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	<description>La tua guida sulla salute, benessere, alimentazione, notizie, stili di vita</description>
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		<title>Norovirus: cos&#8217;è, come si trasmette e la situazione sulla nave colpita</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/norovirus-cose-come-si-trasmette-e-la-situazione-sulla-nave-colpita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Norovirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il norovirus, conosciuto anche come “virus dei croceristi”, torna a far parlare di sé. Sono oltre 1.700 le persone finite in quarantena a bordo di una nave da crociera arrivata a Bordeaux dopo un sospetto focolaio di gastroenterite che avrebbe causato anche la morte di un passeggero novantenne. L’ipotesi più accreditata è quella di un’epidemia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="167" data-end="468">Il norovirus, conosciuto anche come “virus dei croceristi”, torna a far parlare di sé. Sono oltre 1.700 le persone finite in quarantena a bordo di una nave da crociera arrivata a <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bordeaux</span></span> dopo un sospetto focolaio di gastroenterite che avrebbe causato anche la morte di un passeggero novantenne.</p>
<p data-start="470" data-end="758">L’ipotesi più accreditata è quella di un’epidemia di norovirus, patogeno altamente contagioso che si diffonde facilmente negli ambienti chiusi e affollati come alberghi, scuole e soprattutto navi da crociera. Dall’inizio dell’anno sono già stati segnalati cinque episodi simili nel mondo.</p>
<h2 data-section-id="1snlkxg" data-start="760" data-end="786">Che cos’è il norovirus</h2>
<p data-start="788" data-end="1100">I norovirus appartengono alla famiglia dei <em data-start="831" data-end="846">Caliciviridae</em> e rappresentano una delle principali cause di gastroenterite acuta non batterica. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno contagiano quasi 700 milioni di persone causando circa 200mila decessi, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p data-start="1102" data-end="1218">A essere maggiormente a rischio sono bambini e anziani, più vulnerabili alle complicanze legate alla disidratazione.</p>
<p data-start="1220" data-end="1486">L’infettivologo <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Fabrizio Pregliasco</span></span> spiega che il contagio avviene soprattutto attraverso il contatto diretto in luoghi affollati e tramite acqua contaminata. “Molto dipende dall’igiene, in particolare dal corretto lavaggio delle mani”, sottolinea.</p>
<h2 data-section-id="108sj1m" data-start="1488" data-end="1538">I sintomi: vomito, diarrea e dolori addominali</h2>
<p data-start="1540" data-end="1706">L’infezione provoca sintomi tipici della gastroenterite: diarrea, nausea, vomito e crampi addominali. Non a caso viene definita anche “malattia del vomito invernale”.</p>
<p data-start="1708" data-end="1880">La diarrea è presente nella maggior parte dei casi, mentre il vomito può manifestarsi improvvisamente ed essere esso stesso un importante veicolo di trasmissione del virus.</p>
<p data-start="1882" data-end="2106">Possono comparire anche febbre lieve, mal di testa, dolori muscolari e brividi. Generalmente la malattia si risolve in due o tre giorni senza complicazioni, ma nei soggetti fragili la disidratazione può diventare pericolosa.</p>
<h2 data-section-id="1gq1u75" data-start="2108" data-end="2129">Come si trasmette il norovirus</h2>
<p data-start="2131" data-end="2234">Il norovirus è estremamente contagioso: bastano pochissime particelle virali per provocare l’infezione.</p>
<p data-start="2236" data-end="2482">La trasmissione avviene da persona a persona, attraverso acqua e alimenti contaminati oppure tramite superfici infette. Le epidemie sono spesso associate al consumo di ostriche crude, frutti di mare, insalate, frutti di bosco e acqua contaminata.</p>
<p data-start="2484" data-end="2714">Secondo l’infettivologo <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Matteo Bassetti</span></span>, il virus prolifera facilmente negli ambienti chiusi come navi da crociera e hotel proprio perché riesce a contaminare rapidamente toilette, superfici e sistemi idrici.</p>
<h2 data-section-id="94rfiq" data-start="2716" data-end="2735">Diagnosi e cure per il norovirus</h2>
<p data-start="2737" data-end="2957">Per anni la diagnosi è stata complessa, poiché il virus non è coltivabile in laboratorio. Oggi però esistono test rapidi basati su marcatori molecolari ed esami Elisa che consentono di individuarlo con maggiore facilità.</p>
<p data-start="2959" data-end="3106">Non esiste una terapia specifica: il trattamento si basa soprattutto su idratazione e farmaci sintomatici per controllare nausea, diarrea e febbre.</p>
<h2 data-section-id="126mqfe" data-start="3108" data-end="3150">La prevenzione resta l’arma principale</h2>
<p data-start="3152" data-end="3317">Gli esperti ricordano che il norovirus è molto resistente: può sopravvivere a temperature superiori ai 60 gradi e persistere nell’organismo anche dopo la guarigione.</p>
<p data-start="3319" data-end="3567">Per questo la prevenzione si basa su rigorose norme igieniche: lavarsi accuratamente le mani, evitare di manipolare alimenti durante episodi di gastroenterite, disinfettare superfici e utensili e utilizzare solo alimenti di provenienza certificata.</p>
<p data-start="3569" data-end="3721" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Particolare attenzione va prestata nei luoghi collettivi come navi, scuole, asili e case di riposo, dove il virus può diffondersi in tempi molto rapidi.</p>
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		<title>Hantavirus: ecco le misure da seguire per le persone a rischio</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/hantavirus-ecco-le-misure-da-seguire-per-le-persone-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 05:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Hantavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 14 maggio 2026 – In seguito all’emergenza legata all’hantavirus identificata sulla nave da crociera polare MV Hondius, il Ministero della Salute ha aggiornato le misure di prevenzione e sorveglianza per i contatti a rischio, offrendo indicazioni chiare per limitare la diffusione del virus. L’episodio ha richiamato l’attenzione sulle caratteristiche dell’Orthohantavirus, specie il ceppo Andes, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 14 maggio 2026 – In seguito all’emergenza legata all’<strong>hantavirus</strong> identificata sulla nave da crociera polare <strong>MV Hondius</strong>, il Ministero della Salute ha aggiornato le misure di prevenzione e sorveglianza per i contatti a rischio, offrendo indicazioni chiare per limitare la diffusione del virus. L’episodio ha richiamato l’attenzione sulle caratteristiche dell’<strong>Orthohantavirus</strong>, specie il ceppo Andes, noto per la trasmissione da uomo a uomo, e sulle strategie più efficaci per la gestione dei casi sospetti.</p>
<h2>Hantavirus: misure di quarantena e sorveglianza per contatti a rischio</h2>
<p>Secondo la circolare ministeriale, chi è stato a meno di due metri per almeno 15 minuti da un caso confermato o probabile di hantavirus deve osservare una <strong>quarantena fiduciaria di 42 giorni</strong> in stanza singola, mantenendo il distanziamento dagli altri familiari. È consentito uscire per brevi momenti, indossando mascherina chirurgica e evitando assembramenti, per tutelare la salute mentale. È vietato l’uso di trasporti pubblici e voli commerciali senza autorizzazione e dispositivi di protezione adeguati.</p>
<p>Il “caso sospetto” è definito da contatto con persone infette o passeggeri dell’MV Hondius dal 5 aprile, unito alla presenza di sintomi quali febbre acuta, dolori muscolari, nausea, tosse o difficoltà respiratorie. Il “caso probabile” richiede sintomi e collegamento epidemiologico, mentre il “caso confermato” è diagnosticato tramite test PCR o sierologico. Il monitoraggio attivo e il tracciamento dei contatti restano strumenti fondamentali per contenere la diffusione.</p>
<h2>Caratteristiche del virus e modalità di trasmissione</h2>
<p>L’<strong>Orthohantavirus</strong>, appartenente alla famiglia Hantaviridae, si trasmette principalmente attraverso l’inalazione di aerosol contaminati da urine, saliva o feci di roditori. Il ceppo Andes, responsabile di recenti focolai, è l’unico documentato con trasmissione interumana, in particolare nei contatti stretti e sintomatici. L’epidemiologo Paolo Bonanni sottolinea che solo chi manifesta sintomi è contagioso, rendendo l’isolamento la misura più efficace per spegnere i focolai.</p>
<p>L’incubazione del virus può estendersi fino a 6 settimane, motivo per cui è indispensabile la quarantena prolungata. L’indice di contagiosità dell’Andes è inferiore a quello di virus come il SARS-CoV-2, e la trasmissione tra persone resta un’eccezione, non la regola.</p>
<h2>L’episodio sulla MV Hondius: caratteristiche della nave e impatto epidemiologico</h2>
<p>La <strong>MV Hondius</strong> è una nave da crociera artica tecnologicamente avanzata, apprezzata per comfort, silenziosità e rispetto ambientale, con una capienza limitata e un equipaggio esperto nelle spedizioni polari. La particolare configurazione di spazi ristretti e servizi condivisi, tipica delle navi da crociera, ha favorito il sorgere del focolaio legato all’hantavirus, con un’età media dei passeggeri intorno ai 60 anni, un elemento che può aumentare la vulnerabilità a infezioni gravi.</p>
<p>Il Ministero della Salute ha intensificato il monitoraggio ai confini nazionali e negli aeroporti, con protocolli di protezione personale per gli operatori di sanità marittima e aerea. Inoltre, è stata istituita una rete nazionale di laboratori per diagnosi rapide tramite test molecolari, essenziali per intervenire tempestivamente in presenza di sintomi compatibili con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus.</p>
<p>L’attenzione medico-scientifica rimane alta, anche in assenza di vaccini o terapie specifiche, per prevenire la diffusione attraverso isolamento, sorveglianza e educazione sanitaria. Le autorità raccomandano l’uso della mascherina chirurgica esclusivamente ai contatti ad alto rischio durante la quarantena, senza imporre restrizioni alla popolazione generale.</p>
<p>Questo episodio sottolinea l’importanza di protocolli rigorosi in ambienti chiusi e viaggi internazionali, ribadendo il ruolo cruciale del tracciamento dei contatti e della sorveglianza attiva per contenere malattie virali emergenti come l’<strong>hantavirus</strong>.</p>
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		<title>Figli, ecco qual è l&#8217;età migliore per averli: cosa sapere</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/figli-ecco-qual-e-leta-migliore-per-averli-cosa-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 05:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Figli: un recente studio condotto su un ampio campione di genitori canadesi ha approfondito il delicato tema dell’età ideale per diventare genitori, mettendo in relazione il momento della prima genitorialità con il benessere fisico, mentale, economico e sociale degli individui. Questa ricerca, pubblicata su PLOS One e focalizzata su 6.282 adulti con figli biologici, ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Figli: un recente studio condotto su un ampio campione di genitori canadesi ha approfondito il delicato tema dell’età ideale per diventare genitori, mettendo in relazione il momento della prima genitorialità con il benessere fisico, mentale, economico e sociale degli individui. Questa ricerca, pubblicata su PLOS One e focalizzata su 6.282 adulti con figli biologici, ha evidenziato risultati significativi nel contesto canadese.</p>
<h2>L’età ottimale per avere figli secondo la ricerca canadese</h2>
<p>Il <strong>Canada</strong>, paese nordamericano noto per la sua estensione e la sua diversità culturale, vede nella fascia tra i <strong>26 e i 31 anni</strong> l’età più favorevole per la nascita del primo figlio. Il picco di reddito medio annuo si registra a 29 anni, con circa 125.000 dollari canadesi (circa 77.600 euro), segno che posticipare la genitorialità consente di consolidare la propria posizione lavorativa e finanziaria. Tuttavia, oltre i 30 anni, la curva del reddito e altri indicatori di benessere tendono a decrescere, suggerendo che attendere troppo può risultare controproducente.</p>
<p>Inoltre, la ricerca ha messo in luce un legame tra l’età in cui si diventa genitori e la percezione della propria salute fisica e mentale: a 26 anni si stabilizza il rischio di sviluppare problemi di salute a lungo termine legati allo stress della genitorialità. Sul fronte psicologico, invece, la maturità aumenta il benessere generale senza evidenziare un calo dopo i 30 anni.</p>
<h2>La teoria della liminalità e il contesto sociale</h2>
<p>Gli studiosi hanno richiamato la <strong>teoria della liminalità</strong>, che descrive come diventare genitori troppo giovani possa bloccare lo sviluppo personale e sociale, con conseguenze quali l’abbandono scolastico, peggioramento della salute e redditi inferiori nel tempo. Aspettare, invece, consente di completare gli studi e entrare nel mercato del lavoro con maggiore sicurezza.</p>
<p>Va sottolineato che, nel Canada contemporaneo, la genitorialità giovanile è più comune tra le madri rispetto ai padri, fenomeno attribuito alla possibile mancata consapevolezza o coinvolgimento degli uomini in alcune famiglie.</p>
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		<item>
		<title>Hantavirus, viaggiare è sicuro? I consigli degli esperti</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/hantavirus-viaggiare-e-sicuro-i-consigli-degli-esperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 05:48:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Hantavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la conclusione della crociera sulla quale si è sviluppato il focolaio di Hantavirus, in Italia risultano attualmente quattro persone sottoposte a sorveglianza sanitaria attiva a scopo precauzionale. Tutti i soggetti monitorati sono al momento asintomatici. La situazione continua a essere seguita dalle autorità sanitarie e dagli specialisti della Società Italiana di Malattie Infettive e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="97" data-end="389">Dopo la conclusione della crociera sulla quale si è sviluppato il focolaio di Hantavirus, in <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Italia</span></span> risultano attualmente quattro persone sottoposte a sorveglianza sanitaria attiva a scopo precauzionale. Tutti i soggetti monitorati sono al momento asintomatici.</p>
<p data-start="391" data-end="600">La situazione continua a essere seguita dalle autorità sanitarie e dagli specialisti della <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali</span></span> (SIMIT), che invitano a mantenere alta l’attenzione senza alimentare allarmismi.</p>
<h2 data-section-id="17hpd1u" data-start="602" data-end="654">Hantavirsu: tracciamento dei contatti e quarantene preventive</h2>
<p data-start="656" data-end="853">Secondo <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Cristina Mussini</span></span>, presidente della SIMIT, il focolaio sembra coinvolgere un numero limitato di persone e risulta al momento sotto controllo per la popolazione generale.</p>
<p data-start="855" data-end="1141">Le autorità sanitarie stanno concentrando gli sforzi soprattutto sul tracciamento dei contatti diretti dei casi confermati. Le persone considerate esposte sono state identificate e poste in quarantena preventiva, limitando per ora i controlli al cosiddetto “primo cerchio” dei contatti.</p>
<p data-start="1143" data-end="1258">Una strategia che, secondo gli esperti, riduce significativamente il rischio di una diffusione più ampia del virus.</p>
<h2 data-section-id="hog6n7" data-start="1260" data-end="1302">“Diffusione limitata ma alta mortalità”</h2>
<p data-start="1304" data-end="1457">Anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Massimo Andreoni</span></span>, past president della SIMIT, sottolinea come il rischio per la popolazione generale resti estremamente basso.</p>
<p data-start="1459" data-end="1703">L’infettivologo ricorda che gli Hantavirus hanno storicamente generato soltanto piccoli focolai isolati e mai epidemie di larga scala. Nel 2025, ad esempio, in <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Sud America</span></span> sono stati registrati 229 casi con 59 decessi.</p>
<p data-start="1705" data-end="1826">Dati che evidenziano una letalità significativa — attorno al 25% — ma una capacità di diffusione relativamente contenuta.</p>
<h2 data-section-id="fpiqh8" data-start="1828" data-end="1889">Navi, aeroporti e ambienti chiusi: dove aumenta il rischio di hantavirus</h2>
<p data-start="1891" data-end="2049">Gli esperti spiegano che contesti chiusi e affollati possono favorire la trasmissione di infezioni respiratorie, rendendo più complessa la gestione sanitaria.</p>
<p data-start="2051" data-end="2246">Nel caso del focolaio sulla nave da crociera, l’ambiente ristretto avrebbe rappresentato un fattore critico. Attualmente, però, non è previsto l’obbligo di mascherine per la popolazione generale.</p>
<p data-start="2248" data-end="2386">La strategia sanitaria continua a basarsi soprattutto sull’isolamento dei casi sospetti e sul monitoraggio costante delle persone esposte.</p>
<p data-start="2388" data-end="2581">Secondo Andreoni, particolare attenzione va mantenuta durante viaggi aerei, permanenze in stazioni o aeroporti e in tutti gli ambienti molto frequentati, soprattutto per le persone più fragili.</p>
<h2 data-section-id="1a0i48i" data-start="2583" data-end="2652">Gli esperti: “Mascherina e igiene delle mani restano fondamentali”</h2>
