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	<title>Infoservi.it</title>
	
	<link>http://www.infoservi.it</link>
	<description>Movimento per la liberazione d' - Il blog di Alberto D'Ottavi &amp; friends su Innovazione Creatività Tecnologia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 14:53:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Twago: Il Futuro del Lavoro, Berlino e le Startup [Intervista video]</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Infoservi/~3/oyqkWZODfWU/7092</link>
		<comments>http://www.infoservi.it/twago-il-futuro-del-lavoro-berlino-e-le-startup-intervista-video/7092#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup Italy]]></category>
		<category><![CDATA[lavorare online]]></category>
		<category><![CDATA[trovare lavoro come freelance]]></category>
		<category><![CDATA[trovare lavoro come programmatori]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;We try to change the way of working&#8221;, afferma Gunnar Berning, founder e CEO di twago, proprio nell&#8217;ultimo bit del video. Anche perché, dice invece a 3:58, &#8220;Freelancing is the future of online work&#8221;. Tra le abitudini di lavoro attuali e quelle che si possono immaginare c&#8217;è ancora strada da fare: &#8220;This [i marketplace di lavoro online come Twago, ndr] is changing the whole way of how people are working&#8221;. E non solo online: &#8220;At the moment everybody is working in an office, with the same people, at the same ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7094" title="tetti-berlino-european-startup-capital" src="http://www.infoservi.it/public/2012/02/tetti-berlino-580x267.jpg" alt="Berlino-european-startup-capital" width="580" height="267" /></p>
<p><em>&#8220;We try to change the way of working&#8221;</em>, afferma <strong>Gunnar Berning</strong>, founder e CEO di <strong><a href="http://www.twago.it" target="_blank">twago</a></strong>, proprio nell&#8217;ultimo bit del video. Anche perché, dice invece a 3:58, <em>&#8220;Freelancing is the future of online work&#8221;</em>. Tra le abitudini di lavoro attuali e quelle che si possono immaginare c&#8217;è ancora strada da fare: <em>&#8220;This [i marketplace di lavoro online come Twago, ndr] is changing the whole way of how people are working&#8221;</em>. E non solo online: <em>&#8220;At the moment everybody is working in an office, with the same people, at the same company. This will dramatically change in the next 8, 10 years&#8221;</em>. Perché <em>&#8220;Now we have infrastructure, connectivity and tools, and people can be more flexible&#8221;</em>. Mi ricorda il finale di quel che dice Mårten Mickos in <a href="http://www.infoservi.it/le-stelle-di-calabresi-il-miliardo-di-mysql-e-laltro-ingrediente-per-litalia-la-fiducia/6863" target="_blank">questo video</a>: <em>&#8220;Offices are the heritage of last century industry. Today&#8217;s organizations are networks&#8221;</em>. In entrambi i casi, due esempi europei rilevanti di <em>vision</em> e capacità di <em>execution</em> - Per twago, vedi i dati in fondo all&#8217;articolo.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7096" title="twago-visita-silvia-foglia-alberto-dottavi-gunnar-berning" src="http://www.infoservi.it/public/2012/02/twago-visita-580x314.jpg" alt="twago-visita-silvia-foglia-alberto-dottavi-gunnar-berning" width="580" height="314" /></p>
<p>A Berlino, con Gunnar e <strong>Silvia Foglia</strong> che da lì è country manager per l&#8217;Italia, non abbiamo parlato solo di questo. Nell&#8217;intervista video qui sotto, infatti, trovate anche spunti su Berlino, le startup e come si muovono i finanziamenti lassù. <strong><span id="more-7092"></span></strong></p>
<p>La curiosità sul movimento delle startup in quella che è la riconosciuta nuova capitale Europea della creatività era forte. Creatività prima, richiamata da ogni dove anche dal basso costo degli alloggi, difficoltà di lavoro poi e startup ora. Qualità importante, secondo Berning, è l&#8217;ambiente internazionale che rende facile lavorare con persone di ogni Paese e gestire quindi diverse country da un ufficio centrale. Non è più necessario essere multinazionali con base a Parigi, come fino a pochi anni fa: da Berlino, oltre a twago, anche <strong><a href="http://www.12designer.com/it/" target="_blank">12Designer</a></strong>, <strong><a href="http://www.zalando.it/" target="_blank">Zalando</a></strong> e <strong><a href="http://www.wimdu.it/" target="_blank">Wimdu</a></strong> gestiscono l&#8217;Italia, per fare l&#8217;esempio delle sole startup che mi è capitato di incontrare direttamente &#8211; ma ce ne sono altre.</p>
<p>Questo è vero anche per le competenze, sottolinea Berning. twago è uno dei sistemi dove puoi trovare <em>&#8220;Il miglior esperto per il tuo problema&#8221;</em>, e non solo <em>&#8220;Il miglior esperto raggiungibile nella tua città&#8221;</em>. Altro fattore utile alle startup perché consente flessibilità, risparmio e buoni risultati.</p>
