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	<title>Pianeta.it</title>
	
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	<description>Pianeta è un portale informativo ambientale ed ecologica e sulle tecnologie per il rispario energetico</description>
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		<title>Incentivi ristrutturazioni ed ecobonus: ecco cosa cambia dal 1° luglio</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 13:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edilizia Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[detrazioni fiscali]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono state prorogate le detrazioni fiscali per i lavori di ristrutturazione edile e di riqualificazione energetica degli edifici: il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso ha infatti emanato un decreto legge che prolunga tutte le detrazioni in scadenza al 30 giugno fino alla fine del 2013 e, in alcuni casi, fino al 2014. Anche le [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono state <strong>prorogate le detrazioni fiscali</strong> per i lavori di <strong>ristrutturazione edile</strong> e di <strong>riqualificazione energetica degli edifici</strong>: il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso ha infatti emanato un decreto legge che prolunga tutte le detrazioni in scadenza al 30 giugno fino alla fine del 2013 e, in alcuni casi, fino al 2014. Anche le aliquote sono state in parte modificate: vediamo caso per caso.</p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-4158" alt="ristrutturazione" src="http://www.pianeta.it/files/2013/06/ristrutturazione.jpg" width="450" height="302" />RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE -</strong> Chi effettua ristrutturazioni edili può godere dal primo luglio <strong>fino alla fine del 2013</strong> di una detrazione del <strong>50%</strong> delle spese sostenute, da spalmare sulle dichiarazioni dei redditi dei successivi 10 anni. L&#8217;aliquota rimane dunque invariata (senza l&#8217;intervento del governo sarebbe scesa al 36%). Resta invariato anche il massimale di spesa su cui chiedere le detrazioni, fissato a <strong>96 mila euro</strong> per ogni singola abitazione.</p>
<p>Può godere delle detrazioni il <strong>proprietario dell&#8217;immobile</strong> ma anche chi è <strong>in affitto o in comodato</strong>, a patto che abbia sostenuto le spese. I pagamenti vanno effettuati con<strong> bonifico bancario o postale</strong>, specificando l&#8217;apposita causale e i codici fiscali o partite IVA di chi effettua e di chi riceve il pagamento.</p>
<p>Due sono le novità: in primo luogo, possono richiedere gli stessi incentivi anche coloro che intervengono sugli edifici per renderli conformi alla <strong>normativa antisismica</strong>. In secondo luogo, le detrazioni sono applicabili per la prima volta alla <strong>mobilia statica</strong> oggetto di ristrutturazione edile. Non sono compresi gli elettrodomestici, ma soltanto i mobili degli ambienti su cui si è intervenuti con le ristrutturazioni. Il tetto massimo di spesa per i mobili è di 10 mila euro.</p>
<p><strong>Tra le ristrutturazioni edili incentivabili</strong> ci sono: manutenzione ordinaria, straordinaria , restauro e risanamento, ristrutturazione edilizia e urbanistica, lavori di ripristino a seguito di un evento sismico, interventi su parti accessorie, come la costruzione di un garage o l’installazione di impianti di domotica, la rimozione di barriere architettoniche, l&#8217;istallazione di impianti di sicurezza e di controllo dell’inquinamento acustico, le bonifiche degli edifici da sostanze dannose come l’amianto e, come detto, l’adozione di sistemi antisismici. <strong>In caso di vendita</strong> di un immobile su cui sono state effettuate le ristrutturazioni<strong>, le detrazioni rimangono nella disponibilità di chi aveva effettuato i lavori</strong> e non vengono trasferite all&#8217;acquirente.</p>
<p><strong>RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI</strong> &#8211; Le detrazioni fiscali per il miglioramento della classe energetica degli edifici hanno subìto variazione più considerevoli. Innanzitutto, a partire dal primo luglio <strong>l&#8217;aliquota sale al 65% della spesa sostenuta</strong> (mentre fino al 30 giugno è ferma al 50%). Resta però<strong> invariata la cifra massima detraibile in 10 anni</strong>: vuol dire che aumentando l&#8217;aliquota, cala la spesa massima su cui calcolare le detrazioni. Facciamo un esempio: per la riqualificazione energetica complessiva di edifici esistenti, la detrazione era e resta pari a 100 mila euro. In virtù dell&#8217;aumento dell&#8217;aliquota al 65%, la spesa massima su cui è possibile chiedere le detrazioni scende da circa 182 mila a 154 mila euro.</p>
<p><strong>Gli interventi agevolati sono:</strong> l’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici, gli interventi sugli impianti di climatizzazione, come le caldaie a condensazione, l’isolamento delle pareti o la coibentazione dei sottotetti, l’installazione di finestre e infissi ad alta efficienza energetica.</p>
<p><strong>STOP AGLI INCENTIVI PER LE POMPE DI CALORE E LA GEOTERMIA -</strong> Una novità importante rispetto ai precedenti incentivi è lo stop deciso dal governo alle detrazioni per l’installazione di pompe di calore e di impianti geotermici, così come per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con quelli a pompa di calore. Dunque, <strong>chi effettua questi interventi farebbe meglio a pagare le fatture entro il 30 giugno 2013</strong>, in modo da usufruire dei vecchi incentivi.</p>
