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	<title>Rosario Carello » Blog</title>
	
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		<title>Il calcio in ostaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 17:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa un&#8217;ambulanza bloccata, questa volta la legalità sospesa. E chissà domenica prossima, in un nuovo e allegro week-end di gioco, cosa succederà. Le immagini del Genoa nudo su richiesta della curva, ci svelano chi ha potere davvero negli stadi italiani: comandano le curve. Ci dicono a quali capetti rispondono le squadre. Ci mostrano l&#8217;inconsistenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-2864" title="Ultras Genoa" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/04/Ultras-Genoa-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></strong></p>
<p><strong>La settimana scorsa un&#8217;ambulanza</strong> bloccata, questa volta la legalità sospesa. E chissà domenica prossima, in un nuovo e allegro week-end di gioco, cosa succederà.</p>
<p><strong>Le immagini del Genoa nudo</strong> su richiesta della curva, ci svelano chi ha potere davvero negli stadi italiani: comandano le curve. Ci dicono a quali capetti rispondono le squadre. Ci mostrano l&#8217;inconsistenza umana dei calciatori, presunti leoni e invece agnellini davanti a chi sanno loro.</p>
<p><span id="more-2863"></span></p>
<p><strong>Una vergognosa domenica</strong> che meriterebbe subito lo stop di tutti i campionati (di nuovo? Sì, di nuovo!). E nella domenica di pausa tutti a riflettere su chi comanda nel calcio italiano.</p>
<p><strong>Ostaggio dei violenti e dei pavidi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chiese blindate e nuovi martiri</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 15:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio articolo uscito oggi su Avvenire -  Luccica l’arma davanti alla cattedrale di Rawalpindi, tre milioni di abitanti nella provincia del Punjab. Dentro è stracolma dei nuovi schiavi, i cristiani poveri e impoveriti. Fuori, le guardie armate. Lo scenario è incredibile. Il legno della croce di Gesù s’incrocia con il ferro delle armi. Nessuno le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-2854" title="Avvenire" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/04/avvenire-300x261.jpg" alt="" width="300" height="261" /></strong></p>
<p><em>Il mio articolo uscito oggi su <a title="Avvenire" href="http://www.avvenire.it" target="_blank">Avvenire</a> - </em></p>
<p><strong>Luccica l’arma davanti alla cattedrale di Rawalpindi</strong>, tre milioni di abitanti nella provincia del Punjab. Dentro è stracolma dei nuovi schiavi, i cristiani poveri e impoveriti. Fuori, le guardie armate. Lo scenario è incredibile. Il legno della croce di Gesù s’incrocia con il ferro delle armi. Nessuno le vuole usare e nessuno le vuole vedere, ma fuori dalle chiese pachistane uomini corpulenti, con i fucili in mano, hanno preso il posto delle statue dei santi, tanto ormai è vietato anche solo pensare di poterle collocare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È il governo a mandare questi buttafuori</strong> della fede. Il rischio è che qualche fanatico si faccia saltare in chiesa con una bomba. Non che al governo importi molto dei cristiani, vittime quotidiane di soprusi e ingiustizie, ma è meglio evitare &#8220;incidenti&#8221; davanti al mondo. E se non è il governo sono i parroci a convocare le &#8220;guardie del corpo&#8221; della Messa e di ogni domenica che Dio manda in terra, guardie attente ad ogni fedele.</p>