<p>E&#8217; facile avere accesso ai VC?<em> &#8220;Not easier or more difficult than everywhere else. At the end, you need to believe in the idea of the company, in the vision and in the market. And you need convincing numbers&#8221;</em>. Investitori che, abbiamo poi approfondito chiacchierando, sono indaffarati quanto le startup e a volte perdono le mail, com&#8217;è successo a un suo contatto da cui aspettava risposta importante. Per cui, startupper: se state discutendo con Berlino (ma non solo, aggiungerei), assicuratevi che si ricordino di voi.</p>
<p>twago ha preso i primi 500.000 euro da un finanziatore privato e ora è in discussione per il round. Nel frattempo parecchio si è mosso, tra cui l&#8217;apertura dell&#8217;ufficio di <strong><a href="http://www.earlybird.com/" target="_blank">Earlybird</a></strong>, che debutta con <a href="http://venturevillage.eu/ciaran-oleary-contributor-post1" target="_blank">un corrosivo post di uno dei partner</a>. Divertente e utile reality check: non bisogna mai farsi illusioni. Il Klondike di Zio Paperone esiste solo nei fumetti. Però forse anche troppo severo e <em>&#8220;Silicon Valley &#8211; centrico&#8221;</em>.</p>
<p>Insomma: ecco l&#8217;intervista. Sotto, i dati di twago come li ho ricevuti, aggiornati febbraio 2012.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/1Pewax5EyDk?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>twago in a snapshot:</p>
<blockquote><p>Nr. di esperti, cioè professionisti ai quali le aziende possono accedere per progetti di programmazione, design e servizi alle aziende come traduzioni, marketing, SEO e SEM (sarebbero quindi i fornitori):</p>
<ul>
<li>Italia: più di 6.000</li>
<li>Internazionale: più di 130.000 worldwide da 177 Paesi</li>
</ul>
<p>Nr. progetti, sia di nuovi clienti, che di clienti ricorrenti:</p>
<ul>
<li>Italia: più di 200 al mese</li>
<li>Intl. più di 900 al mese</li>
</ul>
<p>85% dei progetti vengono commissionati nel paese di pubblicazione, quindi clienti italiani scelgono prevalentemente fornitori italiani.</p>
<p>Nell’ultimo anno twago ha registrato una crescita costante su tutti i fronti, di circa del 20%. L’Italia rappresenta uno dei tre mercati principali.</p>
<p>E&#8217; live da pochi mesi un nuovo sistema di pagamento grazie al quale per tutti i progetti i clienti potranno pagare i fornitori con un sistema chiamato <em>safePay</em> – il “Deposito a Garanzia” di twago per pagamenti in sicurezza tra i clienti e i fornitori della piattaforma. Dopo aver pubblicato un progetto su Twago i clienti lo potranno assegnare al miglior fornitore. Ai fini di effettuare un pagamento sicuro e garantire risultati di qualità, viene richiesto ai clienti di depositare il pagamento del progetto su un conto fiduciario che agisce come una terza parte sicura ed imparziale. In questo modo, i fornitori sanno che il cliente ha già effettuato il pagamento e che saranno pagati quando il progetto sarà concluso. Una volta che il fornitore avrà completato il progetto con successo, il cliente potrà rilasciare il pagamento e il fornitore potrà ricevere il pagamento.</p>
<p>I pagamenti online rappresentano una delle principali preoccupazioni degli utenti che si affacciano al mondo del lavoro a distanza e online, dove la persona con la quale si collabora è spesso solo una persona “virtuale”. Grazie a safePay i clienti sapranno di pagare solo quando saranno soddisfatti del lavoro, ed i fornitori sanno che il denaro è già stato depositato prima di cominciare a lavorare.</p></blockquote>
<p>Sul tema pagamenti online ci sarà occasione di tornare. Intanto, si prepara un salto a Berlino per la Primavera. C&#8217;è qualche evento / occasione particolare da seguire?</p>
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		<title>Wired.it: 50 Persone Da Seguire Su Facebook. I’m Number 25! :)</title>
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		<comments>http://www.infoservi.it/wired-it-50-persone-da-seguire-su-facebook-im-number-25/7084#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 19:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[The Dot]]></category>

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		<description><![CDATA[
Grazie, Wired.it! Nell&#8217;articolo sulle 50 Persone Da Seguire Su Facebook compaio al numero 25. Un piacere, un onore e anche una responsabilità, che si aggiunge alla citazione tra i 50 Italiani Da Seguire Su Twitter. E&#8217; intrigante partecipare allo sviluppo della Rete in questo modo, e un riconoscimento del genere è uno sprone a fare sempre meglio. Di seguito, curiosità, l&#8217;immagine del mio profilo Facebook nei primi del 2008. 

