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In edicola con 20centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nota per il lettore: l’articolo che segue è l’ammissione di un debole per Paolo Perrone che non può che essere inteso, più che a titolo personale, a vostro rischio e pericolo. Di più: è un outing che tenevo dentro e che, dopo i tanti incontri culturali e politici della scorsa settimana, doveva pur venire fuori in qualche modo. Sono felice che abbia scelto il meno doloroso, seppure non il più rapido.&lt;br /&gt;
Un latinista più forte di me direbbe che le mie considerazioni dovrebbero essere intese “ad usum Delphini”, perché epurate di tutti gli elementi scabrosi o comunque ritenuti inadatti a un lettore di giovane età o dotato di forte sensibilità. Ma io volentieri mi fingerei tale ai vostri occhi, se non fosse che l’espressione ricorderebbe troppo da vicino l’elegante titolo ittico-cetacico che l’opinione pubblica salentina attribuì al giovane Paolo, quando si trattò di designare un erede naturale per Adriana Poli Bortone. E la cosa creerebbe confusione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono diverse notti, insomma, che la mia anima 20centesimale lotta contro quello che oggi chiamo un morbo ma che domani, chissà, ribattezzerò shakespearianamente vero e proprio amore.&lt;br /&gt;
Io non è che a Paolo Perrone non volessi bene di mio, questo sia chiaro e limpido come il suono della voce di Tito Schipa che fuoriesce, ogni mattina a mezzogiorno, dai megafoni che il sindaco di Lecce ha reso i simboli sonori della sua città. Vi dirò di più: se dovessimo considerare elementi psico-fisici, materiali, culturali o interpersonali, Perrone ha più cose in comune con me rispetto perfino alla Poli Bortone, che pure era stato uno dei primi cittadini di Lecce con cui avevo spartito più parte del mio background e del mio modo di sentire, a parte tutti quelli che l’hanno preceduta dacché respiro aria, fumo e particolato fra questo mare, questa terra e questi cantieri per basolati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tantissime cose ci uniscono. Potrei fare molti esempi. Ne faccio uno solo. Sia io che Paolo possediamo forte in noi la nozione che non sia necessariamente un malnato, ma solo un diversamente inserito chi non abbia idea di quali parole o meglio cenni bisogna adoperare, per ottenere un cappuccino con una forma di cuore sulla schiuma, in uno dei tre o quattro bar veramente alla moda del Salento. Sono un 20centesimale anomalo? Non sono abbastanza di sinistra? Devo farmi una colpa del fatto che giro il nostro territorio in cerca di sempre nuovi “Tic &amp; Tribù”, in esclusiva per voi?&lt;br /&gt;
Ma non è stato mentre inseguivo un tic o una tribù - bensì materiale più sostanzioso per questo spazio “terzo” - che la settimana scorsa mi sono reso conto di un paio di cose su Paolo Perrone, di cui neanche il più acuto o ispirato editorialista del “Nuovo Quotidiano di Lecce” si era reso conto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutto è cominciato con quell’espressione che mi ha fermato il cuore, usata da Paolo nel corso della presentazione dell’ultima fatica letterario di Marco Panara: “La malattia dell’Occidente”, al cospetto di Raffaele Fitto e di Enrico Letta, fra gli altri: “Il sistema bancario è stato un gigantesco gioco del ‘puzza a te’ in cui la puzza rimaneva sempre addosso al risparmiatore”. E’ stato un punto di non ritorno. Non c’è alcuna ironia in quello che scrivo.&lt;br /&gt;
Nessuna delle riflessioni che ho fatto sulle origini e le possibili regole di quel gioco mi stavano portando sulla strada giusta. Anche se ormai ero arrivato a pensare al “puzza a te” come a una disciplina che, nata fra i punkabbestia “light” del genere polacchine taroccate e cene all’Angiulinu, si fosse poi diffusa anche sulla sponda opposta. Chissà se, nell’appropriarsene, il centrodestra non l’avesse elevato a un gioco strategico di guerra alla Risiko in cui l’untore iniziale della prima puzza tenta poi di conquistare il mondo. Quanto mi ero sbagliato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho capito in un solo colpo quanto mi ero sbagliato nel ravvedere ego da capo berlusconiano, o comunque tracce di berlusconismo deteriore, in certi gesti o dichiarazioni di Perrone. Ad esempio, prendete l’occasioni in cui fummo esclusi dalla rassegna stampa del Comune in cui siamo domiciliati. Nel corso di una seduta in aula consiliare, Perrone, negando l’acquisto di 20centesimi al consigliere che lo aveva chiesto, disse: “Se è solo un problema di soldi, ne possiamo parlare”. Noi in quella risposta vedemmo un berlusconismo infiltrato, paludato perfino nella buona borghesia leccese: una borghesia di tradizione e di prestigio, fatta di belle maniere e di ambiguità profonde, ma mai così scortese (lo dice anche l’adagio). Sbagliato, sbagliatissmo.&lt;br /&gt;
Pensiamo anche a una risposta che Perrone diede a una giornalista che faticava a stare dietro alle parole del critico d’arte Toti Carpentieri, mentre spiegava i contenuti della mostra di Marc Chagall organizzata al Carlo V: “Stai prendendo appunti?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelle frasi, inconcepibili per molti, erano avvisaglia di quello che avremmo compreso insieme al “puzza a te” di qualche settimana dopo. E cioè che l’unico germe del berlusconismo che abbia mai attecchito nell’organismo di Paolo Perrone non è che il migliore possibile: quello di una sovrapposizione della sfera privata e di quella pubblica, al punto da non riuscire a separare le frasi che pronuncerebbe in un contesto di pranzo con gli amici o rifugistica doposci da quelle che direbbe a una conferenza stampa. La differenza sta nel fatto che la vita privata di Berlusconi è un remake gore di Satyricon di Fellini. Quella di Perrone la stessa di molti cittadini leccesi di buon gusto ma dalla lingua lunga. Il che non è assolutamente un male, confrontato coi sofismi, le contraddizioni, le macchinazioni della politica da Machiavelli in poi. Le frasi fatte, il fintissimo fair play istituzionale che a volte lancia un’ombra di ipocrisia anche sulle votazioni parlamentari in cui ci sono meno lividi o ustionati gravi. Paolo Perrone non è mai sprezzante o maleducato, anzi. Sarebbe ripetere il vecchio errore ritenerlo tale. Paolo è sempre alla pari con chiunque si rapporti, che sia giornalista, collaboratore, privato cittadino. Gli parla come a un amico. Un amico che forse qualche volta sta per diventare un conoscente, ma pur sempre uno “dei suoi”. Già lo avverto, lo zoccolo duro della community di 20centesimi, che borbotterà, parafrasando Cetto La Qualunque, quel campione cinetelevisivo di ogni pregiudizio sul tipico rappresentante del centrodestra meridionale: “Bravo De Stefano, si comincia col dare la precedenza all'incrocio e si finisce che ti pigliano per ricchione. Tu stai cominciando a lodare Perrone per il ‘berlusconismo positivo’ (o come cacchio lo chiami) e finirà che ti piglieranno per fascistello (soprattutto se ti tagli una buona volta i capelli come si deve)”. Qui è evidente che c’è più di un mito da sfatare. Gli omosessuali non sono obbligatoriamente forniti, chiavi in mano, con una gentilezza d’animo preinstallata (e basta andare a fare un giro dalle parti delle pinete gallipoline versante Pizzo, per rendersene conto); nè tantomeno possiedono una predisposizione innata a una forma di rispetto particolare - comune alla categoria - delle norme del codice della strada. In verità, non c’è nessuna categoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allo stesso modo chi, come me, non la pensa in politica come Perrone, non necessariamente non la può pensare al suo stesso modo su tanti piccoli dettagli che rendono Lecce un posto di centrodestra in cui vivere. Per questo spero con tutto il cuore che Paolo Perrone continui a tenere questa piccola grande lezione di politica permeabilità col suo mondo personale ancora per lunghi mesi di amministrazione della mia città.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-1167972367034507579?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/q4gUksrkyZpAiOZ2LJqrX0cpBQU/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/q4gUksrkyZpAiOZ2LJqrX0cpBQU/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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&lt;br /&gt;
In edicola con 20centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il momento culminante dell’omaggio che il Festival del Cinema Europeo ha deciso di tributare a Toni Servillo è stato l’incontro coi baristi di “All’ombra del barocco”, che si è svolto ieri mattina in una corte dei Cicala impreziosita anche dalla presenza di una certa rappresentanza della stampa locale. Nonché di qualche graditissimo ospite della stampa vera e propria. L’evento seguiva le prime fondamentali proiezioni della mostra retrospettiva di film con Servillo, ricosciuto da molti dei presenti come uno dei più grandi attori italiani viventi - se non il più grande. L’accoppiata di questa mostra con quella delle regie di Emidio Greco ha reso questa edizione del Festival del Cinema Europeo sopportabile perfino a chi non fosse fan di Riccardo Scamarcio o a chi non confondesse Servillo e Greco fra di loro.&lt;br /&gt;
Servillo ha dato dimostrazione di una signorilità straordinaria almeno quanto la sua cultura nel campo della storia del cinema e del teatro. Ha tenuto a ricordarlo spesso, della sua origine teatrale e delle sue propensioni alla recitazione come “un’avventura dell’anima”, insieme con quanto gli sia costato - anche economicamente - non fare mai i conti con il mercato della televisione. “Eppure i grandi esempi prima di me non mancano, in questo senso” - ha precisato, ancora una volta facendo sensazione fra i presenti, markettari professionisti e patentati di&lt;br /&gt;
parcheggi futuristici, il grande Servillo. “Non tutti gli attori della tradizione del teatro ma anche del cinema italiano hanno accettato le offerte della televisione”.&lt;br /&gt;
E’ stato chiaro fin dalle prime battute che l’incontro con Servillo andasse inserito nella lista delle conferenze stampa serie svolte a Lecce dai tardi anni ‘70 ad oggi (che, fra l’altro, si contano sulle dita della mano di Mescio Tuccio, il celebre falegname e cantante di Karaoke ugentino, privato da uno dei suoi due mestieri di numerose estremità articolari). Un incontro serio al punto che, nonostante la presenza cartoonesca del sindaco di Lecce Paolo Perrone in cravatta rosa, si può parlare di successo di critica e di pubblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si è partiti da un paio di episodi di manifestazione poetica di modestia che hanno immediatamente messo in difficoltà, oltre naturalmente la cravatta di Perrone già menzionata, anche diversi giornalisti locali, giunti in Range Rover Sport, parcheggiate in doppia fila di fronte a De Filippis. Perfino gli occhiali gialli da intellettuale integrato di Valerio Caprara, sublime critico cinematografico prigioniero, il sabato notte, di Gigi Marzullo, di Rai Uno e di Anselma Dell’Olio (“Cinematografo”), hanno cominciato a provare immediamente un fortissimo desiderio di essere quantomeno beige. Eppure, proprio Caprara è stato l’autore di uno dei più bei interventi della mattinata. Col suo accento partenopeo elegantissimo e sobrio, ha corretto il maestro Toni su un dittongo e mezzo di una cognome di cineasta francese che aveva pronunciato. Suscitando immediatamente le invidie della metà della platea che non riusciva a simulare in maniera abbastanza efficace di aver compreso quello che il collega aveva appena detto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per ogni istante della conversazione coi giornalisti, è stupefacente una cosa più di tutte le altre: Servillo non smette mai di parlare. Tace giusto per ascoltare le domande del pubblico, ma anche allora non smette mai di parlare con gli occhi. In molti casi, non smette mai di chiedersi chi diavolo siano quegli interlocutori così ipervestiti e, soprattutto, tanto desiderosi di sapere cosa pensi della Puglia e del Salento. E’ espressivo, in quell’anfratto in pietra leccese in cui lo hanno collocato Perrone e il sempre odiosissimo e chiassosissimo Alberto La Monica (autodefinitosi, sul relativo catalogo, “Festival Manager”), anche in silenzio, come in quei primi, sublimi minuti di Gorbaciòf, in cui non pronuncia una parola se non con lo sguardo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la cronaca, alla domanda di cosa ne pensasse della Puglia, Toni Servillo aveva già risposto da sé, nel suo intervento introduttivo: “I momenti più emozionanti della mia vita privata li ho trascorsi tutti nel Salento e specificatamente a Santa Maria di Leuca”. Ha poi aggiunto, per accontentare al massimo i localisti: “Sto girando un nuovo film nel territorio di Brindisi con Daniele Ciprì, senza Maresco”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-7934473271447237914?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/mCZr52MuCGEmIdTlb3azWstwbDQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/mCZr52MuCGEmIdTlb3azWstwbDQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/b_WrcVc52CE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/7934473271447237914/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2011/04/toni-servillo-allombra-del-barocco.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/7934473271447237914?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/7934473271447237914?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/b_WrcVc52CE/toni-servillo-allombra-del-barocco.html" title="Toni Servillo all'ombra del barocco" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-t31zzGjT7cE/TaqbIe4YReI/AAAAAAAAAdk/nwqtLYM4TDQ/s72-c/216682_10150264410922564_217040702563_9340866_189975_n.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2011/04/toni-servillo-allombra-del-barocco.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkQHR3s-eyp7ImA9WhZRGUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-454281498463799928</id><published>2011-04-15T16:00:00.006+02:00</published><updated>2011-04-16T12:38:56.553+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-04-16T12:38:56.553+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><title>Quando Bersani diventa guru della comunicazione</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.camelotdestraideale.it/wp-content/uploads/2009/11/pier-luigi-bersani.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 500px; height: 350px;" src="http://www.camelotdestraideale.it/wp-content/uploads/2009/11/pier-luigi-bersani.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In edicola con 20centesimi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra le piccole e grandi sorprese contenute nel libro dato ieri alle stampe da Pierluigi Bersani (presso i tipi di Laterza; titolo: “Per una buona ragione”) - fra le grandi non manca l’elogio di Benedetto XVI come papa “moderno” - c’è anche una vera e propria requisitoria in materia di linguaggio politico che il segretario del Pd ha rivolto ad alcuni dei membri, sia interni che esterni al Pd, della coalizione “naturale” con cui il centrosinistra potrebbe presentarsi alle prossime elezioni. L’assenza di Di Pietro e di dipietristi di sorta dalla hall of fame dei cattivi comunicatori istituita da Bersani, non si capisce se sia più un’ammissione a denti stretti della non classificabilità del molisano, o più un incentivo alla solidità della coesione col Pd e con Sel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, non diceva male uno che era del ramo: “La fenomenologia del linguaggio è un'esperienza del mistero e dell'altro, delle persone e della loro storia”. Così, a soli 12 euro Bersani non si limita a studiare, insieme coi suoi due intervistatori Miguel Gotor (docente di Storia Moderna all’Università di Torino) e Claudio Sardo (giornalista), il male del populismo berlusconistico - cui vada ad aggiungersi pure quell’altro morbo, uguale e contrario al primo, ma ancora più letale dal punto di vista della produttività di contenuti e di risultati elettorali, che è l’antiberlusconismo. Citando ampiamente Gramsci, per Bersani “l’aulicità è uno strumento di dominio”.&lt;br /&gt;Il segretario del Pd individua in tre filoni possibili le tendenze linguistiche che hanno allontanato dal popolo e soprattutto dalla popolarità il centrosinistra italiano. La prima ad essere citata dal guru della parlata schietta piacentino è la devianza vendoliana: la vena narrativa, quella libera favella in libera Regione che però non sempre è comprensibilissima e qualche volta è pure strumentalizzabile. Prova ne sia il fatto che una delle poche rubriche di grido rimaste ancora in vita al “Foglio” di Giuliano Ferrara si intitoli proprio: “Nichi, ma che stai a dì” e sia un elenco più o meno ragionato, proposto quotidianamente, “delle frasi più folgoranti pronunciate dal governatore della Puglia Nichi Vendola”. Ça va sans dire che quelle frasi hanno molto in comune con quelle che Checco Zalone ha pronunciato nelle sue ultime, memorabili imitazione del Governatore pugliese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda tendenza è quella promossa dall’ammerigano Walter Veltroni: qui, secondo il Bersani guru della comunicazione politica, si è sbagliato non per eccesso di narratività e difetto di sintesi e rapporto con la realtà (le “favole” di Vendola), ma per totale onirismo e forte impulso alla “fellinade”. Veltroni come regista di un sogno italiano destinato a dimostrare, per l’ennesima volta, che chi vuole mostrare a tutti i costi che contino più i percorsi delle mete, forse, non è che sia diretto verso chissà quale meta. Sono pesantissime le parole di Pierluigi che stigmatizzano il tentativo veltroniano di una via “a stelle e strisce”. Tanto più pesanti quanto più l’accusa è di “levità”: “Democrazia è una parola meno leggera di quanto non lo sia per la cultura liberal americana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo indiziato è indiziato Matteo Renzi, e qui il j’accuse riguarda la sua presenza su Facebook. A Bersani sembra non andarne bene una, perché il giovane sindaco di Firenze viene indiziato come fautore di una politica dedita alla personalizzazione di essa, in una visione che al progetto politico tende a sostituire la scelta delle persone, con conseguente rischio di derive plebiscitarie e diverse malattie cardiovascolari. Un esercizio di “democrazia delegata”, quello di Renzi, nulla di più e nulla di meno. E i politici pugliesi? Chi è al riparo dalle grinfie del Bersani spin doctor? Quasi tutti apparentemente, visto che non li calcola di striscio nel libro. Ma chi sono quelli a rischio, al netto delle critiche rivolte ad altri, che potrebbero assurgere a modello per una critica ai suoi derivati?&lt;br /&gt;E’ quantomeno da notare come, oltre a questi tre mali della lingua parlata dalla sinistra italiana non al potere, Bersani eviti - non si sa quanto conscientemente - di produrne anche un quarto. Una quarta via fortemente intrisa di socialmedialità, come accade per il sindaco di Firenze, ma con tanta schiettezza e concretezza in più, che forse potrebbero essere le più vicine alla perfezione bersaniana: quelle di Michele Emiliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, parrebbe che i pugliesi e in particolar modo i salentini del centrosinistra, con qualche eccezione, se la cavino piuttosto bene all’esame del bersanometro. Sergio Blasi, ad esempio, è un curioso trait d’union fra narrazione e onirismo, fra cultura generale e preparazione politica. Eppure non è solo un dirigente: è stato anche un bravo amministratore. E’ il meno tradizionale dei rappresentanti del Pd pugliese, il meno paludato nella solita politica. E, soprattutto, possiede il merito di essere un originale. Sì, perché i rischio è sempre il vendolismo posticcio. Che non si può acquisire, come forse si può fare col veltronismo. Anche se Loredana Capone è lungi dall’essere un clone di Vendola - pensate solo ai vari traocchi salentini di D’Alema, che ne imitano perfino la gestualità - è un po’ più a rischio emulazione retorica, sull’onda dell’entusiasmo, ogni giorno che passa. Infine, nn veltroniano doc, uno che impazzisca per il jazz e che vada spesso in Africa, forse non ne abbiamo. Anche perché in Africa, in fondo in fondo, ci siamo quasi già.