<p data-start="2654" data-end="2886">Tra le principali raccomandazioni degli infettivologi figurano ancora le misure preventive considerate più efficaci contro molte infezioni respiratorie: utilizzo della mascherina nei luoghi affollati e lavaggio frequente delle mani.</p>
<p data-start="2888" data-end="3095">Gli specialisti consigliano prudenza soprattutto nei viaggi internazionali, dove il contatto con persone provenienti da aree geografiche differenti può aumentare l’esposizione a virus poco diffusi in Italia.</p>
<p data-start="3097" data-end="3203">Al momento non vengono indicate ulteriori restrizioni specifiche oltre alle normali misure di prevenzione.</p>
<h2 data-section-id="1g24c0i" data-start="3205" data-end="3262">Il nodo dell’incubazione: monitoraggi fino a 55 giorni</h2>
<p data-start="3264" data-end="3418">Uno degli aspetti che continua a preoccupare gli esperti riguarda il lungo periodo di incubazione del virus Andes, che può arrivare fino a otto settimane.</p>
<p data-start="3420" data-end="3655">Secondo quanto spiegato da Mussini, non è ancora completamente chiaro in quale fase una persona infetta possa diventare contagiosa. Per questo motivo i contatti stretti dei casi confermati possono essere monitorati anche per 55 giorni.</p>
<p data-start="3657" data-end="3762">L’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Organizzazione Mondiale della Sanità</span></span> raccomanda controlli per almeno 42 giorni a partire dal 6 maggio.</p>
<p data-start="3764" data-end="3919">Anche il livello di allerta del <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Centers for Disease Control and Prevention</span></span> (CDC) resta attualmente classificato come livello 3, considerato relativamente basso.</p>
<h2 data-section-id="z4qrz" data-start="3921" data-end="3980">Hantavirus, gli epidemiologi: “Serve prudenza, ma niente allarmismi”</h2>
<p data-start="3982" data-end="4262">Sulla possibile contagiosità prima della comparsa dei sintomi è intervenuto anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Abraar Karan</span></span> della <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Università di Stanford</span></span>, secondo cui la tempistica esatta dell’infettività dell’Hantavirus Andes non è ancora stata definita con precisione.</p>
<p data-start="4264" data-end="4400">L’epidemiologo sottolinea che le evidenze disponibili non permettono di escludere completamente la trasmissione in fase pre-sintomatica.</p>
<p data-start="4402" data-end="4734">Anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nahid Bhadelia</span></span> del Centro per le malattie infettive emergenti della <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Università di Boston</span></span> invita alla cautela. Secondo l’infettivologa, il focolaio resta complesso ma a basso rischio per la popolazione generale, anche se potrebbero emergere ulteriori casi sospetti nei prossimi giorni.</p>
<p data-start="4736" data-end="4943" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Le autorità sanitarie internazionali continuano quindi a monitorare attentamente tutte le persone entrate in contatto con i pazienti confermati, sia a bordo della nave sia dopo gli sbarchi nei diversi Paesi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Hantavirus, nuovi positivi tra i passeggeri della nave: cosa succede?</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/hantavirus-nuovi-positivi-tra-i-passeggeri-della-nave-cosa-succede/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 05:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Hantavirus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saluteweb.it/?p=37421</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cinque vittime, decine di persone isolate e un monitoraggio sanitario che coinvolge più Paesi: il focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius continua a preoccupare le autorità internazionali, mentre proseguono evacuazioni, quarantene e controlli sui passeggeri rientrati nei rispettivi Paesi. Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia escluso al momento scenari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="80" data-end="406">Cinque vittime, decine di persone isolate e un monitoraggio sanitario che coinvolge più Paesi: il focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera <em data-start="242" data-end="254">MV Hondius</em> continua a preoccupare le autorità internazionali, mentre proseguono evacuazioni, quarantene e controlli sui passeggeri rientrati nei rispettivi Paesi. Nonostante l’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Organizzazione Mondiale della Sanità</span></span> abbia escluso al momento scenari pandemici, il caso viene seguito con particolare attenzione a causa della comparsa di nuovi sospetti contagi tra i passeggeri evacuati.</p>
<h2 data-section-id="1h9u5bs" data-start="629" data-end="683">Hantavirus, evacuati negli Stati Uniti: quarantena nel Nebraska</h2>
<p data-start="685" data-end="1129">Il 10 maggio diciassette cittadini statunitensi presenti a bordo della <em data-start="756" data-end="768">MV Hondius</em> sono stati trasferiti con un volo charter verso gli <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Stati Uniti</span></span>. Il gruppo è stato indirizzato in <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Nebraska</span></span>, presso la National Quarantine Unit dell’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">University of Nebraska Medical Center</span></span> di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Omaha</span></span>, struttura specializzata nella gestione di malattie infettive ad alto rischio.</p>
<p data-start="1131" data-end="1405">Tra gli evacuati figura anche un cittadino britannico residente negli USA. Secondo il Dipartimento della Salute americano, uno dei passeggeri presenta sintomi lievi compatibili con l’infezione, mentre un altro è risultato debolmente positivo al virus Andes tramite test PCR.</p>
<p data-start="1407" data-end="1558">Le autorità sanitarie sottolineano come questi casi dimostrino la necessità di un monitoraggio rigoroso anche per i soggetti inizialmente asintomatici.</p>
<h2 data-section-id="15dqrhd" data-start="1560" data-end="1622">La Spagna gestisce i rimpatri: nave diretta nei Paesi Bassi</h2>
<p data-start="1624" data-end="1796">Anche la <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Spagna</span></span>, dove la nave ha attraccato alle <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Canarie</span></span>, ha avviato un’ampia operazione sanitaria e logistica.</p>
<p data-start="1798" data-end="1996">Secondo il governo spagnolo, sono già stati evacuati 94 passeggeri appartenenti a 19 nazionalità diverse, mentre altre 58 persone — tra membri dell’equipaggio e viaggiatori — restano ancora a bordo.</p>
<p data-start="1998" data-end="2267">La nave effettuerà una sosta nel porto di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Granadilla de Abona</span></span>, a <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Tenerife</span></span>, per operazioni di rifornimento prima di dirigersi verso i <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Paesi Bassi</span></span>, dove sarà sottoposta a procedure di sanificazione.</p>
<p data-start="2269" data-end="2629">La ministra della Salute spagnola <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Monica Garcia</span></span> ha dichiarato che le operazioni stanno procedendo nel rispetto dei protocolli di sicurezza sanitaria. Due donne risultano attualmente in isolamento preventivo dopo essere entrate in contatto con la passeggera olandese deceduta, anche se i test effettuati finora sono risultati negativi.</p>
<h2 data-section-id="1k08fvg" data-start="2631" data-end="2693">Hantavirus, Francia e Italia sotto osservazione: quarantene e controlli</h2>
<p data-start="2695" data-end="2785">Nuovi sviluppi riguardano anche altri Paesi europei coinvolti nei rimpatri dei passeggeri.</p>
<p data-start="2787" data-end="3082">In <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Francia</span></span>, il primo ministro <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Sébastien Lecornu</span></span> ha confermato che uno dei cinque cittadini francesi evacuati presenta sintomi compatibili con l’Hantavirus. L’intero gruppo è stato posto in isolamento in attesa di ulteriori verifiche mediche.</p>
<p data-start="3084" data-end="3390">Anche in <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Italia</span></span> sono state attivate misure precauzionali. A <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Torre del Greco</span></span>, un marittimo di 24 anni è stato sottoposto a quarantena volontaria insieme ad altri tre italiani rientrati dall’Africa sullo stesso volo della passeggera olandese deceduta.</p>
<p data-start="3392" data-end="3569">Il giovane, attualmente asintomatico, sarà sottoposto ad approfondimenti diagnostici presso l’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Istituto Spallanzani</span></span> di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Roma</span></span>.</p>
<h2 data-section-id="1izur4v" data-start="3571" data-end="3617">Incubazione lunga e sorveglianza rafforzata</h2>
<p data-start="3619" data-end="3787">Le autorità sanitarie europee mantengono alta l’attenzione soprattutto per la lunga incubazione del virus Andes, che in alcuni casi può estendersi fino a sei settimane.</p>
<p data-start="3789" data-end="3963">Per questo motivo i protocolli internazionali prevedono monitoraggi prolungati, isolamento precauzionale dei contatti stretti e controlli continui sui passeggeri rimpatriati.</p>
<p data-start="3965" data-end="4157" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’obiettivo condiviso resta quello di limitare il più possibile eventuali nuovi contagi, mentre prosegue il coordinamento tra governi nazionali, strutture sanitarie e organismi internazionali.</p>
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		<title>Hantavirus, il rischio pandemia è reale? Risponde l&#8217;Oms</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/hantavirus-il-rischio-pandemia-e-reale-risponde-loms/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 05:42:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Hantavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che il focolaio di Hantavirus registrato su una nave da crociera, dove si sono verificati tre decessi, non rappresenta al momento l’inizio di un’epidemia globale né di una pandemia. A ribadirlo da Ginevra è stata Maria Van Kerkhove, responsabile del Dipartimento Oms per la prevenzione e la preparazione alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="72" data-end="305">L’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Organizzazione Mondiale della Sanità</span></span> ha chiarito che il focolaio di Hantavirus registrato su una nave da crociera, dove si sono verificati tre decessi, non rappresenta al momento l’inizio di un’epidemia globale né di una pandemia. A ribadirlo da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Ginevra</span></span> è stata <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Maria Van Kerkhove</span></span>, responsabile del Dipartimento Oms per la prevenzione e la preparazione alle epidemie e pandemie. Secondo l’esperta, l’episodio evidenzia però l’importanza di continuare a investire nella ricerca scientifica su questi agenti patogeni, sviluppando test, trattamenti e vaccini capaci di salvare vite umane.</p>
<h2 data-section-id="19nypij" data-start="712" data-end="757">Che cos’è l’Hantavirus e come si trasmette</h2>
<p data-start="759" data-end="939">Secondo il <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Ministero della Salute</span></span>, le malattie da Hantavirus comprendono diverse infezioni virali trasmesse principalmente dai roditori, sia selvatici sia domestici.</p>
<p data-start="941" data-end="1111">Gli Hantavirus appartengono a una vasta famiglia di virus zoonotici che infettano naturalmente gli animali ma che, in casi occasionali, possono essere trasmessi all’uomo.</p>
<p data-start="1113" data-end="1284">La diffusione avviene soprattutto attraverso il contatto con urina, saliva o feci contaminate di roditori infetti. Più raramente il contagio può verificarsi tramite morso.</p>
<p data-start="1286" data-end="1487">La trasmissione diretta tra esseri umani resta estremamente rara: finora è stata documentata soltanto per il virus Andes nel continente americano, e solo in situazioni di contatto stretto e prolungato.</p>
<h2 data-section-id="13sweuk" data-start="1489" data-end="1548">Le malattie associate: polmoni, reni e complicanze gravi</h2>
<p data-start="1550" data-end="1735">L’infezione da Hantavirus può provocare patologie di diversa gravità, in alcuni casi anche mortali. Le forme cliniche principali si distinguono in base agli organi maggiormente colpiti.</p>
<p data-start="1737" data-end="2143">Nelle <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Americhe</span></span> alcuni ceppi virali possono causare la sindrome polmonare da Hantavirus (HCPS), una malattia rapidamente progressiva che interessa polmoni e cuore. Tra questi rientra il virus Andes, l’unico per cui sia stata osservata una limitata trasmissione interumana, documentata soprattutto in <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Argentina</span></span> e <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Cile</span></span>.</p>
<p data-start="2145" data-end="2472">In <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Europa</span></span> e <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Asia</span></span>, invece, gli Hantavirus sono più frequentemente associati alla febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), patologia che colpisce soprattutto reni e vasi sanguigni. In queste aree non risultano casi documentati di contagio da persona a persona.</p>
<p data-start="2474" data-end="2600">Una forma più lieve della sindrome renale, nota come nefropatia epidemica, viene osservata soprattutto nel continente europeo.</p>
<h2 data-section-id="1o7olif" data-start="2602" data-end="2658">Nessun vaccino specifico: fondamentale la prevenzione</h2>
<p data-start="2660" data-end="2888">Attualmente non esistono cure specifiche né vaccini approvati contro l’infezione da Hantavirus. Gli esperti sottolineano però che un’assistenza medica tempestiva può migliorare significativamente le probabilità di sopravvivenza.</p>
<p data-start="2890" data-end="3063">Il trattamento si basa principalmente sul monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali che possono insorgere nei casi più severi.</p>
<p data-start="3065" data-end="3286" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La strategia preventiva più efficace resta la riduzione dell’esposizione ai roditori infetti e ai loro escreti, attraverso misure di igiene, controllo ambientale e corretta gestione degli spazi potenzialmente contaminati.</p>
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		<title>Anemia, i rischi per gli over 60: ecco cosa sapere</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/anemia-i-rischi-per-gli-over-60-ecco-cosa-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 06:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Anemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vasta ricerca internazionale coordinata da studiosi svedesi e italiani ha individuato un collegamento significativo tra anemia negli adulti sopra i 60 anni e maggiore rischio di sviluppare demenza. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Network Open, suggerisce che gli effetti dell’anemia non riguardino soltanto sintomi fisici come stanchezza, pallore o difficoltà respiratorie, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="86" data-end="574">Una vasta ricerca internazionale coordinata da studiosi svedesi e italiani ha individuato un collegamento significativo tra anemia negli adulti sopra i 60 anni e maggiore rischio di sviluppare demenza. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">JAMA Network Open</span></span>, suggerisce che gli effetti dell’anemia non riguardino soltanto sintomi fisici come stanchezza, pallore o difficoltà respiratorie, ma possano avere conseguenze dirette anche sulla salute del cervello. L’indagine ha coinvolto 2.282 persone residenti a <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Stoccolma</span></span>, tutte senza diagnosi di demenza all’inizio dello studio e con età pari o superiore ai 60 anni.</p>
<h2 data-section-id="18jjst5" data-start="761" data-end="827">Dieci anni di monitoraggio sull&#8217;anemia: rischio di demenza più alto del 66%</h2>
<p data-start="829" data-end="1187">I partecipanti facevano parte dello <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Swedish National Study on Aging and Care in Kungsholmen</span></span>, progetto dedicato allo studio dell’invecchiamento. All’avvio della ricerca i ricercatori hanno analizzato i livelli di emoglobina e diversi biomarcatori ematici associati alla neurodegenerazione, monitorando poi i soggetti per oltre dieci anni attraverso controlli clinici periodici.</p>
<p data-start="1189" data-end="1436">Durante un follow-up medio di 9,3 anni, 362 partecipanti hanno sviluppato una forma di demenza. L’analisi statistica ha evidenziato che i soggetti anemici presentavano un rischio superiore del 66% rispetto a chi aveva valori normali di emoglobina.</p>
<p data-start="1438" data-end="1706">Lo studio ha inoltre rilevato che livelli più bassi di emoglobina risultavano associati a una maggiore presenza di biomarcatori collegati alla <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Malattia di Alzheimer</span></span> e al danno neuronale, con un legame particolarmente marcato nella popolazione maschile.</p>
<h2 data-section-id="1k8le5l" data-start="1708" data-end="1752">Perché l’anemia può influire sul cervello</h2>
