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	<title>UXmagazine</title>
	
	<link>http://www.uxmagazine.it</link>
	<description>Appunti e spunti sull'esperienza d'uso</description>
	<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:03:19 +0000</pubDate>
	
	<language>en</language>
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		<title>UXmagazine chiude</title>
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		<comments>http://www.uxmagazine.it/team/uxmagazine-chiude/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Di Mari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Design visuale e della comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[Team]]></category>

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		<category><![CDATA[uxmagazine]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cari lettori, care lettrici,
da oggi UXMagazine chiude e smetterà di pubblicare artcoli sulla user experience.
Finisce così un&#8217;esperienza editoriale che per noi è stata stimolante e proficua, ma che al momento non riteniamo utile proseguire.
Continueremo a tenervi informati sulle tematiche della user experience sul blog di Sketchin.
Grazie di averci seguito fino a qui
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1261" title="scrivere" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/scrivere-590x436.jpg" alt="scrivere 590x436 UXmagazine chiude" width="590" height="436" /></p>
<p>Cari lettori, care lettrici,</p>
<p>da oggi UXMagazine <strong><span style="color: #000000;">chiude</span></strong> e smetterà di pubblicare artcoli sulla user experience.<br />
Finisce così un&#8217;esperienza editoriale che per noi è stata stimolante e proficua, ma che al momento non riteniamo utile proseguire.<br />
Continueremo a tenervi informati sulle tematiche della user experience sul <a href="http://www.sketchin.ch/it/blog/"><span style="color: #000000;"><strong>b</strong><strong>log di Sketchin</strong></span></a>.</p>
<p>Grazie di averci seguito fino a qui</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/UXmagazine/~4/L4J2ywxZQGY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La prima edizione del Design Jam italiano in arrivo domani a Milano</title>
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		<comments>http://www.uxmagazine.it/innovation-design/la-prima-edizione-del-design-jam-italiano-arrivo-domani-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 10:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diana Malerba</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[designjam]]></category>

