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		<title>10 consigli per tenere lontana l’influenza suina durante le feste</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
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L&#8217;ultima cosa che vorremmo fare è sicuramente passare le prossime festività di Natale a letto con l&#8217;influenza. Le vacanze che inizieranno tra circa un mese, sono un buon modo per incontrare la famiglia, gli amici, ma purtroppo anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20635" title="bimba albero di natale" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/bimba-albero-di-natale.jpg" alt="bimba albero di natale" width="450" height="386" /></p>
<p>L&#8217;ultima cosa che vorremmo fare è sicuramente passare le prossime <strong>festività di Natale a letto</strong> con l&#8217;influenza. Le vacanze che inizieranno tra circa un mese, sono un buon modo per incontrare la famiglia, gli amici, ma purtroppo anche i <strong>germi</strong>. Quest&#8217;anno, alla luce del focolaio H1N1, molti temono che il momento più bello dell&#8217;anno, finirà per essere il peggiore.</p>
<p>Il <strong>professor Gillian Stephens</strong>, assistente di medicina di famiglia e della comunità alla Saint Louis University School of Medicine, ha spiegato a <em>Discovery News</em> quali, secondo lui, sarebbero le accortezze da tenere durante questi giorni di festa. Molti sono i soliti <strong>consigli per evitare l&#8217;influenza</strong>, ma durante questo periodo se ne può aggiungere qualcuno in più, anche per proteggere la vostra famiglia. Dopo il salto i 10 consigli.<span id="more-20633"></span></p>
<p><strong>1.Mantenere le distanze</strong>. Per molti, le vacanze sono un modo per essere vicino ai familiari e amici, ma Stephens raccomanda di non avvicinarsi troppo. Freddo e germi influenzali si diffondono attraverso le goccioline d&#8217;acqua dalla bocca e dal naso. Restare a un metro e mezzo circa di distanza dagli altri potrebbe ridurre il rischio di ammalarsi. Prima di dare un abbraccio alla nonna, Stephens raccomanda inoltre di girare il volto per evitare un contatto diretto faccia a faccia. Inoltre i germi possono sopravvivere su molte superfici fino a 48 ore, quindi attenzione agli oggetti condivisi come il telefono, telecomando, le maniglie delle porte e utensili.</p>
<p><strong>2. Lavarsi le mani spesso</strong>. Questo è il classico consiglio che ci sentiamo ripetere ogni giorno. Per evitare di ammalarsi, lavarsi spesso le mani con acqua calda e sapone o disinfettante per le mani, soprattutto prima di mangiare o di toccare gli occhi e il naso.</p>
<p><strong>3. Attenzione al tavolo del buffet</strong>. Le calorie non sono le uniche cose in agguato al tavolo del buffet. I germi infatti sono più di quanti vi aspettiate. Evitare di condividere posate e altri utensili e toccate solo oggetti che nessuno ha nemmeno sfiorato.</p>
<p><strong>4. Non bere eccessivamente</strong>. L&#8217;alcool è spesso disponibile durante le feste, ma Stephens dice che è importante non bere più di uno o due bicchieri al giorno. Bere troppo è pericoloso per molte ragioni, ed in questo caso si aggiunge anche la possibilità di diminuire l&#8217;attenzione verso le accortezze prima esposte per evitare l&#8217;influenza.</p>
<p><strong>5. Restare a casa se si è malati</strong>. Anche se nessuno vuole mancare alla festa, è meglio restare a casa se non ci si sente bene. Con un leggero raffreddore si può chiudere un occhio, ma Stephens raccomanda di stare a casa se si hanno sintomi come mal di gola, naso che cola, tosse, o se avete la febbre o dolori muscolari. Questa accortezza potrebbe <strong>evitare di far ammalare anche i vostri parenti.</strong></p>
<p><strong>6. Dormire a sufficienza</strong>. Dormire poco infatti <strong>indebolisce il vostro sistema immunitario </strong>e aumenta il livello di stress che può farvi diventare più suscettibili ai germi.</p>
<p><strong>7. Seguire una dieta sana</strong>. Mangiare tanto durante in cenone della Vigilia o di Capodanno va bene, farlo tutti i giorni no. Prima della cena, Stephens raccomanda di mangiare una mela o mezzo panino e bere un bicchiere d&#8217;acqua. Questo vi farà arrivare alla festa meno affamati e farà bene alla bilancia, ma anche all&#8217;abbassamento delle difese immunitarie conseguente ad un&#8217;indigestione o un eccesso di cibo.</p>
<p><strong>8. Mantenersi idratati</strong>. Il freddo rischia di seccare le mucose, abbattendo la naturale barriera alle infezioni. Per evitare di ammalarsi, assicurarsi di bere molta acqua, soprattutto quando si viaggia. Stephens raccomanda di portarvi sempre dietro una bottiglia d&#8217;acqua.</p>
<p><strong>9. Fare esercizio</strong>. L&#8217;esercizio fisico regolare vi aiuterà a tenere il peso sotto controllo durante le vacanze e fornire un grande sollievo allo stress. Va bene anche fare una passeggiata o una partita tra amici a basket/calcio o a qualsiasi sport.</p>
<p><strong>10. Non dimenticare la salute mentale.</strong> Lo stress colpisce il sistema immunitario e vi rende più fragili. Dalla selezione del regalo perfetto, alla decorazione della casa fino alla preparazione della cena per molte persone, tutte queste cose mettono troppa pressione. Cercare di rilassarsi e non far pesare troppo questi compiti.</p>
<p>Ora siete pronti per &#8220;affrontare&#8221; le vacanze. Buon divertimento.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://news.discovery.com" target="_blank">Discovery News</a>]</p>
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		<title>L’alcool riduce il rischio di contrarre malattie coronariche</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 11:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
