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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2italiantitles.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemtitles.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322</atom:id><lastBuildDate>Sat, 07 Nov 2009 00:11:39 +0000</lastBuildDate><title>COMUNICAZIONE CONDIVISO</title><description>Pensiero libero sulla bigenitorialita' e sui diritti dei figli minori nella separazione</description><link>http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Giorgiogal)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>119</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link 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url="http://2.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/StX44eERksI/AAAAAAAABPk/EhMKeu0lYCw/s72-c/stereotipi_di_genere.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><description>Di solito siamo portati a considerare vittime degli stereotipi di genere le donne, ingabbiate in un pensiero sociale dominante fondamentalmente maschilista. In realtà non è sempre così. In certi ambiti, come quello genitoriale, a essere vittime degli stereotipi di genere sono più spesso gli uomini padri. Dopo aver letto l'articolo vi invitiamo a guardare il video in fondo alla pagina per capire di cosa stiamo parlando: nonostante sia tratto da un film commedia rende molto bene l'idea di stereotipo di genere e di come più o meno inconsciamente la società sia portata a considerare la cura dei bambini una "faccenda da donne".



Cos'è lo stereotipo

Lo stereotipo è un insieme di credenze, rappresentazioni ipersemplificate della realtà e opinioni rigidamente connesse tra di loro, che un gruppo sociale associa a un altro gruppo.

Il termine (dal greco stereòs=rigido e tòpos=impronta), viene introdotto per la prima volta nelle scienze sociali da Walter Lippmann nell’ambito di uno studio sui processi di formazione dell’opinione pubblica (1922). Secondo Lippmann il rapporto conoscitivo con la realtà esterna non è diretto, ma mediato dalle immagini mentali che di quella realtà ciascuno si forma. Tali immagini (gli stereotipi appunto) altro non sono se non delle semplificazioni grossolane e piuttosto rigide che il nostro intelletto costruisce quali “scorciatoie” per comprendere l’infinita complessità del mondo esterno. Proprio la rigidità intellettuale, la scarsa elasticità ci fa applicare le nostre mappe mentali alla realtà, ci fa ricorrere a luoghi comuni e opinioni non verificate. Quelle idee dure a morire: caratteristica degli stereotipi è infatti la loro persistenza anche attraverso le generazioni, quasi indifferente alla realtà che nel frattempo si evolve e modifica le condizioni in cui avevano avuto origine e senso.



Gli stereotipi di genere



Gli stereotipi di genere sono una sottoclasse degli stereotipi. Quando si associa, senza riflettere, una categoria o un comportamento a un genere, si ragiona utilizzando questo tipo di stereotipi. Gli esempi sembrerebbero banali, ma non è così, perché gli stereotipi non solo condizionano le idee di gruppi di individui, ma hanno anche conseguenze sul modo di agire e sulla società. Non è un caso se la maggior parte di noi associa un ingegnere o uno chef a un uomo, mentre secondo le nostre mappe mentali l’insegnante di scuola materna è una donna. Associazioni che nella nostra mente scattano automatiche e che quindi sono molto difficili da estirpare o cambiare. L’uso degli stereotipi di genere conduce infatti a una percezione rigida e distorta della realtà, che si basa su ciò che noi intendiamo per “femminile” e “maschile” e su ciò che ci aspettiamo dalle donne e dagli uomini. Si tratta di aspettative consolidate, e non messe in discussione, riguardo i ruoli che uomini e donne dovrebbero assumere, in qualità del loro essere biologicamente uomini o donne (stereotipi di genere)



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Promosso dal Coordinamento Nazionale della Paternità (CNP), l'evento è sponsorizzato da un gruppo di imprenditori del Nord , sensibili ai temi della Paternità. E' il secondo appuntamento ( scadenza biennale) che si svolge sul tema della Peternità. Il primo si è avuto il 24 settembre 2007 ed ha visto una grande partecipazione di pubblico e di autorità.



L'intera giornata sarà dedicata ai temi della Paternità come valore per la Famiglia e per la Società, vista anche in un'ottica di prevenzione dei fenomeni di devianza giovanile (bullismo, alcool e droga) e sostegno alle politiche familiari e giovanili.





Sito ufficiale: www.festadellapaternita.blogspot.com 





Sempre più spesso e da troppo tempo il ruolo paterno è strumentalmente escluso dai processi di insegnamento ed educazione dei figli, salvo poi lamentare e colpevolizzare la sua assenza quando accadono episodi di delinquenza giovanile legati a consumo di alcol e droga: nessun patto di Corresponsabilità tra Società e Famiglia, per arginare fenomeni di bullismo giovanile, potrà mai esserci senza la presenza autorevole del Padre, nella Famiglia, nella Scuola, nella Società.



La prima Festa Italiana della Paternità si svolgerà presso il Green Park Boschetti di Montichiari in provincia di Brescia, lunedì 28 settembre 2009.



La mattinata ed il pomeriggio saranno riservate alle Associazioni di Padri e Genitori Separati, Movimenti Maschili e Femminili mentre al pomeriggio si svolgerà, a partire dalle ore 18.00, il Convegno dal titolo: la Paternità è un valore per la Famiglia e per la Società.



Importanti presenze del mondo politico e culturale daranno uno spessore tutto particolare all'evento che già dalle prime battute organizzative si presenta come l'evento dell'anno.

Al termine della conferenza, il titolare della struttura offrirà la cena a tutti i partecipanti la manifestazione.



I primi di settembre sarà reso noto il programma definitivo della festa con presenze ed iniziative che vedranno impegnati gli organizzatori per tutto il giorno, dalle ore 11.00 alle ore 24.00







Patrocinato da:













Comune di

Montichiari



Regione

Lombardia

 

Consiglio

Regionale

della Liguria


Ente promotore:



Coordinamento Nazionale della Paternità - CNP



Adesioni:



Coordinamenti Nazionali:

FENBI ( Federazione Nazionale per la Bigenitorialità).

CNB (Coordinamento Nazionale per la Bigenitorialità),





Associazioni nazionali e territoriali.





Gesef, PapaseparatiLombardia PSL, Genitori Sottratti per la Bigenitorialità Emilia Romagna, Papà e Mamme Separati di Brescia e Mantova, Papàseparati di Brescia, Figli per Sempre di Varese, Genitori Ancora di Cremona, Assopapà Laut di Roma, Papaseparati e Figli Onlus, Torino.





Movimenti Culturali Nazionali:





CCDU( Comitato Cittadini Diritti Umani),...&lt;br/&gt;
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I ricercatori hanno infatti scoperto delle differenze nel cervello, nella socialità, nella personalità e nella risposta a ormoni negli individui cresciuti senza padre.
Nella ricerca, pubblicata sulla rivista New Scientist, è stato utilizzato il topo della California. Questa specie, come l'uomo, è monogama e le coppie tendono ad allevare i figli assieme . I ricercatori hanno separato i giovani topi dai loro padri e misurato i cambiamenti della corteccia prefrontale nei giovani topi, assieme alla loro risposta all'ormone ossitocina . Questo ormone è rilasciato durante le interazioni sociali, regolate anche dalla corteccia prefrontale .

I giovani topi senza padre avevano una risposta minore all'ossitocina così come un cambiamento nell'attività della corteccia prefrontale. Erano meno interessati verso gli altri topi, e si ignoravano tra di loro se messi nella stessa gabbia.
Per i ricercatori, che presenteranno i risultati del loro studio al World Congress of Biological Psychiatry di Parigi, la mancanza del padre scatenerebbe quindi delle reazioni biochimiche che rendono i giovani meno socievoli.

