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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>General Motors-PSA Peugeot, alleanza strategica</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 13:34:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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<p>Per ora il progetto è ancora poco chiaro. Il patron di PSA, Philippe Varin, ha presentato la notizia del partenariato strategico come &#8220;una buona notizia per il gruppo, perché ridurrebbe i costi di produzione dei veicoli&#8221;. PSA ha anche rilasciato una scarna dichiarazione confermando, senza citare la General Motors, che il gruppo ha esaminato &#8220;progetti di cooperazione e di alleanze&#8221;.<span id="more-9253"></span>Dopo la diffusione della notizia, l&#8217;esultanza della Borsa. Un&#8217;euforia che potrebbe indurre PSA e General Motors a concludere velocemente il progetto ma che, al contrario, potrebbe addirittura farlo deragliare. La famiglia Peugeot si mostra pronta a muoversi e questo potrebbe incoraggiare altri produttori a bussare alla porta, rimescolando le carte in tavola.</p>
<p>Nonostante la rimonta del titolo PSA nel corso della mattinata di Mercoledì, la lotta di potere tra il produttore francese e GM resta molto sbilanciata, e il rapporto di forze squilibrato. In Borsa, l&#8217;una vale 3,9 miliardi di <strong>euro</strong>, l&#8217;altro, General Motors, otto volte di più. La famiglia Peugeot è determinata a mantenere il controllo del suo gruppo: un&#8217;alleanza non può che comportare  una componente  del capitale marginale. Anche se Peugeot cedesse tutta la sua <strong>partecipazione</strong> (30,9% del capitale), non otterrebbe che il 4% di GM, o il 3% di tutto GM-PSA.</p>
<p>L&#8217;alleanza che sta emergendo potrebbe quindi essere più simile all&#8217;accordo siglato nel 2010 tra Daimler e Renault-Nissan. Renault e Nissan si sono presi ciascuno l&#8217;1,55% del gruppo tedesco il quale, in modo simmetrico, ha acquisito il 3,1% di ciascuno dei suoi due <strong>partner</strong>. Questo, di fatto, significa suggellare simboliocamente un accordo prima di tutto industriale, senza mobilitare fondi più utili altrove. Allo stesso modo, l&#8217;obiettivo di Philippe Varin non sarebbe quello di vendere l&#8217;azienda, quanto piuttosto quello di trovare un alleato con cui condividere alcuni costi e progetti specifici.</p>
<p>Le<strong> economie di scala</strong> sono una delle chiavi dell&#8217;accordo. Attualmente PSA sta perdendo soldi, soprattutto a causa delle difficoltà della sua divisione auto in <strong>Europa</strong>, dove le vendite sono state deludenti ed i costi sono troppo alti. Mutualizzare gli acquisti, almeno alcuni di essi, con una delle tre aziende leader a livello internazionale potrebbe portare a vantaggi sostanziali. Condividere una parte degli sforzi di <strong>ricerca e sviluppo</strong> permetterebbe inoltre di migliorare la struttura dei costi. Questo è uno dei successi dell&#8217;alleanza Renault-Nissan-Daimler, i tre partner che utilizzano sempre più componenti comuni.</p>
<p>L&#8217;alleanza potrebbe aiutare PSA a colmare il proprio gap (o ritardo) al di fuori dell&#8217;Europa, mentre il gruppo continua a vendere il 60% delle sue vetture nel vecchio continente. GM offrirebbe a PSA un&#8217;interessante posizione in <strong>Asia</strong>, dove General Motors rimane leader del <strong>mercato</strong>, e, naturalmente, negli <strong>Stati Uniti</strong>. PSA, in cambio, offrirebbe la sua competenza sui motori a benzina di piccole dimensioni e sui telai.</p>
<p>Ma i rischi di un matrimonio non sono tuttavia da sottovalutare. Innanzitutto, quello di uno scontro culturale tra francesi e americani. In secondo luogo le difficoltà di trovare un terreno comune tra un&#8217;azienda a conduzione familiare e una multinazionale il cui capitale è diviso tra il Tesoro Usa e dei  <strong>fondi di investimento</strong>. Per non parlare della discrepanza di dimensioni tra i due gruppi: vista a Detroit, PSA sarà sempre una entità secondaria, ai margini dell&#8217;impero, un problema che affligge da molti anni Opel, la filiale europea che GM ha più volte considerato di vendere.</p>
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		<title>Bankitalia: il mercato immobiliare è ancora debole</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 10:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[quarto trimestre 2011]]></category>
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</script><p><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/23/bankitalia-mercato-immobiliare-ancora-debole/mercato_immobiliare-3-trimestre-2010/" rel="attachment wp-att-9258"><img class="alignleft size-full wp-image-9258" title="mercato_immobiliare-3-trimestre-2010" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/mercato_immobiliare-3-trimestre-2010.jpg?9f281a" alt="" width="250" height="188" /></a>Gli <strong>ultimi tre mesi dello scorso anno</strong> sono stati caratterizzati da un’evidente debolezza per quel che concerne il <strong>mercato immobiliare del nostro paese</strong>: in effetti, il periodo compreso tra <strong>i mesi di ottobre e dicembre del 2011</strong> hanno fatto registrare un importante incremento degli incarichi relativi alle vendite in questione, ma anche e soprattutto <strong>un maggior quantitativo di tempo per le stesse e una riduzione delle tariffe totali</strong>, tanto che poi si sono osservati degli sconti piuttosto corposi rispetto a quanto richiesto dai venditori. <strong>Tutte queste stime si possono ricavare in modo piuttosto agevole dall’ultimo sondaggio che è stato condotto dalla </strong><a href="http://www.bancaditalia.it">Banca d’Italia</a> sul real estate italiano.<br />