<p><strong>Se è sconosciuto o se è sospetto non entra</strong>. «Stai fuori, amico, vai a pregare lontano da qui, meglio un fedele fuori che un terrorista dentro». I cristiani del Pakistan sono i nuovi &#8220;martiri&#8221;. In un Paese distrutto moralmente ed economicamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ce lo spiegano due donne, due religiose</strong> di una congregazione domenicana internazionale, suor Agostina e suor Alberta. Il racconto è drammatico: «I cristiani lavorano nei latifondi dei proprietari musulmani, costretti a vivere in 20 in stanze da 2 metri per 5. Non possono uscire dalle fattorie e non hanno giorni di vacanza. I loro figli non vanno a scuola perché i padroni non vogliono, così lavorano anche loro. Paga bassissima, quando ce l’hanno. Se si ammala un bambino e servono altri soldi per le medicine, il padrone fa un prestito ma a tassi da usura, e con questa scusa i padri lavoreranno gratis per anni».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Liberarli è difficilissimo. La Caritas</strong> ci ha provato ma sono zone molte vaste, arrivare dappertutto è complicato e poi i padroni non mollano l’osso: se c’è un debito, va pagato e se il debito non c’è, gli schiavi si comportano come canarini in gabbia: non vogliono uscire senza la certezza di un altro tetto e di un altro lavoro, che ovviamente non c’è. Dietro questa violenza c’è una teoria: noi, musulmani, siamo nati per dominare. I cristiani sono in tutti i sensi i più poveri dei poveri, minoranza tra le minoranze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A volte, per la mancanza di sacerdoti</strong>, capita di attendere un anno per vederne uno, un anno per partecipare alla Messa. Un anno per avere l’unica consolazione che non dipende dall’uomo e che è gratis: l’Eucaristia. Nelle città non va meglio: quando i musulmani notano che una famiglia cristiana, dopo tanti sacrifici, comincia a mettere da parte qualcosa, trovano una scusa per farla cadere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Basta poco: nella spazzatura di un tizio hanno</strong> detto di aver scovato un giornale che parlava di Maometto, e per la legge sulla blasfemia, che punisce ogni critica al profeta, è stato arrestato. Che reato è un foglio nella spazzatura? «Però lo diventa – mi conferma suor Agostina – e se anche non è vero, la parola di un cristiano contro quella di un musulmano non vale nulla. Poi per essere liberati ci vogliono soldi, il Pakistan è un Paese molto corrotto, ed ecco che un’intera famiglia finisce sul lastrico, ovviamente se è cattolica, altrimenti è salva. Noi siamo considerati impuri e viviamo sulla nostra pelle un razzismo acido, può capitare che ti chiedano di uscire da una stanza o di alzarti da un divano perché non vogliono starti vicino».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>«Ho visto con i miei occhi – prosegue d’un fiato</strong> – un barista buttare tra i rifiuti una tazza da the dopo che l’aveva usata un cristiano. Hanno ucciso un ragazzo perché aveva toccato il Corano con le mani sporche. Capisci? Ucciso. E un altro è in carcere perché a scuola ha sbagliato a scrivere gli accenti, e un aggettivo, accanto al nome di Maometto, è diventato offensivo: è in galera da quando aveva 13 anni. Le nostre donne, che fanno lavori in casa, sono abusate e picchiate e il governo non fa nulla. Non abbiamo diritti: è vietata la conversione al cristianesimo, ma quella alla religione musulmana è incentivata con i soldi e con la violenza. Le scuole sono a pagamento, tranne quelle governative che sono musulmane».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo è il Paese di Asia Bibi e di Shahbaz Bhatti</strong>. Ma è qui che sta avvenendo un miracolo, per cui un giorno un intero popolo sarà chiamato santo: vessati, umiliati, uccisi, non pagati, i cristiani del Pakistan non reagiscono. Una popolazione che è minoranza, fatta di semplici e di analfabeti, sta scrivendo la più esemplare pagina di Vangelo dei nostri giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dice suor Alberta: «L’altra domenica la cattedrale</strong> di Rawalpindi era stracolma di gente che cantava i salmi prima dell’inizio della Messa. Si riuniscono anche in casa per cantarli: &#8220;Proteggimi, Signore, dalle mani dei malvagi, salvami dall’uomo violento: tramano per farmi cadere&#8221;. È il salmo della fiducia, la preghiera nel pericolo. Sentono Cristo veramente vicino».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E suor Agostina: «È difficile da far comprendere a</strong> chi pensa a Dio come ad un essere distante, che invece è vicino e condivide con noi la sofferenza: è il compito di questi fratelli. I cristiani del Pakistan sanno di vivere il venerdì santo della loro storia, ma attendono la Pasqua. Sono certi che arriverà e per questo sono maestri di fede per noi».