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	<title>urbanohumano » italiano</title>
	
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		<title>Signor Sindaco Massimo Cialente, dott. Guido Bertolaso:</title>
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		<description><![CDATA[Per chi non se ne fosse ancora accorto mi sta molto a cuore la vicenda del terremoto a L&#8217;Aquila e soprattutto lo squallore derivato dall&#8217;intervento dello stato che grazie al potere mediatico berlusconiano é completamente occultato a la maggioranza degli italiani.
Oggi voglio pubblicare una lettera scritta dai comitati cittadini aquilani che cercano ad ogni costo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi non se ne fosse ancora accorto mi sta molto a cuore la vicenda del terremoto a L&#8217;Aquila e soprattutto lo squallore derivato dall&#8217;intervento dello stato che grazie al potere mediatico berlusconiano é completamente occultato a la maggioranza degli italiani.</p>
<p>Oggi voglio pubblicare una lettera scritta dai comitati cittadini aquilani che cercano ad ogni costo di riportare sulla buona strada (quella partecipata) il processo di partecipazioen della città.</p>
<p><em>Signor Sindaco Massimo Cialente, dott. Guido Bertolaso,</em></p>
<p><em>con questa lettera intendiamo ribattere con chiarezza alla Vostra chiara missiva congiunta del 10 ottobre.</em></p>
<p><em>E&#8217; vero: comincia a fare freddo, all&#8217;Aquila ed è un bene che il Comune dell&#8217;Aquila e il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile se ne siano accorti. Proprio perché ve ne siete accorti anche Voi, l&#8217;analisi che fate della situazione delle tendopoli necessariamente da smantellare, è perfetta.</em></p>
<p><em>Peccato che si dimentichi una premessa: la decisione di lasciare per così tanto tempo le persone nelle tendopoli è stata presa da Voi, che avete scientemente rifiutato l&#8217;uso  di altri sistemi utilizzati per la gestione dell&#8217;emergenza dopo altri eventi sismici e che, fra l&#8217;altro, avrebbero ben risposto alle indicazioni delle integrazioni al Metodo Augustus, finalizzato ad evitare lo spostamento delle famiglie interessate da un evento calamitoso dai luoghi di abituale residenza. </em></p>
<p><em>Voi, che, insieme al Governo, avete fatto credere che tutti avrebbero avuto una sistemazione entro settembre. Quando questo si è rivelato impossibile (era il mese di luglio, ma lo si sapeva da tempo), il Presidente del Consiglio dichiarò che il termine ultimo per dare un tetto a tutti sarebbe stato novembre. Nello stesso intervento, la Conferenza Stampa dell&#8217;8 luglio al G8, il Presidente del Consiglio promise anche un altro G8 &#8220;entro l&#8217;anno&#8221; sulle catastrofi naturali, all&#8217;Aquila. Altra promessa &#8211; fortunatamente, questa &#8211; disattesa. Fu proprio Lei, dott. Bertolaso, a giustificarlo in seguito, dicendo che aveva parlato sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo. Mentre Lei, dott. Cialente, cominciava a chiedere i Moduli Rimovibili anche per L&#8217;Aquila. Casette su ruota, li chiamava, se lo ricorda?<br />
Bene, oggi voi garantite a tutti quelli che hanno una Casa E e F una sistemazione entro il 31 dicembre 2009. E&#8217; forse un gioco al ribasso? </em></p>
<p><em>Voi, che ora chiedete ai cittadini un ultimo sforzo e che tirate in ballo il Natale, da passare tutti assieme all&#8217;Aquila, non siete nemmeno disposti a ammettere i Vostri numerosi errori, commessi in nome di una costruzione di 19 new town che disgregheranno una volta di più un tessuto sociale già devastato.</em></p>
<p><em>Voi che oggi vi accorgete che fa freddo e che fate una perfetta analisi della situazione dimenticandovi di ammettere che siete stati Voi a crearla. </em></p>
<p><em>Così come vi siete dimenticati di Piazza d&#8217;Armi; della ricostruzione sociale, del lavoro; delle case A, B, C che pure citate (sono stati messi in campo tutti gli strumenti necessari, sì. Ma quando è stato fatto? Vogliamo parlare dei tempi?); delle soluzioni che, in Umbria, hanno garantito una ricostruzione soddisfacente senza la perdita dell&#8217;identità territoriale. Così come vi dimenticate di dire agli aquilani cosa sarà dell&#8217;Aquila fra dieci anni. Dell&#8217;Aquila di una volta, quella prima del 6 aprile, ma anche delle sue 19 new town.</em></p>
<p><em>Voi che in tempo di emergenza avete preso decisioni che avranno ricaschi a lungo, lunghissimo termine e avete ignorato ogni istanza proveniente dal territorio e dalla sua gente, oggi pensate, dopo sei mesi, che possa essere sufficiente per tutti un periodo di pochi giorni per attuare il trasferimento.</em></p>
<p><em>Voi, con le vostre decisioni dall&#8217;alto, ancora una volta sopra la testa delle persone, ignorandole nei loro bisogni più elementari. Voi, con il vostro assistenzialismo spinto e la presunzione di sapere cosa è meglio per tutti.</em></p>
<p><em>Mentre scriviamo, piove forte e fa proprio freddo. E Voi non dovreste avere il coraggio di chiedere ancora collaborazione.<br />
Almeno, non prima di aver pubblicamente ammesso i vostri errori.</em></p>
<p><strong>A qui volesse avere maggiori informazioni su cuanto accade a L&#8217;Aquila consiglio i siti:</strong> <a href="http://www.collettivo99.org/" target="_blank">www.collettivo99.org</a> e <a href="http://www.3e32.com/" target="_blank">www.3e32.com</a></p>


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		<title>A L’Aquila come in Cina, internet censurato</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 06:19:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto è tornato normale!
Stamattina, magicamente (?) si può navigare di nuovo.
Non sapremo mai se questo sia stato il risultato del pressing che è sicuramente arrivato anche a mezzo stampa.