Avevano ancora la pubblicità display!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://daily.wired.it/foto/2012/01/27/50-persone-facebook-18535.html"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7085" title="dottavi-wired-facebook-50-italiani-da-seguire" src="http://www.infoservi.it/public/2012/02/dottavi-wired-facebook-50-italiani-da-seguire-577x640.jpg" alt="dottavi-wired-facebook-50-italiani-da-seguire" width="577" height="640" /></a></p>
<p>Grazie, <strong>Wired.it!</strong> Nell&#8217;articolo sulle <strong><a href="http://daily.wired.it/foto/2012/01/27/50-persone-facebook-18535.html" target="_blank">50 Persone Da Seguire Su Facebook</a></strong> compaio al numero 25. Un piacere, un onore e anche una responsabilità, che si aggiunge alla citazione tra i <a href="http://www.infoservi.it/egoboost-per-wired-it-sono-tra-i-50-italiani-da-seguire/7002">50 Italiani Da Seguire Su Twitter</a>. E&#8217; intrigante partecipare allo sviluppo della Rete in questo modo, e un riconoscimento del genere è uno sprone a fare sempre meglio. Di seguito, curiosità, l&#8217;immagine del mio profilo Facebook nei primi del 2008. <span id="more-7084"></span></p>
<p><img class="aligncenter" title="Facebook-profilo-dottavi-2008" src="http://www.infoservi.it/public/2012/02/Facebook_1-580x368.jpg" alt="Facebook-profilo-dottavi-2008" width="580" height="368" /></p>
<p>Avevano ancora la pubblicità display!</p>
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		<item>
		<title>Ciao Splinder</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Infoservi/~3/iqqVKVqjObE/7077</link>
		<comments>http://www.infoservi.it/ciao-splinder/7077#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 23:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosphere]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[social networking]]></category>
		<category><![CDATA[splinder]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Popolare la Rete solitaria&#8221;, diceva Marco Palombi a quei tempi. E Splinder c&#8217;è davvero riuscito. La temperatura delle relazioni che sono nate nel primo grande blog network italiano si percepisce ancora forte dai commenti su Twitter riguardo la sua chiusura. Qualche esempio qui:
OMG é morto #Splinder. E io adesso come faccio? :&#8217;(
— Giulia Mastrandrea (@heyhereJuliette) January 30, 2012

@dottavi il mio blog e&#8217; nato nel 2004. Anche se negli ultimi l&#8217;avevo abbandonato, mancherà anche a me #splinder
&#8212; Ste Bell(@LaSte) January 30, 2012

@portobeseno è vero&#8230;. era tutto così intenso. Non mi è più capitato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7078" title="splinder-500" src="http://www.infoservi.it/public/2012/01/splinder-500-580x384.jpg" alt="splinder-500" width="580" height="384" /></p>
<p><em>&#8220;Popolare la Rete solitaria&#8221;</em>, diceva <a href="http://ocrampal.com/node/3" target="_blank">Marco Palombi</a> a quei tempi. E <strong><a href="http://www.splinder.com/" target="_blank">Splinder</a></strong> c&#8217;è davvero riuscito. La temperatura delle relazioni che sono nate nel primo grande blog network italiano si percepisce ancora forte dai <a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23splinder" target="_blank">commenti su Twitter</a> riguardo la sua chiusura. Qualche esempio qui:</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>OMG é morto <a href="https://twitter.com/search/%2523Splinder">#Splinder</a>. E io adesso come faccio? :&#8217;(</p>
<p>— Giulia Mastrandrea (@heyhereJuliette) <a href="https://twitter.com/heyhereJuliette/status/164126082725978113" data-datetime="2012-01-30T23:21:22+00:00">January 30, 2012</a></p></blockquote>
<p><span id="more-7077"></span></p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>@<a href="https://twitter.com/dottavi">dottavi</a> il mio blog e&#8217; nato nel 2004. Anche se negli ultimi l&#8217;avevo abbandonato, mancherà anche a me <a href="https://twitter.com/search/%2523splinder">#splinder</a></p>
<p>&mdash; Ste Bell(@LaSte) <a href="https://twitter.com/LaSte/status/164117765781860353" data-datetime="2012-01-30T22:48:19+00:00">January 30, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-in-reply-to="164066403580788736"><p>@<a href="https://twitter.com/portobeseno">portobeseno</a> è vero&#8230;. era tutto così intenso. Non mi è più capitato di scrivere cosi tanto e di incontrare cosi tante anime <a href="https://twitter.com/search/%2523splinder">#splinder</a></p>
<p>&mdash; Fabio Castronuovo (@fcastro72) <a href="https://twitter.com/fcastro72/status/164115942987669504" data-datetime="2012-01-30T22:41:04+00:00">January 30, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>&nbsp;</p>
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</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Infoservi/~4/iqqVKVqjObE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Le Stelle di Calabresi, Il Miliardo di MySQL e l’Altro Ingrediente per l’Italia: La Fiducia</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 17:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup Italy]]></category>
		<category><![CDATA[exit]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono questi due contributi che ho incontrato nelle ultime settimane che mi hanno colpito per la loro distanza e per la loro identità. Sono il libro di Mario Calabresi &#8220;Cosa tiene accese le stelle&#8221; e uno speech tenuto per l&#8217;Entrepreneurship Corner della Stanford University da Mårten Mickos, CEO di MySQL, azienda svedese che ha fatto una exit da un miliardo di dollari, intitolato &#8220;Believe in Something Bigger Than Yourself &#8220;. Avrete già capito quale sia il collegamento, e perché sia importante non solo per le startup ma per l&#8217;Italia in generale: la fiducia.