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-454281498463799928?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Non prenderlo come uno sfottò: veramente il tuo gesto è stato importante per una serie di riflessioni a catena che ho deciso di fare, un po’ perché era bello farle, un po’ perché così non ci ho pensato più tanto, al tuo gesto, e tutto è andato meglio. Ci sono un sacco di cose che mi ha fatto venire in mente la tua piccola distrazione, che a qualcuno sarà parsa sconsiderata; a qualcun altro quasi inconsciamente dispettosa. E qualcun altro ancora non ho capito proprio bene cosa è sembrata, perché stava gridando troppo forte e poi insieme con gli altri di cui ti ho già detto, per giunta.&lt;br /&gt;Il tuo ruolo, per me, nel buio dell’officina in cui attacchi a lavorare proprio quando io finisco, sei una specie di semidio, forse lucente, sicuramente miracoloso ai miei occhi. Forgi quelle paginette (che a furia di batterle come ferro incandescente, a dire il vero, si sono fatte più sottili da qualche tempo, ma novità imponenti sono dietro l’angolo) senza sosta, fino a che non è l’ora di farle partire per quell’altra magia, che ha pari solo in Lapponia la notte di Natale, che si chiama distribuzione dei giornali quotidiani italiani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forgi e, per un attimo che dura 24 ore, noi siamo quello. Non c’è pentimento che tenga, correzione last minute, aggiornamento, affastellamento di Anse o di ansie: noi siamo quello che tu forgi per 24 ore. Quando qualcosa va storto, come ieri, nulla toglie alla mia Pollyanna interiore di pensare: che bello quando va tutto bene, però. Che bello che un giornale sia ancora questa magia che tu imponi a un pensiero che per un po’ resta quello che era l’ultima volta che hai voluto farlo, e nient’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro rapporto, caro tipografo, viene da lontano. Ma non solo perché è più di un anno che siamo come il sole e la luna nei miti greci e ci amiamo, pur non potendoci mai incontrare. Non solo perché il tuo capo, una volta che non dimenticherò mai, mi ha visto nel bel mezzo di una fiera libraria locale. Ero solo, ero spaurito, più che altro non avevo un tavolo su cui poggiarmi. E mi offrì una stanzetta intera piena di tavoli e leccornie di ogni tipo. Anche patatine.&lt;br /&gt;No, il nostro rapporto viene da ancora più lontano. Non voglio fare il modesto con uno che ha appena combinato un casino, la dico tutta: siamo l’anima e il corpo di questo giornale. Se tu non ci fossi, ogni notte, io mi scioglierei come neve al sole di marzo pazzerello. E tu, senza di me, saresti sordo e cieco come una talpa che ha scavato troppo. Ecco, io questo non lo ho pensato subito, stamattina, quando insieme con le dozzine e dozzine di persone che ci comprano ogni mattina e le migliaia e migliaia che pare ci scrocchino nei bar più selezionati di Lecce e Provincia, mi sono accorto del tuo errore. Ma ho aspettato un poco e poi ti ho perdonato. Non farlo mai più. Ti voglio bene,&lt;br /&gt;il tuo giornalista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-6673494436708902221?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/bEmff7BS2e4xK_xzOc9XskiHmLk/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/bEmff7BS2e4xK_xzOc9XskiHmLk/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/E4fbt636sao" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/6673494436708902221/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2011/04/lettera-un-tipografo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6673494436708902221?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6673494436708902221?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/E4fbt636sao/lettera-un-tipografo.html" title="Lettera a un Tipografo malnato" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2011/04/lettera-un-tipografo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0ENSHYzeCp7ImA9WhZSGUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-4248456441565682767</id><published>2011-03-17T15:04:00.003+01:00</published><updated>2011-04-04T14:21:39.880+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-04-04T14:21:39.880+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>I 4 tipi di risorgimentalismo</title><content type="html">In edicola con 20centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per quanto esistano numerosi tipi di risorgimentalismo, sono tutti rappresentati egregiamente dalla sola classe dirigente della nostra piccola Lecce. Magari con un piccolo aiuto da casa da parte della nostra popolazione, sempre nostalgica di un grande passato che forse non ha comunque mai avuto, ma che è molto bello pensare di aver perso. C'è il risorgimentalismo più facile ed usato, che è quello retorico delle nostre istituzioni politiche egemoni, cioè quelle di centrodestra. Comune e Provincia, completamente privi di contenuti e sempre più anche orfani di forme (perlopiù per colpa del virus inoculato del berlusconismo), vanno a nozze - morganatiche - con dei simboli e dei concetti tanto più grandi di loro - come patria, bandiere, inni e libertà - che hanno per giunta la convenienza di ricordare tanto da vicino quelli che avrebbero dovuto rispettare e fare loro, se non fossero mai scesi a patti col berlusconismo, o se Gianfranco Fini non si fosse mai invaghito di Elisabetta Tulliani. Poi c'è il risorgimentalismo, di opposizione: che fa dell'antiretorica una retorica di segno opposto. Quello legittimamente atterrito per la deriva, per la perdita di autocontrollo da parte dei politici egemoni, di cui sopra. E che in occasione di quest'anno ha riconvertito, per i suoi messaggi forti (perlopiù di lotta a leggi ad personam e a meretriciocrazia), gli stessi simboli e lo stesso amor patrio rilucidati dal suo collega di maggioranza. Da qui le manifestazioni pro-costituzione, pur apprezzatissime e a tratti necessarie (soprattutto da porta San Biagio al Castello Carlo V), ma che a qualcuno sono somigliate troppo alle processioni patriottiche di fasce tricolori e divise da vigile urbano (come quella che è andata in onda lunedì 14 per le vie di Lecce). Solo, appunto, caricate di un'energia contraria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ancora, c'è il risorgimentalismo degli imprenditori, degli aristocratici non borbonici e degli snob di ogni ceto sociale. Di chi non gliene frega niente di niente, figuriamoci di Garibaldi ferito o di Mazzini esule. Oddio, forse gliene frega anche qualcosa - la sua passioncella per le bande musicali ce l'avrebbe pure. Per quelle bande musicali che fanno il loro dovere, che suonano una musica non pop (che sarebbe troppo, per una moglie radical chic), ma per una volta orecchiabile e sontuosa, ciascuno sul suo strumento e ciascuno a tempo. Ma va nascosta, come un tradimento alla sua personalissima messa in scena della retta via. Farsi scoprire da Liberrima con in mano - non dico un "Viva l'Italia di Aldo Cazzullo - ma anche solo un "Almanacco essenziale dell'Italia unita" di Carlo Fruttero e Massimo Mantellini", sarebbe il massimo sacrilegio. Loro fanno come quando si va su internet dal cellulare, per controllare che sta facendo il Lecce, durante un concerto domenicale di Beethoven in un ex monastero. Battono il tempo dalla Bmw, fermi al semaforo di via XXV Luglio, mentre passa la banda verso il Politeama. Questa terza categoria finisce per essere talmente presa dal dover dare l'impressione di non tenerci affatto all'Unità d'Italia - perdipiù dopo 150 anni suonati - che forse impiega più risorse, logistica e argomenti per evitare cortei o citazioni di Massimo D'Azeglio di quanti ne impiegherebbe a parlarne o a seguire semplicemente la fanfara dell'inno di Mameli coi tacchetti delle Tod's. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dei neoborbonici tacciamo, almeno per rispetto. Sono listati a lutto: è oggi la loro versione del "giorno di dolore che uno ha". Più silenziosi ancora degli snob, mentre tutti festeggiano per finta la fine del mondo così come lo conoscevano i loro antenati (di cui un certo numero era troppo intento a dissodare zolle per alcuni aristocratici menefreghisti, per rendersi conto del 1861) Ma a quanto pare ce n'è un altro che è più sottocutaneo anche di quello dei tifosi della nazionale che ammortano le spese per le bandiere che accompagnarono la vittoria degli azzurri nell'estate 2006&lt;br /&gt;
I più preoccupanti restano una strana deformazione del primo gruppo. Il più ingente "aiuto da casa" che la classe politica al potere da noi abbia avuto. Le associazioni combattentistiche. Le quali hanno decorato la via più risorgimentale di cui disponiamo - Corso Vittorio Emanuele II - come se fosse né più e né meno la sede del fronte del sì in vista di un referendum per un'entrata in guerra. Vetrine di insospettabili pelletterie, come De Lucia, è come se avessero svolto un percorso identitario guerrafondaio, collocando accanto a delle pacifiche borsette, manichini in divisa armati di tutto punto, radiotrasmettitori e baionette compresi. Semplice eccesso di zelo o rigurgito fascista sottocutaneo? Quanto è distante questo al fatto che lo scorso Capodanno dei Popoli alle Cantelmo si intitolò: "Noi italiani"? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora ci direte che il risorgimentalismo del vicino è sempre più unitario. Che usiamo queste parole solo per invidia della giubba rossa. In realtà, quello che pensiamo è che 150 possono essere serviti anche alla conquista di poter risorgere individualmente, anche nel buio della propria cameretta. Risorgimento new-age? Risorgimento internet? A ciascuno la sua tipologia di stanza all'Hotel Risorgimento della memoria storica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-4248456441565682767?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/DVrGKGsmsD8WA0auG_ybuAmIPqo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/DVrGKGsmsD8WA0auG_ybuAmIPqo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/oso3dyG35Ls" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/4248456441565682767/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2011/03/i-4-tipi-di-risorgimentalismo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/4248456441565682767?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/4248456441565682767?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/oso3dyG35Ls/i-4-tipi-di-risorgimentalismo.html" title="I 4 tipi di risorgimentalismo" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2011/03/i-4-tipi-di-risorgimentalismo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEYGRHo4eCp7ImA9Wx9aF0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-3013196329589613708</id><published>2011-03-10T20:14:00.002+01:00</published><updated>2011-03-10T20:42:05.430+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-10T20:42:05.430+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Miracolo in Biblioteca</title><content type="html">&lt;div class="gt ii" id="f7wc"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-fnNYziZQhL8/TXkjD2sd4KI/AAAAAAAAAdY/QtotvsG8hwI/s1600/biblioteca_braidense.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img src="https://lh6.googleusercontent.com/-fnNYziZQhL8/TXkjD2sd4KI/AAAAAAAAAdY/QtotvsG8hwI/s320/biblioteca_braidense.jpg" border="0" height="228" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;(In edicola con 20centesimi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa di straordinario accadeva ieri  alle sei del pomeriggio, dalle parti di via Cairoli, mentre una piccola  folla festante di studenti, guidata da una specie di sciamano -  chiaramente il leader del gruppo, a causa se non altro delle occhiaia di  gran lunga più profonde di quelle degli altri - avanzava verso una meta  che non sembrava altro che la più vicina biblioteca. Com'è usuale in  occasioni come queste, le voci più disparate si facevano largo dalla  testa del gruppo, fino alle sue ultime fila. Di studente in studente -  molti dei quali avevano da poco lasciato la sala studio della biblioteca  - le notizie si distorcevano e si amplificavano a dismisura. Chi  sosteneva che Simona Manca fosse tornata a "scopare" ["pulire" ndr]  nell'atrio veniva fortemente deriso dal resto della ciurma. Troppo poco,  con tutto il rispetto. Neanche la matricola dalla media più alta del  gruppo avrebbe messo da parte la prospettiva di una scommessa alla Snai  per così poco. Altri erano certi addirittura che Moana Pozzi fosse  tornata dall'inferno vestita da esponente di Io Sud e stesse forzando la  macchinetta delle bibite con successo. In breve, qualcosa di più di un  plotone di giovanotti - tutti di sesso maschile, tutti dotati di libri  in spalla e di un brio insolito per l'ora - confluiva dalle vie del  centro di Lecce in direzione dell'accesso monumentale all'ex Convitto  Palmieri. Proprio dove oggi è ospitata la sede della Biblioteca  Provinciale, intitolata a un Nicola Bernardini che, forse, non si era  mai visto così strettamente sotto assedio, nella sua fortezza di carta e  di pietra, come del resto parecchi altri luoghi di cultura di questi  tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, una volta varcata la soglia della biblioteca,  perfino lo sciamano non credeva ai suoi occhi. Eppure, quegli occhi  avevano già visto una volta quello che c'era al di là di una semplice  porta a vetri. E al di là di qualunque sua fantasia erotica. Poi, era  corso ad avvertire gli altri.&lt;br /&gt;In una semplice  biblioteca pubblica stava accadendo qualcosa di sovrannaturale. C'erano  file - che dico file: orde - che dico orde: eserciti di femmine giovani e  belle in costume da bagno. Dai capelli mossi, lisci, biondi e bruni.  Dalle tette naturali piccole, dalle tette naturali diversamente piccole.  Rifatte male, rifatte bene, rifatte molto bene. Sfilavano prima una ad  una, poi pure in gruppetti sul palco della prima sala a sinistra  dall'ingresso, quella tradizionalmente votata a presentazioni di libri  di Maurizio Maggiani o edificanti workshop sulla Costituzione della  Repubblica Italiana, destinati agli allievi delle scuole elementari.&lt;br /&gt;Oltre  ai consueti dipinti ad olio d'ispirazione risorgimentale, un telo in  fondo spiegava a grandi linee che cosa stava accadendo, mentre i ragazzi  si pizzicavano a vicenda, lasciando segni forse indelebili sui loro  delicati corpi di studiosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Premio alla bellezza Gran Galá della  moda. Fashion &amp;amp; Beauty". Si googla. Ce ne sarà per altre sette  "sedute". Sette tardi pomeriggi in paradiso. La fila per il bagno, che  già in serate normali è piuttosto ambito, per via del lusso estremo che  presenta nei marmi e nelle seditoie, comincia in breve a diventare  interminabile. Qualcuno fa pure lo spiritoso. Con tanto di zaini pieni  di libri, indicandone il peso, i ragazzi si dicono: "Siamo tutti qui per  lo stesso motivo". Un eroe di sincerità: "No, veramente sono qui per  tutte ddhre fimmene mezze nude". A un certo punto qualcuno è colto dalla  consueta allucinazione fantozziana. Solo, invece di vedere San Pietro  sopra la traversa, quel qualcuno afferma di aver visto Giacomo Grippa -  presidente dell'Unione Atei Agnostici Razionalisti, sezione di Lecce,  frequente utilizzatore dei servizi della biblioteca - scrivere da  qualche parte a pennarello: "Dio c'è". [Naturalmente è un'assurda  illazione ndr]. &lt;/div&gt;&lt;div class="gt ii" id="f7wc"&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, Dio solo sa se quello che sta  accadendo di là sia opera del migliore dei consulenti dell'Assessorato  alla Cultura della Provincia, per incentivo allo studio o qualche altra  diavoleria del genere. O se sia solo una delle prime avvisaglie delle  reazioni di Simona Manca alla minaccia fantasma di un "testo unico sui  beni culturali", che dovrebbe partire a livello regionale "senza che gli  assessori alla cultura ne siano stati invitati alla redazione". Certo è  che le sue dichiarazioni di ieri non lasciano dubbi sull'impegno che la  Manca ha in mente per la cultura salentina. "Non siamo agenzie di  eventi, siamo istituzioni che hanno il dovere di fare cultura, non di  organizzare spettacoli".Grazie ai nostri amministratori che sono  riusciti nella difficile impresa di ricordarci l'altro modo - oltre a  pensare troppo alle donne - che, per tradizione, è più efficace per  diventare ciechi, o comunque per vederci decisamente meno: studiare  troppo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-3013196329589613708?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/jTkK71VP9RDwdhJXw5BdfMsvziM/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/jTkK71VP9RDwdhJXw5BdfMsvziM/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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&lt;br /&gt;
Prendere un tè con la fashion designer Lunita Pascal e  contemporaneamente con la sua assistente tuttofare, Bruna Pizzichini,  non è mica un'esperienza che capiti tutti i giorni. L'occasione ci è  stata fornita dall'allestimento di una piccola grande mostra mercato che  la Pascal ha organizzato da Doppiozero, l'emporio-bistrot-caffetteria  che da qualche mese rende possibili alcune delle più singolari  esperienze gastronomiche della scena leccese. Comprese le famose jacked  potatoes (patate arrosto ripiene, quintessenzialmente britanniche, quasi  più del pudding) introdotte nella nostra dieta dal mitico Fabrizio  detto Orso: il solo Mangiafuoco agroalimentare capace di dare vita a  tutti quei prosciutti e di quei formaggi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre Lunita si godeva le  attenzioni della stampa e ci accoglieva servendoci tè Lady Grey con  biscottini greci (i "Kuluraki", sperando di non incorrere nelle ire di  alcuna divinità olimpica, in caso di errori di trascrizione), la povera  Bruna allestiva col sudore della fronte il set in cui si sarebbe  esibito, a partire dall'indomani, l'estro della sua esigentissima  principale. Una vera e propria - seppure elegantissima - Cenerentola  fashionista, che non smetteva per un attimo di sistemare cappellini e  scarpette su tavoli, pareti, credenze. Il tutto, nel "privé" di  Doppiozero, che è già stato spazio per mostre d'are e di design. &lt;br /&gt;
A  un'ora canonica più canonica per un aperitivo che per un tè, non appena  ci siamo accomodati a quei tavoli country francese le identità, i  talenti e le occupazioni delle nostre interlocutrici sembravano  moltiplicarsi per un gioco di specchi. Già di per sé Lunita è una tipa  complicata. Nome di ceppo iberico e dal sapore cangiante, cognome da  fisolofo e teologo francese del seicento. Ma anche Bruna, la sua fidata  maestranza, non scherza: nome semplice e diretto, cognome di antico  lignaggio. Non a caso la sua boss ha un bel da fare per riuscire ad  ottenere quello che vuole da cotanta manodopera.&lt;br /&gt;