		<category><![CDATA[lbi]]></category>

		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[L'obiettivo della giornata è innanzitutto lo scambio e il confronto, soprattutto in un ambito in cui una contaminazione di discpline e filosofie non può che portare a qualcosa di proficuo, e a quello che ci aspettiamo, una buona soluzione di design e, soprattutto per gli studenti, l'occasione di confrontarsi con un progetto reale e tempistiche ridotte, che li portino a trovare il miglior compromesso tra obiettivi di business, esigenze utente e funzionalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/faroekat/133092664/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1254" title="brainstorming" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/133092664_286028eb52_o-590x397.jpg" alt="brainstorming" width="590" height="397" /></a></p>
<p>Arriva finalmente domani anche in italia la prima edizione del <a href="http://www.designjams.org/wiki/Design_Jam_Milan_(italian)" target="_blank">Design Jam</a>, ospitato da <a href="http://www.lbigroup.it/" target="_blank">LBI</a>, agenzia internazionale leader in marketing e tecnologia con sede a Milano.</p>
<p>Giunto alla seconda edizione nel Regno Unito, il Design Jam arriva in Italia con <strong>un nuovo format di approfondimento sulla fase di progettazione dell&#8217;esperienza d&#8217;uso</strong>.</p>
<p>Al di là dei classici eventi a tema con presentazioni e riflessioni sui temi inerenti la UX, questa volta ci sarà <strong>meno da parlare e molto da fare</strong>. I partecipanti, provenienti da diverse discipline attinenti, verranno suddivisi in team eterogenei e dovranno sfidarsi su una problematica di progettazione (attualmente segreta) da risolvere entro sera.</p>
<p>A guidarli, consigliarli e suggerirgli nuovi punti di vista, ci saranno 4 mentori, che rimarranno sempre pronti a rispondere alle loro domande.</p>
<p>La sfida, che vedrà domani confrontarsi studenti e professionisti di UX design, sarà <strong>una sessione di progettazione lunga un giorno</strong>, per arrivare a sera con un progetto compiuto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della giornata è innanzitutto lo scambio e il confronto, soprattutto in un ambito in cui una contaminazione di discpline e filosofie non può che portare a qualcosa di proficuo, e a quello che ci aspettiamo, una buona soluzione di design e, soprattutto per gli studenti, l&#8217;occasione di confrontarsi con un progetto reale e tempistiche ridotte, che li portino a trovare il miglior compromesso tra obiettivi di business, esigenze utente e funzionalità.</p>
<p>A supportare questo evento ci saremo noi, con UXmagazine, insieme a LBi, ospite e organizzatrice dell&#8217;evento, Mozilla Labs e Vodafone Italia.</p>
<p>Per tutto il resto eccovi il <a href="http://www.designjams.org/wiki/Design_Jam_Milan_(italian)" target="_blank">wiki</a>!</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/UXmagazine/~4/UfzKkZk7roU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>“La città del futuro vuole aspettare” - parla Agnese</title>
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		<comments>http://www.uxmagazine.it/innovation-design/la-citt-del-futuro-vuole-aspettare-parla-agnese/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 14:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Selva</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[città]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto parte dal restyling e riallestimento degli spazi, soprattutto delle sale d’attesa. Quindi la sostituzione delle classiche sedute in pvc con sedute comode e ospitali. La riorganizzazione degli spazi in modo da favorire le forme circolari, meno formali e più ospitali.
La rivalutazione di ogni spazio viene affrontata in base alle sue esigenze e alle sue caratteristiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><a href="http://ortocreativourbano.blogspot.com/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1250" title="orto-creativo-urbano" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/12/immagine-2-590x442.png" alt="orto-creativo-urbano" width="590" height="442" /></a></p>
<p class="p1">Come vi avevamo anticipato vi presentiamo finalmente su UXmagazine il progetto vincitore del concorso “<strong>Il digitale e la città</strong>”, che ha messo in palio due posizioni di praticantato come <strong>User Experience Designer Junior</strong> in <a href="http://www.sketchin.ch/" target="_blank">Sketchin</a>. Il concorso chiedeva ai giovani aspiranti designer di presentarci la propria interpretazione degli scenari digitali che vedranno come protagonisti gli ambienti delle città nel prossimo futuro.</p>
<p class="p1">Il progetto di <a href="http://ortocreativourbano.blogspot.com/" target="_blank">Agnese Selva</a>, giovane art director laureata alla <a href="http://www.naba.it/" target="_blank">Naba</a> di Milano, ha l’obiettivo di connettere i luoghi d’attesa della città, che si potrebbero trasformare così da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluogo" target="_blank">nonluoghi</a> a spazi di relazione e di valorizzazione, anche di alcune esperienze artistiche. I luoghi della città diventano così soggetti di una rete digitale.</p>
<h3>La città del futuro vuole aspettare</h3>
<p class="p1"><span class="s1">Il mio concetto di rivalutazione dello spazio d’attesa </span>e è fatto di azioni, produzioni e interventi che mirano a rivalutare gli spazi e i tempi d’attesa presenti in quasi tutti i servizi pubblici o privati di una città.</p>
<p><span id="more-1232"></span></p>
<p class="p2"><em>Il cambiamento del punto di vista sulle proprie azioni quotidiane è lo slancio positivo a cui il progetto mira.</em></p>
<p class="p3"><span class="s1"><em>Far conoscere, far riflettere, incuriosire. Creare spazi ospitali, accoglienti, attivi, è </em><strong><em>l&#8217;obiettivo</em></strong><em> del progetto per la città e i suoi abitanti.</em></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Si intende dare un valore aggiunto, quindi, agli spazi e ai tempi quotidianamente presenti ma sottovalutati per la loro potenzialità.</span></p>
<p class="p2"><strong>Sono la base della rivalutazione degli spazi d&#8217;attesa:</strong></p>
<ol class="ol1">
<li><span class="s1">Il beneficio per chi si trova a utilizzare un servizio pubblico o privato e quindi costretto a un’attesa. Portare utilità e benessere per valorizzare uno spazio e un tempo che altrimenti andrebbero persi e vissuti con disagio.</span></li>
<li><span class="s1">Una rete, attraverso uno strumento digitale di promozione e visibilità, che unisca tutti quegli interventi utili, artistici, culturali e informativi <em>(rete wireless, mostre, proposte di design)</em> che verrano sviluppati all’interno di questi luoghi.</span></li>
</ol>
<p class="p2"><strong>Premessa</strong></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le città cambiano e si trasformano ogni giorno. Le città si muovono, i cittadini hanno fretta. Una cosa, in tutto questo via vai contemporaneo, sembra essere sempre troppo lento: il tempo d’attesa. Le persone passano quotidianamente molti dei loro minuti in coda o in luoghi dedicati esclusivamente all’aspettare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È buffo pensare che questi momenti non sono visti come piacevoli parentesi di pausa dalla freneticità cittadina, ma, al contrario, sono vissuti per lo più con stress e disagio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La sala d’aspetto in ospedale. L&#8217;attesa in posta o in banca per il proprio turno. Dal panettiere, al cinema, in teatro, dal dentista, alla fermata del bus e del treno&#8230; I luoghi dell’attesa, le sale d’aspetto sono moltissime nelle nostre città.</span></p>
<p class="p2"><strong>Il progetto</strong></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un servizio culturale in spazi dove solitamente facciamo solo lunghe file aspettando che arrivi il nostro turno.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La mia idea è di rivalutare lo spazio dell’attesa e trasformarlo in un ambiente stimolante, ospitale, esteticamente piacevole, che sappia favorire la relazione e lo scambio tra le persone.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un sistema integrato che sappia mettere in rete i </span><span class="s3"><strong><em>“luoghi d’attesa” </em></strong></span><span class="s1">della città, attraverso un portale online.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Il progetto parte dal restyling e riallestimento degli spazi, </span><span class="s1">soprattutto delle sale d’attesa. Quindi la sostituzione delle classiche sedute in pvc con sedute comode e ospitali. La riorganizzazione degli spazi in modo da favorire le forme circolari, meno formali e più ospitali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La rivalutazione di ogni spazio viene affrontata in base alle sue esigenze e alle sue caratteristiche.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Piccole esposizioni artistiche, mostre fotografiche, pittoriche, scultoree, video.. interventi culturali per un’arte pubblica, aperta quindi gratuitamente a chiunque. </span><span class="s3">Interventi e progetti in loco </span><span class="s1">che possano trasformare gli stressanti luoghi fini solo a se stessi </span>in occasioni di cultura, di scambio e di informazione.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Creare una rete digitale, un portale web, che coinvolga e unisca tutti i </span><span class="s3"><strong><em>“luoghi d’attesa” </em></strong></span><span class="s1">rivalorizzati. Uno strumento per collegare tra loro tutti gli spazi attraverso una mappa della città, far conoscere tutti i luoghi e gli interventi al pubblico. Per facilitare questa connessione, in ogni spazio coinvolto ci sarà uno schermo connesso al portale informativo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s4">Per aumentare l&#8217;interazione dei cittadini con la città e gli altri utenti il portale potrebbe inoltre essere affiancato da un blog, per dare spazio a idee e proposte di chiunque voglia esprimersi in proposito.</span></p>
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		<title>Below-the-below: piccolo viaggio nella comunicazione degli spazi pubblici</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 14:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Palmarini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

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		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi anni di viaggi in Italia ho raccolto la documentazione di un sottoprodotto di questa comunicazione. “Sottoprodotto” semplicemente perché sta below-the-below, ovvero nei bagni, sotto al primo livello di impatto visivo, ma proprio per questo ancora più emblematica ed estrema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<a href='http://www.uxmagazine.it/innovation-design/belowthebelow-piccolo-viaggio-nella-comunicazione-degli-spazi-pubblici/attachment/dsc00189/' title='dsc00189'><img src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/12/dsc00189-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="dsc00189 150x150 Below the below: piccolo viaggio nella comunicazione degli spazi pubblici "  title="Below the below: piccolo viaggio nella comunicazione degli spazi pubblici  foto" /></a>
<a href='http://www.uxmagazine.it/innovation-design/belowthebelow-piccolo-viaggio-nella-comunicazione-degli-spazi-pubblici/attachment/dsc00198/' title='dsc00198'><img src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/12/dsc00198-150x150.jpg" width="150" height="150" class="attachment-thumbnail" alt="dsc00198 150x150 Below the below: piccolo viaggio nella comunicazione degli spazi pubblici "  title="Below the below: piccolo viaggio nella comunicazione degli spazi pubblici  foto" /></a>

