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	<title>Andrea Beggi</title>
	
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	<description>Un blog di Andrea Beggi</description>
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		<title>Rete Vodafone LTE – Sony Xperia Z</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie a Vodafone ho avuto l&#8217;opportunità di provare per qualche settimana la nuova rete LTE, uno standard di telefonia mobile cellulare che raggiunge elevatissime velocità (teoriche) di trasferimento dei dati. Sulle modalità di funzionamento dei dati su rete cellulare avevo accennato qualche tempo fa, sempre in relazione alla rete Vodafone, ma con considerazioni che valgono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Vodafone ho avuto l&#8217;opportunità di provare per qualche settimana <a href="http://rete.vodafone.it/la-rete-vodafone/strumenti/mappa-citta-4g/">la nuova rete LTE</a>, uno standard di telefonia mobile cellulare che raggiunge elevatissime velocità (teoriche) di trasferimento dei dati. Sulle modalità di funzionamento dei dati su rete cellulare <a title="Il nuovo approccio di Vodafone al traffico dati in mobilità. (Aka le nuove tariffe dati Vodafone)" href="http://www.andreabeggi.net/2010/11/17/il-nuovo-approccio-di-vodafone-al-traffico-dati-in-mobilita-aka-le-nuove-tariffe-dati-vodafone/">avevo accennato qualche tempo fa</a>, sempre in relazione alla rete Vodafone, ma con considerazioni che valgono per tutti gli operatori; il post è un po&#8217; datato (risale a tre anni fa) ma il succo del discorso è lo stesso:</p>
<blockquote><p>Per chiarire la questione bisogna considerare alcuni fattori tecnici. Su una connessione “fissa” la risorsa è dedicata, l’utilizzo che se ne fa non ostacola gli altri utenti e il prezzo per l’operatore è sostanzialmente assimilabile ad un costo fisso, il che permette di offrire piani flat senza limitazioni di tempo o traffico. Le connessioni mobili sono condivise tra tutti gli utenti collegati in quel momento alla cella e la banda disponibile è limitata dalle tecnologie e dal costo degli investimenti. Quando le telco pubblicizzano le connessioni mobili a 14,4 Mb/s significa che la singola cella ha una banda di 14,4 Mb/s, ma sulla singola cella ci sono collegati più utenti contemporaneamente. (Una BTS — le foreste di antenne che siamo abitati a vedere un po’ dovunque — crea diverse celle).</p></blockquote>
<p>La rete LTE aumenta la velocità di un ordine di grandezza, arrivando al dato di targa di 326 Mb/s (86 in upload). Naturalmente di tratta di velocità impossibili da raggiungere fuori dalle condizioni sperimentali di un laboratorio, ma il beneficio che ne trae l&#8217;uso quotidiano è comunque significativo.</p>
<p>Per la prova mi è stato fornito un telefono adeguato: <a href="http://www.sonymobile.com/it/products/phones/xperia-z/">Sony Xperia Z</a>, uno smartphone Android di ultima generazione con eccellenti caratteristiche hardware. Abituato al mio vetusto Nexus S, la velocità di Xperia Z mi è sembrata eccezionale: nessuna incertezza, nessun lag, nessun ritardo nell&#8217;eseguire i comandi impartiti.</p>
<p>L&#8217;uso che ne ho fatto è stato il solito: nessuna telefonata, navigazione, ricerca informazioni, uso dei social network, geolocalizzazione, qualche foto. Ho configurato sia Gmail che la posta aziendale Exchange, e non ho personalizzato più di tanto le opzioni del sistema, in modo da avere un riferimento il più possibile vicino al mio standard di uso.</p>
<p>Per monitorare le prestazioni ho installato la<a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=org.zwanoo.android.speedtest"> app di Speedtest.net</a>, uno degli strumenti più diffusi per valutare (senza pretesa di eccessiva precisione) la velocità della banda disponibile. Ho effettuato un po&#8217; di test in zone e orari diversi tutti a Genova, sia in centro che in periferia, e questi sono i risultati (*).</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/LTE.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5037" alt="LTE" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/LTE-300x238.png" width="300" height="238" /></a></p>
<p>Naturalmente non c&#8217;è nessuna pretesa statistica, la rilevazione ha solo lo scopo di confermare le impressioni che di volta in volta mi sono fatto sull&#8217;ampiezza e sulla qualità della banda.</p>
<p>Le misure confermano grosso modo quanto scritto a proposito della condivisione sulla singola cella: in zone periferiche e/o in orari &#8220;off peak&#8221; le prestazioni sono leggermente superiori a quelle misurate in centro in giorni feriali, ma queste ultime sono comunque molto buone. Anche la &#8220;qualità&#8221; della connessione è elevata: i bassi valori di &#8220;ping&#8221; registrati sono indice di bassa latenza e di rete poco congestionata.</p>
<p>Il caricamento delle pagine web è sempre rapidissimo, i video fluidi, le app sono veloci e le foto appaiono in un attimo: usare uno smartphone così veloce e con così tanta banda a disposizione offre un&#8217;esperienza d&#8217;uso davvero &#8220;leggera&#8221;. Abituato alle povere prestazioni del mio datato Nexus S, mi sono trovato a trascorrere meno tempo con il naso sullo schermo del telefono benché le mie attività online siano state molto più frequenti a causa di questo test. Non nascondo che alcune volte rinuncio a usare il Nexus S per cercare un&#8217;informazione o controllare un dato perché so già che &#8220;perderei l&#8217;attimo&#8221;, ma con queste prestazioni il problema non si pone. E&#8217; un altro passo verso la connettività intesa come una &#8220;commodity&#8221;, un qualcosa che c&#8217;è sempre, che si dà per scontato e che si utilizza per le normali attività di tutti i giorni, senza esserne ossessionati, senza sviluppare idiosincrasie o dipendenze.</p>
<p>Quando non avevo necessità tenevo il WiFi disattivato anche a casa perché le prestazioni della rete mobile erano superiori a quelle dalla mia ADSL Tiscali, che è una connessione con qualche infamia e senza lode.</p>
<p>Xperia Z è uno smarphone dalle ottime prestazioni, uno schermo generoso e una batteria che dura tanto: si arriva tranquillamente alla sera senza preoccuparsi di dover fare economia. La gestione dell&#8217;alimentazione è molto curata, ci sono alcune funzioni introdotte da Sony, come il WiFi basato sulla posizione e la gestione intelligente delle risorse, che funzionano molto bene e non impattano minimamente sull&#8217;utilizzo. Il GPS fa il punto così velocemente che non ci si crede, la GPU riproduce i video full HD via WiFi con fluidità perfetta e ottima qualità. La personalizzazione di Sony è poco invadente, al contrario di quella di altri produttori, anche se non capisco quale sia il senso di fornire app proprietarie per Twitter e Facebook, quando si possono tranquillamente usare quelle ufficiali che non sono bloccate in nessun modo.</p>
<p>Cose che mi sono piaciute meno: il design è elegante ma qualche volta rende difficile afferrare il telefono con una presa sicura, la parte posteriore non sembra in vetro, come dichiarato, ma è delicata e si riga facilmente. La fotocamera ha ottime prestazioni sulla carta, ma il vecchio Nexus S la sconfigge a mani basse. Ecco la stessa foto, non ritoccata e con le impostazioni standard, fatta dai due dispositivi nello stesso momento: <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/2013-05-14-13.05.30.jpg" target="_blank" rel="slb_off">Xperia Z</a> &#8211; <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/IMG_20130514_130542.jpg" target="_blank" rel="slb_off">Nexus S</a>. La dotazione è minimale: telefono e alimentatore, ma penso si trattasse di un&#8217;unità di test.</p>
<p>E&#8217; conforme agli standard <a href="http://www.ingegneria-elettronica.com/normative/guida_elettrotecnica_norme_cei_letteraG.htm">IP55 e IP57</a> e può resistere fino a 30 minuti immerso in acqua, ma il prezzo da pagare è la presenza di sportellini da aprire ogni volta che vi deve connettere un cavo o le cuffie.</p>
<p>Costa parecchio, ma la qualità e le prestazioni sono ottime; Sony Xperia Z è una buona alternativa ai prodotti più blasonati del mercato.</p>
<p><em> (*) Una riga è ripetuta, i geodati non appaiono, ma sono stati registrati.</em></p>

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		<title>La Mezza Di Genova 2013</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 13:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica ho partecipato alla gara principale che si disputa nella mia città: La Mezza Di Genova. Il meteo ci ha graziato: una stupenda mattinata di sole in un weekend di brutto tempo ha illuminato Genova, bellissima nelle giornate di sole primaverili. Arrivo da una preparazione breve, ma fatta più o meno bene; non ho corso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica ho partecipato alla gara principale che si disputa nella mia città: <a href="http://www.lamezzadigenova.it/">La Mezza Di Genova</a>. Il meteo ci ha graziato: una stupenda mattinata di sole in un weekend di brutto tempo ha illuminato Genova, bellissima nelle giornate di sole primaverili.</p>
<p>Arrivo da una preparazione breve, ma fatta più o meno bene; non ho corso molto negli ultimi 10 giorni, ma confido che strafogarmi di carboidrati e dormire come un orso in letargo possa dare qualche frutto. Parcheggio lo scooter e vado a cercare gli amici della mia società per la foto di rito. Sono rilassato, l&#8217;aria è tiepida, sono circondato da runner contenti: c&#8217;è una bella atmosfera. Consegno la borsa al deposito, faccio due passi e mi sposto in area partenza quando mancano una decina di minuti. C&#8217;è tanta gente ma non siamo schiacciati; osserviamo un minuto di silenzio per le vittime di Boston. Peccato che l&#8217;amplificazione fosse insufficiente e le persone nelle file più lontane non si siano rese conto di cosa stesse succedendo, quindi un vero silenzio non c&#8217;è mai stato.</p>
<p>Finalmente lo sparo, e si parte; c&#8217;è la solita ressa ma stranamente non arrivano gomitate, nel silenzio della strada senza auto si sentono solo i tonfi delle scarpe sul selciato, bellissimo. Quest&#8217;anno non si passa in Via Garibaldi, credo causa lavori in corso, ma si percorre la galleria prima di sbucare in Piazza Fontane Marose. E&#8217;  tutto un &#8220;biiiip&#8221; dei GPS che protestano per la perdita del segnale, e infatti i miei tempi per questo tratto sono sballati; pace, non è la fine del mondo.</p>
<p>Arrivati in Piazza De Ferrari, inizia la lunga discesa di Via XX Settembre; per ora sto bene e lascio girare le gambe sfruttando la pendenza, sono rilassato, l&#8217;aria è dolce, vado forte. Da qui arrivo a Boccadasse in un attimo: viaggio a meno di 4&#8217;50&#8243;/Km, ma so bene che è un ritmo che non posso permettermi per 21 Km. Impreco un po&#8217; sul saliscendi di Corso Italia, ma stringo i denti per cercare di mantenere il ritmo. Giro di boa e ritorno verso la rampa della Sopraelevata: un maledetto falso piano che sembra non finire mai, e infatti scendo a 5&#8242;/Km. Appena la strada torna pianeggiante mi riprendo un po&#8217; e aumento il ritmo. Non ho trovato la mia lepre, sono da solo ma mi sembra di potermi gestire abbastanza bene.</p>
<p>Correre sulla Sopraelevata è la parte più suggestiva della gara: è uno scorcio stupendo sulla città e sul porto ed è un&#8217;occasione per restituire alle persone una strada dominata dalle auto per il resto dell&#8217;anno. Lungo le ringhiere tante persone sono salite per vedere la corsa e approfittare della possibilità; diversamente da quanto sento dire di Milano, Genova mi sembra accettare bene una mattina di disagi al traffico: non ho sentito nessun automobilista lamentarsi perché costretto ad attendere agli incroci, e ho visto parecchie persone lungo il percorso, incuriosite e incitanti.</p>
<p>Comincio a soffrire il caldo: il sole di Aprile e la distanza percorsa si fanno sentire; soffro anche per la fatica, ma è ordinaria amministrazione: sono al Km 15 e non mi sono risparmiato. Scendo dalla Sopraelevata e imbocco Lungomare Canepa per arrivare al giro di boa alla Fiumara. La zona è oggettivamente brutta, io sono stanco, ho caldo, è il momento peggiore e vado piano, preso dallo sconforto. Ricorro alle tecniche Zen-fai-da te: conto i respiri da 1 a 8 ricominciando quando ho finito, una cadenza ipnotica che mi aiuta ad allontanare i pensieri dalla fatica e mi svuota la mente. Tra le altre cose, sto per imboccare la temutissima salita del Ponte Elicoidale che mi riporterà sulla Sopraelevata: è il punto più duro della corsa, 500 maledetti metri che ti spaccano le gambe, affaticate da 18 Km di strada. Le mie paturnie sono confermate dai tempi: stacco i 2 Km più lenti di tutta la gara. Al termine della salita qualcuno non si sente bene: un ragazzo dall&#8217;apparente ottima forma fisica è seduto sul guard-rail, pallido e in evidente difficoltà. Un amico è con lui e ha già avvertito l&#8217;assistenza. Spero non sia nulla di grave.</p>
<p>Finalmente sono agli ultimi 2 Km, sono in un bel posto, la gara sta per finire, c&#8217;è un bel sole, la vita mi sorride. Spinto da nuove energie, aumento la velocità portandomi ai tempi che avevo all&#8217;inizio. Le gambe protestano, ma io le ignoro: non è un problema  mio, che si arrangino; si sono comportate bene finora, non accetto capricci proprio adesso. All&#8217;ultimo chilometro mi si affianca Max, un compagno di squadra. Ci incitiamo a vicenda e tento di aumentare ancora un po&#8217; per mantenere il suo ritmo, tanto manca poco.</p>
<p><em> &#8220;Pain is temporary, quitting lasts forever&#8221;</em>, &#8221; Solo 1 Km, come da casa al panettiere: è pochissimo&#8221;,<em> &#8220;Unless you puke, faint or die, keep running&#8221;. </em> Ripenso alla biografia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emil_Z%C3%A1topek">Emil Zátopek</a>: &#8220;Se sei stanco, vai più forte&#8221;. Ripasso tutti i miei mantra e, evidentemente, a qualcosa servono: al km 21 stacco un 4&#8217;51&#8243;/Km. Imbocco la rampa di uscita, una ripida discesa che mi dà lo slancio per l&#8217;ultimo centinaio di metri. Spendo le ultime energie per accelerare ancora e arrivare in modo dignitoso e finalmente taglio il traguardo.</p>
<p><iframe src="http://www.endomondo.com/embed/workouts?w=rmYaiGOWFSY&amp;width=580&amp;height=600&amp;width=950&amp;height=600" height="600" width="950" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Ho il fiatone, mi fermo un attimo per raccogliere le forze, mi danno una medaglia e barcollo fino al ristoro sotto la tensostruttura. Bevo un succo e mangio una banana; sputo la focaccia, che è pessima e stantia (ma che figura facciamo con i foresti? Questa roba fa schifo!). Recupero la borsa e mi rivesto. Torno a casa e crollo sul divano; sono contento, mi sono divertito e ho migliorato il tempo rispetto all&#8217;anno scorso. Mi aspetta un po&#8217; di lavoro in giardino, ma la pioggia decide di graziarmi e faccio poco. Adesso mi aspetta un po&#8217; di recupero poi riprenderò a correre.</p>
<p>Perché correre è bello.</p>