In realtà, a questo  punto, se non conosceste personalmente né l'una né l'altra delle nostre  ospiti di questo forbito pomeriggio, una cosa ve la dovremmo dire, per  coscienza. Non tutti i creativi riescono a tenere a bada un nome d'arte  dal carattere forte come Lunita Pascal. E così è capitato alla nostra  Bruna Pizzichini, che per continuare ad avere una vita normale (si fa  per dire, con tutto quello che fa, monta, smonta e inventa), ha dovuto  mettersi al servizio della sua stessa creatività. Finendo inquadrata  come dipendente del suo nom de plume, che altri non è che - appunto -  Lunita Pascal.&lt;br /&gt;
E il bello è che solo in occasioni come questa della  mostra mercato di Doppizero (in via Paladini 2, nel pieno centro storico  di Lecce) i compiti sono perfettamente ripartiti. Lunita stilista di  sciarpe double face di forma ittica (ma molto più profumate del pesce);  Bruna ape operaia infaticabile che trasporta scatoloni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altre volte,  è molto più difficile stabilire chi sia Bruna e chi Lunita. Quale delle  due, ad esempio, conduce Radio Gaga su RadioRama: trasmissione cult  dedicata alla cultura degli anni '80, in onda ogni domenica sera dalle  22 alla mezzanotte. O chi disegni con tanta grazia un certo fumetto su  Facebook. Per non parlare di chi è la fotografa professionista del duo.  Sono come una coppia di gemelle, perfettamente identiche nell'aspetto,  che si divertono a scambiarsi i ruoli secondo le situazioni e le  esigenze. E non è affatto detto che sia sempre Lunita a spuntarla  sull'altra, perché l'esperienza e il savoir faire di Bruna non  soccombono con facilità ai vezzi e alle vocine dell'altra.&lt;br /&gt;
Così,  mentre Lunita ci racconta dell'artigiano che cucie alla pelle dei suoi  mocassini unisex le suole necessarie perché quei concept di morbidezza e  flessibilità siano anche indossabili per una reale passeggiata, Bruna  pone le ultime etichette all'interno delle scarpe: "Lunita Pascal.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Made  in Lecce". Perché niente è stato demandato all'estero, tranne che il  perfetto accento inglese di entrambe. Ma ci sono anche copricapi  realizzati ingegnosamente da collant smagliati (da non credere) e  borsette talmente delicate che sembrano la cuffietta di una bambina  d'antan. Tutti pezzi unici e tutti fatti amano. In più, se non vi basta  quello che trovate da Doppiozero potete fare un giro sul sito  www.lunitapascal.com, dove potete anche fare acquisti tramite PayPal.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-2888134074734633370?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yzxrdZuIdObCoMMmpEydSXwT-OE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yzxrdZuIdObCoMMmpEydSXwT-OE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yzxrdZuIdObCoMMmpEydSXwT-OE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yzxrdZuIdObCoMMmpEydSXwT-OE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/neK1a8urVYo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/2888134074734633370/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2011/03/le-due-anime-di-lunita-pascal.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/2888134074734633370?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/2888134074734633370?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/neK1a8urVYo/le-due-anime-di-lunita-pascal.html" title="Le due anime di Lunita Pascal" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://lh6.googleusercontent.com/-ATFMiwwhj4A/TXKhIUZ25II/AAAAAAAAAdU/EZoH1girHpo/s72-c/Immagine+1.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2011/03/le-due-anime-di-lunita-pascal.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUQER3gzeCp7ImA9Wx9bF0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-8604110349662065732</id><published>2011-02-26T21:48:00.000+01:00</published><updated>2011-02-26T21:48:26.680+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-02-26T21:48:26.680+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ercole pignatelli" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Ercole Pignatelli dipinge il nuovo Pirellone</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-HA-adoUBaKM/TWlnEhc1vqI/AAAAAAAAAdA/dtgKCIG_GC0/s1600/formigoni.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="211" src="https://lh5.googleusercontent.com/-HA-adoUBaKM/TWlnEhc1vqI/AAAAAAAAAdA/dtgKCIG_GC0/s320/formigoni.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sarà Ercole Pignatelli a realizzare la prima opera d'arte esposta nella  nuova sede della Regione Lombardia. Come molti suoi amici d'infanzia  sanno, Pignatelli è uno dei salentini domiciliati a Milano maggiormente  dotati di senso estetico. Certo, seguito a ruota dal designer Fabio  Novembre, che però in questo caso ha la scusante di occuparsi, in  genere, di decorare spazi ben più piccoli. E poi non è un artista a  tutto tondo come Pignatelli. Per questo motivo, nient'altri che il  nostro Ercole è stato chiamato a svolgere questo compito molto  particolare. Rendere ancora più speciale Palazzo Lombardia, la nuova  sede istituzionale - alta 161 metri e rotti - di un'amministrazione  regionale artisticamente molto avanti. Come farà Pignatelli a realizzare  la sua missione? Riuscirà a riqualificare l'immagine dell'edificio di  calcestruzzo armato più alto d'Italia, la cui costruzione ha causato  l'abbattimento di uno dei più begli esempi di giardino urbano milanese, e  15.000 firme di protesta da parte dei residenti del quartiere  Garibaldi-Repubblica? Che tecnica utilizzerà?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Naturalmente, lo farà  nel modo in cui gli è più congeniale: ricoprire di ramificazioni  fitomorge violacee due pareti di cartongesso da 18 metri per 3 e 16  metri per 3, collocate in uno dei sei ingressi di Palazzo Lombardia.&lt;br /&gt;
I  soliti leccesi geneticamente incapaci di celebrare il talento di un  loro conterraneo, avranno tirato un sospiro di sollievo, all'idea che  non sarà un altro luogo pubblico situato nella loro città ad essere  beneficiato dall'intervento della mano di Pignatelli. &lt;br /&gt;
I lettori  dotati di molto meno senso estetico rispetto al Maestro ricorderanno  forse "Germinazioni" il gruppo scultoreo di cui, in una recente  incursione, ha dotato la sua città d'origine, fra l'altro riuscendo a  centrare l'obiettivo - praticamente impossibile - di non riuscire a  riqualificare neanche un rondò superstradale semidesertico, nella  periferia Nord di Lecce. Non gli avevamo chiesto di rifare piazza Duomo,  per intenderci. E menomale. Qualche lettore particolarmente affezionato  ricorderà il modo in cui eravamo riusciti a venire a capo della  complessa iconografia del gruppo scultoreo, dopo qualche giorno di  perplessità muta. Avevamo spiegato come l'agglomerato effetto pietra  leccese, non fosse altro che "una metafora alla De Andrè ['dal letame  nascono i fior' ndr], appena deposta in quantità industriale dai due  uccelli che torreggiano in cima all'opera d'arte". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Neanche le più  orrorifiche visioni dell'inferno che un ciellino come Roberto Formigoni  deve covare in sé, potranno rendere giustizia al lavoro di giornate e  giornate trascorse sui ponteggi alti 4 metri, da parte di un Pignatelli  lasciato libero a inseguire la sua ispirazione e la sua verve,  particolarmente affezionata agli intrichi di vegetali e di corpi  femminili. &lt;br /&gt;
Uno dei drammi della storiografia artistica moderna è  rappresentato da quello che ignoriamo sulle esitazioni, sui pentimenti,  in una parola sul backstage dei grandi capolavori della figurazione.  L'esempio da manuale è la suggestione immensa che esercitano da secoli  nei confronti di critici, conoscitori, artisti, registi le 450 giornate  di lavorazione che costò a Michelangelo il Giudizio Universale in  Sistina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per fortuna, non sarà questo il caso del  monumentale cartongesso di Ercole Pignatelli a Palazzo Lombardia. Non  saranno documentate solo le prime pennellate inaugurali inferte alla  parete da Roberto Formigoni in persona. Per inciso, l'episodio è  realmente accaduto nei giorni scorsi e ha portato alla realizzazione,  anche grazie all'occhio del Maestro che seguiva da presso l'Allievo, di  "un tronco d'albero di colore blu oltremare e un grappolo d'uva viola  bordeaux". Ogni giorno di lavoro, dalle 10 alle 14, fino al 20 marzo o  comunque fino a che l'opera non sarà giudicata compiuta dal Maestro,  tutto quello che avverrà fra Ercole Pignatelli e la parete bianca sarà  ripresa dalla videocamera del figlio di suo figlio Daniele. Il risultato  di tanto amore filiale e finanziamento regionale sarà distribuito  tramite pratico cofanetto libro + dvd.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-8604110349662065732?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XRowyoOhN_uPSA_wv7GCpGQTE8U/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/XRowyoOhN_uPSA_wv7GCpGQTE8U/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/ij9ahKCq-xs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/8604110349662065732/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2011/02/ercole-pignatelli-dipinge-il-nuovo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/8604110349662065732?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/8604110349662065732?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/ij9ahKCq-xs/ercole-pignatelli-dipinge-il-nuovo.html" title="Ercole Pignatelli dipinge il nuovo Pirellone" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://lh5.googleusercontent.com/-HA-adoUBaKM/TWlnEhc1vqI/AAAAAAAAAdA/dtgKCIG_GC0/s72-c/formigoni.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2011/02/ercole-pignatelli-dipinge-il-nuovo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0AERnk8fSp7ImA9Wx9WEkQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-9179960239439169656</id><published>2011-01-17T21:17:00.001+01:00</published><updated>2011-01-17T21:21:47.775+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-01-17T21:21:47.775+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="novoli" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="focara" /><title>La Focara degli zozzi e del bunga bunga</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TTSj0atoySI/AAAAAAAAAcc/2qlQOVqgmCI/s1600/zozzone4.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TTSj0atoySI/AAAAAAAAAcc/2qlQOVqgmCI/s320/zozzone4.jpg" border="0" width="320" height="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;In edicola con 20centesimi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La Focara 2011, dopo un po' di entusiasmo iniziale, si è rivelata la  stessa Focara di sempre: la più importante kermesse di fascine d'Italia.  Anche presso noi blasé venticentesimali, dobbiamo ammetterlo, certi  comunicati stampa sul rinnovamento gastronomico Focara avevano lasciato  il segno. Proprio lo spauracchio da "congresso nazionale degli zozzi",  invocato nel nostro pezzo di anteprima di sabato - solo per distruggerlo  a colpi di solenni promesse di ingredienti "a chilometro zero" e  tipicità garantite - si è purtroppo rivelato più reale che mai. Anzi,  più che in ogni altra edizione, proprio quest'anno le infinite varianti  sulle stesse ricette (dal panino al cordon bleu al panino al wurstel)  hanno saputo varcare i semplici confini regionali, e spingersi fino a  permettere alla timida camionetta di Felline, quella di sotto la chiesa  (deserta quasi tutto l'anno: con un ristorante pro-capite, in paese,  vorrei ben vedere) di rivaleggiare con le più ambite concorrenti del  salernitano e del casertano. Una vera e propria convention che si è  svolta nel massimo rispetto delle divergenze di idee ("il piccante lo  metti prima o dopo la fettina?" - "la servola va bollita o piastrata  divisa in due?") ma che purtroppo non ha prodotto i risultati che gli  organizzatori promettevano, almeno dal punto di vista della convergenza  territoriale. Una sola rivincita hanno saputo prendersi, però, gli  spettatori non allineati, quegli eterni esploratori della malizia:  quelli della cena al sacco portata da casa. I soliti ignobili - diranno i  fittiani, orfano com'erano del loro fratello-padrone, rimasto in casa  per via di un'improvvisa febbre. I soliti ignobili, comunque, hanno  notato un piccolo dettaglio che ha saputo deliziare loro e, tutto  sommato, divertire anche i meno inclini alla sfiducia all'attuale  governo, e ai fischi ai suoi rappresentanti o sostenitori locali.&lt;br /&gt;Al  termine del concertone di "Elio e le storie tese", quindi, svanisce la  paura di aver fatto del tutto inutilmente la strada a piedi praticamente  dall'altezza di Villa Convento.&lt;br /&gt;Un elemento la fa da padrone nei  cuori di questi partecipanti più attenti, di quelli che non si fanno  prendere per il naso da un crepparo acrobatico e non ringraziano a  ripetizione Sant'Antonio Abate, solo perché hanno ritrovato il venditore  barese di padelle antiaderenti dello scorso anno, allo stesso prezzo.  Questo elemento è quel cavallo di Troia di un Elio, che è riuscito a far  passare un suo canto in particolare non solo davanti al naso di Antonio  Gabellone, di Rocco Palese (forse l'unico davvero cosciente  dell'affronto subito, o semplicemente il più annoiato di tutti) ma anche  di quello del committente principale del concerto stesso, il  sindaco-farmacista di Novoli, Oscar Marzo Vetrugno.&lt;br /&gt;Nessuno ha pagato  per vedere il concerto degli Elii, ma sarebbe stato comunque impagabile  vederli cantar "Canta canta con Lele, balla balla con Fede, se non stai  attento vai in galera per colpa dell'Africa". Semplice, geniale, il  bunga bunga della Focara, il bunga bunga del fuoco che brucia la noia  con un retrogusto di svampa di salsiccia tribale. E restituisce il dono  della danza anche a chi sta ancora digerendo la cena.&lt;br /&gt;Come c'era da  aspettarsi, all'indomani del giorno clou della Focara di Novoli, i  maggiori quotidiani locali hanno ci hanno banchettato, con titoli e  pezzi di cui i mali minori erano "Pienone di fedeli" o "Una festa che  dura tutta la notte". Guai a sentire parlare del bunga. Questo rientra  in una certa prassi giornalistica e non ce ne meravigliamo più. Abbiamo  sviluppato una sorta di immunità al sospetto di piaggeria nelle  articolesse dei migliori numeri del Quotidiano di Lecce, "Nuovo" solo  gattopardescamente, perché niente cambi. O anche dei peggiori numeri  della Gazzetta del Mezzogiorno, soprattutto quelli del lunedì. In  verità, non crediamo neanche più a quella taccia iniziale di  leccaculismo che avvolge quasi tutti i contributi del genere  (dall'entusiasmo per la riqualificazione di San Cataldo a quello per  l'edera sui pali del filobus). La spiegazione di tutto questo è che  semplicemente non sempre si sa cosa scrivere, sui giornali, e che ogni  nuovo argomento da trattare, per quanto trito e ciclico, è talmente  benvenuto che l'entusiasmo che si sprigiono all'atto della sua adozione  da parte dell'articolista è già un mezzo elogio. Il resto, se c'è, lo fa  la panza piena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(DA TIC &amp;amp; TRIBU' dello stesso giorno)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sempre, una delle attrazioni della Focara e dintorni sono le  proposte commerciali di bancarelle di ogni tipo. Ogni anno è  praticamente impossibile, per le addette ai lavori domestici, non cedere  alla suggestione che le proprie condizioni di vita saranno cambiate per  sempre, grazie a una spugnetta magica o a un mattarello telescopico. Un  po' come avviene per le promesse dei politici sul futuro di eventi come  la Focara stessa, del resto. In questi giorni la star è la spugnetta  antimacchia di una signora che, al contrario dei tanti baresi  microfonati, che propongono a loop le loro retoriche commerciali,  semplicemente si rifiuta di fornire spiegazioni sull'uso della sua  mercanzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-9179960239439169656?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;
Non sono tempi facili per la Befana. La sua figura, un tempo tanto  diffusa e simbolica, è ormai da annoverare fra le razze ultraterrene in  via d'estinzione. Guai se a un bambino di oggi mancasse un elfo da  comodino o un Babbo Natale da balcone. La Befana, invece, è la prima  rinuncia iconografica di ogni famiglia contemporanea, quanto è alle  prese con le feste e con la crisi. La fa da padrona solo nella romana  piazza Navona dove, a dire il vero, dove non c'è una bancarella del  mercatino natalizio che, accanto ai pupi del presepe, non vanti una o  più versioni elettroniche della sua rappresentazione tradizionale:  pupazzone urlanti, sghignazzanti, dagli occhi verdi come led o solo,  semplicemente, molto brutte di faccia e di fisico. A Lecce la Befana è  stata avvistata giusto da Avio, non a caso incrollabile baluardo  baristico della concretezza contro il decorativismo. Sono però bambole  tristi, quasi impaurite. Hanno poco della sfrontatezza autentica del  personaggio che riproducono - stancamente. Lo sanno tutti che il grosso è  contenuto nei calzettoni (esposti accanto) e che pochissimi clienti  andranno a frugare fra le loro gonne per ottenere qualsivoglia dolcezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Purtroppo,  essendo la nostra Befana molto meno fotogenica di un panda, sarà  difficile far sì che un WWF si adoperi per la sua salvaguardia (eppure  Santa Lucia solo sa se ne sarebbe bisogno, vista la fine che ha fatto  lei, lei da cui tutto è cominciato: la prima presenza soprannaturale a  portare doni ai bambini). Alcuni sostengono che questa vecchia signora  sta pagando duramente la sua indifferenza mediatica; il suo storico  rifiuto delle scene e dagli spot commerciali; il suo stesso significato  originario, pregno di cultura underground poco alla moda (leggi:  paganesimo rivisitato). Si dice, infatti, che la Befana abbia un'origine  antichissima e che sia nata per morire. Cioè per incarnare,  ciclicamente, la vecchiezza di un anno che se ne va: in brandelli. Un  anno che almeno, tuttavia, ha il coraggio di andarsene, di concludersi,  di essere sottoposto al vaglio di bilanci, riflessioni, pentimenti o  soddisfazioni. Non come accade oggi. Gli stessi, sostengono che parta da  qui l'inizio della decadenza befanesca: da questa negazione o  falsificazione dei bilanci.&lt;br /&gt;
Insomma, quanto è svantaggiata questa  povera donna non solo rispetto alla figura così rilassatamente  markettara di un Babbo Natale, ma anche e soprattutto rispetto a una  serie di presenze femminili altamente concorrenziali. Prime fra tutte:  le vampirelle giovani e sexy che la televisione e il cinema hanno saputo  rendere oggetto di culto.&lt;br /&gt;
