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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;DU8GQXs-eip7ImA9WxJTFks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538</id><updated>2009-04-25T15:57:00.552+02:00</updated><title>Racconti Erotici, Eiaculazione Precoce, Allungamento Pene</title><subtitle type="html">Questa directory di Racconti Erotici è un idea che nasce per far recuperare il piacere di sognare e fare del sano buon sesso ma anche un opportunità per conoscere, ed affrontare i propri complessi trovando per essi valide soluzioni. "Due nuove iniziative" che  aiuteranno tutti coloro che soffrono per qualche evidente disfunzione erettile: curvatura del pene, lunghezza media del pene che non soddisfa, testicoli piccoli e quant’altro possa causare disagi psicologici in chi ne è colpito.</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>55</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene" /><feedburner:info uri="raccontieroticieiaculazioneprecoceallungamentopene" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><link rel="license" type="text/html" href="http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" /><logo>http://feeds2.feedburner.com/feedburner/VsJK</logo><feedburner:emailServiceId>RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><entry gd:etag="W/&quot;DU8GQXs9eyp7ImA9WxJTFks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-4289148474227206252</id><published>2009-04-25T15:53:00.001+02:00</published><updated>2009-04-25T15:57:00.563+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-25T15:57:00.563+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sesso Orale" /><title>STIGHMI'</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SfMWlQhTCkI/AAAAAAAAAFE/Vg5XWI0LZtQ/s1600-h/08H.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328627613455026754" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 166px; CURSOR: hand; HEIGHT: 166px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SfMWlQhTCkI/AAAAAAAAAFE/Vg5XWI0LZtQ/s400/08H.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lui l’aveva fatta salire una quarantina di chilometri prima.&lt;br /&gt;Lei faceva l’autostop da quasi un’ora, ed ormai quasi disperava di trovare un passaggio prima di notte.Non le succedeva in pratica mai di restare a piedi, perché una ragazza, sola e bella, vestita per di più in modo succinto e provocante, trova sempre chi si ferma per lei.Ma la strada che aveva scelto quel pomeriggio era scarsamente trafficata, e le poche auto che erano passate avevano tirato dritto, senza nemmeno rallentare, lasciandola lì, nel vento e nel caldo polveroso e soffocante di quella torrida e infinita estate.&lt;br /&gt;Poi, finalmente, era apparso in lontananza un camion, un enorme autoarticolato con targa rumena, che viaggiava in direzione di Salonicco e, presumibilmente, della vicina frontiera bulgara.La ragazza aveva subito fatto il classico gesto degli autostoppisti, accompagnandolo con la vista di gran parte delle sue splendide gambe nude: di solito le sue gambe erano un richiamo irresistibile per gli autisti dei camion, categoria di uomini perennemente arrapata.Ed anche quella volta era stato così.&lt;br /&gt;Quando l’autista aveva azionato i freni, in uno stridore infernale, il pesante automezzo aveva continuato la sua corsa per altri tre o quattrocento metri, prima di accostare alla banchina, sulla destra, le luci intermittenti di emergenza lampeggianti.Lei si era rimessa lo zaino in spalla e, rapidamente, aveva raggiunto il camion fermo e con il motore acceso, era risalita lungo la fiancata, fino ad andare a fermarsi sotto il finestrino dell’enorme cabina.&lt;br /&gt;Il gomito appoggiato allo sportello, il vetro completamente aperto, l’autista, un uomo di una cinquantina d’anni, quasi completamente calvo e dal volto stanco e tirato, le aveva domandato dove lei stesse andando.E la ragazza aveva prontamente risposto, inventando una storia riguardante alcuni esami universitari, che doveva assolutamente raggiungere al più presto Salonicco, sperando in cuor suo di aver intuito correttamente la destinazione finale dell’automezzo.&lt;br /&gt;Sorridendole (Dio… quanto odiava quei sorrisi lascivi degli uomini, quel mostrare i denti, anneriti dal fumo di innumerevoli sigarette, in atteggiamento che voleva essere paterno e rassicurante, ma che voleva solamente celare la speranza di un’avventura con lei, così giovane e bella, così sensuale e provocante) l’uomo le aveva detto di salire e che l’avrebbe portata proprio alla periferia di Salonicco, visto che ci doveva passare per forza, dovendo poi proseguire verso est.&lt;br /&gt;Perfetto.Come al solito non si era sbagliata.Era molto raro che commettesse un errore, che un passaggio sfumasse, che non intuisse correttamente una destinazione, costringendola ad aspettare un altro veicolo.Passò davanti al pesante camion, avvolta dal tremendo calore del motore diesel, e si inerpicò nella cabina di guida, gettando lo zaino ai suoi piedi, e ringraziando educatamente l’uomo per la grande cortesia che le stava facendo.L’esperienza le aveva insegnato che, il farsi vedere all’inizio timida e riservata, accendeva ancora di più il desiderio negli uomini che le stavano dando un passaggio: più lei si mostrava sotto una luce dimessa e umile, più quelle bestie si infoiavano, andando, sia pur inconsapevolmente, proprio dove lei voleva portarli.&lt;br /&gt;Subito dopo che lei era salita, con il rombo possente del motore che lacerava l’aria, l’autista aveva ripreso il viaggio.E, come facevano sempre tutti, indistintamente, l’uomo aveva preso a parlarle, a preparare il terreno per giungere a quello cui tutti miravano: scoparsela.E, come al solito, la ragazza si ritrovò a pensare che tutto procedeva come sempre nella direzione da lei voluta.&lt;br /&gt;Gli argomenti erano di poco conto: come ti chiami, quanti anni hai, ventuno ?, pensavo almeno un paio in più, hai il fidanzato ?… la solita litania di emerite stronzate, mentre gli occhi arrossati dell’uomo la iniziavano a scrutare con sempre maggiore insistenza, scivolando ambigui e interessati lungo il suo corpo, e soffermandosi con sempre maggior frequenza sulle gambe nude, abbronzate e affusolate, gambe che lei, con malizia, metteva generosamente in mostra.&lt;br /&gt;E anche questa volta, invariabilmente, il copione si andava ripetendo.Parole e sguardi lascivi, doppi sensi e inutili risate, occhiate sempre più esplicite e cariche di desiderio.D’altronde, era lei che li provocava, anche se a loro insaputa.In modo inesorabile, la ragazza era capace di condurli sulla strada dell’eccitazione, fino al punto che questa divenisse incontrollabile.Era una maestra in quest’arte.&lt;br /&gt;Capelli neri e lunghi, un viso piacevole e regolare, una maglietta leggera, i seni giovani e tonici liberi sotto il tessuto, una minigonna cortissima, che lasciava scoperte le sue lunghe ed abbronzate gambe…Raramente, molto raramente, gli uomini non ci provavano.E lei attendeva esattamente quel momento per iniziare il suo gioco, così diabolico e perverso.&lt;br /&gt;Il camion viaggiava ora a velocità costante: la strada, con poche curve e scarsamente trafficata, invitava ad una guida regolare e rilassata.L’uomo aveva spento la radio (e anche quello era un gesto che le confermava come lui cercasse di creare l’atmosfera giusta per saltarle addosso) e continuava a parlarle di argomenti che a lei non interessavano minimamente.La spaziosa cabina di guida le permetteva di lasciare senza alcun problema una notevole distanza fra sé e l’autista.Il momento di accorciarla, quella distanza, sarebbe giunto più tardi.Ne era certa.&lt;br /&gt;Le veniva sempre da ridere a vedere che, su quasi tutti i camion sui quali era montata, sul cruscotto erano attaccati, a stretto contatto, santini protettori e foto oscene di donne nude.Sacro e profano, redenzione e perdizione.L’ennesimo controsenso della vita.&lt;br /&gt;Quando negli occhi dell’uomo lesse che il desiderio stava raggiungendo l’apice, lei capì che il momento era giunto: vista l’età e la scarsa prestanza fisica dell’uomo al volante, una scopata come quella che lei gli avrebbe proposto lo avrebbe eccitato immediatamente.La ragazza, con un sorriso malizioso, prese a far scorrere la mano, quasi distrattamente, sulla stoffa della maglietta che nascondeva il seno, facendosi inturgidire magicamente il capezzolo, sempre più in evidenza contro il tessuto; appoggiò quindi l’altra mano sulla coscia nuda, tenendola però ferma, per non eccitare l’uomo troppo rapidamente: l’esatto rispetto dei tempi era fondamentale.Anticipare o ritardare, anche di poco, la sequenza degli eventi, poteva essere la causa del fallimento del suo progetto.Il tramonto stava lasciando il posto alla sera: ancora una manciata di minuti e sarebbe stato totalmente buio.&lt;br /&gt;Ora l’autista guardava più lei che la strada.Aveva acceso i fari e la cabina era illuminata quasi esclusivamente dalle luci soffuse e verdognole del grande cruscotto.Lei aveva accelerato i suoi movimenti, passandosi sempre con maggior frequenza la mano sul seno, accavallando le gambe e protendendole nella sua direzione, e facendo chiaramente intendere all’uomo che era più che disposta a fare sesso con lui.E, infatti, passato ancora qualche minuto, lui le aveva detto, rosso in volto e la voce roca per l’eccitazione: - Fra poco c’è un’area di sosta. Quanto vuoi ? -L’idiota c’era cascato.Ora lei doveva recitare al meglio la sua parte.- Nulla… mi piaci… ho solo voglia di te - gli rispose, infilandosi una mano sotto la maglietta, e carezzandosi ancor più voluttuosamente i giovani seni.&lt;br /&gt;A quel punto, naturalmente, gli uomini non capivano più nulla.Il loro unico pensiero era quello di trovare al più presto un luogo dove fermarsi, per poi gettarsi su di lei, preda di una frenetica ed animale voglia di toccarla, di leccarla, di scoparsela e, magari, di farselo succhiare anche un po’.E l’autista di quel camion non fece di certo eccezione alla regola.Appena vide la segnalazione stradale dell’area di sosta, mise la freccia, lasciò la strada principale, e si andò a posteggiare nel punto più lontano dell’ampio piazzale, dove una cortina di alberi e cespugli rendevano il buio ancora più fitto e impenetrabile.Nel mentre lui tirava più volte il freno a mano, lei si era già tolta la maglietta, mostrandogli il seno, giovane e fresco, sodo e dalla pelle delicata e perfetta.Era quello il momento di fargli perdere definitivamente la testa, di portare l’uomo verso un tale stato di eccitazione da renderlo totalmente dipendente da lei.Scivolò sul largo sedile accostandosi a lui, strofinandosi sulla sua camicia sgualcita, cercando le sue labbra con la propria bocca; lo baciò a lungo, mentre lui le accarezzava la lunga schiena nuda.&lt;br /&gt;Lei era bravissima a simulare il piacere, il trasporto per quello che stava facendo.Era un’attrice veramente consumata.A volte, poche per la verità, le capitavano uomini giovani e che le piacevano molto: allora tutto diventava ancora più semplice, perché lei si lasciava andare, senza finzioni, facendosi scopare con una partecipazione totale ed assoluta.L’uomo che la stava baciando, invece, non era certo il massimo della prestanza, ma comunque sarebbe potuto capitarle di peggio.&lt;br /&gt;Si staccò dalla sua bocca e, con un agile ed erotico movimento, gli si andò a sedere sulle gambe, mettendosi di fronte a lui, sbottonandogli la camicia e lasciandogli la possibilità di afferrarle le tette: l’uomo, malgrado le sue mani fossero ruvide e callose, aveva un tocco abbastanza delicato, e lei capì che quel rapporto sessuale non le sarebbe risultato troppo sgradevole come aveva inizialmente temuto.Lo liberò della camicia, facendo scorrere le mani, piccole e dalle dita affusolate, tra i peli del petto e sul ventre decisamente sporgente per le troppe birre bevute negli autogrill di mezza Europa.Lui, nel frattempo, le passava le mani sulle cosce morbide, infilando le dita sotto la stretta minigonna, e portandole sulle natiche elastiche, lasciate nude dal perizoma nero che la ragazza indossava.&lt;br /&gt;Si esplorarono per qualche minuto, fino a quando la bocca di lui si impossessò di un capezzolo, iniziando a morderlo delicatamente e a succhiarlo avidamente.Era eccitato al punto giusto, e lei lo lasciò fare, pronta a proseguire nella sua straordinaria opera di seduzione.&lt;br /&gt;Ad un tratto lei si divincolò abilmente dalle mani dell’uomo e, scivolando maliziosamente sulle sue gambe, tornò a sedersi al suo posto sul sedile, sfilandosi quindi la minigonna e restando coperta del solo perizoma.- Ora ti faccio impazzire… - gli disse, fingendo di non poter più controllare la propria eccitazione.Si infilò tra le gambe dell’autista, nello spazio, sufficientemente ampio, che si trovava sotto lo sterzo dell’autotreno.Con dita veloci ed esperte gli allentò la cintura, gli fece scorrere la zip dei jeans, facendoli scivolare, insieme agli slip, lungo le cosce pelose.Si ritrovò davanti agli occhi, malgrado l’età dell’uomo potesse far supporre il contrario, un cazzo di proporzioni ragguardevoli ed in piena erezione, turgido e dalle vene rigonfie.Lui accennò debolmente al preservativo, ma più per abitudine che per altro.Lei nemmeno gli rispose: odiava i profilattici, e poi non voleva che l’uomo si distraesse per infilarselo: lo avrebbe potuto fare lei al suo posto, ma l’intenso desiderio della sua vittima le consigliava di accelerare i tempi il più possibile.&lt;br /&gt;Non appena la mano della ragazza impugnò il pene, iniziando a scoprirne la cappella, lui perse completamente il controllo, quel minimo di dignità che, fino ad allora, aveva ostentato con enorme fatica.Sospirando e gemendo, ricominciò a parlare, insultandola e incitandola a farlo godere.Lei, ancora una volta, lo lasciò fare.Anche questa non era certo una novità.Più erano eccitati e più le rovesciavano addosso un torrente di oscenità.&lt;br /&gt;- Dai… prima con la mano… poi con la bocca… fammi vedere come sei brava… sei una gran puttana… poi ti riempio la bocca… -La mano della ragazza prese ad andare in su e in giù, masturbandolo abilmente, facendo sussultare l’uomo di intensi spasmi di piacere.- Troia… sei una troia… ingoialo tutto… ti inondo di sborra quella bocca da zoccola… -Soddisfatta per il risultato ottenuto, lei lo provocò ulteriormente, stando a quel gioco volgare e indecente.- Hai un cazzo durissimo… sì… vienimi in bocca… schizzami sulle labbra… e sulle guance… -Lui le afferrò la testa con le mani, gemendo ed ansimando, spingendo per avvicinare quelle bocca invitante e disponibile al suo uccello fremente.La ragazza non fece alcuna resistenza.Anzi.Socchiudendo le labbra, si impossessò della cappella, prendendo a percorrerla con la lingua con movimenti circolari; poi si sfilò il cazzo dalla bocca, e lo fece scorrere prima su una guancia, poi sull’altra, facendogli una lenta sega con la pelle luminosa e fresca del suo viso.Lui, nel frattempo, si era messo una mano sulle palle e, tenendo l’asta alla base, aiutava quello sfregamento delizioso.La ragazza si ritrovò a provare un inizio di piacere al contatto con quel palo di carne bollente, con quella verga pulsante che le scivolava sulla pelle del viso.&lt;br /&gt;Lo riprese in mano, ritrasse completamente la pelle, e se lo lasciò scivolare tra le labbra, infilandoselo in bocca fino alla gola.Sentiva la cappella a contatto con il suo palato e con l’interno delle guance: prese a succhiarlo sempre più profondamente, tra gli insulti dell’uomo perso nel suo egoistico piacere.Portò il pompino all’estremo limite.Ma quando fece per ritrarre la bocca, e far venire l’uomo con abili colpi di mano, lei si accorse che la sua testa era imprigionata nella ferrea morsa dalle mani di lui, che continuava a spingerle il cazzo sempre più in fondo alla gola.&lt;br /&gt;Le sarebbe venuto inevitabilmente in bocca.Non sarebbe riuscita a risollevare in tempo la testa da quel cazzo che le riempiva le labbra.Non che la cosa la infastidisse più di tanto, ma, se poteva, cercava sempre di evitarlo: le piaceva molto di più guardare gli schizzi di sperma esplodere liberi, e quindi depositarsi sulla pelle del suo viso e delle sue mani.Quella volta, invece, avrebbe dovuto ingoiare il tutto.Non sarebbe mai riuscita a divincolarsi dalla pressione di quelle mani.&lt;br /&gt;Con un ultimo affondo lo fece venire, riempiendosi la bocca di quei fiotti di liquido bollente: l’uomo sussultò urlando, scaricando le palle in quella bocca fatata.Godette come poche volte gli era capitato in vita.&lt;br /&gt;L’autista rimase accasciato sul sedile, svuotato di ogni energia.Ci sarebbe voluto del tempo prima che potesse tornare in azione.- Sei stata fantastica. Così giovane e così mignotta. Aspetta solo un po’… e poi ti faccio vedere… ti scopo fino a farti urlare… -Lei lo lasciò nel suo delirio, sgusciando via da quella scomoda posizione e tornando a sedersi al suo posto.Completamente nuda, a parte il minuscolo perizoma, aprì il suo zaino, estraendone una bottiglia di liquore (abilmente miscelato con un potente sonnifero) e alcuni bicchieri di carta.- Bevi un po’di suma… ti aiuterà a ricaricare le pile più in fretta… - gli disse con un sorriso invitante - … ho voglia di essere scopata e… se ce la fai… lo voglio anche nel culo… -E gli porse un bicchiere colmo della forte ed aspra grappa.&lt;br /&gt;- Sei una porca… una grandissima porca… - gli disse lui, afferrando il bicchiere e trangugiando il liquore in un’unica e lunga sorsata.Intanto lei, sapendo che non ci sarebbe voluto molto tempo, si accomodò sul sedile a gambe spalancate e si infilò la mano sotto il perizoma, iniziando rapidamente a masturbarsi.Alla fine, volente o nolente, non riusciva a non eccitarsi.Sentiva con urgenza la voglia di venire.Come sempre, aveva un lago di umori fra le cosce.Si portò velocemente all’orgasmo, mentre l’uomo la osservava stralunato,con occhi sempre più spenti.Due minuti dopo era profondamente addormentato.&lt;br /&gt;In pochi istanti lei si rivestì.Nello specchietto retrovisore laterale vide che l’auto, a fari spenti, era ferma dietro il camion.Sfilò dal portafoglio dell’uomo alcune centinaia di euro e un mazzetto di buoni per il gasolio.Poi si guardò attorno, cercando il nascondiglio che tutti gli autisti creavano nelle cabine guida.In ginocchio sul sedile, scostò la tenda che divideva la cabina vera e propria dalla cuccetta posteriore: era buio, ma lei, forte della sua esperienza, lo individuò subito.&lt;br /&gt;In una rientranza sulla parete della cuccetta, chiusa da uno sportellino la cui serratura lei fece scattare in pochi secondi, trovò, tra giornali pornografici e bustine di preservativi, altri quattrocento euro.Mise i soldi ed i buoni nello zaino e, senza degnare di uno sguardo l’uomo seminudo e addormentato, scese dal camion, dirigendosi verso l’auto che l’attendeva.&lt;br /&gt;- E’ stato facilissimo. Me la sono cavata con un pompino. Era letteralmente infoiato, quello stronzo… -- A te non resiste nessuno, mia cara. Te lo dico sempre che hai l’animo della puttana… - le rispose il ragazzo, mentre guidava, allontanandosi dall’area di sosta.- Già… mi piace fare la puttana… e poi rende bene… - proseguì lei sorridendo.Lui la guardò, meravigliandosi, come sempre, di quanto fosse bella la sua ragazza.- Andiamo a casa. Ho voglia di te. -Nel buio dell’abitacolo, lei sorrise.Aveva un folle desiderio di essere scopata dal suo uomo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-4289148474227206252?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/TLijDbVa8nU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="STIGHMI'" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/4289148474227206252/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/stighmi.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/4289148474227206252?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/4289148474227206252?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/TLijDbVa8nU/stighmi.html" title="STIGHMI'" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SfMWlQhTCkI/AAAAAAAAAFE/Vg5XWI0LZtQ/s72-c/08H.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/stighmi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUEGRHY7fCp7ImA9WxJTFks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-132854526363557703</id><published>2009-04-25T15:49:00.002+02:00</published><updated>2009-04-25T15:53:45.804+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-25T15:53:45.804+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard Sex" /><title>LA VETRATA</title><content type="html">&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SfMV3CIyX7I/AAAAAAAAAE8/hE1kHnr_H-I/s1600-h/06O.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328626819320143794" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 267px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SfMV3CIyX7I/AAAAAAAAAE8/hE1kHnr_H-I/s400/06O.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Aveva avuto inizio tutto come ogni volta.In questo non si erano mai verificati cambiamenti o variazioni.La procedura era immutabile.&lt;br /&gt;Una volta al mese, di solito verso la metà, mi recavo all’ufficio postale che si trovava di fronte alla stazione Theselon di Atene, in Viale Ermu, l’ampio e trafficato viale che la costeggia sul lato orientale.Parcheggiavo quindi l’auto con estrema attenzione, inserivo le monete nel parchimetro (una semplice multa per divieto di sosta, che mi fosse stata appioppata da un vigile eccessivamente zelante, si sarebbe potuta rivelare un rischio troppo grave da correre) e, come una qualunque altra persona, entravo con noncuranza e disinvoltura nell’enorme ufficio postale, uno tra i più grandi e affollati della capitale greca.Una volta all’interno, con la piccola chiave in mano, mi dirigevo verso la casella numero 754 del fermoposta, facevo scattare la serratura, e quindi controllavo se, nel piccolo vano metallico, si trovasse della corrispondenza che mi fosse stata inviata.Il più delle volte la casella postale risultava vuota, ma quando invece vi trovavo una busta, questo voleva significare che per me iniziava il lavoro.&lt;br /&gt;E quella mattina, per mia fortuna, la busta c’era.Il mio periodo di inattività era durato troppo a lungo.Afferrai il piccolo plico, me lo feci scivolare in tasca, richiusi con cura lo sportello e, cercando di non dare nell’occhio, me ne andai rapidamente dall’ufficio postale.Risalii quindi in macchina, accesi l’autoradio e, in compagnia della musica pop di una stazione internazionale, aprii la busta.Questa conteneva, come d’abitudine, una chiave ed un foglio.Spiegai quest’ultimo e lessi le poche parole che vi erano scritte con il computer: Banca Nazionale di Grecia, agenzia 16 di Atene, Viale Akadimias, cassetta di sicurezza n°301.Gettai il foglio di carta e la chiave sul sedile accanto al mio, misi in moto e lentamente mi staccai dal marciapiede.&lt;br /&gt;Il funzionario di banca girò la sua chiave, io ruotai la mia e sfilai la cassetta di sicurezza dal suo alloggiamento; mentre l’uomo si allontanava per evidenti ragioni di privacy, portai la cassetta sul tavolo che era lì vicino e l’aprii.Estrassi la spessa busta marrone che conteneva le istruzioni ed i soldi per il lavoro che avrei dovuto eseguire, e contai attentamente le mazzette di banconote, accuratamente impilate.Erano cinquantamila dollari, la cifra che mi era versata come acconto sul mio compenso.Altri cinquantamila dollari li avrei trovati, e con le stesse modalità, a lavoro ultimato.In questo genere di attività nessuno si sognava di barare: io portavo a termine con scrupolo e professionalità il mio lavoro, e loro mi pagavano puntualmente e senza storie.Non c’erano mai stati problemi e non si erano verificati mai intoppi.Tutto, sempre, filava via liscio come l’olio.&lt;br /&gt;Aprii la valigetta vuota che avevo portato con me, vi trasferii i soldi e la busta marrone, chiusi la cassetta e richiamai il funzionario.Insieme la rimettemmo al suo posto.Salutai l’uomo educatamente ed uscii dalla banca.Mi sentivo bene ed in perfetta forma.Ora, dopo due mesi d’inattività, avevo finalmente un nuovo contratto.&lt;br /&gt;A casa, con il televisore acceso su uno dei canali che trasmettevano notizie ventiquattrore su ventiquattro, aprii la busta marrone che avevo trovato nella cassetta di sicurezza e iniziai a studiare chi dovevo uccidere questa volta.&lt;br /&gt;Essere un killer di professione aveva degli indubbi vantaggi.Uno di questi era che lavoravi da solo, senza dover affidare a terzi compiti che, se non eseguiti alla perfezione, ti potevano condurre verso il disastro.Se sbagliavi in qualcosa era colpa solamente tua.E solo con te stesso te la potevi andare a prendere.Per me, carattere solitario per natura, era un lavoro perfetto, e che mi permetteva di guadagnare grosse cifre con una fatica, in definitiva, molto limitata.I rischi erano enormi, è evidente.Ma non si può pretendere tutto dalla vita.I fogli che tenevo in mano, e che mi dicevano chi avrei dovuto questa volta tenere nel centro del mirino e rispedire al Creatore, erano, come al solito, stringati ed esaurienti.&lt;br /&gt;Tassos Mavridis, un ricco finanziere di dubbia fama, politicamente scomodo e con le mani in pasta in quasi tutto ciò che c’era d’illegale ad Atene a quei tempi, ampiamente compromesso anche nel giro della droga e della mafia russa: sarebbe stato lui il mio prossimo bersaglio.Aveva evidentemente pestato una merda più grossa di lui, ed ora gli schizzi gli sarebbero arrivati fino alle orecchie.Era un uomo molto conosciuto, spesso sulle prime pagine dei giornali, ma studiai ugualmente la foto che era contenuta nella busta: una cinquantina d’anni ben portati, alto e discretamente robusto, capelli brizzolati, aveva un’indiscussa fama da play-boy negli ambienti della vita notturna di Atene.Nella busta non c’erano altre istruzioni, solo un foglietto con il tempo massimo per la sua esecuzione: trenta giorni.Non erano pochi, ma non erano nemmeno tanti.Dovevo subito darmi da fare, e senza perdere tempo.Si potevano verificare imprevisti o contrattempi, e bisognava sempre prevedere tutto.Meticolosamente.&lt;br /&gt;Il giorno successivo mi misi in azione, secondo un copione ampiamente collaudato.Com’era mia abitudine, non lasciavo mai nulla al caso, ed i giorni che precedevano l’esecuzione vera e propria divenivano convulsi e frenetici.Indagini, appostamenti, pedinamenti.Tutto era finalizzato alla perfetta riuscita del mio lavoro.Sono sempre stato scrupoloso ed efficiente.Ed orgoglioso di esserlo.Insomma, e senza tirarla tanto per le lunghe, alla fine delle mie fatiche, anche quella volta il piano per arrivare ad uccidere il mio bersaglio fu pronto sin nei minimi dettagli.Il momento di passare all’azione era finalmente arrivato.&lt;br /&gt;Era dunque per questa ragione, per il solo fatto che ero un professionista della morte, che ora mi ritrovavo lì, nascosto e appostato su quella scogliera, alta ed impervia.Di fronte a me, al di là di una piccola baia, sorgeva la villa nella quale Tassos Mavridis avrebbe trovato la morte..Nelle indagini che avevo svolto durante le tre settimane precedenti, avevo scoperto che il mio bersaglio passava tutti i venerdì notte in quella casa, con la sua amante venticinquenne, una ragazza russa di nome Irina.Non che avesse solo questa di amante il buon Tassos, figuriamoci: i soldi ed il potere gli davano la possibilità di pescare a piene mani fra le donne che vivevano in quel mondo, dove il lusso e la bellezza erano caratteristiche fondamentali ed imprescindibili.Attricette, accompagnatrici, prostitute d’alto bordo.A Tassos Mavridis era sufficiente schioccare le dita per averle tutte ai suoi piedi.Fra le tante, però, Irina, la ragazza russa, era di gran lunga la sua favorita.E sarebbe stata proprio lei l’ultima persona che avrebbe visto Tassos Mavridis vivo.&lt;br /&gt;La casa era abbarbicata alla parete rocciosa della scogliera di fronte a quella dove io pazientemente attendevo.Alla bassa villa a due piani si arrivava per una sterrata che scendeva dalla sovrastante strada litoranea che, serpeggiando lungo la costa in un’infinita serie di curve, conduceva fino a Salonicco.La stretta baia su cui la villa si affacciava era veramente di dimensioni ridottissime: una piccola spiaggia di non più di settanta metri di lunghezza per venti di profondità.La mia posizione, che avevo scelto con molta cura, era ottimale: nascosto tra le rocce, e per di più al buio vista l’ora della sera, avevo di fronte a me, a non più di ottanta metri, l’ampia vetrata del salone della casa, che si apriva su un largo terrazzo sorretto da piloni in cemento.La sommità della scogliera era ad una ventina di metri sopra la mia testa, e vedevo la piccola spiaggia sottostante una cinquantina di metri più in basso.&lt;br /&gt;Con tutte le luci accese, il salone della villa mi appariva come il grande schermo panoramico di un cinema, sul quale la figura slanciata della ragazza russa si muoveva agilmente avanti e indietro.Devo ammettere che Tassos Mavridis aveva un gusto eccellente in fatto di donne: Irina era alta, bionda e con tutte le curve al posto giusto.Si muoveva con grazia ed eleganza nell’ampio salotto, preparandosi un drink e armeggiando intorno allo stereo.La visuale era perfetta e mi sarebbe stato impossibile mancare il bersaglio.Il tiro sarebbe stato di una facilità disarmante.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Accostai di nuovo il binocolo agli occhi e Irina mi sembrò a non più di due o tre metri: ora si era seduta sul divano, intenta a passarsi uno smalto rosso sulle unghie dei piedi.La ragazza indossava una minigonna bianca ed una maglietta scollata gialla, e lo spettacolo delle sue gambe, snelle, abbronzate e tornite, mi aiutava a passare il tempo in modo estremamente piacevole.Imbracciai il fucile, un Vaime MK2, un vero e proprio gioiello, e guardando nel mirino telescopico Bushnell controllai ancora una volta che la visuale fosse perfetta, e che nessun problema ostacolasse il compito che dovevo portare a termine.Irina era lì, vicinissima e bellissima.Se avessi premuto il grilletto, la ragazza non si sarebbe nemmeno accorta di morire.Come non se ne sarebbe accorto Tassos.&lt;br /&gt;Era passata un’altra ora, quando le luci di due auto illuminarono finalmente la sterrata, scendendo dalla litoranea velocemente verso la casa.L’auto di Tassos Mavridis era seguita da quella della sua scorta personale, alcuni gorilla raccattati nei più luridi bassifondi del Pireo.Mentre la BMW di Tassos Mavridis spariva dietro l’edificio, l’altra auto fece manovra, per poi risalire lungo la sterrata: il lavoro delle guardie del corpo di Mavridis per quella sera era terminato.Dopo un paio di minuti che la BMW era scomparsa dietro la villa, vidi Irina alzarsi dal divano posto di fronte alla vetrata, e dirigersi ancheggiando verso il retro del salone; riapparve poco dopo, in compagnia di un uomo con indosso un impeccabile vestito blu.Tassos Mavridis era arrivato puntuale al suo appuntamento con la morte.Il reticolo del mirino era già centrato sulla fronte dell’uomo che stava chiacchierando con la ragazza, in piedi davanti al divano.Il momento e la prospettiva erano ideali.Era inutile e rischioso attendere oltre.Calcolai la direzione del vento e l’eventuale incidenza dello stesso sul colpo, aumentai lievemente la pressione sul grilletto, espirai piano il fiato, svuotando completamente i polmoni, e… e proprio in quell’istante Tassos si spostò, dandomi la schiena.Avrei potuto sparare ugualmente, colpirlo alla nuca ed ucciderlo in un baleno, ma avevo sempre colpito il bersaglio in piena fronte, e anche quella volta non avrei fatto eccezioni: ne facevo un punto di orgoglio personale portare a termine gli incarichi nel modo più preciso e professionale che potessi.E poi, in certi ambienti, se inizia a girare la voce che magari non hai più la mano ferma come un tempo, i contratti si volatilizzano molto rapidamente: di persone come me che uccidono a pagamento ce ne sono molte di più di quanto non si possa immaginare.Sembra incredibile a dirsi, ma esiste una sorta di concorrenza anche fra noi cecchini.&lt;br /&gt;Tornando a riempirmi i polmoni dell’aria salmastra che soffiava dal mare, vidi il mio bersaglio uscire dal salone e, dopo pochi secondi, la luce di una delle camere del piano superiore si accese.Contrariato, appoggiai il fucile accanto a me, e ripresi in mano il binocolo.Irina era rimasta di sotto e trafficava davanti al mobile-bar.La temperatura si andava abbassando notevolmente e l’umidità del mare mi penetrava in modo fastidioso nelle ossa; iniziai a sentire il desiderio di fumare, ma sapevo di non poterlo fare, perchè anche il rosso della brace di una sigaretta poteva tradirmi e rivelare la mia posizione.Attesi pazientemente che mi si ripresentasse il momento opportuno per sparare.&lt;br /&gt;Dopo una ventina di minuti, Tassos Mavridis rientrò nel salone.Si era evidentemente fatto una doccia, ed ora indossava un largo accappatoio azzurro stretto in vita dalla cintura.Si accomodò sul divano e la ragazza, subito premurosa, gli porse un bicchiere pieno di un qualche liquore.Provai un’acuta fitta di desiderio per quel drink, per tutti i drinks a cui avevo rinunciato negli anni se volevo mantenere le mie mani ferme e letali.Ripresi l’arma, la puntai, ed il mirino tornò sulla fronte dell’uomo.Volevo farla finita rapidamente.Volevo tornarmene a casa.Ma, ancora una volta, la fortuna, d’improvviso, mi girò le spalle: ora il mirino inquadrava la schiena della ragazza che si era messa in piedi davanti all’uomo.Imprecai tra i denti, sperando che lei si spostasse al più presto.Invece vidi Irina sfilarsi lentamente la maglietta gialla e mostrarsi a Tassos; poi si voltò verso la vetrata, mostrando anche a me il suo seno perfetto, sodo e voluminoso, dai grandi capezzoli rosa.Girata inconsapevolmente verso di me, la osservai sfilarsi, con gesti sensuali ed accattivanti, la minigonna, fino a liberarsene, facendola scivolare eroticamente lungo le gambe slanciate.Ora Irina era nuda, a parte un minuscolo perizoma nero che la rendeva ancora più bella ed eccitante.Lentamente la donna tornò a girarsi verso l’uomo, e le forme del suo strepitoso fondoschiena riempirono il mio mirino.Era veramente una ragazza straordinariamente affascinante.Tassos Mavridis si concedeva solo il meglio dalla vita.La ragazza si sedette accanto a lui e con la mano destra prese a slacciargli la cintura dell’accappatoio.&lt;br /&gt;Era la situazione perfetta per agire.In quel momento avrei potuto colpire l’uomo con estrema facilità, essendo lui immobile e completamente esposto al mio tiro; ma, con mia grande sorpresa, e contrariamente alle mie ferree e consolidate abitudini, mi ritrovai ad indugiare ancora, attratto dalla torbida atmosfera che si andava creando su quel maledetto divano.Non mi era mai capitato di colpire un bersaglio mentre stava per iniziare a fare l’amore.&lt;br /&gt;Irina prese ad accarezzare sensualmente il petto dell’uomo, poi fece scivolare la mano, dalle lunghe unghie smaltate di rosso, verso il basso: gli afferrò il cazzo, stringendolo nel suo pugno e scappellandolo completamente.Iniziò quindi a masturbarlo lentamente, portandolo in breve tempo ad avere una completa erezione.Tassos era comodamente abbandonato e si godeva le carezze di Irina che, con un movimento improvviso, si chinò e gli prese il cazzo in bocca.Vedevo nel mirino telescopico la testa della ragazza andare in su ed in giù, l’asta scivolare dentro e fuori le sue labbra, la lingua leccare maliziosa i testicoli, la bocca succhiare avidamente la cappella.Era un pompino di un erotismo eccelso e in pochi attimi mi ritrovai eccitato come se quella bocca fosse all’opera su di me.Ebbi il pensiero fugace di sparare in quel momento, di ucciderlo mentre lei lo stava succhiando; ma il pensiero passò rapido come era venuto, e mi apprestai a vivere fino in fondo quella strana ed insolita esperienza da guardone.Avrei trovato lo stesso l’attimo adatto per sparare, ma prima volevo godermi il più a lungo possibile lo spettacolo di quella fantastica ragazza.&lt;br /&gt;Il mio bersaglio aveva ancora in mano il suo drink e fissava la sua amante con sguardo beffardo, gli occhi del padrone sulla sua schiava, sulla sua puttana, quasi fosse insensibile al piacere che lei gli stava certamente regalando.Poi Irina si rialzò, gli tolse di mano il bicchiere e, sfilandosi il minuscolo perizoma, gli salì sulle gambe, impalandosi sul cazzo eretto, ed iniziando a scoparlo.Si, perchè dal mio lontano punto d’osservazione, avevo la netta sensazione che fosse lei a scoparlo.Vedevo la schiena della ragazza, liscia e tesa, con i capelli biondi che si muovevano al ritmo del movimento che lei imprimeva all’amplesso; vedevo, quando lei si sollevava, la base del cazzo di Tassos apparire tra le sue natiche.Immaginavo i gemiti, i mugolii, i sospiri di Irina.Reali o simulati che fossero.Stavo assistendo ad uno straordinario film muto, un’eccitante sequenza di immagini erotiche, in cui la bellezza di Irina era il colore e la forma, la fotografia della sensualità nella sua massima espressione.&lt;br /&gt;Evidentemente “sua signoria”, dopo un tempo decisamente lungo, si degnò di venire, perchè lei si sollevò con eleganza dal suo cazzo, per mettersi seduta per terra, sul morbido ed enorme tappeto persiano che ricopriva il pavimento.Eccitato da quello che i miei occhi avevano visto, mi riscossi, e tornai con la mente al motivo che mi aveva condotto su quella ripida scogliera.Quello sarebbe stato l’ennesimo momento perfetto per sparare.Lui, ancora seduto, si era acceso una sigaretta e fumava assorto in chissà quali pensieri; lei era quasi distesa sul tappeto, fuori dalla traiettoria del mio proiettile.In un secondo tutto sarebbe finito.Ma ancora una volta indugiai, mettendo come scusa a me stesso che, visto lo stato di eccitazione in cui mi ero venuto a ritrovare, la mia mano potesse non essere così ferma, e che potessi mancare il colpo, con tutto quello che ne sarebbe conseguito.Staccai l’occhio dal mirino e presi a respirare con regolarità, cercando di svuotare la mente da quello che avevo visto, concentrandomi esclusivamente sul mio obiettivo.Quando ripresi l’arma e accostai di nuovo l’occhio al mirino, la situazione nel salone non era cambiata di molto, a parte il fatto che Irina, ora completamente sdraiata ai piedi dell’uomo, teneva tra le mani, e carezzava con le dita, un fallo di gomma, grosso, lungo, nero o blu scuro.&lt;br /&gt;Il mio cuore dette un colpo e seppi per certo che ancora una volta avrei ritardato il momento dell’esecuzione.Irina si era messa il fallo tra i seni, e lo faceva scivolare con gesti sensuali, in modo che la punta arrivasse con regolarità alle sue labbra e la sua lingua, guizzando, potesse leccarla.Quindi, con gesto naturale e carico di desiderio animale, se lo mise in bocca, iniziando a succhiarlo, mentre con la mano libera si accarezzava tra le gambe ora spalancate.Tassos guardava, sempre con il suo sorriso beffardo stampato sul volto, il cazzo moscio tra le gambe; non si eccitava nemmeno a quello spettacolo, lo stronzo.Quando l’eccitazione della ragazza ebbe una visibile impennata, Irina si portò il lungo fallo scuro sulla sua fica, ve lo appoggiò indugiando per qualche secondo, e poi lo spinse dentro con un unico movimento.La ragazza iniziò a dimenarsi sul tappeto, non so se fingendo per compiacere il suo padrone o se effettivamente eccitata e vogliosa di raggiungere l’orgasmo.Fosse quello che fosse, a me faceva impazzire di desiderio.Si penetrò per lunghi minuti, sempre più veloce, sempre più a fondo, fino al momento in cui s’inarcò e godette.&lt;br /&gt;Mentre la ragazza giaceva abbandonata sul tappeto, ancora sconvolta dall’orgasmo, l’uomo si alzò dal divano, andò al cassetto di un lungo e basso mobile lì vicino, e prese un qualcosa che non mi riusciva di capire cosa fosse.Anche Irina ora si era alzata e lo guardava.Lui le disse qualche parola; la ragazza annuì, si girò e, appoggiandosi con le mani al tavolo, protese le sue splendide natiche in fuori, offrendole al suo amante.Tassos le si avvicinò, ora con il cazzo duro e teso, stringendo in mano un lungo frustino di cuoio.Il padrone voleva frustare la sua schiava, percuotere la sua personale puttana.Voleva segnare con i colpi la morbida pelle della ragazza.Era evidentemente quello il suo obiettivo, sin da quando era arrivato alla villa: usare la violenza per eccitarsi, e ribadire in quel modo il suo dominio totale su Irina.Mi riscossi da quello strano torpore che mi aveva assalito; ne avevo viste tante e tante ne avevo fatte, ma la frusta sulle delicate carni di una donna ancora mi mancava.Improvvisamente sentii la mano ferma, la vista più acuta del solito, la rabbia salirmi in petto.&lt;br /&gt;Nel mio lavoro non c’era mai nulla di personale.Le mie vittime erano solo un bersaglio: non le odiavo, mai, e non avevo nessuna ragione per avercela con loro.Le uccidevo, è vero, ma sempre con distacco e, credo, anche con rispetto.Non era mio compito giudicarle: ero l’esecutore di una sentenza pronunciata da un qualche oscuro tribunale, il killer che la notificava e poi eseguiva la condanna.La mia pallottola era la parola “fine” ad un film che non avevo mai visto.Ma questa volta era diverso.Quell’uomo, ora che aveva la frusta in mano, lo volevo veramente uccidere.&lt;br /&gt;Tassos Mavridis aveva alzato la frusta e stava per dare inizio al suo spettacolo.Irina attendeva i colpi, come tante altre volte aveva sicuramente già fatto in passato.Buttai fuori l’aria dai polmoni, il mio dito si serrò sul grilletto imprimendo una pressione maggiore, il mirino centrato sulla testa dello stronzo.Irina aspettava la prima frustata sulle natiche.Sapeva che il dolore, quello vero, sarebbe venuto più tardi, quando i colpi si sarebbero aggiunti ai colpi.L’uomo, rosso in volto, di certo ansimava e sbuffava, eccitato dalla violenza imminente; procurarle dolore, sentirla gridare, vederla piangere per le frustate e l’umiliazione, erano le sole cose che lo facevano godere veramente.Irina chiuse gli occhi e aspettò, rassegnata a quel suo ruolo di vittima.Il braccio si sollevò e la frusta mi apparve in tutta la sua lunga oscenità.Nel mirino, il volto di Tassos era una maschera di bramosia e di perversione, e nei suoi occhi leggevo con chiarezza la ferocia e la malvagità che lo animavano.La mente azzerata di ogni sensazione, tirai delicatamente il grilletto…&lt;br /&gt;Il rumore dello schiocco della frusta le sembrò forse diverso, e Irina si meravigliò di non sentirsi colpita.Si voltò sorpresa e vide Tassos, con un buco nel centro della fronte, la nuca spappolata, sangue e cervello schizzati via e andati a macchiare il divano sul quale poco prima erano stati seduti, piegarsi lentamente sulle ginocchia.L’uomo cadde a terra, sul morbido tappeto, con la frusta ancora stretta saldamente nel pugno.&lt;br /&gt;L’autostrada scorreva sotto i miei fari.Guidavo con attenzione e rispettando con scrupolo il limite di velocità, per evitare multe e controlli, decisamente inopportuni in quel momento.Avevo incrociato, poco prima, due auto della polizia che correvano in senso inverso, a sirene spiegate.Irina aveva dato l’allarme.Desideravo solo arrivare a casa, bere un caffè e mettermi sotto la doccia, per togliermi la tensione dai muscoli e l’umidità dalle ossa.Il mio contratto era stato onorato, ma questa volta non tutto era ancora concluso.&lt;br /&gt;Il parcheggio del grande ipermercato sulla circonvallazione esterna di Atene era affollato.Auto e furgoni andavano e venivano senza un attimo di tregua.Ero fermo, in doppia fila, ad una trentina di metri dall’utilitaria bianca che avevo spesso pedinato negli ultimi venti giorni.Attendevo, perfettamente rilassato, con gli occhi fissi sull’uscita del grande magazzino.Poi finalmente la vidi.Vidi i suoi morbidi capelli biondi, la sua figura slanciata e le lunghe gambe fasciate dai jeans.Irina, spingendo il carrello con alcune buste dentro, si avvicinò alla sua auto, posizionò il carrello vicino al portellone posteriore e si voltò per aprirlo.Inserii la marcia e la mia Mercedes schizzò in avanti, colpendo il carrello della ragazza, rovesciandolo e disseminando sull’asfalto barattoli e scatole, buste e pacchetti.Bloccai l’auto pochi metri oltre quel disastro e scesi.Irina si era voltata e guardava quel caos, visibilmente spaventata per l’accaduto.Mi avvicinai a lei e, profondendomi in scuse, l’aiutai a rimettere insieme la sua spesa; le caricai in macchina tutte le buste e le richiusi il portellone.Poi le dissi, guardando i suoi immensi occhi azzurri: - Sono veramente mortificato. Le posso offrire qualcosa da bere? E’ il minimo che possa fare per farmi perdonare. -&lt;br /&gt;Irina mi guardò con attenzione.In pochi istanti esaminò con occhio esperto l’abito blu che indossavo, gettò un’occhiata alla mia Mercedes, valutò il Rolex d’oro che avevo al polso e poi, aprendosi in un sorriso, rispose: - Perchè no. Un caffè e proprio quelloche mi ci vuole dopo questo spavento. E poi lei mi ispira fiducia. -Mi tese la mano.- Piacere, mi chiamo Irina. -Stringendole la mano e presentandomi con il nome di copertura che abitualmente usavo, pensai a tutto quello che sapevo di lei.E a tutto quello che le avevo visto fare in quel salotto.Alla sua sensualità e alla sua carica erotica, delle quali ero rimasto affascinato a tal punto da desiderare di averla tutta per me.E il primo passo era stato fatto.Gli altri sarebbero stati ancora più semplici.&lt;br /&gt;La presi sottobraccio ed insieme ci avviammo alla ricerca di un bar.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-132854526363557703?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/YorYWIg13aU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="LA VETRATA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/132854526363557703/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/la-vetrata.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/132854526363557703?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/132854526363557703?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/YorYWIg13aU/la-vetrata.html" title="LA VETRATA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SfMV3CIyX7I/AAAAAAAAAE8/hE1kHnr_H-I/s72-c/06O.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/la-vetrata.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0EBRX8_eCp7ImA9WxJTFEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-6668342792346004322</id><published>2009-04-22T16:34:00.008+02:00</published><updated>2009-04-22T16:47:34.140+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-22T16:47:34.140+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard Sex" /><title>LA RAGAZZA DEL MIO AMICO - STUPRO - LA DAMA</title><content type="html">&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8r3yYvEHI/AAAAAAAAAE0/wEq0uQSyHbs/s1600-h/imagesCAO3ENNO.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327525121620906098" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 178px; CURSOR: hand; HEIGHT: 283px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8r3yYvEHI/AAAAAAAAAE0/wEq0uQSyHbs/s400/imagesCAO3ENNO.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Ho appuntamento a casa del mio amico Claudio alle ore 14. 00. Sono già d'accordo con lui che, in caso di una sua assenza, lascerò a Sara, la sua ragazza, il libro di cucina che gli avevo promesso. Arrivo, come mi capita di sovente con un certo ritardo. Lui è già uscito per lavoro. Salgo in ascensore e penso a lei, a come sarà vestita. Penso che mi piacerebbe vederla scollata, cosa inusuale; lei ha un seno piccolo, che nella sua mente rappresenta, lo so per certo una sorta di limite. Mi interessano di meno le sue gambe, pure molto sensuali, forse perchè le ho già viste tante volte. Sì, vorrei proprio che indossasse una maglietta larga, così da intravvederne, in caso di certi spostamenti, le forme del piccolo seno, oppure il seno stesso, se fossi fortunato; ma mi concedo poche speranze, lei abitualmente indossa un reggiseno. Suono finalmente alla porta. Mi apre lei e, sorpresa, è solo in un costume da bagno a due pezzi; sta prendendo il sole in terrazzo, mi spiega. La speranza di vederle il petto è ormai nulla, mi dico. Ma non ne sono poi così dispiaciuto; appena si dirige verso il terrazzo, invitandomi a seguirla, noto il suo culetto magnifico, piccolo e al tempo stesso armonioso, che non vedevo da qualche tempo, così, dall'ultima vacanza trascorsa insieme, almeno due anni prima. Mi fa accomodare mi offre da bere, mi spiega che Claudio è uscito da pochi minuti, ringraziandomi comunque per il pensiero del libro; non fa nulla, le dico. A questo punto, mi offre di prendere il sole con lei. Accetterei, le dico, ma sotto i pantaloni, non ho il costume; solo un paio di slip. Lei mi dice che non è un problema; acconsento. Dopo un poco, discutendo, le dico che sono fortunati con il loro terrazzo all'ultimo piano del palazzo; nessuno che li possa vedere, mentre prendono il sole, anche nudi, volendo. Lei ride, facendomi notare che comunque sarebbe difficile, data la sua pudicizia. Proprio allora rialzandosi, e passanomi a fianco mi rimette il culetto sotto il naso in bella vista; si piega per prendere altre bibite. Noto che il mio pene sta avendo un'erezione: sono ovviamente in imbarazzo. Temo mi esca dagli slip; non ho neanche il tempo di girarmi che lei si volta e lo nota, ne sono certo. Non diciamo nulla; penso alla figura di merda, a cosa racconterà a Claudio al suo ritorno, quando noto, con la coda dell'occhio che comincia a fissarmi proprio lì. Rieccitato riprendo la mia erezione. A quel punto decido di giocare a carte scoperte. Scusami, le dico, ma come avrai notato, mi ecciti. Mi spiace per Claudio, ma è cosi. D'altro canto sei tu ad avermi convinto a prendere il sole così. Lei rimane colpita dalle mie parole e mi invita a togliermi gli slip, laddove ciò mi possa essere d'aiuto. Non dirà nulla a Claudio, non me ne devo dar colpa, mi dice. È una reazione naturale. Quelle parole non mi fanno capire più niente. Starà scherzando, penso; ma so che non è possibile, data la sua timidezza. Allora mi sfilo gli slip e sono eccitatissimo. C'è un momento di imbarazzo, è ovvio. L'erezione non se ne andrà da sola, lo so. Dopo un poco, lei mi fissa di nuovo e sorride. A quel punto le chiedo scusa, ma io devo masturbarmi. Mi risorride. Comincio. Noto che anche lei è eccitata. Si muove. Non sta ferma. Penso che è incredibile, ma forse scoperemo. Lei si alza. Le chiedo un aiuto. Si avvicina. Sorride di nuovo. Mi prende il pene eretto come non mai, in mano. Le chiedo se possa prendermelo in bocca; ormai ho perso ogni inibizione, ogni controllo. Lei mi dice che non lo fa mai, neppure con Claudio. Non insisto. Sto comunque godendo. Le chiedo di fermarsi. Le sfilo le mutandine per prime. La cosa che mi eccita di meno in lei, il pensiero che mi ha sempre eccitato di meno in lei, sarò pazzo, ma è la figa. È la prima cosa che guardo, quasi disinteressato. Poi la faccio voltare, le guardo finalmente il culo nudo, le chiedo di masturbarmi di nuovo. Sto per venire una prima volta, non sarà l'ultima, lo so. Sto per sfilarle anche il reggiseno. Ha due tettine piccole, così delicate. Vengo, le dico: vorrei farlo addosso a te; ma lei non vuole. Vengo dove capita. Lo sperma finisce tutto per terra. Ora però sono io a toccarla, a leccarle la fichetta ormai bagnata. Più gode e più godo; le spiego che vorrei andare oltre, che già lo stiamo facendo. Non dice no adesso; non dice nulla. Allora allungo un dito tra le sue natiche; lei è di nuovo perplessa; smetto di colpo di leccarle la fica, lei mi prega di ricominciare. Allora io riallungo le dita dietro; finalmente mi lascia fare. Ora le rilecco meritatamente la fica. Il buco del culetto è vergine, si straintuisce. Lentamente, ma molto lentamente, con dolcezza, il dito medio vi si inflila; gode, anch'io con lei. Mi alzo, le chiedo di girarsi. Lei però mi chiede di metterglielo prima nella figa; acconsento. Avanti e indietro; è bellissimo. Penso a Claudio. Non mi sento in colpa; in una situazione eccezionale potrei accettare lo stesso da lui. Questa è una situazione eccezionale. Ora riprendo a toccarle il culo. Questa volta le dita sono due. Lei ci sta. La giro. Mi vedo davanti quel culo da favola. Vorrei venirle dappertutto. Cerco di entrarci. È difficile. Ha un buchetto stretto già per la fica, figuriamoci dietro, non avendolo mai usato. Ma questa situazione mi eccita a dismisura. Sento i suoi gemiti, mi implora ad essere delicato. La ripenso a com'era pochi minuti fa, così trattenuta; cosa le avrà fatto cambiare idea; ormai ci sono quasi; sta entrando, è dentro. Godo troppo, così anche lei. Vado su e giù. Mi implora di continuare. Lo faccio. Quando sto per venire le chiedo di potergli mettere, solo per soddisfazione personale l'uccello sulle tette. Sulle tette, badate, non tra le tette. Sono così piccole che una spagnola propriamente detta sarebbe impossibile. Gliele accarezzo col pene duro, per un poco. Sembra apprezzare, al punto che ora lo vuole anche in bocca. Non sia mai, penso, ed eccola accontentata. Poco dopo, vengo; lo faccio copiosamente nella sua bocca; lei non capisce più nulla, è evidente. Lascia uscire, lentamente, il mio sperma dalla sua bocca. Va giù, tocca le tettine, se lo spalma sopra; poco dopo ricominciamo; siamo in soggiorno, ora; le sollevo le gambe; il suo culo poggia sul divano ora; mi è venuta voglia della sua fichetta; non appena sento di venire le guardo i peli tutti intorno, estraggo il cazzo duro e le vengo addosso; sulla pancia, sullo stomaco, ma soprattutto, in faccia e sui capelli. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;h1&gt;Stupro&lt;/h1&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lea stava imprecando sul bordo del'isolata strada di campagna… erano le due e trentacinque di giovedì tredici agosto e stava impegnando tutte le proprie forze nel tentativo di cambiare la ruota della sua Yaris, quando s'avvicinò una vecchia 164 rossa con a bordo quattro ragazzi. Brutti ceffi, arie da galera, tipi poco raccomandabili. "hei, bella, serve una mano ?" chiese quello a fianco del guidatore, aprendo lo sportello. "No, grazie, ho quasi finito…" rispose Lea, per niente convinta dei quattro individui. "Lascia, faccio io…"ribattè Fausto prendendole il crick dalle mani. Ci mise pochi minuti a cambiare la ruota e mentre Lea, nervosissima (gli altri tre nel frattempo erano scesi dalla vettura e le si erano avvicinati…) si apprestava a congedarlo con gentilezza, la lama di un coltello brillò alla luce della luna d'agosto e si posò sotto il suo mento. "Vieni con me !" fu il secco ordine di Paolo. Che la portò sino alla 164 e la fece sedere sul sedile posteriore. Fausto e Tony presero la Yaris di Lea mentre Paolo e Ciro stavano sulla grossa Alfa. Svicolarono in una stradina di campagna ed arrivati in una larga piazzola, spensero le luci. La fecero uscire dalla vettura e tirarono giù il ribaltabile: era chiaro ciò che volevano da lei… La denudarono in piedi, palpandola ovunque. Lea era nuda, stretta tra i quattro ragazzi, con le loro mani sulle poppe, sul culo, sulla fica, sulla pancia, sulle cosce, sulla schiena, infine la trascinarono nella vettura. Fausto stava in ginocchio sul sedile, con le mani le serrava fortemente le caviglie e fissava le grosse tette che danzavano mentre se la scopava. Paolo, sdraiato sopra di lei, le venne nella pancia, stringendo i grossi glutei della ragazza. Tony se la scopò alla pecorina, riempiendole la pancia di sborra e strizzandole le grosse tette. Ciro la inculò fino alle palle. Il tutto non durò nemmeno un'ora, dopodichè Lea si ritrovò da sola a guidare verso casa, fumando nervosamente e cercando di pensare solo alla guida. Si accostò quando si accorse che a causa del lavoro di Ciro il culo aveva perso elasticità e si cagò nelle mutandine. Appoggiò la testa al volante e pianse per più di un'ora. Passarono alcuni mesi da quel giorno. Era una notte di marzo. Lea percorreva la lunga strada che tagliava la campagna deserta, quando venne sorpassata da una macchina con a bordo tre giovani che la fissarono rivolgendole baci e sorrisi. Elana rispose strizzando l'occhio a quello a fianco dell'autista. La Punto con i tre ragazzi a bordo mise la freccia e si accostò sul ciglio della strada. Per tutta risposta Lea accelerò violentemente e si perse nella notte. La ritrovarono un paio di chilometri più avanti, intenta a cambiare una ruota ed accostarono. "Serve aiuto ?" domandò gentilmente uno dei giovani che nel frattempo era sceso dalla vettura, e trasalì nel vedere che Lea, inginocchiata nel tentativo di inserire la ruota di scorta, aveva un capezzolo fuori dal reggiseno. "Mi faresti un grande favore…" rispose Lea con un sorriso ammaliante, con gli occhi del giovane sempre puntati sul capezzolo in libera uscita. "Hai un capezzolo fuori…" fece osservare il ragazzo, mentre gli altri due si erano avvicinati alla Yaris. "Non ti piace ?" ribattè Lea abbassandosi le spalline del vestito e liberando le due grosse tette… Pochi minuti dopo era nuda sulla Punto con un grosso cazzo infilato nel culo, mentre gli altri due ragazzi si raccontavano di come se l'erano scopata. A giugno fu il turno di altri due. Ad agosto altri quattro. Ci furono più di trenta casi di aids nell'anno da quelle parti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;h1&gt;La Dama(Lesbo)&lt;/h1&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il porto questa notte è illuminato da luci soffuse, la nebbia, dolcemente, lambisce i colli alle mie spalle ed inumidisce i leggeri abiti che a malapena coprono il mio corpo. Da quella finestra, il profumo di salsedine sale inebriante ed inonda le narici, il cuore e la mente. I ricordi si susseguivano a ritmo incalzante, la luce del faro, da lontano, scandisce il passaggio delle immagini che come un film muto vorticano negli occhi dell'anima.Come giunsi in questo luogo, non mi è dato confessare. Come divenni ciò che sono, non mi è dato spiegare...Attorno a me nessuno a parte quel piccolo topolino che rapido corre da un angolo all'altro della fetida stanza. Un angusto locale in affitto, una misera casa. Chi è come me non ha neppure il diritto d'avere dimora.Era l'anno di grazia 1795. Sulle rive del Danubio una fanciulla vestita di velluto scarlatto passeggiava portando una rosa rossa tra le dita della mano destra. Nascosta in piccolo viottolo, osservavo il lento incedere dei suoi passi leggeri. Un viso familiare, ricordi che innescavano sensazioni che da anni inseguivo come il bimbo insegue l'aquilone. Tremavo avvolta nelle vesti leggere ma non era il freddo scuotere il mio esile corpo, quella figura pareva uscita da un libro mai scritto, il testo che nella mia memoria si componeva di versi maledetti e imploranti supplice. Lentamente quell'apparizione giunse vicino al mio nascondiglio, il volto appariva nitido e chiaro in tutta la sua fierezza e beltà.Gli occhi profondi di un grigio intenso, le labbra carnose, il collo ben levigato e le guance paffute. Ogni viandante che incrociava i suoi passi, quasi fosse stregato, voltava il capo in contemplazione di si grande bellezza. L'incanto di quell'occhio triste e mesto soggiogava la volontà di chiunque cercasse di carpire il pensiero che solingo nascondeva la sua essenza dietro palpebre di mandorla. Fiocchi di neve leggera cadevano lenti sul viso e la brezza pungente feriva le mani. Vedevo quella figura farsi strada tra la piccola folla che animava il viale adornato di ghirlande natalizie, detestavo quel periodo dell'anno, troppi ricordi solleticavano la mia mente, dolori mai passati, ferite mai rimarginate continuavano a sanguinare nell'anima mia dannata. Un camino, un albero addobbato e i giochi di bimba. Troppo arduo questo pensiero, troppo mesto il vagare per lande ormai lontane. Avvolta nel mio mantello blu notte, rimiravo quella figura, il cappuccio copriva i neri e folti capelli che in morbide onde cadevano sulle spalle. La candida veste non s'addiceva al mio spirito demoniaco ma questo mi era dato indossare, poveri stracci che il tempo, suo malgrado, ha logorato. Le pieghe ed i fronzoli che adornavano il mio abito non esistevano più, solo qualche fiocco resisteva alle intemperie della sorte. La figura avanzava lenta ed inesorabile, sapevo che sotto quelle vesti scarlatte si celava il segreto che per anni avevo cercato. Un passo ed uscii da quel rifugio, il viso abbassato per non incontrare lo sguardo inquisitore di sconosciuti che al mio passaggio si fermavano ad osservare. Sono strana, cosi, un'esile figura avvolta in un vecchio mantello passato di moda. Quante volte mi sono chiesta quale pensiero prendesse forma nella mente umana al mio passaggio, sfiorare quei fianchi, percepire l'essenza dell'umana natura, per me, era come essere inondata di vita, guardare dritto negli occhi il creatore. Repentine domande, subitanei dubbi prendevano il posto delle spavalde certezze, sicurezze non umane, tramutate in vaghe apparenze. In fondo, anche il mio essere era pura apparenza, null'altro che il riflesso di una solitudine cercata, anelata ed in fine, amata. Domande senza pretesa, da tempo non rivolgo parola a sconosciuto, il mio cercare si è tradotto in sublime osservazione. Se solo l'uomo potesse immaginare ciò che i miei occhi hanno visto, io vedo l'anima, vedo ciò che non è dato sapere. L'alba era vicina, una campana emetteva il suo urlo straziante ed io, impavida creatura stavo ferma, immobile appoggiando la scarna mano al muro che separa questa via dal nero fiume che ha nome Danubio. In quell'istante, mentre mille pensieri inondavano la mente, la ragazza con rosa rossa mi passò accanto. Il mio cuore subì una lacerazione improvvisa, sentivo gocce di rosso liquido colare tra le carni ormai defunte. Tremavo, il gelo invernale aveva intorpidito le membra. Per quanto inumana, percepivo il variare della temperatura, lo percepivo come mai nella mia esistenza mortale avevo sperimentato. Udivo il fruscio delle sue vesti, il tulle che reggeva l'ampia gonna strofinava le sue fibre emettendo un sordo rumore. Impietrita, immobile come statua di marmo, la mia pelle pallida e trasparente lasciava intravedere le vene che un tempo recavano linfa vitale a questo corpo. Pulsavano le tempie, fremevano le mani e senza accorgermi del dolore, strinsi il pugno infilzando con le lunghe unghie il palmo. Gocce rosse colavano tra le dita, scendevano lente fino al balzo ed a terra la neve copriva i ciottoli ed il mio sangue si mescolava a quel candore. La fanciulla era a pochi passi da me. Assorta nei mie languidi pensieri non riuscivo a smuovere le gambe da quella posizione ma, improvvisamente, qualcosa scosse il torpore, dalle rosse labbra di quella magnifica creatura, un sussurro spezzò l'incantesimo. "Vera...sei tu, dimmi che sei tu" Il mio cuore sobbalzò, quella voce cosi familiare, una melodia che da bambina aveva accompagnato le mie notti insonni, svegliò improvvisamente la mia anima dal suo sonno eterno. Mi voltai ed il suo viso s'illuminò, era lei, mia sorella, compagna di sogni proibiti. Non riuscivo a proferir parola, un nodo alla gola impediva alla favella di prendere forma. Potevo solo pensare. "Quanto tempo ti ho cercata, quante città ho girato esplorando ogni anfratto alla ricerca del mio cuore spezzato. Avevo già perso ogni speranza quando eccoti, sorridente, reale, vestita di velluto scarlatto. Sei bella sorella mia, sei sempre stata un fiore di campo". Trovai in me la forza di muovere un passo in sua direzione, cercai di donare al mio volto marmoreo un sorriso al quale non ero abituata. Avanzavo come sospesa nell'aria, una leggerezza che avevo scordato s'impossessò del mio essere. La bimba che mi stava innanzi era ciò che per anni avevo cercato, qualcosa che nel profondo del cuore avevo dato per perso. La mia mano si posò sul tuo viso ed accarezzando le morbide guance avvicinai le labbra a quella pelle di pesca. Un bacio, dopo tanto tormento ed anni di solitudine, tornavo a percepire il calore di un corpo, l'umana natura cosi avvolgente ed affascinante. Il palmo sfiorava quella figura, dal volto scendeva sulle spalle fino a giungere al suo fianco. Afferrai con decisione quella piccola anca, non servivano parole per esprimere la gioia di quell'incontro. I suoi occhi nei miei, come rapiti, ammaliati da un potere che la creatura non poteva conoscere. Indietreggiai qualche passo ed ella seguì le mie orme, era inebriata dal fascino che la mia figura per quanto tetra, emanava. FigaUna rabbia improvvisa invase la mia coscienza, come potevo agire in quel modo con lei, mia sorella, la fanciulla che per anni ho cercato disperatamente e che nei sogni donava quel poco di serenità che rendeva il mio esistere meno oscuro. Pensieri, troppi, quanti pensieri. Lotte interiori nello spazio di un attimo, l'umana natura che ancora albergava nel mio corpo dannato cercava una via per prendere forma mentre la demoniaca mia essenza cacciava ed imprecava affinché quel poco d'amore che sussisteva nonostante il fato, soccombesse sotto pesanti colpi di spada. Trascinai quella fragile figura nell'anfratto che mi aveva tenuta lontano dal passaggio di anime, un vicolo chiuso ove luce non filtrava, il buio era la mia casa, la notte mia signora e le tenebre il solo conforto. Tra i bagliori lontani della città, voci allegre scandivano il ritmo del mio respiro. La mia mano cingeva il suo fianco "mia dolce fanciulla tu non parli, non dici nulla, mi osservi impietrita" pensavo.Un bustino di raso stringeva il suo corpo evidenziando le tue morbide curve, "sei cresciuta eppure sei sempre la stessa. Dovrei raccontare mille avventure, mille aneddoti ma non un filo di voce esce dalla gola, in quest'istante il mio unico pensiero sei tu candida vestale. Mi osservi, la mia pelle è candida come la neve, i miei occhi cerchiati di un rivolo rosso..." "Sangue!" Un urlo straziante spezzo l'incantesimo. Prontamente portai la mano sulle sue labbra e finalmente, dalla mia bocca uscirono suoni che il tempo aveva calcificato nell'anima. "Non fuggire, non scappare, ascolta sorella mia, non mi riconosci, ne sono consapevole, non sono più io, ma non temere, non voglio farti del male"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-6668342792346004322?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/Wfo6R1xO5m8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="LA RAGAZZA DEL MIO AMICO - STUPRO - LA DAMA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/6668342792346004322/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/la-ragazza-del-mio-amico.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/6668342792346004322?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/6668342792346004322?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/Wfo6R1xO5m8/la-ragazza-del-mio-amico.html" title="LA RAGAZZA DEL MIO AMICO - STUPRO - LA DAMA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8r3yYvEHI/AAAAAAAAAE0/wEq0uQSyHbs/s72-c/imagesCAO3ENNO.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/la-ragazza-del-mio-amico.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkcHQn07eSp7ImA9WxJTFEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-1292890831344953057</id><published>2009-04-22T16:18:00.002+02:00</published><updated>2009-04-22T16:20:33.301+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-22T16:20:33.301+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Uomo Donna" /><title>REGALO DI NATALE</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8nm2sdIoI/AAAAAAAAAEc/f2QdK8OFhcE/s1600-h/imagesCA54UHNR.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327520432673071746" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 257px; CURSOR: hand; HEIGHT: 292px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8nm2sdIoI/AAAAAAAAAEc/f2QdK8OFhcE/s400/imagesCA54UHNR.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'appartamento in cui vivevo era situato al secondo piano di un modesto condominio in Via Efklias, al Pireo, l’immenso porto commerciale e turistico della capitale ellenica.Mi ero trasferito in quelle poche stanze quasi cinque anni prima, dopo aver lasciato definitivamente la casa dei miei genitori ad Atene.Avevo scelto di abitare al Pireo perchè mi è sempre piaciuto sentir fluire attorno a me la frenetica attività di un porto di mare, il miscuglio incredibile di razze e di persone che lo vivevano, quell'eterno andirivieni di uomini e donne che partivano e che arrivavano, per vacanza o per affari.Mi piaceva passeggiare nel caos indescrivibile delle sue vie, sentire il suono penetrante delle sirene delle navi che entravano o uscivano dal porto, annusare l'odore salmastro del mare mischiato agli scarichi delle migliaia d’auto e camion bloccati nelle strade in un perenne e caotico ingorgo, scrutare nelle tipiche taverne malfamate che erano il dopolavoro di marinai e facchini.Il porto del Pireo (Pireàs, per noi greci) è l'ultima porta d’uscita dell'Europa verso l'Oriente, e la prima porta d’entrata dall'Oriente in Europa.E' una disordinata, pazzesca, isterica ma meravigliosa zona di confine fra culture e religioni così diverse, tra abitudini ed usanze lontane, ma, allo stesso tempo, straordinariamente vicine.Il Pireo è il Pireo.E solo chi vi è stato può capire fino in fondo quanto io sto dicendo.A quel tempo lavoravo in banca, ad Atene, e la sera, prima di rientrare a casa, m’immergevo, passeggiando lentamente, in quel folle caos d’umanità accaldata ed indaffarata, sentendomi parte di quella babilonia di lingue e di odori. Poi, nella quiete del mio appartamento, tornavo ad essere quella persona solitaria e silenziosa che fondamentalmente ero stato sin dalla nascita.Il rapporto con la mia famiglia non era mai stato idilliaco.Forse un vero e proprio rapporto non c'era mai stato. O forse, a causa della malattia che avevo contratto in tenera età, mio padre e mia madre avevano visto in me il figlio meno riuscito dei tre che avevano avuto, quello di cui andare meno fieri, quello che, negli anni, aveva rappresentato più un fastidio che una gioia.La poliomielite mi aveva lasciato una gamba più magra e più debole dell'altra (la mia "gamba matta", così l’avevo sempre chiamata), precludendomi tutte le varie attività sportive e ricreative che un bambino prima, e un ragazzo poi, era solito fare: giocare e correre con gli amici, tirare calci ad un pallone, ballare alle feste con le ragazze.Mio fratello e mia sorella, invece, per loro fortuna belli e sani, erano la luce degli occhi dei miei che a me, forse anche inconsciamente e senza cattiveria, riservavano, il più delle volte, sguardi di pietà e compassione.Sia quel che sia, il risultato di quegli anni era stato un uomo insicuro e fragile, chiuso in se stesso e ampiamente deluso dalla vita.E’ vero che mi piaceva la confusione della gente e il movimento caotico nelle strade, ma osservavo tutto sempre con estremo distacco, senza mai sentirmi veramente parte integrante di quello che mi circondava.Perché, in definitiva, io mi sentivo solo, disperatamente solo.Avevo 34 anni e la mia vita andava avanti così, piatta come il mare d’agosto, con pochi amici veri, e con poche, pochissime donne.Già.Le donne. Anche quello era stato un altro grande problema da affrontare.Parliamoci chiaro: anche l'occhio vuole la sua parte, ed io, all'occhio femminile, non è che abbia mai offerto un grande spettacolo, con il mio fisico di certo non atletico e la mia andatura perennemente claudicante.A dir la verità, avevo avuto una sola vera storia sentimentale di una certa importanza.Quella volta che mi ero innamorato, a ventitrè anni, avevo creduto che la mia vita fosse sul punto di cambiare in modo radicale: avevo toccato il cielo con un dito, e sentivo che il futuro sarebbe stato molto più interessante e promettente del mio squallido ed insignificante passato.Lei si chiamava Anna, una mia coetanea, studentessa di filosofia all'università d’Atene: con lei avevo instaurato un rapporto affettivo per me molto appagante, ed i progetti per il futuro, dopo quasi due anni di frequentazione, sempre più spesso mi tenevano la mente occupata.Credevo proprio di aver incontrato la ragazza giusta, e con la quale mettere su famiglia.Ma tutti i castelli che mi ero fatto in testa crollarono miseramente la sera in cui Anna mi comunicò, e senza alcun preavviso, che si sentiva confusa e che era indecisa sul reale sentimento che provava per me, anche perchè un suo collega di corso le faceva la corte, e che, quindi, aveva bisogno di tempo per pensare, per riflettere sul nostro rapporto.Evidentemente la sua confusione era così grande che immagino lei ci stia ancora pensando.Dopo qualche patetico tentativo, da parte mia, di salvare i cocci di quella relazione, Anna sparì dalla mia vita, e non la vidi mai più.E fu così che restai sepolto sotto le macerie di quell’amore sfortunato.Mi ritrovai nuovamente solo, convinto sempre di più che uno come me era destinato alla solitudine, e che, a questo mondo, si nasca con un destino già segnato, scritto da una mano invisibile che a noi non è data conoscere.E gli avvenimenti che poi andarono a verificarsi testimoniano come sia il fato a muoverci come semplici pedine sulla grande scacchiera della vita.La sera di quel mercoledì di fine ottobre, dopo l’ufficio, andai allo stadio a vedere una partita di coppa dell'Olympiakòs.Il calcio è sempre stata una mia grande passione: pur non avendolo mai potuto praticare per via della mia “gamba matta”, sono stato sempre un grande appassionato di questo sport, e acceso tifoso della più importante squadra del Pireo. Andavo allo stadio con alcuni colleghi della banca, e queste uscite rappresentavano l'unica parvenza di vita sociale che avevo al di fuori del lavoro.Per evitare il caos del fine partita, ero solito parcheggiare la mia auto in una strada piuttosto lontana dallo stadio. A dispetto della mia "gamba matta", sono un discreto camminatore: anche se lentamente, ho sempre camminato volentieri, e con una notevole resistenza alla fatica.E quindi, anche quella sera, salutati i miei colleghi al termine dell’incontro, tutti abbastanza depressi per l’ennesima sconfitta rimediata, mi avviai a piedi ed in tutta tranquillità verso la mia auto.Mi trovavo lontano dallo stadio e, vista l'ora tarda della sera, non vi erano molti pedoni, quando, passando di fronte ad un portone buio, sentii due voci discutere animatamente.Incuriosito, voltai la testa, e intravidi un uomo urlare con fare minaccioso verso una ragazza, e quindi colpirla con un sonoro ceffone.La donna barcollò, indietreggiando e addossandosi ad un muro, portandosi una mano alla guancia colpita.Non sono mai stato un cuor di leone, per carità, ma in certe situazioni non si può restare indifferenti a ciò che accade attorno a noi.Mi avvicinai dunque all'uomo, che ancora imprecava letteralmente inferocito, e gli afferrai il braccio che si era nuovamente alzato per colpire una seconda volta la donna.L’energumeno si voltò verso di me come una furia e, stravolto dall'ira, abbaiò:- E tu che cazzo vuoi ? - .Il suo viso era una maschera di rabbia, di certo accentuata da quel mio improvviso intervento.- Ma non si vergogna a dare uno schiaf... - .Il pugno mi arrivò diretto, sparato in piena faccia con una forza terrificante: la "gamba matta" non resse il mio peso e, sbilanciato, caddi goffamente all'indietro, andando lungo sul marciapiede.Il dolore mi accecava e la testa sembrava sul punto di esplodermi, ma ugualmente cercai di rialzarmi per tentare di far ragionare quell'indemoniato.Quando, con molta fatica, riuscii a rimettermi in posizione verticale, lui se ne era già andato, dileguandosi nella notte.Accanto a me era rimasta solo la ragazza, che mi guardava preoccupata.- Si è fatto molto male ? Le sanguina uno zigomo... mi dispiace che a causa mia... -.Nei suoi occhi leggevo il senso di colpa che lei provava.Presi il fazzoletto e mi tamponai la ferita.- No, credo di no, a parte questo taglio - le dissi guardandola in viso, la testa che ancora mi girava vorticosamente.Era una ragazza minuta, sui venticinque anni, un caschetto di capelli neri e lisci, un viso dall’ovale perfetto e due occhi scuri e meravigliosi, anche se truccati in modo pesante e volgare.- Ma cosa diavolo voleva quel tipo da lei ? -.La ragazza mi guardò e, dopo un attimo di silenzio e d’imbarazzo, rispose alla mia domanda.- A volte, i clienti cercano di fregarti sul prezzo, o magari ti richiedono prestazioni particolari. Se rifiuti, si infuriano e... e in qualche caso fanno anche di peggio... -.La ragazza era una prostituta. Quella realtà mi colpì con forza, convinto come ero stato di avere assistito ad un semplice litigio fra innamorati, ad una scena di gelosia che aveva superato il livello del consentito.Si trattava, invece, di una prostituta che veniva picchiata da un cliente per chissà quale schifosissima ragione.Restai senza parole, non sapendo cosa dirle, il fazzoletto premuto sulla ferita che ancora sanguinava.- Grazie - mi disse ancora la donna - spero proprio che, a parte il taglio sul viso, non si sia fatto altro di serio. Grazie per il suo intervento... -.Con un accenno di sorriso, lei si allontanò velocemente.La seguii con lo sguardo scomparire nella notte.Mi chiedevo che razza di vita fosse quella che conduceva la ragazza, una vita che presupponeva non solo l'accettazione dello sfruttamento del proprio corpo, ma anche la capacità di convivere con la violenza ed il pericolo.Ancora un pò stordito per il colpo ricevuto, raggiunsi lentamente la mia auto e tornai a casa.Qualche giorno più tardi, dopo essere rientrato a casa dal lavoro e aver finito di cenare, mi ero messo a guardare un vecchio film in tv, sbadigliando a ripetizione, annoiato a morte.Gli occhi erano fissi sulle immagini dello schermo, ma la testa vagava per ogni dove. E, a forza di vagare, mi ritrovai a ripensare alla ragazza che avevo incontrato quella sera e al cazzotto che mi ero beccato.Rivedevo con la mente la rassegnazione che avevo letto sul viso di quella donna, quasi che episodi di quel genere fossero, in definitiva, per lei la normalità, la drammatica consuetudine in una vita così diversa dalla mia.Pensavo a tutto questo, ma in realtà pensavo a lei. Al suo viso. Ai suoi occhi.Alla sua voce. Volevo rivederla, questa era la verità.Contro ogni logica, avendola incontrata per caso e solo per pochissimi minuti, ma sentivo la mancanza di quella ragazza.Lentamente sentii crescere in me questo desiderio assolutamente irrazionale: guidato da sensazioni a me fino ad allora estranee, mi alzai dal divano, spensi il televisore, afferrai la giacca, ed uscii di casa, nella notte.Percorrevo con l'auto a velocità ridotta la strada dove l'avevo incontrata qualche giorno prima, scrutando nel buio, a destra e a sinistra, ma di lei non c'era alcuna traccia.Avevo notato altre due o tre prostitute (una si era alzata anche la corta gonna che indossava, scambiandomi per un potenziale cliente), ma su quella strada lei non riuscivo a vederla.Frustrato, certo ormai d’averla persa, e dandomi dell’idiota per quella mia insolita follia, presi una traversa a destra per raggiungere la via parallela e tornare indietro, quando, sotto un lampione, finalmente la vidi.Era sicuramente lei, con minigonna e stivali, segno inequivocabile della sua professione.Mi accostai al marciapiede e la ragazza si avvicinò subito al finestrino che avevo nel frattempo abbassato.- Ciao bello, andiamo ? - mi chiese tutta sorridente.Il cuore mi andava a mille e l’imbarazzo quasi mi soffocava.- Ehm... bè... a dire il vero... volevo solo sapere se l'altra sera... aveva avuto altri problemi... con quel tipo... - risposi, decisamente impacciato.Per un attimo lei sembrò non mettere a fuoco la mia faccia, poi mi riconobbe e, di nuovo sorridente, mi disse: - Oh... è lei ! -.Restammo a guardarci senza sapere bene come continuare quell’insolita conversazione.Fu la ragazza a rompere quel velo d’imbarazzo che si era fra noi frapposto. - Si, la ringrazio. E' andato tutto bene dopo il suo intervento... - .Avrei dovuto salutarla, e andare via. Che altro ci facevo io in quella strada ? Cos’altro avrei avuto da dirle, se non qualche vuota parola ? Era una pazzia, lo sapevo per certo. Ma non mi mossi. Restai a guardarla senza sapere più cosa inventarmi.Il silenzio, tra noi, si era fatto quasi fastidioso.Fu lei, come prima, a prendere l’iniziativa.- Senta - proseguì la ragazza - facciamo così. Io prendo ottomila dracme per un lavoro di bocca. Ma siccome lei è stato gentile con me, facciamo cinquemila e così mi posso sdebitare per l'altra sera. Va bene ? -.Rimasi allibito. Cioè, non pensiate che fossi offeso o che altro: ma cavoli, io ero passato solo per accertarmi che lei stesse bene (almeno così volevo ostinarmi a credere) e mi sentivo offrire (e con uno sconto, per giunta !) un pompino !!Lei notò la mia espressione, e si ritrasse, evidentemente convinta che non avrei accettato la sua proposta.Ebbi un tuffo al cuore: forse non ero venuto solo per controllare come lei stesse. Non volevo che la serata finisse così, che la ragazza se ne andasse un’altra volta, e che uscisse definitivamente dalla mia vita, ancora prima di esservi entrata.No. Non volevo che questo succedesse.- Prego, salga - le risposi con una voce che non riconoscevo più come la mia.E così lei era salita in auto e mi aveva indicato la strada per raggiungere un vecchio molo abbandonato lì vicino, il luogo buio ed isolato dove lei era evidentemente solita appartarsi con i clienti.Arrivati, spensi il motore e le luci della macchina e mi voltai a guardarla.- Come lei ha potuto vedere l'altra sera, nel mio lavoro incontro persone di tutti i generi. Non si offenda, la prego, ma il pagamento deve avvenire in anticipo -.La guardavo, e volevo dirle che non l'avevo cercata per farmi fare un pompino: volevo dirle che in vita mia non ero mai stato con una puttana, e che una ragazza bella come lei non si doveva buttare via così...Volevo dirle questo ed altro, ma le parole non mi venivano.Presi i soldi dal portafoglio e li misi nella sua mano. Lei li fece sparire nella minuscola borsetta che aveva e, sempre sorridendo mi disse: - Le farò un lavoretto speciale. E' giusto che io la ringrazi -.Prima che potessi dire qualcosa, ammesso che ne fossi stato capace, le sue mani mi slacciarono velocemente i pantaloni, scostarono gli slip e me lo tirarono fuori.Ero nel pallone più totale: imbarazzato come poche volte mi era capitato, probabilmente rosso come un peperone, ero però, mio malgrado, anche eccitato da quella situazione strana, ma, per me, altamente erotica.La piega che aveva preso la serata era decisamente sconcertante, ma, inutile negarlo, m’intrigava alquanto.D’altronde, lei era una ragazza troppo bella perché io, volente o nolente, non subissi il suo fascino, e il fatto che fosse una prostituta non riusciva a stemperare l’eccitazione che mi aveva pervaso.Con movimenti rapidi, e quasi senza che me ne accorgessi, la ragazza m’infilò un profilattico sul pene già incredibilmente eretto.- Come ti chiami ? - mi chiese lei, passando al tu.- Manoli. Mi chiamo Manoli. E tu ? -.- Caterina. Lo so, un nome schifoso. Ma non siamo noi a scegliere come chiamarci... " mi rispose, abbassando la testa verso il mio pene.Senza alcuna esitazione, Caterina lo prese in bocca, iniziando a succhiarlo e a far scivolare le labbra sulla sottile pellicola del profilattico. La mano stretta attorno alla base, la ragazza succhiava e leccava con impegno, ma ovviamente, visto il lavoro che faceva, senza alcuna partecipazione emotiva.Non è che fossi un grande esperto in pompini, tutt’altro, ma il mio corpo mi disse che lei ci sapeva fare. Anche se teso e nervoso, non certo a mio agio in quel frangente così insolito, venni in pochissimo tempo.Caterina si rialzò, riaccomodandosi sul sedile dell'auto.Ero esterrefatto. Avevo goduto come non mi ricordavo di avere mai fatto in vita mia.La ragazza si aggiustò i capelli e mi disse: - Dai, ora riportami indietro -.Evitando di guardarla, mi sfilai il profilattico, lo misi nel portacenere del cruscotto, mi detti una rapida ripulita con il fazzoletto e mi richiusi i pantaloni.Pochi minuti dopo lei scendeva sotto il lampione dove l’avevo incontrata.- Ciao Manoli, e grazie ancora per l'altra sera - mi disse dal finestrino.- Ciao Caterina - le risposi - e...volevo anche dirti... -.- Si ? -.Avevo la gola secca, e le parole sembravano carta vetrata.- Bè... volevo dirti che... il tuo nome... Caterina... non è per niente brutto... a me piace... -.La ragazza scoppiò a ridere del mio evidente imbarazzo e, salutandomi con la mano, si allontanò dall'auto.Le doveva accadere molto spesso che qualche cliente potesse credere di essersi innamorato di lei: c’erano sicuramente quelli che diventavano violenti, e che la picchiavano o la insultavano, ma anche quelli che, come me, si comportavano come adolescenti al primo appuntamento.Per Caterina era certamente routine.Ma non per me.Tornai a casa, confuso e pensieroso, pensando a lei e a quello che era successo in quella folle notte.Alcuni giorni più tardi mi resi conto definitivamente che Caterina stava entrando sempre più nella mia vita. Era un qualcosa che sentivo nel mio animo, ma che cercavo di tenere nascosto anche a me stesso.Sapevo che stavo imboccando una strada pericolosa e senza uscita: io, uno zoppo e dal fisico non certo attraente, che mi stavo innamorando di una puttana...Non ne poteva uscire nulla di buono.Ne ero consapevole. A tutti i costi dovevo impormi di non cercarla più.E così feci, quasi usando violenza a me stesso, per alcune settimane.Ma poi, quel giorno...Era un sabato pomeriggio di fine novembre e passeggiavo per Akti Miaoli osservando, come al solito, il caos che mi circondava.I marciapiedi erano invasi da centinaia di persone, e la strada era un unico fiume d’auto, camion e motorini.Ad un tratto, davanti a me, a non più di una quindicina di metri, vidi improvvisamente Caterina. Stentai quasi a riconoscerla, perché non era vestita con quegli abiti provocanti che le avevo visto indossare la sera che ero andato a cercarla; quel sabato pomeriggio la ragazza portava un semplice paio di pantaloni grigi, con sopra una camicia bianca ed una felpa azzurra.Mi bloccai sul marciapiede, mentre gli altri passanti mi superavano indaffarati e spazientiti: non volevo, nel modo più assoluto, che lei mi vedesse, e che potesse restare imbarazzata dall’incontro.Anche perché...Di fianco a lei, mano nella mano, camminava un bimbo di tre o quattro anni, che stava mangiando, estasiato, un grosso cono gelato.Quasi mosso da una volontà superiore, iniziai a seguirli, anche se a debita distanza.Ad un tratto vidi Caterina fermarsi, quindi piegarsi sulle ginocchia e, con un fazzoletto di carta, pulire le labbra del piccolo, con un gesto carico d’inequivocabile e straordinario amore materno.Caterina sembrava essere un'altra persona. Non è esatto dire che sembrava: era un'altra persona.Senza un filo di trucco e senza apparire provocante in alcun modo, la ragazza era ancora più bella di come la ricordavo.Il mio cuore aveva preso a battere all'impazzata, e tutti i buoni propositi che avevo fatto nelle settimane precedenti, e cioè di evitare accuratamente di illudermi di poter avere una relazione con lei, si dissolsero all’istante.Senza farmi vedere la seguii ancora per un tratto di strada, fino a che la ragazza ed il bimbo giunsero di fronte ad un bar, dove erano state collocate alcune giostrine a gettoni per bambini.Caterina prese il figlio in braccio e lo mise seduto su un cavalluccio bianco e nero: quindi inserì la moneta nell’apposita fessura, e il bimbo iniziò un lento trotto, ridendo eccitato, mentre la musica di un qualche cartone animato si diffondeva nell’aria.Il cavalluccio trottava mentre il mio cuore galoppava sempre più rapido.Rimasi a guardarli a lungo, nascosto dietro un cartellone pubblicitario, terrorizzato all’idea che lei mi potesse scoprire.Quella sera resistetti, non so nemmeno io come, alla voglia di andarla a cercare, di andare a chiederle perchè mai buttasse via così la sua vita: le avrei voluto domandare come riuscisse ad essere così amorevole con suo figlio di giorno e poi, di notte, ad accompagnarsi con uomini per denaro, vendendo il suo corpo e la sua dignità di donna e di madre.Resistetti.Mi tormentai per ore, ma non andai a cercarla. Quella sera.Ma la sera successiva ero in auto alla sua disperata ricerca.Sarei stato male se non l’avessi vista.La trovai due lampioni più in là rispetto alla volta precedente, ma la trovai.E questa volta Caterina mi riconobbe subito.- Ehi, ma allora sono stata brava ! - mi disse ridendo.- Vuoi salire ? - le chiesi timoroso, perdendomi nei suoi occhi.- Certo, mi piace lavorare con persone educate e gentili come te -.Lo stesso molo dell'altra volta.Anche se quella sera, ve lo garantisco, non avrei voluto fare del sesso con lei. Avevo solo bisogno di starle vicino.Ma Caterina si sarebbe meravigliata di questo mio comportamento, e magari avrebbe iniziato a considerarmi un tipo strano, con il quale evitare di accompagnarsi.Avrebbe potuto decidere di non venire più con me.Ma io non volevo che lei me lo rifacesse con la bocca. Mi sarebbe sembrato di umiliarla, di calpestare la sua dignità, di approfittare di lei.Fu per questo che mi decisi a scegliere il male minore.Pagai Caterina per un " lavoretto di mano " (come lei lo chiamava), e lei, sempre senza perder tempo, m’infilò il profilattico e prese a masturbarmi.La sua mano scivolava sul mio pene con movimenti ritmici, ora lenti, ora veloci, rudi e delicati allo stesso tempo.Il suo profumo m’inebriava, facendomi girare la testa.Venni velocemente anche questa volta, eccitato e smarrito da quello che mi stava capitando.Mentre mi ricomponevo, trovai finalmente il coraggio, e le chiesi: - Posso farti una domanda ? -.- Certo - fece lei, guardandomi negli occhi.- Perchè fai questa vita ? Perchè la butti via così ? Certo, i soldi, lo capisco. Ma esistono altri lavori, altre opportunità. Insomma, una vita più pulita e rispettabile, senza correre inutili rischi. Sei una donna troppo bella per vivere in questo modo -.Lei continuò a guardarmi, ora però con espressione dura e seria, un’espressione che non le avevo mai visto sul volto.Con un lampo di risentimento negli occhi, e in tono aggressivo, mi rispose: - Perchè mi piace, mi piace guadagnare tanti soldi, togliermi tutte le voglie che ho, comprarmi vestiti e profumi. Non ho nessuno che pensa a me da troppi anni; me la devo cavare da sola. E questo è il modo più semplice per sopravvivere. Soddisfatto ? -.Questa risposta, cruda e rabbiosa, mi lasciò di sasso. Non poteva essere così: sotto quella maschera che indossava ci doveva essere per forza un'altra Caterina.Lo sapevo. Lo sentivo. L'avevo visto con i miei occhi.Non sapevo cos’altro dirle.Il silenzio che era sceso tra noi era ostile e fastidioso.- Adesso riaccompagnami - disse lei bruscamente, girando la testa dall’altra parte.Girai la chiavetta e misi in moto l’auto.Avevo sbagliato tutto, e lei aveva frainteso le mie reali intenzioni.Era tutto finito, andato in malora per la mia indelicatezza.Poi, di slancio, le presi la mano, stringendola tra le mie.- No... no, Caterina... non ci credo. Ti ho vista con tuo figlio, un paio di giorni fa. Eri una mamma, bella e felice. Eri una donna che dalla vita non vuole vestiti e profumi. Tu non sei quella che dici di essere... - .Mi guardò e, con un singhiozzo, la sua maschera cadde rovinosamente.La ragazza scoppiò in lacrime. E, piangendo disperatamente, mi raccontò tutto.Veniva da Larissa, dove era nata ed aveva vissuto con la sua famiglia; a vent’anni era rimasta incinta di un suo coetaneo che, appena saputa la cosa, si era volatilizzato.Il padre voleva farla abortire, ma lei sentiva che non lo avrebbe mai fatto, che non si sarebbe mai liberata di quel figlio che sembrava essere il frutto del peccato.E allora i genitori, visto il suo caparbio rifiuto, l'avevano cacciata, per la vergogna di avere una figlia che si era fatta mettere incinta prima del matrimonio.E Caterina, allora, si era trasferita ad Atene, presso una vecchia parente della madre, che l'aveva ospitata, anche se di malavoglia, fino al momento del parto; lei si era anche trovata un lavoro di qualche ora in un negozio di frutta, ma quando i proprietari si erano accorti che aspettava un bambino l'avevano licenziata su due piedi.Una volta nato il piccolo Dinos, l'anziana parente divenne ancor più insofferente per l'inevitabile confusione che un neonato comporta, e Caterina si era vista costretta ad andar via e a trovarsi un’altra sistemazione. Ora erano tre anni che stava in una camera in affitto, presso una donna che la sera si prendeva cura di Dinos.Aveva provato a cercare un altro lavoro, ma gli orari non coincidevano mai con la necessità di seguire il figlio, e così si era ritrovata sulla strada, per necessità non di vestiti ma di pannolini, non di profumi ma di latte in polvere, non di lussi per se stessa ma di qualche giocattolo per il suo piccolo.Faceva la puttana per poter fare la mamma.Caterina parlava e piangeva. Il suo era un pianto straziante, il pianto di un'anima ferita e calpestata dalla vita, il pianto di una donna che dava via la sua vita, la sua salute e la sua dignità per poter crescere il figlio.Quando la lasciai si era calmata un pochino.Guardandomi con occhi ancora umidi di pianto, il pesante trucco disfatto, mi disse:- Grazie. E' destino che io ti debba sempre ringraziare. Avevo bisogno di parlare con qualcuno. Tu, con la tua dolcezza, appartieni a quella parte di mondo che non ho mai incontrato. Sei buono e gentile, ma ti prego: non mi cercare più. Lasciami stare. La mia vita è questa e nulla la potrà mai cambiare -.Stavo per dirle che no, potevamo cambiare tutto, che noi, sfortunati e delusi dalla vita, avevamo diritto ad una speranza, ad un futuro diverso e migliore.Ma lei mi chiuse la bocca con un bacio, solamente un lieve e morbido sfiorarsi di labbra, poi aprì di scatto la portiera e fuggì via nella notte.Non tornai per quasi un mese da Caterina.Per paura, per vigliaccheria, perchè incapace di decidermi, timoroso di infastidirla e di perderla per sempre.Tutte le sere mi tormentavo nella mia battaglia interiore.Volevo andare da lei, per parlarle, per farle una carezza, perchè l’amavo. Sì. Amavo Caterina con tutto me stesso, e nulla mi sembrava più bello.Ma sempre mi bloccavo, per timore di essere rifiutato, per la preoccupazione di scoprire che per lei ero stato solamente una semplice valvola di sfogo, un qualcosa magari anche di piacevole, ma da dimenticare, e in tutta fretta, il giorno successivo.Mi limitai a spiarla un paio di volte quando era con suo figlio, nascosto dietro ad un’auto o ad un angolo di qualche palazzo.Nascosto come l'amore che sentivo crescere sempre più per lei.Ma, alla fine di tutti quei miei tormenti, il coraggio di tornare da lei lo trovai.Mancavano due giorni a Natale. Era una serata invernale, insolitamente fredda e piovosa.Da mezz'ora giravo con l'auto, cercandola disperatamente.Le strade erano deserte e inzuppate di gelida pioggia.Guardavo ansioso sotto tutti i lampioni, negli androni scuri dei palazzi, davanti alle saracinesche chiuse dei negozi.Ma lei non c'era. Mi fermai scoraggiato nel punto dove l'avevo vista la prima volta, dove quel bastardo l'aveva picchiata, mentre la pioggia scrosciante tamburellava sul tetto dell’auto.Pensai che lei non fosse venuta per la pioggia e per il freddo, o magari perchè il bambino aveva la febbre, e Caterina non si era sentita di lasciarlo in mani estranee.Cercavo affannosamente una spiegazione plausibile, che mi consolasse da quell'angoscia gelida che mi straziava l’anima.E se avesse cambiato zona ? E se le fosse successo qualcosa ?Ero alla disperazione. Avevo bisogno di lei, solamente di lei.All'improvviso, quando le prime lacrime già mi scorrevano sulle guance, sentii un lieve bussare al finestrino, e lei era lì, un’apparizione sotto la pioggia che si stava trasformando in diluvio.Aprii la portiera e Caterina salì in macchina.Era bagnata ed infreddolita come un cucciolo sperduto.- Ti avevo detto di non tornare, no ? - mi disse tutta seria.Ma poi il suo viso si allargò in uno splendido sorriso. Forse era contenta anche lei di rivedermi.- Caterina... io dovevo rivederti... desideravo troppo stare ancora con te. Perdonami, ma non ho resistito più a lungo - le risposi, con un filo di voce e soffocato dall'emozione.E proseguii: - Senti, stasera fa freddo... ti prego, vieni a casa mia... ti preparerò un the caldo... così ti asciugherai... e... e... ascolta... ti pagherò ugualmente... ma stasera non voglio sesso da te... voglio solo starti un pò vicino... ti prego... non dirmi di no... -.Chiusi gli occhi e aspettai rassegnato il suo rifiuto. Mi aspettavo che scendesse dall’auto e sparisse per sempre dalla mia vita.- Andiamo - rispose invece lei, facendomi una carezza sulla guancia.Eravamo seduti sul divano, con una tazza di the in mano.Avevamo parlato poco, lei pensierosa e confusa, io innamorato e timoroso che tutto potesse finire ancora prima di iniziare.Da una busta appoggiata su una poltroncina presi un orsetto di peluche e lo porsi a Caterina.- E' quasi Natale. Questo è un piccolo pensiero per Dinos, per il tuo piccolo. Spero possa piacergli -.Caterina si portò l'orsetto al viso, quasi a saggiarne la morbidezza: negli occhi le spuntarono subito due lacrime.Forse di dolore. O forse di piacere.Dalla tasca della mia giacca tirai fuori una scatolina e la consegnai alla ragazza.- Questo, invece, è il mio regalo di Natale per te. E' una piccola cosa, ma non sono molto esperto nel fare regali. Come non sono molto esperto nel corteggiare una ragazza: ma... non so trovare le parole giuste... ma io ti amo Caterina, ti amo così intensamente e così disperatamente da avere il cuore in tumulto. Ti amo anche se sono mezzo storpio e così imbranato. Ti amo perchè hai portato la luce nella mia vita, e vorrei essere capace di accendere quella luce anche nella tua -.Ora Caterina aveva il viso rigato di lacrime.Aveva aperto la piccola scatola e teneva in mano una catenina d'oro con un pendaglio stilizzato della rosa di Rodi, l'isola del sole.Mi guardò e, tra le lacrime che brillavano nei suoi occhi come le luci dell'albero di Natale che non avevo, mi sorrise, mandandomi un lieve bacio con le labbra.E fu in quel momento che ebbi la certezza che lei, Caterina, sarebbe stata il più bel regalo di Natale che io avessi mai ricevuto.Le mie mani carezzavano i seni caldi e morbidi di Caterina.La mia lingua esplorava estasiata il suo sesso bagnato, tiepido e profumato. La ragazza gemeva sommessamente, completamente abbandonata sul letto.Poco prima era stata lei a darmi il piacere: la sua bocca e la sua lingua avevano danzato a lungo sull'asta del mio pene, con una partecipazione ben diversa da quella volta in auto.Staccai la bocca da lei e risalii lungo il suo splendido corpo; la sua mano afferrò il pene e lo appoggiò a quel delizioso mistero che aveva tra le gambe perfette.Ed io affondai, prima lentamente, poi aumentando il ritmo, in quel morbido cuscino di seta che erano le sue pareti interne.Ora, finalmente, mi sentivo diverso: non ero più quell'uomo insicuro e tremebondo di prima. Anche lei mi amava e questa consapevolezza mi aveva trasformato.La penetravo con gioia, la prendevo con passione ed ardore, strappandole grida di piacere e parole d'amore.Andammo avanti per ore, in una confusione di sentimenti e di corpi, in un intreccio di sensazioni e di membra, lei bevendo il mio seme, io succhiando il suo nettare.Ed era quasi Natale.Seduto al tavolo della cucina sto bevendo un caffè.E' quasi ora di andare in ufficio.Alzo gli occhi e vedo Dinos alle prese con la sua zuppa di cereali. Ha quasi otto anni, ora. E mi chiama papà.Ed io mi sento in tutto e per tutto il suo papà.Dalla porta sul corridoio entra Caterina, in pigiama, ancora assonnata.E' bellissima: ha in braccio Dimitri, il nostro piccolo figlio di due anni.Ci guardiamo e ci diciamo con gli occhi il nostro amore.Avevo ragione io.C'è sempre una speranza per tutti.C'è sempre un futuro migliore.Dobbiamo saperlo cercare, dobbiamo saperlo trovare.Dobbiamo imparare a cercare il nostro più prezioso regalo di Natale.E, una volta trovato, non lasciarlo mai più.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-1292890831344953057?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/-Lqti38oMb8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/1292890831344953057/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/regalo-di-natale.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/1292890831344953057?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/1292890831344953057?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/-Lqti38oMb8/regalo-di-natale.html" title="REGALO DI NATALE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8nm2sdIoI/AAAAAAAAAEc/f2QdK8OFhcE/s72-c/imagesCA54UHNR.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/regalo-di-natale.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkAERHg_eCp7ImA9WxJTFEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-5286115415170277400</id><published>2009-04-22T16:17:00.005+02:00</published><updated>2009-04-22T16:31:45.640+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-22T16:31:45.640+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard Sex" /><title>STUPRO - LA DONNA DEL MIO AMICO</title><content type="html">&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8od5EYpYI/AAAAAAAAAEs/QzfaGWVzFKw/s1600-h/09.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327521378203116930" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 273px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8od5EYpYI/AAAAAAAAAEs/QzfaGWVzFKw/s400/09.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Lea stava imprecando sul bordo del'isolata strada di campagna… erano le due e trentacinque di giovedì tredici agosto e stava impegnando tutte le proprie forze nel tentativo di cambiare la ruota della sua Yaris, quando s'avvicinò una vecchia 164 rossa con a bordo quattro ragazzi. Brutti ceffi, arie da galera, tipi poco raccomandabili. "hei, bella, serve una mano ?" chiese quello a fianco del guidatore, aprendo lo sportello. "No, grazie, ho quasi finito…" rispose Lea, per niente convinta dei quattro individui. "Lascia, faccio io…"ribattè Fausto prendendole il crick dalle mani. Ci mise pochi minuti a cambiare la ruota e mentre Lea, nervosissima (gli altri tre nel frattempo erano scesi dalla vettura e le si erano avvicinati…) si apprestava a congedarlo con gentilezza, la lama di un coltello brillò alla luce della luna d'agosto e si posò sotto il suo mento. "Vieni con me !" fu il secco ordine di Paolo. Che la portò sino alla 164 e la fece sedere sul sedile posteriore. Fausto e Tony presero la Yaris di Lea mentre Paolo e Ciro stavano sulla grossa Alfa. Svicolarono in una stradina di campagna ed arrivati in una larga piazzola, spensero le luci. La fecero uscire dalla vettura e tirarono giù il ribaltabile: era chiaro ciò che volevano da lei… La denudarono in piedi, palpandola ovunque. Lea era nuda, stretta tra i quattro ragazzi, con le loro mani sulle poppe, sul culo, sulla fica, sulla pancia, sulle cosce, sulla schiena, infine la trascinarono nella vettura. Fausto stava in ginocchio sul sedile, con le mani le serrava fortemente le caviglie e fissava le grosse tette che danzavano mentre se la scopava. Paolo, sdraiato sopra di lei, le venne nella pancia, stringendo i grossi glutei della ragazza. Tony se la scopò alla pecorina, riempiendole la pancia di sborra e strizzandole le grosse tette. Ciro la inculò fino alle palle. Il tutto non durò nemmeno un'ora, dopodichè Lea si ritrovò da sola a guidare verso casa, fumando nervosamente e cercando di pensare solo alla guida. Si accostò quando si accorse che a causa del lavoro di Ciro il culo aveva perso elasticità e si cagò nelle mutandine. Appoggiò la testa al volante e pianse per più di un'ora. Passarono alcuni mesi da quel giorno. Era una notte di marzo. Lea percorreva la lunga strada che tagliava la campagna deserta, quando venne sorpassata da una macchina con a bordo tre giovani che la fissarono rivolgendole baci e sorrisi. Elana rispose strizzando l'occhio a quello a fianco dell'autista. La Punto con i tre ragazzi a bordo mise la freccia e si accostò sul ciglio della strada. Per tutta risposta Lea accelerò violentemente e si perse nella notte. La ritrovarono un paio di chilometri più avanti, intenta a cambiare una ruota ed accostarono. "Serve aiuto ?" domandò gentilmente uno dei giovani che nel frattempo era sceso dalla vettura, e trasalì nel vedere che Lea, inginocchiata nel tentativo di inserire la ruota di scorta, aveva un capezzolo fuori dal reggiseno. "Mi faresti un grande favore…" rispose Lea con un sorriso ammaliante, con gli occhi del giovane sempre puntati sul capezzolo in libera uscita. "Hai un capezzolo fuori…" fece osservare il ragazzo, mentre gli altri due si erano avvicinati alla Yaris. "Non ti piace ?" ribattè Lea abbassandosi le spalline del vestito e liberando le due grosse tette… Pochi minuti dopo era nuda sulla Punto con un grosso cazzo infilato nel culo, mentre gli altri due ragazzi si raccontavano di come se l'erano scopata. A giugno fu il turno di altri due. Ad agosto altri quattro. Ci furono più di trenta casi di aids nell'anno da quelle parti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;h1&gt;La Donna del mio Amico&lt;/h1&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho appuntamento a casa del mio amico Claudio alle ore 14. 00. Sono già d'accordo con lui che, in caso di una sua assenza, lascerò a Sara, la sua ragazza, il libro di cucina che gli avevo promesso. Arrivo, come mi capita di sovente con un certo ritardo. Lui è già uscito per lavoro. Salgo in ascensore e penso a lei, a come sarà vestita. Penso che mi piacerebbe vederla scollata, cosa inusuale; lei ha un seno piccolo, che nella sua mente rappresenta, lo so per certo una sorta di limite. Mi interessano di meno le sue gambe, pure molto sensuali, forse perchè le ho già viste tante volte. Sì, vorrei proprio che indossasse una maglietta larga, così da intravvederne, in caso di certi spostamenti, le forme del piccolo seno, oppure il seno stesso, se fossi fortunato; ma mi concedo poche speranze, lei abitualmente indossa un reggiseno. Suono finalmente alla porta. Mi apre lei e, sorpresa, è solo in un costume da bagno a due pezzi; sta prendendo il sole in terrazzo, mi spiega. La speranza di vederle il petto è ormai nulla, mi dico. Ma non ne sono poi così dispiaciuto; appena si dirige verso il terrazzo, invitandomi a seguirla, noto il suo culetto magnifico, piccolo e al tempo stesso armonioso, che non vedevo da qualche tempo, così, dall'ultima vacanza trascorsa insieme, almeno due anni prima. Mi fa accomodare mi offre da bere, mi spiega che Claudio è uscito da pochi minuti, ringraziandomi comunque per il pensiero del libro; non fa nulla, le dico. A questo punto, mi offre di prendere il sole con lei. Accetterei, le dico, ma sotto i pantaloni, non ho il costume; solo un paio di slip. Lei mi dice che non è un problema; acconsento. Dopo un poco, discutendo, le dico che sono fortunati con il loro terrazzo all'ultimo piano del palazzo; nessuno che li possa vedere, mentre prendono il sole, anche nudi, volendo. Lei ride, facendomi notare che comunque sarebbe difficile, data la sua pudicizia. Proprio allora rialzandosi, e passanomi a fianco mi rimette il culetto sotto il naso in bella vista; si piega per prendere altre bibite. Noto che il mio pene sta avendo un'erezione: sono ovviamente in imbarazzo. Temo mi esca dagli slip; non ho neanche il tempo di girarmi che lei si volta e lo nota, ne sono certo. Non diciamo nulla; penso alla figura di merda, a cosa racconterà a Claudio al suo ritorno, quando noto, con la coda dell'occhio che comincia a fissarmi proprio lì. Rieccitato riprendo la mia erezione. A quel punto decido di giocare a carte scoperte. Scusami, le dico, ma come avrai notato, mi ecciti. Mi spiace per Claudio, ma è cosi. D'altro canto sei tu ad avermi convinto a prendere il sole così. Lei rimane colpita dalle mie parole e mi invita a togliermi gli slip, laddove ciò mi possa essere d'aiuto. Non dirà nulla a Claudio, non me ne devo dar colpa, mi dice. È una reazione naturale. Quelle parole non mi fanno capire più niente. Starà scherzando, penso; ma so che non è possibile, data la sua timidezza. Allora mi sfilo gli slip e sono eccitatissimo. C'è un momento di imbarazzo, è ovvio. L'erezione non se ne andrà da sola, lo so. Dopo un poco, lei mi fissa di nuovo e sorride. A quel punto le chiedo scusa, ma io devo masturbarmi. Mi risorride. Comincio. Noto che anche lei è eccitata. Si muove. Non sta ferma. Penso che è incredibile, ma forse scoperemo. Lei si alza. Le chiedo un aiuto. Si avvicina. Sorride di nuovo. Mi prende il pene eretto come non mai, in mano. Le chiedo se possa prendermelo in bocca; ormai ho perso ogni inibizione, ogni controllo. Lei mi dice che non lo fa mai, neppure con Claudio. Non insisto. Sto comunque godendo. Le chiedo di fermarsi. Le sfilo le mutandine per prime. La cosa che mi eccita di meno in lei, il pensiero che mi ha sempre eccitato di meno in lei, sarò pazzo, ma è la figa. È la prima cosa che guardo, quasi disinteressato. Poi la faccio voltare, le guardo finalmente il culo nudo, le chiedo di masturbarmi di nuovo. Sto per venire una prima volta, non sarà l'ultima, lo so. Sto per sfilarle anche il reggiseno. Ha due tettine piccole, così delicate. Vengo, le dico: vorrei farlo addosso a te; ma lei non vuole. Vengo dove capita. Lo sperma finisce tutto per terra. Ora però sono io a toccarla, a leccarle la fichetta ormai bagnata. Più gode e più godo; le spiego che vorrei andare oltre, che già lo stiamo facendo. Non dice no adesso; non dice nulla. Allora allungo un dito tra le sue natiche; lei è di nuovo perplessa; smetto di colpo di leccarle la fica, lei mi prega di ricominciare. Allora io riallungo le dita dietro; finalmente mi lascia fare. Ora le rilecco meritatamente la fica. Il buco del culetto è vergine, si straintuisce. Lentamente, ma molto lentamente, con dolcezza, il dito medio vi si inflila; gode, anch'io con lei. Mi alzo, le chiedo di girarsi. Lei però mi chiede di metterglielo prima nella figa; acconsento. Avanti e indietro; è bellissimo. Penso a Claudio. Non mi sento in colpa; in una situazione eccezionale potrei accettare lo stesso da lui. Questa è una situazione eccezionale. Ora riprendo a toccarle il culo. Questa volta le dita sono due. Lei ci sta. La giro. Mi vedo davanti quel culo da favola. Vorrei venirle dappertutto. Cerco di entrarci. È difficile. Ha un buchetto stretto già per la fica, figuriamoci dietro, non avendolo mai usato. Ma questa situazione mi eccita a dismisura. Sento i suoi gemiti, mi implora ad essere delicato. La ripenso a com'era pochi minuti fa, così trattenuta; cosa le avrà fatto cambiare idea; ormai ci sono quasi; sta entrando, è dentro. Godo troppo, così anche lei. Vado su e giù. Mi implora di continuare. Lo faccio. Quando sto per venire le chiedo di potergli mettere, solo per soddisfazione personale l'uccello sulle tette. Sulle tette, badate, non tra le tette. Sono così piccole che una spagnola propriamente detta sarebbe impossibile. Gliele accarezzo col pene duro, per un poco. Sembra apprezzare, al punto che ora lo vuole anche in bocca. Non sia mai, penso, ed eccola accontentata. Poco dopo, vengo; lo faccio copiosamente nella sua bocca; lei non capisce più nulla, è evidente. Lascia uscire, lentamente, il mio sperma dalla sua bocca. Va giù, tocca le tettine, se lo spalma sopra; poco dopo ricominciamo; siamo in soggiorno, ora; le sollevo le gambe; il suo culo poggia sul divano ora; mi è venuta voglia della sua fichetta; non appena sento di venire le guardo i peli tutti intorno, estraggo il cazzo duro e le vengo addosso; sulla pancia, sullo stomaco, ma soprattutto, in faccia e sui capelli.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-5286115415170277400?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/JjlXv_ULOtw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="STUPRO - LA DONNA DEL MIO AMICO" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/5286115415170277400/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/stupro-la-donna-del-mio-amico.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5286115415170277400?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5286115415170277400?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/JjlXv_ULOtw/stupro-la-donna-del-mio-amico.html" title="STUPRO - LA DONNA DEL MIO AMICO" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8od5EYpYI/AAAAAAAAAEs/QzfaGWVzFKw/s72-c/09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/stupro-la-donna-del-mio-amico.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A08HQn05eyp7ImA9WxJTFE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-7632993609360370216</id><published>2009-04-22T16:14:00.003+02:00</published><updated>2009-04-22T16:17:13.323+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-22T16:17:13.323+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Uomo Donna" /><title>FAVOLA NERA</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8mh6tiU4I/AAAAAAAAAEU/ZFShjZ_Hs9Y/s1600-h/imagesCA27VW8L.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327519248340374402" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 131px; CURSOR: hand; HEIGHT: 170px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8mh6tiU4I/AAAAAAAAAEU/ZFShjZ_Hs9Y/s400/imagesCA27VW8L.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli avvenimenti che mi appresto a portare alla tua attenzione, benevolo lettore, rimangono, seppur siano passati 5 anni, incisi nella mia memoria così vivamente che ancora adesso dubito del tempo passato.&lt;br /&gt;Il mio racconto potrà sembrarti laborioso, a tratti forse confuso, ma è reale e perciò tengo vivamente a darti un quadro completo, seppur sempre limitato se posto a confronto all’eternità degli avvenimenti, della situazione in questione; non so se ti annoierai, o se troverai incantevoli quanto me le circostanze che mi hanno trascinato nella perdizione sensoriale, ma concedimi di dire che se persevererai sino alla fine, non avrai di che pentirtene!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo ancora quando, negli anni della mia fanciullezza, mia madre soleva raccontarmi le fiabe che accompagnavano l’origine dei miei sogni e rimembro ancora, come fosse ieri, il prologo ricorrente con il quale la mia dolce mamma esordiva: “C’era una volta…”, quelle quattro semplici parole evocavano in me immagini lontane, di un tempo passato, di un luogo incantato e seppur fossi solo un bambino sapevo che, per quanto tristi e malinconiche potessero sembrare quelle favole, tutto alla fine sarebbe finito bene, e i personaggi positivi, i miei allora eroi, sarebbero stati felici.