Questo é quello che scriveva ieri Patrizia la prima a far girare l&#8217;allarme su questa incredibile censura di cui sonostati oggetto sfollati ospiti della Scuola sottuff. Guardia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tutto è tornato normale!<br />
Stamattina, magicamente (?) si può navigare di nuovo.<br />
Non sapremo mai se questo sia stato il risultato del pressing che è sicuramente arrivato anche a mezzo stampa.</em></p>
<p>Questo é quello che scriveva ieri Patrizia la prima a far girare l&#8217;allarme su questa incredibile censura di cui sonostati oggetto sfollati ospiti della Scuola sottuff. Guardia di Finanza a L&#8217;Aquila.</p>
<p>Ricominciamo dall&#8217;inizio. Riporto per intereo la lettera che Patrizia fece girare qualche giorno fa su alcune mailing list e che sfoció poi su più di un social network.</p>
<p><em>Salve a tutti, perché scrivo a tutti quelli che ho in rubrica.</em></p>
<p><em>Da giovedì 8 ottobre gli sfollati ospiti della Scuola sottuff. Guardia di Finanza (quindi anche la sottoscritta) hanno avuto la sorpresa di essere tagliati fuori da tutti i social network, da youtube, dai meetups, da molti video presenti nei vari blog, quotidiani online ecc. Hanno usato un filtro che si chiama Fortinet/ fortiguard o qualcosa del genere.<br />
Alla mia richiesta di spiegazioni alla protezione civile hanno addotto una serie di risposte improbabili tipo:<br />
&#8220;Sa&#8230; bisogna impedire ai bambini che usano i computer della ludoteca di accedere a certi siti. Ma non si preoccupi, ci stiamo lavorando&#8230;&#8221; oppure, altra perla: &#8221; Sa, il server non ce la fa a caricare tutte queste cose e rallenta il lavoro dei soccorritori, quindi abbiamo dovuto intervenire&#8230;&#8221;<br />
Gli ho spiegato gentilmente che se il loro intento era proteggere i bambini della ludoteca (da che poi, da facebook?), era sufficiente isolare i singoli ID dei singoli computer, e che il server targato G8 è il server più veloce e potente con cui mi sia capitato di navigare, insomma, nessun rallentamento, mai.</em></p>
<p><em>A che gioco stanno giocando?</em></p>
<p><em>Due ipotesi, tra le quali non saprei scegliere:</em></p>
<p><em>1- tagliare fuori gli sfollati residenti qui da ogni tipo di comunicazione immediata (anche nel senso di  non-mediata)<br />
2 &#8211; qualche raccomandato ignorante, al quale è stato ordinato di isolare i computer dei dipendenti che invece di lavorare perdevano tempo sui social network, ha fatto tutt&#8217;erba un fascio e ha isolato TUTTI.</em></p>
<p><em>Ci sono persone qui disperate perché non riescono neanche più a lavorare. Il canale di comunicazione dato dai network in certi casi è vitale: pensate che qui 70 persone hanno trovato lavoro (temporaneo) nelle reception tramite un annuncio su FB! Per non parlare degli studenti. Tante cose non si saprebbero in tempo utile senza questi strumenti.</em></p>
<p><em>Scusate se vi ho stancato, ma ho bisogno di aiuto.</em></p>
<p><em>Per favore, fate girare questa lettera a quelli che pensate possano essere sensibili a quello che accade, e poi, se qualcuno di voi o dei vostri amici conosce un modo per aggirare &#8217;sto filtro, me lo faccia sapere.</em></p>
<p><em>Tutti i proxi che ho trovato tramite google sono irraggiungibili grazie a FORTINET!<br />
Che bello!<br />
Sul serio, se conoscete qualche trucco, scrivetemi.<br />
E non vi stupite se non rispondo su FB: non posso usarlo!</em></p>
<p><em>Grazie a tutti, e se qualcuno di voi è in grado di fare pressione sulla protezione civile, lo faccia presto, è troppo grave quello che succede&#8230;</em></p>
<p><em>Patrizia</em></p>
<p>Altri blog che parlano di questa vergognosa situazione:  <a href="http://www.shockjournalism.com/blog/?p=101" target="_blank">www.shockjournalism.com/blog/</a>, <a href="http://terremoto09.wordpress.com/2009/10/09/informazione/" target="_blank">http://terremoto09.wordpress.com</a></p>


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		<title>Fenomenologia di Mike Bongiorno</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 09:52:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi vi lascio con un interessante e lungimirante articolo di Umberto Eco scritto per  Diario Minimo nel 1961
L&#8217;uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi lascio con un interessante e lungimirante articolo di Umberto Eco scritto per  Diario Minimo nel 1961</p>
<p>L&#8217;uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l&#8217;evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigo rifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com&#8217;è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L&#8217;ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasti camente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.<span id="more-372"></span></p>
<p>La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l&#8217;everyman. La TV presenta come ideale l&#8217;uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda unculto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome<br />
a un&#8217;epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l&#8217;idolo non è costei, ma l&#8217;annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi tato, gusto discutibile, una certa casalinga<br />
inespressività.</p>
<p>Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rap presenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo<br />
ciascu no — per l&#8217;uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si tro va immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La &#8220;medietà&#8221; aristotelica è equilibrio nell&#8217;esercizio delle pro prie passioni, retto dalla virtù discernitrice della &#8220;prudenza&#8221;. Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.<br />
Il caso più vistoso di riduzione del superman all&#8217;every man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest&#8217;uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l&#8217;unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o fin zione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.</p>
<p>Per capire questo straordinario potere di Mike Bongior no occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria &#8220;Fenomenologia di Mike Bongiorno&#8221;, dove, si intende, con questo nome è<br />
indicato non l&#8217;uomo, ma il personaggio.<br />
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan do, un grado modesto di adattamento all&#8217;ambiente. L&#8217;amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli<br />
lascia intrav vedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.</p>
<p>Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all&#8217;apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressio nare lo spettatore, non solo mostrandosi all&#8217;oscuro<br />
dei fat ti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.<br />
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti va ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la me todologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono.<br />
Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo.<br />
In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l&#8217;uomo non predesti nato rinunci a ogni tentativo.</p>
<p>Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illi mitata verso l&#8217;esperto; un professore è un dotto; rappre senta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.<br />
L&#8217;ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L&#8217;uomo mediocre rifiuta di imparare ma si<br />
propone di far studiare il figlio.<br />
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore (&#8221;Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!&#8221;).</p>
<p>Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le im pietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: &#8220;Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?&#8221;.<br />
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: &#8220;Scusi, signora guardia&#8230;&#8221;) usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: &#8220;si gnor spazzino, signor contadino&#8221;.<br />
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d&#8217;Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic). Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È pa terno e condiscendente con gli umili, deferente con le per sone socialmente qualificate.<br />
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosi na che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l&#8217;unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).</p>
<p>Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi.<br />
Evita i pronomi, ripetendo sem pre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-posi tivista.<br />
Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all&#8217;occasione, egli potreb be essere più facondo di lui.<br />
Non accetta l&#8217;idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabuc co e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fer mamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia<br />
è di con seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.</p>
<p>Mike Bongiorno è privo di senso dell&#8217;umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con ariadivertita e scuote il capo, sottintendendo che l&#8217;interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso<br />
si na sconda una verità, comunque non lo considera come vei colo autorizzato di opinione.<br />