La Befana è da sempre la dark lady delle  feste comandate. Il lato oscuro delle celebrazioni. Il coté crepuscolare  del buonismo natalizio. E' la voglia di mettere in dubbio ogni nostra  certezza e credenza, a partire da quella nella bellezza fisica dei  nostri eroi. Le protagoniste di tante serie tv basate sul lato oscuro  dell'estetica, amano vincere facile grondando sangue, ma truccate alla  perfezione; inseguendo il male, ma uscendo in foto sempre così bene. Con  coraggio da vendere e carbone in quantità industriali, la Befana sola  ha conservato la capacità di irridere tanto le Famiglie Cuore  sanguinolente (vedi: la saga di Twilight) quanto le Barbie dei modelli  televisivi tradizionali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino a qualche anno fa "che ti porta la  Befana?" resisteva come uno di quei modi di dire retrò che fanno tanto  nonna-chic, alla stregua di "metti il pane nella ghaicciaia" (invece che  nel frigo), o "ci vediamo in piazza trecentomila" (piuttosto che in  piazza Mazzini). Oggi non c'è più neanche questo, e sono sempre meno i  genitori che minacciano i propri figli con eventuali delusioni da parte  di lei. Eppure, solo la Befana è capace di portare realmente nient'altro  che carbone, seppure dolce, a chi non merita altro. Non solo più  antiestetica, ma anche storicamente più tirchia, dunque, rispetto a  Babbo Natale. E' come se a una figura maschile come Santa Claus si  potessero perdonare tutti i difetti che pur possiede (e non sono pochi,  dalla barba incolta al pancione, alla stessa età avanzata). E alla  Befana, che ha solo quello della bruttezza fisica, oltre a una dirittura  morale impeccabile, non si perdona nulla. Adottate una Befana: non  sapete quanto possono essere generose le donne racchie quando ricevono  la giusta dose di affetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-3967613004436981227?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G5oi_YMtVi9xu0qRjiTd0EnVRBY/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/G5oi_YMtVi9xu0qRjiTd0EnVRBY/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/4Mp1kNB6H4c" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/3967613004436981227/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2011/01/dove-finita-la-befana.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/3967613004436981227?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/3967613004436981227?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/4Mp1kNB6H4c/dove-finita-la-befana.html" title="Dov'è finita la Befana?" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TSSudKVMb-I/AAAAAAAAAcY/UPWbdUO4KpM/s72-c/befana.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2011/01/dove-finita-la-befana.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUMMSH84eSp7ImA9Wx9XE04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-5106322515086745256</id><published>2010-12-30T13:21:00.001+01:00</published><updated>2011-01-06T19:11:29.131+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-01-06T19:11:29.131+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Quasi un romanzo</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TRx5JWPoV-I/AAAAAAAAAcU/y5JCNpQTOpo/s1600/fuortes.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TRx5JWPoV-I/AAAAAAAAAcU/y5JCNpQTOpo/s320/fuortes.png" width="232" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Nella prefazione a "Quasi un romanzo", Edoardo Winspeare, da  cinematografaro convinto, ha saputo cogliere perfettamente il senso del  lavoro letterario e fotografico di Federico Fuortes, contenuto nelle  pagine di questo titolo, uscito per le Edizioni Panìco: "Il fascino del  libro, come nei grandi classici, sta nell'introdurre il lettore in un  universo sconosciuto, sorprendente, con l'autore nel ruolo di padrone di  casa. E Fuortes lo fa in tutti i sensi: ci apre il portone de lu  Palazzu, ci accompagna attraverso le stanze, per le vie del paese, nelle  visite a Lecce, ci presenta i suoi parenti erigendo un piccolo  monumento letterario al personaggio della nonna".&lt;br /&gt;
Non a caso Federico  Fuortes (classe 1947, ma solo nella pipa d'ordinanza; fotografo,  informatico sui generis; pilota di aerei; drammaturgo storico) è un  altro di quei salentini eccezionali che vanno in giro per il mondo solo  finché non capiscono che ci si può viaggiare più comodamente e  speditamente anche stando seduti in un salottino di Giuliano di Lecce.  Ferma restando, naturalmente, una conoscenza della Leuca-Maglie  approfonditissima, come si confà a un grande raccordo diversamente  rettilineo fra realtà e immaginazione, da imboccare ogni volta che si ha  voglia di una di quelle partite (che siano trasferte o domestiche) fra  sé e il resto del mondo che si chiamano narrazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una conoscenza come  può esserla solo quella di uno che, quella strada, l'ha percorsa con  ogni mezzo e con ogni parente, in una qualunque delle epoche in cui era  progressivamente una terra di qualcuno (quasi tutti amici di famiglia);  una terra di nessuno (preboom a scoppio ritardato) e una terra della  rimebranza, che a uno può sembrare calda anche se è arsa, fertile anche  se non frutta e comunque intensamente irrigata dalle suggestioni  continue di quella parte dell'immaginazione che, solo per comodità,  chiamiamo memoria. &lt;br /&gt;
"Quasi un romanzo" è una narrazione  autobiografica talmente preziosa, comica, assurda da non poter essere  accostata che a Proust o ai migliori epigoni italiani dell'autore della  Recherche. Uno a caso, l'Alessandro Piperno delle migliori parti del suo  unico libro funzionante, "Con le peggiori intenzioni", dopo l'uscita  del quale l'autore romano è tornato ad essere quello che il pubblico  italiano sembra chiedergli (e neanche troppo a gran voce): un altro  miracolato - sebbene ricco di famiglia - di Antonio D'Orrico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non c'è nessun altro scrittore, probabilmente, che ha saputo "cantare"  così, come se fossero parte di una piccola epica necessaria, prima  ancora di un'elegia contingente, i rapporti di un "signurinu" (fosse  parigino del Boulevard Haussmann o del Capo di Leuca) con sua nonna.&amp;nbsp; E'  più a Proust che a ogni altro (molto più che a gli autori rievocati  dallo stesso Winspeare, come Garcia Marquez o Tomasi di Lampedusa)  dobbiamo far risalire le suggestioni che possono aver cambiato per  sempre il rapporto col suo passato a un ragazzo i cui spostamenti in  macchina fra un paesino e l'altro dell'infanzia parevano l'inizio e la  fine del mondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un "Narratore", però, più sano, più  schietto, più chiaroscurale che impressionista, come fu ampiamente il  suo predecessore d'Oltralpe. Anche più semplicemente voglioso di vivere  che di scrivere e basta, come del resto ha quasi dannunzianamente saputo  dimostrare Federico Fuortes, che oltre che a sapere raccontare in  maniera indimenticabile gli investimenti borsistici di famiglia (resi  vani dalle disattenzioni di matrone troppo interessate agli sceneggiati  per controllare, quando richiesto, l'andamento dei titoli nei giornali  radio), è in grado di far atterrare in tutta sicurezza anche qualcosa di  più che un ultraleggero.&lt;br /&gt;
Come attesta il titolo stesso, l'opera è  una fiction "à clef", in cui però la necessaria facciata di finzione  dietro cui - da definizione - si nasconde l'autore è talmente sottile  che può essere intravista anche dietro un solo sottilissimo strato di  intonaco giulianese.&lt;br /&gt;
Ma, nonostante tutto questo, quello che prende  di più non è il modo di ricordare di Fuortes, ma il modo di riportare  tutto quello che ricorda alla realtà di oggi. E' qui il vero miracolo  della sua penna. Per questo motivo, il tratto più toccante di tutto il  libriccino, nonostante le tante digressioni strappalacrime o  strapparisate, è la fiducia ingenua con la quale il volume stesso si  affida al suo pubblico (che quasi non lo trova nelle librerie leccesi): &lt;span class="fb fc2 ff2 fs10"&gt;"Reperibile anche alla Tabaccheria di Giuliano di Lecce&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;
&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-5106322515086745256?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/l5zAXugqEYc4SUDE5wz4u-2ODZo/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/l5zAXugqEYc4SUDE5wz4u-2ODZo/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/l5l8jOpbrQA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/5106322515086745256/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/12/quasi-un-romanzo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/5106322515086745256?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/5106322515086745256?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/l5l8jOpbrQA/quasi-un-romanzo.html" title="Quasi un romanzo" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TRx5JWPoV-I/AAAAAAAAAcU/y5JCNpQTOpo/s72-c/fuortes.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/12/quasi-un-romanzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkcBR3k9eip7ImA9Wx9RFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-1868855862491994248</id><published>2010-12-17T02:40:00.002+01:00</published><updated>2010-12-17T02:40:56.762+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-12-17T02:40:56.762+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sport" /><title>Il popolo dei ciclisti di Lecce</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQq_mjtaSXI/AAAAAAAAAcM/k74NfKqxzVw/s1600/37128_10150289431590032_816575031_15542868_3135806_n.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="214" src="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQq_mjtaSXI/AAAAAAAAAcM/k74NfKqxzVw/s320/37128_10150289431590032_816575031_15542868_3135806_n.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;Il popolo dei ciclisti di  Lecce città è uno dei più anomali e amabili nel panorama nazionale, sia  da un punto di vista squisitamente pseudosociologico, sia da un punto di  vista estetico. Come si può non amare le due categorie in due la  mannaia sociocomportamentale separa i leccesi che inforcano la  bicicletta per almeno due o tre volte alla settimana? Da una parte ci  sono i più assidui. Quelli che concepiscono concretamente la bicicletta  come un'alternativa agli altri mezzi di trasporto e, contemporaneamente,  a un buon numero di tecniche di suicidio non indolore, nonché a quasi  tutti gli anticoncezionali "indiretti". Quest'ultimo punto, sia per via  della scomodità dei sellini che adoperano, sulle bici scassate,  rigorosamente comunque da donna, che usano; sia per via del fatto che,  una volta visti a bordo di mezzi come quelli che, stranamente, sembrano  prediligere su tutti gli altri, sarà molto difficile per loro avere una  vita sessuale normale. Questi ciclisti sono tutti o quasi chiaramente di  sinistra o ritenuti tali, con qualche doverosa, commovente eccezione  come il padre del Sottosegretario Mantovano, habitué di lunghe pedalate  in sella al suo fedelissimo modello monomarcia (privo di cambio).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;br /&gt;
Gli  altri, probabilmente, sono ancora più pazzi. Sono i ciclisti della  domenica, ma non nel senso che pedalano poco e male, o non ne capiscono  un cacchio di biciclette. No, questa è gente che litiga perché il  compagno di sgambata di sempre, con cui ha condiviso ogni week end  centinaia di chilometri - ci fosse la gelida manina della tramontana  autunnale o il solleone delle grandi occasioni di blocco respiratorio -  tutt'a un tratto compra e sfoggia un portaborraccia in fibra di  carbonio, che pesa 25 grammi meno del loro, compromettendo per sempre la  genuinità della loro rivalità. Sono quasi tutti di destra, anche se  votano altrove, quasi per nascondere scaramanticamente al fisco le spese  che fanno per aggiornare i telai delle loro bici, che chiamano con nomi  di donna e con cui passano anche del tempo in salotto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-1868855862491994248?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/98tvNNYA5K-d8KJqL3z4wqME5fI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/98tvNNYA5K-d8KJqL3z4wqME5fI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/98tvNNYA5K-d8KJqL3z4wqME5fI/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/98tvNNYA5K-d8KJqL3z4wqME5fI/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/SM6Q6Fr81H4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/1868855862491994248/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/12/il-popolo-dei-ciclisti-di-lecce.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/1868855862491994248?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/1868855862491994248?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/SM6Q6Fr81H4/il-popolo-dei-ciclisti-di-lecce.html" title="Il popolo dei ciclisti di Lecce" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQq_mjtaSXI/AAAAAAAAAcM/k74NfKqxzVw/s72-c/37128_10150289431590032_816575031_15542868_3135806_n.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/12/il-popolo-dei-ciclisti-di-lecce.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0ANQXw5fCp7ImA9Wx9RFEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-8792133197390682508</id><published>2010-12-16T06:03:00.000+01:00</published><updated>2010-12-16T06:03:10.224+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-12-16T06:03:10.224+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Pierluigi Bolognini, che spettacolo!</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQmdRaRxZhI/AAAAAAAAAcI/8oBhGoYJffQ/s1600/bolognini.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="158" src="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQmdRaRxZhI/AAAAAAAAAcI/8oBhGoYJffQ/s320/bolognini.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In edicola con 20centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che Pierluigi Bolognini sia il miglior fotografo italiano di  architetture salentine non era in dubbio affatto. Se aveste bisogno di  rinfrescarvi la memoria a riguardo, basta andare a pescare a caso fra i  suoi volumi, categorizzati sotto la dizione "Salento", in una qualunque  delle nostre librerie. Da che ha cominciato a impressionare pellicole e  pubblico, Bolognini è la dimostrazione palese del fatto che anche per  rappresentare l'infinito ci vuole angolazione (andate a rivedere qualche  sua foto dedicata al mare o al rapporto fra terra e uno a scelta dei  nostri due mari ufficiali, tutte sublimi simboli del rapporto fra  conoscenza del territorio e pura ispirazione).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per corollario, il  secondo teorema fondamentale di Bolognini è che, soprattutto per  cogliere un attimo, ci vuole molto tempo. Il suo metodo è un miscuglio  saggio come la sua età ma agile come la sua capacità di essere sempre  con l'obbiettivo dove c'è bisogno di essere, al momento giusto e col  cavalletto giusto. Anche Francesca Ruppi, sua stretta collaboratrice (ai  testi) nella sua ultima impresa editoriale, presentata ieri a Palazzo  Adorno e poi alla Liberrima, scuote il capo fra l'ammirata e  l'apprensiva davanti a certe realizzazioni, che ora sono luce su carta  patinata, ma un giorno niente affatto lontano (ed è questo quello che è  più preoccupante, anche se Bolognini è chiaramente un ragazzino) erano  carne umana e sensori digitali su impalcatura, su cornicione, su tetto e  Dio solo sa su quale trovata il maestro deve aver posato i piedi per  immortalare - una volta di più - il profilo della banderuola "sacra" di  Sant'Oronzo, che decora gli ultimissimi metri dei sessantotto di uno dei  campanili più alti d'Europa e del mondo, incorniciata com'è, nella foto  che fa da copertina a "Lecce, che spettacolo!".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa nuova  opera kolossal (196 pagine di 27 per 27 cm, a 70 euro per i primi giorni  promozionali, e in attesa di essere ristampata dopo Natale in edizione  economica 16 per 16) è un secondo capitolo per un Bolognini  anticonvenzionale, dopo il successo rinfrescante, tanto era acquatico e  marittimo, di "Salento, che spettacolo!", uscito nei mesi scorsi. Mai  come adesso la Aus Comunicazione, con questo formato king size e questa  proposta, a un tempo, di monumentalità sbarazzina e di dettagli  maestosi, è candidata per direttissima ad avere imbroccata la strenna  natalizia "non utile" numero per il Natale 2010. Siamo pronti a  scommettere che non ci sarà professionista minimamente in vista che non  si ritroverà a dover mettere in circolo copie su copie riciclate di  questo volume, tante ne riceverà dai suoi clienti.&lt;br /&gt;
Quello che emerge  fin dal primo contatto colla sua ultima fatica è un nuovo Bolognini meno  assoluto o aereo e più profondamente umano e leccese di quanto  ricordavamo. Anche più "personale" e "disincantato" che in "Salento, che  spettacolo!". Non dicevamo a caso "italiano", qualche riga più in su.  L'essere stato Bolognini sempre attentissimo osservatore del Salento,  fin nelle minuzie della decorazione archiettonica religiosa, come nelle  vedute complessive di città e porti da prospettive insolite o  impossibili, non ha potuto fare a meno di lasciarci qualche volta con  l'amaro in bocca. Non di freddezza si trattava, ma di meritata aulicità.  Era come se avessimo tanto voluto vedere un dietro le quinte di quella  maestosità, un momento in cui il particolare diventava l'universale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed  eccoci abbondantemente accontentati. Non ci sono sole le vedute aeree di  Villa Reale o della Torre del Parco, in questo libro. Le foto must  della nuova tendenza sono davvero tante. Ma una ci ha straziato il  cuore. E' ambientata nel bel mezzo di piazza Sant'Oronzo, altezza lupa.  La silhouette con la mammifera madre della leccesità riposa, schiena  contro schiena, contro un vero cane randagio, disposto in simmetria con  le zampe dall'altra parte, ugualmente addormentato. Il dittico generato  casualmente, ma perfettamente colto dall'obbiettivo, è fra la Lecce di  razza che mostra tutta la sua storicità rilassata (sdraiata a prendere  il fresco) e la Lecce randagia, abusiva, ma solo apparentemente brutta  che spesso vorremmo fare finta di non vedere, eppure è comunque sempre  presente ed è forse necessaria all'altra perché sembri così bella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-8792133197390682508?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVytijupWkGgt1hopheXxZONS3Y/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVytijupWkGgt1hopheXxZONS3Y/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVytijupWkGgt1hopheXxZONS3Y/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zVytijupWkGgt1hopheXxZONS3Y/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/xSYjmqoV7LA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/8792133197390682508/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/12/pierluigi-bolognini-che-spettacolo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/8792133197390682508?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/8792133197390682508?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/xSYjmqoV7LA/pierluigi-bolognini-che-spettacolo.html" title="Pierluigi Bolognini, che spettacolo!" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQmdRaRxZhI/AAAAAAAAAcI/8oBhGoYJffQ/s72-c/bolognini.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/12/pierluigi-bolognini-che-spettacolo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkUMSHo_cCp7ImA9Wx9RE0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-4082586975014076245</id><published>2010-12-14T21:23:00.001+01:00</published><updated>2010-12-14T21:24:49.448+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-12-14T21:24:49.448+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Il talento bipartito di Fulvio Spagnolo</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQfSO4dNhxI/AAAAAAAAAcE/rDb_qLEsjMo/s1600/3056_1050189939142_1357532644_30115266_8378583_n.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQfSO4dNhxI/AAAAAAAAAcE/rDb_qLEsjMo/s320/3056_1050189939142_1357532644_30115266_8378583_n.