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	<title>Titty Cerquetti</title>
	
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		<title>Un nuovo lavoro, una nuova emozione</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 08:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ed eccolo qui, il piccolo nuovo nato. Dagli incontri più inaspettati nascono spesso le cose più belle, come questo volume della Gox Edizioni che concede la sua fiducia ad un gruppo di ragazze/donne che hanno tanto, forse troppo, da dire e da raccontare. E allora ci si ritrova in un volume che vuole narrare, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788890576317/zzz1k1456/dottor-narciso-vaffa-e.html" target="_blank"><img class="aligncenter" title="Dottor Vaffa" src="http://img51.imageshack.us/img51/2292/narcisoz.jpg" alt="" width="369" height="574" /></a></p>
<p>Ed eccolo qui, il piccolo nuovo nato. Dagli incontri più inaspettati nascono spesso le cose più belle, come questo volume della Gox Edizioni che concede la sua fiducia ad un gruppo di ragazze/donne che hanno tanto, forse troppo, da dire e da raccontare. E allora ci si ritrova in un volume che vuole narrare, con ironia, con leggerezza, con un minimo di distacco, ciò che &#8220;quel tipo&#8221; di uomo ha scatenato dentro di noi, perché un Narciso Vaffa lo abbiamo incontrato tutte. Come fidanzato, amico, amante, marito.</p>
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<p>Più di venti donne, per altrettanti racconti, da dedicare ad un&#8217;amica che non c&#8217;è più, e i proventi da destinare ad una causa umanitaria. Gli ingredienti ci sono tutti, per avere la vostra approvazione ed il vostro sostegno. Da parte nostra la promessa di una lettura che vi regalerà sorrisi, riflessioni, autocritica e chissà, anche qualche consiglio per il futuro.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788890576317/zzz1k1456/dottor-narciso-vaffa-e.html" target="_blank">Ordinabile su IBS</a></p>
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		<title>If i can</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 18:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Se potessi tornerei a quel momento esatto in cui… ma un momento esatto non c’è. C’è stato solo un tempo meraviglioso, che esisteva solo per noi, e di cui nessuno si è accorto, e che non ci ha mai risparmiato gioia o dolore, emozione e noia, eccitazione e pace. Se solo non avessimo smesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="339" height="269" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GHrG2yq3qAk?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="339" height="269" src="http://www.youtube.com/v/GHrG2yq3qAk?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object> </p>
<p>Se potessi tornerei a quel momento esatto in cui… ma un momento esatto non c’è.<br />
C’è stato solo un tempo meraviglioso, che esisteva solo per noi, e di cui nessuno si è accorto, e che non ci ha mai risparmiato gioia o dolore, emozione e noia, eccitazione e pace. Se solo non avessimo smesso di cercarci nei nostri occhi.<br />
C’è stata una vita che abbiamo vissuto senza sapere che sarebbe finita. Ci sono stati respiri con cui abbiamo riempito le stanze e posti dove abbiamo fatto l’amore, così tanti, che ovunque volgi lo sguardo vedi noi due, dal letto al divano, dal tavolo al giardino, dalla doccia al tappeto, la macchina, la spiaggia, la panchina e mille altri ancora.<br />
C’è stato un futuro da sognare, che ci ha deluso, e progetti immaginati e lasciati tra gli scatoloni e la polvere e un addio consumato di corsa, il taxi in attesa fuori il cancello, le lacrime ricacciate indietro e la voglia di dimenticarsi in fretta. Per non soffrire, per non capire.<br />
Ciao amore, tu non lo sai ma io avrei lottato per noi, se lo avessi voluto anche tu. Invece ti ho visto cancellare ogni traccia di noi come se non fossimo mai esistiti, come se fossimo stati un amore estivo…<br />
Credere, dovrei credere in qualcosa adesso, ma è come se fosse venuto un prete a dirmi che Dio non esiste. Questo era, il nostro amore, e darei tutto quello che ho, per riaverlo indietro. Anche senza di te.</p>
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		<title>40 + 16</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 22:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[strane storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Due notti magiche, e sei anni in mezzo. Nessuno potrebbe capire, e fino a ieri nemmeno tu, cosa vuol dire. Se si tratta di pazienza folle, o di in-sano masochismo, e tu sicuramente diresti la seconda. Perché siamo simili in tante cose, anche in questo. Io parlerei degli sguardi, prima di tutto. Provare quella sensazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Love" src="http://www.marieclaire.it/var/marieclaire/storage/images/speciali/san-valentino/i-love-ny/love-in-new-york/8047131-1-ita-IT/love_in_new_york_slideshow_gallery_sfilate.jpg" alt="" width="404" height="302" /></p>
<p>Due notti magiche, e sei anni in mezzo. Nessuno potrebbe capire, e fino a ieri nemmeno tu, cosa vuol dire. Se si tratta di pazienza folle, o di in-sano masochismo, e tu sicuramente diresti la seconda. Perché siamo simili in tante cose, anche in questo.</p>
<p>Io parlerei degli sguardi, prima di tutto. Provare quella sensazione meravigliosa per cui i contorni di chi hai di fronte diventano i confini dell’universo ed oltre quelli solo colori sfumati, forme indefinite di esseri forse umani, forse no, chi lo sa e a chi interessa, poi.</p>
<p>Poi direi delle parole, quelle che escono rapide senza retro pensieri e auto censure. Quel parlare sereno, libero, come davanti a noi stessi in realtà davanti a qualcuno che conta quanto, se non più, di noi stessi.</p>
<p>Poi racconterei di un braccio su una spalla, di una mano nella mano, di un contatto fisico tanto cercato quanto naturale, un contatto che è bisogno di realtà, di allontanare la paura che sia ancora, un’altra volta, solamente un sogno.</p>
