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        <title>Salva con Nome</title>
        <description>Le parole chiave dell'Innovazione.&lt;br /&gt;
La trasmissione esplora gli scenari dei nuovi linguaggi di comunicazione, del web 2.0 e del fenomeno del citizen journalism in particolare, evidenziando il fattore emergente dei contenuti generati dagli utenti.</description>
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        <managingEditor>io@archimedix.net</managingEditor>
        <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:49:56 +0100</pubDate>
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        <itunes:keywords>Salva,con,Nome</itunes:keywords>
        <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
        
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            <title>Culture digitali</title>
            <description>Ciò che definiamo innovazione riguarda certamente l’avanzamento tecnologico ma non solo; è di nuovi linguaggi che si tratta, di comportamenti creativi , di particolari relazioni sociali, di visioni del mondo. E’ per questo che è opportuno parlare di culture digitali, usando anche il plurale, per abbracciare una molteplicità di approcci al rapporto che intercorre tra creatività e innovazione: dall’open source inteso come condivisione della conoscenza e della competenza nell’ambito dello sviluppo partecipativo dei software liberi  alle pratiche del mash up e del remix che sottendono una nuova sensibilità di produzione culturale capace di utilizzare, reinventandolo, tutto ciò che è a disposizione. Un attitudine che rilancia un suggerimento del matematico francese Jules-Henri Poincaré per cui creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.&lt;br /&gt;
In questo senso le culture digitali attraversano tutti gli ambiti dell’esperienza umana, visto che il web si rivela sempre più come nuovo spazio pubblico, esprimendo un’intersezione tra le poetiche e le politiche delle reti, ambiente di nuova socialità in cui fenomeni come l’etica hacker rappresentano segni precisi di una mutazione antropologica e culturale in corso.&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Arturo di Corinto http://www.dicorinto.it/info/  del Cattid-Sapienza Università di Roma&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/sEGyo7nYH-s" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:35:01 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Ciò che definiamo innovazione riguarda certamente l’avanzamento tecnologico ma non solo; è di nuovi linguaggi che si tratta, di comportamenti creativi , di particolari relazioni sociali, di visioni del mondo. E’ per questo che è opportuno parlare di culture digitali, usando anche il plurale, per abbracciare una molteplicità di approcci al rapporto che intercorre tra creatività e innovazione: dall’open source inteso come condivisione della conoscenza e della competenza nell’ambito dello sviluppo partecipativo dei software liberi alle pratiche del mash up e del remix che sottendono una nuova sensibilità di produzione culturale capace di utilizzare, reinventandolo, tutto ciò che è a disposizione. Un attitudine che rilancia un suggerimento del matematico francese Jules-Henri Poincaré per cui creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.
In questo senso le culture digitali attraversano tutti gli ambiti dell’esperienza umana, visto che il web si rivela sempre più come nuovo spazio pubblico, esprimendo un’intersezione tra le poetiche e le politiche delle reti, ambiente di nuova socialità in cui fenomeni come l’etica hacker rappresentano segni precisi di una mutazione antropologica e culturale in corso.
Ne parliamo con Arturo di Corinto http://www.dicorinto.it/info/ del Cattid-Sapienza Università di Roma</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/SSqc5ghk3cI.mp4" fileSize="34401748" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/SSqc5ghk3cI.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Cross Media</title>
            <description>Schermi dappertutto, non più solo televisori, ma computer, cellulari, videogame. E’ oramai evidente come il massmedia televisivo sia esploso in una molteplicità d’offerta comunicativa che va ben oltre quella tradizionale via etere, per essere diffuso via satellite, via cavo e ora con il digitale terrestre che inizia a preoccupare non poco gli utenti che saranno costretti a rinnovare il parco macchine a casa.&lt;br /&gt;
Tutto questo rientra in un concetto ampio che passa sotto il nome di CROSS MEDIA, per intendere una convergenza tra i diversi sistemi di comunicazione che oggi trova nello sviluppo del web una risoluzione emblematica. Crossmedialità è quindi un processo non solo tecnologico bensì culturale, riguarda la capacità di produrre nuovi format multimediali capaci di attraversare le diverse specificità di linguaggio audiovisivo, le modalità di trasmissione e gli assetti editoriali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel parliamo con Andrea Soldani, regista televisivo in transito tra TV generalista,satellitare, digitale terrestre e, ovviamente, web come la blogTV.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/kUufMjKqNg8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:35:38 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Schermi dappertutto, non più solo televisori, ma computer, cellulari, videogame. E’ oramai evidente come il massmedia televisivo sia esploso in una molteplicità d’offerta comunicativa che va ben oltre quella tradizionale via etere, per essere diffuso via satellite, via cavo e ora con il digitale terrestre che inizia a preoccupare non poco gli utenti che saranno costretti a rinnovare il parco macchine a casa.
