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	<title>Ecologiae</title>
	
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	<description>Il vostro dispositivo salvaenergia</description>
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		<title>Gli Stati Uniti stanziano 275 milioni di dollari per salvare la foresta pluviale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 12:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
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Gli Stati Uniti hanno promesso 275 milioni dollari per la protezione della foresta pluviale giovedi scorso, in occasione di un evento organizzato dall&#8217;erede al trono della Gran Bretagna, il principe Carlo, a Londra. Il denaro complessivamente stanziato sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10454" title="foresta pluviale danneggiata in indonesia" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/foresta-pluviale-danneggiata-in-indonesia.jpg" alt="foresta pluviale danneggiata in indonesia" width="450" height="286" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno promesso<strong> 275 milioni dollari per la protezione della foresta pluviale</strong> giovedi scorso, in occasione di un evento organizzato dall&#8217;erede al trono della Gran Bretagna, il <strong>principe Carlo</strong>, a Londra. Il denaro complessivamente stanziato sarebbe di <strong>1,2 miliardi di dollari di assistenza </strong>per i programmi internazionali, nell&#8217;ambito di un bilancio 2010 attualmente in attesa di approvazione del Congresso degli Stati Uniti.</p>
<p>Il principe Carlo si è battuto per la <strong>protezione delle foreste tropicali</strong>, come un modo per f<strong>renare il cambiamento climatico</strong> e per <strong>preservare la fauna selvatica</strong>, e vuole che i fondi colmino un vuoto di politica prima di un accordo delle Nazioni Unite sul clima che entrerà in vigore nel 2013.<span id="more-10452"></span></p>
<p>Il <strong>vertice sul clima di Copenaghen</strong> del prossimo mese dovrebbe approvare un nuovo schema in base al quale<strong> i paesi ricchi pagano quelli in via di sviluppo per proteggere le foreste tropicali</strong> nel quadro di un trattato successivo all&#8217;attuale <strong>protocollo di Kyoto</strong> dopo il 2012. Il finanziamento è stato un grosso ostacolo che ha fatto vacillare le Nazioni Unite durante i colloqui sul clima. Nel corso di una cerimonia a Londra, l&#8217;ambasciatore americano <strong>Louis Susman</strong> ha letto una lettera in cui il Senato americano si impegnava a stanziare 275 milioni di dollari per la causa.</p>
<p>I fondi avrebbero lo scopo</p>
<blockquote><p>di tutelare la biodiversità e sostenere i paesaggi sostenibili per l&#8217;anno fiscale 2010 [...] con una particolare attenzione alla protezione delle foreste tropicali</p></blockquote>
<p>ha annunciato un portavoce dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti a Londra. Gran parte del denaro sarebbe andato in <strong>Amazzonia </strong>e nei <strong>bacini del Congo</strong>. La distruzione delle foreste tropicali pesa per circa il <strong>12% delle emissioni mondiali di carbonio</strong>, secondo i calcoli degli scienziati, e preservarle è il modo per i Paesi più conveniente per combattere il riscaldamento globale.</p>
<blockquote><p>Pagare un importo relativamente modesto per proteggerle è un affare</p></blockquote>
<p>ha dichiarato il direttore esecutivo di Greenpeace <strong>John Sauven</strong>, accogliendo l&#8217;annuncio degli Stati Uniti. L&#8217;impegno degli Stati Uniti segue un&#8217;offerta della settimana scorsa della <strong>Norvegia </strong>a pagare il <strong>Guyana </strong>fino a 250 milioni di dollari entro il 2015, e che ha illustrato la complessità della costruzione di tali sistemi.</p>
<p>Le foreste della Guyana sono state molto meno &#8220;attaccate&#8221; che in molti Paesi tropicali, i quali coprono i tre quarti del paese, e secondo i termini del nuovo accordo con la Norvegia, la Guyana sarà ora protetta da un eventuale accelerazione nel taglio degli alberi.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.reuters.com"  target="_blank">Reuters</a>]</p>
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		<item>
		<title>Il Trentino Alto Adige è la Regione più sostenibile d’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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Che cosa significa Regione sostenibile? Questa parola sempre più usata ed abusata contiene in sè una serie di significati molto complessi. A tentare di porre una sorta di regola ci hanno provato i ricercatori dell&#8217;Università di Pisa, i quali hanno tentato di capire anche qual è la Regione italiana che possa fregiarsi, più di altre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10448" title="trentino_alto_adige" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/trentino_alto_adige.jpg" alt="trentino_alto_adige" width="450" height="245" /></p>
<p>Che cosa significa <strong>Regione sostenibile</strong>? Questa parola sempre più usata ed abusata contiene in sè una serie di significati molto complessi. A tentare di porre una sorta di regola ci hanno provato i ricercatori dell&#8217;Università di Pisa, i quali hanno tentato di capire anche qual è la Regione italiana che possa fregiarsi, più di altre, di questo titolo.</p>
<p>Per sostenibile intendiamo la risposta a diversi aspetti tra cui quello <strong>ambientale </strong>in primis, il quale va dalla <strong>produzione d&#8217;energia pulita</strong> alla <strong>gestione dei rifiuti e del territorio</strong>; ma anche quello <strong>sociale</strong>, che riguarda l&#8217;<strong>integrazione degli stranieri</strong> e di tutta la popolazione dal punto di vista lavorativo; <strong>economico</strong>, cioè la <strong>ricchezza procapite</strong>; ed altri indicatori come i <strong>trasporti pubblici, la qualità dell&#8217;aria,</strong> i programmi per <strong>combattere i cambiamenti climatici</strong> e quant&#8217;altro. Sommando tutti questi aspetti, i ricercatori pisani hanno stabilito che la Regione italiana più sostenibile, nel complesso, è il <strong>Trentino Alto Adige</strong>.<span id="more-10446"></span></p>