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non man ca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa&#8230; &#8220;Mi dica un po&#8217;, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos&#8217;è di preciso questo futurismo?&#8221;). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l&#8217;opinione dell&#8217;altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.<br />
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: &#8220;Cosa vuol rappresentare quel quadro?&#8221; &#8220;Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?&#8221; &#8220;Com&#8217;è che viene in mente di occuparsi di filosofia?&#8221;.</p>
<p>Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze co lorate e la coda di cavallo è &#8220;bruciata&#8221;. Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di ventare come l&#8217;altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo<br />
in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l&#8217;educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare pe rifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l&#8217;artificio retorico è una sofisticazione. In<br />
fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei cri tici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l&#8217;uo mo mediocre è maldestro.<br />
Mike Bongiorno lo conforta por tando la gaffe a dignità di figura retorica, nell&#8217;ambito di una etichetta omologata dall&#8217;ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.<br />
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull&#8217;esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.</p>
<p>Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna<br />
religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta a Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 09:44:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voglio pubblicare una lettera che i ragazzi aquilani hanno inviato al Presidente Barak Obama:
Gentile Presidente Barak Obama,
siamo un comitato di cittadini terremotati, sfollati e accampati di L’Aquila, come ha potuto notare nei giorni in cui ha visitato la nostra città, viviamo in condizioni drammatiche, da oltre tre mesi nelle tende, senza prospettive per il nostro [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio pubblicare una lettera che i ragazzi aquilani hanno inviato al Presidente Barak Obama:</p>
<p>Gentile Presidente Barak Obama,</p>
<p>siamo un comitato di cittadini terremotati, sfollati e accampati di L’Aquila, come ha potuto notare nei giorni in cui ha visitato la nostra città, viviamo in condizioni drammatiche, da oltre tre mesi nelle tende, senza prospettive per il nostro futuro e quello della nostra città.<span id="more-358"></span></p>
<p>Denunciamo le scelte che ci sono state imposte dall’alto per la gestione dell’emergenza e sulla ricostruzione.</p>
<p>L’abbiamo mostrato con le ironiche scritte apparse nella città in questi giorni che, citandola, urlavano <strong>YES WE CAMP</strong>.</p>
<p>Viviamo e resistiamo in un territorio a limitata sovranità e proprio per questo ci sentiamo vicini a tutte quelle comunità che ovunque nel mondo difendono il loro territorio.</p>
<p>Ci sentiamo particolarmente vicini ai cittadini di Vicenza dove l’intera città, da anni, chiede con forza che sia bloccato il progetto di raddoppio della base NATO di Dal Molin.</p>
<p>I cittadini di Vicenza sono arrivati fin qui nella notte tra il 5 ed il 6 luglio per ricordare insieme a noi le 307 vittime del terremoto. Si sono stretti con noi in un abbraccio di profonda solidarietà.</p>
<p>Anche per questo ci sentiamo di chiederle di intervenire per fermare la costruzione del Dal Molin.</p>
<p>Sarebbe un gesto di ascolto delle popolazioni, ascolto che spesso in Italia ci è negato, quello di intervenire per fermare una volta per tutte un progetto che la città di Vicenza non vuole.</p>
<p><strong>YES YOU CAN</strong></p>
<p>Lei può fare qualcosa.</p>
<p>Oggi che tanti la guardano come una speranza di cambiamento può donare una speranza a Vicenza e a tutte quelle comunità che quotidinamente resistono per partecipare alle scelte che riguardano il loro futuro e quello delle prossime generazioni, come noi qui, a L’Aquila.</p>
<p>A nome di tanti sfollati aquilani</p>
<p>la Rete <a href="http://3e32.com" target="_blank">3e32</a></p>


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		<title>Mappa ragionata delle ideologie nella rete</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 13:42:41 +0000</pubDate>
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Quelli che sognano il web dell’avvenire e quelli che vedono solo il colore dei soldi. Quelli che tutto va per il meglio nella migliore del reti e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appenaa scoperto un itneressante blog argentino (<a href="http://www.blog2.com.ar" target="_blank">blog2</a>) e da lí un altro blog italiano (<a href="http://visionpost.it/" target="_blank">visionpost</a>) molto interessante da cui é tratto l&#8217;intero articolo che pubblico di seguito:<em> </em></p>
<p><em>Quelli che sognano il web dell’avvenire e quelli che vedono solo il colore dei soldi. Quelli che tutto va per il meglio nella migliore del reti e quelli che è una minaccia per i nostri valori. Una mappa racconta quindici anni di teorie su internet</em></p>
<p>Teorie, scontri, utopie e proiezioni sulla rete. Da quando è diventato &#8220;di massa&#8221; il medium del medium ha attirato lo sforzo interpretativo di centinaia di <strong>intellettuali e polemisti</strong>. Risultato: un variegato manipolo, ogni giorno crescente, di serissimi studiosi, giornalisti, intellttuali e brillanti cialtroni, ha dato vita in questi <strong>15 anni</strong> a un groviglio di letture della più grande piattaforma di espressione e comunicazione mai esistita. Abbiamo provato &#8211; senza nessuna pretesa di esaustività e con una buona dose di ironia &#8211; a dare un ordine a questo manipolo di idee in movimento in una <strong>mappa</strong> pubblicata oggi su Chips&amp;Salsa, inserto tecnologico del <a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank">manifesto</a>.<span id="more-349"></span><br />
<strong>9 profili</strong> per altrettante &#8220;scuole di pensiero&#8221;, ideologie o solo atteggiamenti nei confronti dell&#8217;impatto sociale e culturale dell&#8217;internet. che si confrontano lungo 4 coordinate: <strong>dono e relazioni</strong> contro <strong>commercializzazione</strong> dei bit; <strong>ottimismo</strong> sulla storia digitale contro <strong>scetticismo</strong> della ragione. Oltre destra e sinistra, ma senza cancellarle. Semmai, per riscriverle.</p>
<p><div class="imagecaptioneasy imagecaptioneasy_ne size-large wp-image-351" style="auto;"><a href="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/07/mappa_ideologie_nella_rete.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-large wp-image-351" title="mappa_ideologie_nella_rete" src="http://urbanohumano.org/wp-content/uploads/2009/07/mappa_ideologie_nella_rete-530x429.jpg" alt="mappa_ideologie_nella_rete" width="530" height="429" /></a><br style="clear:both" /><div style="margin:0px;max-width:530px;">mappa_ideologie_nella_rete</div></div></p>
<p><strong>FONDATIVI </strong></p>
<p>Pionieri delle reti, per primi hanno scandagliato le terre connesse, meglio di tutti ne hanno definito le coordinate. Sono il nucleo centrale da cui le ideologie del web promanano e rispetto al quale si definiscono. I Fondativi hanno disegnato la geografia del mondo digitale, talvolta ancora prima della nascita dell&#8217;internet. Come il polo magnetico, senza di essi non si darebbe orientamento. Alcuni di loro hanno visto in anticipo la tecnologia come estensione dei sensi (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank">McLuhan</a>) e proiettato le proprie intuizioni in avanti di oltre quarant&#8217;anni. Altri hanno gettato le basi della teoria nei network, sviscerando i meccanismi che regolano la comunicazione degli individui interconnessi (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Albert-L%C3%83%C2%A1szl%C3%83%C2%B3_Barab%C3%83%C2%A1si" target="_blank">Barabási</a>). Definiscono nuovi paradigmi (l&#8217;informazionalismo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_Castells" target="_blank">Castells</a>) e colgono le potenzialità di internet, in quanto mezzo che abilita nuove forme di diffusione delle idee (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Lessig" target="_blank">Lessig</a>). Alcuni, dopo averlo descritto, vogliono anche cambiarlo questo mondo. Chi con una costituzione (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Rodot%C3%83%C2%A0" target="_blank">Rodotà</a>), chi con lo spirito dei commons (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yochai_Benkler" target="_blank">Benkler</a>).</p>
<p><strong>Marshall McLuhan</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788842814894/mcluhan-marshall/strumenti-del-comunicare.html','_blank');"><em>Gli strumenti del comunicare</em></a> (1964)<br />
<strong>Armand Mattelart</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880616167&amp;ed=87','_blank');"><em>Storia della società dell&#8217;informazione</em></a> (1995)<br />
<strong>Lawrence Lessig</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788807171239/lessig-lawrence/futuro-delle-idee.html','_blank');"><em>Il futuro delle idee</em></a> (2001)<br />
<strong>Albert-László Barabási</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788806169145/barabaacutesi-albert-laacuteszloacute/link-scienza-delle.html','_blank');"><em>Link. La scienza delle reti</em></a> (2002)<br />
<strong>Manuel Castells</strong>, <a href="javascript:OpenLink('http://www.ibs.it/code/9788883500589/castells-manuel/eta-dell-informazione.html','_blank');"><em>L&#8217;età dell&#8217;informazione: economia, società, cultura</em></a> (2004)<br />
