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	<title>Io Volo Libero</title>
	
	<link>http://www.saccani.net/blog</link>
	<description>(blog senza tema di Rodolfo Saccani)</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 22:32:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“L’Aero Club d’Italia, ente pubblico con sede in Roma, costituito con legge 29 maggio 1954, n. 340, è sciolto.”</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se io dicessi che l&#8217;Aero Club d&#8217;Italia ha esaurito la propria funzione storica, che l&#8217;esigenza di una regolamentazione delle attività sportive può ben essere svolta da una federazione sportiva federata al CONI senza che questa debba essere strutturata con le forme di un ente pubblico, che oggi l&#8217;AeCI non consente neppure un&#8217;efficace organizzazione delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E se io dicessi che <strong>l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aero_Club_d%27Italia">Aero Club d&#8217;Italia</a> ha esaurito la propria funzione storica</strong>, che l&#8217;esigenza di una regolamentazione delle attività sportive <strong>può ben essere svolta da una federazione sportiva federata al CONI</strong> senza che questa debba essere strutturata con le forme di un ente pubblico, che oggi l&#8217;AeCI<strong> non consente neppure un&#8217;efficace organizzazione delle attività sportive</strong>, che proprio i settori in più forte sviluppo come ultraleggeri deltaplani e parapendii sono <strong>ostacolati di fatto dall&#8217;AeCI</strong>, che l&#8217;ente spende per il proprio mantenimento e per le spese di personale <strong>tutto il contributo conferito dal Ministero dei Trasporti</strong> e buona parte (per non dire la quasi totalità) del contributo dato dal CONI <strong>per il finanziamento dell&#8217;attività sportiva</strong>, che quindi bisogna procedere allo <strong>scoglimento dell&#8217;ente</strong>?</p>
<p>Se io dicessi queste cose probabilmente non verrei visto di buon occhio da chi oggi gestisce AeCI. Queste però sono <strong>esattamente le parole che Leoni ha scritto</strong> nel 1995 in una <strong>proposta di legge</strong> per lo <strong>scioglimento dell&#8217;AeCI</strong>. Parliamo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Leoni_(politico)">Giuseppe Leoni</a>, l&#8217;ex Commissario, ex Presidente e attualmente nuovamente Commissario di AeCI che dal 2002 ad oggi governa l&#8217;ente e che ha presentato <a href="http://newaeci.wordpress.com/2011/11/02/io-sono-la-legge/">uno statuto</a> che elimina le federazioni sportive.</p>
<p>Ecco qui il testo integrale della <a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/proposta_di_legge_scioglimento_aeci_leoni.pdf">proposta di legge di scioglimento dell&#8217;AeCI a firma di Giuseppe Leoni</a></p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-557"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>PROPOSTA DI LEGGE (C2280).</strong><br />
<strong>d&#8217;iniziativa dei deputati</strong><br />
<strong>LEONI, MICHIELON, MENEGON, GHIROLDI,</strong><br />
<strong>MAGNABOSCO, ZENONI</strong><br />
<strong>Scioglimento dell&#8217;Aero Club d&#8217;Italia</strong><br />
<strong>Presentata il 23 marzo 1995</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>RELAZIONE</strong></p>
<p style="text-align: left;">Onorevoli Colleghi! &#8212; Lo scioglimento dell&#8217;Aero Club d&#8217;Italia si impone essenzialmente poiché questo ente pubblico ha esaurito la propria funzione storica. Scopo dell&#8217;Aero Club d&#8217;Italia era quello di propagandare l&#8217;aviazione, di formare piloti per esigenze militari, di mantenere in<br />
attività i piloti militari in congedo e di incoraggiare il conseguimento di risultati sportivi, principalmente i record. Tutto ciò oggi non ha più ragione d&#8217;essere. Il volo e l&#8217;aviazione in genere hanno perso i loro connotati pionieristici e la diffusione dell&#8217;aviazione commerciale rende del tutto superfluo un ente pubblico che abbia le funzioni di propagandare il volo. L&#8217;aeronautica militare recluta e forma i propri piloti da sé, né, stante l&#8217;avanzata tecnologia e la complessità dei moderni aeromobili militari, è più pensabile di mantenere in allenamento i piloti militari utilizzando dei piccoli monomotori da turismo quali quelli in uso presso gli Aero Club. Anche per quanto attiene alle finalità sportive, cessata l&#8217;epoca dei pur gloriosi record, rimane esclusivamente l&#8217;esigenza di una regolamentazione delle attività sportive che, al pari di quanto avviene per tutte le altre attività, può ben essere svolta da una federazione sportiva federata al CONI, senza che questa debba essere strutturata con le forme di un ente pubblico. La struttura verticistica dell&#8217;ente e l&#8217;organizzazione attraverso un numero limitato di enti federati (gli Aero Club statutariamente sono al massimo uno per provincia) non consente neppure un&#8217;efficace organizzazione delle attività sportive: proprio i settori in più forte sviluppo (gli ultraleggeri, i deltaplani, i parapendii), sono ostacolati di fatto dall&#8217;Aero Club d&#8217;Italia che non ne agevola la diffusione, limitandone fortemente la rappresentanza in seno all&#8217;Aero Club d&#8217;Italia medesimo: basti pensare che a fronte di un consiglio federale di 20 membri ve ne è uno soltanto in rappresentanza di chi pratica queste specialità, laddove specialità meno praticate sono rappresentate da numerosi consiglieri. I costi del mantenimento dell&#8217;ente pubblico, d&#8217;altra parte, sopportati in buona parte dallo Stato, sono tali da collassare la vita dell&#8217;ente, ed infatti l&#8217;ente spende per il proprio mantenimento e per le spese di personale tutto il contributo conferito dal Ministero dei trasporti e della navigazione e buona parte, per non dire la quasi totalità, del contributo dato dal CONI per il finanziamento dell&#8217;attività sportiva. La situazione è tale che, non sciogliendo l&#8217;ente, presto si presenterà la necessità di stanziare maggiori contributi per il suo mantenimento, non potendosi ammettere che un ente pubblico non abbia la disponibilità di denaro sufficiente a pagare i dipendenti e quanto necessario a garantire la propria esistenza.<br />
Occorre quindi procedere allo scioglimento dell&#8217;ente, salvaguardando i dipendenti e l&#8217;utenza. Le funzioni pubbliche esercitate dall&#8217;Aero Club d&#8217;Italia, e cioè la tenuta del registro degli alianti libratori (non risulta che nel dopoguerra sia mai stato immatricolato un aliante libratore); la sorveglianza sulle manifestazioni aeree, gestite senza mezzo alcuno e quindi in modo assolutamente teorico e precario da parte dell&#8217;ente ed alcuni compiti di coordinamento per il rilascio di alcuni notam; eccetera, possono essere trasferiti direttamente al Ministero dei trasporti e della navigazione. Per quanto riguarda la registrazione di alcuni mezzi sportivi (apparecchi per il volo da diporto e sportivo) e per le licenze relative, questi possono essere attribuiti al CONI, facendo obbligo a quest&#8217;ultimo di accogliere nella propria organizzazione, al posto del cessato Aero Club d&#8217;Italia, una Federazione sport aeronautici. I dipendenti possono essere riassorbiti negli uffici statali e negli enti pubblici con le modalità di legge. Quanto al patrimonio, si propone di trasferire l&#8217;intera proprietà al CONI, con l&#8217;onere per quest&#8217;ultimo di costituire la Federazione per gli sport aeronautici.<br />
In particolare dovranno essere trasferiti al CONI l&#8217;immobile di proprietà dell&#8217;Aero Club d&#8217;Italia, attualmente in fase di ristrutturazione ed adibito a sede, nonché gli aeromobili non conferiti in esercenza. Per quanto riguarda gli aeromobili di proprietà dell&#8217;Aero Club d&#8217;Italia e conferiti in esercenza agli Aero Club locali, si propone che gli stessi siano dati in proprietà agli Aero Club esercenti, anche perchè tali aeromobili sono stati acquistati con il finanziamento statale destinato a rinnovare la flotta degli Aero Club locali, e quindi destinato in sostanza a questi ultimi. Si è ritenuto di fissare la data di riferimento del 28 febbraio 1995 onde evitare assegnazioni fittizie nelle more di approvazione del presente progetto di legge. Si è prevista l&#8217;istituzione di un commissario liquidatore, il quale provvederà alla realizzazione pratica di quanto stabilito dalla legge, demandandone al Ministro dei trasporti e della navigazione la designazione. Si è previsto infine l&#8217;obbligo per il CONI di costituire la Federazione sport aeronautici, avente a sua volta l&#8217;obbligo, tra gli altri, di tenere il registro degli apparecchi per il volo da diporto e sportivo e di provvedere al rilascio ed al rinnovo delle licenze per la conduzione di tali apparecchi. Entrambi questi poteri sono conferiti in via provvisoria al presidente del CONI per sopperire alle esigenze contingenti. Onde evitare il perpetrarsi di una situazione di monopolio sull&#8217;attività aeronautica minore da parte degli Aero Club locali si è infine previsto che abbiano la possibilità di iscriversi alla Federazione sport aeronautici sia gli Aero Club locali che tutte le altre società sportive aventi carattere aeronautico, con pari diritti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PROPOSTA DI LEGGE</strong><br />
<strong>Art. 1.</strong><br />
<strong>1.</strong> <strong>L&#8217;Aero Club d&#8217;Italia, ente pubblico con sede in Roma, costituito con legge 29 maggio 1954, n. 340, è sciolto.</strong><br />
<strong>Art. 2.</strong><br />
<strong>1.</strong> Le competenze in materia di immatricolazione di apparecchi per il volo da diporto o sportivo e quelle in materia di rilascio e rinnovo delle licenze per il volo da diporto o sportivo sono conferite al Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), che le eserciterà attraverso la Federazione italiana degli sport aeronautici di cui all&#8217;articolo 6.<br />
<strong>2.</strong> Fino a quando non sarà operante la Federazione italiana degli sport aeronautici di cui all&#8217;articolo 6 le competenze di cui al comma 1 sono esercitate dal presidente del CONI.<br />
<strong>3.</strong> Le altre funzioni pubbliche già esercitate dal cessato Aero Club d&#8217;Italia sono attribuite al Ministero dei trasporti e della navigazione.<br />
<strong>Art. 3.</strong><br />
<strong>1.</strong> I dipendenti del disciolto Aero Club d&#8217;Italia sono reimpiegati negli uffici statali o negli enti pubblici con le modalità di cui all&#8217;articolo 35 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni.<br />
<strong>Art. 4.</strong><br />
<strong>1.</strong> I beni immobili di proprietà del disciolto Aero Club d&#8217;Italia sono assegnati in proprietà al CONI.<br />
<strong>Art. 5.</strong><br />
<strong>1.</strong> Gli aeromobili di proprietà del disciolto Aero Club d&#8217;Italia assegnati in esercenza agli Aero Club locali divengono di proprietà degli Aero Club che li avevano in esercenza alla data del 28 febbraio 1995.<br />
<strong>Art. 6.</strong><br />
<strong>1.</strong> Con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione è nominato un commissario liquidatore che provvede:<br />
<strong>a)</strong> a trasferire le competenze di cui all&#8217;articolo 2;<br />
<strong>b)</strong> ad adempiere alle formalità occorrenti per il reimpiego dei dipendenti;<br />
<strong>c)</strong> a procedere ai trasferimenti di proprietà di cui agli articoli 4 e 5;<br />
<strong>d)</strong> a procedere alla vendita di tutti gli aeromobili non assegnati in esercenza alla data del 28 febbraio 1995;<br />
<strong>e)</strong> a procedere alla vendita di tutti gli altri beni del disciolto Aero Club d&#8217;Italia;<br />
<strong>f)</strong> a trasferire il ricavato delle vendite di cui alle lettere c) e d) al CONI.<br />
<strong>2.</strong> Il CONI destina i fondi di cui al comma 1 alla costituzione della Federazione italiana degli sport aeronautici alla quale hanno diritto di aderire pariteticamente gli Aero Club locali e tutte le altre società sportive che svolgono attività aeronautica, già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge.<br />
<strong>Art. 7.</strong><br />
La presente legge entra in vigore il giorno successivo</p>
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		<title>Ci si può fidare di wolfram alpha?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[military expenditures]]></category>
		<category><![CDATA[spese militari]]></category>
		<category><![CDATA[wolfram alpha]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è venuta voglia di togliermi una curiosità e cioè di verificare quanto stanno aumentando le spese militari dei vari paesi in questo periodo di crisi economica. Ho deciso di chiederlo a wolfram alpha. Ho fatto tre distinte interrogazioni: military expenditures italy, military expenditures us, military expenditures all countries Ho dato un&#8217;occhiata ai grafici e la curva mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è venuta voglia di togliermi una curiosità e cioè di verificare quanto stanno aumentando le <strong>spese militari</strong> dei vari paesi in questo periodo di <strong>crisi economica</strong>. Ho deciso di chiederlo a <a title="wolfram alpha" href="http://www.wolframalpha.com">wolfram alpha</a>.</p>
<p>Ho fatto tre distinte interrogazioni: <a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=military+expenditures+italy">military expenditures italy</a>, <a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=military+expenditures+us">military expenditures us</a>, <a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=military+expenditures+all+countries">military expenditures all countries</a></p>
<p>Ho dato un&#8217;occhiata ai grafici e la curva mi è sembrata molto simile tra le varie interrogazioni, un po&#8217; troppo simile.</p>
<p>Infatti è <strong>identica</strong>, cambia solo la scala.</p>
<p>Eccole qui, giudicate voi:</p>
<div id="attachment_544" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/01/spese-militari-italia.gif"><img class="size-full wp-image-544" title="spese militari italia" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/01/spese-militari-italia.gif" alt="" width="450" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">spese militari italia (military expenditures italy)</p></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=military+expenditures+italy">link</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_545" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/01/spese-militari-us.gif"><img class="size-full wp-image-545" title="spese militari us" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/01/spese-militari-us.gif" alt="" width="450" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">spese militari us (military expenditures us)</p></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=military+expenditures+us">link</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_546" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/01/spese-militari-tutto-il-mondo.gif"><img class="size-full wp-image-546" title="spese militari tutto il mondo" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2012/01/spese-militari-tutto-il-mondo.gif" alt="" width="450" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">spese militari tutto il mondo (military expenditures all countries)</p></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=military+expenditures+all+countries">link</a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Avvicinarsi in sicurezza al volo di distanza in parapendio</title>
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		<comments>http://www.saccani.net/blog/2011/09/avvicinarsi-in-sicurezza-al-volo-di-distanza-in-parapendio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 14:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il volo di distanza può offrire sensazioni ed emozioni estremamente gratificanti per il pilota di volo libero, consente di mettere in gioco le proprie capacità a tutto campo, di visitare aree remote e godere di paesaggi nuovi e spesso particolarmente coinvolgenti. E&#8217; una sfida affascinante da molti considerata la vera essenza del volo libero. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } -->Il volo di distanza può offrire sensazioni ed emozioni estremamente gratificanti per il pilota di volo libero, consente di mettere in gioco le proprie capacità a tutto campo, di visitare aree remote e godere di paesaggi nuovi e spesso particolarmente coinvolgenti. E&#8217; una sfida affascinante da molti considerata la vera essenza del volo libero.</p>
<p>Questo articolo raccoglie una serie di consigli per consentirti di effettuare i primi passi di questo percorso in sicurezza e con soddisfazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_31fpk3q3c8_b-e1314887261781.jpeg"><img class="size-full wp-image-532 aligncenter" title="Stenella vola in Valcava" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_31fpk3q3c8_b-e1314887261781.jpeg" alt="" width="500" height="178" /></a></p>
<p><span id="more-531"></span></p>
<p><strong>Prima di iniziare</strong></p>
<p>Prima di iniziare è bene fare una verifica del proprio livello di preparazione: è importante non cercare di bruciare le tappe.</p>
<p>Il volo di distanza presuppone una buona capacità di gestione dell&#8217;ala in condizioni di turbolenza e la capacità di gestione degli assetti inusuali. Questo significa che se vuoi avvicinarti al volo di distanza e non hai mai partecipato ad un corso di Simulazione Inconvenienti di Volo, questo è il momento giusto per farlo.</p>
<p>Non spingere i tuoi limiti puntando fin da subito a grandi distanze. Per progredire in sicurezza e senza delusioni devi stabilire di volta in volta obiettivi realistici che riteni di poter affrontare con confidenza. Gli obiettivi devono anche essere commisurati alle caratteristiche della giornata.</p>
<p>Spingere i propri limiti fa parte del gioco e ci aiuta a progredire ma questo concetto non va esasperato fino a compromettere la sicurezza e il divertimento. Se la situazione diventa eccessivamente impegnativa ricordati il motivo per cui sei lì: divertimento.</p>
<p>E&#8217; fondamentale sentirsi sempre a proprio agio. Se ad esempio l&#8217;ascendenza ti sembra troppo turbolenta, lasciala e torna in aria calma, dove puoi rilassarti. Puoi anche andare ad atterrare se non ti senti più a tuo agio senza che per questo il tuo ego ne risenta.</p>
<p>Se le condizioni sono troppo spinte per te, la pressione aumenta e le tue prestazioni calano, soprattutto smetti di apprezzare il volo. La paura non è una buona compagna di un bel volo.</p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_34hhkffhd8_b.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-538" title="base nube" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_34hhkffhd8_b-e1314887728469.jpeg" alt="" width="498" height="235" /></a></p>
<p><strong>Attrezzatura</strong></p>
<p>Anche l&#8217;attrezzatura è bene che sia adatta al tuo livello. Usa un&#8217;ala con cui sei estremamente confidente. E&#8217;  molto meglio sfruttare al 100% un&#8217;ala base che sfruttare al 50% un&#8217;ala di categoria superiore.</p>
<p>Con un&#8217;ala che non sei in grado di gestire al 100%  in ogni circostanza non ti sentirai a tuo agio in volo, avrai un maggiore carico di stress, le tue prestazioni saranno inferiori, ti divertirai meno e sarai meno sicuro. Ci sono piloti che fanno voli di oltre 100km con ali base, si divertono e progrediscono. Questo dimostra che un&#8217;ala di categoria bassa non è un limite per il volo di cross. E&#8217; invece un limite un&#8217;ala di categoria inadatta al tuo livello: ci sono piloti che non fanno altrettanta strada e non si divertono altrettanto perché non sono a loro agio sotto ad un&#8217;ala che temono di non saper gestire in ogni situazione.</p>
<p>L&#8217;attrezzatura deve essere quindi adeguata alle tue capacità e deve anche essere in buono stato. Questo significa che le revisioni periodiche devono essere effettuate rispettando gli intervalli di manutenzione indicati dal produttore, indipendentemente da quanto voli. Questo aspetto è diventato nel tempo sempre più importante, oggi non è più possibile prescindere da questo fattore: le revisioni periodiche vanno effettuate sempre.</p>
<p>Effettua anche i ripiegamenti periodici del paracadute di emergenza almeno una volta all&#8217;anno e verificane il corretto dimensionamento per il tuo peso. I produttori devono riportare il peso da applicare ai loro paracadute per ottenere un tasso di caduta di 5,5m/s, se non lo fanno chiedilo. Comunque non comprare paracadute di cui non conosci il tasso di caduta. Fai in modo che il tuo paracadute sia dimensionato per ottenere un tasso di caduta inferiore a 5,5m/s ma non scendere sotto al peso minimo per quel paracadute.</p>