<p>Dicevamo nel complesso, perché in realtà la Regione trentina non è la migliore in nessun singolo campo. Analizzando quello che a noi più interessa, e cioè il campo ambientale, notiamo che per la qualità dell&#8217;aria, una maggior produzione di energia rinnovabile e tutti gli aspetti che attengono all&#8217;ecologia, la migliore Regione italiana è sorprendentemente la <strong>Basilicata</strong>, che ottiene un punteggio di 79 su 100. A seguirla troviamo l&#8217;<strong>Abruzzo, Valle d&#8217;Aosta, Calabria</strong> e solo settimo il Trentino.</p>
<p>Ma la Regione più sostenibile d&#8217;Italia arriva addirittura <strong>undicesima </strong>se si considera la <strong>salute pubblica</strong>, campo in cui eccelle addirittura il <strong>Molise</strong>, seguito da<strong> Sardegna e Umbria</strong>. Ma allora come mai lo ritroviamo in vetta alla classifica? Probabilmente soltanto per gli aspetti economici. Il Trentino infatti può vantare il <strong>più basso indice di disoccupazione in Italia</strong>, ma anche la più equa distribuzione del reddito e la più bassa disoccupazione giovanile. Poco meglio della <strong>Toscana</strong>, che nella classifica generale arriva seconda, la quale ha una miglior politica d&#8217;integrazione, visto che è la Regione che ha più titolari d&#8217;azienda stranieri.</p>
<p>Lo <strong>sfruttamento migliore del territorio</strong>, anche aiutato dalle poche concessioni edilizie che hanno lasciato intatto l&#8217;ambiente per molto tempo, è la <strong>Liguria</strong>, mentre la Regione che gestisce meglio i rifiuti è il <strong>Piemonte</strong>. Insomma, ogni Regione ha le sue caratteristiche, ma se andiamo a sommare i vari fattori, sorge un dato preoccupante. Se il punteggio più alto conseguito è stato di <strong>62 su 100</strong>, significa che la gran parte delle Regioni italiane è ben lontana dalla perfezione, ed anche la migliore non se la passa bene. Questo dato dovrebbe farci capire che è arrivato il momento di agire e di prendere qualche provvedimento, per cercare di risollevare un po&#8217; questi numeri e rendere tutta l&#8217;Italia un po&#8217; più sostenibile.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.repubblica.it"  target="_blank">Repubblica</a>]</p>
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		<item>
		<title>La Rolls-Royce lancia il suo primo modello ecologico</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Automobili]]></category>
		<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
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Chi l&#8217;ha detto che l&#8217;ecologia non tocca i ricchi? Sentir parlare politici ed imprenditori di ecologia, e poi vederli sgommare su auto blu e Ferrari è un po&#8217; ridicolo, ma anche da questo punto di vista, le aziende automobilistiche stanno cercando di correre ai ripari. E così capita che l&#8217;automobile da sempre sinonimo di lusso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10442" title="rolls-royce-phantom-elettrica" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/rolls-royce-phantom-elettrica.jpg" alt="rolls-royce-phantom-elettrica" width="450" height="343" /></p>
<p>Chi l&#8217;ha detto che l&#8217;ecologia non tocca i ricchi? Sentir parlare politici ed imprenditori di ecologia, e poi vederli sgommare su <strong>auto blu e Ferrari </strong>è un po&#8217; ridicolo, ma anche da questo punto di vista, le aziende automobilistiche stanno cercando di correre ai ripari. E così capita che l&#8217;automobile da sempre sinonimo di lusso, la <strong>Rolls-Royce</strong>, ha deciso di aderire all&#8217;appello ad inquinare meno che proviene da tutto il mondo.</p>
<p>Il sito internet <em>Autocar </em>afferma che una fonte interna all&#8217;azienda ha fatto sapere che la Rolls-Royce potrebbe far uscire una <strong>versione elettrica della sua Phantom super-lusso</strong> per le prove su strada per la fine del 2010.<span id="more-10440"></span></p>
<blockquote><p>Si pensa che il silenzio quasi totale all&#8217;interno dell&#8217;abitacolo della propulsione elettrica, e le ottime prestazioni possano allinearsi perfettamente con i valori fondamentali Rolls-Royce. I tecnici stanno lavorando sodo per rendere questa idea una realtà, anche se un prototipo funzionante non ha ancora toccato la strada.</p></blockquote>
<p>A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che, siccome la Rolls-Royce ha da sempre creato <strong>pochissimi modelli di auto</strong> appunto perché estremamente di lusso, cosa può cambiare se qualche decina di modelli elettrici venissero venduti in tutto il mondo? Non farebbe tanta differenza per l&#8217;ambiente, visto che il cambiamento climatico è di <strong>milioni di tonnellate di carbonio</strong>.</p>
<p>Ma se la si guarda in un altro modo, è invece una buona cosa, che rende le <strong>auto elettriche</strong> ancora più ambiziose. <strong>Tesla </strong>già fatto un buon lavoro con la sua <strong>Roadster </strong>elettrica, ma quell&#8217;auto è ancora troppo costosa per la gente comune. La Rolls Royce sicuramente attrae un segmento diverso di mercato, e anche se la maggior parte delle persone non sarà mai in grado di permettersi una Tesla Roadster o una RR Phantom, già prestando attenzione alla tecnologia, prenderanno in considerazione l&#8217;acquisto di qualcosa che possa assomigliargli, almeno dal punto di vista ecologico.</p>