<p data-start="1754" data-end="2008">L’anemia colpisce circa una persona su dieci oltre i 65 anni ed è già stata associata in passato a diversi esiti negativi per la salute. Secondo gli autori della ricerca, uno dei principali meccanismi coinvolti sarebbe la ridotta ossigenazione cerebrale.</p>
<p data-start="2010" data-end="2303">Livelli insufficienti di emoglobina limitano infatti il trasporto di ossigeno ai neuroni, sottoponendo il cervello a uno stato di stress cronico che, nel tempo, può compromettere la funzionalità dei vasi sanguigni cerebrali, favorire l’infiammazione e accelerare la perdita di cellule nervose.</p>
<p data-start="2305" data-end="2621">Precedenti studi di neuroimaging avevano già osservato nei soggetti anemici una riduzione del volume cerebrale e segni di danno ai tessuti cerebrali, ma finora non era chiaro se l’aumento dei biomarcatori dell’Alzheimer rappresentasse un indicatore diretto di neurodegenerazione o soltanto un’associazione indiretta.</p>
<h2 data-section-id="17u8ckc" data-start="2623" data-end="2685">Biomarcatori e diagnosi precoce: i risultati più innovativi</h2>
<p data-start="2687" data-end="2915">L’aspetto considerato più innovativo della ricerca riguarda l’integrazione tra dati clinici e biomarcatori ematici della neurodegenerazione. Gli studiosi hanno analizzato tre proteine ritenute segnali precoci di danno cerebrale:</p>
<ul data-start="2917" data-end="3163">
<li data-section-id="14zxo5q" data-start="2917" data-end="2990">la p-tau217 fosforilata, associata ai processi tipici dell’Alzheimer;</li>
<li data-section-id="1cexkps" data-start="2991" data-end="3069">la catena leggera dei neurofilamenti (NfL), indicatore di danno neuronale;</li>
<li data-section-id="5x2m6o" data-start="3070" data-end="3163">la proteina acida fibrillare gliale (GFAP), collegata a infiammazione e stress cellulare.</li>
</ul>
<p data-start="3165" data-end="3521">I risultati mostrano che il rischio di demenza aumentava sensibilmente nei soggetti che presentavano contemporaneamente anemia e livelli elevati di questi biomarcatori. In particolare, le persone con anemia e alti livelli di NfL mostravano una probabilità fino a 3,5 volte superiore di sviluppare demenza rispetto agli individui senza tali caratteristiche.</p>
<h2 data-section-id="wwtcxp" data-start="3523" data-end="3565">Una possibile strada per la prevenzione</h2>
<p data-start="3567" data-end="3812">Secondo i ricercatori, i dati suggeriscono che l’anemia possa rendere il cervello più vulnerabile ai processi neurodegenerativi, favorendo una comparsa più precoce dei sintomi cognitivi anche in presenza di danni cerebrali inizialmente limitati.</p>
<p data-start="3814" data-end="4240" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Dal punto di vista clinico, lo studio apre inoltre una prospettiva importante: l’anemia potrebbe rappresentare un fattore di rischio modificabile. A differenza di molti elementi genetici legati alla demenza, i livelli di emoglobina possono infatti essere controllati e corretti attraverso interventi nutrizionali, terapie farmacologiche e trattamenti mirati, offrendo nuove possibilità nella prevenzione del declino cognitivo.</p>
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		<title>Paracetamolo, l&#8217;AIFA richiama all&#8217;uso corretto: ecco cosa sapere</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/paracetamolo-laifa-richiama-alluso-corretto-ecco-cosa-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 05:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Paracetamolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saluteweb.it/?p=37411</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Agenzia Italiana del Farmaco richiama l’attenzione sull’uso corretto del paracetamolo, evidenziando i rischi legati all’assunzione di dosi superiori a quelle raccomandate, soprattutto tra gli adolescenti. Secondo l’Agenzia, un sovradosaggio può provocare effetti indesiderati anche molto gravi, in particolare danni al fegato, rendendo fondamentale una maggiore consapevolezza sull’impiego appropriato del farmaco. Consumo di paracetamolo, i dati: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="91" data-end="516">L’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Agenzia Italiana del Farmaco</span></span> richiama l’attenzione sull’uso corretto del paracetamolo, evidenziando i rischi legati all’assunzione di dosi superiori a quelle raccomandate, soprattutto tra gli adolescenti. Secondo l’Agenzia, un sovradosaggio può provocare effetti indesiderati anche molto gravi, in particolare danni al fegato, rendendo fondamentale una maggiore consapevolezza sull’impiego appropriato del farmaco.</p>
<h2 data-section-id="1opqix6" data-start="518" data-end="577">Consumo di paracetamolo, i dati: casi significativi di sovradosaggio intenzionale</h2>
<p data-start="579" data-end="873">L’allerta diffusa da Aifa nasce dall’analisi congiunta dei dati raccolti dalla <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Rete Nazionale di Farmacovigilanza</span></span> e dal <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Centro Antiveleni di Pavia</span></span>, che hanno evidenziato un numero rilevante di episodi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo nella popolazione adolescenziale.</p>
<p data-start="875" data-end="1131">Pur non registrandosi un aumento dei casi nel tempo né elementi che colleghino il fenomeno a presunte “sfide social”, l’Agenzia sottolinea che il problema rappresenta comunque un rischio clinico importante per una fascia di età particolarmente vulnerabile.</p>
<h2 data-section-id="u2u7bl" data-start="1133" data-end="1177">Perché i giovani sottovalutano il rischio</h2>
<p data-start="1179" data-end="1372">Secondo Aifa, dietro molti episodi potrebbero esserci gesti impulsivi o dimostrativi, favoriti da una percezione errata del paracetamolo come farmaco innocuo e privo di conseguenze rilevanti.</p>
<p data-start="1374" data-end="1673">Proprio per questo l’Agenzia evidenzia la necessità di rafforzare l’informazione rivolta agli adolescenti sui pericoli connessi all’uso improprio dei medicinali, sottolineando al tempo stesso il ruolo centrale di genitori, educatori e adulti di riferimento nel promuovere comportamenti responsabili.</p>
<h2 data-section-id="tgivq3" data-start="1675" data-end="1715">Uso corretto del paracetamolo e precauzioni da seguire</h2>
<p data-start="1717" data-end="2030">Il paracetamolo è comunemente impiegato per il trattamento sintomatico di dolore e febbre e, se utilizzato secondo le indicazioni, è considerato un medicinale sicuro ed efficace. Tuttavia, un’assunzione eccessiva o non appropriata può causare danni severi, talvolta irreversibili, soprattutto a carico del fegato.</p>
<p data-start="2032" data-end="2075">Per un utilizzo sicuro, Aifa raccomanda di:</p>
<ul data-start="2077" data-end="2555">
<li data-section-id="1tq55" data-start="2077" data-end="2158">seguire con precisione le dosi indicate nel foglio illustrativo o dal medico;</li>
<li data-section-id="1ai92fl" data-start="2159" data-end="2231">rispettare gli intervalli minimi tra una somministrazione e l’altra;</li>
<li data-section-id="7gnyzy" data-start="2232" data-end="2310">evitare l’assunzione contemporanea di più farmaci contenenti paracetamolo;</li>
<li data-section-id="knbcx7" data-start="2311" data-end="2399">non associare il medicinale ad altre sostanze potenzialmente tossiche per il fegato;</li>
<li data-section-id="5s12es" data-start="2400" data-end="2555">contattare immediatamente i servizi di emergenza o un Centro Antiveleni in caso di sospetto sovradosaggio, anche se non sono presenti sintomi evidenti.</li>
</ul>
<h2 data-section-id="1byd32n" data-start="2557" data-end="2590">L’invito alla farmacovigilanza</h2>
<p data-start="2592" data-end="2837" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’Agenzia ribadisce infine l’importanza della segnalazione di eventuali reazioni avverse sospette, uno strumento ritenuto essenziale per garantire il monitoraggio continuo della sicurezza dei farmaci e rafforzare la tutela della salute pubblica.</p>
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		<item>
		<title>Hantavirus: i dettagli del virus che ha colpito la nave da crociera</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/hantavirus-i-dettagli-del-virus-che-ha-colpito-la-nave-da-crociera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 06:09:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Hantavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Hantavirus, virus trasmesso prevalentemente attraverso il contatto con roditori infetti o con i loro escrementi, è tornato al centro dell’attenzione dopo il sospetto focolaio rilevato a bordo della nave da crociera mv Hondius, ancorata al largo di Capo Verde, dove si sono registrati tre decessi. Nonostante la gravità potenziale delle infezioni che può provocare, tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="107" data-end="655">L’Hantavirus, virus trasmesso prevalentemente attraverso il contatto con roditori infetti o con i loro escrementi, è tornato al centro dell’attenzione dopo il sospetto focolaio rilevato a bordo della nave da crociera <em data-start="324" data-end="336">mv Hondius</em>, ancorata al largo di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Capo Verde</span></span>, dove si sono registrati tre decessi. Nonostante la gravità potenziale delle infezioni che può provocare, tra cui febbre emorragica con sindrome renale e sindrome polmonare, gli esperti sottolineano che il rischio per la popolazione generale resta contenuto.</p>
<h2 data-section-id="mtkfdy" data-start="657" data-end="703">Hantavirus, l’Oms rassicura: <em>“Nessun rischio pandemico”</em></h2>
<p data-start="705" data-end="975">L’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Organizzazione mondiale della sanità</span></span> e la comunità scientifica invitano alla prudenza ma senza allarmismi, chiarendo che l’Hantavirus non presenta caratteristiche compatibili con un rischio pandemico, poiché la trasmissione da persona a persona è estremamente rara.</p>
<p data-start="977" data-end="1299"><em>“Il rischio per la popolazione generale rimane basso. Non c’è motivo di panico né necessità di restrizioni ai viaggi”</em>, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms Europa, <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Hans Kluge</span></span>, ricordando che i casi di infezione sono sporadici e generalmente legati all’esposizione a roditori contaminati.</p>
<h2 data-section-id="1a46aq1" data-start="1301" data-end="1356">Gli esperti: monitoraggio costante ma nessun allarme</h2>
<p data-start="1358" data-end="1736">Sulla stessa linea anche gli specialisti italiani. Secondo <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Enrico Di Rosa</span></span>, presidente della <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Società Italiana d&#8217;Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica</span></span>, si tratta di eventi rari in Europa: sebbene l’infezione possa provocare complicanze anche severe a carico di reni e polmoni, al momento non vi sono elementi che giustifichino particolare preoccupazione per la cittadinanza.</p>
<p data-start="1738" data-end="2047">L’esperto sottolinea però come episodi di questo tipo confermino la necessità di mantenere elevata l’attenzione verso le malattie infettive, soprattutto in un contesto globale caratterizzato da spostamenti rapidi di persone e merci, che favoriscono la diffusione di agenti patogeni oltre i confini geografici.</p>
<h2 data-section-id="13t1pxe" data-start="2049" data-end="2100">Indagini in corso sul cluster a bordo della nave</h2>
<p data-start="2102" data-end="2481">Anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Cristina Mussini</span></span>, presidente della <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Società italiana di malattie infettive e tropicali</span></span>, invita a mantenere alta la vigilanza, pur escludendo scenari allarmistici. Gli Hantavirus, ricorda, sono conosciuti da tempo e risultano presenti soprattutto nei Paesi balcanici, con una maggiore incidenza in Serbia e Bosnia, mentre in Italia non si registrano casi autoctoni.</p>
<p data-start="2483" data-end="2659">Secondo gli esperti, sarà ora fondamentale l’indagine epidemiologica per chiarire la dinamica dei contagi verificatisi sulla nave e accertare l’origine dell’eventuale focolaio.</p>
<h2 data-section-id="1mh043h" data-start="2661" data-end="2723">Pregliasco: <em>“Hantavirus raro e senza caratteristiche pandemiche”</em></h2>
<p data-start="2725" data-end="3127">A ribadire il quadro rassicurante è anche <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Fabrizio Pregliasco</span></span>, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Università degli Studi di Milano</span></span>, secondo cui l’Hantavirus rappresenta un’infezione rara in Europa e non possiede le caratteristiche necessarie per una diffusione pandemica, proprio perché non si trasmette facilmente tra esseri umani.</p>
<p data-start="3129" data-end="3326" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’indicazione condivisa dagli esperti resta quindi quella di monitorare attentamente l’evoluzione della situazione, mantenendo alta la sorveglianza sanitaria senza alimentare timori ingiustificati.</p>
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		<title>Camminata 6-6-6: caratteristiche e benefici del trend che conquista tutti</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/camminata-6-6-6-caratteristiche-e-benefici-del-trend-che-conquista-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 05:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi TikTok, Instagram e YouTube sono stati invasi da video dedicati alla cosiddetta camminata 6-6-6, una routine fitness diventata virale per la sua semplicità e accessibilità. Nessuna palestra, nessun attrezzo, nessun programma complesso: solo un’ora di camminata strutturata e facilmente replicabile nella vita quotidiana. Un format essenziale che intercetta la crescente domanda di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="227" data-end="770">Negli ultimi mesi <strong data-start="245" data-end="286"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">TikTok</span></span></strong>, <strong data-start="288" data-end="329"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Instagram</span></span></strong> e <strong data-start="332" data-end="373"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">YouTube</span></span></strong> sono stati invasi da video dedicati alla cosiddetta <strong data-start="426" data-end="445">camminata 6-6-6</strong>, una routine fitness diventata virale per la sua semplicità e accessibilità. Nessuna palestra, nessun attrezzo, nessun programma complesso: solo un’ora di camminata strutturata e facilmente replicabile nella vita quotidiana. Un format essenziale che intercetta la crescente domanda di allenamenti sostenibili e meno estremi.</p>
<h2 data-section-id="15az72e" data-start="772" data-end="808">Come funziona la camminata 6-6-6</h2>
<p data-start="810" data-end="1108">Il metodo si basa su una formula immediata e facile da ricordare: <strong data-start="876" data-end="981">6 minuti di riscaldamento, 60 minuti di camminata a passo sostenuto, 6 minuti di defaticamento finale</strong>. Molti praticanti scelgono di svolgerla alle 6 del mattino o alle 18, dettaglio che avrebbe contribuito alla nascita del nome.</p>
<p data-start="1110" data-end="1388">L’obiettivo non è allenarsi ad alta intensità, ma mantenere un ritmo costante sufficiente ad attivare il metabolismo e la circolazione senza sovraccaricare il fisico. Proprio questa impostazione moderata ha trasformato la routine in uno dei format wellness più condivisi online.</p>
<h2 data-section-id="fdvbsa" data-start="1390" data-end="1430">Perché è diventata virale sui social</h2>
<p data-start="1432" data-end="1687">Il successo della camminata 6-6-6 risiede soprattutto nella sua accessibilità. A differenza di molte challenge fitness che richiedono preparazione atletica, attrezzature o programmi strutturati, questa routine può essere adottata praticamente da chiunque.</p>
<p data-start="1689" data-end="2068">Anche il formato contribuisce alla viralità: il nome numerico è immediato, memorabile e perfetto per i social, dove semplicità e replicabilità sono spesso elementi chiave del successo. Ma dietro la popolarità del trend c’è anche un cambiamento più profondo: sempre più persone cercano un approccio al benessere meno ossessivo, più realistico e compatibile con la vita quotidiana.</p>
<h2 data-section-id="77ak6r" data-start="2070" data-end="2121">I benefici reali: più costanza, meno estremismi</h2>
<p data-start="2123" data-end="2483">Secondo gli esperti, il valore della camminata 6-6-6 non sta tanto nella formula numerica quanto nella <strong data-start="2226" data-end="2265">regolarità del movimento quotidiano</strong>. Camminare ogni giorno a ritmo sostenuto può migliorare la salute cardiovascolare, favorire il dispendio calorico, sostenere il controllo del peso e contribuire al benessere mentale grazie alla riduzione dello stress.</p>
<p data-start="2485" data-end="2766">Il principale punto di forza della routine, però, è la sostenibilità nel lungo periodo. Molti programmi di allenamento vengono abbandonati perché troppo intensi o difficili da mantenere; questo nuovo trend punta invece sulla continuità e sulla costruzione di un’abitudine semplice.</p>
<p data-start="2768" data-end="3033">Più che promettere risultati miracolosi, questo trend propone un messaggio diverso: <strong data-start="2852" data-end="2920">muoversi ogni giorno conta più della perfezione dell’allenamento</strong>. Ed è proprio questa filosofia, probabilmente, ad averlo reso uno dei fenomeni fitness più popolari del momento.</p>