Tutto questo rientra in un concetto ampio che passa sotto il nome di CROSS MEDIA, per intendere una convergenza tra i diversi sistemi di comunicazione che oggi trova nello sviluppo del web una risoluzione emblematica. Crossmedialità è quindi un processo non solo tecnologico bensì culturale, riguarda la capacità di produrre nuovi format multimediali capaci di attraversare le diverse specificità di linguaggio audiovisivo, le modalità di trasmissione e gli assetti editoriali.
Nel parliamo con Andrea Soldani, regista televisivo in transito tra TV generalista,satellitare, digitale terrestre e, ovviamente, web come la blogTV.</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/LJ7h0qV27Ew.mp4" fileSize="41793660" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/LJ7h0qV27Ew.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Interaction Design</title>
            <description>Sembrano parole complesse ma sottendono un senso reale: pratiche che si misurano con un mondo esterno che sta cambiando velocemente, scandito dall’avanzamento tecnologico. La parola chiave che abbiamo scelto è Interaction Design che significa progettare l’interazione, o meglio: l’interazione con quei sistemi digitali che dal mouse in poi riguardano l’estensione del nostro agire con computer e altri dispositivi, come i cellulari che portiamo sempre con noi. Questa progettazione di cui trattiamo riguarda quindi sia l’ingegneria dei sistemi digitali sia l’invenzione di nuovi valori d’uso della comunicazione interattiva, per rendere più funzionale l’interazione con lo spazio pubblico. Dalle soluzioni di pagamento on line di alcuni servizi pubblici alle  diverse applicazioni nei campi della logistica, dei trasporti e della sanità, attraverso tecnologie come l’RFID ( la radiofrequenza identificativa, simile a quella utilizzata per i Telepass). Attivo in questo campo è il  C.A.T.T.I.D. ( Centro delle Applicazioni per la Televisione e per le Tecnologie dell’Innovazione Digitale) di “Sapienza” Università di Roma, che opera in collaborazione con alcune tra le più importanti imprese della grande convergenza digitale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Carlo Maria Medaglia, coordinatore dei laboratori scientifici del CATTID&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/nDJ13fPN9Mk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:36:22 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Sembrano parole complesse ma sottendono un senso reale: pratiche che si misurano con un mondo esterno che sta cambiando velocemente, scandito dall’avanzamento tecnologico. La parola chiave che abbiamo scelto è Interaction Design che significa progettare l’interazione, o meglio: l’interazione con quei sistemi digitali che dal mouse in poi riguardano l’estensione del nostro agire con computer e altri dispositivi, come i cellulari che portiamo sempre con noi. Questa progettazione di cui trattiamo riguarda quindi sia l’ingegneria dei sistemi digitali sia l’invenzione di nuovi valori d’uso della comunicazione interattiva, per rendere più funzionale l’interazione con lo spazio pubblico. Dalle soluzioni di pagamento on line di alcuni servizi pubblici alle  diverse applicazioni nei campi della logistica, dei trasporti e della sanità, attraverso tecnologie come l’RFID ( la radiofrequenza identificativa, simile a quella utilizzata per i Telepass). Attivo in questo campo è il  C.A.T.T.I.D. ( Centro delle Applicazioni per la Televisione e per le Tecnologie dell’Innovazione Digitale) di “Sapienza” Università di Roma, che opera in collaborazione con alcune tra le più importanti imprese della grande convergenza digitale.

Ne parliamo con Carlo Maria Medaglia, coordinatore dei laboratori scientifici del CATTID</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>Interaction Design</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/PSj9jZOljnw.mp4" fileSize="41743127" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/PSj9jZOljnw.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>e-Government</title>
            <description>C’è una parola chiave che riguarda il salto di qualità di chi amministra la cosa pubblica per emanciparsi dalle burocrazie: è E-GOVERNMENT. Si tratta di una buona pratica che già dagli anni Novanta ha creato all’interno delle amministrazioni pubbliche una semplificazione delle procedure e promosso forme di cittadinanza attiva che oggi con il web 2.0 inizia a diventare credibile.&lt;br /&gt;
Una buona occasione per affrontare questa tematica è stato il Forum della Pubblica Amministrazione http://portal.forumpa.it/  appena svolto alla Fiera di Roma dove ha trovato luogo un particolare format di discussione pubblica: il BarCamp degli Innovatori. Un forum articolato su più tavoli di conversazione, centrato sulle dinamiche partecipative.&lt;br /&gt;
E’ proprio sul concetto di PARTECIPAZIONE che interviene Flavia Marzano (http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/10/Marzano_Flavia.html ), esperta di Innovazione della Pubblica Amministrazione&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/JcOCMyvHhwQ" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:37:06 +0100</pubDate>
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Una buona occasione per affrontare questa tematica è stato il Forum della Pubblica Amministrazione http://portal.forumpa.it/  appena svolto alla Fiera di Roma dove ha trovato luogo un particolare format di discussione pubblica: il BarCamp degli Innovatori. Un forum articolato su più tavoli di conversazione, centrato sulle dinamiche partecipative.