<p>Fai controllare il tuo sistema di emergenza da un esperto. E&#8217; incredibile il numero di piccoli particolari che possono impedire il corretto azionamento del paracadute. Se te lo porti dietro è perché un giorno potrebbe servirti, in quel caso meglio non avere sorprese.</p>
<p>Se partecipi ad un corso di Simulazione Inconvenienti di Volo puoi effettuare un lancio del paracadute sull&#8217;acqua. Almeno simula l&#8217;estrazione del paracadute sul simulatore, dopo aver estratto il pacco allunga il braccio e fallo oscillare: non si deve aprire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Strumentazione</strong></p>
<p>Di che strumentazione hai bisogno? La radio è indispensabile. E&#8217; importantissimo tenerla sintonizzata sulla stessa frequenza degli altri piloti con cui voli. Se voli da solo usa la frequenza del club di riferimento dell&#8217;area da cui decolli e porta con te la lista delle frequenze dei club delle aree che pensi di sorvolare.</p>
<p>Il volo in solitaria è sconsigliabile, specialmente nei primi tempi. In questo caso comunque fai in modo che qualcuno sappia che sei in volo e qual&#8217;è il tuo percorso pianificato.</p>
<p>Tieni sempre a portata di mano il telefono cellulare, mettilo in una tasca facilmente raggiungibile. Poter comunicare in caso di emergenza è fondamentale e può fare la differenza. Fai anche in modo di avere i numeri di telefono dei tuoi compagni di volo.</p>
<p>Un GPS è un ottimo compagno per il volo di distanza ma non è indispensabile, specialmente nei primi voli. Troppa strumentazione rischia di distrarti. Il GPS però è un ottimo strumento per la tua sicurezza e per quella di chi vola con te. Ti consente, in caso di emergenza tua o di altri, di poter segnalare ai soccorritori la posizione con estrema precisione. Questo consente di ridurre drasticamente i tempi di ricerca. All&#8217;inizio fanne pure a meno, poi portalo con te ma non lasciare che ti distragga.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il gruppo</strong></p>
<p>Volare in gruppo è assolutamente preferibile, specialmente nei primi voli di distanza. Aggregandoti a piloti più esperti che conoscono l&#8217;area, progredirai più velocemente e ti risparmierai qualche delusione. In gruppo è anche più facile trovare le ascendenze. Informati presso i club, troverai certamente persone ben disposte.</p>
<p>Alcuni club organizzano periodicamente voli didattici in gruppo, con piloti esperti o istruttori che fanno da “guida”. Sfrutta queste occasioni. Esistono anche specifici corsi avanzati per il volo di distanza e serate su questo tema organizzate da vari club. Tutte queste opportunità ti faranno progredire più velocemente ed aumenteranno la tua sicurezza.</p>
<p>Ogni volta che vai in un posto nuovo parla con i piloti locali. Le indicazioni di chi conosce il posto sono sempre molto preziose e di certo ti risparmieranno qualche “buco”. Otterrai inoltre informazioni circa i percorsi migliori in rapporto alle condizioni meteo, i migliori punti di innesco, i possibili pericoli, le zone da evitare, gli atterraggi sicuri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pianificazione</strong></p>
<p>Pianificare i voli su cartina è molto utile, ti consente di familiarizzare con l&#8217;orografia dei luoghi che incontrerai nel corso del volo. Anche gli strumenti informatici come Google Earth sono estremamente utili per visualizzare i percorsi e conoscere i luoghi prima di andarci dal vivo. Più pianifichi a terra e più avrai la mente libera quando sarai in aria e potrai concentrarti sulla gestione del volo.</p>
<p>Per scegliere i percorsi puoi anche avvalerti di strumenti come XContest e Online Contest. Puoi studiare i voli effettuati nell&#8217;area che ti interessa ma non concentrarti sui voli più lunghi, probabilmente si tratta di piloti molto esperti o di giornate “bomba”. Tieni anche a mente che la scelta del percorso dipende dalle condizioni meteorologiche della giornata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Meteorologia</strong></p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_33wv5h29fb_b.jpeg"></a><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_33wv5h29fb_b-e1314887371751.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-534" style="border: 10px solid white;" title="sopra le nuvole" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_33wv5h29fb_b-e1314887425870.jpeg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Prima di un volo verifica sempre le previsioni meteorologiche. Il sito della federazione riporta previsioni specifiche per il volo libero. Fatti un&#8217;idea dell&#8217;evoluzione generale della giornata in modo da sapere cosa aspettarti.</p>
<p>Una buona cultura meteo è fondamentale per il volo di distanza. Anche su questo tema esistono corsi specifici e serate organizzate dai club, nonché libri di meteorologia per piloti di volo libero. E&#8217; un argomento vasto ma conoscerlo meglio, oltre a farti volare in maggiore sicurezza, migliorerà le tue prestazioni.</p>
<p>Durante il volo tieni d&#8217;occhio l&#8217;evoluzione meteorologica e, in base a quello che hai appreso guardando le previsioni, fatti un&#8217;idea di cosa puoi aspettarti. Quando sei vicino a base nube è difficile valutare l&#8217;evoluzione del cumulo che hai sopra, tenere d&#8217;occhio l&#8217;evoluzione generale in questi casi è fondamentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Preparazione al volo</strong></p>
<p>Prepara tutta la tua attrezzatura la sera prima, assicurati che tutto sia a posto, che non manchi nulla, che le pile siano cariche prima di andare a dormire. La mattina non avrai pensieri e sarai più rilassato.</p>
<p>In decollo controlla e prepara la tua attrezzatura senza fretta, poi rilassati in attesa delle condizioni. Osserva l&#8217;evoluzione delle condizioni meteo con calma.</p>
<p>Prima di un volo non assumere caffeina, può aumentare lo stimolo di urinare. Non fare pasti pesanti e non bere alcolici. In volo è utile portare dell&#8217;acqua, nei voli lunghi la disidratazione può ridurre la tua capacità di concentrazione. Esistono dispositivi che ti consentono di bere agevolmente in volo senza dover effettuare pericolose manovre.</p>
<p>E&#8217; anche utile portare qualcosa da mangiare (barrette ai cereali o similari). Tienile in una tasca ben accessibile, potrai consumarle durante le transizioni, ti aiuterà a prevenire l&#8217;ipoglicemia e a mantenere la concentrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In volo</strong></p>
<p>Quando sarai decollato prenditi 20-30 minuti per familiarizzare con le condizioni della giornata, non è necessario spingere fin da subito.</p>
<p>In base alla tua esperienza e alle informazioni raccolte dai piloti più esperti saprai riconoscere i punti di innesco. La tua capacità di trovarli migliorerà con il tempo.</p>
<p>Nei primi tempi non avere fretta, sfrutta la termica fino alla fine a meno che tu non sia sicuro che c&#8217;è un&#8217;ascendenza migliore nel tuo raggio di planata. Se decidi di andarci fallo senza indecisioni. Col tempo imparerai ad ottimizzare il volo salendo meno in condizioni forti o in caso di ascendenze affidabili o linee portanti (come i costoni illuminati o perpendicolari alla direzione del vento) per andare più veloce.</p>
<p>Fai in modo di avere sempre un potenziale atterraggio a portata di planata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In termica</strong></p>
<p>In termica cerca di seguire il core. Volare in termica non significa volare in cerchio ma modificare continuamente il proprio raggio di virata per seguire l&#8217;ascendenza migliore, richiede concentrazione e un lavoro continuo con peso e comandi.</p>
<p>Se incontri discendenza probabilmente sei uscito dalla termica, stringi velocemente la virata per allontanarti dalla zona di discendenza, mantieni la direzione per qualche secondo e poi riprendi a girare. Se la termica è finita ma il punto di innesco ti sembra affidabile, cercala sopravvento. Le termiche vengono scarrocciate dal vento, quelle deboli vengono scarrocciate più di quelle forti, è possibile che il tuo punto di innesco stia alimentando una termica più forte sopravvento.</p>
<p>Se non c&#8217;è vento puoi cercare la termica persa allargando i giri.</p>
<p>Quando incontri una termica debole aspetta tre o quattro secondi prima di iniziare a girare, questo ti consente di fare un giro restandoci dentro. Quando incontri una termica forte gira subito per restare nel core e non rischiare di uscire dall&#8217;altro lato nella discendenza, che sarà più marcata.</p>
<p>Generalmente è meglio uscire dal lato sopravvento di una termica piuttosto che dal lato sottovento. La termica si comporta come un ostacolo rispetto al vento, sul lato sopravvento c&#8217;è quindi meno turbolenza.</p>
<p>Tieni presente che in voli di cross mediamente impegnativi, paga di più girare efficacemente in termica che non ottimizzare l’efficienza nelle transizioni, quindi applicati a cercare di salire rapidamente, sfruttando al meglio le ascendenze: amenità quali MacCready, speed to fly o la pedalina a fondo corsa possono aspettare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pilotaggio</strong></p>
<p>Il pilotaggio deve essere attivo, devi avere un ottimo controllo del mezzo sugli assi. Se voli in parapendio l&#8217;allenamento a terra è fondamentale. Non smettere mai di fare campetto e di giocare a terra con la vela e con il vento.</p>
<p>In parapendio è importante usare il comando esterno e imparare a modularlo, questo aiuta a prevenire le chiusure.</p>
<p>In caso di assetti inusuali evita le sovracorrezioni, rischi di peggiorare la situazione. Dopo una chiusura importante lascia che la vela riprenda a volare prima di controllarla usando i comandi, a meno che tu non sia in una configurazione centrifugata. Questo è particolarmente importante per le vele basiche. Usa il peso per controllare la direzione e poi i comandi quando la vela ha ripreso a volare: la direzione è la cosa più importante da controllare vicino al costone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tattica</strong></p>
<p>Quando sei alto puoi volare seguendo i cumuli. Impara a riconoscere quelli in formazione, dalla base piatta e dai contorni netti, la forma è vagamente quella di un triangolo con la punta verso l&#8217;alto.</p>
<p>Quando sei in prossimità della base inizia a puntare la direzione desiderata per il proseguimento del volo. Non aspettare di arrivare in base al centro della nube, questo ti costringerà a fare manovre come le orecchie per ridurre il tasso di salita ed evitare di entrare in nube, perderai tempo e ti stresserai. Arrivare a base già sul bordo giusto è la cosa migliore.</p>
<p>In caso di inversione termica la parte difficile è superarla (quando questo è possibile). Puoi cercare i cumuli o dei punti di innesco affidabili, andarci sotto e aspettare pazientemente. Se sarai fortunato prima o poi aggancerai la termica che buca lo strato di inversione e riuscirai a passare sopra. Una volta sopra assicurati di avere sufficiente quota prima di una transizione, non vuoi certo tornare sotto allo strato di inversione dopo aver faticato tanto per superarlo.</p>
<p>La pazienza nel volo di distanza è fondamentale. E&#8217; importante imparare a riconoscere quando è il momento di rallentare e aspettare e quando è il momento di andare.</p>
<p>Adattati ai cambiamenti nel corso della giornata. Con il passare delle ore le condizioni cambiano, la tua strategia deve adeguarsi.</p>
<p>Non puoi mantenere la concentrazione per periodi troppo lunghi. Quando fai una transizione rilassati, magari approfittane per bere o mangiare qualcosa.</p>
<p>Quando prendi una decisione seguila, non cambiare idea. L&#8217;indecisione ti porta a vagare e a sprecare quota.</p>
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<p><strong>Fuoricampo</strong></p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_32tzb3q4c7_b.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-537" style="border: 10px solid white;" title="fuoricampo" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/09/dcf7mjbq_32tzb3q4c7_b-e1314887652214.jpeg" alt="" width="300" height="400" /></a>Avere sempre un buon atterraggio a portata di mano è molto importante. Quando dovrai fare un atterraggio fuoricampo scegliine uno più ampio del necessario, potrai permetterti qualche errore o avere un margine di sicurezza in caso di ostacoli non previsti.</p>
<p>Comunica via radio ai tuoi compagni di volo il campo che hai scelto prima di impostare l&#8217;atterraggio.</p>
<p>Fai molta attenzione ai cavi. Cerca i pali, sono più visibili.</p>
<p>Valuta i segnali che ti indicano la direzione del vento al suolo. Puoi usare il GPS per valutare il vento quando sei sufficientemente basso: fai due passaggi in direzione opposta osservando la tua velocità. Valuta la presenza di ostacoli in grado di creare turbolenze (alberi, costruzioni, colline).</p>
<p>Se ti trovi i cavi davanti all&#8217;ultimo momento fai di tutto per evitarli: è preferibile un atterraggio duro con il vento da dietro che l&#8217;impatto con i cavi. Se sei in parapendio e devi stallare alto non rilasciare i comandi ma mantieni lo stallo fino a terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Emergenze</strong></p>
<p>Prima di andare a volare in un nuovo posto, specialmente all&#8217;estero, procurati i numeri di emergenza e dell&#8217;elisoccorso. Se capita un&#8217;emergenza sarai preparato.</p>
<p>Se assisti ad un incidente non andare nel panico. La prima cosa da fare è chiamare i soccorsi se l&#8217;incidente è grave (se ad esempio l&#8217;impatto con il suolo è avvenuto senza paracadute di emergenza o su una superficie dura). Se hai visto il paracadute di emergenza depositare il pilota sulla vegetazione la situazione probabilmente non è grave ma se hai il minimo dubbio chiama. Segnalare la posizione esatta è molto importante, in questo il GPS è insostituibile. Osserva bene il pilota a terra per valutarne le condizioni, se lo vedi muoversi o segnalare che sta bene annulla la chiamata ai soccorsi.</p>
<p>Non prenderti rischi nel prestare soccorso personalmente, fallo solo se sei certo di poterlo fare in sicurezza, in ogni caso prima chiama i soccorsi.</p>
<p>Se sei il pilota a terra e stai bene, muoviti e raccogli o sposta l&#8217;attrezzatura, questo indicherà a chi è in volo che non hai bisogno di soccorsi immediati.</p>
<p>In parapendio non volare con le mani infilate nelle manopole, in caso di twist avrai le mani bloccate e potresti non riuscire a raggiungere la maniglia del paracadute di emergenza in tempo.</p>
<p>Devi saper riconoscere i momenti in cui è il caso di lanciare il paracadute di emergenza senza esitazione. Se la configurazione inusuale è importante e la quota è poca lancia subito. Se hai quota puoi cercare di recuperare la situazione a meno che tu non sia in una configurazione marcatamente centrifugata: in quel caso non perdere tempo perché potresti perdere conoscenza.</p>
<p>Lancia il paracadute di emergenza in direzione opposta alla direzione di avanzamento se non sei in configurazioni centrifugate. Se sei in queste configurazioni lancialo nella direzione di avanzamento: la sua velocità sarà maggiore (partirà per la tangente della traiettoria che stai percorrendo) e ridurrai la probabilità che al prossimo giro finisca nel fascio della vela.</p>
<p>Dopo aver lanciato il paracadute è fondamentale abbattere l&#8217;ala. Puoi farlo facendo rapidamente molti giri di freni sulle mani, poi porta le mani al petto, non tenerle in basso o rischierai di romperti i polsi all&#8217;impatto con il terreno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Per trarre soddisfazioni dal volo di distanza è importante che tu lo affronti con la corretta progressione, con attrezzatura adatta, con il giusto bagaglio di esperienza e preparazione, senza prendere rischi inutili e senza spingere i tuoi limiti.</p>
<p>Affronta situazioni che sei in grado di gestire con confidenza e non aver remore ad andare ad atterrare se la situazione non ti convince o diventa troppo impegnativa per te.</p>
<p>Soprattutto non dimenticare l&#8217;obiettivo principale: il divertimento.</p>
<p>Questi consigli possono rappresentare un punto di partenza, la tua esperienza farà la differenza.</p>
<p>Essere in grado di imparare dalle esperienze è fondamentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Un morto ogni tre giorni” ovvero come costruire dal nulla una notizia allarmistica</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2011/08/un-morto-ogni-tre-giorni-ovvero-come-costruire-dal-nulla-una-notizia-allarmistica/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=un-morto-ogni-tre-giorni-ovvero-come-costruire-dal-nulla-una-notizia-allarmistica</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 09:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[volo]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia nazionale per la sicurezza del volo]]></category>
		<category><![CDATA[allarmismo]]></category>
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		<description><![CDATA[﻿﻿Il quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; ieri ha pubblicato un pessimo articolo sul mondo del volo dal titolo &#8220;Un morto ogni tre giorni. La passione fatale per il volo&#8221;. L&#8217;articolo fa una gran confusione tra volo libero (parapendio e deltaplano), ultraleggeri a motore e volo a vela (alianti) nel tentativo di dimostrare che il volo in generale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>﻿﻿Il quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; ieri ha pubblicato un pessimo articolo sul mondo del volo dal titolo <a href="http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/416569/">&#8220;Un morto ogni tre giorni. La passione fatale per il volo&#8221;</a>.</p>
<p>L&#8217;articolo fa una gran confusione tra volo libero (parapendio e deltaplano), ultraleggeri a motore e volo a vela (alianti) nel tentativo di dimostrare che il volo in generale è una disciplina estremamente pericolosa e che c&#8217;è una preoccupante escalation di incidenti fatali. &#8221;Un morto ogni tre giorni&#8221; è il messaggio forte che passa da questo articolo quando in realtà la media degli incidenti fatali è infinitamente più bassa.<br />
Questa statistica sparata nel titolo si riferisce in realtà al fatto che in quindici giorni ci sono stati cinque decessi tra tutte le discipline del volo (di cui uno nel volo libero). Suggerisco all&#8217;autore una statistica ancora più d&#8217;effetto: &#8220;due morti al minuto&#8221; calcolata sul minuto in cui è avvenuto un qualunque incidente su mezzo biposto che abbia causato il decesso dei due occupanti.<br />
L&#8217;articolo tira dentro un po&#8217; di tutto per dimostrare la pericolosità del volo. Anche gli incontri tra esponenti del volo libero e SUEM che da anni rappresentano il frutto di una positiva collaborazione allo scopo di ridurre gli interventi di soccorso, migliorarne l&#8217;efficienza e migliorare la prevenzione, nell&#8217;articolo diventano la dimostrazione di una emergenza in atto.</p>
<p><span id="more-518"></span>Un classico esempio di pessimo giornalismo con l&#8217;unico scopo di riempire le pagine estive di un giornale costruendo dal nulla una notizia allarmistica. I miei complimenti ad Antonio Salvati, l&#8217;autore dell&#8217;articolo, per questo gratuito attacco al mondo del volo.</p>
<p>Siccome in questi caldi giorni estivi anche i TG hanno bisogno di riempire le loro scalette, si sono immediatamente buttati sulla notizia. Il pomeriggio stesso una troupe del <a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Tg1">TG5</a> era già su un decollo di volo libero ad intervistare i temerari che apparentemente giocano la roulette russa ad ogni decollo. Un tempismo da breaking news. Per il momento le notizie sulla Libia e sulla Whinehouse hanno fatto si che il servizio non venisse trasmesso nell&#8217;edizione della sera. Probabilmente resterà a disposizione come riempitivo.<br />
Il <a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Tg1">TG1</a> ha prontamente contattato la federazione invitando un esponente della <a href="http://www.fivl.it">FIVL</a> in studio per un approfondimento sul tema la mattina successiva. Sempre a causa delle notizie in arrivo dalla Libia l&#8217;appuntamento è poi stato annullato in serata.</p>