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		<title>Tumori del cervello pediatrici: trovata una proteina &#8220;alleata&#8221;</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/tumori-del-cervello-pediatrici-trovata-una-proteina-alleata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 06:22:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Tumori del cervello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una proteina finora considerata un alleato della salute cellulare potrebbe in realtà contribuire alla crescita di alcuni tumori del cervello infantili. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma, che ha identificato nella proteina Ambra1 un possibile fattore di progressione del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="236" data-end="800">Una proteina finora considerata un alleato della salute cellulare potrebbe in realtà contribuire alla crescita di alcuni tumori del cervello infantili. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla <strong data-start="432" data-end="473"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Sapienza Università di Roma</span></span></strong>, che ha identificato nella proteina <strong data-start="510" data-end="551"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Ambra1</span></span></strong> un possibile fattore di progressione del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. La ricerca, pubblicata sulla rivista <strong data-start="708" data-end="749"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Developmental Cell</span></span></strong>, apre nuove prospettive per future terapie mirate.</p>
<h2 data-section-id="155mnta" data-start="802" data-end="877">Ambra1 cambia volto: da soppressore tumorale a promotore della crescita</h2>
<p data-start="879" data-end="1145">La proteina Ambra1 era nota principalmente per il suo ruolo nella regolazione dell’<strong data-start="962" data-end="975">autofagia</strong>, il processo con cui le cellule eliminano componenti danneggiati e riciclano materiali interni. In passato era stata anche associata a funzioni di soppressione tumorale.</p>
<p data-start="1147" data-end="1371">Il nuovo studio ribalta però questa visione: in specifiche condizioni biologiche, Ambra1 può assumere un ruolo opposto e <strong data-start="1268" data-end="1307">favorire la proliferazione tumorale</strong>, contribuendo alla crescita di alcune forme di medulloblastoma.</p>
<h2 data-section-id="11vk7ws" data-start="1373" data-end="1438">Peggior prognosi nei tumori del cervello pediatrici di tipo Sonic Hedgehog</h2>
<p data-start="1440" data-end="1665">I ricercatori hanno osservato che livelli elevati di Ambra1 sono associati a una prognosi peggiore nei pazienti con il sottotipo <strong data-start="1569" data-end="1593">Sonic Hedgehog (Shh)</strong> di medulloblastoma, una particolare variante molecolare della malattia.</p>
<p data-start="1667" data-end="2017">Secondo lo studio, questo effetto dipenderebbe dall’interazione tra Ambra1 e la proteina <strong data-start="1756" data-end="1797"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">GLI1</span></span></strong>, elemento chiave della via di segnalazione Shh. Nel processo sarebbe coinvolta anche la perdita del gene oncosoppressore <strong data-start="1919" data-end="1960"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Ren/Kctd11</span></span></strong>, contribuendo ulteriormente all’aggressività del tumore.</p>
<h2 data-section-id="18iongw" data-start="2019" data-end="2077">Un nuovo possibile bersaglio terapeutico per il futuro</h2>
<p data-start="2079" data-end="2327">La parte più promettente della ricerca riguarda il potenziale terapeutico della scoperta: secondo il team, <strong data-start="2186" data-end="2246">bloccare Ambra1 potrebbe rallentare la crescita tumorale</strong> e aumentare l’efficacia dei farmaci già utilizzati contro la via Sonic Hedgehog.</p>
<p data-start="2329" data-end="2583">“I nostri risultati hanno rivelato un ruolo inatteso di Ambra1 nel controllo della via Shh e identificato un nuovo possibile bersaglio terapeutico per il medulloblastoma”, ha spiegato <strong data-start="2513" data-end="2554"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Lucia Di Marcotullio</span></span></strong>, coordinatrice dello studio.</p>
<p data-start="2585" data-end="2858">La ricerca sottolinea inoltre come la regolazione della stabilità delle proteine — e non solo le alterazioni del DNA o dell’RNA — possa avere un ruolo cruciale nell’evoluzione dei tumori, aprendo la strada a nuove strategie per colpire la malattia su più livelli biologici.</p>
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		<title>Crema solare, gli scienziati avvertono: se usata male aumenta il rischio di melanoma</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/crema-solare-gli-scienziati-avvertono-se-usata-male-aumenta-il-rischio-di-melanoma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 05:42:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Crema solare]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saluteweb.it/?p=37396</guid>

					<description><![CDATA[<p>La crema solare resta uno strumento fondamentale nella prevenzione dei tumori cutanei, ma secondo gli specialisti non basta da sola e, se utilizzata in modo scorretto, può persino favorire comportamenti più rischiosi. È il cosiddetto “paradosso della crema solare”, al centro della nuova campagna “Vestiti di Prevenzione” promossa dalla Fondazione Melanoma in vista della Giornata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="222" data-end="776">La crema solare resta uno strumento fondamentale nella prevenzione dei tumori cutanei, ma secondo gli specialisti <strong data-start="336" data-end="357">non basta da sola</strong> e, se utilizzata in modo scorretto, può persino favorire comportamenti più rischiosi. È il cosiddetto <strong data-start="460" data-end="494">“paradosso della crema solare”</strong>, al centro della nuova campagna <strong data-start="527" data-end="555">“Vestiti di Prevenzione”</strong> promossa dalla <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Fondazione Melanoma</span></span> in vista della Giornata nazionale dedicata al melanoma del 2 maggio. Il messaggio è chiaro: <strong data-start="701" data-end="775">la prima barriera contro i raggi UV non è la crema, ma l’abbigliamento</strong>.</p>
<h2 data-section-id="4uw7f5" data-start="778" data-end="841">Melanoma in crescita: quasi 9 casi su 10 legati ai raggi UV</h2>
<p data-start="843" data-end="1141">Il melanoma è il tumore della pelle più aggressivo e in Italia la sua incidenza è più che raddoppiata negli ultimi vent’anni, passando da circa 6 mila casi annui nel 2004 a oltre 15 mila. Secondo gli oncologi, quasi <strong data-start="1059" data-end="1140">il 90% dei casi è associato a un’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti</strong>.</p>
<p data-start="1143" data-end="1497">Come ricorda <strong data-start="1156" data-end="1197"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Paolo Ascierto</span></span></strong>, oncologo e presidente della Fondazione Melanoma, basta una scottatura importante ogni due anni per <strong data-start="1298" data-end="1335">triplicare il rischio di melanoma</strong>. E il pericolo non riguarda solo l’estate: i raggi UV possono danneggiare la pelle <strong data-start="1419" data-end="1451">da metà marzo a metà ottobre</strong>, anche con cielo nuvoloso o temperature miti.</p>
<h2 data-section-id="7x5fsp" data-start="1499" data-end="1549">Il falso senso di sicurezza della crema solare</h2>
<p data-start="1551" data-end="1938">A rafforzare l’allarme è una ricerca della <strong data-start="1594" data-end="1635"><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">McGill University</span></span></strong>, che ha analizzato il comportamento di chi usa abitualmente filtri solari. I risultati mostrano che molte persone tendono a esporsi più a lungo al sole proprio perché si sentono protette dalla crema, salvo poi applicarla in quantità insufficienti o senza riapplicarla correttamente durante la giornata.</p>
<p data-start="1940" data-end="2240">Secondo gli studiosi, questo comportamento può trasformare la protezione in un’illusione pericolosa: <strong data-start="2041" data-end="2140">non è la crema ad aumentare il rischio, ma l’uso scorretto associato a una maggiore esposizione</strong>. In altre parole, la crema solare non deve diventare una “licenza per restare al sole più a lungo”.</p>
<p data-start="2242" data-end="2434">Gli specialisti ricordano inoltre che l’abbigliamento offre una protezione più costante: non si dissolve con il sudore, non richiede riapplicazioni e protegge in modo continuo le aree coperte.</p>
<h2 data-section-id="npnavo" data-start="2436" data-end="2500">I 5 consigli degli oncologi per proteggersi davvero dal sole</h2>
<p data-start="2502" data-end="2844">Per ridurre il rischio melanoma, la Fondazione Melanoma invita a considerare l’abbigliamento come un vero strumento di prevenzione quotidiana. Tra i consigli principali figura quello di scegliere <strong data-start="2698" data-end="2746">camicie a maniche lunghe e pantaloni leggeri</strong> in tessuti traspiranti come lino o cotone, capaci di coprire senza aumentare il calore percepito.</p>
<p data-start="2846" data-end="3185">Anche il colore dei vestiti conta: <strong data-start="2881" data-end="2988">i tessuti scuri o dai colori intensi proteggono meglio dai raggi UV rispetto al bianco o ai toni chiari</strong>, assorbendo maggiormente le radiazioni. Importante poi proteggere occhi e contorno occhi con <strong data-start="3082" data-end="3127">occhiali da sole certificati e avvolgenti</strong>, capaci di schermare anche i raggi riflessi lateralmente.</p>
<p data-start="3187" data-end="3506">Gli esperti raccomandano inoltre l’uso di <strong data-start="3229" data-end="3254">cappelli a tesa larga</strong>, utili per proteggere zone spesso trascurate come nuca, orecchie e cuoio capelluto, e di preferire, quando possibile, capi con <strong data-start="3382" data-end="3404">certificazione UPF</strong> (Ultraviolet Protection Factor): un indumento <strong data-start="3451" data-end="3462">UPF 50+</strong> blocca fino al 98% dei raggi ultravioletti.</p>
<p data-start="3508" data-end="3676">Il messaggio finale degli oncologi è netto: <strong data-start="3552" data-end="3675">la crema solare resta essenziale, ma va considerata come complemento — non sostituto — delle altre misure di protezione</strong>.</p>
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		<title>Allergie, nel 2026 casi in forte aumento: i motivi e i consigli degli esperti</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/allergie-nel-2026-casi-in-forte-aumento-i-motivi-e-i-consigli-degli-esperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 05:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Allergie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saluteweb.it/?p=37393</guid>

					<description><![CDATA[<p>Occhi gonfi, starnuti continui, naso chiuso anche in casa: per milioni di italiani non è solo una sensazione. La primavera 2026 si sta rivelando una delle stagioni peggiori degli ultimi anni per chi soffre di allergie ai pollini, con un aumento del rischio di crisi allergiche del 25% rispetto alla media dell’ultimo decennio. A incidere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Occhi gonfi, starnuti continui, naso chiuso anche in casa: per milioni di italiani non è solo una sensazione. La primavera 2026 si sta rivelando una delle stagioni peggiori degli ultimi anni per chi soffre di allergie ai pollini, con un aumento del rischio di crisi allergiche del <strong>25% rispetto alla media dell’ultimo decennio</strong>. A incidere è una stagione pollinica sempre più lunga, intensa e precoce, favorita dal cambiamento climatico e dall’aumento delle temperature.</p>
<h2>Perché quest’anno le allergie sono più forti del solito</h2>
<p>Secondo i dati dei centri di monitoraggio pollinico, la stagione delle allergie si è allungata di oltre <strong>45 giorni rispetto a vent’anni fa</strong>: inizia circa 25 giorni prima in primavera e termina fino a 20 giorni più tardi in autunno. L’effetto combinato di temperature più alte e maggior concentrazione di CO2 nell’atmosfera spinge infatti le piante a fiorire prima, più a lungo e con quantità maggiori di polline.</p>
<p>In Italia si stima che siano circa <strong>9 milioni</strong> le persone allergiche ai pollini: quasi un cittadino su sette. E per molti, quest’anno, i sintomi risultano più intensi e difficili da controllare rispetto alle stagioni precedenti.</p>
<h2>I pollini più attivi in questo periodo e quando i sintomi peggiorano</h2>
<p>La gravità dei sintomi dipende anche dal tipo di polline prevalente nella propria area geografica. Al Nord continua la presenza della <strong>betulla</strong>, che dopo il picco di metà aprile mantiene ancora concentrazioni residue significative. Ma la protagonista assoluta della stagione resta la famiglia delle <strong>graminacee</strong>, il polline più diffuso in Italia, destinato a raggiungere il massimo tra maggio e giugno.</p>
<p>Nel Centro-Sud e lungo le coste domina invece la <strong>parietaria</strong>, tra gli allergeni più persistenti: la sua pollinazione può durare da marzo fino a ottobre, rendendola una presenza quasi costante per chi vive nelle grandi città del Mediterraneo.</p>
<p>Gli esperti sottolineano inoltre che il polline raggiunge le concentrazioni più elevate <strong>nelle prime ore del mattino, tra le 8 e le 13</strong>, soprattutto nelle giornate secche e ventose. Al contrario, il momento migliore per uscire o praticare attività fisica è il <strong>tardo pomeriggio</strong> o subito dopo una pioggia, quando l’aria è più pulita.</p>
<h2>Le strategie più efficaci per ridurre i sintomi</h2>
<p>Gestire le allergie non significa solo assumere farmaci, ma anche modificare alcune abitudini quotidiane. Tra i comportamenti più utili indicati dagli specialisti ci sono il <strong>lavaggio nasale serale con soluzione fisiologica</strong>, per eliminare il polline accumulato durante il giorno, e la <strong>doccia con cambio di vestiti appena rientrati a casa</strong>, per evitare di portare gli allergeni su capelli, pelle e tessuti.</p>
<p>Fondamentale anche mantenere <strong>le finestre chiuse nelle ore centrali della mattina</strong>, privilegiando il ricambio d’aria nel tardo pomeriggio, e consultare regolarmente il <strong>bollettino pollinico regionale</strong>, disponibile tramite le app delle Arpa locali.</p>
<p>Sul fronte farmacologico, allergologi e pneumologi raccomandano un approccio preventivo: <strong>iniziare l’antistaminico 3-4 settimane prima del picco pollinico</strong>, anziché aspettare la comparsa dei sintomi, può ridurne l’intensità fino al 60%.</p>
<p>Infine, un promemoria utile: i farmaci antistaminici prescritti dal medico rientrano tra le spese sanitarie detraibili al 19% nella dichiarazione dei redditi, purché si conservino gli scontrini parlanti della farmacia.</p>
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		<title>Vitamina D: l&#8217;orario migliore per assumerla e i cibi da evitare</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/vitamina-d-lorario-migliore-per-assumerla-e-i-cibi-da-evitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 05:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Vitamina D]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vitamina D non è soltanto un nutriente essenziale: rappresenta un vero e proprio “interruttore biologico” capace di influenzare il sistema immunitario e la salute delle ossa. Tuttavia, per sfruttarne pienamente i benefici, non basta assumerla: è fondamentale farlo nel modo corretto. A fare il punto è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vitamina D non è soltanto un nutriente essenziale: rappresenta un vero e proprio <strong>“interruttore biologico”</strong> capace di influenzare il sistema immunitario e la salute delle ossa. Tuttavia, per sfruttarne pienamente i benefici, non basta assumerla: è fondamentale farlo nel modo corretto. A fare il punto è <strong>Mauro Minelli</strong>, immunologo e docente di Nutrizione clinica all’Università Lum Giuseppe Degennaro, in un approfondimento per Adnkronos Salute.</p>
<h2>Quando assumere la vitamina D</h2>
<p>Non esiste un orario tassativo per l’assunzione della vitamina D, ma secondo gli esperti il momento ideale coincide con <strong>il pasto principale della giornata</strong>, sia esso pranzo o cena. Essendo una vitamina <strong>liposolubile</strong>, necessita infatti della presenza di grassi per essere assorbita efficacemente dall’intestino. Via libera quindi ad alimenti come <strong>olio extravergine d’oliva, pesce e frutta secca</strong>, che ne favoriscono la biodisponibilità.</p>
<p>Attenzione però all’orario serale: alcuni studi osservazionali suggeriscono che dosi elevate assunte la sera potrebbero interferire con la produzione di melatonina e, in soggetti predisposti, compromettere la qualità del sonno. In questi casi, meglio preferire <strong>colazione o pranzo</strong>.</p>
<h2>Gli ostacoli all’assorbimento: fibre, alcol e farmaci</h2>
<p>Più che alimenti “vietati”, esistono fattori che possono <strong>ridurre l’assorbimento</strong>. Tra questi, una dieta eccessivamente ricca di fibre se assunte insieme all’integratore: le fibre possono accelerare il transito intestinale o sequestrare parte della vitamina, diminuendone l’efficacia. Per questo gli esperti consigliano di <strong>distanziare gli integratori di fibre dalla vitamina D</strong>.</p>
<p>Anche alcuni farmaci e sostanze possono ostacolarne l’assimilazione. È il caso dei prodotti che bloccano l’assorbimento dei grassi, come <strong>l’orlistat</strong>, o dell’abuso di <strong>paraffina liquida</strong> usata come lassativo. Inoltre, un consumo eccessivo di alcol può interferire con i processi di attivazione della vitamina D a livello di fegato e reni.</p>
<h2>Magnesio, peso corporeo e sole: i fattori chiave per renderla efficace</h2>
<p>Perché la vitamina D sia realmente attiva nell’organismo, serve anche il supporto di alcuni nutrienti. Tra questi spicca il <strong>magnesio</strong>, considerato un cofattore essenziale per la sua attivazione nel sangue: una sua carenza può infatti rendere la vitamina D meno efficace o addirittura “inerte”.</p>