<p><strong>PIU&#8217; TEMPO A DISPOSIZIONE DEI CONDOMINI -</strong> Sempre per quanto riguarda gli interventi per l&#8217;efficienza energetica, i tempi a disposizione sono più lunghi per i condomini: il governo ha infatti garantito l&#8217;applicazione dell&#8217;ecobonus per i condomini fino alla fine di giugno 2014. Un anno di tempo dunque per mettere gli inquilini d&#8217;accordo e ultimare i lavori.</p>
<p>Fonte: Ansa, <a title="Vai all'articolo del Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/economia/13_giugno_02/dai-mobili-alle-finestre-come-ottenere-le-agevolazioni-fiscali-antonella-baccaro_2c64e89a-cb4b-11e2-8266-15b8d315b976.shtml" target="_blank">corriere.it</a>, il Sole 24 Ore</p>
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		</item>
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		<title>Terremoto in Iran: centinaia di morti e intere città rase al suolo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 13:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terremoti]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[Una violentissima scossa di terremoto ha devastato oggi l&#8217;Iran, provocando centinaia di morti. La scossa è avvenuta alle 15.14 locali (le 12,14 italiane): i sismografi hanno misurato un&#8217;intesità tra i 7,5 e gli 7,8 gradi della scala Richter e una profondità tra i 50 e 95 Km. Un terremoto spaventoso, se si considera che quello dell&#8217;Aquila [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una violentissima scossa di terremoto ha devastato oggi l&#8217;Iran</strong>, provocando centinaia di morti. La scossa è avvenuta alle 15.14 locali (le 12,14 italiane): i sismografi hanno misurato un&#8217;intesità tra i <strong>7,5 e gli 7,8 gradi della scala Richter</strong> e una <a href="http://tersiscio.blogspot.it/2013/04/terremoto-iran-pakistan.html"><strong>profondità tra i 50 e 95 Km</strong></a>.</p>
<p>Un terremoto spaventoso, se si considera che quello dell&#8217;Aquila è stato &#8220;soltanto&#8221; di 6,3 gradi (va ricordato che la scala Richter è logaritmica: un terremoto di magnitudo 7,0 è circa 30 volte più forte di uno di magnitudo 6,0).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4127" alt="foto sisma in iran - da al arabiya" src="http://www.pianeta.it/files/2013/04/AlArabia.jpg" width="460" height="325" /></p>
<h3>Epicentro</h3>
<p>L&#8217;epicentro in superficie è stato individuato nel <a href="https://maps.google.com/maps/ms?msid=206112517960874542554.0004da78697a6efe921b6&amp;msa=0">Sudest del Paese</a>, a circa 86 Km dalla città di Khash e a 80 Km a nord di Savaran, entrambe con oltre 50mila abitanti, in una zona rurale non lontana dal confine del Pakinstan.</p>
<h3>Gli effetti del terremoto in Iran</h3>
<p><strong>I morti accertati sono in questo momento 81</strong> (ore 15,37), ma il bilancio è sicuramente destinato a salire, tanto che le autorità iraniane parlano già di &#8220;<strong>centinaia di vittime</strong>&#8220;. Nella zona colpita, infatti, la maggior parte delle abitazioni è ancora costruita con mattoni e fango: secondo fonti iraniane citate dal <em>Guardian</em><strong> migliaia edifici sono crollati</strong> e ci sarebbero intere città rase al suolo, come la città di Hiduch, nel sudest dell&#8217;Iran.</p>
<p>Le scosse sono state avvertite in maniera chiara in tutto il medio oriente, da Dubai al Bahrein fino a Nuova Dehli, in India.</p>
<p>Per l&#8217;Iran si tratta della <strong>scossa di terremoto più violenta da 40 anni</strong> a questa parte.</p>
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		<title>Raccolta differenziata: Italia meglio della Francia. Bene il Nord, sorpresa Campania</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 16:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rifiuti - Smaltimento]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
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		<category><![CDATA[rifiuti solidi urbani]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[La raccolta differenziata in Italia sta crescendo, ed è alla pari rispetto alla media dei 27 Paesi dell&#8217;Unione Europea: ad affermarlo è un&#8217;indagine riferita al periodo 2001-2010 dell&#8217;EEA, l&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente. Il 36% dei rifiuti solidi urbani prodotti in Italia nel 2010 (ultimo dato disponibile) è stato riciclato con successo: la percentuale è più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La raccolta differenziata in Italia sta crescendo</strong>, ed è alla pari rispetto alla media dei 27 Paesi dell&#8217;Unione Europea: ad affermarlo è un&#8217;indagine riferita al periodo 2001-2010 dell&#8217;EEA, l&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente. Il 36% dei rifiuti solidi urbani prodotti in Italia nel 2010 (ultimo dato disponibile) è stato riciclato con successo:<strong> la percentuale è più che raddoppiata in dieci anni</strong>, se si considera che nel 2001 soltanto il 17% dei rifiuti veniva recuperato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-4118" alt="raccolta differenziata" src="http://www.pianeta.it/files/2013/03/raccolta-differenziata.jpg" width="589" height="409" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>A livello europeo la percentuale media si attesta sul 35%</strong>: i Paesi più virtuosi sono l&#8217;<strong>Austria</strong> (63%) la <strong>Germania</strong> (62%) il <strong>Belgio</strong> (58%) l&#8217;<strong>Olanda</strong> (51%) e la <strong>Svizzera</strong> (51%), mentre sono praticamente ancora ferme allo 0% le &#8216;new entries&#8217; dell&#8217;UE <strong>Romania</strong> e <strong>Bulgaria</strong>.</p>