I ricercatori concludono: "Non sappiamo ancora se questi risultati sono applicabili all'essere umano, e se il contatto tra padre e figlio abbia a che fare con la chimica anche nell'uomo".
Certo e’ che anche studi precedenti avevano rivelato l’importanza del padre durante la crescita: le ragazze infatti raggiungo prima la puberta’, diventano sessualmente attive piu’ rapidamente ed hanno piu’ probabilita’ di una gravidanza giovanile se sono cresciute senza il padre.
Inoltre, dei cambiamenti nei livelli e nella risposta all'ossitocina avvengono anche nei padri umani alla nascita di un figlio, come ha dimostrato una ricerca della Bar-Ilan University di Ramat-Gan (Israele).
"Il padre e la madre contribuiscono alla crescita del figlio in modo molto diverso", ha detto Ruth Feldman, autrice dello studio israeliano.
"I padri sembrano essere 'biologicamente programmati' per aiutare ad allevare correttamente i propri figli", ha concluso.
Link all'articolo originale: http://www.newscientist.com/article/mg20327184.000-fathers-arent-dispensable-just-yet.html
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Senza voler entrare in un'analisi sociologica del fenomeno, dal canto nostro ci limitiamo a notare che tale processo, se è servito positivamente a trasformare la famiglia nel luogo privilegiato degli affetti, nel quale cercare riparo e conforto rispetto ai problemi della vita lavorativa e sociale esterna attraverso il dialogo e l'affettività, è servito anche ad appiattire i rapporti familiari a rapporti meramente "affettivi", a minare il valore sociale dell'autorità [cosa questa non sempre e comunque negativa, ma purtroppo foriera di tanti problemi giovanili (vedi bullismo, violenza, criminalità, droghe, ecc.)], e ad eccedere nell'importanza data ai compiti di cura e accudimento dei figli in ambito famigliare (più tipicamente femminili) con il conseguente svilimento dei compiti educativi del padre: la sua funzione tradizionale di guida e di apertura al mondo dei valori e delle regole sociali, tanto importanti per la sana crescita dei figli è messa costantemente in discussione in favore di un modello "piatto", di comunanza tra "fratelli", che rifiuta le regole imposte e i ruoli prestabiliti.
In ambito giudiziario, nei casi di separazione e divorzio, questo svuotamento della figura educativa paterna è evidente; in caso di contrasti tra i genitori si tende a escludere (o limitare) il genitore maschio in nome di un presunto interesse della prole, e l'eccessiva femminilizzazione dei rapporti familiari e affettivi è di certo una delle cause di questa vistosa quanto ingiustificata asimmetria che porta a protrarre senza fine l'accudimento dei figli senza mai arrivare al distacco, alla crescita, all'educazione, per l'appunto.

Questa breve introduzione per arrivare a spendere due parole sul vero motivo di questo articolo:
la presentazione di un commovente video girato qualche tempo fa riguardo all'amore di un padre per il figlio.
E' il caso della famiglia Hoyt, padre sessantacinquenne e figlio quarantenne tetraplegico dalla nascita. Il padre aveva la passione dell'attività fisica e un giorno scoprì che il figlio traeva giovamento dallo stare con lui durante gli allenamenti. Da allora fu un'escalation che lo portò, LI portò, al di là dell'immaginazione... da vedere!




Un giorno un figlio disse al padre: - 'Papà, vuoi fare una maratona con me?' - E il padre rispose prontamente: 'sì'. Entrambi corsero la loro prima maratona. Ancora una volta, il figlio chiese: - 'Papà, vuoi fare una maratona con me?' - E il padre 'Sì, figlio mio'. Un giorno, il figlio chiese al padre: - 'Papà, vuoi farei l' Ironman con me?' (L'Ironman è il triathlon più difficile che esista : 4 km nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km corsa). E il papà rispose: 'sì!'. La storia sembra...&lt;br/&gt;
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La Corte Suprema con sentenza n. 27995/2009 ha confermato la pena stabilita in secondo grado dalla Corte d'Appello di Agrigento (venti giorni reclusione, sostituiti con 760 euro di multa) per la madre che aveva impedito al padre di tenere con sè il figlio minore durante le vacanze come stabilito dal giudice in fase di separazione. (art. 388 del codice penale vedi #1).

La madre si era difesa giustificando la sua azione con lo scarso interesse dimostrato dal marito nell’intrattenere rapporti significativi con il figlio, tanto che il minore non aveva palesato alcuna disponibilità ad allontanarsi dal suo ambiente abituale, per cui la scelta, operata dalla stessa, di impedire al padre di tenere il bambino nel periodo stabilito, determinata dalla sola ragione di evitare un trauma al bambino stesso.
La Corte ha rilevato che l’elusione dell’esecuzione del provvedimento giurisdizionale adottato in sede di separazione dei coniugi si realizza anche attraverso la mancata ottemperanza al provvedimento medesimo. Infatti, “eludere” significa frustrare, rendere vane le legittime pretese altrui e ciò anche attraverso una mera omissione, che, nel caso di specie, sarebbe consistita nel rifiuto della madre affidataria di far sì che il bambino trascorresse con il padre il periodo di vacanza prestabilito.

La Corte ha anche sottolineato che rientra nei doveri del genitore affidatario quello di favorire il rapporto del figlio con l’altro genitore, ciò proprio in quanto entrambe le figure genitoriali sono centrali e determinanti per la crescita equilibrata del minore.
L’ostacolare gli incontri tra padre e figlio, fino a recidere ogni legame tra gli stessi, può avere effetti deleteri sull’equilibrio psicologico e sulla formazione della personalità del minore.
La Corte ha precisato che nel caso specifico non risulta che l'imputata si sia mossa nella direzione che il suo dovere di madre, a prescindere da spinte egoistiche, le imponeva a tutela della posizione del figlio, né risulta una situazione che rendeva impraticabile l’affidamento, sia pure temporaneo, del minore al padre, situazione che, peraltro, se reale, avrebbe dovuto essere rappresentata tempestivamente alla competente Autorità Giudiziaria per gli opportuni provvedimenti.

La Cassazione ha anche confermato l'accusa di tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 del codice penale vedi #2) e di tentata violenza privata (art. 56 e 610 del codice penale vedi #3 e #4) in quanto l'imputata aveva tentato di costringere il marito, con la minaccia di non fargli vedere il figlio, a corrisponderle l’assegno mensile stabilito in sede di separazione.

Note:
#1 Art. 388 Codice penale - Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice
Chiunque, per sottrarsi...&lt;br/&gt;
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Con le decisioni di merito i tribunali italiani stanno in sostanza confermando tre punti sostanziali riguardo al contesto emotivo e abitativo della prole di genitori separati:

1. il genitore che, senza autorizzazione da parte del giudice né avendo ottenuto il previo consenso dell’altro genitore, trasferisca la residenza del figlio minore in un’altra regione viola i principi basilari dell’affidamento condiviso, ossia il dovere dei genitori di assumere le decisioni fondamentali per la prole in  modo congiunto e di garantire un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi le figure genitoriali (ed entrambi i rami parentali).

2. trasferendo in modo arbitrario la propria residenza e pregiudicando nei fatti e nella pratica i contatti quotidiani tra prole ed ex partner, il genitore che prende queste decisioni autonomamente dimostra un comportamento irresponsabile ed incompatibile con il ruolo di collocatario della prole, al punto che ne possono derivare sanzioni da parte del giudice.

3. nell'ambito dei criteri di scelta da parte del giudice del genitore collocatario della prole, un posto fondamentale deve essere attribuito alla capacità del genitore di mettere da parte le rivendicazioni nei confronti dell’altro e di conservarne l’immagine positiva agli occhi del minore, garantendo nei fatti le frequentazioni tra i due: l’attitudine del genitore ad essere un buon educatore ed a perseguire primariamente il corretto sviluppo psicologico del figlio si misura alla luce della sua capacità di non allontanare quest’ultimo dall’altra figura genitoriale, garantendo il più possibile le frequentazioni del coniuge con la prole minorenne (vedi anche sentenza  n. 24907 della Corte di Cassazione che precisa: «tra i requisiti di idoneità genitoriale richiesti ad un genitore affidatario sia decisamente rilevante la capacità di questi di riconoscere le esigenze affettive di un figlio, che si individuano, in prima istanza, nella capacità di preservargli la continuità delle relazioni parentali attraverso il mantenimento, nella sua mente, della trama familiare, al di là di egoistiche considerazioni di rivalsa sul coniuge».

Entrando nello specifico, le tre sentenze che ci riguardano sono le seguenti:

Tribunale di Bari, I Sezione Civile - 10 Marzo 2009:
Il genitore collocatario non può trasferire i figli presso altra residenza se il giudice non ha verificato la sussistenza di nuovi e rilevanti presupposti.
Il Tribunale di...&lt;br/&gt;
&lt;br/&gt;
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L'associazione emiliana Genitori Sottratti, con la partecipazione di un suo socio taxista, ha deciso di utilizzare anche questa forma di comunicazione per diffondere in maniera originale e creativa il concetto della bigenitorialità, dipingendo un taxi che da qui a fine 2010 porterà per le strade di Bologna e provincia questo messaggio positivo: bambini e slogan inneggianti all'amore per mamma e papà.