E’ proprio sul concetto di PARTECIPAZIONE che interviene Flavia Marzano (http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/10/Marzano_Flavia.html ), esperta di Innovazione della Pubblica Amministrazione</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/kiJRy380EZU.mp4" fileSize="32671444" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/kiJRy380EZU.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Social networking</title>
            <description>Abbiamo sotto gli occhi il successo di facebook che in Italia ha raggiunto quota 11 milioni di iscritti, con un tasso di crescita sbalorditivo: il 2.721% nell’arco di un anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E’ il boom del social networking. Bene, era ora. Ma ciò che conta è la qualità dell’informazione scambiata e non i numeri degli accessi. Il web non è la televisione generalista: si basa sulla condizione d’interattività, intesa come senso bidirezionale della comunicazione.&lt;br /&gt;
I social network in tal senso stanno dettando un salto di qualità che va ben oltre il fenomeno del blog, espandendo le dinamiche partecipative proprie del web 2.0.&lt;br /&gt;
Il punto sta nel modo attraverso cui si può qualificare questa partecipazione, liberando un’intelligenza connettiva che può essere fondamentale per il dibattito politico.&lt;br /&gt;
Ci sono piattaforme che, al di là di facebook, stanno creando opportunità emblematiche per questo confronto sensato, come l’applicazione open source Ning.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Sergio Bellucci che ne ha promosso una, emblematica per la conversazione post-politica: NetLeft. La sinistra riparte dalla rete.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/Ecmt32kMcRE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:37:41 +0100</pubDate>
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E’ il boom del social networking. Bene, era ora. Ma ciò che conta è la qualità dell’informazione scambiata e non i numeri degli accessi. Il web non è la televisione generalista: si basa sulla condizione d’interattività, intesa come senso bidirezionale della comunicazione.
I social network in tal senso stanno dettando un salto di qualità che va ben oltre il fenomeno del blog, espandendo le dinamiche partecipative proprie del web 2.0.
Il punto sta nel modo attraverso cui si può qualificare questa partecipazione, liberando un’intelligenza connettiva che può essere fondamentale per il dibattito politico.
Ci sono piattaforme che, al di là di facebook, stanno creando opportunità emblematiche per questo confronto sensato, come l’applicazione open source Ning.

Ne parliamo con Sergio Bellucci che ne ha promosso una, emblematica per la conversazione post-politica: NetLeft. La sinistra riparte dalla rete.</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/HeOL69h6Eq4.mp4" fileSize="38115353" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/HeOL69h6Eq4.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Digital Divide</title>
            <description>Esiste un divario tra chi ha accesso alle risorse informative e chi non ce l’ha.&lt;br /&gt;
E’ una questione di pari opportunità, un problema che nella Società dell’Informazione tende a creare una netta discriminante sociale che la politica deve necessariamente affrontare .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre al nodo infrastrutturale della connessione ad internet nelle zone più svantaggiate la questione si estende a ciò che viene definita la neutralità delle reti per cui tutti i servizi devono essere accessibili a tutti gli utenti senza esercitare alcuna forma di discriminazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo senso l’accesso ad internet si declina con le garanzie democratiche, sia per l’opportunità di futuro per ampi settori dell’economia sia per il diritto fondamentale alla libertà di informazione, fino ad estendersi all’utilizzo del software libero e dell’open source nell’ambito dell’e-government.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Vincenzo Vita, co-firmatario al Senato della Repubblica di un disegno di legge per la neutralità delle reti .&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/vT5KL_EU1mQ" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:39:17 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Esiste un divario tra chi ha accesso alle risorse informative e chi non ce l’ha.
E’ una questione di pari opportunità, un problema che nella Società dell’Informazione tende a creare una netta discriminante sociale che la politica deve necessariamente affrontare .

Oltre al nodo infrastrutturale della connessione ad internet nelle zone più svantaggiate la questione si estende a ciò che viene definita la neutralità delle reti per cui tutti i servizi devono essere accessibili a tutti gli utenti senza esercitare alcuna forma di discriminazione.

In questo senso l’accesso ad internet si declina con le garanzie democratiche, sia per l’opportunità di futuro per ampi settori dell’economia sia per il diritto fondamentale alla libertà di informazione, fino ad estendersi all’utilizzo del software libero e dell’open source nell’ambito dell’e-government.

Ne parliamo con Vincenzo Vita, co-firmatario al Senato della Repubblica di un disegno di legge per la neutralità delle reti .</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/IzEoWB9Lzsc.mp4" fileSize="49254397" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/IzEoWB9Lzsc.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Reputation Capital</title>
            <description>Il web è un nuovo ambiente di relazione sociale che implica nuove regole del gioco attraverso cui preservare diritti come la privacy.&lt;br /&gt;
In che modo si esprime il diritto al controllo sui propri dati personali intesi come “sovranità su di sé”?&lt;br /&gt;
Quali sono gli strumenti di salvaguardia della libera autodeterminazione dell’individuo in Internet?&lt;br /&gt;
Una delle parole chiave (una delle nostre tag) più pertinenti  in tal senso è Reputation Capital, intesa come gestione del proprio nome e della propria identità in rete. Un valore che nel web 2.0 esprime un doppio senso, sia positivo nell’atto di produrre attenzione e credibilità nella blogsfera e nel social networking , sia negativo nel momento in cui si produce disinformazione e diffamazione.&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Massimo Melica, avvocato e presidente di Innovatori&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/BgbGQno3zp0" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:39:56 +0100</pubDate>
            <itunes:subtitle>Reputation Capital</itunes:subtitle>
            <itunes:summary>Il web è un nuovo ambiente di relazione sociale che implica nuove regole del gioco attraverso cui preservare diritti come la privacy.
