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	<title>Focus On Israel</title>
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	<description>Contenitore indipendente sull&#039;informazione mediorientale (e non solo...)</description>
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		<title>Antisemitismo a Torino: vandalizzate pietre d&#8217;inciampo</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2026/05/03/antisemitismo-torino-vandalizzate-pietre-dinciampo/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2026 10:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[pietre d’inciampo]]></category>

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		<description><![CDATA[Torino, vandalizzate sei pietre d’inciampo col pennarello: “L’antisemitismo più becero è tornato” Le piccole targhe a memoria dei deportati sono state posizionate appena tre mesi fa: condanna bipartisan dopo i danni alla lapide dei Caduti della Resistenza di Alessandra Corradi Segni di pennarello scuro, numerosi e decisi, hanno sfregiato sei pietre d’inciampo nel quartiere Vanchiglia [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Torino, vandalizzate sei pietre d’inciampo col pennarello: “L’antisemitismo più becero è tornato”</strong></p>
<p><em><strong>Le piccole targhe a memoria dei deportati sono state posizionate appena tre mesi fa: condanna bipartisan dopo i danni alla lapide dei Caduti della Resistenza</strong></em></p>
<p><em><em><strong>di Alessandra Corradi</strong></em></em></p>
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<div dir="auto"><img class="aligncenter size-full wp-image-42154" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/05/antisemitismo-pietre-inciampo-torino-focusonisrael-e1777805248715.jpg" alt="" width="500" height="281" /></div>
<div dir="auto"></div>
<p>Segni di pennarello scuro, numerosi e decisi, hanno sfregiato sei pietre d’inciampo nel quartiere Vanchiglia di Torino. Sembrano pasticci mirati a cancellare la memoria delle vittime ebree, dei deportati nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale, che sono state poste non più tardi di tre mesi fa, lo scorso 3 febbraio, per non cancellare il ricordo di una delle più gravi tragedie europee. Le sei pietre d’inciampo che sono state vandalizzate sono state poste a ricordo di Aida Sara Montagnana, Rosa Vita Finzi, Teresita Teglio, Ercolina Levi, Sara Colombo, Eugenia Treves in Segre, Lidia Passigli ed Ettore Abenaim.</p>
<p>Sono, ovviamente, in corso le indagini per risalire agli autori dello sfregio, che si inserisce in un più ampio contesto di antisemitismo, che dal riacutizzarsi del conflitto in Medioriente il 7 ottobre 2023 ha preso piede con sempre più vigore. Lo chiamano “antisionismo” ma sempre più spesso è antisemitismo mascherato, che cerca giustificazioni inesistenti per l’odio incontrollabile contro gli ebrei.</p>
<p>“Questo atto, compiuto per cancellare la memoria, non farà altro che rafforzare i nostri ideali di libertà e di pace. È un gesto vile che speriamo possa essere stato ripreso dalle molte telecamere presenti in zona”, ha dichiarato il presidente della circoscrizione 7 Luca Deri, il primo a darne notizia. “Vedere le pietre di inciampo “cancellate” è un pugno allo stomaco. Questo odioso atto avvenuto si aggiunge alla lapide vandalizzata qualche giorno: continueremo a tenere vivo il nostro impegno a difesa della memoria, non facendoci spaventare da questi atti”, ha aggiunto il segretario provinciale del Partito Democratico, Marcello Mazzù. Il riferimento è alla vandalizzazione della targa dedicata ai caduti della Resistenza, presa di mira la notte tra il 25 e il 26 aprile.</p>
<p>“È un gesto vile, figlio dell’ignoranza e di un’inaccettabile mancanza di rispetto. Un ulteriore indizio che l&#8217;antisemitismo più becero è tornato”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Davide Nicco, di Fratelli d&#8217;Italia.</p>
<p>La condanna è stata bipartisan perché simili gesti non possono trovare casa in nessuno schieramento politico delle istituzioni democratiche del Paese ma è evidente che un problema esista e che non sia marginale, come dimostrano anche le aggressioni e le microaggressioni, che sono aumentate negli ultimi anni scatenando un allarme sociale che non può lasciare indifferenti.</p>
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<div dir="auto"> (Fonte: Il Giornale, 2 Maggio 2026)</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Accuse influenze Qatar spazzano via illusione neutralita&#8217; Corte Penale Internazionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2026 11:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[pregiudizio antisraeliano]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Penale Internazionale (Cpi) dell'Aja]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Karim Khan]]></category>
		<category><![CDATA[mandato di arresto]]></category>
		<category><![CDATA[Qatar]]></category>
		<category><![CDATA[Yoav Gallant]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Accuse influenze Qatar spazzano via illusione neutralita&#8217; Corte Penale Internazionale&#8221; Le accuse di un’influenza del Qatar sul procuratore della Corte penale internazionale &#8220;sollevano serie preoccupazioni sull’imparzialità e l’equità del sistema legale globale&#8221;. È quanto sostiene un editoriale del The Jerusalem Post, che commenta le rivelazioni del The Wall Street Journal su un presunto tentativo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Accuse influenze Qatar spazzano via illusione neutralita&#8217; Corte Penale Internazionale&#8221;</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42182" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/05/corte-penale-internazionale-netanyahu-arresto-crimini-khan-qatar-israele-focusonisrael-e1777808414875.jpg" alt="" width="500" height="424" /></p>
<p>Le accuse di un’influenza del Qatar sul procuratore della Corte penale internazionale &#8220;sollevano serie preoccupazioni sull’imparzialità e l’equità del sistema legale globale&#8221;. È quanto sostiene un <a href="https://www.israele.net/emergono-manovre-del-qatar-per-condizionare-la-decisione-del-procuratore-della-corte-penale-internazionale-di-incriminare-leader-israeliani-se-si-scopre-che-uno-stato-che-si-atteggia-a-mediatore-ma">editoriale del The Jerusalem Post</a>, che commenta le <a href="https://www.wsj.com/opinion/karim-khan-icc-prosecutor-benjamin-netanyahu-qatar-israel-7b62d474">rivelazioni del The Wall Street Journal</a> su un presunto tentativo di Doha di &#8220;prendersi cura&#8221; del procuratore capo Karim Khan.</p>
