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	<title>contrariaménte</title>
	
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>In separata sede</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:00:51 +0000</pubDate>
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Una cosa risaputa, e che invece molti tacciono per convenienza, è che la legislazione italiana in materia di separazioni fa cagare. L&#8217;obsolescenza di certi dispositivi procedurali e la capziosità dei millemila dettami giuridici in merito fanno concorrenza solo al sistema infrastrutturale dei trasporti: continuiamo a fare strade larghe diciotto corsie e pronte in otto comodi [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/11/post_in-separata-sede.jpg" title="In separata sede" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-995" />
</div>
<p>Una cosa risaputa, e che invece molti tacciono per convenienza, è che la legislazione italiana in materia di <strong>separazioni</strong> fa cagare. L&#8217;obsolescenza di certi dispositivi procedurali e la capziosità dei millemila dettami giuridici in merito fanno concorrenza solo al sistema infrastrutturale dei <strong>trasporti</strong>: continuiamo a fare strade larghe diciotto corsie e pronte in otto comodi lustri, invece di investire un decimo della stessa cifra per tappezzare l&#8217;Italia di banda larga ed evitare che migliaia di persone si spostino solo per toccare con mano un interlocutore che avrebbero potuto comodamente ed economicamente ospitare in una videoconferenza. Qualcuno ci mangia, molti ci fanno pranzi di matrimonio (mi pare il caso di dirlo), qualcuno se la prende nel culo: <strong>it&#8217;s the wheel</strong>, e va bene così.</p>
<p>Senza divagare, non è mia intenzione distogliervi dal sacrosanto ed encomiabile intento di sposare la vostra amata dolce metà, ne tantomeno impedirvi di giungere a una soddisfacente relazione d&#8217;amorosi sensi finalizzata alla riproduzione ad libitum, davvero. Tuttavia, se non sei un uomo, se non sei sposato, se non hai figli o se appartieni a quella stragrande maggioranza di padri che hanno generato una creatura solo per sentirsi fichi ad avere in mezzo ai piedi un pisciasotto con il proprio cognome, ecco, allora non proseguire nemmeno: apriti il tuo bel <em>Facebook</em> e vai a spippettarti altrove, perché quanto sto per snocciolare non ti interessa davvero.</p>
<p>
Per quei sei o sette che sono rimasti: <strong>siete in un monte di merda</strong>, dall&#8217;interno del quale fruite dell&#8217;ossigeno esterno solo per tramite di una cannuccia che la donna che vi sta a fianco vi concede di utilizzare, a suo buon cuore. Perché il giorno che deciderà &#8220;&#8216;<em>nz</em>&#8221; per voi si aprirà la battuta strada del calvario, della sofferenza e &#8211; certo &#8211; della sconfitta. Perché da padri valiamo, agli occhi del legislatore, quanto un due di bastoni a briscola mentre comanda denari. Che personaggio, &#8217;sto legislatore, sa tutto lui. Certo non si può fare di tutta l&#8217;erba un fascio, ma sappiate che i pochi che si sottraggono a questa consuetudine poi patiscono una vita di &#8220;<em>te la potevo far scontare molto peggio, ringraziami</em>&#8220;. Dunque ci stanno 1) <em>i disgraziati</em>, 2) <em>i fortunati</em> con la sindrome da inferiorità genitoriale postuma, e 3) quelli che <em>se ne sbattono dei figli</em>: vedete di collocarvi a modino.
</p>
<p>
In verità, qualunque sia il motivo che vi ha indotto a rompere i ponti con la vostra dolce metà, dovete sapere che non c&#8217;è <u>nulla</u> che potrete fare per far valere la vostra posizione di <strong>padre</strong>, salvo elemosinare alla controparte concessioni effimere alle quali arriverete solo dopo aver buttato un mucchio di soldi in azzeccagarbugli. Ok, vi vedo, tranquilli di avere in mano la prova definitiva: un 8mm con immagini di repertorio nel quale Lei partecipa a una gangbang con sedici amici di colore del vostro panettiere di fiducia (fiducia tua madre), tutti con la loro baguette croccante precisa. Una ripresa oscena, non fosse altro per il fatto che la telecamera era priva di stabilizzatore d&#8217;immagine. E &#8211; comunque &#8211; <strong>del tutto inutile</strong>, sul serio: il nostro ordinamento non contempla tra i suoi doveri quello di valutare la rettitudine morale di un genitore femmina (e abbiate pietà del mio non chiamarla madre), piuttosto tenderà ad assicurarsi che abbia le zinne. That is. (per inciso, non che ci sia nulla di eticamente abietto nel partecipare a simili convivi, voglio ben dire, però fingersi suor Paola a latere puzza di stronzata)
</p>
<p>
Tornando seri, è mia premura evitare di scadere nel <strong>luogo comune</strong>: non tutte le genitrici sono ottenebrate, non tutti i padri sono impeccabili genitori, non tutte le coppie scoppiano, il fallimento di un matrimonio non è mai colpa di uno solo (per estensione della gangbang di cui sopra) e compagnia cantante. Ma purtroppo, del luogo comune, solo noi portatori di boxer contenitivi di scroto restiamo vittima, almeno osservando quello che succede nelle cause di separazione in giro per l&#8217;italico stivale. Ovvero del luogo comune peggiore, quello che vede una mamma elemento insostituibile nella crescita, maturazione ed educazione di una creatura incolpevole di pochi anni d&#8217;età. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
Certo, mi si dirà, allora come mai <em>più del 70% delle separazioni avviene consensualmente con conseguente affido prevalente del minore alla madre</em>? Perché semplicemente mettersi a litigare sull&#8217;affidamento di un figlio non comporta maggiori probabilità di vederselo affidare, tutt&#8217;altro. E noi ometti, sensazionali esempi di pragmatismo, abbiamo capitalizzato questa consapevolezza lasciando che la dinamica di affidamento prevalente delle creature alla madre resti appunto consuetudine, avallando colposamente &#8211; peraltro &#8211; <strong>la cazzata mortale</strong>. Ma possiamo sinceramente noi, squattrinati furbetti del quartiere, renderci protagonisti di una simile crociata? Siamo onesti. Perciò ci affidiamo al buon vostro buon cuore. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
E sapete <strong>perché</strong>? Perché l&#8217;ostentata perla pedagogica propinataci sotto banco secondo la quale <em>affidare un bambino ad un solo genitore non comporta la perdita dell&#8217;altro</em> si accumula al monte di fesserie che il disgraziato medio continua a digerire. Che io sarei anche daccordo con questa impostazione, se avessi modo di vedere e vivere il figlio in uguale misura, secondo un principio di equipollenza dei ruoli genitoriali a mio avviso riconosciuto principalmente dalla natura e di fatto scardinato da un retaggio culturale degno del peggior fascismo; nella realtà dei fatti, però, la media delle ore che il genitore non affidatario è &#8220;autorizzato&#8221; a trascorrere con il figlio si trova ben al di sotto della soglia minima per essere considerati buoni genitori. Di fatto, considerando in modo Mannhaimeriano la situazione, il 94% dei figli &#8211; in Italia &#8211; perde il padre. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
Poi c&#8217;è la questione dei <strong>soldi</strong>. Senza dilungarsi troppo, da padre so perfettamente quanto costa un figlio, e qualsiasi cifra vogliano farvi digerire i sapientoni dell&#8217;<em>ISTAT</em> con le loro percentuali da abaco genovese, quella cifra è una presa per il culo. Perché un figlio non è un&#8217;autovettura coi costi fissi, perché non devi fargli il tagliando e le gomme una volta all&#8217;anno e non ci sono rivendite di accessori a prezzi calmierati come da paniere. Un figlio oggi ti costa cento e per una settimana non ti costa più. Poi magari ti costa mille. Perciò diciamolo una volta e per tutte che quei soldi che dovrete passare alla vostra ex-moglie serviranno a coprire parte delle sue spese. E questo, oltre alla chiosa alla quale sto prendendo gusto, mi consente di aggiungere una venatura di schifo. Cangiante sul rosso. <strong>Vaffanculo</strong>.