Se c&#8217;è un ingrediente di cui ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7027" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="mario-calabresi-Cosa-tiene-accese-le-stelle" src="http://www.infoservi.it/public/2012/01/Cosa-tiene-accese-le-stelle.jpeg" alt="mario-calabresi-Cosa-tiene-accese-le-stelle" width="194" height="271" />Ci sono questi due contributi che ho incontrato nelle ultime settimane che mi hanno colpito per la loro distanza e per la loro identità. Sono il libro di <strong>Mario Calabresi</strong> <em>&#8220;Cosa tiene accese le stelle&#8221;</em> e uno <em>speech</em> tenuto per l&#8217;Entrepreneurship Corner della Stanford University da <strong>Mårten Mickos</strong>, CEO di MySQL, azienda svedese che ha fatto una exit da un miliardo di dollari, intitolato <em>&#8220;Believe in Something Bigger Than Yourself &#8220;.</em> Avrete già capito quale sia il collegamento, e perché sia importante non solo per le startup ma per l&#8217;Italia in generale: <strong>la fiducia</strong>.</p>
<p>Se c&#8217;è un ingrediente di cui abbiamo bisogno forse è proprio questo, sopra a tutti gli altri. Credere che possa funzionare. Ne abbiamo bisogno tutti. E ultimamente i segnali positivi sono sempre più numerosi. Calabresi e Mickos, tra gli altri. Il primo è diventato direttore responsabile de La Stampa a 39 anni. Già un miracolo pensare di diventare direttori di un quotidiano nazionale, in Italia. Per di più a quell&#8217;età. Il secondo ha guidato una minuscola impresa open source, attraverso un mercato superblindato da grandissimi nomi e partendo dal freddo nord Europa, fino a una vendita negli USA da un miliardo di dollari. Un libro e un video da non perdere. Qui di seguito.</p>
<p><span id="more-6863"></span></p>
<p>Il libro di Calabresi si legge in un fiato ed è tutto interessante. E&#8217; fatto di piccoli contributi uno più piacevole dell&#8217;altro. Come la conversazione con De Rita, fondatore del Censis, che riflette sul bisogno di spazio &#8211; metaforicamente: <em>&#8220;De Rita reputa che oggi i giovani si sentano soli, orfani di spazi collettivi, di visioni comuni del futuro della nostra società&#8221;</em>, racconta a pagina 43. Eh, appunto. Ma nel libro poi raccoglie le formule di riscatto, le storie di quelli che ce l&#8217;hanno fatta. Come i fondatori di Grom, che in otto anni hanno costruito la più grande catena di gelaterie d&#8217;Europa. Motivati da qualcosa di diverso dal semplice guadagno: <em>&#8220;Ossessione eccellenza&#8221;</em>, c&#8217;è scritto su un muro della loro azienda. E ancora Loris Degioanni, che abbiamo <a href="http://www.italianidifrontiera.com/2011/11/05/ispirazione-maestri-e-idee-per-il-futuro-con-loris-degioanni-sul-palco-di-mind-the-bridge-2011/" target="_blank">incontrato recentemente</a>: <em>&#8220;Al di là della crisi, l&#8217;idea che poco o niente dipenda da noi è ciò che impedisce qualunque cambiamento. Dovremmo lavorare sul nostro modo di pensare, sulla nostra predisposizione all&#8217;avventura&#8221;</em>, commenta Loris. Eh. Appunto.</p>
<p>In tanti ce la stanno facendo, perché ci credono. Come dice Mickos nel video in fondo, un&#8217;ora da ascoltare tutta:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;L&#8217;Imprenditorialità è essenzialmente un sistema di credenze: Devi credere in qualcosa che è più grande di te, che è più grande del business che si sta tentando di affrontare, più grande di tutto. Bisogna credere di poter <em>costruire</em> qualcosa di assolutamente enorme per questo pianeta. Devi avere la convinzione che c&#8217;è qualcosa che puoi fare tu e nessun altro, e se lo fai il mondo sarà un posto migliore. Devi avere questa fiducia come parte della tua anima imprenditoriale.</em></p>
<p><em>È inoltre necessario credere in te stesso. Non hai bisogno di essere arrogante, particolarmente sfrontato o altro. Devi avere la convinzione fondamentale di essere utile, che si può fare la differenza. Perché se non credi in te stesso, chi dovrebbe farlo? Ed essere un imprenditore è convincere gli altri di cose che in realtà non hanno senso &#8211; fino a quando gli altri sono d&#8217;accordo con loro e acquistano senso per tutti.</em></p>
<p><em>E inoltre è necessario avere qualcuno che crede in te. Più di te&#8221;.</em></p></blockquote>
<p>Non mi sembra idealismo o retorica. Mi sembra una buona pratica. E soprattutto qualcosa che dovrebbe essere primo obiettivo per chi ha in qualche modo la responsabilità o il compito di guidare questo Paese.</p>
<div align="center"><object id="single" width="500" height="302" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="flashvars" value="config=http://ecorner.stanford.edu/embeded_config.xml%3Fmid%3D2809%26lang=en" /><param name="src" value="http://ecorner.stanford.edu/swf/player-ec.swf" /><embed id="single" width="500" height="302" type="application/x-shockwave-flash" src="http://ecorner.stanford.edu/swf/player-ec.swf" allowfullscreen="true" flashvars="config=http://ecorner.stanford.edu/embeded_config.xml%3Fmid%3D2809%26lang=en" /></object></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>PS</strong> Dedicato a Simona, che ci crede e ce la sta facendo. E a tutti quelli come lei </em></p>
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		<title>*99#</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Mobile]]></category>

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Mettendo a posto il computer ho ritrovato il vecchio file di testo che copio sotto. Le prime righe erano le istruzioni di configurazione per l&#8217;accesso Internet via GSM per quando, via infrarossi, navigavo dal Palm (versione IBM, ma è lo stesso), a sinistra, grazie al bellissimo Nokia 8810, a destra. La posta andava alla grande e per le mappe&#8230; bè ne avevo una di carta nello sciccoso porta-palmare di pelle. Nessuna nostalgia, anzi. Da chiedersi il perché dello stupore per tutte queste app mobile nell&#8217;era degli smartphone.