<p>Il risultato dell&#8217;Italia ha un sapore dolce-amaro. Senza i Paesi dell&#8217;Est ad abbassare la media, l&#8217;Italia si ritroverebbe a rincorrere. E&#8217; vero anche però che rispetto agli altri maggiori Paesi europei, non ce la caviamo malaccio: il <strong>Regno Unito</strong> è poco sopra di noi al 39%, la <strong>Francia</strong> solo al 35%, la <strong>Spagna</strong> al 30%. Inoltre, l&#8217;Italia mostra un tasso di crescita annuale di tutto rispetto: dal 2001 al 2010 la percentuale di rifiuti riciclati sul totale prodotto è aumentata in media del 2% annuo. Il miglior risultato annuale si registra proprio nell&#8217;ultimo anno: tra il 2009 e il 2010 la raccolta differenziata ha fatto segnare un <strong>+6% sull&#8217;anno precedente</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Ciò fa ben sperare per quanto riguarda il raggiungimento dei target fissati dall&#8217;Europa: difatti <strong>entro il 2020</strong> tutti i Paesi membri dovranno raggiungere <strong>almeno il 50% di rifiuti solidi urbani riciclati</strong>. Secondo le proiezioni dell&#8217;EEA, mantenendo l&#8217;attuale tasso di crescita, l&#8217;Italia dovrebbe essere in grado di raggiungere il target con 1-3 anni di anticipo sulla deadline. Altrettanto non si potrebbe dire invece della Francia, che ha avuto un tasso di crescita più basso ed è chiamata a uno sforzo ulteriore se vuole rispettare gli impegni.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter  wp-image-4119" alt="Raccolta differenziata Italia 2010" src="http://www.pianeta.it/files/2013/03/Raccolta-differenziata-Italia-2010.jpg" width="634" height="384" /></p>
<p>Il rapporto EEA sull&#8217;Italia analizza anche la situazione regione per regione: nel 2010<strong> le regioni più virtuose erano</strong> il <strong>Veneto</strong> (59% di raccolta differenziata), il <strong>Trentino Alto Adige</strong> (58%) , il <strong>Piemonte</strong> (51%) e il <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (49%). Le regioni più indietro erano invece al Sud: <strong>maglia nera è la Sicilia</strong> (9%) preceduta di poco da <strong>Calabria</strong> (12%) <strong>Molise</strong> (13%) e <strong>Basilicata</strong> (14%). Una sorpresa arriva dall&#8217;andamento tra il 2008 e il 2010: le regioni che hanno incrementato di più la raccolta sono la <strong>Campania</strong> (+14% in due anni, raggiungendo un ottimo 32% nel 2010), le <strong>Marche</strong> (+13%, 39% nel 2010) e la <strong>Sardegna</strong> (+10%, 45% nel 2010), migliore regione del Sud.</p>
<p>Fonte: <a title="Vai al rapporto in inglese" href="http://www.eea.europa.eu/pressroom/newsreleases/highest-recycling-rates-in-austria?utm_source=EEASubscriptions&amp;utm_medium=RSSFeeds&amp;utm_campaign=Generic" target="_blank">EEA</a>. Il rapporto completo sull&#8217;Italia in lingua inglese è scaricabile a <a title="Scarica il documento in PDF" href="http://www.eea.europa.eu/publications/managing-municipal-solid-waste/italy-municipal-waste-management" target="_blank">questo indirizzo</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Risparmio energetico nei condomini, Legambiente propone il “modello inglese”</title>
		<link>http://www.pianeta.it/edilizia/risparmio-energetico/risparmio-energetico-nei-condomini-legambiente-propone-il-modello-inglese/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 17:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risparmio Energetico]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[condominio]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[risparmio energetico condomini]]></category>

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		<description><![CDATA[L'impresa anticipa i soldi e guadagna se riesce a far risparmiare sulla bolletta: l'associazione ambientalista chiede che si ribalti il sistema degli incentivi statali per il risparmio energetico. Un modo per coinvolgere i grandi condomini cittadini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Migliorare <strong>l&#8217;efficienza energetica dei condomini</strong> italiani si può, basta cambiare il meccanismo degli incentivi. Lo sostiene Legambiente, che ha rilanciato il modello inglese delle <strong>Energy Service Company</strong> (detto ESCo).</p>
<h3>Come funziona il modello ESCo</h3>
<p>Funziona così: <strong>l&#8217;impresa</strong> sostiene tutti i costi del miglioramento della classe energetica degli edifici <strong>senza essere pagata subito</strong>. Il committente continuerà a pagare la bolletta piena per alcuni anni, ma godrà di ambienti più salubri e vedrà incrementare il valore del proprio immobile. La differenza tra quello che l&#8217;edificio consumava prima e quello che consumerà dopo l&#8217;intervento sarà il guadagno dell&#8217;impresa, che quindi avrà<strong> un profitto maggiore quanto maggiore sarà il risparmio in bolletta</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-4109" alt="risparmio energetico condomini" src="http://www.pianeta.it/files/2013/03/risparmio-energetico-condomini.jpg" width="560" height="374" /></p>
<h3 style="text-align: left;">I limiti degli incentivi &#8220;all&#8217;italiana&#8221;</h3>
<p style="text-align: left;">Con l&#8217;attuale meccanismo di incentivi per le ristrutturazioni edili (il vecchio 36%) e per il risparmio energetico (il vecchio 55%) si sono fatti passi avanti decisivi negli ultimi anni, ma soltanto per quanto riguarda le abitazioni mono o bifamiliari: difatti, <strong>difficilmente gli attuali incentivi sono fruibili per i proprietari di unità abitative nei grandi condomini</strong>. Il problema è tanto più grave se si considera che proprio sull&#8217;efficienza energetica dei grandi condomini i margini di miglioramento sono enormi: con interventi piuttosto semplici e poco invasivi si può raggiungere un risparmio di circa <strong>il 50% sui consumi</strong> per riscaldamento e raffreddamento.</p>
