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	<title>Parola di MadGrin</title>
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	<description>State cercando la verità? Provate sotto il tappeto del salone ...</description>
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		<title>Non ci sono orsi … Anzi … ASPETTA! (19/08)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 18:10:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo svegliati nel nostro chalet con affaccio sul lago con l’idea di dedicare almeno 2-3 ore a un piccolo trekking di alta quota, ma il meteo non era della stessa idea. Pioveva parecchio, facendoci persino domandare se sarebbe stato sicuro cominciare la discesa da Bâlea Lac con le strade così allagate. Alla fine abbiamo deciso di metterci in viaggio procedendo con molta cautela; caricati i bagagli, abbiamo iniziato a percorrere i tornanti che ci avrebbero portati dall’altro lato dei monti. Dopo qualche chilometro ci siamo fermati nel bar di un campeggio per fare colazione. Sotto il porticato, a ripararsi dalla pioggia, c&#8217;erano una coppia con dei cani e una famiglia; abbiamo così deciso di regalare a quest&#8217;ultima la bottiglia di vino rosé (l&#8217;omaggio ricevuto all’Hotel Medieval), pensando che non avremmo avuto modo di consumarla e non potendola portare con noi in aereo. Abbiamo scoperto che proprio quel giorno la madre festeggiava il compleanno, e per questo inaspettato dono ci hanno ringraziato moltissimo. Mentre continuavamo a percorrere la Transfăgărășan avevamo un unico rammarico: eravamo ormai a due terzi del tragitto ma non eravamo riusciti a vedere nemmeno un orso. La famiglia al campeggio ci aveva raccontato di averne visti parecchi, mentre noi non avevamo avuto questa fortuna. Proprio mentre parlavamo di questo, superato un tornante, abbiamo notato due o tre macchine ferme in mezzo alla carreggiata e, dopo pochi secondi, ne abbiamo capito il perché: un grosso orso era appoggiato con la testa su un muretto ai lati della strada, e le auto si erano fermate per ammirarlo e scattare qualche foto. Memori degli avvisi letti lungo il percorso e di quanto raccontato dalle persone incontrate, ci siamo guardati bene dall’uscire dal veicolo e, fatta qualche foto, abbiamo ripreso la marcia. Dopo quell’esemplare ne avremmo incontrati almeno altri cinque, saziando decisamente la nostra voglia di vederli. Usciti dalla Transfăgărășan abbiamo proseguito verso Curtea de Argeș, la meta della giornata. Prima di arrivarci, però, abbiamo fatto una sosta per ammirare l’imponente Diga di Vidraru, una grande diga ad arco situata lungo il fiume Argeș, completata nel 1966. Una volta parcheggiato, abbiamo fatto due passi sopra la diga, che permetteva di ammirare da un lato un impressionante strapiombo e, dall’altro, il lago generato dal fiume intrappolato. C’era anche un punto panoramico per ammirare lo spettacolo dall’alto: per raggiungerlo bisognava percorrere una serie di gradini fino a uno spiazzo dove sorge la statua di quello che può sembrare un robot con dei fulmini in mano (che io ho interpretato come l’intrappolamento della forza della natura da parte dell’uomo per generare elettricità). Ripreso il viaggio, siamo infine arrivati alla nostra casettina, una specie di piccolo chalet all&#8217;interno di un grande spazio verde, un po’ decentrato rispetto alla cittadina. Essendo ancora presto, abbiamo deciso di riprendere la macchina per visitare subito Curtea de Argeș. Sfortunatamente, alcuni dei suoi luoghi storici (come l&#8217;antico Monastero) erano chiusi per restauro, e siamo riusciti a visitare solo la Nuova Cattedrale Arcivescovile e Reale (Noua Catedrală Arhiepiscopală și Regală), un moderno luogo di culto ortodosso situato all&#8217;ingresso del celebre complesso. Avendo notato che all&#8217;aperto c&#8217;era anche una grande cucina attrezzata con tavoli a disposizione degli ospiti, prima di rientrare abbiamo fatto la spesa da Kaufland, un supermercato di una catena locale. Tornati &#8220;a casa&#8221;, ci siamo rilassati sulle sdraio con una birra e degli snack; in serata, ci siamo goduti una cena leggera a base di insalata e tonno, immersi nella tranquillità del giardino.</p>
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		<title>Sarebbe dovuto essere un piccolo trekking… (18/8)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 18:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di lasciare Sibiu, siamo tornati a parcheggiare nel centro della cittadina alla ricerca di un posto dove fare colazione. Trovato posto, abbiamo scoperto che intorno a noi c&#8217;erano almeno tre locali interessanti per mangiare e abbiamo deciso di andare in quello che ci dava l’impressione di essere il più frequentato dalla gente del posto. Era un grosso ristorante e tavola calda che la mattina serviva anche colazioni. Aveva molti piatti caldi ma anche tantissimi dolci: io ho provato la Savarin, un dolce inzuppato di rum molto simile al babà ma di origine francese, mentre Mara ha optato per un prodotto salato a base di formaggio. Finita la colazione, siamo partiti per iniziare il nostro viaggio sulla Transfăgărășan (nota anche con la sigla DN7C). Si tratta di una delle strade alpine più famose e spettacolari della