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	<title>Francesco Gavello - Blog Marketing Tips, Web &amp; Blogosfera</title>
	
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		<title>Vuoi Essere un Buon Blogger? Hem, C.R.E.P.A.</title>
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		<comments>http://francescogavello.it/crepa#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 03:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging Tips]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Diciamoci la verità: gestire un blog non è difficile.
Non è difficile scegliere un tema, scrivere un articolo, rispondere ai commenti.
Il difficile è farlo sul lungo periodo.
Mantenendo salda la rotta e leggero il cuore.
Rimanendo utili per chi legge e migliorando giorno dopo giorno.
Quindi, sia che tu gestisca un blog &#8220;semplicemente&#8221; per ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/crepa">Vuoi Essere un Buon Blogger? Hem, C.R.E.P.A.</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/scrivere-blog-efficace.jpg"><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/scrivere-blog-efficace.jpg" alt="Come scrivere blog efficace" title="scrivere-blog-efficace" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-27025" /></a></p>
<p>Diciamoci la verità: gestire un blog non è difficile.<br />
Non è difficile scegliere un tema, scrivere un articolo, rispondere ai commenti.</p>
<p><strong>Il difficile è farlo sul lungo periodo.</strong><br />
Mantenendo salda la rotta e leggero il cuore.<br />
Rimanendo utili per chi legge e migliorando giorno dopo giorno.</p>
<p>Quindi, sia che tu gestisca un blog &#8220;semplicemente&#8221; per hobby o sia dietro le quinte di un blog aziendale più o meno frequentato, ecco perché dovresti ricordarti del &#8230;C.R.E.P.A.</p>
<p><em>Nessun riferimento al Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbrutiti.</em> <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Concludi</h2>
<p>Uno dei principali problemi legati alla gestione di un blog sul lungo periodo è concludere effettivamente ciò che si è iniziato.</p>
<p>Conosco blogger (io stesso sono uno di quelli) che tacitamente apprezzano l&#8217;avere una vastissima quantità di bozze pronte da utilizzare in ogni necessità. Il fatto è che se non trovi la forza di arrivare almeno al fondo di una di esse, tutto ciò per i tuoi lettori sarà assolutamente invisibile.</p>
<p>Concludi il tuo articolo. <a href="http://francescogavello.it/pianificare-gestione-blog">Scrivendo di getto, in flusso di coscienza</a>, se necessario. Non porti limiti in questa prima fase e arriva, semplicemente, al fondo.</p>
<h2>Rileggi</h2>
<p>A questo punto, rileggi. Meglio se <a href="http://francescogavello.it/la-regola-delle-24">lasciando passare qualche ora</a> dalla prima stesura. Ti sarà molto più facile accorgerti di refusi, passaggi troppo complessi o meritevoli di ulteriore espansione.</p>
<p>Sarà molto più facile valutare anche la reale bontà del contenuto che stai per andare a proporre ai tuoi lettori. Se così non fosse&#8230;</p>
<h2>Elimina</h2>
<p>Un piccolo mantra che spesso recito dice <em>&#8220;C&#8217;è sempre modo di dirlo in meno parole&#8221;.</em></p>
<p>Considera il tuo lettore per quello che realmente è: impegnato, distratto e sottoposto a tantissime fonti diverse contemporaneamente. Non sperare di dirgli tutto. <a href="http://francescogavello.it/scrivere-meno-comunicare-meglio-logica-segnale-stradale">Cerca di dirgli solo ciò che per te è importante</a>, possibilmente con meno parole possibili.</p>
<h2>Pubblica</h2>
<p>Quindi, pubblica. Con &#8220;Pubblica&#8221; intendo l&#8217;intero processo che ogni articolo si porta dietro per essere degno di comparire tra le nostre pagine.</p>
<p>Nel mio caso, si tratta di andare alla ricerca di una buona foto, di impostare categorie e tag, di compilare i meta dati (principalmente meta-descrizione e sottotitolo). Solo a questo punto ha senso, per quella che è la mia esperienza, dirigere la propria attenzione verso aspetti così importanti per un articolo, ma insieme non così vitali quanto il contenuto stesso.</p>
<h2>Amplifica</h2>
<p>Non fraintendiamo.</p>
<p>L&#8217;idea principale dell&#8217;avere un blog è quella di essere letti, giusto? Arrivati a questo punto è fondamentale amplificare il tuo messaggio dandovi <a href="http://francescogavello.it/6-servizi-automatizzare-social-media">giusta risonanza</a> attraverso i canali più opportuni. Può bastare talvolta <a href="http://francescogavello.it/ricerca-avanzata-hootsuite">un semplice tweet</a> contenente un paio di menzioni mirate, o la pubblicazione sul tuo profilo Facebook o pagina fan citando ulteriori fonti.</p>
<p>Un articolo è efficace solo se viene effettivamente letto: capire come amplificare la sua portata una volta uscito dalla bozza è la chiave per bloggare a lungo e con soddisfazione.</p>
<p>Insomma, C.R.E.P.A. Concludi, Rileggi, Elimina, Pubblica, Amplifica.<br />
Dopotutto è semplice, no? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
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		<item>
		<title>Mamme Blogger: Partecipazione, Espressione di sé e Guadagno tra il Web e la Vita Reale</title>
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		<comments>http://francescogavello.it/mamme-blogger-partecipazione-espressione-guadagno#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 03:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging Tips]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Quello che stai per leggere è uno degli articoli più estesi mai pubblicati su queste pagine. È opera di Elena Bottari di Psicomamme.it, mamma blogger che oggi ci presenta uno spaccato di questa (ha senso chiamarla ancora tale?) nicchia. Non farti intimidire: scorre bene ed è molto, molto interessante. Complimenti ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/mamme-blogger-partecipazione-espressione-guadagno">Mamme Blogger: Partecipazione, Espressione di sé e Guadagno tra il Web e la Vita Reale</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/mamme-blogger-identita-rete.jpg" alt="Studio e intervista mamme blogger 2013" title="mamme-blogger-identita-rete" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-27004" /></p>
<p><em>Quello che stai per leggere è uno degli articoli più estesi mai pubblicati su queste pagine. È opera di Elena Bottari di <a href="http://psicomamme.it/">Psicomamme.it</a>, mamma blogger che oggi ci presenta uno spaccato di questa (ha senso chiamarla ancora tale?) nicchia. Non farti intimidire: scorre bene ed è molto, molto interessante. Complimenti Elena.</em></p>
<p>Per capire meglio il mondo delle mamme blogger, conosciuto in modo empirico grazie all’esperienza di Psicomamme.it, ho navigato un po’ e ho deciso di iniziare da <a href="http://www.panzallaria.com/2010/03/25/di-marketing-mamme-blogger-e-carne-da-macello/">una discussione critica e proficua</a> in cui mi sono imbattuta sul blog Panzallaria.</p>
<p>Come funziona nei giochi e nel web, da un livello all’altro, da un link all’altro, ho scalato il mio monte Fato. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Insomma ho cercato la mia via all’universo della comunicazione digitale mammesca in Italia. Seguendo il filo logico di Panzallaria sono approdata su <a href="http://www.mestierediscrivere.com/articolo/Tesi">Il mestiere di scrivere</a>, dove ho trovato la frase secondo me più potente.</p>
<blockquote><p>Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.</p></blockquote>
<p>E ho capito meglio a cosa Panzallaria si riferisse: il pericolo, per i blog in generale, e <a href="http://www.blogcliclavoro.it/2011/09/il-fenomeno-delle-bloggermom-italiane/">per i blog di mamme in particolare</a>, è di fare da testa di ariete, <a href="http://www.lissimattia.com/2010/12/06/sm/social-media-analysis-statistiche-su-brand-e-mamme-online/efficace">emotivamente e comunicativamente</a>, per la comunicazione aziendale tout court (fredda, magniloquente, in malafede come sempre), con l’aggravante di neutralizzare l’indipendenza di pensiero espressa e l’efficacia delle prese di posizione.</p>
<p>Il manifesto prosegue così:</p>
<blockquote><p>Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.<br />
Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista. Le aziende che cercano di &#8220;posizionarsi&#8221; devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.</p></blockquote>
<p>E mi viene spontaneo applaudire!</p>
<p>Ecco spiegato, in poche semplici, spietate parole, tutto il vecchiume che le aziende si portano dietro, in Italia in modo particolare. Soprattutto perché:</p>
<blockquote><p>Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.<br />
Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.<br />
Ma prima, devono appartenere a una comunità. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.<br />
Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.</p></blockquote>
<p>Il Cluetrain Manifesto è del 2000 e mi dispiace dire che le aziende italiane non hanno fatto molti  progressi da allora. Il post di Francesca Sanzo (in arte Panzallaria), che dice:</p>
<blockquote><p>Sempre più aziende tentano di contattare le mamme blogger, direttamente o indirettamente, per coinvolgerle in progetti gratuiti che hanno l’unico vantaggio di studiare il mercato e farle arricchire. Sempre più professionisti del marketing pensano di aver trovato nella blogomammasfera la Mecca, la San Marino dell’economia digitale.</p></blockquote>
<p>è del 25 marzo 2010. Cosa è cambiato da allora?<br />
L’articolo prosegue così:</p>