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		<title>Aumentare la sicurezza di WordPress</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 07:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni c&#8217;è stata un drastico aumento degli attacchi alla pagina di login di WordPress. Quasi 100.000 computer &#8220;zombies&#8221; in preda a un botnet stanno cercando di forzare un gran numero di installazioni tramite un attacco &#8220;brute force&#8221; che tenta di indovinare la password dell&#8217;amministratore. Difendersi non è difficile, basta prendere alcune precauzioni. Potete [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/wp_bruteforce_opt1.png"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-5003" alt="wp_bruteforce_opt1" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/wp_bruteforce_opt1-300x213.png" width="300" height="213" /></a>Negli ultimi giorni c&#8217;è stata un drastico aumento degli <a href="http://blog.hostgator.com/2013/04/11/global-wordpress-brute-force-flood/">attacchi alla pagina di login di WordPress</a>. Quasi 100.000 computer &#8220;zombies&#8221; in preda a un botnet stanno cercando di forzare un gran numero di installazioni tramite un attacco &#8220;<a href="http://ma.tt/2013/04/passwords-and-brute-force/">brute force</a>&#8221; che tenta di indovinare la password dell&#8217;amministratore.</p>
<p>Difendersi non è difficile, basta prendere alcune precauzioni. Potete <a href="http://www.webbando.com/cambiare-il-nome-utente-admin-di-wordpress/cambiare-il-nome-utente-admin-di-wordpress-1128.html">cambiare il nome dell&#8217;amministratore</a>, scegliendone uno diverso da &#8220;admin&#8221;, potete s<a href="http://grc.com/password">cegliere una password</a> complessa di almeno 10 caratteri, o potete attivare l&#8217;autenticazione a due fattori.</p>
<p>Di quest&#8217;ultimo sistema vi ho già parlato, riferendomi alla implementazione di Google e <a title="Aumentare la sicurezza di Gmail con la verifica in due passaggi" href="http://www.andreabeggi.net/2011/10/11/aumentare-la-sicurezza-di-gmail/">descrivendone l&#8217;utilizzo per Gmail</a> e per <a title="Proteggere l’accesso SSH tramite l’autenticazione a due fattori" href="http://www.andreabeggi.net/2013/03/20/proteggere-laccesso-ssh-tramite-lautenticazione-a-due-fattori/">l&#8217;accesso SSH a un server remoto</a>. Lo stesso sistema può essere usato anche per il login a WordPress. E&#8217; sufficiente <a href="http://wordpress.org/extend/plugins/google-authenticator/">installare un plugin</a> e attivare la funzione per l&#8217;utente amministratore e per tutti gli altri dei quali si voglia aumentare la sicurezza. E&#8217; consigliabile che venga fatto per tutti coloro che hanno privilegi amministrativi. L&#8217;applicazione per la gestione esiste per Android, iOS e Blackberry, è gratuita, Open Source, e non necessita della connessione dati poiché non scambia nessuna informazione con Google (il login è vostro, privato e sconosciuto a chiunque) e, se lo usate già, è sufficiente scansionare il QR Code per attivare l&#8217;interfaccia.</p>
<p>Proteggetevi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/account/" title="account" rel="tag">account</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/autenticazione/" title="autenticazione" rel="tag">autenticazione</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google/" title="google" rel="tag">google</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/password/" title="password" rel="tag">password</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/sicurezza/" title="sicurezza" rel="tag">sicurezza</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/tecnica/" title="Tecnica" rel="tag">Tecnica</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/wordpress/" title="WordPress" rel="tag">WordPress</a><br />
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		<item>
		<title>It may amaze you gentlemen that Orkut is still up and running</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 14:03:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[google devi soffrire]]></category>
		<category><![CDATA[google reader]]></category>

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		<description><![CDATA[Tags: google devi soffrire, google reader]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreabeggi.net/2013/03/21/it-may-amaze-you-gentlemen-that-orkut-is-still-up-and-running/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google-devi-soffrire/" title="google devi soffrire" rel="tag">google devi soffrire</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google-reader/" title="google reader" rel="tag">google reader</a><br />
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		<title>Proteggere l’accesso SSH tramite l’autenticazione a due fattori</title>
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		<comments>http://www.andreabeggi.net/2013/03/20/proteggere-laccesso-ssh-tramite-lautenticazione-a-due-fattori/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 08:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[autenticazione]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[password]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[ssh]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa ho parlato dell&#8217;autenticazione a due fattori dell&#8217;account Google. Il codice di Google Authenticator rilasciato da Big G è Open Source e può essere utilizzato per diverse applicazioni. Per esempio può aggiungere uno strato alla sicurezza dell&#8217;accesso SSH con una time based one-time password (TOTP). Il bello è che Google non mette il naso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://xkcd.com/538/"><img class="size-full wp-image-3882 aligncenter" title="security" alt="" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/security.png" width="448" height="274" /></a></p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/2011/10/11/aumentare-la-sicurezza-di-gmail/">Tempo fa ho parlato</a> dell&#8217;autenticazione a due fattori dell&#8217;account Google. Il codice di <a href="https://code.google.com/p/google-authenticator/">Google Authenticator</a> rilasciato da Big G è Open Source e può essere utilizzato per diverse applicazioni. Per esempio può aggiungere uno strato alla sicurezza dell&#8217;accesso SSH con una <em>time based one-time password</em> (TOTP). Il bello è che Google non mette il naso nella vostra connessione: è una faccenda tra il vostro server e il vostro smartphone e chiunque lo può verificare esaminando il codice sorgente.</p>
<p>Come funziona? Una volta inseriti nome utente e password &#8220;tradizionali&#8221; il server richiede un ulteriore codice di accesso numerico, che va copiato dall&#8217;applicazione installata sul telefono e che cambia ogni 30 secondi. In questo modo, anche se la vostra password venisse rivelata, nessun malintenzionato potrebbe accedere al server a meno di non essere in possesso anche del vostro smartphone. Vediamo come fare (distribuzione debian-based).</p>
<p>Cominciamo con l&#8217;installare il necessario:</p>
<p><code>sudo apt-get update</code></p>
<p><code>sudo apt-get install libpam-google-authenticator</code></p>
<p>Accediamo con l&#8217;utente per cui vogliamo configurare l&#8217;autenticazione a due fattori (è un&#8217;impostazione user-based) e impartiamo il comando</p>
<p><code>google-authenticator</code></p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga1a.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4973" alt="Google Authenticator" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga1a-225x300.png" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Google Authenticator fornirà una <em>secret key</em>, una serie di codici di emergenza che andranno conservati in un luogo sicuro, e mostrerà un QR-code.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga2.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4976" alt="ga2" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga2-300x135.png" width="300" height="135" /></a></p>
<p>Rispondiamo &#8220;y&#8221; alla richiesta di aggiornare il file, &#8220;y&#8221; alla restrizione di un login ogni 30 secondi, &#8220;n&#8221; alla richiesta di aumentare la finestra di tempo, e &#8220;y&#8221; a quella di abilitazione di un limite ai tentativi di accesso in un breve intervallo di tempo per arginare gli attacchi brute force.</p>
<p>A questo punto dobbiamo abilitare Google Authenticator per gli accessi SSH: apriamo il file</p>
<p><code>/etc/pam.d/sshd</code></p>
<p>e aggiungiamo la linea</p>
<p><code>auth required pam_google_authenticator.so</code></p>
<p>Apriamo anche</p>
<p><code>/etc/ssh/sshd_config</code></p>
<p>e cerchiamo la linea</p>
<p><code>ChallengeResponseAuthentication no</code></p>
<p>modificandola in</p>
<p><code>ChallengeResponseAuthentication yes</code></p>
<p>e finalmente facciamo ripartire il servizio in modo che le modifiche vengano recepite:</p>
<p><code>service ssh restart</code></p>
<p>Dopo aver scaricato (se non l&#8217;avete già) <a href="http://support.google.com/accounts/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=1066447">l&#8217;app di Google Autenthicator per la vostra piattaforma</a>, potete inserire nel programma la secret key oppure scansionare direttamente il QR-code.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga4.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4982" alt="ga4" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga4-180x300.png" width="180" height="300" /></a></p>
<p>Da questo momento Google Authenticator comincerà a produrre codici di accesso che dovrete consultare e inserire al momento del login al vostro server SSH.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga3.png"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4979" alt="ga3" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/ga3-300x188.png" width="300" height="188" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attenzione</strong>: ricordatevi di abilitare l&#8217;autenticazione a due fattori anche per l&#8217;utente che utilizzate di solito per accedere via SSH, quello che ha i privilegi da <code>sudoer</code>, perché da questo momento in poi l&#8217;autenticazione è modificata per tutti gli utenti, e se non avete configurato l&#8217;utente giusto rischiate di chiudervi fuori.</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/autenticazione/" title="autenticazione" rel="tag">autenticazione</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/google/" title="google" rel="tag">google</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/password/" title="password" rel="tag">password</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/sicurezza/" title="sicurezza" rel="tag">sicurezza</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/ssh/" title="ssh" rel="tag">ssh</a>, <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/tecnica/" title="Tecnica" rel="tag">Tecnica</a><br />
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		<title>Prova Microsoft Surface RT: sistema operativo e considerazioni</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/andreabeggi/fb/~3/AfwUnP1OKA0/</link>
		<comments>http://www.andreabeggi.net/2013/03/18/prova-microsoft-surface-rt-sistema-operativo-e-considerazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 08:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft surface]]></category>
		<category><![CDATA[Prove]]></category>
		<category><![CDATA[Surface RT]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel post precedente ho illustrato l&#8217;hardware e le impressioni di utilizzo del tablet Microsoft Surface RT. Qui la prova continua parlando del sistema operativo e facendo alcune considerazioni più generali. In questo momento Microsoft copre tutti i settori del personal computing: Windows 8 su desktop e notebook, Windows Phone su smartphone, Windows RT e Windows [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel <a title="Prova Microsoft Surface RT: hardware" href="http://www.andreabeggi.net/2013/03/10/prova-microsoft-surface-rt-hardware/">post precedente</a> ho illustrato l&#8217;hardware e le impressioni di utilizzo del tablet <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/surface-with-windows-rt/home">Microsoft Surface RT</a>. Qui la prova continua parlando del sistema operativo e facendo alcune considerazioni più generali.</em></p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/SurfaceRT.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4861" alt="SurfaceRT" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/SurfaceRT-300x179.jpg" width="300" height="179" /></a>In questo momento Microsoft copre tutti i settori del personal computing: Windows 8 su desktop e notebook, Windows Phone su smartphone, Windows RT e Windows 8 su tablet. Mentre nel primo caso è destinata a &#8220;vivere di rendita&#8221; ancora per un pezzo, a prescindere dalla qualità del sistema operativo, la scommessa su telefoni e tablet è relativamente recente.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo periodo l&#8217;integrazione tra i dispositivi Microsoft è spinta come mai prima: sistema operativo simile, interfacce coerenti e unificazione delle impostazioni dell&#8217;account utente. L&#8217;interfaccia di Microsoft Surface RT è praticamente identica a quella di Windows 8 che usiamo ogni giorno sui nostri computer: tile (i &#8220;tastoni&#8221;), il desktop che non è più il focus dell&#8217;esperienza utente, forte spinta verso le &#8220;gesture&#8221; sia con il mouse che via touch.</p>
<p>Se usate un computer con Windows 8, sapete già al 99% cosa aspettarvi dai tablet Microsoft:  i sistemi offrono un&#8217;esperienza praticamente identica, tranne pochissime cose dovute alle ovvie differenze strutturali. Questa situazione ha dei pro e dei contro.</p>
<p>Il primo e indubbio beneficio è l&#8217;appiattimento della curva di apprendimento: se ci si orienta in Windows 8 su computer, non c&#8217;è nulla di nuovo da imparare. Le cose sono negli stessi posti, le applicazioni di sistema sono identiche, le cose si fanno allo stesso modo. Se usate un account Microsoft per accedere al computer, tutte le impostazioni e i collegamenti con i vari servizi online sono attivi e  sincronizzati da subito.</p>
<p>L&#8217;integrazione è un altro plus: Surface RT viene fornito con Office Home and Student 2013 RT già installato, e i documenti non devono essere convertiti. L&#8217;accesso ai propri file è facile e &#8220;normale&#8221;: su Skydrive, su Dropbox, sfogliando semplicemente la rete locale, leggendoli dalla porta USB.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/MS_account.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4932" alt="Account Microsoft" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/MS_account-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>La sincronizzazione delle impostazioni: tramite <a href="http://windows.microsoft.com/it-it/windows-8/cloud-connected#1TC=t1">l&#8217;account Microsoft</a> si possono uniformare preferenze e impostazioni di sistema e applicazioni su dispositivi diversi. <em>&#8220;Se connetti il tuo account Microsoft ai tuoi account di altri servizi quali Hotmail, Messenger, Facebook, Twitter, LinkedIn, tutte le tue informazioni si troveranno in un&#8217;unica posizione accessibili dalle app Mail, Messaggi e Calendario. Puoi anche accedere rapidamente alle foto e ai file disponibili su SkyDrive, Facebook, Flickr o altri siti. Puoi anche usare questo stesso account per accedere a Xbox, Office, Bing e così via.&#8221;. </em>Tutto questo garantisce una continuità nell&#8217;esperienza d&#8217;uso che risulta molto comoda.</p>
<p>Ci sono anche degli aspetti positivi peculiari di Surface RT: il display è buono, l&#8217;interfaccia è reattiva e il sistema dà sempre una sensazione di velocità e leggerezza. C&#8217;è anche un altro vantaggio: una volta collegata la tastiera, aperto il sostegno posteriore e posizionato il tablet su una scrivania dopo pochi istanti ci si dimentica che non si sta usando un &#8220;vero&#8221; computer. Le modalità, l&#8217;interfaccia e il tipo di user experience sono talmente simili che la differenza è quasi impercettibile. E, come dicevo prima, anche il form factor 16/9 guida verso l&#8217;utilizzo in orizzontale.</p>
<p>Questa propensione a funzionare &#8220;come un notebook&#8221; è un pregio ma può essere anche un limite. Intanto Windows Surface RT non sembra conscio di essere un tablet: in tutti i messaggi di sistema si riferisce a sé stesso come &#8220;PC&#8221; e non ho trovato una singola voce dell&#8217;interfaccia che qualifichi l&#8217;oggetto che si sta usando come qualcosa di diverso da un computer tradizionale. Addirittura si viene avvertiti degli aggiornamenti di sistema tramite windows Update. Questo approccio  potrebbe alla lunga presentare un limite: benché il supporto e l&#8217;interfaccia di Windows 8 offrano diversi strumenti per la mobilità, il sistema sembra voler &#8220;coprire&#8221; troppo lo spettro dei diversi tipi di utilizzo, rimanendo comunque troppo sbilanciato verso il PC.</p>
<p>Continuando il paragone con iPad, qui la differenza di filosofia è lampante. iPad, spinto da iOS che ormai sta cominciando a soffrire la sua età, è molto più spostato verso l&#8217;estremità smartphone. L&#8217;effetto &#8220;grosso iPhone&#8221; è presente e grava come un macigno sulle modalità di utilizzo: interfaccia identica, stessa scarsa interazione fra le applicazioni, difficoltà per inserire ed estrarre i dati, multitasking &#8220;strano&#8221;, nessun desktop.</p>
<p>Surcace RT dall&#8217;altra parte è &#8220;un piccolo notebook&#8221;, con la conseguenza di non essere ottimizzato al 100% per l&#8217;uso tablet. Mentre su iPad lamento l&#8217;assenza di un desktop, qui ne accuso troppo la presenza. C&#8217;è qualcosa che ancora mi sfugge, ma quando sono in piedi con questo oggetto in mano e cerco di usarlo, la sensazione è sempre quella di usare un notebook con una mano sola.</p>
<p>Neppure i tablet  Android hanno un desktop, ma il meccanismo di condivisione dei dati tra una app e l&#8217;altra è circa un gazzilione di volte meglio di quello di Apple, sebbene anche questi prodotti rischino spesso l&#8217;effetto &#8220;telefonone&#8221;.</p>
<p>Una cosa che manca, secondo me, è un tutorial conciso e completo che spieghi come funziona la logica delle applicazioni in background e che illustri in maniera esaustiva le gesture disponibili. L&#8217;unità che ho provato era già inizializzata e se questo tutorial c&#8217;è, io non sono stato in grado di trovarlo. E&#8217; interesse del produttore che i propri dispositivi vengano usati al meglio delle loro possibilità, e un flyer, che definire semplicistico è già tanto, non è sicuramente sufficiente.</p>
<p>Una cosa che mi è piaciuta poco è la riproduzione dei video. Intanto, nel 2013, è impensabile produrre un tablet che non sia in grado di riprodurre TUTTI i formati più comuni tramite le applicazioni native (e sì, Apple, dico anche a te!). Le persone si procurano il materiale video da diverse fonti, a prescindere dalle implicazioni di copyright, ed è insensato che esistano applicazioni Open Source o gratuite che supportano tutti i formati con annessi e connessi (metadati, sottotitoli esterni, ecc ecc) mentre le applicazioni native non sono in grado di farlo. Con Windows Surface RT ho dovuto cercare una app che supportasse i sottotitoli esterni e i codec Xvid. Capisco bene che Microsoft e Apple vorrebbero venderci i contenuti dei loro store, ma il mondo reale funziona a prescindere dai loro desideri.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/dumbo.gif"  class="thickbox"><img class="alignleft size-full wp-image-4938" alt="Dumbo" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/dumbo.gif" width="300" height="300" /></a>In ogni caso, non sono rimasto entusiasmato dalla qualità del video, il che è molto strano perché le foto si vedono benissimo. A sensazione mi sembra più un problema del software che dello schermo, ma non ho avuto modo di indagare di più a causa dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elefante_nella_stanza"><em>elefante nella stanza</em></a> di cui sto per parlarvi. Il nostro elefante ha anche un nome: si chiama Tegra.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tegra">Tegra</a> è un processore prodotto da <a href="http://www.nvidia.it">NVIDIA</a>, o più precisamente è un SoC, un <em>System on a Chip</em>, un componente ad alta integrazione e basso consumo destinato a essere utilizzato in tablet e smartphone. Microsoft ha preso i sorgenti di Windows 8, li ha ricompilati per Tegra e lo ha installato su Surface RT. Anche le normali applicazioni che usiamo tutti i giorni sui nostri computer sono compilate, ma per x86 o x64, cioè per processori Intel o AMD. Anche se Surface RT è assolutamente identico a Windows 8, <strong>non è in grado di far funzionare queste applicazioni</strong>. Cosa vuol dire? Vuol dire che non si può installare VLC, o 7Zip, o Chrome, Firefox, o Photoshop, o qualunque altro programma siate abituati ad usare. L&#8217;unica possibilità di aggiungere applicazioni è pescare dall&#8217;<a href="http://windows.microsoft.com/it-it/windows-8/apps">apposito Store</a>. A mia memoria, si tratta di un evento epocale: Microsoft ha sempre cercato di mantenere la retrocompatibilità anche a costo di peggiorare le cose, a volte. Diversi programmi scritti trenta anni fa per l&#8217;ambiente DOS sono ancora in grado di &#8220;girare&#8221; sui sistemi operativi più recenti. Qui Microsoft fa una grossa scommessa scegliendo di cambiare architettura della CPU.</p>
<p>Non si tratta di un salto senza rete: <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/surface-with-windows-8-pro/specifications">Microsoft Surface esiste anche in versione Pro</a> ed è equipaggiato da un processore Intel Core i5. La stessa Microsoft, peraltro, consiglia chiaramente Surface Pro nel caso vi sia necessità di utilizzare applicazioni &#8220;legacy&#8221;, cioè tutte le comuni applicazioni che funzionano sui desktop tradizionali.</p>
<p>Il problema che affligge Surface RT è la qualità e la scarsità di applicazioni: sullo Store i programmi sono pochi, diversi sono a pagamento e a tariffe più alte della media di Apple e Android. Si tratta di un grosso limite, purtroppo; mancano perfino i client ufficiali dei social network più diffusi. Il successo di questi prodotti si basa in larga parte sull&#8217;esistenza di applicazioni che li rendano appetibili, produttivi, efficienti, &#8220;cool&#8221;, versatili o qualunque altra cosa un utente cerchi  nel momento in cui ne decide l&#8217;acquisto. I <a href="http://msdn.microsoft.com/en-us/library/windows/apps/jj863494.aspx">termini</a> per accedere alla pubblicazione di applicazioni non sembrano fatti per incoraggiare gli sviluppatori individuali e indipendenti: i due profili disponibili costano rispettivamente 49 e 99 dollari, la versione più economica non può usare alcune librerie fondamentali e non ha accesso a tutte le funzioni dello Store, mentre la versione più costosa è comunque riservata alle aziende e ai professionisti. Probabilmente nella fase di lancio della piattaforma sarebbe stato meglio incentivare gli sviluppatori offrendo un accesso gratuito alla pubblicazione di applicazioni, per poi rivedere il modello dopo qualche tempo.</p>
<p>Questo problema è, evidentemente, inesistente per Surface Pro che può utilizzare l&#8217;enorme parco di applicazioni legacy di Windows.</p>
<p><strong>Cosa ne pensano le persone</strong></p>
<p>Ho deciso di fare un indagine senza la minima pretesa statistica, e ho mostrato Microsoft Surface RT a un po&#8217; di persone con differenti competenze informatiche. A tutti sono piaciuti l&#8217;aspetto fisico e la cover/tastiera. In particolare i meno smaliziati mi sono sembrati rassicurati dalla modalità di utilizzo &#8220;come un portatile&#8221;. Una cosa che mi ha colpito è stata l&#8217;interesse per la porta USB: tutti gli utenti iPad mi sono parsi invidiosi della possibilità di accedere e spostare i propri file in modo così semplice e familiare. Alcuni sono rimasti molto colpiti dalla presenza di Office, che secondo me è un plus su cui Microsoft dovrebbe insistere di più.</p>
<p>Con l&#8217;aumento della diffusione dei dispositivi iOS anche tra l&#8217;utenza meno &#8220;tecnica&#8221;, trovo sempre più persone frustrate dalla difficoltà di gestione dei propri documenti e dalla complessità delle operazioni di sincronia. Alzi la mano chi non ha un amico che si è spianato accidentalmente tutta la rubrica dell&#8217;iPhone. Luca Vanzella ,qualche giorno fa, scriveva questa perla di saggezza:</p>
<p><a href="http://friendfeed.com/androidi/727f16ec/la-vera-differenza-tra-chi-usa-i-phone-e-android"><img class="aligncenter size-full wp-image-4954" alt="vanz1" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/vanz1.png" width="533" height="182" /></a></p>
<p>Ultimamente mi sto facendo sempre più domande circa la politica di Apple di blindare i propri dispositivi avendo la presunzione di sapere meglio dei propri utenti quale sia la cosa giusta. Poteva avere un senso all&#8217;epoca del lancio di iPhone e di iOS, oggi ne ha molto meno. In questo senso Microsoft, e Surface RT, seguono la strada più tradizionale e meno restrittiva per l&#8217;utente, cercando la massima integrazione e apertura possibile.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Alla fine Microsoft Surface RT mi è piaciuto. Al momento soffre della poca varietà di scelta delle applicazioni, ma potrebbe essere una situazione destinata a sbloccarsi in futuro. Per i più esigenti esiste la versione Pro, che elimina alla radice il problema. Il costo non è proprio contenuto, specie se confrontato con la vastissima gamma di tablet Android, ma è in parte giustificato dalla qualità costruttiva e dei materiali. Ma per l&#8217;utenza che naviga su internet, manda mail, e lavora con Office, Microsoft Surface RT è un prodotto con pochi rivali.</p>