</p>
<p>
Purtroppo dovrete convenire con me su questioni che ho vergogna persino a rappresentarvi, data la loro oggettività. Ma confido nell&#8217;esistenza di qualche mentecatto che ne metta in dubbio la validità, poiché la madre degli stolti è sempre grottescamente pregna. Vorrete dunque sostenere che non sia scientificamente dimostrato che per crescere equilibrati <strong>i figli abbisognano di entrambi i genitori</strong>? Dal vostro coniuge potete pure divorziare, rifondere l&#8217;oro della fede nuziale e &#8211; coi proventi &#8211; rinverdire il guardaroba di stuzzicherie <em>Dolce&#038;Gabbana</em>. Ma dai figli no, non potete separarvi, non potete separarli. Un giorno la coscienza vi presenterà il conto per aver prestato il fianco a una simile abiezione.
</p>
<p>
Quel giorno io sarò li a <strong>riscuotere</strong> (in quanto coscienza, non esattore).
</p>
<p style="font-size: 10px;">P.S.1: Prima che vi inalberiate, quei tre o quattro numeretti buttati in mezzo servono a dare un tono a un componimento altrimenti dotato di uno spessore comunicativo prossimo a quello dei libri di Moccia, ma sono comunque estratti da fonti attendibili e/o da indagini e studi realmente condotti su campioni di disgraziati disseminati sul territorio. <strong>Faccio campione.</strong></p>
<p style="font-size: 10px;">P.S.2: Prima che vi inalberiate ancora, che siete gente incazzosa e io vi conosco&#8230; nel filmato non vienne illustrato <strong>quello che accade sempre</strong>, ma <u><strong>quello che può sempre accadere</strong></u>. E &#8211; per quanto ne so &#8211; nessuno può stare tranquillo, nessuno.</p>
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		<title>Allouìnne</title>
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La verità è che siete un popolo di caproni, abituati a consumare quotidianamente briciole di occidentalità al punto da aver fatto vostra una stronzata come Halloween, una festa a stelle e strisce della quale &#8211; onestamente &#8211; all&#8217;italiano medio frega esattamente meno di un cazzo. Almeno non più di quanto dovrebbe interessargli la reale tariffa [...]]]></description>
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</div>
<p>
La verità è che siete un popolo di caproni, abituati a consumare quotidianamente briciole di occidentalità al punto da aver fatto vostra una stronzata come <strong>Halloween</strong>, una festa a stelle e strisce della quale &#8211; onestamente &#8211; all&#8217;italiano medio frega esattamente meno di un cazzo. Almeno non più di quanto dovrebbe interessargli la reale tariffa di un transessuale di via Gradoli o l&#8217;entità della prossima manovra finanziaria nel capitolo relativo alla <em>Legge Obiettivo</em>. E ammesso che quest&#8217;ultima vada almeno a parziale copertura della spesa sostenuta per la prima.
</p>
<p>
E comunque, limitandosi alla sgradevolezza dell&#8217;assistere a pietosi siparietti ortofrutticoli con l&#8217;ostentazione di zucche multiformi grandi come il PIL del sudafrica, ci potremmo ancora stare: in fondo ognuno è libero di appagarsi sessualmente utilizzando la varietà preferita di cucurbitacea disponibile sul mercato. Ma sugli adolescenti autorizzati genitorialmente a infastidire interi vicinati al grido di &#8220;<em>dolcetto o scherzetto</em>&#8221; c&#8217;è da aprire una riflessione seria e consapevole. D&#8217;altronde viviamo in un epoca in cui, per quanto ne possiamo sapere, il dirimpettaio di pianerottolo potrebbe tranquillamente esercitare la professione di <em>scuoiatore di imberbi</em> come dopolavoro ferroviario. E per questo ottenere anche una detassazione sullo smaltimento rifiuti, per dire.
</p>
<p>
Non mi troverete mai daccordo su queste inopportune contaminazioni culturali, mi spiace. Ai miei tempi si usava incendiare automobili in sosta selvaggia sotto al condominio, al trentuno di ottobre. Così come del resto si faceva anche al tredici di maggio, per intenderci, proseguendo una strategia del terrore che &#8211; se non altro &#8211; aveva come positivo riscontro quello di liberare posti auto e agevolare la rinascita di sane abitudini come quella di circolare in bicicletta. Questo vi dimostra anche come un atto dai contorni discutibili possa poi assumere una valenza sociale. Pensate quali positivi risvolti si potrebbero trarre, chesso&#8217;, dallo <em>scuoiatore di imberbi</em>.
