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          <title>JKOnline RSS</title>
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          <description>The Krishnamurti Online Repository RSS</description>
          <language>en</language>
          <pubDate>Wed, 19 Jun 2013 09:22:04 EDT</pubDate>
          <managingEditor>info@jkrishnamurti.org (Paloma Salvador)</managingEditor>
          <webMaster>info@jkrishnamurti.org (Paloma Salvador)</webMaster><item><title>Morire ad ogni cosa del passato</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130617.php</link><description>Non entriamo mai in contatto con quella cosa straordinaria chiamata morte. Morte significa morire a ogni cosa del passato, morire ai propri piaceri. Avete mai provato a morire a un piacere senza discutere, senza lusinghe, senza compulsione, senza necessità? Inevitabilmente morirete. Ma avete provato a morire oggi, semplicemente, felicemente, ai vostri piaceri, ai vostri ricordi, al vostro odio, alle vostre ambizioni, al vostro bisogno di accumulare denaro? Tutto ciò che volete dalla vita è denaro, posizione, potere, e c’è sempre l’invidia per qualcuno. Potete morire a tutto ciò? Potete morire alle cose che sapete, semplicemente, senza discutere, senza alcuna spiegazione? Vi prego di ricordare che non state ascoltando delle parole e delle idee, ma state realmente entrando in contatto con il piacere, quello sessuale per esempio, per morire ad esso. Questo è quello che comunque vi accadrà, morirete. Cioè morirete a tutta la vostra conoscenza, al vostro corpo, alla vostra mente, a tutte le cose che avete costruito. - The Collected Works vol XV, p 79</description></item><item><title>Se credete nella reincarnazione…</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130610.php</link><description>Se credete nella reincarnazione, come si suppone facciate visto che le vostre scritture ne parlano, allora quello che conta è ciò che siete ora. Perché ciò che siete ora condizionerà il vostro futuro. Dunque, ciò che siete, che fate, che pensate, che sentite, come vivete, è infinitamente importante. E anche se non credete nella reincarnazione c’è solo questa vita. A questo punto conta tremendamente ciò che fate, ciò che pensate e che sentite, se sfruttate o non sfruttate gli altri, se amate, quali sentimenti avete, se siete sensibili, se c’è bellezza. Ma per vivere così bisogna comprendere la morte senza relegarla alla fine della vita, che è una vita di dolore, di paura, di disperazione, di incertezza. Quindi bisogna avvicinare la morte; in altri termini, bisogna morire. &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;  - The Collected Works vol XV, p 79</description></item><item><title>Perfino la vostra anima non è permanente</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130603.php</link><description>Quanto siamo desiderosi che ogni cosa sia permanente! Vogliamo relazioni permanenti, non è così? Una moglie, un marito, un rapporto permanente rispetto alle idee, alle azioni. Ogni cosa deve essere permanente, cioè meccanica; vogliamo essere sempre certi. C’è qualcosa di permanente nella vita, le vostre idee, le vostre relazioni, qualsiasi altra cosa? Forse la vostra casa è permanente, ma potrebbe anche non esserlo perché esistono i terremoti. C’è qualcosa di permanente sul piano psicologico, incluse le vostre divinità, le vostre credenze, i vostri divertimenti? Certamente non c’è nulla di permanente, e tuttavia la mente pretende stabilità, sicurezza, perché ha paura di vivere in uno stato di incertezza. Vivere in tale stato richiede molto equilibrio e intelligenza, altrimenti si diventa nevrotici. Solo quando la mente non è intrappolata nel desiderio di stabilità è libera, perché non c’è nulla su questa terra o dentro di noi che sia permanente. Anche la vostra anima non è permanente, è un’invenzione dei preti. -   The Collected Works vol XVI, p 193  </description></item><item><title>L’ ”Io” continua dopo la morte?