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		<title>Prova Microsoft Surface RT: hardware</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 17:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho avuto modo di provare per un paio di settimane il nuovo tablet di Microsoft: Surface RT. E&#8217; dotato di un sistema operativo Windows RT e costa poco meno di 500 euro, esclusi gli accessori. Il mio giudizio è positivo e in questo post vi parlo dell&#8217;hardware e dell&#8217;ergonomia. Si tratta di un tablet da 10,6 pollici [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ho avuto modo di provare per un paio di settimane il nuovo tablet di Microsoft: <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/surface-with-windows-rt/home">Surface RT</a>. E&#8217; dotato di un sistema operativo Windows RT e costa poco meno di 500 euro, esclusi gli accessori. Il mio giudizio è positivo e in questo post vi parlo dell&#8217;hardware e dell&#8217;ergonomia.</em><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/SurfaceRT.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4861" alt="SurfaceRT" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/SurfaceRT-300x179.jpg" width="300" height="179" /></a></p>
<p>Si tratta di un tablet da 10,6 pollici 16:9, da poco disponibile in Italia, ed equipaggiato con il sistema operativo Windows RT. Tutte le <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/surface-with-windows-rt/specifications">specifiche tecniche</a> sono sul sito di Microsoft. L&#8217;aspetto è quello classico di questo tipo di dispositivo, con i tasti e le interfacce disposte lungo i bordi, e un unico tasto touch nella parte inferiore con il logo di Windows. Lo chassis è in magnesio scuro satinato dall&#8217;aspetto robusto, e trasmette un buon feeling all&#8217;impugnatura; a spanne sembra più leggero di iPad. Come tutti i tablet mi dà un senso di &#8220;pericolosità&#8221; quando lo tengo con una mano sola, poiché il peso e le proporzioni non mi rassicurano, e un&#8217;eventuale caduta mi sembra debba avere effetti devastanti, ma questa è solo una mia fisima personale.</p>
<p>L&#8217;assemblaggio e le rifiniture sono molto buoni, e l&#8217;impressione è di solidità. I materiali sembrano di ottima qualità e nel complesso Surface RT trasmette una sensazione di qualità e cura dei dettagli.</p>
<p>Lo schermo di questo tablet è un&#8217;ottima unità 16:9, molto brillante e definita; si vede bene in tutte le condizioni di luce, anche se non ho trovato particolarmente efficace il sensore di luce ambientale; con le foto dà il meglio di sé: luminoso, brillante, colori ben saturati e nel complesso è molto coinvolgente. Del video parlerò dopo. In alto a destra si trova il pulsante di accensione/blocco e, ruotando lungo i bordi in senso orario, altoparlante destro,  porta di uscita video HD (il cui <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/accessories/more-accessories">adattatore</a> HDMI non è in dotazione e va acquistato a parte), porta USB standard, connettore magnetico di alimentazione, connettore per la cover/tastiera, rocker del volume, presa cuffia 3,5&#8243; e altoparlante sinistro. Tutti ben dimensionati e facilmente raggiungibili. L&#8217;orientamento del connettore di alimentazione è indifferente; il suo alloggiamento prevede un po&#8217; di pratica per essere &#8220;centrato&#8221; senza guardare, poiché i magneti non agiscono se non sono perfettamente allineati. Per qualche motivo ero convinto che l&#8217;alimentatore con il connettore magnetico fosse un brevetto Apple: evidentemente mi sono sbagliato.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/surfaceback.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4859" alt="surfaceback" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/surfaceback-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Sul retro, una specie di &#8220;palpebra&#8221; incernierata al centro si apre per fornire un appoggio, molto comodo quando Surface viene posato su una superficie piana come un tavolo o una scrivania; una volta richiusa scompare totalmente nello spessore del tablet. E&#8217; una soluzione elegante che non costringe a utilizzare accessori aftermarket che ingombrano e pesano.</p>
<p>L&#8217;unità che ho provato era dotata della <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/accessories/touch-cover?v=25899">cover/tastiera touch</a>: un accessorio non molto economico che completa l&#8217;oggetto, e che a mio parere è un&#8217;aggiunta indispensabile per sfruttare completamente Surface RT. Si collega tramite un connettore magnetico ed è ricoperta con un tessuto tipo panno/vellutino che aumenta il grip ma che non ho trovato particolarmente piacevole al tatto; inoltre sono perplesso sulla lunga durata: il contatto con le mani è destinato a macchiare e ungere e, malgrado la cover venga dichiarata impermeabile, sono un po&#8217; scettico sul &#8220;facile da pulire&#8221;. Il feeling è strano: ci si deve abituare alla digitazione senza feedback tattile, ma dopo un po&#8217; si riesce a raggiungere una velocità vicina a quella di una tastiera tradizionale. I digitatori compulsivi possono comunque optare per la <a href="http://www.microsoft.com/Surface/it-IT/accessories/type-cover">cover con la tastiera meccanica</a>, un po&#8217; più spessa e con pochissima differenza di prezzo.</p>
<p>Nella configurazione &#8220;notebook&#8221; l&#8217;esperienza d&#8217;uso di Surface è praticamente analoga a quella di un computer tradizionale: la tastiera ozizzontale, il touchpad integrato, la corretta inclinazione dello schermo: dopo un po&#8217; ci si dimentica che si sta usando un tablet. Alla porta USB è anche possibile collegare un comune mouse. Il tablet è sufficientemente &#8220;furbo&#8221; da capire quando la cover è connessa e in questo caso non propone la tastiera virtuale sullo schermo in caso di richiesta di input. Per tornare in modalità &#8220;touch&#8221; basta ripiegare la cover all&#8217;indietro.</p>
<p>Trattandosi di un tablet, il confronto con iPad è naturale. Ci sono delle differenze evidenti tra le due filosofie: intanto Apple suggerisce l&#8217;utilizzo di default in modalità verticale, essendo il tasto Home disposto su un lato corto, mentre Surface ci guida verso la modalità landscape con il tasto Windows/Home sul lato lungo. Entrambi gli approcci hanno senso in relazione al rispettivo fattore di forma: i 4/3 di iPad contro i 16/9 di Surface. Abituato al primo, ogni volta che ho ruotato Surface la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: &#8220;E&#8217; luuuuungo e stretto&#8221;, ma in realtà si tratta solo di una sensazione: la &#8220;quantità di schermo&#8221; non è certamente inferiore. E anche Windows RT, che non ha il minimo problema a funzionare in verticale, mi è sembrato più &#8220;naturale&#8221; nell&#8217;uso in orizzontale.</p>
<p>Sulla connettività nulla da segnalare: il wireless funziona bene con tutti e quattro gli access point installati in casa mia (ehm&#8230;); WPA2 TKIP/AES funziona senza problemi. Firmware proprietari, DD-WRT, Open-WRT, Tomato: le connessioni si instaurano in un attimo senza il minimo problema. L&#8217;ho provato anche su una Wi-Fi aziendale multipunto, in roaming, e gestita da un access controller: nessun problema neppure in questo frangente. Né Surface RT né il fratello maggiore Surface Pro sono dotati di connettività mobile.</p>
<p>La batteria ha una buona durata, non ho cronometrato se le otto ore dichiarate siano veritiere, ma la sensazione è che l&#8217;autonomia sia buona; perlomeno non mi ha mai piantato in asso. Se lo lasciate in standby, però, la batteria si consuma comunque, anche se più lentamente. L&#8217;alimentatore è molto leggero anche se non particolarmente piccolo; il cavo tende ad ingarbugliarsi un po&#8217; troppo per i miei gusti, ma io sono insofferente in questo campo.</p>
<p>Molto bello il packaging, anche se la dotazione è inesistente: c&#8217;è solo l&#8217;alimentatore. Sarebbe auspicabile avere il cavo adattatore HDMI, visto che la cover/tastiera è a pagamento.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/2013/03/18/prova-microsoft-surface-rt-sistema-operativo-e-considerazioni/">La prova continua in un prossimo post</a>, dove si parlerà di Windows RT, di utenti &#8220;comuni&#8221; e dei massimi sistemi.</p>
<p>Un grazie a <a href="https://twitter.com/microsoftitalia">Microsoft</a>, <a href="http://www.hagakure.it/">Hagakure</a> e <a href="http://www.markingegno.biz/">Donato</a> per avermi mandato Surface in prova.</p>
<p><em>Trasparenza per un mondo migliore: l’unità mi è stata prestata per il tempo della prova ed è stata restituita. Non ho percepito alcun compenso per scrivere questo post, che in ogni caso non mi è stato neppure richiesto. Le opinioni espresse sono le mie e rappresentano esattamente il mio pensiero. L&#8217;unico &#8220;compenso&#8221; che ne traggo è il piacere di maneggiare tecnologia.</em></p>