<p>Uno degli aspetti legati all’usabilità e alla user experience meno approfonditi è sicuramente quello della <strong>comunicazione tecnica verso l’utente finale</strong>.</p>
<p>Se da un lato esiste una letteratura piuttosto ampia e – si suppone – edita da esperti in materia (copywriter e redattori) che si occupano di redigere manuli d’uso e manutenzione, messaggi di errore, di corretto comportamento eccetera, dall’altro questa viene inspiegabilmente lasciata al caso. E ancora più incredibile è il fatto di come questo accada in maniera sempre più frequente nei luoghi pubblici.</p>
<p><span id="more-1236"></span></p>
<p>Ora, sappiamo bene di come una marca e una cura da parte di professionisti della comunicazione non siano comunque garanzia della qualità del messaggio e di conseguenza della comunicazione: a chi non è capitato di imbattersi in qualche manuale d’uso dal contenuto comico oltre che completamente oscuro?</p>
<p>Spesso <a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-05-09/11.spm">tradotto</a> letteralmente da chissà chi. C’è, comunque, nella maggiorparte dei casi un tentativo di rispettare un impaginato, un codice, la linea guida di un brandbook, un tono di voce. Chi sa far bene questo mestiere riesce a mantenere allineati comunicazione, prodotti e consumatori su un medesimo piano di relazione empatica.</p>
<p>Date un occhio a <a href="http://www.kiehls.com/">Khiel’s</a> per intenderci. Incredibilmente, invece, le comunicazioni verso i clienti nei punti vendita così come negli spazi pubblici seguono una non-logica tutta loro. Quante volte vi è capitato di visitare un negozio o un ufficio pubblico e trovare affissi dei cartelli scritti a pennarello con qualche indicazione dell’ultimo minuto: “sportello fuori servizio”, “questa porta non funziona”, “fate la coda, grazie” fino al classico e fatidico “torno subito”.</p>
<p>E’ possibile che non esista un format? E’ possibile che nessuno si prenda la briga di fare qualcosa di meglio (che spesso è qualcosa di peggio, tipo quei cartelli con l’orario estivo scritti al computer con tutti i caratteri/colori a disposizione dall’Aharoni allo Windings 3?).</p>
<p><span> </span>E’ possibile che la comunicazione, spesso di un disagio verso il cliente, sia senza regole e affidata, credo, immagino, a quello più vicino al disagio stesso: la cassiera, un segretario, qualcuno che passava di lì. La cosa fa emergere una questione: chi si occupa della comunicazione all’interno di un punto vendita, di un ufficio, di un edificio? Possiamo immaginare che, senza pensare a una figura dedicata ad hoc, ci possa essere qualcuno che tra le altre cose si preoccupa di applicare qualche regole di decoro della comunicazione?</p>
<p>Perché se da un lato, alla fine, si tratta solo di dire: “scusate per questo inconveniente”, dall’altro ci si ritrova davanti a un foglio a quadretti strappato da un bloc notes intestato alla società di ricambi elettrici del negozio vicino, messo in mezzo a un negozio al quale format hanno lavorato, magari, architetti di mezzo mondo. In questi anni di viaggi in Italia ho raccolto la <a href="http://below-the-below.posterous.com/">documentazione</a> di un sottoprodotto di questa comunicazione. “Sottoprodotto” semplicemente perché sta below-the-below, ovvero nei bagni, sotto al primo livello di impatto visivo, ma proprio per questo ancora più emblematica ed estrema. Spesso generata da qualche animo disperato per l’ennesimo intasamento dovuto ad assorbenti igienici, oppure – a bella posta – pensata da qualcuno che con rigore da far invidia a <a href="http://www.marshallmcluhan.com/main.html">Mcluhan</a> ci ha messo del suo.</p>
<p>Scatenando l’immancabile effetto a catena: ovvero “l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Utente">utente</a>” (e qui utente assume tutto un suo significato parabolico) che a fronte a questo sfoggio, nella privacy del “tanto non mi vede nessuno” e in pieno trip sociale-web 2.0 si prende la briga di aggiungere del suo.</p>
<p>Con gli effetti sulla brand identity che potete immaginare. Ne viene fuori un gergo che farebbe piacere catalogare al professor <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Luigi_Beccaria">Beccaria</a>: dal latinismo al latrinismo: ironia, ricami, tentata cortesia, volgarità, paraculismo, il tutto contornato dagli immancabili pezzi di scotch ingiallito, le buste trasparenti in colpan, qualche icona rubata qui e là, un muro scrostato.</p>
<p>E se è vero, come dice il classico luogo comune, che la cilvità di un popolo si misura dai bagni pubblici, siamo in una botte di ferro. O di ceramica.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<item>
		<title>La creatività (in rete) ci salverà</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/UXmagazine/~3/1M3wGBfbZZo/</link>
		<comments>http://www.uxmagazine.it/innovation-design/la-creativit-rete-ci-salver/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 14:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Corti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

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		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[web comunication]]></category>

