del settore funerario fanno bella mostra di sé all&#8217;inaugurazione di un&#8217;avanguardistica fiera, ostentati da provocanti  hostess in bianco e nero”.</p>
<p>Per gran parte della lettura ho pensato che questa fiera fosse un&#8217;invenzione letteraria della Liberale, assurda, folle, interessante, una parodia del Motorshow, dei vari Saloni Nautici, per capirci. Invece, incredibile ma vero, esiste. Non ne sapevo niente, si chiama</p>
<p>Tanexpo: esposizione internazionale d&#8217;arte funeraria e cimiteriale, avviene a Bologna, ha un sito www.tanexpo.it e il prossimo appuntamento è previsto per  il 26 marzo 2010.</p>
<p>Inoltre, al termine del libro, la scrittrice spiega che la “plastificazione”( non vi dico di che cosa si tratta, vi svelerei gran parte della trama) si richiama esplicitamente alla “plastinazione” del dottor Von Hagens . I cadaveri del dottore di Heidelberg sono esposti in una mostra itinerante che si chiama Korperwelten che sta girando il mondo. Casualmente, al momento, la mostra è a Zurigo, e, frequentando io assai spesso la città svizzera, mi ero documentata e avevo già deciso di andare a vederla, affascinata e spaventata da quello che avevo letto sulla suddetta tecnica.</p>
<p>Laura nella sua nota scrive:<br />
“..gli anonimi cadaveri esposti provengono esclusivamente da donazioni volontarie.. Inodori e rigidi, sono esibiti nel sottopelle (ossa, muscoli, nervi, legamenti, sistema cardiovascolare, organi interni..) per illustrare con dichiarati fini scientifici e didattico-divulgativi, la complessa architettura del corpo nella totalità e nell&#8217;iterazione delle parti..”</p>
<p>Quindi, se uno crede, può  scegliere anche questa strada per approfondire, capire, conoscere di più.  Un romanzo che apre, apre percorsi inquietudini, spiragli, riflessioni, un romanzo che diverte, che srotola via i luoghi comuni e le paure comuni facendone coriandoli fluorescenti, una storia che si infila nelle pieghe purulente dei corpi, nelle contraddizioni del presente, che le fotografa con obiettivo macro, che non ha paura di affondare le mani nel fango e nel dolore, per poi trasfigurarlo con un personalissimo caleidoscopio.</p>
<p>Il romanzo di una scrittrice vera.</p>
<p>Giudizio: <strong>4/5</strong></p>
<hr />
<p><small>&copy; fmazzucato for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Solo i saccenti saranno salvati</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tamas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cani giganti]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[ignazio marino]]></category>
		<category><![CDATA[rap italiano]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Uno, non sei nessuno/ due, tre, chi saresti te?
(Fabri Fibra)
Il protestantesimo, avendo eliminato l&#8217;ascesi e il suo punto centrale, il valore del celibato, ha già rinunciato in verità all&#8217;intimo nucleo del cristianesimo, e, in questo senso, dev&#8217;essere considerato&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: right">Uno, non sei nessuno/ due, tre, chi saresti te?<br />
(Fabri Fibra)</p>
<p style="text-align: right">Il protestantesimo, avendo eliminato l&#8217;ascesi e il suo punto centrale, il valore del celibato, ha già rinunciato in verità all&#8217;intimo nucleo del cristianesimo, e, in questo senso, dev&#8217;essere considerato un suo scarto.<br />
(Arthur Schopenhauer)</p></blockquote>
<p>Com&#8217;è fin troppo noto, l&#8217;Italia è un paese cattolico per storia e tradizione. Il cattolicesimo, per lo più nelle sue versioni più semplici e popolari, ha dunque plasmato l&#8217;identità della nostra nazione, abituandone i membri al rispetto delle gerarchie e all&#8217;umiltà contrita di chi lascia fare a chi sa fare, a chi perlomeno è tenuto a saper fare (caratteristica, questa, che senza dubbio può degenerare nella rassegnazione o nel comodo tirarsi fuori di chi non vuole responsabilità, né desidera pagare le conseguenze delle proprie azioni; e di questa degenerazione si ha in effetti testimonianza in numerosi brandelli della tormentata storia italiana).<br />