<p>Avete mai notato come una notizia venga abitualmente ripresa e pubblicata da altri giornalisti senza alcuna verifica? Questa è la prassi e anche in questo caso molti hanno ripreso la notizia &#8220;un morto ogni tre giorni&#8221; ma nessuno ha provato a verificare se veramente siamo in presenza di una situazione anomala oppure no, magari consultando le statistiche ufficiali sugli incidenti di volo di tutte le discipline dell&#8217;aria che l&#8217;<a href="http://www.ansv.it">Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo</a> (ANSV) condensa ogni anno in un rapporto che presenta al Parlamento. Questi rapporti sono disponibili, a <a href="http://www.ansv.it/It/Main.asp?Area=doczzz">portata di mouse</a>, sul sito internet della ANSV.<br />
Con queste informazioni a disposizione chiunque, nel giro di 30 minuti, può capire qual&#8217;è il trend degli incidenti di volo in Italia e rendersi conto che non c&#8217;è alcuna anomalia.<br />
Volendo poi approfondire ulteriormente, sono <a href="http://www.fivl.it/index.php/02-Documenti/">disponibili</a> sul sito FIVL i rapporti annuali redatti dal sottoscritto che analizzano e catalogano sotto ogni possibile aspetto gli incidenti che avvengono in Italia e dai quali si evince che non c&#8217;è alcuna crescita degli incidenti (semmai una decrescita) e che più che di &#8220;un morto ogni tre giorni&#8221; si dovrebbe parlare semmai di &#8220;un morto ogni tre mesi&#8221;. Volendo si può confrontare questi numeri con i circa 100 morti per annegamento nei soli mesi estivi o gli oltre 6000 morti l&#8217;anno (fanno 20 morti al giorno) sulle strade per avere un&#8217;idea di quanto sia allarmante la situazione del volo.</p>
<p>Insomma, un giornalista che volesse fare il suo mestiere documentandosi per poi informare il suo pubblico non dovrebbe fare molta fatica.<br />
Purtroppo la situazione generale del giornalismo, almeno nel nostro paese, è assai deludente e questa non è che una piccola conferma.</p>
<p>Perché prendersela tanto? In fondo siamo abituati all&#8217;interesse dei giornalisti solo in occasione di incidenti; ad articoli del tutto disinformati che non distinguono un mezzo a motore da un mezzo senza motore o un deltaplano da un parapendio; al classico &#8220;vuoto d&#8217;aria&#8221;; all&#8217;altrettanto classico &#8220;colpo di vento improvviso&#8221;; alle interviste di giornalisti d&#8217;assalto che sparano domande a raffica senza ascoltare le risposte.</p>
<p>E&#8217; solo una piccola conferma di come le dinamiche del giornalettismo italiano portino alla creazione di una notizia dal nulla.<br />
1) E&#8217; agosto, statisticamente nel periodo estivo si verificano più incidenti di volo perché la gente è in ferie e vola di più così come si verificano più annegamenti o più incidenti stradali.<br />
2) E&#8217; agosto, le notizie scarseggiano, anche i semplici inconvenienti di volo che abitualmente verrebbero ignorati vengono usati per riempire le pagine dei giornali.<br />
3) E&#8217; agosto, un giornalista che sta meditando su come riempire le pagine di domani costruisce su queste informazioni una notizia allarmistica. Fa due telefonate, una ricerca in internet e mette insieme i pezzi utili a costruire un articolo su una presunta emergenza di sicurezza e ci mette un bel titolo allarmistico.<br />
4) Altri giornalisti assetati di notizie per riempire anche le loro pagine o le loro scalette, raccolgono la palla al balzo senza alcuna verifica. Una mezza paginetta o qualche minuto di scaletta senza fare neanche quelle due telefonate e quella ricerca in internet non si buttano via.</p>
<p>E così dal nulla si costruisce una emergenza. Il pubblico è stato disinformato, gli articoli negativi che parlano di &#8220;un morto ogni tre giorni&#8221; resteranno online in eterno facendo pubblicità negativa a discipline sportive che proprio non la meritano.<br />
Il declino delle testate tradizionali è soprattutto dovuto a questo calo di qualità del giornalismo che ormai è endemico e che danneggia soprattutto i giornalisti più professionali.<br />
Non so voi ma se io fossi un giornalista di quelli che si sbattono per documentarsi su quello che scrivo, non mi sentirei sereno.</p>
<p>Io ho smesso di comprare giornali e guardare TG da un pezzo.<br />
Le notizie più accurate e gli articoli più approfonditi oggi arrivino dai blog o dai giornalisti indipendenti piuttosto che dalle testate. Il difficile è trovarli e selezionarli, e così si aprono nuove opportunità e nuove figure professionali nel mondo dell&#8217;informazione, mentre il giornalismo tradizionale affonda.<br />
Internet sulla TV darà il colpo di grazia a questo traballante sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giornata impegnativa</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 20:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[volo]]></category>
		<category><![CDATA[navetta]]></category>
		<category><![CDATA[parapendio]]></category>
		<category><![CDATA[Valcava]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sia io che Barbara siamo tornati in volo dopo mesi di inattività ma non è questo l&#8217;unico evento funesto della giornata. Io, Flavio e Bernardo ci troviamo per la navetta delle 13.30, Lorenzo è in ritardo e ci raggiungerà (fortunello) in decollo con la moto. Dopo pochi minuti dalla partenza il prode Emilio si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sia io che Barbara siamo tornati in volo dopo mesi di inattività ma non è questo l&#8217;unico evento funesto della giornata.<br />
Io, Flavio e Bernardo ci troviamo per la navetta delle 13.30, Lorenzo è in ritardo e ci raggiungerà (fortunello) in decollo con la moto.<br />
Dopo pochi minuti dalla partenza il prode Emilio si accorge che la navetta ha una ruota a terra. Le imprecazioni in un idioma a me ancora incomprensibile sono il preludio ad una copiosa sudata. Sporchi, grondanti di sudore e temprati dall&#8217;asfalto rovente, ci rimettiamo in moto.<br />
Poco dopo il bivio per Colli di Sogno ci imbattiamo in un camper largo quanto la carreggiata che ci viene incontro.</p>
<p><span id="more-514"></span> Emilio gli fa segno di indietreggiare. L&#8217;ingenuo autista del camper fa cenno di indietreggiare ad Emilio. Non sa con chi ha a che fare.<br />
Emilio comincia a inveire nell&#8217;idioma di cui sopra che sono l&#8217;unico in navetta a non comprendere. Ancora uno scambio di &#8220;indietreggia tu&#8221;, &#8220;no, indietreggia tu&#8221; e Emilio, visibilmente alterato, spegne il motore e punta tutto sulla guerra dei nervi.<br />
Il buon Flavio scende e prova a convincere lo sprovveduto camperista a fare dieci metri di retromarcia ma l&#8217;imprudente non demorde. Solo quando dietro di noi si saranno accumulate una decina di macchine diventerà evidente chi ha vinto la battaglia. Il camperista, complice il buon Flavio che si offre di assisterlo nella manovra, abbassa la cresta a fa finalmente retromarcia. Nello sfilargli accanto finestrino contro finestrino l&#8217;Emilio non fa neanche il gesto di piegare lo specchietto retrovisore e suggella la vittoria con uno sguardo che fulmina l&#8217;avversario.<br />
A quel punto però il Flavio è sparito, ci dobbiamo fermare poco più avanti sul ciglio della strada ad attenderlo. Dopo un po&#8217; di attesa il Bernardo corre a cercarlo. Preso dalla foga si era improvvisato vigile ed era sceso al bivio a dirigere il traffico per consentire al nemico di Emilio di proseguire senza incrociare altri mezzi. A giudicare dal tono delle imprecazioni non credo che l&#8217;Emilio abbia approvato il gesto (qui ho captato un &#8220;ranges&#8221;).<br />
Finalmente raggiungiamo Valcava, ci laviamo alla fontanella in piazza e procediamo, senza ulteriori intoppi, fino al decollo. Il volo è quello che è: si sta su ma si fa poca quota. Io faccio un po&#8217; il buffone sopra alla piscina di Cisano dove Barbara e Chiara stanno oziando e trovo &#8220;l&#8217;atterraggio perfetto&#8221; lungo la strada che porta a Villa D&#8217;Adda: ampi campi coltivati a &#8230; prato. Avete presente il prato venduto a metri? Ecco. Distese di prati curati e rasati a volontà. Il fuoricampo più lussuoso che io abbia mai fatto.<br />
La traccia: <a href="http://www.xcontest.org/italia/voli/dettaglio:Rudi/20.8.2011/13:04">http://www.xcontest.org/italia/voli/dettaglio:Rudi/20.8.2011/13:04</a><br />
Poi sono risalito in decollo con Barbara che ha fatto la sua classica performance: decollo perfetto, planata perfetta, atterraggio perfetto.</p>
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		<title>Il leone ruggisce (e viene querelato)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 13:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[volo]]></category>
		<category><![CDATA[AeCI]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Leoni]]></category>
		<category><![CDATA[luca basso]]></category>

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		<description><![CDATA[Il senatore Giuseppe Leoni non ha preso bene la petizione contro la sua ri-nomina a commissario straordinario di AeCI (nomina che comunque nel frattempo è avvenuta). Non deve aver preso bene neanche l&#8217;articolo dell&#8217;Espresso della settimana scorsa. Durante i festeggiamenti per la vittoria italiana ai mondiali di deltaplano Leoni si è rifiutato di stringere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il senatore <a href="http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Attsen/00001321.htm">Giuseppe Leoni</a> non ha preso bene la <a href="http://www.firmiamo.it/aeci">petizione</a> contro la sua ri-nomina a commissario straordinario di AeCI (nomina che comunque nel frattempo è avvenuta).</p>
<p>Non deve aver preso bene neanche l&#8217;<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lega-le-mani-sugli-aerei/2157526/8">articolo</a> dell&#8217;Espresso della settimana scorsa.</p>
<p>Durante i festeggiamenti per la vittoria italiana ai mondiali di deltaplano Leoni si è rifiutato di stringere la mano a Luca Basso, presidente FIVL. ﻿</p>
<p><em>&#8220;Io non mi sporco la mano con te&#8221;</em>. E poi ha aggiunto: <em>&#8220;Te e quelli come te che mettono le firme contro di me, io prima li facevo prigionieri, adesso li uccido. Hai capito? Io ti uccido&#8221;</em></p>
<p>Per questa minaccia, pronunciata in pubblico, Leoni è stato querelato.</p>
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		<title>Petizione su AeroClub d’Italia: non rinnovate l’incarico al Sen. Leoni</title>
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		<comments>http://www.saccani.net/blog/2011/07/petizione-su-aeroclub-ditalia-non-rinnovate-lincarico-al-sen-leoni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 10:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[volo]]></category>
		<category><![CDATA[AeCI]]></category>
		<category><![CDATA[Aeroclub d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[FSA]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Leoni]]></category>
		<category><![CDATA[VDS]]></category>

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		<description><![CDATA[Da circa 18 mesi a questa parte la gestione dell&#8217; Aeroclub d&#8217;Italia è andata degenerando. Non so se abbiamo già toccato il fondo o se si può fare ancora di peggio, sta di fatto che colgo con molto piacere questa iniziativa che parte dai piloti di volo libero e motore che mira a sensibilizzare, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da circa 18 mesi a questa parte la gestione dell&#8217; Aeroclub d&#8217;Italia è andata degenerando. Non so se abbiamo già toccato il fondo o se si può fare ancora di peggio, sta di fatto che colgo con molto piacere questa iniziativa che parte dai piloti di volo libero e motore che mira a sensibilizzare, con una petizione, i Ministeri coinvolti nella gestione del volo per renderli consci di quanto sta succedendo in AeCI.</p>
<p>Se in origine il rapporto tra Federazioni Sportive Aeronautiche (FSA) e Ente era positivo e proficuo (ricordo che l&#8217;attuale consiglio di FIVL è stato eletto proprio per evitare una fuoriuscita da AeCI, eravamo tutti convinti dell&#8217;utilità di una collaborazione con l&#8217;ente che per legge è delegato alla gestione del volo da diporto e sportivo) oggi siamo ad uno scontro frontale tra AeCI e tutte le federazioni.</p>
<p>La cronistoria di come siamo arrivati a questo punto la lascio al testo della petizione che riporto qui sotto e che tanti piloti di volo libero e volo a motore stanno firmando sul sito <a title="newaeci.info: petizione" href="http://www.newaeci.info">newaeci.info</a>.</p>
<p>Ti invito innanzitutto a leggerla, sebbene riporti gli eventi in modo coinciso è molto chiara e spiega bene la situazione.  Se poi se sei d&#8217;accordo con il testo della petizione, ti invito a firmarla andando sul sito <a title="newaeci.info: petizione" href="http://www.newaeci.info">newaeci.info</a> e inserendo il tuo nome e il tuo indirizzo di email. Una mail con il seguente testo verrà inviata a tuo nome al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, al Ministro dell&#8217;Interno, al Sottosegretario allo Sport presso la Presidenza del Consiglio, al Ministro dell&#8217;Economia e Finanze e al Ministro della Difesa.</p>
<p>E&#8217; un piccolo contributo che puoi dare per salvare gli sport dell&#8217;aria. Qui sotto il testo della petizione.</p>
<p><span id="more-508"></span></p>
<p>﻿Preg.mo Signore<br />
Ministro delle Infrastrutture e Trasporti<br />
On. Altero Matteoli</p>
<p>Preg.mo Signore<br />
Ministro dell’Interno<br />
On. Roberto Maroni</p>
<p>Preg.mo Signore<br />
Sottosegretario allo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri<br />
On. Rocco Crimi</p>
<p>Preg.mo Signore<br />
Ministro dell’Economia e Finanze<br />
On. Giulio Tremonti</p>
<p>Preg.mo Signore<br />
Ministro della Difesa<br />
On. Ignazio La Russa</p>
<p>Con la presente, essendo scaduto l’incarico di Commissario Straordinario dell’Aero Club d’Italia al Sen. Giuseppe Leoni, Le chiedo di non rinnovare il mandato allo stesso (ovvero di revocare l’incarico stesso nel caso esso fosse stato rinnovato), a fronte dei fatti e delle ragioni che seguono, che evidenziano l’assoluta inopportunità di procedere a tale nomina.La ringrazio per la paziente lettura che vorrà dedicare a questo scritto, riepilogativo delle principali circostanze a sostegno della mia richiesta, confidando che, quanto mi accingo a riportare, sarà tenuto in considerazione.</p>
<p>1) GRAVI INADEMPIENZE NELLA GESTIONE DELL’ENTE E DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO<br />
Nell’ottobre del 2009, vengono svolte le elezioni per il rinnovo quadriennale del Consiglio Federale di AeCI. Risultano eletti il Sen. Giuseppe Leoni (Presidente) e 9 consiglieri federali.Il Consiglio Federale eletto non è mai entrato in funzione. La ragione addotta risiederebbe, a detta del Sen. Leoni, nell’incompatibilità dei presidenti di federazione a ricoprire l’incarico di Consigliere Federale.Ciò, nonostante l’AeCI avesse richiesto al Ministero competente un parare preliminare ed il Ministero stesso avesse risposto, con nota datata 02-11-2009, che nulla ostava.Venne incomprensibilmente omesso, per mesi (sino al giugno-luglio 2010) di inviare al Ministro l’elenco dei consiglieri eletti. Il Sen Leoni, il 6 luglio del 2010 fissava, con procedura estranea allo Statuto, l’Assemblea Straordinaria di AeCI per nuove elezioni dei soli 3 consiglieri federali considerati incompatibili.L’Assemblea non ha proceduto all’elezione dei membri poiché, tra le altre ragioni, non constava esservi un provvedimento ministeriale con il quale sia stata sancita l’incompatibilità dei membri che dovrebbero essere sostituiti o, quanto meno, che tale provvedimento sia stato comunicato agli interessati. Inoltre, venne prevista una procedura interna di elezione talmente farraginosa, da non permettere l’espressione di alcuna candidatura.Non si presentò di conseguenza alcun candidato. Il consiglio federale decaduto continuò tranquillamente, a deliberare illegittimamente per un anno su questioni di fondamentale importanza e comunque di straordinaria amministrazione.Ciò non è ammesso dal D.L. 16 maggio 1994, n. 293 (artt. 1, 2, 3 e 6). che prevede infatti che: ’’Gli organi amministrativi non ricostituiti sono prorogati per non più di quarantacinque giorni, decorrenti dal giorno della scadenza’’ … ’’Decorso il termine massimo di proroga senza che si sia provveduto alla loro ricostituzione, gli organi amministrativi decadono e tutti gli atti adottati dagli organi decaduti sono nulli’’.Le Federazioni diffidarono formalmente il Ministero, assumendo che l’unica figura incompatibile a ricoprire il proprio ruolo è il Presidente Leoni, in forza del disposto della L. 24 gennaio 1978 n. 14, che prevede che un membro del Parlamento (il Sen. Leoni) non possa in nessun caso ricoprire la carica di presidente di un Ente Pubblico. La questione venne superata dal Decreto con il quale venne disposto il Commissariamento dell’AeCI e nominato il Sen Leoni Commissario Straordinario, con il compito di adeguare lo Statuto dell’Ente (entro 90 giorni) e convocare l’Assemblea per la nomina degli organi federali (entro i successivi 90 giorni). Il Sen Leoni non ha evidentemente adempiuto al mandato conferitogli non avendo presentato alcuno Statuto. L’inerzia risulta grave anche in considerazione del fatto che una ’’commissione statuto’’, nominata dallo stesso Commissario, abbia, da circa tre mesi, consegnato il lavoro al medesimo Commissario Straordinario. Attualmente, non v’è Consiglio Federale, non v’è Direttore Generale, non v’è CCSA, necessitandosi, evidentemente, di prorogare il commissariamento a causa dell’assoluta inerzia del Commissario Straordinario.</p>
<p>2) GRAVI INDEMPIENZE E SOPRUSI NELLA GESTIONE DELL’ATTIVITA’ SPORTIVA e DELLA COMMISSIONE CENTRALE SPORTIVA AERONAUTICA<br />
Nel giugno del 2010, il Sen. Leoni propose la modifica del Regolamento Sportivo Nazionale, prevedendosi che le FSA non potranno più organizzare alcuna attività sportiva né avere alcuna funzione all’interno del ’’sistema AeCI’’, ad onta dello Statuto. ’’Il Sen. Leoni spiega ai componenti della CCSA che ciò viene attuato per ’’anticipare’’ il nuovo statuto di AeCI nel quale le Federazioni spariranno’’. Strano: ben un anno fa, il Sen. Leoni fece riferimento al testo del nuovo Statuto e che egli, ad oggi, non ha ancora presentato. Nella bozza di proposta di nuovo Regolamento di funzionamento della CCSA, compare una ’’norma di chiusura’’ voluta dal Sen Leoni, con la quale il Presidente di AeCI assume il potere, quando ’’ritenuto opportuno’’, di sottrarre le competenze della CCSA per trasferirle al Consiglio Federale: Di fatto, si rende la CCSA, organo supremo in AeCI in ordine a questioni ad essa assegnate dallo Statuto(art. 35 n. 1 dello Statuto), un organo meramente consultivo, sottoposto al ricatto. La CCSA bocciava, a larga maggioranza, la modifica proposta dal Sen. Leoni, il quale, non sopportando che un organo collegiale non attuasse la sua volontà, revocava la delega alla FAI del membro della CCSA (in precedenza, per analogo episodio, era stata revocata la delega FAI ad altri membri) e provvedeva a far ugualmente approvare quanto bocciato dalla CCSA al Consiglio Federale, sul punto privo di competenza alcuna e comunque decaduto, eludendo il disposto di cui all’art. 38 n. 1 dello Statuto. Di fatto, pertanto, le prerogative che lo Statuto dell’AeCI riserva alle FSA (Federazioni Sportive Aeronautiche) vennero abolite. Ciò in spregio al fatto che le FSA sono previste agli artt. 6 n. 2 e da 12 a 16 dello Statuto, come gli enti i quali hanno ’’per scopo l’esercizio dell’attività sportiva ed agonistica del particolare settore di competenza’’ (Art. 12). Successivamente il Presidente Leoni, a seguito delle dimissioni del presidente della CCSA, scioglieva la CCSA stessa, non provvedendo più a ricostituire detto organo, avocava a sé ogni prerogativa di tale organo collegiale, deliberando in via ordinaria e definitiva (contrariamente a quanto previsto nello Statuto, in ordine alla materia di competenza della CCSA). Dal settembre 2010 l’AeCI è pertanto privo della CCSA, con gravissime ripercussioni nel settore sportivo. L’AeCI inviava una nota al CONI con la quale faceva falsamente presente che le FSA ’’non svolgono attività sportiva’’ il CONI, su tale premessa, tratto in inganno provvedeva alla cancellazione delle Federazioni-FSA dal Registro Speciale. A cascata, e per l’identico motivo, sono state cancellate dal Registro CONI circa 350 associazioni sportive dilettantistiche aderenti alle FSA. Le stesse associazioni vennero fortemente penalizzate nell’eventuale decisione di federarsi quale Aeroclub locale perché, con maliziosa preveggenza, venne predisposto uno sbarramento di carattere economico essendo stato approvato l’aumento del 900% (novecento per cento!) delle tariffe di affiliazione per il primo anno di aggregazione (da 500 € a circa 4600 €, compresa la ’’tassa d’entrata’’) al fine di cristallizzare l’assetto, dell’Ente. Le 350 associazioni sportive, dopo veemente protesta, vennero ammesse a far parte dell’Ente AeCI (al costo di € 200/anno) ma senza diritto al voto in assemblea, senza diritto di svolgere attività di scuola di volo, senza diritto di svolgere ed organizzare attività sportiva e di nominarsi aeroclub. La giustificazione è un paradosso: in un documento di AeCI si legge, con indubbio stupore che, al fine di essere riconosciuta come associazione che svolge attività sportiva presso il CONI, detta associazione non deve svolgere alcuna attività sportiva! Di fatto, vengono espulsi da AeCI migliaia di piloti e di associazioni.</p>