<p>E poi finirei con i baci, ma qui diventerei banale perché dovrei dire che è scomparso un intero universo, e che il tempo si è preso una lunga pausa, e finalmente la sorte ed il fato ed il destino hanno deciso tutti insieme di andarsi a fare un lungo giro, e smetterla di mettere i bastoni tra le ruote a chi cerca soltanto amore, ed ha avuto la pazienza di aspettarlo anche quando ha creduto che non sarebbe passato più, con il tram della notte.</p>
<p>E amore è stato, anche se non vuoi chiamarlo così, anche se ho paura di chiamarlo così, perché il tuo cuore è fatto di milioni di pezzi. Così come il mio.</p>
<p>E allora ti chiedo, sussurrando, piano piano: perché non li mischiamo, tutti questi pezzi, e ne facciamo uno solo, così grande che possa finalmente resistere e superare la grande prova. Quella di una lunga, dolce, tenera e infinita Storia d’Amore?</p>
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		<title>Return to innocence</title>
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		<comments>http://www.tittyna.net/2010/02/16/return-to-innocence/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 19:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si torna indietro per raccogliere qualcosa perduto per strada. La speranza di ritrovarlo, che nessuno lo abbia raccolto e gettato via. Non tutti sanno riconoscere un tesoro. Ciò che per noi ha un valore inestimabile, per altri è poco più che niente. Si torna indietro per non morire, si torna indietro per ritrovare pezzi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si torna indietro per raccogliere qualcosa perduto per strada. La speranza di ritrovarlo, che nessuno lo abbia raccolto e gettato via.<br />
Non tutti sanno riconoscere un tesoro. Ciò che per noi ha un valore inestimabile, per altri è poco più che niente.<br />
Si torna indietro per non morire, si torna indietro per ritrovare pezzi di se stessi ai quali si credeva di poter rinunciare. E invece no.<br />
Si torna indietro per accorgersi di aver sbagliato, e trovare la forza di ammetterlo e riprendere il cammino dove si era interrotto. E non importa il tempo perso. Non importa gli errori commessi per un motivo sbagliato.<br />
Ciò che conta è ritrovare quelle strade, cambiate si, ma l&#8217;odore è sempre quello, come l&#8217;atmosfera e il rumore della pioggia. E poi i tuoi occhi dove ancora, dopo mille anni, e tra mille altri ancora, io rivedo me stessa.<br />
E un amore che, così, nessuno mai.</p>
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		<title>Killing Facebook</title>
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		<comments>http://www.tittyna.net/2009/11/04/killing-facebook/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 09:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
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		<category><![CDATA[strane storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Amica: Ciao Titty! Quanto tempo! Titty: Eh si, saranno passati 20 anni&#8230; Amica: Ed io nel frattempo mi sono sposata, ho due figli e lavoro per una compagnia telefonica. Titty: &#8230;. Amica: Ti va di rivederci? Titty: Uhmm, no. Amica: Perché no?? Titty: Preferisco ricordarti da viva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amica: Ciao Titty! Quanto tempo!</p>
<p>Titty: Eh si, saranno passati 20 anni&#8230;</p>
<p>Amica: Ed io nel frattempo mi sono sposata, ho due figli e lavoro per una compagnia telefonica.</p>
<p>Titty: &#8230;.</p>
<p>Amica: Ti va di rivederci?</p>
<p>Titty: Uhmm, no.</p>
<p>Amica: Perché no??</p>
<p>Titty: Preferisco ricordarti da viva.</p>
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		<title>I mostri</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 08:43:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Marco fece nuovamente quello che mille volte si era ripromesso di non fare più. Dopo aver osservato attentamente il volto della donna, particolare estetico che più di ogni altro lo interessava, lasciò scivolare lo sguardo alla mano sinistra, per verificare la presenza della vera matrimoniale. Attese che le dita si aprissero e poi, vedendola, tirò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco fece nuovamente quello che mille volte si era ripromesso di non fare più. Dopo aver osservato attentamente il volto della donna, particolare estetico che più di ogni altro lo interessava, lasciò scivolare lo sguardo alla mano sinistra, per verificare la presenza della vera matrimoniale. Attese che le dita si aprissero e poi, vedendola, tirò un sospiro di sollievo. Poteva andare avanti.</p>
<p>Era fatto così, Marco, e per quanti sforzi facesse, nei momenti di tranquillità sentimentale, non riusciva a togliersi il vizio di corteggiare donne sposate. I motivi erano diversi, non ce n’era solo uno. Gli piaceva la competizione, il dimostrare a se stesso di essere meglio dell’altro. Gli piaceva la facilità con cui molte donne cadevano nella sua rete, bramose solo di attenzioni e di sguardi finalmente interessati. Gli piaceva fare ad altri uomini quello che aveva subito anch’egli, tanti anni prima. Gli piaceva scoprire ogni volta quanto fosse facile carpire l’attenzione di una donna trascurata, insoddisfatta, e come poche parole e pochi sguardi aprissero in lei mondi dimenticati e sconosciuti. Gli piaceva anche, elemento non da poco, il fatto di non rischiare quasi mai nulla, considerando che raramente queste donne chiedevano qualcosa di più, schiacciate dalle responsabilità di figli piccoli e di famiglie da curare. A loro bastava avere un uomo per il quale sentirsi belle, desiderabili, affascinanti. A lui era sufficiente lasciarglielo credere il tempo necessario per il suo divertimento. Alla fine, quando si era stancato, o la ragazza cominciava a diventare pressante, svaniva nel nulla così come era comparso. D’altro canto non forniva mai indicazioni precise sulla sua vita ed il numero di cellulare cambiava insieme alla donna.</p>
<p>Dopo, al termine della relazione, che non durava mai più di tre, quattro mesi, Marco lasciava decantare l’epilogo immaginando con quanta fatica la sua amante sarebbe rientrata nella vita quotidiana. La immaginava trattare con maggior durezza e disprezzo il marito, la immaginava piangere per il suo infame destino, la vedeva progettare nuove ipotesi di vita, magari separata, magari pronta a cadere di nuovo nella trappola dell’amore. Marco non le dimenticava e, a distanza di qualche mese, tornava a spiarle, di nascosto, per vedere gli effetti devastanti che ha un amante nella vita di una coppia. Difficile credere che gli dispiacesse. Più facile accorgersi di come questo gli procurasse forse ancora più piacere di quando trastullava l’ignara vittima tra le lenzuola di un letto d’hotel.</p>