<strong>Stefano Rodotà</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788842072713/rodotagrave/tecnopolitica-democrazia-nuove.html"><em>Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione</em></a> (2004)<br />
<strong>Yochai Benkler</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/La_ricchezza_della_Rete/9788883500985/018f1706531339824c"><em>La ricchezza della rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà</em></a> (2007)</p>
<p><strong>PANGLOSSIANI </strong></p>
<p>Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili per i nuovi Pangloss dell&#8217;era digitale. Hanno capito prima degli altri la portata del passaggio dagli atomi ai bit (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte">Negroponte</a>) e da allora aspettano il &#8220;web dell&#8217;avvenire&#8221; preparando i comuni mortali al nuovo Avvento. «Il futuro appartiene a coloro che danno per scontato il presente» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Clay_Shirky">Shirky</a>). Il che vuol dire bando al pensiero critico, largo all&#8217;esaltazione delle nuove tecnologie e al sogno di un «Rinascimento 2.0» in cui «cambia il paradigma culturale» e si «ridefiniscono i confini tradizionali, positivistici, delle discipline e si esalta l&#8217;umanità» (<a href="http://blog.debiase.com">De Biase</a>). Tra tante illuminazioni l&#8217;abbaglio è sempre dietro l&#8217;angolo. Chiedere a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Gillmor">Dan Gillmor,</a> l&#8217;uomo che ha inventato il &#8220;citizen journalism&#8221; e più di ogni altro celebrato il giornalismo dal basso. Quando ha lasciato il posto da cronista per mettere in pratica le sue ottimistiche teorie con un sito di informazione partecipata ha scoperto amaramente che, sì, il «lettore ne sa più noi» (suo celebre slogan) ma non sempre ha voglia di condividere la sua conoscenza.</p>
<p><strong>Nicholas Negroponte</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788882747244/negroponte-nicholas/essere-digitali"><em>Essere digitali</em></a> (1996)<br />
<strong>Giuseppre Granieri</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788842075646/granieri-giuseppe/blog-generation"><em>Blog generation</em></a> (2005)<br />
<strong>Dan Gillmor</strong>, <a href="http://oreilly.com/catalog/wemedia/book/index.csp"><em>We the media. </em><em>Grassroots Journalism By the People, For the People</em></a> (2006)<br />
<strong>Luca De Biase</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788807171420/de-biase-luca/economia-della-felicita.html"><em>Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre</em></a> (2007)<br />
<strong>David Weinberger</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Everything-Miscellaneous-Power-Digital-Disorder/dp/0805080430"><em>Everything Is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder</em></a> (2007)<br />
<strong>Clay Shirky</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Here-Comes-Everybody-Organizing-Organizations/dp/1594201536"><em>Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations</em></a> (2008)</p>
<p><strong>WEB-TRIBALI </strong></p>
<p>Lo sguardo antropologico si posa sulla rete e ne osserva i rituali. Affascinati dal substrato virtuale e dal mondo mediato dai bit, i Web-Tribali contemplano l&#8217;acquario del web, individuando affinità e diversità rispetto al mondo materiale, composto di atomi e gerarchie. Oltre lo schermo, la rappresentazione e l&#8217;organizzazione delle comunità ricalca le tribù che si radunano intorno a un unico fuoco e a persone di carisma (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sherry_Turkle">Turkle</a>). I Web-tribali narrano di una grande rivoluzione digitale che si sviluppa ogni giorno in modo trasversale e gratuito – dai blog ai videogiochi (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins">Jenkins</a>), dalla televisione ai social network (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Danah_Boyd">Boyd</a>) – e costruisce un paradigma alternativo a quello fisico. Al centro, ovviamente, le relazioni interpersonali e il dono. Proprio l&#8217;estrema complessità dei nuovi sistemi convergenti e delle relazioni che si sviluppano in esso, obbliga l&#8217;uomo a compiere un balzo in avanti in un&#8217;ipotetica scala di intelligenza (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steven_Berlin_Johnson">Johnson</a>). Una vera e propria strizzata d&#8217;occhio all&#8217;evoluzionismo, ma quello cognitivo.</p>
<p><strong>Sherry Turkle</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788850322336/turkle-sherry/vita-sullo-schermo"><em>La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell&#8217;epoca di Internet</em></a> (1997)<br />
<strong>Steven Johnson</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/018a4c5c8fccb310df"><em>Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti</em></a> (2006)<br />
<strong>Danah Boyd</strong>, &#8220;<a href="http://kt.flexiblelearning.net.au/tkt2007/edition-13/social-network-sites-public-private-or-what">Social Network Sites: Public, Private, or What?</a>&#8221; (Knowledge Tree, 13 &#8211; 2007)<br />
<strong>Henry Jenkins</strong>, <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=244.28"><em>Fan, blogger e videogamers. </em><em>L&#8217;emergere delle culture partecipative nell&#8217;era digitale</em></a> (2008)</p>
<p><strong>LISERGICI</strong></p>
<p>Dice Wikipedia: «L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_lisergico">acido lisergico</a> è più noto per il fatto che può essere utilizzato per sintetizzare una potente droga allucinogena: la famosa LSD». Non perché questi autori scrivano sotto effetto di sostanze psichedeliche, ma perché rappresentano per l&#8217;internet ciò che gli sciamani sono in alcune comunità indigene. Si tratta solo di una scala differente. Guide mistiche e grandi oracoli, leggono il futuro della rete nelle foglie del web. Spesso non sono compresi, ma trovano sempre dei Panglossiani disposti a seguirli e dei Neo.Com pronti a tradirli. Per primi hanno scritto di &#8220;oggetti dialoganti&#8221; tra loro, di &#8220;internet delle cose&#8221; (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_Sterling">Sterling</a>) e di una &#8220;intelligenza collettiva&#8221; (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_L%C3%83%C2%A9vy">Lévy</a>) che si coagula in molteplici masse attive (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Howard_Rheingold">Rheingold</a>). Per loro la tecnologia è un organo sensoriale, un&#8217;estensione elettrica del corpo in grado di dar vita alle potenzialità inespresse dell&#8217;uomo nelle sue relazioni sempre più fluide e mutevoli. In una parola, uno stato allargato di coscienza.</p>
<p><strong>Derrick De Kerckhove</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788880000013/de-kerckhove-derrick/brainframes-mente-tecnologia.html"><em>Brainframes. Mente, tecnologia, mercato</em></a> (1991)<strong><br />
Pierre Lévy</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/L%27_intelligenza_collettiva/9788807817168/0185447c55dfbd04ff/"><em>L&#8217;intelligenza collettiva. Per un&#8217;antropologia del cyberspazio</em></a> (1994)<strong><br />
Bruce Sterling</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/Tomorrow_now/9788804522423/016c53e7abcdc898a1/"><em>Tomorrow now. Come vivremo nei prossimi cinquant&#8217;anni</em></a> (2002)<strong><br />
Howard Rheingold</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/014a82599ba8f6f7c6/"><em>Smart Mobs.Tecnologie senza fili, la rivoluzione sociale prossima ventura</em></a> (2003)<br />
<strong><br />
NEO.COM </strong></p>
<p>La mano del mercato del terzo millennio è ancora più invisibile. Le sue dita sono fatte di link e pixel ma muovono merci e denaro sempre più velocemente. Epigoni digitali di Adam Smith, i Neo.Com sono stati ammaliati dai giochi di prestigio di questo arto virtuale. Come i cugini Neo-con vogliono esportare il libero mercato: quelli pensano all&#8217;Iraq, questi alle comunità di giocatori online. «I mondi virtuali sono più importanti per la civiltà di quanto lo sono state nel secolo scorso radio, tv e automobili» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Castronova">Castronova</a>). E non per i benefici sociali che portano ma perché lì dentro già scorrono «20 miliardi di dollari» di transazioni di bit. Un tesoro che fluttua senza «costrizioni dello spazio degli scaffali fisici e altri colli di bottiglia della distribuzione» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson_(The_Long_Tail)">Anderson</a>) conducendo al trionfo della libera scelta e della massima varietà. E&#8217; una «grande trasformazione», una «tempesta perfetta» che le multinazionali coglieranno se sfrutteranno l&#8217;immensa manodopera a basso costo messa a disposizione dal web (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Don_Tapscott">Tapscott</a>).<br />
<strong>Don Tapscott</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788845313844/tapscott-don/wikinomics-collaborazione-massa"><em>Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo</em></a> (2005)<br />
<strong>Edward Castronova</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/0132d54994fe109dd6/"><em>Universi sintetici. Come le comunità online stanno cambiando la società e l&#8217;economia</em></a> (2005)<br />
<strong>Chris Anderson</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/01e555a339985d3495/"><em>La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati</em></a> (2006)<br />