</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130527.php</link><description>La maggior parte di noi si preoccupa della reincarnazione, oppure vuole sapere se continueremo a vivere dopo che il corpo muore, che è del tutto irrilevante. Abbiamo compreso la superficialità di questo desiderio di continuità? Vediamo che è semplicemente il processo del pensiero, la macchina del pensiero che pretende di continuare? Una volta che vedete questo fatto, capite la totale superficialità, la stupidità di una tale pretesa. L’ “Io” continua dopo la morte? Chi se ne importa? E cos’è questo “Io” per cui volete continuità? I vostri piaceri e i sogni, le vostre speranze, le disperazioni e le gioie, le vostre proprietà e il nome che portate, il vostro piccolo insignificante carattere e la conoscenza che avete acquisito nella vostra limitata e ristretta vita? -     The Collected Works vol XIII, p 319</description></item><item><title>Ci aggrappiano al noto e abbiamo paura dell’ignoto</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130410.php</link><description>Così abbiamo separato la vita dalla morte. Morire è la fine della nostra vita e noi la mettiamo il più lontano possibile – dopo un lungo intervallo di tempo – ma alla fine del lungo viaggio dobbiamo morire. Cos’è che definiamo vita? Guadagnare soldi, andare in ufficio dalle nove alle cinque, lavorare come matti in laboratorio, in ufficio o in fabbrica, con un’infinità di conflitti, paura, ansia, solitudine, disperazione, depressione. Tutto questo è ciò che chiamiamo vita, vivere, ed è a questo che siamo aggrappati. Ma è vivere questo? Questo vivere è dolore, sofferenza, ansia e conflitto, con ogni forma di inganno e corruzione. Dove c’è l’interesse personale ci deve essere corruzione. Ed è questo che chiamiamo vivere. Conosciamo queste cose, sono molto comuni per noi, è questa la nostra esistenza quotidiana. Abbiamo paura di morire, cioè di lasciar andare tutto quello che abbiamo conosciuto, che abbiamo vissuto e accumulato: i nostri bei mobili, le nostre raccolte di quadri e  dipinti. Ma la morte viene a dirci che non possiamo più tenerci tutte queste cose. E allora ci aggrappiamo al noto, e abbiamo paura dell’ignoto. - That Benediction is Where You Are, pp 64-65    </description></item><item><title>La vita è qualcosa di completo</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130403.php</link><description>Possiamo anche razionalizzare la morte. Vedendo i segni dell’invecchiamento - senilità, perdita della memoria - diciamo che la vita è il processo di nascita e crescita, e che la decadenza e la fine del corpo fisico è inevitabile. Ma questo non significa una profonda comprensione di che cosa è la morte. La morte deve essere qualcosa di straordinario, come la vita. La vita comprende tutto; sofferenza, dolore, angoscia, idee assurde, possesso, invidia, amore, senso di solitudine; la vita è tutto questo. Per comprendere la morte, dobbiamo comprendere la vita nel suo complesso e non prenderne solo un pezzo e vivere con quello, come fa la maggior parte di noi. Comprendendo la vita si comprende anche la morte, perché non sono due cose separate. - The Collected Works vol XIII, p 185</description></item><item><title>Vita e morte sono tutt’uno</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130327.php</link><description>Per voi la morte è qualcosa di separato dalla vita. La morte è da qualche parte laggiù mentre voi siete qui, impegnati a vivere, a viaggiare, con le vostre relazioni sessuali, le vostre liti, le preoccupazioni, il lavoro, la conoscenza accumulata, e così via. Non volete morire perché non avete finito di scrivere il vostro libro, non avete ancora imparato a suonare perfettamente il violino. Separate la morte dalla vita, dite che comprenderete la vita adesso e che presto comprenderete la morte. Ma non sono due cose separate, questo è il primo fatto da capire. La vita e la morte sono una cosa sola, sono strettamente collegate e non è possible comprendere l’una separata dall’altra. - The Collected Works vol XIV, p 212</description></item><item><title>Attaccamento e morte</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130320.php</link><description>Siete attaccati ai vostri averi, a vostra moglie. Questo è un fatto. Non sto parlando del distacco. Siete attaccati alle vostre opinioni, al vostro modo di pensare. Ora, non potete mettere fine al vostro attaccamento? Perché siete