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	<title>Ecologiae</title>
	
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	<description>Il vostro dispositivo salvaenergia</description>
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		<title>Il top del risparmio energetico: la bicicletta-lavatrice</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/top-risparmio-energetico-bicicletta-lavatrice/10119/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Risparmio energetico]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta-lavatrice]]></category>
		<category><![CDATA[bucato a risparmio energetico]]></category>
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		<category><![CDATA[marchio Energy Star]]></category>
		<category><![CDATA[risparmiare energia con la lavatrice]]></category>

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Non c&#8217;è bisogno di energia elettrica per fare il bucato. E&#8217; facile come andare in bicicletta. Le nostre vecchie zie da anni ancora lavano il bucato a mano, e lo asciugano con uno strizzatoio, oppure il massimo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10121" title="bicicletta-lavatrice" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/bicicletta-lavatrice.jpg" alt="bicicletta-lavatrice" width="450" height="280" /></p>
<p>Non c&#8217;è bisogno di energia elettrica per fare il <strong>bucato</strong>. E&#8217; facile come andare in <strong>bicicletta</strong>. Le nostre vecchie zie da anni ancora lavano il bucato a mano, e lo asciugano con uno strizzatoio, oppure il massimo della tecnologia è rappresentato dallo stendino.</p>
<p>Purtroppo però queste belle abitudini ecologiche sono andate perdute con il tempo. Se siete un po&#8217; più occupati e non avete il tempo per questo lungo processo, è possibile mantenere i vostri vestiti puliti con <strong>l&#8217;energia dei pedali</strong>. <em>GreenovationTV</em> ha puntato sulla soluzione low-tech. <strong>Dave Askins</strong>, alias Dave Senzatetto, di Ann Arbor, Michigan, ha creato il sistema. Ha agganciato una bicicletta ad una vasca costruita con pezzi vecchi che si possono trovare ovunque. Utilizza anche un lavatoio Amish per il lavaggio a mano e dei cicli di risciacquo. Per far funzionare tutto questo, egli usa la <strong>bicicletta per far girare i vestiti fino ad asciugarli come in una centrifuga</strong>. Tempo dell&#8217;operazione? Solo circa 15 minuti.<span id="more-10119"></span></p>
<p>I vantaggi sono molteplici: <strong>vestiti puliti, energia pulita e fare esercizio</strong>. Dopotutto, le lavatrici sono note per utilizzare un sacco di energia. I metodi per <strong>risparmiarla </strong>sono diversi, dall&#8217;<strong>utilizzare un caricatore frontale</strong>, all&#8217;<strong>acqua fredda</strong>, fino ad una lavatrice con il marchio Energy Star che può tagliare il consumo energetico fino al 50%. Anche se più ecologico del lavaggio a mano non c&#8217;è nulla.</p>
<p>Sul suo <a href="http://www.homelessdave.com/hdwashingman.htm"  target="_blank">sito web</a>, Dave ha monitorato ogni carico di lavanderia lavato con la sua bicicletta a partire dal luglio 2007. Da allora ha effettuato oltre 150 carichi. Il compito non è noioso, visto che corrisponde ad una <strong>leggera attività fisica</strong> che ogni giorno si può fare in una comunissima palestra. Ma Dave ha fatto di più. Nell&#8217;ultimo &#8220;modello&#8221; ha collegato un generatore elettrico al macchinario, così da <strong>poter guardare la TV o un DVD, mentre sta facendo il bucato</strong>. In questo modo vengono abbattute tutte le obiezioni, compresa quella che dice che fare la cyclette è noioso.</p>
<p>Se volete costruire la vostra bici-lavatrice a casa, <em>GreenovationTV </em>fornisce anche le <strong>istruzioni </strong>passo per passo su come fare. Dimostrazione che il progetto non è stato inventato per scopi di lucro, ma esclusivamente con finalità ambientali.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<title>Atlanta, la città più inquinata d’America; Las Vegas la più pulita</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/atlanta-citta-piu-inquinata-america-las-vegas-piu-pulita/10113/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 10:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Nord America]]></category>
		<category><![CDATA[Atlanta]]></category>
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		<category><![CDATA[qualità dell'aria]]></category>
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Las Vegas è lontana dall&#8217;avere una reputazione di città &#8220;pulita&#8221;, ma nella lista stilata dalla rivista Forbes, che riguarda le città americane più grandi, Las Vegas è considerata la meno &#8220;tossica&#8221; tra le 40 principali aree metropolitane.