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Gli uomini che bevono alcolici tutti i giorni vedono una riduzione di quasi un terzo in media del rischio di soffrire di una malattia coronarica, secondo un recente studio spagnolo. La ricerca si è svolta nel corso di un decennio su oltre 41.000 uomini e donne di età compresa tra 29 e 69 anni, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20629" title="bere birra" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/bere-birra.jpg" alt="bere birra" width="450" height="289" /></p>
<p>Gli uomini che bevono <strong>alcolici </strong>tutti i giorni vedono una <strong>riduzione di quasi un terzo in media del rischio di soffrire di una malattia coronarica</strong>, secondo un recente studio spagnolo. La ricerca si è svolta nel corso di un decennio su oltre <strong>41.000 uomini e donne </strong>di età compresa tra 29 e 69 anni, che sono stati valutati per la loro salute e stile di vita come parte di uno studio europeo sul cancro.</p>
<p>Durante il corso dello studio, 609 casi di attacchi di cuore e di altri &#8220;eventi coronarici&#8221; sono accaduti, 481 tra gli uomini e 128 tra le donne. Tra gli uomini, quelli che bevevano in maniera moderata, elevata e molto elevata avevano tutti un <strong>minor rischio di malattie coronariche</strong> rispetto a chi non beveva.</p>
<p>Per quelli classificati come gli <strong>ex bevitori</strong>, il rischio era inferiore del <strong>10%</strong>, per quelli che bevevano <strong>poco</strong> (0.5 grammi di alcool al giorno), il rischio è stato del <strong>35%</strong>, per i bevitori <strong>moderati </strong>(5-30 grammi al giorno), il rischio era del <strong>54%</strong> in meno e per i <strong>forti </strong>bevitori (30-90 grammi al giorno) e gli <strong>alcolisti </strong>(più di 90 grammi al giorno) è stato <strong>dimezzato</strong>. A titolo di paragone, un bicchiere da 285 ml di birra pesante contenente un tasso alcolico pari a 4,9% equivale ad 11 grammi, mentre un bicchiere di vino da 180 ml con 12% di alcol equivale a 17,06 grammi.<span id="more-20627"></span></p>
<p>Le <strong>donne </strong>hanno anche beneficiato dell&#8217;assunzione di alcool, ma gli effetti non erano statisticamente significativi, forse a causa di un <strong>numero inferiore di &#8220;eventi coronarici&#8221; </strong>in quel gruppo. Il tipo di alcool consumato non incideva sul livello di protezione.</p>
<p>Il documento mette in luce la situazione in Spagna, che è il terzo produttore mondiale di birra e vino e ha il sesto più alto consumo pro capite di alcool. Ma ha anche <strong>uno dei più bassi tassi di morte per malattia coronarica nel mondo</strong>. A chiunque abbia la tentazione di difendere le bevute pesanti come un atto di salubrità, il documento evidenzia anche i molti <strong>rischi dell&#8217;abuso di alcool</strong>, in termini di morte prematura e di disabilità.</p>
<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che dei circa <strong>due miliardi di persone</strong> che nel mondo bevono regolarmente alcool, <strong>oltre 76 milioni hanno problemi di salute</strong> che ne sono diretta conseguenza. Lo studio è stato pubblicato su <em>Hearth</em>, un giornale della British Medical Association.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.health24.com" target="_blank">Health24</a>]</p>
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		<title>La pandemia di influenza aviaria è molto difficile che capiti, basse probabilità di legame con quella suina</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 10:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epidemie]]></category>
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Il virus dell&#8217;influenza aviaria avrebbe dovuto attuare almeno due simultanee mutazioni genetiche prima che potesse essere facilmente trasmesso da uomo a uomo, secondo una ricerca pubblicata su PLoS One. Gli autori del nuovo studio, dell&#8217;Imperial College di Londra, l&#8217;Università di Reading e la University of North Carolina, Stati Uniti, sostengono che è molto improbabile che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20623" title="mascherine epidemia" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/mascherine-epidemia.jpg" alt="mascherine epidemia" width="450" height="270" /></p>
<p>Il virus dell&#8217;influenza aviaria avrebbe dovuto attuare almeno <strong>due simultanee mutazioni genetiche</strong> prima che potesse essere facilmente trasmesso da uomo a uomo, secondo una ricerca pubblicata su <em>PLoS One</em>. Gli autori del nuovo studio, dell&#8217;Imperial College di Londra, l&#8217;Università di Reading e la University of North Carolina, Stati Uniti, sostengono che è <strong>molto improbabile che due mutazioni genetiche si possano verificare nello stesso momento</strong>.</p>
<p>Questo nuovo studio si aggiunge alla nostra comprensione del perché l&#8217;influenza aviaria non ha ancora provocato una <strong>pandemia</strong>, e probabilmente come mai sarà molto difficile che si leghi anche al virus all&#8217;influenza suina. All&#8217;inizio di quest&#8217;anno, i ricercatori hanno anche mostrato che i virus dell&#8217;influenza aviaria <strong>non prosperano negli esseri umani</strong>, perché, a 32 gradi Celsius, la temperatura all&#8217;interno naso di una persona è troppo bassa. I ceppi H5 dell&#8217;influenza sono diffusi nelle popolazioni di uccelli di tutto il mondo. I virus del ceppo H5N1 hanno infettato più di 400 persone dal 2003.<span id="more-20620"></span></p>
<p>L&#8217;H5N1 ha un alto<strong> tasso di mortalità negli esseri umani di circa il 60%,</strong> ma ad oggi <strong>non vi è stata alcuna trasmissione interumana del virus</strong>, in modo da provocare una pandemia. Questo studio suggerisce che una ragione per cui l&#8217;H5N1 non ha ancora provocato tale pandemia è che due mutazioni genetiche dovrebbero accadere allo stesso tempo, al fine di consentirgli di infettare le cellule e diventare trasmissibile. Allo stato attuale, il virus H5 può infettare <strong>solo uno dei due principali tipi di cellule</strong> in bocca e naso, un tipo di cellula conosciuta come <strong>cellula ciliata</strong>. Al fine della trasmissione da uomo a uomo, avrebbe bisogno di essere in grado di infettare gli altri tipi di cellule, e non quelle ciliate.</p>