<p>Da non sottovalutare anche il ruolo del <strong>peso corporeo</strong>. Nelle persone in sovrappeso o obese, la vitamina D tende a essere trattenuta dal tessuto adiposo, riducendone la disponibilità nel sangue. In questi casi, sottolinea Minelli, il dosaggio va valutato con attenzione dal medico, perché le quantità standard potrebbero non bastare.</p>
<p>Infine, resta centrale la fonte naturale per eccellenza: <strong>il sole</strong>. Un semplice metodo per capire se l’esposizione è efficace? Osservare la propria ombra: se è <strong>più corta della propria altezza</strong>, la produzione cutanea di vitamina D è al massimo; se invece è più lunga, come accade al tramonto o in inverno, la sintesi è minima o assente.</p>
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		<title>Malaria, i numeri di una strage mancata: ecco quanti morti e malati sono stati evitati</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/malaria-i-numeri-di-una-strage-mancata-ecco-quanti-morti-e-malati-sono-stati-evitati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 06:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Malaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi venticinque anni la lotta globale contro la malaria ha permesso di evitare circa 2,3 miliardi di casi e 14 milioni di decessi in tutto il mondo. Un bilancio definito storico dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che però lancia l’allarme su una fase di rallentamento nei progressi e richiama la necessità di maggiori finanziamenti per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="243" data-end="622">Negli ultimi venticinque anni la lotta globale contro la malaria ha permesso di evitare circa 2,3 miliardi di casi e 14 milioni di decessi in tutto il mondo. Un bilancio definito storico dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che però lancia l’allarme su una fase di rallentamento nei progressi e richiama la necessità di maggiori finanziamenti per superare l’attuale stallo.</p>
<h2 data-start="243" data-end="622">Malaria: i dati della strage mancata</h2>
<p data-start="624" data-end="1025">L’occasione è la Giornata internazionale contro la malaria 2026, dedicata alla mobilitazione globale per arrivare all’eliminazione definitiva della malattia. <em>“<strong data-start="783" data-end="852">Determinati a porre fine alla malaria: ora possiamo. Ora dobbiamo</strong>”</em> è lo slogan scelto quest’anno dall’Oms, che sottolinea come, per la prima volta, l’eradicazione sia una prospettiva concreta grazie ai progressi della ricerca scientifica.</p>
<p data-start="1027" data-end="1247">Vaccini, nuove terapie e strumenti avanzati per il controllo della diffusione del parassita – inclusi interventi di modificazione genetica delle zanzare – stanno infatti aprendo scenari inediti nella lotta alla malattia.</p>
<h2 data-start="1027" data-end="1247">I Paesi più attenzionati</h2>
<p data-start="1249" data-end="1624">Attualmente sono 25 i Paesi che hanno avviato programmi di vaccinazione contro la malaria, con l’obiettivo di proteggere circa 10 milioni di bambini ogni anno. Risultati significativi emergono anche in contesti complessi: nella regione del Grande Mekong, vasta area dell’Asia sudorientale, i casi sono diminuiti di quasi il 90%, nonostante la crescente resistenza ai farmaci.</p>
<p data-start="1626" data-end="1850">Sul fronte globale, salgono a 47 i Paesi certificati liberi dalla malaria, mentre 37 hanno registrato meno di 1.000 casi nel 2024. Si riduce inoltre il numero dei Paesi in cui la malattia resta endemica, passato da 108 a 80.</p>
<h2 data-start="1626" data-end="1850">Malaria: numeri in crescita ovunque</h2>
<p data-start="1852" data-end="2125">In crescita anche il numero di Stati vicini all’eliminazione: quelli con meno di 10.000 casi annui sono saliti da 27 nel 2000 a 46 nel 2024; i Paesi con meno di 100 casi autoctoni sono aumentati da 6 a 26, mentre quelli con meno di 10 casi autoctoni sono passati da 4 a 24.</p>
<p data-start="2127" data-end="2417" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Numeri che testimoniano un avanzamento concreto, ma che secondo l’Oms non bastano ancora. Per trasformare i successi ottenuti in un’eliminazione definitiva della malaria, avverte l’agenzia ONU, sarà indispensabile rafforzare gli investimenti e mantenere alta la cooperazione internazionale.</p>
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		<title>Vaccino mRna contro Covid e influenza: arriva il via libera dell&#8217;Ue</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/vaccino-mrna-contro-covid-e-influenza-arriva-il-via-libera-dellue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 06:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Influenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione del primo vaccino combinato a mRna contro Covid-19 e influenza per persone dai 50 anni in su, un importante passo avanti nel campo della prevenzione vaccinale in Europa. L’ok arriva dopo il parere favorevole del Comitato per i medicinali a uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Commissione Europea</strong> ha autorizzato la commercializzazione del primo <strong>vaccino combinato a mRna contro Covid-19 e influenza</strong> per persone dai 50 anni in su, un importante passo avanti nel campo della prevenzione vaccinale in Europa. L’ok arriva dopo il parere favorevole del <strong>Comitato per i medicinali a uso umano (CHMP)</strong> dell’<strong>Agenzia europea del farmaco (EMA)</strong> e riguarda tutti i 27 Stati membri dell’Unione, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia.</p>
<h2>Un solo vaccino mRna per due virus respiratori</h2>
<p>Il nuovo prodotto di <strong>Moderna</strong>, quarto vaccino autorizzato dall’azienda, integra la protezione contro il virus influenzale e SARS-CoV-2 in una singola somministrazione, semplificando così i programmi vaccinali per gli adulti, soprattutto per chi è a rischio. Stéphane Bancel, CEO di Moderna, ha sottolineato che questa soluzione rappresenta una novità mondiale e un contributo significativo a una maggiore resilienza dei sistemi sanitari europei.</p>
<h2>Risultati clinici e sicurezza</h2>
<p>L’autorizzazione si basa su uno studio clinico di fase 3, randomizzato e in doppio cieco, che ha coinvolto circa 8.000 adulti divisi in due coorti (50-64 anni e over 65). Il vaccino combinato mRNA-1083 ha dimostrato risposte immunitarie superiori rispetto alla somministrazione separata dei vaccini antinfluenzali e anti-Covid, con un’efficacia significativa contro tre ceppi influenzali (A/H1N1, A/H3N2, B/Victoria) e contro SARS-CoV-2. L’unica eccezione è stata rappresentata dal ceppo B/Yamagata, non più raccomandato nei vaccini stagionali. Il profilo di sicurezza è risultato favorevole, con effetti collaterali prevalentemente lievi o moderati.</p>
<h2>Impatto e prospettive per il sistema sanitario italiano</h2>
<p>Cinzia Marano, Amministratrice Delegata di Moderna Italia, ha definito l’autorizzazione come «un passaggio cruciale nell’evoluzione della medicina preventiva per l’adulto». La combinazione dei vaccini consente di ottimizzare i percorsi vaccinali, ridurre la complessità organizzativa e migliorare l’allocazione delle risorse sanitarie. Grazie alle tecnologie mRna, Moderna punta a sviluppare soluzioni più flessibili, accessibili e in grado di rafforzare la sostenibilità operativa del sistema sanitario, proteggendo efficacemente le fasce più vulnerabili della popolazione. L’azienda collaborerà attivamente con le autorità nazionali per garantire un’ampia distribuzione e implementazione del vaccino a livello locale.</p>
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		<title>Longevità, il segreto è nell&#8217;alimentazione: ecco cosa mangiare per vivere a lungo</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/longevita-il-segreto-e-nellalimentazione-ecco-cosa-mangiare-per-vivere-a-lungo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 05:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Longevità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 23 aprile 2026 – La longevità è da sempre un tema di grande interesse per la scienza e per il pubblico, e oggi le ricerche più aggiornate confermano che la chiave per vivere a lungo e in salute risiede in gran parte nell’alimentazione e nelle abitudini quotidiane. Da importanti esperti italiani e internazionali arrivano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 23 aprile 2026 – La <strong>longevità</strong> è da sempre un tema di grande interesse per la scienza e per il pubblico, e oggi le ricerche più aggiornate confermano che la chiave per vivere a lungo e in salute risiede in gran parte nell’<strong>alimentazione</strong> e nelle abitudini quotidiane. Da importanti esperti italiani e internazionali arrivano indicazioni precise su cosa mangiare e come vivere per rallentare l’invecchiamento cellulare e migliorare la qualità della vita.</p>
<h2>Alimentazione e longevità: i meccanismi biologici</h2>
<p>L’<strong>alimentazione</strong> influisce direttamente sui processi cellulari e sul metabolismo della longevità, un sistema che regola se l’organismo privilegia la crescita o la riparazione cellulare. Come spiega il nutrizionista Pietro Blumetti, ogni pasto è un segnale per le cellule che può accelerare o rallentare l’invecchiamento. Tra le strategie più efficaci per stimolare i meccanismi di riparazione c’è la riduzione delle calorie e il digiuno intermittente, che attivano l’autofagia, il processo di pulizia e rigenerazione cellulare.</p>
<p>Un ruolo fondamentale è svolto dai <strong>polifenoli</strong>, composti naturali presenti in alimenti come frutti rossi, olio extravergine di oliva, tè verde e cacao amaro, che proteggono le cellule dallo stress ossidativo e stimolano i geni della longevità. Gli <strong>Omega-3</strong> e i grassi monoinsaturi, contenuti in pesce azzurro, frutta secca e olio d’oliva, contrastano l’infiammazione cronica, un fattore chiave dell’invecchiamento precoce.</p>
<h2>Il modello italiano e i consigli di Silvio Garattini</h2>
<p>Il professor Silvio Garattini, 97 anni e presidente dell’Istituto Mario Negri, rappresenta un esempio vivente di longevità in salute. Nel suo nuovo libro <em>&#8220;Non è mai troppo tardi&#8221;</em>, Garattini sottolinea che il segreto non è la genetica ma uno stile di vita fatto di alimentazione moderata, attività fisica costante (cammina circa 5 km al giorno), e relazioni sociali attive. La sua dieta quotidiana è semplice: poca pasta (circa 50 grammi a pranzo), legumi e pesce a cena, frutta cotta e spremute al mattino, e un dolce serale per fornire zuccheri al cervello, senza eccessi.</p>
<p>Garattini evidenzia inoltre l’importanza di adattare i pasti ai ritmi personali e di non temere il digiuno intermittente, che può aiutare a ridurre il consumo calorico senza rinunciare al gusto, sempre nel rispetto della dieta mediterranea.</p>
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		<item>
		<title>Vaccini, allarme per l&#8217;adesione in Europa: preoccupano diverse malattie</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/vaccini-allarme-per-ladesione-in-europa-preoccupano-diverse-malattie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Europa affronta un calo nelle vaccinazioni, con un aumento preoccupante di malattie come morbillo e pertosse. Le autorità sanitarie sollecitano azioni per rafforzare l'immunizzazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I vaccini hanno salvato milioni di vite negli ultimi decenni. La <strong>Commissione europea</strong>, insieme all’<strong>Oms Europa</strong> e a <strong>Unicef</strong>, ricorda che in cinquant’anni sono state evitate <strong>154 milioni di morti</strong> grazie alle vaccinazioni. Qui in <strong>Europa</strong>, la poliomielite endemica è sparita dal 2002, e rosolia, difterite e parotite hanno visto una riduzione di casi rispettivamente del <strong>99%</strong>, <strong>90%</strong> e <strong>95%</strong> tra il 2000 e il 2024. Ma ora la tendenza si sta invertendo. Nel 2024 si sono contate quasi <strong>300 mila infezioni da pertosse</strong> e più di <strong>127 mila casi di morbillo</strong>, cifre che non si vedevano da quasi trent’anni. È chiaro: la protezione offerta dai vaccini si sta indebolendo, e questo mette a rischio la salute di tutti.</p>
<h2>Italia: coperture dei vaccini da rafforzare tra segnali d’allarme</h2>
<p>Anche in <strong>Italia</strong> la situazione è delicata. Malattie come polio, difterite e rosolia sono ancora sotto controllo grazie a una buona copertura vaccinale, ma il rischio di ricadute è reale se la domanda di immunizzazione dovesse calare. L’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> segnala che il morbillo continua a circolare, con <strong>529 casi confermati nel 2025</strong>. In più, ci sono difficoltà anche con la vaccinazione contro l’<strong>Hpv</strong>, fondamentale per prevenire tumori come quello al collo dell’utero. Tutto questo mette sotto pressione il sistema sanitario e chiede strategie mirate per aumentare l’adesione alle vaccinazioni.</p>
<h2>Hpv: disparità in Europa e l’Italia a metà strada</h2>
<p>L’<strong>Europa</strong> ha messo la lotta contro l’<strong>Hpv</strong> tra le sue priorità, con l’obiettivo di eliminare il cancro cervicale nel prossimo futuro. Tutti i paesi dell’<strong>Unione</strong> e dello <strong>Spazio Economico Europeo</strong> raccomandano la vaccinazione per adolescenti, ma le coperture sono molto diverse. <strong>Islanda, Portogallo e Norvegia</strong> superano il <strong>90%</strong>, mentre <strong>Bulgaria, Romania e Slovacchia</strong> arrancano con percentuali molto basse. L’<strong>Italia</strong> si trova a metà strada, con circa il <strong>50% di copertura nelle ragazze</strong> e il <strong>45% nei ragazzi</strong>. Questi dati mostrano quanto sia importante intervenire per colmare le differenze territoriali e sociali.</p>
<h2>Prevenzione e investimenti: la chiave per un futuro sostenibile</h2>
<p>La ricerca sui vaccini è in pieno sviluppo: in <strong>Europa</strong> sono in fase di studio <strong>91 nuovi vaccini</strong>, come sottolinea <strong>Farmindustria</strong>. Investire nella prevenzione conviene: ogni euro speso ne genera fino a <strong>14 di benefici sanitari ed economici</strong>. Per questo esperti e rappresentanti del settore chiedono di considerare la spesa per i vaccini come un investimento strategico per la salute pubblica e la sostenibilità del servizio sanitario nazionale. I pediatri ricordano inoltre che vaccinarsi non è un impegno solo per l’infanzia, ma una protezione da mantenere tutta la vita, con richiami periodici per donne in gravidanza, neonati, adolescenti e adulti. <em>Tenere alta la copertura vaccinale resta quindi l’arma più efficace per evitare la ripresa di malattie infettive ancora in circolazione.</em></p>
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		<title>Farmaci, come conservarli? Occhio a non commettere questi errori</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/farmaci-come-conservarli-occhio-a-non-commettere-questi-errori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 06:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saluteweb.it/?p=37369</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scadenze, condizioni ambientali e comunicazione con il medico: ecco come evitare problemi con i farmaci Milano, 21 aprile 2026 – Aprire l’armadietto dei medicinali di casa spesso rivela una realtà poco sicura: farmaci scaduti, confezioni danneggiate e conservazione inadeguata possono compromettere l’efficacia e la sicurezza delle cure. La corretta conservazione e gestione dei farmaci è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scadenze, condizioni ambientali e comunicazione con il medico: ecco come evitare problemi con i farmaci</strong></p>
<p>Milano, 21 aprile 2026 – Aprire l’armadietto dei medicinali di casa spesso rivela una realtà poco sicura: farmaci scaduti, confezioni danneggiate e conservazione inadeguata possono compromettere l’efficacia e la sicurezza delle cure. <strong>La corretta conservazione e gestione dei farmaci è un aspetto fondamentale per la salute, come sottolineano esperti e studi recenti</strong>, che evidenziano errori diffusi nell’uso domestico dei medicinali.</p>
<h2>Importanza di controllare scadenze e conservazione dei farmaci</h2>
<p>Secondo un’indagine citata dal <em>Corriere della Sera</em>, oltre un medicinale su dieci conservato in casa risulta scaduto e quasi la metà delle persone non verifica la data prima dell’assunzione. <strong>Il farmacologo Gianni Sava, direttore di SIFMagazine della Società Italiana di Farmacologia, ricorda che nessun farmaco va utilizzato oltre la data di scadenza</strong>, poiché la formulazione e gli eccipienti sono calibrati per garantire efficacia e sicurezza entro quel limite. Oltre la scadenza, si rischia non solo la perdita di efficacia ma anche la comparsa di effetti avversi dovuti a trasformazioni chimiche. Particolare attenzione va riservata ai farmaci in soluzione, come sciroppi e colliri, che hanno validità limitata anche dopo l’apertura della confezione.</p>
<p>Negli Stati Uniti, per contrastare il rischio di abuso e garantire una corretta gestione, si organizzano due volte l’anno giornate dedicate alla restituzione sicura dei farmaci, un modello che potrebbe essere utile anche in Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica e prevenire rischi legati alla conservazione domestica.</p>
<h2>Errori comuni nell’assunzione e nella gestione dei farmaci</h2>
<p>Il documento della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) mette in luce che molti errori avvengono anche sotto controllo medico, soprattutto per la mancanza di comunicazione efficace tra pazienti e specialisti. Tra gli errori più frequenti vi è l’assunzione di farmaci duplicati prescritti da diversi medici, che può portare a interazioni pericolose o sovradosaggi. <strong>Giorgio Sesti, presidente SIMI, raccomanda di portare sempre con sé un elenco aggiornato delle terapie in corso e di informare ogni medico delle terapie assunte</strong>.</p>