<strong>Seth Godin</strong>, <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978882004371.html"><em>I piccoli saranno i primi. 184 sorprendenti idee di marketing</em></a> (2006)</p>
<p><strong>HACKER </strong></p>
<p>Programmatori creativi e smanettoni idealisti sognano un futuro migliore. Senza copyright e brevetti che ostacolano la libera circolazione delle idee. Neo-maoisti digitali, vedono un mondo dominato dalla comunicazione mercificata e con l&#8217;informazione in catene ovunque, da scardinare a colpi di software open-source e licenze gratuite (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman">Stallman</a>). La loro &#8220;etica&#8221; si basa su due pilastri fondamentali: libertà di riutilizzo di tutte le risorse prodotte dalla comunità; cultura del dono come nuovo orizzonte economico (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pekka_Himanen">Himanen</a>). Un misto di comunitarismo e cooperazione decentrata che ricalca le origini hippie di internet. E che, dicono i più ottimisti, porterà alla nascita di un nuova classe sociale (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/McKenzie_Wark">Wark</a>). Con gli hacker a fare da avanguardia e, a seguire, una larga fetta di lavoratori della conoscenza. Mentre sullo sfondo, si delineano nuovi strumenti di disobbedienza civile e partecipazione politica (<a href="'http://en.wikipedia.org/wiki/Graham_Meikle">Meikle</a>), in cui a farla da padrone è l&#8217;uso tattico dei new media: guerriglia, sabotaggio online e <em>culture jamming</em>.</p>
<p><strong>Pekka Himanen</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/Letica_hacker_e_lo_spirito_dellet%C3%A0_dellinformazione/9788807817458/0194974831aeae8eac/"><em>L&#8217;etica hacker e lo spirito dell&#8217;età dell&#8217;informazione</em></a> (2001)<br />
<strong>Richard Stallman</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788872267868/stallman-richard/software-libero-pensiero.html"><em>Software libero, pensiero libero</em></a> (2002)<br />
<strong>McKenzie Wark</strong>, <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-mckenzie_wark/sku-12068338/un_manifesto_hacker_lavoratori_immateriali_di_tutto_il_mondo_unitevi__.htm"><em>Un manifesto hacker. Lavoratori immateriali di tutto il mondo unitevi</em></a> (2004)<br />
<strong>Graham Meikle</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/Disobbedienza_civile_elettronica/9788850321698/013036c768d50a9609/"><em>Disobbedienza civile elettronica</em></a> (2004)</p>
<p><strong>CYBERSOVIET </strong></p>
<p>Miti e illusioni della rete visti da sinistra. Tra speranze comunitarie della prima ora (quando hacker e progetti di cittadinanza digitale promettevano di capovolgere dal basso gli equilibri di potere) e scetticismo sulle evoluzioni più recenti (governi e multinazionali alleati in nome del controllo e del profitto). Parafrasando il titolo di un libro di <a href="http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Lovink_Geert">Geert Lovink</a>, internet non è più quel paradiso che ci era stato promesso. E per chi ci ha creduto – come i Cybersoviet &#8211; il risveglio è duro. Non a caso, a qualcuno di loro la parabola ricorda l&#8217;esperienza dei soviet russi: pionieristici laboratori di democrazia diretta neutralizzati dalle autorità centrali perché «organi di contropotere politico» (<a href="http://www.pazlab.net/formenti/">Formenti</a>). Lo stesso vale oggi per blog, social network e le altre mirabilia del web 2.0, incapaci di elaborare una piattaforma politica, diventati semplici strumenti di sfruttamento del lavoro volontario di milioni utenti (<a href="http://www.collectivate.net/">Scholz</a>). Lo spirito di Marx in salsa digitale, tra pessimismo della ragione (tanto) e ottimismo della volontà (o quel che ne resta).</p>
<p><strong>Franco Berardi</strong>, <a href="http://www.anobii.com/books/01ffe2079ccd8520ed/"><em>La fabbrica dell&#8217;infelicità: new economy e movimento del cognitariato</em></a> (2001)<br />
<strong>Geert Lovink</strong>, <a href="http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2273-9/scheda"><em>Internet non è il paradiso. Reti sociali e critica della cybercultura</em></a> (2003)<br />
<strong>Trebor Scholz</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Art-Free-Cooperation-Trebor-Scholz/dp/1570271771/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1216898027&amp;sr=1-2"><em>The art of free cooperation</em></a> (2007)<br />
<strong>Carlo Formenti</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788860301659/formenti-carlo/cybersoviet-utopie-postdemocratiche.html"><em>Cybersoviet. Utopie post-democratiche e nuovi media</em></a> (2008)</p>
<p><strong>TECNO-RETRO </strong></p>
<p>Stanno in basso e, ovviamente, a destra. Sono reazionari, conservatori e un po&#8217; luddisti. La rete delle meraviglie dei Panglossiani e dei Neo.Com per i Tecno-retro è solo fonte di corruzione morale e intellettuale. Nelle loro invettive pessimiste, il web diventa la notte in cui i «confini della verità sono erosi» (Siegel) e i blog un esercito che vuol «confondere l&#8217;opinione pubblica» (Keen). Parlano di tradizione occidentale e accusano i nuovi media di distruggere i «nostri valori» e attentare al «futuro stesso delle nostre istituzioni culturali». Scomodano persino Hannah Arendt in difesa dei signori dell&#8217;intrattenimento minacciati da internet (Olivennes) e denunciano «la moltiplicazione dei consumi (…) dietro false ideologie di progresso» (Landi). Secondo loro, l&#8217;ordine costituito è sotto l&#8217;attacco di barbari di bit che si riempiono la bocca di democrazia e gratuità ma sono manipolati da aziende miliardarie. E se per invertire il corso della storia è tardi, che importa: per ritagliarsi una nicchia editoriale come bastian contrari del web il momento è giusto.</p>
<p><strong>Paolo Landi</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788845259128/landi-paolo/impigliati-nella-rete.html"><em>Impigliati nella rete. Per una controinformazione sul web</em></a> (2007)<br />
<strong>Denis Olivennes</strong>, <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-olivennes_denis/sku-12837147/la_gratuita_e_un_furto_quando_la_pirateria_uccide_la_cultura_.htm"><em>La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura</em></a> (2007)<br />
<strong>Andrew Keen</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Cult-Amateur-MySpace-user-generated-destroying/dp/0385520816"><em>The cult of the amateur. </em><em>How blogs, MySpace, YouTube, and the rest of today&#8217;s user-generated media are destroying our economy, our culture, and our values</em></a> (2007)<br />
<strong>Lee Siegel</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Against-Machine-Being-Human-Electronic/dp/0385522657"><em>Against the machine. Being Human in the Age of the Electronic Mob</em></a> (2008)</p>
<p><strong>POST-VIRTUALI </strong></p>
<p>Contro l&#8217;illusione neo-rinascimentale dei Panglossiani più incalliti e le invettive reazionarie di stampo Tecno-retro, dalle università statunitensi arrivano anche voci pragmatiche che provano a stemperare sia l&#8217;entusiasmo acritico verso tutto ciò che è virtuale che il millenarismo fondamentalista. I Post-virtuali denunciano il dilagare del «totalitarismo tecnologico» e i rischi politici di un lento arretramento della &#8220;cultura&#8221; (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neil_Postman">Postman</a>). Avanzano dubbi sulle conseguenze dell&#8217;informazione ultrapersonalizzata temendo «una società eterogenea» incapace «di affrontare i problemi sociali» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cass_Sunstein">Sunstein</a>). &#8220;Google ci rende stupidi?&#8221; si chiede in un recente articolo l&#8217;economista <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Carr">Nicholas Carr</a> che nei suoi lavori coniuga sano scetticismo e provocazione intelligente. E di fronte al pericolo del cybercrimine c&#8217;è chi propone nuove forme di governance che vadano in direzione opposta al controllo governativo ma senza dimenticare che ogni soluzione deve coinvolgere anche l&#8217;anima hacker della rete (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Zittrain">Zittrain</a>).</p>
<p><strong>Neil Postman</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788833907772/postman-neil/technopoly-resa-della"><em>Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia</em></a> (1992)<br />
<strong>Cass Sunstein</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Republic-com-Cass-R-Sunstein/dp/0691095892"><em>Republic.Com</em></a> (2002)<br />
<strong>Nicholas Carr</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Big-Switch-Rewiring-Edison-Google/dp/0393062287"><em>The big switch. Rewiring the World, from Edison to Google</em></a> (2008)<br />
<strong>Jonathan Zittrain</strong>, <a href="http://www.amazon.com/Future-Internet-How-Stop/dp/0300124872"><em>The future of the Internet</em></a> (2008)</p>
<p><strong>fonte:</strong> <a href="http://visionpost.it/nexteconomy/ideologie-nella-rete-una-mappa-ragionata.htm" target="_blank">http://visionpost.it/nexteconomy</a></p>


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		<title>“Sottovuoti”: concorso fotografico per una riflessione sui vuoti urbani</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 14:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Architettura senza frontiere ONLUS, libera Associazione senza scopo di lucro impegnata nell’aiuto allo sviluppo economico, culturale e sociale organizza il concorso fotografico “Sottovuoti”.
Il concorso fotografico è parte integrante di un più ampio lavoro di analisi e riflessione sui vuoti urbani, in particolare della città di Roma.
