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			FESTINA LENTE
		</description><title>[ Schediasmata ]</title><generator>Tumblr (3.0; @niconarsi)</generator><link>http://niconarsi.tumblr.com/</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/Schediasmata" /><feedburner:info uri="schediasmata" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" /><feedburner:browserFriendly></feedburner:browserFriendly><item><title>Silvia Ronchey, La Stampa 22/05/2012 “Artemidoro, non...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_m4h9safXJS1qz6ftdo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Silvia Ronchey, La Stampa 22/05/2012 “Artemidoro, non tutto il falso vien per nuocere”&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/23607459545</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/23607459545</guid><pubDate>Wed, 23 May 2012 09:36:10 -0400</pubDate><category>Silvia Ronchey</category><category>Papiro di Artemidoro</category></item><item><title> </title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Giambattista D&amp;#8217;Alessio&lt;/strong&gt;, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/80546489/ON-THE-%E2%80%9CARTEMIDORUS%E2%80%9D-PAPYRUS"&gt;ON THE “ARTEMIDORUS” PAPYRUS&lt;/a&gt;, ZPE 191, 2009, pagg. 27-43 (sull&amp;#8217;implausibilità della teoria che vede il papiro come un falso&lt;/span&gt;&lt;span&gt;).&lt;/span&gt;&lt;iframe class="scribd_iframe_embed" frameborder="0" height="600" id="doc_25152" scrolling="no" src="http://www.scribd.com/embeds/80546489/content?start_page=1&amp;amp;view_mode=list&amp;amp;access_key=key-1xqn8ehowoike7pkqi0x" width="100%" data-auto-height="true" data-aspect-ratio="0.706697459584296"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
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Caro Direttore, invocando soprattutto l’amor di verità..."</title><description>““Amor di verità sullo pseudo-Artemidoro”&lt;br/&gt;
Caro Direttore, invocando soprattutto l’amor di verità che nel Suo giornale è la regola, mi corre l’obbligo di rettificare le inesattezze gravi in cui è incorso il dott. Callieri nella lettera apparsa il 19/11 a p. 36: 1) le pubblicazioni sullo pseudo-Artemidoro sono ormai oltre 200 (e non 48!!), e ben più della metà sostengono o che non è Artemidoro o che è un falso, o entrambe le cose. Il Callieri può leggere il saggio di F. Condello, intitolato «Artemidoro» 2006-2011.&lt;br/&gt;
2) Il carattere recente (cioè falso) del manufatto simil-artemidoreo è rivelato, tra molte altre prove, dalla presenza di grafite nell’inchiostro (l’analisi in proposito si può leggere perfino nell’ed. Led); comunque si veda anche il volume intitolato «Fotografia e falsificazione». 3) La dott.ssa Pajon ha già svolto la sua tesi al convegno papirologico di Ginevra (agosto 2010) e fu adeguatamente confutata nel corso del dibattito. Forse per questo ogni tanto si affaccia su Wikipedia.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;Mi era sfuggito questo prolungato botta e risposta (La Stampa 21/11/2011), protagonista Luciano Canfora, il &lt;a href="http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=11672599"&gt;Grande Guastatore&lt;/a&gt;, in seguito ad &lt;a href="http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/430313/"&gt;un’intervista di Callieri&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Questa la lettera di Callieri: “&lt;strong&gt;Artemidoro, Callieri risponde a Canfora”. &lt;/strong&gt;&lt;span&gt;Il Professor Canfora fa lo spiritoso. Digiuno di papirologia, sono solo un attento lettore. Ricordo una nota redazionale del «Sole 24 Ore» pubblicata il 21 marzo 2010: «Senza contare né quelli degli editori del papiro (e collaboratori) né di Canfora (e collaboratori) si contano ad oggi 48 studi scientifici, dei quali uno accoglie le tesi della falsificazione, gli altri 47 propongono varie interpretazioni, ma tengono ferma la genuinità del papiro e la sua datazione al I secolo a.C.». Ai 47 se ne sono aggiunti altri. Almeno uno ieri. &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Si svolge in questi giorni all’Università di Madrid un Congresso internazionale di tre giorni. Il titolo è «De Falsa et Vera Historia». Vengono trattati da autorevoli studiosi casi di falsi clamorosi. La Professoressa &lt;strong&gt;Irene Pajon &lt;/strong&gt;della Oxford University presenta la relazione «El papiro di Artemidoro: un falso falso». &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=11680536"&gt;Alla dottoressa Vassilika&lt;/a&gt; posso solo ricordare quanto scritto sul suo caso da «Bild» di Hannover il 28 dicembre del 2001 e «Die Welt» il 25 marzo 2004.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;E questa la precedente stoccata di Canfora, sempre attraverso lettera alla Stampa (18/11):&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div align="left"&gt;&lt;span&gt;Caro Direttore, Carlo Callieri, pur digiuno di studi di papirologia, interviene sulla autenticita’ ormai archiviata dello pseudo-Artemidoro. Non adduce argomenti di carattere scientifico, ma insinuazioni di carattere personale. Non puo’ tacersi pero’ l’aspetto un tantino esilarante del suo dire a proposito di confronti «ipermediatici». Quando egli dirigeva la Fondazione per l’Arte, fu mecenatesco e mediatico ai limiti del buon gusto! Oltre a pagare milioni di euro per il falso papiro, oltre a finanziare la mostra berlinese e la trasferta di una nutrita squadra, oltre a coprire le spese assicurative, per il trasferimento di oggetti d’arte esposti a far da contorno al papiro, egli volle finanziare persino pubblicazioni per l’infanzia, martellanti sull’autenticita’ del falso papiro. Mi riferisco al coloratissimo volumetto in trentaduesimo &lt;strong&gt;Lia e il papiro magico&lt;/strong&gt;. Li’ il collega Gallazzi diventa il professor Von Gall, e l’amico professor Settis viene quasi ridicolizzato col nome di Septimius: il tutto a beneficio dei due protagonisti Tommy e Lia, la cui tazza di te’, nella favoletta, ha un ruolo decisivo. Il nostro aspirante papirologo finanzio’ anche un semilibro, intitolato &lt;strong&gt;A come Artemidoro&lt;/strong&gt;, dove campeggia ennesimamente la maschera «matrice» del papiro, che batte’ in ritirata nei mesi successivi. E come dimenticare lo spot musicale inserito nel Tg, nei giorni ruggenti del febbraio 2006, sull’onda della canzoncina «Entra nel mondo di Artemidoro!», ovvero il cortometraggio proiettato di continuo durante la mostra a Palazzo Bricherasio, che sceneggiava come peplum la storia del papiro? Insomma, quando il Callieri minaccia «Quel papiro lo ricomprerei», c’e’ da preoccuparsi. Vorrei tranquillizzare Callieri: la diagnosi che dichiara non essere artemidoreo il papiro ha incontrato una larghissima condivisione anche fuori d’Italia. Cito soltanto: &lt;strong&gt;N. Wilson&lt;/strong&gt; (Oxford), &lt;strong&gt;R. Janko&lt;/strong&gt; (Ann Arbor), &lt;strong&gt;M. Billerbeck &lt;/strong&gt;(Freiburg Svizzera), &lt;strong&gt;G. Aujac&lt;/strong&gt; (Toulouse), &lt;strong&gt;D. Delattre&lt;/strong&gt; (Paris), &lt;strong&gt;P. Schreiner &lt;/strong&gt;(Koln) etc. etc. Con qualche volgarita’ il Callieri si spinge a dichiarare che le ricerche da me e da altri studiosi condotte sul papiro nascerebbero da fatti personali e mirerebbero a diffondere «veleni». Non so se il riso o la pieta’ prevale. La fantasia porta Callieri a parlare di un «terzo falsario». A noi ne bastano due. Se desidera il nome di chi ha messo insieme i tre pezzi di Simonidis, non ha che da rivolgersi al suo fornitore, Serop Simonian (Hamburg). Lui certamente sa chi e’ stato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Scommetterei, comunque, che non si tratta dell’ &lt;strong&gt;“Ultimo atto”&lt;/strong&gt; della saga di Artemidoro [così &lt;a href="http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/429900/"&gt;nell’articolo di Silvia Ronchey&lt;/a&gt; ripreso qui sotto, apparso sempre sulla Stampa, in occasione di un &lt;a href="http://www.controcampus.it/spip.php?article25593"&gt;dibattito torinese&lt;/a&gt; (15/11): &lt;em&gt;the plot thickens, &lt;/em&gt;si affaccia l’ipotesi di un secondo falsario tardo-novecentesco di cui si traccia una sorta di identikit. Quante vite, ancora, per il papiro di Artemidoro? Rif.: &lt;strong&gt;F. Condello&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;“Artemidoro” &lt;/em&gt;&lt;em&gt;2006-2011: l’ultima vita&lt;/em&gt;&lt;em&gt;, in breve&lt;/em&gt;, «Quaderni di storia» 74, luglio-dicembre 2011, pp. 161-248].&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;I tre falsi papiri confezionati nell’800 da Simonidis e rimasti a lungo chiusi nel fondo omonimo del Museo di Liverpool — ossia i «tre grossi sigari» descritti da James Farrer all’inizio del ‘900, poi risultati scomparsi — sono con ogni probabilità gli stessi che, accorpati tra loro, modificati e arricchiti di nuovi elementi grafici, ricompaiono a formare il cosiddetto Artemidoro (…) &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;span&gt;nei gialli che si rispettano le sorprese alla fine sono almeno due. Come quelle che verranno introdotte oggi dal prorettore Sergio Roda, a suggellare l’ipotesi che il manufatto sia frutto dell’assemblaggio dei tre «sigari» e delle aggiunte di un secondo falsario tardonovecentesco (la teoria del «Simonidis maggiorato» o «&lt;strong&gt;Simonidis auctus&lt;/strong&gt;» già da anni diffusa tra i filologi dopo essere stata avanzata da Luigi Lehnus).&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;span&gt;Il primo smascheramento riguarderà il lato B del cosiddetto papiro, l’unico nel manufatto a mostrare coerenza, in contrasto con il bislacco disordine che l’assemblaggio dei tre falsi originari sembra avere prodotto nel lato A. Nel rovescio invece si succedono disegni di animali, tanto strani quanto strategicamente disposti, si direbbe, a suggerire che i frammenti provengano da un supporto unico. Si tratta però, a quanto pare, di un lavoro malfatto: starà agli esperti mostrare definitivamente come questi disegni non solo siano opera di un falsario, ma siano stati prodotti nella seconda fase di falsificazione e cioè dopo l’accorpamento dei tre «sigari». In effetti anche agli occhi di un profano risalta la differenza tra i due ordini di figure: sul lato A, in quelle di gusto ellenistico tipiche dello stile di Simonidis, si apprezza un tratto ottocentesco che imita l’antico; sul lato B, negli animali fantastici come il cosiddetto «papero» o &lt;/span&gt;&lt;em&gt;chenalopex&lt;/em&gt;&lt;span&gt; , si scorge uno stile in cui qualche studioso è arrivato ironicamente a ravvisare l’influsso di Walt Disney. (..) &lt;/span&gt;&lt;span&gt;il secondo falsario — che si presuppone tuttora vivente e attivo — dev’essere un grande frequentatore della papirologia. Deve avere agito nell’ultimo ventennio del Novecento, in stretto contatto con quel «mercante» Simonian che ha venduto l’Artemidoro alla Compagnia torinese nel 2004, quando la sua reputazione era peraltro già incrinata dal contenzioso giudiziario avuto col Museo di Hildesheim negli Anni 80. Deve avere avuto il manufatto tra le mani per un congruo lasso di tempo. Se Ludwig Koenen, principe della papirologia mondiale, ha riferito di aver visto immagini del reperto che contenevano dettagli differenti da quelli della versione attuale, il cosiddetto papiro era noto agli egittologi Shelton e Grimm - come rivelano gli stessi editori critici - fin dal 1981: ben prima che uno di loro, Claudio Gallazzi, cominciasse a perorarne appassionatamente l’acquisto. &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Chi mai può corrispondere a questo identikit? Di chi è stato «uomo di paglia» l’armeno-amburghese Simonian?&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/13639740452</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/13639740452</guid><pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:00:00 -0500</pubDate><category>Papiro di Artemidoro</category><category>Luciano Canfora</category><category>Silvia Ronchey</category><category>Federico Condello</category></item><item><title>"Una élite «miscredente» che ha scelto di porsi alla testa di una massa popolare «bigotta» ma bene..."</title><description>“Una élite «miscredente» che ha scelto di porsi alla testa di una massa popolare «bigotta» ma bene intenzionata a contare politicamente attraverso il meccanismo delicato e imprevedibile dell’ «assemblea». I due soggetti posti di fronte si sono, nel concreto del conflitto, reciprocamente modificati. Lo stile di vita dell’ «Ateniese medio» si ricava in modo veridico dalla commedia di Aristofane: la quale, per il fatto stesso di aver preso quella forma e aver ottenuto non effimero successo, dimostra di per sé che quel popolo bigotto era ormai anche capace di ridere di se stesso e della propria caricatura. Lo stile di vita dell’ élite dominante è quello messo in scena da Platone nell’ ambientazione dei suoi dialoghi, pullulanti tra l’ altro anche di politici impegnatisi contro la democrazia (Clitofonte, Carmide, Crizia, Menone etc.): dialoghi non necessariamente e sempre movimentati come il Simposio, ma sempre animati da quella curiosità intellettuale scevra da condizionamenti, da quella passione per il dubbio, per il divertimento dell’ intelligenza e la libertà dei costumi che si avverte quasi dovunque nei testi platonici.