<blockquote><p>Non mi piace quando si nobilita un’operazione di marketing con motivazioni “alte”. L’ho sempre detto, è giunto il momento di dirlo pubblicamente (e non sono l’unica) ma partecipare a progetti di viral e buzz marketing, scrivere post, riprogettare siti per aziende che la maggior parte delle persone boicotta perché mandano il latte in polvere nel Terzo Mondo, disincentivando l’allattamento al seno, non significa (ed è un mio parere) cambiare il modo di comportarsi delle aziende.<br />
Significa partecipare a progetti di marketing in cui, per la maggior parte delle volte, verrete trattate solo come target da spolpare e ripagare con una fornitura di pannoloni a vita.</p></blockquote>
<p>Viaggiando di link in link, sono approdata sul blog di Loredana Lipperini, <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/">autrice di Lipperatura</a>, voce e mente di Radio tre e di Se non ora quando oltre che scrittrice (<em>&#8220;Di nuovo dalla parte delle bambine&#8221;</em>, <em>&#8220;Di mamma ce c’è più d’una&#8221;</em>, <em>&#8220;L’ho uccisa perché l’amavo. Falso!&#8221;</em>), dove ho trovato un articolo che mi ha chiarito sentimenti confusi che mi avevano sorpreso riguardo alle mamme a Sanremo. Mi aspettavo qualcosa di originale, un punto di vista loro, inedito, e invece mi hanno dato l’impressione di confermare luoghi comuni.</p>
<blockquote><p>Allora, vogliamo, prima o poi, discutere di come gli sponsor hanno intuito, divorato e reso in gran parte innocuo un fenomeno importante come quello del mommyblogging oppure facciamo finta di niente? Le mamme che scrivono sui blog sono in numero impressionante. Sono la maggioranza dei blogger adulti, e non solo in Italia. Sono, potenzialmente, una forza in grado di esercitare pressioni non indifferenti. La mia sensazione è che in buona parte stiano divenendo veicolo pubblicitario, più o meno consapevole, più o meno convinto di poter cambiare le cose nella valutazione di un prodotto. Ma è sufficiente ottenere un passeggino modificato secondo i propri suggerimenti per offrirsi come strumento di marketing? La scelta è legittima, naturalmente: ma credo che un paio di riflessioni in merito farebbero comodo: sia pure tenendo conto delle inevitabili generalizzazioni. </p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/16/">Lipperatura</a>.</p>
<p><a href="http://www.pubblimatica.com/redazione/le-donne-si-fidano-di-piu-dei-blog-unarma-di-marketing-da-sfruttare/">Articoli come questi</a> sembrano confermare le sue parole: </p>
<blockquote><p>Tutto questo, se ben studiato, può essere un’ottima arma di web marketing. Pensate a una campagna diretta al pubblico femminile, un prodotto innovativo per la casa, un detersivo. Pensate a come strutturarle attraverso una serie di blog che ne parlano contemporaneamente, o a distanza di poco tempo. Risultato garantito e minimo investimento.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.etnografiadigitale.it/2011/02/antropologia-e-web-marketing-le-rappresentazioni-culturali-delle-mamme-2-0-consumo-identita-e-resistenza/">Dalla ricerca di Etnografia digitale</a> intitolata <em>“Antropologia e web marketing. Le rappresentazioni culturali delle Mamme 2.0: consumo, identità e resistenza”</em> ecco il ritratto delle Mamme2.0. La ricerca è del 2011, ad opera di Alex Giordano, Alessandro Caliandro (tra l’altro autore del romanzo “I deragliati”) e Giovanna Montera.</p>
<blockquote><p>È d&#8217;uopo precisare che il concetto di Mamma 2.0 è direttamente mutuato dalla categoria socio demografica di “Millennial Mom”. Secondo le agenzie e che hanno codificato tale categoria socio-demografica, le“Millennial Mom” sono, sostanzialmente, quelle donne nate tra il 1977 e il 1996, che: a) si trovano attualmente a crescere e ad allevare dei figli; b) mostrano una particolare confidenza con le nuove tecnologie della comunicazione; c) hanno saputo integrare efficacemente le nuove tecnologie della comunicazione nella loro vita quotidiana.
</p></blockquote>
<blockquote><p>Uno studio effettuato da, condotto su un campione di 600 mamme statunitensi al di sopra dei 18 anni ed implementato attraverso una survey online, restituisce un ritratto delle Mamme 2.0 in quanto mamme. Infatti, ben l&#8217;52% delle comunicazioni di queste donne non avviene faccia a faccia ma bensì per via “mediata”, cioè tramite telefono, sms, Facebook e mail. Il 51% delle comunicazioni avviene poi via telefono e Facebook (rispettivamente il 30% e il 21%). Sempre secondo la ricerca queste mamme controllano l&#8217;80% delle spese famigliari, che dedicano per il 39%agli acquisti per i propri figli e per il 33%alle spese della famiglia complessivamente intesa.</p></blockquote>
<p>Un bacino appetibile che però merita di trovare risposte ai propri bisogni veri, piuttosto che esche esclusivamente commerciali.</p>
<p>Navigando mi imbatto talvolta in tweet che annunciano carrellate sui papà più sexy o in simili temi da gossip che nulla aggiungono alle riviste da rotocalco e mi chiedo: Perché? Si può obiettare Perché no?</p>
<p> Ecco, se non fossimo così arretrati sul piano della parità e del rispetto, sarei d’accordo anch’io. Ma, così come non apprezzo la fissa del “sexy” applicata alle donne, non mi piace nemmeno imposta ai papà. Già si parla poco di paternità, molti uomini hanno un giorno solo (o nessuno) di congedo per la nascita del proprio figlio e fa un po’ rabbia che finiscano sotto i riflettori solo per la loro appetibilità sessuale. </p>
<p>Ecco, vorrei quindi discutere, non fare soliloqui <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  su questo argomento cruciale. Perché se è vero che i blog di mamme hanno avuto un peso nella rielezione di Obama, se è vero che <a href="http://www.agendageek.it/le-mamme-blogger-in-una-infografica/">le donne americane</a> riescono a fare lobby, positivamente, cosa accade in Italia?</p>
<p>Gli sponsor hanno <em>intuito, divorato e reso innocuo questo fenomeno</em> (Loredana Lipperini), potenzialmente cruciale per il progredire della  situazione di arretratezza che le donne continuano ad avere in Italia, in termini di <a href="http://www.edelman.it/wordpress/?p=320">accesso</a> <a href="http://donne.laicitaediritti.org/?p=29">al potere</a>, <a href="http://www.oxfamitalia.org/dal-mondo/lequita-di-genere-in-italia-e-nel-mondo">parità di genere</a>, <a href="http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/giustizia_liberta/parita_retributiva_it.htm">retribuzione</a>, tutele, <a href="http://www.cnel.it/application/xmanager/projects/cnel/attachments/temi_evidenza/files/000/000/011/Stati_generali_sul_lavoro_delle_donne_in_Italia_2013.pdf">accesso al lavoro</a> e possibilità di conciliare lavoro e famiglia?</p>
<p>Se apro l’obiettivo allargandolo all’Europa, approdo su <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2012/10/25/news/mumsnet_in_inghilterra_la_politica_nasce_dalle_mamme_in_rete-45153662/" title="Sexy Content Marketing">un caso esemplare avvenuto in Inghilterra</a>, di blog (Mumsnet) che ha inciso sui vertici della politica nazionale.</p>
<blockquote><p>Quando l&#8217;anno scorso una madre scrisse su un forum che avrebbe dato la figlia disabile in affidamento, perché lo Stato non le concedeva più il sussidio, il premier David Cameron intervenne immediatamente per esprimere alla signora la sua preoccupazione. Qualche tempo fa un gruppo di lettrici chiesero alle catene di supermercati di nascondere dalla vista dei bambini il reparto delle riviste sexy. Quasi per magia, poco dopo i responsabili dei negozi spostarono i giornali e accontentarono le signore.</p></blockquote>
<p>Anche da noi ci sono blog che sono, a mio avviso, importanti che accendono i riflettori su argomenti serissimi come gli stereotipi di genere, l’educazione sessuale ed emotiva,  i medici obiettori che annullano la 194 e infiniti altri temi della massima priorità, compiendo un lavoro di grande valore sociale.</p>
<p>Penso a Il corpo delle donne e a Blogger come <a href="http://dizionari.zanichelli.it/dizionario-di-stile/2013/01/16/elasti-scrivere-di-se-in-rete/ ">Elasti</a> che, scrivendo su testate editoriali tradizionali presenti sul web, possono raggiungere moltissimi lettori, di età e abitudini diverse dagli abituali internauti che approdano sui <a href="http://psicomamme.it/pillola-giorno-dopo-diritti-obiezione-coscienza/">blog delle mamme</a>.</p>
<p>Elasti, come troviamo scritto sul sito della Zanichelli, alla voce Scritture educative,</p>
<blockquote><p>L’8 marzo 2012 è stata invitata al Quirinale. Lei pensava fosse uno scherzo e invece il Presidente l’ha nominata Ufficiale al Merito della Repubblica per avere inventato il personaggio di Elasti e per essere ossessionata dalla conciliazione tra lavoro e famiglia</p></blockquote>
<p>Un bel riconoscimento vero?</p>
<h2>Nonsolomamma</h2>
<p>Elasti, Claudia De Lillo all’anagrafe, ha risposto all’ appello e ha raccontato la sua esperienza che ha avuto inizio nel settembre del 2006, quando era mamma di un bambino di tre anni e uno di cinque mesi e stava rientrando al lavoro dalla maternità. Con Nonsolomamma.com ha  dato voce all&#8217;urgenza, che per certi versi è anche passione, della scrittura, di raccontare storie, di condividere, di rompere dei tabù sui miti della maternità.</p>
<h4>Come è cambiato il mondo delle mamme blog in questi anni?</h4>
<p>Paradossalmente non è un mondo che conosco bene e che seguo particolarmente. Tuttavia mi pare che abbia preso forma, corpo, consistenza e visibilità. Le mamme blogger, seppur lungi dal diventare una lobby come nei paesi anglosassoni, hanno acquisito autorevolezza e sono diventate appetibili sul mercato. Il che, a mio parere, non è necessariamente un bene.</p>
<h4>Quali soddisfazioni e pieghe imprevedibili ha preso la tua esperienza sul web?</h4>
<p>Il crescente numero di lettori mi ha dato un enorme e inaspettata soddisfazione. La creazione di una comunità virtuale forte intorno ad esso è stata una sorpresa. La pubblicazione di due libri dal blog non era nei piani ed è stata una esperienza bellissima. </p>