&lt;br /&gt;Non ravviso dunque il motivo per cui oggi non debba farlo anch’io, si ho oramai deciso, lo farò, darò inizio alla mia narrazione con un semplice, sognante e fiabesco….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era una volta la mia migliore amica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia compagnia era composta allora da una cerchia di pochi amici, veri, profondamente uniti da anni di esperienze condivise, rispetto reciproco e un affetto fuori dal comune; adoravamo definirci fratelli e forse inconsapevolmente ci avvicinavamo più di quanto immaginassimo a questa definizione…ma la vita, e questo allora non lo sapevo ancora, a volte è davvero dispettosa e a volte anche i fratelli si perdono di vista. Così fu.&lt;br /&gt;La causa era da attribuirsi alle separazioni sentimentali in corso, la mia storica ragazza ed io ci lasciammo, così come Lady D. la mia migliore amica, si separò dal suo compagno.&lt;br /&gt;Tutto questo finì per destabilizzare le abitudini della nostra fin lì felice vita sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche settimana dopo, il mio telefono vibrò, il breve messaggio che lessi mi riempì di gioia, Lady D. mi invitava ad uscire per svagarci un po’ e parlare delle vicissitudini dell’ultimo periodo.&lt;br /&gt;Passai a prenderla la sera stessa, comprammo una bottiglia di Martini e andammo al mare, li l’atmosfera sarebbe stata ideale per i nostri discorsi personali; ci distendemmo sulla profumata sabbia con la sola notte a farci compagnia. Passò del tempo, non so quanto, non importa, un cumulo di pensieri, di sfoghi emotivi e di rimpianti di varia natura si susseguirono uno dopo l’altro, senza tregua. Tutto era così perfetto, avremmo potuto continuare a parlare per ore, lì sotto quel cielo così quieto che quasi sembrava divertito dalla forza della nostra conversazione, tuttavia il freddo iniziò a farsi avvertire. Sebbene il clima siculo sia ritenuto da molti meraviglioso e seppur l’alcol avesse già sortito in noi i suoi auspicati effetti, passare un’intera notte di febbraio in una spiaggia, credimi, non è cosa piacevole.&lt;br /&gt;Tornammo quindi in macchina barcollando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena entrati ci abbracciammo, io e la mia “sorellina”, ci abbracciammo come già avevamo fatto una miriade di volte in passato, tuttavia qualcosa sembrava essere cambiata, non ero in grado di capire cosa, forse non ero nemmeno pronto per comprendere quello che da li a poco sarebbe accaduto. La testa mi girava, intensamente, sempre più forte, i sensi fino ad allora assopiti sembravano adesso prender vita, finché la sua lingua, lentamente, fugacemente, senza vergogna si insinuò nella mia bocca; un impulso irrefrenabile, inconsapevolmente si impossessò di me, la desideravo, cazzo desideravo la mia migliore amica nonché ragazza del mio migliore amico, o almeno così la vedevo ancora.&lt;br /&gt;Mi sentii in colpa, ma la trasgressione mista alla paura delle conseguenze di quel gesto, abbatterono quel residuo di inconscia inibizione che aleggiava intorno a me. Bramavo inconfutabilmente all’idea di possederla, anche se solo per una notte e questo desiderio travolse i miei sensi irrimediabilmente, senza possibilità alcuna di salvezza.&lt;br /&gt;Le sfilai abilmente il maglione e le strappai via il reggiseno, con forza, così velocemente che lei quasi non se ne accorse. Il piccolo neo blu che sembrava esser stato posto da non so quale sconosciuto disegno divino sul suo seno, si distingueva ora chiaramente nel candore della sua pelle. Le nostre lingue non chiedevano altro che incontrarsi e danzavano freneticamente sulle note del brano degli “Enigma” che puntualmente l’autoradio suonava per noi, solo per noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto appariva così irreale, tuttavia stava accadendo davvero, pensai di fermarmi, ma qualche istante dopo ebbi la piena consapevolezza che lo volevo, con tutto me stesso volevo semplicemente fare l’amore con lei.&lt;br /&gt;La mia mano scivolò sapiente lungo il suo addome, fin dentro i pantaloni aderentissimi di pelle nera, oltrepassò senza ulteriori esitazioni il finissimo tanga, legittimo guardiano di quel tesoro ora da me fortemente desiderato, scostandolo appena. Iniziai a toccarla, dapprima lentamente poi sempre con più ardore finché non la sentii gemere dal piacere.&lt;br /&gt;Ci guardammo negli occhi per un istante, il nostro famigerato collegamento mentale collaudato negli anni non necessitava di parole, “perché cazzo siamo ancora vestiti?” sembravano dire i miei occhi, “perché cazzo non sei ancora dentro di me!?” ribatteva sicuro il suo sguardo...pochi istanti dopo eravamo completamente nudi, io sopra lei; poggiai allora il mio membro appena nella sua fessura già bagnatissima e mi fermai a guardarla; che creatura incantevole! il suo corpo fino ad allora misterioso si mostrava adesso in tutta la sua pura e luminosa magnificenza, sinuoso, leggiadro, proporzionalmente perfetto…i lunghi capelli rossi incorniciavano il suo viso e ricadevano sciolti, abbondanti tra le mie braccia, il suo respiro sempre più affannoso sembrava dirmi “che aspetti…scopami come nessuno ha mai fatto!” ma io non avevo alcuna fretta, sebbene ardessi, volevo semplicemente impazzisse di piacere.&lt;br /&gt;Allungai così una mano, afferrai la bottiglia di Martini e versai lentamente il contenuto, seppur oramai limitato sulle sue labbra rosee, poi sul collo, il giovane seno e ancora sulla pancia.&lt;br /&gt;Ero giunto al sommo culmine dell’estasi, l’ardore peccaminoso divampava in me trascinandomi nell’oblio. Solo in quel momento affondai con un solo movimento, con tutta la mia forza il mio sesso interamente dentro di lei. Iniziai a scoparla come non avevo mai fatto con nessun altra prima, e più io spingevo e più lei mi urlava di farlo con maggiore forza, e più io forzavo e più lei sembrava ne volesse. Sorrideva la mia sorellina “stronza”, sorrideva, sembrava mi sfidasse!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere era immenso, i miei sensi ottenebrati, e per un attimo temetti di esplodere, ma non potevo lasciarla andare così, non ancora, dovevo ancora dimostrarle chi ero, il mio scopo non era ancora stato raggiunto.&lt;br /&gt;Mi abbassai allora verso il frutto proibito che era stato il mio rifugio in quei precedenti attimi infuocati e lo ricoprii di baci ardenti, la mia lingua percorreva esperta quei sentieri che si presume regalino alle creature femminili quelle famigerate sensazioni che a me non è dato conoscere, il sapore dei suoi umori si mescolava a quello del Martini. Infilai allora un dito, poi due, ancora tre, infine quattro, solo allora riuscii a sentire le sue celestiali urla di piacere al di sopra della musica, e solo allora mi ritenetti limitatamente soddisfatto anche se non ancora del tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lady D. mi spinse via verso il mio sedile, la “sfida”, se di sfida è lecito parlare, era appena iniziata. Voleva dimostrarmi la sua riconoscenza per quell’orgasmo così impetuoso, prese quindi il mio pezzo in mano, con delicatezza e sicurezza insieme, con verginale pudore e peccaminosa concupiscenza, come se una miscela di diverse emozioni attraversasse la sua mente, lo avvicinò poi dolcemente alle sue morbide labbra, lo infilò in bocca ingoiandolo, dapprima lentamente e poi sempre più con foga e così ancora, sempre più forte e si fermò solo quando mi sentì vicino all’orgasmo; salì allora su di me e in pochi minuti la sentii fremere di piacere più volte.&lt;br /&gt;Affondava i colpi sempre più con forza e precisione, danzava, così come una strega, contorcendosi, danza il suo sabba. Mi sentivo scoppiare, non potevo più resistere; la spostai allora sul sedile accanto, le salii sopra e la penetrai poggiando la sua gamba sulla mia spalla, il suo delicato piedino sembrava giocare divertito con la mia bocca. Sentivo di poter riempire tutto il suo essere, le nostre lingue si cercavano nel buio, continuai con forza in un ritmo frenetico, velocemente, sempre più, quando in un incedere incalzante di grida di piacere e dolore, mi ritrassi e venni come mai in tutta la mia vita, inondando il suo ombellico ed il seno finché caddi esausto su di lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci accasciammo, senza proferir parola alcuna, la mia guancia sul suo seno, i soli sospiri ad incantare il silenzio spettrale del momento, l’album degli Enigma, come per incanto, quasi sospettasse fosse giunto il momento della quiete, era appena terminato. Qualche minuto dopo ci guardammo intensamente, consci di una nuova era appena iniziata e io le sussurrai: -cazzo cosa abbiamo combinato!- e lei con un sorriso che non avevo mai notato prima, carezzandosi una ciocca di capelli intonò: -già, ma possiamo fare di meglio, non credi?- e ci concedemmo una sonora risata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è stato dopo, riecheggia ancora nella mia mente…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo malinconico, toccante istante custodisco gelosamente questo foglio di carta, pochi minuti fa del tutto bianco e la matita oramai spuntata. Qui, seduto sulla finissima sabbia che fu teatro dei su citati accadimenti, rimembro, ebbro di passione, gli ultimi anni della mia vita, gli inaspettati momenti che furono e che, ahimè, mai torneranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho esordito con un “c’era una volta la mia migliore amica”...già, una volta Lady D. era la mia migliore amica, da quella notte divenne la mia compagna di vita e nei seguenti 3 anni, incontri di questa sconvolgente entità si son susseguiti a centinaia.&lt;br /&gt;La logica mi imporrebbe adesso di concludere con un “….e vissero felici e contenti!”, ma questo è un finale da fiaba per bambini, mentre quello che hai avuto modo di leggere, carissimo lettore, è una favola nera, come nera è la tinta della nostra realtà…e nel mondo reale, che lo si voglia o no, per quanto esuli dai nostri desideri, tutto è destinato a finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GotiK&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-7632993609360370216?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/8HocVGG0qyw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/7632993609360370216/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/favola-nera.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/7632993609360370216?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/7632993609360370216?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/8HocVGG0qyw/favola-nera.html" title="FAVOLA NERA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Se8mh6tiU4I/AAAAAAAAAEU/ZFShjZ_Hs9Y/s72-c/imagesCA27VW8L.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/favola-nera.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0cEQHo4eSp7ImA9WxJTFE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-5171445105273202275</id><published>2009-04-20T21:16:00.004+02:00</published><updated>2009-04-22T16:03:21.431+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-22T16:03:21.431+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incesto" /><title>LA MIA CARA ZIA - NON CREDEVO FOSSI TU MAMMA</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezKsrl80sI/AAAAAAAAADs/mUGiRARY5PI/s1600-h/10.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326855328237408962" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 267px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezKsrl80sI/AAAAAAAAADs/mUGiRARY5PI/s400/10.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a title="Permanent Link to La mia cara zia" href="http://www.raccontidisesso.net/2007/racconto-di-sesso/la-mia-cara-zia/" rel="bookmark"&gt;La mia cara zia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Posted in &lt;a title="Visualizza tutti gli articoli in Incesti" href="http://www.raccontidisesso.net/category/incesti/" rel="category tag"&gt;Incesti&lt;/a&gt; on Settembre 1st, 2007 by admin&lt;br /&gt;Era la sera della vigilia di natale, tutta la famiglia e riunita a casa dei nonni.Ci sono proprio tutti zii, zie e cugini, e c’è anche lei mia zia F.Spesso era stata la protagonista dei miei libidinosi sogni adolescenziali, ed ora anche se era passato qualche anno non passava certo inosservata.Il suo aspetto di donna matura, ha quaranta anni, i suoi lunghi capelli castani che le ricadono boccoluti sulle spalle, le sue labbra carnose, i suoi occhi verdi, ma sopra tutto il suo generoso seno, che lei evidenzia sempre indossando camicette o top attillatissimi, le conferiscono quell’aria da porca che aveva anche quella sera.Sedeva a tavola accanto a me, ed io non riuscivo a staccare gli occhi dalla scollatura della sua camicetta di seta bianca, intravedevi i suoi seni avvolti in un reggiseno di pizzo nero, e fantasticavo.Lei mi sorrideva e chiacchierava amabilmente con me, era impossibile che non si fosse accorta dei miei sguardi, infatti verso la fine della cena mi disse:&lt;hai&gt;Io interpretai la sua frase come un invito e fatto più audace allungai una mano sotto il tavolo fino alle sua gambe, mi insinua nel profondo spacco della sua gonna di pelle nera e l’appoggiai sulle sue gambe, temevo il peggio, ma lei sorrise e esclamò&lt;br /&gt;&lt;questo&gt;le riempii il bicchiere, lo vuotò subito, e dopo passò la sua mano sopra la mia patta, il mio cazzo era duro, pietrificato, lo accarezzò un’ attimo, poi apri leggermente le gambe.Io non ho resistito all’invito ed ho lasciato salire la mia mano lungo le sue cosce avvolte in fini calze nere fino alla sua fica, era calda, ho scostato le mutandine.Lei mi guardava, i suoi occhi erano lucidi, si inumidì le labbra con la lingua e disse&lt;voglio&gt;sfilai il dito, nascondendolo con il tovagliolo lo portai alla bocca e lo ripulii, il suo sguardo non si staccava da me, le passai il vassoio della carne.Terminata la cena ci fu la noiosissima cerimonia dello scambio dei regali, io non mi allontanavo troppo da lei così da riempirle sempre il calice di champagne e da sfruttare ogni occasione per sfiorare il suo corpo.Verso l’una tutti cominciarono a salutare i parenti ed a fare ritorno a casa, lei indosso la pelliccia e venne a salutare mentre le davo un casto bacio da nipote a zia le leccai il lobo con la lingua, lei mi disse&lt;ho&gt;poi andò via.Usci subito dopo di lei, la vidi salire in macchina e mettere in moto, la seguii e la raggiunsi sul portone di casa sua, mi sorrise e mi fece entrare.Le infilai la lingua in bocca la sua era calda, si muoveva abilmente. Sentivo la sua mano che mi slacciava i calzoni, che lo tirava fuori, appena fu libero le dissi&lt;hai&gt;&lt;si!&gt;La spinsi giù a terra in ginocchio, lei subito lo prese in bocca cominciando a succhiarlo avidamente, avvolsi una mano nei suoi lunghi capelli per guidare il ritmo di quel meraviglioso pompino, ma non vene era bisogno evidentemente ai miei piedi vi era una delle più abili troie della città.&lt;succhi&gt;Mi sorrise con aria da porca senza sfilarselo dalla bocca, mentre con l’altra mano si stava furiosamente masturbando.Le riempii la bocca di sperma, lei venne insieme a me, rivoli di saliva mista a sperma le colava dai lati della bocca mentre mi sorrideva felice. Ci baciammo&lt;mi&gt;Le tolsi la camicetta scoprendo così i suoi seni, cominciai a leccarle i grandi capezzoli.Intanto lei mi accarezzava il cazzo, lo sentivo tornare duro nelle sue abili mani,&lt;andiamo&gt;mi disse e si alzò, tenendomi per mano mi guidò fino alle scale.Comincio a salire davanti a me, io impazzivo alla vista di quel culo e di quelle tette che mi ballonzolavano davanti agli occhi. La spinsi avanti con violenza e sollevatale la gonna avvicinai il mio cazzo al suo culo, lei si voltò e vidi uno sguardo perverso nei suoi occhi, cominciai a spingerlo dentro, dentro al suo culo.&lt;br /&gt;&lt;no!&gt;mi disse,&lt;cosa&gt;&lt;e’&gt; risposi, &lt;non&gt;&lt;stai&gt;fu la sua risposta… la strada per il letto era ancora tanto lunga.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;h1&gt;Non credevo fossi TU MAMMA&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Posted in &lt;a title="Visualizza tutti gli articoli in Incesti" href="http://www.raccontidisesso.net/category/incesti/" rel="category tag"&gt;Incesti&lt;/a&gt; on Agosto 19th, 2007 by Kiashan1&lt;br /&gt;Ho 22 anni, mi chiamo Bruno. Io, e i miei genitori, ci siamo trasferiti nella casa fattoria di zia Gloria, sorella di mia madre. Siamo qui da lei perché casa nostra è momentaneamente inagibile a casa di una disinfestazione in atto. Cosi visto che è luglio ne abbiamo approfittato per fare una settimana di vacanza anticipata. La zia Gloria ha la fattoria immersa nel verde della maremma toscana. Solitamente in agosto la zia apre la casa ai vari turisti per guadagnare qualche soldo extra sfruttando la casa come agriturismo. Quindi per adesso non c’è nessun ospite, in tutta la fattoria ci siamo solo io, mio padre, mia madre Anna, Gloria, mia zia, suo marito e mio cugino Daniele. Arriviamo a casa della zia il pomeriggio sul tardi, ci sistemiamo nella camere, io ho la mia doppia e i mie la loro.Sono molto contento di questa vacanza inattesa, sono sempre contento quando posso stare con mia zia. Il mio sogno erotico di adolescente mai dimenticato. La zia è molto carina, e io come al solito mi isolo da tutto e da tutti e mi incollo a mia zia, nella speranza che le possa toccare, annusare, spiare.A cena mia madre e Daniele arrivano leggermente in ritardo, la zia li guarda con un sorriso complice e malizioso, ma è solo un attimo, e io per tutta la sera non poso fare a meno di fantasticare sul fatto che mia madre e mio cugino siano andati nel fienile a scopare. Cosa che peraltro io avrei voluto fare con la zia. Mi diverte il fatto che quando me la porterò nel fienile ci troveremo di fianco a Daniele intento ad incularsi mia madre.Passano i primi due giorni ed io di occasioni per fare la prima mossa con la zia non ne ho alcuna, ma noto, e sembro farlo solo io e la zia, che ogni tanto Daniele e la mamma se la squagliano. I mie sospetti diventano sempre più pesanti, ma non voglio darci troppo peso.Daniele è un bambino ha 16 anni, certo che pero’ in effetti mia madre è davvero attraente, voglio dire probabilmente se non fosse mia madre, starei attaccato alle sue sottane piuttosto che a quelle della zia.&lt;br /&gt;Tutte e due hanno un bel fisico, anzi, forse la zia è messa meglio, più giovane di un paio d’anni 43, 45 mia madre, un seno medio grande e decisamente sodo, più di una volta ho capito benissimo che non indossava nessun reggiseno, eppure le sue poppe non accennavano al benché minimo segno di decadenza, mia madre invece era leggermente più sproporzionata, un seno enorme, una quinta abbondante, cadente, ma molto eccitante.Certo quando dico cadente non intendo di quei seni che ti arrivano alle ginocchia, anche senza reggiseno, lottavano bene anche loro, ma non certo come quelli della zia.Ma in più la mamma ha una faccia che ti invoglia a sbatterla, sempre un po’ disordinata, i capelli sparsi, come se se la stessero chiavando i quel momento.Ma nonostante questo mi sembra strano se non impossibile che lei abbia concesso certi privilegi al nipote. La terza sera mi decido, è la mia serata. Sono tutti a letto tranne i due mariti, che rimarranno alzati fino a tardi a vedere una serie di partite di un torneo di calcio. Mentre sono in camera a masturbarmi penso a mio zio che ignaro di tutto sta guardano la partita mentre io tra poco gli scoperò la moglie. Una mezz’oretta dopo metto la testa fuori dalla porta di camera mia, cammino attento a non far rumore, da sotto sento le voci dei due che guadano la tele e sorrido.Ho un solo dubbio… “Cazzo queste porte sono tutte uguali. No, sono sicuro, questa è la porta della camera di mia zia.” Apro la porta senza far umore entro in punta di piedi, mi spoglio e mi infilo nel letto di Gloria.&lt;br /&gt;Lei dorme o sembra dormire, il buio della stanza non mi permette di vedere molto, devo affidarmi unicamente al tatto. Sono nel letto con mia zia, io sono nudo e ho il cazzo duro, allungo un mano, accarezzo tutta la schiena della zia fino ad arrivare ai glutei e cazzo, anche lei è nuda. Vuoi vedere che questa troia mi stava aspettando? La cosa mi eccita ancor di più, lei mi da le spalle, io la bacio sul colo, e le palpo le cosce mentre le faccio sentire la piacevole pressione del mio cazzo duro sulle sue natiche.La zia lancia dei piccoli gridolini. Non sta dormendo, bene, vuole che la fotta. Eccome se lo vuole. Sento la sua mano muoversi furtiva sotto il lenzuolo e affermi il cazzo iniziandomelo a masturbare. È bravissima, a giudicare dai suoi gemiti con l’altra mano si sta strofinando il clitoride. Decido d’andare a controllare. Inoltro una mano da dietro fra le sue cosce, il medio sente per primo la fessura dilatata delle grandi labbra, e seguito dall’indice si fa largo in quel lembo di carne, sditalino la zia senza ritegno, immediatamente le dita si cospargono dei suoi copiosi umori femminili, e ben presto mi accorgo che a lei due dita non bastano, alloro passo a tre e poi a quattro. Quattro dita messe di taglio, è proprio una gran porca la zia, deve aver scopato chissà quanto per avercela cosi sfondata.&lt;br /&gt;La zia Gloria non parla mugola solo di piacere, e con dei semplici gemiti mi fa capire che è pronta per essere presa dal mio cazzone. Stando sempre sdraiata sul lato, allarga un po’ le gambe, mi scappella l’uccello e se lo dirige verso la sua calda fessura bagnaticcia. Com’era ovvio aspettarsi non faccio fatica a infilarle dentro il mio cazzo, appena le sono dentro inizio a pompare energicamente, voglio farle capire con chi ha a che fare. La cosa che mi sorprende è che al posto di urlare il suo piacere la zia muggisce, muggisce come una mucca. Finalmente dopo tanti anni sto realizzando il mio sogno erotico più bello: fottersi la zia Gloria.Sono al buoi, a letto con mia zia, la sto fottendo, e lei muggisce come una vacca inculata dal toro, è il massimo. Questi pensieri mi danno nuove energie, senza uscire da Gloria, la faccio mettere alla pecorina e in quella posizione la penetro con più forza. Allungo le mani e le afferro le tette. Cazzo, mi devo essere sempre sbagliato sulle loro dimensioni, sono molto più grandi di quello che sembrano.Le afferro i capezzoli che sono duri come il ferro e la mungo come una vacca. Sento che devo venire, ma voglio godermi ancora a lungo questo momento, e poi devo assolutamente fare una cosa. Mi rialzo, rimango sempre dentro di lei, ma non mi muovo più. Gloria sembra non capire, ma tutto le torna chiaro quando sento il mio dito giocherellare col suo buco più stretto. Me la voglio inculare. La troietta non oppone resistenza, cosi gli spingo dentro il dito tutto d’un colpo iniziando a dilatargli lo sfintere, ma anche qui vedo che uno non basta, ne infilo due e la zia muggisce ancora. “È proprio una porca” penso “È vogliosa come una puttana, peccato non averci provato prima” è pronta le faccio colare un po’ di saliva sul buchetto, lei mi aiuta allargandosi le chiappe con le mani, io mi insalivo per ben anche la punta del cazzo, forse inutilmente visto quanto è lubrificato dagli umori della zia, e punto il glande sul buchetto.Spingo e come d’incanto le sono dentro. Un muggito più profondo degli altri le esce dalla bocca. È fantastico sento i muscoli dell’intestino stringersi attorno alla mia asta pulsante. La comincio a stantuffare senza pietà. Sono quasi arrivato all’orgasmo quando sento bussare alla porta. Mi blocco di colpo, il sangue mi si gela nelle vene. “Cazzo lo zio” penso “Adesso mi trova qui che sto sfondando il culo di sua moglie nel suo letto. Sono nella merda” Invece no, nessuno entra, solo una voce che parla “Ehi zia ci sei? Sono Daniele zia, ci sei? Fammi entrare se sei sveglia…Anna? Sono Daniele, dai aprimi Anna” Un’altra bussata e poi più nulla. “Sono Daniele…zia?…Anna?” Non riesco a pensare a niente, o meglio mi veniva in mente sola una cosa ma è troppo, è davvero troppo. “Ma chi sei?” mi chiede la donna che sto inculando. E non è la voce della zia. Cazzo è la voce di mia madre. La mamma accende la luce del comodino, si gira a guardarmi, mentre io le sono ancora dentro col cazzo duro. Mi guarda stupita, ma non scandalizzata.Cazzo credeva che fossi Daniele, neanche suo marito, credeva che a scoparla fosse il nipote. E io guardando quei suoi occhi, la sua faccia sbattuta piena di piacere che le avevo appesa regalato, al posto di sprofondare nella fossa della vergogna riesco solo ad eccitarmi maggiormente. “Bruno” mi fa lei con una voce estremamente sensuale “Oh cazzo scu… scu… ma… mamm… mamma scusa non sapevo non volevo non credevo… volevo andare dalla zia Gloria, te lo giuro.” “Calmati, calmati Bruno, sei tutto rosso, mi fai paura, sembra che stai per scoppiare. Rilassati dai” “Rilassarmi? Ti ho appena scopata mamma come posso essere rilassato?” “Già, non ci riesci” E dicendo questo si mette a muovere il culo contro la mia asta che la sta ancora riempiendo “Oh cazzo, scusa mamma sono ancora dentro adesso esco subit…” Le mani di mia madre si muovono rapide stringendomi i fianchi impedendomi qualsiasi movimento. “E no Bruno, non puoi fare come tuo solito che lasci sempre a meta’ quello hai iniziato. Questa cosa la devi finire per forza” “Ma… mamma!” “Se non la finisci tu, lo faccio io” E riprende a muovere il culo. “No, no va bene… faccio io preferisco” E riprendo a stantuffare mia madre nel culo. Dopo i primi momenti di disgusto e di panico inizio a prenderci gusto e ritrovo la baldanza che mi aveva accompagnato fino a quando non s’era acceca la luce.E quando sento che sto per venire rallento ancora il ritmo per prolungare la scopata. Ma stavolta la mamma non è d’accordo “Bruno no, non rallentare. Cazzo sei dentro da non so quanto tempo, mi sta iniziando a far male il buco del culo. Se vuoi continuare a stantuffarmi mettimelo nella fica” L’avrei fatto, se quelle parole non mi avessero eccito più di quanto già non lo fossi, raggiungo il limite e riempio mia madre con una eiaculata da guinnens dei primati, allagandole l’intero intestino “Ahh… vengooo… si mamma, vengooo” “Oh… Brunoooh… bravo cosi mi stai inondando tutta, lo sento bravo…”&lt;br /&gt;Esco da mia madre e mi stendo sul letto di fianco lei. Lei mi guarda, ma io non riesco a fissarla negli occhi, mi sento sporco. Senza dire una parola si muove, Sento che mi afferra il cazzo e che passa la sua lingua sul glande “Ma… cosa fai mamma?” “Te lo pulisco no? È un peccato veder sprecare tanta buona roba” Lei finisce la sua pulizia e si risistema al mio fianco. “Mamma, lo dirai a papa’?” chiedo io impaurito “No, piccolo se non vuoi non glielo dico” “No, non voglio, e anche con te non mi scuserò mai abbastanza” “E cosi volevi andare a scopare tua zia vero?” “Si” “Bene bene, buon sangue non mente” “Ma dimmi, stasera tu e Daniele… cioè tu mi hai scambiato per Daniele che doveva scop… scoparti?” “Si. È da quando siamo arrivati che io e il tuo cuginetto ci troviamo per scopare” “Sai, l’avevo pensato, ma credevo che non potesse esser vero” “E perché tu a 15 anni non sognavi di farti tua zia?” “Si…” “Vedi? È lo stesso, solo che Daniele essendo un semi campagnolo è più diretto, meno timido, ci ha provato e gli è andata bene” “E quando è successo?” chiedo curioso io, come se per un attimo dimentico dove sono e con chi. La mamma non mi risponde, col lenzuolo si copre i seni con falso pudore e con fare scherzoso, mi caccia coi piedi fuori dal letto “Come sei curioso, forza vattene che tra poco arriva tuo padre. E non vuoi farti scoprire da lui vero?” “No, no certo che no vado subito” Sto uscendo dalla stanza quando mia madre mi chiama “Bruno?” “Si ?” “Niente, volevo solo dirti che sei stato fantastico ho goduto davvero tanto” “Anch’io mamma”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-5171445105273202275?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/IsQsVXVbxGM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="LA MIA CARA ZIA - NON CREDEVO FOSSI TU MAMMA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/5171445105273202275/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/la-mia-cara-zia.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5171445105273202275?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5171445105273202275?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/IsQsVXVbxGM/la-mia-cara-zia.html" title="LA MIA CARA ZIA - NON CREDEVO FOSSI TU MAMMA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezKsrl80sI/AAAAAAAAADs/mUGiRARY5PI/s72-c/10.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/la-mia-cara-zia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkEARn08fip7ImA9WxJTEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-7838793041259055914</id><published>2009-04-20T21:08:00.002+02:00</published><updated>2009-04-20T21:10:47.376+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-20T21:10:47.376+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>ANEMONE DI MARE</title><content type="html">&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezIrMj5WfI/AAAAAAAAADk/YIr02NgzcBk/s1600-h/06.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326853103704168946" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 267px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezIrMj5WfI/AAAAAAAAADk/YIr02NgzcBk/s400/06.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel periodo in cui ero lecita preda di una rivoluzione bislacca, vittima di una convinzione che ho sempre ritenuto universale, all’una del pomeriggio, col cielo color fuoco e controvento, scendevo dal treno, persa nel calcolo mentale della seduzione di una salvezza dai contorni incerti.&lt;br /&gt;Sentivo il mio limite patetico spumarmi addosso come un conglomerato di sofferenze represse, un pesante fardello di stoltezza e di verità.L’Amore? Un miraggio dei sensi.L’Amicizia? Puro computo di profitti e perdite.La Giustizia? Nitida filastrocca per piccoli Infanti.&lt;br /&gt;L’organismo vegano mi cresceva addosso come un vello sintetico e spesso, una sagoma indefinita, tentacolare e camaleontica.Fasciava quasi il mio corpo, soffocandolo con una sinuosità insaziabile; come materia composta d’organuli urticanti, dal cui abbraccio composito non c’era alcuna via d’uscita.&lt;br /&gt;Inseguivo maldestra una traccia d’effimera incongruenza negli ideali, nei gusti e nelle percezioni; che si rivelavano alla fine, puntualmente struggenti.&lt;br /&gt;Così, all’improvviso, ho scoperto una dimensione di vita irregolare.La superficie scrostata si poteva arginare, attraverso una danza lenta, la colata planctonica di piacere racchiusa dentro un tramaglio virtuale, in grado di avvicinare e curare due realtà distanti ed asincrone…&lt;br /&gt;Il luogo prescelto è un piccolo caffè fuori del centro, appartato ed elegante.&lt;br /&gt;Appari improvviso e puntuale, quasi disceso dal cielo, dall’unico vicolo laterale sulla sinistra.Come una sentinella, ascolto la tua voce giaculatoria, dal timbro suadente e carezzevole: “Allora sei venuta, non ci speravo…”.Ti guardo spaurita, sembri un solido Antipatario, il corallo scuro emerso dalla colonia del mio abisso profondo.Il volto vissuto e sconosciuto, nel nero spinto dei tuoi occhi immensi, dove traspare il crisma del patimento divino.La mia nuova alternativa di ammorbare il mare con copiosi messaggi incisi dal cursore e custoditi nelle cellule di cristalli liquidi.Noi due esseri polarizzatori, sempre in bilico in un’epistola strampalata e perpendicolare.Miro prontamente la tua bocca polposa e lucida, che sta nutrendo l’oro siderale del sole appollaiato sulla sommità del cielo.In preda ad uno strano smarrimento ignobile, stringo forte al petto la rossa borsetta da viaggio, dove affondo le smorfie porose dei sussulti nell’impasto del cuore.&lt;br /&gt;Entriamo nel locale e ordiniamo qualcosa al banco, con una certa fretta.Ho come l’impressione che tutti dentro il bar, ci stiano osservando.Poi, mi cogli di sorpresa.“Fa caldo, usciamo?”.La tua frase è davvero un soffio cocente che sento avvampare nelle orecchie.Siamo completamente diversi, noi due, fianco a fianco sembriamo due alieni.Tu bello di tuo, altissimo e corvino. Ma già lo immaginavo.Io stranita, vermiglia e rialzata.Di stirpe eucariota, l’essere moltiplicante nelle vescicole e bolle d’acqua mielata.&lt;br /&gt;Ubbidisco. Mi prendi sottobraccio ed io ti lascio fare.Attraversiamo la piazza ed imbocchiamo il vecchio pontile di legno, per finire sul bagnasciuga.L’olezzo di salsedine del litorale mi riempie la gola.Non comprendo bene, ma ho ancora tanta sete.Ti cammino accanto, con il mio tronco mendicante dalle gambe tremule, che ghigna senza voce dal recondito.&lt;br /&gt;Ci avviamo sulla spiaggia ed io da brava specie non identificata, comincio a tessere la tela sui miei passati amanti e le loro labbra succose.Srotolo l’arteria che sa fare duro amore, l’amplesso archetipico con le forme arrotondate.Porpora e turgore, ventre e secrezioni, a lambire intrecci che scendono giù nella schiena, tradendo l’impatto che il tuo braccio sa cingere, nel torbido racconto che propino senza tregua.Tu ascolti, in silenzio, strofinandoti in modo impercettibile alla mia anca.Non puoi ribattere nulla, Lei ti ha lasciato solo e non ci sono argomenti diversi da quelli che mi hai già lanciato, abbracciando al quadrato il mio elaborato intrico.&lt;br /&gt;Fissi la sabbia e procedi, stringendo sempre più forte il mio arto, con le dita avvinte come lacci di cuoio, in procinto d’imprigionarmi.O di strangolarmi.Tu vibri, forte.Io ingroppo la situazione.La scommessa del nostro incontro induce al congiungimento di due contrari, reso adempibile dal substrato informatico espanso, il gemello disidratato del mio mondo d’umidità permanente.&lt;br /&gt;Imprimendo le nostre orme sulla sabbia, già sospetto e gusto i pettorali torniti, i bicipiti, le costole, i capezzoli che s’induriscono, i peli, le vene nell’incavo dei polsi, il cuore che batte, il sangue fluido scorrere sui segreti.&lt;br /&gt;Arriviamo alla prima rada di scogli, quando mi accorgo, improvvisamente, che cambia il flusso del vento.Mi spintoni oltre il rigagnolo d’acqua, spogliandomi con una zampata.Rimango come un coniglio scuoiato, che si divincola guizzando di desiderio.Cerco bramosa la tua gran lingua da mordere, noncurante dell’accozzaglia di rocce dal peso inutile, tracimate dal nostro ondeggiare.&lt;br /&gt;Vorrei gridare il martirio, quando tu ti liberi degli indumenti bassi e mi scopri una verga gigantesca, che non riesco a quantificare in misura e spessore, nonostante la matematica e la scienza siano una mia personale distinzione.Si accentua la foga e lo prendo tra le mani commossa.Striscio il roseo cannone lustro, un maestoso animale d’amore che ancora non so di meritare.Apro la bocca e tu mi accarezzi i capelli.Impenno nel tuo odore fermentato di sesso, ingioiellando i fitti riccioli bruni con un movimento rotondo e delizioso di suzione.Avvitata nel tuo prepuzio a spirale, emulo il corallo rosso prezioso, con le unghie color madreperla aggrappate alle scosse vitali e leggere, sottopelle.&lt;br /&gt;La risacca accompagna i nostri respiri ansimanti.Come un anemone di mare caramellato in un corpo languido vischioso, mi ritrovo carponi, con le mani e le ginocchia gettate a terra.Mentre tu mi circondi i fianchi con le braccia e ti rifugi nei seni,straripa il delirio nel mare della soddisfazione.&lt;br /&gt;L’incedere sta attraversando il mio ingresso gonfio d’eccitazione, mentre si riempie la bocca villosa di una ricca schiuma di passione.Come un polipo rovesciato, spalanco gli orifizi con l’ardore d’inghiottirti.L’anguilla che sloga l’avversario, assaporando il rischio dell’intimità profonda.&lt;br /&gt;Tu gemi, balbetti qualcosa, mentre io con la vulva rosata, sto già programmando una crudità eccelsa, l’atto violento e sublime che già pizzica al palato.&lt;br /&gt;I tuoi occhi mi piombano addosso e sciogliamo i nodi nei punti luce sul pelo dell’acqua.&lt;br /&gt;Tre solchi sottili sul collo lasciano una traccia densa, nivea e vischiosa.Amore Amicizia e Giustizia confluiscono insieme, nella dimensione fluttuante delle nostre stanze, delle chiacchiere e finalmente della pienezza tonda delle tue spalle che piegano sul mio intimo.Ritraggo gli aculei ed evaporano i veleni.&lt;br /&gt;Di fronte alla giungla ambiziosa e impotente dell’autismo virtuale e mediatico, so già che domani non sarai più il mollusco immaginario, ma un furioso e gorgogliante pesce.&lt;br /&gt;Mi accoccolo nella traccia corporea instabile dei nostri corpi, aspersi da una maschera argentea, fusa e melliflua.Come un’attinia cullata dall’onda benefica, distendo i miei boccoli e allento le prese.Per tramutarmi in fiore.E bere assetata, tutto d’un fiato, la Coppa salata del tuo Amore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-7838793041259055914?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/LLKd1Sd1ue4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="ANEMONE DI MARE" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" 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url="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezIrMj5WfI/AAAAAAAAADk/YIr02NgzcBk/s72-c/06.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/anemone-di-mare.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkMGSHk5fCp7ImA9WxJTEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-1959765240458517911</id><published>2009-04-20T21:04:00.002+02:00</published><updated>2009-04-20T21:07:09.724+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-20T21:07:09.724+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Uomo Donna" /><title>SUDAMINA</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezHvEGztZI/AAAAAAAAADc/gsRj7Duomas/s1600-h/imagesCAQN6MZA.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326852070642529682" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 249px; CURSOR: hand; HEIGHT: 201px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezHvEGztZI/AAAAAAAAADc/gsRj7Duomas/s400/imagesCAQN6MZA.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Alice era in vacanza con la famiglia ed era un po’ delusa: l’animazione non le sembrava all’altezza dell’anno prima, gli altri ospiti nemmeno e suo marito era nervoso e solitario come al solito. Era arrivata da un paio di giorni e un senso di noia e tristezza la stava prendendo, c’era poi quello strano sfogo sulle gambe, sembravano bollicine; non erano molto evidenti, ma la infastidivano: già il suo corpo a 46 anni non era certo più quello di una volta, se ci si metteva pure un’irritazione…&lt;br /&gt;Se non poteva divertirsi, voleva almeno approfittare della vacanza per farsi bella, nuotare, abbronzarsi e piacersi un po’ di più. Quella mattina il tempo era un po’ incerto e aveva proprio deciso di fare un salto in centro, in Farmacia per farsi dare un’occhiata.&lt;br /&gt;Prese le chiavi della macchina e in 5 minuti fu a destinazione. La farmacista non si sentiva di darle nulla, visto che non c’era prurito e non sembrava un eritema, così le consigliò di andare dalla sua dottoressa che sarebbe arrivata nel giro di mezz’ora in un ambulatorio lì vicino.&lt;br /&gt;Alice si avviò verso lo studio; era deserto e lesse fuori dalla porta che si trattava di uno studio associato; erano le 10.35 e la dottoressa sarebbe arrivata alle 11 a dare il cambio al Dottor Grandi. Alice pensò: non c’è nessuno, perchè dovrei aspettare la Dottoressa, per me uno vale l’altro, mi fermo da questo dottore se apre la porta.&lt;br /&gt;Il Dottor Grandi era un bell’uomo sulla cinquantina, molto abbronzato, molto vanitoso. Guardava negli occhi il ragazzo che aveva appena visitato, spiegandogli come nebulizzare uno spray contro l’asma che gli aveva ordinato.&lt;br /&gt;Era una di quelle giornate noiose di fine estate, in cui l’unica cosa che vorresti sarebbe mollare tutto, prendere la barca e guadagnare il mare aperto fino a….. senza saperlo, solo, forse senza tornare.&lt;br /&gt;Quando aprì la porta vide Alice venirgli incontro con aria interrogativa dicendo: “Il Dott. Grandi?” “Sì, si accomodi” le disse stringendole la mano.&lt;br /&gt;Lei cominciò subito a raccontare di come l’avesse mandata la Farmacista per uno sfogo strano che di lì a poco gli avrebbe mostrato. Parlava sorridendo, ma senza guardarlo. Indossava un caftano rosso molto bello, che il dottore le disse di togliere per accomodarsi poi sul lettino.&lt;br /&gt;Alice fu rapidissima e si sdraiò sul lettino indicando le gambe e dicendo “Ecco vede dottore? Non è troppo accentuato, però si vede. Cosa può essere?” Il dottore si avvicinò a quel corpo minuto, ma estremamente sinuoso e chiedendo scusa sfiorò le gambe di Alice, col palmo e poi col dorso della mano e non ebbe dubbi: “Be’, questa è sudamina” “cioè…?”&lt;br /&gt;Le spiegò i sintomi e i motivi, ma lei non aveva prurito e questo era piuttosto strano. Il dottore sembrava perplesso e cercava sulla sua pelle qualche indizio in più. Ragionava a voce alta e chiedeva informazioni ad Alice, se prendesse farmaci, integratori, o altro; lei rispondeva in tono vivace, così come era brillante quello del dottore, che scherzava e la spingeva a rilassarsi e a lasciarsi andare a quell’ironia che la caratterizzava nei momenti migliori e che lui sembrava apprezzare.&lt;br /&gt;Così gli disse del tè verde che trangugiava giornalmente, perchè era antiossidante, delle vitamine che prendeva, delle creme di cui si cospargeva, e lui diceva sorridendo: “Ma lei è completamente matta…! Ma perchè prende tutta questa roba? Che ha che non va? Lei è perfetta.”&lt;br /&gt;Sorridendo pareva naturale che lui stesse toccando ed esaminando ogni centimetro del suo corpo e parve naturale togliersi il reggiseno del costume quando lui disse “Vediamo il seno”. Molte donne erano salite sul quel lettino e il dottore si stupiva dell’attrazione assolutamente inarrestabile che lo spingeva verso quella donna.&lt;br /&gt;Era carina certo, e simpatica, ma aveva visto donne molto più belle e più giovani e non gli avevano fatto lo stesso effetto immediato. Certo aveva la pelle morbida e tesa insieme e si muoveva con una grazia naturale eppure estremamente sensuale. Non riusciva a staccare le dita da lei e le chiese di togliere gli slip: la sudamina si concentra, di solito, soprattutto all’inguine.&lt;br /&gt;Alice sfilò gli slip consapevole che lui la stava guardando e di colpo si sentì eccitata e vulnerabile. Forse il dottore stava solo visitandola minuziosamente per dovere professionale, forse però gli piaceva farlo, o forse la stava “testando” e voleva prendersi gioco di lei.&lt;br /&gt;Si sdraiò di nuovo guardando il soffitto e cercando di non pensare alle dita di lui che le accarezzavano l’interno delle cosce e salivano, per poi scendere di nuovo sfiorando appena o esercitando una leggera pressione in certi punti, per accertarsi della presenza o meno di bollicine. Le chiese di girarsi e lei lo fece lentamente, inarcando leggermente la schiena per poi riabbassarsi, ben consapevole della curva invitante che disegnavano le sue natiche.&lt;br /&gt;Il dottor Grandi sapeva che quella posizione sarebbe stata molto, troppo eccitante per lui, ma si controllò e sempre lentamente cominciò ad accarezzare il sedere di Alice che ormai non aveva più respiro; si spostò sulla schiena, bellissima, dominando il desiderio quasi doloroso di appoggiare le labbra in quel punto in cui si inarcava per innalzarsi nuovamente. Sentì che stava scivolando e improvvisamente disse: “Bene signora, io non le prescrivo nessun farmaco e nessuna terapia: solo sapone neutro e niente creme per qualche giorno. Se non dovesse passare, questo è il mio numero, mi chiami quando vuole”.&lt;br /&gt;Alice fu quasi sollevata: ormai cominciava a stare male e allora si rivestì in fretta, sentì quasi piegarsi le ginocchia quando lui le strinse la mano con forza, e scappò.&lt;br /&gt;Lui la guardò allontanarsi dalla finestra, senza riuscire a calmarsi e desiderandola forse ancora di più mentre correva quasi, dentro quel caftano rosso che le danzava intorno. Certo sperava che sarebbe tornata, anche se sapeva che sarebbe stato un rischio molto grande: non sarebbe riuscito a controllarsi, e lei? Non la conosceva, come avrebbe reagito? Poteva mettersi a urlare, poteva perfino denunciarlo e comunque fargli fare una pessima figura, e lui era un professionista stimato.&lt;br /&gt;Alice aveva la testa in fiamme, ma era rinfrancata, eccitata e quasi felice; si sentiva bellissima e leggera come un sogno. Sapeva che sarebbe tornata da lui.&lt;br /&gt;Lasciò passare qualche giorno, lo sfogo si era un po’ attenuato, ma era comparso in altri punti; bene, era necessaria un’altra visita. Chiamò. “Ma certo che mi ricordo! Venga pure, l’aspetto”.&lt;br /&gt;Aprì la porta per far uscire la ragazza e la vide seduta proprio di fronte; ebbe solo il tempo di sorriderle e sentire una frustata nei lombi, poi la signora Biondi entrò e cominciò a raccontargli con la sua voce lamentosa di come le facessero male le ossa e gli occhi e i piedi….. Alla fine riuscì a tranquillizzarla come sempre, la mandò a casa più serena e spalancò di nuovo la porta per Alice. Era nervosa ed eccitata, parlava in fretta e scherzava per ostentare una sicurezza che non aveva. Lo eccitò ancora di più. Si spogliò tenendo solo gli slip e si sedette sul lettino mostrandogli la nuova situazione. Il suo corpo gli parve ancora più sensuale, forse era solo più abbronzato e il seno bianco come il latte era un invito meraviglioso: si costrinse a guardare altrove e trovò lo spirito giusto per scherzare sul costume con cintura “stile 007″ che naturalmente la invitò a togliere. Come gli piaceva quando si spogliava! Avrebbe voluto farla rivestire e spogliare di nuovo mille volte, ma non era il caso, così si lasciò andare alla ricerca delle bollicine di nuova generazione, passando le dita sul ventre, sulle gambe, salendo piano lungo l’inerno delle coscie fino ad accarezzare l’inguine, premendo e massaggiando, quasi accarezzando le labbra di lei, che immaginava bagnate e calde, ma che ancora non voleva raggiungere. Le chiese di girarsi, e carezzare quelle natiche così rotonde e liscie gli diede quasi il capogiro. Aspettava un segnale da lei. Oh lo sapeva che era eccitata, percepiva il suo profumo, caldo e invitante, ma il dubbio che volesse solo giocare lo tratteneva penosamente.&lt;br /&gt;Alice ormai non parlava più, da quando dalla sua bocca era uscita una voce che non era più la sua; stringeva forte le labbra per non gemere e cercava di controllare il respiro, perchè non fosse troppo evidente quanto si era fatto affannoso. Quando le dita di lui premettero sull’incavo della schiena, strinse i denti per non inarcarsi come un giunco e quando quelle stesse miracolose dita indugiarono così vicine al suo sesso, ebbe una contrazione e si chiese se lui l’avesse percepita o magari addirittura vista, dato che aveva le gambe dischiuse. Deglutì più di una volta e pregò che lui la sfiorasse inequivocabilmente là dove lei lo voleva. E finalmente lui lo fece: passò un dito leggero ma deciso sulla fessura di lei, che si aprì pulsante e bollente, mentre dalla sua bocca usciva un gemito liberatorio che era un singulto e un singhiozzo. Lui si chinò sulla sua schiena per baciarla, senza staccare le dita dal suo sesso e prendendola, girandola, baciandola e mordendola dappertutto.&lt;br /&gt;Lei capì subito che non sarebbe stato un amplesso dolce, nè lento e ritmato: si sentiva come in un vortice, lui non le lasciava il tempo di muoversi, o di respirare, o di prendere l’iniziativa in nessun modo.&lt;br /&gt;Dio come sapeva abbandonarsi! La sua bocca, il suo ventre, tutto di lei sembrava invitarlo a prenderla, inghiottirla, dissolverla e lui si perdeva nei suoi sospiri e nei suoi gemiti, finchè non la sentì contrarsi intorno alle sue dita e sussultare come sospinta da un vento caldo che urlava uscendo dalla sua bocca. Il dottore la guardava con compiacimento e con invidia e, posandole una mano sulla bocca le sussurrò: “Piano piccola piano”, e lei strinse gli occhi, come se anche quelli potessero urlare e si riempì la bocca di quelle dita che sapevano di lei. Poi lui la girò e lei si accorse che finalmente si era spogliato anche lui. Si aspettava da lei una parola o un commento, come spesso era accaduto, ma lei non lo gratificò con nessun complimento, si avvicinò, semplicemente, ancora ansante, e sfiorò, leccò, succhiò, avviluppò. Poi prese le mani del dottore e se le mise sulla testa, mentre a lui sfuggiva un lamento che sembrava una supplica. Non aveva mai sentito una donna così succube e insieme così potente e sentì che la vita gli stava uscendo dai lombi; si sottrasse da quell’abisso ributtandosi su di lei.&lt;br /&gt;Come faceva a sapere esattamente dove toccarla e con quale insistenza e con quale velocità? Le sembrava che lui avesse 100 mani e 1000 dita e lei lo voleva adesso, ne aveva bisogno. Gli disse: “Prendimi, ti prego, ti prego” e lui rispose sorridendo: “Non ci penso neanche”. Fu come se le avesse dato uno schiaffo, ma non smetteva di frugarla, sollevandola, portadola al limite e poi allontanandosi e lei riuscì solo a dire singhiozzando: “Perchè?” “Così torni” . “Non posso tornare, come faccio?” Lui non smetteva di baciarla e morderla mentre le diceva: “Sono sicuro che troverai una scusa, un abbassamento di pressione……”. “Non ti piaccio”. “Mi piaci moltissimo, mi piace tutto di te e voglio che torni”. I nuovi orgasmi che le strappò furono rabbiosi, intercalati da tentativi di prenderlo, accarezzarlo, costringerlo, ma lui sembrava volesse consumarla, finchè lui le disse “Tesoro, sei un lago di sangue..” Lei si guardò ed esclamò “Oh mio Dio”. Credeva di avere le mestruazioni, ma lui le disse in tono rassicurante: “Non ti preoccupare, è colpa mia, scusami, sono stato un po’ troppo violento, devo averti graffiata”. Lei era talmete piena di piacere che le parve una consolazione e tutti e due si misero a cercare di sistemare lo scempio che avevano combinato. Lui aveva anche i pantaloni macchiati, ma riuscirono a pulirli e a nascondere tutto sotto il camice.&lt;br /&gt;“Bene, ora ti darò qualcosa per farti peggiorare…” disse lui quando si furono ricomposti. Era così violento quando faceva l’amore (amore?) e così solare negli altri momenti. Come faceva?&lt;br /&gt;“Nome e cognome” disse col sorriso più dolce della terra….. “Mio Dio” lei pensò “è l’Ultimo tango, la scopata senza cerniera, non sappiamo i nostri nomi… be’ io il suo lo so, perchè l’ho letto fuori…” Le piaceva l’idea, stava già pensando alla scusa per poter tornare. Ci fu anche il tempo di qualche domanda sui rispettivi figli, sul villaggio dove alloggiava lei e consigli medici seri. Poi la baciò come se avesse voluto ricominciare e le aprì la porta.&lt;br /&gt;La sera si scoperse piena di lividi, aveva perfino il segno di un morso su un seno: aveva smesso subito di sanguinare, ma era ancora gonfia ed infiammata. Le piaceva sentire e vedere su di lei i segni di tutto quel piacere, ne era come orgogliosa.&lt;br /&gt;Erano passati due giorni, il dottor Grandi non pensava che sarebbe tornata, forse aveva esagerato, soprattutto nel non lasciarsi andare, ma quella donna gli metteva addosso una specie di sadismo mentale, che si ripercuoteva anche su di lui. E poi non voleva perdere il controllo in ambulatorio, non sapeva come sarebbe stato, come si sarebbe sentito dopo, gli sembrava troppo azzardato.&lt;br /&gt;“Sono guarita”. “Come sei guarita? Accidenti!”. Gli erano aumentate le palpitazioni all’improvviso e si sentiva euforico. La tenne al telefono a chiacchierare e scherzare, tanto stava andando verso casa, chiedendole ancora scusa e dicendo:”Io sono fatto così, è stato un incontro a forti tinte, ma d’altra parte non avrei potuto fare nulla di diverso…” E lei era contenta di sentirlo così, così, allegro, vivo e ammiccante. Gli disse che sarebbe venuta il giorno dopo, nel pomeriggio.&lt;br /&gt;Anche questa volta l’ambulatorio era quasi vuoto, non dovette attendere molto. Appena entrò il dottore chiuse a chiave la porta e poi la prese fra le braccia. Si baciarono a lungo, in piedi davanti alla scrivania, abbracciandosi soltanto, senza cercarsi subito e lui le disse: “Ecco cosa c’è; hai un corpicino delizioso e occhi brillanti, ma la bocca è veramente meravigliosa”. Trovò il nodo della cintura e lo sciolse per sfilarle il vestito leggero e senza smettere di baciarla la accompagnò al lettino. Era calmo e lento nei movimenti, le sfilò il costume e si spogliò anche lui. Cominciò ad accarezzarla guardandola in faccia; gli piaceva da impazzire quel suo modo di aprire la bocca quando gemeva, le labbra parevano diventare ancora più carnose e tremavano, voleva sentirla venire fra le mani prima di prenderla, ma gli sembrava di scoppiare, allora la girò, pose il sesso su quello di lei, senza spingere, con un ultimo sforzo e le chiese: “Dimmi quanto mi vuoi”. Lei disse solo: “Piano piano, fai piano, non darmi tutto subito”, ma non poteva far piano, semplicemente non poteva.&lt;br /&gt;L’urlo di lei lo scosse e lo costrinse a riaprire gli occhi; la strinse forte e cercò di lasciare che fosse lei a muoversi e a guidarlo. Non le lasciò il comando per molto, era troppo morbida, rialzava troppo i fianchi e i suoi lamenti erano come l’accompagnamento di una danza che lo stordiva, avrebbe perso il controllo troppo presto. La girò e le sollevò le gambe, penetrandola con forza e con lentezza, finchè non la sentì tremare e sussultare.&lt;br /&gt;Alice era ancora in balia della risacca delle ultime onde, quando lui cominciò a sfiorarla, poi a spingerla e premerla e strofinarla, senza smettere di muoversi dentro di lei e lei si ritrovò di colpo di nuova in mezzo all’uragano, sospinta e sollevata e sempre più sua. La lasciò riposare un poco, baciandola e sussurrandole parole che lei non capì: voleva sentirlo fremere e lo cercò, con le mani, con la lingua e la bocca, ma lui le lasciò lo spazio di un attimo, chiuse gli occhi, emise quello che sembrava un singhiozzo e poi la prese di nuovo. Alice gli si aggrappò, avrebbe voluto non smettesse mai e glielo disse; lui sorrise, allora lei continuò: “Continua non fermarti, voglio che mi scopi fino a domani, aprimi, fottimi, fammi male” non sapeva cosa stesse dicendo, ma le piaceva dirlo, era eccitante sentire la sua voce e quella di lui che le rispondeva.&lt;br /&gt;Lui era ebbro del piacere di lei, la sentiva sua come poche volte gli era successo di sentire una donna e ogni fibra del suo corpo era come risucchiato in lei, gli sfuggiva inesorabilmente e proprio mentre lei stava per sciogliersi in un nuovo orgasmo, uscì, violentemente come era entrato, soffocando un grido di dolore. Lei non lo soffocò il suo grido, ma nella disperazione del momento, non volle sapere il perchè del suo gesto e sfogò la sua frustrazione nella bocca di lui, baciandolo e mordendolo e cercandolo ancora. Continuarono a prendersi, lei cercò di fargli l’amore per avere un po’ di respiro, per avere il tempo e il modo di capirlo, studiarlo, amarlo, ma lui non glielo permise se non per brevissimi istanti, continuò a non permetterle di muoversi come voleva, di prenderlo o di farsi prendere come voleva, finchè lui disse: “Tesoro, è tardissimo” . Era vero, naturalmente, non si poteva ragionevolmente pensare di prolungare una visita ulteriormente. Con un bacio accettò la separazione e mentre lui si dava una rinfrescata al lavabo, Alice raccolse le sue cose cominciò a rivestirsi.&lt;br /&gt;Era in bikini quando lui si avvicinò per stringerla e passarle improvvisamente una mano negli slip, penetrando con due dita dentro di lei, mentre col pollice premeva forte sul clitoride. Non si aspettava quello che sarebbe successo e nemmeno lei. Dovette sorreggerla col braccio libero, perchè un orgasmo tumultuoso la stava squassando come un albero nella tempesta, e un fiotto caldo e copioso gli inondò la mano e il braccio, corse lungo le gambe di lei, si perse nei suoi sandali e formò una deliziosa pozzanghera fra le sue coscie aperte. Lui riuscì solo a dire “Mio Dio piccola”, lei avrebbe voluto piangere, ma non c’era tempo. Quando la baciò prima che uscisse, le disse: “Sai che c’è? Ti scoperei da capo. Vieni domani?”. Lei l’avrebbe picchiato volentieri, lo odiava per non essere riuscita ad averlo. “No, domani proprio non posso, devo fare le valigie. Questa sera qualcun’altro si prenderà quello che è mio, vero?” Lui la guardò un po’ contrariato e le disse che, no, e chi doveva prenderselo?&lt;br /&gt;Certo che potrebbe provare a chiamarmi, potrebbe portarsi al cancello e vedere se lo posso raggiungere per un saluto veloce…. Forse verrà.&lt;br /&gt;Arriverà mattina o pomeriggio? Secondo me pomeriggio; la mattina farà le valigie, poi verso sera con una scusa….. tanto ormai è tutto pronto.&lt;br /&gt;Il dottor Grandi aveva appena finito di cenare ed era roso da un sentimento che odiava: l’indecisione. Alice non era venuta e lui non glielo perdonava, ma soprattutto non perdonava a sè stesso quella voglia maledetta di raggiungerla, qualunque cosa stesse facendo, per sbatterla contro il primo muro che avesse trovato. La telefonata di un paziente lo salvò; durò pochi minuti, ma quando chiuse il cellulare, di colpo realizzò che quella telefonata gli avrebbe invece fornito l’alibi giusto per prendere la macchina. In cinque minuti fu al villaggio, lasciò l’auto nel primo posto che trovò e seguì la musica. Sotto il palco i bambini stavano ballando e lui scorse in fretta le panche dove sedevano quelli che dovevano essere i genitori, e la vide, apparentemente sola. Le si portò di fianco e senza guardarla la prese per mano. Alice non potè fare a meno di seguirlo e mentre quasi correva trascinata da quella mano che la sospingeva verso la spiaggia, sentiva già le cosce umide e calde.