*99#
Usr: cell num
Psw: [...]
+cgdcont=1,&#8221;IP&#8221;,&#8221;UNI.TIM.IT&#8221;,&#8221;0.0.0.0&#8243;,0,0;
Disattivare tutte ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft size-full wp-image-7061" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Palm - IBM Workpad C3" src="http://www.infoservi.it/public/2012/01/IMG_0525.jpg" alt="Palm - IBM Workpad C3" width="250" height="375" /><img class="alignleft size-full wp-image-7062" title="GSM phones Nokia 8810" src="http://www.infoservi.it/public/2012/01/phones__Nokia_8810.jpeg" alt="GSM phones Nokia 8810" width="232" height="369" /></div>
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<p>Mettendo a posto il computer ho ritrovato il vecchio file di testo che copio sotto. Le prime righe erano le istruzioni di configurazione per l&#8217;accesso Internet via GSM per quando, via infrarossi, navigavo dal Palm (versione IBM, ma è lo stesso), a sinistra, grazie al bellissimo Nokia 8810, a destra. La posta andava alla grande e per le mappe&#8230; bè ne avevo una di carta nello sciccoso porta-palmare di pelle. Nessuna nostalgia, anzi. Da chiedersi il perché dello stupore per tutte queste app mobile nell&#8217;era degli smartphone.</p>
<blockquote><p>*99#<br />
Usr: cell num<br />
Psw: [...]<br />
+cgdcont=1,&#8221;IP&#8221;,&#8221;UNI.TIM.IT&#8221;,&#8221;0.0.0.0&#8243;,0,0;</p>
<p>Disattivare tutte le segreterie: ##002#invio<br />
Disattivare la segr incondizionata ##21#invio<br />
67: dis segr cond terminale occupato<br />
61: terminale che non risponde<br />
62: terminale non raggiungibile</p>
<p>attivare losai: tel 4920</p>
<p>Codice IBOX: 8235201<br />
Disattivare: SMS al 49000: IBOX OFF</p>
<p>Password GPRS: SMS al 49000: UNI</p>
<p>800619619 &#8211; help line normale<br />
800846900 &#8211; 1 &#8211; help line disperati</p></blockquote>
<p><strong>PS</strong> Mi diverte quest&#8217;ultima riga, chissà cosa volevo dire.</p>
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</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Infoservi/~4/8AqK190rLjg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Creative Morning su News Design e La Più Bella Infografica Di Sempre: Del 1869</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Books and History]]></category>
		<category><![CDATA[Data and Analysis]]></category>
		<category><![CDATA[Experience and Interface]]></category>
		<category><![CDATA[francesco franchi]]></category>
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		<category><![CDATA[news design]]></category>
		<category><![CDATA[sole 24 ore]]></category>
		<category><![CDATA[visual data]]></category>
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		<description><![CDATA[
Stamattina a The Hub Milano per un appuntamento della serie Creative Mornings. Il tema questa volta è information design e l&#8217;incontro è con Francesco Franchi, che avevamo già incontrato per la newspaper map e che oggi è il chief designer di IL, magazine del Sole 24 Ore. Francesco sta raccontando come il cambiamento in redazione abbia riguardato non tanto la grafica quanto processi e organizzazione, struttura del giornale e modo di raccontare. Per arrivare a reinventare tutta la linea editoriale del magazine, da un generico lifestyle a una nuova focalizzazione: &#8220;L&#8217;attualità è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.infoservi.it/public/2012/01/napolean.march_.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7017" title="Charles Minnard’s 1869 diagram of Napolean’s March to Russia" src="http://www.infoservi.it/public/2012/01/napolean.march_-580x276.png" alt="Charles Minnard’s 1869 diagram of Napolean’s March to Russia" width="580" height="276" /></a></p>
<p>Stamattina a <em>The Hub Milano</em> per un appuntamento della serie <a href="http://www.creativemornings.com/" target="_blank">Creative Mornings</a>. Il tema questa volta è <em>information design</em> e l&#8217;incontro è con <strong>Francesco Franchi</strong>, che avevamo già incontrato per la <a href="http://www.infoservi.it/newspaper-design-la-mappa/2577" target="_blank">newspaper map</a> e che oggi è il <em>chief designer</em> di <strong>IL</strong>, magazine del Sole 24 Ore. Francesco sta raccontando come il cambiamento in redazione abbia riguardato non tanto la grafica quanto processi e organizzazione, struttura del giornale e modo di raccontare. Per arrivare a reinventare tutta la linea editoriale del magazine, da un generico <em>lifestyle</em> a una nuova focalizzazione: <em>&#8220;L&#8217;attualità è il nuovo lifestyle&#8221;</em>.  Mi ricorda il <a href="http://www.infoservi.it/come-twitter-e-i-designer-salveranno-i-giornali-online/1928" target="_blank">contributo di Jacek Utko al TED</a> di qualche anno fa: <strong>ridisegnare vuol dire ripensare</strong>. E, sia per i magazine di cui si è occupato Utko sia per Franchi e IL, il risultato è un aumento delle vendite.</p>