<p>Teneva un quaderno, gelosamente custodito nel comodino sotto la biancheria, sul quale soleva annotare i nomi delle ragazze conquistate, il loro stato civile, sposate, conviventi, fidanzate, e l’epilogo che la relazione aveva avuto. Quante avevano lasciato il partner, quante erano rimaste con lui tristi e insoddisfatte, quante avevano sfogato la delusione gettandosi su altri amanti.</p>
<p>E lo zoo umano si arricchiva di altre attrazioni&#8230;</p>
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		<title>Red carpet</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 17:08:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualora dovesse interessarvi&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.graphe.it/GM/2009/09/15/il-blog-di-titty-cerquetti" target="_blank">Qualora dovesse interessarvi&#8230;</a></p>
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		<title>XXI Century</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 21:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[strane storie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tuo sorriso, che meraviglia di luce e di colori. È splendido, bianco, luminoso. E resta così, immutato, mentre aspetto parole che non escono, da quelle labbra rosse e morbide, disegnate ad arte da un genio. I tuoi capelli, che meraviglia di lampi e di riflessi. Hanno il colore della notte stellata e sono morbidi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Il tuo sorriso, che meraviglia di luce e di colori. È splendido, bianco, luminoso. E resta così, immutato, mentre aspetto parole che non escono, da quelle labbra rosse e morbide, disegnate ad arte da un genio.</span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">I tuoi capelli, che meraviglia di lampi e di riflessi. Hanno il colore della notte stellata e sono morbidi e preziosi, e non ti lasciano scampo dal desiderio di accarezzarli. Ma non escono pensieri, nemmeno empatia e percepisco assenza e silenzio e vuoto sotto di loro.</span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">I tuoi occhi, così azzurri, specchiati, così limpidi e puri, e aspetto un lampo di luce, un&#8217;ombra notturna ma niente, nemmeno un cenno di vita mi giunge. Solo il gelo del ghiaccio di cui, avvicinandomi a te, sembrano fatti.</span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Le linee morbide del tuo corpo, che meravigliosa armonia di forme, quel torace e quei fianchi. Le gambe robuste e snelle ed il sedere alto e sodo, e poi la schiena, meraviglia delle meraviglie, così diritta e ampia, appoggio ideale per le mie mani che scendendo su di essa si fermerebbero alla base, per stringerti forte e tirarti verso di me. Ma non avverto brividi, nessun fremito lo percorre e nemmeno il respiro pare essere vero, l&#8217;aria ti attraversa senza modificarsi, entra ed esce delusa e spaurita.</span></span></p>
<div></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questo sei tu. Così bello. Così inutile.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"> </p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0pt;"> </p>
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		<title>Addis Abeba</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 20:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lei ha 26 anni, vive in Italia, a Roma, dove frequenta l’università e trascorre l’altra metà della giornata a lavorare, per pagarsi l’affitto e le spese. Roman è una ragazza meravigliosa, che sorride sempre, che non si lascia abbattere da nulla, e che ogni tanto, anzi, ogni molto, riesce a tornare a casa, in Etiopia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Lei ha 26 anni, vive in Italia, a Roma, dove frequenta l’università e trascorre l’altra metà della giornata a lavorare, per pagarsi l’affitto e le spese.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Roman è una ragazza meravigliosa, che sorride sempre, che non si lascia abbattere da nulla, e che ogni tanto, anzi, ogni molto, riesce a tornare a casa, in Etiopia, dove è nata e dove c’è la sua famiglia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tra tanti pregi un difetto ce l’ha, è una fan del mio blog. E ci vogliamo bene e quando siamo insieme combattiamo il razzismo a modo nostro, con l’ironia, con dialoghi surreali dove io faccio battute e lei risponde dandomi corda, nella speranza che, nel nostro piccolo, possa servire a rendere questo mondo appena appena migliore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> <img class="aligncenter size-medium wp-image-568" title="Romy - Addis Abeba" src="http://www.tittyna.net/wp-content/addis-abeba1-300x225.jpg" alt="Romy - Addis Abeba" width="361" height="277" /></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">T: Ma come ci vai in Etiopia?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">R: Con il cammello.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">T: Non ti conviene l’aereo?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">R: L’aereo?? E mica ci stanno gli aereoporti, in Africa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> <img class="aligncenter size-medium wp-image-574" title="Romy - Addis Abeba 2" src="http://www.tittyna.net/wp-content/addis-abeba2-296x300.jpg" alt="Romy - Addis Abeba 2" width="359" height="354" /></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">T: Posso chiamarti al cellulare mentre sei lì?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">R: Solo il primo giorno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">T: E poi?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">R: E poi basta, il secondo giorno mi si scarica la batteria e dove la trovo una presa elettrica nella capanna di fango e bambù.</span></span></p>