<span id="more-9256"></span><br />
In pratica, <strong><em>Palazzo Koch</em></strong> ha esaminato con la massima attenzione tutte le valutazioni degli <a href="http://www.fiaip.it">agenti immobiliari</a>, i quali nutrono un pessimismo sempre più diffuso in merito agli<strong> scenari di breve e medio termine</strong>. Un fattore che preoccupa è proprio quello dei costi delle abitazioni. In effetti, <strong>gli stessi agenti hanno segnalato una riduzione piuttosto evidente di tali prezzi rispetto al trimestre precedente</strong>: i totali si sono contratti di altri quindici punti percentuali, mentre solamente l’1% di coloro che sono stati interpellati dall’istituto di credito centrale hanno affermato che <strong>le quotazioni risultano essere in rialzo</strong>. La conseguenza di tutto questo è facilmente immaginabile: <strong>il saldo tra le risposte in aumento e quelle in diminuzione è peggiorato e non di poco, con dei picchi più elevati per quel che riguarda le regioni del Sud</strong>.</p>
<p>Un altro aumento è stato poi quello del margine di sconto dei prezzi adottati per le vendite, a causa, in particolare, delle <strong>modifiche che si sono verificate nelle aree urbane</strong>. In relazione, poi, ai tempi medi necessari per l’incarico, questi si sono allungati da 7,1 a 7,6 mesi in appena un trimestre. <strong>Il comparto immobiliare può dunque considerarsi in crisi, anche e soprattutto alla luce delle difficoltà riscontrate dal mercato creditizio</strong>.</p>
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		<title>Grecia ottiene salvataggio ma perde sovranità</title>
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		<comments>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/22/grecia-ottiene-salvataggio-ma-perde-sovranita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il nuovo piano di aiuti, la Grecia è davvero salva? Dopo un&#8217;estenuante seduta-maratona di negoziati e trattative, è stato raggiunto l&#8217;accordo  per salvare la Grecia dalla bancarotta. Il [...]]]></description>
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</script><p><img class="alignleft size-medium wp-image-9238" title="GRECIA" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA2-300x200.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="200" />Con il nuovo piano di aiuti, la <strong>Grecia</strong> è davvero salva?</p>
<p>Dopo un&#8217;estenuante seduta-maratona di negoziati e trattative, è stato raggiunto l&#8217;accordo  per salvare la Grecia dalla <strong>bancarotta</strong>. Il secondo piano di salvataggio, il cui ammontare è pari a 237 miliardi di euro, al paese porta a più di 350 miliardi di euro in aiuti ad <strong>Atene</strong>, da quando la crisi è iniziata, due anni or sono. Chi paga?E che cosa? Ma soprattutto, quali sono le probabilità di successo di questa nuova operazione di salvataggio?</p>
<p>La prima parte del piano firmato Martedì mattina prevede un aiuto pubblico di 130 miliardi di euro principalmente sotto forma di prestiti. I paesi della<strong> zona euro</strong> saranno i principali contribuenti. Anche l&#8217;<strong>FMI ​​</strong>dovrebbe metter mano al proprio portafoglio, ma deciderà l&#8217;ammontare dell&#8217;importo solo a metà marzo. In ogni caso, non dovrebbe essere superiore a 13 miliardi di euro, contro i 30 miliardi stanziati nel maggio 2010.</p>
<p><span id="more-9237"></span>La seconda parte coinvolge i <strong>creditori privati</strong>, le <strong>banche</strong> e i fondi d&#8217;investimento, che detengono 210 miliardi del <strong>debito</strong> ellenico. Questi hanno accettato una perdita del 53,5% di tale importo, al fine di ridurlo a 107 miliardi di euro. Mai visto prima! In questo modo la Grecia sarà in grado di rimborsare i suoi 14,5 miliardi di euro di debito entro il 20 marzo, evitando di fatto un <strong>default</strong>. Entro il 2020, il rapporto debito pubblico/<strong>PIL</strong> dovrebbe pertanto stabilizzarsi al 120,5%, contro il 160% di oggi. Senza l&#8217;accordo siglato Martedì, tale si sarebbe attestato al 160% nel 2020, insostenibile per le finanze del paese.</p>
<p>Qual è la contropartita chiesta alla Grecia? Il paese è più che mai sotto stretta sorveglianza. Il suo margine di manovra è oggi più limitato e per ottenere un nuovo aiuto internazionale, il governo di Atene ha dovuto adottare misure drastiche. Il piano di <strong>austerità</strong> adottato dal Parlamento infatti, prevede tra l&#8217;altro una riduzione del 22% del salario minimo (attualmente pari a 740 €), pensioni più basse e il licenziamento di 15.000 dipendenti pubblici.</p>