<p>Sotto-trend di questa analisi possono essere il <em>data journalism</em> e le infografiche - <a href="http://www.infoservi.it/tag/visual-data">qui</a> ci si è passati spesso. E tu guarda cosa <a href="http://analytics.blogspot.com/2011/12/sankey-diagrams-and-flow-over-hundred.html">pubblica</a> il blog di Google Analytics: un&#8217;infografica, quella sopra, che ha la bellezza di 140 anni. E le altre sulla pagina Wikipedia di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Joseph_Minard" target="_blank">Charles Joseph Minard</a></strong> non sono da meno &#8211; per esempio, vedi oltre la &#8220;<em>Carte figurative et approximative des quantités de viandes de boucherie envoyées sur pied par les départements et consommateurs à Paris&#8221;</em>. Accidenti, è una rappresentazione grafica dei consumi di carne nella Francia del 1858! <span id="more-7016"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7018" title="Minard-carte-viande-1858" src="http://www.infoservi.it/public/2012/01/Minard-carte-viande-1858-580x580.png" alt="Minard-carte-viande-1858" width="580" height="580" /></p>
<p>L&#8217;Istat, dopo la buriana del Censimento, dovrebbe farci un pensierino: chissà che nei loro archivi non ci sia qualche chicca sulla nostra storia. Tornando invece all&#8217;immagine di apertura sulla Campagna di Napoleone in Russia, si legge così:</p>
<blockquote><p><em>The graph displays several variables in a single two-dimensional image:</em></p>
<ul>
<li><em>the size of the army &#8211; providing a strong visual representation of human suffering, e.g. the sudden decrease of the army&#8217;s size at the crossing of the Berezina river on the retreat;</em></li>
<li><em>the geographical co-ordinates, latitude and longitude, of the army as it moved;</em></li>
<li><em>the direction that the army was traveling, both in advance and in retreat, showing where units split off and rejoined;</em></li>
<li><em>the location of the army with respect to certain dates; and</em></li>
<li><em>the weather temperature along the path of the retreat, in another strong visualisation of events (during the retreat &#8220;one of the worst winters in recent memory set in&#8221;).</em></li>
</ul>
</blockquote>
<p>Non male no? E dovreste vedere i <strong><a href="http://www.sankey-diagrams.com/" target="_blank">Sankey Diagrams</a></strong>!</p>
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		<title>Do You Know Why? A Must Watch Video For Startups (And Everyone)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Methodology]]></category>
		<category><![CDATA[how to do a terrific presentation]]></category>
		<category><![CDATA[inspiration]]></category>
		<category><![CDATA[inspiring mentor]]></category>
		<category><![CDATA[speech]]></category>
		<category><![CDATA[talk]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;People don&#8217;t buy what you do, they buy why you do it&#8221;. Suona sciocco? Ascoltate questo video di Simon Sinek, &#8220;How great leaders inspire action&#8221;, e cambierete idea. Anzi, cambierete completamente il vostro modo di pensare, di concepire progetti e di presentarli. Perché cio che conta non è tanto cosa fate, né il come. E&#8217; il perché.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;People don&#8217;t buy <strong>what</strong> you do, they buy <strong>why</strong> you do it&#8221;.</em> Suona sciocco? Ascoltate questo video di Simon Sinek, <em><strong>&#8220;How great leaders inspire action&#8221;</strong></em>, e cambierete idea. Anzi, cambierete completamente il vostro modo di pensare, di concepire progetti e di presentarli. Perché cio che conta non è tanto <strong>cosa</strong> fate, né il <strong>come</strong>. E&#8217; il <strong>perché</strong>.</p>
<p><object width="526" height="374" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="bgColor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2009X/Blank/SimonSinek_2009X-320k.mp4&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/SimonSinek-2009X.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=512&amp;vh=288&amp;ap=0&amp;ti=848&amp;lang=&amp;introDuration=15330&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=830&amp;adKeys=talk=simon_sinek_how_great_leaders_inspire_action;year=2009;theme=unconventional_explanations;theme=not_business_as_usual;event=TEDxPuget+Sound+;tag=Business;tag=bullseye;tag=entrepreneur;tag=leadership;tag=sales;tag=selling;tag=success;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><param name="src" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" /><param name="pluginspace" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed width="526" height="374" type="application/x-shockwave-flash" src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" wmode="transparent" bgColor="#ffffff" flashvars="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2009X/Blank/SimonSinek_2009X-320k.mp4&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/SimonSinek-2009X.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=512&amp;vh=288&amp;ap=0&amp;ti=848&amp;lang=&amp;introDuration=15330&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=830&amp;adKeys=talk=simon_sinek_how_great_leaders_inspire_action;year=2009;theme=unconventional_explanations;theme=not_business_as_usual;event=TEDxPuget+Sound+;tag=Business;tag=bullseye;tag=entrepreneur;tag=leadership;tag=sales;tag=selling;tag=success;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" pluginspace="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" /></object></p>