</p>
<p>
Datemi retta, lasciate i vostri figli tra le tiepide mura domestiche, evitando di esporli a rischi più grandi di quelli che potreste immaginare. Tipo di avermi come vicino. Di buono c&#8217;è che non faccio il ferroviere, ma al tempo stesso ricordatevi di ciò che facevo ai miei tempi.
</p>
<p>
Detto questo, vi sarete accorti che ho cambiato casa. O probabilmente anche no, dipende solo da quando è stata l&#8217;ultima volta che avete provato a bucarmi il blog. Beh, ora non potrete più farlo: c&#8217;ho lasciato il buco io stesso. Questo template si vede di merda con <em>Internet Explorer 8</em>, in compenso mi dicono che sia in grado di far crashare <em>Google Chrome</em> e rallenti visibilmente su <em>Firefox</em> e <em>Safari</em>. Avrei voluto scrivere quest&#8217;ultima frase consapevole di dirvi una sciocchezza, ma non è così. I feed potrete invece continare a leggerli tranquillamente, quelli non hanno <strong>mai</strong> funzionato.
</p>
<p>
Vi auguro un buon weekend, e per chi volesse unirsi a noi (in modi che differiscono dalla semplice carnalità con <em>plurale maiestatis</em>) credo avrete modo &#8211; domenica &#8211; di rintracciarmi <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=47743741326#/event.php?eid=157163136895&#038;index=1" target="_blank">qui</a>. Sarò quello vestito da ferroviere.</p>
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		<title>Facce da Bloffèst</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 09:54:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Riapertura straordinaria. Non aspettatevi saldi o sconti di fine stagione, ho tolto qualche fondo di magazzino per regalarlo ai poveri, ma il resto è rimasto come prima. Umido, polveroso, poco accogliente. Il negozio nuovo me lo stanno finendo di arredare.


Solo che &#8211; mi son detto &#8211; è inutile che si pubblichino foto come questa o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Riapertura <strong>straordinaria</strong>. Non aspettatevi saldi o sconti di fine stagione, ho tolto qualche fondo di magazzino per regalarlo ai poveri, ma il resto è rimasto come prima. Umido, polveroso, poco accogliente. Il negozio nuovo me lo stanno finendo di arredare.
</p>
<p>
Solo che &#8211; mi son detto &#8211; è inutile che si pubblichino foto come <a href="http://www.organirama.it/stripe_projector_blogfest.php" target="_blank">questa</a> o video come <a href="http://vimeo.com/6993664" target="_blank">questo</a>, in cui si declama a gran voce l&#8217;esistenza di un blogghe e poi, quando il malcapitato digita l&#8217;infausto indirizzo, si trova davanti un &#8220;<em>chiuso per ferie</em>&#8220;. Dai. Figura da peracottaro immonda.
</p>
<p>
Vi lascio alla visione dell&#8217;intervista tripla, con la necessaria premessa che nessun deficiente è stato convinto coercitivamente ad esserlo, per realizzare il filmato. &#8220;<em>Sono talmente avanti che certe volte mi guardo indietro e vedo il futuro.</em>&#8221; (cit.)</p>
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		<title>Il profumo del nulla</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 13:30:33 +0000</pubDate>
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Insomma, esiste quest&#8217;uomo sulla cinquantina, di un brizzolato educato, dai modi urbani, che avrà potuto fare Ottavio di nome, o al massimo Saverio, che entra in minimetro con tre valige di pelle nera praticamente perfette, intonse, di quelle a forma di parallelepipedo regolare, di un cubico quasi fastidioso, pulite, con le rotelline e la maniglia, [...]]]></description>
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</div>
<p>
Insomma, esiste quest&#8217;uomo sulla cinquantina, di un brizzolato educato, dai modi urbani, che avrà potuto fare <strong>Ottavio</strong> di nome, o al massimo <strong>Saverio</strong>, che entra in minimetro con tre valige di pelle nera praticamente perfette, intonse, di quelle a forma di parallelepipedo regolare, di un cubico quasi fastidioso, pulite, con le rotelline e la maniglia, che una valigia che si rispetti ha sempre le rotelline e la maniglia.
</p>
<p>
E quest&#8217;uomo, che ormai già chiamo amichevolmente <strong>Vinicio</strong>, parla al telefono con l&#8217;auricolare. Un auricolare bello composto e preciso, con il cordoncino privo di qualsiasi ansa, che un auricolare a filo che si rispetti è sempre più o meno attorcigliato, invece il suo è lineare in modo quasi fastidioso, come se lo avesse tenuto in tensione per mesi, per fare cosa poi. E parla altrettanto composto, educato, pacato, dando indicazioni a chissà chi in merito alla localizzazione di un certo posto in cui andranno messe &#8220;quelle cose&#8221;, con una dovizia di particolari altrettanto fastidiosa, che a descrivere un luogo grossomodo son capaci tutti, ma descriverne la topologia fino alle proprietà altimetriche è da pochi.
</p>
<p>
Dunque ti aspetti che un tipo così se ne vada in giro con un buon profumo di lavanda o di acqua di colonia, che passandoti accanto noteresti che schiuma da barba impiega per radersi, o almeno il dopobarba che usa, ma comunque qualcosa te lo aspetti. Invece niente, <strong>il profumo del nulla</strong>, come se avesse sterilizzato i suoi indumenti e la sua pelle al punto da privarla di qualsiasi fragranza. E la cosa ti insospettisce, perché da uomo che guarda i film d&#8217;orrore ti aspetti che sotto a questo gesto si nasconda qualcosa.
</p>
<p>
Perché <strong>Vinicio</strong> avrebbe dovuto rimuovere dalle sue vesti e dalla sua epidermide ogni traccia che l&#8217;olfatto potesse riscontrare? Cosa nascondono quelle valige così capienti e imperscrutabili, rigide e oscure? No, perché in quelle valige, <strong>Vinicio</strong>, potrebbe tranquillamente occultare un corpo, una salma, qualcosa che una volta aveva un nome e un cognome, o un marchio da azienda avicola, riponendolo in appositi contenitori adatti alla conservazione, ordinatamente, con tanto di inventario: <em>valigia due</em>, <em>scomparto sette</em>, <em>terza confezione dall&#8217;alto</em>, <em>rossa</em>, frazione di <strong>Gregorio Zarri</strong>.