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		<title>Come le foglie</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 17:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succedeva più o meno di questi tempi, ancora un mese, era giugno mi pare. Le valigie con le magliette a maniche corte, nelle tasche una promozione scolastica e la più fresca delle allegrie. C’era l’autostrada da fare, che pareva tanto lunga quanto ora non è più, ora che l’ho percorsa avanti e indietro tante volte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Succedeva più o meno di questi tempi, ancora un mese, era giugno mi pare. Le valigie con le magliette a maniche corte, nelle tasche una promozione scolastica e la più fresca delle allegrie. C’era l’autostrada da fare, che pareva tanto lunga quanto ora non è più, ora che l’ho percorsa avanti e indietro tante volte. E poi c’era la casa da aprire, c’era da farle prendere aria, così diceva la mamma. C’erano i materassi un po’ umidi, le lenzuola pulite e fresche, le finestre di legno da spalancare ed un sole che qui, in città, te lo potevi sognare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">C’erano le amiche da ritrovare, quelle che solo durante le vacanze e allora c’è un anno intero da raccontare. Le avventure, quelle vere e quelle solo sognate, così belle da credere accadute. C’era il muretto, la sera il gelato, la passeggiata e gli sguardi rubati, le panchine per gli abbracci, le dichiarazioni d’amore, le dediche sul diario.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">C’erano le macchine di quelli più grandi, la paura di salirci sopra che mamma non vuole, c’erano i trucchi nascosti nella borsetta che prima di tornare a casa serve una fontanella per sciacquarsi la faccia e una gomma da masticare che altrimenti si sente che hai fumato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Mi sembra uguale come tornare qui. Un posto pieno di cose che forse adesso non esistono più, un posto per la nostalgia di ciò che è stato e che fa sorridere chi è andato oltre, bruciato i tempi e le avventure e non si eccita certo per uno sguardo, per una parola, per un sentimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Torno qui e provo a riaprire le finestre, a far prendere aria, per provare ancora a vivere come piace a me, con la mente lucida e la giusta velocità, perché non mi è mai piaciuto farmi raccontare la mia vita dagli altri, tanto meno correre così velocemente da perdermi la bellezza del panorama.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Piano ed in punta di piedi torno qui, perché quella che un giorno ho visto di spalle allontanarsi da me ad un tratto, inspiegabilmente, si è voltata, ed è tornata indietro per dirmi “sono ancora io… sei ancora tu”.</span></span></p>
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		<title>My Time</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 20:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[private]]></category>
		<category><![CDATA[tittyna]]></category>

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		<description><![CDATA[  Percorro queste nuove strade, provo ad imparare i loro nomi, cerco insegne luminose che possano fissare la memoria e rendere un angolo diverso da un altro. Avevo i capelli che sfioravano appena la base del collo quando decisi di lasciare tutto quello che avevo. Oggi scendono lungo le spalle, coprono i seni e solleticano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Percorro queste nuove strade, provo ad imparare i loro nomi, cerco insegne luminose che possano fissare la memoria e rendere un angolo diverso da un altro. Avevo i capelli che sfioravano appena la base del collo quando decisi di lasciare tutto quello che avevo. Oggi scendono lungo le spalle, coprono i seni e solleticano quasi l&#8217;ombelico, ed io non ho ancora finito di cercare. Il mio posto nel mondo. La mia casa, lo so, sono io. Ma il posto, che ogni volta che penso di averlo trovato mi trovo ad andare via, quello mi sembra sempre più difficile da trovare. Non metto radici, continuo a vagare per le strade del mondo, forse perché una vita sola non mi basta, e ne voglio vivere più possibile.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il mondo è mio. Il tempo è mio. Non lo rubo a nessuno. Tutto quello che uso, sappiatelo, è roba mia. Non ho rimpianti, grande cosa. Qualche rimorso, ma è poca cosa. La mia colpa, unica è vera, adesso la conosco e la accetto. So qual&#8217;è. Sono diversa. Diversa da troppi di loro. Diversa quando penso, diversa quando agisco, diversa perché per me è normale quel che per loro è straordinario, o strano, o incomprensibile. Sono diversa perché accetto che gli altri siano diversi da me. Diversa perché l&#8217;egoismo non è fare quello che ci pare, ma pretendere che gli altri agiscano come vogliamo noi. Io ti ho lasciato fare, con l&#8217;unica pretesa di poter fare altrettanto. La mia colpa è essere diversa. Troppo diversa. La differenza è che oggi questo non mi fa più male. Li ho osservati per tanti anni. La mia colpa, oggi, mi rende fiera di me.</span></p>
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		<title>Francesca</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 06:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Francesca aveva 29 anni quella sera. Una laurea in economia, un’altra in arrivo, impegni presenti e progetti futuri. Francesca lavorava nell’azienda del padre, si occupava degli aspetti economici dei contratti che stipulavano. Insieme ad un socio, poi, gestiva un locale dalle parti di Ponte Milvio, che apriva solo di sera, e che lei illuminava con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Francesca aveva 29 anni quella sera. Una laurea in economia, un’altra in arrivo, impegni presenti e progetti futuri. Francesca lavorava nell’azienda del padre, si occupava degli aspetti economici dei contratti che stipulavano. Insieme ad un socio, poi, gestiva un locale dalle parti di Ponte Milvio, che apriva solo di sera, e che lei illuminava con la sua presenza, la sua cortesia ed il suo fascino. I suoi occhi ed il suo sorriso erano la bellezza del locale. Perché Francesca sorrideva sempre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Aveva 29 anni, Francesca, i capelli lunghi e neri, morbidi e lucenti, gli occhi verdi ed il sorriso bianco. Era bella, Francesca, pure se <em style="mso-bidi-font-style: normal;">bella</em> non è stato mai abbastanza per descriverla.