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.7561426340593449" style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;In edicola con "20centesimi"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span id="internal-source-marker_0.7561426340593449" style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Quanti  musicisti/pittori conoscete, abbastanza ricchi di famiglia e  spericolati da finire con diverse ossa rotte per un fuoripista sulle  Dolomiti, ma pure abbastanza sensibili e sognatori da spendere tutto il  successivo periodo di riabilitazione (come un “notturno” dannunziano  postmoderno, ma tutto di gioco anca bacino) a creare indefessamente - e  forse ancora più spericolatamente - l’opera prima che neanche il talento  più precoce (partito a 7 anni) lasciava presagire? Nella fattispecie, e  in senso lato, non credo conosciate molte persone che riescano a  concepire un album nel buio di un coma. E poi a perfezionarsi come  cantautori, da autodidatti, nel giro di un solo anno. E perdipiù capaci,  poi, di trarne un album spietatamente ironico ed autoironico, a partire  dalla copertina, che raffigura una bella stampella in sovraimpressione,  ad illustrare il titolo: “Sono io lo storpio”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Fulvio  Spagnolo da Carmiano, che ora è in ottima forma, è uno di quei  personaggi che non fa compromessi con la realtà, amandola nella sua  massima estensione e alla sua massima velocità. Per nostra fortuna, è  mosso da uno spirito tutt’altro che futuristico. Fortuna ancora  maggiore, Fulvio dipinge anche, fino a formare un dittico unico e  irripetibile fra queste due anime della sua epressività. La prima,  quella musicale e irriverente - sviluppata fin dalla più tenera età, ma  sempre a ondate, almeno prima dell’incidente; l’altra, quella pittorica,  colta e sottilissima, pur nella sua apparente oscenità, l’ha esercitata  giusto fino alle soglie del tremendo incidente che lo bloccò a letto.  Ditemi voi se queste due identità non sono una coppia perfetta, perfino  sincronizzate. Il talento di Spagnolo per la vita accetta di tutto e  soprattutto il passato e rielabora viaggi, esperienze, amori (per le  cose, per i parenti, per le donne) come fa con Egon Schiele o Henri de  Toulouse Lautrec - sue fonti pittoriche, per dirne due per tutte -  quando dipinge. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Il  suo primo album è composto da 10 tracce ed è pubblicato dall’etichetta  veronese 1stPop, anche su iTunes (dove lo potete scaricare - legalmente -  per 8,99 euro). Nei negozi di dischi di tutta Italia forse non lo  troverete già in vetrina, ma se lo chiedete non vi costerà più di 10  euro. L’album è davvero interessante e alcune tracce recano impressi in  chiarissime note una personalità rock/grunge e una capacità cantautorale  notevolissima. A tutta birra e sempre a petto in fuori. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Eppure,  vi stupirà la proporzione che componenti come memoria e amor filiale  occupano, invece, nei quadri della stessa persona, che sarebbero a  tecnica mista anche se fossero tutti solo olii su tela, tante sono le  contaminazioni e i raggiri che contengono per solutori abili e non,  amici di una vita e chissà quali pubblici andranno alle sue mostre.  Nella fattispecie, comunque, Fulvio predilige l’acrilico. Dichiarazioni  d’amore sentimentale a svariate figure materne giocano a rimpiattino con  rivelazioni sulla corporeità di una nonna. Cassieri elegantissimi con  fare da Secessione viennese non compromettono in alcun modo il fascino  di alcune mucche a matita su cartoncino, che hanno un corpo cubico e  portano sandali da bambina perbene.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;Ma allora, anche nella musica, che  dovrebbe essere la parte più schizzata e “maleducata” della sua  produzione, sono tutti raggiri i riferimenti al politicamente scorretto,  al grezzo, al giovanilistico a tutti i costi. In realtà, una delle  dimensioni più corretta in cui &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: white;"&gt;&lt;span style="background-color: transparent; font-family: Times New Roman; font-size: 12pt; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline;"&gt;cercare  di comprendere il fascino e i fascini di questo autore è quella di una  continua, sottile elegia del tempo perduto, anche se questo tempo  perduto non sempre è l’autobiografia più storicamente corretta, com’è  per tutti i felliniani, forse inconsapevoli, com’è questo carmianese  dalla voce delicatamente accentata. L’elegia della stessa possibilità di  immaginare. I suoi buoni amici dicono che se solo fosse un minimo più  regolato e meno genio, sarebbe già una star. Quelli davvero ottimi  dicono che, però, una star senza un vissuto come quello che solo la  sregolatezza motoristica (non mancano ogni sorta di stunt  automobilistici, al curriculum acrobatico di Fulvio) e il tarlo del suo  genio onnivoro, nessuno può essere una vera star.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-4082586975014076245?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/X0TPbvyh2X7bEMTdUBJv0y3TA_Y/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/X0TPbvyh2X7bEMTdUBJv0y3TA_Y/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/X0TPbvyh2X7bEMTdUBJv0y3TA_Y/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/X0TPbvyh2X7bEMTdUBJv0y3TA_Y/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/iN6rg63wSvA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/4082586975014076245/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/12/il-talento-bipartito-di-fulvio-spagnolo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/4082586975014076245?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/4082586975014076245?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/iN6rg63wSvA/il-talento-bipartito-di-fulvio-spagnolo.html" title="Il talento bipartito di Fulvio Spagnolo" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TQfSO4dNhxI/AAAAAAAAAcE/rDb_qLEsjMo/s72-c/3056_1050189939142_1357532644_30115266_8378583_n.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/12/il-talento-bipartito-di-fulvio-spagnolo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D08CSH0_eCp7ImA9Wx9SFE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-7937472698855761243</id><published>2010-12-03T20:49:00.005+01:00</published><updated>2010-12-03T20:51:09.340+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-12-03T20:51:09.340+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Chi è Lino Banksy, artista di streda</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TPlKG1f0B6I/AAAAAAAAAcA/LKgPtyIIpeY/s1600/152918589-1cbb7944-9c67-443e-aed5-c37131a4905a.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="248" src="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TPlKG1f0B6I/AAAAAAAAAcA/LKgPtyIIpeY/s320/152918589-1cbb7944-9c67-443e-aed5-c37131a4905a.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bisognava cercare dalle parti di Bari Vecchia per riuscire a trovare un provocatore dei provocatori come il misterioso Lino Banksy, l'unico artista di strada al mondo che lavora da casa. Com'è evidente dal nom de &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;plume utilizzato, questo fenomeno del web è figlio naturale di Lino Banfi e di Banksy, il più misterioso e ineffabile writer e stenciler che il mondo non conosca. Infatti, è sotto gli occhi di tutti che non si è mai fatto vedere. Almeno in questo, Lino Banksy gli è pari: è onnipresente sui profili Facebook dei pugliesi, ma neanche uno dei suoi fan può dire con certezza chi ci sia dietro la sua maschera cinefila e dialettofona. Tanto gusto per la segretezza ha portato addirittura il vero Banksy a girare un finto documentario sulla ricerca - del tutto infruttuosa - di se stesso e si è messo d'accordo con un museo per allestire una mostra delle sue opere senza che nessuno, neanche il più pettegolo dei custodi o curatori, potesse mai vederlo durante l'allestimento della stessa. Dove Banksy non si tira mai indietro è quando si tratta di creare metafore parietali della sua indignazione contro i soprusi e i vizi della società contemporanea. Citare in particolare una sua opera sarebbe fare un torto alla sua prolificità e genialità. Comunque, avrete visto riprodotta un po' ovunque l'immagine del "bombarolo pacifista" che - a volto copertissimo - compie il gesto di gettare una bottiglia incendiaria, che è in realtà un mazzo di fiori. Molto spesso, il suo gusto indulge al &lt;i&gt;trompe l'œil&lt;/i&gt;, come nel caso, altrettanto celebre, della colf che solleva un lembo di palazzo per nascondervi al di sotto della sporcizia appena spazzata dalla strada, in un chiaro invito ai potenti al lavare in pubblico qualche panno sporco in più.&lt;br /&gt;
A Bristol - sua città natale - come a Londra e ovunque, gli immobili che sono "colpiti" da Banksy immediatamente vedono il loro valore commerciale levitare. In più, Banksy è stato il primo artista di strada ad essere ritenuto non soltanto - per entrambi i motivi suddetti: immobiliare e umanitari -&amp;nbsp; una specie di benefattore dai proprietari dei muri vandalizzati (quando i suoi lavori non vengono staccati come affreschi rinascimentali in pericolo, e musealizzati). Ma è stato anche il primo artista di strada ad essere seriamente restaurato. &lt;br /&gt;
Molti hanno avuto voglia di imitare una simile icona di contemporaneità. Ma solo Lino Bansky ha avuto il coraggio di sfotterla. Probabilmente è lungi da lui il desiderio di coglionella puro e semplice, volto a colpire un antiborghese che si vorrebbe imborghesito, o giù di lì. Anche perché Banksy, che io sappia, non si è imborghesito ancora e Lino si esprime troppo brillantemente per non averlo capito. &lt;br /&gt;
E' un po' come quando, nel "Favoloso Mondo di Amélie", la protagonista fa viaggiare un nano da giardino in giro per il mondo, ritraendolo in una serie di fotografie al cospetto di altrettanti significativi monumenti. Fatte le dovute proporzioni, qui si fa viaggiare non un nano, ma un piccolo gigante della baresità: Lino Banfi in persona. Il quale viaggia attraverso il fotomontaggio. Dunque, i lavori di Lino Banksy sono elaborazioni digitali di genio, in cui i volti dei protagonisti della sezione nordpugliese della commedia all'italiana di serie B, opportunamente "pop-artizzati", vengono calati nelle scenografie più cool dell'underground mondiale. Così, avviene che la perfetta colf di cui sopra, nell'atto stesso di simboleggiare la dialettica fra interni ed esterni della dimensione urbana di oggi, sia oggetto delle attenzione di un medico un po' porcellone, che mentre lei spazza decide di buttare le mani. Oppure (forse la più sublime trovata di tutte, perché tutta giocata sul registro della parodia della religiosità popolare), l'immagine in cui un bambino si inginocchia e prega tutto raccolto, dopo aver però passato il suo pennello sul muro di fronte, fino a far leggere "Oh Madonna benedetta dell'Incoroneta". Infine, come può non commuovere la bambina che sottende la sua altalena alla grandissima "A" rossa di Andria, posta alla base di un grattacielo newyorkese? Lino Banksy non smettere mai di controllare, a modo tuo, i controllori del malcostume e delle piccole e grandi violenze del mondo come lo conosciamo, e vorremmo rifarlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-7937472698855761243?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lpC5oqn648z6UGZTwYHz3osTuRg/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lpC5oqn648z6UGZTwYHz3osTuRg/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lpC5oqn648z6UGZTwYHz3osTuRg/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lpC5oqn648z6UGZTwYHz3osTuRg/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/ZMfJUMo7PzU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/7937472698855761243/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/12/chi-e-lino-banksy-artista-di-streda_03.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/7937472698855761243?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/7937472698855761243?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/ZMfJUMo7PzU/chi-e-lino-banksy-artista-di-streda_03.html" title="Chi è Lino Banksy, artista di streda" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TPlKG1f0B6I/AAAAAAAAAcA/LKgPtyIIpeY/s72-c/152918589-1cbb7944-9c67-443e-aed5-c37131a4905a.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/12/chi-e-lino-banksy-artista-di-streda_03.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0AGQnw_eip7ImA9Wx9SEkw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-3804505493654628495</id><published>2010-12-01T15:59:00.003+01:00</published><updated>2010-12-01T16:02:03.242+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-12-01T16:02:03.242+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><title>WikiLeaks alla salentina</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.webargentarius.it/wp-content/uploads/2010/07/wikileaks.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" src="http://www.webargentarius.it/wp-content/uploads/2010/07/wikileaks.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oggi facciamo un gioco. Si chiama Fanta WikiLeaks alla salentina. Noi vi diamo una sorta di atout, poi voi continuate dove vi pare e quando vi pare. Si tratta di far finta che i superspioni di WikiLeaks sappiano che esista una regione storica chiamata Salento e che abbiano raccolto in un dossier supersegreto (fino ad ora) rapporti ufficiali ("embassy cables") di importanti diplomatici sui nostri esponenti politici locali. Se volete parteciparvi dalla pagina fan di 20Centesimi, che abbiamo aperto su Facebook anche per evenienze come questa, siete i benvenuti. Potete farlo tutti, grandi e piccini, politicanti o politicizzati, addetti ai lavori o semplici amatori. Ci vuole solo un po' di immaginazione ed essere stati almeno a una conferenza stampa a sfondo politico, fra Palazzo Carafa e Adorno. In alternativa, basta guardare anche distrattamente TeleRama. Guardare TeleRama con attenzione non solo non vi agevolerebbe nel gioco, ma potrebbe anche contribuire all'abbassamento delle vostre difese immunitarie. &lt;br /&gt;
E' inutile negarcelo a vicenda, sostenendo il contrario per una questione di orgoglio. Le rivelazioni su cosa ne pensano del nostro Premier i diplomatici americani, pubblicate da WikiLeaks, hanno deluso fortemente le nostre aspettative, quando abbiamo avuto l'annuncio dell'esistenza di siffatto materiale. In primo luogo, perché pensavamo che dei grand'uomini in forze alle ambasciate e ai consolati di una superpotenza anche culturale - personaggi destinati a condividere il desco col fior fiore dei salottieri europei - fossero in grado di produrre battute migliori su Silvio Berlusconi, rispetto a quanto non sappiamo già fare noi, o Umberto Bossi prima di ricredersi. In seconda analisi, una volta messo da parte lo humor, speravamo in materiale effettivamente scottante (sebbene la soglia dello scottante, nell'ultimo paio di anni, abituati come siamo alla qualità del tempo libero del nostro Primo Ministro, si sia inevitabilmente alzata). Insomma, saremmo tutti più falsi di Berlusconi quando dice di non sentirsi offeso dai materiali in questione, se ammettessimo di esserne stati completamente soddisfatti da quanto abbiamo letto sui quotidiani di ieri. Fanta WikiLeaks alla salentina serve anche a rifarci di questa situazione incresciosa. &lt;br /&gt;
"Fate attenzione, prima di tutto, all'unico maschio alpha dominante della politica salentina. Soprattutto da lui non accettate mai confidenze o consigli. Potrebbe facilmente suggerirvi sbagliato. Temetelo anche quando porta doni, anche se sono semplici cialde di caffè Valentino. Si chiama Adriana Poli Bortone e ha un nome da donna: un chiarissimo motivo in più per non fidarsi".&lt;br /&gt;
"Da un altro accettate pure quallo che vi offre, anche se difficilmente andrà oltre un caffè - almeno, espresso - al bar 300mila, dov'è di casa. Anche se ha l'aspetto di un omone troppo abbronzato per non essere stato addestrato al combattimento in chissà quale campo nordafricano, state tranquilli perché è completamente innocuo. Si fa chiamare Ugo Lisi e rientra nella categoria maschio omega".&lt;br /&gt;
"Un altro da cui vi dovete guardare è conosciuto col nome di Paolo Perrone. Una volta che cadrete nel tunnel della sua permalosità, siete diplomaticamente finiti, almeno a livello di quartiere Mazzini. Tutto comincia quando lo battete a tennis. Fate particolare attenzione a non vincere mai se avete bisogno di amnistia per le multe in centro. Ha solo un punto debole: l'assenza di una first lady degna di nota. Sarebbe il Sarkozy del Sud Italia, altrimenti, fighetto com'è. Nota bene: è famoso per essere convinto di essere il sindaco di Lecce".&lt;br /&gt;
"Il più pericoloso in un eventuale scontro corpo a corpo sembrerebbe un tale Eugenio Pisanò, convinto di essere il Presidente del Consiglio Comunale. Non sfigurerebbe vestito da gerarca di quello che qui in Italia hanno chiamato il fascismo. In realtà è un pezzo di pane".&lt;br /&gt;
"Nichi Vendola è un principino federiciano, colto e tutto compreso dal suo entourage, più poeta dei suoi poeti di corte".&lt;br /&gt;
"Al contrario Antonio Gabellone sembra provare particolare piacere a circondarsi di maleducati o piccoli medi incompetenti, come per un contrappasso rispetto alla sua proverbiale gentilezza. Consiglieremmo di provvedere con una squadra&amp;nbsp; a sua immagine e somiglianza, a partire da un certo Angelo Sirsi, suo sosia, già sceso in politica per altro, assessore presso il Comune di Campi Salentina".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-3804505493654628495?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/DE1gmeVGkCcODBq7F5LJhyJa-Po/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/DE1gmeVGkCcODBq7F5LJhyJa-Po/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/DE1gmeVGkCcODBq7F5LJhyJa-Po/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/DE1gmeVGkCcODBq7F5LJhyJa-Po/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/0DrWSfkiFOc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/3804505493654628495/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/12/wikileaks-alla-salentina.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/3804505493654628495?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/3804505493654628495?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/0DrWSfkiFOc/wikileaks-alla-salentina.html" title="WikiLeaks alla salentina" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/12/wikileaks-alla-salentina.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ak8NQXs9fyp7ImA9Wx9TF0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-6719322123059927811</id><published>2010-11-26T14:41:00.002+01:00</published><updated>2010-11-26T14:41:30.567+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-11-26T14:41:30.567+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="città del libro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>In diretta dalla Città del Libro</title><content type="html">La Città del Libro 2010 è ufficialmente aperta intorno a noi. Una  cerimonia alle 18 abbondanti, condotta dal quel conduttore di Tele Rama  di nome Marco, che ha una voce da strillone dell'etere, l'ha aperta  urlando - come per un show di varietà d'altri tempi - i primi ospiti  politici presenti: Capone, Gabellone, Manca, Perrone, Palese. Per un  caso da fortuito a felice, siamo gentilmenti ospitati dallo stand del  nostro stampatore Martano: non c'è scrivania più libera e comoda di  quella che ci indica, fra il bar e la nicchia di Tele Rama, questa mano  amica. Vasco Rossi direbbe: "Piccolo spazio pubblicità". Il quale  Martano, come ogni anno, propone una piccola esposizione di strumenti di  lavoro d'epoca. Abituati come siamo agli aggeggi in pietra vanto delle  varie case vinicole, vedere esposto un computer Macintosh della prima  ora, sotto una teca di vetro, allieta il nostro portatile Apple come se  fosse una macchina da corsa in un film della Pixar, che riconosce sua  madre in una 500 perfettamente conservata. Battiamo insomma il nostro  pezzo più a nostro agio che posando il MacBook sulle sole gambe, ma  sempre ocn un certo imbarazzo, non sapendo se possiamo o meno attingere  dalla macchina del caffè disponibile su un mobiletto, bypassando il  costoso bar fieristico.&lt;br /&gt;