Già, perché l'amore per i genitori è e dev'essere una cosa pura, per i bambini: per tanti motivi, dopo la separazione di madre e padre, purtroppo spesso non è così.
Per questo è nata l'associazione Genitori Sottratti e per questo hanno deciso di colorare questo taxi e di farlo circolare per diffondere il messaggio che nonostante tra adulti ci si possa separare i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori.

Ecco le parole dell'associazione, per bocca di Roberto Castelli, il suo presidente:
"Speriamo che sia un contributo alla diffusione del pensiero genitoriale,  efficace, originale e stimolante ma anche un pretesto per dare il “la”ad  ogni eventuale riflessione sul tema.
Abbiamo accertato che il tema è  chiarissimo solo per coloro che ne sono coinvolti, molta parte della  popolazione non sa cosa succede ai bambini dopo la separazione degli  adulti.

Crediamo che parlare apertamente di Bigenitorialità possa essere  la partenza per un azione volta a trovare spunti di riflessione...fin dalla  strada, anche durante le code in macchina, magari dietro o di fianco al  nostro taxi...

Ogni “strada” è buona per diffondere il pensiero  bigenitoriale,
Ora possiamo ben dirlo!"

Il messaggio e la sua forma sono piaciuti così tanto che sembra che si stiano già preparando degli emuli in altre parti di Italia. Vedremo. Intanto se l'idea ti piace e vuoi contribuire puoi inviare una banconota in busta chiusa dentro un foglio doppio e non trasparente a “Genitori Sottratti”, presso BLU STAMPE VIA MARSILI 10/A- 40121 - Bologna. indicando nome, cognome e il motivo della donazione (taxi per la bigenitorialità).&lt;br/&gt;
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Nel giugno del 2007 l'intera famiglia era partita per un soggiorno di tre mesi in Svezia, paese d'origine della moglie, poi prolungatosi fino all'aprile del 2008, per un totale dunque di 11 mesi. Secondo la madre si era trattato di un vero e proprio trasferimento, circostanza negata dal padre che ha sempre sostenuto il «carattere temporaneo della permanenza all'estero».

L'istanza di restituzione dei figli da parte della madre è stata rigettata dal tribunale di Bari che li ha affidati provvisoriamente al padre, con facoltà di visita della genitrice ma con il divieto di allontanarli dal territorio nazionale. Sulla stessa linea si sono mossi i giudici di Piazza Cavour, secondo i quali non vi sarebbe stata alcuna violazione della «residenza abituale» tutelata dalla convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, recepita in Italia dalla legge 64/1994, in quanto essa «va individuata nel luogo in cui il minore, in virtù di una durevole e stabile permanenza, anche di fatto, ha il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, e di relazione». E proprio a essi si era riferito il Tribunale per i minori che aveva sottolineato, in primis «la prevalenza della permanenza temporale in Italia» sul breve periodo trascorso all'estero, e soprattutto: «l'immediato recupero delle consuetudini affettive e relazionali». Recupero testimoniato dalla documentazione presentata dai servizi sociali dove si parla della ripresa del «rapporto stretto con i nonni paterni, la frequenza regolare e serena della scuola materna, le abitudini di vita pregresse ecc.». Tutti indizi che hanno indotto a ritenere che non di allontanamento si trattasse ma di «ritorno a casa». Al punto che secondo la Cassazione di sottrazione internazionale, semmai, si sarebbe potuto parlare nel caso di «un forzato trattenimento dei minori in Svezia».

In definitiva, i supremi giudici enunciano l'importante principio per cui: «Nel caso di allontanamento dalla residenza abituale di minori per un soggiorno in altro Stato, limitato nel tempo, sull'accordo di entrambi i genitori, non si ravvisa sottrazione internazionale di minori […] quando uno dei genitori, pur in contrasto con l'altro, riconduca i minori al luogo di residenza abituale».

Scarica la sentenza (da Guida al Diritto de Il Sole 24 Ore)
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Per la verità non è l'unico PDL  di riforma della legge 54/2006 in Parlamento in questo stesso periodo, e prossimamente ci occuperemo degli altri:
Ddl 957 Sen. Valentino (PDL) assegnato alla II Comm. Giustizia a dicembre '08
Pdl 1304 On. Napoli (PDL), assegnato alla II Comm. Giustizia a novembre '08Pdl 1132 On. Costantini (IdV), presentato a maggio '08 e ancora da assegnare Pdl 53 On. Brugger (Gruppo Misto), assegnato alla II Comm. Giustizia a giugno 08
Questo progetto di legge è stato accolto favorevolmente da parte di molti osservatori appartenenti alle associazioni di genitori (i primi a essere interessati direttamente) in quanto introduce alcuni elementi assenti nella L.54:
- la previsione della P.A.S. (Sindrome di alienazione parentale - o genitoriale)
- il divieto dei trasferimenti di uno dei genitori
- la previsione di tempi "paritetici" dei figli presso i due genitori, "nei modi e nei tempi" (questa indicazione manca, per esempio, negli altri PDL simili presenti in Parlamento).
- il tentativo preliminare della mediazione famigliare, senza il quale ricorso per la separazione diventa improcedibile (come in Argentina)
-  la concentrazione delle competenze per figli legittimi e figli naturali sul tribunale ordinario (intervenendo sull'art. 38 delle disposizioni di attuazione del Codice Civile).