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Io e Francesca avevamo una canzone. Quando andavo nel suo locale lei, dopo un po’, metteva su <em style="mso-bidi-font-style: normal;">your song</em> di Elton John. In quel momento era come dirsi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ti voglio bene</em>. Poi, quando Elton cantava <em style="mso-bidi-font-style: normal;">yours are the sweetest eyes i’ve ever seen</em> ci voltavamo una verso l’altra, cercandoci, anche da un lato all’altro del locale, per fissarci negli occhi, a lungo, intensamente, e quel <em style="mso-bidi-font-style: normal;">ti voglio bene </em>diventava qualcosa di più grande, di totalmente nostro, anche solo per quel breve momento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Francesca ogni sera, per andare al locale, dopo una giornata di lavoro e di studio, inforcava il suo scooter e correva a ponte Milvio. Faceva così tutte le sere. Ha fatto così tutte le sere fino a quella sera. Fino a quella maledetta sera. Quando uno scooter ed una macchina hanno preso una curva troppo larga, nella stessa città, sulla stessa strada, la stessa curva, unica differenza in direzioni opposte.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non si è accorta di nulla, Francesca. Dio l’ha voluta subito con se. Suo fratello, invece, ha avuto tutti i giorni a seguire per rendersi conto che quella bambola scagliata con violenza sul suo parabrezza era proprio Francesca. Perché c’era lui, su quella maledetta macchina.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">L’ho pianta fino a non avere più lacrime, quella notte. L’ho pianta come si piangono le cose per le quali non trovi neanche una piccola stupida ragione che ti consoli.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tra pochi giorni saranno 15 anni. Ponte Milvio è ancora lì, come il fiume, e il lungotevere, e gli alberi e la piazza, anche se niente è più com’era allora. Il locale poi non esiste più.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Solo Francesca è esattamente com’era allora. Lo stesso sguardo. Lo stesso sorriso. La stessa meravigliosa energia. Solo che è dentro di me. E lo sarà per sempre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="aligncenter size-full wp-image-557" title="Exit" src="http://www.tittyna.net/wp-content/1390_porta_aperta3.jpg" alt="Exit" width="350" height="319" /></span></span></p>
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		<title>5 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 11:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 26 febbraio del 2004 quando cominciai. Niente di quanto accaduto da allora, lo avrei mai creduto possibile. Ho vissuto almeno tre vite, e non so se c’entri ma mai il tempo ha corso così veloce come in questi anni. Non c’è rimasto quasi più nessuno, di chi c’era allora nella mia vita reale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 26 febbraio del 2004 quando cominciai. Niente di quanto accaduto da allora, lo avrei mai creduto possibile. Ho vissuto almeno tre vite, e non so se c’entri ma mai il tempo ha corso così veloce come in questi anni.<br />
Non c’è rimasto quasi più nessuno, di chi c’era allora nella mia vita reale. Anzi, direi proprio nessuno. E forse la malinconia di questo momento è legata proprio alla certezza che ho, oggi: <em>niente è per sempre</em>. Anche quando <em>per sempre</em> è solo una semplice, breve vita.<br />
Forse è per questo che resto ancora qui. Perché tutto quanto dipende da me, solo da me, è giusto che viva, per il bene e l’amore che mi ha dato, per il tempo speso, per la gioia ed il dolore ricevuto, tasselli unici e irripetibili della mia vita. In ogni fotogramma di questi 5 anni c’è, sempre, inevitabilmente, il mio cuore che batte per amore. In ogni fotogramma di questi 5 anni c’è la mia voglia, sempre e comunque, di perdonare e andare avanti. Quello che è cambiato, oggi, è che non ho più voglia di adeguarmi a chi non ha voglia di fare altrettanto con me.<br />
Ma non sarò mai capace di camminare guardando solo avanti, che quella che sono oggi è solo la sorella maggiore di quella che ero ieri. Quella sera di febbraio, seduta sul divano, il primo pc sulle ginocchia, ho aperto il Tittyna Blog. Sembrava un gioco. Lo è stato, anche se poi gli impegni che ho preso erano seri. Solo 5 anni. Mi sembrano almeno il doppio.<br />
Il mio pensiero è per chi può raccontare tutta la storia di questi 5 anni. Chi non è mai andato via, se non per poco tempo. A voi il mio abbraccio, a me l’augurio di tenere duro. Ancora. Nonostante tutto.</p>
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		<title>Kate Winslet Oscar 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 23:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Kate Elizabeth Winslet, nata a Reading, Inghilterra, il 5 ottobre del 1975, finalmente ha coronato il suo sogno professionale più grande. Alla sesta nomination, un record per la sua età, dopo i due Golden Globes ricevuti per “The Reader” come attrice protagonista e per “Revolutionary Road” come attrice non protagonista, finalmente è arrivato anche il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong><img class="size-medium wp-image-523 alignleft" title="Kate Winslet Oscar 2009" src="http://www.tittyna.net/wp-content/katewinslet-2009oscarnomineeslunche-170x300.jpg" alt="Kate Winslet Oscar 2009" width="170" height="300" /></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Kate Elizabeth Winslet</strong>, nata a Reading, Inghilterra, il 5 ottobre del 1975, finalmente ha coronato il suo sogno professionale più grande. Alla sesta nomination, un record per la sua età, dopo i due <strong>Golden Globes</strong> ricevuti per “<strong>The Reader</strong>” come attrice protagonista e per “<strong>Revolutionary Road</strong>” come attrice non protagonista, finalmente è arrivato anche il tanto sospirato Oscar della Academy come migliore attrice protagonista nel film “<strong>The Reader</strong>”. Al cospetto di nobili pretendenti, come <em>Anne Hathaway,</em> <em>Angelina Jolie</em> e <em>Meryl Streep, </em>Kate ha confermato i pronostici che la volevano vincitrice alzando commossa la preziosa statuetta, applaudita dall&#8217;intera platea, primo tra tutti il marito regista <em>Sam Mendes</em> (<strong>American Beauty</strong>).