&lt;br /&gt;Lui si fermò dietro le prime cabine, la schiacciò contro il legno mentre i suoi baci erano pieni di parole rotte e roche e le sue mani graffiavano mentre strappavano tutto quello che lo separava da lei. Si calmò solo, per un attimo, quando fu dentro di lei, ma lei gli disse “Non fermarti amore, spaccami, voglio sentirti adesso, scoppia, riempimi” Il grido che uscì dalla sua gola era la musica più bella che Alice avesse mai sentito e gli spasmi che attraversavano il suo corpo erano più inebrianti di qualsiasi orgasmo lei avesse mai provato, la smorfia di sofferenza del suo viso ne facevano il volto più seducente che mai avesse visto. Quando il dottore si abbandonò su di lei e le chiese, ancora ansante “Era questo che volevi, no?”, lei rispose “Sì dottore, era questo. Grazie”&lt;br /&gt;Riinfilò gli slip, gli sfiorò le labbra con un bacio e tornò verso il palco ravviandosi i capelli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-1959765240458517911?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/vMK5OwqU2gE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="SUDAMINA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/1959765240458517911/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/sudamina.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/1959765240458517911?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/1959765240458517911?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/vMK5OwqU2gE/sudamina.html" title="SUDAMINA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezHvEGztZI/AAAAAAAAADc/gsRj7Duomas/s72-c/imagesCAQN6MZA.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/sudamina.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkUEQH8zfip7ImA9WxJTEkg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-8922569217193596358</id><published>2009-04-20T20:57:00.003+02:00</published><updated>2009-04-20T21:03:21.186+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-20T21:03:21.186+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>LE VERITA' NASCOSTE</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezG6nJ8KwI/AAAAAAAAADU/i0zrCAPb7sk/s1600-h/09.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326851169517841154" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 273px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezG6nJ8KwI/AAAAAAAAADU/i0zrCAPb7sk/s400/09.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale occasione migliore se non quella di rincontrarsi dopo vent’anni dal conseguimento del diploma?&lt;br /&gt;La quinta I del 1985 del Tecnico Commerciale V.Veneto, composta, ormai, da maturi ma affascinanti 40enni, decide di organizzare un rimpatrio in onore dei tempi passati e l’appuntamento è alla Piazza Centrale di Latina.&lt;br /&gt;Riunire 25 persone che non si vedono da tanti anni è un’impresa faticosa, ma grazie al duro lavoro di un paio di “infaticabili” siamo riusciti a fissare la data: il 28 Luglio 2005.&lt;br /&gt;Rincontrarsi è stata un’emozione indescrivibile.&lt;br /&gt;Vedere sugli altri il passare del tempo che sembra non risparmiarti mai, dandoti conferme tangibili ogni volta che ti guardi allo specchio, ci ha rincuorato un po’ tutti, soprattutto a noi donne mature ma ancora splendide che per questa serata ci siamo infilate nei nostri abiti di marca migliori e ci siamo concesse quel maquillage che in genere adottiamo solo per le grandi occasioni. In fondo questa “è una grande occasione”.&lt;br /&gt;L’appuntamento alle 20,30 in “Piazza del Popolo” ci ha catapultato indietro negli anni. Ci sembrava di essere ritornati maschiottelli e signorinelle che per andare al cinema o per recarsi a studiare in Biblioteca Comunale ci si dava appuntamento “Alla Palla”, così chiamavamo Piazza del Popolo e con il cuore in gola, ci auguravamo che all’appuntamento venisse anche quel ragazzo così fico che ci piaceva tanto, o per i maschietti, quella ragazza dalle tette così prorompenti che di notte, nel letto, li facevano svegliare sempre tutti bagnati.&lt;br /&gt;Avevamo proprio tante cose da raccontarci ed ero sicura che le nostre aspettative non sarebbero state deluse.&lt;br /&gt;Per una buona mezz’ora, come se stessimo facendo un gioco fanciullesco ci siamo fatti mille domande e dati mille risposte, una dietro l’altra, presi da una frenetica voglia di sapere.&lt;br /&gt;- “Sei sposata? E tu Marta, da soli due anni. E tu Serena?” – “Sergio quanti figli hai? - Io vi ho fregato a tutti, ne ho tre… e porca miseria tutti e tre maschi.”&lt;br /&gt;- “Che lavoro fai? Ma dai il grafico e con ragioneria cosa centra mai.”&lt;br /&gt;Tutto questo in due ore di chiacchierio assordante.&lt;br /&gt;All’improvviso aleggiò nella sala un silenzio tombale e impetuosa e stridula si sentì solo la voce di Marta che rivolta alla vicina Monica diceva:&lt;br /&gt;- “E’ accaduto tre mesi fa, incredibile, ma dopo continue sofferenze e sopportazioni, ho finalmente tradito mio marito.”&lt;br /&gt;Come se fossimo appena usciti da un’anestesia, ci guardammo silenziosamente in faccia inebetiti, attoniti e soprattutto preoccupati.&lt;br /&gt;All’improvviso Sergio iniziò a ridere a crepapelle e noi tutti, uno dietro l’altro lo seguimmo, con singhiozzi frenetici e lacrimoni che incontrollati scorrevano sui visi di alcuni.&lt;br /&gt;Fu proprio in questo modo che iniziò la nostra travolgente ma stupefacente avventura.&lt;br /&gt;Dopo lo sfogo iniziale, tra una portata e l’altra, abbiamo raccontato tutti, chi in maniera esauriente, chi meno, le nostre storie.&lt;br /&gt;- “Al cinema. E’ accaduto tutto in una sala cinematografica.”&lt;br /&gt;Ormai inebriata dal vino, ed entusiasta del fatto che era riuscita a catturare l’attenzione di tutti, senza più freni inibitori, Marta iniziò a raccontare, quasi godendo, il suo racconto.&lt;br /&gt;- “Avevo litigato con Marco, mio marito e forse presa dalla rabbia o dalla voglia di fare finalmente qualcosa che lo potesse far arrabbiare sul serio, sono andata al cinema da sola.”&lt;br /&gt;- “Avevo passeggiato a piedi per il centro cercando di scaricare i nervi e senza riflettere ho imboccato l’ingresso del cinema senza nemmeno vedere cosa ci fosse in proiezione.”&lt;br /&gt;Il volto rosso dall’eccitazione e le mano intrecciate come se stesse per confidarci una cosa gravissima Marta stava così continuando.&lt;br /&gt;- “Il cinema era illuminato e abbastanza affollato, non ho fatto caso però al numero eccessivo di maschietti in sala rispetto alle donne, ed ho cercato il posto migliore, proprio lì… vicino ad una coppia di trentenni dall’aspetto signorile e mi sono accomodata.”&lt;br /&gt;Gli occhi lucidi dall’emozione ci scrutavano, quasi alla ricerca di un segno di approvazione da parte nostra.&lt;br /&gt;Sergio il più curioso tra noi non vedeva l’ora di ascoltare il seguito della storia che già si presentava stuzzicante.&lt;br /&gt;- “Dai Marta, continua. Meno soste e più descrizioni.” Scoppiammo di nuovo a ridere.&lt;br /&gt;Sergio era rinomato per il suo modo schietto di dire le cose e nel momento in cui un avvenimento lo coinvolgeva particolarmente ci si buttava dentro cercando di carpire il maggior numero di particolari e se poi questi erano piccanti, la cosa lo prendeva ancora di più.&lt;br /&gt;- “Sergio, smettila, ora ti racconto tutto.”&lt;br /&gt;- “E si speriamo che lo faccia prima che diventi vecchio.”&lt;br /&gt;Di nuovo scoppiammo a ridere divertiti, quel battibecco ci stava riportando indietro con gli anni. Sergio aveva sempre avuto un debole per Marta, ma lei, quinta di seno già dal terzo ragioneria non lo guardava nemmeno, mirando, vista la sua formosità e la sua maturità mentale, ai ragazzi del quinto.&lt;br /&gt;Questo Sergio non lo aveva mai accettato e ancora non lo mandava giù.&lt;br /&gt;I continui rifiuti di Marta provocavano interminabili litigi tra i due, proprio come stava accadendo ora.&lt;br /&gt;- “Allora, ritornando a noi… Inizia il film e per poco non mi prende un coccolone.”&lt;br /&gt;Tossì nervosamente.&lt;br /&gt;- “Labbra infuocate vi dice nulla?”&lt;br /&gt;Sempre Sergio…&lt;br /&gt;- “Marta, l’ho visto in videocassetta. Me lo potevi dire, saremmo andati al cinema insieme, chissà che dopo venti anni forse sarei riuscito a farmela dare.”&lt;br /&gt;- “Sergio basta! Sono rimasta per un attimo allibita, ma poi ho pensato, chi se ne frega, non mi conosce nessuno e poi se tanta gente è venuta al cinema per vederlo, alla fine non mi potrà certo danneggiare il visionare un film un po’ osè.”&lt;br /&gt;- “Eh si, un po’ osè.”&lt;br /&gt;- “Sergio finiscila! D’accordo, un po’ porco.”&lt;br /&gt;- “Ecco, hai utilizzato il termine esatto, un po’ porco, eheheh.”&lt;br /&gt;Marta fece una vistosa smorfia con gli occhi, si accarezzò i capelli biondi un tempo, ma ora impeccabilmente tinti, tirò su con il naso e continuò.&lt;br /&gt;- “All’inizio era una storia d’amore come tante, lei stanca della sua vita matrimoniale e alla continua ricerca di emozioni e lui marito infedele da sempre che mal celava le sue conquiste sia con gli amici, sia in casa con la moglie e i figli.”&lt;br /&gt;Si fermò un attimo per sorseggiare un altro po’ di vino rosso, o forse per meditare su questa storia che in fin dei conti era molto simile a quella da lei vissuta nella realtà.&lt;br /&gt;- “Ad un supermercato la donna incontrò un ragazzo più giovane di lei di venti anni e lo invitò a seguirlo a casa, dove, con posizioni mai viste, ve lo assicuro, iniziarono a fare l’amore freneticamente.”&lt;br /&gt;Si sistemò sulla sedia, quasi come se all’improvviso fosse diventata troppo scomoda.&lt;br /&gt;- “A quel punto il mio sguardo è andato alla coppia alla mia destra e mi sono sentita in imbarazzo. Stavano amoreggiando dolcemente, come… avete presente a sedici anni quando con il primo ragazzo al cinema ci si bacia con timore. Bhè così. Mentre stavo con la mente ancora assorta nei momenti belli del passato, ho avvertito una sensazione di calore sulla coscia. Per un momento non sono riuscita a focalizzare quello che stava accadendo. Poi all’improvviso, dopo un attimo di gelo con un turbinio di pensieri e paure che navigavano all’impazzata nella mia mente, molto lucidamente sono ritornata nella realtà. L’uomo di fianco a me aveva distolto l’interesse dalla sua donna e mi stava accarezzando dolcemente l’interno della coscia destra. Pazzescamente, la cosa non mi stava affatto disturbando. Sentivo nitidamente la sua mano ben delineata che si spostava lentamente fino al ginocchio per poi tornare sù altrettanto lentamente. Devo dire però che tutto ciò stava accadendo con paradossale educazione da parte sua. Sentivo il suo sguardo scrutare il mio viso ed il calore del suo corpo sempre più intenso. Probabilmente si era avvicinato di più a me. Non avevo il coraggio di voltarmi a guardare e l’ho lasciato continuare indisturbato.”&lt;br /&gt;Si interruppe un attimo vistosamente a disagio.&lt;br /&gt;- “La ragazza affianco a lui, all’improvviso si è alzata ed io terrorizzata mi sono irrigidita, temendo in qualche reazione catastrofica. Non so, pensavo ad un attacco di gelosia da parte sua e mi stavo preparando a ricevere una bella serie di sonori ceffoni con tirata di capelli finale, proprio come accade in una vera rissa tra donne.”&lt;br /&gt;Marta stava riuscendo a tenere accesa la nostra attenzione. Alcuni di noi trattenevano addirittura il respiro nel timore di perdere una sola parola del racconto.&lt;br /&gt;- “Inaspettatamente, invece, mi passa davanti con aria tranquilla e si siede alla mia sinistra. In quel momento ho avuto un po’ paura. Mi sono sforzata di seguire il film… ora con un pochino di disagio in quanto le scene si erano fatte un po’ più spinte, con la vocina della mia coscienza che mi suggeriva di alzarmi immediatamente e di uscire da quella sala cinematografica e da quella situazione incresciosa. Mentre il mio cervello stava dando, molto lentamente, gli ordini al mio corpo, la mano dell’uomo si è riposata sulla mia gamba. Ora mi sentivo infastidita sul serio. Lui che mi accarezzava e la sua donna seduta dall’altro lato vicino a me.”&lt;br /&gt;Sospira lentamente.&lt;br /&gt;- “Mi sembra ancora di rivivere quel momento. Indossavo un jeans consunto ed una felpa color arancio che non si poteva neanche vedere da quanto era fosforescente. Arrabbiata come ero, per uscire di casa avevo indossato le prime cose che mi erano passate per le mani. Sentivo la mano dell’uomo che sempre più insistentemente mi accarezzava, spostandosi a momenti nell’interno coscia sino ad accarezzarmi, tremante l’inguine. Ero eccitata come non mai. Non so, forse il posto, forse il film o ancora la situazione mai vissuta, ma ero talmente presa che mi sono accorta solo in un secondo momento che dall’altra parte la ragazza mi stava accarezzando i capelli e baciando lentamente il collo. Mi sono irrigidita di nuovo. Non ho mai avuto pregiudizi in merito, ma pensavo che se avessi voluto avere un rapporto sessuale con una donna, per lo meno avrei scelto io il momento e soprattutto la persona con cui farlo.”&lt;br /&gt;- “Ecco, guarda, con me non ha mai pensato di fare l’amore e con una donna invece si… che umiliazione!”&lt;br /&gt;Sergio per sdrammatizzare un po’ voleva far sorridere Marta e tutto sommato era riuscito nel suo intento, Marta infatti, dopo aver fatto una pausa imbarazzante ha ripreso a raccontare.&lt;br /&gt;- “Ho lasciato che continuassero senza protestare. Mi sono resa conto, inorridita, di avere voglia delle loro carezze e dei loro baci. Mentre le mani di lui mi sbottonavano abilmente i jeans, sentivo le labbra calde di lei che mi lambivano il collo ed il volto alla ricerca della mia bocca. A lei ho mostrato un po’ di resistenza, ma quando sentii le mani dell’uomo che ormai senza più timore, abbassavano indecentemente gli slip, ho sentito un forte desiderio di essere baciata e mi sono voltata verso di lei. Non avevo mai baciato una donna prima d’allora, ma il profumo di arancia che emanava la sua pelle, e la lingua esperta che esplorava la mia bocca, come se la conoscesse da sempre, mi piaceva da morire. Più lei mi baciava e più io mi eccitavo, e più mi eccitavo e più desideravo che le mani dell’uomo non si fermassero. Nel momento in cui lui mi penetrò con le dita, ero bagnata fradicia e non provavo altro che piacere, così come era piacevole sentire il calore delle mani affusolate della donna che mi accarezzavano il seno e giocherellavano con i miei capezzoli. Sembrava di vivere in un film. Avevo voglia di godere e fremevo senza ritegno sotto le loro mani. Sembrava che il tempo si fosse fermato. Gli spasmi dell’orgasmo, ritmici e sconquassanti, mi hanno raggiunto all’improvviso, lasciandomi senza respiro e ansimante. Non ero però soddisfatta. Allungai la mano verso i pantaloni dell’uomo sentendo il suo pene turgido e pulsante. Abbassai la cerniera e senza pensarci su un attimo lo presi tra le mie dita ed iniziai ad accarezzarlo timorosamente.&lt;br /&gt;La donna nel frattempo, prese la mia mano sinistra e se la mise tra le gambe. Ora sapevo esattamente cosa volevano. Gli abbassai gli slip e senza esitazione iniziai a giocare con il suo clitoride e ad accarezzarle la vulva. Il gioco continuò per un po’ fino a quando i ruoli si invertirono. Mentre lui mi accarezzava il seno godendo del contatto della mia mano sul suo pene, lei si inginocchiò tra le mie gambe iniziando a baciarmi avidamente l’inguine e a giocherellare con la lingua. Mi accorsi di non poter più fermare i miei istinti. Godetti di nuovo nel momento esatto in cui l’uomo mi venne tra le mani.”&lt;br /&gt;Ci accorgemmo di essere rimasti per tutto il tempo ad ascoltare, senza battere ciglio, il racconto di Marta, ed addirittura il cameriere tanto carino si era unito a noi.&lt;br /&gt;- “Ma poi cosa è successo.”&lt;br /&gt;Ora era Serena che, rapita dal racconto voleva che Marta terminasse la storia per poi raccontarci la sua.&lt;br /&gt;- “Ci siamo vestiti in tutta fretta appena in tempo. Dopo un attimo si sono accese le luci e noi tutti accaldati e trafelati siamo usciti alla spicciolata dal cinema senza rivolgerci uno sguardo.”&lt;br /&gt;- “Ma non vi siete detti niente, non so non vi siete neppure scambiati il vostro nome, il vostro numero di telefono.”&lt;br /&gt;- “No. Niente. Siamo usciti sul Corso e senza nemmeno salutarci ci siamo avviati in direzioni diverse.”&lt;br /&gt;La curiosità di Serena ora si stava facendo indiscreta.&lt;br /&gt;- “Ma non li hai più incontrati, non sai nemmeno chi sono?”&lt;br /&gt;- “No Serena, forse è stato meglio così. Non ho avuto altre occasioni, ma questa esperienza è servita a rafforzare il mio rapporto con Marco. Ora quando lui fa lo stronzo, gli ricordo senza mezze parole questo episodio e lui ritorna con i piedi per terra.”&lt;br /&gt;- “Scusa! Ma tu hai raccontato tutto quello che ti è accaduto a tuo marito?”&lt;br /&gt;- “Si al mio rientro ero ancora troppo incavolata e gli ho spiattellato tutto in faccia con estrema naturalezza. Mi aspettavo una reazione dura e definitiva da parte sua, invece è rimasto in silenzio ad ascoltare tutto il mio racconto, proprio come state facendo ora voi. Il giorno successivo è tornato a casa con una dozzina di rose rosse e due biglietti per Creta. Vi assicuro che sono state le vacanze più belle che io possa mai aver trascorso con lui. Da allora è sempre molto attento ai miei cambiamenti di umore ed ai miei problemi. Non esce più con gli amici, se non per degli avvenimenti particolari ed ha ripreso a fare sport con i figli così come faceva in passato. Posso affermare che, non solo quella esperienza mi è piaciuta davvero tanto, ma è stata anche la scintilla che ha salvato il mio matrimonio dalla noia e presumibilmente da una rottura definitiva.”&lt;br /&gt;Senza nemmeno darci il tempo di riprenderci dal racconto appena ascoltato da Marta, Serena inizia a raccontarci la sua storia.&lt;br /&gt;- “No, io non ho raccontato a mio marito della scappatella avuta un anno fa con il mio dentista.”&lt;br /&gt;- “Addirittura con il tuo dentista! Dai Serena racconta.”&lt;br /&gt;- “Vi ricordate i miei denti? Uno schifo vero? Due anni fa mi sono decisa…”&lt;br /&gt;…e così anche Serena senza paura alcuna ha iniziato a raccontarci la sua storia, finchè Sergio:&lt;br /&gt;- “Ma siete diventate proprio delle maiale!”&lt;br /&gt;- “E dai Sergio, proprio te parli che sei riuscito a scoparti la bidella nel bagno della scuola al Ragioneria, ricordi?”&lt;br /&gt;Sergio arrossì ma sorridendo aggiunse.&lt;br /&gt;- “Ricordo si! Ti assicuro che è stata l’esperienza più eccitante che abbia mai provato in vita mia. La Rosa aveva quarant’anni, proprio la nostra età e vi assicuro che tutte le volte che me l’ha data mi ha anche insegnato molte cose che nella vita mi sono state poi di grande aiuto.”&lt;br /&gt;Scoppiammo tutti a ridere, ce li ricordavamo ancora oggi i resoconti trafelati di quei momenti passati nei cessi della scuola con la Rosa che in ginocchio davanti a lui gli faceva di quei lavoretti, o almeno questo era quello che lui voleva far credere ai suoi compagni di classe, che morivano dall’invidia ogni volta che Sergio andava in bagno anche solo per fare la pipì.&lt;br /&gt;Ci accorgemmo divertiti che era stata sufficiente una serata diversa dalle altre, in compagnia di vecchi amici, per farci fare, a tutti, indistintamente delle confessioni che mai avremmo fatto in circostanze diverse…&lt;br /&gt;Le confessioni della quinta I del Vittorio Veneto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a title="Articoli scritti da: Nadia Turriziani" href="http://www.raccontioltre.it/author/nadia-turriziani/"&gt;Nadia Turriziani&lt;/a&gt; Settembre 29th, 2008&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-8922569217193596358?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/6DzZn8wWESw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="LE VERITA' NASCOSTE" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/8922569217193596358/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/le-verita-nascoste.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/8922569217193596358?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/8922569217193596358?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/6DzZn8wWESw/le-verita-nascoste.html" title="LE VERITA' NASCOSTE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SezG6nJ8KwI/AAAAAAAAADU/i0zrCAPb7sk/s72-c/09.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/le-verita-nascoste.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUIMQHw5eCp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-3744741686354145941</id><published>2009-04-18T14:23:00.002+02:00</published><updated>2009-04-18T14:26:21.220+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T14:26:21.220+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incesto" /><title>CON LA CUGINETTA</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenGx8TPv_I/AAAAAAAAACc/Fvk0QhinWNo/s1600-h/imagesCA4ZE0QS.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326006595645063154" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 155px; CURSOR: hand; HEIGHT: 201px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenGx8TPv_I/AAAAAAAAACc/Fvk0QhinWNo/s400/imagesCA4ZE0QS.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono solo in casa quando suonano alla porta. Vado ad aprire e con molta sorpresa vedo mia cugina Valeria vestita soltanto con una lunga t-shirt bagnata che evidenzia i suoi grandi seni e soprattutto i suoi capezzoli rossi e puntuti. Al di sotto della maglietta spunta un ciuffetto di peli della fica. Dopo aver pronunciato parole incomprensibili mi prende per mano e mi porta di sopra dove, dopo avermi gettato sul letto, si toglie la maglietta sbattendomi in faccia le sue enormi tette rosee e burrose. Mi infila un piede nudo in bocca e mi ordina di leccarglielo, ma io vado oltre e salgo su per le caviglie e le lecco la vagina, l'ombelico e il nero buco del culo. Dopo l'ultima slinguazzata ci baciamo in bocca e lei lavora molto bene di lingua, come una troia vissuta, afferrando nel contempo il mio pene caldo e rubizzo. Sto per penetrarla, ma lei mi fa capire che non vuole essere scopata nella maniera tradizionale, ma lo vuole prendere in culo. Detto fatto. La ribalto abilmente e, senza una parola, la sodomizzo brutalmente mentre la tengo per i seni. Dopo un po' di goduria mi sveglio sudato e, naturalmente... Bagnato!&lt;br /&gt;FIAMMA&lt;br /&gt;La notte avvolgeva l’uomo dentro il suo manto scuro e impenetrabile, costringendolo a camminare a carponi, tastando il terreno con le mani per capire dove stava andando. Nella mano, come unico simbolo di speranza, stringeva una pietra appuntita, che l’avrebbe difeso in caso di pericolo e gli avrebbe permesso di accendere un fuoco, o almeno lo sperava. Continuò a camminare così, incespicando nel buio, fino a quando la sua mano non percepì la superficie secca e ruvida del legno, forse di un ramo secco caduto da un albero. Preso dalla frenesia, dal desiderio sfrenato di creare una luce in quel buio così profondo, cominciò a sfregare ed a sbattere la pietra contro il pezzo di legno, finché all’improvviso apparve una scintilla e il ramo sprigionò una grande fiamma. L’uomo arretrò, stupito. La facilità con cui quel pezzo di legno aveva preso fuoco era a dir poco miracolosa, considerando il fatto che fino a pochi giorni prima il cielo aveva riversato sulla terra una pioggia torrenziale. Quella fiamma aveva un che di strano e terribile, di affascinante e misterioso. Il modo in cui le scintille guizzavano e si riunivano, vorticavano nell’aria nera, espandevano e ritiravano la loro luce ardente faceva crescere nell’uomo sentimenti di paura e curiosità intrattenibili. Senza nemmeno rendersene conto si stava muovendo verso il fuoco, sempre più vicino. E, più si avvicinava, più si accorgeva che non percepiva calore, come se la fiamma che danzava davanti a lui non fosse null’altro che una visione. Le scintille si fondevano davanti ai suoi occhi delineando forme nuove, segrete, svelando immagini e figure. All’improvviso, nell’eterno caos del falò, qualcosa apparve e prese vita, unendosi con il suo corpo evanescente all’elegante danza delle fiamme: gli ardenti capelli, la linea sensuale della bocca, il braciere degli occhi, le dita come lingue di fuoco, i seni morbidi e caldi, il ventre perso nelle vampe. Quella terribile e stupenda creatura attirava a sé l’uomo, lo riscaldava con le sue parole e con la passione che sprigionavano i movimenti del suo corpo. Infondeva in lui un calore mai provato prima, che lo avvolgeva totalmente, lo faceva sentire strano, stanco, in un limbo di piacere e tortura. La fiamma lo avvolse, bruciò i suoi miseri vestiti, lo irradiò di forza ed energia, trascinandolo con sé e dentro di sé. Le mani roventi lo cinsero e le labbra cercarono le sue, con la lingua di fuoco caldo che danzava sul palato dell’uomo, esplorando la sua bocca. Lui, non potendo capire altro che la sensazione bellissima e tremenda del fuoco, ovunque sopra il suo corpo, rimaneva immobile, gli occhi divorati dalle fiamme, le labbra schiuse in quell’ardente bacio. Nel crescendo di calore che lo avvolgeva, sentì ad un tratto la sensazione intensa del piacere, che gli saliva su per il ventre e continuava ad aumentare, stimolata dal furore di quelle mani, di quel corpo focoso. Nel delirio del rogo desiderò di possedere quella donna e le sue mani si mossero attraverso di lei, per scoprirne i seni e la vagina. Così, ancora preso da quel bacio, carezzò il grembo caldo di lei, sentendo la fiamma vibrare sotto il suo tocco. I seni floridi si accesero con nuova forza e ardore e dal ventre salirono fiammate azzurre di piacere. L’uomo era ormai diventato parte del fuoco, fiamma egli stesso, e, sopra il ceppo in fiamme, cominciò a carezzare con desiderio la donna, risalendo e scendendo con la mano, entrandone e uscendone, seguendo le curve di quel corpo perfetto. Lei, in risposta, si chinò sul membro eretto dell’uomo e lo avvolse nel fuoco della bocca, lo spinse dentro di sé avviluppandolo tra le fiamme della gola. L’uomo, immerso nella smania del piacere, non percepiva neppure minimamente il dolore del fuoco e del suo corpo in combustione. Si chinò anch’egli verso le magre gambe della donna che scaturivano dall’incendio. Si immerse nella schiena di lei, protendendo la lingua verso la sorgente delle fiamme azzurre. Carezzò e leccò godendo della sensazione di calore che gli avvolgeva il membro e della lingua calda che lo stimolava con passione. Le fiamme azzurre continuarono ad aumentare, nell’aria risuonava il gemito strano della donna e quello soffocato di lui, entrambi chinati l’uno sull’altra, ansimanti. All’improvviso il volto dell’uomo fu investito da una vampata di fiammate celesti: la fiamma si contorse, si scosse come mossa dal vento. La sua bocca rovente avvolse ancora di più il pene e trascinò con sé l’uomo in quell’orgasmo così caldo ed intenso. Lo sperma fuoriuscì in un fiotto bollente e ricoprì il volto della donna, la sua schiena, in parte atterrò sul ceppo di legno, dissolvendosi tra le fiamme. Le vampate azzurre continuavano, seguite da scatti felini del bacino di lei, che l’uomo, ancora in preda al godimento, stimolava con la lingua e con le mani. Però, mentre l’orgasmo dell’uomo andava diminuendo, la donna continuava a godere, sprigionando dalla vagina potenti fiammate di piacere. Lui sentì la bocca rovente allontanarsi dal suo membro, che continuava ad essere duro per il miracolo di quella donna prodigiosa. Lei si alzò, attraversandolo totalmente, infiammandogli le viscere, e lo cinse di nuovo tra le braccia, stringendo le gambe attorno ai suoi fianchi. L’uomo, preso dal desiderio e dalla passione, spinse con forza il suo pene contro di lei, immergendolo nella sorgente delle fiamme celesti, godendo di quel contatto così intenso e rovente. Dalla sua gola in fiamme continuavano ad uscire gemiti di piacere che si disperdevano nell’aria densa di fumo e di fuoco. Continuò a possederla, attraversandola con violenza, sentendo ad ogni affondo il piacere aumentare in modo incredibile. Lei, imprigionata nella stretta dell’uomo, perdeva man mano la sua parvenza di fiamma, avvolta dalle vampe azzurre del godimento. I loro corpi, le loro essenze, erano ormai un’unica cosa, uniti sull’erba in fiamme, stretti l’uno all’altra in un incendio blu e rosso da cui si alzavano urli e gemiti. Il pene di lui era ormai puro fuoco che penetrava incessante la donna, che la spingeva e schiacciava contro il terreno, quasi passandola da parte a parte. Le sue mani stringevano i seni accendendoli di piaceri nuovi, il suo corpo danzava con quello di lei, fluttuando senza sosta, come le fiamme. Questa volta fu lui a venire per primo. Il suo membro ardente sprigionò un fiotto cocente di sperma e l’aria si saturò del suo odore penetrante. Il pene si gonfiò, quasi esplodendo tra le gambe di fuoco della donna e facendole raggiungere l’orgasmo. Le fiamme azzurre li avvolsero entrambi, tuonarono nei loro ventri, li gettarono nel delirio di un immenso piacere. I loro movimenti convulsi li facevano apparire come un unico grande essere di fuoco. Le vampate celesti divennero essi stessi, ancora immersi l’uno nell’altra, finché il piacere non si estinse, e di loro non rimase altro che cenere. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-3744741686354145941?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/N1GNCnJdL7s" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="CON LA CUGINETTA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/3744741686354145941/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/con-la-cuginetta.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/3744741686354145941?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/3744741686354145941?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/N1GNCnJdL7s/con-la-cuginetta.html" title="CON LA CUGINETTA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenGx8TPv_I/AAAAAAAAACc/Fvk0QhinWNo/s72-c/imagesCA4ZE0QS.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/con-la-cuginetta.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUcNRX8_eSp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-611945375622825664</id><published>2009-04-18T14:12:00.004+02:00</published><updated>2009-04-18T14:18:14.141+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T14:18:14.141+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Orgie" /><title>NOI 4 IN UNA STANZA - A CARTE DA BRUNO - AMMALATO DA UNA COMMESSA</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenEr_DkLWI/AAAAAAAAACU/-L1niSW6WJw/s1600-h/03.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326004294282128738" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenEr_DkLWI/AAAAAAAAACU/-L1niSW6WJw/s400/03.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io ed Elisabetta avevamo raggiunto sin dall’inizio una forte intesa sessuale e, quasi ogni giorno, passavamo ore a fare sesso. Spesso abbiamo avuto rapporti in posti all’aperto (parco cittadino, villette disabitate, teatro civico in costruzione, spiaggia) ed ovviamente piu' volte siamo stati beccati in flagrante, pero' presto abbiamo capito che questo ci eccitava. Lo scoprimmo durante una giornata di “vela” autunnale, mentre scopavamo su una terrazza di una villetta di S. Elia. Infatti ci accorgemmo che 2 ragazzi ci stavano osservando in silenzio ed a poca distanza, e cio' piuttosto che inibirci ci eccito' alquanto… Al punto che da quel giorno fantasticammo su eventuali partecipazioni “esterne”. L’occasione capito' durante un weekend in una villetta di amici a Torre delle Stelle, eravamo un gruppone quindi dovemmo stivarci in piu' coppie per ogni camera, con noi vennero Fabrizio e Teresa, i quali flirtavano ma non erano coppia fissa. La mattina seguente, dopo una nottata passata a ridere, scherzare e giocare spensieratamente, mi svegliai con una forte erezione e la presenza degli altri non mi diede alcun fastidio. Del resto, con Fabrizio avevamo fatto diversi campeggi insieme e ne avevamo viste di cotte e di crude, con Teresa ero molto in confidenza e sapevo che di certo lei non si sarebbe turbata granche', iniziai a leccare le tette di Betty.. Delle splendide tette sode da 19nne… Una 3^ abbondante… Questo la mando' subito in visibilio e passo' subito al succhiarmi il cazzo. I nostri traffici svegliarono Fabrizio e Teresa che pero' fecero finta di dormire sino a quando, mentre scopavo Betty a 4 zampe, le chiesi se aveva voglia di prenderlo anche in bocca…… E fu l’inizio del casino.. Infatti Fabrizio su pronto (il furbastro finto dormiente) a proporgli il suo gia' ben duro proprio nel momento in cui Betty aveva il suo secondo orgasmo e non capiva più nulla... Cosi' lo prese in bocca tenendo gli occhi chiusi e mugolando per il piacere.... Teresa colse la palla al balzo e visto che Betty era momentaneamente KO si fece avanti afferrando i nostri uccelli mentre ci guardava negli occhi con uno sguardo incredibile.. Ci fece sedere ed inizio' a leccarci entrambi… Andammo fuori di testa.. Il bello fu che le ragazze iniziarono una specie di gara silenziosa a chi era piu' porca.... Tra l’altro si dedicarono esclusivamente a noi, loro quasi neanche si sfiorarono… Ad ogni idea porca di una sopraggiungeva l’idea piu' porca dell’altra… Alla fine fu un pareggio… Non ci lesinarono un solo angolo del loro corpo ed il momento piu' bollente fu quando vollero che le penetrassimo contemporaneamente....... Al che non ressi piu' e, dopo aver fatto venire per l’ennesima volta Betty, sborrai, mentre lei mi masturbava, sul viso di Teresa.&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;A CARTE DA BRUNO&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Era da tempo che cercavo di farmi invitare da Bruno, il mio collega. Quel giorno avevo messo la minigonna in ufficio e, essendo proprio di fronte a lui, aspettavo il momento giusto per fargli notare le mie autoreggenti. Finalmente gli cade la penna... E' il momento di accavallare le gambe, pensai. Tombola, ecco che la sua testa si gira verso di me mentre raccoglie la penna e si sofferma un po' troppo nella sua ricerca. Non so come mai (nei sogni tutto è un mistero), ma mi ritrovo in mano un invito a casa sua per una festa. Quella sera la mia intenzione era di far colpo, ma non di esagerare. Dopo un po' ci si mette a giocare a carte; intorno al tavolo siamo in 5: Bruno, altri 2 uomini e una sua amica un po' troia (visto che portava un top un po' troppo indecente). Si gioca a briscola, poi a poker, ed ecco che gli uomini iniziano a vincere, data la loro esperienza. Qualcuno ipotizza a uno strip-poker e Sonia (la ragazza troia) inizia a bluffare in maniera evidente per perdere apposta e togliersi il top! Per un po' io vinco e resto vestita, poi clamorosamente perdo con un full di re! Mi rifiuto di spogliarmi, ed ecco che Bruno si incazza improvvisamente in un modo mai visto. Mi prende per i capelli e mi butta per terra. Mentre mi riprendo lui si tira fuori il cazzo e inizia a dirmi di spogliarmi. Io mi rifiuto, cerco di trovare un appoggio negli altri ragazzi, ma vedo che anche loro si avvicinano col sorriso. Bruno ordina agli altri due di tenermi ferma mentre lui mi alza la gonna, si compiace con me per le autoreggenti ma mi strappa le mutandine violentemente. Io cerco di divincolarmi ma improvvisamente il suo cazzo mi penetra con un solo colpo e mi pare di sentirlo fino in gola! Sonia a questo punto si spoglia completamente e si mette sopra di me obbligandomi di slinguarle la fica. Vengo ripetutamente trombata dai tre ragazzi mentre mi insultano con frasi del tipo: "Sei solo una puttanella che ha voglia di cazzo... Ti piace essere sbattuta da tutti noi vero? Lurida zoccola!!". Poi mi legano al tavolo e tutti e tre riempiono i miei buchi mentre io sono costretta a leccare la figa di quella troia per far godere anche lei. Bruno ed i suoi amici, ormai giunti all'apice del piacere, tolgono i loro uccelli e me li infilano tutti e tre in bocca innondandomi la faccia del loro sperma, a quel punto Sonia mi lecca tutta la faccia pulendomi bene. Finalmente mi slegano e mi lasciano ritornare a casa.&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;AMMALIATO DA UNA COMMESSA&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Giuliano si affretta ad uscire da casa. Prima di andarsene scrive poche parole su un foglio di carta e lo depone sul tavolo della cucina: "Sono al supermercato a fare la spesa. Torno presto". Scende in cortile ed apre la porta basculante del garage. Si fa spazio fra le numerose cianfrusaglie accatastate a ridosso delle pareti e sale a bordo della sua Fiat Punto. Dopo qualche minuto è dinanzi l'ipermercato distante pochi isolati dalla sua abitazione. L'area di parcheggio, solitamente piena di autovetture, è vuota. Scende dall'auto. A piedi si avvicina ad uno dei numerosi punti d'accesso dell'ipermercato. Sulla porta a vetri c'è posto un cartello: "Sciopero per rinnovo del contratto di lavoro". Constatata l'impossibilità di accedervi, risale sull'autovettura e si dirige verso un piccolo supermercato poco distante. Il cumulo di autovetture che riempiono il piccolo parcheggio, prospiciente il market, è la prova evidente che l'esercizio è aperto. Lesto trova un posto per la propria autovettura infilandosi nello spazio lasciato libero da un cliente. Giuliano non è solito fare la spesa in quell'emporio. La qualità dei prodotti esposti è scarsa ed i prezzi sono di gran lunga superiori all'esercizio in cui lui e sua moglie sono soliti rifornirsi. Infila una moneta da 2 euro nell'apposito contenitore del carrello e, dopo averlo sganciato dalla lunga fila in cui sta incastrato, entra nel supermercato. Una folla di persone si accalca fra i corridoi che separano gli scaffali su cui è riposta la merce. Estrae dal portafoglio la lista della spesa che Anna gli ha preparato, ed inizia a riempire il carrello di prodotti. Dopo mezz'ora ha esaurito la lista. Sinceratosi di non avere commesso dimenticanze si avvia verso l'uscita. Una moltitudine di uomini e donne, sistemati in varie file, si accalcano dinanzi alle casse impazienti di depositare sui nastri trasportatori la merce acquistata. L'attesa è sfibrante. Giuliano dà un'occhiata attorno, soffermandosi a guardare i volti delle persone che lo circondano. Il suo sguardo vaga in ogni direzione fino al momento in cui scorge il viso della commessa che sta dietro la cassa della fila in cui ha preso posto e, come nelle fiabe, ne rimane incantato. Affascinato dallo charme che sprigionano i lineamenti del viso della ragazza, indugia ad avanzare col carrello lasciando fra sé e le persone che lo precedono uno spazio nella fila. Una luce straordinaria sembra illuminare il viso della donna. Giuliano è affascinato dai modi gentili e garbati, con cui la ragazza si rapporta con la clientela che staziona davanti a lei e, mentre l'osserva, non può fare a meno di pensare che quel giovane corpo è certamente di un innocente angelo caduto per caso sulla Terra. via via che l'uomo si avvicina alla cassa cresce in lui l'interesse per la ragazza e nella sua mente si fa largo il pensiero che la lunga attesa è ben ripagata da quell'angelica visione. La commessa sembra possedere qualcosa di speciale che la rende diversa da tutte le altre donne che stanno attorno a lui. Raggiunta la cassa trasborda la merce sul nastro trasportatore. Il lungo camice a strisce grigio-rosse verticali che la ragazza indossa è leggermente aperto sul davanti e lascia intravedere le forme dilatate dell'addome, segno di una gravidanza in stato molto avanzato. Ora che le sta di fronte Giuliano è portato ad apprezzare ancor di più l'aspetto fresco e sano di quel giovane corpo, certamente dovuto alla maternità. Prosegue nel trasbordare la merce sul nastro trasportatore, senza distogliere lo sguardo dalla ragazza. Lei, incurante dell'impertinente attenzione dell'uomo, trascina le etichette dei codici a barre sul lettore ottico. Vista da vicino la ragazza ha un aspetto florido che la fa sembrare più matura della sua giovane età. Il colorito olivastro della pelle le dona un aspetto lucente. La pelle del viso è liscia, come se fosse levigata. I capelli neri, pettinati a caschetto, le scendono fin sotto al mento e le donano un piglio vivace. Un piccolo neo nero, situato al margine inferiore delle labbra, imbellettate da una tinta rosso carminio, le conferisce un aspetto fine e delicato. Ma quel che più attrae Giuliano è l'incavo che le separa le mammelle, le cui forme sono gonfie e danno l'impressione di tracimare dalla camicetta che indossa sotto la divisa. La merce transita veloce sopra il lettore ottico e si accumula nella parte inferiore del bancone. Giuliano, confuso dalla bellezza di quei seni, lascia che la merce si accumuli senza riporla nelle borse. E' intontito dal piacere che gli provoca la vista di quelle mammelle ed in poco tempo si ritrova con l'uccello turgido. Il desiderio di succhiarle i capezzoli si fa spazio nella sua mente e gli provoca un insolito stato di eccitazione. Infila una mano nella tasca dei pantaloni e con le dita sposta lateralmente l'uccello in modo da rendere meno visibile la protuberanza che spinge contro la stoffa dei pantaloni. La manovra non gli riesce. Ogni volta che estrae la mano, l'uccello assume di nuovo la postura dritta. Confuso, decide di tenere la mano infilata nei pantaloni per evitare che le persone che gli stanno attorno si accorgano di quell'imbarazzante protuberanza. Giuliano è sposato con Anna da una decina di anni e per quanto lui e sua moglie si siano adoperati in tutti i modi per concepire un figlio, ogni loro tentativo si è rivelato infruttuoso. Eppure la lunga serie di esami a cui si sono sottoposti entrambi in passato, dietro consiglio dei medici, non ha rivelato anomalie né fisiche né umorali. Ormai si è rassegnato a non essere padre, ma la visione della florida ragazza e, soprattutto, di quei seni prosperosi suscita in lui un gran rimpianto. Inebetito dall'eccitazione di cui è preda continua ad osservarla. Avrebbe voglia di succhiarle i capezzoli, di gustare il sapore della sua pelle, della carne e di quel latte che fra non molto tempo sgorgherà dalle sue mammelle, ma le parole della ragazza lo riportano alla realtà. - Sono 65 euro e 30 - Sussurra la commessa mentre gli porge lo scontrino fiscale. Assopito nelle sue fantasie erotiche non risponde immediatamente alla richiesta della ragazza. Lascia trascorrere alcuni secondi, poi estrae il portafoglio e le consegna due banconote da 50 euro. Nel momento in cui la ragazza si sporge verso di lui, per restituirgli la differenza, scorge sul taschino del grembiule un cartellino con stampato il nome: Anna, come quello di sua moglie. Giuliano raccoglie gli oggetti posti sul bancone e li ripone nei sacchetti di plastica. Prima di allontanarsi dà un'ultima occhiata alla ragazza ed infila la mano nella tasca dei pantaloni, poi spinge il carrello verso l'uscita. L'auto è parcheggiata poco distante l'ingresso del supermercato. Giuliano ripone la merce nel portabagagli, dopodiché ricolloca il carrello nel box insieme a tutti gli altri. Sta per incamminarsi verso l'auto, quando, ancora una volta, la sommità della cappella struscia contro la coscia e non può fare a meno di provare piacere da quel contatto. Nella mente ha ancora impresso il volto della ragazza, ma ciò che lo turba è il ricordo delle prosperose mammelle che facevano capolino nella scollatura del camice. Si siede sul sedile dell'automobile ed inserisce la chiave nel pannello di comando. Sta per avviare il motore, ma ha un attimo di esitazione. Il pulsare dell'uccello è un tormento che non gli dà pace. Adagiato sul sedile, Giuliano strofina la mano sulla stoffa dei pantaloni e sfiora la cappella, che s'inerpica verso l'alto. Quasi si trattasse di un atto liberatorio, abbassa con decisione la cerniera dei pantaloni e libera l'uccello. Osserva la pelle bluastra del glande e lascia che dalla bocca sfilino alcune gocce di saliva. Posa la mano sull'uccello ed inizia a menarlo, lentamente, come si trattasse di un dolce massaggio. Dopo che si è sposato raramente ha avuto occasione di masturbarsi. Le poche volte in cui lo ha fatto è accaduto dopo che ha assistito a scene di giovani madri che allattavano i propri figli. Con gli occhi socchiusi prova ad immaginare la ragazza del supermercato nell'atto di allattare il proprio neonato e la sua mano prende maggior vigore comprimendo la parete dell'uccello. Giuliano allunga le gambe sul fondo dell'auto e si porta col bacino all'estremità del seggiolino. L'estensione facilita la manovra della mano che scorre più fluida sul membro. Con l'altra mano inizia a sfregarsi i capezzoli con energia, pizzicandoli ripetutamente. Poco dopo schiude le palpebre degli occhi e si china ad osservare la cappella. Emette nuovamente un poco di saliva e la fa cadere sopra le dita che impugnano l'uccello. La mano, insudiciata di saliva, riprende a scorrere sull'esile pelle del glande, poi la sua azione rallenta. Abbandona l'impugnatura e, con due dita, inizia a stimolare il canale uretrale. Dopo quel tipo di stimolazione la mano riprende a scorrere veloce. Ancora una volta socchiude gli occhi e si concentra nel ricordo delle mammelle della commessa. La sborrata arriva veloce e si esaurisce fra le sue mani, che coprono la cappella per evitare che gli schizzi vadano ad insudiciare la tappezzeria dell'automobile. Rimane alcuni istanti con le dita contratte in quella posizione, poi prende dal cruscotto una confezione di fazzoletti di carta e rimuove lo sperma. Subito dopo mette in moto l'automobile e si avvia verso casa. E' trascorso poco più di una anno da quell'avvenimento. Giuliano fa ritorno in quel supermercato in compagnia di Anna: sua moglie. In poco tempo riempiono il carrello di prodotti. Quando giungono davanti alla cassa e trasborda la merce sul nastro trasportatore, Giuliano si accorge che la ragazza della cassa è la stessa che tempo addietro gli aveva provocato un intenso turbamento. Il suo aspetto non è più quello di allora. Il corpo, un tempo così fiorente e prosperoso, appare smunto. Anche il viso è pallido ed affilato. I seni, un tempo floridi e rigogliosi, sembrano appassiti come quelli di un fiore che ha perduto le foglie. - Sono 94 euro e 20. Paga col Bancomat? - Sì. Giuliano digita il codice segreto e firma la ricevuta. Poi carica la merce sul carrello ed insieme alla moglie ed al figlioletto di due mesi, che Anna ha tenuto in braccio per tutto il tempo in cui si sono intrattenuti nel supermercato, si allontana. Lungo il tragitto che li separa dall'automobile, osserva con ammirazione le prosperose mammelle di sua moglie e non può fare a meno di considerarsi un uomo fortunato. Fra poco è l'ora della poppata. Lui e suo figlio, come succede da due mesi, potranno ancora una volta abbeverarsi alle mammelle di Anna. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-611945375622825664?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/RtV7ORbybfY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="NOI 4 IN UNA STANZA - A CARTE DA BRUNO - AMMALATO DA UNA COMMESSA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/611945375622825664/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/noi-4-in-una-stanza-carte-da-bruno.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/611945375622825664?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/611945375622825664?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/RtV7ORbybfY/noi-4-in-una-stanza-carte-da-bruno.html" title="NOI 4 IN UNA STANZA - A CARTE DA BRUNO - AMMALATO DA UNA COMMESSA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenEr_DkLWI/AAAAAAAAACU/-L1niSW6WJw/s72-c/03.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/noi-4-in-una-stanza-carte-da-bruno.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEAEQX46eyp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-8278936263188102011</id><published>2009-04-18T14:02:00.005+02:00</published><updated>2009-04-18T14:11:40.013+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T14:11:40.013+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Orgie" /><title>IL PRIMO TRIO CON EUGENIA - IL SEDERE DI MIA MOGLIE - LA TUNISIA</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenCcYQBuZI/AAAAAAAAACI/rUa0WyQ4q_c/s1600-h/imagesCABW9VBR.jpg"&gt;&lt;/a&gt;Eugenia è stata la mia amante più porca (alla faccia del precedente ragazzo che la riteneva frigida). Dopo i primi rapporti di "riscaldamento" abbiamo subito capito di avere un'enorme affinità sessuale, tra l'altro io ho la caratteristica di mantenere erezioni molto prolungate e lei una splendida pluriorgasmica. Dopo la prima settimana, vedendo che gradiva essere masturbata anche analmente mentre mi stava sopra e la penetravo davanti, iniziammo a fantasticare di eccitanti rapporti perlomeno a 3, dove lei era al centro delle attenzioni mie e di un altro uomo. Dal dirlo al farlo ci passo' un po'.. Nel frattempo lo facevamo dappertutto: al mare vicino ad altre coppie che ci guardavano e si toccavano, nel mio appartamento a piano terra con finestre aperte e persiane socchiuse sotto lo sguardo dei passanti più curiosi, in albergo con la porta aperta aspettando con desiderio un terzo partecipe dopo una cena in ristorante con lei con indosso solo un abitino in seta indiana, sul terrazzo di una villetta a Budoni.... Ma lei mi precedette ed una sera dopo una litigata ando' da un suo buon amico che dopo averla consolata inizio' a scoparla sennonche' arrivo' sulla scena il fratello dell'amico, che da sempre marcava stretta Eugenia. Evidentemente lei era ben pronta dopo molte prove di fantasia e così lo fecero in 3, come mi confesso' il giorno dopo mentre scopavamo (me ne accorsi perche' aveva l'orifizio anale molto dilatato e dolente). Non mi arrabbiai, anzi ne fui molto eccitato. Pochi giorni dopo, durante un campeggio a Barisardo e mentre eravamo in tenda, cercammo di attirare degli amici vicini di tenda per scoparcela tutti assieme ma purtroppo non ci accontentarono. Forse pensarono ad uno scherzo, di certo non perche' Eugenia non fosse OK, anzi aveva un gran fisico, era estremamente sexy ed andare a passeggio con lei era tutto un susseguirsi di sguardi eccitati ed invidiosi. Ci riuscimmo il giorno in cui demmo un appuntamento a casa mia ad un comune amico (Fabrizio), tra l'altro un suo compaesano, col quale io avevo spesso fantasticato, senza citare mai la mia lei, su incontri sessuali plurimi trovando in lui un appassionato teorico. Dando ad Eugenia un'orario di arrivo di Fabrizio falso e lasciando accostata la porta di casa riuscii nel mio intento. Quando lui arrivo' noi eravamo da un bel po' in azione fantasticando ad alta voce su cosa avrebbe fatto lei se fossimo stati in 3 e come sempre era lei a parlare, ma quella volta misi come nome di fantasia Fabrizio, il quale arrivo' ed eccitato dalla scena si avvicino' titubante ma Eugenia eccitatissima mi guardo' e capendo il mio gioco tiro' fuori l'uccello eretto di Fabrizio e per le successive 4 ore fu solo una cosa da sogno, sia lei che Fabrizio furono all'altezza delle nostre piu' ardite fantasie.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326001546254936738" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 144px; CURSOR: hand; HEIGHT: 279px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenCMB206qI/AAAAAAAAACA/rQS97N6l_48/s400/imagesCABW9VBR.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;IL SEDERE DI MIA MOGLIE&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Una mattina di fine luglio sono al mare con mia moglie Romina. Romina indossa uno splendido bikini azzurro molto sexy e, vista la bellezza di mia moglie, io sono sempre in apprensione. Romina e' davanti a me che sculetta sul bagnasciuga. Impossibile non notare una ventenne simile.. Capelli neri riccioli, quasi una criniera, 1,71, fisico arrapante, con delle gambe drittissime, piedi, caviglie e polpacci da top model. Di viso Romina assomiglia parecchio a quell'attrice americana.. Andie Mc Dowell. La vera fissazione di Romina e' il sedere: passa ore in palestra a curarsi quelle chiappe da urlo, belle rotonde, tanto ben segnate che quasi sembrano aprirsi verso l'esterno. E quel culo Romina lo sfoggia sempre.. Con abbigliamento provocante: minigonne mozzafiato.. Pantaloni aderenti. Un gruppo di campeggiatori la nota ed immediatamente si mettono a pochi metri da noi. Io comincio a dare segni di impazienza. Sono nervoso. Se la stanno sbranando con gli occhi. Romina e' pancia in giu' sull'asciugamano, mettendo in bella mostra il suo sedere pauroso. Gli slip azzurri del bikini paiono quasi essere inghiottiti da quelle due natiche a mandolino. Quei campeggiatori sono già eccitati, lo sento. Romina, invece di ignorarli, li guarda e sorride, lanciando segni di complicita'. Io ho un gesto di stizza e la afferro forte per un braccio dicendogli di smetterla. Vado a fare un bagno. Come torno non la trovo piu': non ci sono nemmeno i cinque uomini. Mi precipito nella pineta dietro la spiaggia. Sento dei rumori. Dietro un cespuglio vedo Romina nuda che cavalca l'uccello di uno di loro. Gli altri gia' nudi col cazzo di pietra aspettano il loro turno. Quasi svengo dalla rabbia. Romina si muove su e giu' ritmicamente, vedo le sue chiappe ben aperte mentre quel palo di carne compare e scompare. L'uomo sta godendo e palpa di continuo le sue fantastiche tette. All'improvviso un urlo: quel maledetto sta sborrando. Io non ci vedo piu': la figa di mia moglie insozzata dalla sborra di quello schifoso. Subito altri 2 la prendono e la mettono a 4 zampe. Uno la sbatte da dietro, l'altro si fa succhiare il cazzo. Sento il rumore della scopata, fatto di gemiti ed urla. Romina li sta accontentando. A quegli schifosi non sembrava neanche vero di scoparsi una donna simile, una giovane modella. Bocca e figa di Romina erano letteralmente piene. Quando ebbero finito anche gli altri due soddisfarono le loro verghe. Romina venne sodomizzata senza pieta': piu' urlava piu' i bastardi pompavano forte. Devo ammettere che vedere quei maschioni sodomizzare mia moglie a quella maniera mi eccita davvero tantissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;h1&gt;LA TUNISIA &lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Il primo viaggio che faccio senza mio marito, tra l'altro contrario, lo faccio apposta in Tunisia. Negli ultimi anni sono andata spesso a sciare da sola, ho fatto delle amicizie e gli uomini che ho conosciuto impazziscono per la mia verve e personalita'. Non solo, nonostante i miei due figli, ammirano il mio corpo da negra: capelli neri, lunghi fino alle spalle e mossi, occhi e pelle scuri, terza di seno con capezzoli scurissimi, il mio culo si e' fatto abbondante ma questo lo rende piu' appetibile, le gambe sono sempre state un mio punto d'orgoglio. Sono per le vie di Hammamet ed un vestitino nero senza maniche, sagomato sulle mie forme e con minigonna, mi fascia mentre passeggio nel suk, il mercato tipico pervaso dagli odori forti di spezie, insieme a mia sorella. Ci sediamo a gustare un sorbetto di limone. Il caldo e' intenso, la mia pelle e' imperlata di sudore. Vedo due ragazzi tunisini, entrambi mori, asciutto il primo, grosso ed insolitamente muscoloso il secondo, che ci indicano, ridacchiano e fanno gesti osceni, mimando il rapporto sessuale ed orale. In preda alla rabbia mi alzo e mi avvicino, non sono tipa da mettersi in soggezione: "Piantatela di fare gli stronzi". I due parlano italiano, male ma lo parlano, il più grosso dice: "Hai carattere, italiana, ma non volevamo offendere ne' te ne' tua sorella, stavamo dicendo che ci piacerebbe fottervi tutte e due. Io sono Malik, il miglior scopatore della zona, amo le italiane come te". La mia liberta' di decidere mi eccita, lo provoco: "Ho preso un sacco di cazzi, non sei il primo, sei sicuro di valere quello che dici?". Lui mi afferra la testa, mi parla minaccioso: "Sei tu sicura di poter reggere a tutto quello che ti farò? Ti farò godere fino a chiedermi pietà". "Vediamo" rispondo sicura. Ci accompagnano in una grande casa africana, muri gialli e tende porpora, nella penombra ci sono altri due (di cui uno rasato e con un grosso orecchino) che ci aspettano. Hanno in mano coltelli ed altre lame. Quello rasato, con una spessa cicatrice sul volto maschio, sembra il capo, parla volutamente italiano con accento francese ed ordina: "Separatele". Mia sorella grida: "no, voglio restare con lei". Io le dico: "stai calma, non ti faranno niente". "Infatti", mi risponde Malik, "useremo lei solo dopo aver usato te, sei tu quella da domare". "Vaffanculo" gli grido, per tutta risposta mi bendano, mi spogliano completamente, mi mettono addosso un lungo velo rosso trasparente, catene ai polsi dietro la schiena, un collare con catena al collo. Resto nella penombra per ore. Poi entrano in tre, più il capo, in mano una frusta di cuoio. Si avvicina, gli altri sono nudi, lui ha uno straccio che nasconde il sesso. Parlano concitatamente fra di loro nella loro lingua, poi vengo fatta girare di scatto, le mani vengono fissate ad una robusta barra di legno. Uno dei servitori nudi mi solleva la veste, il culo nudo è all'aria. Con gli occhi che gli brillano di malvagità, il capo comincia a battere e battere ancora. Resisto ai primi tre colpi, mordendomi le labbra, lui colpisce più forte su culo e schiena, io grido, intorno a me voci eccitate, incitamenti, risolini isterici. Dopo una ventina di frustate, il capo si gira verso Malik e gli ordina qualcosa. Lui è già pronto, nudo, riesco a vedere un enorme cazzo scuro, sui 27 centimetri, gli altri mi tengono ferma, le sue mani sono sulle mie natiche insanguinate, comincia ad incularmi. Il mio culo è vergine ed il dolore è tremendo, tento di non dare a questi bastardi soddisfazioni, ma mentre Malik mi apre, l'urlo soffocato assomiglia ad un ringhio ferito, eccitando tutti gli altri. Poi comincia lo spettacolo: sento i suoi grandi colpi, le palle che sbattono contro le chiappe, mentre mi strizza i capezzoli turgidi, mena grandi colpi, grondandomi il sudore addosso. Si inarca ad ogni botta, sempre più veloce e profondo, poi comincia a venire ed io con lui, gemo come una bestia in calore, a denti stretti. Mentre viene mi lecca le ferite della frusta sulla schiena, sento i getti di sperma nel culo, urlo anche io con le gambe che tremano. Non è finita. Il capo mi parla, mentre il seme di Malik mi scivola per le cosce: "Hai orgoglio, straniera, e sai dare piacere. I miei uomini ne vogliono ancora, dovrai farne godere tre, se non vuoi finire con la gola tagliata" e mi avvicina un machete alla gola. Esausta ma eccitata, rispondo: "vi faccio venire tutti, non siete altro che cazzi da usare". Mi levano quel che resta della veste, sono totalmente nuda e alla loro mercé: uno di loro si sdraia, mi metto il suo cazzo dentro, comincio a cavalcarlo, lo sento che geme, trema, mi sento afferrare per i capelli, non li distinguo più ormai, solo sagome ed i loro odori di cattiveria e sesso umido. Un secondo mi tira i capelli e mi mette un altro cazzo in bocca, entra fino alle palle, sento odore di muschio e zenzero, sto sballando, il mondo scompare e restiamo solo noi, la troia ed i suoi maschi. Succhio e spingo, mentre loro mi toccano, mi leccano, mi baciano, ed ecco il gran finale: un altro cazzo in culo, forse quello del ragazzino del suk, il dolore è atroce ma continuo a godere con tre uomini dentro. E' arrivato il momento del capo, con un gesto li fa fermare: "Guardami, donna". Si spoglia rivelando un corpo segnato da ferite, con un enorme cazzo (30 centimentri almeno) gonfio, parla ancora: "Ora ti possiederò con una spada doppia". Gli altri tre riprendono a muoversi, menando gran colpi, lui è dietro il ragazzino che mi incula, lo penetra, lui geme con il cazzo più duro, spinge, ora sono in due a spingermi da dietro, sempre più forte, sempre di più, sono fuori di testa ed urlo forte mentre tutti e quattro vengono in bocca, nel culo, nella figa infiammata. E' ormai notte ed io sono coperta di seme, sudore e sangue. Allora fanno entrare mia sorella, nuda, magra con il seno piccolo, molto diversa da me, spaurita. Lei, così giovane, è tutta per il capo. Lui prende un laccio di stoffa nera, la fa sdraiare e la incula, stringendole il collo con il laccio. Lo spettacolo è selvaggio, lei soffoca e gode, lui le viene in culo, per me è troppo, svengo... &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-8278936263188102011?