<p>Infine la rubrica su D di Repubblica, che, ormai oltre tre anni fa, mi hanno proposta proprio in seguito al successo del blog, mi ha consentito di intraprendere una strada professionale parallela a quella di giornalista finanziaria che mi andava un po&#8217; stretta..</p>
<h4>Come vedi il tuo futuro di donna sul web? Che nuovi percorsi vorresti intraprendere?</h4>
<p>Sono aperta e in ascolto, nei confronti del web. Ma non ho progetti precisi. Lascio che le cose accadano e, negli ultimi sette anni, è stato un approccio vincente.</p>
<h4>A cosa serve davvero il web e quali sono le minacce incombenti che vedi, se ne vedi?</h4>
<p>Io credo che il web sia ormai uno spazio vitale, troppo grande e multiforme per darne definizioni o definirne funzioni. Siamo noi utenti che decidiamo che uso farne. Le minacce vengono dall&#8217;uso che se ne fa, non dal web in sé.</p>
<h4>Il fenomeno mamme blogger rischia di essere autoreferenziale? Quali aperture sono secondo te necessarie per dare nuova linfa a questa tendenza?</h4>
<p>Io non ho mai amato l&#8217;etichetta &#8220;mamme blogger&#8221;. Essere madri è uno dei tanti ruoli di una donna e accomunare le mamme che hanno un blog in un&#8217;unica categoria di simili credo sia fuorviante, nonché sbagliato. Siamo blogger, ognuna con la sua individualità, il suo stile e la sua specificità. Incidentalmente siamo anche madri e spesso raccontiamo il mondo che ci circonda. Punto. Ovviamente l&#8217;autoreferenzialità è un rischio enorme ma dovrebbero essere le blogger stesse a uscire dal seminato e dalla casellina in cui le hanno infilate per evitare derive claustrofobiche.</p>
<h4>Un blog può autoalimentarsi o serve realizzare qualcosa nel mondo reale?</h4>
<p>Io credo che possa tranquillamente autoalimentarsi. E sono convinta che se un blog nasce come ponte e punta o ambisce ad altro, si coglie subito e perde freschezza e originalità. Il mezzo blog, sono convinta, ha dignità pari ai mezzi fuori.</p>
<h4>Ma soprattutto: Com&#8217;è stato ricevere il super-premio a Roma?</h4>
<p>Un sogno dai contorni surreali e sorprendenti. Un&#8217;avventura bellissima di cui ancora non mi capacito.</p>
<p>Emerge quindi l’importanza di:</p>
<ul>
<li>aprire strade nuove alla propria esistenza</li>
<li>infrangere tabù</li>
<li>non farsi incasellare</li>
<li>sfruttare il mezzo web senza sensi di inferiorità rispetto a quelli tradizionali</li>
</ul>
<p>I blog rispondono ad un bisogno di informazioni, di apprendere esperienze, di condividere, di imparare, di trovare idee fresche. A questo proposito mi sembra importante segnalare <a href="http://genitoriprecari.it/">Genitori precari</a>, la start up di Manuela Campitelli che informa e affronta con grande sensibilità argomenti spesso trattati in modo sbrigativo e privo di sfumature. </p>
<h2>Networkmamas</h2>
<p>I blog che danno voce ad una difficoltà, a situazioni che la società preferirebbe tenere in ombra, sono forse quelli essenziali. Si può fare a meno della rubrica su come tornare in perfetta forma dopo il parto, anche perché nessuno ti obbliga ad essere un grissino e poi ci pensano i bambini, sul medio e lungo termine, a farti sudare sette camicie <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ma non si può forse fare a meno di Cristina Interliggi, definita da Carlo Petrini, l’ “amica delle mamme digitali” <a href="http://www.networkmamas.it/">Networkmamas.it</a> che sulla sua piattaforma sta per creare  una possibilità di incontro tra la domanda di lavoro da parte delle mamme e <a href="http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=511&#038;year=2012">il bisogno di trovarlo, questo benedetto lavoro</a>! Cristina ha vinto il premio di Repubblica delle Idee che si è svolto a Torino in occasione della festa di Repubblica. Speriamo che il suo network prenda piede!</p>
<p>Ecco cosa Cristina ci ha raccontato.</p>
<h4>Come è evoluto il progetto dalla vittoria del premio di Repubblica e dall&#8217;articolo di Carlo Petrini ad oggi?</h4>
<p>Abbiamo lavorato molto in questi 3 mesi e abbiamo fatto virare il progetto verso un sistema di consulenza online che ha tolto il vincolo dell&#8217;essere una mamma di bambini solo tra 0 e 6 anni, ponendo l&#8217;accento sull&#8217;esperienza e la qualifica &#8220;al rialzo&#8221; delle nostre Mamas. Le nostre iscritte non forniscono servizi, ma consulenze on-line sulla materia di cui sono esperte.</p>
<p>Più che aspettarci dei risultati sul lungo periodo, noi siamo concentrati sul compiere un passo alla volta: adesso ad esempio l&#8217;obiettivo è concludere positivamente la campagna di crowdfunding su Networkmamas.it che si concluderà il 9 Giugno</p>
<h4>Quante persone si sono iscritte e che tipo di feed-back hai ricevuto?</h4>
<p>Attualmente abbiamo quasi 400 pre-iscritte alla community e parte di loro si incontra ed interagisce sul gruppo Networkmamas di Linkedin. Molte di loro seguono questa avventura con coinvolgimento sin dall&#8217;inizio e le ho sentite molto vicine al progetto. Mi hanno fatto sorridere, mi hanno intenerita e alcune delle loro mail mi hanno fatto anche una gran rabbia, perché raccontano di donne in gamba che perdono il lavoro a seguito della nascita di un figlio, che vengono mobbizzate e sfiancate da orari e richieste bizzarri, con il solo fine di volerle stancare ed umiliare. </p>
<h4>Cosa pensi della presenza delle mamme in rete e del fenomeno delle mamme blogger? C&#8217;è davvero solidarietà e cooperazione, come è naturale pensare a proposito del web, o le cose in realtà sono diverse?</h4>
<p>Io sono in rete dal 1997 e dal 2000, per 8 anni ho avuto un blog. Ma all&#8217;epoca non avevo figlie quindi non ho mai fatto parte delle mamme blogger. Ne seguo molte ma non so dirti quale sia la realtà effettiva. Credo che ci siano, come nella realtà, donne e uomini in gamba che amano lo scambio e l&#8217;interazione e altri più restii. Per quanto riguarda Networkmamas, per ora ho trovato persone disponibili e cooperative che ringrazio per l&#8217;appoggio.</p>
<h4>Le adesioni e le e-mail che avete ricevuto provengono dal Piemonte o da tutta Italia? Quali richieste e quali sensibilità percepisci dalle email provenienti dalle mamme del sud?</h4>
<p>Non ho un controllo preciso delle aree geografiche di appartenenza delle pre-iscritte. Qualcuna mi ha raccontato un po&#8217; di sé e quindi so da dove arriva. Tra queste, sono presenti più donne del centro-nord. Le richieste e le criticità sono più o meno le stesse… mancanza di tempo da dedicare ai figli, impossibilità di conciliare famiglia e lavoro, pressioni post-maternità in ufficio e demansionamenti. Questo quando il lavoro c&#8217;è… altrimenti, proprio mancanza di un impiego, licenziamenti ecc..</p>
<h4>Le politiche di inclusione delle donne nel mondo del lavoro e di conciliazione tra lavoro e famiglia sono solo di facciata?</h4>
<p>Secondo me sì, non che ne abbia una esperienza diretta, ma leggendo quello che mi hanno scritto le mamme, salta all&#8217;occhio che si tratti anche di  un problema di mentalità. Lavorando in una piccola azienda a conduzione familiare, di vecchio stampo, può capitare di non poter neanche nominare il part-time… pur essendo in gamba e in grado di assicurare la stessa dedizione al lavoro a fronte di un impegno ridotto.</p>
<p>Bisognerebbe poter fare un salto di qualità, vivendo come naturale la compresenza di uomini e donne a pari livello sia dentro che fuori casa, eliminando concetti come &#8220;quote rosa&#8221; che mi ricordano sempre un po&#8217; il panda in via di estinzione… <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h4>Che feedback hai ricevuto dalle aziende?</h4>
<p>Inizialmente Networkmamas è stato pensato proprio come un aiuto per mettere in contatto domanda e offerta, ma oltre a problemi burocratici ci siamo scontrati con il fatto che non ci fosse grande apertura da parte delle aziende. Abbiamo quindi pensato a questa nuova versione di Network in cui offriamo consulenze e non servizi. Questo ci garantisce un più vasto spettro di possibili interazioni.<br />
Un privato potrà contattare una Mamas, chiedendo molte più cose di quelle che avrebbe potuto domandare un&#8217;azienda.</p>
<h2>Mamma Felice</h2>
<p>Uno dei siti storici, tra i più belli e utili, è <a href="http://www.mammafelice.it/">Mamma Felice</a> che ci ha così raccontato i suoi esordi.</p>
<p>Ho aperto il mio primo blog nel 2003, su Splinder, e da allora non ho mai smesso di scrivere. Probabilmente ho scritto quasi tutti i giorni, ininterrottamente, per anni (ma lo facevo già prima, quando andava ancora di moda scrivere con carta e penna). Mi piace scrivere. Mi piace scrivere con frivolezza.  </p>
<p>Ai tempi scrivevo principalmente poesie, ed è così che ho incontrato mio marito Nestore: Splinder è stata l&#8217;occasione per scoprire che abitavamo nella stessa città. Da allora le nostre vite si sono incrociate più volte, online e offline, e non ci siamo più lasciati. Nel 2007 abbiamo avuto una bambina, Dafne, e il blog è stato nuovamente il motore della nostra vita: abbiamo creato Mammafelice, un blog dedicato alla maternità creativa, e siamo riusciti a &#8216;trasformarlo&#8217; in un lavoro. In realtà non abbiamo fatto altro che trasferire le nostre competenze professionali dal mondo reale al mondo virtuale: io lavoravo in un&#8217;azienda che si occupava di marketing e comunicazione, Nestore lavorava come analista programmatore. Entrambi abbiamo lasciato il lavoro (in due momenti diversi) per dedicarci alla nostra impresa familiare. Per questo amiamo il mondo dei blog e ci sentiamo bene nell&#8217;etichetta di blogger: questo strumento ci ha aiutati su molti fronti, nella vita, nel lavoro, nella libertà. </p>
<h4>   A quali urgenze hai dato voce nel tuo blog?</h4>