<p>Per infettare una cellula, il virus dell&#8217;influenza usa una proteina chiamata <strong>HA </strong>che si attacca ad una molecola recettore sulla superficie della cellula. Tuttavia, può farlo soltanto se la proteina HA si adatta a questo particolare recettore. Questa ricerca dimostra che l&#8217;H5 sarebbe in grado di effettuare questo tipo di adattamento.</p>
<p>Il <strong>professor Wendy Barclay</strong>, autore dello studio all&#8217;Imperial College di Londra, ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Il virus H5N1 è particolarmente cattivo, in modo che quando l&#8217;uomo ha iniziato ad essere infettato dall&#8217;influenza aviaria, la gente ha iniziato ad andare nel panico. Una pandemia di H5N1 può essere devastante per la salute globale. Per fortuna, non abbiamo ancora avuto una grave epidemia, e questo ha portato alcune persone a chiedersi, &#8220;cosa è successo all&#8217;influenza aviaria?&#8221; Abbiamo voluto sapere perché il virus non è stato in grado di passare da uomo a uomo.</p></blockquote>
<blockquote><p>La nostra nuova ricerca suggerisce che sia meno probabile di quanto si pensava che il virus H5N1 causerà una pandemia. Le possibilità che esso si sottoponga al tipo di mutazione doppia che sarebbe necessaria sono estremamente basse. Tuttavia, i virus mutano sempre, quindi non dovremmo essere compiacenti. I nostri risultati non intendono dire che questo tipo di pandemia non potrebbe mai accadere. E&#8217; importante che gli scienziati continuino a lavorare sui vaccini in modo che le persone possano essere protette se tale evento si dovesse verificare.</p></blockquote>
<p>In questi giorni in cui l&#8217;allarme influenza suina è aumentato, e si parla anche di mutazione di tale virus, almeno una buona notizia c&#8217;è. Da questa ricerca si può concludere, come dice il professor Barclay, che non è detto che il virus dell&#8217;influenza suina e quello dell&#8217;aviaria non si possano unire per provocare una pandemia disastrosa, ma che è <strong>alquanto difficile che questo accada</strong>.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>Virus a H1N1, perché se ne parla tanto?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 09:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Se ne parla ovunque: sui giornali, in tv, al bar e in famiglia. Eppure non è molto diverso dal classico virus influenzale che arriva in au­tunno. Come comportarsi? Ecco i consigli di Aurelio Sessa, presiden­te della Società italiana di medici­na generale per la Lombardia.
Perché questo virus è diventa­to così famoso?
Il virus H 1 N 1, responsabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20493" title="virus a" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/virus-a.jpg" alt="virus a" width="450" height="446" /></p>
<p>Se ne parla ovunque: sui giornali, in tv, al bar e in famiglia. Eppure non è molto diverso dal classico<strong> virus influenzale</strong> che arriva in au­tunno. <em>Come comportarsi?</em> Ecco i consigli di <strong>Aurelio Sessa</strong>, presiden­te della Società italiana di medici­na generale per la Lombardia.</p>
<p><em>Perché questo virus è diventa­to così famoso?</em></p>
<blockquote><p>Il virus H 1 N 1, responsabile della cosiddetta influenza suina, è una variante del virus influenzale. Dif­ferisce soprattutto per la sua ele­vata capacità di trasmettersi da persona a persona. I sintomi che provoca sono gli stessi di una nor­male influenza: febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa. Però, a differenza degli altri, l&#8217;H1N1 può colpire di più le fasce giovanili della popolazione.</p></blockquote>
<p><em>Come comportarsi?</em></p>
<blockquote><p>Nella maggioranza dei casi la sin­drome influenzale passa da sola in tre o quattro giorni. Se ciò non av­viene, o se ci sono difficoltà respi­ratorie, è bene rivolgersi al proprio medico di famiglia.</p></blockquote>
<p><em>Come si trasmette?</em></p>
<blockquote><p>Come tutte le influenze stagionali utilizza le gocciolino di saliva per passare da una persona all&#8217;altra. Per questo è utile proteggersi la bocca quando si starnutisce o si tossisce, lavarsi spesso le mani e, in assenza di acqua, usare gel alcoli­ci. Se il virus si diffonde in modo ri­levante, indossare le mascherine ed evitare di frequentare luoghi troppo affollati. E&#8217; importante poi che, chi ha l&#8217;influenza, stia a casa dal lavoro o da scuola, per evitare di diffonderlo ancora di più.</p></blockquote>
<p><em><span id="more-20490"></span>Chi sono le persone a fischio? </em></p>
<blockquote><p>I rischi maggiori riguardano le complicanze che possono insor­gere, non tanto la sindrome influenzale in sé. I bambini, soprat­tutto i neonati, corrono un ri­schio elevato di problemi alle alte vie respiratorie, come sinusiti e otiti. Per quanto riguarda gli an­ziani, invece, i rischi maggiori ri­guardano le complicanze cardio­vascolari. Per questo è utile, se l&#8217;influenza colpisce queste perso­ne, rivolgersi al medico.</p></blockquote>
<p><em>E per quanto riguarda le don­ne in gravidanza?</em></p>
<blockquote><p>Anche loro sono considerate, dal ministero della Salute, ad alto ri­schio di complicanze. Per questo viene raccomandata la vaccinazio­ne alle donne che si trovano al se­condo e terzo trimestre di gravi­danza. Nel primo trimestre non è controindicato, ma non esistono studi sulla sicurezza del vaccino. Quando il bimbo nasce, poi, è bene stare attente. Perché se si prende l&#8217;influenza mentre si allatta è facile contagiare anche il neona­to. Meglio sospendere per qual­che giorno l&#8217;allattamento diretto, ricorrendo magari a un tiralatte.</p></blockquote>