<p>Il piano di salvataggio &#8220;intende rafforzare la messa sotto tutela della Grecia e  imporre una presenza permanente della missione della Commissione europea sul posto&#8221; per aiutare il paese a modernizzare il suo apparato statale, ha spiegato il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn. Segno di una completa perdita di fiducia degli <strong>europei</strong> nei confronti dei politici locali, Atene dovrà formalizzare, mettendolo nero su bianco nella Costituzione, che il servizio del debito rappresenta una priorità nazionale, inserendo una norma sull&#8217;importanza (e necessità) dei pagamenti delle scadenze del debito. I fondi saranno ospitati in un conto dedicato, una soluzione leggermente diversa, da un punto di vista tecnico, rispetto al conto bloccato, proposta inizialmente promossa e sostenuta da Francia e Germania, al fine di rimborsare le scadenze delle <strong>obbligazioni</strong>.</p>
<p>Negli anni a venire, vincoli e obblighi graveranno in maniera sempre più significativa. La squadra della <strong>troika</strong>, che comprende la <strong>Banca centrale europea</strong>, la <strong>Commissione Europea</strong> e l&#8217;<strong>FMI</strong>, attuerà controlli rigorosi delle procedure rigorose di <strong>bilancio</strong> in Grecia e del piano di <strong>privatizzazione</strong>. Quest&#8217;ultimo ha permesso di raccogliere solo 1,3 miliardi di euro, contro i 5 miliardi di euro previsti per lo scorso anno. La Commissione sta inviando decine di <strong>ispettori</strong> permanenti ad Atene per assicurarsi che tutto proceda in modo ordinato.</p>
<p>Per ora, di sicuro, la Grecia non cadrà in default. Secondo il capo dell&#8217;<strong>Eurogruppo</strong>, ci sono tutte le ragioni per essere ottimisti. &#8220;Abbiamo raggiunto un ampio accordo su un nuovo programma per la Grecia e su una partecipazione del settore privato che porterà ad una riduzione significativa del debito greco (&#8230;) per garantire il futuro della Grecia in seno all&#8217;area dell&#8217;euro &#8220;, ha dichiarato soddisfatto Jean-Claude Juncker.&#8221;Questo è un piano senza precedenti&#8221; che deve &#8220;garantire il futuro della Grecia nell&#8217;area dell&#8217;euro&#8221;, ha assicurato il leader dei ministri delle Finanze della zona euro al termine dei negoziati.</p>
<p>Ma le prossime settimane saranno cruciali. &#8220;Fino ad ora, i cittadini <strong>greci</strong> sembrano voler restare nella zona euro, ma con le misure di austerità supplementari rimarranno di questa idea o è verosimile pensare che cambieranno opinione? Sarà fondamentale osservare attentamente l&#8217;attuazione del piano di austerità così come la campagna elettorale che sta per iniziare, nel quadro delle elezioni previste ad aprile.</p>
<p>In nottata gli europei hanno strappato l&#8217;accordo che consente alla Grecia di evitare di cadere nel precipizio. Naturalmente, tutti sanno che la tregua è solo temporanea, e che Atene non ha risolto la sua partita più difficile. La crisi non è finita e la tragedia, sicuramente, continua&#8230;.</p>
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		<title>Standard &amp; Poor’s mette in guardia il Giappone</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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</script><p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9235" title="JapanFlag" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/JapanFlag.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="300" />Standard &amp; Poor&#8217;s</strong> ha confermato il rating AA- del debito a lungo termine del <strong>Giappone</strong> mantenendo tuttavia il suo <strong>outlook negativo</strong>. Si tratta di una mossa che lascia il primo ministro Yoshihiko Noda sotto pressione affinché provveda a migliorare la precaria situazione fiscale del paese, implementando un robusto e sostenibile consolidamento, e che sottende la minaccia di un prossimo <strong>downgrade</strong>.</p>
<p>I <strong>rating</strong> sovrani del Giappone sono supportati dall&#8217;ampia posizione del paese verso l&#8217;estero in attivo, da un sistema finanziario relativamente forte e da un&#8217;economia diversificata, ha reso noto S&amp;P in un comunicato. &#8220;Inoltre, lo <strong>yen</strong> è una fondamentale valuta di <strong>riserva</strong> internazionale&#8221;.<span id="more-9234"></span>Tuttavia, prendendo atto delle notevoli sfide cui si trova di fronte il governo di Noda, S&amp;P ha precisato che la prospettiva permane negativa. L&#8217;agenzia cita la litania di problemi che affligge il Giappone, tra cui l&#8217;enorme <strong>deficit</strong> di bilancio e il <strong>debito</strong> elevato, così come una prolungata <strong>deflazione</strong> e di una forza lavoro che invecchia e si riduce.</p>
<p>La mossa di S&amp;P giunge proprio mentre il governo è chiamato ad affrontare una dura battaglia per ottenere l&#8217;approvazione di una proposta di aumento della tassa nazionale sulle vendite, per coprire l&#8217;aumento dei costi della previdenza sociale, connessi all&#8217;invecchiamento della popolazione. Il governo sta spingendo per un aumento della tassa dei consumi dal 5% attuale, con una crescita a due stadi, passando all&#8217;8% per raggiungere il 10% entro il 2015.</p>
<p>Ma data la disastrosa situazione fiscale del Giappone, anche un raddoppio della tassa lascerà un enorme <strong>disavanzo</strong>. Il debito lordo è superiore al 200% del prodotto interno lordo annuo (<strong>PIL</strong>). Il ministero delle Finanze del Giappone ha riconosciuto che anche con una tassa più alta, l&#8217;emissione di debito non si contrarrà e potrebbe continuare ad aumentare.</p>
