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	<title>[ecosistema urbano] blog » italiano</title>
	
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	<description>sostenibilidad urbana creativa</description>
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		<title>“Note Satiriche” – Concorso di vignette e micro-racconti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 08:18:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Giuria: Serena Dandini (Presidente), Grazia Scuccimarra, Cristina Gentile, Isabelle Dehais, Tiziana Bartolini
Il concorso è indetto dalla Cooperativa Libera Stampa editrice del periodico &#8216;noidonne&#8217; e intende valorizzare l&#8217;ironia e la comicità femminile sui temi della politica, dell&#8217;attualità, del costume e della cultura. Il punto di vista femminile è inteso come valore aggiunto e come peculiare nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/10/concorso_noidonne.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5918" title="concorso_noidonne" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/10/concorso_noidonne.jpg" alt="concorso_noidonne" width="495" height="145" /></a></p>
<p><strong>Giuria: </strong>Serena Dandini (Presidente), Grazia Scuccimarra, Cristina Gentile, Isabelle Dehais, Tiziana Bartolini</p>
<p>Il concorso è indetto dalla Cooperativa Libera Stampa editrice del periodico &#8216;noidonne&#8217; e intende valorizzare l&#8217;ironia e la comicità femminile sui temi della politica, dell&#8217;attualità, del costume e della cultura. Il punto di vista femminile è inteso come valore aggiunto e come peculiare nel panorama della comunicazione e dei mass-media.<span id="more-5917"></span></p>
<p><strong>REQUISITI</strong>: Il Concorso è aperto a tutte le donne, italiane e straniere, che hanno compiuto la maggiore età alla data di scadenza della domanda di partecipazione.</p>
<p><strong>QUOTE</strong>: La partecipazione al concorso è gratuita.</p>
<p><strong>OPERE</strong>: Si può partecipare con una sola opera per ogni sezione.</p>
<p><strong>TEMA</strong>: L&#8217;argomento è libero, ma deve essere trattato in modo ironico, satirico o comico.</p>
<p><strong>SEZIONI E MODALITA&#8217; DI PRESENTAZIONE</strong>: Il concorso è articolato in due sezioni:<br />
- Sezione A &#8211; strisce o vignette, tecnica libera (fumetti, foto ritocchi, elaborazioni grafiche, disegni&#8230;) presentate su un formato non superiore a un foglio A4 e non inferiore a un A5. Le opere possono essere proposte sia in bianco/nero che a colori.<br />
- Sezione B &#8211; micro racconto (massimo 1.000/mille battute spazi inclusi). Le opere di entrambe le sezioni, in copia singola, indicante il titolo e non firmate, devono essere inviate in originale tramite spedizione postale. I dati anagrafici devono essere indicati nella scheda di partecipazione allegata e spedita in una busta chiusa da unirsi alla busta principale contenente l&#8217;opera/e iscritta al concorso. Gli originali non saranno restituiti. Tutte le partecipanti riceveranno a domicilio gratuitamente per tre numeri la rivista &#8216;noidonne&#8217;.</p>
<p><strong>SCADENZA</strong>: I lavori dovranno pervenire presso la sede (Via Gualterio, 60/c int 1- 00139 Roma) entro e non oltre le ore 24 del giorno 18 dicembre 2009. Non fa fede il timbro postale.</p>
<p><strong>Premi</strong>: Tra le opere ammesse al concorso verranno selezionate tre vincitrici per ogni sezione:</p>
<p><strong>I PREMIO</strong>: TARGA + intervista all&#8217;interno della rivista cartacea &#8216;noidonne&#8217; + 6 abbonamenti annuali a persone indicate dalla vincitrice.</p>
<p><strong>II PREMIO</strong>: TARGA + 3 abbonamenti annuali a persone indicate dalla vincitrice.</p>
<p><strong>III PREMIO</strong>: TARGA + 1 abbonamento annuale a persona indicata dalla vincitrice. Tutte le opere partecipanti ritenute idonee potranno essere pubblicate sulla rivista cartacea, sulla galleria online del sito oppure esposte in occasione di mostre e/o eventi a discrezione e insindacabile giudizio della redazione. La Giuria si riserva di attribuire premi speciali e segnalazioni.</p>
<p><strong>GIURIA</strong>: La Giuria è formata da esperti ed esperte nell&#8217;ambito del giornalismo, della comunicazione, dell&#8217;arte, della grafica, dell&#8217;ironia o della satira. In base al numero di opere pervenute, Cooperativa Libera Stampa si riserva di avvalersi di un supporto organizzativo e di una segreteria di valutazione. Il giudizio della commissione è insindacabile. La giuria non è tenuta a motivare le scelte operate.</p>
<p><strong>RESPONSABILITA&#8217;</strong>: La Cooperativa Libera Stampa pur garantendo la massima attenzione declina ogni responsabilità per disguidi &#8211; smarrimenti &#8211; furti &#8211; danni e distruzioni di qualsiasi genere che dovessero verificarsi durante l&#8217;inoltro dei lavori o durante lo svolgimento del concorso.</p>
<p><strong>AMMISSIBILITA&#8217;</strong>: a. La giuria si riserva di non ammettere opere lesive della dignità delle persone, volgari, o che si presume possano arrecare danno agli organizzatori. b. In caso di inosservanza dei requisiti indicati nel presente regolamento, le opere non saranno ammesse alla valutazione. c. La partecipazione al concorso implica l&#8217;accettazione di tutte le norme indicate nel presente regolamento.</p>
<p><strong>AVVISI</strong>: La Cooperativa Libera Stampa informerà sugli esiti del Premio tramite e-mail e attraverso il sito. Le vincitrici saranno avvisate telefonicamente, via mail o comunque con comunicazione personale.</p>
<p><strong>COMUNICAZIONE, PUBBLICAZIONE E DIRITTI D’AUTORE</strong>: Cooperativa Libera Stampa si riserva di diffondere le opere presentate secondo le modalità che riterrà più opportune per la valorizzazione delle stesse, senza che nulla sia dovuto alle Autrici e garantendo la citazione dell&#8217;autrice stessa. DIRITTI D&#8217;AUTORE: le partecipanti cedono a titolo gratuito le opere e i diritti d&#8217;uso ad esse connessi. Le opere verranno conservate nell&#8217;archivio storico della Cooperativa stessa.</p>
<p><strong>PREMIAZIONI E MOSTRA</strong>: Cooperativa Libera Stampa intende organizzare una cerimonia di premiazione e l&#8217;allestimento di una mostra delle opere più meritevoli, iniziative di cui darà opportuna comunicazione. In caso non vi fossero le condizioni oggettive per la realizzazione della cerimonia e della mostra, la Cooperativa Libera Stampa non potrà essere in nessun caso considerata responsabile della mancata organizzazione.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong></p>
<p><a href="http:// www.noidonne.org" target="_blank"> www.noidonne.org</a></p>
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		<title>TORINO/FIRENZE. GRUPPI, MOVIMENTI, PROGETTI PER LA CITTÀ CONTEMPORANEA</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 11:03:21 +0000</pubDate>
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Circa un anno fa la casa editrice Electa ha pubblicato un volume che compiva una ricognizione su alcuni gruppi di architetti attivi a Torino. Il curatore del volume &#8220;011+ architetture made in Torino&#8221;, Davide Tommaso Ferrando, ha scelto 13 studi tra quelli che meglio interpretavano, secondo il suo punto di vista, la &#8220;nuova e fibrillante&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5833" title="Imagen 2(2)" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/10/Imagen-22-365x210.png" alt="Imagen 2(2)" width="365" height="210" /></p>
<p>Circa un anno fa la casa editrice Electa ha pubblicato un volume che compiva una ricognizione su alcuni gruppi di architetti attivi a <strong>Torino</strong>. Il curatore del volume <strong>&#8220;011+ architetture made in Torino&#8221;</strong>, <strong>Davide Tommaso Ferrando</strong>, ha scelto <strong>13 studi</strong> tra quelli che meglio interpretavano, secondo il suo punto di vista, la &#8220;nuova e fibrillante&#8221; cultura architettonica torinese (su <strong>ARCH&#8217;IT</strong> una nota di presentazione del volume &lt;<a href="http://www.architettura.it/files/20080905" target="_blank">www.architettura.it/files/20080905</a>&gt;). La città di Torino aveva già partecipato, negli ultimi anni, al formarsi di raggruppamenti di particolare importanza strategica, come per esempio la design community <strong>TURN</strong> &lt;<a href="http://www.turn.to.it/" target="_blank">www.turn.to.it</a>&gt;, e continuava così a testimoniare una decisa attitudine al movimento di gruppo, associata all&#8217;attivismo del singolo.<span id="more-5832"></span></p>