<p>Ho l&#8217;urgenza di scrivere, ma non sono una scrittrice. Ho bisogno di tradurre in parole tutto ciò che mi accade nella vita, e attraverso le parole riesco a comprendere il mondo, analizzarlo e soprattutto a cambiare me stessa.  Ho l&#8217;urgenza di sentirmi libera, ma non posso permettermi di non lavorare: il blog è stato dunque lo strumento che mi ha permesso di vivere della mia passione.</p>
<p>Ho l&#8217;urgenza di essere felice. La mia sfida quotidiana è ricordarmi di non perdere un istante di felicità possibile, e lotto duramente per questa sopravvivenza. Ho avuto giorni di cui non vado fiera, ed è per questo che oggi sento di dover vivere di felicità, cercando la felicità, imparando a trasmetterla agli altri.</p>
<p>Il blog mi ha dato le opportunità che mi servivano per ricavarmi uno spazio nel mondo (un mondo che non è affatto virtuale). Mi ha dato la voce, le mani, i sogni, le prospettive e gli obiettivi. Io li ho colti al volo: non potevo più temporeggiare, volevo realizzarmi e trovare la mia strada personale e lavorativa. </p>
<h4>  Come è cambiato il mondo delle mamme blog in questi anni?</h4>
<p>Fondamentalmente le mamme hanno sempre amato parlare di bambini, o non parlarne affatto. Gli stili di maternità, e di scrittura, sono così differenti tra loro che mi è impossibile definire esattamente i criteri del mommyblogging.</p>
<p>Molti ritengono che con gli anni le mamme siano diventate sempre più imprenditrici, sempre più attente alla pubblicità: i blog sono diventati strumento di lavoro per molte donne. Un fenomeno tendenzialmente vero, ma non del tutto: in Italia si è semplicemente importato un modello di business che esisteva già da anni negli Stati Uniti. Non abbiamo inventato nulla di nuovo.</p>
<p>Io penso che la vera rivoluzione dei blog delle mamme sia stata quella di non poter più essere definiti “blog di mamme”: le donne hanno imparato a scrivere di se stesse, hanno acquisito maggiore consapevolezza, hanno imparato ad amarsi e a supportarsi attraverso la Rete. Sono passate da blogger pappa-pannolino a blogger che discutono di temi importanti per noi tutte: l&#8217;educazione e la pedagogia, la conciliazione lavoro e famiglia nella nostra società, il ruolo dei padri, il lavoro femminile. A me pare &#8211; così dicono i miei feed, per lo meno &#8211; che i blog siano diventati essenzialmente più belli e più interessanti: ricchi di idee e contenuti, ricchi di suggerimenti, ricchi di commenti.</p>
<h4> Quali avventure di Mamme felice ti hanno dato maggiore soddisfazione?</h4>
<p>Crescere e cambiare. Non mi vengono altre parole per raccontare la mia soddisfazione. Sono passata da un piccolo blog anonimo a un network di blog con due milioni di pageviews al mese. Ho lavorato sodo. Ho cercato di essere trasparente e di fare del mio meglio. Ho cercato di esserci sempre, di non lasciarmi vincere dalla stanchezza: ho scritto anche quando avevo la febbre o quando avrei voluto stare in silenzio. Ho scritto cose che avrei voluto leggere: penso che la mia forza sia stata questa. Non ho scritto un&#8217;opera letteraria, ma ho scritto qualcosa che si è rivelato utile ad altre donne come me. Il mio è un blog di servizio.</p>
<p>Ho cercato di farmi promotrice di un codice delle buone pratiche dei blogger: due anni fa è nato Mommit, ormai seguito da centinaia di blogger. Una sorta di codice di autoregolamentazione in tema pubblicitario: lavorare con trasparenza, su un blog professionale, significa anche avere regole ferree sugli aspetti commerciali del blog, nell&#8217;ottica di un rispetto dovuto ai propri lettori. </p>
<p>Ho realizzato tanti sogni, insomma: lavorare per me stessa, poi lavorare con mio marito, infine poter dare lavoro ad altre mamme.</p>
<h4>Come vedi il tuo futuro di donna sul web? Che nuovi percorsi vorresti intraprendere?</h4>
<p>Ho tante idee, ma faccio piccoli passi. Il web mi ha regalato anche l&#8217;esperienza di poter scrivere due libri &#8216;veri&#8217; di maternità, e voglio godermi questo momento di fatica. <br />
In futuro penso di poter allargare ulteriormente il mio network di blog per dedicarmi meno alla fase di scrittura quotidiana, e di più a progetti editoriali per le aziende. Mi piacerebbe aumentare il numero dei nostri collaboratori e avere dei team di lavoro eterogenei (blogger, programmatori, grafici). Il mio obiettivo è quello di passare il favore: così come a me è stata data la possibilità di lavorare da casa (o autonomamente), vorrei che ad altri genitori fosse concessa la medesima opportunità, soprattutto in un mondo in cui diventare genitori sembra penalizzare la professione, in particolare nel caso delle donne. </p>
<p>A noi serve tempo per vivere, e penso che il futuro dei blog (e della Rete) dovrebbe servire a questo: a farci essere più produttivi tramite il telelavoro, e più presenti in famiglia (e nella vita).</p>
<h4>  A cosa serve davvero il web e quali sono le minacce incombenti che vedi, se ne vedi?</h4>
<p>Il web &#8211; a mio parere &#8211; servirà sempre di più per diventare cittadini o professionisti attivi. Penso che il web ci permetterà di agire, oltre che di scrivere, in modo sempre più concreto, per il miglioramento delle nostre realtà locali. Dal web nasceranno nuove forme di politica, nuove professioni, nuove idee di partecipazione. Il pericolo risiederà nel controllo: se Internet non arriverà in tutte le case, se Internet non diventerà gratis per tutti, se Internet verrà controllato o strumentalizzato per far tacere le persone (come accade in altri Paesi del mondo in cui l&#8217;informazione viene controllata).</p>
<h4>Il fenomeno mamme blogger rischia di essere autoreferenziale? Quali aperture urgono?</h4>
<p>Tutti noi siamo autoreferenziali. Chi scrive di se stesso, ma anche chi scrive degli altri: è autoreferenziale. Penso che nessuno possa sottrarsi a questo assioma.</p>
<p>Io ho sempre avuto una regola, sin dai tempi di Splinder: sul blog non si parla di blog. Ho evitato ogni forma di metablogging pirandelliano. Ed è quello che mi auguro per un futuro prospero dei blog delle mamme (e in generale delle donne): scrivere contenuti sempre più ricchi, invece di ragionare sulla morte o sulla nascita dei blog.</p>
<p>Oggi io vedo come necessaria una riforma del lavoro che tenga in considerazione queste nuove professioni della Rete, e che renda agevole l&#8217;apertura di una P.iva e di una nuova azienda in Italia. Penso che questo sia il nodo cruciale per superare le difficoltà della professione di blogger. È inoltre fondamentale un sano rapporto con la pubblicità: aderire ad esempio a Mommit, o dotarsi di regole trasparenti che stabiliscano i criteri secondo i quali intendiamo guadagnare in Rete. Infine, ma non meno importante, per quanto mi riguarda: scrivere cose che vorremmo noi stessi leggere. E non importa si parli di un pannolino lavabile o di fisica quantistica: nel mondo ci sarà chi preferirà l&#8217;uno o l&#8217;altra (in questo il web è democratico). </p>
<p>Ma il nostro compito è scrivere cose vere, genuine, appassionate, vive. Contenuti che migliorino il web, invece di renderlo un brutto posto in cui vivere: state alla larga da quelli sempre arrabbiati, da quelli che ce l&#8217;hanno sempre con qualcuno, da quelli che passano le giornate a dire che il mondo fa schifo. Il mondo è come noi lo facciamo, online e offline. Diamoci da fare per primi, che c&#8217;è molto da scrivere ancora. E da fare.</p>
<p>I siti che offrono spunti educativi, idee creative, soluzioni di autocostruzione (pannolini fai da te, fasce, mobili, giochi) aprono gli occhi sulla possibilità di sottrarsi al meccanismo consumistico, di provare a fare le cose con le proprie mani o di mettersi in gioco in modo diverso nell’educazione dei figli. Aiutano a illuminare vie alternative e, magari, dai pannolini fatti in casa si passa ad approfondire anche altri temi, come il parto a domicilio o l’allattamento, che siamo stati educati a ritenere retaggi preistorici e ingiustificati. </p>
<h2>MammeOnline</h2>
<p>Ci sono portali come <a href="http://www.mammeonline.net/">Mammeonline.net</a>, nati dal bisogno di confrontarsi in modo circolare, attraverso forum e realtà a cui il portale ha fatto da incubatore. Ho intervistato Debora Cingano che, ho scoperto, è davvero una delle prime mamme blogger italiane! Ha saputo valorizzare i contenuti delle altre mamme, interpretare i loro bisogni e aprire nuovi canali comunicativi per rispondere ad esigenze diverse (adozione, infertilità, cura dei bambini prematuri)</p>
<p>Ecco la sua opinione riguardo al “fenomeno” mamme blogger.</p>
<p>Mi sono posta spesso domande riguardo il mondo delle mamme blogger. Ho la sensazione che costituiscano un grande bacino di donne che sperano di far diventare un lavoro remunerato quello della gestione di un blog. E ho la fastidiosa sensazione che questa speranza sia alimentata da chi ha interesse a far sì che questo sogno non si estingua perché le mamme blogger possono costituire una ricchezza per&#8230; altri.  Purtroppo chi ha questo genere di interessi è sostenuto da un sistema economico in crisi che vede, come prime vittime, specie in Italia, le donne e le mamme. Come per tutte le attività penso siano relativamente poche le persone che sono in grado di distinguersi, vuoi perché sono arrivate per prime, vuoi perché hanno in se stesse una ricchezza tale, unita a capacità espressiva, che diviene risorsa per la crescita intellettuale, culturale, artistica o creativa delle loro lettrici. Come quelle che citi che si sono ritagliate uno spazio e una visibilità tali (e del tutto meritate) da renderle esempio per le altre.</p>
<p>Ed ecco la sua esperienza.  </p>
<p>Il progetto mammeonline.net è nato nel 1998 (al tempo si chiamava ilnido.org), non certo come progetto commerciale ma come idea di autoaiuto, confronto, conforto e sostegno per le mamme nel web italiano che era desolatamente vuoto.</p>