<p>Secondo il quotidiano israeliano, l’ipotesi di un &#8216;do ut des&#8217; per favorire mandati di arresto contro il premier Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant rappresenta &#8220;un attacco diretto all’integrità del sistema legale globale&#8221; e &#8220;spazza via ogni residua illusione di neutralità del diritto internazionale&#8221;. <strong>Il Wsj cita una testimonianza e alcune registrazioni secondo cui il governo del Qatar avrebbe promesso sostegno a Khan nel caso in cui avesse portato avanti l’azione legale contro la leadership israeliana</strong>. L’episodio spiegherebbe così le iniziali esitazioni del procuratore (il Wsj lo descrive come &#8220;terrorizzato&#8221;) sulla richiesta di mandati di arresto, poi effettivamente avanzata. Le accuse sono state respinte sia dal team legale di Khan sia dalle autorità qatariote.</p>
<p>Sullo sfondo pesa anche la posizione personale del procuratore, che a maggio 2025 si è temporaneamente dimesso a seguito di accuse di condotta sessuale non consensuale con una collaboratrice: un’inchiesta delle Nazioni Unite ha rilevato una &#8220;base fattuale&#8221; per alcune segnalazioni, pur senza raggiungere la soglia penale secondo un panel interno della Corte. Il Jerusalem Post sostiene che &#8220;non si tratta di una disputa legale, ma di un’operazione d’intelligence mascherata da ricerca di giustizia&#8221;, accusando la comunità internazionale di aver consentito a lungo a Qatar e Corte di operare &#8220;sotto uno scudo di presunta oggettività&#8221;.</p>
<p>I mandati emessi nel novembre 2024 vengono definiti &#8220;un minimo storico senza precedenti nella storia della Corte&#8221;, perché avrebbero &#8220;criminalizzato l’atto di sopravvivenza nazionale&#8221; di Israele. Le accuse, si legge, deriverebbero da “una narrazione costruita da attori ostili e poi avallata da un procuratore che sarebbe stato &#8216;avvolto dalle braccia&#8217; dello Stato qatariota&#8221;. Secondo il quotidiano, la vicenda evidenzia &#8220;una crisi di legittimità&#8221; della Corte, aggravata anche dai procedimenti disciplinari nei confronti di Khan. Il presunto intervento di Doha viene descritto come &#8220;un tentativo predatorio di sfruttare un funzionario vulnerabile per fini politici&#8221;, mentre la Corte rischierebbe di trasformarsi &#8220;in uno strumento di guerra legale nelle mani di Stati che ospitano terroristi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il mondo deve scegliere se vuole un sistema di diritto internazionale funzionante o uno che diventi un’arma per chi finanzia il terrorismo &#8211; il monito conclusivo dell&#8217;editoriale, secondo cui la campagna legale contro Israele &#8211; non è una reazione spontanea, ma una strategia premeditata e ben finanziata&#8221;.</p>
<p>Commentando ieri la notizia, Netanyahu ha attaccato duramente la Corte definendola &#8220;un’istituzione corrotta e moralmente fallita&#8221; che &#8220;dovrebbe essere chiusa&#8221;. Il premier ha accusato su X la Cpi di essere una &#8220;piattaforma di guerra legale utilizzata da regimi canaglia&#8221;, sostenendo che il procedimento contro Israele per la guerra contro Hamas fosse &#8220;privo di qualsiasi fondamento fin dall’inizio&#8221;. &#8220;Era chiaro fin dal primo giorno che le accuse assurde contro lo Stato di Israele non avevano alcun merito&#8221;, ha scritto, aggiungendo che Israele ha combattuto &#8220;una guerra giusta con mezzi giusti contro un’organizzazione terroristica&#8221;.</p>
<p>(Fonte: Sky tg24, 29 Aprile 2026)</p>
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		<title>Gli stupri di Hamas a Gaza: abusi e ricatti sui bimbi per reclutarli nelle milizie</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 11:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli stupri di Hamas a Gaza: abusi e ricatti sui bimbi per reclutarli nelle milizie di Luigi Frasca Storie che fanno venire i brividi, per raccontare le quali si fa fatica persino a trovare le parole. Il quotidiano britannico Daily Mail ha rivelato che 𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐚𝐦 𝐞𝐝 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐝 𝐇𝐚𝐦𝐚𝐬 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli stupri di Hamas a Gaza: abusi e ricatti sui bimbi per reclutarli nelle milizie</strong></p>
<p><em><strong>di Luigi Frasca</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42170" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/05/gaza-palestinesi-hamas-stupri-bambini-abusi-focusonisrael-e1777806630405.jpg" alt="" width="500" height="663" /></p>
<p>Storie che fanno venire i brividi, per raccontare le quali si fa fatica persino a trovare le parole. <a href="https://www.dailymail.com/news/article-15758543/Gaza-families-say-children-raped-Hamas-affiliated-clerics-parents-intimidated-silence.html?fbclid=IwY2xjawRkCP5leHRuA2FlbQIxMABicmlkETA1aGZ3Q2d2dlgzV0pPQmE4c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHrdNhMqYafh83IVVIhy9ytkV9wQSB4BvKgC-JRJCFlhndKimJfeWl1sQIyET_aem_ctT5mTjR_57MDLZNXQv-uQ">Il quotidiano britannico Daily Mail ha rivelato</a> che 𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐚𝐦 𝐞𝐝 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐝 𝐇𝐚𝐦𝐚𝐬 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐚𝐛𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢, 𝐚𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 «𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐥𝐢» 𝐞, 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐢𝐭𝐞 «𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢», 𝐟𝐚𝐫𝐥𝐢 «𝐮𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨». Una pratica scioccante, di cui il quotidiano inglese ha dato notizia dopo aver ottenuto da Jusoor News &#8211; costola della Ong Joosur, organizzazione no-profit che si occupa di fornire opportunità educative alle persone rifugiate siriane in tutto il mondo &#8211; alcuni video con delle testimonianze che raccontano nel dettaglio gli abusi.</p>
<p>I filmati raccolti dall’organo di informazione panarabo &#8211; che lavora con uno staff di oltre 70 giornalisti e redattori a tempo pieno in Medio Oriente e Nord Africa &#8211; mostrano due bimbi di appena nove e dieci anni che, ovviamente in forma anonima, descrivono le violenze che avrebbero subito in alcuni luoghi di culto della Striscia.</p>
