<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719</atom:id><lastBuildDate>Mon, 02 Feb 2026 20:39:01 +0000</lastBuildDate><category>racconti</category><category>poesie</category><category>vita</category><category>donne</category><category>uomini</category><category>città</category><category>cucina</category><category>notte</category><category>parole</category><category>Pescara</category><category>alieni</category><category>autobiografico</category><category>dialoghi</category><category>disegni</category><category>domande</category><category>letture</category><category>libri</category><category>sentimenti</category><category>sesso</category><category>vecchiaia</category><category>Natale</category><category>adolescenza</category><category>attesa</category><category>bellezza</category><category>bruciare</category><category>buio</category><category>calcio</category><category>contest</category><category>creazione</category><category>credere</category><category>distanze</category><category>e-book</category><category>fretta</category><category>fuga</category><category>fuochi</category><category>illustrazioni</category><category>incompleti</category><category>isola</category><category>lavoro</category><category>libertà</category><category>locandina</category><category>messaggio</category><category>murales</category><category>musica</category><category>noi</category><category>offerta</category><category>paure</category><category>personaggi</category><category>pioggia</category><category>pubblicità</category><category>respiro</category><category>sbronza</category><category>scrittura</category><category>segnali</category><category>sogni</category><category>sospetti</category><category>stella</category><category>storie</category><category>strade</category><category>tatuaggi</category><category>toilet</category><category>ucronia</category><category>vampiri</category><category>vino</category><category>zodiaco</category><title>pensieri smarriti per strada e ritrovati nell&#39;etere</title><description>Anche le parole vagano nel buio, cercano spazi in cui accendere una luce. Infinite parole nascoste da pensieri inespressi si rifugiano nell&#39;immensità dei sogni. Anche le parole vagano nel cielo, cercano silenzi dove essere ascoltate.</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Splashboom)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>66</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-7106452547980823440</guid><pubDate>Fri, 28 Aug 2015 12:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-08-28T14:32:15.815+02:00</atom:updated><title>Olimpiadi Letterarie 2015</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi44PKAoLjYBhcEAMOlnpTuyQZxXqkVgeyneVquZAtIvyaF9pltLq-bUqowEoPK9VOwdH-w3opsXcjc88yzPql4KvkNDuxjBm4BepckeMQ62Tm315Vika8lT42ugdrYw83CUhtu68cDoQY/s1600/OL16.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; &gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi44PKAoLjYBhcEAMOlnpTuyQZxXqkVgeyneVquZAtIvyaF9pltLq-bUqowEoPK9VOwdH-w3opsXcjc88yzPql4KvkNDuxjBm4BepckeMQ62Tm315Vika8lT42ugdrYw83CUhtu68cDoQY/s640/OL16.png&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;

&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2015/08/olimpiadi-letterarie-2015.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi44PKAoLjYBhcEAMOlnpTuyQZxXqkVgeyneVquZAtIvyaF9pltLq-bUqowEoPK9VOwdH-w3opsXcjc88yzPql4KvkNDuxjBm4BepckeMQ62Tm315Vika8lT42ugdrYw83CUhtu68cDoQY/s72-c/OL16.png" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-4728607542856862699</guid><pubDate>Thu, 18 Jun 2015 21:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-06-19T12:07:34.813+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">murales</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pescara</category><title>Tra i murales della città</title><description>&lt;i&gt;Questo articolo è stato scritto quindici anni fa, in un periodo in cui stavo prendendo informazioni in merito ai murales di Pescara, città in cui vivevo in quel periodo. Per quanto datato, non credo da allora sia cambiato molto quindi, visto che è rimasto inedito, lo sfrutto per aggiornare il blog. Le foto invece sono recenti e risalgono al 15 marzo 2015&lt;/i&gt;&lt;br&gt;

&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh7Xfq3gCcj4AT_4dC2bjLUwWwI_-3GINVfyoixesjnjWBK4__C4I5Dupys8Pb8K8B8NI246qzX2nH4EkwyM2JoOlBIv6LJrfiVsxokrPuo9jLYmkbu-QuuDuEmToi_ySLMLAXgUMUr4rE/s1600/murales5-PE.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh7Xfq3gCcj4AT_4dC2bjLUwWwI_-3GINVfyoixesjnjWBK4__C4I5Dupys8Pb8K8B8NI246qzX2nH4EkwyM2JoOlBIv6LJrfiVsxokrPuo9jLYmkbu-QuuDuEmToi_ySLMLAXgUMUr4rE/s400/murales5-PE.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.30em;&quot;&gt;
Se ne vedono di tutti i colori, possono essere originali, strani,intriganti, vivaci ed incomprensibili oppure brutti, irritanti, inutili, stupidi e spesso illegali: stiamo parlando dei murales, i disegni e le scritte sui muri che campeggiano ovunque, dalle zone di periferia, vicino le scuole o le linee ferroviarie, ai piedi dei ponti autostradali, tra le saracinesche delle edicole e dei negozi oppure lungo le staccionate dei cantieri in corso, a Pescara come in qualunque altra città. Come cittadini ci stiamo abituando allo loro presenza e cominciamo ad accettarli seppure con riluttanza; come proprietari di edifici bersagliati dalle bombolette spray li tolleriamo molto meno. Con l’arte muraria, sempre che di arte si tratti, e con gli atti vandalici compiuti dai teenager che ad essa si ispirano, devono fare i conti tutte le amministrazioni locali, che si vedono costrette a spendere soldi per riparare i danni e ripulire i muri. Problema che hanno in comune con le ferrovie, la cui spesa per ripulire le fiancate esterne di un treno si aggira intorno ai duemila euro. Le FS tuttavia hanno trovato una soluzione applicando ai vagoni una speciale pellicola adesiva che impedisce alle vernici di attaccare in maniera definitiva e può essere quindi rimossa con le normali procedure di pulizia treni. Per le amministrazioni, compresa quella del Comune di Pescara, il problema invece resta.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Come cittadini siamo abituati a prendercela contro chiunque “macchi” le pareti esterne degli edifici, senza fare distinzioni di sorta. Cosa che invece sarebbe opportuna dal momento che gli autori di tali scempi possono dividersi in quattro categorie ben distinte: &lt;br&gt;&lt;b&gt;I teenager,&lt;/b&gt; studenti che esternano così le loro riflessioni ed i loro amori, che considerano scrivere su muri e monumenti poco più di una bravata;&lt;br&gt;&lt;b&gt;I ribelli&lt;/b&gt;, giovani con l’intento di compiere veri e propri atti di ribellione in sfregio alla società, oltre alle proprie firme e alle frasi di protesta esternano sui muri le proprie ideologie politiche;&lt;br&gt;&lt;b&gt;I toys,&lt;/b&gt; ragazzi che vorrebbero ispirarsi all’arte dei graffiti writing, cioè realizzare scritte e disegni sui muri particolarmente elaborati ma sono ancora inesperti, motivo per cui realizzano opere modeste; ed infine ci sono&lt;br&gt;&lt;b&gt;I writers,&lt;/b&gt; artisti al limite della legalità, che del realizzare scritti e disegni sui muri ne hanno fatto una filosofia di vita. Spesso a loro vengono addebitate anche le colpe delle altre categorie. Il termine writers deriva dall’inglese, vuol dire scrittori. Quelli che a noi possono sembrare soltanto disegni incomprensibili sono vere e proprie scritte, le cui lettere vengono modificate a dismisura. In genere queste scritte riportano solo gli pseudonimi degli autori, i nomi degli amici o del proprio gruppo, parole inesistenti, auguri, saluti e molto più di rado vere e proprie frasi. Nello specifico si preferisce scriverle in inglese piuttosto che in italiano.&lt;br&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;

A PESCARA le zone dove i writers e i loro emuli agiscono di preferenza sono lo Scalo Merci della stazione di Portauova, altri li troviamo dalle parti dell’Auditorium Flaiano, altri ancora nella zona di San Silvestro, vicino l’uscita dell’asse attrezzato. Tra le scritte possiamo leggere parole come Pako, Samu, Tmf, Pipers, Zaid, limitandoci alle più comprensibili.
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgZYkgC-MvHFcVbzI45kLec1GsCGvKI6MfcV3_9tROxsNtX2T19rRt4V2Rh6BsEcn6rIl3ZJJ2wXRoZZfy3E_7otWNtmiXMovLwyDSSmjwWLleTBQwSf8xIhcbtVe9YlgY6mpRoFYoXXSw/s1600/murales3a-PE.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgZYkgC-MvHFcVbzI45kLec1GsCGvKI6MfcV3_9tROxsNtX2T19rRt4V2Rh6BsEcn6rIl3ZJJ2wXRoZZfy3E_7otWNtmiXMovLwyDSSmjwWLleTBQwSf8xIhcbtVe9YlgY6mpRoFYoXXSw/s400/murales3a-PE.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

In queste zone si trovano i graffiti i più riusciti, tuttavia bisogna ammettere che in città a prevalere sono sopratutto le opere dei toys, ovvero degli inesperti o poco dotati. Gente che bombarda la città con i propri segni apponendoli dappertutto, portoni, saracinesche, muri di edifici pubblici come di quelli privati, zone invalicabili per legge ed addirittura i monumenti. Ma chi agisce così finisce col perdere la stima degli stessi writers.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

I quali si divideranno pure tra chi non fa distinzione tra i muri su cui effettuare le proprie opere, e quelli che preferiscono evitare gli edifici di proprietà privata, ma nessun  writer che si rispetti tocca un monumento, una statua od un edificio storico. Chi lo fa è gente che diffama una categoria a cui non appartiene.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Perché i graffitari non rispetteranno la legge ma hanno codici interni di comportamento, uno dei quali è proprio non imbrattare le opere d’arte. Si considerano artisti che creano capolavori, o almeno provano a farlo, e non distruggono né rovinano i capolavori altrui. In pratica considerano una chiesa od una statua il lavoro di un collega. Per lo stesso motivo non fanno crossing, cioè cancellare il murales di un altro per creare il proprio o sovrastarlo di scritte. Mentre se si guarda nella zona parcheggi lungofiume adiacente Corso Manthonè sono numerosissimi i graffiti, anche i più riusciti, rovinati da altri.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Un modo stupido per dare ragione a tutti coloro che ritengono i writers dei vandali che rovinano la città ed imbrattano i muri.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

&lt;center&gt;&lt;b&gt;CHI SONO&lt;/b&gt;&lt;/center&gt;&lt;br&gt; Da uno studio della facoltà di Criminologia dell’Università di Roma deriva che gli autori di questi graffiti sono ragazzi giovani se non giovanissimi, con propensioni artistiche ed un buon livello economico culturale, non vogliono mandare messaggi di alcun tipo, non hanno problemi familiari e non si sentono degli emarginati, anzi hanno una autostima molto alta; mentre disegnano provano soprattutto adrenalina, stato di allerta e passione per ciò che stanno facendo. Ma il campione su cui sono state effettuate le indagini era al 96% residente a Roma.&lt;br&gt;

In Italia quello del graffiti-writing è un fenomeno relativamente giovane e che non ha quindi ancora raggiunto una precisa identità.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ed infatti a Pescara, rispetto a Roma, le cose vanno in modo simile ma non identico.&lt;br&gt;

Anche qui, i ragazzi hanno una istruzione medio alta, molti sono studenti di architettura, agiscono in gruppo ma anche soli, conoscono a malapena il gergo dei graffitari, producono i loro lavori con l’unico intento di sfogare la loro creatività, le crew non si conoscono tra loro e mediamente spendono sui venticinque euro di bombolette spray per un murales ben fatto. Se agiscono in zone dimesse e vengono notati dai tutori dell’ordine sembra che questi si limitino ad una ramanzina. Altra cosa sarebbe se vengono beccati a danneggiare proprietà private ma anche pubbliche come le scuole, edifici storici o monumenti ma come già spiegato quelli sono gesti compiuti da toys, vandali o adolescenti che riempiono i muri con dichiarazioni d’amore o d’altro tipo, date e firme, al limite frasi poetiche ma senza nessuna velleità artistica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Oggi c’è chi ha deciso di sfruttare la diffusione del graffitismo a fini commerciali. In primis i venditori di bombolette spray. Altri invece commissionano murales a fini pubblicitari. Come fanno ad esempio le redazioni di Quotazioni e Pescara Affari, che, in accordo con gli esercenti, mandano i ragazzi ad abbellire le saracinesche delle edicole.&lt;br&gt;

Un modo per risparmiare sui cartelloni pubblicitari e lasciare che i ragazzi sfoghino la loro creatività senza deturpare la città. Al contrario, alcuni di questi lavori sono veri e propri omaggi a Pescara ed ai suoi uomini più illustri, come Ennio Flaiano e Gabriele D’Annunzio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

E sono infatti tra le saracinesche di queste edicole che troviamo alcuni dei lavori migliori: immagini della città com’era una volta, omaggi a Gabriele D’Annunzio ed Ennio Flaiano, oltre naturalmente i loghi delle testate.&lt;br&gt;

In corso Manthonè invece c’è un negozio a cui manca l’insegna: si è provveduto a creargliene una con le bombolette spray. A tema è anche l’immagine della saracinesca di un fotografo in via D’Annunzio: Stanlio ed Ollio alle prese con una vecchia macchina fotografica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

&lt;center&gt;&lt;b&gt;GERGO DEI WRITERS:&lt;/b&gt;&lt;/center&gt;&lt;br&gt;

TAG: Pseudonimo col quale un writer si firma&lt;br&gt;
CREW: Nome che una banda di writers dà a sé stessa&lt;br&gt;
TAGGERS: tele a cielo aperto&lt;br&gt;
BIBBIA: block notes o agenda dove un writer abbozza le proprie composizioni &lt;br&gt;
BOMBARE: riempire i muri della propria firma con l’uso di bombolette spray&lt;br&gt;
B-BOY: ragazzo dedito al graffiti writting&lt;br&gt;
FLY GIRL: donna dedita al graffiti writting&lt;br&gt;
CROSSING: Sovrastare, rovinare con scritte o nuovi graffiti il pezzo di un altro&lt;br&gt;
PEZZO o PIECE: Composizione&lt;br&gt;
BURNER: Bel pezzo&lt;br&gt;
ROX: Opera d’arte&lt;br&gt;
SUX: Schifezza&lt;br&gt;
OUT OF BOMB: Spedizioni notturne&lt;br&gt;
PUPPETS: I pezzi che rappresentano i pupazzi, spesso ispirati alla cultura dei fumetti&lt;br&gt;&lt;br&gt;

&lt;center&gt;&lt;b&gt;ORIGINI&lt;/b&gt;&lt;/center&gt;&lt;br&gt;

L’uomo lascia segni alle pareti  fin dalla notte dei tempi ma per come lo si intende oggi quello di dipingere graffiti e murales è un fenomeno nato nel Bronx circa trenta anni fa, e costituisce, assieme alla break dance e la musica rap uno dei tre elementi fondamentali della cultura hip hop. In Italia tuttavia ha preso piede molto più di recente, più o meno da soli dieci anni ed ha perso in gran parte il suo originario senso di protesta.&lt;br&gt;

Le gang di New York utilizzavano il graffito per apporre la propria firma sul muro e delimitare i confini. Si firmavano con uno pseudonimo definito TAG. Oppure con il nome della propria banda, la cosiddetta CREW, parola di origine inglese che significa “ciurma”. Con il passare degli anni le scritte sono diventate anche di altro tipo e si sono diffuse in tutto il pianeta: è diventato un modo per manifestare dissenso contro la politica o la società, esprimere disagi, gridare la propria presenza o semplicemente mandare auguri e dediche d’amore. C’è persino chi li considera un atto d’amore nei confronti della propria città, voler dare colore alle zone più grigie.
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxzO85rIH6T3KCw_gsFKNOlNK3b5wcUo2ftabImunh56IN12GzdWfrQpnkREYQFVJn7FaSOHoC_z_2ks7mUAjHElPed-zLVsUbQarKlujcDxkDofWanfYhoNf5OD_19k6vMzBcI3U10PY/s1600/Murales7-PE.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxzO85rIH6T3KCw_gsFKNOlNK3b5wcUo2ftabImunh56IN12GzdWfrQpnkREYQFVJn7FaSOHoC_z_2ks7mUAjHElPed-zLVsUbQarKlujcDxkDofWanfYhoNf5OD_19k6vMzBcI3U10PY/s400/Murales7-PE.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;center&gt;&lt;b&gt;STILI E TENDENZE&lt;/b&gt;&lt;/center&gt;&lt;br&gt;

Nei trenta anni in cui si è diffusa nel mondo e negli ultimi dieci in cui ha preso piede in Italia, c’è stata un’evoluzione grafica di quella che alcuni considerano arte e molti altri vandalismo, senza che si sia mai risulto il dubbio di quale tra le due correnti prevalga. Ed infatti in molti hanno cominciato a chiamarla Criminal Art. &lt;br&gt; 

Stili e sfumature con il passare degli anni si sono arricchiti e diversificati. &lt;br&gt;

L’ Aerosol Art comprende tutto ciò che riguarda l’uso delle bombolette spray per produrre immagini;&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Il writing è invece il termine con cui si definisce tutto quello che riguarda solo la scritta, le lettere e la loro evoluzione.
Un writer più migliora nello stile più crea scritte incomprensibili, aumentandone però la vivacità, il fascino e la bellezza. In pratica chi le crea sta acquisendo sicurezza e creatività appropriandosi di quello che oggi viene chiamato Wild Style. Queste scritte, il più delle volte nascondono solo il nome delle TAG o CREW, in altri casi sono veri e propri messaggi, spesso in inglese, espressioni di protesta, offese od anche auguri.&lt;br&gt;

Abbiamo poi la tendenza al Graffiti-Logo: ovvero riprodurre serialmente la stessa immagine;
mentre &quot;Street-Art&quot; è la definizione utilizzata per inquadrare tutte le manifestazioni artistiche compiute in spazi pubblici. Chi la pratica è gente che vuole creare un’opera d’arte ed imporla ad un pubblico.&lt;br&gt;

A volte, i murales vengono commissionati dal Comune, associazioni culturali od altri enti che sentono l’esigenza di abbellire le pareti dei loro edifici.   Alcuni lavori sono stati eseguiti anche all’Auditorium Flaiano di Pescar&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2015/06/tra-i-murales-della-citta.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh7Xfq3gCcj4AT_4dC2bjLUwWwI_-3GINVfyoixesjnjWBK4__C4I5Dupys8Pb8K8B8NI246qzX2nH4EkwyM2JoOlBIv6LJrfiVsxokrPuo9jLYmkbu-QuuDuEmToi_ySLMLAXgUMUr4rE/s72-c/murales5-PE.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-8027923636660824367</guid><pubDate>Wed, 12 Nov 2014 19:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2015-04-10T01:19:11.856+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoro</category><title>About Infojobs</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.30em;&quot;&gt;Una volta usavo quotidianamente Infojobs, ormai meno, perché tanto il lavoro è poco, il mio è un curriculum di basso profilo, e invece sembra che ormai le aziende cerchino specializzati con esperienza ventennale anche per mansioni molto modeste. Quindi non mi offre più l&#39;utilità che poteva avere un tempo, quando qualche colloquio o qualche lavoro di breve durata riuscivo ancora a trovarlo.

Ma visto che ho voglia di muovere il blog, riporto le considerazioni che ho fatto in merito un paio di anni fa, magari a qualcuno tornano utili.&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;