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il paradosso è che le scuole cattoliche</strong>, benché non siano finanziate dal governo e dunque siano a pagamento, sono frequentate per lo più da musulmani, perché sono le migliori. La gente della strada, non i ricchi, ha sempre amato i cristiani perché sono onesti, responsabili e buoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La situazione si è incattivita con la guerra in</strong> Afghanistan dopo l’11 settembre. Così una minoranza di poveri cristiani, alla periferia di ogni impero, è diventata il simbolo di tutti i poteri forti occidentali. Ma i cristiani, discriminati, non discriminano: alcune suore a Karachi hanno costruito una struttura per bambini disabili e la maggior parte sono musulmani. «Le famiglie – spiega suor Agostina – sono grate ed è questo atteggiamento che piano piano convertirà i cuori più duri». Quel giorno sarà la Pasqua dei nuovi martiri.</p>
<p><em> L&#8217;articolo si trova <a title="Avvenire" href="http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/pakistan-chiese-blindate.aspx" target="_blank">qui</a></em></p>
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		<title>Catanzaro come Bangalore. Capitale dei call center</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 22:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esce per Mondadori un libro dove Catanzaro è raccontata come Bangalore, India, capitale esternalizzata e dunque a buon mercato, di call center. Federico Fubini, l&#8217;autore, descrive una città prima di tutto maltrattata e che maltratta i suoi giovani. Non mi dilungo vi lascio al testo, poi se volete, commentiamo. da www.corriere.it Anticipiamo un brano tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-2822" title="Mondadori" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/03/Mondadori-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" />Esce per Mondadori un libro</strong> dove <strong>Catanzaro</strong> è raccontata come <strong>Bangalore</strong>, India, capitale esternalizzata e dunque a buon mercato, di call center.</p>
<p><strong>Federico Fubini</strong>, l&#8217;autore, <strong>descrive una città prima di tutto maltrattata e che maltratta i suoi giovani</strong>.</p>
<p>Non mi dilungo vi lascio al testo, poi se volete, commentiamo.</p>
<p>da www.corriere.it</p>
<p><strong>Anticipiamo un brano tratto dal libro di Federico Fubini</strong> «Noi siamo la rivoluzione» (Mondadori, pagine 189, 17,50), in uscita domani. Si tratta di un ampio reportage suddiviso in sette capitoli, tutti dedicati a persone che, nelle più diverse parti del mondo (Nord Africa, Arabia Saudita, India, Thailandia, Etiopia) cercano di cambiare la situazione della loro terra andando controcorrente. Il capitolo finale, di cui pubblichiamo uno stralcio, riguarda Catanzaro, città depressa che è divenuta la capitale italiana dei call center, e racconta il tentativo del giovane Salvatore Scalzo di rimettere in movimento un contesto immobile e incancrenito con la sua candidatura a sindaco. Allo stesso progetto di ricerca del libro cartaceo appartiene l&#8217;ebook di Fubini «La Cina siamo noi» (Mondadori), disponibile su diverse piattaforme digitali, che racconta come cambiano il lavoro, la società e la vita nel Mezzogiorno d&#8217;Italia in conseguenza della globalizzazione e della crisi mondiale. Nell&#8217;ebook è compresa anche la parte su Catanzaro del libro cartaceo, cui se ne aggiungono altre concernenti realtà in via di trasformazione del nostro Sud: per esempio Casoria (Napoli) e il gioco d&#8217;azzardo «legale».