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		<title>Another Point Against #SOPA From The History Of Blogging</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 07:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosphere]]></category>
		<category><![CDATA[#stopsopa]]></category>
		<category><![CDATA[free internet]]></category>
		<category><![CDATA[freedom of speech]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una bella discussione su Twitter che ci ricorda, quale ennesimo spunto, il valore dell&#8217;Open Web e perché opporsi a SOPA: #blog2012. Ancora più interessante, però, la testimonianza che raccolgo qua. Attualissima. Da notare la data, in fondo [evidenze mie]:
Nel 1998 c&#8217;erano solo pochi siti del tipo ora identificato come “weblog” (termine coniato nel dicembre 1997). All&#8217;inizio del 1999 una pagina ne elencava solo 23. Poi, improvvisamente, sorse una comunità. Sempre più persone iniziano a pubblicare il loro blog personale.
I blog originali erano una miscela mai vista prima di link, commenti, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una bella discussione su Twitter che ci ricorda, quale ennesimo spunto, il valore dell&#8217;<em>Open Web</em> e perché opporsi a SOPA: <a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23blog2012" target="_blank">#blog2012</a>. Ancora più interessante, però, la testimonianza che raccolgo qua. Attualissima. Da notare la data, in fondo [evidenze mie]:</p>
<blockquote><p>Nel 1998 c&#8217;erano solo pochi siti del tipo ora identificato come “weblog” (termine coniato nel dicembre 1997). All&#8217;inizio del 1999 una pagina ne elencava solo 23. Poi, improvvisamente, sorse una comunità. Sempre più persone iniziano a pubblicare il loro blog personale.<span id="more-7031"></span></p>
<p>I blog originali erano una miscela mai vista prima di link, commenti, pensieri personali e approfondimenti ragionati. Gli “editori del weblog” <em>[nota: non era ancora stato coniato il termine “blogger”, ndr]</em> presentano link poco conosciuti presi da qualsiasi angolo del web o articoli di notizie attuali che ritengono degni di nota. Tali collegamenti sono quasi sempre accompagnati da un commento del redattore.</p>
<p>Evidenziando articoli che possono essere trascurati da altri, cercando fonti meno note, fornendo punti di vista alternativi e commenti ragionati, gli “editori di weblog” partecipano alla diffusione e interpretazione delle notizie, che altrimenti riceveremmo passivamente. I loro commenti indipendenti ci ricordano di mettere in discussione gli interessi delle nostre fonti di informazione e le competenze dei singoli giornalisti, che pubblicano notizie su argomenti che potrebbero non capire appieno.</p>
<p><strong>Scrivendo poche righe ogni giorno, i “redattori di weblog” iniziano a ridefinire i media come come uno sforzo pubblico e partecipativo.</strong></p>
<p>La promessa del web era che tutti potessero pubblicare. Che migliaia di voci avrebbero potuto fiorire, comunicare, connettersi. La verità è che solo chi sapeva come scrivere il codice di una pagina web avrebbe potuto far sentire la sua voce.</p>
<p>Le piattaforme come Blogger e le altre hanno dato alle persone con poca o nessuna conoscenza di HTML la possibilità di pubblicare sul web: a pontificare, ricordare, sognare e discutere in pubblico: è facile come inviare un messaggio.</p>
<p>Nel settembre del 2000 ci sono migliaia di weblog: su argomenti specifici, con punti di vista alternativi, che commentano la vita quotidiana come riflesso dai media tradizionali. O come forma abbreviata di riviste, che presentano link alle cose più strane, o ancora quaderni di idee libere. I più tradizionali svolgono un prezioso servizio di filtro per una valutazione più critica delle informazioni disponibili sul web. Quelli più “free-style” sono auto-espressione.</p>
<p><strong>Ognuno è evidenza di un cambiamento sconcertante: da un&#8217;età di informazioni controllate dalle autorità costituite a un&#8217;opportunità senza precedenti per l&#8217;espressione individuale su scala mondiale. Ogni tipo di weblog offre nuove possibilità a ogni individuo, su molti livelli.</strong></p>
<p>Siamo travolti da un diluvio di dati. Se non preserviamo tempo e spazi in cui riflettere, ci rimarranno solo le nostre reazioni.</p>
<p>Credo fermamente nel potere dei weblog di trasformare sia scrittori sia lettori da “pubblico” a “partecipanti” e da “consumatori” a “creatori”.</p>
<p>I Weblog non sono una panacea per gli effetti invalidanti di una cultura satura di media, ma credo siano un antidoto.</p></blockquote>