Le cose, tuttavia, sono cambiate. Molti italiani, probabilmente per la prolunguata e non protetta esposizione alla mentalità statunitense e ai suoi prodotti culturali più di massa, appaiono oggi mutati. Certo, può aver contribuito a questo profondo cambiamento (quasi antropologico) anche lo scarso valore delle classi dirigenti italiane, di cui in effetti è sempre più arduo fidarsi in tranquillità; fatto sta che oggi moltissimi credono di saper giudicare e di avere il diritto di giudicare da soli, e da soli commentare la propria bibbia, come dei luterani. Ecco, tale è la mutazione: l&#8217;apparizione nel nostro paese di uno strato, non saprei come definire questo gruppo &#8211; che di certo non ha nulla a che fare con l&#8217;orientamento religioso &#8211; di novelli luterani <em>sui generis</em>. Fuor di metafora, diremo che a occhio e croce non ci sono più argomenti e ambiti riservati agli iniziati: sempre più tutti si sentono legittimati a parlare di tutto, e non per avanzare un parere, ma come evidenti possessori della verità.</p>
<p>Mi ha spinto a queste riflessioni, del resto non così originali, un aspetto delle recenti primarie del Partito democratico. Credo che sia apparso chiarissimo a tutti: dietro la candidatura di Ignazio Marino (rispettabilissima, per certi versi necessaria, tuttavia irrimediabilmente mediocre e inadatta) si è formato un seguito che con enfasi messianica e convinzione catara, degne forse di altre cause, si è messa a propugnare l&#8217;elezione del proprio campione e a riversare sui concorrenti ogni genere di accusa; la più sanguinosa delle quali era probabilmente quella di esser vecchi ed esperti del proprio mestiere, quindi di incarnare con ciò il temibile <em>apparato</em>. L&#8217;apparato è l&#8217;equivalente del clero: è quell&#8217;intermediario tra Dio e l&#8217;uomo che, per chi sente di possedere la chiave per la corretta lettura della verità, non ha ragione di esistere. Anzi, non c&#8217;è che una spiegazione alla sua esistenza: che sia lì a derubare gli uomini meritevoli, i prescelti?, del proprio diritto a decidere da sé che fare con Dio &#8211; Dio qui è la politica, il potere, le scelte importanti e definitive, per chi non l&#8217;avesse capito. Una simile razza di impostori e usurpatori merita dunque ogni insulto e tutto l&#8217;astio del mondo: solo così si spiega razionalmente l&#8217;effluvio di male parole riversate, in occasione appunto delle primarie, su gente che in teoria fa parte della stessa parrocchia dei nostri novelli luterani. Solo che le parrocchie non devono più esserci, e i nuovi partiti non debbono più mantenere immagini alle pareti: la santità non è nei vecchi che hanno seguito una morale esterna, la santità è in ognuno di noi, e guardare al di fuori di sé è nient&#8217;altro che politeismo.<br />
Il popolino che invece si ostina a venerare l&#8217;apparato e a fidarsi dei propri dirigenti, questa risorta babilonia in salsa demosocialista, merita solo disprezzo: è gente che non vede, e se non vede è perché non ha in sé la verità e l&#8217;illuminazione. Spiegarla appare tempo perso, agli occhi di questi luterani (ma allora saranno forse più precisamente calvinisti?), che vengono per lo più da classi marginalmente istruite &#8211; parlano una lingua straniera, l&#8217;inglese, e si vestono alla moda &#8211; e odiano dunque l&#8217;ignoranza del popolo, che ha, tra tanti difetti, anche quello di essere pericolosamente vicino. Inoltre, il popolo è numeroso; e ciò è tipico di chi è destinato alla dannazione.<br />
Il luteranesimo italiano, come ogni buon luteranesimo, non ha dunque santi e, non avendo santi, non ha esempi: non riconoscendo ad alcuno il valore di esempio, non ha chi additare per chiarire al mondo il proprio concetto di morale e di etica. L&#8217;etica e la morale restano allora, e su questo non metto in discussione la buona fede di nessuno, dentro i singoli individui; ma una morale così introiettata e personale è una morale invisibile, e una morale invisibile è una morale che non esiste. Normale dunque che le posizioni divengano così urlate e prive di dubbi: se non ho un canone esterno &#8211; terzo, e terso &#8211; su cui regolarmi, in che maniera potrò calibrare la mia posizione e trovarvi magari dei difetti o un qualcosa di incompleto prima di esporla? Il tutto si riduce invece alla propria convinzione: più si è convinti della propria idea, più la si giudicherà giusta.<br />