La classifica di Forbes si basa sul numero di leggi ecologiche nella città principale, il numero di impianti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10115" title="atlanta_skyline" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/atlanta_skyline.jpg" alt="atlanta_skyline" width="450" height="357" /></p>
<p><strong>Las Vegas</strong> è lontana dall&#8217;avere una reputazione di città &#8220;pulita&#8221;, ma nella lista stilata dalla rivista <em>Forbes</em>, che riguarda le città americane più grandi, Las Vegas è considerata la <strong>meno &#8220;tossica&#8221;</strong> tra le 40 principali aree metropolitane.</p>
<p>La classifica di <em>Forbes </em>si basa sul numero di <strong>leggi ecologiche</strong> nella città principale, il numero di impianti che rilasciano <strong>sostanze chimiche tossiche</strong>, quantità di sostanze chimiche tossiche rilasciate nei diversi settori e la <strong>qualità dell&#8217;aria</strong>. Dunque se avete intenzione di trasferirvi negli Stati Uniti per molto tempo, teniate conto che respirerete meglio a Las Vegas, ma non sono molto da meno le città di <strong>Sacramento, Riverside, Austin, Seattle, San Diego, Virginia Beach, San Jose, New York e Phoenix</strong>.<span id="more-10113"></span></p>
<p>Sorpresi di vedere una grande città come New York tra le primi dieci più pulite? Probabilmente lo è stata anche <em>Forbes</em>, la quale spiega:</p>
<blockquote><p>Le affollate aree urbane sono spesso considerate come le più inquinate, ma questa non è sempre una causa. Mentre l&#8217;area metropolitana di Atlanta raggiunge il top per la tossicità, non bisogna biasimare solo la città. L&#8217;area metropolitana di Atlanta comprende le città di Sandy Springs e Marietta, siti di impianti chimici, verniciatori metallici e le fabbriche di cemento. Le città hanno livelli di emissioni tossiche, pari o superiori a quelli di Atlanta, a dispetto delle popolazioni che sono il 15% e il 13% la dimensione di Atlanta, rispettivamente.</p></blockquote>
<p>Il titolo di città più tossica va dunque all&#8217;ex città olimpica di <strong>Atlanta</strong>, seguita da <strong>Detroit, Houston, Chicago, Philadelphia, Cleveland, Los Angeles, Jacksonville, Baltimora e Portland</strong>. In alcuni casi non è la principale città stessa la colpevole dell&#8217;aria cattiva o dell&#8217;acqua sporca. Come spiega <em>Forbes</em>, gran parte dell&#8217;inquinamento di alcune città proviene da fabbriche e impianti nelle aree circostanti.</p>
<blockquote><p>mentre l&#8217;area metropolitana di Filadelfia è la nostra quarta zona più tossica, la Città dell&#8217;Amore Fraterno non ha la maggior parte della colpa per l&#8217;inquinamento. Le fabbriche in piccoli centri come Wilmington, Delaware, nella stessa area metropolitana, hanno registrato il rilascio del 57% di tonnellate in più di tossine di Filadelfia nel 2007. Wilmington ospita un imbottigliatore di Pepsi ed uno stabilimento di assemblaggio General Motors, così come la sede della società chimica Dupont.</p></blockquote>
<p>Si capisce perché dunque anche gli States, proprio come l&#8217;Italia, soffrano di questa &#8220;malattia da inquinamento&#8221;, che si annida nei piccoli centri.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.greenbiz.com"  target="_blank">Greenbiz</a>]</p>
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		<title>La soluzione per risolvere il riscaldamento globale: piantare foreste nei deserti</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/risolvere-riscaldamento-globale-piantare-foreste-deserti/10106/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 10:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Mutamenti Climatici]]></category>
		<category><![CDATA[assorbire anidride carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[conversione deserto in foresta]]></category>
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		<category><![CDATA[fine riscaldamento globale]]></category>
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		<category><![CDATA[Leonard Ornstein]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alcuni parlano di lanciare specchi nello spazio per riflettere la luce del sole, mentre altri vogliono nubi alte nell&#8217;atmosfera con milioni di tonnellate di polvere di zolfo lucido. Ora, gli scienziati potrebbero realizzare il piano più ambizioso della geoingegneria per affrontare il cambiamento climatico: la conversione del deserto del Sahara secco in una lussureggiante foresta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10108" title="Sahara" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/Sahara.jpg" alt="Sahara" width="450" height="270" /></p>
<p>Alcuni parlano di <strong>lanciare specchi nello spazio</strong> per riflettere la luce del sole, mentre altri vogliono<strong> nubi alte nell&#8217;atmosfera con milioni di tonnellate di polvere di zolfo lucido</strong>. Ora, gli scienziati potrebbero realizzare il piano più ambizioso della <strong>geoingegneria </strong>per affrontare il cambiamento climatico: la <strong>conversione del deserto del Sahara secco in una lussureggiante foresta</strong>. Secondo gli scienziati che hanno ideato il piano, questo potrebbe significare la &#8220;<strong>fine riscaldamento globale</strong>&#8220;.</p>