Qualche voce critica fuori dal coro per la verità si è alzata anche verso questo PDL, in quanto non prevede la doppia residenza del figlio di separati: in questo modo, a livello amministrativo, ci sarà sempre un domicilio ufficiale presso il quale il bambino ha la residenza, in quanto la previsione del doppio domicilio non è amministrativamente rilevante, con tutto quello che ciò comporta: in tutte le pratiche burocratiche (iscrizioni scolastiche, scelta del medico di base, vaccinazioni obbligatorie, domande di casa popolare, di contributo per l'affitto ecc.) ciò che conta è il nucleo anagrafico in cui è inserito il minore; con la doppia residenza sarebbero stati due, mentre col doppio domicilio resta uno solo e quindi quel genitore non anagraficamente convivente per la Pubblica Amministrazione resta escluso.
Anche il fatto di non aver affrontato lo scottante problema dell'assegnazione della casa ha destato qualche perplessità in alcuni, che avrebbero preferito renderla "non assegnabile", in virtù della pari dignità genitoriale e del tempo paritario trascorso con i figli dopo la separazione, regolandosi secondo il normale regime privatistico della proprietà: se i genitori passano lo stesso tempo con i figli non si vede secondo quale criterio oggettivo il giudice possa assegnare la casa a questo o a quel genitore.
Tutto questo non impedisce...&lt;br/&gt;
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- Domenica 07 giugno 2009 - ROMA - La legge sull’affidamento condiviso sarà riformata perché in molti casi è restata una «finzione giuridica». Dalle denunce fatte dai genitori esclusi e dalle verifiche nei tribunali, a tre anni dal varo sono emerse «distorsioni interpretative», «travisamenti», «inosservanze» e «troppi provvedimenti dei giudici» che hanno tradito l’obiettivo della legge, quello di garantire a un figlio di separati «un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi» perché al trauma della separazione dei genitori non si aggiungano la litigiosità, il conflitto, la guerra dei “no”, che provocano lacerazioni e sofferenze profonde. Ora, dopo avere raccolto dati sconfortanti, dopo avere accertato che il vecchio modello di assegnazione «non solo veniva riprodotto nei fatti ma veniva con compiacimento esibito nei tribunali» il Parlamento, per tutelare meglio i diritti dei bambini e dei ragazzi, è pronto a rendere più stringenti i vincoli della legge approvata nel febbraio del 2006. Il nuovo testo, già depositato, a giorni sarà calendarizzato in Senato. Ventidue i firmatari, più o meno bipartisan.
La stretta è stata decisa per assicurare «certezze» ai minori anche quando il rapporto di coppia è andato in pezzi. «Non ci devono essere scappatoie - afferma Marino Maglietta, fondatore dell’Associazione “Crescere insieme” e padre putativo della legge - Solo e unicamente la pericolosità o l’inidoneità di uno dei genitori, per gravi motivi, può impedire al padre o alla madre di occuparsi del figlio, di allevarlo, di educarlo, di contribuire alle scelte fondamentali, istruzione, cure, vacanze, in una parola a esercitare la potestà genitoriale. Lo dice la legge, ma ora lo ribadiremo nel nuovo ddl con più chiarezza». «Nè - continua Maglietta - per chi pensa di cavarsela con un “assegno” mensile è possibile defilarsi dalle responsabilità, dal momento che dalla condizione di genitore non si abdica mai».
L’affidamento condiviso ha avuto una storia travagliata, non a caso ci sono voluti dodici anni e quattro legislature per la sua approvazione. Ora c’è bisogno di una revisione e con il ddl sarà ridotta la discrezionalità dei giudici, perché la «parità» del padre e della madre è stata spesso ignorata, nonostante la legge fosse nata proprio per affermare tale principio. Il provvedimento che andrà in discussione in Senato renderà «ineludibile il diritto del bambino all’affidamento a entrambi i genitori» per evitare che continuino gli «affidamenti esclusivi» alle madri, nella convinzione, a torto, che questa sia meno conflittuale.
Due le novità principali: il «doppio domicilio» del bambino e «l’obbligo di passare attraverso un centro di mediazione familiare prima della separazione». Il principio della doppia residenza, già largamente in uso in molti Paesi occidentali, è un altro passo verso l’affidamento paritetico. «I danni da ”collocazione” esclusiva - osservano i senatori - sono evidenti». Quanto alla...&lt;br/&gt;
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Educatori e sociologi sono concordi: alla radice del disagio giovanile c’è l’interruzione della catena padri-figli. occorre tornare a insegnare il limite. di Paolo Ferliga  La società contemporanea soffre per la continua riduzione del ruolo e della presenza del padre nella formazione e nell’educazione dei giovani. Si tratta di un processo secolare che ha confinato i padri nei luoghi del lavoro, lasciando alle madri e a un sistema scolastico femminilizzato il compito di istruire ed educare le nuove generazioni. A partire dagli anni Settanta del Novecento, poi, l’aumento di separazioni e divorzi ha allontanato fisicamente molti padri dalla casa dei figli. Si calcola che oggi siano circa 8 milioni di genitori separati, con 140 mia separazioni/divorzi nel 2007, che hanno coinvolto 91 mila bambini e ragazzi. A tre anni dall’approvazione della legge 54 sull’affido condiviso i tempi medi di permanenza dei figli con il padre sono stimati ancora solo al 18%, rispetto al 72% che i figli trascorrono con la madre. Eppure in questi ultimi anni qualcosa sta cambiando e sembra farsi avanti, nella coscienza di educatori e genitori, ma anche degli studiosi e dei terapeuti, la consapevolezza che l’interruzione della catena padri-figli sia alla radice del forte disagio espresso dai giovani. Il grido di dolore che si leva dai figli senza padre e dai padri cui sono stati tolti i figli costringe la nostra società a interrogarsi sui guasti creati dall’assenza del padre. Il quadro che si presenta ai nostri occhi preoccupante. Sempre più spesso studenti demotivati, figli depressi, giovani che cercano nell’alcool e nella droga quel piacere che la vita sembra loro non offrire. Il segno che accomuna il disagio giovanile è quello della dipendenza: dal mercato del consumo, dalle sostanze stupefacenti e dai farmaci, dalla televisione e da internet. Dal gioco d’azzardo e dai giochi di ruolo, da una sessualità compulsiva e dalla pornografia. Ci troviamo davanti al paradosso per cui la cosiddetta società del benessere, dove tutto sembra possibile, produce un diffuso e sempre più forte senso di disagio e di impotenza. L’assenza di limiti crea una sorta di bulimia per cui si vorrebbe divorare tutto, oppure un atteggiamento di rinuncia spesso autistico, perché nulla sembra più desiderabile e la vita priva di interesse e di senso. Di fronte a questa situazione di disorientamento, lo sguardo degli psicologi e degli studiosi dei fenomeni sociali comincia a vedere ciò che la sapienza antica, in particolare nella sua espressione religiosa, ha sempre saputo: senza la presenza del padre la vita è priva di orientamento e il legame sociale si allenta. Come diceva Freud, infatti, la figura del padre è centrale, non solo a livello individuale, ma anche per la psiche dei popoli. Se la funzione paterna viene meno a livello sociale, i figli rischiano di non uscire da una posizione egocentrica di tipo narcisistico, una posizione dipendente dalla madre, vissuta come fonte in grado...&lt;br/&gt;
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Da Il Messaggero
Genitori separati, Cassazione:
«Visite ai figli senza limiti di date e orari» ROMA (25 maggio) - Confermato, dalla Cassazione, il diritto di un padre separato a vedere il figlio sedicenne - convivente con la ex moglie - senza alcun limite di tempo o calendario dei giorni prefissati. In pratica Stefano M., questo il nome del professionista romano che ha ottenuto la convalida di questo "verdetto" che agevola il mantenimento del rapporto genitoriale, può incontrare il figlio tutte le volte che vuole tenendo solo conto dei suoi impegni e di quelli del ragazzo.

«Alla conferma di questa decisione - dice l'avvocato Gianna Giannamati, legale di Stefano M. - si è arrivati dopo che i giudici dell'appello hanno ascoltato il figlio del mio cliente che era un adolescente di sedici anni e non un bambino immaturo, e che ha parlato del suo ottimo rapporto col padre. Si tratta senz'altro di una decisione innovativa, specie per le separazioni precedenti alla legge sull'affido condiviso del 2006».

In primo grado, invece, erano stati stabiliti - come sempre accade - orari e giorni di visita "fissi". In appello, invece, il ricorso del padre per liberarsi dai "paletti" era stato accolto. Bocciata invece la richiesta di non pagare alla ex moglie - che dopo 14 mesi dalla prima udienza di separazione aveva già un figlio con un altro partner - l'assegno alimentare. La sentenza della Cassazione è la 11922.
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"Pensiamo che con la task force possa dare una risposta. Sarà un organismo operativo e tecnico… agile e non burocratico", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, spiegando che la struttura dovrebbe riunirsi frequentemente, forse mensilmente.

"Nel 1998 avevamo 89 casi, oggi ne abbiamo 258: c'è stata una crescita esponenziale", ha aggiunto Frattini, precisando che il 60% dei casi riguarda l'ambito europeo.

Se finora i ministeri che si trovano a occuparsi di sottrazioni di minori -- Esteri, Interno, Pari Opportunità -- non sono stati collegati fra loro, la task force farà sì che diventino "il sistema Italia che si occupa omogeneamente, coerentemente del rimpatrio dei minori contesi", ha spiegato il guardasigilli Angelino Alfano.

Il ministro della Giustizia ha sottolineato che nel ddl sicurezza approvato nei giorni scorsi alla Camera e che ora passa al Senato è previsto "il reato di sottrazione di minore all'estero, che prevede la reclusione da uno a quattro anni. Se il fatto è commesso da un genitore, gli si toglie la potestà genitoriale".

Parlando del fenomeno, "in costante crescita", il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha commentato che "c'è da lavorare sicuramente molto, anche per cambiare la mentalità di quei genitori che pensano che i figli siano proprietà privata".

UN NUMERO PER I MINORI SCOMPARSI

Nell'ambito degli sforzi per fronteggiare il fenomeno, dal 25 maggio sarà funzionante una linea telefonica diretta che consentirà di attivare immediatamente polizia e carabinieri.

"Si chiamerà linea telefonica diretta per i minori scomparsi", ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, spiegando che "il numero 116000 sarà gratuito, con l'attivazione immediata delle forze dell'ordine".

"Si avvarrà dell'esperienza maturata dall'onlus Telefono Azzurro", a cui sarà affidata la gestione della linea dopo la firma del protocollo, in programma lunedì prossimo.