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		<description><![CDATA[Certo, l’estetica è diversa, cambiata: dimentichiamoci la comunicazione patinata o la correttezza grammaticale. In rete milioni di persone comunicano, scrivono, pubblicano, ma le regole e la qualità con le quali eravamo abituati a confrontarci sono diverse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/opensourceway/4639590640/sizes/z/in/photostream/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1240" title="creativity" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/12/4639590640_49ed866158_z-590x421.jpg" alt="creativity" width="590" height="421" /></a></p>
<p>Qualche anno fa Sir Ken Robinson fece un intervento al <a href="http://www.ted.com/" target="_blank">TED</a> dal titolo “Do schools kill creativity?”: secondo la sua teoria, <strong>la creatività, al contrario del pensiero razionale, e la sua diffusione, diventerebbero sempre più strategiche e sostanziali in un mondo futuribile connesso, globale, duttile, decostruito, non incasellabile in discipline e in conoscenza governabile</strong>.</p>
<p>Allora, le parole di Sir Robinson mi sembrarono particolarmente visionarie e anticipatorie di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco in rete.</p>
<p>Sir Robinson, esperto di creatività e innovazione nell’educazione scolastica, parlava di come la creatività possa dare a tutti strumenti più efficaci per affrontare <strong>una realtà sempre più imprevista, sempre meno pianificabile e sempre più incline al mutamento e alla discontinuità</strong>.</p>
<p>L’elemento con il quale mi sento più affine a Robinson è per me un dato incontrovertibile: sempre più spesso il nostro nobile passato, trito e ritrito di leggi cartesiane e paradigmi ottocenteschi, ci ha impedito di guardare oltre e, soprattutto, di andare oltre.</p>
<p>Quello che invece sta accadendo (e la rete ne è diretta causa e conseguenza) è che sempre più spesso scienze e discipline, per potere affrontare e trovare soluzioni efficaci, si fondono, dotandosi di un pensiero nuovo, capace di sciogliere i confini, proponendo un concetto di intelligenza diversa ,variegata, transdisciplinare. La creatività è la chiave di accesso, ciò che ci permette e ci permetterà di gettare via le vecchie mappe. Ci aiuta a non avere paura di sbagliare, ad innovare pensando lateralmente e valorizzando la capacità di scavalcare le barriere deontologiche, cercando alternative inedite. Questo vale per tutto, ricerca scientifica inclusa (a questo proposito, consiglio la lettura del bell’articolo di Franco Bolelli sull’evoluzione del pensiero scientifico e il surf).</p>
<p>La <a href="http://www.edge.org/" target="_blank">Edge foundation</a>, un think tank online fondato a New York, ha lanciato un dibattito, ponendo ad artisti, scienziati, scrittori, giornalisti un’unica domanda: “<strong>How is the internet changing the way you think?</strong>”. Ora io non sono stata interpellata, ma avrei sicuramente risposto che, attraverso la rete, <strong>la creatività sta diventando non solo elemento destinato a tutti e creato da tutti, ma un vero e proprio linguaggio semantico, e sta accelerando</strong>, a mio parere <strong>in maniera esponenziale</strong>, <strong>i processi di innovazione</strong>, nati dalla sempre maggiore capacità delle persone di espandere, valorizzare, mettere in mostra la loro creatività, la loro capacità di spiccare il volo.</p>
<p>La rete diventa ogni giorno di più fucina di talenti inaspettati: la casalinga che crea video ricette alla Tarantino, lo studente di fisica che trasmette un viral visto da milioni di utenti, smanettoni che si inventano iniziative di comunicazione a basso costo che hanno più impatto di una campagna costata milioni. E ancora, l’elemento visuale diviene per tutti, globalmente, linguaggio articolato (pensiamo solo alla modalità con cui le persone su YouTube rispondono a dei video con altri video, senza inserir commenti scritti).</p>
<p><strong>Certo, l’estetica è diversa, cambiata: dimentichiamoci la comunicazione patinata o la correttezza grammaticale. In rete milioni di persone comunicano, scrivono, pubblicano, ma le regole e la qualità con le quali eravamo abituati a confrontarci sono diverse. </strong></p>
<p>La potenza e la forza della rete permettono alla creatività di diffondersi e divenire elemento con cui le persone si esprimono e parlano, a volte sottovoce, a volte urlando. Strumenti di grafica, video editing, fotografia sono oramai accessibili a tutti.</p>
<p>La creatività diventa pop e lascia definitivamente le vecchie logiche di copywriting, diritti d’autore, egocentrismo pubblicitario, permettendoci di assistere alla creazione di un ambiente, quello della rete, che sta dotando e consentendo a tutti di espandere le proprie capacità - energetiche, neuronali, creative.</p>
<p>La rete genera e contribuisce a creare ricchezza, nuova intelligenza e inedite forme di comunicazione, spesso non controllabili, spesso alternative e sempre in evoluzione.</p>
<p>Sempre verso l’alto.</p>
<p>Una nuova ecologia delle capacità umane.</p>
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		<title>UXconference: interaction design e comunicazione di dati ambientali</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 09:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Cangiano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati della ricerca che presentiamo si basano sull'idea di ecosistema di servizi piuttosto che singole soluzioni tecnologiche: il concetto di ecosistema implica la progettazione di sistemi che in modo coordinato e integrato supportano l'utente nello svolgimento delle sue attività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1230" title="MassimoBotta-SerenaCangiano" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/10/botta-cangiano.png" alt="MassimoBotta-SerenaCangiano" width="590" height="272" /></p>