<p>Il programma è stato ideato da <strong>Leonard Ornstein</strong>, un biologo cellulare del Mount Sinai School of Medicine di New York, insieme a <strong>Igor Aleinov e David Rind</strong>, modellisti del clima della NASA. Il trio ha illustrato il piano in un nuovo documento pubblicato sul <em>Journal of Climatic Change</em>. Secondo il gruppo, i campi coltivati con alberi a crescita rapida come l&#8217;<strong>eucalipto </strong>coprirebbero i deserti del Sahara ed i suoi &#8220;cugini&#8221;, innaffiati da acqua di mare trattata da una serie di impianti di desalinizzazione costieri e convogliata attraverso una vasta rete di irrigazione. Il nuovo manto di copertura degli alberi potrebbe così portare il sistema meteo a fornire delle proprie precipitazioni, mentre <strong>assorbe anidride carbonica</strong> nell&#8217;atmosfera da tutto il mondo.<span id="more-10106"></span></p>
<p>I calcoli del team suggeriscono che tali foreste potrebbero recuperare <strong>circa 8 miliardi di tonnellate di carbonio l&#8217;anno</strong>, circa la stessa emessa dai combustibili fossili e dalla deforestazione oggi. Ma i costi? I ricercatori dicono che potrebbe essere più economico di quanto previsto se fatto con investimenti globali nella <strong>tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio</strong> (CCS).</p>
<blockquote><p>I costi sono enormi, ma l&#8217;entità del problema è enorme. Credo che sia l&#8217;opzione più promettente e pratica in termini di tecnologia attuale per risolvere i pezzi più grandi del problema</p></blockquote>
<p>spiega Ornstein, che è conosciuto come pioniere di una tecnica di biologia cellulare chiamata <strong>elettroforesi su gel di poliacrilammide </strong>del 1950. Lo schema potrebbe costare 1.9 dollari a tonnellata ogni anno.</p>
<blockquote><p>Quando questo viene comparato con le stime di 800 miliardi all&#8217;anno per le tecnologie CCS, il nostro piano si presenta come perdente. Ma le CCS possono soddisfare solo il 20% circa del problema al prezzo di 800 miliardi. Il nostro lo risolve il tutto. E le CCS comporterebbero una rete di pericolosi gasdotti ad alta pressione che scorrono nei quartieri più sviluppati della nostra civiltà, rispetto agli acquedotti relativamente benigni nei deserti che sono attualmente praticamente disabitati.</p></blockquote>
<p>Piantare alberi per combattere i livelli crescenti di anidride carbonica è controverso su larga scala, perché molti posti dove è già stato suggerito, come il <strong>Canada </strong>e la <strong>Siberia</strong>, sono nell&#8217;emisfero settentrionale dove il conseguente cambiamento di colore della superficie, prevalentemente dovuto a neve leggera e rocce scure, potrebbero assorbire più luce del sole e annullare il vantaggio del raffreddamento. Ornstein dice invece che le regioni subtropicali, come il Sahara e il deserto australiano, non hanno questo problema.</p>
<blockquote><p>Dobbiamo stringere i denti, il riscaldamento globale non andrà via da solo [...] solare, geotermico ed eolico possono apportare un contributo modesto. Tutte queste sono altre parti di una correzione. Ma più veloce una foresta può essere coltivata, più tempo sarà a disposizione per scegliere e attuare tali adeguamenti, e forse a sviluppare soluzioni alternative più attraenti.</p></blockquote>
<p>Ornstein dice che i deserti più adatti sono quelli dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> e di una serie di nazioni africane ad ovest dell&#8217;<strong>Egitto</strong>. Questi gli altri piani: la foresta potrebbe essere una fonte a lungo termine di <strong>legno sostenibile</strong> che potrebbe essere usato come biocarburante per sostituire i combustibili fossili; installazione di specchi giganti e pannelli solari per <strong>generare elettricità</strong>; la creazione di nubi che favorirebbero anche l&#8217;agricoltura delle regioni circostanti.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.guardian.co.uk/"  target="_blank">The Guardian</a>]</p>
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		<title>Inventato giocattolo che spiega le energie rinnovabili ai bambini…alimentato a batteria</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/giocattolo-spiega-energie-rinnovabili-bambini-alimentato-batteria/10100/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[batterie AA]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[giocattolo istruttivo]]></category>
		<category><![CDATA[giocattolo sulle energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Renewable Energy Experiment Kit]]></category>
		<category><![CDATA[ridurre il consumo energetico in casa]]></category>

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I giocattoli di oggi sono decisamente diversi da quelli di una volta. Dall&#8217;America arriva una nuova invenzione giusto in tempo per Natale, che unisce l&#8217;aspetto ludico alla conoscenza dell&#8217;ambiente. Si tratta di un giocattolo per l&#8217;apprendimento dei bambini, incentrato sulle energie rinnovabili.