</p>
<p>
Perciò, <strong>Vinicio</strong>, ora io mi chiedo cosa tu voglia fare di noi poveri disgraziati che stanno nella tua stessa carrozza. Quanti scomparti hai rimasto liberi nelle tue valige? Io gradirei un sacchetto giallo, se proprio devi. Ed ora perché ti frughi nella tasca interna del <em>paletot</em>? Cosa cercano le tue nodose mani? Una mannaia, un rasoio, una pistola, il biglietto del minimetro? Sarà una cosa veloce o soffriremo a lungo? Ci metterai in ordine di altezza e procederai dal più basso al più alto o, semplicemente, lascerai alla sorte scegliere chi scuoiare per primo? Ci addormenterai con un ritrovato chimico? Avrai il sorriso stampato mentre infierirai sulle nostre carni o anche in questo adotterai la compostezza ed il rigore che così chiaramente ti contraddistinguono? Diccelo.
</p>
<p>
Che poi, alla resa dei conti, tante domande non me le sarei nemmeno poste, ovviamente. <strong>Se non avessi il raffreddore</strong>, insomma.</p>
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		<title>Povero cristo non più cristo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 11:30:12 +0000</pubDate>
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E alla fine, quel cristo riuscì ad essere un po&#8217; meno cristo. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/04/post-trentaquattro.jpg" alt="Post: Trentaquattro" title="Post: Trentaquattro" width="510" height="180" class="size-full wp-image-614" />
</div>
<p>
E alla fine, quel cristo riuscì ad essere <strong>un po&#8217; meno cristo</strong>. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in banca, o il posto statale, o quelle assurdità che chiamiamo <em>certezze</em>.
 </p>
<p>
Guerra. <strong>Sacrificio</strong>. Della vita pensava di aver assaggiato l&#8217;amaro e lo sciapo, il brutto, lo squallore e il nero, soffrendo e perdendo. Il <strong>fondo</strong> non esiste, è un&#8217;illusione che l&#8217;uomo si inventa per la paura di cadere ancora più in basso, di mostrarsi debole e pessimista. Il fondo è fragile, una volta raggiunto si sgretola e apre un nuovo baratro, un nuovo dolore, un nuovo fondo. E la <strong>vetta</strong> non esiste, è eterea, chiunque sano di mente pensi di averla raggiunta dovrà prima o poi accettare che c&#8217;è un altro gradino che porta più in alto.
 </p>
<p>
E fu così che il cristo <strong>scese dalla croce</strong>, imprecò, riprese vita, la cambiò, si accorse che anche i ladroni erano poveri diavoli e diede loro una mano a redimere i loro peccati. Come se nel peccato ci fosse qualcosa da cui dover essere redenti, come se qualcuno potesse giudicare cos&#8217;è peccato e cosa no, come se pregare il tuo gesù insieme ad altri mille fosse buono e giudicare questi mille con dieci regolette pure: e invece <strong>no</strong>.
 </p>
<p>
È che anche il cristo c&#8217;aveva <strong>i suoi limiti</strong>, povero diavolo. Sentirsi sempre <em>melanzana</em> al banco frigo, confuso tra gli altri ortaggi, anonimo nella sua appartenenza ad un <em>genere</em> e così troppo simile ai suoi simili: era diventato davvero insostenibile. Aveva grandi <strong>sogni</strong>, lui: diventare sontuosa <em>parmigiana</em>, eccellere per amarezza e gusto, farsi cucinare da <em>Vissani</em>, sentirsi pasteggiato con un ottimo <em>Traminer</em> del Trentino, che non son cose da poco, per una <em>melanzana</em>. Ma anche andare a male degnamente, fiero del suo avvizzirsi, senza nessuno che lo tagliasse a fette sottili per poi accorgersi che in fondo era un po&#8217; passato e gettarlo nel cestino. Che un cestino non la meritava, quella <em>melanzana</em>.
 </p>
<p>
C&#8217;è che poi a trentaquattro anni, oggettivamente, non si è più un cristo. E anche come melanzana, diciamocelo, <strong>è un po&#8217; poco</strong>.</p>
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		<title>Il pensiero della morte</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 11:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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È la dura legge del contrappasso: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del pessimismo e dell&#8217;ottimismo: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un&#8217;altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/03/post-morte.jpg" alt="Post: Morte" title="Post: Morte" width="510" height="180" class="size-full wp-image-609" />
</div>
<p>
È la dura <strong>legge del contrappasso</strong>: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del <em>pessimismo</em> e dell&#8217;<em>ottimismo</em>: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un&#8217;altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi vien da pensare, con una certa regolarità, che prima o poi la fetta di pane non cadrà dal lato imburrato (i veri ottimisti sperano addirittura che la fetta di pane smetta di cadere&#8230; ah, tapini), ai secondi passa ogni tanto per la testa che l&#8217;aereo su cui hanno deposto le terga potrebbe anche precipitare (i veri pessimisti immaginano anche di salvarsi e continuare la loro grama vita in qualità di tronchi umani&#8230; ah, tapini). E nonostante ciò possa assumere gli imbarazzanti contorni del paradosso, passare dall&#8217;una all&#8217;altra sponda è questione di istanti. Come a ritrovarsi sodomizzati in carcere nell&#8217;ora della doccia, per dire.
</p>
<p>
In tutto questo c&#8217;è <strong>il pensiero della morte</strong>, che attraversa senza timore le esistenze degli uni e degli altri, di femmine e maschi, di gay e lesbiche, di savi e pazzi, di Umberti Echi e di Oriane Fallaci, così, ogni tanto, alla mattina presto, mentre fai colazione, tra una fetta biscottata e un&#8217;occhiata alla <em>Gazzetta</em>. <strong>La morte</strong>, presuntuosa e sterile, purificatrice soluzione della nostra esistenza, puoi scommetterci che arriva. E se proprio vuoi andare in &#8220;<em>sure-bet</em>&#8220;, armati di corda, sapone e trespolo e fai la tua puntata, <em>dude</em>.
</p>
<p>
Della morte si dicono un sacco di cose, <strong>perlopiù stronzate</strong>, dette da gente viva che immagina, o peggio dette da gente che crede di essere stata morta e invece ha visto solo la prima delle seicentosessantasei porte che conducono all&#8217;inferno, o a qualsiasi cosa ci sia dopo. Anche <strong>il nulla</strong>. Poi ci sono i cattolici e la questione dell&#8217;anima e le robe della vita eterna, i 21 grammi e la risurrezione. Tutte cose che &#8211; mi capirete &#8211; non esistono in natura, ma a quanto pare tirano ancora più di <em>Amici di Maria</em> e dei <em>reality</em>, e questo in <em>Mediaset</em> non riescono a mandarlo giù.