Intanto Alessandra Mussolini, in rappresentanza della Commissione bicamerale sull'infanzia, propone che per affrontare il problema dei minori scomparsi, che spesso sono extracomunitari che arrivano nel nostro Paese non accompagnati, è necessaria l'istituzione di "uno status giuridico immediato per i minori che entrano in territorio italiano… Il primo diritto del minore è quello all'identità".&lt;br/&gt;
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oppure clicca sul titolo]</description></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322.post-8177592299133299897</guid><pubDate>Sat, 09 May 2009 10:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-06T07:56:42.709-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">affido condiviso</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Affido Condiviso in Italia: un'analisi lucida e critica della situazione</title><link>http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/05/affido-condiviso-in-italia-unanalisi.html</link><author>noreply@blogger.com (Giorgiogal)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SgVtQD2JP-I/AAAAAAAABDg/VU08qygW-nM/s72-c/affido_condiviso2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><description>Riceviamo dagli autori e volentieri pubblichiamo un'analisi lucida e critica dell'applicazione della legge 54/2006 (cosiddetto Affido Condiviso dei figli) sul territorio nazionale. Nonostante i 3 anni di rodaggio la legge stenta a trovare una piena e uniforme applicazione. Gli autori provano ad esaminarne le cause e a formulare delle possibili soluzioni.



L’AFFIDO CONDIVISO IN ITALIA
di Guido de Blasio, Michela Dini
(da: http://www.nelmerito.com)

 La procedura giudiziaria che, ai sensi della Legge 54 del 2006, dovrebbe stabilire l’affidamento condiviso dei minori in caso di separazione o divorzio dei genitori alimenta incentivi perversi sia per gli avvocati, che in vari casi incoraggiano una domanda per i propri servizi in eccesso rispeso all’interesse del cliente, sia per i magistrati, spinti a trincerarsi dietro le perizie tecniche. I periti, che di fatto decidono le sorti dei minori, lo fanno sulla base delle loro personali convinzioni, a volte suffragate da elementi privi di valore scientifico riconosciuto. Gli interessi economici in gioco sono ingenti.  Una legge applicata in modo frammentario e distorto.    Mentre si accumula evidenza empirica rigorosa sugli effetti positivi dell’affido condiviso (link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001045.html), l’applicazione della Legge 54 del 2006 nei Tribunali della Repubblica avviene in maniera frammentaria e spesso distorta. In alcuni casi, l’affido condiviso non viene disposto per motivi che la legge esclude possano rilevare (ad esempio, la conflittualità tra i genitori, l’età dei figli o la distanza tra le abitazioni)(1). In molti casi, l’affido condiviso viene formalmente disposto ma poi, in concreto, la frequentazione tra il minore e il genitore non convivente - il padre nella maggioranza dei casi - viene disciplinata in un modo del tutto analogo a quello adottato in caso di affidamento esclusivo (si pensi al diffuso modulo di frequentazione che prevede la permanenza del minore presso il padre per poche ore, uno o al massimo due pomeriggi a settimana).       Alcuni principi poco chiari, provenienti dalla precedente normativa e mantenuti in quella attuale, ne hanno amplificato le difficoltà applicative. La legge da un lato sancisce il principio della bigenitorialità (ovvero il diritto del minore ad avere rapporti equilibrati e continuativi con entrambi i genitori nonché di ricevere da loro cura, educazione e istruzione) e dall’altro ne demanda la concreta attuazione al giudice, che deve stabilire i tempi e le modalità della presenza dei minori presso ciascuno dei genitori, tenendo conto del loro "interesse morale e materiale". Il criterio dell'interesse del minore, nella maggioranza dei casi, viene però interpretato come distinto, se non contrapposto, rispetto al principio della bigenitorialità e tale, quindi, da temperarne l’applicabilità in concreto(2). Perciò, nella sua attuazione pratica, la legge è stata sostanzialmente svuotata del suo contenuto modernizzatore (in realtà, la...&lt;br/&gt;
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oppure clicca sul titolo]</description></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322.post-8638192272415295397</guid><pubDate>Fri, 08 May 2009 07:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-06T07:56:42.710-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">affido condiviso</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Affido Condiviso: fa bene a figli e società</title><link>http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/05/affido-condiviso-fa-bene-figli-e.html</link><author>noreply@blogger.com (Giorgiogal)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SgPiRD3IyjI/AAAAAAAABDY/F-_0LKmN-Gc/s72-c/affido_condiviso.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><description>Ogni anno oltre 60mila minori sono implicati nei casi di conflitto coniugale che danno luogo a una causa di separazione. Il 60 per cento di questi ha un’età inferiore a 11 anni. La dissoluzione del proprio nucleo familiare coinvolge quindi ogni anno un cospicuo numero di bambini e di ragazzi.
Ed è un numero destinato a crescere se si estrapolano le tendenze del recente passato: le separazioni sono passate dalle 52mila del 1995 alle 82mila di un decennio dopo.
di                        Guido de Blasio                                       e Michela  Dini                                     08.04.2009
(fonte: www.lavoce.info)

MINORI IN AFFIDAMENTO

Nel 2005, l’80 per cento dei minori veniva affidato esclusivamente alla madre. (1)
L’età del figlio non pareva influire granché: la regola valeva sia per i molto piccoli (83 per cento dei bimbi dai 0 ai 5 anni) sia per quelli prossimi alla maggiore età (77 per cento di quelli dai 15 ai 17 anni). Ogni anno in Italia un numero rilevante di bambini e ragazzi è coinvolto nella dissoluzione del proprio nucleo familiare. La legge 54 del 2006 ha stabilito che la modalità ordinaria di affido dei minori fosse quella della condivisione tra i due genitori. Due recenti lavori econometrici riferiti agli Stati Uniti mostrano che si è trattato di un provvedimento lungimirante. Ha effetti positivi sull'andamento scolastico dei figli dei separati e più in generale sugli incentivi alle coppie affinché stabilizzino la loro relazione attraverso il matrimonio.Ponendo fine a un lungo ritardo normativo rispetto agli altri paesi europei, la legge 54 del 2006 ha introdotto l’affido condiviso, che adeguava la legislazione italiana al contenuto della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo sottoscritta il 20 novembre 1989 e resa esecutiva nel nostro paese con legge 176 del 1991. Le nuove norme introducono un principio di parità di trattamento tra genitori ex-coniugi in tre aspetti: legale, l’esercizio della potestà, prima rimesso sempre al genitore affidatario, viene ora conservato da entrambi; economico, viene stabilito il principio per cui alle necessità dei figli devono provvedere entrambi i genitori in misura proporzionale al reddito; e di frequentazione, viene sancita la bigenitorialità. (2)

UN DIBATTITO SENZA CONCLUSIONE
Con l’introduzione della norma, si apriva un’ampia discussione sui meriti del nuovo assetto. Politici e operatori del settore, ovvero magistrati, esperti di diritto di famiglia, avvocati e psicologi dell’età evolutiva, si chiedevano: la condivisione dell’affidamento rappresenta o no un beneficio per i minori coinvolti? I fautori evidenziavano i vantaggi di beneficiare di una frequentazione paritaria con entrambe le figure genitoriali. I detrattori argomentavano che la condivisione avrebbe inevitabilmente esposto il minore sia a ripetuti stancanti spostamenti tra abitazioni sia alla conflittualità tra gli ex coniugi. Il dibattito si esauriva senza pervenire a nessuna conclusione. La mancanza di...&lt;br/&gt;
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OSSERVATORIO Ass. GESEF:

Se sei genitore di un minore forse ti interessa sapere che:

· L’attuale procedura consente al Tribunale per i Minorenni di decretare la sospensione della potestà genitoriale ad uno o entrambi i genitori, dietro segnalazione di un qualunque operatore scolastico, sanitario, sociale.

· Qualunque comportamento o atteggiamento anche verbale al di fuori della “norma”, manifestato da tuo figlio - chiusura caratteriale, difficoltà ad interagire con i coetanei, eccessiva aggressività, momentanea inappetenza, linguaggio sboccato, precoce gestualità sessualmente connotata, lamentazioni per rimproveri ricevuti - oppure un aspetto esteriore troppo grasso o troppo esile, può essere interpretato come sintomo di disagio causato da abusi sessuali, maltrattamenti o trascuratezza subiti in famiglia Quando tale “sospetto” si affaccia nella mente degli anzidetti operatori, essi, per legge, sono tenuti a segnalare il caso al Tribunale per i Minorenni senza l’obbligo di verifica preventiva con i genitori.