<span id="more-2818"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I call center di Catanzaro lavorano tutti</strong> con commesse di aziende italiane o internazionali come <strong>Telecom</strong> Italia, <strong>Tim</strong>, <strong>Vodafone</strong>, <strong>Wind</strong>, <strong>H3G</strong>, <strong>Fastweb</strong>, <strong>Sky</strong>, <strong>Enel</strong>, <strong>Poste italiane</strong>, <strong>American Express</strong>, banche o società di credito al consumo come <strong>Santander</strong>, <strong>Findomestic</strong> e editori come <strong>Rcs</strong>, l&#8217;azienda della quale io sono un dipendente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È la delocalizzazione dei servizi all&#8217;italiana</strong>. Quando, qualche anno fa, Thomas <strong>Friedman</strong> del «New York Times» scoprì un fenomeno del genere a Bangalore, in India, scrisse un saggio di successo intitolato The World Is Flat (Il mondo è piatto). Friedman ne era entusiasta. Per fornire a basso costo i servizi immateriali del XXI secolo, qualunque cosa possa viaggiare su un cavo a fibre ottiche, ognuno cerca le zone più arretrate del proprio impero scomparso. Lì il lavoro costa meno e la distanza dal punto di consegna non significa più nulla. Le grandi aziende inglesi o americane o australiane hanno aperto i loro call center in India, dove milioni di ragazzi parlano la lingua dell&#8217;antico potere coloniale; i francesi vanno in Marocco, Mauritania o Burkina Faso; gli spagnoli in Argentina o in Messico.</p>
<p><strong>Noi italiani, vista la miseria della nostra storia coloniale</strong>, andiamo in Calabria. O, come fa <strong>Vodafone</strong>, gruppo quotato a Londra e presente in 67 paesi, apriamo un call center in subappalto a Gianturco, provincia di Napoli. «The world is flat», ma anche l&#8217;Italia, nel suo piccolo, sta cercando di diventare piatta. È come se l&#8217;ex colonia noi ce la fossimo ricavata al nostro interno, nei territori in cui non più di una persona in età da lavoro su due può vantare ufficialmente un&#8217;occupazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Componete il numero del centralino</strong> dell&#8217;Enel a Roma e vi risponderà <strong>Catanzaro</strong>, fate il 199 di Tim e vi risponderà sempre Catanzaro, fate il 184 di Vodafone e noterete che l&#8217;accento è calabrese, e se poi ricevete una chiamata di Fastweb o di Sky che vi offre un nuovo servizio a un prezzo imbattibile, anche quella verrà molto probabilmente dalle pendici della Sila. C&#8217;è una logica: è l&#8217;area dal reddito per abitante fra i più bassi nel territorio dell&#8217;euro. Qui, per chi è sotto i trent&#8217;anni c&#8217;è sempre meno lavoro, dunque chi ne vuole deve accettarlo a qualunque condizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È impossibile capire Catanzaro</strong> se non si tiene conto di questa trasformazione dell&#8217;Italia nell&#8217;era del deperimento biologico e delle tecnologie, ed è impossibile capire l&#8217;Italia e l&#8217;Europa se non si capisce Catanzaro. La città non è una deviazione dalla norma; come Sidi Bouzid in Tunisia, dove Mohamed Bouazizi un giorno si è dato fuoco, è forse solo il punto di massima tensione di un tessuto più vasto o la destinazione verso la quale milioni di altri temono di essere in cammino. (&#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come Bangalore, Catanzaro è diventata un industry</strong> town. Una città che in pochi anni ha legato il suo destino a un settore che in precedenza non esisteva. Per la prima volta nella sua storia fa qualcosa di slegato dal luogo dove si produce, se non per il fatto che nasce qui perché qui la manodopera è così a buon mercato. Per intercettare subito gli studenti e i neolaureati, i call center fioriscono a grappoli attorno all&#8217;università e ormai pesano sull&#8217;occupazione totale più dell&#8217;auto a Detroit, più della finanza a Londra, più dell&#8217;elettronica nella Silicon Valley. Per secoli era stata l&#8217;agricoltura, ma ora gli uliveti sono lasciati visibilmente incolti. Non un marchio alimentare che riesca a imporsi sul mercato italiano o internazionale, malgrado la qualità unica dei prodotti. Non uno a Catanzaro che abbia pensato di creare una facoltà di agraria, fra le mille fabbriche di diplomi che sfornano disoccupati per i call center e i loro derivati che, come in India, si stanno già sviluppando.</p>