Il nostro intento sarebbe quello di  raccontarvi, per filo e per segno, cosa succede intorno a noi, come in  una versione in differita e su carta stampata del cosiddetto Live  Tweeting, tanto mediaticamente sbandierato da SalentoWebTv, media  partner della Fiera campiota. Che scemo di Campi non essendo,  giustamente, ha affidato a una personalità d'eccezione tale Live  Tweeting. Qui su 20 Centesimi lo faremo per i 4 giorni della Fiera,  quindi non preoccupatevi se oggi ci limitiamo a un po' di "highlights".  Non che non siamo stati impressionati positivamente dalla risposta  pronta che ha avuto Rocco Palese, quando gli hanno chiesto che libro  avrebbe consigliato a Nichi Vendola ("Qualunque libro sul Papa", è stata  la risposta). Oppure, non che non ci faccia sempre tenerezza vedere  Antonio Gabellone con la fascia da Presidente della Provincia. Fa tanto  principe azzurro della politica locale. Anche quando parla da quella  specie di nicchietta, scavata a mani nude da due cameramen di Tele Rama,  giusto qualche ora fa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Imprescindibili sono due grossi "bravo",  però, che vanno urlati adesso, nel fare un bilancio della prima  giornata, prima che chicche come queste possano essere sommerse dalle  standing ovation che riceverà probabilmente una personalità del calibro  di Raffaele Fitto (che parlerà oggi alle 17.00). O quella di Fini sabato  pomeriggio. Il primo dei bravo è rivolto all'artista Cosimo Brunetti da  Spoleto, autore del logo che accompagna il motto dell'edizione 2010  della Città del Libro: "Eroi di carta". E' una commovente rivisitazione  del tema - eterno - del don Chisciotte, tanto bella da aver vinto il  Concorso Logo Città del Libro 2010, con chissà che razza di giuria (con  tutto il rispetto). Delicatissimo il modo che ha il logo di realizzare  un personaggio dalla mente irrimediabilmente compromessa dall'amore per  la letteratura, sottoforma di origami di carta. Ci piace pensare che  almeno sia la carta di un romanzo d'epica cavalleresca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il secondo  bravo è per l'immenso Franco Petrachi, "creative director" del progetto  editoriale più ambizioso fra tutti quelli che potranno mai essere  presentati a una Fiera del libro locale (e infatti ancora non è stato  presentato, essendo un work in progress che si manifesta, qua e là per  gli stand, sotto forma di piccoli totem informativi tutti da scoprire, o  da condonare, quando non vengono tristemente demoliti e poi  riassemblati altrove, per via dell'intervento di qualche addetto alla  sicurezza). Il progetto - intitolato "The Best Salento's Factories and  Professionals - Le storie sorprendenti dei migliori salentini" è per ora  un librone dalla copertina stracarica di foto e di slogan, ma dalle  pagine ancora simbolicamente bianche. Franco sta svolgendo la selezione  dei protagonisti in giro per la sua terra: "su Lecce, Brindisi e  Taranto". Mentre chiudiamo questo pezzo entusiasti di tanta bellezza  editoriale, un bel vice-direttore del TG5 beve un prosecchino alla  nostra scrivania. Tutto questo accade alla Città del Libro 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-6719322123059927811?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/WPJIaJJZ3PwLBE0jkNO2dhsm74s/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/WPJIaJJZ3PwLBE0jkNO2dhsm74s/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/WPJIaJJZ3PwLBE0jkNO2dhsm74s/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/WPJIaJJZ3PwLBE0jkNO2dhsm74s/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/ZABUtV9WIWE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/6719322123059927811/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/11/in-diretta-dalla-citta-del-libro.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6719322123059927811?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6719322123059927811?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/ZABUtV9WIWE/in-diretta-dalla-citta-del-libro.html" title="In diretta dalla Città del Libro" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/11/in-diretta-dalla-citta-del-libro.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkEESXszfCp7ImA9Wx9TEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-6330764267742899667</id><published>2010-11-20T21:17:00.005+01:00</published><updated>2010-11-20T21:23:28.584+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-11-20T21:23:28.584+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><title>Puglia Ribelle al gran completo</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TOguLoaXbZI/AAAAAAAAAb8/gskJ5oP_NFk/s1600/gianni+turrisi.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="254" src="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TOguLoaXbZI/AAAAAAAAAb8/gskJ5oP_NFk/s320/gianni+turrisi.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ieri è inaugurata una mostra fotografica che tutti i giovani di sinistra di Lecce dovrebbero vedere, se non l'hanno già vista e rivista negli scatoloni dei ricordi dei loro padri o dei loro nonni, a secondo di cosa intendiate per "giovani" e "di sinistra", naturalmente. La mostra - proposta dalle Officine Culturali Ergot di Piazzetta Falconieri - si chiama "Puglia Ribelle" e celebra in fotografie d'epoca i 40 anni dalla nascita del Circolo Lenin di Ceglie Messapica, momento cardine della formazione e della successiva scesa in campo (quando scendere in campo poteva significare anche manifestare per strada) dei ragazzi e delle ragazze che hanno fatto la storia del post-comunismo pugliese e salentino.&lt;br /&gt;
E' grande il piacere di rilassarsi leggendo le ricche didascalia della mostra, una volta realizzato chiaramente che, a differenza di tante occasioni di autorappresentazione post-comunistica dei giovani d'oggi (magari al vicino Zei), in cui l'ansia da prestazione di non apparire abbastanza compagno o dirigente è effettivamente tanta, da Ergot si può essere se stessi - qualunque cosa si sia o si sia stati. In altre parole, c'è forte tolleranza nei confronti del diversamente compagno. Certo, essere stato un piccolo grande vecchio delle lotte operaie o bracciantili locali, magari riconoscibile in almeno un paio di foto esposte, aiuta eccome, a sistemarsi in un bel posticino d'onore nella considerazione dell'austero cassiere, che parla ininterrottamente con un uomo dal cappello strano. Eppure, fra gli scaffali ben forniti di stampa alternativa o solo non vendibile, non troviamo solo titoli come il pur attraente "Introduzione alla Bioarchitettura Feng-Shui" ("con interviste esclusive a bioarchitetti"), ma anche mercanzia decisamente più commerciabile, come ad esempio un fumetto ispirato alla biografia del grande Rino Gaetano, che non avevamo visto in nessun altra libreria delle nostre parti. Non mancano, anzi, neppure voci di catalogo-anatema, che farebbero rivoltare nell'Eskimo qualunque membro del Circolo Lenin di Ceglie Messapica degno di questo nome, come l'impronunciabile ad alta voce - eppure candidameste esposto su un tavolino - "Il mondo di Coco Chanel" di Karen Karbo, che ci domandiamo come possa essere finito qui, mentre dalla cassa ci guardano malissimo, come essendosi accorti di cosa stiamo guardando, e come se tutto non fosse altro che un tremendo trabocchetto per sgamare al volo, fra i convenuti non strettamente habitué di questo spazio, chi ci è e chi ci fa. Alcuni, magari anche comunisti a due pugni alzati (come nell'indimenticabile Mario Brega di un film di Verdone), cercano pertanto di nascondere il più possibile una moglie collusa coi padroni, mentre lei posa il cappotto di cashmere su un porta abiti messo a disposizione dall'Ergot, già sospetto di per sé.&lt;br /&gt;
E' stata una bella inaugurazione, ieri. Forse pochi giovani fuori, ma in compenso era delizioso osservare la stratificazione di tutti questi ricordi nelle parole e nelle impressioni che i figli e i nipoti dei protagonisti di questa stagione di lotta politica non possono fare a meno di scambiarsi, mentre&amp;nbsp; Si guarda una foto, si degusta un bicchiere di plastica, e ci si consola fra i ricordi di ribellione altrui, la vera ribellione che non torna, come non ne fanno più: le ribellioni che si dovrebbero clonare. Non si deve mai rispondere con lo sguardo - o con l'ostensione di alcuna reliquia anni '70 riadattata dalla sartina di fiducia - a qualcuno che ti squadra apertamente, con la faccia di uno che non voglia dire altro che: "Io sono più leninista di te". Piuttosto, strappa un sorriso l'incoscienza della bambina dalla pelle olivastra, che non ha alcun dubbio sul fatto che il suo nonno preferito - bellissimo, giovanissimo nella foto del quarto o quinto pannello - fosse più trotskista del tuo. Ma non te lo fa pesare e, anzi, ti chiede con dolcezza se il tuo, di nonno, non sia per caso quello che regge il megafono due pannelli più in là. Ironia della sorte, tuo nonno nel '71 era a giocare duro in qualche casinò municipale. Quindi, alla domanda, con un sorriso di circostanza stiamo zitti, e voi non dite niente al Gianni Turrisi in carne e baffi, che vi guarda bello come solo un giovane comunista vi sa guardare da una foto del '69 in bianco e nero fuori, ma con abbastanza colore dentro da riempire due o tre tavolozze dei ricordi. Fra tante emozioni, tenta di riportarci sulla terra il commento continuo - quasi una traccia audio extra di un dvd della memoria, come quelle che incidono i grandi registi dopo una rimasterizzazione di qualche loro capolavoro - di un addetto ai lavori del tempo che fu, che passeggia come noi fra le fotografie. Uno che, delle vicende rappresentate, vorrebbe mostrare di saperne più di tutti i presenti sotto i quarant'anni messi insieme: "Quista è l'unica manifestazione in cui c'eravamo tutti".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-6330764267742899667?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/p-1USUCLZDIogs6jx_8HyVKUl5k/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/p-1USUCLZDIogs6jx_8HyVKUl5k/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/p-1USUCLZDIogs6jx_8HyVKUl5k/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/p-1USUCLZDIogs6jx_8HyVKUl5k/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/n_3sMQUb9Ss" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/6330764267742899667/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/11/puglia-ribelle.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6330764267742899667?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6330764267742899667?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/n_3sMQUb9Ss/puglia-ribelle.html" title="Puglia Ribelle al gran completo" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TOguLoaXbZI/AAAAAAAAAb8/gskJ5oP_NFk/s72-c/gianni+turrisi.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/11/puglia-ribelle.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0EDRns7cSp7ImA9Wx5aFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-5800818625679023265</id><published>2010-11-12T12:01:00.000+01:00</published><updated>2010-11-12T12:01:17.509+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-11-12T12:01:17.509+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="società" /><title>L'esercito delle pornononne</title><content type="html">&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TN0eV2K4PVI/AAAAAAAAAb0/iVhxo7UboYw/s1600/granny-rider-cefjfhimiklpdfgk.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="211" src="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TN0eV2K4PVI/AAAAAAAAAb0/iVhxo7UboYw/s320/granny-rider-cefjfhimiklpdfgk.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;                In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono a dir poco bizzarre le riflessioni che ci fanno venire in mente  occasioni come il Convegno del Sindacato Pensionati della Cgil di Lecce,  che si svolge oggi alle 9.30, alla presenza di un pubblico sceltissimo,  sempre più raro di questi tempi: una platea di vere persone anziane  autocertificate, &lt;br /&gt;
Non è colpa nostra se siamo a nostra volta vecchi  abbastanza da aver avuto dei nonni veri, di quelli che viziano e che,  all'occorrenza, quasi proteggono i nipoti dalla gioventù stessa dei loro  genitori. Non è però colpa nostra neanche se siamo ancora abbastanza  giovani da poter osservare con sguardo smaliziato la realtà neo-anziana  che ci sta attorno. Staremo alle Cantelmo col cuore in mano, suggendo  dalle labbra dei rappresentanti di quell'esercito sommerso (33mila  pensionati iscritti solo nella Provincia di Lecce) tutta la speranza che  nel 2010 ci possano essere ancora dei nonni, con dei problemi da nonni  e, soprattutto, delle risoluzioni nonnesche di problemi da nonni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dei  nonni, e non dei secondi genitori che, invece che viziare i nipoti come  giustamente ha fatto qualunque generazione addietro, per secoli, li  sgrida quando chiedono un gelato di troppo, per strada, in modo da  allontanare il più accuratamente possibile il sospetto, nei passanti,  che l'infante in questione possa essere generazionalmente altro rispetto  a un loro figlio tardivo, venuto fuori in corner o per opera di uno  spirito santo conosciuto al corso di tango.&lt;br /&gt;
Se oggi il giovane Holden  fosse ancora giovane come lo era quella volta davanti al suo famoso  specchio d'acqua newyorkese, sono certo che avrebbe ben altro tenore, o  almeno un oggetto diverso, la sua domanda epocale ("Dove volano le  anatre quando lo stagno di Central Park è gelato?"). Senza considerare  gli stravolgimenti climatici che sono intercorsi nel frattempo - e le  relative evoluzioni di specie degli uccelli acquatici conosciuti - la  domanda che sorge più spontanea suona più o meno come: "Dove vanno le  donne quando invecchiano?".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non c'è più bisogno ormai di aver fatto  le scuole a Manhattan per realizzare che la razza umana più  pericolosamente a rischio d'estinzione non sono affatto le ragazze serie  (come tutta una tradizione musicale pessimistica vorrebbe farci  credere, da Marco Masini in poi); né tantomeno i fruttivendoli onesti  (che sono già belli che andati, insieme con le fragole che sapevano di  fragola); bensì un'altra: le vecchie di fatto. Per rendersene conto,  basti fare un giro nel reparto cosmesi del Coin di piazza Mazzini a  Lecce, o come diavolo si ostina a chiamare la "Standa" qualche  responsabile marketing troppo fresco di master. Non più trentacinquenni  bon ton che si atteggiano a signore con finta Chanel; non più  cinquantenni fiere del loro primo taglio di capelli corto da anni,  finalmente da donna piena e matura; e neanche una delle infinite  sfumature e sottigliezze fra questi due poli. Solo una generazione  monoblocco di diversamente giovani arranca fra gli scaffali, e guai a  consigliare loro una sola crema per le rughe: ci pensano fratello  botulino, e sorella Revitalift a pensare alle loro piccole imperfezioni  della pelle. Tutto che vogliono è solo un profumo nuovo e una gonna al  ginocchio, ma da infarto.&lt;br /&gt;
E' come se forse uguali e opposte  trascinassero quei corpi e quelli delle loro nipotine più cresciutelle  per le botteghe Intimissimi di mezza provincia, con un solo scopo: unire  aspiranti veline e velone in una sola orrorifica fascia d'età  indefinita, in cui alle sedicenni comincia già ad andare stretta la  definizione di pornobambina (oh, incoscienti Milf delle loro bambole,  troppo presto dismesse!), e alle sessantenni va invece benissimo -  eccome - un'altra, freschissima voce del dizionario italiano del  malcostume contemporaneo: quella della pornononna. Non c'è ragazza nonna  leccese che conti che non cerchi disperatamente di rientrare in questa  ambita categoria, almeno con la stessa forza e con la stessa convinzione  con cui cerca di rientrare nei suoi jeans Replay da ragazza. E  considerate che i Replay non hanno cominciato ad andare seriamente di  moda prima di quindici anni fa.&lt;br /&gt;