Non stupisce più, nel caso almeno di persone non depresse che abbiano perciò, coerentemente, una giusta e normale autostima, che le opinioni espresse suonino quindi tanto definitive ed intolleranti: se si è puri, e chi ha il coraggio di giudicare l&#8217;operato degli altri non può che giudicarsi così, anche le proprie idee devono esserlo. E le parole invece che discordano non sono più sbagliate o scorrette, sono impure; e chissà, se non vivessimo in un&#8217;era tanto scristianizzata, si direbbe e si scriverebbe magari che è il demonio a parlare per bocca &#8211; che so io &#8211; di Pierluigi Bersani.</p>
<p>C&#8217;è comunque un ulteriore problema in tutto questo: l&#8217;autolegittimazione della propria morale, che è la condizione precedente e richiesta per accedere alla purezza, porta dritti alla ipervalutazione di sé. D&#8217;altra parte, di nuovo, è comprensibile: se sono in grado di fissare una morale, non ho forse la statura, non dico di un dio, ma certamente di un suo onesto interprete? Ecco dunque che si arriva al meésimo, ossia la religione di chi in fondo crede soltanto in sé stesso, ultima e compiutamente italica versione del luteranesimo, e solo se stesso valuta come degno di rispetto e di stima. Una manifestazione piuttosto eloquente del meésimo la si trova nella pretesa, anche questa osservata in certi simpatizzanti del centrosinistra, che il partito o la coalizione per cui vorranno votare li rappresenti, pena l&#8217;astensione o il voto per un altro partito: come se fosse possibile, in base alla statistica e al più semplice buonsenso, che un singolo individuo possa ritrovarsi perfettamente nel programma e nelle idee di una struttura politica che è la somma e la sintesi delle idee e delle azioni di milioni di persone. Ma ciò non conta, per chi è accecato dal meésimo: se il partito non è fatto su misura dell&#8217;ego spropositato e delle proposizioni banalotte del novello luterano, dev&#8217;esserci qualcosa di sbagliato nel partito. Che merita allora ogni sarcasmo e ogni contumelia.</p>
<p>Tutto questo, lo si vede, differisce di molto dal lascito di rigore personale, senso di responsabilità e della giustizia etica che il protestantesimo &#8211; parliamo ora del reale fenomeno storico &#8211; ha regalato all&#8217;Europa, con uomini come Müntzer o Melantone; e assomiglia semmai a quel proliferare di sette basate solo sull&#8217;arroganza e sull&#8217;individualismo che è la regola del mondo evangelico negli USA. Forse, peraltro, non è un caso, e dobbiamo considerare il fenomeno analizzato fin qui come un altro dei graditi doni dei nostri grandi fratelli e una tappa del nostro definitivo omologarci alla loro luminosa civiltà.</p>
<hr />
<p><small>&copy; tamas for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Terrificante: “La macchia del peccato” di Franck Thilliez</title>
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		<comments>http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/26/macchia-peccato-franck-thilliez/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Baranelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[1/5]]></category>
		<category><![CDATA[Franck Thilliez]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ terrificante quanto sia incapace di scrivere Franck Thilliez. “La macchia del peccato” è un romanzo del 2003, pubblicato ora in Italia, sulla scorta dei buoni dati di vendita dell’autore, per lo meno in Francia, dove ha anche vinto alcuni&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2980" title="thilliez cop" src="http://www.cabaretbisanzio.com/wp-content/uploads/2009/10/thilliez-cop-150x150.jpg" alt="thilliez cop" width="150" height="150" />E’ terrificante quanto sia incapace di scrivere Franck Thilliez. “<strong><em>La macchia del peccato</em></strong>” è un romanzo del 2003, pubblicato ora in Italia, sulla scorta dei buoni dati di vendita dell’autore, per lo meno in Francia, dove ha anche vinto alcuni premi (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franck_Thilliez">nel 2006 e nel 2007</a>).</p>
<p>Nel romanzo in questione Franck Sharko, detto Shark (notevole lo sforzo di fantasia), commissario della Polizia Giudiziaria di Parigi indaga su omicidi commessi da un serial killer con contorno di citazioni bibliche, tecniche sadomaso e il resto dell’armamentario. Ho finito il libro per il solo motivo che mi è parso di intuire chi fosse il colpevole già ben prima di metà del romanzo, volevo una conferma della banalità della trama: l’ho avuta, il colpevole era chi sospettavo.</p>