Questo robot dall&#8217;aria dello scienziato pazzo insegna ai ragazzi i diversi tipi di fonti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10102" title="renewable-energy-kit" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/renewable-energy-kit.jpg" alt="renewable-energy-kit" width="450" height="385" /></p>
<p>I giocattoli di oggi sono decisamente diversi da quelli di una volta. Dall&#8217;America arriva una nuova invenzione giusto in tempo per Natale, che unisce l&#8217;aspetto ludico alla <strong>conoscenza dell&#8217;ambiente</strong>. Si tratta di un giocattolo per l&#8217;apprendimento dei bambini, incentrato sulle <strong>energie rinnovabili</strong>.</p>
<p>Questo robot dall&#8217;aria dello scienziato pazzo insegna ai ragazzi i diversi tipi di fonti di energia rinnovabile disponibili in natura, l&#8217;efficacia di ognuna di esse, il risparmio in termini di emissioni, ed insegna perfino anche ai più piccoli<strong> come ridurre il consumo energetico in casa</strong>. Sembra il massimo per il figlio di un amante della natura. Tuttavia, c&#8217;è un particolare curioso che è sfuggito ai costruttori: il dispositivo è <strong>alimentato a batterie AA</strong>. Non sarebbe stato meglio farlo alimentare ad energia solare o con qualche altro metodo più ecologico?<span id="more-10100"></span></p>
<p>Il gioco, denominato <strong>Renewable Energy Experiment Kit </strong>della Hammacher Schlemer ha queste caratteristiche:</p>
<blockquote><p>una turbina eolica, celle solari, celle elettrolitiche, e una mano-operatrice con una dinamo che produce energia elettrica, la quale viene immagazzinata in una batteria ricaricabile e poi viene distribuita attraverso la scheda nel circuito integrato per alimentare un motore, il LED, ed emettere un ronzio utilizzando il cablaggio che termina a forma di alligatore.</p></blockquote>
<p>Una volta montato, questo robot mostra ai ragazzi quanto efficaci siano le sue fonti di energia, in grado di creare l&#8217;elettricità. Tuttavia, sono necessarie due batterie stilo per far funzionare tutto questo. Ma c&#8217;è di più. Infatti le batterie suggerite sul sito, <strong>non sono nemmeno ricaricabili</strong>. Non si capisce quindi come mai, con tutta questa tecnologia implementata nella macchina, non si sia stati in grado di alimentarla da fonti rinnovabili. Sicuramente sarebbe stato molto più attraente ed ecologicamente corretto.</p>
<p>A parte questo piccolo (ma significativo) particolare, questo giocattolo appare ugualmente divertente e soprattutto <strong>istruttivo</strong>, perché è importante comprendere sin da bambini l&#8217;importanza delle energie rinnovabili. Dopotutto, è ciò che si spera faranno anche in futuro.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<title>Un modo per ridurre le emissioni? Allevare salmoni come in Norvegia</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/ridurre-emissioni-allevare-salmoni-come-norvegia/10094/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 12:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[eco-etichette]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni allevamento di salmone]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento allevamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Nathan Pelletier]]></category>
		<category><![CDATA[pesce più sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[salmone d'allevamento]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vi siete mai chiesti se si deve essere tentati dall&#8217;acquisto del salmone d&#8217;allevamento? Dalla prima analisi sulla gravità dell&#8217;impatto ambientale degli allevamenti di salmone è emerso che in qualche modo si danneggia meno l&#8217;ambiente, per esempio, rispetto agli allevamenti dei bovini da carne. Ma esiste anche un ampio margine di miglioramento.
Nel complesso, l&#8217;allevamento del salmone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10096" title="allevamento salmoni" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/allevamento-salmoni.jpg" alt="allevamento salmoni" width="450" height="294" /></p>
<p>Vi siete mai chiesti se si deve essere tentati dall&#8217;acquisto del<strong> salmone d&#8217;allevamento</strong>? Dalla prima analisi sulla gravità dell&#8217;impatto ambientale degli allevamenti di salmone è emerso che in qualche modo si <strong>danneggia meno l&#8217;ambiente</strong>, per esempio, <strong>rispetto agli allevamenti dei bovini da carne</strong>. Ma esiste anche un ampio margine di miglioramento.</p>
<p>Nel complesso, l&#8217;allevamento del salmone è stata una storia di &#8220;successo alimentare&#8221;: la produzione globale è passata da 500 tonnellate all&#8217;anno nel 1970 a <strong>1,5 milioni di tonnellate di oggi.</strong> Ma si consuma anche energia, si inquinano le acque costiere e si impoveriscono le popolazioni dei pesci più piccoli in cui il salmone si alimenta.<span id="more-10094"></span></p>
<p><strong>Nathan Pelletier</strong> della Dalhousie University di Halifax, Nova Scotia, Canada, e colleghi hanno valutato l&#8217;<strong>impatto ambientale</strong> del più grande allevamento di salmoni di diverse nazioni (Norvegia, Regno Unito, Cile e Canada) su tutto, dal trasporto al mangime per i pesci.</p>
<p>Per tonnellata di salmone prodotto, le aziende del Regno Unito utilizzano più energia, emettono la maggior parte dei gas a effetto serra e hanno ottenuto la <strong>peggior acidificazione delle acque</strong> per l&#8217;uso delle risorse biologiche, in particolare del pesce da utilizzare per l&#8217;alimentazione. La <strong>Norvegia</strong>, che alleva salmoni da molto più tempo, ha ottenuto i <strong>migliori risultati su quasi tutti i fronti</strong>.</p>
<blockquote><p>Abbiamo trovato una differenza del 35% nell&#8217;uso di mangimi per tonnellata di salmone prodotto tra la Norvegia e il Cile, la regione meno efficiente. Ciò è in gran parte dovuto perché la Norvegia utilizza un sistema di alimentazione finemente programmato che riduce gli sprechi alimentari per i pesci al minimo. Se ognuno seguisse la Norvegia, le emissioni ad effetto serra del settore potrebbero essere del 10% più basse, anche se sono già la metà di quelle della carne di maiale o della produzione di carni bovine.</p></blockquote>