&quot;Da quel che noto, il 70% delle offerte sul sito sono di agenzie interinali – la maggior parte delle quali, al solito, per neodiplomati, neolaureati, gente in mobilità, in possesso dei requisiti per la 406/97 o al limite appartenenti alle categorie protette. Senza contare il domicilio: il più delle volte si ha la sensazione che il domicilio sia più importante dell’esperienza. Credo sia per il fatto che a volte le agenzie offrano contratti rinnovabili a intervalli di pochi giorni: una persona distante non più di 20 km potrebbe non aver problemi ad accettarli, una persona più distante naturalmente li preferirebbe più lunghi. Senza contare che a volta chiedono di passare all&#39;agenzia o a fare il colloquio con l’azienda il prima possibile,tipo ti chiamano alle 10:00 e il colloquio è per le 12:00, ti chiamano la mattina e il lavoro è nel pomeriggio, ecc. Una persona fuori regione, per quanto voglia venire incontro alle esigenze dell’agenzia, può aver bisogno di un minimo di 24 ore di preavviso. Senza contare quelli che si iscrivono dappertutto ma non mantengono gli accordi presi perché solo dopo si rendono conto di essersi candidati per posizioni troppo lontane.
Se il 70% degli annunci è costituito da offerte di lavoro  in somministrazione, un buon 25% è di offerte per consulenze e commerciali e solo il 5% ma forse anche meno di aziende di altro tipo che cercano in proprio.
Le aziende, di qualunque natura siano, ripubblicano i propri annunci con una certa periodicità: c’è chi lo fa quotidianamente (in genere i commerciali) chi settimanalmente, chi mensilmente, chi stagionalmente. 
Le agenzie di lavoro, almeno mi è sembrato, preferiscono riproporre settimanalmente e stagionalmente. Credo, ovvio che la mia è l’impressione personale di chi sta dall’altra parte della barricata, settimanalmente quelli per i quali hanno un bisogno costante di ampliare il loro database, stagionalmente per quelli che presentano un maggior domanda in determinati periodi dell’anno, tipo i lavori come cassieri e nella GDO nel periodo natalizio o estivo. 
A questo tipo di annunci, se ne affiancano, almeno di tanto in tanto anche di nuovi, e in genere sono i più interessanti perché ciò significa che la ricerca è per qualche urgenza e, il più delle volte, si viene chiamati o scartati in tempi rapidi. Solo che l’unico modo per distinguerli dagli altri è monitorare il sito con una certa frequenza. (nota: oramai il sito ha aggiunto la funzione per cercare “inserzioni nuove”, ma le aziende si sono adeguate ricreando gli annunci vecchi come fossero nuovi)
In genere la cosa migliore per avere dei riscontri è candidarsi per posizioni dove non ci siano più di una cinquantina di candidature. Il numero basso di candidature vuol dire che l’annuncio è stato pubblicato di recente oppure che è già stato monitorato dall’inserzionista che ha quindi già provveduto a scartare i curriculum meno interessanti. In entrambi i casi ci sono buone speranze che ci sia una ricerca concreta per quella posizione e l’azienda non l’abbia pubblicata solo per arricchire il proprio database.
Tra l’altro, oltre a far vedere il proprio stato delle candidature, il sito mostra se l’azienda “ha gestito” altri curriculum. Ovvero sta valutando le offerte. Io, quando scopro che un’agenzia sta gestendo curriculum, se posso vado direttamente da loro per parlarne. Quantomeno:
a) Capiscono che sono interessato davvero;
b) Se mi scartano, posso chiedere spiegazioni
Inoltre, se il curriculum non è perfettamente in linea con i requisiti desiderati aggiungo una breve lettera di presentazione in cui spiego cosa mi ha spinto a candidarmi. A volte basta per spingerli a leggere il curriculum o avere un contatto telefonico, raramente però mi è servito ad andare oltre.
Al contrario, se mi candido per qualcosa su cui il mio curriculum non è esattamente in linea, anche se io mi ritengo in grado di ricoprire la mansione ma non glielo spiego nella lettera di presentazione, le scartature sono molto più frequenti.
Curiosamente, anche se il mio curriculum è in linea ma non utilizza le parole inserite nella loro job descrition si può essere scartati con altrettanta facilità.
Per fare un esempio: se cercano addetti all’estrusore, io che comunque ho lavorato per la produzione di prodotti in plastica, potrei comunque essere in linea. Ma, considerando che nel mio cv la parola estrusore non c’è, è facile che la mia candidatura non venga proprio considerata.
Ultimo consiglio: quando più agenzie propongono gli stessi tipi di annunci vuol dire che quello è il periodo buono per proporsi in quelle determinate mansioni anche in altri contesti. 
Esempio: se molti cercano insegnanti per corsi di formazione è probabile sia perché  siano arrivati i fondi predisposti ad essi e stiano scadendo i tempi per averne diritto. A quel punto, oltre a candidarsi sui siti tipo infojobs, tanto vale passare e proporsi alle aziende che ne organizzano.&quot;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2014/11/una-volta-usavo-quotidianamente-infojob.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-8161605517900201778</guid><pubDate>Sun, 14 Sep 2014 19:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-11-10T17:52:11.481+01:00</atom:updated><title>Art Journal 2</title><description>&lt;style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhhyJQcit2CLk6_ykdZuNCZGEhHAtQ0GE97YZvmGeWSnfRHAP2aZBi567PeC4AxjBvCh9BCfkJ9cmmVxCbLUofKxbibz492EeU7EukmYsbAG8HmcKUyddSTpLuNVrAGs_4xJc3TFHJMCa4/s1600/angelo6.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhhyJQcit2CLk6_ykdZuNCZGEhHAtQ0GE97YZvmGeWSnfRHAP2aZBi567PeC4AxjBvCh9BCfkJ9cmmVxCbLUofKxbibz492EeU7EukmYsbAG8HmcKUyddSTpLuNVrAGs_4xJc3TFHJMCa4/s640/angelo6.jpg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/br&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
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&lt;style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjW4hb-exNxx9u808JfyDVuyAAS47Li4aDZiIrCRW6cxFovHGbQcfT0IkIp5sX0AC2Dft4xbxPaa9pkMA5ASyovUnYqWOKJm7IyOzkQFexRVI4O3dbtJipGWXFgtodrSvqRl7IlX8nArMk/s1600/coniglio.jpeg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjW4hb-exNxx9u808JfyDVuyAAS47Li4aDZiIrCRW6cxFovHGbQcfT0IkIp5sX0AC2Dft4xbxPaa9pkMA5ASyovUnYqWOKJm7IyOzkQFexRVI4O3dbtJipGWXFgtodrSvqRl7IlX8nArMk/s640/coniglio.jpeg&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2014/09/art-journal-2.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhhyJQcit2CLk6_ykdZuNCZGEhHAtQ0GE97YZvmGeWSnfRHAP2aZBi567PeC4AxjBvCh9BCfkJ9cmmVxCbLUofKxbibz492EeU7EukmYsbAG8HmcKUyddSTpLuNVrAGs_4xJc3TFHJMCa4/s72-c/angelo6.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5837789177203054349</guid><pubDate>Sun, 14 Sep 2014 09:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-11-12T14:17:34.856+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">disegni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">illustrazioni</category><title>Art Journal</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.30em;&quot;&gt;
I miei primi approcci all&#39;art journal. Anche se, essendo pigro non uso carta, quaderni, moleskine o altre agendine. Uso disegni vecchi, fotografandoli con lo smarthphone, giochicchio coi programmi di grafica, qualcosa faccio a mano o col pennarello, altro lo modifico con app come Paper Artist, quindi passo al pc e faccio le ultime modifiche col buon vecchio Paint. Questi i risultati:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8ch7TvLOTbldWf16dovZLs7VbRWcDcXP2QTNDTKKTPV57Bm3pZLNdwnG05JyZze_gjrPYIC9pLE63RQgrpQnxsow6qo9Rv3DfjVsnLZkUZnMTfALUOzS336Y0cVjJxzbStHMvRMFJWjQ/s1600/draghetto+12.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8ch7TvLOTbldWf16dovZLs7VbRWcDcXP2QTNDTKKTPV57Bm3pZLNdwnG05JyZze_gjrPYIC9pLE63RQgrpQnxsow6qo9Rv3DfjVsnLZkUZnMTfALUOzS336Y0cVjJxzbStHMvRMFJWjQ/s1600/draghetto+12.jpg&quot; height=&quot;530&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;

&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEinUA8Lzr-hsNEwsdqfGfW4URC8Eg12GM1rKxjHAZhmj2MoulX5-5Hjn_Lcfk0h1bLRyDhIojHAy_q7ukRLHtfkWfDVmNv3ZWfVaalGqGFUVsMJhnBHX_X3jNphLOBZFrevuYKCeqQtAJU/s1600/frank5.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEinUA8Lzr-hsNEwsdqfGfW4URC8Eg12GM1rKxjHAZhmj2MoulX5-5Hjn_Lcfk0h1bLRyDhIojHAy_q7ukRLHtfkWfDVmNv3ZWfVaalGqGFUVsMJhnBHX_X3jNphLOBZFrevuYKCeqQtAJU/s1600/frank5.jpg&quot; height=&quot;500&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;

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&lt;style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;

&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisVP7k1xZsIIz-rCJTd6fEiy4P-PgLVn2qvSxG4YbvMgu1XmLWfMMO7NkKy_KrxnXfD9DsuwXIB4VanLcdQ17dwhbU4XvYClxVZ7y6YAfkpBntb28DolqIMgoCyHdVHNeC1RDknCF-qQA/s1600/come+una+scia.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisVP7k1xZsIIz-rCJTd6fEiy4P-PgLVn2qvSxG4YbvMgu1XmLWfMMO7NkKy_KrxnXfD9DsuwXIB4VanLcdQ17dwhbU4XvYClxVZ7y6YAfkpBntb28DolqIMgoCyHdVHNeC1RDknCF-qQA/s1600/come+una+scia.jpg&quot; height=&quot;533&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhoURyvZKtDCwodKUDMLyqt0XhwAdzDTpTnOhbbdtB90SooGIeJObnh8w8m60SDtFUg3HI0Wb8wWISc8hfFv9HuEwsOfMXXhxJpB3QI4PXReyKT2mI6DolWz2KnTscmY6xIILkGBzjw2J4/s1600/donna+e+chiesa6.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhoURyvZKtDCwodKUDMLyqt0XhwAdzDTpTnOhbbdtB90SooGIeJObnh8w8m60SDtFUg3HI0Wb8wWISc8hfFv9HuEwsOfMXXhxJpB3QI4PXReyKT2mI6DolWz2KnTscmY6xIILkGBzjw2J4/s1600/donna+e+chiesa6.jpg&quot; height=&quot;438&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjc4R5f8YZZtlODzRmz8dxGJ-HjpXw6yWfvtsM7InJibd5UFJxBSZFFthyvNPqYpmxKJRsjTpgHqjkV7ZuJ7WuIO2xV5IFRveWpFRerjCYhtrKjdsvFpV0zkpMNUk17wUttnVgojr_epv4/s1600/anima5.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjc4R5f8YZZtlODzRmz8dxGJ-HjpXw6yWfvtsM7InJibd5UFJxBSZFFthyvNPqYpmxKJRsjTpgHqjkV7ZuJ7WuIO2xV5IFRveWpFRerjCYhtrKjdsvFpV0zkpMNUk17wUttnVgojr_epv4/s1600/anima5.jpg&quot; height=&quot;587&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2014/09/art-journal.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8ch7TvLOTbldWf16dovZLs7VbRWcDcXP2QTNDTKKTPV57Bm3pZLNdwnG05JyZze_gjrPYIC9pLE63RQgrpQnxsow6qo9Rv3DfjVsnLZkUZnMTfALUOzS336Y0cVjJxzbStHMvRMFJWjQ/s72-c/draghetto+12.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5771012867484933401</guid><pubDate>Mon, 16 Jun 2014 13:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-11-10T17:47:45.014+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">contest</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">locandina</category><title>Olimpiadi Letterarie 2014</title><description>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi17xCZjGNZK6jN65Mvs_6K1hjIgf5TtwXB8lYNpknfEnygcZLRkU0odOKFrWMu-2jh5hDITBAkcfPXv-6irZMjZs2XQVPUoJwcF-24ngo2OjEEY-M_OLbpROwWqW4gdm7oh58aww4EqHc/s400/Eudes_Cover+%25282%2529.jpg&quot; /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.meetale.com/tale/olimpiadi-letterarie-2014/14020660925250&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;center&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;
Manifestazione culturale &lt;br&gt;
a partecipazione gratuita. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

Per chi della scrittura &lt;br&gt;
ha fatto la sua passione.&lt;br&gt;
Follia per gente folle,&lt;br&gt;
dedicata a tutti quelli che &lt;br&gt;
nella vita &lt;br&gt;
fanno sempre storie.&lt;/b&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/center&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;

&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgplpqt3btepYuNk6oJNwCdiflJXg2GYPTenkdTkb3V0mwiqRRLKrniBJfL0FICEZRTWt1GyWt8WkzSw4rS7QN6-EK2YJj-Rfn751zGq7WZyFbHJrvAvBj5sH8ZSNl6as9BZYfCKKj6B54/s1600/copertina_ol.jpeg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgplpqt3btepYuNk6oJNwCdiflJXg2GYPTenkdTkb3V0mwiqRRLKrniBJfL0FICEZRTWt1GyWt8WkzSw4rS7QN6-EK2YJj-Rfn751zGq7WZyFbHJrvAvBj5sH8ZSNl6as9BZYfCKKj6B54/s400/copertina_ol.jpeg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.meetale.com/tale/olimpiadi-letterarie-2014/14020660925250&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2014/06/olimpiadi-letterarie-2014.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi17xCZjGNZK6jN65Mvs_6K1hjIgf5TtwXB8lYNpknfEnygcZLRkU0odOKFrWMu-2jh5hDITBAkcfPXv-6irZMjZs2XQVPUoJwcF-24ngo2OjEEY-M_OLbpROwWqW4gdm7oh58aww4EqHc/s72-c/Eudes_Cover+%25282%2529.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-6294742291444512916</guid><pubDate>Sun, 30 Jun 2013 12:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2014-11-10T17:48:03.865+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">distanze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">poesie</category><title>DISTANZE</title><description>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;E le noti tutt&#39;intorno,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;nella vita di ogni giorno&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;persone vicine soltanto a parole,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;vicine nei corpi, nei fatti distanti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Sbagliati, litigiosi, diversi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;chi è in attesa da una vita&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e si sente arido nel cuore&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e chi si accorge troppo tardi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;di aver perso il primo amore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Distanze
tra chi cerca i fatti,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;chi ti riempie di parole&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e chi dalla vita&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;non ha ancora capito cosa vuole.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
Distanze&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;tra donne che si sentiranno diverse ogni giorno&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e uomini che non cambiano mai,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;distanze nei modi, nei fatti e nei gesti&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;distanze che ci fanno sentire diversi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Quanta distanza
può portare l&#39;amore!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;tra chi lo trova sempre una scoperta,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;qualcuno lo insegue come l&#39;ultima speranza&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e per chi sarà soltanto un&#39;altra ferita aperta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Distanze&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;tra colei a cui per vivere basta un semplice sorriso&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e uomini inadeguati persino in paradiso,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;distanze tra una donna che ha lo stesso uomo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;nel proprio letto, da oltre quarant&#39;anni&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;eppure si chiede ancora dove sia finito&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;o se ci sia mai stato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Distanze
tra chi ha vinto e chi ha perso la partita&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e chi si chiede ancora com&#39;è che sia finita.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;E ti chiedi che manchi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e perché siamo distanti,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;se possano i gesti più semplici&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;farci sentire vicini&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;e un po&#39; ti convinci&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;che, in fondo, nella vita&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;per annullare le distanze&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;basti sfiorarsi le dita.
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhOvuGBcuOp9RNaYVaHIvOYcMwkibDiMsMPrI5_eg2phyphenhyphen4H7jfpmh89UDK11RGjAF7QbgX4erTFkx-LvTU0WOzVTKLTZG7IRJUbSqLfyFT9YIJNGih8S8vTGNfKhFbL14aZygaRZALv09E/s640/distanza.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;213&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhOvuGBcuOp9RNaYVaHIvOYcMwkibDiMsMPrI5_eg2phyphenhyphen4H7jfpmh89UDK11RGjAF7QbgX4erTFkx-LvTU0WOzVTKLTZG7IRJUbSqLfyFT9YIJNGih8S8vTGNfKhFbL14aZygaRZALv09E/s320/distanza.jpg&quot; width=&quot;320&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2013/06/distanze.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhOvuGBcuOp9RNaYVaHIvOYcMwkibDiMsMPrI5_eg2phyphenhyphen4H7jfpmh89UDK11RGjAF7QbgX4erTFkx-LvTU0WOzVTKLTZG7IRJUbSqLfyFT9YIJNGih8S8vTGNfKhFbL14aZygaRZALv09E/s72-c/distanza.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-3241232363922078518</guid><pubDate>Fri, 21 Dec 2012 11:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-12-21T12:17:36.712+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alieni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">credere</category><title>Ci abbiamo creduto</title><description>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;
Ci abbiamo creduto.
Abbiamo creduto negli uomini che no, non si sono rivelati inadeguati, quanto piuttosto rassegnati, incapaci di superare l&#39;ultima barriera. 
Abbiamo creduto nelle donne impegnate a contrastare un maschilismo imperante con qualcosa di simmetricamente opposto e altrettanto pericoloso. 
Sono finiti gli uomini come sono finite le donne.
Abbiamo creduto nell&#39;innocenza dei bambini ma ormai i bambini l&#39;innocenza la perdono con il cordone ombelicale. Crescono dotati di tutto, e tutto è troppo per interessarli davvero.
Abbiamo creduto negli artisti, ma gli artisti ormai hanno un solo progetto, promuovere l&#39;idea che hanno di sé stessi.
Abbiamo creduto nei sognatori, ma i sognatori non sognano più, o sognano poco, le stesse cose per tutta la vita: le ragazze sexy e svestite che trovano sui rotocalchi, per imitarle o desiderarle.
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
Abbiamo creduto nelle idee ma le idee sono state riciclate in qualcosa che somiglia molto a &quot;fare soldi e in fretta&quot;
Abbiamo creduto nella speranza ma qualcuno avrà trovato il vaso e la speranza è scappata anche lei. Per inseguire la giustizia, forse, che non abbiamo mai trovato.
Ci spiace, ma non ci crediamo più.
Non importa se voi ci credete e vi siete fatti una sonora risata oggi al risveglio, solo perché vi siete svegliati, come ieri, ancora in grado di farvi un caffé, scherzare, parlare, baciarvi e sorridere ancora, di una profezia che ritenete fallace. È vero, è 21 / 12 / 2012 e siete vivi. Ma il mondo è finito, e non tornerà mai più.&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;i&gt;Gli alieni&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2012/12/ci-avevamo-creduto.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-7451641922521483858</guid><pubDate>Tue, 09 Oct 2012 14:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-10-10T02:58:03.681+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">scrittura</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">storie</category><title>Le storie che ho in testa</title><description>&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYYos-odUy4U-nqUIT5zk4h1Lmxg3kvIe4BhM4lWmBCss3lIUsKgIZ8xnuaONzNPB9lL5HDiftVq62QXf5BNsCM1ivZeeiFJP-NdIQKASJr5xKu-Ca4HuPQH3U8EfSVQAyHKnizrRwpn4/s1600/scrittore.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;198&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYYos-odUy4U-nqUIT5zk4h1Lmxg3kvIe4BhM4lWmBCss3lIUsKgIZ8xnuaONzNPB9lL5HDiftVq62QXf5BNsCM1ivZeeiFJP-NdIQKASJr5xKu-Ca4HuPQH3U8EfSVQAyHKnizrRwpn4/s320/scrittore.jpg&quot; width=&quot;255&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt; Mi piace scrivere. Probabilmente non so farlo granché bene, ma non credo sia così importante, dal momento che non sto ogni 5 minuti a invadere l&#39;email di qualche editore o tempestandolo di telefonate per convincerlo a pubblicarmi. Al massimo scrivo qualcosa sul blog o in qualche sito di self-pubblishing. In genere riporto sui siti e sul blog rigorosamente le stesse cose, al limite con qualche aggiunta, in quanto, essendo piuttosto pigro, non solo scrivo male ma pure poco.

Purtroppo la mia fantasia viaggia ad una velocità superiore della mia scrittura, così anche se non li scrivo mi vengono in mente storie, idee e progetti.E allora almeno loro, almeno qualcuna di queste idee, forse è il caso che le fissi su carta, o per meglio dire, nell&#39;etere, nel tentativo di convincermi a lavorarci più seriamente di quanto fatto finora.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Se qualcuno dovesse passare di qui e non disdegni l&#39;eventualità di leggersi le varie trame che seguiranno. Alcune, come già ribadito, più che vere e proprie trame sono solo abbozzi di un&#39;idea. Comunque sia mi piacerebbe che chiunque voglia perdere qualche minuto del suo tempo nel leggersele immaginasse che sia una sorta di agente o editor alla cui attenzione ho sottoposto i mie progetti. Su quale mi consiglierebbe di puntare o quali trova di minor interesse? Graditissime anche le motivazioni, qualunque esse siano: troppo commerciale, già visto, decisamente brutto, incoerente, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;TRAMA 1&lt;br /&gt;
TITOLO: Ancora da definire&lt;br /&gt;
PENSATO PER: Un racconto lungo, diciamo superiore alle 60 pagine
ATTUALMENTE SCRITTE: 2 cartelle circa.&amp;nbsp;&lt;/color:&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
XVIII sec. Ragazzino di 13 anni dalla vita sfigata, madre morta, padre ubriacone, trova modo di imbarcarsi in una nave di malviventi. Il suo compito sarà badare al &quot;bestiame&quot; da caricare dopo un primo sbarco in un&#39;isola e da vendere successivamente in America. Ma quel che i tipi chiamano bestiame e che trattano peggio che bestie in realtà sono donne. Donne denutrite, seviziate e stuprate. I malviventi sono tanto crudeli con loro quanto gentili col ragazzino, che trattano quasi come una mascotte e a cui insegnano la vita di mare.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Ma tra le donne c&#39;è ne una, Lilith, 21 anni, irlandese, capelli rossi che capisce che quel ragazzino può essere la chiave per la loro salvezza. Il ragazzino e&#39; combattuto tra la pietà per quelle donne e la riconoscenza, e forse anche un po&#39; di affetto, per gli uomini. Ma Lilith gli fa letteralmente girare la testa così dopo un lungo travaglio interiore libera le donne. Che, piene di rancore e sostanzialmente più numerose, massacrano tutti gli uomini presenti.

Solo che dopo il massacro si scatena un uragano.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Le donne non sanno gestire la nave nella bufera, che qualcuna interpreta come un segno della vendetta divina. Il ragazzino, la cui situazione è chiaramente sfuggita di mano e ancora vivo per miracolo sapendo che ormai può fare ben poco concentra le sue forze nell&#39;unica cosa che gli interessa davvero: salvare la donna che ama. FINE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;
TRAMA 2&lt;br /&gt;
TITOLO: In attesa di definirlo, l&#39;attuale file in cui lo sto scrivendo si chiama semplicemente JEN&lt;br /&gt;
PENSATO PER: Un racconto meno lungo della trama 1, quindi inferiore alle 60 pagine.&lt;br /&gt;
ATTUALMENTE SCRITTE: 4 o 5 cartelle&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo in un futuro distopico in cui c&#39;e&#39; stata una sorta di &quot;rivoluzione rosa&quot;. Insomma, anche qui, le donne hanno ammazzato gli uomini. Partita dai paesi mediorientali dove le donne praticamente non avevano diritto, la rivoluzione si è estesa in tutto l&#39;Occidente grazie a tecniche simili a quelle con cui si e&#39; imposto il nazismo. Di uomini ce ne sono ormai pochissimi, meno degli attuali panda per intenderci, eccezion fatta per una riserva usata per la riproduzione.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;È bandita persino la tecnologia, con la scusa che ha aiutato gli uomini a prevalere nel mondo maschilista di un tempo, inoltre la tecnologia aiuta pochi a fare cose in cui altrimenti servirebbe molta gente. Ovvero, visto il ridotto numero di uomini, rischierebbe di aiutare soprattutto loro a sopravvivere o addirittura a prevalere. Nel mondo ci sono ancora tracce di quella che era stata l&#39;era moderna, come pali elettrici o auto arrugginite ma, pena la galera, non si possono utilizzare in alcun modo, neanche appoggiandovisi. In pratica si vive come ai tempi del medioevo.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Insomma, oramai le donne controllano il mondo. I pochi uomini rimasti liberi si nascondono.È stato creato un esercito con l&#39;unico scopo di trovarli e annientarli. Solo una piccola minoranza di donne, dette le dissidenti, vorrebbe che le cose cambiassero e provano a proteggere quei ormai ultimi &quot;esemplari rari&quot;.Ma gli uomini non si fidano neanche di loro. Le altre donne vorrebbero sterminare anche loro,le dissidenti, considerate delle nemiche.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Jen, sergente dell&#39;esercito e protagonista della storia, non le capisce proprio, le reputa delle pazze masochiste, si chiede come sia possibile preferire di restare volontariamente tra 2 fuochi, quanto sai che entrambi quei fuochi ti disprezzano. Eppure, finirà col diventare dissidente anche lei.&amp;nbsp;FINE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;
TRAMA 3.&lt;br /&gt;
TITOLO provvisorio: Figlia della strada. Titolo alternativo: Le incoerenze dell&#39;anima.&lt;br /&gt;
PENSATO PER: Un romanzo. L&#39;intenzione era di arrivare a 454 pagine, ma ammesso che vedrà mai la luce, dubito che supererò le 300 cartelle.&lt;/br&gt;
ATTUALMENTE SCRITTE: all&#39;incirca una prima stesura di 200 pagine, ampiamente da rivedere, più vari appunti qua e là per tenere a mente l&#39;ipotetica scaletta per tenere a mente la trama e capire il modo in cui le voci dei vari personaggi si succedono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&amp;nbsp;Si tratta del burrascoso rapporto di una adolescente tredicenne e sua madre che di mestiere fa, orgogliosamente, la prostituta. Storia narrata attraverso vari punti di vista e quindi col continuo avvicendarsi dell&#39;io narrante: lei, la madre, la compagna di classe lesbica che si innamora di lei, la madre della compagna lesbica, il compagno di classe innamorato della compagna lesbica che non sa che quella e&#39; lesbica, un cieco, un giornalista, un uomo in procinto di morire...attualmente, tra le pagine già scritte, sono arrivato a contare 52 voci narranti. Un paio di queste voci le ho pubblicate anche qui, come post a sé. Quasi un intero capitolo invece l&#39;ho pubblicato in un gruppo anobiano. FINE&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;
TRAMA 4.&lt;br /&gt;
TITOLO provvisorio: Cuore di zombie.&lt;br /&gt;
PENSATO PER: Un racconto lungo, eventualmente una sceneggiatura.&lt;br&gt;
ATTUALMENTO SCRITTO: Una sorta di trattamento, di una quindicina di pagine, non modo ben definito ma nel quale ho incluso una dettagliata sinossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
Ambientazione: Mondo simile a quello contemporaneo in cui gli zombi non solo esistono, ma sono stati sfruttati per creare un insolito luna park in modo da rilanciare il turismo di una regione piuttosto depressa. Talmente depressa che era già difficile distinguere i vivi dai morti prima dell&#39;arrivo degli zombi, figuriamoci con la loro presenza.