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		<title>L’assistenza LG non mi assiste.</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 19:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche mese a questa parte la nostra lavatrice LG aveva cominciato a emettere dei brutti rumori di ingranaggio, malgrado continuasse a funzionare senza apparenti inconvenienti. Stufi del rumore e timorosi che si potesse fermare del tutto, decidiamo di farla riparare (è fuori garanzia) e telefoniamo al numero verde dell&#8217;assistenza LG. La procedura prevede che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/lava.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4842" alt="lava" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/lava-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Da qualche mese a questa parte la nostra lavatrice LG aveva cominciato a emettere dei brutti rumori di ingranaggio, malgrado continuasse a funzionare senza apparenti inconvenienti.</p>
<p>Stufi del rumore e timorosi che si potesse fermare del tutto, decidiamo di farla riparare (è fuori garanzia) e telefoniamo al numero verde dell&#8217;assistenza LG. La procedura prevede che dopo aver aperto la chiamata si attenda di essere contattati dal più vicino centro competente per un appuntamento. La prima volta mi chiamano al cellulare: &#8220;Veniamo domani mattina.&#8221;</p>
<p>Ora: io non so come ragionino questi signori, ma un preavviso di 20 ore per due persone che lavorano durante il giorno non è molto realistico, e infatti la cosa non va in porto: né io né mia moglie siamo un grado di liberarci per la mattina dopo.</p>
<p>Al secondo tentativo Nives tenta di prendere un appuntamento per la settimana successiva: &#8220;OK, risentiamoci&#8221;, le dicono. Quando li richiama si sente rispondere: &#8220;E&#8217; troppo tardi, dovete ripetere la trafila chiamando il numero verde.&#8221; Cosa che viene fatta, malgrado le nostre perplessità comincino a crescere sempre di più.</p>
<p>Da questo momento in poi, il nulla. La morte. Il deserto. Il silenzio.</p>
<p>Non solo non veniamo più richiamati, ma risulta addirittura impossibile chiamare il numero diretto del centro di assistenza che avrebbe dovuto intervenire. Nives ha provato a chiamarli talmente tante volte che a distanza di un mese ricorda ancora il numero a memoria. Io provo addirittura ad andare sul posto: trovo chiuso.</p>
<p>Cerco su internet il numero di un altro centro, ma trovo solo le assistenze per altri tipi di prodotti LG. In un caso non è specificato cosa facciano, li chiamo e mi fanno capire che non sono il primo che li contatta cercando di far riparare il proprio elettrodomestico LG perché non trova risposta altrove. Sono gentili, ma aggiustano condizionatori, non lavatrici.</p>
<p>Alla fine mi stufo. Il mio mestiere è far funzionare apparecchiature che per complessità e costo sono probabilmente uno o due ordini di grandezza superiori rispetto a una lavatrice: magari la fortuna mi assiste.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/pompa-filtro.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4843" alt="pompa-filtro" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/pompa-filtro-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Apro il cassone come una cozza e individuo la fonte del rumore. Scarico da internet il service manual, che spiega come accedere alle funzioni diagnostiche che mi confermano trattarsi del gruppo pompa/filtro, che sarebbe la diavoleria qui a fianco. Nives, che ha più fiducia nelle mie capacità di quanta non ne abbia io, mi dice: &#8220;Cambialo tu.&#8221;</p>
<p>Nel service manual trovo il part number e dopo qualche minuto trovo il pezzo da un <a href="http://www.ebay.co.uk/itm/LG-WASHING-MACHINE-DRAIN-PUMP-FILTER-house-5859ER1002F-/300853610114?ssPageName=ADME:L:OC:IT:3160">venditore eBay di Bristol</a>, nuovo e originale, 75 euro tutto compreso.</p>
<p>Ordinato il 28 gennaio, dopo una settimana ho la scatola in mano. Riapro il trabiccolo e, tre raccordi e un connettore dopo, la lavatrice è tornata come nuova.</p>
<p>Avrei da fare un po&#8217; di considerazioni su questa vicenda: di solito non scrivo di queste cose, ma questa volta sono davvero seccato. Non solo questi signori hanno perso l&#8217;opportunità di fare un lavoro (la lavatrice è essenziale e l&#8217;avremmo fatta riparare anche a fronte di costi maggiori), ma hanno fatto sì che io abbia perso completamente la fiducia in LG. Tutti i prodotti LG che ho posseduto e possiedo sono stati e sono ottimi, compresa la lavatrice, ma sapere di essere lasciati a sé stessi nel caso di un guasto fa sì che difficilmente comprerò ancora qualcosa prodotto da questa marca.</p>
<p>L&#8217;impressione è che il servizio di assistenza venga considerato una perdita di tempo e di denaro, invece di essere una grande opportunità di immagine e di guadagno.  Le procedure farraginose, le pastoie burocratiche, tutto sembra congegnato per scoraggiare le richieste, invece di favorire il cliente in difficoltà, che un buon intervento di assistenza può addirittura fidelizzare, invece di farlo arrabbiare.</p>
<p>Spero di essere stato sfortunato: probabilmente il resto degli interventi LG va a meraviglia e io sono solo un genovese che mugugna, ma le ore che abbiamo perso a causa di questa vicenda, il pressapochismo e la scarsa precisione nei nostri confronti mi hanno davvero stancato.</p>
<p><em>(Per inciso, anche se c&#8217;entra poco: LG è la stessa marca che produce l&#8217;ultimo modello di telefono per conto di Google. Il telefono per cui la gente farebbe la fila nei negozi con i soldi in mano. Il telefono che <a href="https://twitter.com/LG_Italia/status/296987114065764353">LG ha deciso di non vendere in Italia</a>, uno dei paesi dove la diffusione di smartphone è una delle maggiori al mondo. C&#8217;è una ragione? Sicuramente c&#8217;è, ma mi riesce difficile da capire.)</em></p>

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		<title>Mezza Maratona Delle Due Perle 2013</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 11:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Affronto la Mezza Maratona Delle Due Perle 2013 con poco allenamento: a dicembre ho corso pochissimo e per metà gennaio non ho fatto praticamente nulla. E sciare non serve. Un paio di sessioni di &#8220;ripetute&#8221;, un paio di &#8220;medi&#8221; e qualche uscita da 10K non sono certo sufficienti per recuperare una forma, ma come al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Affronto la <a href="http://www.maratoninaportofino.it">Mezza Maratona Delle Due Perle</a> 2013 con poco allenamento: a dicembre ho corso pochissimo e per metà gennaio non ho fatto praticamente nulla. E sciare non serve. Un paio di sessioni di &#8220;ripetute&#8221;, un paio di &#8220;medi&#8221; e qualche uscita da 10K non sono certo sufficienti per recuperare una forma, ma come al solito l&#8217;importante è divertirsi.</p>
<p>Approfitto della giornata di sabato per fare un giro in auto e ritirare il pettorale: non ho voglia di farlo il giorno della gara. La mattina successiva arrivo a Santa Margherita alle 7:30 circa, parcheggio l&#8217;auto e mi sposto al palazzetto dello sport, dove c&#8217;è il ritrovo e il deposito borse.</p>
<p>C&#8217;è la solita fauna da gara: dall&#8217;anziano che si fa un punto d&#8217;onore di arrivare in fondo a tipi dal fisico asciutto che si bullano dei loro tempi mentre si spalmano non meno di tre tipi di unguento diverso e indossano le loro calze a compressione. Sono da solo, cerco di rilassarmi e fare un minimo di stretching. Saluto qualcuno della mia società e faccio la ultima pipì. Bevo.</p>
<p>Poco prima delle 9 mi avvicino alla partenza trotterellando, più per scaldarmi dal freddo che per scaldare i muscoli. Quando mancano 5 minuti sono in mezzo alla folla, al caldo, abbastanza avanti. Il meteo è clemente e la giornata si preannuncia fantastica: una di quelle giornate di sole che solo la Riviera sa regalare durante l&#8217;inverno. Ci sono circa 11/12 gradi e pochissimo vento, le condizioni sono ideali.</p>
<p>La &#8220;Due Perle&#8221; non è certo il percorso adatto per cercare il record personale: troppe curve e troppi saliscendi, e io non sono nella forma migliore. L&#8217;anno scorso ho tenuto una media di 5&#8217;10&#8243;/Km, oggi sarei contento di scendere a 5&#8242;/Km.</p>
<p>Alla partenza la solita baraonda: prendo gomitate da chiunque. Sono partito davanti e mi sorpassano tutti, mi illudo che sia solo momentaneo ma in realtà verrò sorpassato continuamente per quasi tutto il percorso. Appena la ressa si disperde abbastanza per poter tenere un ritmo, mi metto alla ricerca di una &#8220;lepre&#8221; per farmi trainare, ma senza fortuna; per tutto il percorso non troverò nessuno a cui accodarmi.</p>
<p>I primi 5 chilometri passano veloci e senza grossi problemi: mi sento bene e sto ampiamente sotto la media che mi sono prefissato; so che non potrò tenere questo ritmo per tutti i 21 Km, ma come al solito ho difficoltà ad amministrarmi. Appena sbucato dalla breve ma infame salita di Portofino accuso un dolore alla coscia sinistra, quasi un crampo che mi perseguiterà per un paio di chilometri. Naturalmente non ho nessuna intenzione di dargliela vinta e applico un po&#8217; di tecnica Zen: mi concentro focalizzandomi sul dolore. &#8220;Mi fa male la coscia. E&#8217; solo un po&#8217; di dolore, nulla di che. Non mi impedisce neppure di continuare a correre, quindi è assolutamente ininfluente, non conta. Non c&#8217;è.&#8221;</p>
<p>E infatti sparisce.</p>
<p>Tra dislivelli, che odio, e incredibili scorci di mare, che ha un colore fantastico, arrivo al primo passaggio a Santa Margherita. Come l&#8217;anno scorso il centro brulica di persone che incitano e applaudono, io cerco di bere un po&#8217; e riparto per il secondo giro.</p>
<p>Questa volta ho scelto di non visualizzare il ritmo medio di gara sul mio Garmin, ma solo il ritmo istantaneo. Non voglio adagiarmi nel caso arrivassi agli ultimi chilometri con una media migliore del previsto, quindi mi sforzo di mantenere un passo accettabile, anche se so bene che non potrò migliorare il mio <a title="Castellazzo Half Marathon 2012" href="http://www.andreabeggi.net/2012/10/30/castellazzo-half-marathon-2012/">personale di novembre</a>, ma voglio solo fare meglio dell&#8217;anno scorso: è quello che il mio stato di forma mi concede di tentare in questo momento.</p>
<p>Mi godo poco il percorso, ma non posso distrarmi troppo. Visto l&#8217;approccio &#8220;leggero&#8221; che ho deciso per questa gara, ho scelto di correre un po&#8217; anche per il LULZ: invece della divisa sociale indosso <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Running-Tshirt.jpg">una maglietta da deficiente</a> che riscuote un buon successo: sento ridere le persone dietro di me e molti si congratulano sorpassandomi.</p>
<p>Senza nessuno da rincorrere mantengo un ritmo un po&#8217; incostante e devo ricorrere spesso al display, perché le curve e i dislivelli mi rallentano senza che io me ne accorga. In questa seconda parte decido di spingere un po&#8217; di più in salita e lasciare correre le gambe nei tratti in discesa, in modo da recuperare il più possibile sulla media tenuta finora.</p>
<p>Come al solito, a partire dal decimo chilometro comincio a soffrire, ma non mi importa. Succede ogni volta ed è una costante ormai: i soliti mantra mi aiutano: &#8220;Manca meno di un&#8217;ora&#8221;, &#8220;Pain is temporary, quitting lasts forever&#8221;, &#8220;Runners don&#8217;t quit&#8221;, &#8220;Corro perché posso farlo&#8221;, ecc. ecc. Tutte quelle robe che fan sorridere quando sei seduto in poltrona a leggere questo post, ma che lì per lì servono, eccome se servono.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/DuePerle-2013.png"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4836" alt="DuePerle-2013" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/DuePerle-2013-300x229.png" width="300" height="229" /></a>In qualche modo arrivo al chilometro 19, e per i restanti 2 cerco di spremermi un po&#8217; per non crollare proprio all&#8217;ultimo. Finalmente supero anche io un po&#8217; di persone e arrivo al traguardo col fiatone, ma soddisfatto. Il cronometro ufficiale mi accredita il tempo &#8220;real time&#8221; di 1h46m19s, tre minuti in meno dell&#8217;anno scorso e va benissimo così. Per darvi un&#8217;idea di quanto il percorso sia tortuoso: la lunghezza ufficiale di una &#8220;mezza&#8221; è 21,097 Km ma io ne ho percorsi in realtà 21,420 perché è impossibile seguire la traiettoria perfetta in ogni curva. Sono 300 metri che sembrano nulla ma che comunque pesano, alla fine.</p>
<p>Appena mi fermo, un tracollo: le gambe cominciano a farmi male e ho i polpacci di legno; arriva anche un dolorino al piede sinistro che mi costringe a ritornare al deposito borse zoppicando. Sbocconcello un po&#8217; di focaccia e mangio un paio di mandarini, mi cambio e raggiungo l&#8217;auto.</p>
<p>Il bilancio è buono, io sono soddisfatto e mi sono divertito facendo una cosa che mi piace. Adesso mi dedico al recupero e inizierò a pensare ai prossimi appuntamenti.</p>
<p><em>(Il resoconto dell&#8217;anno scorso è <a title="Mezza Maratona Delle Due Perle – resoconto" href="http://www.andreabeggi.net/2012/07/05/mezza-maratona-delle-due-perle-resoconto/">qui</a>.)</em></p>