<p>Thilliez adora i puntini di sospensione: in cinquanta pagine ne ho contati circa centoventi. Il fatto interessante è che il testo è scritto in prima persona da Franck Sharko, però nelle pagine che ho esaminato compare anche una lettera scritta dal serial killer: eh sì, anche qui puntini di sospensione a pioggia, un vero tocco di classe. Ovviamente il testo è un thriller banale costruito per il mercato, che credo abbia apprezzato lo “sforzo” (romanzi e premi lo confermano), però anche nell’arte dell’intrattenimento esiste chi è in grado di comporre un’opera dotata di realismo, oppure ironia, o semplicemente scritta con uno stile frutto di letture e talento: tutte cose che mancano a Franck Thilliez. Nel suo romanzo l’autore inserisce passaggi del tipo: “<em>Il sagrato della paura mi stendeva il suo tappeto rosso; mi stavo avventurando in un’impresa assassina il cui cuore non aveva ancora smesso di battere…</em>” (i puntini sono dell’autore, ovviamente). O ancora: “<em>Andrò sino in fondo, finché rimarrà solo uno di noi due. Tutto è già stato scritto, tutto…</em>”. Sì, in “<em>Highlander</em>” magari. Concludendo, se è anche vero che “<em>tutto è già stato scritto</em>”, una cosa la si può ripetere: <strong>Franck Thilliez</strong> in questo suo “<strong><em>La macchia del peccato</em></strong>” fa davvero pena.</p>
<p> Franck Thilliez, “<em>La macchia del peccato</em>” (ed. or. 2003) pp. 375, 18,60 euro, Editrice Nord (2009).</p>
<p>Giudizio:1/5.</p>
<hr />
<p><small>&copy; enzob for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Etichette e cose</title>
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		<comments>http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/23/etichette-e-cose/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 09:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Loreppina Eccetera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Satire]]></category>
		<category><![CDATA[Loreppina Eccetera]]></category>

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		<description><![CDATA[Cose: leggo su <a href="http://satisfiction.menstyle.it/136/satisfiction-128-il-post-noir">un blog</a> dell&#8217;invenzione di una nuova etichetta: il post-noir, per quegli autori che si sentono costretti nella gabbia del noir e ne vogliono fuggire. Sono assai perplessa. Intanto la proposta viene da un blog che una volta ha&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cose: leggo su <a href="http://satisfiction.menstyle.it/136/satisfiction-128-il-post-noir">un blog</a> dell&#8217;invenzione di una nuova etichetta: il post-noir, per quegli autori che si sentono costretti nella gabbia del noir e ne vogliono fuggire. Sono assai perplessa. Intanto la proposta viene da un blog che una volta ha detto male di Saviano. Già basterebbe questo. E poi, non pare assurdo anche a voi che uno scrittore possa autodefinire la sua opera? Ergersi a critico letterario di se stesso! Quella di Montanari mi sembra una malriuscita operazione di marketing. Io diffido sempre delle discussioni su generi e post generi, per di più poi quando in queste discussioni non si sente la necessità di ascoltare la voce di una donna, così facendone di fatto un recinto maschilista. Ne parla anche il sempre ottimo Giuseppe Genna. </p>
<p>Altro: il nuovo romanzo di Wu Ming si intitola Altai e arriva in libreria fra poco. Si inserisce a pieno titolo nel filone Niù Italian Epic, geniale etichetta inventata proprio da Wu Ming 1, etichetta nella quale vanno inseriti anche Manituana e Gomorra. Andrebbero infatti letti insieme. Ho le bozze, le leggo ed è d&#8217;obbligo un poi vi dico.  </p>
<hr />
<p><small>&copy; eccetera for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Loredana e la sua rivoluzione</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 06:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ludovica Anselmo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Loredana” diceva “amore, lo vedi com’è bello questo sofà? Il colore dice con tutto”.
Fosse oggi, gli avrei lanciato uno sguardo nero e l’avrei incenerito a quel demente di mio marito.