<p>Il limite principale dell&#8217;attuale sistema di incentivi è che i soldi necessari per l&#8217;intervento sullo stabile devono essere interamente anticipati dai proprietari delle abitazioni: lo Stato infatti rimborsa, in forma di detrazioni fiscali,<a title="Vai al post" href="http://www.pianeta.it/edilizia/edilizia-sostenibile/il-bonus-ristrutturazioni-al-50-scade-a-fine-giugno-poi-si-torna-al-36/"> il 50% della spesa nei dieci anni successivi</a>. Però, quando si sta in condominio,<strong> è molto difficile che i vari proprietari abbiano contemporaneamente la possibilità di spendere</strong> i soldi che servono per finanziare i lavori. Inoltre, le diverse situazioni personali possono impedire ad alcuni dei condòmini di usufruire delle detrazioni: ad esempio, <strong>se qualcuno è disoccupato non può detrarre</strong>.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p><strong>Il modello delle ESCO ribalta invece l&#8217;onere del finanziamento</strong>, consentendo da un lato ai condomini di procedere ai lavori anche senza grandi disponibilità iniziali, e dall&#8217;altro alle imprese edili di moltiplicare i loro potenziali committenti. Ovviamente, lo Stato deve fare la sua parte, come fa notare anche Legambiente: servono<strong> incentivi modulati sulle esigenze delle imprese ESCO</strong> (e non più soltanto dei singoli privati) e serve soprattutto <strong>un Fondo di Garanzia</strong> cui le imprese possano attingere per coprire i costi iniziali.</p>
<p>Fonte: <a title="Vai alla notizia" href="http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/efficienza-energetica-edilizia-ecco-come-dimezzare-i-consumi-negli-edifici-cond" target="_blank">Legambiente</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il bonus ristrutturazioni al 50% scade a fine giugno, poi si torna al 36%</title>
		<link>http://www.pianeta.it/edilizia/edilizia-sostenibile/il-bonus-ristrutturazioni-al-50-scade-a-fine-giugno-poi-si-torna-al-36/</link>
		<comments>http://www.pianeta.it/edilizia/edilizia-sostenibile/il-bonus-ristrutturazioni-al-50-scade-a-fine-giugno-poi-si-torna-al-36/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 12:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edilizia Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi al 55%]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi ristrutturazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Risparmio Energetico]]></category>
		<category><![CDATA[ristrutturazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando scade il bonus fiscale per le ristrutturazioni edili? Il 30 giugno 2013, cioè tra circa tre mesi e mezzo. Dal 1 luglio 2013 l&#8217;aliquota scenderà di nuovo al 36%, come era un anno fa. Significa che chi vuole usufruire a pieno degli incentivi fiscali deve riuscire a pagare i lavori di ristrutturazione entro il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Quando scade il bonus fiscale per le <strong>ristrutturazioni edili</strong>?</h3>
<p><strong>Il 30 giugno 2013</strong>, cioè tra circa tre mesi e mezzo. Dal 1 luglio 2013 l&#8217;aliquota scenderà <strong>di nuovo al 36%</strong>, come era un anno fa. Significa che chi vuole usufruire a pieno degli incentivi fiscali deve riuscire a <strong>pagare i lavori di ristrutturazione entro il 30 giugno</strong>: fa fede infatti la data in cui vengono effettuati i bonifici bancari, unico mezzo di pagamento utile per riavere indietro i soldi.</p>
<div id="attachment_2624" class="wp-caption aligncenter" style="width: 359px"><img class="size-full wp-image-2624" alt="By visionet" src="http://www.pianeta.it/files/2010/11/cantiere.jpg" width="349" height="222" /><p class="wp-caption-text">By visionet</p></div>
<p>Questo è ciò che succederà, a meno di nuovi interventi legislativi, che sono comunque molto difficili in un momento di incertezza politica come questa. <strong>Il prolungamento degli incentivi al 50% è stati invocato</strong> a più riprese dalle organizzazioni dei costruttori e dei lavoratori dell&#8217;edilizia, che hanno fatto notare come, in un momento difficilissimo per il settore edile, le ristrutturazioni siano state l&#8217;unica voce che ha tenuto e che anzi è cresciuta nel fatturato, proprio grazie alla spinta delle detrazioni. Per ora però la politica non ha dato risposta.</p>
<p>Con il meccanismo attuale, <strong>lo stato rimborsa come credito d&#8217;imposta in 10 anni il 50% delle spese sostenute</strong> per le ristrutturazioni edili, con un <strong>massimale di 96mila euro</strong>. Spese come interventi strutturali sugli edifici, rifacimento delle finiture e degli impianti sono in pratica rimborsati per la metà dallo stato, a patto che il contribuente abbia una congrua &#8220;capacità fiscale&#8221;: a seconda di quanto guadagna, infatti, il contribuente ha un massimale annuo di detrazioni. Chi guadagna di più può scaricare di più.</p>
<p>Inoltre, a partire da luglio anche<strong> le detrazioni per il risparmio energetico saranno accorpate nella legislazione per le ristrutturazioni</strong>. Quella che fino al 2012 era la detrazione al 55% per interventi come la sostituzione della caldaia o il montaggio di pannelli solari sul tetto, che a gennaio 2013 è già scesa al 50%, potrebbe dal primo luglio <strong>scendere ulteriormente al 36%</strong>, con un gravissimo danno alle prospettive italiane di riqualificazione energetica, oltre che alle tasche dei cittadini.</p>
<h3>Che fare?</h3>
<p>Non resta che attendere gli sviluppi della situazione politica, nella speranza che ne esca fuori un governo in grado di intervenire efficacemente anche sulle questioni ambientali. Nel frattempo però, per coloro che stanno facendo o stanno per fare ristrutturazioni edili,<strong> il consiglio è: affrettatevi!</strong></p>
<p>Fonte: <a title="Vai all'articolo" href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-15/bonus-ristrutturazioni-sino-giugno-211757.shtml?uuid=AbCpOzsF" target="_blank">il Sole 24 Ore</a></p>