<p>A partire dall&#8217;esperienza di <strong>&#8220;011+&#8221;</strong> (che nel frattempo si è dotata di un utile blog &lt;<a href="http://zeroundicipiu.wordpress.com/" target="_blank">zeroundicipiu.wordpress.com</a>&gt;) e raccolti gli stimoli offerti dal nuovo <strong>Assessorato per la Cultura e a Contemporaneità</strong> del <strong>Comune di Firenze</strong> (qui &lt;<a href="http://www.barcamp.org/palazzovecchio" target="_blank">www.barcamp.org/palazzovecchio</a>&gt; è scaricabile il documento strategico proposto da <strong>Giuliano Da Empoli</strong>), si è immaginata l&#8217;opportunità di <strong>un momento di incontro tra la realtà progettuale torinese e quella fiorentina</strong>. Per esplorare similarità e differenze, mettere in luce le dinamiche dei singoli e dei gruppi, rilevare eventuali connessioni impreviste o familiarità inconsapevoli, evidenziare il ruolo delle azioni e delle strategie nei confronti delle città. Oppure, più in generale, per riflettere sul fenomeno e sul ruolo delle emergenti comunità progettuali. Si è pensato di avviare il confronto a partire dalla ricognizione compiuta dall&#8217;iniziativa<strong> &#8220;Florence EXIT&#8221;</strong>, promossa da <strong>Alberto Breschi</strong> (architetto e docente di progettazione architettonica nella Facoltà di Architettura di Firenze), che ha dato luogo, nel 2007, a una mostra e un volume nei quali si tracciavano e si osservavano i percorsi di alcuni progettisti formatisi a Firenze negli anni recenti.</p>
<p>L&#8217;incontro <strong>&#8220;TORINO/FIRENZE. GRUPPI, MOVIMENTI, PROGETTI PER LA CITTÀ CONTEMPORANEA&#8221; </strong>si svolgerà il prossimo giovedì 8 ottobre alle ore 16:00 al <strong>SESV</strong> &lt;<a href="http://www.sesv.it/" target="_blank">www.sesv.it</a>&gt;, la <strong>galleria dell&#8217;Università di Firenze</strong>, sede dal 2000 di una serie di iniziative di esposizione e di incontro sui temi dell&#8217;architettura e sul confronto tra questa e le altre esperienze creative e artistiche contemporanee. Dopo una presentazione delle due realtà a confronto, da parte di <strong>Davide Tommaso Ferrando</strong> e di <strong>Marco Brizzi</strong>, si svolgerà un forum moderato da <strong>Elisa Poli</strong> al quale prenderanno parte tutti i gruppi presenti. Parteciperanno inoltre <strong>Alberto Breschi</strong>, <strong>Saverio Mecca</strong>, recentemente eletto preside della <strong>Facoltà di Architettura di Firenze</strong>, e <strong>Marcus Andresen</strong>, fondatore di Europaconcorsi &lt;<a href="http://www.europaconcorsi.com/" target="_blank">www.europaconcorsi.com</a>&gt;.</p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: xx-small;"> </span></p>
<p>Forum con <strong>acme architetture</strong>, <strong>and studio</strong>, <strong>Arabeschi di Latte</strong>, <strong>Archicura</strong>, <strong>AVATAR ARCHITETTURA</strong>, <strong>brh+</strong>, <strong>carlorattiassociati</strong>, <strong>Eutropia</strong>, <strong>FABBRICANOVE</strong>, <strong>GTA architettura</strong>, <strong>Filippo Innocenti</strong>, <strong>Lapo Lani</strong>, <strong>map architetti</strong>, <strong>MARC</strong>, <strong>MDU</strong> <strong>architetti</strong>, <strong>MetroOffice architetti</strong>, <strong>MIMESI62 Architetti Associati</strong>, <strong>nEmoGruppo</strong>, <strong>nuvolaB</strong>, <strong>Picco Architetti</strong>, <strong>Franco Pisani</strong>, <strong>Lapo Ruffi</strong>, <strong>studioata</strong>, <strong>Studio Granma</strong>, <strong>Visioteque</strong>, <strong>zpstudio</strong><br />
Introduzioni di <strong>Davide Tommaso Ferrando</strong> e <strong>Marco Brizzi</strong><br />
Modera <strong>Elisa Poli</strong><br />
Con la partecipazione di <strong>Marcus Andresen</strong>, <strong>Aberto Breschi</strong>, <strong>Saverio Mecca</strong></p>
<p><strong>Giovedì 8 ottobre 2009, ore 16:00</strong><br />
<strong>Galleria SESV</strong>, piazza Ghiberti 27, Firenze</p>
<p>L&#8217;evento è realizzato in collaborazione con <strong>ARCH&#8217;IT</strong> &lt;<a href="http://www.architettura.it/" target="_blank">www.architettura.it</a>&gt;  e <strong>Image</strong> &lt;<a href="http://www.image-web.org/" target="_blank">www.image-web.org</a>&gt;</p>
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		<item>
		<title>LAN architecture* :: Migration as Mutation</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 21:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani architetti italiani]]></category>
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		<description><![CDATA[
E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero

Mi&#124;gra&#124;zió&#124;ne s.f.
1 CO il migrare e il suo risultato
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5729" title="francobollo" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/francobolloLANRGB.jpg" alt="francobollo" width="365" height="293" /></p>
<p>E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero</p>
<p><span id="more-5718"></span></p>
<p><strong>Mi|gra|zió|ne</strong> <em>s.f.</em><br />
1 CO il migrare e il suo risultato<br />
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita<br />
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche<br />
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.<br />
[def. dizionario <a href="http://www.demauroparavia.it/">De Mauro</a>]</p>
<p>Dopo l’intervista allo studio <a href="http://ecosistemaurbano.org/blogs/nabito-migration-as-mutation/">Nabito</a> ci rivolgiamo a <a href="http://www.lan-paris.com">LAN Architecture</a>, Parigi</p>
<p><strong>In che paese vi trovate?</strong> Francia<br />
<strong>Da quanti anni vi trovate lì?</strong> Umberto Napolitano 10 anni, Benoit Jallon è francese<br />
<strong>Da quante persone è composto il vostro studio?</strong> LAN riunisce oggi venti professionisti tra architetti, designers, grafici e creatori di immagini 3D, un responsabile della comunicazione e dello sviluppo, etc&#8230; e collabora con specialisti esterni.<br />
« LAN » é l’abbreviazione di Local Architecture Network, cioé rete locale di architettura, indicando la propensione dello studio per un lavoro progettuale in rete, che associa diverse competenze, specializzazioni e autori intorno a singole occasioni di progetto.<br />
La doppia nazionalità di LAN contribuisce a creare passerelle tra i diversi paesi europei.<br />
Il lavoro dell’architetto oggi è quello di dare vita a una nuova nozione di “costruito”, tradizionale e contemporaneo. LAN si confronta a questo sapere, appropriandosene e rilevandolo come un elemento centrale della propria riflessione architettonica.<br />
In soli 6 anni d&#8217;attività il lavoro dello studio è stato riconosciuto e premiato più volte, in Francia e all&#8217;Estero.<br />
Nel 2004 LAN Architecture ha ricevuto il prestigioso riconoscimento dei &#8220;Nouveaux Albums des Jeunes Architectes&#8221;, selezione operata dal Ministero della Cultura Francese. Da allora ha incrementato in maniera importante la propria attività e la scala dei progetti.<br />
Oggi LAN lavora su una quindicina di operazioni in corso e sviluppa la propria attività in piu&#8217; nazioni.<br />
Lo studio è stato fondato a Parigi nel 2002 da Benoit Jallon e Umberto Napolitano.<br />
<strong>Perchè vi siete trasferiti?</strong><strong> Cosa mancava in italia che vi ha suggerito questa scelta?</strong><br />