Romania, situata nella catena montuosa dei Carpazi. Famosa in tutto il mondo per i suoi tornanti mozzafiato, la strada si estende per circa 151 chilometri e collega le regioni storiche della Transilvania e della Muntenia. (Wikipedia) Il viaggio, fino all’imbocco della Transfăgărășan, è stato molto tranquillo e ci ha permesso di esplorare un po’ di entroterra rumeno. L’unica pecca era il meteo che, dopo molti giorni di sole, minacciava pioggia. A un certo punto la strada ha cominciato a salire rapidamente, i tornanti si sono fatti più stretti e abbiamo capito di aver iniziato la scalata dei Carpazi. Le temperature si sono abbassate rapidamente, scendendo fino a 12 gradi, finché non siamo arrivati in un punto della strada dove molti gruppi di turisti si erano fermati per – come avremmo scoperto poco dopo – andare a visitare le cascate di Bâlea. Un cartello segnalava che il trekking era di soli 30 minuti e, vedendo un gruppo di turisti in là con gli anni avventurarsi per la strada, abbiamo deciso di fare anche noi questa passeggiata. Abbiamo commesso, in questo modo, due errori: il primo, e più banale, è stato dimenticarci che il meteo minacciava pioggia proprio nelle ore in cui avevamo deciso di fare l&#8217;escursione; il secondo è stato perdere di vista il gruppo di anziani per poi capire, solo molto più tardi, che loro non stavano andando a fare il trekking, ma si stavano probabilmente dirigendo verso una comoda cabinovia. Che non avessero deciso di camminare lo abbiamo capito poco dopo: il percorso, dopo circa mezz&#8217;ora, è diventato una vera e propria scalata, con enormi massi e strettissimi sentierini a strapiombo da percorrere per arrivare alla cascata. Abbiamo impiegato quasi il doppio del previsto per arrivare e, davanti a noi, abbiamo potuto ammirare… IL NULLA! Il maltempo aveva creato una foschia impenetrabile alla vista e la cascata, poco dietro di noi, era quasi invisibile. Abbiamo deciso di fare altri 10 minuti di salita per avvicinarci ancora, migliorando, seppur di poco, il panorama. Siamo scesi rapidamente mentre iniziavano a cadere le prime gocce di pioggia e, tornati all’inizio del sentiero, abbiamo deciso di mangiare in uno dei ristoranti della zona. Ripresa l’auto, abbiamo continuato a salire fermandoci spesso per fare foto, finché non siamo arrivati a destinazione, in cima alla Transfăgărășan, dove si trova il Bâlea Lac. Il lago Bâlea è un lago glaciale situato a un&#8217;altitudine di 2.034 m sui monti Făgăraș, nella Romania centrale, vicino a Cârțișoara, nel distretto di Sibiu. Sono presenti due chalet aperti tutto l&#8217;anno, una stazione meteorologica e una stazione di soccorso alpino. (Wikipedia) Uno dei due chalet era quello in cui avevamo prenotato; lasciata l’auto e i bagagli, abbiamo fatto un giro per questo posto favoloso, &#8220;inquinato&#8221; solo dall&#8217;eccessiva presenza di turisti che non permetteva di rilassarsi e ammirare in solitudine il panorama. Dopo aver fatto un piccolo trekking per provare a girare intorno al lago – tentativo fallito a causa di un passaggio per superare il quale avremmo dovuto scalare una piccola parete di roccia – abbiamo deciso di tornare in albergo, un po&#8217; per la pioggia, ma soprattutto per il freddo. Abbiamo cenato nel ristorante dello chalet: il pasto era a base di trote e altre pietanze tradizionali, molto gustose e accompagnate da liquori locali. Tornati in camera, siamo svenuti poco dopo aver poggiato la testa sul cuscino.</p>
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		<title>Ciao Sorellina (17/08)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 17:54:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 agosto è stato un brutto risveglio: Sorellina (una delle due nonnine pelose che abitano nel lotto e che stavamo curando per un recente aggravamento di salute &#8211; vedi anche a proposito la raccolta fondi che abbiamo lanciato https://gofund.me/aa4a7f105 e che è diventata ancor più necessaria viste le spese sostenute per la sua cremazione e per il ricovero di Gattina) è venuta a mancare durante la notte. Il nostro vicino di casa, che era molto affezionato alla gattina, ha provato a salvarla una volta accortosi del malore, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. È stato veramente un brutto momento, di cui scriverò meglio in seguito, e la mattinata è partita a rilento, con la testa piena di pensieri e ricordi. Alla fine siamo usciti dall’albergo e abbiamo fatto un ulteriore giro per Sibiu per ammirare gli occhietti spioni delle case del centro storico, arrivando alla Cattedrale Evangelica di Santa Maria, dove si trova la tomba di Mihnea I cel Rău (Mihnea il Malvagio), che fu principe di Valacchia ma, soprattutto, figlio di Vlad l’Impalatore. La chiesa è molto bella e ho deciso di arrampicarmi per la stretta scala a chiocciola che, passando per la stanza in cui si trovano le campane, porta sul tetto della torre campanaria, dalla quale si ammira un bel panorama della città. Lasciato l&#8217;edificio, abbiamo proseguito la visita esplorando la Cattedrale Metropolitana della Santissima Trinità, una magnifica chiesa ortodossa costruita tra il 1902 e il 1906 sul modello in scala ridotta di Santa Sofia a Istanbul. A pranzo abbiamo mangiato in un piccolo locale