<p>Arrivare preparati all&#8217;appuntamento con il freddo, gli sbalzi di temperatura e i malanni di stagione. <em>Come?</em> Diversi studi hanno dimostrato che l&#8217;assunzione di <strong>vitamina C</strong> è in grado di ridurre l&#8217;incidenza dei disturbi invernali: <strong>l&#8217;acido</strong> <strong>ascorbico</strong> (nome scientifico della vitamina C) stimola la<strong> produzione degli anticorpi</strong>, molecole del sistema immunitario che ci proteggono dai virus.</p>
<p>Per questo, secondo i nutrizionisti è bene, durante la stagione fredda, <strong>aumentare la &#8220;dose&#8221; giornaliera di frutta e verdura</strong>. E quando ciò non sia possibile, per ragioni di lavoro o di tempo, ricorrere ad <strong>integratori alimentari</strong>. Oltre alla vitamina C, negli ultimi anni stanno aumentando le quotazioni delle<strong> vitamine del gruppo B</strong>, fondamentali per la produzione di macrofagi e globuli bianchi, cellule di difesa per l&#8217;organismo.</p>
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		<title>Lievito di birra, un’ aiuto per osteoporosi e tumori</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 08:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Salute degli Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[La Salute delle Donne]]></category>
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Molte volte per risolvere alcuni problemi e curare qualche patologia si può fare a meno di assumere farmaci. Alcune sostanze che si introducono con l&#8217;alimentazione possono rappresentare un valido aiuto. Uno studio avrebbe infatti rivelato che il lievito di birra potrebbe servire per realizzare un farmaco contro tumori ed osteoporosi, e complicanze dovute alle metastasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-20602 aligncenter" title="lievito-di-birra" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/9320094902766_lievito-di-birra.jpg" alt="lievito-di-birra" width="400" height="318" /></p>
<p>Molte volte per risolvere alcuni problemi e curare qualche patologia si può fare a meno di assumere <strong>farmaci</strong>. Alcune sostanze che si introducono con l&#8217;alimentazione possono rappresentare un valido aiuto. Uno studio avrebbe infatti rivelato che il <strong>lievito di birra</strong> potrebbe servire per realizzare un farmaco contro <strong>tumori</strong> ed <strong>osteoporosi</strong>, e complicanze dovute alle metastasi ossee.</p>
<p>Una buona notizia che potrebbe sollevare l&#8217;animo dei circa<strong> 8 milioni di malati di patologie osse</strong>, di cui due terzi sono donne. Una cifra che, secondo alcune indagini, sarebbe destinata ad aumentare fino ad arrivare a circa 24 milioni di malati entro il 2050.</p>
<p><span id="more-20570"></span></p>
<p>Lo studio che ha portato alla scoperta è stato svolto dal gruppo di<strong> Biologia molecolare</strong> del dipartimento di Scienze e tecnologie biomediche dell&#8217; <strong>Università di Udine</strong> in collaborazione con l&#8217; <strong>Università di Manchester</strong>. Il risultato della ricerca, ancora in fase preliminare, è stato poi pubblicato anche dalla rivista <strong>&#8220;Genome Biology&#8221;</strong> e dall&#8217;autorevole  <strong>&#8220;Science Daily&#8221;.</strong></p>
<p>Lo studio sul <strong>lievito di birra</strong> ha evidenziato<strong> </strong>l&#8217;esistenza di nuovi meccanismi molecolari alla base della risposta dell&#8217;organismo ai <strong>bisfosfonati</strong>, la classe di farmaci utilizzata solitamente per il trattamento dei tumori. Da questo elemento, quindi, del tutto naturale, che si trova ad esempio nel <strong>pane</strong>, e che, quindi si assume più o meno quotidianamente, sarebbe possibile ricavare un <strong>nuovo farmaco. </strong></p>
<p>Se le ulteriori indagini confermeranno questi primi dati, si tratterebbe di un grosso passo avanti per la cura delle patologie e dei tumori alle ossa.<strong> </strong>Inoltre, come spiegano anche la dottoressa <strong>Daniela Delneri</strong> ed il professor <strong>Luigi Moro</strong>, del Centro goriziano per lo studio delle malattie metaboliche dell&#8217;osso, le caratteristiche del <strong>lievito di birra </strong>sarebbero utili anche per curare l&#8217;<strong>osteoporosi</strong> che spesso affligge le donne in menopausa.</p>
<p><strong>Gianluca Tell </strong>e<strong> Franco Quadrifoglio</strong>, responsabili della ricerca presso l&#8217; Ateneo udinese:, sostengono che <em>&#8220;questi risultati sono un caposaldo per successivi studi applicativi che il gruppo di Biologia molecolare ha gia&#8217; avviato in collaborazione con altri</em> <em>partner&#8221;.</em> Infatti, l&#8217; Ateneo friulano ha preso accordi con alcune aziende farmaceutiche, sia italiane che estere, ma ha anche stretto rapporti con uno dei grandi leader del settore, la  statunitense<strong> &#8216;Procter&amp;Gamble&#8217;.</strong></p>
<p>[Fonte: <em>Agi; NewsFood</em>]</p>
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		<item>
		<title>Il virus A-H1N1 è mutato, lo annuncia l’Oms</title>
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		<comments>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/virologia/mutazione-virus-ah1n1/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 19:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epidemie]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre i casi, di cui due risultati letali, registrati in Norvegia e  provocati da una mutazione del virus A-H1N1. Ad annunciarlo l&#8217;Oms, l&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità. Gli esperti rassicurano che gli anti-virali voseltamivir e zanamivir restano efficaci anche contro questa variante così come  i vaccini pandemici attualmente disponibili, ma l&#8217;allerta resta alta.