<p><strong>D: Ciao Serena, ciao Massimo, raccontateci brevemente di voi.</strong></p>
<p>M: Mi occupo di interaction design dal 1992, anche se a quei tempi si chiamava, più semplicemente, design delle interfacce. Dal 1993 al 1998, presso il <a href="http://darc.domusacademy.it/" target="_blank">Centro Ricerche di Domus Academy</a>, ho realizzato progetti e ricerche che spaziavano dalla comunicazione all’industrial design, con una particolare attenzione all’interaction design. Ciò mi ha permesso di avere una visione ampia riguardo alle connessioni fra i diversi ambiti della progettazione e l’evoluzione tecnologica, portandomi ad avere una particolare attenzione su come le tecnologie possano essere utilizzate e, soprattutto, come i progetti che realizziamo siano in grado di modificare il nostro comportamento.<br />
Nella successiva esperienza in <a href="http://www.design.philips.com/" target="_blank">Philips Design</a> ho realizzato progetti di ricerca che delineavano un possibile prossimo futuro, dove nuovi oggetti e soluzioni popolavano le nostre abitazioni, entrando nella nostra vita e integrandosi alle nostre abitudini.<br />
Ora, sto cercando di far confluire le esperienze maturate in passato nello sviluppo dell’<a href="http://www.maind.supsi.ch/?page_id=2468" target="_blank">Interaction Design Lab presso la SUPSI</a>, un laboratorio interdipartimentale che unisce le competenze di due laboratori già esistenti (il Laboratorio Cultura Visiva e il Laboratorio Sistemi Multimediali e Semantici) e che opera nell’ambito dell’ambient intelligence e che spero, in breve tempo, possa essere una realtà consolidata e riconosciuta.</p>
<p>S: Lavoro con Massimo Botta allo sviluppo della ricerca nell&#8217;ambito dell&#8217;interaction design presso la <a href="http://www.supsi.ch/home.html" target="_blank">SUPSI</a>, l’Università professionale della Svizzera italiana. Ho iniziato ad occuparmi d’interazione passando da studi sul montaggio cinematografico non lineare alle installazioni interattive per comunicare il patrimonio culturale e l’arte.<br />
Mi interessa principalmente la contaminazione tra design, tecnologia, arte e comunicazione poiché ritengo sia obsoleto oggi parlare di separazione tra i saperi e le discipline. Professionalmente posso considerarmi un ibrido: affronto la risoluzione di un problema progettuale o di ricerca attraverso uno sguardo transdisciplinare. Innovare è per me un fattore importante poiché ritengo sia l&#8217;unica strada percorribile per &#8220;correggere&#8221; il futuro. Ovviamente l&#8217;innovazione per me non passa solo dalla tecnologia, ma dalla progettazione strategica di soluzioni tecno-culturali efficaci e a lungo termine.</p>
<p><strong>D: Cos’è UXconference secondo voi?</strong></p>
<p>M: <strong>Uno spazio per il trasferimento di conoscenza su temi importanti per l&#8217;ambito della progettazione, ma soprattutto rilevanti per il mercato</strong>. Far comprendere il valore aggiunto della ricerca e della progettazione incentrata sugli utenti rappresenta un&#8217;opportunità fondamentale per qualsiasi settore del mercato, dai servizi all&#8217;industria.</p>
<p><strong>D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?</strong></p>
<p>S: Mi aspetterei uno scambio di informazioni tra persone che &#8220;fanno&#8221; e un luogo in cui é possibile accedere alle conoscenze ed alle esperienze di professionisti e di ricercatori che operano nel settore dell&#8217;innovazione.<br />
<strong><br />
D: Di cosa ci parlerete a UXconference?</strong></p>
<p>M: Parleremo di come utilizzare le tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione per trasformare in informazioni rilevanti per la vita di tutti i giorni i dati ambientali rilevati dall&#8217;<a href="http://www.ti.ch/dt/da/spaa/temi/oasi/" target="_blank">Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana</a>. Questi dati fino ad oggi sono stati generati e disseminati solo per un pubblico specialistico secondo modalità non accessibili per il grande pubblico. <strong>Abbiamo perciò realizzato una ricerca attraverso la quale vengono definiti dei nuovi concept di servizio basati su applicazioni web e mobile in cui soluzioni di user experience permettono di comunicare questi dati </strong>(qualità dell&#8217;aria, traffico, inquinamento acustico ecc) <strong>agli utenti, soddisfando i loro bisogni in diversi scenari d&#8217;uso</strong>.</p>
<p><strong>D: Spiegateci perché il vostro speech porterà valore alla conferenza.</strong></p>
<p>S: Con il nostro intervento <strong>ci aspettiamo di poter contribuire all&#8217;ambito della user experience mostrando come le competenze proprie della ricerca in design permettono di concepire progetti innovativi.</strong> In particolare, i risultati della ricerca che presentiamo si basano sull&#8217;idea di ecosistema di servizi piuttosto che singole soluzioni tecnologiche: il concetto di ecosistema implica la progettazione di sistemi che in modo coordinato e integrato supportano l&#8217;utente nello svolgimento delle sue attività. Questo concetto è collegato con la visione proposta dall&#8217;ambient intelligence, l&#8217;area di ricerca della quale ci occupiamo, in cui le persone sono sempre e dovunque connesse, sono immerse in un ambiente capace di rilevare la loro presenza in modo non invasivo, sono circondate da oggetti e dispositivi intelligenti e interagiscono con l&#8217;ambiente in modo naturale e intuitivo.</p>
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		<title>UXconference: dal social reading al design d’interfacce per libri elettronici per bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 08:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Landoni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[affective computing]]></category>