In che modo si esprime il diritto al controllo sui propri dati personali intesi come “sovranità su di sé”?
Quali sono gli strumenti di salvaguardia della libera autodeterminazione dell’individuo in Internet?
Una delle parole chiave (una delle nostre tag) più pertinenti  in tal senso è Reputation Capital, intesa come gestione del proprio nome e della propria identità in rete. Un valore che nel web 2.0 esprime un doppio senso, sia positivo nell’atto di produrre attenzione e credibilità nella blogsfera e nel social networking , sia negativo nel momento in cui si produce disinformazione e diffamazione.
Ne parliamo con Massimo Melica, avvocato e presidente di Innovatori</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>reputation, capital, privacy</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
            <itunes:explicit>no</itunes:explicit>
        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/yc4VCeimQ-U.mp4" fileSize="34254204" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/yc4VCeimQ-U.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Social tagging</title>
            <description>La diffusione del web 2.0 ha esteso il fenomeno della partecipazione diretta all’elaborazione dell’informazione on line, imponendo la necessità di prospettare nuove e più compiute forme di gestione delle risorse informative.
Il  social tagging, inteso come condivisione delle tag, le parole chiave associate tra loro secondo le logiche di pertinenza, tende a  mettere in rete tra loro i diversi sistemi di conoscenza, sia quelli istituzionali (dalle università ai vari enti di ricerca) sia quelli d’impresa, sia quelli giornalistici sia quelli disseminati nella rete (secondo il principio delle “folksonomy”) che danno voce alla pluralità dei punti di vista.
Emerge un’intelligenza connettiva che coniuga le potenzialità ipertestuali proprie del web con la pertinenza delle informazioni raccolte da diverse fonti, creando con un nuovo processo cognitivo definito “i-pertinenza”. Ne parliamo con Germano Paini, autore della piattaforma thinktag&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/jlLv3C7ifdg" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:40:39 +0100</pubDate>
            <itunes:subtitle>Social tagging</itunes:subtitle>
            <itunes:summary>La diffusione del web 2.0 ha esteso il fenomeno della partecipazione diretta all’elaborazione dell’informazione on line, imponendo la necessità di prospettare nuove e più compiute forme di gestione delle risorse informative.
Il  social tagging, inteso come condivisione delle tag, le parole chiave associate tra loro secondo le logiche di pertinenza, tende a  mettere in rete tra loro i diversi sistemi di conoscenza, sia quelli istituzionali (dalle università ai vari enti di ricerca) sia quelli d’impresa, sia quelli giornalistici sia quelli disseminati nella rete (secondo il principio delle “folksonomy”) che danno voce alla pluralità dei punti di vista.
Emerge un’intelligenza connettiva che coniuga le potenzialità ipertestuali proprie del web con la pertinenza delle informazioni raccolte da diverse fonti, creando con un nuovo processo cognitivo definito “i-pertinenza”. Ne parliamo con Germano Paini, autore della piattaforma thinktag</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>social, tagging</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/A_HzG_6jtgM.mp4" fileSize="34305268" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/A_HzG_6jtgM.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Cittadinanza digitale</title>
            <description>Il futuro di un Paese si misura sulla capacità di stimolare il potenziale creativo delle nuove generazioni. Quella creatività riguarda fondamentalmente l’ambientamento nei nuovi assetti sociali, psicologici e comunicativi.
E’ un punto cardine questo, data la grande crisi di transizione verso una Società dell’Informazione in cui emerge la necessità di dare nuova forma all’idea di cittadinanza.L’ambito educativo della scuola e dell’università non sono sufficienti ed è per questo che si profilano iniziative di amministrazioni pubbliche che promuovono una cittadinanza digitale capace d’intercettare le qualità partecipative delle nuove generazioni per creare delle interazioni tra web e territorio.Iniziative come quella realizzata a Casale Monferrato per l’inaugurazione del suo Castello http://www.castellodelmonferrato.it ha visto la partecipazione attiva degli studenti delle scuole casalesi per un “civico assedio”organizzato via facebook.Ne parliamo con Fabio Lavagno, assessore alle politiche giovanili e alla pubblica istruzione del Comune di Casale Monferrato.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/_JCB6daowJM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:41:17 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Il futuro di un Paese si misura sulla capacità di stimolare il potenziale creativo delle nuove generazioni. Quella creatività riguarda fondamentalmente l’ambientamento nei nuovi assetti sociali, psicologici e comunicativi.