· Nei casi di separazione/divorzio conflittuale la segnalazione è effettuata perlopiù dal genitore affidatario (nel 93% la madre) che, su consiglio di consulenti legali senza scrupoli, utilizza l’apparato giudiziario per far allontanare l’altro genitore dalla vita del figlio, al fine di gestire gli affetti di quest’ultimo in maniera esclusiva e/o per consumare vendette. Se e quando emerge l’infondatezza della segnalazione e l’intento strumentale, spesso anche questo genitore viene considerato “inadeguato” e privato della potestà, senza peraltro il reintegro e la riabilitazione di quello ingiustamente accusato.

· La sospensione può essere decretata senza alcuna previa consultazione del genitore “sospetto” di abusi sessuali, maltrattamenti, trascuratezza abbandonica e consiste nell’allontanamento coatto del/i figlio/i da uno o entrambi i genitori; in quest’ultimo caso la prole viene forzosamente prelevata dall’abitazione o da scuola e collocata presso un Istituto di Accoglienza. Gli Assistenti Sociali subentrano nella totale gestione del minore, spesso senza fornire adeguate informazioni ai genitori cui viene talora concesso un “diritto di visita ” settimanale. Molti hanno perso i contatti per anni con i loro figli, istituzionalizzati in altre città o in luoghi di cui non viene fornita localizzazione.

· Generalmente il decreto di sospensione emesso dal Tribunale è provvisorio: ciò non consente ai genitori di ricorrere in Appello. Tale provvisorietà può protrarsi per diversi anni, nel corso dei quali non esiste alcuna possibilità di contraddittorio e difesa dalle accusa che hanno determinato il provvedimento. Non vengono accolte prove a...&lt;br/&gt;
&lt;br/&gt;
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''In Piemonte, secondo dati 2006, circa 3.500 bambini risultano allontanati dalle loro famiglie naturali: di questi oltre 2.300 accuditi in altre famiglie con lo strumento dell'affido familiare e poco meno di 1.200 in comunita' - ha spiegato il consigliere regionale del Pdl, Gian Luca Vignale - cio' che allarma, come certificano i dati dell'assessorato alle Politiche sociali e l'Osservatorio regionale sull'infanzia, e' che il 76,8% dei minori sono stati allontanati per incapacita' e metodi educativi non idonei e per impossibilita' dei genitori a seguire i figli''.
''La rimanente percentuale che ha portato all'allontanamento - prosegue - si divide tra il 3,63% di orfani o privi di entrambi i genitori, il 9,8% in stato di abbandono e il 4,7% per maltrattamenti. Cio' significa che il 18% viene allontanato per un motivo oggettivo e grave, mentre la restante parte per motivi che potremmo definire soggettivi''.
Di qui il movimento che chiede che la sottrazione dei bambini alla propria famiglia possa avvenire solo su fatti gravi e accertati o solo dopo l'acquisizione di prove oggettive attendibili, che le perizie psicologiche-psichiatrice abbiamo solo valore di opinioni e non siano considerate come accertamento della verita' e che le famiglie abbiano il diritto della parita' tra accusa e difesa e che eventuali relazioni negative di assistenti sociali o altre entita' possano essere contestate e che si proceda ad accertare i fatti prima che possa avvenire la sottrazione del minore.
Il Manifesto “Cresco a Casa” avanza le seguenti proposte:

 1. che la sottrazione di bambini alla propria famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi ed accertati o solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili;
 2. che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate direttamente come “accertamento della verità”;
 3. che le famiglie abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa e che eventuali relazioni negative di assistenti sociali o di altre entità possano essere contestate e che si proceda ad accertare i fatti prima che possa avvenire la sottrazione dei bambini alla famiglia.

Un altro aspetto assolutamente rilevante è che gli allontanamenti riguardano per circa il 90% cittadini italiani e solo un numero ridottissimo cittadini comunitari o extracomunitari.
A una famiglia Rom, ad esempio, che non manda a scuola i propri figli o li manda a mendicare non avviene nulla, quando invece ci troveremmo di fronte ad allontanamenti che sarebbero assolutamente giustificati per il benessere dei minori.

Associazioni aderenti all'iniziativa:
Gesef – Genitori Separati dai Figli,
CCDU di Milano, Trento, Verona, Torino,
Associazione Tu sei mio figlio - Onlus
Associazione Caramella Buona;
Väter...&lt;br/&gt;
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«Non sono i separati a essere cambiati negli ultimi anni, ma i padri in generale: rivendicano una maggiore partecipazione alla vita educativa» commenta la sociologa della famiglia Chiara Saraceno. «Quando c’è una separazione, gli uomini non accettano più di essere esclusi. Questo può generare competizione tra gli ex coniugi, ma può anche avere risvolti positivi, attenuare il trauma per i bambini, fare in modo che questi continuino a sentirsi figli dell’uno e dell’altro, senza odi e vendette».
Eros Ramazzotti con sua figlia Aurora avuta con Michele HunzikerD’accordo, non tutte le separazioni sono traumatiche. Ma come dice Elio Cirimbelli, fondatore di un centro di assistenza a padri separati, «se le coppie fossero capaci di separarsi civilmente, forse non si separerebbe nessuno». Infatti, quasi mai son rose e fiori. E le ripercussioni sulla vita dei padri sono spesso terribili.
«Però, la prego, non scriva il mio nome»: i tentativi di raccogliere le loro storie finiscono puntualmente con queste parole. Ufficialmente «per proteggere i miei figli», «stanno già soffrendo abbastanza, non c’è bisogno che il nome del padre finisca anche sui giornali». Ma quando le difese emotive si abbassano spunta un altro motivo: «Essere un padre separato oggi fa quasi vergognare di sé» confessa timidamente qualcuno.
Eccoli allora: battaglieri in tribunale, ansiosi di condividere giornate con i pargoli, ma anche fragili, disorientati, divorati dal senso di colpa e incattiviti dagli espedienti giuridici che vanificano le buone intenzioni dei legislatori. Perdere in un solo colpo i figli, la casa e gran parte del proprio reddito significa per molti aggiungere al dolore della separazione una dura botta alla propria autostima.
Andrea Bocelli, divorziato, con i due figli Amos e MatteoSenza però dimenticare quelli che continuano a considerare il finesettimana con i figli un diritto e non un dovere educativo, che nelle ore in cui potrebbero stare coi bambini li lasciano a una baby- sitter, che non pagano l’assegno di mantenimento alle mogli. «Spesso le madri sono...&lt;br/&gt;
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Innanzitutto vediamo cos'è lo stalking e come si attua.
La persecuzione tipica dello stalking avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata, diretti o indiretti.
Lo stalker può essere uno sconosciuto, ma solitamente è un conoscente, un collega, spesso un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. Molto spesso è proprio l'insaziabile sete di rivendicazione per un presunto torto subito dalla vittima che muove il persecutore a compiere atti intimidatori o lesivi nei confronti della sua vittima.

La definizione legale che ne dà il DL n. 11 del 23 febbraio 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 25 febbraio 2009, che introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, dal titolo "atti persecutori", è la seguente: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.»

Nei casi di separazione e divorzio è facile intuire quanto i due ex coniugi possano covare risentimento e nutrire il desiderio di vendicarsi con l'ex coniuge di qualche vero o presunto torto subito prima o durante la separazione. Il ricorso all'uso strumentale della legge in questi casi può servire allo scopo dello stalker, il quale ha già un rapporto con un avvocato e una causa in corso con l'ex consorte. In questi casi la difesa giudiziale viene utilizzata come uno strumento per mettere in atto un vero e proprio stalking giudiziario: legge e avvocato diventano così inconsapevole strumento di persecuzione.

