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	<title>Amate l'Architettura</title>
	
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	<description>movimento per l'architettura contemporanea</description>
	<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:25:00 +0000</pubDate>
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		<title>Sull’Architettura ecclesiastica</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<category><![CDATA[critica architettonica]]></category>

		<category><![CDATA[architettura ecclesiastica]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un commento di Moreno Capodarte su un articolo di Eleonora Carrano sull'architettura ecclesiastica apparso su Il Fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un commento di Moreno Capodarte ad un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/18/chiese-come-magazzini-vittime-del-formalismo-dellarchistar/598128/">articolo</a> di Eleonora Carrano apparso su Il Fatto.</p>
<p>&#8220;Condivido gran parte dell&#8217;articolo di Eleonora e mi riferisco, soprattutto, alle considerazioni critiche oggettivamente fatte dalla collega e che tutti possono facilmente verificare documentandosi in relazione ai concorsi banditi, in questi ultimi 20/25 anni, dalla Pontificia Opera per la Preservazione della Fede e la Provvista di Nuove Chiese in Roma e dalla Conferenza Episcopale Italiana; non sono d&#8217;accordo, invece, quando si viene presi dalla foga della scrittura e ci si imbatte, probabilmente in maniera inconsapevole, in affermazioni che sembrano scaturire da una furia iconoclasta dalla cui lettura possono emergere errate affermazioni circa l&#8217;essere &#8220;passatista&#8221; o &#8220;formalista&#8221;.</p>
<p>Secondo il mio modesto parere (avendo progettato e/o diretto e seguito la realizzazione di n. 3 chiese negli anni &#8216;90 ed una piccola cappella nel 2012) non si tratta di essere Guelfi o Ghibellini ma di essere semplicemente consapevoli che, nell&#8217;affrontare il tema &#8220;chiesa&#8221;, il segno, il gesto, l&#8217;ispirazione contengono, al loro interno ed in modo inscindibile, le componenti culturali, artistiche, liturgiche e interiori che danno all&#8217;organismo architettonico la riconoscibilità di edificio sacro e ne fanno riconoscere e sentire, ai fedeli e non solo, il valore religioso.</p>
<p>In merito ai &#8220;passatisti&#8221; e ai &#8220;formalisti&#8221; riporto alcuni brani di interviste rilasciate da Paolo Portoghesi e da Vittorio Gregotti sul tema:</p>
<p>P. Portoghesi - 1990:</p>
<p><em>&#8220;Le vicende della chiesa-assemblea non somigliano a quelle della spontanea interpretazione cristiana dei tipi ereditati dal mondo antico ma piuttosto alle vicende della chiesa spettacolo voluta in coincidenza della riforma cattolica e codificata nel trattatello di San carlo Borromeo. Gli architetti hanno avuto una serie di indicazioni e di richieste e di là sono partiti alla ricerca di un tipo partecipe delle suggestioni del teatro, della sala da concerti, della conference-hall e della chiesa a pianta centrale o addirittura della chiese con l&#8217;ingresso sull&#8217;asse minore&#8230;&#8230;..l&#8217;eccesso di libertà e gli equivoci del funzionalismo hanno determinato nella ricerca tipologica tanto i primi entusiasmi che le successive stanchezze. Adesso che la crisi del Movimento Moderno ha rimesso in discussione l&#8217;azzeramento dei codici tradizionali e le metodologie analitiche di progettazione, sembra giunto il momento di riprendere in modo creativo il tema della chiesa assembleare, superando il limite della ricerca condizionata in direzioni opposte dalla neutralità simbolica e dalle ambizioni scenografiche o gestuali&#8230;&#8230;..&#8221;</em> .</p>
<p>V. Gregotti - 1990:</p>
<p><em>&#8220;Qualunque sia - scriveva Hegel nell&#8217;&#8221;Estetica&#8221; nel 1836 commentando la questione (la mutata relazione tra pratiche artistiche e religiose) - la dignità e la perfezione che possiamo trovare oggi nelle immagini di Dio Padre e della Vergine Maria, tutto ciò è inutile; le ginocchia non si piegano più&#8221;, intendendo con ciò che con li divorzio tra arte e religione qualcosa di di profondo e fondamentale era cambiato anche nel mondo dell&#8217;arte, che aveva perduto alcune delle sue dimensioni fondamentali. </em></p>
<p><em>Questa condizione non è oggi sostanzialmente mutata ed è con essa, con la crisi stessa dell&#8217;idea di monumento come memoria collettiva, con l&#8217;accumularsi di una diversa tradizione scientifica e razionale, che si misura chi si accinga a progettare chiese. Che si faccia dell&#8217;edificio chiesa uno strumento funzionale più complesso&#8230;&#8230;..che esso sia stato interpretato con personale grandezza architettonica e religiosa da qualche importante personalità (Le Corbusier, Alvar Aalto o Auguste Perret) ciò non restituisce al monumento chiesa la dignità urbana che ha per secoli posseduto, non rimuove lo stato di crisi che deriva dall&#8217;essere divenuta solo una delle molteplici componenti della città moderna&#8230;&#8230;..Con la messa in discussione dei principi ideali del moderno si è aperta la possibilità di una interpretabilità infinita del reale che non corrisponde affatto ad una autentica articolazione di ipotesi tra di loro a confronto  ma purtroppo assai sovente ad una semplice variazione, sensibile alle mode dettate dalla comunicazione di massa che ad una intima necessità. Quindi nessuna ricerca di di autentiche differenze che sono il fondamento dell&#8217;opera creativa, ma piuttosto un sistema di ridondanze e ritrasmissioni di cui si è persino perduta la la traiettoria della originaria ragione espressiva&#8230;&#8230;.&#8221;</em>.</p>
<p>Termino invitando chi ne ha interesse e vuole conoscere la complessità del tema a leggersi quanto segue:</p>
<p>- La progettazione dello spazio liturgico - Concorso nazionale per tre nuovi complessi parrocchiali - Diocesi di Milano - Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi religiosi - 1990;</p>
<p>- Guida alle nuove chiese di Roma - Gangemi Editore - 1990;</p>
<p>- 21 PER XXI - Nuove chiese italiane - Allegato al numero di maggio 2013 di Casabella o a vedere i progetti in mostra al MAXXI fino al 02.06.2013 in cui sono presenti progetti passatisti e formalisti ma nei quali fa storia a sé (a mio parere) il progetto di Mario Cucinella che ritengo il migliore.</p>
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		<title>#rete150k - rimandato l’incontro del 18 maggio</title>
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		<comments>http://www.amatelarchitettura.com/2013/05/rete150k-la-seconda-giornata-si-sposta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 05:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il movimento]]></category>

		<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<category><![CDATA[azioni]]></category>