</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">La vittoria di Kate Winslet è anche la vittoria di una donna che ha cercato, quando possibile, di rifiutare le logiche dello star system e soprattutto non ha mai accettato il culto della magrezza e della perfezione come canoni assoluti di bellezza. Ha scelto film non sempre facili, basti pensare ad “<strong>Holy smoke</strong>” di J<em>ane Campion</em>, con <em>Harvey Keitel, a</em> “<strong>The life of David Gale</strong>”, di <em>Alan Parker</em>, con uno strepitoso <em>Kevin Spacey, ad</em> “<strong>Iris</strong>”, accanto alla mitica <em>Judi Dench</em>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><img class="size-full wp-image-525  alignleft" title="Oscar 2009 miglior attrice" src="http://www.tittyna.net/wp-content/ph2009022300089.jpg" alt="Oscar 2009 miglior attrice" width="205" height="273" /></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Ma sono molti i film in cui Kate ha dato prova delle sue grandissime qualità recitative, e ne sono un fulgido esempio pellicole come </span>“<strong>Hamlet</strong>”, di <em>Kenneth Branagh</em>, nel quale Kate interpreta il ruolo di Ofelia. Accanto a lei un cast che annovera, oltre allo stesso <em>Branagh, Julie Christie, Billy Cristal, Gerard Depardieu, Charlton Heston, Jack Lemmon, Robin Williams</em>, per citarne solo alcuni.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify">“<span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Eternal sunshine</strong>” ignobilmente tradotto in italiano con “Se mi lasci ti cancello”, accanto a <em>Jim Carrey, Mark Ruffalo e Elijah Wood</em>, in un ruolo davvero spiazzante, che poche colleghe di rango, probabilmente, avrebbero accettato in partenza.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify">“<span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Sense and sensibility</strong>”, di <em>Ang Lee</em>, con <em>Emma Thompson, Alan Rickman e Hugh Grant</em>. Forse la <strong>Marianne Dashwood</strong> che <strong>Jane Austen</strong> immaginò mentre scriveva il suo romanzo. Semplicemente perfetta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><img class="size-medium wp-image-527 alignleft" title="Mitica Kate" src="http://www.tittyna.net/wp-content/occhiolino-300x271.jpg" alt="Mitica Kate" width="240" height="217" /></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify">“<span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Quills</strong></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">”, con </span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><em>Geoffrey Rush, Joaquin Phoenix e Michael Caine</em></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">, la storia del </span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Marchese De Sade</strong></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span>, n</span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">el ruolo di </span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Madeleine Le Clerc</strong></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">, la lavandaia del carcere dove il marchese è rinchiuso, e che permette allo scrittore di far pervenire all&#8217;esterno della prigione i suoi manoscritti, proibiti all&#8217;epoca, e farli dare alle stampe.</span></span></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify">“<span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Neverland</strong>”, con <em>Johnny Depp, Julie Christie e Dustin Hoffman</em>. E poi ancora la Hester Wallace di “<strong>Enigma</strong>”, e la Tula di “<strong>Romance and cigarettes</strong>”.</span></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><img class="size-full wp-image-534 alignleft" title="Oscar 2009" src="http://www.tittyna.net/wp-content/doppia.jpg" alt="Oscar 2009" width="300" height="300" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify">Gli ultimi due film, quelli attualmente nelle sale italiane, “<strong>The Reader</strong>” e “<strong>Revolutionary Road</strong>”, non fanno altro che confermare, benché non fosse necessario, la grandezza di questa attrice e di questa donna che, a soli 34 anni, ha già una carriera splendida dietro le spalle e sicuramente, in futuro, saprà offrire ancora prove che andranno ad impreziosire grandi film.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><img class="size-full wp-image-528 alignleft" title="locandina" src="http://www.tittyna.net/wp-content/locandina.jpg" alt="locandina" width="180" height="249" /></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 200%;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><strong>Kate Winslet Academy Award Best Actress 2009, “The Reader”</strong></span></p>
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		<title>Nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 18:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Da una parte: io. All&#8217;estremità opposta del tavolo: nessuno. Eccomi qui, per la prima volta, a San Valentino, con nessuno. È bello, l&#8217;atmosfera è quella ideale, perché c&#8217;è intesa, c&#8217;è sintonia, c&#8217;è la possibilità di essere finalmente me stessa, perché nessuno mi capisce meglio. Nessuno mi ama così. Nessuno, soprattutto, mi accetta per come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="aligncenter" title="Io e nessuno, in moto" src="http://fede.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/22281/sola1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Da una parte: io. All&#8217;estremità opposta del tavolo: nessuno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Eccomi qui, per la prima volta, a San Valentino, con nessuno. È bello, l&#8217;atmosfera è quella ideale, perché c&#8217;è intesa, c&#8217;è sintonia, c&#8217;è la possibilità di essere finalmente me stessa, perché nessuno mi capisce meglio. Nessuno mi ama così. Nessuno, soprattutto, mi accetta per come sono.