E’ un punto cardine questo, data la grande crisi di transizione verso una Società dell’Informazione in cui emerge la necessità di dare nuova forma all’idea di cittadinanza.

L’ambito educativo della scuola e dell’università non sono sufficienti ed è per questo che si profilano iniziative di amministrazioni pubbliche che promuovono una cittadinanza digitale capace d’intercettare le qualità partecipative delle nuove generazioni per creare delle interazioni tra web e territorio.

Iniziative come quella realizzata a Casale Monferrato per l’inaugurazione del suo Castello http://www.castellodelmonferrato.it ha visto la partecipazione attiva degli studenti delle scuole casalesi per un “civico assedio”organizzato via facebook.

Ne parliamo con Fabio Lavagno, assessore alle politiche giovanili e alla pubblica istruzione del Comune di Casale Monferrato.</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/kqW955M6TgM.mp4" fileSize="33026073" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/kqW955M6TgM.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Digital Inclusion</title>
            <description>Si è parlato spesso del “digital divide”, ovvero del divario digitale che separa chi ha accesso alle risorse informative on line e chi non ce l’ha. Un concetto teso ad inquadrare più la questione infrastrutturale della diffusione di internet e della banda larga in particolare, se non addirittura i gravi ritardi accumulati nei paesi in via di sviluppo. Eppure la questione più interessante riguarda la DIGITAL INCLUSION per centrare l’attenzione su ciò che si deve fare con l’accesso alle reti e come farlo. E’ un concetto che riguarda fondamentalmente gli scenari dell’educazione innervati a quelli della comunicazione.Ne parliamo con Roberto Maragliano, docente di tecnologie dell’apprendimento all’Università di Roma Tre  e protagonista in questi ultimi anni dei processi culturali per una riconfigurazione dei sistemi educativi in relazione all’evoluzione delle nuove tecnologie  della comunicazione.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/GpbEtrWgmZo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:41:51 +0100</pubDate>
            <itunes:subtitle>Digital Inclusion</itunes:subtitle>
            <itunes:summary>Si è parlato spesso del “digital divide”, ovvero del divario digitale che separa chi ha accesso alle risorse informative on line e chi non ce l’ha. Un concetto teso ad inquadrare più la questione infrastrutturale della diffusione di internet e della banda larga in particolare, se non addirittura i gravi ritardi accumulati nei paesi in via di sviluppo. Eppure la questione più interessante riguarda la DIGITAL INCLUSION per centrare l’attenzione su ciò che si deve fare con l’accesso alle reti e come farlo. E’ un concetto che riguarda fondamentalmente gli scenari dell’educazione innervati a quelli della comunicazione.

Ne parliamo con Roberto Maragliano, docente di tecnologie dell’apprendimento all’Università di Roma Tre  e protagonista in questi ultimi anni dei processi culturali per una riconfigurazione dei sistemi educativi in relazione all’evoluzione delle nuove tecnologie  della comunicazione.</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/5Z6RpqQ9AXw.mp4" fileSize="29141539" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/5Z6RpqQ9AXw.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Prosumer</title>
            <description>Trattiamo di una delle condizioni peculiari del web 2.0, quella che concerne la pratica degli utenti delle informazioni in rete per cui si va oltre il consumo per bensì produrre informazione attraverso le modalità del blog e del social networking. C’è una parola nuova che sottende questa condizione: PROSUMER, in cui si coniuga il consumer con il producer. E’ questa una delle parole chiave che orbitano nel flusso “liquido” delle reti, nel mare magnum dei contenuti che circolano in rete.&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Gabriele Lunati di Liquida.it http://www.liquida.it&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/uUQVFWtohn4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:42:26 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Trattiamo di una delle condizioni peculiari del web 2.0, quella che concerne la pratica degli utenti delle informazioni in rete per cui si va oltre il consumo per bensì produrre informazione attraverso le modalità del blog e del social networking. C’è una parola nuova che sottende questa condizione: PROSUMER, in cui si coniuga il consumer con il producer. E’ questa una delle parole chiave che orbitano nel flusso “liquido” delle reti, nel mare magnum dei contenuti che circolano in rete.
Ne parliamo con Gabriele Lunati di Liquida.it http://www.liquida.it</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>prosumer</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
            <itunes:explicit>no</itunes:explicit>
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        <item>
            <title>Innovazione Industriale</title>
            <description>Stiamo vivendo una delle più gravi crisi di modello produttivo degli ultimi decenni. In questo quadro gli assetti industriali si pongono con urgenza un’innovazione che va ben oltre gli aspetti della produzione ma riguardano sempre più quelli di “processo” e di metodo. E’ qui che le nuove tecnologie della comunicazione e del web in particolare, possono esprimere un ruolo fondamentale, promuovendo delle procedure “collaborative” per la ricerca di nuovi soluzioni.&lt;br /&gt;
Ne parliamo con Andrea Granelli, project manager del piano per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali e Turistiche nell’ambito del piano governativo Industria 2015.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Un progetto di medio-respiro che nasce da un disegno di legge sulla nuova politica industriale, varato dal governo italiano già nel 2006.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Industria 2015 stabilisce le linee strategiche per lo sviluppo del sistema produttivo italiano del futuro e tra queste c’è tutta la filiera legata alla valorizzazione del patrimonio culturale. Una delle risorse strategiche del sistema-paese.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/aSTEvJUcDTw" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:43:04 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Stiamo vivendo una delle più gravi crisi di modello produttivo degli ultimi decenni. In questo quadro gli assetti industriali si pongono con urgenza un’innovazione che va ben oltre gli aspetti della produzione ma riguardano sempre più quelli di “processo” e di metodo. E’ qui che le nuove tecnologie della comunicazione e del web in particolare, possono esprimere un ruolo fondamentale, promuovendo delle procedure “collaborative” per la ricerca di nuovi soluzioni.