<p>3) DIRETTORE GENERALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI<br />
Nel dicembre 2010, terminava le proprie funzioni il Direttore Generale di AeCI. Tale figura, ad oggi è ancora vacante, nonostante egli avesse ufficialmente notificato, sin dal settembre 2010, che non avrebbe accettato di proseguire l’incarico. In assenza di consiglio federale e di CCSA, manca anche il Direttore federale per mesi: inefficienza o desiderio di regnare incontrastati un Ente basato su organi collegiali? Ad oggi, non è dato sapere se sia stata inoltrata richiesta per la designazione del DG. Preoccupa invece che il Commissario Straordinario abbia fatto chiaramente intendere la sua intenzione di nominare, caso unico, Direttore Generale dell’Ente una persona scelta tra i capo servizio interni allo stesso AeCI (in spregio alla normativa). Non risulta, peraltro, che attualmente i capo servizio abbiano esperienze o titoli aeronautici tali da gestire un ente che amministra 10800 velivoli vds a motore, circa 20000 piloti di volo a motore in attività, oltre agli alianti e agli apparecchi ed ai piloti di volo libero . All’uscita di scena del Direttore Generale, è stata stravolta l’organizzazione degli uffici . Il capo servizio del settore tecnico operativo che aveva partecipato ai lavori di stesura del DPR133/2010, ed i suoi collaboratori, sono stati inviati ad altro ufficio (sportivo) e viceversa. La predetta modifica ha comportato un periodo di sostanziale blocco degli uffici composti da personale inesperto in un momento delicatissimo, coincidente con l’entrata in vigore effettiva della riforma del VDS. Ne sono derivati enormi ritardi nel rilascio delle identificazioni degli apparecchi (che in parte ad oggi perdurano). Ad oggi, peraltro, le identificazioni sono bloccate perché il Commissario è scaduto. L’assenza di un Direttore generale, ha di fatto determinato la completa autonomia degli uffici nell’interpretare la nuova legge. Sono seguiti casi di interpretazioni ’’singolari’’ che hanno comportato la necessità di ricorrere al TAR o di inoltrare un formale quesito al ministero dei trasporti per avere una interpretazione autentica. Ad solo titolo di esempio, a parere dell’ufficio, non è possibile rilasciare la qualifica di avanzato sulle targhe prova rilasciate alle aziende costruttrici. Ciò comporta che una parte di primaria rilevanza della riforma rimane inattuata e che nel collaudo dei velivoli ad ala fissa il collaudatore dovrebbe eseguire manovre con conseguente certezza di schianto al suolo. Non solo, ad oggi, per libera interpretazione, le targhe prova vengono rilasciate con validità di soli sei mesi, senza che vi sia alcun tipo di supporto normativo o regolamentare a tale statuizione. la commissione nominata dal Consiglio Federale per coadiuvare gli uffici nella interpretazione del DPR non è mai stata convocata. Di conseguenza, ad oggi non sono state messe in esecuzione rilevanti parti Dpr 133/2010 quali il programma del volo in formazione, il programma traino, la nomina di una commissione che concluda gli accordi cui all’art. 9 co 5 dpr 133 per consentire ai piloti dei paesi comunitari di volare come piloti avanzati, l’accordo con S.Marino più volte sollecitato dallo stesso Paese per consentire la circolazione dei mezzi identificati T7.</p>
<p>4) SCUOLA NAZIONALE ELICOTTERI<br />
La Scuola nazionale elicotteri, fondata nel 1984, fino al 2003 ha effettuato oltre 36000 ore di volo su 5 elicotteri, formando giovani elicotteristi. Il commissario Leoni, senza alcun motivo, decideva di trasferire la sede a Milano. Inizia un braccio di ferro fra Comune, Provincia e Regione. Il Commissario Leoni decide ingiustamente di commissariare l’Aero Club di Lugo. Il TAR del Lazio e il Consiglio di Stato dichiaravano illegittimo il commissariamento dell’Aeroclub di Lugo ed il licenziamento degli istruttori e del personale tecnico da parte del Commissario. Le proteste degli enti locali e della popolazione romagnola si fanno sentire fino in parlamento. Per difendersi, il Senatore Leoni, accusa l’amministrazione della Scuola Nazionale elicotteri di furto, e di gravissime irregolarità amministrative e finanziarie. Gli elicotteri vengono allontanati da Lugo. Intervengono la Guardia di Finanza, l’INPS e l’INAIL. Dopo due anni di controlli incrociati di conti correnti, fornitori, dipendenti e membri del consiglio direttivo, non emerge nessuna irregolarità, anzi la contabilità è tenuta in maniera esemplare. Nel Frattempo, gli elicotteri vennero trasferiti da una parte all’altra: alcune parti si rompono, non viene effettuata nessuna manutenzione, ed oggi, dopo 8 anni, giacciono cannibalizzati, fatti a pezzi ed inusabili in un hangar di Sarzana, con grave danno erariale. Quando si solleva qualche protesta, o vengono segnalati i fatti, viene citato in tribunale chi non è schierato dalla parte del Sen.Leoni. Si tratta di cause temerarie che, puntualmente, il Sen. Leoni perde, con danno suo e qualche volte anche dell’ente statale che dirige. Dopo diverse pressioni da parte della Corte dei Conti, il Sen. Leoni cerca di riassegnare gli elicotteri a Lugo. Ma ormai è tardi ed il danno è fatto: la scuola di Lugo ha già acquistato con l’aiuto dei soci, banche e fondazioni, gli elicotteri necessari al funzionamento della scuola.</p>
<p>Nel ribadirLe i ringraziamenti per l’attenzione che vorrà dedicare ed i provvedimenti che vorrà adottare a seguito di quanto segnalato, porgo Rispettosi saluti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Test della ADSL con valore legale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 20:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[amministrazione di sistemi]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[adsl]]></category>
		<category><![CDATA[agcom]]></category>
		<category><![CDATA[ne.me.sys]]></category>

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		<description><![CDATA[La AGCOM, l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, fornisce un software per fare un test delle prestazioni delle linee ADSL. Il test ha valore legale, può quindi essere utilizzato per contestazioni o per recedere dal contratto senza penali. Utilizzare questo software, che si chiama Ne.Me.Sys non è facilissimo. Se fai qualche ricerca troverai un sacco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La AGCOM, l&#8217;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, fornisce un software per fare un test delle prestazioni delle linee ADSL. Il test ha valore legale, può quindi essere utilizzato per contestazioni o per recedere dal contratto senza penali.</p>
<p>Utilizzare questo software, che si chiama Ne.Me.Sys non è facilissimo. Se fai qualche ricerca troverai un sacco di persone che si lamentano perché non riescono ad utilizzarlo. Vediamo come riuscirci.<span id="more-493"></span></p>
<p>Ti avverto subito che la misura dura almeno 24 ore durante le quali non puoi usare la ADSL.</p>
<p>Ne.Me.Sys si scarica dal sito <a href="http://www.misurainternet.it">www.misurainternet.it</a>, è necessario registrarsi al sito. All&#8217;atto della registrazione ti viene chiesto il nome dell&#8217;operatore e il tipo di contratto ADSL quindi vedi di avere sottomano l&#8217;esatta denominazione del tuo contratto.</p>
<p>Il programma è disponibile per windows, mac e ubuntu. Io ho utilizzato la versione per ubuntu. L&#8217;installazione non è lineare in quanto il pacchetto di Ne.Me.Sys ha delle dipendenze da pacchetti che non sono installati di default in ubuntu. Le dipendenze non vengono risolte automaticamente (forse perché non dichiarate correttamente all&#8217;interno del pacchetto, non ho approfondito). Ti consiglio di evitare l&#8217;installazione da gui e farla da riga di comando con <strong>sudo dpkg -i NeMeSys_Ver-1_beta.deb</strong>. Se l&#8217;installazione fallisce puoi leggere l&#8217;elenco delle dipendenze non risolte ed installare i pacchetti a mano con <strong>sudo apt-get install &lt;nome pacchetto&gt; &#8230;</strong>.</p>
<p>Una volta installato ti ritroverai con un demone che sta già girando e che viene lanciato ad ogni avvio e un frontend che troverai nella categoria Internet delle applicazioni. Lanciando il frontend ti verrà chiesto di inserire il codice della misura che ti sarà stato inviato via email dopo l&#8217;iscrizione.</p>
<p>Inserito il codice la misura ha inizio, puoi visualizzare lo stato di avanzamento della misura tramite l&#8217;apposita finestra. Lo stato di avanzamento non si aggiorna automaticamente ma devi chiudere e riaprire la finestra per farla aggiornare (questo già ci dice qualcosa su quanto l&#8217;esperienza utente sia curata).</p>
<p>Oltre alla finestra dello stato di avanzamento ci sono dei popup che ti comunicano lo stato corrente. La situazione in cui ti troverai quasi certamente è una continua notifica del fatto che la misura è stata interrotta per un motivo o per l&#8217;altro.</p>
<p>Il programma è infatti (a ragione) molto esigente: non si può fare la misura usando una connessione wifi, non ci devono essere altri programmi che utilizzano la rete, non ci devono essere altre macchine in lan, la cpu deve essere scarica.</p>
<p>Per quanto riguarda i programmi incompatibili, in alcuni casi ti viene detto esplicitamente il nome del programma che devi chiudere (ad esempio Dropbox), in altri casi ti viene semplicemente detto che c&#8217;è in esecuzione un programma non consentito senza fornirti alcun indizio su quale sia.</p>
<p>Dopo aver tribolato un po&#8217; cercando di farlo funzionare sul mio pc ho quindi preso una strada molto più radicale. Ho tirato fuori il vecchio netbook eeepc 701, ho installato una ubuntu minimale e ci ho installato Ne.Me.Sys. E&#8217; importante non lanciare alcun programma che utilizza la rete e anche disattivare lo screensaver per evitare che i test falliscano perché il programma rileva un uso eccessivo della cpu.</p>
<p>Bisogna anche scollegare tutti gli altri host dalla rete, ti consiglio di staccare fisicamente i cavi di rete e anche di spegnere l&#8217;access point. Se non puoi spegnerlo cambia il nome dell&#8217;SSID in modo che nessuna delle macchine configurate per usarlo possa collegarsi. Se c&#8217;è solo una macchina con indirizzo ip in lan la misura viene interrotta. L&#8217;unica macchina consentita è il default gateway.</p>
<p>Lascia che la misura vada avanti per il tempo necessario. Viene eseguita una misura per ogni ora del giorno per un intero giorno, se qualche misura fallisce (a me ne erano fallite un paio perchè non avevo spento lo screensaver) verranno rieseguite il giorno successivo alla stessa ora. La misura deve essere completata entro un massimo di tre giorni da quando è iniziata.</p>
<p>Finita la misura potrai andare sul sito e scaricare un pdf che riporta tutti i dati della misura stessa. Questo documento ha valore legale. Qui sotto poi vedere il mio:</p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/e4a9fdc4cfff9b4aa7cc2a4d6c4b944a.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-494" title="Misura ADSL con Ne.Me.Sys" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/e4a9fdc4cfff9b4aa7cc2a4d6c4b944a.jpg" alt="Misura ADSL con Ne.Me.Sys" width="595" height="842" /></a></p>
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		<title>La natura umana</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 22:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>
		<category><![CDATA[natura umana]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sto seguendo su twitter le vicende della Libia, Andy Carvin sta usando twitter in modo esemplare per seguire questa vicenda. Se anche li cercassi, non troverei aggettivi per descrivere quello che leggo e le foto che vedo ma, appunto, non li cerco. Voglio solo ricordare a me stesso che sia le vittime che i carnefici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto seguendo su twitter le vicende della Libia, <a href="http://twitter.com/#!/acarvin">Andy Carvin</a> sta usando twitter in modo esemplare per seguire questa vicenda.</p>
<p>Se anche li cercassi, non troverei aggettivi per descrivere quello che leggo e le foto che vedo ma, appunto, non li cerco. Voglio solo ricordare a me stesso che sia le vittime che i carnefici sono persone come me e te. Non illudiamoci di essere diversi da chi massacra, è un&#8217;illusione. Massacri e genocidi continuano a ripetersi e nonostante ciò restiamo convinti che sempre e ovunque il progresso sia un percorso a senso unico, senza ricadute. E che possa capitare solo altrove.</p>
<p>Mi viene in mente il libro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'anello_di_Re_Salomone">L&#8217;anello di Re Salomone</a> di Konrad Lorenz, che poi è il libro che mi ha portato a costruirmi un acquario (ma non c&#8217;entra niente).</p>
<p>Lorenz studiava e descriveva molto bene il comportamento animale, ricordo distintamente la descrizione del comportamento di due tortore chiuse in una gabbia. Non c&#8217;è via d&#8217;uscita: una delle due muore sotto i colpi dell&#8217;altra. Non che la tortora sia di natura un animale feroce, è che proprio non ha alcun meccanismo di controllo dell&#8217;aggressività. Non ne ha bisogno perché in natura i conflitti si risolvono con la fuga. In gabbia no e quindi colpo dopo colpo, senza sosta, si compie il massacro.</p>
<p>Animali ben più feroci, come i lupi, hanno un meccanismo di sottomissione che blocca l&#8217;aggressività e sancisce sconfitto e vincitore senza eccessivi spargimenti di sangue.</p>
<p>Le tortore no.</p>
<p>Quegli uomini, sia le vittime che i carnefici, sono come noi. Cambiano solo le condizioni al contorno.</p>
<p>Dovremmo lavorarci su, prima o poi.</p>
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		<title>Posizione sconosciuta (approssimativa)</title>
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		<comments>http://www.saccani.net/blog/2011/02/posizione-sconosciuta-approssimativa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 22:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[https]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto che oggi c&#8217;è sanremo il mio televisore è più spento del solito (però ti segnalo comunque opensanremo che è una bella iniziativa) e quindi mi stavo trastullando in uno studio sociopsicoprivacypatologico. Durante questo studio mi sono imbattuto in una cosa che mi ha fatto sorridere e volevo mostrartela. Si tratta di una schermata presa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che oggi c&#8217;è sanremo il mio televisore è più spento del solito (però ti segnalo comunque <a href="http://busk.fm/opensanremo/">opensanremo</a> che è una bella iniziativa) e quindi mi stavo trastullando in uno studio sociopsicoprivacypatologico. Durante questo studio mi sono imbattuto in una cosa che mi ha fatto sorridere e volevo mostrartela.</p>
<p>Si tratta di una schermata presa da facebook (non ero in facebook con il mio account, naturalmente, visto che l&#8217;ho chiuso parecchio tempo fa). Questa cosa l&#8217;ho trovata ravanando nella configurazione dei parametri di protezione account (Account &#8211; Impostazioni Account &#8211; Protezione dell&#8217;account) che poi è dove devi andare se vuoi attivare https per &#8220;tutelare la tua privacy&#8221; (AHAHAHAHAHA) o per non farti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Firesheep">ciulare la sessione</a>. In realtà stavo proprio andando a verificare se avevano attivato questa opzione per la navigazione in https anche per l&#8217;Italia.</p>
<p><span id="more-476"></span></p>
<p>Non lo sapevi? Puoi attivare la navigazione su facebook in https. Beh non proprio per tutti i contenuti di facebook naturalmente, anche se la attivi qualcosa passa in chiaro e infatti l&#8217;opzione dice &#8220;quando possibile&#8221;. Non è dato sapere quando questo non è possibile ma pretendere che non ci siano eccezioni o che almeno ci sia chiarezza sarebbe chiedere troppo.</p>
<p>Ok, sei già andato a ravanare in quelle impostazioni per attivare https sul tuo account? Mi sento in dovere di segnalarti che questo è un sintomo grave di schizofrenia catatonica. &#8220;Privacy su facebook&#8221; è un ossimoro. Veramente, <a href="http://mattmckeon.com/facebook-privacy/">scordatelo</a>, consideralo come un sito pubblico oppure <a href="http://www.saccani.net/blog/2010/05/cancellare-il-proprio-account-facebook-addio-cari-amici/">taglia la corda</a> (che è meglio).</p>
<p>Ok, torniamo alla schermata che volevo mostrarti. Facebook, per tutelare la tua privacy (ora mi è venuto sonno), visualizza le ultime località da cui ti sei collegato. Non la località precisa precisa naturalmente ma una località approssimativa. O magari, se non riesce a capire dove sei, una località sconosciuta. Oppure una località approssimativamente sconosciuta, se non sa dove sei e non lo sa neanche di preciso. Ecco, la schermata è qui sotto e dice &#8220;Posizione sconosciuta (approssimativa)&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/posizione-sconosciuta-approssimativa-eh.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-477" title="posizione sconosciuta (approssimativa eh)" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2011/02/posizione-sconosciuta-approssimativa-eh.png" alt="posizione sconosciuta (approssimativa eh)" width="574" height="193" /></a></p>
<p>Si ,lo so, è una cazzata  ma ormai ci ho perso tempo e lo pubblico lo stesso anche a rischio di far crollare la qualità media dei contenuti su Internet.</p>
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		<title>Touch-down per Elia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 20:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[elia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco spiegato il perché quel giorno Piego, giunto ad Erve, ha fatto bruscamente retromarcia ed è andato dritto dritto ad atterrare a casa! Si sentiva Lisa in radio che diceva &#8220;Stefano è buona!&#8221;. Ma lei non si riferiva alla termica da +4.5 m/s &#8230; Si chiama Elia. Di lui dicono che sia già iscritto al CLP [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco spiegato il perché <a style="color: #354258;" href="http://www.xcontest.org/2010/world/en/flights/detail:Piego/25.4.2010/10:45" target="_blank">quel giorno</a> Piego, giunto ad Erve, ha fatto bruscamente retromarcia ed è andato dritto dritto ad atterrare a casa!<br />
Si sentiva Lisa in radio che diceva &#8220;Stefano è buona!&#8221;. Ma lei non si riferiva alla termica da +4.5 m/s &#8230;</p>
<p>Si chiama Elia. Di lui dicono che sia già iscritto al <a href="http://www.clparapendio.it">CLP</a> del 2027<br />
Sta di fatto che dopo averla girata per oltre nove mesi, ha deciso di abbandonare la termica ed è atterrato a Merate (ci ha messo ben dodici ore per smaltire la quota prima del touch-down).<br />
Sono in corso verifiche per eventuali violazioni ai limiti di quota visto che parte del volo si è svolta prima dell&#8217;entrata in vigore del DPR 133.</p>
<p>In anteprima i dati sul suo volo:<br />
vario max: 3,31 m/sec (o kg, come preferite)<br />
distanza: 50,5 km (oppure cm, fate voi)</p>
<p>La mamma sta bene, il papà si è lagnato per la notte in bianco.<br />
Il piccoletto ha la situazione sotto controllo, saluta a manda a dire che si aspetta un&#8217;accoglienza calorosa.</p>
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		<item>
		<title>Relazione incidenti VDS/VL 2010</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2011/01/relazione-incidenti-vdsvl-2010/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=relazione-incidenti-vdsvl-2010</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2011/01/relazione-incidenti-vdsvl-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 21:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[volo]]></category>