<p><strong>Gli inglesi hanno iniziato con i telefonisti</strong> a Bombay o nel Rajasthan; ma poi il governo di Londra, nella sua campagna di risparmi, ha trasferito in India, tramite email, anche l&#8217;analisi delle radiografie del National Health Service, la sanità pubblica britannica. Qualcosa di simile ora accade anche a Catanzaro: i proprietari dei call center si stanno già posizionando per l&#8217;analisi delle radiografie a distanza, il back office (buste paga, contratti di fornitura) per le grandi aziende di Roma o di Milano, le pratiche fiscali. Qualunque cosa possa viaggiare su un cavo a fibre ottiche può creare profitto, lavoro, e rivoluzionare l&#8217;economia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dall&#8217;unità d&#8217;Italia qui avevano funzionato solo il pubblico impiego</strong>, l&#8217;ufficio postale, la delegazione ministeriale, la Corte d&#8217;appello. «Catanzaro è una piccola Roma» si dice ancora. Una città che tiene alla sua pretesa di rispettabilità borghese, alla passeggiata sul corso, al coro in chiesa la domenica con gli abiti buoni. Ma ora anche la bolla del pubblico impiego è scoppiata. Lo Stato, minacciato dall&#8217;insolvenza, non assume più nessuno, mentre a mano a mano spinge verso la pensione più o meno anticipata i padri, le madri, gli zii e i nonni. Le piante organiche dell&#8217;amministrazione rattrappiscono. E i figli degli statali, al mattino, si siedono al tavolo dicendo «Buongiorno, questa è la Vodafone» a 5 euro lordi l&#8217;ora quando va bene. Un tavolo, un computer, un telefono, fuori dalle finestre i campi abbandonati: per la generazione che è arrivata dopo, resta in piedi il surrogato del sogno di una carriera da colletto bianco. <strong>Ξ</strong></p>
<p><em>Ho preso l&#8217;articolo da <a title="Corriere.it" href="http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_26/fubini-noi-siamo-la-rivoluzione_7b30287c-7755-11e1-93b9-89336e75ab45.shtml" target="_blank">qui</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VEDI – Domenica 18 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 21:43:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rivedi la puntata di domenica 18 marzo &#8211; I PROTAGONISTI DEL &#8217;900: PADRE DAVID MARIA TUROLDO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2624" title="Play A Sua Immagine" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/01/logoconplay-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></p>
<p>Rivedi la puntata di domenica 18 marzo &#8211; I PROTAGONISTI DEL &#8217;900: PADRE DAVID MARIA TUROLDO</p>
<p><iframe style="border: 0px; padding: 0px; margin: 0px; width: 100%; height: 100%;" src="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bd488a35-fc43-4d34-bd7e-86f8620d5875.html?iframe" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>VEDI – Sabato 17 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 21:40:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rivedi la puntata di sabato 17 marzo &#8211; LA CASA DI MARIA APERTA AL MONDO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2624" title="Play A Sua Immagine" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/01/logoconplay-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></p>
<p>Rivedi la puntata di sabato 17 marzo &#8211; LA CASA DI MARIA APERTA AL MONDO</p>
<p><iframe style="border: 0px; padding: 0px; margin: 0px; width: 100%; height: 100%;" src="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-047c3654-6be0-46c9-a1e5-4a1a8a97d4da.html?iframe" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>Mons. Bregantini chiede a Monti un approccio etico</title>
		<link>http://www.rosariocarello.it/2012/03/22/mons-bregantini-chiede-a-monti-un-approccio-etico/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 17:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riporto un&#8217;intervista che Francesco Anfossi di Famiglia Cristiana ha fatto a mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Lavoro della Cei. Molti gli spunti interessanti. Su tutti ne segnalo uno, poi vi lascio alla lettura dell&#8217;intervista: «In politica  - dice mons. Bregantini - l’aspetto tecnico sta diventando prevalente sull’aspetto etico». Ovvero con quali occhiali il governo sta leggendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-2813" title="Mons. Bregantini" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/03/Mons.-Bregantini-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></strong></p>