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Luciano Canfora&lt;/strong&gt; sul &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt; del 18 novembre 2011: anticipazione di un brano dall’introduzione del suo ultimo volume Laterza, &lt;a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=636:il-mondo-di-atene&amp;catid=40:primopiano&amp;Itemid=101"&gt;Il mondo di Atene&lt;/a&gt;, riguardo la politica di governo e guida della democrazia da parte dei ceti dominanti (le &lt;em&gt;élites&lt;/em&gt;) nell’Atene periclea e post-periclea:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;La grandezza di quel ceto consistette nel fatto di aver accettato la sfida della democrazia, cioè la convivenza conflittuale con il controllo ossessivo occhiuto e non di rado oscurantista del «potere popolare»: di averlo accettato pur detestandolo, com’ è chiaro dalle parole dette da Alcibiade, da poco esule a Sparta, quando definisce la democrazia «una follia universalmente riconosciuta come tale». &lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Una lezione per l’oggi, in tempo di &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/11/21/taino-elite-politica/"&gt;élites al potere&lt;/a&gt;, in Italia? Forse ci sarebbe bisogno anche sugli schermi della nostra politica di qualche oratore simile al Pericle tucidideo, per far accettare alle masse la linea politica dei nostri tecnocrati, impegnati in una guerra economica tanto difficile, che richiederà altrettanto accorti e persuasivi &lt;em&gt;logoi epitaphioi&lt;/em&gt; in onore dei caduti per la difesa dell’Euro…&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/13113055845</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/13113055845</guid><pubDate>Sat, 19 Nov 2011 11:00:00 -0500</pubDate><category>Luciano Canfora</category><category>Aristofane</category><category>Atene</category><category>recensioni</category></item><item><title>"When she states (129) that “Aristophanes’ plays are nearly always named after their choruses”, she..."</title><description>“When she states (129) that “Aristophanes’ plays are nearly always named after their choruses”, she is speaking only of the extant dramas; for the forty canonical plays the number is more than a dozen. For the other major Old comic poets, the figures are: Kratinos (6/25), Eupolis (3/14), Pherecrates (8/20), Platon (17/30).”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;Così &lt;strong&gt;Ian Storey&lt;/strong&gt;, nella recensione di &lt;strong&gt;Nikoletta Kanavou&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Aristophanes’ Comedy of Names: a Study of Speaking Names  in Aristophanes. Sozomena: Studies in the Recovery of Ancient Texts 8&lt;/em&gt;., Berlin/New York:  Walter de Gruyter, 2011, di cui appunto le statistiche finali:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://img195.imageshack.us/img195/3961/nomix.jpg"/&gt;&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/11859468805</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/11859468805</guid><pubDate>Mon, 24 Oct 2011 05:52:23 -0400</pubDate><category>Appunti</category><category>Storey</category><category>Kanavou</category><category>Aristofane</category></item><item><title>Il nobel Tranströmer ed Orazio</title><description>&lt;p&gt;L&amp;#8217;ottantenne poeta svedese &lt;span class="st"&gt;Tomas &lt;strong&gt;Tranströmer&lt;/strong&gt; ha vinto il premio Nobel 2011 per la letteratura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="st"&gt;Leggo, &lt;a href="http://www.iltempo.it/2011/10/07/1291242-nobel_canto_transtromer.shtml"&gt;qui&lt;/a&gt;, una bella presentazione, in cui il poeta parla del proprio legame con la cultura latina prima, e poi italiana:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="st"&gt;«Al ginnasio dovevamo tradurre Orazio, mi interessavano le forme latine (&amp;#8230;) Poi l&amp;#8217;endecasillabo dantesco. E ancora, tra i vostri autori, Quasimodo, Calvino, Montale, Ungaretti, Mario Luzi». &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="st"&gt;Ed in effetti l&amp;#8217;influenza sul giovane Tranströmer dei propri studi liceali (studiò latino al &lt;a href="http://www.son.edu.stockholm.se/english.htm"&gt;gymnasium latino di Södra&lt;/a&gt;, a Stoccolma) è stata dal poeta stesso efficacemente raccontata in appendice ad un&amp;#8217;importante raccolta poetica del 2006 (vado a citare dall&amp;#8217;edizione inglese: &lt;em&gt;The great enigma: new collected poems &lt;/em&gt;[1954-2004], trad. R.Fulton), nella sezione conclusiva, in prosa, una sorta di riflessione retrospettiva a mo&amp;#8217; di diario (&amp;#8220;Memories Look at Me&amp;#8221;, pag. 255segg).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="st"&gt;Tranströmer iniziò ad usare nell&amp;#8217;estate dopo la maturità, via Orazio, la strofe saffica e l&amp;#8217;alcaica. La motivazione è memorabile, e merita di essere riproposta, a proposito di classici &amp;#8220;nostri contemporanei&amp;#8221; o, più nello specifico, riguardo al tema dell&amp;#8217;eredità e modelli classici nella poesia contemporanea:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class="st"&gt;&amp;#8220;Classical meters - how did I come to use them? The idea simply turned up. &lt;/span&gt;For &lt;strong&gt;I regarded Horace as a contemporary&lt;/strong&gt;. He was like Rene Char, Oskar Loerke, or Einar Malm. The idea was so naive it became sophisticated&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;E&amp;#8217; interessante, più in generale, l&amp;#8217;intero racconto delle esperienze scolastiche ginnasiali di Tranströmer come discente di latino, intrecciate con la maturazione della propria vocazione poetica.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;In the course of my penultimate year at school, my own brand of modernistic poetry was in production. At the same time I was drawn to older poetry, and when our Latin lessons moved forward from the historical texts on wars, senators, and consuls to verses by Catullus and Horace, I was carried quite willingly into the poetic world presided over by Bocken [NdR: il suo professore di latino e greco, Per Venström, alias Pelle Vänster (vänster = sinistra), alias Bocken (capra), dalla bianca barba e dall&amp;#8217;aspetto simile a Dracula].&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Viene narrato, in divenire, come una lezione di traduzione dal latino possa far rivivere nell&amp;#8217;alunno la forza della poesia classica. T. racconta un&amp;#8217;illuminante esperienza didattica, nel corso di una traduzione sotto la guida del summenzionato prof. di latino (peraltro poeticamente ottuso: &amp;#8220;a person &amp;#8230; utterly immune to Horace&amp;#8221;&amp;#8230; &amp;#8220;He belonged to the category of human being that was quite impossible to imagine in a role other than that of schoolteacher. In fact, it could be said that it was hard to envisage him as anything other than a Latin teacher&amp;#8221;), che mai capì quanto il proprio allievo fosse &amp;#8220;captivated by those classical stanzas&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Così insomma, nella Svezia dell&amp;#8217;immediato dopoguerra, si continuava a studiare il latino: a partire dal contatto con la traduzione dei grandi autori classici. La scenetta rievocata da Tranströmer merita di essere riportata per esteso; si tratta dell&amp;#8217;incontro con Orazio, autore come s&amp;#8217;è detto quanto mai significativo per T. (&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.02.0024%3Abook%3D2%3Apoem%3D3"&gt;Carmina, II, 3&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;):&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Plodding through verses was educative. It went like this. &lt;br/&gt;The pupils first had to read out a stanza, from Horace perhaps:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Aequam memento rebus in arduis &lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;servare mentem, non secus in bonis &lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;ab insolenti temperatatam&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;laetitia, morituri Delli&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bocken would cry out: Translate!&amp;#8221; And the pupil would oblige:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;With an even temper&amp;#8230; aah&amp;#8230; Remember that in an even temper&amp;#8230; no&amp;#8230; with equanimity&amp;#8230; to maintain an even temper in difficult conditions, and not otherwise&amp;#8230; aah&amp;#8230; and like in fav-&amp;#8230; favorable conditions&amp;#8230; aah&amp;#8230; abstain from excessive&amp;#8230; aah&amp;#8230; vivacious joy O mortal Dellius&amp;#8230;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Operazione questa, del tradurre parola per parola, apparentemente terra-terra, ma proprio da quest&amp;#8217;operazione preliminare scatta improvvisa, come racconta T., l&amp;#8217;elevazione data dal comprendere e rivivere la parola poetica, nutrimento di speranza, che dà ali, nel caso di T., ad una precoce vocazione propria:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt; &lt;br/&gt;&amp;#8220;By now the luminous Roman text had really been brought down to earth. But in the next moment, in the next stanza, Horace came back in Latin with the miraculous precision of his verse. This alternation between the trivial and decrepit on the one hand and the buoyant and sublime on the other taught me a lot. It had to do with the conditions of poetry and of life. That through form something could be raised to another level. The caterpillar feet were gone, the wings unfolded. One should never lose hope!&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;One should never lose hope&amp;#8221;: mai perdere speranza. Neppure la speranza in un Nobel ormai dichiaratamente inatteso, che arriva ad ottant&amp;#8217;anni, dopo un ictus che dal 1990 lo ha privato della voce ma non della parola poetica.&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/11176050941</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/11176050941</guid><pubDate>Sat, 08 Oct 2011 06:05:00 -0400</pubDate><category>Tomas Tranströmer</category><category>Nobel</category><category>Orazio</category></item><item><title>Cauta epoché dell'Accademia, e certezze del Corriere: ancora sulla falsità del Papiro di Artemidoro</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Corriere della Sera 15 agosto 2011 &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;LA DISCUSSIONE L&amp;#8217; ULTIMO SAGGIO DI LUCIANO CANFORA SVELA IL FOTOMONTAGGIO E SMONTA LE TESI A FAVORE DELL&amp;#8217; AUTENTICITÀ&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Papiro di Artemidoro, colpo di grazia al «falso nel falso»&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Federico Condello&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C&amp;#8217;è chi al nome di «Artemidoro» oggi dà segni di fastidio. Fra un&amp;#8217; accademia chiusa nella sua cauta epoché, e un pubblico impossibilitato a seguire nei dettagli una vicenda tanto complessa, si rischia di dimenticare quanto il caso sia rilevante. Del resto, non c&amp;#8217; è vicenda di falsificazione, dai Protocolli antiebraici ai Diari mussoliniani, che non abbia contato sul fattore tempo. Alla fine i falsi, in qualche modo, si canonizzano, complice lo snobismo di chi dichiara «superati» i problemi non risolti. Perciò i progressi della ricerca meritano notizia. Il «papiro di Artemidoro», innanzitutto, non esiste più. Nel 2006 Settis liquidava le ipotesi di Canfora come «un divertissement&amp;#160;». «La questione dell&amp;#8217; autenticità» - si dichiarò allora - non meritava «più di dieci righe». Le «dieci righe» sono diventate però pagine e pagine, e il divertissement un ampio dibattito internazionale: ed è ormai posizione di minoranza quella di chi crede che il papiro debba essere integralmente attribuito ad Artemidoro. In cinque anni, non è poco. Non meno rilevanti le novità degli ultimi mesi. Si ricorderà la fotografia che immortala l&amp;#8217; ammasso di carta pesta noto come Konvolut, già denunciata come fotomontaggio, nel 2009, da Silio Bozzi. Il colpo di grazia all&amp;#8217;infelice «falso nel falso» è ora inferto dal volume &lt;em&gt;Fotografia e falsificazione&lt;/em&gt; (Aiep, pp. 128, Euro 10). La fotografia risulta scattata e stampata quando già circolava il papiro così com&amp;#8217; è. Le tracce di testo e immagini riconoscibili sulla fotografia paiono indifferenti alle asperità della superficie. E nessuna di esse sembra volersi piegare alle più elementari leggi della prospettiva. La conclusione è obbligata: qualcuno ha tramutato l&amp;#8217; immagine di un qualsiasi papiro vergine in un&amp;#8217; immaginaria istantanea del papiro artemidoreo in fase di restauro, tramite un corposo trasferimento di dettagli desunti dal papiro disteso. Quanto al reperto in sé, si troverà una sintesi delle novità ne &lt;em&gt;La meravigliosa storia del falso Artemidoro&lt;/em&gt; di Luciano Canfora (Sellerio, pp. 