<p>Le testimonianze durissime da ascoltare, al limite dello straziante: «Quel giorno sono andato a pregare in moschea, era prima della preghiera di Asr, stavo studiando il Corano», dice il bambino di nove anni prima di nominare l’uomo che era presente con lui. «Stavamo studiando insieme e lui mi ha detto: &#8220;Vieni con me&#8221;», prosegue il ragazzo: «mi ha portato in bagno, mi ha spogliato, mi ha tolto i pantaloni e ha abusato di me. Ho iniziato a urlare e poi ho pianto».</p>
<p>L’altra testimonianza citata dal Daily Mail è persino più scioccante: un bambino di dieci anni, che era solito arrivare in moschea per primo, racconta che un giorno uno uomo gli chiese di salire con lui al piano di sopra. «Così sono salito di sopra &#8211; dice &#8211; lui mi ha abbassato i pantaloni e ha iniziato a farmi cose brutte». Gli abusi sarebbero cessati solo all’arrivo di uno degli inservienti della moschea. «Si è spaventato. Così sono scappato», ha detto il bambino, aggiungendo: «Ho smesso di andare in moschea, ma ho sentito dire che faceva queste cose con molti bambini».</p>
<p>Oltre alle terribili storie riportate da questi ragazzi, il quotidiano britannico ne riporta altre, riferite dai genitori di altri bimbi che sarebbero stati abusati. Un uomo di 42 anni, padre di una terza vittima di stupro che sarebbe avvenuta in una moschea a Khan Younes, racconta di come, dopo aver trovato suo figlio scosso e pieno di lividi, avrebbe scoperto che il colpevole fosse l’imam a capo della loro moschea. «Ero scioccato, sono impazzito. Ho perso il controllo», ha detto, spiegando poi di essersi recato nel luogo di culto per affrontare il presunto responsabile. L’imam avrebbe negato categoricamente l’accusa e, durante lo scontro, avrebbe iniziato a 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐚 «𝐥𝐞 𝐁𝐫𝐢𝐠𝐚𝐭𝐞 𝐀𝐥-𝐐𝐚𝐬𝐬𝐚𝐦, 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨. 𝐃𝐢𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐫𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞». Ed in effetti, il giorno seguente, i membri di Qassamsi sarebbero davvero presentati nell’abitazione dell’uomo, promettendogli di «sparargli alle gambe» e di «picchiato a morte».</p>
<p>Un altro genitore, un residente di Deir al-Balah di 39 anni, ha testimoniato che anche suo figlio sarebbe stato molestato da un imam: «Quella roba è disgustosa, non voglio ripeterla», ha affermato in una registrazione audio. L’uomo avrebbe quindi deciso di 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐇𝐚𝐦𝐚𝐬, presentando le prove di quanto sostenuto; 𝐦𝐚 𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐥𝐨 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐫𝐢𝐭𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐞, 𝐩𝐨𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞.</p>
<p>Un portavoce di Jusoor ha spiegato al Daily Mail: «A Gaza, questa è una tattica usata da Hamas per instillare paura nei ragazzi e fare pressione su di loro affinché si uniscano in seguito». Aggiungendo come «nei nostri reportage abbiamo constatato che bambini orfani e donne non sposate sono vittime di molestie e sfruttamento da parte di Hamas. Per gli abitanti di Gaza, queste storie non sono nuove. Sono ampiamente conosciute dalla gente del posto. Ma le norme sociali conservatrici e lo stigma di una cultura della vergogna hanno fatto sì che divenissero tabù inconfessabili».</p>
<p>(Fonte: Il Tempo, 29 Aprile 2026)</p>
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		<title>Londra, attacco antisemita: accoltellate due persone nel quartiere ebraico</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2026/04/29/londra-attacco-antisemita-accoltellate-due-persone-nel-quartiere-ebraico/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 18:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
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		<category><![CDATA[quartiere ebraico Golders Greens]]></category>

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		<description><![CDATA[Londra, attacco antisemita: accoltellate due persone nel quartiere ebraico Due persone sono state accoltellate a Londra nel quartiere di Golders Green, abitato da una vasta comunità di ebrei osservanti. Il presunto aggressore è stato arrestato. «Un uomo è stato visto correre lungo Golders Green Road armato di coltello mentre tentava di colpire membri della comunità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Londra, attacco antisemita: accoltellate due persone nel quartiere ebraico</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42176" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/05/antisemitismo-attentato-londra-goldersgreen-focusonisrael-e1777807199682.jpg" alt="" width="500" height="282" /></p>
<p>Due persone sono state accoltellate a Londra nel quartiere di Golders Green, abitato da una vasta comunità di ebrei osservanti. Il presunto aggressore è stato arrestato. «Un uomo è stato visto correre lungo Golders Green Road armato di coltello mentre tentava di colpire membri della comunità ebraica – si legge nella nota del servizio di vigilanza Shomrim, i cui agenti hanno fermato l&#8217;aggressore –. La polizia è poi intervenuta e ha usato un taser prima di arrestare l&#8217;uomo».</p>
<p>Le due persone accoltellate, due uomini di età intorno ai 70 e ai 30, sono state soccorse dall&#8217;ente di volontariato ebraico Hatzola. I due sono ricoverati in ospedale in condizioni definite «gravi, ma stabili». Il fatto arriva dopo una serie di attacchi antisemiti, in particolare di tipo incendiario, condotti contro la comunità ebraica londinese. Alcune telecamere di videosorveglianza hanno ripreso l&#8217;accoltellamento di una delle vittime. Nelle immagini che stanno circolando sui social si vede un uomo che aspetta alla fermata dell&#8217;autobus e, appena si sistema la kippah, viene improvvisamente accoltellato da un passante.</p>
<p>L&#8217;antiterrorismo britannica affianca Scotland Yard nelle indagini. Il presunto aggressore è un 45enne attualmente detenuto in custodia cautelare, accusato per ora solo di «tentato omicidio», come ha dichiarato un funzionario della Metropolitan Police, il quale ha poi aggiunto: «Stiamo lavorando per stabilire il suo retroterra e la sua nazionalità». «Gli specialisti dell&#8217;antiterrorismo &#8211; si legge in una nota della polizia &#8211; guidano l&#8217;investigazione, condotta assieme alla Metropolitan Police, per chiarire tutte le circostanze dell&#8217;accaduto e ogni eventuale legame al terrorismo».</p>