<p>spiega Pelletier. Ma se anche la Norvegia utilizzasse <strong>pesce più sostenibile</strong> per l&#8217;alimentazione, potrebbe dimezzare le proprie emissioni. Pelletier dice che gli allevamenti dovrebbero favorire i mangimi ottenuti da piante piuttosto che da altri animali, anche se non a costo di tagliare più foresta pluviale per coltivare la soia. Il team ha in programma di utilizzare l&#8217;analisi di un progetto di raccomandazioni dettagliate sulla regolamentazione del settore per la progettazione di <strong>eco-etichette</strong> per i consumatori.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.newscientist.com"  target="_blank">New Scientist</a>]</p>
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		<title>Quanti milioni di televisori saranno gettati con il passaggio al digitale terrestre?</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/milioni-televisori-gettati-passaggio-digitale-terrestre/10087/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[aumento televisori gettati]]></category>
		<category><![CDATA[decoder]]></category>
		<category><![CDATA[eco-impatto]]></category>
		<category><![CDATA[riciclaggio televisore]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti con passaggio al digitale terrestre]]></category>
		<category><![CDATA[Simon Birch]]></category>
		<category><![CDATA[televisori gettati nei cassonetti]]></category>

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L&#8217;aumento dei televisori gettati nei cassonetti al momento del passaggio al digitale terrestre è molto preoccupante. Se in Italia ancora non è possibile quantificarli perché la completa conversione dell&#8217;intero territorio nazionale terminerà nel 2011, un&#8217;idea è possibile farcela guardando la situazione degli Stati Uniti, dove dal giugno scorso il 100% del territorio non prende più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10089" title="televisioni gettate" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/televisioni-gettate.jpg" alt="televisioni gettate" width="450" height="301" /></p>
<p>L&#8217;aumento dei <strong>televisori gettati nei cassonetti</strong> al momento del <strong>passaggio al digitale terrestre</strong> è molto preoccupante. Se in Italia ancora non è possibile quantificarli perché la completa conversione dell&#8217;intero territorio nazionale terminerà nel <strong>2011</strong>, un&#8217;idea è possibile farcela guardando la situazione degli <strong>Stati Uniti</strong>, dove dal giugno scorso il 100% del territorio non prende più il segnale analogico, o quella della <strong>Gran Bretagna</strong>.</p>
<p>Anche il Regno Unito ha effettuato il passaggio al digitale, e i dati mostrano un <strong>aumento spaventoso dei televisori gettati,</strong> che pare siano aumentati del <strong>70% solo nell&#8217;ultimo anno</strong>. Il primo aspetto assurdo è che <strong>oltre la metà di essi poteva essere adattato alla nuova tecnologia</strong>. Ma quando tutto il mondo Occidentale sarà passato al digitale terrestre, a quanto ammonterà la quantità di immondizia tecnologica stipata nelle nostre discariche?<span id="more-10087"></span></p>
<p>Il quotidiano britannico <em>The Guardian</em> riporta che il passaggio al digitale è accaduto pochi giorni fa nel nord-ovest dell&#8217;Inghilterra.</p>
<blockquote><p>Questo anno sono stati gettati 50.000 televisori analogici dalle famiglie, 30.000 dei quali avrebbero potuto essere aggiornati per ricevere i segnali TV digitali con solo un decoder da 20 sterline.</p></blockquote>
<p>Come accadrà anche in Italia, <strong>gran parte dei televisori non hanno bisogno di essere sostituiti</strong>, ma solo un <strong>decoder </strong>sarà necessario. Eppure, molti consumatori hanno deciso di cambiare televisore in ogni caso. <strong>Simon Birch</strong>, che sta indagando sull&#8217;impatto ambientale del passaggio al digitale per la rivista <em>Ethical Consumer</em>, incolpa Digital UK per la calca di televisioni scartati, dicendo che non sta facendo un lavoro abbastanza buono nello <strong>spiegare ai consumatori che non devono gettare i loro televisori</strong>.</p>
<p>L&#8217;<strong>eco-impatto</strong> dei televisori è in discussione, anche se, come l&#8217;Energy Saving Trust rileva, una TV con un sintonizzatore digitale richiede solo una presa di corrente e può recuperare<strong> 7 euro e 20 kg di carbonio ogni anno</strong>, a fronte di un equivalente TV analogica combinata con un decoder.</p>
<p>Tuttavia, non viene preso in considerazione il<strong> costo ambientale del riciclaggio di un televisore</strong>, visto che quasi sempre finisce in discarica. Negli Stati Uniti, solo circa il 18% dei 23,9 milioni di vecchi televisori tossici è stato riciclato nel 2008.<strong> Sarah Westervelt</strong>, un funzionario Basel Action Network, ha spiegato che circa l&#8217;80% sarà spedito all&#8217;estero per essere &#8220;riciclato&#8221; in Cina e in Africa. Anche se non è eticamente corretto, può essere una soluzione. Ma questa difficilmente sarà presa in considerazione dal Governo italiano.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Quantificata l’incidenza dell’inquinamento del traffico sull’asma infantile</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/incidenza-inquinamento-traffico-asma-infantile/10081/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[asma infantile prevenibile]]></category>
		<category><![CDATA[bronchite]]></category>
		<category><![CDATA[effetti sulla salute vicinanza del traffico]]></category>
		<category><![CDATA[Emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni delle navi]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[Rob McConnell]]></category>
		<category><![CDATA[salute del sistema respiratorio tra i bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le zone con traffico pesante nelle città di Long Beach e Riverside sono responsabili di una percentuale significativa di casi di asma infantile prevenibile. Il vero impatto dell&#8217;inquinamento atmosferico e le emissioni che causano malattie sono stati probabilmente sottovalutati, secondo i ricercatori della University of Southern California (USC).