<p>Le <strong>auto ibride</strong> hanno già passato questo processo. In un primo momento, la maggior parte delle persone era totalmente <strong>perplessa</strong>, ma ora è del tutto normale vedere in circolazione auto di questo tipo. Il 100% delle auto elettriche sta seguendo una traiettoria diversa, perché le batterie grandi sono ancora molto costose. Ma dal momento in cui cominceranno a percorrere la loro strada, anche su questo il prezzo si abbasserà, rendendosi appetibile a sempre più persone, fino ad attuare un processo che porterà la maggior parte delle auto, tra 10 o 20 anni, ad essere completamente ad <strong>emissioni zero</strong>. O almeno è questo che ci auguriamo.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Prestigiacomo chiude l’accordo con 28 grandi aziende per inquinare di meno</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/prestigiacomo-chiude-accordo-28-grandi-aziende-inquinare-meno/10434/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 11:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica & Istituzioni]]></category>
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Dopo due anni di silenzio più o meno totale, la Ministra dell&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha deciso di darsi da fare, e prendere in mano una situazione che le stava definitivamente sfuggendo. Vedendo che in quasi tutti gli altri Paesi del mondo la politica, ed i vari suoi colleghi ministri, si stavano dando da fare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10436" title="stefania prestigiacomo sorridente" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/stefania-prestigiacomo-sorridente.jpg" alt="stefania prestigiacomo sorridente" width="450" height="410" /></p>
<p>Dopo due anni di silenzio più o meno totale, la Ministra dell&#8217;Ambiente, <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, ha deciso di darsi da fare, e prendere in mano una situazione che le stava definitivamente sfuggendo. Vedendo che in quasi tutti gli altri Paesi del mondo la politica, ed i vari suoi colleghi ministri, si stavano<strong> dando da fare per ridurre le emissioni</strong> e per raggiungere i vari <strong>obiettivi ambientali</strong>, ha tentato la via della politica, inutilmente.</p>
<p>I richiami al Governo non sono serviti a nulla. Si sa che <strong>Berlusconi </strong>e colleghi dall&#8217;orecchio dell&#8217;ambiente non ci sentono, e siccome sono impegnati in ben altre faccende, la Prestigiacomo si è finalmente decisa a cambiare tattica e ad <strong>impegnarsi in prima persona</strong>. Da qualche mese sta girando l&#8217;Italia per chiudere accordi con le varie <strong>imprese </strong>su una<strong> diminuzione delle emissioni</strong>. In pratica se la politica non ci dà una mano, facciamo da soli. E&#8217; questo il pensiero che sta alla base dell&#8217;accordo. Un accordo che, al momento, ha già coinvolto <strong>28 tra le più grandi aziende del Paese</strong>, e che ha ottenuto anche la &#8220;benedizione&#8221; del presidente della Confindustria, <strong>Emma Marcegaglia</strong>.<span id="more-10434"></span></p>
<p>Il piano prevede<strong> 12 miliardi di euro di interventi</strong> per far adeguare le 28 aziende (che si spera possano diventare molte di più) alla <strong>lotta contro i cambiamenti climatici</strong>, e quindi produzione più pulita, meno emissioni, ecc. L&#8217;obiettivo è di <strong>abbattere del 25% l&#8217;inquinamento</strong>, così come proposto con il <strong>protocollo di Kyoto</strong>, ed avvicinarsi il più possibile all&#8217;obiettivo posto dall&#8217;Unione Europea di raggiungere un -30% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020.</p>
<blockquote><p>Occorre far diventare di moda gli   investimenti ambientali. Bisogna mettere il tappeto rosso a   tutto ciò che è sostenibile e superare la condizione di   nicchia</p></blockquote>
<p>ha dichiarato la Ministra, e noi siamo pienamente d&#8217;accordo, visto che è la strategia attuata negli <strong>Stati Uniti. </strong>In <strong>California </strong>ad esempio, questa corsa all&#8217;ecologia ha portato sempre più aziende a diventare ad emissioni zero o quasi, facendo risultare oggi lo Stato di <strong>Schwarznegger </strong>il più pulito al mondo.</p>
<p>A questo punto l&#8217;appello della Prestigiacomo non si sofferma solo sul territorio nazionale, ma va oltre, chiedendo anche agli altri Paesi, Stati Uniti in primis, di <strong>adeguarsi agli sforzi fatti dall&#8217;Europa</strong>.</p>
<blockquote><p>non è una battaglia di target di emissioni, la sfida è quella di   un modello di sviluppo, ma gli oneri vanno equamente   ripartiti.</p></blockquote>
<p>Per una volta possiamo dirci d&#8217;accordo con il Ministro dell&#8217;Ambiente, e chissà che finalmente non abbia dato avvio ad una <strong>svolta ecologica anche in Italia</strong>.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.ansa.it"  target="_blank">Ansa</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Angela Merkel si oppone a Usa e Cina e spinge verso un accordo sul clima</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/angela-merkel-oppone-usa-cina-spinge-accordo-clima/10428/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 11:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica & Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[20° anniversario della caduta del muro di Berlino]]></category>
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		<category><![CDATA[accordo sul limite al riscaldamento]]></category>
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		<category><![CDATA[conferenza del clima di Copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[Hu Jintao]]></category>
		<category><![CDATA[proteggere il pianeta]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sei giorni prima del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sfidato i legislatori statunitensi per abbattere altri muri.