attaccati? Questa è la domanda, non come fare ad essere distaccati. Se cercate di essere distaccati non fate altro che coltivare l’opposto e quindi la contraddizione continua. Ma quando la mente  è libera dall’attaccamento è anche libera dal senso di continuità che ricava dall’attaccamento, non è così? Allora, perchè siete attaccati? Perché temete che se non vi attaccate a qualcuno o a qualcosa non siete niente; quindi voi siete la vostra casa, vostra moglie, il vostro conto in banca, il vostro lavoro. Siete tutto questo. Ma se il senso di continuità attraverso l’attaccamento finisce completamente, allora saprete che cos’è la morte. - The Collected Works vol XI, p 241</description></item><item><title>Perché c’è questa sofferenza riguardo alla morte?</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130313.php</link><description>Perché la morte causa tanto dolore? Accade in ogni casa, ricca o povera, dalla più importante della terra a quella del mendicante. Signora, perché soffre? È per suo marito o per lei? Se piange per lui, le sue lacrime potranno forse aiutarlo? Lui se ne è andato, irrevocabilmente; per quanto lei possa fare non potrà mai riaverlo indietro. È un fatto che deve accettare, non può farci niente. Ma se piange per se stessa, per la sua solitudine, per il vuoto della sua vita, per il ricordo della compagnia e del piacere sensuale che suo marito le dava, allora sta piangendo a causa del senso di vuoto e di autocommiserazione che sente, non è vero? Forse per la prima volta si rende conto della sua povertà interiore. Aveva investito molto su suo marito - se posso gentilmente farglielo notare - lui le dava conforto, soddisfazione e piacere. E il senso di perdita, la disperazione della solitudine e dell’ansia che sente ora, sono una forma di autocommiserazione, non è così? Lo guardi, non indurisca il suo cuore dicendo: "Io amo mio marito, non pensavo affatto a me stessa, volevo proteggerlo, anche se spesso cercavo di dominarlo; facevo tutto per amore suo, non pensavo a me".  E ora che se ne è andato lei si rende conto della sua reale condizione, non è così? La sua morte l’ha scossa e le ha mostrato il vero stato della sua mente e del suo cuore. Lei può anche non volerlo vedere, può rifiutare tutto questo per paura, ma se osserva un po’ più da vicino potrà rendersi conto che sta piangendo per il suo senso di solitudine, per la povertà che sente dentro, per un senso di autocommiserazione. -    The Only Revolution, pp 28-29</description></item><item><title>La morte mi mette di fronte a me stesso</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130306.php</link><description>Dopo tutto, se mio figlio muore, che cosa provo? Sento un senso di perdita, lui se ne è andato e non tornerà più e io sento un senso di vuoto, di solitudine. Era mio figlio e su di lui avevo investito la mia speranza di immortalità, di continuità del "me", del "mio"; e ora che questa speranza della mia continuità mi è stata tolta mi sento terribilmente afflitto. Per questo odio la morte; è un abominio, qualcosa da rifiutare, perché mi mette di fronte a me stesso. E io la respingo, attraverso la fede, attraverso varie forme di fuga. - The Collected Works vol XI, p 287</description></item><item><title>La grande dignità della morte</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130227.php</link><description>Perché mai gli esseri umani devono morire così disperati, infelici,  malati, vecchi, senili, con un corpo rattrappito e sgradevole? Perché non possono morire in modo naturale e armonioso come questa foglia? Che cosa non va in noi? Malgrado tutti i medici, le medicine, gli ospedali, la chirurgia, malgrado tutti i tormenti e i piaceri della vita, sembra che non siamo in grado di morire con dignità, con semplicità, con un sorriso sulle labbra. Così come si insegna ai bambini la matematica, a leggere e scrivere e tutte le altre attività che fanno parte della conoscenza, si dovrebbe insegnare loro anche la grande dignità della morte, non come qualcosa di morboso, di una disgrazia che prima o poi dobbiamo affrontare, ma come qualcosa che fa parte della vita quotidiana, come osservare il cielo blu e la cavalletta posata su una foglia. - Krishnamurti