Lo studio, pubblicato sul Journal of Public Health, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10083" title="inquinamento del traffico" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/inquinamento-del-traffico.jpg" alt="inquinamento del traffico" width="450" height="303" /></p>
<p>Le zone con traffico pesante nelle città di <strong>Long Beach e Riverside </strong>sono responsabili di una percentuale significativa di casi di <strong>asma infantile prevenibile</strong>. Il vero impatto dell&#8217;<strong>inquinamento atmosferico</strong> e le <strong>emissioni </strong>che causano malattie sono stati probabilmente sottovalutati, secondo i ricercatori della University of Southern California (USC).</p>
<p>Lo studio, pubblicato sul <em>Journal of Public Health</em>, ha stimato che il 9% di tutti i casi di asma infantile a Long Beach e il 6% di Riverside erano attribuibili alla <strong>vicinanza del traffico</strong>. Lo studio ha inoltre rilevato che le <strong>emissioni delle navi</strong> nel complesso portuale hanno contribuito al <strong>peggioramento dell&#8217;asma</strong>. Ad esempio, ogni anno circa 1.400 episodi di asma e <strong>bronchite </strong>sono rilevati nella cittadina californiana. Essi rappresentano il 21% del totale, e sono quelli che certamente sono stati causati dalle emissioni delle navi che hanno <strong>incrementato i livelli di biossido di azoto nell&#8217;aria</strong>.<span id="more-10081"></span></p>
<p>Sebbene ci sia stata un&#8217;ampia ricerca sugli effetti della vicinanza del traffico sul rischio di asma, questo studio è uno dei pochi che ha stimato il numero dei casi connessi con il traffico in specifiche comunità ad alto rischio, dice l&#8217;autore principale <strong>Rob McConnell</strong>, professore di medicina preventiva presso la Keck School of Medicine della USC e vice direttore del Children&#8217;s Environmental Health Center a USC.</p>
<blockquote><p>L&#8217;approccio tradizionale alla stima del carico di inquinamento atmosferico sulle patologie connesse è nettamente sottovalutato. I nostri risultati indicano che vi è una parte sostanziale di asma infantile, che può essere causato dal vivere entro 75 metri da una strada principale a Long Beach e Riverside. Questo si traduce in un impatto molto maggiore dell&#8217;inquinamento atmosferico sui sintomi dell&#8217;asma. Questo è anche uno dei primi studi che quantifica il contributo delle emissioni delle navi per l&#8217;asma infantile.</p></blockquote>
<p>Lo studio ha considerato anche i dati del Children&#8217;s Health Study (CHS), uno studio longitudinale sulla <strong>salute del sistema respiratorio tra i bambini</strong> in 12 comunità del sud della California, tra cui Riverside e Long Beach. I ricercatori hanno stimato il numero di casi di asma e complicanze correlate che si sono verificati a causa dell&#8217;inquinamento atmosferico, utilizzando le informazioni derivanti da studi epidemiologici che hanno poi confrontato con l&#8217;esposizione attuale all&#8217;inquinamento atmosferico e al traffico nella California meridionale. I risultati hanno evidenziato che circa<strong> 1.600 casi di asma infantile a Long Beach e 690 a Riverside</strong> potrebbero essere collegati alla vicinanza con strade molto trafficate.</p>
<blockquote><p>L&#8217;impatto della prossimità alla carreggiata con il carico globale delle malattie correlate con l&#8217;asma è notevole. L&#8217;inquinamento atmosferico è un contributo più importante per l&#8217;onere dell&#8217;asma infantile che è generalmente riconosciuto, soprattutto per episodi più gravi che richiedono visite in una clinica o al pronto soccorso.</p></blockquote>
<p>ha concluso McConnell.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.sciencedaily.com"  target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>KLM ha programmato il primo volo con biocarburanti con passeggeri a bordo</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/klm-programmato-primo-volo-biocarburanti-con-passeggeri/10073/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 18:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aerei e velivoli]]></category>
		<category><![CDATA[Benzina & Carburante]]></category>
		<category><![CDATA[bio-petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[biocarburante]]></category>
		<category><![CDATA[boeing 747]]></category>
		<category><![CDATA[Camelina]]></category>
		<category><![CDATA[industria aerea]]></category>
		<category><![CDATA[KLM]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Hartman]]></category>
		<category><![CDATA[primo volo con biocarburante con passeggeri]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione emissioni di carbonio]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;industria aerea è in continua crescita per quanto riguarda le sperimentazioni ecologiche. Oggi un nuovo passo in avanti è stato fatto dalla compagnia olandese KLM. Sappiate infatti che se il 23 novembre prossimo prenderete uno di questi aerei, potreste stare volando grazie a del biocarburante. Si tratta del primo volo di prova con un carburante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10075" title="klm-Boeing747" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/klm-Boeing747.jpg" alt="klm-Boeing747" width="450" height="338" /></p>