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/dxl2ZJMWbEo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="IL PRIMO TRIO CON EUGENIA - IL SEDERE DI MIA MOGLIE - LA TUNISIA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/8278936263188102011/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/il-primo-trio-con-eugenia-il-sedere-di.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/8278936263188102011?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/8278936263188102011?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/dxl2ZJMWbEo/il-primo-trio-con-eugenia-il-sedere-di.html" title="IL PRIMO TRIO CON EUGENIA - IL SEDERE DI MIA MOGLIE - LA TUNISIA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenCMB206qI/AAAAAAAAACA/rQS97N6l_48/s72-c/imagesCABW9VBR.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/il-primo-trio-con-eugenia-il-sedere-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEYBSXg4eip7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-7371576100704459984</id><published>2009-04-18T13:59:00.002+02:00</published><updated>2009-04-18T14:02:38.632+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T14:02:38.632+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard Sex" /><title>DEBITI DI GIOCO</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenBL3uEreI/AAAAAAAAAB4/5t-MH-qu6ZE/s1600-h/imagesCAV4BIKE.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326000444022238690" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 159px; CURSOR: hand; HEIGHT: 186px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenBL3uEreI/AAAAAAAAAB4/5t-MH-qu6ZE/s400/imagesCAV4BIKE.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’appuntamento era per le 14 in Via.... Arrivai con un ritardo di ½ ora ad una villetta. Suonai e venne ad aprirmi un uomo avvolto in una vestaglia colorata. "Sono Luisa, la moglie di Carlo. Sono venuta per quella faccenda". La "faccenda" era una partita a carte persa da Carlo il quale, messo alle strette dai creditori, aveva impegnato il mio corpo per il saldo definitivo. Non era la prima volta che perdeva, ma era la prima volta che ci trovavamo in serie difficolta'. Alla fine dopo pianti ed urla avevo acconsentito a recarmi all’appuntamento, non prima di averlo impegnato a desistere dal gioco. "Guarda guarda che bella fica di moglie tiene il nostro Carlo, penso che questo pomeriggio salderai il suo conto" e, messami una mano sul culo, mi attiro' a se' incollando la sua bocca alla mia. Sentii la lingua entrarmi fra i denti ed iniziare a leccarmi le gengive mentre un travaso di saliva passava dalla sua bocca alla mia. "Che buon sapore ha la tua bocca bambina, non vedo l’ora di farti succhiare il mio amichetto". Mi prese sottobraccio, sempre con la sua mano che mi accarezzava il culo, mi porto' all’interno della casa. Entrammo in un salotto dove su un divano una coppia stava facendo sesso. Un maschione peloso sui 40anni stava accovacciato sopra una ragazzina sui 18/19 anni infilando e togliendo il suo nodoso cazzo dalla bocca della malcapitata. "Sei arrivata giusto in tempo perche' stavamo per dividerci la troietta. Ma ti presento, lui e' Nico e lei e' Mara la figlia di un tipo come tuo marito, che voleva rifilarci il suo cesso di moglie ma abbiamo preferito fare cambio". Nico sfilo' il cazzo dalla bocca di Mara e, avvicinatosi, mi saluto' infilandomi la lingua in gola e strusciandomi il duro cazzo sulla pancia. "Sei proprio un bel ficone, non vedo l’ora di godermi la tua micina". "Dai, spogliati" e, detto fatto, mi aiuto' a spogliarmi lasciandomi nuda in un attimo. Poi, con uno sguardo famelico, mi prese fra le braccia e mi porto' sul grosso divano vicino a Mara, la quale era stata presa in consegna dall’altro uomo. Questi, toltasi la vestaglia, rivelo' anch’esso un grosso cazzo penzoloni fra le gambe e, una volta preso fra le mani, inizio' a sbatacchiarlo sulla bocca della bimba. "Dai, succhialo troietta, che fra un po’ te lo farò sentire nella fica". Nico mi sdraio' sul divano con la testa vicino a Mara e, sdraiatosi sopra, inizio' a slinguarmi la bocca e le tette. Devo dire che, se inizialmente la situazione mi aveva bloccata, ora iniziavo a sentire un certo desiderio perverso legato sia alla situazione, sia alla rivalsa verso Carlo che mi aveva messa in quella situazione. Sentivo la bocca di Nico sui capezzoli che li succhiava e mordeva dolorosamente, poi pian piano scese lungo lo stomaco, sulla pancia fino all’interno delle cosce che inconsciamente allargai. L’uomo apprezzo' il gesto e golosamente inizio' a lapparmi la fica. Sentivo l’eccitazione montarmi prepotentemente e mi ritrovai a mugolare mentre il lavoro di lingua sul mio clitoride scatenava scariche elettriche lungo tutto il mio corpo. Sentivo che anche Mara iniziava a mugolare e, gettato uno sguardo all’indietro, vidi il muso di Mac affondato fra le sue cosce ed il naso nascosto dalla leggera peluria che le ricopriva la fica. Inconsciamente girai la testa verso la ragazza e le nostre bocche si unirono in un lungo bacio. Le succhiavo la linguetta rosea mentre ondate di godimento mi assalivano dal ventre dove le dita e la lingua di Nico implacabilmente mi frugavano. "Guarda come godono queste due vacche lesbiche, su sdraiatevi una sull’altra e fateci vedere come ve la cavate col 69". Presala di peso Mac sollevò Mara e me la depose sopra, con la fichetta umida e spalancata a contatto della mia bocca. Allargai di nuovo le cosce ed immediatamente la lingua di Mara iniziò a saettare dentro e fuori la mia vagina. Anch’io iniziai a leccarla allargandole le natiche del culetto e titillandogli il buchetto dell’ano. I due uomini nel frattempo si godevano la scena di noi due menandosi lentamente il cazzo. Sentivo Mara godere ripetutamente sotto i miei colpi di lingua, mugolando e dimenando il culetto. Impazienti, Nico e Mac presero posizione vicino alle nostre vagine, Nico si mise a cavalcioni sopra il mio viso e, guidando il grosso cazzo con la mano, inizio' a strusciare il glande nel solco delle natiche di Mara. La punta, sfregando sulla mia saliva, andava su e giu' fra l’ano e le labbra della vagina. Poi, dopo avermelo affondato in gola per una ulteriore lubrificazione, riprendeva il percorso. Fra le cosce, leccate da Mara, sentii Mac impaziente che mi punto' il cazzo e, con forti colpi, mi riempi' la fica con il suo grosso membro. Mac mi prese per le anche ed inizio' a pomparmi furiosamente. Anche Nico sopra di me comincio' pian piano ad introdurre il glande nella vulva di Mara. Nonostante la salivazione e l’umore che ne usciva, Mara aveva ancora una fica giovane e stretta e sotto l’assalto del cazzo comincio' a gemere per il dolore. Ma Nico era implacabile e, lubrificando l’asta con la saliva e facendosi umettare il glande dalla mia bocca, dopo qualche colpo potente le entro' tutto sino alle palle. Io fra i colpi furiosi che ricevevo in fica e la vista della fichetta enormemente dilatata dal cazzo di Nico iniziai una serie di orgasmi. Mi dimenavo come una pazza leccando la fica e l’asta del cazzo con furia. Nico assestatosi saldamente al culo di Mara inizio' a fotterla con vigore. Il cazzo usciva lentamente dalla fica fradicia per poi rientrare con un suono di bagnato, Mara era un mugolio unico, vedevo gli spasmi della vagina aprirle e chiuderle le labbra attorno all’asta e solo la presa forte delle mani sul culo le impedivano di cadere dal divano. Il cazzo entrava e usciva, alle volte Nico me lo ficcava in gola per poi rimetterlo dentro finche' attraverso i coglioni che tenevo saldamente fra le mani, leccandoli, sentii le contrazioni della sborrata in fica. Godendo aumento' il ritmo delle pompate e così mi ritrovai a leccare lo sperma che usciva a fiotti dalla vulva riempita. Ma anch’io nel delirio ebbi la mia razione, infatti Mac, con dei colpi che mi squassarono la pancia, godette scaricandomi nella fica getti copiosi di sperma caldo. I due uomini uscirono dalle nostre pance ed ansimando si allungarono vicino a noi dove io e Mara pulimmo ben bene i loro cazzi dalla sborra rimasta. Mi appisolai fra le braccia di Mara e dopo un po' di tempo li lasciai e mi recai in bagno dove rimasi a lungo sotto la doccia. Rinfrescata e profumata rientrai nella camera e li' trovai i due uomini che nel frattempo avevano ricominciato a riscuotere gli interessi. Mac fra le gambe spalancate di Mara la stava fottendo vigorosamente, mentre Nico accarezzandole le tettine le aveva infilato il suo uccello in bocca. Mara chiaramente sofferente per le dimensioni degli organi si prodigava nel soddisfare i due cazzi e mentre Mac fra le sue cosce entrava sino alla radice, Nico dal canto suo si doveva accontentare di introdurre il cazzo solo fino alla cappella. Mi tolsi l’accappatoio e, salita a fianco dei due, iniziai a succhiare il cazzo di Nico. Divenuto rapidamente rigido come un palo lo sdraiai e, allargate le gambe, mi impalai su di lui con colpi energici. Sentivo il cazzo che mi riempiva completamente la pancia e, presami per il culo da sotto, inizio' con delle spinte a fottermi. Adattandomi alle sue spinte iniziai di nuovo a godere mentre vicino a me Mara era stesa sulla schiena e veniva soffocata dal corpaccione di Mac che con colpi vigorosi la stava squassando tutta. Resosi conto che la ragazzina era inerte sotto i colpi, Mac le sfilo' il suo cazzo dalla fica e, messosi alle mie spalle, inizio' a strusciarmi l’ano col suo glande. Cercai di divincolarmi spaventata, ma da sotto Nico mi teneva bloccata con le braccia, pur continuando a fottermi. Sentii Mac che mi spalmava della crema sullo sfintere iniziando a massaggiarmi l’ano per allentarlo. "Dai, rilassati, vedrai che se partecipi poi godrai come una troia con due cazzi nell’intestino". Pian piano sentivo il cazzo che mi penetrava il culo, ma ad ogni colpo Mac si fermava dando modo ai muscoli dello sfintere di adattarsi alle dimensioni del cazzo. Presto il piacere prese il sopravvento sul dolore e sempre col cazzo in fica che mi pompava, col culo iniziai a dimenarmi lentamente sicche' l’uomo riusci ad infilarlo sino in fondo. Gli spasmi degli orgasmi che mi squassavano mi davano alla testa raggiungendo presto sotto i colpi dei due uno stato di sfinimento. Non so quanto duro' ma sentii che finalmente all’unisono i due cazzi godettero ed un fiume di sborra calda mi riempi' completamente le viscere. Uscendomi dal culo e dalla fica sentii come se mi avessero tolto una parte del corpo e la sborra non piu' trattenuta dai due "tappi" inizio' ad uscire a rivoli. Mara, che nel frattempo si era ripresa, mi ringrazio' per il favore che le avevo fatto e messasi fra le mie gambe mi calmo' gli spasmi dei miei buchetti indolenziti, leccandomi e succhiandomi lo sperma che ne usciva. Tornai a casa tardi, tutta dolente nel culo, ripromettendomi di andare dal medico il giorno dopo per una visita e trovai Carlo nervoso davanti al televisore. "Allora Luisa com’è andata? Mi hanno saldato il debito?". "Si si non preoccuparti". Ed ad una nuova fitta dell’ano: "Ho persino lasciato la mancia!!".&lt;br /&gt;L'ECLISSE L'ultima eclisse totale di Sole del ventesimo secolo era visibile all'interno di un ristretto corridoio che attraversava l'Europa, nella mattinata di martedì undici agosto, poco dopo mezzogiorno. Un cono d'ombra lunare avrebbe percorso l'Europa centrale fino al medio Oriente e l'India. La notizia fu riportata a caratteri cubitali sul numero di Luglio di Focus. Per nessuna ragione al mondo potevo perdermi l'occasione di ammirare questo fenomeno, tanto piu' che la distanza che separa Parma, la città dove abito, alla fascia centrale dell'eclisse e' di poche centinaia di chilometri. L'entusiasmo per questo evento fu tale che riuscii a coinvolgere in questa avventura anche Paola. Abbiamo programmato ogni spostamento nei minimi dettagli, individuando sulla cartina geografica le località dove l'eclisse avrebbe oscurato il cielo per piu' di due minuti. La fascia è piuttosto ampia. Non c'e' stato che l'imbarazzo della scelta, così abbiamo deciso d'andare a vedere il fenomeno in Germania. Prima di partire ci siamo munite degli strumenti necessari all'osservazione del fenomeno. Sappiamo bene che l'eclisse non va guardata ad occhio nudo, ma utilizzando dei filtri per la protezione degli occhi, per questo ci siamo procurate dei frammenti di vetro che abbiamo provveduto ad affumicare con la fiamma di una candela.. La sera prima sono andata a prendere il mio Wolkswagen California dalla rimessa e l'ho portato davanti casa. Paola ed io abbiamo provveduto a caricarvi sopra il necessario per il viaggio, biciclette da corsa comprese. Alle prime luci dell'alba, lasciamo la citta' verso la nostra meta. L'autostrada del Brennero, che da Mantova sale fino al confine, e' intasata d'auto. Soltanto dopo Vipiteno il traffico si fa piu' scorrevole. Alle tre del pomeriggio, dopo aver attraversato l'Austria, raggiungiamo Schwangau. Dall'alto di un cocuzzolo il castello di Ludwing esercita il proprio dominio nella valle sottostante ricca di boschi secolari e piccoli laghi. Il paesaggio e' da fiaba. Paola ed io decidiamo di fermarci due giorni in uno dei tanti campeggi che si affacciano sulle rive dei numerosi laghi. Appassionate di cicloturismo ci divertiamo a percorrere le piste ciclabili che s'intrecciano nei diversi itinerari e mettono in comunicazione i laghi fra di loro. Lasciamo questi posti e col camper ci dirigiamo verso Augsburg, distante un centinaio di chilometri lungo la Romantische Strasse. Dopo avere attraversato la tangenziale della città ci dirigiamo verso le colline. Il primo cartello stradale che incontriamo fuori della città indica un paese: Wertingen 4 Km. E' sera quando parcheggiamo il camper nella piazzola di un supermercato. Il luogo è illuminato dalla luce dei lampioni e appare sicuro. E' una soluzione che adotto quando mi capita di dormire fuori dalle aree custodite o campeggi. Paola ed io siamo molto amiche, la considero una sorella. Di comune accordo ci siamo spartite i compiti. Io guido il camper, lei si occupa della preparazione dei pasti. Ci svegliamo di buon ora. Consumiamo una ricca colazione e scarichiamo le biciclette dal camper. Decidiamo d'andare alla ricerca di un posto panoramico dove potremo assistere all'eclisse. Abbandonata la strada asfaltata ci inerpichiamo per un sentiero sterrato che s'inoltra nel fitto bosco. Poco dopo ci ritroviamo in un vasto spiazzo verde da cui si gode una stupenda vista panoramica della citta' di Augsburg, distante una decina di chilometri. Scendo dalla bicicletta e tolgo dallo zainetto una tela cerata. La stendo sul prato e dispongo il materiale che mi sono portata appresso per gustare al meglio l'eclisse. Paola mi imita e scarica il suo bagaglio. Il silenzio del bosco è interrotto dal rumore di rami secchi che cadono dagli alberi, frantumandosi sul terreno e dal fruscio dell'erba mossa dal vento. Il cielo, che nel primo mattino sembrava orientato verso il sereno, inizia ad oscurarsi. Nubi nere, cariche di pioggia, scorrono veloci nel cielo, coprendo a sprazzi il Sole. Ho intrapreso il viaggio col chiaro intento di vedere l'eclisse ed ora corro il rischio di non vederla a causa delle nubi che minacciano di oscurare il fenomeno. Seduta sul prato guardo col binocolo in lontananza. La città da questo punto di osservazione sembra piu' piccola di quando ieri l'avevamo attraversata in camper. Scruto i prati sottostanti al nostro punto di osservazione. Poco distante, a qualche centinaio di metri, noto un accampamento di tende. Prendo atto che non si nota alcuna presenza di gente, ma sono incuriosita da uno strano spiazzo che si trova al centro del bivacco. Una serie di grossi massi di pietre formano un cerchio del diametro di una decina di metri. Attribuisco la presenza delle tende a un gruppo di persone che come noi sono appostate li' in nell'attesa dell'evento astronomico. Prendo un vetro affumicato. Lo porto davanti agli occhi e guardo il Sole. I contorni della superficie della stella appaiono perfettamente tondi: e' evidente che il fenomeno non e' ancora iniziato. Prendo dallo zainetto un libro di Carter che mi sono portata appresso e inizio a leggere uno dei suoi brevi racconti. Mi piace andare in vacanza con Paola. Siamo entrambe espansive ed ognuna, pur nel rispetto dell'altra, e' libera di fare cio' che piu' le piace, anche inseguire la compagnia di altre persone. La nostra amicizia e' nata tre anni fa, quando ho preso servizio nella clinica in cui lavorava. A lei sono solita confidare i segreti della mia vita, anche le cose piu' intime. Sento il bisogno dell'amicizia di una persona con cui confidarmi, e lei assolve a pieno questo compito.. Il Sole fa capolino fra le nubi inondandoci di calore. Ci spogliamo dei nostri abiti e restiamo in costume ad abbronzarci. Una musica dalle modulazioni sconosciute viene ad interrompere la quiete del posto. E' una nenia che riproduce i suoni della natura. Distinguo il rumore dell'acqua dei fiumi, quello del vento e anche quello della legna che brucia. Prendo il binocolo e lo punto verso l'accampamento di tende. E' da li' che provengono i suoni. Scruto l'area del campo e le zone limitrofe, ma non scorgo anima viva. Probabilmente le persone se ne stanno rintanate sotto le tende in attesa del fenomeno astrale. Scrutiamo il cielo. Finalmente l'eclisse ha avuto inizio. Grazie ai vetri affumicati ne seguiamo la lenta evoluzione. Dopo la prima osservazione ci sdraiamo sul prato e ricominciamo a leggere. All'improvviso, confusi con l'ambiente e dal rumore del vento, una quindicina di persone ci saltano addosso. Non abbiamo il tempo di tentare la benche' minima resistenza. L'unica cosa che ci lasciano fare e' urlare, e noi lo facciamo con tutte le nostre forze, ma per poco tempo. C'imbavagliano la bocca con una benda, divaricandoci mascella e mandibola. Veniamo sollevate di peso e portate a spalla lungo un sentiero che scende per la collina. Durante il tragitto ho modo di osservare attentamente i nostri aggressori. Indossano un lungo camicione nero che gli giunge fino ai piedi. Hanno il capo coperto da un cappuccio appuntito verso l'alto. Sul petto hanno dipinto un cerchio di colore rosso con all'interno una specie di stella a cinque punte rovesciata. Mi sembra di aver già visto quello strano simbolo, ma non ricordo dove e in quale occasione. In passato ho visitato parecchie cattedrali durante i miei soggiorni in Francia, forse quel simbolo l'ho visto nel sotterraneo di una vecchia chiesa a... Rennes-le-Chateau. Ma dove cavolo sono capitata, penso. E questi da dove sono saltati fuori? Non può trattarsi di uno scherzo, tanto più che né Paola né io conosciamo persone da queste parti. E' improbabile che i nostri amici ci abbiano seguito dall'Italia fin qui, per giocarci uno scherzo simile. Il gruppo procede in fila indiana lungo il sentiero come si trattasse di una processione. Se prima l'unica mia preoccupazione era di capire chi fossero queste persone, adesso sono terrorizzata per cio' che potrebbe capitarci. Sbuchiamo in una radura. Alcune tende da campo sono sparpagliate nel prato. Probabilmente deve trattarsi delle stesse che poc'anzi ho individuato col cannocchiale dalla mia postazione. Veniamo trascinate al centro del cerchio di pietre e sassi, fatte sdraiare per terra, dopodiche' alcuni di loro provvedono a divaricarci le gambe e allargarci le braccia fissandole a dei picchetti di ferro precedentemente piantati nel terreno. Nell'aria echeggia una musica, la stessa che ho avuto modo di udire dal punto in cui non molto tempo fa stavo ad osservare l'eclisse. Le note provengono da due casse acustiche collegate ad un amplificatore posato su un tavolo. Uno degli adepti alla setta, che intuisco essere una donna, per le chiare forme femminili celate sotto la tunica, mi viene vicino. Nella mano impugna una forbice e con quella taglia l'elastico dello slip che indosso. La stessa operazione la esegue sul reggiseno strappandomelo via e lasciandomi nuda. Anche Paola viene denudata. A questo punto ho perso la cognizione del tempo. Alcuni di loro indirizzano il capo, che ancora tengono incappucciato, verso il Sole. Mi e' chiaro che la messinscena è in relazione con l'eclisse. I personaggi che ho intorno a me devono appartenere a qualche setta satanica. Forse hanno bisogno d'immolare vittime sacrificali e dare sfogo a dei riti orgiastici.. Gocce di pioggia incominciano a cadere dal cielo che si è fatto plumbeo. Uno degli incappucciati si e' messo dinanzi ai miei piedi abbondantemente divaricati. Dal suo atteggiamento traspare evidente che trova piacevole la vista della mia fica messa in bella mostra. Di colpo la musica assume un ritmo incalzante, quasi ossessivo. I nostri rapitori si liberano delle tuniche nere che portano indosso. Restano nudi, con il solo cappuccio sul capo. La maggioranza di loro sono persone giovani. Le donne hanno i seni sodi. I peli del pube, quasi tutti biondi, sono privi di striature grigiastre tipiche delle persone di una certa eta'. Alcune hanno segni di smagliature nelle gambe e sui glutei. Gli uomini, a giudicare dalla consistenza della sacca dello scroto, non sono anziani. E poi col mio mestiere sono buona intenditrice di particolari anatomici e so distinguere bene l'eta' delle persone attraverso le forme dei genitali. I nostri rapitori perseverano nel tenere il cappuccio sopra il capo. E' certo che non vogliono essere visti ed e' un buon segno, perche' potrebbe significare che hanno intenzione di lasciarci libere. D'improvviso uomini e donne si aggrapparono gli uni agli altri con le mani. Innalzano verso il cielo le dita ed iniziarono a danzare attorno a noi al suono della musica. La danza s'interrompe. Tutti si precipitano verso una tenda. Da li' esce una donna che stringe nelle mani una pentola. Maschi e femmine intingono le dita nel recipiente cospargendosi il corpo con l'unguento che vi e' contenuto, poi iniziano a sfiorarsi l'uno contro l'altro come per gioco. Questi toccamenti li eccitano. Lo intuisco dall'inturgidimento dei cazzi degli uomini che sono aumentati di volume stimolati dalle movenze delle donne. La voglia di giocare e di fare all'amore e' ben espressa dalla voracità dei movimenti delle loro mani che scivolano nei recessi piu' nascosti dei corpi delle persone con cui vengono a contatto. Mi appare evidente il loro stato di eccitazione, ma non riesco a farmi una ragione del perche' Paola ed io siamo state imprigionate. La donna che poc'anzi aveva portato la pentola con l'unguento si avvicina verso di me. Con fare oculato cosparge il liquido in ogni parte del mio corpo, insinuandosi con le dita in ogni orifizio. Infine afferra una zampa di gallina e l'intinge più volte dentro un barattolo che sembra contenere del liquido denso di colore rosso, assomigliante a sangue di animale. Adopera la zampa come si trattasse di un pennello dipingendomi sul petto una grossa croce rossa. Terminata l'operazione toglie da un cesto dei petali di rose rosse e li cosparge per intero sul mio corpo. Tiro un sospiro di sollievo. Per un istante ho temuto che la cosa potesse finire in modo cruento. La donna si allontana ed ho l'impressione che il rituale sia completato senza che sia ripetuto sul corpo di Paola. A questo punto mi sembra più che evidente che la vittima sacrificale debbo essere io.. L'avvento dell'eclissi e' imminente. I rapitori iniziano a congiungersi in sfrenati atti orgiastici all'interno del perimetro delimitato dal cerchio di pietre. Sono impaurita, non mi e' mai accaduto di assistere o partecipare ad amplessi di questo genere. Attorno a me vedo una infinita' di cazzi che penetrano nelle fiche in un clima boccaccesco. Altri uomini si congiungono fra loro e altre donne succhiano fiche e culi di uomini. D'incanto tutti si separarono. I maschi prendono da un contenitore un preservativo e lo infilano sul cazzo. Resto stupita, non comprendo il perche' della manovra, dal momento che fino a poco prima i contatti sessuali erano stati non protetti. All'improvviso il sole si oscura completamente lasciando nel cielo, ben visibile, una corona luminosa tutt'intorno il pianeta. La Luna ha coperto per intero il Sole: è l'eclisse. Uomini e donne si prendono per mano e riprendono a danzare formando un cerchio. I preservativi che al Sole apparivano trasparenti, nel buio paiono fosforescenti e di colori diversi. Sdraiata per terra vedo volteggiare sopra la mia testa i loro uccelli luminosi. E' uno spettacolo fantastico, indescrivibile. Nel buio più completo non riesco a vedere i loro corpi, ma solo le appendici luminose dei cazzi che appaiono di diverse dimensioni e si muovono liberi come farfalle in un rito magico e propiziatorio. La scena dura alcuni interminabili minuti, tanto quanto la durata dell'eclisse. Al ritorno della luce uomini e donne esultano e urlano in segno di giubilo. Terminato il rito li vedo avvicinarsi verso di me. Le dita delle loro mani affondano nella mia pelle, accarezzandomi e solleticandomi in ogni parte. La loro non è una violenza, ma un'arte di seduzione. Lo comprendo dalla delicatezza dei loro movimenti e dal tipo di carezze. Le continue attenzioni servono solo a prepararmi ad un successivo e più intenso piacere, perlomeno questo e' cio' che intuisco. Non posso sottrarmi ai loro gesti e alle loro premure. Se prima ero terrorizzata ora sono succube dei loro riti magici. L'eclissi e l'orgia hanno liberato una parte della mia personalita' sconosciuta anche a me. Ai loro toccamenti faccio corrispondere i movimenti del mio corpo, incapace di restare insensibile a quelle particolari attenzioni. La mia passerina diventa sempre piu' bagnata ad ogni passaggio di carezza. Un uomo, dopo essersi sfilato il preservativo, infila le dita nella fessura della mia fica. Tasta la mucosa, si corica su di me, e inizia a chiavarmi. Il suo cazzo e' duro come il marmo. Si muove dentro senza fretta, con sapienza. Una delle sue compagne si pone alle sue spalle e da sotto gli accarezza le palle. Altri due uomini si mettono in ginocchio ai lati del mio capo e iniziano a masturbarsi. Le mani di alcune donne accarezzano i miei capezzoli strofinandoli. Deliziata da quei toccamenti mi diventano turgidi e scoppiano di piacere. Alle mie spalle qualcuno mi libera la bocca dal bavaglio. Ascolto l'ansare del respiro degli astanti mentre si sollazzano sul mio corpo. Non sono più spaventata. Con ansia attendo il sopraggiungere dell'imminente orgasmo. Non ci vuole molto tempo. L'utero si contrae mentre l'uomo che mi sta chiavando è al culmine del piacere. Vengo prima di lui mentre continua a pomparmi. Urlo al cielo il mio appagamento come se fossi una indemoniata. I due che stanno di lato al mio viso, intenti a masturbarsi, eccitati dallo spettacolo che sto offrendo col mio orgasmo bestiale, accelerano i movimenti della mano fino ad eiaculare, innaffiandomi la bocca di sperma. Assatanata e fuori di testa inizio a inghiottire la sborra leccando il cazzo ad entrambi, succhiando fino all'ultima goccia di cio' che e' rimasto sulla cappella di ognuno. L'uomo che mi sta chiavando inizia a tremare e mi sborra nella fica irrigidendosi in tutto il corpo. Di nuovo ho un orgasmo vaginale. Le donne intorno a me, invidiose dalla mia remissivita', iniziano a graffiarmi sull'addome, sopra le tracce della croce di sangue dipinto poco prima sul mio corpo. Una di loro s'inginocchia dinanzi alla mia fica e prende il posto dell'uomo che poc'anzi mi ha chiavata. Solleva parzialmente il cappuccio lasciando intravedere le labbra che affonda sul mio clitoride. La lesbicona ci sa fare, eccome! Sa bene come prendermi. Con le dita allarga le pareti della fica e s'intrufola con la lingua nella mucosa. A quelle sollecitazioni rispondo innaffiandola di piscia, tanta e' la mia eccitazione. Mi ritrovo a borbottare frasi sconnesse in una lingua a me sconosciuta. Nel frattempo altri due uomini hanno sostituito i due che hanno sborrato nella mia bocca. Anche loro iniziano a masturbarsi vicendevolmente stringendo nella mano il cazzo dell'altro. La lesbicona continua imperterrita a leccarmela. Con un colpo deciso infila due dita nella mia fica e inizia a muoverle. Prende fra le labbra il mio clitoride, che sta scoppiandomi tanto e' turgido e gonfio, ed inizia a succhiarlo. Sto perdendo i sensi, tanto e' sconfinato il mio turbamento. Inizio ad avere allucinazioni e sono in uno stato di confusione mentale indescrivibile. Mentre la lesbicona tiene allargata la mia fichetta con le dita, fremiti di piacere mi percorrono le cosce e le contrazioni della fica mi provocano capogiri. Non so quante volte sono venuta, quello che so e' che d'improvviso mi ritrovo ancora una volta ad ingurgitare lo sperma dei due maschi che stanno di fianco al mio viso. Difficile dire quanto tempo sia durata l'orgia. Tutto ha preso a rotearmi davanti agli occhi sempre più vorticosamente. Le mie sensazioni si sono fatte più confuse, ho la vista annebbiata e perdo conoscenza.. Una pioggia scosciante mi risveglia dal torpore. I nostri amici hanno levato le tende e se ne sono andati via lasciandoci sole ed inermi sul prato. E' sera quando riusciamo a liberarci dalle corde che ci tengono legate. Anche Paola ha subito lo stesso trattamento che hanno riservato a me. E' dura riuscire a ristabilire un contatto umano con la mia amica. Pur apparendo in buone condizioni ha lo sguardo spento e sembra in stato catatonico. Di comune accordo decidiamo di non denunciare il fatto alla polizia, la cosa ci creerebbe grane a non finire. Stabiliamo di tacere e tornare in Italia.. Guido tutta la notte, la mattina siamo a Parma. Accompagno Paola fino sulla porta di casa e nel farlo capisco che non la vedro' per molto tempo. Io invece mi sento stanca e stranita, ma non certo depressa. A casa, mi ficco sotto le lenzuola e mi addormento di un sonno profondo, privo di sogni. Mi sveglio che e' sera, sto benissimo e non risento in alcun modo della "violenza" subita. Il mio subconscio non la ritiene affatto tale. - Mamma mia, che gran troia che sono - penso mentre compiaciuta guardo il mio corpo nudo davanti allo specchio. Un segno dell'avventura mi e' rimasto. E un piccolo tatuaggio sulla spalla che qualche componente della setta ha inciso sulla mia pelle quando ero incosciente. Il disegno raffigura una farfallina&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-7371576100704459984?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/vFeZverPQ5s" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/7371576100704459984/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/debiti-di-gioco.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/7371576100704459984?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/7371576100704459984?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/vFeZverPQ5s/debiti-di-gioco.html" title="DEBITI DI GIOCO" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenBL3uEreI/AAAAAAAAAB4/5t-MH-qu6ZE/s72-c/imagesCAV4BIKE.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/debiti-di-gioco.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04CRnkzeSp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-6513717210086927760</id><published>2009-04-18T13:57:00.001+02:00</published><updated>2009-04-18T13:59:27.781+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T13:59:27.781+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Orgie" /><title>AMMUCCHIATA</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenAj9pni-I/AAAAAAAAABw/C9shJrpsLWE/s1600-h/imagesCA5A9TJ3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325999758419397602" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 208px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenAj9pni-I/AAAAAAAAABw/C9shJrpsLWE/s400/imagesCA5A9TJ3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siamo ammucchiati uno sull'altro ma non ci accorgiamo dell'altro. Qualcuno ha introdotto l'uccello nel mio didietro e spinge con insistenza la cappella dentro e fuori il foro dell'ano. Carponi sul pavimento serro fra le labbra il cazzo di un individuo di cui nemmeno distinguo il volto, per niente interessata alla sua identita'. La stanza, semibuia, e' resa più luminosa dagli sterpi di legno che fiammeggiano nel caminetto e ravvivano l'ambiente. Ammassi di corpi giacciono sul parquet, stanchi e spossati, impegnati ad infilare, levare, accogliere e scambiarsi emissioni di liquidi d'ogni sorta. Ho persino la sensazione che alcuni stiano per perdere i sensi, tanto sono straniti, ma forse la loro e' solo paura, patimento o magari soddisfazione. Godo! Cazzo se godo! Sentire la cappella che scivola fluida avanti e indietro nello sfintere del mio culetto mi fa stare bene: raramente mi succede durante la giornata, sia quando sto a casa di riposo o sono al lavoro in ospedale. Accompagno i movimenti dell'ospite, che trattengo ben stretto nel culo, con quelli delle labbra che serrano nella bocca l'altra cappella. Ho preso l'abitudine di fare sesso con più persone, simultaneamente, gia' da alcuni anni e non so piu' farne a meno. Lo faccio una volta al mese, quando mi e' permesso di farlo, anche se desidererei farlo piu' spesso. Rantoli di appagamento si sovrappongono ai movimenti dei corpi che mi circondano. Stasera ho la fica inviolata. Stranamente nessuno di coloro che partecipano al rito orgiastico si e' fatto sotto a cercarmela. Il culo mi brucia. Sopporto con piacere il dolore che mi provoca l'inculata, ma ho voglia di essere chiavata al piu' presto. L'uomo che sta davanti a me inizia a tremare. Sfilo l'uccello di bocca e continuo a menarglielo fintanto che un getto di sperma mi coglie in pieno viso. Serro le dita sul cazzo e infilo la cappella fra le labbra inglobando il resto dello sperma che continua a fuoriuscire dall'uretra. Il sapore dell'emulsione, che deglutisco con enorme piacere, è dolciastro. Lascio che termini di defluire, poi lecco la cappella fino a renderla liscia e opaca. L'uomo che mi sta didietro e' ostinato nella sua opera, l'aiuto movendo il bacino e mettendomi in sincronia con i suoi spostamenti. Vorrei che qualcuno si facesse largo fra la massa di corpi che mi circondano e m'infilasse il cazzo nella fica, perlomeno potrei godere di una duplice penetrazione, ma nessuno si fa avanti. Accarezzo il clitoride e provo un dolce piacere nel toccarmi. Meglio tenere due dita nella fica piuttosto che niente, penso, mentre l'uomo che sta dietro il mio culo continua zelante a pomparmi. Qui, in mezzo a queste persone, ho la chiara percezione di quanto sia sottile il confine fra vita e morte: privilegio di pochi e' sapersi conquistare gli attimi di godimento che abbiamo a disposizione nella nostra esistenza terrena. Stasera sono qui, ancora una volta, per cogliere la verità di questa filosofia di vita e godere appieno dei piaceri della carne. L'ansimare del mio partner e' avvisaglia dell'imminente orgasmo che sta per sopraggiungere. Accelero il movimento delle dita sul clitoride per non essere da meno del mio ospite e raggiungere, insieme a lui, l'estremo piacere, invece mi previene sborrandomi nel culo. Lo fa attirando verso di se' le mie natiche giovandosi della forza delle braccia.. L'aria fresca della notte entra dal finestrino laterale della mia Opel Tigra dispensandomi un gradevole refrigerio. Attraverso la citta' con estrema facilita' e in un battibaleno sono gia' oltre il torrente, a pochi isolati dalla mia abitazione. E' strano constatare come la Via Emilia, alle tre di notte, sia invasa da una moltitudine di autovetture che vagano, apparentemente senza meta, per la citta', a fare che (penso io)? Finalmente a casa. Abbandono la borsetta sulla cassapanca, tolgo le scarpe e a piedi nudi mi dirigo verso la stanza da bagno. Tolgo di dosso gli indumenti ed entro nel box della doccia. Ho la necessità di rimuovere le residue tracce di sperma che punteggiano la mia pelle. Lascio che l'acqua scivoli sull'epidermide e sottragga i residui segni dell'amore di gruppo. Detergo le mani di sapone liquido aspergendomi i seni e poi la fica con l'essenza profumata. Scendo con le dita nel pavimento pelvico fino all'ano e sfrego i due peduncoli emorroidali che stanno ai lati dell'orifizio. Poco dopo sono in camera. Luca è addormentato. Levo l'accappatoio di spugna che ho indossato dopo che ho fatto la doccia e scivolo sotto le lenzuola. Il mio uomo se ne sta coricato sul fianco in posizione fetale. Avvicino il ventre alla sua schiena e lo circondo con un braccio attorno al torace. Luca si gira e bisbiglia alcune parole. - Già qui? - Sono le tre... - E' andato tutto bene? - Sì. - Ti sei divertita? - Mmm... un po'. Stendo la mano sopra l'addome di Luca fino a farla scendere sotto l'elastico degli slip, poi inizio a tastargli l'uccello. In un batter d'occhio è turgido. Mi metto cavalcioni sul ventre del mio uomo e guido il membro dentro la fica, poi inizio a muovere il bacino spingendolo avanti e indietro, ruotandolo sul rotolo di carne che si eleva turgido fra le cosce di Luca. Godo! Cazzo se godo! Mi muovo senza sosta, sempre più in fretta. Lui palpa con le mani le coppe dei miei seni, le cui sporgenze erettili sono turgide e fremono di piacere a contatto con delle dita. Godo. Goodo! Mammia mia quanto godo! Trafiggo con le unghie la carne di Luca nella parte superiore del torace, in prossimità delle clavicole. Lui ha un sussulto e ansima di piacere. Ormai è prossimo a venire, lo percepisco dal respiro sempre più affannoso; anch'io sto per raggiungere l'agognato piacere. L'orgasmo arriva improvvisamente, violento, cogliendoci in un incontrollato tremore. Urlo come una pazza. Un flash di calore sale dall'utero e percorre per intero il mio corpo scoppiandomi come un petardo nel cervello. Mi accascio su Luca e piango. La sua mano mi accarezza il capo ed è l'ultima cosa che avverto prima di addormentarmi fra le sue braccia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-6513717210086927760?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/xSAZg0wSJ5M" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="AMMUCCHIATA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/6513717210086927760/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/ammucchiata.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/6513717210086927760?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/6513717210086927760?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/xSAZg0wSJ5M/ammucchiata.html" title="AMMUCCHIATA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenAj9pni-I/AAAAAAAAABw/C9shJrpsLWE/s72-c/imagesCA5A9TJ3.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/ammucchiata.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0ADRnk4eCp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-3646963117967156092</id><published>2009-04-18T13:51:00.002+02:00</published><updated>2009-04-18T13:56:17.730+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T13:56:17.730+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Incesto" /><title>PREPARATIVI DI NOZZE</title><content type="html">&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem_xAjDULI/AAAAAAAAABo/un2ekRRm1wE/s1600-h/2W.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325998883023835314" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 173px; CURSOR: hand; HEIGHT: 227px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem_xAjDULI/AAAAAAAAABo/un2ekRRm1wE/s400/2W.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Giancarlo andò in bagno. Aveva la bocca impastata del sapore acre e pungente dei residui d'alcool ingerito la sera precedente alla festa d'addio al celibato. Furono sufficienti pochi risciacqui col collutorio per togliere dalla bocca i cattivi odori. Entrò nel box della doccia e lasciò che l'acqua sottraesse alla pelle le tracce di sudore. La cerimonia nunziale sarebbe iniziata nel tardo pomeriggio, aveva a disposizione poche ore di libertà, dopodiché sarebbe stato civilmente legato ad una donna. La serata al ristorante era trascorsa piacevolmente. In compagnia degli amici aveva fatto il pieno di risate e bicchieri di champagne. Sulla strada del ritorno si era fermato a casa dell'altra donna con cui da anni intratteneva una relazione amorosa. In sua compagnia aveva trascorso la nottata dando l'addio al celibato.... L'acqua della doccia aveva il pregio di togliergli di dosso la spossatezza che sovente lo affliggeva al risveglio. Col pensiero andò a Letizia, sua promessa sposa, e ripercorse le fasi della loro relazione sentimentale. Si erano conosciuti sui banchi dell'università. Lui figlio di una coppia di operai, lei di genitori facoltosi. La diversa estrazione sociale, e non solo quella, aveva creato fra loro due una barriera all'apparenza insormontabile. Infatti, pur avendo frequenti rapporti di studio non erano mai stati in amicizia. Acquisita la laurea in medicina Letizia aveva proseguito gli studi specializzandosi in Medicina Interna, lui invece si era trasferito a Modena come titolare di un posto di assistente in Medicina del Lavoro. Alcuni anni più tardi le loro strade s'incrociarono di nuovo. Accadde una sera d'inverno. Giancarlo era giunto al cinema Astra in leggero anticipo rispetto all'ora d'inizio della proiezione. "Baci Rubati", il film di quella sera, rientrava in una rassegna di film dedicata a François Truffaut. Giancarlo se ne stava nel foyer intento a fumare una sigaretta davanti ad una locandina del film, quando una mano gli sfiorò la spalla. Si girò e con sorpresa incrociò lo sguardo di Letizia. - Ciao! Che piacere rivederti a distanza di tanto tempo - disse la ragazza aprendosi in un cordiale sorriso. - Beh... La sorpresa è tutta mia. Non avrei mai immaginato d'incontrarti alla proiezione di un film di Truffaut. - Beh... Sincerità per sincerità, anch'io sono sorpresa di ritrovarti qui. Ero sicura che impegnassi il tempo libero dedicandoti alla politica. Invece ti ritrovo qui, da solo, in una gelida serata d'inverno a vedere un film girato nel sessantotto. Ah! Già, forse è per questo che sei qui. - Ti sbagli, non è cultura sessantottina la mia. Sono qui perché adoro Truffaut, in particolare i suoi film che hanno come protagonista Antoine Doinel. Forse dipenderà dal fatto che, come molti della mia generazione, riconosco in quel personaggio molti miei pregi e soprattutto i difetti. Antoine è come tutti noi. Un uomo alla ricerca di un'identità, in un mondo che invece è popolato solo di apparenze. - Anch'io apprezzo i film di Truffaut - replicò Letizia. - Magari in maniera diversa dalla tua. Sono più legata alle storie d'amore tipo "La signora della porta accanto" o di "Adele H" sono i due film di Truffaut che più adoro. Durante la proiezione scambiarono un'infinità di commenti come mai era accaduto in tanti anni che si conoscevano. Entrambi non erano più giovanissimi, ormai avevano raggiunto i quarant'anni e ciascuno aveva alle spalle un intenso vissuto. Quella sera per una serie di fortuite circostanze nacque fra loro una particolare intimità, una simpatia sfociata in un profondo affetto. Uscirono dal cinema canticchiando le note di "Que reste t-il de nos amours?", una vecchia canzone di Charles Trenet, le cui musiche facevano da motivo conduttore al film. Il giorno seguente Giancarlo fece visita a molti negozi di dischi con la speranza di rintracciare quello su cui stava incisa la canzone. L'insistenza con cui si era cacciato in quella ricerca fu premiata dalla tenacia di un negoziante che dopo averne fatto richiesta direttamente alla Paté, la casa musicale che produceva i dischi di quel cantante, riuscì a fare arrivare una copia del disco. Quella sera al cinema notò che Letizia era profondamente cambiata, non era più la ragazza borghese e vanitosa di un tempo. La vita in ospedale, il contatto con i problemi della povera gente l'avevano profondamente cambiata. Naturalmente c'era chi aveva malignato quando Letizia aveva iniziato a mostrarsi in pubblico con lui. Da tempo c'era chi faceva illazioni su di lei, specie sull'identità sessuale, insinuando che fosse lesbica. Risultava, infatti, inspiegabile che una donna bella come lei potesse vivere senza un uomo accanto.... L'acqua della doccia scorreva tiepida sulla pelle di Giancarlo disperdendosi in mille rivoli. Gli tornò alla mente la prima volta in cui lui e Letizia avevano fatto l'amore. Accadde poche settimane dopo il fortuito incontro al cinema, dopo quella volta avevano iniziato a frequentarsi assiduamente, specie nei fine settimana, scoprendo poco per volta le tante affinità che avevano in comune. La congenialità dei caratteri era sfociata in una profonda attrazione sessuale. Una sera, con la scusa d'invitarla nel proprio appartamento ad ascoltare il disco di Charles Trenet, che aveva ritirato dal negozio di musica avevano fatto l'amore per la prima volta. Prima d'incontrare Letizia la sua vita sentimentale era stata burrascosa, costellata di tanti amori ed altrettanti fallimenti. Aveva convissuto con parecchie donne senza instaurare con nessuna un rapporto duraturo. Forse per colpa del suo carattere schivo che molte donne scambiavano per presunzione. Nella vita privata, come in quella professionale, si era dimostrato molto altruista e della solidarietà aveva fatto uno dei suoi principi di vita. La scelta di specializzarsi in Medicina del Lavoro, poco gratificante sotto l'aspetto economico faceva di lui un tipo speciale e Letizia lo aveva capito. Seduti sul divano avevano ascoltato più volte "Que reste t-il de nos amours?" Lui aveva indossato gli abiti di Antoine Doinel, e come il protagonista di "Baci rubati" avvicinò timidamente le labbra a quelle di Letizia seduta al suo fianco e la baciò. L'incontro delle bocche fu delicato, rimasero distanti l'uno dall'altro senza sfiorarsi coi corpi, lasciando alla permeabilità delle labbra d'assaporare il frutto maturo del loro desiderio. Continuarono a baciarsi per molto tempo come due ragazzini, consci di ciò che stava accadendo. Era l'inizio di un rapporto importante ed entrambi non avevano intenzione di bruciare in pochi istanti ciò che stavano aspettando da una vita. Giancarlo s'inginocchiò sul tappeto e attirò Letizia a sé. - Ti amo - le disse guardandola negli occhi, lasciando dietro le parole un lungo periodo di silenzio. - Anch'io - rispose lei, senza abbassare lo sguardo. Non furono necessarie altre parole. Si erano detti tutto. Iniziarono a spogliarsi togliendo di dosso gli indumenti. Si ritrovarono nudi, inginocchiati l'uno di fronte all'altro. Seppure non giovanissima Letizia era una donna ancora bella ed affascinante. Aveva prestato particolare attenzione alla cura del corpo. Sulle gambe, come sui glutei, non aveva traccia di smagliature. La pelle non era affatto raggrinzita. Al contrario era liscia e morbida come quella di una ragazzina. In quell'occasione portava i capelli raccolti dietro il capo a coda di cavallo che le davano un aspetto giovanile e spigliato. Giancarlo pose le mani sui seni, lei lo imitò affondando le unghie sulle sporgenze carnose dei capezzoli di lui. Continuarono a sfiorarsi avidi di desiderio, consci che quegli interminabili istanti sarebbero sfociati nella fusione dei loro corpi. Restarono inginocchiati sul tappeto, l'uno di fronte all'altro, scrutandosi reciprocamente. Il cazzo di Giancarlo era diritto, pungente e la cappella si strofinava sull'addome di lei. Infilò la punta della lingua nella bocca di lei accompagnando la penetrazione con il movimento delle mani che afferrarono le natiche della donna attirandola a sé. Giunti all'apice dell'eccitazione iniziarono a masturbare il sesso dell'altro, lentamente, senza fretta. Non furono capaci di resistere per molto tempo a quel ritmo. Dopo pochi istanti Giancarlo la fece scivolare sul tappeto e la penetrò come aveva desiderato farlo dall'istante in cui Letizia aveva messo piede nell'appartamento. L'uccello scorreva nella fica a fatica, tanto erano insistenti gli spasmi di piacere che ne contraevano la mucosa. Letizia affondò con violenza le unghie nel petto di lui. L'orgasmo li sorprese mentre avrebbero voluto proseguire nei loro giochi amorosi. Venne prima lui poi, eccitata dalle contrazioni, lei lo seguì a ruota, lasciando che gli sborrasse nella fica. La loro storia d'amore aveva preso inizio quella sera. Ora, a distanza di due anni da quell'incontro oggi pomeriggio avrebbero coronato il loro sogno d'amore sull'altare. La decisione l'aveva presa lui vincendo una certa ritrosia di Letizia che alla fine aveva ceduto alle sue insistenze. Giancarlo uscì dalla doccia. Indossò i boxer e poi la canottiera. Si trasferì in cucina e prese dal frigorifero la caraffa di caffè d'orzo. Ne riempì una tazza e sorseggio il liquido. Nonostante lui e Letizia avessero convissuto per lunghi periodi dentro la stessa casa, sapeva per esperienza che la convivenza sotto lo stesso tetto è il punto debole di ogni rapporto di coppia. La loro relazione era basata su una profonda stima reciproca e l'intesa sessuale era perfetta. Una cosa faceva eccezione: Letizia non aveva mai lasciato che la penetrasse nel culo, ma ciò non lo aveva disturbato più di tanto, anche se in più occasioni le aveva rinnovato quella richiesta. Lei ogni volta aveva elargito altrettanti rifiuti. In compenso sapeva fare molto bene una cosa che molte donne spesso si rifiutano di fare: leccargli il buco del culo! Dopo la cena di nozze avevano in programma di trascorrere la notte nella villa dei genitori di Letizia. Sarebbero partiti il giorno dopo in automobile per Pont-Aven, cittadina della Bretagna dove solitamente amavano trascorrere le vacanze. Giancarlo si era ripreso dal mal di testa. Se ne stava seduto sul divano a guardare un film in tivù quando il trillo del telefono lo riportò alla realtà. - Pronto. - Ciao... come stai? Hai trascorso una buona nottata? - Letizia, non essere sciocca. Sai benissimo come vanno a finire queste cene fra amici. Si beve... Fino a quando qualcuno cade in terra ubriaco e tutti si accorgono che è stato superato il limite. A proposito, tu stai bene? - Si, sto aspettando che arrivino le mie amiche, mi aiuteranno a vestirmi. Intanto vicino a me c'è mio fratello. E' giunto stamani in aereo da Boston... A proposito ti manda i suoi saluti. - Ricambiali, dopo la cerimonia avremo tutto il tempo per parlare a cena. - Ciao... Allora ci vediamo in chiesa. Mi raccomando se hai qualche problema telefonami. - Si... Ciao. Ripose la cornetta e tornò a guardare la tivù. Lui non aveva affatto tribolato nell'organizzare il matrimonio. Se n'era occupata Letizia che a sua volta aveva demandato l'organizzazione ad un'agenzia. Alla cerimonia sarebbero stati presenti pochi invitati dalla parte di lui. I genitori erano entrambi deceduti e non aveva altri parenti. Gli restava una sorella: Cinzia, di qualche anno più giovane che gli avrebbe fatto da testimone. La madre ed il padre di Letizia invece erano ancora vivi e godevano di ottima salute. Il fratello, medico pure lui, era tornato dagli Stati Uniti appositamente per la cerimonia ed avrebbe fatto da testimone alla sorella. La celebrazione ebbe inizio con alcuni minuti di ritardo rispetto all'ora prevista. Letizia, che per tutta la giornata era stata spigliata e brillante, si era lasciata andare ad una crisi di pianto nel momento in cui stava per uscire di casa. Fu necessario riordinarle il trucco del viso, così giunse in chiesa con qualche minuto di ritardo. La cerimonia di nozze ebbe luogo nella chiesetta di Barbiano, sulle prime colline della città. Letizia si presentò sul portone della chiesa accompagnata dal padre, indossava un magnifico abito bianco, con uno strascico lungo alcuni metri tenuto sollevato da due damigelle. Alla celebrazione liturgica, condotta nella più rigorosa semplicità, faceva da contrasto la raffinatezza e l'eleganza degli invitati, poco più di un centinaio. Dopo che i loro rispettivi fratelli presero posto accanto a loro, per svolgere la funzione di testimoni, ebbe inizio la cerimonia. Gli sposi si scambiarono gli anelli e con loro la promessa di fedeltà e di rispetto per il resto della vita. La cena fu servita all'aperto, sul prato della villa dei genitori di Letizia. L'agenzia cui avevano demandato l'organizzazione del trattenimento aveva provveduto a disporre i tavoli sotto i gazebo illuminati da un'infinità di candele e dal chiarore delle stelle. La serata trascorse piacevolmente. Il taglio della torta pose fine alla serata, poco più tardi gli invitati si congedarono. Alle due gli ultimi ospiti lasciarono la villa. Nell'edificio rimasero solo alcuni parenti che sarebbero ripartiti il mattino successivo dopo essersi fermati a dormire, allo stesso modo degli sposi. Una volta in camera da letto Giancarlo e Letizia s'infilarono sotto le lenzuola. - Buonanotte. La nostra luna di miele inizia domani. Questa notte riposiamoci - aveva sussurrato Letizia all'orecchio del suo uomo dopo averlo baciato sulla guancia e spento la luce. Si addormentarono poco dopo, abbracciati l'uno all'altro. Verso le tre di notte Giancarlo si svegliò. Il vento faceva sbattere le imposte della finestra contro il muro provocando un gran fracasso. Protese la mano verso l'altra metà del letto, ma non trovò nessuno. Preoccupato dall'assenza della moglie si sollevò da letto e si mise seduto. La luce della Luna rischiarava la stanza, mise i piedi a terra e si recò a fissare l'imposta che sbatteva. Andò verso il bagno e premette l'interruttore della luce che stava fuori della porta. Il locale era vuoto. Letizia non stava lì. Preoccupato per la sua assenza uscì dalla camera. Con indosso i soli pantaloni del pigiama e le ciabatte, scese le scale per raggiungere il pianoterra della villa. Esplorò la sala da pranzo e tutte le altre stanze a pianoterra, compresa la cucina. I suoi occhi si abituarono presto alla semioscurità. Arrivò fino alla porta che immetteva nel giardino. Una volta all'aperto gridò il nome della sua donna senza ricevere alcuna risposta. Tornò nella villa e risalì la scalinata che portava alle stanze da letto. Non andò in direzione della sua camera, girò a destra verso le stanze degli ospiti. Arrivò fino al termine del corridoio, muovendosi con circospezione a causa della semioscurità, senza notare nulla di strano. D'improvviso sentì un rumore simile ad un lamento provenire da una stanza. Si avvicinò e pose l'orecchio all'uscio. La lieve pressione del capo contro il legno della porta fu sufficiente a spingerla in avanti. Si aprì un varco di pochi centimetri. Incuriosito dal persistere del lamento, infilò lo sguardo nella camera. La luce di una abat-jour illuminava in maniera soffusa la stanza da letto. Un uomo stava disteso sul letto: era nudo. La donna accovacciata al suo fianco teneva stretto fra le dita l'uccello e lo faceva scorrere dentro la bocca. Sorpreso dalla scena ritirò il capo senza rendersi conto di chi fossero i corpi dei due amanti. Un dubbio lo colse. Infilò gli occhi nella fessura della porta ed ebbe la conferma che la donna era Letizia. L'uomo che stava facendo l'amore con lei era il fratello. Se ne stava supino disteso sul letto con le mani intrecciate dietro il capo e gli occhi completamente chiusi. Si vedeva che stava godendo. Di tanto in tanto aspirava intensamente l'aria, ansimando ed emettendo sommesse frasi indirizzate alla sorella. Sorpreso dalla scena Giancarlo non riusciva a capacitarsi di ciò che stava accadendo sotto i suoi occhi. Restò lì, attonito, a guardare, privo della benché minima reazione. Dal modo con cui i due conducevano il rapporto intuì che l'episodio non era casuale, ma frutto di una lunga ed intensa conoscenza che si protraeva da lungo tempo. Letizia continuava imperterrita nella sua azione, senza affanno, quasi a volere prolungare all'infinito gli attimi di piacere. Inginocchiata al suo fianco lambiva con la lingua la cappella, resa lucente dalla saliva. Teneva l'uccello fra le dita e lo guidava in gola. Ogni azione che Letizia stava esibendo Giancarlo l'aveva subita altre volte da lei, nello stesso identico modo. Questa volta però un altro uomo giaceva accanto a lei. Dopo l'iniziale smarrimento Giancarlo si ritrovò stranamente eccitato, con l'uccello duro. Non gli importava più di Marco, osservava solamente i gesti della sua donna. Il corpo di Letizia, perfettamente abbronzato, scintillava di luce riflessa dai granuli di sudore e contrastava con la pelle dell'uomo di colore biancastro. La bocca di Letizia scorreva senza tregua sull'uccello. Esercitava una lieve pressione con le labbra in modo da produrre maggior godimento al suo partner. Se solo pochi istanti prima la sua azione era improntata alla seduzione e all'accrescimento del desiderio ora invece la sua opera aveva lo scopo di farlo venire al più presto. Aumentò la velocità dell'azione fino a quando lui la scostò e la mise carponi sul letto. L'uccello dell'uomo pareva duro come il legno di una quercia. Marco, fece scivolare le dita sulla bocca e vi depose della saliva, dopodiché avvicinò la mano allo sfintere di Letizia e vi collocò l'unguento. Si aiutò con un dito che con forza inserì nell'orifizio facendolo ruotare all'interno in modo d'allargare la parete e distribuire meglio l'unguento. Al momento della penetrazione Letizia gemette, poi lasciò che dilatasse il buchetto. Marco prese fra le dita l'uccello. Abbassò gli occhi e lasciò che dalla bocca defluisse un filo di saliva che andò a depositarsi sulla cappella. Con una mano afferrò un fianco di Letizia, mentre con l'altra puntò l'uccello verso lo sfintere. La manovra fu facilitata dalla disponibilità della donna che, spingendo aria verso l'esterno facilitò l'imbocco del cazzo nell'ano. Nonostante tutte le avvertenze l'introduzione dell'uccello non mancò di farla sobbalzare dal dolore. Una volta dentro, Marco afferrò con la mano l'altro fianco. Iniziò a pomparla selvaggiamente senza ritegno. Letizia restava immobile senza nemmeno scrollare il bacino. I capelli sciolti e madidi di sudore le davano un aspetto selvaggio. - Si... Si... fammi godere... - supplicò. Biascicò le parole ansimando, mentre Marco continuava ad affondare l'uccello nella cavità a ritmo serrato, quasi a voler terminare l'opera in breve tempo. Ad un certo punto tirò fuori la cappella dall'ano e la penetrò nuovamente, ripetendo la manovra infinite volte fino a quando lei urlò: - Basta... Ti prego... Basta!... Mi fai morire. Giancarlo rimase stupito da quelle frasi. Finalmente aveva capito perché Letizia si era sempre rifiutata di farsi inculare da lui. Probabilmente era l'unico modo che aveva per rimanere legata al sentimento d'amore che la legava a Marco. La cappella dell'uomo si era gonfiata a dismisura ed aveva un colore violaceo. Dall'orifizio della donna, che appariva dilatato, uscì un minuscolo rivolo di sangue, testimonianza dell'accanimento con cui si era ostinato su di lei. - Si... Si... Fammi male. Puniscimi. Merito d'essere castigata. Fallo un'altra volta, come quando eravamo ragazzi. Si. Dai fallo... Fallo!... Ancora! Marco, pur rallentando il ritmo, riprese a penetrarla. - Si... Fallo!... Ti supplico ancora. Puniscimi! Non merito che questo. Puniscimi! Puniscimi! Punisci la tua sorellina cattiva. A quelle parole Marco, fradicio di sudore, tirò fuori l'uccello dal sedere della donna e dopo un attimo d'esitazione, lo infilò più in basso nella figa. - Si... E' quello il suo posto. E' lì che lo voglio. Fammi godere.. Ti prego, ancora una volta! Perché questa sarà l'ultima volta, poi non lo faremo più, mai più. Marco le afferrò le mammelle e continuò a muoversi dentro di lei, come un tenero amante. Giancarlo aveva assistito a tutta la scena sbirciando dalla porta semichiusa. Annichilito, umiliato, incapace di una qualsiasi reazione, continuava ad osservare i due amanti. Fu Letizia a scuoterlo dall'astenia in cui si trovava. - Vengo!... Vengo!... - gridò la donna. - Vengo!... Giancarlo!... Vengo!... Giancarlooo!. Aveva pronunciato il suo nome: Giancarlo, com'era solita fare quando lui la chiavava. Subito dopo quell'affermazione Marco venne sborrandole sulla schiena ed accovacciandosi su di lei. Si sdraiarono sul letto l'una accanto all'altro, avvolti in un tenero abbraccio. - Allora è deciso - disse Marco - Non lo faremo più. Questa è stata l'ultima volta in cui abbiamo fatto all'amore. Faremo in modo che rimanga un dolce ricordo. Vuoi così bene al tuo Giancarlo? - Sì... Tanto. Non credo che al mondo esista un altro uomo buono e generoso come lui. Giancarlo indietreggiò lentamente dalla sua postazione e a passi felpati si avviò verso la sua camera. Ripose le ciabatte di fianco al letto. Sfilò la vestaglia e s'infilò sotto le lenzuola. Le ultime frasi che Marco e Letizia si erano scambiati e la decisione di lei, d'interrompere per sempre il loro rapporto, lo avevano convinto a recedere da una qualsiasi ritorsione. La scena alla quale aveva assistito non gli era parsa così strana, ma un motivo c'era. Lui e sua sorella Cinzia subivano la stessa attrazione di Marco e Letizia. La sera precedente, infatti, dopo la cena d'addio al celibato, si era comportato allo stesso modo. Aveva fatto l'amore con Cinzia trascorrendo la notte a casa sua, in quel letto che avevano condiviso fino da ragazzi. Si era coricato da una decina di minuti quando sentì la porta della camera schiudersi con cautela. Letizia si stese sul letto e riprese posto accanto a lui. La sveglia squillò alle sette precise. Impiegarono poco tempo per lavarsi e vestirsi. Una breve colazione e alle otto precise lasciarono la villa alla guida della loro Volvo in direzione del casello dell'autostrada del Sole. A mezzogiorno erano a Chambéry in Francia. Avevano riso e scherzato per tutto il tragitto. Una volta in territorio francese, sintonizzarono l'autoradio sulle frequenze di "Radio Nostalgie", un'emittente nazionale che trasmette musica degli anni sessanta. Stavano immettendosi sull'A43 in direzione di Lione quando dalle casse acustiche uscirono le note della loro canzone: "Que reste t-il de nos amours ?". Probabilmente lo avrebbero scoperto al loro ritorno.