Il concorso, ha per oggetto il vuoto che la città [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Architettura senza frontiere ONLUS, libera Associazione senza scopo di lucro impegnata nell’aiuto allo sviluppo economico, culturale e sociale organizza il concorso fotografico “Sottovuoti”.<br />
Il concorso fotografico è parte integrante di un più ampio lavoro di analisi e riflessione sui vuoti urbani, in particolare della città di Roma.<span id="more-347"></span><br />
Il concorso, ha per oggetto il vuoto che la città crea al suo interno. Potremmo considerare vuoti urbani quelle parti di città che mancano della struttura che costituisce la città stessa. La partecipazione è aperta a tutti i fotografi professionisti e non, senza limiti di età.<br />
La consegna degli elaborati deve avvenire entro le ore 13:00 del giorno 30 Luglio 2009.<br />
Premi:<br />
_ diritto all’iscrizione annuale gratuita ad Architettura senza Frontiere Onlus per l’anno in corso.<br />
_ le fotografie migliori verranno esposte in una mostra allestita all’Acquario Romano<br />
_ le 12 più meritevoli andranno a costituire il calendario Architettura Senza Frontiere Onlus 2010<br />
_ le più meritevoli avranno uno spazio dedicato sul sito</p>
<p>Informazioni:<br />
<strong>Architettura senza frontiere ONLUS</strong><br />
Piazza Manfredo Fanti 47 Roma<br />
c/o Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma<br />
Acquario Romano<br />
Tel: 06 97604508<br />
Fax: 06 44238897<br />
concorso.sottovuoti@gmail.com</p>
<p>Sito web di riferimento:<br />
<a href="http://www.artegiovane.it/frame.asp" target="_blank">http://www.artegiovane.it/frame.asp</a></p>
<p><strong>fonte:</strong> <a href="http://www.artjob.it/asp-lavoro-bbcc/concorsi-detail.asp?ID=1240" target="_blank">www.artjob.it</a></p>


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		<title>e adesso buttatece pure le noccioline… proprio come allo zoo!!!</title>
		<link>http://urbanohumano.org/cittadinanza/e-adesso-buttatece-pure-le-noccioline-proprio-come-allo-zoo/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 18:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa sono stato in abruzzo e ho potuto vedere con i miei occhi come a l&#8217;aquila si stia concentrando il peggio del peggio della cultura italiana, gli aquilani mi sono sembrati stanchi sull&#8217;orlo di una &#8220;rivolta&#8221;&#8230;.. ma fortunatamente la Protezione Civile ha previsto tutto e impedisce alle persone di riunirsi&#8230;.. che bravi e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa sono stato in abruzzo e ho potuto vedere con i miei occhi come a l&#8217;aquila si stia concentrando il peggio del peggio della cultura italiana, gli aquilani mi sono sembrati stanchi sull&#8217;orlo di una &#8220;rivolta&#8221;&#8230;.. ma fortunatamente la Protezione Civile ha previsto tutto e impedisce alle persone di riunirsi&#8230;.. che bravi e zelanti!!!!</p>
<p>Oggi leggevo questa mail di un aquilano e mi é venuta una voglia irrefrenabile di condividerla con voi.  E&#8217; fantastica. C&#8217;è dentro tutto. Sono sicuro che chi la scrive sará protagonista di quella <strong>transizione</strong> di cui parlavo in <a href="http://urbanohumano.org/2009/06/italia-futuro-in-transizione/" target="_blank">un precedente post</a>.<span id="more-344"></span></p>
<p>A voi il testo della mail, fantastica:</p>
<p>Scrivo dalla &#8220;tenda 6&#8243;, che è una merda. La giornata è ancora più di merda e non per la pioggia ma perchè qualche ora fa uscendo dalla &#8220;tenda 6&#8243; mi sono ritrovato a <strong>Disneyland</strong> nei pressi della &#8220;tenda-cinema&#8221; oggi inaugurata dal presidente della nbc, insieme a star delle fiction nostrane impegnate a fare autografi e fotografie con gli adolescenti del campo.</p>
<p>Non potevano mancare il sindaco, protezione civile, giacche e cravatte non di rado con volti grottescamente truccati da <strong>clown in delirio</strong>, un banchetto luculliano pieno di ogni ben di dio (l&#8217;esistenza di alcune prelibatezze l&#8217;avevo persino dimenticata), la mascotte vivente del topo protagonista della prima proiezione,&#8230;&#8230; atmosfera da ricevimento di gala <strong>peccato che gli invitati fossero solo dei terremotati</strong> (alcuni di ritorno, come me&#8230;ovvero si sentono tali molto più adesso che tre mesi fa). Ma in fondo il presidente della nbc si è dimostrato una persona a dir poco sensibile quando ha dichiarato di essere venuto a <strong>&#8220;distrarci in questo momento difficile&#8221;</strong>.</p>
<p>Elogio della polisemia.</p>
<p>Non perdeteci neanche tempo ad interpretare. <strong>Il quadro complessivo era perfetto, iperrealista, l&#8217;illusione e la sensazione del set cinematografico palpabili come non mai</strong>. Il feedback a dir poco incoraggiante. <strong>Panem et circenses</strong> da che mondo è mondo da sempre i suoi frutti. La strategia di marketing di nbc praticamente infallibile.</p>
<p>Tutto il resto è noia. O solo uno schifo.<br />
basta va.</p>
<p>ricercar</p>


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		<title>G8 – In viaggio verso il vertice Una spedizione attraverso l’Europa globalizzata</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 13:53:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una settimana prima del vertice italiano del G8 una troupe composta da studenti della Bauhaus-Universitaet di Weimar, intraprende un viaggio attraverso l’Europa.
Nei loro bagagli si trovano anche otto film, nei quali ricercatori e scienziati di diverse discipline presentano in forma audiovisiva il tema della globalizzazione. Ogni giorno del viaggio inizierà con la visione di una [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana prima del vertice italiano del G8 una troupe composta da studenti della <strong>Bauhaus-Universitaet di Weimar</strong>, intraprende un viaggio attraverso l’Europa.<br />
Nei loro bagagli si trovano anche otto film, nei quali ricercatori e scienziati di diverse discipline presentano in forma audiovisiva il tema della globalizzazione. Ogni giorno del viaggio inizierà con la visione di una di queste videolezioni, nelle quali sono presentate, in forma precisa, dei temi e delle definite consegne che il team dovrà risolvere. Proprio per adempiere questo scopo il<br />
gruppo visiterà una comune anticapitalista, il centro finanziario di Francoforte sul Meno, il cantiere del tunnel di base del San Gottardo, un ghiacciaio in Svizzera, il centro di ricerche del CERN, il club calcistico del Milan e la città di Prato, nella quale è presente una forte comunità di lavoratori cinesi.<span id="more-329"></span><br />
L’ultima tappa è la città dell’Aquila, la quale sarà raggiunta dalla troupe il giorno dell’inizio del vertice del G8. Il film è una sorta di spedizione alla ricerca del significato della grande parola “Globalizzazione” e delle sue visibili conseguenze.</p>
<p><strong>Un progetto di Studio Bauhaus:</strong></p>
<p>Studio Bauhaus è un progetto che si pone a cavallo tra la Media-art, il racconto filmico e il videogiornalismo. Temi scientifici e gli avvenimenti della ricerca contemporanea sono le basi del nostro progetto e lavoro. Attraverso precisi percorsi cerchiamo di raccontare con chiarezza delle complesse concatenazioni di fatti e di spiegare come gli effetti teorici di queste influiscono sulla vita di ogni giorno. Sperimentiamo soprattutto forme di comunicazione visiva nell’ambito delle scienze sociali attraverso l’uso di formati audiovisivi e internet. Studio Bauhaus dà spazio ad ampie discussioni, a provocazioni e ad approfondimenti ai<br />
temi della ricerca scientifica ma allo stesso tempo anche alla sua criticità.</p>
<p>Sito Internet: <a href="http://www.studio-bauhaus.tv" target="_blank">www.studio-bauhaus.tv</a></p>


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		<title>Italia: futuro…. in Transizione</title>
		<link>http://urbanohumano.org/cittadinanza/italia-futuro-in-transizione/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 21:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un po di giorni che ci penso&#8230;&#8230;
Ragazzi miei, é cominciata la discesa del Berlusconismo. In Spagna quando Franco morí cominció un&#8217;epoca emozionante che fu battezzata come  &#8220;La Transición&#8221;. Con questo termine si voleva dare risalto al processo di transizione che portava finalemnte la Spagna dalla dittatura alla democrazia (purtroppo ad oggi ancora monarchica).