		<category><![CDATA[150k]]></category>

		<category><![CDATA[rete150k]]></category>

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		<description><![CDATA[Per problemi tecnico-organizzativi, ma soprattutto per la concomitanza di molti eventi importanti, la seconda Assemblea di 150K ARCHITETTI prevista il 18 giugno non potrà tenersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Per problemi tecnico-organizzativi, ma soprattutto per la concomitanza di molti eventi importanti nella giornata del prossimo 18 Maggio (Biennale dello spazio pubblico, Manifestazione della Fiom, Festa del verde e del paesaggio), la seconda Assemblea di 150K ARCHITETTI non potrà tenersi. Il Consiglio Direttivo di “Amate l’Architettura” si scusa per lo spiacevole inconveniente ed appena possibile comunicherà la nuova data dell’evento.</span></p>
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		<title>Amare le arti dalla Biennale all’Accademia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo Mazzone sulle arti: quanto più si confrontano tanto più si influenzano, e talvolta nell'incontro, le differenti discipline vanno a costruire un orizzonte estetico, culturale e politico, connotato dal superamento di ogni visione decorativa dell'arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="ecxwestern" align="justify">
<p class="ecxwestern" align="justify"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">di <strong>Massimo Mazzone</strong></span></span></p>
<p class="ecxwestern" align="justify"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">Le arti, quanto più si confrontano tanto più si influenzano, e talvolta nell&#8217;incontro, le differenti discipline vanno a costruire un orizzonte estetico, culturale e politico, connotato dal superamento di ogni visione decorativa dell&#8217;arte che può condurre verso una onestà dei linguaggi; le emozioni in questi casi, materializzano il desiderio di conseguire una apertura al mondo, una verità che si rivela. Questa stessa apertura al mondo, non prescinde dall&#8217;analisi della complessità dello spazio sia individuale che sociale, indipendentemente da quale disciplina affronti il tema, che si tratti di arti visive, cinema o teatro, di urbanistica, architettura o danza, cambiano le forme non il senso dell&#8217;approccio. </span></span></p>
<p class="ecxwestern" align="justify"><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-9-morganti-mazzone-braga2.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-2495" title="foto-9-morganti-mazzone-braga2" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-9-morganti-mazzone-braga2-1024x682.jpg" alt="foto-9-morganti-mazzone-braga2" width="1024" height="682" /></a></p>
<p class="ecxwestern" align="justify">
<p class="ecxwestern" align="justify"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">Parte della critica ha definito questi processi come &lt;contaminazioni&gt; quasi fosse una malattia, io preferisco parlare di affinità elettive. Dunque, sempre più spesso gli autori hanno cercato un confronto fisico oltre che mentale, tra la loro opera e il pubblico. La Biennale di Venezia, laboratorio di sperimentazioni linguistiche da oltre un secolo, nell&#8217;ultimo decennio ci ha mostrato tante volte quanto queste reciproche influenze siano pregnanti, basti pensare a <em><strong>Less aesthetics more ethics</strong></em> di Fuksas, del 2000, o a <em><strong>Metaville </strong></em>padiglione Francia e alla <em><strong>ciudad de los otros</strong></em> del Venezuela Bolivariano del 2006, curate rispettivamente da <em>exyzt!</em> e Juan Pedro Posani, o all&#8217;installazione <em><strong>spazi sensibili</strong></em> del collettivo <em><span style="font-weight: normal;">sos workshop </span></em>alla 54. Biennale Arti Visive, oppure a Cristiana Morganti nella Biennale Danza 2012. Il 6 Maggio, </span></span><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">la  Morganti ha tenuto all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, una  lezione aperta proprio sulle interazioni tra le arti che ha inaugurato  un laboratorio settimanale sul corpo e lo spazio coordinato da altri  performer come Luigi Guaineri, Loredana Putignani e Nicoletta Braga.</span></span></p>
<p class="ecxwestern" align="justify"><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-4a-complot-system-bien2.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-2498" title="foto-4a-complot-system-bien2" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/foto-4a-complot-system-bien2-1024x680.jpg" alt="foto-4a-complot-system-bien2" width="1024" height="680" /></a></p>
<p class="ecxwestern" align="justify"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="ecxwestern" align="justify"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/taller-brera33.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-2505" title="taller-brera33" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/taller-brera33-723x1024.jpg" alt="taller-brera33" width="723" height="1024" /></a><br />
</span></span></p>
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		<item>
		<title>#rete150k - La “giustizia” Europea condanna a morte gli immobili di interesse artistico</title>
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		<comments>http://www.amatelarchitettura.com/2013/05/rete150k-la-giustizia-europea-condanna-a-morte-gli-immobili-di-interesse-artistico/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<category><![CDATA[riforma degli Ordini]]></category>