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		<title>Raspberry PI con XBMC</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 08:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incuriosito dalla descrizione di un collega, un paio di settimane fa ho acquistato un Raspberry PI. Il computing a basso costo mi ha sempre interessato, e questo oggetto non fa eccezione: un computer delle dimensioni di una carta di credito che costa 33 euro. Lo schema qui a lato mostra le sue interfacce, le specifiche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Incuriosito dalla descrizione di un collega, un paio di settimane fa ho acquistato un <a href="http://www.raspberrypi.org/">Raspberry PI</a>. Il computing a basso costo mi ha sempre interessato, e questo oggetto non fa eccezione: un computer delle dimensioni di una carta di credito che costa 33 euro. <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/RaspiModelB-1024x902.png"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4793" alt="Raspberry PI Model B" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/RaspiModelB-1024x902-300x264.png" width="300" height="264" /></a>Lo schema qui a lato mostra le sue interfacce, <a href="http://raspberrypi.rsdelivers.com/product/raspberry-pi/raspberry-pi-type-b/raspberry-pi-type-b-single-board-computer-512mb/7568308.aspx">le specifiche tecniche sono sul sito del rivenditore</a>, e altre informazioni sono reperibili sul sito ufficiale e sulla relativa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raspberry_Pi">pagina Wiki</a>. Si tratta essenzialmente di un computer da collegare alla TV (o a un monitor) tramite HDMI o video composito; l&#8217;alimentatore è standard micro-USB e va bene quello di un telefono cellulare, basta che abbia un<a href="http://www.raspberrypi.org/archives/260"> minimo di potenza.</a> Per la prima configurazione è necessaria una tastiera USB, e il sistema operativo gira su una scheda SD da 2GB o più. Non tutte le SD sono compatibili, ma una classe 10 di marca non dovrebbe avere problemi: io uso una Transcend da 8GB SDHC presa a 8 euro su Play.com.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/raspberrypi.jpeg"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4792" alt="raspberrypi" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/raspberrypi-300x200.jpeg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Raspberry PI è un computer nato per scopi educativi, ed è un prodotto spartano: il box deve essere autocostruito o acquistato a parte (circa €6 sul sito del rivenditore), io l&#8217;ho ordinato e fa il suo lavoro: protegge la scheda, che si ferma al suo interno tramite &#8220;dentini&#8221;; il coperchio è a scatto. Non ci sono ventole o dissipatori e Raspberry PI non emette nessun rumore; non c&#8217;è neppure il pulsante di accensione, basta collegare l&#8217;alimentatore per accenderlo e impartire uno &#8220;shutdown&#8221; per spegnerlo. Il calore emesso è molto contenuto: dopo ore di CPU quasi al 100% la scatola è appena tiepida.</p>
<p>A causa delle limitazioni di potenza dell&#8217;alimentatore è  necessario usare un hub USB alimentato nel caso si vogliano collegare periferiche che assorbano troppo: webcam, dongle Wi-Fi (anche se alcuni funzionano collegati direttamente), hard disk, ricevitori DVB-T ecc. ecc. Con il cavo adatto (HDMI-DVI) è collegabile anche a un monitor DVI.</p>
<p>I <a href="http://www.raspberrypi.org/downloads">sistemi operativi</a> sono perlopiù basati su Debian ma sono supportate le distribuzioni per processore ARM; esiste un <a href="http://www.raspberrypi.org/archives/3094">porting</a> di FreeBSD ma non è ancora stabile. Gli usi per questo computer possono essere molteplici: da mini-server a bassissimo costo a device educational, a controller per robotica o domotica. Esiste una <a href="http://www.element14.com/community/docs/DOC-51726?ICID=hp-gertboard-banner">scheda aggiuntiva</a> che si interfaccia al connettore GPIO ed estende le capacità di controllo di Raspberry PI; è l&#8217;ideale per chi si intende di elettronica ed è in grado di creare da sè semplici circuiti.</p>
<p>L&#8217;installazione del sistema operativo va fatta con un computer dotato di lettore SD ed è <a href="http://lifehacker.com/5976912/a-beginners-guide-to-diying-with-the-raspberry-pi">molto semplice</a>. Non è adatto per rimpiazzare un sistema desktop perché l&#8217;interfaccia grafica è troppo lenta, ma per molte funzioni di rete è perfettamente adeguato. VPN, DNS, NAS, FTP, Torrent box, sono solo alcuni dei compiti che Raspberry PI è in grado di svolgere senza problemi in una rete casalinga. Meno buone le prestazioni come server LAMP: MySQL è troppo pesante per rispondere con performance accettabili, benché funzioni senza intoppi. Ho provato a stressarlo un po&#8217; installandoci WordPress, e sembra di accedere a un sito tramite una connessione un po&#8217; lenta. Ho trovato particolarmente veloce <a href="http://www.transmissionbt.com/">Transmission</a>, invece: a parità di connessione la velocità di download è notevolmente superiore ad altri sistemi (Windows 7, Synology). Malgrado la semplicità di gestione, Raspberry PI non è proprio per tutti: è necessario sapersi orientare un minimo nella gestione di linux tramite console, non fosse altro che per spegnerlo.</p>
<p>Benché le prestazioni di rete lo rendano poco più di un giocattolo divertente, uno degli aspetti dove Raspberry PI da il megio di sé è la riproduzione di video: la GPU è sufficientemente potente per riprodurre senza alcun problema il video in HD: è stupefacente vedere una scatoletta così piccola riprodurre filmati in alta definizione su un televisore molto grande. Esistono due distribuzioni dedicate all&#8217;uso media center: <a href="http://www.raspbmc.com/">Raspbmc</a> e <a href="http://openelec.tv/">OpenELEC</a>, entrambe basate sullo stupefacente <a href="http://xbmc.org/">XBMC</a>, per il quale ultimamente ho preso una cotta.</p>
<p>Il mio setup è il seguente: Rasbmc, televisore connesso via HDMI, hub USB cinese alimentato, tastiera wireless <a href="http://www.logitech.com/it-it/product/Wireless-touch-keyboard-k400r">Logitech K400</a> (incidentalmente: ottimo prodotto), tutti i film e la musica sono su un <a title="Test: Synology DS212j" href="http://www.andreabeggi.net/2012/05/17/test-synology-ds212j/">NAS Synology</a> a cui Raspberry accede via rete. Su suggerimento dello sviluppatore che mantiene la distro ho installato una skin (un tema che modifica l&#8217;aspetto dell&#8217;interfaccia) chiamata <a href="http://wiki.xbmc.org/index.php?title=Add-on:Quartz">Quartz</a>; è molto simile all&#8217;interfaccia di Apple TV ma molto leggera e adatta a Raspberry PI. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Nt1zgSLCUQM">Questo</a> è un video che dimostra l&#8217;aspetto e la fluidità dell&#8217;interfaccia.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/2013/01/25/raspberry-pi-con-xbmc/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>E <a href="http://friendfeed.com/lega-nerd/ba6aa61d/il-raspberry-pi-e-arrivato-una-settimana-fa">qui ci sono</a> le (brutte) foto fatte direttamente al mio televisore. Le funzioni di questo media center sono molto interessanti: intanto non aggiunge nulla né scrive nelle cartelle dei contenuti (tranne i file dei sottotitoli); tutti i metadata e il database sono locali e salvati in una cartella del profilo di default nella scheda SD, il che facilita il backup e non infastidisce altri sistemi che attingano alle stesse fonti. Per gli appassionati di serie TV come me le funzioni sono molto divertenti: riconosce le diverse serie, ne scarica poster, banner e fanart, le trame, il cast e tutti gli altri dettagli. Una cosa che mi ha particolarmente divertito: un apposito plugin provvede a scaricare automaticamente la sigla di ciascun telefilm che viene poi riprodotta appena si accede dall&#8217;interfaccia alla cartella relativa. Tutto quello che vedete nell&#8217;immagine è stato ricavato automaticamente dal sistema che riconosce il nome del file e interroga una serie di database online.</p>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/XBMC1.jpg"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4802" alt="XBMC1" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/XBMC1-300x181.jpg" width="300" height="181" /></a></p>
<p>La gestione delle tracce audio e dei sottotitoli è molto efficace, e questi ultimi vengono scaricati direttamente tramite l&#8217;interfaccia, che li preleva da <a href="http://www.opensubtitles.org">OpenSubtitles</a> e li deposita nella cartella del film. Molto comodo.</p>
<p>XBMC è compatibile con diversi telecomandi per media center, ma io ho preferito una tastiera &#8220;da divano&#8221; con la quale posso gestire sia la riproduzione dei video che il sistema operativo del piccoletto.</p>
<p>Raspberry PI è un oggetto estremamente divertente e molto versatile, diversi siti sono dedicati a suo hacking e ne propongono gli usi più disparati. Se sei appassionato di queste cose, ne vale la pena.</p>
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		<title>Sitecom Network TV Media Player MD-273</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 20:56:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sto provando da qualche giorno un Sitecom Network TV Media Player. Si tratta di un media player declinato nella sua espressione più classica: preleva contenuti dalla rete locale o da un&#8217;unità USB collegata localmente e li riproduce sul vostro televisore. E&#8217; un oggetto compatto e poco appariscente, le plastiche sono di ottima qualità e l&#8217;assemblaggio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/md-273-network-tv-media-player-product.jpg"  class="thickbox"><img class="size-medium wp-image-4768 alignleft" title="md-273-network-tv-media-player-product" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/md-273-network-tv-media-player-product-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" /></a>Sto provando da qualche giorno un <a href="http://www.sitecom.com/network-tv-media-player/md-273/p/849">Sitecom Network TV Media Player</a>. Si tratta di un media player declinato nella sua espressione più classica: preleva contenuti dalla rete locale o da un&#8217;unità USB collegata localmente e li riproduce sul vostro televisore.</p>
<p>E&#8217; un oggetto compatto e poco appariscente, le plastiche sono di ottima qualità e l&#8217;assemblaggio è ottimo; la dotazione comprende il telecomando, l&#8217;alimentatore, un cavo di rete, un cavo AV composito, un cavo HDMI, un CD con il manuale e un paio di flyer. Tutti i dati tecnici si trovano sul sito Sitecom, al link qui sopra.</p>
<p>Sul retro si trovano le porte di alimentazione, HDMI, rete ethernet, AV e S/PDIF, sul davanti il pulsante di accensione, due spie e due porte USB, una per un eventuale dongle Wireless e l&#8217;altra per una chiavetta o un hard disk.</p>
<p>L&#8217;installazione è semplicissima e si limita al collegamento dei cavi: in pochi secondi il media player è acceso e configurato, pronto per riprodurre contenuti HD o SD sul vostro televisore. Durante qualche giorno di utilizzo mi sono fatto un&#8217;idea su questo prodotto, ed elenco qui le mie opinioni.</p>
<ul>
<li>I menu. Ormai gli schermi hanno un gazzilione di pollici, ma font minuscoli e un&#8217;inspiegabile confinamento in un terzo dello schermo, usando il resto per degli inutili ghirigori, <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Menu-Sitecom.png">non favoriscono certo la leggibilità</a>. Ho iniziato a usare il player con un televisore a 32&#8243; SD e le voci del menu si leggevano a malapena. Su un 37&#8243; HD le cose migliorano, ma davvero non si capisce perché il testo non sia più grande e più leggibile. Il funzionamento è un po&#8217; macchinoso, e certe funzioni poco intuitive richiedono un po&#8217; di abitudine.</li>
<li>Il telecomando. Quello che ho trovato nella confezione è piccolo e dall&#8217;aspetto molto economico. E&#8217; lento e non si capisce mai se il comando sia stato ricevuto dall&#8217;unità, producendo a volte delle doppie pressioni che infastidiscono parecchio. Sul sito il telecomando mostrato è <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/md-273-network-tv-media-player-remote1.jpg">molto diverso</a> ed è addirittura dotato di una tastiera. Forse l&#8217;unità che mi hanno mandato in prova è un prototipo. L&#8217;unica cosa che si percepisce di oggetti del genere sono i menu ed il telecomando. Buoni menu e un telecomando che stia bene in mano e funzioni senza problemi sono parte molto importante dell&#8217;esperienza di utilizzo.</li>
<li>L&#8217;installazione: molto semplice, non richiede particolari nozioni tecniche, basta collegare i cavi e accendere (tutti i router casalinghi hanno un server DHCP attivo di default). L&#8217;unità non emette nessun rumore perché non ha nessuna parte in movimento. Scalda un minimo, ma è normale per questo tipo di apparecchi.</li>
<li>I servizi aggiuntivi sono migliorabili: YouTube XL non funziona a schermo pieno, o almeno io non sono riuscito a farlo perché richiederebbe un mouseover per visualizzare il pulsante apposito, cosa che con il telecomando non si può fare. Il client Flickr è assolutamente inutile: mostra 50 foto a caso prese non si sa dove e non si sa di chi, senza possibilità di vedere le  proprie foto e quelle dei propri contatti. Picasa non l&#8217;ho provato.</li>
<li>Esiste un telecomando software da installare sul proprio smartphone, sia per Android che per iOS, che migliora un po&#8217; l&#8217;esperienza, soprattutto grazie alla tastiera virtuale. Riproduce fedelmente il telecomando in dotazione, quindi aggiunge poco. La modalità di utilizzo &#8220;swype&#8221;, che permetterebbe di usare lo schermo del telefono senza guardare, non funziona benissimo.</li>
<li>L&#8217;accesso alla rete locale funziona bene. Le share che necessitano di autenticazione possono essere salvate come segnalibro, in modo da non dover introdurre ogni volta la password. Puntando un browser all&#8217;IP del media player appare una schermata, che definire rudimentale è un complimento, tramite cui si possono compilare i campi testo senza usare le frecce del telecomando. Leggermente più comodo ma neppure troppo. Se si attiva la funzione NAS, si può accedere al contenuto del dispositivo USB collegato tramite la rete.</li>
<li>La parte più importante è eccellente : questo player riproduce qualunque file video senza incertezze e con grande qualità visiva. Anche contenuti a 1080p, che hanno messo in crisi un altro player, vengono caricati rapidamente e riprodotti benissimo. Avanzamento e &#8220;retrocessione&#8221; veloci funzionano. Il supporto per i sottotitoli è perfetto e il testo è chiaro, grande e ben posizionato. Durante le mie prove non è mai andato in crisi e durante la riproduzione dei film si faceva dimenticare, che è un punto a favore per un media player.</li>
</ul>
<p>Il telecomando è già migliorato, spero che menu ed interfaccia migliorino con un prossimo aggiornamento del firmware. Il Sitecom Network TV Media Player MD-273 <em>(scegliere nomi più semplici mai, eh?)</em> è un prodotto efficace malgrado alcune pecche. Esistono prodotti analoghi un po&#8217; più &#8220;maturi&#8221;, ma l&#8217;oggetto ha margini di miglioramento perché la base è certamente buona.</p>
<p>Lo comprerei? Sono rimasto favorevolmente impressionato dalla sua robustezza, sia meccanica che di riproduzione; se avesse una migliore interfaccia sarebbe certamente un sì. Così com&#8217;è adesso, aspetterei che migliorasse.</p>
<p><em>Un grazie a Barbara De Angelis di Sitecom che mi ha prestato il prodotto per questa prova.</em></p>

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		<title>Android: immagini sparite nella Gallery</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 18:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato un curioso inconveniente su Android: sono sparite tutte le immagini dalla Gallery. In un certo instante X non c&#8217;era più nulla ma le nuove foto scattate da quel momento in poi venivano invece visualizzate perfettamente. La cosa buffa è che nella directory DCIM/Camera le immagini c&#8217;erano ancora tutte, vecchie e nuove. Ho [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato un curioso inconveniente su Android: sono sparite tutte le immagini dalla Gallery. In un certo instante X non c&#8217;era più nulla ma le nuove foto scattate da quel momento in poi venivano invece visualizzate perfettamente. La cosa buffa è che nella directory <code>DCIM/Camera</code> le immagini c&#8217;erano ancora tutte, vecchie e nuove. Ho cercato un po&#8217; in rete, dove si trova tutto e il contrario di tutto tranne la soluzione.</p>
<p>Dopo diversi tentativi ho risolto in questo modo: da gestione applicazioni ho forzato l&#8217;arresto di Galleria, ne ho cancellato la cache dati e l&#8217;ho disabilitata; si fa tutto nella stessa schermata e l&#8217;operazione non cancella nessuna immagine. Dopodiché, con un qualsiasi file manager, ho cancellato il contenuto della cartella <code>/mnt/sdcard/Android/data/com.alensw.PicFolder/cache</code> (sul mio si chiama così ma potrebbe avere un nome diverso sul vostro telefono, comunque si capisce che la directory serve alla Galleria).</p>
<p>Come per magilla, tutte le immagini sono riapparse.</p>