Qui ci finisce, senza neanche sapere bene come, il fantasma di una ragazza morta a 21 anni. La quale finirà per incarnarsi nel corpo di quello che fu un timido ragazzino diciassettenne ormai divenuto zombie. E insieme si illuderanno di essere ancora vivi. Metafora dell&#39;amore in salsa horror: lei rappresenta l&#39;anima, lui la carne. Ho iniziato a scriverlo ma sta venendo una cagata. FINE&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;TRAMA 5&lt;br&gt;
TITOLO provvisorio: La voce delle onde. &lt;br&gt;PENSATO PER: un racconto medio-lungo.&lt;br&gt;ATTUALMENTE SCRITTO: nulla, solo le spiegazioni sottostanti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; 
Una ragazzina inizia, dall&#39;età di 11 anni, a passare almeno un&#39;ora, ma a volte decisamente di più, a contemplare il mare e sentirne il rumore delle onde. A chi glielo chiede, risponde che il mare le parla. All&#39;inizio la cosa viene presa come un gioco, un capriccio di bambina, almeno finché è piccola ma con gli anni che passano e la ragazza che cresce questa fissa di ascoltare il mare diventa per la gente dapprima eccentrica, poi ambigua, poi strana, quindi sospetta o di mente probabilmente malata. &amp;lt;br /&amp;gt; Eppure questa faccenda, questa esigenza di ascoltare il mare, va avanti per tutta la vita e sarà il motivo per cui la protagonista della storia, mentre cresce, verrà sempre più isolata. Qualcuno penserà anche che, dietro quel gesto, si possa nascondere il ricordo di una persona amata. In ogni caso le dicerie sul conto di quella che è ormai diventata una donna si sprecano. Il racconto va avanti così, descrivendo la vita della donna fin quando morirà e casa sua ritroveranno montagne di fogli scritti a penna: la trascrizione di tutte le parole che il mare le ha detto. FINE&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;
TRAMA 6.&lt;br /&gt;
TITOLO provvisorio: Gli occhi di Azzurra.&lt;br /&gt;
PENSATO PER: racconto per ragazzi di un centinaio di pagine o poco meno&lt;br /&gt;
ATTUALMENTE SCRITTE: 2 cartelle e mezza&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;

Azzurra e&#39; una bambina di 5 anni a cui finisce della polvere magica negli occhi. Questa polvere le conferisce il potere di trasformare le cose che vede. Ma Azzurra e&#39; una ragazza paurosa e incapace di gestire un simile dono, così tutto ciò che trasforma si tramuta in qualcuno dei suoi incubi. Ad esempio trasforma in serpenti della sorella, in draghi gli uccelli ecc.

Finché la bambina non viene a sapere che tanti anni prima un uomo aveva avuto il suo stesso potere: trattasi di Mr Matto, da anni rintanatosi al centro di una foresta magica e pericolosissima da lui stesso creata.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Nessuno ci entra mai, perché non ha senso rischiare le penne solo per incontrare un vecchio rimbambito. Ma la ragazzina vuol saperne di più sul suo potere e su come controllarlo perciò con un gruppetto di amici si avventura nella foresta

E quando riuscirà finalmente a incontrare mister Matto scoprirà che, forse, le cose che ha creato non sono cosi brutte come sembrano. Compresi i serpenti sulla testa della sorella. FINE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: #f1c232;&quot;&gt;
TRAMA 7&lt;br /&gt;
TITOLO provvisorio: Fieno! - o in alternativa: In un mondo di fieno&lt;br /&gt;
PENSATO PER: Racconto breve o medio&lt;br /&gt;
ATTUALMENTE SCRITTE: 11 pagine di block notes scritte a mano, da rivedere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;

Incipit in media res con due persone, un uomo e una donna che non riesco a uscire da uno sterminato campo di fieno. Il mondo sembra improvvisamente scomparso e al suo posto tutto si è trasformato in un campo di fieno. Lei vive la situazione irreale con un senso assoluto di frustrazione, a lui sembra importare meno del fatto che, nonostante sia l&#39;unica persona se non l&#39;unica altra cosa rimasta sulla faccia della Terra a parte il fieno, non riesca a conquistare lei. FINE&lt;br /&gt;&lt;/br&gt;
Per oggi mi fermo qui, anche se i vari progetti mai realizzati saranno all&#39;incirca una trentina. Ma gli altri magari li uso nelle prossime occasioni in cui avrò voglia di aggiornare il blog e non saprò cosa postarci. Per ora ho notato che tra le suddette storie ce ne sono troppe in cui in qualche modo si ricorre al paranormale, retaggio forse di un eccesso di letture dei libri di Stephen King e i fumetti di Dylan Dog, anche se io in realtà preferirei scrivere di cose realistiche. Non a caso la storia sulla figlia della prostituta è quella più avanzata.&lt;br /&gt;
Eppure, tutti gli amici che hanno letto le varie trame, piuttosto che consigliarmi di finire quella (sarebbe la cosa più sensata no?) mi dicono di concentrarmi sulla trama 4, in quanto la più accattivante. Ma del resto si sa, l&#39;horror ormai va di moda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2012/10/le-storie-che-ho-in-testa.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYYos-odUy4U-nqUIT5zk4h1Lmxg3kvIe4BhM4lWmBCss3lIUsKgIZ8xnuaONzNPB9lL5HDiftVq62QXf5BNsCM1ivZeeiFJP-NdIQKASJr5xKu-Ca4HuPQH3U8EfSVQAyHKnizrRwpn4/s72-c/scrittore.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5517363594515902507</guid><pubDate>Sat, 09 Jun 2012 09:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-09T11:44:35.904+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">noi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">poesie</category><title>Siamo noi</title><description>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhrKq2imL_zJB5fxTI5ppe5Na47JA4GZeoKtmNvth9VBhGctY3GA1EioIw3tY0ORCkPF5s_12sTe78NHp-ss18qMv2nxYfgeFPoYqWvLqaASbVDWy9SeDw0TuhQPw0gZ9RL6pQhm6_BHM/s1600/309lqg3.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhrKq2imL_zJB5fxTI5ppe5Na47JA4GZeoKtmNvth9VBhGctY3GA1EioIw3tY0ORCkPF5s_12sTe78NHp-ss18qMv2nxYfgeFPoYqWvLqaASbVDWy9SeDw0TuhQPw0gZ9RL6pQhm6_BHM/s400/309lqg3.jpg&quot; width=&quot;167&quot; title=&quot;  Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.&quot;; alt= &quot;schiena di donna&quot;;  /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;
Siamo noi&lt;br /&gt;
che dai sogni dei bambini&lt;br /&gt;
alle illusioni dei ragazzini&lt;br /&gt;
cresciuti dietro a un pallone&lt;br /&gt;
tra lezioni un po&#39; noiose&lt;br /&gt;
e gli amori in gioventù&lt;br /&gt;
ci siam persi troppe cose&lt;br /&gt;
che non riavremo più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo noi&lt;br /&gt;
che ora siam cresciuti&lt;br /&gt;
in modo dicono normale&lt;br /&gt;
però cresciuti male&lt;br /&gt;
ci perdiamo tra la gente&lt;br /&gt;
e i piccoli problemi&lt;br /&gt;
della quotidianità&lt;br /&gt;
esami, mutui o debiti&lt;br /&gt;
e il traffico in città.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo noi&lt;br /&gt;
cresciuti troppo in fretta&lt;br /&gt;
un&#39;adolescenza maledetta&lt;br /&gt;
e la gioventù bruciata&lt;br /&gt;
vaghiamo senza meta&lt;br /&gt;
non vogliamo più cercarci&lt;br /&gt;
ma solo divertirci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo noi&lt;br /&gt;
sbattuti ai quattro venti&lt;br /&gt;
naufraghi nei sentimenti&lt;br /&gt;
non perdiamo mai occasione&lt;br /&gt;
per sbagliare direzione,&lt;br /&gt;
vorremmo essere diversi&lt;br /&gt;
ma resteremo questi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo noi&lt;br /&gt;
che non serviamo a niente&lt;br /&gt;
ci perdiamo tra la gente&lt;br /&gt;
alla ricerca di valori&lt;br /&gt;
o di nuovi amori&lt;br /&gt;
ma tutto scorre così in fretta&lt;br /&gt;
che sembra acqua tra le mani,&lt;br /&gt;
non puoi tenerla stretta&lt;br /&gt;
e non è facile il domani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo noi&lt;br /&gt;
incapaci di capire&lt;br /&gt;
che non siamo eroi&lt;br /&gt;
ma uomini banali&lt;br /&gt;
per cui è già tanto&lt;br /&gt;
riuscire ad essere normali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2012/06/siamo-noi-che-dai-sogni-dei-bambini.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhrKq2imL_zJB5fxTI5ppe5Na47JA4GZeoKtmNvth9VBhGctY3GA1EioIw3tY0ORCkPF5s_12sTe78NHp-ss18qMv2nxYfgeFPoYqWvLqaASbVDWy9SeDw0TuhQPw0gZ9RL6pQhm6_BHM/s72-c/309lqg3.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-7868056067398735272</guid><pubDate>Thu, 03 May 2012 11:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-05-05T11:02:16.042+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">e-book</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">libri</category><title>Il futuro, l&#39;editoria e gli e-book</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Il mio parere di lettore medio sugli ebook (dove per lettore medio intendo una persona che legge all&#39;anno dai venti ai quaranta titoli tra saggi e narrativa per puro diletto, centinaia di fumetti, una ventina di e-book - comprese le due tesi su e-pub e e-book scritte dalle ragazze presenti su questo gruppo - scaricabili on-line a titolo gratuito soprattutto da giovani scrittori magari acerbi ma di belle speranze, svariati blog e siti tematici, qualche social network e segue una decina di rivista e almeno tre quotidiani, tra quelli sportivi, nazionali e regionali):&lt;br&gt;&lt;br&gt;

a me sembra che l&#39;evoluzione degli e-book stia andando tecnologicamente nella strada giusta ma sia sbagliato il modo di presentare l&#39;offerta. Pur amando leggere, gli unici motivi che mi convincerebbero a comprare un e-reader sarebbero lo studio, la curiosità o la mancanza di spazio. Altre convenienze, allo stato attuale dei fatti, non ne vedo. Non essendo più uno studente, potendo permettermi di rinviare il problema della mancanza di spazio e, dal momento che come tutti sto soffrendo la crisi, non compro più oggetti con l&#39;unico scopo di soddisfare un mio sfizio o una mia curiosità.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Certo, potrei scaricare gli e-book direttamente al Pc, e infatti lo faccio ma solo con i titoli scaricabili gratuitamente, se devo pagarli, e soprattutto se tale costo non supera il 50%, trovo più pratico il cartaceo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Tra l&#39;altro, mi sembra che le case editrici non abbiano fatto alto che “zavorrare” gli e-book riducendone così i vantaggi che offrivano. E ho il sospetto che non sia stata capacita ma libera scelta. Hanno sempre detto che la distribuzione si mangiava almeno il 50% del prezzo di copertina di un libro normale, ma nelle offerte on-line, nonostante la possibilità di eliminare i problemi e i costi legati alla distribuzione, la differenza di prezzi è piuttosto contenuta, eccezion fatta per i lanci pubblicitari o le offerte promozionali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ci sono i DMR, quei dispositivi applicati agli e-book per evitare che vengano duplicati. Che, se si limitassero a quello, non sarebbero un problema. Lo sono quanto limitano l&#39;uso anche all&#39;acquirente, dal momento di fare copia e incolla, stampare o trasferire i propri e-book da un supporto all&#39;altro. Oltre al fatto che rendono il mio e-book non solo “controllabile”, cosa di per sé fastidiosa, ma in qualche caso persino cancellabile da remoto. Tra l&#39;altro, i DMR sono facilmente eliminabili da chi ha minime conoscenze di programmazione, quindi non scoraggiano la pirateria. Di fatto, non servono a niente: sono solo un ulteriore zavorra ad appesantire la convenienza dell&#39;ebook.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Altra zavorra la modalità di pagamento. In una libreria posso tranquillamente pagare in contanti, per gli acquisti on-line dovrò legarmi a carte di credito, post-pay o simili, rischiando magari anche qualcosa nella diffusione dei miei dati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Poi ci sono le scomodità ai supporti: e-reader che non leggono alcuni formati, altri che hanno bisogno di programmi da scaricare preventivamente per passare da un formato all&#39;altro, altri da cui è possibile effettuare gli acquisti on-line solo dai propri store on-line, limitando la mia potenzialità di acquisto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Sarò in malafede, ma io non credo che gli effetti di queste “zavorre” non siano state considerate. Fino a prova contraria, nelle case editrici ci lavorano persone intelligenti, perciò se arrivo a fare queste considerazioni io, lettore semplice, figuriamoci se non ci arrivano loro che sono del settore. A questo punto viene facile pensare che lo scopo di queste zavorre applicate agli e-book, più che proteggere i copyright, sia rallentarne la diffusione.&lt;br&gt;

&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
E questo, credo, per proteggere i guadagni derivanti dal cartaceo,visto che il mondo degli e-book è un mondo con regole ancora tutte da scrivere e dagli esiti incerti. Pur sapendo che la rivoluzione tecnologica sarà prima o poi inevitabile, ogni giorno guadagnato dall&#39;editoria tradizionale rispetto a quella digitale sarà un giorno di fatturato certo contro uno con troppe incognite.&lt;br&gt;
Per fare una rapida sintesi le case editrici hanno fondamentalmente un problema: la tutela dei guadagni. E per tutelarli devono prendere in considerazione due aspetti: la tutela del copyright contro la diffusione della pirateria e l&#39;esigenza che il fatturato derivante dall&#39;editoria digitale non sia vada a scapito di quello cartaceo, o quantomeno non sia minore. Però devono anche considerare che l&#39;utente è abituato a usufruire in modo, se non gratuito, a costi notevolmente ridotti e vede mal volentieri qualunque tentativo di aumento, anche là dove la cosa andrebbe a vantaggio della qualità. Quindi chi vuole guadagnare on-line può riuscirci se riesce a risolvere una forse non tanto semplice equazione ovvero: ampia offerta + prezzi contenuti = profitto. Dove per profitto non si intende necessariamente elevati guadagni ma comunque profitto, quantomeno sufficiente a coprire i costi e vivere del proprio lavoro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Nella mia ignoranza, penso che l&#39;unica strada percorribile per l&#39;editoria sia lo streaming, da proporre in maniera analoga alla tv pay per view, magari legandola a una sim li dove la tv a pagamento è legata invece a una tessera, e lasciando comunque ai propri abbonati la possibilità di comprarsi e scaricare gli e-book preferiti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ovviamente l&#39;offerta deve essere personalizzabile, così come lo è per la tv che possono scegliere tra calcio, cinema, prodotti per bambini ecc.
Faccio degli esempi: una famiglia di quattro persone, il marito ama l&#39;horror, la donna i chick-lit, hanno un figlio che studia legge e una bambina piccola. Si abbonano per al genere horror, chick-lit, fantasy, per la bambina e tutti i testi di giurisprudenza, pagando tot al mese. Magari la bambina cresce e scopre di preferire altri generi rispetto al fantasy, il ragazzo si laurea (oppure abbandona gli studi) e potrebbe non essere più interessato ai libri della sua facoltà. L&#39;offerta fantasy e giurisprudenza viene eliminata a favore di altro. Se invece il tipo che studiava legge diverrà avvocato potrebbe essere interessato alla “pay per read” dei testi di legge a vita.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Potrei anche decidere che in famiglia non si legge così tanto, i figli non vanno più a scuola e, insomma, voler disdire l&#39;abbonamento. Però alcuni libri letti finché ero abbonato mi son piaciuti e decidere di comprarmeli in modo da averli sempre con me e leggerli dove mi pare come si fa, o meglio come si vorrebbe fare, oggi con gli e-book. E, magari, più tempo sei rimasto abbonato, minore è il prezzo per scaricarsi un libro. O anche, come offerta promozionale, per ogni anno di abbonamento puoi scaricarti 10 libri gratis.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Per funzionare, ovvio che l&#39;offerta dovrebbe essere ampia e economicamente conveniente. Solo così non avrebbe senso scaricarsi e-book dalla pirateria, li dove si potrebbero averli tutti, compresi gli ultimi arrivi, senza intasare lo spazio del mio dispositivo e non sprecando troppo tempo a scaricare. Tra l&#39;altro c&#39;è da considerare che, qualunque prodotto immesso nel web, è in concorrenza con tutti gli altri prodotti, anche di generi completamente differenti. Quindi un abbonamento come quello prospettato è in concorrenza con qualsiasi altra cosa si venda su Internet a pari valore, sia esso software, film gioco multimediale o altro. L&#39;unico modo per sbaragliare la concorrenza non sono degli altri editori ma anche degli altri prodotti è proporre un&#39;offerta ricca. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

E questo, credo, per proteggere i guadagni derivanti dal cartaceo,visto che il mondo degli e-book è un mondo con regole ancora tutte da scrivere e dagli esiti incerti. Pur sapendo che la rivoluzione tecnologica sarà prima o poi inevitabile, ogni giorno guadagnato dall&#39;editoria tradizionale rispetto a quella digitale sarà un giorno di fatturato certo contro uno con troppe incognite.
Per fare una rapida sintesi le case editrici hanno fondamentalmente un problema: la tutela dei guadagni. E per tutelarli devono prendere in considerazione due aspetti: la tutela del copyright contro la diffusione della pirateria e l&#39;esigenza che il fatturato derivante dall&#39;editoria digitale non sia vada a scapito di quello cartaceo, o quantomeno non sia minore. Però devono anche considerare che l&#39;utente è abituato a usufruire in modo, se non gratuito, a costi notevolmente ridotti e vede mal volentieri qualunque tentativo di aumento, anche là dove la cosa andrebbe a vantaggio della qualità. Quindi chi vuole guadagnare on-line può riuscirci se riesce a risolvere una forse non tanto semplice equazione ovvero: ampia offerta + prezzi contenuti = profitto. Dove per profitto non si intende necessariamente elevati guadagni ma comunque profitto, quantomeno sufficiente a coprire i costi e vivere del proprio lavoro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Nella mia ignoranza, penso che l&#39;unica strada percorribile per l&#39;editoria sia lo streaming, da proporre in maniera analoga alla tv pay per view, magari legandola a una sim li dove la tv a pagamento è legata invece a una tessera, e lasciando comunque ai propri abbonati la possibilità di comprarsi e scaricare gli e-book preferiti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ovviamente l&#39;offerta deve essere personalizzabile, così come lo è per la tv che possono scegliere tra calcio, cinema, prodotti per bambini ecc.
Faccio degli esempi: una famiglia di quattro persone, il marito ama l&#39;horror, la donna i chick-lit, hanno un figlio che studia legge e una bambina piccola. Si abbonano per al genere horror, chick-lit, fantasy, per la bambina e tutti i testi di giurisprudenza, pagando tot al mese. Magari la bambina cresce e scopre di preferire altri generi rispetto al fantasy, il ragazzo si laurea (oppure abbandona gli studi) e potrebbe non essere più interessato ai libri della sua facoltà. L&#39;offerta fantasy e giurisprudenza viene eliminata a favore di altro. Se invece il tipo che studiava legge diverrà avvocato potrebbe essere interessato alla “pay per read” dei testi di legge a vita.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Potrei anche decidere che in famiglia non si legge così tanto, i figli non vanno più a scuola e, insomma, voler disdire l&#39;abbonamento. Però alcuni libri letti finché ero abbonato mi son piaciuti e decidere di comprarmeli in modo da averli sempre con me e leggerli dove mi pare come si fa, o meglio come si vorrebbe fare, oggi con gli e-book. E, magari, più tempo sei rimasto abbonato, minore è il prezzo per scaricarsi un libro. O anche, come offerta promozionale, per ogni anno di abbonamento puoi scaricarti 10 libri gratis.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Per funzionare, ovvio che l&#39;offerta dovrebbe essere ampia e economicamente conveniente. Solo così non avrebbe senso scaricarsi e-book dalla pirateria, li dove si potrebbero averli tutti, compresi gli ultimi arrivi, senza intasare lo spazio del mio dispositivo e non sprecando troppo tempo a scaricare. Tra l&#39;altro c&#39;è da considerare che, qualunque prodotto immesso nel web, è in concorrenza con tutti gli altri prodotti, anche di generi completamente differenti. Quindi un abbonamento come quello prospettato è in concorrenza con qualsiasi altra cosa si venda su Internet a pari valore, sia esso software, film gioco multimediale o altro. L&#39;unico modo per sbaragliare la concorrenza non sono degli altri editori ma anche degli altri prodotti è proporre un&#39;offerta ricca. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

E senza limitare i propri dispositivi dal curiosare (e comprare) anche dai cataloghi altrui. Come del resto, in una libreria Feltrinelli nessuno mi impedisce di comprare Mondadori, e viceversa. Il fatto che attualmente in Italia la pay per view ti faccia scegliere tra due decoder non è un buon motivo per imitarli.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Gli autori verrebbero pagati, oltre che sulle percentuali dei libri scaricati, a click, o per andare sul sicuro, a tempo. Mettiamo che in un mese lo scrittore Tal dei Tali ha ricevuto 200 click e ogni utente è stato su quel testo dalle 4 alle 5 ore. Verrà pagato in base alle connessioni ottenute e il tempodi transizione di ogni singolo utente.

Immagino che, in uno scenario del genere, l&#39;editoria si trasformerà in questo modo:
all&#39;offerta “pay per read” dove ci saranno tutti gli autori di punta e le ultime novità più interessanti del mercato editoriale, si affiancheranno sito dove è possibile leggere in streaming in maniera gratuita, dove si eserciteranno gli scrittori più acerbi e dove le case editrici pescheranno nel tentativo di trovare i nuovi talenti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Uno dei problemi che hanno infatti, gli scrittori emergenti che decidono di proporsi da soli sul web, è, oltre la mancanza di esperienza, conoscenze di editing, marketing e quant&#39;altro, è quello di non riuscire a vendere o comunque vendere in modo significativo anche lì dove i loro e-book messi a disposizione in maniera gratuita sono stati ampiamente scaricati e ricevono consensi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ma in un abbonamento “pay per read” essere cliccati per essere letti potrebbe essere più significativo dell&#39;essere pagati per avere il loro e-book, trasformando quella che è una loro attuale frustrazione in un punto di forza. In pratica uno scrittore alle prime armi si propone su una piattaforma dove sia possibile consultare i suoi e-book gratuitamente e, in base alle esigenze della casa editrice e il gradimento degli utenti, possa riuscire a fare il grande passo verso l&#39;editoria retribuita. Qualcosa di simile potrebbe avvenire per i traduttori, che potrebbero mettersi alla prova con classici e libri senza diritti di copyright magari non ancora tradotti nel nostro paese. O libri del nostro paese mai tradotti all&#39;estero. Un sito che propone un&#39;offerta simile è www.meetale.com, un sito che si propone di essere la you-tube degli e-book: tutto è visualizzabile gratis, ma decide l&#39;utente cosa lasciare scaricare e a che costi, anche se al momento non sono presenti traduzioni.
Un po&#39; come le squadre di calcio che attingono dai giocatori della primavera quando li ritengono pronti, questi siti forniranno il vivaio delle varie case editrici. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

Del resto qualcosa di simile avviene già nel giornalismo dove le redazioni pescano a pieni mani dai blogger più interessanti. Ma il blog è strutturalmente adeguato agli articoli ma non ai racconti lunghi ed è per questo, credo, che i blogger scrittori riescano spesso nel grande salto dal blog al giornalismo, o al limite alla saggistica, e meno spesso alla narrativa. Eccezioni alla regola sono coloro che offrono contenuti ad alto impatto visivo, come illustratori, fumettisti, o i fotografi dove i migliori riescono, già attualmente, a farsi notare dagli addetti ai lavori. Credo comunque che anche loro proporranno offerte in streaming. Del resto, facendo l&#39;esempio dei fumetti, se decido di leggermi tutta la collezione di Tex, e nel caso mi ci vogliano quattro mesi per realizzare il mio intento, leggerli con un abbonamento di quattro mesi sarebbe molto più economico e pratico di rintracciare e comprarmi tutti gli arretrati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Se mai avverrà tutto quello che ho sopraesposto l&#39;editoria a pagamento perderebbe di senso e dovrebbe, come molti già si augurano, pian piano scomparire o al massimo trasformarsi, come in parte sta già facendo, per offrire servizi editoriali: consulenze, letture, servizi di editing, corsi di scrittura e insomma cose non troppo diverse da quello che attualmente fanno le agenzie letterarie.