<p>L&#8217;<strong>industria aerea</strong> è in continua crescita per quanto riguarda le <strong>sperimentazioni ecologiche</strong>. Oggi un nuovo passo in avanti è stato fatto dalla compagnia olandese <strong>KLM</strong>. Sappiate infatti che se il 23 novembre prossimo prenderete uno di questi aerei, potreste stare volando grazie a del <strong>biocarburante</strong>. Si tratta del <strong>primo volo di prova con un carburante pulito con passeggeri a bordo in Europa</strong>.</p>
<p>La compagnia aerea ha annunciato che l&#8217;aereo di prova sarà un <strong>Boeing 747</strong>, con un motore alimentato da una miscela al 50% di<strong> bio-petrolio</strong> e al 50% carburante convenzionale:</p>
<blockquote><p>A differenza di altri voli di collaudo [effettuati] fino ad oggi, in cui un certo numero di materie prime differenti sono state utilizzate per creare il biocarburante dell&#8217;aviazione &#8211; alcune miscele di jatropha, alghe e Camelina il più delle volte &#8211; questo combustibile sarà effettuato esclusivamente da Camelina.</p></blockquote>
<p><span id="more-10073"></span></p>
<p>I test hanno dimostrato che l&#8217;utilizzo di <strong>Camelina </strong>per creare del carburante potrebbe r<strong>idurre le emissioni di carbonio fino all&#8217;84%</strong> rispetto ai carburanti derivati dal petrolio grezzo. Nei voli di prova nel corso degli ultimi dodici mesi, effettuati dalla Continental e dalla JAL, i biocarburanti aerei sono stati considerati come quelli a più basso consumo, rispetto ai combustibili convenzionali.</p>
<p>Durante la campagna pubblicitaria della prova in volo, il Presidente della compagnia olandese, <strong>Peter Hartman</strong>, ha spiegato che:</p>
<blockquote><p>Questo è un passo importante sulla strada per l&#8217;aviazione completamente sostenibile. KLM ha unito le forze con i suoi partner per promuovere vigorosamente ulteriore sviluppo di carburanti alternativi. In questo modo, abbiamo bisogno di contare sul contributo e il sostegno di tutte le parti interessate: la comunità degli affari, del governo e della società in generale.</p></blockquote>
<p>Suona come un invito ad usare questi aerei. Certo è che se il volo dovesse andare a buon fine e i risultati sperati saranno ottenuti veramente, potrebbe essere la <strong>migliore pubblicità per la KLM.</strong> Una pubblicità gratuita che attirerebbe milioni di passeggeri, e a cui anche le altre compagnie dovrebbero pensare.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<item>
		<title>Aree geotermiche nel pisano, l’energia impatto zero</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/geotermico-pisa/10050/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 10:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geotermico]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[energia geotermica]]></category>
		<category><![CDATA[geotermia]]></category>
		<category><![CDATA[geotermia a bassa entalpia]]></category>
		<category><![CDATA[geotermia Italia]]></category>
		<category><![CDATA[geotermia Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[impianto geotermico]]></category>
		<category><![CDATA[Montecatini Valdicecina]]></category>
		<category><![CDATA[Pisa]]></category>

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		<description><![CDATA[A Montecatini Valdicecina, in provincia di Pisa, sono state rilevate delle aree geotermiche che potrebbero rifornire di energia pulita il territorio circostante. Il riscontro è stato possibile impiegando dei piccoli elicotteri radiocomandati per la rilevazione  elettromagnetica a bassissime frequenze. Come si legge in una nota diffusa dal comune di Pisa:

Si tratta del primo caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10054" title="energia geotermica" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/energia-geotermica.jpg" alt="energia geotermica" width="293" height="407" />A <strong>Montecatini Valdicecina</strong>, in provincia di <strong>Pisa</strong>, sono state rilevate delle <strong>aree geotermiche</strong> che potrebbero rifornire di energia pulita il territorio circostante. Il riscontro è stato possibile impiegando dei piccoli elicotteri radiocomandati per la rilevazione  elettromagnetica a bassissime frequenze. Come si legge in una nota diffusa dal comune di Pisa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del primo caso in Italia di <strong>geotermia a media entalpia</strong> da cui si ricaveranno almeno 25 kWh di energia elettrica in grado di coprire il fabbisogno domestico di 8 mila famiglie o 30 mila   persone.  Nell&#8217;operazione sono coinvolti anche il Comune di Montecatini   Valdicecina, il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (Cosvig), Belvedere Spa (la società che gestisce la discarica di Legoli) e un gruppo di ricerca costituito dall&#8217;azienda   agricola Rosa dei venti e dalle società Scout e Geochemiclab.  Le aree individuate contengono fluidi geotermici a basse   temperature, comprese fra 100 e 250 gradi, insufficienti per la   produzione di vapore, ma utili per quella di energia elettrica, grazie a un procedimento a impatto zero sull&#8217;ambiente.</p>
</blockquote>
<p><strong><span id="more-10050"></span>L&#8217;energia geotermica è infatti assolutamento a impatto zero sull&#8217;ambiente</strong>. In pochi sapranno che <strong>l&#8217;Italia è uno dei paesi più ricchi di risorse geotermiche</strong>. Tuttavia, molte di queste risorse non vengono utilizzate perché fino a pochi anni fa, l&#8217;energia geotermica necessitava di grandi e costosi impianti industriali per la produzione delle <strong>turbine</strong> e delle altre componenti necessarie alla produzione di energia elettrica dal vapore acqueo terrestre.</p>