<p>Le preoccupazioni per il peso del debito crescono: l&#8217;FMI e la Banca del Giappone (<strong>BoJ</strong>) sostengono che tali disavanzi non possono continuare indefinitamente. Il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> ha reso noto in un rapporto di novembre al gruppo dei 20 paesi industrializzati e in via di sviluppo (G20) che il debito del Giappone &#8220;è su un sentiero insostenibile, portando rischi per la stabilità interna e globale&#8221;.</p>
<p>Un declassamento potrebbe anche rendere le finanze del governo più precarie. Anche se la proposta del governo di aumentare l&#8217;imposta sul consumo potrebbe ridurre il deficit di bilancio, questo provvedimento, attualmente in discussione, non risolverà il problema strutturale del paese, che si muove sullo sfondo di una crescita limitata e di una maggiore spesa sociale.</p>
<p>S&amp;P, che aveva abbassato il rating del Giappone ad AA- nel gennaio 2011 e ad aprile aveva minacciato di nuovo il paese dopo il terremoto e lo tsunami dell&#8217;11 marzo, prevede che i margini di flessibilità finanziaria del Giappone continueranno a serrarsi.</p>
<p>Nel mese di agosto, <strong>Moody&#8217;s</strong> aveva abbassato il rating dell&#8217;arcipelago ad Aa3 a causa del massiccio debito aggravato dal terremoto di marzo, in un contesto di instabilità politica che blocca le strategie lungo termine. L&#8217;agenzia tuttavia non prevede di declassare di nuovo il giudizio a breve termine. Fitch lascia invece aperta la possibilità di un downgrade del rating del Giappone, attualmente fissato ad &#8220;AA&#8221;.</p>
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		<title>Gucci punterà ancora su qualità e prezzi alti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 18:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Patrizio Di Marco, amministratore delegato della celebre azienda di moda Gucci, è convinto che a una maggiore attrazione della clientela corrispondano anche prezzi più alti: dopo l’esperienza di [...]]]></description>
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</script><p><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/21/gucci-puntera-qualita-prezzi-alti/gucci-logo/" rel="attachment wp-att-9242"><img class="alignleft size-full wp-image-9242" title="gucci-logo" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/gucci-logo.jpg?9f281a" alt="" width="250" height="179" /></a><strong><em>Patrizio Di Marco</em></strong>, amministratore delegato della celebre azienda di moda <a href="www.gucci.com">Gucci</a>, è convinto che a una<strong> maggiore attrazione della clientela corrispondano anche prezzi più alti</strong>: dopo l’esperienza di due anni fa presso <a href="http://www.bottegaveneta.com">Bottega Veneta</a>, lo stesso chief executive officer ha voluto porre una certa enfasi sulle <strong>materie prime più preziose</strong>, dopo alcune accuse secondo le quali il colosso di<strong><em> Firenze</em></strong> stava diventando meno esclusivo da questo punto di vista. Ecco spiegati dunque <strong>i trenta punti percentuali fatti registrare in media dai prezzi di vendita delle borse</strong>, nonostante la grave crisi del credito che sta attanagliando il continente europeo e tutti i suoi consumatori. <strong><em>Gucci</em> sta sfruttando il logo classico dalla doppia G in maniera più moderata</strong>, producendo pezzi in pelle di pitone e anche di coccodrillo, cercando quindi di venire incontro ai <strong>clienti più facoltosi e dalle esigenze più sofisticate</strong>. D’altronde, circa il 5% dei ricavi è rappresentato attualmente da vendite di questo tipo, come confermato dallo stesso ad.<br />
<span id="more-9240"></span><br />
<strong><em>Di Marco</em></strong> ha anche spiegato chiaramente che:</p>
<blockquote><p>Da <strong><em>Gucci</em></strong>, se guardi al prezzo e ai prodotti in allestimento, <strong>puoi senza dubbio affermare che c’è qualcosa di più rispetto agli altri</strong>. Nessuno può vantare una palla di cristallo e cerchiamo sempre di soddisfare ogni richiesta che proviene dal consumatore.</p></blockquote>
<p>Si parla di prezzi molto alti, addirittura <strong>4.100 dollari per le borse in pitone verde</strong>, tanto che il profitto complessivo dello scorso anno si è attestato su <strong>3,14 miliardi di euro</strong>, nonostante il <strong>+12% dell’ultimo trimestre</strong> (il periodo compreso tra i mesi di ottobre e dicembre) sia stato inferiore rispetto alle previsioni degli analisti più importanti.</p>
<p><strong>Le vendite totali dell’unità del lusso, poi, sono cresciute di diciannove punti percentuali negli ultimi tre mesi del 2011</strong>. Questo spostamento verso l’alto dei prezzi dovrebbe consentire a <strong><em>Gucci</em></strong> di trarre il massimo dal margine operativo lordo, senza dimenticare <strong>le cosiddette “vendite organiche”</strong>, quelle improntate proprio alla qualità dei prodotti.</p>
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		<title>Germania, austerità in tempo di crisi</title>
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		<comments>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/21/germania-austerita-in-tempo-di-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 12:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[austerità]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[deficit]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[PIL]]></category>