Penso che cambieranno anche le librerie, che si attrezzeranno anche loro con dispositivi per stampare a richiesta i libri meni diffusi, mentre al loro interno resteranno i cartacei più venduti, scelti dai commessi stessi secondo le esigenze della loro clientela, o al limite secondo i loro gusti, stampati direttamente da loro sul dispositivo per il print on domand, scegliendo sempre loro, per ogni titolo scelto, quante copie mettere sugli scaffali. Inoltre le librerie potrebbero vendere anche semplici bar-code, singolarmente o da aggiungere alle edizioni cartacee con piccolo sovrappezzo in modo tale che chi non voglia legarsi a un abbonamento o mettere i propri dati on-line per geste carte di credito o prepagate, può scaricarsi l&#39;e-book tramite il bar-code. Probabilmente, o almeno mi auguro, ci sarà all&#39; interno della libreria spazio per bar e tavolini in cui leggere in santa pace.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Per quanto riguarda le biblioteche sarebbe logico aspettarsi tavoli con e-reader incorporati e abbonati in streaming a quasi tutto, la dove una famiglia sarebbe invece selettiva secondo le sue esigenze. Il che vorrebbe dire dotare le biblioteche di un e-reader per ogni posto a sedere e avere soldi sufficienti a pagare gli abbonamenti. Cioè che lo stato investa in attività culturali. Allora stato attuale, un&#39;utopia. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

 Se questo è il futuro che ci attende i vari e-reader che si vendono in giro non diverranno obsoleti tra cinque anni: lo sono già adesso.

Poi, per carità, può darsi che le mie considerazioni sono frutto della mia fantasia e lo scenario che si aprirà tra qualche anno sarà di tutt&#39;altro tipo. Nel caso chiedo scusa, così come chiedo scusa se tutto ciò che ho scritto dovesse confuso, privo di senso e ricco di errori anche ortografici, ma non ho voglia di rileggere. Che io, in fondo, non sono un esperto con questi argomenti non c&#39;entro quasi nulla, visto che nella vita ho fatto l&#39;operaio.
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2012/05/il-futuro-leditoria-e-gli-e-book.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-3776185025175807356</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-03-14T11:14:42.247+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">autobiografico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">disegni</category><title>Vani tentativi di imparare a disegnare</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhvEo_vXEM1BBXQx64t8Lxo3yr3puk2eJ6oc9EL9SmUnBD_Y8bSRx-rRuw3n21zBn7T3UurFfB-szIfGDvhMH1TwuwI1Y43q7KY8SA_lif04klpnvmLGfLBWhwh24HJLd1ZoI3HUAPwm0A/s1600-h/disegni8.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px&quot; title=&quot;Esercizi di disegno realizzati seguendo le istruzioni del libro Disegnare con la parte destra del cervello di Betty Edwards&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Esercizi di disegno realizzati seguendo le istruzioni del libro Disegnare con la parte destra del cervello di Betty Edwards&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4kcpUWdKeCnf4t7lNL278rfGkNqfOSV0tyvPXPcnIYarROh9iZavKNYk5iKIPR6VJDUvhVgoaBA-0BbVNPPaOezYOalwPP3d8GxZblGRhTc-WjkW_AjovpPJW-H5L7z8WZicmBz308jw/?imgmax=800&quot; width=&quot;360&quot; height=&quot;480&quot; ?=&quot;?&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;  Questa è una raccolta di esercizi fatti seguendo le istruzioni del libro “&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.anobii.com/books/Il_nuovo_Disegnare_con_la_parte_destra_del_cervello/9788830418738/0123fdaca1f9f61890/&quot;  &gt;&lt;font color=#d67979&gt;Disegnare con la parte destra del cervello&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;” di Betty Edwards. In rapida sintesi l’autrice spiega che il nostro cervello è diviso in due emisferi: quello sinistro controlla la parte logico-razionale, quello destro quella visiva percettiva. Solo che l’emisfero destro lo usiamo meno frequentemente di quanto dovremmo, dal momento che la nostra vita è quasi totalmente condizionata da tutti quegli elementi che fanno riferimento all’emisfero sinistro (scrittura, lettura, logica, matematica, capacità di sintesi, ecc.). Così anche le competenze proprie dell’emisfero destro, finiamo con svolgerle, per abitudine, con quello destro, col risultato di farle male. Uno di queste è appunto il disegno ed è il motivo per cui molte persone continuano a disegnare con uno stile quasi infantile anche in età adulta. Nel libro sono presenti degli esercizi il cui scopo è attivare l’emisfero destro mentre si disegna, col risultato che persone che non sono mai riusciti nemmeno la matita in mano finiscano col migliorare in tale disciplina in maniera persino sorprendente. In teoria, per riuscire in tale impresa, non dovrebbero volerci più di cinque giorni. Ammetto di averci messo molto di più, perché il libro l’ho più volte abbandonato e ripreso. Pur non essendo diventato un artista, mi sembra che, per una persona che disegnava l’omino con un cerchio come testa e cinque segmenti per creare una sorta di corpo stilizzato, qualche miglioramento ci sia stato. Per pietà nei miei confronti, non ho postato tutti i disegni svolti dall’inizio della lettura ma solo quelli meglio riusciti, classificandoli in:&lt;br&gt;
&lt;b&gt;dal vero:&lt;/b&gt; la mano, la Panda, la caffettiera, il piede, le due sedie, la porta, la camera e il grammofono;&lt;br&gt;
&lt;b&gt;da quadri di artisti:&lt;/b&gt; il faro, la schiena di donna e il cavaliere medievale (Hopper, Zogno e anonimo);&lt;br&gt;
&lt;b&gt;da foto:&lt;/b&gt; la ragazza affianco al cavallo e quella affianco, con un lembo di lenzuolo sul seno;&lt;br&gt;
&lt;b&gt;da illustrazioni:&lt;/b&gt; la natura morta accanto al grammofono e il rinoceronte&lt;br&gt;
&lt;b&gt;da fumetti:&lt;/b&gt; tutti i volti di donne e Topolino.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Ogni 50 disegni posterò una selezione di questo tipo, per vedere se ci saranno miglioramenti. Attualmente, dall’inizio della lettura ad oggi, ne ho fatti 71. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2012/01/vani-tentativi-di-imparare-disegnare.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4kcpUWdKeCnf4t7lNL278rfGkNqfOSV0tyvPXPcnIYarROh9iZavKNYk5iKIPR6VJDUvhVgoaBA-0BbVNPPaOezYOalwPP3d8GxZblGRhTc-WjkW_AjovpPJW-H5L7z8WZicmBz308jw/s72-c?imgmax=800" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-852219605305483233</guid><pubDate>Thu, 19 Jan 2012 13:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-09T11:52:50.499+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uomini</category><title>Cose che capitano</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj87Kvm6jKxsMi7pn3w2UFIZQmyczPoRSw0ZaB0FIWXICsnGRt7J_euUBPuLnnJyE7BOz_onfs9jAokawgxhYxeQTD4-bKU2xSKlaqABTv4k4f6QuN8n7Shrl0tKzSVJsYz8ugsRHFYmxE/s1600/eiffel_tower_paris4.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; width=&quot;240&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj87Kvm6jKxsMi7pn3w2UFIZQmyczPoRSw0ZaB0FIWXICsnGRt7J_euUBPuLnnJyE7BOz_onfs9jAokawgxhYxeQTD4-bKU2xSKlaqABTv4k4f6QuN8n7Shrl0tKzSVJsYz8ugsRHFYmxE/s320/eiffel_tower_paris4.jpg&quot; alt=&quot;Notturno, Torre Eiffel&quot;; title=&quot;Molti vanno a Parigi ma pochi ci sono stati&quot;; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;È notte e una leggera brezza soffia sui sogni parigini; su quelli di mia moglie, che dorme con un braccio sotto il cuscino lasciando l&#39;altro penzolare alla sua destra; ha le gambe leggermente divaricate , distesa sul letto matrimoniale di uno squallido hotel,  in diagonale, occupando più spazio di quanto il suo esile corpo esiga, mentre la tenue luce della stanza riflette i suoi lunghi capelli castani; Parigi veglia anche su mia figlia, una bambina di tre anni infagottata in quella che, almeno nelle intenzioni, sarebbe una culla in ciliegio finemente lavorata, piazzata a portata di dondolio dal braccio della mamma. Io sono affacciato al balcone a godermi l&#39;ultima sigaretta della giornata, esile brivido di piacere di una giornata pesante, un animo inquieto e una vita in fumo. Ho proposto io a mia moglie di venire qui, con la scusa che ero troppo nervoso per via del lavoro e avevo bisogno di staccare. Sul fatto che fossi nervoso e lo fossi per il lavoro non ho mentito. Ma in realtà tenevo a questa gita per proporre alla mia famiglia un viaggio indimenticabile. Prima di abbandonarla per sempre. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
  Solo che avendo la testa altrove le mie sono rimaste pure intenzioni. Parigi è una città troppo colorata per chi sente la propria vita volgere al buio; troppo ricca di suggestioni, arte, lusso, vita, di troppe cose che non potrò più permettermi. È una città complessa in cui ogni vicolo, piazza o quartiere nasconde qualche segreto, inadatta ad un animo già fin troppo impegnato a nascondere i propri per sforzarsi di capire quelli altrui. Così ho evitato di farmene coinvolgere: ammirarla sarebbe stato come vedere sfilare via tutto ciò che sto per perdere. Mi mancano ancora pochi tiri per finire la mia sigaretta quando qualcuno apre il balcone della stanza di fianco. È una donna, si avvicina e mi chiede se ho da accendere. Annuisco ed estraggo l&#39;accendino dalla vestaglia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;
«Si sta bene qui, eh?» mi chiede, dopo aver fatto un tiro. Annuisco.
«La prima volta a Parigi?» continua a domandarmi. 
«Anche la mia, sa? Dovevo andarci con mio marito l&#39;anno scorso, ma il bastardo ha preferito venirci con una sgualdrinella di 19 anni. Un anno di tribunali per fottergli quanti più soldi possibile. Purtroppo non sono riuscito a ridurlo sul lastrico, ma ne ho ricavato comunque un bel gruzzolo. Così mi sono detta “Al diavolo! Ci vado da sola” ed eccomi qua. E lei?»&lt;br&gt;&lt;br&gt;

  Io mia moglie ce l&#39;ho portata a Parigi prima di abbandonarla, penso. Mi chiedo se finirà con l&#39;odiarmi con la stessa veemenza con cui questa donna odia il suo ex. Probabilmente. Meno probabile riesca a ricavarci qualcosa dal nostro divorzio...dal momento che sul lastrico ci sono già.
«Allora?» mi rincalza la tipa. Mi distolgo un attimo dai miei pensieri e guardo questa donna negli occhi. Ci trovo uno sguardo vivace, curioso, divertito, di quelli che fingono noncuranza solo per cogliere i particolari a tua insaputa. Ha l&#39;aria di essere una di quelle donne che, quando si fidano, danno tutte sé stesse. E che potrebbero  toglierti tutto non appena non si fidino più. Oscillo tra la voglia di raccontarle tutto o togliermela di torno. Propenderei per la seconda ipotesi, se solo sapessi come fare.
«Sono qui con la mia famiglia. Mia moglie e mia figlia, di tre anni»
Mentre rispondo mi volgo a guardarli, la bambina serena in quella specie di culla che le hanno affibbiato e mia moglie che dorme beata su un lato, con il sedere scoperto e il riscaldamento al massimo. La donna affacciata al balcone segue il mio sguardo e dà un&#39;occhiata all&#39;interno della nostra stanza.
«Bella donna» &lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;
Mi infastidisce che abbia violato così la nostra privacy e ancor di più che faccia commenti su mia moglie ma non mi riesce di farglielo notare. Del resto posso prendermela solo con me stesso, che ho lasciato spalancata  la vetrata , lasciando la vista della mia famiglia e della nostra stanza alla mercé di dirimpettai e curiosi.
Rispondo con un “grazie”, come se avessi gradito il complimento. Quand&#39;è che sono diventato così? Da quando pensieri, parole e azioni non corrispondono più? Sento la mia anima divisa in tre: una pensa, l&#39;altra parla, e un&#39;ultima agisce. Mi chiedo a quale delle tre appartenga la mia vera natura e se non mi sia trascinato lo stesso problema anche al lavoro. Chissà, forse è proprio questa l&#39;origine di tutti i miei guai.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

  «Le va un caffè nella hall?» chiedo all&#39;improvviso alla donna, stupendo più me stesso che lei, la quale, guardandomi con occhi più maliziosi che stupiti, mi domanda «perché no? Mi dia un attimo per prepararmi».
«La aspetto all&#39;ingresso» rispondo mentre rientro nella stanza. Vorrei dare un ultimo bacio a mia moglie ma temo si svegli e rinuncio. Piuttosto metto il biglietto che ho scritto nel pomeriggio sotto il cuscino ed esco. &lt;i&gt;Ti lascio perché mi sono innamorato di un&#39;altra. L&#39;albergo è pagato per tutta la settimana. Buona permanenza a Parigi.&lt;/i&gt; Secco, crudele, impietoso, stupido. C&#39;è n&#39;è abbastanza per odiarmi, ed è ciò che voglio. Mi auguro anche che non faccia in fretta e furia i bagagli per tentare di raggiungermi e si godi davvero il resto del viaggio. E non solo perché sarei incapace di affrontarla. Ma ho prosciugato le ultime risorse del conto corrente per saldare il conto d&#39;albergo e mi spiacerebbe andasse sprecato. Mia figlia invece non riesco neanche a guardarla, temo che se lo facessi perderei il coraggio di portare fino in fondo il mio piano. Presumo mia moglie leggerà la lettera al mattino, magari dopo essersi fatta la doccia quando, capito che non sarei tornato, cercherà segni della mia assenza. In realtà non c&#39;è nessun altra, i miei unici problemi riguardano l&#39;azienda per cui lavoro. Ne ero stato socio fondatore e ne avevo curato brand, logo, clientela, strategie. Insomma, tutto. Ma una crisi spaventosa ci ha costretto a vendere. In breve: sono stato declassato, da dirigente a poco più che impiegato ed anche lo stipendio ne ha risentito.  Dicono che sono stato fortunato, considerando tutti quelli che la nuova dirigenza ha licenziato ma immagino sia solo questioni di giorni. Con me i nuovi titolari sembravano gentili, almeno all&#39;inizio, ma era tutta una finta per estorcermi il know-how aziendale. Ottenuto il quale sono finito nel dimenticatoio. Niente benefit, nessun potere decisionale, stipendio al limite del ridicolo e compiti da mero esecutore, lasciandomi chiaramente intendere che, se non mi sta bene e voglio farmi da parte, di certo loro non si opporranno.  Ho tentato di non farlo notare in famiglia, cercando di mantenere lo stesso tenore di vita, finendo con lo spendere tutti i nostri risparmi. Gli ultimi se ne sono andati per questa gita. Volevo almeno congedarmi con un ultimo viaggio tra alberghi a cinque stelle e cene in ristoranti di lusso, mentre non sono riuscito che a procurarmi questa squallida stanza in un hotel di periferia. Per non parlare di tutte le volte che siamo finiti al MacDonald. Fortuna che almeno la bimba ne fosse entusiasta, essendo libera di sfrenarsi con gli altri suoi coetanei. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

  «Andiamo?» la donna dell&#39;appartamento affianco mi distoglie nuovamente dai miei pensieri. È rimasta, come me, in vestaglia ma ha in mano una borsetta, si è truccata e, non so se fossi io a non averlo notato prima, o non ci fosse proprio, ora dalla scollatura si intravede un reggiseno di pizzo nero. Prendiamo l&#39;ascensore e mentre scendiamo al bar della hall c&#39;è tra noi un imbarazzato silenzio. Temo – temo o ci spero? - che lei blocchi l&#39;ascensore e mi salti addosso. Lei non fa niente di tutto questo. Si limita a guardarsi allo specchio e fare un po&#39; di smorfie giocando col lucidalabbra. Ho nella saccoccia della vestaglia qualche spicciolo per i caffè e le chiavi dell&#39;auto, nel bagagliaio della quale è nascosta la mia valigia, a disposizione per un cambio d&#39;abito prima della fuga definitiva. Perché faccio tutto questo? Perché l&#39;alternativa è dire la verità a mia moglie e la cosa mi fa più paura. Le ho sempre e solo mostrato l&#39;uomo che volevo essere. Ora che mi ritrovo costretto a rivelarmi per quello che sono, non ho la forza di accettare un suo rifiuto.  Preferisco fare io la prima mossa. Altrimenti, ci sarebbero due alternative: o resterebbe con me, sopportando l&#39;uomo che l&#39;ha trascinata sul lastrico oppure mi lascerebbe lei, incapace di amare un uomo che non può più darle lo stesso tenore di vita. Quest&#39;ultima è l&#39;ipotesi che meno riuscirei a sopportare: preferisco essere odiato per un motivo fondato che scoprire di aver sposato una moglie incapace di amare il suo uomo finito in miseria. Non metterò alla prova il suo affetto: dopo la batosta aziendale non reggerei un&#39;altra sconfitta. Mi chiedo se non stia facendo altro che uno colossale sciocchezza. Ma la vita di tutti è piena di episodi in cui si è preferito fare sciocchezze piuttosto che affrontare la verità. Non credo qualcuno possa biasimarmi per questo, a parte mia moglie. E, forse, mia figlia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

  Nella hall, preso il caffè, restiamo a chiacchierare a lungo. Come molte donne, la signora è piuttosto loquace ed io, sapendo che il congedo da lei significherà il congedo da tutta la mia vita, lascio che la conversazione si allunghi. Racconta di sé con una certa disinvoltura e con la stessa si prende anche una confidenza che non vorrei darle ma a cui non mi oppongo.  Rispondo, con una certa ritrosia, alle domande che mi rivolge, comprese quelle che riguardano la mia famiglia e mia moglie in particolare.
“L&#39;ama?”
ed eccomi caduto in trappola, messo alle strette da una sconosciuta con una domanda tanto semplice quanto insidiosa. Mi chiedo perché le donne lo chiedano sempre e quale sarebbe, in questo caso, la risposta più gradita. Dire sì, rivelandomi un uomo capace d&#39;amare ma legato a un&#39;altra. No, diventando l&#39;uomo di cui non potersi fidare, uno di quelli che basano la propria vita sull&#39;inganno, sentimentalmente libero perché incapace di andare oltre. Rispondo sì e mi chiederà perché sono qui. Rispondo no e si chiederà perché lo sia lei. È un gioco in cui si perde sempre, in cui l&#39;apostrofo cade, e quel “l&#39;ama?” si trasforma in una lama pronta ad essere usata contro di te in qualsiasi momento.

  “Sì, direi di sì” rispondo pensando alla reazione di questa donna se, domani, dovesse conoscere mia moglie dopo la mia scomparsa e leggere il biglietto. Temo quali consigli potrebbe darle.
All&#39;improvviso la luce della stanza, già tenue, si fa più soffusa, dal momento che il sonnacchioso barista ha spento due delle quattro lampade che illuminavano la hall, come a farci presente che si è ormai fatta una certa ora e consigliarci di andare a letto. Non sa il barista, non può sapere, che attraversare quella porta per me vuol dire attraversare un destino. Ho macigni nell&#39;anima, o forse solo sensi di colpa, che mi impediscono di fare quei pochi passi così velocemente e a cuor leggero. Così continuiamo imperterriti nei nostri discorsi, senza che nessuno dei due abbia davvero fretta di andarsene.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

Fin quando non mi chiede per quale ditta lavori.&lt;br&gt;&lt;br&gt;