&lt;br /&gt;ORGE&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-3646963117967156092?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/NNRailCLZIo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="PREPARATIVI DI NOZZE" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/3646963117967156092/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/preparativi-di-nozze.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/3646963117967156092?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/3646963117967156092?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/NNRailCLZIo/preparativi-di-nozze.html" title="PREPARATIVI DI NOZZE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem_xAjDULI/AAAAAAAAABo/un2ekRRm1wE/s72-c/2W.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/preparativi-di-nozze.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MDRHs8fip7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-3878999530684408631</id><published>2009-04-18T13:48:00.001+02:00</published><updated>2009-04-18T13:51:15.576+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T13:51:15.576+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>CLAUDIA IL GATTO</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem-pisXe9I/AAAAAAAAABY/1JQNiWzhT84/s1600-h/imagesCAEJAOST.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325997655239130066" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 156px; CURSOR: hand; HEIGHT: 206px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem-pisXe9I/AAAAAAAAABY/1JQNiWzhT84/s400/imagesCAEJAOST.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di Anacreonte e Manuela;&lt;br /&gt;Dedicata a Claudia; dedicata a "the Cat".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando Claudia salì sul treno, alla stazione di Venezia, la luce del giorno - un giorno di fine estate, già troppo fresco per non far pensare all'autunno imminente - stava declinando in un tramonto tranquillo. Era la tranquillità che Venezia riusciva ad avere in certe giornate, piuttosto rare, in cui sembrava dimenticarsi all'improvviso il suo carattere di luna park per turisti e si ricordava, come in un sogno, di altre epoche, di altri giorni, di quando il ponte sulla laguna, percorso da auto e treni, non esisteva ancora, e allora imbarcarsi dalla terraferma voleva effettivamente dire entrare in un'altra dimensione, andare a scoprire un altro mondo; quando la città era porta dell'Oriente, centro di importanti commerci che portavano ricchezza e cultura; ambita da artisti e musicisti, che venivano qui sapendo che avrebbero trovato un mondo molto diverso dalle anguste corti del loro tempo, dove le loro capacità sarebbero state apprezzate e valorizzate; quando nobili di tutta Europa, soprattutto all'epoca del carnevale, giungevano su carrozze e gondole dorate per peccare con una levità ed una naturalezza che faceva sembrar loro cosi lontani i giochi di corte e gli amori di convenienza a cui erano abituati. Era la città di Casanova e di Da Ponte, di Tiziano e del Tintoretto, di Monteverdi e di Vivaldi che ogni tanto, nei rari momenti in cui quasi per magia le masse di milanesi, tedeschi, americani si diradavano, sembrava affiorare dalle acque placide della laguna, come un sogno destinato nonostante tutto a non perdersi.&lt;br /&gt;Era per sognare questa Venezia che Claudia, quando attraversava il lungo ponte sulla laguna, cercava sempre di sedere non dal lato sinistro del treno, da cui avrebbe dovuto vedere le auto, trauma improvviso per chi, per giorni o solo per poche ore, aveva potuto godere di un'altra dimensione; e, più in là, le crudeli raffinerie di Marghera. Lei preferiva il lato destro; così poteva avere la distesa ininterrotta delle acque lagunari, gli occhi e la bocca di quel paesaggio che erano occhi e bocca di una ragazza, come lei, ma più giovane, per la quale il tempo non passava mai, nè sarebbe mai passato; e sapeva che laggiù, oltre le rade macchie di verde c'erano altre lagune, altre paludi e piccole comunità di pescatori che ancora facevano una vita non dissimile da quella che, mille anni fa, dovettero fare gli uomini che, ancor prima di scoprirsi mercanti, avevano popolato quel pugno di isolette, e di acque.&lt;br /&gt;Claudia guardava, e i suoi occhi erano belli. Sapeva che lo erano, che dovevano esserlo; era sempre così, quando in essi si rispecchiava quella luce segreta, quando - troppo raramente - ritornava nella sua città natale per rivedere i genitori, nella loro piccola casa della Giudecca che non avrebbero lasciato per niente al mondo, e da cui lei era partita, prima per studiare, poi per lavorare. Avrebbe potuto forse, Claudia, fare entrambe le cose lì, non lontano dalle Zattere, che la luce dell'estate rende forti, e il canale della Giudecca un'immensa piazza in cui si vorrebbe camminare tenendosi per mano; ma qualcosa l'aveva spinta lontano, e non sapeva neanche perchè. Era voluta andare a Milano, la grande Milano che pure non amava, che per molto tempo le si era negata, prima di darle la lieve gratificazione di un lavoro di relativo prestigio e di incerto futuro - praticante giornalista - che, sperava, avrebbe potuto significare per lei una serenità e una realizzazione mai provate in precedenza.&lt;br /&gt;Pensavo alle tue parole, a te di fronte a lei sul treno, a leggere sulle sue espressioni e i suoi movimenti impercettibili quei suoi strani e contrastanti moti d’animo….E ricordavo la Claudia di poche ore prima, seduta accanto a me ai tavoli dell’Harris dolci di fronte a un gelato così grande che sembrava di scalare una montagna di panna e praline e amarene….La ricordo per come attaccava con divertita curiosità i biscotti, le sue dita giocare con quegli ombrellini di legno e carta immutabili negli anni eppure sempre affascinanti come lo stesso incredibile e sorprendente giocattolo che ti ipnotizzava da bambina…La guardavo impegnarsi inesorabile con piccoli movimenti e mi ascoltava con gli occhi che dal gelato la proiettavano chissà dove, sotto l’ala di quello strano castello neogotico che è il Mulino Stucky, luogo incantato che dall’altra parte della riva del canale della Giudecca chissà di quanti sguardi e immaginari è stato artefice, sfondo e protagonista….Guardavo quei movimenti essenziali, quei tratti gentili ed eleganti ma anche nervosi e sfuggenti, quell’esserci e non esserci, quel non sapere mai se sta arrivando o partendo, se tornerà o se ha voglia di restare, quel suo essere sempre come di una che varca con un sorriso un posto di una nuova frontiera, quel suo non voler dare aspettative e voler essere attesa in maniera struggente…..E guarda tu, parlavamo di Venezia, o di quel che ne resta. Venezia per me, più giovane di lei, non indigena come lei, col mio fascino precostituito da artista sulla città mobile e magica….All’inizio arrivi a Venezia…Puoi uscire in pigiama, non se ne accorge nessuno, sei libera…Impari a percorrere il termitaio che ti rivela i suoi percorsi emozionali e segreti quando la notte esci dalla tua casa ed è come entrare in un’altra stanza, non un andare fuori. E poi un’altra, e un’altra, e un’altra. Qualcosa di nuovo e sorprendente eppure qualcosa di familiare e antico, da sempre in te, quasi ti sentissi vibrare per le vite di quelli che ti hanno preceduto in quelle stesse stanze…Venezia "summa" delle città invisibili, Venezia la grande che s gloria del suo passato dimenticando di essere nata come rifugio di ladri e tagliagole sfuggiti alla giustizia, fatta grande con le colonna sottratte dai massacri di guerre che ornano la magnificente Basilica Marciana, trasportate a remi lungo i mari a costo di sangue e vite incatenate. Venezia che non ci puoi più dormire nei sacchi a pelo per strada perché disturbano; Venezia che non ci puoi più ballare ne suonare nei campi durante il Carnevale perché disturbano; Venezia che tutti esaltano come meta per andare a bere un caffè da città di provincia padana e poi ci arrivi e non c’è un treno da mezzanotte alle sei di mattina, non ci sono parcheggi, non c’è locale notturno aperto. Venezia che vive di turisti e studenti che fanno ricchi i Veneziani che però li trattano peggio che possono dopo averne sottratto i soldi, orgogliose cariatidi tirchie e senza capacità di iniziative reali e nuove. Venezia museo di se stessa che dopo avere avuto sulla sua pelle i segni stratigrafati per ognuna delle epoche passate non permette il minimo segno del nostro tempo sulle sue nuove case. E i vecchi finiscono imbalsamati in case a quattro piani di scale e bloccati dalle scale dei ponti e da negozi sempre più cari e inaccessibili……Ma anche di quella Venezia che ogni tanto esce di nascosto a farsi un giro e la incontri e la rubi, la mordi quando puoi. Nelle more sugli alberi dei relitti industriali reintegrati nel possesso della vegetazione lungo quelli che furono gli orti della giudecca a primavera; In una partita a calcio contro le squadre di spazzini in piazza San Marco; nell’andare a giocare con le stelle e raggiungerle con volute di fumo inebriante in punta alla Dogana del Sal assieme ad amici; nel girare col barchino lungo le rive incerte di Sant’Erasmo. Nel rubare l’amore nelle calli nascoste a un passo dalla gente….Ridevamo, sai? Di esperienze diverse e lontane tra loro nel tempo, le nostre, di giochi di bambine appassionate lungo quei budelli e quei campi dove puoi girare vestita o svestita, nascosta o meno…Di come alcuni che mai vi erano stati lo potevano pensare come un gioco esibizionistico ed orrido….ma nessuno di loro si sarebbe stupido del fare all’amore nel corridoio di casa o sul tappeto della sala, e non sapevano, che a Venezia per chi riesce a essere nella sua anima, è la stessa cosa…..Non sa che a Venezia impari a prendere la pioggia perché le calli sono troppo strette per due ombrelli e che finiresti per bagnarti di più e innervosirti nello scontro….Non sa che fare sesso a Venezia è camminare, sempre, incrociare sguardi, sfiorare, sentire profumi, sedersi inavvertitamente in minigonna sulle rive quando passano i vaporetti, essere su un ponte con gente che passa sotto, salire su una gondola che per poche lire ti porta da parte a parte del Canal Grande risparmiandoti mezz’ore di strada, incontrare sconosciuti in caffè affollati e magari finire contro un muro a rubare un amore rabbioso e senza nome; andare al mercato a comprare la verdura e sentire un complimento, pescare un sorriso. Dipingere i volti a centinaia di persone i giorni di carnevale fino a che ognuno è tutti e nessuno, e parlare, conoscere, litigare, ridere…. e come quelle impertinenti divinità greche, come il sublime e macchiavellico Momo, essere poi liberi di architettare e vivere con l’aiuto di una maschera come se finalmente per la prima volta nella tua vita non ne avessi alcuna….Venezia è la città dove se anche non lo avevi mai fatto giri in autoreggenti a volte, e ti siedi al bar per sedurre coi movimenti. Dove una donna si sente nel suo campo di battaglia per giocare a nascondino….Dove puoi perderti e ritrovarti….Dove la mia arte trovava tutti gli stimoli e le suggestioni che passano davanti agli occhi a velocità impressionante e devi solo afferrare di istinto, e lasciare che ti portino via di li, via da Venezia, per trovarti magari che so, a New York o Città del Messico…..Perché di questo parlavamo con Claudia, della trappola Venezia….Di quel nido , quella realtà unica e così speciale da cui fai fatica a fare a meno ma cui a un certo punto devi fuggire. Per vedere la primavera, per vedere la vita che rinasce. Per ritrovarla nei racconti e nella nostalgia di Marco Polo. Per amarla davvero. Prima di accorgerti di quanto Venezia sia piccola, e quanto la sua gente provinciale e la sua oligarchia nobiliare gretta e sopravvivente a se stessa, prima di parcheggiarti in improbabili lavori di conservazione sordi alle innovazioni e agli stimoli del resto del mondo, troppo orgoglioso di essere li a Venezia….Tutte e due stavamo partendo, la stavamo lasciando. Sapendo che solo così non l’avremmo persa mai. Lasciandola. Ma mantenendo viva la struggente frenesia del desiderio della voglia di ritorno e della malinconia del partire ritrovando ogni volta qualcosa di profondamente tuo ma già così cambiato….E allora ho pensato che la sua uscita in treno da Venezia sarebbe stata alla grande, al suo solito…..perché so che si sarebbe spostata sull’altro lato del treno, contraddicendosi e guardando verso sera le luci di Marghera, quando sull’arcobaleno del tramonto avrebbe ricordato una piccola Manhattan dall’aereoporto JFK a avrebbe capito che era la che Venezia le avrebbe dato appuntamento, che vedendo le sagome dei grattacieli si sarebbe fatta trovare anche in quel modo inaspettato, che sarebbe restata sempre in lei….In fondo anche Claudia aveva il suo "grandegioco", sempre in bilico tra desiderio e incertezza, tra gioia e paura. Tra voler essere indelebile e voler essere invisibile, sparire in un sorriso novella Gatta da Paese delle Meraviglie…..Io la vedevo come una gatta. La accarezzavo, diversamente da te, ma come una gatta. Che prendevo quando c’era, così seducente, flessibile e indipendente, affettuosa, graffiante, presente e attenta. La chiamavo "the cat", il gatto. E il gatto mi aveva una volta lasciato questo pensiero…..A volte mi faceva leggere le sue cose, gli autori che amava….ci parlavamo anche così, con messaggi di angoli di fogli strappati….&lt;br /&gt;Hai otto anni. E' Domenica sera. Ti è stata concessa un’ora in più prima di andare a letto. La famiglia sta giocando a Monopoli. Ti hanno detto che sei abbastanza grande per unirti a loro. Perdi, continui a perdere. Lo stomaco ti si stringe per l'angoscia. Quasi tutto quello che possedevi se ne è andato. Il denaro che avevi davanti a te è quasi finito. I tuoi fratelli si impadroniscono di tutte le case delle tue strade. L'ultima strada viene venduta. Devi cedere, hai perso. E all'improvviso ti rendi conto che è solo un gioco. Fai un salto di gioia e rovesci a terra la grossa lampada. La lampada cade a terra, travolgendo la teiera. Gli altri si arrabbiano con te, ma tu ridi salendo le scale. Sai di non essere nulla e di non avere niente. E sai che non essere e non avere da un'incommensurabile libertà. Janwillem Van De Wetering&lt;br /&gt;Questa è la Claudia che ricordo, questo è il suo profumo in me; il suo essere inaspettata, nel partire come nel fermarsi a giocare con me, anche solo con un bigliettino con scritto:&lt;br /&gt;"Ti ho vista dalla finestra di casa stamattina. Li al bar con gli amici che erano miei. Eri bellissima, ti sei fatta più femmina, ti guardavo ridere e sedurre anche se non volevi; Sarei scesa giù per abbracciarti, ma l’atmosfera era troppo perfetta per darti un bacio sulla bocca di quelli speciali per voler fermare l’attimo. Eri da farci all’amore stamattina….Ma sarebbe stato come mordere una fragola, e poi forse ne avrei voluto ancora, e magari sono allergica e poi , lo sai, adesso mi piacciono troppo i lamponi….Facciamo così Manù, Claudia che fu nel tempo di adesso….Facciamo un gioco. Vai in un negozio di giocattoli e compera un sacchetto di biglie, ma che ce ne siano almeno una ventina. Torna a casa. Prendi nelle tue mani tutte le biglie, porta le mani in alto e lasciale cadere al suolo (le biglie, non le mani). Afferrale tutte prima che facciano tre rimbalzi…. Il gatto".&lt;br /&gt;Claudia è in me, presente come sa lei, in punta di piedi….Ho fatto il suo gioco: risultato tre punti in testa, una biglia inghiottita e due menischi andati…Però quanto mi sto divertendo!!!!!!!!!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-3878999530684408631?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/aRmD66w1N3A" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="CLAUDIA IL GATTO" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/3878999530684408631/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/claudia-il-gatto.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/3878999530684408631?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/3878999530684408631?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/aRmD66w1N3A/claudia-il-gatto.html" title="CLAUDIA IL GATTO" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem-pisXe9I/AAAAAAAAABY/1JQNiWzhT84/s72-c/imagesCAEJAOST.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/claudia-il-gatto.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0UAQXsyeSp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-5413881510410527644</id><published>2009-04-18T13:44:00.001+02:00</published><updated>2009-04-18T13:47:20.591+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T13:47:20.591+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard Sex" /><title>SILVANA</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem9npd0DtI/AAAAAAAAABQ/1l4hKkRNQ_k/s1600-h/11.jpg"&gt; &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325996523185770194" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 176px; CURSOR: hand; HEIGHT: 235px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem9npd0DtI/AAAAAAAAABQ/1l4hKkRNQ_k/s400/11.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Era una domenica mattina di pieno inverno. Fuori cadeva una fredda pioggia, frammista a neve.&lt;br /&gt;Ma dentro, invece, c'era un bel tepore, grazie al riscaldamento, e grazie anche ai nostri corpi e ai nostri cuori, se così si può dire.&lt;br /&gt;Mi trovavo con Silvana, la mia fidanzata, nella sua casa del centro storico. Eravamo appoggiati l'uno all'altro, completamente nudi, sdraiati sul grande letto di legno scuro che probabilmente aveva già ospitato le contorsioni erotiche fin-de-siécle di chissà quale sua trisavola tutta trine e guepière. Il mio braccio destro le cingeva le spalle, e la mia mano, distrattamente ma non troppo, arrivava giusto a vellicare il suo seno destro, tondo e sodo, indugiando sul capezzolo scuro, piacevole, piccolo e ben rilevato. Appena sotto i suoi seni, le tracce umide del mio amore si andavano lentamente asciugando, e lei le aveva lasciate lì, con compiaciuta indifferenza, senza detergersi nemmeno col lenzuolo.&lt;br /&gt;Avevamo finito da poco, appunto, di fare l'amore, almeno per il momento. Ora stavamo aspettando che i nostri sensi assopiti si risvegliassero quel tanto che basta per ricominciare; e, per rilassarci, stavamo guardando una videocassetta nel televisore da ventuno pollici collocato ai piedi del letto, unica concessione al moderno in una camera da letto scura, massiccia ed antica, ma ancora molto più giovane di quella casa, i cui mattoni, che in quel momento si stavano curando di lasciare l'inverno fuori, dovevano essere stati sfornati almeno tre secoli prima.&lt;br /&gt;Silvana, stretta al mio fianco, guardava interessata la videocassetta che io le avevo portato, e che non poteva non essere in tema con quella mattinata calda (almeno per noi due) e appassionata. Di tanto in tanto alzava il capo e, da sotto i suoi capelli bruni piacevolmente tagliati a caschetto, mi guardava con i suoi occhi da scorpione (in senso zodiacale), sorridendomi; oppure ero io che la guardavo mentre lei guardava incantata le belle immagini che coloravano il suo video. Oppure mi porgeva le labbra stanche ma soddisfatte in un bacio leggero, o le schiudeva per un rapido contatto tra la mia lingua e la sua, che dardeggiava per mezzo secondo tra i suoi denti bianchi e sorridenti.&lt;br /&gt;Ci eravamo perduti nella visione di un bellissimo film, "Nothing to hide II", una produzione americana di una decina d'anni prima. Ecco la storia: una bellissima ragazza bionda, non particolarmente raffinata ma seconda a nessuno quanto a passione e sensualità, nonostante il profondo amore che la legava al suo ragazzo si lasciava intrigare in una storia di sesso con un uomo molto più maturo di lei, un prestante vedovo afflitto (fino all'incontro con lei) da problemi di impotenza depressiva. Ma poi, colpo di scena, lei scopriva che lui era il padre del suo ragazzo. Allora, sconvolta e piena di sensi di colpa, mollava tutto e partiva per un'altra città; ma se non altro aveva risolto i problemi sessuali del vedovo, ora di nuovo pronto a ritornare alla vita; e sicuramente neanche suo figlio, grazioso fanciullo californiano tutto fitness e jogging da spiaggia, ci avrebbe messo molto a trovare di che consolarsi.&lt;br /&gt;Mi accorsi che il film stava piacendo molto anche a Silvana. Di tanto in tando la sua mano destra andava indugiando, senza averne troppo l'aria, sul suo sesso, coperto dal lenzuolo; e allora io spostavo ancora più volentieri lo sguardo dal video al suo viso, ai suoi seni, di nuovo al suo viso maliziosamente infantile. E quindi mi perdevo qualche sequenza del film, che peraltro conoscevo già bene.&lt;br /&gt;Ad un certo punto, però, la vidi prendere improvvisamente il telecomando del videoregistratore e rimandare indietro il nastro. Qual'era la scena che l'aveva colpita, che voleva rivedere ancora? Prestai attenzione allo schermo.&lt;br /&gt;La bella Emanuelle (nome piuttosto evocativo, bisogna dire, ai limiti dell'abuso) aveva appena ammanettato il suo maturo amante, per scherzo, alla ringhiera di una scala della sua casa californiana. Poi, guardandolo negli occhi, si era avvicinata a lui, che smaniava impazzito e affamato; allargava la scollatura dell'ampio camicione che portava, fino ad estrarne i suoi due grandi seni a pera, la cui bellezza naturale non era stata certo contaminata dal silicone; e poi, rapidamente, come se fosse la cosa più naturale del mondo, attaccava al suo seno sinistro una molletta da bucato. Nel momento in cui le ganasce del piccolo oggetto, promosso per l'occasione a complice sessuale, si serravano attorno al capezzolo rosa, lei aveva un brivido; poi rapidamente si inginocchiava per accogliere in bocca il suo amante, ancora legato alla ringhiera, minuto per minuto e momento per momento, fino al meritato orgasmo.&lt;br /&gt;Silvana fece tornare indietro il nastro una prima volta, poi una seconda. Mi resi conto che era stata profondamente affascinata dalla situazione. - Ti piace? - le chiesi.&lt;br /&gt;- Moltissimo - mi rispose, senza togliere gli occhi dallo schermo.&lt;br /&gt;La strinsi ancora più forte a me. Appoggiai la mia mano destra alla sua, che adesso indugiava sul suo sesso con molta più convinzione.&lt;br /&gt;La situazione mi stava rapidamente restituendo l'energia; la mia voglia di lei cresceva, ma non volevo distrarla dal film. Per cui mi costrinsi ad aspettare.&lt;br /&gt;Finalmente arrivarono i titoli di coda. Silvana si voltò verso di me, offrendomi le labbra schiuse, in cui io tuffai immediatamente la mia lingua; seguì un bacio appassionato, mentre lei continuava delicatamente ad accarezzarsi. Chiusi gli occhi, ascoltai il sapore della sua saliva, i deliziosi rumori delle nostre lingue e dei nostri palati che si incontravano, il calore del suo fiato.&lt;br /&gt;Poi, quando finalmente ci staccammo, mi chiese: - Ti piacerebbe che lo facessi anch'io?&lt;br /&gt;- Cosa? - risposi io. Avevo capito perfettamente a cosa si stava riferendo, ma non mi dispiaceva fare il tonto.&lt;br /&gt;- Che io mi attaccassi due mollette ai seni, e poi ti facessi un pompino - mi rispose, sorridendo maliziosa.&lt;br /&gt;- Certo che mi piacerebbe, Silvana - le risposi. - Ma a te piacerebbe?&lt;br /&gt;- Forse… non so. Dovrei provare.&lt;br /&gt;Non potei fare a meno di afferrarla e abbracciarla fortissimo, costringendola sotto di me e baciandola sul viso, sugli occhi, nella bocca. E poi non potei fare meno di baciarle i seni, stringendoli con fermezza nelle mie mani, in una maniera che so le piaceva molto; e poi vellicare delicatamente con la punta della lingua i capezzoli, prima l'uno e poi l'altro, che stavano già prendendo corpo ed energia, e che io immaginavo già colti dalla stretta di due mollette. Non era capitato poche volte, fino ad allora, di averla vista tremare in orgasmi sconvolgenti provocati soltanto da baci e carezze, mie o sue, ai suoi bei seni; non mi stupiva affatto, quindi, che oggi i suoi seni sensibilissimi cercassero nuove emozioni, e si facessero sedurre dal saggio insegnamento del film appena visto.&lt;br /&gt;Temetti, tuttavia, che il dolore che le sarebbe venuto da quella pratica sarebbe stato più grande dello stesso piacere. Mi sembrò giusto quindi metterla in guardia.&lt;br /&gt;- Silvana, io trovo bellissima questa tua decisione, non vedo l'ora di farlo. Ma non hai paura di soffrire troppo? Guarda che se lo fai per me, io non ho certo bisogno di… -&lt;br /&gt;- Non preoccuparti - mi rispose. Lo faccio anche per me, mi va di provare; e se la cosa non mi piace, posso sempre smettere, no? -&lt;br /&gt;La baciai ancora. Poi scostò le coperte, e si alzò, nuda: - Vado un attimo in bagno - mi disse. Si infilò le pantofoline foderate di pelo, e uscì dalla stanza. Io la guardai camminare, il suo corpo bello, non troppo alto ma ben proporzionato, il suo culo sodo e rotondo che faceva da contraltare appropriato ai seni. L'unica cosa che indossava in quel momento erano le pantofoline, che, così intime e casalinghe, facevano quasi sorridere per il contrasto con il suo corpo nudo che era tutto una perversa promessa d'amore. Ma il pavimento era freddo, fuori c'erano due o tre gradi, non potevo certo pretendere da lei i piedi nudi che ben si sarebbero accordati alla sua nudità totale.&lt;br /&gt;Tornò, dopo lunghi minuti. Salì sul letto, dove la stavo aspettando ansiosamente. Aveva in mano due mollette di legno, evidentemente appena prese dallo stendibiancheria che era in bagno. Lasciò cadere le pantofoline sul pavimento, e si inginocchiò, seduta sui talloni, di fronte a me. Era splendida. Sembrava che mi guardasse con i suoi seni, di cui indovinavo l'estrema sensibilità che dovevano avere in quel momento. Vidi che, approfittando della pausa in bagno, si era data sulle labbra una traccia di rossetto, cosa che me le rendeva ancora più desiderabile.&lt;br /&gt;Mi guardava: le labbra schiuse, le mollette in mano, i suoi seni che si alzavano e si abbassavano al ritmo di un respiro più rapido del normale. Era un invito silenzioso. Allora mi avvicinai a lei, e, seduto sul letto, la abbracciai. Poi cominciai a baciarla, accarezzandole i capelli; affondavo la lingua nella sua bocca, e lei, la testa rovesciata all'indietro, era come se bevesse. Le mie mani percorrevano la sua schiena, arrivavano fino al solco delle sue reni e vellicavano dolcemente l'ingresso della sua via di piacere più stretta, che adoravo, almeno quanto lo adorava lei, penetrare, ora col membro, ora con le dita, ora mediante oggetti studiati all'uopo, gentili falli ben lubrificati, e che mi stupiva sempre per la sua straordinaria profondità e capacità di dilatazione. Non trascurai di accarezzarle anche i piedi, le cui piante rugose e arcuate, appena sotto la segreta e odorosa cavità dell'amore, erano come un gentile invito ad entrarvi: baciaci, sembravano dirmi; fai scorrere su di noi la tua lingua; viaggia dalle dita ai talloni, e poi sali verso la Porta Eterna che ci sovrasta…&lt;br /&gt;Ma per stavolta il nostro piacere avrebbe preso altri cammini, molto più nuovi e sottili.&lt;br /&gt;Continuai ad accarezzare e ad abbracciare Silvana. Le mie mani, com'era giusto, si concentrarono sui suoi seni. Erano caldi, i capezzoli spasmodicamente eretti. Mi rendevo conto che le mie carezze la stavano pericolosamente avvicinando al piacere, che avrebbe interrotto troppo presto il nostro gioco, ma non potevo farne a meno, era troppo bello sentirla lì, viva, forte e vibrante.&lt;br /&gt;- E' il momento - mi sussurrò piano in un orecchio. Scostò le mie mani dai seni. Le baciai ancora una volta la bocca. Poi mi chinai, e deposi un rapido bacio su ciascuno dei due capezzoli in attesa; per ringraziarli, per augurar loro buona fortuna, forse perché li amavo…&lt;br /&gt;Silvana prese una delle due mollette. Tenendo sempre gli occhi chiusi e le labbra appena aperte, la fece scivolare, le ganasce aperte, verso il suo seno sinistro. La fece girare piano attorno al capezzolo - io guardavo, e mi sembrava di impazzire per l'eccitazione: il mio pene eretto era sul punto di scoppiare, guai se mi fossi toccato! Sarebbe tutto finito nel giro di mezzo secondo - e poi la appoggiò alla punta, che fece sporgere ancora di più aiutandosi con l'altra mano. Lasciò andare piano la molletta, che si strinse lentamente.&lt;br /&gt;Silvana ebbe come un breve singhiozzo. Per un attimo trattenne il respiro, il suo viso si arrossò bruscamente, si contrasse per un attimo, e poi poco per volta si rilassò. Ricominciò a respirare. La molletta, ora, era in posizione, e le stringeva fortemente il capezzolo.&lt;br /&gt;Rapidamente, Silvana fece la stessa operazione anche con l'altra molletta.&lt;br /&gt;Ora le aveva entrambe in posizione. Cominciò a toccarle e a tirarle leggermente, per sollecitare il suo piacere e il suo desiderio; mi sembrava che stesse entrando in un mondo che apparteneva solo a lei. Le sfiorai con un dito il sesso schiuso, piano, in maniera non invadente: era bagnato all'inverosimile. Ritirai il dito gocciolante di umore caldo e filante, lo portai fino alla sua bocca schiusa, ve lo introdussi e lasciai che la lingua di Silvana, calda e vivace, si beasse del suo stesso sapore, che sapevo quanto le piacesse.&lt;br /&gt;Continuò per alcuni minuti a tirarsi e a muovere i capezzoli, finché finalmente non schiuse gli occhi, ebbe uno sguardo per me, e il suo viso alterato in una maniera che fino ad oggi mi era del tutto sconosciuta mi donò un leggero sorriso di complicità.&lt;br /&gt;- Vieni - mi sussurrò ancora, scendendo dal letto e prendendomi per mano. Sembrava muoversi a fatica, probabilmente la testa le girava.&lt;br /&gt;Mi condusse ad una poltrona di vimini, in un angolo della camera da letto. Mi fece sedere, e&lt;br /&gt;vi si inginocchiò davanti: era giunto il momento in cui avrebbe accolto in bocca il mio sesso, che ormai era pronto a esplodere. Tuttavia mi dispiaceva vederla inginocchiata per terra, nonostante la presenza, in quel punto della stanza, di un tappeto; e quindi misi per terra uno dei cuscini poggiati sulla poltrona, invitandola ad inginocchiarvisi sopra.&lt;br /&gt;Mi guardava. Appoggiò le sue labbra rosse sul glande, e lo baciò leggermente, guardandomi negli occhi. Le sue mani continuavano ad indugiare sui capezzoli, tiravano e torcevano leggermente le mollette, e ognuno di quei movimenti, potevo immaginare, faceva partire una scossa violenta verso il suo cervello e il suo sesso. Poi finalmente schiuse le labbra, lasciò che il mio pene si facesse strada tra di esse, e, a occhi chiusi, cominciò a accarezzarlo leggermente con la lingua. Io ero in Paradiso.&lt;br /&gt;Poco dopo si sfilò, mi guardò ancora e mi disse: - Toglimi e rimettimi le mollette, per favore -&lt;br /&gt;Io avvicinai entrambe le mani ai suoi seni, e mi preparai ad eseguire l'ordine. Presi le due mollette. Ma come feci per allentarne la stretta, lei ebbe un grido soffocato, il suo viso fece una smorfia di dolore e con un gesto impulsivo mi prese le mani, fermando la mia azione.&lt;br /&gt;- Fermo, mi fai troppo male! - mi disse. - Aspetta, devo fare qualcosa che mi aiuti a resistere…&lt;br /&gt;Si alzò, prese la sua vestaglia ancora buttata sul letto, e ne sfilò la cintura. Me la dette. Si voltò poi di spalle, incrociando i polsi dietro la schiena, appena sopra il suo splendido culo. - Legami - disse soltanto.&lt;br /&gt;Io non me lo feci ripetere: quello che stavamo facendo era veramente troppo meraviglioso per essere vero, eppure lo era. Avvolsi la morbida cintura di cotone attorno ai polsi, in maniera che non si potesse sciogliere, ma cercando di non stringere troppo, di non farle male. Quando ebbi finito, lei si inginocchiò di nuovo di fronte a me, e protese verso di me i seni. Era splendida, così, nuda, disponibile, offerta, con le mani legate e i morsetti ai seni, il viso sudato con un'espressione tra l'estatico e il sofferente, le labbra semiaperte e gli occhi chiusi. Non l'avevo mai sentita così totalmente mia, e nello stesso tempo così totalmente padrona del suo piacere, come in quel momento.&lt;br /&gt;- Fallo, dai - mi disse. Allora di nuovo, velocemente, le presi le mollette, le aprii, le staccai, le riattaccai ai suoi seni. Lei gemette forte, tremò, ebbe una smorfia di dolore, ma non si sottrasse. Di nuovo il suo respiro si fece concitato, e poi, poco per volta, si rilassò. Mi riprese in bocca, ricominciò il suo lavoro attento. Nello stesso tempo mi accorsi che neanche le sue mani, legate dietro la schiena, rimanevano inerti: approfittando della loro posizione, le sue dita arrivavano giusto a vellicare gentilmente il suo sesso, portando anche lei lì dove stava portando me con la sua bocca.&lt;br /&gt;Non volli, comunque, aiutarmi con le mani. Volli che la causa di quello che stava per succedere fosse solo lei, la sua bellezza, la sua volontà di cercare piacere altro e farmi complice in questo. E non ci volle più molto: un attimo dopo, un getto violento di sperma attraversò le sue labbra, che abbracciavano il glande, e si spense in fondo alla sua gola. Lei ebbe un sussulto di sorpresa, ma non si staccò, né interruppe il lavoro appassionato della sua lingua. Seguì un altro getto, poi un altro e un altro. E, quasi nello stesso momento, la vidi e sentii mugolare, gemere, tremare, e poi finalmente staccarsi, lasciarsi cadere supina sul tappeto gridando forte, affannata, appassionata, addolorata, beata ed estatica. Ora era lì per terra, distesa scompostamente, le mani legate, le mollette che ricadevano ai lati dei seni, il viso sconvolto, gli occhi bagnati, quasi piangenti, la bocca da cui usciva un rivolo di sperma perdendosi lungo la guancia, i piedi, lontani da tutto ma che furono la prima parte di lei davanti a cui volli inginocchiarmi e baciare, omaggio e gratitudine.&lt;br /&gt;- Slegami - mi disse ancora, in un soffio. Lo feci subito, lei si drizzò seduta e si tolse le mollette, lasciandole cadere per terra. La aiutai ad alzarsi, era debolissima, e la feci stendere sul letto, sotto le coperte, e mi stesi al suo fianco. Presi a massaggiarle delicatamente i capezzoli, e intanto le baciavo piano il viso, indugiando sui suoi occhi e sulle sue labbra.&lt;br /&gt;Ti amo, mi disse. Anch'io, le risposi, ed era vero.&lt;br /&gt;E intanto pensavo quale videocassetta farle vedere la prossima volta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-5413881510410527644?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/DANyaM0g2lI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="SILVANA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/5413881510410527644/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/silvana.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5413881510410527644?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5413881510410527644?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/DANyaM0g2lI/silvana.html" title="SILVANA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem9npd0DtI/AAAAAAAAABQ/1l4hKkRNQ_k/s72-c/11.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/silvana.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0cHRnsycCp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-4654240568277912969</id><published>2009-04-18T13:37:00.004+02:00</published><updated>2009-04-18T13:43:57.598+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T13:43:57.598+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>IL COMPLEANNO DI MANU</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem87UTEi1I/AAAAAAAAABI/3N9il9j4ha4/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325995761589324626" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 157px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem87UTEi1I/AAAAAAAAABI/3N9il9j4ha4/s400/3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;…Mitica, perché in effetti è stata mitica (…se non mistica) la festa di compleanno di Manu, su cui siamo calati dal Far West (io), dall'Estremo Oriente (Manu, Vale e The Cat), e dal Profondo Sud (The Lawyer e La Biondina).&lt;br /&gt;Per personalissimi motivi, che nulla c'entravano con la situazione prossima ad essere vissuta, devo dire che non ero particolarmente di buon umore alla partenza.&lt;br /&gt;Ma che le cose si stessero mettendo al meglio l'ho capito tra Milano e Brescia, quando, sul treno, ho alzato gli occhi dal libro che stavo leggendo e ho visto, sedute sugli strapuntini in corridoio, due splendide ragazze, due fanciulline non più che ventenni incorniciate dal panorama delle Prealpi al tramonto, probabilmente reduci da una vittoriosa incursione al Virgin Megastore, che ascoltavano con passione e attenzione i CD che estraevano dagli appositi contenitori da viaggio e infilavano nei lettori portatili, facendosi ogni tanto qualche commento che io, attraverso la porta chiusa dello scompartimento, non riuscivo a sentire. Bellissime, eleganti e irraggiungibili: una con giacca scura, di taglio maschile, cravatta a fiorelloni rossi, e pantaloni ampiamente scampanati pure scuri, capelli ramati lunghi e occhi chiari, belli e truccati; l'altra, l'ho visto solo quando si è alzata in piedi per scendere, con un paio di vaporosi e trasparentissimi pantaloni bianchi; il disegno delle mutandine risultava nettissimo nella luce del sole radente…&lt;br /&gt;Mi sentivo comunque più curioso che emozionato. Anche per me, come per tutti tranne che per Vale e Manu, era la "prima volta", ma devo dire che l'invito di Manu, inviato a poche e scelte persone (…me compreso: un privilegio che mi ha onorato), in cui si proponeva sostanzialmente una serata allegra tra amici, mi tranquillizzava: non ci sarebbe stato, quindi, niente di forzato o di eccessivo, e in ogni caso, anche se loro non li avevo mai visti prima, mi fidavo. I fatti mi hanno dato ragione, perché ho in effetti conosciuto delle persone simpatiche, ragionevoli e molto naturali, curiose il giusto ma mai sopra le righe. In ogni caso non è la prima volta che incontro "de visu" qualcuno conosciuto attraverso Internet, anche se è sicuramente la prima volta che accade con certi presupposti (Progettoxé e certi Grandi Giochi, per intenderci…)&lt;br /&gt;Ci incontriamo in albergo, verso le 21. L'albergo è il classico "non-luogo", per usare la felice espressione di Marc Augé: strutture prefabbricate, razionali ed efficienti come sempre più ci troviamo di fronte nella nostra vita, quando si viaggia e non solo (…sempre di più anche i centri storici delle nostre città diventano "non-luoghi", dal momento che le logiche dell'arredo urbano sembrano identiche in tutto il mondo occidentale), destinate alla funzione e non all'affezione. Scelto per il prezzo basso, e per la relativa vicinanza al locale. Chiamo al cellulare (il numero mi è arrivato via mail quella stessa mattina) Manu e Vale, che sono anch'essi appena arrivati e già saliti in camera. Mi siedo nella hall e aspetto: poco dopo eccoli qui, davanti a me. Manu mi sembra di conoscerla da sempre, data la vagonata di foto che mi ha inviato: bellissima, occhi espressivi, labbra belle e carnose, alta il giusto, snella ed elegante, ma assolutamente naturale e spontanea. E pensare che una volta mi è arrivata una mail da parte di qualcuno, che avendo visto qualche nostro prodotto letterario comune, mi chiedeva: dimmi la verità, è veramente una donna o il solito mistificatore…? Magari insinuava che lei fosse una mia invenzione letteraria…! Riconosco in qualche misura anche Vale: la sua… nuca ogni tanto spaziava sulle foto che ho ricevuto, e da essa, per quanto possa sembrare strano, mi ero già fatto un'idea della persona. The Cat, assieme a loro, invece non lo conoscevo (a parte qualche suo apprezzabile scritto su Progettoxé, e per le parole affettuose con cui Manu me lo aveva descritto in varie mail): in lui sembrano collimare un fisico decisamente "quadrato" e una profonda dolcezza; quasi timido… Il tipo di ragazzo davanti al quale qualsiasi donna casca come una pera cotta, per intenderci. L'incontro è spontaneo, scevro da ogni imbarazzo. Ci diciamo se abbiamo fatto un buon viaggio, e poi ci sediamo a bere un aperitivo nella hall. Poco dopo arrivano anche The Lawyer e la Biondina, con diverse centinaia di chilometri alle spalle ma niente affatto stanchi. Graziosissima lei, dal viso dolce e quasi infantile, occhi aperti ed espressivi; alto e snello lui, bruno e leggermente brizzolato. Manu e Vale li conoscono già, e infatti vedo che tra loro c'è un certo feeling. In sostanza, sembra che la parte del nanerottolo tocchi proprio a me, nonostante io non sia propriamente basso…!&lt;br /&gt;Il "non-luogo" non ci avrà per la nostra cena; decidiamo di uscire, e di andare alla ricerca di una pizzeria. Impresa non facile: nella cittadina veneta sembra che tutti vadano a letto alquanto presto, e che i cinesi abbiano monopolizzato tutte le possibilità di ristorazione!!! Per intanto sono in macchina con Lawyer e Biondina, e ci raccontiamo un po' di cose delle nostre esperienze erotico-telematiche pregresse, ci scambiamo le nostre osservazioni su altri autori di Eroxé, parliamo della bravura e della malinconia di Maya, i cui racconti sono sempr&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem8DzqWL3I/AAAAAAAAABA/AyAh7ypbCvU/s1600-h/imagesCAV9OFTI.jpg"&gt;&lt;/a&gt;e belli e sempre tristi, e del lavoro utile e nascosto di Francesca Ferreri Luna, grazie alla quale ci siamo conosciuti tutti, che vorremmo conoscere un po' di più ma che sembra non ami molto venire allo scoperto. Non so se avrò la possibilità di vederla, questa sera. L'unica altra possibilità che ebbi, in televisione, fu azzerata da un termosifone di casa mia che scelse proprio quell'occasione per esplodere!&lt;br /&gt;L'unico posto che ci può accogliere è una pizzeria in periferia. La situazione è piuttosto curiosa: siamo tutti persone che si sono quasi appena conosciute, si cerca e si riesce ad essere massimamente naturali, nonostante il motivo per cui siamo lì sia quanto meno particolare… Ci spariamo delle pizze discrete, e poi in albergo per prepararsi. La Biondina, delicatamente truccata e rivestita, aggiunge bellezza alla sua bellezza; Manu è semplicemente stupenda; The Lawyer ci riappare con un maglioncino nero a dolce vita da intellettuale esistenzialista, che, dati anche i capelli brizzolati, lo fa assomigliare maledettamente a Giorgio Strehler da giovane (Nota: è un complimento, almeno spero …) Io, invece, vesto dei miei colori preferiti, rosso e nero. Una cintura di cuoio, borchiata in metallo, è un memorandum per le mie preferenze fetish o s/m…&lt;br /&gt;Ancora pochi minuti, ed eccoci al locale. E' straordinariamente mimetizzato in mezzo a varie fabbriche di periferia, lo scenario ricorda vagamente certe copertine dei Pink Floyd. L'ingresso, comunque, è quello tipico di un locale notturno, con spogliatoio, banco di reception, eccetera… La proprietaria che ci accoglie all'ingresso è esattamente come la immaginavo: l'impressione è che comunque l'imprenditrice prevalga sull'amatrice. Devo dire che sotto questo profilo preferisco ancora la signora Mara, la mia fornitrice preferita di videocassette ed altro… Poi, dopo aver pagato e lasciato i nostri beni nelle apposite cassette di sicurezza, entriamo dentro e ci troviamo in un bellissimo spazio-discoteca, al momento ancora vuoto: la musica è gradevole, la pista ben realizzata e con un buon sistema di luci; in perfetto stile da discoteca prendiamo da bere e ci sediamo su un divanetto semicircolare, in attesa che il locale si animi. Arrivano, poco alla volta, altre persone. Qualcuno comincia a ballare, e anche noi ci aggreghiamo. La musica è veramente molto bella, molto melodica, non quei ritmi ossessivi che da alcuni anni si ascoltano invariabilmente in quasi tutte le discoteche. Meriterebbe di venire in questo posto, anche solo per questo…! E' vero che 100 carte (superscontate), più 100 di iscrizione, non te le chiedono nemmeno nelle discoteche più trendy della riviera romagnola, ma comunque…&lt;br /&gt;Dopo un po' facciamo un giretto nel privé, ancora vuoto. E' molto oscuro; solo poche lampadine rosse lasciano indovinare la presenza dei cubicoli, dentro ai quali ci sono dei letti e qualche minimo elemento di comfort: attaccapanni e fazzoletti di carta, da apposito distributore. Nelle pareti ci sono delle aperture, attraverso cui si può agevolmente guardare l'azione. Vale ci spiega: la catenella all'ingresso significa: guardare e non toccare se è chiusa; accesso libero, se viene tolta… Comunque non c'è nessuno, nella sala cinema c'è un film che vive su uno schermo un po' sbiadito. Ovviamente, non si tratta di Rashomon, di Kurosawa… Ad un certo punto, compare qualcuno, che ci invita a ritornare nella sala: si richiede la presenza di Manu, la festeggiata. Così raggiungiamo il nostro divanetto, la padrona di casa ci dà il benvenuto.&lt;br /&gt;Comincia lo spettacolo programmato. Appare una graziosissima ragazza dall'aria nordafricana, forse anche per il suo costume tipicamente arabo, con il quale comincia ad esprimersi in qualche accenno di danza del ventre. Niente male, ma il meglio, o il peggio, deve ancora venire…&lt;br /&gt;Dopo pochi minuti di spettacolo, infatti, la fanciulla cerca di coinvolgermi. Sapevo che qualcosa del genere sarebbe successo, ma non pensavo che sarebbe successo proprio a me, mannaggia! Io esito un attimo, mi arriva una voce improvvisa della padrona di casa, che urla nel microfono nella maniera un po' arrogante di una maestra d'asilo: - Avanti, non ti fa niente! - Va bene, se devo essere lo scemo della situazione, cerchiamo di farlo che meriti, e poi tutto sommato stare sulla scena è cosa che adoro, quindi avanti… Avrei solo preferito saperlo prima, mi sarei preparato spiritualmente alla cosa.&lt;br /&gt;La ragazza è una brava professionista, mantiene rigorosamente il controllo della situazione, evidentemente è abbastanza abituata a condurre persone reticenti, o forse troppo intraprendenti; la cosa un po' mi dispiace, mi piacerebbe metterci qualcosa di più del mio.&lt;br /&gt;Per prima cosa mi fa sedere su una sedia, poi mi sfila la maglietta, si muove provocatoriamente intorno a me, mi accarezza e si fa toccare, eccetera… Io comincio a divertirmi, sento un calore strano (…attenzione, non eccitazione sessuale, qualcosa di diverso) che mi cresce dentro e sono troppo curioso di vedere che altro succederà. Lei mi sfila la cintura dei pantaloni e si mette a fare giochini con quella, me la sbatte su una gamba a mò di frusta (ahi, che male! Eppure, eppure… Il mio memorandum s/m evidentemente ha funzionato… ma il master non dovevo essere io?), poi mi sfila i pantaloni e me li lascia a mezz'asta. La situazione non è molto piacevole, mi sembra di essere seduto sul cesso, avrei tutto sommato preferito che me li togliesse del tutto, e anche le scarpe e le calze e le mutande (…le donne dicono che gli uomini in mutande e calzini sono la quintessenza del ridicolo). Poi mi infila un pezzo di velo nelle mutande, me lo tira, probabilmente nelle sue intenzioni questo dovrebbe eccitarmi. Ma devo dire che mi eccita decisamente di più essere al centro dell'attenzione della sala. Alle spalle ho un'asta metallica verticale, a questo punto mi piacerebbe che mi legasse e mi facesse altre cose (…un paio d'anni fa, in una discoteca in Francia, una ragazza cubista mi sbattè in una gabbia, e poi mi tantalizzò ben bene avvicinandosi e sottraendosi quando cercavo di prenderla; infine mi allungò la gamba, cinta in uno stivale dal tacco alto, di modo che facessi il gesto di leccarglielo… sublime! Ipso facto, diventai il mito dei miei amici che fino a quel momento mi avevano sempre conosciuto esclusivamente come un fine intellettuale, e soprattutto dei loro figli 15-18enni). In seguito mi fa distendere per terra e si siede sulla mia faccia, ho la sua figa a 3 centimetri, quello che penso è: speriamo che non mi pisci in faccia, magari qualcuno impazzirebbe della cosa, ma a me il genere non piace; comunque l'odore è buono.&lt;br /&gt;Per concludere prende una candela accesa, comincia a muoverla davanti a me, io penso (…spero?) che mi faccia gocciolare la cera calda addosso, e la cosa non mi dispiacerebbe (…mi sono già convertito nel nuovo ruolo?) ma invece lo fa soltanto su di sé medesima.&lt;br /&gt;Fine dello spettacolo. Applauso. Raggiungo i miei amici e mi rivesto, mi viene quasi il dubbio che l'evento sia stato un loro scherzo, dal momento che in tutta questa vicenda molte delle simbologie erotiche che mi fanno arrapare, e chi ha letto i miei racconti o i miei articoli lo sa, sono state ben rappresentate, ma loro smentiscono, evidentemente tali simbologie non fanno arrapare solo me… Andy Warhol diceva che nel futuro chiunque avrebbe potuto essere celebre per un quarto d'ora. Bene, io il mio quarto d'ora l'ho avuto, adesso posso mettermi pure l'anima in pace…&lt;br /&gt;L'ambiente si è alquanto scaldato. Alcuni ballano corpo a corpo, una coppia in particolare, sulla pedana al centro della pista, si lancia in una performance non programmata, o forse sì. Oddio, devo dire che lo spettacolo è più grottesco che erotico: lei se lo fa in tutti i modi possibili ma in maniera molto meccanica, senza passione. Per fortuna, ad un certo punto si tolgono di mezzo, e la sala ritorna ad essere una normale discoteca. La padrona di casa fa gli auguri a Vale, porta una bottiglia di spumante e dei gustosi pasticcini. La invita poi ad esibirsi sul palco, vorrebbe (come tutti i presenti, del resto) che si spogliasse, ma rimane solo un'intenzione, Manu non se la sente… peccato!&lt;br /&gt;Poco per volta, la sala si è spopolata. Vedo un certo movimento in direzione del privé. Noi andiamo di nuovo a bere qualcosa, poi Manu e la Biondina si allontanano, vanno a sedersi, le vediamo confabulare insieme in maniera a tratti anche piuttosto affettuosa. Poi si alzano e si avviano nel privé. Noi le seguiamo.