vegetariano, dove abbiamo preso delle ottime pizze. Il resto della giornata è trascorso in modo tranquillo, rilassato ma, inevitabilmente, triste tra le vie di Sibiu con una piccola fermata al mercato locale. In serata abbiamo fatto fatica a trovare un posto per cenare che offrisse qualche opzione vegetariana oltre alla semplice verdura bollita. Molti dei locali consigliati su internet non avevano più i piatti indicati da Google o li avevano finiti; inaspettatamente, però, abbiamo trovato nella Piața Mică (Piazza Piccola) un ristorantino molto valido, con dei deliziosi piatti vegetariani che ci hanno permesso di rilassarci un poco e provare a dimenticare, almeno per un po’, le brutte notizie della giornata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.madgrin.com/2026/10/02/ciao-sorellina-17-08/">Ciao Sorellina (17/08)</a> proviene da <a href="https://www.madgrin.com">Parola di MadGrin</a>.</p>
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		<title>Castelli con i corvi e festival (16/08)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 17:50:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mattina abbiamo consumato una gustosa e sostanziosa colazione nel nostro albergo Medieval e abbiamo fatto un giretto per Alba Iulia, assistendo, nel cortile della cattedrale, a una messa ortodossa cantata. Prima di lasciare la città, abbiamo assistito per un&#8217;oretta alla rievocazione storica che si svolgeva, come il giorno precedente, davanti al nostro albergo. Eravamo ancora pieni dalla colazione, ma quando è passato un ragazzo che regalava gelato abbiamo ceduto alla tentazione&#8230; per ben due volte! Recuperata l&#8217;auto, siamo partiti alla volta del Castello dei Corvino che ha – ovviamente – un corvo nello stemma nobiliare. Il castello era veramente bello, quasi da favola Disney, con tantissime torri a punta conica e stanze con arredi originali. In alcune sale si svolgevano mostre temporanee, tra le quali una ci è rimasta impressa: l&#8217;artista usava pezzi di bambole o altri oggetti per creare inquietanti opere 3D. In una di queste, teste di bambole emergevano da un mare grigio, fissando lo spettatore con le loro orbite vuote. Completata la visita, ci siamo messi in viaggio per Sibiu, dove siamo arrivati nel primo pomeriggio. Lasciati i bagagli in albergo, abbiamo cominciato l&#8217;esplorazione della città, che è caratterizzata da strette finestrelle sui tetti che ricordano degli occhi. (Se sei interessato al loro significato, guarda l&#8217;approfondimento alla fine!) In città si svolgeva anche il Summer Break Festival, ma la piazza era gremita ed era difficile trovare posto per cena; per cui, abbiamo mangiato nel ristorante sotto &#8220;casa&#8221; e, recuperati degli stuzzichini in un supermercato, abbiamo finito una bottiglia di rosé che ci portavamo dietro da qualche giorno, seduti su dei tavoli ai margini della piazza, godendoci la fine del concerto. &#x1f441;&#xfe0f; Approfondimento: Gli occhi di Sibiu 1. La vera ragione architettonica: La ventilazione della carne Nel periodo medievale e moderno, le case di Sibiu (fondata dai coloni sassoni) venivano costruite con enormi sottotetti altissimi. Questi spazi non erano abitabili o isolati termicamente come le mansarde moderne, ma servivano da enormi dispense e magazzini. La loro funzione principale era quella di essiccare, stagionare e conservare i cereali, la frutta secca e soprattutto i grandi tagli di carne (salumi, lardo, prosciutti), proteggendoli dai roditori e dall&#8217;umidità delle cantine o del piano terra. Per far sì che l&#8217;aria circolasse costantemente e per far uscire il calore estivo (evitando che i cibi andassero a male o che il legno del tetto marcisse), c&#8217;era bisogno di fessure per la ventilazione. I costruttori sassoni si accorsero che tagliare le tegole e creare delle vere e proprie finestre quadrate era complicato e creava problemi di infiltrazioni d&#8217;acqua. Risolsero il problema curvando dolcemente la struttura del tetto verso l&#8217;alto, creando delle morbide fessure semi-ellittiche rivestite di lamiera o piccole tegole: queste feritoie lasciavano scorrere via la pioggia, facevano entrare pochissima luce (ottimo per i cibi) ma garantivano un tiraggio e un flusso d&#8217;aria costante e asciutto. La forma di &#8220;palpebra e bulbo oculare&#8221; è semplicemente la soluzione strutturale più intelligente e resistente per forare un tetto spiovente in tegole. 2. La Leggenda Popolare e Politica: L&#8217;Occhio di Ceaușescu Anche se la loro origine è pratica, la forma è così inquietantemente simile a degli occhi socchiusi che, nel corso dei secoli, è diventata uno strumento psicologico. &#160;Nel Medioevo: Si diceva alle persone (soprattutto ai bambini o ai forestieri) di comportarsi bene perché &#8220;la città non dorme mai e ti sta guardando&#8221;. &#160;Durante il regime comunista: Quando la Romania finì sotto la feroce dittatura di Nicolae Ceaușescu e della Securitate (la sua implacabile polizia segreta), il mito degli &#8220;occhi di Sibiu&#8221; prese una piega molto più sinistra. La popolazione, costantemente spiata, iniziò a dire sottovoce che quelle finestre rappresentavano letteralmente gli occhi del regime, ricordando a ogni cittadino che era perennemente sotto sorveglianza e che c&#8217;era sempre qualcuno in ascolto. Oggi quegli occhi sono diventati il simbolo turistico della città e persino l&#8217;emblema delle proteste anti-corruzione che si sono tenute in Romania negli ultimi anni (con il motto &#8220;Vă vedem din Sibiu&#8221; &#8211; Vi vediamo da Sibiu).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.madgrin.com/2026/10/01/castelli-con-i-corvi-e-festival-16-08/">Castelli con i corvi e festival (16/08)</a> proviene da <a href="https://www.madgrin.com">Parola di MadGrin</a>.</p>