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		<description><![CDATA[Il governo tedesco prevede di ridurre il deficit più velocemente di quanto previsto. Un nuovo giro di vite è alle porte, nonostante la crisi. La Germania procede alta [...]]]></description>
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</script><p><img class="alignleft size-medium wp-image-9219" title="germania" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/germania-300x180.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="180" />Il governo tedesco prevede di ridurre il <strong>deficit</strong> più velocemente di quanto previsto. Un nuovo giro di vite è alle porte, nonostante la <strong>crisi</strong>.<br />
La <strong>Germania</strong> procede alta velocità. Venerdì, diversi media tedeschi hanno lasciato intendere che il primo requisito della regola d&#8217;oro fiscale potrebbe essere completato con due anni di anticipo. Secondo il progetto che avrebbe presentato il ministro delle Finanze,   il deficit di bilancio dello Stato federale, a partire dal 2014, dovrebbe essere portato al di sotto dello 0,35% del <strong>PIL</strong>. La riforma costituzionale del 2009 aveva fissato  come termine ultimo per soddisfare tale criterio il 2016. In pratica questo significa che <strong>Wolfgang Schaeuble</strong> punta a raggiungere un deficit federale di 15 miliardi di euro nel 2013 e di 8 miliardi di euro nel 2014. <span id="more-9218"></span></p>
<p>Nel 2011 tale deficit ammontava a 17,7 miliardi di euro e il bilancio 2012 prevede un disavanzo pari a 26,5 miliardi di euro. In altre parole, ciò che ha annunciato il ministro delle Finanze non è altro che un ulteriore giro di vite. Perché secondo le attuali previsioni ufficiali il deficit federale dovrebbe raggiungere i 25 miliardi di euro nel 2013 e attestarsi a 19 miliardi nel 2014. Per trovare i dieci miliardi di euro mancanti non solo si cercheranno <strong>entrate</strong> fiscali supplementari, ma ricorrerà anche alla riduzione degli aiuti forniti dal governo federale ai <strong>fondi sociali</strong>. Verrano anche ridotti le <strong>indennità di disoccupazione</strong> e gli assegni famigliari. Secondo Spiegel, non si tratta di &#8221;un vero e proprio piano di austerità&#8221;, perché sono state accantontae riserve durante il periodo di forte crescita nel 2010 e 2011.</p>
<p>Questo progetto sarà presentato al Gabinetto Merkel nel mese di marzo. E&#8217; probabile che sarà adottato considerate le lodi che ha ricevuto nel corso del weekend da parte dei colleghi di Wolfgang Schäuble. Ma come mai tanta fretta? C&#8217;era un&#8217;emergenza? Probabilmente no, anche perché la Germania non ha davvero problemi di <strong>bilancio.</strong></p>
<p>Potrebbe essere principalmente una mossa preventiva. Accettando di dare il via libera all&#8217;aiuto greco, Wolfgang Schäuble ha previsto che il conto sarà più salato per la Germania . Da qui il suo desiderio di tornare il più presto possibile ad un bilancio in pareggio per contrastare gli effetti negativi provenienti da un (inevitabile) fallimento della <strong>Grecia</strong>. Un&#8217;altra ipotesi: il colpo di mano ad uso interno. Imponendo una nuova manovra, in aggiunta al piano quadriennale da 80 miliardi di euro annunciato nel 2010, egli conferma la sua posizione di nuovo leader della società. In tal modo la figura di <strong>Angela Merkel</strong>, altresì indebolita dalle dimissioni del &#8220;suo&#8221; presidente Christian Wulff, potrebbe essere messa in ombra. Diventando uno Stakhanov del consolidamento fiscale, Wolfgang Schäuble rafforza anche il suo status di uomo forte del Gabinetto di Berlino.</p>
<p>In ogni caso, il messaggio è chiaro: durante la crisi, la Germania continua a stringere la cinghia, qualunque sia il prezzo da pagare.</p>
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		<item>
		<title>Telecom Italia Media, boom in borsa in attesa dei risultati 2011</title>
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		<comments>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/21/telecom-italia-media-boom-borsa-risultati-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 11:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[boom in borsa]]></category>
		<category><![CDATA[crescita margine operativo lordo]]></category>
		<category><![CDATA[previsioni analisti]]></category>
		<category><![CDATA[risultati 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom Italia Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Telecom Italia Media dovrà presentare i propri risultati relativi al 2011 a breve, intanto può contare sulle ottime performance ottenute in Borsa: nel dettaglio, la compagnia è riuscita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">