  «Noooooo!» grida ridendo. «Proprio quella di cui sono diventata la maggior azionista! Mio marito me ne ha ceduto tutte le quote, pur di togliermi di torno! Quindi lei è un mio dipendente, lo sa?». Improvvisamente la vita torna a sorridere. Parlo con lei del marito, del lavoro, di progetti e di tante altre cose. Tanto da fare l&#39;alba. Siamo entrambi allegri neanche avessimo passato insieme una notte di sbronze e non preso solo un caffè. Quando rientro in camera mia moglie è sveglia. Ha letto il biglietto. È furiosa, grida e mi lancia qualsiasi cosa sia alla sua portata. La bimba piange. Fuori ha preso a diluviare. Eppure la vita può essere splendida anche così, nonostante la propria donna, arrabbiata con te, ti abbia appena fatto un occhio nero centrandoti con una piastra per capelli e stia  facendo qualsiasi cosa  pur di fare altrettanto con l&#39;altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2012/01/cose-che-capitano.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj87Kvm6jKxsMi7pn3w2UFIZQmyczPoRSw0ZaB0FIWXICsnGRt7J_euUBPuLnnJyE7BOz_onfs9jAokawgxhYxeQTD4-bKU2xSKlaqABTv4k4f6QuN8n7Shrl0tKzSVJsYz8ugsRHFYmxE/s72-c/eiffel_tower_paris4.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-4669181828202665191</guid><pubDate>Sat, 22 Oct 2011 16:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-19T14:57:24.937+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vecchiaia</category><title>Riflessioni di un vecchio stanco</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;
L&#39;uomo si guardò alla specchio e si rese conto per la prima volta di essere ormai troppo vecchio, arrivato al crepuscolo di una lunga vita dove non gli avanzava altro da fare che aspettare la dipartita. Scostò il suo sguardo alla finestra e mentre scendeva la pioggia in cuor suo saliva la vergogna per una vita spesa male, a contemplare il niente e a volte il mare. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ripensò con affetto e una punta di rimpianto le poche donne amate che in breve tempo l&#39;han lasciato, abbandonandolo desolato e stanco per inseguire qualcun altro. Non dava loro torto, da giovane la bellezza era stata il suo unico interesse e l&#39;essenza di una donna non l&#39;aveva mai capita. Con rammarico rimuginò sul fatto come fosse ormai tardi per pensare ad un riscatto, almeno ai loro occhi, per inseguire l&#39;ultimo desiderio, quello di baciarle, insinuando per un altra volta ancora la sua lingua alle loro labbra. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
La fiducia non l&#39;aveva persa solo in se stesso ma nel mondo intero, e non riusciva né a gioire né a soffrire per le notizie dell&#39;ultima ora che gli arrivarono in sottofondo da qualche giornale radio, fosse state scoperte nuove piramidi, finita una guerra o iniziata una rissa allo stadio: tanto qualunque rivoluzione serve a poco o niente fin quando al potere ci faranno salire certa gente.&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;  Fosse stato per lui, avrebbe visto favorevolmente il declassamento dell&#39;intera razza umana e volentieri avrebbe lasciato che a guidare il pianeta fossero i gatti di strada, i cani randagi e i panda. Probabilmente, pensò, sarebbe puzzato meno e profumato d&#39;eucalipto. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Con la biblioteca chiusa e i libri in casa già letti tutti non sapeva cosa fare e vagava con la mente invidiando coloro che sanno scrivere una storia, non tanto per la gloria che ne possa scaturire, ma per la libertà di far muovere i personaggi a loro piacimento, gli errori non sono mai fatali e anche i dolori finiranno con l&#39;ultimo capitolo. Che in fondo una storia finisce quasi sempre nel suo momento migliore mentre nella vita quando cala il sipario scende il silenzio e non resta che il buio. Fosse almeno il teatro, si potrebbe sempre sperare in un applauso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2011/10/riflessioni-di-un-vecchi-stanco.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5624388088912210130</guid><pubDate>Thu, 16 Jun 2011 23:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-09T17:35:06.425+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">poesie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">stella</category><title>Stella</title><description>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQjdMoiU8TdTIU189Ok0Yx_oCAdkWXpkRTsTpwq4eExLG3RwTHutfDHA6-VIcnd-lKE9pQtL3XL2yVJBkEt6V5_GeQb9OgC2zDjZ3sX1bNC3KIyejm3jS6Vd4Dr7FxKm_XnLlsTDj30s8/s1600/lupo_luna.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em; text-align: center;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;400&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQjdMoiU8TdTIU189Ok0Yx_oCAdkWXpkRTsTpwq4eExLG3RwTHutfDHA6-VIcnd-lKE9pQtL3XL2yVJBkEt6V5_GeQb9OgC2zDjZ3sX1bNC3KIyejm3jS6Vd4Dr7FxKm_XnLlsTDj30s8/s400/lupo_luna.jpg&quot; width=&quot;225&quot; alt=&quot;lupo che ulula&quot;; title=&quot;Tempo fa un lupo sulla cima di un monte ululava a più non posso. Gli ululati, lunghi e disperati, arrivarono fino alla luna che, infastidita dal baccano, chiese:
- Cos’hai da urlare? Perché non la smetti almeno per un po’?-
- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato…aiutami! – rispose il lupo. La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse al lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre lo afferrò, lo strinse forte a sé felice ed emozionato, non senza aver mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra la vegetazione. Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa in modo che i cuccioli del mondo intero possano ammirarla.
I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.&quot;; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Buco del cielo,&lt;br /&gt;
fuoco rovente&lt;br /&gt;
bagliore comunque&lt;br /&gt;
di fiamma lontana,&lt;br /&gt;
gemma solitaria&lt;br /&gt;
immersa nella notte,&lt;br /&gt;
forse nel niente,&lt;br /&gt;
dall’alto&lt;br /&gt;
guardi nel mondo,&lt;br /&gt;
le sue follie&lt;br /&gt;
i suoi personaggi&lt;br /&gt;
a cui t’affezioni&lt;br /&gt;
e mandi i tuoi raggi&lt;br /&gt;
che evanescenti arrivano&lt;br /&gt;
nel buio&lt;br /&gt;
lanci&lt;br /&gt;
la tenue speranza&lt;br /&gt;
di raggiungerti&lt;br /&gt;
nei nostri sogni.&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2011/06/stella.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQjdMoiU8TdTIU189Ok0Yx_oCAdkWXpkRTsTpwq4eExLG3RwTHutfDHA6-VIcnd-lKE9pQtL3XL2yVJBkEt6V5_GeQb9OgC2zDjZ3sX1bNC3KIyejm3jS6Vd4Dr7FxKm_XnLlsTDj30s8/s72-c/lupo_luna.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-4113610651754191475</guid><pubDate>Sun, 17 Apr 2011 11:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-11T23:31:02.243+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">domande</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita</category><title>Cosa resta</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Che cosa resta di una vita sbagliata, di giorni persi per strada, di dubbi irrisolti, di certezze infondate, dei libri letti e degli altri mai aperti, dei film dimenticati e di tutte le illusioni dei nostri giorni peggiori, della pioggia caduta e dei pomeriggi di sole, di tanti litigi con donne perdute, di quelle mai avute e ancora rimpiante, delle storie stanche trascinate a oltranza, delle ore passate guardando il soffitto nella propria stanza, preoccupandoci dell&#39;affitto, le bollette e tante altre sciocchezze, delle bugie dette agli altri e di quelle raccontate a noi stessi, solo per convincerci di essere diversi, dei nostri sbalzi d&#39;umore, della musica sul cui sottofondo abbiamo fatto l&#39;amore,&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;  del tempo interminabile speso a cercare parcheggio e del poco che ci siamo concessi nel trovare il coraggio, della sfiga e dei capricci del tempo, dei propositi dispersi nel vento, dei nostri momenti migliori, di tutte le ferite subite e dei lividi che ci siamo procurati da soli, delle insensate paure, dei ridicoli sogni e di tutti i bisogni inventati, dei sorrisi sinceri e di quelli forzati, di troppe parole e delle poche che miravano al cuore?&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg74Zk1cJu1ZtnNxWp1pg5qBbJDjxR23fVR3U2HQsGdR4DMdGXRwW3p-k2r-iYfGLzBmGq6GpiN4vKZayfozyD7D1ZUUmS1pCFQurBwdAQR2IFDSq4ou1Nx3fLJ9M6mxKgtuRmXxo8eflo/s1600/dall%2527alto.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;Donna che guarda il panorama dall&#39;alto&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;249&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg74Zk1cJu1ZtnNxWp1pg5qBbJDjxR23fVR3U2HQsGdR4DMdGXRwW3p-k2r-iYfGLzBmGq6GpiN4vKZayfozyD7D1ZUUmS1pCFQurBwdAQR2IFDSq4ou1Nx3fLJ9M6mxKgtuRmXxo8eflo/s400/dall%2527alto.jpg&quot; title=&quot;Chiedere può essere l&#39;imbarazzo di un minuto, non chiedere il rimpianto di una vita&quot; width=&quot;400&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;