Umberto Napolitano:  mi sono laureato a Parigi, alla &#8220;Ecole d&#8217;Architecture de Paris la Villette&#8221;. Fino alla fine del secondo anno d&#8217;università ero inscritto alla facoltà di architettura Federico II di Napoli, in seguito, grazie al programma Erasmus, sono arrivato in Francia e ci sono rimasto.  Il mio periodo di studi francese è stato accompagnato da esperienze professionali: girovagavo tra grandi e piccoli studi cercando di accumulare il massimo delle esperienze. Credo che questa fase sia stata fondamentale, l&#8217;università mi ha dato una sorta di &#8220;forma mentis&#8221; ed il lavoro mi ha riavvicinato alla realtà del mestiere.  Ho un bellissimo ricordo di quegli anni, tutto era nuovo, entusiasmante e dell&#8217;architettura percepivo solo il meglio. In questo periodo ho conosciuto Benoit ed il nostro tandem è cominciato lì. Nel 2001 abbiamo iniziato la nostra attività.  Siamo stati menzionati nel concorso Future Vision Housing in Austria, in seguito Europan, poi quinti al concorso per il polo dell&#8217;innovazione e del lavoro di Milano, nel frattempo realizzavamo piccoli progetti fino al giorno in cui il ministero della cultura francese ci ha inserito nei &#8220;Nouveaux Albums des jeunes architectes&#8221;. Fantastico! Essere nominato negli Albums vuol dire far parte delle promesse dell&#8217;architettura francese. Per i giovani studi di architettura in Francia questo riconoscimento è un vero trampolino, tutti i grandi architetti francesi sono stati selezionati nei NAJA.<br />
Il programma a cura del Ministero della Cultura e della Comunicazione è semplice: creare una &#8220;vetrina&#8221; per i prescelti, al fine di farli accedere a delle commesse pubbliche. &#8220;Vetrina&#8221; vuol dire mostre, stampa, presentazioni ufficiali con gli attori della scena immobiliare francese, conferenze, etc. La Francia è l&#8217;unico paese con questo tipo di promozione per i giovani architetti e per questo è da ammirare.<br />
<strong>Cosa possiede il paese in cui siete che in italia manca?</strong> Non ho avviato l&#8217;attività in Italia, da un lato perché vivevo già a Parigi, dall&#8217;altro perché all&#8217;inizio c&#8217;è bisogno di inquadrarsi ed il sistema francese mi sembrava molto più accessibile di quello italiano.<br />
<strong>Consigli per giovani architetti? </strong> Abbiamo scritto un libro, YOU CAN BE YOUNG AND AN ARCHITECT, nel quale spieghiamo come abbiamo iniziato e come ci siamo inseriti nel sistema!!! Invitiamo i giovani architetti e in particolare i giovanissimi, ancora studenti a leggerlo. Il libro è edito in italia da Silvana Editoriale.<br />
&#8221; L&#8217;obiettivo di questo libro è di mostrare ciò che non si legge mai nelle pubblicazioni di architettura: gli errori da non commettere, e qualche consiglio a giovani architetti che, come noi, hanno deciso di lanciarsi.<br />
Il racconto prende la forma di un&#8217;agenda illustrata, in cui vengono scanditi i vari episodi del nostro percorso e di quello degli studi che hanno contribuito ad arricchire la nostra testimonianza. Percorrendo il libro si capisce fino a che punto la professione sta cambiando, di pari passo con i mezzi e le tecnologie a disposizione: la comunicazione acquista un ruolo di primo piano nello sviluppo di uno studio, come pure il lavoro in rete.&#8221;<br />
Per molti versi, YOU CAN BE YOUNG AND AN ARCHITECT è una sorta di psicoterapia professionale.<br />
Come dimostrano le testimonianze raccolte in questo racconto, i giovani studi di architettura hanno perso un po&#8217; di ingenuità e di freschezza e per sopravvivere sono diventate &#8220;piccole imprese&#8221; dotate di una coscienza acuta delle leggi del mercato, con un&#8217;immagine immediatamente leggibile e traducibile su un sito internet o in un dossier di candidatura.</p>
<p><a href="http://www.lan-paris.com">LAN Architecture</a> è stato creato nel 2002 da Benoit Jallon e Umberto Napolitano, architetti laureati all&#8217;Ecole d&#8217;Architecture de la Villette di Parigi nel 2001. Il lavoro di LAN Architecture è stato selezionato dal ministro della Cultura francese per il riconoscimento dei &#8220;Nouveaux Albums des Jeunes Architectes&#8221; nel 2004.<br />
Benoit Jallon e Umberto Napolitano si sono incontrati mentre studiavano ad un seminario franco-americano. Entrambi hanno collaborato con diversi studi di architettura internazionali vincendo parallelamente numerosi concorsi di idee. Incoraggiati dai risultati, i due architetti, decidono di associare le loro competenze e di confrontare le loro idee, creando la propria struttura nel 2002. Il nome che hanno scelto rispecchia il loro approccio: &#8220;LAN&#8221; Local Architecture Network.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5721" title="Portrait- LAN Architecture" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/Portrait-LAN-Architecture-530x353.jpg" alt="Portrait- LAN Architecture" width="530" height="353" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5724" title="42_393_img-538x324" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/42_393_img-538x324.jpg" alt="42_393_img-538x324" width="530" height="319" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5725" title="35_286_img-431x324" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/35_286_img-431x324.jpg" alt="35_286_img-431x324" width="530" height="398" /></p>
<p>::</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sonounribellemamma">Andrea Franceschi</a> e <a href="http://www.flickr.com/giacomobecks">Giacomo Beccari</a> sono architetti laureati presso l’Università degli Studi di Ferrara dopo una migrazione a Madrid sono tornati Bologna dove continuano ad osservare transumanze architettoniche.</p>
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		<title>Nabito :: Migration as Mutation</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 21:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero

 
Mi&#124;gra&#124;zió&#124;ne s.f.
1 CO il migrare e il suo risultato
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita
2b TS sociol., emigrazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5588" title="francobollo" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/nabit.jpg" alt="francobollo" width="365" height="297" /></p>
<p>E’ da quando siamo tornati dall’esperienza a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all’estero</p>
<p><span id="more-5552"></span></p>
<p><span id="more-5242"> </span></p>
<p><strong>Mi|gra|zió|ne </strong><em>s.f.</em><br />
1 CO il migrare e il suo risultato<br />
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita<br />
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche<br />
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.<br />
[def. dizionario <a href="http://www.demauroparavia.it/">De Mauro</a>]</p>
<p>Partendo da questa definizione pubblichiamo di seguito l&#8217;intervista allo studio <a href="http://www.nabit.it">Nabito</a></p>
<p><strong>In che paese vi trovate? </strong>SPAGNA, ops, CATALUNYA…<br />
<strong>Da quanti anni vi trovate lì?</strong> 6 più o meno, Alice ha 4 anni Martino 2, si 6.<br />
<strong>Da quante persone è composto il vostro studio? </strong>Un numero VARIABILE, lavoriamo in rete e sul www. Cosicché le squadre cambiano in relazione al progetto. Comunque fissi tra la sede di Barcellona e Roma ora siamo 10; tra ingegneri, agronomi; architetti, e tecnici per le realizzazioni possiamo arrivare a 20.<br />
<strong>Perché vi siete trasferiti?</strong> Un giorno con le prime piogge di settembre, stanchi della paralisi romana, ce ne andammo con poche provviste in cerca di avventura e Barcellona fu una meta facile e attraente.<br />
<strong>Cosa mancava in italia che vi ha suggerito questa scelta?</strong><em><strong> </strong></em>Dunque, SINTETIZZANDO: diciamo che ci sono due possibili interpretazioni e forse sia l’una che l’altra sono conseguenze delle stesse, cioè intrecciate.<br />
La prima: In Italia manca, a nostro avviso, una cultura contemporanea, una preparazione di fondo in grado di apprezzare e capire un modo particolare di porsi di fronte alla questione architettonica e urbanistica dei nostri giorni. In Italia si specula economicamente, come ovunque, ma senza buoni fini, proprio perché non si specula intellettualmente in maniera adeguata. Vogliamo dire che le realtà interessanti, seppur esistenti, sono scollegate fra loro e materialmente non hanno alcun potere nell’opinione pubblica, perché la gestione, l’amministrazione e la politica, le ignora a causa d’incompetenza o semplicemente di arroganza e arretratezza. L’Italia si e’ provincializzata, sembra che i nostri amministratori da un certo punto in poi abbiano smesso  di leggere, di informarsi, o semplicemente di viaggiare. Sembrerebbe che non siano a conoscenza dei processi di cambiamento  che hanno caratterizzato in questi ultimi 40 anni le metropoli europee e le discipline che ne studiano i fenomeni di dinamica urbana e strategia territoriale. Pensate solo al fatto che Roma, la nostra capitale, ha due linee di metropolitana nel 2009; non e’ mai divenuta metropoli, non ha mai consentito spostamenti veloci , dislocazione di servizi ,multipolarità ecc. ecc.. Siamo 40 anni indietro e non sembra neanche che ci sia la volontà di recuperare attraverso l’esplosione delle nuove tecnologie.<br />