Ne parliamo con Andrea Granelli, project manager del piano per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali e Turistiche nell’ambito del piano governativo Industria 2015.
 Un progetto di medio-respiro che nasce da un disegno di legge sulla nuova politica industriale, varato dal governo italiano già nel 2006.
Industria 2015 stabilisce le linee strategiche per lo sviluppo del sistema produttivo italiano del futuro e tra queste c’è tutta la filiera legata alla valorizzazione del patrimonio culturale. Una delle risorse strategiche del sistema-paese.</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>innovazione, industriale</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
            <itunes:explicit>no</itunes:explicit>
        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/BFJtUgG-368.mp4" fileSize="30019811" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/BFJtUgG-368.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Pirati o pionieri</title>
            <description>Con l’avvento della banda larga per l’accesso alle risorse in line scaricare musica o software o film è diventata una delle prassi più correnti. Si può definirla pirateria?  La crisi dell’industria discografica è stata solo in parte accelerata dallo sviluppo del peer to peer, il principio che sta alla base del file-sharing e che di fatto rappresenta un nuovo comportamento creativo che delinea nuovi processi economici. Si tratta di pirati o di pionieri? Ne parliamo con  Luca Neri, giornalista e autore di  “La baia dei pirati. Assalto al copyright”  (edizioni Cooper).  Al centro dell’attenzione c’è il caso di Pirate Bay, la piattaforma web svedese che è stata chiusa, sollevando grande clamore.  Se da una parte si colgono tutti i sintomi di un conflitto generazionale, con espressioni libertarie di disobbedienza civile, dall’altra emergono le necessità d’inventare delle “catene del valore” all’interno delle reti, a partire dalle inedite forme di creatività sociale che insorgono&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/uLFuHnROFHM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:43:36 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>Con l’avvento della banda larga per l’accesso alle risorse in line scaricare musica o software o film è diventata una delle prassi più correnti. Si può definirla pirateria?  La crisi dell’industria discografica è stata solo in parte accelerata dallo sviluppo del peer to peer, il principio che sta alla base del file-sharing e che di fatto rappresenta un nuovo comportamento creativo che delinea nuovi processi economici. Si tratta di pirati o di pionieri? Ne parliamo con  Luca Neri, giornalista e autore di  “La baia dei pirati. Assalto al copyright”  (edizioni Cooper).  Al centro dell’attenzione c’è il caso di Pirate Bay, la piattaforma web svedese che è stata chiusa, sollevando grande clamore.  Se da una parte si colgono tutti i sintomi di un conflitto generazionale, con espressioni libertarie di disobbedienza civile, dall’altra emergono le necessità d’inventare delle “catene del valore” all’interno delle reti, a partire dalle inedite forme di creatività sociale che insorgono</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>pirati, pionieri, innovazione</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
            <itunes:explicit>no</itunes:explicit>
        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/OW2jf-6FdcM.mp4" fileSize="47467491" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/OW2jf-6FdcM.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>User Generated Content</title>
            <description>L’evoluzione attuale del web è caratterizzata dalla spinta partecipativa espressa dagli “user generated content” (i contenuti generati dagli utenti) per cui il sistema della comunicazione va sempre più nel senso bidirezionale, declinando l’interattività in partecipazione attiva. Ne parliamo con Bruno Pellegrini, uno dei maggiori protagonisti e promotori del video-blogging in Italia. Il contesto di riferimento è quello del web 2.0, nuovo concetto che coniuga cross-media con il crowdsourcing una pratica collaborativa che fa comprendere come possa rivelarsi il valore economico dei commentari degli utenti. Si esplorano alcuni esempi di video blog “Il mio paese 2.0” e “Mamme nella rete”.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/dYy0r963YRQ" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:44:10 +0100</pubDate>
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            <itunes:summary>L’evoluzione attuale del web è caratterizzata dalla spinta partecipativa espressa dagli “user generated content” (i contenuti generati dagli utenti) per cui il sistema della comunicazione va sempre più nel senso bidirezionale, declinando l’interattività in partecipazione attiva. Ne parliamo con Bruno Pellegrini, uno dei maggiori protagonisti e promotori del video-blogging in Italia. Il contesto di riferimento è quello del web 2.0, nuovo concetto che coniuga cross-media con il crowdsourcing una pratica collaborativa che fa comprendere come possa rivelarsi il valore economico dei commentari degli utenti. Si esplorano alcuni esempi di video blog “Il mio paese 2.0” e “Mamme nella rete”.</itunes:summary>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/rwuK4QpcEf8.mp4" fileSize="32382484" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/rwuK4QpcEf8.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Il futuro del passato</title>
            <description>Le tecnologie del virtuale hanno dimostrato come sia possibile creare delle funzionalità impensabili fino a qualche anno fa. Tra queste quella delle ricostruzione tridimensionale degli scenari dell’antichità è sicuramente una delle più affascinanti. Ne parliamo con Francesco Antinucci, Direttore di Ricerca all’Istituto di Scienza e Tecnologie della Cognizione del CNR.