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Io e, di fronte a me, nessuno. Una cena a lume di candela, mentre fuori un mondo impazzito racconta di violenze e di stupri, di incidenti mortali mentre ci si riprende con il telefonino e gente disperata che si da fuoco. Io parlo con nessuno, perché con nessuno posso parlare di tutto. Nessuno mi ascolta, nessuno mi fa cenni di assenso, ed il suo silenzio vale più delle parole di chiunque altro.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Io sto bene, con nessuno, se solo lo avessi capito prima. Non avrei perso così tanto tempo, non avrei sprecato tante energie dietro qualcuno che non era nessuno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Non fanno male le delusioni d&#8217;amore. Le delusioni d&#8217;amore non esistono. È l&#8217;amore, ad essere una delusione. Adesso però, che nessuno è accanto a me, adesso si, che mi sento finalmente padrona di me, del mio tempo e delle mie azioni, libera di seguire i miei istinti ed i miei desideri, perché nessuno sarà al mio fianco, ad appoggiarmi, ad accogliermi quando tornerò a casa la sera, stanca e felice.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;">Nessuno è con me.</span></p>
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		<title>Ridere</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 15:05:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Tu mi fai ridere. Tu parli delle cose che fai, di quelle che sogni, di quelle che vivi. Parli di te, non hai paura, non tremi, e poi ancora ridi. E&#8217; bello, sentirti ridere, perché poi rido anch&#8217;io, con te, e mi accorgo che all&#8217;inizio non lo so quasi più fare. Ma con te [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Il tuo sorriso" src="http://www.settemuse.it/poesia/foto_poesia/Il%20tuo%20sorriso.jpg" alt="" width="486" height="364" /></p>
<p> </p>
<p>Tu mi fai ridere. Tu parli delle cose che fai, di quelle che sogni, di quelle che vivi. Parli di te, non hai paura, non tremi, e poi ancora ridi. E&#8217; bello, sentirti ridere, perché poi rido anch&#8217;io, con te, e mi accorgo che all&#8217;inizio non lo so quasi più fare. Ma con te è facile, perché tu mi guardi e mi vedi per quella che sono. Tu non cerchi, in me, quello che vorresti. Tu sai chi sono e nonostante tutto ti va bene così. Mi fai stare bene, e poi ancora ridi, ridi delle cose belle e di quelle difficili. Ridi dei tuoi errori e dei miei, e allora sembrano meno gravi, meno dolorosi, e sembra davvero che tutto abbia meno importanza. Erano mille anni che non stavamo insieme. Sembra ieri.</p>
<p>Ridi ancora, ti prego, che il tuo chiama il mio, e adesso che mi sono ricordata com&#8217;è bello ridere, non voglio più smettere.</p>
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		<title>Tutti ragazzi di buona famiglia</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 21:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>

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		<description><![CDATA[  Ho tutto. Tutto quello che voglio. Non ho avuto un’infanzia difficile, non ho vissuto traumi e nemmeno drammi familiari. Non mi è mancato nulla, i miei genitori non si sono separati, ho seguito un normale percorso scolastico e non mi sono mancate le ragazze. Eppure sto male. Eppure sono infelice. Hanno cercato di farmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Violence" src="http://www.valtelesinanews.com/stupro1.jpg" alt="" width="283" height="200" /> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho tutto. Tutto quello che voglio. Non ho avuto un’infanzia difficile, non ho vissuto traumi e nemmeno drammi familiari. Non mi è mancato nulla, i miei genitori non si sono separati, ho seguito un normale percorso scolastico e non mi sono mancate le ragazze.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Eppure sto male. Eppure sono infelice. Hanno cercato di farmi credere che per stare male era necessario aver subito chissà quali violenze. Mi hanno mostrato storie di gente autorizzata a stare male e mi hanno fatto sentire in colpa. Poi mi sono guardato intorno ed ho capito che il vero dramma è proprio questo: stare male senza un perché. O almeno non quei perché. I motivi sono altri, sono altrove, ed i germi sono ovunque intorno a me. Questa inutilità, questa mancanza di futuro, questa assenza di sogni e di scopi. Questo mondo robotico, l’informazione distorta, i valori capovolti, la gioventù bruciata in troppo poco tempo per capirci qualcosa e l’impossibilità di crearsi una vita fatta di contenuti. Questi vestiti, queste auto, questi amici virtuali. È tutto inutile, vano, insoddisfacente.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E allora mi fermo, resto inchiodato a questa sedia e a questa stanza, dove il mondo arriva si, ma filtrato attraverso mille occhi e mille voci per diventare una finzione, qualcosa di distante, irreale.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sto male, e non so a chi chiedere aiuto. Allora mi sfogo distruggendo tutto quello che mi capita. Anche se si tratta di un essere umano. Tanto non serve a niente, un barbone, un vecchio, un extracomunitario, un disabile, un omosessuale, una donna.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non servono a niente, come non servo a niente io.</span></span></span></p>
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		<title>Scrivere</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 16:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provo a scrivere, comincio, e mi sento male. Un malessere che sale dalla pancia e arriva alla gola. Mi toglie il respiro, sento le guance avvampare, la testa girare, un senso di vuoto. Provo a scrivere, comincio, e subito lo stomaco è preso in una morsa. I suoni, intorno a me, diventano ovattati, sento scivolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Becoming Jane" src="http://joshualim87.files.wordpress.com/2007/09/becoming-jane.jpg" alt="" width="481" height="322" /></p>