<p>Inoltre, l’uso improprio di farmaci da banco come antinfiammatori o integratori può aumentare il rischio di effetti collaterali e interazioni indesiderate. Un caso emblematico è il paracetamolo, presente in molte formulazioni diverse, il cui uso eccessivo può causare danni epatici importanti, soprattutto nei bambini, se la somministrazione non è coordinata tra familiari.</p>
<h2>Consigli per la corretta conservazione e uso domestico</h2>
<p><strong>I farmaci devono essere conservati in un luogo fresco, asciutto e lontano dalla luce solare diretta</strong>, evitando ambienti umidi come il bagno o la cucina, che accelerano la degradazione dei principi attivi. Le confezioni originali vanno mantenute integre per preservare le informazioni essenziali, tra cui la data di scadenza.</p>
<p>È inoltre consigliabile preferire confezioni di piccole dimensioni per evitare sprechi e accumulo di farmaci inutilizzati o scaduti, come evidenziato da uno studio dell’Università di Helsinki. Per i medicinali liquidi, si suggerisce l’uso di confezioni monodose o di dimensioni ridotte per limitare il rischio di contaminazioni batteriche.</p>
<p>Nell’armadietto domestico dovrebbero esserci solo i farmaci utili per gestire piccoli disturbi comuni (dolori, febbre, allergie, problemi gastrointestinali) e i medicinali prescritti per terapie croniche. Vanno invece evitati farmaci potenzialmente pericolosi, come oppioidi, benzodiazepine e antibiotici senza prescrizione, per prevenire rischi di dipendenza, tossicità e antibiotico-resistenza.</p>
<p><strong>Durante i viaggi è fondamentale portare con sé i farmaci nelle confezioni originali e preferibilmente nel bagaglio a mano</strong> per evitare problemi dovuti a variazioni di temperatura o pressione in stiva, che possono comprometterne la qualità.</p>
<p>La corretta gestione dei farmaci in casa è un aspetto essenziale per garantire la sicurezza e l’efficacia delle cure, riducendo i rischi di errori e complicazioni legate a un uso inadeguato o a una conservazione scorretta.</p>
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		<title>Celiachia, casi in aumento in Italia: i motivi e tutti i dettagli</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/celiachia-casi-in-aumento-in-italia-i-motivi-e-tutti-i-dettagli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 06:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Celiachia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, l&#8217;Italia ha assistito a un incremento significativo dei casi di celiachia, una patologia autoimmune che interessa circa 600.000 persone, considerando anche i casi non diagnosticati. La Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia 2024, pubblicata dal Ministero della Salute, conferma che i pazienti con diagnosi accertata sono quasi 280.000, con una netta predominanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, l&#8217;Italia ha assistito a un incremento significativo dei casi di <strong>celiachia</strong>, una patologia autoimmune che interessa circa 600.000 persone, considerando anche i casi non diagnosticati. La <strong>Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia 2024</strong>, pubblicata dal Ministero della Salute, conferma che i pazienti con diagnosi accertata sono quasi 280.000, con una netta predominanza femminile (circa il 69%). I numeri sono destinati a crescere grazie allo sviluppo di programmi di screening, soprattutto in età pediatrica, come testimoniato dal progetto pilota dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, che ha coinvolto oltre 5.500 bambini nel 2023, evidenziando una positività del 3,9%.</p>
<h2>La celiachia: caratteristiche e diffusione in Italia</h2>
<p>La <strong>celiachia</strong> è descritta dall’Istituto Superiore di Sanità come un’enteropatia infiammatoria cronica e autoimmune, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine, presente in cereali come frumento, orzo e segale, provoca un danno alla mucosa dell’intestino tenue, con conseguente atrofia dei villi intestinali e malassorbimento di nutrienti. Tra i sintomi classici figurano diarrea, gonfiore addominale e astenia, ma possono manifestarsi anche sintomi extraintestinali come anemia, alterazioni ossee, e disturbi neurologici.</p>
<p>La prevalenza nazionale è stimata allo 0,47%, con regioni come Valle d’Aosta (0,59%), Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%) che registrano i tassi più elevati. L’Associazione Italiana Celiachia (AIC), con sede a Genova e presieduta da Rossella Valmarana, sottolinea come il numero reale di celiaci possa essere più che doppio rispetto alle diagnosi ufficiali, stimando circa 600.000 individui affetti, molti dei quali ancora inconsapevoli.</p>
<h2>Sensibilità al glutine e modifiche alimentari</h2>
<p>Oltre alla celiachia, cresce anche il numero di persone affette da <strong>sensibilità al glutine non celiaca</strong>, disturbo caratterizzato da sintomi gastrointestinali e sistemici senza danni intestinali evidenti o marcatori immunologici specifici. Secondo la dottoressa Giulia Napolitano, l’aumento di questa sensibilità è legato ai cambiamenti nella composizione del grano moderno, selezionato per un più alto contenuto di glutine che facilita la produzione industriale di pane e prodotti da forno, ma che può aumentare il rischio di infiammazione intestinale.</p>
<p>Per prevenire disturbi correlati al glutine, si suggerisce un consumo moderato e l’uso di <strong>grani antichi</strong> come Senatore Cappelli, Tumminia e Saragolla, che presentano un equilibrio più naturale tra glutine e amidi e risultano più digeribili.</p>
<h2>Costi e sostegno ai pazienti celiaci in Italia</h2>
<p>Il Sistema sanitario nazionale ha speso nel 2024 quasi 273 milioni di euro per la fornitura gratuita di alimenti senza glutine a pazienti celiaci, con una spesa media pro-capite di circa 975 euro. Il governo ha stanziato inoltre risorse per la formazione di oltre 17.000 operatori nel settore alimentare, attraverso circa 700 corsi organizzati nel Paese.</p>
<p>L’AIC ha chiesto un abbassamento dei costi dei prodotti senza glutine, attualmente coperti fino a circa 100 euro mensili, una cifra che rischia di non essere più sostenibile a causa dell’inflazione. Inoltre, si punta a migliorare la diagnosi precoce e la consapevolezza, considerando che circa 300.000 celiaci italiani non sono ancora stati identificati.</p>
<p>Le iniziative dell’Associazione Italiana Celiachia includono anche la promozione del Marchio Spiga Barrata per garantire la sicurezza alimentare e progetti educativi nelle scuole per diffondere la conoscenza della malattia e delle corrette abitudini alimentari.</p>
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		<title>Tumore al pancreas: una nuova pillola sperimentale dà speranza</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/tumore-al-pancreas-una-nuova-pillola-sperimentale-da-speranza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Tumore al pancreas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La lotta contro il tumore al pancreas potrebbe presto beneficiare di un importante progresso terapeutico grazie a una nuova pillola sperimentale, il daraxonrasib, che in uno studio clinico di fase 3 ha dimostrato di raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti rispetto alla chemioterapia tradizionale. Daraxonrasib, un inibitore innovativo per il tumore al pancreas Il farmaco, sviluppato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La lotta contro il <strong>tumore al pancreas </strong>potrebbe presto beneficiare di un importante progresso terapeutico grazie a una nuova pillola sperimentale, il <strong>daraxonrasib</strong>, che in uno studio clinico di fase 3 ha dimostrato di raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti rispetto alla chemioterapia tradizionale.</p>
<h2>Daraxonrasib, un inibitore innovativo per il tumore al pancreas</h2>
<p>Il farmaco, sviluppato dalla biotech californiana <strong>Revolution Medicines</strong>, si inserisce nella nuova classe degli <strong>inibitori Ras</strong>, essenziali per bloccare le mutazioni nelle proteine Ras, responsabili di oltre il 90% dei casi di tumore pancreatico. Lo studio globale <strong>RASolute 302</strong>, randomizzato e controllato, ha coinvolto pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico già sottoposti a trattamenti. Il daraxonrasib, somministrato per via orale quotidianamente, ha prodotto miglioramenti significativi sia nella sopravvivenza libera da progressione (PFS) che nella sopravvivenza globale (OS).</p>
<p>I dati rivelano come la mediana della sopravvivenza globale sia salita a 13,2 mesi rispetto ai 6,7 mesi ottenuti con la chemioterapia standard endovenosa, con un hazard ratio di 0,40 (p &lt; 0,0001). Inoltre, il profilo di sicurezza del farmaco è risultato gestibile e privo di nuovi segnali di rischio. Questi risultati, definitivi già dopo l’analisi intermedia, saranno presentati alle autorità regolatorie mondiali, inclusa la FDA statunitense, con l’intenzione di richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio attraverso il programma pilota <strong>Commissioner’s National Priority Voucher</strong>.</p>
<h2>Un cambiamento epocale nella gestione del carcinoma pancreatico</h2>
<p>Il tumore al pancreas rappresenta una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare, soprattutto nella fase metastatica, dove le opzioni terapeutiche sono limitate e l’aspettativa di vita estremamente breve. Il professor <strong>Brian M. Wolpin</strong>, direttore del Dana-Farber Cancer Institute e ricercatore principale dello studio, sottolinea come il daraxonrasib rappresenti un &#8220;passo avanti chiaro e significativo&#8221; per i pazienti che hanno visto la malattia progredire dopo la chemioterapia.</p>
<p>Questa molecola si distingue per la capacità di inibire un ampio spettro di varianti oncogeniche di Ras, il che la rende una terapia altamente innovativa e potenzialmente rivoluzionaria nel trattamento del carcinoma pancreatico e di altri tumori Ras-dipendenti.</p>
<h2>Prospettive future e sviluppo della pipeline terapeutica</h2>
<p>Il CEO di Revolution Medicines, <strong>Mark A. Goldsmith</strong>, ha evidenziato l’importanza di questo risultato come &#8220;un progresso potenzialmente rivoluzionario&#8221; e ha confermato l’impegno dell’azienda a velocizzare le procedure regolatorie e a espandere l’uso di daraxonrasib in altre forme tumorali Ras-dipendenti. La strategia di inibizione di Ras(On) è alla base di una pipeline che include quattro farmaci sperimentali in fase clinica, frutto di oltre quindici anni di ricerca all’avanguardia e dell’acquisizione di Warp Drive Bio nel 2018.</p>
<p>Il prossimo appuntamento per la presentazione dettagliata dei dati sarà il congresso 2026 dell’<strong>American Society of Clinical Oncology (ASCO)</strong>, dove la comunità scientifica potrà valutare approfonditamente questa innovazione che promette di cambiare radicalmente la pratica clinica nel trattamento del carcinoma pancreatico metastatico.</p>
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		<title>Glicemia, camminare aiuta a controllarla: ecco l&#8217;ora migliore per farlo</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/glicemia-camminare-aiuta-a-controllarla-ecco-lora-migliore-per-farlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 05:59:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Glicemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Copenaghen, 16 aprile 2026 – Un recente studio pubblicato su Trends in Endocrinology &#38; Metabolism e condotto da ricercatori dell’Università di Copenhagen e del Karolinska Institutet di Stoccolma, ha portato nuove evidenze sull’impatto dell’orario dell’attività fisica nel controllo della glicemia, con particolare attenzione a chi convive con il diabete di tipo 2. L’analisi indica che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Copenaghen, 16 aprile 2026 – Un recente studio pubblicato su <em>Trends in Endocrinology &amp; Metabolism</em> e condotto da ricercatori dell’Università di Copenhagen e del Karolinska Institutet di Stoccolma, ha portato nuove evidenze sull’impatto dell’orario dell’attività fisica nel controllo della <strong>glicemia</strong>, con particolare attenzione a chi convive con il <strong>diabete di tipo 2</strong>. L’analisi indica che camminare o svolgere esercizio fisico nel pomeriggio potrebbe offrire risultati più efficaci nel regolare i livelli di glucosio nel sangue rispetto alle sessioni mattutine.</p>
<h2>Glicemia: effetti dell’attività fisica su persone con diabete di tipo 2</h2>
<p>La review scientifica, rilanciata anche dal <em>Washington Post</em>, evidenzia come per i pazienti con <strong>diabete di tipo 2</strong> l’allenamento nel tardo pomeriggio comporti miglioramenti sostanziali e duraturi nella <strong>gestione della glicemia</strong>. Al contrario, esercitarsi al mattino presto spesso si associa a un aumento dei livelli glicemici e a una risposta meno efficiente dell’insulina. La professoressa Trine Moholdt, esperta di scienze motorie presso l’Università norvegese di scienza e tecnologia di Trondheim, sottolinea come “un numero crescente di dati supporta l’idea che l’attività fisica pomeridiana offra benefici aggiuntivi per la salute metabolica”.</p>
<p>Un elemento chiave spesso trascurato è il ruolo dell’esercizio come <strong>regolatore del ritmo circadiano</strong>, quel ciclo biologico che scandisce funzioni vitali come la secrezione di insulina, la fame, la temperatura corporea e la pressione sanguigna. Nei soggetti con diabete di tipo 2, questi ritmi sono spesso alterati, causando un disallineamento circadiano che compromette il funzionamento ottimale dei processi metabolici.</p>
<h2>Confronto tra attività fisica mattutina e pomeridiana</h2>
<p>Gli studi esaminati mostrano che uomini di mezza età con diabete di tipo 2 che hanno svolto un programma di esercizio intenso al mattino o al pomeriggio hanno registrato risultati molto diversi. Mentre i livelli di glicemia dopo l’allenamento pomeridiano risultavano significativamente più bassi e mantenuti per oltre 24 ore, l’attività mattutina associava un rialzo glicemico e una ridotta sensibilità insulinica persistente.</p>
<p>La professoressa Harriet Wallberg-Henriksson del Karolinska Institute, autrice senior della revisione, attribuisce questa differenza al cosiddetto <strong>fenomeno dell’alba</strong>: un picco glicemico mattutino causato dall’aumento del cortisolo, un ormone dello stress che stimola la liberazione di zuccheri nel sangue per preparare il corpo al risveglio. Nei soggetti con metabolismo sano, l’insulina regola efficacemente questo meccanismo, ma nelle persone con diabete di tipo 2, la resistenza insulinica e la ridotta produzione di insulina amplificano questo picco, peggiorando il controllo glicemico durante e dopo l’esercizio mattutino intenso.</p>
<h2>Cortisolo e metabolismo: il ruolo dell’ormone dello stress</h2>
<p>Il cortisolo, la cui concentrazione sale nelle ore di prima mattina, contribuisce a mobilitare le riserve di glucosio per fornire energia. Tuttavia, durante attività fisiche intense come corsa o ciclismo mattutini, l’ulteriore aumento di cortisolo e la maggiore richiesta energetica muscolare portano a un rilascio ancora più marcato di zuccheri nel sangue. Nei pazienti con diabete di tipo 2, la difficoltà nel trasportare questo eccesso di glucosio ai tessuti muscolari si traduce in un accumulo ematico che può persistere per diverse ore, riducendo l’efficacia dell’esercizio svolto al mattino.</p>
<p>Nonostante ciò, secondo la fisiologa Juleen Zierath del Karolinska Institute, anche il movimento mattutino mantiene comunque un valore salutare importante: “Qualsiasi attività fisica è preferibile alla sedentarietà”. Per chi preferisce allenarsi di mattina, si consiglia di optare per un’intensità moderata, come una camminata veloce, che non sembra influenzare negativamente il metabolismo del glucosio tanto quanto uno sforzo vigoroso.</p>
<p>La ricerca mette in luce, inoltre, la necessità di ulteriori studi di ampio respiro che coinvolgano anche donne, anziani e valutino gli effetti dell’orario dell’esercizio su altri aspetti della salute, quali malattie cardiovascolari, qualità del sonno e longevità.</p>
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		<title>Una nuova malattia misteriosa in Burundi preoccupa gli esperti: i dettagli</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/una-nuova-malattia-misteriosa-in-burundi-preoccupa-gli-esperti-i-dettagli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 05:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Burundi]]></category>
		<category><![CDATA[Malattia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bujumbura, 15 aprile 2026 – L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) continua a monitorare con estrema attenzione la diffusione di un nuovo focolaio di una malattia misteriosa in Burundi, che ha già causato la morte di cinque persone e infettato altre 35. La prima segnalazione ufficiale risale al 31 marzo nel distretto di Mpanda, situato nella [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bujumbura, 15 aprile 2026 – L’<strong>Organizzazione mondiale della sanità (OMS)</strong> continua a monitorare con estrema attenzione la diffusione di un nuovo focolaio di una malattia misteriosa in <strong>Burundi</strong>, che ha già causato la morte di cinque persone e infettato altre 35. La prima segnalazione ufficiale risale al 31 marzo nel distretto di Mpanda, situato nella parte settentrionale del Paese, dove i casi sono emersi inizialmente all’interno di uno stesso nucleo familiare e tra contatti stretti.</p>
<h2>Malattia misteriosa in Burundi: sintomatologia e prime analisi di laboratorio</h2>