La generazione di oggi ha bisogno di dimostrare che è possibile affrontare le sfide del 21° secolo. In un certo senso, siamo in grado di abbattere i muri di oggi
ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10430" title="angela merkel" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/angela-merkel.jpg" alt="angela merkel" width="450" height="299" /></p>
<p>Sei giorni prima del<strong> 20° anniversario della caduta del muro di Berlino</strong>, il cancelliere tedesco <strong>Angela Merkel</strong> ha sfidato i legislatori statunitensi per abbattere altri muri.</p>
<blockquote><p>La generazione di oggi ha bisogno di dimostrare che è possibile affrontare le sfide del 21° secolo. In un certo senso, siamo in grado di abbattere i muri di oggi</p></blockquote>
<p>ha detto. Questo significa, per la Merkel, avere &#8220;la libertà di creare sicurezza, benessere e giustizia. E ciò significa <strong>proteggere il nostro pianeta</strong>&#8220;. Il cancelliere tedesco, prima di affrontare una riunione congiunta del Congresso, ha sottolineato la necessità di un <strong>accordo sul riscaldamento globale</strong>, in controtendenza con quanto invece <strong>Obama </strong>e <strong>Hu Jintao</strong> hanno concordato durante il congresso dell&#8217;Apec.<span id="more-10428"></span></p>
<blockquote><p>Gli iceberg si stanno sciogliendo nella regione artica. In Africa, le persone diventano rifugiati perché l&#8217;ambiente è stato distrutto. Abbiamo bisogno di un accordo su un unico obiettivo: il riscaldamento globale non deve superare i 2 gradi Celsius.</p></blockquote>
<p>Inoltre ha affermato che spera che un accordo sarà raggiunto in occasione della <strong>conferenza del clima di Copenhagen,</strong> il mese prossimo. La Merkel ha anche toccato il tema della <strong>crisi finanziaria mondiale</strong>, a sempre nel rispetto delle regole, che sono le stesse da seguire per un mondo di domani senza nè la crisi economica nè quella ambientale.</p>
<p>Ricordando i suoi anni nella Germania dell&#8217;Est prima della caduta del muro, si è riferita agli Stati Uniti dicendo che</p>
<blockquote><p>la terra delle opportunità illimitate era per me, per molto tempo, impossibile da raggiungere. Il muro, filo spinato e l&#8217;ordine di sparare a chi cercava di lasciare il confine limitava il mio accesso al mondo libero. Per dirla in una sola frase, io so, noi tedeschi sappiamo, quanto dobbiamo a voi, nostri amici americani, e io personalmente non possono mai dimenticarlo.</p></blockquote>
<p>Un richiamo all&#8217;amicizia storica tra i due Paesi, i quali non si devono allontanare proprio ora che <strong>il mondo ha bisogno di loro</strong>.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://edition.cnn.com"  target="_blank">Cnn</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>E’ Newcastle la città più ecologica d’Inghilterra, un modello di “città verde”</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/newcastle-citta-piu-ecologica-inghilterra-citta-verde/10422/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 08:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<category><![CDATA[classifica città ecologiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Newcastle]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta dei rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione emissioni di carbonio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Avvolte dal fumo e dei cantieri navali, Newcastle una volta era un importante centro industriale. Ma la città è stata trasformata nella città più ecologica della Gran Bretagna negli ultimi anni, secondo una verifica della sostenibilità effettuata dal quotidiano The Guardian. Newcastle è stata un po&#8217; una sorpresa, dato che ha superato le città che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10424" title="newcastle" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/newcastle.jpg" alt="newcastle" width="450" height="293" /></p>
<p>Avvolte dal fumo e dei cantieri navali, <strong>Newcastle </strong>una volta era un importante centro industriale. Ma la città è stata trasformata nella <strong>città più ecologica della Gran Bretagna</strong> negli ultimi anni, secondo una verifica della sostenibilità effettuata dal quotidiano <em>The Guardian</em>. Newcastle è stata un po&#8217; una sorpresa, dato che ha superato le città che in genere vengono in mente quando i britannici pensano che una città sia &#8220;verde&#8221;, come <strong>Bristol </strong>e <strong>Brighton &amp; Hove</strong>, le quali però si sono classificate seconda e terza, rispettivamente.</p>