		<category><![CDATA[babyexperience]]></category>

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		<category><![CDATA[librielettronici]]></category>

		<category><![CDATA[social reading]]></category>

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		<description><![CDATA[UXconference è un modo per trovare persone con storie ed esperienze diverse e spesso complementari alla mia. Un'occasione in cui ritrovare lo slancio e l'entusiasmo. Un ambito in cui confrontarsi e misurarsi che non fa mai male.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1227" title="Monica_Landoni" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/monica_landoni.jpg" alt="Monica_Landoni" width="590" height="272" /></p>
<p><strong>D: Ciao Monica, raccontaci brevemente di te. </strong></p>
<p>M: Ho trascorso una quindicina d&#8217;anni  felici nella bella Scozia, alla <a href="http://www.strath.ac.uk/" target="_blank">Strathclyde Universtiy</a>, dove c&#8217;era un piccolo ma perfettamente funzionale dipartimento di information science che ai tempi degli ipertesti aveva persino attirato <a href="http://www.useit.com/" target="_blank">Jacob Nielsen</a> prima dei fasti americani. Io, dopo la laurea in informtica  a Milano  ci sono arrivata grazie ad una borsa europea e vi ho sviluppato con la formula dello &#8220;Split PhD&#8217; con il JRC di Ispra la tesi di dottorato sui libri elettronici con l&#8217;accento sulla metafora del libro e la sua retorica. Da lì ho proseguito un cammino di ricerca nell&#8217;ambito dei libri e lettura elettronica. Un argomento che trovo estremamente affascinante. La lettura è un&#8217;attività così unica e personale e con tante sfaccettatura da renderla una  delle mie preferite, anche meglio della Nutella! Ho esplorato l&#8217;aspetto interfacce in diversi ambiti, quello più naturale è stato l&#8217; &#8220;Information Retreival&#8221;, un&#8217;altra delle mie passioni, visto che come diceva la mia mamma sono curiosa come una gatta pelosa! Ed in realta&#8217; mi sono dedicata alla valutazione perche&#8217; mi piace vedere come va a finire. Ora sono alle prese con l&#8217;<strong>affective computing</strong> e come possa rendere le valutazioni più complete ed utili. Essendo poi diventata mamma e probabilmente non essendo mai realmente cresciuta ho scelto recentemente di dedicarmi agli utenti di cui ho più esperienza. Da brava seconda-di-sei-tutte-femmine sono sempre stata felicemente circondata da bimbe (di più)  e bimbi (pochi). A casa per la lettura abbiamo tutte una passione ereditata da una mamma che leggeva di nascosto a scuola sotto il banco salvo commuoversi e farsi scoprire. Abbiamo vissuto in prima persona il <strong>social reading</strong> fin da piccole, tra libri condivisioni e coinvolgenti bibliotecari di paese,  un&#8217;area ancora tutta da sviluppare. Felicemente rilocata all&#8217;USI di Lugano mi giostro tra software engineers e comunicatori, pur mantenendomi in stretto contatto con i mie colleghi a Glasgow. Le mie piccole donne nel frattempo crescono.</p>
<p><strong>D: Cos&#8217;è UXconference secondo te?</strong></p>
<p>M: Un modo per trovare persone con storie ed esperienze diverse e spesso complementari alla mia. Un&#8217;occasione in cui ritrovare lo slancio e l&#8217;entusiasmo. Un ambito in cui confrontarsi e misurarsi che non fa mai male, anzi!</p>
<p><strong>D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?</strong></p>
<p>M: Energia, novita&#8217; collaborazioni, confronti e possibilità.</p>
<p><strong>D: Di cosa ci parlerai a UXconference?</strong></p>
<p>M: Del mio ultimo progetto per <strong>il design di interfacce per libri elettronci per bambini</strong>. Questa è la nuova frontiera della creativà e qui c&#8217;è ancora spazio per immaginare e creare sistemi veramente innovativi.</p>
<p><strong>D: Spiegaci perchè il tuo speech porterà valore alla conferenza.</strong></p>
<p>M: Aprirà una parentesi su un tipo d&#8217;utenza particolare, i bambini in varie fasce d&#8217;età, presentera&#8217; una breve introduzione al libro elettronico di cui tanto si parla ma dal punto di vista di chi ci lavora da piu&#8217; di un decennio,  e poi si lancerà ad esplorare possibilità e potenzialità.</p>
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		<title>UXconference: UXstrategy e Global User Experience</title>
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		<comments>http://www.uxmagazine.it/innovation-design/uxstrategy-global-user-experience/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 15:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano Luccarelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[come guadagnare con la user experience]]></category>

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		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<category><![CDATA[uxconference]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlerò di UX Strategy. Il mio intervento proverà a ricalibrare l'idea erronea, comunemente diffusa nelle aziende, che vede UX come afferente all'area della produzione artistica e visuale (solo interfacce belle e funzionali) per posizionarla invece al centro della strategia di business.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1205" title="Tiziano e Mirco" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/doppio_uxmagazine.png" alt="Tiziano e Mirco" width="590" height="272" /></p>
<p><strong>D: Ciao Tiziano e ciao Mirco, raccontateci brevemente chi siete e da dove venite.</strong></p>