Il tuo divano etnofighetto mi fa cagare, razza di&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cabaretbisanzio.com/wp-content/uploads/2009/10/loredana-150x150.jpg" alt="loredana" title="loredana" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2970" /></p>
<p>“Loredana” diceva “amore, lo vedi com’è bello questo sofà? Il colore dice con tutto”.<br />
Fosse oggi, gli avrei lanciato uno sguardo nero e l’avrei incenerito a quel demente di mio marito.<br />
Il tuo divano etnofighetto mi fa cagare, razza di neoproletario senza vita!.<br />
Io avrei fatto un figurone e la commessa finto Chanel si sarebbe schierata dalla sua parte. Vacca.<br />
Ma quel giorno ero distratta, avevo capelli arruffati e ancora non facevo queste robe da megera.<br />
Quindi guardai con l’invidia delle donne in picco ormonale la <em>french manicure</em> della signorina finto Chanel, sospirai.<br />
&#8220;Per me è uguale&#8221; e ci portammo a casa il divano di bambù.</p>
<p><em>-Senti Tommaso, ma perchè mi hai fatta così piccola e smidollata?<br />
-Loredana, tu devi capire: la città dove vivi ha un alto tasso di umidità, in più hai voluto arredare la tua casa con termosifoni a forma di lettere dell’alfabeto, fai tu quanto potevi essere insignificante. Per questo motivo poi ti ho scelto un fidanzato permaloso ed insicuro che s’arrabbia quando dici che di lavoro fa il <em>cuoco</em>. “Maporcadiquellavacca Loredana! Uno studia e sbocca sangue, si sbatte giornenotte chiamami almeno chef! Cazzo”. E che se ne va sbattendo la porta.<br />
Mi pareva adeguato.</em></p>
<p>Ma un giorno la misura s’è colmata, come persona mediocre non andavo più bene e nemmeno tu Tommaso, potevi controllare quella luce nuova nei miei occhi. </p>
<p><em>Tommaso, ascolta. Perchè non evolvi il mio personaggio? Pensa che bel <em>coupe de theatre</em>; quando ormai sono tutti abituati al mio dolore normale, a questo tedio da salariata -ecco- io allora un giorno prendo il candelabro d’argento e ci spacco la elle nel salone. Scrach!.</em> <em>Una meraviglia, sì?</em>. (...)<br/>Read the rest of <a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/22/loredana-e-la-sua-rivoluzione/">Loredana e la sua rivoluzione</a> (800 words)</p>
<hr />
<p><small>&copy; pattymeet for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Due cose e poi ci torno</title>
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		<comments>http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/21/due-cose-e-poi-ci-torno/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Loreppina Eccetera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Satire]]></category>
		<category><![CDATA[Loreppina Eccetera]]></category>

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		<description><![CDATA[Due cose che ho pensato in questi giorni in cui c&#8217;è un brutto clima. 
La prima: ieri sera guardavo Raidue e mi sono accorta che i programmi serali sono introdotti da un presentatore maschio. Sì, avete capito: un signorino buonasera!&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due cose che ho pensato in questi giorni in cui c&#8217;è un brutto clima. </p>
<p>La prima: ieri sera guardavo Raidue e mi sono accorta che i programmi serali sono introdotti da un presentatore maschio. Sì, avete capito: un signorino buonasera! Sono rimasta basita: questa è l&#8217;esasperazione del maschilismo! La televisione è nata con le coraggiose signorine buonasera e non c&#8217;è ragione di cambiare. Di questo e altri preoccupanti sintomi parlano anche le sempre meritorie Sorelle d&#8217;Italia. </p>
<p>La seconda: d&#8217;accordo, il servizio di Mattino Cinque non era un bel servizio, tuttavia mi accorgo che in molti assolvono il giudice Mesiano (che è naturalmente un uomo) e se la prendono con la giovane giornalista precaria Annalisa Spinoso (una donna). Ne ho parlato con alcune amiche e trovo spaventoso prendersela con una donna solo perché è donna. Su questo poi ci torno. </p>
<p>Libri: ho letto l&#8217;ultimo capolavoro di Biondillo. Si tratta anche di questione di genere. Qui è d&#8217;obbligo un poi vi dico.<br />
State bene, malgrado il clima sempre più maschilista. </p>
<hr />
<p><small>&copy; eccetera for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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		<title>Scambio alla pari</title>
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		<comments>http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/20/scambio-alla-pari/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 08:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bysanzino]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Grasso]]></category>
		<category><![CDATA[Trattativa]]></category>

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		<description><![CDATA[ULTIMORA ANSA: lo scambio alla pari chiude la trattativa: nella prossima stagione Piero Grasso guiderà la mafia, Matteo Messina Denaro l&#8217;antimafia. Soddisfatte le società. 

&#169; Antonio Pagliaro for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. &#124;
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ULTIMORA ANSA: lo scambio alla pari chiude la trattativa: nella prossima stagione Piero Grasso guiderà la mafia, Matteo Messina Denaro l&#8217;antimafia. Soddisfatte le società. </p>
<hr />
<p><small>&copy; Antonio Pagliaro for <a href="http://www.cabaretbisanzio.com">Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni</a>, 2009. |
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