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		<title>Ferragosto salato (15/8)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 17:47:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ignorando il saggio avvertimento della guida di &#8220;evitare i giorni di festa&#8221;, per sabato 15 abbiamo pianificato la visita alle imponenti miniere di sale della cittadina di Turda. La miniera di sale di Turda (in romeno Salina Turda) è una miniera di sale situata in località Durgău-Valea Sărată nel comune di Turda, in Transilvania, Romania. Reperti archeologici rinvenuti nelle vicinanze dimostrano che l&#8217;estrazione del sale incominciò a Durgău-Turda in epoca pre-romana tra il 50 a.C. e il 106 d.C. I giacimenti furono sfruttati anche durante l&#8217;Impero romano tra il 106 e il 274 d.C., quando venne realizzato uno scavo piramidale profondo 17-34 metri e largo fino a 10-12 metri. (Wikipedia) Per arrivarci siamo partiti molto presto e, dopo circa 3 ore di auto e un parcheggio molto fortunato, eravamo dentro la salina. Appena entrati si avvertiva subito un importante sbalzo termico che portava la temperatura a circa 12 gradi. Passato l&#8217;ingresso, abbiamo percorso un lunghissimo tunnel scavato nella roccia, sui cui lati si aprivano piccole stanze che mostravano l&#8217;attrezzatura dell&#8217;epoca, incrostata di sale. Alla sala principale, situata più in basso, si accedeva tramite una stretta scala di legno alta circa 12 piani, oppure con un ascensore. A causa dell&#8217;interminabile fila, però, abbiamo deciso di percorrere le scale. Arrivati nella sala principale, siamo stati colti dalla vista di un&#8217;enorme caverna trasformata, in modo alquanto irrispettoso, in una gigantesca sala giochi con campi sportivi, postazioni per la vendita di spuntini, poltrone massaggianti e un&#8217;enorme ruota panoramica (tra l&#8217;altro non in funzione). La vista ci ha rattristati al pensiero di come questa meraviglia della natura sia stata trattata. Come se, per fare un paragone banale, fossero stati applicati dei bigodini colorati a un maestoso leone. Percorsi altri 13 piani a scendere, abbiamo avuto accesso alla seconda miniera che, rispetto alla precedente, era allagata e presentava, al suo centro, un isolotto di sale. Lì era possibile affittare una barchetta a remi per fare il giro dell&#8217;isolotto, ma noi abbiamo preferito fermarci in un angolo per osservare la maestosità della caverna. Risaliti i circa 30 piani complessivi, siamo tornati nel corridoio principale per uscire dalla vecchia entrata. Dopo aver percorso quasi 1 km di tunnel, abbiamo scoperto che la strada più breve per tornare al parcheggio era&#8230; rifare lo stesso identico percorso al contrario! Ripresa l&#8217;auto, ci siamo concessi un dolcetto – impegnativo da finire – in una famosa pasticceria di Turda, per poi raggiungere nel tardo pomeriggio la città romana di Alba Iulia, dove alloggiavamo nel centralissimo Hotel Medieval. Le stanze avevano il soffitto a cassettoni in legno e letti comodissimi; inoltre, agli ospiti veniva offerta una bottiglia di vino rosato in omaggio. Usciti dall&#8217;albergo, ci siamo ritrovati nella piazza principale del corso, dove si stavano svolgendo delle rievocazioni militari e artistiche relative alla dominazione romana. Una legione di Romani ha mostrato al pubblico varie tecniche di guerra e di difesa, seguite da una performance di danza di alcune ragazze. Per cena siamo andati in un grazioso ristorante appena fuori dalle mura, dove ho commesso l&#8217;errore di ordinare una pizza. Mi è stata consegnata una pizza grande come due pizze normali, buona seppur molto carica di condimenti, finita in gran parte in una provvidenziale doggy bag. Per smaltire la cena, abbiamo fatto un giro lungo le mura passando davanti a vari localini tipici in cui si svolgevano piccoli concerti live e, finalmente tornati in albergo, siamo crollati esausti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.madgrin.com/2026/09/30/ferragosto-salato-15-8/">Ferragosto salato (15/8)</a> proviene da <a href="https://www.madgrin.com">Parola di MadGrin</a>.</p>
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		<title>Villaggetti rurali (14/8)</title>