La simulazione virtuale permette non solo la ricostruzione degli scenari ma l’esperienza diretta di navigazione immersiva. Una condizione che sollecita fortemente le dinamiche dell’apprendimento. Il virtuale immersivo induce esperienza:si agisce nella visione e si rivela come una straordinaria tecnologia cognitiva capace di rendere possibile il “futuro del passato”.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/ZAmNGNRTM6g" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:44:41 +0100</pubDate>
            <itunes:subtitle>Il futuro del passato</itunes:subtitle>
            <itunes:summary>Le tecnologie del virtuale hanno dimostrato come sia possibile creare delle funzionalità impensabili fino a qualche anno fa. Tra queste quella delle ricostruzione tridimensionale degli scenari dell’antichità è sicuramente una delle più affascinanti. Ne parliamo con Francesco Antinucci, Direttore di Ricerca all’Istituto di Scienza e Tecnologie della Cognizione del CNR.

La simulazione virtuale permette non solo la ricostruzione degli scenari ma l’esperienza diretta di navigazione immersiva. Una condizione che sollecita fortemente le dinamiche dell’apprendimento. Il virtuale immersivo induce esperienza:si agisce nella visione e si rivela come una straordinaria tecnologia cognitiva capace di rendere possibile il “futuro del passato”.</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>futuro, passato</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/g75vF7wH_kU.mp4" fileSize="26357089" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/g75vF7wH_kU.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Videosharing</title>
            <description>Videosharing è un termine che trova in YouTube la massima risoluzione, determinando un fenomeno che di fatto ha creato nel web una risposta al dominio del massmedia televisivo. Finalmente il “video on demand” esce dalle dinamiche delle cable-tv e delle offerte di nicchia per diventare fenomeno di massa. Ne parliamo con Glauco Benigni, responsabile della Comunicazione delle Strategie Tecnologiche RAI.&lt;br /&gt;
YouTube è sia archivio di memoria individuale che mare magnum del visibile. Ok, questa è poesia, direbbe qialcuno, ma qual’è la prosa? Qual’è il modello di business?&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/h0WUHC9yhIw" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:45:16 +0100</pubDate>
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            <itunes:keywords>videosharing, video</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/rjDv9ZGjKvE.mp4" fileSize="19665063" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/rjDv9ZGjKvE.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Politiche dell’innovazione</title>
            <description>L’innovazione non è un settore specifico: attraversa ogni campo, a partire da quello politico, ponendo l’urgenza di nuovi modelli di sviluppo che mettano al centro la condivisione delle conoscenze. Tutto questo non riguarda solo la ricerca di soluzioni funzionali ma una nuova cultura, scandita dall’evoluzione di comportamenti creativi. In questo senso trattare dei Diritti nella rete è direttamente proporzionale a riconoscere e qualificare i diritti della Rete atti a garantire libertà e creatività. Una buona occasione per focalizzare questi temi è stata la conferenza su “Cultura digitale e politica dell’innovazione” dove abbiamo incontrato diversi protagonisti.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/s8kB5gL7zk4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:45:43 +0100</pubDate>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <item>
            <title>Edutainment</title>
            <description>Il Focus di oggi è sulla “tag” EDUTAINMENT che coniuga la parola EDUCATIONAL con ENTERTAINMENT. Significa, in sostanza. IMPARARE GIOCANDO. Questo aspetto dei processi educativi , teso a concentrarsi più sulle pratiche d’apprendimento che su quelle d’insegnamento, viene affrontato con una dei “pionieri” delle sperimentazioni basate sull’approccio ludico-partecipativo attraverso i nuovi media interattivi. Si tratta di suor Caterina Cangià, docente di Scienze dell’Educazione all’Università Pontificia “Auxilium”. In trasmissione si fa anche riferimento al caso di una scuola inglese di Sheffield che ha scelto di non definirsi più scuola bensì “Luogo per imparare”.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/nVeyTmX7dYY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:46:26 +0100</pubDate>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/QfSd70ALeDw.mp4" fileSize="15141196" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/QfSd70ALeDw.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Imprese creative</title>
            <description>La creatività non riguarda solo la specificità artistica, si estende verso il sociale e le nuove forme d’impresa. E’ su questo campo che è sorto il Progetto Kublai, per creare una piattaforma di social networking tesa a selezionare, sostenere e premiare dei progetti creativi interessati a lavorare sullo sviluppo del territorio. Ne parliamo con Marco Magrassi del Ministero Sviluppo Economico, ambito in cui è stato promosso Kublai. Vengono presentati i cinque progetti finalisti e su “Critical City“, il vincitore, una mappa interattiva tesa a sollecitare azioni urbane ludico-partecipative, si focalizza l’attenzione.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/oymlo-XyAQs" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:47:33 +0100</pubDate>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <item>