<p>Ma forse gli inglesi non avrebbero dovuto essere poi così sorpresi. Newcastle si è rapidamente spostata in classifica negli anni scorsi: la città, situata nel nord dell&#8217;Inghilterra, è arrivata ottava nel 2007, e lo scorso anno è salita fino al quarto posto prima di saltare in cima nel 2009.<span id="more-10422"></span></p>
<p>Newcastle stabilisce un mirabile esempio per le altre città, ha spiegato <strong>Peter Madden</strong> del Forum for the Future, che produce la classifica annuale:</p>
<blockquote><p>Ovunque con un patrimonio industriale del genere sarebbe una sfida vera e propria, ma il successo di Newcastle dimostra come sia possibile superare l&#8217;eredità del passato. In tutte le nostre categorie, ambiente, qualità della vita e speranze per il futuro, i punteggi della città vanno davvero bene.</p></blockquote>
<p>Più specificamente, il salto di qualità può essere attribuito al <strong>miglioramento della qualità dell&#8217;aria</strong>, la <strong>biodiversità </strong>nei parchi pubblici e gli spazi aperti, oltre che il miglior salmone presente nei fiumi inglesi. E se ciò non bastasse, Newcastle ha anche ottenuto un punteggio elevato per la <strong>raccolta dei rifiuti</strong>, l&#8217;ampliamento degli spazi verdi, l&#8217;<strong>aspettativa di vita</strong> e le strategie per <strong>affrontare bene il cambiamento climatico.</strong></p>
<p>La città ha <strong>ridotto le emissioni di carbonio</strong>, limitando l&#8217;uso dell&#8217;automobile e riducendo le emissioni del sistema di trasporto pubblico, dice <strong>John Shipley</strong>, leader del Newcastle City Council:</p>
<blockquote><p>Riteniamo di essere sulla strada che porta alla riduzione delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti e aiuta a prepararci per un&#8217;economia a basse emissioni di carbonio. La crescita economica non deve essere realizzata a scapito dell&#8217;ambiente. La sostenibilità è al centro della nostra visione socialmente giusta per il futuro. La città è diventata anche la capitale delle auto elettriche in un esperimento governativo che vedrà 1.000 punti di ricarica installati a Newcastle e Gateshead per i prossimi due anni.</p></blockquote>
<p>Nella classifica troviamo, dopo le tre già citate, anche <strong>Leicester </strong>al quarto posto, per lo più grazie ai lavori per combattere i cambiamenti climatici, mentre la capitale, <strong>Londra, </strong>si attesta al quinto posto. <strong>Leeds</strong> finisce sesta. Per il secondo anno di fila la città di <strong>Hull </strong>ottiene l&#8217;ultimo posto, quello che la fa diventare la città più inquinata dell&#8217;isola.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<item>
		<title>Le religioni concordano sulla svolta ambientalista e l’Islam dà il buon esempio</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/religioni-svolta-ambientalista-islam-buon-esempio/10415/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative Verdi]]></category>
		<category><![CDATA[Ali Goma'a]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza e conservazione delle religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corano verde]]></category>
		<category><![CDATA[eco-sensibilizzazione nell'istruzione islamica]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative ecologiche dell'Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Medina città verde]]></category>
		<category><![CDATA[moschea "verde"]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggio eco-friendly]]></category>
		<category><![CDATA[riunione grandi religioni del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[
La sede nel Regno Unito dell&#8217;Alleanza e la conservazione delle religioni (ARC), in collaborazione con le Nazioni Unite, ha recentemente ospitato 200 rappresentanti di nove grandi religioni del mondo che rappresentano circa 60 diverse organizzazioni religiose. Baha&#8217;i, buddisti, cristiani, indù, ebrei, musulmani, scintoisti, taoisti e sikh tutti riuniti a Londra, presso il Castello di Windsor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10417" title="islam ecologico" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/islam-ecologico.jpg" alt="islam ecologico" width="450" height="338" /></p>