<p> Mi hanno ispirata mia figlia, con le sue coliche da neonata, e la mia passione per il web e la comunicazione, in un tempo in cui le donne in rete erano proprio poche.  Ci siamo cercate e trovate e da un piccolo sito di comunicazione unidirezionale, ci siamo aperte in una comunicazione circolare dove ognuna era ed è protagonista, attraverso i forum che pian piano sono andati a toccare temi importanti per le donne, quindi non solo la maternità ma anche infertilità, adozione per poi allargarci a tutti quegli interessi che fanno parte del nostro modo di essere donne, in quanto persone, con le nostre caratteristiche, interessi, pregi, difetti e peculiarità.  </p>
<p>Posso con orgoglio dire che mammeonline.net è stato molto prolifico: negli anni e dalle sue costole sono nate associazioni, siti tematici, forum, scrittrici, blogger, perché per noi non è mai stato importante essere LA voce ma dare spazio perché le voci emergessero, perché ogni donna che è stata a contatto col nostro mondo potesse imparare a conoscere se stessa e trovare la sua strada, realizzare il suo sogno che fosse un sogno di maternità o di realizzazione personale.  La pubblicità per noi è funzionale ai nostri interessi che sono sempre gli stessi: solidarietà, sostegno, confronto, conforto, amicizia. </p>
<p> Ma, pur avendone bisogno, in quanto una comunità di oltre 38mila iscritte richiede investimenti in tecnologia e assistenza tecnica, abbiamo sempre fatto una scelta etica delle pubblicità offerte. Quindi niente pubblicità di scommesse e gioco on line, incontri/erotici, aziende poco etiche come quella cui faceva riferimento Panzallaria che sfrutta l&#8217;ignoranza delle donne del terzo mondo per vendere il suo latte in polvere, e altre.  Le spese sono importanti e la nostra preoccupazione è far sì che ci siano entrate che riescano a farcele affrontare senza preoccupazioni. </p>
<p>  Ma, per conto mio, la vera ricchezza che viene dal web sono le relazioni umane: sta a noi scegliere se &#8220;usare&#8221; gli altri a scopo di lucro o se vogliamo veramente metterci al servizio pur non vedendo del male nel fare di questo una professione. Ma ci può essere anche un&#8217;etica nelle proprie scelte professionali.  Ma ancora non sono giunta a questo. </p>
<p>Io lavoro nella P.A. a part time, sognando di potermi un giorno dedicare al 100% ai miei progetti per le donne e le mamme, toccando oggi tematiche cui non avrei mai pensato 15 anni fa ma che, con la crescita di mia figlia mi hanno portato ad evolvere e crescere allargando così anche gli interessi di una comunità che diviene sempre più consapevole che l&#8217;essere donne e mamme in questo paese non è affatto facile e che solo l&#8217;unione tra tutte noi può divenire forse, un progetto importante come quello realizzato da Mumsnet .</p>
<p>Elasti non è la sola blogger che si approdata su un giornale, un altro esempio è <a href="http://blog.vanityfair.it/author/camilla-zeldawasawriter/">Zeldawasawriter</a> che collabora con Vanity Fair: una comunicazione che valorizza l’immagine. Giornalismo, design e fotogiornalismo insieme per un mix che è in linea con lo stile della testata. Un felice incontro che arricchisce le due parti senza snaturarle, come perfettamente naturale e ben riuscita appare la collaborazione di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mcampitelli/">Claudia Campitelli</a> con Il fatto quotidiano.</p>
<h2>Tu che ne pensi?</h2>
<p>In che rapporto stanno mamme blogger (opinion maker, trend setter, io direi giornaliste) e testate editoriali nate come cartacee e, forse, lette più nella versione digitale che in quella sfogliabile?</p>
<p>I blog sono una rampa di lancio per attività diverse e reali? Libri, pièce teatrali, corsi, collaborazioni consulenziali verso terzi, che apprezzano il blog?</p>
<p>I blog di mamme, come tutti gli altri blog, sono un elemento di autopromozione e di visibilità come feelance? Sono una valvola di sfogo, un canale di informazione fuori dal mainstream? Le donne sanno che possono usarlo come strumento di potere o no?</p>
<p>foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/floridamemory/7026619371/">State Library and Archives of Florida</a></p>
<p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/mamme-blogger-partecipazione-espressione-guadagno">Mamme Blogger: Partecipazione, Espressione di sé e Guadagno tra il Web e la Vita Reale</a></p>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
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Uno dei miti che mi trovo più spesso a sfatare quando si tratta di fare SEO su un progetto in WordPress è il fatto che basti un buon template (più o meno costoso) per mettersi il cuore in pace.
&#8220;Hey Francesco, ho comprato questo tema e mi hanno detto che è ...</p><p><div style="font-size:10px">
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<p>Uno dei miti che mi trovo più spesso a sfatare quando si tratta di fare SEO su un progetto in WordPress è il fatto che basti un buon template (più o meno costoso) per mettersi il cuore in pace.</p>
<blockquote><p>&#8220;Hey Francesco, ho comprato questo tema e mi hanno detto che è il migliore per Google. Che ne pensi?&#8221;</p></blockquote>
<p>Hum. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Oggi, molti temi premium &#8211; non consideriamo neppure tutti gli altri, per il momento &#8211; si spingono ad offrire parecchie configurazioni “pronto uso”. Tra queste non è raro trovare un pannellino dedicato alla SEO, che balzandoso racconta come configurando qualcosina quà e là si possa procedere spediti verso le vette della SERP.</p>
<p>È bene dirlo chiaramente.<br />
<strong>Dovresti evitare come la peste tutti quei temi che cercano di fare SEO.</strong></p>
<p>Perché?</p>
<h2>1. Danno solo l&#8217;illusione del controllo</h2>
<p>Una volta acquistato un tema, è normale sentire la spinta a volerlo sfruttare a fondo, pure in tutte quelle configurazioni che non ci sarebbero direttamente utili. Questi temi rischiano di dare all’utente finale l’illusione di poter controllare l’intera resa del proprio blog agendo su qualche manciata di configurazioni, valide nel migliore dei casi solo fino a che si continuerà ad usare quel tema.</p>
<p>Non c&#8217;è niente di peggio che agire su questi aspetti senza conoscerne a fondo il risultato. Ne va dell&#8217;efficacia dell&#8217;intero progetto, dopo tutto.</p>
<h2>2. Sono in realtà limitati</h2>
<p>Per forza di cose, le loro configurazioni sono limitate e non tengono conto dell’incredibile varietà di sfumature che un progetto può avere rispetto a un suo ideale gemello.</p>
<p>Non si tratta solo di configurare la forma di qualche titolo o la descrizione della homepage. Fare SEO (anche a livello molto materiale come quando si parla del codice generato sul proprio sito) è qualcosa di più.</p>
<h2>3. Procedono per assunti</h2>
<p>Un altro aspetto trascurato è che un tema che cerca di fare SEO dovrà per forza di cose incarnare la visione dell’autore originale  del tema stesso. Ho avuto modo più volte in passato di vedere fissato a template (nel codice dell’header, per esempio) fior di PHP che generava una meta-descrizione costruita usando pezzi di titolo, estratti dal contenuto e quant’altro. Pessimo.</p>
<p>Per quanto buona possa essere l’idea iniziale, non è di nuovo il tema che dovrebbe decidere come gestire questi aspetti.</p>
<h2>4. Non evolvono</h2>
<p>In ultimo, non evolvono. Semplicemente non evolvono. Può capitare per alcuni temi top-seller di avere a che fare con release successive che inseguano evoluzioni della SEO adattando i loro assunti iniziali. Ma capita davvero di rado.</p>
<p>La cosa peggiore che può capitarti e di aver dato retta a un tema, configurato ad hoc il suo pannello e vederti poi crollare un castello di carte nel momento in cui il tema non viene aggiornato per le ultime release di WordPress, diventa incompatibile con altri plugin e in sostanza ti costringe a farne a meno.</p>
<h2>Fuggite, sciocchi?</h2>
<p>Significa quindi che dovresti evitare del tutto temi che si propongono come risolutori di problemi SEO? No, non è detto. In alcuni casi questi sono sufficientemente saggi da permettere di disattivare del tutto il loro comparto dedicato ai motori. Altri riconoscono la presenza di alcuni plugin SEO installati e si fanno da parte, non presentando neppure le impostazioni.</p>
<p>Insomma, il succo è tenere separati i due canali.</p>
<p>E come ho già scritto in passato, non c’è davvero niente di meglio di <a href="http://francescogavello.it/configurare-wordpress-seo-yoast">WordPress SEO by Yoast</a> (o di un qualunque altro plugin che in futuro si dimostri così efficace, completo e lungimirante) per <a href="http://francescogavello.it/usare-focus-keyword-wordpress-seo-yoast">gestire tutti quegli aspetti</a> tecnici legati al tuo blog.</p>
<p>Indipendentemente dal layout.</p>
<p>Che ne pensi? Il tema che hai scelto, comprato o fatto sviluppare cerca di metterti i bastoni tra le ruote nel posizionarti sui motori di ricerca?</p>
<p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/migliore-tema-seo-wordpress">Il Miglior Tema per Fare SEO? No Grazie!</a></p>
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		<title>Sexy Content Marketing</title>
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		<comments>http://francescogavello.it/sexy-content-marketing#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Facciamo un esperimento.  
Ora ti dirò che una solida strategia di content marketing rappresenta la base per portare a sé lead qualificati. Scrivere bene, scrivere meglio, fa avvicinare a te contatti rilevanti per il tuo business.
Se ho ragione, mentre leggevi la frase di cui sopra hai pensato due cose.