<p><strong>Riporto un&#8217;intervista che Francesco Anfossi</strong> di <a title="Famiglia Cristiana" href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">Famiglia Cristian</a><a title="Famiglia Cristiana" href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">a</a> ha fatto a mons. <strong>Giancarlo Bregantini</strong>, presidente della Commissione Lavoro della Cei.</p>
<p><strong>Molti gli spunti interessanti</strong>. Su tutti ne segnalo uno, poi vi lascio alla lettura dell&#8217;intervista: «<strong>In politica </strong> - dice mons. Bregantini -<strong> l’aspetto tecnico sta diventando prevalente sull’aspetto etico</strong>».</p>
<p><strong>Ovvero con quali occhiali</strong> il governo sta leggendo l&#8217;<strong>Italia</strong>, i suoi <strong>problemi</strong>, le possibili <strong>soluzioni</strong> e gli <strong>italiani</strong>?</p>
<p><strong>Basta il solo approccio</strong> tecnico (tecnicismo) per risolvere i guai di una nazione, in un tempo complesso come quello che viviamo?</p>
<p><strong>E tra le paludi di un dialogo</strong> senza fine, al decisionismo a volte irrispettoso delle persone, non c&#8217;è una via di mezzo?</p>
<p><strong>Nel dialogo si parla</strong> anche di domeniche festive e CGIL.</p>
<p>Ecco l&#8217;intervista:</p>
<p><span id="more-2809"></span></p>
<p><strong>da www.famigliacristiana.it</strong></p>
<p>Monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano e presidente della Commissione Lavoro, giustizia e pace della Conferenza episcopale italiana, docente di Storia della Chiesa con una lunga esperienza di operaio in fabbrica negli anni della giovinezza, continua a porsi una domanda. “Con questa riforma la precarietà sarà vinta? O resteremo comunque in un clima di precarietà? O addirittura l’aumenteremo?”</p>
<p><strong>- E ha trovato la risposta, monsignor Bregantini?</strong></p>
<p>“Non entro tanto nel merito tecnico. Ma sulla questione in atto mi permetto di fare tre rilievi critici. Il primo è il dispiacere che provo nel vedere la Cgil lasciata fuori da questa riforma. Un fatto che viene quasi dato come scontato, quasi che il primo sindacato italiano per numero di iscritti non sia una cosa preziosa per una riforma del lavoro. Dietro questa fetta di sindacato c’è tutto un mondo importante, cruciale, da coinvolgere per camminare verso il futuro. Altrimenti c’è il rischio che questa parte sociale, con i suoi milioni di iscritti, resti disillusa, arrabbiata, ripiegata su atteggiamenti difensivi, su un passato che non c’è più. Lasciare fuori la Cgil sarebbe una perdita di speranza notevole, un grave errore”.</p>
<p><strong>- Il secondo rilievo?</strong></p>
<p>“Ci voleva un po&#8217; più di tempo per mettere in atto una riforma così importante. Non era necessaria questa fretta così evidente. La questione è chiusa, è stato detto da parte del premier Mario Monti. Si poteva dire: la questione è posta, ora dialoghiamo, nelle fabbriche, negli uffici, in Parlamento, nella società civile, ovunque perché il lavoro è il tema cruciale del nostro Paese. Ma c’è un terzo rilievo, forse il più importante e profondo”</p>
<p><strong>- E quale?</strong></p>
<p>Continua <a title="Intervista a mons. Bregantini" href="http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/il-lavoratore-non-e-una-merce.aspx" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>VEDI – Domenica 11 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 23:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rivedi la puntata di domenica 11 marzo &#8211; LE TENTAZIONI: IL POTERE]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2624" title="Play A Sua Immagine" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/01/logoconplay-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></p>
<p><strong>Rivedi la puntata di domenica 11 marzo &#8211; LE TENTAZIONI: IL POTERE</strong></p>
<p><span id="more-2795"></span></p>