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</script><p><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/21/telecom-italia-media-boom-borsa-risultati-2011/telecom-italia-media-dahlia-tv-liquidazione/" rel="attachment wp-att-9227"><img class="alignleft size-full wp-image-9227" title="telecom-italia-media-dahlia-tv-liquidazione" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/telecom-italia-media-dahlia-tv-liquidazione.jpg?9f281a" alt="" width="250" height="188" /></a><a href="http://www.telecomitaliamedia.it">Telecom Italia Media</a> dovrà presentare i propri risultati relativi al 2011 a breve, intanto p<strong>uò contare sulle ottime performance ottenute in Borsa</strong>: nel dettaglio, la compagnia è riuscita a <strong>guadagnare addirittura 3,76 punti percentuali</strong>, una buona iniezione di fiducia in questi tempi. Le previsioni parlano chiaramente di ricavi che dovrebbero calare <strong>da 258 a 239 milioni di euro</strong> (il confronto viene ovviamente effettuato rispetto all’anno precedente), mentre <strong>il margine operativo lordo è destinato ad aumentare addirittura del doppio</strong>. Il debito netto della società è comunque salito di 25 milioni di euro. Tra l’altro, <strong>queste stesse stime sono piuttosto simili a quelle che sono state pronosticate da una società di intermediazione mobiliare</strong> piuttosto attendibile, <a href="http://www.equitasim.it">Equita</a>, la quale aveva focalizzato la propria attenzione su un prezzo obiettivo pari a 0,20 euro per ogni singolo titolo azionario.<br />
<span id="more-9225"></span><br />
Spunti interessanti si possono ottenere dalle varie divisioni del gruppo in questione. <strong>In particolare, come hanno specificato gli analisti finanziari di <em>Banca Akros</em></strong>, il target price dovrebbe aggirarsi attorno ai ventidue centesimi di euro, senza dimenticare che <a href="http://www.cairocommunication.it">Cairo Communication</a>, la quale è la concessionaria per quel che concerne la pubblicità della rete televisiva <em><strong>La7 (TI Media)</strong></em>, ha potuto beneficiare nel corso del 2011 di un incremento importante della raccolta pubblicitaria, circa 3<strong>2,5 punti percentuali su base annua</strong>.</p>
<p>Tutto questo implica che vi sia <strong>un aumento del 32% in relazione al quarto trimestre dello scorso anno</strong>, vale a dire il periodo compreso tra i mesi di ottobre e dicembre. <strong><em>Mtv</em></strong>, invece, si dovrebbe confermare debole in relazione alle vendite, con <strong>ventidue punti percentuali in meno in questo senso e un margine operativo lordo in profondo rosso</strong>. Un buon contributo alla crescita dell’operatore di rete, infine, è stato offerto dai tre nuovi canali che esistono ormai dagli scorsi mesi di novembre e dicembre, ovvero <strong><em>D-Max, Doc-U </em></strong>e<em> </em><strong><em>Stv</em></strong> (il rialzo in questione è stato marginale e su base sequenziale).</p>
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		<item>
		<title>Grecia verso una soluzione?</title>
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		<comments>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/20/grecia-verso-una-soluzione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[creditori]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[default]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[zona euro]]></category>

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		<description><![CDATA[I partner della Grecia in seno alla zona euro si riuniscono oggi, Lunedì 20 febbraio con l&#8217;obiettivo di concordare una soluzione per evitare il default del paese, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">

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</script><p><img class="alignleft size-full wp-image-9209" title="greece-flag" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/greece-flag.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="300" />I partner della <strong>Grecia</strong> in seno alla <strong>zona euro</strong> si riuniscono oggi, Lunedì 20 febbraio con l&#8217;obiettivo di concordare una soluzione per evitare il <strong>default</strong> del paese, anche se i termini e le modalità del piano di aiuti non sono ancora chiaramente definiti. Il cancelliere tedesco <strong>Angela Merkel</strong>, il premier italiano <strong>Mario Monti</strong> e il Primo ministro greco Lucas Papademos, riunitisi in conference call nella giornata di Venerdì, si sono mostrati fiduciosi del fatto che Lunedì l&#8217;Eurogruppo possa raggiungere un accordo sulla Grecia.</p>
<p>Il piano di aiuti include due componenti correlate: una cancellazione di 100 miliardi di euro del <strong>debito greco</strong> da parte dei <strong>creditori privati</strong> ​​di Atene, e un nuovo salvataggio pari a 130 miliardi di euro da parte dei creditori pubblici.  Il via libera alla cancellazione parziale del debito privato, già in gran parte completa, sembra sulla buona strada e, in ogni caso, non può attendere oltre: se la questione non sarà gestita nei prossimi giorni, e dunque conclusa entro il termine perentorio del 20 marzo, data-mannaia entro cui la Grecia dovrà rimborsare qualcosa come 14,5 miliardi di euro di debito, il paese si troverà in default di pagamento. <span id="more-9208"></span></p>
<p>Tuttavia le maggiori incertezze e preoccupazioni si concentrano a livello del sostegno pubblico. Secondo una fonte diplomatica, la Grecia avrebbe bisogno di ulteriori 5,5 miliardi di euro, perché la situazione nel Paese si è deteriorata dal mese di ottobre, quando la somma fissta ammontava a 130 miliardi di euro. La <strong>Banca centrale europea</strong> (BCE) ha iniziato lo scambio di <strong>obbligazioni</strong> greche acquistate al di sotto dell loro valore nominale sul mercato secondario. L&#8217;Istituto di Francoforte intende in tal modo ridistribuire il capitale di guadagno (plusvalore realizzato) agli stati dell&#8217;area dell&#8217;euro, in modo che la Grecia possa approfittarne. Ma, anche in questo caso, le modalità restano incerte.</p>