Condizione per lo stalking giudiziario è la presenza di un forte conflitto tra gli ex coniugi che a volte è alimentato ad arte.
L'esasperazione del conflitto viene a volte messa in atto da uno dei due genitori (generalmente il genitore affidatario o collocatario) per mantenere una distanza e un filtro tra sè e le rivendicazioni dell'altro genitore e per rendere la comunicazione personale tra le due parti il più limitata possibile. Altro caso tipico ma forse meno diffuso e meno grave è l'ossessivo ricorso alla giustizia da parte del genitore convinto di avere subito un torto dalla giustizia (di solito il genitore non affidatario). In certi casi, con la presenza di queste condizioni, il...&lt;br/&gt;
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Per la verità anche il Governo si era dimostrato possibilista riguardo a questa possibilità, e l'Associazione Matrimonialisti Italiani aveva di recente ribadito, in un recentissimo convegno, l'urgenza della riforma.
E' di questi giorni l'iniziativa ad opera di numerosissime associazioni di indire una manifestazione a Roma il 25 febbraio per far sentire al Governo la propria voce ed è prevista un'udienza presso il Ministero della Giustizia di una delegazione.

Pubblichiamo il Comunicato stampa della manifestazione, con l'elenco delle associazioni partecipanti, e a seguire il documento che verrà presentato di comune accordo al Ministro di Grazia e Giustizia on. Angelino Alfano.

COMUNICATO STAMPA

Manifestazione Nazionale a Sostegno dei Genitori Separati dai Figli e Nonni Separati dai Nipoti
per l'Istituzione del Tribunale Unico per la Famiglia

Mercoledì 25 febbraio dalle 10 alle16.
Ministero della Giustizia (largo Cairoli).

Per l’Applicazione dell’Affido Condiviso
e della Bigenitorialità.

Contro l’operato dei Giudici Minorili e degli Assistenti Sociali.
Contro la sottrazione di bambini alle famiglie.
Contro le denunce strumentali di abuso.
Contro il Business delle SEPARAZIONI  e dell’Affido dei minori.

Per la riunificazione delle competenze civili attribuite a Tribunale Civile, Minorile e  Giudice Tutelare.

Una delegazione sarà ricevuta dal Vice Ministro Sen. M.E. ALBERTI  CASELLATI .

Un paio di scarpine appese al collo dei partecipanti sarà il simbolo per tutti i bambini allontanati dai propri genitori. Un paio di scarpine verranno “donati” al Vice Ministro.

Per  la Stampa e le TV l’appuntamento è per le ore 12,30 per consentire l’arrivo delle Delegazioni Regionali.Vincenzo Spavone
CNB – Coordinamento Nazionale per la Bigenitorialità
GESEF – Genitori Separati dai Figli .Roma
NUOVA DEA – Donne Europee Associate. Maria Bruni.Roma
COTUGE –Comitato Tutela Genitori . Claudio Chiffi. Lecce
L.A.U.T. -  Assopapà. Roma
ARTE E MODA. Cagliari
TRINAS DE ORO. Mariella Mocci. Cagliari
IL MARTELLO. Movimento Civico. Mario Finocchiaro. Roma
Centro Sostegno alla Bigenitorialità. Maria Bernabeo.Roma

Fabio Nestola
FENBI – Federazione Nazionale per la Bigenitorialità
CIATDM, Aurelia Passaseo .Pordenone
Movimento Donne Separate - Loretta Ubaldi . Roma
Padri ad Ore - Dario De Judicibus .Roma
Federazione FIORE - Gianni Palumbo. Roma

Maria Bisegna
Associazione Nazionale Nonni – Genitori di Padri Separati.

Ass. Figli  Liberi. Fabio Biffi. Milano.

Ass. Papà Separati e Figli. Antonio Cietto. Torino.

Ass. Genitori Sottratti. Roberto Castelli. Bologna

Ass. Papaseparati Lombardia. Domenico Fumagalli. Milano

CCDU – Comitato Cittadino Diritti Umani. Roberto Cestari . Milano

Movimento...&lt;br/&gt;
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Sembra una decisione di poco conto, ma rischia di essere una di quelle che lasciano il segno.

Con la sentenza numero 2993 i giudici della prima sezione civile della Suprema Corte di Palermo hanno stabilito che un marito occasionalmente violento con la moglie può comunque essere un buon genitore e ha confermato in sede di divorzio al padre l'affido esclusivo della figlia 17enne e l'affido condiviso del figlio minore di 9 anni. Durante le liti con la moglie l'uomo tendeva a rispondere alle offese verbali di lei con i ceffoni. Per i giudici di merito l'occasionale violenza alla madre, benché ripetuta, non può essere un motivo ostativo per l'affidamento condiviso del figlio.

I giudici hanno spiegato che la ragione dell’affido condiviso è da ricercare nella “necessità di superare gli ostacoli” che l’uomo incontrava nel mantenere un rapporto con il bambino, inizialmente affidato solo alla madre. In sostanza, il diritto al rapporto affettivo padre-figlio è cosa diversa dalle colpe che possono essere addebitate nei rapporti con la moglie.

La straordinarità della cosa sta nel fatto che  un pessimo marito è generalmente considerato, soprattutto se violento, una persona non adatta all'affidamento dei figli, ritenuto un cattivo esempio per la prole.
Questo binomio cattivo consorte=cattivo genitore è stato spesso utilizzato nelle aule dei tribunali per allontanare uno dei due genitori (di solito il marito violento) senza prendere in considerazione i casi in cui la madre, a volte cattiva consorte o esempio negativo (per esempio nei casi in cui tradiva il marito, o ancora si drogava, beveva, era ammalata di depressione o altre patologie mentali) continuava ad avere un rapporto esclusivo con la prole.

Con questa sentenza la Cassazione, pur addebitando al coniuge violento il fallimento del matrimonio, ha stabilito che questo non deve in nessun modo limitare il rapporto padre-figli, che deve anzi essere preservato.

La sentenza è comunque destinata a suscitare polemiche. L'AMI Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani è contraria.
Sul sito de Il Messaggero leggiamo: "Il presidente dell'Associazione dei matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani, ricorda che la legge sull'affidamento condiviso ha introdotto il principio della bigenitorialità e «ha eliminato ogni sorta di discriminazione tra madre e padre» ma, osserva, tale istituto «non può né deve prescindere da una attenta valutazione delle condotte dei coniugi e del loro modello educativo».

Un marito violento non è un modello genitoriale. Secondo Gassani «è indubbio che un marito violento, per altro sanzionato in sede di separazione per aver picchiato la moglie, non possa rappresentare un modello genitoriale tale da garantire l'attribuzione dell'affidamento condiviso dei figli».

I matrimonialisti sottolineano che «chiunque, uomo o donna che sia, si manifesti violento all'interno delle mura domestiche...&lt;br/&gt;
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”I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni” e ancora “ solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri”. Il resto (l'80%. NdR)  sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione, come precisa il giornalista Stefano Serpellini nell'articolo.

Un'altra feroce critica viene mossa dal PM alle associazioni e centri protetti che operano a difesa delle donne: ”Non fanno l'operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario”.
Se è vero che una discreta parte delle denuncie si dimostra ancora purtroppo vera, è vero anche che un sistema che si lascia tenere in scacco da accuse "montate ad arte" e strumentali non può fare il bene dei nostri figli. Affrontare questa scomoda realtà deve essere una delle priorità del sistema giustizia e del nostro Parlamento.

Riportiamo il resto dell'articolo:

«I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni», avverte Carmen Pugliese, pm del pool della Procura specializzato in reati sessuali e familiari, scorrendo i dati che vedono questo tipo di violenza aumentare in maniera significativa. Nella Bergamasca si è passati dai 278 casi del 2006 ai 306 del 2007, fino ai 382 del 2008, in pratica più di una denuncia al giorno. E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri - analizza il pm Pugliese -. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. "Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio", è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che, una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tempo ed energie per indagare. L'impressione è che alcune mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione».
Poche, in percentuale, le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte - rivela il pm Pugliese - siamo noi stessi a chiedere l'archiviazione. In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. È successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia».
Sono per lo più italiane (mogli di...&lt;br/&gt;
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Una vera rivoluzione : la legge sull'affidamento congiunto ha ridato valore al ruolo maschile. E gli uomini soli che si occupano dei figli sono sempre di più. Con una novità: se la cavano benissimo.

di Cristina Rogledi

Padri lacerati dall'assenza dei figli. Papà assenti o disertori e comunque incapaci di un qualsiasi ruolo normativo. Papà soli ed esemplari. Papà "nuovi" e soavemente maternizzati, esperti di bagnetti e fiabe ma poco autorevoli. Il tema è vastissimo, dalle conseguenze impersrutabili, e piace alla sociologia moderna.
Chi sono i nuovi padri e come se la cavano quando si ritrovano soli nel compito di crescere i figli? Volerli inquadrare dentro la scatola delle teorie è come voler chiudere il vento in un cassetto. Missione impossibile. Perchè dei padri, come dell'effetto serra, del tradimento e degli investimenti immobiliari si può dire tutto e l'esatto contrario. E perchè ogni papà è una storia a sè.
Più facile , invece, è individuare un comportamento maschile che lentamente si fa strada nel comune modo di vivere e sentire la paternità.
La prima, vera, rivoluzione copernicana che riguarda i padri è partita dalle aule dei tribunali con la Legge 54 del 2006 sull'affidamento condiviso. La norma che sancisce il principio della bigenitorialità e stabilisce che il minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo sia con la madre sia col padre ha accelerato e incoraggiato "culturalmente" la rivoluzione dei tempi.