<p><strong>AGGIORNAMENTO 3 GIUGNO 2013: IL BONUS E&#8217; STATO PROLUNGATO. LEGGI IL POST <a title="Vai al post" href="http://www.pianeta.it/edilizia/edilizia-sostenibile/incentivi_ristrutturazioni_ecobonus_cosa_cambia_da_luglio/" target="_blank">QUI</a></strong></p>
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		<title>Pannelli fotovoltaici colorati, il futuro è alle finestre</title>
		<link>http://www.pianeta.it/energia/fotovoltaico-e-solare/pannelli-fotovoltaici-colorati-il-futuro-e-alle-finestre/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 15:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotovoltaico e Solare]]></category>
		<category><![CDATA[Oxford]]></category>
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		<category><![CDATA[pannelli fotovoltaici colorati]]></category>
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		<description><![CDATA[Il futuro dei pannelli fotovoltaici è colorato ed è&#8230; alle finestre. Perderemo presto l&#8217;abitudine di vedere i pannelli di silicio coprire i tetti delle nostre case e ci abitueremo a un tocco di colore alle nostre finestre. Non si tratta di una semplice idea, ma di un&#8217;invenzione già tradotta in realtà, in particolare dai team [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il futuro dei pannelli fotovoltaici è colorato ed è&#8230; alle finestre. Perderemo presto l&#8217;abitudine di vedere i pannelli di silicio coprire i tetti delle nostre case e ci abitueremo a <strong>un tocco di colore alle nostre finestre</strong>. Non si tratta di una semplice idea, ma di un&#8217;invenzione già tradotta in realtà, in particolare dai team di ricerca di due prestigiose università, la University of California (UCLA) e la Oxford University.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3901" alt="pannelli solari trasparenti" src="http://www.pianeta.it/files/2012/08/pannelli-solari-trasparenti.jpg" width="580" height="400" />Del progetto californiano avevamo già parlato in <a title="Vai al post" href="http://www.pianeta.it/energia/fotovoltaico-e-solare/pannelli-fotovoltaici-trasparenti-la-rivoluzione-arriva-dalla-california/">un precedente post</a>: gli scienziati di Los Angeles stanno perfezionando un <strong>polimero organico semi-trasparente</strong> applicabile con uno spray ai vetri già esistenti, in grado di assorbire soltanto i raggi infrarossi e di lasciar passare le altre frequenze di raggi luminosi. In  questo modo il vetro, pur rimanendo quasi del tutto trasparente, può fare le veci di un pannello solare. I ricercatori stanno cercando di migliorare l&#8217;efficienza del sistema, che finora dicono essere intorno al 6%, contro il 11-12% dei pannelli tradizionali in silicio.</p>
<p>La seconda ricerca è condotta invece dall&#8217;<a title="Vai al sito della Oxford Photovoltaics" href="http://www.oxfordpv.com/index.html" target="_blank">Oxford Photovoltaics</a>, un&#8217;appendice dell&#8217;Università di Oxford che si occupa proprio della ricerca sulle celle fotovoltaiche di nuova generazione. In questo caso, i ricercatori hanno preferito puntare sui <strong>vetri colorati</strong>: ciò consente di mantenere <strong>sufficientemente alta l&#8217;efficienza</strong>, addirittura intorno a un ottimo 11%, con l&#8217;obiettivo di arrivare in pochi anni fino al 20%. Anche <strong>i costi</strong> della nuova tecnologia dovrebbero essere <strong>estremamente competitivi</strong>: un vetro colorato fotovoltaico potrebbe costare soltanto il 10-15% in più di un vetro trasparente normale.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4097" alt="OxfordPHOTO" src="http://www.pianeta.it/files/2013/03/OxfordPHOTO.jpg" width="640" height="300" />Le due tecnlogie hanno vantaggi indiscutibili rispetto ai pannelli tradizionali. In primo luogo, i nuovi <strong>materiali sono organici</strong>,<strong> largamente disponibili, non inquinanti né difficili da smaltire</strong>. Inoltre hanno un processo di costruzione molto più agile, senza bisogno di forni ad alta temperatura. Infine, i vetri colorati sono istallabili semplicemente sulle finestre degli edifici già esistenti, mentre i pannelli di silicio sono opachi e pesanti e possono essere montati soltanto sui tetti. Una volta entrati in commercio, i pannelli fotovoltaici di nuova generazione potrebbero davvero rivoluzionare il concetto di edilizia sostenibile, soprattutto perché sarebbero<strong> perfettamente integrabili con gli edifici già esistenti</strong>.</p>
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		<title>Cappotto termico: 10 consigli pratici per fare la scelta giusta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[Risparmio Energetico]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cappotto termico è un&#8217;ottima soluzione per il risparmio energetico degli edifici, ma soltanto se è progettato e istallato correttamente. Difatti, il risparmio in bolletta per il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti dipende dalla qualità del lavoro di ristrutturazione effettuato sull&#8217;edificio. Per i proprietari di casa che intendono istallare un cappotto termico abbiamo preparato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il cappotto termico è un&#8217;ottima soluzione per il risparmio energetico degli edifici, ma soltanto se è progettato e istallato correttamente. Difatti, il risparmio in bolletta per il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti dipende dalla qualità del lavoro di ristrutturazione effettuato sull&#8217;edificio. Per i proprietari di casa che intendono istallare<a title="Vai al post precedente sul cappotto termico" href="http://www.pianeta.it/edilizia/risparmio-energetico/cappotto-termico-un-investimento-che-rientra-in-4-6-anni/"> un cappotto termico</a> abbiamo preparato <strong>un piccolo vademecum</strong>: dieci semplici consigli per cominciare con il piede giusto e per evitare qualche errore comune.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-4087" alt="cappottotermico1" src="http://www.pianeta.it/files/2013/02/cappottotermico1.jpg" width="448" height="404" /></p>