</p>
<p>
Il fatto è che <strong>quando sei morto, sei morto</strong>. Se quando sei morto, ma davvero morto, ti attaccano al 220 volts nella flebile speranza di rianimarti, tutto quello che i tuoi aguzzini possono ottenere è un cadavere con le estremità cauterizzate e un immondo olezzo di carne morta bruciata, che alcuni popoli arabi considerano piacevole appendice olfattiva ad un notevole <em>kebab</em>, ma solo alcuni popoli arabi. Se <strong>torni indietro</strong>, se ti risvegli, se torni vivo, allora non eri morto, morto vero. Al limite, potrai constatare tu stesso, te la sei fatta in mano come pochi: ma più di un paio di mutande sgommate non potrai presentare, come trofeo.
</p>
<p>
Della morte si dice che <strong>si può accettare</strong>, come se quando ti crepa un amico ci fosse un gesù cristo (o una divinità affine e/o consanguineo più o meno anziano) che si presenta qualche minuto prima e ti propone un foglio con le condizioni sulla privacy. Io quelli che accettano la morte non li ho mai capiti, e in generale non capisco cosa ci sia da accettare nella morte (di un altro, che di se stessi mi pare un po&#8217; esagerato)&#8230; che sperino forse che non accettando la dipartita il cristiano sia in grado di rialzarsi? Nemmeno il <em>Viagra</em> fa di questi miracoli&#8230;
</p>
<p>
Però, <strong>un pensierino, alla morte</strong>, prima o poi ce lo facciamo tutti. Alzi la mano chi in vita sua non ha mai detto almeno in una occasione: &#8220;<em>vorrei morire nel sonno</em>&#8221; o ancora &#8220;<em>morire mangiando/ridendo/facendo all&#8217;amore/senza accorgermene</em>&#8221; o meglio &#8220;<em>vorrei non morire mai</em>&#8220;. Bella forza. Io adoro chi dice &#8220;<em>speriamo che muoia soffrendo, di stenti, con i gangli polmonari in cancrena, sudando sangue, dissanguandomi lentamente, attaccato da una murena, attaccato ad un cavo dell&#8217;alta tensione scoperto, attaccato (in quanto &#8220;unito&#8221;) ma anche smembrato, divorato, dilaniato dai cani, lapidato, in modo violento e doloroso</em>&#8220;. E&#8217; gente con le palle, questa. Inconsapevole ma con le palle.
</p>
<blockquote><p>
<strong>Cristo</strong>: Ora stravolgerò tutti i pensieri che hanno accompagnato la tua squallida esistenza riguardo alla morte e alle sue implicazioni.<br />
<strong>Clock</strong>: Si, ma fai piano.<br />
<strong>Cristo</strong>: Dimmi, che ne pensavi della morte?<br />
<strong>Clock</strong>: Che uno era morto, morto vero, se non risorgeva dopo tre giorni.
</p></blockquote>
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		<title>Così, per farvelo sapere…</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 08:46:10 +0000</pubDate>
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Volevo tacere, ma la folla mi reclama a gran voce: vogliono la mia testa. Mai nessuno che si accontenti della mia croce, insomma. Guardate che è una bella croce, sapete, quasi croce e delizia. Ho capito, non vi interessa il genere.


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</div>
<p>
Volevo tacere, ma <strong>la folla</strong> mi reclama a gran voce: vogliono la mia testa. Mai nessuno che si accontenti della mia croce, insomma. Guardate che è una bella croce, sapete, quasi croce e delizia. Ho capito, non vi interessa il genere.
</p>
<p>
D&#8217;altronde lo sapevo che divulgare a mezzo stampa i redditi di un intero comune del centroitalia avrebbe potuto avere dei risvolti poco piacevoli. Scherzo, ho divulgato solo quelli del mio vicino di casa, il quale ha la gradevole abitudine di copulare, rumorosamente ma in tempi record, tra le 23.25 e le 23.40 di ogni santo giorno. Beato lui, direte voi, peccato che spesso inizi ai 38. Volevo capire se guadagnava a sufficienza per potersi permettere una diversa femmina per notte o se era semplicemente un pirla. È un pirla che può permettersi una femmina a notte. Sempre ammesso che <strong>siano femmine</strong>.
</p>
<p>
Sto divagando. La verità è che mi sono messo a scrivere di <strong>musica e dintorni</strong>, specialmente dintorni, facendo anche finta di capirci qualcosa, dei dintorni. Una prima bozza potrete trovarla <a href="http://www.radiosnj.com/blog/2009/02/24/coldplay-in-concerto-istruzioni-per-luso/" target="_blank">qua</a>. Del resto, potevo esimermi da una collaborazione di simile pregio, visti i tempi che corrono? Certo che potevo farlo, ma un dispetto non si nega mai a nessuno, figuriamoci a questo centinaio di lettori.
</p>
<p>
Voi siete veramente <strong>matti</strong>. E detto da me&#8230;</p>
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		<title>Arriva il giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 06:00:15 +0000</pubDate>
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Prologo

Dovevi capirlo che la vita non era così come l&#8217;avevi immaginata. No, hai fatto di peggio, hai proprio immaginato la vita, hai visto cose che non esistevano, hai creduto così fortemente a quel che avevi sapientemente decorato intorno alla realtà dei fatti che l&#8217;hai fatta diventare una nuova realtà. Ma nella tua immaginazione. Bella, eh, [...]]]></description>
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</div>
<h4>Prologo</h4>
<p>
Dovevi capirlo che la vita non era così come l&#8217;avevi <strong>immaginata</strong>. No, hai fatto di peggio, hai proprio <strong>immaginato la vita</strong>, hai visto cose che non esistevano, hai creduto così fortemente a quel che avevi sapientemente decorato intorno alla realtà dei fatti che l&#8217;hai fatta diventare una nuova realtà. Ma nella tua immaginazione. Bella, eh, non c&#8217;è che dire. Quasi perfetta.