La metamorfosi in cifre 
"I dati di cui siamo in possesso riguardano solo il 2006 e dunque solo dieci mesi di applicazione, ma credo che siano indicativi del processo di civiltà e di modernizzazione che ha innescato la legge", spiega l'avvocato Grazia Cesaro, vicepresidente della Camera dei Minori di Milano.
"Nella mia esperienza ho notato che quello che era un principio inizialmente imposto dal tribunale sta diventando un nuovo approccio al problema e un nuovo modo di pensare. E' cambiato il punto di partenza di tutti i ragionamenti: non è più data per scontata la supremazia assoluta e incontestata della madre. Tanto che i giudici, dopo l'entrata in vigore della legge, quando vedono che viene richiesto l'affido esclusivo vogliono conoscerne i motivi e in alcuni casi intervengono a modificare", spiega la Cesaro.
"E' vero che il collocamento prevalente rimane con la madre, ma ora per il padre è più facile trovare modalità di frequentazione più ampie. E comunque mi sembra di vedere maggiore disponibilità anche da parte delle madri", dice il legale.
I dati Istat dicono che più aumenta l'età dei figli, maggiori sono i casi in cui i ragazzi rimangono col padre (minori sino a 5 anni 1,4 per cento dei casi, minori con più di 14 anni 4,5 per cento degli affidamenti esclusivi nelle separazioni e 6,5 per cento nei divorzi).
L'affido condiviso ha abbattuto l'affidamento esclusivo alle madri: si è passati dall'80,7 per cento del 2005 al 58,4 per cento del 2006. L'affidamento congiunto nel 2006 è stato applicato...&lt;br/&gt;
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Un bimbo ansioso probabilmente da adulto si troverà a lottare contro gli attacchi di panico. Quasi certamente se è figlio di genitori divorziati, o se ha subito un lutto in famiglia. Lo ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori dell'università Vita-Salute del San Raffaele e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Archives of general Psychiatry.

In sintesi: i bimbi geneticamente predisposti, se vivono esperienze di distacco dai genitori, hanno più probabilità di ammalarsi da adulti di attacchi di panico perché un evento del genere può modificare la respirazione, probabilmente cambiando la fisiologia dall'età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita. Perciò è importante osservare piccoli segnali fin dall’infanzia per prevenire un problema che potrà condizionare la vita dei piccoli fin quando saranno adulti.
Dati alla mano, ecco che il quadro della popolazione milanese non risulta per nulla incoraggiante: sono 2.645, infatti, i maggiorenni (sui 9.057 totali) che in città vivono con un solo genitore. Quasi uno su tre, il 29,2 per cento. E la ragione è semplice: lo scorso anno per ogni due coppie che hanno pronunciano il fatidico sì, almeno una si è detta addio.

Batticuore, senso di soffocamento, vertigini e ancora, paura di morire e senso di catastrofe imminente. Ora, però, i medici hanno scoperto che il campanello di allarme suona presto, quando i genitori sono ancora in tempo per fare qualcosa. «Inutile fare allarmismo - chiarisce subito Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello sviluppo all'Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dello studio -, ma sarebbe sbagliato confondere un fatto comune come il divorzio con un evento privo di conseguenze per i nostri figli. Non tutti soffrono allo stesso modo, ma nessun bambino è immune da un certo disagio».
Va concentrata sull'ansia da separazione l'attenzione dei genitori che si stanno separando. «Se a fronte di condizioni fisiologiche di separazione come il primo giorno di scuola o una notte dai nonni, il bambino mostra ansietà estrema, allora forse è il caso di iniziare ad osservare attentamente il suo comportamento. Questo tipo di ansia, infatti, è comune dai quattro mesi di vita fino ai cinque anni circa, è una sorta di protezione naturale, ma non deve essere esagerata». Il segreto, secondo il dottor Battaglia, sta «nell'incoraggiare i piccoli in difficoltà a dei brevi periodi di distacco, dandogli certezze e mostrando loro che si tratta solo di un breve periodo, non certo di un abbandono, ma se neppure questa tecnica dà buoni risultati, allora è meglio confrontarsi con uno specialista».
Lo studio è stato condotto su più di 700 gemelli norvegesi perché - spiegano i ricercatori - questa strategia permette di separare in modo chiaro il contributo genetico e ambientale dal rischio di...&lt;br/&gt;
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Pubblichiamo un'accorata lettera aperta alla Chiesa del Presidente dell'Associazione Famiglie Separate Cristiane, uscita sull'ultimo numero del Magazine de La Repubblica: D Repubblica delle donne.

DIVORZIO SENZA ASSOLUZIONE
In un mondo che non esclude nessuno, in cui se uno vuole può provare e riuscire a fare tutto, per noi non c'è posto. Siamo i lebbrosi del XXI secolo. Quelli da non toccare e da tenere a distanza.
La Chiesa non sa ancora come comportarsi con noi, perché siamo cristiani e praticanti ma separati.
Più che da una persona, da un progetto di vita. Nel nostro passato c'è un dolore che ci ha segnati
profondamente, che ha cambiato le nostre vite. Siamo un nodo non ancora risolto, bloccato da una cesura teologica che ci fa sentire diversi.
La comunità cristiana accoglie tutti, dai carcerati ai drogati. Ma a volte non noi. Che siamo esclusi, molto spesso, dalla vita quotidiana in parrocchia. Allontanati, ma non per aver spezzato il
scelto, nel tempo, una nuova unione. Rifarsi una vita, dopo una separazione è il peccato che impedisce di essere a pieno titolo dei fedeli, che nega il sacramento della confessione. Vuol dire non poter fare la comunione. Preferire le ultime file, durante la messa. Sentirsi a disagio, inopportuni, scomodi. Gli ultimi tra gli esclusi.
Quando, in realtà, siamo tutti peccatori. Ma la graduatoria dei peccati, miei e di tutti i membri dei 35 gruppi in Italia, sarebbe meglio riservarla al Signore del piano di sopra.
Qualcuno può farla certamente, questa classifica. Anche Dante ci aveva provato. Ma solo a suo titolo personale.Per questo, come separato che non ha iniziato una nuova unione, non mi sento meno peccatore degli altri. C'è confusione, poi, sulla nostra Identità, su chi siamo davvero. Anzitutto non per forza divorziati. Divorzio è una parola che non usiamo mai perché è solo un atto amministrativoa cui pensa l'avvocato. Nelle nostre vite c'è invece un dolore più grande, la rottura di un disegno di vita andato a rotoli. Un trauma che non riguarda soltanto moglie e marito, che smettono di esserlo.
In una rottura ci sono altri soggetti implicati, che noi accogliamo nelle nostre associazioni.
I figli, che non possono sfogarsi dall'avvocato, ma devono comunque ingoiare tutto, con conseguenze tragiche. E i nonni, che si riprendono in casa chi dei due viene messo alla porta, che resta senza una lira perché gli stipendi medi non danno quasi mai un'altra chance.

Tra di noi c'è gente davvero disperata, che accogliamo noi perché la comunità cristiana troppo spesso chiude la porta in faccia a credenti che si chiedono perché da separati si resta soli quando, al matrimonio, i preti erano anche più d'uno. Ad Aosta Benedetto XVI ha detto che il...&lt;br/&gt;
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