Non sembrano registrarsi segni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-20612" title="virus A-H1N1" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/virus-A-H1N1.jpg" alt="virus A-H1N1" width="293" height="300" />Tre i casi, di cui due risultati letali, registrati in<strong> Norvegia</strong> e  provocati da una <strong>mutazione del virus A-H1N1</strong>. Ad annunciarlo l&#8217;Oms, l&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità. Gli esperti rassicurano che gli anti-virali voseltamivir e zanamivir restano efficaci anche contro questa variante così come  i <strong>vaccini pandemici</strong> attualmente disponibili, ma l&#8217;allerta resta alta.</p>
<p>Non sembrano registrarsi segni della mutazione negli altri casi esaminati nel Paese. Intanto <strong>le vittime nel mondo salgono a quota 6.770</strong>.  In Italia i decessi registrati finora riguardavano quasi sempre persone con patologie pregresse. Anche se <strong>oggi a Catanzaro il decesso di una bambina di quindici mesi senza patologie pregress</strong>e ha destato non poco allarme: l&#8217;influenza, infatti, l&#8217;avrebbe aggredita e condotta alla morte in pochissime ore. Sul caso è stata aperta un&#8217;inchiesta.</p>
<p>[Fonte: <em>Ansa</em>]</p>
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		<item>
		<title>Un vaccino per smettere di fumare</title>
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		<comments>http://www.medicinalive.com/senza-categoria/un-vaccino-per-smettere-di-fumare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
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Nonostante siano fatte molte campagne di informazione sui rischi del fumo, tanti sono coloro che non riescono proprio ad abbandonare questo vizio. Sul mercato sono comparsi diversi prodotti indirizzati proprio ad aiutare a spegnere per sempre le sigarette. Una speranza, però, arriva da due colossi dei farmaci.
Grazie alla collaborazione tra la casa farmaceutica GlaxoSmithKline e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-20537 aligncenter" title="fumare" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/uomo-sigaretta.jpg" alt="fumare" width="350" height="343" /></p>
<p>Nonostante siano fatte molte campagne di informazione sui rischi del fumo, tanti sono coloro che non riescono proprio ad abbandonare questo vizio. Sul mercato sono comparsi diversi prodotti indirizzati proprio ad aiutare a spegnere per sempre le sigarette. Una speranza, però, arriva da due colossi dei farmaci.</p>
<p>Grazie alla collaborazione tra la casa farmaceutica <strong>GlaxoSmithKline e la Farmaceutica Nabi</strong> anche i fumatori più incalliti potrebbero finalmente dire addio alle <strong>sigarette</strong>. Sembrerebbe, infatti, che le due case abbiano sviluppato un farmaco, un vero e proprio<strong> vaccino</strong> capace di aiutare le persone a <strong>smettere di fumare</strong>.</p>
<p>I risultati degli <strong>studi </strong>fin&#8217;ora condotti hanno dato un esito altamente positivo ed il numero delle persone che dopo la somministrazione del vaccino è ritornata a fumare è stato drasticamente dimezzato. Una<a target="_blank" href="http://www.telegraph.co.uk/news/6588349/Anti-smoking-vaccine-could-soon-be-available.html" target="_blank"> notizia</a> ottima  che potrebbe aiutare molta gente ad abbandonare il <strong>vizio del fumo</strong>.</p>
<p><span id="more-20512"></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong>NicVAX</strong>, </span>il vaccino, viene somministrato tramite iniezione ed il suo principio attivo produce gli <strong>anticorpi</strong> che si legano alle molecole di <strong>nicotina</strong>, impedendo così al sangue di trasportare le sostanze al cervello.  La nicotina, infatti, dopo essere stata aspirata, si irradia velocemente nel cervello fino ad arrivare alla dove vi è la<strong>barriera ematoencefalica</strong><span style="font-size: x-small;">, </span>un&#8217; apposita area responsabile delle dipendenze. Il meccanismo d&#8217;azione capace di sviluppare la risposta immunologica  è stato anche premiato, nel 2008 con il<strong> “Frost &amp; Sullivan Product Innovation Award” </strong>proprio per l&#8217;alto livello di innovazione.<strong> </strong></p>