		<category><![CDATA[architetti]]></category>

		<category><![CDATA[competenze professionali]]></category>

		<category><![CDATA[ingegneri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un intervento di Ettore Maria Mazzola sulle competenze degli Architetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: bold;">di</span></p>
<p><strong>Ettore Maria Mazzola</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Prefazione</strong></p>
<p>Ai sensi dell&#8217;art.52 del RD 2537/1925, gli architetti <em>avrebbero</em> competenza esclusiva per operare su <em>edifici artistici vincolati</em>; inoltre, sebbene la cosa sia poco nota, tale competenza esclusiva vale anche per gli <em>edifici artistici non vincolati</em>.</p>
<p>Nel 2006 infatti, la sentenza n°5239 del Consiglio di Stato, Sezione VI, aveva riconosciuto che &#8220;<em>la progettazione di opere di rilevante carattere artistico e d&#8217;interesse storico-artistico, siano o meno vincolate, spetta esclusivamente all&#8217;architetto, salvo la parte tecnica che spetta sia all&#8217;architetto che all&#8217;ingegnere</em>&#8220;, laddove per <em>parte tecnica</em> si suppone vogliano intendersi la struttura portante e gli impianti tecnologici.</p>
<p>È bene ricordare altresì che &#8220;<em>la limitazione stabilita per gli ingegneri italiani vale anche per gli ingegneri civili degli altri Stati dell&#8217;Unione Europea</em>&#8220;.</p>
<p>In aggiunta a quanto sopra poi, la <a href="http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%202Q/1999/199909247/Provvedimenti/201107997_01.XML" target="_blank">sentenza del Tar Lazio del 17.10.2011 n°7997</a>, confermando quanto sopra, venne a precisare che, &#8220;<em>se l&#8217;incarico professionale riguarda &#8220;la parte tecnica&#8221; e viene affidato ad un ingegnere, occorre comunque affiancare un architetto, ai sensi del citato RD 2537/1925</em>&#8220;.</p>
<p>Gli architetti, e soprattutto i monumenti se potessero parlare, dovrebbero quindi sentirsi in una botte di ferro &#8230; ma purtroppo non è così!</p>
<p>Infatti, nel triste elenco dei vari danni generati dall&#8217;Unione Europea all&#8217;Italia va aggiunto anche quello di cui alla recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea (V Sezione, del 21 febbraio 2013) che <em>mette fine all&#8217;annosa questione che vedeva contrapposti ingegneri ed architetti</em> &#8230; come ha commentato in maniera euforica il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, <a href="http://www.ingenio-web.it/Articolo/640/_Ingegneri:_legittimati_ad_intervenire_sugli_immobili_di_interesse_artistico_.html">Armando Zambrano</a>, il quale si è spinto ad affermare <em>&#8220;è la fine di uno steccato che, in un mercato europeo dei servizi professionali, non aveva più senso di esistere&#8221;.</em></p>
<p>Già, un <em>mercato europeo dei servizi professionali</em> &#8230; una vera vergogna mercificare una professione che richiede conoscenze che i legislatori e certi &#8220;giudici&#8221; ignorano profondamente, una vergogna della quale non si può andar fieri &#8230; se non nella mente di chi osanni le &#8220;<em>società d&#8217;ingegneria</em>&#8221; che hanno massacrato i &#8220;piccoli&#8221; professionisti e cancellato il futuro dei giovani architetti!</p>
<p>Giustamente, secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, <em>i laureati in ingegneria civile di altri Stati Membri</em> avrebbero dovuto <em>sottoporsi ad una verifica in merito alle qualifiche possedute nel settore dell&#8217;architettura</em>; ciò nonostante, la Corte di Giustizia Europea (la cui giustizia, lo sappiamo bene, spesso si limita ad amministrare gli interessi delle lobbies ai vari livelli), con un vergognoso e dannosissimo colpo di spugna, ha deciso di cancellare questa misura di salvaguardia.</p>
<p>Il punto 43 della sentenza infatti dichiara <em>&#8220;[...] contrariamente alla tesi difesa dal Consiglio Nazionale degli Architetti [...] non può dedursi che la direttiva 85/384 consenta a detto Stato membro </em>(l&#8217;Italia)<em> di subordinare l&#8217;esercizio delle attività aventi ad oggetto immobili di interesse artistico alla verifica delle qualifiche degli interessati in questo settore&#8221;</em>.</p>
<p>Conseguentemente, sempre secondo la Corte Europea (punto 51 della sentenza) <em>&#8220;l&#8217;accesso alle attività previste dall&#8217;articolo 52, secondo comma, del Regio Decreto n. 2537/25 [...], non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato in uno Stato membro diverso dalla Repubblica Italiana&#8221;.</em></p>
<p>Il dubbio che mai e poi mai i legislatori italiani del &#8216;25 avrebbero potuto immaginare che l&#8217;Europa si sarebbe disgraziatamente unita, e che quindi la specifica sui laureati degli altri Paesi membri risultasse a quell&#8217;epoca del tutto superflua, non ha minimamente sfiorato le menti illuminate della Corte Europea &#8230; loro, si sa, si muovono solo in funzione degli interessi dei promotori di certe sentenze! Certe sentenze e direttive europee, dalle quote latte alle marmitte catalitiche, lo sappiamo bene, non tutelano mai i Paesi oggetto delle controversie, ma solo ed esclusivamente quelli del &#8220;gigante&#8221; europeo intenzionato a tiranneggiare contro i suoi &#8220;staterelli&#8221; interni!</p>
<p>L&#8217;ingegner Zambrano ovviamente rivendica <em>&#8220;l&#8217;immediata ricaduta anche sugli ingegneri italiani&#8221; </em>di questa sentenza.</p>
<p>In pratica, la Corte di Giustizia Europea ha confermato l&#8217;orientamento della sentenza n°3630 del 15 novembre 2007 emessa dal TAR Veneto con la quale si riteneva di dover abrogare il secondo comma dell&#8217;art. 52<em> &#8220;in quanto tale disposizione è incompatibile con il principio della parità di trattamento come interpretato dalla Corte Costituzionale, a causa del fatto che i professionisti nazionali non possono essere trattati in maniera discriminatoria rispetto ai professionisti provenienti da altri Stati membri&#8221;.</em></p>
<p>In pratica il TAR del Veneto, piuttosto che mettere i paletti a difesa dei propri cittadini professionisti, chiede che l&#8217;Italia intera si pieghi a 90° nel rispetto dei professionisti di altri stati membri &#8230; ma che bravi!</p>
<p>Ma chi sono questi professionisti degli altri stati membri? E quali sono le loro capacità professionali? Ma soprattutto quali sono le loro conoscenze storiche rispetto al nostro patrimonio storico-artistico e tecnico? <strong>ZERO!!!</strong></p>
<p>Ormai da 20 anni insegno in una università straniera, e spesso mi è capitato di lavorare all&#8217;estero e in Italia a contatto con professionisti stranieri e, se devo dirla tutta, penso che nessun Paese al mondo abbia mai prodotto dei professionisti preparati come i nostri!</p>
<p>Sono davvero stufo della cialtronaggine di certi politici e giornalisti i quali sminuiscono, senza conoscere affatto, la qualità reale delle nostre scuole ed università. Personaggi in cerca d&#8217;autore che infangano i nostri studenti basandosi sul sentito dire, o più semplicemente su delle verifiche fasulle fatte con le crocette in osservanza di metodi cialtroni che non ci appartengono affatto! Siamo onesti e diciamo le cose come stanno!</p>
<p>Queste campagne denigratorie hanno, negli anni, portato ad abbassare il nostro livello di conoscenze piuttosto che imporre agli altri &#8220;paesi membri&#8221; di adeguarsi loro al nostro range culturale, ormai stiamo mercificando gli studenti, visti ora come <em>clienti</em>, e continuiamo a fare confronti impossibili tra i nostri laureati e quelli stranieri &#8230; tutto questa mancanza di tutela della nostra cultura da parte dello Stato ha portato a questa vergognosa sentenza che non considera minimamente quelle che potrebbero essere le reali competenze e conoscenze dei professionisti chiamati al capezzale del nostro patrimonio!</p>
<p>All&#8217;estero il conseguimento del <em>bachelor</em> è una pura formalità, poi si fa un master di due o tre anni (la cui qualità cambia da Paese a Paese senza però mai raggiungere la qualità dei nostri laureati!) che dà il titolo di architetto o di ingegnere. Quei masters sono ovviamente concepiti in modo che i professionisti vengano muniti di spessi paraocchi che li <em>aiutino</em> ad entrare in un mondo del lavoro organizzato in compartimenti stagni, dove la figura dell&#8217;architetto risulta frammentata in una miriade di <em>specializzazioni</em>, e dove il professionista si dovrà limitarsi a praticare esclusivamente la branca nella quale si è <em>specializzato</em>, senza punto conoscere nulla degli altri aspetti professionali &#8230; alla faccia della definizione dell&#8217;architetto contenuta nel primo libro di Vitruvio! (1)</p>