<p>M: Mirco Pasqualini, Digital Creative Director. Ho iniziato a lavorare nel modo Digital dal 1995 attraverso diverse esperienze lavorative che mi hanno fatto fondare società&#8217; come <a href="http://www.oot.it/" target="_blank">Ootworld</a>, lavorare come freelance e direttamente come fornitore verso clienti diretti. Negli anni, l&#8217;esperienza accumulata lavorando con clienti e progetti spesso fuori dal territorio italiano, mi ha permesso di avere sempre una visione più chiara delle chiavi di successo di un progetto, dalla sua progettazione, dal modello di sviluppo, all&#8217;organizzazione del team dedicato fino alle tecnologie ed il loro uso creativo.</p>
<p>T: Sono nato in Puglia, terra d&#8217;emigrazione. Ho lavorato in diverse città d&#8217;Italia e fatto mestieri sempre leggermenti differenti. Attualmente vivo a Milano, una città che si è rivelata meno orribile di come i pregiudizi di meridionale la immaginavano. Mi piace osservare le persone mentre sono in giro, sui mezzi pubblici, per strada, nelle auto in coda. Per questo motivo spesso rischio di essere scambiato per pazzo od importunatore. Devo parlare anche di lavoro? Ok. Lavoro per <a href="http://www.theblogtv.it/" target="_blank">TheBlogTV</a> nel dipartimento UX, mi occupo di definizione delle caratteristiche dei progetti.<strong></strong></p>
<p><strong>D: Cos&#8217;è UXconference secondo voi?</strong></p>
<p>M: <strong>UXconference</strong> per me <strong>è un occasione per confrontare esperienze di sviluppo di modelli di UX in diversi settori</strong>, analizzando come le tecnologie vengono utilizzate con metodi creativi finalizzati a costruire nuovi ed interattivi modelli. Non esiste un modello, una regola in questo ambiente e settore ma esiste un &#8220;buonsenso&#8221;, una conoscenza e coscienza di modelli funzionali con i quali guidare gli utenti a vivere determinate esperienze con progetti e prodotti.</p>
<p>T: Anche per me <strong>UXcon è un&#8217;occasione di confronto e condivisione</strong>. Cercherò di apprendere il più possibile. In quanto esseri umani siamo naturalmente predisposti a trasmettere un messaggio o un&#8217;idea verso il futuro e gli altri. Spesso li riproponiamo identici a come li abbiamo appresi ma a volte apportiamo modifiche, tentando di migliorarli. <strong>UXcon è un tentativo di migliorare il messaggio e l&#8217;idea della UX</strong>.</p>
<p><strong>D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?</strong></p>
<p>M: <strong>Dalla conferenza io credo ci si debba attendere una nuova percezione di come deve essere svolto e vissuto lo sviluppo di progetti interattivi</strong>. Sempre più&#8217; le agenzie di Advertising, le agenzie Digital, e le agenzie Tecnologie e funzionali si muoveranno verso una nuova realtà di agenzie multi disciplinari che chiameremo UX Strategy Agency. <strong>In futuro non esisterà la &#8220;campagna di Comunicazione&#8221;, &#8220;La comunicazione digitale&#8221;, e tanto meno il &#8220;Product brand identity&#8221; ma solo una Global User/Brand Experience.</strong></p>
<p>T: Dobbiamo attenderci spunti per la riflessione ed il lavoro di tutti i giorni. Chiarezza, idee e metodologie per trasformarle in procedure attuabili all&#8217;interno del panorama aziendale. La maturità del concetto di UX deve essere accompagnato da risultati tangibili. La tangibilità corrisponde, passando prima per altre forme, a valore economico. Attendo un passo avanti verso il palesarsi del valore economico della UX per un&#8217;azienda. Attendo anche dei buoni pasticcini.</p>
<p><strong>D: Di cosa ci parlerete a UXconference?</strong></p>
<p>T: Parlerò di UX Strategy. <strong>Il mio intervento proverà a ricalibrare l&#8217;idea</strong> erronea, comunemente diffusa nelle aziende, che vede <strong>UX</strong> come afferente all&#8217;area della produzione artistica e visuale (solo interfacce belle e funzionali) <strong>per posizionarla</strong> invece <strong>al centro della strategia di business</strong>. <strong>Parlerò di come strutturare un dipartimento UX aziendale che funga da &#8220;nodo&#8221; strategico fra Business Development, Content Management, Marketing e IT.</strong></p>
<p>M: <strong>Parlerò di come vanno visti, vissuti e pensati i progetti in termine di Global User/Brand Experience</strong> e di come questo approccio migliori i risultati di ogni operazione senza influenzare i costi d&#8217;investimento.</p>
<p><strong>D: Spiegateci perché il vostro speech porterà valore alla conferenza.</strong></p>
<p>T: Abbiamo deciso di fare uno speech comune per intrecciare le nostre caratteristiche personali e professionali differenti. <strong>Per rendere da più punti possibili, alcuni più teorici ed altri più pratici, il concetto di UX come importante nella vita di un&#8217;azienda.</strong></p>
<p>M: <strong>Il nostro speech porterà valore alla conferenza in quanto nasce, appunto, da esperienze reali, tangibili.</strong> Esperienze che vengono condivise per far crescere la Community-Knowledge. Non saremo puramente teorici e/o astratti nei nostri speech, e per questo motivo il nostro lavoro sarà di sicuro aiuto a chi lavora nell&#8217;ambiente interactive e non solo.</p>
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		<title>UXconference: la buona user experience come risultato di una collaborazione</title>
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		<comments>http://www.uxmagazine.it/innovation-design/uxconference-la-buona-user-experience-risultato-di-una-collaborazione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 14:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bonora</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[come guadagnare con la user experience]]></category>