Ogni donna, dopo una certa età,  diventa l'autoritratto di se stessa da giovane continuamente ridipinto,  continuament. I suoi pennelli, per carità, non si chiamano solo mascara  Lancôme Oscillation, o tossina botulinica A, ma anche autostima, voglia  di distinzione, o semplice amor proprio. Ma quel che è troppo è troppo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altrimenti,  e lo diciamo con tutta l'onestà intellettuale possibile, non sarebbe  così appagante partecipare a una riunione del Sindacato Pensionati  Italiani, e rendersi conto che, forse, Lecce è ancora un paese per  vecchi. Forza SPI CGIL e forza Celina Cesari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-5800818625679023265?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/solRoUAFewyqnYgmz-NZhBXRc94/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/solRoUAFewyqnYgmz-NZhBXRc94/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/solRoUAFewyqnYgmz-NZhBXRc94/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/solRoUAFewyqnYgmz-NZhBXRc94/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/dCXl0aMdoFQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/5800818625679023265/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/11/lesercito-delle-pornononne.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/5800818625679023265?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/5800818625679023265?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/dCXl0aMdoFQ/lesercito-delle-pornononne.html" title="L'esercito delle pornononne" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TN0eV2K4PVI/AAAAAAAAAb0/iVhxo7UboYw/s72-c/granny-rider-cefjfhimiklpdfgk.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/11/lesercito-delle-pornononne.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEQFRHw5cCp7ImA9Wx5aE08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-1147623170685094984</id><published>2010-11-09T19:11:00.000+01:00</published><updated>2010-11-09T19:11:55.228+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-11-09T19:11:55.228+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><title>Michele Emiliano, il comunicatore corsaro e semi-abusivo</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TNmOwxAj1mI/AAAAAAAAAbw/fV6aISZqJ0k/s1600/emiliano.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="192" src="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TNmOwxAj1mI/AAAAAAAAAbw/fV6aISZqJ0k/s320/emiliano.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembra che ci siano solo due modi di usare Facebook efficacemente, da  parte di un politico: quello subdolo e quello molto subdolo. Altro conto  sono le assenze o le assenze di fatto dai social network: la tendenza  alla Fitto, per intenderci; ma non ce ne vogliamo occupare questa volta.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;Il primo modo di essere su Facebook e di  esserci con profitto è quello più classico che si possa immaginare.  L'atteggiamento alla Nichi Vendola, per citarne solo il caso più  eclatante. Lo seguono, spontaneamente, in moltissimi, da prima ancora  che Nichi o alcuna fabbrica di esso sbarcasse sulla piattaforma. Si  tratta di esponenti di primo piano di grandi partiti come di piccoli  consiglieri di comune non egemone. L'atteggiamento in questione consiste  nel fingere, nel simulare di essere altro da sé, qualcuno che non si é.  Beninteso, non è affatto necessario risultare qualcosa di molto lontano  dalla realtà. In qualche caso basta semplicemente essere un po' più  educati, più preparati, più democratici e più professionali di quello  che non si è. In pratica, dei politici. Solo i fuoriclasse, come Vendola  appunto è, riescono ad accorciare drasticamente il gap fra quello che  sono o quello per cui sono percepiti nella realtà e quello che vogliono  essere su Facebook. Questo primo modo per usare Facebook da parte di un  politico professionista, che sia in odore di candidatura, che sia già in  campagna o che sia a un governo o a un'opposizione, resta il meno  rischioso e il più efficace.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Non è una pratica molto dissimile dal  prolungare la dimensione comunicativa dell'addetto stampa, ma in un  contesto stabilmente frequentato anche da chi ai comunicati stampa non  può accedere. Quello che fanno questi politici una volta su Facebook non  è neanche troppo dissimile da quello che svolge quotidianamente, con  altrettanta dedizione e acceleratore schiacciato sulla finzione di sé,  rispetto a un'altra categoria ben più vasta di utenti di Facebook: gli  utenti di Facebook professionisti. Questo è la dimostrazione che  Facebook ci ha reso progressivamente sempre più l'ufficio stampa  scadente di noi stessi, cui vorremmo affidare temporaneamente solo il  meglio della nostra vita, e cui finiamo per consegnare per sempre tutto  il peggio di quello che siamo: delle persone che non si accettano e che  si vogliono diverse. Sia rivolto ai politici come ai latin lover: non  c'è una possibile bella copia di se stessi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Il secondo modo di accedere a Facebook e di sfruttarlo a fini politici è  molto più rischioso, ma anche molto più soddisfacente. Si tratta di  essere se stessi fino al punto di comunicarvi idee, concetti o battutine  che neanche nel più agitato dei congressi di partito un politico si  sognerebbe di pronunciare. Nonostante sia una modalità più rischiosa,  facciamo attenzione, è anche un modo più codardo, alle volte. Una  codardia che però ha già dimostrato più volte di pagare tantissimo, e il  principe di questi furbi fifoni è proprio il sindaco di Bari, Michele  Emiliano. Emiliano gestisce da sé questo spazio in cui comunica  l'incomunicabile, protetto da una doppia credenza: che quello che  compare su Facebook non sarà mai preso davvero altrettanto sul serio  rispetto a una vera dichiarazione o a un comunicato stampa classico. La  seconda credenza è che, per quanto gravi o sopra le righe possano essere  effettivamente gli aggiornamenti che pubblica dal suo cellulare,  saranno sempre più gravi o sopra le righe i commenti che riceveranno  dagli utenti o dai diretti interessati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così, ogni volta che a  Emiliano viene in mente una boutade come si deve (l'ultima è quella che  riguarda l'assessore Guglielmo Minervini, accusato da Emiliano, su  Facebook, di abusare della sua auto blu: "Non sono come gli assessori  regionali ai Trasporti, che parcheggiano in doppia fila davanti alla  sede di via Re David"), la risposta è quasi certa: ("Lo stile non è  acqua. Ma le risse non mi attraggono", ha postato poco dopo lo stesso  Minervini"). Ed è anche quasi certe che il post diventerà notizia. Anzi,  una doppia notizia. Un repost, in pratica. Una volta per i suoi  contenuti impubblicabili altrove, una volta perché sono stati pubblicati  su un mezzo moderno e à la page come Facebook. Insomma, Emiliano, come  comunicatore corsaro e semi-abusivo, avrebbe da dare lezioni perfino a  Berlusconi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-1147623170685094984?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4je7UCHB1cTN0byaZGsKEONlBFE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4je7UCHB1cTN0byaZGsKEONlBFE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4je7UCHB1cTN0byaZGsKEONlBFE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/4je7UCHB1cTN0byaZGsKEONlBFE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/XOs_J3cEL5A" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/1147623170685094984/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/11/michele-emiliano-il-comunicatore.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/1147623170685094984?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/1147623170685094984?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/XOs_J3cEL5A/michele-emiliano-il-comunicatore.html" title="Michele Emiliano, il comunicatore corsaro e semi-abusivo" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TNmOwxAj1mI/AAAAAAAAAbw/fV6aISZqJ0k/s72-c/emiliano.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/11/michele-emiliano-il-comunicatore.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MCRH88fSp7ImA9Wx5bF08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-6569568836065895426</id><published>2010-11-02T20:17:00.002+01:00</published><updated>2010-11-02T20:17:45.175+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-11-02T20:17:45.175+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica" /><title>Silvio e Nichi: fra i due litiganti gode Tiziano Ferro</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TNBjMEVaEEI/AAAAAAAAAbs/eOdWqFaIBiQ/s1600/tiziano+ferro.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TNBjMEVaEEI/AAAAAAAAAbs/eOdWqFaIBiQ/s400/tiziano+ferro.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sembra proprio che tutto il putiferio mediatico che le ultime dichiarazioni&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;del Presidente del Consiglio italiano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; in materia di ricchionaggine hanno suscitato, e che lo avrebbero affossato presso più di una potente loggia dormiente in pigiama di seta, stiano finendo per beneficiare soprattutto due personaggi, appartenenti da qualche settimana alla stessa lobby, ma apparentemente distanti anni luce l'uno dall'altro per formazione, stile di vita e aspirazioni personali. Naturalmente, stiamo parlando di Tiziano Ferro - il cantautore neogay di Latina - e di Nichi Vendola, il politico praticante di lungo corso. &lt;br /&gt;
L'annuncio di Silvio &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Berlusconi, in verità, non ha sorpreso quasi nessuno. Men che meno i tipici frequentatori del Salone del Ciclo e del Motociclo di Milano-Rho, la location in cui le sue parole ancora riecheggiano: "Meglio guardare le ragazze che essere gay". Diciamo la verità, chi più e chi meno siamo tutti avidi appassionati dei b-movie hardcore in cui si è trasformata, da parecchi mesi, la stampa nazionale, e un po' ce lo aspettavano che il nostro uomo a Palazzo Chigi, se messo davanti a una scelta, pistola alla tempia, avrebbe preferito preferire le marocchine bone - sì, anche quelle che raccontano un po' di spacconate quando si tratta di dichiarare "a chi sono figlie" - alla tremenda minaccia fantasma rappresentata dall'omosessualità latente - che può coglierci tutti di sorpresa quando meno ce lo aspettiamo, con l'eccezione naturalmente dei tipici "topoi" del caso, come le saponette cadute negli spogliatoi di sport di squadra o i massaggi con olio Johnson in senso stretto.&lt;br /&gt;
Voi avete mai visto che gente gira a un Salone del Ciclo e del Motociclo di Milano-Rho? Se siete parecchio fortunati, ne conoscete il tipo migliore: il ceto impiegatizio della banlieu meneghina, quello dalla rateizzazione più veloce del Nord, quello che non mangia e non fa mangiare formaggini di marca per poter fare i 230 in tangenziale, con la sua Kawasaki verde, ogni volta che si può permettere la quantità di benzina - altrettanto verde - necessaria a farlo. Il peggiore non avete davvero bisogno di conoscerlo. Ora, Silvio Berlusconi è una macchina di consensi e se una cosa è in grado di fare - oltre a procurarsi il miglior tempo libero in circolazione dai tempi della romanità della decadenza - è dire alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. In particolare, riesce benissimo a dire alla gente di Milano-Rho quello che la gente di Milano-Rho vuole sentirsi dire. Non deve essere in alcun modo amletico neanche per loro cosa scegliere fra un week end di follie con una mulatta con mezzo albero genealogico da fuori e un ideale di vita passato a giocare alla cavallina in appartamenti dotati di carta da parati a pois riciclata. Eppure, la stampa nazionale, che non ha resistito a fare un caso per molto meno, non ha resistito neanche a porre la questione sul vero e proprio affronto: un attacco veemente ai diritti e alla dignità del popolo omosessuale. Dio, come si gode a fare l'avvocato del diavolo: chissà che non si avvicini a questa sensazione fare il Ghedini, con in più qualche milione di euro nel conto corrente. Il chiasso che ne è venuto fuori è stato senza precedenti, per una dichiarazione del Cavaliere che non riguardasse né i magistrati né i trans. Oppurtunamento corroborato da contributi video che, sia sulla home page del Corriere.it che su quella di Repubblica.it, hanno di certo fatto la differenza anche rispetto agli articoli online veri e propri. Centinaia di migliaia di click e due assisti di portata clamorosa. Uno, è naturalmente quello fatto a Vendola e alla sua più riuscita videolettera di sempre. &lt;br /&gt;
E' stata postata nelle prime ore del pomeriggio di ieri ed ha fatto subito il pieno dei link e dei commenti su Twitter e Facebook. Davvero espressioni come "il tempo delle barzellette è finito", "teatro della virilità", "titoli di coda malriusciti" sono destinate istantaneamente a passare alla storia della comunicazione politica in Italia. E' una delle prime volte che Vendola non è solo brillantissimo, ma è anche umano, ferito, quasi modesto. Il bello è che probabilmente questo assist non deriva neanche da uno di quelli errori opportunamente malcelati dal premier, uno di quelli in cui lascia trapelare i suoi messaggi più nefasti. E' probabile insomma che Berlusconi non volesse riferirsi direttamente al suo potenziale rivale, con le sue parole. Ma il fatto che Vendola sfrutti così bene tempistiche e strumenti, la dice lunga sulla decadenza del berlusconismo mediatico, e sull'affacciarsi di un nuovo sole almeno altrettanto paraculo.&lt;br /&gt;
E Tiziano Ferro che c'azzecca? Chiederete voi. Avete provato a vedere a chi fa riferimento il banner pubblicitario sta facendo manbassa di impressioni giusto sopra il logo testata del Corriere online?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-6569568836065895426?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/uFg6f3BjAuskRdx-f8TQkPn1Myc/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/uFg6f3BjAuskRdx-f8TQkPn1Myc/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/uFg6f3BjAuskRdx-f8TQkPn1Myc/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/uFg6f3BjAuskRdx-f8TQkPn1Myc/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/NiIFy6ZlL7s" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/6569568836065895426/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/11/silvio-e-nichi-fra-i-due-litiganti-gode.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6569568836065895426?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6569568836065895426?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/NiIFy6ZlL7s/silvio-e-nichi-fra-i-due-litiganti-gode.html" title="Silvio e Nichi: fra i due litiganti gode Tiziano Ferro" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TNBjMEVaEEI/AAAAAAAAAbs/eOdWqFaIBiQ/s72-c/tiziano+ferro.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/11/silvio-e-nichi-fra-i-due-litiganti-gode.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0YDRX88fip7ImA9Wx5bFU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-475709704403383260</id><published>2010-10-31T13:46:00.000+01:00</published><updated>2010-10-31T13:46:14.176+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-31T13:46:14.176+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="teatro" /><title>Piccola fenomenologia del cazzaro teatrale salentino</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TM1k5jQphPI/AAAAAAAAAbo/sbM8z5vDtUo/s1600/ulisse1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TM1k5jQphPI/AAAAAAAAAbo/sbM8z5vDtUo/s320/ulisse1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;In edicola con 20Centesimi &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class="fullpost"&gt;Pochi programmi cartacei di una serata musicale sono stati cari al povero cronista culturale come quello fortunatamente elargito al pubblico di “Ulysse dans le vagues” e “Anemos - Musiche dal mito”, giovedì, al Teatro Paisiello di Lecce. Abbiamo visto coi nostri occhi più e più serate salentine musicalmente impegnate. La nonchalance con cui il pubblico medio - che, di norma, a occasioni come queste viene trascinato per ricatto sessuale o per un errore nella prenotazione - reagisce al concetto stesso di “programma” della serata con orrore e raccapriccio. “Perché dovrei leggere su carta, e per giunta al buio, una descrizione il più possibile accurata e dettagliata della rottura di palle che sono costretto a sorbirmi?” - sembrano dire gli occhi disperati di tanti uomini di mezza età perfettamente vestiti, che scambiano con un po’ troppa disinvoltura la chiara possibilità di fare luce sulla serata che li aspetta (con annessa la possibilità di distrarsi legittimamente dalla stessa) con un raddoppiamento di qualcosa che è già tanto forzoso e poco entusiasmante. Una ridondanza della rottura di palle, insomma.&lt;br /&gt;
Non poteva purtroppo essere così per i tanti non addetti ai lavori pervenuti, loro malgrado, alla serata di ieri. Fortemente voluta dal Dipartimento di Filologia Classica e di Scienze Filosofiche dell’Università del Salento, che aveva messo a disposizione i suoi maggiori talenti francofoni, la proposta musicale del Coro Polifonico della stessa Università, in un certo senso, obbligava alla lettura matta e disperata di quei programmi, dettagliatissimi, curati per il IV Congresso Internazionale della “International Society for the study of Greek and Roman Music and its cultural heritage”. Dei veri e propri libretti: per giunta, in sole due lingue: greco antico a fronte e francese moderno ma non troppo. Sono bastati pochi minuti di recita perché l’immersione pressoché totale in quei testi passasse da semplice diversivo a unico modo per sopravvivere. Che quelle pagine fossero ovviamente incomprensibili, tanto nella versione originale greca, quanto in quella francese, non rendeva l’istinto di leggere meno necessario per le menti della platea e dei palchetti. Il fatto è questo. Giovedì non era soltanto una questione di difficoltà pura, come solo la traduzione francese di un agone aedico e monodico greco può esserlo(accompagnata con krar, flauto e qanoun, per giunta).&lt;br /&gt;
Il pubblico diviso a metà, quasi tranciato di netto, fra totalmente casuali e/o cazzari e totalmente secchioni, non rendeva possibile, nella pratica, alcuna delle tipiche attività che, in serate come questa, aiutano metà del pubblico ad ammazzare il tempo, o ad ammazzare l’altra metà, cioè le mogli professanti melomania che ce lo ha condotto. Mai si era vista a Lecce una simile quantità di “tecnici” della musica in platea. L’ansia da prestazione, già altissima prima ancora di prendere posto, è schizzata fino al livello degli affreschi tardo-settecenteschi dello splendido soffitto del teatro, non appena i “tecnici” hanno cominciato a parlare fra loro del programma. I termini come “parodo” e “si bemolle” si sprecavano; mentre addirittura i nomi di battesimo dei tenori del coro serpeggiavano, seminando il panico totale a partire dalle terze e quarte file. Una volta iniziato lo spettacolo, non è volata una mosca. Ma neanche nel buio indistinto dei palchetti, normalmente il regno incontrastato della distrazione e degli smartphone selvaggi, la situazione era di molto migliore. I secchioni più inclini a salire le scale avevano già preso posto in palchetti già occupati da cazzari. I quali, essendo cazzari, erano anche convinti di poter pretendere tutto per sé e la propria compagna melomane un palco intero. I secchioni, essendo secchioni, e sapendo perfettamente di trovarsi di fronte a una serata gratuita e imprenotabile, pretendevano giustamente di fare irruzione in uno di quei palchi solo semipieni. &lt;br /&gt;