<p>È questa la tutela della professione per la quale l&#8217;ingegner Zambrano canta vittoria? Sono questi i professionisti cui auspichiamo di affidare il restauro dei nostri monumenti?</p>
<p>A tal proposito voglio raccontare un aneddoto capitatomi di recente. Durante un colloquio con una neolaureata italiana - laureatasi in un Paese europeo le cui università vengono spesso prese a modello per tutti - ella mi ha riferito che, nella sua università, non le è mai stato fatto elaborare alcun progetto architettonico completo; infatti, i suoi docenti si sono limitati a farle realizzare dei modelli &#8220;artistici&#8221;, una sorta di &#8220;sculture informi&#8221;, piuttosto che delle architetture. In pratica nessuno le ha insegnato a progettare e/o disegnare perché, le è stato detto da un suo professore, certe cose le avrebbe imparate a posteriori andando a far pratica in qualche grande studio di design! Ovviamente potrete immaginare ciò che possa avermi rivelato in merito alle sue conoscenze della Storia dell&#8217;Architettura italiana &#8230; sono questi i professionisti esteri che vogliamo mettere alla pari dei nostri?</p>
<p>Se questo la dice lunga sul grado di preparazione degli architetti non italiani, possiamo immaginare quelle che possano essere le conoscenze degli ingegneri stranieri rispetto alla Storia dell&#8217;Architettura del Paese custode della maggioranza del patrimonio mondiale, figuriamoci poi la conoscenza della Storia dell&#8217;Urbanistica, delle Teorie e Tecniche di Restauro, ecc. &#8230; ma qui occorre per onestà riconoscere come certe discipline risultino praticamente sconosciute anche alla stragrande maggioranza degli ingegneri italiani!</p>
<p>Il Piano degli Studi delle Facoltà di Ingegneria italiane esclude infatti l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento di queste materie &#8230; ad esclusione di un&#8217;infarinatura della Storia dell&#8217;Architettura prevista in qualche ateneo.</p>
<p>Inoltre, sotto l&#8217;aspetto tecnico, lo studio dell&#8217;ingegneria civile edile ignora l&#8217;importanza dello studio delle tecniche di calcolo e costruzione pre-moderne, in nome di una devozione assoluta nei confronti del cemento armato e delle tecniche più all&#8217;avanguardia.</p>
<p>Il nostro patrimonio ha recentemente subito enormi danni, e continua a subirne ogni giorno, a causa di errati restauri figli dell&#8217;<em>ignoranza</em> delle problematiche connesse con l&#8217;uso di materiali e tecniche dal comportamento statico affatto diversi (2). Personalmente stimo molto gli ingegneri e ammetto che spesso è più facile e piacevole parlare di architettura con loro che non con gli architetti. Spesso gli ingegneri presentano un&#8217;onestà intellettuale che manca alla mia categoria per eccesso ideologico. Tuttavia non posso non condannare il risultato della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 21 febbraio 2013, perché condannerebbe il nostro patrimonio a patire danni irreparabili come quelli della Cupola della Anime Sante di L&#8217;Aquila, della Torre Medicea di Santo Stefano in Sessanio, della Scuola Armaturarum di Pompei e via discorrendo.</p>
<p>Chi non ha mai studiato in maniera approfondita la Storia dell&#8217;Architettura, la Storia e le Teorie del Restauro, le Tecniche Costruttive Tradizionali, il comportamento dei diversi materiali da costruzione quando vengono ad esser combinati tra loro, non può e non deve esser legittimato ad operare su ciò che non conosce!</p>
<p>Chi di voi si farebbe operare al cuore da un dentista?</p>
<hr size="1" />(1) <em>A determinare la professionalità dell&#8217;architetto contribuiscono numerose discipline e svariate cognizioni, perché è lui a dover vagliare e approvare quanto viene prodotto dalle altre arti, questa scienza è frutto di esperienza pratica e di fondamenti teorici. La pratica deriva da un continuo e incessante esercizio finalizzato a realizzare lo schema di un qualunque progetto, mediante l&#8217;attività manuale che plasma la materia. La teoria invece consiste nella capacità di mostrare e spiegare dettagliatamente la realizzazione dei progetti studiati con cura e precisione nel rispetto delle proporzioni [...] di conseguenza egli deve essere versato nelle lettere, abile disegnatore, esperto di geometria, conoscitore di molti fatti storici; nondimeno abbia cognizioni in campo filosofico e musicale, non sia ignaro di medicina, conosca la giurisprudenza e le leggi astronomiche [...] l&#8217;architetto deve possedere una buona conoscenza storica che gli permetta di spiegare a eventuali interlocutori il significato simbolico delle decorazioni con cui egli spesso abbellisce i suoi edifici [...]  quindi essendo questa disciplina così vasta e ricca, per svariati e molteplici apporti culturali, non credo che uno possa da un giorno all&#8217;altro definirsi a buon diritto architetto, ma solo colui che fin dalla fanciullezza si sia addentrato per gradi in questa materia e, dotato di una buona formazione artistica in genere, sia giunto al sommo tempio dell&#8217;architettura. [...] Può sembrare forse incredibile per chi non ha esperienza, che la mente umana sia in grado di assimilare e ricordare una tale quantità di nozioni. Però ci si convincerà che ciò è possibile, rendendoci conto che tutte le branche del sapere sono in stretta relazione e tra loro collegate: la scienza nel suo complesso è infatti come un unico corpo composto di varie membra. Pertanto chi fin dalla tenera età riceve una formazione varia e articolata in ogni settore è in grado di riconoscere facilmente gli aspetti comuni e interdisciplinari fra le varie scienze e di apprenderle con notevole rapidità [...] Per forza di cose un architetto non deve né può essere un grammatico alla stregua di Aristarco </em>(di Samotracia 217-145 a.C.)<em>, non per questo però sia illetterato; né potrà essere un esperto di musica come Aristosseno </em>(di Taranto morto intorno al IV sec. a.C.)<em>, ma nemmeno un perfetto ignorante; né un pittore al pari di Apelle, eppure dovrà saper disegnare; né uno scultore del livello di Mirone o di Policleto, avendo tuttavia delle cognizioni plastiche; né,  per finire, un medico come Ippocrate, ma neppure sarà inesperto di medicina; né di eccezionale bravura nelle altre scienze, ma nemmeno un incapace [...] In tutte le altre discipline vi sono molti, se non proprio tutti, argomenti di discussione comuni. Ma la perfetta realizzazione di un&#8217;opera frutto di un lavoro e di un&#8217;applicazione costanti è compito di chi si è specializzato in un settore specifico. Mi sembra dunque aver già fatto abbastanza chi possegga una conoscenza sia pure superficiale dei dati teorici fondamentali delle discipline utili in campo architettonico così da non trovarsi in difficoltà qualora occorra valutare e decidere sul loro impiego [...] Quindi poiché non a tutti indiscriminatamente, ma a pochi individui è concesso di avere un tale ingegno per dote naturale, il compito dell&#8217;architetto dev&#8217;essere quello di esercitarsi in tutti i campi e, data l&#8217;enorme quantità di nozioni indispensabili, ragion vuole che egli inevitabilmente non possa raggiungere il massimo della conoscenza in ogni settore, ma si accontenti di un livello medio [...]</em></p>
<p><em> </em></p>
<h4><span style="font-weight: normal;"><span>(2)</span> Rimando <a href="http://www.de-architectura.com/2010/11/il-pericolo-di-una-cultura.html">al mio articolo</a> &#8220;<a href="http://www.thinktag.it/en/resources/sui-danni-al-patrimonio-artistico-deriva"><em>Sui Danni al Patrimonio Artistico Derivanti da una Cultura Monodirezionale</em></a>&#8221; per un approfondimento del tema.</span></h4>
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		<title>Elezioni romane - promemoria per i candidati</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 20:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Pascali</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<category><![CDATA[roma]]></category>