<h3>1. Consultare un tecnico</h3>
<p>Il primo passo è <strong>consultare un tecnico</strong>, geometra o architetto, specializzato nel risparmio energetico. Il risparmio energetico è una materia complessa, che richiede un alto grado di specializzazione: è meglio rivolgersi a una persona o a uno studio che fa principalmente questo specifico lavoro. Lui si occuperà anche di darvi le indicazioni su come ottenere le agevolazioni fiscali al 50% per il risparmio energetico e di preparare i documenti.</p>
<h3>2. Valutare più di un preventivo</h3>
<p>Il tipo di intervento da effettuare sull&#8217;edificio varia a seconda delle condizioni specifiche: la classe energetica precedente, il clima del luogo, l&#8217;esposizione alle intemperie e ovviamente la disponibilità economica. Prima di commissionare i lavori, <strong>valutare attentamente più di un preventivo</strong>: ciò vi darà la possibilità non soltanto di scegliere l&#8217;offerta migliore, ma anche di mettere a confronto le diverse proposte di intervento, e magari di prendere il meglio da ciascuna.</p>
<h3>3. Scegliere l&#8217;azienda edile</h3>
<p><strong>La scelta della azienda edile</strong> responsabile dei lavori è ovviamente la fase più importante e delicata. Anche in questo caso, è preferibile scegliere qualcuno che sia altamente specializzato sulle ristrutturazioni edili e sul risparmio energetico. Il vostro tecnico di riferimento potrà aiutarvi nella scelta.</p>
<h3>4. Essere sempre molto presenti in ogni fase del progetto.</h3>
<p>L&#8217;errore che molti proprietari di casa fanno al momento di ristrutturare è quello di dare tutto in mano ai tecnici senza più interessarsene fino alla fine dei lavori. Al di là della professionalità di chi lavora, <strong>la presenza interessata del committente</strong>, sia in fase di progettazione che di realizzazione, è una garanzia ulteriore di efficienza. Fate domande, osservazioni e critiche liberamente, e pretendete di avere l&#8217;ultima parola.</p>
<h3>5. Scattare un&#8217;immagine termografica</h3>
<p>Prima di progettare il cappotto, è importante avere un&#8217;idea precisa di come si comporta il nostro edificio termicamente. Il modo migliore è far scattare <strong>una immagine termografica</strong>, che evidenzierà quali sono i ponti di calore, cioè le porzioni dell&#8217;edificio attraverso le quali lo scambio di calore avviene più rapidamente. Molte ditte specializzate in risparmio energetico usano questo strumento con successo.<img class="aligncenter size-full wp-image-4088" alt="Immagine termografica" src="http://www.pianeta.it/files/2013/02/Immagine-termografica.jpg" width="557" height="228" /></p>
<h3>6. Cappotto termico  interno o esterno?</h3>
<p>Una delle prime decisioni da prendere sarà se porre il cappotto <strong>sul muro interno o esterno</strong> dell&#8217;abitazione. In linea teorica, è sempre preferibile ricoprire interamente la parete esterna, per avere effetti più consistenti, ma non sempre è possibile. Ad esempio, nei condomìni è spesso difficile mettere d&#8217;accordo tutti i proprietari delle unità abitative su una spesa consistente. In tal caso, si può optare per il cappotto sulla parete interna, che è meno efficace ma ha anche costi ridotti.</p>
<h3>7. Non tutti i materiali sono uguali.</h3>
<p>Poi bisognerà <strong>scegliere i materiali per l&#8217;isolamento</strong>: a questo in genere pensa l&#8217;azienda, che avrà i suoi fornitori di riferimento. Ricordate però che non tutti i materiali sono equivalenti: ciascun materiale ha un diverso coefficiente di <a title="Vai a Wikipedia/ConducibilitàTermica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conducibilit%C3%A0_termica" target="_blank">conducibilità termica</a>, più è basso, più il cappotto funzionerà bene. Inoltre è importantissimo lo spessore: un ottimo materiale con uno spessore molto basso è peggio di un cappotto scadente molto molto spesso. Anche in questo caso, consultate il geometra per avere un parere terzo.</p>
<h3>8. Posa dei pannelli senza soluzioni di continuità</h3>
<p><strong>La posa dei pannelli</strong> ha un ruolo essenziale: un cappotto fatto con materiali straordinari ma posato male può avere efficacia pari a zero. E&#8217; importante in particolare che i pannelli siano posati <strong>senza soluzioni di continuità</strong>: anche un sottile strato di malta tra un pannello e un altro può inficiare l&#8217;intero effetto isolante. E&#8217; importante che i pannelli siano <strong>incollati alla parete e contestualmente fissati con dei tasselli</strong>: mettere i tasselli in un secondo momento non va bene, perché può provocare distacchi dalla parete. Inoltre, i pannelli devono<strong> coprire anche le imbotti</strong>, cioè le superfici interne delle finestre. Discutete di questi dettagli con il tecnico e con i responsabili dei lavori.</p>
<h3>9. Pretendete una garanzia sulla tenuta di ALMENO 5 anni</h3>
<p>Pretendete dalla ditta esecutrice <strong>una garanzia sulla tenuta del cappotto termico</strong>: le intemperie possono mettere alla prova i rivestimenti, soprattutto se non sono stati montati e fissati correttamente. La durata della garanzia va concordata: non accontentatevi di meno di 5 anni.</p>
<h3>10. Bonifico per accedere alle agevolazioni fiscali</h3>