		<category><![CDATA[fivl]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti]]></category>
		<category><![CDATA[vds/vl]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.saccani.net/blog/?p=469</guid>
		<description><![CDATA[Ho finalmente pubblicato la relazione annuale, ora posso tornare a dormire. Buonanotte Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho finalmente pubblicato la <a href="http://fivl.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=848:relazione-incidenti-ed-inconvenienti-di-volo-vdsvl-2010&amp;catid=58:01-notizie&amp;Itemid=268">relazione annuale</a>, ora posso tornare a dormire.</p>
<p>Buonanotte</p>
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		<title>Come si cambia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 13:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio di giorni fa sono uscito di casa e c&#8217;era il sole. Dico davvero, c&#8217;era proprio il sole. Il giaccone era aperto e incamminandomi verso la macchina ho pensato che c&#8217;era veramente una temperatura gradevole. Sono salito in macchina, che era parcheggiata al sole, e il termometro segnava due gradi. Ho acceso il motore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di giorni fa sono uscito di casa e c&#8217;era il sole. Dico davvero, c&#8217;era proprio il sole.</p>
<p>Il giaccone era aperto e incamminandomi verso la macchina ho pensato che c&#8217;era veramente una temperatura gradevole. Sono salito in macchina, che era parcheggiata al sole, e il termometro segnava due gradi. Ho acceso il motore, inserito la trazione integrale e mi sono avviato con piede leggero sulla strada ghiacciata.</p>
<p>Qualche anno fa con due gradi avrei pensato &#8220;mortacci che freddo!&#8221;. Altro che temperatura gradevole.</p>
<p>Il processo di polentizzazione di un terrone può richiedere più o meno tempo a seconda dei casi. Quando meno te lo aspetti arriva il momento in cui ti accorgi che si è compiuto.</p>
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		<title>Quanto è aerodinamico un imbrago aerodinamico?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 12:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[volo]]></category>
		<category><![CDATA[imbrago]]></category>
		<category><![CDATA[parapendio]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa dell&#8217;efficacia degli imbraghi integrali da parapendio è una discussione infinita. Ma qual&#8217;è veramente il vantaggio di un imbrago integrale rispetto ad un imbrago tradizionale? Si leggono numeri di ogni tipo, si arriva addirittura ai due punti di efficienza. Beh, fino ad oggi non ho trovato neanche una misura che fosse convincente. Per quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa dell&#8217;efficacia degli imbraghi integrali da parapendio è una discussione infinita.</p>
<p>Ma qual&#8217;è veramente il vantaggio di un imbrago integrale rispetto ad un imbrago tradizionale? Si leggono numeri di ogni tipo, si arriva addirittura ai due punti di efficienza. Beh, fino ad oggi non ho trovato neanche una misura che fosse convincente.</p>
<p><span id="more-460"></span>Per quanto si siano tirate in ballo apparecchiature sofisticatissime per fare le misure, non ho ancora visto un solo caso di confronto tra imbrago tradizionale e imbrago integrale che misurasse la resistenza aerodinamica <strong>con il pilota nella stessa medesima posizione</strong>.</p>
<p>Se uno lo mettiamo in posizione seduta e uno in posizione sdraiata (questo è quello che viene fatto abitualmente) non stiamo dimostrando l&#8217;efficacia dell&#8217;imbrago ma quella della posizione del corpo. La posizione del corpo conta tantissimo, si è visto che si ottiene un 20% di miglioramento della resistenza aerodinamica semplicemente tenendo le braccia dietro agli elevatori, un 10% di migloramento tenendo le gambe tese piuttosto che piegate. Quindi per valutare l&#8217;efficacia dell&#8217;imbrago dobbiamo mettere il pilota in posizione sdraiata in entrambi i casi. La stessa identica posizione che si assume in volo quando si vuole minimizzare la resistenza (ad esempio per un traversone). Se facciamo le misure cambiando posizione tra un imbrago e l&#8217;altro non stiamo misurando l&#8217;effetto dell&#8217;imbrago, stiamo barando.</p>
<p>Quando leggi i risultati di un confronto quindi non farti impressionare dagli effetti speciali e da numeri snocciolati in modo apparentemente professionale, chiediti se la misura è stata fatta nella stessa identica posizione, se questa cosa non è specificata non fidarti.</p>
<p>Le misure fatte in galleria del vento poi hanno una serie di problemi. Uno è l&#8217;incidenza del flusso dell&#8217;aria che nelle gallerie del vento è orizzontale mentre in volo dipende dal rateo di planata e quindi dall&#8217;efficienza che guardacaso è il valore che stiamo cercando di calcolare. La resistenza dell&#8217;imbrago modifica l&#8217;incidenza che a sua volta modifica la resistenza &#8230; si chiama controreazione. E&#8217;  difficile trovare l&#8217;angolo di efficienza giusto con cui fare la misura ma una cosa è certa: il flusso di aria in volo non è orizzontale.</p>
<p>Ok, trascuriamo l&#8217;angolo di incidenza e procediamo con la misura. Immaginiamo di aver misurato la forza indotta dall&#8217;insieme pilota-imbrago ad una determinata velocità. Ora come facciamo a calcolare quanto questo valore va ad influenzare l&#8217;efficienza? Di solito si usa la polare ma la polare dipende strettamente dall&#8217;imbrago con cui è stata misurata perché il parapendio è un sistema pendolare e aggiungere resistenza sul pilota non è come aggiungerla in un qualunque altro punto: meno resistenza sul pilota e l&#8217;ala volerà più cabrata, più resistenza e l&#8217;ala volerà più picchiata. La polare non può essere usata per capire come si modifica il rateo di planata al variare della resistenza dell&#8217;imbrago proprio perché la polare dipende dalla resistenza dell&#8217;imbrago. Possiamo usarla se riteniamo che l&#8217;effetto dell&#8217;imbrago sia trascurabile ma allora che stiamo misurando a fare?</p>
<p>La prova più realistica sarebbe in aria libera e calma che poi è l&#8217;unico sistema che abbiamo per misurare l&#8217;efficienza di un&#8217;ala. Questa però è una misura piena di difficoltà e nessuno oggi è in grado di fornire una misura veramente affidabile dell&#8217;efficienza di un&#8217;ala, a maggior ragione è praticamente impossibile misurare l&#8217;effetto dell&#8217;imbrago.</p>
<p>Se non si può misurare in modo accurato si dovrebbe poter almeno confrontare due imbraghi diversi. Ci vorrebbero due vele identiche che volano fianco a fianco con due piloti con lo stesso peso e due imbraghi diversi, uno integrale e uno tradizionale. Naturalmente la posizione del pilota deve essere la stessa. Se qualcuno riuscisse a fare (e a documentare) questa prova in modo accurato potremmo riparlarne con qualche informazione utile.</p>
<p>Tutti gli altri test, le impressioni e le convinzioni personali lasciano il tempo che trovano. Ricordiamoci che nel nostro mondo ci sono piloti, peraltro bravissimi, che si sono convinti dell&#8217;efficacia di un braccialetto dotato di un ologramma o del fatto che girare in termica in un senso fosse più efficiente che girare nell&#8217;altro senso. Lasciamo perdere le impressioni personali che è meglio.</p>
<p>Non dico che un imbrago integrale non porti alcun vantaggio, quello che vorrei capire è <strong>quanto</strong> è il vantaggio in termini di resistenza. Solo quantificando possiamo confrontare i vantaggi con gli svantaggi (che ci sono anche dal punto di vista della sicurezza) e fare una scelta informata. In competizione è naturale cercare di sfruttare ogni piccolo vantaggio, arrivare 5 secondi prima dell&#8217;avversario è ben diverso dall&#8217;arrivare 5 secondi dopo, quindi è naturale che chi fa competizioni cerchi di limare tutto il limabile. Ma per il volo del fine settimana o anche per il lungo volo di cross country forse non è una manciata di secondi o di metri che conta, probabilmente ci sono aspetti assai più importanti.</p>
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		<title>Sellette integrali e resistenza del fascio funicolare</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 11:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[volo]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul prossimo numero di Volo Libero (la rivista della FIVL) due miei articoli sulla sicurezza: uno sulle problematiche legate agli imbraghi integrali da parapendio e l&#8217;altro sulla resistenza del fascio funicolare. Stiamo registrando un preoccupante aumento di mancati incidenti legati a piloti che dimenticano di allacciare i cosciali e spesso anche il ventrale. Gli imbraghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul prossimo numero di Volo Libero (la rivista della <a href="http://www.fivl.it">FIVL</a>) due miei articoli sulla sicurezza: uno sulle problematiche legate agli imbraghi integrali da parapendio e l&#8217;altro sulla resistenza del fascio funicolare.</p>
<p>Stiamo registrando un preoccupante aumento di mancati incidenti legati a piloti che dimenticano di allacciare i cosciali e spesso anche il ventrale. Gli imbraghi integrali per vari motivi rendono più difficile accorgersi di questa dimenticanza. L&#8217;analisi di un incidente fatale avvenuto in Germania ci consente di fare il punto su questo problema.</p>
<p>L&#8217;articolo sulla resistenza del fascio invece nasce da un cedimento strutturale avvenuto nel 2009 durante un corso SIV (Simulazione Inconvenienti di Volo) su una vela che aveva appena passato il controllo periodico di revisione. Il cedimento non ha avuto conseguenze (il pilota è riuscito ad atterrare incolume) ma questo evento ci ha fatto drizzare le orecchie. L&#8217;articolo riassume un anno di approfondimenti, analisi e statistiche su questo problema che riguarda in particolare la parte alta del fascio funicolare. E&#8217; emerso che gli attuali protocolli di certificazione sono inadeguati per quanto riguarda la resistenza delle linee superiori e, come responsabile sicurezza della federazione italiana, ho portato la questione in sede EHPU (European Hang-gliding and Paragliding Union) per farla approdare al tavolo del gruppo di lavoro che sta elaborando le nuove norme europee di certificazione dei mezzi da volo libero.</p>
<p>Tutti i dettagli su Volo Libero.</p>
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		<title>Kiwigate: un caso esemplare</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 08:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[clima]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un caso emblematico di come si può giocare con i numeri. Il NIWA (National Institute of Water and Atmospheric Research) è il centro nazionale per le ricerche sul clima della Nuova Zelanda. Ha pubblicato una analisi dei dati sulle temperature del paese che evidenzia un netto aumento delle temperature nell&#8217;ultimo secolo. Eccolo qui (cliccare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Ecco un caso emblematico di come si può giocare con i numeri.</p>
<p style="text-align: left;">Il <a href="http://www.niwa.co.nz">NIWA</a> (National Institute of Water and Atmospheric Research) è il centro nazionale per le ricerche sul clima della Nuova Zelanda. Ha pubblicato una analisi dei dati sulle temperature del paese che evidenzia un netto aumento delle temperature nell&#8217;ultimo secolo. Eccolo qui (cliccare per ingrandire):</p>
<div id="attachment_447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2010/10/00000128a1bfcc8076b5e7f9007f000000000001.NIWA-Official-datatset.gif"><img class="size-full wp-image-447 " title="Dati ufficiali NIWA (elaborati)" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2010/10/00000128a1bfcc8076b5e7f9007f000000000001.NIWA-Official-datatset.gif" alt="Dati ufficiali NIWA" width="500" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Dati ufficiali NIWA (elaborati)</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Il riscaldamento globale è evidente in questo grafico che è stato incluso nel quarto rapporto IPCC. Cosa c&#8217;è che non va in questo grafico? Due cose: una è che è basato sui dati di <span style="text-decoration: underline;">sole sette stazioni</span> di rilevamento (dico sette stazioni per tutto il paese) e l&#8217;altro è che i dati grezzi rilevati dalle stazioni sono stati &#8220;elaborati&#8221; in qualche modo, non si sa come.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-446"></span></p>
<p style="text-align: left;">Andiamo a vedere i dati raccolti dal Servizio Meteorologico Nazionale della Nuova Zelanda cosa dicono. Questi sono i dati ufficiali riportati sul grafico senza alcuna elaborazione (cliccare per  ingrandire):</p>
<div id="attachment_449" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2010/10/00000128a1bde171851b53e5007f000000000001.NZ_raw.gif"><img class="size-full wp-image-449" title="Dati ufficiali Servizio Meteorologico Nazionale (dati grezzi)" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2010/10/00000128a1bde171851b53e5007f000000000001.NZ_raw.gif" alt="00000128a1bde171851b53e5007f000000000001.NZ_raw" width="500" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Dati ufficiali Servizio Meteorologico Nazionale (dati grezzi)</p></div>
<p style="text-align: left;">C&#8217;è qualche differenza eh? <a href="http://www.climateconversation.wordshine.co.nz/docs/awfw/are-we-feeling-warmer-yet.htm">Qui</a> c&#8217;è un&#8217;analisi molto più dettagliata.</p>
<p style="text-align: left;">Il NIWA, per questi dati, è stato portato in tribunale dalla Climate Science Coalition. E&#8217; notizia di questi giorni che il NIWA ha <a href="http://climateresearchnews.com/2010/10/legal-victory-in-kiwigate-scandal/">disconosciuto</a> ufficialmente quei dati.</p>
<p style="text-align: left;">Ulteriori informazioni, in italiano, <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=13178">qui</a>.</p>
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		<title>La maniglia rossa</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 11:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.saccani.net/blog/?p=440</guid>
		<description><![CDATA[Affrontare davanti ad un giudice la persona che amavi ti porta a rivisitare la tua percezione dei concetti di civiltà e dignità. Quante volte, assistendo a matrimoni finiti male, hai pensato che &#8220;noi siamo persone civili, non finiremo in quel modo&#8221;? Mai dare nulla per scontato. L&#8217;errore principale, l&#8217;ingenuità originaria, è pensare che &#8220;per sempre&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Affrontare davanti ad un giudice la persona che amavi ti porta a rivisitare la tua percezione dei concetti di civiltà e dignità.</p>
<p>Quante volte, assistendo a matrimoni finiti male, hai pensato che &#8220;noi siamo persone civili, non finiremo in quel modo&#8221;? Mai dare nulla per scontato.</p>
<p>L&#8217;errore principale, l&#8217;ingenuità originaria, è pensare che &#8220;per sempre&#8221; sia un&#8217;espressione sulla quale un essere umano possa basare le proprie azioni. E&#8217; rassicurante l&#8217;espressione &#8220;per sempre&#8221; ma è un&#8217;illusione (su quale esperienza è basata questa certezza?) e se poi l&#8217;illusione svanisce ti trovi del tutto impreparato, senza rete, senza un piano B, senza un paracadute di emergenza.<span id="more-440"></span></p>
<p>Oggi sono una persona molto diversa dalla persona che ero vent&#8217;anni fa (visto? già il fatto di parlare in questo modo qualifica la mutazione, vent&#8217;anni fa chi usava queste espressioni apparteneva alla categoria dei matusalemme). Certamente c&#8217;è in me molto di quel ventenne che ha conosciuto la donna che poi avrebbe sposato. Ci sono però anche molte cose che sono cambiate perché in fondo saper cambiare è il trucco per migliorarsi (anche per peggiorarsi se è per questo), comunque è un dato di fatto che crescere significa cambiare. Quando le persone che cambiano sono due, la variabilità a cui è soggetto il loro rapporto si eleva al quadrato.</p>
<p>Mica è detto che questo cambiamento sia in peggio, anzi. Il tempo spesso rafforza l&#8217;unione esaltando le affinità, a volte però succede il contrario. Quando questo succede a chi era partito senza un paracadute di emergenza (l&#8217;idea al tempo non ti ha neanche sfiorato, cosa potrebbe mai andare storto in un rapporto così perfetto?) finisce che il tuo subconscio cerca in tutti i modi di minimizzare il problema. Se sei una persona riflessiva magari ti convinci che in fondo in fondo la conoscenza reciproca, l&#8217;intimità guadagnata con anni e anni di convivenza, alla fine non può non contare e non può non compensare le divergenze e i problemi. Se non sei una persona riflessiva magari ti capita l&#8217;equivalente del &#8220;blocco mentale&#8221; noto in aeronautica, quando la sorpresa e la paura fanno impennare i livelli di adrenalina e cortisolo fino ad annebbiarti la mente rendendoti inerte, incapace di impedire la catastrofe imminente. Chissà perché in questi casi generalmente chi è più lucido è la donna. Sarà una questione ormonale.</p>
<p>In tanti anni di parapendio non l&#8217;ho mai usato il mio paracadute di emergenza ma continuo a portarmelo dietro ad ogni volo e ad assicurarmi periodicamente che sia in perfetta efficienza. Nessuno pensa che al prossimo volo lo userà ma prima di ogni decollo controlla la maniglia rossa. Te lo insegnano fin dalla prima lezione. Non è cinismo, è buon senso e umiltà.</p>
<p>Uno dei consigli più pragmatici e sensati che ho ricevuto in tutta la mia vita è stato più o meno questo: &#8220;le persone (che amiamo) ci accompagnano per un tratto del nostro cammino&#8221;. Tutto qui. In quel momento non ho colto il messaggio e la frase è scivolata via, o almeno così pensavo. Successivamente è tornata a galla rivelando tutto il suo significato: parti dal presupposto che niente è &#8220;per sempre&#8221;, che nulla è scontato e vivrai il rapporto in modo più pieno e cosciente. Tieni a mente che nulla è dovuto, ogni rapporto vive e cresce con il contributo di entrambi, ha bisogno del tuo contributo e della tua attenzione. Nel tempo si evolve, può cambiare e può anche finire. Esserne cosciente può fare la differenza e può paradossalmente darti la lucidità necessaria a salvare il rapporto perché se non vedi il problema non sei in grado di risolverlo.</p>
<p>E alla fine, comunque, se proprio le cose precipitano, tirala quella maniglia rossa e sii felice di averci pensato prima.</p>
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		<title>Fuori l(u)ogo</title>
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		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/10/fuori-luogo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 12:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[satira]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è una bufala, questo è stato il vero logo della Commissione Arcivescovile per la gioventù della Chiesa Cattolica disegnato nel 1973 e premiato dall&#8217;Art Directors Club of Los Angeles nel 1974. Se ti sembra impossibile, controlla qui. Eravamo così ingenui nel 1973? Io si, ma ero giustificato: avevo tre anni. Decisamente oggi quel logo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una bufala, questo è stato il <strong>vero</strong> logo della C<em>ommissione Arcivescovile per la gioventù</em> della Chiesa Cattolica disegnato nel 1973 e premiato dall&#8217;Art Directors Club of Los Angeles nel 1974.</p>
<div id="attachment_433" class="wp-caption aligncenter" style="width: 369px"><img class="size-full wp-image-433" title="logo_archdiocesan_youth_commission" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2010/10/logo_archdiocesan_youth_commission1.jpg" alt="Logo della Commissione Arcivescovile per la Gioventù della Chiesa Cattolica (1973)" width="359" height="500" /><p class="wp-caption-text">Logo della Commissione Arcivescovile per la Gioventù della Chiesa Cattolica (1973)</p></div>
<p>Se ti sembra impossibile, controlla <a href="http://designarchives.aiga.org/#/entries/Archdiocesan/_/detail/relevance/asc/1/7/9051/the-archdiocesan-youth-commission-logo/1">qui</a>.</p>
<p>Eravamo così ingenui nel 1973? Io si, ma ero giustificato: avevo tre anni.</p>
<p>Decisamente oggi quel logo appare alquanto fuori &#8230; l(u)ogo.</p>