		<category><![CDATA[sindaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni modesti suggerimenti per il futuro sindaco. Come ridare slancio a progetto e pianificazione e vivere felici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="content">
<p>Su Linkiesta è apparsa questa interessante <a href="http://www.linkiesta.it/roma-roma-roma#ixzz2S7NerRP6">analisi di Christian Raimo </a> (*) che, in vista delle elezioni del sindaco di Roma, richiama l&#8217;attenzione sui nodi cruciali legati all&#8217;amministrazione della Capitale.</p>
<p>L&#8217;articolo di Raimo evidenzia bene alcune delle maggiori criticità di Roma, ne cito alcune:<br />
- incapacità di pianificazione organica del territorio e gestione emergenziale della città;<br />
- abusivismo urbano;<br />
- carenza cronica della viabilità pubblica e preponderanza di viabilità privata;<br />
- sudditanza nei confronti della grande impresa speculativa immobiliare nella determinazione delle scelte di pianificazione;</p>
<p>Aggiungo: utilizzo improprio degli oneri di concessione come leva di di finanziamento sia per esigenze di pareggio di bilancio, sia per l&#8217;attuazione di interventi urbani.</p></div>
<p>Quest&#8217;ultima prassi è, a mio parere, il risultato indiretto della norma che consente di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente (norma bypartisan introdotta da Prodi e reiterata da Berlusconi/Tremonti). Questa possibilità, associata all&#8217;abolizione dell&#8217;IMU (che ha sottratto 4 miliardi alle casse dei comuni) ha spinto sempre di più le amministrazioni (non solo quella romana) a ricercare le risorse economiche per finanziare le attività correnti (e straordinarie) utilizzando il terreno urbano come cassa; Permessi a Costruire rilasciati con il fine specifico di recuperare fondi sia per sostenere la spesa corrente che per le più svariate operazioni di sviluppo urbano (ricordiamo la proposta del Gran Premio di Formula 1).</p>
<p>Il tutto a discapito di una pianificazione generale del territorio che consenta di capire fino in fondo (e senza condizionamenti speculativi) quali siano le reali esigenze di sviluppo urbano della città e quali i modelli di funzionamento del sistema territoriale.</p>
<p>Un meccanismo perverso che spinge le amministrazioni a consumare suolo anche quando in realtà non ce ne sarebbe bisogno.<br />
Per dirne una: c&#8217;è realmente bisogno di nuove abitazioni in una città che da anni ha una popolazione costante (e non si prevedono sviluppi futuri)?</p>
<p>Proviamo a capire come funziona questo meccanismo perverso:<br />
- il sindaco Taldeitali deve realizzare l&#8217;opera X ma non ha i soldi per farlo (in parte anche perché gli manca l&#8217;introito dell&#8217;IMU);<br />
- il sindaco si accorda con il privato Y che si impegna a realizzare l&#8217;opera e in cambio ottiene che il terreno Beta, a destinazione agricola, diventi edificabile (destinazione residenziale)<br />
- il privato Y ha già realizzato un bel guadagno: secondo i <a href="http://www.agenziaterritorio.it/sites/territorio/files/osservatorio/valori%20agricoli%20medi/RM_2012.pdf">valori agricoli medi</a> della provincia di Roma un terreno a destinazione orto ha un valore di 42.000 €/Ha  (=4,2 €/mq) mentre il valore di mercato di un immobile residenziale in <a href="http://www.agenziaterritorio.it/site.php?id=3081">zona suburbana</a> (zona Fiumicino/Portuense) è al minimo di 2.500 €/mq;<br />
-  con un indice di fabbricabilità pari a 1 (1 mq costruito per ogni mq di terreno edificabile) detraendo il costo di costruzione (1.000 €/mq), le tasse, gli utili e le spese del costruttore possiamo ottenere un valore di mercato (del solo terreno) che può tranquillamente superare i 300€/mq di terreno (70 volte maggiore dei 4,2 €/mq iniziali);<br />
- il privato Y, solo cambiando la destinazione d&#8217;uso di un terreno di 10.000 mq, ha già realizzato una plusvalenza di circa 3 milioni (l&#8217;equivalente di circa 4 asili nido);<br />
- si firma l&#8217;accordo; il privato realizzerà anche le urbanizzazioni primarie, ottenendo quindi uno sconto sugli oneri di concessione; le strade, le fogne e i giardini una volta realizzati saranno ceduti al comune;<br />
- il sindaco quindi non dovrà realizzare strade e parchi (relativi alla lottizzazione); ma alla fine del percorso si ritroverà l&#8217;onere della loro gestione;<br />
- il privato Y quindi costruisce nuove residenze (che sono le più redditizie), ma lo fa indipendentemente dalla reale necessità di nuove abitazioni; il comune di Roma, per esempio ha una popolazione quasi invariata da molti anni; chi comprerà ed occuperà le nuove case?<br />
- il privato non si preoccupa di questo; spende circa 1.000 €/mq per costruire (quando va bene) e rivende (mediamente) a 3.000 €/mq; quindi è sufficiente che venda un terzo del costruito per essere in sicurezza, mentre per l&#8217;invenduto può permettersi di aspettare; questo aspetto ha un risvolto interessante, sostiene il valore degli immobili; così, nonostante vi sia una offerta potenzialmente ampia di immobili a fronte di scarsa richiesta, il valore rimane relativamente costante;<br />
- in aree come Roma vi è molta compravendita a fini speculativi, per cui sia i singoli che gli investitori più istituzionali tendono a sostenere la domanda, almeno finché le congiunture non fanno esplodere la bolla;<br />
- tornando a Roma, il numero di abitanti non è cresciuto; questo significa che sostanzialmente chi ha comprato le nuove abitazioni (persone che possono permettersi 300.000 per 100 mq e che poi si lamentano se ne pagano 600 di IMU) ne sta lasciando vuote altre in altre parti della città; a Roma si <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/07/16/news/un_diluvio_di_cemento_aggredita_la_campagna_romana-38983458/">stimano</a> 250.000 appartamenti vuoti;<br />
- gli accordi tra il sindaco e il privato favoriscono la tendenza alla dispersione urbana; lo stesso numero di abitanti che prima era distribuito su aree più concentrate, ora si distribuisce su una superficie più ampia; inoltre la localizzazione delle nuove residenze non dipende da scelte precise dell&#8217;amministrazione (che magari avrebbe potuto individuare della zone già parzialmente urbanizzate e ottimizzare gli investimenti), ma dalla posizione dei terreni di proprietà del privato Y che quindi finisce con il determinare pesantemente le scelte dell&#8217;amministrazione, di certo non curandosi dell&#8217;interesse collettivo;<br />
- questo si traduce in maggiori costi ordinari per l&#8217;amministrazione (che deve gestire e manutenere più strade, più infrastrutture primarie del necessario) e nella necessità di realizzare nuove opere (ad esempio nuovi asili, nuove biblioteche, nuove chiese) che devono coprire maggiori porzioni di città;<br />
- queste nuove opere non le può realizzare tutte il privato (che come ricorderete si è già impegnato a realizzare altre opere pubbliche); sicuramente avrà realizzato le infrastrutture primarie (strade e giardini), ma in genere si limita a questo; buona parte delle nuove opere saranno comunque, di nuovo a carico del sindaco, che dovrà trovare il modo di recuperare ulteriori risorse per le maggiori spese ordinarie.<br />
- alla fine del processo l&#8217;amministrazione si ritrova con la stessa necessità di risorse iniziali, con una città che funziona peggio di prima (perché più dispersa) e più costosa; grazie all&#8217;esenzione dell&#8217;IMU non potrà contare su un costante flusso di cassa; i trasporti pubblici dovranno coprire maggiori aree, ci saranno più alberi da potare, erba da tagliare, vigilanza da garantire, ecc.;<br />
- i cittadini, che nel frattempo hanno comprato casa nelle nuove residenze, cominceranno a reclamare i servizi (chiese, scuole, negozi, infrastrutture, trasporti, uffici pubblici, ecc.); si lamenteranno perché le strade sono piene di buche, vorranno parchi e giardini ben curati, fermate del tram sotto casa, minore traffico sulle strade, ecc.: &#8220;dov&#8217;è il sindaco! cosa combina!&#8221;;<br />
- nel frattempo l&#8217;opera X è stata avviata, ma siccome il progetto iniziale era un semplice schema di massima, nello sviluppo esecutivo invece di costare TOT è finita per costare 3volteTOT (d&#8217;altronde per risparmiare sulla progettazione mica si poteva affidare un incarico intero al progettista); la differenza la deve mettere il comune (come da accordo iniziale), altrimenti si rischia di non avere nemmeno realizzata l&#8217;opera per cui si è messo in atto tutto il meccanismo;<br />
- il povero sindaco, preoccupato per la sua rielezione, a questo punto non potrà fare altro che cercare nuove risorse per finanziare le nuove esigenze (sia quelle di completamento dell&#8217;opera X che quelle di gestione ordinaria e straordinaria); dove le troverà? ma certo! c&#8217;è l&#8217;altro privato W con il terreno Gamma che potrebbe fare tutto in cambio di un bel cambio di destinazione d&#8217;uso&#8230;..</p>
<p>Questo ciclo, in realtà non deve necessariamente essere visto in maniera così negativa. Non vi sarebbe nulla di male a ricorrere all&#8217;aiuto del privato per determinati interventi da realizzare in maniera integrata; a condizione che il Sindaco si trovi in una posizione di forza nei confronti del privato, che possa incidere sulle scelte di pianificazione senza subire il condizionamento dell&#8217;investitore e che vi sia una maggiore consapevolezza delle conseguenze degli interventi sui costi di gestione e sul funzionamento generale della macchina urbana. E&#8217; anche utile che vi sia maggiore trasparenza nelle plusvalenze generate dagli accordi tra pubblico e privato (che vantaggi ottiene l&#8217;investitore? quanto restituisce alla collettività?).</p>
<p>Inoltre è necessario tenere sempre a mente che il territorio è una risorsa limitata; quanto ancora può svilupparsi una città la cui economia si regge sulla costruzione di immobili al cui interno non si svolge nessuna attività che non sia produttiva? quanto può reggere una sistema speculativo che si basa solo sulla vendita e cessione di terreno?</p>
<p>Per questo mi permetto di proporre al futuro sindaco un piccolo promemoria di poche semplici buone pratiche che possano aiutarlo ad affrontare il difficile compito che lo aspetta:</p>
<p>- dare la massima importanza a tutte le attività di pianificazione e progettazione; chi ha in mano il progetto, ha in mano la possibilità di decidere sulle scelte concrete;<br />
- affidare la progettazione (e la pianificazione) a figure estranee all&#8217;investitore (se il privato Y sviluppa il progetto, questo necessariamente risponderà prima alle sue esigenze e poi forse a quelle dell&#8217;amministrazione); se si lascia questo strumento di governo in mano all&#8217;impresa si rischia di perdere il controllo della gestione degli interventi; abbandonare la prassi degli appalti integrati;<br />
- dare la priorità al recupero e riuso urbano del preesistente (riducendo al minimo i cambi di destinazione per aree agricole); è abbastanza ovvio, ma prima di ampliare una città, è buona norma cercare di sfruttare al meglio quello che si ha già.<br />
- dare la priorità a programmi di sviluppo urbano che favoriscano la creazione di posti di lavoro permanenti e indipendenti dalla speculazione edilizia; prima di pensare alle residenze, occorre pensare alle attività produttive, magari produttive culturali (come l&#8217;industria cinematografica);<br />
- rigoroso rispetto delle regole (cessando la prassi delle deroghe e lavorando per avere normative ordinarie funzionanti e funzionali); se una cosa non è percorribile per le vie ordinarie occorre lavorare per sciogliere i vincoli burocratici, non per aggirarli; in questa maniera si getteranno le basi per essere più efficienti negli interventi successivi; in questa maniera si aprirà la possibilità di aprire anche ad altri investitori (quelli che non hanno accesso privilegiato ai meandri della burocrazia);<br />
- dialogo non subalterno con la grande speculazione; non si tratta di demonizzare la speculazione, ma di governarla pilotando interessi privati in maniera da trarne beneficio per tutti; un dialogo, manco a dirlo da condurre in totale trasparenza;<br />
- dialogo reale e non populista, con la popolazione; si chiama partecipazione, sia ascoltano le esigenze dei cittadini, si valutano le alternative, poi si prendono le decisioni; in questa maniera si crea anche il consenso; evitare il processo inverso, prima si prendono le decisioni e poi si cerca di convincere il popolo&#8230;..;<br />
- fare cultura a partire dalla costruzione urbana della città; la città è cultura; ogni volta che si trasforma una città, è un&#8217;occasione per renderla migliore e per dargli una forma significativa; in questo modo si fa anche cultura; la cultura significa sviluppo, turismo, ecc.; lasciare la città in mano all&#8217;edilizia, può sembrare più conveniente, ma alla lunga non crea sviluppo; una città che rinuncia a darsi una forma è una città morta in partenza;<br />
- non avere paura di sostenere la tassazione delle rendite passive (tipo IMU); le tasse sono antipatiche ma se se le si finalizzano chiaramente, diventano un poco più sopportabili; se aiutano a creare sviluppo è anche meglio; se occorre ridurre le tasse meglio ridurle ai settori produttivi; in questo modo si creerà sviluppo, lo sviluppo farà aumentare gli stipendi, con gli stipendi si pagherà anche l&#8217;IMU.</p>
<p>Poche cose, semplici per impostare un lavoro difficile, ma necessario.</p>
<p>Buon lavoro, futuro sindaco.</p>
<p>(*) NOTA - Al punto 4 viene citata l&#8217;occupazione di Carte in Regola (senza tuttavia nominare la rete di cui anche Amate L&#8217;Architettura fa parte). Purtroppo, contrariamente a quanto detto nell&#8217;articolo, l&#8217;opposizione consiliare è risultata tutt&#8217;altro che strenua e anzi in molti casi quasi connivente; non poteva che essere così visto che molte delle 64 delibere avevano origine dalle precedenti amministrazioni.</p>
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		<title>Diario di viaggio di una  “flâneur” metropolitana. Imma Tuccillo Castaldo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Carrano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<category><![CDATA[critica architettonica]]></category>