La seconda: la nostra generazione ha un rapporto con l’Europa diverso rispetto alle precedenti. Noi ci sentiamo europei non italiani, viviamo da dentro il fenomeno dell’immigrazione culturale, che non e’ più considerabile tale, per il semplice fatto che l’Europa e’ la nostra nazione o meglio il nostro paese di origine. Le differenze culturali sono il pane quotidiano di studio e riflessione; Nabito,(un neologismo nato dalla crasi tra la negazione non ed il verbo abitare) rielabora le proprie radici e le proprie origini, NON ABITA o NEOABITA, espande i propri confini, li diffonde;  proprio per questo il nostro lavoro e’ legato all’Italia, al mediterraneo, a Roma e alle sue peculiarità, invisibili agli occhi degli amministratori. Molti elementi come, il colore, il rapporto con la piazza pubblica, con la prepotenza della vegetazione, con lo spazio colonizzabile con il vuoto urbano, con il foro, con l’altimetria, con il paesaggio, con le invenzioni tipologiche, con la sovrapposizione degli stili e la rivoluzione barocca… sono presenti in tutte le nostre architetture. Ce ne siamo accorti a Barcellona e non a Roma. Quindi, esiste la possibilità di riscrivere una geografia diversa attraverso un transnazionalismo in cui le radici aiutino a crescere e a definire nuovi orizzonti piuttosto che a schiacciare e a mantenere un vecchio status quo di delirio autoreferenziale e musealistico?<br />
<strong>Cosa possiede il paese in cui siete che in Italia manca?</strong> FRESCHEZZA, POSSIBILISMO, DINAMISMO, CORAGGIO, AVVENTURA, SERVIZIO e ORGANIZZAZIONE, SENSO CIVICO, SENSO DI APPARTENENZA CULTURALE, RILASSATEZZA, DISINVOLTURA, PROGRESSISMO CULTURALE E SOCIALE.<br />
<strong>Cosa dovrebbe cambiare?</strong> L’ATTEGGIAMENTO ed avere fiducia nelle nuove generazioni come la nostra<br />
<strong>Consigli per giovani architetti italiani?</strong><em> </em>nel senso buono.. SCAPPATE e vivete L’EUROPA e come dite voi: MIGRATION AS MUTATION</p>
<p><a href="http://www.nabit.it">NAbito</a> (Alessandra Faticanti 1975, Roberto Ferlito 1973) e’ uno studio multidisciplinare con base operativa a Barcelona attivo in Italia In Francia ed in Spagna cercando similitudini e differenze culturali. Il suo Tentativo e’ ridefinire un differente processo di elaborazione per una nuova cultura contemporanea,dal punto di vista sociale ed economico. Nabito ha vinto l’importante premio europeo “Nouveaux albums des jeunes architectes Paris 2006”, concesso dal ministero della cultura Francese. Lo Studio ha vinto diversi concorsi internazonali e si impone nella giovane scena europea costruendo i primi progetti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5555" title="IMG_0369" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/IMG_0369.jpg" alt="IMG_0369" width="450" height="520" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5556" title="IMG_0373" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/IMG_0373.jpg" alt="IMG_0373" width="450" height="520" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5557" title="IMG_0374" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/IMG_0374.jpg" alt="IMG_0374" width="450" height="520" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-5558" title="IMG_0367" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/IMG_0367.jpg" alt="IMG_0367" width="450" height="520" /></p>
<p>::</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sonounribellemamma">Andrea Franceschi</a> e <a href="http://www.flickr.com/giacomobecks">Giacomo Beccari</a> sono architetti laureati presso l’Università degli Studi di Ferrara dopo una migrazione a Madrid sono tornati Bologna dove continuano ad osservare transumanze architettoniche.</p>
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		<title>incompiuto siciliano</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 14:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[
TESTO TRATTO DA PARCO ARCHEOLOGICO DELL&#8217;INCOMPIUTO SICILIANO
Incompiuto Siciliano è un progetto di Alterazioni Video, composto da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri, attivi tra Milano e New York, progettato in network con Enrico Sgarbi e Claudia D&#8217;aita i quali da oltre due anni stanno affrontando questo tema spinoso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5525" title="cartellone_basilico" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/cartellone_basilico-365x237.jpg" alt="cartellone_basilico" width="365" height="237" /></p>
<p>TESTO TRATTO DA <a href="http://www.archinfo.it/parco-archeologico-dell-incompiuto-siciliano/0,1254,53_ART_198227,00.html">PARCO ARCHEOLOGICO DELL&#8217;INCOMPIUTO SICILIANO</a></p>
<p>Incompiuto Siciliano è un progetto di <a href="http://www.alterazionivideo.com">Alterazioni Video</a>, <span id="more-5526"></span>composto da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri, attivi tra Milano e New York, progettato in network con Enrico Sgarbi e Claudia D&#8217;aita i quali da oltre due anni stanno affrontando questo tema spinoso e da molti (troppi) tenuto sotto silenzio e ignorato, perché forse considerato senza soluzione così come ormai sembra definitivamente consolidato nel nostro panorama visivo. A tal punto che sono state varate delle Leggi nazionali che classificano rigorosamente il grado di incompiutezza delle opere pubbliche. Ed ecco il primo paradosso: lo Stato accetta, giustifica e assegna un valore a opere che ha costruito, abbandonato e in alcune eccezioni distrutto.</p>
<p>Il lavoro di ricerca compiuto da Alterazioni Video sull&#8217;architettura incompiuta affronta la tematica delle opere pubbliche non-finite in Italia, indagando in modo multi-disciplinare le relazioni tra queste opere architettoniche e il contesto nel quale sono inserite, affermandone il loro valore artistico e proponendone una nuova definizione stilistica. Si va ben oltre le denuncie stile &#8220;Striscia la Notizia&#8221; per entrare in un vero e proprio &#8220;sistema nazionale di opere incompiute&#8221; di ampio respiro che permea costantemente la nostra quotidianità e che è entrato, volenti o nolenti, nel nostro contesto socio-culturale. L&#8217;indagine condotta in questi due anni ha portato alla classificazione di circa 360 architetture incompiute in tutta Italia con una particolare concentrazione geografica nel Sud &#8211; la Sicilia vanta il triste record di 160 opere &#8211; e cronologica nel ventennio &#8216;60-&#8217;80. Ma non si creda che il Nord sia immune da tutto ciò, dato che può celebrare il primato della prima &#8220;incompiuta&#8221; italiana, l&#8217;Idrovia Milano-Cremona iniziata nel 1911 che a tutt&#8217;oggi è giunta solo a Pizzighettone, per una lunghezza di poco più di 13 Km.<br />
Il progetto si sta concretizzando nella creazione del primo &#8220;Parco Archeologico dell&#8217;Incompiuto Siciliano&#8221; nella cittadina di Giarre, 20000 abitanti in provincia di Catania, tra il mare e le pendici dell&#8217;Etna, che vede una curiosa concentrazione di ben 12 architetture, tutte più o meno non finite, tale da &#8220;meritarsi&#8221; il titolo di capitale dell&#8217;Incompiuto Siciliano. Giarre è la punta dell&#8217;iceberg, il punto di partenza di un processo di rivalorizzazione e riqualificazione di un patrimonio architettonico che diventa vero e proprio &#8220;stile&#8221; da valutare attraverso parametri culturali, non più una semplicistica etichetta entro cui rinchiudere forzatamente un pacchetto eterogeneo di opere, quanto piuttosto un vero e proprio modello teorico, capace di riconoscere, individuare e anche in una certa misura prevedere, la configurazione di un&#8217;opera o un sistema di opere incompiute in essere o in procinto di divenire. Un paradigma interpretativo di un fenomeno che ha segnato la storia recente del nostro Paese.<br />