Che ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
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Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/sexy-content-marketing">Sexy Content Marketing</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/content-marketing-blog.jpg" alt="Content Marketing blog" title="content-marketing-blog" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26901" /></p>
<p>Facciamo un esperimento. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ora ti dirò che <strong>una solida strategia di content marketing rappresenta la base per portare a sé lead qualificati.</strong> Scrivere bene, scrivere meglio, fa avvicinare a te contatti rilevanti per il tuo business.</p>
<p>Se ho ragione, mentre leggevi la frase di cui sopra hai pensato due cose.</p>
<ul>
<li>Che probabilmente ho ragione</li>
<li>Che probabilmente non fa per te</li>
</ul>
<p>&#8230;non è vero?</p>
<p>Il problema principale, quando si parla della punta di diamante di tutta l’attività di inbound marketing -tra l&#8217;altro è di qualche giorno fa puntuale come un orologio svizzero, il <a href="http://offers.hubspot.com/2013-state-of-inbound-marketing">report 2013 di HubSpot</a>- è che non è affatto così semplice come sembra scrivere contenuti pertinenti.</p>
<p>Meno che mai infilarli in una strategia coordinata che vada a spostare il focus della propria azienda <strong>dai prodotti ai problemi</strong> dei propri clienti. Al percepire e comprendere a fondo le reali necessità del proprio target, magari sotto forma di <a href="http://francescogavello.it/persona">Persona</a>, per iniziare un fruttuoso percorso di conoscenza reciproca (che sfoci, non soltanto, nell’acquisto).</p>
<p>Insomma, l’obiezione principale è che non tutte le nicchie siano adatte ad ospitare un blog. <em>Se vendo bulloni di che cosa dovrei scrivere senza apparire ridicolo?</em> Sembra che non proprio di tutto si possa parlare senza risultare ridondanti, noiosi o semplicemente inutili.</p>
<p>È una delle principali obiezioni dei miei clienti.</p>
<p>Ma è davvero così?<br />
Io non credo. Affatto.</p>
<p>Un ottimo gioco di parole inglese recita: <em>&#8220;Content plus context&#8221;</em>. È il contenuto, ma solo <a href="http://www.thesaleslion.com/write-100-blog-articles-5-hours-amazing-content-marketing-story/">insieme al giusto contesto</a>, che rende “sexy” l’intera faccenda. L&#8217;articolo linkato è particolarmente ispiratore.</p>
<p>Se stai ancora pensando che tutto ciò non si applichi a te, prova a pensare al genere di informazioni che riceviamo ogni giorno, tutti noi, da quella serie di brand ritenuti non-sexy.</p>
<p>Brand con cui dobbiamo magari avere necessariamente a che fare perché fornitori di servizi o beni di consumo. Il cui prodotto ci serve e questo è tutto ciò che sappiamo. La situazione è più o meno sempre questa:</p>
<ul>
<li>Solitamente non troviamo tutte le risposte che cerchiamo</li>
<li>Solitamente le risposte che cerchiano non sono aggiornate o esaustive</li>
<li>Solitamente sono presentate in modo banale o fuori contesto</li>
</ul>
<p>&#8230;costringendoci il più delle volte a inseguire un contatto umano (una mail, un ticket, un viaggio nel girone infernale dei numeri verdi) cercando finalmente qualcuno a cui rivolgere la nostra necessità.</p>
<p>Davvero pensi che con i presupposti di cui sopra non esista spazio per ripensare l’appetibilità del proprio brand in un’ottica di content marketing? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Predisporre un’attività di content marketing <strong>non significa quasi mai inseguire l’ammirazione dei propri utenti per l’originalità del contenuto.</strong> Significa risolvergli un problema nel modo più veloce possibile. Significa proporre contenuto rilevante nel giusto contesto.</p>
<ul>
<li>Sotto forma di FAQ</li>
<li>Sotto forma di articoli coordinati da un responsabile tecnico</li>
<li>Sotto forma di pillole che <a href="http://francescogavello.it/educare-alla-complessita">educhino il cliente alla complessità</a> delle lavorazioni</li>
</ul>
<p>Senza inseguire necessariamente roboanti annunci o aspettarsi di scalare le vette della SERP. Costruendo materiale finalmente utile. Pertinente. Focalizzato sulle necessità del propri target.</p>
<p>Ma forse il problema è un’altro. Forse il problema è che se non sappiamo di cosa scrivere, non abbiamo ascoltato abbastanza i nostri clienti.</p>
<p><div style="font-size:10px">
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<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
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		<item>
		<title>Il Futuro (non troppo roseo) di Facebook: è Davvero Tutto Qui?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/FrancescoGavelloPortfolio/~3/lQihj4V507A/futuro-social-media-facebook</link>
		<comments>http://francescogavello.it/futuro-social-media-facebook#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 May 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Insomma, la notiziona del giorno è che Facebook tanto bene non sta.
È della settimana scorsa l’articolo del Guardian secondo il quale il dominio di Facebook tra i social media sia ormai costantemente sotto attacco da parte di servizi più giovani come Instagram o Path.
Per riassumere, sulla base di uno studio ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/futuro-social-media-facebook">Il Futuro (non troppo roseo) di Facebook: è Davvero Tutto Qui?</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/futuro-social-network-facebook.jpg" alt="Quale sarà l&#039;erede di Facebook" title="futuro-social-network-facebook" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26881" /></p>
<p>Insomma, <em>la notiziona del giorno</em> è che Facebook tanto bene non sta.</p>
<p>È della settimana scorsa <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2013/apr/28/facebook-loses-users-biggest-markets">l’articolo del Guardian</a> secondo il quale il dominio di Facebook tra i social media sia ormai costantemente sotto attacco da parte di servizi più giovani come Instagram o Path.</p>
<p>Per riassumere, sulla base di uno studio di SocialBakers, <a href="http://www.businessinsider.com/facebook-is-losing-millions-of-users-in-the-us-and-other-mature-markets-2013-4">Facebook sembra perdere circa 6 milioni di visitatori</a> negli Stati Uniti (circa il 4% di declino). In più, circa 1.4 milioni di utenti sembrano mancare (circa il 4.5% di declino) dal bacino inglese per lo stesso periodo.</p>
<p>Come una mazzata finale, anche il tempo medio di permanenza sul sito, da sempre fiore all’occhiello, scende da 121 minuti per Dicembre 2012 a 115 per Febbraio 2013. C&#8217;è chi parla (esagerando) di <a href="http://www.dailydot.com/business/facebook-exodus-losing-users-study-data/">esodo di massa.</a> <a href="http://www.digitaltrends.com/social-media/wait-is-the-facebook-bubble-really-bursting/">Chi di bolla.</a></p>
<p>A poco sembrano servire <a href="http://thenextweb.com/insider/2013/04/29/socialbakers-denies-report-that-millions-of-users-have-left-facebook-claims-there-is-no-story/">le rassicurazioni di SocialBakers stessa</a>, che ricorda come in realtà <em>“non ci sia nessuna storia”.</em> <a href="http://www.huffingtonpost.com/2013/04/29/facebook-losing-users-millions_n_3180589.html">La verità, si scrive,</a> è che non ci sono dati pubblici disponibili circa il numero di utenti attivi. Neppure Facebook (su parola di Zuckerberg stesso nel 2012) sembra conoscere con precisione questi dati. Si tratta di semplici stime, non adatte a scatenare tutto il tam-tam mediatico.</p>
<p>Rimane il fatto che se la compagnia cresce in India e Brasile (a colpi di milioni di nuovi utenti al mese), in Nord America e Europa, beh, sembra che di margine non ne sia rimasto molto.</p>
<h2>La &#8220;Next Big Thing&#8221;</h2>
<p>Tutto chiaro? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Ora. Tiriamo un bel respiro.</p>
<p>Che Facebook fosse vulnerabile alla “Next Big Thing” lo si era già capito da un pezzo. <a href="http://francescogavello.it/facebook-linkedin-next-big-thing">Lo scrivevo io stesso in tempi peraltro già sospetti</a> esattamente un anno fa. E in un anno la situazione non è cambiata.</p>
<p>Prima c’era MySpace, che letteralmente da un trimestre all’altro ha visto la propria fine. Milioni di utenti che saltavano fuori bordo alla ricerca di qualcosa di “nuovo”. Più pulito, raffinato. Stimolante. Il fatto è che <strong>oggi tutta questa “novità” non è assolutamente necessaria ai competitor di Facebook per minarne le fondamenta.</strong></p>
<p>Per rassicurare i propri azionisti, Facebook deve costantemente trovare modi per monetizzare i propri utenti. Di esempi ne abbiamo a bizzeffe, da <a href="http://francescogavello.it/aggiornamento-edgerank-visibilita-facebook">restrizioni alla visibilità dei contenuti</a> alla propria base di fan, a richiami sempre più invasivi verso campagne pubblicitarie. Capito quanto fosse rimasto scoperto il settore dei brand piccoli e piccolissimi, ecco ultimamente spuntare persino le “<a href="http://www.insidefacebook.com/2013/04/30/facebook-rolls-out-promoted-page-likes-for-page-owners-to-create-fast-ads/">Promoted Page Likes</a>”; ads pronto uso potenzialmente geo-localizzati che aspettano solo di ricevere un click e un po&#8217; di budget.</p>
<p>In tutto questo, credo che la visione globale sia ancora più interessante.<br />
Facciamo un passo indietro. Dimentichiamoci per un istante del fatto che Facebook stia più o meno bene.</p>
<h2>Il bacino di attenzione</h2>
<p>Il fatto è che <strong>il bacino di attenzione degli utenti è limitato.</strong></p>
<p>Facebook ha pescato nel bacino di MySpace perfezionando le logiche che questo aveva definito. Si è evoluto e ha perfezionato un modello legato all’idea di Wall. All’idea del profilo degli utenti come fonte di contenuto (immagini, link, testi).</p>
<p>Il trend non sembra affatto quello di veder arrivare un nuovo-Facebook che insaporisca ulteriormente la pietanza. Il trend sembra invece quello di decentralizzare il tutto. Avere network specificatamente rivolti a risolvere una necessità (Instagram, WhatsApp, Vine) in grado di non pescare nello stesso bacino di attenzione, ma di aggiungersi ad esso in maniera meno stressante, più lineare, più pulita.</p>
<p>Il vero pericolo per Facebook, che attende nemmeno più così tanto nell’ombra non è un concorrente che faccia di più e in maniera più immersiva. È qualcosa (un’app, perchè no?) che gli rubi di volta in volta il dominio su una delle proprie feature chiave.</p>
<p>È interessantissimo <a href="http://www.buzzfeed.com/jwherrman/what-could-happen-to-the-media-if-facebook-collapsed">il passaggio di John Herrman</a>, che recita:</p>
<blockquote><p>Mark Zuckerberg recently described Facebook&#8217;s new News Feed as a sort of personalized &#8220;newspaper,&#8221; which was reassuring to a media industry rushing to colonize it. But Snapchat&#8217;s users have never bought a newspaper in their lives. As they become adults, these people will still need to know things that adults need to know, and be interested in things adults have always been interested in. But while their impulses are familiar, their means of satisfying may be unrecognizable.</p></blockquote>
<p>ovvero:</p>
<blockquote><p>Mark Zuckerberg ha di recente descritto il nuovo News Feed come una specie di “giornale personalizzato”, quasi una conferma per un’industria dei media pronta a colonizzarlo. Ma gli utenti di SnapChat non hanno mai comprato un giornale in vita loro. Quando diventeranno adulti, queste persone avranno sempre il bisogno di conoscere, e di essere interessate in cose in cui gli adulti si sono sempre interessati. Ma mentre i loro impulsi saranno riconoscibili, i mezzi per soddisfarli potrebbero non esserlo altrettanto.</p></blockquote>
<p>Stiamo assistendo, senza neppure rendercene conto, a uno dei più grandi scossoni dalla nascita dei social media stessi? Il futuro è fatto di relazioni in cui la notizia, nella forma così come la conosciamo, sarà sempre meno importante?</p>
<p><div style="font-size:10px">
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</div></p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>Perché Dovresti Davvero Leggere di Più</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrivere Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Sai, una delle principali paure per i miei clienti è quella di non sapere, in effetti, cosa accidenti andare a pubblicare sui loro blog una volta online.