		<category><![CDATA[Babelyulin]]></category>

		<category><![CDATA[fotografia]]></category>

		<category><![CDATA[Imma Tuccillo Castaldo]]></category>

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		<category><![CDATA[Roma caput mundi]]></category>

		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Imma Tuccillo Castaldo, una laurea in Filosofia, una seconda in Scienze geologiche in corso, un master Universitario in Politiche dell’Incontro e Mediazione Culturale; molta passione e  talento  per l'immagine e la fotografia, che intende come strumento  da mettere al servizio della conoscenza scientifica, posta a sua volta al servizio dell’arte fotografica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Imma Tuccillo Castaldo, una laurea in Filosofia, una seconda in Scienze geologiche in corso, un master Universitario in Politiche dell’Incontro e Mediazione Culturale; molta passione e  talento  per l&#8217;immagine e la fotografia, che intende come strumento  da mettere al servizio della conoscenza scientifica, posta a sua volta al servizio dell’arte fotografica.</p>
<p><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/rmc019.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2445" title="rmc019" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/rmc019.jpg" alt="rmc019" width="640" height="426" /></a></p>
<p>L&#8217;interesse per la mineralogia e la geomorfologia, così come gli anni di perfezionamento nell’ambito dei Diritti Umani, svolto prevalentemente  come human rights advocacy consultant  ed educatore, sono esperienze che porta  nel  suo lavoro fotografico che vanta pubblicazioni prestigiose e riconoscimenti internazionali. <br />
Roma caput mundi e Babelyulin è un diario di viaggio che fa parte del  progetto più ampio Flâneur nel XXI° secolo, in cui la Tuccillo Castaldo è lei stessa una  “ Flâneur” metropolitana, prendendo a prestito il termine introdotto per la prima volta da Baudelaire,  che successivamente Walter Benjamin adottò per definire – da un’ottica marxista - la figura moderna dell&#8217;osservatore urbano. In questo lavoro, infatti, la Tuccillo Castaldo, osservatrice analitica del tessuto urbano, mette insieme  le descrizioni sociali ed estetiche della città che sintetizza attraverso una visione altra, dell&#8217;architettura. Costruisce una realtà simultanea attorno alla necessità di prevedere rivelazioni sorprendenti, sequenze spaziali inedite, come una delle modalità per avvicinarsi ed interpretare la costruzione e gli edifici.</p>
<p><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/babelulin-003.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2446" title="babelulin-003" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/babelulin-003.jpg" alt="babelulin-003" width="640" height="426" /></a></p>
<p>Usa la  tecnica della multi esposizione in numero variabile, da un minimo di tre a un massimo di dieci immagini, senza mai ricorrere al fotomontaggio in post processing  per arrivare a realizzare immagini prossime all&#8217; icomena: scardina identità e riconoscibilità iconica dei luoghi e delle architetture, che  tornano ad essere tali solo dopo un  processo di ricomposizione,  che avviene nella memoria dell&#8217;osservatore.</p>
<p><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/babelulin-004.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2447" title="babelulin-004" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/babelulin-004.jpg" alt="babelulin-004" width="640" height="426" /></a></p>
<p>Il viaggio inizia dalla storia, dalla tensione tra poteri secolari e temporali: tra naturalità e artificialità,  la monumentalità e la stratificazione storica di  Roma si confrontano con quelle standardizzate di ispirazione comunista di Lyulin, sobborgo residenziale di Sofia, quartiere operaio costruito dai regimi comunisti  negli anni Settanta. Il risultato, interessantissimo, mostra un immaginario della realtà sublime e di  grande intensità espressiva .</p>
<p><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2448" title="tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-4" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-4.jpg" alt="tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-4" width="640" height="426" /></a></p>
<p><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2449" title="tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-5" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-5.jpg" alt="tuccillo_castaldo_imma_roma_caput_mundi-5" width="640" height="426" /></a></p>
<p><a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/babelulin-001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2444" title="babelulin-001" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2013/05/babelulin-001.jpg" alt="babelulin-001" width="426" height="640" /></a></p>
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		<title>Le aree dismesse per rivitalizzare la Città di Pisa</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 10:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nel solco delle tematiche affrontate da #rete150k Progetto Rebeldia segnala una serie di incontri e riflessioni sul recupero delle aree industriali dismesse a Pisa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>27-28 Aprile 2013</p>
<p>Il Municipio dei Beni Comuni presenta:</p>
<p><a href="http://www.inventati.org/rebeldia/citt-di-pisa/le-aree-dismesse-per-rivitalizzare-la-citta-di-pisa.html">LE AREE DISMESSE PER RIVITALIZZARE LA CITTA’ DI PISA</a></p>
<p>Due giorni di riflessione e confronto con urbanisti a partire da un’area dismessa e recuperata dalla cittadinanza.</p>
<p>Oggi le Amministrazioni (Pisa, Calci, Vicopisano, San Giuliano, Vecchiano, Cascina) hanno intrapreso il percorso per la formazione del Piano Strutturale d’area, è quindi il momento per definire obiettivi e regole per una programmazione che esprima i bisogni e i desideri della comunità.</p>
<p>E’ il momento delle scelte responsabili, tra cui il destino delle aree dismesse, abbandonate. Si rende indispensabile affrontare una discussione costruttiva sul ruolo di queste aree, superando il concetto di “valorizzazione” immobiliare e dell’ irremovibilità del costruito. Le aree produttive dismesse dovranno essere considerate quali aree da pianificare unitariamente in un processo partecipativo, in cui si affronti e si verifichi il loro valore d’uso, facendo emergere in via prioritaria l’interesse della collettività.</p>
<p>E’ una scommessa ardua, ma in questo momento favorito dalla crisi del mercato immobiliare in atto, la politica deve confrontarsi su questi temi. Basta consumare suolo e risorse, attraverso il Piano Urbanistico partecipato, si deve avviare un processo lungimirante che valorizzi l’impegno sociale attraverso la rigenerazione delle aree dismesse.</p>
<p>La riflessione è aperta. L’ex Colorificio Liberato si pone quale laboratorio sperimentale di pratiche capaci di costruire scambi a partire dalle relazioni anche con altre esperienze nazionali ed internazionali, in modo da creare una rete di aree dismesse da far conoscere e rivitalizzare.</p>
<p>Scopriamo insieme queste aree abbandonate e confrontiamoci sulle strategie per una visione alternativa che consideri lo spazio urbano e il territorio un bene comune da curare e progettare collettivamente secondo i reali bisogni dei cittadini che lo vivono quotidianamente.</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p>Sabato 27<br />
Ore 16:30 Visita guidata nell’area dismessa/liberata: Il Colorificio Toscano. Saranno presenti alcuni ex lavoratori della fabbrica<br />
Ore 18 Presentazione dell’ultimo numero della rivista  Millepiani/Urban &#8220;Cartografia del desiderio - Per la creazione di una nuova Polis&#8221;.<br />
Inteviene: Enzo Scandurra - Prof. di Urbanistica - Università di Roma La Sapienza<br />
Ore 19:30 Apericena a cura di Radio Roarr</p>
<p>Domenica 28<br />
Ore 10 Introduzione al tema: le aree dismesse a Pisa a cura di Arch. Chiara Ciampa<br />
Ore 10,15 &#8220;Chi è e cosa pensa chi frequenta il Colorificio&#8221;Considerazioni  su un&#8217;indagine didattica e partecipata, a cura di:<br />
- Federica Molea - Laureanda  della Facoltà di Architettura<br />
- Prof. Sonia Paone - Docente di Sociologia Urbana<br />
Ore 11,30 Alla scoperta del patrimonio dismesso e delle relazioni urbane.<br />
(Passeggiata in bicicletta attraverso luoghi simbolo dell’abbandono della città di Pisa, è previstaa una sosta per pranzo al sacco nell’area verde dell’ex Ospedale Santa Chiara)<br />
Ore 17,30 Riflessioni, proposte e scommesse sui luoghi abbandonati da rigenerare<br />
intervengono:<br />
- Paolo Berdini - Urbanista<br />
- Mauro Baioni  - Urbanista<br />
- Francesco Careri - Stalker, Laboratorio di Arti Civiche Università Roma Tre<br />
- Giorgio Pizziolo - Architettura di Firenze</p>
<p>Organizza Progetto Rebeldia in Collaborazione con  Legambiente Pisa - Radio Roarr - Ciclofficina del Progetto Rebeldia -presso Ex Colorificio Liberato,  Via Montelungo 70/633 Pisa</p>
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		<title>150K - l’intervento di Gianluca Adami</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Adami</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<category><![CDATA[azioni]]></category>