<p>Il premier britannico Keir Starmer si è detto «profondamente preoccupato» per l&#8217;attacco. «È in corso un&#8217;indagine della polizia – ha spiegato il primo ministro parlando a margine del Question Time alla Camera dei Comuni – e credo che dobbiamo fare tutto il possibile per sostenere l&#8217;indagine ed essere assolutamente chiari nella nostra determinazione ad affrontare questo tipo di reati, dopo che ne abbiamo visti troppi di recente».</p>
<p>«C&#8217;è stato uno scioccante attacco contro due londinesi ebrei a Golders Green – ha affermato su X il sindaco di Londra, Sadiq Khan –. La polizia ha effettuato un arresto e vorrei ringraziare tutti i servizi di emergenza e gli eroici volontari di Hatzola e Shomrim London nella zona per la loro rapida risposta a questo orribile incidente. Sono in stretto contatto con la polizia metropolitana che fornirà ulteriori aggiornamenti». «La comunità ebraica di Londra – prosegue Khan – è stata bersaglio di una serie di scioccanti attacchi antisemiti. Non ci deve essere assolutamente posto per l&#8217;antisemitismo nella società»</p>
<p>(Fonte: La Stampa, 29 Aprile 2026)</p>
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		<title>La disinformazione della RAI sulla guerra in Libano</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 14:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
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		<description><![CDATA[La disinformazione della RAI sulla guerra in Libano di Franco Londei Questa mattina l’inviato di RAI News 24 per la guerra in Libano, ha ribadito per l’ennesima volta che «Israele ha più volte violato il cessate il fuoco» attaccando obiettivi di Hezbollah persino nella Valle della Beqa. Ora, giusto per andare subito al punto, Israele [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La disinformazione della RAI sulla guerra in Libano</strong></p>
<p><em><strong>di Franco Londei</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42141" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/disinformazione-rai-libano-hezbollah-israele-focusonisrael-e1777385577787.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Questa mattina l’inviato di RAI News 24 per la guerra in Libano, ha ribadito per l’ennesima volta che «Israele ha più volte violato il cessate il fuoco» attaccando obiettivi di Hezbollah persino nella Valle della Beqa.</p>
<p><strong>Ora, giusto per andare subito al punto, Israele non ha mai violato il cessate il fuoco, ma piuttosto ha reagito ad una violazione di Hezbollah.</strong></p>
<p>Per fare un esempio, se un drone israeliano individua un gruppo di terroristi che carica un lanciatore di missili con l’intenzione di colpire il nord di Israele, lo attacca prima che i terroristi possano lanciare. Ma non è stato Israele a violare la tregua, bensì i terroristi che si preparavano a colpire.</p>
<p>La prevenzione degli attacchi contro Israele o contro le truppe israeliane non può essere considerata una violazione del cessate il fuoco, al contrario, è una prevenzione alla violazione del cessate il fuoco.</p>
<p><strong>Questo gli inviati RAI non lo spiegano mai</strong>. Come non spiegano mai che è il Governo libanese a chiedere a Hezbollah di deporre le armi. Per esempio, avete mai sentito raccontare dello scontro tra il Presidente libanese, Michel Aoun, e il capo di Hezbollah, Naim Qassem? Toni da guerra civile.</p>
<p>«<em>Coloro che sono al potere devono sapere che le loro azioni non gioveranno né al Libano né a loro stessi</em>», ha dichiarato Qassem lunedì sul canale televisivo sciita al-Manar riferendosi ai colloqui diretti tra Libano e Israele accusando i libanesi di tradimento e minacciando esplicitamente una guerra civile se il Governo libanese non avesse fatto quanto chiesto da Hezbollah.</p>
<p>Gli ha risposto il Presidente libanese: «<em>Quello che stiamo facendo non è tradimento, ma il tradimento è commesso da coloro che trascinano il proprio paese in guerra per perseguire interessi stranieri</em>», ha scritto il presidente Aoun in una dichiarazione, riferendosi al fatto che Hezbollah non agisce per il bene del Libano ma persegue gli interessi dell’Iran anche a scapito di quelli libanesi.<br />
Vedete, non è proprio una cosa da poco, non è uno scontro che si possa omettere o raccontare in maniera superficiale perché una cosa del genere ridisegna tutta la storia dell’attuale scontro in atto in Libano. Definisce chiaramente Hezbollah non solo come responsabile della guerra, ma lo disegna come un corpo estraneo al Libano che agisce come fosse una mano di Teheran.</p>
<p>Il fatto che una cosa del genere la dica il Presidente libanese non può essere omessa o appena accennata. Solo che se lo si dicesse con chiarezza, se si spiegassero bene le cose, crollerebbe tutto il castello di carte e letame messo in piedi da questi “giornalisti”.</p>
<p>Tutto questo ha un nome: disinformazione. E che lo facciano giornalisti di testate indipendenti è brutto e per nulla etico etico, ma ci può stare. Ma che lo facciano giornalisti del servizio pubblico pagati con il denaro dei contribuenti non è ammissibile.</p>
<p>(Fonte: <a href="https://www.rightsreporter.org/la-disinformazione-della-rai-sulla-guerra-in-libano/">Rights Reporter</a>, 28 aprile 2026)</p>
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		<title>Così Hezbollah finanzia il terrorismo in Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 20:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamento al terrorismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>

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		<description><![CDATA[Come Hezbollah finanzia il terrorismo in Europa Un rapporto rivela una rete capillare in almeno 15 Paesi europei che genera fino al 30% del bilancio dell’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran di Shira Navon L’Europa è diventata una vera e propria piattaforma finanziaria del gruppo terrorista Hezbollah senza la quale una parte decisiva delle sue operazioni non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come Hezbollah finanzia il terrorismo in Europa</strong></p>
<p><em><strong>Un rapporto rivela una rete capillare in almeno 15 Paesi europei che genera fino al 30% del bilancio dell’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran</strong></em></p>
<p><em><strong>di Shira Navon</strong></em></p>
<p><strong><img class="aligncenter wp-image-42146" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/hezbollah-terrorismo-europa-focusonisrael-e1777386684261.jpg" alt="" width="500" height="323" /></strong></p>