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		<title>Castellazzo Half Marathon 2012</title>
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		<comments>http://www.andreabeggi.net/2012/10/30/castellazzo-half-marathon-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 21:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[resoconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri ho partecipato alla Castellazzo Half Marathon, che si è svolta a Castellazzo Bormida (AL). E&#8217; la mia terza &#8220;mezza&#8221; ed è stata quella meglio organizzata, probabilmente per il numero di iscritti abbastanza contenuto: circa 430. L&#8217;organizzazione è stata praticamente perfetta: dall&#8217;ingresso in paese una serie di cartelli guidavano fino al ritrovo, dove gli addetti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho partecipato alla <a href="http://www.gpcartotecnica.it/castellazzo_half_marathon.html">Castellazzo Half Marathon</a>, che si è svolta a Castellazzo Bormida (AL). E&#8217; la mia terza &#8220;mezza&#8221; ed è stata quella meglio organizzata, probabilmente per il numero di iscritti abbastanza contenuto: circa 430. L&#8217;organizzazione è stata praticamente perfetta: dall&#8217;ingresso in paese una serie di cartelli guidavano fino al ritrovo, dove gli addetti mi hanno indicato l&#8217;area di parcheggio, praticamente di fronte alla partenza. Nessuna coda per il ritiro del pettorale, deposito borse efficientissimo, spogliatoi caldi con docce calde; il ritiro pacco gara e il ristoro al termine sono stati rapidissimi. Il percorso pianeggiante e con poche curve favorisce i buoni risultati. Insomma, l&#8217;esperienza è stata positiva, malgrado il maltempo. Qui è dove vi racconto come è andata.</p>
<p>Mi sono allenato male, lo so. Ho corso un po&#8217; di chilometri nel periodo precedente  ma impegni e trasferte mi hanno impedito una preparazione specifica, con distanze e ritmi adeguati a preparare i 21 chilometri e spiccioli di una mezza maratona. Per fortuna una &#8220;mezza&#8221; non richiede un allenamento così rigoroso come una maratona completa: diciamo che si può un po&#8217; improvvisare, specie se non hai particolari obiettivi. <strong>Se corri un&#8217;ora, ne puoi correre quasi due, se corri 15 km, ne puoi correre 21.</strong> Per supplire un minimo alla mancanza di allenamento specifico, la settimana precedente la gara mi riposo e dormo il più possibile, bevo molta acqua e mi strafogo di carboidrati: pizza, pasta, patate, castagne. Una figata. Trascorro agitato tutta la settimana: malgrado tutto &#8220;sento&#8221; la gara; in allenamento è un periodo che vado spedito, mi piacerebbe migliorare. Su quali basi non si sa, ma tant&#8217;è&#8230;.</p>
<p>Sabato preparo una borsa enorme: ho cambi per 3/4 uscite con temperature da +20 a 0 gradi, un cambio per avere abiti asciutti, e tutti i miei ammennicoli da corsa. Il meteo si preannuncia schifoso: freddo, pioggia, forse neve. Domenica mattina alle 7 faccio un po&#8217; di colazione e parto. A Genova piove a dirotto e fa freddo; mi viene voglia di rinunciare, ma figuriamoci, a costo di sputare un polmone &#8216;sta cosa la devo fare.</p>
<p>A Masone, la tregenda: 4 gradi e nevica forte. L&#8217;obiettivo passa da &#8220;finire bene&#8221; a &#8220;finire&#8221;. Mi preparo a patire il freddo e il bagnato. Per fortuna la neve smette e arrivo a Castellazzo accompagnato solo dalla pioggia. 6 gradi, senza vento, ma piove forte. Dell&#8217;ottima logistica ho già detto, e appena mi ritrovo nello spogliatoio caldo si pone il dilemma di come vestirmi. La regola è: &#8220;vestiti come se ci fossero 10 gradi in più&#8221;; mi preparo con calma e guardo come si vestono gli altri. Alla fine opto per la seguente tenuta: pantaloni running lunghi di medio spessore, maglietta running maniche corte, maglia running pesante maniche lunghe, giacca antivento senza maniche, guanti. Lascio la borsa al deposito, torno in auto a lasciare il giubbotto e l&#8217;ombrello e mi metto un sacchetto da spazzatura condominiale addosso. Nel frattempo succedono due cose: 1) ci sono 6 gradi, ma vestito così non ho particolarmente freddo, solo un po&#8217;. E 2) c&#8217;è gente &#8220;nuda&#8221; in canottiera e pantaloncini che manco ad agosto, e sta così quando manca mezz&#8217;ora all&#8217;inizio. Mi vengono dei dubbi, torno nello spogliatoio e mi levo la maglietta leggera che ho sotto: ho pensato che se non avessi avuto abbastanza freddo prima, avrei patito il caldo durante la gara. Per fortuna, scoprirò più tardi che l&#8217;ho azzeccata.</p>
<p>Arrivato al dunque, si parte. Mi metto nelle prime file e mi ritrovo subito nella zuffa: gomitate, gente che mi calpesta, io stesso taglio la strada ad un paio di persone. C&#8217;è molto agonismo: l&#8217;adrenalina si fa sentire. Nella foga, dopo 50 metri, il mio piano &#8220;piedi asciutti il più possibile&#8221; fallisce miseramente: a causa di un paio di spinte e di una traiettoria azzardata finisco con i piedi in una pozzanghera e li bagno del tutto. Alla fine meglio così: piove forte, sono bagnato, posso finalmente occuparmi di altro. Ho un berretto con la visiera e le lenti a contatto, in modo che la pioggia non mi dia fastidio: strategia vincente. Per i primi 4 km la pioggia battente non mi infastidisce più di tanto, non ho più freddo, non ho caldo. Ripasso dalla modalità &#8220;finire&#8221; a quella &#8220;finire bene&#8221;. Anche perché se mi fermo (<em>no way</em>), come cavolo torno indietro?</p>
<p>Il ritmo è alto: corro come se le gambe non fossero le mie: volano, non le sento. <em>Benedico gli Dei dei Carboidrati.</em> Al km 4 stacco il tempo migliore del percorso: 4&#8217;28&#8243;/km. Prima del 15° km non salirò mai sopra i 5&#8242;/km. <em>(Chi corre è abituato a misurare la velocità in minuti al km; per esempio, 5′/km equivalgono a una velocità di 12 km/h. Minori i minuti/km, maggiore la velocità.)</em></p>
<p>Arrivo al primo ristoro senza prestare attenzione al paesaggio, che è tutto uguale, bevo un po&#8217; d&#8217;acqua. Non riesco a trovare una &#8220;lepre&#8221; adatta: vanno tutti  troppo forte, così cerco di andare al ritmo giusto da solo, cosa che di solito non mi riesce benissimo.</p>
<p>Nel frattempo ha smesso di piovere e non riprenderà più fino alla fine. Nelle nuvole fitte appare uno squarcio di cielo: ho il terrore che esca il sole perché sono troppo vestito per temperature più alte; tolgo berretto e guanti e li infilo in tasca. Ho perso due spille del pettorale che svolazzerà per tutta la gara, temo di perderlo ma non mi importa più di tanto.</p>
<p>Sono al 7° km e comincio a sentire le gambe e a soffrire un po&#8217;, ma me ne sbatto. Ho rallentato a 4&#8217;45&#8243;, 4&#8217;50&#8243;/km, trovo un gruppetto che va a un ritmo adeguato e mi ci incollo per qualche km, fino al 12° circa, poi loro continuano e io devo diminuire perché sto soffrendo e non voglio arrivare alle ultime battute senza forze. Come volevasi dimostrare, al 12° faccio 4&#8217;39&#8243;/km, poi mi rendo conto che questo ritmo è troppo per me, e rallento cercando di assestarmi appena sotto i 5&#8242;/km.</p>
<p>Nel frattempo non vi ho detto che, essendo partito così avanti, mi stanno sorpassando TUTTI, mi ci lasciano come se camminassi. In tutta la gara ho sorpassato UNO, tutti gli altri mi hanno sverniciato.</p>
<p>A 11 km si alza un venticello contrario bastardo che, inseme a alcuni brevissimi tratti in salita, contribuisce a spezzarmi le gambe. Mi barcameno fino al 17° km, dove comincio a soffrire seriamente, ma non posso mollare assolutamente: mancano 4 km, 20 minuti. <em>Bestemmio i Demoni dell&#8217;Acido Lattico.</em></p>
<p>&#8220;<em>Runners don&#8217;t quit</em>&#8220;, &#8220;Posso farcela&#8221;, &#8220;<em>Pain is termporary, quitting is forever.</em>&#8221;</p>
<p>Mi ripeto tutte quelle robe lì. Spingo quanto posso, ma la mancanza di preparazione specifica si sta facendo sentire. Per fortuna le sedute in palestra sono servite un minimo per aumentare la mia resistenza, ma adesso sto capendo che ho veramente improvvisato questa gara. Ma non mi importa.</p>
<p>Al 19° km realizzo una cosa: il Garmin mi sta dicendo che, a meno di non stramazzare al suolo in questo istante, migliorerò il mio record personale, e questa è una cosa buona e cattiva allo stesso tempo. E&#8217; buona perché ci speravo, ma è cattiva perché mi toglie motivazione. E questo è malissimo, è una trappola, e io ci casco come uno sprovveduto.</p>
<p>E&#8217; dal km 12 che il mio corpo mi urla &#8220;Fermati, o almeno rallenta&#8221;, è dal km 12 che lo mando affanculo, ma ora il diavoletto pigro appollaiato sulla mia spalla sinistra ha il sopravvento. A seguito di ciò, il km 20 è il più lento di tutta la gara: 5&#8217;06&#8243;/km. Ma ormai non posso mollare, e per fortuna il diavoletto runner sulla mia spalla destra si risveglia.  &#8221;Chiunque può correre per 1 chilometro&#8221;.</p>
<p>Accelero. Poco, perché sono al lumicino, ma accelero. E&#8217; un misero chilometro, e il dolore alle gambe non è un problema mio, che si arrangino.</p>
<p>Chiudo il 21°km a 5&#8217;03&#8243;/km e alla fine appare il gonfiabile dell&#8217;arrivo, dietro una curva. Cerco di finire a un ritmo decente, con la testa alta e la falcata leggera. Taglio il traguardo, e mi fiondo a controllare il mio tempo ufficiale al gazebo <a href="http://www.wedosport.net/pub/cf/vedi_classifica.cfm?gara=28135">Wedosport</a>: 1 ora, 41 minuti, 35 secondi. Sono un uomo felice.</p>
<p>A pezzi, ma felice.</p>
<p>Il risultato è un miglioramento di 6 minuti sul tempo che avevo fatto alla &#8220;Mezza di Genova&#8221;. C&#8217;è da dire che il percorso di Genova è pieno di saliscendi e ci sono un milione di curve, mentre il percorso di Castellazzo è certamente più veloce.</p>
<p>Mi rifugio nello spogliatoio, dove riesco perfino a fare una doccia calda. Indosso abiti asciutti, mangio un piatto di pasta al ristoro e me ne torno a casa. Un&#8217;ora di immobilità in auto mi ammazza le gambe, che bruceranno per tutto il giorno.</p>
<p>Il bilancio è: oltre le più rosee previsioni. Come sempre, non ha importanza quanti ne ho davanti e quanti (pochi) me ne lasci dietro, la sfida è sempre contro me stesso; per trasformare le difficoltà in ostacoli da affrontare e superare, per cercare un limite e provare a oltrepassarlo.</p>
<p>Alla fine, per stare bene.</p>
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		<title>Windows Phone 8</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 12:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Windows Phone 8]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera ero alla presentazione di Windows Phone 8, curioso sulle novità di questa versione. Scrivo qui alcune considerazioni sparse che mi sono venute in mente. Per ammissione della stessa Microsoft, le novità rispetto alla versione precedente non sono molte. Da quanto ho capito si tratta di un affinamento della UI con maggiori possibilità di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ero alla presentazione di Windows Phone 8, curioso sulle novità di questa versione. Scrivo qui alcune considerazioni sparse che mi sono venute in mente.</p>
<ul>
<li>Per ammissione della stessa Microsoft, le novità rispetto alla versione precedente non sono molte. Da quanto ho capito si tratta di un affinamento della UI con maggiori possibilità di personalizzazione. Lo sforzo mi sembra quello di portare l&#8217;esperienza su un piano completamente diverso rispetto a iOS e Android, anche se con le stesse finalità di avere il maggior numero di informazioni possibili &#8220;a prima vista&#8221; senza necessariamente passare a un&#8217;applicazione. Il sistema di notifica è sempre integrato nelle tile sullo schermo e sullo schermo di blocco, che adesso è molto più personalizzabile.</li>
<li>La sensazione è che con WP8 si chiuda il cerchio dell&#8217;&#8221;esperienza Microsoft&#8221;. Desktop (Windows 8), smartphone (WP8) e tablet (Windows 8 RT) condividono lo stesso family feeling e l&#8217;interfaccia è praticamente la stessa. Mai come ora ho percepito la strategia di Microsoft come globale e focalizzata sulla coerenza della user experience. (Non che prima l&#8217;avessi mai percepito, ma tant&#8217;è&#8230;)</li>
<li>Il sistema operativo mi piace, esattamente come <a title="Windows Phone 7 su LG Optimus7 E900" href="http://www.andreabeggi.net/2011/01/17/windows-phone-7-su-lg-optimus7-e900/">mi era piaciuta la versione precedente</a>; mi piacerebbe capire se i problemi di gioventù che avevo riscontrato sono stati risolti.</li>
<li>Le applicazioni sullo Store sono circa 120.000, briciole rispetto ai competitor. La scelta di rilasciare il nuovo SDK per WP8 solo in questi giorni, addirittura dopo il lancio ufficiale, mi lascia abbastanza perplesso: le applicazioni sono essenziali per il successo di una piattaforma, e far arrivare in ritardo gli sviluppatori non è una mossa che permetta di avere da subito una vasta scelta di app che sfruttino le nuove caratteristiche.</li>
<li>Secondo me 15 minuti e un numero imprecisato di slide grondanti cifre sono troppi per dire: &#8220;Il mercato degli smartphone tira e se ne vendono tanti, più dei cellulari tradizionali.&#8221;  Facendo, oltretutto, parlare un&#8217;azienda che non è Microsoft e che a malapena menziona il prodotto che tutti siamo venuti a vedere.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/PP-disaster.jpg"  class="thickbox"><img class="size-medium wp-image-4726 aligncenter" title="Power Point disaster" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/PP-disaster-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a></p>
<ul>
<li>Il demo, peraltro efficace e ben condotto, è stato troppo breve. A mio parere avrebbe dovuto essere la parte principale della presentazione e avrebbe dovuto mostrare più esempi.</li>
<li>A questo proposito, non capisco perché Microsoft, che ricava gazzilioni di dollari da Office, non spinga a fondo l&#8217;acceleratore sull&#8217;integrazione tra diversi dispositivi: la gestione dei file e dei propri documenti in mobilità è ancora un punto dolente in molte aziende. Se l&#8217;integrazione è stata migliorata, come ci hanno detto, avrebbero dovuto spendere qualche parola in più per farcela vedere bene.</li>
<li>Esattamente come l&#8217;integrazione con la cloud, pubblica e privata, e i servizi online verticali. Eppure su SkyDrive, che recentemente è migliorato parecchio, e sull&#8217;integrazione con SharePoint, solo accenni.</li>
<li>Non pervenuto Zune, l&#8217;immonda schifezza di software che serviva per la sincronizzazione con il desktop. Non ho capito se esiste sempre o se l&#8217;hanno eliminato (spero la seconda). &#8220;Zune&#8221; è addirittura sparito dal nome dello store multimediale che adesso è &#8220;Xbox Music Store&#8221;.</li>
<li>I prezzi li devi dire alla fine, non prima di aver illustrato tutte le caratteristiche del tuo prodotto.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>