La situazione salvava, in pratica, solo una categoria: gli ignoranti musicali abbastanza distinti e abbastanza ben vestiti da poter sembrare dei melomani a loro volta. I più cazzari di tutti. Ogni altra categoria, compreso il sottoscritto, è ancora sospesa in un limbo di erre mosce, suoni flautati e occhiatacce. Non mi ero mai sentito così inadeguato a una recita in francese accompagnata da qanoun in vita mia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-475709704403383260?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qGSUPps_a_nPl1sD0YZGjvBkqSI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qGSUPps_a_nPl1sD0YZGjvBkqSI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qGSUPps_a_nPl1sD0YZGjvBkqSI/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qGSUPps_a_nPl1sD0YZGjvBkqSI/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/H78w2P1GigE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/475709704403383260/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/10/piccola-fenomenologia-del-cazzaro.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/475709704403383260?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/475709704403383260?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/H78w2P1GigE/piccola-fenomenologia-del-cazzaro.html" title="Piccola fenomenologia del cazzaro teatrale salentino" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TM1k5jQphPI/AAAAAAAAAbo/sbM8z5vDtUo/s72-c/ulisse1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/10/piccola-fenomenologia-del-cazzaro.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkANRHkzfyp7ImA9Wx5bFEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-436323183773675252</id><published>2010-10-31T01:19:00.001+02:00</published><updated>2010-10-31T01:19:55.787+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-31T01:19:55.787+02:00</app:edited><title>Cos'è davvero il Bunga Bunga</title><content type="html">In edicola con 20Centesimi&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sono giorni di forte, intenso bunga bunga. Lo si avverte in Parlamento, dove non sembra si conosca miglior modo di annunciare l&amp;#39;esito di una votazione, quando va al contrario di quello che si sperava. Lo si apprende negli uffici dei commercialisti, ogni volta che un modello unico viene metaforicamente consegnato nell&amp;#39;altrettanto unico posto in cui procurer&amp;agrave; il maggior dolore possibile al contribuente di turno. Lo sanno perfino negli spogliatoi dei migliori campetti sportivi leccesi, dove, giusto ieri, colti certamente dall&amp;#39;euforia di una vittoria a calcetto, e dallo spirito del tempo, &amp;egrave; stato possibile osservare il fior fiore di professionisti agitare pelvicamente il proprio corpo nudo e affaticato, quasi sfidandosi l&amp;#39;un l&amp;#39;altro a singolar tenzone: &amp;quot;Bunga Bunga&amp;quot;, in tutti e tre i casi, era il grido comune. Dapprima &amp;egrave; cominciato in sordina, questo rumore ora assordante, come un tam tam (certo, parente stretto del bunga bunga; ma pi&amp;ugrave; diretto, frontale, meno subdolo e molto meno retroattivo); ma un tam che ha avuto successo: un tam tam che ha saputo brillantemente valicare i confini del suo villaggio di origine (se non africano, almeno brianzolo), per fare il suo trionfale ingresso&amp;nbsp; nell&amp;#39;immaginario degli scemi del villaggio globale. Che un altro fatto sia indice del successo che questa iterazione (due sole volte, la massima efficacia col minimo sforzo: parola d&amp;#39;ordine, ottimizzare) di suoni e di suggestioni sta avendo nel nostro paese, da quando &amp;egrave; stato associato al personal branding involontario del nostro Presidente del Consiglio (in carica). Giusto ieri, perfino uno dei giornali attualmente meglio scritti d&amp;#39;Italia - la Stampa di Torino - nelle sole prime 3 pagine della sua edizione nazionale cita gi&amp;agrave; in due fondamentali occasioni il bunghismo. La prima &amp;egrave; opera del magistero umoristico di Massimo Gramellini che, con straordinaria presenza di spirito associa le esagerazioni che, anni fa, occupandosi di riportare dalla Napoli di Maradona le imprese tutt&amp;#39;altro che tecnicamente sportive del fuoriclasse argentino, ipotizzava che nessun altro meglio di Diego potesse impersonale l&amp;#39;aberrazione dei desideri, delle aspettative e dei sogno dell&amp;#39;italiano medio come lui. L&amp;#39;ammissione di essersi sbagliato &amp;egrave; un colpo di scena giornalistico di una classe ineguagliabile.&lt;br&gt;Ma cosa &amp;egrave; davvero il Bunga Bunga? Continuamo a chiedercelo ancora, anche adesso che abbiamo chiarito sufficientemente chi ci sia dietro l&amp;#39;operazione e tutti i giri di metafore e di applicazioni nella vita pratica che ne derivano. Non basta neanche Urban Dictionary, una vera e propria sorta di Accademia della Crusca per tutto ci&amp;ograve; che sfugge ai dizionari di carta ed &amp;egrave; colto perfettamente da quella particolare versione della &amp;quot;vita di strada&amp;quot; che &amp;egrave; internet. Il fatto che questa fonte sia di respiro ampio e internazionale, gi&amp;agrave; la dice lunga sulla straordinaria bravura che ha avuto quel grande brand manager di se stesso. Recita Urban Dictionary: &amp;quot;Bunga-bunga: stupro di gruppo anale e selvaggiamente brutale. Leggendaria punizione per la violazione di domicilio presso trib&amp;ugrave; africane non accreditate&amp;quot;.&lt;br&gt;Il bunga bunga &amp;egrave; fra noi, &amp;egrave; ovunque. Il bunga bunga e nell&amp;#39;essere falso e cortese che ci dorme affianco, o che ci lavora alle spalle, nell&amp;#39;organigramma aziendale che ci compete. Bunga a bunga lavorativi, bunga a bunga solo ricreativi. Per uso personale e per smercio clandestino. Ma in realt&amp;agrave;, per dirla tutta, forse il bunga bunga, &amp;egrave; semplicemente la serendipity delle s&amp;ograve;le prese col sorriso. Come la serendipity &amp;egrave; la cosa non cercata che ci rende felici quando la troviamo, pur non cercandola, il bunga &amp;egrave; la fregatura che ci d&amp;agrave; piacere anche se ce l&amp;#39;aspettavamo perfettamente. &lt;br&gt;Due semplici paroline, essenziali come tutte quelle di derivazione onomatopeica, la cui ripetizione &amp;egrave; gi&amp;agrave; un ritmo, e non ancora un amplesso. Primo bunga: una promessa licenziosa di tribalit&amp;agrave; contemporanea, magari anche ritrovata con indossa una cravatta, una di quelle buona, una Marinella: mai abbastanza celebrato sostituto del pene italico. Secondo bunga: la promessa &amp;egrave; mantenuta, il contatto c&amp;#39;&amp;egrave; stato e cominciano le gioie e i dolori, bipartiti con saggezza e destrezza, fra bungatore e bungato, in parti uguali ma opposte: ogni onore e gloria al primo, tutta la sapida e quasi invocata umiliazione al secondo. &lt;br&gt;D&amp;#39;altronde, &amp;egrave; sempre stato cos&amp;igrave; e sempre sar&amp;agrave;. Perch&amp;eacute; le regole della contemporaneit&amp;agrave;, del mercato (e, nella fattispecie, del mercato della politica), che conoscono vincitori &lt;br&gt;e vinti esattamente come un tempo era per i cacciatori pi&amp;ugrave; arditi e per le femmine che solo a loro era dato di procurarsi, devono differire da quelle della trib&amp;ugrave;?&lt;br&gt;Come sempre, non c&amp;#39;&amp;egrave; miglior modo di mantenere intatta una tradizione che quello di trasformarla, attualizzarla, adattarla alle proprie esigenze. E&amp;#39; il grande vantaggio che hanno i classici sui moderni: si possono leggere sempre, e quindi sono sempre pi&amp;ugrave; contemporanei dei contemporanei. &lt;br&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-436323183773675252?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kQP9G-B6QLNIwUG6FYihuzkUViM/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kQP9G-B6QLNIwUG6FYihuzkUViM/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/ZPB2lSC2b6I" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/436323183773675252/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/10/cos-davvero-il-bunga-bunga.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/436323183773675252?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/436323183773675252?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/ZPB2lSC2b6I/cos-davvero-il-bunga-bunga.html" title="Cos&amp;#39;è davvero il Bunga Bunga" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/10/cos-davvero-il-bunga-bunga.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkAAQn04fip7ImA9Wx5bEU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-6292379548260007396</id><published>2010-10-26T21:17:00.001+02:00</published><updated>2010-10-26T21:19:03.336+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-26T21:19:03.336+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Un pomeriggio in biblioteca 2.0</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TMcpJYSkYqI/AAAAAAAAAbk/-tq59oYGxGk/s1600/biblioteca.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TMcpJYSkYqI/AAAAAAAAAbk/-tq59oYGxGk/s320/biblioteca.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;In edicola con 20Centesimi &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class="fullpost"&gt;Silenzio. Siamo nel cuore della Lecce che sta in silenzio, per raccontarvi - da perfetti insider - un pomeriggio come tanti, alla Biblioteca Provinciale Bernardini, località ex Convitto Palmieri. Un pomeriggio che, però, sempre come tanti altri, se non fossimo qui imboscati, fra un liceale sedicenne e un sedicente laureando in fisica, finirebbe per restare sommerso, fra i caffè di prima delle 15.30 e gli aperitivi di dopo le 20. I due momenti della giornata in cui gli abitanti di questo mondo parallelo tornano a sembianze umane e fanno girare l’economia. Sono queste le quattro ore e mezza in cui prende vita tutto un mondo per certi versi parallelo, per altri perfettamente contemporaneo; eppure comunque sospeso, come in una di quelle bellissime scene di Toy Story in cui un umano è appena uscito di casa e i giocattoli possono riprendere liberamente la loro conversazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;
Quando ci entriamo la prima volta, nella Bernardini vera e propria - non quella dei cessi marmorei da hotel 4 stelle, non quella delle macchinette automatiche col tè freddissimo a 90 centesimi, che lì sono buoni tutti a stare in silenzio, ammirati - i primi passi, come in ogni sala lettura stuccata che si rispetti, si muovono sempre con una certa circospezione. Prime edizioni alle pareti; busti in gesso di letterati morti da secoli e mai sentiti nominare; voglia di andarsene a casa o, almeno, di sporcare il meno possibile quei lucidi tavoli di legno massiccio (altro che la scrivania Galant dell’Ikea che abbiamo a casa). Paura di non essere all’altezza di tutte quelle facce pulite, così giovani eppure così impegnate nella fondamentale tesina che sembrano scrivere incessantemente, come se non ci fosse un domani, oltre l’orario di chiusura della sala. Di più: come se ci fosse un fuoco, una passione ardente fra i loro neuroni di un altro mondo, allenati da chissà quanti altri pomeriggi di riflessione e di elaborazione a produrre sui quei portatili interminabili documenti di Word, con tanto di chissà quali grafici e tabelle. &lt;br /&gt;
Ma è nel momento stesso in cui ci accomodiamo alla propria postazione, scortati a stretto giro da un Caronte della cultura (provinciale) che sembra non essere affatto entusiasta del documento di identità scaduto che abbiamo fornito all’atto dell’iscrizione - e cui abbiamo promesso di tornare l’indomani con una patente valida - che ci rendiamo conto che la realtà, dietro queste apparenze, è molto diversa. In verità, quello che avevamo temuto - cioè di essere scoperti con le mani sulla tastiera a scrivere questo pezzo, da secchioni violati come Diana da Atteone durante una delle sue cacce più private - è sostituito presto dalla paura di essere scoperti privi di un profilo Facebook dalla signorina rasta di fronte che, scoprendoci nell’atto di inserire una penna-modem nel nostro laptop, ci informa della possibilità di usufruire della rete lan della biblioteca, asportando l’apposito cavo dalla postazione di fianco alla nostra, attualmente disabitata. Simulare di simulare di studiare, grazie ai consigli della stessa signorina, che si chiama Laura e fa la barista acrobatica, diventa presto una seconda natura, per le nostre menti deformate dall’abitudine a scrivere di cultura a Lecce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;
Con tutta la tecnologia a disposizione dei giovani e dei diversamente giovani che qui sono di casa, non c’è una sola tipologia di locale notturno con giochi a premi i cui meccanismi di gioco a premi o messaggeria da rimorchio non sia possibile riprodurre qui, fra queste stupende boiserie, restaurate dalla mano di amministratori pubblici illuminati, in grado di sopportare forti spese per il nostro arricchimento culturale; e governate da straordinari custodi, in grado di tollerare anche tre, quattro mesi di anagrafe fantasma. La classica chattata finto-clandestina fra due visitatori in realtà fidanzati da anni è solo l’inizio di una scoperta di perversioni e di aberrazioni della socialità online che questi hard disk e queste ram potrebbero raccontare per anni e anni di sbobinamento. Il massimo? Giocare ai mimi via webcam da un tavolo all’altro, rigorosamente dopo aver silenziato i microfoni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;
Sui diversamente giovani, in particolare, c’è da fare un’osservazione. Qualcuno fra loro è pure belloccio, dinoccolato, un perfetto dottorando in cerca di sedute comode per battere tesi forse reali. Uno sicuro di sé. Dovreste vedere la faccia che gli fanno le liceali che cerca di approcciare non facendo finta di chiedere loro il nome, per motivi di precedenti incontri fittizi al Cagliostro, e per poi aggiungerle al volo su Facebook. “Ma da dove viene questo vecchio?” - è la condanna che digitano sulla finestra di Msn un attimo dopo avergli dato del lei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-6292379548260007396?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/94eqmOKr3G9m9vWVmUtC4wv4oBI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/94eqmOKr3G9m9vWVmUtC4wv4oBI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/94eqmOKr3G9m9vWVmUtC4wv4oBI/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/94eqmOKr3G9m9vWVmUtC4wv4oBI/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/xWQYGzIPFC8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/6292379548260007396/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/10/un-pomeriggio-in-biblioteca-20.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6292379548260007396?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/6292379548260007396?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/xWQYGzIPFC8/un-pomeriggio-in-biblioteca-20.html" title="Un pomeriggio in biblioteca 2.0" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_QP_t7RQIIRk/TMcpJYSkYqI/AAAAAAAAAbk/-tq59oYGxGk/s72-c/biblioteca.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/10/un-pomeriggio-in-biblioteca-20.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkADQXszfSp7ImA9Wx5UF0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4080016700123699178.post-7094157534452714341</id><published>2010-10-22T21:12:00.002+02:00</published><updated>2010-10-22T21:12:50.585+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-10-22T21:12:50.585+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="musica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cultura" /><title>Perché Uccio Aloisi è stato importante</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://farm4.static.flickr.com/3194/2995228058_30b01b493e.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://farm4.static.flickr.com/3194/2995228058_30b01b493e.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In edicola con 20Centesimi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poche figure come quella di Uccio Aloisi rendono evidente il distacco  che c'è fra quello che era la musica popolare salentina prima che avesse  successo (etnomusicologicamente parlando, come direbbe il ghost writer  di Massimo Alfarano) e la sua fusion incessante con tutto e il contrario  di tutto. Ovvero, con quello che passa per la musica popolare  salentina, ora che pare abbia successo.&lt;br /&gt;
Parlavamo proprio ieri di  profumiere, in campo sessual-sentimentale, riferendoci ad esse come alle  donne più infide possibili: quelle che vivono rapporti con gli uomini  in forza della loro profumazione, e mai in funzione della loro essenza.  Accenni di consensualità, forme di sensualità, vedere: quanto volete.  Concludere, realizzare, toccare: neanche per sogno. In un mondo in cui  le donne profumiere sono al potere o stanno per prenderlo  definitivamente, mentre neanche ce ne rendiamo conto, non poteva che  capitarci un'estetica della musica folk in cui gli accostamenti contano  più delle identità; gli arrangiamenti più dei testi (che sono  praticamente sempre gli stessi, svuotati come il vaso di terriccio di  una piantina dimenticata); i gruppi più dei solisti, e via discorrendo,  pizzicando e tarantando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per carità, da sempre un grande momento di  espressione nelle arti ha dovuto essere contaminato e sminuzzato (vedi  il manierismo in architettura o in pittura, dopo la prima stagione del  Rinascimento), per poter essere isolato e finalmente compreso, una  volta, però, morto. Ma qui non stiamo parlando, con tutto il dovuto  rispetto, di grande pittura ad affresco da cappella papale; bensì di  bozzetti di vita quotidiana sublimati, per qualche minuto di canto, in  un'oralità intima e straziante. Massimo rispetto per tutti i concertoni  della Notte della Taranta presenti, passati e addivenire. Serate frutto  di selezioni ardite e prestigiose, fonte di divertimenti i cui ricordi  durano vite e, in qualche caso, ne producono di nuove. Resta il fatto  però che fra tutti quei musici polistrumentisti di chissà dove e di  chissà come, fino a qualche ora fa, solo uno non suonava che un unico  strumento. Questo era Aloisi. La cosa, invece di sembrarci un limite, ci  sembrava una grande occasione. Il fatto che poi quello strumento unico e  irripetibile fosse la sua anima irrimediabilmente bruciata dalla  fatica, e indissolubilmente unita a qualunque altro elemento con cui la  volesse o dovesse accompagnarla - che fosse un tamburello del '700  prestato da un museo, ma percosso da una mano callosa e ferita; o  un'intera formazione di grido come come i Buena Vista Social Club, quasi  ignorati dal maestro in una indimenticabile serata - non faceva che  aumentare il nostro stupore, di trovarci un simile ulivo (come  giustamente lo ha definito Massimo Bray) in una selva di tanti  rampicanti.&lt;br /&gt;
Così, è quantomeno strano che i giornali locali debbano  celebrare in Uccio Aloisi il cantore del tarantismo solo perché ha  effettivamente partecipato e mattato - a suo modo schivo e quasi  dissacratorio - diversi concertoni melpignanesi. In realtà, non c'è  niente di più meno tarantato dell'essenza di Uccio Aloisi: autore di un  canto popolare talmente autobiografico che non ammette cover, e talmente  universale che può essere anche solo salentino, senza alcun bisogno di  contaminazioni e fusion, per essere valorizzato. Un canto che sgorga da  un'esperienza di lavoro faticosa e anacronistica è fatto così: o lo fa  uno del 1928 o il resto sono pizzicarelle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'estetica dell'Aloisi al  pieno delle sue possibilità è brutale, fatta com'è di testi che prendono  forma come arnesi di "fatia", che si affilano solo dove serve che  taglino, senza nulla concedere alla forma, e dunque alla melodia.  Un'estetica così solo un modo conosceva di essere se stessa, quando  veniva accostata a "tutto il resto": andare il più possibile fuori  tempo. Non a caso, il canto del cigno di questo stornellatore rude ma  funzionale come un muretto a secco, eppure generoso come una fontanella  di piazza - è stato quest'estate. E' stato l'aver suonato lo stesso,  anche se avrebbe dovuto restare dietro le quinte, seguendo i consigli  dei medici. Si è fatto issare a spalla sul palco fra gli applausi che a  un certo punto sono quasi venuti meno, perché le mani di parecchie  signore avevano cominciato ad essere seriamente impegnate a tergere  lacrime. L'ultimo modo sostenibile di andare fuori tempo.&lt;br /&gt;
Aloisi  condivideva la sua esperienza di vita autentica con qualunque pubblico,  senza guardare in faccia neanche alle prime file di ognuna delle  migliaia di serate che avrà fatto nella sua carriera non sfolgorante, ma  molto luminosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4080016700123699178-7094157534452714341?l=doracalva.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/21BBk5ixOY7z3n94PJ5yJbsZBJQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/21BBk5ixOY7z3n94PJ5yJbsZBJQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/DoraCalva/~4/KTklUwLWSXQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://doracalva.blogspot.com/feeds/7094157534452714341/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://doracalva.blogspot.com/2010/10/perche-uccio-aloisi-e-stato-importante.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/7094157534452714341?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4080016700123699178/posts/default/7094157534452714341?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/DoraCalva/~3/KTklUwLWSXQ/perche-uccio-aloisi-e-stato-importante.html" title="Perché Uccio Aloisi è stato importante" /><author><name>staff</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="29" height="32" src="http://farm1.static.flickr.com/162/409191828_5b04ab2838_o.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://farm4.static.flickr.com/3194/2995228058_30b01b493e_t.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://doracalva.blogspot.com/2010/10/perche-uccio-aloisi-e-stato-importante.html</feedburner:origLink></entry></feed>