264, Euro 14). Per quante e quali ragioni il papiro debba essere giudicato un falso è inutile riepilogare: anacronismi linguistici e fattuali, incongruenze geografiche e geopolitiche, ricorso a testi posteriori di secoli alla data del reperto. Con una particolarità su cui troppo spesso si tace: le puntuali coincidenze fra il testo del papiro ed espressioni del falsario Costantino Simonidis. Oggi sappiamo che la specialità di Simonidis furono i falsi geografici, e che Artemidoro fu tra i suoi autori prediletti. Sappiamo che Simonidis ebbe diretta conoscenza di tutti i testi presupposti dal nuovo «Artemidoro», e che familiari gli furono i manoscritti antichi che condividono con il papiro - unici paralleli possibili - spiccate peculiarità paleografiche. Sappiamo infine che quasi tutti i tic stilistici di Simonidis trovano riscontro nel reperto. Ma un problema ancor più generale può dirsi risolto. Il papiro rischia infatti di infrangere una regola base della falsificazione: il falso, di norma, suona troppo vero. Possibile dunque che il falso Artemidoro contraddica in tanti punti l&amp;#8217; Artemidoro autentico? Possibile, anzi ovvio: il papiro di Artemidoro riproduce esattamente l&amp;#8217; immagine che del geografo antico fu canonica nel XIX secolo. Simonidis non sbaglia: semplicemente, egli si attiene a un&amp;#8217; immagine sbagliata di Artemidoro. E poi siamo certi che questo papiro milionario, questa star delle esibizioni museali, sia un solo papiro? Il «papiro di Artemidoro» nasce dalla giustapposizione di tre grandi sezioni: un blaterante «proemio» geografico arricchito da un ampio lacerto artemidoreo; una «mappa» che pare un test di Rorschach, in cui ciascuno vede ciò che vuole; una sequenza di schizzi anatomici di cui si è ormai mostrata la coincidenza con tavole pittoriche del Settecento. Questo confuso amalgama è tenuto insieme solo dai disegni a soggetto zoologico del verso . Poiché proprio il verso è stato tenuto al riparo, per ora, da ogni analisi chimico-fisica, Canfora non può esimersi dall&amp;#8217; ipotizzare che tre distinte prove di Simonidis - un&amp;#8217; opera geografica, una mappa, un de pictura&amp;#160;: altra passione del falsario - siano state successivamente unificate tramite la realizzazione, totale o parziale, dei disegni che occupano il verso . È una «seconda mano» dello stesso Simonidis? O una mano molto, molto più recente? E altre novità conoscono in questi giorni le prime anticipazioni pubbliche: cosa si dovrà concludere se sarà dimostrato che i disegni del recto risultano posteriori alle lacune che sfigurano il papiro? L&amp;#8217; ennesimo miracolo, o l&amp;#8217; ennesima prova di falsità? &lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/9548271338</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/9548271338</guid><pubDate>Mon, 15 Aug 2011 11:00:00 -0400</pubDate><category>Papiro di Artemidoro</category><category>Federico Condello</category><category>Luciano Canfora</category></item><item><title>Fotografia e falsificazione - Papiro di Artemidoro</title><description>&lt;a href="http://albertocottignoli.over-blog.it/m/article-76096308.html"&gt;Fotografia e falsificazione - Papiro di Artemidoro&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;&lt;span&gt;Alberto &lt;span class="hl"&gt;Cottignoli&lt;/span&gt;, “Il papiro di Artemidoro: un clamoroso falso”, in &lt;em&gt;Fotografia e falsificazione&lt;/em&gt;, Scuola Superiore di Studi Storici, Università di San Marino, Aiep editore, 2011, pp. 69-76, 121-124&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;[&lt;a href="http://www.unirsm.sm/detail.asp?c=53&amp;p=0&amp;id=6907"&gt;Convegno San Marino 5-6 novembre 2010&lt;/a&gt; sul Papiro di Artemidoro: il contributo di Cottignoli]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;img src="http://img854.imageshack.us/img854/9000/img042j.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/7495921608</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/7495921608</guid><pubDate>Mon, 11 Jul 2011 12:18:59 -0400</pubDate><category>Alberto Cottignoli</category><category>Papiro di Artemidoro</category></item><item><title>"Un altro genere di follia da libri è quella del pastore protestante sassone Johann Georg Tinius..."</title><description>“Un altro genere di follia da libri è quella del pastore protestante sassone Johann Georg Tinius (1764-1846), divenuto omicida al fine di rapinare libri e gonfiare la sua biblioteca. Finalmente catturato e ristretto in carcere, egli poté mettere a frutto quella sterminata e indigesta selva di letture per scrivere un torrenziale trattato di esegesi biblica avente come fine di dimostrare che Gesù, dopo la resurrezione, visse ancora 27 giorni sulla terra (1820, riedito nel 1845). &lt;br/&gt;
Quindici anni più tardi un vorace paleografo e teologo greco - di cui sarà presto ricostruita la biblioteca - pubblicò a Londra l’ edizione critica, sontuosa, di un «antico» papiro da lui medesimo creato, il cui obiettivo era di dimostrare che il Vangelo di Matteo era stato dettato al copista Nicola Diacono, quindici anni dopo l’ ascensione di Gesù. Quello straordinario erudito, un visionario più che un truffatore, si chiamava Costantino Simonidis. Il suo Matteo animò il dibattito teologico e interconfessionale per qualche tempo. Che i libri producessero effetti perversi era un’ idea popolare. Aristofane parla di «decotti di libri» e nella città celeste degli Uccelli chi porta libri è guardato male e con sospetto. Euripide possedeva libri (è una notizia di Ateneo, erudito alessandrino del II secolo d.C.) e anche questo contribuiva a fare di lui un eccentrico, degno delle continue frecciate della commedia.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;Luciano Canfora ancora su Simonidis, sul &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/02/Sommersi_salvati_dai_libri_Gli_co_9_110702100.shtml"&gt;Corriere del 2 luglio&lt;/a&gt;: ci attende un’avvincente puntata sulla biblioteca del falsario…&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su Tinius cfr. lo stesso Canfora:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Johann Georg Tinius&lt;/strong&gt; (1764-1846), pastore a Poserna in Sassonia, autore di vari omicidi a scopo di rapina, commessi al fine di poter disporre di danaro: danaro che si convertiva immediatamente in libri. Dotato di una memoria prodigiosa, coniugava qualunque altra attività con la lettura; era giunto a riconoscere i diversi luoghi di stampa dei volumi già solo all’odore. Scoperto, alfine, per una sua imprudenza nel 1813, fu condannato, dopo un lungo processo indiziario, a dodici anni di reclusione (attenuanti l’età, la malattia). Non confessò mai i suoi crimini. Una volta in carcere, lontano dalle decine di migliaia di volumi che aveva accumulato, scrisse in modo torrenziale: una lunga autobiografia, intitolata &lt;em&gt;Vita straordinaria e istruttiva del Magister Johann Georg Tinius&lt;/em&gt;, un trattato di esegesi biblica (apparso nel 1820 e ripubblicato in seconda edizione nel 1845) mirante a dimostrare «Che Gesù, dopo la Resurrezione, visse ancora 27 giorni sulla terra», un commento al Vangelo di Giovanni, e altro ancora. La sua storia ha suscitato, di recente, un racconto: &lt;a href="http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=9&amp;id_lib=33"&gt;Der Buchtrinker &lt;/a&gt;(Il bevitore di libri), di &lt;a href="http://www.ev-theologie.uni-wuerzburg.de/Seiten/personaldaten/huizing.html"&gt;Klaas Huizing&lt;/a&gt; (1994). Narra di un altro bibliomane che si invaghisce del ‘modello’ Tinius, sprofonda con la fantasia nel mondo patologico di Tinius e si persuade del profondo parallelismo tra la vita del suo eroe e la vita di Gesù. Alla fine si persuade di aver scoperto la chiave per entrare nel segreto di Tinius: Tinius scriveva per lui, per il suo lettore, e per avvertirci dell’imminente pericolo del mondo civilizzato. (&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Luciano Canfora, &lt;em&gt;Libro e libertà&lt;/em&gt; Laterza, Roma-Bari, 2005 [1994], pag. 36)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Più in generale, sulle biblioteche nel mondo antico -campo d’indagine che è caro a Canfora, si pensi a &lt;a href="http://www.sellerio.it/it/catalogo/Biblioteca-Scomparsa/Canfora/1313/"&gt;la biblioteca scomparsa&lt;/a&gt;, dell’86- cfr., sempre a livello divulgativo, ancora sul Corriere, &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2006/gennaio/04/Lettori_forti_soldati_dell_antica_co_8_060104010.shtml"&gt;qui&lt;/a&gt;: nell’articolo, tra l’altro, a proposito di &lt;em&gt;komodoumenoi&lt;/em&gt; (personaggi dell’epoca, non solo intellettuali, bersaglio dei &lt;em&gt;Witze&lt;/em&gt; aggressivi comici), viene citato il catalogo di &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;a href="http://www.lgga.unige.it/schedePDF/200902041701080.Hypsicrates.pdf"&gt;Ipsicrate&lt;/a&gt; menzionato nel &lt;/span&gt;P.Oxy. XVIII, 2192 del II sec. d.C.:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;img src="http://img339.imageshack.us/img339/618/ipsicrate.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su cui cfr. &lt;strong&gt;Horst Blanck&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Il libro nel mondo antico&lt;/em&gt;, Dedalo: Bari, 2008, pag. 177:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;img src="http://img838.imageshack.us/img838/6562/horstblanckillibronelmo.jpg" width="529" height="437"/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Infine, sull’ostilità popolare ai libri (e agli intellettuali), come possibili portatori di effetti negativi e perversioni  -pregiudizio riflesso anche nella commedia greca antica-, cfr. l’interessante riflessione di &lt;/span&gt;&lt;span&gt;K.J.Dover, p.281 dell’&lt;em&gt;Entretien Hardt&lt;/em&gt; su Aristofane, tomo XXXVIII, Vandoeuvres-Genève, 1993 (nella discussione dell’intervento di &lt;strong&gt;B.Zimmermann&lt;/strong&gt; su &lt;em&gt;Aristophanes und die Intellektuellen&lt;/em&gt;), che s’interroga su un modo di dire tuttora vivo oggigiorno in Italia:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;M. Dover&lt;/strong&gt;: Ridicule of intellectuals in Aristophanes seems to me a particular case of a ‘socio-psychological’ phenomenon: hostility, at any rate in the West, to analytical thinking. Two examples, one fictional, one actual. In &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cacciatore"&gt;The Deer Hunter&lt;/a&gt; there is a scene in which one character utters an unconventional analytical reflection, and another reacts by saying, “Whaddya mean? You a faggot, or sump’n?” The second example is more subtle; I heard an Italian farmer’s wife, apologizing for difficulty in writing down a telephone message, say “Siamo gente alla buona” in the sense “We lack education”. But a lack — why alla &lt;strong&gt;&lt;em&gt;buona&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;?&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/7222248773</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/7222248773</guid><pubDate>Mon, 04 Jul 2011 04:10:11 -0400</pubDate><category>Ipsicrate</category><category>K.J.Dover</category><category>komodoumenoi</category><category>Luciano Canfora</category><category>Johann Georg Tinius</category></item><item><title>"Sognando un dibattito scientifico corretto": ancora sul Papiro di Artemidoro</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Filippomaria Pontani&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Archiv für Papyrusforschung&lt;/em&gt; 56/1, 2010, &amp;#8220;Minima Marcianea&amp;#8221;, premette una condivisibile riflessione al suo contributo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[questa la tesi: le coll. IV-V del papiro preservano l&amp;#8217;introduzione -con un periplo sommario- alla parte geografica del libro 2 di Artemidoro, che poi si sarebbe sviluppata in una descrizione più dettagliata della Spagna; &lt;em&gt;abstract&lt;/em&gt;: &amp;#8220;l&amp;#8217;evidente analogia tra P.Artemid. col. IV, 18-24 e Marciano Per. mar. ext. 2, 6 (p. 544, 2–4 Müller) trova la sua migliore spiegazione ipotizzando che Marciano avesse il testo di Artemidoro di fronte mentre stendeva l&amp;#8217;intera sezione 2,2-2,7 del proprio Periplo, specialmente i paragrafi 2,6-7, concernenti la forma generale dell&amp;#8217;Iberia&amp;#8221;]:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Whatever the issue, like many Italians I dream of a scholarly world where dissent – above all in public venues – never resorts to derisory tones bordering on insult, exactly in the same way as I dream of a country free from the rhetoric of obstination and personal attack typical of some right-wing newspapers&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Anche a mio avviso la ricerca della &amp;#8220;verità&amp;#8221; ben evidenziata da Canfora, con appassionata acribia, &lt;a href="http://www.aristofane.it/public_html/audio/Silvia_Ronchey_Artemidoro_(Pesaro_luglio_2010_Festival_Filologia).mp3"&gt;e da ultima, tra gli altri, da Silvia Ronchey&lt;/a&gt;, quale precipuo compito della filologia, meglio si persegue attraverso un dibattito scientifico che, &lt;em&gt;sine ira et