</p>
<p>
Ci hai messo troppo <strong>impegno</strong>, troppa <strong>dedizione</strong>, troppi <strong>sacrifici</strong> anche, che il sacrificio fa parte del mestiere di vivere, questo lo sappiamo entrambi, ma vale la pena sacrificare una vita per la vita? No davvero, vale la pena sacrificare la <strong>tua</strong> vita per un&#8217;altra vita, che non sia quella di tuo figlio o del sangue del tuo sangue?
</p>
<p>
Perciò hai <strong>scelto</strong> la strada che reputavi migliore: non per te, certo, ma per il <strong>disegno</strong>. Hai costruito ed inseguito le tue aspettative &#8211; naturale &#8211; facendo diventare <strong>tuo</strong> quello che in realtà è sempre stato di altri, è sempre stato <strong>suo</strong>. Solo suo. Ed hai sbagliato: come l&#8217;uomo sbaglia, hai sbagliato anche tu. Ripetutamente.
</p>
<p>
Ed hai inevitabilmente finito per <strong>idealizzare tutto</strong>, e per farti andare bene anche l&#8217;intollerabile, purchè soddisfacesse il disegno, purchè ti garantisse equilibrio e stabilità, purchè assecondasse la tua effimera tranquillità: i suoi gesti, le sue parole, le sue azioni. Ecco, la <strong>sua</strong> vita.
</p>
<p>
Poi arriva il giorno in cui <strong>apri gli occhi</strong>.
</p>
<h4>Epilogo</h4>
<p>
E così arriva il giorno che la sua sgradevole <strong>supponenza</strong> nel dirti le cose ti scivola addosso, che pensi &#8220;<em>e dunque?</em>&#8221; di fronte all&#8217;ennesima <strong>provocazione</strong>, e che il suo odiosissimo &#8220;<em>fare superiore</em>&#8221; ti appare esattamente nella sua <strong>penosità</strong> di fondo. Ma non è immediato, lo ragioni solo dopo. Solo dopo aver visto la vita con occhi diversi, che in fondo sono solo <strong>i tuoi occhi</strong>, prima annebbiati dal sentimento, dalla quotidianità, dal conformismo e dalle innegabili necessità di sopravvivenza.
</p>
<p>
Ora invece <strong>è nuda</strong>, ogni suo gesto percettibile, ogni espressione evidente, ogni parola soppesabile, ogni azione ineludibile e &#8211; cosa meravigliosa &#8211; quell&#8217;essenza prima celata ora non è più nascosta ne trascurabile, ora vedi tutto così com&#8217;è. Forse non lo sai ma la tua vita inizia adesso, adesso che vedi le cose come stanno e non come te le sei sempre immaginate.
</p>
<p>
Arriva il giorno che prendi la tua vita in mano e la guardi. <strong>E&#8217; bella</strong>.</p>
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		<title>Lettera a un amico che può (deve) trovare una soluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;che cosa ci faccio io qui&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;<strong>che cosa ci faccio io qui</strong>&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a quadri. Poi ovviamente lei è andata a dormire dall&#8217;amica, consapevole del rischio che &#8211; ubriaco fradicio e completamente incosciente com&#8217;eri &#8211; avresti potuto far cilecca.
</p>
<p>
Ad ogni modo, a tutti capita: ti svegli un bel giorno e <strong>lei non è più lei</strong>. C&#8217;ha i peli sotto le ascelle così lunghi che senti forte il desiderio di rinverdire i bei tempi andati in cui ti dilettavi a fare gli scooby-doo, scopri che il corso di cucito a cui partecipa da mesi tutti i venerdì sera ha in realtà luogo in un sottoscala del tuo condominio e l&#8217;insegnante si chiama <em>Attilio</em>, percepisci chiaramente che il vostro legame ha raggiunto un momento di rilassamento tale che l&#8217;unica cosa che può seguire ora è il suicidio&#8230; Cose del genere, insomma. Ora non stiamo qui a cercare colpe, tanto sai benissimo che &#8211; in un modo o nell&#8217;altro &#8211; <strong>la colpa sarà tua</strong>: e questo a dispetto della logica secondo la quale non è mai colpa di uno solo (consapevolezza che lei per prima ti manifesta da anni), poiché i tuoi amici ti han sempre coperto. Porco.
</p>
<p>
Certo, non capita a tutti. Qualcuno infatti <strong>viene ucciso nel sonno</strong>, qualche tempo prima. Ma a te è andata bene, amico: ti sei accorto. Ti sei svegliato quella mattina e hai detto &#8220;<em>che cosa ci faccio io qui</em>&#8220;? Non è da tutti, in effetti, dormire una notte sana sulla tazza del gabinetto, ma tu ce l&#8217;hai fatta, ed ora ti interroghi &#8211; giustamente &#8211; sulla tua natura di uomo, sulle condizioni e sulle prospettive che questa posizione ti ispira: una vita di merda, dunque.
</p>
<p>
Ovvio, capisco che la tua situazione &#8211; adesso &#8211; è decisamente pesante, gravosa, poco serena. Ma vedrai, <strong>andrà anche peggio</strong>. Tu dai il tempo alla situazione di peggiorare e quella ti sovrasterà. Quella <em>lei</em>, non la situazione. E sarà una cosa atroce alla quale non ti potrai sottrarre, ma nemmeno addizionare o dividere: niente. Starai sotto e <strong>soffrirai</strong> di stenti e bacchettate sulle nocche delle mani, quando ti andrà bene; perché ricorda che c&#8217;è sempre il sale grosso, dal quale dovresti cercare di tenerti il più possibile lontano.
</p>
<p>
E&#8217; dunque necessario trovare un modo per uscire da questo <em>cul-de-sac</em> senza che nessuno (lei) possa in alcun modo sospettare circa le tue intenzioni. Ora, se ti interessa proseguire nel tuo viaggio di vita, sei chiaramente libero di farlo: eventualmente ti rimando a <a href="http://www.terzadicopertina.com/2009/lettera-ad-un-amico-che-deve-farsi-divorziare/" target="_blank">questo post</a> che ti spiegherà cosa fare in seguito. Ma visto che sei ancora in tempo, io ti offro ora, qui, aggratise, la soluzione definitiva, quella che un giorno mi dirai &#8220;<em>grazie, se non era per te oggi era di sale grosso&#8230;</em>&#8220;. Ah, se lo farai, amico. Eccome se lo farai.