<p>Secondo il recente aggiornamento fornito dal Ministero della Salute del Burundi, guidato dalla ministra <strong>Lydwine Badarahana</strong>, i sintomi osservati includono febbre alta, vomito, diarrea, ematuria, senso di affaticamento e dolori addominali. Nei pazienti più gravi si sono manifestati anche ittero e anemia, condizioni che destano particolare preoccupazione per la possibile evoluzione della patologia. Le analisi di laboratorio condotte finora hanno escluso la presenza di virus noti per gravi febbri emorragiche, come Ebola, Marburg, febbre della Rift Valley, febbre gialla e Crimea-Congo. Tuttavia, l’indagine è ancora in corso per identificare con precisione la causa dell’infezione.</p>
<h2>Intervento e supporto internazionale dell’OMS</h2>
<p>L’<strong>Organizzazione mondiale della sanità</strong>, sotto la direzione del DG Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha inviato in Burundi un team congiunto di esperti provenienti dal centro operativo di emergenza sanitaria pubblica del Paese e dal laboratorio di riferimento nazionale. L’OMS sta fornendo supporto tecnico e logistico per potenziare la sorveglianza epidemiologica, le indagini sul campo, la diagnostica di laboratorio, l’assistenza clinica e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.</p>
<p>Il governo burundese ha già adottato tutte le misure necessarie per contenere la possibile diffusione del contagio, ma la situazione rimane critica soprattutto in un Paese come il Burundi, tra i più poveri al mondo, con infrastrutture sanitarie limitate e un sistema di sorveglianza sanitaria ancora fragile. La comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi, vista la complessità ambientale e sociale del territorio, che confina con Ruanda, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo, aree dove le emergenze sanitarie possono rapidamente diventare regionali.</p>
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		<title>Problemi al pancreas: ecco i segnali da non ignorare</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/problemi-al-pancreas-ecco-i-segnali-da-non-ignorare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Pancreas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le patologie al pancreas, spesso silenti e difficili da diagnosticare precocemente, rappresentano una sfida significativa per la medicina moderna. Il pancreas, ghiandola fondamentale per la digestione e la regolazione della glicemia, può manifestare segnali poco specifici che, se trascurati, portano a diagnosi tardive soprattutto di tumori e pancreatiti croniche. Segnali da non sottovalutare per la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>patologie al pancreas</strong>, spesso silenti e difficili da diagnosticare precocemente, rappresentano una sfida significativa per la medicina moderna. Il <strong>pancreas</strong>, ghiandola fondamentale per la digestione e la regolazione della glicemia, può manifestare segnali poco specifici che, se trascurati, portano a diagnosi tardive soprattutto di tumori e pancreatiti croniche.</p>
<h2>Segnali da non sottovalutare per la salute del pancreas</h2>
<p>Dopo i 50 anni, è importante prestare attenzione ad alcuni sintomi che potrebbero indicare problemi al pancreas. <strong>Ittero</strong>, con pelle e sclere giallastre, dolore addominale persistente specie nella parte alta con possibile irradiazione alla schiena, perdita di peso non intenzionale, nausea, digestione difficile e stanchezza marcata sono segnali che richiedono una valutazione medica tempestiva. Inoltre, alterazioni dell’alvo come diarrea o feci untuose possono indicare problemi nella digestione dei grassi dovuti a disfunzioni pancreatiche.</p>
<p>Un aspetto spesso poco considerato è il legame tra l’insorgenza improvvisa o il peggioramento di un <strong>diabete mellito</strong> in età adulta e possibili patologie pancreatiche sottostanti. La presenza di uno o più di questi disturbi, soprattutto se persistenti, deve spingere a un approfondimento diagnostico per evitare ritardi nella diagnosi di condizioni gravi come il tumore al pancreas.</p>
<h2>Fattori di rischio e diagnosi precoce</h2>
<p>Il carcinoma pancreatico, tra le neoplasie più aggressive, rimane spesso in fase avanzata al momento della diagnosi. I principali fattori di rischio includono il <strong>fumo di sigaretta</strong>, l’obesità, la pancreatite cronica, l’abuso di alcol, diabete mal controllato, una dieta povera di fibre e ricca di grassi saturi, nonché una storia familiare con mutazioni genetiche correlate.</p>
<p>La diagnosi si basa su una combinazione di esami clinici e strumentali: dalla visita medica ai test ematici con marcatori tumorali (come il CA 19-9), dall’ecografia addominale alla TAC con contrasto, fino a esami più sofisticati come la risonanza magnetica e l’ecoendoscopia con biopsia per confermare la natura della lesione.</p>
<h2>Il ruolo del medico e le terapie attuali</h2>
<p>Il medico, figura centrale nel percorso diagnostico e terapeutico, deve valutare con attenzione i sintomi e i fattori di rischio, indirizzando il paziente verso gli specialisti e gli esami più appropriati. Attualmente, la chirurgia rappresenta l’unica possibilità di cura radicale, ma è praticabile in una minoranza di casi. La chemioterapia, la radioterapia e le terapie di supporto migliorano la qualità della vita e prolungano la sopravvivenza.</p>
<p>Parallelamente, l’attenzione alla prevenzione è fondamentale: smettere di fumare, limitare l’alcol, mantenere un peso corporeo sano, seguire una dieta equilibrata e controllare il diabete sono strategie efficaci per ridurre il rischio di patologie pancreatiche.</p>
<p>Infine, la tempestività nel riconoscere i segnali e rivolgersi al medico è cruciale. Un intervento precoce può fare la differenza nella gestione di malattie che, se ignorate, possono evolvere rapidamente con esiti negativi.</p>
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		<item>
		<title>Dieta vegana: ecco come renderla equilibrata</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/dieta-vegana-ecco-come-renderla-equilibrata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 06:49:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta vegana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.saluteweb.it/?p=37341</guid>

					<description><![CDATA[<p>La dieta vegana continua a guadagnare consenso in Italia e nel mondo, spinta da motivazioni etiche, ambientali e salutistiche. Tuttavia, la sua corretta pratica richiede un’attenta pianificazione per garantire un apporto nutrizionale equilibrato e prevenire carenze. Approfondiamo le linee guida aggiornate e le raccomandazioni degli esperti per seguire un regime vegano sano e bilanciato. I [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>dieta vegana</strong> continua a guadagnare consenso in Italia e nel mondo, spinta da motivazioni etiche, ambientali e salutistiche. Tuttavia, la sua corretta pratica richiede un’attenta pianificazione per garantire un apporto nutrizionale equilibrato e prevenire carenze. Approfondiamo le linee guida aggiornate e le raccomandazioni degli esperti per seguire un regime vegano sano e bilanciato.</p>
<h2>I principi fondamentali di una dieta vegana equilibrata</h2>
<p>La <strong>dieta vegana</strong> esclude tutti i prodotti di origine animale, inclusi carne, pesce, uova, latticini e miele, privilegiando alimenti vegetali come frutta, verdura, cereali integrali, legumi e semi oleosi. La dottoressa Serena Missori, endocrinologa e diabetologa, sottolinea che per garantire un apporto adeguato di <strong>proteine</strong> è essenziale consumare quotidianamente una varietà di legumi (lenticchie, ceci, soia), cereali integrali e semi (lino, chia, noci). Questi alimenti, se combinati correttamente, assicurano l’assunzione completa di amminoacidi essenziali.</p>
<p>Particolare attenzione va riservata all’assorbimento del <strong>ferro</strong> non-eme presente nei vegetali, migliorato dall’associazione con alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e verdure a foglia verde. Analogamente, per il <strong>calcio</strong> si consiglia il consumo di verdure crucifere, semi di sesamo e alimenti fortificati, mentre per gli <strong>acidi grassi omega-3</strong> è indicato integrare con olio di lino o di alga.</p>
<p>Uno degli aspetti cruciali è l’integrazione della <strong>vitamina B12</strong>, assente negli alimenti vegetali, indispensabile per il corretto funzionamento del sistema nervoso e la formazione dei globuli rossi. Come evidenziato dalla letteratura scientifica, un monitoraggio periodico e l’eventuale utilizzo di integratori sono necessari per evitare deficit che possono portare a conseguenze gravi.</p>
<h2>Benefici e criticità della dieta vegana</h2>
<p>Studi epidemiologici come l’Adventist Health Study-2 e l’EPIC-Oxford hanno dimostrato che i vegani generalmente presentano un indice di massa corporea più basso, un minore rischio di diabete tipo 2, ipertensione e alcune forme tumorali. Inoltre, la maggiore diversificazione del microbiota intestinale contribuisce a ridurre l’infiammazione sistemica, favorendo la salute cardiovascolare.</p>
<p>Tuttavia, senza un’attenta pianificazione, la dieta vegana può comportare carenze di nutrienti fondamentali quali <strong>vitamina D</strong>, <strong>zinco</strong>, <strong>iodio</strong> e proteine ad alto valore biologico. Per questo motivo, è fortemente raccomandato il supporto di un professionista della nutrizione che possa calibrare un piano alimentare personalizzato, soprattutto per gruppi vulnerabili come bambini, donne in gravidanza, anziani e sportivi.</p>
<h2>Consigli pratici per un’alimentazione vegana sana</h2>
<p>Per rendere la dieta vegana equilibrata, è importante:</p>
<ul>
<li>Variare le fonti proteiche vegetali e combinare cereali e legumi per migliorare il profilo amminoacidico.</li>
<li>Consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per garantire vitamine, minerali e fibre.</li>
<li>Limitare l’assunzione di prodotti confezionati ricchi di zuccheri semplici, grassi saturi e sodio.</li>
<li>Integrare con prodotti fortificati e integratori specifici per vitamina B12, vitamina D e omega-3, secondo le indicazioni mediche.</li>
<li>Monitorare regolarmente lo stato nutrizionale con esami ematici per prevenire carenze.</li>
</ul>
<p>Inoltre, l’attenzione all’apporto energetico è cruciale: nonostante la dieta vegana favorisca il dimagrimento grazie all’alto contenuto di fibre e basso apporto calorico, un’assunzione eccessiva di cereali, legumi e semi può aumentare l’apporto calorico giornaliero, vanificando gli effetti benefici.</p>
<p>Le nuove linee guida e le esperienze pratiche, come illustrate nel libro “Serena cucina – ricette funzionali, consapevoli e gustose”, offrono esempi concreti di piatti bilanciati, garantendo gusto e salute in un’alimentazione 100% vegetale.</p>
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		<title>Gene della longevità, svolta da uno studio italiano: i dettagli</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/gene-della-longevita-svolta-da-uno-studio-italiano-i-dettagli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 10:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Longevità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un importante passo avanti nella ricerca sulla longevità arriva da uno studio italiano che ha individuato una variante genica in grado di proteggere da diverse patologie legate all&#8217;invecchiamento. Il gruppo guidato dal professor Annibale Puca, neurologo e docente di Genetica presso l’Università di Salerno e ricercatore MultiMedica, ha presentato i risultati di questa ricerca durante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un importante passo avanti nella ricerca sulla <strong>longevità</strong> arriva da uno studio italiano che ha individuato una <strong>variante genica</strong> in grado di proteggere da diverse patologie legate all&#8217;<strong>invecchiamento</strong>. Il gruppo guidato dal professor Annibale Puca, neurologo e docente di Genetica presso l’Università di Salerno e ricercatore MultiMedica, ha presentato i risultati di questa ricerca durante la terza edizione della <strong>ALC Aging and Longevity Conference</strong> a Roma.</p>
<h2>Il gene della longevità e la protezione dalle malattie cardiovascolari e neurodegenerative</h2>
<p>La scoperta si concentra sul gene <strong>Lav</strong>, la cui presenza è associata a una maggiore resistenza a malattie tipiche dell’età avanzata, come <strong>ipertensione</strong>, <strong>aterosclerosi</strong> e patologie neurodegenerative, tra cui la <strong>Corea di Huntington</strong>. Lo studio ha coinvolto circa 600 centenari residenti nel Cilento, confrontati con soggetti sani della popolazione generale. <em>&#8220;Abbiamo identificato varianti genetiche che conferiscono un vantaggio biologico, favorendo una protezione naturale contro il deterioramento di cuore e cervello&#8221;</em>, spiega Puca.</p>
<h2>Applicazioni terapeutiche e potenzialità future</h2>
<p>La ricerca, iniziata con modelli animali e proseguita in vitro su cellule del sistema immunitario umano, ha dimostrato la capacità del gene Lav di rallentare il deterioramento cardiaco anche in condizioni di <strong>progeria</strong>, una malattia genetica che provoca un precoce invecchiamento. Questo apre la strada a nuove terapie mirate non solo per patologie comuni, ma anche per malattie rare come quella di Sammy Basso.</p>
<p>Secondo il team, il sistema immunitario gioca un ruolo centrale nella mediazione degli effetti benefici di Lav, riducendo l’infiammazione e migliorando la funzionalità cardiovascolare. <em>&#8220;Il gene Lav aiuta a diminuire la fibrosi cardiaca e a contrastare l’aterosclerosi, aumentando la capacità di pompare sangue&#8221;</em>, evidenzia Puca.</p>
<h2>Il modello genetico dei centenari come chiave per combattere l’invecchiamento</h2>
<p>L’analisi del DNA dei centenari ha permesso di creare un catalogo di varianti genetiche protettive e nocive, dimostrando che nel corso della vita si mantengono quelle favorevoli mentre si perdono quelle dannose. Come sottolinea Cesare Sirtori, farmacologo clinico dell’Università degli Studi di Milano, la variante Lav potrebbe essere trasferita in modo mirato a soggetti fragili, con l’obiettivo di proteggerli dalle malattie dell’invecchiamento e potenzialmente rigenerare organi compromessi.</p>
<p>Questa scoperta rappresenta un importante traguardo nella comprensione del complesso processo di invecchiamento e apre nuovi scenari per lo sviluppo di strategie terapeutiche innovative basate sulle caratteristiche genetiche dei centenari.</p>
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		<title>Tumori, i single sono più a rischio: i motivi</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/tumori-i-single-sono-piu-a-rischio-i-motivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Single]]></category>
		<category><![CDATA[Tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un recente studio condotto dal Sylvester Comprehensive Cancer Center dell&#8217;Università di Miami ha evidenziato come il rischio di sviluppare tumori sia significativamente più elevato tra le persone single rispetto a quelle sposate. Questo importante lavoro, pubblicato su Cancer Research Communications, ha analizzato oltre quattro milioni di casi oncologici distribuiti in dodici stati USA, considerando fattori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un recente studio condotto dal <strong>Sylvester Comprehensive Cancer Center</strong> dell&#8217;<strong>Università di Miami</strong> ha evidenziato come il rischio di sviluppare <strong>tumori</strong> sia significativamente più elevato tra le persone <strong>single</strong> rispetto a quelle sposate. Questo importante lavoro, pubblicato su <em>Cancer Research Communications</em>, ha analizzato oltre quattro milioni di casi oncologici distribuiti in dodici stati USA, considerando fattori demografici, età, sesso ed etnia.</p>
<h2>Il legame tra stato civile e rischio di tumori</h2>
<p>Secondo i dati raccolti dal 2015 al 2022, le persone non sposate mostrano tassi più alti di diagnosi per quasi tutte le principali forme di cancro, con un incremento particolarmente marcato per i tumori legati a infezioni, al fumo e ad aspetti riproduttivi, come quelli ovarici e dell&#8217;endometrio nelle donne. Questo risultato rafforza l&#8217;ipotesi che il <strong>matrimonio</strong> possa contribuire indirettamente a una migliore prevenzione e diagnosi precoce, grazie a una rete di supporto sociale più stabile e a una maggiore adesione ai controlli medici.</p>
<p>Il professor Paulo Pinheiro, coautore dello studio e medico-epidemiologo del Sylvester, sottolinea che il matrimonio non è una protezione diretta contro il cancro, ma lo stato civile può rappresentare un indicatore importante dei rischi oncologici a livello di popolazione. Pertanto, i single dovrebbero essere particolarmente attenti a sottoporsi regolarmente agli screening oncologici e a gestire i fattori di rischio modificabili.</p>
<h2>Importanza della prevenzione e screening personalizzati</h2>
<p>Frank Penedo, direttore del Sylvester Survivorship and Supportive Care Institute, evidenzia che le strategie di prevenzione devono essere personalizzate anche in base allo stato civile, per raggiungere efficacemente le fasce di popolazione più vulnerabili. L&#8217;impegno del Sylvester Comprehensive Cancer Center, l&#8217;unico centro oncologico riconosciuto dal National Cancer Institute (NCI) in Florida, è focalizzato sull&#8217;integrazione di ricerca avanzata, prevenzione, educazione e cura del paziente, con oltre 150 professionisti impegnati nello sviluppo di terapie innovative e trial clinici di fase I.</p>
<h2>Social freezing e fertilità: una nuova frontiera per la prevenzione oncologica femminile</h2>