studio&lt;/em&gt;, dia conto delle proprie tesi e ricerche &lt;em&gt;in progress&lt;/em&gt;, attraverso un confronto pubblico da condursi &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt; su riviste internazionali indipendenti, e che, se affidato alle testate giornalistiche (in questi anni il &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt;, per lo più, ma anche &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;, la &lt;em&gt;Stampa&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;Giornale&lt;/em&gt;, etc.), tenti, pur nella semplificazione, di far comprendere al &amp;#8220;candido lettore&amp;#8221; come in proposito non si sia ancora raggiunta una &lt;em&gt;communis opinio &lt;/em&gt;nella comunità scientifica (ad oggi, come scrive Pontani, non vi è nessuna &amp;#8220;„solid proof“, bensì una lunga serie di indizi pazientemente raccolti/proposti da Canfora e altri per &amp;#8220;condannare&amp;#8221; il papiro come falso -alcuni più cogenti, altri meno o per nulla tali-: insomma, resta aperta la possibilità di maturare un autonomo convincimento in proposito e, magari, propendere per un&amp;#8217;assoluzione per &amp;#8220;insufficienza di prove&amp;#8221;, per restare nella metafora giudiziaria, ovvero di interpretarne le indubitabili singolarità, schierandosi, infine, per l&amp;#8217;autenticità)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Imho&lt;/em&gt; il rischio, in caso contrario, è che, nel corso di un prolungato dibattito (quasi un &lt;em&gt;feuilleton&lt;/em&gt;, tra falsari e smascheramenti in più episodi), talvolta estremamente &amp;#8220;caldo&amp;#8221;, di cui in questi anni abbiamo cercato di dare via via tempestivo conto anche in questa sede, il lettore colto - tra l&amp;#8217;interessato e il divertito - assista, senza possedere gli strumenti o le competenze per autonomamente giudicare (nonostante i volumi &amp;#8220;divulgativi&amp;#8221; pubblicati da Canfora e Settis per Einaudi, Rizzoli, Sellerio), ad un&amp;#8217;opposta lotta di &lt;em&gt;entourage&lt;/em&gt; (ovverosia quelli legati ai professori -e istituzioni- coinvolti: non solo, quindi, quello legato a Canfora, ma anche, ad esempio, quello orbitante attorno alla &lt;em&gt;Scuola Normale Superiore&lt;/em&gt;, di cui per molti anni è stato direttore Salvatore Settis).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di seguito ecco l&amp;#8217;articolo, nella versione integrale (NB: consigliata la visualizzazione a tutto schermo):&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a title="View APF.2010 Minima Marcianea Filippomaria Pontani on Scribd" href="http://www.scribd.com/doc/58450653/APF-2010-Minima-Marcianea-Filippomaria-Pontani"&gt;APF.2010 Minima Marcianea Filippomaria Pontani&lt;/a&gt; &lt;iframe frameborder="0" height="600" width="100%" scrolling="no" data-auto-height="false" src="http://www.scribd.com/embeds/58450653/content?view_mode=list&amp;amp;start_page=1&amp;amp;access_key=key-2fqt767r8g1x1krg0cd1&amp;amp;" class="scribd_iframe_embed"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;
&lt;script type="text/javascript" src="http://www.scribd.com/javascripts/view2.js"&gt;&lt;/script&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/6787130301</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/6787130301</guid><pubDate>Wed, 22 Jun 2011 06:55:00 -0400</pubDate><category>Filippomaria Pontani</category><category>Artemidoro</category><category>Silvia Ronchey</category><category>Settis</category><category>Luciano Canfora</category></item><item><title>Ancora su The Classical Tradition</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Il Sole 24 ore 19 giugno 2011&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Tradizione e Ricezione&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Quel filo forte che ci lega&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Alessandro Schiesaro&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Conviene affrontare questo magnifico dizionario sulla tradizione classica partendo dall&amp;#8217;inatteso, ricchis­simo corredo di immagini. Affian­cate ad ampie didascalie, esse prospettano in-fatti una chiave di lettura trasversale quasi au­tonoma rispetto alle centinaia di voci che compongono il volume. Accanto al &lt;em&gt;Saturno &lt;/em&gt;di Goya, l&amp;#8217;idra a sette teste della Secessione sudista demonizzata in un poster di propa­ganda politica del XIX secolo; i manifesti pub­blicitari art déco di Nîmes «la Roma francese», il mausoleo imperiale di Lenin sulla piaz­za Rossa e il giuramento delle reclute sull&amp;#8217;alti­piano di Masada, insieme a Maria Callas-Medea e alla &lt;a title="Melanconia" href="http://www.rai.it/dl/images/1271063944596De_Chirico.jpg"&gt;Melancolia di De Chirico&lt;/a&gt; o al &lt;a href="http://timoisyndouloisin.tumblr.com/tagged/Laocoonte"&gt;macel­laio dei cartoons stritolato dalle salsicce, un Laocoonte da fastfood&lt;/a&gt;. Evidenze tratte da luoghi, culture, media molto distanti tra loro, per testimoniare plasticamente la lunga durata e la pervasività di quell&amp;#8217;insieme multifor­me di fenomeni che siamo soliti chiamare, ap­punto, la &lt;em&gt;tradizione classica. &lt;/em&gt;In questa galassia, i curatori si prefiggono il ruolo della guida, come la Sibilla per Virgilio e questi per Dante, dicono, «per portare a rinno­vata luce quanti sono solo apparentemente morti e ridar voce a coloro che ci avevano dato la nostra ma l&amp;#8217;hanno momentaneamente per­duta»: un obiettivo che può sembrare neutra­le, ma in realtà circondato da quesiti che negli ultimi tempi si sono fatti sempre più contro­versi: si può ancora parlare di «tradizione» classica? In che termini? Con quali implicazio­ni? E ancora: «tradizione» al singolare o al plu­rale, o, se vogliamo, chi sono i &lt;em&gt;noi &lt;/em&gt;cui gli anti­chi hanno dato la &lt;em&gt;nostra &lt;/em&gt;voce?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Fortissima si è fatta ormai la distanza tra quanti, spostando l&amp;#8217;accento sulla ricezione del classico,insistono sull&amp;#8217;appropriazione cre-ativa ma anche manipolativa, orientata, ideo­logica, di una cultura già a suo tempo policentrica, ne pongono in rilievo i messaggi anche contrastanti tra loro, le perversioni di lettura cui è stata sottoposta nei secoli. E coloro i quali preferiscono privilegiare ancora gli aspetti di continuità e relativa omogeneità, di tradizione, appunto, senza per questo necessariamente ricadere in un classicismo di maniera.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Soprattutto in Gran Bretagna, ma anche negli Stati Uniti, &amp;#8220;ricezione&amp;#8221; e &amp;#8220;tradizione&amp;#8221; costituiscono oggi due metodi distinti e in buona misura contrapposti per inoltrarsi in un settore che fino a poco fa si credeva non solo unitario, ma, in fin dei conti, anche relativamente poco problematico, ancorato a metafore affidabili perché quasi irriflesse, come tradizione o ere­dità, radici e modelli. All&amp;#8217;ombra della Sibilla e di Virgilio i curatori di un&amp;#8217;opera per molti ver­si eccezionale evitano di entrare nel vivo di questo dibattito in modo diretto (non trovere­te qui né la voce «tradizione» né quella «rice­zione»), ma sono i primi a riconoscere che «una tradizione classica», non &lt;em&gt;la &lt;/em&gt;tradizione classica &lt;em&gt;toni court, &lt;/em&gt;sarebbe stato titolo più adatto a esplicitare la polifonia culturale che negli ultimi decenni almeno ha dato nuovo impulso allo studio del mondo antico. Decen­ni in cui si assisteva, in parallelo, al venir me­no di quella «agevole familiarità» con un insie­me di miti e storie, personaggi e monumenti, proverbi e testi canonici, che per secoli aveva costituito una lingua franca della cultura, o, per meglio dire, «il tratto distintivo di coloro che avevano tratto beneficio da una formazio­ne civilizzata e civilizzatrice». Una chiave di lettura, questa, per molti versi controcorren­te, che riaffiora non a caso nelle numerose vo­ci dedicate ai creatori e ai campioni della scien­za dell&amp;#8217;antichità come si è venuta caratteriz­zando tra Settecento e Ottocento» . &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Proprio il dibattito tra i paladini della continuità e i campioni dell&amp;#8217;alterità conferma la fili­grana edipica del nostro rapporto con quel mondo, del quale continuiamo a non poter fa­re a meno, specie a livello di immaginario e di simboli, nonostante le ricorrenti crisi di riget­to e le intermittenze nel grado di attenzione che gli riserviamo. Da un secolo a questa par­te, da quando Freud propose di leggere i miti e i testi dei greci non solo come grandi capolavo­ri artistici, ma come trasfigurazioni senza tempo di verità profonde della condizione umana, la metafora edipica si è fatta ineluttabile,pur tra rifiuti iconoclastici e riscoperte ap­passionate. L&amp;#8217;archeologia, scienza della tradi­zione per eccellenza, rappresentava d&amp;#8217;altron­de agli occhi di Freud il miglior modello espli­cativo per comprendere i meccanismi della nostra psiche, una stratificazione di creazioni e rimozioni, di infrastrutture profonde che reggono il peso della nostra impalcatura co­sciente, di oggetti nascosti che, riportati im­provvisamente alla luce, attivano passioni e fobie. Vale altrettanto l&amp;#8217;inverso: perché il no­stro atteggiamento nei confronti di un mon­do in parte sepolto, in larga parte distrutto, so­lo a tratti portato alla luce, mobilita lo stesso groviglio di emozioni che siamo soliti associa­re con il presente della vita. Freud sperimentò queste pulsioni in prima persona. Il differi­mento nevrotico del viaggio a Roma, agogna­ta, studiata ma a lungo evitata, come racconta lui stesso, riproduce la scena primaria del no­stro rapporto con gli archetipi della nostra cul­tura. Alla fine, naturalmente, anche Freud en­trò a Roma, testimoniando, come generazio­ni prima e dopo di lui, che quell&amp;#8217;appuntamen­to può essere rimandato, ma non cancellato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &amp;#8212;&amp;#8212;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Il Sole 24 ore 19 giugno 2011&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;L&amp;#8217;OPERA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Quando ridevamo alla greca&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Alessandro Pagnini&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;«The Classical Tradition» ha il pregio di includere travisamenti, banalizzazioni e stereotipi della cultura come è stata percepita nei secoli&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Come mostra la sovraccoperta di questo bel libro, in cui &lt;a href="http://timoisyndouloisin.tumblr.com/post/1525836401/recensione-di-the-classical-tradition-edited-by"&gt;una neo­classica erotica Venere disarma Marte in una pletora di stucchevo­li simbologie&lt;/a&gt;, il classico non è necessaria­mente bello. È anche kitsch, è anche soprav­vivenza spesso senza più senso di vestigia monumentali e auliche, che si presta all&amp;#8217;oblio come al travisamento o al dispregio. Ricordo che al Liceo si rideva di gusto sfogliando un giornalino goliardico di caricature ispirate alla classicità, dove per esempio Turno re dei Rutuli era ritratto come un omaccione cipiglioso che guidava un eserci­to su pattini a rotelle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Gli autorevoli studiosi che hanno intra­preso questa opera (a fianco il curatore Glenn Most ci spiega la sua filosofia) han­no voluto che anche gli errori di lettura, i fraintendimenti filologici e di gusto, gli stereotipi banali (che hanno invaso, nel nostro secolo, cinema e immaginario), perfino gli scherzi, avessero uno spazio nella storia della tradizione classica. Esse­re eredi della classicità greca e romana non vuol dire per forza deferirla; scrivere in modo serio ed erudito sulla nostra storia culturale, non vuol dire rinunciare all&amp;#8217;ironia e a una sobria (ma perché no, in qualche caso anche tendenziosa) distan­za. Come lo storico dell&amp;#8217;arte Salvatore Settis ci ha insegnato in suo recente brillante saggio &lt;em&gt;(Futuro del classico, &lt;/em&gt;Einaudi), ogni epoca si rapporta in modo diverso al passato e inventa un&amp;#8217;idea diversa di classico, perché questo le serve a pensare il futuro, a creare un ponte tra le proprie radici e un destino che sia il meno possibile casuale. «L&amp;#8217;antichità - diceva Novalis - non ci è data in consegna di per sé, non è lì a portata di mano; al contrario, tocca proprio a noi saperla evocare». Leggere e osservare classici è in fondo ridefinire identitariamente se stessi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Anthony Grafton è uno storico, Glenn Most un filologo classico. Arte, storia, filosofia, politica, antropologia, religione, spettacolo sono materie trattate in questo libro-companion con rigoroso specialismo da un folto gruppo di ottimi collaboratori che non disdegnano mai l&amp;#8217;impagabile gusto dell&amp;#8217;intrattenimento. Il repertorio di immagini è ricco, ricercato e sapientemente evocativo. Non resta che metterlo a disposizione del pubblico italiano; che anche lui ripensi il classico con il dovuto atteggiamento critico, ma che soprattutto non se ne dimentichi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;img src="http://img196.imageshack.us/img196/6373/mi21092.png"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/6725866368</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/6725866368</guid><pubDate>Mon, 20 Jun 2011 12:38:00 -0400</pubDate><category>Alessandro Schiesaro</category><category>Alessandro Pagnini</category></item><item><title>La Tradizione Classica</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Traduzione, sul domenicale del Sole 24 ore, di parte dell&amp;#8217;introduzione di uno dei curatori (con Anthony Grafton e Salvatore Settis), Glenn Most, &lt;a href="http://www.sns.it/it/lettere/menunews/docenti/most/"&gt;docente di filologia greca presso la Scuola Normale Superiore&lt;/a&gt;, del volume &lt;em&gt;&lt;span lang="EN-GB" xml:lang="EN-GB"&gt;The Classical Tradition (&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span lang="EN-GB" xml:lang="EN-GB"&gt;Harvard&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-GB" xml:lang="EN-GB"&gt; University Press, Cambridge, 2010, &lt;/span&gt;&lt;span&gt;pagg. 1.068, €45,00).