Capiamoci, non si tratta di una paura di poco conto.  
Un sito, un e-commerce, puoi pianificarlo.
Puoi pagare, sostanzialmente, qualcuno affinché ti richieda tutti ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/soluzione-blocco-scrittore">Perché Dovresti Davvero Leggere di Più</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/risolvere-blocco-scrittore.jpg" alt="Come risolvere blocco scrittore" title="risolvere-blocco-scrittore" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26841" /></p>
<p>Sai, una delle principali paure per i miei clienti è quella di non sapere, in effetti, <strong>cosa accidenti andare a pubblicare sui loro blog</strong> una volta online.</p>
<p>Capiamoci, non si tratta di una paura di poco conto. <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Un sito, un e-commerce, puoi pianificarlo.<br />
Puoi pagare, sostanzialmente, qualcuno affinché ti richieda tutti i testi necessari.<br />
Affinché ceselli adeguatamente ogni parola incastrandola in un design efficace.</p>
<p>Puoi, se vuoi, pianificare una fruttuosa attività DEM (le care e vecchie newsletter), incastrando un percorso di apprendimento che su quel sito o su quell&#8217;e-commerce vada a coccolare il tuo cliente, sino a generare l&#8217;agognato ritorno d&#8217;investimento.</p>
<p>Insomma, puoi pagare e pianificare a puntino ogni aspetto sino al fatidico giorno X.<br />
Ma una volta online, sei tu al timone.</p>
<p>Da cui la paura: di che diavolo scrivere, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana?</p>
<p>La risposta l&#8217;ho sempre trovata nella più semplice delle attività: leggere.<br />
<strong>Se non sai di cosa scrivere, significa che non hai letto abbastanza.</strong></p>
<p>Non si tratta di copiare. Nè di prendere ispirazione in maniera più o meno velata.<br />
Si tratta di selezionare una serie di buone fonti. Persone capaci di scrivere e stimolare il loro seguito.</p>
<p>E di iniziare a relazionarsi con essi. Quotidianamente. Iniziare a posizionare il proprio progetto comprendendo sempre più a fondo il panorama intorno a sè. <strong>La visione globale, tutt&#8217;altro che scontata.</strong> Leggere buone fonti anche assolutamente fuori nicchia per il nostro progetto, è la base per trovare e perfezionare il proprio stile.</p>
<p>È la base per far scaturire quella scintilla che poi inconsciamente userai per alimentare la produzione di contenuto una volta tornato tra le tue pagine.</p>
<p>Non è così facile quanto sembra. Spesso, nell&#8217;ottica di preservare la qualità di un progetto, ci si incaponisce contro una pagina bianca rosicando tempo prezioso alla lettura. Bloggare diventa una male necessario più che un mezzo per raggiungere obiettivi rivolti alla crescita. E a forza di sacrificare tutto, senza leggere e senza confronto, eccolo lì il blocco dello scrittore.</p>
<p>Leggere di più, per scrivere di più (e meglio).<br />
Troppo facile?</p>
<p>Con quante fonti ti confronti quotidianamente?</p>
<p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/soluzione-blocco-scrittore">Perché Dovresti Davvero Leggere di Più</a></p>
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		<title>Banner Blindness &amp; AdSense: Tu Cosa Hai Scelto?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Welcome Weekend]]></category>
		<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Questo post fa parte della serie Welcome Weekend. Di tanto in tanto viene pubblicata una buona domanda da parte di chi solca queste pagine riguardo il web e il social media marketing. Invia la tua domanda, o lasciala tra i commenti qui sotto.
Elisa chiede:
Ha ancora senso mettere i banner di ...</p><p><div style="font-size:10px">
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<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/banner-blindness-adsense">Banner Blindness &#038; AdSense: Tu Cosa Hai Scelto?</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/monetizzare-blog-adsense.jpg" alt="Alternative ad AdSense per un blog" title="monetizzare-blog-adsense" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26808" /></p>
<p><em>Questo post fa parte della serie Welcome Weekend. Di tanto in tanto viene pubblicata una buona domanda da parte di chi solca queste pagine riguardo il web e il social media marketing. <a href="http://francescogavello.it/welcome-weekend-domande-risposte-marketing">Invia la tua domanda</a>, o lasciala tra i commenti qui sotto.</em></p>
<p>Elisa chiede:</p>
<blockquote><p>Ha ancora senso mettere i banner di AdSense su un blog? Personalmente ho sviluppato un filtro verso questi banner e ormai non li considero più. Ci sono altri modi per monetizzare un blog (oltre a post sponsorizzati)? Ciao!</p></blockquote>
<p>Ah, la <em>banner blindness.</em> <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Monetizzare un blog con AdSense è<strong> lungo, impegnativo</strong> e -perlomeno per la maggior parte dei blogger- <strong>non fruttuoso.</strong> Monetizzare con AdSense significa investire tempo nella produzione di contenuto. Tanto e ben posizionato.</p>
<p>Quello che spesso non si dice è che solo quando iniziamo a parlare di decine di migliaia di visitatori al mese può allora aver senso considerare AdSense come una possibilità. Ma anche in questo caso, se sul blog vendiamo servizi o prodotti che la stessa rete AdSense potrebbe spingere, ha davvero senso indirizzare un potenziale cliente alla porta (il click sul banner) in cambio di qualche centesimo?</p>
<p>Strategie alternative? Ce ne sono tante, ma praticamente tutte dipendono dal traffico generato dal sito. Solo in alcuni casi, come per <strong>la vendita di infoprodotti o servizi di consulenza</strong> di uno one-man-blog, si può pensare di puntare soltanto sulla qualità dei contatti (anche poche migliaia) per poi cominciare a parlare di risultati tangibili.</p>
<p>Il discorso è davvero molto, molto ampio. Un punto di partenza è chiederti: <strong>qual è il vero valore aggiunto del tuo blog?</strong> Cosa offri ai tuoi lettori che nessun altri sito, pure spingendo sul volume di contenuti, potrà sottrarti? E in che modo puoi trarre da ciò un guadagno economico?</p>
<p>Che consiglio daresti a Elisa? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Tu, che leggi, come hai scelto di monetizzare le tue pagine?</p>
<p>Buon weekend!</p>
<p><div style="font-size:10px">
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<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/banner-blindness-adsense">Banner Blindness &#038; AdSense: Tu Cosa Hai Scelto?</a></p>
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		<item>
		<title>Piccola Digressione sui Blog Aziendali</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/FrancescoGavelloPortfolio/~3/HzppCBFO_00/promuovere-blog-aziendali</link>
		<comments>http://francescogavello.it/promuovere-blog-aziendali#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging Tips]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://francescogavello.it/?p=26790</guid>
		<description><![CDATA[<p>
Premessa: questo è un post &#8230;ciclico.
Siamo sinceri: i blog aziendali spesso non ci piacciono.
Ho ragione?  
In effetti, a noi piace seguire un blog. E il suo blogger.
Una precisa figura che ci sollevi periodicamente dal peso della routine quotidiana.
Qualcuno da chiamare per nome.