<p>Parallelamente, la <strong>crioconservazione pianificata degli ovociti</strong> (meglio nota come social freezing) rappresenta oggi una strategia importante per molte donne che desiderano preservare la propria fertilità, anche in presenza di rischi oncologici o per scelte personali. La pratica, disponibile in Italia e in molti paesi, consente di conservare gli ovociti a basse temperature per anni, offrendo la possibilità di posticipare la maternità senza aumentare il rischio di anomalie cromosomiche legate all&#8217;età avanzata.</p>
<p>La professoressa Eleonora Porcu dell&#8217;Alma Mater di Bologna ricorda che, oltre ai motivi medici come la presenza di mutazioni BRCA 1 e 2, molte donne ricorrono a questa tecnica per motivazioni sociali, come l&#8217;assenza di un partner o esigenze professionali. La crioconservazione degli ovociti amplia l&#8217;autonomia riproduttiva femminile e può rappresentare una forma indiretta di prevenzione oncologica, evitando gravidanze tardive che comportano maggiori rischi ostetrici e perinatali.</p>
<h2>Ansia, sessualità e rischio tumori negli uomini</h2>
<p>Un&#8217;altra tematica emergente riguarda la relazione tra attività sessuale e rischio di tumori alla prostata. Sebbene non vi sia alcuna evidenza che l&#8217;astinenza sessuale o la mancanza di masturbazione provochino direttamente un tumore, studi scientifici indicano che eiaculazioni regolari possono contribuire a ridurre l&#8217;infiammazione prostatica, un fattore di rischio oncologico. Gli specialisti raccomandano quindi di affrontare con serenità e supporto psicologico eventuali ansie e paure legate alla sessualità, che possono influire negativamente sulla salute generale.</p>
<p>In questo contesto, il dialogo con andrologi e psicoterapeuti è fondamentale per superare i timori infondati e promuovere un equilibrio psico-fisico utile anche nella prevenzione del cancro.</p>
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		<title>Artrosi, lo sport può aiutare: ecco in che modo</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/artrosi-lo-sport-puo-aiutare-ecco-in-che-modo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Liberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 05:59:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Artrosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’artrosi rappresenta una delle patologie più comuni tra gli over 60, caratterizzata da dolore articolare e ridotta mobilità. Il professor Andrea Bernetti, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università del Salento e segretario generale della SIMFER, sottolinea un importante cambio di paradigma: l’attività fisica non è più considerata un rischio ma una vera e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’artrosi</strong> rappresenta una delle patologie più comuni tra gli over 60, caratterizzata da dolore articolare e ridotta mobilità. <strong>Il professor Andrea Bernetti</strong>, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università del Salento e segretario generale della SIMFER, sottolinea un importante cambio di paradigma: <strong>l’attività fisica non è più considerata un rischio ma una vera e propria terapia per la gestione dell’artrosi</strong>, come confermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che la promuove come priorità di salute pubblica.</p>
<h2>Benefici dello sport nell’artrosi</h2>
<p>L’esercizio fisico regolare favorisce la produzione e la circolazione del liquido sinoviale, essenziale per la lubrificazione e la nutrizione della cartilagine, che è priva di vasi sanguigni propri. Inoltre, il rafforzamento muscolare riduce il carico sulle articolazioni, migliorandone la stabilità e riducendo il dolore. Tra le discipline più indicate per chi soffre di artrosi Bernetti segnala <strong>yoga, tai chi, camminata veloce</strong>, e soprattutto attività in acqua, che grazie alla spinta idrostatica possono ridurre del 80-90% il peso corporeo percepito, facilitando il movimento senza traumi da impatto.</p>
<p>Altre attività con benefici specifici includono:</p>
<ul>
<li><strong>Nordic walking</strong>, che coinvolge circa il 90% della muscolatura e protegge articolazioni e colonna vertebrale grazie ai bastoncini;</li>
<li><strong>Tennis in doppio</strong>, che può ridurre la pressione arteriosa e l’incidenza del diabete;</li>
<li><strong>Golf</strong>, sport a basso impatto che comporta camminate fino a 12 km e migliora equilibrio e coordinazione muscolare;</li>
<li><strong>Danza</strong>, capace di stimolare la neuroplasticità e ridurre il rischio di demenza.</li>
</ul>
<h2>Correre con l’artrosi al ginocchio: come farlo in sicurezza</h2>
<p>Un tema spesso dibattuto riguarda la possibilità di correre con gonartrosi. Secondo gli esperti, tra cui fisiatri e ortopedici, la corsa è possibile solo in casi di artrosi lieve o moderata e sempre sotto controllo medico. È fondamentale scegliere superfici morbide come erba o terra battuta, utilizzare calzature con adeguato ammortizzamento e procedere con gradualità, iniziando con brevi sessioni alternate a camminata. È invece sconsigliato correre su asfalto o cemento e forzare l’articolazione in presenza di dolore intenso o gonfiore.</p>
<h2>Il golf come sport ideale per l’osteoartrite</h2>
<p>Uno studio condotto da ricercatori australiani ha evidenziato che chi soffre di osteoartrite e pratica regolarmente il golf gode di una migliore salute generale rispetto ai non praticanti. Le lunghe camminate sul green, fino a 8-10 km per partita, favoriscono l’attività fisica costante, migliorano la salute metabolica e cardiovascolare e offrono importanti benefici psicologici, diminuendo i livelli di disagio e favorendo la socializzazione.</p>
<p>Il professor Bernetti, con la sua esperienza pluriennale nelle terapie riabilitative avanzate, invita a considerare l’esercizio fisico come una vera prescrizione medica, da personalizzare e dosare attentamente, evitando il fai-da-te. La <strong>medicina fisica e riabilitativa</strong> è oggi fondamentale per promuovere un invecchiamento attivo, preservando autonomia e qualità della vita nei pazienti con artrosi.</p>
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		<title>Problemi alla vista nei neonati: quando preoccuparsi davvero</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/problemi-alla-vista-nei-neonati-quando-preoccuparsi-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Saluteweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Neonati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La perdita della vista non arriva sempre all’improvviso. In molti casi è il risultato di patologie genetiche rare che agiscono lentamente e colpiscono uno dei tessuti più delicati dell’occhio: la retina. Le cosiddette distrofie retiniche ereditarie rappresentano un gruppo complesso di condizioni che possono compromettere in modo progressivo e irreversibile la capacità visiva, rendendo queste [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69d23cff-d37c-8332-8ad1-b66fdc9c085f-2" data-testid="conversation-turn-74" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="436">La perdita della vista non arriva sempre all’improvviso. In molti casi è il risultato di patologie genetiche rare che agiscono lentamente e colpiscono uno dei tessuti più delicati dell’occhio: la retina. Le cosiddette <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">distrofie retiniche ereditarie</span></span> rappresentano un gruppo complesso di condizioni che possono compromettere in modo progressivo e irreversibile la capacità visiva, rendendo queste diagnosi particolarmente temute.</p>
<h2 data-section-id="ewy6cf" data-start="438" data-end="468">Cosa succede alla retina</h2>
<p data-start="469" data-end="924">Quando la retina si ammala, il danno riguarda i fotorecettori, le cellule che trasformano la luce in segnali nervosi destinati al cervello. Il deterioramento di queste strutture comporta un peggioramento graduale della vista, sia in termini di quantità sia di qualità. Tra le patologie più note rientra la <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">retinite pigmentosa</span></span>, che può restringere progressivamente il campo visivo fino a compromettere gravemente l’autonomia quotidiana.</p>
<p data-start="926" data-end="1120">Con il passare del tempo, attività semplici come orientarsi al buio, leggere o riconoscere un volto diventano sempre più difficili, a causa di una visione che si fa meno nitida e più limitata.</p>
<h2 data-section-id="1cwqtag" data-start="1122" data-end="1151">Il ruolo del gene RPE65</h2>
<p data-start="1152" data-end="1488">Alcune forme di queste malattie sono legate a mutazioni specifiche, come quelle del gene <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">RPE65</span></span>. Questo gene è fondamentale per il corretto funzionamento del ciclo visivo: quando è alterato, i pigmenti necessari alla visione non si rigenerano in modo adeguato e i fotorecettori si danneggiano nel tempo.</p>
<p data-start="1490" data-end="1702">La differenza rispetto al passato è significativa: oggi esistono terapie mirate che agiscono direttamente sulla causa genetica. Tuttavia, la loro efficacia dipende fortemente dalla tempestività dell’intervento.</p>
<h2 data-section-id="1bbvrk5" data-start="1704" data-end="1734">I segnali da riconoscere</h2>
<p data-start="1735" data-end="2145">Queste patologie non si manifestano in modo improvviso, ma tendono a svilupparsi lentamente, spesso senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Alcuni segnali, però, possono aiutare a individuarle: difficoltà a vedere in ambienti poco illuminati, riduzione della visione periferica con effetti simili a una “visione a tunnel”, problemi nella lettura o nel riconoscimento dei dettagli nelle fasi più avanzate.</p>
<p data-start="2147" data-end="2511">Nei bambini molto piccoli possono comparire indizi più precoci, come scarso contatto visivo, difficoltà a seguire gli oggetti o movimenti oculari involontari. In alcuni casi si osserva anche una sensibilità anomala alla luce, eccessiva o, al contrario, ridotta. Il problema è che quando questi segnali diventano evidenti, il danno retinico è spesso già iniziato.</p>
<h2 data-section-id="18yeop6" data-start="2513" data-end="2556">Diagnosi precoce e screening genetico</h2>
<p data-start="2557" data-end="2855">La vera sfida oggi è anticipare la diagnosi, arrivando a identificare la malattia prima ancora che si manifestino i sintomi. In questo contesto si inserisce lo screening genomico neonatale, già attivo in alcune realtà come la <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Regione Puglia</span></span> con il progetto “Genoma Puglia”.</p>
<p data-start="2857" data-end="3242">Attraverso l’analisi di un piccolo campione biologico, spesso raccolto nei primi giorni di vita, è possibile individuare mutazioni genetiche associate a malattie rare. Nel caso delle distrofie retiniche, includere geni come RPE65 nei pannelli diagnostici consente di riconoscere precocemente i bambini a rischio, programmare controlli mirati e intervenire nel momento più favorevole.</p>
<p data-start="3244" data-end="3433">Una diagnosi ottenuta in poche settimane, anziché dopo mesi o anni, può fare la differenza tra preservare una parte significativa della vista o intervenire quando il danno è già avanzato.</p>
<h2 data-section-id="1jtuw8b" data-start="3435" data-end="3470">Terapia genica: come funziona</h2>
<p data-start="3471" data-end="3774">Per alcune mutazioni di RPE65 è disponibile una terapia genica che rappresenta una delle innovazioni più importanti della medicina moderna. Il trattamento consiste nell’introdurre una copia funzionante del gene direttamente sotto la retina, attraverso un intervento chirurgico altamente specializzato.</p>
<p data-start="3776" data-end="4090">L’obiettivo non è ripristinare completamente la vista, ma rallentare o arrestare la degenerazione dei fotorecettori, migliorando la sensibilità alla luce e la capacità di orientarsi. I risultati sono tanto più significativi quanto più precoce è l’intervento, quando la retina conserva ancora cellule funzionanti.</p>
<p data-start="4092" data-end="4246">Si tratta comunque di un percorso complesso, che richiede un approccio multidisciplinare e controlli nel tempo per monitorare gli effetti della terapia.</p>
<h2 data-section-id="m8vxif" data-start="4248" data-end="4288">Quando rivolgersi agli specialisti</h2>
<p data-start="4289" data-end="4588">Anche in assenza di programmi di screening diffusi, esistono segnali che dovrebbero spingere a richiedere una valutazione medica. Una storia familiare di malattie retiniche, difficoltà visive nei bambini o comportamenti anomali legati alla percezione della luce sono elementi da non sottovalutare.</p>
<p data-start="4590" data-end="4772">In questi casi, il percorso diagnostico può includere esami del fondo oculare, test elettrofisiologici e analisi genetiche mirate, fondamentali per arrivare a una diagnosi precisa.</p>
<h2 data-section-id="xf5dxr" data-start="4774" data-end="4823">Vivere con la malattia e guardare al futuro</h2>
<p data-start="4824" data-end="5153">Chi convive con una distrofia retinica può beneficiare di controlli regolari e di strumenti di supporto visivo, insieme a percorsi di riabilitazione che favoriscono autonomia e qualità della vita. Anche l’aspetto psicologico e sociale ha un ruolo centrale, considerando l’impatto che queste diagnosi hanno sull’intera famiglia.</p>
<p data-start="5155" data-end="5360">La ricerca, intanto, continua a fare passi avanti: nuovi studi su geni coinvolti, tecnologie di sequenziamento sempre più avanzate e sperimentazioni di terapie innovative stanno ampliando le prospettive.</p>
<p data-start="5362" data-end="5739" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’esperienza maturata in Puglia, con decine di migliaia di neonati analizzati e centinaia di diagnosi precoci di malattie rare, dimostra che la medicina di precisione è già una realtà. Nel caso delle patologie ereditarie della retina, intervenire prima che la vista inizi a deteriorarsi può cambiare radicalmente il corso della vita, offrendo anni preziosi di autonomia visiva.</p>
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		<title>Obesità e problemi metabolici: legame tra cattiva alimentazione e salute dei bambini</title>
		<link>https://www.saluteweb.it/obesita-e-problemi-metabolici-legame-tra-cattiva-alimentazione-e-salute-dei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Saluteweb]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 11:24:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 7 aprile 2026 – Uno studio approfondito pubblicato in occasione della Giornata mondiale della salute dalla Fondazione Aletheia mette in evidenza il legame diretto e documentato tra cattiva alimentazione e salute dei bambini. Il consumo abituale di cibi ultraformulati è associato a significativi incrementi nell&#8217;indice di massa corporea (IMC), nella circonferenza vita e nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 7 aprile 2026 – Uno studio approfondito pubblicato in occasione della Giornata mondiale della salute dalla Fondazione Aletheia mette in evidenza <strong>il legame diretto e documentato tra cattiva alimentazione e salute dei bambini</strong>. Il consumo abituale di <strong>cibi ultraformulati</strong> è associato a significativi incrementi nell&#8217;<strong>indice di massa corporea (IMC)</strong>, nella circonferenza vita e nella massa grassa, oltre a influenzare negativamente i valori metabolici e immunitari dei più piccoli.</p>
<h2>Impatti metabolici e immunitari legati alla cattiva alimentazione</h2>
<p>Secondo il focus intitolato <em>&#8220;La salute si coltiva da piccoli &#8211; corretta alimentazione e stili di vita sani per la salute del domani&#8221;</em>, il consumo frequente di alimenti ultra-processati si accompagna a livelli più elevati di <strong>glicemia a digiuno</strong> e a valori più bassi di <strong>colesterolo HDL (&#8216;buono&#8217;)</strong>, indicatori precoci di squilibri metabolici. Inoltre, sono state riscontrate possibili alterazioni del <strong>sistema immunitario</strong> e del <strong>microbioma intestinale</strong>, con conseguenti aumenti del rischio di allergie e asma tra i bambini.</p>
<p>Le <strong>bevande iper-zuccherate</strong> e gli <strong>energy drink</strong> rappresentano ulteriori fattori di rischio critici. Il consumo di bevande zuccherate è collegato a condizioni quali <a href="https://www.saluteweb.it/aisf-alcol-e-alterazioni-dismetaboliche-spingono-la-crescita-delle-malattie-epatiche-giovani-sempre-piu-esposti-tra-binge-drinking-e-obesita/" target="_blank" rel="noopener">obesità</a>, insulino-resistenza e steatosi epatica, mentre gli energy drink sono associati a disturbi del sonno, tachicardia, ansia, problemi cognitivi e scolastici, fino a manifestazioni cardiovascolari e neuropsichiatriche.</p>
<h2>Crescita preoccupante dell’obesità infantile in Italia e nel mondo</h2>
<p>A livello globale, il fenomeno dell’<strong>eccesso di peso</strong> tra i bambini è in forte aumento: si stima che il 21% dei bambini tra i 5 e i 14 anni soffra di sovrappeso o obesità, per un totale di circa 288 milioni di individui. In Europa, su circa 470mila bambini tra 7 e 9 anni analizzati in 37 Paesi, il 25% presenta sovrappeso o obesità. In Italia, i dati indicano che il 19% dei bambini è in sovrappeso e il 9,8% obeso, con un ulteriore 2,6% che si trova in condizioni di obesità grave.</p>
<p>Il focus sottolinea inoltre come la <strong>sedentarietà</strong> e l’uso eccessivo degli schermi contribuiscano negativamente alla salute metabolica dei bambini, mentre una maggiore adesione alla <strong>Dieta Mediterranea</strong> si associa a biomarcatori cardiometabolici più favorevoli e a un minor rischio di malattie croniche.</p>
<p>Alberto Villani, Coordinatore funzionale dell’Area Clinica Pediatria Universitaria Ospedaliera Bambino Gesù e membro del Comitato scientifico della Fondazione Aletheia, ha sottolineato che “la salute si costruisce fin da piccoli” e che garantire ai bambini un’alimentazione sana è fondamentale per proteggerne il futuro, evitando che diventino potenziali pazienti domani.</p>
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