		<link>https://www.madgrin.com/2026/09/29/villaggetti-rurali-14-8/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=villaggetti-rurali-14-8</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:44:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lasciata Brașov, abbiamo fatto tappa nel villaggio rurale di Viscri, dove abbiamo visitato una bellissima chiesa fortificata. Abbiamo poi proseguito verso la meno turistica – ma non per questo meno bella – Criț, per ammirare un&#8217;altra chiesa fortificata e l&#8217;antica scuola tedesca. La terza tappa è stata anche la destinazione finale della giornata: Sighișoara, una bellissima cittadina nota, tra le altre cose, per aver dato i natali a Vlad Țepeș, il personaggio storico che ha ispirato la leggenda di Dracula. Prima di esplorare il centro ci siamo presi un momento per riposare e, quando siamo usciti dall&#8217;albergo verso le 18:00, abbiamo scoperto con rammarico che alcune attrazioni, come la Torre dell&#8217;Orologio, erano già chiuse. La città offriva, comunque, moltissimi luoghi interessanti da ammirare anche senza doverci entrare per forza (ad esempio, pure la cattedrale non era accessibile a causa di un concerto, ma la sua bellezza era godibile anche dall&#8217;esterno). Ci siamo persi per i vicoli della città vecchia, passeggiando tra le torri difensive – ognuna gestita all&#8217;epoca da una corporazione diversa – fino ad arrivare alla Scala Coperta che, con i suoi 172 scalini, porta alla Chiesa sulla Collina e a uno spettacolare panorama. La sera abbiamo girato un po&#8217; alla ricerca di un posto che servisse anche piatti vegetariani, per poi finire a mangiare in un piccolo ristorante all&#8217;aperto proprio davanti al nostro albergo.</p>
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		<title>Sono il Conte Draculaaaaa (13/8)</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 17:39:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Preoccupati dai consistenti flussi turistici, la mattina del 13 siamo partiti all&#8217;alba per essere tra i primi ad arrivare al Castello di Bran (quello di Dracula, per capirci). Siamo arrivati con abbondante anticipo e, dopo esserci concessi una veloce colazione, siamo entrati. Si tratta di una struttura, caratterizzata da molti elementi in legno e non troppo grande, che sarebbe anche molto affascinante se non fosse per alcune pacchiane stanze dedicate al mito dei vampiri che ne abbassano decisamente il livello. Usciti dal castello e divorata una seconda colazione, abbiamo deciso di visitare Râșnov, sede di un&#8217;altra importante fortezza. In realtà, la nostra prima scelta sarebbe dovuta essere la vicina riserva di orsi salvati da situazioni difficili, ma i biglietti erano esauriti; per cui, non ci è rimasto che puntare sul castello. Arrivati nel paesino, abbiamo preso una piccola funicolare che ci ha portati in cima alla collina dominata dall&#8217;imponente costruzione. Purtroppo, una volta su, abbiamo scoperto che la cittadella era in gran parte in restauro ed è stato possibile visitarne solo una piccola porzione. Finita la visita ci siamo avviati verso &#8220;casa&#8221;, passando prima da un Penny Market per fare la spesa per la cena. Lasciate le buste nell&#8217;appartamento, siamo tornati nel centro di Brașov per un&#8217;ultima passeggiata. Abbiamo fatto merenda in un&#8217;antica pasticceria locale, per poi visitare la Chiesa Nera, alcune torri storiche e la sinagoga. Dopo aver assistito a un divertente spettacolo di strada, abbiamo concluso il pomeriggio tra i banchi di un mercatino locale e con un buon aperitivo. Tornati infine a casa, abbiamo preparato una squisita cenetta che abbiamo consumato sul nostro piccolo balconcino e, una volta finito di mangiare, siamo crollati a letto.</p>
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		<title>Castelli time (12/8)</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 17:34:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mattina del 12 abbiamo ritirato l&#8217;auto a noleggio prenotata dall&#8217;Italia. La sede del noleggiatore, Autonom, si trovava in un&#8217;area uffici nella periferia di Bucarest, proprio dove ha sede anche la Ubisoft. Dopo essermi innamorato (invano) della ragazza addetta alle pratiche amministrative, siamo stati istruiti sulle funzionalità della vettura da un tecnico e, finalmente, eravamo pronti a partire con destinazione il Castello di Peleș. A metà strada abbiamo fatto una breve sosta per uno spuntino in un fast food della catena Luca, arrivando infine nella zona di Peleș. Il parcheggio vicino al castello era piccolissimo e, per accedervi, si percorreva una stretta strada a senso unico alternato. Mi sono incolonnato dietro ad alcune auto quando una vettura proveniente dal senso opposto, nel tentativo di fare strada procedendo in retromarcia, è caduta su un fianco in un canaletto di scolo. Un ragazzo spagnolo, parte del gruppo la cui autista aveva appena avuto questa disavventura, mi è venuto incontro fuori di sé urlando &#8220;Priority!