to Himself, pp 132-133</description></item><item><title>La fine del corpo</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130220.php</link><description>Esiste la vecchiaia, e c’è quella cosa straordinaria chiamata morte, della quale la maggior parte di noi ha una paura tremenda. Se non ne abbiamo paura è perché abbiamo razionalizzato intellettualmente il fenomeno e abbiamo accettato la voce dell’intelletto. Ma la paura è sempre lì. C’è la fine dell’organismo, del corpo, è ovvio. Questo lo accettiamo, naturalmente, perché vediamo che tutto muore. Quello che non accettiamo è la fine psicologica del "me", con la famiglia, la casa, il successo; tutto quello che ho fatto e quello che ancora devo fare, le soddisfazioni e le frustrazioni; devo fare ancora molte cose prima di finire! Abbiamo paura che questa entità psicologica giunga alla fine, il me, l’io, l’anima, nelle sue varie forme, le diverse parole che usiamo per indicare il centro del nostro essere. - Talks in Europe 1968, p 142</description></item><item><title>Amore, dolore e morte sono tutt’uno</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130213.php</link><description>Sapete, vivere con la bellezza di quelle montagne senza abituarsene è difficile. Molti di voi sono qui da quasi tre settimane. Avete osservato le montagne, udito il rumore del torrente e notato l’ombra invadere furtivamente la valle, giorno dopo giorno. Vi siete accorti di quanto è facile abituarvi a tutto questo? Dite che è bellissimo e passate oltre. Vivere con la bellezza, o con qualcosa di brutto senza abituarsene richiede enorme energia, una consapevolezza che non permette alla mente di essere superficiale. E allo stesso modo, il dolore ottunde la mente se ci abituiamo ad esso, come fa la maggior parte di noi. Ma non c’è bisogno di abituarsi al dolore. Potete vivere con il dolore, comprenderlo, approfondirlo, ma non allo scopo di conoscerlo. Sapete che c’è il dolore, è un fatto, non c’è altro da sapere. Dovete vivere con il dolore, e per farlo dovete amarlo. E allora scoprirete che amore, dolore e morte sono tutt’uno.  - The Collected Works vol XIII, p 255</description></item><item><title>Osservare il dolore in completo silenzio</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130206.php</link><description>Dobbiamo considerare l’enorme problema del dolore che l’uomo non è mai riuscito a superare; può cercare di sfuggirlo bevendo o ricorrendo a molte altre vie di fuga, ma questo non significa superarlo, vuol dire semplicemente evitarlo. Siamo di fronte al fatto della morte e al fatto del tempo; potete osservarlo in completo silenzio? Potete osservare il vostro dolore in completo silenzio? Senza che qualcosa di straordinario, di estremamente complesso vi obblighi ad essere tranquilli, ma piuttosto il contrario; potete osservarlo, conoscendo la grandezza, la straordinaria complessità della vita, del vivere e del morire? Potete osservarlo in maniera oggettiva e in completo silenzio? Penso che questa sia la via d’uscita. Uso con molta esitazione la parola "penso", ma davvero questa è l’unica via. -  Talks &amp; Dialogues Saanen 1968, pp 81-82 </description></item><item><title>Dolore e pensiero</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130130.php</link><description>Qual è l’entità che dice : "Io soffro, sono disperato, ho passato giorni di intenso conflitto, di infelicità, di tormento senza speranza."? Qual è l’entità che ripete continuamente: "Non riesco a dormire, non sto bene, sono infelice, nessuno si cura di me, nessuno mi ama". Qual è l’entità che parla di continuo a se stessa? Si tratta certamente del pensiero. Siamo tornati all’argomento principale, il pensiero, che è sempre alla ricerca del piacere e che si lamenta di non trovarlo. "Ho perso quella persona che amavo e adesso sono solo, infelice, pieno di dolore". Tutto questo indica un atteggiamento di autocommiserazione, un senso di pietà per se stessi. - Talks &amp; Dialogues Saanen 1968, p 82 </description></item><item><title>Il dolore può finire</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20130123.php</link><description>Il dolore ci segue come un’ombra, e sembra proprio che non siamo in grado di risolverlo.