</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2011/04/cosa-resta.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg74Zk1cJu1ZtnNxWp1pg5qBbJDjxR23fVR3U2HQsGdR4DMdGXRwW3p-k2r-iYfGLzBmGq6GpiN4vKZayfozyD7D1ZUUmS1pCFQurBwdAQR2IFDSq4ou1Nx3fLJ9M6mxKgtuRmXxo8eflo/s72-c/dall%2527alto.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-1950144867153267246</guid><pubDate>Sun, 20 Feb 2011 14:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-25T10:15:42.824+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sentimenti</category><title>Meno di niente</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjvf1wtFy-Sltuqu9-ZGxoNk7GnxEMASQTlAYfXHHWn_bSTpr5foidyzlZXK34v8i1_QPrFi2nWSJde46tJ48d59K1Q15C3OmtOrGJqbYc7oek6B1esGKSzqkbQULQE2zDpg2t8fJsujhU/s1600/2201ex.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjvf1wtFy-Sltuqu9-ZGxoNk7GnxEMASQTlAYfXHHWn_bSTpr5foidyzlZXK34v8i1_QPrFi2nWSJde46tJ48d59K1Q15C3OmtOrGJqbYc7oek6B1esGKSzqkbQULQE2zDpg2t8fJsujhU/s320/2201ex.jpg&quot; width=&quot;296&quot;; title=&quot;« Abbandonare è fare un piacere a qualcuno, liberandolo dalla vostra presenza » by Ambrose Bierce&quot;; alt=&quot; silhouette di donna di fronte a una tenda&quot;; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: silver&quot;&gt;E’ di sopra, a preparare la sua roba. Forse è giusto così. Perché in questi quindici anni non c’è mai stato un passo, un contatto, un tentativo di riavvicinamento vero e proprio. Abbiamo saputo solo odiarci. E se quindi ha deciso di andar via, lo ammetto, è la cosa più sensata che abbia mai pensato di fare in quindici anni. Eppure, è stata la mia vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci sarà più il mattino a brontolare dove sono i suoi vestiti. Non ci saranno più le sue domande stupide, i suoi discorsi inutili, i suoi atteggiamenti arroganti, i suoi pareri negativi, i suoi brontolii frequenti. Non ci saranno bugie e ritardi al lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ci saranno regali ad anniversari e compleanni, i suoi ultimi piccoli ed insignificanti gesti con cui a volte tentava di ricordarsi di me, con cui forse chiedeva un perdono che non gli ho mai concesso, perché no, non mi basta un fiore, un vestito od un gioiello per consolarmi delle umiliazioni subite. Non ci saranno lacrime sul cuscino, quando la notte rincasava e sapevo dov’era andato, a trovare lei, una puttana sul lungomare, bella come non lo sono mai stata, desiderabile come può esserlo una donna che si preferisce pagare quasi ogni notte e dividerla con gli altri, piuttosto che recuperare terreno e l’esclusiva della propria moglie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ha deciso che sia meglio separarci, per tutti e due, ed io non posso certo dargli torto. Non era questo che volevo, benché sapessi che fosse inevitabile. Avevo più motivi di lui per prendere una decisione del genere, eppure non me la sono mai sentita. Perché è stato l’unico amore della mia vita, perché a me ancora mancano i baci, le carezze, gli abbracci e gli sguardi di desiderio dei primi anni, perché questa decisione  annulla la mia vita, mi dice in modo chiaro e definitivo quando siano state inutili le mie lacrime sul cuscino quando la notte lo sentivo rincasare ed avviarsi verso la nostra camera, spogliarsi e dopo aver spento la luce, infilarsi tra le coperte, senza avermi nemmeno dato un’occhiata, senza neanche essersi chiesto se davvero stessi dormendo o no; inutili saranno anche la mia rabbia ed il mio dolore: non c’è nulla di recuperabile nel mio matrimonio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma di cosa mi lamento? &lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pensavo di aver sposato un uomo. Mi ritrovo con un idiota, che prima ha perso i capelli e poi la testa per un&#39;altra donna, poi anche il pudore, la discrezione ed il rispetto per sua moglie. L’unica cosa che gli è cresciuta è la trippa. Dovrei augurarmi che si sbrighi. Che esca da quella porta al più presto per non tornare mai più. Che schiatti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
So di valere molto di più di come mi ha trattata. E di certo valgo molto più di lui. Valgo diecimila volte più di lui. Non sono stata io a ferire i sentimenti di una persona che aveva giurato di amare per sempre. Non mi sono cercata un’amante solo perché tra noi le cose cominciavano a non funzionare. Non sono io quella che ha deciso che una puttana con una figlia è meglio di una moglie che non può dartene. L’unico peccato davvero commesso da quella ragazza è l’essere nata, eppure mi basta per odiarla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché se non fosse successo forse avremmo recuperato il nostro rapporto e magari oggi non sarei così infelice. Non importa più di chi sia davvero figlia, l’idea che possa anche essere sua gli è bastata per affezionarsi sia a lei che alla madre. Ed io?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ti sei preso la mia vita, brutto stronzo. Rendimela. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rendimi l’autostima, la voglia di vivere e quella di amare, il piacere delle piccole cose, i sorrisi e le lacrime perse. Rendimi tutti i miei sogni prima di sparire per sempre. E’ ancora di sopra, a preparare la sua roba, ma credo che ormai manchi poco. Sto piangendo per un coglione calvo grasso ed ipocrita che mi sta per lasciare, e che forse non mi ha mai avuta davvero. Lo so che non dovrei, che non ne vale la pena, che, tra i due, sono io a guadagnarci, perché sì, valgo molto più di quanto quel deficiente pensi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma so anche che il momento in cui uscirà da quel portone, da questa casa e dalla mia vita, mi farà sentire meno di niente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2011/02/e-di-sopra-preparare-la-sua-roba.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjvf1wtFy-Sltuqu9-ZGxoNk7GnxEMASQTlAYfXHHWn_bSTpr5foidyzlZXK34v8i1_QPrFi2nWSJde46tJ48d59K1Q15C3OmtOrGJqbYc7oek6B1esGKSzqkbQULQE2zDpg2t8fJsujhU/s72-c/2201ex.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-3948894257668362767</guid><pubDate>Sun, 06 Feb 2011 15:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-25T10:16:43.776+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita</category><title>Guardandosi negli occhi</title><description>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgs8iZdPl8hvBN3JDeXc445zWdjeyQ8bP3vcxLY8Xs7glGRrqi6rKqKfjUKpwyhBWBW8xgSTWV5hDRc5jA4m4_Ix1gWG8WfH8vkc4uMOOfuqDe3-2eW4YdRT0lPjs_WSG2n71b07a4yexE/s1600/sguardo.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;121&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgs8iZdPl8hvBN3JDeXc445zWdjeyQ8bP3vcxLY8Xs7glGRrqi6rKqKfjUKpwyhBWBW8xgSTWV5hDRc5jA4m4_Ix1gWG8WfH8vkc4uMOOfuqDe3-2eW4YdRT0lPjs_WSG2n71b07a4yexE/s400/sguardo.jpg&quot; width=&quot;400&quot;; title=&quot;uno sguardo racchiude tutte le parole non dette&quot;; alt=&quot;sguardo di donna&quot;; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;La cercò per due anni, chiedendo agli amici,ai parenti, a chiunque la conoscesse. Dalla polizia non andò, che un po&#39; si vergognava, che tanto lo sapeva, che non era successo nulla di grave. Lo aveva lasciato, era solo questo. Solo che non riusciva ad accettarlo. Non capiva. Non si era comportato in modo diverso dal solito. Era andata a prenderla, era stato affettuoso come al solito, le aveva detto di aver fame e si erano fermati al bar per un pasto al volo. È vero, nell&#39;occasione aveva litigato col marocchino che tentò di rifilargli la sua chincaglieria, ma uno scatto d&#39;ira può capitare a chiunque, e poi non era mica rivolto a lei. Non poteva essere stato quello. Che avesse avuto un altro uomo? E dove l&#39;aveva conosciuto? All&#39;ospedale probabilmente, visto che usciva pochissimo di casa e il più delle volto solo insieme a lui. Quella maledetta operazione di appendicite avrebbe dovuto tenerla lontano da lui solo una settimana, invece gliela portò via per sempre e chissà con chi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finché non venne a sapere, non ricorda più come, che si esibiva il mercoledì sera in un pub della capitale. &lt;br /&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt; Chissà come ci era finita lì e di cosa vivesse! Decise di partire anche se era piuttosto indeciso su cosa dirsi. Dentro di lui covava il risentimento per essere stato abbandonato, ferito, tradito e offeso, anche se era deciso a perdonarla. Purché tornasse a casa! Le mancava, non sapeva neanche lui perché, in fondo il loro matrimonio non si discostava dalla solita routine, ma la rivoleva al suo posto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arrivato in città, chiese un po&#39; di informazioni prima di trovare il pub. Si trovava in periferia, di quelle che hanno fama sia meglio evitare, per non fare brutti incontri.&lt;br /&gt;
Trovò il pub.&lt;br /&gt;
Era un locale come ce ne sono a migliaia nel mondo, arredato con stile pseudo-irlandese, di quelli dove è difficile respirare, se non dopo le tre di notte, quando finalmente inizia a svuotarsi un po&#39; da quella calca di gente: ragazzi chiassosi, studenti con voglia di divertirsi, coppie a contendersi i tavoli più appartati, uomini soli col bicchiere in mano e gruppetti di donne a fare ironie su di essi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ordinò una birra ed aspettò il suo arrivò. Perso nei suoi pensieri, nelle parole che avrebbe voluto dirle, non si accorse che era già sul palco, ed aveva cominciato a cantare. Non l&#39;aveva mai sentita cantare prima, se non timidamente, a voce bassa, quando faceva le pulizie di casa. Qui urlava a squarciagola! Aveva persino imparato a suonare la chitarra. E sembrava felice,molto più felice di quanto l&#39;avesse mai vista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dentro la sua coscienza cominciò a prendere piede una voce che diceva che la vedeva molto più felice stretta quella chitarra di quanto lo fosse mai stata tra le sue braccia. Ma per ora, non voleva dargli ascolto. Si avvicinò al palco, per farsi riconoscere. I loro occhi si incrociarono. Fu solo un attimo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un attimo in cui, come d&#39;incanto, l&#39;intero locale si zitti. Forse era stato solo un caso, a volte capita che un gruppo non omogeneo di persone intente a farsi i fatti propri, smetta improvvisamente di parlare e far casino. O forse erano stati i suoi occhi. L&#39;attimo in cui aveva cambiato espressione,come di smarrimento, di chi ha paura che qualcosa o qualcuno la faccia rinunciare a sé stessa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu come se in quell&#39;attimo si fosse specchiato negli occhi di lei, per vedersi come lei lo vedeva e come non si era mai reso conto d&#39;essere davvero. Solo un attimo prima, ad una conclusione del genere non sarebbe mai arrivato. Amare, l&#39;aveva amata. Ma l&#39;aveva sempre trattata come un soprammobile. Prezioso, certo, di cui tener cura ma sceglieva lui il posto in cui metterlo e il modo in cui trattarlo, senza possibilità di replica. E anche quando si dovevano prendere decisioni ne parlava prima con lei ma in fondo era come se avesse già deciso. Non faceva altro che preannunciare una sua scelta. Non erano avesse possibilità di repliche e non si era mai chiesto se lei avesse esigenze che lui non contemplasse. Le aveva, a giudicare da quel palco. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma in fondo lo aveva sempre saputo. La voce della coscienza aveva preso il sopravvento ed ormai glielo diceva a chiare lettere: l&#39;aveva soffocata nelle sue abitudine perché erano le uniche cose che sapesse darle e nelle quali si muoveva con sicurezza. L&#39;avesse lasciata fare, essere quella che era sempre stata, quella donna lì sul palco piena di energia e voglia di vivere, lui non ne sarebbe stato all&#39;altezza. Gli bruciava ammetterlo ma aveva lasciato che sua moglie conducesse una vita mediocre per non sentirsi mediocre lui. Ovvio se ne fosse andata: cercava quel che lui non sapeva darle e che in realtà neanche aveva chiaro in mente cosa fosse. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E si accorse così in una notte sola di quanta distanza ci sia stata in una vita intera. Cos&#39;altro voleva da lei? Non c&#39;era nulla che potesse dire o fare per cambiare le cose. Pagò il conto, col barista e con la vita. L&#39;avrebbe lasciata in pace. Si diresse verso l&#39;uscita insoddisfatto di sé stesso, insoddisfatto per tutti i rimorsi e i discorsi mai fatti. Si dice che quando muori tutti i momenti più importanti della vita ti scorrano nella mete come un film. Accadde qualcosa di simile nella sua testa, che rievocava in rapida successione tutti i momenti vissuti con lei: erano i titoli di coda della sua storia d&#39;amore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2011/02/guardandosi-negli-occhi.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgs8iZdPl8hvBN3JDeXc445zWdjeyQ8bP3vcxLY8Xs7glGRrqi6rKqKfjUKpwyhBWBW8xgSTWV5hDRc5jA4m4_Ix1gWG8WfH8vkc4uMOOfuqDe3-2eW4YdRT0lPjs_WSG2n71b07a4yexE/s72-c/sguardo.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-8766116060728769986</guid><pubDate>Thu, 18 Nov 2010 17:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-01-29T23:50:31.706+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">buio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><title>Voci</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgPexoWbkGw6msDEiqgk2DV6A4UbqyiIZhhaTfshbQGf2_1SvBQK5pBMFJL8XEgoo3nMd_Xbl6n_t-sA9sCvBZqLJd0s0brSec6RqdrLT6IOeZtWYk-CZSPJGr9D4Ui4n1D1CIFdZZUaxI/s1600/Voci.JPG&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;331&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgPexoWbkGw6msDEiqgk2DV6A4UbqyiIZhhaTfshbQGf2_1SvBQK5pBMFJL8XEgoo3nMd_Xbl6n_t-sA9sCvBZqLJd0s0brSec6RqdrLT6IOeZtWYk-CZSPJGr9D4Ui4n1D1CIFdZZUaxI/s400/Voci.JPG&quot; width=&quot;400&quot;; alt=&quot;monster of the minds&quot;; title=&quot;«I mostri non esistono, come i fantasmi, se non nella nostra mente. E qualche volta prendono il sopravvento » by Stephen King&quot;;/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em; color: silver&quot;;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Ho tanti personaggi che mi affollano la mente e che non riesco a dominare. A dire il vero, la maggior parte nemmeno mi è simpatica. La mia testa è intasata da draghi che spaccano tutto, di vampiri crudeli e affamati, di uomini ridicoli e di donne improbabili. Saranno anche il frutto della mia fantasia, ma io non faccio altro che subirli, loro e le loro storie, senza riuscire a impormi, a trattenerli se vorrei che restassero o viceversa. Vanno e vengono, fanno e disfanno a piacer loro, interagiscono, si scannano, ogni tanto mi consultano ma il più delle volte neanche mi danno retta. Semplicemente, i meandri del mio cervello sono diventati il loro parco giochi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E pensare che io non amo il fantasy, l&#39;horror e nessuno dei generi che, se fossi capace di immortalarli su carta, questi tipi costituirebbero. Non so chi li mandi né cosa vogliano da me. Non credo vogliano esistere, nel qual caso si sarebbero rivolti alla persona sbagliata, visto che io già non sono capace di raccontare la mia di storia, figuriamoci le loro. E poi mi fanno paura. Ma, più di tutti tra i mostri della mia mente, a farmi paura è Marika. Marika è una donna bellissima con i capelli lunghi e rossi che le arrivano fin quasi al fondoschiena, sensuale e senza pudore. Si muove nel mio mondo molto meglio di quando sappia fare io. È sicura e seducente e si porta a letto tutti gli uomini che vuole, preferendo quelli che mi stanno più simpatici.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con quelli, lo so, ci prova più gusto a trattarli con maggior crudeltà. E poi si lascia guardare mentre fa l&#39;amore, sa che la guardo, anzi, fa di tutto affinché io la guardi, sembra godere di più. Io, più dei draghi e dei vampiri, vorrei che ad andarsene fosse lei, invece nulla. Tra i tanti, nella mia testa c&#39;è anche un serial killer. Ogni tanto fa fuori qualche personaggio di troppo, in modo, dice, da ristabilire un mio equilibrio mentale. Secondo lui dovrei anche ringraziarlo. Gli ho chiesto di far sparire Marika, ma niente, non ha voluto. Al massimo, ne uccide gli amanti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un paio li ha uccisi prendendoli a coltellate proprio mentre facevano l&#39;amore con lei. Marika non ha battuto ciglio. Ha scansato i corpi inermi dal suo e si è ripulita del sangue che le era scivolato addosso. Poi si è rivestita, ha baciato il serial killer, mi ha dato un&#39;occhiata, ha accennato un sorriso,  ed è uscita di scena. Questa donna mi ossessiona, vorrei sparisse dalla mia mente eppure sento al tempo stesso  di subirne il fascino, nonostante mi faccia paura.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
Ma a terrorizzarmi più di tutto è la possibilità che Marika sia io. &lt;span id=&quot;fullpost&quot;;&gt;&lt;p&gt;Una volta credevo di no, non era possibile, al massimo potevo essere stato uno dei suoi mille amanti, uno che magari aveva tentato di suicidarsi per lei, e che fosse la causa per cui mi trovo qui ora. Il problema è che non ricordo niente di me, neanche se sono un uomo o una donna e non ho la minima possibilità di accertarmene guardandomi allo specchio. Marika domina i miei pensieri, e questo mi lasciava supporre fossero quelli di un uomo. Di un uomo che quella donna ha fatto impazzire e spinto al suicidio.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma poi ho sentito il dottore chiedere all&#39;infermiera « come sta la paziente? », quindi dovrei essere donna. Finora non ho mai sentito nessuno pronunciare il mio nome, perciò non so se Marika sia la proiezione di quello che davvero sono o è piuttosto l&#39;alter ego di come vorrei essere o essere stata. Sembra che nessuno sappia nulla di me, nessuno mi viene mai a trovare, forse è troppo doloroso, per parenti e amici, ammesso che io ne abbia, vedermi in questo stato e probabilmente si saranno anche convinti che non serva a nulla. Sono in coma, e anche se le macchine rivelano un&#39;attività cerebrale più o meno intensa, il mio corpo non reagisce agli stimoli. Da quel che ho so, anche i miei occhi sono chiusi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E&#39; come se fossi in un lungo sogno da cui non riesco a svegliarmi. Non ho la cognizione del tempo, ma se non ho capito male è da due anni che sono in queste condizioni. Una volta ho sentito confabulare qualcuno, non saprei bene chi, se non fosse il caso di spegnere i macchinari. Tanto, non viene a trovarmi mai nessuno e per l&#39;ospedale sto diventando un costo eccessivo. Sono finita in un&#39;area piuttosto solitaria dell&#39;ospedale e, per non correre il rischio che qualche malintenzionato possa intrufolarsi furtivamente dentro, le finestre sono quasi sempre chiuse e le tapparelle abbassate. Sembra ci siano già stati problemi del genere in passato, così ora nessuno vuole prendersi la responsabilità di lasciarle aperte. Le aprono giusto quel tanto che basta per le visite o per far cambiare l&#39;aria. Trascorro il mio tempo così, vagando tra le mie fantasie e i miei incubi nel buio più assoluto. Mi chiedo se abbia davvero il diritto di lamentarmene, o se questa non sia una condizione comune a tutti gli esseri umani, cercare tracce tra le proprie follie per capire chi siamo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ignoro cosa mi sia successo, so a malapena di essere finita in coma due anni fa e dopo un periodo non so quanto lungo di incoscienza totale la mia mente riesce quantomeno a pensare, pensa cose strane ma pensa, ed è popolata soprattutto dalle mie paure. Il mio corpo invece ha smesso di rispondere al mio controllo così per gli altri è impossibile capire cosa succeda dentro di me.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se fossi capace, mi creerei un mondo su misura, ambientato nell&#39;epoca vittoriana e con personaggi alla Jane Austen, popolato da affascinanti donzelle, facoltosi gentiluomini e simpatiche canaglie. Ma ogni volta che ci provo arrivano Marika e gli altri a rovinare tutto. Così ho rinunciato. Mi tengo i miei demoni così come sono perché in un mondo in cui tutti mi hanno lasciato sola, la mia immaginazione, nonostante i suoi limiti, è l&#39;unica cosa a ricordarmi che sono ancora viva. Una volta pensavo che quei mostri mi affollassero la testa perché per loro era l&#39;unica possibilità di avere una qualche forma di esistenza. Ormai sono del parere contrario, vengono solo a ricordarmi che sono io ad esistere ancora. Almeno finché non staccheranno la spina.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/11/voci.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgPexoWbkGw6msDEiqgk2DV6A4UbqyiIZhhaTfshbQGf2_1SvBQK5pBMFJL8XEgoo3nMd_Xbl6n_t-sA9sCvBZqLJd0s0brSec6RqdrLT6IOeZtWYk-CZSPJGr9D4Ui4n1D1CIFdZZUaxI/s72-c/Voci.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5041566205299276214</guid><pubDate>Tue, 16 Nov 2010 20:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-19T15:56:31.316+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">città</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Pescara</category><title>Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjz_xEWrBChV-H3xrFZ71FLZvfMULNqsmwCvYPaXkaYkzZG8b5ub83Hz8zTalPYzWwLfv-CDpZNSsb4QuYx9QeYzcGrPFqrHxcvJhHxBzVqh5SGCByVa3d_sth2MTA6RTeWLkyfJdFnln8/s1600/ponte+del+mare.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;239&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjz_xEWrBChV-H3xrFZ71FLZvfMULNqsmwCvYPaXkaYkzZG8b5ub83Hz8zTalPYzWwLfv-CDpZNSsb4QuYx9QeYzcGrPFqrHxcvJhHxBzVqh5SGCByVa3d_sth2MTA6RTeWLkyfJdFnln8/s320/ponte+del+mare.jpg&quot; width=&quot;320&quot; title=&quot;ponte del mare di Pescara&quot;;/&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;p&gt;&quot;Si è aperto oggi l&#39; 8&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; edizione del Festival della Letteratura di Pescara, anche se quest&#39;anno è stato battezzato come il &quot;Festival delle letterature dell&#39;Adriatico&quot;, connotandolo con un tema preciso. Magari non c&#39;entra nulla, ma io mi sono fatto l&#39;idea che, non avendo tra gli ospiti nomi di richiamo, si sia preferito puntare sul tema. Secondo gli organizzatori, questo sarebbe il terzo, per importanza culturale, dopo quelli di Mantova e Roma. Se fosse vero, trovo strano che questo primo intervento, il cui tema era la storia di Pescara e l&#39;importanza strategica del suo territorio nel corso degli anni, curato da Licio Di Biase, abbia attirato non più di venti persone. Non le ho contate, ma è probabile fossero meno e non di più.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Ma è anche vero, come hanno ammesso coloro che sono intervenuti, che in questa città, più degli altri capoluoghi abruzzesi che hanno mantenuto la propria identità nel corso degli anni, è stata la città stessa,, e con essa i suoi abitanti, a perdere la propria memoria storica con quelli che potremmo definire continui &quot;lifting&quot;, trasformazioni attraverso le quali si sono persi, spesso volontariamente, i segni del passato. Le uniche che si sono imposte e che in qualche modo hanno adombrato tutto il resto, sono quelle di Gabriele D&#39;Annunzio.&lt;/p&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;A tutti gli effetti, infatti, Pescara sembra una città moderna, mentre le sue origini risalgono addirittura a 3000 anni fa, un villaggio chiamato Vicus Aterni e successivamente Aternum.Ed è dal mattino che quel villaggio fu fondato che parte il libro presentato dall&#39;autore, un bel tomo di 624 pagine.&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;&quot;Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio&quot; questo il motivo che ha spinto l&#39;autore nella sua minuziosa ricerca. E forse è anche quello che spinge me a scrivere questo post, visto che sono 10 anni che abito qui e so ben poco della zona in cui vivo.  L&#39;importanza di Pescara era dovuta, come ancora adesso, alla sua posizione strategica. Per i romani, che erano soliti chiamarla Ostia Aterni (foce dell&#39;Aterno) era il primo porto raggiungibile da Roma, ed è quello il motivo per cui crearono la strada di collegamento Claudio Valeria, chiamata oggi Tiburtina.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Considerando che quello pescarese è sempre stato territorio di confine, ha subito contaminazioni e con più culture, compresa quella orientale, e le sue fortune sono sempre state dovute al porto. In tempi sereni, diventava luogo di fiorenti commerci. In tempi di guerra, perdeva il suo appeal a favore delle comunità montanare. Infatti è stato, tra gli altri, continuo luogo di scontro tra longobardi e bizantini.  Sembra che la leggenda di San Cetteo, attuale patrono di Pescara, risalga proprio a quei tempi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Leggenda vuole che sia stato ucciso e gettato in mare dai longobardi, e lui sia stato trovato dall&#39;altra parte dell&#39;Adriatico.  Sull&#39;esistenza del personaggio si hanno dei dubbi, considerato che era vescovo ma allora Aternum era senza diocesi, tuttavia a quei tempi vescovo più che capo della diocesi significava &quot;capo della città&quot;, quindi non è questo a rendere improbabile la leggenda. Sul resto non mi pronuncio, anche perché non è che ne sappia molto.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Nel 1000 cambia nome e diventa Piscaria, nome dovuto per l&#39;alta pescosità del suo mare. La città si rilancia anche come luogo di incontro, vi si può trovare anche una sinagoga, poi requisita dal vescovo.  Nel Medioevo il porto diventa appannaggio dei potenti del luogo, e in quel periodo la città cade di nuovo nell&#39;anonimato, per riprendersi solo grazie ai numerosi investimenti sul porto degli Angioini. Porto utilizzato soprattutto dai chietini per commerciare i propri prodotti. Curioso come oggi la disprezzano, visto che sono stati loro a farne le fortune.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Intorno al 1300 nacque il marchesato di Pescara, occupato nei secoli da francesi, spagnoli, Borboni. E se per tutti era un&#39;importante piazzaforte costiera, è con la stabilizzazione del Regno di Napoli che la città fiorisce. Nella Piazzaforte, l&#39;unica del Regno in un territorio pianeggiante, a controllo del suo porto più a nord, si stabiliscono i militari, e intorno a questi si sviluppa il commercio e l&#39;artigianato locale. In pratica, i primi sintomi di quella che oggi viene definita movida.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Le fortune della zona collinare, invece, sono sempre inversamente proporzionali a quelle della costa: in calo quando la prospera la zona portuale, o viceversa.  Si racconta che nel 1500 dall&#39;Albania vennero deportati gli schiavi, facendoli passare per quello che oggi è chiamato Colle Schiavone.  Nonostante il fiorente commercio che vi si poteva trovare, Pescara è sempre rimasto poco più di un villaggio. I territori che si sviluppavano erano quelli sui promontori.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;E&#39; solo con l&#39;arrivo della ferrovia che cambiano le carte in tavola e nascono gli scali, oltre quello pescarese, di Montesilvano, Silvi, Giulianova, ecc. e il litorale acquista importanza, e con esso Pescara dove già vi si poteva trovare il porto e un facile collegamento con Roma. A non aver mai avuto troppo peso nella storia della città, e non essere stato adeguatamente sfruttato, è invece il fiume, ingiustamente trascurato anche ai tempi in cui, almeno in parte, era navigabile.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Sebbene si sappia che Pescara è nata dall&#39;unione di due Comuni, Castellamare e, appunto, Pescara, separati dal fiume e Piazza Unione è stata chiamata così proprio in ricordo dell&#39;episodio, si può dire che ha città ha ben luoghi identitari, anche se ognuno è un po&#39; vissuto di vita propria, avendo genesi e sviluppo autonomi nel corso dei secoli, e questa è un altra delle cause per cui si è persa la memoria collettiva della città.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Questi luoghi sono: a) la zona collinare, dove arrivavano i teramani; b) la zona pianeggiante, diventata prospera con l&#39;avvento della ferrovia; c) il borgo marino nord, dove arrivavano i pescatori delle Marche; d) la movida, nata dalla Piazzaforte; e) Villa del fuoco, rifugio di quelli che volevano tenersi lontano dai militari; f) Fontanelle, che era un feudo; g) San Silvestro, comune autonomo  h) la Pineta, nata negli anni 20.  L&#39;urbanizzazione avvenuta nel 1900 ha cancellato quasi completamente le tracce di queste storie. Qualcosa è pur sempre rimasto, come nomi, chiese e anche qualche monumento.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Ad essere scomparsa definitivamente è Castellamare, a partire dal nome, niente in città la ricorda. La Piazzaforte è stata abbattuta nel 1869, in quanto limitava la crescita della città; la stazione, nata nel 1862, più di recente, per dare spazio a una più moderna. Non sono gli unici &quot;monumenti&quot; di cui Pescara si è privata nel corso degli anni, dove spesso i dirigenti locali hanno preferito dare spazio al futuro cancellando il passato. Rimasta, per fortuna, è quella vocazione all&#39;accoglienza e all&#39;integrazione da vero &quot;porto di mare&quot;qual&#39;è sempre stata e, probabilmente, non smetterà mai di essere.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/11/se-vuoi-essere-universale-parla-del-tuo.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjz_xEWrBChV-H3xrFZ71FLZvfMULNqsmwCvYPaXkaYkzZG8b5ub83Hz8zTalPYzWwLfv-CDpZNSsb4QuYx9QeYzcGrPFqrHxcvJhHxBzVqh5SGCByVa3d_sth2MTA6RTeWLkyfJdFnln8/s72-c/ponte+del+mare.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-3621059084640497194</guid><pubDate>Mon, 08 Nov 2010 18:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-08T20:51:37.700+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">poesie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">respiro</category><title></title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgg79zgTdGsovu-xaWqMamIeiV6VuMYLikL-urYd_1-ODmN_CIlecd2aq3SJpCnw8N-X2QcG-HkjF79EV970UfpbdKM3BpTLkaXtXjY3xVpLqdFxFu0glm371pMFVkBFRSuzo8oF56PKGY/s1600/484022038_c9eedd9946.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left:1em; margin-right:1em&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;213&quot; width=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgg79zgTdGsovu-xaWqMamIeiV6VuMYLikL-urYd_1-ODmN_CIlecd2aq3SJpCnw8N-X2QcG-HkjF79EV970UfpbdKM3BpTLkaXtXjY3xVpLqdFxFu0glm371pMFVkBFRSuzo8oF56PKGY/s320/484022038_c9eedd9946.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:  Helvetica, &#39;Gothic Century&#39;, Arial, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Il respiro del mondo&lt;br /&gt;