&#8221;, per indicare che sarei dovuto essere io a fare strada e non la sua amica, che per ritirarsi aveva azzardato una manovra incauta. Gli ho risposto di calmarsi, rigorosamente in italiano (si litiga sempre nella propria lingua!), facendogli notare che avevo già impegnato la strada e che non era certo colpa mia per l&#8217;incauta manovra della sua amica. Risolto il diverbio, dato che il parcheggio principale era ormai pieno, siamo tornati in paese e abbiamo lasciato l&#8217;auto in un parcheggio a pagamento. Abbiamo provato a prendere l&#8217;autobus, ma la macchinetta dei biglietti non accettava le nostre carte e, nel tempo necessario per andare a prelevare contanti, il bus era già passato. Abbiamo quindi optato per un taxi, riuscendo ad arrivare al castello appena in tempo (o meglio, con 30 minuti di ritardo) rispetto alla validità del nostro biglietto d&#8217;ingresso. Il castello era bellissimo, ricchissimo di arredi in legno, storia e arte. Inoltre, nel cortile ci è passata accanto una splendida volpe, regalandoci un&#8217;inaspettata e magica visione. Appena usciti siamo stati sorpresi da una vera e propria bomba d&#8217;acqua. Siamo riusciti a prendere un taxi al volo ma, giunti al parcheggio, la biglietteria automatica non accettava né le carte né i contanti del taglio che avevamo a disposizione. Sotto il diluvio, ho iniziato a correre alla ricerca di un negozio per cambiare i soldi e, al terzo tentativo, sono entrato in un albergo che ho scoperto essere convenzionato con il parcheggio, riuscendo così a pagare direttamente lì. Tornato in macchina, zuppo come se avessi nuotato vestito in piscina, siamo partiti alla volta di Brașov. Le strade erano allagate e si procedeva a 10 km/h, con frequenti soste. A una rotonda mi sono fermato all&#8217;ingresso di una strada vicino alla quale c&#8217;era un piccolo cartello di divieto di transito. Mentre valutavo il da farsi, mi si è accodato un taxi: rassicurato dalla sua presenza, ho deciso di procedere, ritrovandomi però a percorrere per alcuni chilometri una strada chiusa al traffico, in mezzo a un cantiere con operai al lavoro. In qualche modo ne sono uscito, arrivando finalmente a Brașov dove, lasciata l&#8217;auto, ci siamo concessi una meritata cena in un ristorante vietnamita nel centro della città.</p>
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		<title>Partenza in salita (9-11/8)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 17:02:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Romania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest’anno abbiamo scelto una destinazione vicina: vuoi per la guerra, vuoi per il budget, la Romania ci è sembrata un&#8217;ottima opzione per ammirare una terra ricca di storia e natura. Siamo partiti domenica in tarda serata e abbiamo optato per il trenino da Ostiense per andare all&#8217;aeroporto di Fiumicino. Viaggio rilassante, anche se i bagagli si sono rivelati un po&#8217; faticosi da trascinare sulle scale per accedere alla banchina dei treni. Per fortuna c&#8217;era qualcuno disposto a darmi un&#8217;inaspettata mano&#8230; Ehi aspetta, ma che ci faceva una mano nella tasca dei miei pantaloni? Ho scoperto che un simpatico individuo pensava di appropriarsi del mio cellulare ma, per mia fortuna, non è stato così abile. Dopo avergli fatto gentilmente notare che era mio vivo desiderio ridistribuire i suoi connotati, abbiamo preso il treno e, con un po&#8217; di ritardo, anche l&#8217;aereo, atterrando intorno alle 2:30 del mattino a Bucarest. Stravolti, abbiamo deciso di prendere un taxi regolare che, a conti fatti, ci ha probabilmente fatto pagare più del doppio di quanto avremmo speso con Uber, ma oramai i giochi erano fatti e finalmente siamo sprofondati a letto. Dopo poche ore di sonno e un&#8217;impressionante colazione &#8220;porcosa&#8221; da Scovergăria Micăi, eccoci pronti a esplorare la città seguendo un itinerario consigliato dalla Lonely Planet, che ci ha portati attraverso una zona residenziale molto bella. In serata abbiamo proseguito la visita con un tour guidato da Alessia, una ragazza rumena cresciuta in Italia che parla un ottimo italiano. A cena siamo andati da Hanu&#8217; lui Manuc, un ristorante tipico dove tutto, compresi i tovaglioli, è fatto di carne. Il giorno dopo abbiamo iniziato la giornata con una colazione al Grand Cafe Van Gogh e abbiamo proseguito la mattinata andando prima all&#8217;impressionante Libreria Cărturești Carusel e poi al Parlamento per una visita guidata prenotata alle 12:00. Peccato esserci presentati all&#8217;ingresso sbagliato, dalla parte opposta dell&#8217;enorme palazzo: per fare il giro abbiamo impiegato almeno 10 minuti sotto un sole impegnativo. Il tour, grazie anche alla competenza della guida, si è rivelato interessante, ma alla fine eravamo abbastanza devastati; per cui abbiamo optato per un pit-stop in albergo, concludendo poi la serata con una birra alla Ground Zero Brewery e una cena da Caru&#8217; cu Bere, uno dei ristoranti più antichi al mondo, che offre anche interessanti spettacoli di ballo dal vivo.</p>
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		<title>Ciao Nonnine Pelose</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 23:47:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[garbatella]]></category>
		<category><![CDATA[gatti]]></category>