<p>La sede nel Regno Unito dell&#8217;<strong>Alleanza e la conservazione delle religioni </strong>(ARC), in collaborazione con le <strong>Nazioni Unite</strong>, ha recentemente ospitato 200 rappresentanti di <strong>nove grandi religioni del mondo</strong> che rappresentano circa 60 diverse organizzazioni religiose. Baha&#8217;i, buddisti, cristiani, indù, ebrei, musulmani, scintoisti, taoisti e sikh tutti riuniti a <strong>Londra</strong>, presso il Castello di Windsor con l&#8217;ordine del giorno &#8220;Uniti per l&#8217;ambiente&#8221;.</p>
<p>In un&#8217;epoca di crescente divario religioso, un po&#8217; di tempo dedicato all&#8217;argomento ambiente è stato in grado di<strong> riunire gruppi di antica fede</strong> per discutere una <strong>soluzione moderna.</strong> E con l&#8217;<strong>Islam </strong>in primo piano, con i leader musulmani che hanno dimostrato la capacità di adattarsi e di rispondere alle nuove esigenze, contro ogni previsione.<span id="more-10415"></span></p>
<p>Ad esempio la religione Orientale ha preso l&#8217;eco-impegno per un piano di 7 anni per far diventare, <strong>Medina</strong>, la seconda città più importante dell&#8217;Islam dopo la <strong>Mecca</strong>, una <strong>città verde</strong>. Medina, &#8220;La città del Profeta&#8221;, è un inizio strategico che punta alla capacità di lanciare una <strong>campagna ecologica</strong> nei territori limitrofi.</p>
<p>Il Piano di 7 anni è stato presentato dallo sceicco <strong>Ali Goma&#8217;a</strong>, Gran Mufti d&#8217;Egitto, che ha già introdotto il piano nella sua città di Dar Al Iftaa. Alcune iniziative chiave includono:</p>
<ul>
<li>Elaborare e attuare una &#8220;Green Hajj&#8221;, con 2-3 milioni di persone in visita alla Mecca, le quali trasformeranno l&#8217;esperienza in un <strong>pellegrinaggio eco-friendly</strong> da cui trarranno benefici immediati;</li>
<li>Costruire una <strong>moschea &#8220;verde&#8221;</strong> ed introdurre questo modello per gli altri edifici islamici di tutto il mondo;</li>
<li>Nella prima fase, sviluppare <strong>2-3 modelli di città verde</strong>; nella seconda fase, adattare dieci altre città musulmane a tale modello;</li>
<li>Il concetto di <strong>eco-sensibilizzazione nell&#8217;istruzione islamica</strong>;</li>
<li>Pubblicazione del &#8220;<strong>Corano verde</strong>&#8220;, stampato su carta prodotta da legno sostenibile;</li>
<li>Creazione di un <strong>canale specializzato TV</strong> incentrato su Islam e ambiente;</li>
<li>Creazione di <strong>premi per l&#8217;eccellenza </strong>in questo settore.</li>
</ul>
<p>L&#8217;obiettivo finale qui, come con i gruppi di altra fede, è quello di <strong>ridefinire radicalmente i rapporti tra fede e ambiente.</strong> Mentre il movimento ambientalista è ancora visto come un fronte laico da un certo numero di gruppi conservatori, le religioni più antiche del mondo, con un seguito di miliardi di persone, saranno in grado di <strong>attirare molta attenzione sul problema</strong>.</p>
<p>Tuttavia, nonostante si sposti l&#8217;attenzione verso l&#8217;eco-sensibilizzazione, il Segretario Generale dell&#8217;ARC <strong>Martin Palmer</strong> precisa la difficoltà nel portare i gruppi islamici a cambiare ciò che sono essenzialmente <strong>politiche di Governo</strong>. Come afferma Palmer, in sostanza, i gruppi musulmani possono &#8220;dire ai Governi islamici come si dovrebbe agire islamicamente&#8221;, ma poi, come al solito, le decisioni definitive spettano al Governo stesso.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.enn.com"  target="_blank">Enn</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il cellulare individua l’inquinamento acustico</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/cellulare-individua-inquinamento-acustico/10409/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cellulari]]></category>
		<category><![CDATA[combattere inquinamento acustico]]></category>
		<category><![CDATA[mappe acustiche]]></category>
		<category><![CDATA[monitorare l'inquinamento acustico]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Maisonneuve]]></category>
		<category><![CDATA[NoiseTube]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[
I cellulari potrebbe presto essere utilizzati per combattere l&#8217;inquinamento acustico, un paradosso che coinvolgerà anche quelli che lo provocano con le loro suonerie. Nel tentativo di rendere le città più tranquille, l&#8217;Unione europea ha imposto agli Stati membri di creare mappe acustiche delle loro aree urbane, da aggiornare una volta ogni cinque anni.