&lt;br /&gt;Nel privè, adesso, alcuni cubicoli sono occupati. In uno in particolare, la stessa tipa di prima, quella che si è fatta il tipo in mezzo alla pista, sta urlando con tutto il fiato che ha nei polmoni il tipico repertorio dei peggiori doppiaggi italiani di film porno: Prendimi, Sfondami, Sborrami in bocca, Ti voglio, eccetera eccetera… La sua voce sovrasta la stessa colonna sonora del film, proiettato nella sala vicina, e rende di nuovo la situazione generale più ridicola che erotica.&lt;br /&gt;Ma l'erotismo si fa comunque strada nel nostro gruppetto, nonostante le migliori intenzioni… Manu si lascia andare a tenerezze, di cui avevo già avuto qualche avvisaglia, non solo con Vale, ma anche con The Cat. I due la abbracciano, cominciano ad accarezzarla, appare rapidamente altra gente attorno a noi (…tutti uomini) che guarda - per quanto possano permetterlo le luci bassissime - con occhi curiosi (…non li posso biasimare). Intanto The Lawyer e la Biondina hanno preso possesso di un cubicolo, e ci chiamano. La catenella viene chiusa, noi siamo dentro, il segnale è chiaro per chi è fuori e deve restare fuori.&lt;br /&gt;Devo dire che per un attimo (per un attimo soltanto) sono a disagio. E' la prima volta che incontro Manu, Vale e gli altri, mentre loro si conoscono appena da un po' di più, si sono già visti; non mi è ben chiaro fino a che punto possa essere gradita la mia azione e il mio contributo a quello che sta per succedere… Cioè, voglio dire, sono sensazioni mie, non c'è ostilità o altro da parte di nessuno nei miei confronti. Vale spoglia Manu, The Lawyer spoglia la Biondina. E poi comincia un morbido universo di carezze e di baci, di mani che corrono e che conducono il gioco verso monti e valli di piacere, soprattutto per le due ragazze che non trascurano di baciarsi ed accarezzarsi tra loro, con molta tenerezza e molta affettuosità… E' bellissimo vederle (per quello che può permettere la scarsissima luce), e loro stesse sono bellissime. Io, assieme a The Cat, accarezzo Manu, la sua pelle che si imperla di morbido sudore salato e profumato, e ascolto i suoi sospiri e il suo respiro… In ogni caso non mi spingo oltre. Cerco di accarezzare anche la Biondina, ma The Lawyer mi dice che non devo, lei vuole essere toccata solo da lui… Va bene, non posso che adeguarmi alla condizione posta, ma un po' mi dispiace, lei ha dei bellissimi seni molto pastrugnosi… Questo stop mi smonta un po', resto a vedere cosa succede, e in effetti vedo The Lawyer amare la sua compagna con moltissima dolcezza, in una maniera profonda e sensuale, e vedo Vale fare lo stesso con Manu, in maniera forse più passionale. Io la accarezzo, The Cat fa lo stesso, forse in modo più intimo di me, vedo anche che si baciano, The Cat e Manu, io preferisco fermarmi un attimo più indietro, personalmente sono convinto che qualsiasi rapporto sessuale, completo o meno, non significhi niente se non ci sono baci in bocca, ma non so se posso, quindi preferisco fermarmi e guardare… per quello, ancora, che può permettere la scarsissima luce. E proprio la scarsa illuminazione non mi permette di vedere al meglio la bellissima bocca di Manu accogliere il sesso del suo ragazzo e succhiarlo a lungo e dolcemente… Riesco a vedere, invece, la passione con cui la Biondina si dedica ai seni di Manu…&lt;br /&gt;Quando ci rivestiamo e usciamo, anche negli altri cubicoli è tornata la quiete. Molti devono essere già andati via, la pista da ballo è completamente vuota. Io mi sento un casino ispirato e mi metto a ballare, tutto sommato sono l'unico che ha ancora le energie per farlo, la musica è splendida e non mi sembra vero di avere tutto quello spazio solo per me… Mi sto divertendo molto, e quasi mi dispiace quando viene il momento di andar via.&lt;br /&gt;Si ritorna in albergo. In camera di Vale, Manu e The Cat, si stappa un'ultima bottiglia; io consegno a Vale i miei regali per il suo compleanno, due videocassette di Vite dei Santi e un prezioso libro di fotografie di Elmer Batters, il celebre fotografo fetish; lo stesso libro è avvolto in una calza femminile… Lei è molto felice e quasi imbarazzata. Loro invece mi hanno preparato delle registrazioni di ottima musica. Verso le 5 si decide di andare a dormire; almeno, io vado a dormire, ho dei grossi dubbi che Vale, Manu e The Cat in una stanza, The Lawyer e la Biondina nell'altra facciano lo stesso… Il giorno dopo, defenestrati dal non-luogo verso le 10,30 (…simpatico eufemismo con cui siamo stati chiamati al telefono: "Vi fermate con noi ancora una notte?") si conclude l'incontro con una colazione nel centro storico, e poi ognuno si avvia verso casa, tranne me, dato che mi aspetta un'altra festa di compleanno, prevedibilmente assai meno movimentata…&lt;br /&gt;…Insomma: è stata una bellissima esperienza. Per come si è svolta, e per come si è arrivati, eroticoletterariamente parlando, ad essa (grazie Internet, e grazie Progettoxé!). Ma, a questo punto, mi manca, e mi piacerebbe approfondire un po' di più l'amicizia "diurna" con persone comunque meritevoli di stima, anche al di fuori di questa loro grandiosa capacità di mettersi in gioco… "Il grande gioco". Appunto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-4654240568277912969?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/G0SDe7nUo30" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com?a_aid=1bda9eaf" title="IL COMPLEANNO DI MANU" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/4654240568277912969/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/il-compleanno-di-manu.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/4654240568277912969?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/4654240568277912969?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/G0SDe7nUo30/il-compleanno-di-manu.html" title="IL COMPLEANNO DI MANU" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/Sem87UTEi1I/AAAAAAAAABI/3N9il9j4ha4/s72-c/3.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/il-compleanno-di-manu.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQDQXY-cCp7ImA9WxVaGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-1153735585768593534</id><published>2009-04-16T19:51:00.001+02:00</published><updated>2009-04-16T19:52:50.858+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-16T19:52:50.858+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>SUONI A VENEZIA I PARTE</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SedwXqkLp2I/AAAAAAAAAA4/GahqmLdZwAA/s1600-h/ba2e8b8709cad3a0b74cfce92943865e.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325348636254250850" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SedwXqkLp2I/AAAAAAAAAA4/GahqmLdZwAA/s400/ba2e8b8709cad3a0b74cfce92943865e.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'aereo aveva appena cominciato la manovra di atterraggio. Era stato detto di allacciare le cinture, raddrizzare i sedili, chiudere i tavolini, e già sembrava che la macchina si stesse inclinando in avanti, in procinto di lasciare il cielo e le nuvole, e di ritrovare la terra per sé e per coloro che trasportava.&lt;br /&gt;Maya guardava fuori dal finestrino, cercando o sperando di intravvedere, tra le nuvole, i campi coltivati e gli specchi d'acqua lagunari, qualcosa di riconoscibile, ad esempio il campanile di San Marco, o il Canal Grande. Ma non li vide, evidentemente l'atterraggio al Marco Polo non prevedeva il sorvolo della magica città d'acque.&lt;br /&gt;Si sporgeva, e al minimo movimento la sua schiena, le sue cosce si facevano sentire con un dolore leggero; solo a tratti, quando si muoveva bruscamente, bruciante. Ma non era spiacevole: in qualche modo quel dolore le ricordava lui, il suo fidanzato, la notte precedente, la passione, la promessa e l'aspettativa di quello che stava per accadere, per cui stava volando da Roma a Venezia.&lt;br /&gt;Alcuni giorni prima, lui le aveva detto di chiedere al lavoro un periodo di ferie, perché le stava preparando una sorpresa. Lei, felice, gli aveva obbedito; già immaginava un viaggio alle Maldive o in Brasile, già sperava un'ubriacatura di luce e di colori, di calore e di emozioni, insieme a lui… E invece, adesso, si trovava da sola, come da sola era arrivata all'aeroporto di Roma e da sola aveva svolto tutte le operazioni di imbarco, senza sapere dove stava andando e perché. Venezia, certo; e l'idea non le dispiaceva affatto; ma Venezia è un concetto così vago…&lt;br /&gt;La sera prima, lui l'aveva amata con la consueta passione, con la consueta attenzione. Poi aveva aperto la sua valigetta 24ore e ne aveva estratto un biglietto aereo, uno solo. - Eccoti la sorpresa - aveva detto.&lt;br /&gt;Lei aveva preso il biglietto, guardato la destinazione, guardato lui interrogativamente, più per il fatto che il biglietto fosse uno, che per la destinazione. Lui le aveva sorriso, le aveva accarezzato il viso ancora bagnato del suo sperma e l'aveva baciata leggermente.&lt;br /&gt;- Sì, Maya, dovrai partire da sola… ma non sarai sola - le aveva detto. - Non voglio dirti nulla. Tutto dev'essere una sorpresa. E' qualcosa che non ti aspetti, che ti darà piaceri ed emozioni tra più grandi ed intensi di quanto tu riesca a immaginare. Te la senti? Ti va di metterti in gioco?&lt;br /&gt;Maya era un po' disorientata, un po' spiazzata, anche se, forse per il piacere appena trascorso, forse per la fiducia che riponeva nel suo uomo, sapeva che non avrebbe detto no. L'idea di non sapere, del gioco e dell'intrigo già la stava eccitando. Tuttavia non le dispiacque fare per un po', solo un pochino, la parte della renitente.&lt;br /&gt;"Ma… veramente… avrei sperato che ci fossi anche tu… e poi, così, senza sapere cosa mi capiterà…" Mentiva sapendo di mentire. E lui lo sapeva bene. Le sorrise, si sporse verso di lei, le prese la testa, la baciò a lungo e profondamente.&lt;br /&gt;Lei gli chiese di frustarla. Voleva avere un ricordo di lui, che la accompagnasse almeno all'inizio di quell'avventura. E lui lo aveva fatto. Per questo adesso quelle fitte di dolore in qualche misura la rassicuravano, le facevano sentire lui, il suo calore, la sua vicinanza.&lt;br /&gt;L'aereo finalmente prese terra. Ritirata la piccola valigia al nastro trasportatore, Maya si avviò all'uscita, dove sapeva che qualcuno la stava aspettando. Si immaginava l'indifferente fattorino di qualche albergo, che reggeva il cartello col suo nome… e quale fu, invece, la sorpresa, quando vide il cartello col suo nome, ma a reggerlo era una ragazza elegante, che sembrava tutto tranne che l'impiegata di un albergo e che, appena la vide, le sorrise e le tese la mano come se avesse appena visto una sua vecchia amica.&lt;br /&gt;"Maya? Ciao, sono Arianna. Hai fatto buon viaggio?"&lt;br /&gt;"Ciao. Sì, abbastanza. E' moltissimo tempo che non venivo più qui a Venezia…" Si sentiva piuttosto imbarazzata. Voleva avere un'aria disinvolta, come l'aveva la sua interlocutrice, alta poco più di lei, capelli ed occhi corvini, pelle ambrata; indossava un vestito giallo e arancione, lungo, che le lasciava le spalle scoperte, e dei sandali pure arancioni dai tacchi molto alti. Ma non ci riusciva; era in una città che conosceva poco, inviata dal suo fidanzato, non si sa bene per cosa… Chi era, poi, questa bella guida? Cosa ci faceva lì? E cosa ci faceva lei?&lt;br /&gt;"Vieni, dammi la valigia" le disse Arianna, prendendogliela di mano. Lei fece resistenza: "Ma no, è pesante…" Più che altro aveva l'impressione che con quel peso, e con quei tacchi, le caviglie della sua accompagnatrice sarebbero state decisamente in pericolo. Ma Arianna fu più decisa, non se la fece riprendere e, senza mostrare segni di disagio o di fatica, la precedette all'auto parcheggiata nel piazzale, addirittura una Mercedes - probabilmente la macchina dell'albergo, pensò Maya. Arianna mise la valigia nel bagagliaio, poi salì alla guida. Maya le si sedette al fianco, su un sedile di morbida pelle. Arianna mise in moto, e simultaneamente mise in funzione l'autoradio, con un gesto abituale, come probabilmente era solita fare ogni volta che saliva in macchina. Ma poi guardò verso Maya: "Oh, perdonami, sono proprio stupida!" disse. "Non ti ho neanche chiesto se la musica ti dà fastidio…"&lt;br /&gt;"Ma no, figurati!" le rispose lei. "Io non riesco a guidare senza musica!" Arianna le sorrise affabile, di risposta. Dio, che sorriso perfetto, pensò Maya per un attimo.&lt;br /&gt;"Allora, avrai fame…" le chiese Arianna mentre guidava fuori dal parcheggio dell'aeroporto.&lt;br /&gt;"Beh, in effetti.. qualcosa sotto i denti lo metterei!"&lt;br /&gt;"Allora, sai che facciamo? Ti porto a fare uno spuntino in un posto che so io, una trattoria molto carina dalle parti di Pramaggiore. Mangiamo qualcosa, e poi andiamo a Venezia."&lt;br /&gt;In effetti Maya aveva una certa fame; fu quindi molto contenta, un'ora dopo, di poter essere seduta di fronte alla sua guida, sotto un fresco pergolato, e di poter farsi sedurre da alcuni gustosi piatti freddi di salumi e formaggi, da del pane casereccio e da una fresca bottiglia di bianco secco. Arianna continuava a guardarla con affabilità, a sorriderle, a parlarle con scioltezza di argomenti neutri, quelli di cui si potrebbe tranquillamente parlare con il vicino di posto in treno: le chiedeva quando era stata a Venezia l'ultima volta, cosa le era piaciuto, cosa voleva rivedere, se aveva letto qualche bel libro recentemente…&lt;br /&gt;Maya, poco per volta, smise di farsi domande. La situazione poteva essere strana finché voleva, ma in fondo non c'era nessun motivo per stare in tensione. Nessuno le proibiva, peraltro, di essere lei a fare ad Arianna qualche domanda.&lt;br /&gt;"Ma è stato prenotato un albergo?"&lt;br /&gt;"No, il tuo fidanzato ha voluto per te qualcosa di meglio…"&lt;br /&gt;"Cosa?"&lt;br /&gt;"Se vuoi te lo dico. Ma vorrei che fosse una sorpresa…"&lt;br /&gt;Il richiamo al suo fidanzato la rasserenò ulteriormente. Di Arianna si fidava; il suo comportamento era un mélange di una affabile professionalità da hostess e di una piacevole complicità femminile; come quando ebbe parole di lode per gli orecchini di gusto vagamente sudamericano che Maya portava. Disse che l'avrebbe accompagnata da un artigiano orafo, in un campo che nessuno conosceva, bravissimo a modellare gioielli di quel genere. "Ma io non so se posso…" cominciò a dire lei. "Non preoccuparti di questo!" Le fece capire che tutte le spese che avrebbe affrontato in quei giorni, comprese le più voluttuarie, sarebbero state pagate. Per un attimo, ma solo per un attimo, Maya pensò a quanto stava spendendo il suo fidanzato per offrirle quella inusuale vacanza, e questo la fece sentire piacevolmente coccolata.&lt;br /&gt;Un'ora dopo, la loro auto era sulla strada che conduceva verso Venezia. Come già l'ultima volta, svariati anni prima, che era stata da quelle parti, visse con piacevole sorpresa l'attraversamento del lungo ponte sulla laguna. Arrivati al Tronchetto, lasciarono l'auto nel parcheggio multipiano e presero un motoscafo-taxi per raggiungere la loro prossima destinazione. Maya guardava con piacere i palazzi antichi e sempre splendidi che si affacciavano sui canali, l'acqua luccicante, le gondole che ondeggiavano agli attracchi. Arianna, seduta al suo fianco, la lasciò gustare il piacere di quel momento.&lt;br /&gt;Il motoscafo attraccò in un canale secondario, di fronte all'entrata per le barche di un antico palazzo che, pur avendo sicuramente conosciuto tempi migliori, faceva ancora mostra di una nobile bellezza nelle sue bifore e nei cornicioni decorati a stucco. Il taxista scaricò sulla banchina la valigia, salutò e si allontanò sollevando onde sottili che smossero l'acqua tranquilla. Arianna cercò e trovò nella sua borsa la chiave del grosso portone di legno, aprì e poi si fece da parte, per permettere a Maya di passare.&lt;br /&gt;Si trovarono in un ingresso grande, piuttosto oscuro, decorato con mobili antichi. Delle appliques in vetro di Murano producevano una luce fioca, e c'era un deciso odore di umido. "Non preoccuparti" disse subito Arianna, indovinando la perplessità di Maya. "Sopra è molto meglio. Questa parte del palazzo, dato che è a diretto contatto col canale, è rimasta l'ultima a dover essere ancora risanata".&lt;br /&gt;In effetti, già solo salendo lo scalone a forbice che portava al piano superiore, la cosa cambiava. Si trovarono in una grande sala, con divani, poltrone e un grande pianoforte a coda, sulla quale si aprivano alcune porte, e che terminava in una spettacolare vetrata che dava sul canale della Giudecca, inondato dalla luce. Arianna aprì una delle porte, e fece entrare Maya in una stanza ampia, profumata di fiori (su un comò faceva bella mostra di sé una ricca composizione floreale), con mobili antichi ma ben tenuti. C'era anche un letto alla francese, le cui lenzuola si indovinavano fresche e pulite.&lt;br /&gt;"Ecco, Maya, questa sarà la tua casa per i prossimi tre giorni… meglio di un albergo, vero?"&lt;br /&gt;"Sì, devo ammetterlo" rispose Maya. Non voleva farlo troppo vedere, ma la prospettiva di passare alcuni giorni in quella residenza nobiliare, servita in tutto, la entusiasmava.&lt;br /&gt;"Allora eccoti le chiavi. Questa apre la porta della stanza, e questa il portone di sotto, ovviamente non quello sul canale, ma quello pedonale, dall'altra parte dell'ingresso. Quello è il bagno. La cena ti sarà servita alle sette e mezza, qui in camera; questo è il menù, guarda se ti va bene, altrimenti dimmi se vuoi modificare qualcosa… Per intanto, puoi fare quello che vuoi, uscire o restar qui a riposarti… Nel salone, qui fuori, c'è un frigobar, dei libri, delle riviste, un impianto stereo; puoi ascoltare musica, se vuoi; non disturbi nessuno. Noi ci vediamo stasera verso le dieci. Ah, una cosa: come vedi, qui nella stanza non c'è il telefono; non è un caso. E' ovvio che tu sei totalmente libera di fare quello che vuoi; uscire, star qui, partecipare alle attività che ti proporremo fino al momento in cui vorrai… Ti chiederemmo solo una cosa: di concentrarti esclusivamente su di te, su quello che vivrai nei prossimi giorni, a partire da stasera. Questo significa anche rinunciare a usare il telefono, a chiamare chiunque, anche il tuo ragazzo. E' ovvio che non sei costretta a farlo; sta solo a te deciderlo… Pensa che quello che vivrai sarà per te, interamente e soltanto per te.&lt;br /&gt;"D'accordo, ma… immagino che lui lo sappia…"&lt;br /&gt;"Certo, non preoccuparti, lui sa tutto, di questo."&lt;br /&gt;"Ma…" esitò un istante "…io, posso saperlo? Cosa mi aspetta nei prossimi giorni?"&lt;br /&gt;Arianna le sorrise con dolcezza ed anche con accondiscendenza, come se fosse abituata a sentirsi fare quella domanda. "Se vuoi posso dirtelo, anche se di preciso non lo so nemmeno io. Ma lascia che sia una sorpresa; saranno tutte cose belle; di questo non ti devi preoccupare…&lt;br /&gt;"E va bene!" acconsentì Maya. "Lasciamo che sia una sorpresa!"&lt;br /&gt;"Vedrai che lo sarà" le rispose Arianna, appoggiandole una mano sul braccio in segno di saluto. "A stasera, allora. Ciao".&lt;br /&gt;"Ciao".&lt;br /&gt;La porta si chiuse; Maya, finalmente, fu sola. Si sfilò le scarpe, si lasciò cadere sul letto senza nemmeno togliersi il vestito. Dal canale, di sotto, si sentiva di tanto in tanto il suono di una sirena, o lo stridio dei gabbiani. Era tutto molto strano, ma stava bene; non sapeva quello che sarebbe capitato, ma si sentiva protetta, al sicuro. Aveva voglia di dormire, ma prima prese dalla borsa, posata a fianco del letto, il telefonino, lo spense e lo mise nel cassetto del comodino. Poi chiuse gli occhi e si addormentò.&lt;br /&gt;Si svegliò qualche ora dopo; non sarebbe mancato molto alla cena, aveva giusto il tempo di farsi una doccia. Disfò il bagaglio, e appese nell'armadio i vestiti che si era portata. Poi andò in bagno, e quasi non credette ai suoi occhi: non era mai entrata prima in un bagno tanto lussuoso. Spazioso, con ceramiche pregiate, una grande vasca da idromassaggio, una parete interamente rivestita di specchi. Sul bordo della vasca, vari flaconi di essenze da bagno; un accappatoio di cotone bianco morbidissimo, una vestaglia azzurra, di seta; sulla specchiera sopra il lavandino, vari prodotti cosmetici, profumi, creme, smalti, rossetti… Per un attimo pensò che tutta quella roba fosse stata abbandonata dall'ospite precedente; ma poi si rese conto che erano tutti prodotti nuovi, chiusi e sigillati… quindi predisposti appositamente per lei.&lt;br /&gt;Aprì i rubinetti della vasca. Lasciò cadere a terra il vestito, si sfilò le mutandine, si lacciò il reggiseno; si guardò, nuda, nella parete di specchi. Le venne quasi da ridere; possibile che lì, al centro di quella specie di set da film di Hollywood, ci fosse proprio lei? Eppure era così.&lt;br /&gt;Aggiunse all'acqua della vasca dell'essenza da bagno al sandalo, e poi, con sommo piacere, si lasciò sommergere. Respirò profondamente, chiuse gli occhi. Le sue mani toccarono il pannello di comando dell'idromassaggio; tanto per provare lo accese, provò tutte le funzioni. Divertente, ma tutto sommato non ne aveva voglia, preferiva l'acqua ferma e tranquilla. Lo spense, e si lasciò andare per una mezz'ora a quella placida tranquillità.&lt;br /&gt;Uscì dalla vasca e si asciugò con l'accappatoio; poi indossò la vestaglia sulla pelle nuda. Non faceva freddo, stava benissimo.Si profumò, si applicò uno smalto rosa leggero alle unghie delle mani e dei piedi. Mancava ancora una mezz'ora alla cena; uscì dalla stanza ed entrò nel salone del pianoforte. Camminando a piedi nudi sugli spessi tappeti che rivestivano il pavimento, si accostò al frigobar, lo aprì; c'era di tutto, sia alcoolico che analcoolico. Prese la bottiglia del Martini, una elegante coppa di cristallo dalla cristalliera di noce a fianco e si versò un aperitivo. Poi fece un giro di esplorazione nel salone. Le altre porte che vi davano erano tutte chiuse. C'era una grande libreria, piena di libri rilegati; tutti romanzi, classici, libri di poesie. Peccato, pensò Maya, che nei pochi giorni in cui si sarebbe fermata lì non avrebbe avuto il tempo di concluderne nemmeno uno; ma le piaceva l'idea di avere a disposizione una tale riserva di cultura. Si accostò al pianoforte; su di esso c'era una pila di spartiti, abbastanza logorati dall'uso: Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Schumann… ma anche Gottschalk, Scott Joplin, e altri ragtimers; nella maggior parte dei casi, roba di difficoltà proibitiva. Certo che chi frequentava quella casa doveva essere gente di grande cultura… Saggiò qualche nota sulla tastiera, poi si accostò allo stereo. Anche i CD a disposizione erano prevalentemente di musica classica, seppure non esclusivamente: c'era anche qualcosa di rock melodico, cantautori americani… Infilò nel lettore un CD di Leonard Cohen, si sedette sul divano e osservò cosa offriva il portariviste lì a fianco. Riviste geografiche, di moda, d'arte, di arredamento. Nessuna lettura impegnativa, niente attualità o quotidiani. Così come non c'era nemmeno la televisione o una radio; evidentemente non era un caso… Sollevò le gambe da terra e le raccolse davanti a sé, in modo da proteggere i piedi nudi sotto la vestaglia; prese un numero recente del National Geographic, cominciò a sfogliarlo facendosi rapire dalle splendide fotografie.&lt;br /&gt;Verso le sette e mezza, sentì dei rumori di stoviglie, poi vide una porta aprirsi ed apparire una cameriera che spingeva un carrello con dei piatti dal profumo seducente, coperti da coperchi scaldavivande. Maya si alzò, istintivamente controllò che la vestaglia fosse chiusa, e andò ad aprire la porta della camera, di modo che la cameriera potesse passare. "Buonasera, signora" disse. Era una orientale, piccola e giovanissima, con i capelli raccolti dietro la testa. Aveva la classica uniforme bianca e nera delle cameriere dei films. "Buonasera" - rispose Maya. La cameriera apparecchiò rapidamente la piccola tavola della stanza, poi versò una minestra di verdure da una zuppiera d'argento, e del vino rosso in un bicchiere di cristallo. "La signora desidera che la assista, o posso ritirarmi?" chiese la piccola cameriera, sorridendo con la classica gentilezza degli orientali. "Grazie, posso fare da sola" rispose Maya. "Come la signora desidera" disse ancora la cameriera. "Questo è il menù per domani sera. Se le va bene, lo lasci sul carrello. Buon appetito, signora".&lt;br /&gt;Maya mangiò con grande piacere. La minestra era ottima, così come l'arrosto ai funghi che seguiva. Per dessert, una fetta di torta; per fortuna, il cuoco doveva essere italianissimo. Poco dopo che Maya ebbe terminato, tornò la cameriera, sparecchiò la tavola e, dopo aver salutato, spinse via il carrello.&lt;br /&gt;Intanto era calata la sera. Maya prese un libro di poesie di Hoffmanstahl e si andò a sedere su una poltrona di vimini, vicino alla finestra. La luce blu indaco del cielo faceva da sfondo allo specchio della laguna, e alle lampade degli ormeggi e delle barche. Si sforzava di continuare a leggere anche senza accendere la luce elettrica. Era tutto molto rilassante, molto tranquillo… stava bene. Tra poco sarebbe tornata Arianna, la stava aspettando con fiducia e curiosità.&lt;br /&gt;E infatti, un'ora più tardi, sentì bussare alla porta. "Avanti!" disse. La porta si socchiuse, ed affiorò il bel viso di Arianna, che le sorrise e le chiese se poteva entrare. "Prego, vieni!" Arianna entrò, e si mosse verso di lei. Aveva sostituito il vestito giallo e arancione con un completino azzurro, maglietta e pantaloni aderenti, corti al polpaccio, ma continuava a portare gli stessi sandali a tacchi alti. I capelli, che durante il giorno aveva portato sciolti sulle spalle, adesso erano raccolti sulla nuca, e le stavano altrettanto bene. Maya le fece cenno di sedersi davanti a lei, sull'altra poltrona di vimini. Arianna si sedette, leggera, e le sorrise ancora. "Allora, come stai? Hai mangiato bene?" Lei rispose di sì, che era stato tutto molto piacevole, anche quell'oretta di lettura nel silenzio. "Sono contenta che tu sia stata bene. Amo molto la mia città, e sono contenta se piace anche a te". Poi, dopo una breve pausa, si sporse verso di lei: "Allora, sei pronta?" Maya stava per rispondere "a cosa", ma poi, all'ultimo si ricordò che le regole del gioco non prevedevano quel tipo di domanda. Per cui si limitò a fare di sì col capo, sorridendo leggermente.&lt;br /&gt;Arianna si alzò, lei fece lo stesso. "Spogliati, per favore, e stenditi sul letto. Ti faccio un massaggio". Maya non ebbe problemi a togliersi la vestaglia, e a stendersi sul letto di schiena; la stanza era completamente buia, salvo la luce notturna che penetrava dalla finestra, quindi sapeva di non essere troppo visibile; l'idea del massaggio, poi, le piaceva. Temeva solo che forse si sarebbe rilassata troppo e magari addormentata, era già così soft… Sentì Arianna andare in bagno, aprire l'acqua - probabilmente per lavarsi le mani - e poi tornare nella camera, armeggiare con la borsa, prendere qualcosa. Poi avvicinarsi a lei, che teneva il cuscino abbracciato e gli occhi chiusi. La sentì salire sul letto, e sentì il rumore dei sandali che cadevano per terra. Ora le era vicina. Sentì qualcosa di tiepido gocciolarle sulla pelle nuda, e subito dopo le sue mani, che cominciavano a percorrerle la schiena, cercando e trovando con una sapienza che la sorprese tutti i suoi centri nervosi, uno dopo l'altro, a fianco delle vertebre. Le mani di Arianna erano morbidissime, gentilissime. Ogni tanto le sue unghie lunghe la pungevano leggermente, ma anche quella, come sensazione, non era sgradevole. Non era la prima volta che Maya riceveva dei massaggi, ma di solito erano di una piacevolezza di tono diverso; più rudi, più spinti alla rivitalizzazione, allo scioglimento delle tensioni. Il massaggio di Arianna era sereno, riappacificante, quasi materno, nonostante fossero coetanee. Bellissimo. Respirò profondamente ed a lungo; Arianna se ne accorse, le sue mani divennero ancora più attente, ancora più accoglienti. Scesero in basso, percorsero le sue natiche, le cosce (si ricordò delle frustate che aveva ricevuto dal suo fidanzato la notte prima, ma non aveva quasi dubbi che l'oscurità le avrebbe nascoste), arrivarono ai piedi e le massaggiarono anche quelli, pizzicando le piante, tirando e torcendo delicatamente le singole dita. Poi tornarono verso l'alto, le percorsero le sue braccia, le mani, e poi il collo, la nuca, il viso.&lt;br /&gt;Fu in quel momento che a Maya arrivò l'odore inconfondibile del liquido che Arianna continuava a far gocciolare sulla sua pelle. "Ma… ma è…" Arianna sorrise, e sussurrò: "Sì, è proprio quello".&lt;br /&gt;Il cuore di Maya cominciò a battere più forte, come se a quella rivelazione le endorfine avessero deciso di tornare precipitosamente a casa e al loro posto avessero cominciato a galopparle nelle vene ben altri ormoni. Nel buio, immaginò gli uomini, quanti? Non certo meno di due, forse anche quattro o cinque, che si erano masturbati per offrire il loro sperma al suo corpo. Come lo avranno fatto? Tutti insieme, o ognuno per conto suo? E non poteva forse essere stata la stessa Arianna, con quelle stesse mani che ora la stavano delicatamente massaggiando, ad ottenere il loro amore? Magari glielo avrebbe chiesto, ma non adesso. Ora non era il momento.&lt;br /&gt;Arianna la fece girare, continuò il massaggio anche al suo ventre, ai suoi seni, eretti ma non ancora eccitati. Ancora alcuni minuti, poi si chinò leggermente verso il suo orecchio, le sussurrò: "Quando ti senti pronta, Maya, alzati pure. Ti porto di sopra".&lt;br /&gt;Maya non aveva mai provato un'eccitazione così diffusa, così sensuale, così poco genitale. Quando si alzò ebbe l'impressione di volare. Arianna le porse la vestaglia, e poi un paio di pantofole di raso, dai tacchi moderatamente alti. Si inginocchiò davanti a lei, le sollevò i piedi, prima l'uno e poi l'altro, e gliele fece calzare, con estrema gentilezza. Poi, precedendola, aprì la porta e le fece strada nel salone e su per le scale, illuminate da poche lampade discrete.&lt;br /&gt;Al piano superiore. Arianna aprì una porta che immetteva in un vestibolo; ne aprì un'altra, e la fece entrare in una grande stanza in penombra, gradevolmente spoglia, al centro della quale c'erano alcuni grandi cuscini accostati tra loro. Erano molto morbidi. Anche qui odore di fiori secchi. Da qualche parte veniva una musica barocca, un violoncello, un clavicembalo, un flauto, forse. Per un attimo pensò che per fortuna non era Vivaldi, le sarebbe sembrato veramente una caduta di stile che i suoi anfitrioni, chiunque fossero, avessero ceduto alla banale equazione "Venezia uguale Vivaldi". No, doveva essere qualche autore non italiano, meno scontato e più raffinato, Telemann o qualcosa del genere.&lt;br /&gt;Arianna le chiese di togliersi la vestaglia e le pantofole, e di stendersi sui cuscini. Lei lo fece, le consegnò la vestaglia. Poi, dopo che Maya si fu stesa, le sollevò delicatamente la testa per sistemarvi sotto un cuscinetto morbido. Infine raccolse anche le pantofole, e le disse: "A più tardi, Maya. Buon divertimento", ed uscì spegnendo la luce e chiudendo la porta. La stanza precipitò istantaneamente nel buio più assoluto; Maya si sarebbe spaventata, non ci fosse stata quella musica molto bella a tenerle compagnia. Chiuse gli occhi e si concentrò sui suoni.&lt;br /&gt;Ma, pochi minuti dopo, si accorse che qualcuno era vicino a lei. Sentiva dei rumori attutiti, dei movimenti, forse anche dei respiri. C'erano delle persone; non sapeva chi e quante. Non si spaventò; si mise ad attendere; e non ci volle molto per sentire delle mani che iniziarono ad esplorarle nel buio il corpo. Molte mani; forse non tante quante immaginava, ma le sembravano un numero infinito. Alcune più delicate, altre più attente, alcune rudi, altre ancora timide; alcune sicuramente maschili, altre forse femminili. Forse erano sempre le stesse mani che cambiavano momento, percorso e stile, ma lei non poteva saperlo, non voleva, non le interessava. Era bello. Era come se quelle mani modellassero e colorassero i suoni che giungevano alle sue orecchie; come se modellassero e colorassero il suo corpo, rivelandone a lei stessa l'esistenza. Le accarezzavano i seni, si insinuavano nel suo sesso bagnato, tra le cosce; sul viso, in bocca, lungo l'attaccatura dei capelli. Sulle sue mani, sui suoi piedi.&lt;br /&gt;Dopo le carezze vennero i baci. Sentì delle bocche posarsi su di lei, accogliere in sé, calde e umide, le dita delle mani e dei piedi. Sentì il solletico di barbe e capelli sulla sua pelle, il rumore delle lingue che la assaporavano, l'alito caldo ed i respiri forse emozionati di qualcuno che in quel momento si trovava a condividere la sua emozione. E la musica continuava, tranquilla ed estatica. Qualcuno, poi, la baciò anche sulla bocca, penetrandola con una lingua abile e dolce, dal gusto di buono; forse chi la baciava (uomo o donna? Non lo sapeva, non lo capiva, non la interessava) aveva mangiato, poco prima, della frutta.&lt;br /&gt;Durò un tempo forse lunghissimo, di cui non si rendeva conto. Sentiva bocche, carezze, respiri, ma i sospiri, i gemiti, in breve, furono solo i suoi, accolti ed addolciti dalla musica che non cessava. Non molto dopo venne, poi venne ancora, poi ancora. Sentiva il suo corpo ormai sudato e stanco, sentì di aver bisogno di un momento di riposo. "Per favore, basta" chiese sottovoce. Allora sentì qualcuno che la baciò più di una volta sul viso; piccoli baci offerti forse con un sorriso, baci affettuosi, più coccole che erotismo; sentì poi quelle presenze misteriose, quei fantasmi, alzarsi ed allontanarsi. Ancora una volta non vide la luce nel momento in cui la porta venne aperta, evidentemente era buio anche nel vestibolo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-1153735585768593534?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/XMiZHHFoAtc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/1153735585768593534/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/suoni-venezia-i-parte.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/1153735585768593534?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/1153735585768593534?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/XMiZHHFoAtc/suoni-venezia-i-parte.html" title="SUONI A VENEZIA I PARTE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SedwXqkLp2I/AAAAAAAAAA4/GahqmLdZwAA/s72-c/ba2e8b8709cad3a0b74cfce92943865e.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/suoni-venezia-i-parte.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkUBSXoycSp7ImA9WxVaGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-412090952656244577</id><published>2009-04-16T19:49:00.001+02:00</published><updated>2009-04-16T19:50:58.499+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-16T19:50:58.499+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>SUONI A VENEZIA II PARTE</title><content type="html">&lt;div align="justify"&gt;Passò ancora qualche minuto. Poi (la musica continuava) si riaprì la porta, si accese una luce rossa, bassissima, e riapparve Arianna, come al solito gentile e sorridente. Le riportava la vestaglia e le pantofole. "Come va?" le chiese piano, inginocchiandosi vicino a lei. "Meravigliosamente" fu l'unica cosa che Maya fu capace di rispondere.&lt;br /&gt;"Vieni, ti porto di là" disse ancora Arianna. Maya si rialzò, aiutata dalla ragazza, che le tenne aperta la vestaglia di seta, aiutandola ad indossarla sul corpo odoroso di sperma e di sudore. Nessuno dei suoi amanti segreti l'aveva bagnata, né aveva cercato di penetrarla in qualsivoglia modo; evidentemente lo avevano già fatto, tramite le mani coscienziose di Arianna l'avevano bagnata ancora all'inizio della loro vicenda d'amore, e non alla fine come è consueto.&lt;br /&gt;Sorreggendola per un braccio, Arianna accompagnò Maya verso un'altra porta che dava sulla stessa stanza, oltre la quale si percepiva il suono; l'aprì piano, e la fece passare. Maya pensava di trovarvi un buon impianto stereo; invece c'erano tre musicisti in carne ed ossa, due ragazzi e una ragazza, vestiti con l'eleganza che si conviene ai concertisti, che traevano le loro note al centro di una stanza dai soffitti affrescati con scene di caccia - Tintoretto, forse, o Tiepolo? - e dalle pareti rivestite di broccato e rifinite con fregi dorati. Senza interrompersi, i tre la videro entrare, e le sorrisero in segno di saluto; Arianna fece sedere Maya su un divanetto, poi, da una brocca posata su un tavolino finemente intarsiato, le versò un bicchiere abbondante di succo di frutta con ghiaccio, e glielo porse, accompagnandolo poi con un piatto di salatini. Con lo sguardo Maya la ringraziò, poi si appoggiò allo schienale e si lasciò andare alla musica e alla contemplazione. I tre musicisti, oltre ad essere bravissimi, erano veramente molto belli; il clavicembalista era bruno, esile, dai lineamenti molto delicati, e il movimento con cui girava le pagine dello spartito sembrò a Maya colmo di sensualità, una specie di carezza; il flautista, invece, era biondo, dai capelli lunghi, dalle labbra carnose, come si conviene al suo strumento, assieme al quale seguiva ondeggiando il ritmo della musica. La ragazza, bionda anche lei, con un delicato caschetto di capelli corti sotto cui brillavano due occhi azzurrissimi, vestiva un abito anche azzurro, piuttosto corto, di modo che le gambe con cui stringeva il violoncello apparivano quasi completamente nude, in tutta la loro bellezza.&lt;br /&gt;A Maya sembrò per un momento di aver raggiunto il Nirvana. Tutti i suoi sensi erano appagati: la bevanda di frutta; il profumo di sudore, di fiori secchi e di sperma; la musica meravigliosa che l'aveva accompagnata in quei momenti meravigliosi e che ancora le teneva compagnia; la bellezza dei musicisti e, perché no, anche di Arianna, seduta vicino a lei con le gambe piacevolmente accavallate, sempre con il suo completino, la cui blusa si era alzata a scoprirle l'ombelico dove, Arianna lo scopriva adesso, brillava un piccolo piercing; l'aria fresca e tonificante che soffiava dalla finestra aperta, oltre la quale brillavano le luci della laguna.&lt;br /&gt;Terminato quel concerto così esclusivo, i musicisti si alzarono e si inchinarono. Maya ed Arianna applaudirono con entusiasmo; "Bravi!" gridò Maya. Essi le sorrisero, poi, con i loro strumenti, uscirono dalla stanza. A Maya dispiacque, anche se avevano finito le sarebbe piaciuto si fossero fermati a parlare un po' con loro; ma forse la cosa, ci pensò poi, non sarebbe stata troppo opportuna, avrebbe spezzato la magia di quei momenti. Era più bello vederli così, come una specie di apparizione collegata al suo paradiso personale.&lt;br /&gt;Arianna riaccompagnò Maya nella sua stanza. Le chiese se aveva bisogno di qualcosa e se il giorno dopo avesse voluto rimanere da sola, o fare un giro per Venezia assieme a lei. Si dettero appuntamento per le undici; sarebbero uscite insieme, e magari avrebbero pranzato in giro. Maya si lasciò cadere sul letto nello stato in cui si trovava, non volle lavarsi per conservare il più a lungo sulla sua pelle l'odore e gli umori di quella serata straordinaria, e si addormentò subito.&lt;br /&gt;La mattina dopo, la luce del sole, riflessa dall'acqua della laguna, dipingeva mobili arabeschi sul soffitto della stanza di Maya. Li rimirò a lungo, dopo essersi svegliata, respirando l'aria tiepida, ascoltando il suo corpo ancora sensibilizzato dalle carezze e dai baci della sera prima, ascoltando i gridi dei gabbiani e le sirene delle navi. Verso le nove era ancora a letto, quando sentì bussare con discrezione alla porta. "Avanti!" disse. Era la piccola cameriera, che entrò spingendo il carrello della colazione: latte, tè, caffè, burro, vari tipi di marmellate, pane e croissants appena sfornati. Il tutto servito in un servizio di porcellana finissima. "La signora ha dormito bene?" "Sì" rispose lei "benissimo". "Ne sono contenta" rispose la piccola orientale, e Maya ebbe la curiosa impressione che non si trattasse di una frase di cortesia abituale, ma che ne fosse veramente contenta. Senza attendere ordini, ma interpretando alla lettera i desideri di Maya, la cameriera aprì un tavolino da letto, lo posò sulle sue gambe - lei intanto si era tirata a sedere, proteggendosi i seni con il lenzuolo - e lo apparecchiò con tazza, posate e piattini. Le chiese cosa gradiva bere, le versò il tè nella tazza, poi spinse il carrello a fianco del letto di modo che lei potesse servirsi agevolmente, salutò e uscì leggera, chiudendo la porta.&lt;br /&gt;Maya si dedicò ad un'abbondante e piacevole colazione, poi si alzò, si lavò e si vestì. Sapeva che quel giorno lei ed Arianna avrebbero camminato molto per le vie di Venezia, quindi indossò un comodo vestito lungo, con un motivo floreale, che le lasciava le spalle, già piacevolmente abbronzate, nude; e dei sandali bassi. Poi si sedette in sala ad aspettare, leggendo distrattamente una rivista.&lt;br /&gt;Verso le undici, sentì aprirsi il portone al piano terreno, e un attimo dopo entrò Arianna. Le si sedette vicino, le chiese se avesse dormito bene, e se aveva desiderio di fare qualcosa di particolare, di vedere questo o quest'altro monumento storico della città. Maya aveva voglia semplicemente di andare in giro, magari di visitare quella bottega di oreficeria di cui Arianna le aveva parlato il giorno prima. "Va bene, va benissimo anche a me" le disse Arianna.&lt;br /&gt;Trascorsero così la giornata vagando per calli e campi, gustando i più bei scorci della città lagunare, spesso fuori dai circuiti consueti dei turisti, che Arianna conosceva bene e che offriva con piacere alla sua ospite. Visitarono la bottega di oreficeria, e Maya fu entusiasta dalla qualità e dalla bellezza degli oggetti esposti: l'orafo, un giovane simpatico di una trentina d'anni dai capelli lunghi e dall'aria da ex-alternativo che ha messo la testa a posto, le propose e le fece provare numerose sue creazioni, orecchini, collane, bracciali di gusto di volta in volta sudamericano, arabo, celtico. Evidentemente aveva saputo studiare molto bene le gioiellerie di quei popoli e di quei paesi, e le aveva assorbite nella sua arte. Dopo aver provato molti gioielli, sotto lo sguardo e il consiglio attento di Arianna, non potè rinunciare a una parure di orecchini, collana e bracciali di stile precolombiano. Prima ancora che potesse anche solo pensare a chiedere il prezzo, Arianna aveva già dato la sua carta di credito all'artigiano. Entrambi fecero attenzione, mentre si passavano lo scontrino da firmare, di non far vedere a Maya il costo di quegli oggetti - che comunque non era certo due lire. Quando uscirono dal negozio, Maya era felicissima; non tanto e non solo per il regalo ottenuto, quanto soprattutto per il fatto che raramente, in vita sua, si era mai sentita così totalmente accudita, protetta, coccolata. Sapeva bene che era tutto un gioco, e probabilmente anche molto costoso (sebbene non fosse lei a pagare), ma il senso del gioco è dimenticarsi che è un gioco. E, tutto sommato, non le era affatto difficile.&lt;br /&gt;Si fermarono a prendere un aperitivo ai tavolini di un piccolo bar in un campo silenzioso e poco battuto dai turisti; poi presero il traghetto e si spostarono alla Giudecca, dove si fermarono a mangiare in un tranquillo ristorante col dehor. Nel primo pomeriggio tornarono al palazzo. Non avevano camminato poi così a lungo, ma Maya si sentiva già piuttosto stanca; e non le dispiacque, dopo aver salutato Arianna, che le aveva dato appuntamento per le dieci di quella sera, spogliarsi del suo vestito, accostare le tende e lasciarsi cadere sul letto per un piacevole riposo ristoratore.&lt;br /&gt;Quando si era svegliata, Maya aveva fatto un bagno; poi si era fatta servire una cena leggera, e si era nuovamente immersa nella lettura del libro di poesie. Sapeva che anche per quella sera probabilmente le era stato preparato un piacevole programma, ma la cosa, sebbene la eccitasse sottilmente, non le provocava un’attesa nervosa. Quando Arianna bussò delicatamente alla sua porta, la accolse con un sorriso. "Sei pronta per uscire?" le chiese. Maya la guardò un attimo, sorpresa: "No, pensavo che anche stasera saremmo… rimaste in casa…"&lt;br /&gt;Arianna la guardò, sorridendo di rimando con un’ombra di malizia: "No, questa sera c’è in programma di uscire…" Maya le chiese se si doveva vestire elegante, ma Arianna rispose che un paio di jeans e una maglietta sarebbero andati benissimo.&lt;br /&gt;In effetti Maya fu contenta, dopo il pomeriggio di riposo e dopo il bagno si era rilassata molto, non aveva nessuna voglia di vestirsi in modo particolarmente elegante. Ma restò perplessa quando si accorse che Arianna la stava conducendo all’Harry’s Bar, in piazza San Marco, locale celebre per la sua eleganza… e i suoi prezzi. "Non preoccuparti" le disse lei "non credere che Hemingway, per venire qui, si mettesse particolarmente in tiro!"&lt;br /&gt;Si sedettero ad un tavolino non troppo vicino all’orchestra che suonava motivetti ad uso e consumo dei turisti americani, e trascorsero una mezz’ora abbondante guardandosi attorno, scrutando incuriosite e divertite gli altri clienti, le coppiette palesemente in viaggio di nozze, e non solo… Curioso che tra loro si fosse già creata questa particolare complicità.&lt;br /&gt;Quando ormai i turisti cominciavano a diradarsi – Venezia non è certo una città da vita notturna; in genere, stravolti dalle lunghe marce per calli e campi, non si regge mai troppo oltre le ventidue, le ventitre – Arianna si alzò. "E’ meglio che andiamo, tra poco abbiamo un appuntamento…" Maya sapeva che la stava aspettando un’altra esperienza piacevole come quella della notte precedente, e questo la eccitava sottilmente, come la eccitava il non saperne niente, e il non potere, o non volere, fare domande.&lt;br /&gt;Si incamminarono lungo calli intricate e deserte; il silenzio, ormai, era rotto solo dai loro passi, dallo sciabordìo, di tanto in tanto, dell’acqua di un canale; le uniche presenze erano solo i gatti che passando le guardavano curiosi per un attimo. L’aria era piacevole e ferma. Maya prese Arianna sottobraccio e si strinse a lei, non provava freddo ma voleva lo stesso sentirla vicina, sentirne il calore.&lt;br /&gt;Arrivarono in un campo dietro una chiesa, al margine del quale passava un canale. Era strano, in quanto nella maggioranza dei campi veneziani non ci sono canali. Era un luogo suggestivo per la tranquillità, per la mole incombente della chiesa, per la luce strana della luna. Si sedettero su una panchina di pietra, vicino al canale. Arianna guardò l’orologio. "Ci siamo quasi" disse. Poi si sfilò dalla schiena la sua borsa-zainetto, la aprì e ne trasse una mantella di seta nera. La porse a Maya, che senza dire niente la indossò.&lt;br /&gt;"Ti sta bene!" disse. Maya le sorrise, e accennò a qualche passo lungo il canale, atteggiandosi come se si trovasse sulla passerella di un atelier di moda. "Peccato per i jeans e le scarpe da ginnastica, non credo proprio che facciano una bella figura!"&lt;br /&gt;"Oh, quanto a questo non preoccuparti" rispose Arianna. "Non li terrai ancora per molto".&lt;br /&gt;Nel sentire questa frase, Maya provò, adesso sì, una leggera inquietudine. Eccitante, forse.&lt;br /&gt;Arianna frugò ancora nella borsa, e ne estrasse un altro oggetto luccicante, che Maya stentò a riconoscere sulle prime. Ma quando si rese conto di cosa si trattava, le mancò il fiato.&lt;br /&gt;Era un paio di manette. "Vieni, te le devo mettere" disse Arianna.&lt;br /&gt;Maya obbedì, col cuore che cominciava a batterle più forte. Si avvicinò all’amica, seduta alla panchina; le volse la schiena, incrociando i polsi. Sentì il rumore metallico dei ganci che venivano aperti, poi il freddo del metallo sui polsi, le mani di Arianna che le sfioravano le sue mani.&lt;br /&gt;Arianna si alzò, la fece sedere a sua volta sulla panchina, le aggiustò dietro il mantello, perché i polsi ammanettati rimanessero coperti. Maya aveva gli occhi chiusi. Arianna le si accostò, le disse piano in un orecchio: "Adesso arriverà un motoscafo. Verrai fatta salire. Ah, già, dimenticavo…"&lt;br /&gt;Dalla borsa estrasse, stavolta, una benda. La applicò sugli occhi di Maya, che adesso stava respirando a bocca aperta, in maniera concitata, quasi affannosa. Per un attimo sperò che l’avrebbe imbavagliata, le sarebbe piaciuto, ma non ebbe il coraggio di dirglielo.&lt;br /&gt;Ormai Maya era in un mondo tutto suo. Sentì arrivare per l’ultima volta la voce dell’amica: "Adesso ti lascio. Stai tranquilla, tra poco saranno qui". La baciò lievemente su una guancia. Maya la sentì alzarsi, prendere la borsa; e poi sentì i suoi tacchi alti risuonare lungo il lastricato. Le dispiaceva non vederla andare via, le piaceva molto l’eleganza con cui si muoveva; e da sola, in quel campo strano sotto la luce della luna, sarebbe stata sicuramente bellissima, degna dell'arte di qualche grande fotografo…&lt;br /&gt;Non ci volle molto; sentì il rumore di un motoscafo, e poi dei passi intorno a lei. Due persone la presero di sotto le braccia, con delicatezza ma anche con fermezza; la fecero alzare in piedi, le fecero scendere cautamente i gradini che portavano al canale, e poi, trattenendola perché non inciampasse, la fecero salire sul motoscafo, che ondeggiò vistosamente. Perse l’equilibrio, e fu sorretta.&lt;br /&gt;Venne fatta entrare nella cabina, e fatta sedere su uno dei divanetti laterali; sentiva intorno a sé delle persone, ma non capiva quante. Le sembrò solo, a un certo punto, di riconoscere gli odori e i profumi dei suoi misteriosi amanti della notte precedente; ma la cosa non la sorprese più di tanto, era quasi scontato…&lt;br /&gt;Il motoscafo si mosse lentamente, poi poco per volta aumentò la velocità; probabilmente era uscito dal canale, si stava muovendo sullo specchio della laguna… Maya la immaginò con un’intensità inusuale: le luci, la luna che si rispecchiava sull’acqua, il profilo di San Giorgio Maggiore e della Giudecca… L’immagine era così bella che le dette un brivido di piacere, un piacere che si fuse con quello, sottile, spaventato e misterioso, che stava provando – il piacere di non sapere…&lt;br /&gt;Non molto dopo, il motoscafo ancora in movimento, sentì delle mani su di sé. Qualcuno le aveva sfilato il mantello e tolto le manette, qualcun altro le stava slacciando le scarpe, i pantaloni. Le vennero sfilati, e così anche la maglietta e le mutandine; le vennero rimesse le manette. Maya si sollevò un attimo dal sedile per agevolare la manovra. Adesso era completamente nuda, a parte la benda.&lt;br /&gt;Ebbe un brivido di freddo. Per la prima volta sentì la voce di uno dei suoi ospiti, una voce femminile, calda e forse affettuosa, che le sussurrò all’orecchio: "Hai freddo? Vieni, appoggiati a me…"&lt;br /&gt;Maya così fece; la donna era seduta al suo fianco, sul divanetto imbottito. Si strinse al suo fianco, e la sentì piacevolmente formosa e calda, come calda ne era la mano, che la cinse intorno alle spalle, arrivando, quasi casualmente, a vellicarle un seno. Era bello.&lt;br /&gt;Sentì poi il motoscafo perdere velocità, accostarsi ad un attracco, fermarsi. Venne fatta alzare, uscire dalla cabina, salire su un pontile di cui avvertiva le assi umide sotto i piedi nudi. Di nuovo sorretta per le braccia, immobilizzate dalle manette, fu fatta camminare lungo quello che le sembrò un sentiero di ghiaia e di erba, fino a quando non ebbe l’impressione di trovarsi all’interno di un luogo chiuso, ma nello stesso tempo molto umido e freddo.&lt;br /&gt;Camminarono così per diversi minuti. L'odore salmastro della laguna si frammischiava ad un altro odore, di vegetazione. Maya sentiva i passi leggeri di coloro che le erano attorno e le loro voci sussurrate con cui si parlavano, senza intenderne le parole; ogni tanto sentiva una mano vogliosa sporgersi ad accarezzarle un seno, una spalla, il culo, e questo la eccitava terribilmente; quei leggeri toccamenti era come se esaltassero la sua nudità, e, forse, una promessa di altri piaceri. Era un ricadere indietro sulle vicende e gli stati d'animo della sera prima…&lt;br /&gt;Entrarono in un edificio. Sentì che stavano salendo dei gradini, percepì un pavimento liscio e freddo, forse marmo, sotto i suoi piedi. Sentì risuonare il riverbero dei passi dei suoi accompagnatori, le sembrò, dal suono di tacchi alti, che almeno due di loro fossero donne. Si chiese come fossero vestiti; chissà perché, se li immaginava tutti elegantissimi, nobili veneziani discendenti dei dogi, e questo la faceva sentire ancora più nuda, forse più bella, di una bellezza che sopperiva a qualsiasi differenza tra lei e loro… Si rendeva conto che faceva freddo, che era umido, ma lo avvertiva solo a tratti, perché il suo stesso calore la riscaldava.&lt;br /&gt;Si fermarono. Le vennero tolte le manette, ma solo per immobilizzarle le braccia verso l'alto, aperte a V. Poi sentì che lo stesso veniva fatto anche con le caviglie, bloccate in modo da costringerla a tenere le gambe aperte. Ora era veramente loro prigioniera. In un altro contesto sarebbe morta di paura, ma ormai si sentiva parte del gioco, le bastava pensare al bel viso e agli occhi rassicuranti di Arianna per rilassarsi.&lt;br /&gt;Per alcuni minuti non successe nulla, nessuno la toccò, sebbene tutti fossero ancora lì. Sentì poi la zip di qualcosa che veniva aperto, forse una borsa; e poi qualcosa di duro e di freddo le sfiorò un seno, facendola sussultare. Una voce femminile rise divertita. Lei si rilassò, e si protese in avanti, lasciando che i cubetti di ghiaccio sfiorassero il suo corpo, la sua schiena, insinuandosi nel suo sesso, nella sua bocca. Non l'aveva mai fatto prima, non era sgradevole anche se sicuramente c'erano ben altre cose che l'eccitavano di più.&lt;br /&gt;Durò alcuni minuti. Poi si sentì toccare sul collo da qualcosa d'altro, qualcosa di duro e bagnato. Sentì altri oggetti simili toccarla in altri punti del corpo; sfiorarle i seni, il ventre, l'interno delle cosce. Capì in fretta che i suoi ospiti stavano maneggiando dei falli di plastica o di gomma dura, ben lubrificati, che lasciavano delle tracce odorose lungo il suo corpo. Adesso sì, era lei, era bello, era forte. Era quello che voleva, anche se ne avrebbe voluto di più, sempre di più. Il suo respiro cominciò a farsi più affannoso, la sua bocca si schiuse leggermente e uno di quegli oggetti, allora, gliela penetrò all'improvviso, con durezza, fino alla gola. La persona che in quel modo la stava quasi soffocando, le sfiorò la guancia con un bacio leggero; era una donna, forse la stessa che l'aveva tenuta stretta a sé durante il percorso in motoscafo. Iniziò a far andare su e giù quel fallo, e intanto gli altri, più in basso, stavano poco per volta aprendosi altre strade. Lei, nonostante fosse praticamente spaccata, cercò di aprire ulteriormente le gambe, per evitare di farsi male; ma non ce ne fu bisogno, gli oggetti le scivolarono dentro agevolmente, e cominciarono ondate di piacere, che in qualche modo l'altro fallo che le riempiva la bocca la aiutava a mantenere, e che le venne anche stimolato da bocche che si chinarono a leccarle i seni, a morderle i capezzoli.&lt;br /&gt;Non seppe dire quanto durò. Ad un tratto, sentì i falli rilasciarla, e ne soffrì; gemette, il suo corpo si inarcava alla loro ricerca, ma niente, non tornavano. Ebbe freddo. Dovette aspettare un tempo che le sembrò lunghissimo prima di risentirli ancora su di sé, e poi di nuovo dentro. Stavolta la bocca le fu riempita da un bacio lungo e appassionato, questa volta era un uomo, coi baffi.&lt;br /&gt;Ancora per alcune volte venne eccitata e abbandonata. Sembrava che chi aveva la regia della situazione conoscesse alla perfezione il senso del suo piacere, perché riuscivano a portarla alla soglia dell'orgasmo per poi lasciarla lì, senza risoluzione.&lt;br /&gt;Sentì infine che veniva slegata. Fu sorretta, prima che cadesse per terra: tutti i suoi muscoli, tutte le sue energie erano ormai focalizzate sul piacere, solo su quello. Venne accompagnata a stendersi su qualcosa di morbido, probabilmente un materasso; rapidamente, i suoi polsi furono di nuovo immobilizzati dietro la schiena. Ora si trovava, più o meno, nella stessa situazione della sera prima, anche se al buio si era sostituita la benda e aveva le mani legate. Ma non furono più solo baci o carezze; fu una vera e propria tempesta di corpi, corpi nudi che le si accanirono addosso, petti e seni che si offrirono alla sua bocca, mani e poi falli - questa volta veri - che la penetrarono dolcemente e duramente. Era bellissimo, e finalmente fu liberata dal suo orgasmo con grida e tremiti convulsi.&lt;br /&gt;Si rese conto che era giunta all'orgasmo da sola; sentiva che tutti coloro che le erano intorno, uomini e donne, erano eccitatissimi, ma per il momento si trattenevano ancora. Fu massaggiata leggermente e delicatamente. Poi, la solita voce femminile le sussurrò: "Apri la bocca, per favore". Lei lo fece, e all'improvviso, quasi brutalmente le venne applicato un bavaglio, anzi, come si rese subito conto, una specie di museruola... il suo desiderio di poco prima, quando Arianna l'aveva bendata, era stato realizzato. La strana museruola era forata al centro, ed era fatta in modo da costringerla a tenere la bocca e i denti aperti. Era piuttosto scomoda, ma almeno non la soffocava. "Ti dà fastidio?" le chiese la donna. Lei accennò di no con la testa. La donna le disse: "Adesso verrai penetrata in bocca e berrai lo sperma di tutti".