<p><strong>La novità del vaccino, rispetto </strong>ai prodotti già esistenti, risiede sopratutto nel fatto che gli anticorpi, una volta legati alle molecole di nicotina, vengono automaticamente prodotti dal sistema immunitario e così, l&#8217; effetto è potenzialmente irreversibili da 6 ai 12 mesi dopo la vaccinazione.</p>
<p>Tuttavia, nonostante gli studi condotti su persone ed animali da laboratorio abbiano dimostrato che è possibile dimezzare il numero delle persone che riacquista la dipendenza, la <strong>American Lung Association</strong> ha invece evidenziato che  il <strong>90% </strong>degli ex fumatori torna a fumare una volta svanito l&#8217;effetto del vaccino che, quindi, sarabbe solo temporaneo.</p>
<p>[Fonte: <em>Telegraph Uk </em>]</p>
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		<item>
		<title>Con le cellule staminali arriva la pelle “usa e getta”</title>
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		<comments>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/nuove-frontiere/cellule-staminali-pelle-usa-getta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali embrionali]]></category>
		<category><![CDATA[pelle usa e getta]]></category>
		<category><![CDATA[produrre pelle in provetta]]></category>
		<category><![CDATA[rischio di rigetto annullato]]></category>
		<category><![CDATA[ustione]]></category>

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Un laboratorio francese, il Stem Cell Therapy and Exploration of  Monogenic Diseases del Evry Cedex, ha inventato la pelle &#8220;usa e getta&#8221;, cioè un processo possibile grazie alle cellule staminali embrionali, le quali permettono di produrre pelle in provetta prendendo un lembo di pelle del paziente stesso.
Ad esempio se una persona subisce una forte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20589" title="pelle artificiale" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/pelle-artificiale.jpg" alt="pelle artificiale" width="450" height="300" /></p>
<p>Un laboratorio francese, il Stem Cell Therapy and Exploration of  Monogenic Diseases del Evry Cedex, ha inventato la <strong>pelle &#8220;usa e getta&#8221;</strong>, cioè un processo possibile grazie alle <strong>cellule staminali embrionali</strong>, le quali permettono di <strong>produrre pelle in provetta</strong> prendendo un lembo di pelle del paziente stesso.</p>
<p>Ad esempio se una persona subisce una forte ustione, ed ha una gran parte del corpo ustionato, sarebbe possibile con questa tecnica recuperare un pezzettino della pelle sana, riprodurlo in quantità sufficiente artificialmente, ed impiantarlo lì dove la pelle è ormai bruciata.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;operazione che <strong>annulla qualsiasi rischio di rigetto</strong>, visto che si tratta della pelle del paziente stesso, ma non priva di pericoli. E&#8217; alto, almeno allo stato attuale, il rischio di incorrere in<strong> infezioni gravi</strong> o disidratazione, in quanto ci vogliono alcune settimane per completare la ricostruzione cutanea. Gli esperimenti sui topi effettuati finora hanno dato buoni risultati, e non è escluso che a breve cominceranno le sperimentazioni anche sugli esseri umani.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.ansa.it" target="_blank">Ansa</a>]</p>
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		<item>
		<title>Inventato spray per risolvere l’eiaculazione precoce</title>
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		<comments>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/nuove-frontiere/spray-risolvere-eiaculazione-precoce/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disfunzioni Sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Lidocaina]]></category>
		<category><![CDATA[meno difficoltà nel rapporto sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[misurare l'eiaculazione precoce]]></category>
		<category><![CDATA[prevenire l'eiaculazione precoce]]></category>
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		<category><![CDATA[PSD502]]></category>
		<category><![CDATA[Sciele Pharma Inc]]></category>
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Uno spray che addormenta il pene può aiutare a prevenire l&#8217;eiaculazione precoce. A segnalare questa novità sono stati dei medici che hanno approvato questo farmaco, prodotto dalla Sciele Pharma Inc, una divisione della giapponese Shionogi, che entrerà sul mercato degli Stati Uniti il prossimo anno.