<p>Dal blog di Rebecca Blood, <em>&#8220;<a href="http://www.rebeccablood.net/essays/weblog_history.html" target="_blank">Weblogs: a history and perspective</a>&#8220;</em>, <strong>7 settembre 2000</strong>.</p>
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		<title>Stop SOPA And PIPA – A Video Tells It All</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politics and Economy]]></category>
		<category><![CDATA[freedom of speech]]></category>

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		<description><![CDATA[Le voci contro il titolato Stop Online Piracy Act - che trovate in integrale sulla Library Of Congress degli Stati Uniti &#8211; e il correlato Protect IP Act si levano sempre più forti. Tra queste da segnalare senz&#8217;altro quella di Joi Ito, che conosciamo bene dai tempi in cui era CEO di Creative Commons (ne ho parlato spessissimo su queste pagine, essendo stato io sostenitore ufficiale del network CC per qualche anno) e ora direttore del MIT Media Lab. I due atti, afferma Ito, &#8220;Cercano di minimizzare la diffusione di materiale protetto da copyright prendendo di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le voci contro il titolato <strong>Stop Online Piracy Act</strong> - che trovate <a href="http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/z?c112:H.R.3261:" target="_blank">in integrale</a> sulla Library Of Congress degli Stati Uniti &#8211; e il correlato <strong>Protect IP Act</strong> si levano sempre più forti. Tra queste da segnalare senz&#8217;altro quella di <strong>Joi Ito</strong>, che conosciamo bene dai tempi in cui era CEO di Creative Commons (ne ho parlato spessissimo su queste pagine, essendo stato io <a href="http://www.infoservi.it/cc-creative-commons/3592" target="_blank">sostenitore</a> ufficiale del network CC per qualche anno) e ora direttore del MIT Media Lab. I due atti, <a href="http://joi.ito.com/weblog/2012/01/15/why-we-need-to.html" target="_blank">afferma Ito</a>, <em>&#8220;Cercano di minimizzare la diffusione di materiale protetto da copyright prendendo di mira siti che promuovono e permettono la condivisione di materiale protetto da copyright, come The Pirate Bay. Ma anche se questo obiettivo può essere lodevole&#8221;</em> &#8211; continua &#8211; <em>&#8220;imprenditori,giuristi e attivisti per la libertà di parola sono preoccupati per le conseguenze di questi disegni di legge per l&#8217;architettura di Internet&#8221;</em>. E conclude con una posizione ufficiale: <em>&#8220;Presso il MIT Media Lab condividiamo queste preoccupazioni e ci opponiamo a SOPA e PIPA in quanto minacce per l&#8217;innovazione su Internet&#8221;.</em></p>
<p>Non sono parole da poco. Ito è persona di non poco peso, e non è solo. <span id="more-7022"></span>Tra i tanti ad aver preso posizione come lui segnalo il <a href="http://wordpress.org/news/2012/01/help-stop-sopa-pipa/" target="_blank">post sul blog ufficiale di WordPress.org</a>, il sistema di pubblicazione open source (e quindi, tra l&#8217;altro, gratis) che consente a chiunque di aprire un proprio sito sul Web in cinque minuti. Una libertà, quella di espressione in ambiente aperto, a cui non rinuncerei per nulla al mondo. E quindi da difendere. Qui sotto un video che racconta i dettagli dei due atti da fermare.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/31100268?byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="580" height="325"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/31100268">PROTECT IP / SOPA Breaks The Internet</a> from <a href="http://vimeo.com/fightforthefuture">Fight for the Future</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>CES2012: The Future Of Multitouch</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 22:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Experience and Interface]]></category>
		<category><![CDATA[CES]]></category>
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		<description><![CDATA[Certo che è cambiato davvero tutto da questo post del 2006: Le Mani Sul Video. Ora il Multitouch è gesto comune. Però pensa cosa sarebbe interagire come si fa con l&#8217;iPhone ma su uno schermo grande come una parete &#8211; o quasi, già 84 pollici non è male, no? E&#8217; quel che si vede nel video sotto, con fior fiore di nuove applicazioni.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che è cambiato davvero tutto da questo post del 2006: <a href="http://www.infoservi.it/le-mani-sul-video/69">Le Mani Sul Video</a>. Ora il Multitouch è gesto comune. Però pensa cosa sarebbe interagire come si fa con l&#8217;iPhone ma su uno schermo grande come una parete &#8211; o quasi, già 84 pollici non è male, no? E&#8217; quel che si vede nel video sotto, con fior fiore di nuove applicazioni.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/tmaHs_UsVAY?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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