            <title>Yes Web Can</title>
            <description>Cosa dirà Barack Obama nel discorso di insediamento alla Casa Bianca? Non è solo una curiosità ma un’azione partecipativa, molto web 2.0.&lt;br /&gt;
lanciata da Slate, la rivista di cultura e politica di casa Microsoft, sorta nel 1996 e guidata da Michel Kinsley, giornalista di punta della “Cnn” strappato alla concorrenza a suon di dollari da Bill Gates. Slate cavalca l’onda della grande attesa per l’insediamento del president 2.0 invitando i suoi lettori a fare da ghostwriter per Obama. Segnaliamo anche un curioso ” speech generator”… Questo e altri link sul nostro gruppo d’ascolto.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/HEbM5sEZf7U" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:47:59 +0100</pubDate>
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lanciata da Slate, la rivista di cultura e politica di casa Microsoft, sorta nel 1996 e guidata da Michel Kinsley, giornalista di punta della “Cnn” strappato alla concorrenza a suon di dollari da Bill Gates. Slate cavalca l’onda della grande attesa per l’insediamento del president 2.0 invitando i suoi lettori a fare da ghostwriter per Obama. Segnaliamo anche un curioso ” speech generator”… Questo e altri link sul nostro gruppo d’ascolto.</itunes:summary>
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            <itunes:keywords>we can, internet, obama</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <author>io@archimedix.net</author><media:content url="http://www.youtubemp4.com/video/AyI4RMcw-QA.mp4" fileSize="19698411" type="video/mp4" /><feedburner:origLink>http://www.youtubemp4.com/video/AyI4RMcw-QA.mp4</feedburner:origLink></item>

        <item>
            <title>Internet rights</title>
            <description>Tempo fa parlare di Internet rights voleva dire parlare esclusivamente di quella “governance” che disciplina l’accesso ai server e la gestione degli archivi dei dati. Internet rights è ora sempre più un concetto aperto che riguarda sia i Diritti nella Rete sia i Diritti della Rete. Su questi temi abbiamo incontrato il giurista Guido Scorza con cui si tratta sia dell’’evoluzione del diritto d’autore, dal copyleft al creative commons, sia delle politiche dell’innovazione e delle culture digitali, tema di un recente incontro alla Camera dei Deputati.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/Ir4p1QM0T9M" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:48:29 +0100</pubDate>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <item>
            <title>Facebook, mafia e censura</title>
            <description>Facebook rappresenta il fenomeno dirompente del web 2.0: è ormai arrivato a 140 milioni di utenti . Anche in Italia, nonostante il solito ritardo, il dato di penetrazione è esponenziale: + 961%, pari a 1.369.000 utenze attive. Il nostro progetto cross-mediale “Salva con Nome” ha un suo gruppo d’ascolto che al momento ha già superato i 400 aderenti. Su questo abbiamo attivato un’area discussione da cui emerge la questione della censura di Facebook sui fan di mafia. Ed è qui che arriva il video-intervento di Davide Mattiello di Libera che fa da detonatore al dibattito on line.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/Zwv91uWRMMA" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:49:25 +0100</pubDate>
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            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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        <item>
            <title>Il futuro è già qui, è solo mal distribuito</title>
            <description>C’è una frase-chiave di William Gibson per questa prima trasmissione proiettata verso il nuovo anno. Il futuro è già qui, è solo mal distribuito. Non fa pensare a come il futuro possa rivelarsi come una risorsa? Una ricchezza da ridistribuire? E’ per questo che troviamo importante alzare lo sguardo oltre l’impasse di questa grave crisi di sistema, per individuare qualche soluzione prospettica. E’ in questa direzione che intende andare questa trasmissione, cercando di individuare quelle parole chiave che possano sollecitare una ricerca di nuovi modelli di sviluppo attraverso ciò che viene definito Innovazione.&lt;br /&gt;
Di che futuro stiamo parlando? Di quello digitale, senza dubbio.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SalvaConNome/~4/f_vQacjqBqk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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            <pubDate>Sun, 01 Nov 2009 16:50:02 +0100</pubDate>
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            <itunes:keywords>futuro, gibson</itunes:keywords>
            <itunes:author>Carlo Infante</itunes:author>
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    <media:credit role="author">Carlo Infante</media:credit><media:rating>nonadult</media:rating><media:description type="plain">Salva con Nome</media:description></channel>
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