		<category><![CDATA[design]]></category>

		<category><![CDATA[Design delle interfacce e dell'interazione]]></category>

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		<category><![CDATA[uxconference]]></category>

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		<category><![CDATA[web design]]></category>

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		<description><![CDATA[L'intervento si concentra quindi su una fase drammatica e molto delimitata della user experience on line, quella che costituisce allo stato attuale il vero punto di contatto con l'emittente: la compilazione di un modulo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1199" title="nicola_bonora" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/nicola_bonora.png" alt="nicola bonora UXconference: la buona user experience come risultato di una collaborazione" width="590" height="272" /></p>
<p><strong>D: Ciao Nicola, raccontaci brevemente di te.</strong></p>
<p>Lavoro al servizio di Mentine.net, web agency di Bologna       specializzata in redesign. Il mio ruolo è al confine tra la       progettazione e l&#8217;accounting (posto che questo confine abbia un senso di esistere, nel nostro mercato), ma in passato mi sono occupato di web design sia come sviluppatore, che come progettista, che come team leader, quindi con una netta progressione dal fare tutto al non fare nulla&#8230;<br />
Il mio pallino rimane quello dell&#8217;architettura dell&#8217;informazione, relativamente a cui ho un rapporto di umile deferenza, da geometra più che da architetto.</p>
<p><strong>D: Cos’è UXconference secondo te?</strong></p>
<p>Primo aspetto: credo che sia una bella opportunità di confronto tra tutti gli attori che contribuiscono giorno per giorno alla costruzione degli &#8220;ambienti&#8221; virtuali, quelli senza sorrisi e strette di mano e sudore e rumori, insomma senza persone in carne e ossa, quelli in cui l&#8217;utilizzatore si aspetta tutto e subito, a tempo di apprendimento zero e sforzo ancora minore. Un mestiere  ansiogeno, se lo vedi così.<br />
Secondo: personalmente sono ossessionato dal condividere tutto questo con chi deve &#8220;comprarci&#8221;, con il mercato delle organizzazioni che affrontano un progetto on-line: <strong>la buona user experience non può essere il suono di una sola mano, il committente ha la responsabilità più grande in questo processo, è  bene che lo sappia</strong> (suona minaccioso eh?).<br />
Ben venga quindi la partecipazione di imprenditori, manager, responsabili di progetto che si occupano dell&#8217;on-line in azienda:  l&#8217;evento può essere un momento importante di confronto non mediato per comprendere le rispettive visioni, limiti, dinamiche. Magari ne nascerà un &#8220;everybody-centered design&#8221;&#8230;<strong></strong></p>
<p><strong>D:Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?</strong><br />
Da questo evento sarebbe bello uscire con una prospettiva, un mosaico un po&#8217; più coeso di quello potenzialmente limitato che quotidianamente ciascuno di noi rischia di costruire nel buio  della propria cantina, e i cui risultati rischiano di diventare l&#8217;unica &#8220;verità&#8221;, in un mondo - e un mercato - che vive di mille verità. Tutte vere verità, per altro.<br />
La user experience oggi va considerata in modo veramente ampio, risalendo la corrente come fanno i salmoni. Non solo il mio sito o la mia app, ma quello che c&#8217;è prima e dopo, a partire dal device, passando dal search, senza prescindere dall&#8217;acquario dei social network (bisogna farsene una ragione, gli utenti esistono&#8230;).<br />
Per le aziende probabilmente è conclusa (se mai è esistita) l&#8217;epoca in cui potevano permettersi di considerarsi al centro di  un sistema finito e misurabile; gli utenti sono altrove, in  qualche modo e per qualche ragione ad un certo punto della loro vita on line passano dalle nostre parti, e siccomenon c&#8217;è user experience senza user, se non siamo in grado di offrirgli  un&#8217;esperienza soddisfacente non saranno clementi né clienti, al limite parenti.<br />
Parlerei - dal lato dell&#8217;azienda - della necessità di creare e  coltivare una brand experience. Una roba da nulla.</p>
<p><strong>D: Di cosa ci parlerai a UXconference?</strong><br />
Sfido la sorte con un argomento di una noia mortale: le form.<br />
Con le form abbiamo a che fare continuamente nella nostra  esperienza on line:</p>
<ul>
<li>i 500 (ad oggi) milioni di utenti di Facebook hanno compilato         una form (e non si è nemmeno consumata)</li>
<div class="im">
<li>per acquistare un libro su Amazon, dobbiamo fare lo stesso</li>
<li>pagare un f24 on line significa né più né meno compilare una         form</li>
</div>
<li>nei blog, si commenta un post compilando una form</li>
<li>eccetera, eccetera, e ancora eccetera</li>
</ul>
<p>L&#8217;intervento si concentra quindi su una fase drammatica e molto delimitata della user experience on line, quella che costituisce allo stato attuale il vero punto di contatto con l&#8217;emittente (l&#8217;azienda, l&#8217;amministrazione ecc. ): la compilazione di un modulo.  Fallisci qui, e tutto quello che hai fatto prima e dopo sarà spazzatura.<br />
Quello che vedo nel lavoro di tutti i giorni, da mestierante ma anche - e soprattutto - da utente, è una generale sottovalutazione degli aspetti tecnologici (sempre meno, in verità) e percettivi/emotivi (e qui invece c&#8217;è tanto da fare) della realizzazione di una form.<br />
La frustrazione che deriva da un campo dall&#8217;etichetta ambigua, da un feedback che non arriva, da una pagina bianca dopo il click su &#8220;invia&#8221; e da tantissimi altri piccoli segnali è determinante non solo nel successo del nostro progetto (una vendita, una iscrizione, un contatto commerciale), ma anche nella percezione del brand, nel modo in cui l&#8217;utente parlerà (male) di noi, nella       possibilità che ritorni o che - sciagura! - passi alla       concorrenza. One click away, si diceva un tempo&#8230;<br />
Parliamo di numeri? Test clinici (ho sempre sognato di dirlo)  dimostrano fino ad un 30% di redemption in più per form progettate correttamente, rispetto a quelle progettate da me ;)</p>
<p><strong>D: Spiegaci perché il tuo speech porterà valore alla conferenza.</strong></p>
<p>Entrando in modalità guru, vorrei parlare dell&#8217;infinitamente grande partendo dell&#8217;infinitamente piccolo. Ammiro chi riesce a trasmettere precetti partendo dalle piccole cose, così ho pensato (umilmente, eh) di parlare di un aspetto preciso, limitato e misurabile per trasmettere in realtà il fondamento per così dire sistemico della user experience: ogni fase dell&#8217;esperienza è  cruciale, <strong>la user experience </strong><strong>è</strong> il sistema.<br />
Credo che l&#8217;impalpabilità dell&#8217;argomento UX richieda esemplificazioni e semplificazioni, al limite anche banalizzazioni, per riportare i massimi sistemi alla vita di tutti i giorni. Solo così si può pensare di divulgare, per creare nel mercato un&#8217;esigenza espressa consapevolmente. Con, in prospettiva, alcuni interessanti risultati attesi:</p>
<ul>
<li>un generale innalzamento della qualità dell&#8217;esperienza utente</li>
<li>una qualificazione crescente della domanda</li>
<li>un conseguente miglioramento dell&#8217;offerta</li>
<li>la continua crescita ed espansione dei servizi on line</li>
</ul>
<p>Se poi il tutto risultasse noioso, ho in serbo una barzelletta sui programmatori.</p>
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		<title>UXconference: la costruzione globale dell’esperienza d’uso</title>
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		<comments>http://www.uxmagazine.it/innovation-design/uxmagazine-intervista-pietro-rivizzigno/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 14:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Rivizzigno</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Idee, strategie e innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[conferenza]]></category>

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		<category><![CDATA[user experience]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconterò come attraversare le tematiche dell'esperienza d'uso con una visione globale, dal punto di vista chi ha in mano contemporaneamente le redini dello sviluppo e i cordoni della borsa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1196" title="piero_rivizzigno" src="http://www.uxmagazine.it/wp-content/uploads/2010/09/piero_rivizzigno.jpg" alt="piero rivizzigno UXconference: la costruzione globale dellesperienza duso " width="590" height="272" /></p>
<p><strong>D: Ciao Piero, raccontaci brevemente di te.</strong></p>
<p>P: Laureato in Ingegneria Elettronica ma di fatto un Matematico. Mi sono sempre occupato di tecnologie della collaborazione che un tempo andavano sotto il nome di CSCW, Computer Supported Cooperative Work, poi commercializzate come Groupware e adesso sperse nelle varie tecnologie web 2.0. Attento ai temi del design,  nel 2000 ho creato quello che credo sia stato uno dei primi Usability Lab in Italia. ho creato e venduto due aziende di successo la Perseo e la Framfab Italia rispettivamente alla Ernst&amp;Young e alla ATKearney. Attualmente sono impegnato nel lancio di Glossom, <a href="http://www.glossom.com/" target="_blank">www.glossom.com</a>, un social media network per visual creatives, che senza i clamori della stampa e della comunità internet italiana si sta affermando come una delle applicazioni leader nel suo settore a livello globale.</p>
<p><strong>D: Cos&#8217;è UXconference secondo te?</strong></p>
<p>P:Potenzialmente un luogo dove incontrare persone interessanti, augurabilmente qualcuno con una passione genuina sui temi del design digitale.</p>
<p><strong>D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?</strong></p>
<p>P: Vorrei capovolgere la domanda. Cosa non vorresti trovare alla conferenza? Autocelebrazione e piagnistei di gruppo.</p>
<p><strong>D: Di cosa ci parlerai a UXconference?</strong></p>
<p>P:Parlerò dell&#8217;esperienza reale nel  design della User Experience di Glossom dal punto di vista chi ha in mano contemporaneamente le redini dello sviluppo e i cordoni della borsa.</p>
<p><strong>D: Spiegaci perché il tuo speech porterà valore alla conferenza</strong></p>
<p>P: Perché sarà genuino, no frills.</p>
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