	Tags: <a href="http://www.andreabeggi.net/tag/windows-phone-8/" title="Windows Phone 8" rel="tag">Windows Phone 8</a><br />
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		<title>Alpe di Siusi Running Park</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 20:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Running]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho trascorso qualche giorno in Alpe di Siusi; ne ho approfittato per fare un po&#8217; di passeggiate, ma soprattutto per correre sui circuiti dell&#8217;Alpe di Siusi Running Park. Tanto per farvi venire un po&#8217; di acquolina: &#8220;20 tracciati circolari, per un totale di 180 km. 8 di questi si trovano, circondati da un magnifico panorama, ad [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trascorso qualche giorno in <a href="http://www.alpedisiusi.net/it/alpe-di-siusi.html">Alpe di Siusi</a>; ne ho approfittato per fare un po&#8217; di passeggiate, ma soprattutto per correre sui circuiti dell&#8217;<a href="http://www.alpedisiusi.info/it/estate/correre/running-park-alpe-di-siusi.html">Alpe di Siusi Running Park</a>. Tanto per farvi venire un po&#8217; di acquolina:<em> &#8220;20 tracciati circolari, per un totale di 180 km. 8 di questi si trovano, circondati da un magnifico panorama, ad un&#8217;altitudine tra i 1.800 e 2.300 metri s. l. m. all&#8217;Alpe di Siusi, i restanti 12 tra 900 e 1.100 s.l.m.&#8221;</em>. Le lunghezze coprono praticamente tutti i livelli di allenamento: da 5 a 20Km; ciascun circuito è descritto dettagliatamente con tutti i dati di altitudine e pendenza e corredato di una breve descrizione.</p>
<p><object width="400" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fandreabeggi%2Fsets%2F72157631504560172%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fandreabeggi%2Fsets%2F72157631504560172%2F&amp;set_id=72157631504560172&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" flashvars="offsite=true&amp;lang=en-us&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fandreabeggi%2Fsets%2F72157631504560172%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fandreabeggi%2Fsets%2F72157631504560172%2F&amp;set_id=72157631504560172&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Per un runner &#8220;metropolitano&#8221; come me, poco abituato a forti pendenze e repentini cambi di ritmo si tratta di un modo diverso di correre. Non ho neppure provato a pianificare un ritmo, tanto meno a mantenerne uno: l&#8217;ambiente e il panorama sono talmente emozionanti che invitano a frequenti pause per godere degli scorci mozzafiato che si rivelano dietro a ogni curva. Inoltre, le pendenze di alcuni tratti costringono a ritmi più lenti di 8&#8242;/Km. L&#8217;altitudine &#8212; la massima supera i 2.000 metri s.l.m. &#8212; non mi ha dato alcun problema: la minore concentrazione di ossigeno a queste altitudini non disturba in alcun modo la corsa.</p>
<p>Ciascun percorso è identificato da un colore diverso e lungo la strada una serie di cartelli aiutano a non perdersi nei frequenti incroci con altri sentieri di montagna. Purtroppo, <strong>per una scelta discutibile</strong>, non tutti i bivi sono segnalati, e ho sbagliato strada diverse volte: ho accorciato un circuito di 3 Km e ne ho allungato un altro di 4. Il <a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/Alpe_di_Siusi_running.pdf">pieghevole illustrativo</a> recita: <em>&#8220;Il sistema di misurazione è stato concepito in modo tale da limitare la quantità di segnaletica presente sul percorso. Ai bivi è stato esplicitamente rinunciato ad una nuova segnaletica, poiché è stato ritenuto sufficiente seguire la segnaletica AVS&#8221;</em>. In realtà non c&#8217;è da nessuna parte una tabella che associ i percorsi ai relativi sentieri, così vi può capitare di arrivare ad un crocevia e non  sapere se prendere per &#8220;Rifugio Schumacher&#8221;, &#8220;Baita Jägermeister&#8221; o &#8220;Malga Frau Blücher&#8221;. Considerando che ci sono già tipo 20 cartelli, aggiungerne uno, piccolo (bastava una freccia colorata), non mi sembrava un problema. E&#8217; davvero un peccato, perché inficia un&#8217;esperienza che potrebbe essere completamente rilassante, invece si corre sempre con l&#8217;ansia sottile di smarrirsi.</p>
<p>Malgrado ciò la corsa sui circuiti del Running Park rimane un&#8217;esperienza molto bella, che rilassa, gratifica e distende. Se siete come me e correte in città, sull&#8217;asfalto, vicino a strade più o meno trafficate e rumorose o in parchi metropolitani, salutare mucche e cavalli ai piedi delle splendide montagne delle Dolomiti mentre sudate inspirando a pieni polmoni l&#8217;aria frizzante, è una cosa da provare almeno una volta.</p>

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		<title>Campioni</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Aug 2012 16:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un brano di Malcom McLaren, About Her. Fa parte della colonna sonora di Kill Bill 2. E&#8217; un brano che mi piace molto, per i suoni e la sua atmosfera. Qualche giorno fa ho visto un film, The Debt, un bel thriller di un paio d&#8217;anni fa. In una scena, ambientata nei primi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un brano di Malcom McLaren, About Her. Fa parte della colonna sonora di <a href="http://www.imdb.it/title/tt0378194/">Kill Bill 2</a>. E&#8217; un brano che mi piace molto, per i suoni e la sua atmosfera.</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/HUs0O81n9-A?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p>Qualche giorno fa ho visto un film, <a href="http://www.imdb.it/title/tt1226753/">The Debt</a>, un bel thriller di un paio d&#8217;anni fa. In una scena, ambientata nei primi anni &#8217;70, c&#8217;è un party in cui si suona questa canzone:</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/f5IRI4oHKNU?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p>In questi giorni di <a href="http://www.ilpost.it/2012/08/25/samsung-e-stata-condannata-a-pagare-un-miliardo-di-dollari-ad-apple/">polemiche su copia e ispirazione</a>, mi piace pensare che la contaminazione faccia solo bene, sia nella musica che in molti altri contesti.</p>

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		<title>Correre</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 07:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altra mattina alle 7 si stava bene. Io stavo bene, stavo sorridendo ed ero contento. Stavo correndo nell&#8217;aria profumata del mattino e sorridevo perché mi sentivo a mio agio, rilassato e divertito da quella strana sensazione che mi capita di tanto in tanto, quando le gambe &#8220;girano&#8221; per i fatti loro senza apparente fatica, leggere, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/running_background.jpg"  class="thickbox"><img class="aligncenter size-large wp-image-4678" title="Running Road" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/running_background-1024x640.jpg" alt="" width="1024" height="640" /></a></p>
<p>L&#8217;altra mattina alle 7 si stava bene. Io stavo bene, stavo sorridendo ed ero contento.</p>
<p>Stavo correndo nell&#8217;aria profumata del mattino e sorridevo perché mi sentivo a mio agio, rilassato e divertito da quella strana sensazione che mi capita di tanto in tanto, quando le gambe &#8220;girano&#8221; per i fatti loro senza apparente fatica, leggere, e le scarpe si appoggiano sul selciato che sembra spingermi in avanti.</p>
<p>Sono contento di questa passione che ho scoperto in ritardo e che mi ha coinvolto così tanto, poteva andarmi peggio; invece faccio qualcosa che mi fa stare bene e mi diverte: finché dura sarà una pacchia.</p>
<p>Quando ho iniziato non ero così sicuro: facevo una fatica dell&#8217;accidente e le prime volte è stata difficile, ma qualcosa mi spingeva a perseverare. Strano, perché fino a qualche anno fa ero un professionista della pigrizia, abilissimo a trovare espedienti per muovermi il meno possibile. Eppure. Con il tempo e l&#8217;esperienza la fatica è diminuita, e la soddisfazione aumentata; sono subentrate la voglia di migliorare, la lotta con me stesso, la voglia di fare qualcosa che mai avrei pensato essere alla mia portata.</p>
<p>Correre rende più leggere le mie giornate: è tempo che prendo per me, che elimina la fatica di una giornata di lavoro particolarmente pesante, o che me ne fa iniziare bene una nuova. Se ho bisogno di riflettere posso concentrarmi senza fatica, se invece voglio svuotarmi di tutti i pensieri, seguo il battito ipnotico delle scarpe, contando all&#8217;infinito da 1 a 8. E&#8217; una tecnica efficacissima: posso andare avanti così per intere mezzore senza rendermene conto, lasciandomi dietro la fatica, il nervosismo, il mal di testa, il mal di schiena, tutte le tensioni. Arrivare alla meta regala un senso di completezza come poche altre cose, e che dura per un po&#8217; finché non viene la voglia di ripartire.</p>
<p>Non è che la fatica sparisca: se mi capita di spingere arrivo alla fine con il batticuore e il fiatone, ma è una fatica &#8220;buona&#8221;, che purifica, efficace. E poi libera endorfine: un effetto che non mi fa stupire che si parli di dipendenza.</p>
<p>Quando andavo in moto, guardavo la strada valutando ogni curva e ogni allungo pensando a come l&#8217;avrei potuta percorrere con la traiettoria migliore, adesso guardo la strada e vedo un luogo dove cercare la pace per la mia mente e il movimento per le mie gambe. Un luogo, nuovo o vecchio, non mi sembra davvero &#8220;mio&#8221; se non ci ho corso, se non l&#8217;ho battezzato con le gocce di sudore che cadono dalla mia fronte.</p>
<p>&#8220;Sono le fisime di mezz&#8217;età!&#8221;, dice. Se anche fosse, che importa? Ce ne fossero, di fisime così.</p>

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		<title>Western Digital WD TV Live</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jul 2012 13:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[network mediaplayer]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho avuto modo di provare per alcune settimane un media player WD TV Live. Si tratta di un oggetto appartenente ad una categoria abbastanza numerosa di dispositivi che fanno essenzialmente la stessa cosa: riproducono contenuti multimediali dal maggior  numero di fonti possibili e li mostrano su un televisore. Dando per scontato che i formati supportati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/wdtvlive.jpg"  class="thickbox"><img class="alignleft size-medium wp-image-4669" title="WD TV Live" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/wdtvlive-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Ho avuto modo di provare per alcune settimane un media player <a href="http://wdc.com/it/products/products.aspx?id=330">WD TV Live</a>. Si tratta di un oggetto appartenente ad una categoria abbastanza numerosa di dispositivi che fanno essenzialmente la stessa cosa: riproducono contenuti multimediali dal maggior  numero di fonti possibili e li mostrano su un televisore. Dando per scontato che i formati supportati siano i più disparati e le fonti disponibili siano grossomodo le stesse (rete, storage USB, internet), la battaglia si gioca principalmente su interfaccia, velocità, continuità di supporto da parte dei produttori e rapporto qualità prezzo.</p>
<p>WD TV Live è l&#8217;ultimo della serie di media player prodotti da Western Digital con la sigla WD TV, per l&#8217;elenco completo delle specifiche vi rimando al <a href="http://wdc.com/it/products/products.aspx?id=330#tab3">sito ufficiale</a>. Si tratta di un&#8217;unità dalle dimensioni molto compatte, facile da installare e abbastanza piccolo per poterlo trasportare senza problemi. Supporta reti wired e wireless ed è in grado di riprodurre filmati, musica e foto da un drive USB, da una condivisione di rete e direttamente da internet.</p>
<p>Voglio parlare subito di quest&#8217;ultima caratteristica che è quella che mi è piaciuta di meno, e non tanto per colpa di WD TV Live, ma piuttosto per come queste funzionalità vengono implementate su questo tipo di apparati. Molti dei <a href="http://wdc.com/it/products/products.aspx?id=330#tab30">servizi</a> sono a pagamento, alcuni non funzionano in Italia, altri hanno problemi di licenza. Tanto per fare un esempio: con l&#8217;applicazione YouTube è quasi impossibile vedere un contenuto ufficiale caricato da una mayor. Dopo dieci minuti passati a schivare video di ragazzine emo impegnate in terribili lipsync di Lady Gaga e improbabili cover con gli strumenti più disparati, ho gettato la spugna: i contenuti riproducibili su schermo televisivo sono blindati da logiche di licenza ferme al secolo scorso.</p>
<p>Non c&#8217;è un browser, forse per la relativa difficoltà nell&#8217;uso della tastiera on screen; se avete necessità di inserire testo e non volete impazzire, è comunque possibile collegare una tastiera USB; peccato che il layout predefinito sia USA e non mi pare sia modificabile. Non c&#8217;è neppure un accenno di &#8220;app store&#8221;; i diversi servizi vengono resi disponibili tramite aggiornamento firmware.</p>
<p>Ma veniamo al &#8220;core business&#8221;: WD TV Live funziona molto bene, si collega velocemente alla rete, riconosce e naviga le condivisioni disponibili su server diversi. Linux, NAS, Windows, DNLA: ciascuna risorsa viene vista e utilizzata senza nessun problema, memorizzando le relative credenziali, se necessarie, e ricordando le risorse utilizzate più di frequente. Il transfer rate è adeguato e i filmati vengono riprodotti senza incertezze e con un&#8217;ottima qualità audio/video. Il supporto per i sottotitoli è molto buono e permette una serie di regolazioni fini. Queste caratteristiche rendono WD TV Live un media player particolarmente adatto a chi ama le serie televisive trasmesse su Tele Torrent <img src='http://www.andreabeggi.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>L&#8217;interfaccia grafica è semplice ed intuitiva ed ha il grande pregio di essere molto discreta durante la riproduzione. Soffre di qualche glitch, specie nella localizzazione: nelle pieghe dei menu italiano ci si è dimenticati di tradurre qualche voce, rimasta in inglese, ma nulla di che.</p>
<p>Il supporto di Western Digital mi è sembrato ottimo: nelle 3 settimane di prova ho ricevuto due aggiornamenti firmware, cosa che fa ben sperare per la longevità dell&#8217;oggetto, che non viene &#8220;lasciato a sé stesso&#8221; come a volte accade con marche meno blasonate. Gli aggiornamenti stessi sono accessibili anche agli utenti meno tecnici: WD TV Live avverte della disponibilità e l&#8217;aggiornamento avviene automticamente con una semplice conferma dell&#8217;utente.</p>
<p>Il telecomando mi è piaciuto molto: è al livello di un buon decoder, si tiene bene in mano, i tasti sono in ottima gomma e le dimensioni sono generose: è quasi più grande del lettore stesso. Spesso i telecomandi di questi oggetti lasciano molto a desiderare in termini di qualità e robustezza; non è questo il caso. In osservanza alla moda del momento, esiste la relativa<a href="http://wdc.com/it/products/products.aspx?id=330#tab9"> app per iCoso</a> che funge da telecomando.</p>
<p>Una curiosità che mi deve essere sfuggita dalla documentazione: WD TV Live è accessibile via browser sulla rete locale e, oltre a modificare la configurazione, si può controllare il dispositivo tramite un telecomando virtuale che emula esattamente quello fisico.</p>
<p>WD TV Live si trova online attorno agli 80 euro e si tratta di un oggetto dall&#8217;ottimo rapporto qualità/prezzo. Possiedo già un oggetto simile, ma vecchiotto e con caratteristiche rudimentali; dovessi sostituirlo, credo che WD TV Live sarebbe la scelta d&#8217;elezione.</p>
<p><em>(Un ringraziamento a Silvia di <a href="http://www.axicom.com/">Axicom</a>, che mi ha prestato WD TV Live per alcune settimane.)</em></p>