<p><iframe style="border: 0px; padding: 0px; margin: 0px; width: 100%; height: 100%;" src="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d8f05f9-022d-4ac9-b7f1-c89ed3b44840.html?iframe" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>VEDI – Sabato 10 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 23:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rivedi la puntata di sabato 4 marzo. IL PUGILE BUONO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2624" title="Play A Sua Immagine" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/01/logoconplay-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></p>
<p><strong>Rivedi la puntata di sabato 4 marzo. IL PUGILE BUONO.</strong></p>
<p><span id="more-2792"></span></p>
<p><iframe style="border: 0px; padding: 0px; margin: 0px; width: 100%; height: 100%;" src="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-86d167bf-ef1b-4bb3-8e55-f0b482e531ee.html?iframe" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>Padre Dall’Oglio su Rai 1</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 11:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da domenica 11 marzo il commento all&#8217;Angelus, ad A Sua Immagine su Rai 1, arriverà dalla Siria. Sarà il gesuita padre Paolo Dall&#8217;Oglio, in diretta, a commentare le parole di Papa Benedetto XVI. Padre Paolo è il fondatore della comunità monastica di Mar Musa (foto sotto), ed è il motore di un dialogo straordinario tra cattolici, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-2742" title="Padre Paolo Dall'Oglio" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/02/Padre-Paolo-DallOglio-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></strong></p>
<p><strong>Da domenica 11 marzo</strong> il commento all&#8217;<strong>Angelus, </strong>ad <strong>A Sua Immagine su Rai 1</strong>, arriverà dalla <strong>Siria</strong>.</p>
<p><strong>Sarà il gesuita padre Paolo Dall&#8217;Oglio</strong>, <strong>in diretta</strong>, a commentare le parole di <strong>Papa Benedetto XVI</strong>.</p>
<p><strong>Padre Paolo</strong> è il fondatore della comunità monastica di <strong>Mar Musa</strong> (<em>foto sotto</em>), ed è il motore di un dialogo straordinario tra cattolici, come lui e i fratelli della Comunità, e i musulmani.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2743" title="Il monastero di Deir Mar Musa" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/02/deir-mar-musa-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p><strong>Ora il regime siriano ha deciso</strong> di espellerlo, e se non l&#8217;ha ancora fatto è per la risposta di migliaia di persone che hanno manifestato il loro parere contrario.</p>
<p><strong>Nei giorni scorsi un gruppo armato</strong> <a title="L'assalto al monastero di Padre Paolo" href="http://www.rosariocarello.it/2012/02/28/lassalto-alleremo-di-padre-paolo/" target="_blank">ha assaltato il monastero</a>, cercando armi e soldi. Non ha trovato nulla ma secondo <strong>padre Paolo</strong> in realtà cercavano lui, in quel momento, casualmente, lontano.</p>
<p><strong>La situazione in Siria è drammatica</strong>. Fonti vaticane hanno dichiarato che si spara anche ai bambini di pochi mesi.<span id="more-2771"></span></p>
<p><strong>Il Papa, proprio durante Angelus</strong> recenti, ha rivolto un appello per la pacificazione.</p>
<p><strong>Da domenica 11 marzo la Siria sarà più vicina: il commento di Padre Paolo alle parole del Papa, ci affratellerà in modo più stretto al dramma di quel popolo.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2779" title="Padre Paolo Dall'Oglio" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/03/Padre-Paolo-DallOglio21-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La vecchia politica contro Riccardi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 00:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario Carello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La polemica contro Andrea Riccardi è il rantolo di un vecchio modo di fare politica, arrogante e inconcludente. Cos&#8217;è successo? Riporto da Repubblica (che ha i maggiori dettagli sull&#8217;episodio) la cronaca virgolettata del dialogo incriminato: &#8220;Hai visto cos&#8217;è successo oggi?&#8221; [dice il ministro Severino al ministro  Riccardi, in merito alla vicenda che ha portato all'annullamento del vertice Alfano-Bersani-Casini. NdR]. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2766" title="Andrea Riccardi" src="http://www.rosariocarello.it/wp-content/uploads/2012/03/Andrea-Riccardi-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p><strong>La polemica contro Andrea Riccardi</strong> è il rantolo di un vecchio modo di fare politica, arrogante e inconcludente.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è successo?</strong> Riporto da <a title="Politica" href="http://www.repubblica.it/politica/2012/03/07/news/giallo_pdl_berlusconi_non_va_da_vespa-31085315/?ref=HREA-1" target="_blank">Repubblica</a> (che ha i maggiori dettagli sull&#8217;episodio) la cronaca virgolettata del dialogo incriminato:</p>
<blockquote><p><strong>&#8220;Hai visto cos&#8217;è successo oggi?</strong>&#8221; [<em>dice il ministro <strong>Severino</strong> al ministro  <strong>Riccardi,</strong> in merito alla vicenda che ha portato all'annullamento del vertice Alfano-Bersani-Casini. NdR</em>].</p>
<p><strong>Riccardi</strong>: &#8220;<strong>Alfano</strong> voleva solo creare il caso. Vogliono solo strumentalizzare, ed è la cosa che mi fa più schifo della politica, ma quei tempi sono finiti. Loro hanno grossi problemi nel trovare l&#8217;accordo sulla legge elettorale&#8221;.</p></blockquote>
<p><strong>Come vedete è un dialogo privato tra due persone</strong>, per giunta colleghi, captato per caso da giornalisti e poi riferito.</p>
<p><strong>I capigruppo</strong> <strong>PDL</strong> alla Camera e al Senato, <strong>Gasparri</strong> e <strong>Cicchitto</strong>, dicono di offendersi, montano un castello di rabbia, ci saltano su e cominciano ad urlare la richiesta di dimissioni.</p>
<p><strong>Dimissioni perchè?</strong> Per avere avuto delle <strong>idee</strong>? Per averle <strong>espresse</strong> non al mondo, ma pudicamente in un dialogo <strong>privato?</strong> Dimissioni perchè <strong>non la pensiamo tutti alla stessa maniera?</strong> Dimissioni contro chi ha un pensiero <strong>diverso dal tuo?<span id="more-2765"></span></strong></p>
<p><strong>Torna l&#8217;arroganza dei potenti</strong>, di quelli che per giunta hanno sulla coscienza lo stato comatoso del nostro Paese nel quale tre mesi fa <strong>Mario Monti</strong> ha dovuto iniziare a lavorare (e dal quale, pur permanendo la crisi, ha cominciato a tirarci fuori, segno che la differenza la fa eccome, chi governa, anche in uno scenario difficile).</p>
<p><strong>Quattro domande.</strong></p>
<p><strong>Gasparri</strong> e <strong>Cicchitto</strong> si rendono conto che l&#8217;opinione privata, legittima, di <strong>Andrea Riccardi</strong> è condivisa dall&#8217;intero Paese?</p>
<p><strong>G</strong>. e <strong>C</strong>. si rendono conto che al di là della legittimità in sè dell&#8217;idea, l&#8217;opinione di <strong>Riccardi</strong> è confermata dal fatto che il governo <strong>Berlusconi</strong> non c&#8217;è più e che <strong>Monti</strong> è stato chiamato in tutta fretta?</p>
<p><strong>G</strong>. e <strong>C</strong>. si rendono conto che la loro esternazione ci riporta indietro di tre mesi, a quelle stupide polemiche di aria fritta, di cui non abbiamo alcuna nostalgia?</p>
<p><strong>G</strong>. e <strong>C</strong>. si rendono conto che con la loro uscita forse hanno difeso d&#8217;ufficio i loro gruppi, ma hanno fatto un pessimo spot ai politici di professione, sempre più solo spingi-bottone, quando già si parla di <strong>partito dei tecnici</strong>, e di nulla-sarà-più-come-prima-dopo-Monti?</p>
<p><strong>Andrea Riccardi, che è un signore, si è pure scusato</strong>.</p>
<p><strong>Noi invece abbiamo avuto</strong> una nuova prova della qualità umana e intellettuale di chi siede, nominato e non eletto, in Parlamento.</p>
<p><strong>Il bisogno di una politica nuova</strong>, argomento di cui parliamo, scriviamo e leggiamo, è rinfocolato in giorni come questi; diventa <strong>necessario</strong> come aprire una finestra in una stanza insopportabilmente chiusa; diventa <strong>essenziale</strong> per l&#8217;amore che abbiamo per la libertà e per <strong>il principio che la cosa pubblica vada messa nelle mani dei migliori</strong>. <strong>Dei migliori.</strong></p>
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