<p><strong>L’Europa è diventata una vera e propria piattaforma finanziaria del gruppo terrorista Hezbollah</strong> senza la quale una parte decisiva delle sue operazioni non potrebbe sopravvivere. Il <em><strong><a href="https://www.dokumentationsstelle.at/en/news/detail-news/dpi-study-on-hezbollah-financing-in-europe">nuovo rapporto</a></strong></em> firmato da Lina Khatib per il Documentation Centre Political Islam austriaco mette in fila dati e meccanismi con una precisione senza ambiguità, mostrando come una quota consistente delle risorse dell’organizzazione libanese nasca proprio dentro i circuiti economici europei, spesso sotto il radar delle autorità.</p>
<p>Il bilancio complessivo supera il miliardo di dollari, con circa settecento milioni provenienti dall’Iran e una fetta che sfiora il trenta per cento generata attraverso attività illecite distribuite su scala globale. È in questa zona grigia che l’Europa assume un ruolo centrale, perché qui Hezbollah riesce a trasformare denaro sporco in flussi apparentemente legittimi grazie a una combinazione di commercio internazionale, sistemi finanziari frammentati e controlli disomogenei.</p>
<p>Il cuore operativo è rappresentato da una struttura interna, il Business Affairs Component, che secondo il rapporto ricicla circa un milione di euro a settimana tra Germania, Belgio e Francia, offrendo servizi anche ai cartelli della droga sudamericani. Il meccanismo è raffinato e si appoggia a un modello noto, il Black Market Peso Exchange, che consente di convertire proventi del narcotraffico in merci acquistate legalmente in Europa. Auto di alta gamma, orologi e altri beni di lusso vengono comprati con denaro derivante dalla cocaina, spediti in Africa occidentale e rivenduti per ottenere fondi puliti che rientrano in Libano.</p>
<p>Questa filiera, emersa già nell’ambito delle indagini internazionali note come Project Cassandra, non è un episodio isolato ma un sistema consolidato che coinvolge operatori economici apparentemente regolari. Il rapporto cita una rete con base a Beirut e ramificazioni in Germania, guidata da figure come Hassan Trabulsi, capace di muoversi tra concessionarie e circuiti commerciali senza attirare attenzioni immediate.</p>
<p>Accanto al commercio di beni di lusso, il mercato dell’arte offre un altro canale privilegiato. Il finanziatore Nazem Said Ahmad ha movimentato decine di milioni di dollari tra Regno Unito e Belgio sfruttando società di copertura e la possibilità di manipolare le valutazioni delle opere, acquistando e rivendendo lavori di artisti di primo piano per trasferire valore oltre confine. A questo si affianca il traffico di diamanti, con certificazioni alterate e spedizioni frammentate che rendono difficile tracciare l’origine reale<br />
delle pietre.</p>
<p>La logica è sempre la stessa, anche quando cambia il settore: sfruttare le pieghe dei mercati legali per nascondere flussi illegali. Un esempio ancora più esplicito arriva dal caso austriaco del 2021, quando le autorità hanno intercettato un’operazione che prevedeva il trasporto di trenta tonnellate di Captagon, la droga sintetica prodotta in Libano e Siria, nascosta in forni per pizza e instradata attraverso Belgio e Austria prima di raggiungere l’Arabia Saudita passando dai porti italiani. La scelta del percorso europeo rispondeva a un calcolo preciso, legato ai controlli meno stringenti sui carichi provenienti dal continente rispetto a quelli diretti dal Medio Oriente.</p>
<p><strong>A complicare ulteriormente il quadro interviene la dimensione diplomatica</strong>. Figure come Mohammad Ibrahim Bazzi hanno utilizzato incarichi ufficiali, in questo caso come console onorario del Gambia, per spostare fondi e gestire operazioni economiche con un livello di protezione che rende più difficile l’intervento delle autorità. Quando il denaro arriva in Libano, il tracciamento si interrompe quasi del tutto, anche per via della presenza capillare di Hezbollah nelle istituzioni e nei nodi finanziari del Paese.</p>
<p>Negli ultimi anni si è aggiunta una componente digitale che amplia le possibilità di movimento dei capitali. L’uso di criptovalute, in particolare Tether sulla rete Tron, consente trasferimenti rapidi e meno esposti ai controlli tradizionali, come dimostrano i sequestri effettuati da Israele su portafogli collegati all’organizzazione e alla Forza Quds iraniana. È un’evoluzione coerente con la pressione crescente sul sistema bancario classico, che spinge queste reti a cercare nuove strade.</p>
<p>Resta però un elemento politico che rende tutto questo più difficile da contrastare, e riguarda la frammentazione delle definizioni giuridiche. Stati Uniti e Regno Unito considerano Hezbollah nella sua interezza un’organizzazione terroristica, mentre l’Unione Europea mantiene una distinzione tra ala militare e ala politica. In questo spazio di ambiguità si inseriscono raccolte fondi e attività economiche che, pur essendo collegate alla struttura complessiva, riescono a operare con una copertura legale parziale.</p>
<p>Il risultato è un sistema che combina illegalità e legittimità apparente, dove il confine tra economia lecita e finanziamento del terrorismo si fa sottile e permeabile. Chi continua a pensare a Hezbollah come a un attore confinato al Libano o al Medio Oriente ignora un pezzo decisivo del problema, perché una parte della sua capacità operativa prende forma proprio qui, nelle economie europee, dentro circuiti che funzionano ogni giorno sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>(Fonte: Setteottobre, 27 aprile 2026)</p>
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		<title>L’aumento del costo della benzina è colpa di Israele: pubblicità shock sui quotidiani italiani. La protesta della comunità ebraica</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 14:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’aumento del costo della benzina è colpa di Israele: pubblicità shock sui quotidiani italiani. La protesta della comunità ebraica La Comunità Ebraica di Milano esprime la propria netta condanna per la pubblicazione dell’inserzione a pagamento uscita sul Corriere della Sera, sponsorizzata dall’associazione Ekō e diffusa su scala nazionale, che invita l’Italia a sostenere la sospensione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’aumento del costo della benzina è colpa di Israele: pubblicità shock sui quotidiani italiani. La protesta della comunità ebraica</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42150" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/pubblicita-benzina-eko-israele-focusonisrael-e1777387980942.jpeg" alt="" width="500" height="281" /></p>