come fiato sul collo si accavalla tra i confini del vento.&lt;br /&gt;
Sospiro tempi perduti tra giochi infantili,&lt;br /&gt;
ricordi di istanti felici, pretesi e mai resi&lt;br /&gt;
di cuori deserti, sogni custoditi in cassetti mai aperti&lt;br /&gt;
pensieri sprofondati nell’oblio,&lt;br /&gt;
delirio di una mente incosciente&lt;br /&gt;
d’essere forse finita tra illusioni mai spente.&lt;br /&gt;
Crescendo qualcosa si cambia&lt;br /&gt;
e scivola via una nuova pazzia;&lt;br /&gt;
non credi più a niente o ci credi per sempre&lt;br /&gt;
e quello che conta spesso è solo una donna,&lt;br /&gt;
chimera di sogni e istanti perversi &lt;span id=&quot;fullpost&quot;;&gt;&lt;br /&gt;
idillio di tramonti ormai persi&lt;br /&gt;
e se cambia qualcosa è come una rosa:&lt;br /&gt;
un flagrante profumo su uno stelo di spine&lt;br /&gt;
un sottile confine&lt;br /&gt;
ma la vita non cambia se anche si cambia;&lt;br /&gt;
un altro giro di mano, uno sguardo lontano,&lt;br /&gt;
la pallina che gira impazzita&lt;br /&gt;
sul rosso o sul nero è una scelta di vita&lt;br /&gt;
l’hai vinta o l’hai persa una nuova scommessa&lt;br /&gt;
come fiato sul collo si accavalla tra i confini del tempo&lt;br /&gt;
un profondo sospiro&lt;br /&gt;
per l’ultimo giro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/11/il-respiro-del-mondo-come-fiato-sul.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgg79zgTdGsovu-xaWqMamIeiV6VuMYLikL-urYd_1-ODmN_CIlecd2aq3SJpCnw8N-X2QcG-HkjF79EV970UfpbdKM3BpTLkaXtXjY3xVpLqdFxFu0glm371pMFVkBFRSuzo8oF56PKGY/s72-c/484022038_c9eedd9946.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-1817225497153032902</guid><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 14:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-06-09T17:42:45.331+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dialoghi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">strade</category><title>Cercando la strada</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgx8jYeEWk7ve3T4UjzdEQ4PwYAdXy9MOTwJz-s2VXCAGxBr1_HTHZq706PsXpfADfHVj1_jLNOl35XxATZjHuhfndUXQY1kG06CPbiMyNKRbM9hXD6GtcYVqXO4Q-mBV853z5kif4G4kw/s1600/bw6.png&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;285&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgx8jYeEWk7ve3T4UjzdEQ4PwYAdXy9MOTwJz-s2VXCAGxBr1_HTHZq706PsXpfADfHVj1_jLNOl35XxATZjHuhfndUXQY1kG06CPbiMyNKRbM9hXD6GtcYVqXO4Q-mBV853z5kif4G4kw/s400/bw6.png&quot; width=&quot;400&quot; alt=&quot;sfere&quot;; title=&quot;«La vita è un labirinto nel quale si prende la strada sbagliata prima ancora di aver imparato a camminare.» by Cyril Connolly&quot;; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #f9cb9c;&quot;&gt;Richiesta di informazioni al primo passante&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Scusi, sa la strada per Colle dei Fiori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Lasci perdere! tanto siamo in inverno. Fiori non ce ne sono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #f9cb9c;&quot;&gt;Richiesta di informazioni al secondo passante&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
Scusi, sa la strada per Colle dei Fiori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Eh, eh, eh.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Allora?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Lei è qui per il matrimonio?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;No.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Si sposa la figlia del sindaco, lo sa?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Auguri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
A me fa gli auguri? Mica mi sposo io.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Si, ma la strada per Colle dei Fiori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Parente dello sposo o della sposa?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Perché, le strade cambiano a seconda della parentela?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
No, chiedevo se lei era un parente dello sposo o della sposa&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Non sono qui per il matrimonio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
E allora cosa va a fare a Colle dei Fiori?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;A trovare un amico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Un amico, eh?...parente dello sposo o della sposa?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Lasciamo perdere. Chiederò più avanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #f9cb9c;&quot;&gt;Terzo passante&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Scusi, la strada per Colle dei Fiori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Dove deve andare?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;A Colle dei Fiori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Si, ma dove? Che cerchi? La piazza, la posta,la banca...?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;A trovare un amico. Abita nella piazza di fronte la Chiesa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Chi sta cercando?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Leonardo Brumetta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Brunetta, Brumetta, Brumetta...il carpentiere?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;E che ne so? tutto ciò che so è che lavora nella fabbrica qui vicino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Eh, qua tutto il paese lavora in fabbrica. Ci ho lavorato anch&#39;io sa? per cinquant&#39;anni. Mi sono rovinato i polmoni in quella fabbrica.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Mi dispiace. Ma la strada per Colle dei Fiori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Altro che Colle dei Fiori! Da quando c&#39;è quella maledetta ciminiera non ci cresce più nemmeno la gramigna.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;E&#39; terribile. Ma come ci arrivo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Come arriva dove?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Alla piazza di fronte la Chiesa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Ah, è qui per il matrimonio!? &lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Lasci perdere, và.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #f9cb9c;&quot;&gt; Quarto passante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Scusi, vado bene per Colle dei Fiori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Dove deve andare?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;A Colle dei Fiori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Ho capito, intendo se deve raggiungere un posto in particolare...&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Chiesa dei Miracoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Eh, guardi che per il matrimonio ha fatto tardi. Perché non fa una cosa? Vede quel casolare laggiù? Torni indietro e vada fin lì.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;E perché mai?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
E&#39; il ristorante per il pranzo quello. Ormai li invitati saranno quasi tutti lì.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Non sono un invitato, allora.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
E perché va al matrimonio, allora?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Non voglio andare al matrimonio. Volevo solo raggiungere la Chiesa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Per vedere la sposa? Bella, eh? Sa che è la figlia del sindaco?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Si, me l&#39;hanno detto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Ma lei è un giornalista?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;No.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Insomma, è venuto fin qui solo a curiosare? &lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;No, solo a cercare un amico. E&#39; ora, me la dice la strada per la Chiesa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Basta che raggiunga la piazza.&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;E come la raggiungo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Guardi, ha due possibilità...o prende questa strada sterrata, anzi no, che se non la conosce rischia di perdersi, bé non che sia così complicato, vada a destra due tre chilometri, finché non arriva dalle parti di un casolare giallo...è di un mio amico sa?...a quel punto giri a sinistra? O sempre a destra? No, no, a sinistra...sì, a sinistra le dico, prosegua dritto fino al ponte, poi giri a sinistra fino al semaforo, al semaforo dovrebbe proseguire dritto, ma in realtà non può perché è senso unico, quindi lei deve andare prima a destra, prendere la rampa e uscirne subito a quel punto si ritrova dall&#39;altra parte della strada, quindi si infili per la rotonda e torni indietro, segua il cartello che indica la Chiesa ed è arrivato. Chiaro, no?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Ehm, veramente,no.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Faccia una cosa allora, vada sempre dritto. Ma guardi che così allunga, sa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #f9cb9c;&quot;&gt;Al citofono&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Che c&#39;è Leonardo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Chi sei?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Un amico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
E cosa vuoi da Leonardo?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;Niente, solo salutarlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Ma siete colleghi?&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cccccc;&quot;&gt;No, solo amici. Insomma, c&#39;è o no?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
No, mi spiace. È andato al matrimonio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/11/richiesta-di-informazioni-al-primo.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgx8jYeEWk7ve3T4UjzdEQ4PwYAdXy9MOTwJz-s2VXCAGxBr1_HTHZq706PsXpfADfHVj1_jLNOl35XxATZjHuhfndUXQY1kG06CPbiMyNKRbM9hXD6GtcYVqXO4Q-mBV853z5kif4G4kw/s72-c/bw6.png" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-2147656468692688017</guid><pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-20T17:30:30.264+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">libertà</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><title>La ragazza</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisAz1dmZTQnfJ-78TxpqsImcZp3Q7Jb0-A4tnfXHPtfXuA_fMtN3R1p_PqwabKKtNC76MYeoanWnQ5NMRDmHv3PDvJFMuPrQaFYSYIHtDOFEU_xma30pi434GDzkWG2CTLAIeo7T2Yhn4/s1600/Partire.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisAz1dmZTQnfJ-78TxpqsImcZp3Q7Jb0-A4tnfXHPtfXuA_fMtN3R1p_PqwabKKtNC76MYeoanWnQ5NMRDmHv3PDvJFMuPrQaFYSYIHtDOFEU_xma30pi434GDzkWG2CTLAIeo7T2Yhn4/s320/Partire.jpg&quot; width=&quot;213&quot; title=&quot;La libertà non sta nello scegliere tra il bianco e il nero, ma nel sottrarsi a questa scelta&quot; alt=&quot;ragazza con la valigia vista di spalle&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;color: #c0c0c0; text-align: right;&quot;&gt;La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
Piero Calamandrei, Discorso agli studenti milanesi, 1955&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;p&gt;Fu un parto difficile, sopratutto perché in molti vi si opposero. Se non fosse stato per la volontà dei genitori, che si batterono strenuamente per lei, forse non sarebbe mai venuta al mondo. Eppure nacque, e i più l&#39;accolsero con gioia, altri con riluttanza, alcuni con sospetto. Crescendo divenne una bambina vivace e benvoluta da tutti. La gente si rese conto di non poter più fare a meno di lei. Quale grave perdita sarebbe stata se i suoi genitori si fossero lasciati convincere ad abortire! pensavano tutti, ormai abituati a vederla scorrazzare allegra e spensierata per la città.Era così gentile, aveva sempre un pensiero e un sorriso per tutti, tanto da diventare persino famosa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Talmente famosa che arrivavano, a volte, anche da molto lontano pur di poterla guardare negli occhi, almeno una volta nella vita. Che certe fortune non ce l&#39;avevano tutti. Chi poteva, restava, in modo da poterla incontrare ogni giorno. Lei diventava sempre più bella, sempre più forte, sempre più dolce.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Passarono gli anni e molti, pur continuando ad apprezzarla, erano così avvezzi alla sua presenza che quasi non ci facevano più caso. Troppo occupati nei loro affari, era già tanto se si ricordavano di salutarla. Lei un po&#39; ci rimase male, anche perché aveva sempre fatto il possibile per ognuno di loro, però cerco di capirli: in fondo ognuno ha i suoi problemi.&lt;/p&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;Sebbene non avesse nessuna particolare aspirazione e si trovasse a suo agio soprattutto trai ceti medi, la corteggiavano soprattutto i potenti, i politici, gli uomini d&#39;affari. La invocavano sempre a gran voce e le facevano di quei madrigali, che un po&#39; la facevano ridere, e un po&#39; la lusingavano. Alla fine, se ne sentì conquistata. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma c&#39;era qualcosa di anomalo nei loro modi, qualcosa che la faceva sentire soprattutto un oggetto, con cui accompagnarsi davanti la folla, da mostrare agli altri e poi nascondere quando non serviva più. Anzi, succedeva sempre più spesso che volessero nasconderla, quasi fosse proprietà esclusiva. Quelli mettevano bocca su tutto, pure sulle persone che frequentava, che mica stava bene, che lei frequentasse tutti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E se qualcuno chiedeva sue notizie rispondevano: “Sta bene, ci pensiamo noi”. Provò a protestare, ma fu inutile. Tutte le loro azioni venivano giustificate con la frase: “Ma se l&#39;ho fatto per te!”. A lei sembrava una scusa bella e buona, un pretesto per nascondere dietro motivazioni apparentemente nobili le peggiori magagne, ogni giorni sempre un po&#39; più grosse...e pretendevano pure di essere ringraziati. Provò a chiedere aiuto alla gente ma la gente sembrò non capire, o forse preferì non sapere. Magari era colpa della crisi. Alcuni avevano figli, altri problemi economici, insomma non avevano mica tanto tempo da dedicarle.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Qualcuno le rinfacciò persino di essere un&#39;ingrata, considerando come uomini di quel rango si prodigassero in mille attenzioni e le volessero bene. E non c&#39;era verso di spiegare che no, non le volevano affatto bene, fingevano. E non era lei a essere ingrata, ma loro, la gente con cui era cresciuta, prodighi di complimenti a parole ma incapaci di gesti concreti quando ce n&#39;era bisogno.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;O forse avevano solo paura. Si era lasciata sedurre dai potenti, ed era da considerarsi roba loro, ormai. E nessuno aveva voglia di mettersi contro certa gente. Ma fu quanto quanto le chiesero di prostituirsi che capì di aver passato il segno. Tante belle parole per essere trattata alla stregua di una puttana! Disgustata dalla situazione e nauseata da tutti, decise di andarsene. Che senso aveva restare, se non c&#39;era nessuno intenzionato a muovere un dito in suo aiuto? Così fuggì e da allora, in quel paese, nessuno la vide più.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/07/la-ragazza.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEisAz1dmZTQnfJ-78TxpqsImcZp3Q7Jb0-A4tnfXHPtfXuA_fMtN3R1p_PqwabKKtNC76MYeoanWnQ5NMRDmHv3PDvJFMuPrQaFYSYIHtDOFEU_xma30pi434GDzkWG2CTLAIeo7T2Yhn4/s72-c/Partire.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5194366854134126291</guid><pubDate>Sat, 03 Jul 2010 08:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-11T16:24:40.697+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">autobiografico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita</category><title>Nel limbo</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;E’ sabato. Come in un qualsiasi altro sabato di inizio estate tutto scorre uguale. Caldo infernale. Pochi turisti. Città da tempo trasformata in un eterno cantiere dalla speculazione edilizia. Traffico. Gente allegra perché oggi non lavora. Gente che lavora, ma comunque allegra perché è sabato. Ragazzi o famiglie intere che vanno al mare. Centri commerciali affollati. Tutto come al solito. Ad essere insolito sono io. Oddio, non che sia cominciata oggi, mi ci sento già da un po’.&lt;br /&gt;
Ho trenta anni. Beh, non proprio, ma quasi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mia vita è sempre stata un caos, e da questo ne ho sempre tratto motivo d’orgoglio.&lt;br /&gt;
La mia casa, una vergogna per qualsiasi essere umano. Piatti scrostati dove le formiche girano allegramente anche d’inverno. Lenzuola mai cambiate. Mutande in giro. Calzini a terra. Water più simile ad una fogna che ad un cesso., per non parlare dell’odore. Pila della biancheria sporca, una montagna maleodorante. Vestiti puliti e stirati, tre o quattro in tutto. Polvere dappertutto. Due gatti che vivono con me, abituati a tutto questo. Fino a oggi.&lt;br /&gt;
Oggi casa mia è insolitamente pulita. Butto ancora i calzini a terra la sera, ma li raccolgo la mattina presto per metterli nel cesto della biancheria. Niente mutande sporche in giro, eppure non era raro persino trovarle sulla tovaglia del tavolo da pranzo. I mobili, lucidi. I vetri di casa, splendidi. Il pavimento  ha anche la cera. La cucina è in condizioni perfette. Il bagno profuma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non ho assunto una colf. Poco per volta, stranamente ed inconsciamente, sono diventato più ordinato. Stamattina mi sono svegliato con l’intenzione di rimettere la casa a nuovo, ma lo era già. Mancava giusto un po’ di spesa. Ho fatto anche quella.&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe anche illudersi che io stia maturando, magari pensando qualcosa del tipo “finalmente…ha trenta anni…era pure ora!”, ma so che non è così.&lt;br /&gt;
E’ vero, ho trenta anni, non sono più un ragazzino, ed in qualche modo la vita mi impone scelte responsabili. Ma so che la maturità non c’entra. Non l’ho ancora raggiunta, e non so se accadrà mai.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi sento piuttosto in una specie di limbo. Lontano dagli atteggiamenti dei ventenni, dal loro modo di pensare, di condurre la vita, di fregarsene di tutto, ma anche lontano da, come si usa dire “mettere la testa a posto”, lontano dalle scelte impegnative, lontano dal sapere cosa voglio fare di questa mia esistenza, lontano dal voler sistemare tutto ciò che non quadra.&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: silver;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho scritto questo pezzo 5 anni fa, all soglie dei 30 anni. Nel frattempo la mia vita ha subito qualche cambiamento. Non ho più le due gatte, e condivido l&#39;appartamento con una donna. Certi eccessi non li raggiungo più, ma solo perché sarebbero una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Le gatte non se ne lamentavano, una donna lo farebbe. Ma tutto questo non c&#39;entra. Il problema è che, nonostante siano passati 5 anni, io continuo a sentirmi così, in quella specie di limbo, tra i non più ragazzini e i non ancora maturi. E non riesco a trovare l&#39;uscita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEivRHO2tmavWPgnk87JZcxgV-wHTzbDwFQk6dZIOc0YPnRxQmzm1UZdeLdV6xtHUK550XQk6GGhcvWezeOdEAFCP8jG08gxp13swIjNH0fbVjOKQm7qIPlJLJH_JVpMjB8atgWmQLJIJnM/s1600/fantasy_door.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEivRHO2tmavWPgnk87JZcxgV-wHTzbDwFQk6dZIOc0YPnRxQmzm1UZdeLdV6xtHUK550XQk6GGhcvWezeOdEAFCP8jG08gxp13swIjNH0fbVjOKQm7qIPlJLJH_JVpMjB8atgWmQLJIJnM/s320/fantasy_door.jpg&quot; width=&quot;316&quot; title=&quot;«Non aprire mai le porte a coloro che le aprono anche senza il tuo permesso.»&quot; alt=&quot;Una porta aperta sull&#39;infinito&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/07/nel-limbo.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEivRHO2tmavWPgnk87JZcxgV-wHTzbDwFQk6dZIOc0YPnRxQmzm1UZdeLdV6xtHUK550XQk6GGhcvWezeOdEAFCP8jG08gxp13swIjNH0fbVjOKQm7qIPlJLJH_JVpMjB8atgWmQLJIJnM/s72-c/fantasy_door.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4769348808128486719.post-5509047755732548333</guid><pubDate>Tue, 29 Jun 2010 15:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-11T04:45:31.259+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">incompleti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">racconti</category><title>Un libro rosa</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi67miVT3rdxxyQpE_9vH0oKQHrjGyXoaqltNElQWSjfoQAUms_ePNYxLBCA3xlNAeAO3rNrYykPHd9b-0LUG6-VsJ-W_RNo_r06WjnyPb6thgou4JCG1UdyDJEkQ_VlYpOJ8Z1-fQceZM/s1600/RomanticNovel04.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;&quot;&gt;&lt;img alt=&quot;libri rosa&quot; title&quot;pila di libri circondata da rose&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;320&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi67miVT3rdxxyQpE_9vH0oKQHrjGyXoaqltNElQWSjfoQAUms_ePNYxLBCA3xlNAeAO3rNrYykPHd9b-0LUG6-VsJ-W_RNo_r06WjnyPb6thgou4JCG1UdyDJEkQ_VlYpOJ8Z1-fQceZM/s320/RomanticNovel04.jpg&quot; width=&quot;210&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #f9cb9c;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;Una volta mi hanno chiesto se volevo provare a scrivere libri rosa, lunghi 100 cartelle, come gli Harmony. &quot;Leggine un paio, così capisci che tipo di storie vogliamo&quot;. A leggere gli Harmony non ce l&#39;ho fatta, ma almeno il romanzo volevo provarci davvero, a scriverlo, e l&#39;avevo anche iniziato ma dopo neanche venti pagine mi sono fermato e da allora ho lasciato perdere. Non sono abbastanza bravo né professionale per una cosa del genere. Ma come dice qualcuno...&lt;b&gt;&quot;Non gettare le cose che scrivi! Ciò che non funziona sulla carta, puoi sempre trasformarlo in un post&quot;&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-family: &#39;Gothic Century&#39;, Arial, Helvetica, &#39;sans serif&#39;; font-size: 1.15em;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Un libro rosa.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Come cazzo si scrive un libro rosa?!&lt;br /&gt;
Non prendertela con me, appassionata lettrice di questa collana se, tra le mie  pagine, non troverai nulla che ti faccia sognare, vivere di quelle intense emozioni  che la vita di tutti i giorni ti nega  o illuderti che, almeno nei libri, l’amore vero ci sia e trionfi. Ed è chiaro che, se questo oggettino che ti ritrovi tra le mani non solo ti deluderà ma ti sembrerà altresì scritto da cani da un dilettante idiota, maschilista e misogino la colpa, evidentemente, è solo  tua. Si, proprio tua, non far finta di non aver capito! No, non voglio dire che tu sia ignorante ed incapace di capire la mia arte che è, effettivamente, quella di un idiota, maschilista e misogino scrittore da quattro soldi. E’ colpa tua, in quanto tu, proprio tu,  mi hai reso così! Tu, che te ne stai spaparanzata sul divano a leggere le mie sciocchezze, o sdraiata comoda sul letto, dopo aver acceso lo stereo e messo un sottofondo musicale a te gradito, o sotto il sole cocente d’estate a mostrare le chiappe, oppure mentre fai la tipa colta, quella che legge un libro, sia pure sentimentale quale vorresti che il mio fosse, mentre sul tram o sul treno sei diretta al lavoro o chissà dove. Beh, lasciami spiegare perché, &lt;b&gt;se questa storia ti deluderà, sarà tutta colpa tua.&lt;/b&gt; Del resto, io e te, ci conosciamo da tempo. Lo so che non mi hai mai notato, lurida vigliacca! E che questa è la prima volta che ti ritrovi a leggere una mia storia e già te ne stai pentendo, eppure siamo appena alla prima pagina. Io intendo dire che noi, ci siamo incontrati, e spesso, nella realtà. &lt;b&gt;Tu sei quella che mi ha rovinato la vita.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Hai cominciato a rovinarmela appena compiuti i quindici anni, cioè da quando io ho cominciato a provarci con te e tu, puntualmente, a negarmela. &lt;b&gt;Ti sei accorta di tutti i miei amici, tranne di me. &lt;/b&gt;Sei stata coi miei peggiori nemici e mi hai puntualmente ignorato. “Potevi insistere, fare di più, fare di meglio, farti notare” starai certo pensando. L’avrei anche fatto, se tu, donna, non avessi puntualmente cambiato strada tutte le volte che il destino metteva me sul tuo cammino. Così, ovvio, io non so nulla di te. I tuoi gusti mi sono sconosciuti, i tuoi pensieri del tutto estranei, le tue aspettative un punto interrogativo senza risposta. Per farla breve, io non so nulla di donne. Motivo per cui questo libro non ti farà né divertire né sognare. Ed allora perché l’hai scritto? Ti chiederai tu. Puoi immaginarlo. Un disperato bisogno di soldi. Ed un editore che, anziché sforzarsi di diffondere libri di qualità, preferisce concentrare le sue energie su una collana di libri rosa, quelli che piacciono a te, insomma, perché questi rendono di più. Se devo essere sincero avrei preferito che i nostri destini non si fossero mai incrociati su queste pagine, in un libro che a me non piace scrivere ed a te non divertirà leggere. Io, in tutta onestà, avrei preferito sbatterti. Ma tanto lo so già come sarebbe finita: con te che mi dici “No, dai, oggi ho mal di testa, sarà per un’altra volta”, quindi indignata, mi avresti pregata di tenere le mani a posto, intimandomi di smetterla “che sei peggio di un polipo!”. Ed ecco allora perché queste pagine, per brutte che siano, te le meriti tutte ed è giusto che tu vi arriva fino in fondo, come pegno da pagare per le tue colpe e per non avermela mai data.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Beh, non c’è che, dire, come prefazione è senz’altro originale” si pronunciò Francesco. “Certo, non so quanto verrà apprezzata da una lettrice, dal momento che le dai della lurida vigliacca, scarichi su di lei le tue colpe di scrittore fallito e confessi persino di volertela scopare! Senza contare le critiche all’editore, che accusi di dedicarsi, per una mera questione di soldi, a collane mediocri. Voglio dire, non so dove ti porterà tutto questo, immagino comunque piuttosto lontano dalla tua casa editrice, però, come dirti? Apprezzo la tua sincerità”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Grazie” risposi a Francesco, il cui incoraggiamento mi stava davvero risollevando il morale. “Senti” gli spiegai “questo lavoro non fa per me. Io non me ne intendo di donne. Non so descriverle, non so cosa pensano, non so cosa vogliano e se è per questo neanche cosa combinano quando sono tra di loro!”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Non sei mica l’unico! Quale uomo ha mai capito una donna? E’ qui che sbagli! Non è questo il tuo problema, Emilio!&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Ah, no? E quale sarebbe il mio problema, allora?” chiesi io, curioso di sentire la sua risposta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Scrivere una stramaledetta storia d’amore. Non devi fare nient’altro. Prendi un tizio, falle incontrare una, falli trombare e vivere felici. Amen! Che ci vorrà mai?” rispose Francesco che, come al solito, faceva tutto facile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Scrivila tu genio, dal momento che sei così bravo!” risposi seccato.&lt;br /&gt;
“Dai, non te la prendere! Io dico che puoi farcela”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Tu non ti rendi conto dei problemi pratici. Mi hanno chiesto di scrivere storie per femmine adulte. Destinate a donne, che parlino di donne, che descrivono le donne. Pensi tu che io sappia descrivere una donna che si trucchi? O che si vesta? O che io sappia la differenza tra un tailleur ed un abito da sera? Questo lavoro non fa per me!”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Certo che sei messo male!” constata il mio amico.&lt;br /&gt;
“L’hai detto! Perciò ho intenzione di rinunciare alla grande impresa: scrivere storie d’amore non fa per me”&lt;br /&gt;
“No, no, no amico. Dì piuttosto che scrivere non fa per te”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Non è vero” mi giustificai risentito “credo che riuscirei a produrre qualcosa di buono in un settore a me più congeniale”&lt;br /&gt;
“Tu non riusciresti a produrre davvero un bel niente! Perché cosa credi, che in un settore a te più congeniale le donne non esistano? Se elimini le donne dai tuoi libri, sai cosa ti restano? I romanzi per omosessuali, forse manco quelli”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colpito ed affondato. I miei sogni da scrittore in erba erano andati a sbattere contro la concretezza di Francesco. Sarebbe stato meglio dedicarmi più assiduamente alla mia attività di addetto alle pulizie, lavoro con cui sbarcavo il lunario, che non perdermi dietro ai miei stupidi sogni di gloria. Non ero capace di scrivere una stupida e lurida storia d’amore, figuriamoci se mi sarebbero riusciti romanzi più impegnativi. Sconsolato, stavo per tornarmene a casa, quando Francesco, come pentitosi di avermi aperto gli occhi, cercò di consolarmi, mettendomi una mano sulla spalla: “Dai, non abbatterti!” mi disse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Lasciami, ho voglia di andare a casa” risposi.&lt;br /&gt;
“Facciamoci un giro al pub, prima. Ti offro qualcosa da bere!” fece lui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Non ne ho molta voglia”.&lt;br /&gt;
“E dai! Devi imparare a descrivere le ragazze, no? li ne troveremo parecchie”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Cerco. Peccato che si terranno a distanza di sicurezza da un tipo come me”.&lt;br /&gt;