		<category><![CDATA[150k]]></category>

		<category><![CDATA[legge per l'architettura]]></category>

		<category><![CDATA[legge regionale]]></category>

		<category><![CDATA[rete150k]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l'ANTEPRIMA di 150K del 18 Aprile, continuiamo a pubblicare i contributi dei Relatori e di chi è intervenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente il Consiglio dell&#8217;Ordine degli Architetti di Roma in collaborazione con il Consiglio dell&#8217;Ordine degli Avvocati di Roma ha deciso di elaborare congiuntamente una proposta di Legge Regionale in materia di valorizzazione della qualità architettonica. La redazione della proposta è stata affidata all&#8217;arch. Valentina Piscitelli, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro, e all&#8217;Avv. Pietro Ilardi, che ne è stato materialmente l’estensore.</p>
<p>L’idea è quella di poter trovare una sponda sensibile all’idea della qualità architettonica nella nuova giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti. La nostra opinione generale però è che questa legge nella sua attuale stesura non risulterebbe abbastanza incisiva.</p>
<p>Non è infatti, e non può essere, una vera legge sull’architettura, perché è regionale. I confini entro cui può operare sono per forza limitati dalla divisione attuale delle competenze fra Stato e Regione. Quindi non può derogare dalla normativa nazionale e in particolare dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 162/06) al quale più volte si richiama.</p>
<p>Secondo il nostro punto di vista l’elaborazione di una proposta di legge dovrebbe sempre avvenire in maniera partecipata e questa è una delle principali battaglie che, come rete 150k, abbiamo intenzione di portare avanti. Quindi consideriamo questo, un testo dal quale partire per trovare una condivisione ampia, che pure è necessaria.</p>
<p>A livello nazionale, come è già stato illustrato dai colleghi che hanno preceduto il mio intervento, riteniamo necessario intervenire con una legge per l’Architettura. Il punto di riferimento, o meglio uno dei punti di riferimento, è la proposta di legge redatta dal Sole24ore.</p>
<p>In particolare per quanto riguarda il rispetto delle competenze Regionali in materia di urbanistica è utile citare l’art. 5 relativo agli incentivi ai privati. Il testo integrale di questo articolo è:</p>
<p><em>Le Regioni possono prevedere normative incentivanti per i soggetti privati che ricorrono ai concorsi di progettazione per selezionare i progetti di realizzazione delle opere di nuova costruzione. Tra gli incentivi possono figurare bonus volumetrici, sconti sugli oneri urbanizzazione e procedure semplificate per l&#8217;ottenimento dei titoli abilitativi.</em></p>
<p>Come si può notare è un testo breve e chiaro. Ovvero ha le caratteristiche che dovrebbe sempre avere il testo di una legge per risultare efficace. Altrettanto evidentemente demanda una successiva precisazione alle singole normative regionali. E questo mi permette di soffermarmi su un altro dei punti che considero fondamentali: il fatto che qualunque normativa regionale debba per forza discendere da una più ampia normativa nazionale.</p>
<p>Questa considerazione, che può apparire ovvia, in realtà non è così condivisa come si può pensare. Tanto è vero che negli ultimi anni sono nate alcune leggi Regionali, e altre ne sono state proposte, che avevano come obiettivo la <em>Qualità Architettonica</em> e che però non sono andate ad inserirsi in un quadro normativo in grado di accoglierle. Il risultato è stato che hanno inciso poco o nulla sulla pratica edilizia e hanno invece contribuito a creare un tessuto normativo sempre più complesso e contraddittorio.</p>
<p>Quindi, benché sia uno sforzo titanico, l’operazione da portare avanti è quella di ristrutturare l’intero quadro normativo del settore, a tutti i livelli.</p>
<p><span>Nazionale</span>, <span>Regionale</span> e quando necessario perfino di <span>regolamenti comunali</span>.</p>
<p><strong>Questo è il senso principale che, a mio avviso, dovrebbe avere la rete 150k.</strong></p>
<p>Il nostro principale compito è quello di predisporre gli strumenti operativi con cui possano essere elaborate proposte normative con la partecipazione di tutti gli iscritti. <span>Leggi che finalmente smettano di portare i nomi dei loro autori per diventare dei beni comuni</span>.</p>
<p>Mi piace citare uno scritto recente di Gustavo Zagrebelsky, che personalmente mi auguro possa diventare il nostro prossimo Presidente della Repubblica, il quale ci ricorda qual è il ruolo della cultura e di conseguenza delle leggi:</p>
<p><em>La società non è la mera somma di molti rapporti bilaterali concreti, di persone che si conoscono reciprocamente. È un insieme di rapporti astratti di persone che si riconoscono come facenti parte d’una medesima cerchia umana, senza che gli uni nemmeno sappiano chi gli altri siano. Come può esserci vita comune, cioè società, tra perfetti sconosciuti? Qui entra in gioco la cultura. Consideriamo l’espressione: io mi riconosco in… Quando sono numerosi coloro che non si conoscono reciprocamente, ma si riconoscono nella stessa cosa, quale che sia, ecco formata una società. Questo “qualche cosa” di comune è “un terzo” che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro e questo “terzo” è condizione sine_qua_non d’ogni tipo di società, non necessariamente società politica. Il terzo è ciò che consente una “triangolazione”: tutti e ciascuno si riconoscono in un punto che li sovrasta e, da questo riconoscimento, discende il senso di un’appartenenza e di un’esistenza che va al di là della semplice vita biologica individuale e dei rapporti interindividuali. Quando parliamo di fraternità (nella tradizione illuminista) o di solidarietà (nella tradizione cattolica e socialista) implicitamente ci riferiamo a qualcosa che “sta più su” dei singoli fratelli o sodali: fratelli o sodali in qualcosa, in una comunanza, in una missione, in un destino comune. Noi siamo immersi in una visione orizzontale dei rapporti sociali. Ma, ciò significa forse che non abbiamo più bisogno di un “terzo unificatore”, nel senso sopra detto? Per niente. Anzi, il bisogno si pone con impellenza, precisamente a causa dei suoi presupposti costituzionali: la libertà e l’uguaglianza, i due pilastri delle concezioni politiche del nostro tempo, che se lasciati liberi di operare fuori di un contesto societario, mettono in moto forze egoistiche produttive di effetti distruttivi della con-vivenza.</em></p>
<p>La legge. L’insieme delle leggi che ci governa rappresenta il terzo unificatore che sta al di sopra di ogni uno e di ogni altro.</p>
<p>In questo insieme di leggi io vorrei riconoscermi. Vorrei finalmente iniziare a riconoscermi. Per questo penso che il quadro normativo del nostro settore vada riscritto senza mezze misure. Perché sono convinto che nessuno dei presenti in questa sala vi si riconosce ed è questo quello che vorremmo iniziare a fare.</p>
<p>Vorrei essere breve e concludere il mio intervento con una proposta concreta. Quindi mi riaggancio alla proposta di Legge <span>Regionale</span> portata avanti dall’Ordine degli Architetti e degli Avvocati di Roma.</p>
<p>L’art. 9 è relativo ai <em>Concorsi di progettazione banditi da soggetti privati</em>.</p>
<p>Premesso che l’unico modo per introdurre una qualità diffusa nei quartieri di nuova costruzione sia il ricorso ai concorsi anche da parte dei privati.</p>
<p>Premesso anche che si sia capaci e si abbia la volontà di scrivere regole chiare e uniformi che regolano i concorsi, sia pubblici che privati, e che si inizi ad esercitare un’attività di verifica della loro applicazione.</p>
<p>In tal caso modificando il solo articolo 9, questa proposta di Legge, pur rimanendo nel limitato perimetro delle competenze regionali, potrebbe diventare non solo importante ma determinante per cambiare l’aspetto della città e causare un accesso meritocratico alla produzione edilizia di rilievo.</p>
<p>Se si garantisse ai costruttori un beneficio concreto in termini di cubatura edificabile in caso di assegnazione del progetto attraverso concorso si smuoverebbe il mercato in senso meritocratico.</p>
<p>Questo articolo da solo potrebbe valere tutta la legge. Il resto a quel punto potrebbe essere solo la cornice.</p>
<p>Una modifica di questo tipo è sicuramente all’interno del perimetro delle competenze della Regione, tanto è vero che nella Legge Regionale n°10 del 2011, ovvero la seconda versione del Piano Casa del Lazio l’Art. 4 <em>Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici</em> al comma 7 recita:</p>
<p><em>Al fine di promuovere la qualità edilizia ed architettonica degli edifici di cui al presente articolo e dell’ambiente urbano, nel caso in cui il soggetto proponente l’intervento di sostituzione edilizia provveda mediante la procedura del concorso di progettazione, con l’assistenza degli ordini professionali competenti, l’ampliamento di cui al comma 1 è aumentato del 10 per cento, purché l’intervento sia realizzato sulla base del progetto vincitore del concorso.</em></p>
<p>Questa norma ha avuto una incidenza molto ridotta perché è limitata alla casistica di per sé esigua della sostituzione edilizia, e anche perché un incentivo del 10% è evidentemente troppo basso per rinunciare a scegliersi da solo il progettista e andrebbe aumentato.</p>
<p>Però questo precedente, apre una strada percorribile e interessante.</p>
<p>Altri contributi sono <a href="http://www.150k.it/interventi.html">pubblicati qui</a>.</p>
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		<title>Inarcassa, una riforma non sostenibile</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 16:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Inarcassa]]></category>