<p>La Comunità Ebraica di Milano esprime la propria netta condanna per la pubblicazione dell’inserzione a pagamento uscita sul Corriere della Sera, sponsorizzata dall’associazione Ekō e diffusa su scala nazionale, che invita l’Italia a sostenere la sospensione degli accordi commerciali UE-Israele, collegando strumentalmente il prezzo del carburante al conflitto in Medio Oriente.</p>
<p><strong>Questo tipo di comunicazione non è informazione: è propaganda</strong>. Addossare agli ebrei i costi per il popolo italiano di “una guerra che non ha iniziato” – ignorando deliberatamente le responsabilità di chi quella guerra l’ha scatenata il 7 ottobre 2023 – è un atto di disinformazione che alimenta ostilità nei confronti di Israele e, inevitabilmente, degli ebrei italiani.</p>
<p>Il meccanismo retorico è antico quanto l’antisemitismo stesso: identificare negli ebrei – o nello Stato ebraico – la causa dei mali quotidiani della gente comune. Oggi il capro espiatorio non è più “l’usuraio ebreo” dei secoli passati, ma “Israele che fa salire il prezzo della benzina”. La forma cambia. La sostanza no.</p>
<p>Colpisce, inoltre, l’assenza totale di qualsiasi riferimento ai reali attori della destabilizzazione regionale. Nessuna menzione di Hamas, che il 7 ottobre 2023 ha scatenato il più grave massacro di ebrei dalla Shoah. Nessuna menzione di Hezbollah, che per decenni ha tenuto in ostaggio il Libano e seminato terrore ai confini di Israele. Nessuna menzione del regime iraniano, che attraverso la minaccia sistematica allo Stretto di Hormuz condiziona i mercati energetici globali e finanzia ogni proxy armato della regione. Questa omissione non è distrazione o superficialità: è scelta ideologica. È il sintomo di un fanatismo cieco che seleziona i fatti in funzione del pregiudizio, e che trova nell’ebreo – individuale o collettivo – l’unico responsabile di tutto.</p>
<p>Non è un caso che questo clima di odio produca conseguenze concrete e immediate: proprio ieri (<em>il 19 Aprile 2026, nota di Focus on Israel</em>), a Roma, un membro della nostra comunità é stato aggredito e picchiato selvaggiamente in strada. Non sono episodi isolati. Sono il frutto avvelenato di una narrazione che criminalizza Israele senza contesto, senza verità, senza rispetto per le vittime.</p>
<p>Chiediamo alle istituzioni, ai partiti politici e ai mezzi di informazione responsabilità e coerenza: la libertà di espressione non può trasformarsi in uno strumento per mettere a rischio la sicurezza fisica di una minoranza. Chiediamo altresì che vengano accertate le responsabilità degli aggressori di Roma e che i fatti siano perseguiti con tutta la forza della legge.</p>
<p>La Comunità Ebraica di Milano continuerà a difendere la verità storica e la sicurezza dei propri membri, con la stessa determinazione con cui lo ha sempre fatto.</p>
<p>(Fonte: Bet Magazine Mosaico, 20 Aprile 2026)</p>
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		<title>Milano, 25 Aprile, &#8220;Siete saponette mancate&#8221;: i propal gettano definitivamente la maschera mostrando la loro vera natura antisemita</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 20:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano, 25 Aprile, &#8220;Siete saponette mancate&#8221;: i propal gettano definitivamente la maschera mostrando la loro vera natura antisemita &#8220;Siete saponette mancate&#8221;, &#8220;viva Hitler&#8221;, &#8220;fuori i sionisti dal corteo&#8221;: contestazioni alla Brigata ebraica negli ultimi anni al corteo del 25 aprile a Milano non sono mancate, ma mai si era arrivati a impedire loro di sfilare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milano, 25 Aprile, &#8220;Siete saponette mancate&#8221;: i propal gettano definitivamente la maschera mostrando la loro vera natura antisemita</strong></p>
<div id="attachment_42135" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-42135" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/25-aprile-2026-antisemitismo-ebrei-focusonisrael.jpg" alt="Milano, 25 Aprile, “Siete saponette mancate”: i propal gettano definitivamente la maschera mostrando la loro vera natura antisemita" width="500" height="334" srcset="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/25-aprile-2026-antisemitismo-ebrei-focusonisrael.jpg 700w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/25-aprile-2026-antisemitismo-ebrei-focusonisrael-135x90.jpg 135w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><p class="wp-caption-text">Milano, 25 Aprile</p></div>
<p>&#8220;Siete saponette mancate&#8221;, &#8220;viva Hitler&#8221;, &#8220;fuori i sionisti dal corteo&#8221;: contestazioni alla Brigata ebraica negli ultimi anni al corteo del <a href="https://www.focusonisrael.org/tag/25-aprile-liberazione-dellitalia-dalla-dittatura-nazifascista/">25 aprile</a> a Milano non sono mancate, ma mai si era arrivati a impedire loro di sfilare come invece è avvenuto oggi quando, dopo uno stallo di oltre due ore, sono stati fatti uscire dal corteo.</p>
<p>&#8220;Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo&#8221;, ha commentato a caldo il direttore del museo della <a href="https://www.focusonisrael.org/tag/brigata-ebraica/">Brigata ebraica </a>Davide Romano.</p>
<p>Quando il segmento della Brigata, insieme a dissidenti iraniani e ucraini, a una delegazione di giovani di Fi e ai ragazzi dell&#8217;Hashomer Hatzair, (<em>una organizzazione giovanile ebraica, nota di Focus on Israel</em>), è arrivato all&#8217;incrocio fra corso Venezia e via Senato e si è trovato davanti un muro di contestatori, non centri sociali o gruppi organizzati all&#8217;apparenza, le forze dell&#8217;ordine hanno chiesto loro di spostarsi e di uscire dal corteo. Uno stallo durato oltre due ore finito quando la Brigata si è spostata in via Senato, seguita da manifestanti pro-Pal, poi fermati da un cordone di forze dell&#8217;ordine in tenuta antisommossa, che hanno continuato a urlare &#8216;via i sionisti da Milano&#8217;. &#8220;Erano a caccia di vessilli ebrei&#8221; ha commentato il consigliere regionale Manfredi Palmeri.</p>
<p>La Brigata ebraica è arrivata poi davanti alla questura dove una delegazione è stata ricevuta dal questore Bruno Megale. &#8220;Dal 1938 non era impedito agli ebrei di manifestare&#8221;, ha osservato Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione e membro della comunità ebraica. &#8220;C&#8217;è stato un salto di qualità degli insulti. Siamo preoccupati ma non abbasseremo la testa e l&#8217;anno prossimo pretendiamo di fare tutto il corteo&#8221;, ha aggiunto.</p>