		<category><![CDATA[colonia felina]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gattina e Sorellina sono state due gattine che hanno abitato i giardini del nostro lotto a Garbatella e con cui abbiamo condiviso la quotidianità per almeno 15 anni. La prima che abbiamo conosciuto è stata Gattina. L’abbiamo chiamata in questo modo un po’ banale perché inizialmente ci riferivamo a lei semplicemente con un nome che indicasse la sua specie, il sesso e le dimensioni ridotte. A furia di chiamarla in quel modo (“Hai dato da mangiare a gattina?”), quel nome le si è appiccicato addosso e, anche se ognuno nel lotto la chiamava in modi diversi, per noi è rimasta, fino alla fine, Gattina. Qualche anno dopo aver fatto conoscenza con Gattina, è apparsa anche Sorellina. In questo caso il nome è stato scelto per la sua somiglianza a Gattina, che ci ha portato a ipotizzare una possibile parentela. Per un certo periodo ha abitato un piccolo negozio che affacciava sul lotto e solo quando questo era chiuso, nei fine settimana o durante le feste, si faceva vedere. Quando il negozio ha chiuso definitivamente è diventata ospite fissa, come Gattina, degli spazi erbosi del lotto. Di tutto il lotto la nostra scala era la loro preferita, forse a causa di alcune cucce improvvisate e del fatto che, essendo un po’ defilata, era anche più tranquilla e sicura. In quella scala, oltre a noi, abitano persone che hanno sempre accudito amorevolmente i gatti del cortile, fino a far ottenere al lotto lo status di Colonia Felina Protetta. Dietro l’angolo del palazzo c’era la loro mensa: su una bassa finestrella che dava sulla cantina tenevamo tutti i recipienti che usavamo per nutrirle, e a terra, vicino ad un vaso, lasciavamo loro il cibo. Quell’angolo è anche il punto dove mi fermo dopo una corsa per fare stretching. Le gattine erano le mie più grandi fan: quando mi fermavo rimanevano a osservarmi in attesa che, una volta finito, potessi dare loro da mangiare. Negli ultimi anni erano diventate, soprattutto Sorellina, particolarmente voraci. Avremmo scoperto solo in seguito che la cosa era dovuta a un problema di ipertiroidismo. Le sere d’estate, spesso, le trovavamo che dormivano accanto al portone. In quelle occasioni strisciavamo come ninja dentro casa per evitare di svegliarle ed essere costretti a recuperare una scatoletta a casa per sfamarle. Come dei tabagisti che hanno sempre un pacchetto di sigarette da qualche parte, ogni nostro zaino, borsa o borsetta aveva dentro, sempre e costantemente, una scatoletta di cibo per gatti: eravamo sempre pronti a soddisfare i loro appetiti. Sorellina era stata presa a ben volere dal nostro vicino di pianerottolo, che spesso la ospitava a casa, soprattutto nelle giornate più fredde e brutte. La gatta sembrava gradire la cosa, ma non per troppo tempo, per cui dopo qualche ora chiedeva di uscire. A volte sentivamo un urlo straziante dietro la porta di ingresso e scoprivamo che era Sorellina che chiamava il vicino per poter entrare, ma quando non era presente a casa l’unico modo per quietarla era scendere con lei nel cortile e darle da mangiare. In casa abbiamo due gatti, Bart e Lisa, e abbiamo sempre evitato che si incontrassero, un po’ per l’intolleranza di Lisa verso gli altri gatti e un po’ per paura di possibili malattie. Quest’anno è stato molto duro. È iniziato incredibilmente in salita ed è proseguito non concedendoci un attimo di respiro. Nei primi mesi dell’anno mia madre e mia zia, sua sorella, sono entrambe morte per cause diverse. Qualche mese dopo è morta anche la madre del marito di mia cugina e, quando abbiamo cominciato un attimo a riprenderci, Gattina ha iniziato a stare male. Una brutta infezione, curata in modo non ottimale, è peggiorata velocemente e per salvarla abbiamo deciso di operarla per rimuoverle l’occhio (enucleazione). L’operazione è andata bene e, dopo un periodo di stallo a casa di un privato, l’abbiamo riportata in cortile dove sembrava stesse bene. Nel frattempo anche Sorellina ha cominciato a dimagrire fortemente e, una volta visitata, abbiamo scoperto il grave ipertiroidismo a cui accennavo poco prima. Non era l’unico problema emerso dalle analisi, ma forse era il più importante e quello su cui la veterinaria ci ha consigliato di investire. Per entrambe abbiamo iniziato una terapia giornaliera tra pasticche (difficili da far prendere), polveri per i reni e, per Sorellina, una flebo per gestire la forte disidratazione. È arrivato agosto e abbiamo affidato la cura dei nostri Bart e Lisa, e di Gattina e Sorellina, alla nostra super fidata catsitter, come oramai facevamo da anni. Ma se il nostro obiettivo era quello di rilassarci almeno per qualche giorno, il fato aveva per noi programmi ben diversi. Il 16 agosto, senza alcun segno premonitore, Sorellina si è sentita male ed è morta improvvisamente. Ci ha avvisato uno sconvolto vicino di casa che, accortosi del malore, aveva provato a salvarla, invano. Ora le sue ceneri riposano nei luoghi in cui ha sempre vissuto. Negli stessi giorni anche Gattina aveva cominciato a mostrare segni di inappetenza; eravamo ancora fuori e probabilmente abbiamo sottovalutato la cosa, attribuendola al grande caldo che stava facendo in quei giorni a Roma. Appena tornati, pochi giorni dopo, siamo stati accolti dalla notizia della scomparsa dell’anziana zia della mia compagna e da una Gattina in pessime condizioni. Ma questa è la storia di Gattina ed è giusto ricordarla per bene. Il lunedì successivo al nostro rientro siamo andati subito dal veterinario che ci ha consigliato il ricovero in clinica. Così, poche ore dopo, l&#8217;abbiamo ricoverata alla clinica San Francesco, dove è stata messa subito sotto cura farmacologica. Le prime analisi hanno restituito un quadro clinico molto preoccupante: Gattina aveva la lipidosi epatica, i suoi valori erano fuori scala e le speranze di salvarla bassissime. Abbiamo