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		<title>L’aeroporto di Algeri si fregia della qualifica di “internazionale”</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2012 09:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa sono stato ad Algeri per lavoro; la parte difficile è stata tornare a casa. In Algeria i servizi non sembrano brillare per velocità, e quindi ci premuriamo di arrivare all&#8217;aeroporto con abbondante anticipo. Già fuori della porta la prima coda: per entrare bisogna subire il primo di una serie infinita di controlli. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa sono stato ad Algeri per lavoro; la parte difficile è stata tornare a casa.</p>
<p>In Algeria i servizi non sembrano brillare per velocità, e quindi ci premuriamo di arrivare all&#8217;aeroporto con abbondante anticipo. Già fuori della porta la prima coda: per entrare bisogna subire il primo di una serie infinita di controlli. Metal detector e perquisizione.</p>
<p>Una volta all&#8217;interno ci mettiamo in coda per il checkin Alitalia. Le procedure sono lentissime, dopo quasi un&#8217;ora di coda scopriamo che i terminali hanno problemi da tre giorni e si aspetta una parte di ricambio da Parigi. Metà dei checkin è fatta a mano, il nostro banco ha anche la stampante di etichette rotta e ogni volta la tipa deve chiedere al collega. I nomi dei passeggeri vengono cercati su un tabulato fatto con una stampante ad aghi, che gli impiegati si passano da un banco all&#8217;altro. Tutto è molto caotico e tutti sembrano disorientati. Litigo col caposcalo che vorrebbe spedire il mio bagaglio a mano perché è 3 kg oltre il consentito. Io non mi sento sicuro a lasciare il mio bagaglio a queste persone con un&#8217;etichetta fatta a penna. Per fortuna la spunto.</p>
<p>Di corsa al controllo passaporti. La prima sala ha l&#8217;ingresso presidiato da una poliziotta cinque metri dopo l&#8217;arrivo della scala mobile. Risultato: la gente si ammassa malamente perché non può fermarsi sulla scala che continua a muoversi portando persone per le quali non c&#8217;è spazio. Veniamo gentilmente ma fermamente dirottati verso l&#8217;altra sala controllo, dalla parte opposta.</p>
<p>Centinaia di persone nervose, vocianti, bambini che piangono. La sala è strapiena, abbiamo un&#8217;ora di tempo per l&#8217;imbarco, ma non ce la faremo mai. I poliziotti lavorano con una lentezza esasperante, ciascuna persona viene tenuta per diversi minuti, scrutata in viso, confrontata con il passaporto, inserita nel sistema digitando nomi, date e luoghi con il solo indice della mano destra.</p>
<p>All&#8217;ora prevista per l&#8217;imbarco del nostro volo siamo ancora a metà della coda. Quasi tutte le persone con noi sono nervose perché stanno rischiando di perdere il loro aereo. Gente che litiga per questioni di precedenza, caldo. Provo a chiedere a una poliziotta che sta scacciando le persone che cercano di usare la corsia riservata al corpo diplomatico, che al momento è vuota e il relativo chiosco contiene un poliziotto che non fa nulla se non fissare la folla con uno sguardo vuoto. Le parlo inglese, lei non mi guarda neppure in faccia. Bofonchia qualcosa in una lingua sconosciuta, poi sghignazza: capisco che non gliene può fregare di meno e mi sta anche prendendo per il culo. Cerco di evitare di finire in una prigione algerina, incasso il colpo, e torno in coda. Un paio di volte arrivano degli impiegati di alcune compagnie aeree per avvertire che un volo sta partendo. Alle rimostranze delle persone rispondono che non dipende da loro ma dalla polizia, e che sta al singolo cercare di districarsi nella coda il più velocemente possibile. Ogni volta il nervosismo della folla aumenta.</p>
<p>Alla fine riusciamo a passare il controllo solo perché qualcuno di noi è riuscito a parlare al telefono con un addetto dell&#8217;aeroporto, che ci è venuto a prendere, ci ha portato in un&#8217;altra sala controllo e ci ha messo davanti ai poliziotti. Dopo essere stato scrutato, valutato e inserito, riesco a passare.</p>
<p>Dopo pochi metri un altro metal detector. Passo velocemente perché stanno torchiando un cinese che si dispera e piange  davanti alla sua valigia sventrata, mentre i poliziotti lo perculano con aria strafottente. Mi perquisiscono, ma sono distratti e scappo via senza inconvenienti.</p>
<p>Esco dalla porta ed ecco la dogana: una tipa mi chiede se ho qualcosa da dichiarare. Io, che ho due router, un tester, e svariata tecnicaglia infilata in valigia, sfodero la mia faccia impassibile e le mostro i 4.000 dinari che mi sono rimasti, circa 40 euro. Mi fa cenno di passare.</p>
<p>Il gate è lì e c&#8217;è anche l&#8217;aereo, per fortuna. L&#8217;addetto si sbraccia per chiamarmi e io corro al bancone. Controllano passaporto e biglietto. Faccio 30 metri e all&#8217;ingresso del finger c&#8217;è un altro poliziotto (ebbasta!) con il distintivo appeso al collo che vuole vedere il passaporto e la carta d&#8217;imbarco. Mentre controlla mi rendo conto che il suo distintivo è disegnato a penna biro su un cartoncino.</p>
<p>Percorro il finger e c&#8217;è un altro controllo: stavolta vogliono che apra il trolley. Ci guardano dentro senza toccare nulla. I router sono fasciati ma si vedono, sono pronto a lasciarglieli, sono esasperato. Va tutto bene, per fortuna.</p>
<p>Alla fine riusciamo a salire sull&#8217;aereo circa mezz&#8217;ora dopo l&#8217;orario previsto per la partenza, e si aspettano ancora 14 passeggeri.</p>
<p>Dall&#8217;ingresso in aeroporto a qui, più di due ore, 6 controlli, un checkin, svariate code. A parte l&#8217;addetta al checkin e il caposcalo Alitalia (che parla italiano), nessuno parla inglese. Per tutto il tempo gli schermi non hanno avvertito che l&#8217;aereo sarebbe partito in ritardo, e nessuno ha detto nulla all&#8217;altoparlante.</p>
<p>A parte il guasto al banco checkin, mi dicono che tutto questo sia normale. Fosse per me, Algeri anche basta, grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Mezza Maratona Delle Due Perle – resoconto</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 22:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[resoconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Viste le  considerazioni del post precedente, inauguro la categoria dei resoconti delle partecipazioni ad alcune manifestazioni podistiche. Questo è il racconto della mia prima esperienza di gara: la Mezza Maratona Delle Due Perle, dell&#8217;11 marzo 2012. Per chi corre, soprattutto per chi lo fa al mio (basso) livello, le competizioni non sono particolarmente importanti dal [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Viste le  considerazioni del <a title="Hello, is there anybody in there?" href="http://www.andreabeggi.net/2012/07/02/hello-is-there-anybody-in-there/">post precedente</a>, inauguro la categoria dei resoconti delle partecipazioni ad alcune manifestazioni podistiche. Questo è il racconto della mia prima esperienza di gara: la <a title="Mezza Maratona Delle Due Perle" href="http://www.maratoninaportofino.it/">Mezza Maratona Delle Due Perle</a>, dell&#8217;11 marzo 2012.</p>
<p>Per chi corre, soprattutto per chi lo fa al mio (basso) livello, le competizioni non sono particolarmente importanti dal punto di vista agonistico. Si tratta soprattutto di partecipare ad una manifestazione organizzata, incontrare persone che condividono la stessa passione, vedere le strade da un nuovo punto di vista e sfidare sé stessi. Una giornata divertente trascorsa a fare una cosa che mi piace.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.andreabeggi.net/wp-content/paraggi.jpg"  class="thickbox"><img class="size-full wp-image-4644 aligncenter" title="Paraggi" src="http://www.andreabeggi.net/wp-content/paraggi.jpg" alt="" width="500" height="339" /></a></p>
<p style="text-align: left;">La &#8220;Due Perle&#8221; è stata particolarmente suggestiva, per me: è stata la mia prima esperienza di gara e si snoda su una delle strade più belle del mondo: il tratto di provinciale che collega Santa Margherita Ligure a Portofino, da percorrere due volte, andata e ritorno, per un totale di 21 chilometri e 97 metri. Ecco come è andata:</p>
<p>Arrivo a Santa margherita molto presto, accompagnato da Stefano; tanto presto che siamo i primi. Per dire: mi sono alzato alle 5:30 dopo una notte insonne. Circa alle 7 siamo là con l&#8217;auto già parcheggiata. Il ritrovo è nel palazzetto dello sport, dove c&#8217;è anche il deposito borse. Lentamente si riempie; fauna prevalente: 40/50enne dall&#8217;aspetto agguerrito, tutti molto tecnici. Olio canforato a fiumi. Gli iscritti sono 2500, in classifica di arrivo ne sono elencati circa 1800; in ogni caso un mucchio di gente.</p>
<p>Ci cambiamo con calma, cerchiamo di rilassarci, e poco prima delle 9 raggiungiamo la partenza, circa 500 metri più in là. Come al solito mi scaldo pochissimo: non ne sento mai il bisogno e in ogni caso non serve perché i primi 100 metri cammini e il primo chilometro trotterelli sgomitando.</p>
<p>Chi corre è abituato a misurare la velocità in minuti al km; per esempio, 6&#8242;/km equivalgono a una velocità di 10km/h. Da calcoli fatti e rifatti, so che se voglio arrivare entro 1h50m devo mantenere un ritmo medio di 5:13/km.  Imposto il Garmin per quella andatura, in modo che se non trovassi una &#8220;lepre&#8221;, potrei correre contro il virtual partner, una funzione del trabiccolo che porto al polso quando corro.</p>
<p>Cerco di fare come mi hanno detto tutti quelli che hanno un po&#8217; di esperienza: partire piano. Ma non è per nulla semplice: l&#8217;adrenalina della corsa e le forze in abbondanza mi portano a controllare il Garmin in continuazione per non scendere a 4&#8217;50&#8243;/km (!). Inoltre ho la coscienza di correre sotto la media che mi sono imposto, e mi sorpassano TUTTI. Nei primi 10 km mi sembra di essere sorpassato da chiunque. Recupero un po&#8217; nelle salite, perché non faccio fatica a mantenere il ritmo lento anche salendo, mentre alcuni rallentano visibilmente.</p>
<p>Il panorama è bello, è uno dei posti più belli del mondo, ma lo conosco bene e non mi distrae più di tanto. La cornice è splendida, comunque.</p>
<p>Facendomi violenza riesco a mantenere una parvenza di ritmo non forzato, anche se sempre più veloce di quello che mi ero preposto. Il percorso prevede Santa Margherita &#8211; Portofino e ritorno, due volte. Prima di entrare a Portofino, un tratto in salita abbastanza insidioso. Una volta entrati nel borgo, si scende fino al mare per poi risalire, il tutto in caruggetti di acciottolato molto stretti: al massimo ci stanno due persone affiancate dandosi fastidio. All&#8217;uscita di Portofino c&#8217;è una salita assassina che sarà 50 metri, ma mi spacca le gambe, anche perché ho in mano il bicchiere d&#8217;acqua del ristoro. Al secondo passaggio l&#8217;ho fatta lentissima e alcuni camminavano.</p>
<p>Al ritorno dal primo passaggio, un &#8220;rebigo&#8221; del percorso mi porta in centro, dove tutti corriamo tra due ali di folla che ci incita. Bello.</p>
<p>Passati i primi 10 km mi decido ad aumentare il ritmo per vedere cosa posso tirare fuori da questa corsa. Per un 2,5 km procedo a ritmo più sostenuto cercando una &#8220;lepre&#8221;: qualcuno che abbia un&#8217;andatura compatibile con i miei obiettivi, meglio se leggermente più veloce, per farmi &#8220;tirare&#8221;. Finalmente trovo un signore che corre lieve e agile, evidentemente sotto le sue possibilità: sta facendo da trainer per una ragazza che avrà una ventina d&#8217;anni. Il ritmo è sui 5:05/km e decido di aggregarmi. Col senno di poi non so se è stata una scelta giusta, ma chissà.</p>
<p>Da quello che si dicono (lui parla, lei risparmia le energie) capisco che anche per lei è la prima mezza. Il tipo fa il ritmo, le da consigli sul respiro, le spiega le variazioni di velocità in funzione della pendenza: sembra uno che sa il fatto suo. In effetti da questo punto in poi, manteniamo questo ritmo, rallentando solo un po&#8217; nelle salite, e mi rincuora il fatto che il mio risparmio nella prima parte stia servendo a qualcosa. Adesso non mi sorpassa più nessuno, ma sono io (insieme ai due) che continuo a sorpassare quelle che mi sembrano un milione di persone.</p>
<p>Mi attacco ai due come una cozza, il tipo le dice &#8220;Segui me&#8221;, &#8220;Ora acceleriamo leggermente&#8221;, &#8220;Respira bene&#8221;, &#8220;Non mi superare&#8221;, insomma manca poco che la porti in braccio e poi ha fatto tutto. Io comincio ad accusare un po&#8217; la fatica, ma col caXXo che li mollo, questi. Io sono scarso a correre da solo, ma a tallonare una lepre sono bravissimo: non mollo un metro.</p>
<p>Ogni tanto controllo il Garmin, che mi dice cose ottimistiche: secondo lui sono 250 metri davanti al mio &#8220;io&#8221; virtuale che corre a 5:13/km. Questa cosa mi ha fuorviato perché ho scoperto dopo che non era completamente vera, e mi ha fatto un po&#8217; &#8220;accontentare&#8221;. Nota personale: la prossima volta meno calcoli e settaggi: è meglio non avere certezze mentre corro.</p>
<p>Fatto sta che il tipo ci fa anche un po&#8217; accelerare gli ultimi tre chilometri. Al diciannovesimo tento una specie di fuga, ma dopo circa un chilometro mi riprendono. Non so se hanno aumentato loro o se ho diminuito io, visto che correvo senza lepre. Intanto continuo a sorpassare gente come se fossi Bolt alla corsa parrocchiale: dovevo essere rimasto davvero indietro.</p>
<p>Certi a 3 chilometri dalla fine stanno camminando. La gente ai lati della strada ci incita: &#8220;Dai!&#8221;, &#8220;Forza!&#8221;, &#8220;Manca poco, coraggio!&#8221;. Ormai sono molto stanco: il percorso è stato un falsopiano continuo, pieno di curve, pieno di gente che va più forte o più piano, pieno di cose che mi hanno dato fastidio. Io, che sono abituato a correre da solo in pista o in tratti spaziosi senza grossi impedimenti, questa cosa l&#8217;ho patita un po&#8217;.</p>
<p>Ma manca un chilometro. &#8220;Chiunque può correre per un chilometro&#8221; è il mio mantra. Cerco di spremermi, e poi si intravede il traguardo, ormai è fatta. In tutto questo il tipo ha continuato a motivare psicologicamente la ragazza: &#8220;dai, non pensare alle gambe, manca pochissimo, sei ampiamente sotto il tempo che ti eri prefissata, vai benissimo, non parlare, respira&#8221;. Tutto il tempo così.</p>
<p>Che qualcosa non sia andato per il verso giusto con il ritmo medio che credo di tenere, lo capisco circa 500 metri prima del traguardo quando il Forerunner trilla tutto felice per dirmi che, secondo lui, i miei 21097 metri li ho appena finiti. Ignoro la tecnologia e ci do dentro per mantenere il ritmo. Infiliamo il viale dell&#8217;arrivo e gli ultimi 30 metri ho ancora il fiato per scattare e sorpassare altri 4.</p>
<p>Arrivo.</p>
<p>Finito.</p>
<p>Fiatone, cuore che scoppia.</p>
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<p>Scoprirò poi che il tempo effettivamente ottenuto è 1h:49m:31s, mentre il Garmin mi dice giulivo 1:48 e spiccioli. Col senno di poi, se avessi trovato una lepre più veloce forse ce l&#8217;avrei fatta a fare l&#8217;ultima decina di km a 5&#8242;/km, ma chissà. Ci sono state volte in allenamento che, seguendo uno tignoso, sono arrivato con molto meno fiato.</p>
<p>Dopo pochi metri dal traguardo, mi assalgono in tre: uno mi strappa il chip per il rilevamento dei tempi dal pettorale, una mi mette al collo una medaglia di latta e uno mi mette in mano 10 euro. Io lo guardo come un idiota e chiedo: &#8220;Ho vinto 10 euro?&#8221; (giuro, true story). Questo mi guarda come una cacca sul cuscino e bofonchia qualcosa sulla cauzione per il chip.</p>
<p>Arraffo un tè, tre mandarini e un pezzo di focaccia al punto di ristoro e cerco, sudato come un mulo a ferragosto, di tornare al palazzetto. Una volta lì, mi cambio con calma e intanto rientra anche Stefano, che ha chiuso meglio di me a 1h42m. Il resto è autostrada e pastasciutta, una volta a casa.</p>
<p>Bilancio: ho comunque centrato l&#8217;obiettivo che mi ero prefissato, mi sono divertito, ho corso. Sicuramente ne è valsa la pena, alla prossima.</p>

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