La creazione del Parco vuole essere il risultato concreto di un&#8217;operazione di storicizzazione del territorio la cui essenza e percezione viene fortemente determinata dalla presenza delle opere pubbliche incompiute, un&#8217;operazione che coinvolge necessariamente la popolazione locale e le Amministrazioni a tutti i livelli. L&#8217;iniziativa gode fin dalla prima proposta avanzata da Alterazioni Video della piena fiducia e collaborazione del Comune, che il 26 novembre 2007 ha presentato ufficialmente la nascita del Parco e ha appoggiato la volontà di trasformarlo nei prossimi anni in una Fondazione che sarà anche Osservatorio Nazionale dell&#8217;Incompiuto per continuare nella mappatura nazionale.<br />
Non si tratta di una museificazione delle opere ma piuttosto di un modo per raccontare questi luoghi, rivivificare la memoria collettiva di tutti i processi che hanno portato a queste opere, attivare fenomeni di trasformazione del territorio e delle architetture attraverso il loro recupero e riutilizzo. Si vuole fornire un modo per poter leggere e riqualificare il territorio in modo più costruttivo e consapevole rispetto al difficile passato, caratterizzato dalla (cronica) incapacità di gestione, e creare un nuovo &#8220;sistema&#8221; fondato sui resti e sugli sprechi. Più difficile appare il confronto con la popolazione locale restia, e come dargli torto, ad accettare tale rilettura di edifici con cui convive da anni (e talvolta decenni) e quindi entrati nella visione e nella memoria collettiva fino a sparire e divenire un tutt&#8217;uno con l&#8217;intorno, secondo una sorta di autodifesa pubblica e privata per cancellare il passato. Anche perché nel caso di Giarre era la stessa comunità locale che chiedeva opere importanti che caratterizzassero la città e i progettisti e le amministratori si appoggiavano a questo volere per ottenere finanziamenti, attivare opere e posti di lavoro. E rendere pertanto impossibile definire una catena di responsabilità, il classico sistema di scatole cinesi, scaricabarili, connivenze e complicità che rende il tutto una massa informe che nessuno può ormai sciogliere.<br />
Opere che sono state, e continuano ad essere, un pozzo senza fondo di risorse economiche e umane. Impossibile quantificare il costo complessivo di queste architetture così come risulta impossibile oggi demolirle dati gli improponibili costi per la demolizione e lo smaltimento degli inerti. Ma quali sono queste opere di cui il Comune di Giarre tenta un faticoso recupero e riutilizzo?<br />
Una Piscina Olimpionica lunga 49 metri invece dei 50 regolamentari, un Centro culturale, il Mercato dei fiori, la Pista per automodellismo, la Casa per anziani, Palazzine popolari, un Parcheggio multipiano (peraltro senza uscita), il Parco Pubblico Chico Mendez, il Teatro Comunale in costruzione da 52 anni e pure fuori asse, lo Stadio, la nuova Pretura e il Campo da polo, uno dei pochi costruiti in Italia, con tribune che possono ospitare 22000 persone (a fronte di una popolazione di circa 20000&#8230;) costruite però con una pendenza talmente accentuata da risultare quasi impossibili da scalare.<br />
Oggi il Parco è già aperto ai visitatori che non troveranno però mappe, cartelli o indicazioni ma solo la libertà di girare per il paese e scoprire come queste opere tanto bistrattate &#8211; in molti casi francamente inutili e prive di senso &#8211; possano aiutarci a modificare la percezione dell&#8217;incompiuto nelle opere pubbliche e a considerarle autentiche opere d&#8217;arte da valorizzare. La speranza, al di là delle pur importanti finalità culturali, è anche quella di poter definire una nuova risorsa basata su un turismo più consapevole che produca una importante ricaduta economica e porti a creare posti di lavoro e strutture ricettive.</p>
<p>www.alterazionivideo.com<br />
www.youtube.com/incompiutosiciliano<br />
www.incompiutosiciliano.org</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5530" title="mappa parco" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/mappa-parco-530x294.jpg" alt="mappa parco" width="530" height="294" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5527" title="blufi" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/blufi-530x297.jpg" alt="blufi" width="530" height="297" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5528" title="piscina" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/09/piscina-530x383.jpg" alt="piscina" width="530" height="383" /></p>
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		<title>LABuat – Laboratorio Urbano Architettura Taranto</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 06:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[LABuat]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>
		<category><![CDATA[urbano]]></category>
		<category><![CDATA[Valentinca Tanese]]></category>

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		<description><![CDATA[Approfittando della gentile cortesia dell&#8217;architetto Valentina Tanese che ho avuto il piacere di conoscere qui a Madrid, voglio farvi conoscere un interessante processo progettuale che sta portando avanti insieme ad un gruppo di giovani professionisti.
Chi mi conosce già sa che cuando vedo processi, progetti, idee interessanti portate avanti da giovani professionisti in Italia riceve sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Approfittando della gentile cortesia dell&#8217;architetto Valentina Tanese che ho avuto il piacere di conoscere qui a Madrid, voglio farvi conoscere un interessante processo progettuale che sta portando avanti insieme ad un gruppo di giovani professionisti.<br />
Chi mi conosce già sa che cuando vedo processi, progetti, idee interessanti portate avanti da giovani professionisti in Italia riceve sempre una certa ammirazione da parte mia: in Italia per noi giovani molto sepsso tutto é molto piu&#8217; difficile che in altri paesi.</p>
<p>Bando alle ciange e andiamo al sodo, vi lascio con un testo di presentazione preparato dal gruppo promotores del progetto:</p>
<p><strong> 1. il quartiere Isola-città vecchia:  tra protagonismo e abbandono</strong><br />
<strong>Il progetto che l’associazione LABuat, nata grazie al finanziamento Principi Attivi_Giovani idee per una Puglia migliore della Regione Puglia, intende portare avanti è quello di un laboratorio di progettazione urbana partecipata e promozione della cultura del fare.<span id="more-5390"></span></strong></p>
<p><strong>LABuat</strong> intende promuovere un processo di partecipazione dei cittadini ai temi della riconquista e della riappropriazione della città e dei suoi spazi pubblici: la città dovrebbe comunicare ai suoi abitanti gioia di abitare, piacere di appartenere a un luogo e a una comunità, memoria, desideri. LABuat vuole diffondere questo messaggio attraverso realizzazioni concrete che riguardino la riqualificazione e la gestione di <strong>spazi urbani</strong>, il loro migliore uso attraverso l’installazione di strutture temporanee e/o permanenti al fine di creare nuove occasioni di incontro e convivialità e di realizzare nuove condizioni di <strong>vivibilità</strong> in luoghi altrimenti abbandonati o poco vissuti.</p>
<p>Stiamo  lavorando sulla città vecchia, un quartiere affascinante e pieno di contraddizioni ed in particolare su Largo San Gaetano.</p>
<p>Largo San Gaetano non è una vera e propria piazza, ma uno spazio di risulta, sedime di palazzi crollati. E’ un piccolo vuoto senza nome , e senza una funzione ben precisa. I ragazzi della zona lo chiamano campetto, è uno spazio semi-privato, intimo e ben nascosto, poco conosciuto ed abbandonato. Vogliamo immaginare Largo San Gaetano come un foglio bianco in cui i diversi artisti e architetti che attiveranno i tre workshops promossi da LABuat  daranno il loror contributo.</p>
<p>I tre workshops saranno dei veri laboratori di progettazione e costruzione partecipata, dei “tentativi” per capire la soluzione migliore e condivisa per Largo San Gateano.</p>
<p><strong> 2. riattivare un margine urbano? strategie e criticità</strong></p>
<p>Il progetto che si vuole proporre è un percorso di riqualificazione già avviato dal 2006 da una rete di associazioni, architetti, artisti ed artigiani grazie ad attività autopromosse e finanziamenti pubblici.</p>