<p>&#8220;Siamo stati espulsi da una minoranza. Non era mai successo nei cinquant&#8217;anni da quando partecipo&#8221;, ha aggiunto Emanuele Fiano, esponente Pd e presidente di Sinistra per Israele. Due popoli due Stati&#8217; che nell&#8217;ufficio del questore ha anche parlato al telefono di questo &#8220;sentimento carsico di antisemitismo che si è risvegliato&#8221; con il capo della polizia Vittorio Pisani e con il ministro Matteo Piantedosi che sarà al Memoriale della Shoah martedì. &#8220;Devo dire che avevo espresso al prefetto e al questore la mia preoccupazione da tempo&#8221; ha osservato il sindaco Giuseppe Sala.</p>
<p>Il corteo, secondo il presidente dell&#8217;Anpi Gianfranco Pagliarulo non è stato &#8220;bloccato per le contestazioni ma perché la Brigata ebraica non si è mossa&#8221;. Parole che hanno scatenato l&#8217;indignazione del presidente della comunità ebraica Walker Meghnagi: &#8220;Accuso il presidente dell&#8217;Anpi di Milano e Pagliarulo: quello che fanno è istigazione all&#8217;antisemitismo&#8221;.</p>
<p>(Fonte: Ansa, 25 Aprile 2026)</p>
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		<title>Lo Shabbat e il prossimo 25 Aprile</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettere al Direttore &#8211; Lo Shabbat e il prossimo 25 Aprile  di Rav Roberto Della Rocca * Caro direttore, quest’anno il 25 aprile cade di sabato. Per le comunità ebraiche italiane questo significa non essere presenti alle manifestazioni pubbliche della Liberazione dal nazifascismo — non per disinteresse, non per distanza, ma per coerenza con la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lettere al Direttore &#8211; Lo Shabbat e il prossimo 25 Aprile</strong></p>
<p><em><strong> di Rav Roberto Della Rocca *</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42128" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2026/04/25-aprile-liberazione-shabbat-focusonisrael-e1777287509176.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Caro direttore,</p>
<p>quest’anno il <a href="https://www.focusonisrael.org/tag/25-aprile-liberazione-dellitalia-dalla-dittatura-nazifascista/">25 aprile</a> cade di sabato. Per le comunità ebraiche italiane questo significa non essere presenti alle manifestazioni pubbliche della Liberazione dal nazifascismo — non per disinteresse, non per distanza, ma per coerenza con la propria identità e con la propria idea di libertà.</p>
<p><strong>Lo Shabbat è il cuore dell’identità ebraica.</strong> Un aforisma noto lo riassume con precisione: <strong>«Più che gli ebrei ad aver custodito lo Shabbat, è lo Shabbat ad aver custodito gli ebrei»</strong>. E questa non è retorica: è storia.</p>
<p>A Livorno, nel Settecento, il porto rallentava quasi fino a fermarsi il sabato, tanta era la rilevanza della presenza ebraica. A Tripoli, durante il fascismo, alcuni ebrei furono fustigati nella pubblica piazza per essersi rifiutati di tenere aperti i negozi nel giorno sacro.<br />
Lo Shabbat è sempre stato identità, dignità, talvolta sacrificio. Nel suo ritorno settimanale esso rappresenta una libertà di diversa natura: libera dall’ossessione del fare, dalla pressione del mondo, dalla necessità di dimostrare. Rimette al centro l’essere umano, non per ciò che produce o possiede, ma per ciò che è. È una pausa, certo, ma una pausa attiva: afferma che non tutto è lecito, nemmeno per uno scopo ritenuto giusto. Fermarsi non è debolezza; è resistenza.</p>
<p>Ed è proprio la libertà il filo che lega questa ricorrenza al 25 aprile. Per gli ebrei italiani il 25 aprile non è una data astratta: è stata, concretamente, la possibilità di sopravvivere. Le ferite del nazifascismo restano vive, ma anche il contributo alla Liberazione — dalla <a href="https://www.focusonisrael.org/tag/brigata-ebraica/">Brigata ebraica</a> ai tanti combattenti — è parte integrante di quella storia.</p>
<p>Negli ultimi anni quella presenza è stata talvolta contestata, marginalizzata, quando non apertamente osteggiata. Eppure le comunità ebraiche hanno continuato a esserci, anche in contesti difficili, a differenza di alcune forze che oggi si impongono come protagoniste del 25 aprile e che durante la guerra erano dalla parte degli aguzzini.</p>
<p>L’assenza di quest’anno pesa, ma non è un passo indietro. Tiene insieme memoria della Liberazione e fedeltà alla propria identità. Essere ebrei ha sempre significato abitare questa complessità, non una doppia lealtà, ma un’identità che rifiuta le semplificazioni.</p>
<p>C’è però un’altra questione che questa coincidenza porta alla luce. Molte celebrazioni del 25 aprile sembrano essersi trasformate in qualcosa di confuso, talvolta caricaturale: slogan vuoti, contrapposizioni ideologiche che prendono il posto della riflessione storica, un improprio miscuglio di memorie diverse che rischia di diventare esso stesso una forza disgregante.</p>
<p>Il pericolo è smarrire il senso profondo della ricorrenza, ridurla a un palcoscenico dove tutto si mescola e nulla si comprende davvero. In questo scenario lo Shabbat introduce una discontinuità silenziosa. La tradizione ebraica lo sa da sempre: anche la liberazione dall’Egitto non coincide con la libertà piena.</p>
<p><strong>La libertà non è un grido, né un evento improvviso; è un percorso interiore. Come ricorda un noto insegnamento rabbinico, «è stato più facile uscire dall’Egitto che far uscire l’Egitto da dentro noi stessi».</strong></p>
<p><strong>Dichiararsi antifascisti non basta per esserlo</strong>; celebrare la Liberazione non significa averne interiorizzato i valori. A più di ottant’anni dal 1945 la domanda rimane aperta: il fascismo è stato sconfitto solo nei fatti storici o anche nelle coscienze?</p>
<p>Quanto delle sue logiche — intolleranza, semplificazione, esclusione —, sopravvive ancora sotto altre forme, nel dibattito pubblico?</p>
<p>La coincidenza tra Shabbat e 25 aprile non è un incidente di calendario, ma un invito a rallentare e distinguere. A riconoscere che la libertà non è mai definitiva. E che, forse, il modo più autentico per celebrarla non è sempre il più rumoroso.</p>
<p>* <em>Rabbino e direttore del Dipartimento cultura dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane</em></p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 24 Aprile 2026</em>)</p>
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		<title>Le bugie di Hamas sulle vittime palestinesi: ma Tv e media ci cascano ancora</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 17:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le bugie di Hamas sulle vittime palestinesi: ma Tv e media ci cascano ancora</strong></p>