Da contattare, magari. A cui chiedere un consiglio ...</p><p><div style="font-size:10px">
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<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/promuovere-blog-aziendali">Piccola Digressione sui Blog Aziendali</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/corporate-blog-italiani.jpg" alt="Valutare corporate blog italiani" title="corporate-blog-italiani" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26814" /></p>
<p><em>Premessa: questo è un post &#8230;ciclico.</em></p>
<p>Siamo sinceri: <strong>i blog aziendali spesso non ci piacciono.</strong></p>
<p>Ho ragione? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In effetti, a noi piace seguire un blog. E il suo blogger.<br />
Una precisa figura che ci sollevi periodicamente dal peso della routine quotidiana.</p>
<p>Qualcuno da chiamare per nome.<br />
Da contattare, magari. A cui chiedere un consiglio al volo.</p>
<p>Che ci indichi la propri passione.<br />
Che ci ispiri.</p>
<p>Che ci faccia riflettere su ciò a cui lavora ogni giorno.</p>
<p>Un blog (e un blogger) la cui presenza sui social media non sia solo uno strillare <em>&#8220;clicca/compra/leggi qui&#8221;</em> a ogni piè sospinto. La cui esperienza legata a Facebook o a Twitter completi davvero l’offerta di contenuti sulle pagine del suo sito.</p>
<p>Ci piace, in un blogger, trovare ironia, leggerezza, serietà.<br />
Abilmente miscelate insieme quando e come serve.</p>
<p>Insomma, questo è ciò che ci piace.</p>
<p>Ed è anche <strong>il motivo per cui schiviamo con classe i blog aziendali.</strong><br />
Hai presente il quadro, vero?</p>
<p>Qualche news, qualche press relase. Date che saltano settimane. A volte mesi.<br />
Un corporate blog da avere perché tutto sommato costa poco e non impegna (così si pensa).</p>
<p>Valanghe di commenti (spesso di spam) malgestiti o ignorati. Oppure nessuno. Difficile dire la propria in risposta a un articolo e tanta la paura della critica dall’altro lato.</p>
<p>Non tutti sono così, chiariamoci.<br />
Anche in Italia abbiamo esempi degni di nota.</p>
<p>Ma per il resto, è comprensibile.</p>
<p>Più grande il brand, più difficile incastrare un’attività complessa come il blogging nella routine aziendale. Più difficile determinarne i veri costi in termini di ore uomo e i guadagni in termini di maggiore entrate, minore assistenza al cliente o migliore percezione del brand.</p>
<p>E hai voglia a ripetere la solita solfa del <em>“sii personale”</em>, <em>“sii costante”</em>, <em>“monitora i risultati”</em>, <em>“non parlare solo di te”</em>. Nulla è impossibile per chi non lo deve fare.</p>
<p><strong>Accendere quella scintilla che dà un senso al tutto è una gran fatica.</strong> Hey, lo è già nel momento in cui parliamo di un blog personale, o di un libero professionista che controlli ogni aspetto della produzione. Figuriamoci quando il potere decisionale non è così focalizzato su una sola figura e le sfumature sono tante.</p>
<p>Ma allora, come fare?</p>
<p>Il primo passo è capire che le regole, piccoli o grandi i brand, sono le stesse.<br />
Sono le stesse perché gli stessi sono gli utenti.</p>
<p>Le stesse, identiche, persone che un istante prima stavano solcando le pagine del loro blogger preferito ora stanno valutando se seguire il tuo.</p>
<p>Il trucco sta tutto qui.</p>
<p>Il trucco è rileggere questo post nei suoi primi paragrafi, cercando di inseguire realmente ciò che agli utenti piace. Perché il tuo brand probabilmente lo conoscono già. <strong>Stanno solo valutando quanto gli puoi essere utile oggi a prescindere da ciò che vendi ogni giorno.</strong></p>
<p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/promuovere-blog-aziendali">Piccola Digressione sui Blog Aziendali</a></p>
</div></p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>21 Giugno 2013 – Parliamo di SEO a SEOtraining Milano?</title>
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		<comments>http://francescogavello.it/corso-seo-milano-2013#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Search Engine Optimization]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Quest&#8217;oggi, solo un piccolo post per comunicarti che il 21 giugno torneremo in aula a Milano per parlare di SEO e di promozione in rete.
SEOtraining e i suoi relatori, tra cui il sottoscritto, ti presentano una giornata all&#8217;insegna del posizionamento sui motori di ricerca. E non solo: posizionarsi come startup, ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/corso-seo-milano-2013">21 Giugno 2013 &#8211; Parliamo di SEO a SEOtraining Milano?</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://francescogavello.it/consiglia/corso-seo-milano"><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/gavello-seotraining-milano-2013.jpg" alt="Promuovere blog aziendale" title="gavello-seotraining-milano-2013" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26732" /></a></p>
<p>Quest&#8217;oggi, solo un piccolo post per comunicarti che il 21 giugno torneremo in aula a Milano per parlare di SEO e di promozione in rete.</p>
<p><a href="http://francescogavello.it/consiglia/corso-seo-milano">SEOtraining</a> e i suoi relatori, tra cui il sottoscritto, ti presentano una giornata all&#8217;insegna del posizionamento sui motori di ricerca. E non solo: posizionarsi come startup, la SEO per siti aziendali, fare advertising in maniera ragionata e molto altro.</p>
<p>Il sottoscritto andrà a solleticare lo spinoso argomento dei blog aziendali. Quando farne uso, quali gli errori ricorrenti e come integrarli all&#8217;interno di una strategia di promozione coordinata. Mica male, no? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Ci vediamo in aula?</h2>
<p>Due i tagli: Low da 136,00€ e Plus 162,00€, quest&#8217;ultimo comprensivo di un&#8217;ora di formazione erogata da SEOCoach e della SEOtraining Card, che permette uno sconto secco del 50% sui futuri eventi SEOtraining.</p>
<p>La location è il <strong>BEST WESTERN Milton Hotel</strong> di Via Butti 9, a Milano. Gli orari, come già sperimentato, dalle 9:00 alle 19:00.</p>
<p>SEOtraining Milano è attualmente in Early Booking al -50% sino al 30 aprile.</p>
<p>Ci si vede in aula? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/corso-seo-milano-2013">21 Giugno 2013 &#8211; Parliamo di SEO a SEOtraining Milano?</a></p>
</div></p><div class="feedflare">
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		<item>
		<title>LinkedIn: il Miglior Alleato per la tua Strategia di Content Marketing?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/FrancescoGavelloPortfolio/~3/7OihEigRhiQ/distribuire-contenuti-linkedin</link>
		<comments>http://francescogavello.it/distribuire-contenuti-linkedin#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 03:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Gavello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere Contenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
I ragazzi di Content Marketing Institute hanno pubblicato nei mesi passati una coppia di report, l&#8217;ultimo agli inizi di aprile, volti a comprendere a fondo come i segmenti B2B e B2B Enteprise se la stiano passando in merito alle loro strategie di content marketing.
I due report, il primo e il ...</p><p><div style="font-size:10px">
<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
Link al post originale: <a href="http://francescogavello.it/distribuire-contenuti-linkedin">LinkedIn: il Miglior Alleato per la tua Strategia di Content Marketing?</a></p>
</div></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://francescogavello.it/wp-content/uploads/strategia-content-marketing.jpg" alt="Integrare strategia di content marketing" title="strategia-content-marketing" width="668" height="420" class="aligncenter size-full wp-image-26686" /></p>
<p>I ragazzi di Content Marketing Institute hanno pubblicato nei mesi passati una coppia di report, l&#8217;ultimo agli inizi di aprile, volti a comprendere a fondo come i segmenti B2B e B2B Enteprise se la stiano passando in merito alle loro <strong>strategie di content marketing.</strong></p>
<p>I due report, <a href="http://contentmarketinginstitute.com/2012/10/2013-b2b-content-marketing-research/">il primo</a> e <a href="http://contentmarketinginstitute.com/2013/04/enterprise-2013-content-marketing-research/">il secondo</a>, snocciolano in una ventina di pagine parecchi numeri interessanti. Tra i tanti, vale la pena evidenziare un piccolo gioiellino. Ordinando i social media in termini di potenza distribuitiva, abbiamo per il B2B classico:</p>
<ul>
<li>LinkedIn (83%)</li>
<li>Facebook (80%)</li>
<li>Twitter (83%)</li>
<li>Youtube (61%)</li>
<li>Google Plus (39%)</li>
</ul>
<p>seguiti neanche troppo a ruota da:</p>
<ul>
<li>Pinterest</li>
<li>Slideshare</li>
</ul>
<p>più o meno a pari merito tra le due dimensioni.</p>
<p>Insomma, <strong>LinkedIn sembra essere in assoluto il mezzo migliore per distribuire i propri contenuti</strong>, parlando di B2B non-enterprise. Lato enterprise, dove ci si aspetterebbe invece una maggiore difficoltà di coordinazione su un social del genere, abbiamo un notevolissimo 71% in quarta posizione, <strong>tre volte più efficace di Google Plus.</strong></p>
<p>Non ti viene voglia di andare a ritoccare la tua pagina azienda, o di mettere mano al profilo? <img src='http://francescogavello.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Quantità VS Qualità</h2>
<p>Cosa ne possiamo trarre?</p>
<ul>
<li><strong>Pianifica.</strong> Scrivi e basta non è una strategia, soprattutto quando intendi produrre contenuti non tanto per i clienti finali quanto per altri possibili partner aziendali o collaboratori.</li>
<li><strong>Modella i tuoi contenuti</strong> sui <a href="http://francescogavello.it/persona">Persona</a>. <em>&#8220;Una taglia va bene per tutti&#8221;</em> non è un modo di pensare efficace per una strategia di content marketing. Definire a priori i propri utenti tipo da colpire è invece un approccio estremamente più efficace.</li>
<li><strong>Le uova e il paniere.</strong> Distribuisci la tua identità tra più canali da far lavorare in maniera sinergica. Aprire un blog e inondarlo di contenuti sperando in bene non è, di nuovo, una strategia.</li>
<li><strong>Non ci sono solo le pageviews.</strong> Anche se al primo posto come obiettivo da raggiungere per entrambi i segmenti, ricorda che la partita non si gioca solo sulle pagine viste. La qualità (dei lead) più che la quantità (dei visitatori) gioca un ruolo chiave. Ed è quello che paga gli stipendi.</li>
<li><strong>Segmenta.</strong> Differenzia la tua offerta al target sulla base di fattori diversi. <a href="http://francescogavello.it/ciclo-acquisto-sito-web">La posizione nel ciclo di acquisto </a>o del tipo di utente (influencer, ruolo in azienda, interessi) sono una buona base di partenza.</li>
</ul>
<p>È curioso notare come se per il B2B Enterprise la sfida più grande sia oggi produrre contenuto che coinvolga l&#8217;utente attraverso più canali coordinati tra loro, per il B2B più piccolo e a portata di mano la sfida sia &#8230;beh, riuscire a <strong>produrre contenuto in maniera costante.</strong></p>
<p>È il momento di mostrare i muscoli?</p>
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<p style="background-color:#f5f5f5;padding:20px;line-height:20px"><a href="http://francescogavello.it/download/Francesco_Gavello_Ebook_21_Cose.pdf">Scarica il mio eBook gratuito</a>: <strong>"21 Cose che Dovresti Sapere (riguardo al tuo blog)"</strong>.<br />(offerta bonus riservata agli iscritti al feed RSS).</p>
<p>Copyright: <a href="http://francescogavello.it/">Francesco Gavello</a>. Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all'articolo originale.<br />
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