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		<title>Il metodo scientifico perso per strada</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/09/il-metodo-scientifico-perso-per-strada/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=il-metodo-scientifico-perso-per-strada</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/09/il-metodo-scientifico-perso-per-strada/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 05:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;informatica entra sempre di più nella ricerca scientifica e sta assumendo un ruolo centrale, in molti settori sta di fatto trasformando la ricerca scientifica. Le simulazioni numeriche sono alla base delle previsioni sui cambiamenti climatici ma l&#8217;uso massivo di sistemi computazionali avviene anche anche nella ricerca clinica, biologica, fisica, astrofisica, scienza dei materiali e numerosissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;informatica entra sempre di più nella ricerca scientifica e sta assumendo un ruolo centrale, in molti settori sta di fatto trasformando la ricerca scientifica. Le simulazioni numeriche sono alla base delle previsioni sui cambiamenti climatici ma l&#8217;uso massivo di sistemi computazionali avviene anche anche nella ricerca clinica, biologica, fisica, astrofisica, scienza dei materiali e numerosissimi altri campi.</p>
<p>Tutto questo è basato principalmente due cose: algoritmi (il software) e i dati che vengono forniti in pasto a questi algoritmi. Questo processo di elaborazione di dati viene spesso ripetuto in più fasi: i risultati intermedi vengono sottoposti ad ulteriori elaborazioni da parte di altri algoritmi che producono altri dati e così via.</p>
<p>Dov&#8217;è il problema? Il problema è il seguente.</p>
<p>Nel 2009 solo il 16% degli studi scientifici che comportano elaborazioni numeriche ha reso pubblici dati e algoritmi usati per produrre i risultati. Vengono pubblicati i risultati finali ma non i dati e gli algoritmi che sono stati usati per produrli. Questo significa che nessun&#8217;altro sarà in grado di riprodurre e verificare quei risultati. In definitiva non è possibile applicare il metodo scientifico che è basato sul concetto fondamentale di riproducibilità dei risultati, il metodo scientifico ce lo siamo perso per strada.</p>
<p><span id="more-424"></span>Questo è un problema di immaturità del mondo scientifico nei confronti di questi nuovi strumenti (ma a volte anche di semplice malafede) che sta facendo grossi danni. Gli studi vengono sottoposti alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peer_review">peer review</a> mediante pubblicazione ma chi legge lo studio finisce per giudicare sulla base della credibilità di chi scrive, non potendo riprodurre e verificare il processo e i risultati.</p>
<p>Prendiamo un caso che mi sta particolarmente a cuore e che è quello della ricerca sul clima. Abbiamo un gruppo di ricercatori (principalmente il Climate Research Unit della University of East Anglia) che ci fornisce grafici e previsioni. Quando gli chiediamo su quali dati e con quali algoritmi sono stati calcolati ci dicono che quei dati e quegli algoritmi non possono darceli, dobbiamo fidarci. Hanno resistito strenuamente ai numerosi ricorsi al freedom of information act: niente dati e niente algoritmi. Poi si scopre, grazie ad una fuga di informazioni, che neanche un povero cristo all&#8217;interno di quell&#8217;università, avendo accesso a tutti i dati e agli algoritmi, è riuscito in <a href="http://www.anenglishmanscastle.com/HARRY_READ_ME.txt">anni di tentativi</a> (dal 2006 al 2009) a riprodurre quei risultati.</p>
<p>Un altro esempio. Nel 2006 vengono pubblicati i risultati di uno studio molto interessante: dimostra che è possibile prevedere la risposta dei pazienti a vari farmaci contro il cancro analizzando il dna dei pazienti stessi. Le prospettive che si aprono sono eccezionali: analizzi il dna del paziente e sai quale farmaco sarà per lui più efficace, una rivoluzione. Naturalmente dati e algoritmi non vengono pubblicati esaustivamente e nessuno può quindi replicare i risultati. Sulla base di questi promettenti risultati, nel 2007 e 2008 vengono avviati tre diversi studi clinici cioè si incomicia a curare con questo sistema persone che hanno veramente il cancro.</p>
<p>Nel 2009 parte uno studio di bioinformatica forense che cerca di replicare i risultati ottenuti da alcuni studi clinici, tra cui quello del 2006. Non si riesce a replicare i risultati di quello studio e approfondendo viene fuori che ci sono stati fatti errori macroscopici: in alcuni fogli elettronici i dati erano disallineati di una colonna, alcune colonne erano state scambiate per errore (i dati di una colonna erano finiti in un&#8217;altra quindi interpretati in modo diverso), i dati sul patrimonio genetico non erano completi: mancavano quelli di alcuni pazienti e quelli di altri pazienti risultavano duplicati (quindi a più pazienti era stato assegnato lo stesso dna).  Insomma, un casino.<br />
Nel frattempo però c&#8217;erano persone malate di cancro che avevano affidato la loro vita a quei risultati.</p>
<p>Come abbiamo visto oggi sono molto pochi gli studi che pubblicano dati ed algoritmi. Perché?</p>
<p>Una possibile risposta è nella scarsa familiarità con questi nuovi strumenti. La buona pratica informatica di versionare il proprio software e tenere traccia di quale versione di un algoritmo è stata utilizzata per una determinata elaborazione non è patrimonio culturale diffuso nel mondo scientifico, difficilmente un ricercatore che utilizza l&#8217;informatica solo come strumento è in grado di fornire una &#8220;toolchain&#8221; in grado di replicare l&#8217;intero processo di elaborazione che si è svolto nel corso di anni in tanti passaggi diversi.</p>
<p>Spesso dati ed algoritmi non vengono pubblicati perché una ricerca partita in una università finisce per portare alla nascita di un&#8217;azienda che sfrutta quelle conoscenze per proporre nuovi prodotti o servizi, la pubblicazione degli algoritmi comporta l&#8217;impossibilità di brevettarli successivamente.</p>
<p>Inoltre la preparazione di dati e algoritmi per la pubblicazione comporta la loro verifica e &#8220;ripulitura&#8221;, la produzione di documentazione, l&#8217;esposizione a richieste di chiarimenti e approfondimenti che possono essere viste come perdite di tempo.</p>
<p>Infine, la pubblicazione di queste informazioni può avvantaggiare gruppi concorrenti (spesso i ricercatori competono tra loro per l&#8217;attribuzione di fondi) e potenzialmente vanifica la possibilità di pubblicare ulteriori studi. In definitiva spesso non pubblicare codice e dati consente di mantenere una leadership in un determinato settore di ricerca.</p>
<p>Anche in presenza di totale buona fede (che, inutile illudersi, a volte manca) finisce che il metodo scientifico nella gran parte dei casi viene abbandonato.</p>
<p>Il metodo scientifico però non è un optional, non se ne può fare a meno. I risultati devono essere replicabili e questo significa che dati e algoritmi devono essere essere disponibili.</p>
<p><em>&#8220;La motivazione principale del metodo scientifico è l&#8217;ubiquità dell&#8217;errore &#8211; la consapevolezza che errori e </em><em>illusioni possono insinuarsi assolutamente ovunque e che lo sforzo degli scienziati è speso principalmente nel riconoscere ed estirpare l&#8217;errore&#8221; David Donoho et al. (2009)</em></p>
<p>Non può bastare la pubblicazione dei soli risultati e la cieca fiducia in chi li pubblica.</p>
<p>Tutto questo è spiegato chiaramente e approfonditamente da un intervento di <a href="http://twitter.com/victoriastodden">Victoria Stodden</a> intitolato <a href="http://www.ischool.berkeley.edu/newsandevents/events/20100505deanslec">The digitalization of science and the degradation of the scientific method</a>. E&#8217; possibile ascoltare la <a href="http://www.ischool.berkeley.edu/audio/download/16273/Victoria_Stodden_5May2010.mp3">versione audio</a> (in inglese) e visionare <a href="http://www.ischool.berkeley.edu/files/VictoriaStoddenBIS2010.pdf">le slide</a> della presentazione.</p>
<p>Per fortuna c&#8217;è chi sta lavorando per diffondere la consapevolezza che il rispetto del metodo scientifico comporta la pubblicazione di dati e algoritmi per consentire ad altri di replicare e verificare i risultati. Successivamente all&#8217;intervento di Victoria Stodden si è tenuta su questo argomento una tavola rotonda alla <a href="http://www.law.yale.edu/">Yale Law School</a> che ha prodotto un interessante <a href="http://www.stanford.edu/~vcs/papers/RoundtableDeclaration2010.pdf ">documento</a>.</p>
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		<title>L’andrologo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 10:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[andrologo]]></category>
		<category><![CDATA[pistolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco fa mentre ero in bagno a tu per tu con il mio piccolo amico ci è tornato alla mente un aneddoto che risale all&#8217;epoca pre-blog e ci siamo fatti quattro risate. Il mio piccolo amico ha suggerito di raccontare la vicenda sul blog. Questa è la storia. Io e il mio amichetto siamo nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco fa mentre ero in bagno a tu per tu con il mio piccolo amico ci è tornato alla mente un aneddoto che risale all&#8217;epoca pre-blog e ci siamo fatti quattro risate. Il mio piccolo amico ha suggerito di raccontare la vicenda sul blog.</p>
<p>Questa è la storia. Io e il mio amichetto siamo nello studio dell&#8217;andrologo, è la prima volta per entrambi. Il dottore, dopo essersi informato su frequenza, durata e altri dettagli relativi alle performances del mio piccolo amico si mette il guanto e inizia a spippolarlo, scrutarlo, ispezionarlo, palparlo, percuoterlo, auscultarlo. Alla fine sentenzia: &#8220;è bellissimo!&#8221;.</p>
<p><span id="more-419"></span></p>
<p>Attimi di imbarazzo.</p>
<p>La prima cosa che ti passa per la testa in un momento del genere è una domanda: sarà mica il caso di uscire immediatamente dallo studio e cambiare andrologo? Oppure dovrei uscire immediatamente dallo studio e cambiare lavoro? Tentare una carriera nel mondo del porno?</p>
<p>Poi guardi il tuo piccolo amico (che già prima era timido e ora si sta facendo sempre più piccolo), torni con i piedi per terra e pensi che forse intendeva dire semplicemente che va tutto bene.</p>
<p>Perché allora non limitarsi a dire &#8220;va tutto bene&#8221;? Non sarebbe più semplice, chiaro, diretto, lineare e soprattutto non ambiguo? Un più sintetico &#8220;tutto ok&#8221; sarebbe altrettanto efficace. Anche un professionale &#8220;l&#8217;esame obiettivo è positivo&#8221; o un prudente &#8220;ad un primo esame non rilevo anomalie&#8221; sarebbero stati apprezzati &#8230; qualunque cosa purché espressa con meno trasporto.</p>
<p>Il mio piccolo amico, approfittando del fatto che l&#8217;andrologo si era voltato per togliersi il guanto, è rapidamente tornato a nascondersi. Io l&#8217;ho tranquillizzato chiudendo con fin troppo zelo la patta, ho preso la prescrizione degli esami strumentali e sono scivolato fuori dallo studio cercando di convincermi che deve essere una cosa normale per uno che fa quel lavoro: come io mi entusiasmo per un algoritmo lui può entusiasmarsi per un pistoliono .. o no?</p>
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		<title>Chi ha ucciso Kexi?</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/07/chi-ha-ucciso-kexi/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=chi-ha-ucciso-kexi</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/07/chi-ha-ucciso-kexi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[kexi]]></category>
		<category><![CDATA[koffice]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2007 ho portato il database incidenti della FIVL in kexi. Kexi è un software di gestione database con funzionalità simili a Microsoft Access ma ha il vantaggio di essere multipiattaforma. Quello di essere multipiattaforma era un requisito primario per me e Kexi era quanto di meglio ero riuscito a trovare visto che &#8220;OpenOffice Database&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2007 ho portato il database incidenti della <a href="http://www.fivl.it">FIVL</a> in kexi. <a href="http://www.kexi-project.org/">Kexi</a> è un software di gestione database con funzionalità simili a Microsoft Access ma ha il vantaggio di essere multipiattaforma. Quello di essere multipiattaforma era un requisito primario per me e Kexi era quanto di meglio ero riuscito a trovare visto che &#8220;<a href="http://www.openoffice.org/">OpenOffice</a> Database&#8221; era ancora così immaturo da essere del tutto inutilizzabile.</p>
<p>Nella creazione del database mi sono scontrato con un problema: il sistema non accettava più di 101 campi per singola tabella. Il raggiungimento del limite veniva segnalato con un bel crash dell&#8217;applicativo.</p>
<p><span id="more-414"></span></p>
<p>Il bello del software open source è che te lo puoi sistemare da solo e così ho fatto. Kexi fa parte di <a href="http://www.koffice.org/">Koffice</a> che è la suite office di <a href="http://www.kde.org/">KDE</a>, ho quindi dovuto applicare il fix ad una libreria di Koffice e prepararmi i pacchetti per Ubuntu. Ho poi aperto un <a href="http://bugs.kde.org/show_bug.cgi?id=148355">bug</a> a KDE fornendo la mia soluzione al problema. Il bug è stato chiuso perché un fix per il problema era già stato fatto ma non era mai stato rilasciato.</p>
<p>Un anno dopo il fix non era ancora stato rilasciato e la versione di Koffice distribuita con Ubuntu aveva ancora quel problema. Oltre a rifarmi i pacchetti per la nuova versione di Ubuntu, ho aperto un nuovo <a href="https://bugs.launchpad.net/ubuntu/+source/koffice/+bug/263273">bug</a> ad Ubuntu fornendo una patch e sperando che almeno loro decidessero di correggere il bug nella loro versione di Koffice.<br />
Questo <a href="https://bugs.launchpad.net/ubuntu/+source/koffice/+bug/263273">bug</a> è stato chiuso dopo un altro anno e mezzo. A questo punto però Ubuntu ha smesso di distribuire Kexi, quindi il bug è stato corretto quando il programma a cui si riferiva non esisteva più in Ubuntu.</p>
<p>Quindi un bug che nel 2007 era già stato corretto dagli sviluppatori è rimasto presente per i successivi due anni e mezzo nel software distribuito agli utenti e la correzione non è mai arrivata agli utenti finali di Ubuntu perché il problema è stato risolto quando quel pacchetto non era più disponibile.</p>
<p>Ah &#8230; un altro <a href="http://bugs.kde.org/show_bug.cgi?id=149169">bug</a> che ho aperto a Koffice ad agosto 2007 è ancora aperto dopo quasi tre anni.</p>
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		<title>Cancellare il proprio account facebook (addio cari amici)</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/05/cancellare-il-proprio-account-facebook-addio-cari-amici/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=cancellare-il-proprio-account-facebook-addio-cari-amici</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/05/cancellare-il-proprio-account-facebook-addio-cari-amici/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 21:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo stanno facendo in tanti, a quanto pare. Tralasciando le falle di sicurezza che hanno reso pubbliche le chat private o che consentivano di aggiungere applicazioni ai profili di utenti ignari, quello che sta facendo veramente arrabbiare gli utenti è la disinvoltura con cui, delibaratamente, facebook gestisce la privacy dei propri utenti. Con le ultime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stanno facendo in tanti, a quanto pare.</p>
<p>Tralasciando le falle di sicurezza che hanno reso <a href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/05/facebook-gli-utenti-sono-merce.html">pubbliche le chat private</a> o che consentivano di <a href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/05/facebook-installava-applicazioni-di.html">aggiungere applicazioni ai profili </a>di utenti ignari, quello che sta facendo veramente arrabbiare gli utenti è la disinvoltura con cui, delibaratamente, facebook gestisce la privacy dei propri utenti.</p>
<p>Con le ultime modifiche alle impostazioni di privacy di facebook moltissimi dati dei profili degli utenti sono diventati pubblici di default e le impostazioni della privacy oggi mettono alla prova il più volenteroso degli utenti.</p>
<p>170 opzioni di configurazione rendono veramente difficile capire cosa dei propri dati è pubblico e se con il passaggio alle nuove regole non sei andato a mettere ordine in questo meandro di opzioni, sappi che oggi quasi tutti i tuoi dati sono diventati pubblici. Qui c&#8217;è un <a href="http://mattmckeon.com/facebook-privacy/">bellissimo grafico</a> che illustra come le impostazioni della privacy sono andate cambiando nel tempo, ti consiglio vivamente di guardarlo, è questione di un minuto. Cliccando sull&#8217;immagine vedi come ogni modifica alle impostazioni della privacy ha reso pubblici sempre più dati del profilo degli utenti.<span id="more-405"></span></p>
<p>C&#8217;è inoltre un perverso meccanismo per cui terze parti (come i titolari delle varie applicazioni di facebook) possono venire a conoscenza dei tuoi dati anche se solo un tuo amico usa la loro applicazione.</p>
<p>Tramite il meccanismo della &#8220;personalizzazione istantanea&#8221; inoltre facebook consente ad alcuni siti esterni di ottenere i tuoi dati quando tu frequenti uno di questi siti o anche se lo fa uno dei tuoi amici. Disabilitare questa &#8220;funzionalità&#8221; è<a href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/05/facebook-come-disattivare-la.html"> veramente ma veramente complicato</a>.</p>
<p>Questi sono i motivi per cui in molti stanno cancellando il proprio account facebook. E&#8217; stato istituito il &#8220;<a href="http://www.quitfacebookday.com/">quit facebook day</a>&#8221; per il 31 maggio, i promotori di questa iniziativa invitano ad una cancellazione in massa da facebook in questo giorno.</p>
<p>Non che cancellarsi sia cosa facile. Provaci e scoprirai che non lo è affatto. Al massimo riuscirai con fatica ad arrivare alla &#8220;disabilitazione&#8221; del tuo account che significa che non sarà cancellato ma sarà sempre li ad aspettarti nel caso ci ripensassi. Ci arriverai solo dopo aver resistito ai tentativi di convincerti a non farlo mostrandoti le foto dei tuoi amici e cercando di farti sentire in colpa perché &#8220;Barbara sentirà la tua mancanza&#8221;, &#8220;Paolo sentirà la tua mancanza&#8221;, eccetera.</p>
<p>Cancellare l&#8217;account quindi è molto difficile ma c&#8217;è una scorciatoia, bisogna sapere la formula magica che è la seguente:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account">http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account</a></p>
<p>Il link qui sopra ti porta direttamente al bottoncino per cancellare il tuo account. Dopo averlo premuto, aver confermato inserendo la tua password e il captcha, il tuo account sarà finalmente &#8230;. temporaneamente disattivato! Si perché facebook si preoccupa che tu non prenda decisioni affrettate e il tuo account resterà attivo ancora per due settimane &#8230; dovessi ripensarci.</p>
<p>Se in queste due settimane non fai alcuna operazione sul tuo account allora verrà effettivamente cancellato (qualunque cosa questo voglia dire) ma se fai una qualunque operazione (che so, un click su una mail di facebook) il tuo account tornerà attivo.</p>
<p>Da tempo utilizzo facebook come se fosse un servizio totalmente pubblico, come twitter. So che non c&#8217;è alcuna garanzia di privacy e mi comporto di conseguenza ma quello che mi disturba sempre più è che per la maggior parte degli utenti non è così: sono convinti di condividere le loro informazioni con una cerchia ristretta di persone ed è evidente che facebook sta cercando di monetizzare il più possibile le informazioni dei suoi utenti senza aiutarli in nessun modo a rendersi conto di quali informazioni sono private e quali non lo sono. Anzi: cerca di confondere il più possibile le acque.</p>
<p>Questo è il motivo per cui il 31 maggio cancellerò il mio account. I miei 283 amici si strapperanno le vesti e non se ne faranno una ragione, lo so, ma la decisione è presa.</p>
<p>Addio</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Migliorare la sintesi vocale con mbrola</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/04/migliorare-la-sintesi-vocale-con-mbrola/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=migliorare-la-sintesi-vocale-con-mbrola</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/04/migliorare-la-sintesi-vocale-con-mbrola/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 10:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[espeak]]></category>