“Ma no” sorrise Francesco “devi solo imparare a scioglierti!” &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Immagino che a questo punto uno scrittore decente, quale io non sono, saprebbe descrivere il pub, con le sue panche di legno scuro, i suoi tavoli pieni di scritti e firme incise col coltello, i suoi poster di cantanti più o meno famosi, i quadri o i simboli delle varie marche appese dappertutto, le bottiglie di liquori sul ripiano dietro il bancone, la calca di gente che si affollava al bar nella disperata impresa di farsi servire da bere mentre altri sfigati cercavano invano un posto a sedere, senza contare le numerose persone che, all’uscita, si intossicavano i polmoni fumando sigarette. Ma, dal momento che avete a che fare con me, cioè con un tipo che, in quanto a descrizioni, lascia alquanto a desiderare, vi dovrete accontentare del fatto che era un tipico pub in stile irlandese, battezzato, senza troppa fantasia, Jim Morrison Irish Pub. Non avevamo fatto altro che pochi passi quando Francesco si fiondò verso due belle sventole. Pardon, due graziose fanciulle che stavano tranquillamente parlando dei fatti loro in compagnia di due birre medie, le cui espressioni, quelle delle fanciulle intendo, mica delle birre, vedendoci arrivare, non furono certo di gioia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“C’è posto qui?” chiese Francesco con l’indifferenza tipica del ruffiano che era.&lt;br /&gt;
“Veramente ci siamo noi!” rispose una delle due, non senza una punta di acredine, mentre l’altra guardava sia noi sia la sua amica senza dire una parola ma con l’espressione di chi sta pensando “speriamo che se ne vadano”. Toh, e poi mi dicono che non capisco le donne! Sto imparando a leggerle nel pensiero invece.&lt;br /&gt;
All’idea, mi venne da sorridere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“C’è spazio per tutti, mi sembra” disse Francesco, accingendosi a prendere una sedia.&lt;br /&gt;
“Che hai da ridere tu?” mi rimproverò la tipa, ancora più incazzata dal fatto che, anziché andarcene, ci stavamo sedendo.&lt;br /&gt;
“Ha trovato l’ispirazione nei tuoi occhi” rispose Francesco, convinto con questa idiozia spacciata per complimento di smorzare i toni ostile delle ragazze.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Sai dove te la puoi mettere l’ispirazione?” fece quella a me.&lt;br /&gt;
“Ehi! Io non ho detto nulla!” reclamai.&lt;br /&gt;
“Dico davvero” continuò Francesco “è uno scrittore”.&lt;br /&gt;
“Ah, sì? E che tipo di libri scrive?” domandò la ragazza, incuriosita. Francesco mi diede un colpo col gomito, come se volesse l’approvazione per il suo approccio.&lt;br /&gt;
“Narrativa rosa” rispose il mio amico.&lt;br /&gt;
“Davvero? Non ha la faccia di uno che scrive storie d’amore. Anzi, se è per questo non ha proprio la faccia di uno scrittore” disse quella.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Perché, che faccia ho?” chiesi allora io, offeso.&lt;br /&gt;
“Di uno…” si interruppe ed alzò le sopraciglia “…sfigato?”&lt;br /&gt;
“L’apparenza inganna” riprese Francesco.&lt;br /&gt;
“Ma grazie!” esclamai io, infastidito dai commenti di tutti e due. “Dai, stavo scherzando” si giustificò lei sorridendo.&lt;br /&gt;
“Il ragazzo è timido” riprese Francesco “deve credere di più in sé stesso, mettersi d’impegno e scrivere, ma ha talento”&lt;br /&gt;
“Mi sembravi di tutt’altro parere poco fa” considerai.&lt;br /&gt;
“Ti stavo solo spronando”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Allora” domandarono le ragazze “quanti libri hai pubblicato finora?”&lt;br /&gt;
“Neanche uno” ammisi io. Risate generale delle due ragazze. Occhiata severa di Francesco. Il quale, avendo fatto del mio presunto talento il perno del discorso continuò su quel tono: “Gli editori stanno ancora esaminando i suoi lavori. Non si sono ancora pronunciati con proposte di contratto ma l’impressione è che siano rimasti favorevolmente colpiti”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Francesco, smettila, per favore” lo scongiurai io, che non né potevo proprio più delle sue idiozie, preferendo a questo punto raccontare tutta la verità. Le due ragazze, di cui ancora ignoravamo il nome, vennero così a conoscenza di tutte le mie frustrazioni, di come i miei elaborati venissero puntualmente respinti al mittente e del fatto che la mia unica chance di fare questo mestiere consistesse nel diventare autore di libri rosa, in quanto una casa editrice era pronta ad investire su questo genere per la sua nuova collana ed aveva bisogno di storie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Non fa per te” risposero le ragazze “tu non capisci niente di donne”.&lt;br /&gt;
“Proprio quello che gli ho detto anch’io” concordò Francesco. “Zitto tu, che cambi idea ogni cinque minuti!” replicai secco. “Sentiamo, voi due: perché non capirei nulla di donne?”&lt;br /&gt;
“Perché sei stato un’ora a parlarci di te, della tua vita e di tutti i tuoi problemi. E neanche sai come ci chiamiamo! Tipico degli uomini “&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il ragazzo è proprio di questo che ha bisogno” Francesco si insinuò nel discorso “capire di più la vostra psiche, i vostri sentimenti, insomma conoscervi”.&lt;br /&gt;
“Di tutte le scuse usate per cuccare questa è la più stupida che abbia mai sentito” sentenziò la più loquace, e sincera, delle due.&lt;br /&gt;
“Vedi, ci sono due possibilità allora: o noi due siamo così idioti da usare scuse ridicole oppure è vera” replicò Francesco.&lt;br /&gt;
“Senz’altro la prima” rispose la ragazza “ed ora se volete scusarmi, ma è arrivato il mio ragazzo” si alzò e fece per andarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Ehi, mi lasci sola?” domando l’altra.&lt;br /&gt;
“Ci siamo noi a farti compagnia” ne approfittò subito Francesco.&lt;br /&gt;
“Hai sentito? Ci solo loro”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Davvero magnifico” commentò la malcapitata. Prima che l’altra si allontanasse a me venne una domanda da farle, tanto per essere sicuro, nel caso l’avessi rivista, con chi mi trovato di fronte: “Scusa, ma tu com’è che ti chiami?”&lt;br /&gt;
“Claudia” quindi si girò ed andò via.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Claudia si allontanava mi chiesi come l’avrei descritta se avessi voluto renderla protagonista dei miei libri. Bionda, ok, quello era facile. E poi? Provocante, sensuale, intrigante…mah. Nessuna definizione era adatta in realtà. Sarebbe stato tutto più facile se, anziché in un libro, avrei raccontato di Claudia ai miei amici: &lt;i&gt;bionda, zinne da sballo e faccia da porca&lt;/i&gt;. Tutti avrebbero capito, nessuno mi avrebbe chiesto altro ed io avrei proseguito tranquillamente, senza interruzioni. Ad ogni modo, eravamo rimasti in tre. In pratica, uno di noi era di troppo. Tuttavia io non ero affatto intenzionato ad andarmene. Purtroppo neanche Francesco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi dissi che io avevo più scuse di lui per restare. Naturalmente, come Francesco, anch’io volevo soprattutto portarmela a letto tuttavia Ilaria mi sarebbe stata utile come soggetto per i miei racconti. Sarebbe stato stupido però restare a fare il peso morto così decisi che, se le donne si annoiano a sentire gli uomini che parlano di se stessi, magari avranno piacere a descrivere sé stesse. Così esortai Ilaria a parlarmi di lei. “Cosa vuoi sapere?” mi chiese.&lt;br /&gt;
“Tutto. Lavoro, passioni, hobby…tutto quello che ti riguarda”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Vediamo…studio lingue, ma per mantenermi lavoro come commessa, faccio volontariato per la Croce Rossa la domenica, vado in palestra perché mi piace mantenermi in forma, in piscina due volte la settimana e sono anche iscritta ad un corso di recitazione teatrale”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Ed il tempo di respirare dove lo trovi?” chiediamo allora noi. Lei sorride. “Se ti sai organizzare riesci a fare tutto. Non è così complicato. Basta sapersi gestire” Non so se i suoi discorsi provocassero in me più rabbia od invidia ma preferii cambiare argomento. “Che musica ascolti?” domandai.&lt;br /&gt;
“Mi piace molto Gigi D’Alessio”. Meno male, aveva dei difetti ed anche gravi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Più parlavamo con Ilaria più mi rendevo conto che valesse davvero la pena approfondire la sua conoscenza, in questo Francesco non aveva sbagliato. Una ragazza con così tanti interessi mi sarebbe stata davvero utile per entrare nel…ehm…fantastico mondo delle donne. Se poi fossimo finiti anche a letto, beh, sarebbe accaduto solo perché io sono il tipo che lavora fino a tardi ed approfondisce anche i dettagli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con scrupolo e professionalità. Del resto Ilaria, da cotanto interesse, ci avrebbe senz’altro guadagnato. A me interessava tutto di lei, dal suo modo di pensare a quello di vestire, avrei notato ogni più piccola sfumatura nei suoi atteggiamenti e se mi fosse stato possibile, avrei cercato di prevenire ogni suo desiderio. Insomma mi sarei auto-proclamato suo angelo custode. Solo che, mentre io ero pieno di buoni propositi sul suo conto, Ilaria stava civettando e facendo gli occhi dolci a Francesco. Grandissima troia!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed io ne avevo riposto tutta la mia fiducia su di lei,  tanto da volerla prendere come musa ispiratrice per creare le eroine dei miei romanzi. Tutti i miei progetti stavano andando in fumo per via di quel cascamorto di Francesco, una serpe velenosa che si spacciava come mio migliore amico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Si è fatto tardi, devo andare a casa” disse Ilaria, rompendo il flusso dei miei pensieri. Nel pub la maggior parte degli avventori erano andati via, solo quattro o cinque tavoli erano ancora occupati. Guardai l’orologio: segnava le due.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“D’accordo. Ti accompagno, allora” ne approfittò subito Francesco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno potrebbe pensare che la mia fosse gelosia, in realtà io volevo solo impedire che quel lurido verme mi soffiasse da sotto il naso quella che ormai avevo eletta come mia protetta. Dovevo assolutamente impedirle di divenire preda del primo dongiovanni che le ronzasse intorno. “Vi accompagno” dissi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Ma se abiti all’angolo!” mi fece notare Francesco.&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Appunto” cercai di prendere tempo “sono a piedi, ma vorrei passare a prendere le sigarette prima di rincasare. Vengo con voi, così tu puoi accompagnarmi”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Hai sempre odiato il fumo!”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Sono nervoso, ok? Questa faccenda del romanzo mi sta facendo impazzire. Così pensavo di cominciare oggi!”&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Se è solo per provare” disse Ilaria “posso offrirtene una”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Sono molto nervoso. Una non mi basta!” sbuffai.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Francesco si avvicinò, mi prese sottobraccio e mi invito a seguirlo. Ci anfanammo dalla ragazza, che ci guardava perplessa. “Senti, Emilio, si può sapere che cazzo vuoi? Mi serve campo libero, ho intenzione di provarci con Ilaria, stasera”. “Lascia perdere quella non è per te!” sentenziai io.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“E chi lo dice? E poi, scusa, io voglio solo portarmela a letto”. “Ma l’hai sentita, fa volontariato, questo e quest’altro…è una ragazza seria. Non ha tempo per le avventure” tentai di persuaderlo.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Lasciami fare, e vedrai se non la convinco” disse sicuro Francesco. Ma per quanto breve, la nostra discussione era durata anche troppo. Ilaria se n’era già andata.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Mi dispiace” mentii a Francesco.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Guastafeste” rispose lui mentre, uscendo dal bar, ci avviammo ognuno verso la propria casa.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quando mi risvegliai il giorno seguente, prima di andare al lavoro, mi resi conto di un piccolo particolare: avevo impedito a Francesco di accompagnare a casa Ilaria e quindi non c’era più modo di rintracciarla. Non avevamo il suo numero e benché ci avesse raccontato i suoi mille interessi non ci aveva però confidato dove questi avessero luogo. La mia unica carta da giocare era diventare un assiduo frequentatore dell’Irish pub e sperare di rincontrarla. &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ero sempre immerso in questo tipo di pensieri quando squillo il telefono. Era l’editore. “Allora, Emilio, hai cominciato a buttar giù qualcosa?” mi chiese.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Ho delle idee per una storia. Ma devo ancora lavorarci ”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Non vorrei metterti fretta, ma devo. Ho bisogno di un po’ di racconti pronti per fine mese, e, se pensi di non farcela, dovrò rivolgermi a qualcun altro”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Per fine mese, ok” risposi sicuro, quando in realtà, di pronto, avevo solo poche pagine e tutte da buttare.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Andai al lavoro e la sera, mi recai al pub, ma di Ilaria non c’era traccia. E non la incontrai neanche nei giorni seguenti. Mi stavo quasi dimenticando di lei e volentieri avrei spostato la mia attenzione su qualsiasi altra donna, peccato che io fossi praticamente incapace di agganciarne una. Per questo andavo al pub solo con Francesco, che, al contrario di me, con le ragazze ci sapeva fare. Solo che Francesco, forse ancora irritato da quel che era successo quella sera, non si faceva più vedere. La mia solitudine mi deprimeva e non riuscivo neanche a scrivere. Eppure mancavano solo venti giorni alla consegna del romanzo. Stavo tentando di affogare le mie frustrazioni in un bel boccale di birra quando riconobbi Claudia.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Ma che piacere rivederti!” la salutai con entusiasmo. Entusiasmo eccessivo a giudicare dall’occhiataccia che mi diede il suo ragazzo. “Ed Ilaria dov’è?” mi affrettai a chiedere. Claudia risposa incerta al mio saluto quasi come se non si ricordasse affatto chi ero. Ma sentendo nominare Ilaria si convinse che in qualche modo dovevamo esserci conosciuti ed anche se con esitazione rispose alla domanda.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Eh, non la si vede in giro da un bel po’ di giorni! Tra l’Università ed il corso di recitazione è impegnatissima. Considera poi che domani c’è la prima”. Il corso di recitazione! Ecco dov’era finita.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Davvero?” chiesi interessato “Sai dove? Mi piacerebbe assistervi”. “Al Gran Teatro Dannunziano. Puoi venirci con noi, se ti va”. Mi aveva invitato ad andare con loro eppure ancora non aveva inquadrato bene chi fossi. L’illuminazione le arrivò all’improvviso: “Ehi, ora mi ricordo di te! Tu sei quello con l’amico carino!”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Beh, ammetto di non essere il tipo che rimane impresso nella memoria delle persone, ma certo che l’idea di essere ricordato per l’amico carino è piuttosto frustante. “Perché non porti anche lui? A Ilaria farebbe molto piacere senz’altro”. “Vedremo” le risposi io, che al contrario non avevo nessuna intenzione di invitarlo “anche lui è un tipo piuttosto impegnato. Non so se riuscirà a venire”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Claudia mi diede il suo numero di telefono in modo da poterla contattare per l’indomani, in caso avessi avuto dei problemi. Ma nessun contrattempo mi avrebbe impedito di assistere al dramma in scena al Gran Teatro dell’indomani, visto il mio particolare interesse per una delle interpreti. Mi ero anche deciso a comprare un bel mazzo di fiori, convinto che mi avrebbero fatto fare una buona figura con Ilaria. Quello che odio, in questi casi, sono i sorrisi beffardi ma inevitabili dei fiorai quando entri nei loro negozi, già spaesato dall’incredibile varietà di piante e colori con cui si presentano oltre che spaventato dai prezzi.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Desidera, signore?” mi chiese il commerciante, mentre io stavo ancora scegliendo. Volendo andare sul sicuro puntai sulle rose, indeciso però su quante prenderne. Non volevo esagerare ma neanche passare per tirchio. E soprattutto non volevo uscire dal negozio con il mazzo di rose in mano, altrimenti il sorriso beffardo del fioraio si sarebbe esteso a tutti coloro che avrei incrociato per strada. Così optai per un mazzo da sette, che, con un po’ di fatica, sarebbe riuscito ad entrare nella borsa da lavoro. Il fioraio vedendomi rovinare in trenta secondi quel mazzo che lui aveva preparato con così tanta cura mi guardò perplesso ma non disse una parola mentre io, soddisfatto, uscivo dal negozio. &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L’indomani telefonai a Claudia e le dissi che ci saremmo visti direttamente davanti l’ingresso del teatro, venti minuti prima dello spettacolo. La sera scoprii che era stato invitato anche Francesco. Aveva in mano un enorme mazzo di rosse, molto più grande e più bello del mio. Il quale, tra l’altro, stritolato nella borsa da lavoro si era completamente sfaldato, le rose si erano rovinate ed erano diventate un’accozzaglia di petali. Ne era rimasta integra una sola, peccato però che puzzasse di sottaceti sott’olio, dal momento nella borsa, oltre che i fiori, avevo messo il panino per la pausa pranzo.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;“Belli, eh?” chiese Francesco, che portava con fierezza il suo mazzo di rose.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Per chi sono?” chiesi, temendo la risposta.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Per Ilaria, naturalmente” rispose lui. “Non ti sembra eccessivo per una persona che hai visto una volta sola?” domandai allora. “Una volta sola? Se ci frequentiamo tutte le sere!”. Brutto colpo, questo! Eppure al pub non avevo mai visto né lui né Ilaria. “Davvero? Pensavo non venisse più al pub perché fosse impegnata con le recite” dissi.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Infatti ha pochissimo tempo” convenne Francesco “ma io non mi do mai per vinto quando parto all’assalto di una bella pupa. Sono impazzito i primi giorni, per trovare il negozio nel quale lavora, ma ne è valsa la pena!”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Non ci avevo pensato! Ilaria ci aveva confidato di lavorare come commessa in un negozio d’abbigliamento, ma io non avevo fatto molto caso ai suoi discorsi, così cercando di rincontrarla la cosa mi sfuggì di mente. Come la Croce Rossa, la palestra, la piscina…se avessi ascoltato con attenzione, mi sarei ricordato meglio i luoghi che frequentava. Ero il solito fesso. Comunque ciò mi servì da lezione: se volevo conquistare una donna forse avrei quantomeno dovuto ascoltare quel che diceva. Probabilmente, questo avrebbe aumentato le mie chance.  &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Ci sedemmo in seconda fila pronti a goderci il dramma. Andava in scena Il Gabbiano opera teatrale scritta da Anton Cechov, scrittore russo famosissimo ma a me sconosciuto. Ilaria vi interpretava la parte di Nina, una giovane attrice innamorata di un tal Konstantin Treplëv, commediografo da quattro soldi. Insomma uno scrittore, anche se di teatro, era innamorato di un attrice e scriveva testi che avessero lei come protagonista assoluta.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mi ricordava qualcosa tutto questo e mi fece piacere scoprire che l’amore di Treplëv per Nina fosse corrisposto. Tra l’altro l’analogia tra la recita sul palcoscenico e la mia vita mi fece venire in mente una cosa: che bisogno avevo, in fondo, di inventarmi storie? Avrei potuto copiarle. Avevo miliardi di storie da cui attingere, l’intera letteratura dei cinque continenti.. Certo, potevano esserci problemi di copyright ma solo in caso m’ispirassi a storie recenti. Non avrei avuto problemi con narratori morti da secoli.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;L’unico inconveniente era che in quel caso avrei dovuto attualizzare le storie. Già mi vedevo Renzo e Lucia braccati non più dai bravi ma coinvolti in storie di mafia. Oppure avrei potuto puntare su storie sconosciute, autori sudamericani poco noti nel nostro continente, riadattandone le vicende. Insomma, perché avrei dovuto fare tanta fatica quanto né bastava molto meno per consegnare qualcosa di valido all’editore?&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La mia geniale intuizione mi stava mettendo di buon umore così, tra la fine del secondo atto e l’inizio del terzo, cominciai a pensare a come risolvere l’altro problema che mi stava assillando in quei giorni: conquistare Ilaria. Non potevo permettere a Francesco di continuare a guadagnare terreno in quel campo. Bisognava fare qualcosa. Peccato che lui si fosse presentato con uno sgargiante mazzo di rose rosse ed a me ne fosse rimasta una sola, che tra l’altro, anziché profumare, puzzava di tonno sott’olio. Eppure chissà che anche quella non tornasse utile.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Alla fine del terzo atto mi allontanai con la scusa di andare al bagno. In realtà mi misi in cerca dei camerini. Le porte però erano chiuse. Senza perdermi d’animo piazzai la rosa a reggersi su una maniglia, aggiungendovi un biglietto. Quindi tornai per l’ultimo atto, dove si scopre che Nina si era rovinata la vita per inseguire uno scrittore più famoso di Treplëv mentre costui ha raggiunto sì il successo ma avendo perso l’amore di Nina finisce per suicidarsi. Considerato che almeno nel primo atto mi ero immedesimato in lui, devo dire che il finale non mi aveva affatto entusiasmato. Comunque ci fu lunghi applausi al termine del dramma, compresi i miei.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&amp;nbsp;Claudia ci invitò a raggiungere Ilaria nei camerini, in modo che Francesco potesse consegnare il suo mazzo di fiori ed io mi aggiunsi volentieri per verificare la reazione di Ilaria alla mia umile rosa maleodorante. La trovammo intenta a leggere il mio biglietto. E, fortunatamente, sorrideva. &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;i&gt;Questa rosa ha perso il suo profumo così come la mia vita, lontano da te, ha perso sapore. Sorridi e la rosa tornerà a profumare ed il mio cuore a gioire.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Ma sei piena di corteggiatori!” esclamò Claudia. “Tutto merito mio, che ti ho lasciato campo libero mettendomi con Vincenzo” e mentre canzonava Ilaria, diede un bacetto sulla guancia del suo ragazzo. “Del resto mi sono già presa il meglio che c’era sulla piazza”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Chissà chi l’ha scritto?” si chiese Ilaria dubbiosa.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Un bugiardo, di sicuro” rispose bruscamente Francesco “visto che quella cosa continua a puzzare di…cosa saranno? Sottaceti?” e mentre parlava consegnò il suo mazzo “Ecco qualcosa di più consono alla tua bellezza”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Devo farti i miei complimenti!” tentai di far cambiare discorso a tutti “un’interpretazione davvero superba. Cechov non è affatto facile da rappresentare in scena, e devo dire che ogni attore ha dato il meglio di sé ma tu…tu eri davvero una spanna sopra tutti. Si vede che ami il teatro”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Davvero ti sono piaciuta?” mi chiese Ilaria, arrossita per i complimenti. “E me lo chiedi? Mi hai persino fornito l’ispirazione per il mio libro”. “Ma dai!” fece lei.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Guarda che dico davvero! Mi è venuta in mente la storia. Uno scrittore di mezza tacca ama una bellissima attrice di teatro, solo che lei finisce per invaghirsi di un altro, che seguirà e con il quale finire per soffrire due lunghi anni…”&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Ma questo è plagio!” esclama inorridito Francesco.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Ma quale plagio!” insisto io “la mia è una storia a lieto fine. Quando lei torna, lui mica si spara!E poi sarebbe ambientato ai giorni nostri”. “Il teatro è sempre stato ispirazione di vita!” sentenzia Ilaria. “Infatti. Devo prendere qualche appunto per il romanzo. Ti dispiace se mi faccio vivo alle prove, di tanto in tanto?” chiedo io.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;“Certo che no! Anzi, mi farebbe piacere” mi rassicura lei.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Francesco mi guardò accigliato e mi indicò di andare con lui. Lo seguii. “Insomma, si può sapere cosa cazzo stai combinando?”. “Devo scrivere un libro, ricordi? E devo farlo in fretta”. “Tu non me la racconti giusta” risponde secco lui. Francesco era il mio migliore amico e non era stupido. Non so cosa mi spingesse verso una ragazza che sì, mi piaceva, ma conoscevo ancora troppo poco per poter dire che l’amavo. E che rischiava di farmi perdere un’amicizia di lunga data. Forse era spirito di competizione. Guardai Francesco con la stessa ostilità con cui lui guardava me. La guerra era stata tacitamente dichiarata e non erano esclusi i colpi bassi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Se sei ancora qui, o lettrice, e soprattutto se hai ancora intenzione di continuare a leggere, è chiaro sei masochista. Cosa ti sta offrendo questa storia che davvero ti interessi? Nulla, immagino. Del resto, sulle donne finora ho imparato ben poco. Solo che dovrei imparare ad ascoltarle ma la tua voce arriverebbe troppo tardi perché tu possa darmi consigli. Mi è stato detto che, se voglio  scrivere storie d’amore, dovrei leggere quelle degli altri, per capirne gli ingredienti. Ma io, ammetto, non l’ho fatto. Ci ho provato, ne ho preso in mano un paio  ma il frontespizio parlava di passioni, intrighi, soldi, tradimenti, segreti e triangoli. Non ti basta già Beatiful per tutto questo?I titoli, poi, sono orripilanti. Roba come “Bruciante passione”, “Desiderio”, “Sposerò David” (e chi se ne frega, mi verrebbe da dire!). Eppure, quelle storie e quei titoli rappresentano la tua voce, quello che chiedi ti venga offerto. Ed io ho promesso di imparare ad ascoltarti. Mi farà piacere, carissima, se mi seguirai ancora, ma ricordati che sono un uomo e, di conseguenza, mi comporto come un uomo. &lt;b&gt;Ciò significa che, se anche imparo ad ascoltarti, questo non vuol dire che io ti assecondi…&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così iniziai a frequentare Ilaria. La andavo a trovare durante le prove, chiacchieravo con lei quando era in pausa e le facevo un’infinita di domande sui suoi gusti personali. Le dissi che l’avrei fatta diventare un’eroina dei romanzi d’amore. “Ma che onore!” rispose lei, in tono sarcastico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“E mi raccomando, dammi dei partner belli, coraggiosi, forti, ricchi e perché no…anche bravi a letto!”&lt;br /&gt;
“Beh, sai…voglio allontanarmi dalle consuete abitudini dei romanzi d’amore. Nei miei libri la protagonista si innamorerà sempre di gente sfigata: guerci, mutilati, freak, impotenti, poveri in canna…” “Ma dai!”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Si, ma non ti preoccupare. L’editore pretende l’happy end. Ciò vuol dire che il loro sarà comunque un amore felice!”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“E’ poco realistico!” “Ah, invece il milionario che incontra la mendicante e se ne innamora, quella sì, che è una storia credibile…” “Tu non capisci. Noi donne vogliamo poterci identificare in certe storie. Per questo hanno tanto successo. In modo da poter pensare: però, sarebbe bello se accadesse. Se lei ama uno storpio, questi deve guarire alla fine del romanzo, sennò manca il processo di identificazione!”&lt;br /&gt;
“Lui resta così per tutta la vita, ma lei lo ama troppo per separarsene. Però, sarebbe bello se accadesse…” dissi io.    &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Era una incantevole sera di giugno, c’era la luna piena e un sottile filo di brezza; Ilaria ed io eravamo seduti su degli scogli, in un punto in cui il mare si era ritirato e che quindi era possibile raggiungere senza bagnarsi. Eravamo lì, abbracciati e zitti, io la cingevo con un braccio mentre lei appoggiava la testa alla mia spalla. Vestiva un completo di seta nera con gonna in tweed che le scopriva le gambe di almeno una ventina di centimetri oltre le ginocchia, una cinta color oro formata da piccolissimi anelli incatenati tra loro, i capelli, lunghissimi e soffici, le scendevano anche davanti, coprendo il seno, portava, dei piccoli orecchini a forma di gemma, che riflettevano la luce della luna. Ma più di quelle pietre, splendevano i suoi occhi. Eppure, sembrava triste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Mi sto innamorando” disse. “Meno male!” risposi. “Figuriamoci come saresti se ti avessero inflitta la sedia elettrica!” “&lt;b&gt;Anche l’amore è una condanna&lt;/b&gt;” disse lei, sospirando malinconica. “A me il tizio di cui ti sei innamorata già mi sta sulle palle. Se ti fa sentire così, dovresti fare di tutto per evitarlo” “E’ quello che penso anch’io” annuì. “Tanto più che è inaffidabile, irresponsabile, incapace, bugiardo, falso, volgare, egoista ed immaturo”. “Beh, dai, tu dici così di tutti gli uomini. Sono le stesse cose che ripeti spesso anche a me”. “Infatti sei tu”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci rimasi di stucco. Avrei dovuto esserne felice, perché Ilaria mi piaceva davvero ma non mi andava giù il fatto che avesse una così pessima opinione sul mio conto. E neanche sopportavo il fatto che lei considerasse una condanna a morte l’amore per me, al punto da avere una faccia da funerale. Dopo quel breve dialogo, tornammo in silenzio, a guardare le onde del mare, mentre nel mio animo si affollavano sentimenti contrastanti.&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://pensierismarriti.blogspot.com/2010/06/un-libro-rosa.html</link><author>noreply@blogger.com (Splashboom)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi67miVT3rdxxyQpE_9vH0oKQHrjGyXoaqltNElQWSjfoQAUms_ePNYxLBCA3xlNAeAO3rNrYykPHd9b-0LUG6-VsJ-W_RNo_r06WjnyPb6thgou4JCG1UdyDJEkQ_VlYpOJ8Z1-fQceZM/s72-c/RomanticNovel04.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></item></channel></rss>