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;-&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Il Sole 24 ore 19 giugno 2011&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Noi antichi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt; - Classicismi Quotidiani&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Testi, immagini, icone e archetipi che permeano inconsapevolmente la vita di ogni giorno&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Glenn Most&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;C&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;ome si arriva dalla &lt;em&gt;polis &lt;/em&gt;alla &lt;span&gt;polizia? O dalle sirene &lt;/span&gt;di &lt;span&gt;Ulisse a quelle di un&amp;#8217;ambulanza?O dalle antiche accezioni della schiavitù, &lt;/span&gt;della &lt;span&gt;democrazia, della &lt;/span&gt;nudità, &lt;span&gt;dell&amp;#8217;omosessualità&lt;/span&gt;a quelle odierne? Per dare risposte a queste domande è necessario trovare una forma di guida affidabile e ampia alla ricezione dell&amp;#8217;antichità classica greco-romana in tutti i suoi aspetti nelle culture più tarde.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;La comprensione e il fraintendimento di letteratura, filosofia, arte, architettura, storia, politica, religione, scienza e vita pubblica e privata dell&amp;#8217;antica Grecia e di Roma hanno formato le culture dell&amp;#8217;Europa medievale e moderna delle nazioni che da esse provenivano, e a loro volta, hanno aiutato a plasmare altre tradizioni culturali come, ad esempio, l&amp;#8217;ebraica, l&amp;#8217;islamica, la slava. Ogni ambito della vita e del pensiero postclassico è stato profondamente influenzato dai modelli antichi; e, per la verità, tali modelli non sono stati sempre interpretati in modi che una sobria educazione scientifica odierna considererebbe corretta. Anzi, spesso sono stati dei fraintendimenti creativi a salvare l&amp;#8217;eredità antica e a renderla fruibile per l&amp;#8217;attualità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Non si può capire la storia del mondo postclassico senza un riferimento costante alle culture classiche tramite le quali non ha mai smesso di definirsi, d&amp;#8217;accordo o in disaccordo, imitando o condannando, venerando o volendo (inutilmente) dimenticare. A un estremo, le culture moderne hanno cercato di identificarsi quanto più pienamente possibile con quelle antiche; all&amp;#8217;altro, si sono definite proprio per il loro senso di estraneità e di alienazione dall&amp;#8217;antichità. Ai due estremi e in tutti i casi intermedi, l&amp;#8217;Europa moderna e le Americhe hanno trovato immancabilmente nella Grecia e nella Roma antiche un &amp;#8220;altro&amp;#8221; che faceva idealmente al caso della comprensione, della critica e di una ridefinizione di se stesse. Per questo serve meno un lessico, un dizionario o un&amp;#8217;enciclopedia, di quanto non serva una guida; in cui un ampio ma limitato numero di argomenti paradigmatici, senza alcuna pretesa di completezza, abbia l&amp;#8217;ambizione di indicare la varietà di modi in cui la tradizione postclassica ha tratto sostegno e ispirazione dal riverire, ma anche dal fraintendere e dall&amp;#8217;oppugnare, l&amp;#8217;antichità classica. Nel volume &lt;em&gt;The Classical Tradition &lt;/em&gt;abbiamo ritenuto importante rendere accessibile a un pubblico di esperti e non, in una forma intelligibile e interessante, sia quello che è stato sempre conosciuto sia quello che è stato di recente appreso sull&amp;#8217;influenza continuativa della cultura greca e romana antica nel mondo postclassico; una tradizione classica intesa in senso ampio, in modo da includere non solo testi, ma anche immagini e oggetti, idee e istituzioni, monumenti e artefatti, rituali e pratiche che hanno influenzato tanto profondamente le tradizioni occidentali (e non solo). Ma non in senso generale: perché non si è mirato a fornire un dizionario globale di tutte le culture in ogni tempo, ma solo a focalizzare casi empiricamente identificabili di appropriazione e di trasformazione dell&amp;#8217;eredità classica. Come guida, il libro che abbiamo curato non pretende di essere&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;esaustivo, bensì spera di fornire, per un lettore generico, un primo prontuario cui rivolgersi per soddisfare dubbi e curiosità e per avere ulteriori suggerimenti di lettura, e insieme, per lo studioso, un&amp;#8217;opera di riferimento che indichi lo stato dell&amp;#8217;arte della ricerca in diverse discipline insieme a prospettive fruttuose per un ulteriore lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Per tutti, la nostra guida si augura di essere insieme autorevole e accessibile, informata e gradevole, affidabile e sorprendente. Se ci possiamo permettere di comparare piccole cose con grandi cose (e anche questa formula è un &lt;em&gt;topos &lt;/em&gt;centrale della tradizione classica), spereremmo di servire, nel nostro piccolo, come &lt;a href="http://www.google.it/search?tbm=bks&amp;amp;tbo=1&amp;amp;q=maimonide+guida+perplessi&amp;amp;btnG=Cerca+nei+libri"&gt;guide per l&amp;#8217;interessato e il perplesso&lt;/a&gt;, come la Sibilla fece per l&amp;#8217;Enea di Virgilio, e come Virgilio fece per Dante, riportando a nuova vita quello che solo apparentemente è morto, e ridando voce a coloro che ci hanno dato la nostra, ma perdendo momentaneamente la loro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;E c&amp;#8217;è anche da aggiungere che forse mai una guida del genere è stata così attuale e necessaria come oggi. In tutte le società industriali contemporanee, uno studio intensivo delle lingue antiche è in declino nelle istituzioni educative che tradizionalmente hanno formato le elite sociali e intellettuali. Come risultato, una facile familiarità con la tradizione classica che di solito era il marchio di identità di coloro che avevano beneficiato di una educazione civile è diventata sempre più rara. E tuttavia il fatto che sia scomparsa questa erudizione diffusa non ha fatto sì che le questioni le cui risposte aveva facilitato siano svanite con essa. Al contrario, molte persone nelle società moderne restano curiose relativamente alle tracce innumerevoli dell&amp;#8217;antichità ancora visibili nel mondo e relativamente alle origini antiche di vari fenomeni moderni, ma non sanno dove rivolgersi per soddisfare la loro curiosità. Molti dei fatti e delle massime, delle immagini e degli esempi, che una volta erano oggetto di una conoscenza tacita, saranno, lo speriamo, almeno parzialmente spiegati dalla nostra &amp;#8220;guida&amp;#8221;. Dunque un pubblico ideale per un progetto del genere è in primo luogo composto da vari tipi di membri della nostra cultura europea e nordamericana, ma certo non solo da loro. Idealmente, questa guida doveva essere intitolata non &lt;em&gt;La tradizione classica&lt;/em&gt;, ma &lt;em&gt;Una tradizione classica&lt;/em&gt;, perché l&amp;#8217;eredità culturale europea può essere compresa pienamente solo quando è risituata nel più vasto contesto delle altre culture con cui è sempre stata in dialogo. La tradizione classica greco-romana è solo una nel novero limitato delle tradizioni classiche che definiscono la storia della cultura mondiale, e le sue importanti affinità e divergenze con altre tradizioni classiche, come l&amp;#8217;islamica, l&amp;#8217;ebraica, la cinese e l&amp;#8217;indiana, significa che non può essere compresa in pieno senza un riferimento sistematico a esse. E dunque, alla fine, abbiamo avuto di mira come lettori potenziali non solo i diretti beneficiari della tradizione classica greco-romana, ma anche i membri interessati di altre culture. La nostra speranza è che gli studiosi che comprendono le altre culture non europee meglio di noi siano stimolati sul nostro esempio a esplorare, insieme a noi e con chi speriamo ci segua, le somiglianze e le differenze tra tutte queste tradizioni, in modo tale che così saremo in una posizione migliore per comprendere cos&amp;#8217;è che rende tale una tradizione “classica”. In che misura le idee del classico che circolano nel mondo sono il frutto dell&amp;#8217;interazione tra varie culture, e in che misura sono invece prodotti endogeni? C&amp;#8217;è qualcosa, e se c&amp;#8217;è, cos&amp;#8217;è che differenzia la tradizione classica in Occidente dalle storie di altri canoni? Nella direzione di un remoto, ma non inimmaginabile, approdo di una storia veramente comparativa di tutte le storie classiche, il nostro è inteso come un invito e come un contributo preliminare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/6725721037</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/6725721037</guid><pubDate>Mon, 20 Jun 2011 12:33:40 -0400</pubDate><category>recensioni</category><category>Glenn W. Most</category><category>Settis</category><category>Anthony Grafton</category></item><item><title>"That’s how it worked when I was 13 or so for the dirty bits in Aristophanes. (…) Ok it..."</title><description>“&lt;p&gt;That’s how it worked when I was 13 or so for the dirty bits in Aristophanes. (…) Ok it took me about a year or so of reading this particular Greek comic poet at school to realise that the reason the line numbers apparently went from 1205 to 1210 in only 3 lines of verse was NOT to do with problematic and corrupt textual transmission — but because some Victorian nanny-state editor had taken out a possibly corruptING couple of lines that were something to do with sex (or occasionally bottoms).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Their expurgation served to make them much more alluring. So, as soon as we got a chance, and we were up at the boys school, where they had a much bigger classical library (thanks to Dr Kennedy among others), we rushed to the unexpurgated version in some complete, not-for-kids, text and pored over it with the boys in a kind of academic version of “doctors and nurses”. It was, of course, extremely good for our Greek…but that hadnt been the object of the expurgatory exercise.&lt;/p&gt;”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mary Beard&lt;/strong&gt; ci ricorda che nella Gran Bretagna di fine anni ‘60 le commedie di Aristofane venivano censurate &lt;em&gt;ad usum delphini &lt;/em&gt;(secondo una ben radicata tradizione inglese -la “b&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;owdlerization”-, aggiungerei io:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; nel tradurre Aristofane trova un autorevole capostipite in &lt;span&gt;John Hookham Frere)&lt;/span&gt;: avveniva qualcosa di simile anche in Italia, non solo per Aristofane (sebbene &lt;a href="http://www.scribd.com/fullscreen/58142620?access_key=key-4ldcg4k193fpwg1rj4a"&gt;cfr. le considerazioni&lt;/a&gt; di uno dei primi traduttori delle 11 commedie aristofanee, &lt;strong&gt;Domenico Capellina&lt;/strong&gt;, nel 1852, contro il “&lt;span&gt;raffazzonare e rimpastare i capolavori dei classici antichi”&lt;/span&gt;), ma anche, ad esempio, per Catullo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non sempre così è avvenuto:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Sembra che i maestri di scuola della tarda antichità e del Medioevo non fossero così solleciti di sopprimere passi osceni o altrimenti imbarazzanti, come invece sono stati editori più recenti. I tagli che si trovano in alcune edizioni scolastiche moderne di Aristofane non pare abbiano avuto dei precedenti nei manoscritti medioevali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L. Reynolds - N. C. Wilson&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Copisti e filologi. La tradizione dei classici dall’Antichità al. Rinascimento&lt;/em&gt;, Antenore, Padova 1969, pag. 169&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Per quanto riguarda l’Italia, cfr. p.e. questo vero e proprio “programma scolastico” d’antan:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Giunto alla soglia dell’adolescenza il giovane rampollo affronterà altri generi di letture: a undici anni, gli autori comici, con l’avvertenza che da Terenzio, da Plauto e soprattutto da Aristofane venga espurgato tutto ciò che possa dar turbamento al suo animo (la stessa cosa vale per qualsiasi altro autore)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;P.Renzi in B. Vetere-P. Renzi (a cura di), P&lt;em&gt;rofili di donne. Mito, immagine, realtà tra medioevo ed età contemporanea&lt;/em&gt;, Congedo editore, Galatina 1986, pag. 268&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;a title="View Frere Mitchell Traduzioni Aristofane on Scribd" href="http://www.scribd.com/doc/58107851/Frere-Mitchell-Traduzioni-Aristofane"&gt;cfr. la diatriba Frere/Mitchell sul tradurre Aristofane&lt;/a&gt;&lt;iframe class="scribd_iframe_embed" src="http://www.scribd.com/embeds/58107851/content?start_page=1&amp;view_mode=list&amp;access_key=key-mo9nya1x9e81clss1s" data-auto-height="true" data-aspect-ratio="0.706697459584296" scrolling="no" id="doc_5597" width="100%" height="600" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;