<p>Infatti la scelta di lavorare su Largo San Gaetano, nasce anche dalla concomitanza con la nascita del laboratorio urbano Cantiere Maggese, i cui spazi, che saranno adibiti a laboratori per la creatività dei giovani tarantini, affacciano proprio su Largo San Gaetano.</p>
<p>Da novembre 2008 stiamo organizzando giornate di apertura  e “riempimento”della piazza con attività ludiche e culturali per coinvolgere gli abitanti del quartiere in questo forte processo di trasformazione che interessa proprio loro in prima persona. Giornate in cui abbiamo lavorato sul tessuto umano prima che su un progetto architettonico, adottando dei dispositivi di trasformazione alcuni temporanei ed altri più stabili come gli eventi, l’informazione, la cura e manutenzione.(Aspettando i bollenti spiriti_22novembre2008; Musica in città vecchia_20giugno2009)</p>
<p><strong>Crediamo che le azioni temporanee permettano di avviare un processo di lenta metamorfosi di spazi, popolazioni , attività che sedimenteranno un nuovo immaginario, non più legato all’abbandono , ma ad una fertile cultura dell’autorganizzazione , capace di riqualificare e riattivare gli spazi ed i luoghi abbandonati. </strong></p>
<p><strong> 3. rafforzare le reti a diverse scale</strong></p>
<p>Il progetto propone oggi di radicare i progetti temporanei sviluppati in questi anni, di verificare nuove soluzioni alle criticità manifestate in sinergia con le autorità locali e di lavorare e rafforzare le reti a diverse scale:</p>
<p>- Alla scala locale, di coinvolgimento del quartiere Isola (abitanti, scuole, la parrocchia, associazioni, gallerie d’arte e realtà commerciali…).</p>
<p>- Alla scala cittadina, di richiamo e opportunità per associazioni, giovani imprenditori e realtà artigianali, come pure la promozione culturale dell’arte contemporanea, dell’urbanistica e partecipazione attiva dei cittadini.</p>
<p><strong> 4. i modelli : le creative factory, i community centers, i mercatini e i community gardens</strong></p>
<p>Crediamo sia importante l’offerta di  servizi  autorganizzati rivolti a quartieri connotati dall’emergenza locale (abitativa, lavorativa, alimentare, educazione ai minori…). Offrono materiale informativo, si attivano per eventi  temporanei ed hanno spazi per attività più continuative come corsi specializzati, comunicando con conferenze pubbliche e mostre didattiche rivolte alla comunità locale e alla città.</p>
<p>In questi anni abbiamo studiato anche alcuni modelli di attivazione degli spazi aperti e a giardino, con il coinvolgimento degli abitanti, come i <strong>mercatini</strong> del contadino , con la vendita di prodotti direttamente dal produttore al consumatore e i <strong>community gardens</strong> americani o i <strong>temporaere gaerten</strong>, giardini temporanei dove architetti del paesaggio, artisti, musicisti chiamano cittadini e turisti a visite guidate e performance per conoscere i potenziali degli spazi abbandonati. Vogliamo sperimentare positivamente queste modalità di progetto.</p>
<p><strong> 5. incubatore, artigianato, associazioni culturali, arte e facilities per l’Isola e la città</strong></p>
<p>Il progetto di LABuat si propone di sviluppare sia azioni sperimentali che fondative, che permettano di aumentare la fruibilità degli spazi pubblici di Largo San Gaetano e la loro qualità, tramite la realizzazione di servizi ed attività permanenti, temporanee, di incubatore.</p>
<p>Alla ricerca di un equilibrio tra la vita del quartiere e l’impatto sulla città il progetto si è sviluppato intorno alla realizzazione dei seguenti servizi:</p>
<p>_azioni di recupero di spazi pubblici simbolici all’interno della Città Vecchia</p>
<p>_azioni per la formazione e l’occupabilità di soggetti svantaggiati</p>
<p>_azioni di sistema volte alla riqualificazione socio-urbanistica della Città Vecchia</p>
<p><strong> 6. I tempi dei workshop </strong></p>
<p>Settembre2009<br />
_workshop con Controprogetto (vedi allegato)<br />
<a href="http://www.controprogetto.it" target="_blank"> www.controprogetto.it</a></p>
<p>Controprogetto nasce nel 2003 a Milano dall’esperienza sociale della Stecca degli Artigiani e del suo network di competenze(<a href="http://www.lastecca.org" target="_blank">www.lastecca.org</a>). Controprogetto è un laboratorio di  progettazione e sperimentazione, di partecipazione e di riqualificazione di materiali e risorse apparentemente inutilizzabili.</p>
<p>Novembre 2009<br />
_workshop con Santiago Cirugueda<br />
<a href="http://www.recetasurbanas.net" target="_blank"> www.recetasurbanas.net</a></p>
<p>Le opere atipiche ed utopiche di Santiago Cirugeda possono essere descritte come procedure per isolare aree vuote nello spazio urbano e concederle con un proposito attraverso un uso improprio. Esperto nella guerrilla housing, Cirugeda forza i limiti della legalità per trovare scappatoie “illegali” e sviluppare strategie per la sopravvivenza, la modifica dell&#8217;architettura in arte sociale, e interventi nell&#8217;immaginazione collettiva.</p>
<p><strong>Download:</strong> <a class="downloadlink" href="http://ecosistemaurbano.org/download/Dossier+Presentazione+Taranto" title=" downloaded 62 times" >Dossier Presentazione Taranto (62)</a></p>
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		<title>migration as mutation</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 21:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[italiano]]></category>
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E&#8217; da quando siamo tornati dall&#8217;esperienza lavorativa a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all&#8217;estero

Mi&#124;gra&#124;zió&#124;ne s.f.
1 CO il migrare e il suo risultato
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita
2b TS sociol., emigrazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5590" title="stamp" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/francobollo1.jpg" alt="stamp" width="365" height="286" /></p>
<p>E&#8217; da quando siamo tornati dall&#8217;esperienza lavorativa a Madrid che ci interroghiamo sul continuo migrare degli architetti italiani all&#8217;estero</p>
<p><span id="more-5242"></span></p>
<p><strong>Mi|gra|zió|ne </strong><em>s.f.</em><br />
1 CO il migrare e il suo risultato<br />
2a TS antrop., spostamento da un luogo a un altro di un popolo, di una nazione, di una tribù alla ricerca di migliori condizioni di vita<br />
2b TS sociol., emigrazione, provvisoria o definitiva, da un luogo a un altro di una parte significativa della popolazione attiva, causato da ragioni economiche<br />
3 TS zool., spostamento compiuto da alcune specie animali e determinato da vicende stagionali, necessità alimentari o riproduttive.<br />
[def. dizionario <a href="http://www.demauroparavia.it">De Mauro</a>]</p>
<p>Partendo da questa definizione inauguriamo una rubrica dedicata ai giovani architetti italiani emigrati all&#8217;estero.<br />
Fatto curioso è che nella classifica dei migliori studi italiani under 40, stilata dal sito <a href="http://www.newitalianblood.com">newitalianblood</a>, solo 3 studi su dieci risiedono in Italia.<br />
Cosa manca al nostro pese perché l&#8217;architettura contemporanea possa svilupparsi? o al contrario cosa possiede l&#8217;Italia da non favorire adeguatamente l&#8217;architettura rispetto agli altri paesi europei?<br />
Una serie di interviste saranno pubblicate prossimamente su questo blog.<br />
e voi, avete qualche domanda da porre? conoscete degli studi da segnalarci?</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sonounribellemamma">Andrea Franceschi</a> e <a href="http://www.flickr.com/giacomobecks">Giacomo Beccari</a> sono architetti laureati presso l&#8217;Università degli Studi di Ferrara<br />
dopo una migrazione a Madrid sono tornati Bologna dove continuano ad osservare transumanze architettoniche.</p>
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		<title>Premio Architettura Sostenibile: ALIBRANDI</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 09:09:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[II Premio ha cadenza annuale ed è riservato esclusivamente a partecipanti di sesso femminile che presentino progetti elaborati come Tesi di Laurea o Dottorati di ricerca in data non antecedente al 1° gennaio 2006.