</p>
<p>
Si tratta di preparare <strong>tutto nei minimi dettagli</strong>. Ti ci vorrà almeno un giorno a fare il censimento di tutto quello che è tuo e tutto quello che è suo. Ti consiglio di valutare direttamente tutto ciò che non è suo, perchè tutta la roba che non è sua non è tua per diretta conseguenza del fatto che non è sua, ma ovviamente è di entrambi. Dunque avremo tre mucchietti: le cose sue <sup>(A)</sup>, le cose di entrambi <sup>(B)</sup> e la polvere nell&#8217;angolo della sala <sup>(C)</sup>. E&#8217; evidente che vorrai rinunciare alla polvere <sup>(C)</sup>, e che dovrai rinunciare alle cose sue <sup>(A)</sup>, in quanto sue. A questo punto, delle cose di entrambi <sup>(B)</sup>, seleziona solo quelle utili&#8230; ecco, quelle sono ancora sue (perciò mettile su <sup>(A)</sup>). Ti resterà, se tutto va bene, la scheda <em>Mediaset Premium</em> e il pelapatate <em>Kralle</em> comprato all&#8217;Ikea. Che è tuo solo perchè rotto, che ti credevi? Non ti ci dovrebbe voler molto, poi, a confezionare una sportina con la tovaglietta a quadri da picnic sdrucita che sta nell&#8217;ultimo cassetto della cucina. No, non quella, quella è quella che avete usato la sera del suo ventottesimo compleanno, bastardo. Vuoi privarla di quella tovaglia? Sei veramente un bastardo. No, al limite prendi un tovagliolo, tanto per la scheda <em>Mediaset Premium</em> e dei rimasugli di pelapatate, credimi, basta e avanza.
</p>
<p>
Ora devi attendere che la notte faccia il suo sporco lavoro, calando impietosamente sul giorno che muore. Tu <strong>dovrai fare qualcosa, stasera</strong>. Dovrai dirle che vai a fare una cosa, una qualsiasi cosa: ti chiedo solo di evitare la pietosa scusa del pacchetto di sigarette, anche perchè il fatto che tu non fumi (sigarette) potrebbe insospettirla. E lei non deve sospettare nulla. Niente. Ricorda: in questa situazione la parola d&#8217;ordine è NIENTE. Mentre dall&#8217;altra parte, infatti, la parola d&#8217;ordine è PER SEMPRE, qui siamo all&#8217;opposto. Qui siamo al NIENTE. Hai presente la potenza di un NIENTE contro il fluire indiscriminato del tempo e del futuro che si configura nella mente di una donna non ancora realizzata socialmente parlando? E per donna &#8220;<em>non ancora realizzata socialmente parlando</em>&#8221; intendo ovviamente &#8220;<em>non riprodotta</em>&#8220;. E&#8217; come se prendessi un metalmeccanico qualsiasi e gli dicessi che non vedrà mai la pensione, lui che aveva già fatto un pensierino sopra al monolocale a Redipuglia.
</p>
<p>
E&#8217; il <strong>momento di farlo</strong>. Lei uscirà con le sue amiche, tanto tu devi andare a fare quella cosa, che ora indicheremo come &#8220;<em>partita di calcetto</em>&#8221; ma che tu potrai trasformare quando vuoi in &#8220;<em>salto al pub con gli amici</em>&#8221; o &#8220;<em>pisciata del cane</em>&#8220;. Ma mai &#8220;<em>comprare il pacchetto di sigarette</em>&#8220;, te lo ricordi? &#8220;Niente&#8221;: tieni a mente anche questo. Perciò lei uscirà, tu raccoglerai il tovagliolo con la <em>Mediaset Premium</em> e i frantumi del pelapatate, ci infilerai due biscotti per le prime necessità, farai sparire i porno argentini che stanno sulla mensola della sala, ingurgitandoli, e ti chiuderai la porta alle spalle. E <strong>SCOMPARIRAI</strong>.
</p>
<p>
Si, hai capito benissimo. <strong>Scompari.</strong> Cambi nome, ti tagli la barba, ti fai crescere i capelli, metti gli occhiali, arrivi in orario al lavoro, insomma fai tutta quella roba che non hai mai fatto: perchè tu ora devi essere &#8220;NIENTE&#8221;, quasi nessuno, sicuramente irriconoscibile, ma proprio non devi essere più tu. E non torni più, eh, e parlo di anni, almeno.
</p>
<p>
Certo, dovrai aver organizzato con una certa sapienza la tua scomparsa. Perciò avrai anticipatamente <strong>rassegnato le dimissioni</strong> da dipendente con contratto a tempo indeterminato per fruire di un rapporto di collaborazione occasionale a progetto per un quinto dello stipendio che percepivi precedentemente, ma questi son cazzi tuoi.
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<p>
<strong>I lavoro/i tuoi colleghi</strong>: loro devono sapere, perchè quando lei chiamerà in ufficio per cercarti (e questo avverrà indicativamente la mattina successiva), tutti dovranno dire che non ti conoscono, che uno con il tuo nome li non lavora, che l&#8217;unico che ha lavorato li con quel nome è scomparso, che loro non sanno &#8220;NIENTE&#8221; e &#8211; soprattutto, cosa fondamentale &#8211; che se lei non smette di importunarli, loro (si, quei bastardi dei tuoi colleghi) faranno in modo che tu non possa ritornare mai più a casa! Questo solitamente spiazza.
</p>
<p>
<strong>Gli amici</strong>: qui il discorso è più complicato, ma la sostanza non cambia. Fai una cosa: scompari anche per loro. A questo punto suppongo ti converrà cambiare città, ma fidati, non avrai modo di pentirti di questa saggia decisione, nell&#8217;eventualità che tu debba prenderla. In ogni caso sostituisci il numero di telefono, ma l&#8217;altro (quello vecchio) non gettarlo: semplicemente tienilo spento, fa più fico e potranno andare a cercarti invano a &#8220;<em>Chi l&#8217;ha visto?</em>&#8220;.
</p>
<p>
<strong>La famiglia</strong>: la famiglia deve sapere. Deve sapere il punto esatto dove sei scomparso per avere una tomba su cui piangerti, ma che nessuno sappia mai che sei ancora vivo! E soprattutto che ora usi il falso nome di tuo cugino <em>Alotte</em> (anche lui comprato all&#8217;Ikea). Non sarebbe una cattiva idea fingersi morto anche per l&#8217;erario, vedi tu, quel che riesci a fare&#8230;
</p>
<p>
Non c&#8217;è bisogno che ti dica che dovrai affrontare momenti di <strong>solitudine e tristezza</strong>, specie quando non ci sarà il posticipo e t&#8217;avranno staccato il telefono, ADSL compresa, andrai in bagno a pisciare e non troverai più la carta igienica, per pranzo ci saranno i panzerotti surgelati (si, surgelati) tutta la settimana, e il sabato mattina non dovrai più litigare con nessuno per portar giù la spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di sabato. Potresti anche perdere il concetto di panzerotto, alla lunga.