I test effettuati su più di 500 uomini affetti da eiaculazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20596" title="spray" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/spray.jpg" alt="spray" width="450" height="267" /></p>
<p>Uno <strong>spray che addormenta il pene</strong> può aiutare a prevenire l&#8217;eiaculazione precoce. A segnalare questa novità sono stati dei medici che hanno approvato questo farmaco, prodotto dalla <strong>Sciele Pharma Inc</strong>, una divisione della giapponese Shionogi, che entrerà sul mercato degli Stati Uniti il prossimo anno.</p>
<p>I test effettuati su più di <strong>500 uomini </strong>affetti da eiaculazione precoce hanno dimostrato che loro sono stati più soddisfatti e hanno avuto <strong>meno difficoltà nel rapporto sessuale</strong> dopo aver utilizzato lo spray. A riferirlo sono stati i ricercatori stessi alla riunione a San Diego della Sexual Medicine Society of North America.<span id="more-20594"></span></p>
<blockquote><p>L&#8217;eiaculazione precoce può avere un forte impatto negativo sulla vita affettiva e sessuale degli uomini e dei loro partner. Recentemente, la comunità internazionale sulla salute sessuale ha convenuto che  dovrebbe essere definita come l&#8217;eiaculazione precoce quella che si verifica entro circa un minuto dalla penetrazione che provoca il disagio al paziente</p></blockquote>
<p>ha dichiarato<strong> Stanley Althof</strong> del Centro per la salute sessuale e civile del Sud della Florida. Non esiste un trattamento finora approvato dalla US Food and Drug Administration o dall&#8217;Agenzia per il farmaco europea per questa condizione, ma le stime della Sciele parlano chiaro: tale problema interessa fino ad <strong>un terzo degli uomini americani</strong> tra i 18 e i 59 anni, mentre in <strong>Italia </strong>pare ne sia affetto circa <strong>un uomo su 10</strong>.</p>
<p>Il farmaco, chiamato <strong>PSD502</strong>, è una combinazione di agenti che riducono la sensibilità come lidocaina e prilocaina. Il dr Ira Sharlip della University of California di San Francisco e colleghi hanno testato 300 uomini con eiaculazione precoce, chiedendo loro di applicare lo spray cinque minuti prima del rapporto.</p>
<p>Gli uomini, in media, eiaculavano in meno di un minuto prima dello spray. Usando lo spray per tre mesi, il 60% degli uomini è durato<strong> più di tre minuti</strong>. Un secondo studio ha esaminato 256 uomini negli Stati Uniti, Polonia e Canada ed ha rilevato che il farmaco</p>
<blockquote><p>ha prodotto un aumento clinicamente e statisticamente significativo</p></blockquote>
<p>da meno di un minuto ad una media di <strong>2,6 minuti</strong>. Un buon inizio verso la risoluzione di tale problema.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.health24.com" target="_blank">Health24</a>]</p>
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		<item>
		<title>L’inquinamento da freni delle auto provoca un’incremento delle malattie polmonari</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Medicinalivecom/~3/MS39mOwdEME/</link>
		<comments>http://www.medicinalive.com/costume/societa/inquinamento-freni-auto-incremento-malattie-polmonari/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio organico]]></category>
		<category><![CDATA[danneggiamento cellule polmonari]]></category>
		<category><![CDATA[effetti sui polmoni delle frenate]]></category>
		<category><![CDATA[ferro]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazione delle cellule]]></category>
		<category><![CDATA[particelle pastiglie dei freni delle auto]]></category>
		<category><![CDATA[rame]]></category>
		<category><![CDATA[stress cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[stress ossidativo]]></category>

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Le particelle rilasciate dalle pastiglie dei freni delle auto, uno dei maggiori fattori d&#8217;inquinamento spesso sottovalutati, possono danneggiare le cellule polmonari in vitro. Un gruppo di ricercatori ha pubblicato sul giornale del BioMed Central Particle and Fibre Toxicology la loro scoperta che una brusca frenata, come quando si inchioda in caso di pericolo, ha provocato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20581" title="freni auto surriscaldati" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/freni-auto-surriscaldati.jpg" alt="freni auto surriscaldati" width="450" height="308" /></p>
<p>Le particelle rilasciate dalle <strong>pastiglie dei freni delle auto</strong>, uno dei maggiori fattori d&#8217;inquinamento spesso sottovalutati, possono <strong>danneggiare le cellule polmonari in vitro</strong>. Un gruppo di ricercatori ha pubblicato sul giornale del BioMed Central <em>Particle and Fibre Toxicology</em> la loro scoperta che una brusca frenata, come quando si inchioda in caso di pericolo, ha provocato i <strong>danni maggiori</strong>, mentre le frenate normali e progressive, anche senza toccare il pedale del freno, hanno portato potenzialmente <strong>pericoli di stress cellulare</strong>.</p>
<p><strong>Barbara Rothen-Rutishauser</strong> e <strong>Peter Gehr</strong> dell&#8217;Università di Berna, in Svizzera, e <strong>Michael Riediker </strong>dell&#8217;Istituto per il lavoro e la salute di Losanna, sempre in Svizzera, hanno lavorato con un team di ricercatori per studiare gli effetti delle particelle dei freni sulle cellule polmonari coltivate in vitro e collocate vicino alla camera in prossimità di una vettura.<span id="more-20579"></span></p>
<p>I ricercatori hanno affermato che:</p>
<blockquote><p>l&#8217;usura dei freni contribuisce fino al 20% delle emissioni del traffico totale, ma gli effetti sulla salute delle particelle del freno rimangono in gran parte mai studiati. Abbiamo riscontrato che i metalli nelle particelle di usura dei freni possono danneggiare le giunzioni tra le cellule con un meccanismo di coinvolgimento dello stress ossidativo.</p></blockquote>
<p>L&#8217;analisi del team ha rivelato che le particelle di usura dei freni contengono notevoli quantità di <strong>ferro, rame e carbonio organico</strong>. L&#8217;esposizione a tali inquinanti ha causato maggiori segnali di <strong>stress ossidativo ed infiammazione delle cellule</strong>, e le brusche frenate hanno causato un&#8217;esposizione in più. È interessante notare che, una certa esposizione si è verificata anche quando i freni non venivano azionati, presumibilmente a causa delle residue particelle del freno provenienti da fuori l&#8217;asse del sistema di frenatura.</p>
<p>Un confronto diretto con altri prodotti di particelle note per causare tali effetti dello stress in vitro non è stato effettuato. I ricercatori sperano che gli studi futuri saranno in grado di determinare esattamente quali componenti siano coinvolti in ogni stress cellulare. Secondo Rothen-Rutishauser e Riediker,</p>
<blockquote><p>Proprio come per le particelle dei gas di scarico, gli sforzi per ridurre le emissioni di particolato dei freni porteranno ad un miglioramento della qualità dell&#8217;aria nell&#8217;ambiente e quindi forniranno una migliore protezione della salute umana.</p></blockquote>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Medicinalivecom/~4/MS39mOwdEME" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Influenza suina, meglio il vaccino o fare come il dottor House?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Medicinalivecom/~3/lzjZottF06M/</link>
		<comments>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/epidemie/influenza-suina-vaccino-dottor-house/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemie]]></category>
		<category><![CDATA[cravatta antimicrobi]]></category>
		<category><![CDATA[dottor house]]></category>
		<category><![CDATA[evitare cravatta]]></category>
		<category><![CDATA[evitare influenza suina]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio Fazio]]></category>
		<category><![CDATA[importanza vaccino]]></category>
		<category><![CDATA[influenza A]]></category>
		<category><![CDATA[SafeSmart]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[virus A-H1N1]]></category>

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		<description><![CDATA[
I metodi per evitare di incappare nell&#8217;influenza A ci vengono ripetuti ogni giorno fino alla noia. Essi vanno dal lavarsi in continuazione le mani all&#8217;evitare contatti fisici fino, nei casi più estremi, ad indossare le mascherine. Ma allora perché non usare il metodo del dottor House?