Il montepremi è composto da € 6.000, così suddiviso:
* 1° classificato € 3.000
* 2° classificato € 2.000
* 3° classificato € 1.000
inoltre, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>II Premio ha cadenza annuale ed è riservato esclusivamente a partecipanti di sesso femminile che presentino progetti elaborati come Tesi di Laurea o Dottorati di ricerca in data non antecedente al 1° gennaio 2006.<span id="more-5219"></span></p>
<p>Il montepremi è composto da € 6.000, così suddiviso:</p>
<p>* 1° classificato € 3.000</p>
<p>* 2° classificato € 2.000</p>
<p>* 3° classificato € 1.000</p>
<p>inoltre, al 1° classificato sarà offerto uno stage non retribuito, della durata di mesi 6 da svolgersi presso lo <strong>Studio Valle Progettazioni</strong>.</p>
<p>Gli esiti della selezione saranno resi noti durante la Fiera Expoedilizia 2009 secondo le modalità che verranno indicate sul sito <a href="http://www.ros-fiere.it" target="_blank">www.ros-fiere.it</a></p>
<p><a href="http://snfmail.dg01.it/re?l=3b4fsrIyash4jI1">Clicca qui per scaricare il bando di concorso</a></p>
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		<title>Le parole e le C.A.S.E.</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 09:19:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Un cronista dall&#8217;aria assai importante chiede in sala stampa, in occasione dell&#8217;ennesima visita del Cavaliere. &#8221;Ma c&#8217;è qualcuno che vive ancora dentro le tende?&#8221;. Un suo collega-sfollato si avvale della facoltà di non rispondere. Il terremoto aquilano, il più ripreso e fotografato nella storia, diventa nella cruciale fase della ricostruzione, una equivoca fiction televisiva. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un cronista dall&#8217;aria assai importante chiede in sala stampa, in occasione dell&#8217;ennesima visita del Cavaliere. &#8221;Ma c&#8217;è qualcuno che vive ancora dentro le tende?&#8221;. Un suo collega-sfollato si avvale della facoltà di non rispondere. Il terremoto aquilano, il più ripreso e fotografato nella storia, diventa nella cruciale fase della ricostruzione, una equivoca fiction televisiva. Con il rischio che tutti i problemi saranno risolti, e tutti gli sfollati non saranno più tali, allorchè il 50% per cento più uno dei telespettatori sarà convinto di ciò.<span id="more-5216"></span></p>
<p>Apoteosi mediatica è stata il vertice del G8, che sarà ricordato per i vaghi impegni di circostanza sul come impedire che il pianeta vada a rotoli. E per la lacrimuccia di Carla Bruni tra le macerie, per la granita di patate e l&#8217;assoluto di peperone arrosto cucinati da un grande chef abruzzese, per le first lady che fanno il tagadà sopra al tappeto che simula una scossa sismica, per la tenda beduina dove ha dormito Gheddafi, meritandosi la simpatia degli aquilani.</p>
<p>Interessa meno sapere che la Guardia di finanza, sede del vertice e trasformata con svariati milioni di euro in una caserma a cinque stelle, è di proprietà, e tale resterà, delle banche Finnat, IMI, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e Leheman Brothers, prime beneficiarie, anche in occasione di questa crisi, di aiuti umanitari. Molti camerieri del G8 hanno poi lavorato in nero, e le hostess, tra cui molte sfollate, somministrate da un&#8217;agenzia, hanno vivamente protestato perchè costrette a lavorare 14 ore di fila per 75 euro.</p>
<p>&#8221;Vedrete cose che voi terremotati non avete mai visto&#8221;, declama il Presidente Ricostruttore, davanti al silente parterre dei giornalisti.</p>
<p>Nel cratere reale però gran parte delle macerie sono li dov&#8217;erano all&#8217;alba del 6 aprile, perché il Comune ha affidato senza gara un appalto da 50 milioni per la rimozione ad una ditta senza requisiti. E&#8217; esploso uno scandalo, la magistratura indaga, le macerie attendono con compostezza. Ventimila sfollati di cui il 70% anziani, vivono da quattro mesi sotto le tende. Altri 29mila sono in villeggiatura coatta in case private e alberghi della costa, che grazie al rimborso quotidiano di 50 euro a persona hanno salvato la stagione turistica. Nelle tende fa un caldo boia e sono centinaia i casi di malori e ricoveri. &#8221;Ci manca solo una biblica invasione delle cavallette&#8221;, scherzava un buontempone per sdrammatizzare. Detto fatto. Milioni di cavallette assediano le tendopoli di Aquila est e mentre gli sfollati lottano armati di scopa contro gli indesiderati ospiti, le banche gli ritirano dal conto la rata del mutuo, in barba alla sospensione disposta, in modo assai vago, nel decreto Abruzzo.</p>
<p>Il cratere somiglia sempre più ad una piscina dove nuotano squali e su cui volteggiano avvoltoi. I prezzi delle case e dei locali commerciali agibili sono infatti triplicati. &#8221;E&#8217; la legge della domanda e dell&#8217;offerta&#8221;, spiegano i possidenti locali. E più che della mano invisibile del mercato si dovrebbe parlare di un calcio in culo a molti aquilani.</p>
<p>&#8221;Alla guerra ci si va con chi ti vende le armi, al terremoto con chi ti ricostruisce le case&#8221;, sentenzia uno sfollato che la guerra l&#8217;ha fatta per davvero. Intanto il Presidente tesse le lodi dei pilastri antisismici, che ricordano tozze colonne di un tempio, e che reggeranno i prefabbricati del piano C.A.S.E. &#8221;I primi appartamenti – assicura &#8211; saranno consegnati a metà settembre&#8221;, con tanto di tivù al plasma. Solo per 1500 sfollati, quanto basta per un trionfale taglio del nastro a reti unificate. Le altre casette saranno consegnate, &#8221;anche gratis&#8221;, si legge nel Decreto, in totale a 12-14mila sfollati.</p>
<p>Mancano comunque all&#8217;appello 10mila sfollati con case distrutte, e altre migliaia che devono avviare complicati lavori di ristrutturazione. Passeranno l&#8217;inverno non si è ancora capito dove. Ad essi si aggiungono poi gli studenti e i cittadini non residenti, che nessuno calcola.</p>
<p>Inevitabile che nelle tendopoli già si litiga per chi andrà a vivere per primo nelle C.A.S.E.. Ma questa sarà una bega del sindaco, a cui spetta l&#8217;assegnazione degli alloggi.</p>
<p>Le C.A.S.E. rappresentano però il fare che si vede e si tocca con mano. E chi le contesta è preso per matto. La Protezione civile non si è fatta perciò problemi a pubblicare sul suo giornalino un articolo in cui i comitati dicono che questi quartieri diventeranno ghetti e stravolgeranno il tessuto urbano, che occorre una fase intermedia per progettare in modo partecipato &#8221;una città laboratorio della terza rivoluzione industriale&#8221;.</p>
<p>Per non essere presi per matti, occorre dare i numeri.  E due conti se li è fatti l&#8217;avvocato Fausto Corti sul periodico abruzzese il Controaliseo.</p>
<p>Finora per il piano C.A.S.E. sono stati spesi 425 milioni di euro, più 37 milioni per gli arredi, più i soldi per espropri, servizi e progettazione. In totale 700 milioni di euro, ovvero ciascuno dei 4mila appartamenti costerà la stratosferica cifra di 170mila euro, pari a circa 2.700 euro a metro quadro.</p>
<p>Per fare un confronto, le case di legno che un&#8217;azienda aquilana sta costruendo per i suoi dipendenti, costeranno 35mila euro l&#8217;una, quelle che ospiteranno gli abitanti di Onna avranno un costo unitario di 55mila euro.</p>
<p>Con 700 milioni si potevano perciò collocare 14mila tra case di legno e moderni container, confortevoli e provvisori, per ospitare già in autunno oltre 40mila sfollati. E usare le decine di milioni di euro che sara nno spesi per tenere altri mesi negli alberghi gli sfollati, per la ricostruzione della città e per il sostegno al reddito.</p>
<p>Un futurologo terremotato riunisce su un tavolo ritagli di giornale dove si riferisce che la ricostruzione delle seconde case di chi ha la prima beneficiaria di contributi, non sarà finanziata; 160 lavoratori della Technolabs sono ad un passo dal licenziamento, la Transcom se ne va e 400 sfollati resteranno in mezzo alla strada, la Coop chiude, la Tils è in crisi, futuro incerto per 300 dipendenti dell&#8217;Alenia. Il Premier verrà in vacanza in città.</p>