Piuttosto che distribuire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10411" title="applicazione cellulare" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/applicazione-cellulare.jpg" alt="applicazione cellulare" width="450" height="344" /></p>
<p>I cellulari potrebbe presto essere utilizzati per <strong>combattere l&#8217;inquinamento acustico</strong>, un paradosso che coinvolgerà anche quelli che lo provocano con le loro suonerie. Nel tentativo di rendere le città più tranquille, l&#8217;<strong>Unione europea</strong> ha imposto agli Stati membri di creare <strong>mappe acustiche</strong> delle loro aree urbane, da aggiornare una volta ogni cinque anni.</p>
<p>Piuttosto che distribuire sensori costosi in tutte le città, le mappe sono spesso create utilizzando modelli predittivi a seconda delle varie fonti di rumore, come aeroporti e stazioni ferroviarie. <strong>Nicolas Maisonneuve </strong>della Sony Computer Science Laboratory di <strong>Parigi</strong>, in Francia, afferma che tali mappe non presentano un quadro fedele dell&#8217;esposizione dei residenti al rumore. Per avere un quadro più preciso, il team di Maisonneuve ha sviluppato <em>NoiseTube</em>, una applicazione software scaricabile che utilizza gli <strong>smartphone </strong>per <strong>monitorare l&#8217;inquinamento acustico</strong>.</p>
<blockquote><p>L&#8217;obiettivo era quello di trasformare il cellulare in un sensore ambientale</p></blockquote>
<p>spiega Maisonneuve.<span id="more-10409"></span></p>
<p>L&#8217;applicazione registra qualsiasi suono <strong>captato dal microfono del telefono</strong>, insieme con la sua posizione GPS. Gli utenti possono etichettare i dati con informazioni aggiuntive, come la fonte del rumore, prima che venga trasmesso al server NoiseTube. C&#8217;è la possibilità di codificare il nome della strada e la città, e convertire tali informazioni in un formato che può essere utilizzato con <strong>Google Earth</strong>. I software di dati sui controlli di base come le informazioni meteo, supportano tale applicazione. I luoghi che sono stati sottoposti a livelli elevati di rumore sono etichettati come <strong>pericolosi</strong>. I dati vengono poi aggiunti ad un file che può essere scaricato dal sito web di NoiseTube e visualizzati utilizzando Google Earth.</p>
<p>Attualmente il software funziona solo su una manciata di <strong>Sony Ericsson e smartphone Nokia</strong>, ma dovrà essere calibrato dal team Maisonneuve per collegare il microfono su qualsiasi modello di cellulare.</p>
<blockquote><p>Stiamo attualmente lavorando su un metodo per calibrare automaticamente i microfoni.</p></blockquote>
<p>Il progetto pare interessare varie agenzie di tutto il mondo.</p>
<blockquote><p>NoiseTube potrebbe fornire uno strumento supplementare per gli esperti del rumore e dei politici per la gestione del rumore ambientale. Può essere utilizzato per migliorare la precisione della direttiva europea sulle mappe acustiche strategiche</p></blockquote>
<p>spiega <strong>Andrea Iacoponi</strong> dell&#8217;ARPAT, l&#8217;Agenzia di protezione ambientale di Pisa.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.newscientist.com"  target="_blank">New Scientist</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Arrivata la conferma che gli oceani stanno assorbendo il 10% di Co2 in meno rispetto al passato</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/oceani-assorbendo-co2-meno-passato/10403/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[calo assorbimento carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio emesso dagli umani]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio industriale]]></category>
		<category><![CDATA[oceani che recuperano inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[quantità di anidride carbonica assorbita dagli oceani]]></category>
		<category><![CDATA[Samar Khatiwala]]></category>

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Il primo studio effettuato anno per anno sulla quantità di anidride carbonica assorbita dagli oceani del mondo a partire dalla rivoluzione industriale, conferma una tendenza preoccupante: gli oceani stanno lottando per tenere il passo con tutto il carbonio che gli esseri umani immettono nell&#8217;atmosfera. La percentuale di emissioni assorbita purtroppo, come anticipato già in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10405" title="oceano" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/oceano.jpg" alt="oceano" width="450" height="253" /></p>
<p>Il primo studio effettuato anno per anno sulla <strong>quantità di anidride carbonica assorbita dagli oceani</strong> del mondo a partire dalla rivoluzione industriale, conferma una tendenza preoccupante:<strong> gli oceani stanno lottando per tenere il passo con tutto il carbonio che gli esseri umani immettono nell&#8217;atmosfera</strong>. La percentuale di emissioni assorbita purtroppo, come anticipato già in un precedente post, è in calo fino ad un massimo del <strong>10% dal 2000</strong>.</p>
<p>Lo studio, condotto da <strong>Samar Khatiwala </strong>dal Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, è stato pubblicato nell&#8217;ultima edizione della rivista <em>Nature</em>. Dopo il salto esaminiamo il punto centrale dell&#8217;articolo, il quale conferma ciò che stava preoccupando da tempo il mondo scientifico, e cioè che la natura non è più in grado di assorbire la Co2 emessa dall&#8217;uomo.<span id="more-10403"></span></p>
<p>Lo studio esamina l&#8217;accumulo di <strong>carbonio industriale</strong> negli oceani risalente al 1765 e prosegue fino al 2008. A partire dal 1950 c&#8217;è stato un notevole aumento della quantità di emissioni che devono essere assorbite dagli oceani, ma non è stato fino al 2000 che la percentuale delle emissioni ha iniziato il suo <strong>declino </strong>- anche se in termini assoluti il quantitativo assorbito è continuato ad aumentare. L&#8217;anno scorso gli oceani hanno stabilito un nuovo record per l&#8217;assorbimento del carbonio, assorbendo <strong>2,3 miliardi di tonnellate di CO2.</strong></p>