Il dolore può avere fine, ma non attraverso metodi e sistemi. Quando percepiamo "ciò che è" non c’è nessun dolore. Quando vedete chiaramente "ciò che è", che si tratti di una vita priva di soddisfazioni, della morte di vostro figlio, vostro fratello o vostro marito, quando vedete il fatto così com’è, senza interpretazioni, opinioni, idee, ideali o giudizi, allora penso ci sia la fine del dolore. - The Collected Works vol XI, p 284</description></item><item><title>Tenere fra le mani il dolore come un gioiello prezioso</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20121101.php</link><description>È possibile rimanere con questo dolore? Posso guardarlo, tenerlo fra le mani come un gioiello prezioso, senza fuggire, senza reprimerlo o razionalizzarlo, senza cercarne le cause, ma contenerlo come un vaso contiene l’acqua? Contenere questa cosa chiamata dolore, la sofferenza di aver perso un figlio e di sentirsi soli, senza fuggire da quella solitudine, non reprimerla, non razionalizzarla intellettualmente, ma osservarla, comprenderne la natura e la profondità. - Mind Without Measure, p 57</description></item><item><title>Non fuggire dal dolore</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20121025.php</link><description>Quando c’è dolore, il sistema nervoso subisce un grande shock, è un enorme colpo sia per la parte fisiologica che per quella psicologica dell’essere. Di solito cerchiamo di vincere il dolore prendendo qualche sostanza, dandoci al bere o attraverso qualche forma di religione. Oppure diventiamo cinici e accettiamo le cose come inevitabili. Possiamo approfondire questa questione seriamente? È possibile non fuggire affatto dal dolore? Mio figlio è morto e c’è un dolore immenso, un grande shock, e scopro di essere veramente solo. Non posso affrontare questa cosa, non posso sopportarla, e cerco qualche fuga. Ci sono molti modi per fuggire da questo stato: mondani, religiosi o filosofici e questa fuga è uno spreco di energia. È possibile non fuggire di fronte a nessun dolore? Il dolore della solitudine, dell’angoscia, di uno shock, ma rimanere completamente con l’evento, con questa cosa chiamata sofferenza, è possibile? Possiamo sostenere qualsiasi problema, stare lì senza cercare di risolverlo, cercando di guardarlo e di tenerlo fra le mani come se fosse un bellissimo e prezioso gioiello? La bellezza di quel gioiello è talmente affascinante, talmente magnetica che continuiamo a guardarlo. Allo stesso modo, se potessimo tenere completamente il nostro dolore, senza il minimo movimento di pensiero o di fuga, l’atto stesso di non fuggire da quel fatto porta a un totale scioglimento di ciò che ha causato dolore. - That Benediction is Where You Are, pp 60-61</description></item><item><title>Stare insieme al dolore</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20121018.php</link><description>Il dolore non può essere vinto con la volontà, vi prego di comprenderlo. Non potete liberarvene. Il dolore è qualcosa che dovete abbracciare, con cui dovete vivere e che va compreso; bisogna entrare in intimità con il dolore. Ma voi non lo siete, vero? Potreste dire di conoscere il dolore, ma è veramente così? Ci avete vissuto assieme? Oppure, avendolo sperimentato, ne siete fuggiti via? In realtà, voi non conoscete il dolore, voi conoscete la fuga da esso. Voi sapete soltanto fuggire dal dolore. Così come l’amore non è qualcosa da coltivare, da acquisire attraverso la disciplina, così il dolore non è una cosa che si possa vincere attraverso la fuga, le cerimonie o i simboli, attraverso le opere sociali dei benefattori, attraverso il nazionalismo o qualsiasi altra bruttura inventata dall’uomo. Il dolore deve essere compreso, e la comprensione non è del tempo. - The Collected Works vol XI, p 287</description></item><item><title>Osservare il dolore fisico</title><link>http://www.jkrishnamurti.org/it/krishnamurti-teachings/view-daily-quote/20121011.php</link><description>Tutti conosciamo il dolore fisico, chi più chi  meno, e lo possiamo affrontare ricorrendo alla medicina o in altri modi. Potete osservare il dolore con una mente che non sia attaccata, con una mente che osserva il dolore fisico dall’esterno. Si può osservare il proprio mal di denti senza esserne emotivamente, psicologicamente, coinvolti. Quando siete coinvolti nel mal di denti, il dolore aumenta e diventate terribilmente ansiosi, pieni di paura. Non so se ci avete fatto caso. La chiave sta nell’essere consapevoli del dolore fisico, fisiologico, biologico, senza esserne coinvolti psicologicamente. Essere consapevoli del dolore fisico sapendo che il coinvolgimento psicologico intensifica il dolore portando ansia e paura; e per tenere completamente fuori il fattore psicologico ci vuole una grande dose di consapevolezza, una certa qualità di distacco, di osservazione distaccata. E allora il dolore non distorce le attività della mente, e quindi il dolore fisico non comporta nessun movimento nevrotico della mente. - On Love and Loneliness, p 132</description></item></channel></rss>