<p>Sono questi i fotogrammi di un&#8217;ipotetica fiction intitolata &#8221;L.A.Q.U.I.L.A. tornerà a volare&#8221;. Scena madre: migliaia di terremotati, uno dopo l&#8217;altro, salgono sul treno con valigie e portatili, salutano col fazzoletto ed emigrano. Dopo aver venduto la casa del centro storico ai grandi immobiliaristi, a 2mila euro a metro quadro, per case che prima ne valevano anche 8mila.</p>
<p>Primo finale, 6 aprile 2017: i turisti a bordo della metropolitana di superficie, finalmente completata con i fondi del post-terremoto, fotografano i ruderi del centro. Nel container del Comune si litiga per le nomine al cda dell&#8217;Ente Ricostruzione. Gli abitanti del ghetto antisismico di Preturo giocano sul campo da bocce più lungo d&#8217;Europa, la pista dell&#8217;aeroporto del G8.</p>
<p>Secondo finale, 6 aprile 2021: L&#8217;Aquila è diventata la Porto Rotondo degli Appennini, città satellite a cinque stelle della capitale, con cui è collegata da un treno super-veloce. Carla Bruni, questa volta sorridente, passeggia tra i palazzi storici e gli innesti urbani a firma di note archi-star, a braccetto del Commissario d&#8217;Italia Guido Bertolaso. Nessuna traccia però di tanti terremotati di basso ceto sociale che oggi dormono e sperano sotto le tende. Loro, nel casting della ricostruzione, non sono stati contemplati.</p>
<p><strong>Filippo Tronca</strong> (Sul numero di <a href="http://www.carta.org" target="_blank">Carta</a> di questa settimana)</p>
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		<title>Milano, i volti che raccontano la Darsena</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 11:37:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[ECOSISTEM AURBANO]]></category>

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		<description><![CDATA[
La scorsa settimana [ecosistema urbano] (rappresentato da Jose Luis Vallejo) insieme a Elisabetta Bianchessi (architetto paesaggista), Francesco Zanot (critico fotografia), Paolo Mestriner (architetto), Luca Molinari (critico architettura), Filippo Romano (fotografo) hanno curato e reso possibile a Milano, il DARSENA ECOSOCIALAB: workshop multidisciplinare e internazionale organizzato dal Politecnico di Milano, NABA nuova accademia belle arti Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5155" title="darsena" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/darsena-365x222.jpg" alt="darsena" width="365" height="222" /><br />
La scorsa settimana [ecosistema urbano] (rappresentato da Jose Luis Vallejo) insieme a Elisabetta Bianchessi (architetto paesaggista), Francesco Zanot (critico fotografia), Paolo Mestriner (architetto), Luca Molinari (critico architettura), Filippo Romano (fotografo) hanno curato e reso possibile a Milano, il DARSENA ECOSOCIALAB: workshop multidisciplinare e internazionale organizzato dal Politecnico di Milano, NABA nuova accademia belle arti Milano e FORMA centro internazionale di fotografia MILANO.<span id="more-5149"></span></p>
<p>Il workshop DARSENA ECOSOCIALAB si è occupato per una settimana dell&#8217;area della Darsena milanese, come luogo ricco di storia e portatore della tradizione dei navigli, ma che per una serie di vicessitudini è diventato resto abbandonato dalla città metropolitana.</p>
<p>Ritrovare un senso a questo terren vague, ridare ai cittadini, agli abitanti del quartiere, del centro storico, un&#8217;invaso ora giardino spontaneo per la presenza sovrabbondante dell&#8217;acqua, una topografia costruita da intarsi di mura spagnole che creano le sponde di un balcone naturale, un limite da riprogettare perchè area potenziale di uno spazio pubblico privilegiato, è stato lo scopo di questo workshop.</p>
<p>Riappropriarsi di aree abbandonate transitoriamente dall&#8217;amministrazione, attraverso il dialogo con i cittadini, con strumenti interdisciplinari, interviste, fotografie, video, disegni in storyboard, racconti, progetti reali e immaginifici, nasce dall&#8217;idea di un dialogo strumentale che vuole rompere i limiti che la burocrazia amministrativa ha creato, per ridare spazio alle persone, perchè lo spazio pubblico è per sua definizione dei cittadini che lo vivono.<br />
Questa attitudine ha prodotto un workshop intenso e di grande valore culturale, che speriamo sia solo l&#8217;inizio di un nuovo dibattito su queste tipologie di territori, presenti in gran numero nella città di milano, frammenti sparsi soprattutto nelle sue aree periferiche.</p>
<p>Nella edizione di Milano de &#8220;La Repubblica&#8221;  <em>Franco Vanni </em>scrive:</p>
<p><em>La gente della Darsena, immortalata dagli obiettivi degli studenti del Politecnico e della Nuova accademia di belle arti. Nella galleria fotografica, i volti di chi ancora oggi fa vivere l’ex porto commerciale nel centro di Milano. E anche i loro commenti su come si potrebbe migliorare quell’angolo di città. C’è il signor Millesoli, 89enne ex comandante dei carabinieri, che vorrebbe la Darsena &#8220;più pulita&#8221;. Yuri, portinaio in viale Gorizia, la sogna &#8220;trasformata in parco naturale, e senza spaccio&#8221;. Poi ci sono Marco, edicolante in piazza XXIV Maggio, la barista Antonella, e Laura, sarta con un sogno: &#8220;Al posto della sporcizia &#8211; dice &#8211; vorrei una bella spiaggia&#8221;. Il progetto fotografico, condotto da Politecnico e Nuova accademia di belle arti, si intitola Darsena EcoSociaLab ed è stato realizzato in collaborazione con Forma, centro internazionale di fotografia. Per promuovere l’iniziativa e il blog che ospita le foto, darsenamilano.blogspot.com, gli autori nei giorni scorsi hanno appeso in zona Navigli volantini che comunicavano una immaginaria &#8220;coltura di zanzare tigre&#8221; nel bacino.</em></p>
<p><a href="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/01-LAURA.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-5150" title="01-LAURA" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/01-LAURA-530x521.jpg" alt="01-LAURA" width="530" height="521" /></a></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5151" title="01-Luis" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/01-Luis-530x614.jpg" alt="01-Luis" width="530" height="614" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5152" title="02-ALI" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/02-ALI-530x606.jpg" alt="02-ALI" width="530" height="606" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5153" title="03-FIORENZA" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/03-FIORENZA-530x606.jpg" alt="03-FIORENZA" width="530" height="606" /></p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-5154" title="08-ANGELO" src="http://ecosistemaurbano.org/wp-content/uploads/2009/07/08-ANGELO-530x563.jpg" alt="08-ANGELO" width="530" height="563" /></p>
<p>Maggiori informazioni ed ulteriori foto sul blog creato in occasione del workshop: <a href="http://darsenamilano.blogspot.com/" target="_blank">http://darsenamilano.blogspot.com/</a></p>
<p>progetti di:<br />
Enzo Calibé [visual artist | Napoli]<br />
Felipe Caro Martinez [architetto | Bogotà]<br />
Francesco De Tintis [visual artist | Bari]<br />
Elena Diaz [botanica | Malaga]<br />
Daniela Di Maro [visual artist | Napoli]<br />
Margherita Fenati [architetto | Ravenna]<br />
Fabricio Fernandes [architetto | Sao Paulo]<br />
Arianna Forcella [fotografa | Roma]<br />
Anna Kauber [architetto | Parma]<br />
Lucilla Pesce [video maker | Padova]<br />
Stefano Vidari [architetto | Milano]<br />
Maria Pina Usai [architetto | Genova]<br />
Carmen Zuleta Ferrari [architetto | Buenos Aires]<br />
Viola Varotto [fotografo]<br />
Giuseppe Fanizza [fotografo]<br />
Luigi Galasso [fotografo, model]<br />
Diego Maggioni aka Mayon [fotografo, model]<br />
Massimo Pisati [fotografo]<br />
Gianni Scotti [fotografo, videomaker]<br />
Monica Merigo Salado [fotografo]<br />
Priscila Levis Stewart [fotografo]<br />
Michela Battaglia [fotografo]<br />
Alberto Segramora [fotografo]<br />
Antonella Battista [fotografo]<br />
Fabrizio Bellomo [artist]<br />
Flavio Mancinelli [fotografo]<br />
Giovanna Guerrisi [fotografo]<br />
Kaya Seçil [fotografo]<br />
Carlotta Polegato [fotografo, model]<br />
Camila Rodrigo Granja [fotografo]</p>
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