</p>
<p>
Però non ignorare anche i <strong>risvolti positivi</strong> che questa nuova condizione ha da offrirti: flatulenza libera ed autorizzata nei pressi del locale adibito a dormitorio (con possibilità di estendere la <em>no-fly-zone</em> ad un perimetro allargato all&#8217;intera abitazione), nessuna limitazione di orario o timesheet da rispettare, assoluta libertà di pensiero ed organizzazione razionale della propria vita, ma soprattutto potrai ricostruire una identità dignitosa su <em>Facebook</em>. Una senza scritto &#8220;<em>Situazione sentimentale: disgraziato</em>&#8221; sul profilo, insomma.
</p>
<p>
Certo, potresti anche valutare l&#8217;ipotesi di <strong>ritornare</strong>, un giorno, tipo dopo dieci anni. Imbracciando la borsa da calcetto, spalancare la porta di casa ed urlare &#8220;<strong>Abbiamo vinto!</strong>&#8220;. Il fatto che troverai in casa un camionista di Nogarolo Rocca, un paio di pischelli ed una poltrona in Alcantara infilata nell&#8217;angolo in cui custodivi gelosamente i tuoi bonghi, non deve inquietarti. Il fatto che invece la tua ex-ragazza è il camionista di Nogarolo Rocca, ecco, quello dovrebbe inquietarti.
</p>
<p>
<strong>Morale della favola</strong>, figliuolo, considera sempre che nella vita si hanno al massimo un paio di illuminazioni: una quando capisci che l&#8217;Inter non potrà mai vincere niente senza soffrire (o &#8211; ancora peggio &#8211; non potrà mai vincere niente) e l&#8217;altra quando l&#8217;Inter lo vince davvero, qualcosa. <strong>Non sprecarle</strong>.</p>
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		<title>Work around</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 13:31:20 +0000</pubDate>
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Sto seriamente valutando l&#8217;ipotesi di cambiare lavoro. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del secondo lavoro: il primo, quello di parassita della società, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all&#8217;erario il corrispettivo richiesto per non [...]]]></description>
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</div>
<p>
Sto seriamente valutando l&#8217;ipotesi di <strong>cambiare lavoro</strong>. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del <strong>secondo lavoro</strong>: il primo, quello di <em>parassita della società</em>, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all&#8217;erario il corrispettivo richiesto per non guardare mai la televisione, lascio passare le signore anziane alla cassa del supermercato, lascio passare le signore alla cassa del supermercato, non importuno la cassiera del supermercato (specie quando si chiama &#8220;<em>Davide</em>&#8220;), infrango raramente la legge e &#8211; comunque &#8211; alla fine raccolgo sempre i frammenti, sono educato (ma esistono parassiti educati, lo sappiamo) e mi faccio spesso il bidet (ecco, parassiti che si detergono abitualmente, invece, non ne conosco).
</p>
<p>
A parte gli scherzi, cambiare lavoro oggi è davvero <strong>un problema</strong>. Innanzitutto il concetto di <strong>cambiare</strong> lavoro presuppone l&#8217;esistenza di una occupazione precedente, requisito che è diventato più raro &#8211; in termini statistici &#8211; della possibilità di trovare un&#8217;impiegato normale nel mio ufficio. E vi assicuro che nel mio ufficio siamo tutti più o meno al mio livello, a parte qualche mattonella non proprio in piano.
</p>
<p>
Poi, ovviamente, un nuovo lavoro <strong>devi trovarlo</strong>. Non lo vendono più in confezioni monoporzione alla <em>COOP</em>, scordatelo. Ci vogliono agganci, conoscenze, spinte, una discreta prestazione sessuale non guasta (e non pensare di cavartela per il solo fatto di essere un sessantenne prossimo alla pensione, ormai i datori di lavoro non hanno più dignità!) e la rinuncia a ferie, festività, integrazioni retributive, benefit, straordinario pagato, tredicesima e quattordicesima, pausa caffè, uso dei servizi igienici, aria. Chiaramente lo stipendio sarà parametrato al costo della vita: il particolare secondo cui la valutazione viene fatta sula base del livello medio salariale del <em>Burkina Faso</em> è scritta in <span style="font-size: 6px;">Arial 6pti</span>, diciottesima pagina, capoverso <em>ZB</em>, comma <em>2</em>, dell&#8217;appendice alle clausole, ovviamente come <sup>nota</sup>; contemporaneamente, in carta calcante, firmerai anche una liberatoria sull&#8217;uso indiscriminato delle tue parti molli in caso di necessità aziendali.
</p>
<p>
Inoltre, non ci si può <strong>inventare</strong> saldatori quando la nostra formazione scolastica ci ha chiaramente condotto ad ottenere la piena conoscenza della storia del <em>Peloponneso</em>, ma solo quella. Ne si può sperare che un gommista di <em>Segrate</em> arriverà un giorno a scrivere su un quotidiano come corrispondente dall&#8217;estero (almeno non restando a <em>Segrate</em>, ovvio). Dunque, cambiare proprio tutto tutto è ben difficile, e spostarsi semplicemente di piano passando alle segreterie&#8230; non vale. Conosco solo un ex-macellaio che è diventato <strong>killer</strong> su commissione, ma ovviamente non fa storia (seppure miete vittime).
</p>
<p>
Che poi al mio lavoro ci sono <strong>affezionato</strong>, direi come un gatto alla propria lettiera: l&#8217;unica differenza è in quello che io faccio al lavoro e in quello che il gatto fa nella lettiera. Non mi sognerei mai di cospargere il mio software di sabbia, insomma. Però il topo per il gatto lo uso quotidianamente, perciò la lettiera come metafora del lavoro può anche starci. Tra l&#8217;altro, sono allergico ai gatti, ma &#8211; ringraziando il cielo &#8211; non al lavoro. Forse perché al lavoro <strong>non ci sono gatti</strong>.</p>
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