<p>L&#8217;idea di ridurre i <strong>tassi di interesse</strong> sui prestiti già accordati ad Atene è tra le opzioni considerate. Il <strong>Fondo monetario internazionale</strong> (FMI), avrebbe invece considerato l&#8217;ipotesi di contribuire con un prestito di 13 miliardi di euro al nuovo piano di salvataggio, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.</p>
<p>L&#8217;area dell&#8217;euro ha moltiplicato le condizioni in cambio del proprio appoggio, tanto che la Grecia si trova praticamente sotto la tutela dei suoi partner. Così, tutta una serie di riforme contenute nel &#8220;memorandum&#8221; concordato con i creditori di Atene, dovrà essere avviata prima del pagamento di una prima tranche di aiuti: ciò significa che dovrà essere votata entro la fine di febbraio o, al più tardi, all&#8217;inizio di marzo.</p>
<p>L&#8217;<strong>Eurozona</strong> propone anche la creazione (soluzione questa appoggiata da Francia e <strong>Germania</strong>) di un conto bloccato su sui versare una parte dei fondi prestati alla Grecia in modo che siano usati principalmente per rimborsare il <strong>debito pubblico</strong>. Questa misura, che sembra essere stata accettata da Atene, presenta tuttavia una serie di difficoltà tecniche e implica la necessità di decidere come tale meccanismo possa essere monitorato.</p>
<p>Una cosa è certa, qualunque sia l&#8217;esito della riunione di Lunedi, essa non decreterà la fine del dramma greco, perché da oggi molto dipenderà dalla volontà politica di Atene di attuare la sua parte del contratto.</p>
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		<item>
		<title>Cina taglia tasso di riserva obbligatorio (RRR)</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Mondofinanzablogcom/~3/MpVxQLA6fKU/</link>
		<comments>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/20/cina-taglia-tasso-di-riserva-obbligatorio-rrr/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[politica monetaria]]></category>
		<category><![CDATA[RRR]]></category>
		<category><![CDATA[tasso riserva]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre l&#8217;attenzione degli investitori era concentrata sugli sviluppi della saga del debito greco, la Banca popolare cinese (PBoC) tagliava il rapporto di riserva obbligatoria (reserve requirement ratio, RRR) [...]]]></description>
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</script><p><img class="alignleft size-full wp-image-9205" title="china-finance_300x300" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/china-finance_300x300.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="300" />Mentre l&#8217;attenzione degli <strong>investitori</strong> era concentrata sugli sviluppi della saga del<strong> debito</strong> greco, la <strong>Banca popolare cinese (PBoC)</strong> tagliava il rapporto di riserva obbligatoria (<em>reserve requirement ratio</em>, RRR) di 50 punti base. La mossa è passata (quasi) inosservata. Gli occhi erano infatti tutti puntati sulla <strong>Grecia.</strong></p>
<p>Per la seconda volta dal novembre 2011, la PBoC sta incoraggiando le <strong>banche</strong> cinesi a prestare di più, riducendo la percentuale minima di riserve richieste (e necessarie) per mantenere il denaro nei loro forzieri. La PBoC ha dichiarato che a partire dal 24 febbraio l&#8217;RRR, per le grandi banche commerciali, scenderà al 20,5%, mentre per le banche di medie e piccole dimensioni il tasso di riserva obbligatoria sarà abbassato al 17,5%. La decisione dovrebbe consentire di iniettare 400 miliardi di <strong>yuan</strong> (63,54 miliardi di dollari) nell&#8217;economia, in quanto più prestiti, di solito, significa maggiore <strong>liquidità</strong>.</p>
<p>&#8220;Il taglio aiuterà a iniettare liquidità nel sistema bancario, ad aumentare la capacità di prestito delle <strong>banche</strong>, e a rafforzare il sostegno all&#8217;economia reale&#8221;, ha detto Lian Ping, capo economista presso la Bank of Communications. L&#8217;obiettivo del &#8220;taglio è quello di soddisfare la forte domanda di credito che di solito si verifica nel primo trimestre dell&#8217;anno&#8221;, ha detto Zuo Xiaolei, capo economista alla China Galaxy Securities.<span id="more-9204"></span></p>
<p>Un taglio del tasso pari all&#8217;1% in tre mesi? Questo significa che la PBoC è dunque in attesa di un &#8220;atterraggio duro&#8221; come alcuni esperti (o guru) del mercato stanno speculando?</p>
<p>In realtà, non è del tutto esatto. Si ricordi infatti che il forte calo dell&#8217;<strong>inflazione</strong> in Cina, dal 5,5% di ottobre al 4,2% nel novembre 2011 &#8211; e quindi non le preoccupazioni circa la crescita economica &#8211; è stato ciò che ha spinto la <strong>banca centrale</strong> a tagliare il suo tasso per la prima volta in quasi tre anni, lo scorso novembre. All&#8217;epoca la <strong>stabilità dei prezzi</strong> era ancora in cima alle preoccupazioni del governo.</p>