<p>Provo a scrivere, comincio, e mi sento male. Un malessere che sale dalla pancia e arriva alla gola. Mi toglie il respiro, sento le guance avvampare, la testa girare, un senso di vuoto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Provo a scrivere, comincio, e subito lo stomaco è preso in una morsa. I suoni, intorno a me, diventano ovattati, sento scivolare via l’equilibrio e penso alla morte. Gli occhi pesanti respingono la luce, l’aria si ferma, fatico a respirare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Allora smetto, dopo poche parole, decido che forse è meglio più tardi. Non so cos’è, se sono io, o è la storia. Se è un parto superiore alle mie forze, o se la storia sta lottando contro di me per resistere, e non uscire allo scoperto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">So che comincio a scrivere e poi, poco dopo, mi sento male. Mi piacerebbe capire se devo andare avanti, soffrendo, o devo lasciar perdere, dargliela vinta. A chi, o cosa, non lo so.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Vorrei spingermi oltre, quel malessere, arrivare anche alla follia, pur di liberare la creatività. Forse c’è qualcosa che mi riguarda, scritto da qualche parte, in un libro inaccessibile all’occhio umano. Forse, prima di andare avanti, devo capire qualcosa di me che adesso non so.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">So che vorrei scrivere ma poi quel malessere riappare, torna a galla, stringe la gola e soffoca i pensieri. Allora smetto, rimando, ma fa più male ancora.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Sto diventando qualcos&#8217;altro, e non so ancora cosa.</p>
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		<title>Rapida scende la notte</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 22:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche io, come te, Sylvia. Anch&#8217;io, come te, Virginia. Avrebbe potuto essere il talento, la grandezza, la capacità letteraria a legare insieme i nostri nomi nella mia mente. Invece no, è una malattia. Quel filo nero che ci unisce nel percorrere le onde ora alte, ora basse, della nostra vita è un male silenzioso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io, come te, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sylvia_Plath#Vita" target="_blank">Sylvia</a>. Anch&#8217;io, come te, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virginia_Woolf#Biografia" target="_blank">Virginia</a>. Avrebbe potuto essere il talento, la grandezza, la capacità letteraria a legare insieme i nostri nomi nella mia mente. Invece no, è una malattia. Quel filo nero che ci unisce nel percorrere le onde ora alte, ora basse, della nostra vita è un male silenzioso e oscuro. Me l&#8217;ero domandato spesso il motivo per cui le vostre parole mi giungevano così dirette all&#8217;anima. Ora lo so, lo sguardo è inclinato nella stessa direzione, l&#8217;anima si è divisa allo stesso modo.<br />
E come spiegarlo a chi ti vuole, ti pretende, ti chiede e non accetta la tua assenza involontaria. Potrebbero capire, certo, loro, il perché non posso accettare un invito a pranzo, o a cena. Potrebbero capirlo, loro, perché non possiamo vederci tranquillamente una sera, in un pub, o perché stasera non ho neanche la forza di rispondere al telefono. Ma loro non sanno. Loro pensano che stare male si misuri in febbre, o in analisi del sangue, o in gelide lastre.<br />
Ho provato a spiegare che, come Sylvia, come Virginia, l&#8217;unica cosa che la malattia mi lascia fare con costanza è scrivere, tra le onde alte e quelle basse, unica certezza creativa o comunicativa, unico mezzo sicuro di connessione con l&#8217;altro. Ma non è servito. Non hanno capito. Forse capiranno solo dopo, quando tutto sarà compiuto, come Sylvia, come Virginia.<br />
Ho scritto un post, l&#8217;ho messo tra le bozze e programmato la sua pubblicazione ad una settimana. Poi, ogni settimana, lo rinvio di un&#8217;altra settimana. Se mai un giorno uscirà, sarà per dirvi che non ho potuto rimandarlo. Perché non ce ne saranno altri, dopo. Come Sylvia. Come Virginia.</p>
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		<title>Mille e una fine</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 14:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tittyna</dc:creator>
				<category><![CDATA[graffiti]]></category>
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		<description><![CDATA[  Certe volte ci si perde in un attimo. Per una parola sbagliata, per un gesto, perché ti capita un istante in cui realizzi che è finita. Perché commetti un errore imperdonabile. E tutto svanisce così, in un attimo solo, perché è in quell&#8217;attimo che capisci che è finita. Altre volte ci si perde lentamente, sciolti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Certe volte ci si perde in un attimo. Per una parola sbagliata, per un gesto, perché ti capita un istante in cui realizzi che è finita. Perché commetti un errore imperdonabile. E tutto svanisce così, in un attimo solo, perché è in quell&#8217;attimo che capisci che è finita.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Altre volte ci si perde lentamente, sciolti dentro una lenta agonia, facendosi ogni giorno un pezzetto di male in più, quasi per vedere quanto si è capaci di farne, e quanto si è in grado di sopportarne.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Altre ancora ci si perde così, senza un perché. Perché uno si allontana e l&#8217;altro non è capace di fare un gesto per trattenerti. E allora pensi che doveva andare così, pure se la risposta arriva anni dopo e ti dice che hai sbagliato. Non doveva andare così.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Ci si perde perché l&#8217;amore finisce, perché non era amore vero, perché l&#8217;infatuazione dura solo un po&#8217;, così come la passione bruciante e l&#8217;innamoramento. Ci si perde per andare a caccia di cose nuove, salvo accorgersi che poi sono sempre le solite vecchie storie e nessuno è esente da difetti di fabbricazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Ci si perde di vista e lentamente si diventa ricordi sfumati. Ci si perde e si smette anche di domandarsi perché. Ci si perde e un giorno ci si dimentica di tutto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Consolas, monospace;">Il fatto è che, in tutto questo via vai, non ti sei accorto che ero la cosa migliore che ti fosse mai capitata.</span></p>
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