voluto combattere, forse più per noi che per lei, non sopportando l’idea di vivere un lotto senza la sua costante presenza. Negli 8 giorni in cui è rimasta ricoverata, nelle poche ore messe a disposizione dalla clinica, siamo sempre andati a trovarla. Mara, in particolare, passava ore sui mezzi per raggiungerla e trascorrere un’oretta con lei, ad accarezzarla, a rassicurarla. Ci abbiamo creduto un po’ quando i valori fuori scala hanno cominciato a calare, ma Gattina continuava a non mangiare, sembrava assente e in alcune occasioni non si reggeva sulle zampette. Era stanca e forse voleva solo riposare, essere lasciata in pace, consapevole che era giunta la sua ora. Cosa pensa un gatto in queste situazioni? Quanto è in grado di percepire che la sua ora è giunta? Ha paura? Non riuscivo a staccare la mente da queste domande in quei giorni; faticavo a concentrarmi e non volevo ammettere che la nostra era probabilmente una battaglia che non avremmo vinto. Non so se Gattina avesse paura, ma noi eravamo terrorizzati all&#8217;idea di perderla. Gli ultimi giorni abbiamo provato la strada del sondino gastrico per riuscire a nutrirla meglio, ma Gattina aveva già deciso: era tempo di andare. Lei sembrava pronta, stanca e serena; solo noi non lo eravamo. Il primo settembre Mara era da sola alla clinica e mi ha chiamato per dirmi che Gattina stava malissimo. Era peggiorata e non si reggeva in piedi. Non sopportava l&#8217;idea che stesse soffrendo, che potesse morire da sola in una gabbia. Mi ha chiesto di correre da lei e prendere una decisione. Ero appena arrivato a casa, ma sono uscito il più in fretta possibile. Alla clinica Gattina mi aspettava in un piccolo studio, stesa su un&#8217;allegra copertina rossa. Il veterinario ci ha chiesto cosa volessimo fare, dicendoci che la soppressione era la scelta giusta, che non c&#8217;erano più speranze. È stato molto dolce; lui ne ha viste tante andarsene, tante gattine i cui padroni non volevano lasciarle andare via, ma per loro era la scelta più corretta, l’ultimo atto d&#8217;amore che potessimo fare. È iniziata la procedura di eutanasia, che consiste in una serie di iniezioni, le prime delle quali avevano lo scopo di sedare la gattina, per non farla soffrire. È arrivata l’ultima iniezione e noi siamo rimasti con lei a parlarle, a rassicurarla, ad accarezzarla, mentre la vita abbandonava quel suo corpicino piccolo e indifeso, lasciandoci dentro un vuoto e una sofferenza che non pensavo di poter provare. Soffermandomi a osservare quel piccolo corpicino senza vita, lo vedevo ancora muoversi, come se la gattina stesse dormendo tranquilla respirando lievemente, mentre oramai stava già diventando fredda. Le nostre “Nonnine Pelose” di Garbatella se ne sono andate, rubandoci un po’ di quella serenità che avevamo ogni volta che tornavamo a casa quando, ancora prima di Bart e Lisa, venivamo accolti dalla loro sobria presenza. Nei giorni successivi, e ancora adesso, le vedo con la coda dell’occhio muoversi nel lotto. Un fruscio nei cespugli, una fronda che si muove&#8230; Il cervello lo interpreta come il movimento di una delle nostre gattine ma poi, quando ci si gira per osservare meglio, non c’è nessuno ad aspettarci. Una situazione che mi ha riportato alla mente il cortometraggio animato (https://www.youtube.com/watch?v=du1qc9M35n8) basato sulla Valse triste di Jean Sibelius, presente all’interno del film d&#8217;animazione “Allegro Non Troppo”. Un gatto si muove tra le rovine di una casa ricostruendo, con la memoria, i momenti passati, finché, alla fine del cortometraggio, non si scopre che anche il gatto è un ricordo del passato. Può sembrare sciocco questo attaccamento; forse nella morte di Gattina ho sfogato tutto il brutto di questo anno terribile e ho sofferto il senso di impotenza nel non essere riuscito a salvare quella gattina a cui avevo promesso che non le sarebbe successo nulla, e che già pensavo, una volta uscita dalla clinica, di tenere con noi a casa. Abbiamo perso le nostre battaglie e abbiamo perso le nostre gattine. Abbiamo investito emozioni, tempo e denaro. L’operazione, i farmaci, la degenza in clinica e le cremazioni hanno avuto un costo importante, per il quale ho creato una campagna quando ancora le gattine erano in vita. Avremmo speso comunque quei soldi, anche se ci sono costati tante rinunce, ma ho provato comunque a chiedere l’aiuto della comunità, dalla quale abbiamo ricevuto una grossa mano. Lascio la campagna ancora attiva (https://gofund.me/52cbdf105); se hai voglia di contribuire alle spese sei il benvenuto. Oramai le cure per le nonnine di Garbatella sono finite, ma ogni contributo servirà a mitigare un po’ i costi che abbiamo sostenuto. Ma se sei arrivato a leggere fino a qui, hai fatto la cosa più importante per noi: conservare in una parte dei tuoi ricordi la storia di Gattina e Sorellina, due tenere gattine che hanno allietato un piccolo lotto di Garbatella e che ora non ci sono più. In questo modo, in una qualche forma, loro continueranno a rimanere con noi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.madgrin.com/2026/09/11/ciao-nonnine-pelose/">Ciao Nonnine Pelose</a> proviene da <a href="https://www.madgrin.com">Parola di MadGrin</a>.</p>
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