<p>Nel caso in cui questa idea potrebbe suonarvi nuova, Khatiwala descrive quello che sta succedendo:</p>
<blockquote><p>L&#8217;anidride carbonica in eccesso fa diventare più acido l&#8217;oceano, riducendo la sua capacità di assorbire la CO2. A causa di questo effetto chimico, nel corso del tempo, l&#8217;oceano è destinato a diventare un serbatoio meno efficiente per il carbonio emesso dall&#8217;uomo. La sorpresa è che ci possono essere prove già viste di questo evento, forse aggravate dalla lenta circolazione dell&#8217;oceano a fronte dell&#8217;accelerazione delle emissioni.</p></blockquote>
<p>Per renderci conto dell&#8217;importanza degli oceani, almeno da questo punto di vista, basti pensare che <strong>più di un quarto di tutte le fonti umane di emissioni di CO2 vengono assorbite proprio da essi</strong>. Se la loro efficienza diminuisse, la quantità di inquinamento nel mondo potrebbe subire un improvvisa impennata.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<title>I leader africani hanno deciso l’entità del rimborso da chiedere ai Paesi ricchi</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/leader-africani-deciso-entita-rimborso-paesi-ricchi/10396/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mutamenti Climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Politica & Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[contrastare i cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[denaro richiesto dall'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[leader africani]]></category>
		<category><![CDATA[Meles Zenawi]]></category>
		<category><![CDATA[recessione economica mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[rimborso adeguamento ai cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[vertice delle Nazioni Unite]]></category>

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		<description><![CDATA[
I leader africani si sono accordati martedì scorso su quanto denaro chiederanno ai Paesi ricchi per compensare l&#8217;impatto dei cambiamenti climatici sul Continente, ma hanno mantenuto la cifra segreta in vista dei colloqui del prossimo mese di Copenaghen.
Il vertice delle Nazioni Unite in Danimarca cercherà di accordarsi sulle modalità per contrastare i cambiamenti climatici e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10398" title="meeting leader africani" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/meeting-leader-africani.jpg" alt="meeting leader africani" width="450" height="299" /></p>
<p>I <strong>leader africani</strong> si sono accordati martedì scorso su <strong>quanto denaro chiederanno ai Paesi ricchi per compensare l&#8217;impatto dei cambiamenti climatici sul Continente</strong>, ma hanno mantenuto la cifra segreta in vista dei colloqui del prossimo mese di Copenaghen.</p>
<p>Il <strong>vertice delle Nazioni Unite</strong> in Danimarca cercherà di accordarsi sulle modalità per <strong>contrastare i cambiamenti climatici</strong> e di elaborare un <strong>accordo post-protocollo del trattato di Kyoto</strong> per ridurre le emissioni.</p>
<blockquote><p>Abbiamo fissato un minimo oltre il quale non si andrà. Ma io non sono in grado di dirvi quello che il valore minimo sarà</p></blockquote>
<p>ha affermato il Primo Ministro etiopico <strong>Meles Zenawi</strong>, che rappresenterà l&#8217;<strong>Africa </strong>ai colloqui.<span id="more-10396"></span></p>
<p>I colloqui preparatori, che vanno avanti dal 2007, non sono riusciti a risolvere le divisioni tra Paesi ricchi e Paesi poveri o trovare ulteriori fondi per aiutare le nazioni in via di sviluppo a <strong>pagare le tecnologie costose </strong>per essere sicuri di non inquinare, garantendo la crescita delle loro economie.</p>
<blockquote><p>Ci sono molti calcoli, anche fino a 100 miliardi di dollari all&#8217;anno, che sono stati fissati da alcuni esperti. Saremo molto flessibili</p></blockquote>
<p>ha detto Meles, riferendosi chiaramente all&#8217;Unione Europea. I Paesi poveri vogliono che i ricchi <strong>riducano le emissioni del 40%</strong> rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Ma alcuni in Occidente si lamentano del fatto che tali tagli non sono realistici, in particolare subito dopo la <strong>recessione economica mondiale</strong>. Finora, le promesse sul breve termine parlano di tagli di circa l&#8217;11-15%.</p>
<p>Temendo che i colloqui non possano riuscire, la Danimarca la settimana scorsa ha dichiarato che chiederà ai leader del mondo di essere presenti per le ultime due giornate della conferenza per spingere verso un accordo nel corso della riunione, originariamente destinata solo ai ministri dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Meles, che ha minacciato uno <strong>sciopero </strong>delle 52 nazioni africane che rappresenterà, ha detto che la sua priorità ai colloqui sarà quella di garantire che le emissioni di carbonio siano ridotte per un importo equo al <strong>compenso annuale per l&#8217;Africa</strong>. Inoltre ha aggiunto che l&#8217;Africa ha voluto un trattato approvato a Copenaghen, ma potrebbe accettare un &#8220;accordo politico vincolante&#8221; come primo passo verso un trattato successivo.</p>
<p>I 50 paesi più poveri al mondo, tuttavia, contribuiscono per<strong> meno dell&#8217;1% delle emissioni di biossido di carbonio</strong> che gli scienziati dicono minacci il pianeta, ed è giusto quindi che non siano loro a pagare per colpe commesse da altri.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.reuters.com"  target="_blank">Reuters</a>]</p>
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