		<category><![CDATA[mbrola]]></category>
		<category><![CDATA[sintesi vocale]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo visto come convertire un pdf in un file mp3 in tre soli passi, ora vediamo come migliorare notevolmente la qualità del parlato con un solo passo aggiuntivo. Nell&#8217;articolo precedente abbiamo usato espeak per tutto il processo di conversione da testo a audio,  ora invece lo useremo solo per generare i fonemi, poi utilizzeremo mbrola per trasformare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo visto come <a href="http://www.saccani.net/blog/2010/03/convertire-un-testo-in-un-mp3/">convertire un pdf in un file mp3</a> in tre soli passi, ora vediamo come migliorare notevolmente la qualità del parlato con un solo passo aggiuntivo.</p>
<p>Nell&#8217;articolo precedente abbiamo usato <strong>espeak</strong> per tutto il processo di conversione da testo a audio,  ora invece lo useremo solo per generare i fonemi, poi utilizzeremo <strong>mbrola</strong> per trasformare i fonemi in un audio di qualità superiore rispetto a quello che è in grado di generare espeak da solo.</p>
<p><span id="more-400"></span>L&#8217;esempio che segue è stato testato su Ubuntu Karmic (9.10).</p>
<p>Devi installare i pacchetti <strong>espeak</strong> e <strong>mbrola</strong> (<em>sudo apt-get install espeak mbrola) </em>e poi scaricare le voci per le lingue che ti interessano da <a href="http://tcts.fpms.ac.be/synthesis/mbrola/mbrcopybin.html">questa pagina</a>. Ti consiglio di scaricare la lingua it3 che è quella usata nell&#8217;esempio che segue.</p>
<p><strong>[AGGIORNAMENTO: Con una versione recente di ubuntu puoi installare le voci con apt (sudo apt-get install mbrola-it3) e puoi evitare la ricerca, lo scaricamento e la scompattazione del file zip]</strong></p>
<p>Scompatta il file .zip contenente la lingua e, senza cambiare directory, digita i seguenti comandi per ottenere il file audio:</p>
<p><strong> [AGGIORNAMENTO: ti consiglio di installare gespeaker (sudo apt-get install gespeaker) che è un frontend che ti semplifica la vita]</strong></p>
<pre>espeak -v mb-it3 -f inputfile &gt; fonemi</pre>
<p>Con il comando precedente hai detto ad espeak di generare i fonemi per la voce it3 di mbrola. Il testo da leggere è nel file <em>inputfile</em> (un semplice file di testo) e i fonemi vengono scriti nel file <em>fonemi</em>.</p>
<p>Ora trasformiamo i fonemi in audio:</p>
<pre>mbrola -e ./it3/it3 fonemi parlato.wav</pre>
<p>Con questo comando hai detto a mbrola di ignorare i fonemi sconosciuti (<em>-e</em>), di usare il file di lingua it3 (quello che hai appena scaricato), di leggere i fonemi dal file <em>fonemi</em> e di generare il file <em>parlato.wav</em> contenente l&#8217;audio.</p>
<p>Ora hai il tuo file audio, puoi confrontare la qualità con quella ottenuta usando solo espeak e vedrai che è migliore.</p>
<p>Per quanto riguarda la conversione da pdf a file di testo e quella da wav a mp3 fai riferimento all&#8217;<a href="http://www.saccani.net/blog/2010/03/convertire-un-testo-in-un-mp3/">articolo precedente</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Convertire un testo in un mp3</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/03/convertire-un-testo-in-un-mp3/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=convertire-un-testo-in-un-mp3</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/03/convertire-un-testo-in-un-mp3/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 10:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[[ho modificato l'articolo rispetto alla pubblicazione iniziale in quanto festival (almeno su ubuntu) ha diversi problemi con i testi in italiano, la procedura indicata ora fa uso di espeak che, pur avendo una qualità del parlato inferiore (almeno in italiano) è affidabile] Supponi di dover leggere un lungo documento ma non hai tempo. Ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[ho modificato l'articolo rispetto alla pubblicazione iniziale in quanto festival (almeno su ubuntu) ha diversi problemi con i testi in italiano, la procedura indicata ora fa uso di espeak che, pur avendo una qualità del parlato inferiore (almeno in italiano) è affidabile]</em></p>
<p>Supponi di dover leggere un lungo documento ma non hai tempo. Ci sono situazioni in cui non puoi leggere ma puoi ascoltare: guidando, facendo sport, in metropolitana, camminando &#8230; ecco un sistema rapido  per trasformare un testo (un documento, un manuale, eccetera) in un file audio da ascoltare.</p>
<p>Questo sistema si basa su <a href="http://espeak.sourceforge.net/">espeak</a> che è un framework per la sintesi vocale. Le istruzioni che seguono sono state testate su Ubuntu (potresti aver bisogno di installare il pacchetti <em>espeak</em>, <em>lame</em>).</p>
<p>Ipotizziamo di partire da un file pdf. Il procedimento da pdf a mp3 consiste in tre passi:</p>
<p><span id="more-374"></span></p>
<p><strong>1) Convertire un file pdf in un file testo:</strong></p>
<pre>pdftotext documento.pdf documento.txt</pre>
<p>Il tuo documento pdf adesso è in formato testo. Se il documento da cui parti è di un altro formato (ad esempio un documento creato con un word processor) devi semplicemente esportarlo in formato testo.</p>
<p><strong>2) Convertire il file di testo in un file audio:</strong></p>
<pre>espeak -f documento.txt -w documento.wav</pre>
<p><em>Se il testo è in italiano aggiungi anche il parametro -vit</em></p>
<p>Ora hai già un file audio contenente la sintesi vocale del documento pdf. Puoi già ascoltarlo ma puoi anche trasformarlo in formato mp3 per risparmiare spazio.</p>
<p><strong>3) Convertire il file audio in formato mp3:</strong></p>
<pre>lame -f documento.wav documento.mp3</pre>
<p>Ora puoi spostare il tuo documento audio sul lettore mp3 e adare a fare jogging o metterti alla guida.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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          if (d.getElementById(id)) {return;}
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		<title>Il mondo dei virus e dei batteri</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/02/il-mondo-dei-virus-e-dei-batteri/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=il-mondo-dei-virus-e-dei-batteri</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/02/il-mondo-dei-virus-e-dei-batteri/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 23:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo dei virus e dei batteri è stupefacente, in questo articolo facciamo un brevissimo ma interessantissimo viaggio nel mondo del piccolo elencando numeri che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta. Le fonti sono, come al solito, in coda all&#8217;articolo. Partiamo con i numeri: - Un virus (dovrei dire virione ma fa lo stesso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo dei virus e dei batteri è stupefacente, in questo articolo facciamo un brevissimo ma interessantissimo viaggio nel mondo del piccolo elencando numeri che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta.</p>
<p>Le fonti sono, come al solito, in coda all&#8217;articolo. Partiamo con i numeri:</p>
<p>- Un virus (dovrei dire virione ma fa lo stesso, userò il termine virus al posto di virione da qui in poi) è circa 100 volte più piccolo di una cellula, quindi anche di un batterio.</p>
<p>- Il mare contiene la maggior parte dei virus del pianeta. I virus infettano i batteri (di cui il mare è pieno), le alghe, i pesci, i mammiferi marini. Ogni millilitro di acqua di mare contiene un milione di virus.</p>
<p>- Estendendo questo conto, in tutti gli oceani del mondo ci sono 10<sup>30</sup> virus. Per esteso sono 1.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000. Se ti sembra poco pensa che se li accodassimo tutti un dietro l&#8217;altro creeremmo una fila di virus lunga 200 anni luce.</p>
<p>- Tutti questi virus hanno una massa, ed è pari a 1000 volte la massa di tutti gli elefanti della terra.</p>
<p><span id="more-371"></span></p>
<p>- Ogni grammo di feci di una balena contiene 10<sup>13</sup> virus.</p>
<p>- I virus contengono acido nucleico (DNA o RNA). Se prendi due litri di acqua di mare e sequenzi l&#8217;acido nucleico, il 90% dei geni che trovi sono sconosciuti. Non troverai nulla di simile nella banca mondiale dei geni. Ci sono quindi un sacco di cose da scoprire e potenzialmente un sacco di applicazioni interessanti.</p>
<p>- Negli oceani del pianeta avvengono 10<sup>23</sup> infezioni da virus al secondo, 100.000.000.000.000.000.000.000 al secondo! Queste infezioni ogni giorno uccidono dal 20% al 40% di tutti i batteri degli oceani, cioè nel giro di 3-5 giorni fanno fuori tutti i batteri contenuti in tutti oceani della terra.</p>
<p>- La morte di tutti questi batteri a causa dei virus comporta la liberazione di una grande quantità di anidride carbonica. Questo dà ai virus e ai batteri un ruolo probabilmente importante nel bilancio dell&#8217;anidride carbonica ma di questo si sa ancora molto poco.</p>
<p>- I batteri rappresentano il 15% del volume degli oceani. Prendi 100 litri di acqua di mare e avrai 15 litri di batteri.</p>
<p>- Noi umani siamo pieni di batteri. Il numero delle cellule dei batteri che ci portiamo dietro è pari a dieci volte il numero delle nostre cellule. Hai capito bene: ci sono dieci cellule di batteri per ogni nostra cellula.</p>
<p>- Molti batteri sono in grado di comunicare tra loro, chimicamente o addirittura mediante emissioni luminose.</p>
<p>- Oltre che nel bilancio dell&#8217;anidride carbonica, si pensa che i virus e i batteri degli oceani abbiano un ruolo molto importante nella regolazione del clima.</p>
<p><strong>Fonti:</strong></p>
<p>La maggior parte di queste informazioni è stata fornita da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vincent_Racaniello" target="_blank">Vincent Racaniello</a> nel corso di una intervista avvenuta nella <a href="http://www.twit.tv/fib43" target="_blank">puntata 43</a> (31 maggio 2009) del podcast <a href="http://www.twit.tv/fib" target="_blank">Futures in Biotech</a>. E&#8217; disponibile anche la <a href="http://futuresinbiotech.com/transcripts/FIB43.pdf" target="_blank">trascrizione</a> integrale della puntata.</p>
<p>La pagina wikipedia sui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virus_(biologia)" target="_blank">virus</a>.</p>
<p>La pagina wikipedia sui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Batteri" target="_blank">batteri</a>.</p>
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		<item>
		<title>iPad, stupore o sbadiglio?</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/02/ipad_stupore_o_sbadiglio/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=ipad_stupore_o_sbadiglio</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/02/ipad_stupore_o_sbadiglio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[BLOBbox]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[netbook]]></category>

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		<description><![CDATA[I netbook sono stati un successo, eppure l&#8217;innovazione è rappresentata semplicemente dall&#8217;essere la versione miniaturizzata, depotenziata e senza fronzoli di un PC (niente lettore DVD, ad esempio). Le interfacce semplificate che lo rendevano meno simile ai PC e più semplice da usare (vedi i primi ASUS) sono state un fallimento, la gente volava proprio un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I netbook sono stati un successo, eppure l&#8217;innovazione è rappresentata semplicemente dall&#8217;essere la versione miniaturizzata, depotenziata e senza fronzoli di un PC (niente lettore DVD, ad esempio). Le interfacce semplificate che lo rendevano meno simile ai PC e più semplice da usare (vedi i primi ASUS) sono state un fallimento, la gente volava proprio un mini pc. Il loro successo è legato al costo, alla portabilità e alla versatilità: ci puoi fare molte delle cose &#8220;da pc&#8221; che ha senso fare in mobilità. Il mio netbook lo uso per il web, l&#8217;email, l&#8217;instant messaging, skype, per scarcare e guardare le foto e i filmati che faccio con fotocamera e telecamera, scrivere articoli, scaricare podcast e sincronizzarli con il mio lettore portatile, accedere ad altre macchine via ssh, fare data entry e statistiche sul database incidenti FIVL, qualche foglio elettronico. Lo uso prevalentemente in treno ma finisco spesso per usarlo anche a casa, magari sul divano.</p>
<p>L&#8217;iPad è (forse) un ulteriore passo in questa direzione (via anche la tastiera) ma non è solo questo. Nel suo mondo di confine tra computer e telefono in realtà non vuole essere un netbook che si fa ancora più piccolo ma piuttosto un telefono che si fa grande. Una interfaccia utente semplice come quella di un iPhone portata su un dispositivo più grande che è in grado di fare quelle cose &#8220;da pc&#8221; che su un telefono sono limitate dalle dimensioni. Ma cosa si aspettano gli utenti, un telefono grande o un pc piccolo?</p>
<p><span id="more-365"></span></p>
<p>Mi sono chiesto: cosa farei con l&#8217;iPad di tutte le cose che faccio oggi con il netbook? Il web e l&#8217;email. Punto. Per l&#8217;instant messaging serve il multitasking (non sto lì a fissare lo schermo in attesa che qualcuno mi scriva), per skype serve una telecamera che l&#8217;iPad non ha (e non ha neanche un connettore USB per attaccarcela), la mancanza di connessioni USB o anche di un lettore di memorie (il mio netbook li ha entrambi) mi impedirebbe anche di trasferirci le foto e i filmati da fotocamera e telecamera, scrivere articoli con una tastiera su schermo che occupa metà dello spazio non è pratico, niente aggregatore di podcast perché anche il mio lettore mp3 ha bisogno di una connessione USB per caricare i brani. Il data entry me lo scorderei perché non potrei installare il mio software, escludo anche di poter lavorare a fogli elettronici con una tastiera su schermo che ne occupa la metà.</p>
<p>A queste osservazioni mi sento rispondere: &#8220;ma non è per gente come te&#8221;. E tu cosa ci faresti? &#8220;Ma non è per gente come noi, è per l&#8217;utente medio&#8221;.</p>
<p>Ok. Chi è l&#8217;utente medio? Ci ho pensato, i miei genitori sono utenti medi! Entrambi sono intorno ai settanta, mia madre non ha toccato un pc fino alla pensione, mio padre lo usava quasi solo per la contabilità. Ora sono in pensione e con il pc (un vecchio portatile) ci fanno cose che penso siano da &#8220;utente medio&#8221;: posta elettronica, web (prevalentemente news, banca e facebook), scaricare le foto dalla macchina fotografica, vedere nipoti e parenti via skype. Anche le mie zie, ora che ci penso, usano il pc allo stesso modo.</p>
<p>Potrebbero fare queste cose con l&#8217;iPad? Solo web (ma facebook sarebbe mutilato dalla mancanza di flash) e email. Niente scaricamento foto (niente USB) e niente skype (niente telecamera).  Se l&#8217;iPad non è un sostituto del pc neanche per i miei genitori direi che non è un sostituto del pc. Punto. E&#8217; un dispositivo di tipo diverso, per chi ha ancora meno esigenze rispetto ai miei oppure come dispositivo aggiuntivo per chi ha già un pc.</p>
<p>E&#8217; un dispositivo per l&#8217;uso in mobilità? Il costo della versione con connettività 3G (il doppio di un netbook) è poco compatibile con l&#8217;adozione in massa per un uso in mobilità.</p>
<p>E&#8217; un dispositivo per l&#8217;uso casalingo? A casa un terzo dispositivo potrebbe avere senso e infatti qualcuno lo ha soprannominato iCouch. Navigazione internet e fruizione di contenuti (cose per cui ho bisogno solo di uno schermo) dal divano, questa potrebbe essere l&#8217;applicazione principale di questo dispositivo ma &#8230; c&#8217;è già uno schermo davanti ad ogni divano, o sbaglio? Ha senso un tablet da divano quando internet è ormai arrivata sui televisori ed è già possibile trovare in commercio set-top-box come il <a href="http://shop.tvblobbox.com/" target="_blank">BLOBbox</a> che portano internet, video, foto sul TV con una interfaccia semplice (e le connessioni USB) ad un costo che oggi è analogo a quello dell&#8217;iPad e che nei prossimi mesi probabilmente si ridurrà drasticamente?</p>
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		<title>Power Balla</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 22:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
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		<category><![CDATA[doppio cieco]]></category>
		<category><![CDATA[effetto placebo]]></category>
		<category><![CDATA[power balance]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sta diffondendo come un virus, in alcuni ambienti sportivi, un piccolo ologramma montato su un braccialetto, su un pendaglio, su un portachiavi, su una scheda, su un adesivo e forse anche su qualche altro supporto. Questo oggetto si chiama power balance e promette, se indossato, di migliorare equilibrio, forza e flessibilità. La spiegazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sta diffondendo come un virus, in alcuni ambienti sportivi, un piccolo ologramma montato su un braccialetto, su un pendaglio, su un portachiavi, su una scheda, su un adesivo e forse anche su qualche altro supporto. Questo oggetto si chiama <a href="http://www.powerbalance.net" target="_self">power balance</a> e promette, se indossato, di migliorare equilibrio, forza e flessibilità.</p>
<p>La spiegazione del meccanismo fornita da chi lo vende è la seguente: le frequenze dell&#8217;ologramma reagiscono positivamente con il campo energetico del tuo corpo migliorando il flusso energetico. Chiaro, no?</p>
<p>Viene da chiedersi come si possa credere ad una minchiata del genere e anche se valga la pena di perdere tempo a parlarne, il fatto è che quando ho scoperto che anche persone che godono di tutta la mia stima si sono mostrate convinte dell&#8217;efficacia di questo coso, mi sono incuriosito e ho voluto approfondire.</p>
<p><span id="more-362"></span></p>
<p>La tecnica su cui si basa questo virus è quella del &#8220;provare per credere&#8221;. Ci sono alcuni piccoli &#8220;esperimenti&#8221; che possono essere fatti da chiunque con e senza l&#8217;ologramma e che dimostrerebbero come le proprie prestazioni cambino positivamente in presenza di questo prodigioso oggetto.</p>
<p>Questi &#8220;esperimenti&#8221; consistono essenzialmente nel fare un esercizio in cui la &#8220;cavia&#8221; (la persona da convincere) si pone in una posizione di equilibrio precario e il &#8220;dimostratore&#8221; le fa perdere l&#8217;equilibrio. Ripetendo lo stesso esercizio con la cavia che indossa l&#8217;ologramma il dimostratore non riesce più a farle perdere l&#8217;equilibrio.</p>
<p>Ecco qui sotto alcuni di queste &#8220;dimostrazioni&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/2010/01/power-balla/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Viene da pensare che il &#8220;dimostratore&#8221; sia semplicemente in malafede ma non è così, la cosa interessante è che il giochino funziona anche quando il &#8220;dimostratore&#8221; è in buona fede (anzi, funziona meglio) ed è questo che rende la cosa così virale: è il tuo amico, una persona di cui ti fidi, che ti dimostra come il suo nuovo acquisto sia efficace tramite questi piccoli esperimenti e tu, toccando con mano, ti convinci.</p>
<p>Anche ripetendo le prove più volte, con e senza l&#8217;ologramma,  il risultato infatti è sempre lo stesso: con l&#8217;ologramma l&#8217;equilibrio diventa eccezionale. Come non arrendersi di fronte all&#8217;evidenza dei fatti?</p>
<p>Questi &#8220;esperimenti&#8221;, naturalmente, hanno ben poco di scientifico. Quando mi è capitato di vedere finalmente dal vivo questo ologramma, montato su un braccialetto, ho provato a condurre un esperimento più rigoroso, ho voluto ripetere il test in &#8220;doppio cieco&#8221;, la stessa modalità usata per ogni sperimentazione scientifica che si rispetti, cioè senza che nessuna delle persone coinvolte sappia se sta usando il vero prodotto oppure un placebo.</p>
<p>L&#8217;effetto placebo può essere particolarmente potente, lo dico per esperienza diretta avendo lavorato per qualche anno nella ricerca clinica presso alcune delle maggiori aziende farmaceutiche del mondo e dopo aver assistito ai prodigiosi effetti curativi di semplice acqua o pastigliette prive di qualunque principio attivo.</p>
<p>Mi è capitato quindi di assistere dal vivo ad alcune dimostrazioni dell&#8217;efficacia del braccialetto e, quando ormai quasi tutti erano convinti dei suoi poteri, ho estratto dalla tasca i miei guanti e in uno dei due guanti ho inserito il braccialetto.<br />