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// ]]&lt;![CDATA[&gt;
// ]]]]&gt;&lt;![CDATA[&gt;]]&gt;&lt;/script&gt;&lt;/p&gt;&lt;/em&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/6588076814</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/6588076814</guid><pubDate>Thu, 16 Jun 2011 10:59:00 -0400</pubDate><category>Mary Beard</category><category>Aristofane</category></item><item><title>Caso-Artemidoro: ovvero il "dovere etico e politico" del filologo verso il "popolo che non intende"</title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;La Stampa TuttoLibri 4 giugno 2011&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Canfora - La meravigliosa, definitiva indagine sul papiro che filologicamente non è mai esistito&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;Artemidoro giù la maschera&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Silvia Ronchey&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;&lt;br/&gt;&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;Qualcuno potrebbe domandarsi perché Luciano Canfora negli ultimi cinque anni abbia profuso tanta attenzione e perfino ostinazione nello studio del cosiddetto «Papiro di Artemidoro» e nella dimostrazione della sua falsità, argomentata in libri e in una serie di articoli scientifici oltreché giornalistici.&lt;br/&gt;La risposta è ovvia. Canfora ha sentito il dovere etico e politico di mettere a disposizione tutti gli strumenti del metodo critico e del mestiere di filologo per raggiungere il fine di ogni intellettuale, quasi una sorta di giuramento d&amp;#8217;Ippocrate prestato all&amp;#8217;intero organismo sociale: distinguere il vero dal falso e rendere questa distinzione disponibile non solo a pochi ma all&amp;#8217;intera collettività. Spezzando, in questo caso, un muro di silenzio e di ipocrisia, e scongiurando il pericolo che il falso venisse esposto come vero ai cittadini da parte dello stato.&lt;br/&gt;Era difficile. Più i suoi argomenti si moltiplicavano e con ciò mettevano in crisi l&amp;#8217;impianto difensivo di quanti avevano promosso nel 2004 l&amp;#8217;acquisto del cosiddetto Papiro da parte di un&amp;#8217;onesta e meritoria fondazione bancaria per la vertiginosa somma di 2 milioni e 750 mila euro, anticipata da un importante studio di avvocato torinese - più risultavano ardui ai profani e talora perfino alla comunità degli studiosi.&lt;br/&gt;Ora che per la portata delle scoperte e la tenacia delle argomentazioni la falsità del papiro è diventata communis opinio per lo più tra gli addetti ai lavori ma anche tra i profani, Canfora, coerentemente con lo spirito che fin dall&amp;#8217;inizio ha animato la sua battaglia, ha voluto condensare tutta quell&amp;#8217; ampia materia in un agile resoconto conclusivo, aggiornato fino all&amp;#8217;ultima novità, che sotto il provocatorio titolo La meravigliosa storia del falso Artemidoro mette ordinatamente ogni dato a disposizione di ogni lettore.&lt;br/&gt;Nel 2006 a Torino, in occasione della mostra a Palazzo Bricherasio, per spiegare la singolare multiformità del lungo rotolo - contenente sul primo lato un testo geografico, una bizzarra mappa e delle tavole da manuale di disegno - si era avanzata una teoria secondo cui avrebbe avuto «tre vite», cioè sarebbe stato reimpiegato tre volte tra la fine del I secolo a.C. e la fine del I d.C. Canfora dimostra che non si tratta di «tre vite» ma di «tre opere», ossia di tre falsi distinti. Eseguiti nell&amp;#8217;800 dal celebre falsario Simonidis, rimasti a lungo chiusi nel fondo a lui dedicato nel Museo di Liverpool, in seguito (dopo il 1980) da lì scomparsi, poi ricomparsi, acquisiti dal «mercante» armeno Simonian, sono poi stati accorpati in un unico grande rotolo, per renderli commercialmente più appetibili ma anche, è pensabile, per mascherare il difetto di lavorazione (forse litografica: il cosiddetto fenomeno della «scrittura impressa») per cui Simonidis doveva avere rinunciato a far circolare il suo lavoro.&lt;br/&gt;Se l&amp;#8217;autenticità del papiro è dimostrata impossibile già solo da considerazioni filologiche (macroscopica difformità stilistica del cosiddetto proemio, scritto in greco tardissimo, dalle colonne propriamente geografiche, a loro volta attinte da un autore del IV secolo d.C., Marciano), l&amp;#8217;ascrivibilità dei tre falsi che lo compongono a Simonidis è dimostrata da una serie di influenze sia contenutistiche sia letterali derivanti da opere ottocentesche (l&amp;#8217; Artemidoro di Kuffner, la Geografia di Ritter) la cui conoscenza da parte di Simonidis è provata. Altrettanto lo è la dipendenza di tutte le figure del recto dalle tavole di manuali di disegno sette-ottocenteschi (Jombert, De Wit, Volpato-Morgen, Le Brun) ben noti al grande falsario.&lt;br/&gt;La «radice infetta» che inquina la querelle, la volontà di occultamento e mistificazione di questi e altri elementi da parte quanto meno di chi ha venduto il papiro è peraltro dimostrata dall&amp;#8217;allestimento di un altro falso macroscopico: la foto del cosiddetto Konvolut , ossia dell&amp;#8217;ipotetico ammasso papiraceo da cui il «grande rotolo», insieme ad altri 150 frammenti di papiri documentari mai resi noti, dovrebbe essere stato estratto. Foto solo tardivamente esibita in risposta ai dubbi sull&amp;#8217;autenticità e per le indagini della polizia scientifica frutto di un fotomontaggio.&lt;br/&gt;La cronologia addotta dai difensori del papiro (e spesso ridefinita, così come sono mutate nel tempo le loro versioni e perfino, sembrerebbe, i contenuti materiali del rotolo) presenta incongruenze tali che la falsificazione dei dati parrebbe nota non solo al venditore del reperto. Ma non ci addentreremo qui in un argomento così delicato, così come non entreremo nel merito dei moltissimi altri dati oggettivi che Canfora ha esposto in questo libro per dimostrare che nessuna verità può essere preconfezionata e somministrata al «popolo che non intende» approfittando della difficoltà delle competenze che richiede per essere sceverata. Al contrario - anche se con molta fatica - tutto può (e deve) essere spiegato a tutti: a tutti coloro che hanno la buona volontà di capire, e di discernere la verità dal suo contrario. Una volontà che è pericolosissimo scoraggiare. Ed è questo il più schiacciante degli argomenti del libro, e il più importante motivo per leggerlo.&lt;br/&gt;Un agile resoconto conclusivo, aggiornato fino all’ultima novità sul rotolo che avrebbe avuto «tre vite» La prova che nessuna verità può essere preconfezionata e inculcata al «popolo che non intende»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;Luciano Canfora -LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL FALSO ARTEMIDORO Sellerio, pp. 251, € 14&lt;img height="241" width="170" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788838925610"/&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/6279340112</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/6279340112</guid><pubDate>Tue, 07 Jun 2011 04:15:18 -0400</pubDate><category>Canfora</category><category>Papiro di Artemidoro</category><category>Simonidis</category><category>recensioni</category></item><item><title>Zukunftsphilologie</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Paolo Nori&lt;/strong&gt;, riprendendo un aneddoto della slavista Serena Vitale sulle attuali prospettive della filologia, nella Terza Roma (evidentemente memore dei vespasiani&amp;#8230;):&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;ho trovato molto interessante il modo in cui la racconta Serena Vitale, nel recente&lt;em&gt; &lt;a href="http://www.serenavitale.it/recensioni-amosca-amosca.htm"&gt;A Mosca, a Mosca!&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.serenavitale.it/recensioni-amosca-amosca.htm"&gt; &lt;/a&gt;(Mondadori); in particolare, ricordo l’episodio di un brillante laureato in filologia che sembra faccia, oggi, un mestiere strano; siccome una buona parte dei ricchi moscoviti abitano in un quartiere fuori città collegato a Mosca da una superstrada molto trafficata, questi signori che passano molto tempo della loro giornata in macchina, hanno il problema di dove fare la pipì. Allora questo brillante filologo, si è riciclato come progettista e produttore di costosi (spesso costosissimi) pissoir da viaggio (in avorio, in oro, in oro bianco, ecc.). &lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/5898584332</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/5898584332</guid><pubDate>Fri, 27 May 2011 11:14:18 -0400</pubDate><category>Filologia</category></item><item><title>Artemidor-Streit, ovvero "La ricerca filologica diventa indagine avvincente" (blurb Sellerio)</title><description>&lt;p&gt;Lancio del nuovo libro di Luciano Canfora &lt;a href="http://www.sellerio.it/merchant.php?bid=2311"&gt;«La meravigliosa storia del falso Artemidoro&amp;#160;»&lt;/a&gt;, Sellerio, 2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;-&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Corriere della Sera 17 maggio 2011&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una traccia moderna  smaschera il papiro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Luciano Canfora&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Concentriamoci sul passaggio-chiave del proemio del falso Artemidoro: «Non è da poco combattere al fianco di questa scienza. Infatti io sono pronto a porla sullo stesso piano della più divina filosofia. Se infatti tace, la geografia parla con i suoi dogmi. E perché non sarebbe possibile? Tante e tali &lt;em&gt;armi di ogni tipo, mescolate tra loro&lt;/em&gt;, si porta addosso e a portata di mano, in vista della fatica della scienza, divenuta faticata&amp;#160;». Analizziamo questo brano e cerchiamo di capirne la logica: 1) «Sono pronto ad affermare che la geografia è sullo stesso piano della più divina filosofia; 2) è ben vero che la geografia tace, però essa parla attraverso i suoi dogmi; 3) essa può farlo perché porta su di sé una così grande &lt;em&gt;quantità di armi mescolate (memeigmena hopla)&lt;/em&gt; in vista della fatica (&lt;em&gt;i.e.&lt;/em&gt; «faticosa lotta della scienza), divenuta faticata etc.».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prima di procedere è d’obbligo un duplice chiarimento: sull’espressione «armi mescolate» e sulla «filosofia più divina». In realtà le armi dei combattenti antichi non sono affatto «mescolate&amp;#160;», e tanto meno &lt;em&gt;mescolate addosso&lt;/em&gt; al singolo combattente. Nell’esperienza antica addirittura i corpi militari si caratterizzano proprio per un determinato tipo di arma che li connota. Quel groviglio di connotazioni è espressione per nulla corrispondente alla realtà militare degli antichi: non si può dire che l’oplita «mescoli» la lancia con lo scudo: come potrebbe? O il guerriero macedone lo scudo con la sarissa che lo Stato gli fornisce. E come potrebbe un centurione «mescolare&amp;#160;» la lancia con la daga? Solo un ignaro può pensare che un autore antico potesse parlare di guerrieri recanti &lt;em&gt;addosso&lt;/em&gt; armi di grandi proporzioni, numerose e «mescolate».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bisogna dunque rassegnarsi: il testo dice esattamente ciò che dice, e non può essere zittito, addolcito, mutilato. Il fatto è che chi scrive quei tre righi parrebbe avere in mente &lt;em&gt;tutt’altro modello di combattente&lt;/em&gt;; per esempio il modello «cleftico», cioè del guerrigliero greco impegnato nella lotta di liberazione (XVIII-XIX sec.) contro il dominio turco. Non manca iconografia di tali eroicizzati guerriglieri, i cui canti hanno commosso l’Europa romantica e filellena della prima metà dell’Ottocento. Quasi sempre dai cinturoni di questi combattenti sbucano fuori due o tre pistole, nonché l’elsa di gigantesche spade mentre essi impugnano fermamente spropositati archibugi e sono avviluppati da imponenti cartucciere. Ma c’è di più. Sia in tedesco che in francese è addirittura usuale l’equivalente di «armi mescolate» (&lt;em&gt;memeigmena hopla&lt;/em&gt;), che invece in greco &lt;em&gt;non ricorre mai: gemischte Waffen; armes mêlées; mingled weapons&lt;/em&gt;. Siamo dunque di fronte ad un incidente che capita non di rado ai falsari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quanto alla «filosofia più divina», basti ricordare che nella letteratura patristica, e anche dopo, «filosofia» equivale a «teologia cristiana».