Gli [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un po di giorni che ci penso&#8230;&#8230;</p>
<p>Ragazzi miei, é cominciata la discesa del Berlusconismo. In Spagna quando Franco morí cominció un&#8217;epoca emozionante che fu battezzata come  &#8220;La Transición&#8221;. Con questo termine si voleva dare risalto al processo di transizione che portava finalemnte la Spagna dalla dittatura alla democrazia (purtroppo ad oggi ancora monarchica).<span id="more-320"></span></p>
<p>Gli ultimi anni prima della morte del dittatore Spagnolo furono tempi duri, la speranza del cambiamento veniva offuscata da ingenti misure di rappresaglia che sembravano spegnere qualsiasi opportunità di miglioramento. Poi però quando Franco morí &#8220;La Transición&#8221; già aveva cominciato il suo corso.</p>
<p>Vi racconto questo perché vedo un&#8217; analogia con quanto sta accadendo oggi in Italia. In questo momento stiamo vivendo gli ultimissimi anni (si purtroppo sono anni) che precedono la fine del Berlusconismo: le leggi per imbavagliare internet e la criminalizzazione definitiva della magistratura ne sono i segnali più evidenti, ma non sono i soli.</p>
<p>Cercano (i potenti) di conservare il potere il piú a lungo possibile, non riescono a capire che c&#8217;è un&#8217;onda di cambiamento impressionante che li seppellirá con una risata, per usare un motto tipico del &#8216;68.</p>
<p>Fra pochi anni vivremo anche noi italiani la nostra propria Transizione. Un periodo che fu fantastico per la Spagna e sará meraviglioso per l&#8217;Italia.</p>
<p>La Transizione é un processo bellissimo. Un processo che agisce in positivo, costruendo. In Italia abbiamo già vissuto qualcosa di simile: la Resistenza, anche se in quel caso dovemmo conquistare la democrazia distruggendo (il fascismo). Sicuramente un momento epico della nostra storia. La Transizione potrebbe essere ancora più memorabile della Resistenza, proprio per questa sua componente di creazione invece che di distruzione.</p>
<p>La Transizione é qualcosa di simile al boom economico degli anni &#8216;60 con l&#8217;aggiunta non solamente di una esplosione creativa culturale, ma soprattutto di un&#8217; avanguardia  politica.</p>
<p>Insomma la nostra Transizione permetterá la costruzione di modelli culturali e politici che ci invidieranno tutti i paesi europei. Costruiremo un&#8217;italia che riparte dal basso: tutti gli europei ci verranno dietro.</p>
<p>Sono emozionato. Non é esaltante poter essere la generazione che cambierá la società?</p>
<p>Certo c&#8217;è da aspettare ancora qualche anno. Ma ormai é li&#8217;.</p>
<p>E&#8217; successo negli anni sessanta e adesso tocca a noi negli anni &#8220;dieci&#8221; (non so come si chiami la seconda decada del secondo millennio).</p>
<p>Italia in Transizione. Un futuro in transizione. <strong>Viva La Transizione</strong>.</p>


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		<title>L’Italia che ride e non sorride</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 23:03:14 +0000</pubDate>
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Gli si deve dare atto: il sorrisino ha puntualmente funzionato. Forse siamo davvero tutti dei ladri e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi ha sempre vinto con quel sorrisino furbetto sulle labbra. Quel sorrisino con il quale vuole tranquillizzarci dicendoci più o meno chiaramente che gli italiani siamo tutti dei ladri e che non é poi la fine del mondo, anzi!!!<br />
Gli si deve dare atto: il sorrisino ha puntualmente funzionato. Forse siamo davvero tutti dei ladri e solo lui ci fa stare con la coscienza apposto.</p>
<p>Il berlusconismo ha basato il suo successo sull&#8217;idea che l&#8217;italiano medio è un ladro. <span id="more-316"></span></p>
<p>Però io mi domando. Veramente  l&#8217;italiano medio ladro, vuole essere ladro? Rifletteteci. Io credo proprio di no. Sono assolutamente convinto che l&#8217;italiano medio non vuole essere ladro. L&#8217;Italiano medio ha una tremenda voglia di dimostrare quanto sa essere onesto e rispettoso della società in cui vive, aspetta solo che gli si dia una volta per tutte l&#8217;occasione. E&#8217; una semplice riflessione. Ma é rivoluzionaria.</p>
<p>Da questa semplice idea nascerà la nuova italia.</p>
<p>L&#8217;italia postberlusconiana.</p>
<p>L&#8217;italia che ride e non sorride</p>


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		<title>Bauman ci parla del ruolo dell’Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 16:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla vigilia del voto, un’analisi del pensatore polacco Bauman, Zygmunt sul ruolo dell’Europa e del progetto ininterrotto che rappresenta. Da L’Espresso, 4 giugno 2009
Come possiamo rendere il mondo ospitale per gli europei? Pongo questa domanda, perché è evidente che noi, europei, nel mondo attuale non ci sentiamo a nostro agio. Heidegger dice che si comincia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla vigilia del voto, un’analisi del pensatore polacco </em><a class="byline" href="http://eddyburg.it/article/author/view/2278">Bauman, Zygmunt</a><em> sul ruolo dell’Europa e del progetto ininterrotto che rappresenta. Da</em> L’Espresso,<em> 4 giugno 2009</em><br />
Come possiamo rendere il mondo ospitale per gli europei? Pongo questa domanda, perché è evidente che noi, europei, nel mondo attuale non ci sentiamo a nostro agio. Heidegger dice che si comincia a riflettere su un problema quando le cose iniziano improvvisamente a comportarsi in maniera inaspettata.<span id="more-302"></span> È solo allora che le trasferiamo dalla sfera dell&#8217;azione a quella del dibattito. Prima le cose ci vengono fornite nella nostra esperienza quotidiana, e in genere non ne avvertiamo l&#8217;esistenza. Quando invece smettono di funzionare le trasferiamo nella sfera delle complicazioni e delle incombenze. Oggi le cose ci tirano brutti scherzi, perché ha smesso di funzionare qualcosa che prima andava benissimo. È quanto è avvenuto con l&#8217;accoglienza. L&#8217;idea dell&#8217;accoglienza è antica, ma ad attirare la mia attenzione è stato un libricino scritto da Kant nel 1784. Riflettendo sulla questione della “Perfetta unione civica del genere umano”, Kant deduceva che l&#8217;ospitalità reciproca sia decretata dalla natura, che ci ha posti sulla superficie di una sfera, quale è la Terra. Se ci muoviamo su di essa non possiamo allontanarci l&#8217;uno dall&#8217;altro &#8211; se ci allontaniamo in una direzione ci avviciniamo dall&#8217;altra &#8211; e dunque esiste un momento nella nostra storia in cui siamo condannati all&#8217;ospitalità reciproca. Il librino se ne stava lì ancora intonso a prendere polvere nella mia biblioteca finché all&#8217;improvviso è stato riscoperto. Di colpo è venuto fuori che l&#8217;ospitalità è un problema da risolvere, che non è una cosa naturale, come poteva sembrare quando lo scrittore svizzero Denis de Rougemont affermava che l&#8217;Europa aveva scoperto i continenti, e non i continenti l&#8217;Europa, che l&#8217;Europa aveva conquistato un continente dopo l&#8217;altro, ma nessun continente l&#8217;aveva conquistata. E che infine l&#8217;Europa, essa sola, aveva inventato un modo di essere che tutti avevano trovato degno d&#8217;imitazione. Ma che lei, l&#8217;Europa, non aveva mai provato a imitare paesi ad essa estranei.<br />