<p><strong><em>di Claudia Osmetti</em></strong></p>
<div id="attachment_42116" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-42116" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/03/vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel.jpg" alt="vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel" width="500" height="327" srcset="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/03/vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel.jpg 822w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/03/vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel-768x502.jpg 768w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><p class="wp-caption-text">Il grafico elaborato dal prof. Abraham Wyner che dimostra la perfetta progressione matematica del numero delle vittime della Striscia di Gaza, secondo i dati forniti da Hamas</p></div>
<p>Qui c’è qualcuno che dà i numeri. In senso proprio è il “ministero della Sanità di Gaza”, che da mesi snocciola dati e percentuali sulle vittime del conflitto in Medioriente, ma in senso figurato è Hamas (anche se alla fine è la stessa cosa visto che niente, nella Striscia, nemmeno un “ministero”, può aprir bocca senza il suo consenso), che invece su quelle stesse cifre gioca la sua principale partita: nel campo della propaganda, però. È che non ne torna uno, di questi computi. E non torna a livello statistico, matematico.</p>
<p>Non fa che ripeterlo, Israele, che la campagna di (dis)informazione palestinese è una cosa e la realtà un’altra. Eppure, da settimane, mezzo mondo, quantomeno quello occidentale, scende in piazza e chiede il cessate il fuoco (a Gerusalemme e basta) perché «non si possono avere altri 30mila morti»: il virgolettato è recentissimo e appartiene al presidente americano Joe Biden. Fanno impressione, 30mila morti, oramai già saliti a quasi 31mila, la stragrande maggioranza dei quali (il 70%) tra le donne e i bambini. Ma è un dato realistico?</p>
<p>Se l’è chiesto, al netto di preconcetti, Abraham Wyner, che per prima cosa è un professore di Statistica e Scienza dei dati alla Wharton school dell’università della Pennsylvania, negli Stati Uniti, e poi è uno preciso. Che coi numerici lavora, li studia, li analizza. <a href="https://www.tabletmag.com/sections/news/articles/how-gaza-health-ministry-fakes-casualty-numbers"><em><strong>E ha scoperto, Wyner, che nella migliore delle ipotesi i dispacci del “ministero della Sanità di Gaza” trattino Hamas sono grossolani e imprecisi, ma nello scenario peggiore sono una presa per i fondelli</strong></em></a>.</p>
<p>Chiariamoci: che la popolazione di Gaza sia allo stremo, che i bombardamenti israeliani e le operazioni di terra partite da Erez abbiano macinato migliaia di vittime come risposta al massacro dei kibbutz, che il fuoco nemico (ma anche quello amico, dopo ci arriviamo) si sia abbattuto sui civili di Jabalia e dintorni, non ci piove.</p>
<p>Ciò non toglie, tuttavia, che i “report” ufficiali di Hamas risultino sospetti.</p>
<p>Wyner ha passato al setaccio i numeri dei morti palestinesi pubblicati tra il 26 ottobre e il 10 novembre del 2023 e di indizi, sul fatto che siano stati gonfiati, ne ha scovati come minimo tre. Primo: per quei sedici giorni i decessi registrati sono cresciuti in maniera progressiva, pure un po’ troppo, con un incremento medio di 270 al dì.</p>
<p>Non avviene, in genere, in una guerra perché «dovrebbero esserci giorni con il doppio o più della media e altri con la metà o meno» (scrive Wyner): ma è facilmente intuibile, gli scontri bellici non sono una partita alla Playstation che, raggiunto lo “score” si passa a un livello successivo e arrivederci, i fattori che influiscono sono di più.</p>
<p>Secondo: «Allo stesso modo dovremmo vedere una variazione nel numero delle vittime infantili che segue quella del numero delle vittime femminili» (perché dipende dal numero degli edifici residenziali colpiti che, appunto, varia quotidianamente), ma a Gaza non c’è. «Si tratta di un fatto statistico fondamentale di variabilità casuale», continua Wyner, esiste persino una formula per calcolarlo (R al quadrato che «se i numeri fossero reali ci si aspetterebbe fosse vicino a 1, invece è di 0,017»).</p>
<p>Terzo (e tre indizi fanno una prova): una correlazione simile vale per l’incidenza tra il numero delle donne morte sul totale degli uomini. «Gli alti e bassi dei bombardamenti e degli attacchi da parte di Israele dovrebbero far sì che i due conteggi giornalieri si muovano insieme». Ma guarda un po’, di nuovo, così non è. Sette vittime su dieci sono donne e bambini, solo tre appartengono alla popolazione maschile: la sproporzione è un filino troppo evidente. (inoltre, il 29 ottobre, ben 26 uomini sarebbero “resuscitati”, il che si potrebbe spiegare con un semplice errore di segnalazione se non fosse che, per tre giorni su sedici di quelli presi in esame, il conteggio degli uomini morti resta zero, cosa che non fa quello delle donne). Senza contare che, il 15 febbraio, Hamas ha ammesso di aver perso 6mila combattenti, cioè il 20% del totale dei decessi: va inteso che tutti gli uomini della Striscia sono da ritenersi miliziani jihadisti?</p>
<p>In tutto questo (e ci siamo arrivati) non ci sono solo i morti a seguito degli attacchi di Israele, ma anche quelli causati da esplosioni accidentali, da razzi mal diretti o che han fatto cilecca (il disastro all’ospedale al-Shifa di Gaza per cui, a proposito di “bollettini di Hamas”, molti commentatori occidentali, italiani compresi, ancora non han chiesto scusa per la cantonata che han preso, è il caso più eclatante) e che, però, le autorità palestinesi della Striscia mettono nel calderone alla stregua delle altre vittime della guerra. Ché tanto l’importante è gridare al “genocidio” e scatenare chi, qui da noi, non fa che sgolarsi con berci come “Israele assassino”.</p>
<p>Lo Stato ebraico, da par suo, stima di aver ucciso 12mila affiliati ad Hamas. Sulla base delle sue analisi (sicuramente più accurate) «il rapporto tra vittime civili e combattenti sarebbe notevolmente più basso», chiosa Wyner, «al massimo 1,4 a 1, se non addirittura 1 a 1». Non si riduce la guerra a una lezione di algebra, è vero: però accertare la veridicità delle notizie, specie quando a darle sono i tagliagole del 7 ottobre e lo fanno arbitrariamente, o quando si riempiono i cortei ripetendo a pappagallo slogan sconnessi dalla realtà, è altrettanto utile.</p>
<p>(<em>Fonte: Libero, 14 Marzo 2024</em>)</p>
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