Negli Stati Uniti, il Paese più colpito dalla pandemia, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20575" title="doctorhouse" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/11/doctorhouse.jpg" alt="doctorhouse" width="400" height="381" /></p>
<p>I metodi per evitare di incappare nell&#8217;influenza A ci vengono ripetuti ogni giorno fino alla noia. Essi vanno dal <strong>lavarsi in continuazione le mani</strong> all&#8217;<strong>evitare contatti fisici</strong> fino, nei casi più estremi, ad <strong>indossare le mascherine</strong>. Ma allora perché non usare il metodo del <strong>dottor House</strong>?</p>
<p>Negli <strong>Stati Uniti</strong>, il Paese più colpito dalla pandemia, è già una moda, e cioè l&#8217;<strong>evitare l&#8217;uso della cravatta</strong>. Va bene l&#8217;etichetta, o quell&#8217;aria professionale che può dare questo indumento appeso al collo di un medico, ma i medici statunitensi hanno notato che questo potrebbe essere il <strong>maggiore vettore del virus</strong>. Esso infatti può venire a contatto con il naso e la bocca di un paziente senza volerlo, ad esempio mentre gli si fanno i soliti controlli di routine, e se qualcuno è malato, può lasciare lì sopra traccia del <strong>virus A H1N1</strong> (ma anche tanti altri) che potrebbero finire nelle vie aeree del medico stesso o in quelle del prossimo paziente.</p>
<p>Il dottor House invece ha lanciato la moda del medico &#8220;fuori dagli schemi&#8221;, e naturalmente come primo segnale di &#8220;ribellione&#8221; non poteva esimersi dal <strong>togliersi la cravatta</strong>. Il personaggio televisivo gira per il suo ospedale senza questo capo d&#8217;abbigliamento, e pare che molti suoi colleghi reali, soprattutto i più giovani, lo stiano imitando.<span id="more-20573"></span></p>
<p>Per questo gli americani, che non si lasciano mai scappare l&#8217;occasione di lucrare su ogni cosa, hanno lanciato una <strong>linea d&#8217;abbigliamento per l&#8217;occasione</strong>. La <strong>SafeSmart </strong>ha immesso sul mercato delle cravatte fatte con materiale <strong>antimicrobi ed antimacchie</strong>, che garantiscono di non permettere al virus di attaccarvisi sopra; ma ci sono anche delle cravatte ironiche, con disegnato sopra il virus, uno stetoscopio e pezzi di anatomia umana, oppure meglio ancora, per i più eccentrici, un <strong>papillon </strong>che non corre il rischio di finire addosso ad un paziente.</p>
<p>Oppure la soluzione potrebbe essere quella italiana, e cioè la solita imposizione del Governo. Il viceministro alla Salute, <strong>Ferruccio Fazio</strong>, ha ancora una volta ribadito nella giornata di ieri, l&#8217;importanza di sottoporsi al <strong>vaccino</strong>. La paura è che questo virus <strong>muti</strong>, e faccia come la spagnola all&#8217;inizio del secolo scorso, quando il primo anno fu sottovalutata, e nel secondo anno, dopo la mutazione, provocò <strong>milioni di vittime</strong>.</p>
<p>Oggi il rischio si chiama mix tra influenza suina ed influenza aviaria, il quale potrebbe essere <strong>molto più pericoloso di com&#8217;è oggi</strong>. Per evitare che ciò avvenga, Fazio consiglia oggi di vaccinarsi perché <strong>soltanto debellando quest&#8217;anno il virus si potrà evitare un peggioramento</strong> della situazione in futuro.</p>
<p>Ora i dubbi che sorgono sono due: se il virus muta, visto che è impossibile fermarlo quest&#8217;anno, <strong>a cosa sarebbe servito essersi vaccinati oggi</strong>? Di certo con il virus mutato, il vaccino sarà inefficace. Ma soprattutto, se lui stesso ha detto che non vaccinerà, <strong>perché dovremmo farlo noi?</strong></p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a>; <a target="_blank" href="http://www.corriere.it" target="_blank">Corriere della Sera</a>]</p>
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