Ho quindi chiesto al proprietario del braccialetto (che naturalmente era convinto della sua efficacia) di rifare ancora la stessa prova dell&#8217;equilibrio a due persone che non la avevano mai fatta. La prima prova, come sempre, senza l&#8217;ologramma e la seconda tenendo in mano uno dei miei guanti. Nessuno, tranne me, sapeva se nel guanto dato alla cavia c&#8217;era il braccialetto oppure no.</p>
<p>Entrambe le prove hanno funzionato: senza tenere il guanto in mano la cavia perdeva l&#8217;equilibrio, con il guanto era stabile come una roccia.<br />
Entrambe le volte però dopo l&#8217;esperimento tutti hanno potuto verificare che nel guanto che la cavia teneva in mano non c&#8217;era nulla perché il braccialetto lo avevo io.</p>
<p>Il responso è chiaro: o i miei guanti hanno gli stessi prodigiosi poteri del braccialetto oppure il braccialetto non ha nessun effetto oltre l&#8217;effetto placebo.</p>
<p>In una trasmissione televisiva australiana hanno fatto un esperimento un po&#8217; diverso. E&#8217; stato invitato un sostenitore (in buona fede) dell&#8217;efficacia di questo ologramma nel ruolo di dimostratore e gli sono stati messi davanti sei volontari nel ruolo di cavie.<br />
Inizialmente è stato ripetuto l&#8217;esperimento standard (prima senza e poi con l&#8217;ologramma) e ha funzionato con tutti e sei.<br />
Poi a ciascuna delle sei cavie è stata infilata in tasca un tessera, solo una delle sei aveva il portentoso ologramma ma nè le cavie nè il dimostratore sapevano chi la avesse. E&#8217; stato chiesto al dimostratore di ripetere l&#8217;esercizio con ciascuna delle cavie ed indovinare chi avesse l&#8217;ologramma. Il dimostratore, con sua stessa sorpresa, ha sbagliato. La prova è stata ripetuta più volte ma il dimostratore non è mai riuscito ad indovinare chi avesse l&#8217;ologramma. Ecco il video:</p>
<p><a href="http://www.saccani.net/blog/2010/01/power-balla/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Quando entrambe le persone che partecipano all&#8217;esperimento si aspettano che succeda qualcosa questa cosa succede ma sono loro che inconsciamente la fanno succedere. Quando mi sono sottoposto io stesso a questo esperimento (braccia allargate e in equilibrio sul piede sinistro con il dimostratore che si appoggia al braccio destro) ho notato che alla seconda prova (quella con l&#8217;ologramma) avevo inconsciamente spostato leggermente il baricentro verso sinistra (verso il piede di appoggio) e mi è sembrato anche che il dimostratore nell&#8217;applicare il peso lo stesse facendo spingendo leggermente verso l&#8217;interno (verso il mio piede di appoggio), cosa che non avevo notato nella prima prova.</p>
<p>In conclusione, si tratta di una dimostrazione particolarmente interessante dell&#8217;effetto placebo abilmente cavalcata da chi ci ha costruito un business vendendo a caro prezzo dei pezzettini di plastica luccicante. La viralità è legata al fatto che gli &#8220;esperimenti&#8221; funzionano anche quando tutti sono in buona fede quindi non prendertela con il tuo amico se ti ha convinto a prendere questa bufala. Se invece non ti ho convinto e pensi che il power balance funzioni davvero &#8230; beh, ho dei guanti portentosi che potrebbero interessarti.</p>
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		<title>Ubuntu 9.10 Karmic Koala: non funzionano più le chiavette modem HSDPA</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2010/01/ubuntu-9-10-karmic-koala-non-funzionano-piu-le-chiavette-modem-hsdpa/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=ubuntu-9-10-karmic-koala-non-funzionano-piu-le-chiavette-modem-hsdpa</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2010/01/ubuntu-9-10-karmic-koala-non-funzionano-piu-le-chiavette-modem-hsdpa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 11:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[3G]]></category>
		<category><![CDATA[chiavetta]]></category>
		<category><![CDATA[HSDPA]]></category>
		<category><![CDATA[Huawey]]></category>
		<category><![CDATA[usb-modeswitch]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho una chiavetta TIM Huawey E1692 che funziona correttamente con Ubuntu 9.04 (Jaunty Jackalope) e che ha smesso di funzionare con la ultima Ubuntu 9.10. Questo è il motivo per cui sul netbook sto usando ancora la versione precedente di Ubuntu. E&#8217; una tristezza dover affrontare ancora questi problemi di regressione con la principale distribuzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho una chiavetta TIM Huawey E1692 che funziona correttamente con Ubuntu 9.04 (Jaunty Jackalope) e che ha smesso di funzionare con la ultima Ubuntu 9.10. Questo è il motivo per cui sul netbook sto usando ancora la versione precedente di Ubuntu.</p>
<p>E&#8217; una tristezza dover affrontare ancora questi problemi di regressione con la principale distribuzione Linux in circolazione, questo infatti è un problema legato a molte chiavette 3G che è rimasto irrisolto ormai da molti mesi.</p>
<p>Ecco una soluzione in tre passi che potrebbe aiutare chi è in questa situazione:</p>
<p><strong>1: Installa usb-modewitch:</strong></p>
<pre>sudo apt-get install usb-modeswitch</pre>
<p><strong>2: configura udev per usare usb-modeswitch:</strong></p>
<p>crea il file /etc/udev/rules.d/10-hsdpa.rules inserendoci dentro il seguente testo</p>
<pre style="padding: 0px; margin: 0px;">SUBSYSTEM=="usb", SYSFS{idVendor}=="12d1", SYSFS{idProduct}=="1446",
RUN+="/usr/sbin/usb_modeswitch \</pre>
<pre style="padding: 0px; margin: 0px;">--default-vendor 0x12d1 \</pre>
<pre style="padding: 0px; margin: 0px;">--default-product 0x1446 \</pre>
<pre style="padding: 0px; margin: 0px;">--message-content \</pre>
<pre style="padding: 0px; margin: 0px;">55534243000000000000000000000011060000000000000000000000000000"</pre>
<p>Se hai una chiavetta diversa dalla mia sostituisci i codici di vendor e product con quelli della tua chiavetta (usa lsusb per trovarli).</p>
<p><strong>3) riavvia udev</strong></p>
<pre>sudo service udev restart</pre>
<p>Ora puoi inserire la chiavetta e vedere se funziona. Buona fortuna.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>18 anni fa … Linux in fasce</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2009/12/18-anni-fa-linux-in-fasce/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=18-anni-fa-linux-in-fasce</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2009/12/18-anni-fa-linux-in-fasce/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 10:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[linus torvalds]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[minix]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco il messaggio dell&#8217;agosto 1991 in cui Linus Torvalds annuncia che sta sviluppando uno unix libero per processori Intel: Hello everybody out there using minix - I&#8217;m doing a (free) operating system (just a hobby, won&#8217;t be big and professional like gnu) for 386(486) AT clones.  This has been brewing since april, and is starting to get ready. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco il <a href="http://groups.google.com/group/comp.os.minix/msg/b813d52cbc5a044b?pli=1"><span style="color: #000000;">messaggio</span></a> dell&#8217;agosto 1991 in cui <a title="Linus Torvalds" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Linus_Torvalds"><span style="color: #000000;">Linus Torvalds</span></a> annuncia che sta sviluppando uno unix libero per processori Intel:</p>
<p><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tux-G2.png"><span style="color: #000000;"><img class="alignright" style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px none initial;" title="Tux" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/Tux-G2-150x150.png" alt="Tux" width="150" height="150" /></span></a></p>
<p><em>Hello everybody out there using minix -<br />
</em><em>I&#8217;m doing a (free) operating system (just a hobby, won&#8217;t be big and professional like gnu) for 386(486) AT clones.  This has been brewing since april, and is starting to get ready.<br />
</em><em>I&#8217;d like any feedback on things people like/dislike in minix, as my OS resembles it somewhat (same physical layout of the file-system (due to practical reasons) among other things).<br />
</em><em>I&#8217;ve currently ported bash(1.08) and gcc(1.40), and things seem to work.<br />
</em><em>This implies that I&#8217;ll get something practical within a few months, and I&#8217;d like to know what features most people would want.  Any suggestions are welcome, but I won&#8217;t promise I&#8217;ll implement them <img src='http://www.saccani.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
</em><em>Linus (torva</em><a style="color: #0000cc;" href="http://www.saccani.net/groups/unlock?_done=/group/comp.os.minix/msg/b813d52cbc5a044b%3Fpli%3D1&amp;msg=b813d52cbc5a044b" target="_parent"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><em>&#8230;</em></span></span></a><em>@kruuna.helsinki.fi)<br />
</em><em>PS.  Yes &#8211; it&#8217;s free of any minix code, and it has a multi-threaded fs.<br />
</em><em>It is NOT protable (uses 386 task switching etc), and it probably never will support anything other than AT-harddisks, as that&#8217;s all I have <img src='http://www.saccani.net/blog/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> .</em></p>
<p>Ad agosto 1991 viene rilasciata la versione 0.01 di Linux, a gennaio 1992 arriva la versione 0.12 che è la prima stabile. La 1.0 arriverà nel 1994 ed è questo l&#8217;anno in cui ho iniziato ad usarlo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il global warming esiste? Si, ma…</title>
		<link>http://www.saccani.net/blog/2009/12/il-global-warming-esiste-si-ma/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=il-global-warming-esiste-si-ma</link>
		<comments>http://www.saccani.net/blog/2009/12/il-global-warming-esiste-si-ma/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 21:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rsaccani</dc:creator>
				<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[agw]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
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		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[La quantità di informazioni che abbiamo a disposizione grazie ad Internet è enorme, abbiamo la possibilità di approfondire qualunque argomento e verificare le fonti di qualunque notizia. E&#8217; una possibilità eccezionale che la rete ci ha dato, quello che spesso ci manca è il tempo e la voglia di farlo. Ecco perché alla fine resta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La quantità di informazioni che abbiamo a disposizione grazie ad Internet è enorme, abbiamo la possibilità di approfondire qualunque argomento e verificare le fonti di qualunque notizia. E&#8217; una possibilità eccezionale che la rete ci ha dato, quello che spesso ci manca è il tempo e la voglia di farlo. Ecco perché alla fine resta spazio per notizie credibili ma non reali: nessuno di noi ha tempo e voglia di andare a verificare le fonti di tutte le notizie che legge. Se la notizia è credibile e la fonte sembra autorevole la diamo per buona.</p>
<p>Un esempio. Recentemente mi sono imbattuto in questa notizia: chi assume integratori vitaminici ha il 5% di probabilità di morire in più rispetto a chi non lo fa. Possibile? Vai ad approfondire e scopri che è uno studio con le seguenti caratteristiche:<br />
- è stato condotto su 30 persone<br />
- queste persone non sono state scelte a caso ma si sono auto candidate<br />
- non c&#8217;era un gruppo di controllo che assumeva un placebo<br />
- non c&#8217;era alcun controllo su quali vitamine assumevano e in quale quantità, semplicemente le persone dichiaravano di assumere &#8220;molte vitamine&#8221;</p>
<p>Uno studio del genere non ha alcuna utilità per l&#8217;&#8221;utente finale&#8221; perché non dimostra, come si potrebbe pensare leggendo la notizia, che ci sia una relazione di causa-effetto tra l&#8217;assunzione di vitamine e il rischio di morte. L&#8217;unica cosa che dimostra è che sembra esserci una correlazione tra chi dichiara di assumere &#8220;tante vitamine&#8221; e un maggiore rischio di morte.  In ogni caso con un campione così ridotto è veramente difficile affermare qualunque cosa.</p>
<p>Questo è un esempio piuttosto semplice di un caso in cui la notizia, se verificata, è molto diversa da quella che sembra. Più l&#8217;argomento è complesso più è difficile andare a verificare le fonti: le informazioni da analizzare possono essere tante e spesso è richiesta una competenza specifica. Questo vale in particolare per l&#8217;argomento clima che è uno dei più complessi in assoluto.</p>
<p>Se andare ad analizzare la fondatezza di una teoria climatologica non è alla portata di tutti, può essere molto più facile andare a verificare la rispondenza con la realtà delle sue previsioni così come, pur non essendo in grado di formulare una previsione meteorologica, tutti siamo in grado di verificare se il meteorologo del TG ci ha azzeccato o meno. E&#8217; solo un esempio, non sto facendo un parallelo tra clima e tempo.</p>
<p>In questo articolo mi limito ad analizzare due soli punti della questione riscaldamento globale ma sono due punti cruciali. Chi come me vola sa quanto la prospettiva possa cambiare le cose: lo stesso fenomeno osservato da molto vicino e da molto lontano può apparire molto diverso. Per questa spiegazione sono sufficienti due soli grafici con due prospettive temporali diverse: una di insieme e una di dettaglio. Vediamo.</p>
<p><span id="more-328"></span>Il primo grafico rappresenta la visione d&#8217;insieme che è utile per inquadrare il fenomeno nel contesto generale dei cambiamenti climatici del nostro pianeta, il grafico rappresenta l&#8217;andamento delle temperature del pianeta dal 2400 avanti Cristo al 2008 dopo Cristo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/Global-Temperature-since-2400-BC.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-331" title="Global Temperature since 2400 BC" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/Global-Temperature-since-2400-BC.gif" alt="Global Temperature since 2400 BC" width="400" height="262" /></a></p>
<p>Come possiamo vedere ci sono un sacco di oscillazioni nelle temperature globali, oscillazioni naturali e non indotte dall&#8217;uomo visto che la nostra impronta sul clima si limita ad un periodo estremamente recente, dall&#8217;industrializzazione in poi.</p>
<p>Il pianeta ha sperimentato in passato temperature più calde di quelle odierne, se estendessimo il grafico ancora più nel passato troveremmo picchi di temperatura ancora maggiori. L&#8217;ultimo picco negativo, quello centrato sul 1600, viene chiamato dai climatologi &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale">piccola era glaciale</a>&#8220;. In quegli anni i fiumi europei e nord americani erano abitualmente ghiacciati nel periodo invernale,  tanto da poterci camminare tranquillamente. Ecco un quadro dell&#8217;epoca:</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Avercamp-ijsvermaak.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-340" title="Avercamp-ijsvermaak_small" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/Avercamp-ijsvermaak_small.png" alt="Avercamp-ijsvermaak_small" width="500" height="309" /></a></p>
<p>Dalla piccola era gliaciale in poi la temperatura del pianeta ha ricominciato a salire e lo ha fatto con un andamento piuttosto costante fino ad oggi. Questa risalita è cominciata prima che qualunque intervento dell&#8217;uomo potesse modificare il clima del pianeta.</p>
<p>Quindi la risposta alla domanda &#8220;il global warming esiste?&#8221; è &#8220;certamente si&#8221;. Il pianeta in questo periodo storico è in una fase di riscaldamento, lo è dal 1600.</p>
<p>La domanda successiva è: &#8220;questo è un riscaldamento naturale o causato dall&#8217;uomo?&#8221;. Il trend positivo delle temperature a partire dalla piccola era glaciale è antecedente all&#8217;industrializzazione (la rivoluzione industriale inizia intorno al 1800 e solo nel secolo successivo si è diffusa tanto da poter incominciare ad ipotizzare un impatto sul clima).</p>
<p>La causa principale del riscaldamento è oggi attribuita alle emissioni di CO2 in atmosfera. In base a questa teoria sono state elaborate delle simulazioni numeriche che hanno previsto un incremento esponenziale delle temperature globali nei prossimi 150 anni, il famoso &#8220;hockey stick&#8221;.</p>
<p>Vediamo se questa previsione, fatta nel 2000, si sta avverando. Ecco il secondo grafico:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/GlobalTemperaturesSince1991.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-333" title="Global Temperatures Since 1991" src="http://www.saccani.net/blog/wp-content/uploads/2009/12/GlobalTemperaturesSince1991-300x185.png" alt="Global Temperatures Since 1991" width="500" height="308" /></a>Dal grafico emerge che negli ultimi dieci anni il trend positivo si è fermato, la temperatura globale è anzi leggermente calata. Questo non significa che le temperature non ricominceranno a salire nei prossimi anni, potrebbe infatti trattarsi di una oscillazione temporanea ma questa oscillazione è sufficiente a porre un enorme punto interrogativo sulla relazione tra CO2 e temperatura del pianeta. La CO2 ci è stata presentata come la causa primaria dell&#8217;innalzamento della temperatura del pianeta e tutte le altre cause (in gergo si chiamano forzanti) sono ritenute secondarie. Se la CO2 è la causa principale, come si spiega il fatto che mentre la CO2 continua tranquillamente a salire le temperature scendono?</p>
<p style="text-align: left;">Non si spiega. Infatti dalle email &#8220;trafugate&#8221; dal CRU (di cui ho parlato in un articolo precedente) si evince come anche i più forti sostenitori (in pubblico) del riscaldamento da CO2 in realtà mostrano imbarazzo (in privato) perché non hanno una spiegazione per questo fenomeno e nei grafici che presentano (in pubblico) nascondono con vari artifici questo declino.</p>
<p style="text-align: left;">Ci sono ricerche che stanno dimostrando che l&#8217;influenza del sole sull&#8217;andamento del clima è molto maggiore di quanto pensavamo fino a pochi anni fa e probabilmente ci sono ancora un sacco di altri fattori di cui non abbiamo compreso l&#8217;importanza. Il clima è un sistema molto complesso, le semplificazioni mal gli si adattano.</p>
<p style="text-align: left;">La teoria che pone la CO2 al primo posto tra le cause del riscaldamento globale è una teoria in base alla quale sono state fatte previsioni dell&#8217;andamento delle temperature a 150 anni. Una previsione un po&#8217; ambiziosa in base alle conoscenza attuali e infatti già nei primi dieci anni la realtà si è discostata dalle previsioni. Ironicamente le temperature globali hanno iniziato a scendere proprio quando sono state pubblicate le previsioni più catastrofiche.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; difficile dire per quanto tempo continueremo a combattere la guerra contro il fantasma della CO2, ci sono moltissimi interessi economici in ballo a partire dal mercato dei carbon credits. Gli organismi come l&#8217;IPCC che più hanno sostenuto la tesi del riscaldamento da CO2 sono composti da esperti di nomina principalmente politica e sappiamo che forti interessi politici ed economici mal si combinano con una scienza libera e trasparente.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Fonti:</strong><br />
Il primo grafico viene da <a href="http://www.longrangeweather.com/">longrangeweather.com</a>.<br />
Il secondo l&#8217;ho preso da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:GlobalTemperaturesSince1991.png">wikipedia</a> ed è stato disegnato usando i seguenti dati:<br />
- temperature: <a href="http://hadobs.metoffice.com/hadcrut3/diagnostics/global/nh%2Bsh/monthly">dati</a> provenienti da <a href="http://hadobs.metoffice.com/hadcrut3/">Hadcrut3</a>, un set di dati creato anche dal CRU, i più forti sostenitori del riscaldamento da CO2, quindi una fonte insospettabile<br />
- CO2: dati forniti dalla <a href="http://www.esrl.noaa.gov/gmd/">NOAA</a></p>
<p style="text-align: left;">Una nota: è sempre bene verificare le fonti dei dati dei grafici climatici, le post-elaborazioni sui dati grezzi possono fare miracoli e trasformare dati normali in più o meno quello che si vuole. Ci sono degli interessantissimi esempi di riscaldamento globale che esiste solo nei grafici e non nei dati prima delle elaborazioni, ne parleremo più avanti.</p>
<p style="text-align: left;">
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