<p>Effettuate tutti i pagamenti tramite <strong>bonifico bancario</strong>, specificando la causale risparmio energetico. Ciò è indispensabile perché soltanto le somme pagate attraverso bonifico possono essere detratte al 50% dalle dichiarazioni dei redditi degli anni seguenti. Ricordate che il cappotto termico è conveniente soprattutto perché metà ve lo paga lo stato!</p>
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		<title>Greenpeace “ripulisce” gli angeli di Victoria’s Secret</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 17:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Adidas]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dicono che puoi scoprire quale colore andrà di moda l&#8217;anno prossimo guardando il colore dei fiumi in Messico e in Cina&#8220;. Dopo l&#8217;italiana Benetton, la campagna di Greenpeace Detox Fashion fa un&#8217;altra &#8220;vittima&#8221; illustre: si tratta di Victoria&#8217;s Secret. Limited Brands, proprietaria del noto marchio di abbigliamento intimo femminile, oltre che di altri marchi importanti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dicono che puoi scoprire quale colore andrà di moda l&#8217;anno prossimo guardando<strong> il colore dei fiumi in Messico e in Cina</strong>&#8220;. Dopo l&#8217;italiana Benetton, <strong>la campagna di Greenpeace <a title="Vai alla pagina ufficiale della campagna" href="http://www.greenpeace.org/international/en/campaigns/toxics/detox/" target="_blank">Detox Fashion</a></strong> fa un&#8217;altra &#8220;vittima&#8221; illustre: si tratta di <strong>Victoria&#8217;s Secret</strong>. Limited Brands, proprietaria del noto marchio di abbigliamento intimo femminile, oltre che di altri marchi importanti come Pink e LaSenza, ha infatti annunciato di voler<strong> eliminare dalla sua catena produttiva i prodotti chimici altamente tossici</strong> entro il 2020. Inoltre, Limited Brands si è impegnata ad eliminare completamente i pericolosi <a title="Vai alla pagina di Wikipedia sugli Ftalati" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ftalati" target="_blank">ftalati</a> dai propri prodotti entro giugno di quest&#8217;anno, stipulando contratti con fornitori che garantiscano l&#8217;uso di materiali più sicuri.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4079" alt="Victorias" src="http://www.pianeta.it/files/2013/01/Victorias.jpg" width="600" height="393" /></p>
<p>La campagna di Greenpeace sta avendo un ottimo successo: in meno di due anni ha già fatto capitolare quattordici tra le maggiori compagnie internazionali di abbigliamento, tra le quali colossi come <strong>Nike, Adidas, H&amp;M, Levi&#8217;s e Zara</strong>. A ciascuna di esse, Greenpeace ha dedicato mirate iniziative di sensibilizzazione, dai flash mob ai video, dalle raccolte firme al lobbing. Ad esempio, per la Nike e l&#8217;Adidas Greenpeace aveva organizzato <strong><a title="Vai al video" href="http://www.youtube.com/watch?v=5NcP2XBAD_M&amp;feature=player_embedded" target="_blank">uno striptease simultaneo</a> </strong>in 29 città di 10 diversi Paesi, cui avevano partecipato circa 600 persone.</p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/5NcP2XBAD_M?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Victoria&#8217;s Secret è invece uno dei bersagli, insieme a Zara, CK, Giorgio Armani e altre multinazionali dell&#8217;abbigliamento, dello <strong>strepitoso trailer d&#8217;animazione apocalittico</strong> che vi abbiamo postato qui sotto. Ovviamente, quelli delle multinazionali per ora sono soltanto impegni, ma Greenpeace promette di controllare che siano tradotti in azioni concrete.</p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/XxFWo4sCzCs?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<item>
		<title>Il PD rottama Legambiente, in lista solo Realacci</title>
		<link>http://www.pianeta.it/pianeta-news/il-pd-rottama-legambiente-in-lista-solo-realacci/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 12:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pianeta News]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Ermete Realacci]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo qualche peripezia di troppo, il Partito Democratico ha pubblicato le liste dei candidati alle prossime elezioni politiche. Tra le tante polemiche scoppiate in questi giorni (dalle candidature &#8220;impresentabili&#8221; a quelle risicate dei socialisti) spicca anche un altro fronte: quello ambientalista. Come molti temevano, i parlamentari ambientalisti uscenti in larga parte non sono stati confermati. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo qualche peripezia di troppo, il Partito Democratico ha pubblicato le liste dei candidati alle prossime elezioni politiche. Tra le tante polemiche scoppiate in questi giorni (dalle candidature &#8220;impresentabili&#8221; a quelle risicate dei socialisti) spicca anche un altro fronte: quello ambientalista. Come molti temevano, <strong>i parlamentari ambientalisti uscenti in larga parte non sono stati confermati</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4063" alt="PDvsLegambiente" src="http://www.pianeta.it/files/2013/01/PDvsLegambiente.jpg" width="268" height="106" />La questione riguarda in particolare tre personalità di spicco legate a Legambiente, la più importante e influente associazione ambientalista italiana. Si tratta di <strong>Ermete Realacci</strong>, Presidente di Legambiente dal 1987 al 2003 e oggi Presidente Onorario, <strong>Roberto Della Seta</strong>, presidente nazionale di Legambiente dal 2003 al 2007, e<strong> Francesco Ferrante</strong>, direttore generale di Legambiente dal 1995 al 2007. Dei tre,<strong> soltanto Realacci ha ottenuto la ricandidatura</strong>: è il 13° in lista nella circoscrizione Lombardia II&#8230; Non esattamente una testa di serie.</p>