<p><strong>La tecnologia attuale permette invece di utilizzare direttamente il calore della terra in piccole quantità</strong>. Sistemi di pompaggio di calore possono essere utilizzati insieme con le pompe d&#8217;acqua per far circolare l&#8217;acqua in tubi in un pozzo di 35-100 metri di profondità.</p>
<p>Quando la temperatura esterna è inferiore a quella del sistema di pompaggio si accumula energia da ridistribuire con evidente risparmio nelle bollette (per esempio per un palazzo o una casa). Invece quando la temperatura esterna è superiore e la casa è dotata di pannelli termici, la struttura si raffredda con l&#8217;acqua del pozzo, con costi minimi. <strong>L&#8217;ammortamento dei costi di un tale impianto è di 8-10 anni</strong>.</p>
<p>[Fonte: <em>Ansa Ambiente</em>; <a href="www.stopco2.org" target="_blank"><em>StopCO2</em></a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ecco come il riscaldamento globale sta distruggendo le foreste</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/riscaldamento-globale-distruggendo-foreste/10067/</link>
		<comments>http://www.ecologiae.com/riscaldamento-globale-distruggendo-foreste/10067/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 08:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mutamenti Climatici]]></category>
		<category><![CDATA[aumento anidride carbonica nell'atmosfera]]></category>
		<category><![CDATA[aumento gravità incendi]]></category>
		<category><![CDATA[aumento numero di incendi]]></category>
		<category><![CDATA[gas a effetto serra]]></category>
		<category><![CDATA[James Lutz]]></category>
		<category><![CDATA[temperature più alte]]></category>
		<category><![CDATA[vegetazione più infiammabile]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nuove ricerche hanno dimostrato che le temperature più alte innescano direttamente più incendi. Per fortuna dei boschi, esiste l&#8217;inverno, con una gran quantità di neve che li copre ed evita gli incendi. Ma il riscaldamento globale, oltre agli incendi d&#8217;estate, porterà meno neve, e dunque faciliterà anche gli incendi in inverno.
Le più alte temperature rendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10069" title="parco yosemite" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/parco-yosemite.jpg" alt="parco yosemite" width="450" height="300" /></p>
<p>Nuove ricerche hanno dimostrato che le <strong>temperature più alte </strong>innescano direttamente più <strong>incendi</strong>. Per fortuna dei boschi, esiste l&#8217;inverno, con una gran quantità di neve che li copre ed evita gli incendi. Ma il riscaldamento globale, oltre agli incendi d&#8217;estate, porterà <strong>meno neve</strong>, e dunque faciliterà anche gli incendi in inverno.</p>
<p>Le più alte temperature rendono la <strong>vegetazione più infiammabile</strong> e consentono incendi di grosse dimensioni. Si stima che le temperature più calde diano inizio ad un<strong> aumento del 20% sia nel numero degli incendi</strong> all&#8217;interno della famosa foresta Yosemite, negli Stati Uniti, ma anche per quanto riguarda la loro <strong>gravità</strong>.<span id="more-10067"></span></p>
<p>Il motivo per cui questo accade è duplice. In primo luogo, vi sono alcune prove che suggeriscono che<strong> livelli crescenti di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera</strong> possano portare <strong>più fulmini</strong> che colpiscono gli alberi e causano incendi. In secondo luogo, se la copertura del manto nevoso scende del 17% entro il 2050 (quanto previsto dai modelli climatici <strong>prudenti</strong>), i fulmini hanno maggiori probabilità di appiccare incendi boschivi.</p>
<p>Il team di <strong>James Lutz</strong> dell&#8217;Università di Washington a Seattle, ha esaminato il rapporto tra il manto nevoso e l&#8217;accensione e la dimensione degli incendi nel parco nazionale di <strong>Yosemite </strong>tra il 1984 e il 2005. Durante questo periodo, <strong>1.870 incendi hanno bruciato oltre 77.000 ettari</strong>. Ma quando la copertura del manto nevoso è diminuita, in pochi anni, i fulmini che hanno appiccato incendi sono aumentati in modo esponenziale.</p>
<p>Utilizzando questi dati, hanno poi estrapolato che cosa accadrà se i livelli di manto nevoso caleranno, come previsto, del 17%. Utilizzando 23 anni di dati acquisiti dal satellite Landsat Thematic Mapper, i ricercatori hanno inoltre confermato che l&#8217;area della terra che brucia<strong> è destinata ad aumentare</strong>, la gravità del fuoco pure, e di conseguenza anche i danni saranno maggiori.</p>
<p>Nel complesso, <strong>il numero di fulmini e incendi aumenterà del 19,1% dal 2020 fino al 2049</strong>, mentre l&#8217;area che brucerà registrerà un aumento del 21,9% l&#8217;anno. Nel 2000, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), che valuta e sintetizza il lavoro di migliaia di scienziati, ha pubblicato una serie di scenari in dettaglio come ad esempio i <strong>gas a effetto serra</strong> maggiori che saranno emessi dai Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Lo scenario calcolato da Lutz corrisponde ad un basso livello di emissioni, con emissioni di biossido di carbonio con un lieve aumento nei prossimi decenni, ma che poi si riducono a livelli inferiori di quelli attuali entro il 2100. Tuttavia, anche questo ottimistico scenario di emissioni farebbe aumentare le temperature globali di 1 o 2 ° C.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://news.bbc.co.uk/"  target="_blank">BBC News</a>]</p>
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