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qual è il senso, la sequenza di pensiero di questo brano giudicato concordemente, a dir poco, stravagante? La sola strada per intenderlo consiste nel far ricorso alla nozione tipica della teologia di &lt;em&gt;panoplia dogmatica&lt;/em&gt;: titolo di opere notissime indicante l’armamentario dogmatico che sorregge la retta dottrina. Ed ecco dunque il senso: «Premesso che la geografia è sullo stesso piano della &lt;em&gt;filosofia più divina&lt;/em&gt; (della teologia), è ben possibile che essa pure si manifesti attraverso i (suoi) dogmi in quanto anch’essa è ben equipaggiata di &lt;em&gt;armi d’ogni genere &lt;/em&gt;(&lt;em&gt;i.e.&lt;/em&gt; anch’essa è fornita di una &lt;em&gt;panoplia dogmatica&lt;/em&gt;)». Il presupposto che rende questa formulazione consequenziale («parla per dogmi, &lt;em&gt;infatti&lt;/em&gt; è ben fornita di armi») è il nesso &lt;em&gt;dogmi/armi&lt;/em&gt;: nesso che è inerente, per definizione, alle &lt;em&gt;panoplie dogmatiche&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Orbene, una volta assimilata la geografia alla teologia, si può bene affermare che &lt;em&gt;anche la geografia parla attraverso i suoi dogmi, infatti anch’essa dispone di una panoplia&lt;/em&gt;. Prendiamo dunque atto che l’autore di questo papiro — cioè Costantino Simonidis, gran conoscitore di teologia bizantina — è familiare con la nozione di «panoplia dogmatica&amp;#160;». L’idea poi che la geografia sia in rapporto diretto con la teologia, in quanto ha come oggetto la descrizione della natura (opera di Dio), figura in grande rilievo nella prefazione di un bizantino importante, Niceforo Gregora, alla sua &lt;em&gt;Storia romana&lt;/em&gt;: «La storia è la &lt;em&gt;voce parlante&lt;/em&gt;, solidale con i testimoni &lt;em&gt;silenziosi&lt;/em&gt; (la natura) nella medesima missione di illustrare la creazione divina». Tale prefazione venne fatta propria dal &lt;em&gt;geografo e teologo&lt;/em&gt; neogreco Meletios.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una considerazione si impone. I «devoti» dello pseudo-Artemidoro non si sono mostrati in grado di spiegare il significato dell’intero brano. Essi vi hanno rinunziato preferendo cavarsela con formule tipo «è strano», «è magniloquente», «è prosa asiana&amp;#160;» (!) etc. Essi si esprimono così perché &lt;em&gt;hanno rinunciato ad orientare la ricerca nell’unica direzione che permette di dare un senso a quel brano&lt;/em&gt;: cioè in direzione della geografia, impregnata di mentalità teologica, di epoca bizantina e neo-greca. Il brano diviene comprensibile unicamente &lt;em&gt;alla luce della nozione di «panoplia dogmatica»&lt;/em&gt;. Il che colloca definitivamente questo papiro in epoca moderna.&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/5601862556</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/5601862556</guid><pubDate>Tue, 17 May 2011 05:00:00 -0400</pubDate><category>Luciano Canfora</category><category>Papiro di Artemidoro</category></item><item><title>Adrianopoli, Lampedusa</title><description>&lt;a href="http://www.leftwing.it/cultura/334/la-crisi-di-lampedusa-del-iv-secolo"&gt;Adrianopoli, Lampedusa&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;Claudio Borgognoni su Leftwing - parallelismo tra gli inizi della fine dell’impero romano, nel IV secolo, e la situazione odierna: ovvero, l’afflusso dei “barbari” al tempo di Lampedusa. Questa la chiusa:&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;In breve, finché seppe accogliere e integrare i barbari, l’impero prosperò. Quando l’integrazione fallì e si arrivò allo scontro ne nacque un mondo nuovo. E in quel mondo nuovo la peggio la ebbero i ricchi romani che si credevano privilegiati, la vecchia Europa – diremmo oggi – stanca e spaventata. Vinsero i Goti. Che erano giovani. E avevano fame.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Su Adrianopoli e la data cruciale del 9 agosto 378, si legga &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788842077657/barbero-alessandro/agosto-378-giorno.html"&gt;A.Barbero&lt;/a&gt;: in pillole, come al solito divertente ed informata, si legga la &lt;em&gt;blogger&lt;/em&gt; Galatea (Mariangela Vaglio), &lt;a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2011/04/03/i-goti-signora-mia/"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/6953792759</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/6953792759</guid><pubDate>Sun, 10 Apr 2011 05:00:00 -0400</pubDate><category>Adrianopoli</category></item><item><title>Storia avventurosa di Costantino Simonidis ("der Europa zum Narren hielt und nebenbei die Antike erfand")</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Corriere della Sera 25 marzo 2011&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Elzeviro / Una biografia &lt;span&gt;dell&amp;#8217;avventuriero &lt;/span&gt;greco&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;SIMONIDIS BIFRONTE FALSARIO E PATRIOTA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;LUCIANO BOSSINA&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Difficile fidarsi di un uomo morto due volte, due volte nato e in tre posti diversi. Eppure per scrivere una biografia del più grande falsario dell&amp;#8217;Ottocento, il greco Costantino Simonidis, bisogna partire da documenti o &lt;em&gt;Memoir &lt;/em&gt;formalmente pubblicati da autori terzi, ma di fatto riconducibili a lui. Autobiografie di un falsario, sotto falso nome. Altrimenti non restano che i gridi di allarme di chi lo vide all&amp;#8217;opera, o le tarde accuse di chi gli fu complice. È tra queste ambigue testimonianze che si è dovuto districare Rudiger Schaper, direttore delle pagine culturali del berlinese «Tagesspiegel», in un libro appena uscito in Germania dal titolo accattivante: &lt;em&gt;&lt;a title="Die abenteuerliche Geschichte des Konstantin Simonides, der Europa zum Narren hielt und nebenbei die Antike erfand" href="http://www.randomhouse.de/content/edition/excerpts/104399.pdf"&gt;L&amp;#8217;odissea del falsario&lt;/a&gt;. Storia avventurosa di Costantino Simonidis, che si prese gioco dell&amp;#8217;Europa e s&amp;#8217;inventò il mondo antico &lt;/em&gt;(Siedler, pp. 206, € 16,99).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;La biografia, scritta con buona informazione e vivacità di stile, non poteva che prendere le mosse dal «papiro di Artemidoro» e dal dibattito che ha riportato alle cronache questo falsario «di creatività incoercibile», con «un piede nell&amp;#8217;Antico e l&amp;#8217;altro in galera», e nella cui polimorfica produzione sono ben riconoscibili i prevalenti interessi: la geografia, la pittura, la teologia e una passione tra l&amp;#8217;antiquario e l&amp;#8217;enigmistico per gli alfabeti antichi. Il tutto immerso in un divorante, anche se torbido, nazionalismo. Così «riscoprire», o come appunto dice Schaper, «reinventare» gli antichi geografi o capitali testi religiosi come il Vangelo secondo Matteo significa rievocare l&amp;#8217;illustre passato di una Grecia che nel presente si è appena liberata dall&amp;#8217;Impero Ottomano: terre greche e non turche, fede cristiana e non islamica. Senza mai venir meno alla doppiezza di chi si mette al servizio dell&amp;#8217;ortodossia, vive tra i monaci del Monte Athos, e pure non ha ritegno di falsificare il Vangelo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Sull&amp;#8217;Athos e sul Sinai Schaper si è recato di persona, sviluppando per Simonidis la stessa simpatia che ha dimostrato nella biografia di un altro personaggio sfuggente, e istrionico come Alexander Moissi, l&amp;#8217;attore austriaco di origini italo-albanesi per cui scrivevano Luigi Pirandello e Stefan Zweig (in greco attore si dice «ipocrita»). Ha tracciato così un ampio ma agile affresco, che va da Costantinopoli a Londra a Parigi a Berlino, inseguendo le tracce dei suoi fallimenti e dei suoi successi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;In ombra sono rimasti solo due grandi scenari, quello americano e quello russo, su cui invece si posseggono documenti altrettanto rivelatori quanto negletti. Innanzitutto il caso di Jonas King, l&amp;#8217;instancabile missionario americano che sfidò la  Chiesa ortodossa importando il protestantesimo in Grecia: (il «Lutero greco» è stato definito). Finché, nel luglio del 1847, l&amp;#8217;autorevole giornale «Aion» , pubblicò a puntate documenti fin dal titolo esplosivi: &lt;em&gt;Le orge. &lt;/em&gt;Dettagliati resoconti di un «testimone oculare» sui riti orgiastici di casa King, con donne discinte e profanazione dei sacramenti del matrimonio e del battesimo. Il popolo di Atene scese in piazza, King fu arrestato e portato a processo. La riabilitazione durò anni, mosse tribunali e diplomazie. Ma il presunto «testimone oculare» altri non era che Simonidis: &lt;em&gt;Le orge &lt;/em&gt;una sua creazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Fu così che anche l&amp;#8217;ambasciatore (e geografo) George P. Marsh cominciò a inviare informative al Senato degli Stati Uniti su questo «truffatore, impostore, falsario», «braccio operativo del partito clericale». Simonidis aveva all&amp;#8217;attivo già vari falsi «antichi», ma è giusto credere che questa vicenda tutta politica desse per la prima volta alle cancellerie e ai servizi di intelligence un saggio della sua abilità e spregiudicatezza. Un ottimo biglietto da visita, a ben vedere, di cui bisognerà ricordarsi quando pochi anni dopo lo ritroviamo indisturbato nei salotti di Londra (furono proprio gli , inglesi i più attivi difensori, di King!) o tra Odessa e Mosca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Qui veniamo al secondo grande scenario: quello russo. Dove più tardi Simonidis trovò protezione e appoggi, e &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-24/papiro-artemidoro-falso-prova-185549_PRN.shtml"&gt;dai cui archivi cominciano ad emergere proprio in questi giorni preziosi documenti inediti&lt;/a&gt;, che daranno un cospicuo contributo, anche all&amp;#8217;ultimo caso che ha coinvolto il falsario. &lt;a href="http://www.edizionidedalo.it/site/riviste-attive.php?categories_id=30&amp;amp;attive=1"&gt;La ricerca prosegue&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Nel frattempo i &lt;a title="Die abenteuerliche Geschichte des Konstantin Simonides" href="http://ondemand-mp3.dradio.de/file/dradio/2011/02/04/drk_20110204_0933_f325df2a.mp3"&gt;radioascoltatori tedeschi ne hanno potuto sentire parlare&lt;/a&gt; anche in una recente trasmissione della Kulturradio di Berlino (città per molti motivi simbolica), al termine della quale Schaper è tornato là dove inizia il suo libro: il «papiro di Artemidoro». La domanda rivoltagli era: «Dove si possono eventualmente nascondere, oggi, altri falsi di Simonidis»?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/4083170084</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/4083170084</guid><pubDate>Fri, 25 Mar 2011 08:18:39 -0400</pubDate><category>Simonidis</category><category>Luciano Bossina</category><category>Papiro di Artemidoro</category></item><item><title>Papirologi: mille anni di lavoro assicurato (se solo qualcuno pagasse...)</title><description>&lt;p&gt;Luogo di lavoro: Ercolano; assunzione a tempo determinato: fino alla prossima eruzione del Vesuvio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a title="View R.Janko TLS Review (2-4-2010) - The Oxford Handbook of Papyrology on Scribd" href="http://www.scribd.com/doc/50724691/R-Janko-TLS-Review-2-4-2010-Di-the-Oxford-Handbook-of-Papyrology"&gt;R.Janko TLS Review (2-4-2010) - The Oxford Handbook of Papyrology&lt;/a&gt;