Ryszard Kapuscinski, il più grande reporter del Ventesimo secolo, capace di penetrare con rara sensibilità le correnti sotterranee del mondo, notò &#8211; una decina di anni fa- che l&#8217;atteggiamento del mondo nei confronti dell&#8217;Europa era cambiato, all&#8217;improvviso. Una volta, visitando i paesi fuori dal nostro continente, gli capitava spesso di essere fermato per strada, perché qualcuno, afferrandogli un bottone della giacca, gli chiedeva: &#8220;Ci dica cosa succede in Europa&#8221;. Dieci anni fa invece Kapuscinski cominciava ad accorgersi che nessuno lo fermava più, e che nessuno gli faceva domande. Kapuscinski parlava anche di quello che lui chiamava &#8220;un cambiamento nella qualità&#8221;. Un tempo un europeo qualunque, un individuo che non aveva nella propria società una posizione particolarmente elevata, una volta approdato in Tanzania o in Malesia diventava di colpo “signore”. Anche questo è finito. Oggi tutti i Paesi hanno una propria élite istruita e non si aspettano che gli europei possano apportare qualcosa di nuovo nella risoluzione dei problemi con cui si confrontano. Kapuscinski notò anche che un tempo gli europei trattavano il resto del mondo come un parco giochi; oggi ovunque vedono invece il pericolo. La situazione è simile a quella che avvertiva l&#8217;Impero romano alla vigilia della sua fine. Ai confini delle sue carte geografiche indicava: &#8216;Hic sunt leones&#8217;, ovvero vi sono Paesi selvaggi in cui è meglio non avventurarsi. Siamo dunque condannati a vivere nel cortile di casa? Siamo stati sfrattati per sempre? Quello stadio dell&#8217;avventura in cui l&#8217;Europa, bene o male, dettava il percorso della storia mondiale è per sempre alle nostre spalle? L&#8217;Europa non avrà mai più un&#8217;accoglienza ospitale?<br />
Io, quando scrivo dell&#8217;Europa, penso a un progetto ininterrotto, non realizzato fino in fondo ma che, nonostante tutto, ha dettato il ritmo dei cambiamenti indicando l&#8217;orizzonte di aspettative a cui l&#8217;Europa per l&#8217;appunto mirava. E mi domando se esista un qualche orizzonte verso cui l&#8217;Europa potrebbe mirare oggi. Ricrearne la potenza militare rendendola paragonabile, ad esempio, a quella degli Stati Uniti, è impensabile. Sono pure infime le chance di poter paragonare la dinamica dello sviluppo economico dell&#8217;Europa a quello dell&#8217;America Latina o della Cina. Il Vecchio Continente non è in grado neanche di dare il tono allo sviluppo della scienza, dell&#8217;arte e della cultura. Cosa potremmo dunque consegnare in dote al pianeta? C&#8217;è qualcosa che possediamo di cui gli altri hanno bisogno e che potrebbero imparare da noi? Lo scrittore George Steiner sostiene che il compito dell&#8217;Europa ha carattere spirituale e intellettuale. Nelle sue opere Steiner si occupa dei contrassegni comuni dei popoli europei, fra cui il lascito culturale del mondo ellenico e di quello ebraico. Sottolinea che Europa significa massima diversità linguistica e culturale, un mosaico insolito di modi di vita differenti. Nel nostro continente spesso neanche 20 chilometri separano fra loro mondi diversi. Hans-Georg Gadamer ritiene che l&#8217;abbondanza di diversità sia il tesoro più grande che l&#8217;Europa è riuscita a salvare e che possa offrire al mondo. La vita con l&#8217;Altro e per l&#8217;Altro è uno dei compiti fondamentali dell&#8217;essere umano. Forse è da qui che origina la peculiare superiorità dell&#8217;Europa, che ha dovuto apprendere l&#8217;arte di vivere in questo modo. In Europa l&#8217;Altro è sempre vissuto, in modo metaforico ma anche letterale, a portata di vista o di mano, L&#8217;Altro è, in Europa, il vicino più prossimo. Nonostante le differenze che ci separano, agli europei spetta negoziare le condizioni di questa vicinanza. Il nostro paesaggio è caratterizzato dalla pluralità di linguaggi, dalla contiguità dell&#8217;Altro, ma anzitutto dal fatto che egli, in uno spazio fortemente limitato, sia considerato in modo paritario. L&#8217;Europa sarebbe dunque una sorta di laboratorio in cui si elabora un determinato modello dell&#8217;arte di vivere di persone che appartengono a diverse confessioni, lingue, che hanno diversi modi di essere felici. Anche la convivenza pacifica, utile per tutti, è possibile non solo nonostante la disuguaglianza, ma grazie ad essa. Questa è la fonte dello sviluppo, del cambiamento di opinioni, delle nuove idee. Qui scaturisce l&#8217;ispirazione per la soluzione dei problemi.<br />
Una delle incognite da sottoporre a sperimentazione in questo laboratorio è il modo di uscire dai limiti imposti dalla lunga storia contemporanea dello Stato-nazione. L&#8217;integrazione della società, l&#8217;integrazione della molteplicità ovvero la costruzione di Stati e popoli moderni hanno costituito due processi paralleli e interdipendenti. Brandeburghesi e bavaresi si sono trovati a essere improvvisamente parte di uno stesso popolo (il popolo tedesco), così come in Francia i savoiardi e i bretoni. È difficile immaginare che sorta di sconvolgimento nel pensiero dei popoli sparsi per l&#8217;Europa sia stato allora il passaggio dalle comunità locali a quelle nazionali. Oggi abbiamo di fronte a noi una fase successiva dell&#8217;avventura europea: il passaggio da una forma di integrazione, così come ci è nota dal funzionamento dell&#8217;Unione europea, alla creazione di un piattaforma stabile, funzionale alla comune risoluzione dei problemi planetari, alla creazione di meccanismi di solidarietà umana universale. Siamo lontani da questa meta. Franz Kafka, uno dei più straordinari sociologi che mi sia mai capitato di leggere, in un contesto differente (non pensava allora all&#8217;Europa ma in genere al destino e alle opere degli uomini nel nostro mondo), scrisse: &#8220;Se dunque non trovi niente qui nei corridoi, apri le porte, se non trovi nulla lassù, non c&#8217;è problema, sali per nuove scale. Fin tanto che non smetti di salire, non finiscono i gradini, crescono verso l&#8217;alto sotto i tuoi piedi che salgono&#8221; ( Difensori, traduzione di Giulio Raio). Lo storico Reinhart Koselleck, nel descrivere ciò che avvenne in Europa tra il Seicento e il Settecento, usò invece la metafora della scalata di un valico alpino. Nessuno di coloro che si arrampicavano aveva la benché minima idea di cosa ci sarebbe stato dall&#8217;altra parte; questa gente non poteva neanche immaginarsi l&#8217;Europa futura, perché mancavano loro parole e concetti per descrivere i processi messi in moto. Mi attrae in questa metafora non tanto il fatto che dall&#8217;altra parte possa esserci il paradiso terrestre (questo non possiamo saperlo) ma che, fintanto che ci inerpichiamo verso il valico lungo una parete molto scoscesa, una sola cosa è certa: non possiamo fermarci. Bisogna andare avanti, perché se cerchiamo di piantare una tenda su quella parete basterà il primo alito di vento a spazzarla via. Forse sono un visionario, forse sono un ottimista nato: in ogni caso la mia speranza è radicata nella logica. Non tanto nella buona volontà degli europei, quanto nel fatto che semplicemente non c&#8217;è altra via d&#8217;uscita perché con il livello attuale di reciproca interdipendenza di tutti i popoli che abitano il pianeta il futuro dipende dalla nostra capacità di collaborare. È una questione di vita o di morte.<br />
Ma poi ci sono i conflitti&#8230; Mi domando se essi derivino dalla nascita degli Stati-nazione, o se siano altrettanto intensi nell&#8217;ambito di una sola nazione. All&#8217;interno degli Stati nazionali abbiamo imparato come risolvere i conflitti di questo tipo, ora si tratta di imparare a risolverli a un gradino superiore. È una differenza quantitativa. Ma è anche una differenza qualitativa? Forse sì. Cosa c&#8217;è dall&#8217;altra parte del valico? Non ne ho idea. Sono certo di una cosa sola: quello che scorgeremo laggiù non sarà simile alle istituzioni che siamo soliti identificare con l&#8217;essenza della democrazia, della convivenza pacifica ecc., dimentichi del fatto che esse costituiscono solamente le nostre finora assai effimere scelte. Immagino che se invitassimo Aristotele al Bundestag tedesco o alla Dieta polacca le sedute susciterebbero il suo interesse. Forse addirittura correrebbe a casa per scrivere un ulteriore tomo della sua &#8216;Politica&#8217;.</p>
<p><strong>traduzione:</strong> Laura Quercioli Mincer<br />
via: <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/13271/0/350/" target="_blank">www.eddyburg.it</a></p>


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