&lt;br /&gt;Maya accennò di nuovo di sì, anche se non le era proprio sembrato che fosse stato richiesto il suo consenso. Eppure, anche adesso come da quando aveva cominciato quella strana vacanza, sentì che quello che stava succedendo era esattamente quello che voleva - che forse aveva sempre voluto.&lt;br /&gt;Sentì delle mani femminili tenerle fermo il capo, e poi, dall'alto, attraverso il foro di quel marchinegno che la imbavagliava, un grosso pene le entrò dentro, fino alla gola, andando e venendo in maniera furiosa. Non poteva fare niente, né chiudere la bocca, né scostarla; dovette subire quella penetrazione passivamente. Non è che le dispiacesse, ma avrebbe voluto farsi in qualche modo parte attiva in quel gioco; cercò quindi di accarezzare con la lingua il glande dell'uomo. Non ci volle molto perché un getto di sperma caldo le investisse il fondo della gola, facendola tossire convulsamente. La donna che la teneva ferma la sorresse, carezzandole i capelli sudati, poi appoggiò la bocca alla sua e scese a cercarla con la sua lingua. Maya, affannata, rispose al bacio.&lt;br /&gt;Non le fu lasciato il tempo di riprendere fiato. Immediatamente la sua bocca fu penetrata da un secondo uomo, che preferì restarle dentro, senza muoversi, per un tempo che le sembrò lunghissimo. Sempre con la testa tenuta ferma da mani femminili, Maya aveva l'impressione di soffocare, come prima con il fallo di plastica; ma questo cazzo vivo le portava ulteriore eccitazione. Qualcuno le teneva ferme le mani ed i piedi, qualcun altro le leccava, con gentilezza ed attenzione, il sesso. Pur senza muoversi, anche questo secondo suo ospite venne, inondandole di sperma il fondo della gola. Lei cominciò a tossire, si divincolò, cercò di sputare; la donna che le era vicino, accompagnandola ed accudendola al suo piacere, la fece sollevare, girare sul fianco, e la sorresse per aiutarla a liberarsi la gola.&lt;br /&gt;Quando si fu tranquillizzata, le sussurrò in un orecchio: "Scusa, ma non abbiamo ancora finito". La costrinse gentilmente a sdraiarsi di nuovo supina, e fu la volta di un terzo. Questo fu più gentile dei precedenti, le sue entrate ed uscite furono di breve durata, non le tolse il fiato, anche se quella maschera cominciava a farle dolere la mascella. Le venne, con molta gentilezza, sulla lingua, e a lei piacque assaporarne il gusto.&lt;br /&gt;Fu poi la volta di un quarto, che rinunciò ad una penetrazione vera e propria; dai suoi movimenti, lei capì che le aveva messo in bocca solo il glande, e si masturbava. Bevve il suo sperma come ad una fonte.&lt;br /&gt;Di nuovo la donna che l'aveva tenuta ferma la baciò; intanto una lingua, che le sembrava femminile, continuava ad accarezzarle il sesso senza mai fermarsi. Non ci volle molto perché lei venisse, agitandosi furiosamente, mentre le mani degli altri continuavano a bloccarle i polsi e le caviglie. Le fu tolta la maschera, pur lasciandole la benda sugli occhi; tutti, a turno, la abbracciarono con gratitudine ed amore, e lei rispose agli abbracci con trasporto. Si sentiva felice, come purificata da quello strano rito.&lt;br /&gt;Le vennero di nuovo messe le manette dietro la schiena. Era ancora bendata. Sentì armeggiare intorno a lei, e poi, poco per volta, si accorse che tutti stavano andando via. "Dove andate? Non lasciatemi qua!" gridò, ma nessuno rispose. Non era possibile: era stata abbandonata nuda, legata, bendata, in un posto sconosciuto. Si rendeva perfettamente conto che quel luogo era disabitato, che se avesse gridato, chiamato aiuto, nessuno l'avrebbe sentita; sentiva ancora in bocca il sapore dello sperma dei suoi amanti, ma ora non ne era più gratificata, era un gusto inutile, doloroso. Aveva le gambe libere, avrebbe potuto camminare, ma non conosceva il luogo; avrebbe rischiato di farsi male, di cadere, di morire. Non poteva che restare lì.&lt;br /&gt;Aveva paura. Cominciò a piangere il pianto di un bambino, disperato, dolce, continuo. Si sentiva sola e indifesa come se fosse appena nata, aveva bisogno di qualcuno, ma non c'era nessuno. Si rese conto che nel pianto, con una voce regredita, infantile, stava chiamando Arianna. Ma lei non rispondeva. Allora cominciò a chiamare il suo fidanzato, ma era come se lui l'avesse abbandonata, tradita, venduta. Tremava dal freddo, singhiozzava, le lacrime, sotto la benda, le impastavano gli occhi ed il viso.&lt;br /&gt;Il canto degli uccelli, ad un certo punto, le fece capire che stava venendo giorno. Fu una delle ultime percezioni che ebbe, prima di rannicchiarsi su un fianco, su un suolo freddo e polveroso (il materassino su cui le sembrava di essere stata fatta sdraiare era stato portato via) e cadere in uno strano dormiveglia. Non seppe quanto tempo aveva dormito, da quanto tempo fosse lì, con le ossa e i muscoli che le dolevano. Sentì delle mani che la accarezzavano e la riportavano indietro dal sonno e dalla paura, ed erano mani conosciute. Le vennero tolte le manette, la benda, e, nella luce azzurrognola del mattino, Maya vide Arianna, inginocchiata vicino a lei, che le sorrideva con tenerezza, forse un po' di preoccupazione. Provò un sollievo enorme, che scacciò tutta la paura e l'angoscia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-412090952656244577?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/6ITL36TthVk" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="SUONI A VENEZIA II PARTE" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/412090952656244577/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/suoni-venezia-ii-parte.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/412090952656244577?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/412090952656244577?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/6ITL36TthVk/suoni-venezia-ii-parte.html" title="SUONI A VENEZIA II PARTE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/suoni-venezia-ii-parte.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU4BR34-fyp7ImA9WxJTEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-472890165662957652</id><published>2009-04-16T19:45:00.001+02:00</published><updated>2009-04-18T14:32:36.057+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T14:32:36.057+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>SUONI A VENEZIA III PARTE</title><content type="html">&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenISWRE_iI/AAAAAAAAAC0/uUXhgFtORPc/s1600-h/02.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326008251882733090" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 298px; CURSOR: hand; HEIGHT: 463px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenISWRE_iI/AAAAAAAAAC0/uUXhgFtORPc/s400/02.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Si mosse lentamente, cercando di non smuovere i terribili dolori muscolari che provava, dovuti all'immobilità e all'umido; poi non potè fare a meno di abbracciarla, appoggiandole la testa sulla spalla, riprendendo a piangere dolcemente. Arianna la abbracciò a sua volta, tenendola stretta contro il suo petto. Maya aveva un oceano di sensazioni nel cuore, ma tutto quello che riuscì a dirle fu grazie.&lt;br /&gt;Si staccò da Arianna con difficoltà, quasi vergognandosi di essere lì, nuda, infreddolita e scomposta, davanti ad Arianna, come sempre bella ed elegante. Lei aprì la borsa e le porse i suoi vestiti. "Rivestiti, Maya… torniamo a casa".&lt;br /&gt;Maya si alzò in piedi, con Arianna che la sorreggeva. Si infilò i vestiti, le scarpe, si passò una mano sul viso, che doveva essere devastato dal trucco sciolto e dalle lacrime. Poi, sempre sorretta da Arianna, si avviarono verso l'esterno.&lt;br /&gt;Finalmente potè rendersi conto di quale era stato lo scenario della sua passione. Si trovavano all'interno di un antico palazzo diroccato, con porte e finestre sfondate, su un'isola sperduta della laguna. Era un posto spettrale, interamente circondato da una vegetazione selvaggia; Maya, per un attimo, sentì un ritorno di paura mista a sollievo, ed ebbe un brivido. Arianna le sorrise, e la strinse di più a sé. In quella notte avrebbe potuto succederle di tutto, e nessuno lo avrebbe saputo mai… Era stato tutto un gioco, e lei lo sapeva, ma… il confine tra gioco e realtà, è talvolta talmente impalpabile, sottile…&lt;br /&gt;Attraccato a un pontile devastato, c'era un piccolo motoscafo. Vi salirono; Arianna mise in moto, e, con i capelli lunghi mossi dall'aria del mattino, guidò a bassa velocità attraverso la laguna che si stava risvegliando. Guardò Maya, le sorrise. Sei bellissima, le disse. Maya capì. Doveva essere distrutta, con una faccia orribile, ma le emozioni e la paura dovevano aver liberato qualcosa in lei che lei stessa non sapeva.&lt;br /&gt;Le luci dei canali e dei primi vaporetti erano ancora accese; girarono attorno all'arsenale, videro avvicinarsi i campanili di S. Marco e di S. Giorgio, e poi finalmente furono al palazzo.&lt;br /&gt;Arianna accompagnò l'amica nella sua camera., le fece portare la colazione, e poi, mentre lei mangiava, le preparò un bagno caldo e profumato. "Vuoi che ti aiuti a fare il bagno?" le chiese. Maya non volle, preferiva restare da sola. Quando, dopo averla salutata con un bacio sulla guancia, Arianna se ne fu andata, Maya si spogliò, entrò nella vasca e ci rimase a lungo. Aveva già provato quanto la paura potesse essere erotizzante, e quanto il sollievo che la seguiva potesse essere pacificante; ma mai con questa intensità. Si rilassò. Non poteva ancora ridere della sua paura di qualche ora prima, ma adesso le sembrava qualcosa di irreale, di strano, di necessario. Per vivere. Si rese conto che stava per addormentarsi. Uscì dalla vasca, si asciugò, fece appena in tempo a raggiungere il letto, vi si buttò sopra e si addormentò, completamente nuda.&lt;br /&gt;Quando si svegliò, erano le otto di sera. Aveva dormito tutto il giorno; il corpo le doleva ancora, ma in maniera non fastidiosa, come se fosse appena tornata da una palestra. Degli eventi della notte precedente, ora restava solo il ricordo del piacere, in cui si scioglieva anche la paura. Non poteva pensare a quei cazzi che le avevano penetrato brutalmente la bocca, senza sentirsi bagnare. Aveva voglia di accarezzarsi; le gambe aperte, le sue dita avevano appena cominciato a farlo quando sentì bussare; si tirò il lenzuolo fino al collo. Era la piccola cameriera orientale che spingeva il carrello della cena. Dopo aver chiesto se andava tutto bene e se aveva ancora bisogno di qualcosa, disse: "La signorina Arianna mi ha detto di riferirle che passerà a prenderla alle ore ventidue". Poi fece un compito inchino ed uscì.&lt;br /&gt;Alle dieci, puntualissima, Arianna entrò nella camera di Maya. "Come stai?" le chiese. "Benissimo" le rispose Maya sorridendo, ed era vero.&lt;br /&gt;Maya era in vestaglia. Le chiese se doveva vestirsi per uscire quella sera. "No, stasera staremo in casa; resta pure così".&lt;br /&gt;Maya si accorse che Arianna, sotto la gonna blu che indossava, aveva i piedi nudi, senza scarpe. Erano molto belli, soprattutto il sinistro, ornato da una cavigliera e da un anellino al secondo dito. "Hai i piedi nudi" disse. Arianna le rispose solo con un sorriso leggerissimamente imbarazzato, come se Maya l'avesse colta in fallo. Lei ne fu sorpresa, non sapeva bene cosa significasse, ma non chiese altro, ed andò in bagno per truccarsi.&lt;br /&gt;Poco dopo, salirono insieme le scale verso il piano superiore del palazzo. I piedi nudi di Arianna, che si posavano silenziosi e gentili sui gradini di marmo della scala mentre salivano di sopra, avevano qualcosa di sacrale. Maya si accorse che l'amica era tesa, leggermente in ansia, e non ne capiva il perché, ma, fedele al patto, non volle chiederle altro.&lt;br /&gt;Entrarono insieme nella stanza in cui Maya era stata amata la prima sera.&lt;br /&gt;La stanza era avvolta nella penombra. E, al centro della stanza, illuminata da un piccolo riflettore alogeno, c'era una struttura che fece accelerare i battiti del cuore di Maya: un grosso rettangolo verticale di tubi metallici, luccicanti, da cui pendevano, attaccate e delle catenelle, due polsiere di cuoio. In basso, ugualmente incatenate, due cavigliere. Uno strumento per immobilizzare, per offrire torture e piaceri. Probabilmente lo stesso che, nella villa abbandonata, aveva trattenuto il suo corpo; si vedeva bene che era costruito in modo da essere agevolmente smontabile.&lt;br /&gt;E, per la prima volta, Maya vide i suoi amanti. Stavolta non era lei ad essere mascherata, lo erano loro. Seduti su dei divanetti, la stavano aspettando in sette: tre donne, quattro uomini. Le maschere sui loro occhi facevano pensare - era scontato - al Carnevale di Venezia. Gli uomini erano completamente nudi, le donne, invece, indossavano leggeri vestiti da sera, lunghi e neri due di esse, corto ed argentato la terza, che Maya riconobbe per essere la violoncellista del concertino che le era stato dedicato la prima sera, così come gli altri musicisti erano due dei quattro uomini. Gli altri due erano decisamente più maturi, uno aveva baffi e capelli bianchi. Le altre donne erano una sulla trentina, dalle forme abbondanti che modellavano piacevolmente il vestito nero; l'altra, invece, sembrava aver passato i quaranta, ed era la più femminile, la più sensuale di tutte. Il suo vestito le lasciava completamente scoperte le braccia, abbellite da numerosi bracciali, che si accordavano agli orecchini a goccia che portava; sottili rughe agli angoli della bocca denunciavano la sua età e la rendevano ancora più bella. Tutti sorrisero affabili a Maya, e fu la donna matura ad alzarsi, a muoversi verso di lei con sensualità, a baciarla leggermente sulla guancia, a prenderla per mano e ad invitarla a sedersi vicino a loro. Maya riconobbe subito in lei, per il calore che emanava, la voce e l'odore, la donna che la notte prima l'aveva fatta appoggiare a sé per scaldarsi durante il tragitto in motoscafo, e che le aveva tenuto fermo il viso mentre veniva penetrata in bocca.&lt;br /&gt;Sempre tenendole la mano, la donna invitò Maya a guardare quello che stava per succedere.&lt;br /&gt;Maya vide Arianna essere raggiunta dai due uomini maturi. Le si misero uno davanti, l'altro dietro, come seguendo le regole di un rito. Lei, con gli occhi fissi in quelli dell'uomo che le stava davanti, si sbottonò la camicetta e la fece cadere a terra; si slacciò la gonna, e anche questa cadde, lasciandola completamente nuda; non portava mutandine. Il secondo uomo si chinò e raccolse i vestiti, buttandoli in un cesto di vimini. Lei si tolse poi anelli, bracciali, la collana e gli orecchini, e mise tutto in un vassoio che le era porto dal secondo uomo. Si chinò, si tolse la cavigliera, e anche questa seguì la sorte degli altri gioielli. Rimase esclusivamente con il piercing all'ombelico, che Maya aveva intravisto. Si rialzò in piedi, nuda e bellissima - era la prima volta che Maya la vedeva nuda - e, utilizzando un fermacapelli che sempre il secondo uomo le porse, si raccolse i capelli lunghi sopra la testa.&lt;br /&gt;Maya guardava, ed era incantata dall'armonia dei gesti, dalla disponibilità di Arianna e dalla sua bellezza, dalla ritualità di tutto quello che stava accadendo. Ora cominciava a capire.&lt;br /&gt;Arianna fu portata nella struttura metallica; le mani e i piedi vennero fissati alle polsiere e alle cavigliere. Ora era esposta ai loro sguardi come il quadro in una cornice, tesa come una pelliccia di volpe messa ad essiccare da un cacciatore, illuminata - unico oggetto (oggetto?) nella stanza in piena luce - dallo spot che probabilmente la abbagliava, e guardava di fronte a sé, assente rispetto agli altri ma, così sembrava, con una consapevolezza estrema. La sua figa era un fiore tra le gambe aperte, i suoi capezzoli erano eretti; il calore della lampada la faceva visibilmente sudare, e stille di sudore le luccicavano sulla pelle, soprattutto del viso, come piccoli brillanti, come il piercing ombelicale. Il cuore di Maya, emozionato più dalla bellezza che dall'erotismo, non accennava a rallentare.&lt;br /&gt;Si avvicinarono le altre due donne. Si inginocchiarono ai lati del quadro umano, e cominciarono a baciare il corpo di Arianna; baci piccoli, leggeri e delicati, che cominciarono a percorrerle le gambe, i piedi, le cosce, per poi risalire oltre ed arrivare al sesso dischiuso, al ventre, alla schiena, alle spalle, al viso. Arianna continuava a guardare davanti a sé, accoglieva quei baci come un'offerta dovuta, senza tradire emozioni o eccitazioni particolari, neanche quando ai baci seguirono le lingue, e le carezze.&lt;br /&gt;Alla fine si staccarono da lei, lasciandola di nuovo sola. Uno dei ragazzi allora si accostò a Maya - lei quasi non si accorse del suo avvicinarsi, concentrata com'era dalla scena che aveva davanti agli occhi - e le porse, tenendolo come offerto con entrambe le mani, un frustino, sottile, rigido. Maya conosceva bene quel tipo di oggetto, lo aveva provato molte volte sulla sua pelle, compresa la vigilia della sua partenza per Venezia. Ma ora la situazione era molto diversa, era evidente che le si stava proponendo un ruolo completamente nuovo. La signora che le era al fianco, che evidentemente era un po' il maestro di cerimonie di quegli incontri, le disse piano: "Coraggio. Prendilo e vai da lei. Ti sta aspettando."&lt;br /&gt;Maya, esitante, obbedì. Prese il frustino, si alzò e si mosse lentamente verso Arianna. Lei la vide entrare nel cono di luce, con il frustino in mano, e le sorrise lievemente. Il suo respiro, Maya lo vedeva, era molto accelerato, i bei seni si alzavano e si abbassavano. Ma non era paura.&lt;br /&gt;Maya non aveva mai avuto dubbi sulla bellezza di Arianna, ma solo ora si accorgeva di quale ne fosse la forza terribile e dolce. Attraverso le labbra schiuse, gli occhi umidi, la pelle liscia emanava un magnetismo che la avvolgeva. E ancora di più la rendeva bella l'attesa. "Comincia, per favore" le sussurrò, ma la sua richiesta non aveva il tono di una supplica; piuttosto di un'offerta.&lt;br /&gt;Maya non aveva mai fatto una cosa del genere. Passò alle spalle della ragazza, e restò abbagliata anche lei dalla luce, contro la quale la sagoma perfetta del corpo di Arianna si stagliava come un'ombra. Impugnò il frustino, e, esitando, cominciò a colpire, con molta leggerezza. Sapeva che quei colpi erano poco più che una carezza, probabilmente anche piuttosto ridicola, ma non poteva e non riusciva a fare di più. Quello che le veniva chiesto di fare era contro la sua natura. Le piaceva moltissimo essere frustata dal suo fidanzato, ma non aveva mai pensato a sé stessa in quel ruolo… Bisognava provare rabbia, forse, e lei non ne sentiva affatto. Più che tenerezza e affetto per quella nuova amica, in lei non c'era. Ma neanche il suo fidanzato, certo, provava rabbia quando la frustava.&lt;br /&gt;Si accorse che la donna matura le si era avvicinata. Con dolcezza le prese il frustino dalle mani, e le disse: "Non così. Lascia fare a me, guarda come si fa".&lt;br /&gt;La colpì molto più duramente. Arianna sussultò e gemette. A quel colpo ne fece seguire altri, con un ritmo preciso, spietato. Arianna, ora, si agitava, le catenelle che la immobilizzavano tintinnavano, la struttura, flessibile ma solida, si scuoteva senza lasciarla libera.&lt;br /&gt;Maya, per guardare, si era riseduta sul divanetto. Vedeva Arianna scuotersi, gemere; il suo viso, trasfigurato dal dolore che provava, era bellissimo. Il particolare magnetismo che Arianna emanava divenne ancora più forte, la stava quasi atterrando dall'emozione. Cominciava a capire.&lt;br /&gt;La donna si fermò. Tornò verso di lei, ed era visibilmente eccitata. Rimise il frustino nelle mani di Maya. Coraggio, le disse. Maya lo prese, e tornò dietro Arianna. Prese lo slancio e colpì. Arianna gemette. Colpì di nuovo. Cercò di darsi un ritmo, come aveva fatto poco prima la signora matura. Di studiare le risposte del corpo dell'amica. Era come comporre una musica. L'onda di calore ritornò ancora più violenta, divenne eccitazione, la fece bruciare. Maya non sopportò più, su di sé, la vestaglia, e se la fece cadere alle spalle, facendo anche volar via dai piedi le pantofole. Rimase completamente nuda, era l'unica condizione che sentiva perfetta per poter vivere quegli stati d'animo e quelle emozioni nuove. Musica erano anche i gemiti e l'odore di Arianna, sudore e piacere, che diventava sempre più forte. E i suoni che venivano dalla parte oscura della stanza, dove qualcosa stava succedendo.&lt;br /&gt;La donna matura si fece di nuovo avanti. "Brava Maya" le disse "adesso continuo io. Tu vai di là".&lt;br /&gt;Maya uscì dal cono di luce, e, completamente nuda, si avvicinò ai divanetti. Poco per volta, man mano che i suoi occhi si abituavano nuovamente alla penombra, le si mise a fuoco davanti agli occhi un'altra scena.&lt;br /&gt;I tre musicisti avevano cominciato a fare l'amore tra di loro. Uno dei due ragazzi, il flautista, teneva abbracciata la violoncellista, baciandole il viso e il collo. Lei, seduta sul divanetto, aveva aperto le gambe, dopo essersi tirata su il vestitino color argento; il clavicembalista, inginocchiato davanti a lei, la leccava appassionatamente, facendola tremare e gemere. Maya si era seduta tra i due altri uomini, che cominciarono ad accarezzarla con discrezione. L'altra donna, la trentenne, anche lei completamente nuda - e i suoi seni grandi splendevano in tutta la loro morbida bellezza - venne ad accoccolarsi ai suoi pedi, che cominciò a baciare e ad accarezzare lievemente. Così dolcemente stimolata, e con la musica dei gemiti di Arianna, Maya vide i tre musicisti continuare ad amarsi, penetrarsi, baciarsi. La ragazza, in estasi, veniva leccata, baciata, penetrata alternativamente da entrambi; ora ne prendeva uno in bocca, ora veniva accarezzata sui seni dal sesso dell'altro. Né la stupì troppo vedere che anche i due ragazzi si concedevano delle reciproche attenzioni. Fu un crescendo graduale, che arrivò al culmine quando fu presa da entrambi contemporaneamente, una doppia penetrazione che la fece arrivare istantaneamente al'orgasmo, mentre i due ragazzi, lasciando da parte il suo viso sconvolto e la sua bocca urlante, si baciavano appassionatamente, arrivando poi in quasi totale contemporaneità ad esplodere in lei. Ecco perché suonano così bene, intuì Maya.&lt;br /&gt;Ma neanche i suoi uomini la lasciarono sola. Anzi, accompagnavano il piacere e la gioia di quella contemplazione accarezzandola, baciandole i seni, sollecitando delicatamente il suo ventre, il suo sesso bagnato e dischiuso. Non fu strano per lei incontrare la lingua di uno di loro, scendere poi a baciargli il petto, e di qui fino al sesso e poi più oltre, cercando odori, sapori e memorie anche sull'ano dischiuso, mentre la lingua dell'altro era al suo culo che si stava dedicando, un dare e ricevere simultaneo che la stava facendo impazzire. Si sentì ancora, poi, pizzicare i capezzoli, torcerli con forza e dolore, e la scossa elettrica che la percorse fu feroce. Baciando furiosamente uno dei due si abbattè con violenza sul suo cazzo eretto, che le scivolò dentro con facilità; sentì l'altro appoggiarlesi dietro, e, esattamente come era capitato pochi minuti prima per la violoncellista, anche lei si trovò sfondata da una doppia penetrazione, mai successo prima. La donna le si pose davanti, sostenendo i grandi seni con le mani per poterli offrire alla sua bocca; poi la baciò, e lei sentì quel dolce sapore fruttato che già conosceva. E intanto i lamenti di Arianna contrappuntavano la situazione. Fu solo lanciando uno sguardo fuggevole che Maya si rese contoche non erano più lamenti di dolore, ma di piacere: ancora incorniciata nel telaio metallico, la donna matura, ora nuda anche lei, le stava inginocchiata davanti su un cuscino, e le offriva piacere con la sua lingua. Ma fu percezione che durò solo un attimo. Poi Maya precipitò nell'abisso della sua passione, che si concluse solo molto dopo, quando anche i suoi due amanti, nessuno dei quali era il suo fidanzato, le esplosero dentro, ondate e ondate di sperma caldo che lei sentì percorrerla tutta, fin quasi alla gola, fino ad affiorarle come lacrime dagli occhi, e che le rimasero dentro ancora a lungo, finché i due uomini, con delicatezza, si separarono da lei.&lt;br /&gt;Intanto, anche Arianna aveva avuto il suo orgasmo. Era stata slegata, la signora l'aveva fatta stendere sui cuscini e le stava massaggiando delicatamente le caviglie e i polsi. Tutti le si avvicinarono, prendendo ad accarezzarla per addolcire il suo ritorno, e per farle sentire la propria gratitudine. Maya e la violoncellista erano ancora piene di sperma, la signora le fece accovacciare sopra Arianna con le gambe aperte, in modo che i liquidi che da loro colavano fossero raccolti dal corpo dell'amica. Poi, usandoli come un balsamo, continuò a massaggiarla.&lt;br /&gt;Lo strano popolo mascherato dell'amore uscì poi con discrezione. Rimasero solo Maya ed Arianna, che, nella stanza ormai vuota, si guardavano negli occhi. Ancora una volta Maya non seppe dire altro che grazie, e poi abbracciò l'amica, debolissima. La aiutò a rialzarsi, si rivestirono e poi scesero di sotto; stavolta era Maya che sorreggeva Arianna.&lt;br /&gt;Fermati a dormire con me, le chiese Maya. Arianna esitò, poi acconsentì. Sarebbe stato opportuno che si facessero un bagno o una doccia, ma non lo fecero; di comune, silenzioso accordo, si spogliarono nude - Maya fu affascinata ed intenerita dal reticolo di segni rossi che si disegnava sulla schiena di Arianna -, si lasciarono cadere sul letto e, copertesi solo col lenzuolo, si addormentarono, abbracciate, godendo del loro calore e dell'odore dello sperma sui loro corpi.&lt;br /&gt;Quando Maya si risvegliò, il mattino dopo, era sola; Arianna si era allontanata. La cosa le dispiacque un poco. Dopo aver bussato alla porta, entrò la cameriera, spingendo il carrello della colazione; disse a Maya che Arianna sarebbe ripassata alle undici, per accompagnarla in aeroporto.&lt;br /&gt;In aeroporto… è vero. Quei pochi giorni erano passati, anche se a lei sembrava di essere lì, ospite in quel palazzo delicato e delizioso, da mesi. Aveva completamente perduto il senso del tempo. Lo spazio di un sogno; ora avrebbe dovuto riprendere l'aereo, tornare nella sua città, ricominciare a vivere… e le tornò alla mente il suo ragazzo, assente ma presente in tutto quello che le era successo in quei giorni. Prese il telefono cellulare dal cassetto del comodino, dove l'aveva abbandonato fin dal suo arrivo, e mandò un messaggio al fidanzato: "E' STATO SUBLIME!!!".&lt;br /&gt;Alle undici, Arianna passò a prenderla, e lei si fece trovare già pronta, con il bagaglio chiuso. Arianna, gentile come sempre, insistette per portarlo lei fino all'attracco del canale, dove un motoscafo-taxi già le aspettava per condurle direttamente all'aeroporto.&lt;br /&gt;Mentre il motoscafo, uscito dai canali di Venezia, saltava sulle onde della laguna in direzione dell'aeroporto Marco Polo, loro erano sedute sui divanetti della cabina, le tendine chiuse. Maya si accorse che Arianna non la guardava, e teneva la testa voltata dall'altra parte. "Che c'è?" le chiese. Ma Arianna non le rispose. Allora Maya le prese la mano. Arianna gliela strinse forte. Con difficoltà, quasi vergognandosi, si voltò verso di lei. Aveva gli occhi pieni di lacrime. "Non ha senso" disse, quasi per giustificarsi. "Non posso innamorarmi di ogni nostra cliente. Non è professionale".&lt;br /&gt;Maya fu presa da uno stupore imbarazzato. Da un lato, le veniva rivelato quello che aveva sempre saputo, ma che le regole del gioco l'avevano costretta a dimenticare: che tutto quel sogno, per quanto feroce e meraviglioso, non era null'altro che una simulazione, il corrispettivo di un contratto, per cui qualcuno - il suo fidanzato - aveva pagato. E dall'altro scopriva che, nonostante questo, rimaneva spazio per passioni vere e sentimenti veri. Fu presa da una grande tenerezza per Arianna, che nonostante tutta la sua bellezza, la sua sicurezza di sé, la sua professionalità, non poteva astenersi da simili fragilità umane; la attirò a sé, le fece appoggiare il capo sul suo petto e, accarezzandole i capelli, ne raccolse il pianto leggero e senza singhiozzi a cui si lasciò andare. In quel momento si rese conto che, nonostante l'intimità che avevano condiviso, non avevano mai fatto l'amore, anche se era come se lo avessero fatto. Probabilmente ad Arianna non era permesso, per questo aveva esitato a dormire con lei. Era permesso solo agli altri, anonimi artisti e figuranti. Probabilmente pagati per farlo - o, forse, alcuni di loro essi stessi clienti, sia pure in altro senso. Maya non si era innamorata di Arianna, purtuttavia provava per lei un grande affetto, una profonda gratitudine. Fece scorrere la mano lungo la sua schiena, e lei sussultò; Maya si ricordò delle frustate, e ritirò la mano. Ma Arianna disse: "Fallo ancora, ti prego"…&lt;br /&gt;Maya lo fece ancora. E la sentì aggrapparsi a lei più forte e tremare mentre lo faceva. Volle chiederle una cosa; ormai poteva farlo, forse.&lt;br /&gt;"Arianna…"&lt;br /&gt;"Sì?" rispose lei, senza alzare la testa.&lt;br /&gt;"ma… lo fai sempre, questo? Intendo dire, ti fai frustare da ogni cliente che arriva?"&lt;br /&gt;"No, Maya. Anzi, non l'ho mai fatto prima. Non fa parte delle mie prestazioni. L'ho fatto per te, solo per te."&lt;br /&gt;Maya la strinse più forte.&lt;br /&gt;Poco dopo, fatto il check-in, venne il momento di salutarsi. Arianna aveva ricuperato la sua serenità, almeno in apparenza. Maya le chiese di andare a trovarla, se fosse passata da Roma. Ma lei fece segno di no: "Meglio di no, Maya. Meglio così". Poi la abbracciò forte, e fuggì via senza voltarsi, col suo vestito elegante e il suo passo armonioso sui sandali dai tacchi altissimi, accompagnata dagli sguardi ammirati e vogliosi di molti viaggiatori.&lt;br /&gt;Sull'aereo che con violenza si alzava verso il cielo, Maya provò un momento di malinconia. Stava per ricominciare il suo solito vivere. Ma sarebbe stato, ora, un vivere molto diverso. Più forte e più vero. Ripensò a tutto quello che era successo, gli eventi e le sensazioni, le emozioni, i panorami di Venezia, la schiena striata di Arianna dopo il supplizio della sera prima, e seppe che tutto questo non l'avrebbe perduto mai. Tra poco avrebbe rivisto il suo fidanzato. Sperò ardentemente che la portasse a casa, la facesse spogliare nuda, le restituisse subito quello che lei aveva dato ad Arianna, la facesse piangere e gridare. Perché sapeva che in quei pianti e in quei gridi avrebbe rivissuto con una forza immensa tutto quello che c'era stato, e tutto quello che sarebbe venuto, da quel giorno in poi, e per sempre. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-472890165662957652?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/ipHqdtx-Jys" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="SUONI A VENEZIA III PARTE" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/472890165662957652/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/suoni-venezia-iii-parte.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/472890165662957652?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/472890165662957652?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/ipHqdtx-Jys/suoni-venezia-iii-parte.html" title="SUONI A VENEZIA III PARTE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SenISWRE_iI/AAAAAAAAAC0/uUXhgFtORPc/s72-c/02.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/suoni-venezia-iii-parte.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUGSHc7eSp7ImA9WxVaGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-2315692997667093600</id><published>2009-04-16T19:29:00.001+02:00</published><updated>2009-04-16T19:33:49.901+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-16T19:33:49.901+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Lesbo Sesso di Gruppo" /><title>BRICOLAGE</title><content type="html">&lt;div align="left"&gt;E’ sabato pomeriggio, un amico di famiglia mi aveva chiesto di dargli una mano a casa sua per dei lavoretti, i classici del sabato pomeriggio e siccome non ha molta dimestichezza con gli attrezzi fai da te mi ha chiesto di aiutarlo.Mi fa piacere dargli una mano ogni tanto, è una bravissima persona, buona famiglia, sposato con una figlia.Ed eccomi li in casa sua, cercando di sistemargli un armadio un po’ vecchio, ma pur sempre utile da riempire di qualsiasi cosa non serva più ma che non si butta mai via.Sua moglie è al lavoro, fa la commessa in un negozio; sua figlia in camera sua sul computer a fare chissà chè.Noi siamo li che proviamo di montare le ante dell’armadio, ma come al solito non fila mai liscio niente; mancano alcune viti e dei fori per assestare bene le ante.Porca paletta, non va mai bene niente- mi fa lui- vado in utensileria a prendere ste benedette viti e la punta, tu in tanto monta l’altro mobile.-E cosi lui parte e va a prendere tutto il materiale occorrente, mentre io comincio a studiare come montare l’altro armadio. Ma dei rumori colpiscono la mia attenzione, vengono dalla camera di Alice, la figlia di Giorgio.La cosa mi incuriosisce e piano piano mi avvicino alla porta chiusa.Non posso far altro che guardare dal buco della serratura.Cosa vedono i miei occhi!!!Alice che si sta togliendo i jeans e si mette a gambe aperte davanti al computer!Ha 20 anni, castana, occhi chiari, un bel fisichino e un bel viso, magra, avrà una taglia 42, niente male insomma.Non capisco le sue intenzioni, cerco di non fare rumore, non vorrei essere scoperto e interrompere così lo spettacolo.Noto una cosa però, sopra la scrivania vedo una web-cam che forse è la chiave di tutto….E infatti lei ogni tanto si tocca in mezzo alle gambe e ogni tanto digita sulla tastiera.Avevo afferrato tutto, si stava masturbando on- line con chissà chi! Mentre il giochino va avanti e di sicuro io non mi muovo da li, suona il cellulare di Alice.Si, sono a casa, se vuoi puoi passare- risponde al telefono.Di li a poco suona il campanello, io scappo nell’altra stanza per non essere colto in flagrante e lei va ad aprire.E’ Caterina, una sua amica di scuola, che conosco solo di vista.Appena entra in casa si rinchiudono tutte e due in camera di Alice.Ecco che le sento parlottare e sghignazzare da vere amichette, non posso far altro che tornare nella mia postazione dal buco della serratura.Alice è ancora in mutande e a quanto pare aveva già spiegato alla sua amica cosa stava combinando.A quanto pare la cosa era estremamente interessante anche per Caterina che in due minuti si tolse di dosso i suoi pantaloni di velluto e si mise anche lei a gambe aperte sulla scrivania.Lo spettacolo era da non credere, vedere di nascosto due 20enni e i loro giochini erotici, ma era solo l’inizio.Cominciarono a toccarsi, a far finta di masturbarsi, ognuna la sua vagina, con in dosso le mutandine e la mano che affondava dentro, lasciando a chi guarda, quella voglia di vedere di più ma che nello stesso tempo vorrebbe non vedere…Le mani cominciavano a prendere un certo ritmo costante e avrei scommesso che le dita erano finite dentro le loro giovani fichette, ma loro non demordevano e continuavano con le mutandine a nascondere il fatto! La situazione si faceva sempre più intrigante e i loro dolci visi cominciavano ad avere strane espressioni di godimento; a quel punto, quasi contemporaneamente tolsero le loro mani dalle rispettive mutandine e l’una la infilò nella mutanda dell’altra.C’era complicità nella cosa ed era a beneficio di entrambe che iniziarono a prendere la cosa sul serio.Si alzarono dalla scrivania e andarono sul letto, si spogliarono completamente, due corpi fantastici in preda ad una sfrenata voglia di sesso.Erano nude, iniziarono a baciarsi, Alice cominciò a leccare i capezzoli a Caterina, ma non era contenta, presa Alice, la buttò sul letto e allargatogli le gambe si butto con la bocca in mezzo al suo sesso.Alice era in preda ad un attacco di godimento, era già un po’ che se la menava, quindi era vicina all’orgasmo che non tardò ad arrivare.Si capì da come la sua voce iniziò ad ansimare e non voleva assolutamente che Caterina smettesse di leccare.E io?Ebbene si, io ero là fuori dalla porta che non resistevo più.Avevo già tirato fuori l’uccello, era durissimo, non resistevo dalla tentazione di masturbarmi anch’io.Le ragazze continuavano nella loro perversione e io nella mia.Non ce la facevo più, mi staccai dalla porta per masturbarmi meglio, chiusi gli occhi per immaginare le due bamboline avvolte nel loro piacere e godere con loro…Ma ad un tratto…..E tu cosa stai facendo!!!!Alice, sentendo dei rumori forse causati dalla mia esagerazione di godimento, mi aveva scoperto.Lei era nuda davanti a me e io ai piedi della sua porta con l’uccello in mano! Rimasi senza parole, ancor di più quando lei, vista la situazione, si inginocchiò verso di me e iniziò a leccarmelo.Ero allucinato!!!Mentre lei me lo succhiava, vedo Caterina venire verso di noi per capire cosa stia succedendo.Capisce al volo la situazione e non si fa alcun problema, vedendo Alice protesa in ginocchio verso di me, si accascia pure lei e inizia a leccargliela da dietro. Era una cosa libidinosa!Stavo facendo sesso con due ragazze vogliosissime di sesso con alcun tipo di pregiudizio!La scena era fantastica, ero in visibilio di fronte a cosi tanta eccitazione.Alice poi, smise di leccarlo e mi saltò a cavalcioni, infilandoselo dentro; il mio uccello venne completamente risucchiato e avvolto dalla sua vagina umida, grazie anche alla leccata di Caterina e cominciarono una serie di movimenti pelvici di una goduria estrema! Ero steso completamente per terra, con Alice sopra di me a smorza-candela.Caterina, che non aveva nessuna intenzione di stare li a guardare senza far niente, venne dritto al mio viso e si sedette quasi sopra di me, sbattendomela i faccia!La mia lingua cominciò ad affondare e a leccare le stupende labbra di quella fica desiderosa di godere.Era fantastico sentire i lamenti goduriosi delle due bamboline, ormai anch’io ero al limite, quella situazione mi aveva eccitato così tanto che ero durato pochissimo.Allora spostai Caterina da sopra di me e feci capire ad Alice che stavo per venire.Ecco, ecco, ci siamo… stò per venire ecco VADO VADO …!!!Si tolse appena in tempo; tutto il mio sperma esplose in alto cadendo sulla mia pancia.Le due amiche sembravano soddisfatte di ciò che era successo e di sicuro anch’io.Sentimmo dei passi salire le scale, forse era Giorgio, il padre di Alice.Loro scapparono dentro in camera e io di corsa in bagno.Mentre mi lavavo, ripensavo alla cosa incredibile che mi era appena successa&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-2315692997667093600?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/Uz2wezlnZ1M" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="BRICOLAGE" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/2315692997667093600/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/bricolage.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/2315692997667093600?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/2315692997667093600?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/Uz2wezlnZ1M/bricolage.html" title="BRICOLAGE" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/bricolage.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkIHQ3c6eyp7ImA9WxVaGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-2663065550062359607</id><published>2009-04-16T18:45:00.003+02:00</published><updated>2009-04-16T18:48:52.913+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-16T18:48:52.913+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard Sex" /><title>SUL WATER - SVEZZATZ DALLA COPPIETTA</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SedhZJy74uI/AAAAAAAAAAw/RX-EYodNXk8/s1600-h/7e73b76761c89a1adba00a0fc3e1c1d8.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325332169143083746" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 342px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SedhZJy74uI/AAAAAAAAAAw/RX-EYodNXk8/s400/7e73b76761c89a1adba00a0fc3e1c1d8.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Una mattina non ero andato a scuola e stavo a casa da solo con la mia colf (25enne, bruna, formosa) che si chiama Francesca. Io sto seduto sul water, dimenticando di chiudere la porta del bagno a chiave. Ad un certo punto entra Francesca, si alza la gonna, si abbassa le mutandine e si siede sul water davanti a me. Io rimango sorpreso, ma dopo alcuni secondi inizio ad accarezzare la sua vagina e la penetro con il mio dito medio. A questo punto lei mi dice che il dito è troppo piccolo per lei, che così non sente niente. Io mi alzo di scatto, con il pene già intostato, le apro le gambe ed inizio a penetrarla con il giocattolone. Lei inizia ad eccitarsi, le piace, e molto pure, perchè si gira e se lo infila nel culo. Io non ce la faccio più, sono al limite, la giro e vedo mia madre che mi strilla: "muoviti, che è ora di andare a scuola!". Era un banale sogno che mi ha fatto sporcare le lenzuola di un liquido appiccicaticcio!!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;h1&gt;SVEZZATA DALLA COPPIETTA&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Nonostante sia quasi capodanno, come spesso accade i sogni non si fermano a questi dettagli, ed il mio è ambientato in piena estate. Io mi reco a casa della mia ragazza, Sissy, per incontrarla e passare qualche ora con lei, ben sapendo che non essendoci i suoi perchè in vacanza ci può scappare qualcosa di... Simpatico. Apro la porta, chissà perchè nei sogni le porte sono sempre aperte, e vedo uno spettacolo che contemporaneamente mi gela il sangue nelle vene e mi rizza l'uccello... La mia ragazza è impegnata in un 69 da urlo con Laura. Laura è una sua compagna di università che, pur non essendo bella, mi ha sempre attizzato. A questo punto fingo d'infuriarmi, intuendo che la situazione può evolversi a mio favore, e inizio a sbraitare cose tipo: "La fiducia, la fedeltà, l'amore... E poi ti fai leccare la figa dalla prima troia che capita". Contemporaneamente, ed in maniera molto subdola, tiro fuori l'uccello che non è grossissimo (16 - 17 cm), ma che uso molto bene, cosa che mi è valsa il soprannome scherzoso di "Mozart del cazzo". L'amica della mia ragazza che è vergine e repressa inizia a leccarmelo, facendomi un pompino super sotto lo sguardo prima incazzato, poi eccitato, della mia donna che intanto si masturba. Vengo come forse non ho mai fatto, inondandole la bocca di sperma. A questo punto tra me e la mia donna si è creata una sorta di complicità.... "La sverginiamo" dice lei, "Ok lo faccio subito", rispondo io. Lei a questo punto, estraendo un grosso cazzo di plastica da un cassetto, dice con aria divertita: "Lo facciamo insieme". Laura, l'amica, ha dipinto sul volto un misto di eccitazione e paura, ma non ha tempo di protestare perchè io le lecco la figa e Sissy il culo. Dopo alcuni minuti la penetriamo con i nostri "arnesi" e, quando io sono venuto per la prima volta, ci scambiamo di posto. Laura gode come una vacca e, dopo molteplici orgasmi, se ne va d'improvviso come succede solo nei sogni. Io allora mi metto a scopare la mia tipa e, quando sto per chiedergli cosa ci facesse con un cazzo di plastica nel cassetto, il sogno finisce e io mi sveglio molto frustrato e con una gran voglia che tutto ciò si avveri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-2663065550062359607?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/kyS7qntrM-Y" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="SUL WATER - SVEZZATZ DALLA COPPIETTA" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/2663065550062359607/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/sul-water-svezzatz-dalla-coppietta.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/2663065550062359607?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/2663065550062359607?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/kyS7qntrM-Y/sul-water-svezzatz-dalla-coppietta.html" title="SUL WATER - SVEZZATZ DALLA COPPIETTA" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_ydXd8knHwH4/SedhZJy74uI/AAAAAAAAAAw/RX-EYodNXk8/s72-c/7e73b76761c89a1adba00a0fc3e1c1d8.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/sul-water-svezzatz-dalla-coppietta.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkUDSX05fCp7ImA9WxVaGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5327409036525065538.post-5255839187407802638</id><published>2009-04-16T18:41:00.003+02:00</published><updated>2009-04-16T18:44:38.324+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-16T18:44:38.324+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Hard elegante" /><title>LE VELINE- NEL PARCO</title><content type="html">&lt;div align="justify"&gt;Tutte le sere mi diverto a vedere alla TV "Striscia la notizia" perché è piena di "gags" che mi fanno ridere. Però la mia attenzione si concentra di più quando si presentano le due "Veline". Avrete notato che quando fanno finta di ballare (dico "finta" perché, a mio avviso, non sanno proprio ballare!) mettono in mostra i loro meravigliosi culetti o, meglio, piegandosi all’indietro mettono in mostra il filino dello slip che si inserisce fra le labbrette delle loro fighette. Non vi nego che molte sere mi si rizza talmente l’uccello che sono costretto a prenderlo in mano per tirarmi una sega. Qualche volta, stando troppo vicino al monitor per vederle meglio, va a finire che il mio sperma lo ricopra talmente che non riesco più a vedere cosa stia succedendo. Ero così attratto da quelle due Veline che la notte me le sognavo e, accorgendomi che il mio bel cazzo era diventato duro, ero costretto a tirarmi un’altra sega. Povere lenzuola!! Finalmente, dopo un po’ di giorni, un mio amico che lavorava alla loro TV riuscì a darmi l’indirizzo dell’appartamento dove abitavano tutte e due insieme. Andai subito a vedere dove si trovava e, mentre io pensavo come sarebbe stato bello abitare lì, mi accorsi che sul portone c’era un cartello che diceva: "Stanza disponibile per una persona sola". Non persi l’occasione, pagai subito la caparra e fissai che a fine settimana sarei andato ad abitare lì. Mi trasferii lì la mattina presto del sabato. Mentre mettevo nei cassetti le poche cose che mi ero portato dietro, sentii un rumore strano che proveniva dalla stanza accanto. Appoggiai l’orecchio sulla parete per sentire meglio cosa succedeva dall’altra parte del muro. Non erano parole quelle che sentivo, ma mugolii: "Haa, hoo, huu, hoii" etc. La prima cosa che pensai fu che qualcuno dall’altra parte del muro doveva stare molto male e con quei gridi voleva che qualcuno lo aiutasse. Mi precipitai nel corridoio per bussare alla porta accanto. Alzai la mano per farlo ma mi accorsi che la porta non era chiusa e piano piano misi dentro la testa per vedere come era la situazione. Sicuramente non potete immaginare cosa vidi! Sul grande letto vidi due giovani corpi nudi talmente aggrovigliati che non era possibile individuare se erano due femmine, due maschi oppure un maschio ed una femmina. Mi avvicinai ancora di più e, finalmente, vidi che si trattava di due giovanissime lesbiche che reciprocamente si leccavano la fica. Ma la cosa incredibile, che mai mi sarei immaginato, era che mi ero trovato proprio di fronte a quello che avevo cercato: le due Veline tutte nude che si slinguazzavano nelle reciproche fiche!! Loro non si accorsero che io, tutto nudo con il cazzo in mano, mi stavo tirando una sega. Se ne accorsero però quando il mio sperma ricoprì i loro corpi aggrovigliati: "ma che cazzo stai a fare in camera nostra?" mi urlarono. "Scusatemi" risposi "non sapevo che eravate voi che abitavate proprio accanto alla mia stanza e, soprattutto, non immaginavo che foste lesbiche". "Ma che cazzo dici, noi non siamo soltanto lesbiche, anzi, a noi piace moltissimo che qualcuno ce lo metta nel buco del culo quando tutte e due ci lecchiamo reciprocamente la fica. Vedi, noi siamo molto giovani e non vorremmo essere sverginate prima di essere sposate. Quindi, se ti va, puoi restare qui con noi e puoi farci un bel servizietto nei nostri giovani e delicati buchetti del culo mentre noi ci slinguazziamo le nostre sensibilissime fighette". "Lo farei più che volentieri ma, come vedete, il mio uccello si è ammosciato dopo la sega che mi sono tirato mentre voi vi leccavate la fica reciprocamente". "Non ti preoccupare, ci penseremo noi a fartelo rizzare!". Mi fecero sdraiare sul loro lettone e mi scappellarono il glande passandoselo dalla bocca dell’una a quella dell’altra. Contemporaneamente, prima l’una e poi l’altra mi venivano a mettere la loro fighetta sulla mia faccia in maniera che io la potessi leccare. "Basta, ragazze, se continuate così mi farete venire prima di infilarvelo nel vostro culetto come voi mi avete chiesto!". "Hai ragione" - disse la biondina - "rimani sdraiato ed io metterò il mio buchetto sopra il tuo cazzo, ora ben duro, e ‘zacchete’ io lo abbasserò così rapidamente che vi entrerai fino alle palle". E così fece. Intanto la brunetta si era accovacciata sulla mia faccia offrendomi una fighetta ed un buco del culo da leccare, cosa che io mi guardai bene dal non fare! E’ inutile che vi dica cosa successe in seguito... Ci lasciammo subito dopo perché le due Veline dovevano andare a fare il loro show a "Striscia la notizia". Nel frattempo, visto quello che era successo, mi rivolsi ad un mio giovane amico pregandolo di unirsi a me quella sera perché io da solo non ce l’avrei potuta fare con quelle Veline scatenate. Dopo cena ci ritrovammo tutti e quattro nella stanza delle Veline parlando, come si dice, del più e del meno. Tuttavia, ‘il più e il meno’ durò molto poco perché tutti e quattro non vedevamo l’ora di iniziare l’orgia che sognavamo. La Velina biondina prese il controllo della situazione: "voi maschietti mettetevi con le spalle al muro e, io e la mia amica brunetta, controlleremo lo stato dei vostri cazzi prendendoli prima in mano e poi in bocca". E così fecero. Si inginocchiarono di fronte a me ed al mio amico, presero in mano i nostri uccelli ancora mosci, li fecero rizzare e se li infilarono in bocca spompinandoli. "Ferme ragazze" - dicemmo all’unisono io ed il mio amico - "se ci fate venire adesso come faremo ad infilarvelo nei vostri buchi del culo come voi volevate!". "Avete ragione e, adesso, io e la mia amica faremo un bel 69 non una su l’altra ma di fianco per permettervi di sdraiarvi di fianco a noi ed infilarcelo, fino in fondo, nel nostro buco del culo mentre noi ci leccheremo la fica reciprocamente". Il giuoco proposto dalla biondina funzionò benissimo. Io ed il mio amico non trovammo nessuna difficoltà a infilarlo nel buco del culo della biondina e della brunetta, non solo perché ce lo eravamo bagnato bene con la loro saliva, ma, a mio parere, perché quei buchetti di culo dovevano aver accolto un bel po’ di cazzi prima dei nostri. Ma lasciamo stare i miei giudizi. Le grida di piacere erano tali che anche un cieco si sarebbe tirato una sega pur non avendo visto quello che facevamo. Poi facemmo una pausa facendo la doccia tutti assieme, cosa che permise alle nostre cappelle di tornare in forma. Piacquero anche alle nostre Veline perché si misero in ginocchio di fronte a noi e incominciarono a succhiarcelo bene fino in fondo finché anche noi non venimmo nelle loro belle bocche. Ingollarono il nostro sperma e riaprirono il rubinetto della doccia sotto la quale tornammo a lavarci reciprocamente. Ci asciugammo e poi ritornammo tutti nudi sul grande lettone. Incominciammo a parlare domandandoci se quello che avevamo fatto c’era piaciuto e io domandai alle due Veline se era vero che ancora non erano state deflorate. "E’ proprio vero che siamo ancora vergini ed è per questo che ci comportiamo come due lesbiche: tutte e due abbiamo paura di sentir male quando si viene deflorate e, poi, non usando nessuna pasticca anticoncezionale, abbiamo anche paura di rimanere incinte". "Se è per questo non vi preoccupate" - dicemmo - "perché noi ci portiamo sempre appresso un bel pacchetto di preservativi. Se volete vedere come sono fatti e come si usano ve lo faremo vedere immediatamente". Ne prendemmo uno ancora tutto avvoltolato e, per far loro uno scherzo, incominciammo a gonfiarlo fino a farlo diventare un grosso palloncino. "Mamma mia! Non c’è pericolo che quando è inserito nelle nostre fighette diventi così grande?" dissero le due giovanissime fanciulle con aria preoccupata. "Non dovete preoccuparvi" - dicemmo noi ragazzi - "questo è solo uno scherzo. Se proprio volete provare come funziona ve lo diremo subito. I preservativi sono ben oliati in maniera che entrando nelle vostre fighette nemmeno ve ne accorgerete. Adesso, piuttosto, dovete prendere in mano i nostri uccelli un po’ ammosciati e, quando saranno un po’ più duri, potrete infilarli nei preservativi ancora arrotolati". Così fecero ma, essendo inesperte, rischiammo di venire prima di averlo infilato nelle loro fighette perché, andando in su e giù con le mani sui nostri cazzi, era difficile non venire. "Adesso" - dicemmo - "decidete voi se volete provare a prendere il nostro cazzo col preservativo prima nella vostra fighetta, ancora vergine, oppure nel vostro buco del culo, ormai già sverginato". "Prima nella fica" - risposero tutte e due insieme - "perché è troppo attraente provare una cosa che non abbiamo mai fatto prima!". Si misero tutte e due sul bordo del lettone con le gambe ben divaricate e io ed il mio amico, ritti di fronte a loro, gli infilammo i nostri cazzi col preservativo fino in fondo alle loro fighette. Non ci fu alcuno strillo di dolore ma un gran grido di piacere. "Forza! Pompate bene fino in fondo! Fateci godere! Andate avanti ed indietro sempre più forte! Infilateci anche un dito nel buco del culo per farci godere di più, etc. etc. etc.". Il nostro ‘servizietto’ fu ben gradito dalle Veline e, quando ci trovammo tutti sdraiati sul lettone per riprendere fiato, le ragazzine ci coprirono di baci in tutte le parti dei nostri corpi distrutti. Addirittura ebbero la cura di togliere, dai nostri uccelli un po’ mosci, i preservativi pieni del nostro seme che loro si bevvero con gran piacere. Che meravigliosa nottata!!! Eravamo tutti e quattro sfiniti e, pensando al lavoro che ci attendeva il giorno dopo, decidemmo che la cosa migliore era quella di andare subito a letto per riposarci. Ognuno da solo, naturalmente, per non rischiare di ripetere ancora tutto quello che avevamo già fatto!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;h1&gt;NEL PARCO&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Ho voglia di portarti in un bel parco, a contatto con la natura, lontano dal frastuono della città. Ma la mia fantasia comincia a farsi strada... Farti sedere sulla panchina di fronte a quella dove mi sono appena seduto io. Bagnarmi le labbra con la bocca socchiusa, cominciando ad accarezzarmi la patta dei pantaloni... Si... Massaggiandolo un po'... Provare piacere, vedere la tua reazione. Far cadere il tuo sguardo sul rigonfiamento della mia patta e, come d'incanto, vedere le tue gambe divaricarsi mostrando quel fantastico perizoma semitrasparente... Mi ha sempre eccitato sbirciare le mutandine da sotto la gonna fin da quando, a sette anni, cercavo di farlo con le compagne di classe... Sentirmi incitato dal tuo sguardo a continuare, vedendoti presa a tua volta da questa frenetica eccitazione. Vederti mentre ti tocchi partendo da una caviglia pian piano, per salire sempre più su fino alle ginocchia, poi sulle cosce e, divaricandole completamente, fino a sfiorarti gli slip. Sentirti ansimare sempre con il tuo sguardo fissato sulla mia patta e scorgere le tue dita frugarsi tra gli slip... Non è stata la telepatia a permettermi di vederti scostare gli slip nel momento culminante in cui volevo che lo facessi ma, di sicuro, la chiara domanda di continuare, e l'ho colta al volo... Vista l'ora tarda e l'assenza di gente nei dintorni, no, non esitai. Tirar fuori il mio sesso turgido, fissando le tue dita danzare sul tuo clitoride mi invadeva il corpo di voglie... Era stupendo, ci masturbavamo guardandoci l'un l'altro senza dire una parola, eccitatissimi in mezzo alla strada... Un piccolo sussulto seguito da un gridolino, quello è stato il momento culminante per te che mi hai fatto venire subito dopo come un riflesso incontrollabile... E stato lì, in quel momento, che ho desiderato avvicinarmi a te, toccarti, farmi toccare, conoscere i nostri frutti e baciarci. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='http://res1.blogblog.com/tracker/5327409036525065538-5255839187407802638?l=libri-sesso.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~4/n8kX-KZTWpI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://www.peneinforma.com/affiliati/iscrizione.php?pid=1bda9eaf" title="LE VELINE- NEL PARCO" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://libri-sesso.blogspot.com/feeds/5255839187407802638/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/le-veline.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5255839187407802638?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5327409036525065538/posts/default/5255839187407802638?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/RaccontiEroticiEiaculazionePrecoceAllungamentoPene/~3/n8kX-KZTWpI/le-veline.html" title="LE VELINE- NEL PARCO" /><author><name>Roxy</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12626183079438438123</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://libri-sesso.blogspot.com/2009/04/le-veline.html</feedburner:origLink></entry></feed>