<p><strong>Della Seta e Ferrante, invece, sono rimasti fuori dalle liste</strong>. Ferrante era in Parlamento dal 2006, mentre Della Seta ha completato una sola legislatura: difficile associare la loro dipartita alla rottamazione per motivi di lunga permanenza in Parlamento. D&#8217;altra parte, i due ambientalisti hanno deciso di non candidarsi alle primarie per i parlamentari, probabilmente perché non avevano un nome (come Bindi e Finocchiaro) o un radicamento territoriale abbastanza forte da prevalere, e hanno puntato sul listino del segretario.</p>
<p>L&#8217;idea che i due potessero essere esclusi era in realtà già nell&#8217;aria: il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e altre 200 personalità ambientaliste italiane hanno scritto il 4 gennaio scorso <a title="Vai alla lettera" href="http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/ambientalisti-e-personalita-della-societa-civile-scrivono-pier-luigi-bersani" target="_blank">una lettera aperta</a> a Bersani per chiedere di &#8220;<strong>confermare la rappresentanza ambientalista e allargarla</strong>&#8220;, a partire dalla riconferma di Realacci, Della Seta e Ferrante. Nel listino di Bersani, però, è finito soltanto Realacci.</p>
<p><strong>La frattura tra il PD e Legambiente rischia di costare cara ad entramb</strong>i. Da un lato, il PD perde incisività su un tema importante come la green economy, lasciandolo appannaggio dell&#8217;alleato SeL, del MoVimento 5 Stelle e di Rivoluzione Civile. Dall&#8217;altro, Legambiente perde quasi interamente il suo legame diretto con il Parlamento.</p>
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		<title>Clima: Conferenza di Doha, non chiamatelo accordo</title>
		<link>http://www.pianeta.it/territorio/clima/clima-conferenza-di-doha-non-chiamatelo-accordo/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 16:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Climate Change]]></category>
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		<description><![CDATA[La Conferenza di Doha sui cambiamenti climatici era destinata a fallire fin dall&#8217;inizio, e purtroppo non ha regalato sorprese. I tre argomenti di discussione sul tavolo sono stati abilmente elusi, rimandati o schivati, a seconda della convenienza. Vediamoli in dettaglio. GLI OBIETTIVI DELLA VIGILIA Gli Stati si dovevano accordare su tre questioni: 1) Il rinnovo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Conferenza di Doha</strong> sui cambiamenti climatici era <a title="Vai al post" href="http://www.pianeta.it/territorio/clima/conferenza-di-doha-tre-gli-obiettivi-poche-le-speranze/" target="_blank">destinata a fallire</a> fin dall&#8217;inizio, e purtroppo<strong> non ha regalato sorprese</strong>. I tre argomenti di discussione sul tavolo sono stati abilmente elusi, rimandati o schivati, a seconda della convenienza. Vediamoli in dettaglio.</p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-4047" title="Day 13 of COP18/CMP8 Doha, Qatar. December 8," src="http://www.pianeta.it/files/2012/12/qatar.jpg" alt="" width="610" height="310" /></strong></p>
<p><strong>GLI OBIETTIVI DELLA VIGILIA</strong><br />
Gli Stati si dovevano accordare su tre questioni:<br />
1) <strong>Il rinnovo del protocollo di Kyoto nel periodo 2013-2020</strong><br />
2) <strong>Un accordo vincolante</strong> sulle emissioni per tutti gli Stati a partire dal 2020<br />
3) Il reperimento dei finanziamenti internazionali per <strong>il Green Climate Fund</strong>, il fondo per la transizione tecnologica dei paesi di ultima industrializzazione</p>
<p><strong>I RISULTATI</strong><br />
1) Il protocollo di Kyoto è stato prolungato da Unione Europea, Svizzera, Norvegia e Australia. <strong>Non lo firmeranno invece Canada, Russia e Giappone</strong>, che alla vigilia erano dati per incerti e che non si sono mossi dalle loro posizioni. Da questo punto di vista, <strong>l&#8217;accordo (se così si può chiamare) è una delusione</strong>: più che un Kyoto 2, come è stato erroneamente battezzato, avrà il valore di<strong> una carta di intenti unilaterale</strong>, firmata soltanto da quegli stati che già stanno facendo sforzi per ridurre le emissioni (soprattutto l&#8217;Europa), senza alzare l&#8217;asticella neanche di un centimetro.<br />
2) Sul fronte più impegnativo, quello del trattato globale sul limite alle emissioni, <strong>non si segnalano passi avanti</strong>. Gli Stati hanno concordato sulla tempistica, accordo da sottoscrivere entro il 2015 e vincolante dal 2020, ma non sono ancora entrati nel merito.<br />
3) Il <strong>Green Climate Fund ha fatto qualche passo avanti</strong>: è stato stabilito che avrà sede in Corea, che inizierà la sua attività nella seconda metà del 2013 e che quindi <strong>nel 2014 saranno erogati i primi finanziamenti</strong>. Inoltre, i Paesi sviluppati si sono impegnati a mantenere almeno il livello di impegno economico profuso per il Fast Start Fund. L&#8217;Unione Europea, che ne è già il maggiore contribuente, si è impegnata a trovare altri 6 miliardi di dollari (che si aggiungono ai 7,2 già reperiti): <strong>il continuo impegno del Vecchi Continente è forse l&#8217;unica buona notizia</strong> che ci arriva dal Qatar. Tuttavia non basta: il fondo deve arrivare a 100 miliardi entro il 2020, obiettivo impossibile senza l&#8217;impegno degli altri Stati sviluppati, USA in primis, che finora non c&#8217;è stato. L&#8217;appuntamento ora è fissato per l&#8217;anno prossimo, a Varsavia, per la diciannovesima conferenza delle parti.</p>
<p>Fonti: <a title="Vai alla pagina ufficiale" href="http://www.cop18.qa/news/singlestory.aspx?id=297" target="_blank">I risultati della Conferenza di Doha</a></p>
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