<p>Questa volta il governo cinese ha come obiettivo la crescita economica. In effetti, uno dei primi e fondamentali passi, è proprio la messa a punto delle politiche macroeconomiche nel corso del primo trimestre. E con i prestiti bancari che già riflettono una diminuzione del 29% su base annua nel mese di gennaio, un taglio del tasso di riserva obbligatoria è, dopo tutto, un buon punto di partenza.</p>
<p>Oltre a stimolare i prestiti bancari, l&#8217;attività economica causata dal taglio dell&#8217;RRR dovrebbe altresì contribuire ad attenuare gli impatti negativi della <strong>crisi del debito</strong> della <strong>zona euro</strong> e a diminuire la domanda dei consumatori dagli <strong>Stati Uniti</strong> &#8211; la zona euro e gli Stati Uniti sono due dei maggiori partner commerciali della Cina- .</p>
<p>Purtroppo, il rilancio dell&#8217;attività economica potrebbe non essere così semplice per la PBoC, la quale deve ancora prendere in considerazione l&#8217;inflazione: l&#8217;<strong>indice dei prezzi al consumo</strong>, principale indicatore inflazionistico, è balzato dal 4,1% di dicembre al 4,5% nel mese di gennaio. E&#8217; cresciuto del 5,4 per cento su base annua nel 2011, al di sopra dell&#8217;obiettivo del governo per l&#8217;intero anno, fissato al 4 per cento.</p>
<p>La Banca centrale della Cina deve tuttavia mostrarsi cauta, in quanto l&#8217;aumento dell&#8217;attività economica potrebbe far impennare i <strong>prezzi,</strong> e ciò potrebbe anche annullare alcuni degli sforzi intrapresi lo scorso anno dal governo in materia di stabilità dei prezzi. Sarà dunque importante tenere sotto stretto controllo le prossime decisioni di <strong>politica monetaria</strong> adottate dalla Banca centrale cinese!</p>
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		<item>
		<title>Il vino diventa il re delle esportazioni alimentari italiane</title>
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		<comments>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/19/vino-re-esportazioni-alimentari-italiane/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 17:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni all'estero]]></category>
		<category><![CDATA[record storico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[vino italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vino italiano conquista sempre più i mercati internazionali, segno che il Made in Italy ha ancora molto da raccontare: la celebre bevanda ha infatti conseguito un vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">

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</script><p><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/19/vino-re-esportazioni-alimentari-italiane/vino_bianco_rosso/" rel="attachment wp-att-9213"><img class="alignleft size-full wp-image-9213" title="vino_Bianco_Rosso" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/vino_Bianco_Rosso.jpg?9f281a" alt="" width="250" height="188" /></a>Il <strong>vino italiano</strong> conquista sempre più i mercati internazionali, segno che il <em><strong>Made in Italy</strong></em> ha ancora molto da raccontare: <strong>la celebre bevanda ha infatti conseguito un vero e proprio record storico per quel che concerne le esportazioni nei vari paesi del mondo</strong>, superando un limite finora mai esplorato, vale a dire quello dei <strong>quattro miliardi di euro in un anno</strong>. Il dato in questione, tra l’altro, risulta essere superiore di ben tredici punti percentuali rispetto allo stesso periodo di un anno fa, come accertato in maniera opportuna e dettagliata dalla <a href="http://www.coldiretti.it">Coldiretti</a>. L’associazione dei coltivatori diretti ha infatti <strong>analizzato minuziosamente le performance che sono state accertate dall’</strong><a href="http://www.istat.it">Istat</a> in merito al commercio estero del periodo compreso tra i mesi di <strong>gennaio e novembre del 2011</strong>.<br />
<span id="more-9211"></span><br />
Ebbene, <strong>il vino è riuscito a conquistare proprio la palma di prodotto della filiera agroalimentare italiana che viene maggiormente esportato all’estero</strong>, tanto da garantire più del 50% del fatturato complessivo che si ottiene ogni anno nelle nazioni che fanno parte dell’<strong><em>Unione Europea</em></strong>. Chi apprezza così tanto questo bene liquido? La <strong><em>Germania</em></strong> sta mostrando una certa predilezione, con un aumento di ben <strong>dieci punti percentuali rispetto allo stesso periodo menzionato in precedenza nel corso del 2010</strong>, ma anche il <strong><em>Regno Unito</em></strong> è uno stato europeo che si è appassionato da tempo al prodotto.</p>
<p>C’è però da sottolineare come <strong>il 25% del fatturato straniero in questione sia stato conseguito nel territorio degli <em>Stati Uniti</em></strong>: sempre secondo le rilevazioni poste in essere dalla<strong><em> Coldiretti</em></strong>, il rialzo è stato anche in questo caso da record, con un +16% che fa davvero impressione da questo punto di vista. <strong>Al contrario, non ci si aspettavano stime sorprendenti come è invece successo dalla <em>Cina</em> (le esportazioni sono raddoppiate con un incredibile +80%) e dalla <em>Russia</em></strong>. Infine, la vendemmia del 2011 è stata senza dubbio di buona qualità, nonostante i livelli produttivi non siano stati proprio eccelsi.</p>
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