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&lt;/p&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/3857414760</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/3857414760</guid><pubDate>Mon, 14 Mar 2011 13:22:00 -0400</pubDate><category>Papirologia</category><category>Richard Janko</category><category>TLS</category></item><item><title>Ancora un contributo su Artemidoro di Efeso, da parte dell' "école barisienne"</title><description>&lt;a href="http://www.edizionidedalo.it/site/collane-scheda-libro.php?products_id=3011&amp;categories_id=86&amp;attive=1"&gt;Ancora un contributo su Artemidoro di Efeso, da parte dell' "école barisienne"&lt;/a&gt;: &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Claudio Schiano&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Artemidoro di Efeso e la scienza del suo tempo,&lt;/em&gt; Edizioni Dedalo, Bari, 2010&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalla Premessa:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Il dibattito scientifico intorno all’opera del geografo Artemidoro&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;di Efeso è stato languente per decenni. Dopo l’edizione (poco) critica&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;di Stiehle del 1856, solo di rado la figura di Artemidoro è stata&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;oggetto di indagine per sé stessa, sebbene non si risparmiassero gli&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;elogi per un autore la cui grandezza, se non altro, era facile intuire&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;dalle frequenti citazioni in Strabone. Poi, l’apparizione del controverso&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;papiro di Torino (siglato &lt;em&gt;&lt;span&gt;P.Artemid.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;), al principio della cui colonna&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;IV figura un testo &lt;em&gt;&lt;span&gt;quasi &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;identico ad un frammento artemidoreo&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;già noto, ha stimolato una quantità di studi senza precedenti nella&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;storia della fortuna di quest’autore. E, inevitabilmente, le ricerche han&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;cominciato a gravitare intorno a quel problematico manufatto, la cui&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;autenticità – ben presto sottoposta a grave dubbio – era il terreno su&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;cui si misurava la valutazione degli scritti di Artemidoro.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Nello studio di un autore noto in modo frammentario attraverso&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;citazioni di scrittori successivi è sempre in agguato l’anacronismo,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;soprattutto se, come accade spesso nella prassi citazionistica degli antichi&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;e com’è ancor più vero nel caso di Strabone, dall’autore citato vengono&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;desunti dati di fatto, più raramente giudizi, ma mai le parole esatte.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Può capitare così che la fisionomia dell’opera dell’autore citato venga&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ricostruita sulla falsariga di quella dell’autore citante: l’effetto è che non&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;si dia peso alcuno al fatto che, per esempio, fra Artemidoro e Strabone&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;il volto dell’Occidente fosse mutato significativamente almeno grazie a&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Pompeo, Sertorio, Cesare, Augusto. Correva già questo rischio, piuttosto&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;comune, chi si accingesse a immaginare l’opera di Artemidoro&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;fino al 1998: a complicare il quadro si è poi aggiunta una fonte d’informazione&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;del tutto contraddittoria. Pur a voler prescindere dai gravi&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;indizi di contraffazione su cui molto si è disputato, è evidente che le&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;dissonanze tra ciò che si legge nel papiro torinese e ciò che di&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Artemidoro sappiamo per tradizione indiretta sono così numerose da&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;imporre a chiunque abbia familiarità con il metodo filologico di fermarsi&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;e chiedersi &lt;em&gt;&lt;span&gt;che cosa sia &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;il testo contenuto nel papiro, prima di&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;dare per inteso che sia l’inizio del secondo libro dei &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Gewgrafikav&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Artemidoro di Efeso. Né è mai buon metodo congetturare sui testi&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;per metterli d’accordo con un’idea preconcetta (e, in fin dei conti,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;arbitraria) di essi.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Dopo il recente intervento di &lt;strong&gt;Giambattista D’Alessio&lt;/strong&gt;, sulle pagine&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;della «&lt;em&gt;Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik&lt;/em&gt;», che ha affondato&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;l’idea che il testo delle colonne I-III potesse essere un proemio,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;sembra farsi strada una soluzione compromissoria: il testo delle colonne&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;I-III non è di Artemidoro, ma le colonne IV-V lo sono, &lt;em&gt;&lt;span&gt;dunque &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;il&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;papiro è autentico. Si tratta di un paralogismo che va contrastato.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Intanto, va detto che, una volta inficiata l’unità materiale dell’intero,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;non si comprende più perché le colonne IV-V dovrebbero costituire&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;un testo unitario attribuibile ad un solo autore. Ma soprattutto siamo&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ancora di fronte ad una &lt;em&gt;&lt;span&gt;petitio principii&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;: ciò che andrebbe dimostrato,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ovvero la pertinenza con Artemidoro di quella descrizione della&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Spagna in cui il papiro si profonde, diviene un presupposto che non&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;richiede dimostrazione, mentre l’onere della prova vien fatto ricadere&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;su chi pensa il contrario.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;La situazione, per il lettore di Artemidoro, rischia di diventare&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;insostenibile. Se infatti, pur in presenza del sospetto che i dati geografici&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;presenti nel papiro rispecchino uno stato dei luoghi posteriore,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;si accetta fideisticamente quel testo come artemidoreo, si crea un&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;meccanismo deleterio, un vero e proprio corto circuito: partendo dall’ipotesi&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;(falsa) che il papiro e Strabone siano testimoni, reciprocamente&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;indipendenti, dell’opera di Artemidoro, se ne deduce che ogni&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;convergenza fra il papiro e Strabone andrebbe attribuita ad Artemidoro.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;L’inarrestabile effetto è quello di trascinare Artemidoro giù di&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;oltre un secolo; ed è per giunta un effetto a catena, perché, scovato&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;un seppur fallace metodo di riconoscimento degli &lt;em&gt;&lt;span&gt;artemidorea &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;in&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Strabone, tanta parte dell’opera straboniana rischia di essere ricondotta&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ad Artemidoro, anche se inconciliabile con lui: insomma, è il&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;trionfo dell’anacronismo.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;L’antidoto per questo veleno è manifesto: ripartire dai dati certi,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;sospendere il giudizio sul papiro, tentare di comprendere al meglio&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;delle nostre capacità e sulla base della documentazione residua come&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;dovesse apparire l’opera di Artemidoro. Dai frammenti conservati,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;infatti, si ricava il profilo di un autore intellettualmente vivace, che&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;si confronta con la scienza del suo tempo: conosce le principali acquisizioni&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;scientifiche della geografia matematica, che aveva avuto in&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Eratostene e in Ipparco i due contrapposti numi tutelari, ma sceglie&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;per sé una strada diversa, quella che guarda alla storia dei luoghi e&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ai popoli che li abitano, con le loro tradizioni etnografiche, religiose&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;e politiche. Si tratta pur sempre di un autore noto per frammenti, la&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;cui valutazione rischia ad ogni passo di risultare effimera: riterremo&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;di avvicinarci ad un’immagine, se non vera, non troppo distante dal&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;vero, se potremo trovare delle corrispondenze tra il giudizio che dell’autore&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ebbe chi poté leggerlo e quello che noi stessi riusciamo a filtrare&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;attraverso una ponderata lettura dei frustuli rimasti. Ecco perché&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;nel primo capitolo ci sforzeremo di comprendere quale giudizio&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;su Artemidoro ebbero Strabone e Marciano (i suoi due lettori più&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;importanti, dal nostro punto di vista); nel secondo capitolo tenteremo,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;invece, di capire come Artemidoro organizzò la sua opera, a partire&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;dal problematico primo libro.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il papiro non scompare dal nostro orizzonte di interessi,ma entrerà&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;in gioco in un secondo momento: quando cioè si tratterà di verificare&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;se l’immagine che avremo saputo ricostruire del nostro autore abbia&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;qualche punto di contatto con ciò che si legge nel nuovo reperto. Si&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;scoprirà così che non solo le colonne I-III non possono essere di&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Artemidoro, come lingua e senso impongono, ma che anche le colonne&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;IV-V sono, in quest’ottica, del tutto incongrue: non solo perché&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;ben diversa era la conoscenza che Artemidoro aveva della Spagna&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;(cui è dedicato il terzo capitolo), ma anche perché esse sono un ben&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;strano &lt;em&gt;&lt;span&gt;mélange &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;di nozioni troppo moderne per Artemidoro ed una&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;brusca battuta d’arresto («nessuno ha mai fatto il rilievo della costa&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;settentrionale della Spagna») che già all’epoca di Artemidoro non&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;aveva più alcuna ragion d’essere, perché non più vera. Non sappiamo&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;immaginare spiegazione diversa da quella di un maldestro collage&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;fatto da chi di Artemidoro aveva ormai un’idea falsata, mutilata,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;parziale; un collage fatto su materiali anch’essi depauperati, martoriati,&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;inconsistenti; ma soprattutto fatto da chi non aveva più alcuna&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;idea di quale potesse davvero essere lo stato della penisola iberica al&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;tempo di Artemidoro e negli occhi di un viaggiatore greco.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><link>http://niconarsi.tumblr.com/post/7647458620</link><guid>http://niconarsi.tumblr.com/post/7647458620</guid><pubDate>Tue, 15 Feb 2011 06:06:00 -0500</pubDate><category>recensioni</category><category>Claudio Schiano</category><category>Giambattista D’Alessio</category><category>Papiro di Artemidoro</category></item></channel></rss>