		<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<category><![CDATA[riforma previdenziale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il delegato inarcassa di Vicenza, Enrico Oriella, intervenuto il 18 aprile all'assemblea 150k equality per illustrare la riforma Inarcassa, ne spiega gli aspetti salienti  in una auto-intervista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teatro Comunale di Vicenza, I° Marzo 2013: <em>“Enrico, ricordati che fuori dal Comitato dei Delegati tu sei nessuno!”</em> con questa frase espressa verso di me dal Vice Presidente si avvia alla conclusione l’assemblea con gli Iscritti indetta da Inarcassa (Cassa di Previdenza degli Ingegneri ed Architetti) indetta per illustrare la riforma previdenziale appena varata.<br />
Pertanto ti avverto sin d’ora, caro lettore, che le domande che mi sono posto non hanno nessun significato e peggio, le risposte che mi sono dato non hanno nessun valore. Preciso anche che le mie riflessioni non generano nessuna “aspettativa nei confronti di Inarcassa”.</p>
<p><strong>Che la riforma riduca le pensioni è intuibile da tutti, ma io mi chiedo:quanto verrà ridotta la pensione?<br />
</strong>La risposta è un drammatico taglio delle pensioni, allorquando la riforma sarà a regime, cioè per tutti coloro che si iscrivono dal I° gennaio 2013, di oltre il 50% rispetto alle attuali.</p>
<p><strong>La riforma è sostenibile … per gli Iscritti?<br />
</strong>In sintesi per un fondo pensione la sostenibilità si basa sulla capacità di gestire con efficienza il patrimonio versato dagli iscritti. Per gli iscritti la sostenibilità è invece un concetto più complesso perché si associa all’equità, alla dignità, in definitiva alla stabilità nel lungo periodo in termini sociali. Se gli iscritti pagano i contributi, li tengono vincolati per trent’anni e se li vedono restituire con un rendimento dell&#8217;1%, c’è il forte rischio che il sistema non sia più socialmente stabile nel lungo periodo. Infatti come reagiranno i giovani e i futuri iscritti,  quando si renderanno conto della pessima resa attribuita ai loro versamenti? Si chiederanno: perché mai mi devo iscrivere obbligatoriamente ad Inarcassa?</p>
<p><strong>Ma a partire dal prossimo anno, non è l&#8217;1,5% il tasso minimo garantito con cui verranno capitalizzati i contributi versati e quindi restituiti come pensione?<br />
</strong>E’ vero: l’1,5 % è il tasso minimo promesso. Però non tutti i contributi concorrono a generare la futura pensione. Il contributo soggettivo nella sua interezza sì, invece quello integrativo solo per una parte. In altri termini, al massimo il 77%  dei contributi raccolti, verrà impiegato per creare le future pensioni di tipo contributivo a ripartizione.</p>
<p><strong>E la capacità gestionale dell’Ente?<br />
</strong>Si azzera in partenza la ricerca di una gestione competitiva e meritocratica degli investimenti, l&#8217;unica premiante per le nostre pensioni. E visto che l&#8217;Europa non è una società  collettivistica chiusa, l&#8217;eventuale fuga dall’Italia, attraverso le società di ingegneria, dei migliori redditi dei Colleghi professionisti, causerà un ulteriore taglio delle pensioni, dovuta alla riduzione delle entrate contributive e quindi del patrimonio investibile.</p>
<p><strong>E’ stato il ministro Elsa Fornero con l&#8217;imposizione della sostenibilità a 50 anni, ad obbligare Inarcassa a varare questa riforma &#8220;innovativa&#8221;?<br />
</strong>La sostenibilità di un ente previdenziale non può mai essere misurata in anni. Ipotizziamo che un bilancio prospettico determini che  Inarcassa esaurisca ogni riserva patrimoniale fra 51 anni. A quella data,  permarrebbero ancora in vita almeno metà degli attuali iscritti o i loro superstiti. Che senso avrebbe, per questa moltitudine di professionisti, continuare a rimanere, oggi, associati? Il ministro ha imposto non tanto un nuovo sistema previdenziale bensì uno stress test, una verifica di robustezza. Gli stress test, come quando li hanno imposti alle banche, servono a prevenire i collassi del sistema. Gli stress test devono essere superabili, altrimenti anziché consolidare il sistema, ottengono l’effetto opposto di quello che intendevano prevenire e cioè il collasso del sistema: la corsa agli sportelli (per le banche) e il rifiuto a pagare i contributi (per gli Enti di previdenza).  Con la riforma del 2008, cioè appena quattro anni fa, Inarcassa aveva aumentato - più del 50% - gli oneri previdenziali. Lo stress test sarebbe stato facilmente superato riducendo qualche dissimmetria nelle prestazioni, ad esempio correlandole al progressivo aumento della longevità. Infatti la sopravvivenza, non solo dell’Iscritto ma dello stesso ente previdenziale privato di noi liberi professionisti,  non può prescindere  dall&#8217;adeguatezza dei ritorni pensionistici e dalla capacità di tenere sotto controllo il proprio debito.</p>
<p>Enrico Oriella – Ingegnere Delegato Inarcassa per la provincia di Vicenza.</p>
<p>Altri contributi sono <a href="http://www.150k.it/interventi.html">pubblicati qui</a>.</p>
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		<title>150k - Architettura e Professione</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 06:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I problemi che in questo momento ognuno di noi professionisti si trova ad affrontare sono molti. Se ne parla su www.150k.it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';">I problemi che in questo momento ognuno di noi professionisti si trova ad affrontare sono molti. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';"><strong>C&#8217;è poco lavoro, e quello che c&#8217;è non è ripartito in maniera equa</strong>. La maggior parte dell&#8217;attività è concentrata nelle mani di pochi e i motivi a cui questo è dovuto non sono legati alla qualità.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';"><strong>Farsi pagare è sempre più difficile</strong>. Non c&#8217;è nessuna forma di assistenza da parte degli Ordini professionali da questo punto di vista.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';"><strong>Il quadro normativo entro cui operiamo è incerto</strong>. Le norme, spesso scritte male, si susseguono incessantemente, si sovrappongono ed entrano in conflitto fra loro. Tutto questo crea incertezza e permette che dilaghi la corruzione dell&#8217;apparato tecnico della Pubblica Amministrazione, al quale è demandato il potere discrezionale più assoluto.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';"><strong>La struttura organizzativa della nostra rappresentanza</strong> oltre ad essere priva di figure autorevoli di riferimento <strong>è costantemente depotenziata</strong>, come risultato di una strategia neoliberista che diffonde l&#8217;idea di un libero mercato sovrano e che in realtà affida la qualità architettonica nelle mani degli speculatori edilizi.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';"><strong>Il valore attribuito alla creatività e quello del progetto hanno raggiunto il minimo storico</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';">Dobbiamo parlarne e trovare delle soluzioni. Insieme.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: 'Verdana','sans-serif';"><a href="http://www.150k.it/archiprofmenu.html">Qui la piattaforma di discussione.</a></span></p>
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